Jules Ferry sostiene il colonialismo francese by 4Wcm9Xu5

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									Jules Ferry sostiene il colonialismo francese
[da un discorso in parlamento di Jules Ferry, 1885 cit. in H. Brunschwig, Miti e realtà del colonialismo francese,
Cappelli, Bologna 1964, pp. 103-108]

«Per i Paesi destinati dalla natura stessa della loro industria a una forte esportazione, come è appunto il caso della
nostra industria, la questione coloniale si identifica con quella degli sbocchi.
Da questo punto di vista, lo ripeto, la fondazione di una colonia equivale alla creazione di uno sbocco. L'esperienza
dimostra, infatti, che basta [...] (Interruzioni a destra). Signori, da questo punto di vista particolare, ma della piú decisiva
importanza, nell'epoca in cui viviamo e nella crisi che tutte le industrie europee attraversano, la fondazione di un colonia
costituisce la creazione di uno sbocco. Si è rilevato infatti, e gli esempi abbondano nella storia economica dei popoli
moderni, che basta l'esistenza di un legame coloniale fra la madre patria che produce e le colonie da essa fondate a far
sí che la preminenza economica accompagni, in certo qual modo, l'egemonia politica e ne subisca l'influsso. [...]
«Signori, esiste un secondo punto, un secondo ordine d'idee, che devo pure toccare, il piú rapidamente possibile,
siatene certi: si tratta dell'aspetto umanitario e civilizzatore della questione. Questo punto ha provocato i motteggi
dell'on. Pelletan; con lo spirito e la finezza che lo distinguono non ha risparmiato i suoi frizzi all'indirizzo di questa
concezione della politica coloniale, da lui condannata; ecco gli argomenti illustrati dal mio onorevole collega: "In cosa
consiste questa vantata civiltà che viene imposta a colpi di cannone? Cos'è, se non una nuova forma di barbarie?
Questi popoli di razza inferiore non hanno forse altrettanti diritti quanto Voi? Non sono essi padroni in casa propria? Vi
chiamano forse? Penetrate nei loro territori contro la loro volontà, li violentate, ma non li incivilite". Questa, Signori, la
tesi; non esito però ad affermare che queste considerazioni non rientrano nell'ambito della politica, né in quello della
storia; si tratta di metafisica politica... (Ah!ah! all'estrema sinistra) ».
Voce a sinistra: «Esattamente».
JULES FERRY: «... e Vi sfido - permettetemi di sfidarVi, Onorevole collega Pelletan, a sostenere fino alla fine la Vostra
tesi; che s'impernia sull'uguaglianza, la libertà, l'indipendenza delle razze inferiori, Voi non la sosterrete fino alle sue
estreme conseguenze, perché, come il Vostro collega e amico, l'onorevole Georges Perin, siete fautore dell'espansione
coloniale, quando essa si effettui mediante i traffici e il commercio».
ON. CAMILLE PELLETAN: «Sì».
JULES FERRY: «Voi non cessate di citarci come esempio, come tipo della politica coloniale da Voi preferita e
auspicata, la spedizione del signor di Brazzà. Benissimo, signori, so perfettamente che il signor di Brazzà ha finora
potuto adempiere la sua opera civilizzatrice senza dover ricorrere alla forza; egli è un apostolo, si espone al pericolo,
avanza verso una meta eccelsa e assai lontana; ha conquistato sulle popolazioni dell'Africa equatoriale un'influenza
personale senza pari; ma chi ci può assicurare che un giorno, nelle colonie da lui fondate, che sono state testé
consacrate dall'areopago europeo e su cui è stata solennemente riconosciuta la sovranità della Francia, chi può ga-
rantire che, a un dato momento, le popolazioni di razza negra, qualche volta corrotte, pervertite da avventurieri oppure
da altri viaggiatori, da altri esploratori meno scrupolosi, meno paterni, meno convinti fautori dei mezzi persuasivi di
quanto non lo sia il nostro illustre Brazzà; chi può dire che, a un dato momento, le popolazioni indigene non abbiano ad
assalire le nostre colonie? Cosa farete allora? Non Vi comporterete diversamente da tutti gli altri popoli civili e non
sarete per questo meno civili; resisterete opponendo la forza alla forza e Vi vedrete costretti a imporre, a quelle popola-
zioni primitive ribelli, il Vostro protettorato, per garantire la Vostra sicurezza. Signori, occorre avere il coraggio di parlare
a voce alta e piú sinceramente. Bisogna affermare apertamente che le razze superiori hanno effettivamente dei diritti
nei confronti di quelle inferiori... (Rumori da parecchi banchi dell'estrema sinistra)».
ON. JULES MAIGNE: «Come potete osare esprimerVi in tal modo nel Paese in cui furono solennemente proclamati i
diritti dell'uomo?».
ON. DE GUILLOTET: «Quanto afferma l'on. Ferry non è altro che una giustificazione della schiavitú e della
tratta dei negri!».
JULES FERRY: «Se l'on. Maigne ha ragione, se la dichiarazione dei diritti dell'uomo fu redatta anche per i
negri dell'Africa equatoriale, allora in base a quale diritto potrete imporre loro gli scambi e i traffici? Essi non
Vi chiamano... (Interruzioni all'estrema sinistra e a destra. `Benissimo! Benissimo! Benissimo!" da diversi
banchi a sinistra)».
ON. RAOUL DUVAL: «Noi non vogliamo affatto imporli loro; Voi li imponete loro!».
ON. JULES MAIGNE: «Esiste una bella differenza fra proporre e imporre! ».
ON. GEORGES PERIN: «Non potete tuttavia istituire degli scambi forzati».
JULES FERRY: «Ripeto che compete alle razze superiori un diritto, cui fa riscontro un dovere che loro
incombe: quello di civilizzare le razze inferiori... (Segni di approvazione dagli stessi banchi a sinistra, nuove
interruzioni all'estrema sinistra e a destra)». [...]
«Signori, nell'Europa quale è attualmente costituita, in questa concorrenza di tanti Stati rivali che vediamo
ingrandirsi intorno a noi, gli uni grazie al perfezionamento dei mezzi militari o marittimi di cui dispongono, gli
altri per il prodigioso sviluppo di una popolazione in continuo aumento, in un'Europa, o meglio in un mondo
cosí costituito, una politica di raccoglimento o di astensione rappresenta semplicemente la strada maestra
della decadenza! Le nazioni, al tempo nostro, non sono grandi che per l'attività che svolgono; al giorno d'oggi
la loro grandezza non è dovuta al pacifico splendore delle istituzioni... (Interruzioni all'estrema sinistra e
destra)».
ON. PAUL DE CASSAGNAC: «Ce ne ricorderemo: questa non è altro che l'apologia della guerra». [...]
JULES FERRY: «Non posso, signori, e penso che nessuno possa neppure lontanamente pensare a un tale
avvenire per la Francia. Occorre che il nostro Paese si metta in grado di fare quanto fanno tutti gli altri e, dato
che la politica coloniale è l'elemento propulsore che trascina, attualmente, tutte le potenze europee, bisogna
prendere una decisione; in caso diverso accadrà... oh! non certo a noi che non assisteremo a tali
avvenimenti, ma ai nostri figli e ai nostri nipoti, accadrà ciò che è accaduto ad altre nazioni che hanno avuto
una parte di primo piano nella storia europea tre secoli fa, e che oggi sono discese al terzo o al quarto rango,
per quanto grandi e potenti esse siano state in passato. (Interruzioni). Oggi la questione si pone in termini
assai chiari: il rigetto dei crediti sottoposti alla Vostra approvazione equivarrebbe all'accettazione di una
politica che fatalmente porterebbe all'abdicazione della Francia (No! No!)».


Disraeli a favore dell’imperialismo britannico
[Da un discorso di Benjamin Disraeli, 1872 cit. in Textes historiques1871-1914, a cura di M. Chaulanges, A. G. Manry,
R. Sève, ed. Delagrave, Paris 1971, pp. 25-261]

Io ho sempre ritenuto che il partito tory abbia tre grandi obiettivi. Il primo è quello di conservare le istituzioni
del Paese - non per un senso di superstizione politica, ma perché crediamo che esse esprimano e realizzino
i principi sui quali soltanto una società come quella inglese può basarsi senza pericolo. I principi di libertà, di
ordine, di legge, e di religione non dovrebbero essere affidati all'opinio ne individuale o al capriccio e alla
passione delle masse, ma dovrebbero essere incorporati in una forma di stabilità e di autorità. Noi associamo
alla monarchia gli ideali che essa rappresenta - la maestà della legge, l'amministrazione della giustizia, la
fonte della clemenza e dell'onore. Noi sappiamo che nei poteri della Corona e nei privilegi di cui essa gode, è
riposta la massima sicurezza per la libertà pubblica e il buon governo. Noi crediamo che una professione
nazionale di fede possa essere sostenuta solo da una stabile Chiesa di Stato, e che nessuna società può
salvarsi se non c'è un pubblico riconoscimento del governo provvidenziale che regge il mondo, e della
responsabilità futura dell'uomo. Ebbene, è una strana circostanza che in questi ultimi quarant'anni di
liberalismo trionfante, ognuna di queste istituzioni sia stata attaccata e assalita - dico, continuamente
attaccata e assalita. E qual è stato il risultato, signori?
Negli ultimi quarant'anni sono stati istituiti i confronti piú denigratori tra la sovranità dell'Inghilterra e la
sovranità di una grande repubblica. Siamo stati invitati in ogni modo, in parlamento, sulla stampa, con articoli
di giornali, attraverso tutti gli strumenti che possono influenzare l'opinione, a mettere a confronto la semplicità
e l'economia della sovranità degli Stati Uniti con l'incomodo costo della sovranità inglese. [...]
Signori, esiste un secondo grande obiettivo del partito tory. Se il primo è quello di mantenere le istituzioni del
Paese, il secondo, a mio parere, è quello di sostenere l'Impero dell'Inghilterra. Se voi considerate la storia di
questo Paese fin dall'avvento del liberalísmo - quarant'anni fa - troverete che non c'è stato uno sforzo cosí
continuo, cosí sottile, sostenuto con tanta energia, e continuato con tanta abilità e tanto acume, come i
tentativi del liberalismo di effettuare la disgregazione dell'Impero inglese.
E signori, di tutti i suoi tentativi, questo è stato il piú vicino al successo. Uomini di Stato della piú chiara fama,
scrittori di grandissimo talento, tutti i mezzi piú organici ed efficienti, sono stati impiegati in questo sforzo. È
stato dimostrato a tutti noi che le colonie ci avevano fatto perdere denaro. E stato provato con una dimo-
strazione precisa, matematica, che non c'è mai stato nella Corona d'Inghilterra un gioiello cosí costoso come
il possesso dell'India. Quanto spesso è stato insinuato che noi dovessimo liberarci subito da quest'íncubo.
Ebbene, questo risultato stava per essere raggiunto.
Quando questi sottili intenti furono adottati dal Paese sotto la plausibile giustificazione di concedere
l'autogoverno alle colonie, confesso che io stesso pensai che il vincolo era rotto.
Non che io, fra l'altro, mi opponga all'autogoverno. Non riesco a concepire come le nostre colonie lontane
possano amministrare i propri affari se non con l'autogoverno. Ma l'autogoverno, secondo me, quando fu
concesso, avrebbe dovuto essere concesso come parte di una grande politica di consolidamento imperiale.
Avrebbe dovuto essere accompagnato da una tariffa imperiale, da garanzie per il popolo inglese sul
godimento delle terre libere che appartenevano al sovrano come amministratore, e da un codice militare che
avesse definito con esattezza i mezzi e le responsabilità con cui le colonie dovessero essere difese, e con
cui, in caso di necessità, il Paese dovesse richiedere l'aiuto delle colonie stesse. Inoltre, esso avrebbe
dovuto essere accompagnato dall'istituzione di un consiglio rappresentativo nella metropoli, che avrebbe
messo le colonie in costanti e continue relazioni con il nostro governo. Tuttavia, tutto questo fu tralasciato
perché coloro che consigliavano quella politica - e io credo che le loro convinzioni fossero sincere -
consideravano le colonie d'Inghilterra, consideravano anche il nostro rapporto con l'India, come un peso per
questo Paese, vedendo ogni cosa sotto l'aspetto finanziario, e passando totalmente oltre quelle
considerazioni morali e politiche che fanno grandi le nazioni, la cui influenza soltanto distingue gli uomini da
gli animali. Ebbene, qual è stato il risultato di questo attacco durante il regno del liberalismo per la
disgregazione dell'Impero? Esso è fallito del tutto. Ma come è fallito? Grazie all'attaccamento delle colonie
per la madrepatria. Esse hanno deciso che l'Impero non sarà demolito, e secondo me nessun ministro in
questo Paese farà il suo dovere se trascura qualunque occasione per ricostruire per quanto è possibile il
nostro Impero coloniale, e per rispondere a quelle simpatie lontane che possano divenire fonte di forza e di
felicità incalcolabili per questo Paese.
Dunque, signori, anche in riferimento al secondo grande obiettivo del partito tory - il mantenimento
dell'Impero -1'opinione pubblica sembra essere favorevole ai nostri principi - quell'opinione pubblica che,
devo dirlo, mio malgrado, trent'anni fa, non era favorevole ai nostri principi e che, durante un lungo intervallo
di controversia, in questo intervallo è stata incerta.
Signori, un altro grande obiettivo del partito tory non meno del mantenimento dell'Impero, o del sostenere le
nostre istituzioni, è quello di elevare le condizioni delle masse popolari. [...]
Considerate le condizioni della gran massa delle classi lavoratrici di questo Paese. Esse sono in possesso di
prerogative personali - di diritti e di libertà personali - di cui non godono le aristocrazie di altri Paesi.
Recentemente hanno ottenuto - e giustamente - una grande estensione dei diritti politici; e quando il popolo
inglese vede che sotto la costituzione di questo Paese, in virtù della causa costituzionale, che il mio onorevo-
le amico il sindaco ha proposto, esso possiede ogni diritto personale alla libertà, e, in accordo con la
convinzione di tutto il Paese, anche un'adeguata concessione di diritti politici, c'è da stupirsi se esso vuole
elevare e migliorare le sue condizioni, ed è irragionevole che chieda al corpo legislativo di assisterlo in
questo obiettivo, finché esso è compatibile con il benessere generale del Regno?
Diamine, il popolo inglese sarebbe un peggior idiota perfino di quanto suppongano i leader giacobini di
Londra, se, con la sua esperienza e la sua acutezza, non avesse capito già da un pezzo che è arrivato il
tempo in cui il progresso sociale, e non politico, è l'obiettivo che deve perseguire. Ho trattato brevemente,
signori, i tre grandi obiettivi del partito tory. Vi ho detto che avrei cercato di accertare quale sia la posizione
del partito tory in rapporto al Paese oggi. Vi ho anche detto con franchezza quale credo che sia la posizione
del partito liberale. Nonostante la sua posizione arrogante, io credo che sia visto dal Paese con diffidenza e
ostilità. Ma su tutti e tre i grandi obiettivi perseguiti dal "torismo" - il mantenimento delle nostre istituzioni, la
conservazione del nostro Impero e il miglioramento delle condizioni del popolo - io trovo nel Paese una
crescente opinione che simpatizza con i nostri principi, ed è preparata, io credo, se se ne offre l'occasione, a
sostenerli finché prevalgano.


Il colonialismo di Leopoldo Il
[da una lettera di Leopoldo Il al ministro Beernaert, 1889 cit. in M. Laran e j. Wíllequet, L'époque contemporaine,
Bruxelles, Dassain 1969, pp. 184-186]


Non ho mai smesso di attirare l'attenzione dei miei compatrioti sulla necessità di spingere lo sguardo sui
Paesi d'Oltremare. La storia insegna che i Paesi che hanno un esiguo territorio hanno un interesse morale e
materiale a irradiarsi oltre le loro anguste frontiere. Piú di ogni altra, una nazione manifatturiera e
commerciale come la nostra deve impegnarsi per assicurare vie di sbocco a tutti i suoi lavoratori, siano essi
lavoratori del pensiero, del capitale o delle mani.
Queste preoccupazioni patriottiche hanno dominato la mia vita: sono esse che hanno prodotto la creazione
dell'opera africana. Le mie pene non sono state sterili: un giovane e vasto Stato, diretto da Bruxelles, ha
pacificamente preso posto al sole grazie al sostegno delle potenze che ne hanno benedetto gli esordi. Sono
belgi che lo amministrano, mentre loro compatrioti, ogni giorno piú numerosi, vi fanno fruttificare i loro
capitali.
L'enorme rete fluviale del corso superiore del Congo offre ai nostri sforzi comunicazioni rapide ed
economiche, consentendo di penetrare direttamente sino al centro del continente africano. La costruzione
della ferrovia nella regione delle cataratte, ormai garantita dal voto recente del Parlamento belga, migliorerà
di molto questa facilità di accesso. In queste condizioni un grande avvenire è assicurato al Congo il cui im-
menso valore presto balzerà agli occhi di tutti.
L'inizio di opere come quelle che mi hanno tanto preoccupato è difficile e oneroso. Ho tenuto a sopportarne
gli oneri. Un re, per rendere servizio al proprio Paese non deve temere di concepire e di realizzare un'opera
anche temeraria in apparenza.
Fino al giorno della mia morte io continuerò a conservare il medesimo concetto dell'interesse nazionale che
fino a ora mi ha ispirato nel dirigere e sostenere la nostra impresa africana, ma se senza aspettare quel
termine convenisse al Paese contrarre dei legami piú stretti con i possedimenti del Congo, non esiterei a
porre questi a sua disposizione e sarei felice nel corso della mia vita di vederne il pieno godimento.
Permettetemi nel frattempo di comunicarvi quanto io sia riconoscente al parlamento e al governo per l'aiuto
prestatomi a più riprese per questa realizzazione.
Credo di non sbagliarmi affermando che il Belgio ne ricaverà grandi vantaggi e vedrà aprirsi su un nuovo
continente felici e ampie prospettive.


L’ipocrisia della missione civilizzatrice
[da un testo di Jamal Afghani, 1884 cit. in G Carocci, L'età dell'imperialismo, il Mulino, Bologna 1979, p. 38]

Gli inglesi sono entrati in India e si sono presi giuoco dei suoi principi e dei suoi re in un modo che fa ridere e
piangere gli uomini intelligenti. Sono penetrati profondamente all'interno dell'India e si sono impadroniti pezzo
per pezzo delle sue terre. Quando sono divenuti signori della Terra si sono presi ogni libertà nei confronti dei
suoi abitanti, lamentandosi al contempo di dovere stare là, in quanto gli inglesi si occuperebbero solo di affari
commerciali. L'amministrazione e la politica non sarebbero
affari che li riguardano. Si assumono tuttavia l'onere dell'amministrazione e della politica per compassione
nei confronti dei re e dei principi che non sono capaci di governare i loro domini. Quando i re e i principi
saranno in grado di controllare le loro terre, nessun inglese resterà, perché a sentir loro hanno tutti gli altri
affari di cui occuparsi, che hanno abbandonato mossi dalla compassione. In questo modo gli inglesi hanno
spogliato di ogni bene tutti i proprietari con il pretesto che il lavoro è opprimente per le persone e affatica la
mente e il corpo. È meglio che il proprietario si ríposi e muoia povero e umile, libero dalle cure
dell'amministrazione. Gli inglesi dichiarano che quando si presenterà l'opportunità, e gli affari di questo
mondo e di quello futuro non influenzeranno più le anime e i corpi, essi lasceranno il Paese: ovverosia il
giorno del Giudizio. E oggi dicono le stesse parole in Egitto.



L’imperialismo informale degli Stati Uniti
[Da un messaggio del presidente W. H. Taft al Congresso, 1912 cit. in H.S. Commager, Documents of
American History, New York 1963, pp. 76-77]

Il nostro fine in America centrale è stato quello di aiutare Paesi come il Nicaragua e l'Honduras a trarsi
d'impaccio da se medesimi. Essi sono i diretti beneficiari. Il vantaggio per gli Stati Uniti è duplice.
È evidente, in primo luogo, che la dottrina di Monroe risulta ben píú vitale nelle vicinanze del canale di
Panama e nella zona dei Caraibi che altrove. Anche in questo caso, il mantenimento di questa dottrina grava
piú pesantemente sugli Stati Uniti. È dunque essenziale che i Paesi collocati all'interno di quest'area siano
liberati dai rischi legati al loro pesante debito estero e alle loro caotiche finanze, e dal pericolo sempre
presente di complicazioni internazionali dovute al disordine interno. Fino a ora gli Stati Uniti sono stati felici di
incoraggiare e di sostenere i banchieri americani desiderosi di dare una mano caritatevole al risanamento
delle finanze di questi Paesi, per evitare che diventino preda di sedicenti dittatori, perché questo risanamento
e la protezione delle loro dogane cancellerebbero d'un tratto la minaccia di creditori stranieri e di disordini
rivoluzionari.
Il secondo vantaggio per gli Stati Uniti riguarda principalmente tutti i porti del Sud e del Golfo [del Messico],
cosí come gli affari e l'industria del Sud. Le repubbliche dell'America centrale e i Caraibi possiedono grandi
ricchezze naturali. Esse non abbisognano che di misure di stabilità e di mezzi di risanamento finanziario per
entrare in un'era di pace e di prosperità che assicuri loro ricchezza e benessere, creando nel contempo le
condizioni per instaurare fiorenti scambi commerciali con il nostro Paese.
Desidero attirare la vostra attenzione soprattutto sui recenti incidenti in Nicaragua [Nel 1909 un governo
dittatoriale, favorevole all'Inghilterra, fu rovesciato grazie all'aiuto degli Stati Uniti, che nel 1912 occuparono
militarmente il Paese], poiché credo che i terribili eventi registrati laggiú durante la rivoluzione della scorsa
estate, le inutili perdite di vite, le devastazioni di proprietà, i bombardamenti di città indifese, la carneficina,
l'assassinio di donne e bambini, le ferite che sono state loro inflitte, le torture di civili per estorcere loro dei
riscatti e la sofferenza di migliaia di esseri umani avrebbero potuto essere evitati, se il dipartimento di Stato,
grazie all'approvazione da parte del Senato della concessione di prestiti, avesse avuto la possibilità di
applicare, come validamente si fa oggigiorno, la politica che tende a incoraggiare l'estensione del sostegno
finanziario agli Stati deboli dell'America centrale, con lo scopo precipuo di evitare rivoluzioni come queste,
aiutando queste repubbliche a ristabilire le loro finanze, a fissare la loro moneta su una base stabile, ad
allontanare dalle dogane, attraverso provvedimenti per la sicurezza della loro amministrazione il pericolo di
rivoluzioni e a fondare banche degne di fiducia.


L’arma della non violenza
Da: M. K. Gandhi, in “Young India”, 11 agosto 1920

Credo che se ci fosse una sola scelta fra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza [...] preferirei
che l’India facesse ricorso alle armi per difendere il proprio onore anziché diventare o rimanere per codardia
una passiva vittima del proprio disonore. Ma credo che la non-violenza sia infinitamente superiore alla
violenza, ed il perdono sia molto piú virile della punizione.
Il perdono onora il soldato. Ma è vero perdono solo quando esiste il potere di punire: non ha alcun significato
quando pretende di venire da una povera creatura impotente. Difficilmente un topo può perdonare un gatto
nel momento di venir fatto a pezzi. Non credo però che l’India sia impotente, né credo io stesso di essere
una creatura impotente. Voglio soltanto usare la forza dell’India e la mia per uno scopo migliore. Ma non
vorrei essere frainteso: la forza non deriva da una capacità fisica bensí da un’indomita volontà. In fatto di
capacità fisica uno zulú normale può sempre tener testa ad un inglese normale, ma fugge di fronte al servo
dell’inglese perché teme la sua pistola o la pistola di quelli che sosterranno l’inglese. Teme la morte e non ha
spina dorsale, anche se è grande e grosso. In India possiamo capire all’istante che centomila inglesi non
hanno da temere trecento milioni di persone. Un chiaro perdono significherebbe perciò un riconoscimento
della nostra forza. [...] Poco m’importa che per ora il mio atteggiamento sia irrealizzabile. Siamo troppo
conculcati per non sentire l’esigenza dell’ira e della vendetta. Ma ho il dovere di dire che l’India può
guadagnare di piú rinunciando al diritto di punire. Abbiamo un lavoro migliore da compiere, una missione da
trasmettere al mondo.
Non sono un utopista: sostengo di essere un idealista pratico. La religione della non-violenza non è solo per i
[fachiri] e per i santi. È anche per la gente comune. La non-violenza è la legge della nostra specie come la
violenza è la legge dei bruti. I bruti non conoscono altra legge all’infuori di quella della forza fisica perché in
essi lo spirito è assopito. La dignità dell’uomo richiede ubbidienza ad una legge superiore: alla forza dello
spirito.
Ho pertanto osato porre dinnanzi all’India l’antica legge dell’autosacrificio [del sacrificio di sé]. Per il
Satyâgraha e i suoi seguaci [i seguaci della non-violenza], la non-collaborazione e la resistenza civile non
sono altro che nuovi nomi per la legge della sofferenza... La non-violenza nella sua condizione dinamica vuol
dire sofferenza cosciente. Non vuol dire umile sottomissione alla volontà del malfattore, ma significa
ribellione di tutta la propria anima contro la volontà del tiranno. Lavorando in base a questa nostra legge, un
solo individuo può sfidare tutta la potenza di un impero ingiusto per salvare il proprio onore, la propria
religione, la propria anima e porre le basi per la caduta e la rigenerazione di quell’impero.
E cosí non chiedo all’India di astenersi dalla violenza perché è debole: voglio che si astenga dalla violenza
essendo conscia della sua forza e della sua potenza. Non occorre alcuna pratica militare per dimostrare la
sua forza [...]. Voglio che l’India riconosca di avere un’anima che non può perire, e che può elevarsi
trionfante al di sopra di qualsiasi debolezza fisica e sfidare la coalizione materiale del mondo intero [...].
Essendo un uomo pratico, non starò tuttavia ad aspettare che l’India riconosca [da sé] la praticità della vita
dello spirito nel mondo politico [l’efficacia dell’arma spirituale nella lotta politica]. L’India si sente impotente e
paralizzata di fronte alle mitragliatrici, ai carri armati ed agli aeroplani inglesi: a causa di questa sua
debolezza fa ricorso alla non-cooperazione. Questa, se adottata da un numero adeguato di persone, mira al
medesimo scopo, cioè a darle la libertà dalla gravosa oppressione britannica. [...] Ma io invito anche i
seguaci della violenza a sperimentare la via della non-cooperazione pacifica, che potrebbe fallire per
mancanza di adesioni.
Allora sarà proprio il momento del vero pericolo. I grandi spiriti del paese, che non possono sopportare piú a
lungo l’umiliazione nazionale, vorranno dare sfogo alla loro ira, e ricorreranno alla violenza. A mio parere,
periranno senza aver liberato se stessi o il loro paese dal male. Se l’India adotta la dottrina della spada,
potrebbe conseguire una momentanea vittoria. Ma allora cesserà di essere l’orgoglio del mio cuore. Sono
legato all’India, perché a lei debbo tutto. Ritengo certo che questo paese abbia una missione da svolgere nel
mondo, ma esso non deve copiare ciecamente l’Europa. L’accettazione della dottrina della spada da parte
dell’India sarà l’ora della mia prova. Spero di essere degno di superarla. La mia fede non ha limiti territoriali:
se avrò una fede viva essa andrà al di là del mio stesso amore per l’India. La mia vita è dedicata a servire
l’India attraverso la religione della non-violenza che – per me – costituisce la base dell’induismo.



Appello per l’indipendenza completa
Da: J. P. Nehru, Autobiografia, Feltrinelli, Milano, 1956

Riteniamo che sia inalienabile diritto del popolo indiano, come di ogni altro popolo, di avere la libertà, di
godere i frutti della sua fatica e di ottenere quanto è necessario per vivere, in modo da potersi
completamente sviluppare. Riteniamo anche che, se un governo priva un popolo di questi diritti e lo opprime,
il popolo abbia un ulteriore diritto di modificarlo o di rovesciarlo. Il governo britannico in India non solo ha
privato il popolo indiano della libertà ma si è fondato sullo sfruttamento delle masse, ed ha rovinato il paese
economicamente, politicamente, culturalmente e spiritualmente. Riteniamo pertanto che l’India debba
scindere i legami con la Gran Bretagna e ottenere il Purna Swaraj, ossia l’indipendenza completa.
L’India è stata rovinata economicamente. Le tasse imposte al nostro popolo sono sproporzionate ai nostri
introiti. Il nostro introito medio è di sette pice (meno di due pence) al giorno, e, delle forti tasse che paghiamo,
il venti per cento è dato dalle tasse prelevate ai contadini e il tre per cento dalla tassa sul sale, che ricade per
la maggior parte sui poveri.
Le industrie di villaggio, per esempio la filatura a mano, sono state distrutte, lasciando i contadini senza
lavoro per almeno quattro mesi all’anno, e rendendo ottuso il loro intelletto per mancanza di attività, e nulla è
stato sostituito, come in altri paesi, all’artigianato estinto.
La dogana e la valuta sono state manipolate in modo da porre altri oneri sui contadini. I prodotti manufatti
britannici costituiscono il grosso delle nostre importazioni. Le tariffe doganali tradiscono una chiara parzialità
per i produttori britannici, e le entrate da esse derivanti vengono impiegate non già per diminuire l’onere
imposto alle masse ma per sostenere un’amministrazione che sperpera senza risparmio. Ancor piú arbitraria
è stata la manipolazione del tasso di cambio, che ha portato allo storno dal paese di molti milioni.
Politicamente, la condizione dell’India non è mai stata tanto bassa quanto lo è sotto il regime britannico.
Nessuna riforma ha dato al popolo l’autentico potere politico. I piú alti di noi devono inchinarsi di fronte
all’autorità straniera. I diritti di libera espressione dell’opinione e di libera associazione ci sono stati negati, e
molti dei nostri connazionali sono costretti a vivere in esilio, all’estero senza poter tornare alle loro case. Ogni
talento amministrativo viene soffocato, e le masse debbono accontentarsi di piccole cariche di funzionario di
villaggio o di modesto impiegato.
Culturalmente, il sistema di educazione ci ha strappati dalle nostre radici e la nostra istruzione ci ha fatto
abbracciare le catene stesse che ci avvincono.
Spiritualmente, il disarmo obbligatorio ci ha reso poco virili e la presenza di un esercito straniero di
occupazione, impiegato con effetti mortali per schiantare in noi lo spirito di resistenza, ci ha fatto pensare che
non siamo in grado di tutelare noi stessi o di difenderci contro l’aggressione straniera, e nemmeno di
difendere le nostre case e le nostre famiglie dagli attacchi di ladri, predoni e delinquenti.
Consideriamo delitto contro l’uomo e contro Dio il sottometterci piú oltre a un dominio che ha causato al
nostro paese questo quadruplice disastro. Riconosciamo peraltro che il modo piú efficace di ottenere la
libertà non è per noi quello della violenza. Ci prepareremo pertanto revocando, per quanto ci è possibile,
qualsiasi associazione volontaria con il governo britannico, e ci prepareremo alla disobbedienza civile, nella
quale è compreso anche il mancato pagamento delle tasse. Siamo convinti che se riusciremo a ritirare il
nostro aiuto volontario, e desistere dal pagamento delle tasse, senza violenza nemmeno se provocati, la fine
di questo inumano dominio è assicurata. Decidiamo pertanto solennemente di attuare le istruzioni del
Congresso, diramate di volta in volta allo scopo d’istituire l’indipendenza completa.



I francesi in Algeria: la tortura contro la lotta di liberazione
Da: J.-P. Sartre, Introduzione a H. Alleg, La tortura, Einaudi, Torino, 1958

Quindici giorni fa, presso le éditions de Minuit, usciva un libro: La tortura. Il suo autore, Henri Alleg, tuttora
detenuto in una prigione di Algeri, racconta senza commenti inutili, con precisione ammirevole gli
“interrogatori” che ha subito. I carnefici, come gli avevano promesso, lo hanno “curato”: “telefono da campo”,
supplizio dell’acqua [...], supplizio del fuoco [scosse elettriche, inoculazione forzata di acqua, bruciature con
oggetti incandescenti], della sete, eccetera. È un libro che sconsigliamo alle anime tenere. La prima edizione,
ventimila copie, è esaurita; e malgrado si sia provveduto in tutta fretta a una ristampa, non si riesce a
soddisfare la richiesta del pubblico. Ci sono librai che ne vendono da cinquanta a centocinquanta copie al
giorno. [...]
Questi carnefici, prima di tutto, che cosa sono? Dei sadici? Degli arcangeli irritati? Dei signori della guerra
con i loro terrificanti capricci? A creder loro, sarebbero una mescolanza di tutto questo. Ma Alleg, appunto,
non li crede. Quel che risulta da quanto egli ci riferisce è che essi vorrebbero convincere se stessi e
convincere la vittima di una loro piena sovranità: ora come superuomini che tengono dei semplici uomini in
loro potere, ora come uomini forti e severi, incaricati di addomesticare la bestia piú oscena, piú feroce e piú
vile che ci sia, la bestia umana. S’indovina che non fanno tuttavia scelte sottili: l’essenziale è far sentire al
prigioniero che non è della loro razza: lo si spoglia, lo si imbavaglia, lo si beffeggia. Intanto, dei soldati vanno
e vengono, pronunciando insulti e minacce con una disinvoltura che vorrebbe apparire terribile. [...]
Sarebbe troppa fortuna, se questi delitti fossero l’opera di un pugno di pazzi. In verità è la tortura, che fa i
carnefici. Dopo tutto, questi soldati non si erano arruolati in un corpo scelto per martirizzare il nemico vinto.
Alleg, in pochi tratti, ci descrive quelli che ha conosciuto, e questo basta a segnare le tappe della
metamorfosi.
Ci sono i piú giovani, sbigottiti, incapaci di resistere, che mormorano “è orribile” quando la loro torcia illumina
un suppliziato. E poi ci sono i sotto-boia, che non mettono ancora mano alla tortura, ma sostengono e
trasportano i prigionieri, alcuni già induriti e altri no, ma tutti già presi nell’ingranaggio e tutti imperdonabili.
C’è un biondino del nord con un viso cosí simpatico, che può parlare delle sedute di tortura che Alleg ha
subito, “come di una partita di cui si ricorda con piacere, e che non prova disagio a congratularsi con la
vittima come farebbe con un campione ciclista”. Qualche giorno dopo, Alleg lo ritroverà congestionato,
sfigurato dall’odio, mentre percuote, su per una scala, un musulmano. E poi ci sono gli specialisti, i duri che
fanno tutto il lavoro, che si compiacciono ai soprassalti delle scosse elettriche, ma che non sopportano le
grida. E infine, ci sono i pazzi che corrono intorno come foglie morte nel turbine della loro propria violenza.
Nessuno di questi uomini ha una vita sua, nessuno resterà quello che è: non sono che i momenti di una
trasformazione inesorabile. Tra i migliori e i peggiori v’è una sola differenza: i primi sono reclute, i secondi
veterani. Tutti finiranno per andarsene e, se la guerra continua, altri li sostituiranno: biondini del nord o piccoli
bruni del Mezzogiorno, che faranno lo stesso tirocinio o ritroveranno la stessa violenza con lo stesso
nervosismo. [...]
Sapete quel che si dice a volte per giustificare i carnefici: bisogna pur ridursi a torturare un uomo se dalla sua
confessione possono dipendere centinaia di vite umane. È un bell’espediente da Tartuffe [Tartufo, il nome di
un personaggio della omonima commedia di Molière, citato qui come esempio di ipocrisia]. Alleg [...] non era
un terrorista. Tanto è vero che è stato accusato di “attentato alla sicurezza dello stato e di ricostituzione di
una lega sciolta”.
Era per salvare delle vite umane che gli si bruciavano i capezzoli e i peli del pube? No, si voleva soltanto
estorcergli l’indirizzo dell’amico che lo aveva ospitato. Se avesse parlato, si sarebbe messo un comunista di
piú sotto chiave: ecco tutto.
E poi si arresta a casaccio: qualsiasi musulmano è “interrogabile” a piacere: la maggior parte dei torturati non
dicono nulla perché non hanno nulla da dire, a meno che non acconsentano, per non soffrire di piú, a fare
una falsa testimonianza o accusarsi gratuitamente di un delitto rimasto impunito, del quale diventa comodo
accusarli. In quanto a quelli che potrebbero parlare, si sa bene che tacciono. [...] “Ha comunque guadagnato
una notte per dar tempo ai suoi amici di tagliare la corda”, constata uno dei carnefici dopo il primo
interrogatorio di Alleg. E un ufficiale, qualche giorno piú tardi: “Da dieci o da quindici anni sanno che se
vengono presi non devono dire nulla. Non c’è niente da fare per togliere loro quest’idea dalla testa”. [...]
La tortura è una vana furia, nata dalla paura: si vuole strappare ad una bocca, in mezzo alle grida e ai
rigurgiti di sangue, il segreto di tutti. Inutile violenza: che la vittima parli o che muoia sotto le torture
l’innumerevole segreto è altrove, sempre altrove, fuori di portata. Il carnefice si trasforma in Sisifo
[personaggio mitologico condannato nell’oltretomba a trasportare eternamente, fin sulla cima di un monte, un
macigno che ogni volta ricade a valle]. Se applica la tortura dovrà sempre ricominciare.
Ma nemmeno questi silenzi queste paure, questi pericoli sempre invisibili e sempre presenti possono
giustificare completamente l’accanimento dei carnefici, la loro volontà di ridurre all’abiezione le loro vittime,
questo odio dell’uomo, infine, che si è impadronito di loro senza il loro consenso e li ha plasmati.
Uccidersi a vicenda, è la regola; ci si è sempre battuti per interessi collettivi e particolaristici. Ma nella tortura,
questo strano match, la posta sembra essere totale: è per il titolo di uomo che il carnefice si misura col
torturato, e tutto si svolge come se i due non potessero appartenere insieme alla specie umana. Scopo
dell’interrogatorio non è soltanto quello di costringere un uomo a parlare, a tradire: bisogna che la vittima si
autoqualifichi bestia umana attraverso le sue grida e la sua sottomissione: agli occhi di tutti e davanti a se
stessa. Bisogna che il suo tradimento la spezzi e la tolga definitivamente di mezzo. Colui che cede
all’interrogatorio, non soltanto è stato costretto a parlare, ma gli è stato imposto per sempre uno status:
quello del sottouomo.



Guatemala: CIA e United Fruit contro il presidente
Da: D. Pompejano, Storia e conflitti del centroamerica, Giunti, Firenze, 1991

Intorno al nodo della presenza dei grandi monopoli statunitensi si è giocata tutta la partita in Guatemala fra il
1952 e il 1954. Il tentativo di ridurre lo strapotere di queste grandi concentrazioni innescò una reazione
distruttiva per l’esperimento democratico guatemalteco: l’Amministrazione nordamericana mise alla prova la
politica di roll back [strategia di politica estera che aveva come obiettivo l’arretramento del comunismo],
costruendo e ingigantendo il pericolo della sovversione comunista in tutto il subcontinente e utilizzando i
servizi segreti, la CIA, per la promozione e la messa in atto di un piano che avrebbe prodotto l’eversione del
potere legittimo.
Il programma enunciato dal neopresidente Arbenz [Jacobo Arbenz Guzmán, eletto presidente del Guatemala
nel 1951] all’atto del suo insediamento era articolato su tre obiettivi di fondo: l’indipendenza economica del
paese, il pieno dispiegamento delle potenzialità dello sviluppo capitalistico e il miglioramento dei livelli di vita
popolari.
Il tentativo di ridurre lo strapotere delle grandi concentrazioni statunitensi innescò una reazione distruttiva per
l’esperimento democratico guatemalteco. Tre erano i principali monopoli nordamericani che operavano in
Guatemala: la Bond & Share che operava nel settore energetico, presente sin dall’inizio del secolo, l’IRCA
[International Railways of Central America] che gestiva la rete ferroviaria, dopo avere rilevato il servizio della
compagnia nazionale nel 1923, e in seguito si inserí la UFCO [United Fruit Company], con l’acquisto del 42%
del pacchetto azionario dell’IRCA. [...]
Nel complesso la presenza dei monopoli costituisce, in tutti i settori produttivi, un ostacolo insormontabile per
lo sviluppo economico. Con in piú il danno costituito dalla quasi assoluta franchigia fiscale garantita alle
operazioni delle corporation dai governi guatemaltechi. In breve, una perdita netta e crescente, a cui Arbenz
cercò di ovviare attaccando lo strapotere dei monopoli su due terreni. Su quello della costituzione di imprese
che entrassero in concorrenza e che realizzassero dei servizi alternativi. Ma il terreno decisivo era costituito
dalla questione fondiaria e dalla connessa urgenza di grandi opere pubbliche.
Il vero nodo cruciale dell’esperienza di Arbenz fu il disegno di intaccare la concentrazione del possesso
fondiario: il 2% dei grandi latifondisti controllava ben il 72% della superficie produttiva.
Il progetto di riforma agraria fu messo a punto con un’iniziativa essenzialmente pilotata dall’alto e dal
presidente stesso, in accordo e collaborazione con un comitato cui partecipavano anche membri del partito
comunista guatemalteco (PGT) e membri della Confederación National Campesina de Guatemala (CNCG).
L’annuncio del provvedimento scatenò il panico nell’AGA, cioè nell’associazione dei grandi proprietari, e fece
gridare al comunismo da parte di rappresentanti diplomatici nordamericani.
Ma la cosa senz’altro piú stupefacente fu la forse non tanto singolare coincidenza per la quale alcuni degli
uomini chiave dello staff del presidente Eisenhower avevano avuto, nel passato recente, strettissimi rapporti
con la UFCO. Il segretario di stato Foster Dulles era stato membro dello studio legale Sullivan & Cromwell
che, per conto della banca Schroeder, aveva trattato nel 1936 l’acquisto del pacchetto di maggioranza
dell’IRCA (cioè la già citata compagnia che aveva assorbito e gestiva le ferrovie guatemalteche) da parte
della UFCO. Il fratello Allan Dulles, a capo della CIA, aveva lavorato nello stesso studio. E la Schroeder, cioè
la banca che assisteva finanziariamente l’IRCA, sarebbe stata la depositaria dei fondi neri della CIA per le
operazioni sovversive in Guatemala. [...] L’esecuzione materiale del piano di sovversione venne affidata a un
gruppo di esuli guatemaltechi, guidati dal colonnello Castillo Armas che aveva il suo quartier generale a
Tegucigalpa in Honduras.
La risposta non si fece attendere. Il contenzioso tra la UFCO e l’Amministrazione Arbenz superò i limiti di tipo
fiscale e finanziario per assumere gli aspetti di una vera e propria contesa di ordine politico-ideologico. La
UFCO mise in moto una formidabile macchina di propaganda all’interno degli Stati Uniti, servendosi dei piú
grossi esperti in materia, di giornalisti legati agli ambienti liberali, ma anche di una struttura, la Clements
Association che, oltre a governare sapientemente e a pilotare l’opinione pubblica statunitense, godeva di
stretti legami con la CIA.
Dinanzi al precipitare degli eventi, con l’invasione alle porte, con frequenti incursioni aeree sulla capitale
guatemalteca e con il bombardamento di porti e installazioni militari e civili ad opera di aerei guidati da piloti
dalla CIA, il ministro degli Esteri del Guatemala Torriello investí il Consiglio di sicurezza ONU della questione
guatemalteca. Cabot Lodge bloccò la discussione avanzando la tesi che la questione era di natura regionale
e che pertanto andava discussa al livello dell’Organizzazione degli Stati Americani. Ciò non si realizzò per le
dimissioni offerte da Arbenz nella convinzione che il colonnello Díaz, a cui aveva passato il potere, avrebbe
rispettato le conquiste della rivoluzione.




Hinchey Report
SUBJECT: CIA Activities in Chile
September 18, 2000
http://foia.state.gov/Reports/HincheyReport.asp

Summary of Sources/Methodology
To respond to Section 311 of the Intelligence Authorization Act for Fiscal Year 2000 (referred to hereafter as
the Hinchey Amendment), the Intelligence Community (IC), led by the National Intelligence Council, reviewed
relevant CIA records of the period predominantly from recent document searches; studied extensive
Congressional reports regarding US activities in Chile in the 1960s and 1970s; read the memoirs of key
figures, including Richard Nixon and Henry Kissinger; reviewed CIA’s oral history collection at the Center for
the Study of Intelligence; and consulted with retired intelligence officers who were directly involved.
This broad information base has given us high confidence in our responses to the three questions, which are
answered directly below. The body of the report, however, provides much greater detail in an effort to tell the
story of CIA involvement and put the answers into their proper historical context. The Select Committee to
Study Governmental Operations with Respect to Intelligence Activities—the Church Committee—conducted
in 1975 a thorough document review and interviews, and produced a report that still stands as a
comprehensive analysis of CIA actions in Chile during the period from 1963 to 1973.
CIA’s response to the Hinchey amendment should be viewed as a good-faith effort to respond in an
unclassified format to the three questions, not as a definitive history of US activities in Chile over the past 30
years.
Summary of Response to Questions
Q. All activities of officers, covert agents, and employees of all elements of the Intelligence Community with
respect to the assassination of President Salvador Allende in September 1973.
A. We find no information—nor did the Church Committee—that CIA or the Intelligence Community was
involved in the death of Chilean President Salvador Allende. He is believed to have committed suicide as the
coup leaders closed in on him. The major CIA effort against Allende came earlier in 1970 in the failed
attempt to block his election and accession to the Presidency. Nonetheless, the US Administration’s long-
standing hostility to Allende and its past encouragement of a military coup against him were well known
among Chilean coup plotters who eventually took action on their own to oust him.
Q. All activities of officers, covert agents, and employees of all elements of the Intelligence Community with
respect to the accession of General Augusto Pinochet to the Presidency of the Republic of Chile.
A. CIA actively supported the military Junta after the overthrow of Allende but did not assist Pinochet to
assume the Presidency. In fact, many CIA officers shared broader US reservations about Pinochet’s single-
minded pursuit of power.
Q. All activities of officers, covert agents, and employees of all elements of the Intelligence Community with
respect to violations of human rights committed by officers or agents of former President Pinochet.
A. Many of Pinochet’s officers were involved in systematic and widespread human rights abuses following
Allende’s ouster. Some of these were contacts or agents of the CIA or US military. The IC followed then-
current guidance for reporting such abuses and admonished its Chilean agents against such behavior.
Today’s much stricter reporting standards were not in force and, if they were, we suspect many agents would
have been dropped.
Discussion In the 1960s and the early 1970s, as part of the US Government policy to try to influence events
in Chile, the CIA undertook specific covert action projects in Chile. Those hereby acknowledged are
described below. The overwhelming objective—firmly rooted in the policy of the period—was to discredit
Marxist-leaning political leaders, especially Dr. Salvador Allende, and to strengthen and encourage their
civilian and military opponents to prevent them from assuming power.
Overview of Covert Actions. At the direction of the White House and interagency policy coordination
committees, CIA undertook the covert activities described below. There were sustained propaganda efforts,
including financial support for major news media, against Allende and other Marxists. Political action projects
supported selected parties before and after the 1964 elections and after Allende’s 1970 election.
In April 1962, the “5412 Panel Special Group”—a sub-cabinet body charged with reviewing proposed covert
actions—approved a proposal to carry out a program of covert financial assistance to the Christian
Democratic Party (PDC) to support the 1964 Presidential candidacy of Eduardo Frei.
Also in 1962, the CIA began supporting a civic action group that undertook various propaganda activities,
including distributing posters and leaflets.
In December 1963, the 5412 Group agreed to provide a one-time payment to the Democratic Front, a
coalition of three moderate to conservative parties, in support of the Front’s Presidential campaign.


In April 1964, the 5412 Group approved a propaganda and political action program for the upcoming
September 1964 Presidential election.


In May 1964, following the dissolution of the Democratic Front, the “303 Committee,” successor to the 5412
Group, agreed to give the Radical Party additional covert assistance.


In February 1965, the 303 Committee approved a proposal to give covert assistance to selected candidates
in upcoming Congressional elections.


In 1967, the CIA set up a propaganda mechanism for making placements in radio and news media.


In July 1968, the 303 Committee approved a political action program to support individual moderate
candidates running in the 1969 Congressional elections.


As a result of 1968 propaganda activities, in 1969 the “40 Committee” (successor to the 303 Committee)
approved the establishment of a propaganda workshop.


In the runup to the 1970 Presidential elections, the 40 Committee directed CIA to carry out “spoiling
operations” to prevent an Allende victory.


As part of a “Track I” strategy to block Allende from taking office after the 4 September election, CIA sought
to influence a Congressional run-off vote required by the Constitution because Allende did not win an
absolute majority.


As part of a “Track II” strategy, CIA was directed to seek to instigate a coup to prevent Allende from taking
office (see discussion below).
While Allende was in office, the 40 Committee approved the redirection of “Track I” operations that—
combined with a renewed effort to support the PDC in 1971 and a project to provide support to the National
Party and Democratic Radical Party in 1972—funneled millions of dollars to strengthen opposition political
parties. CIA also provided assistance to militant right-wing groups to undermine the President and create a
tense environment.
Support for Coup in 1970. Under “Track II” of the strategy, CIA sought to instigate a coup to prevent Allende
from taking office after he won a plurality in the 4 September election and before, as Constitutionally required
because he did not win an absolute majority, the Chilean Congress reaffirmed his victory. CIA was working
with three different groups of plotters. All three groups made it clear that any coup would require the
kidnapping of Army Commander Rene Schneider, who felt deeply that the Constitution required that the
Army allow Allende to assume power. CIA agreed with that assessment. Although CIA provided weapons to
one of the groups, we have found no information that the plotters’ or CIA’s intention was for the general to be
killed. Contact with one group of plotters was dropped early on because of its extremist tendencies. CIA
provided tear gas, submachine-guns and ammunition to the second group. The third group attempted to
kidnap Schneider, mortally wounding him in the attack. CIA had previously encouraged this group to launch
a coup but withdrew support four days before the attack because, in CIA’s assessment, the group could not
carry it out successfully.
Awareness of Coup Plotting in 1973. Although CIA did not instigate the coup that ended Allende’s
government on 11 September 1973, it was aware of coup-plotting by the military, had ongoing intelligence
collection relationships with some plotters, and—because CIA did not discourage the takeover and had
sought to instigate a coup in 1970—probably appeared to condone it. There was no way that anyone,
including CIA, could have known that Allende would refuse the putchists’ offer of safe passage out of the
country and that instead—with La Moneda Palace under bombardment from tanks and airplanes and in
flames—would take his own life.
Knowledge of Human Rights Violations. CIA officers were aware of and reported to analysts and
policymakers in 1973 that General Pinochet and the forces that overthrew the Allende Government were
conducting a severe campaign against leftists and perceived political enemies in the early months after the
coup. Activities of some security services portended a long-term effort to suppress opponents. In January
1974, CIA officers and assets were tasked to report on human rights violations by the Chilean government.
Liaison with Chilean Security Services. The CIA had liaison relationships in Chile with the primary purpose of
securing assistance in gathering intelligence on external targets. The CIA offered these services assistance
in internal organization and training to combat subversion and terrorism from abroad, not in combating
internal opponents of the government. The CIA also used these relationships to admonish these services
concerning human rights abuses in Chile. The policy community and CIA recognized that the relationships
opened the CIA to possible identification with the liaison services’ internal operations involving human rights
abuses but determined that the contact was necessary for CIA’s mission.
Propaganda in Support of Pinochet Regime. After the coup in September 1973, CIA suspended new covert
action funding but continued some ongoing propaganda projects, including support for news media
committed to creating a positive image for the military Junta. Chilean individuals who had collaborated with
the CIA but were not acting at CIA direction assisted in the preparation of the “White Book,” a document
intended to justify overthrowing Allende. It contained an allegation that leftists had a secret “Plan Z” to
murder the high command in the months before the coup, which CIA believed was probably disinformation by
the Junta.
Knowledge of “Operation Condor.” Within a year after the coup, the CIA and other US Government agencies
were aware of bilateral cooperation among regional intelligence services to track the activities of and, in at
least a few cases, kill political opponents. This was the precursor to Operation Condor, an intelligence-
sharing arrangement among Chile, Argentina, Brazil, Paraguay and Uruguay established in 1975.
Internal Qualms
Some CIA officers expressed reservations about certain activities during this period. The Intelligence
Community’s analytic assessment of the prospects for a coup in 1970, for example, was that “military action
is impossible” because the Army was too deeply committed to the Constitution and unwilling to oust the
civilian government. The DCI stated that the Agency was being asked to do the impossible. A senior CIA
officer said the idea of undermining an Allende victory was “unrealistic.” National Intelligence Estimates
produced between 1969 and 1973 reflected declining confidence over time that Allende would be able to
subvert Chile’s constitutional order. In addition, in the period preceding the successful coup against Allende,
CIA officers were concerned about the blurring of lines between monitoring coup-plotting—collecting
intelligence on such activities but not directing or influencing them—and supporting a coup at least implicitly.
Historical Context
The historical backdrop sheds important light on the policies, practices, and perceived urgency prevalent at
that time. The Cuban revolution and emergence of Communist parties in Latin America had brought the Cold
War to the Western Hemisphere. Thousands of Chilean military officers came to the United States for
training, which included presentations on the impact of global communism on their own country. After
Allende won a plurality in the Presidential election on 4 September 1970, the consensus at the highest levels
of the US Government was that an Allende Presidency would seriously hurt US national interests.
Efforts by the United States to support anti-Communist forces in Chile date back to the late 1950s and reflect
the rivalry between the United States and the Soviet Union for influence throughout the Third World. The
growing strength of the Chilean left, along with continuing fragmentation by conservative and moderate
political forces, became increasing concerns through the 1960 .70s to the United States, which wanted to
avoid the emergence of “another Cuba” in the Western Hemisphere.
According to the Church Committee report, in their meeting with CIA Director Richard Helms and Attorney
General John Mitchell on 15 September 1970 President Nixon and his National Security Advisor, Henry
Kissinger, directed the CIA to prevent Allende from taking power. They were “not concerned [about the] risks
involved,” according to Helms’ notes. In addition to political action, Nixon and Kissinger, according to
Helms’s notes, ordered steps to “make the economy scream.”
These Cold War attitudes persisted into the Pinochet era. After Pinochet came to power, senior
policymakers appeared reluctant to criticize human rights violations, taking to task US diplomats urging
greater attention to the problem. US military assistance and sales grew significantly during the years of
greatest human rights abuses. According to a previously released Memorandum of Conversation, Kissinger
in June 1976 indicated to Pinochet that the US Government was sympathetic to his regime, although
Kissinger advised some progress on human rights in order to improve Chile’s image in the US Congress.
SUPPORTING MATERIAL

The “Assassination” of President Salvador Allende
In 1962 the CIA received authority to carry out covert action projects in support of the Chilean Radical Party
and the Christian Democratic Party (PDC). These programs were designed primarily to assist the parties in
attracting larger followings, improve their organization and effectiveness, and influence their political
orientation to support US objectives in the region. A secondary purpose of these programs was to support
efforts to split the Socialist Party. At the request of the US Ambassador in Chile, with the support of the
Department of State, in 1963 the 5412 Group approved a one-time payment to the Democratic Front.
Propaganda efforts to support public media consisted primarily of funding and guidance to recruited assets
within selected Chilean radio stations and newspapers.
In preparation for the 1964 elections, a political action campaign was approved on 2 April 1964 by the
303 Committee. The goal of the campaign was to prevent Dr. Salvador Allende, the leftist candidate for
President, from winning. Eduardo Frei of the Christian Democratic Party was the principal beneficiary of
these efforts. The campaign built on the covert action previously approved in 1962, adding an element of
support for a militant women’s group. In the same timeframe, the CIA was tasked to support continued
unilateral placements of propaganda in the mass media to influence public opinion against leftist parties and
candidates. By the time of the election, the 303 Committee had approved a total of $3 million to keep
Allende from winning. Frei’s victory on 4 September 1964 was a milestone in the CIA’s Chilean election
effort.
On 5 February 1965, the 303 Committee approved a new covert action campaign intended to support
selected candidates for Congressional elections on 7 March. This campaign—drafted and carried out in
cooperation with the US Ambassador in Chile—authorized the CIA, working through its established
infrastructure, to support selected candidates for Congress. The operation was considered a success and
was terminated on 30 June. In 1965-66, previous propaganda efforts were merged, and the CIA established
a covert action project to support the placement of propaganda in Chilean mass media. This project was to
influence public opinion against leftist parties and candidates. The scope of CIA’s propaganda activities in
Chile was further expanded in 1967, to promote “anti-Communist” themes, specifically against the Soviet
Bloc presence in the country.
Nonetheless, the Chilean left made political gains during the Frei Administration. As a result, CIA was given
approval in 1968-69 to undertake additional propaganda operations intended to influence Chilean mass
media. This included establishing a propaganda workshop and other mechanisms for press placements.
Propaganda topics included the threat posed by the Soviet Bloc to Chile’s democratic tradition, the danger
local leftist fronts posed to the country, and promoting pro-democratic leadership in Chile. In July 1968, the
303 Committee approved a modest covert action program, proposed by the US Ambassador, to influence the
composition of the Chilean Congress by supporting moderate candidates in the March 1969 Congressional
elections. While the results were considered an operational success, both the far right and far left gained
seats, and the Chilean political scene was further polarized. Frei and his moderate PDC candidates were the
losers. This CIA program was terminated at the conclusion of the Congressional elections.
As the 1970 Presidential election drew near, Allende emerged as a leading candidate; various leftist parties
continued to strengthen the Popular Unity (UP) coalition. The Station used some of the covert actions
mentioned above to carry out a variety of political action and propaganda operations aimed at discrediting the
left. The 40 Committee told the CIA to confine itself to attacking the UP coalition and not support any
particular Presidential candidate. The objective was to divide the left and create conditions for a non-Marxist
candidate to win the election. On 27 June 1970 the Station was directed to focus the “spoiling operation”
more directly against Allende’s candidacy. The plan was to alert the Chilean people to the dangers of a
Marxist regime under Allende.
In spite of increased funding as directed by the 40 Committee, by August 1970 it was clear that the spoiling
operation was not succeeding and that Allende and the UP had garnered such support that Allende was
clearly the leading candidate. High-level concern in the Nixon Administration resulted in development of a
more aggressive covert action initiative. This initiative considered both political action (Track I) and a military
coup (Track II) to prevent an Allende presidency. Both Track I and Track II initiatives ran simultaneously until
Congress elected Allende on 24 October.
The political action program under consideration called for the Embassy and Station to influence the Chilean
Congress as it took up the matter. This involved encouraging Congress to vote for Alessandri for President
in spite of the fact Allende received a slightly higher popular vote. (Allende won 36.3 percent of the vote on
4 September—a plurality, not the majority required by the Constitution to avoid Congressional reaffirmation of
the victory.) The Station and the Embassy, working through intermediaries, urged Frei to use his influence
with Congress to convince non-leftist forces to vote for Alessandri. The scenario was to have Congress elect
Alessandri as President; he would then resign, thereby allowing Frei to run as a candidate against Allende in
a new election.
The Track II initiative called upon CIA to plan for the possibility of arranging Chilean military intervention. On
9 September the Station received guidance from Headquarters directing it to establish direct contact with
Chilean military officers to evaluate the possibilities of stimulating a military coup if a decision were to be
made to do so.
On 15 September President Nixon informed the DCI that an Allende regime in Chile would not be acceptable
to the United States. He instructed the CIA to prevent Allende from coming to power or unseat him and
authorized $10 million for this purpose. The President specifically directed that this action be carried out by
the CIA without advising the Departments of State or Defense or the U.S. Ambassador in Chile. In response
to Nixon’s direction, CIA took a variety of actions, including making overtures to the military of a foreign
government to request its insights, forwarding worldwide propaganda information for placement in local
media, initiating efforts to promote public opposition to Allende among leading newspapers such as El
Mercurio, and contacting a Catholic layman who was in touch with Church leaders in Chile to influence their
attitudes toward Allende. Station officers increased contacts with Chilean military officers. Frei was also
encouraged to use his influence with the military and encourage officers to consider forming a new
government before Congress elected Allende President. By late September it was clear that Frei was
unlikely to act in this manner.
Track II planning was intensified once it became clear that Frei would not act. Between 5-20 October the
Station orchestrated numerous contacts with key Chilean military and Carabinero (national police) officers to
convince them to carry out a coup. The U.S. Embassy’s Army Attaché was placed under operational control
of the CIA Station and relayed similar messages to his military contacts. Four CIA officers were dispatched
under non-official cover to meet with the most sensitive of these Chilean military officers, who were actively
involved in coup plotting.
The Track II initiative failed, however, after the assassination of Army Commander-in-Chief Schneider, whose
death provoked a strong reaction in Chile.
The Schneider Assassination
The US Government and the CIA were aware of and agreed with Chilean officers’ assessment that that the
abduction of General Rene Schneider, the Chilean Army’s Commander in September 1970, was an essential
step in any coup plan. We have found no information, however, that the coup plotters’ or CIA’s intention was
that the general be killed in any abduction effort. Schneider was a strong supporter of the Chilean
Constitution and a major stumbling block for military officers seeking to carry out a coup to prevent Allende
from being inaugurated.
Retired Army General Roberto Viaux was a major coup plotter with support from non-commissioned and
junior officers; he also headed several right-wing civilian groups. After CIA was directed to explore prospects
for a coup to prevent Allende from taking office, a CIA officer established contact with Viaux on 9 October
1970. A second meeting with Viaux resulted in the Station forwarding a request to Washington from Viaux
for weapons, tear gas and other supplies as well as a life insurance policy for himself. In reviewing Viaux’s
proposal, CIA Headquarters determined that his group had no chance of carrying off a successful coup.
Headquarters advised the Station, and during meetings on 17 .18 October a CIA officer told a member of the
Viaux group, that CIA would not entertain their request for support. The officer warned them that any coup
action on their part would be premature. The Viaux representative said the coup was planned for 21-
22 October, and the first step would be to kidnap General Schneider. The Station doubted the plan because
CIA had no corroborative intelligence and Viaux’s group had a record of false starts.
On 22 October the Viaux group, acting independently of the CIA at that time, carried out an attempted
abduction against General Schneider that resulted in his death. Schneider‘s death shocked the armed forces
and civilian proponents of a coup, and plans for military action were shelved.
In addition to Viaux, CIA had established contact with other coup-plotters, including General Camilo
Valenzuela. Valenzuela’s group was well known by the Station and was judged to have the capability to
carry out a successful coup. CIA provided this group—which also saw the abduction of General Schneider
as essential to any coup—three submachine guns, ammunition, and 8 to 10 tear gas grenades on
22 October. (These weapons were later returned unused to the Station.) Valenzuela’s representative
insisted his group had nothing to do with Schneider’s killing and that Viaux acted on his own.
In November 1970 a member of the Viaux group who avoided capture recontacted the Agency and
requested financial assistance on behalf of the group. Although the Agency had no obligation to the group
because it acted on its own, in an effort to keep the prior contact secret, maintain the good will of the group,
and for humanitarian reasons, $35,000 was passed.
Early Allende Presidency
The Congress approved Allende’s election victory by a wide margin—153 to 35—on 24 October. In the wake
of Allende’s inauguration on 3 November 1970, the US Government’s long-term objective was to keep the
opposition active in the hope that it could defeat Allende in the 1976 election. The CIA’s role in Chile was
primarily to provide funds and influence opposition political parties. In 1971, a new covert action was
approved to renew support to the PDC. In 1972, a new covert action project was authorized to provide
support to the National Party and the Democratic Radical Party. CIA’s continuing financial support to the
propaganda mechanisms described above was intended to continue media placements in support of
opposition parties and against the Allende regime. The CIA was instructed to put the US Government in a
position to take future advantage of either a political or military solution to the Chilean dilemma, depending on
how developments unfolded.
The CIA continued to collect intelligence on Chilean military officers actively opposed to the Allende
government, but no effort was made to assist them in any way. Some CIA assets and contacts were in direct
contact with coup plotters; CIA guidance was that the purpose of these contacts was only to collect
intelligence. As coup rumors and planning escalated by the end of 1972, CIA exercised extreme care in all
dealings with Chilean military officers and continued to monitor their activities but under no circumstances
attempted to influence them. By October 1972 the consensus within the US government was that the military
intended to launch a coup at some point, that it did not need US support for a successful coup, and that US
intervention or assistance in a coup should be avoided.
On 21 August 1973 the 40 Committee approved a $1 million supplemental budget to increase support for
opposition political parties, bringing the total amount of covert funding spent during the Allende period to
approximately $6.5 million. In late August the Station requested authorization to provide maximum support
for the opposition’s efforts to encourage the entrance of the Chilean military into the Allende cabinet. The
resignation of Army Commander General Carlos Prats (whose actions were strongly constitutionalist) and his
replacement by General Augusto Pinochet (not a coup plotter, but apparently willing to concede to a coup)
appeared to further unify the Armed Forces and strengthened the institution as a political pressure group.
The UP Government appeared to fear a possible military coup and was unsure how to react to such a
development.
The Station realized that the opposition’s objectives had evolved to a point inconsistent with current US
policy and sought authorization from Washington to support such an aggressive approach. Although the US
Ambassador in Chile agreed with the need for Washington to evaluate its current policy, he did not concur in
the Station’s proposal, fearing that it could lead to a de facto US commitment to a coup. In response, CIA
Headquarters reaffirmed to the Station that there was to be no involvement with the military in any covert
action initiative; there was no support for instigating a military coup.
On 10 September 1973—the day before the coup that ended the Allende Government—a Chilean military
officer reported to a CIA officer that a coup was being planned and asked for US Government assistance.
He was told that the US Government would not provide any assistance because this was strictly an internal
Chilean matter. The Station officer also told him that his request would be forwarded to Washington. CIA
learned of the exact date of the coup shortly before it took place. During the attack on the Presidential
Palace and its immediate aftermath, the Station’s activities were limited to providing intelligence and situation
reports.
Allende’s death occurred after the President refused an offer from the military to take him and his family out
of the country. Available evidence indicates that President Allende committed suicide as putchist troops
entered his offices. A credible source on Allende’s death was Dr. Patricio Guijon, a physician who served on
the President’s medical staff. Guijon was in the Presidential Palace, La Moneda, with Allende during the
assault and claimed that he witnessed Allende shoot himself with a rifle. The Chilean National Commission
on Truth and Reconciliation in 1991 also concluded that Allende took his own life. There is no information to
indicate that the CIA was involved in Allende’s death.
US Business Involvement
As early as the 1964 Chilean Presidential election, American businessmen with interests in Chile had offered
to provide the CIA with funds to prevent Allende from being elected. All of these early offers were rejected.
In early 1970 a Station officer was contacted by a United States businessman employed by International
Telephone and Telegraph (ITT) urging the US government to provide financial support to one of Allende’s
opponents, Jorge Alessandri. The Station provided the businessman the name of an individual who could
securely funnel ITT funds to Alessandri.
Several months later another ITT representative approached the CIA in Washington to probe whether CIA
would accept funds from his company and channel them to the Alessandri campaign. He was told that CIA
could not receive and transfer funds to Alessandri on behalf of a private firm. The CIA also told him that,
although the US Government was most anxious about a possible Allende victory, it was not supporting any
specific candidate in the election. As occurred several months earlier, however, the Station provided this
businessman advice on how to funnel ITT funds securely to Alessandri.
After Allende’s election and before his inauguration, the CIA, under 40 Committee direction, made an effort—
in coordination with the Embassy in Santiago—to encourage Chilean businesses to carry out a program of
economic disruption.

Accession of General Augusto Pinochet to the Presidency
Chile‘s new military Junta—Army General Augusto Pinochet, Air Force General Gustavo Leigh, Navy Admiral
Jose Merino, and Carabinero Chief General Caesar Mendoza—was sworn in on the evening of
11 September 1973. The next day, the four drafted an official document constituting the Junta as Chile’s
supreme power. Pinochet was designated as its first President, and the four verbally agreed to rotate the
office. Shortly after, the Junta established an advisory committee, which Pinochet was successful in staffing
with Army officers loyal to himself. One of their first recommendations was to discard the idea of a rotating
Presidency, arguing it would create too many administrative problems and lead to confusion.
In March 1974, on the six-month anniversary of the Junta’s establishment, Pinochet verbally attacked the
Christian Democratic Party and stated that there was no set timetable for the return to civilian rule. On
18 December 1974 Pinochet was declared Supreme Leader of the nation.
During this period, CIA, in coordination with the Department of State, determined that no new or expanded
covert action activities were to be carried out until the 40 Committee provided new authorization. Although
covert action spending was authorized for previously obligated expenditures and commitments in programs
described above, no new initiatives were authorized. By June 1974 CIA covert action plans for Chile had
been officially terminated, and payments ceased.
Although some of these residual propaganda operations may have benefited Pinochet and the putchists
indirectly, officers of the CIA and the Intelligence Community were not involved in facilitating Pinochet’s
accession to President nor the consolidation of his power as Supreme Leader. For most of the period, CIA
had no covert action authority for Chile. While the CIA had liaison relationships with various security services
over the years, there is no indication that any service asked for, or that the CIA offered, any assistance to
promote Pinochet to the Presidency.

Violations of Human Rights Committed by Officers or Covert Agents and Employees of the CIA
In January 1974 CIA issued a directive to all CIA staff to collect clandestine information on torture in Chile;
this message directed CIA staff to work through all available agents and channels of influence to induce the
Chilean Government to modify repressive measures, particularly to eliminate torture. CIA actively used its
contacts, especially with members of services notorious for human rights abuses, to emphasize that human
rights abuses were detrimental to the government’s credibility within their own country, damaging to their
international reputation, and unacceptable to the US Government. In some cases, such contacts enabled the
CIA to obtain intelligence on human rights abuses that would not have otherwise been available.
Given the wide variety and nature of CIA contacts in Chile, the issue of human rights was handled in various
ways over the years. Some examples:
Before the 1973 coup, the issue of human rights was not addressed in liaison contacts and intelligence
reporting.


One CIA contact was known to be involved in an abortive coup attempt on 29 June 1973, and another was
involved in the successful 11 September 1973 coup.


In October 1973, the CIA had credible information that a high-level contact was involved in specific human
rights abuses; contact was severed.


Although the CIA had information indicating that a high-level contact was a hard-liner and therefore more
likely to commit abuses, contact with him was allowed to continue in the absence of concrete information
about human rights abuses.


CIA maintained indirect contact with a source in close contact with human rights violators. There was no
evidence that the source engaged in abuses, but he almost certainly knew about the practice. The
intelligence value of the contact was sufficiently important that the contact was not dropped.


In the case of an individual about whom the CIA had information concerning a corruption issue that may have
been related to human rights issues, a decision was made to seek contact given his position and potential
intelligence value.


In more than one case, in light of the contacts’ service affiliation and position, it seemed likely that they were
involved in, knew about or covered up human rights abuses. However, because such contacts allowed the
CIA to accomplish its intelligence reporting mission and maintain a channel through which to voice concerns
about human rights abuses, contact was continued.


In a few cases, although the CIA had knowledge that the contact represented a service with a known history
of human rights abuses, contact was continued because refusing such contact would have had a negative
impact on the CIA intelligence collection mission.


In some cases careful checks of contacts’ human rights records were not conducted, and a deliberate risk-
versus-gain decision was not made. In such cases, if a contact was deemed to have intelligence value,
continuing contact was authorized.


Information concerning human rights abuses of then current and former CIA contacts was disseminated to
the intelligence and policy communities.
Relationship with Contreras
During a period between 1974 and 1977, CIA maintained contact with Manuel Contreras Sepulveda, who
later became notorious for his involvement in human rights abuses. The US Government policy community
approved CIA’s contact with Contreras, given his position as chief of the primary intelligence organization in
Chile, as necessary to accomplish the CIA’s mission, in spite of concerns that this relationship might lay the
CIA open to charges of aiding internal political repression. From the start, the CIA made it clear to Contreras
was that it would not support any of his activities or activities of his service which might be construed as
“internal political repression.” In its contacts with Contreras, the CIA urged him to adhere to a 17 January
1974 circular, issued by the Chilean Ministry of Defense, spelling out guidelines for handling prisoners in a
manner consistent with the 1949 Geneva Convention.
The relationship, while correct, was not cordial and smooth, particularly as evidence of Contreras’ role in
human rights abuses emerged. In December 1974, the CIA concluded that Contreras was not going to
improve his human rights performance. However, Contreras’ assistance in the first quarter of 1975 in gaining
the release of some PDC members who had been arrested and mistreated by another Chilean security
service offered small hope that he would use his influence to end abuses. In retrospect, however, Contreras’
role in this effort probably reflected interservice rivalry and Contreras’ personal efforts to control the entire
Chilean intelligence apparatus.
By April 1975, intelligence reporting showed that Contreras was the principal obstacle to a reasonable human
rights policy within the Junta, but an interagency committee directed the CIA to continue its relationship with
Contreras. The US Ambassador to Chile urged Deputy Director of Central Intelligence Walters to receive
Contreras in Washington in the interest of maintaining good relations with Pinochet. In August 1975, with
interagency approval, this meeting took place.
In May and June 1975, elements within the CIA recommended establishing a paid relationship with Contreras
to obtain intelligence based on his unique position and access to Pinochet. This proposal was overruled,
citing the US Government policy on clandestine relations with the head of an intelligence service notorious
for human rights abuses. However, given miscommunications in the timing of this exchange, a one-time
payment was given to Contreras.
In addition to information concerning external threats, CIA sought from Contreras information regarding
evidence that emerged in 1975 of a formal Southern Cone cooperative intelligence effort—“Operation
Condor”—building on informal cooperation in tracking and, in at least a few cases, killing political opponents.
By October 1976 there was sufficient information that the CIA decided to approach Contreras on the matter.
Contreras confirmed Condor’s existence as an intelligence-sharing network but denied that it had a role in
extra-judicial killings.
Former Allende cabinet member and Ambassador to Washington Orlando Letelier and his American
assistant, Ronni Moffit, were killed in a carbombing in Washington on 21 September, 1976. Almost
immediately after the assassination, rumors began circulating that the Chilean government was responsible.
CIA’s first intelligence report containing this allegation was dated 6 October 1976. During October 1976, the
Department of Justice and the CIA worked out how the CIA would support the foreign intelligence (FI)
aspects of the legal investigation. At that time, Contreras’ possible role in the Letelier assassination became
an issue.
By the end of 1976, contacts with Contreras were very infrequent. During 1977, CIA met with Contreras
about half a dozen times; three of those contacts were to request information on the Letelier assassination.
On 3 November 1977, Contreras was transferred to a function unrelated to intelligence so CIA severed all
contact with him.
Nonetheless, CIA intelligence reporting continued to follow Contreras’ activities closely. After a short struggle
to retain power, Contreras resigned from the Army in 1978. In the interim, CIA gathered specific, detailed
intelligence reporting concerning Contreras’ involvement in ordering the Letelier assassination. While some
of this material has been released, some remains classified and another portion has been withheld at the
request of the Department of Justice, which continues to pursue the investigation.
Intelligence Reporting
Throughout the post-coup period, the CIA collected and disseminated to the intelligence and policy
communities extensive reporting concerning human rights issues in Chile. Some of this information came
from contacts with mixed reputations. The intelligence included a wide variety of information, including:
Debates in 1973-88 within the Chilean military and security services about the appropriate level of force to be
used in confronting what they viewed as the subversive threat posed by leftist political groups and splinter
terrorist organizations;
The identities and activities of sub-units within the Chilean security forces charged with conducting special
political activities or activities against the left, and whose association with extremist groups with violent
tendencies made them most prone to systemic abuses;
Debates within leftist political groups and splinter terrorist organizations concerning the use of violence in
confronting the government; and
Training, capabilities, readiness and deployment of the various “self-defense” groups within the Socialist and
Communist Parties of Chile and splinter terrorist organizations of the Movement of the Revolutionary Left, the
Manuel Rodriguez Patriotic Front and the Lautaro Youth and Worker/Peasant factions of the United Popular
Action Movement.
In the days and months immediately following the 1973 coup, the CIA provided extensive reporting on what
the government characterized as activities necessary to restore order. There were widely varying reports on
the numbers of persons killed and arrested. CIA reporting confirmed that the military was deliberately not
disclosing accurate figures and detailed the differing opinions within the military Junta regarding whether to
summarily execute extremists and subversives or allow them trials and sentencing. There was also
extensive reporting on:
Application of “military justice” to civilian detainees and the types of punishment they were likely to face;
Prison camp locations and the names of specific persons being held in them, including the fact that some of
these locations were secret;
Efforts of leftists to flee the country or gain asylum in foreign embassies; and
Assessments of the effect government repression was having on the left’s capabilities and efforts to regroup.
CIA also received information on “Plan Z”—purportedly drawn up by Allende’s Popular Unity coalition in the
late period of the Allende Government to assassinate important political and military persons opposed to its
leftist agenda. When allegations of the existence of “Plan Z” first surfaced, the CIA noted that it probably was
disinformation manipulated by the Junta to improve its image and to provide justification for its activities.
Allegations that reports about “Plan Z” were part of a joint CIA-Chilean operation are inaccurate, although
military officers with whom the CIA had contact prior to the 1973 coup were involved in the drafting the “White
Book,” in which allegations of “Plan Z” were a main feature.
The CIA first reported human rights abuses by the Junta on 15 September 1973, just days after the coup.
CIA reported that the Chilean security interrogation units were dealing with suspected opponents in an
extremely rigorous manner. A 22 September report noted that prisoners at the National Stadium were
harshly treated in the first days after the coup. On 28 September, CIA reported that 27 cadavers, some
showing signs of torture and mutilation, had been recovered from the Mapocho River. On 9 October, the CIA
reported that Soviet non-diplomatic technicians in Chile had been repeatedly threatened and verbally
abused; some of those later tried were beaten or injured. On 25 October, CIA reported that General Sergio
Arellano Stark had given instructions resulting in the summary execution of 21 political prisoners. On 3
November, the CIA reported that, despite a government decree to end summary executions, 20 bodies were
found shot in the San Carlos Canal. On 12 November, the CIA reported concerns within the PDC about
human rights abuses. On 18 January 1974, CIA reported that Chilean politicians across the political
spectrum were weighing the possibility of bringing the issue of government human rights abuses to the
attention of the United Nations Commission on Human Rights.
It was apparent that the 17 January 1974 Chilean government circular prohibiting torture and providing
instructions for the handling of prisoners was a public relations ruse. CIA reporting indicated that the Chilean
security forces did not, and probably would not, observe the stated policy. Although the State Department
and Embassy had the primary role in human rights reporting, the clandestine nature of Chilean security
services’ human rights practices required CIA collection efforts. In late January 1974, the CIA directed that
all appropriate CIA officers task their clandestine assets to report on torture in Chile.
Over the next 17 years, the CIA reported information available from its contacts concerning human rights
abuses in Chile. As the left later regained strength, intelligence reporting included the plans, intentions,
capabilities and terrorist acts of the left. During the transition from military to civilian rule, intelligence
reporting followed the political issue of how human rights investigations and prosecutions would be handled.
A review of CIA’s files has uncovered no evidence that CIA officers and employees were engaged in human
rights abuses or in covering up any human rights abuses in Chile.
Death/Disappearance of US Citizens
Allegations of CIA complicity in the death of American citizen Charles Horman, Jr.—an expatriate who
supported Allende and was murdered in the aftermath of the coup in 1973—are unfounded. Similarly, CIA
had no prior knowledge of the circumstances leading to the death in Chile of US citizen Frank Teruggi in
1973 or the disappearance of US citizen Boris Weisfeiler in 1985.
Nevertheless, some clandestine contacts of the CIA were involved in human rights abuses. The CIA, at the
direction of and with the full concurrence of senior US policymakers, maintained official contacts with various
security services. At the same time, the CIA maintained clandestine contacts with selected members of the
Chilean military, intelligence and security forces, both to collect intelligence and carry out the covert actions
described above. There is no doubt that some CIA contacts were actively engaged in committing and
covering up serious human rights abuses.
As a result of lessons learned in Chile, Central America and elsewhere, the CIA now carefully reviews all
contacts for potential involvement in human rights abuses and makes a deliberate decision balancing the
nature and severity of the human rights abuse against the potential intelligence value of continuing the
relationship. These standards, established in the mid-1990s, would likely have altered the amount of contact
we had with perpetrators of human rights violators in Chile had they been in effect at that time.

                                         Traduzione di alcuni passi
Coinvolgimento della CIA in Cile dal 1970
 1.[…] Il nostro ruolo durante la campagna elettorale [delle elezioni presidenziali del 1970] si limito' ad una
campagna denigratoria contro Allende e la sua coalizione Unidad Popular (UP). Il 4 settembre 1970 Allende
ottenne il 36.3% del voti popolari, con 40.000 voti in più di Alessandri (34.9%) […]. A meta' settembre
l'Agenzia fu autorizzata dal Comitato 40 a lavorare con l'ambasciatore Korry per persuadere il congresso
cileno ad eleggere Alessandri piuttosto che Allende nel ballottaggio al congresso del 24 ottobre. L’agenzia
ricevette anche l'istruzione di lavorare indipendentemente nella direzione
di un colpo di stato militare all'insaputa del Comitato 40, del Dipartimento di Stato e dell’ambasciatore.
 […]


Dopo la vittoria di Allende
4. Le elezioni di marzo del congresso indicano che il programma rivoluzionario di Allende attrae una parte
considerevole dell'elettorato cileno, che sì e' polarizzato lungo linee di classe. Nonostante l'inflazione
rampante e gravi mancanze di beni di consumo, i ceti meno abbienti hanno sostenuto il governo anche in
zone dove i partiti dell'opposizione avevano un seguito considerevole. I risultati elettorali hanno dato un
incoraggiamento psicologico a UP, che adesso si sente abbastanza forte da spingere per una accelerazione
del processo rivoluzionario. Il governo si e' mosso con grande efficacia per ottenere il controllo assoluto
dell'economia. In termini di proprietà o controllo dello stato, molti aspetti della rivoluzione socialista sono già
irreversibili. Ciò che resta del settore privato crede di andare incontro alla distruzione nel prossimo futuro a
meno che le forze armate non siano indotte ad agire.
[…]

Le iniziative possibili per rovesciare Allende
 […]
 10. Vi sono due ostacoli principali per la realizzazione con successo del tipo di intervento militare
caldeggiato dai settori privati e dai leader dei partiti PN e PyL. Il primo e' il PDC, il secondo sono le stesse
forze armate. […]
 11. Sembrano esserci due opzioni di azioni segrete per i prossimi 6-12 mesi. La prima e' intraprendere un
programma progettato per provocare i militari all'azione. La seconda e' sostenere e rafforzare i partiti di
opposizione ed il settore privato, controllando al tempo stesso i futuri sviluppi per vedere se l'insoddisfazione
popolare per il regime di Allende crescerà sino al punto in cui l'intervento militare diventi una possibilità
praticabile.
 […]

Oggetto: Proposta di supporto finanziario per il settore privato cileno
Data: 25 agosto 1973
Da: K.B. Colby
A: Assistente del Presidente per gli Affari di Sicurezza Nazionale e
Assistente del Segretario di Stato per gli Affari Inter - Americani

1. Il 20 agosto 1973, il Comitato 40 ha approvato il finanziamento di 1 milione di dollari fino a Luglio 1974 per
sostenere i partiti politici cileni di opposizione ed il settore privato. XXXXX
2. Il Cile continua ad essere in uno stato di crisi e la pressione sul Presidente Allende ed il suo governo sta
crescendo. Allende e le sue forze sembrano essere sulla difensiva, sembrano temere un colpo di stato e
sembrano insicuri della loro capacita' di gestirlo quando succederà. E' un periodo cruciale nel processo
rivoluzionario promosso dal governo di Allende. Mentre gli elementi chiave della
situazione sono senza dubbio i militari, la sinistra e Allende, la pressione dell'opposizione e' un elemento
essenziale del quadro ed incoraggia i militari nella loro resistenza ad Allende ed alla sinistra.
3. In questa situazione, il Comandante della Stazione CIA di Santiago ha raccomandato il 24 agosto che sia
fornito
un supporto finanziario all'opposizione, a partire dal settore privato, al fine di mantenere la pressione su
Allende e di sostenere alcuni degli scioperi in corso. […]
4. La stazione di Santiago non collaborerebbe direttamente con le forze armate in un tentativo di colpo di
stato, ne' supporterebbe le forze di opposizione nel loro complesso ad avere questo come obbiettivo
primario.
Tuttavia c’è un ampio consenso dell’opposizione per un'entrata massiccia dei militari nel governo di Allende
con poteri reali come obbiettivo attuale.


Dopo il golpe: la CIA è conoscenza delle torture e se ne “preoccupa”

Circolare emessa il 17 gennaio 1974

 1. Appena ricevuto XXXXX, che descrive la circolare emessa il 17 gennaio che proibisce torture e fornisce
istruzioni per trattare i prigionieri; e' incoraggiante.
Tuttavia il rapporto che membri del PDC sono stati recentemente picchiati e sottoposti a scosse elettriche da
SIM, insieme ai rapporti della stampa contenenti affermazioni simili (cfr. articolo del New York Times del 25
gennaio) dettano una ovvia e profonda preoccupazione.
2. Oltre a considerazioni morali, l'uso della tortura (e quindi le proteste del PDC) gioca direttamente a favore
di russi, comunisti, UPC e di altre forze che stanno cercando di mobilitare l'opinione pubblica mondiale
contro la giunta. L'utilizzo documentato della tortura rende verosimilmente più difficile per noi e per altre
nazioni occidentali estendere gli aiuti economici al Cile. Come indicato in XXXXX […]
3. Si suggerisce che relazionare sulle torture sia una richiesta principale per tutte le stazioni dato che
probabilmente diventerà un argomento caldo, con denunce e dinieghi esagerati. Siamo consapevoli che la
stazione sta già lavorando con tutti gli agenti disponibili per indurre GOC a modificare misure repressive
eccessive, compresa la completa eliminazione della tortura.
4.XXXXX

								
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