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LEFFICACIA DELLE BIBLIOTECHE PUBBLICHE IN TOSCANA .rtf

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					                         Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
        Le reti bibliotecarie toscane: un bilancio a tre anni dall'approvazione della L.R. n. 35/1999,
   organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
            Sezione Toscana, Amministrazione Provinciale di Siena, Assessorato alle Culture
                        e tenutosi a Castelnuovo Berardenga (SI) il 30 maggio 2002




                  LE RETI DOCUMENTARIE TOSCANE: A CHE PUNTO SIAMO?


                                                di Anna Galluzzi
             consulente Servizio Biblioteche, Musei ed Attività Culturali della Regione Toscana




    1. I contenuti dell’intervento


Il presente intervento si propone di fare il punto della situazione sulle reti documentarie toscane, a tre anni
dalle Legge Regionale n. 35 del 1999, che individuava proprio nelle reti la modalità ordinaria di gestione dei
servizi documentari presenti sul territorio.
Tale analisi si articolerà in tre parti, che contribuiranno in maniera complementare a rendere più chiaro il
quadro d’insieme della situazione. La prima parte sarà dedicata ad una riflessione sui risultati dell’attività di
monitoraggio dei servizi bibliotecari pubblici erogati sul territorio; la seconda parte conterrà delle brevi
considerazioni d’insieme sul servizio di prestito interbibliotecario all’interno delle reti e tra reti; infine,
nell’ultima parte, si proporrà un primo studio comparativo degli atti costitutivi delle reti.




    2. I risultati del monitoraggio


La legge regionale 35/99 ha dato una spinta significativa ai processi di aggregazione e di organizzazione
cooperativa sul territorio; in particolare, nel corso del 1999 e nei primi mesi del 2000 si sono formalmente o
di fatto costituite le reti documentarie provinciali, a cui si affiancano quelle esperienze cooperative che da
più tempo operano sul territorio regionale e che, negli ultimi anni, hanno fatto da motori trainanti del
processo di costituzione delle reti documentarie toscane e della costituzione del sistema documentario
regionale. Si tratta delle reti bibliotecarie della provincia di Firenze, ossia il Sistema Bibliotecario Integrato
dell’Area Fiorentina (che ha da poco accorpato il Sistema bibliotecario del Comune di Firenze, prendendo il
nome di SDIAF, Sistema Documentario Integrato dell’Area Fiorentina), REA.net - Biblioteche lungo l’Elsa
e l’Arno, il Sistema bibliotecario territoriale Mugello Alto Mugello Val di Sieve, il Sistema bibliotecario e
documentario provinciale di Prato e il Sistema bibliotecario provinciale di Livorno. Il 2000 è stato dunque il
primo anno che ha visto la costituzione e il funzionamento, seppure non propriamente a regime, di tutte le
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                              Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
           Le reti bibliotecarie toscane: un bilancio a tre anni dall'approvazione della L.R. n. 35/1999,
      organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
               Sezione Toscana, Amministrazione Provinciale di Siena, Assessorato alle Culture
                             e tenutosi a Castelnuovo Berardenga (SI) il 30 maggio 2002


reti documentarie sul territorio regionale e che si può dunque considerare, anche sul piano del monitoraggio,
il vero anno zero per la valutazione delle reti.
Nel presente intervento, non si potrà che fare riferimento a questo anno zero, considerato che in queste
settimane si sta completando la raccolta dei questionari contenenti i dati relativi al 2001 e non è, dunque,
possibile offrire alcun tipo di considerazione in merito alla situazione 2001, visto che l’elaborazione sarà
completata nell’autunno di quest’anno.
Nondimeno, ritengo sia comunque utile proporre qualche riflessione in merito alla realtà che emerge dal
monitoraggio 2000, tanto più per il fatto che, con i dati 2000, abbiamo a disposizione una serie storica
triennale, che, se da un lato non consente di tirare delle vere e proprie conclusioni sul servizio bibliotecario
regionale, dall’altro contribuisce ad una lettura più corretta e meditata di quanto emerso fino a questo
momento L’attività di rilevazione statistica è, infatti, cominciata in Toscana prima sia dell’approvazione
della legge regionale che della costituzione delle reti, in quanto già in vista dell’approvazione del nuovo testo
di legge e in risposta all’esigenza di avere a disposizione strumenti informativi a scopi di programmazione
regionale, l’Ufficio Biblioteche della Regione Toscana, ora Servizio Biblioteche, Musei e Attività Culturali,
ha avviato un progetto finalizzato a sperimentare e impiantare un Sistema di monitoraggio delle prestazioni
delle biblioteche pubbliche della Toscana.
Tale progetto si è articolato in una prima fase, consistente nella raccolta ed elaborazione dei dati 1998
effettuata nel 19991, e in una seconda fase, che a partire dal 2000 ha consentito l’implementazione a regime
del sistema di monitoraggio.
Restano valide le finalità specifiche dell’attività di rilevazione, enunciate fin dal 1998:
            contribuire a diffondere la cultura della valutazione;
            mettere a disposizione adeguati strumenti di raccolta e di elaborazione dei dati;
            uniformare le procedure di raccolta dei dati, attraverso una univoca definizione degli stessi ed una
               precisa individuazione delle fonti; anche questo obiettivo si fa di anno in anno più realistico,
               come è testimoniato dalla crescente qualità dei dati forniti dalle biblioteche;
            selezionare un set di indicatori rispondenti alle caratteristiche delle biblioteche pubbliche toscane
               e capaci di rappresentare sinteticamente i problemi e i fenomeni in atto;
            progettare un semplice strumento di supporto alle decisioni, che sia in grado, a partire dagli
               indicatori, di fornire ad ogni biblioteca e ad ogni rete degli obiettivi realistici, sui quali i singoli
               istituti possano tarare un sistema di autovalutazione e costruire il proprio percorso di sviluppo; in




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    I cui risultati sono ora contenuti nel volume:
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                            Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
        Le reti bibliotecarie toscane: un bilancio a tre anni dall'approvazione della L.R. n. 35/1999,
   organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
            Sezione Toscana, Amministrazione Provinciale di Siena, Assessorato alle Culture
                         e tenutosi a Castelnuovo Berardenga (SI) il 30 maggio 2002


            questo senso sono state fatte diverse proposte negli ultimi anni in occasione delle rilevazioni
            annuali, ma le applicazioni da parte delle reti e delle province sono state limitate a pochi casi;
         ricostruire un primo quadro della situazione delle biblioteche toscane di ente locale (da sottoporre
            a verifica attraverso il confronto con le successive rilevazioni); e questo è quanto ci si propone di
            offrire anno dopo anno mediante il rapporto finale della rilevazione.
Poiché l’intento era e rimane quello di analizzare la situazione di fatto delle biblioteche di ente locale e di
valutarne le prestazioni, la struttura e le caratteristiche della modulistica continuano a privilegiare la
possibilità di misurare e valutare le attività e i servizi delle biblioteche - considerati come l’oggetto primario
del controllo di qualità.
Per la prima indagine, quella relativa ai dati 1998, le procedure di rilevazione sono state differenziate per le
diverse tipologie di biblioteche pubbliche esistenti sul territorio regionale:
    per le biblioteche delle città capoluogo, le biblioteche di eccellenza dell’indagine condotta dalla
       Sezione Regionale dell’AIB (i cui dati si riferivano al 1994)2, le biblioteche centro-rete, quindi
       complessivamente biblioteche di dimensioni medio-grandi e/o con un carattere prevalentemente
       storico, l’indagine è stata caratterizzata da un elevato livello di approfondimento e ha riguardato tutti
       gli aspetti della loro struttura e delle loro attività;
    per tutte le altre biblioteche, ossia le biblioteche propriamente di base (in genere, strutture di
       dimensioni più piccole e non dotate di rilevanti patrimoni storici), l’indagine è stata condotta mediante
       un questionario un po’ meno articolato.
Al fine di garantire tempi più lunghi di rodaggio e per consentire un graduale assorbimento della
metodologia e, quindi, una progressiva approssimazione a buoni livelli di standardizzazione, il ciclo di
monitoraggio è stato articolato in fasi quinquennali. Ciascuna di queste fasi prevede quattro anni di raccolta
dei dati essenziali per il mantenimento delle serie storiche degli indicatori e un anno di indagine più
approfondita (utilizzando la versione definitiva dei questionari utilizzati per la raccolta dei dati 1998). Con la
rilevazione dei dati del 2000 siamo al secondo anno di raccolta dei dati essenziali che, dunque, proseguirà
ancora per i prossimi due anni.
Gli indicatori utilizzati per la valutazione delle singole biblioteche e delle reti sono sostanzialmente quelli
previsti dalle Linee guida per la valutazione delle biblioteche pubbliche italiane prodotte dal Gruppo


Giovanni Solimine - Anna Galluzzi. L'efficacia delle biblioteche pubbliche in Toscana: la valutazione delle prestazioni
come strumento di lavoro in un'indagine della Regione Toscana. Firenze: Giunta Regionale Toscana; Pagnini e
Martinelli Editori, 2000 (Toscana Beni Librari, 14).
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  I risultati di questa indagine sono contenuti nel volume:
Biblioteche pubbliche in toscana: indagine qualitativa sui servizi bibliotecari di base in Toscana, a cura di Grazia Asta,
Elena Boretti, Carlo Paravano. Firenze: AIB Sezione Toscana, 1997.
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                           Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
        Le reti bibliotecarie toscane: un bilancio a tre anni dall'approvazione della L.R. n. 35/1999,
    organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
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“Gestione e Valutazione” dell’AIB3, con l’esclusione degli indici costruiti a partire dai dati delle visite e
delle transazioni informative, che non sono disponibili in quanto non è stata ancora programmata alcuna
rilevazione campionaria per la raccolta di questo tipo di dati.
Tra questi indicatori ne sono stati ulteriormente selezionati sei, ritenuti particolarmente utili per una
valutazione d’insieme e per consentire una lettura sintetica e, nello stesso tempo, accurata delle situazioni in
atto.
I sei indicatori prescelti (di cui si ricordano brevemente le formule di elaborazione) sono i seguenti:
             1. indicatori delle risorse:
                      a. indice della dotazione di personale (FTE ogni 2.000 abitanti)
                      b. indice di spesa (spese di funzionamento pro capite)
                      c. indice di incremento del patrimonio bibliografico (acquisti ogni 1.000 abitanti)
             2. indicatori dei servizi:
                      a. indice di prestito (prestiti pro capite)
                      b. indice di impatto (percentuale di utenti attivi del servizio di prestito sulla
                           popolazione)
                      c. indice di fidelizzazione (prestiti per utente attivo del servizio di prestito).
A questi si sono affiancati, dove lo si è ritenuto necessario, anche l’indice di spesa per acquisto di materiale
bibliografico (spese per acquisto di materiale bibliografico pro capite) e l’indice di apertura (somma di 1/3
delle ore di apertura mattutina con le ore di apertura pomeridiana, serale, festiva e del sabato).
Con l’elaborazione dei dati 2000 è stato introdotto un nuovo elemento di analisi e di valutazione,
rappresentato dai valori medi degli indicatori relativi alle 28 biblioteche di eccellenza selezionate, secondo
criteri di cui si discuterà in seguito.
Tale scelta è stata determinata da diverse considerazioni:
   innanzitutto, il fatto che i valori medi regionali producono uno schiacciamento verso il basso degli
    indicatori delle biblioteche migliori; tale schiacciamento non consente alle realtà di eccellenza, che
    potrebbero svolgere una decisiva funzione trainante rispetto alle altre biblioteche, di mettersi in
    evidenza;
   in secondo luogo, la volontà di effettuare una verifica, a sei anni di distanza, su quanto emerso
    dall’indagine della Sezione AIB Toscana (che aveva già fatto un tentativo simile), al fine di comprendere
    se realtà bibliotecarie nuove si sono affacciate al panorama regionale, se c’è stato il declino di qualche
    istituzione un tempo fiorente o, ancora, se poco o nulla è cambiato;

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 Associazione italiana biblioteche, Linee guida per la valutazione delle biblioteche pubbliche italiane. Dati, indicatori,
valori di riferimento. Roma: AIB, 2000.
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                          Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
        Le reti bibliotecarie toscane: un bilancio a tre anni dall'approvazione della L.R. n. 35/1999,
    organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
            Sezione Toscana, Amministrazione Provinciale di Siena, Assessorato alle Culture
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   in terzo luogo, il desiderio di sfruttare le potenzialità di uno strumento metodologico come quello dei
    quartili ed offrire una dimostrazione delle possibili applicazioni che esso può avere.
Fatte le opportune premesse di carattere metodologico, passando ora all’analisi dei risultati, si deve
purtroppo esordire dicendo che la lettura complessiva degli indicatori delle risorse e dei servizi delle
biblioteche toscane conferma la situazione di ritardo e di difficoltà già riscontrata negli anni precedenti e non
consente neppure di confermare alcune previsioni ottimistiche fatte nel rapporto finale della rilevazione
1999.
La distanza dai valori medi nazionali dell’indagine AIB risalenti ormai al 1995 resta forte, soprattutto a
livello di incremento del patrimonio bibliografico e dei servizi. I segnali di crescita timidamente registrati
nell’analisi dei dati 1999 non sempre sono confermati. Così si registra con piacere la crescita dell’impatto
sulla popolazione (che sfiora ormai il 10%), mentre è appena percettibile l’aumento dell’indice di prestito,
sono praticamente statici i valori della spesa e del personale, è incerto l’andamento degli indici di incremento
del patrimonio bibliografico e comunque attestato su livelli molto bassi, è decrescente il processo di
fidelizzazione dell’utenza.
Non solo si deve ribadire la crucialità che caratterizza la questione dell’accrescimento ed incremento delle
raccolte - che, nonostante qualche buona iniziativa, non mostra ancora segnali davvero incoraggianti - ma
anche, come si è detto, settori nei quali si erano registrati piccoli passi in avanti non confermano le
aspettative emerse a conclusione della rilevazione dei dati del 1999.
Al contempo, è opportuno segnalare che su nessuno degli indicatori presi in considerazione si registrano vere
e proprie cadute; in definitiva, è come se la realtà bibliotecaria regionale si attestasse su valori considerati
dagli stessi soggetti eroganti come una specie di livello qualitativo standard. Tenuto conto del forte ritardo di
partenza e dei ritmi di crescita blandi, è difficile immaginare per il prossimo futuro riprese significative o
riposizionamenti all’interno della realtà nazionale.
Ne viene fuori il quadro di una realtà regionale che non riesce a mettere a frutto le sue risorse, che sconta un
forte ritardo di partenza e che, proiettata sulle avanguardie tecnologiche, manifesta serie difficoltà ad
espletare il suo core business (acquisire documenti e metterli a disposizione dei suoi utenti).
Per le prossime rilevazioni potrebbe essere opportuna un’analisi non solo provinciale e di rete, ma anche per
fasce di popolazione e altri tipi di raggruppamenti trasversali rispetto al criterio geografico, in modo tale da
capire quali sono le zavorre del sistema documentario regionale e quanta parte delle biblioteche del territorio
è su livelli così bassi da rendere, al momento, inutile un intervento di tipo finanziario o di altro genere.
Intanto, in occasione di questa rilevazione si è cercato di capire se esiste all’interno del contesto regionale
una frangia avanzata di biblioteche competitive a livello nazionale, quante e quali sono tali biblioteche e
quali sono le ragioni del loro migliore funzionamento rispetto al restante servizio bibliotecario sul territorio.
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                          Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
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                         e tenutosi a Castelnuovo Berardenga (SI) il 30 maggio 2002


bibliografici che sembra non riuscire a sciogliersi un po’ dovunque sul territorio.
Prima di proporre le riflessioni scaturite dall’analisi degli indicatori relativi alle biblioteche di eccellenza è,
innanzitutto, necessario capire in base a quali criteri si è giunti a tale selezione e fare le opportune
considerazioni sui punti di contatto e le differenze metodologiche tra le procedure di selezione adottate dai
curatori dell’indagine della Sezione AIB Toscana nel 1994 e quelle utilizzate in occasione della rilevazione,
di cui si discorre in queste pagine.
I curatori dell’indagine AIB Toscana effettuarono la selezione sulla base dei seguenti tre parametri:
    a. un indice di prestito uguale o superiore a 0,45;
    b. una spesa pro capite per acquisto materiale bibliografico uguale o superiore alle 800 lire;
    c. un orario di apertura settimanale uguale o superiore alle 24 ore per i comuni con una popolazione al
        di sotto dei 10.000 abitanti, oppure uguale o superiore alle 36 ore settimanali per tutte le altre
        biblioteche.
Il criterio di selezione prevedeva il possesso di almeno due su tre dei prerequisiti individuati. Furono così
individuate 28 biblioteche di eccellenza.
Per la rilevazione del 2000 è stato utilizzato un numero maggiore di indicatori e la soglia di selezione è stata
fissata mediante lo strumento statistico dei quartili. Gli indicatori prescelti sono, infatti, ben 10 e sono un
sottoinsieme del set proposto dalle Linee guida per la valutazione delle biblioteche pubbliche italiane
dell’AIB:
    1. Indice di apertura
    2. Indice della dotazione di personale
    3. Indice di incremento del patrimonio bibliografico
    4. Indice della dotazione di periodici
    5. Indice di prestito
    6. Indice di fidelizzazione
    7. Indice di impatto
    8. Indice del prestito interbibliotecario (% di prestiti interbibliotecari sul totale)
    9. Indice di spesa
    10. Indice di spesa per acquisto materiale bibliografico
Per ciascuno di questi indicatori la soglia di selezione è stata fissata all’altezza del terzo quartile; in pratica,
la condizione di selezione consisteva nel fatto di avere un valore dell’indicatore uguale o superiore al terzo
quartile e, quindi, l’appartenenza alla fascia di rendimento più alta.
Di seguito si propone il riepilogo delle soglie di selezione per i 10 indicatori:
    1. Indice di apertura                                                                             27,3
                                                                                                                  6
                          Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
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    2. Indice della dotazione di personale                                                         0,49
    3. Indice di incremento del patrimonio bibliografico                                           62,99
    4. Indice della dotazione di periodici                                                         2,57
    5. Indice di prestito                                                                          0,39
    6. Indice di fidelizzazione                                                                    5,56
    7. Indice di impatto                                                                           10,36
    8. Indice del prestito interbibliotecario (% di prestiti interbibliotecari sul totale)         2,85
    9. Indice di spesa                                                                             14.539
    10. Indice di spesa per acquisto materiale bibliografico                                       1.698
Sono entrate nella selezione finale le biblioteche che per almeno 5 dei 10 indicatori presi in considerazione
soddisfacevano la condizione ora enunciata, ossia l’appartenenza all’ultima fascia di rendimento.
Sulla base di questi criteri sono state individuate 28 biblioteche, che, per una fortunata coincidenza, sono
esattamente lo stesso numero della selezione del 1994.
Innanzitutto, può essere interessante mettere in evidenza quali sono le biblioteche che, a distanza di sei anni e
in seguito a selezioni basate su criteri parzialmente diversi, continuano ad essere comprese nella selezione
delle biblioteche migliori:
        1. Anghiari (AR)
        2. Bagno a Ripoli (FI)
        3. Borgo San Lorenzo (FI)
        4. Castelfiorentino (FI)
        5. Certaldo (FI)
        6. Empoli (FI)
        7. Impruneta (FI)
        8. Montecatini Terme (PT)
        9. Pontassieve (FI)
        10. San Miniato (PI)
        11. Scandicci (FI)
        12. Scarperia (FI)
        13. Sesto Fiorentino (FI)
Si tratta di 13 biblioteche, di cui 10 della provincia di Firenze; sono le biblioteche che evidentemente
costituiscono lo zoccolo duro del servizio bibliotecario in Toscana.
Qualche ulteriore elemento di riflessione è emerso dall’analisi della distribuzione territoriale di queste
biblioteche, delle dimensioni dei comuni che ospitano, dell’appartenenza alle reti documentarie.
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   organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
            Sezione Toscana, Amministrazione Provinciale di Siena, Assessorato alle Culture
                           e tenutosi a Castelnuovo Berardenga (SI) il 30 maggio 2002


In conclusione, è possibile affermare che le biblioteche con i migliori livelli di funzionamento possono quasi
sempre contare su budget più alti; questi, a loro volta, vengono di solito impiegati non tanto per l’incremento
delle risorse umane (che sono infatti carenti), quanto per l’acquisto di materiale bibliografico, per
l’ampliamento degli orari di apertura e per lo sviluppo dei servizi. Si tratta certamente di biblioteche con
ottime potenzialità, se è vero che, nonostante il deficit di personale, hanno saputo sfruttare l’organizzazione
al fine di far crescere la funzionalità.
I risultati non sono però ancora confrontabili con gli sforzi e con le potenzialità di queste biblioteche; c’è
insomma qualcosa nell’impianto organizzativo che deve essere orientato nella giusta direzione e rivolto al
suo specifico obiettivo.
D’altra parte, non si può sprecare il patrimonio di esperienza che queste biblioteche racchiudono e la
funzione esemplificativa e trainante che possono svolgere e che deve essere valorizzata nelle maniere che
saranno ritenute più opportune.
Passando alla situazione interna delle reti, si deve innanzitutto ricordare che in Toscana le reti documentarie
corrispondono di fatto ai bacini provinciali, ad eccezione della provincia di Firenze, che si articola in tre reti
documentarie (SDIAF, comprensivo delle biblioteche del Comune di Firenze, REA.net, Sistema bibliotecario
territoriale del Mugello, Alto Mugello e Val di Sieve). La situazione interna ai singoli contesti provinciali sul
territorio è piuttosto diversificata; si ribadisce in particolare la funzione trainante svolta dalle reti
bibliotecarie della provincia di Firenze; infatti, proprio all’interno di queste reti, si colloca il maggior numero
delle biblioteche toscane di qualità, ossia quelle dalle performance qualitativamente elevate, che fungono da
volano per il servizio bibliotecario regionale. Le tre reti fiorentine continuano dunque il loro percorso di
consolidamento; va posta però una particolare attenzione al Mugello le cui risorse non sembrano seguire
coerentemente lo sviluppo dei servizi. Le reti della provincia di Livorno e di Prato confermano le impressioni
degli anni precedenti, ma ogni anno è più forte la delusione di non assistere alla definitiva esplosione e
affermazione di queste realtà, che non riescono a sollevarsi da livelli di servizio medi all’interno della
regione. Le potenzialità ci sono, ma occorre probabilmente una riflessione sulle priorità su cui costruire la
pianificazione per i prossimi anni. Oltre alle reti fiorentine, diverse altre realtà provinciali che si stanno
configurando in forma cooperativa mostrano segnali incoraggianti sul piano dell’incremento delle risorse; si
vedano i casi di Arezzo, Grosseto e Pistoia. Per queste reti documentarie non è dato ancora di poter
apprezzare significativi esiti sul fronte dei servizi, per i quali bisognerà probabilmente attendere ancora
qualche anno. Ci si augura che il potenziamento tecnologico e infrastrutturale e l’accrescimento del
personale non facciano perdere di vista il fulcro sul quale si costruisce il servizio bibliotecario, ossia le
raccolte documentarie. La provincia di Siena si caratterizza per il forte divario tra le biblioteche del
capoluogo e quelle della provincia. Le risorse a disposizione sembrano, cioè, fortemente sbilanciate a favore
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                         Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
        Le reti bibliotecarie toscane: un bilancio a tre anni dall'approvazione della L.R. n. 35/1999,
   organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
            Sezione Toscana, Amministrazione Provinciale di Siena, Assessorato alle Culture
                        e tenutosi a Castelnuovo Berardenga (SI) il 30 maggio 2002


della biblioteca cittadina e, allo stesso tempo, lascia sorpresi e perplessi il forte ritardo e la scarsa resa a
livello di servizi che caratterizza, per molti versi, anche il servizio bibliotecario del capoluogo. La situazione
della provincia di Pisa si presenta in una fase di transizione e, dunque, resta difficile da interpretare. Più
preoccupanti sono, invece, gli indici delle province di Lucca e di Massa; la prima sembra aver appena
cominciato un percorso di potenziamento, ma gli esiti sono ancora contrastanti. La seconda deve aver vissuto
nell’ultimo anno una situazione di difficoltà, che sola può spiegare l’andamento decrescente di buona parte
degli indicatori.
Semplificando, si potrebbe dire che le reti si possono raggruppare secondo tre distinti livelli di sviluppo: in
primo luogo ci sono le reti documentarie consolidate, che, potendo contare su una struttura organizzativa
ormai stabile, sono fortemente orientate all’ampliamento quantitativo e qualitativo del servizio; in secondo
luogo ci sono alcune delle reti documentarie di recente costituzione che sono impegnate nello sforzo di
acquisire un impianto solido (e che dunque stanno attualmente investendo molto nel personale e nella
tecnologia), dalle quali presto ci si attende anche un potenziamento dei patrimoni e dei servizi; infine, un
terzo gruppo di reti documentarie naviga ancora nell’incertezza e oscilla tra segnali di crescita e freni
all’innovazione.
Resta il fatto che, un po’ su tutto il territorio regionale, esiste un certo numero di biblioteche piccole e
piccolissime che fanno da zavorra alla crescita dei servizi bibliotecari, con valori di tutti gli indicatori
ampiamente al di sotto di qualunque livello minimo di sopravvivenza. Il processo di costituzione delle reti e
l’adozione di strumenti di programmazione, come quello già proposto a conclusione dell’indagine 1998,
ossia il sistema delle fasce di rendimento, dovrebbero servire a stanare queste realtà, rispetto alle quali
l’alternativa alla chiusura non può che essere una decisa svolta nella direzione della ripresa.
Infine, per quello che riguarda l’offerta bibliotecaria delle città capoluogo di provincia, pur consapevoli del
fatto che si tratta spesso di realtà troppo divise tra funzioni conservative e di biblioteca pubblica o troppo
condizionate da contesti non proprio favorevoli, alcune di esse hanno in parte già trovato nuova linfa e
cominciano a potenziare le proprie funzionalità proprio all’interno delle neonate reti bibliotecarie. L’analisi
degli scarti tra gli indicatori del 2000 e quelli del 1999 consente, ricorrendo ad una semplificazione, di
individuare realtà in crescita, realtà statiche o incerte e situazioni di difficoltà. Tra le prime sono da
annoverarsi le biblioteche delle città di Firenze, di Grosseto, di Pistoia e di Prato. In realtà, si tratta di
contesti bibliotecari che attraversano fasi di sviluppo molto diverse; Prato è una realtà bibliotecaria già
consolidata in sé e come punto di riferimento della rete documentaria; da essa ci si aspetta un impegno
ulteriore soprattutto nella direzione di uno sviluppo più omogeneo dei servizi bibliotecari nel suo territorio;
Firenze è una città che ha tratto nuovi stimoli prima dal processo cooperativo sviluppatosi al suo interno (con
la nascita di BIFI), poi dalla nascita del rapporto di collaborazione con lo SDIAF; così, il capoluogo
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                          Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
        Le reti bibliotecarie toscane: un bilancio a tre anni dall'approvazione della L.R. n. 35/1999,
   organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
             Sezione Toscana, Amministrazione Provinciale di Siena, Assessorato alle Culture
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fiorentino, pur essendo partito da posizioni a volte di forte ritardo rispetto alle realtà bibliotecarie degli altri
capoluoghi, sembrerebbe stare recuperando rapidamente terreno fino a valori con essi confrontabili. Grosseto
e Pistoia sono certamente impattate in maniera significativa dalla nascita delle reti documentarie delle
relative province, ma sembrano in grado di vivere questa fase di cambiamento come momento di crescita e di
consolidamento al fine di svolgere adeguatamente la funzione che è stata loro affidata all’interno delle reti.
Nelle città di Livorno, di Siena e, in misura minore, di Pisa continua il processo di accrescimento e
consolidamento delle risorse, ma sono ancora limitate o sottodimensionate le ricadute sui servizi; anche
l’utilizzazione e l’orientamento delle risorse lascia, ancora una volta, perplessi e fa pensare alla necessità di
una ridefinizione dei contenuti della programmazione. Va considerato a parte il caso della biblioteca di
Massa, per la quale bisognerà attendere la piena ripresa e riapertura di tutti i servizi e le attività. Infine,
continuano ad essere preoccupanti i segnali di ripiegamento che vengono dalla biblioteca della città di
Arezzo, che manifesta ritardi sia negli investimenti che nei servizi erogati, confermando quanto già ventilato
sulla base dei dati del 1999. In una realtà cooperativa nascente come è quella della provincia di Arezzo,
preoccupa il fatto che proprio la biblioteca del capoluogo, che dovrebbe avere un ruolo trainante, sia invece
in difficoltà.
A livello di prospettive future, negli ultimi anni è emersa sempre più fortemente l’esigenza di disporre di
adeguati strumenti di valutazione delle reti documentarie, sia di quelle esistenti da tempo sia di quelle nel
frattempo costituitesi su tutto il territorio regionale.
In particolare, è necessario affrontare sul piano metodologico due problemi: innanzitutto, la crescente
interistituzionalità delle reti documentarie toscane, che mette in crisi un impianto di monitoraggio rivolto
esclusivamente alle biblioteche pubbliche dipendenti dagli enti locali; in secondo luogo, l’approfondimento
dell’analisi del livello di rete, che richiede da un lato la raccolta di dati aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal
questionario in uso, dall’altro la valutazione più attenta del dato di rete che, in particolare nel caso di alcune
misure, non deriva semplicemente dalla somma valori registrati nelle singole biblioteche, ma deve tener
conto di ulteriori elementi aggiuntivi.
Per realizzare questi obiettivi, si sta costituendo, proprio in queste settimane, un gruppo di lavoro costituito
da me e da un rappresentante per ciascuna rete documentaria, che ha tra i suoi obiettivi non solo quello di
riflettere sugli strumenti di rilevazioni fin qui utilizzati, ma anche e soprattutto quello di affiancare al sistema
di monitoraggio regionale (che, per motivi istituzionali e per sue finalità, non potrà che rimanere destinato
alle biblioteche di ente locale e caratterizzato da un livello di approfondimento non molto elevato) un sistema
di monitoraggio di rete. A questo scopo, passando attraverso l’analisi degli strumenti di controllo statistico
già utilizzati in alcune delle reti esistenti, si dovrà giungere alla definizione di un modulo di rilevazione
nuovo, con le seguenti caratteristiche: che sia condiviso ed utilizzato da tutte le reti (fatta salva qualche
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                          Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
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piccola personalizzazione), che sia rivolto a tutte le biblioteche e strutture aderenti alla rete, che sia
differenziato al suo interno in base al tipo di biblioteca (pubblica, universitaria, speciale ecc.) e alla funzione
che tale biblioteche svolge all’interno della rete (biblioteca centro-rete, oppure capofila per un certo servizio
ecc).
È intenzione del gruppo che si va costituendo completare questa attività entro la fine dell’anno, in modo tale
che a partire dalla rilevazione sui dati 2002 (da effettuarsi all’inizio del 2003) sia possibile dare l’avvio a
questo sistema di monitoraggio più strutturato e complesso.




    3. Il servizio di prestito interbibliotecario all’interno delle reti e tra le reti




Per quanto riguarda il servizio di prestito interbibliotecario, non si può ancora affermare che, a livello
complessivo regionale, esso sia pienamente radicato. L’entità dei prestiti interbibliotecari è di circa il 3,5%
del monte prestiti complessivo, meno di 10 abitanti su 1.000 hanno usufruito del servizio, circa 1 utente del
servizio di prestito su 7 ha utilizzato il prestito interbibliotecario. Sono cifre che sicuramente testimoniano la
crescita del servizio, che, mentre è già consolidato in alcuni contesti, sta ora prendendo piede anche nelle reti
documentarie da poco avviate.
Non è sorprendente il fatto che le reti documentarie più attive su questo fronte siano le tre della provincia di
Firenze. È interessante osservare che è il Sistema bibliotecario del Mugello quello che, sia rispetto al volume
complessivo dei prestiti sia rispetto al bacino d’utenza, utilizza maggiormente questo servizio. Segue
REA.net, infine lo SDIAF. Quest’ultimo, che, come abbiamo visto, è la rete con i livelli di servizio
complessivi più alti, è probabilmente quello più autosufficiente rispetto agli altri due ed è anche quello con il
bacino di utenza più ampio, quindi il suo volume di prestiti interbibliotecari probabilmente è solo
relativamente inferiore a quello delle altre due reti della provincia di Firenze. Indubbiamente, in tutti e tre i
casi si può affermare che il prestito interbibliotecario è già un servizio essenziale ed è parte integrante del
portafoglio di servizi che viene offerto agli utenti.
Seguono Pisa, Siena, Prato e Massa-Carrara. La provincia di Pisa ha visto realizzarsi, sul suo territorio,
alcune interessanti esperienze cooperative, ultima la rete “Bibliolandia”; in virtù di questo il dato non si può
considerare sorprendente. Prato e Massa-Carrara sono le più piccole tra le province del territorio toscano;
quindi i comuni sono pochi e spesso ravvicinati; entrambe però devono fare i conti con comuni collocati in
zone di montagna, per i quali il prestito interbibliotecario è essenziale per evitare l’isolamento dal contesto.
Certamente in reti così piccole l’entità del servizio non raggiungerà mai livelli elevatissimi tra le biblioteche
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delle stessa rete, ma è importante che esse si aprano al resto del territorio regionale evitando qualsiasi spinta
eccessiva all’autosufficienza. Infine, la provincia di Siena non è tra le reti di recentissima costituzione, dal
momento che esistevano al suo interno, già prima della legge regionale, delle forme di cooperazione tra le
biblioteche pubbliche e le biblioteche dell’università. Quindi, anche in questo caso si tratta di un servizio già
in parte avviato.
Per tutte le altre province si può dire che il servizio di prestito interbibliotecario nel 2000 è ancora pressoché
inesistente o, quantomeno, su livelli ancora così bassi da non essere apprezzabili.
Per quanto riguarda il progetto regionale “Libri in rete” a parteciparvi nel 2000 erano solo poche reti,
Arezzo, SDIAF, Mugello, REA.net, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia e Prato, delle quali alcune entrate nella
sperimentazione proprio nel 2000.
SDIAF, REA.net, Mugello, Livorno e Prato, che già avevano sperimentato il servizio dal 1999, ne hanno
fatto un uso massiccio; sorprende un po’ il sottoutilizzo che si registra nel sistema del Mugello (anche in
rapporto all’entità complessiva del servizio di prestito interbibliotecario in questa rete) e la partecipazione a
senso unico di Prato (che ha inviato numerosi documenti, ma sembrerebbe non averne ricevuto nessuno). È
stato inoltre significativo l’avvio del servizio nella provincia di Pistoia, nonostante la sproporzione tra i
prestiti fatti e quelli ricevuti, mentre Arezzo e Lucca, che stanno faticosamente organizzando il servizio al
loro interno, non hanno avuto la forza organizzativa per usufruire a pieno di questa possibilità.
L’ultimo grafico riepiloga la situazione, aggiungendo, oltre ai prestiti fatti all’interno delle reti e a quelli
effettuati con “Libri in rete”, tutti quei prestiti interbibliotecari effettuati tra le reti ma al di fuori del progetto
regionale. L’impressione complessiva non cambia; le reti documentarie che non hanno un servizio di prestito
interbibliotecario consolidato al loro interno difficilmente hanno un’attività vivace di prestito
interbibliotecario esterno alla rete, neanche quando questo viene finanziato dalla Regione e quindi è gratuito
sul piano delle spese vive.
Il prestito interbibliotecario è, dunque, un servizio i cui risultati si possono verificare solo in realtà
cooperative che si trovano ad una fase del loro sviluppo più avanzata di quella che attualmente sta
attraversando la maggior parte delle neonate reti documentarie toscane. Si tratta dunque di monitorare
costantemente il servizio e di verificarne l’evoluzione nel tempo.
In questa fase, è interesse del Servizio Biblioteche, Musei ed Attività culturali pervenire ad una modalità
adeguata di gestione e di monitoraggio del servizio “Libri in rete”, che, come sapete, è attualmente finanziato
dalla Regione. Tale esigenza è ormai ineludibile in conseguenza dell’espansione del servizio sul territorio e
della firma di una convenzione tra la Regione e le Università Toscane, che automaticamente estende “Libri
in rete” a tutte le biblioteche delle università presenti sul territorio regionale.


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Una delle ipotesi allo studio è la costruzione di un modulo di richiesta online, che costituisca lo strumento
unico (o quasi) di gestione del servizio. Tale modulo dovrà essere compilato con le informazioni standard
che già adesso sono previste dal modulo cartaceo regionale, ma avrà il vantaggio di produrre in automatico
un messaggio email formalizzato indirizzato alla biblioteca che dovrà fornire il documento e di garantire un
controllo costante e continuamente aggiornato sull’andamento delle transazioni.




    4. Gli atti costitutivi delle reti


Per concludere il quadro fin qui tratteggiato, ci si soffermerà brevemente sull’analisi comparativa degli atti
costitutivi delle reti documentarie toscane. Non tutte le reti documentarie hanno completato il processo di
formalizzazione e, dunque, la stesura e l’approvazione degli atti amministrativi necessari a questo scopo.
Nella mia analisi ho preso in considerazione sia atti già ratificati e sottoscritti, sia atti in fase di definizione e,
dunque, non ancora approvati. In particolare, ho potuto analizzare la documentazione relativa alle seguenti
reti: REA.net - Biblioteche lungo l’Elsa e l’Arno, SDIAF, Sistema bibliotecario e documentario provinciale
pratese, Rete documentaria della provincia di Pistoia, Rete bibliotecaria della provincia di Grosseto, Rete
Provinciale delle Biblioteche della Provincia di Massa-Carrara, Rete bibliotecaria “Bibliolandia, Rete
Documentaria provincia Senese.
Il primo elemento di riflessione è il fatto che tutti i documenti analizzati sono convenzioni, tranne uno
(quello in fase di approvazione per la rete documentaria senese), che si configura come un accordo di
programma. Alcune reti hanno già attraversato varie fase di formalizzazione, cosicché la convenzione
analizzata rappresenta già una fase di sviluppo successivo, seguita per esempio a protocolli di intesa e
accordi di programma precedenti.
Le mie riflessioni riguarderanno in particolare i seguenti aspetti, che ritengo cruciali per l’organizzazione di
una rete:
    1. Finalità e obiettivi
    2. Compiti e funzioni
    3. Organi della rete (numero, composizione e compiti)
    4. Rapporti tra Provincia ed enti partecipanti
    5. Tipo di organizzazione (centralizzata, decentrata ecc.)
    6. Modalità di finanziamento della rete
    7. Rapporti con regolamenti e carte dei servizi


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   8. Modalità di adesione (eventuale definizione di requisiti minimi di accesso alla rete, apertura a
       strutture di diversa appartenenza istituzionale)


Per quanto riguarda i primi due punti elencati, si osserva che tutte le convenzioni analizzate contengono uno
o più articoli esplicitamente dedicati alla definizione di finalità, obiettivi, compiti e funzioni, con l’unica
eccezione della convenzione di “Bibliolandia”. Quest’ultima, in realtà, appare anomala per diversi motivi, in
quanto, a differenza delle altre che sono istitutive di un sistema bibliotecario o di una rete documentaria, è
finalizzata alla costituzione di un Ufficio comune della rete “Bibliolandia” per la gestione dei servizi di rete.
Probabilmente, l’impianto e le finalità della rete sono contenute nell’accordo di programma precedente alla
convenzione analizzata.
Se è vero che in quasi tutte le convenzioni sono specificate le finalità, gli obiettivi e i compiti della rete è
anche vero che ciascun atto interpreta diversamente la distinzione tra questi concetti; ossia qualcuno
definisce compiti ciò che altri definiscono finalità o ciò che altri ancora chiamano obiettivi. Nel caso di
Massa-Carrara si parla di finalità generali e strumenti operativi.
Personalmente, ritengo che andrebbero almeno distinti un livello più generale dedicato alle finalità della rete
e un livello più particolare che specifichi i singoli obiettivi, o forse sarebbe meglio dire funzioni e compiti.
I compiti ricorrenti definiti dalle convenzioni sono la costruzione di un catalogo collettivo, lo sviluppo di un
sistema di circolazione dei documenti (prestito interbibliotecario), il coordinamento negli acquisti e nella
gestione del materiale bibliografico, la formazione del personale, la promozione e valorizzazione della
lettura e del patrimonio, la definizione di standard tecnici, il rilevamento dei dati statistici. A seconda delle
caratteristiche delle biblioteche partecipanti e delle vocazioni delle singole reti, qualcuno aggiunge i progetti
di tutela e conservazione del materiale bibliografico di interesse storico, qualcun altro le attività rivolte al
patrimonio di interesse locale, qualcun altro ancora l’accesso in rete a contenuti informativi, non solo
bibliografici, e la costruzione di una vera e propria biblioteca virtuale. Non mancano evidentemente delle
indicazioni più generiche, rivolte al miglioramento dei servizi, al sostegno all’apertura delle biblioteche ecc.
Sul piano degli obiettivi e dei compiti, evidentemente ha esercitato una grossa influenza l’iniziativa
regionale, che nei propri atti di programmazione, ha indicato nell’esistenza del catalogo collettivo, di un
sistema di circolazione dei documenti, della carta dei servizi di rete e di un sistema di monitoraggio
statistico le componenti essenziali per il riconoscimento della rete e l’accesso alle risorse finanziarie.
Passando agli organi delle reti, la situazione si presenta molto più diversificata. Si va dalle realtà che
prevedono la costituzione di tre organi per il funzionamento della rete a quelle che a malapena individuano
la necessità di un comitato tecnico.


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Le denominazioni di questi organi possono essere diverse, ma in linea di massima possiamo distinguere un
organo di rappresentanza degli enti aderenti, che ha prevalentemente funzioni di approvazione e di verifica e
qualche volta di indirizzo, un organo tecnico di gestione della rete, che mette in atto i programmi e qualche
volta li propone, infine, un coordinatore tecnico, che ha funzioni di rappresentanza, di raccordo e di
coordinamento tra gli organi.
Qualche volta il coordinatore non è una persona fisica, ma un ente, che funge da capofila e può istituire un
Ufficio di coordinamento per l’esercizio delle sue funzioni.
Il primo di questi tre organi può chiamarsi, a seconda dei casi, Commissione Provinciale, Collegio dei
Sindaci, Assemblea, Comitato degli enti ecc. Il secondo si chiama normalmente Comitato tecnico.


                              Assemblea Enti             Comitato tecnico             Coordinatore
SDIAF                                                                                           
REA.net                                                              
Grosseto                                                            
Massa-Carrara                                                       
Bibliolandia                                                        
Pistoia                                                                                          
Prato                                                                                           
Siena                                                               

Va sottolineato che non sempre è del tutto chiara la distinzione tra funzioni di indirizzo, funzioni attuative e
funzioni di coordinamento e si ha, a volte, l’impressione che tali funzioni siano state mescolate tra gli organi
costituiti.
Anche sulla composizione degli organi si registrano diverse differenze; secondo alcune convenzioni sia
l’assemblea degli enti, sia il comitato tecnico devono avere almeno un rappresentante di tutti i soggetti
partecipanti. Nel primo caso quasi sempre si tratti di rappresentanti istituzionali (sindaci o loro delegati), nel
secondo caso di rappresentanti tecnici (bibliotecari, archivisti ed esperti). In alcune convenzioni, però, il
Comitato tecnico si compone di una rappresentanza delle istituzioni partecipanti, eletti in genere
dall’assemblea istituzionale. Qualcuno ha previsto regolamenti appositi per il funzionamento del Comitato
tecnico (es. REA.net e SDIAF); altri danno qualche indicazione delle modalità di organizzazione e di
funzionamento interno del Comitato tecnico nella stessa convenzione, altri ancora si limitano ad enunciarne
le funzioni.
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                           Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
       Le reti bibliotecarie toscane: un bilancio a tre anni dall'approvazione della L.R. n. 35/1999,
  organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
            Sezione Toscana, Amministrazione Provinciale di Siena, Assessorato alle Culture
                          e tenutosi a Castelnuovo Berardenga (SI) il 30 maggio 2002


Va registrata una particolarità di REA.net che, pur non avendo un organo di rappresentanza istituzionale e,
dunque, affidando al Comitato tecnico la maggior parte delle funzioni, prevede che almeno due volte l’anno
il Comitato tecnico si riunisca con gli Assessori dei comuni partecipanti, nelle fasi di predisposizione dei
piani di attività e dei programmi attuativi.
Numerose indicazioni di carattere organizzativo e relative alla natura della rete sono fornite dall’analisi degli
articoli in cui si definiscono i rapporti con le Province di appartenenza e l’affidamento tra le strutture
partecipanti delle funzioni di coordinamento dei vari servizi.
Diverse convenzioni individuano un Comune capofila o centro-rete o, comunque, con funzioni di
coordinamento. Qualcuna distingue, anche a questo livello, tra una funzione amministrativa e istituzionale,
che viene affidata in genere alla Provincia, ed una o più funzioni tecniche, affidate a singole strutture
all’interno della rete.
Le convenzioni dello SDIAF, di REA.net e di Bibliolandia, essendo istitutive di reti sub-provinciali, non
fanno riferimento alle funzioni della Provincia e individuano tutt’e tre un Comune capofila, che svolge
funzioni più o meno estese, di tipo amministrativo e tecnico. SDIAF e Bibliolandia prevedono la
costituzione di un Ufficio tecnico di coordinamento presso il Comune capofila.
Altre reti, in particolare quelle di Massa-Carrara, Prato, Pistoia, Siena, attribuiscono alla provincia le
funzioni programmatiche (non a caso spesso è significativamente rappresentata nell’Assemblea degli enti),
di nomina e di coordinamento generale, secondo quanto previsto dalle L. 35/99, e prevedono l’affidamento
di funzioni tecniche di coordinamento dei servizi di rete ad una o più strutture tra quelle partecipanti. In
questi casi, si va da un massimo di centralizzazione (individuazione di un’unica biblioteca capofila) ad un
massimo di decentramento delle funzioni su più strutture (funzioni diverse sono coordinate da biblioteche
diverse. Questa seconda soluzione, in sé apprezzabile, richiede però un contesto organizzativo maturo e,
soprattutto, non si deve trasformare in una spartizione dei poteri oppure in una divisione dei compiti priva di
una base comunicativa forte, altrimenti può diventare controproducente. In una realtà organizzativa evoluta,
tale soluzione può invece essere arricchente e motivante e può dare buoni risultati.
Per quanto riguarda le modalità di finanziamento della rete, alcune delle reti (REA.net, Grosseto, SDIAF)
prevedono una quota di finanziamento annuale che deve essere versata da ciascuna struttura partecipante; il
criterio di ripartizione più diffuso è quello della popolazione dei comuni di appartenenza. Lo SDIAF articola
la quota di finanziamento in una percentuale fissa per tutti i partecipanti, e l’altra proporzionale alla
popolazione. Altre convenzioni prevedono invece una quota iniziale di adesione alla rete e una quota
annuale che viene stabilita di anno in anno dagli organi competenti e che può essere finalizzata sia al
funzionamento ordinario della rete che all’attuazione di progetti e di attività di volta in volta ritenute
prioritarie e definite dai piani annuali di funzionamento. Non in tutte le convenzioni è chiara l’entità del
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                          Relazione presentata in occasione del Seminario tecnico:
       Le reti bibliotecarie toscane: un bilancio a tre anni dall'approvazione della L.R. n. 35/1999,
  organizzato da Regione Toscana, Dipartimento delle politiche formative e dei beni culturali, AIB
           Sezione Toscana, Amministrazione Provinciale di Siena, Assessorato alle Culture
                         e tenutosi a Castelnuovo Berardenga (SI) il 30 maggio 2002


contributo richiesto alle singole strutture, né è specificato che si richiede un impegno sottoscritto da parte
delle amministrazioni.
Tutte le reti annoverano tra le fonti di finanziamento i trasferimenti finanziari provenienti dalla Regione,
dalla Provincia e da eventuali altri enti, sia pubblici che privati.
Pochissime sono le convenzioni che rimandano ad altri documenti, come regolamenti e carte dei servizi, per
la precisazione di alcuni contenuti e l’esplicitazione di alcune funzioni; fanno eccezione da questo punto di
vista SDIAF, REA.net, Prato e pochi altri.
Tutte le convenzioni definiscono una durata (che va da 1 a 5 anni) e dichiarano l’apertura della rete ad altre
istituzioni, che per aderire devono farne domanda e attendere l’approvazione da parte degli organi della rete.
Alcune convenzioni sottolineano fortemente la natura interistituzionale della rete, che si presenta dunque
aperta non solo a biblioteche e istituzioni di comuni e province, ma a qualunque altra struttura con le
medesime finalità e che voglia contribuire allo sviluppo della rete presente sul territorio. Questa natura
interistituzionale, da tempo sostenuta dal Sistema documentario della provincia di Prato, ha trovato spazio,
anche in conseguenza dei dettami della legge regionale, in tutte le convenzioni più recenti, in particolare
SDIAF, Pistoia e Siena. Nello SDIAF si prevedono livelli diversi di partecipazione alla rete, Pistoia prevede
la possibilità di costituire di volta in volta sub-sistemi con finalità specifiche. Tale componente
interistituzionale è invece meno evidente nella Convenzione di REA.net e in quella di Grosseto.
Poche convenzioni definiscono dei criteri minimi o delle precondizioni di adesione alla rete. Prato prevede
che le istituzioni partecipanti sottoscrivano la carta dei servizi di rete, Siena stabilisce dei requisiti piuttosto
generici e non del tutto vincolanti, Grosseto fissa alcuni criteri minimi molto precisi, chiaramente valutabili
al momento di una richiesta di adesione alla rete.
Questa prima sommaria analisi degli atti costitutivi delle reti, pur necessitando di approfondimenti
successivi, può - credo - essere utile a comprendere la diversità delle storie e dei processi che hanno portato
alla costituzione delle reti toscane, così come manifesta la mancanza di chiarezza esistente ancora su alcuni
fronti e l’assenza, soprattutto nelle reti di più recenti costituzione, di capacità di personalizzazione e di
reinterpretazione della legge regionale e delle indicazioni contenuti nei piani di indirizzo regionale.
Allo stesso tempo, si riscontrano dei segnali di crescita e di maturità che fanno ben sperare per il futuro.
Il cammino per il momento appare incerto e lento e l’integrazione reale tra le biblioteche, al di là di quello
che c’è scritto sulle convenzioni, è ancora, tranne pochissime eccezioni, ancora di là da venire.




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