SEMINARI DI APPROFONDIMENTO by TlCG8IO4

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									PROVINCIA DI ROMA




POLITICHE SOCIALI E TERRITORIO
Distretto 2 ASL/RM H - Comune capofila Albano Laziale
Distretto 4 ASL/RM G - Comune capofila Subiaco




Rapporto conclusivo

A cura di Studio Come s.r.l.
30 Luglio 2003
La Provincia di Roma ha affidato allo Studio Come s.r.l. il seminario di formazione professionale
permanente per operatori sociali e socio – educativi del territorio della ASL Roma Distretti G4 e H2 .

Il percorso formativo si è articolato in quattro incontri seminariali:
A. Necessità e direzione del cambiamento; la legge 328/00
B. Il principio della sussidiarietà
C. La programmazione dei servizi
D. La gestione dei servizi sociali e l’evoluzione del management

Il rapporto conclusivo “Politiche sociali e Territorio” raccoglie le fasi del lavoro svolto da Studio Come sui
due territori: informazione, promozione, sensibilizzazione dei seminari; descrizione del percorso formativo;
risultati ottenuti; ipotesi di sviluppo.

Direzione scientifica: Paola Toniolo Piva. Capo progetto: Ornella Casale. Équipe di ricerca: Patrizia Di
Santo, Filomena Tunzi, Francesca Ceruzzi, Alessandra Rossi.




Studio Come Srl
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Indice


Introduzione ......................................................................................................................................... 4
  Metodologia ...................................................................................................................................... 4
  Periodo di realizzazione .................................................................................................................... 4

Fase di avvio ........................................................................................................................................ 5
  Incontri preparatori ........................................................................................................................... 5
  Sensibilizzazione del territorio e promozione dell’iniziativa ........................................................... 5
  Criteri di adesione e raccolta iscrizioni ............................................................................................ 6

Programma ........................................................................................................................................... 7

Necessità e direzione del cambiamento: la Legge 328/2000 ............................................................... 9

Il principio della sussidiarietà ............................................................................................................ 12

La programmazione dei servizi .......................................................................................................... 17

La gestione dei servizi e i circuiti di regolazione............................................................................... 22

Valutazioni e proposte ....................................................................................................................... 25

Allegati
 Locandina e pieghevoli ................................................................................................................... 30
 Articoli pubblicati ........................................................................................................................... 31
 Questionario di valutazione ............................................................................................................ 32
 Lucidi delle lezioni .......................................................................................................................... 35
 Fac-simile attestato ........................................................................................................................ 36




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Introduzione
Il progetto “Politiche sociali e territorio”, finanziato dalla Provincia di Roma e organizzato da
Studio Come s.r.l., è inserito all’interno della formazione professionale permanente per operatori
sociali e socio – educativi. Gli obiettivi dell’attività formativa sono stati:
- stimolare la riflessione sui cambiamenti che hanno investito la società attuale e che richiedono
    nuove politiche di welfare;
- approfondire i presupposti teorici della riforma dell’assistenza e i principi innovativi:
    universalità, partecipazione dei cittadini, sussidiarietà orizzontale e verticale (devoluzione),
    qualità dei servizi;
- valorizzare la centralità del territorio nelle politiche di welfare di cui l’ente locale è regista e
    riconoscere le connessioni con le altre politiche locali: casa, trasporti, sanità, scuola, formazione
    e lavoro, tempo libero e socialità;
- favorire lo sviluppo delle nuove modalità organizzative e gestionali dei servizi sociali
- favorire la partecipazione attiva, il confronto e lo scambio di esperienze tra operatori sociali e
    socio-educativi dei servizi pubblici, privati e del privato sociale.

Il Progetto ha coinvolto i territori di due Distretti della Provincia di Roma:

- ASL/RM G Distretto 4 comprendente i comuni di: Subiaco (comune capofila), Affile, Agosta,
Anticoli Corrado, Arcinazzo Romano, Arsoli, Bellegra, Camerata Nuova, Canterano, Cervara di
Roma, Cineto Romano, Jenne, Marano Equo, Olevano Romano, Riofreddo, Rocca Canterano,
Rocca Santo Stefano, Roiate, Roviano, Vallepietra, Vallinfreda, Vivaro Romano.

- ASL/RM H Distretto 2 comprendente i comuni di: Albano Laziale (comune capofila), Ariccia,
Castelgandolfo, Genzano di Roma, Lanuvio, Nemi.

Destinatari
Destinatari dell’attività formativa sono stati gli operatori dei servizi sociali ed educativi, del
comparto pubblico, privato e del privato-sociale, presenti sui territori della ASL/RM G4 e della
ASL/RM H2. La scelta di estendere la partecipazione ai professionisti del sociale, inseriti in
comparti differenti, è stata motivata dalla necessità di favorire momenti di confronto e di riflessione
tra tutti i soggetti che la Legge 328/2000 riconosce come protagonisti nella realizzazione di un
sistema integrato di interventi e servizi sociali. Nello specifico, la formazione ha coinvolto:
- Dirigenti/Responsabili dei servizi sociali degli Enti Locali;
- Dirigenti/Responsabili dei servizi socio-sanitari della ASL;
- Responsabili dei servizi sociali ed educativi del privato e del privato sociale;
- Operatori sociali e socio – educativi dei servizi pubblici e privati: assistenti sociali, pedagogisti,
    educatori professionali, sociologi, psicologi, assistenti domiciliari, animatori, operatori per
    l’infanzia.

Metodologia
Durante il percorso sono state utilizzate metodologie formative diverse:
 lezione frontale con supporto di lucidi
 gruppi di lavoro e condivisione delle riflessioni
 lettura e interpretazione di documenti e di testi normativi
 scambio di materiali ed esperienze

Periodo di realizzazione
16-19-26 giugno e 3 luglio 2003 ad Albano Laziale
13-20-27 giugno e 4 luglio 2003 a Subiaco

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Fase di avvio

Incontri preparatori

A seguito dell’incarico è stato fissato un incontro preparatorio con la Responsabile del settore
Servizio Sociali e Politiche per la famiglia Dipartimento VII - Servizio 4 della Provincia di Roma;
Studio Come e la Provincia di Roma hanno concordato i contenuti del corso e i destinatari, mentre
modalità e tempi del percorso formativo sono stati stabiliti direttamente con i referenti dei distretti
G4 e H2.

Inoltre, interlocutori privilegiati sono stati i responsabili dei servizi sociali nei due Comuni Capofila
Albano e Subiaco e la coordinatrice socio- sanitaria della ASL RM H2. I primi incontri con la
Responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Albano hanno contribuito ad illustrare l’effettivo
stadio di avanzamento dei servizi sociali previsti dal Piano Sociale di Zona. Dalle prime
osservazioni, la struttura organizzativa distrettuale dei servizi di Albano Laziale è apparsa piuttosto
attiva e consolidata.

Nel Distretto G4 di Subiaco si è ritenuto opportuno contattare la responsabile dei servizi sociali del
Comune Capofila e il coordinatore dell’Ufficio di Distretto socio-sanitario G4. Lo scambio di
informazioni avvenuto con i referenti territoriali ha rivelato una maggiore criticità di servizi e
difficoltà nella realizzazione di servizi e difficoltà del Piano Sociale di Zona soprattutto per la
numerosità dei Comuni associati - 21 Comuni oltre a Subiaco - in relazioni alle risorse.

Con entrambi i distretti sono stati concordati i giorni e la durata del corso di formazione: è stato
confermato un ciclo seminariale di 4 giornate, ciascuna con una durata di 7 ore, con la frequenza di
un incontro a settimana.

Per Subiaco, si è stabilito che gli incontri si tenessero di venerdì presso la Biblioteca pubblica del
Comune per facilitare l’affluenza al corso. I giorni stabiliti sono stati: 13 giugno, 20 giugno, 27
giugno e 4 luglio dalle 9.30 alle 16.30. Per Albano Laziale le giornate gli incontri sono state fissate
presso la Palazzina Vespignani di Albano nelle date: 16 giugno, 19 giugno, 26 giugno e 3 luglio.


Sensibilizzazione del territorio e promozione dell’iniziativa

Al fine di conoscere in modo più approfondito i territori dei Distretti G4 e H2 sono stati contattati
l’Assessore ai servizi sociali di Albano Laziale e l’Assessore alle politiche della famiglia e servizi
sociali di Subiaco, ai quali è stata illustrata l’iniziativa, inviati i progetti, il materiale promozionale
e richiesta la presenza alle giornate formative.

Contemporaneamente, con la referente presso la Provincia e i referenti dei Distretti è stato stabilito
il tipo di promozione da effettuare: Studio Come ha prodotto 300 locandine e 400 pieghevoli da
distribuire equamente nei due territori (vedi allegato n.° 1 e 2 ). Le locandine sono state affisse
presso Comuni, Dipartimenti delle Asl, Istituzioni scolastiche, biblioteche e centri di aggregazioni
per ragazzi e anziani. Per informare ogni singolo destinatario sono stati prodotti dei pieghevoli in
cui si descrivono più esaurientemente la tematica oggetto dei seminari, i contenuti delle singole
giornate, gli obiettivi del corso e i destinatari.




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Per il Distretto di Subiaco la spedizione dei pieghevoli per posta ordinaria e fax, e il recall
telefonico sono stati curati interamente da Studio Come; mentre per Albano Laziale la promozione è
stata a cura della responsabile dei servizi sociali del distretto del Comune Capofila.

L’iniziativa è stata inoltre pubblicizzata attraverso stampa locale: per Albano Laziale, è stato
pubblicato un articolo e un’intervista a cura di Studio Come sul giornale della ASL H, (allegato 3);
per Subiaco la notizia ha avuto diffusione sul giornale Prima Stampa di Subiaco (allegato 4).
Hanno pubblicato la notizia on line: Social info (www.socialinfo.it) e Studio Come
(www.studiocome.it).


Criteri di adesione e raccolta iscrizioni

Il progetto prevedeva un massimo di 40 partecipanti per distretto. I responsabili dei servizi sociali
dei due Comuni Capofila hanno inviato una lettera di presentazione dell’iniziativa ai soggetti
individuati come primi destinatari (ASL, Comuni, Rappresentanti del III settore, Istituzioni
Scolastiche, Sindaci e Assessori dei Comuni associati) che a loro volta hanno promosso l’iniziativa
attraverso la rete dei loro contatti. La lettera presenta in allegato un modulo di iscrizione in cui oltre
ai dati personali viene richiesto l’ente/organizzazione di appartenenza. Oltre il criterio cronologico
di accettazione delle adesioni, si è tenuto conto di quello della rappresentanza dei diversi attori
sociali.

Le domande di partecipazione sono state raccolte dai responsabili dei servizi sociali dei Comuni
Capofila e accettate fino al giorno precedente l’iniziativa.




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Programma
Il percorso formativo, articolato in 4 incontri seminariali, ha affrontato le seguenti tematiche:

Necessitò e direzione del cambiamento; la Legge 328/2000”
(16 giugno ad Albano, 13 giugno a Subiaco)
La società italiana è profondamente cambiata; i modelli di vita delle persone si sono differenziati
ed è cresciuto il bisogno soggettivo di scegliere in autonomia la propria realizzazione. La società
attuale è meno obbligante rispetto a quella di un tempo, ma allo stesso tempo è meno protettiva. Le
politiche pubbliche devono convertire il loro approccio su tutti i fronti: sul versante della
formazione e della sanità, nelle politiche urbane e del lavoro. Il tessuto locale è il soggetto e al
tempo stesso l’oggetto delle nuove politiche. La legge di riforma 328/2000 contiene elementi di
grande portata innovativa che possono essere sintetizzati in concetti – chiave: universalità,
protagonismo dei cittadini, sussidiarietà orizzontale e verticale, qualità dei servizi.

-   I principi della legge di riforma del welfare
-   Gli assi del cambiamento
-   Potenzialità e limiti della riforma
-   L’applicazione della legge 328/200 a livello nazionale

Lavoro nei gruppi: riflessioni sul tema dell’accesso ai servizi. Confronto tra esperienze.


Il principio di sussidiarietà
(19 giugno ad Albano, 20 giugno a Subiaco)
Le funzioni pubbliche indicate dalla Legge 328/2000 sono esercitate dall’Ente più vicino
all’interesse da curare, quindi dal Comune; gli altri Enti sono coinvolti in maniera residuale e a
sostegno delle funzioni del Comune (sussidiarietà verticale). La legge riconosce che le stesse
finalità pubbliche possono essere perseguite anche dalle formazioni sociali, a livello di
programmazione, organizzazione e gestione del Sistema (sussidiarietà orizzontale). Il sistema mette
in rete le iniziative e le risorse del sistema sociale. L’Ente locale non sempre gestisce direttamente,
ma fa la regia del Sistema promuovendo e valorizzando il Capitale sociale, ovvero le risposte
spontanee dei cittadini che sono funzionali al perseguimento dei fini istituzionali. La creazione del
legame sociale diventa obiettivo del sistema.

-   Sussidiarietà verticale
-   Sussidiarietà orizzontale
-   Il ruolo dei Comuni
-   Il ruolo del privato e del privato sociale
-   Il ruolo dei cittadini

Lavoro nei gruppi: lettura del DCPM “Atto di indirizzo e coordinamento sui sistemi di affidamento
dei servizi alla persona previsti dalla 328/00”. Aspetti salienti, criticità emerse, servizi in
affidamento sul territorio.


La programmazione dei servizi
(26 giugno ad Albano, 27 giugno a Subiaco)
Il Piano sociale di Zona rappresenta il primo livello del processo di pianificazione disegnato dalla
legge di riforma dell’assistenza 328/2000 e pone le basi per la costruzione del sistema integrato di
servizi sociali nel territorio. La costruzione della zona sociale (territorio sovracomunale) è una

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nuova grande sfida per gli enti locali; nasce dall’esigenza di individuare un ambiente idoneo alla
gestione unitaria del sistema locale dei servizi a rete.

-   I piani di zona
-   La programmazione negoziata
-   Percorsi e strumenti del Piano di zona
-   Azioni rivolte ai cittadini
-   Azioni di sistema

Lavoro nei gruppi: analisi di progetti contenuti nei Piani di Zona.


La gestione dei servizi sociali
(3 luglio ad Albano, 4 luglio a Subiaco)
La necessità di disporre di nuove risorse con l’inserimento nel sistema di welfare di soggetti anche
privati, la volontà di puntare sui servizi sociali sempre più elevati qualitativamente,
l’indispensabilità di procedure che consentano decisioni rapide in rapporto alle emergenze,
costituiscono la spinta oggettiva a una diversificazione delle modalità di gestione. La riforma
nazionale non individua un unico modello per la gestione e neppure le leggi regionali vincolano i
Comuni ad adottare un assetto gestionale, bensì si limitano a rendere vantaggiosa la gestione
associata, offrendo in alcuni casi incentivi finanziari. Le formule istituzionali e aziendali sono varie,
quelle più sperimentate sono: il Consorzio e il Comune capofila. Di fronte a tutto questo, cambiano
anche le attività e le competenze richieste ai “gestori sociali”.

-   Gli attori del sistema
-   Le logiche organizzative
-   Livelli di responsabilità
-   I circuiti di regolazione

Lavoro nei gruppi: analisi dei circuiti di regolazione di alcuni servizi attivi sul territorio.




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Necessità e direzione del cambiamento: la Legge 328/2000
Nuovi scenari di welfare
Le nuove politiche di welfare riconoscono nuovi cambiamenti sociali e aprono scenari diversi in
cui un ruolo centrale è assegnato al cittadino e all’intera comunità locale. Il tessuto locale è il
soggetto e al tempo stesso l’oggetto delle nuove politiche. Le persone vengono riconosciute sia
come soggetti attivi, capaci di produrre aiuti, sia come destinatari degli stessi. La distinzione tra
produttori e utenti dei servizi, che prefigura un rapporto lineare a senso unico tra chi dà e chi riceve,
deve lasciare il posto a una visione del legame sociale come scambio nei due sensi, dove il dare e
l’avere è reciproco. Nella società moderna, il legame sociale è sempre più necessario:
    - non solo per il benessere, la protezione economica e affettiva dei singoli individui
    - ma anche per lo sviluppo economico, la crescita urbana, l’equilibrio del territorio.

Le relazioni sociali producono, infatti, fiducia reciproca, scambi, conoscenze; sono questi gli
ingredienti che danno qualità alla vita delle persone e al sistema nel suo insieme. Viviamo in
un’epoca in cui la riproduzione del legame sociale non può essere affidata solo a dinamiche
spontanee. Un tempo i rapporti che le persone costruivano spontaneamente sembravano sufficienti a
proteggere dalla solitudine, dalla marginalità, dagli imprevisti della vita. Il rimpianto che il
cittadino moderno nutre nei confronti del villaggio, luogo mitizzato di condivisione e affettività
diffusa, sta a segnalare che oggi viviamo in luoghi dove i legami sono fragili, freddi, incerti. Il
legame sociale è un ingrediente spontaneo della crescita, ma ha bisogno di politiche di rinforzo.

La protezione pubblica non deve e non può surrogare le relazioni personali; piuttosto il welfare ha il
compito di far sì che ogni cittadino abbia accesso a una rete di relazioni adeguate. Il nuovo welfare
si propone di rendere esigibile per ogni cittadino una “porzione di capitale sociale”, proprio come il
vecchio welfare ha consolidato diritti esigibili in materia di protezione economica. Per ottenere
questo risultato è necessario un passaggio cruciale: costruire una rete di servizi non più affidata alla
buona volontà dei Comuni, bensì presente in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Il
welfare territoriale è la finalità centrale della riforma, enunciata nel titolo stesso “Legge quadro per
la realizzazione del sistema integrato dei servizi sociali”.

I principi della legge di riforma
La riforma contiene elementi di grande portata innovativa che, per una migliore ed immediata
comprensione possono essere sintetizzati in concetti – chiave di seguito riportati:

Universalità
L’accesso alle prestazioni e ai servizi della rete integrata è previsto per tutti i cittadini, con priorità
di risposta alle persone in stato di povertà, con incapacità totale o parziale, con difficoltà di
inserimento. Uguali diritti e doveri sono affermati attraverso il concorso di ciascuno ai costi, in
relazione alle disponibilità economiche. Con questa scelta la legge intende superare i servizi
“ghetto” che possono perpetuare meccanismi di esclusione sociale.

Protagonismo dei cittadini
Poiché il servizio raggiunge il suo scopo solo quando la persona ottiene il benessere desiderato,
occorre garantire a ognuno il diritto di scegliere e di essere partecipe nelle decisioni che lo
riguardano. Anche le persone fragili non vanno considerate incapaci di sentire e di esprimere
volontà soggettive e la tutela non deve comportare prevaricazione.
Inoltre, il cittadino ben informato sa indicare come vanno migliorati i servizi. La legge insiste sul
diritto all’informazione, la carta dei servizi e la valutazione partecipata della qualità.



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Sussidiarietà orizzontale
L’ente locale provvede alla realizzazione dei servizi insieme agli organismi non lucrativi di utilità
sociale: cooperative sociali, volontariato, associazioni di promozione sociale, fondazioni, enti di
patronato e Ipab. Una finalità delle politiche sociali è di potenziare la capacità propulsiva di tutti gli
attori nel territorio; l’ente locale non cede però il ruolo di regolatore e garante della rete dei servizi,
nell’interesse del singolo cittadino e del sistema – territorio.

Qualità dei servizi
Non basta costruire gli stessi servizi su tutto il territorio nazionale; i servizi devono anche possedere
le stesse qualità. La riforma promuove standard omogenei, sia a livello strutturale che organizzativo
e regola le competenze istituzionali in materia.

Gli Assi del cambiamento
    - l’intervento centralistico cede la regia alle Regioni e agli enti locali;
    - i trasferimenti monetari perdono centralità, a favore di un mix di assegni economici e aiuti
       personalizzati;
    - gli interventi categoriali vengono superati da interventi che pongono al centro i nuclei
       familiari, con le diverse esigenze che mutano nell’arco della vita;
    - gli interventi locali, finora disomogenei, devono uniformarsi ai livelli nazionali di
       prestazioni e servizi;
    - gli interventi riparativi, che mantengono l’assistito in uno stato di passività, vengono
       trasformati in aiuti che valorizzano la responsabilità e le capacità proprie di ogni persona.

Strumenti per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali

Piano Nazionale (art. 18)
E’ predisposto dal Governo ogni tre anni. Sullo schema di piano esprimono parere: la Conferenza
unificata, gli enti e le associazioni nazionali di promozione sociale, le associazioni di rilievo
nazionale che operano nel settore dei servizi sociali, le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative, le associazioni di tutela degli utenti.
Il Piano nazionale indica: i livelli essenziali, le priorità di intervento, le modalità di attuazione del
sistema integrato, gli indirizzi per l’informazione ai cittadini, gli indirizzi per le sperimentazioni, i
parametri per la verifica dei livelli di integrazione e per il rapporto costi-benefici, i criteri generali
per la partecipazione al costo da parte degli utenti, gli indirizzi relativi alla formazione, i
finanziamenti per ciascun anno.

Piano Regionale (art. 18)
Le Regioni, sulla base delle indicazioni fornite a livello nazionale, adottano un proprio Piano
regionale degli interventi e dei servizi sociali in coerenza con gli obiettivi del Piano Sanitario, in
particolare per la parte relativa all’integrazione socio – sanitaria. Il Piano regionale dovrà, inoltre,
coordinarsi con le politiche dell’istruzione, della formazione professionale e del lavoro.

Piano di Zona (art. 19)
E’ lo strumento per la programmazione degli interventi a livello di ambito territoriale. Il Piano di
Zona è definito dai Comuni, d’intesa con le Aziende unità sanitarie locali, in coerenza con le
indicazioni del Piano nazionale e regionale. (v. giornata formativa del 7 giugno 2002 “Il Piano
Sociale di Zona”).




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Lavori di gruppo

Il tema affrontato nella prima giornata è l’accesso ai servizi. I partecipanti vengono sollecitati a
riflettere sui servizi presenti nel territorio e sulle modalità di accesso. Obiettivo dell’esercitazione:
facilitare e guidare la riflessione sulle differenze tra servizio sociale, segretariato sociale, sportello
sociale.

Subiaco:
I presenti sono stati suddivisi in 3 gruppi. Al termine del lavoro di gruppo la discussione di ogni
portavoce in plenaria ha ottenuto i seguenti risultati.

Si è riscontrata una scarsa conoscenza del piano di zona; pochissimi operatori presenti al corso
possedevano copia del piano.
 Poca informazione su ciò che offre il territorio: i servizi sociali nel Distretto di Subiaco sono pochi
e sarebbe auspicabile una maggiore attenzione per la diffusione delle informazioni e la promozione.
I servizi più sviluppati sono quelli che rispondono alle problematiche più gravi, mentre non hanno
ancora molto spazio i servizi che si rivolgono alla “normalità”. E’ comunque emersa, anche nei
servizi più consolidati, una scarsa presenza di risorse .
I partecipanti hanno manifestato la volontà di migliorare la qualità dei servizi anche anche
attraverso la costruzione di una Carta dei servizi.
Inoltre sono state descritte le modalità di accesso al servizio: presa in carico e accesso diretto. Sono
state individuate inoltre le modalità di accesso (a) utente, b) invio da terzi, c) invio da altri servizi) e
i tempi per l’erogazione del servizio :immediati/brevi (=giornata stessa: accesso diretto),
medi/lunghi (=20 giorni/ >30 giorni: presa in carico), lista d’attesa ( =1 anno) con riferimento ai
servizi presenti sul territorio.

- Molta attenzione è stata quindi dedicata alla necessità di curare l’informazione e sviluppare
punti informativi distribuiti sul territorio.
-

Albano:
I partecipanti della giornata sono stati suddivisi in due gruppi
La docente è stata invitata a spiegare la differenza tra accesso diretto e indiretto. I partecipanti si
sono limitati all’elencazione dei servizi; tuttavia l’esercitazione ha favorito il dibattito sul tema
dell’informazione:
    - un ruolo di regia fa rientrare nella rete informativa tutti gli sportelli presenti sul territorio
    - il punto informativo è un primo momento di analisi del bisogno
    - lo sportello handicap presente nel piano di zona del distretto nasce per informazioni per
        ausili e protesi, ma offre informazioni anche sul tempo libero, sull’inserimento lavorativo,
        sugli alloggi
    - l’ipotesi di aprire un unico punto informativo distrettuale può risultare troppo distante dai
        cittadini. Sarebbe invece auspicabile, al fine di garantire omogeneità di informazione che sia
        a livello distrettuale la regia e il coordinamento dei punti informativi.
    - oltre all’informazione al cittadini ci deve essere un coordinamento con gli altri soggetti
        presenti sul territorio
    - sarebbe opportuno trovare nuove modalità per il passaggio delle informazioni dalla ASL ai
        servizi sociali dei Comuni




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Il principio della sussidiarietà
Le funzioni pubbliche indicate dalla Legge 328/2000 sono esercitate prima di tutto dall’ente che è
più vicino ai cittadini: il Comune; solo in via sussidiaria, queste responsabilità vengono anche
attribuite agli altri Enti (sussidiarietà verticale). La Legge riconosce che le stesse finalità pubbliche
possono essere perseguite anche dalle formazioni sociali, a livello di programmazione,
organizzazione e gestione del sistema (sussidiarietà orizzontale).

Gli attori che intervengono nel sistema integrato dei servizi sociali sono molteplici. Lo Stato, la
Regione e l’Ente locale sono soggetti di governo; l’Ente locale e il no-profit sono soggetti attivi
nella programmazione e nell’offerta dei servizi; il privato è un soggetto attivo nell’offerta dei
servizi e nell’erogazione dei servizi.

I cittadini si rivolgono in prima istanza al Comune, ma si aspettano che le istituzioni agiscono di
concerto. Si tratta di armonizzare interventi e servizi a tre livelli: istituzionale, organizzativo,
contrattuale.
L’integrazione istituzionale va perseguita con strumenti di pianificazione strategica:
    - tavoli di concertazione
    - piani e progetti obiettivo
    - accordi di programma
    - protocolli di intesa sugli obiettivi

L’integrazione organizzativa è affidata alle abitudini e alle culture, cioè al modo di agire nel
quotidiano degli operatori dei diversi servizi. Strumenti:
    - formazione congiunta
    - protocolli d’intesa sulle procedure operative
    - comitati tecnici interistituzionali

In sede contrattuale con le parti sociali devono essere appianate le differenze di inquadramento e di
trattamento economico che ostacolano la piena collaborazione tra operatori.

Sussidiarietà verticale

Funzioni dei Comuni
I comuni sono titolari delle funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello
locale e concorrono alla programmazione regionale:
    - programmazione, progettazione, realizzazione della rete dei servizi
    - erogazione dei servizi, delle prestazioni economiche, dei titoli
    - autorizzazione, accreditamento e vigilanza dei servizi sociali
    - partecipazione all’individuazione degli ambiti territoriali
    - definizione dei parametri di valutazione per le priorità di accesso ai servizi
    - sviluppo dell’auto-aiuto e della reciprocità
    - consultazione dei soggetti per valutare la qualità e l’efficacia dei servizi
    - garantire ai cittadini i diritti di partecipazione al controllo della qualità
    - coordinamento delle attività di enti che operano nell’ambito comunale
    - semplificazione amministrativa e controllo di gestione per la verifica
        dell’efficienza/efficacia




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Funzioni della Provincia
La Provincia sono un perno importante nello sviluppo del welfare territoriale e concorrono alla
programmazione della rete dei servizi. In primo luogo, le politiche sociali devono entrare a pieno
titolo. La Provincia ha un ruolo promozionale nei programmi di sviluppo economico, nello
sviluppo della formazione e della nuova occupazione e coordina le infrastrutture e i servizi che gli
Enti Locali gestiscono in forma associata. La Provincia dovrà garantire assistenza tecnica alla zona:
     - promuovendo delle azioni di sistema e delle sedi di concertazione
     - promuovendo e sviluppando la diffusione della cultura della pianificazione territoriale
     - istituendo l’osservatorio sociale della domanda e dell’offerta di servizi
     - investendo in attività formative rivolte ai dirigenti pubblici delle Regioni e degli Enti Locali,
        delle imprese private e del privato sociale
     - investendo in attività formative per l’adeguamento delle qualifiche professionali degli
        operatori, per gli esperti addetti all’accreditamento, per i certificatori della qualità
     - investendo in attività formative rivolte ad operatori
     - supportando il coordinamento degli interventi territoriali dei diversi ambiti
     - mettendo in atto strumente di sviluppo territoriale

Funzioni delle Regioni
Le Regioni esercitano le funzioni di programmazione, coordinamento e indirizzo degli interventi
sociali. In particolare la Regione:
    - determina gli ambiti locali e gli strumenti per la gestione unitaria del sistema dei servizi
    - definisce le politiche integrate degli interventi sociali, ambiente, sanità, scuola, lavoro,
         trasporti
    - promuove e coordina l’assistenza tecnica necessaria agli Enti locali
    - sperimenta modelli innovativi di servizi per coordinare le risorse finanziarie e umane
    - studia strumenti di controllo per valutare l’efficienza e i risultati raggiunti dai servizi
    - fissa i criteri per autorizzare e accreditare strutture e servizi a gestione pubblica e privata
    - istituisce i registri dei soggetti autorizzati ad erogare i servizi, secondo indicatori di qualità
    - definisce i principi per la concessione dei titoli per l’acquisto dei servizi sociali
    - regola il trasferimento agli Enti locali delle risorse umane e finanziarie necessarie
    - stabilisce i criteri per definire le tariffe che i Comuni pagano ai soggetti accreditati

Sussidiarietà orizzontale

La legge 328 promuove innanzitutto la partecipazione attiva dei cittadini, il contributo delle
organizzazioni sindacali, delle associazioni sociali e di tutela degli utenti per il raggiungimento dei
fini istituzionali.
Gli Enti locali, le Regioni, lo Stato:
- riconoscono e sostengono il ruolo peculiare delle famiglie nella formazione e nella cura della
persona, nella promozione del benessere e nel perseguimento della coesione sociale
- provvedono a garantire ai cittadini i diritti di partecipazione al controllo di qualità dei servizi.
- riconoscono e agevolano il ruolo degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi
della cooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale, delle fondazioni e degli
enti di patronato, delle organizzazioni di volontariato, degli enti riconosciuti delle confessioni
religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese operanti nel settore della
programmazione, nell’organizzazione e nella gestione del sistema integrato di interventi e servizi
sociali. I soggetti sopra elencati provvedono alla gestione e all’offerta dei servizi
- concertano e cooperano con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello
nazionale nonché con le unità sanitarie locali per le prestazioni socio-sanitarie ad elevata
integrazione sanitarie comprese nei livelli essenziali del Servizio Sanitario Nazionale


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- promuovono la solidarietà sociale, la valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei
familiari, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata
- promuovono azioni di sostegno e qualificazione dei soggetti operanti nel terzo settore anche
attraverso politiche formative ed interventi per l’accesso agevolato al credito ad ai fondi
dell’Unione Europea


Modello di sussidiarietà
Tratto da “Schema di Piano socio-assistenziale 2002-2004” della Regione Lazio

- valorizzazione della capacità dei soggetti di cittadinanza di produrre risposte
- soluzioni adeguate e vicine ai luoghi di produzioni e di vissuto del disagio sociale
- valorizzazione delle proposte del Terzo settore, del volontariato, delle formazioni di
cittadinanza; anche attraverso l’individuazione e attivazione dei diversi strumenti esistenti:
affidamento, esternalizzazione, accreditamento, voucher, formazione.
- sviluppo delle funzioni di accesso, valutazione e progettazione personalizzata come strumenti
per valorizzare la funzione di regolazione e tutela dell’ente pubblico.

Atto di indirizzo sui sistemi di affidamento

- riconosce ai soggetti del Terzo settore il ruolo di parte sociale da consultare
- valorizza il volontariato all’interno di una complementarietà a servizi che richiedono una
organizzazione complessa
- i Comuni non possono ricorrere all’affidamento dei servizi a gare al massimo ribasso, ma a che
fa l’offerta economicamente più vantaggiosa
- esclusa la mera prestazione di manodopera
- si prediligono forme di aggiudicazione ristrette e negoziate
- si prevedono Istruttorie pubbliche per la coprogettazione con i soggetti del terzo settore

Le organizzazioni del privato sociale

Cooperativa sociale. Impresa finalizzata al perseguimento della crescita complessiva della
comunità, della promozione umana e dell’integrazione sociale dei cittadini. Organizza le proprie
risorse avendo come obiettivi primari i “servizi alla persona” e “l’inserimento lavorativo di persone
svantaggiate”.

Volontariato sociale. Organizzazioni che svolgono attività spontanea, gratuita, senza fini di lucro e
con fini di solidarietà sociale.

Fondazioni sociali. Organizzazioni con un elemento patrimoniale che può essere utilizzato solo per
scopi di pubblica utilità: educativi, culturali, religiosi, sociali, ecc.

Associazioni di promozione sociale. Associazioni riconosciute e non riconosciute, movimenti,
gruppi e loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a
favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli
associati.

Organizzazioni non governative. Enti attraverso i quali si perseguono e sostengono politiche di
sviluppo di alcuni Paesi con l’obiettivo del cambiamento delle condizioni strutturali che generano
povertà, malattia, ignoranza, mancanza di mezzi di prima sussistenza.


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Le Ipab. Con la legge di riforma dell’assistenza 328/2000 e il D. Lgs 4 maggio 2001 recante
“Riordino del sistema del sistema delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza, a norma
dell’art. 10 della legge 8 novembre 2000, n. 328”, le Ipab diventano soggetti attivi nel Piano di
Zona e vengono a pieno titolo inserite nella rete integrata dei servizi territoriali.
Le istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza che sono in attività, ovvero stanno svolgendo dei
servizi per le persone, si trovano di fronte a due possibilità: adottare un regime pubblico, diventando
aziende di servizio, oppure adottare un regime giuridico di tipo privatistico e trasformarsi in
associazioni o fondazioni di diritto privato, con il vincolo del rispetto dello statuto; così come
potranno accorparsi e fondersi secondo gli indirizzi indicati nel decreto di riordino. Queste scelte
saranno guidate dai nuovi compiti che ciascuna Ipab vorrà svolgere all’interno della rete dei servizi
sociale e socio –educativi. Le modalità con cui le Ipab parteciperanno alla pianificazione
territoriale e alla gestione dei servizi viene demandata alla regolamentazione regionale.

Lavori di gruppo

I partecipanti sono stati invitati a leggere il DCPM “Atto di indirizzo e coordinamento sui sistemi di
affidamento dei servizi alla persona previsti dalla 328/00” e ad evidenziarne i tratti salienti e gli
aspetti innovativi rispetto alle procedure adottate in passato.

Subiaco
Individua le parti salienti del DPCM negli articoli 4, 5, 6 (selezione dei soggetti del terzo settore,
acquisto dei servizi e prestazioni, affidamento della gestione dei servizi). Analizza il tipo di
affidamento per ogni servizio sul terittorio. Il servizio in affidamento analizzato è l’assistenza
domiciliare, in cui si sono riscontrati rispetto al passato:
- cambiamento dell’utenza (non solo soggetti a rischio)
- maggiore frequenza
- maggiori deleghe agli operatori domiciliari

Seguono ulteriori riflessioni e approfondimenti da parte del docente:
- rilettura degli articoli salienti del DCPM art.1, ruolo dei soggetti del Terzo Settore nella
programmazione, progettazione e gestione dei servizi alla persona; art.4, selezione dei soggetti del
Terzo Settore, comma a) e b) criteri utili per gli operatori; art. 4 comma 3, divieto di gare al
massimo ribasso; art.7, istruttorie pubbliche per la coprogettazione con i soggetti del Terzo Settore
- si sottolinea la centralità del cittadino alla luce della 328/00. Il percorso lungo dei servizi sociali
sarà quello di non operare solo con i casi multiproblematici, ma anche con i cittadino “normale”
- i partecipanti hanno manifestato l’esigenza di individuare i bisogni inespressi. Una strada da
percorrere potrebbe essere quella di “monitorare” i luoghi spontanei di aggregazione (scuola,
oratorio, parrocchia, circolo, ecc.). La difficoltà di esprimere un disagio è causata dalla visione che
si ha dei servizi sociali: servizio sociale = persona disagiata. Il servizio sociale deve “cambiar
pelle”. Per favorire i momenti di aggregazione si può ad esempio favorire la nascita di un gruppo
musicale tra i giovani o creare un luogo di incontro senza la necessità di introdurre un operatore.

Albano
Individua come parti salienti del DPCM:
- importanza della concertazione
- offerta economicamente più vantaggiosa (non utilizzare il criterio del massimo ribasesso
- modalità di istituzione dell’elenco fornitori autorizzato
- a livello locale non esiste un regolamento per l’accreditamento degli organismi del III settore
- art. 4, elementi di valutazione per l’affidamento dei servizi che abitualmente vengono rispettati
    nelle gare di aggiudicazione
- centralità della partecipazione del III settore ai tavoli della concertazione

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-   co-progettazione per interventi sperimentali
-   azioni di promozione e sostegno delle politiche formative per gli operatori sociali

Seguono ulteriori riflessioni e approfondimenti da parte del docente:
- sperimentazioni sull’accreditamento
- vaucher
- simulate sull’introduzione dell’ISEE
- relazione tra co-progettazione e affidamento dei servizi




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La programmazione dei servizi
Il Piano sociale di zona rappresenta il primo livello del processo di pianificazione disegnato dalla
legge di riforma dell’assistenza 328/2000 e pone le basi per la costruzione del sistema integrato di
servizi sociali nel territorio. Il Piano di zona costituisce lo strumento cardine attraverso il quale
ogni anno il territorio distrettuale, codifica gli obiettivi strategici, gli assetti organizzativi, gli
interventi operativi e le modalità gestionali del comparto degli interventi sociali.

La “costruzione” della zona sociale (territorio sovracomunale) è una nuova grande sfida per gli enti
locali. Il problema infatti non è solo di delimitare geograficamente il territorio. La zona sociale
nasce infatti dall’esigenza di individuare un ambiente idoneo alla gestione unitaria del sistema
locale dei servizi sociali a rete. La legge auspica la coincidenza della zona con il distretto socio-
sanitario per superare da una parte, la frammentazione degli interventi quando la dimensione del
Comune è tale da non garantire una dotazione adeguata di personale, risorse, strutture; dall’altra, il
gigantismo territoriale che caratterizza le grandi città. Gli obiettivi sono quindi di:
- facilitare economie di scala
- garantire maggiore efficacia degli interventi sociali
- migliorare le possibilità di qualificazione delle risorse esistenti

Per la Regione Lazio obiettivi del Piano di zona sono:
- implementazione di un sistema integrato di servizi, valorizzazione delle risorse di ciscun ambito
    territoriale
- responsabilizzazione dei cittadini nella fase di progettazione e di verifica dei servizi
- qualificazione e ripartizione della spesa, attraverso procedure efficienti di controllo
- qualificazione e valorizzazione delle risorse umane e professionali e avvio del sistema
    informativo sociale

Il Piano di zona è uno degli strumenti principi di cui deve dotarsi la zona, è il cuore dell’impianto
legislativo dove devono essere resi operativi i cambiamenti previsti dalla riforma dell’assistenza. Il
percorso che porta alla definizione del Piano di zona è fondamentale quanto i contenuti. E’ infatti
nella costruzione del Piano di zona che si attivano la concertazione istituzionale e la concertazione
territoriale, il coordinamento e l’integrazione. E’ adottato con Accordo di programma in cui
vengono definiti in maniera condivisa obiettivi strategici e priorità di intervento, modalità di
erogazione dei servizi e loro qualità, modalità di collaborazione e integrazione tra servizi e soggetti
presenti sul territorio, criteri di ripartizione della spesa tra Comuni. E’ fondamentale che il Piano di
zona catalizzi le volontà dei soggetti sociali e dei cittadini già nella fase di pianificazione iniziale.
La zona sociale deve infatti conquistare nel tempo una platea di soggetti disposti a collaborare, deve
convincere i Comuni associati a mettere in comune tutti i servizi, deve creare un clima di fiducia
con il mondo della cooperazione, del volontariato, del sindacato. Se i partner e i cittadini si
riconoscono nella visione strategica, condividono le proposte poi sono anche disposti ad investire di
più.

Una via forte per mettere a sistema una pluralità di servizi, consiste nel farli confluire all’interno di
un unico ente gestore. L’ente gestore della zona sociale deve essere progettato in modo tale da
garantire una stabile collaborazione organizzativa tra i partner più significativi del territorio.

Il percorso del Piano Sociale di Zona
La forza di un piano di zona viene dal riconoscimento delle risorse attive e di quelle attivabili. La
programmazione va concepita come un percorso circolare e continuo; le strategie vanno messe
continuamente alla prova dei fatti, le scelte dei “progettisti sociali” vanno condivise con i soggetti
del territorio, le intenzioni vanno verificate con i risultati.

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La cadenza temporale del piano sociale di zona imprime un andamento ciclico di aggiornamento e
correzione del tiro che consente di migliorare nel tempo la programmazione e la progettazione.
Questa circolarità segue quattro tappe:
- conoscere il territorio, nelle sue potenzialità, esigenze e risposte
- attivare i partner della zona sociale, istituzioni, cittadini e loro rappresentanti, sindacato, terzo
settore,
- attivare nuovi interventi che ampliano la capacità di iniziativa dei soggetti e le scelte dei
cittadini
- verificare i risultati che si ottengono con gli interventi e interpretare i messaggi diretti e indiretti
che provengono da tutto il territorio: coloro che utilizzano i servizi, ma anche coloro che rimangono
fuori, gli operatori che gestiscono gli interventi e gli enti che non partecipano al piano di zona, le
risorse attive e quelle attivabili.

Inoltre oggi è sempre più difficile separare nettamente i soggetti che programmano, i soggetti che
erogano servizi, i soggetti che fruiscono dei servizi. Solo un’attenta analisi del territorio può
suggerire i soggetti da coinvolgere nella fase iniziale di pianificazione e progettazione dei servizi
con la consapevolezza che la mappa è destinata ad ampliarsi nel tempo.

I servizi per i cittadini e le azioni di sistema

Il Piano deve includere:
- azioni che creano direttamente servizi rivolti ai cittadini
- azioni che stimolano lo sviluppo del sistema

Per quanto riguarda i servizi per i cittadini, occorre precisare che il Piano deve rispondere a
esigenze precise e quantificate e può farlo sia costruendo servizi nuovi, sia migliorando le funzioni
svolte da quelli esistenti scegliendo vari modelli organizzativi. I livelli essenziali di assistenza
indicati dalla Regione Lazio sono:
- segretariato sociale per informare e consulenza al singolo e ai nuclei familiari
- servizio sociale professionale
- servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza personale e familiare
- assistenza domiciliare e assistenza domiciliare integrata
- strutture a ciclo residenziale (di tipo familiare, a carattere comunitario, a prevalente accoglienza
    alberghiera)
- strutture a ciclo semi-residenziale

La qualità del Piano di Zona è data anche dalle risorse dedicate alla crescita del sistema. Si tratta di
introdurre nel Piano dispositivi che favoriscano il potenziamento delle infrastrutture, l’introduzione
di regole, la promozione e l’agevolazione di iniziative dei gruppi associati, l’individuazione e
l’utilizzo di nuove risorse, il miglioramento dell’apparato gestionale.

Le forme di gestione dei Servizi Sociali
La necessità di disporre di nuove risorse con l’inserimento nel sistema di welfare di soggetti anche
privati, la volontà di puntare su servizi sociali sempre più elevati qualitativamente, l’indispensabilità
di procedure che consentano decisioni rapide in rapporto alle emergenze, costituiscono la spinta ad
una diversificazione delle modalità di gestione.
I servizi sociali si possono gestire:
- in economia: se le dimensioni modeste rendono inopportune “costruzioni” più complesse. Il
vantaggio è un controllo diretto sull’erogazione dei servizi da parte dell’ente locale;



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- con l’Azienda speciale: è un ente strumentale dell’ente locale dotato di personalità giuridica e
autonomia imprenditorale. L’aspetto positivo è la possibilità di avvalersi di una maggiore efficacia
organizzativa e finanziaria;
- tramite Istituzione: è un organismo strumentale dell’ente locale che ha la sola autonomia
gestionale. Il vantaggio di questo assetto sta nell’assicurare contemporaneamente il controllo sugli
indirizzi da parte del Comune e nella relativa flessibilità di gestione;
- con la S.p.a. e la S.r.l.: permettono la partecipazione di soggetti pubblici e privati e assicurano
l’autonomia e le condizioni per una gestione improntata al perseguimento degli obiettivi e al
rapporto costi – ricavi;
- mediante Consorzio: è l’associazione di più enti locali per la gestione dei servizi e la gestione
associata di funzioni. Ai consorzi creati per la gestione dei servizi sociali si applicano le norme
previste per le Aziende speciali. Il punto di forza di questa modalità gestionale è la possibilità che
essa offre di dotare di servizi articolati anche realtà di modeste dimensioni demografiche.


Lavori di gruppo

Ai partecipanti è stato fornito lo schema di piano socio-assistenziale regionale 2002-2004 nella
parte relativa ai livelli essenziali delle prestazioni di assistenza sociale (LIVEAS) e progetti /azioni
presenti nel PdZ. I gruppi di lavoro sono stati inoltre invitati a riflettere su progetti e azioni del loro
piano di zona. Obiettivo: conoscenza del PdZ e dell’organizzazione del Distretto che presidia il
piano.

Subiaco

Primo gruppo: struttura organizzativa del distretto
Il Coordinamento istituzionale è costituito da:
- Sindaci o loro delegati dei 22 Comuni rientranti nell’ambito territoriale del Distretto G4
- Direttore del Distretto Socio-Sanitario di Subiaco – Asl RM/G
- Presidente della X Comunità Montana
 Il coordinamento del distretto è costituito dal Coordinatore del Distretto e dal Servizio
amministrativo del Distretto. Il Comitato tecnico è costituito dal Responsabile del Servizio Sociale
Comune di Subiaco, dagli Assistenti Sociali in servizio presso il Comune, dal Coordinatore del
Distretto G4, e dal Funzionario indicato dalla ASL RM/G con competenze in materie socio-
sanitarie. Descrizione delle rispettive funzioni dei 3 soggetti. Riflessioni: Si è notato che tra il CT e
i soggetti esterni ci dovrebbe essere una maggiore comunicazione.

Secondo gruppo: Progetto Casa Famiglia per minori a rischio
Tra gli obiettivi primari del progetto:
- dare risposte a situazioni di abbandono e di degrado dei minori del distretto, senza toglierli dal
    loro contesto naturale di vita
- “prendere in carico” anche le famiglie dei minori accolti, lavorando per un tempestivo
    reinserimento in famiglia del minore
- incentivare l’affido familiare
- istituire uno spazio idoneo per “gli incontri protetti” regolamentati dal T.M. ed infine istituire un
    Pronto Intervento Sociale per i minori in stato di abbandono.
L’inserimento in casa famiglia è temporaneo e deve avere uno dei seguenti obiettivi:
­ Rientro nella propria famiglia di origine
­ Affidamento familiare
­ Adozione
­ Raggiungimento dell’autonomia, nel caso nessuna delle tre ipotesi precedenti sia percorribile.

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Note: nel progetto Casa Famiglia l’équipe che interviene sul percorso educativo del minore è
affiancata dagli assistenti sociali del Comune. Si è sottolineata l’importanza del lavoro in èquipe:
nonostante le assistenti sociali non siano nell’organico della Casa-famiglia cooperano in stretto
contatto con gli operatori della Casa.

Terzo gruppo: Assistenza domiciliare Integrata
Il servizio è istituito dal Distretto Socio-sanitario G4 in collaborazione con la ASL RM/G per la
parte sanitaria, con la X Comunità Montana dell’Aniene per l’utilizzo con il Comune di Subiaco dei
lavoratori socialmente utili (LSU). A seguito della richiesta di intervento rivolta all’UOD (Unità
operativa distrettuale), composta da operatori sociali e sanitari, si ha la valutazione della prestazione
più adeguata per il soggetto non autosufficiente o con sufficienza limitata. Ne seguono:
- interventi a valenza sanitaria di competenza del Distretto ASL
- interventi a valenza socio-assistenziale del Distretto
- interventi da parte dei LSU
- interventi di assistenza da parte del volontariato.

Quarto gruppo: Segretariato Sociale
Il servizio opera in 2 ambiti: uno a Subiaco e l’altro nel restante territorio (21 Comuni). Il servizio
viene svolto da 4 assistenti sociali.
Tra le competenze del segretariato:
- valutazione del bisogno
- procedure amministrative
- predisposizione di atti necessari per l’accesso ai servizi

Quinto gruppo: Progetto per l’istituzione dei centri ludico-educativi
Progetto per bambini e ragazzi (6/10, 11/14, 15/18 anni) operativo nei mesi che svolge attività
diverse in relazione all’età degli utenti. Obiettivo: promuovere i diritti e le opportunità per l’infanzia
e l’adolescenza nel territorio.
Le attività sono programmate con riunioni periodiche con tutti gli operatori, il SMI della ASL
RM/G, l’Assistente sociale del Comune e il Coordinatore del Distretto.
Proposte per lo sviluppo:
- ci potrebbe essere anche una compartecipazione ai costi da parte delle famiglie in modo tale da
    non appesantire il sistema
- si potrebbe “aprire” il servizio anche ai non residenti al fine di favorire le relazioni
    interpersonali tra i giovani.


Albano

Primo gruppo: Sportello informativo handicap
Si tratta di un progetto che prevede la gestione dello sportello da parte di una cooperativa sociale
integrata di tipo B operante sul territorio di Ariccia. Allo sportello viene affidato una maggiore
valenza di segretariato sociale, di orientamento e informazione al portatori di handicap; pertanto
intende privilegiare questa attività rispetto al servizio di informazione sugli ausili.
Riflessioni:
- lo sportello è stato attivato da poco e non si sa ancora quanto riuscirà a rispondere ai bisogni
    degli utenti
- c’è stata poca pubblicizzazione dell’iniziativa; molti operatori non sapevano che lo sportello era
    attivo
- lo sportello è situato in una struttura poco raggiungibile dai disabili


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-   ci sono forti dubbi sull’effettiva possibilità dello sportello di svolgere anche pratiche
    burocratiche

Secondo gruppo: Assistenza domiciliare integrata
Si tratta di un progetto già avviato nel Comune di Ariccia con i seguenti obiettivi:
- mantenimento della persona il più a lungo possibile a domicilio
- continuità di cura e riduzione della durata del ricovero
- diminuzione dei ricoveri in ospedale
- miglioramento della qualità della vita del malato cronico o sub-acuto a domicilio
- supporto ed assistenza alla famiglia
Riflessioni:
- la priorità di accesso all’ADI viene riconosciuta ai soggetti che hanno inoltrato richiesta per il
    ricovero in RSA
- le liste di attesa raggiunto max una mensilità
- il CAD e le assistenti sociali del comune realizzano un progetto integrato
- il budget è stato ridotto
- non è ben chiara la suddivisione dei costi tra Comune e ASL
- non è ben chiaro in quale situazioni va attivata l’Adi e in quali si può ricorrere ad altre risorse.




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La gestione dei servizi e i circuiti di regolazione
I soggetti che si attivano per la realizzazione del sistema degli interventi e dei servizi sociali
possono essere distinti in base ai compiti, alle funzioni che devono presidiare. Gli attori del sistema
si collocano in tre aree che rispondono a logiche distinte: promuovere, attuare e fruire.

Promotori
I soggetti proponenti sono quelli che siedono al tavolo della concertazione, elaborano un piano nel
territorio e firmano l’accordo che consente l’accesso ai finanziamenti. I promotori devono
concentrare la loro attenzione sul risultato politico e curare la collaborazione tra istituzioni e
rappresentanti della comunità locale.
Il focus è sui fini collettivi, sulla coerenza del programma complessivo, sull’equa distribuzione
territoriale; ma, naturalmente, i soggetti proponenti non possono considerare esaurito il loro
compito con la firma dell’accordo di programma. La loro funzione di stimolo nel territorio deve
andare anche oltre la fase iniziale e continuare durante tutto lo svolgimento del programma
concordato.

Attuatori
I soggetti attuatori sono responsabili dell’implementazione del programma di interventi. Si tratta di
individuare che fa che cosa, con quali risorse di tempo e di competenze, come scomporre le attività
in sotto-unità di lavoro, a chi devono rispondere gli operatori dei loro risultati, chi coordina le parti
che agiscono in ambiti specifici, per ricondurle alle finalità comuni.
I soggetti attuatori devono concentrare la loro attenziione soprattutto sui metodi e la strumentazione
con cui raggiungere i fini; quindi, oltre alla scomposizione e ricomposizione del lavoro, spetta a
questo livello valutare se le competenze previste sono sufficienti o si debba ricorrere a collaboratori
esterni, come sceglierli, a chi affidare e con quale contratto i servizi in convenzione, stendere il
capitolato d’appalto, monitorare in corso d’opera l’andamento dei servizi.

Fruitori
Un servizio non è un servizio se non “serve”, non giova, non porta utilità a qualcuno. I fruitori
concentrano la loro attenzione sull’utilità da raggiungere; sono interessati a ricevere qualcosa che
migliori e faciliti la vita quotidiana.
Il valore del servizio percepito dai cittadini non coincide esattamente con l’utilità sociale e collettiva
a cui guardano i promotori, quando tutelano la dimensione politica e pubblica dell’intervento. La
finalità pubblica utilizza espressioni generali: prevenire, integrare, rompere l’isolamento dei
quartieri periferici, ecc.; invece, i cittadini fruitori vogliono stare insieme, utilizzare il centro di
aggregazione, andare in vacanza, ecc. Si tratta di utilità immediate che si esprimono con il
linguaggio della vita quotidiana, ma non per questo devono essere considerate minori, da
subordinare alle finalità collettive. Al contrario, l’intera impalcatura progettuale – accordo di
programma, progetti operativi, convenzioni, finanziamenti – si legittima solo in quanto ci sono i
soggetti fruitori. L’utilità ultima è il loro benessere e questo misura e dà senso a tutto il resto.




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                                             FRUITORI

                               (2)                               (1)

COORDINAMENTO                                                               OPERATORI
ISTITUZIONALE

                                                                                     (3)
                                              DISTRETTO
                                                                           CAPO PROGETTO

     TAVOLO
DI CONCERTAZIONE                                                                     (4)

                                                                    RESPONSABILE DI PIANO
                                             (5)




Primo circuito
Si tratta di costruire il luogo organizzativo dove i cittadini parlano con gli operatori, dicono i
bisogni, concordano le attività, e dove gli operatori condividono le responsabilità sui risultati.

Secondo circuito
Qui si organizza il dialogo tra i cittadini e gli enti proponenti che fanno parte del tavolo di
concertazione.

Terzo circuito
Qui dialogano il capo progetto e gli operatori assegnati al progetto.

Quarto circuito
Si struttura il dialogo tra i capi progetto e il responsabile di piano. Per crescere i diversi progetti
devono confrontarsi, valutare insieme i risultati raggiunti, selezionare meglio le priorità e maturare
in questo modo la capacità di progettare insieme un piano organico.

Quinto circuito

Il responsabile di piano facilita il lavoro dei responsabili di progetto creando le condizioni per il
dialogo con tutti gli enti e servizi coinvolti nella realizzazione del piano (promotori).

Lavori di gruppo

 I gruppi analizzano uno dei circuiti di regolazione attivi sul territorio di appartenenza ed
evidenziano gli aspetti più critici.
                                                                                                    23
Subiaco

Primo gruppo, circuito 6: responsabili di piano, comitato tecnico di progettazione e coordinamento
istituzionale. Si sottolinea il fatto che in questo circuito solitamente si discute dei costi del piano di
zona, quando l’elemento più importante è la progettazione. Si dovrebbero dare delle priorità a dei
progetti del Piano di Zona.
Secondo gruppo, circuito 4: responsabili di piano e capo progetti. Il responsabile di piano fa da
tramite tra il tavolo politico e i servizi stessi (soprattutto attraverso il capo progetto). Il capo
progetto ha il compito di monitorare il progetto, e al tempo stesso coordina gli operatori del servizio
Terzo gruppo, circuito 1: fruitori e operatori. Descrizione dei due soggetti, strumenti utilizzati e fasi.
L’utente non sa qual è l’interlocutore al quale si deve rivolgere per risolvere qualsiasi problematica.
E’ importante, quindi, la conoscenza delle linee guida di ogni singolo servizio.. Per avere un
feedback sul lavoro degli operatori e sulla soddisfazione dell’utente, si potrebbero effettuare delle
riunioni con le famiglie o utilizzare una “cassetta reclami”.

Albano
Primo gruppo: Progetto intercomunale per una struttura ricettiva per minori – Casa Famiglia e
Gruppo Appartamento
Secondo gruppo: Sportello informa handicap
Terzo gruppo: Promotori, fruitori, piano di zona




                                                                                                       24
Valutazioni e proposte

Valutazione della partecipazione ai seminari

La partecipazione a Subiaco è stata più che soddisfacente. L’iniziativa è stata preceduta da una
buona promozione tanto che già alla raccolta delle adesioni si è superato il numero dei partecipanti
previsti. Si sono comunque accettate le domande in esubero in base al criterio della
rappresentatività delle realtà territoriali. A seguito della prima giornata formativa, la comunicazione
verbale (passa-parola) tra gli operatori e soggetti interessati localmente hanno favorito una
maggiore attenzione all’iniziativa.

I partecipanti sono stati corrispondenti al target prescelto. Per Subiaco Hanno partecipato: il
responsabile ai servizi sociali, alcuni membri del comitato tecnico distrettuale, due assessori ai
servizi sociali di Comuni associati e responsabili amministrativi, impiegati dell’ufficio di
coordinamento e progettazione di servizi, assistenti sociali (provenienti da ospedali, Anffas, ASL,
distretto, CAD, Sert, DSM), operatori di cooperative sociali (Il Mosaico, Luogo Comune,
Arcobaleno, Don Uva, Azzurra 2000).

Ad Albano le iniziative formative sono state precedute dalla promozione curata direttamente dal
Comune di Albano. Le iscrizioni hanno raggiunto le 40 unità; hanno chiesto di prendere parte ai
seminari anche degli operatori provenienti da altri Distretti. Tuttavia, la partecipazione degli
operatori può essere ritenuta non completamente soddisfacente per quel che riguarda l’eterogeneità
del tartet: hanno partecipato ai seminari soprattutto assistenti sociali della ASL Roma H.

Nel dettaglio hanno partecipato: assessore servizi sociali del Comune di Albano, coordinatore
socioa-sanitario ASL Roma H, responsabile servizi sociali del Comune di Albano, 12 assistenti
sociali della ASL Roma H2 (CAD, DSM, SMI, coordinatori, ecc.), 3 assistenti sociali di altri
distretti della ASL Roma H, 1 assistente sociale del Comune di Genzano, 1 operatore del Comune
di Genzano dell’area III settore, 2 assistente sociale del Comune di Ariccia, 1 assistente sociale del
Comune di Nemi, 1 operatore dell’Associazione Famiglie, 1 operatore del CICAR coordinamento
immigrazione Castelli Roma, 1 operatore del Progetto Nestore, 1 operatore dell’Università Roma 3,
1 operatore del MIUR L.C. “U.Foscolo “ di Albano, 3 operatori della Caritas, 1 operatore
dell’associazione Philoxenia Onlus.1 consulente familiare di Velletri.

Le domande di partecipazione per il seminario di Subiaco sono state di 47, con un totale di
partecipanti di 38 persone. Per Albano Laziale le richieste sono state 36; 34 partecipanti effettivi.
L’attestato di partecipazione è stato rilasciato a 18 per Albano e 36 persone per Subiaco per un
totale di 54 persone.

Valutazione dei contenuti del corso e dei gruppi di lavoro

I contenuti delle giornate formative sono stati aderenti alle richieste dei partecipanti. In ogni
giornata la docente ha adattato il programma alle esigenze di cui si facevano portatori gli operatori.
In alcuni casi sono stati richiesti degli approfondimenti teorici; non sono mancate le richieste di
esemplificazione di esperienze territoriali diverse, ma anche strumenti di problem solving inerenti al
contesto operativo di riferimento.

I gruppi di lavoro sono stati considerati un importante momento di confronto tra gli operatori:
hanno permesso l’emergere di dubbi, incertezze, criticità, ma allo stesso tempo hanno offerto
possibili soluzioni. Sia ad Albano che a Subiaco le esercitazioni hanno contribuito al diffondersi di
informazioni inerenti a:
                                                                                                    25
-   novità sul territorio
-   ruoli e funzioni all’interno dei servizi
-   procedure organizzative
-   funzionamento dei servizi
-   normativa in vigore

Inoltre, i seminari hanno favorito lo sviluppo di:
- una rete di contatti tra gli operatori
- una cultura della collaborazione
- una cultura del lavoro per progetti


Valutazione dei questionari

Oltre ad una azione di monitoraggio durante i seminari, lo strumento adottato per la valutazione
sull’intervento formativo nella sua globalità è stato la somministrazione di questionari di
valutazione. Il modello distribuito è stato compilato in forma anonima dal 75% dei partecipanti (si
vedano pagg. succ.).

L’impianto metodologico del questionario ha permesso una raccolta di dati alla conclusione del
percorso seminariale (follow up immediato); sono stati considerati i seguenti criteri:

-   Legittimità: per valutare se l’intervento è coerente con quanto previsto dal progetto. Il criterio di
    legittimità guida il percorso formativo rispetto ad un valore chiave. Nel nostro caso:
    l’applicazione della 328/00 nei piani di zona, analisi dello stadio di avanzamento
    dell’applicazione e formazione in merito

-   Efficacia esterna: al fine di far usufruire dei vantaggi formativi del percorso sia al singolo
    partecipante, alla rete delle persone vicine al partecipante e all’ambiente sociale. Il criterio
    valuta inoltre la corrispondenza del seminario ai bisogni concreti

-   Efficacia interna: per favorire una crescita da parte dell’ente gestore, del capo progetto, dei
    docenti e tutor registrando quel quid innovativo che emerge dal percorso seminariale.

-   Coerenza metodologica: l’intervento formativo è un mix di azioni costituito da attività dirette
    svolte con gli allievi e da attività indirette necessarie al funzionamento e alla gestione del
    progetto. Questo criterio valuta in che modo questi elementi sono stati amalgamati tra loro

-   Efficienza-Efficacia: per l’uso ottimale delle risorse. I tre indicatori da tener presenti sono: i
    risultati conseguiti, le risorse impiegate e nel caso di innovazione, la riproducibilità del metodo.

Combinando questi criteri, si sono selezionati due parametri principali su cui incentrare il
questionario di valutazione:

-   Il gradimento formativo visto/espresso dall’allievo (criterio della coerenza metodologica)
-   La crescita dell’operatore vista da lui stesso (criterio dell’efficacia esterna).




                                                                                                      26
Albano

I dati raccolti dai questionari dei partecipanti di Albano Laziale esprimono un indice di gradimento
delle relazioni espresse in aula medio/alto con un interesse ancora maggiore al tema della
programmazione dei servizi, del piano di zona, e della gestione sociali dei servizi (terza e quarta
giornata). Analogamente i partecipanti hanno preso parte attivamente ai lavori di gruppo con un
preferenza ai lavori dedicati alla lettura del piano di zona e all’analisi dei circuiti di regolazione.

Tra le proposte dell’aula su tempi e metodologia effettuati, la maggioranza ha manifestato la
volontà a seguire un’ulteriore giornata formativa sui seguenti argomenti: i punti critici della 328/00,
il piano di zona, i circuiti di regolazione, l’accreditamento, i voucher, e l’integrazione socio-
sanitaria.
Per i tempi delle giornate formative, è stata ben accolta la frequenza settimanale sebbene la quasi
totalità dei partecipanti era maggiormente favorevole ad un orario giornaliero più concentrato (5 ore
di mattina).

La parte riservata alle osservazioni generali conclude la valutazione sull’indice di gradimento e
mostra l’interesse propositivo dei partecipanti ad ulteriori percorsi formativi su questi temi sia nel
distretto di Albano che su altri territori, presenta pareri concordi sulla metodologia adottata per lo
sviluppo delle tematiche e invita all’intervento di politici e amministratori nel corso di questo tipo
di incontri.

I partecipanti hanno avuto modo di valutare la propria crescita formativa riflettendo sulle
informazioni acquisite al corso e la capacità di trasferirne i contenuti all’esterno. Anche in questo
caso la valutazione è stata soddisfacente poiché la maggioranza si è ritenuta in grado di trasferire le
conoscenze apprese. In particolare le tematiche maggiormente apprese sono state: l’impostazione
della 328/00 e le novità apportate, la gestione dei servizi sociali, il Piano di Zona.


Subiaco

Analogamente, a Subiaco l’indice di gradimento delle relazioni ascoltate è stato medio/alto con un
forte interesse nella terza e quarta giornata, e nella prima giornata dedicata ai principi innovativi
della 328/00. I lavori di gruppo sono stati ritenuti ampiamente interessanti con un indice di
gradimento superiore per le giornate dedicate alla lettura del piano di zona, ai sistemi di affidamento
e quella conclusiva sui circuiti di regolazione.

Tra le proposte su tempi e metodologia, i partecipanti si sono mostrati soddisfatti per il numero
delle giornate formative effettuate. Nei casi in cui hanno espresso l’interesse ad ulteriori
approfondimenti, gli argomenti scelti sono stati: 328/00, modalità di impiego delle risorse già
esistenti sul territorio, accompagnamento nella fase di progettazione del PSdZ, metodi o strumenti
per valorizzare le potenzialità del distretto.
Anche per Subiaco, i partecipanti concordi con la frequenza settimanale stabilita, hanno espresso la
preferenza per un orario concentrato nelle sole ore della mattina.

Le osservazioni generali confermano un forte interesse a seminari riconosciuti che sviluppino
tematiche sul welfare territoriale. Questi seminari vengono riconosciuti come indispensabili per
l’aggiornamento delle proprie conoscenze professionali. Una richiesta comune è quella di
organizzare questi seminari periodicamente e stabilire incontri successivi per la valutazione di
quanto si sia effettivamente appreso e realmente applicato alla luce di percorsi seguiti. Un’ulteriore
auspicio è di avere in aula presenti durante i corsi i soggetti politici e amministratori.

                                                                                                    27
Per la crescita formativa, l’auto-valutazione dei partecipanti ha confermato una percezione positiva
del proprio apprendimento in merito ai contenuti quindi una buona capacità di trasferimento di
conoscenze sulle seguenti tematiche: i principi innovativi della 328/00, alcuni concetti chiave quali
la cittadinanza attiva, sussidiarietà orizzontale e verticale, la necessità di integrazione delle figure
professionali (sociali e sanitarie) nella nuova concezione di servizio sociale e i circuiti di
regolazione.




                                                                                                     28
Allegati




           29
Locandina e pieghevoli




                         30
Articoli pubblicati




                      31
Questionario di valutazione



                           Seminario Politiche Sociali e Territorio
                                  Comune di ……………
                                   Giugno/Luglio 2003


Contenuti e metodologia


1. Rispetto alle tue esigenze sono risultate utili le relazioni ascoltate al corso
   seminariale?
   Indica l’indice di gradimento

-   Necessità e direzione del cambiamento nella legge 328/00 (1 a giornata)
     poco           abbastanza       molto          moltissimo

-   Il principio della sussidiarietà (2a giornata)
       poco           abbastanza             molto          moltissimo

-   La programmazione dei servizi e il piano di zona(3a giornata)
      poco       abbastanza             molto         moltissimo

-   La gestione dei servizi sociali e l’evoluzione del management (4a giornata)
      poco         abbastanza              molto         moltissimo


2. Rispetto alle tue esigenze, sono stati utili i lavori di gruppo?
   Indica l’indice di gradimento

-   Accesso ai servizi (1a giornata)
     poco          abbastanza              molto            moltissimo

-   Lettura DCPM . Sistema di affidamento (2a giornata)
      poco         abbastanza         molto          moltissimo

-   Lettura Piano di Zona (3a giornata)
     poco          abbastanza           molto               moltissimo

-   Analisi dei tre circuiti di regolazione (4a giornata)
     poco            abbastanza            molto          moltissimo




                                                                                  32
3. Avresti voluto una giornata formativa in più?

                SI       NO


4. Se sì, su quali tematiche? ____________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________

5. Dopo questo seminario, ti senti in grado di trasferirne i contenuti agli altri
   operatori del tuo servizio?

                SI       NO


6. Se sì, quali argomenti?_______________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________

7. Se no, perché?______________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________


Tempi

1. Sei d’accordo con la frequenza settimanale effettuata?

                SI       NO


2. Se no, avresti preferito:
                                ogni 15 giorni
                                Altro ___________________________________________

3. Sei d’accordo con l’orario giornaliero effettuato?

                SI       NO


4. Se no, che orario avresti preferito? ___________________________________________




                                                                                 33
Osservazioni generali
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________
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________________________________________________________________________________
________________________________________________________________________________




                                                                              34
Lucidi delle lezioni




                       35
Fac-simile attestato




                       36

								
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