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									         UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TRIESTE

              FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA
 CORSO DI LAUREA IN SCIENZE E TECNICHE DELL’INTERCULTURALITÀ
                     INDIRIZZO ARABISTICA


               Tesi di Laurea in Antropologia Culturale




L’INTEGRAZIONE DEI MINORI STRANIERI IN ITALIA
   PROGETTI, POLITICHE E LINEE ORIENTATIVE
        DELL’INTERVENTO IN TOSCANA




Laureanda:                                                   Relatore:
Laura Flaim                                      Prof.ssa Letizia Bindi


                                                          Correlatore:
                                                      Prof. Aldo Becce




                   Anno Accademico 2004/2005
             Saper leggere il libro del mondo
    Con parole cangianti e nessuna scrittura
   Nei sentieri costretti in un palmo di mano,
                      Segreti che fanno paura
Finchè un uomo ti incontra e non si riconosce

                                  F. De Andrè
             Khorakhanè (a forza di essere vento)
                                   INDICE




PREMESSA                                                             IV-V

INTRODUZIONE                                                              1


SEZIONE PRIMA
LA CONDIZIONE DEI MINORI STRANIERI IN ITALIA                              4

Capitolo primo
Gli Aspetti psicologici e dell’identità                                    5
   1.1 La migrazione dei bambini e degli adolescenti                       5
   1.2 Diverse situazioni sociali e migratorie                             7
   1.3 Un caso a parte: i minori non accompagnati                         10
   1.4 Un’identità difficile                                              13
   1.5 Le possibili soluzioni adottate dai minori nel processo
       di costruzione dell’identità                                       14

Capitolo secondo
Il modello d’integrazione italiano                                        18
   2.1 Il modello “mediterraneo”                                       18
   2.2 Uno sguardo alle principali modifiche apportate dalla nuova
      legge su immigrazione e asilo n. 189/2002                           20
   2.3 Potenziali ostacoli all’integrazione                               23
   2.4 Come promuovere l’integrazione e il benessere psicologico
      dei minori                                                          25




                                                                      I
SEZIONE SECONDA
IL GRADO D’INSERIMENTO DEI MINORI STRANIERI
IN TOSCANA                                                                  27


Capitolo terzo
La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri
in Toscana                                                                  28
   3.1 L’organizzazione dei servizi sociali nella regione Toscana           28
   3.2 La disposizione dei servizi in rete                                  30
   3.3 La distribuzione geografica dei progetti                             32
   3.4 I target prioritari                                                  34
   3.5 La tipologia degli obiettivi                                         36



Capitolo quarto
I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri               40
   4.1 Le cifre dei minori stranieri in Toscana: breve
      sguardo d’insieme                                                     40
   4.2 Le case d’accoglienza e il settore assistenziale                     43
   4.3 Il sostegno scolastico e la formazione                               48
   4.4 Il settore sanitario                                                 51
        4.4.1 Una nota dolente: “sunna lieve” all’interno delle unità
              ospedaliere                                                   54
   4.5 Carcere e giustizia                                                  57
        4.5.1 Minori extracomunitari e giustizia: intervista al Sostituto
              Procuratore della Procura della Repubbilca c/o il
              Tribunale per i Minorenni di Firenze                          59
        4.5.2 La mediazione nel processo penale minorile                    63

   4.6 Interventi a favore dei minori non accompagnati                      67




                                                                             II
SEZIONE TERZA
PRESENTAZIONE DI UNA REALTÀ CONCRETA:
IL PROGETTO “ C.O.M.E ” A FIRENZE                                              69


Capitolo quinto
Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E. a Firenze                     70
   5.1 Contesto e motivazione                                                 70
   5.2 Dall’idea al progetto: il percorso di progettazione                    71
   5.3 La descrizione del progetto                                            72
   5.4 I dati di affluenza e l’utenza del C.O.M.E                             73
   5.5 Alcune considerazioni sul progetto                                      79

Intervista all’operatrice e mediatrice socio-culturale del progetto           80



CONCLUSIONI                                                                   87



APPENDICE                                                                     90
1. Elenco riassuntivo dei progetti per minori stranieri rilevati in Toscana   91



Bibliografia                                                                  128
   Normativa di riferimento                                                   132
   Principali siti Internet di riferimento                                    133




                                                                               III
                                                                                 Premessa




                                      PREMESSA

Questo studio nasce dal Progetto di Ricerca intitolato “L’integrazione dei minori
stranieri in Italia” patrocinato da Unicef e Caritas e affidato al coordinamento
scientifico della Cattedra di Antropologia Culturale del Corso di Laurea in Scienze e
Tecniche dell’Interculturalità dell’Università di Trieste.
La ricerca si è basata sul monitoraggio delle varie realtà amministrative e
istituzionali, incluso il privato sociale, in termini di “buone pratiche” volte
all’inserimento dei minori stranieri nella società d’accoglienza.
Questa rilevazione è stata condotta da un gruppo di lavoro composto da tredici
studenti, ognuno dei quali è stato incaricato di monitorare la realtà in questione in
una o più Regioni d’Italia, in modo da poter raccogliere approfonditamente dati
relativi alle specificità degli Enti Locali nell’ordine sequenziale di Regione, Province
e Comuni capoluoghi.
Il lavoro è stato suddiviso in tre fasi principali:
- la prima, effettuata tramite ricerca sul Web, ha focalizzato la rilevazione di
progetti e servizi rivolti ai minori stranieri attivati tra il 2000 e il 2004;
- la seconda si è svolta attraverso il contatto diretto con responsabili e referenti delle
istituzioni o associazioni promotrici, finalizzato all’attestazione delle qualità dei
progetti presi in esame;
- l’ultima ha visto la stesura di un breve report, riportante in forma scritta i dati
raccolti nelle fasi precedenti.
Il materiale frutto della ricerca comprende sia la normativa in materia di minori
stranieri ( pubblicazioni diffuse in rete, rassegna stampa, studi e ricerche ) sia le
pagine dei siti Internet che offrono servizi e progetti alle cosiddette “seconde
generazioni” di immigrati.
Quanto raccolto è stato organizzato ed archiviato utilizzando un supporto digitale
(Cd-Rom) che ha permesso, nella terza fase, di individuare facilmente ambito,
settore e luogo d’intervento delle “buone pratiche” a favore dei minori stranieri.
La consultazione del Cd-Rom rende possibile la lettura di una tabella riassuntiva
che riporta denominazione, soggetti promotori, tipologia e anno di realizzazione dei




                                                                                       IV
                                                                           Premessa




progetti ivi contenuti (v. Appendice 1). L’elenco, oltre a servire come indice di
riferimento per il report, rappresenta uno strumento eloquente per delineare il
quadro degli interventi in atto rivolti ai minori stranieri.
L’ambito territoriale di ricerca in cui ho svolto il monitoraggio è quello della
Regione Toscana.
Come si vedrà nel corso di questo studio, la quantità dei servizi offerti è
considerevole, ma ciò non deve indurre a credere che il contesto di riferimento sia
esente da contraddizioni ed ambiguità.




                                                                                 V
                                                                              Introduzione




                                  INTRODUZIONE


I testi che esplorano aspetti quantitativi e presenza di minori stranieri in Italia
mostrano con chiarezza come il nostro Paese sia ormai diventato per molti versi un
luogo di “stabilizzazione” degli immigrati e sia dunque entrato nella seconda fase del
ciclo migratorio, che vede sia la presenza di immigrati singoli, sia di nuclei familiari.
Ciò, oltre a fornire un segno evidente di una presenza sempre meno provvisoria degli
immigrati stranieri nel nostro paese, ha ridotto la condizione di “invisibilità sociale”
dello straniero, rendendo inevitabile il ripensamento dei servizi sociali, sanitari ed
educativi.
Il dossier Caritas 2004 stima circa due milioni e mezzo d’immigrati regolarmente
presenti in Italia e di questi più del ventuno percento è costituito da minori in età
compresa fra gli zero e i diciotto anni. Fino a qualche anno fa la popolazione
immigrata era composta da una forte prevalenza di soggetti produttivi, quindi
soprattutto lavoratori maschi adulti, mentre ora si assiste al progressivo riequilibrio
delle diverse fasce d’età.
In questo contesto, l’arrivo dei figli dal paese d’origine, attraverso le procedure di
ricongiungimento familiare, o la loro nascita nel paese d’arrivo, ha contribuito in
modo significativo alla ridefinizione del progetto migratorio poiché è iniziata ad
emergere la necessità di un inserimento meno marginale nella società e, in seno alle
comunità immigrate di primo arrivo, sono nate nuove aspirazioni e aspettative per la
“ riuscita sociale ” dei figli.
Se tutto questo da un lato risponde ad un effettivo bisogno di ringiovanimento della
nostra popolazione, dall’altro ci pone di fronte a sfide e riflessioni diverse, che
vedono come “soggetto motorio” l’integrazione e più in particolare l’integrazione
sociale.
Infatti solo quest’anno (2005), per la prima volta dal 1992, l’Italia è riuscita ad avere
un valore positivo delle nascite rispetto ai decessi, grazie all’incremento dei figli
delle donne immigrate (Corriere della Sera, 28 giugno 2005).
Parlare di integrazione sociale significa concepire l’immigrazione come un
fenomeno di lungo respiro, che attraverso varie generazioni e fasi, giunge ad una




                                                                                        1
                                                                                 Introduzione




piena cittadinanza sociale basata sul rispetto reciproco tra culture diverse e sulla
possibilità reale per l’immigrato di partecipare e contribuire attivamente alla vita
della società in condizioni di parità rispetto agli autoctoni.
Il bambino e l’adolescente straniero costituiscono il momento più avanzato del
processo di confronto culturale dell’intera famiglia nella società, poiché sono proprio
loro ad avere il primo contatto con le istituzioni e con i primi luoghi di
socializzazione.
I servizi sociali, le scuole, i tribunali, gli ospedali, ma anche la stessa società civile si
trovano improvvisamente a dover gestire, e a convivere con una nuova figura, un
nuovo cittadino, una nuova persona: il minore straniero.
La stessa definizione del termine appare complessa e ricca di ambiguità: solitamente
viene utilizzato il termine “minore straniero” perché termine “neutro”, che rimanda
alla situazione giuridica, piuttosto che alla storia diretta o familiare di migrazione.
Sarebbe improprio definirli “immigrati” dal momento che circa la metà di loro è nata
in Italia e conosce il paese d’origine solo indirettamente, d’altra parte, definirli
“seconde generazioni” assegna loro un’etichetta rigida, quasi a sottolineare
un’eredità che passa di padre in figlio e che sembra connotare l’identità in maniera
perenne. Con questa breve distinzione di termini non voglio spiegare quale sia quello
più o meno appropriato, ma fornire la dimostrazione di quanto sia complessa ed
eterogenea la figura del minore straniero e di quante realtà siano nascoste dietro quel
termine.
Questo pone anche delle difficoltà nei proponimenti d’integrazione dello stesso. Ogni
minore ha un mondo alle spalle, una situazione diversa da caso a caso, un percorso
migratorio diretto o indiretto, vissuto, subito o semplicemente respirato in famiglia
per essere figlio d’immigrati. Un nome consono potrebbe essere quello suggerito da
Tahar Ben Jelloun che chiama i minori immigrati “génération involontaire”
(generazione involontaria): «una generazione destinata ad incassare i colpi; questi
giovani non sono immigrati nella società, lo sono nella vita... Essi sono lì senza
averlo voluto, senza aver nulla deciso e devono adattarsi alla situazione in cui i
genitori sono logorati dal lavoro e dall’esilio, così come devono strappare i giorni a
un avvenire indefinito, obbligati ad inventarselo invece che viverlo».




                                                                                           2
                                                                              Introduzione




Partendo da questa premessa, la mia analisi si propone di indagare all’interno di una
realtà specifica, la Regione Toscana, ciò che associazioni ed istituzioni
concretamente fanno per adémpiere al meglio al compito dell’integrazione dei minori
stranieri nella società.
Nella prima parte cercherò di vedere il problema nel suo insieme, soffermandomi
brevemente sulle problematiche connesse alla difficile identità del bambino straniero
e su uno sguardo d’insieme al modello d’integrazione italiano.
La seconda parte, quella centrale, vedrà il caso specifico della Toscana. Sulla base
dell’indagine “L’integrazione dei minori stranieri in Italia”, analizzerò i progetti ed i
servizi rivolti ai bambini stranieri nei vari settori d’intervento.
Si è reso necessario verificare come i vari soggetti si sono attivati nell’accoglienza e
nella progettazione, e l’eventuale grado di coordinamento interistituzionale per gli
interventi in fase di attuazione. L’obiettivo è di costruire un quadro il più possibile
completo della realtà esistente, definendo le tipologie dei soggetti coinvolti, gli
obiettivi e gli ambiti d’intervento delle azioni volte all’inserimento dei minori
stranieri. La mia attenzione si focalizzerà poi, nella terza parte, sul caso specifico del
progetto in atto presso il Centro di Orientamento Minori Extracomunitari (C.O.M.E.)
del Comune di Firenze.
Per spiegare al meglio la progettazione e l’organizzazione del servizio darò voce alla
mediatrice socio-culturale che opera all’interno del progetto, riportando l’intervista
fattale, che mostra direttamente da un lato le ambiguità dei sistemi d’integrazione, la
complessità delle problematiche, la precarietà dei servizi, e dall’altro la forza e la
volontà di avanzare passo dopo passo per migliorare la situazione ed imboccare la
strada verso l’integrazione e la realizzazione, nel senso ampio del termine, di questi
bambini e ragazzi.




                                                                                         3
               SEZIONE PRIMA
LA CONDIZIONE DEI MINORI STRANIERI IN ITALIA
                                                   Capitolo primo. Gli aspetti psicologici e dell’identità




                                        Capitolo primo
            GLI ASPETTI PSICOLOGICI E DELL’IDENTITÀ




1.1 La migrazione dei bambini e degli adolescenti

Sentimenti nostalgici e vissuti di perdita accompagnano spesso il viaggio di
migrazione dei bambini e dei ragazzi nel paese d’accoglienza; sono più acuti nelle
fasi iniziali dell’arrivo e sfumano con il tempo per lasciare il posto ai ricordi e alle
immagini confuse della memoria1. Sono viaggiatori non per scelta, che si trovano
spesso catapultati in una parte del mondo all’improvviso e spesso senza che vi sia
una preparazione al distacco. Come li ha definiti Tahar Ben Jelloun essi sono la
génération involontaire, una generazione involontaria, destinata ad incassare i colpi:
questi giovani non sono immigrati nella società, lo sono nella vita. Sono lì senza
averlo voluto, senza aver nulla deciso e devono adattarsi alla situazione in cui i
genitori sono logorati dal lavoro e dall’esilio, così come devono strappare i giorni a
un avvenire indefinito, obbligati ad inventarselo invece che viverlo2. Una
generazione involontaria che, nei paesi europei, è cresciuta notevolmente negli ultimi
anni, rendendo il fenomeno di difficile gestione.
La precarietà, la condizione psicologica e sociale del minore immigrato o di origine
straniera sono tratti che sembrano intrinsecamente connessi al fatto che questi
soggetti sono come ingabbiati da una scelta subita, o meglio, coinvolti negli esiti di
una scelta che essi, proprio in quanto minori, hanno subito più di altri soggetti3.
I minori immigrati si trovano coinvolti in molteplici passaggi: dal paese di origine a
quello che li ospita, dalla cultura familiare a quella della scuola, dal mondo interno
della dimora a quello esterno, dai suoni familiari e affettivi della lingua madre alle
parole indecifrabili della seconda lingua.


1
  Graziella Favaro, pedagogista, in La difficoltà del crescere: minori stranieri e tutela, Atti del corso,
Provincia di Milano -Settore alle politiche sociali 2003
2
  Tahar Ben Jelloun
3
  Istituto psicanalitico per le ricerche sociali, Integrazione ed identità dei minori immigrati, p.6




                                                                                                             5
                                                Capitolo primo. Gli aspetti psicologici e dell’identità




Gli studi psicologici, psichiatrici e sociologici hanno mostrato gli effetti traumatici
prodotti dall’immigrazione nei minori che ne sono, più o meno direttamente,
protagonisti. Si sono voluti mettere particolarmente in luce gli effetti che
permangono anche dopo il passaggio dalla prima alla seconda generazione. Si è
parlato di separazione, di elaborazione del lutto e di processi di rimodellamento
identitario, ponendo l’accento sul clima di conflitto interetnico e interculturale in cui
essi avvengono. Questi studi hanno anche evidenziato gli aspetti per così dire
"positivi" dell’immigrazione, intesa come evento che mette alla prova le capacità
degli individui di superare i traumi che ogni cambiamento, ogni "momento di
passaggio" inevitabilmente comporta4.
Negli studi sulla migrazione infantile, viene utilizzato di frequente il concetto della
vulnerabilità5 declinandolo in maniera specifica di analisi di caso e consultazioni
psicologiche ed etnopsichiatriche. La vulnerabilità starebbe ad indicare uno stato di
minore resistenza a fattori nocivi ed aggressivi; è un concetto dinamico poiché
riguarda il processo di sviluppo del minore. Una variazione, interna o esterna, del
funzionamento psichico del bambino vulnerabile è tale da provocare una
significativa disfunzione, un dolore intenso, un arresto o uno sviluppo minimo delle
sue potenzialità. Questa fragilità si manifesta sul piano psicologico attraverso
sensibilità o debolezze, reali o latenti, immediate o differite, stagnanti o esplosive6 .
Il concetto di vulnerabilità sta ad indicare un rischio, ma anche una possibilità,
sottolineando la responsabilità e il ruolo della famiglia e dei servizi nel creare le
condizioni che prevengano ed attenuino tale rischio.
Questo termine non può essere compreso appieno se non viene messo a confronto
con il suo opposto, la resilienza7, che indica proprio la capacità di resistere, di
difendersi, e di reagire.
Alcuni bambini sembrano sviluppare risorse interne straordinarie per far fronte ad
eventi e sfide imprevisti; hanno la capacità di attraversare eventi importanti e
cambiamenti profondi mobilitando risorse per non farsi sommergere dalle difficoltà.
4
  Vedi nota 3
5
  E.J.Anthony, C.Chiland, C.Koupernik, L’enfant dans sa famille, l’enfant vulnerable, Puf, Paris 1982
6
  M.R.Moro, Bambini in cerca di aiuto. I consultori di psicoterapia transculturale, UTET- Torino,
2001
7
  Resilienza: «capacità di un materiale di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi». Definizione
presa da Zingarelli 2005




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Le migrazioni dei bambini e dei ragazzi si traduce per molti in un evento faticoso che
segna in maniera profonda la loro storia e l’identità personale. I cambiamenti sono
molteplici ed improvvisi, le fratture laceranti ed inevitabili, i compiti ai quali devono
far fronte nel paese d’accoglienza appaiono in un primo tempo ardui e al di fuori
della loro portata.
La migrazione è per tutti un evento cruciale, da non sottovalutare, da preparare con
cura, poiché segna l’avvio di un nuovo capitolo nella storia familiare e l’inizio del
nuovo viaggio nel mondo che li accoglie. Viaggio da sostenere nelle sue tappe, da
facilitare nelle conquiste e da aiutare nelle soste, poiché comporta per i minori che ne
sono coinvolti fatiche aggiuntive, ostacoli e sfide da superare.




1.2 Diverse situazioni sociali e migratorie8

Crescere tra due culture, come avviene per i figli di immigrati nel nostro paese,
costituisce una eccellente opportunità: è la preziosa occasione di impadronirsi di una
doppia ricchezza, quella di due mondi che possono rendersi fertili a vicenda.
Tuttavia, perché questa opportunità possa venire colta appieno, è necessario che i
minori di origine straniera trovino le condizioni per superare alcune difficoltà che
possono incontrare sul loro cammino. Alcuni di questi ostacoli dipendono dalla
situazione sociale e migratoria in cui essi si trovano, altri da specifiche dinamiche
legate proprio al crescere tra due culture.
Sia per la situazione sociale che per quella migratoria, i minori stranieri si possono
trovare in situazioni assai differenziate. E’ utile tenerlo presente, perché a diverse
condizioni si accompagnano fattori di volta in volta favorevoli od ostacolanti la
felice crescita psicologica dei bambini.
Per queste differenti condizioni di partenza si possono distinguere:
- bambini nati in Italia da genitori con regolare permesso di soggiorno.




8
  La distinzione così dettagliata delle diverse esperienze migratorie e psicologiche dei minori stranieri
è stata in parte presa da Marco Mazzetti, in La difficoltà del crescere: minori stranieri e tutela, Atti del
corso 2003, Provincia di Milano – Settore Politiche sociali, pp.70-73




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Questa è senz’altro la condizione più favorevole. I piccoli crescono, sostanzialmente
come i bambini italiani, imparano facilmente la lingua e la loro socializzazione viene
agevolata fin dai primi anni di vita. Non conoscono traumi di separazione e di
dislocazione nello spazio, e le loro eventuali difficoltà possono far capo
essenzialmente alla gestione delle dinamiche interculturali;
- bambini immigrati con i genitori. Si tratta in questo caso di piccoli che conoscono il
trauma di una separazione dal loro mondo di origine. Conoscono un “prima” e un
“dopo” che devono connettere, e questo non è sempre agevole, soprattutto se
l’evento migratorio interviene durante la fase del loro sviluppo.
In questo caso attraversano un trauma doloroso, fatto di separazione da persone care,
dal contesto in cui sono cresciuti, per essere innestati in un ambiente nuovo, nei cui
confronti spesso sperimentano una sensazione di profonda estraneità.
Essi, oltre tutto, non sono sostenuti dalle intense motivazioni che hanno spinto i loro
genitori a migrare, ma vivono il viaggio come qualcosa che subiscono passivamente9,
e non di rado lo possono percepire come una vera e propria violenza. Siccome a volte
incolpano di questa violenza subita i loro genitori, questo può determinare conflitti
familiari, tanto più difficili da gestire quanto meno i genitori sono consapevoli di
quanto sta avvenendo;
- minori ricongiunti10. I bambini che giungono in Italia a distanza di tempo dai loro
genitori attraversano almeno per la seconda volta un momento di sradicamento,
segnato da fratture e cambiamenti improvvisi. Non sono loro a scegliere inizialmente
il primo distacco dai genitori, e ancora non sono loro a scegliere di separarsi in un
secondo tempo dalle figure significative con cui hanno condiviso gli ultimi anni di
vita.
Questi minori subiscono un trauma iniziale non indifferente, anche se non facilmente
quantificabile, qual’ è quello della separazione dalla madre, solitamente a sei mesi di
vita, in un momento decisivo, come ben sanno gli psicologi dell’età evolutiva, nel


9
  Qui spicca la definizione data a questi minori da T.Ben Jelloun che li chiama génération
involontarire.
10
   Come specifica M.Ambrosini, questi a loro volta possono essere distinti tra quanti sono giunti in età
prescolare e quanti sono arrivati in Italia dopo aver iniziato il processo di apprendimento scolastico in
un altro paese, in Seconde generazioni - Un’introduzione al futuro dell’immigrazione in Italia,
Fondazione Giovanni Agnelli , Torino 2004, p.6




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costruire una efficace relazione di attaccamento. A questo aggiungono, verso i sette
o gli otto anni, un’ulteriore separazione vissuta in modo anche più drammatico. Essi
vengono strappati da una famiglia che è quella che li ha cresciuti, e in cui esistono in
genere due “genitori affettivi” (ad esempio i nonni), per essere “adottati” dai loro
genitori biologici che però, sul piano affettivo, possono essere dei perfetti
sconosciuti. E’ una situazione ad altissimo rischio: è come creare artificialmente dei
piccoli orfani, che vengono poi forzatamente adottati. Quasi tutti i bambini che
passano attraverso questo percorso incontrano una sofferenza profonda e un
conseguente disagio psicologico;
- figli di genitori non in regola con il permesso di soggiorno. Fortunatamente questi
minori non sono molti, perché in genere la presenza di bambini nelle famiglie
immigrate avviene dopo che c’è stato un buon radicamento sociale, espresso
dall’ottenimento del permesso di soggiorno e di una condizione lavorativa
relativamente stabile. Tuttavia, esistono minori che vivono nel nostro paese con
genitori irregolari. Questa condizione si accompagna, con grande frequenza, a
situazioni di emarginazione socio-economica (povertà, precarietà abitativa, genitori
in condizioni di stress) che costituiscono un fattore di alto rischio sia per il
raggiungimento del benessere psicologico sia per la loro integrazione;
- figli di rifugiati. Il rischio, per questi bambini, è quello di vivere con genitori molto
provati sul piano psicologico. I rifugiati sono spesso stati vittime di violenze, a volte
di torture, che possono aver danneggiato il loro equilibrio psichico e quindi la loro
capacità di occuparsi efficacemente dei figli;
- minori orfani. Perdere i genitori è sempre una situazione gravissima per ogni
bambino. Tuttavia, per i figli di immigrati può essere ancora più catastrofico che per
un piccolo italiano. Questo perché, nella maggior parte dei casi, le famiglie di origine
straniera sono nucleari, mancano le relazioni familiari allargate, e i piccoli hanno
quindi meno possibilità di trovare figure genitoriali vicarianti (nonni, zii) che
possano aiutarli a superare in qualche modo l’evento luttuoso.
L’equilibrio fragile su cui si reggono le famiglie di immigrati può venire messo in
crisi, per le stesse ragioni, anche senza arrivare alla morte di un genitore: basta una
malattia, o un infortunio, perché l’intero gruppo si trovi in serie difficoltà;




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- bambini stranieri adottati, che sfuggono all’osservazione di chi si occupa di
famiglie immigrate, perché vengono immediatamente rubricati come italiani, ma che
tuttavia spesso soffrono di problemi non dissimili da quelli dei figli di immigrati, che
si vanno ad aggiungere a diversi livelli di sofferenza psichica legati alla loro
preesistente storia di vita che li ha condotti alla condizione di adattabilità;
- minori nomadi. Spesso con cittadinanza italiana, che costituiscono un gruppo sui
generis, spesso con gravi problemi per quanto riguarda la prevenzione e l’assistenza
medica e sociale, anche se con un buon grado di integrazione psicologica all’interno
della propria comunità;
- infine i cosiddetti “minori non accompagnati”11, giovani adolescenti che hanno
tentato l’avventura migratoria per conto proprio, talora in contatto con le
organizzazioni criminali, e che si trovano a dover fronteggiare notevoli complessità
non solo di natura giuridica, ma anche psicologica: quella di percepire se stessi come
adulti mentre la società italiana li considera ancora, a tutti gli effetti, poco più che
bambini.




1.3 Un caso a parte: i minori non accompagnati

Se si parla di forte disagio psicologico e di difficoltà d’integrazione per i minori
stranieri “accompagnati”, il problema si acuisce parlando di quei minori che invece
giungono in Italia soli, in quanto sono i più colpiti in termini di sradicamento e di
scarsa integrazione. Le loro prospettive per il futuro risultano ancora più incerte
poiché, potendo ottenere soltanto un permesso di soggiorno per “minore età”12 , con
il conseguimento dei diciotto anni possono essere facilmente espulsi verso il paese
d’origine, oppure cadere nell’illegalità.
La definizione di minore straniero non accompagnato                       contenuta nella norma
                                                                13
regolamentare del Comitato per i Minori Stranieri                    è di recente formulazione e
definisce « minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato, il

11
   Il tema qui accennato viene ripreso e approfondito nel paragrafo successivo. Vedi paragrafo 1.3
12
   Se concesso dal Comitato Minori Stranieri.
13
   Art.1,2 DPCM535\99




                                                                                                     10
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minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione europea che,
non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio
dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti
per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano ».
Dai dati del Comitato per i Minori Stranieri risulta che nel settembre 2003 in Italia
erano presenti circa 7900 minori non accompagnati con e senza permesso di
soggiorno14.
I paesi di maggior provenienza sono la Romania ( il 37,2% dei minori non
accompagnati sono di origine rumena) il Marocco ( 20,1% ) e l’Albania (16,8%) 15.
L’età dei minori è compresa tra i 15 e i 17 anni ( 82% ) di cui il 68% è fra i 16 e i 17
e l’ 84% di essi sono maschi.
La maggior parte di essi sono inviati dai propri genitori, o sono partiti per sfuggire a
situazioni di disagio economico o spinti dai compagni per una forte avventura 16.
Questi paesi vedono una situazione in cui le strutture e le risorse non sono sufficienti
a garantire il benessere della maggior parte della popolazione.17
I minori non accompagnati giungono clandestinamente in Italia e trovano rifugio
presso connazionali, in abitazioni di fortuna, in condizioni igieniche precarie.
Dalle informazioni raccolte presso i Centri di Pronto Intervento, si registra che molti
di questi ragazzi hanno cercato di lavorare come sfasciacarrozze perché offrono posti
per dormire, negli autolavaggi, nelle campagne come pastori o braccianti per la
raccolta di pomodori, olive, frutta, per accudire animali, nei cantieri come manovali,
nei trasporti come facchini etc. Tutti lavori in nero e sottopagati. Altri ragazzi cadono
nelle reti di manovratori che li utilizzano per compiere reati.18
Da questi dati emerge che la tipologia dei minori non accompagnati ha degli elementi
comuni, per quanto riguarda l’età, la scolarità (8 anni di scuola) ed il percorso
migratorio condotto.
I minori vengono accolti presso Centri di Pronto Intervento Minori ( CPIM ) che,
dall’ottobre dell’1988 al giugno del 2003, hanno accolto circa 3500 adolescenti.
14
   I dati qui riportati riguardano i minori segnalati, quindi visibili.
15
   Comitato per i Minori Stranieri, Anno 2003
16
   N. A. La Gamba, Responsabile Centri di Pronto Intervento Minori della Caritas di Roma.
17
   A.Bruni C. Durso, operatrici del servizio C.O.M.E (Centro Orientamento Minori Stranieri ) a
Firenze.
18
   Vedi nota 10




                                                                                                    11
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Le maggiori richieste che presentano i ragazzi presso i centri in cui vengono accolti
riguardano in primo luogo la regolarizzazione, poi il lavoro. Non ammettono il
rimpatrio perché non vogliono deludere le aspettative dei loro genitori.
I minori operano delle scelte adulte ma si trovano a richiedere interventi non solo
assistenziali e di segretariato sociale, ma di vero e proprio sostegno in un momento
particolarmente delicato del loro sviluppo. Sono consapevoli del loro disagio e della
forte difficoltà all’integrazione.
Mostrano spesso resistenza alla frequenza di corsi d’italiano, a corsi di formazione
professionale, aggravata spesso dalla difficoltà di socializzazione e sono demotivati
nell’ apprendimento di informazioni utili al loro futuro impegno sociale. Le difficoltà
di adattamento al contesto comunitario sono in parte interpretate come difesa del
disagio. Il contesto sta chiedendo loro troppo rispetto allo sviluppo maturativo, alle
competenze e alle abilità sociali e di ciò ne hanno preso piena coscienza. Nel
tentativo di diventare autonomi lasciandosi alle spalle affetti, cultura, modi di fare,
lingua, si trovano di fronte a richieste di comportamento alle quali non sono in grado
di rispondere adeguatamente. Ciò li porta a sviluppare atteggiamenti assistenzialistici
e di immobilismo, cosicché i centri di accoglienza diventano vere e proprie sale di
attesa.




1.4 Un’ identità difficile

Nei percorsi migratori, al di là dei problemi contingenti, si presentano anche
problemi di carattere simbolico, effetto delle nuove dinamiche sociali caratterizzate
dal confronto e dalla convivenza di popolazioni differenti e tra etnie e culture
diverse. L’identità etnica diventa un’importante risorsa alla quale attingere nella
dimensione del multidimensionale incontro-scontro originato dai movimenti
migratori19.



19
     Lazzarini G., La società multietnica, FrancoAngeli, Milano, 1993, pp.62-63




                                                                                                       12
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Nella ricerca di punti fermi, il minore che emigra si trova in una condizione più
problematica rispetto agli altri, aggravata dal fatto che, prima nel paese d’origine, poi
nel paese d’arrivo, non ha avuto esperienze familiari, sociali, culturali che gli hanno
consentito la formazione e il mantenimento di proprie radici, ma ha vissuto una
forma di frattura. L’affermazione della propria identità etnica, non appare solo
l’espressione di un atteggiamento difensivo, ma sovente diventa una manifestazione
simbolica, di cui peraltro la comunità d’arrivo poco o nulla conosce. Ciò implica
molte difficoltà a mantenere con coerenza gli elementi costitutivi del modello
culturale d’origine, con possibili conseguenze a livello d’integrità psicologica del
soggetto20.
Il minore si trova nella necessità di dover risolvere al più presto il complicato
rapporto con il proprio passato e con il paese d’origine, anche se nato nel paese in cui
si trova a vivere. La costruzione dell’identità di questi bambini coinvolge nel suo
processo, soggetti che appartengono a mondi culturali ed etnici differenti. Questo
implica che ai bambini stranieri o di origine straniera non è concessa la possibilità di
avere un’unica identità etnica, proprio perché l’esperienza migratoria, sia diretta che
indiretta rappresenta per loro un elemento di lacerazione identitaria.
In questo caso, la famiglia svolge un ruolo fondamentale, soprattutto in quella che i
sociologi definiscono la fase di socializzazione primaria che si compie nei primi anni
di vita. Nel corso invece della socializzazione secondaria sono attivi agenti diversi da
quelli familiari, che pongono valori e ruoli spesso differenti da quelli elaborati nella
fase precedente. In questa seconda fase diventa centrale la comunità d’appartenenza,
che conosce i propri modelli culturali e difficilmente conosce o riconosce quelli
portati dai nuovi arrivati.
Indubbiamente il rapporto tra il paese d’arrivo e il paese d’origine si sviluppa in
maniera ambigua. Accanto ad un’ identità etnica originaria, i ragazzi e le ragazze in
un secondo momento entrano in contatto con altre proposte d’identità proposte dalla
comunità d’arrivo. Se da parte degli appartenenti al gruppo l’etnicità viene
considerata un dato, ereditato e da conservare gelosamente, da condividere e da



20
  Sogna Bedogni, Minori stranieri tra disagio e integrazione nell’Italia multietnica - Uno sguardo
antropologico. L’Harmattan Italia, Torino 2004, p.26




                                                                                                     13
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trasmettere quanto più possibile inalterato alle successive generazioni, l’analisi
globale di una società multietnica mostra come essa sia più il frutto di una scelta,
sottoposta ad un continuo processo di invenzione e reinvenzione per dinamiche
interne, ma soprattutto per il confronto con gli altri gruppi. L’identità culturale non
può ritenersi qualcosa di automaticamente acquisito e trasmesso sotto il segno della
tradizione: è una scelta, in quanto la maggiore o minore accettazione di tutti o di
alcuni caratteri ritenuti alla base dell’etnicità deriva da strategie attuali e sempre
negoziabili controllate da élite interne ai gruppi, espresse e realizzate nei confronti
degli altri gruppi.
Essere un figlio di immigrati non comporta un’automatica e semplicistica ascrizione
ad un determinato gruppo etnico, poiché i fattori che influiscono sulla formazione
dell’identità sono molteplici.
È forse per queste constatazioni che gli studiosi definiscono la seconda generazione
di immigrati, “ la generazione del sacrificio”, quella che paga maggiormente i costi
psicologici dell’immigrazione senza riuscire ad ottenerne i benefici.




1.5 Le possibili soluzioni adottate dai minori nel processo di
   costruzione dell’identità

L’ipotesi di fondo è che i bambini stranieri o di origine straniera sono sottoposti ad
un duplice processo di acculturazione e socializzazione, che determina, tra l’altro,
una lacerazione dell’Io, diviso tra istanze culturali e affettive in conflitto: quella di
cui sono portatori i genitori e quella del paese d’arrivo. Al minore è affidato il
difficile compito di mediare tra due mondi lontani, che tra l’altro tendono a proporre
modelli d’identità etnica estremamente pericolosi: la famiglia rischia di proporgli
un’etnicità simbolica mummificata, e la società d’arrivo invece un’etnicità folklorica
e di esclusione21. Il minore si trova così a dover evitare i rischi connessi



21
  Presidenza Consiglio dei Ministri – Dipartimento Affari Sociali. Un volto o una maschera? I
percorsi di costruzione dell’identità. Rapporto 1997 sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza,
Centro Nazionale di Documentazione ed Analisi sull’Infanzia e l’Adolescenza, Istituto degli
Innocenti, Firenze,1997




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all’eventuale accettazione delle identità etniche proposte e a dovere cercare di
proporne una propria, operazione estremamente complessa ed articolata.
In questa realtà il minore straniero tenta di ricomporre le lacerazioni che si trova a
vivere, adottando una delle quattro soluzioni22 che qui di seguito verranno esposte.
Esse presentano numerose sfacettature , che dipendono da molteplici fattori che
intervengono nelle relazioni instaurate tra i vari soggetti : lo straniero, la sua
famiglia, la società di partenza, la società d’accoglienza, le comunità di connazionali
presenti nel paese d’arrivo etc.
La prima soluzione adottata dal minore straniero può essere la cosiddetta resistenza
culturale. Il termine resistenza sottolinea l’atteggiamento assunto dallo straniero nei
confronti della società d’arrivo e il suo tentativo di fare riferimento, prevalentemente
od esclusivamente, alla cultura e all’identità etnica originaria proposta dai genitori,
accettandone       i   molteplici   aspetti,   che    vanno      dalla    lingua     alla    cucina,
dall’abbigliamento al modo di comportarsi nella società. Da questa prospettiva,
anche le amicizie tendono ad essere ridotte al minimo nei confronti dei coetanei non
connazionali, fatto che determina una forte propensione alla formazione di
sottogruppi nei quali i momenti di scambio e di confronto con l’esterno si riducono
all’indispensabile, mantenendo invece all’interno della famiglia aspetti tradizionali
assai radicati. Si tratta di vere e proprie “comunità incapsulate” che spesso abitano in
zone circoscritte.
La resistenza culturale rappresenta un momento di rafforzamento dell’identità etnica,
che però non deve condurre ad una chiusura ghettizzante, ma ad un pluralismo
multiculturale che garantisca il rispetto delle diversità.
Il rischio di tale soluzione è evidente perché se non viene adeguatamente affrontata e
gestita finisce per far sentire i minori sempre e comunque stranieri ed “altri” nel
paese d’arrivo.
La seconda soluzione è invece, all’opposto della prima, legata al processo di
assimilazione. Il minore straniero in questo caso aderisce pienamente alla proposta
identitaria della società d’arrivo e rifiuta o meglio rinnega la propria cultura
d’origine. I vantaggi di tale soluzione sono costituiti dalla forte volontà di


22
     Ibidem p.14




                                                                                                   15
                                           Capitolo primo. Gli aspetti psicologici e dell’identità




apprendimento e adattamento al paese d’accoglienza e dalla quantità e qualità degli
scambi con gli autoctoni. I rischi sono, invece, la possibilità di svalorizzare parti di
sé, l’aumento della conflittualità nei confronti dei legami familiari e la rottura fra le
generazioni. Nel processo di assimilazione si viene poi a creare una situazione per
molti versi paradossale: da una parte, il modello culturale dominante nel paese
d’immigrazione è realmente percepito dal minore come quello vincente, e questo è
quello che gli viene proposto nella sua esperienza quotidiana (dalla scuola, alla
televisione etc.); dall’altra sono praticamente svanite o non sono mai state realizzate
le procedure per una vera assimilazione. Ne consegue una sfasatura tra le aspettative
del minore straniero e la disponibilità della società d’arrivo.
La terza soluzione è quella che si può definire della marginalità e che in genere è
presentata come la condizione più frequente tra i ragazzi stranieri. L’identità di questi
ragazzi risulta confusa, essi vivono ai margini, sia della cultura d’origine, sia di
quella d’arrivo, incapaci di proporre una reale proposta identitaria alternativa. Sono
coloro che non si sentono di appartenere ad alcuna delle due culture, che si collocano
passivamente in entrambe, incapaci di scegliere tra l’affetto familiare e il fascino
dell’emancipazione.
Infine la quarta soluzione è quella della doppia etnicità. In genere si tratta di un
lento, ma profondo lavoro analitico, in cui l’identità viene formata dal continuo
confronto tra i due mondi, la famiglia e la società d’arrivo, confronto che non
comporta risoluzioni definitive o estremiste, ma un processo di selezione ed
adeguamento. In tal modo il minore riesce ad avere un’identità formata
dall’armonizzazione ed integrazione dei valori delle due differenti culture, e
soprattutto viene sviluppato un senso di duplice appartenenza.
In genere la doppia etnicità è considerata la soluzione migliore , proprio perché
permette al minore un maggiore equilibrio, nonché una maggiore capacità critica,
una maggiore obiettività e sensibilità. Si tratta comunque di un equilibrio assai
articolato che può essere realizzato soltanto se la società stessa ha sviluppato
un’organizzazione multiculturale (o per lo meno bi-culturale) superando anche quel
razzismo istituzionale assai difficile da sradicare23.


23
     Ibidem p.14




                                                                                               16
                                                 Capitolo primo. Gli aspetti psicologici e dell’identità




L’integrazione è un concetto multidisciplinare e multidimensionale, che ha a che fare
con l’acquisizione di strumenti e di capacità, con i rapporti tra individui, riferendosi
essa all’incontro di un soggetto con un contesto di altri soggetti, infine con l’integrità
del sé, ovvero con la possibilità di ricomporre ed esprimere la propria storia, la
propria lingua e la propria appartenenza24.
Proprio le reali opportunità di scelta dovrebbero essere l’elemento su cui basare una
possibile politica di integrazione, capace di rispettare anche le identità e le diversità
etniche, che quindi dovrebbero essere intese non come obblighi, ma come scelte.




24
  Moyersoen J., Minori stranieri non accompagnati:quali percorsi di integrazione, in Al passo del
loro crescere, Atti della prima conferenza regionale sui diritti dell’ infanzia e dell’adolescenza,
Regione Friuli Venezia Giulia, Udine, 7-9 novembre 2005




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                                     Capitolo secondo
              IL MODELLO D’INTEGRAZIONE ITALIANO




2.1 Il modello “mediterraneo”

Ciò che contraddistingue il termine integrazione è il suo carattere dinamico. Un
percorso che coinvolge due entità distinte: l’individuo che cerca di integrarsi e di
coesistere al meglio nel contesto di accoglimento e la società ospitante che lo aiuta,
lo lascia fare o lo ostacola nel raggiungere il suo scopo25.
Il concetto d’integrazione può essere definito come l’inclusione di una nuova
popolazione all’interno delle strutture sociali già esistenti nel paese d’immigrazione e
la qualità con cui questa si relaziona con la società ospitante. Integrazione significa
quindi acquisizione di diritti, possibilità di realizzazione di sé senza ostacoli,
costruzione di relazioni sociali e formazione di sentimenti di appartenenza e di
identificazione.
Ciò che più caratterizza il caso italiano nel panorama internazionale delle migrazioni
è il rapido passaggio dalla condizione di grande paese di emigrazione a quella di
paese di immigrazione26, mentre ancora più recente e lacerante è la presa di
coscienza dell’importanza e dell’ irreversibilità di questo processo.
Questa trasformazione generazionale è avvenuta però in modo quasi inconsapevole e
non ancora del tutto accettato, attestata peraltro dalla natura della produzione
legislativa degli ultimi anni.27
Il modello d’integrazione italiano, più che un modello progettato e costruito
esplicitamente dalle istituzioni politiche, è un modello formato in maniera opaca e
poco sistematica. La scarsa regolamentazione istituzionale, costellata di sanatorie

25
   G. Zincone, Secondo rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia, Il Mulino, Bologna, 2001,
p. 86
26
   Riferimento a M.I. Macioti ed E. Pugliese, L’ esperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in Italia,
Roma-Bari, Laterza 2002. Frase questa che viene riportata spesso quando si parla del fenomeno
migratorio italiano.Forse una delle maggiori peculiarità del caso italiano è proprio questa.
27
   Per questo si rimanda al paragrafo succesivo




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anziché di misure governative precauzionali, la debole regia delle istituzioni
pubbliche nei percorsi d’accoglienza, l’inserimento nel mondo del lavoro
contraddistinto inizialmente da informalità e precarietà, ne sono un segnale e un
indice notevoli.
Per il contesto italiano si presenta un modello d’integrazione “mediterraneo”, che
caratterizza tutti i paesi dell’Europa meridionale, ma che trova in Italia una delle
espressioni più complesse28. Il recente passaggio da paese d’emigrazione a paese
d’immigrazione, l’inserimento iniziale di manodopera straniera nei lavori stagionali
agricoli, le frequenti occasioni di rientro dovute ad uno scarso controllo alle
frontiere, politiche più permissive che repressive, contraddistinguono i paesi del
bacino mediterraneo dagli altri.
Questo ha portato ad un’iniziale assenza di norme regolanti l’immigrazione ed alla
seguente reazione allarmistica delle istituzioni tramite emanazione di leggi mirate al
contenimento ed alla restrizione dei nuovi ingressi, con la conseguente presenza
sempre maggiore di ingressi irregolari.
Un altro elemento caratterizzante il modello mediterraneo è quello della
concentrazione degli immigrati in un impiego del terzo settore, in particolare nei
servizi alle persone ( colf, badanti, collaboratrici familiari etc. ). Questo richiama un
aspetto ulteriore, quello cioè di un immigrazione con un’alta percentuale femminile.
Infine un ultimo tratto caratterizzante, consiste nella scarsa possibilità di accesso
degli immigrati alle politiche sociali, dovuta non solo all’inadeguatezza degli
strumenti legislativi, alla scarsa sensibilizzazione e forse poco concreta accettazione,
ma anche al carattere complesso e meno stabile dell’immigrazione in questi paesi.
Il nostro modello si è basato su di un’incorporazione, un patto tacito che ha
consentito negli ultimi anni una relativa accettazione degli immigrati nella società
italiana, basato su di una “integrazione subalterna” in cui gli immigrati sono ammessi
in quanto lavoratori, disponibili ad accettare occupazioni sgradite e ormai rifiutate
dai lavoratori italiani.29


28
   E. Pugliese, L’Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne, Il Mulino, Bologna, 2002
p.95
29
   M. Ambrosini, S. Molina, Seconde Generazioni- Un’introduzione al futuro dell’immigrazione in
Italia, Fondazione Agnelli, 2004, p.17




                                                                                                        19
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In un quadro come questo, inserire il futuro delle seconde generazioni di immigrati,
dei figli delle “cavie” di questo processo diventa quanto mai una sfida.
Le normative, i servizi, le politiche sociali devono adeguarsi e ben disporsi al nuovo
cambiamento, considerando questo come una risorsa, un’occasione di crescita e non
un problema da risolvere e “restringere”.




2.2Uno sguardo alle principali modifiche apportate dalla nuova
   legge su immigrazione e asilo n. 189/2002


Le recenti modifiche alla legge 40 del 1998 dimostrano come, nonostante sia urgente
una normativa adeguata che possa facilitare il percorso d’integrazione degli
immigrati entranti e già presenti sul territorio italiano, tali emendamenti rischiano di
rendere sempre più precaria la presenza del cittadino straniero in Italia.
Per avere un riferimento normativo, quasi d’obbligo se si vuole inquadrare il modello
d’integrazione nel nostro Paese, vediamo brevemente quali sono le modifiche
apportate dalla nuova legge n. 189 del 2002.30
Una prima modifica consiste nell’ideazione di una nuova terminologia legata al
permesso di soggiorno, che viene definito ora “contratto di soggiorno per lavoro
subordinato”31. Questo prevede, come la precedente legge, il rilascio e il rinnovo del
permesso di soggiorno sulla base di un contratto di lavoro. Un’altra novità all’interno
di tale clausola specifica l’obbligo da parte del datore di lavoro, che intenda
assumere un lavoratore extracomunitario residente all’estero, di sobbarcarsi
l’impegno del pagamento delle spese di rientro nel paese di provenienza, rendendo
così meno appetibile l’assunzione di lavoratori extracomunitari.
Il permesso di soggiorno verrà poi rinnovato, se ne sussistono i requisiti, per una



30
   Da Monica Molteni, giurista della Caritas Ambrosiana. Osservazioni in merito alla nuova legge n.
189/2002 di modifica alla normativa in materia di immigrazione ed asilo
31
   Art. 5-bis della Legge 189 del 2002 (La cosiddetta Bossi Fini), all’interno del Testo Unico delle
disposizioni concernenti la disciplina dell’ immigrazione e norme sulla condizione dello straniero.




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durata massima non superiore a quella stabilita col rilascio iniziale e non più per una
durata pari al doppio di quello precedente.32 Questi emendamenti rendono precario il
soggiorno dei regolari.
La nuova legge prevede inoltre la raccolta dei rilievi fotodattiloscopici dei cittadini
extracomunitari nei casi di richiesta e rinnovo del permesso di soggiorno33 e rende
operativa, nella quasi totalità dei casi, l’espulsione con accompagnamento immediato
alla frontiera riservando l’intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro 15
giorni a casi circoscritti (ex. cittadino straniero fermato con un permesso di
soggiorno scaduto da più di 60 g.).34
                                                                   35
Il periodo di divieto al reingresso passa da 5 a 10 anni                 con facoltà dell’autorità
amministrativa di disporre discrezionalmente un’eventuale riduzione del periodo di
rientro.
Viene poi allungato il periodo di detenzione nei Centri di Permanenza Temporanea
da 30 a 60 giorni36, quando contemporaneamente non si incentivano gli accordi di
riammissione con gli Stati di provenienza per accelerare l’espletamento degli
accertamenti d’identità e il rilascio dei documenti di viaggio da parte delle autorità
diplomatiche del paese d’origine dello straniero espulso.
Il trattenimento in questo caso risulta vano se non si trovano le vie di collaborazione
con le autorità diplomatiche straniere, in grado di svolgere un ruolo chiave nel dare
certezza all’identità dello straniero espulso, requisito essenziale per poter rinviare lo
stesso nel paese di effettiva provenienza.
Per quanto concerne le disposizioni per il ricongiungimento familiare, vengono poste
restrizioni con l’abrogazione dell’articolo della vecchia normativa per cui erano
dichiarati come aventi diritto al ricongiungimento familiare i parenti (tutti) a carico
entro il terzo grado, inabili al lavoro secondo la legislazione italiana37. L’abrogazione
di tale articolo si pone in netto contrasto con la proposta di direttiva della
Commissione Europea38 che consente invece il ricongiungimento anche a tale

32
   Art. 5, comma 4 del T.U.
33
   Art.5, comma 2-bis, 4-bis e Art. 6, comma 4.
34
   Art. 13 del T.U.
35
   Art. 13 comma 14 T.U.
36
   Art. 14 comma 5 del T.U.
37
   Ex Art. 27 comma 1 d) del T.U. abrogato con la nuova legge 189/2002
38
   Direttiva COM 2000 n° 624




                                                                                                 21
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categoria. Il campo viene ristretto ai soli figli maggiorenni a carico che non possono
provvedere al proprio sostentamento a causa del loro status di salute che comporti
invalidità totale.39
Si escludono anche dalla possibilità di ricongiungimento i genitori a carico che
hanno altri figli.40 Inoltre si impone al familiare presente in Italia di includere nella
documentazione da presentare in Questura, per l’ottenimento del nulla-osta, la
documentazione attestante i rapporti di parentela, coniugio e minore età, autenticata
dall’ autorità diplomatica italiana.41
La Legge 40/1998 prevedeva invece che tale documentazione dovesse essere allegata
alla domanda di visto d’ingresso e fosse di competenza del solo consolato italiano.
L’emendamento introdotto comporta un consistente allungamento dei tempi per i
ricongiungimenti familiari e un notevole aggravio della procedura per l’ottenimento
del nulla-osta.
Viene abrogato l’articolo relativo alla procedura della “prestazione di garanzia per
l’accesso al lavoro”, le cosiddette “sponsorizzazioni”,42 che rende minore la
possibilità di ingresso legale in Italia per lavoro e annulla l’opportunità d’incontro
diretto tra domanda e offerta sul mercato, condizione fondamentale per l’instaurarsi
di rapporti fiduciari tra lavoratore e datore di lavoro.
La nuova normativa restringe inoltre l’accesso all’edilizia residenziale pubblica con
l’abrogazione dell’articolo che dava la possibilità alle Regioni di concedere
contributi a Comuni, Province, Consorzi di comuni o Enti morali pubblici e privati
per opere di risanamento igienico-sanitario di alloggi di loro proprietà o di loro
disponibilità legale, da destinare ad abitazioni di stranieri titolari di carta o permesso
di soggiorno.43
Il nuovo articolo44 prevede che “hanno diritto all’accesso agli alloggi di edilizia
residenziale pubblica, a parità con i cittadini italiani, gli stranieri titolari di carta di
soggiorno e quelli regolarmente soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno


39
   Art. 27 comma 1 b-bis) T.U.
40
   Art. 29 comma 1 c) del T.U.
41
   Art. 29 comma 7 del T.U.
42
   Ex Art. 21 del T.U.
43
   Ex Art. 38 comma 5 del T.U.
44
   Art. 40 comma 6 dell’attuale legge sull’immigrazione.




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almeno biennale45, che esercitano una regolare attività di lavoro subordinato o
autonomo”. Ciò significa che non potranno più accedere agli alloggi di edilizia
residenziale pubblica coloro che sono iscritti al collocamento e nulla è dato di sapere
su cosa possa succedere nel caso in cui un cittadino extracomunitario, titolare di un
contratto di locazione presso una di queste strutture, perda il posto di lavoro o si
dimetta.
A fronte di queste osservazioni, non si può fare a meno di notare che sebbene
l’obiettivo principale della nuova legge è quello di incrementare la prevenzione e la
repressione dell’immigrazione illegale, sostanziali modifiche apportate a numerosi
articoli della Legge 40/1998 rendono più precaria la presenza dello straniero già
presente regolarmente sul territorio, mettendo in crisi il concetto d’integrazione
sociale fondamentale per l’inserimento delle seconde generazioni d’immigrati.




2.3 Potenziali ostacoli all’integrazione

I fattori che possono creare ostacoli all’integrazione sono numerosi, tra cui il
principale e più influente, è quello della condizione di clandestinità. Ad esso sono
associate conseguenze di grave portata, come le precarie e inadeguate condizioni
alloggiative, la povertà, la scarsa attenzione per la salute, nonché l’insufficiente o
nulla affluenza scolastica46. In conseguenza della situazione di irregolarità, nonché
delle precarie condizioni economiche, le famiglie cambiano spesso la loro
abitazione47 creando forti disgregazioni all’interno di tutto il nucleo familiare, e in
particolare ai figli. La regolarizzazione diventa il punto di partenza p45
er proseguire nel percorso d’integrazione, sia per gli adulti, che per i minori.
Solo a titolo di esemplificazione cito il caso emblematico dei minori che giungono in
Italia soli ( minori non accompagnati ), privi di permesso di soggiorno, e privi di una
qualsiasi figura di riferimento. Questi ragazzi, che partono con un percorso di


45
   Nel vecchio articolo non veniva specificato il periodo di possesso del permesso di soggiorno.
46
   S.Bedogni, Minori stranieri tra disagio e integrazione nell’Italia multietnica, L’Harmattan Italia,
2004, p.83
47
   In questo caso non si ha diritto d’accesso alle strutture d’edilizia pubblica. Vedi Capitolo 2.2.




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clandestinità, vivono in una condizione di precarietà estrema. In loro si è visto come
è più difficile instaurare dei processi d’integrazione a lungo termine.
Un altro fattore importante è la discriminazione che relega il minore immigrato in
una specifica condizione di svantaggio, che va distinta da quella di altre categorie di
minori "a rischio", anch’essi svantaggiati ma non "diversi" per la loro origine etnica
o di immigrazione. La diversità dovuta all’origine può certo sommarsi, come spesso
avviene, allo svantaggio socioeconomico ma permane come stigma che, in quanto
tale, conferisce un carattere specifico alla condizione del minore immigrato.
Oltre all’ostilità di un contesto inospitale e al relativo clima di conflitto e violenza -
esiti tipici delle pratiche discriminatorie - bisogna poi tener conto di un altro aspetto,
per così dire "soggettivo", potenziale rischio di non integrazione del minore
immigrato. È noto come l’origine immigrata o l’appartenenza a una minoranza etnica
si associno a maggiori difficoltà nel dare pieno e libero sviluppo alle "capacità" del
minore. Ne sono esempi emblematici: l’influenza delle barriere linguistiche e
culturali; l’azione negativa di stereotipi e pregiudizi su base etnica e razziale; la non
condivisione con i valori delle componenti sociali maggioritarie. Esempi peraltro
supportati dalle evidenze statistiche che mostrano le difficoltà scolastiche cui questi
soggetti vanno incontro; oppure la loro minore rappresentanza nelle posizioni di
maggior rilievo in ambito lavorativo, artistico o, comunque, nelle professioni per le
quali è richiesto un più alto grado di formazione. Anche da questo punto di vista, il
portato di diversità culturale - seppure, per altri versi, rappresenti una ricchezza - si
traduce in una sorta di handicap (in rapporto ai livelli di performance imposti dal
contesto ospite o maggioritario) che caratterizza in modo specifico i minori
immigrati (rispetto ad altre categorie di soggetti) e configura ulteriori elementi di
difficoltà e svantaggio per poter raggiungere quel grado d’inserimento auspicabile in
una società democratica fondata sul rispetto dei diritti.




                                                                                            24
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     2.4 Come promuovere l’integrazione e il benessere psicologico dei
        minori


Una domanda che sorge spontanea in questo quadro è quella di capire come si può
svolgere un’azione preventiva per lo sviluppo e l’integrazione dei minori.
Questi ragazzi hanno bisogno di essere aiutati e sostenuti, affinchè sappiano sfruttare
al meglio le loro risorse e la loro condizione di bi - culturalità. Un primo tipo di aiuto
è quello di identificare e seguire con occhio attento i piccoli più bisognosi di
benessere psichico48. Saper riconoscere i ragazzi in condizione di maggior
svantaggio significa poterne cogliere i segnali di maggior disagio e poter intervenire
con loro, e, se possibile, con le loro famiglie, per avviare dei percorsi psicosociali,
psicopedagogici, e psicoterapeutici per garantirne la tutela.49
Da questo primo accorgimento si passa ad uno scalino superiore, di tipo sociale:
favorire l’integrazione degli immigrati nel nostro contesto sociale.50 Maggiore è il
grado di accoglienza nel nostro Paese, minori saranno le tensioni tra famiglia e
società, e migliore sarà il contesto di crescita dei figli. Per fare questo è necessario
intervenire a livello legislativo ed amministrativo da un lato, e diffondere un comune
senso della cultura dell’accoglienza in tutta la società civile.
Un altro punto molto importante per lo sviluppo del minore è di tipo
psicopedagogico. I minori stranieri, che soffrono più di ogni altro di crisi identitarie,
hanno bisogno di essere aiutati nell’emersione di un senso di doppia appartenenza:
da una parte quella legata al paese di origine e dall’altra quella del paese d’arrivo.
Sembra questo il vero segreto dell’integrazione.51 La nuova vita nel paese d’arrivo
rappresenta, dal punto di vista dei processi identitari, una doppia possibilità.
L’investimento di energia psichica sui valori, gli artefatti, le persone della nuova
cultura può, a medio e lungo termine, rappresentare una fonte di conflitto, di dolore,


48
   Fra questi risultano in prima fila i minori non accompagnati
49
   “ I percorsi possibili. Esperienze e reti di opportunità”, a cura di Marco Mazzetti, psicologo del
Centro di psicologia e analisi trnsazionale di Milano, in La difficoltà del crescere: minori stranieri e
tutela, Atti del corso, Provincia di Milano – Settore Politiche sociali, , Milano, Ottobre-Dicembre
2003, p.69
50
   Ibidem, p. 76
51
   Ibidem




                                                                                                           25
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addirittura di patologia psichica; in direzione opposta, può costituire invece
l’occasione di esperienze soggettive buone, attraverso le quali il minore ricostruisce
in modo positivo un’identità nuova, composta da elementi del passato ed elementi
originali, legati al nuovo contesto ed alla nuova società.52
Da questo punto di vista i luoghi principali per un’azione efficace sono quelli della
socializzazione: la scuola, soprattutto, ma anche gli spazi d’aggregazione, i centri
sportivi, i luoghi d’incontro del doposcuola, etc. Qui i minori hanno la possibilità di
confrontarsi con la nuova realtà in cui sono immersi e di cui ne sono loro stessi gli
attori.
In generale è più utile intervenire a livello collettivo, piuttosto che sul singolo
bambino. Interventi pedagogici personalizzati, in un contesto in cui il ragazzo è
l’unico straniero, possono essere controproducenti perché sottolineano la diversità
del soggetto rispetto ai suoi compagni, il che rappresenta un rischio. Mentre in un
gruppo eterogeneo, un lavoro sulle specificità di ognuno può divenire un’occasione
per la valorizzazione delle diversità tramite una condivisione delle stesse.
In questo ambito un lavoro di educazione alla multiculturalità risulta promettente.
Conoscendo e apprezzando la ricchezza della diversità, il ragazzo può ricevere il
“permesso” di non rinunciare alle proprie radici, ma a valorizzarle e considerarle
preziose. Parallelamente è utile promuovere un senso di appartenenza alla realtà
locale per cui i minori stranieri si sentano considerati italiani a tutti gli effetti, in
modo da poter progettare un futuro nel luogo in cui, con ogni probabilità, rimarranno
per sempre.




52
  "Minori soli: integrazione e diritto alla progettualità ", a cura di Paolo Inghilleri, etnopsichiatra –
Università di Verona, in La difficoltà del crescere: minori stranieri e tutela, Atti del corso, Provincia
di Milano- Settore Politiche Sociali, Milano, Ottobre-Dicembre 2003, p.79




                                                                                                        26
             SEZIONE SECONDA
IL GRADO D’INSERIMENTO DEI MINORI STRANIERI
                 IN TOSCANA
           Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




                                       Capitolo terzo
 LA RICERCA EMPIRICA: SERVIZI E PROGETTI RIVOLTI AI
           MINORI STRANIERI IN TOSCANA



3.1 L’organizzazione dei servizi sociali nella regione Toscana

In materia di assistenza sociale, la Regione Toscana ha emanato la legge n.
72/1997,53 con la quale ha riaffermato la centralità degli enti locali in materia e ha
indicato particolare attenzione ai diritti dei minori.54 Tale legge disciplina la
programmazione e l’organizzazione dei servizi e degli interventi socio – assistenziali
svolti nella Regione e le modalità per il loro coordinamento, dettandone i principi e
assegnando agli enti locali, in particolar modo ai comuni, l’esercizio delle funzioni
assistenziali.
Questa legge regionale indica come soggetti destinatari di interventi specifici gli
interventi a favore dell’ infanzia, dell’adolescenza e dei giovani in generale. 55 Nel
piano integrato sociale regionale del 2002-2004 si può individuare un intero
paragrafo dedicato ai diritti dei minori, i quali saranno oggetto della predisposizione
di uno specifico Piano di Azione. Gli obiettivi che la Regione Toscana si prefigge di
perseguire nell’area socio-assistenziale riguardano le seguenti tematiche:

     Le adozioni, con lo scopo di rafforzare l’organizzazione delle aree vaste, e di
      favorire le condizioni per promuovere il protagonismo dei cittadini nei
      confronti dei servizi e delle istituzioni;

     Gli affidamenti familiari, al fine di elaborare linee guida mirate alla
      riorganizzazione dei Centri Affidi rispetto alla sensibilizzazione delle




53
   Legge Regionale n°72 del 3 ottobre 1997, Organizzazione e promozione di un sistema di diritti di
cittadinanza e di pari opportunita’: riordino dei servizi soci-assistenziali e socio-sanitari integrati.
54
   Per questo si veda anche la Legge Regionale n.31, 20 marzo 2000, Partecipazione dell’Istituto degli
Innocenti di Firenze all’attuazione delle politiche regionali di promozione e di sostegno rivolte
all’infanzia e all’adolescenza, Regione Toscana.
55
   Artt. 53 e 54 della Legge n.72/1997




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            Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




       problematiche familiari e alla pubblicizzazione dell’istituto dell’affido, nonché
       la definizione della responsabilità della presa in carico/sostegno/consulenza
       della famiglia affidataria e della famiglia di origine, a tutela del minore;
      Il diritto al gioco ed all’ attività motoria, con l’intento di promuovere interventi
       di concerto tra i dipartimenti interessati per l’elaborazione di interventi specifici
       per l’attivazione dei servizi, la gestione di attività e l’attrezzatura degli spazi
       pubblici, tutto questo nell’ottica di maggior qualificazione della formazione
       personale del minore;
      La costruzione di un gruppo di lavoro multidisciplinare ( GOM ) con compiti di
       conoscenza del fenomeno dei maltrattamenti e l’elaborazione di un Progetto
       d’Intervento;
      La mediazione penale minorile, con l’intento di sperimentarla per giungere ad
       un’ottica riparativa e riconciliativa;56
      L’obiettivo di diffondere il Progetto di Qualità sui servizi residenziali e
       semiresidenziali, con l’intento di verificare l’applicazione del Regolamento
       sulle Comunità per Minori57 e del protocollo degli accertamenti sanitari.58

Il Piano integrato regionale, riguardo al ruolo degli Enti locali, stabilisce che in ogni
zona socio-sanitaria si possano istituire fondi di solidarietà per sostenere le situazioni
di minori che necessitano di provvedimenti degli organi giudiziari, utilizzando anche
una parte degli incentivi previsti per la gestione associata.
Un altro punto interessante sviluppato da tale piano è quello dedicato allo sviluppo
dell’integrazione tra servizi sociali, socio sanitari e sanitari. Questo si attua tramite la
riorganizzazione dei servizi territoriali, avvalendosi anche della collaborazione delle
Aziende Unità Sanitarie Locali, per attività che devono essere svolte a livello
sovrazonale e di vasta area.




56
   Uno degli obiettivi primari della mediazione penale è quello di dare rilievo e riconoscimento alla
vittima del reato, aiutandola a prendersi carico del conflitto al fine di eliminare o ridurre i sentimenti
di insicurezza, di disagio e di rabbia suscitati dal reato; consente di agevolare la comprensione del
reato nei suoi aspetti relazionali e non soltanto come astratta violazione di una norma.Per questo
argomento si veda paragrafo 4.4.2, p.61.
57
   Risoluzione del Consiglio Regionale del 20 marzo 1990
58
   Deliberazione del Consiglio regionale n. 489 del 15 dicembre 1987




                                                                                                         29
         Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




Sempre in ambito zonale viene individuata una responsabilità unica per ricondurre a
unità l’area degli interventi minorili e per attuare modalità di lavoro integrate con le
ASL nei confronti dell’autorità giudiziaria ordinaria e minorile
Altro punto importante è rappresentato dal dovere degli Enti Locali di sviluppare
iniziative spontanee che rispondano alle esigenze partecipative emergenti della
società civile e di tenere conto del fatto che la soddisfazione di certi bisogni non può
essere data solo dai servizi, ma richiede la collaborazione di tutta la comunità in un
atteggiamento di solidarietà e di presa in carico effettiva dei problemi di ciascuno.
Tra i compiti del piano integrato regionale vi è poi quello di indirizzare l’attività
degli Enti Locali. Così nell’attuazione dei diritti dei minori, la comunità locale
organizzata viene invitata a considerare prioritario il tema della tutela e della
promozione della personalità in formazione e di conseguenza a sviluppare adeguate
politiche di sostegno del processo evolutivo e di aiuto al superamento di condizioni
di disagio e difficoltà delle persone. Il comune al quale sono attribuite funzioni
assistenziali e promozionali, nell’ambito della comunità locale, deve assumere la
politica per l’infanzia e l’adolescenza all’interno del contesto sociale generale e
conseguentemente predisporre adeguate risposte socio assistenziali.
I molteplici diritti dei minori possono trovare effettive risposte solo attraverso la
predisposizione di adeguate strutture e servizi, organizzati e gestiti sul piano
amministrativo.




3.2 La disposizione dei servizi in rete


La rete Internet e la diffusione di materiali condivisi e condivisibili sono ormai
diventati degli strumenti indispensabili anche per svolgere ricerche. In Internet
sembra ormai che si trovi tutto e tutto deve essere inserito. Così anche le istituzioni,
le associazioni e i soggetti che si occupano di “servizi alle persone” dispongono del
proprio sito, aggiornandolo con le nuove attività, i nuovi cambiamenti che di volta in
volta propongono. La ricerca da me svolta sui servizi rivolti ai minori stranieri si è




                                                                                                    30
              Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




servita di questo strumento per procedere nella rilevazione di dati che potessero dare
un quadro della situazione sul territorio toscano anche a distanza. L’organizzazione
dei vari siti visualizzati, ha mostrato una grande offerta di servizi rivolti alla vasta
problematica dell’immigrazione, ma meno per quella indirizzata ai minori stranieri o
figli di immigrati. Il modello tipico di individuazione del campo “minori stranieri” e
servizi può essere sintetizzato con questo schema.




 Grafico 1 – Albero della disposizione dei servizi in un sito Internet



                                           Pagina d’apertura del
                                                   sito


                                                     I servizi



Immigrazione                                                   Minori


                 Nucleo familiare                                        Minori e scuola




                               Sostegno alle donne con figli            Minori e giustizia




                                                                                       Minori in condizioni di disagio




Il settore immigrazione offre un immensità di collegamenti con le normative, le guide
pratiche per il cittadino straniero, gli indirizzi utili e anche i principali progetti in
atto. A tale proposito la Regione Toscana ha attuato59 il progetto P.A.E.S.I.
(Pubblica Amministrazione e Stranieri Immigati) che si prefigge lo scopo di


59
     Il progetto P.A.E.S.I ha avuto la sua attuazione a partire dal 2002.




                                                                                                             31
           Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




predisporre l’accesso telematico alle informazioni e ai servizi che vedono coinvolti
amministrazioni pubbliche e cittadini stranieri, anche tramite l’interoperabilità
telematica tra tutte le amministrazioni interessate, al fine di erogare un servizio in
maniera integrata e coordinata. Tale progetto è inquadrato come sotto-progetto nel
più ampio insieme del Piano di azione regionale e-Toscana con il fine di contribuire
a migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini ed alle imprese.
Per quanto riguarda i minori stranieri la regione Toscana, a differenza di altre,
dispone di un Osservatorio su tutti i minori in condizioni di disagio e su alcuni aspetti
specifici60, ma non ha un Osservatorio sui progetti ad essi rivolti. Per questo la
ricerca, finalizzata a incanalare il campo dei minori stranieri, ha dovuto scavalcare
più ambiti, più settori per scovare un servizio specifico.




3.3 La distribuzione geografica dei progetti


Tramite la ricerca in Internet, sono state raccolte circa duecento azioni progettuali,
datate tra il 2000 e il 2004. Si tratta in alcuni casi di veri e propri progetti, in altri di
schede informative o di piccoli servizi che vengono inglobati nella realizzazione di
un progetto più grande. È da precisare inoltre che in questo caso si parla di progetti
non sempre indirizzati direttamente a minori stranieri, ma più genericamente di
azioni in cui sono in qualche modo coinvolti. Per fare un quadro più preciso della
situazione ed andare a considerare solo i progetti specificatamente indirizzati a
bambini o ragazzi stranieri, il numero scende di gran lunga.61
La distribuzione geografica dei progetti , vede al primo posto la Città di Firenze, con
circa 70 progetti attuati o in via d’attuazione nei quattro anni considerati. Il Comune




60
  Casi specifici come “minori in affidamento familiare”, “minori in casa famiglia” etc.
61
  A mio avviso non ha molto senso fare un calcolo del genere perché risulterebbe difficile capire se
un progetto generico di Intercultura o multicultura è da considerare per minori stranieri o meno, così
come un progetto riguardante gli abusi ed i maltrattamenti dei minori.




                                                                                                      32
           Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




e la Provincia di Firenze sono anche a capo dei maggiori progetti d’interesse
regionale individuati come buone prassi nel campo dell’immigrazione. Fra questi è il
caso di citare il Progetto Porto Franco, promosso e coordinato dalla Regione
Toscana, ma con sede a Firenze, che dal 1999 si pone come obiettivo principale il
confronto tra uomini e donne, tra diverse generazioni e tra nativi e migranti. Altro
Programma d’Interesse Regionale è Parlamondo, un progetto per le pari opportunità
volto alla creazione di una società multiculturale e multilingue.
Seguono in ordine di progettualità le province di Pisa e Livorno con più di trenta
progetti, ancora sotto, Lucca, Prato, Grosseto, Siena, Arezzo, Pistoia e all’ultimo
posto Massa-Carrara62.
Volendo riassumere il tutto in una tabella, il risultato è il seguente.63


Tavola 1- Distribuzione geografica dei progetti


          Città d’attuazione              Numero di progetti                       %

                   Firenze                            69                            35,6

              Polo Empolese                            7                            3,6

                 Livorno                              39                            20
                   Pisa                               31                            16
                  Lucca                               13                            6,7
                   Prato                              10                            5,1
                 Grosseto                              7                            3,6
                 Arezzo                                5                            2,6
                  Siena                                5                            2,6
                  Pistoia                              3                            1,5
               Massa-Carrara                           1                            0,5

                   Totale                            190                             98

            Progetti Regionali                        4                             2

                 TOTALE                              194                           100,0



62
   È necessario affermare che la ricerca svolta in Internet, non ha potuto dare dei risultati oggettivi sui
progetti trovati. È possibile che qualche progetto sia stato omesso, o che non fosse presente in rete. In
questo elenco mi sono limitata a considerare e quindi ad analizzare la tabella riassuntiva dei progetti
che sono riuscita a raccogliere tramite la ricerca in Internet
63
   Per un riscontro effettivo, si rimanda all Appendice 1) che riporta l’elenco riassuntivo dei progetti
rilevati.

  Per città d’attuazione viene inteso tutto territorio provinciale che ha a capo la suddetta città.

  In questo campo sono stati inseriti i progetti Regionali che sono diffusi su tutto il territorio toscano.

                                                                                                         33
           Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




3.4 I target prioritari


Come accennato sopra è difficile trovare come destinatario diretto dei progetti il
target minori stranieri. Esso infatti è spesso accorpato nella denominazione più
generica di immigrato/immigrazione oppure nella macrocategoria minori. All’interno
della prima tipologia troviamo il riferimento al nucleo familiare, che solitamente si
esplica come monoparentale, cioè riferito più direttamente alla donna immigrata con
figli. Questo è stato rilevato soprattutto per quanto riguarda i servizi socio-sanitari.
Nelle ASL compare quasi sempre un riferimento a questa categoria per un sostegno
alla genitorialità ed alla maternità. Il target mamme straniere viene utilizzato anche
per percorsi formativi e ludici, in cui genitore e figlio possono condividere uno
spazio comune con altri, stranieri e non. Nell’ ambito immigrato/immigrazione
rientrano invece tutti quei progetti che si prefiggono come obiettivi l’accesso
facilitato ai servizi, la creazione di spazi informativi, la mediazione linguistica e
culturale e la promozione dello scambio fra culture.
Per quanto riguarda la categoria minori il quadro diventa più complesso e variegato.
All’interno di questa tipologia compaiono minori in stato di abbandono, minori in
condizioni di disagio, minori inseriti nel sistema penale, minori in accoglienza
presso strutture residenziali, minori vittime di abusi e maltrattamenti, minori
nomadi, minori inseriti nei circuiti della prostituzione ed infine minori non
accompagnati. Alcuni progetti si rivolgono in particolare ad una categoria specifica
fra queste elencate, altri considerano come destinatari più tipologie di minori.
Nella maggior parte dei casi, quando si è rilevata l’attenzione ad una categoria
specifica, i progetti indirizzati verso quel target si assomigliano per tipologia,
obiettivi e programmazione;64 l’indirizzo diventa più mirato, il progetto assume una
forma più delineata e le finalità sono individuate secondo una tendenza condivisa.
Un’attenzione particolare viene poi data alla scuola e di conseguenza al target alunni
stranieri, a cui si rivolgono percorsi di inserimento scolastico, corsi di
alfabetizzazione e sostegno linguistico.

64
  Un caso specifico è quello, ad esempio, dei progetti rivolti a minori non accompagnati. Le schede
progettuali analizzate riportano le stesse tipologie d’intervento e gli stessi obiettivi.




                                                                                                      34
          Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




Tavola 2- Target prioritari presenti nei progetti


           Target prioritari                Numero                      Percentuale
                                            di                          sul totale dei
                                            presenze                    progetti (194)
                                                                               %

           Alunni stranieri                 39                          20,1
           Immigrati / Immigrazione         38                          19,6
           Minori detenuti in ipm           22                          11,3
           Minori (bambini giovani,         18                          9,3
           adolescenti)
           Nuclei familiari                 11                          5,7
           Gestanti e Madri                 4                           2
           Minori in stato di               11                          5,7
           abbandono/ Minori in
           condizioni di disagio
           Minori non accompagnati          7                           3,6
           Minori nomadi/ rom               6                           3
           Donne e minori vittime di        5                           2,6
           abusi
           Minori presso case               5                           2,6
           d’accoglienza
           Minori vittime della             3                           1,5
           prostituzione
           Individuazione di più            30                          15,5
           target




In sintesi, dall’analisi dei target dichiarati prioritari, è possibile affermare che nella
maggior parte dei progetti viene individuata una tipologia non ben definita, che può
essere quella dell’immigrato/immigrazione o quella in cui più figure vengono
coinvolte. Se però ci soffermiamo sulle specificità,                        balza agli occhi l’alta
percentuale data agli alunni stranieri e ai minori detenuti presso Istituti Penali
Minorili, per i quali sono stati previsti progetti personalizzati .




                                                                                                     35
           Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




3.5 La tipologia degli obiettivi

Per quanto riguarda l’analisi degli obiettivi dichiarati dai progetti presi in esame, va
detto subito che la loro formulazione è poco chiara e prevalentemente generica.
Anche in questo caso vengono individuate più finalità e il quadro appare
estremamente articolato. Spesso inoltre tra gli obiettivi sono espresse indicazioni
strategiche come la creazione di una società basata sui diritti e sul confronto, la
coordinazione tra enti pubblici e privati, la realizzazione di lavori di rete o molto
spesso la diffusione di un senso comune d’intercultura e multicultura. È interessante
notare come non sussistano grandi variazioni tra le dichiarazioni delle finalità e
quelle dei target presi come indirizzari dei progetti. Ad un target generico vengono
accostati obiettivi poco mirati e di carattere generale.




Tavola 3- Tipologia degli obiettivi




                       Tipologia degli obiettivi                       Numero di
                                                                         presenze


             Favorire processi di socializzazione ed               62
             integrazione
             Centri di aggregazione
             Spazi multiculturali
             Centri interculturali
             Percorsi di sensibilizzazione

             Sostegno dei percorsi di inserimento                  38
             scolastico
             Alfabetizzazione
             Inserimento scolastico

             Percorsi per minori detenuti                          26
             Reinserimento
             Assistenza sanitari nelle carceri



 Per una maggiore chiarezza riguardo gli obiettivi individuati nei progetti, inserisco, quando
necessario, le specificazioni agli obiettivi più generici.




                                                                                                      36
Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




            Tipologia degli obiettivi                        Numero di
                                                              presenze


 Accoglienza                                            16
 Creazione di strutture idonee
 Favorire i processi di affidamento familiare

 Sostegno ai nuclei familiari                           18
 Sostegno alle donne immigrate

 Informazione                                           25
 Sportelli informativi
 Creazione di consultori per donne e minori

 Diffusione di servizi in rete                          7

 Mediazione linguistica-culturale                       12
 Traduzioni
 Servizio di interpretariato

 Inserimento lavorativo                                 8
 Corsi di formazione professionale

 Formazione di personale specializzato                  10

 Integrazione dei minori non accompagnati               7

 Interventi a favore della popolazione rom              9
 Monitoraggi
 Miglioramento dei campi nomadi

 Assistenza sanitaria                                   12
 Prevenzione abuso di alcol e sostanze
 stupefacenti
 Consultori

 Migliorare la qualità dei servizi                      12
 Svolgere lavori in rete

 Combattere abusi su donne e minori                     7
 Azioni contro la prostituzione

 Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza               9
 Creazione di città sostenibili per i bambini




                                                                                           37
           Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




Da questo schema si può notare come la tipologia di obiettivo più ricorrente è quella
generica di favorire processi di socializzazione ed integrazione alla quale si fa
riferimento per il 32 % dei progetti presi ad esame.
Se da un lato questa categoria evidenzia la tendenza positiva verso l’aggregazione
dei bambini e dei ragazzi, la volontà di creare una società basata sul confronto e
sull’interculturalità, dall’altro nasconde delle ambiguità, perché non ne specifica i
modi d’azione. Lo stesso concetto integrazione può porre delle perplessità sui
percorsi seguiti, tanto da far pensare che la sfera di questi progetti rimanga su un
piano del tutto astratto. A sostegno di questa riflessione possono rientrare anche i
target indicati in questo tipo di progetti: figure generiche come la società civile,
cittadini italiani e stranieri, etc.
Un’attenzione particolare è data al sostegno dei percorsi d’inserimento scolastico
individuato come obiettivo primario specifico. All’ interno di questo viene in qualche
caso specificata la modalità d’attuazione tramite corsi di alfabetizzazione,
apprendimento della lingua italiana, il sostegno linguistico, oppure azioni di
prevenzione contro l’abbandono scolastico.
Questo dato, testimoniato anche dall’incidenza del target alunni stranieri65
all’interno dei progetti, è molto significativo, perché evidenzia come i processi di
socializzazione abbiano uno snodo strategico nei percorsi di scolarizzazione e
nell’”ambiente scuola” in generale. Alla scuola diventata multiculturale spetta il
compito di mettere in relazione e mediare esperienze differenti, eterogenee, condotte
altrove, che chiedono di essere conosciute e riconosciute, messe in comune e
scambiate66.
Infine è opportuno richiamare l’attenzione sull’alta percentuale di progetti che
operano all’interno degli Istituti Penali Minorili e svolgono attività rieducative, di
assistenza, di aggregazione, e anche di formazione professionale ai minori detenuti.
Sebbene il target “minori detenuti” non includa solo minori stranieri, è da precisare
che essi rimangono i soggetti più a rischio perché spesso non supportati dal nucleo
familiare e spesso non integrati nel tessuto sociale.


65
 Vedi paragrafo 3.4, p.34
66
 G. Favaro, Minori stranieri a scuola e nelle città, Rassegna bibliografica del Centro di
Documentazione e di Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza, Istituto degli Innocenti, 2005




                                                                                                      38
         Capitolo terzo. La ricerca empirica: servizi e progetti rivolti ai minori stranieri in Toscana




In conclusione si può affermare che i progetti analizzati evidenziano una prospettiva
progettuale che si sviluppa nel sistema integrante di scuola, famiglia e società;
partendo dall’ambito scolastico e coinvolgendo i nuclei familiari, soprattutto le
madri, si giunge alla realizzazione di percorsi atti alla socializazione ed
all’integrazione dei minori stranieri.




                                                                                                    39
                             Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




                      Capitolo quarto
      I SETTORI D’INTERVENTO PER L’INSERIMENTO
                 DEI MINORI STRANIERI




4.1 Le cifre dei minori stranieri in Toscana: breve sguardo d’insieme


La Regione Toscana risulta essere la regione con maggiore “incidenza di minori”
preceduta solo da Lombardia e Veneto.67 Tra i cittadini stranieri regolarmente
soggiornanti più di un quinto è minorenne. Dai circa nove mila del 1996, agli oltre
ventitré mila del 2000, i minori stranieri soggiornanti in Toscana, sono più che
raddoppiati (146%) nello spazio di quattro anni, un incremento questo nettamente
superiore sia a quello nazionale che si aggira intorno al 121%, che a quello dell’Italia
Centrale (101%).
Le province che registrano la più alta presenza di minori stranieri sono, oltre al
capoluogo regionale, Prato, Arezzo e Pisa: in particolare modo la provincia di Prato
si stacca notevolmente da tutte le altre con un valore di 74,4 minori stranieri residenti
per mille minori, il che significa che ogni 14 minori presenti sul territorio toscano,
uno è straniero. Con valori appena sopra la media regionale di 43,6 per mille,
troviamo le province di Arezzo, che ne conta 49,5 per mille, e Siena.68 Al contempo
però, la provincia di Arezzo è quella che ha registrato l’incremento in percentuale più
rilevante, pari al 201%, per cui la presenza dei minori si è triplicata nel giro di
quattro anni.




67
     Caritas/ Migrantes, Dossier statistico 2002
68
     Istituto degli Innocenti, Regione Toscana, 2002




                                                                                                        40
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




Tavola 4- Percentuale di minori sul totale degli stranieri residenti nelle province
               toscane al 31/12/200069


         Grosseto
                                         14,1

           Livorno
                                                14,9

            Lucca
                                                       15,9

     Massa Carrara
                                                              17,8

              Pisa
                                                                   18,1

           Pistoia
                                                                   18,2

        TOSCANA
                                                                          19,3

             Siena
                                                                            19,7

           Firenze
                                                                                 20,2

           Arezzo
                                                                                             22,3

             Prato
                                                                                                         24,1
                     10   12        14             16         18           20           22          24          26



                                      % di minori stranieri




L’aumentata incidenza, nell’ambito di determinati fenomeni sociali, dei minori
stranieri è un dato costante della realtà della Toscana degli ultimi anni. Questo si
riscontra, ad esempio, anche nell’ambito della criminalità minorile così come tra i
minori presenti nei Centri di Prima Accoglienza e negli Istituti Penali Minorili della
Toscana. A fronte di ciò è realistico prevedere che, se ci sarà un cambiamento nella
struttura per età della popolazione toscana, esso sarà legato più a questa componente,
che non ad un’ulteriore ripresa delle nascite da parte della popolazione autoctona.70




69
  Elaborazione di dati Istat a cura di Simurg Ricerche della Provincia di Livorno – 2001
70
  Regione Toscana, Istituto degli Innocenti, La condizione dei minori in Toscana. Rapporto edizione
2001, Edizioni ETS, Pisa, 2002




                                                                                                                     41
                             Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




 Tavola 5- Nascite di stranieri e tasso di natalità per la popolazione straniera per
              provincia, Anno 200371.


       Provincia        Maschi     Femmine        Totale      Popolazione Tasso di natalità
                                                               straniera  (nati nell'anno /
                                                               residente   popolazione *
                                                                                1000)

     Arezzo              146          135           281         17.322                16,2
     Firenze             422          373           795         56.446                14,1
    Grosseto              28           37            65          7.467                 8,7
     Livorno              54           38            92          9.212                10,0
      Lucca              101           74           175         11.920                14,7
  Massa Carrara           37           24            61          5.917                10,3
       Pisa              111           90           201         15.681                12,8
     Pistoia              96           99           195         12.473                15,6
      Prato              164          141           305         15.585                19,6
      Siena              105           72           177         12.777                13,9
   TOSCANA              1.264        1.083         2.347        164.800               14,2




Tavola 6- Permesso di soggiorno per età, sesso e provincia al 31/12/2000. Regione
                Toscana72.

                                   MASCHI                       FEMMINE                TOTALE
          PROVINCE
                             Fino a 17 anni      %         Fino a 17 anni      %                %

            Arezzo                481            9.2            242           5.1      723      7.3
            Firenze               831            3.5            601           2.7      1432     3.3
            Grosseto              103            4.1             95           4.2      198      4.2
            Livorno               123            4.2            124           3.9      247      4.0
             Lucca                188            4.7            110           3.1      298      7.4
          Massa-Carrara           137            7.7            104           6.9      241      3.5
              Pisa                225            3.7            165           3.2      394      5.2
             Pistoia              228            6.2            129           4.0      357      10.
              Prato               803           10.1            637          10.0      1442     10.1
             Siena                228            3.3           132            3.4      360      4.4


               Totale            3353            5.6           2339           4.2      5692     4.9


 71
      Regione Toscana, Istituto degli Innocenti, Anno 2004
 72
      Elaborazione su dati Istat, 2001




                                                                                                        42
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




4.2 Le case d’accoglienza e il settore assistenziale

Anche se nell’ultimo biennio è diminuita, la presenza dei minori stranieri nelle
comunità residenziali della Toscana resta ancora molto forte. A differenza di quanto
avviene nelle altre regioni, qui i minori stranieri arrivano a rappresentare circa la
metà degli ospiti delle comunità73. Un’indagine del Centro Nazionale di
Documentazione e Analisi sull’Infanzia e l’Adolescenza mette in evidenza, infatti,
che a livello nazionale la percentuale di minori stranieri presenti nelle comunità è
pari al 12%, mentre nelle strutture toscane, la percentuale di minori stranieri si aggira
intorno al 50%74.




Tavola 7- Composizione percentuale degli ingressi in comunità socio-
           assistenziali secondo sesso e perticolari classi d’età75.




                           Sesso                                             Età
                            %                                                %
                    Maschi    Femmine           Totale        < 10         15-17        18 e più


      Italiani        60,0          40,0         100,0        48,7          21,7           3,3



     Stranieri        76,4          23,6         100,0        24,8          51,1           7,1



      Totale          68,0          32,0         100,0        37,2          35,8           5,1




73
   Regione Toscana, Istituto degli Innocenti, Le comunità residenziali per minori in Toscana, edizioni
ETS, Pisa 2002
74
   Regione Toscana, Istituto degli Innocenti, 2002
75
   Regione Toscana, Istituto degli Innocenti, in Rapporto sulla condizione dei minori in Toscana,
Firenze, 2002




                                                                                                     43
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




Le comunità pertanto hanno dovuto realizzare alcuni cambiamenti organizzativi e
fornire un’adeguata e mirata formazione agli operatori, in quanto sono
profondamente mutate le caratteristiche e le esigenze degli ospiti: ad esempio si è
registrato un innalzamento dell’età e si è passati ad avere una netta prevalenza di
utenza maschile. Sono particolarmente aumentati i minori della classe d’età di 15-17
anni, cioè proprio i più grandi, e un minore straniero su due rientra in questa fascia.
Come è stato osservato, la presenza minorile straniera ha posto dunque le comunità
di fronte alla possibilità di misurare quanto l’organizzazione operativa e gli spazi
relazionali consentano l’accoglienza dal punto di vista dell’altro, la rilevazione dei
suoi bisogni [...]76.
Per quanto riguarda il tempo di permanenza, occorre osservare che i minori stranieri
restano in comunità per periodi più brevi rispetto agli italiani: ciò se da un lato
potrebbe spiegare la presenza consistente di minori stranieri nelle comunità,
dall’altro costituisce un aspetto allarmante e da tenere sotto controllo perché
connesso con il fenomeno del “pendolarismo”, del passaggio da una comunità
all’altra, che rende il percorso di integrazione frammentato, discontinuo e non
efficace.
Il tempo di permanenza può essere un fattore determinante nella riuscita o
nell’insuccesso dei progetti formativi ed educativi che vengono proposti ai minori
ospiti delle comunità, in quanto è naturalmente più facile approntare un progetto di
inserimento sociale se il minore straniero rimane per un lasso di tempo più lungo
nella comunità.
Infine, un aspetto interessante riguarda la sistemazione dopo la comunità: mentre i
minori italiani rientrano in un ambito familiare, ed in particolare la famiglia
affidataria sembra essere una prerogativa italiana, i minori stranieri tendono invece
ad essere collocati in un’altra comunità, e questo, potrebbe essere un indicatore di un
maggior disagio e di una carenza organizzativa delle strutture.
Il quadro attuale che emerge ci presenta una rete di servizi residenziali e
semiresidenziali di piccole dimensioni, di accoglienza diversificata, diffusa e


76
 I. CASALE, Ragazzi stranieri in comunità. Tra problemi operativi e modelli di integrazione, in
Memoria e progetto. Bambini e famiglie tra due culture, a cura di Milanesi A., Luatti L., Centro di
Documentazione città di Arezzo, 2002




                                                                                                      44
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




distribuita su tutto il territorio. L’ultimo censimento realizzato nel corso del 2003 ha
rilevato 94 servizi residenziali e 41 servizi semiresidenziali. La maggior parte di
questi servizi è di piccole dimensioni, trattandosi per lo più di comunità a carattere
familiare, che accolgono non più di otto minori alla volta e con la possibilità di
disporre anche di uno o due posti di pronta accoglienza. Dei 94 servizi, 7 sono centri
di pronto accoglimento e 68 accolgono minori di entrambi i sessi. Al primo gennaio
2003 risultavano inseriti all’interno dei 94 servizi residenziali 826 minori, di cui 401
di cittadinanza straniera.



Tavola 8- Servizi semiresidenziali per minori per zona sociosanitaria e tipologia di
           struttura77


                                                    Tipologie
    Zone       Comunità       Comunità a      Casa della  Centro di              Casa
Sociosanitarie educativa      dimensione      gestante e   pronto            accoglienza
                               familiare      madre con accoglimento              per
                                                figlio                        l’infanzia
                                                                                            Totale
   Apuane            1              2              0              0               0           3
Piana di Lucca       2              1              0              0               0           3
   Pistoiese         0              5              1              1               0           7
Val di Nievole       1              0              1              0               1           3
    Pratese          0              7              1              1               1          10
    Pisana           1              1              0              0               0           2
  Val d’Era          0              0              0              0               1           1
 Bassa Val di        0              1              0              0               0           1
    Cecina
  Livornese          0              3              1              0               0            4
Val di Cornia        1              1              0              0               0            2
    Senese           0              2              0              0               0            2
Val di Chiana        0              3              1              0               0            4
    Senese
    Aretina          4              1              1              0               1            7
  Casentino          1              0              0              0               0            1
    Amiata           0              1              0              0               0            1
  Grossetana
    Colline          0              1              0              0               0            1
 dell’Albegna
    Colline          0              0              0              1               0            1
  Metallifere
  Grossetana         1             10              0              0               0            1
  Fiorentina         1             11              0              0               0            2

77
 Regione Toscana, Istituto degli Innocenti, in Elenco dei servizi residenziali e semiresidenziali per
minori in Toscana- Firenze, 2004




                                                                                                        45
                         Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




    Nord-Ovest
    Fiorentina      1             3              1               0               0            5
      Sud-Est
      Firenze       4            10              5               3               1            23
     Mugello        1            1               0               0               0            2
     Empolese       0            2               0               1               0            3
    Val d’Arno      0            0               1               0               0            1
     Inferiore
      Versilia      2             1              1               0               0            4

     Totale         21           47              14              7               5            94




Rilevante, dall’analisi di questa tabella, risulta il comune di Firenze che detiene il
primo posto con 23 strutture residenziali per minori. A partire dal 2003 infatti tale
comune ha attuato un progetto denominato “Interventi di accoglienza residenziale e
semiresidenziale destinati a minori in stato di disagio”, che estende l’azione a tutta
una serie di strutture e servizi rivolti ai minori stranieri. I più importanti fra questi
sono :
     il progetto “La Brocchi”, progetto pilota per un sistema dell’accoglienza con
      sistemi diversificati in base alle esigenze. I principale promotore di questo
      progetto, partito nel 2002, è stato l’Istituto degli Innocenti con la collaborazione
      della Fondazione Michelucci di Fiesole. All’interno della struttura residenziale,
      l’attività di accoglienza viene affiancata ad altre funzioni, per l’espletamento
      delle quali, potranno assumere una presenza attiva anche i nuclei familiari di
      immigrati presenti, al fine di un graduale inserimento socio-lavorativo delle
      persone ospitate, potenziandone conoscenze e competenze, con particolare
      attenzione alla collocazione lavorativa delle donne straniere, fornendo loro
      strumenti che consentano di affrontare situazioni di lavoro non marginale.78
     il progetto “Centro Sicuro”, un servizio di accoglienza temporanea di minori,
      fino a 14 anni di età, in stato di abbandono, in cui vengono attivati tutti gli


78
   Regione Toscana, Accordo di Programma tra Istituto degli Innocenti, Provincia di Firenze,
Comunità Montana del Mugello, Comune di Borgo San Lorenzo, Comune di Firenze, Prefettura di
Firenze e Regione Toscana, 27 Maggio 2002




                                                                                                    46
                            Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




     interventi necessari per la fase successiva. Centro Sicuro ha lo scopo immediato
     di tutelare ed assistere, in stretto raccordo con gli organi giudiziari e gli altri
     Servizi coinvolti, i minori che si trovano in situazioni fortemente a rischio, con
     particolare riferimento allo sfruttamento e/o coinvolgimento in attività criminose.

Anche la provincia di Prato si trova molto impegnata sul fronte dell’accoglienza,
grazie soprattutto all’azione delle associazioni “Giorgio La Pira”, “Il Casolare” e
l’associazione “La Lucerna” che offre aiuto e alloggio in collaborazione con la
Caritas.
In questo ambito la Provincia di Arezzo ha registrato una netta diversificazione nella
composizione degli ospiti delle comunità: i minori stranieri sono diventati la
maggioranza, se non gli unici ospiti. Qui troviamo le case famiglia gestite
dall’associazione “La Provvidenza” e dal “Centro d’Accoglienza” del comune di
Civitella in Val di Chiana (loc. Spoiano).
Infine la provincia di Lucca spende circa 500 mila euro per adeguare le strutture
d’accoglienza alle esigenze dei minori. Qui troviamo, fra le principali, la comunità
“Carlo del Prete” gestita dalla Cooperativa “L’impronta” e il Gruppo Volontari
Accoglienza Immigrati (GVAI)79 .
In generale si può affermare che le province toscane, soprattutto a partire dal 2001-
2002 hanno adattato i canoni dell’accoglienza “per immigrati “ al settore più
specifico dei “nuovi minori migranti”.
Nonostante i molti impegni, i servizi residenziali per minori sono però ancora
sottoposti a una forte instabilità: sebbene siano stati compresi per la prima volta in
una legge nazionale,80 oggi la definizione dei criteri, delle tipologie, degli standard
organizzativi/strutturali e gestionali spetta alle Regioni, ragion per cui è tutto un
processo in atto.




79
   Da Migranti in-forma, Anno 2 – Numero 1/2 2004. Allegato al n. 1/2 2004 di Volontariato Oggi,
Provincia di Lucca
80
   DM 21 Maggio 2001, n.308, Regolamento concernente requisiti minimi strutturali e organizzativi
per l’autorizzazione all’esercizio dei servizi e delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale, a
norma dell’Art.11 della Legge 8 Novembre 2000, n. 328




                                                                                                         47
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




4.3 Il sostegno scolastico e la formazione


Come precedentemente osservato81 all’interno dei progetti rilevati per la Regione
Toscana, il target alunni stranieri e la tipologia di obiettivo sostegno dei percorsi
d’inserimento scolastico sono i principali indici di riferimento.
La scuola è sicuramente il luogo in cui vengono poste le basi culturali e formative di
un serio e solido processo d’integrazione e in cui si può creare un legame di
accettazione reciproca e di superamento spontaneo di qualsiasi sensazione di
diversità. La frequenza scolastica assume per gli immigrati un ruolo cruciale, come
opportunità di mobilità sociale ascendente, o quanto meno, come uno dei mezzi
necessari ad evitare che la condizione migratoria conduca a situazioni di marginalità
(sociale, economica, culturale) finendo per assimilare una parte degli stranieri alle
fasce svantaggiate della popolazione.82
Per una famiglia immigrata, l’inserimento del figlio nel sistema educativo e
scolastico ridefinisce il progetto migratorio del nucleo familiare, spostando in là nel
tempo il momento del rientro. L’ingresso del bambino nella scuola segna quasi un
processo di migrazione nella migrazione: ridefinisce i tempi del soggiorno, modifica
i progetti, attenua le difese nei confronti dell’esterno e rivede i propri equilibri.83
La presenza di alunni stranieri nelle scuole toscane ha assunto dimensioni
quantitative ormai significative (nel territorio regionale gli alunni stranieri sono pari
al 3,2% dell’intera popolazione scolastica) con caratteristiche di sempre maggiore
stabilità e permanenza. Prato è la Provincia con la quota percentuale di alunni
immigrati più elevata. Ogni cento studenti regolarmente iscritti 6,5 sono stranieri.
In generale, comunque, l’incidenza degli stranieri fra i banchi delle scuole toscane è
decisamente alta (3.7%), abbondantemente superiore alla media nazionale (2,3%).
Cresce alle elementari (4,8%) e alle medie (4,9%), e si abbassa alle superiori (1,6%).




81
   Riferimento a capitolo 3 paragrafi 4 e 5.
82
   A.Lostia, Allievi da tutto il mondo in una scuola che cambia, in G.Zincone (a cura di), Secondo
rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia, Bologna, Il Mulino, 2001, p. 243.
83
   D. Demetrio, G.Favaro, Bambini stranieri a scuola, Accoglienza e didattica interculturale nella
scuola dell’infanzia e nella scuola elementare, La Nuova Italia, Firenze, 1997, p.108.




                                                                                                     48
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




Oltre a quella di Prato, sono ben cinque le province toscane che si collocano al di
sopra della media nazionale: Firenze, Arezzo, Siena, Pistoia, Pisa e Grosseto.84




Tavola 9– Alunni stranieri sul totale degli alunni per ogni tipo di scuola. Anno
scolastico 2000/2001.85


                   V.A.         %       Inciden MATE ELEMEN MEDIE MEDIE
                                         za % RNE -   TARI  INFERI SUPERI
                                                              ORI   ORI -
Arezzo               1786      12,0%          4,4        5,3             6,5          5,1            1,87
Firenze              4754      31,9%          5,5        5,4             6,6          7,8            2,16
Grosseto              664       4,5%          2,6        2,9             3,2          3,3            1,44
Livorno               719       4,8%          1,8        1,7             2,3          2,1            1,13
Lucca                1010       6,8%          2,1        2,3             3,0          2,4            0,83
M.Carrara             562       3,8%          2,2        2,3             2,9          2,6            1,28
Pisa                 1484      10,0%          3,0        3,7             3,7          3,9            1,32
Pistoia               986       6,6%          3,2        3,3             4,7          4,0            1,36
Prato                1633      11,0%          6,5        5,2             7,3        10,6              2,7
Siena                1286       8,6%          4,3        4,9             4,9          5,3            2,21
TOSCANA            14884 100,0%               3,7        4,0             4,8          4,9             1,6
ITALIA            181767        8,2%          2,3        2,6             3,0          2,7             1,1



A fronte di tale situazione, la legislazione e la programmazione regionale
riconoscono il tema della multiculturalità quale elemento centrale della
programmazione sociale ed educativa.
Il Piano Integrato Sociale Regionale 2002-2004 attribuisce carattere di priorità, in
ambito locale, all’obiettivo di eliminare o ridurre le barriere sia di tipo linguistico e



84
   Caritas, Arcidiocesi di Pisa, I numeri dell’immigrazione in Toscana 2002, in Dossier statistico
immigrazione 2002
85
   Elaborazione Caritas, Arcidiocesi di Pisa/Dossier Statistico Immigrazione su dati del Ministero
della Pubblica Istruzione, 2002.




                                                                                                      49
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




culturale che di tipo organizzativo, che ostacolano la fruibilità dei servizi da parte
degli immigrati mediante:
- interventi di aggiornamento e formazione degli operatori;
- sostegno alla diffusione del ricorso ai mediatori culturali;
- sostegno dei processi di integrazione scolastica per minori”.86

In ambito scolastico, anche lo stesso Piano Regionale per il Diritto allo Studio e
l’Educazione Permanente 2002-2003, attribuisce al tema della multiculturalità una
priorità per la programmazione dei Piani Integrati d’Area delle zone sociosanitarie.
Per il futuro si tratta di far diventare l’educazione interculturale una costante delle
politiche scolastiche nella molteplicità di versanti che essa presenta: dagli interventi
per favorire l’integrazione scolastica, la formazione e l’inserimento professionale e
ridurre la dispersione, alla sperimentazione di percorsi didattici tramite la costruzione
di laboratori scolastici ed extrascolastici interculturali, alle attività di formazione
rivolte agli insegnanti. E’ da sottolineare poi, che l’educazione interculturale non si
esaurisce nei problemi posti dalla presenza di alunni stranieri a scuola, ma si estende
alla complessità del confronto tra culture, nella dimensione europea e mondiale
dell’insegnamento, e costituisce la risposta più alta e globale al razzismo, il
fondamento costitutivo di una cultura della solidarietà con i popoli delle aree del
sottosviluppo e dell’educazione alla pace.87
Coerentemente alle linee di indirizzo regionale,le aree sociosanitarie hanno definito
l’ambito territoriale nel quale si sono consolidati i momenti di programmazione degli
interventi tra enti locali e istituzioni scolastiche. Queste ultime, a seguito della
recente riforma sull’autonomia scolastica, assumono un ruolo primario nella
programmazione delle proprie attività. All’interno di tale autonomia, gli istituti
scolastici esprimono comunque una importante istanza di coordinamento che,
soprattutto rispetto a problematiche comuni e trasversali quali l’integrazione
scolastica dell’alunno straniero, sia in grado di stimolare strategie e iniziative




86
   Regione Toscana – Piano Integrato Sociale Regionale, 2002-2004, in I minori stranieri in Provincia
di Arezzo, Rapporto n.4, Anno 2002.
87
   Regione Toscana, Piano Regionale per il Diritto allo Studio e l’Educazione Permanente, Anno
2002-2003.




                                                                                                     50
                         Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




omogenee non solo tra singoli istituti, ma anche tra questi e gli altri soggetti del
territorio.
In questo settore, i progetti rilevati mostrano un passaggio di maturazione dal sistema
multiculturale, a quello interculturale. I servizi e gli interventi attuati in questo
settore, non coinvolgono solo il rapporto scuola–immigrato, ma interessano tutta la
rete dei rapporti tra, scuola e altri settori d’intervento,formazione e mondo del lavoro
e tra istituzione scolastica e famiglia.




 4.4 Il settore sanitario

La Regione Toscana è una delle regioni storicamente impegnata a fornire servizi per
la prevenzione, diagnosi e cura dei cittadini stranieri e più in generale a realizzare
azioni d’informazione, educazione alla salute e formazione degli operatori sulle
problematiche connesse.
Dal Piano Sanitario Regionale88 emerge l’obiettivo di passare dall’erogazione di
servizi d’emergenza e di prima accoglienza a servizi che tengano conto delle
differenti identità dei nuovi utenti, anche dando piena attuazione alle disposizioni
previste dalla legislazione nazionale per i soggetti iscritti e non al servizio sanitario
regionale. Gli obiettivi specifici inseriti nel nuovo piano per l’assistenza sanitaria ai
cittadini stranieri sono:


     realizzare in tutto il territorio regionale progetti aziendali tesi a garantire il
      diritto alla salute dei cittadini stranieri;
     riorientare i servizi, tenendo conto della crescente presenza di stranieri, della
      difficoltà d’accesso ai servizi di questi cittadini e della necessità di interventi
      mirati a specifiche realtà etniche e culturali;
     valorizzare il ruolo del medico di medicina generale come soggetto primario
      responsabile della tutela della salute degli immigrati;

88
   Piano Sanitario 1999-2001 approvato tramite Deliberazione del Consiglio Regionale N° 41 del
17/02/99.




                                                                                                    51
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




     sviluppare il raccordo con le strutture del volontariato, del privato sociale e con
      tutti gli enti pubblici e privati per realizzare l’integrazione delle politiche volte
      alla salute degli immigrati;
     attuare la direttiva regionale sui programmi umanitari e di cooperazione
      internazionale, garantendo (nell’ambito di tali programmi) le cure mediche
      nelle strutture sanitarie regionali come indicato dalla deliberazione del
      Consiglio Regionale del 28 dicembre 2000, n. 279;89
     sviluppare specifici programmi di tutela della salute delle donne, dei bambini e
      della gravidanza delle gestanti;

Gli strumenti utilizzati al fine di adempiere agli obiettivi sopra indicati si sintetizzano
nei seguenti punti:

     sviluppare strumenti epidemiologici per il riconoscimento e la valutazione dei
      bisogni degli immigrati;
     realizzare l’iscrizione al servizio sanitario del 100% degli stranieri in possesso
      del permesso di soggiorno;
     attivare per i cittadini stranieri temporaneamente presenti l’acquisizione del
      tesserino per l’erogazione delle prestazioni sanitarie;
     garantire la presenza di guide informative ai servizi in lingua straniera, presso
      gli uffici relazioni con il pubblico e i punti informativi delle aziende sanitarie, e
      favorire l’attivazione di un servizio di interpretariato o di mediazione culturale
      per i cittadini stranieri, in particolare per i gruppi etnici maggiormente presenti
      sul territorio dell’unità sanitaria locale, per consentire, in attuazione
      dell’articolo 40 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, 90 la
      comunicazione fra utente ed operatori, perseguendo l’efficacia degli interventi
      sanitari nella consapevolezza delle specificità dello straniero;
     definire, nell’ambito del sistema regionale della formazione, l’esigenza
      formativa e le modalità d’aggiornamento dell’interprete e del mediatore
      culturale onde consentire la loro qualificazione professionale;

89
  Piano regionale della cooperazione internazionale e delle attività di paternariato 2001-2005.
90
  Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione
dello straniero




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                         Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




     sviluppare politiche di formazione all’inter-cultura degli operatori socio-
      sanitari per adeguare le prestazioni ai bisogni dell’utenza e sensibilizzarli a
      culture e sistemi di cura diversi;
     favorire scambi culturali degli operatori con i paesi a più antica tradizione
      immigratoria per consentire un confronto sulla modalità di gestione delle
      tematiche inter-culturali in sanità;
       favorire la formazione specifica del personale del servizio sanitario regionale
      appartenente a gruppi etnici stranieri per consentire la facilitazione dei rapporti
      di reciprocità;
     realizzare specifiche iniziative d’informazione e d’educazione alla salute su
      tematiche relative alla tutela della salute nei luoghi di lavoro, alla salute
      collettiva, alla prevenzione delle malattie infettive;
     favorire la disponibilità delle medicine tradizionali di più antica esperienza e la
      loro articolazione con la medicina occidentale;
     facilitare il reinserimento sociale e lavorativo di stranieri trattati dai SERT e
      dalle strutture psichiatriche, superando le difficoltà amministrative.

La partecipazione delle Aziende Sanitarie alla realizzazione di progetti rivolti agli
stranieri è costante in quasi tutti i progetti realizzati nel campo sociale. Dai portali
delle ASL è stato possibile infatti rilevare che tutte posseggono una sezione specifica
per il compimento del diritto all’assistenza sanitaria degli immigrati ed un servizio di
Mediazione Linguistica-Culturale.
In quest’ambito però il target minori stranieri non è contemplato come gruppo a se
stante, se non nel caso delle vaccinazioni obbligatorie e della assistenza sanitaria di
base, ma viene spesso accorpato all’ambito familiare ed in particolare a quello delle
gestanti immigrate.
Numerosissimi in questo settore sono i Servizi Consultoriali, definiti come Progetto
Obiettivo: Salute della donna, procreazione responsabile, infanzia e adolescenza,91
affidati ad un’equipe multiprofessionale che si occupa di assicurare la tutela della
donna in relazione all'esperienza della maternità e alle specificità del vissuto

91
   Piano Sanitario Regionale 1999/2001, che richiama le Leggi Regionali 72/97 e 72/98, Art1 comma
3, programmazione ed organizzazione dei servizi e degli interventi socio-assistenziali.




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                           Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




femminile in ogni età, di garantire la tutela della salute e della qualità della vita
nell'infanzia e nell'adolescenza e di favorire lo sviluppo della capacità di fare scelte
responsabili di procreazione e di svolgere il ruolo genitoriale.
Peculiarità del consultorio sono la funzione di accoglienza e presa in carico del
problema e per alcuni versi la specializzazione dell’offerta consultoriale : materno–
infantile, giovani o adolescenti, immigrati, menopausa.




     4.4.1 Una nota dolente: “sunna lieve” all’interno delle unità
           ospedaliere

Parlando di diritti dei minori e quindi anche delle bambine, credo sia doveroso in
quest’ambito decrivere brevemente la questione sollevata proprio in Toscana
riguardo alle Mutilazioni Genitali Femminili92.
Il 10 ottobre 2003 la Regione Toscana annuncia l’apertura di un Centro di
Riferimento per la Prevenzione e la Cura delle complicanze delle Mutilazioni
Gentitali Femminili93 presso l’Ospedale di Careggi.
In questo periodo il medico somalo Omar Hussen Abdulcadir e la ginecologa
Lucrezia Catania sottopongono al Comitato Etico Locale dell’Azienda USL 10 di
Firenze un documento con la proposta di introdurre nelle strutture ospedaliere una
pratica alternativa alle Mutilazioni Genitali Femminili, denominata sunna
lievissima.94 La proposta prevede comunque una manipolazione dei genitali: consiste
in una “semplice puntura del prepuzio in modo da far sgorgare poche gocce di
sangue”,95 e nella successiva certificazione dell’intervento rilasciata dal Centro.



92
   Tutti i riferimenti contenuti in questo paragrafo sono stati presi da Busoni M.,Laurenzi E.(a cura di )
“ Il corpo dei simboli ” SEID Editori, Firenze 2004
93
   Il Centro, dipendente dalle strutture della sanità pubblica di Firenze, è stato appositamente costituito
per il monitoraggio della salute delle donne che hanno subito una delle forme di mutilazione genitale e
per il sostegno nell’eventuale decisione di deinfibulazione.
94
   Sunna è un termine utilizzato in ambito musulmano per indicare la circoncisione maschile.
95
   Contenuto nel documento di Lucrezia Catania e Abdulcadir Omar Hussen dal titolo “Si può
proporre un rito alternativo, eticamente e legalmente accettabile, in una strategia di lotta efficace
contro la Mutilazione dei Genitali Femminili (Mgf)?” indirizzato al Comitato Etico Locale
dell’Azienda USL 10 di Firenze, e sotto l’intestazione del Centro di Riferimento Regionale per la
Prevenzione e Cura delle complicanze dell Mgf.




                                                                                                        54
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




Il 5 dicembre 2003 il Comitato Etico vota all’unanimità a favore della sunna rituale
o mutilazione soft. Il 4 gennaio 2004 alcune rappresentanti delle comunità africane
danno il loro pieno appoggio, e la proposta passa in discussione alla Commissione
Bioetica Regionale secondo l’iter previsto.
A questo punto l’Associazione Interculturale di Donne, Nosotras,96 e l’Aidos97
emettono un comunicato stampa e inviano una lettera di invito alla riflessione e alla
cautela all’Assessore alla Sanità della Regione Toscana.
Nella seduta del 3 febbraio 2004, il Consiglio Regionale della Toscana si impegna
all’unanimità a non autorizzare la pratica sanitaria in discussione e ad aprire un
tavolo di confronto con le donne immigrate e con le associazioni che sono in prima
linea contro le Mgf.
Il caso fiorentino giunge in Parlamento, dove le posizioni pro o contro la proposta
attraversano gli schieramenti politici.
Questo fatto, ha suscitato un forte fermento e si è aperto un ampio dibattito sulle
Mutilazioni Genitali Femminili, grazie anche all’intervento dei media su tale
questione.
Senza voler addentrarmi troppo nelle posizioni dei vari schieramenti pongo solo
alcune riflessioni a riguardo.
Il tentativo di introdurre la mutilazione soft viene definita dal documento di proposta
come “ un’alternativa accettabile per la nostra mentalità e per il nostro codice,
rientrerebbe in una politica di dialogo interculturale fondamentale per una
integrazione senza conflitti, nell’arricchimento reciproco e nel rispetto delle culture
che non vanno negate, né, d’altra parte, subite [...]. Tale forma di sunna potrebbe
essere praticata a bambine abbastanza grandi da esprimere una propria volontà (10
anni?), oppure a bambine più piccole sulla base della richiesta di entrambi i
genitori.”98 È lecito chiedersi a questo punto se una bambina di dieci anni sia
veramente in grado di esprimere la propria volontà circa tale pratica e se può essere
cosciente del male non solo istantaneo che le viene inflitto, ma duraturo che la
marchierà per tutta la vita. E quante minorenni, violate dalla soft, crescendo in un

96
   Lettera del 26 gennaio 2004 scritta da Laila Abi Ahmed e Diye Ndiaye, responsabili tra l’altro del
progetto Mgf.
97
   Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo.
98
   Ved. nota 90




                                                                                                        55
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




contesto di costumi e diritti occidentali, potrebbero, una volta divenute maggiorenni,
rivolgersi al giudice per chiedere la punizione del medico, il risarcimento del danno
fisico (anche se leggero) e del danno morale e psichico (molto più grave)?99
In molti testi che studiano il fenomento delle seconde generazioni si nota come
spesso le ragazze nate in Italia da genitori stranieri, nella fase dell’adolescenza,
tentano di imitare e confrontarsi con le coetanee, avvicinandosi sempre più ai loro
modelli. Come potrebbe una ragazzina spegare alle sue amiche il “rito tradizionale”
che le è stato impresso?
La proposta fatta per l’inserimento nelle strutture pubbliche sanitarie della Toscana,
nonostante rispecchi il tentativo di dare la possibilità di scegliere il male minore,
dall’altro, a mio avviso, non rientra “in una politica di dialogo interculturale
fondamentale per una integrazione senza conflitti”, ma rischia di rendere ancora più
marcate le differenze fra le bambine che hanno subito tale pratica e le bambine a cui
non è stata inflitta, anche all’interno dello stesso gruppo etnico. E questo non solo
oggi, ma per una generazione intera, in cui ragazze, ormai cresciute, e magari nate in
Italia, si porterebbero dietro lo stigma della loro diversità.
La vera integrazione è basata sul rispetto delle diversità e non sulla creazione di
nuove, specie se queste sono poco conosciute all’interno della società d’accoglienza.
Concludendo vorrei citare una frase di Mila Busoni che dice: « credendo di schierarsi
a favore del relativismo, del politically correct e delle legittime differenze, si
interviene sugli equilibri politici e si finisce per avvantaggiare la conservazione di
tradizioni profondamente intrise di dominio e sopraffazione. Questi processi e
meccanismi sono ben noti e ben evidenziati dagli studi sul colonialismo, sull’identità,
sulle etnie e sul genere; si fa passare come questione di “cultura” un qualcosa
(misure dirette alla popolazione) che è invece intrinsecamente politico e sociale». 100




99
   Laila Abi Ahmed, “Nel nome della tradizione, ti purifico” in Busoni M., Laurenzi E., Il corpo dei
simboli
100
    Mila Busoni, Politiche della cultura e del corpo sessuato, in Il corpo dei simboli, SEID, Firenze
2005, p.26




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                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




4.5 Carcere e giustizia.

La Toscana è la regione nella quale è più alta, tra i minori denunciati alle autorità
competenti, la proporzione dei minori stranieri; proporzione che nel triennio 1996-
1998 ha avuto un forte incremento rispetto agli anni precedenti passando dal 40-45%
di tutti i minori denunciati al 55-60% degli stessi. La percentuale italiana non si è
mai neppure avvicinata al 30% e anche nel 1998 si è tenuta, col 26%, ben distante da
questa soglia. Dunque, i minori stranieri rappresentano in Toscana una percentuale
dei minori denunciati alle Procure che è più che doppia di quella nazionale.101
Negli ultimi quattro anni la Regione Toscana ha cercato di occuparsi maggiormente
del settore giustizia, risultato meno centrale negli anni precedenti, attuando progetti
specifici che vanno ad individuare un nuovo target di riferimento: giovani immigrati
detenuti.
Un passaggio essenziale seguito nelle Politiche Sociali è l’abbattimento delle barriere
culturali e pregiudiziali che impediscono agli operatori delle carceri e del sociale di
interagire positivamente con questi detenuti. Altre iniziative sono dirette ad offrire ai
minori carcerati percorsi educativi e formativi che, una volta lasciato il carcere, li
aiutino a trovare lavoro e a non ricadere nell’illegalità.
Un altro passo importante è stato il coordinamento delle azioni sanitarie e degli
interventi di prevenzione nelle carceri attuato tramite il decreto legislativo
n.230/’99,102 che ha posto le basi per una seria riflessione sul problema della salute
all’interno degli istituti penitenziari, avviando un processo di riordino della medicina
penitenziaria e chiamando le regioni, i comuni, le aziende unità sanitarie locali e gli
istituti penitenziari a concorrere responsabilmente alla realizzazione di condizioni di
protezione della salute dei detenuti e degli internati.
I progetti attuati in questo ambito attingono soprattutto all’ambito di interventi
recenti. La maggior parte di essi sono stati effettuati dal Centro per la Giustizia
Minorile della Regione ed in particolare dall’Istituto Penale Minorile Meucci di
Firenze, che ha attuato il progetto psico-pedagogico “Mosaici” per la tutela della
101
    Regione Toscana, Istituto degli Innocenti, Terzo rapporto sulla condizione dei minori in Toscana,
Paragrafo 10.2, Firenze 2002
102
    Riordino della medicina penitenziaria a norma dell’articolo 5 della legge 30 novembre 1998, n. 419




                                                                                                     57
                       Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




salute mentale dei minori stranieri non accompagnati e il progetto “Dietro le quinte”
realizzato in collaborazione con il Punto Giovani di Firenze e l’Assessorato alla
Pubblica Istruzione e Politiche Giovanili, in cui l’iniziativa si è resa possibile grazie
alla realizzazione di altri due progetti “Apple” e “Twin Apple” attuati nel corso del
2001. Tali progetti prevedevano la creazione di laboratori artigianali rivolti ai
giovani detenuti, per lo più stranieri, sradicati dai contesti familiari e culturali di
appartenenza.
Solo a titolo esemplificativo, un altro progetto molto interessante è quello attuato
dalla Regione Toscana in collaborazione con la Regione Lombardia e con il
patrocinio del Ministero della Giustizia e della Rappresentanza a Milano della
Commissione Europea, dal titolo “Progetto Pinocchio”. Questo intervento mira alla
diffusione di informazioni concernenti il processo giudiziario per i minori stranieri,
tramite opuscoli scritti in sette lingue diverse (italiano, arabo, croato, serbo, albanese,
spagnolo e rumeno) e rappresentati con disegni e fumetti.




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      4.5.1 Minori extracomunitari e giustizia: intervista al Sostituto
         Procuratore della Procura della Repubblica c/o il Tribunale
         per i Minorenni di Firenze103

Chi e quanti sono i minorenni stranieri implicati con la giustizia?
«I reati trattati all’interno della Procura per i Minorenni di Firenze sono tra il
cinquanta e il sessanta percento commessi da minori extracomunitari, che sono
clandestini e privi di alcun mezzo di sussistenza.
Gli extracomunitari più presenti nel territorio toscano sono i Rumeni, i nomadi e gli
Albanesi.
La zona di Prato in particolare è invece caratterizzata da una forte presenza della
comunità cinese e quindi di minori cinesi, mentre nel resto della Toscana predomina
la componente rumena ed albanese.»

Quali sono i tipi di reato maggiormente commessi dai minorenni extracomunitari?

«I tipi di reato che i minorenni extracomunitari commettono sono caratterizzati da
grande violenza. I cinesi sono più implicati in rapine ed estorsioni, sempre
circoscritte al loro ambito comunitario. I cinesi commettono rapine ed estorsioni a
danno di loro connazionali proprio perché si è creata una comunità.
Per quanto riguarda i rumeni e gli albanesi si può dire che i reati oscillano. I rumeni e
i ragazzi di origine nomade commettono soprattutto reato di furto e furti con
destrezza a danno di turisti. Questo accade soprattutto per i ragazzi rom che vivono
nei campi nomadi e generalmente non sono imputabili. In questo caso specifico
troviamo un’alta percentuale femminile imputata di reato di furto.
A Firenze poi la situazione è aggravata proprio per l’alta presenza di turisti e questo
crea un forte allarme, soprattutto in estate, per cui si pone un problema di ordine
sociale.
Per i reati di furto in abitazione aggravato con scasso è importante dire che, per un
difetto di coordinamento, la nuova legge che istituisce la figura specifica del furto in
abitazione non è stata recepita dalla normativa minorile, per cui paradossalmente per
il furto in abitazione con violenza il minore non può essere arrestato. Questo difetto

103
   Intervista alla Dott.ssa Patrizia Foiera, che opera all’interno della Procura per i Minorenni di
Firenze da tre anni e mezzo.




                                                                                                      59
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di coordinamento intercorre fra gli articoli 381 e 624-bis e l’articolo 23 del D.P.R.
448/88; quest’ultimo fa infatti richiamo all’articolo 381, ma non all’ipotesi introdotta
dalla nuova legge (Art. 624-bis). Su questo si è pronunciata la Cassazione anche
dietro un mio ricorso. Nel mio caso c’era un tentativo di furto in abitazione aggravato
con scasso, e io avevo preso la convalida dell’arresto -il G.I.P me l’aveva data- e
l’avvocato ha fatto un riesame, proprio avvalendosi di questa mancanza di
coordinamento e il Tribunale ha colto il ricorso.
La Cassazione mi ha dato torto e ha precisato che, il fatto che il legislatore non abbia
voluto modificare contestualmente l’articolo 23 del D.P.R. 448/88 è stata una scelta
di politica legislativa che non può essere colmata da un’interpretazione estensiva
degli operatori del diritto. Per cui un maggiorenne che tenta lo scasso di
un’abitazione per furto può essere arrrestato, mentre il minorenne non può essere
sottoposto all’arresto -cosa che succede invece per un minorenne che tenta di
scassare un motorino per strada-. Si prospetta così, a mio avviso, un profilo di
trattamento disparitario.
Se andiamo ad analizzare il caso degli albanesi e dei rumeni di una classe d’età
superiore, i reati sono molto più violenti, caratterizzati anche da omicidi. Poco tempo
fa ho trattato il caso di un omicidio commesso da un albanese e attualmente esiste
uno stesso caso in corso [...].
Poi ci sono i minori extracomunitari marocchini e tunisini, i quali commettono reati
legati soprattutto ad un tenore di vita molto irregolare come l’uso smodato di
sostanze stupefacenti e l’abuso di alcol. I reati tipici di questa categoria di minori
sono risse violente, aggravate dall’uso di bottiglie, cocci di bottiglia e di coltelli, oltre
all’uso di sostanze stupefacenti.
Tunisini, marocchini e maghrebini sono spesso implicati nel traffico di sostanze
stupefacenti che vanno dal hashish alla cocaina all’eroina.
Quindi abbiamo diverse categorie di minori extracomunitari a cui corrispondono
diverse tipologie di reati. In questo senso si può veramente costruire una casistica.»

Per un confronto: quali sono i reati commessi invece dai minorenni italiani?

«Passando agli italiani, la caratteristica che include il minore indagato riguarda
soprattutto –cosa che desta stupore- l’abbandono dell’obbligo scolastico. Ci sono




                                                                                                   60
                       Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




molti minori che in seconda/terza media abbandonano la scuola o comunque hanno
grosse difficoltà nel proseguimento del percorso scolastico. Essi sono caratterizzati
da un livello culturale in generale molto basso che comprende bocciature e
sospensioni.
In questo ambito è il caso di fare una distinzione tra i sessi per andare ad analizzare i
reati commessi.
I minori italiani maschi commettono reati attinenti al furto, ricettazione di
ciclomotori; il minore dedito all’uso di sostanze stupefacenti -e purtroppo questo uso
è sempre più in aumento e non solo nel caso di droghe leggere, ma anche di quelle
pesanti- è implicato nello spaccio di droga e maltratta la famiglia per avere il denaro.
Un altro reato tipico è quello della lesione o della violenza nei confronti di terzi e
questo denota atteggiamenti di una mancanza di comunicazione civile. Anche le
violenze sessuali sono sempre più frequenti ed esulano da quell’esuberanza giovanile
della conoscenza delle prime esperienze sessuali. Queste violenze sono solitamente
commesse a danno di coetanee, o comunque al di fuori della soglia di non punibilità
prevista dalla legge penale. In minor misura si presentano anche reati di diffusione di
materiale pornograficoe e pedofilo tramite il computer.
Per quanto riguarda invece le femmine, il reato classico è il furto nei grandi
magazzini, furto di cosmetici, furto di abbigliamento -raramente esse sono coinvolte
nello spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione di ciclomotori, o in atti di lesioni-.
Un altro caso è quello delle ingiurie provocate da litigi amorosi. Le indagate
minorenni sono comunque una percentuale bassa. Si può dire che la percentuale delle
ragazze minorenni imputabili sono ¼ rispetto ai maschi.»

Quali sono le fasi di procedimento penale per un minorenne straniero imputabile
di reato?

«Se il minorenne è sottoposto ad arresto viene potarato presso il Centro di Pronto
Intervento dove si ha un primo intervento che tenta di risollevare il minore dalla
condizione in cui si trova, tramite un sostegno morale che gli faccia capire cosa sta
accadendo, sebbene capiscano immediatamente la fase dell’arresto e la presenza
della polizia. Non dobbiamo pensare che i minorenni implicati nella giustizia siano




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degli sprovveduti, semmai possiamo dire che sono sfortunati. Hanno una capacità di
soppravvivenza molto più alta di un minore nato e cresciuto in una famiglia italiana.
Nel Centro di Pronta Accoglienza viene spiegato l’iter processuale e il minorenne
viene informato riguardo le questioni giuridiche e processuali, questo in una prima
fase.
In seguito, se l’arresto viene convalidato e il minore viene mandato in carcere c’è un
intervento rieducativo all’interno della stessa struttura carceraria. L’Istituto Penale
per i Minori è caratterizzato da una prevalenza di attività rieducative, di colloqui con
psicologi, di attività che pongono il minorenne in relazione con gli altri detenuti,
quindi azioni di recupero in tutti i sensi, anche culturale.
L’alternativa alla custodia cautelare in carcere è il collocamento in comunità. Ho
notato però che per quanto riguarda il collocamento in comunità l’esperienza non è
molto positiva: nel sessanta/settanta percento dei casi i minori fuggogono. Teniamo
anche presente che molte volte questi minorenni sono la manovalanza di un
organizzazione criminale adulta, quindi risulta anche difficile sradicarli da una tale
rete. Se con la custodia cautelare in carcere il minore è raggiungibile per un periodo
più lungo, nel quale è possibile attuare un recupero d’integrità della persona, nella
comunità questo non avviene perchè è più facile fuggire. Inoltre il sistema penale
minorile non prevede il reato d’evasione, ma è prevista come sanzione,
l’aggravamento della misura cautelare. Per cui se viene violata la prima misura
cautelare delle prescrizioni, c’è la permanenza in casa, se violata c’è il collocamento
nella comunità e se violata anche quest’ultima, si attua la detenzione in carcere fino
al periodo massimo di un mese.
Esiste comunque una percentuale –minore rispetto alla norma- in cui il minorenne
capisce che con il collocamento in comunità gli viene data un’opportunità di
recupero. A quel punto il minore frequenta corsi d’alfabetizzazione, corsi di
artigianato, corsi professionali etc. Solo in questo caso si può avere un esito positivo
della custodia cautelare, che in gran parte dipende dalla buona volontà del minore,
condizione questa da non sottovalutare.»




                                                                                                  62
                            Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




Quali sono le politiche d’intervento attuate dalla Regione Toscana per i reati
commessi da minori stranieri?

«L’intervento attuale da parte della Regione Toscana nei confronti di minori
clandestini è quello di appoggiare il minore nel momento stesso in cui viene
individuato, anche senza aver commesso nessun reato, così come richiede l’articolo
403 del Codice Civile, e di condurli in un secondo momento presso strutture -
comunità e case famiglia- dai quali, a dire il vero, facilmente fuggono. Quindi si
applicano interventi che difficilmente hanno un esito positivo.
Per quanto riguarda i minori perseguiti, perché responsabili di un reato, se il tipo di
reato lo consente, -per il minorenne sono previste soglie diverse per l’arresto in
flagranza o per il fermo, rispetto a quelle delle giustizia ordinaria- vengono arrestati e
portati presso il Centro di Pronta Accoglienza dove si segue l’iter processuale.»




      4.4.2 La mediazione nel processo penale minorile 104


Il termine mediazione, sotto il profilo semantico, indica un processo mirato a far
evolvere dinamicamente una situazione problematica e ad aprire canali di
comunicazione che si erano bloccati. Nella sua dimensione ontologica, la mediazione
si risolve in un processo, il più delle volte formale, con il quale un terzo neutrale
tenta, mediante scambi tra le parti, di permettere a queste ultime di confrontare i
rispettivi punti di vista e di cercare, con il suo aiuto, una soluzione al conflitto che li
oppone.105 La mediazione, applicata alla giustizia, ne delinea un nuovo modello
fondato sulla logica della negoziazione piuttosto che su un paradigma di tipo
autoritario-impositivo, volto non tanto alla restaurazione dell’ordine giuridico
violato, quanto soprattutto, alla ricomposizione dei rapporti sociali nuovi. Questo
nuovo modello di giustizia penale, alternativo, sussidiario, collaterale o integrato nel




104
    Patrizia Foiera (a cura di), Un’altra mediazione:la mediazione nel processo penale minorile-
Firenze 2005. In particolare qui riporto in parte le parole rilasciate dalla Dott. Foiera, giudice referente
dell’Istituto della Mediazione.
105
    P.Tillich, Amore, potere e giustizia




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                           Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




sistema giudiziario tradizionale anche in Italia, in questi ultimi anni, sta entrando in
conformità con le indicazioni esistenti a livello internazionale.106
Si deve parlare quindi di giustizia riparativa e mediazione, quest’ultima funzionale
alla prima: un procedimento informale in cui le parti, guidate da un’équipe di esperti,
hanno la possibilità di incontrarsi, di discutere del reato, dei suoi effetti sulla loro vita
e le loro relazioni, di progettare modalità di comportamento futuro assumendosi
anche impegni volontari di riparazione -morale e materiale- del danno causato; la
giustizia riparativa è invece una forma di risposta al reato che coinvolge la vittima, il
reo e la collettività nella ricerca di soluzioni agli effetti del conflitto generato
dall’illecito, allo scopo di promuovere la riparazione delle conseguenze dell’evento
lesivo e rafforzare un senso collettivo di sicurezza.
In seno alla giustizia minorile, notoriamente più attenta al recupero educativo del reo
e dunque più aperta a percorsi flessibili, personalizzati, rapidi, e non repressivi di
risposta alla commissione dell’illecito, dal 1997 in diverse città italiane (Milano,
Torino, Trento, Bari) si sperimenta la mediazione penale come spazio di attenzione
per la vittima e come risorsa nel percorso di responsabilizzazione e recupero
educativo del minore autore di reato.
L’Istituto della Mediazione Minorile, seppur non previsto espressamente, trova
ingresso nell’articolo 28 del DPR 448/88 relativo all’istituto della messa alla prova
che prevede la possibilità per il giudice di impartire prescrizioni dirette a riparare le
conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona
offesa.
L’Ufficio per la Mediazione ha origine in un protocollo d’intesa interistituzionale tra
rappresentanti delle diverse Amministrazioni centrali e locali, sanitarie, giudiziarie e



106
    La Raccomandazione n. R (99) 19 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa su “La
mediazione in materia penale”; le Regole minime delle Nazioni Unite per l’amministrazione della
giustizia minorile (art 11); la Raccomandazione n. R (87) 20 del Comitato dei Ministri del Consiglio
d’Europa su “le rtelazioni sociali alla delinquenza minorile” (parr. 2 e 3) ; la Convenzione di New
York sui diritti del fanciullo (1989); la Dichiarazione delle Nazioni Unite dei principi base per
l’introduzione della giustizia riparativa in campo penale (parr.27 e 28); la decisione quadro adottata
dal Consiglio dell’Unione Europea il 15 marzo 2001 su “La posizione delle vittime nel processo
penale” che, auspicando il più ampio ricorso alla mediazione in matreria penale (atrt.10), fissa il
termine del mese di marzo 2006 per l’adeguamento normativo necessario, in ciascun stato membro,
all’attuazione della direttiva summenzionate (art.17). Tutto questo in Patraizia Foiera, Un’altra
mediazione:la mediazione nel processo penale minorile




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                       Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




sociali che intervengono nella socializzazione del minore deviante attraverso
un’azione omogenea e coordinata.
I mediatori (quattordici nell’esperienza di Milano) sono tra loro eterogenei per sesso
età e competenze scientifiche e professionali, con marcate differenze culturali. La
diversità culturale e professionale dei componenti è una delle principali ricchezze di
cui gode l’Ufficio, i mediatori lavorano sempre in gruppi multidisciplinari in cui si
mescolano saperi teorici e pratici che garantiscono per ogni “caso” un’attenzione
globale ai complessi ed intrecciati aspetti coinvolti (educativi, giuridici etc.).
Sebbene la competenza dell’Ufficio per la Mediazione coincida con quella
distrettuale del Tribunale per i minorenni, la sua collocazione materiale fuori dai
locali del Tribunale segnala immediatamente due aspetti. Da un lato le diversità tra
mediazione e procedimento penale, in termini di contenuto e funzione tra ruolo dei
mediatori e quello dei giudici onorari; dall’altro lato, la necessità strategica che lo
spazio fisico sia un ambiente non etichettante, lontano dai “ritualismi” rigidi in cui è
possibile produrre un setting protetto ed autentico per le parti, come le Sedi di Enti
Locali o del Privato Sociale.
Le fasi dell’attività dell’ Ufficio per la Mediazione sono così riassumibili: il
mediatore assegnatario del caso e del relativo fascicolo prende i primi contatti con
l’indagato/imputato, la persona offesa, gli esercenti la potestà ed i difensori nominati
nel processo; seguono i colloqui preliminari che hanno una funzione informativa e di
prima raccolta delle impressioni e dei vissuti delle parti, nonché la ricezione del
consenso all’incontro di mediazione vero e proprio.
L’incontro di mediazione ha luogo tra tutti coloro i quali sono direttamente coinvolti
nel conflitto e nel procedimento penale ed esso è seguito da un accordo su propositi
ed impegni comportamentali/riparativi assunti unilateralmente e reciprocamente , ed
anche su obbligazioni di risarcimento del danno.
È indispensabile ricordare che l’iter della mediazione non è uno strumento
d’indagine né i mediatori sono fonti di informazioni: essi si limitano a comunicare
all’autorità giudiziaria l’andamento del processo di mediazione, e il relativo esito
positivo o negativo.




                                                                                                  65
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




L’esperienza fiorentina in questo è ancora agli albori e vede appena sottoscritto, non
ancora operativo, un protocollo d’intesa107 tra il Comune di Firenze, la Regione
Toscana, il Centro di Giustizia Minorile per la Regione Toscana, il Tribunale per i
Minorenni di Firenze e la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i
Minorenni di Firenze.
Il protocollo è finalizzato all’istituzione e regolamentazione del Servizio Regionale
Sperimentale per la Mediazione Penale Minorile che sarà attivato, in via
sperimentale, per due anni e gestito “dal privato sociale che dovrà operare con
personale proveniente da enti e/o associazioni del terzo settore in possesso di
comprovate capacità di mediazione ed idonea formazione specificatamente
documentata”.108
L’attività del monitoraggio sarà affidata ad un costituendo Gruppo Regionale di
Vigilanza composto da quattro membri : uno per la Regione Toscana, due per il
Comune di Firenze ed uno per il centro della Giustizia Minorile il cui compito sarà
proprio quello di formulare periodicamente un giudizio sull’operatività del
Servizio.109 Il Tribunale per i Minorenni e la Procura della Repubblica presso il
Tribunale per i Minorenni nomineranno “un referente per la mediazione”110con il
compito di elaborare, in stretta collaborazione con le altre Amministrazioni, la
metodologia del processo di mediazione.
In attesa che la Mediazione Penale Minorile decolli anche nella realtà giuridico-
sociale fiorentina, si può asserire che oggi in Italia, la pratica di tale istituto, con il
superamento del modello penale rieducativo e retributivo, lasci ampi margini di
possibilità e sviluppo, a condizione che si alimenti la cultura in materia e si assesti,
sul piano ideologico, nel tessuto sociale, nella cultura degli operatori dei servizi
sociali e di quelli di diritto.111




107
    Protocollo operativo 23 marzo 2005, Firenze 2005
108
    Ibidem, Art.3
109
    Ibidem, Art.4
110
    Ibidem, Art.7
111
    Patrizia Foiera in Un’altra mediazione: la mediazione nel processo penale minorile, Firenze 2005




                                                                                                     66
                          Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




4.6 Interventi a favore dei minori non accompagnati


In primo luogo si evidenzia un dato consistente a livello regionale: nel corso del
2001 le presenze di minori stranieri non accompagnati ammontavano a 1.786 unità,
pari al 12% delle segnalazioni nazionali. La Toscana, in una ipotetica graduatoria, è
la quarta regione italiana con il maggior numero di minori non accompagnati. Negli
ultimi mesi del 2001 poi si è registrato un incremento di circa il 23% minori stranieri
non accompagnati.
L’età è in prevalenza di 16-18 anni, ma con tendenza ad abbassarsi fino ai 12 anni.
Sono soli dal punto di vista giuridico, ma all’interno del loro spazio sociale sono
sempre presenti almeno alcune figure o persone da loro conosciute. Le modalità di
risposta alle esigenze dei minori migranti sono legate all’elaborazione di percorsi
individuali, diversi da quelli previsti per i minori italiani.
Progetto capofila rilevato sul territorio toscano per questo ambito d’azione è
“Progetto Atlante” definito come buona prassi e attuato dal comune di Firenze in
collaborazione con l’Assessorato alle Politiche del Lavoro e Immigrazione, al
Ministero di Grazia e Giustizia- Centro Giustizia Minorile, il C.N.A., La Cooperativa
Sociale Archimede, l’Associazione Culturale Container e l’Associazione Iride.
Il progetto consiste in un corso continuativo di 900 ore per 9 mesi che vede
impegnati minori non accompagnati di età compresa tra 15 e 18 anni detenuti presso
Istituti perché irregolari e teso ad un attività formativa di inserimento socio-
lavorativo per preparare questi ragazzi ad un integrazione sociale, sia che il minore
decida di restare in Italia, sia che venga rimandato nel Paese d’origine al termine
della detenzione.
Altri esempi di questo tipo sono: “Progetto Aladino” (Comune di Firenze terminato
nel 2003 ), “Progetto Pollicino” ( Provincia di Lucca 2002-2004) e ancora altri con
metodologie differenti, ma tesi allo stesso obiettivo.112
Un ruolo importante in questo ambito è svolto dalla provincia di Lucca che ha
presentato questo impegno in una conferenza del 2004 dal titolo “Minori Migranti

112
  Per questo si veda Allegato 1. “Elenco riassuntivodei progetti per minori stranieri rilevati in
Toscana”.




                                                                                                     67
                      Capitolo quarto. I settori d’intervento per l’inserimento dei minori stranieri




non Accompagnati” svolta in collaborazione con la Regione Toscana e organizzata in
seguito all’entrata della provincia nella rete R.E.M.I (Rete Euromediterranea per la
protezione dei Minori Isolati). Un impegno questo che vede impegnate, a partire da
Lucca, tutte le province toscane. In concomitanza con tale conferenza è stata diffusa
la Rivista “Migranti in-Forma” promossa dalla provincia di Lucca con la
collaborazione regionale, dedicata interamente ai minori non accompagnati.




                                                                                                 68
           SEZIONE TERZA
PRESENTAZIONE DI UNA REALTÀ CONCRETA:
    IL PROGETTO “C.O.M.E” A FIRENZE
                           Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




                 Capitolo quinto
    ORGANIZZAZIONE ED ANALISI DEL PROGETTO
              C.O.M.E A FIRENZE




5.1 Contesto e motivazione

Nell’attività di promozione dei diritti degli immigrati, l’Assessore alla Pubblica
Istruzione alle Politiche Giovanili, e quello alle Politiche del Lavoro e
all’Immigrazione del Comune di Firenze, hanno rilevato l’esigenza di integrare le
rispettive competenze con risorse umane e finanziarie, ed hanno perciò definito, in
questi anni, azioni coordinate e congiunte allo scopo di potenziare le risposte
esistenti e di sperimentarne di nuove. Il Centro C.O.M.E (Centro Orientamento
Minori Extracomunitari) rappresenta senza ombra di dubbio uno degli esempi più
significativi e in cui si è resa concreta la volontà espressa dai due Assessori di dare
impulso ad iniziative comuni. Nell’Aprile del 2001, quando il Centro è stato
attivato,esso ha certamente rappresentato una realtà di rilievo nel panorama dei
servizi sul territorio comunale: ha infatti messo a disposizione di una fascia di
popolazione particolarmente debole, e anche dell’intera rete dei servizi, competenze
non facilmente ed immediatamente reperibili, dando così risposte ad un bisogno
diffuso che tardava ad essere soddisfatto, proprio per la mancanza sul territorio di
un’offerta competente e direttamente accessibile.
I dati di affluenza al sevizio (452 utenti) sono la dimostrazione concreta di quanto il
Centro abbia saputo, in questi anni, recepire una domanda inevasa, spesso complessa,
sia sotto il profilo giuridico – legale (si pensi alle questioni relative al permesso di
soggiorno), che sotto quello dell’intervento sociale propriamente detto.



  L’analisi del progetto è stata realizzata anche grazie alla pubblicazione promossa dall’Assessorato
alla Pubblica Istruzione e dall’Assessorato alle Politiche del Lavoro e Immigrazione del Comune di
Firenze, dal titolo Percorsi per minori stranieri. Problemi e Prospettive.Questa pubblicazione
contiene i dati che riguardano la realizzazione del Progetto C.O.M.E e altre riflessioni sui problemi
relativi ai minori stranieri.




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                          Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




Il progetto C.O.M.E ha così permesso in molti casi la risoluzione o l’attenuazione di
situazioni spesso drammatiche, interagendo sia a livello locale che a livello
nazionale, con la rete dei servizi, delle comunità e delle varie associazioni che si
occupano di minori stranieri.
In un contesto sociale e giuridico sempre più difficile per gli immigrati, che non
risparmia neanche i minori -nonostante il nostro paese abbia sottoscritto la
Convenzione di New-York sui diritti del fanciullo-, gli operatori del Centro si sono
fatti promotori dello studio puntuale della normativa in tema d’immigrazione, non
solo per rispondere ai bisogni manifestati individualmente dagli utenti, ma anche per
concorrere alla definizione di azioni di pressione e di intervento politico.



5.2 Dall’idea al progetto: il percorso di progettazione


Il progetto C.O.M.E, che ha visto la sua realizzazione grazie all’ideazione della
coordinatrice Laila Abi Ahmed, era stato pensato inizialmente come spazio di
aggregazione per minori in condizioni di disagio o in stato di abbandono, con
l’intento di creare un punto di sostegno per il loro inserimento nella vita sociale.
In seguito il Centro si è trasformato in uno sportello informativo specifico per i
minori, dove gli interessati si possono rivolgere di persona, o anche telefonicamente,
senza nessun tipo di filtro e senza vincoli burocratici (residenza, documenti, primo
fra tutti il permesso di soggiorno).
A partire dall’aprile 2001, anno di realizzazione del progetto, il Centro C.O.M.E è
stato un punto forte di sostegno per i minori non accompagnati implicati con la
giustizia, o accolti presso le case-famiglia. Questi ragazzi sono stati inseriti in un
percorso formativo di meccanica, agricoltura e ristorazione organizzato da un
progetto (Progetto Atlante)113, promosso dalla Provincia e dal Comune di Firenze
insieme alla Comunità Europea.



113
   Il Progetto Atlante nasce nel 2000/2001 come Progetto rivolto all’integrazione dei minori non
accompagnati, tramite un percorso continuativo di 900 ore di formazione e al conseguente inserimento
socio-lavorativo.




                                                                                                 71
                          Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




Nella sua fase iniziale quindi, il progetto C.O.M.E fungeva da punto di sostegno al
Progetto Atlante, attuando percorsi di accompagnamento, formazione ed inserimento
socio-lavorativo.



5.3 La descrizione del progetto114

Il progetto C.O.M.E nasce nell’Aprile 2001, dalla collaborazione tra i servizi
dell’Amministrazione Comunale e l’Associazione Culturale Iride, proprio allo scopo
di promuovere i diritti dei minori stranieri attraverso la predisposizione di interventi
utili per facilitare il loro inserimento sociale. In particolare, il centro si rivolge a:
-minori stranieri in carico ai servizi della giustizia;
-minori stranieri in situazione di abbandono;
-minori stranieri che pur disponendo di figure adulte di riferimento trovano difficoltà
  ad inserirsi nel tessuto formativo, professionale e sociale.

Il Centro C.O.M.E consiste in un servizio a bassa soglia, condotto da operatori e
mediatori culturali specializzati, che offre:
-servizi di accoglienza e ascolto che prevedono uno “spazio protetto” a cui il minore
  e/o la sua famiglia possano accedere liberamente, trovando la disponibilità degli
  operatori in grado di ascoltarli, se necessario, anche nella loro lingua di origine, e
  avendo così la possibilità di instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione
  efficace con i servizi, attraverso operatori competenti;
-colloqui informativi e di orientamento utili per una fruizione corretta delle
  opportunità offerte dal territorio sul piano formativo, lavorativo e socio – sanitario;
-servizi di accompagnamento che vengono attivati nei casi più complessi per
  giungere alla risoluzione di situazioni più problematiche. Questi servizi richiedono
  spesso l’intervento di mediazione degli operatori del C.O.M.E tra i minori e i
  servizi scolastici, formativi, sanitari, sociali, burocratici, etc.



114
  Analisi del progetto a cura di Annalisa Bracco, responsabile dell’Ufficio Prevenzione Disagio
Giovanile - Punto Giovani del Comune di Firenze, in Percorsi per minori stranieri. Problemi e
prospettive.




                                                                                                  72
                           Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




Il C.O.M.E impiega operatori sociali con competenze specifiche nell’orientamento e
nell’accompagnamento ai servizi ed in particolare si serve di mediatori linguistico
culturali dell’area araba, albanese, romanè, serbo-croata, somala e rumena.
Nelle attività ordinarie gli operatori lavorano in stretto contatto con la rete dei servizi
pubblici e di quelli offerti dalle varie organizzazioni del privato sociale (associazioni
di volontariato, fondazioni, cooperative sociali, etc. ).
Inoltre, seguono con attenzione le vicende legislative delle disposizioni normative
aventi rilevanza in materia di minori stranieri e partecipano attivamente a momenti di
confronto pubblico sulle problematiche delle migrazioni.
Gli obiettivi e le finalità prefisse dal progetto sono quelle di sostenere i processi
formativi dei minori sia nei canali dell’istruzione scolastica che in quelli della
formazione professionale; di facilitare l’inserimento lavorativo dei minori; di
collaborare attivamente con i servizi sociali competenti per l’individuazione di
possibili soluzioni; di garantire il compimento delle procedure burocratiche e
amministrative; ed infine contribuire al miglioramento qualitativo delle offerte dei
servizi.
In questi anni il progetto C.O.M.E ha visto aumentare la propria utenza, ha rafforzato
le proprie competenze e ha ampliato il ventaglio delle attività, connotandosi come un
servizio significativo e una risorsa preziosa, per garantire e promuovere i diritti dei
minori stranieri.



5.4 I dati di affluenza e l’utenza del C.O.M.E115

Dall’Aprile 2001, quando il Centro è stato attivato, al dicembre 2003, data
dell’ultima rilevazione, si sono rivolti al C.O.M.E 452 utenti. Dall’intervista con la
mediatrice socio-culturale del progetto, si è potuto constatare inoltre che ad Ottobre
del 2005 i casi trattati contavano ben 699 presenze.116



115
    I dati presentati sono stati analizzati con il contributo di Angela Bruni, psicologa e operatrice del
servizio C.O.M.E
116
    Riferimento al Capitolo 5.5: Intervista alla mediatrice socio-culturale del progetto C.O.M.E Adelina
Lacaj




                                                                                                      73
                           Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




Da un’analisi dei dati117 è emerso che, nel corso degli anni di attuazione, il servizio
ha visto crescere la sua utenza: dai 91 utenti nel 2001 ai 191 del 2003 fino appunto al
dato più recente, 699 nel 2005. L’aumento di utenza è una chiara indicazione di
come il progetto stia rispondendo ad un bisogno largamente diffuso sul territorio.




Tavola 10- Affluenza degli utenti al progetto C.O.M.E

                                                191
      200
                               170
      180
      160
      140
      120       91                                                                      Anno 2001
      100
                                                                                        Anno 2002
       80
                                                                                        Anno 2003
       60
       40
       20
        0
            Anno 2001 Anno 2002 Anno 2003




La maggioranza degli utenti è risultata di sesso maschile, ma confrontando i dati di
affluenza del servizio nel corso degli anni, si evince che l’affluenza femminile è
andata crescendo. In termini percentuali, se nel 2001 le femmine rappresentavano il
34% del totale, si è arrivati ad una percentuale del 39% nel 2003.



Tavola 11- Numero di presenze divise per sesso


117
   I dati presentati sono stati raccolti attraverso la compilazione di schede di rilevazione. La
compilazione è avvenuta attraverso le informazioni fornite direttamente dagli utenti, oppure sulla base
di quelle raccolte attraverso i contatti con altri operatori o persone che chiedevano un servizio per
conto di terzi.




                                                                                                     74
                          Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




                        167
                                                                              Maschi


                                                                              Femmine


                                                                   285




Tavola 12-Affluenza nel corso degli anni divisa per sesso


                  140
                                                    117
                  120                 108
                  100
                                                          74                       Maschi
                  80
                          60                62
                  60                                                               Femmine
                               31
                  40
                  20
                   0
                         Anno 2001 Anno 2002 Anno 2003




La fascia d’età maggiormente rappresentata è quella compresa tra i 13 ed i 17 anni.
Con il prosieguo dell’attività il progetto ha dovuto far fronte alle richieste di
un’utenza che andava al di là del target previsto, comprendendo così anche ragazzi
dai 18 ai 21 anni, che rappresentavano globalmente l’8% degli utenti. Questo a
dimostrazione del fatto che il progetto rimane sempre un punto di riferimento anche
per i ragazzi che raggiungono la maggior età, ma che si trovano a dover risolvere
altri problemi legati per esempio al rinnovo del permesso di soggiorno o al mondo
del lavoro etc.




                                                                                                75
                           Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




Tavola 13- Età degli utenti




Per quanto la provenienza dei minori che hanno usufruito del progetto, si può vedere
che l’Albania è il Paese maggiormente rappresentato. Il 43% degli utenti infatti è di
origine albanese, e nonostante sia forte, soprattutto a Firenze, il fenomeno migratorio
cinese e filippino,118 l’Asia è il continente meno rappresentato.
Da un confronto dei dati relativi alla provenienza geografica degli utenti nei vari
anni, si conferma la tendenza generale per cui l’Albania rimane sempre il paese
maggiormente rappresentato, mentre il continente asiatico rimane sempre marginale.
Su un totale di 452 utenti infatti, solo 19 provengono dall’Asia.
Oltre l’Albania, le nazionalità di maggior provenienza sono il Marocco (16%), la
Romania (7%), il Perù (7%) e la Somalia (6%).
Se da un lato questo risultato è spiegabile dal il fatto che sul territorio toscano, ed in
particolare di Firenze, è numericamente rilevante la presenza di immigrati
provenienti da questi paesi, dall’altro è possibile ipotizzare che la presenza di
operatori ed operatrici all’interno del progetto C.O.M.E appartenenti a quelle stesse
nazionalità, ne abbia favorito un maggior afflusso.




118
   La Cina risultava al 31.12.2003 la nazionalità maggiormente presente nel Comune di Firenze. Il
18% degli immigrati proveniva dalla Cina e il 5,7% dalle Filippine. Stupisce il fatto che con
un’incidenza così forte di immigrati provenienti da questi paesi non abbia riscontro presso un servizio
per stranieri.




                                                                                                     76
                       Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




Tavola 14- Provenienza geografica degli utenti.




Le richieste degli utenti sono state classificate in base all’area di bisogno prevalente.
Questa distinzione però, se da una parte facilita la lettura, dall’altra non evidenzia
una realtà complessa dove esistono molte situazioni in cui sono presenti
contemporaneamente più aree di bisogno che si intersecano fra loro. Per questo le
richieste e il numero degli interventi erogati superano di gran lunga il numero degli
utenti. Infatti le richieste sono state 620, su un numero di utenti pari a 452. L’urgenza
su cui si è agito di più, soprattutto per i minori appena giunti in Italia, è stata quella
del permesso di soggiorno. A questa seguono la richiesta di interventi di tipo sociale
e il sostegno giuridico–legale.




                                                                                             77
                       Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




Tavola 15- Principali richieste degli utenti




Infine per quanto riguarda la tipologia degli interventi attuati, si può notare che
l’informazione è stata la metodologia più usata dal Progetto C.O.M.E.




Tavola 16- La tipologia d’intervento




                                                                                             78
                          Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




    5.5 Alcune considerazioni sul progetto

Ho preso come esempio di “buona prassi” il Progetto C.O.M.E perchè su tutto il
territorio toscano risultava quasi l’unico servizio attuato e perseguito per quattro anni,
specifico per minori stranieri. Tanti altri progetti sono stati individuati come buone
pratiche per i minori, per gli stranieri, per le famiglie immigrate (pensiamo per esempio
ai consultori), e anche più specificatamente per i minori non accompagnati (si pensa al
Progetto Atlante).
Il progetto C.O.M.E, nato inizialmete per minori non accompagnati, si è diffuso e esteso
a tutta la gamma di minori stranieri, anche quelli ricongiunti e residenti in Italia con i
genitori.
Dalla visita fatta all’interno del Centro è emerso come il servizio sia però limitato
nell’orario e poco visibile per gli utenti. La sede del progetto è nascosta e subordinata
ad un altro Centro informativo. Gli utenti vengono a conoscenza del servizio grazie al
lavoro di rete fra i diversi enti e associazioni che si occupano di stranieri e sembra che
funzioni per “passa-parola”. Non a caso si può notare come l’utenza sia contraddistinta
da ragazzi provenienti dalle nazionalità che sono le stesse degli operatori che vi
operano.
Inoltre il servizio è continuativo e non si interrompe dopo un anno di corso
professionale o nove mesi di percorso formativo, ma segue i ragazzi fino in fondo,
anche quando questi diventano maggiorenni e a loro volta hanno loro stessi dei figli. Il
Centro si caratterizza come un servizio a disposizione dei ragazzi e non come un
progetto per minori.
Nonostante la sua operatività sia circoscritta a poche ore di apertura e attività (teniamo
presente però che gli operatori non si occupano dei bambini solo all’interno degli orari
d’apertura, ma anche fuori) credo sia un progetto esemplare d’integrazione. Tramite
operatori esperti e competenti si tenta di accompagnare e seguire caso per caso, storia
per storia, ragazzo per ragazzo, per cercare di rendere la condizione del minore straniero
più accettabile, dignitosa e normale. Dalla risoluzione di problemi legati al permesso di
soggiorno, legati alle iscrizioni sanitarie, al mondo del lavoro, si insegue l’obiettivo di
riconoscere, rivendicare ed attuare i diritti di questi minori, facendo crescere in loro




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                                 Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




stessi il senso di cittadinanza e appartenenza alla società civile che impone delle
restrizioni, ma che garantisce dei diritti.
In questo modo credo che i ragazzi stessi diventino responsabili del loro essere cittadini
italiani e prendano parte attiva e quindi partecipino al loro stesso processo
d’integrazione.




      Intervista all’operatrice e mediatrice socio-culturale del progetto119


Come nasce il progetto C.O.M.E?

« Il progetto C.O.M.E nella sua idea iniziale non era stato pensato come un servizio di
informazione, ma come un punto di sostegno per minori stranieri dove si poteva
pranzare e “fare passi” insieme per un inserimento nella vita sociale; questo era l’intento
del progetto.
In seguito però il progetto si propose di affrontare tutte le problematiche dei minori,
soprattutto minori stranieri, ma anche di minori che hanno entrambi i genitori italiani,
ma la famiglia non riesce a garantire il loro sostentamento ed una crescita dignitosa.
Il progetto C.O.M.E affronta oggi tutti questi problemi, senza tralasciare il fatto che
spesso i minori che giungono da noi hanno a che fare con l’area della giustizia.
Il progetto nell’anno 2000/2001 è stato un punto forte di sostegno dei ragazzi non
accompagnati implicati con la giustizia o accolti presso le case-famiglia. Questi ragazzi
sono stati accompagnati in un percorso formativo organizzato tramite un progetto
promosso dalla Provincia e Comune di Firenze e dalla Comunità Europea per
l’inserimento sociale dei minori dell’area giudiziaria, con un percorso formativo in
meccanica, agricoltura e ristorazione. Inizialmente quindi il progetto C.O.M.E faceva da
punto di sostegno al Progetto Atlante, accompagnando questi ragazzi che non erano
tanti, a dire la verità. C’erano anche ragazzi che provenivano da Arezzo e da Pistoia che
avevano avuto problemi con la giustizia, che erano accolti presso le case-famiglia e che
erano in bilico perché dovevano essere rimpatriati.»

119
      Adelina lacaj, mediatrice socio-culturale del progetto C.O.M.E, opera da cinque anni presso il Centro.




                                                                                                          80
                           Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




A chi si rivolge il progetto?

«Il progetto C.O.M.E. si occupa soprattutto di minori ed in particolare quelli stranieri,
ma non solo. Esso svolge anche un’azione importantissima di mediazione fra i ragazzi
che svolgono percorsi di volontariato civile in carcere e gli assistenti sociali, in modo da
poter fare dei colloqui con volontari ed operatori e spiegare il percorso da seguire. Si
può dire che è rivolto anche a persone adulte tramite percorsi di formazione. Si occupa
anche a ragazze madri per un sostegno economico, per informazioni circa l’iscrizione a
scuola, per aiuti nella compilazione di documentazioni, per spiegare i percorsi di studio,
per il recupero dei libri, per l’erogazione del servizio mensa.
I ragazzi che usufruiscono del servizio sono tanti; in certi casi può venire il genitore, ma
sono venuti anche tanti ragazzi da soli, perché hanno perso il posto di lavoro, sono
venuti tanti studenti, che sono qui per studio, ma hanno bisogno di un lavoro, di un
percorso alternativo.»

Che tipo di azione ha svolto finora il progetto C.O.M.E?

«Il progetto non si è limitato a sostenere i ragazzi nei loro problemi, col permesso di
soggiorno, con la giustizia etc.,ma ha sostenuto anche i ragazzi nella realizzazione di un
sogno o che comunque volevano realizzare qualcosa.
Questi ragazzi sono stati seguiti e sostenuti passo dopo passo e si è potuto avere un
contatto diretto per i percorsi di affidamento secondo la legge 184, l’unica legge in
grado di salvare questi ragazzi che si pongono una prospettiva futura nel paese d’arrivo.
Si percepisce il disagio che questi minori hanno sapendo che il loro futuro in Italia è
incerto e non sono sicuri di poter rimanere. Che scopo avrebbe altrimenti un percorso
formativo fatto in Italia, se poi questi minori sono costretti al rimpatrio?
I ragazzi segnalati dai Tribunali, che avevano avuto problemi con la giustizia erano 3 e
tutti sono stati affidati a delle famiglie tramite la legge 184/83. Altri invece inseguivano
un sogno e sono stati aiutati in questo percorso[...]
Poi si sono sostenuti dei ragazzi nei percorsi di formazione, nel frattempo, anche per
l’affidamento per poter seguire poi il percorso lavorativo in Italia . Abbiamo collaborato
con Enti che prevedevano corsi di formazione. Abbiamo collaborato con centri di
formazione per la Provincia, per inserire tanti ragazzi nei corsi professionali, per le
scuole di lingue oppure abbiamo tante persone in sospeso che sono in Italia senza




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                          Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




permesso di soggiorno, e anche con un familiare o entrambi i genitori clandestini, e
dobbiamo vedere un po’ come fare prima per affidarli e poi fare una pratica di
ricongiungimento familiare.
Questo servizio lavora con i consolati per la legalizzazione, per i certificati di nascita,
per l’informazione riguardo l’iter per la certificazione anagrafica del paese d’origine.
Si trattano casi anche di bambini rom che sono nati in Italia, ma non hanno un permesso
di soggiorno a parte, hanno difficoltà ad avere un contratto di lavoro, perché sono
inseriti sul permesso della madre, la quale, come apolide, non può chiedere cittadinanza
italiana.
Il servizio svolge poi un ruolo fondamentale per quanto riguarda i minori appena
arrivati, per indirizzarli in tutti i percorsi da seguire -inserimento scolastico, recupero
dei libri, come si fa la domanda per la borsa di studio,etc.-.
Inoltre è stato un servizio che ha facilitato e accelerato, tramite le collaborazioni con la
Questura e con gli Uffici del Governo, i procedimenti di ricongiungimento familiare
così da permettere al minore di non inserirsi nella scuola quando ormai l’anno scolastico
era già iniziato, cosa che aumenta le difficoltà di apprendimento della lingua e di
inserimento scolastico in generale.»

Si può dire che il progetto C.O.M.E è un servizio di mediazione?

«Il Progetto C.O.M.E non è solo un servizio di mediazione. È meglio dire di
mediazione, informazione, sostegno ed appoggio in tutti i sensi. La mediazione c’è:
quella linguistica. Io parlo l’albanese. C’è un servizio di mediazione linguistica in
lingua araba e rumena; e all’occorrenza, se c’è bisogno di un interpretariato o di una
mediazione specifica ci si appoggia alla rete dei mediatori linguistici con cui si ha
contatto.
Si può parlare di mediazione, nel senso che si agisce da ponte per collegare i diversi
servizi. Questo il progetto C.O.M.E lo fa -anche con dei buoni risultati- nonostante le
difficoltà enormi.»

I minori che usufruiscono del progetto come vengono a conoscenza del servizio?

«I ragazzi trovano questo servizio e raggiungono l’ufficio, tramite un lavoro di rete che
si è istituito fra gli Enti e le Associazioni. Per esempio, se ci si rivolge all’Ufficio
immigrati, oppure ad un Associazione che si occupa delle donne, ma anche a servizi




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                           Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




diversi dall’associazionismo come il Servizio Sociale, il Comune, attorno a questo c’è
una rete che indica il nostro servizio che in effetti non è molto visibile, perché adesso ci
hanno inseriti all’interno della struttura Informa-Giovani del Comune di Firenze.
La sede prima era presso l’Ufficio Immigrati del Comune, quindi era più facile da
raggiungere, poi lì non c’era più posto e ci hanno trasferiti presso la sede del Punto
Giovani.»

Ci sono stati degli ostacoli intercorsi durante gli anni di attuazione del progetto?

«Questa è una lotta continua: da un lato si collabora con i servizi del comune per
facilitare la vita di questi ragazzi e dall’altro si lotta con la Prefettura o la Questura per
fare in modo che questi percorsi vengano realizzati. Sono state attuate mediazioni con la
Questura per l’inserimento dei figli nel permesso di soggiorno del genitore. Questo è
stato un nodo dolente perché la Questura si rifiutava, e ci siamo mossi scrivendo alla
Prefettura. Qui un’assistente sociale molto sensibile si è rivolto alla Procura dello Stato
che ha costretto la Questura di Firenze a non calpestare un “sacrosanto” diritto dei
minori.
Riporto, a titolo di esempio, un caso di discriminazione in atto presso il Centro
C.O.M.E: una ragazza che ha il permesso di soggiorno per motivi di studio, secondo la
Questura, deve pagare 75 euro per ritirare il permesso di soggiorno per l’assicurazione
sanitaria. Questa è una questione burocratica non facile da smuovere; io ho chiamato
l’ALS, ho scritto al responsabile dell’anagrafe sanitario, che non ha risposto, poi tramite
conoscenze con le colleghe della Commissione delle Pari Opportunità, sono riuscita ad
avere dei contatti con persone competenti che spiegano che questo pagamento risulta
nuovo. Sembra che si sia tentato di spiegare che 75 euro non sono tanti soldi. Dobbiamo
però considerare lo stato di precarietà di queste persone. Inoltre, se i ragazzi italiani
hanno l’assistenza sanitaria gratuita, perché non avviene così anche per gli stranieri,
perché questa discriminazione?
Un’altra cosa non molto buona è quella che ci siamo trovati a sostenere ragazzi che una
volta compiuti i 18 anni d’età, sono stati indirizzati al centro per l’impiego per essere
messi in attesa di occupazione.
Il ragazzo in causa stava seguendo un percorso di studi presso un istituto odontoiatrico e
non poteva iscriversi al centro per l’impiego! Il progetto C.O.M.E è intervenuto




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scrivendo alla Questura e specificando in neretto che questo ragazzo ha diritto a
proseguire il suo percorso di studi.
Un altro caso seguito dal progetto C.O.M.E è quello di un ragazzo straniero con il 100%
di invalidità agli occhi e non può avere l’assegno di invalidità perché non è titolare di
carta di soggiorno. Abbiamo chiesto alla Questura -prima che il ragazzo compisse i 18
anni- di ottenere la carta di soggiorno per questo minorenne, ma alla madre non è stato
dato. Così è intervenuto il progetto C.O.M.E, con la CGIL, e solo ora, tramite
un’Associazione che lavora con degli assistenti sociali per Altro Diritto, si è tentato di
far avere l’assegno di invalidità a questo ragazzo. L’assistente sociale non può seguirlo
per tutto il tempo e lui ha diritto all’assegno di invalidità, ma secondo la nostra
legislazione, se non ha la carta di soggiorno non può avere l’assegno, pur essendo
invalido al 100%.
Perciò, tutti questi sforzi per poter aiutare i minori, sia quelli ammalati che quelli sani,
ma che sono in precarietà o difficoltà.
La precarietà in questo ambito è enorme e noi cerchiamo di seguire i ragazzi nel
doposcuola, sia per la mensa scolastica, sia per avere un inserimento dignitoso in tutti
gli ambiti.
Un altro caso seguito dal Progetto C.O.M.E è quello di una bambina dodicenne
peruviana che vive con i genitori. Lei va a scuola, i genitori lavorano, e convivono in
una stanza con 12 persone per ridurre le spese d’affitto. La mamma non si fida a lasciare
la bambina da sola perché non conosce queste altre persone. Così si è cercato di
intervenire trovando un doposcuola per la ragazza che permetta di intrattenerla intanto
che i genitori tornano a casa dal lavoro.
Ogni giorno ci sono delle problematiche, diverse da caso a caso, che questo servizio
cerca di risolvere.
Il servizio però o è molto ridotto perché i finanziamenti sono a gocciole ed ora ha
soltanto due mattine di apertura.»

Come è finanziato il progetto C.O.ME?

«Il progetto è finanziato dall’Assessore alla Pubblica Istruzione e alle Politiche
Giovanili e da un piccolissimo finanziamento dell’Assessorato all’Immigrazione.
L’orario è ridotto e io mi trovo ora in serie difficoltà -anche se viene una ragazza del




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                           Capitolo quinto. Organizzazione ed analisi del progetto C.O.M.E a Firenze




servizio civile ad aiutarmi- quando arrivano tante persone. Non si riesce a seguire tutte
le pratiche, benché ci siano alcune pratiche che devono essere seguite per forza. Per ora
il servizio è aperto otto ore a settimana, con due ore di accompagnamento verso
avvocati, Questura, ASL per fare il Codice Fiscale, etc.
Dal 2001 fino al 2004 il servizio aveva cinque aperture settimanali, solo nell’anno 2005
si è avuta una tragica riduzione di orario. Questo perché il finanziamento era comunque
“a progetto”, ma prima vi erano due Assessorati a sostegno del progetto: l’Assessorato
alla Pubblica Istruzione e alle Politiche Giovanili e l’Assessorato all’Immigrazione.
Quest’ultimo offriva anche l’ufficio, sosteneva le spese telefoniche e tutto il resto nella
sede del Comune. Ora l’Assessorato all’Immigrazione ha erogato per quest’anno 2800
euro.»

Che giudizio si può dare al progetto in questi cinque anni di lavoro?

«Si può dire che il progetto è una cosa buona, ma con molte restrizioni, per la riduzione
degli orari e per i finanziamenti sempre più ridotti.
Si attuano in questo servizio collaborazioni con Questura, Tribunale dei Minori ,
Ministero degli Interni, le ASL e la Prefettura.
Da quando il servizio è attivo sono stati trattati 699 casi. Infatti in un quaderno vengono
archiviate tutte le schede riguardanti le persone che hanno avuto accesso all’interno
servizio. Le schede non contengono solo casi conclusi, nel senso che i ragazzi che
arrivano presso il Progetto C.O.M.E, non vengono dimenticati una volta aver adempiuto
al loro bisogno prioritario, ma vengono seguiti anche col passare degli anni e loro sanno
di avere un buon punto di riferimento. Ci sono casi seguiti tre anni fa che tornano, per
difficoltà e restrizioni durante il loro percorso.
Un buon risultato ottenuto in questi anni di servizio è stato sicuramente un maggior
punto di forza svolto dal Progetto sulla Questura, che inizialmente si rifiutava di
accettare i ricorsi. A volte sono stati fatti dei ricorsi in gruppo ( es: 3 ragazzi che
dovevano essere iscritti sul permesso di soggiorno dei genitori) per alleggerire il budget
familiare, perché si rischia di pagare dei ricorsi per vedere riconosciuti dei diritti che
dovrebbero essere già più che previsti dalla legge.»




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Quali sono le prospettive future del progetto?

«Il progetto andrà avanti con la stessa modalità e sarà finanziato –credo- anche nel
2006. Di anno in anno viene rinnovato, ed ora con i tagli finanziari avuti, non si sa come
saranno le prospettive per i prossimi anni.
Nel caso il progetto non proseguisse, le documentazioni dei ragazzi seguiti durante
questi cinque anni verrebbero passate all’ARCI, con cui c’è la convenzione, quindi
sarebbero comunque seguiti, anche se non esisterà più un servizio specializzato per i
minori.»




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                                  CONCLUSIONI



Da questo lavoro è emerso che il quadro toscano è ricco di iniziative che hanno
contribuito al superamento della convinzione che il fenomento migratorio costituisca
un problema a carattere emergenziale.
Penso che la Regione Toscana offra un’immagine positiva, contraddistinta da un
fervore operativo di grande spessore (pensiamo ad esempio alle attività di appoggio e
sostegno offerte dal progetto C.O.M.E a Firenze).
Risulta però evidente la necessità di utilizzare le risorse in modo coerente e
razionale, così come appare utile istituire sistemi di valutazione, monitoraggio e
controllo in grado di sostenere i progetti o di riesaminarne quelli già ultimati.
Bisogna pensare ad una strategia che, pur tenendo nella dovuta considerazione le
diversificate situazioni locali, si estenda a tutti coloro, istituzioni e non, che a
qualsiasi titolo, si occupano di tematiche afferenti i minori stranieri.
Per ora le istituzioni hanno attuato nei confronti dei minori stranieri interventi di
sostegno e attività di prevenzione; hanno fornito servizi mirati, nonchè servizi più
generici come i consultori; una puntuale attenzione è stata indirizzata alla maternità
della donna straniera e alle sue difficoltà d’inserimento lavorative, sanitarie e
relazionali.
Tuttavia è ancora lacunoso l’intervento volto a responsabilizzare i soggetti, i bambini
e le famiglie, dando loro le possibilità di uscire dalla marginalità, in un apporto
interattivo con la progettualità e le forze sociali sul territorio. In particolare le
istituzioni andrebbero rese più avvicinabili in termini di intelligibilità, così come ci si
dovrebbe porre l’obiettivo di evitare i danni della frammentazione delle risposte e
della dispersione finanziaria e progettuale.
L’integrazione deve essere considerata come un concetto dinamico e intenzionale,
che avanza sulla base di un progetto voluto, cercato e realizzato. Appare quindi
necessario chiarire i ruoli e le competenze di ciascuna istituzione coinvolta e dotarla
delle risorse necessarie per affrontare il fenomeno.




                                                                                        87
                                                                                Conclusioni




In Italia è solo a partire dagli anni ’80 che l’inserimento di persone straniere è visto
con uno sguardo interculturale, ossia con lo scambio di elementi, l’interazione tra le
persone che permetta il dialogo, il confronto paritetico, senza la costrizione per i
soggetti coinvolti di dover rinunciare a parti significative della propria identità.
Il modello d’integrazione “mediterraneo” ci dimostra però come questo approccio
nei confronti di immigrati abbia proseguito per tentativi più che tramite azioni
politiche efficaci ed effettive. La scarsa regolamentazione istituzionale, costellata di
sanatorie anziché di misure governative precauzionali, la debole regia delle
istituzioni pubbliche nei percorsi d’accoglienza, l’inserimento nel mondo del lavoro
contraddistinto inizialmente da informalità e precarietà, ne sono un segnale e un
indice notevoli.
I figli dell’immigrazione anticipano ciò che saremo in futuro. Sono gli antesignani
dei futuri cittadini, sospesi a metà tra due mondi; in equilibrio fra diverse identità.
Bisogna preparare questi ragazzi e ragazze a diventare membri a pieno titolo delle
nostre comunità, protagonisti della vita economica, sociale, politica e culturale. È
importante cioè che le istituzioni siano in grado di proporre un’offerta di integrazione
che consenta ai minori stranieri di diventare cittadini italiani senza violare, né
precludere aspetti della loro identità e della loro cultura.
Perché crescendo con noi e con i nostri figli si sentiranno cittadini. E vorranno essere
riconosciuti tali. Essi non si accontenteranno più dell’integrazione subalterna
riservata ai loro genitori, non si tratta di una pretesa egoista, ma di un bene per noi,
per la nostra società, per la qualità della nostra democrazia. Conoscere, riconoscere
ed integrare questi minori diventa una risorsa per tutta la società futura.
Proprio nel Rapporto 2001 sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, curato
dall’ Istituto degli Innocenti di Firenze, si sostiene che «occorre compiere un salto di
qualità che permetta di considerare il bambino e l’adolescente straniero, quale figura
specifica, non più soltanto analizzabile come soggetto fra due mondi, ma come
abitante di un vero e proprio terzo territorio che è realmente altro rispetto ai due
mondi».
Il minore straniero è portatore di una visione inedita che, grazie al contesto
interculturale creatosi, sta assumendo caratteri cosmopoliti e più consoni alle istanze
della contemporaneità.




                                                                                        88
                                                                                Conclusioni




Quindi, i minori stranieri sono occasione di stimolo sia per la nostra cultura sia per
quella d’origine, poiché con il loro inserimento nella società d’accoglienza, da una
parte, costringono i genitori a rapportarsi maggiormente con il nuovo ambiente, in
ambito scolastico ed extrascolastico, dall’altra parte stimola gli insegnanti e gli
educatori a trovare interventi più opportuni per aiutare i soggetti in emigrazione a
scoprire la ricchezza che c’è in ognuno di loro, imparare a dialogare con l’alterità
evidenziando le disuguaglianze.
Ciò significa accettare questa sfida come opportunità per effettuare una più piena
attuazione ed una vivificazione della democrazia, nel totale rispetto di tutti i diritti di
cui i minori stessi sono portatori.




                                                                                        89
APPENDICE
                                                                                                Appendice




1. Elenco riassuntivo dei progetti per minori stranieri rilevati in
Toscana




       TITOLO                       SOGGETTO/ I                    TIPOLOGIA                       ANNO
    PROGETTO                        PROPONENTI                   D’INTERVENTO
     /SERVIZIO




          Progetto                 Comune di Firenze -          Apertura Centro di               2003
                                   Pubblica Istruzione          alfabetizzazione Q.2 c/o
  "La città e la cultura           P.O. Interventi              Scuola Boccaccio per il
                                   Educativi e scambi           sostegno del diritto allo
   dell'accoglienza -
                                   culturali                    studio per studenti stranieri
la scuola, la famiglia, il
       territorio"


          Progetto                 Comune di Firenze -          Città sostenibili per i          2003
                                   Pubblica Istruzione          bambini e le bambine -
     "Progettazione                P.O. Interventi              realizzazione progetto
                                   Educativi e scambi
      Partecipata"
                                   culturali


          Progetto                 Comune di Firenze -          Laboratori ,espressivo -         2003
                                   Pubblica Istruzione          manuali, musicoterapia,
      "Tuttinsieme"                Punto Giovani                psicomotricità, musica,
                                                                informatica, arteterapia,
                                                                attività motorie, teatro, in
                                                                orario scolastico ed
                                                                extrascolastico per studenti
                                                                di scuola materna,
                                                                elementare e media,
                                                                finalizzati all'inserimento e
                                                                integrazione alunni disabili.





 La tabella comprende tutti i progetti trovati in Internet, anche quelli in cui i minori stranieri sono
sirettamente o indirettamente coinvolti




                                                                                                          91
                                                                                      Appendice



                          Comune di Firenze -        Laboratori artigianali rivolti    2003
                          Pubblica Istruzione        ai detenuti dell'Istituto
                          Punto Giovani              Penale Minorile Meucci
                          Istituto Penale Minorile   dirette ai giovani detenuti
       Progetto
                          Meucci Associazione di     per lo più stranieri sradicati
                          volontariato “Auser”:      dai contesti familiari e
    "Twin Apple"          messa a disposizione dei   culturali di appartenenza.
                          volontari artigiani.
                               Soggetti coinvolti
                          - Assessorato Pubblica
                          Istruzione e
                           Politiche Giovanili -
                          Ufficio Punto Giovani


 Tavolo Permanente        Comune di Firenze -        Monitoraggio                      2003
  contro l'abuso e il     Pubblica Istruzione
   maltrattamento
 a danno dei minori


    Spazio gioco          Comune di Firenze –        Spazio gioco dai 0 ai 6 anni      2003
    multiculturale        Pubblica Istruzione        Multicultura
    "La Giostra"          Servizio Asili Nido
 (Centro Gandhi Q.5)


 Progetto "Servizi di     Sostegno alla gestione     Prevenzione contro la             2003
contrasto alla violenza   contabile e                violenza e abusi di minori e
 per minori, donne -      amministrativa             donne
                          del piano di intervento
madri e adulti abusati
                          legge 285/97
   in età minorile"

Progetto Centro Sicuro    Sostegno alla gestione     Centro di accoglienza per         2003
                          contabile e                minori in stato di
                          amministrativa             abbandono
                          del piano di intervento
                          legge 285/97


Progetto "Interventi di   Comune di Firenze -        Accoglienza e assistenza          2003
      accoglienza         Sicurezza Sociale
     residenziale e
   semiresidenziale
 destinati a minori in
stato di disagio e/o a
  rischio sociale e a
 gestanti e madri con
         figlio”




                                                                                              92
                                                                                     Appendice



Ludoteca Interculturale Comune di Firenze -         Intercultura                      2003
                            Decentramento
                            Quartiere 1



  Potenziamento del
  servizio "La Tana         Comune di Firenze -     Spazio gioco specializzato        2003
      dell'orso"            Decentramento           nella fascia di età 0-6 anni
      Ludoteca              Quartiere 3              e punto di riferimento per
                                                    le famiglie

       Progetto             Comune di Firenze -     Sostegno scolastico, attività     2003
  "Tutta Mia La città"      Decentramento           varie di gestione dello
                            Quartiere 3             spazio,
                                                    iniziative sul teritorio anche
                                                    attraverso educatori di
                                                    strada,
                                                    attività ludiche varie


     Centro ludico          Comune di Firenze -     Percorsi di educazione            2003
 educativo "La Prua e       Decentramento           familiare:
  L'Approdo e Centro        Quartiere 5             sostegno a famiglie in
                                                    difficoltà, seminari di
    Giovani l'Isola"
                                                    sensibilizzazione, incontri.


  Spazio Insieme:           Comune di Firenze       Sostegno scolastico               2003
 Sostegno didattico,        Quartiere n °4          Integrazione
   laboratori vari

 “L’abitare inferiore”      L’Assessorato           Percorsi di inserimento a         2002
                            all’Immigrazione del    livello locale
                            Comune di Firenze       Garantire condizioni di
                            collaborazione con la   sicurezza a tutti i cittadini
                            Fondazione Giovanni
                            Michelacci
                            sulla situazione del
                            popolo albanese a
                            Firenze.


Progetto per mettere in     Assessorato             Gli obiettivi                     2002
atto misure preventive      all’Immigrazione del    Conoscere la dimensione
al fine di contrastare la   Comune di Firenze       del fenomeno nella città di
                                                    Firenze,
   violenza contro le
                            Associazione ICRA       Istituire un tavolo di
       bambine, le          (Idee Comunicazione     concertazione tra enti
adolescenti e le donne      Ricerche                locali, strutture sanitarie,
                            dell’Associazionismo)   associazioni di donne, per la
                            in collaborazione con   progettazione di nuovi
                                                    interventi sulla base dei dati
                            Associazione Nosotras   raccolti
                                                    Combattere il fenomeno
                            Coinvolgimento di ASL   delle mutilazioni sessuali tra
                            e delle Aziende         le comunità e le famiglie di




                                                                                             93
                                                                                        Appendice


                          Ospedaliere di Careggi       immigrati.
                          e del Meyer.                  Creazione di operatori
                                                       specifici dei servizi sociali,
                                                       sanitari e della scuola


  Dal campo nomadi        Il Comune di Firenze         Mettere in sicurezza" gli         2002
all’area di accoglienza   l’Assessorato al Lavoro      insediamenti sia dal punto
          Rom             e Immigrazione e la          di vista geologico che da
                          Direzione Sicurezza          quello della tutela della
      Nell’ area del
                          Sociale del Comune di        salute dei suoi occupati
Poderaccio, ai confini    Firenze                      Dismissione dell’area quale
 sud-ovest della città    collaborazione con la        zona di accoglienza di
                          Direzione Servizi            insediamenti "nomadi";
                          Tecnici
                          Regione Toscana
        Progetto          Dipartimento Affari                                            Maggio 2002
   “Villa la Brocchi”     Sociali della Presidenza     Sistema di accoglienza,
Progetto pilota per un    del Consiglio dei            finalizzato ad avviare un
                          Ministri Comune di           processo di integrazione
sistema di accoglienza
                          Firenze                      degli stranieri
                          Vede coinvolti la            extracomunitari regolari
                          Comunità Montana del         presenti nel territorio
                          Mugello, il Comune di        provinciale, in particolare
                          Borgo San Lorenzo, il        nell’area metropolitana di
                          Comune di Firenze, la        Firenze. scopo di realizzare
                          Provincia di Firenze, la     a livello provinciale
                          Prefettura di Firenze,       interventi diversificati
                          l’Azienda Ospedaliera        nell’ambito di un sistema
                          Meyer e il soggetto          dell’accoglienza.
                          gestore sarà la Comunità
                          Montana del Mugello
                          ’Istituto degli Innocenti’

                          Assessore                    Migliorare o creare               2002
      P.A.E.S.I           all’Immigrazione, per il     l’informazione in Rete
      Pubblica            Comune di Firenze            relativa ai servizi
                          Prefettura                   Ottimizzare il sito web del
 Amministrazione E
                           Collaborazione attiva       Consiglio Territoriale per
 Stranieri Immigrati      dell’Ufficio                 l’Immigrazione Progetto
                          Immigrazione del             P.A.E.S.I. è inquadrato
                          Comune di Firenze            come sotto-progetto nel più
                                                       ampio insieme del Piano di
                                                       azione Regionale Toscana
                                                       sostanzialmente con il fine
                                                       di contribuire a migliorare
                                                       la qualità dei servizi offerti
                                                       ai cittadini e alle imprese.


  Morte e cerimonie       Intervento                   Obiettivo principale:
       funebri:           dell’Assessorato             comprendere la morte e la
Percezione e pratiche     all’Immigrazione             ritualità delle cerimonie
                                                       funebri in altre culture per
 nelle culture “altre”
                                                       fornire indicazioni operative
                                                       e poter così mettere in
                                                       pratica strategie di
                                                       intervento compatibili con




                                                                                                94
                                                                                      Appendice


                                                     le necessità degli immigrati
                                                     e con le normative vigenti.
                                                      Proposte, idee e
                                                     raccomandazioni per poter
                                                     disegnare insieme agli stessi
                                                     immigrati delle reali
                                                     strategie di incontro
                                                     culturale.

                         A cura della Fondazione     Accoglienza e ospitalità
Proposte per il piano    Giovanni Michelucci         della città, dei servizi e
strutturale di Firenze   E dell’Associazione         delle attrezzature interessate
                         Nosotras                    Alloggi di transizione sugli
                                                     spazi di scambio
                                                     interculturale e produzione
                                                     culturale e per la politica
                                                     lavoro, casa, dove andare a
                                                     dormire, l’assistenza legale,
                                                     l’accompagnamento per i
                                                     documenti…).Un progetto
                                                     comune di empowerment
                                                     politico, economico e
                                                     culturale, una progettualità
                                                     condivisa al posto degli
                                                     stereotipi sulle donne in
                                                     generale e sulle donne
                                                     immigrate in particolare.
                                                     Sugli spazi di carattere
                                                     associativo sui centri servizi


MIGRANTI IN-FORMA        Provincia Lucca             Periodico informativo
                         Amministrazione             riguardante tutti gli ambiti
                         provinciale                 degli immigrati:
                                                     diffonde informazioni su
                                                     progetti, e su servizi svolti
                                                     sul territorio da Enti
                                                     Pubblici e Associazioni di
                                                     Volontariato.
                                                     Obiettivo del bollettino è
                                                     anche quello di dare
                                                     informazioni a livello
                                                     legislativo.


Comunità “Carlo Del      Provincia Lucca             Accoglienza:
     Prete”              Gestita dalla               Ospita in prevalenza
                         Cooperativa                 bambini.
                         “L’impronta e il
                         “Villaggio del fanciullo”


     A Viareggio         Provincia Lucca             Accoglienza
    l’accoglienza        Comune Viareggio



Comunità alloggio di     Cooperativa Crea            Accoglienza
  via della Gronda       Lucca




                                                                                             95
                                                                                  Appendice



    Casafamiglia         Provincia Lucca          Accoglie anche
      del Ceis                                    ragazze minorenni
                                                  Promuove un progetto
                                                  di protezione sociale per
                                                  combattere lo sfruttamento
                                                  a scopo sessuale delle
                                                  giovani donne straniere.



 Il Gruppo volontari     Gruppo volontari         Gruppo volontari
        GVAI             Gvai                     accoglienza immigrati
                         Lucca                    Colloqui anche con i minori
                                                  migranti e inserisce, se è il
                                                  caso, nelle proprie strutture
                                                  chiedendo al Tribunale per i
                                                  minori l’affidamento al
                                                  proprio presidente

 Cooperative sociali      Gestita dalla           Si occupano solo di minori,
  Crea Impresa ed        cooperativa              ma hanno attuato da tempo
   Extraordinaire        Crea. per tutta          un ampio spettro di servizi
                         la provincia di Lucca    per tutti i cittadini
                                                  immigrati.


 Centro accoglienza      Centro “La lisca”.       Centro di accoglienza
                         Provincia Lucca          Tutoraggio verso
                                                  l’inserimento lavorativo
                                                   Servizio di mediazioni
                                                  linguistiche


 Scuole medie della      Finanziato dalla         Prevede l’attivazione di
      Versilia           Conferenza dei sindaci   interventi di mediazione
                         Versilia e anche dalla   linguistico culturale
                         Provincia di Lucca.      da parte di
                                                  operatori/mediatori culturali
                                                  che operano
                                                  individualmente
                                                  con il minore sia in classe
                                                  che in famiglia.


      Centro di          Intervento di            Interventi di sostegno alla
   accoglienza del       alcune parrocchie        famiglia che vanno da quelli
       gruppo                                     socio sanitari,
                                                  all’accompagnamento
“Insieme” di Viareggio
                                                  scolastico, all’affido
                                                  temporaneo a famiglie
                                                  italiane


                         Provincia di Lucca       Adeguamento strutture di
     Strutture di                                 accoglienza alle esigenza di
     accoglienza                                  crescita dei minori.
                                                   Scopo: imigliorare




                                                                                         96
                                                                                    Appendice


                                                     l’integrazione tra immigrati
                                                     e comunità locale,
                                                     salvaguardando le esigenze
                                                     culturali e religiose dei
                                                     minori


     RETE REMI            Provincia Lucca            Sensibilizzare gli stati        2004
     “Rete euro                                      interessati dal fenomeno
 mediterranea per la      Regione Toscana            dell’erranza
                                                     e dello sfruttamento dei
protezione dei minori
                                                     giovani da parte di reti
       isolati “                                     criminali.
                                                     Assicurare il raccordo tra i
                                                     gruppi educativi dei paesi
                                                     interessati.
                                                     Formazione per il personale
                                                     che si occupa delle
                                                     situazioni dei minori.


  Qualità della vita      Provincia Pisa             Miglioramento della rete dei    2003-2008
                                                     servizi al cittadino e
                                                     accoglienza Servizi
                                                     socio/sanitari


    Programma di          Poli di Pisa, Firenze ed   Integrazione minori non         2004
 riorganizzazione del     Arezzo                     accompagnati
 sistema regionale di
accoglienza dei minori
  non accompagnati


    Progetto Rom          Provincia Pisa e           Autocostruzione di un           2003
                          cofinanziata al 50 %       villaggio nell'area
                          dalla Regione Toscana      dell'attuale campo sosta;
                                                     autorecupero di alcuni
                                                     immobili


 Progetto senza fissa     Zona Pisana, la            Struttura integrata per         2003
       dimora             Fondazione Cassa di        servizi rivolti a persone in
                          Risparmio e la Regione     stato di marginalità forte e
                          Toscana                    piccole strutture di II
                                                     accoglienza


       Progetto           Assessorato alla Cultura   Promozione                      2003
“Sotto lo stesso cielo”   e alla                     dell’integrazione culturale
                          Cooperazione decentrata
                          del Comune di Firenze e
                          con l’Assessorato per
                          l’Immigrazione.




                                                                                            97
                                                                                    Appendice



    Diritti Civili,                                  Polifunzionale per il
    Cittadinanza,                                    completamento della
 Immigrazione, Diritto    Prefettura di Firenze      procedura di
                                                     emersione
       d’Asilo


                          Sert penitenziario della   Interventi di prevenzione       2002
  Progetto ALADINO        ASL 10 di Firenze, il      sul consumo di sostanze
                          Centro per la giustizia    psicoattive e di promozione
                          minorile della Regione     della salute nei servizi
                          toscana, la Cooperativa    giudiziari minorili della
                          sociale CAT, il CeSDA      Regione Toscana
                          (Centro Studi
                          Dipendenze e Aids
                          dell’Università di
                          Firenze).


   Il Centro giovani    CIRCONDARIO                  Strutture socio-educative
“Sonoria” e la ludoteca EMPOLESE-
 “la Casa dei Giochi”   VALDELSA



   Progetto sulla       CIRCONDARIO                  L'obiettivo di
mediazione linguistico- EMPOLESE-                    adeguare/qualificare la rete    1997/98
      culturale         VALDELSA                     dei servizi in rapporto alla
                                                     presenza dei cittadini
                                                     immigrati, di offrire un
                                                     supporto ai soggetti per
                                                     favorire processi di
                                                     integrazione reale


 Progetto triennale di
 sostegno linguistico     CIRCONDARIO                Progetto triennale di           2001
 per i minori stranieri   EMPOLESE-                  sostegno linguistico per i
                          VALDELSA                   minori stranieri
                          collaborazione con le
                          scuole elementari e
                          medie


  Corsi integrativi di    CIRCONDARIO                Fornire agli insegnanti una
  italiano per minori     EMPOLESE-                  formazione specifica nel
        stranieri         VALDELSA                   rapportarsi didatticamente a
                                                     classi in cui è sempre più
                                                     numerosa la presenza di
                                                     stranieri anche per il
                                                     concludersi di diverse
                                                     pratiche di
                                                     ricongiungimento.

   Coordinamento          CIRCONDARIO                Inserimento dei bambini         2001
    pedagogico            EMPOLESE-                  stranieri
                          VALDELSA




                                                                                            98
                                                                                       Appendice



                                                     Scopo di questa
Progetto Intercultura    Associazione Iride          associazione è quello della
                         A.R.C.I. Provinciale di     promozione interculturale
                         Firenze                     cioè quello di rafforzare i
                                                     legami tra i cittadini italiani
                                                     e stranieri

 Progetto NET-MET        Assessore Pubblica          Rivolgerà in maniera
                         Istruzione, Formazione      particolare a giovani
                         Professionale e Politiche   inoccupati in area
                         Giovanili                   metropolitana
                         Comune di Firenze


                         Assessore Pubblica          Non parliamo più di minori
      Progetto           Istruzione, Formazione      per poter ampliare la nostra
     TASKFORM            Professionale e Politiche   sfera di azione a tutto
                         Giovanili                   l’ambito giovanile, sarà
                         Comune di Firenze           dedicato sia a giovani
                                                     uomini che a giovani donne,
                                                     ai quali sarà offerta
                                                     un’opportunità di
                                                     formazione-lavoro.


    Comunità di          S.I.A.S.T.,                 Intercultura e orientamento
accoglienza dei minori                               attraverso l'attività del
                                                     mediatore culturale e
                                                     linguistico.


 Accoglienza minori      L’Associazione, LA          Accoglienza di minori sia
                         PROVVIDENZA                 italiani che, soprattutto
                                                     (almeno dal punto vista
                                                     numerico) stranieri


                         Assessorato alla
 Progetto ATLANTE        Pubblica Istruzione del
                         Comune di Firenze           Una risorsa importante nel
                          in collaborazione con      senso dell’integrazione.
   “buona prassi”
                         l’Assessorato Politiche
                         del Lavoro e                Progetto rivolto
                         Immigrazione                all’integrazione dei minori
                          Ministero di Grazia e      non accompagnati, con un
                         Giustizia – Centro          percorso continuativo di
                         Giustizia Minorile,         formazione e inserimento
                          il C.N.A.,                 lavorativo
                          la Coop. Sociale
                         ARCHIMEDE,
                          l’Associazione
                         Culturale CONTAINER
                         e l’Associazione IRIDE

   La Fondazione         FONDAZIONE                  Si occupa dell'immigrazione
     Michelucci          MICHELUCCI                  prevalentemente per gli
                                                     aspetti urbani e abitativi.




                                                                                              99
                                                                                         Appendice




     Comunità di          Associazione Iride           Lo scopo di questa                 DAL 1998
     accoglienza          A.R.C.I. Firenze             associazione è quello della
                                                       promozione interculturale
                                                       cioè quello di rafforzare i
                                                       legami tra i cittadini italiani
                                                       e stranieri promovendo
                                                       strumenti, opportunità di
                                                       confronto, conoscenza,
                                                       scambio culturale, ma anche
                                                       offrendo servizi, consulenze
                                                       in materia.


       Progetto           Promosso e coordinato        Strumento di apertura della
 "PORTO FRANCO-           dalla Regione Toscana        Toscana al confronto
  Toscana, terra dei                                   interculturale sui terreni del
                                                       confronto di genere tra
popoli e delle culture"
                                                       donne e uomini, del
                                                       confronto tra generazioni,
                                                       dell' incontro e del
                                                       confronto tra nativi e
                                                       migranti




   Polo empolese          Provincia di Firenze, Il     Promozione di diritti e di
                          Provveditorato agli          opportunità per l’infanzia e
                          Studi di Firenze,            l’adolescenza
                          l’Azienda USL 11,            nell’ambito territoriale di
                          l’Ufficio per la Giustizia   intervento della Zona
                          Minorile di Firenze e i      Empolese-Valdelsa
                          Comuni della Zona            ) Realizzazione dei servizi
                          Empolese-Val d’Elsa          di preparazione e di
                                                       sostegno alla relazione
                          ENTI                         genitorifigli,
                          • Comune di Empoli           di contrasto della povertà e
                          • Comune di Montelupo        della violenza, nonché
                          F.no                         misure alternative al
                          • Comune di Capraia e        ricovero dei minori in
                          Limite                       istituti educativo-
                          • Comune di Vinci            assistenziali, tenuto conto
                          • Comune di Cerreto          altresì delle
                          Guidi                        condizioni dei minori
                          • Comune di                  stranieri;
                          Montespertoli                b) innovazione e
                          • Comune di Certaldo         sperimentazione di servizi
                          • Comune di                  socio-educativi per la prima
                          Castelfiorentino             infanzia;
                          • Comune di Montaione        c) realizzazione di servizi
                          • Comune di Gambassi         ricreativi ed educativi per il
                          • Provincia di Firenze       tempo libero anche nei
                          • Provveditorato agli        periodi di sospensione delle
                          Studi di Firenze             attività didattiche; d)
                          • Azienda U.S.L. 11 -        realizzazione di azioni
                          Zona Empolese-               positive per la promozione




                                                                                               100
                                                                                        Appendice


                         Valdelsa                     dei diritti dell'infanzia e
                         • Ufficio per la Giustizia   dell'adolescenza, per
                         Minorile di Firenze          l'esercizio dei diritti civili
                         Tra le istituzioni           fondamentali, per il
                         partecipanti, il Comune      miglioramento
                         di Empoli, quale capo-       della fruizione dell'ambiente
                         fila                         urbano e naturale da parte
                         dell'Articolazione           dei minori, per lo sviluppo
                         Zonale della Conferenza      del benessere e della qualità
                         dei Sindaci assume           della vita dei minori, per la
                         ruolo di                     valorizzazione, nel
                         riferimento per portare a    rispetto di ogni diversità,
                         buon fine l'Accordo di       delle caratteristiche di
                         Programma                    genere, culturali ed etniche;
                                                      e) azioni per il sostegno
                                                      economico ovvero di servizi
                                                      alle famiglie naturali o
                                                      affidatarie che abbiano al
                                                      loro interno uno o più
                                                      minori con handicap ai fini
                                                      di
                                                      migliorare la qualità del
                                                      gruppo-famiglia ed evitare
                                                      qualunque forma di
                                                      emarginazione e di
                                                      istituzionalizzazione.


                         Amministrazione              Accoglienza e solidarietà:
   La Città solidale     comunale di Empoli           Obiettivi prioritari della
                                                      sanità territoriale
                                                      I progetti per una scuola di
                                                      qualità
                                                      Scuola, formazione e
                                                      cultura.


  Progetto C.O.M.E       Soggetti Promotori:               Il centro si rivolge a        Aprile 2001
      (Centro di         - Comune di Firenze -        minori e a giovani di origine
Orientamento, Ascolto    Assessorato Pubblica         straniera, in situazioni di
                         Istruzione e Politiche       disagio e/o in rapporto con i
e Accompagnamento
                         Giovanili- Ufficio Punto     servizi del Penale Minorile.
 per minori stranieri)   Giovani
                                                      - colloqui di accoglienza;
                         Soggetto attuatore:          - colloqui informativi;
                         - Associazione Iride:        - invio e orientamento
                         attività di orientamento,    presso le strutture del
                         ascolto e                    territorio;
                         accompagnamento dei          - servizi relativi a situazioni
                         minori in difficoltà.        formative e lavorative.




                                                                                               101
                                                                                      Appendice



 Il Progetto P.A.E.S.I    Regione Toscana            Scopo di predisporre              2002
                                                     l’accesso telematico alle
      Pubblica            Piano per l’e-             informazioni e ai servizi che
                          government                 vedono coinvolti
 Amministrazione e
 Stranieri Immigrati                                 amministrazioni pubbliche e
                                                     cittadini stranieri, anche
                                                     tramite l’interoperabilità
                                                     telematica tra tutte le
                                                     amministrazioni interessate


                          Regione Toscana            Programma di Interesse            Dicembre
     Progetto             Curato dal COSPE           Regionale (P.I.R.)                1998 -
   PARLAMONDO                                                                          Dicembre
                          Regione e altri Enti e     Progetto per le pari              2000
                          Associazioni,              opportunità nella
                          strutturando una rete /    comunicazione,
                          sistema di                 nell'informazione
                          comunicazione,             e nei servizi ai cittadini per
                          informazione e             una società multiculturale e
                          consulenza che attivi      multilingue
                          tutte le sinergie
                          possibili.




Nuovo servizio per i      La Biblioteca Innocenti    Un nuovo servizio per i
diritti dell’infanzia e   Istituto degli Innocenti   diritti dell’infanzia e
 dell’adolescenza         Firenze                    dell’adolescenza




  Progetto APPLE          Contributo della Legge     Riadeguare i laboratori           1997-2000\1
                          285/97                     all’interno dell’Istituto
                          Gestito dal Punto          Penale Minorile “Meucci”
                          Giovani,                   di Firenze
                                                     di rispondere ai
                          Istituto Penale Minorile   bisogni di una popolazione
                          “Meucci” di Firenze        ristretta ormai caratterizzata
                                                     in larga misura da stranieri
                                                     e per brevi permanenze.


    Accoglienza e         Comune di Pisa             Scuola: intercultura              2002
 Integrazione alunni      Istituto Comprensivo
      stranieri           “G. Gamerra” - Pisa




Integrazione sociale e    Comune di Calci            Servizi: mediazione               2002
assistenza scolastica     zona pisana                linguistica e culturale
   extracomunitari




                                                                                              102
                                                                                    Appendice



     Progetto            Azienda Usl 5               Ricerca ambiti di intervento    2002
    ANGLUNIPÈ            Comune di Pisa              sui Rom
                         Cooperativa Sociale Il
                         Simbolo


 Centro interculturale   Comune di Pisa              Servizi: intercultura           2002
    multimediale         Associazione
   “MARAKHBA”            Interculturale Batik



        C.I.C.S.         Comune di Pisa              Servizi: informazioni e         2002
     visibilità ed       Interassociativo Terra di   orientamento
   accessibilità. Un     Mezzo
 segnale per la nuova
     cittadinanza



                         Comune di Calci             Servizi: mediazione             2002
  Integrazione degli     Pisa                        linguistica e culturale
   extracomunitari


     Mediazione          Azienda Usl 5 di Pisa       Scuola: mediazione              2002
linguistico-culturale    IPSACT “G.Matteotti”        linguistica e culturale
    per alunne/i         Pisa
     straniere/i


Multicultura e servizi   Comune di Vicopisano        Servizi: orientamento e         2002
                         Associazione Culturale      consulenza
                         “Il Gabbiano
                         zona pisana


   Oltre la torre di     Azienda Usl 5 di Pisa       Servizi: intercultura           2002
       Babele            Balthazar ONLUS,
                         Coop. Promolavoro,
                         Comunità Senegalese,
                         Comunità Bengalese


    Progetto per lo      Azienda Usl 5 di Pisa       Rete di servizi e               2002
sviluppo e il sostegno   Coop. Il Progetto,          associazioni
        alla rete        Promolavoro, Il
                         Cerchio, Arci
  sull’immigrazione


     Un viaggio          Comune di S.Giuliano        Scuola: intercultura            2002
attraverso la lettura    Docenti 1° Circolo
                         Didattico di San
                         Giuliano Terme
                         zona pisana




                                                                                            103
                                                                                    Appendice



       Progetto           Azienda Usl n 5 Pisa       Servizi: riduzione del danno    2002
        SALLY             Cooperativa Sociale Il     prostituzione
                          Cerchio                    Servizi: prevenzione e
                          Provincia di Pisa          accoglienza art.18
                          Associazione Donne in
                          Movimento, Coop. Il
                          Cerchio


Conoscersi, orientarsi,   CERFE                      Formazione: alfabetizzaz. di    2002
     inserirsi.           Comune di Pisa             base
                          Centro Italiano
                          Femminile

Viaggio tra le culture    CERFE                                                      2002
migranti del territorio   Associazione Il Chicco     Servizi: intercultura
                          di Senape
                          Pisa


    Centro Cultura        CERFE
      Balcanica.          Associazione Culturale
Ascolto, informazione,    "Il Gabbiano               Servizi: intercultura           2002
                          Pisa
integrazione, sviluppo


       Progetto           CERFE                      Formazione: empowerment         2002
        KORE              Associazione "La Gatta     professionale
                          con gli Stivali"


 La Banca del Tempo       CERFE                      Rete di autoaiuto per madri     2002
   delle Madri e dei      Associazioni "Le Dieci
   Bambini (MA.BI)        Lune"


    Spazio-bimbi          CERFE                      Servizi: socializzazione        2002
                          Circolo Arci               bambini
                          "L'Alberone"


      Progetto            Provincia di Pisa                                          2002
     WELCOME              SSSUP Sant’Anna /          Formazione: operatori di
                          Dip. Scienze Sociali,      sportello
                          UniPi

      Progetto            Provincia di Pisa          Scuola: intercultura            2002
     POLIEDRO             Chicco di Senape,
                          Saalam i ragazzi
                          dell’olivo, Africa
                          Insieme, Gr. Jagestatter


    Casa di prima         Comune di Pisa             Struttura e servizi di prima    2002
accoglienza per donne     Associazione Donne in      accoglienza
  immigrate e minori      Movimento




                                                                                            104
                                                                                      Appendice



   Gestione campo         Comune di Pisa              Servizi: sostegno attività       2002
       nomadi e           Cooperativa Sociale         campo Rom
scolarizzazione minori    Elleuno
         Rom

 Servizi di accoglienza   Azienda Usl 5 di Pisa       Struttura e servizi di           2002
residenziale per minori   Cooperativa Sociale Il      accoglienza minori
     stranieri non        Simbolo
    accompagnati


  Centro di seconda       Comune di San Giuliano      Struttura di accoglienza per     2002
   accoglienza per        Terme                       nuclei familiari
       cittadini          Provincia di Pisa
   extracomunitari

       Progetto           Provincia di Pistoia        Integrazione Immigrati
      IMMIGRA             Assessorato alle            Casa, Intercultura,              2002-2004
  “Toscana Sociale”       Politiche Sociali           Formazione di personale,
                          Regione Toscana             Antidiscriminazione
                          ASL di zona “Pistoiese”
                          e “Valdinievole”


    verso TERRA           Regione Toscana             Sperimentazioni, come
     FUTURA!..            Istituti Penitenziari del   quella della custodia
                          Territorio Toscano          attenuata, o dei laboratori
                          19 strutture                teatrali e di attività
                                                      lavorative, alla scuola in
                                                      carcere e amolte altre
                                                      esperienze

    verso TERRA           Comune Massa                Lavoro artigianale
     FUTURA!..            Marittima                   (falegname, ecc) scegliendo
                                                      soprattutto tra quei mestieri
                                                      che vanno a scomparire.
                                                      Inoltre i detenuti avranno
                                                      spazio per l'agricoltura, il
                                                      cinema, il teatro, ecc


    verso TERRA           Sollicciano                 Piccola mensa e corsi di
     FUTURA!..            centro ricreativo di        sartoria ed informatica per
                          Tavante                     imparare e distrarsi
                                                      dall'eventuale contatto con
                                                      vecchie e cattive
                                                      compagnie.


     verso TERRA        Prato                         Incontro con i docenti.
      FUTURA!..                                       laboratorio teatrale
Carcere della Dogaia di
   Prato, primo polo
     universitario
 penitenziario toscano




                                                                                              105
                                                                                         Appendice



     verso TERRA            Casa circondariale di       Eventi e spettacoli di grande
      FUTURA!..             Volterra                    potenza artistica.



       Progetto             Finanziato da Cesvot e      Promuovere con i bambini,         2004
"La bottega dei diritti",   organizzato da              nuove forme di
                            Arciragazzi                 partecipazione.
                                                        scopo la sensibilizzazione,
                                                        la divulgazione e
                                                        l'affermazione dei diritti
                                                        dell'Infanzia e
                                                        dell'Adolescenza.

     Progetto               MONTECATINI                 Assistenza ai cittadini           2004
   OSPEDALE                 TERME (PT)                  stranieri
 MULTICULTURALE                                         introdurre elementi che
                                                        facilitino l'accoglienza,
                                                        l'informazione e necessari.
                                                        Interventi di assistenza nei
                                                        confronti dei cittadini
                                                        Stranieri.


    Traduzioni ed           Comune di Chiesina          Servizio di interpretariato e
   interpreti gratis        Chiesina Uzzanese(PT)       traduzione gratuito.




 Centro dell'Impiego        Comune di Prato             Corsi di formazione               2004
      pratese                                           professionale oppure fare un
                                                        tirocinio,ovvero un'
                                                        esperienza lavorativa non
                                                        retribuita della durata di due
                                                        o tre mesi in qualsiasi
                                                        settore.


   Alfabetizzazione         Associazioni e              Diritto all'Istruzione            2004
                            Istituzioni Pubbliche       il dovere dello studio alla
        a Prato             PRATO                       scuola dell'obbligo anche se
                            Assessorato alle            non sono in regola con il
                            politiche sociali -         permesso di Soggiorno.
                            Centro ricerche e servizi
                            per l' immigrazione

                            Assessorato alla città
                            multietcnica


 BAMBINI GIOCANO            Comune di Livorno           Laboratori creativi e
   ALLA PACE                Biblioteca dei Ragazzi      appuntamenti di lettura
                                                        dedicati al tema della pace e
                                                        rivolti a bambini e ragazzi e
   Facciamo pace?
                                                        alle loro famiglie




                                                                                                 106
                                                                                  Appendice



  MACONDO PER           Promosso da                 Spazio dove si può andare a
     BAMBINI            Arciragazzi Valdera.        fare i compiti con l'aiuto
Laboratorio didattico   PONTEDERA (PI)              degli adulti presenti che
                                                    sono a disposizione dei
                        Ludoteca LUDMILLA           ragazzi per qualsiasi
                                                    esigenza, ludica ed
                                                    educativa


Centro d’ascolto per    VALDARNO - I                Servizio rivolto a tutti i
     stranieri          comuni di Bucine,           cittadini stranieri per
                        Montevarchi, San            informazioni, chiarimenti e
                        Giovanni Valdarno e         aiuto
                        Terranuova Bracciolini


    Progetto            L'Associazione Progetto     Integrazione bambini
  ARCOBALENO            Arcobaleno                  immigrati nelle
                        Comune di Firenze           Scuole e formazione
                                                    personale specializzato
Progetti della scuola
     E.Banzi :                                      Servizi e strutture di
                                                    accoglienza
   -LUCIGNOLO

    -CITTADINO
   VOLONTARIO                                       Progetti Scuola
                                                    Contrasto abbandono
                        Corso finanziato dal
                                                    scolastico
  - Settore Legale      CESVOT ,con
                        l'Associazione insieme
 dell'Associazione                                  Attività di consulenza ed
                        di Borgo s.Lorenzo
Progetto Arcobaleno                                 assistenza stragiudiziale
                        Centro di Accoglienza       gratuita
                        dell'Associazione
    - INIZIATIVE        Progetto Arcobaleno         INIZIATIVE DIDATTICO-
    DIDATTICO-                                      CULTURALI PER
  CULTURALI PER                                     PREADOLESCENTI E
PREADOLESCENTI E                                    ADOLESCENTI a rischio
   ADOLESCENTI          Associazione "Progetto      di disagio sociale
                        Arcobaleno"                 provenienti dai Centri di
                        finanziato sulla L.285      Accoglienza



                        Quartiere 4 Comune di       Centri di alfabetizzazione     2000
   Centro GIUFA'        Firenze                     per ragazzi stranieri
                        Associazione “Progetto
                        Arcobaleno” ,
                        Associazione La Pira, Il
                        Muretto, cooperativa
                        Arca, Barberi, Cepiss, Il
                        pozzo
                         Assessorato alla
                        pubblica istruzione,
                        Quartiere, Ufficio
                        Scolastico Regionale per




                                                                                          107
                                                                                       Appendice


                          la Toscana, CSA di
                          Firenze, Dirigenti
                          scolastici.


     Progetto             Quartiere 4 Comune di        Percorso per il primo ciclo
LA MIA LINGUA È IL        Firenze                      della scuola elementare
     ROMANÈ               Associazione “ Progetto      scambio interculturale
                          Arcobaleno”


      Romanè:             Comune di Firenze            Percorso per il secondo
    Le parole dei                                      ciclo della scuola
     sentimenti                                        elementare,
                                                       approfondimento
                                                       linguistico, parallelo al
                                                       lavoro di classe, come
                                                       un'opportunità di
                                                       protagonismo dei ragazzi
                                                       rom.


 Anche le mamme a         Comune di Firenze            Corso di italiano per
      scuola              Associazione Progetto        mamme straniere, in disagio
                          Arcobaleno                   non solo linguistico ma
                          Associazione Progetto        relazionale con i figli
                          Arcobaleno                   inseriti nella scuola.
                          Finanziamento sullaL.40


        SGI               Realizzato dal settore       Sportello Giuridico
- Sportello Giuridico     Legale dell'Associazione     Immigrazione è un servizio
   Immigrazione           Progetto Arcobaleno in       di consulenza legale on-line
                          collaborazione con           sulle problematiche relative
                          Caritas Italiana e Caritas   all'immigrazione
                          Diocesana di Firenze

      Amengià             Associazione Progetto        Un progetto di educazione e      1999
                          Arcobaleno                   formazione di minori a
                          Comune Firenze               rischio, rivolto ad un gruppo
                                                       di giovani Rom del Campo
                                                       Poderaccio di Firenze


Coordinamento degli       Associazione Progetto        Costruire una rete per
 sportelli legali per i   Arcobaleno Onlus ed          coordinare il lavoro già
  cittadini stranieri     altre Associazioni           svolto a favore dei cittadini
                          cittadine                    stranieri non comunitari
                          Comune di Firenze            Attività sempre fornita di
                          Casa dei Diritti Sociali,    consulenza gratuita
                          l'Arci Regionale e il        avvalendosi di avvocati
                          Centro La Pira               volontari.


  Ufficio Immigrati       Comune di Firenze            Sportello informativo per
                                                       tutto ciò che riguarda
                                                       l’immigrazione sul territorio




                                                                                               108
                                                                                       Appendice



Progetto di intervento   Promosso dal Punto         Valorizzazione della risorsa
   nelle scuole per      Giovani, è stato attuato   rappresentata dalla
    migliorare le        dall’Associazione Nos      presenza consolidata in
                         Otras                      Italia di persone straniere
condizioni dei minori
                         Comune di Firenze
       stranieri


      Progetto           Quartiere 1 Quartiere 5    Interventi in lingua madre
  “INTEGRAZIONE”         di Firenze                 specifici e individualizzati
                         promosso dal Punto         nelle classi.
                         Giovani, che ha attuato
                         una convenzione con
                         l’associazione
                         “Nos Otras”.


 Corso di formazione     Regione Toscana            Didattica specifica che             Il corso è
   per Operatrice                                   tenesse in considerazione la        iniziato il 12
 familiare d'infanzia                               particolarità del gruppo            aprile 1999
                                                    classe e la specificità della
                                                    qualifica professionale
                                                    prevista.
                                                    Multiculturalità


Assistenza sanitaria -   Regione Toscana            Assistenze sanitaria
   Stranieri privi di    Firenze                    garantita a tutti gli stranieri,
permessi di soggiorno                               anche privi di permesso di
                                                    soggiono:
                                                    Consultori ed ambulatori
                                                    ostetrico ginecologici per
                                                    immigrati dove è possibile
                                                    far visitare e vaccinare i
                                                    bambini da 0 a 14 anni e far
                                                    visitare le donne in
                                                    gravidanza o con problemi
                                                    ginecologici .


   Piano sanitario       Regione Toscana            Corso di formazione e
 regionale 2002-2004     Provincia Firenze          aggiornamento per il
                                                    personale dei comuni della
                                                    zona socio-sanitaria
                                                    fiorentina sud-est


  Alfabetizzazione       Comune di Firenze          Il miglioramento qualitativo
     linguistica         Enti locali, Sistema       dell'offerta di servizio da
                         Formativo e                parte delle Istituzioni sono
                         Associazionismo            oggetto di approfondimento
                                                    nei progetti analizzati
                                                    ponendo attenzione alla
                                                    qualità dei servizi offerti
                                                    alla cittadinanza




                                                                                               109
                                                                                      Appendice



 Diritto alla salute     Comune di Firenze           Tematiche di tipo socio
                         Coinvolte ASL e             sanitario nella logica di
                         politiche sociali           sviluppare una rete di
                                                     servizi sanitari pubblici
                                                     capaci di garantire il
                                                     principio del diritto alla
                                                     salute dei cittadini stranieri
                                                     non fermandosi ai servizi di
                                                     prima accoglienza


     Progetti:           Comune Firenze              Inserimento sociale e
   Meeting point                                     lavorativo per immigrati
 Imminews Sinapsi

                         Provincia di Grosseto       La maternità e l’assistenza
       Progetto          Regione Toscana I           all’infanzia.
      “Il Ponte”         Comuni                      Assistenza a pieno campo:
                         della provincia di          tutti i settori coinvolti
                         Grosseto

Educazione alla salute   ZONA LIVORNESE
                         Unità Operativa di          Prevenzione delle
                         Educazione alla Salute e    dipendenze, del disagio
                         Sanitaria                   adolescenziale e degli abusi
                         ZONA BASSA VAL DI           sui minori.
                         CECINA
                         Ufficio Educazione alla
                         Salute
                         ZONA VAL DI
                         CORNIA
                         Ufficio Educazione alla
                         Salute
                         ZONA ELBA
                         Ufficio Educazione alla
                         Salute


    Consultori           Provincia di Livorno :
    adolescenti          c/o Ufficio Educazione      Assistenza e ascolto minori
                         alla Salute
                         CECINA: "Il grillo
                         parlante"
                         PIOMBINO: c/o
                         Distretto Città Vecchia


Mediazione linguistica   Comune di Livorno           Percorsi di recupero dei          2003
     e culturale         Istituzione per i Servizi   detenuti stranieri e il loro
                         alla Persona del Comune     positivo reinserimento
                         di Livorno                  sociale: promuovere un
                                                     servizio di mediazione
                                                     linguistica culturale per
                         Cenro Servizi Donne         detenuti stranieri.
                         Immigrati (CeSDI)
                         l’integrazione con i




                                                                                              110
                                                                                        Appendice


                           servizi di mediazione
                           interculturale propri del
                           Centro Oltrefrontiera.


     “Centro di            Comune di Livorno            Socializzazione e                2003
 aggregazione Todo         Istituzione per i Servizi    orientamento adolescenti e
      Modo”.               alla Persona del Comune      giovani il libero e gratuito
                           di Livorno                   accesso alle opportunità
                           Soggetto Attuatore.          artistico - culturali -
                           Associazione CE.I.S.         ricreative organizzate e/o
                           PREVENZIONE onlus            autoproposte; azioni di
                                                        orientamento motivazionale
                                                        e di accompagnamento alle
                                                        scelte formative e
                                                        socializzanti, secondo il
                                                        modello formativo non
                                                        tradizionale.


“Intervento terapeutico    Azienda USL n. 6 di          Ripristino delle condizioni      1998
 integrato in favore di    Livorno.                     di sufficiente, e
    minori vittime di      U.F. Salute Mentale          possibilmente duraturo,
                           Infanzia e Adolescenza       benessere in soggetti già
  maltrattamento e/o
                           U.O. Assistenza Sociale      noti ai servizi in situazioni
        abuso”.            - Istituzione Servizi alla   di particolare gravità.
                           Persona del Comune di        Attuare un intervento
                           Livorno                      terapeutico intensivo con
                                                        una azione coordinata socio
                                                        educativa e psicoterapeutica
                                                        in situazioni di particolare
                                                        gravità già note ai servizi
                                                        allo scopo di ripristinare
                                                        condizioni di sufficiente e
                                                        possibilmente duraturo
                                                        benessere.

  “Centro affidi della     Comune Livorno               Provvedere alla promozione       1998
Istituzione Servizi alla   Istituzione per i Servizi    culturale e sensibilizzazione
 Persona del Comune        alla Persona.                sull'affido, alla ricerca di
                                                        famiglie disponibili
      di Livorno”.


   “Mary Poppins:          Comune di Livorno -          Promuovere e sostenere le        2003
 potenziare l'A.D.E.”.     Istituzione per i Servizi    responsabilità familiari
                           alla Persona                 attraverso
                           Istituzione per i Servizi    interventi orientati in linea
                           alla Persona                 generale alla
                                                        famiglia ed in risposta al
                                                        diritto primario del bambino
                                                        di essere educato nel
                                                        proprio contesto d'origine.


“Spazio informazione”      Comune di Livorno            Orientamento adolescenti e       2003
                           Enaip Toscana – sede         giovani
                           Livorno




                                                                                                111
                                                                                        Appendice



“Chiavi di ingresso”.     Comuni associati            Facilitare l’accesso ai            2003
                          Istituzione per i servizi   servizi territoriali ed il loro
                          alla persona – Comune       utilizzo mediante il
                          di Livorno                  potenziamento, la
                          L’attuatore, individuato    qualificazione e
                          mediante procedura di       la migliore messa in rete
                          selezione pubblica per      degli interventi specifici di
                          progetti, è                 informazione, mediazione
                          l’Associazione non-         culturale, e orientamento
                          profit                      della domanda straniera;
                          CeSDI – Livorno             prevenire l’emergere della
                          (Centro Servizi Donne       conflittualità sociale
                          Immigrate).                 connessa ai processi
                                                      migratori mediante la
                                                      realizzazione
                                                      di iniziative formative e
                                                      culturali di promozione e
                                                      diffusione di una cultura
                                                      della diversità



                          Comune di Livorno -         Favorire l'integrazione            2003
“Spazi urbani - case di   Attività Educative          sociale della popolazione
        tutti”.           CeSDI (Centro Servizi       immigrata.
                          Donne Immigrate)            Realizzare occasioni
                          Livorno, associazione       territoriali formali ed
                          culturale e ARCI-           informali di incontro tra
                          Solidarietà di Livorno,     cittadini/e per sostenere la
                          associazione culturale e    formazione di una
                          ricreativa.                 opinione pubblica capace di
                                                      leggere criticamente i
                                                      processi di costruzione della
                                                      società multiculturale fuori
                                                      dagli stereotipi derivati
                                                      dall'informazione diffusa
                                                      dai mass media spesso
                                                      legata ad occasioni ed
                                                      eventi e drammatici.




    “Laboratori           Comune di Livorno           Offrire delle reali possibilità    2003
  permanenti per          Ser.T. ASL 6                di socializzazione a coloro i
      soggetti            Ser.T. ASL 6 con            quali che, per le proprie
                          l'apporto tecnico           caratteristiche legate alla
 multiproblematici”.
                          operativo di 4 partner      tossicodipendenza, non
                          del 3° settore: Ce.I.S.     hanno opportunità di scambi
                          Comunità, Associazione      relazionali nel tessuto
                          San                         sociale.
                          Benedetto, Associazione
                          P24 e Cooperativa I 4
                          Mori




                                                                                                112
                                                                                       Appendice


                                                                                        2003
     “Sviluppo e         Comuni associati            Sviluppare interventi mirati
   qualificazione di     Comune di Collesalvetti     di contrasto delle condotte
     interventi di       ARCI Solidarietà            di abuso di alcool e nuove
                         PARTNER: P 24 Lila          droghe nel confronti della
prevenzione primaria”.
                         (LI), CEIS Prevenzione      popolazione giovanile
                         - CEIS Solidarietà

                                                                                        2003
   Progetto strada       Comune di Livorno           Centro educativo e di
  “Cantiere giovani”     Istituzione per i servizi   aggregazione per
                         alla persona                adolescenti (15-20 anni)

                                                                                        2003
    “Centro Arca         Comune di Livorno –         Sviluppare percorsi di
     Shangay”            Istituzione servizi alla    socializzazione positiva
                         Persona                     come momento preventivo
                         Istituzione per i Servizi   all’evidenziazione di
                         alla Persona                situazioni di non agio socio
                         ARCI Solidarietà            esistenziale e contrasto alla
                         O.N.L.U.S.                  diffusione di comportamenti
                                                     antisociali. Promuovere il
                                                     protagonismo giovanile in
                                                     un quartiere a rischio della
                                                     città.

 “Cantiere aperto 4°     Comune di Livorno -         Obiettivo di Settore: settore      2003
     edizione”.          Istituzione per i Servizi   adolescenti/giovani.
                         alla Persona/Ufficio        Costruzione di centri per
                         Servizi Sociali             aggregazione giovanile
                         Istituzione per i Servizi
                         alla Persona del Comune
                         di Livorno
                         Associazione Culturale
                         Laderiva


  “Oltre il carcere.     Comune di Livorno           Promozione degli interventi
    Migliorare la        “Nadir” P.S.                di qualificazione
consapevolezza di sé     Cooperativa tra             professionale volti a
                         psicologi a R.L.            facilitare l’inserimento
  per aumentare la
                                                     nel mondo lavorativo dei
      coesione                                       detenuti e delle detenute,
      sociale”.                                      anche attraverso la messa in
                                                     rete delle attività già
                                                     esistenti
                                                     all’interno della realtà
                                                     carceraria, in modo da
                                                     favorire una crescita
                                                     personale lungo l’arco della
                                                     propria vita.


 “Biblioteche e sale     Comune di Livorno           Offrire alla popolazione
letture alle Sughere”.   Istituzione per i servizi   detenuta opportunità
                         alla persona.               ricreativo - culturali, offrire
                         Direzione Casa              opportunità di impiego a
                         Circondariale di            detenuti che si occupano




                                                                                               113
                                                                                           Appendice


                            Livorno.                     della
                            Direzione Casa               catalogazione
                            Circondariale di             informatizzata dei volumi e
                            Livorno.                     della gestione degli spazi di
                            ARCI Solidarietà             consultazione e lettura,
                            Livorno O.N.L.U.S..          favorire socialità e
                            L’ARCI Solidarietà da        comunicazione positiva
                            moltissimi anni              cercando di dare significato
                            collabora con la Casa        al tempo vuoto della pena.
                            Circondariale di Livorno
                            attraverso progetti e
                            percorsi finalizzati ad
                            aumentare il livello di
                            consapevolezza dei
                            detenuti e la socialità
                            positiva all’interno della
                            struttura.


“Formazione continua        Comune di Livorno            Favorire la continua
    al linguaggio           Istituzione per i servizi    formazione dei detenuti
   multimediale in          alla persona.                inseriti nel laboratorio
                            Direzione Casa               multimediale onde
  carcere carcere”.
                            Circondariale di             consentire la possibilità
                            Livorno.                     di costruire percorsi di
                            ARCI Solidarietà di          integrazione e scambio con
                            Livorno O.N.L.U.S.           la realtà esterna attraverso la
                            ARCI Solidarietà da          realizzazione di prodotti
                            anni collabora con la        multimediali concertati con
                            Casa Circondariale di        realtà associative ed
                            Livorno                      istituzionali della città.


      “Mediazione           Comune di Livorno            Promuovere un servizio di
linguistica e culturale”.   Istituzione per i Servizi    mediazione linguistica
                            alla Persona Comune di       culturale per detenuti
                            Livorno                      stranieri. 1. Migliorare la
                            Cenro Servizi Donne          comunicazione tra operatori
                            Immigrati (CeSDI)            penitenziari e detenuti
                                                         stranieri
                                                         2. Favorire rapporti dei
                                                         detenuti stranieri con il
                                                         contesto sociale e
                                                         relazionale esterno famiglie
                                                         di origine,
                                                         comunità di appartenenza,
                                                         servizi territoriali
                                                         3. Incrementare gli
                                                         interventi di mediazione
                                                         culturale all’interno del
                                                         carcere
                                                         4. Promozione
                                                         l’informazione sulla
                                                         legislazione




                                                                                                 114
                                                                                         Appendice



       Progetto           Comune di Livorno           Progetto Unità di Strada per
                          Ausl 6 Livorno – Ser.T.     la prevenzione di
   “… Alla salute!”       Centro Italiano di          comportamenti
                          Solidarietà (Ceis) –        di abuso di alcool e nuove
                          Livorno – ONLUS             droghe nella popolazione
                          Associazione P24 – Lila     giovanile.
                          – Livorno
                          Ceis – Prevenzione
                          Comune Collesalvetti –
                          Collesalvetti (LI)
                          ARCI Solidarietà
                          Livorno


 La salute, un diritto
    interculturale        AZIENDA                     Il servizio di Mediazione
                          SANITARIA DI                linguistico-culturale
    La mediazione         FIRENZE
 linguistico-culturale
                          Mediatori del C.I.E.S.




  Servizio sociale        CoeSo                       Interventi a favore dei
   professionale          Azienda USL 9               minori (Prevenire il disagio
                          GROSSETO                    minorile, sostenere le
                          Ufficio politiche sociali   responsabilità familiari, in
                          comune Grosseto             particolare per le famiglie in
                                                      difficoltà o in via di
                                                      disgregazione

    Assistenza            (CoeSo)                     Il servizio è rivolto a minori
educativa territoriale    Comune Grosseto             che per difficoltà educative,
                                                      socio-economiche,
                                                      relazionali o di adattamento
                                                      sociale si trovino in
                                                      situazioni di disagio o di
                                                      emarginazione.


 Servizi di sportelli     Grosseto                    Informazioni per immigrati
per cittadini stranieri   (Comune Ufficio             stranieri
                          politiche sociali)


    Assistenza            Azienda USL 8 Arezzo        Assistenza sanitaria
    territoriale                                      garantiti ai cittadini stranieri
Assistenza sanitaria                                  residenti o presenti nel
                                                      territorio della USL
      di base


       Progetto           Ministero del Lavoro e      Ragazzi che hanno problemi          2002
                          delle Politiche sociali.    con la giustizia. Come
     PINOCCHIO            Direzione Generale per      informarli sul processo e
                          l’Immigrazione              aiutarli a costruirsi un
                          Regione Toscana             futuro.




                                                                                                 115
                                                                                          Appendice


                            Regione Lombardia
                            -ADELFI <
                            Associazione per la
                            diffusione della Cultura
                            della Legalità
                            EMASI < Ente Milanese
                            Assistenza Solidarietà
                            Integrazione


Progetto POLLICINO          Comune di Firenze           Inserimento e integrazione
                                                        in un progetto continuativo
                                                        di preparazione
                                                        professionale rivolto ai
                                                        minori non accompagnati
                                                        indicati dai Tribunali
                                                        minorili


Servizi della giustizia     Ufficio di Servizio         Assistenza ai minori
       minorile             Sociale per i minorenni-    detenuti
                            Firenze
                            "CIAF" Centro Infanzia
                            Adolescenza e Famiglie
                            "Edda Fagni"- Livorno


I servizi della giustizia   C.P.A. Firenze              Svolgono nell'ambito dei
        minorile                                        centri di rieducazione per i
                            Centro di Prima             minorenni e in relazione a
                            Accoglienza                 provvedimenti penali, civili
                                                        e amministrativi
                                                        dell'autorità giudiziaria,
                            I.P.M Firenze
                                                        inchiesta e trattamenti
                                                        psicologici-sociali ed ogni
                            Istituto Penale per         altra attività diagnostica e
                            i Minorenni                 rieducativa, concorrendo,
                            "G. Meucci                  ove occorra, con i
                                                        competenti organi del
                            U.S.S.M                     ministero degli interni o di
                                                        altre amministrazioni ed
                            Ufficio di Servizio         enti. Gli uffici di servizio
                            Sociale per i Minorenni     sociale possono altresì
                            di Firenze                  essere incaricati di studi e di
                                                        inchieste sociologiche
                            Sede distaccata di Lucca    aventi attinenza con la
                            Sede distaccata di Siena    prevenzione della
                                                        delinquenza minorile


   L'Ufficio Minori         Ministero della Giustizia   Pronto Soccorso per tutti i
    Gli uffici delle        Polizia di Stato            Problemi dei minori e delle
      Questure                                          famiglie in difficoltà




                                                                                                116
                                                                                      Appendice



     Progetto             Servizi della Giustizia     L'iniziativa prevede una
 "giustamente": le        Minorile                    rilevazione di progetti e
 buone prassi nella       Per la realizzazione del    delle prassi, sperimentate
                          progetto è stata            nei Servizi della Giustizia
 giustizia minorile
                          utilizzata una scheda di    minorile, caratterizzate da
                          rilevazione inviata a       elementi di innovatività e di
                          USSM, IPM, CPA e            efficacia
                          Comunità Ministeriali.


     Il progetto          Istituto penale minorile    “ Il progetto                    2004
  psicopedagogico         Meucci di Firenze           psicopedagogico “Mosaici”
       Mosaici            Quartiere 1 di Firenze      presso l’Istituto penale
                                                      minorile Meucci di
                                                      Firenze “ L’intervento delle
                                                      diverse autorità giudiziarie
                                                      a tutela dei minori stranieri
                                                      non accompagnati “


   Operatori sia del      Azienda Sanitaria 10 di     Assistenza sanitaria in
  Servizio Sanitario      Firenze                     carcere
  Penitenziario che
dell'Azienda di Firenze


Assistenza sanitaria di                               ASSISTENZA
 base negli istituti di   N.C.P. SOLLICCIANO          SANITARIA IN
   pena di Firenze                                    CARCERE PER TUTTI I
                                                      DETENUTI:
                          Dirigente Sanitario
                          ASL FIRENZE                 I Medici S.I.A.S. svolgono
                                                      attività di emergenza-
                                                      urgenza intervenendo per
                                                      richiesta del personale
                                                      infermieristico
                                                      Svolgono attività medico-
                                                      legali



  Assistenza socio-       N.C.P. SOLLICCIANO          Assistenza nelle carceri
      sanitaria e         I.P.M. MEUCCI
 socioriabilitativa per
       detenuti           A.S.L. FIRENZE che la
  tossicodipendenti       attua in collaborazione
                          con il servizio sanitario
                          penitenziario.




 Tutela della salute                                  Assistenza nelle carceri
 mentale dei reclusi      N.C.P. SOLLICCIANO

                          I.P.M. MEUCCI

                          A.S.L. FIRENZE che la




                                                                                              117
                                                                                     Appendice


                        attua in collaborazione
                        con il servizio sanitario
                        penitenziario.




Servizio psicologico    N.C.P. SOLLICCIANO          Assistenza nelle carceri
   penitenziario        I.P.M. MEUCCI

                        A.S.L. che la attua in
                        collaborazione con il
                        servizio sanitario
                        penitenziario.




 Prima Accoglienza,     Oltrefrontiera              Servizi che vengono offerti
    Informazioni,       Comune Livorno              dallo sportello di prima
    Orientamento                                    accoglienza sono volti a
                                                    promuovere le pari
                                                    opportunità dei cittadini
                                                    stranieri e facilitare il loro
                                                    accesso sul territorio.


  Interpretariato e     Oltrefrontiera              Un’ interprete a
     Traduzioni         Comune Livorno              disposizione qualora i
                                                    cittadini stranieri dovessero
                                                    recarsi in uffici pubblici e
                                                    territoriali


 Consulenza Legale      Oltrefrontiera              Consulenze riguardanti i
                        Comune Livorno              problemi relativi agli
                                                    immigrati, ma anche
                                                    riguardanti il diritto civile,
                                                    penale e del lavoro.


    Formazione          Casa Circondariale di       Corsi seguiti da ca.10-12
  professionale in      LIVORNO “Le                 detenuti nel carcere
      carcere           Sughere”
                        convenzioni con
                        associazioni esterne
                        (Arci, ecc.), il
                        finanziamento dei fondi
                        sulle tossicodipendenze


     Formazione         Casa Circondariale di       Corso di formazione
professionale nel CPT   LIVORNO                     professionale in continuità
                         “Le Sughere”               con “Detenuti in Edilizia”

                        collaborazione con il
                        CTP di Livorno




                                                                                           118
                                                                                       Appendice



                           Provincia di Arezzo         Consolidare “modalità di         2003
      Progetto:            Centro di                   inserimento e supporto” di
     PRIMA…IO !            Documentazione              minori immigrati nel
                           CSA                         sistema scolastico
                                                       (specialmente medie
      Percorsi di                                      inferiori e prima superiore)
accoglienza linguistica                                Destinatario: Minore
 e non solo per minori                                 immigrato
 immigrati non inseriti                                LICENZA MEDIA
     nel percorso                                      C/o CTP Arezzo o
      scolastico                                       territoriali
                                                       Accompagnamento
                                                       inserimento in una Scuola
                                                       superiore


UN’OPPORTUNITA’ IN         Provincia di Arezzo         Questo progetto, per propria     2003
       PIU’                Aziende Sanitarie del       natura, intende anche
                           Territorio                  contribuire ad innovare un
                                                       approccio metodologico ai
Interventi sinergici per
                                                       minori in obbligo formativo
   minori in obbligo                                   che non riescono a costruirsi
       formativo                                       un
a supporto della scelta                                proprio percorso,
 formativa e lavorativa                                “consapevole e scelto“, in
                                                       rapporto alla formazione e
                                                       di avvicinamento al
                                                       lavoro.
                                                       Intende contribuire ad
                                                       innovare un
                                                       approccio metodologico ai
                                                       minori in obbligo formativo
                                                       che non riescono a costruirsi
                                                       un
                                                       proprio percorso,
                                                       “consapevole e scelto“, in
                                                       rapporto alla formazione e
                                                       di avvicinamento al
                                                       lavoro.


       Sviluppo            Provincia di Arezzo -       Servizi di scuola ed
   dell’educazione         Centro Servizi per          educazione                       2004
 interculturale nelle      l’Autonomia scolastica
                           di Arezzo –Consiglio
scuole della Provincia
                           Provinciale dei Dirigenti
      di Arezzo            Scolastici – Centro di
                           Documentazione Città
                           di Arezzo – Zone
                           sociosanitarie della
                           provincia di Arezzo –
                           Istituti scolastici della
                           provincia di Arezzo.




                                                                                               119
                                                                                       Appendice



                                                      Formare, nella comunità
                          Comune di Roccastrada-      italiana e slava insediatasi
     Progetto             Grosseto                    progressivamente nel
                                                      territorio, la consapevolezza
 "Obzor - Orizzonte"
                                                      del "diverso" come risorsa e
                          Direzione Didattica di
                                                      ricchezza da conoscere e
                          Roccastrada Presidenza
                                                      con cui interagire.
                          della Scuola Media di
                          Roccastrada Provincia       realizzazione di una società
                          di Grosseto                 multiculturale.




 Due corsi di lingua e    Provincia di Grosseto in    Corsi di alfabetizzazione
  cultura italiana per    collaborazione con il       gratuiti
favorire l’integrazione   Consorzio Qualità
                          Maremma e l’Istituto
delle comunità arabe e
                          scolastico comprensivo
         slave            di Roccastrada


 Corsi di formazione      Comune di Firenze           Corsi gratuiti per ragazzi e
   professionale          piani regionali             corsi per adulti


        Centri di                                     Rete di servizi progettati per
   alfabetizzazione       Comune di Firenze,          favorire concretamente il
      linguistica         Assessorato alla            diritto allo studio e
                          Pubblica istruzione, dai    l'inserimento scolastico dei
                          Quartieri 1,4 e 5 e         ragazzi che arrivano nelle
                          dall'Ufficio Scolastico     scuole elementari e medie di
                          Regionale per la            Firenze in ogni periodo
                          Toscana - Ufficio           dell'anno e che non parlano
                          Scolastico Provinciale di   italiano.
                          Firenze, fra i quali è
                          stato stipulato un
                          protocollo d'intesa,
                          sottoscritto anche dai
                          dirigenti scolastici.


Progetti intercultura e   COMUNE FIRENZE:             Alfabetizzazione ed
 alfabetizzazione per                                 intercultura
       stranieri          -Biblioteca di Pace
                          -Fondazione Devoto
                          -Il muretto, ascolto,
                          promozione culturale
                          -Cat, Cooperativa
                          sociale
                          -Centro socio culturale
                          Dea
                          -Cies, O.n.g. di
                          cooperazione ed
                          educazione allo
                          sviluppo, Agenzia di
                          Mediazione linguistico-




                                                                                             120
                                                                                           Appendice


                             culturale
                             -Cooperativa sociale Il
                             Pozzo,
                             -Cooperativa Mondo -
                             Unico srl, mediazione
                             culturale, interpretariato,
                             traduzioni
                             -Cospe (Ong
                             ,Associazione
                             cooperazione sviluppo
                             paesi emergenti, Onlus)
                             Cooperazione e
                             solidarietà
                             internazionale.
                             Produzione e diffusione
                             di materiali didattici
                             interculturali di
                             educazione allo
                             sviluppo, mediatori
                             culturali,
                             -Iride/Arci,
                             un'associazione di
                             italiani e stranieri che
                             opera nel campo della
                             mediazione culturale e
                             linguistica, facilitazione
                             all'accesso ai servizi per
                             cittadini non comunitari
                             -Etnie, centro delle
                             culture. Il centro
                             pubblica la rivista Etnie
                             con cadenza mensile,
                             promozione
                             interculturale, corsi
                             d'italiano
                             -Un tempio per la pace,
                             attività interculturali ed
                             inter-religiose
                             -Viva, attività
                             interculturali e corsi di
                             alfabetizzazione

  Le carte da fiaba          Direzione Didattica           Scrittura e la lettura di un
                             Statale "4° Circolo"          archivio interattivo e
                             (Grosseto)                    implementabile di fiabe di
                             SCUOLA                        vari Paesi del mondo
                             ELEMENTARE”g.TO
                             MBARI” VIA
                             MAZZINI Grosseto
                             Collaboratori: UNICEF

       Educazione          Istituto Comprensivo            Sei unità didattiche, tre per
   interculturale: alla    "Pietrasanta I°"                le scuole elementari e tre
ricerca di sé e dell'altro (Pietrasanta - Lucca)           per le scuole medie, aventi
                                                           rispettivamente per tema il
                                                           gioco, l'identità la scuola e
                                                           la scuola, la fiaba,
                                                           l'emigrazione.




                                                                                                 121
                                                                                      Appendice



       Progetto           Comune di Livorno          Servizi per la didattica,
 “La città, la scuola e   Il Satellite Centro        Dalla scuola materna agli
          noi”            Risorse educative e        Istituti superiori
                          didattiche


 Progetto ‘INTEGRA’       Provincia di Livorno       Acquisizione della
  per 20 immigrati                                   consapevolezza del diritto
                                                     di cittadinanza

    Settembre             Comune di Livorno          Iniziative da realizzare
 Pedagogico 2004          Iniziativa dell’Anci       rivolte a bambini, ragazzi,       2004
                          Svolto in 150 città        genitori, insegnanti e a tutta
                          italiane                   la cittadinanza per
                          Livorno risulta al primo   valorizzare il sistema
                          posto                      formativo del territorio.
                                                     Comprende anche corsi di
                                                     alfabetizzazione per minori
                                                     stranieri

      Progetto            SCUOLA MEDIA               Alfabetizzazione e sostegno
   “Accoglienza”          STATALE                    di alunni stranieri
Corso alfabetizzazione    “GIOSUE’ BORSI”
                          LIVORNO
      primaria

       Centro             • Comune di Livorno:       Centro educativo e di
   "BENEINSIEME”          • Azienda Asl 6;           aggregazione per i ragazzi
                          • Istituto Salesiano       da 11 a 14 anni
                          "Sacro Cuore";
                          • S.V.S. Humanitas


 Accompagnamento a        Comune di Livorno          Accompagnamento,                  1998
tre ragazzi dominicani    Associazione CESDI         sostegno, assistenza
       a Livorno


    Nuovi cittadini       Comune di Viareggio        Servizi di accoglienza ed
                          (assessorato alle          informazione per cittadini
                          Politiche Sociali)         extracomunitari
                           CREA Impresa


Sezione Multiculturale    Biblioteca comunale di     La frequentazione della
   "L.S. Senghor"         Prato                      Sezione da parte dei
                                                     cittadini immigrati è anche
                                                     occasione di conoscenza di
                                                     tutte le risorse della
                                                     biblioteca civica e del vasto
                                                     pubblico che in essa studia,
                                                     legge e si incontra


      Progetto            IRRSAE                     Risorse Internet per
   INTERCULTURA           Regione Toscana            l'educazione interculturale:
                                                     Centri interculturali e di




                                                                                              122
                                                                                      Appendice


                                                     documentazione.
                                                     Associazioni e centri di
                                                     servizi

     Progetto             Provincia Prato            Analisi delle problematiche
"Prato multietnica"       Università di Firenze      relative all'immigrazione
                          (Facoltà di Scienze        straniera in città che al
                          Politiche, Dipartimento    diretto intervento su di esse
                          Studi sullo Stato),        ed è svolta in accordo con
                          Centro Ricerca e Servizi   numerosi Enti ed
                          per l'Immigrazione         Associazioni operanti sul
                                                     territorio.


    "Integrazione         Scuola Media Statale          Accoglienza dei nuovi
linguistica e culturale   "A. Lorenzetti" di Rosia       iscritti e contatti con le
degli alunni stranieri"   (SOVICILLE) - SIENA            famiglie                      anno
                                                                                       scolastico
                                                        socializzazione tra i         1999/2000
                                                         compagni, se
                                                         necessario con attività
                                                         finalizzate a migliorare
                                                         il clima relazionale
                                                         della classe
                                                        sviluppo delle capacità
                                                         comunicative in
                                                         italiano, per partecipate
                                                         in modo sempre più
                                                         produttivo alla vita
                                                         della classe
                                                        sviluppo dei linguaggi
                                                         specifici delle varie
                                                         discipline, per l’utilizzo
                                                         dell’italiano come
                                                         lingua veicolare per
                                                         l’acquisizione di
                                                         conoscenze
                                                        educazione
                                                         interculturale al fine di
                                                         valorizzare le culture di
                                                         origine dei ragazzi,
                                                         diffondere la cultura
                                                         italiana e motivare il
                                                         dialogo e il confronto
                                                         reciproci



      Progetto            Scuola Media Statale A     Inserimento dei bambini
     Io e gli altri       Lorenzetti                 stranieri ed educare alla
                                                     intercultura
                          Sovicille (SI)

  Servizio Centro         Centro Affidi - Il         Gestione e lo sviluppo di
       Affidi             Girasole                   una cultura dell’affido
                                                     familiare.




                                                                                             123
                                                                                         Appendice



                           Comune di Montale            POLITICHE SOCIALI                 2002
Interventi integrati per   Pistoia                      Iniziative negli ambiti           2004
    i servizi sociali                                   dell'aggregazione, del
                           altri Comuni dell’area       sociale, della produzione
                           metropolitana Provincia      culturale e artistica,
     Progetto              Pistoia                      dell'informazione, che
 “GRAFFITI URBANI”                                      riflettono interessi,
                                                        esigenze,
                                                        aspirazioni, attenzione al
                                                        presente ed all'attualità,
                                                        delle realtà giovanili.




   Progetto "Equal"        Provincia di Pistoia, la     Combattere discriminazioni
                           Provincia di Prato, l'area   di vario tipo, in particolare
                           Fiorentina (coordinate       quelle maggiormente
       "Network per
                           dalle rispettive             riscontrate nell'area locale
   l'inserimento delle     Provincie) e l'area          di riferimento, relative
 fasce deboli nell'area    Empolese-Valdelsa            all'inserimento sociale e
      metropolitana        (coordinato dall'Agenzia     lavorativo delle fasce
         toscana"          per lo Sviluppo              socialmente deboli.
                           Empolese-Valdelsa).


      Progetto             Provincia di Siena,          Assistenza domiciliare da         2001
 Un'Assistenza in più      Ufficio Politiche Sociali,   destinarsi a soggetti diversi,
                                                        a seconda dell'esigneza dei
                           ed è finanziato dalla        comuni stessi.
                           Fondazione Monte dei
                           Paschi di Siena.


 "Minori con difficoltà    Provincia di Siena i         Progetti di educativa
    di integrazione        comuni della Zona Alta       domiciliare
        sociale".          Val d'Elsa (Poggibonsi,
                           Colle Val d'Elsa, S.
                           Gimignano, Casole
                           d'Elsa e Radicondoli)


      Progetto          Comune di Firenze               Progetto integrazione degli
   Immigrazione:                                        immigrati
Buone prassi per l’area
     fiorentina


   Progetti ANPAS          Anpas Toscana.               Accoglienza di minori             2004
                                                        Bielorussi durante l’estate


Conferenza sui minori      Provincia di Lucca           Interesse al problema dei
    migranti non                                        minori non accompagnati
   accompagnati
   RETE R.E.M.I




                                                                                                 124
                                                                                     Appendice



Casa di accoglienza       La casa del Vento           Accoglienza minori
per minori stranieri      Livorno
 .Minori stranieri in     Accesso tramite i
                          Servizi Sociali della
     difficoltà.
                          ASL



        Progetto          L’Associazione IL           Incontro di studio e
     “A un passo          Simbolo” , attiva dal       approfondimento sulla
dall’ integrazione”….     1986 sul territorio         condizione del minore
                          pisano, promotrice delle    straniero non
                          prime esperienze di         accompagnato, che si terrà a
Minore straniero non      accoglienza di minori       Pisa
 accompagnato: tra        italiani e stranieri in
aspettative di tutela e   stato di abbandono e in
    speranze di           situazioni di forte
    cittadinanza.         disagio sociale;
                                    La Cooperativa
                          Sociale “IL Simbolo”,
                          ideatrice del servizio di
                          accoglienza per minori
                          stranieri non
                          accompagnati “Casa Del
                          Vento”, gestito in
                          convenzione con la ASL
                          5 Pisa;
                          L’Associazione CSP,
                          promotrice di attività
                          socio- educative per
                          giovani nel disagio;
                          Il Consorzio Sociale
                          Polis
                          La Caritas di Pisa
                          Con il Patrocinio di:
                          Regione Toscana,
                          Provincia di Pisa,
                          Istituto degli Innocenti,
                          CNCM (ccordinamento
                          nazionale comunità per
                          minori), Caritas di
                          Roma, Comune di Pisa.
                          Con il Patrocinio di:
                          Regione Toscana,
                          Provincia di Pisa,
                          Istituto degli Innocenti,
                          CNCM (ccordinamento
                          nazionale comunità per
                          minori), Caritas di
                          Roma, Comune di Pisa.

Progetto Intercultura     Caritas Diocesana           Intervengono soprattutto
                          Livorno                     sulle famiglie
                                                      e sui bambini.

      Progetto            Collaborazione dei          Sportello, denominato
       SIOLI



                                                                                           125
                                                                                       Appendice


                            Centri per l'Impiego        'domandaofferta
                            della Provincia di          lavoro immigrati', è rivolto
                            Livorno                     agli stranieri che sono in
                                                        cerca di occupazione

 Sportello Immigrati        Arci con la                 Accoglienza
                            Conferenza dei Sindaci      personalizzata, aiuto per
                            della Bassa Val di          pratiche legali,
                            Cecina e l'Ausl             ricongiungimenti
                            Azienda Usl n. 6            familiari, mediazioni con
                            Livorno                     l'Ausl, l'ufficio per
                                                        l'impiego, l'assistenza
                                                        sociale, la questura, la
                                                        scuola


       Progetto             Finanziamento del Piano     Raggruppa altri
       TAM TAM              di Zona Livorno             progetti (per la scuola,
                                                        circolo culturale..).


     Palazzo della          ARCI CECINA (LI)            Luogo di incontro e
      Solidarietà                                       di scambio multiculturale



    Progetto PNA            ARCI Cecina (LI)            Coinvolge a vari livelli chi
                                                        si occupa di immigrazione


       Progetto             Regione Toscana             Promozione di programmi         2002
      “Tangram”                                         di alfabetizzazione e
                                                        formazione, il
                                                        riconoscimento dei diritti
                                                        degli stranieri
                                                        extracomunitari,
                                                        nonché l’accesso
                                                        all’alloggio e ai servizi.


    Osservatorio            Comune di Firenze e         Osservatorio sulla
      territoriale          Comuni della zona           immigrazione straniera
  sull'immigrazione         socio-sanitaria del nord-   dell’area fiorentina
                            ovest (comprendente i
                            comuni di Firenze,
                            Campi Bisenzio, Sesto
                            fiorentino, Scandicci,
                            Calenzano, Fiesole,
                            Lastra a Signa, Signa,
                            Vaglia


       Progetto             Provincia di Arezzo         Progetto di sperimentazione     2002
“Un territorio per tutti”                               di buone pratiche nel
                                                        settore dell’immigrazione
                                                        denominato




                                                                                               126
                                                                                           Appendice



                             Realizzato dal Punto         Canale di comunicazione tra       2002
                             Giovani dell'assessorato     la collettività e la realtà
                             pubblica istruzione e        dell'Istituto Penale Minorile
                             politiche giovanili in       composta da una ventina di
                             collaborazione con           giovani, quasi tutti stranieri
      Progetto               l'Istituto Penale Minorile   soprattutto di origine
  “Dietro le Quinte”         "Gianpaolo Meucci"           magrebina.
                                                          L'iniziativa è stata resa
                                                          possibile grazie a due
                                                          progetti "Apple" e "Twin
                                                          Apple", realizzati dopo che
                                                          nel mese di luglio del 2001,
                                                          era stato rinnovato il
                                                          Protocollo d'intesa del
                                                          Punto Giovani stipulato fra
                                                          il Comune di Firenze e il
                                                          Ministero di Giustizia


        Progetto             "Comune di Firenze -         Centro di alfabetizzazione        Fondi 2003
  "La città e la cultura     Pubblica Istruzione          Q.2 c/o Scuola Boccaccio
    dell'accoglienza         P.O. Interventi              per il sostegno del diritto
                             Educativi e scambi           allo studio per studenti
la scuola, la famiglia, il
                             culturali"                   stranieri.
       territorio"




                                                                                                   127
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                                                                        Bibliografia



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   Legge 285, 28 agosto 1997, Disposizioni per la promozione di diritti e di
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   Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 dicembre 1999 n. 535.
    Regolamento concernente i compiti del Comitato per i Minori Stranieri a
    norma dell’ Articolo 33, commi 2 e 2- bis , del Decreto Legislativo 25 Luglio
    1998 n. 286.

   Legge Regionale n. 72 del 3 ottobre 1997. Organizzazione e promozione di un
    sistema di diritti di cittadinanza e di pari opportunita’: riordino dei servizi
    socio- assistenziali e socio-sanitari integrati, Regione Toscana.

   Legge Regionale n. 31, 20 Marzo 2000, Partecipazione dell’Istituto degli
    Innocenti di Firenze all’attuazione delle politiche regionali di promozione e di
    sostegno rivolte all’infanzia e all’adolescenza, Regione Toscana.

   Delibera del Consiglio Regionale n. 238 del 23 Dicembre 2003, Piano
    d’azione diritti dei minori, area socio assistenziale, Regione Toscana.

   Delibera del Consiglio Regionale n.122 del 24 Luglio 2002, Piano Integrato
    Sociale Regionale 2002- 2004. Regione Toscana.

   Delibera della Giunta Regionale n. 977, del 6 Ottobre 2003, Piano integrato
    socialee regionale 2002 – 2004 - aggiornamento 2003- Programmi di
    iniziativa regionale : “Qualità”- “Una Toscana per i giovani”- “Integrazione
    socio-sanitaria”- “Retis” – “Disabilità e promozione della giornata sulla
    disabilità”, Regione Toscana.

   Protocollo Operativo 23 Marzo 2005 per l’Istituzione sperimentale dell’
    Ufficio di Mediazione Penale minorile nella Regione Toscana tra Comune di
    Firenze, Regione Toscana, Centro di Giustizia Minorile per la Regione
    Toscana, Tribunale per i Minorenni di Firenze e Procura della Repubblica
    presso il tribunale per i Minorenni di Firenze.


Principali siti Internet di riferimento

www.regione.toscana.it
www.regione.toscana.it/toscanasicura/progetti/firenze
www.rete.toscana.it
www.rete.toscana.it/sett/polsoc
www.immigrazioneintoscana.it
www.comune.firenze.it
www.comune.firenze.it/servizi-pubblici/stranieri/uos-minori
www.comune.firenze.it/servizi-immigrazione
www.comune.firenze.it/immigrazione
www.pisaimmigrazione.it




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www.volontariato.provincia.lucca.it/uploads/filenews/migranti
www.anfaa.it
www.cospe.it
www.minori.it
www.stranieri.it
www.stranieriinitalia.com
www.anpastoscana.it
www.forumitmondo.it/leggiregionali/toscana.htm
www.savethechildren.it
www.cestim.org
www.comune.torino.it/cultura/intercultura
www.educational.rai.it
www.interno.it
www.governo.it
www.cittasostenibili.minori.it
www.istitutodeglinnocenti.it
www.biblioteca.istitutodeglinnocenti.it
www.ristretti.it
www.istruzione.it
www.fga.it
http://dex1.tsd.unifi.it/l'altrodiritto/




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