Cesare_Beccaria by xuyuzhu

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									Cesare Beccaria
Una battaglia illuminista per la
riforma penale


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Dei delitti e delle pene
Nel 1764 uscì in Italia un pamphlet di Cesare Beccaria che fu di
immediato successo in tutta Europa, tanto da riscuotere l’ammirazione
di illustri sovrani (Caterina di Russia, Maria Teresa d’Asburgo, Pietro
Leopoldo di Asburgo-Lorena, granduca di Toscana, che per primo mise
in pratica le idee ivi contenute: Codice leopoldino del 1786), e degli
altri illuministi.
Beccaria, senza farsi intimidire, dalla “tradizione” sottoponeva al
giudizio della ragione e dell’umanità il sistema penale del suo tempo,
arrivando a conclusioni di grande modernità e ponendo le basi del
moderno stato di diritto, là dove il cittadino è tutelato dallo strapotere
dello stato.
Per comprendere il senso del suo opuscolo, bisogna allargare lo
sguardo alla situazione della giustizia che il ‘700 aveva ereditato dal
passato.

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La giustizia fino al ‘700
   Non esisteva certezza del diritto in
    mancanza di un vero e proprio codice
    penale (molte erano le leggi tra cui il giudice
    poteva scegliere con totale arbitrio);
   La giustizia era di tipo “taglionico” ed aveva
    lo scopo di infliggere sofferenze corporali;
   La pena di morte era ampiamente praticata,
    anche sotto forma di spettacolo pubblico;
   Non c’era distinzione tra reato e peccato.

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La procedura penale fino al ‘700

   A parte l’Inghilterra che possedeva un
    sistema accusatorio (presunzione di
    innocenza della persona indagata: compito
    dell’accusa provarne la colpa), nel resto
    d’Europa vigeva il sistema inquisitorio
    (presunzione di colpa dell’inquisito);
   In base a tale sistema si accettavano
    denunce segrete, non si prevedeva che lo
    stesso conoscesse i campi di imputazione né
    che avesse un avvocato, si ricorreva alla
    tortura per estorcere la confessione.

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Gli errori giudiziari
   Dati l’arbitrio del giudice e il carattere
    sommario della procedura, erano frequenti
    gli errori giudiziari: insanabili nel caso di
    condanne a morte.
   Se ne occupò, tra gli altri, Voltaire con il
    caso di Jean Calas, protestante, accusato di
    aver ucciso il figlio che voleva farsi cattolico
    (in realtà questo si era suicidato). Grazie
    alla sua denuncia ci fu un riesame del
    processo, ma l’indennizzo dato alla famiglia
    non poteva restituire la vita del condannato.

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Gli obiettivi di Beccaria
   Certezza della legge (codice penale), di
    modo che il giudice ne sia vincolato;
   Garanzie per il processato (avvocato, difesa,
    conoscenza dei capi di imputazione, divieto
    della tortura);
   Mitezza, ma certezza, delle pene, la cui
    gravità deve essere proporzionata all’entità
    del reato quasi matematicamente.
   Separazione tra resto e peccato, che non
    spetta allo stato inquisire.

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 Il diritto dello stato di punire
Una questione preliminare riguarda il diritto dello stato di punire: su che
cosa si fonda questo potere? Per rispondere Beccaria si rifà all’ipotesi dello
stato di natura, così come lo aveva concepito il filosofo inglese Locke:
• in origine gli uomini sono liberi e dotati di diritti naturali irrinunciabili (tra
cui il diritto alla vita, alla famiglia, alla proprietà);
• ma non è chiaro dove finisca la libertà di uno e inizi la libertà dell’altro:
da qui possono nascere conflitti che mettono a repentaglio la sicurezza;
• allora, per sentirsi più sicuri e tutelati, gli uomini fanno un patto sociale
che prevede la rinuncia ad una piccola porzione della libertà individuale,
che viene ceduta ad un ente superiore (stato) allo scopo di garantire la
sicurezza e il rispetto della volontà generale.
                                          stato


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individui                                                                              7
Fin dove arriva il diritto di punire?

 • Se il diritto dello Stato di comminare punizioni e sanzioni deriva da
 questo patto sociale originario, ne consegue che lo Stato non può uscire
 dai limiti di tale patto, in base al quale cittadini rinunciano alla minima
 porzione della propria libertà.
 • Può essere compresa in questa piccola porzione il diritto di disporre della
 vita, il massimo di tutti i beni?
 • Naturalmente no, perché sarebbero stati stolti gli uomini che ne
 avessero fatto dono allo stato, per sentirsi più sicuri.
 • Ne consegue che la pena di morte non rientra tra i diritti di cui dispone
 uno stato rispettoso del patto sociale: è un fatto, è un atto di forza, ma
 non un diritto.



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La pena di morte non è un diritto

                  È un diritto dello stato?        Sì




                             No
        Come atto di forza potrebbe però essere



         Utile?                               Necessaria?


     Se non è né utile né necessaria, ne viene dimostrata
     l’assenza di valido fondamento
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Ora tocca a te

   Prova ora a cercare nei testi:
     – Le ragioni per cui non è necessaria               (Beccaria ritiene
       più incisiva la durata della pena che non l’intensità);
     – Le ragioni per cui non è utile                (il cattivo esempio che lo
       stato dà ai propri cittadini);
   E ora svolgi una ricerca sulla pena di morte oggi nel
    mondo: in particolare quando è stata abolita in Italia; quanti
    sono gli stati in cui si pratica; quali i costi.
   Infine prova ad impostare un bilancio critico su
    vantaggi/svantaggi.


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