tesina prodotto interno lordo felicita by srH59X9

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									                                          INDICE
1. PREMESSA METODOLOGICA

2. ABSTRACT

3. IL PIL
  3.1. Introduzione

  3.2. Cosa non funziona?

  3.3. Crescita del PIL, crescita della produzione?
      3.3.1. Prodotti e servizi invenduti
      3.3.2. Autoproduzione
      3.3.3. Baratto e baratto effettivo
      3.3.4. Le associazioni no- profit

  3.4. Crescita della produzione, crescita della ricchezza?

  3.5. Alcuni paradossi del PIL
      3.5.1. Il crimine aumenta il PIL?
      3.5.2. Le malattie aumentano il PIL?

  3.6. Un indice poco significativo


4. “DEPILIAMOCI”: ALTERNATIVE AL PIL

  4.1.   FIL - Felicità Interna Lorda
  4.2.   IPG - Indicatore del Progresso Genuino
  4.3.   PILV - Prodotto Interno Lordo Verde
  4.4.   IBES - L’Indice di Benessere Economico Sostenibile
  4.5.   ISU - Indice di Sviluppo Umano
  4.6.   Una soluzione originale e innovativa tra le possibili alternative


5. LA FIL

  5.1. Cos’è la FIL?
      5.1.1. Origine del termine
      5.1.2. Un indice adatto a tutti?
      5.1.3. Il bisogno della FIL
      5.1.4. La FIL come obiettivo sociale

  5.2. È possibile misurare la felicità?
      5.2.1. Le origini della felicità nell’economia
      5.2.2. La felicità oggettiva
                                                                             1
  5.3. La FIL: criteri di misurazione
      5.3.1. Benessere psicologico
      5.3.2. Utilizzo del proprio tempo libero
      5.3.3. Vitalità della comunità
      5.3.4. Diversità culturale e conservazione delle tradizioni
      5.3.5. Salute
      5.3.6. Istruzione
      5.3.7. Biodiversità e conservazione del patrimonio naturale
      5.3.8. Standard di vita
      5.3.9. Good Governance (Efficaci politiche di governo)

  5.4. Il calcolo della FIL a livello teorico
      5.4.1. Il questionario
      5.4.2. La linea di demarcazione
      5.4.3. Un esempio di linea di demarcazione soggettiva: l’istruzione
      5.4.4. Il calcolo legato alla linea di demarcazione

  5.5. Solo un numero?

  5.6. Critiche alla FIL
      5.6.1. La soggettività dei suoi criteri
      5.6.2. Una possibile strumentalizzazione?
      5.6.3. Un indice troppo rigido?

  5.7. Conclusioni

6. APPENDICE
  6.1. Il paradosso di Easterlin
  6.2. Il calcolo pratico della FIL
  6.3. Breve accenno ai personaggi delle citazioni e delle riflessioni inseriti

7. BIBLIOGRAFIA
8. SITOGRAFIA




                                                                                  2
                    1. PREMESSA METODOLOGICA
Ho elaborato la presente tesina seguendo una metodologia di lavoro particolare. Al di là dei
contenuti ci terrei, infatti, a sottolineare la difficoltà nel reperire informazioni e fonti attendibili sia a
livello di ricerca telematica (Internet, Database) sia a livello di saggi, libri e supporti cartacei
sull’argomento. In particolar modo, le poche notizie trovate necessitavano quasi sempre di una mia
traduzione dall’inglese o addirittura, mediante l’utilizzo di traduttori telematici, dallo Dzongkha
(dialetto tibetano parlato in Bhutan). Questo fattore mette al contempo in evidenza la peculiarità e il
carattere innovativo del tema trattato, che apparentemente non ha ancora avuto nessun riscontro in
Italia e in altri Paesi occidentali.




                                        2. ABSTRACT
Il PIL, principale misuratore del nostro sistema economico, è ormai considerabile un indice troppo
riduttivo, orientato solo ad alcuni aspetti economici del progresso e sicuramente non attendibile, per
chi volesse analizzare il benessere di una società.

Esistono però altri indici alternativi, più completi e adeguati.

Tra questi, quello che più mi ha colpito e che sostengo in questa tesina è la FIL (Felicità Interna
Lorda), che potrebbe determinare una nuova strada al progresso sociale, orientato alla felicità.



Nowadays, GDP is considered an inadequate index for our economic system and a meter that does
not give a concrete and true picture of a nation well-being.

New alternative and more satisfactory indexes have been created and studied in order to go beyond
GDP.

GNH (Gross National Happiness) is one of them and it represents, in my opinion, an innovative
way to a social and equal progress, oriented to happiness.




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                                                 3. IL PIL
    "Chi pensa che possa realizzarsi una crescita infinita in un ambiente finito, o è un economista, o è
                                   un imbecille" (Kenneth Boulding)



                                              3.1. INTRODUZIONE

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un
Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente un anno) e destinati ad usi finali (consumi finali,
investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi
intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo
produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.

Come ben sappiamo, i governi puntano all’aumento del PIL, quindi, teoricamente allo sviluppo e al
benessere di uno Stato.

Ciò che desidero dimostrare ora sono i limiti di questo indice: il PIL presenta infatti alcune
importanti caratteristiche che lo rendono inadeguato ed impreciso nel misurare il nostro sistema
economico.
                                         3.2. COSA NON FUNZIONA?

Nel modello di sviluppo classico (nato in Europa ed in America a partire dalla rivoluzione
industriale, esportato nel resto del mondo dal colonialismo) si prevede uno strettissimo legame, di
causa ed effetto diretti, tra i seguenti termini:

      1. Crescita del PIL > Crescita della produzione
      2. Crescita della produzione > Crescita della ricchezza
      3. Crescita della ricchezza > Crescita della felicità dell'umanità

Con il conseguente assioma che Crescita del PIL > Crescita della felicità dell'umanità

Crescita della ricchezza > Felicità dell'umanità

Così come è evidentemente un postulato per il liberismo classico, lo diventa in maniera analoga per
chi a questa visione si oppone.


                  3.3. CRESCITA DEL PIL > CRESCITA DELLA PRODUZIONE ?

Questa relazione non è vera per definizione.

Il PIL, e di conseguenza le sue variazioni, vengono calcolate come il volume delle transazioni di
beni e servizi. Il PIL misura quindi in realtà gli scambi commerciali, non ciò che si è prodotto. Per i
fautori della scuola classica1 si tratta di un'obiezione di poco conto, considerando le due cose
coincidenti, al netto di piccole approssimazioni.
1
 Scuola classica: prima scuola moderna di pensiero economico nata a cavallo tra il ‘700 e l’800 che vede come
protagonisti fondamentali Adam Smith e David Ricardo.
                                                                                                                4
In realtà queste approssimazioni sono tutt'altro che piccole, poiché le differenze tra i due valori sono
dovute a molteplici fattori, parecchi dei quali tutt'altro che trascurabili.

Andiamo ad analizzarne alcuni:

                                     3.3.1. Prodotti e servizi invenduti

Ogni anno rimangono invendute enormi quantità di merci, per la cui produzione si sono impiegati
lavoro e capitale, e che effettivamente sono state prodotte, ma che nel conteggio del PIL
semplicemente non esistono.

Ogni anno, inoltre, ingenti quantità di beni agricoli deperiscono ancor prima di avere la possibilità
di essere immessi sul mercato. Anche questi, a onta del PIL, per il quale non esistono, sono stati
prodotti.

In tutto il mondo altri beni prodotti vengono distrutti da guerre, incendi, alluvioni, ecc. prima di
poter essere contabilizzati dal PIL con uno scambio commerciale.

                                           3.3.2. Autoproduzione

Il PIL non prende in considerazione tutto ciò che viene prodotto per essere consumato direttamente,
siccome esso non è soggetto ad alcuna transazione monetaria. Ovvero, indossati gli occhiali del
PIL, tra un contadino che muore di fame e uno che prospera coi prodotti del proprio orto, non vi è
alcuna differenza.

L'obiezione a questo, da parte dell’economia classica, è che l'autoproduzione è un fenomeno
estremamente marginale, e che nel mondo globalizzato d'oggi tenda sempre più ad estinguersi.
Questa contestazione ha senso se ci si limita a considerare l'autoproduzione esclusivamente
nell'ambito rurale della produzione agricola.

Ma se noi estendiamo l'analisi dell'autoproduzione anche ad altri ambiti, notiamo che i trend hanno
tendenza opposta. In campo energetico, ad esempio, a parità di costi e di risultati, il fatto che un
gestore o produttore di energia impianti 3kw di pannelli solari e venda l'energia prodotta, o che un
comune cittadino compia la medesima operazione sul tetto di casa mia, è esattamente la stessa cosa:
in Italia, saranno stati prodotti 3kw di energia in più. Per il PIL invece la crescita viene misurata
solo nel primo caso, mentre nel secondo è come se non si fosse fatto nulla.



                                    3.3.3. Baratto e “baratto affettivo”

Anche gli scambi di merce che non comportano transazioni monetarie sono trasparenti alle
rilevazioni del PIL. Anche per il baratto, come nel caso dell'autoproduzione e dell'autoconsumo,
l'obiezione che viene comunemente fatta è che si tratti di un'economia estremamente marginale, da
ricercare solo sui libri di storia.

Si dimentica così clamorosamente che probabilmente quasi metà dell'economia nazionale è basata
sul “baratto affettivo”: infatti tutti i servizi prodotti nell'ambito familiare non sono conteggiati,
come se non esistessero. Lavare i piatti, pulire casa, cucinare, badare ai figli, ecc..., sono servizi a
tutti gli effetti, in parte da considerare autoconsumo, in parte baratto. E' noto il paradosso della
cuoca, per cui nel momento in cui il padrone di casa decide di sposare la cuoca al suo servizio, il
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PIL nazionale cala (pur non essendosi modificati di una virgola produzione e trasferimenti di beni e
servizi).

                                             3.3.4. Le associazioni no-profit

Le associazioni no- profit, inoltre, non vengono considerate dal PIL, mentre sappiamo che in un
paese come l’Italia, che ne conta parecchie, sono sostegno fondamentale all’economia e alla vita
sociale.


Infine, esso non dà alcuna importanza al modo, più o meno equo, col quale i beni sono distribuiti.
Nel PIL vige la legge di Trilussa: “Due polli a me, nessuno a te, dunque un pollo a testa”2.


           3.4. CRESCITA DELLA PRODUZIONE > CRESCITA DELLA RICCHEZZA?

Anche in questo caso, siamo davanti ad un'approssimazione ideale, che non trova riscontro nella
realtà.

Esistono due diversi tipi di produzione che non generano ricchezza:
     Produzioni inutili ai fini della ricchezza
     Produzioni distruttive di ricchezza

In tutti e due i casi si assiste ad un aumento del PIL (nel secondo caso anche maggiore, perché
bisogna poi spendere risorse per riparare ai danni arrecati), ma solo nel primo si trasforma in
ricchezza.

Ad esempio, se lo Stato paga mano d'opera per scavare buche e per riempirle successivamente, il
PIL crescerà, la disoccupazione calerà, ma non ci sarà registrato alcun aumento diretto di ricchezza.

Se costruiamo armi ed impieghiamo risorse per utilizzarle, sicuramente registreremo un grosso
aumento del PIL (è da sempre la politica economica di certe grandi nazioni), anche se, non solo
nessuna ricchezza verrà prodotta, ma probabilmente grandi patrimoni andranno perduti nel
momento in cui queste armi venissero impiegate.

Inoltre, è importante sottolineare che il PIL non prende in considerazione la qualità di ciò che si
produce, ma solo la quantità.

Alcune tipologie di distruzioni di ricchezza non vengono poi nemmeno conteggiate: la biodiversità,
la salubrità dell'acqua e dell'aria, ecc..., siccome non possono essere monetizzate.

Quindi anche se il PIL registrasse correttamente la produzione (e abbiamo visto nel punto
precedente che non è così), non potremmo sapere se questa produzione sia poi trasformata in un
aumento di ricchezza effettivo, piuttosto che in un depauperamento.




2
 Trilussa fu un poeta romano noto per le sue composizioni in dialetto. La legge di Trilussa citata nella tesina prende
spunto dalla poesia “La statistica”.

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                                 3.5. ALCUNI PARADOSSI DEL PIL

Ed ora analizziamo alcuni spunti di riflessione:

                                     3.5.1. Il crimine aumenta il PIL?

Ogni anno cifre enormi vengono spese sia dalla collettività, sia dal privato, per difendersi dal
crimine: polizia, vigilanza privata, difese passive (porte blindate, allarme antifurto, ecc..), generano
un giro d'affari impressionante.

Anche l'enorme spesa sostenuta per mantenere in stato di detenzione i condannati rientra nella
contabilità del PIL.

                                   3.5.2. Le malattie aumentano il PIL?

Come si spende per fronteggiare la criminalità, allo stesso modo anche la lotta alle malattie si
traduce in aumento del PIL.

Si tratta di un mercato in cui fra l'altro la gente spende molto volentieri, indipendentemente dai
risultati ottenuti (basti pensare al crescente successo delle “medicine alternative” e dall'omeopatia,
anch'esse “bastioni” del PIL).

Ovviamente la crescita della sanità (ed il corrispondente PIL impiegato) non può essere considerata
in sé per sé una cosa negativa: lo diventa quando è la risposta a malattie che il nostro stesso sistema
economico introduce nella società (pensiamo ad esempio all’assurdo allarmismo provocato
dall’influenza A, cosiddetta “suina” verificatosi a Settembre del 2009, alimentato in gran parte dai
mass-media, oppure allo stress).

                              3.6. UN INDICE POCO SIGNIFICATIVO

Ciò che è stato esposto finora mi porta ad una domanda spontanea: cosa ci dice in realtà la crescita
del PIL?

Niente sulla nostra qualità di vita, niente sulla nostra ricchezza, niente sui nostri consumi!
Resto quindi convinto del fatto che il PIL è considerabile semplicemente come un indicatore del
volume di scambi; potrà quindi dare indicazioni sulla vivacità dell'economia, potrà servire ai
governatori delle banche centrali per impostare politiche economiche d'espansione piuttosto che di
rigore, ma sicuramente non sarà più attendibile, per chi vuole analizzare il benessere, anche solo
economico, della società.
Questa mia critica va quindi a sostenere quella parte del pensiero economico che già da alcuni anni
considera il PIL un indice poco significativo.


A titolo di esempio, il 19 e 20 novembre 2007 si è tenuta a Bruxelles la conferenza internazionale
“Beyond GDP” (“Oltre il PIL”) organizzata dalla Commissione europea, dal Parlamento Europeo,
dall'OCSE e dal WWF. La conferenza ha richiamato leader politici, rappresentanti di governo ed
esponenti di istituzioni chiave come la Banca Mondiale e le Nazioni Unite con l'obiettivo di chiarire
quali possano essere gli indicatori più appropriati per misurare il progresso.
Cosa fare, dunque?
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Dopo diverse crisi del nostro sistema economico che hanno messo in ginocchio sia piccoli Paesi
(Islanda, Grecia) sia grandi Nazioni ( Paesi EU e USA) ritengo impensabile che non sia perlomeno
ipotizzabile un cambiamento nei criteri di valutazione del nostro sistema economico e in senso più
ampio delle sue stesse linee guida.
Proprio per questo, a mio parere dovremmo reindirizzare la nostra società e la nostra economia
verso la ricerca della felicità piuttosto che verso l’obiettivo dell’efficienza dinamica, basandoci
sull’evidenza empirica di un diffuso disagio e di frequenti sperequazioni esistenti nelle società a
reddito avanzate come l’Italia.
In che modo? Partendo proprio dagli indici con i quali misuriamo il nostro progresso: obiettivo
degli economisti diviene allora l'individuazione di nuovi indicatori, più affidabili del PIL, per
registrare la produzione, la ricchezza e la felicità.


« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del
Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l'inquinamento dell’aria, la
pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del
fine settimana. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti
violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene
conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro
momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari.
Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura
né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la
nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta »

(Robert Kennedy - Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)




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          4. DEPILIAMOCI: ALTERNATIVE AL PIL
   “Forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo diventati, ma piuttosto di
    rifiutare quello che siamo diventati. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo
                                    diventare.” (M. Foucault)

Dalle prime critiche all’inadeguatezza del PIL, sorte verso gli anni ‘40, si è passati poi alla ricerca
di nuovi indicatori per integrarlo o sostituirlo. Eccone alcuni esempi in breve:

   1. FIL - Felicità Interna Lorda
   2. IPG - Indicatore del Progresso Genuino
   3. PILV - Prodotto Interno Lordo Verde
   4. IBES - L’Indice di Benessere Economico Sostenibile
   5. ISU - Indice di Sviluppo Umano



                              4.1. FIL (FELICITÀ INTERNA LORDA)

Di cui parleremo in modo approfondito più avanti.



                       4.2. INDICATORE DEL PROGRESSO REALE (GPI)

L’Indicatore del progresso reale è il principale indicatore proposto come alternativa al PIL. Esso
ha come scopo la misurazione dell'aumento della qualità della vita (che a volte è in contrasto con la
crescita economica, che invece viene misurata dal PIL), e per raggiungere questo obiettivo distingue
con pesi differenti tra spese positive (perché aumenta il benessere, come quelle per beni e servizi) e
negative (come i costi di criminalità, inquinamento, disastri naturali, incidenti stradali, guerre).



                           4.3. PRODOTTO INTERNO LORDO VERDE

Il Prodotto Interno Lordo Verde (PIL verde) è un indice di sviluppo economico molto simile al
PIL, ma che tiene conto delle conseguenze ambientali dello sviluppo economico.



              4.4. INDICE DI BENESSERE ECONOMICO SOSTENIBILE (ISEW)

Nell’Indice di benessere economico sostenibile rientrano non solo il valore complessivo dei beni e
dei servizi finali prodotti in un paese, ma anche i costi sociali, i danni ambientali a medio e lungo
termine, la distribuzione del reddito. Si valorizza inoltre il tempo libero inserendo un suo valore
economico e un’approssimazione del valore del lavoro domestico non pagato. In pratica, il calcolo
dello sviluppo di un paese non si baserebbe più soltanto sulla mera crescita economica ma anche su
fattori sociali ed ambientali che considerano la soglia dello Sviluppo Sostenibile.
                                                                                                     9
                              4.5. INDICE DI SVILUPPO UMANO (HDI)

L'Indice di sviluppo umano fu realizzato dall'economista pakistano Mahbub ul Haq intorno agli
anni novanta. È stato utilizzato, accanto al PIL (Prodotto Interno Lordo), dall’ONU a partire dal
1993 per valutare la qualità della vita nei paesi membri. L’indice di sviluppo umano coinvolge
alcuni ambiti fondamentali dello sviluppo economico e sociale: la promozione dei diritti umani e
l'appoggio alle istituzioni locali, la convivenza pacifica, la difesa dell'ambiente e lo sviluppo
sostenibile delle risorse territoriali. Inoltre prende in considerazione lo sviluppo dei servizi sanitari e
sociali, il miglioramento dell'educazione della popolazione, lo sviluppo economico locale,
l'alfabetizzazione e l'educazione allo sviluppo, la partecipazione democratica, l'equità delle
opportunità di sviluppo e d'inserimento nella vita sociale. La scala dell'indice è in millesimi
decrescente da 1 a 0 .



           4.6. UNA SOLUZIONE ORIGINALE E INNOVATIVA TRA LE POSSIBILI
                                    ALTERNATIVE

Ho scelto di utilizzare per questo capitolo il titolo DEPILIAMOCI proprio per marcare il fatto che
tutti gli indicatori sopra esaminati hanno la comune caratteristica di riconoscere la limitata
significatività del PIL e la sua inadeguatezza come dato espressivo del reale benessere di un Paese.

Nell’analizzare questi indici alternativi abbastanza noti, mi sono reso conto di come essi risultino
comunque indirizzati ad un comune senso di sistema economico che non prevede la fusione e la
coesistenza del concetto di economia con la sfera dei sentimenti e delle emozioni umane come, ad
esempio, la tanto ambita felicità.

Proprio per questo motivo, approfondendo questi indici, mi ha colpito in modo particolare la
Felicità Interna Lorda, di cui non avevo mai sentito parlare. Essa mi pare infatti il più adeguato
indice che fonde il bisogno di dati oggettivi (numeri, statistiche, classifiche) con la necessità di una
misurazione armoniosa della verità soggettiva del benessere di uno stato e del grado del suo
sviluppo umano.

Un indice adatto a misurare il grado di sviluppo umano nel senso più ampio del termine, tenendo
conto certamente del tasso di alfabetizzazione, dell’ambiente, della convivenza pacifica, ma
soprattutto della consapevolezza di sapersi esseri umani tendenti come fine ultimo non tanto al
progresso economico, tecnologico o chissà cos’altro, ma ad una serissima felicità collettiva.

Se lo scopo ultimo delle forze politiche in un paese è soltanto raggiungere il massimo dei consumi e
il massimo della produzione senza mai interrogarsi sull’effetto che avranno questi risultati sui
rapporti interpersonali, il risveglio rischia di essere brutale: non ci si può permettere di
nascondere in questo modo ciò che è essenziale. Prendere coscienza del fatto che lo scopo del
desiderio umano non è il piacere, ma il rapporto tra gli uomini, può permetterci di riconciliarci con
situazioni che, valutate secondo altri criteri, parrebbero insoddisfacenti, e di agire in modo da
migliorare la società in termini duraturi e generali.

(T. Todorov).

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                        5. FELICITÀ INTERNA LORDA
        “Non è quanto si possiede, ma quanto si assapora a fare la felicità.” (Charles Spurgeon)

                                                  5.1. COS’È LA FIL?


La Felicità Interna Lorda o FIL (in lingua inglese Gross National Happiness — GNH) è il tentativo
di definire un indicatore che misura la qualità della vita, il progresso sociale e doni uno standard di
vita sulla falsariga del prodotto interno lordo (PIL).

                                                 5.1.1. Origine del termine

Il termine fu coniato nella metà degli anni Ottanta dal re del Bhutan Jigme Singye Wangchuck, il
quale mise in rilievo il suo impegno per la costruzione di un'economia coerente con la cultura
tradizionale del suo paese basata sui valori spirituali del buddhismo.

Proprio in Bhutan, all’indicatore FIL è stato riconosciuto il merito di offrire un progetto unitario
atto alla stesura della pianificazione quinquennale e di tutti i relativi documenti di programmazione
che guidano i piani economici e di sviluppo dello stato.

                                              5.1.2. Un indice adatto a tutti?

Le origini orientali del termine, e più in generale dell’indicatore, hanno spesso causato in passato
dei pregiudizi e delle difficoltà negli economisti occidentali, restii anche solo a considerare come
valido un indicatore “orientale” come la FIL. Gli ideali buddisti propri del regno del Bhutan, ad
esempio, suggeriscono che lo sviluppo positivo della società umana ha luogo quando sviluppo
materiale e spirituale si verificano fianco a fianco per integrarsi e rafforzarsi a vicenda. I quattro
pilastri della FIL sono:

        La promozione dello sviluppo sostenibile3,
        la conservazione e la tutela dei valori culturali,
        la conservazione dell'ambiente naturale,
        l'istituzione di una “Good Governance”4.


Personalmente, ritengo il concetto di FIL estremamente interculturale. Una nazione non deve
essere necessariamente buddhista, per valorizzare obiettivi come, ad esempio, lo sviluppo
sostenibile o la conservazione dei valori culturali!



3
 Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo che non compromette la possibilità delle future generazioni di
perdurare nello sviluppo, preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali.
4
  Termine inglese utilizzato per indicare politiche di governo efficaci ed efficienti, utilizzando in modo appropriato le
risorse pubbliche e garantendo il rispetto dei diritti umani.

                                                                                                                            11
                                     5.1.3. La FIL come principio per la politica

Il centro studi del Bhutan5 ha costruito un unico indice numerico per misurare la Felicità Interna
Lorda, suddivisibile in ulteriori indicatori di singoli aspetti socio-economici.

Ritengo questo suo essere facilmente scomponibile molto importante. Un indice “frazionabile” è
facilmente applicabile a diversi settori tecnici e di programmazione a livello ministeriale e
dipartimentale.

Grazie a questa sua funzione, la FIL pone i giusti criteri per soluzioni politiche corrette che
dovrebbero portare a minori sperequazioni sociali ed economiche.

Basti pensare ai molti enti privati, alle imprese, alle organizzazioni nazionali e regionali, che
compiono scelte e decisioni di gestione economica che hanno impatto sulla felicità collettiva. In
questo contesto le politiche pubbliche orientate alla FIL sono necessarie per garantire al cittadino un
vero e proprio Welfare State, diretto al raggiungimento di una felicità collettiva.



                                          5.1.4. La FIL come obiettivo sociale

La costruzione dell'indice FIL è volta inoltre ad una rappresentazione più profonda del senso che
ognuno ha del concetto di benessere rispetto agli indicatori convenzionali.
Ci terrei a marcare come la FIL rappresenti inoltre uno strumento di responsabilità, che si fa garante
di una felicità soggettiva sentita, però, come bene pubblico. Di conseguenza, un tale bene non può
essere lasciato esclusivamente a sforzi privati e a singoli tentativi.
Senza una visione ed uno scopo comune, concretizzato attraverso indicatori, ognuno guarderebbe
solo ai suoi fini, mentre i membri di una società basata sulla FIL svilupperebbero quindi una specie
di “Terzo Occhio”, che può elevare la loro visione al di là di interessi individuali per affrontare la
felicità di tutti, come un obiettivo collettivo. Il terzo occhio rappresenta metaforicamente il nostro
potenziale per vedere tutte le cose e le persone come interdipendenti attraverso il tempo e lo spazio.
L’equità tra le persone assume di conseguenza un ruolo fondamentale. La percezione di felicità che
non tiene conto delle esigenze altrui è irresponsabile ed egocentrica, e la ricerca della felicità
singola diventa per una persona un’azione immorale nei confronti del prossimo. In questo senso,
l'intero sviluppo sociale ed umano dovrebbe diventare un progresso nelle relazioni, non un
progresso del singolo individuo.




5
  Il Centro Studi del Bhutan è un istituto indipendente di ricerca dedicato alla promozione dello sviluppo e della cultura
in Bhutan.

                                                                                                                        12
                                    5.2. È POSSIBILE MISURARE LA FELICITÀ?


                                         5.2.1. Le origini della felicità nell’economia

Il concetto espresso dalla frase «la ricchezza non produce la felicità» è dibattuto fin dai tempi
antichi.

Già in Aristotele leggiamo per esempio: "è chiaro che non è la ricchezza il bene da noi cercato:
essa infatti ha valore solo in quanto "utile", cioè in funzione di qualcos'altro".6

In Italia Antonio Genovesi e Pietro Verri7 definirono, alla fine del Settecento, l' economia politica
come «la scienza della pubblica felicità».

Nel pensiero economico moderno qualche accenno lo ritroviamo sicuramente a partire
dall’economista scozzese Adam Smith, considerato fondatore dell’economia politica moderna, che
già nel 1759, nella “Teoria dei sentimenti morali” scriveva: “È un inganno pensare che il ricco sia
più felice o possieda “maggiori mezzi per la felicità. In realtà, essendo la capacità di godere dei
beni, fisiologicamente limitata, l’uomo ricco può consumare poco di più del povero. Inoltre, la
minor quantità di beni del povero è compensata dalle minori preoccupazioni e dalle migliori
relazioni sociali rispetto al ricco che vive continuamente in ansia per i suoi beni, ed invecchia solo e
deluso per non aver raggiunto la felicità e per di più invidiato dai suoi concittadini, dopo stressanti
fatiche per accumulare reddito”.

Nel 1974 Richard Easterlin, attualmente professore di Economia all'Università della Southern
California e membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze, ricercando le ragioni per la limitata
diffusione della moderna crescita economica, evidenziò che nel corso della vita la felicità delle
persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza: è il «paradosso della
felicità8», meglio conosciuto come il paradosso di Easterlin. Questo paradosso, secondo Easterlin, si
può spiegare osservando che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità
umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, mostrando una ‘curva ad U’
rovesciata.

Il paradosso di Easterlin, oltre ad aver messo in crisi l'impostazione mondiale dei mercati indirizzati
alla crescita misurata sulla base del PNL / PIL, ha portato economisti e psicologi ad interrogarsi più
approfonditamente su che cosa intendono le persone per “felicità”, che cosa le rende “felici” e se è
possibile dare una misura oggettiva alla felicità a scopo economico. Con questo obiettivo, si è
sviluppata una vera e propria sezione dell'economia moderna che, traendo spunto anche dalla




6
    Tratto da Etica a Nicomaco, libro I, paragrafo 5.
7
    Economisti italiani vissuti nel XVIII sec. considerati, per i loro scritti e studi, precursori della scuola classica in Italia.
8
    In appendice si trova un approfondimento sul paradosso di Easterlin.

                                                                                                                                 13
precedente “Economia del benessere”9 e dagli studi correlati di Daniel Kahneman10, ha dato un
forte impulso agli studi sulla relazione tra economia e felicità.

                                                5.2.2. La felicità oggettiva

Tra i pionieri di un’Economia Felice c’è di sicuro Richard Layard, uno tra i più autorevoli
economisti europei a guida del Centre for Economic Performance presso la London School of
Economics.

Lui per primo ha parlato di una felicità oggettiva, misurabile. Egli afferma infatti che la felicità è
una dimensione oggettiva che accompagna tutta la nostra esperienza e può essere misurata.
Possiamo chiedere direttamente alle persone come si sentono, e possiamo intervistare i loro amici (o
anche dei semplici osservatori) per avere una valutazione esterna. Inoltre, cosa particolarmente
importante, oggi possiamo anche misurare l’attività elettrica nelle aree rilevanti del cervello. Tutte
queste misurazioni ci danno risultati tra loro coerenti, permettendoci così di conoscere il livello di
felicità di una persona. Basandoci su questi risultati, possiamo quindi seguire gli alti e bassi
dell’esperienza di ogni singolo individuo o anche confrontare la felicità di persone diverse. Queste
misurazioni sono ancora piuttosto grezze, ma la loro precisione va rapidamente crescendo. La
felicità è quindi un fenomeno reale, oggettivo. Inoltre, gli stati d’animo positivi scacciano quelli
negativi e viceversa: la felicità va pertanto considerata come una singola dimensione che
accompagna tutta la nostra esperienza cosciente, dai gradi più insopportabili di dolore e sofferenza
ai livelli più sublimi di gioia e contentezza.




                                  5.3. LA FIL: CRITERI DI MISURAZIONE


La FIL deve riflettere la felicità e il benessere generale della popolazione di una nazione il più
accuratamente e profondamente possibile, ad un livello di precisione oggettiva non troppo lontana
da quella riscontrabile nel calcolo del PIL.


Gli indicatori FIL sono stati progettati per includere nove ambiti fondamentali che sono considerati
componenti di felicità e di benessere generali e universali. Queste nove dimensioni sono
scomponibili ognuna in diversi sottocampi di analisi, rendendo accurata e specifica la produzione
dell’indice. Inoltre, ogni macrosettore è relazionato con gli altri in modo paritetico, senza nessun
ordine gerarchico.

9
  L'Economia del benessere è una disciplina dell'economia che studia le ragioni e le regole di fenomeni sociali al fine di
formulare soluzioni tali da tendere ad una situazione di ottimo sociale.
10
   Daniel Kahneman (1934) è uno psicologo israeliano, vincitore, insieme a Vernon Smith, del Premio Nobel per
l'economia nel 2002 «per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in
merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d'incertezza».



                                                                                                                        14
Le nove dimensioni sono:

1. Benessere psicologico
2. Utilizzo del proprio tempo libero
3. La vitalità della comunità
4. Diversità culturale e tutela e conservazione delle tradizioni
5. Salute
6. Istruzione
7. Biodiversità e conservazione del patrimonio naturale
8. Standard di vita
9. Good Governance

In questa prospettiva la condizione ottimale per la felicità collettiva ed individuale deriva da risultati
sufficienti in ciascuna delle nove dimensioni.

                                        5.3.1. Benessere psicologico

Il benessere psicologico, nella sua finalità, comprende soddisfazione per tutti gli elementi della vita,
ed il benessere soggettivo generale. Siccome la felicità collettiva è l'obiettivo principale, in una
società che si basa sulla FIL, il benessere psicologico è di primaria importanza nel misurare il
successo dello Stato nel fornire le giuste politiche e i giusti servizi.

L'indice di benessere psicologico riguarda, riassumendo tre macro-sistemi:

   1. Indicatore di stress psicologico
   2. Indicatore di equilibrio emotivo
   3. Indicatore di spiritualità


                                  5.3.2. Utilizzo del proprio tempo libero

Impiegare il proprio tempo libero è una degli indicatori più efficaci sulla qualità della vita, in
quanto analizza la natura del tempo trascorso all'interno di un periodo di 24 ore o più. Monitorare
come le persone usano il proprio tempo permette di riconoscere il valore del non-lavoro per la
felicità. Il tempo disponibile viene quindi valorizzato in attività “non economiche”, come dormire,
prendersi cura del proprio corpo, viaggiare, partecipare alla vita della comunità, educarsi ed
educare, svolgere attività religiose, sociali, culturali, donarsi ad uno sport o ad una lettura.

La misurazione del tempo libero sottolinea a maggior ragione tutte quelle attività fondamentali
extralavorative come la cura dei bambini malati e dei membri della famiglia, la manutenzione della
propria casa, del proprio quartiere, della proprietà in montagna oppure in campagna, riuscendo
quindi a fornire una misurazione approssimativa del contributo di attività non retribuite per il
benessere, attività spesso completamente sottovalutate nei conti nazionali.




                                                                                                       15
                                      5.3.3. La vitalità della comunità


La vitalità della comunità si concentra sui punti di forza e di debolezza delle relazioni e le
interazioni all'interno delle collettività divisa in piccoli nuclei sociali. Questa dimensione esamina la
natura di fiducia, di appartenenza, la vitalità dei rapporti di assistenza, la sicurezza in casa e nella
comunità, e la presenza di volontariato. Gli indicatori della vitalità di una comunità sono:

   1.   Indicatore della vitalità della vita famigliare
   2.   Indicatore di sicurezza nella comunità
   3.   Indicatore di fiducia e reciproca stima
   4.   Indicatore del livello di sostegno sociale reciproco
   5.   Indicatore di socializzazione e interdipendenza
   6.   Indicatore delle relazioni di parentela


                        5.3.4. Diversità culturale e conservazione delle tradizioni

La salvaguardia delle tradizioni culturali è uno degli obiettivi politici primari della FIL, che vuole
difendere la diversità culturale, l’identità nazionale e la creatività.

Gli indicatori della diversità culturale e conservazione delle tradizioni sono:

   1.   Indicatore dell’utilizzo della lingua e del dialetto
   2.   Indicatore di pratica degli sport tradizionali
   3.   Indicatore di frequenza delle feste paesane (sagre, serate danzanti, festival)
   4.   Indicatore delle abilità artigianali
   5.   Indicatore di utilizzo dei proverbi, dei modi di dire, degli usi e costumi


                                                 5.3.5. Salute

Gli indicatori di salute valutano lo stato di salute della popolazione, la funzionalità del sistema
sanitario e la sua distribuzione equa sul territorio. Essi prendono in considerazione oltretutto la
diffusione della conoscenza di trasmissione dell'AIDS e le pratiche di alimentazione. Riassumendo:

   1. Indicatore dello stato di salute
   2. Indicatore di conoscenza per il primo soccorso e le strutture sanitarie presenti


                                              5.3.6. Istruzione

L'istruzione contribuisce ad accrescere la cultura, a formare i valori, le capacità personali di ogni
cittadino, la creatività e la sensibilità civica dei cittadini. L'istruzione non ha soltanto lo scopo di
misurare il successo della formazione in sé e per sé, ma piuttosto di valutare l'efficacia della
formazione nel lavoro verso l'obiettivo di un benessere collettivo. L'indice di istruzione è costituito
da:

   1. Indicatore del grado di istruzione (Titolo di studio conseguito, grado di apprezzamento del
      sistema scolastico, rapporto studente – professore, meritocrazia nelle graduatorie
      scolastiche)
                                                                                                      16
       2. Indicatore di padronanza della lingua nazionale
       3. Indicatore di conoscenza della storia nazionale


                            5.3.7. Biodiversità e conservazione del patrimonio naturale

Lo stato del patrimonio naturale, le pressioni sugli ecosistemi, l’impronta ecologica, la biodiversità
sono tutti criteri destinati a descrivere l'impatto dell'”offerta” e della “domanda” sugli ecosistemi
nazionali. Nella raccolta di questi dati, la FIL si basa e adotta misurazioni oggettive rilevate
autonomamente da altri enti (WWF11, Greenpeace12). Tra questi dati, i più rilevanti sono:

       1. Indicatore di degrado ambientale (Impronta ecologica, impatto ambientale …)
       2. Indicatore di conoscenza e coscienza dell’ambiente naturale
       3. Indicatore di “Forestazione”13


                                                   5.3.8. Standard di vita

L’economia della nazione secondo il FIL ha come base fondamentale il tenore di vita di ciascuna
persona, In modo specifico la FIL prende in considerazione:

       1.   Indicatore di reddito (famigliare ed individuale)
       2.   Le proprietà
       3.   Indicatore di sicurezza alimentare
       4.   Sicurezza finanziaria


                               5.3.9. Good governance (efficaci politiche di governo)

La dimensione di “Buon Governo”, ossia la gestione politica ottimale di un paese, valuta come le
persone percepiscono le istituzioni statali e soprattutto le varie funzioni di governo in termini di
efficacia, onestà e qualità. Di conseguenza, gli indicatori della Good Governance consistono in:

       1. Indicatore della performance del governo (efficienza ed efficacia)
       2. Indicatore di fiducia istituzionale (comprende la fiducia nei mass-media, nella giustizia,
          nella polizia)
       3. Indicatore del rispetto dei diritti umani




11
     Il WWF è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura.

12
     Greenpeace è un'organizzazione non governativa ambientalista e pacifista fondata a Vancouver nel 1971.

13
    Forestazione: dal termine inglese “afforestation”, ovvero lo studio della gestione delle piante e dei boschi, per
esempio: zone verdi, qualità e quantità delle piante presenti su un territorio, mantenimento dei sentieri di montagna o di
itinerari naturali etc.)


                                                                                                                       17
                              5.4. IL CALCOLO DELLA FIL A LIVELLO TEORICO


                                                     5.4.1. Il questionario14

Primo passo per procedere al calcolo della FIL è la raccolta dei dati necessari.

Un questionario di 290 domande circa viene proposto ad ogni nucleo familiare o ad ogni individuo
maggiorenne con una frequenza annuale.

Ad ogni domanda e risposta presente nel questionario è applicato un valore numerico, a seconda
dell’importanza del quesito o del tipo di risposta data.



                                                 5.4.2. La linea di demarcazione

Il secondo passo è quindi definire se ogni famiglia ha raggiunto la sufficienza in ciascuno dei nove
campi presi in considerazione. Questo viene fatto applicando una semplice linea di demarcazione
(che può essere considerata una soglia minima per la sufficienza) per ogni campo. Nel caso in cui il
soggetto abbia quindi raggiunto il livello di sufficienza in ogni settore, egli viene considerato in una
condizione di benessere e di generale felicità. È importante sottolineare che ogni campo ha la
medesima importanza ed incidenza matematica sul risultato finale.

Mentre per alcuni indici la linea di demarcazione è facilmente ed oggettivamente tracciabile, per
altri si tratta di metodi soggettivi.



                         5.4.3. Un esempio di linea di demarcazione soggettiva: l’istruzione

Prendiamo in considerazione, per esempio, l’indice di istruzione: alcuni potrebbero ritenere che 9
anni di istruzione siano sufficienti, mantenendo un buon rapporto felicità/istruzione. Altri invece
potrebbero sostenere che 16 anni di istruzione, con conseguente laurea, siano sufficienti e diano
come risultato un miglior rapporto felicità / istruzione.

La FIL dichiara che, oltre un certo punto, non è necessario continuare ad aggiungere traguardi
superiori per migliorare la qualità di vita meccanicamente, ma, in qualche modo, essa limita la sua
attenzione ad una fascia media di realizzazione, che contribuisce in maniera significativa al
benessere umano per la maggior parte delle persone.

Nel nostro caso la soglia potrà, per esempio, essere applicata ad un’ipotetica linea di demarcazione
di 8 anni di scuola obbligatori. A questo livello minimo va aggiunta una quota discrezionale legata
alla motivazione dello studente, alle sue capacità e al suo rapporto con il campo analizzato (in
questo caso l’istruzione).




14
     Vedi il questionario in allegato alla tesina.

                                                                                                     18
                             5.4.4. Il calcolo legato alla linea di demarcazione

Nel momento in cui il punteggio dell’individuo (ossia le risposte da lui date) sarà uguale o
superiore alla linea di demarcazione, si indica il soggetto come sufficiente nel campo preso in
considerazione. Secondo il criterio della linea di demarcazione, non è fondamentale di quanto il
soggetto superi la soglia, ma solo se la superi o meno.

Ad esempio, la famiglia che possiede un campo di 15 ettari riceverà un punteggio identico alla
famiglia che possiede 3 ettari, siccome entrambe hanno superato la soglia di 1 ettaro.

La soglia minima di sufficienza viene quindi convertita in numero con questo procedimento: al
valore di ciascun indicatore, in cui una famiglia raggiunge o supera la sufficienza è dato un valore
pari a 0. Tutti i valori meno che sufficienti sono indicati da un numero ottenuto sottraendo la
distanza del valore effettivamente riscontrato alla linea di demarcazione, il tutto diviso per il valore
minimo di sufficienza. Ad esempio, se la soglia di povertà è di 8 e la realizzazione è di 6, il divario
è (8-6) / 8, ossia 0,25.

Inoltre, al fine di tener conto della gravità dei livelli di insufficienza, le distanze fra i tagli sono
elevate al quadrato, in modo da riflettere la disparità dei risultati tra le persone al di sotto del valore
di sufficienza, ponendo un accento maggiore sui risultati più bassi. In questo modo la FIL dovrebbe
garantire una maggiore attenzione alla popolazione in condizioni sfavorevoli al raggiungimento del
benessere.



                                        5.5. SOLO UN NUMERO?


Il procedimento di calcolo della FIL può essere definito relativamente semplice ed immediato,
perlomeno rispetto ad altri indici alternativi al PIL, spesso difficili da sintetizzare e criticati per la
loro “pesantezza” nel metodo di conteggio.

Secondariamente, la metodologia di reperimento delle informazioni (mediante un questionario)
permette una facilità di disgregazione dell’indice finale in diverse sotto-dimensioni: per età, per
sesso, per zona residenziale, per fascia di reddito, permettendo un’analisi completa, sia geografica,
che demografica e sociale.

La qualità che considero tuttavia più apprezzabile e fondamentale della FIL è il suo essere orientata
alla fascia di popolazione meno abbiente o per lo meno più lontana dal raggiungimento della felicità
/ benessere.

Si riscontra questa caratteristica sia nel metodo di calcolo (che pone l’accento sul mero superamento
della linea di demarcazione e che eleva a potenza i risultati negativi, evidenziandoli) sia nella
particolare tipologia di domande presenti nel questionario, volte ad una rappresentazione precisa dei
difetti, delle mancanze, delle situazioni negative in un nucleo familiare / in un individuo.




                                                                                                        19
                                     5.6. CRITICHE ALLA FIL


                                  5.6.1. La soggettività dei suoi criteri

La principale critica mossa alla FIL è l’inserimento di parametri soggettivi. Soprattutto, il giudizio
si concentra su due campi presi in considerazione dall’indice: il benessere psicologico e l’utilizzo
del proprio tempo libero.

Come misurare quest’ultimo, per esempio? Se lo si valutasse quantitativamente in ore e minuti
passati fuori dal luogo di lavoro, la disoccupazione sarebbe il massimo del benessere.

Una stima in termini di attività scelte risulta al contempo impossibile. Non esiste un parametro
univoco che possa giudicare se sia meglio viaggiare o accudire i nipoti a casa, ad esempio, oltre al
fatto che sarebbe impossibile indicare chi delle due persone è più felice.

È pur vero che la FIL non pretende di definire quali attività generano più felicità, ma tenta una
distinzione, fermo restando un margine discrezionale e soggettivo, tra attività svolte nel tempo
libero positive o negative. Accudire i nipoti, portare a passeggio il cane, curare il proprio corpo
saranno considerate attività positive allo stesso livello, mentre spendere il proprio tempo libero
davanti al computer tentando di mettersi in pari con un lavoro alienante, dover cercare un secondo
lavoro, guardare un numero spropositato di trasmissioni televisive a giornata saranno considerate
attività ugualmente negative.

La stessa operazione di critica viene mossa all’aspetto riguardante il benessere psicologico. In che
modo, con una semplice autovalutazione, il grado di stress psicologico può essere misurato
oggettivamente? Oppure con quali criteri possono facilmente essere divise le emozioni positive da
quelle negative? Non sono alcuni sentimenti negativi, come il dolore, benefici a lungo termine?



                                5.6.2. Una possibile strumentalizzazione

I critici sostengono inoltre che la FIL, siccome dipende da una serie di giudizi soggettivi circa il
benessere, potrebbe essere sfruttata e pilotata da parte dei governi, per favorire i loro interessi e
tornaconti personali.

La preoccupazione espressa dai critici è il fatto che possa essere lo Stato, o il governo, a decidere
alcuni criteri di valutazione soggettivi (e di conseguenza i valori ad essi connessi) per tutta la
popolazione, alimentando un possibile totalitarismo. Un potere che decida quindi quale debba
essere la felicità “standard” del singolo cittadino.

A mio parere è indispensabile notare come un punto fondamentale della FIL stessa sia la Good
Governance, cioè l’efficacia e l’efficienza delle politiche pubbliche percepite ed espresse
direttamente dal popolo ogni anno. Una sorta di referendum consultivo a livello nazionale che
permetterebbe il controllo dello Stato e dei suoi organi principali.

Inoltre, i criteri di valutazione, i parametri, i campi e il calcolo stesso dell’indice FIL sono stati
studiati ed infine approvati da una commissione di psicologi, economisti, monaci e intellettuali di
tutte le fazioni politiche e di pensiero.

                                                                                                   20
                                               5.6.3. Un indice troppo rigido?

Terza critica mossa alla FIL è la sua rigidità geografica. Difficilmente un indice interdisciplinare e
vasto come la FIL può essere univoco per tutti i paesi del mondo.

Questa tesi è stata parzialmente abbandonata dai critici siccome già discussa e chiarita durante la
Conferenza sulla FIL in Nova Scotia, nel 200715. Al meeting, alcuni scienziati americani chiesero
all’allora Ministro per la Casa e la Cultura Butanese Jigme Thinley16 se il Bhutan sentiva la forte
responsabilità derivante dalla costruzione di un indice così innovativo come la FIL. Jigme Thinley
rispose allora che il suo Stato, attraverso la FIL, non prometteva in verità nessuna formula segreta di
felicità né nessuna soluzione. “Noi siamo un piccolo Stato montagnoso. Siete voi che avete le
conoscenze e grandi esperti pronti a migliorare la nostra FIL. Fare in modo che la FIL funzioni
davvero sarà il vostro compito”.

Il confronto internazionale del benessere è effettivamente difficile su modelli di paesi totalmente
diversi fra di loro. Da qui, l’invito rivolto ad ogni Stato da parte degli ideatori della FIL: è
necessario che ogni nazione adatti una misura di FIL il più possibile adeguata alla propria realtà e
solo nel lungo periodo, dopo un adattamento concreto, attui un confronto valido e costruttivo.

La misura del benessere-felicità diventerebbe, in tal caso, non una constatazione "positiva", ma una
scelta "normativa". Non un dato, ma un obiettivo. Ogni Paese dovrebbe scegliere democraticamente
il proprio quadrante di felicità, valido per un certo periodo, costituito oltretutto da una
combinazione di traguardi prefissati.
Sembrerebbe la strada già intrapresa nel 2008 da Sarkozy, il quale ha affidato a ben due premi
Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz e l'indiano Amartya Sen, il compito di adattare la FIL
“Butanese” alla moderna repubblica francese.



                                                    5.7. CONCLUSIONI

La FIL, come visto finora, è una via innovativa, uno strumento ancora in fase sperimentale e
attualmente incompleto, ma comunque idoneo come guida ed ispirazione per un nuova scienza
dell’economia. Dell’economia felice.

Questo indice non si presenta, infatti, come una regola, una soluzione o una ricetta per la felicità.
Esso è più un modello garante di un’equità sociale, di una giustizia e di un benessere a tutt’oggi
lontani dall’essere realizzati. Uno dei pochi indici che pone la persona al centro dello sviluppo
(qualunque tipo di sviluppo) riconoscendo che l'individuo ha bisogni di natura materiale, spirituale
ed emozionale.

È' vero, ci sono ancora molti ostacoli, molte incertezze e siamo ancora lontani dalla FIL, anche
perché la felicità non è soltanto data dalle circostanze in cui viviamo, ma anche dal significato che
noi stessi diamo ad esse. E questo non può deciderlo o imporlo lo Stato, né l’ONU, né alcun


15
     Ogni anno si tiene una conferenza mondiale sulla FIL. L’ultima, nel 2009, si è svolta in Brasile.
16
     Jigme Thinley è attualmente primo ministro del Bhutan

                                                                                                         21
governo. Tuttavia considerarla coscientemente come guida, principio e ispirazione è sicuramente un
gran passo in avanti.

Penso che ogni conclusione possibile non possa essere espressa meglio di come abbia già fatto
Kinley Dorji, direttore della testata nazionale butanese “Kuensel”, nonché sostenitore della FIL: “La
felicità non arriva che da noi stessi, attraverso la comprensione del nostro essere uomini fatti di
anima e di corpo. La FIL ha la responsabilità di modellare uno Stato che crei le giuste condizioni
che permettano al cittadino di perseguire la sua personale felicità nel modo più semplice possibile”.



“Come buddhista, sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di
raggiungere la felicità. Per felicità però non intendo solamente il piacere effimero che deriva
esclusivamente dai piaceri materiali. Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una
completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la
pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un
sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico
dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità”.

(Tenzin Gyatso – attuale Dalai Lama)



“La brama più intensa e più profonda dell'uomo è quella di raggiungere la felicità. ... Anche
l'economia tende a questo scopo, al quale essa è subordinata quale medium ad finem. L'economia
non può quindi, come taluni hanno creduto,consistere nella ricerca e nella dottrina dei mezzi atti
ad accrescere la produzione, ma bensì giova che essa si interessi della produzione solo in quanto
questa è suscettibile di accrescere per gli uomini la possibilità di vivere contenti”



(R. Michels)




                                                                                                  22
                                    6. APPENDICE

                               6.1. IL PARADOSSO DI EASTERLIN

Riprendiamo il breve accenno già esposto in tesina al capitolo “FIL”, punto 2a.

Nel 1974 Richard Easterlin, attualmente professore di Economia all'Università della Southern
California e membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze, ricercando le ragioni per la limitata
diffusione della moderna crescita economica evidenziò che nel corso della vita la felicità delle
persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza: è il «paradosso della felicità»
Questo paradosso, secondo Easterlin, si può spiegare osservando che, quando aumenta il reddito, e
quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a
diminuire, mostrando una ‘curva ad U’ rovesciata.

Easterlin insieme a Kahneman ed altri economisti hanno provato a spiegare il paradosso con
l'effetto "treadmill" (tappeto rullante) paragonando un aumento del reddito ad un corridore
inconsapevole su un tappeto rullante,che rimane per forza di cose sempre al medesimo punto. I
principali "treadmill effect" (effetti derivanti dalla corsa su di un tappeto rullante) sono:



1. L' Hedonic Treadmill, secondo la "teoria dell'adattamento", è il meccanismo per il quale la
   nostra soddisfazione o il benessere conseguente all'acquisto di un nuovo bene di consumo (per
   esempio, di automobile berlina al posto della precedente utilitaria), dopo un miglioramento
   temporaneo ritorna rapidamente al livello precedente.

2. Il Satisfaction Treadmill, invece dipende dall'innalzamento del nostro livello di "aspirazione al
   consumo" al migliorare del reddito; cioè, nonostante la "felicità oggettiva" migliori, si
   richiedono continui e più intensi piaceri per mantenere lo stesso livello di soddisfazione (il
   livello che segna il confine fra i risultati soddisfacenti e quelli insoddisfacenti) o la stessa
   "felicità soggettiva" (l’autovalutazione della propria felicità).

3. Il Positional Treadmill relativo mette l’accento sugli effetti "posizionali" dei beni di consumo in
   base ai quali il benessere che traiamo dal consumo dipende soprattutto dal valore relativo del
   consumo stesso, cioè da quanto esso differisce da quello degli altri con i quali ci confrontiamo.
   Oltretutto con l' aumento delle aspirazioni, si annulla l' aumento del piacere.

       a. Con l' effetto dell' invidia e della rivalità, che fa dipendere la felicità propria da quella
          degli altri, in un continuo inseguimento.

       b. Come nello scambio delle idee: se ci scambiamo un dollaro, ciascuno resta con un
          dollaro; se ci scambiamo un' idea, ciascuno resta con due idee.




                                                                                                    23
                               6.2. IL CALCOLO PRATICO DELLA FIL

Applicare la linea di demarcazione ai risultati pervenuti


Risultati pervenuti:




Linea di sufficienza:

[3   3    26   3 3     11 2     2   2]



Si segna uno 0 per ogni dato sufficiente e 1 per ogni dato insufficiente.




Calcolo della distanza dalla sufficienza

Per le variabili dove il risultato minimo di risposta è 0, il calcolo della distanza dalla sufficienza è il
seguente:

                              [(sufficienza- risultato effettivo) / sufficienza]

 Per le variabili in cui il minimo è per forza di cose 1:

                          [ (sufficienza- risultato effettivo) / sufficienza] - 1

Quindi:




                                                                                                        24
Mettere a potenza il risultato ottenuto


Al fine di sottolineare i risultati più bassi dando una maggiore equità al sistema di calcolo, tutti i
dati reperiti finora vengono messi a potenza.




Calcolo


Prima di tutto bisogna sottrarre a 1 il valore realizzato fin ora.




Secondariamente, sommare tutti i dati inferiori alla soglia minima di sufficienza.

La FIL di conseguenza è

=(1+0.75+0.75+1+1+1+0.99+1+1+1+1+1+1+1+1+1+0.60+0.99+1+0.99+1+1+1+1+1+1+1+1+1+1)
/36 = 0.808


Ripartire a seconda del campo preso in considerazione




Nello schema chiamato qui “Matrix D” si può ipotizzare che comprenda i primi 4 indicatori
corrispondenti al settore “benessere psicologico” e gli altri 5 al settore “cultura”. Al fine di

                                                                                                   25
attribuire un peso uguale ad entrambi i campi, ad ogni dato riguardante il benessere psicologico è
dato valore 0,25 mentre ad ogni dato riguardante la cultura viene dato valore 0,2, come da seguente
equazione:

4 : 5 = 0,25 : 0,2

4 x 0,25 = 1,00

5x 0,20 = 1,00



Quindi:




Infine, la distanza media al quadrato dalla linea di demarcazione è calcolata per ogni dato e per ogni
campo.

[.25   .03125    .000625   0   0   .021   0   .05   .05]



Considerazioni finali sul calcolo pratico della FIL


Grazie al calcolo intero sopra esposto, non solo si è in grado di ottenere la FIL totale, ma anche
l’incidenza che ogni campo ha su di essa e ogni singola componente positiva e negativa all’interno
di ogni campo.

Un indice totale che per quanto singolo è suddivisibile e facilmente scomponibile, per facilitare
un’analisi dettagliata e approfondita delle cause negative che influenzano il benessere e la felicità di
un Paese.




                                                                                                     26
           6.3. BREVE ACCENNO AI PERSONAGGI DELLE CITAZIONI E DELLE
                           RIFLESSIONI INSERITE IN TESINA


Prima pagina

Ezra Pound (1885 - 1972), è stato un poeta statunitense che visse per lo più in Europa e fu uno dei
protagonisti del modernismo e della poesia di inizio XX secolo.


Il PIL

Kenneth Ewert Boulding (1910 –1993) è stato un pacifista, economista e poeta statunitense.
Laureato con il massimo dei voti in scienze politiche, filosofia ed economia, fu insegnante ad
Oxford.

Robert Francis Kennedy (1925 –1968) è stato un politico statunitense, fratello di John Fitzgerald
Kennedy.
Già ministro delle giustizia durante la presidenza del fratello John, si candidò alle elezioni
presidenziali del 1968, partecipando alle elezioni primarie del Partito Democratico. Morì in seguito
ad un attentato all'indomani della sua vittoria nelle elezioni primarie di California e South Dakota.


Alternative al PIL

Paul Michel Foucault (1926 –1984) è stato uno storico e filosofo francese.
Noto per aver realizzato il progetto storico-genealogico propugnato da Nietzsche allorché segnalava
che, nonostante ogni storicismo, continuasse a mancare una storia della follia, del crimine e del
sesso.

Tzvetan Todorov (1939) è un filosofo e saggista bulgaro.
Ha insegnato alla Yale University, è stato ricercatore presso il Centro Nazionale della Ricerca
Scientifica di Parigi (CNRS) ed ha diretto il Centro di Ricerca sulle Arti e il Linguaggio (CRAL) di
Parigi. È famoso in tutto il mondo per le sue opere saggistiche di ampio respiro su diversi temi etici.


La FIL

Charles Haddon Spurgeon (1834 – 1892) è stato un predicatore battista riformato
britannico dell'800 la cui influenza continua a rimanere oggi molto grande fra cristiani riformati di
diversa denominazione, fra i quali è ancora conosciuto come "il principe dei predicatori".

Tenzin Gyatso, nato a Lhamo Dondrub (1935), è il XIV Dalai Lama, premio Nobel per la pace nel
1989 ed esponente della dottrina della non-violenza.
Vive dal 1959 in esilio in India, con un seguito di 120.000 tibetani in seno ai quali ha costituito il
governo tibetano in esilio.

Robert Michels (1876 – 1936), è stato un sociologo e politologo tedesco naturalizzato italiano che
studiò principalmente il comportamento politico delle élite intellettuali.



                                                                                                    27
                                  7. BIBLIOGRAFIA
Richard Layard, Felicità: La nuova scienza del benessere comune, Rizzoli, Saggi stranieri, 2005

B.Frey A. Stutzer, Economia e felicità, Editore Il sole 24 ore, Mondo Economico, 2006


Maurizio Pallante, La decrescita felice, Editori Riuniti, fuori collana, 2005

Dimensioni nuove, Elledici, aprile 2007

La Repubblica, 04 novembre 2007, pagina 30, sezione: domenicale




                                     8. SITOGRAFIA
Enciclopedia multimediale

www.wikipedia.org

www.wikiquote.org

Sito ufficiale della FIL

www.grossnationalhappiness.com

Sito della commissione FIL del Bhutan

http://www.gnhc.gov.bt/about_us.asp

Sito ufficiale della SVIPOP, agenzia online e strumento di informazione della CESPAS (Centro
Europeo di Studi sulla Popolazione, Ambiente, Sviluppo)

http://www.svipop.org/

Sito contente citazioni

http://www.citazioni.tk/

Sito contente riflessioni sul significato del PIL

http://www.broseghini.net/riflessioni-sul-significato-del-pil




                                                                                                  28

								
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