Intervista

Document Sample
Intervista Powered By Docstoc
					Intervista
Mons. Vincenzo Manzella è un Vescovo che “porta” il pastorale tra le braccia del
cuore.
Incontrarlo, anche senza mai averlo visto prima, significa fare esperienza diretta e
immediata della vera accoglienza. Volto raggiante, occhi lucidi, limpidi, che
“scavano” amorevolmente, che pensano e sprigionano la forza di chi sa cosa sia il
coraggio evangelico. Il suo sguardo sa fissare l’interlocutore; l’ascolto è attento,
misurato, accompagnato da battute ironiche, facete che cementano il clima del
dialogo. Ne dà conferma una sua affermazione: «Non amo la comunicazione
ingessata. Spesso con i fogli scritti tra le mani mi sento un prigioniero”. Per il
Vescovo: «L’unico testo che dà libertà è la Parola di Dio”. E a tal proposito, dichiara:
«La Parola del Signore non ammette potature, va sempre veicolata e mai scontata o
inventata”. Il tono della sua voce si carica di vigore e di conseguente emozione. Il
verbo potare conduce Mons. Manzella a ricordare il papà. E dopo un eloquente
silenzio riprende la parola: «Sono figlio di agricoltori; mio padre era specializzato
negli innesti e nella potatura delle viti. Teneva gratuitamente per la Regione Sicilia
dei corsi per i futuri vignaioli». E prosegue: «Quando avevo solo sette anni si assentò
da casa per un mese per innestare delle viti nel territorio di Campofelice di Roccella.
Avvertii tanto la sua mancanza. Al ritorno spontaneamente gli chiesi: «Papà, mi
riconosci?». L’esperienza del padre vignaiuolo e del figlio che se ne addolora per
l’assenza non vengono raccontati col timbro del mero ricordo; c’è il profumo dello
spessore di chi ha trasformato tali esperienze in colonne portanti del suo ministero
episcopale. Tutto il percorso umano e pastorale del neo vescovo di Cefalù sembra
declinare verso una naturale sensazione: quest’uomo è nato per fare il Vescovo. Ne
danno conferma i diversi servizi prestati negli anni: segretario, parroco e rettore del
Seminario Arcivescovile di Palermo. «Momenti – dichiara Mons. Manzella – che si
sono integrati felicemente e che mi hanno arricchito». Come segretario ha lavorato
a fianco di due grandi figure della Chiesa di Palermo: il cardinale Francesco Carpino,
che definisce pastore mite e zelante, e il cardinale Salvatore Pappalardo, «il maestro
che lo ha voluto bene e che ha creduto nel suo discepolo». E aggiunge: «Ancora oggi
io resto quel discepolo che continua a credere nel suo maestro». Con lui ha vissuto
un’esperienza di integrazione non solo carismatica, pastorale e sacerdotale, ma
anche di profondo rapporto umano sempre presente. La riconoscenza verso
Pappalardo è grande e costante. Ancora oggi Mons. Manzella è solito, tutte le volte
che si trova nel capoluogo siculo, andare in cattedrale per sostare in preghiera sulla
tomba dei due porporati. «E’ un mio dovere – dichiara - verso questi due grandi
maestri». Dopo dieci anni di segreteria con il cardinale Pappalardo, da quest’ultimo
riceve la nomina di parroco di Termini Imerese, realtà aperta, con cinque parrocchie,
con le quali si è attivato un sereno confronto e dove ha vissuto da pioniere la
costituzione di una micro-comunità presbiterale. Ritornano incalzanti i ricordi con
tutta la loro bellezza. «E’ stata un’esperienza esaltante – asserisce - che mi ha
donato un bagaglio prezioso. Adesso quando mi trovo di fronte alle difficoltà dei
miei parroci c’è una comprensione immediata, perché sono state sperimentate sulla
mia pelle. Lodo il Signore per le possibilità che mi ha offerto per meglio governare la
Chiesa». Il magnificat di mons. Manzella giunge al suo culmine quando ricorda il
momento della sua nomina a Vescovo. «Era trascorsa una settimana dalla morte di
mio padre - racconta con voce rotta dall’emozione - il cardinale Pappalardo mi
chiamò nel suo studio privato e mi fece sedere. Percepii subito che si trattava di una
comunicazione importante quando, stranamente, chiuse la porta, cosa che non
soleva fare mai. Senza prendere altro tempo, di getto, mi disse che il Santo Padre mi
aveva scelto come pastore della chiesa di Caltagirone. All’istante capii che la mia vita
era cambiata. Il Signore mi chiamava a un compito più grande di ogni mia attesa». Lo
sguardo del neo vescovo della cittadina normanna si illumina e per un attimo sono
gli occhi a dar seguito al racconto. Poi le parole ritornano a dar voce ai ricordi:
«Quando il cardinale mi pose sul suo tavolo un foglio bianco per scrivere al Santo
Padre, io non sapevo neanche come iniziare. Da buon maestro mi disse che ogni
lettera al Papa doveva aprirsi con le parole “Beatissimo Padre”. E così accettavo la
volontà di Dio». A quarantotto anni Mons. Manzella inizia il suo mandato
episcopale. «Sono stati anni intensi, impegnativi - dice. Ho dovuto misurare forze,
temperamento, istinto . Volevo risolvere tutto e presto. Poi compresi che bisognava
chiedere aiuto agli altri, credere nella circolazione delle idee e che un problema si
chiama tale perché ha una soluzione». La tenacia e la determinazione del pastore
emergono nel fervore del suo dire quando afferma con forza che occorre
sintonizzare la pietà popolare con la liturgia: «Bisogna evangelizzare la pietà
popolare, non abolirla. E’ stata la scommessa più grande, quella con l’uomo
Vincenzo, prima che col Vescovo». Le difficoltà non sono mancate. Ritorna presente
la figura paterna: «Mio padre mi diceva sempre che un uomo privo di coraggio non è
un uomo. Lo sentivo presente nelle mie scelte». E continua: «Con l’aiuto di Dio i
problemi sono stati risolti». Ora il pensiero vola alla chiesa di Cefalù: «Sento già di
amarla e di restarle fedele fino a quando il Signore vorrà».
                                                                     Franco Mogavero

				
DOCUMENT INFO
Shared By:
Categories:
Tags:
Stats:
views:10
posted:11/22/2012
language:Italian
pages:2