PQM - SantaMariaGiustizia

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					Proc. n. 133/’10 T.R.
      n. 9007/09 PM sede




                       TRIBUNALE DI S.MARIA CAPUA VETERE
                               I SEZIONE PENALE
                                    Collegio A




Il Tribunale composto dai seguenti Magistrati :

- dott. Raffaello Magi                    Presidente Est.
- dott.ssa Valeria Bove                    Giudice
- dott.ssa Rosa De Ruggiero                 Giudice

Sciogliendo la riserva di cui al verbale di udienza del 10.6.’10, sulle istanze di riesame reale
proposte nell’interesse di De Bari Gaetano, Pasquariello Mauro e Piscopo Luigi avverso il
provvedimento di sequestro preventivo emesso dal GIP in sede in data 8.4.2010 ed avente ad
oggetto, per ciò che qui rileva, gli impianti di depurazione ‘Foce Regi Lagni’ sito in Villa Literno,
‘Napoli nord’ sito in Orta di Atella e ‘Area Casertana’ sito in Marcianise ;


                                                    Osserva


1. Il provvedimento impugnato.
Ad avviso del Collegio il provvedimento di sequestro preventivo – oggetto dell’impugnazione – va
confermato in relazione al disposto di cui all’art. 321 co.1 c.p.p. ed in riferimento ai capi F (come
ritenuto dal GIP) ed L (pur se, in rapporto al capo L va riqualificata la pre-imputazione nel reato di
cui all’art. 449 c.p., come si dirà in seguito ).
Sul punto, va innanzitutto precisato l’ambito cognitivo di questo Tribunale in quanto giudice dello
specifico procedimento incidentale di riesame e non del procedimento ‘principale’ .
L’attribuzione del Tribunale del Riesame è infatti strettamente correlata allo specifico
provvedimento impugnato ed alla sua ‘critica’ e non si estende ad aspetti diversi ed ulteriori, che
restano di competenza del P.M. (e del GIP) procedente e che andranno valutati nel prosieguo.
Dunque, per restare al provvedimento impugnato, va ricordato che il GIP in sede ha emesso la
misura cautelare reale in riferimento ai seguenti capi di pre-imputazione :
- capo A – così descritto :     “… de BARI Gaetano, GIUSTINO Domenico, PISCOPO Luigi,
PASQUARIELLO Mauro, GAUDINO Antimo, NICCOLI Ermanno, D’AURIA Luciano, CANTILE
Francesco, CORVINO Carlo, MIGLIACCIO Alberto, COPPOLA Alfonsina, GALOPPO Pasquale,
DI PUORTO Antonietta, SCHIAVONE Salvatore, CAPRIO Agostino, MORRONE Antonio,
NOVIELLO Arturo, DIANA Valentino, DIANA Rinaldo, LETIZIA Luigi, CAPRIO Osvaldo,
MONTESANO Giovanni, D’AUSILIO Giovanni, PALMESE Carmine, PAGANO Arturo, LETIZIA
Ernesto, Di BONA Crescenzo, RUSSO Luigi, CORVINO Antonio, PICCOLO Vincenzo, SERAO
Luigi, BELFORMATO Bruno, FORGIONE Emma, SCHIAVONE Giovanna, DIANA Vincenzo,
RUSSO Rosa, ZARA Antonio, ZARA Valerio, D’ALESSANDRO Elio, D’ALESSANDRO Antonio,
IOVINO Giovanni, DE LEVA Giovanni, CRISTIANO Nicola, IAZZETTA Giuseppe, INGROSSO
Manlio, PEPE Carmine, ROTONDO Gianpaolo, VENTRIGLIA Francesco Paolo, LUPACCHINI
Mario, SCHIAVONE Generoso, GARRI Gerardo, BARONI Vincenzo, RAUCI Luigi, GIRI Carlo,
FONTANA Pasquale,

del delitto di cui agli artt. 61 n. 7, 110, 81 cpv, 40 e 635, comma 2, nr. 3) c.p., poiché, nella
qualità per ognuno appresso indicata, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso,
attraverso una condotta dolosamente e scientemente pericolosa, pur essendo essi a conoscenza
delle cause generatrici dell’evento dannoso e consapevoli degli effetti che inevitabilmente la loro
condotta illegale avrebbe prodotto, in maniera sistematica, provocavano o permettevano il
danneggiamento sotto il profilo biologico (impossibilità di vita per i pesci, soffocamento della
flora acquatica) delle acque pubbliche (superficiali e sotterranee) del sistema idrico denominato
“Regi Lagni” mediante lo sversamento illegale di reflui urbani e/o industriali inquinanti e
maleodoranti, sversamento illegale protrattosi da anni fino a tutt’oggi, reflui contenenti valori
chimici e batteriologici di gran lunga superiori ai limiti massimi imposti dalla legge, con ciò
cagionando un danno gravissimo alle citate acque nonché a quelle del mare di larga parte del
litorale Domitio della provincia di Caserta contaminate dai liquami inquinati provenienti dal
canale dell’Asta valliva dei Regi Lagni, creando un imponente danno ambientale ad essi ben noto
a sostanzialmente accettato. Ed in particolare:

1) de Bari Gaetano e 2) Giustino Domenico,

quali, rispettivamente, amministratore delegato e legale rappresentante della Hydrogest
Campania S.p.A., per il periodo 2007, 2008 e 2009 in relazione ai seguenti scarichi e fonti
inquinanti: E1ASP1 – E1F1 (depuratore Napoli Nord di Orta di Atella); A2ASP1 – A2F1
(depuratore Foce Regi Lagni di Villa Literno); C1ASP1 e C1ASP2 (scarico fognario non depurato
dell’area urbana di Casapesenna); C2ASP1 e C2ASP2 (scarico fognario non depurato dell’area
urbana di San Cipriano d’Aversa); C3ASP1 e C3ASP2 (scarico fognario non depurato dell’area
urbana di Casal di Principe)

3) Piscopo Luigi

quale responsabile della gestione del depuratore di Napoli Nord, affidato in concessione alla
società Hydrogest Campania S.p.A. per il periodo 2007, 2008 e 2009, in relazione allo scarico e
alla fonte inquinante contraddistinti dalla sigla E1ASP1 – E1F1;
4) Pasquariello Mauro

quale responsabile della gestione del depuratore di Foce Regi Lagni in Villa Literno, affidato in
gestione alla società Hydrogest Campania S.p.A. per il periodo 2007, 2008 e 2009, in relazione
allo scarico e alla fonte inquinante contraddistinti dalla sigla A2ASP1 – A2F1(depuratore Foce
Regi Lagni di Villa Literno); C1ASP1 e C1ASP2 (scarico fognario non depurato dell’area urbana
di Casapesenna); C2ASP1 e C2ASP2 (scarico fognario non depurato dell’area urbana di San
Cipriano d’Aversa); C3ASP1 e C3ASP2 (scarico fognario non depurato dell’area urbana di
Casal di Principe) ……………….” ;



- Capo B - così descritto : “ … de BARI Gaetano, GIUSTINO Domenico, PISCOPO Luigi,
PASQUARIELLO Mauro

del delitto di cui agli artt.61 n. 7, 81 cpv, 40 e 110 e 635, comma 2, nr. 3) c.p. perchè, in concorso
tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nelle qualità indicate nel
capo A), per il periodo che va dal dicembre 2006 al settembre 2009, attraverso una condotta
dolosamente e scientemente pericolosa , essendo essi preposti alla gestione di una struttura
adibita ad uso pubblico quale è un impianto di depurazione, pur essendo consapevoli degli effetti
che inevitabilmente la loro condotta illegale avrebbe prodotto, in maniera sistematica,
provocavano i seguenti danneggiamenti sotto il profilo elettromeccanico degli impianti di
depurazione denominati “Napoli Nord” e “Foce Regi Lagni” di proprietà della Regione
Campania, tale da compromettere l’efficacia e l’efficienza degli impianti stessi, atteso che presso i
due depuratori, trascorsi 31 mesi dall’affidamento in concessione degli impianti alla Hydrogest
Campania S.p.A., non sono neppure iniziati gli interventi di rifunzionalizzazione ed adeguamento
delle strutture ed opere edili ed elettromeccaniche previste dal cronoprogramma “allegato D” del
contratto di convenzione del project financing stipulato tra la TM.E. Ecologica S.p.a. ed il
Commissariato di Governo. In particolare:

per l’impianto di Orta di Atella (Napoli nord), con capo impianto Piscopo Luigi:

a)                  Le griglie della sezione di grigliatura grossolana rimosse per manutenzione
     straordinaria, non sono più state rimesse in opera con il conseguente danneggiamento delle
     coclee di sollevamento iniziale dei liquami per l’arrivo insieme al liquido di carcasse di
     motoveicoli, grossi animali, pneumatici etc;

b)                    Completo abbandono della linea di dissabbiatura e disoleatura che ha
     comportato la mancata estrazione delle sabbie e degli olii dal refluo con un effetto devastante
     sia sulla linea fanghi che sulla linea acque;

c)                  Inutilizzo delle pompe dosatrici dell’ipoclorito nella linea di disinfezione
     essendo le stesse fuori uso;

d)                   Completo abbandono della linea fanghi che unitamente all’esclusione del
     gasometro, in questa sezione ha innescato l’arresto della fase di digestione anaerobica dei
     fanghi, sia primari che secondari;
mentre per l’impianto di Villa Literno (Foce Regi Lagni) con capo impianto Pasquariello Mauro:

  a) il bacino di disinfezione è soggetto a continui allagamenti non appena si verificano ondate
     di piena dei Regi Lagni pertanto lo stesso viene by- passato e i reflui scaricati attraverso il
     canale denominato quarto by-pass con dosaggio dell’ipoclorito nel canale di adduzione
     alla disinfezione; il tempo di contatto è in questo caso di pochi secondi, con conseguente
     scarico di liquami non correttamente disinfettati;

  b) l’assenza di coclee di sollevamento fa sì che con portate di pioggia si attivi il by-pass
     generale dell’impianto, a causa della limitata portata delle pompe utilizzate in sostituzione
     delle predette coclee;

  c) nella sezione di dissabbiatura/disoleatura, una delle due vasche risulta fuori uso;

  d) delle otto vasche di ossidazione biologica, sette sono risultate in funzione con livelli di
     fanghi superiori a quelli ritenuti ottimali;

  e) assenza totale del processo di nitrificazione, infatti dalle stesse relazioni e registri dei
     controlli del concessionario Hydrogest relative ai mesi di aprile e maggio 2009, si rileva
     che per aprile il COD è risultato per 16 giorni non conforme ai limiti tabellari, con un
     valore medio mensile di 136 mg/l ed un abbattimento di appena il 33%; nello stesso mese
     la concentrazione dei solidi sospesi totali è risultata non conforme ai limiti, per 24 giorni,
     con una concentrazione media di 68 mg/l e un abbattimento del 36%; l’azoto
     ammoniacale è risultato non conforme ai limiti, per 29 giorni; nel mese di maggio 2009,
     durante il quale l’impianto è stato by-passato dal giorno 11 al giorno 20 per l’esecuzione
     di lavori alla sezione di sollevamento reflui in ingresso, lo scarico è risultato sempre non
     conforme per i parametri solidi sospesi totali ed azoto ammoniacale, con punte di
     concentrazione di circa 60 mg/l per quest’ultimo parametro.

  f) per quanto attiene alla linea fanghi il processo di digestione anaerobica non viene effettuata
        per il fuori uso dei digestori (dall’anno 1999);

  g) nell’anno 2007 non risultano smaltimenti relativi ai fanghi di depurazione con codice CER
     190805.


  - capo F – così ritenuto dal GIP : art. 137 co.6 d.lgs. 152/2006 per sversamento di reflui urbani e
  industriali avvenuto con superamento dei limiti di legge individuati ai sensi del comma 5 ;



  - capo L – così descritto in sede di richiesta (il GIP ritiene sussistente l’ipotesi del co.1 art. 434
  c.p. ) : “ … del reato p. e p. dagli artt. 81 cpv, 110, 112, 40 e 434 comma 1 e 2 c.p. perché in
  concorso tra loro, in un numero di persone superiore a cinque, con le condotte adottate e
  specificate nei capi che precedono, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso
  e mediante lo sversamento illegale di rifiuti e reflui urbani e/o industriali altamente inquinanti
  e pericolosi, nelle acque pubbliche superficiali e sotterranee (queste ultime utilizzate in larga
   parte per l’irrigazione di colture alimentari umane e per l’alimentazione animale) del sistema
   idrico denominato “Regi Lagni” nonchè delle acque del mare di larga parte del litorale
   domitio della provincia di Caserta, cagionavano dolosamente un gravissimo ed irreparabile
   disastro ambientale con una elevata portata distruttiva dell’ambiente, non riparabile con le
   normali opere di bonifica, con conseguenze gravi, complesse ed estese e con una alta
   potenzialità lesiva non solo della sfera psichica delle persone, intesa come limitazione del
   normale svolgimento della loro vita, ma anche della sfera biologica, tanto da provocare un
   effettivo pericolo per la incolumità fisica di un numero indeterminato di persone residenti in
   zone specifiche delle province di Caserta e Napoli, zone coincidenti e sovrapponibili in
   maniera impressionante con il bacino idrografico dei Regi Lagni in cui come accertato da uno
   studio sull’impatto sanitario dei rifiuti nei comuni delle province di Napoli e Caserta promosso
   dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC), commissionato all’Organizzazione Mondiale
   della Sanità (OMS) ed eseguito un gruppo di lavoro multidisciplinare che ha coinvolto, oltre
   all’OMS, istituti di ricerca nazionali quali l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Consiglio
   Nazionale delle Ricerche (CNR) Istituto Fisiologia Clinica, e regionali, quali l’ARPA
   Campania e l’Osservatorio Epidemiologico della Regione Campania (OER), sono state
   rilevate numerose associazioni positive e statisticamente significative (cioè non imputabili al
   caso) fra salute e rifiuti e che nelle due province campane le diverse vie di contaminazione
   danno un contributo alla compromissione ambientale, riconosciuto e riportato da fonti diverse,
   ed ancora, che la coerenza tra risultati ottenuti analizzando esiti diversi con differenti metodi
   statistico-epidemiologici, suggerisce che la correlazione misurata rispecchi reali effetti sanitari
   legati alla compromissione di numerose matrici ambientali (aria, acqua, suolo, alimenti).


   Nonché in riferimento alle contravvenzioni di cui ai capi N ed O (artt. 734 e 674 c.p.) .


                                     Reati accertati nella provincia di Caserta, comportamenti in atto


2.La verifica della competenza .
Il GIP, pertanto, nell’affermare che “… appare evidente – nei casi di ritenuta sussistenza dei gravi
indizi di colpevolezza – l’esigenza di un intervento cautelare che ponga termine alla riscontrata
situazione di illecito..” ha inteso applicare la previsione normativa di cui all’art. 321 co.1 c.p.p.
nella parte in cui detta norma fa riferimento pericolo di ‘aggravamento o protrazione’ delle
conseguenze dell’illecito riscontrato lì dove la ‘res’ (nel caso di specie gli impianti di depurazione
che sversano nel sistema idrico Regi Lagni) resti nella libera disponibilità del soggetto che la
detiene in via ordinaria. Di qui la nomina del custode giudiziario con facoltà d’uso.
Dunque la prima verifica che il Tribunale è chiamato a fare – anche d’ufficio – è quella della
competenza in riferimento alla normativa ‘eccezionale’ introdotta – nel settore dei rifiuti e dei reati
correlati – dal Decreto Legge n.90 del 23 maggio 2008, convertito, con modificazioni, in legge 14
luglio 2008 n.123.
E’ evidente, infatti, che lì dove le fattispecie di reato oggetto del sindacato di questo Tribunale
fossero state ricomprese in quelle individuabili ai sensi dell’art. 3 di detta legge si sarebbe posto il
delicato tema delle modalità dell’intervento giurisdizionale, posto che la competenza – per i fatti
commessi durante lo stato emergenziale e dunque sino al 31 dicembre 2009 – sarebbe stata del cd.
GIP Collegiale del Tribunale di Napoli (con titolarità dei poteri investigativi in capo al Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Napoli) e ciò avrebbe determinato una nullità di ordine
generale ed assoluta (rilevabile anche d’ufficio) ai sensi dell’art. 178 lettera a del codice di rito (un
provvedimento collegiale sarebbe stato emesso – almeno per una parte delle contestazioni – dal
giudice monocratico) .
In tale ipotesi si sarebbe posto il problema di valutare il rapporto tra i ‘fatti commessi durante lo
stato emergenziale’ e le condotte successive (di certo attribuite, a far data dal 1.1.’10, alla
cognizione ordinaria) ma, a ben vedere, questo Collegio ritiene che – in rapporto ai fatti qui valutati
– la deroga ai criteri generali sulla competenza non sia mai venuta in essere.
Se infatti si parte dall’esame del provvedimento impugnato – come è doveroso fare – si può
agevolmente affermare che il ‘tema’ trattato dal GIP riguarda, per quanto qui interessa, il corretto (o
meno) funzionamento degli impianti di depurazione delle acque e le conseguenze delle condotte di
‘alterazione’ sulla qualità e tipologia degli scarichi (da qui l’ipotesi di disastro ambientale, sia pure
nella forma del pericolo, correlato al ‘cattivo trattamento’ delle acque reflue).
Tale materia non è espressamente ricompresa nelle ‘finalità’ dell’intervento legislativo
‘straordinario’ del 2008 e non può dirsi ricompresa nelle ‘attribuzioni’ del Sottosegretario di Stato
previste dall’articolo 2 del decreto legge n.90 .
Se infatti si esamina il ‘preambolo’ di detto intervento normativo ci rende facilmente conto del fatto
che i ‘poteri straordinari’ (e dunque anche le deroghe alla legge processuale, peraltro molto discusse
in punto di legittimità costituzionale) sono attribuiti per far fronte alla grave situazione inerente il
trattamento dei rifiuti solidi urbani e la necessità di individuare siti idoneii allo stoccaggio e alla
discarica :
… ritenuta la straordinaria necessita' ed urgenza di adottare adeguate iniziative volte al definitivo
superamento dell'emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della regione Campania;
Considerata la gravita' del contesto socio-economico-ambientale derivante dalla situazione di
emergenza in atto, suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della
popolazione della regione Campania, attualmente esposta a rischi di natura igienico-sanitaria ed
ambientale;      Considerate        le     ripercussioni     in      atto     sull'ordine      pubblico;
Tenuto conto della necessita' e dell'assoluta urgenza di individuare discariche utilizzabili per
conferire i rifiuti urbani prodotti nella regione Campania;
Considerato il continuo svilupparsi di incendi dei rifiuti attualmente stoccati presso gli impianti di
selezione e trattamento, ovvero abbandonati sull'intero territorio campano, e della conseguente
emissione            di          sostanze              altamente              inquinanti          nell'atmosfera;
Ravvisata l'ineludibile esigenza di disporre per legge l'individuazione e la realizzazione delle
discariche necessarie per lo smaltimento dei rifiuti, tenuto conto delle tensioni sociali che rendono
oltremodo critica la localizzazione degli impianti a servizio del ciclo di smaltimento dei rifiuti, con
riflessi dannosi di portata imprevedibile per la salute delle popolazioni della regione, e della
conseguente necessita' di procedere immediatamente allo smaltimento dei rifiuti giacenti o
comunque        sversati     sulle      strade     e      nei         territori     urbani   ed       extraurbani;
Ritenuto altresi' di inserire le misure emergenziali in un quadro coerente con l'esigenza del
definitivo superamento del problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania, anche individuando
soluzioni alternative al conferimento in discarica dei rifiuti urbani mediante il relativo smaltimento
in impianti di termodistruzione;
Ritenuta la necessita' di disporre in via legislativa interventi di bonifica e di compensazione
ambientale finalizzati ad assicurare adeguata tutela al territorio della regione Campania, nonche'
interventi     per     la    raccolta       differenziata       dei       rifiuti    nello   stesso     territorio;
Tenuto conto degli esiti dei molteplici procedimenti giudiziari che hanno evidenziato il
coinvolgimento della criminalita' organizzata nelle attivita' di gestione dei rifiuti nella regione
Campania e considerata la necessita' di fornire adeguate risposte, anche in termini di efficienza,
nello svolgimento delle attivita' di indagine in ordine ai reati commessi nell'ambito delle predette
attivita' di gestione dei rifiuti;
Tenuto conto dei reiterati e motivati provvedimenti giudiziari cautelari che hanno disposto il
sequestro degli impianti di produzione dei combustibili da rifiuti (CDR) esistenti nella regione
Campania;
Viste le sentenze della Corte Costituzionale n. 237 e n. 239, del 18 - 26 giugno 2007, emesse nel
giudizio di legittimita' costituzionale dell'articolo 3, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater del decreto-legge
30 novembre 2005, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21;
Vista la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di cassazione n. 27187 del 28 dicembre 2007, sulla
giurisdizione del Giudice amministrativo sui procedimenti cautelari in materia di gestione dei
rifiuti;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, della giustizia, dell'interno, della difesa, dell'istruzione,
dell'universita'      e        della     ricerca       e      dell'economia         e      delle        finanze;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 21 maggio 2008;
E m a n a il seguente decreto-legge…” .
Dunque, già la verifica dell’occasio legis esclude che l’intervento ‘straordinario’ sia stato posto in
essere in riferimento al ‘trattamento’ ed alla tutela delle acque reflue ed anche la lettura delle
specifiche attribuzioni del Sottosegretario di Stato porta ad escludere che tra i poteri ‘speciali’ vi
sia quello di intervenire sul ‘trattamento’ delle acque 1.
Da ciò una fondamentale conseguenza, rappresentata dal fatto che ‘i reati oggetto del
provvedimento impugnato’ non sono mai stati ricompresi in quelli ‘attinenti alle attribuzioni del
Sottosegretario di Stato’ di cui all’articolo 3 della legge ‘speciale’ 2.
Trattandosi di legge ‘eccezionale’ l’interpretazione del dato normativo è infatti assolutamente
restrittiva (ai sensi dell’art. 14 delle preleggi) e non può certo compiersi in modo da
‘ricomprendere’ ogni possibile ‘interferenza’ tra l’azione del Sottosegretario e quella di altri
soggetti pubblici o privati.
Del resto, la stessa Suprema Corte di Cassazione è più volte intervenuta su tale aspetto, in senso
conforme a quanto sin qui argomentato. Si veda, tra le altre, Cass. 27.5.’09 n. 30096 : “ … Tanto
premesso si tratta di stabilire se la nuova competenza funzionale riguardi tutti indistintamente i
reati relativi alla gestione dei rifiuti (art. 183) o un reato ambientale connesso alla medesima
ovvero     soltanto       quelli   collegati   alle    attribuzioni    del    Sottosegretario      di     Stato.
L'analisi della disciplina fondata sulla ricostruzione della voluntas legis e della occasio legis e
sulla interpretazione letterale e logico - sistematica delle nuove disposizioni, quali risultano a
seguito delle modifiche apportate in sede di conversione del decreto legge, portano a ritenere che
la clausola restrittiva introdotta dalla L. n. 123 del 2008 riguardi anche i reati principali e
definisca la competenza del gip e del gup regionali. Di conseguenza le nuove disposizioni in tema
di competenza si applicano, oltre che ai reati introdotti dal D.L. n. 90 del 2008, art. 2, conv. dalla
L. n. 123 del 2008, volti ad assicurare l'effettività, la celerità e l'omogeneità dell'azione del

1
   Al di là di riferimenti di ordine generale, le attribuzioni specifiche (da ritenersi rilevanti) riguardano
essenzialmente l’individuazione e attivazione dei siti da destinare a discarica, il reperimento di siti di
stoccaggio, la realizzazione dei termovalorizzatori, la promozione della raccolta differenziata . L’unico
riferimento contenuto nella legge speciale agli impianti di depurazione riguarda (all’art.10) la possibilità di
realizzare una forma semplificata di trattamento e smaltimento del percolato prodotto dalle discariche
regionali, ma – al di là del fatto che non si conosce se tale autorizzazione sia stata o meno utilizzata in
concreto – si tratta di un elemento assolutamente marginale, che non determina l’attrazione della ‘gestione’o
del ‘controllo’ dei depuratori in capo al Sottosegretario.
2
  In sede di conversione del decreto-legge si è infatti precisato che la ‘competenza speciale’ scatta solo ove i
reati riferiti alla gestione dei rifiuti e in materia ambientale siano.. attinenti alle attribuzioni del
sottosegretario di stato.. e tale precisazione ha consentito di restringere l’impatto applicativo della norma,
come opportunamente segnalato anche dalla Corte Costituzionale nella nota decisione n. 279 del 29 ottobre
2009.
Sottosegretario di Stato in relazione all'emergenza rifiuti nella Regione Campania, a quelli relativi
alla gestione dei rifiuti e, specificamente, a quelli contenuti nella parte quarta del D.Lgs. n. 152 del
2006 ("norme in materia di gestione dei rifiuti, degli imballaggi, di particolari categorie di rifiuti e
bonifica dei siti contaminati da cui derivano le attività, sanzionate penalmente dal titolo sesto della
quarta parte, di abbandono dei rifiuti, attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, bonifica dei
siti, violazione degli obblighi di comunicazione di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari, di
attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti, etc.), a quelli previsti dal D.L. 6 novembre
2008, n. 172, art. 6, conv. dalla L. 30 dicembre 2008, n. 210, nonchè a quelli connessi ai sensi
dell'art. 12 c.p.p., sempre che sussista il rapporto di attinenza con le attribuzioni del
Sottosegretario. Una conclusione del genere è avvalorata dalla ricostruzione della natura della
norma. Si tratta, infatti, all'evidenza di una disposizione "eccezionale", come comprovato non solo
dall'espresso tenore dell'art. 3, ma anche dalla introduzione, in deroga al sistema del codice di rito,
di un giudice collegiale competente per le misure cautelari personali e reali e dalla previsione di
una competenza funzionale del gip e del gup regionale; in quanto tale essa deve essere interpretata
restrittivamente. Del resto sarebbe illogico e contrario alla ratìo della legge ritenere che il
legislatore, dichiaratamente intervenuto in maniera mirata, come si evince dal preambolo al
decreto legge, per risolvere un problema specifico e urgente nel settore dello smaltimento dei rifiuti
in Campania, abbia voluto concentrare nell'organo giurisdizionale di nuova istituzione ogni
violazione in materia ambientale priva di qualsiasi obiettivo collegamento con la predetta
emergenza. Questa esegesi della norma non pare contraddetta dal riferimento, peraltro meramente
esemplificativo, contenuto nella L. n. 123 del 2008, art. 2, comma 1, alle specifiche disposizioni in
materia ambientale, igienico - sanitaria, prevenzione incendi, sicurezza sul lavoro, urbanistica,
paesaggio e beni culturali, richiamate all'esclusivo fine di escludere l'osservanza, da parte del
Sottosegretario di Stato, delle leggi in tali materie (art. 18) e di rendere più incisiva la sua azione,
"fatto salvo soltanto l'obbligo di assicurare le misure indispensabili alla tutela della salute e
dell'ambiente               previste               dal                 diritto               comunitario".
Un'ulteriore conferma a tale interpretazione restrittiva dell'art. 3, può essere tratta dall'art. 4, che
amplia la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo limitatamente alle controversie
"comunque       attinenti...alla    complessiva       azione      di       gestione    dei       rifiuti...".
L'indirizzo esegetico sinora illustrato si pone in una linea di coerenza anche con le nuove
previsioni incriminatrici introdotte dal D.L. 6 novembre 2008, n. 172, conv. dalla L. 30 dicembre
2008, n. 210, ("misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei
rifiuti nella Regione Campania, nonchè misure urgenti di tutela ambientale"), la cui ratio è quella
di rendere più incisivo l'esercizio delle funzioni del Sottosegretario di Stato nei territori in cui vige
lo stato di emergenza dei rifiuti (dichiarato ai sensi della L. n. 225 del 1992), grazie alla previsione
di una serie di condotte vietate, costituenti altrettante forme di ostacolo alla complessiva proficua
azione    di     gestione    dei    rifiuti   riconducibile   alle   attribuzioni   riservate   allo   stesso.
Vengono, così, ad essere eliminate le incertezze in merito ai reati che il legislatore ha voluto
riservare all'AG regionale, rapportando le attribuzioni del Sottosegretario di Stato a quelle in
materia di rifiuti disciplinate dal codice ambientale e dal D.L. 6 novembre 2008, n. 172, art. 6,
conv. dalla L. n. 210 del 2008, ed escludendo, invece, quelle in materia di gestione del suolo, di
difesa delle risorse idriche e di inquinamento dell'aria, non rientranti nella competenza del
Sottosegretario (cfr. Cass., Sez. 1^, 28 ottobre 2008, n. 42082, rv. 240999; Cass., Sez. 1^, 18
novembre 2008, n. 44363, rv. 242204; Cass., Sez. 1^, 18 novembre 2008, n. 48160, rv. 241928;
Cass.,         Sez.    1^,         16     dicembre       2008,       n.     2470,      rv.      242813……”


Nessun rilievo può – sulla base di quanto sinora detto- muoversi alla competenza del GIP il cui
provvedimento è qui oggetto di verifica.


3. La configurabilità del disastro ambientale ed il nesso causale con il cattivo funzionamento
degli impianti di depurazione.
Andando, pertanto, all’esame del merito cautelare, va evidenziato che le accurate indagini svolte nel
corso del tempo (e da più organismi tecnici) hanno evidenziato in modo – purtroppo – chiarissimo
ed oggettivo il cattivo funzionamento degli impianti di depurazione (oggetto del procedimento) e gli
effetti drammatici che tale incuria ha provocato sulla ‘qualità’ delle acque superficiali e sotterranee
che dal famoso canale dei Regi Lagni 3 sfociano al mare in territorio di Castelvolturno.
Le analisi compendiate nella richiesta dei Pubblici Ministeri (cui si opera espresso rinvio) non
lasciano spazio a fraintendimenti, trattandosi di dati che possono essere definiti allarmanti e che
raffigurano – a parere del Collegio – un disastro ambientale consumato.
E’ evidente che la ‘graduazione’ delle responsabilità – in un macroevento del genere – andrà
operata con la massima attenzione a tutti i profili rilevanti, ivi compreso quello ‘storico’ (la
situazione ‘attuale’ è, in tutta evidenza, frutto di anni di incuria, lì dove gli attuali indagati
subentrano nel possesso degli impianti nel mese di dicembre del 2006 in virtù del

3
  E’ appena il caso di ricordare – come dato storico – che l’opera borbonica di convogliamento delle acque
dalla zona del nolano sino a Castelvolturno è stata oggetto di una imponente ‘cementificazione’ durante la
seconda metà degli anni ’80 ed i primi anni ‘90 (opera finanziata con i fondi pubblici correlati alle legge 219
del 1981) con costi sociali particolarmente elevati, stimati in circa 500 miliardi delle vecche lire. Durante
l’esecuzione delle opere strutturali è stato dimostrato – in altri procedimenti – il pesante condizionamento
operato dai clan camorristici operanti nella provincia di caserta, con richieste di tangenti imposte ai
costruttori che si aggiudicarono gli appalti ed altro. Oggi il ‘canalone’ torna di interesse giudiziario per
motivi legati alla ‘cattiva qualità’ delle acque di scarico.
contratto/concessione del 16.11.2004) e quello amministrativo (per la sostanziale assenza di
controlli dotati di obiettività ed efficacia e per la inadeguatezza delle risorse effettivamente
stanziate) ma, a parere del Collegio, vi è un dato da cui non si può prescindere : per i 3 quarti
l’acqua che arriva al mare ‘proviene’ dai depuratori oggetto dell’indagine (si veda, sul punto,
quanto affermato dalla GdF di Caserta nella informativa di sintesi, allegato 6, pag. 235).
Da ciò un primo elemento su cui riflettere : ferma restando l’esistenza di ‘collegamenti abusivi’ al
canale dei Regi Lagni, con sversamento diretto di liquami che non ‘passano’ attraverso i depuratori
(fatto che se, in verità, non sorprende per i soggetti privati – come gli allevatori oggetto della misura
cautelare – a causa della drammatica assenza di senso civico quotidiamente riscontrata in questo
territorio, molto sconcerta per l’esistenza di soggetti pubblici che realizzano l’abuso come i
comuni Casal di Principe, S.Cipriano d’Aversa, Casapesenna, San Marcellino ed altri..) le attuali
condizioni di inquinamento del ‘tratto di costa’ che circonda la ‘foce’ dei regi lagni dipendono in
massima parte dal pessimo funzionamento degli impianti di depurazione, che in alcune occasioni
finiscono con l’essere fattore di ‘aggravamento’ della qualità del refluo, posto che i fanghi prodotti
dalla lavorazione delle acque vengono ‘diluiti’ e non smaltiti altrove, come per legge.
Dunque, partendo dalla constatazione dell’evento, in termini di disastro ambientale, può risalirsi ad
una ragionata individuazione dei profili di responsabilità che – nel caso qui in esame – hanno un
coefficiente di imputazione di carattere colposo.
Va premesso che la giurisprudenza ha così individuato i caratteri del ‘disastro innominato’ …Cass.
Sez. IV , 9.3.’09 n. 18974 : al fine della configurabilità del delitto di disastro ambientale (nel caso
in esame colposo) si è formata una giurisprudenza univoca, pienamente condivisibile, secondo la
quale è necessario che l'evento di danno o di pericolo per la pubblica incolumità sia
straordinariamente grave e complesso ma non nel senso di eccezionalmente immane, essendo
necessario e sufficiente che il nocumento abbia un carattere di prorompente diffusione che esponga
a pericolo collettivamente un numero indeterminato di persone e che l'eccezionalità della
dimensione dell'evento desti un esteso senso di allarme, sicchè non è richiesto che il fatto abbia
direttamente prodotto collettivamente la morte o lesioni alle persone, potendo pure colpire cose,
purchè dalla rovina di queste effettivamente insorga un pericolo grave per la salute collettiva; in
tal senso si identificano danno ambientale e disastro qualora l'attività di contaminazione di siti
destinati ad insediamenti abitativi o agricoli con sostanze pericolose per la salute umana assuma
connotazioni di durata, ampiezza e intensità tale da risultare in concreto straordinariamente grave
e complessa, mentre non è necessaria la prova di immediati effetti lesivi sull'uomo (v. anche Cass.
Sez. 5^, 11.10.2006 n. 40330 riv. 236295; Cass. Sez. 3^, 16.1.2008 n. 9418 riv. 239160).
Ora, partendo da tale assunto, è evidente che il ‘danno ambientale’ oggetto di constazione durante le
indagini, per la sua ampiezza, diffusività, pericolosità intrinseca, possiede tutte le caratteristiche
normative del ‘disastro’ (espressione di sintesi che viene connotata dal riferimento a danni concreti)
previsto tanto dall’art. 434 (nella forma dolosa) che dall’art. 449 (nella forma colposa) . Ciò che
cambia, nelle due ipotesi, è il coefficiente psicologico di attribuzione della (ipotesi di)
responsabilità : nel primo caso il soggetto agente ‘vuole’ non solo la condotta pericolosa posta a
base dell’evento (come fattore che ne condiziona la produzione) ma l’evento stesso o, comunque,
agisce accettando concretamente il rischio della sua verificazione (dolo eventuale), nel secondo
l’agente pone in essere una condotta ‘volontaria’ di tipo negligente ma non ‘vuole’ la produzione
del correlato evento dannoso o pericoloso.
Ora, a parere del Collegio, la verifica dell’evento è, come si è detto, positiva .
Il disastro, in fatto, è consumato ed in ciò viene assorbita la fattispecie oggettiva di
‘danneggiamento’ della contestazione di cui al capo A .
In tal senso, depongono i risultati delle verifiche elaborate sulla qualità delle acque e sulla presenza
di fattori inquinanti e residui tossici .
A mero titolo di ‘riepilogo’ si riportano alcuni dati tratti dalle attività di verifica dell’ENEA del
novembre 2008 .
a) in riferimento alla verifica delle falde, nelle zone di interesse (prov. di Caserta) :
                                            FALDA SUPERFICIALE

Settore centro-occidentale: fascia a ridosso del Volturno e zona costiera
Anche in questo caso, va evidenziato che le differenze, comunque riscontrate, sui valori analitici delle acque
prelevate da ENEA negli stessi pozzi nel 2001 (maggio e luglio) e nel 2006 (ottobre), per quanto riguarda i
parametri che ne determinano le caratteristiche idrochimiche, sono tali da non inficiare le conclusioni del
Report ENEA del 2002.
Molti dei pozzi campionati in questa zona presentano un profilo simile a quello d’acque sotterranee di natura
bicarbonato-alcaline e il cui chimismo è largamente improntato dal contatto con materiali piroclastici con
valori di conducibilità medi e valori contenuti della durezza. Fanno eccezione, naturalmente, quei pozzi dove
è evidente l’intrusione salina, sempre più crescente man mano che ci si avvicina alla costa: a conferma di ciò,
nei punti A1AST1, B2AST1, B4AST3, B4AST4, B4AST5, B4AST2, D1AST1, D2AST2 (pozzi n. 4, 2, 12,
24, 30, 14, 48, 42), tutti tra Villa Literno Cancello Arnone e Castelvolturno, il rapporto (AT/A) tra i metalli
alcalino-terrosi e alcalini è sempre minore di uno (la somma delle concentrazioni di sodio e potassio e più del
doppio maggiore rispetto a calcio e magnesio), i valori di conducibilità, carbonati e bicarbonati e dei cloruri
sono nettamente superiori rispetto agli altri pozzi. Le acque prelevate dai restanti pozzi A5AST2(P28),
C1AST1 (P54), D1AST2 (P56), D3AST1 (P67), D3AST2 (P071), D3AST3 (P76), tutti più distanti dal mare,
il rapporto AT/A è vicino all’unità, la conducibilità varia da 850 a 1400 uS/cm (valore medio 1220), e una
durezza tra 37 e 70 °F con un valore medio di circa 45 °F. Fanno eccezione i pozzi P7(B4AST1) e
P76(D3AST3) nei quali si ha una netta prevalenza dei metalli alcalino terrosi e, di conseguenza, le loro
acque risultano estremamente dure. E’ evidente, in questo caso, l’influenza delle acque del fiume Volturno,
nelle immediate vicinanze del quali i pozzi sono ubicati.

       Tutte le acque analizzate appartenenti alla falda superficiale ovest risultano sensibilmente
                                             compromesse
In tutti i pozzi indagati in tale area i valori dei parametri di base (tabella 20) e di quelli addizionali
(tabella 21) sono tali da dover assegnare alle acque analizzate la classe 4 (Impatto antropico rilevante con
caratteristiche idrochimiche scadenti).

La situazione è ancora più grave se si considera che la maggior parte dei pozzi, ad eccezione di P2 e P4 a
ridosso della fascia costiera e di P7 e P34 vicinissimi al fiume Volturno in zone ad alta vulnerabilità, si
ritrovano in zone caratterizzate da una media vulnerabilità agli inquinanti.
Mentre risulta chiaro l’idrochimismo delle acque, per cui è semplice definire una loro classificazione sulla
base degli anioni e cationi principali, estremamente complicato appare invece il quadro d’insieme per quanto
riguarda il grado e le cause dell’inquinamento in quanto si individuano numerose possibili fonti di
contaminazione, spesso, fortemente localizzate, e talvolta si intrecciano con possibili fenomenologie naturali:
intrusione salina (alta conducibilità), nicchie anerobiche (basso ossigeno disciolto, alto contenuto di metalli
quali Zn e Fe), contaminazione da concimi chimici (nitrati, solfati, fosfati), contaminazione da spandimento
di concimi di natura zootecnica (presenza di ammoniaca, streptococchi fecali e Escherichia coli),
contaminazione fecale da pozzi disperdenti (ammoniaca, Escherichia coli, streptococchi fecali),
contaminazione del territorio da reflui industriali (ammoniaca, metalli, solventi organici). L’unico elemento
che caratterizza la quasi totalità dei pozzi della falda superficiale ovest, come d’altra parte si è notato anche
per molti pozzi della falda principale, è un aumento generalizzato del contenuto di azoto ammoniacale
rispetto a quanto registrato nelle campagne del 2001.

Pertanto, in tale area ritroviamo pozzi, non necessariamente vicini tra loro, per il quali l’attribuzione della
classe 4 è determinata essenzialmente per la presenza di elevate quantità di nitrati:

    o   C1AST1-P54, sito in un’azienda edile vicino il centro abitato di Villa Literno
    o   D2AST2-P42, sito in un’azienda zootecnica vicino all’aeroporto di Grazzanise, dove risulta elevato
        anche il contenuto di arsenico
    o   D3AST3-P76, sempre nel territorio di Grazzanise, e A5AST2-P28, a sud di Villa Literno, nei quali
        vi sono anche evidenze di contaminazione fecale di origine animale e l’ammoniaca risulta superiore
        al livello di tabella 20; in P28 è elevato anche il valore dell’arsenico.

Mentre negli ultimi due pozzi sono praticamente assenti i segnali di una contaminazione da solventi organici,
ben diversa è la situazione nei primi ed in particolare in C1AST1 dove molto elevate sono le concentrazioni
di tetracloroetilene. La presenza di tale inquinante nella zona è confermata dai valori costantemente elevati di
solventi organici alifatici alogenati (e in particolare proprio il tetracloroetilene) riscontrati dall’ARPAC in un
pozzo ad esso adiacente (Bvr6) durante i controlli effettuati dal 2002 al 2006.

Nei seguenti pozzi invece basso risulta essere il contenuto di nitrati, mentre elevato è il valore dell’azoto
ammoniacale:

    o   B2AST1-P2 e A1AST1-P4 situati a ridosso della fascia costiera; B4AST2-P14, B4AST4-P24,
        D1AST1-P48 tutti situati a nord-ovest di Villa Literno. In tali pozzi l’elevato contenuto di
        Escherichia coli indica chiaramente una forte contaminazione fecale in atto probabilmente di origine
        umana (pozzi disperdenti). Evidente è l’intrusione salina nelle acque di tali pozzi testimoniata dalle
        elevate conducibilità e di alcuni sali come cloruri e fluoruri, in alcuni pozzi, addirittura superiori
        rispetto ai limiti della classe 4. Tutte le acque hanno elevate quantità di metalli quali manganese,
        ferro, e in alcuni casi arsenico. A tal proposito è da segnalare il valore ritrovato per tale parametro in
        P2 quasi 5 volte superiore rispetto al limite di tabella 21. Il pozzo P2 è particolare anche per la
        presenza di contaminazione da reflui industriali come testimoniato dalle elevate quantità di alcuni
        metalli quali ferro, manganese, arsenico e piombo, tutti al di sopra dei limiti tabellari e soprattutto di
        solventi organici alifatici (principalmente derivati alogenati del metano). La composizione chimica
        media riscontrata dall’ARPAC durante i controlli effettuati dal 2002 al 2006 nelle acque relative al
        pozzo Bvr2, abbastanza vicino ai pozzi P2 e P4, conferma sostanzialmente quanto affermato.
        N.B: la presenza di ferro e piombo è comunque da associare al particolato sospeso trovato nel
        campione d’acqua in quanto bassi sono i valori di tale metallo nel campione dopo la filtrazione.
    o   B4AST5-P30, B4AST3-P12, a nord ovest di Villa Literno; D1AST2-P56 a nord est di Villa literno e
        D4AST1-P92 a nord est di Casal di Principe nella zona delle discariche autorizzate Maruzzella,
        Pozzobianco e Parco Saurino.
        Tali acque, in comune con quelle del gruppo precedente, oltre alle elevate quantità di ammoniaca,
        contengono manganese, ferro, e in alcuni casi arsenico (in P30 la concentrazione di tal elemento
        risulta 5 volte maggiore rispetto al limite di tabella 21 come in P2) ma diffentemente hanno una
        bassa o nulla contaminazione da materiale fecale. Da segnalare il pozzo P30 (B4AST5), dove
        chiarissimi sono i segni dell’intrusione marina e molto elevati risultano anche i quantitativi di fosfati
        e solfati e come già detto di alcuni metalli soprattutto di arsenico e ferro. Nelle acque di tale pozzo
        notevole è anche la contaminazione da solventi organici alifatici alogenati, che si riflette anche nel
        pozzo P12 ad esso adiacente.. . (..omissis..)


                                         CONCLUSIONI – FALDE

  La quasi totalità dei campioni di acqua di falda monitorati appartengono alla Classe 4 di qualità
                                    chimica ovvero presentano un
IMPATTO ANTROPICO RILEVANTE CON CARATTERISTICHE IDROCHIMICHE SCADENTI

La campagna di monitoraggio effettuata nell’ottobre 2006 ha confermato in grandi linee la situazione emersa
nel precedente lavoro effettuato da ENEA nel 2001 e il quadro che si estrapola dai controlli effettuati da
ARPAC nel periodo 2002-2006, nell’ambito della rete di monitoraggio ambientale delle acque sotterranee in
Campania (Corpo Idrico basso corso del Volturno-Regi Lagni).
L’unica variazione, comunque in senso peggiorativo, significativa tra i dati del 2001 e quelli del 2007 sulle
acque prelevate dagli stessi pozzi, è il contenuto di azoto ammoniacale che, in alcune zone, quali la fascia
costiera e nord occidentale per la falda superficiale e quella nord orientale (S. Maria Capua Vetere, S.
Tammaro, S. Maria La Fossa) per la falda profonda, risulta notevolmente accresciuto.

Per la FALDA PROFONDA l’influsso dell’attività antropica sul territorio è evidente soprattutto nella zona
centro-orientale del bacino dei Regi Lagni comprendente il vasto territorio di Acerra dove l’elevato
contenuto di nitrati, fosfati, solfati, rivela una chiara contaminazione da concimi chimici. A questo si deve
aggiungere anche la presenza diffusa di solventi organici alifatici clorurati e di solventi aromatici a
testimonianza anche di una contaminazione dei terreni da reflui industriali. Tale contaminazione è
ancora maggiormente evidente a nord dell’abitato di Acerra dove sono presenti gli insediamenti industriali
della zona, e dove, nelle acque analizzate, sono stati trovate localmente quantità di tali sostanze e di altri
metalli (zinco) che superano i limiti tabellari.
Le stesse considerazioni trovano conferma, in maniera ancora più marcata, anche nella composizione delle
acque appartenenti alla FALDA SUPERFICIALE EST all’interno della quale è stata riscontrata,
diversamente dalla falda principale, dove tale contaminazione è bassa e comunque localizzata in precise
zone, anche una limitata ma diffusa presenza di materiale fecale probabilmente anche di origine animale,
determinata dallo spandimento su tali territori di liquami zootecnici.

Anche nei territori centrali del bacino idrografico a nord dei Regi Lagni, appartenenti alla provincia di
Caserta, tra Santa Maria la Fossa, S.Tammaro e Casal di Principe la qualità delle acque della FALDA
PROFONDA è estremamente compromessa. Al contrario di quanto riscontrato in territorio acerrano, in
questo caso elevate risultano le quantità di ammoniaca e di alcuni metalli quali manganese, ferro,
arsenico. In tale zona, caratterizzata dalla presenza di ben quattro discariche autorizzate di rifiuti solidi
urbani e di numerosissimi insediamenti zootecnici, più che in altre, si registra un peggioramento della qualità
delle acque rispetto al 2001. Non può essere casuale, o deputato a cause naturali, il ritrovamento dei valori
piu alti in assoluto di azoto ammoniacale tra tutti i pozzi appartenenti alla falda principale. Anche in
questo caso, inoltre, è presente una bassa e localizzata contaminazione da materiale fecale di origine
antropica e da solventi industriali. La qualità dell’acqua prelevata nell’unico pozzo monitorato nella stessa
zona appartenente alla falda secondaria, presenta le stesse tipologie d’inquinamento.

Il territorio indagato in cui meno compromesse sembrano essere le acque della FALDA PROFONDA, si
localizza a sud-ovest, relativamente più distante dall’asta principale dei Regi lagni, e comprende una parte
del litorale domizio e il comune di Giugliano in Campania e Qualiano. Anche in questo caso, comunque, la
quantità di nitrati localmente può assumere valori di allerta.

Attribuibile a cause naturali, infine, potrebbe essere la qualità scadente delle acque della FALDA
PROFONDA riscontrata in una serie di pozzi tutti vicini tra loro situati tra Cancello Arnone e Villa Literno.
Anche se non è da escludere, avendo ben presente l’uso del suolo in tale territorio, l’influenza antropica nella
composizione chimica di tali acque, lo schema della struttura idrogeologica della zona conferisce
caratteristiche generali di sconfinamento alla falda, creando un ambiente estremamente anaerobico che
favorisce la dissoluzione di metalli quali zinco e ferro, maggiormente solubili negli stati di ossidazione più
ridotti e la produzione di sostanze ridotte quali ammoniaca e solfuri a discapito delle corrispettive forme
ossidate nitrati e solfati, che risultano praticamente assenti in tali campioni di acqua.
Estremamente SCADENTI risultano le acque campionate nei pozzi appartenenti alla FALDA
SUPERFICIALE OVEST, e che copre tutto il territorio a partire dalla fascia costiera del litorale domizio e
l’area nord ovest del bacino idrografico dei Regi Lagni. Estremamente complicato appare il quadro
d’insieme per quanto riguarda il grado e le cause dell’inquinamento in quanto s’individuano numerose
possibili fonti di contaminazione, spesso, fortemente localizzate, che talvolta s’intrecciano con possibili
fenomenologie naturali: intrusione salina (alta conducibilità), nicchie anerobiche (basso ossigeno disciolto,
alto contenuto di metalli quali Zn e Fe), contaminazione da concimi chimici (nitrati, solfati, fosfati),
contaminazione da spandimento di concimi di natura zootecnica (presenza di ammoniaca, streptococchi
fecali e Escherichia coli), contaminazione fecale da pozzi disperdenti (ammoniaca, Escherichia coli,
streptococchi fecali), contaminazione del territorio da reflui industriali (ammoniaca, metalli, solventi
organici). L’unico elemento che caratterizza la quasi totalità dei pozzi della falda superficiale est, come
d’altra parte si è notato anche per alcuni pozzi della falda principale, è un aumento generalizzato del
contenuto di azoto ammoniacale rispetto a quanto registrato nelle campagne del 2001.



B) in riferimento alla zona costiera :
                                       Risultati analisi dei sedimenti

Analisi granulometriche

I dati ottenuti, espressi come % sul sedimento secco, sono rappresentati sotto forma tabellare nell’allegato
C1, suddividendo il campione nelle classi granulometriche ghiaia, sabbia, pelite (silt +argilla) secondo le
classi dimensionali di seguito riportate: Ghiaia = %frazione >2 mm, Sabbia = %frazione tra 2mm e 0,063
mm, Silt = %frazione tra 0,063 mm e 0,004mm, Argilla = %frazione <0,004 mm.
Risulta evidente che la totalità dei sedimenti campionati sono costituiti essenzialmente da sabbia, mentre la
frazione pelitica, alla quale è generalmente associato il carico inquinante prevalente, è sempre al di sotto del
5% e trova i valori più elevati lungo tutta la fascia a 600 m di distanza dalla linea di foce ed in particolare in
quei sedimenti (FRL32 e FRL25) posizionati proprio di fronte all’uscita dei Regi Lagni. I risultati di tale
campagna sono in pieno accordo con quelli trovati da ICRAM nel 2006 sugli stessi campioni.

Analisi Chimiche

C, N-Totale: il valore di carbonio organico totale nei sedimenti analizzati si mantiene generalmente a valori
molto bassi a 200 m dalla riva e nei punti estremi della maglia di campionamento, assume i valori più elevati
a 600 m e nei punti centrali rispetto alla foce, in accordo con i dati granulometrici, e si stabilizza intorno allo
0,06% nell’ultima fascia; di contro l’azoto totale si mantiene a valori medi pari a 0,16% su tutta la maglia di
campionamento.

IPA e PCB: le concentrazioni dei composti appartenenti a tali classi di inquinanti organici risultano sempre
abbondantemente al di sotto dei valori di intervento definiti in tabella 9, sia come singoli analiti sia come
loro somma. A tale conclusione si arriva anche nel più volte menzionato analogo studio dell’ICRAM,
all’interno del quale era evidenziato unicamente la presenza di alcuni pesticidi organoclorurati, non
determinati nel nostro caso. Pur tuttavia è da evidenziare (fig.50) come l’andamento della concentrazione dei
PCB totali e degli IPA totali lungo i transetti e lungo le tre fasce, molto simile a quello del carbonio organico
totale, è tale da poter comunque ipotizzare un contributo diretto dei contenuti di tali analiti nei sedimenti
dovuto alle acque trasportate dai Regi Lagni.

METALLI PESANTI: anche per tale classe di microinquinanti inorganici vale quanto detto in precedenza; in
tutti i punti il contenuto di arsenico, cadmio, mercurio, piombo è di un ordine di grandezza inferiore rispetto
ai valori limiti di tabella 9. Anche per rame, zinco, cromo, nichel, che sono alcuni dei metalli, insieme
all’alluminio, che si ritrovano costantemente lungo tutta l’asta valliva dei Regi Lagni, tali valori si
mentengono sempre al di sotto dei limiti di intervento ma in misura minore rispetto agli altri elementi. Da
evidenziare le concentrazioni anomale di mercurio nei punti FRL38 e FLR39 anche di dieci volte superiori
rispetto a tutti gli altri valori (fig.56).

ANALISI ECOTOSSICOLOGICA: i test sono stati condotti unicamente sull’acqua interstiziale di sedimenti
marini. Si è scelto di applicare una diversa batteria di test ecotossicologici, rispetto alle acque sotterranee e
superficiali a causa dell’elevata salinità dei campioni analizzati, impiegando il batterio V. fischeri, l’alga
verde unicellulare marina Dunaliella tertiolecta e il crostaceo anostraco Artemia salina (vedi relazione
completa sulle analisi ecotossicologiche in appendice).
Gli effetti (%) dell’acqua interstiziale dei sedimenti sugli organismi della batteria applicata sono mostrati in
tab. 4.
Il giudizio di tossicità finale sulla base di tutti i test è formulato sulla base della seguente scala di tossicità.

                                        Legenda
                                          %Effetto                  Giudizio
                                         Effetto<|5|     Non Tossico           1
                                      |5|<Effetto<|20|   Poco tossico          2
                                     |20|<Effetto<|50|     Tossico             3
                                        Effetto>|50|     Molto tossico         4
Nessuno dei campioni analizzati ha mostrato effetti nei confronti del crostaceo Artemia salina, risultando
così l’organismo meno sensibile. Con il batterio V. fischeri solo tre campioni sono risultati particolarmente
tossici (FRSS20, FRSS31, FRSS39).
L’alga marina, invece, ha fatto registrare sempre effetti significativi, talvolta consistenti (FRL32,
FRL19,FRL25,FRL26); la tipologia prevalente di effetto riscontrata è stata quella stimolante la crescita di D.
tertiolecta (valori negativi). Ciò è in pieno accordo con gli studi condotti dall’ICRAM, almeno per quanto
riguarda i dati comparabili tra loro (test eseguiti con gli stessi organismi e sulla stessa tipologia di matrice).

                        Tossicità (% Effetto) di acqua interstiziale dei sedimenti su diversi organismi test
                                                                                                Punteggio di
                           Campioni       V. fischeri      D. tertiolecta       A. salina
                                                                                                tossicità
                              FRL32           27.5              -71.5               0           2.7
                              FRL19           -0.5             -120.0               0           2.0
                              FRL25            5.7             -127.0               0           2.3
                              FRL33            4.6               15.4               0           1.3
                              FRL20           51.1              -36.4               0           2.7
                              FRL26           -1.5              -96.6               0           2.0
                              FRL31           79.1              -13.8               0           2.3
                              FRL40            1.0               25.6               0           1.7
                              FRL24            0.9              N.D.               3.3          N.D.
                              FRL38            8.6              N.D.               3.3          N.D.
                              FRL46            7.6              N.D.                0           N.D.
                              FRL39           82.5               47.2               0           2.7
                     N.D.: dato non disponibile


Tenendo in considerazione le tossicità complessive dei campioni di acque interstiziali ottenute dalla batteria
di test utilizzata (ultima colonna della tabella) si può concludere che il 56% dei campioni è risultato
mediamente tossico (2<x≤3), mentre gli altri hanno un punteggio di tossicità minore di 2.

Considerazioni conclusive

Tutti i dati analitici relativi alla caratterizzazione chimica dei sedimenti superficiali da noi condotta conferma
pienamente quanto già riscontrato da ICRAM nel 2006. Non si trovano particolari situazioni di
compromissione, anche se alcune situazioni riscontrate e prima evidenziate, fanno chiaramente intendere
l’influenza di quanto riversato a mare dai Regi Lagni sulla qualità dei sedimenti lungo la costa della
foce. L’analisi ecotossicologica evidenzia la presenza, confermata dalle analisi effettuate sulle acque e
di seguito riportate, di sostanze tossiche idrofiliche provenienti dall’apporto dei Regi Lagni. Tali
sostanze, quali ad esempio l’ammoniaca, pur non accumulandosi nei sedimenti, interagendo con condizioni
chimico-fisiche dell’ambiente particolarmente favorevoli, risultano facilmente biodisponibili o direttamente
presenti nelle acque interstizali, e indurre così gli effetti tossici riscontrati.

                                             Risultati analisi delle acque

Analisi Batteriologiche
I limiti per la balneabiltà delle acque dei parametri microbiologici dettati dal D.P.R. 470/82 sono i seguenti:
                                      Coliformi totali 2000 UFC/100 ml
                                      Coliformi fecali     100 UFC/100 ml
                                      Streptococchi fecali 100 UFC/100 ml
Su dodici campioni analizzati quattro (tre dei quattro fanno parte della fascia più vicina alla costa)
sono fuori norma per i coliformi totali, tutti i punti della prima e seconda fascia per i coliformi fecali e
più del cinquanta per cento anche per gli streptococchi fecali (fig.47). E’ evidente pertanto che le acque
portate dai Regi Lagni, notevolmente inquinate da materiale fecale, sono di gran lunga responsabili
dei divieti di balneazione vigenti ormai da anni in tale zona e in gran parte del litorale domizio. Solo
ad un Km dalla costa i valori di tali parametri si abbassano fino a risultare minori dei limiti di
balneabilità e comunque solo nei punti estremi del tratto di mare indagato (FRL40, FRL46).

Nutrienti
Lo stato ecologico e chimico delle acque costiere marine è valutato applicando l’indice TRIX che
rappresenta un indice multiparametrico formato dalla somma di indicatori di produttività diretta e potenziale
e che ben rappresenta lo status di equilibrio trofico nelle acque:

                    Indice Trofico TRIX = (Log(Cha · |OD%| · N · P) - (-1.5)) / 1.2

In tale formula sono presenti fattori di diretta espressione della produttività: Cha=clorofilla a (mg/m3) e
OD%= 100-percento di saturazione di ossigeno) e fattori nutrizionali : P=fosforo totale(ug/l) e N=azoto
solubile totale (ug/l) e cioè la somma dell’azoto nitrico + azoto ammoniacale + azoto nitroso. Il vantaggio
dell’uso di tale parametro risiede nella possibilità di integrare più fattori indicativi del livello di trofia
eliminando valutazioni soggettive basate sui singoli parametri che lo compongono e nella riduzione della
complessità del sistema marino costiero ed, inoltre, risulta un ottimo strumento di controllo di potenziali
fenomeni di eutrofizzazione. L’eutrofizzazione è il processo degenerativo delle acque indotto da eccessivi
apporti di sostanze ad effetto fertilizzante (azoto, fosforo ed altre sostanze fitostimolanti) trasportate a mare
dai fiumi e dagli insediamenti costieri. E´ in sostanza un fenomeno totalmente attribuibile alla pesante
presenza dell´uomo sul territorio.
Il fenomeno si manifesta con alterazione del colore e della trasparenza delle acque per le alte concentrazione
di microalghe (il cosiddetto fitoplancton) in sospensione. Tale processo può avere ricadute sull´ambiente e
sulla salute umana molto negative: nel periodo estivo - autunnale, quando le acque sono calde e calme e si
hanno pertanto marcate stratificazioni, si possono generare diffuse e persistenti carenze di ossigeno nelle
acque di fondo con stati di sofferenze nelle comunità bentoniche (pesci di fondo, molluschi, crostacei, ecc.),
problemi estetici legati alla balneazione, presenza di eventuali tossine prodotte da fioriture algali tossiche,
problemi di flusso e di navigazione.

La classificazione delle acque marine in base alla scala trofica è fatta avendo come riferimento la tabella 17
dell’allegato 1 del Decreto legislativo n.152-1999 paragrafo 3.4.3.1 Nella tabella che segue si evidenziano le
caratteristiche delle acque in corrispondenza di diversi valori di TRIX.

SCALA
               STATO        CONDIZIONI
TROFICA
                            Acque scarsamente produttive. Livello di trofia basso. Buona trasparenza delle
     2-4         elevato
                            acque. Assenza di anomale colorazioni. Assenza di sottosaturazione sul fondo.
                            Acque moderatamente produttive. Livello di trofia medio. Buona trasparenza
     4-5          Basso     delle acque. Occasionali intorbidimenti. Occasionali anomale colorazioni.
                            Occasionali ipossie sul fondo.
                         Acque molto produttive. Livello di trofia elevato. Scarsa trasparenza delle acque.
     5-6        mediocre Anomale colorazioni. Ipossie e occasionali anossie sul fondo. Stati di sofferenza
                         sul fondo.
                         Acque fortemente produttive. Livello di trofia molto elevato. Elevata torbidità
                         delle acque. Diffuse e persistenti colorazioni. Diffuse e persistenti ipossie/anossie
     6-8        scadente
                         sul fondo. Morie di organismi bentonici. Alterazioni delle comunità bentoniche.
                         Danni economici turismo, pesca e acquacoltura.

Durate la nostra indagine non è stato possibile eseguire l’analisi di uno di tali parametri (la clorofilla),
tuttavia si è ritenuto utile, al fine di definire la qualità ambientale delle acque della zona sotto indagine,
arrivare, comunque, a formulare tale indice assegnando in ogni punto al fattore Cha un valore pari a 2 mg/m3
tipico delle acque costiere mesotrofiche del Tirreno meridionale in Campania. I risultati sono riassunti in
tabella 10.


                                Tabella 10: Valore dell’indice Trix calcolato
               FRL24   FRL31    FRL38   FRL19   FRL25   FRL32   FRL39    FRL20   FRL26   FRL33   FRL40    FRL46


 TRIX Cha=2
                 5,4     5,8     n.d.    5,2      5,1     5,9     5,4     4,9      4,9     5,9     4,2     4,3
   mg/m3




Nel grafico di fig.58 invece è mostrato l’andamento sia lungo le fasce campionate sia lungo i transetti di tale
parametro.

                       Fig. 58 Distribuzione dell’indice TRIX nelle acque costiere




In nessun punto il valore dell’indice TRIX è tale da appartenere allo stato qualitativo elevato. Solo lungo la
fascia più distante (1000 m) dalla costa, ad eccezione di FRL33, che si trova proprio in corrispondenza della
foce, rientra nell’intervallo 4-5 corrispondente ad uno stato ecologico medio. Per il resto tale valore risulta
sempre compreso tra 5 e 6, e quindi lo stato ambientale di tutto il tratto di costa indagato risulta fortemente
influenzato dalle acque, ricche di nutrienti, trasportate dai Regi Lagni, almeno fino ad un Km dalla costa. I
valori più elevati si riscontrano proprio lungo il transetto centrale in corrispondenza della foce.
L’andamento dei parametri legati ai nutrienti solubili (figg.46-47) (nitrati, ammoniaca, fosfato) ben si
accorda con l’affermazione precedente. I valori generalmente elevati dei nutrienti ed in particolare
dell’ammoniaca, soprattutto nel transetto centrale, confermano quanto affermato nelle conclusioni tratte per
l’analisi dei sedimenti per quanto riguarda il dato ecotossicologico, e cioè la presenza diffusa di sostanze
tossiche idrofiliche provenienti dall’apporto dei Regi Lagni, facilmente biodisponibili e/o direttamente
presenti nelle acque interstizali, che potrebbero giustificare gli effetti tossici riscontrati.




                                    CONCLUSIONI – Zona Costiera

Tutte le considerazioni precedentemente fatte, a partire dai risultati analitici, sulla qualità ambientale sia
delle acque costiere che dei sedimenti nell’area indagata, portano a concludere:
      Netta è l’influenza nel tratto di mare indagato della composizione delle acque trasportate dal
       canale dei Regi Lagni
      Come ci si apetta, tenuto conto della natura stessa degli inquinanti principali in esse contenuti,
       legati ad una contaminazione soprattutto di origine fecale sia umana che animale, tale
       influenza trova la sua espressione più manifesta essenzialmente sulla matrice acqua ed in
       particolare sugli aspetti legati alla balneabilità e ad una alterazione dei livelli di trofia che
       accresce la potenzialità dell’instaurarsi di fenomeni di eutrofizzazione.
      Diversamente, pochi segnali di compromissione sembrano esserci a carico della matrice
       sedimenti: una tossicità legata essenzialmente ad inquinanti idrofili facilmente biodisponibili, e
       la presenza di un accumulo maggiore di quei metalli (anche se sempre al di sotto dei limiti di
       intervento) che si trovano in maggiori quantità lungo tutto il percorso del canale.
            --------------------------------------------------------------------------------------------

Anche un soggetto poco esperto della materia è posto in grado di comprendere, attraverso i dati qui
sinteticamente riportati, la gravità della situazione ambientale ed i rischi per la salute pubblica che
ne derivano. Da un lato contaminazione delle falde (che risulta l’evento a maggior indice di
rischio), dall’altro assenza di balneabilità di un’ampia fascia costiera.
Come si diceva in precedenza si tratta di un ‘macro-evento’ che ha più fattori produttivi, ma che in
larga misura è imputabile al cattivo funzionamento degli impianti di depurazione, come le
successive verifiche hanno confermato.
L’assenza di adeguamento tecnologico degli impianti e l’omessa manutenzione dei depuratori sono
state ben sintetizzate, peraltro, già nella relazione ENEA :
..l’attuale situazione rende difficilmente ricostruibile un quadro sintetico della capacità
prestazionale dei 5 grandi impianti di depurazione dislocati sui Regi Lagni, per una serie di
motivi che per brevità si possono riassumere nei seguenti punti:

   1. inadeguatezza dello schema funzionale di progetto a rispettare le performance di
       abbattimento degli inquinanti previsti dalla normativa vigente;
   2. insufficiente gestione della manutenzione ordinaria e straordinaria                            con continue
       dismissioni o fermi impianto per periodi prolungati;
   3. assenza di efficienti sistemi di controllo sulla rete di collettori di adduzione                        ed
       all’interno dei depuratori;
   4. assenza di documentazione tecnica aggiornata descrittiva delle opere e dei processi
       realmente effettuati.

Nel presente lavoro si sono ricercati i principali parametri progettuali in grado di rappresentare le
potenzialità di trattamento in termini di portata e capacità di abbattimento degli inquinanti. Si è
potuto constatare che, a più di 30 anni dal concepimento, una serie di problematiche rendono il
processo depurativo insufficiente a garantire i limiti allo scarico oggi imposti.
 A complicare la situazione contribuisce la scarsa manutenzione ed il mancato intervento su
componenti essenziali di parti di impianto. L’assenza di specifiche sezioni per il trattamento dei
composti dell’azoto ed del fosforo rende lo schema di impianto inadeguato a garantire sufficienti
valori di abbattimento per tali parametri.
L’inadeguata manutenzione ordinaria/straordinaria si è spesso tradotta nella disattivazione di
apparecchiature e di intere sezioni di impianto, fondamentali per il buon funzionamento della linea
acque così come inizialmente dimensionata (linee di grigliatura, dissabbiatura, ossidazione ecc.).
Analogamente per la linea fanghi si è assistito alla dismissione, pressoché totale, dei sistemi di
digestione dei fanghi e dei sistemi di recupero energetico del biogas.
In tale situazione l’ adeguamento degli impianti con l’implementazione di trattamenti terziari di
affinazione e disinfezione, ai fini del recupero della risorsa idrica, sembra essere assolutamente
prematuro. Infatti, il rischio di interventi difficilmente gestibili nell’attuale contesto è emerso
durante le indagini per alcuni importanti impegni di spesa. Sono infatti state osservate alcune
importanti opere realizzate in epoche successive, molte di esse non sono andate in funzione ed oggi
costituiscono un problema non di poco conto per lo smantellamento o la riconversione4.
 Riteniamo infatti che la situazione generale degli impianti, così come descritta nel presente
lavoro, debba prevedere un intervento di notevole consistenza, in grado di rimodulare la struttura
dell’intero layout dei cinque grandi depuratori e del sistema dei collettori.
………………………………………….. omissis……………………………………………
In particolare dallo studio emerge che l’intero processo depurativo del comprensorio afferente agli
impianti di Acerra, Villa Literno e Orta di Atella, risulta gravemente compromesso da mancati
interventi da troppi anni trascurati.

A ciò si aggiungono le ulteriori verifiche realizzate, in epoca successiva, dall’ARPAC, dalla
Guardia di Finanza di Caserta e dai consulenti del PM, in atti.
Da tali relazioni emerge, con specifico riferimento alla funzionalità degli impianti, quanto segue.

Orta di Atella : nella relazione finale ARPAC del settembre 2009 viene indicato come l’impianto
nelle condizioni peggiori, con la quasi totalità dei campioni prelevati ‘fuori limite’ nel corso degli
ultimi tre anni, di solito per più di 2-3 parametri contemporaneamente. Peraltro, viene indicata una
quantità anomala di smaltimento dei fanghi, tanto da far ipotizzare lo scarico stesso come una
modalità di smaltimento. Inoltre, sempre dai dati ARPAC si è verificato che :

    dalle attività di controllo effettuate nei mesi di febbraio, marzo ed aprile 2009, emerge un chiaro
     peggioramento della funzionalità dell’impianto di Orta di Atella;

    tutti i rapporti di prova del laboratorio d’analisi attestano la pessima qualità delle acque scaricate che
     presentano un elevato carico organico ed elevati livelli di azoto ammoniacale, solidi sospesi totali ed
     Escherichia coli;

    nel caso del campione del 21 aprile 2009 la qualità dell’acqua scaricata è addirittura peggiore del
     refluo in ingresso all’impianto;



         4
           Ci si riferisce: ai due impianti di incenerimento di fanghi di Napoli Nord e Marcianise (nuovi e mai entrati
         in funzione); alla sezione di condizionamento chimico dei reflui di Acerra in fatiscente stato di abbandono;
         agli impianti di trattamento meccanico dei fanghi di Foce Regi Lagni in pericolo di crollo; alle centrali di
         cogenerazione di Acerra, Napoli Nord, Foce Regi Lagni, da anni in stato di abbandono; alla centrale di
         sollevamento di Acerra (pressoché inutilizzata dal momento della sua realizzazione); agli impianti di
         clorazione a cloro gassoso in fatiscente stato di abbandono; tanto per citare solo alcuni esempi descritti nella
         presente relazione.
      la quantità di solidi sospesi totali, parametro universalmente adottato per valutare l’efficienza di un
       impianto di depurazione, varia da 4 fino a punte di 28 volte il valore limite previsto per legge pari a 35
       mg/l;

      l’elevata quantità di solidi sospesi dimostra che il gestore dell’impianto di depurazione non sta
       separando correttamente i fanghi di supero e che lo scarico viene utilizzato come forma di
       smaltimento di un materiale che dovrebbe essere separato dall’acqua e gestito come rifiuto;

      volendo stimare la quantità di fango smaltita in 24 ore avendo come termine di paragone il risultato
       del campione del 21.4.2009 ove è stata riscontrata la presenza di solidi sospesi per 934 mg/l (a fronte
       di un valore massimo di legge di 35 mg/l) è stato possibile calcolare che sono stati scaricati nelle
       acque dei Regi Lagni in una giornata, 70,128 tonnellate di fango secco equivalente alla mancata
       gestione come rifiuto di circa 350/280 tonnellate giornaliere di fango disidratato;

      l’elevato tenore di sostanza organica ha reso inefficace anche la fase di disinfezione delle acque con
       conseguente elevata carica microbica e tossicità dell’acqua scaricata.

Circa le anomalie riscontrate presso l’impianto :

a)    Le griglie della sezione di grigliatura grossolana rimosse per manutenzione straordinaria, non sono più
      state rimesse in opera con il conseguente danneggiamento delle coclee di sollevamento iniziale dei
      liquami per l’arrivo insieme al liquido di carcasse di motoveicoli, grossi animali, pneumatici etc;

b)    Completo abbandono della linea di dissabbiatura e disoleatura che ha comportato la mancata
      estrazione delle sabbie e degli olii dal refluo con un effetto devastante sia sulla linea fanghi che sulla
      linea acque;

c)    Inutilizzo delle pompe dosatrici dell’ipoclorito nella linea di disinfezione essendo le stesse fuori uso;

d)    Completo abbandono della linea fanghi che unitamente all’esclusione del gasometro, in questa sezione
      ha innescato l’arresto della fase di digestione anaerobica dei fanghi, sia primari che secondari;


Per l’impianto di Villa Literno : l’Arpac segnala il progressivo peggioramento della qualità delle
acque in uscita dalla seconda metà del 2007 in poi, a causa di gravi avarie dell’impianto. Viene
segnalata, altresì, elevata concentrazione di azoto ammoniacale nelle acque scaricate. Circa lke
anomalie riscontrate :

     a)   il bacino di disinfezione è soggetto a continui allagamenti non appena si verificano ondate di piena
          dei Regi Lagni pertanto lo stesso viene by- passato e i reflui scaricati attraverso il canale
          denominato quarto by-pass con dosaggio dell’ipoclorito nel canale di adduzione alla disinfezione;
          il tempo di contatto è in questo caso di pochi secondi, con conseguente scarico di liquami non
          correttamente disinfettati;
   b)   l’assenza di coclee di sollevamento fa sì che con portate di pioggia si attivi il by-pass generale
        dell’impianto, a causa della limitata portata delle pompe utilizzate in sostituzione delle predette
        coclee;

   c)   nella sezione di dissabbiatura/disoleatura, una delle due vasche risulta fuori uso;

   d)   delle otto vasche di ossidazione biologica, sette sono risultate in funzione con livelli di fanghi
        superiori a quelli ritenuti ottimali;

   e)   assenza totale del processo di nitrificazione, infatti dalle stesse relazioni e registri dei controlli del
        concessionario Hydrogest relative ai mesi di aprile e maggio 2009, si rileva che per aprile il COD
        è risultato per 16 giorni non conforme ai limiti tabellari, con un valore medio mensile di 136 mg/l
        ed un abbattimento di appena il 33%; nello stesso mese la concentrazione dei solidi sospesi totali
        è risultata non conforme ai limiti, per 24 giorni, con una concentrazione media di 68 mg/l e un
        abbattimento del 36%; l’azoto ammoniacale è risultato non conforme ai limiti, per 29 giorni; nel
        mese di maggio 2009, durante il quale l’impianto è stato by-passato dal giorno 11 al giorno 20 per
        l’esecuzione di lavori alla sezione di sollevamento reflui in ingresso, lo scarico è risultato sempre
        non conforme per i parametri solidi sospesi totali ed azoto ammoniacale, con punte di
        concentrazione di circa 60 mg/l per quest’ultimo parametro.

   f) per quanto attiene alla linea fanghi il processo di digestione anaerobica non viene effettuata per il
        fuori uso dei digestori (dall’anno 1999);

   g)   nell’anno 2007 non risultano smaltimenti relativi ai fanghi di depurazione con codice CER
        190805.


Per l’impianto di Marcianise :           viene segnalato dall’Arpac, ferma restando la valutazione di
impianto nelle condizioni ‘migliori’ rispetto agli altri, l’aumento dei campioni ‘fuori limite’, in
genere per un solo parametro. Viene altresì evidenziata una elevata concentrazione di zinco,
probabilmente derivante da scarichi industriali o immissione di rifiuti liquidi nei collettori fognari.


In sintesi, i consulenti del P.M. hanno verificato la sostanziale ‘assenza’ di un vero e proprio
trattamento depurativo per i tre impianti oggetto di sequestro, pur se più marcata per l’impianto di
Orta di Atella.


4. Conclusioni.
Quanto sinora esposto consente di passare alla fase valutativa finale .
E’ del tutto evidente la sussistenza, in fatto, dell’ipotesi di reato ritenuta dal GIP al capo F . Gli
odierni indagati , dal 2007 in poi, risultano gestori di impianti che – per le ragioni esposte – nella
effettuazione dello scarico superano (a volte in modo molto consistente) i valori-limite previsti dalla
legge e dalle tabelle integrative.
Si è già detto che l’ipotesi di danneggiamento, di cui al capo A, risulta in realtà ‘assorbita’, in fatto
in quella del disastro ambientale (capo L) che – a parere del Collegio – è di tipo colposo.
L’ipotesi di cui al capo B (danneggiamento degli impianti) va ritenuta insussistente, posto che gli
attuali indagati hanno ‘ricevuto’ nel dicembre 2006 impianti già obsoleti e danneggiati, dunque non
vi è prova di una loro volontaria azione in tal senso, quanto di una omessa manutenzione che si è
posta come ‘fattore peggiorativo’ di un quadro già precario.
Circa le ragioni per cui il Collegio ritiene che il disastro ambientale – di cui al capo L - sia
imputabile a titolo di colpa e non di dolo, va osservato che bisogna distinguere tra ‘volontarietà
dell’azione’ e volontarietà dell’evento’ (come si è anticipato in precedenza) del reato.
Gli attuali indagati hanno, infatti, impostato la strategia difensiva sotto il profilo di una ‘scarsa
esigibilità’ della condotta ‘dovuta’ e idonea a rimuovere i fattori di disfunzionamento degli
impianti, derivante dal fatto che l’ente concedente (Commissario di Governo e Regione Campania)
non avrebbe rispettato le previsioni contrattuali, tanto che la Hydrogest vanta dei crediti consistenti
                               5
(circa 100 milioni di euro         ) ed ha più volte prospettato la volonta di operare rescissione del
contratto.
Ora, ferma restando la valutazione che potrà essere operata nelle successive fasi del procedimento
(anche con le necessarie allegazioni documentali e le perizie di tipo contabile, che ovviamente non
possono essere disposte nella presente fase incidentale)            e fermandosi al profilo del ‘fumus’
rilevante in sede cautelare reale, va detto che dagli atti non emerge una ‘scriminante’ del tipo
‘inesigibilità’, quanto un reiterato atteggiamento negligente (sotto il profilo della omessa o
comunque scarsa e inadeguata manutenzione degli impianti cui si è aggiunta l’assenza di seri
interventi di adeguamento strutturale) che è inquadrabile nello ‘schema legale’ della colpa
cosciente. Ciò perché le risorse finanziarie – almeno per la manutenzione ordinaria e per gli
interventi ‘minimali’ a tutela della funzionalità degli impianti – dovevano essere destinate dalla
società aggiudicataria e non può sostenersi che il ‘credito vantato’ (pur se esistente) si ponga come
esclusivo ‘fattore condizionante’ circa il corretto assolvimento degli obblighi contrattuali, almeno in
tale parte .
Non vi è prova, in ogni caso, della ‘volontarietà dell’evento’ (nel caso di specie rappresentato dal
disastro ambientale) perché lo stesso – a ben vedere – deriva da una molteplicità di fattori


5
  Dagli atti vi è ampia prova del ‘contenzioso’ tra la Hydrogest e il soggetto concedente. Già la Guardia di
Finanza lo rappresenta nella relazione conclusiva (allegato n.6) in riferimento alle ‘quote’ che il concedente
si era impegnato a versare ad Hydrogest derivanti dalla riscossione dei canoni di fognatura e depurazione.
Circa 70 milioni di euro, secondo la documentazione depositata dalla difesa degli indagati (ed anche
secondo una comunicazione del custode giudiziario, in atti) sarebbero stati ‘riconosciuti’ come dovuti nel
dicembre 2009 dalla Regione Campania e non ancora versati al concessionario. A ciò si sarebbero aggiunte,
sino alla data del sequestro, le ulteriori quote vantate da Hydrogest.
convergenti non tutti ‘dominabili’ dai soggetti qui coinvolti. Gli stessi hanno certamente contribuito
alla sua realizzazione con condotte di cui potevano apprezzare il ‘singolo’ disvalore (la scarsa
manutenzione ad esempio) ma non può automaticamente ritenersi che abbiano con ciò ‘accettato
consapevolmente il rischio’ di un evento dalle così vaste proporzioni, che almeno in parte è il frutto
di responsabilità concorrenti.
Ciò, ovviamente, non elide l’assoluta necessità del mantenimento del sequestro preventivo degli
impianti. Le condotte, pur se qui considerate colpose, risultano gravi, reiterate ed indicano una
‘scarsa sensibilità’ per la tutela degli interessi collettivi, posto che l’attività di impresa è stata
realizzata con profili di evidente trascuratezza ed è dunque fondata l’aspirazione di una
‘interruzione del reato’ attraverso interventi migliorativi realizzati tramite la custodia giudiziaria.
Del resto, le prime verifiche successive al sequestro, i cui risultati sono stati depositati nel corso
dell’udienza camerale, sembrano deporre in tal senso specie per ciò che riguarda l’impianto di
Marcianise (mentre restano elevate le criticità riscontrate in Orta di Atella e vi è un leggero
miglioramento per l’impianto di Villa Literno).
Va pertanto respinta l’istanza di restituzione, con conferma del provvedimento impugnato e
condanna degli istanti al pagamento delle spese della presente procedura incidentale.




                                                P.Q.M.

Letto l’art. 324 c.p.p. :
conferma il provvedimento impugnato in relazione al capo F – così come riqualificato dal GIP nel
reato di cui all’art. 137 co. 6 D.Lgsvo 152 del 2006 – ed in relazione al reato di cui all’art. 449 c.p.,
così riqualificato il reato di cui capo L .
Letto l’art. 592 c.p.p., condanna gli istanti soccombenti al pagamento delle spese della presente
procedura incidentale.
Così deciso in S.Maria C.V. il 10 giugno 2010
Il Presidente Est.
Rmagi

				
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