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Storia del vino in età antica

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Storia del vino in età antica Powered By Docstoc
					Storia del vino in età antica


              Autore:
       prof. Marco Migliardi
          Sommelier AIS
                  Indice
• Dalla preistoria alla Storia
• Gli Egiziani
• I Greci
• Gli Etruschi
• I Romani
… conclusione e Bibliografia

                         Nota: l’asterisco in una slide indica
                                         *
                         la presenza di una nota
                 Le origini
• La vitis vinifera ha 50 milioni di anni
• “Partì” dall’India si espanse in Asia e in
  Mesopotamia. In seguito in tutto il
  Mediterraneo.
• L’origine del termine vino è la parola sanscrita
  “Vena” = amare, da cui: Venere
• Evidente poi l’analogia tra vite = vita
• La coltivazione della vite è Neolitica, prima
  cresceva spontanea
            Primi reperti 1
                      • 1996 Mary Voigt scopre nel
                        villaggio neolitico di Hajji
                        Firuz Tepe nei monti
                        Zagros una giara di 9 litri
                        con residui di uva e vino
Giara di Firuz Tepe     datata 5100 anni a.c.
                      • Ma il primo vino venne
                        forse fatto per caso 10000
                        anni fa nel Caucaso
                      • I primi vitigni sembra siano
                        stati il Muscat e il Syrah
                Prime citazioni
• Nell’epopea di Gilgamesh,
  mitico re sumerico del 4000
  a.c., c’è forse la prima
  citazione ufficiale del vino *
• Poi c’è la Bibbia che fa
  risalire a Noè la prima vite     “Ebbrezza di Noè” di Michelangelo e di Bellini
  piantata dopo il diluvio e
  anche… la prima
  ubriacatura
  (Genesi 9)
• La natura sacra del vino è
  presente in ogni cultura
           Altre testimonianze
• Al 2.300 a.C. risalgono i primi documenti sulla coltivazione
  della vite e la produzione di vino, provenienti da Ebla
• I ritrovamenti nella cantina di Godin Tepe nell’Iran
  dimostrano che il vino era prodotto fin dalla metà del III mill.
• Da questo periodo le voci "uva", "uve essiccate", "vino", sono
  sempre più numerose nei testi cuneiformi mesopotamici
• Durante i secoli XIV e XIII numerose sono le citazioni
  letterarie provenienti dalle città-stato cananee ("...beviamo un
  calice di vino, nella coppa d’oro il sangue della vite.")
• L’iconografia mesopotamica illustra i diversi aspetti della
  vendemmia e della vinificazione, mettendo in evidenza il
  carattere elitario e rituale di questo consumo.
La diffusione del vino
               Il primo vino
• Nacque per caso, da una fermentazione
  spontanea dovuta ai lieviti presenti sulla buccia
  degli acini
• Si produceva dapprima da vitigni spontanei,ed
  era probabilmente molto aspro
• Ma serviva come base per altri tipi di bevanda
• Vi si aggiungeva infatti acqua (a volte di
  mare!), miele, aromi, pece (!)
• Spesso anche resina, che veniva usata per
  rendere più impermeabili i contenitori d’argilla
                   L’Egitto
• Noti come produttori di birra ricavata dall’orzo, gli
  Egiziani coltivarono anche la vite nel delta del
  Nilo. Diversi affreschi a Tebe testimoniano la
  lavorazione della vite
• Il vino era prevalentemente rosso, era conservato
  in anfore e veniva usato spesso per riti religiosi *
        Vino, bevanda sacra
• Valenza spirituale: veniva consumato
  solo in cerimonie religiose e l’uso era
  riservato ai potenti
• Le viti erano coltivate solo nei terreni di
  proprietà del tempio o dei sacerdoti
• La vendita era vietata proprio per
  sottolineare la sua preminenza religiosa e
  sacrificale rispetto alla birra
            Le anfore egiziane
• Collo stretto e due
  manici, facili da
  trasportare in nave
  (saranno simili in ogni
  epoca antica)
• Chiuse ermeticamente e
  con dei sigilli che         Anfora egiziana col suo tappo e (sotto)
  riportavano il nome del              iscrizione sul sigillo

  faraone e i dati sul vino
  (zona di produzione,
  annata, tipologia,
  giudizio)
    Il bacino del Mediterraneo
• Dall'Egitto la vinificazione si diffuse tra Ebrei,
  Arabi, Fenici e Greci. Questi ultimi due popoli
  contribuirono alla diffusione del vino nel Med.
  Occidentale
• Ma ogni regione del Med. ha prodotto vino in
  un periodo della sua storia, e tra queste la
  Mesopotamia, che non ha certo il clima giusto
• Le uve provenivano probabilmente dal Nord e
  venivano trasportate in botti di legno di palma
  fino a Kish y Ur, l’attuale Babilonia
• Il legno di palma non si può lavorare e quindi è
  probabile che venisse scavato il tronco al suo
  interno per ricavarne un contenitore.
    La civiltà minoico-micenea
• I cretesi coltivarono e
  commerciarono il vino
• Gli Achei importarono da loro le
  tecniche di coltivazione della
  vite e dell'ulivo (Micenei)
• Agli Achei seguì una fase di
  barbarie ricordata come
  "medioevo ellenico« (Dori)
• La rinascita si ebbe verso l'VIII
  secolo a.C. quando nacquero le
  polis, ricomparve la scrittura e
  rifiorirono tutte le attività tra cui
  anche l'agricoltura.
              Le colonie
• Ma grazie alla fuga degli Achei erano
  nate le prime colonie nella Magna Grecia
• I Greci portarono così le vigne in Nord
  Africa, Andalusia, Provenza, Sicilia e
  Italia Meridionale *
• E subito si svilupparono efficaci tecniche
  di viticoltura (viti basse)
• E’ greca anche l’invenzione del torchio da
  vino (100 a.c.)
 La lavorazione del vino in Grecia
• Dopo la pigiatura, il       1. Veniva aggiunta la resina
  mosto veniva travasato         oppure venivano fatti degli
                                 infusi con i rami di pino e di
  in giare rivestite             cipresso
  all'interno con la pece e   2. potevano essere aggiunti
  qui fatto bollire fino a       anche mandorle amare,
  ridurlo circa della metà.      zafferano, trifoglio, succo di
• Le giare venivano chiuse       mirtilli schiacciati o di
                                 sambuco.
  con uno strato di olio.
                              3. Per chiarificare il vino i Greci
• Molti interventi               polverizzavano gusci di
  venivano fatti per             lumache e conchiglie,
  migliorare il corpo del        cristalli di sale, ghiande,
  vino, per facilitare la        noccioli di oliva o
                                 aggiungevano pece
  stagionatura e per          4. Talvolta immergevano nel
  rafforzarne il sapore:         mosto una torcia accesa o un
                                 ferro incandescente.
                 Il vino greco
• Sicuramente aveva un gusto
  assai diverso da oggi
• Si preferiva il vino molto
  dolce prodotto con uva
  appassita
• Spesso la dolcezza veniva
  concentrata mediante
  l'ebollizione che riduceva la
  quantità d'acqua
• Per la conservazione si
  usava la resina (Retsina)       Un satiro ed un fauno stanno preparando la
                                  mistura di vino ed acqua.
                Le coppe da vino
• La kylix è una coppa in ceramica,
  dell'antica Grecia, utilizzata per
  bere il vino
• Raggiunse il massimo della
  diffusione a partire dalla fine del
  VI secolo fino al IV secolo,
  quando il kantharos divenne la
  coppa da vino più diffusa.




                                               Un giovane si accinge a riempire di
                                                   vino la sua Kylix. 490 a.c.

                        Kantharos attico del 420 a.c.
                       Il simposio
• Il vino anche in Grecia aveva carattere divino,
  in quanto dono di Dioniso agli uomini
• Il suo consumo doveva sottostare ad alcune
  regole che lo rendevano un vero e proprio
  rituale posto sotto il controllo del dio
• La regola principale era che non si doveva mai
  bere da soli ma in gruppo: nel Simposio
• Tale cerimonia si diffuse anche in Italia e la
  sua popolarità rimase intatta per secoli
• Il vino veniva mescolato ad acqua ed era
  contenuto nel cratere al centro della sala.
• Il compito della diluizione spettava al
  "simposiarca"che guidava anche la
  conversazione
• Il proverbio "in vino veritas" è attribuito al
  poeta Alceo, e si riferiva all'azione liberatrice
  del vino che agevola la comunicazione
Il Kottabos
      • Il Kòttabos o Cottabo era
        un gioco molto diffuso
      • Consisteva nello
        scagliare le ultime gocce
        di vino rimaste nella
        tazza per colpire dei
        piattelli collocati su
        un'asta
      • I piattelli erano posati in
        equilibrio precario e con
        la goccia bisognava farli
        cadere
      • Significato augurale
        La bevanda di Dioniso
• Il vino era anche una bevanda
  sacra e le si dedicavano versi e
  poemi (Omero)*
• La mitologia greca riconosceva
  anche un dio del vino, Dioniso
  (Bacco a Roma, Fufluns fra gli
  Etruschi)
• L'iniziazione al culto di questa
  divinità prevedeva bere del vino e
  in suo onore si celebravano le
  cosiddette “orge dionisiache”        Nascita di Dioniso
                                       dalla coscia di Zeus
                       Dioniso
• Sembra che Dionisio fu
  rapito dai pirati etruschi
  mentre viaggiava verso
  l’Italia
• Egli dimostrò la sua
  divinità miracolosa
  facendo nascere e
  arrampicare una vite
  sull’albero della nave
• Poi trasformò i pirati in
  delfini.
  Un pittore raffigurò la
  scena nel 550 a.C.
                        I satiri




• Questa anfora del 540 a.C. fu decorata da Amasi di Atene,
  mostra dei Satiri impegnati nella vendemmia. Un satiro
  raccoglie l’uva, un altro la pigia in un tino dal quale il mosto
  cola direttamente in un recipiente interrato dove avverrà la
  fermentazione, altri tre si occupano della cantina.
                   Il poeta Alceo
                                       (a sin) il poeta Alceo.
• Spesso compare il vino nelle sue     (sotto) Coppa a figure
  poesie. In un frammento              rosse di Epèleios, Ca.
  descrive un gelido scenario          510 a.C un
  invernale che viene addolcito        personaggio imberbe
  dall'atmosfera intima del            mischia il vino con
  simposio*                            l'acqua con uno
                                       skyphos
• In altri versi invita a bere senza
  moderazione**
• Il vino garantiva la verità dei
  pensieri, in cui si rivelava la
  sincerità dell'amico ***
• E il brindisi doveva sottolineare
  i rari momenti di felicità****
  come la morte del tiranno
       Il vino e i filosofi greci
• Per (Socrate) Platone il vino è la giusta premessa
  alla meditazione filosofica perché consente di
  portare alla luce la verità nascosta
• Aristotele ha una posizione opposta: il vino
  annebbia il ragionamento ed è un’aggravante di
  eventuali reati
• Pertanto consiglia di bollire il vino per
  alleggerirlo dell’alcool e predica la necessità
  della giusta misura
• Con Plutarco il giudizio sul vino si fa ancora +
  severo: rifiuta il vino se vuoi essere un filosofo *
      Il vino in Magna Grecia
• I Greci giunti nell’Italia meridionale la
  chiamarono Enotria, dal nome dei pali che
  sostengono la vite
• Ciò dimostra che la vite era già presente
• In Sicilia fu portata infatti dai Fenici 2000 anni
  a.c. e vi introdussero anche nuovi modi di
  vinificazione
• In tutta la Magna Grecia la vite si espanse
  velocemente, addirittura a Sibari i Greci
  costruirono un enodotto che convogliava il vino
  fino al porto
          Il Vino in Nord Italia

• Il vino si era diffuso dopo
   l’VIII sec. anche al nord
   grazie ad un clima + mite
• Ritrovamento di vinaccioli
• In Veneto si sono ritrovate
   delle situle, sorta di vasi
   vinari, in bronzo o in
   terracotta
• Si producevano tutti i tipi di vino: bianco, rosso, secco,
abboccato, leggero, pesante… e molto dipendeva dai metodi
di coltivazione
I grandi vini italici venivano da piante ad alto fusto
                   Gli Etruschi
• Il salto di qualità del vino
  italico lo si deve però agli
  Etruschi
• E’ certo che dalla Toscana
  esportarono viti e tecniche
  in tutta l’Italia del Nord, tra
  cui l’alberata, la vite che
  cresce fino a 15 m. legata ad
  un albero tutore
• Anche il nebbiolo
  piemontese è originario da
  innesti etruschi
                Le due culture
• Confine culturale tra le
  zone a viticoltura di
  ispirazione greca e quella
                                    Vite greca
  etrusca :
• Al Sud vitigni pregiati di
  origine orientale, con
  forme di allevamento a
  basso ceppo e potatura
  corta.                         Alberata etrusca e
                                  (sotto) a pergola
• Al centro-nord la vite
  allevata su tutore vivo,
  con la potatura lunga
                 Il vino etrusco
• Numerosi erano i vitigni degli Etruschi
   – Sopina, Etesiaca, Talpona,ecc… tutte elencate da Plinio il
     Vecchio e che oggi sono scomparse
• Preparazione:
   – Il primo mosto veniva in genere consumato subito
   – il restante veniva versato in contenitori di terracotta con le
     pareti interne coperte di pece o di resina
   – Il liquido veniva lasciato riposare, schiumato per sei mesi
   – a primavera veniva filtrato e versato nelle anfore
   – Il liquido così ottenuto veniva mescolato, all'interno di
     crateri, con acqua e miele, e travasato nelle coppe dei
     commensali.
La Toscana
      • La vite forse era già presente
        prima degli Etruschi e non fu
        quindi portata dai Fenici
      • Gli E. “l’addomesticarono”
      • Col vino si onoravano i
        morti, insieme alla danza e ai
        flauti.
      • Numerose le pratiche
        religiose in onore di
        "Fufluns" (Bacco), dio del
        vino
    Danze e libagioni in onore di Fufluns
               La società etrusca
• Sugli affreschi etruschi, si vedono                     Càntaro
  coppie che brindano e su un vaso                        etrusco
  ritrovato a Chiusi, è possibile
  vedere una donna che porge un
  Càntaro a due uomini seduti
• Contrariamente a quanto avverrà
  presso i Romani (il re Numa
  Pompilio, pur essendo un
  produttore di vino, vieterà alle
  donne di bere durante le libagioni)
  le donne etrusche godevano di
  enorme libertà, bevevano vino e
  partecipavano ai banchetti
  conviviali, adagiate sui "klinai"
  accanto al loro uomo.
• Il vino etrusco era particolarmente
  apprezzato e fu cantato da molti
  poeti latini *                        Affresco della tomba dei Lepidi,
                                        Tarquinia.
                I commerci
• Il commercio del vino fu molto importante
  specie tra il 625 e il 475 a.C. Lo si usava come
  moneta di scambio per ottenere materie prime
  (metalli, sale, schiavi)
• I commerci avvenivano in gran parte via mare
• Appassionati del vino etrusco furono i Celti, gli
  antichi abitatori della Gallia meridionale.
• Fiorente fu il commercio con loro come è
  testimoniato dal numeroso materiale etrusco
  rinvenuto nelle tombe celtiche. *
• Nei banchetti, i principi celti utilizzavano lo
  stesso vasellame da vino che si usava in Etruria.
       Le 3 fasi del commercio

• Fase a: colonizzazione fenicia
  e micenea, commercio del
  vino per utilizzi elitari e
  religiosi,
• Fase b: espansione
  commerciale greca dei secoli
  VII e VI a.C., soprattutto
  provenienti dalla costa
  asiatica, da Samo e da Focea.
• Fase c: Si diffonde in
  Occidente, anche grazie agli
  Etruschi, il mito del vino,
  come testimoniano i simposi
  dedicati soprattutto a Dioniso.
                         Roma
• Fin dai primi contatti con gli
  Etruschi, e ancor più dopo la
  conquista del 351 a.c., i Romani
  cominciarono ad apprendere la
  vinificazione
                                          Trasporto di birra e vino. Stele
• Col passar del tempo la qualità         funeraria romana, I sec.d.C.
  assunse livelli molto elevati
• In età imperiale le tecniche e le viti vennero esportate in
tutti i territori conquistati, anche in Britannia, specie lungo i
corsi dei fiumi
La diffusione della vite nel 100d.c.
           La cultura vinicola
• Venne favorita anche da un'ampia letteratura:
   – Marco Porcio Catone, "De agricoltura »
   – Marco Terenzio Varrone "Res rusticae«
   – Plinio il Vecchio, « Naturalis Historia » dedica
     capitoli interi alla potatura delle viti, alla
     concimazione, alle malattie e alle numerazioni delle
     qualità dei vitigni
   – Lucio Moderato Columella "De re rustica" in cui
     sono esposti anche concetti biologici e direttive
     tecniche ancora oggi considerati validi ed efficaci.
   – Grandi poeti come Virgilio, Tibullo, Ovidio,
     Marziale, Catullo, Giovenale e Orazio.
                       I vitigni
• Notevole patrimonio varietale
• Vitigni da tavola e da vino
• Questi erano distinti in tre classi
  a seconda della qualità
• Plinio distingue tra circa 80 vini
  di alta qualità, destinati alla
  nobiltà, e un centinaio di vini di
  media e bassa qualità, destinati
  per lo più alla plebe
    I migliori vini
                 a)   Raeticum
a
                 b)   Albanum
                 c)   Caecubum
                 d)   Falernum
                 e)   Pompejanum
    b
        c        f)   Mamertinum
            de
                 •    Alcuni richiedevano
                      lunghi
                      invecchiamenti come
             f        l’Opimiam: bevuto
                      dopo 125 anni!
              Il Falernum
• Marziale scrive un catalogo di vini, ben
  assortito e di grande valore documentario
• Fra tutti primeggia il Falerno, il re dei
  vini, rosso e passito, addolcito col miele e
  sempre molto invecchiato
• Viene invece ripudiata e definita rozza la
  pratica di bere vino schietto *
         Com’era il vino romano?
                                 • Sempre diverso dal nostro
                                 • Solo nell’ultimo secolo
                                   dell’Impero assunse caratteristiche
                                   + simili a oggi
                                 • Si teneva ad invecchiare in soffitta
                                   (come il Madeira) oppure al sole
                                   (Banjuls)
                                 • Il Falerno invecchiava 10 anni, il
                                   Pompejano anche 25
                                 • Dovevano quindi essere densi,
                                   amari, eccessivamente alcolici,
                                   quasi sempre stravecchi e sempre
Bacco in un affresco pompeiano     diluiti con acqua o neve in estate*
                Usi e costumi
• Produttori e commercianti ricorrevano spesso alle
  sofisticazioni.
• Si aggiungeva al vino cenere, sale, scaglie di ostriche
  tritate e persino acqua di mare. Questi "additivi"
  dovevano avere lo scopo di garantire la conservazione.
• Marziale parla di un mercante che al vino (grossolano)
  di Sorrento, mescolava gli avanzi di vini pregiati di
  Palermo, ottenendo un prodotto di qualità discutibile ma
  di sicuro guadagno.
• In genere preferivano bere il vino freddo mentre quelli
  che si servivano nei pranzi, venivano sottoposti ad una
  filtrazione, usando un panno di lino in cui si poneva
  della neve, rendendoli freschi ma anche indebolendoli e
  falsandone quindi il sapore originale *
                   Quanto costava
• Fiorente era il commercio del vino
• Nelle città romane troviamo:
    – le mensae vinariae, (vendite di vino al
      minuto)
    – le tabernae vinarie (botteghe da vino)
    – i thermopolium (attuale bar)
• Una lapide del 300d.C. riporta il
  costo del vino: 10 lire al litro per
  il vino comune da pasto e 30 lire
  per il Falernum.
• Ma da scritti antichi risulta che
  Trimalcione pagò per un
  Falernum invecchiato 100 anni
  la somma di circa quattro-                    Un banchetto romano
  cinquemila lire il litro.
                  Chi beveva
• Naturalmente solo i
  patrizi potevano bere
  durante i pasti, adagiati
  sui triclini
• + raro fuori pasto tranne
  che per bere alla salute
  degli amici
• Si usava bere tante coppe
  quante le lettere del
  nome della ragazza
  amata*
• E con una coppa di vino
  si cancellavano le
  preoccupazioni**             triclinio
         Terminologia vinaria
• "calcatorium" dove le      • "tabulatum" luogo fresco
  uve venivano schiacciate     dove si portavano i vini
• "lixivium", il mosto         stagionati
  vergine                    • "simpulum" mestolo per
• "calcatores" quelli che      versare il vino nei bicchieri
  fanno la pigiatura         • "pàtera", ampio e basso
• « circumsitum » il vino      vaso
  dell’ultima spremitura     • « phiala" una coppa larga,
• "dolium" recipiente che      simile al kantharos greco, il
  contiene il mosto            contenitore più usato.
• "aphoteca" la soffitta     • "Arbiter Bibendi » colui
  dove stagionava il vino      che decideva la quantità
                               d’acqua da aggiungere al
                               vino
                        Oggettistica



Dolium romano che poteva
contenere fino a 1200 litri di mosto




                                         Simpulum   Phiala



                                Patera
         Come si conservava
• Non si faceva uso del
  vetro
• Come i Greci
  usavano le anfore di
  terracotta conservate
  spesso in cantine
• In Gallia si usavano
  già piccole botti di    Anfore romane

  legno da 35 litri
La cantina romana del console Scaurus
              II sec. a.c.
                  • Le “cellae vinariae”sono a
                    nord affinché il sole non
                    riscaldi il vino
                  • Si evita la presenza di letame,
                    radici, bagni, forni e fogne,
                    per paura che la loro vicinanza
                    alteri il gusto del vino
                  • Invece si profumano con la
                    mirra i vasi per dare buon
                    gusto al vino e il locale
                  • La cantina conteneva 300mila
                    anfore di quasi 195 specie di
                    vino
                  • le anfore troppo panciute
                    erano proibite
     Il vino e il Cristianesimo
• Dal 380 d.c. il Cristianesimo è
  la religione ufficiale
  dell’Impero Romano
• Il C. aveva come simboli
  quelli della cultura
  mediterranea dove si era
  sviluppato: pane, olio e vino
• Ritornano ad essere alimenti
  sacri (il miracolo eucaristico)
  in rottura con la tradizione
  ebraica che vietava gli
  alimenti fermentati
            Verso il Medioevo
• Il Cristianesimo va visto quindi
  come continuatore della cultura
  materiale romana e come mezzo
  per un’ulteriore diffusione del
  vino in Europa
• I primi monaci del IV-V sec.
  portavano sempre nei nuovi
  monasteri che fondavano la
  cultura della vite.
• Grazie a loro il vino sopravvisse
  al periodo + oscuro: il Medioevo
                   La Cina
• Anche in Cina si ha la presenza della vite
  selvatica già 2000 anni a.c.
• I primi documenti storici risalgono però solo
  alla dinastia Han (206 a.c. – 220 d.c.)
                                                  Coppe da vino
                                                  del XII sec.
                                                  a.c.

                                                  Jia
                                                  Fu Wu
                                                  Hu
        Le zone di produzione
• In origine il vino
  d’uva si produceva                        Hu: IV sec. a.c.

  solo nelle regioni
  occidentali
• Il suo uso era
  riservato alle classi
  ricche ed era
  considerato un bene
  di lusso
                          He sec XII a.c.     Yue Fu Jou sec.XI a.c.
                 Gli altri vini
                                  Shi hu: IV sec. a.c.

• Nel resto della Cina si
  produceva vino “giallo”,
  cioè di riso e di altri
  cereali
• La sua lavorazione è +          Ox Shaped Zun:
  complessa ma la materia         VI sec.a.c.
  prima è disponibile tutto
  l’anno e quindi la
  bevanda era + diffusa e +
  popolare
• Il vino d’uva si diffuse
  solo sotto la dinastia
  Tang (618-907 d.c.)
      e per concludere…


• Video di 4 minuti sulla storia del vino da
  Roma all’età moderna
                                  Bibliografia
•    G. Cavazzana, L. Innocenti, T. De Rosa, LA MIA CANTINA, Edizioni Librex, Milano, 1969
•    A. De Bernardi, S.Guarracino, SOCIETÀ E STORIA, Mondadori, Milano, 1989
•    Longo, P. Scarpi, DELLA VITE E DEL VINO, Claudio Gallone Editore, 1999
•    E. SALZA PRINA RICOTTI, L'alimentazione ed il banchetto in epoca greca in L'arcano convito, Cultural publications
     of the “Cassa di Risparmio di Verona.
•    E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier: L'arte del bere nell'antichità in Archeo, nº 81, November 1991, pp.62-105
•    Hug Johnson, Il Vino, Franco Muzzio Editore, 1991
•    Hugh Johnson, Fancis Robinson, Atlante mondiale dei vini, Mondadori
•    Catarina Hiort af Ornas, L’Universo del vino, Enosis
•    BILLIARD R., 1913, La Vigne dans l’Antiquité. Libr. H. Lardanchet, Lione
•    FREGONI M., 1991, Origini della vite e della viticoltura, Musumeci Ed., Quart
•    MANFREDI V.M., 1996, I greci dell’Occidente. A. Mondadori Ed., Milano
•    MONTANARI 1999, La fame e l’abbondanza, Laterza, Bari
•    M.DONA’, 2003, Filosofia del vino, Bompiani, Milano


COLUMELLA, De Re rustica
PLINIO IL VECCHIO (I sec.), Naturalis Historia, I-XXXV
VARRONE, Res Rusticae I-II
VIRGILIO, Georgiche, II – III
MARZIALE, Epigrammi
ORAZIO, Odi
                    Siti interessanti
                  sulla storia del vino
•   http://www.beniculturali.it/alimentazione
•   http://www.unisi.it/ricerca/dip/dba/labcm/viticoltura/mito/index.html
•   http://www.vinilazio.org
•   http://www.taccuinistorici.it
•   http://www.wikipedia.it
•   http://www.tibursuperbum.it/ita/note/romani/VinoRomani.htm
•   http://www.sardinews.it
•   http://www.winezone.it
•   http://www.diwinetaste.com/
•   www.vinoinrete.it/
•   http://www.liceoberchet.it/ricerche/simposio/index.htm
•   http://www.museum.upenn.edu/new/exhibits/online_exhibits/wine/wineintro.html
•   http://www.sottocoperta.net/

				
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