Sentenza del CDS del 17 dic 2008 by o1D45ZcK

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									                            REPUBBLICA ITALIANA                                N.6260/2008

                                                                               Reg.Dec.
                     IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
                                                                               N. 7604 Reg.Ric.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato
                                                                               ANNO 2003
la seguente

                                     DECISIONE

sul ricorso in appello n. 7604/2003 proposto da Istituto Salesiano Don

Bosco in persona del legale rappresentante p.t. rappresentato e difeso

dall’avv. Sandro Scoppa ed elettivamente domiciliato in Roma presso l’avv.

Alberto Galati, via Innocenzo XI 8;

                                         contro

Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, in persona del

Ministro pro-tempore rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello

Stato presso cui è ope legis domiciliato in Roma via dei Portoghesi 12;

                                  per l’annullamento

della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Veneto n.685 del

22 gennaio 2003;

          Visto il ricorso con i relativi allegati;

          Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione

intimata;

          Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive

difese;

          Visti gli atti tutti della causa;




FF
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       Alla pubblica udienza del 28 ottobre 2008 relatore il Consigliere

Luciano Barra Caracciolo.

       Udito l’avv. dello Stato Collabolletta;

       Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

                   SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

       Con la sentenza in epigrafe il Tar del Veneto ha respinto il ricorso

proposto dall’Istituto Salesiano Don Bosco avverso il decreto dell’Ufficio

scolastico regionale per il Veneto del 31 luglio 2002, n.430, DG., con cui

era stato concesso all’istituto tecnico commerciale “Don Bosco”, gestito

dall’ente ricorrente, lo status di scuola paritaria limitatamente alla classe

prima, come inizio di nuovo corso ai sensi dell’art.1, comma 2, della l.10

marzo 2000, n.62, a decorrere dall’a.s. 2002\2003.

       L’adito Tribunale rilevava che la lett.f) dell’art.1 della l.n.62\00

richiedeva- fra gli altri requisiti per ottenere il riconoscimento della parità

scolastica- che venisse assicurato l’avvio di corsi “completi”, fatta eccezione

per il caso di inizio corso; che la ratio della norma, esclusa la sua

incostituzionalità, era quella di assicurare la garanzia di un corso completo

sin dal suo avvio, prevedendosi peraltro, nell’ipotesi di eccezionale

sospensione temporanea ed occasionale di una classe, il mantenimento del

percorso scolastico delle altre classi già riconosciute paritarie; che pertanto

nel caso del ricorrente, non si erano verificate le condizioni previste dalla

legge, non sussistendo un corso completo.

       Appella l’originario ricorrente deducendo i seguenti motivi:

       1. Il Tar non ha adeguatamente valutato le doglianze, non

considerando che per l’art.1, comma 4, lett f), della legge 10 marzo 2000,
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n.62 e per la circolare ministeriale 15 giugno 2000, n.163, il requisito della

“organica costituzione di corsi completi” andava valutato diversamente a

seconda che trattasi di scuola funzionante in tutte le classi, ovvero di scuola

di nuova costituzione, nella quale funzionano una o più classi, o, infine, di

una scuola già costituita per cui sussista la “sospensione del tutto

occasionale e temporanea di una classe”.

       Nell’ipotesi di scuola già costituita e funzionante, legalmente

riconosciuta, non in possesso di un corso completo, organicamente

costituito, la normativa correttamente interpretata, ammette che possa

riconoscersi la parità qualora sia dato riscontrare una “sospensione del tutto

occasionale e temporanea di una classe” escludendo, con previsione rivolta

agli anni successivi, il mantenimento di siffatto status, qualora “alla

eccezionale sospensione temporanea di una classe (non) ne seguisse un’altra

negli anni successivi” giacchè, come specifica la nota ministeriale,

“verrebbero meno la necessaria strutturazione della scuola in un corso

completo e, quindi, il permanere delle condizioni della parità; fermo

restando, ad esaurimento la qualità di alunni interni di coloro che avevano

frequentato le classi della scuola già paritaria”.

       Non si vede come queste istituzioni scolastiche, che solo

occasionalmente e temporaneamente abbiano perduto una classe, possano

non essere ammesse al riconoscimento della parità, laddove la legge

62\2000 e la circolare 162\2000, assumono, quale presupposto per

l’attribuzione dello status, “le prospettive di graduale sviluppo”, allorchè

fanno riferimento alle scuole di nuova costituzione o funzionanti da poco

tempo e all’eventuale istituzione di uno o più corsi nuovi corsi completi
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inizianti dalla prima classe e alle prospettive di sviluppo graduale. Salva una

ingiustificata discriminazione, dette prospettive di graduale sviluppo,

possono valere anche per le scuole di cui di discute, anche con riferimento al

fatto che, nelle stesse, può riscontrarsi una reale ed effettiva prospettiva di

graduale sviluppo, in considerazione del fatto che solo occasionalmente e

temporaneamente non possono assicurare una organica costituzione delle

classi. Ciò è avvalorato anche dalla nota del 20 febbraio 2001, che prescrive

l’adozione di un provvedimento di revoca della parità qualora l’organica

costituzione delle classi non intervenga successivamente e si consolidi una

situazione che potrà determinare la chiusura della scuola.

       In tale senso milita altresì la sottoposizione delle istituzioni non

statali alla valutazione dei processi e degli esiti da parte del sistema

nazionale di valutazione secondo gli standard stabiliti dagli ordinamenti

vigenti (art.1, comma 5, l.n.62\00), nonché le previsioni di cui all’art.1,

comma 7, ultima parte s.l., per cui “al fine di ricondurre tutte le scuole non

statali nelle due tipologie delle scuole paritarie e non paritarie”, allo scadere

del terzo anno scolastico successivo a quello in corso alla data di entrata in

vigore della stesa legge, verrà proposto, da parte del Ministero

dell’istruzione, e previo parere delle competenti commissioni parlamentari,

il superamento delle disposizioni di cui al testo unico approvato con

D.lgs.n.297\1994.

       Nella situazione in parola, riferita ad una scuola già costituita, per

cui sussista però “la sospensione del tutto occasionale e temporanea di una

classe” si trova l’istituto appellante, che, in possesso del riconoscimento

legale per l’intero ciclo, concesso con D.M. del 30 maggio 1967, ha
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formulato l’istanza di parità per la scuola funzionante con la 1°, 3°, 4° e 5°.

A riscontro di ciò ha allegato la prescritta documentazione, tra cui il “piano

dell’offerta formativa” e la restante documentazione necessaria.

       2. Il Tar non ha considerato che la concessione parziale e limitata

della parità, per una scuola in possesso del riconoscimento legale per

l’intero ciclo, viola pure la vigente legislazione, contenuta nella l.n. 86\42 e

n.62\00, che non consente per la stessa istituzione, la concessione di un

duplice regime concessorio, paritario e di riconoscimento legale, anche per

non discriminare gli alunni, cui deve essere assicurato “un trattamento

scolastico equipollente a quello degli alunni di un corso completo”, come

dispone la nota ministeriale del 20 febbraio 2002. La limitazione non appare

consentita, trattandosi di un scuola già funzionante con quasi tutte le classi,

ad eccezione della 2°, ma che, per il fatto di aver attivato la 1° classe,

dimostrava ampiamente di trovarsi in una situazione di temporanea ed

occasionale sospensione di una classe, ma con fondate reali ed effettive

prospettive di ripresa e di sviluppo. Il riconoscimento limitato alla prima

classe è una mera eccezione, riguardante le scuole di nuova costituzione, e

non la regola generale valevole per le altre scuole e per l’intero ciclo.

       3. Il Tar non ha poi considerato i profili di vizio dedotti col secondo

motivo di ricorso. Infatti la l.n.62\00, nel costituire il sistema nazionale di

istruzione, stabilisce che è costituito dalle scuole statali e paritarie, che

entrano a tutti gli effetti nel sistema; il suo art.1, comma 3, u.p., dispone che

“le scuole paritarie, svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque,

accettandone il progetto educativo…” Nell’ambito di un sistema così

costruito come unitario, lo Stato non è più concepito come responsabile
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della scuola, di cui sono responsabili gli istituti scolastici, quali enti

dotati di autonomia, nel contesto di uno Stato sussidiario di un servizio

pubblico in senso oggettivo, come confermano altre disposizioni

legislative .

        Nella cornice costituzionale ai sensi degli artt.33 e 34 Cost, in cui

intendere tale legislazione, è contro il diritto comune cui sottostanno tutte le

scuole (art.33 comma 2, Cost.), discriminare la scuole non statali, inserite a

tutti gli effetti nel medesimo sistema e nell’ambito dell’obiettivo prioritario

dell’espansione dell’offerta formativa e la conseguente generalizzazione

della domanda di istruzione. Perciò la limitazione per la costituzione delle

classi deve essere compiuta senza discriminazione tra scuole statali e

non statali, ovvero non va imposta a nessuno (neanche alle scuole che

chiedono la parità, come quella gestita dall’istituto ricorrente, che

aveva così diritto ad ottenere il riconoscimento della parità, sulla base

del requisito della costituzione delle classi, come denunciato nella

relativa istanza ed accertato in sede di ispezione) .

        4. Il Tar non ha infine considerato la denunciata illegittimità

costituzionale in parte qua dell’art.1, comma 4, lett.f), l.n.62\00 per

contrasto con gli artt.3, 33 e 34 Cost. Ciò in quanto:

        - il sistema nazionale dell’istruzione, quale riformato dalla

l.n.62\00, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie, che

entrano a tutti gli effetti nel medesimo sistema, e nell’ambito

dell’obiettivo prioritario dell’esapnsione dell’offerta formativa;

        - le scuole non statali che abbiano fini e ordinamenti didattici

conformi a quelli delle corrispondenti istituzioni statali e svolgono
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l’insegnamento nello stesso numeri di anni e con l’identico orario “se

funzionanti da almeno un anno” possono ottenere il riconoscimento

legale, che è tecnicamente un atto di concessione, che ha ad oggetto non

l’attività di insegnamento, che è libera, bensì quella del rilascio di titoli

legali di studio, che è funzione di regola riservata allo Stato;

       - dall’art.33 Cost risulta evidente che si è inteso consentire ai

privati ed enti di perseguire quella stessa finalità cui lo Stato s’indirizza

attraverso l’istituzione di scuole statali;

       - non esiste la possibilità di discriminare nella parità tra scuole

statali e non: quando queste ultime non osservino le disposizioni di

legge o regolamento comuni a tutte, o venga a mancare una condizione

di legge, è consentito alla p.a. di intervenire su singole scuole con

sospensione    o   revoca    del    riconoscimento,    ma    giammai     con

provvedimenti generali intesi a creare una situazione di disparità nei

riguardi di scuole che lo Stato, attraverso una dettagliata normativa di

condizioni, di interventi, di vigilanza e di provvedimenti restrittivi,

riconosce perseguire “quello stesso interesse primario che esso stesso

persegue mediante l’organizzazione delle scuole statali”; il che del resto

è nei principi dell’art.3 Cost.

       Si è costituita l’Amministrazione riportandosi alle difese svolte in

primo grado.

                      MOTIVI DELLA DECISIONE

       L’istituto appellante gestisce una serie di scuole che hanno avuto il

riconoscimento della “parità” ai sensi della legge 10 marzo 2000, n.62, tra

cui un Istituto tecnico “industriale”. In relazione a quest’ultima scuola, ha
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presentato tempestiva domanda ai fini del riconoscimento della parità

scolastica prevista dall’art.1 della legge ora citata, per un corso di Istituto

tecnico “commerciale”, dichiarando costituite, per l’a.s. 2002\2003, le sole

classi prima, terza, quarta e quinta, ad eccezione quindi della seconda. Di

tali classi, la prima è (necessariamente) di “nuova” formazione, mentre le

ultime tre classi avevano ottenuto, con D.M. 5 giugno 1964 il

“riconoscimento legale” ai sensi della legge 19 gennaio 1942, n.86.

        La competente Direzione generale del M.I.U.R, col decreto qui

impugnato in via principale, su parere del comitato tecnico costituito per

l’applicazione della legge n.62 del 2000, ha riconosciuto la parità alla sola

classe prima, scorporandola di fatto dalle altre ai fini concessori, avendola

considerata come primo anno di un corso in fase di costituzione, a partire,

appunto, dalla classe prima, sulla base di quanto stabilito dall’art.1, comma

4, lett. f) della stessa legge del 2000.

        Lo stesso decreto non ha riconosciuto la parità per le tre ultime classi

sul rilievo, per la verità implicito, che siano da considerarsi non in

continuità con la prima e facenti parte di un corso già avviato negli anni

precedenti, cui è venuta a mancare, con la eliminazione della seconda classe,

la continuità nella prosecuzione.

        L’art.1, comma 4, lettera f), sopra richiamato richiede, tra gli altri

requisiti per la concessione della parità,: “l’organica costituzione di corsi

completi: non può essere riconosciuta la parità a singole classi, tranne che

in fase di istituzione di nuovi corsi completi, ad iniziare dalla prima classe”.

        Tale enunciato è illustrato dalla Circolare ministeriale 15 giugno

2000, n.prot. 63, che, nell’elenco dei requisiti che le scuole devono
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dichiarare di possedere al momento della domanda intesa ad ottenere la

parità, ribadisce, alla lettera, il contenuto della lettera f) in questione, per

quanto rileva nella controversia all’attenzione del Collegio.

       Nella stessa Circolare è, successivamente, disposto che, ai fini della

“parità per le istituzioni scolastiche già riconosciute” (caso in cui

pacificamente rientra la richiesta della ricorrente), la scuola debba “indicare

il corso o i corsi completi organicamente costituiti e l’eventuale istituzione

di uno o più nuovi corsi completi inizianti dalla prima classe e con

prospettive di sviluppo graduale” (punto 2.2, ottavo alinea), configurando

per il resto una serie di requisiti specifici per tali istituzioni scolastiche,

differenziati e meno estesi, sul piano organizzativo, di quelli dettati per la

parità delle istituzioni scolastiche “non riconosciute”: in particolare è

consentito di far valere i “requisiti già accertati in sede di riconoscimento”

(punto 2.3. della stessa Circolare).

       Successivamente, la nota ministeriale prot.n. 245, del 20 febbraio

2002, ha affermato il principio dell’estensione del riconoscimento di

parità, da un lato, a nuove classi che si formano per sdoppiamento

“nell’ambito di un corso già avente ottenuto la parificazione”, dall’altro,

altresì, al caso di “sospensione del tutto occasionale e temporanea di una

classe,, in relazione al quale “non può negarsi che il percorso scolastico

delle altre classi, già riconosciute come paritarie in un corso completo,

debba essere mantenuto nella pienezza delle prerogative della parità”

(punto A, relativo al “riconoscimento della parità in relazione a classi

non facenti parte di un corso completo”).
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       Sulla base di tali disposizioni, quale integranti in via esplicativa il

citato art.1, comma 4, lett.f) della legge n.62 del 2000, è stata negata alla

ricorrente la parità per le ultime tre classi qui in discussione, ritenendosi

cioè, per implicito (nessuna motivazione è infatti contenuta su tale specifico

punto nel decreto impugnato), che il corso complessivamente indicato dalla

ricorrente non fosse “completo”, e che il riconoscimento, appunto,

complessivo non fosse attribuibile; la parità è stata riconosciuta così alla

prima classe, qualificata come istituzione di un nuovo corso, perché, in

presenza della mancata attivazione della seconda classe, non è stata ritenuta

applicabile la previsione relativa alla sospensione “del tutto occasionale e

temporanea” di una classe, in quanto riguardante il solo caso di corsi “già

riconosciuti come paritari” (assunto del pari implicito).

       Questo è quanto dato di ricavare, dato il segnalato difetto di

indicazioni al riguardo contenute nel provvedimento impugnato, dalla difesa

svolta dall’Amministrazione in primo grado.

       Ma alla luce di queste premesse normative e delle stesse disposizioni

dettate dall’Amministrazione, l’appello va accolto.

       Non c’è dubbio, infatti, che, trovandosi l’Istituto appellante, rispetto

al corso di cui ha chiesto la parificazione, nella situazione differenziata

derivante dal precedente riconoscimento legale, quale positivamente sancita,

come s’è visto, dalla stessa circolare n.63 del 2000, il combinato disposto

delle previsioni in questione dovessero correttamente intendersi nel senso,

obiettivamente ricavabile dalla loro lettera e dalla loro ratio, che andasse

anzitutto verificato se il corso in questione fosse “organicamente costituito e

completo” ai sensi del punto 2.2. della Circolare n.63 del 2000, e ciò pur in
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assenza della seconda classe, escludendosi, quindi, il riconoscimento della

completezza del corso solo se la soppressione di detta classe non fosse

risultata “occasionale e temporanea”.

       L’estensione di tale criterio, pur dettato dalla nota n.245 del 2002 per

i soli corsi già riconosciuti come paritari, deve ritenersi, infatti,

preferibilmente consentita per il caso di classi rientranti nel regime del

“riconoscimento legale” previgente, dato che le stesse determinazioni

esplicative dettate dall’Amministrazione non contemplavano il caso qui in

esame, cioè soppressione di una classe “occasionale e temporanea” in

riferimento a corsi già legalmente riconosciuti; le stesse escludevano

espressamente la possibile rilevanza favorevole di tale occasionalità e

temporaneità soltanto nel caso di istituzione scolastica non riconosciuta

(arg.ex punto 3, Circolare n.63 del 2000, in combinazione con il citato punto

A della nota n.245 del 2002).

       Ed infatti, la stessa previsione del punto A della nota n.245 del 2002

(quella che, appunto, consente di escludere la rilevanza della sospensione

del tutto occasionale e temporanea di una singola classe), proprio perché

espressa in relazione alla prima acquisizione della “parità” ai sensi della

legge n.62 del 2000 (tale è infatti l’occasione in vista della quale è stata

adottata la nota medesima), deve ritenersi ragionevolmente dettata (anche)

per gli istituti e per i corsi già oggetto di una forma di riconoscimento legale

prevista dalla disciplina anteriore alla stessa legge del 2000.

       Non avrebbe infatti senso la (prima) richiesta di parità ai sensi di

quest’ultima legge per corsi che l’avessero già ottenuta e per i quali si

poteva porre, in relazione alla soppressione di classi di un corso organico e
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completo, solo un problema di eventuale revoca dell’attribuzione della

parità.

          In linea di fatto, poi, la previsione, all’interno della stessa richiesta di

parità avanzata nel caso dall’appellante, di una prima classe riferita allo

stesso corso, e per gli stessi requisiti didattico-contenutistici ed organizzativi

ascrivibili anche alle ultime tre classi, dimostrava obiettivamente che la

soppressione della classe era stata, appunto, solo temporanea ed occasionale,

risultando prontamente ripristinabile a partire dall’a.s. successivo.

          Ne consegue che la determinazione impugnata ha erroneamente

tenuto     presenti    le    disposizioni        esplicative   dettate   dalla   stessa

amministrazione ed ha operato un’applicazione dello stesso art.1, comma 4,

lett.f), della legge n.62 del 2000 che non trova riscontro nella lettera di

quest’ultimo.

          Esso esclude, come s’è visto, il riconoscimento della parità solo

per “singole classi”, tranne che non siano corrispondenti alla prima,

rilevante allora quale istituzione di un nuovo corso “completo”. La

stessa disposizione nulla dice circa “plurime” classi, già oggetto di

riconoscimento legale, che, comunque, nel loro complesso, denotino la

completezza del corso, ad eccezione, come nel caso, della soppressione

solo “occasionale e temporanea” di una classe intermedia., che come

tale, non influisce, come s’è visto sulla organica completezza del corso.

          La particolarità della fattispecie giustifica peraltro la compensazione

delle spese per entrambi i gradi di giudizio.

                                       P.Q.M.

          Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie
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il ricorso in appello indicato in epigrafe, riformando per l’effetto la sentenza

impugnata.

       Compensa le spese di giudizio.

       Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità

amministrativa.

       Così deciso in Roma, il 28/10/2008 dal Consiglio di Stato in sede

giurisdizionale - Sez.VI -, riunito in Camera di Consiglio, con l'intervento

dei Signori:

Claudio Varrone                                            Presidente

Luciano Barra Caracciolo                                   Consigliere est.

Aldo Scola                                                 Consigliere

Roberto Chieppa                                            Consigliere

Roberto Garofoli                                           Consigliere

                                                    Presidente

                                             Claudio Varrone

   Consigliere                                                                                        Segretario
Luciano Barra Caracciolo                                                                           Glauco Simonini

                               DEPOSITATA IN SEGRETERIA

                                          il....17/12/2008
                                   (Art. 55, L.27/4/1982, n.186)
                                     Il Direttore della Sezione
                                          Maria Rita Oliva

                                       CONSIGLIO DI STATO
                                In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta)

        Addì...................................copia conforme alla presente è stata trasmessa

         al Ministero..............................................................................................

        a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642

                                                                        Il Direttore della Segreteria

								
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