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L'alfabeto runico

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L'alfabeto runico Powered By Docstoc
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 Linguistica: L'alfabeto runico - Linguistica - conTESTI.eu


 Linguistica: L'alfabeto runico
 di Maria Antonietta Ricagno


                                       L'alfabeto runico, le cui prime attestazioni risalgono al II secolo d.C.,
                                       era un alfabeto segnico composto, appunto, dai segni che venivano
                                       incisi sui bastoncini tratti dal ramo di un albero durante i rituali magici
                                       praticati dai Germani. Questo alfabeto era definito fuþark, dalla
                                       sequenza dei primi 6 segni che lo compongono (*Fehu, *Uruz,
                                       *Þurisaz, *Ansuz, *Raido, *Kanuan). Molti caratteri runici presentano
                                       somiglianze con alcuni caratteri dell'alfabeto greco, etrusco e romano,
                                       mentre altri sembrano essere stati creati dalle popolazioni
                                       germaniche. L'alfabeto runico aveva in origine delle finalità pratiche e si
                                       è sviluppato per la necessità di indicare la proprietà, le tombe o altri
                                       beni.

                                       Runa è un termine germanico attestato nelle iscrizioni e indica i segni
                                       del fuþark:

                                       got. rūna
                                       norr. rūnar
        i.a. rūn
        a.t.a. rūna = mistero (ted. mod. raunen = sussurrare)

 Fuþark arcaico:




 Ma le rune non servivano solo a predire il futuro, avevano anche il potere di incidere sul destino degli
 uomini; gradatamente, ogni runa assunse un significato particolare (rune della birra, dell'eloquio ecc.) e
 passò a simbolo evocatore di un concetto. Siamo nel momento dell'acrofonia, in cui ogni runa diventa il
 segno rappresentante il fonema iniziale della parola a cui essa corrisponde: si forma così l'alfabeto.

 Es.: la runa     rappresenta il bestiame e la ricchezza, passa poi a indicare la fricativa labiale sorda f.
 (1) La runa      rappresenta il concetto di uomo e assunse poi il valore di bilabiale m.

 Ecco alcuni dei significati riconosciuti:
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        Fehu /f/= Ricchezza
        Uruz /u/ = Uro (animale)
        Thurisaz /th/ =Spina
        Kennaz /c/ = Torcia
        Isa /i/ = Ghiaccio

 L'uso epigrafico dell'alfabeto runico iniziò verso il 200, anche se intenti magici coesistettero per qualche
 tempo. Il fuþark era inizialmente composto da 24 segni, ma successivamente ha subito delle evoluzioni sia
 nel numero sia nella forma delle rune (nelle lingue nordiche si ridusse a 16, mentre in anglosassone si
 ampliò a 28-29). Le rune erano essenzialmente delle linee rette incise perlopiù su legno, ma a volte anche
 su pietra. La mancanza di segni orizzontali è dovuta essenzialmente alla limitazione imposta dal materiale su
 cui venivano incisi i segni: praticare segni orizzontali avrebbe danneggiato le venature del legno e causato
 possibili errori di interpretazione della runa incisa. Le rune potevano essere incise sia da destra a sinistra
 sia viceversa, ma a volte potevano essere capovolte.

 Tutto il territorio germanico aveva oggetti sui quali erano incise iscrizioni runiche e di certo molte sono
 andare perdute proprio perché il materiale usato maggiormente era il legno. Ciò è dimostrato dalla parola
 germanica che indica il libro:

        i. mod. book < bōk = faggio
        ted. mod. Buch < buok < buohha = faggio

 infatti, di faggio dovevano essere i bastoncini sui quali venivano incise le rune.

 Altri termini connessi con la scrittura sono:

        t. mod. Buchstabe = lettera dell'alfabeto, che letteralmente significa bastoncino di faggio
        i. mod. to read = leggere, che originariamente significava interpretare
        t. mod. lesen = raccogliere e leggere (anche se in questo caso potrebbe trattarsi di un calco sul
        latino legere = raccogliere e leggere)

 Le iscrizioni runiche ci forniscono informazioni su uno stadio arcaico e su un ambiente conservativo. Ad es.
 l'Iscrizione del corno d'oro di Gallehus:

                                     ek Hlewagastiz holtijaz horna tawidō

 (letteralmente = io Hlewagastiz da Holt il corno feci (2)

 Questa iscrizione risale all'inizio del V sec. d.C., venne alla luce in Danimarca, appunto a Gallehus.




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 Secondo la tradizione norrena, le rune furono scoperte da Odino, definito il possente signore, che
 insegnò a tracciarle. L'apprendimento delle rune faceva parte delle arti tradizionali che dovevano
 apprendere i nobili, come ci è testimoniato da una strofa della Saga degli uomini delle Orcadi (cap.
 LVIII):

 Eccomi pronto al cimento dei dadi

 - abile mi conosco in nove arti -

 con cura eseguo le rune,

 capace sono di leggere e di scrivere;

 so usare gli sci e, all'occasione, il remo

 maneggio bene le armi da getto,

 ma son padrone ancora di altre due:

 scandire versi e pizzicare l'arpa.

 La scrittura runica finì con l'introduzione dell'alfabeto latino e del Cristianesimo, che vietava i riti magici
 come espressione di paganesimo. La Chiesa, infatti, incapace di comprendere le rune, pensava fossero
 formule magiche recitate con lo scopo di liberare il potere del diavolo.




 (1) A questo proposito, notiamo come l'ingl. mod. fee deriva dall'i.a. feoh (= bestiame, proprietà,
 denaro), ma ha subito un mutamento semantico; tra le forme germaniche, solo il gotico faihu significa
 proprietà, mentre ad esempio il tedesco Vieh significa capo di bestiame.

 (2) Ek: presenta ancora la e i.e.;

 Horna: conserva la a, mentre in got. è già caduta;

 Tawidō: la ō è lunga (in germ. non esiste ŏ), mentre in got. è già tawida;

 Degna di nota è l'allitterazione: ben tre termini nel verso iniziano con lo stesso suono (Hlewagastiz,
 Holtijaz, horna).




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posted:11/7/2012
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