Docstoc
EXCLUSIVE OFFER FOR DOCSTOC USERS
Try the all-new QuickBooks Online for FREE.  No credit card required.

tesina-potere-immaginazione

Document Sample
tesina-potere-immaginazione Powered By Docstoc
					“ La realtà è meno
importante
dell'immaginazione; la
realtà è limitata,
l'immaginazione abbraccia
l'universo... e oltre.”
A. Einstein
L’Immaginazione

Quella dell’immaginazione è una facoltà che molto mi affascina, per il suo potere di
proiettare oltre le logiche della realtà. La sua importanza è stata riconosciuta da tanti, nel
campo della filosofia, della letteratura e anche della scienza. Per iniziare, Leopardi, grande
esponente del Romanticismo Italiano, la considera talmente importante da definirla come
unica fonte di felicità per l’uomo. Ma anche un altro grande letterato e filosofo più
contemporaneo, Pirandello, vide in essa un’alternativa d’ evasione dalla “trappola” della
vita. In campo filosofico, diversi sono stati i filosofi che hanno meditato sul ruolo dell’
immaginazione, da Aristotele a Platone fino a Kant. Io ho sviluppato l’ idea di Freud
riguardo i sogni, che possono essere definiti come forme di immaginazioni riprodotte dall’
inconscio che in qualche modo riescono ad appagare i desideri che in esso si nascondono.
Anche la scienza, oltre alla logica, ha bisogno dell’ immaginazione, diversi scienziati lo
confermano. Il grande Einstein affermava, infatti, che “l’ immaginazione è più importante
della conoscenza; John Dewey che affermava , invece, che “ Ogni passo avanti nella scienza è
partito da un nuovo spunto dell’ immaginazione”; infine, il matematico Augustus de Morgan
riteneva che “ la forza trainante della matematica non è il ragionamento ma l’
immaginazione”.
L’ immaginazione viene definita come una particolare forma di pensiero , che non segue
regole fisse né legami logici, ma si presenta come riproduzione ed elaborazione libera del
contenuto di un’esperienza sensibile, legato a un determinato stato affettivo e, spesso,
orientata             attorno              a               un            tema              fisso.
Secondo Aristotele l’immaginazione è la facoltà di produrre immagini sensibili: connessa ai
sensi ma non limitata o condizionata da essi, è una forma di movimento che si produce
negli esseri dotati di sensazione ed è capace di comporre immagini sia in rapporto a oggetti
presenti ai sensi, sia liberamente senza riferimento immediato agli oggetti stessi.
Nel Rinascimento vi furono ampie discussioni sulle forze dell’immaginazione e sulla loro
capacità         di         modificare          anche           la        realtà        esterna.
I. Kant definiva l’immaginazione come” facoltà di rappresentare un aspetto anche senza la
sua   presenza nell’intuizione”,    egli distingueva tra l’immaginazione           produttiva e
l’immaginazione riproduttiva: la prima è soltanto spontaneità, come l’effetto dell’intelletto
sulla sensibilità, essa a priori e segue regole proprie dell’ intelletto, la seconda è sottoposta
alle leggi empiriche dell’associazione e non è a priori.
L’ Immaginazione e la letteratura

“ L’ immaginazione è la prima fonte della felicità umana” G. Leopardi

Giacomo Leopardi, uno dei più grandi esponenti del Romanticismo Italiano, partendo da
una visione pessimistica della vita secondo cui l’ uomo è necessariamente infelice, vede nell’
immaginazione l’unica facoltà che può rendere, se pur idealmente, felice l’ uomo.

Il pensiero del Leopardi, trae origine dalla concezione meccanicistica del mondo tipica dell’
illuminismo. Per il Leopardi, infatti, il mondo è fatto di materia sottoposta a leggi
meccaniche a cui anche l’uomo è soggetto. L’uomo, per il poeta, non solo è una creatura
debole e indifesa, che dopo una vita di sofferenze si annulla totalmente con la morte, ma è
anche un essere insignificante nel contesto della vita universale. Una tale concezione della
vita umana generava, in lui tristezza e pessimismo, facendogli avvertire dolorosamente i
limiti della natura umana tutta chiusa nella prigione della materia in contrasto con l’innata
aspirazione dell’uomo all’assoluto e all’infinito.

Il pessimismo Leopardiano è stato distinto dagli studiosi in tre fasi: una fase di “pessimismo
storico”, una di “pessimismo psicologico”, una di “pessimismo cosmico”.

Nella fase del pessimismo storico la condizione negativa del presente viene vista come
l’effetto di un processo storico di allontanamento da quella primitiva condizione in cui
l’uomo si trovava in stato di inconscia felicità naturale. In questa prima fase la natura ,
concepita come madre benigna ,che vuole il bene delle sue creature, ha voluto offrire
all’uomo come rimedio dalla sofferenza l’ immaginazione e le illusioni, che lo distolgono
dalla sua vera condizione. Infatti, gli uomini primitivi e gli antichi Greci e Romani, ma anche
i bambini, essendo più vicini alla natura, erano felici, perché capaci di illudersi e
immaginare, ignoravano la loro reale infelicità. Secondo il Leopardi il progresso e la ragione
hanno causato nell’uomo a lui contemporaneo la fine delle illusioni dello stato primitivo e
hanno indotto l’ uomo a vedere la sua vera condizione rendendolo infelice. Pertanto la
storia dell’uomo viene vista dal Leopardi non come progresso ma come decadenza da uno
stato di inconscia felicità naturale ad uno stato di consapevole dolore scoperto dalla ragione.
Inoltre egli sostiene che ciò che è avvenuto nella storia dell’umanità si ripete
immancabilmente nella vita di ciascun individuo allorché si passa dall’età dell’infanzia e
della giovinezza, quando tutto il mondo è pieno di incanto e di promesse, all’età adulta
considerata l’età del dolore consapevole ed irrimediabile.

La ragione è colpevole della nostra infelicità in contrasto con la natura madre benigna e pia
che cerca di coprire con il velo delle illusioni le tristi verità del nostro essere. Leopardi
critica in modo fortemente negativo la civiltà dei suoi anni e l’ Italia gli appare
miserevolmente decaduta dalla grandezza del passato. Da questa visione negativa della
società del suo tempo ne scaturisce un atteggiamento da titano, ovvero di colui che si erge
al di sopra degli altri uomini, il poeta come unico che opera per difendere le virtù antiche.

La fase del pessimismo psicologico si basa sulla teoria del piacere, egli da materialista qual‘è
, identifica la felicità con il piacere sensibile e materiale ma non un piacere, bensì il piacere,
considerato infinito per estensione e per durata. Poiché nessuno dei piaceri che sperimenta
l’ uomo può soddisfare questa esigenza, nasce in lui un senso di insoddisfazione perpetua,
di infelicità insieme alla consapevolezza della nullità di tutte le cose. L’ uomo è destinato,
quindi, ad essere necessariamente infelice perché secondo questa teoria “ l’amor proprio”
porta l’individuo ad una ricerca di piacere che non viene mai colmato , questo pessimismo è
più radicale del primo perché l’infelicità non è un dato occasionale ma è una costante della
condizione umana.

La terza fase è quella del pessimismo cosmico, se prima la natura era concepita ,da Leopardi,
come madre benigna, in questa fase la considera come malvagia, crudele e indifferente alla
sorte delle sue creature e governata da leggi meccaniche ed inesorabili. Il poeta, in questo
momento della sua riflessione, scopre che la natura ha messo nell’uomo quel desiderio di
felicità infinita ma non gli ha dato i mezzi per soddisfarlo. La colpa dell’infelicità, adesso non
è più dell’uomo stesso, ma solo della natura così come dice, il poeta, nel canto “ A Silvia” : “
O natura, natura, perché non rendi poi quel che prometti allor ? Perché di tanto inganni i figli
tuoi?”.

Di fronte alla natura il poeta assume un duplice atteggiamento ne sente nello stesso tempo il
fascino e la repulsione , ama la natura per la sua bellezza, potenza ed armonia ma la odia
per il concetto filosofico che si forma di essa, fino a considerarla non più la madre benigna
e pia del primo pessimismo ma una matrigna crudele ed indifferente ai dolori degli uomini.
Poeticamente Leopardi descrive la natura, come una sorta di divinità malvagia che opera per
far soffrire le sue creature. Comunque in una fase intermedia, Leopardi, cerca di mediare tra
le due visioni contraddittorie della natura, attribuendo le responsabilità del male al fato e
proponendo una concezione dualistica : natura benigna contro fato maligno ma
successivamente,      questo dualismo viene superato e alla natura vengono attribuite le
caratteristiche di malvagità crudele che prima erano del fato. In questo momento della sua
meditazione egli rivaluta la ragione che se prima era considerata causa d’infelicità , per
avere distrutto le illusioni con la scoperta del vero ora gli appare come l’unico bene rimasto
agli uomini. Essi, forti della loro ragione, possono porsi eroicamente di fronte al vero, e
conservare nelle sventure la propria dignità , unendosi fra loro con fraterna solidarietà e
vincere o almeno lenire il dolore, così come dice il poeta nella “ Ginestra”.

L’ infelicità non è più legata ad una condizione storica e relativa all’ uomo, ma ad una
condizione assoluta e immutabile. L’ atteggiamento che ne consegue non è più quello di
titano, poiché se l’ infelicità è un fatto di natura vane sono le forme di protesta, ma quello
contemplativo, di distacco e rassegnazione. Il suo ideale non è più l’ eroe antico ma lo stoico,
la      cui   caratteristica   è   l’   atarassia,   il    distacco    imperturbabile     dalla
vita.

Se nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, l’uomo può raggiungerlo, in una realtà
parallela, illusoria mediante l’ immaginazione. L’immaginazione compensa la realtà , che non
è altro che infelicità e noia, dando all’uomo la possibilità , di trovare un appagamento
illusorio al suo bisogno di infinito. A stimolare le facoltà immaginative nell’uomo è tutto ciò
che è“vago e indefinito”. Egli si costruisce una e propria teoria della visione, cioè idee vaghe
e indefinite sono suscitate dalla vista impedita da un ostacolo, che può essere una siepe, un
albero, un colle, e come dice Leopardi “allora in luogo della vista lavora l’immaginazione e il
fantastico sottentra al reale”. Inoltre viene a costruirsi anche una teoria del suono, cioè il
poeta elenca tutta una serie di suoni che sono suggestivi perché vaghi e contribuiscono a
stimolare l’immaginazione. È in questo dunque, nel vago e nell’indefinito, che consiste il
bello poetico. Inoltre Leopardi a questa tematica affianca quella della          rimembranza,
sostenendo che determinate immagini sono suggestive perché evocano sensazioni che ci
hanno affascinato da fanciulli. La poesia diventa così il recupero della visione immaginosa
tipica del fanciullo attraverso la memoria.
L’infinito nell’ immaginazione

L’ infinito – G. Leopardi

Il grande potere che Leopardi attribuisce all’
immaginazione è espresso in modo particolare in
una delle sue più celebri poesie: “L’ infinito”. La lirica
fu composta a Recanati, città natale del poeta, nel
1819 e pubblicata per la prima volta nel periodico
bolognese    “Il   Ricoglitore,   successivamente      fu
inserito nella raccolta Canti.

Nell’ Infinito il poeta tramite l’ immaginazione, che
gli viene suscitata da particolari sensazioni visive ed
uditive vaghe e indefinite, si proietta idealmente in
un infinito in senso spaziale e temporale. La
sensazione visiva di partenza è la siepe. Il poeta
seduto davanti la siepe che gli impedisce di guardare
oltre, di vedere l’ orizzonte, immagina oltre questa , spazi interminabili che vanno anche
oltre la linea dell’ orizzonte che la siepe nasconde Il poeta, parte dal descrivere un luogo
reale, la siepe , e da questa realtà sensibile, grazie all’immaginazione, costruisce una realtà
parallela di spazio e pace infinita. Egli si immedesima tanto in quelle immagini interiori di
infinito spaziale, da provare come un senso di sgomento: “ ove per poco in cor non si spaura”.
Dopo essersi abbandonato alla fantasia è richiamato alla realtà da un rumore, da una
sensazione uditiva “come il vento odo stormir tra queste piante”e da qui estende il suo
fantasticare anche nell’immensità del tempo “e mi sovvien l’ eterno”. Se prima il poeta aveva
espresso la sensazione di inquietudine che suscitava in lui l’ idea dell’ infinito, nei versi
conclusivi esprime, invece, la sensazione di appagata dolcezza che quel meditare l’ infinito
suscita in lui: “il naufragar m’é dolce in questo mare”.
Leopardi tiene a precisare che l’ infinito a cui egli aspira non ha carattere divino, ma egli
stesso afferma nello Zibaldone “l’ infinità dell’ inclinazione dell’ uomo è un infinità materiale”.
Il suo è un infinito soggettivo creato dall’ immaginazione dell’ uomo che è evocato a partire
da sensazioni fisiche, in chiave prettamente sensistica, come di derivazione sensistica è la
riflessione del piacere misto a paura provocato nell’ immaginazione dall’ idea dell’ infinito.
L’ immaginazione in Pirandello

Anche nelle opere di Pirandello, grande esponente del 900 Italiano, si riscontra il tema dell’
immaginazione. Egli,infatti, partendo ha una visione pessimistica della realtà che concepisce
come una “trappola”, individua l’ immaginazione come unica alternativa, assieme alla follia,
attraverso cui si può evadere da questa.

Alla base della visione del mondo pirandelliana vi è una concezione vitalistica, ovvero il
concepire la vita come eterno divenire, incessante trasformazione da uno stato all’ altro,
come lo scorrere di un magma. Tutto ciò che si distacca da questo flusso è assume una “
forma” comincia pian piano a morire. Questo è quello che avviene nell’ identità personale
dell’ uomo che tende a fissarsi in una “forma”, in una personalità che si vorrebbe coerente e
unitaria. Non solo noi stessi, però, ci fissiamo in una forma, ma anche gli altri con cui
viviamo ci attribuiscono una “ maschera” in base alla loro prospettiva, perché ognuno ci
vede in modo diverso. Noi crediamo di essere ”uno” per noi stessi e per gli altri, mentre
siamo tanti individui diversi, “centomila”,a seconda dalla visione di chi ci guarda. Sotto
queste maschere che gli altri ci attribuiscono, non c’è un punto di riferimento fisso ma
“nessuno”poiché vi è un continuo fluire, una continua trasformazione di personalità di
ognuno. Da questo deriva il concetto di “crisi dell’ identità”. La presa di coscienza di essere
nessuno, suscita nei personaggi pirandelliani un senso di smarrimento e dolore. Egli sente
un forte senso di solitudine e di angoscia perché soffre di essere fissato dagl’ altri in
maschere in cui non si riconosce, e si sente come in “trappola” da cui lotta invano per
liberarsi. In modo particolare, Pirandello, individua le due più grandi trappole nella famiglia
e nell’ economia, costituita dalla condizione sociale e dal lavoro. I suoi personaggi sono
spesso prigionieri di una condizione misera e stentata e di lavori monotoni e opprimenti. L’
unica via di relativa salvezza che da ai suoi eroi è la fuga nell’ irrazionale; nell’
immaginazione che trasporta verso un altrove fantastico, come nell’ impiegato Belluca nel
treno ha fischiato, oppure l’ atra alternativa è la follia, come accade nell’ Enrico IV.
Inoltre, un’ altra figura ricorrente nell’ opera pirandelliana è il “forestiere alla vita”, colui che
“ha capito il giuoco”, che ha capito che la società non è altro che un’ “enorme pupazzata”,
così come la descrive Pirandello stesso, poiché si fonda di convenzioni e finzioni. Egli
quindi, assume atteggiamento di forestiere, di colui che si esclude si estranea, guarda vivere
gli altri, osserva gli uomini imprigionati dalla “trappola” con un atteggiamento umoristico, di
irrisione e pietà. Questa è quella che Pirandello chiama filosofia del lontano, ovvero il
contemplare la realtà come da un’ infinita distanza, in modo da cogliere l’ assurdità, la
mancanza totale di senso di ciò che l’ abitudine ci fa considerare “normale”.




L’ immaginazione come consolazione nel ” Treno ha fischiato”

Il treno ha fischiato è una novella di Luigi Pirandello pubblicata nel 1914 sul Corriere della
sera e successivamente inserita nella raccolta Novelle per un anno.


Il protagonista è Belluca, un impiegato dell’ ambiente
piccolo borghese, angustiato da insopportabili miserie,
frustrazioni e sofferenza. Nel suo lavoro di computista
è generalmente mansueto, paziente e sottomesso al
capoufficio che gli dà da svolgere sempre del lavoro in
più, che non rientra nella sue mansioni e quindi nella
sua retribuzione. In famiglia, invece, vive in una
situazione alquanto drammatica: vive con tre cieche in
casa, tra cui la moglie, più le due figlie vedevo con sette
figli complessivi. Belluca, dunque, rappresenta l’ uomo
imprigionato nella trappola e nelle maschere che gli
attribuiscono al lavoro e in famiglia. Una notte, dopo
aver sentito il fischio di un treno, e come se tutto d’un tratto avesse preso coscienza della
“vita” che scorre fuori dalla “trappola”e il suo atteggiamento è prima di follia: si ribella ai
soprusi del capoufficio dando luogo ad un imprecisato vaniloquio. Con queste reazioni, fuori
dagli schemi della società, i suoi colleghi lo ritengono pazzo e lo fanno rinchiudere
direttamente nell'ospizio. Ma nella sua follia, come sempre in Pirandello, c’è una logica
contrapposta all’ apparente razionalità del meccanismo dell’ esistenza comune, una logica
che ne fa apparire l’ assurdo e l’ inconsistenza della società. Belluca è uno dei tanti
pirandelliani che hanno capito il gioco, che hanno preso coscienza della vera natura della
realtà. Questa sua presa di coscienza non si traduce, come capita in altri casi, nella totale
astensione della vita sociale. Belluca, infatti, dopo l’ atto di rivolta, l’ atto ritenuto “folle”, nei
confronti del capoufficio, ritornerà entro i limiti del meccanismo, ritornerà a comportarsi
come faceva prima in modo composto e paziente. Adesso però potrà sopportare meglio la
sua “trappola”, perché ha trovato una valvola di sfogo: l’ immaginazione. Un attimo di
evasione ogni tanto,gli consentirà di sostenere il peso delle “maschere” sociali che lo
imprigionano. Il fischio del treno, che sarebbe il treno della Fantasia, rappresenta un modo
per uscire dalla quotidianità. A differenza degli altri personaggi pirandelliani lui non cerca di
crearsi un'altra vita , come Mattia Pascal in Il fu Mattia Pascal, o è in ribellione continua con
tutte le regole della società, come Moscarda in Uno, nessuno e centomila, ma ritorna
semplicemente a condurre la sua vita nello stesso modo di prima, solo che ogni tanto si
concede qualche viaggio con la mente. L’ immaginazione è una fuga momentanea che ha
solo una funzione consolatoria.
L’immaginazione e la Scienza

“ Ogni passo avanti nella scienza è partito da un nuovo spunto dell’ immaginazione”




L’origine dell’ universo: Teoria del Big Bang

Quella del Big Bang è la teoria più accreditata riguardo l’origine dell’universo che ne data la
nascita a 10-15 miliardi di anni fa, e lo descrive come una palla di fuoco primordiale di
densità e temperature altissime che da allora ha continuato a raffreddarsi ed a espandersi.

Da sempre gli astronomi si sono chiesti quale sia l’origine dell’universo. Da Aristotele fino a
Copernico le ipotesi cosmologiche erano quelle di una macchina perfetta, di dimensioni
piuttosto limitate, dove tutto si ripete allo stesso modo in eterno. La nascita di una
cosmologia moderna si ha nel XX secolo quando A. Einstein, nel 1917, introduce la teoria
della relatività.

Comunque le teorie di Einstein non erano del tutto perfette.

Nel 1929 Edwin Hubble, osservando le galassie lontane con il più potente telescopio dell’
epoca notò lo spostamento delle righe spettrali delle stelle, causato dall’ effetto Doppler,
verso il rosso . Infatti, le stelle e gli altri oggetti celesti si muovono nello spazio ma il loro
spostamento è per noi impercettibile per l’ enorme distanza che ci separa. Esiste un modo
per valutare questi movimenti relativi ed è l’ analisi
degli spettri di assorbimento stellare. Le righe di uno
spettro risultano spostate verso il blu se l’oggetto che
lo produce è in avvicinamento, e verso il rosso se è in
allontanamento, in modo proporzionale alla sua
velocità. Fu questa la scoperta del redshift di Hubble,
prova inconfutabile del fatto che le galassie si
allontanano     da   noi   a    velocità   elevatissima.
Successivamente fu formulata la legge di Hubble che
afferma che le galassie si stanno allontanando da noi con una velocità tanto più elevata
quanto più sono distanti. ( Ho = v/d )                                                Le galassie
sono, quindi dotate di un moto di recessione che le porta ad allontanarsi una dall’ altra la cui
conseguenza è che l’universo si espande in tutte le direzioni in modo omogeneo.

Accertata e sperimentata la teoria dell’ universo in espansione, tra il 1927 e il 1933, fu il belga
Lemaitre a formulare l’ ipotesi che l’universo si fosse originato dall’ esplosione di un atomo
primordiale. Quest’ idea fu poi ripresa negli anni ’40 da un gruppo di fisici tra cui George
Gamow, che ipotizzarono la teoria del Big Bang, secondo la quale l’ universo avesse avuto
origine dall’ esplosione di un piccolissimo punto di densità e temperatura infinita.
Al momento del Big Bang ,quindi, l'universo aveva volume nullo e temperatura infinita che è
diminuita con il procedere dell'espansione. I primi secondi dopo il Big Bang si formarono le
particelle elementari ( quark, elettroni, neutrini, ecc.), e poi quelle pesanti ( neutroni,
protoni). Nei primi quattro 4 minuti, al decrescere della temperatura,protoni e neutroni
cominciarono ad unirsi, producendo nuclei di deuterio, i quali si combinarono con altri
protoni e neutroni, formando nuclei di elio. I nuclei degli atomi che noi conosciamo si sono
formati a partire da questa materia prima. Da questo momento in poi l’universo continuò ad
espandersi, raffreddandosi, permettendo la formazione di zone più dense, in cui l’attrazione
gravitazionale tra le particelle di materia permise la loro aggregazione e l’avvio di un moto
rotatorio, che diede origine alle galassie. Con il passare del tempo si verificarono collisioni
fra gli atomi che innescarono le reazioni di fusione nucleare e diedero origine alle stelle.


La teoria del Big Bang non fu accettata da alcuni. Infatti nel 1946 fu proposta da un gruppo
di scienziati, Fred Hoyle, T. Gold e H. Bondi, la teoria dell’ universo stazionario. Secondo
tale modello l’universo presenta una creazione continua di materia che va a sostituire quella
che si allontana a causa dell’espansione cosmica, di conseguenza la densità media rimane
costante. Il tasso a cui la materia dovrebbe essere creata è molto basso: 1 atomo di Idrogeno
per m³ ogni miliardo di anni, quindi non ci sono osservazioni che possano confermarla.
Inoltre a partire dagli anni ’60, con la scoperta della radiazione cosmica di fondo, la teoria è
stata completamente abbandonata.


La scoperta della radiazione cosmica di fondo divenne la prova più importante del grande
scoppio che avrebbe generato il nostro universo. La scoperta avvenne quasi per caso da due
radioastronomi, Arno Penzias e Robert Wilson, che notarono un rumore di fondo
persistente che proveniva in modo uniforme da ogni parte dello spazio. Capirono che l’
ostinato disturbo era provocato da una radiazione cosmica. Tale radiazione è ritenuta il
residuo “fossile” del Big Bang liberatosi 300.000 anni dopo il Big Bang stesso. Infatti, la
radiazione calda e densa dell’ esplosione a causa del redschift si è man mano “dilatata” e
“raffreddata” fino a ridursi a microonde. È una radiazione che pervade con notevole
uniformità lo spazio ed è conforme alla radiazione che emetterebbe un copro nero alla
temperatura                         di                        2,7                        kelvin.
Comunque       partire dal 1990, tramite i satelliti COBE si è rilevata una leggerissima
anisotropia nella radiazione cosmica, cioè la radiazione di fondo non è estremamente
uniforme ma presenta lievi variazioni, che sono interpretate come il “segnale” dell’ inizio
della formazione delle galassie.            Il modello classico del Big Bang presentava delle
carenze dal punto di vista concettuale che hanno portato allo sviluppo di un nuovo modello
delle primissime fasi della storia dell’Universo. È il modello inflazionario ipotizzato da Guth
e Linde intorno al 1980. Questo nuovo modello teorizza che nei primi istanti di vita dopo il
Big Bang, dopo 10-35 secondi, l'Universo abbia subito una rapidissima espansione, detta
"inflazione", che nel giro di 10-32 secondi ha aumentato le sue dimensioni in modo
vertiginoso. Dopo questa fase, l'evoluzione sarebbe proseguita secondo la teoria classica del
Big Bang.


Il futuro dell’ universo


Attualmente l’universo è in fase d’ espansione, sulla spinta dell’ esplosione iniziale, ma è
anche soggetto all’ azione contraria della forza gravità che fresa l’ espansione. Si possono
ipotizzare tre diversi scenari per il futuro dell’ universo in funzione della sua massa e quindi
della sua densità media.


   -   Se la densità dell’ universo fosse superiore alla densità critica si avrebbe un universo
       chiuso e finito ( a curvatura sferica), che a un certo punto cesserebbe di espandersi e
       comincerebbe a contrarsi, diventando sempre più denso e caldo,            per tornare a
       concentrarsi in un punto          (Big Crunch); una variante di questo modello prevede
       un continuo alternarsi di fasi di espansione e contrazione.
   -   Se la densità fosse inferiore a quella critica esso continuerebbe ad espandersi in
       definitivamente: le stelle si spegnerebbero e le galassie diverrebbero ammassi freddi,
      bui e senza vita. Solo i buchi neri continuerebbero ad accrescersi ma potrebbero
      infine anch’ essi scomparire.
  -   Se la densità media fosse uguale a quella critica, esso si espanderebbe con velocità
      decrescente ( tendente a zero) ma senza contrarsi: universo piatto.


      Attualmente non si è in grado di stabilire quali delle tre ipotesi sia corretta, perché la
      densità dell’ universo dipende dalla quantità di materia oscura in esso presente e
      questo è un dato ancora molto incerto.




L’immaginazione e la storia
L’ immaginazione perversa di Hitler di voler eliminare dal mondo una razza da lui ritenuta
“inferiore”.




L’ assurda ideologia nazista e l’antisemitismo

Hitler fu fautore di una politica di discriminazione e sterminio di vari gruppi etnici, politici
e sociali e in particolar modo di ebrei. Il popolo ebraico appariva a Hitler come la causa di
tutti i mali del mondo, compresi quelli della Germania.

Nella opera “Mein Kampf”, Hitler espone i fondamenti dell’ ideologia nazionalsocialista e l’
assurda teoria della superiorità della razza ariana. “Mein Kampf”diventa un vero e proprio
“vangelo” per i nazisti, in quanto in
questo scritto, rese pubblico il suo
pensiero politico e il suo progetto di uno
Stato basato su un nuovo ordine politico,
sociale e razziale.


“Il mio movimento è basato su una
concezione razzista del mondo. Lo Stato
ha il fondamento nell'esistenza di una
razza superiore. Nel caso che scomparisse la razza ariana portatrice di civiltà non
sussisterebbe più alcuna civiltà[..]Lo scopo dello Stato è quello di conservare i più primordiali
elementi della razza ariana, che creano la bellezza e la dignità di una umanità superiore. Gli
Ebrei diventano fenomeni di decomposizione di popoli e razze, distruttori della civiltà umana.”


Al centro della teoria di Hitler sta l'idea della razza. Di tutte le razze quella cosiddetta
"ariana", che coincide con quella Germanica, è secondo Hitler, la più valorosa, è l'unica a cui
spetta il diritto di dominare il mondo, per questo deve essere difesa contro ogni pericolo d’
inquinamento. A tal fine era necessario che lo stato procedesse ad un’ opera di “
purificazione”, allo scopo di creare un’ unico gruppo razziale tedesco che doveva
predominare sulle altre razze “impure” e inferiori. La razza impura e inferiore è, secondo
Hitler, quella ebrea. Una razza che rovinerebbe tutte le altre mescolandosi con gli altri
popoli, perché distruggerebbe la purezza della razza. È questo il concetto di antisemitismo
che diventa in Hitler una vera e propria ossessione.

L'odio di Hitler verso gli ebrei ha anche motivazioni economiche, egli indicò gli ebrei
come i responsabili di una crisi economica che in quel periodo colpiva la Germania. Indicò
gli ebrei, perché erano i proprietari di banche, delle quali Hitler voleva impossessarsi.
Ma l'odio di Hitler contro gli ebrei non era solo strumento politico, ma era reale con tutto
il suo evidente anacronismo e la sua irrazionalità e nella lotta contro gli ebrei Hitler si vede
come pioniere di tutta l'umanità: Nel aprile del 1945, quando Hitler presagiva già la propria
fine, detta al suo segretario : "Un giorno si ringrazierà il Nazionalsocialismo del fatto che io
ho annientato gli ebrei in Germania e in tutta l'Europa centrale".


Hitler ha fatto qualcosa che nessuno prima di lui aveva mai fatto, anche se nel corso della
storia c’ erano stati altri che volevano costruire un impero mondiale, come Napoleone e
prima ancora Cesare, ma mai nessuno come lui prima, ha fatto uccidere sistematicamente
milioni di persone non in una guerra, ma semplicemente per motivi di un odio razziale,
alimentato           da          una          presunta           necessità           ideologica.



La lotta contro gli ebrei inizia fin dal 1933, e quasi subito cominciano a fuggire decine di
migliaia di ebrei. Quelli che sono costretti a rimanere subiscono ogni tipo di umiliazioni da
parte delle SS e della GESTAPO, cioè la polizia politica dello stato. Perdono il lavoro e i
diritti civili, sono insultati quotidianamente dalla stampa e devono subire, senza potersi
difendere, le leggi razziali che restringono man mano qualsiasi possibilità di una vita
normale.



La persecuzioni diventano più acute nell’autunno del 1935 quando vengono promulgate le
leggi di Norimberga che, sotto pena di severissime sanzioni, proibiscono i rapporti sessuali
tra Tedeschi ed Ebrei, "per la protezione della purezza del sangue tedesco e dell’onore
tedesco"; gli ebrei sono privati della cittadinanza tedesca e sono obbligati a esibire sugli
abiti la stella gialla del David, in modo da essere ben riconoscibili in pubblico.
Un evento clamoroso lo si ha nella notte fra il 9 e il 10 novembre 1938, quando, come
risposta all’ uccisione di un funzionario nazista da parte di un ebreo, in molte città tedesche
vennero devastati negozi appartenenti agli ebrei, sinagoghe e abitazioni. Questo evento,
proprio perché furono infrante le vetrine di molti negozi e vetrate di sinagoghe, è passato
alla storia come la “notte dei cristalli”.


Comunque in questa lotta, Hitler non riesce a coinvolgere del tutto la popolazione tedesca.
Quando le bande di nazisti spaccano i vetri dei negozi degli ebrei e bruciavano le sinagoghe,
la gente non partecipa come Hitler sperava, piuttosto è spaventata o imbarazzata, molti si
vergognano, non capiscono bene il perché di tutta questa violenza e alcuni esprimono anche
compassione. Ma un'aperta ribellione contro queste barbarie non c'è mai, neanche da parte
delle chiese cattoliche o protestanti.


Già dal 1933 furono
istituiti    i      primi
campi                  di
concentramento per
i lavori forzati. In
essi             venivano
deportati           ebrei,
oppositori            del
regime,     zingari     e
tutti coloro che, per
qualsiasi        ragione,
non erano ritenuti
nell’ ideologia nazista appartenenti alla “razza pura”. Dal 1942, nel corso della seconda
guerra mondiale, diversi campi di concentramento furono dotati di camere a gas, progettate
allo scopo di realizzare lo sterminio completo dei deportati. Mentre quasi tutta l’ Europa si
trovava sotto l’ occupazione nazista, i tedeschi attuarono lo sterminio di circa sei milioni di
ebrei, deportati in massa nei campi di concentramento di Auschwitz, Bϋchenwald, Dachau-
Mauthausen, Ravensbrϋck.
La Germania negli anni di Hitler

Dopo la prima guerra mondiale, la Germania, che esce sconfitta dal conflitto, è coinvolta in
una rivoluzione guidata dal movimento marxista sulla scia di quella Russa. Dopo la
rivoluzione, che fu repressa nel sangue, si istituisce quella che è stata denomina Repubblica
di Weimar. Così , la Germania nel 1919 diventa finalmente una Repubblica federale, dotata
di una nuova Costituzione con un Parlamento, un cancelliere e un presidente. Gli ambienti
di destra osteggiano la nuova repubblica e tendano un colpo di stato (Putsch di Kapp, 1920).


Nel 1919 Hitler aderisce al partito socialdemocratico , un partito di importanza solo locale
e caratterizzato da un radicale antisemitismo; grazie alle sue qualità di oratore, Hitler
emerge subito all’interno del partito riuscendo ad attrarre ed ipnotizzare la gente
soprattutto nell’atmosfera delle birrerie di Monaco . Egli grazie alle sue doti di oratore
diventa il leader di questo piccolo partito che sotto la sua guida cambia nome diventando il
partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori , che si distinse per i suoi modi terroristici,
antidemocratici ed anticomunisti.


La Germania era uscita disastrata dalla guerra. C’era un risentimento nei confronti delle
potenze vincitrici, così i partiti di destra, quello di Hitler in modo particolare, sfruttarono la
situazione per molti anni come uno dei più efficaci argomenti di propaganda, contro tutti
quelli che volevano stabilire buoni rapporti con gli ex-nemici.


Il 1923 fu l'anno più buio e tormentato della Repubblica, già dalla guerra si sentivano gli
effetti di un’ inflazione abbastanza consistente e preoccupante. inflazione, che , a partire
dal 1922, comincia rapidamente ad aggravarsi ed il denaro comincia a perdere valore a vista
d'occhio.


Hitler, con l’ intendo di creare in Germania un regime autoritario, tenta l'insurrezione a
Monaco, il cosiddetto Putsch di Monaco del 1923. Quello che ha in mente è una "marcia su
Berlino" simile a quella di Mussolini su Roma, avvenuta un anno prima, ma fallisce e gli
costa solo un anno di prigione, periodo in cui scriverà la sua celebre opera Mein Kampf.
Negli anni successivi, tra il 1924 e il 1929, succede invece qualcosa di sorprendente. I
vincitori della guerra, soprattutto gli americani, da bravi capitalisti che sono, cominciano a
capire che non si possono fare buoni affari con un paese che, per le pesanti riparazioni di
guerra vive in uno stato di una così grave crisi, e cominciano ad aiutare la Germania ( Piano
Dawes)           riducendo       il     peso     del       pagamento        delle        riparazioni.
Nei cinque anni successivi la Germania vive un fortissimo rilancio economico. Sono i
cosiddetti "anni d'oro" della Repubblica di Weimar. Insieme ad una sorprendente capacità di
ripresa economica, la Germania dimostra una straordinaria vivacità in campo culturale,
infatti      cominciano      a    fiorire   il   cinema,      il   teatro   e       la   letteratura.
Ma questo periodo non è destinato a durare a lungo, infatti, nel 1929 il crollo della borsa di
New York segna l’inizio di una lunga e profonda crisi economica mondiale. In pochi anni,
dal 1929 al 1932 la Germania precipita in una crisi che sembra inarrestabile e che vede, alla
fine, l'arrivo di Hitler al potere. Il caos politico ed il dramma dell'economia con più di 6
milioni di disoccupati fanno aumentare il desiderio di un uomo forte che possa mettere fine
a tutto questo. Nel 1933 Hitler si presenta per molti come l'unica speranza che può salvare il
paese dalla confusione totale. Dopo il successo ottenuto dal partito Nazista nelle due
successive elezioni, il presidente Hindenburg affida il cancellierato a Hitler. Il 27 febbraio del
1933 fu incendiato il Reichstag, la sede del parlamento, i nazisti gettano la colpa agli
esponenti di sinistra e inizia così una politica fondata sul terrore. Fu anche emanato un
decreto straordinario, in base al quale venivano drasticamente limitate le libertà politiche e
civili e la stampa e i partiti erano posti sotto controllo. Hindenburg sciolse il parlamento e
indisse le nuove elezioni.                                                                  Nel 1933,
Hitler ottiene la maggioranza, ma non sono 17 milioni di fanatici antisemiti e razzisti a
votarlo ma in grandissima parte sono persone stanche ed esauste che vogliono lavoro, infatti
la violenta propaganda antisemita di Hitler per molti non conta, conta invece la promessa di
creare lavoro e di mettere fine al caos di cui sembra
responsabile la democrazia. Nel gennaio del 1933, il
partito nazionalsocialista era ormai da un anno quello
più forte, dopo le elezioni Hitler fece votare una legge
delega che gli concedeva per quattro anni i pieni poteri,
eliminando con brutalità ogni forma di opposizione per
istaurare un regime totalitario. Il partito nazista diventa
partito unico. Clamoroso fu l’ eccidio della “notte dei lunghi coltelli”, nel corso del quale
furono trucidati membri delle SS e delle SA. Alla morte di Hindenburg, nel 1934 Hitler
ottiene il potere assoluto, si ha così la nascita del Terzo Reich.


Quando, nel gennaio del 1933 Hitler diventò Cancelliere, in Germania c'erano 6 milioni di
disoccupati. Hitler conquistò molti con la sua promessa di mettere fine alla disoccupazione
e alla crisi economica. Dopo solo 4 anni, nel 1937, i disoccupati erano quasi del tutto spariti,
e si era raggiunta la piena occupazione. La cosa ancora più sorprendente fu che prezzi e
salari erano rimasti stabili, senza un'ombra di inflazione mentre negli altri paesi la crisi
continuava.


Il "miracolo economico" fu possibile solo perché il libero mercato fu praticamente abolito.
La dittatura totale che Hitler ha creò, in pochissimo tempo, non riguardò solo la società ma
anche l'economia. Egli, infatti, era riuscito a risollevare l’economia grazie a una politica
autarchica. Hitler non aveva la minima intenzione di creare un'economia stabile e ordinata,
lo scopo dell'economia era unicamente di preparare la guerra che Hitler considerava come
l'ultimo obiettivo della sua politica. Al di sopra di tutto c'era la sua testarda volontà di
portare la "razza ariana" al dominio prima dell'Europa e poi del mondo.


Anche nella politica estera Hitler ebbe un carattere aggressivo. Il suo obbiettivo era
espandere i confini della Germania in quei paesi “naturalmente tedeschi” che costituivano
uno spazio vitale per la Germania, come l’ Austria il territorio dei Sudeti in Cecoslovacchia e
la Russia.
Hitler da inizio alla seconda guerra mondiale …


Il 1.settembre. 1939 Hitler da inizio alla seconda guerra mondiale, occupando la Polonia.
All'inizio la guerra va bene per la Germania: nella serie di guerre lampo vengono occupate
nel 1939 la Polonia, nel 1940 Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Francia,
nel 1941 la Iugoslavia e la Grecia. Nel 1940 anche l'Italia, sebbene militarmente impreparata,
entra in guerra accanto alla Germania,
probabilmente abbagliata dai successi facili
della   Germania.    Alla     fine   del    1941
praticamente tutto il continente europeo,
ad eccezione della Svezia, della Svizzera e
della Spagna, è sotto il dominio di Hitler e
dei                suoi                alleati.
Anche la Francia viene occupata dalla
Germania mentre l'Inghilterra oppone una
forte resistenza     e regge nonostante i
continui                  e                violenti           bombardamenti.
Nel 1941 Hitler , sembra ancora il più forte di tutti la sua idea fissa è conquistare "spazio
vitale" all'est, cioè abbattere e sottomettere la Russia . Hitler pensava di conquistare la
Russia come la Danimarca, il Belgio o la Francia ma quando, nell'inverno, parte la prima
grande controffensiva sovietica per i tedeschi è come uno choc.


Proprio in quel momento         Hitler prende una decisione che può sembrare ancora più
incomprensibile: senza esserne veramente costretto, senza motivo militare, dichiara guerra
anche agli Stati Uniti, che fino allora erano impegnati solo nella guerra
nel Pacifico contro il Giappone. Con la clamorosa disfatta di un'intera
armata tedesca a Stalingrado nel gennaio del '43, si ha una svolta
decisiva nella Guerra, cominciano ad avanzare gli alleati e i tedeschi
danno inizio ad una disastrosa ritirata. Dunque la guerra era
definitivamente persa e tutto il territorio conquistato dalla Germania
dall'inizio della guerra fu riconquistato dalle forze alleate. La Germania
aveva già perso milioni di soldati ed era anche molto indebolita all’interno per i massicci
bombardamenti inglesi ed americani. Nella primavera del’45 le truppe alleate entrarono in
Germania e stavano per sferrare l'ultimo attacco decisivo. Era il 30 Aprile del ‘45 quando
Hitler si suicidò. Il 7 maggio del 1945 Germania è costretta alla resa.
L’ immaginazione e la filosofia

Sigmund Freud , Le immaginazioni che l’inconscio riproduce tramite il sogno

Nell’ opera L’ interpretazione dei sogni, Freud vede nei sogni la “via regia che porta alla
conoscenza dell’ inconscio nella vita psichica”. Il sogno viene                definito da Freud come
l’appagamento di un desiderio in quanto esso,
presentando all’immaginazione come realizzati
quei   desideri   inconsci,   rende     possibile        lo
scaricarsi della tensione. Il sogno, attinge i propri
contenuti latenti dall’ inconscio che costituisce
per Freud, la realtà abissale di cui il conscio è
solo la manifestazione visibile. La psiche si può
paragonare all’ immagine di un iceberg in cui la
parte sommersa, la più grande è appunto
l’inconscio, la parte che emerge, più piccola, è il
conscio, le onde che toccano la superficie sono il preconscio. La psiche, dunque, appare a
Freud come una struttura alquanto complessa , che egli divide in diverse zone e sezioni
dotate di funzioni diverse elaborandone due diverse topiche .


Nella prima topica vengono distinte tre zone della psiche: conscio, preconscio e inconscio.


L’inconscio   è la parte della psiche in cui risiede il materiale rimosso, le esperienze
traumatiche che potrebbero essere dolorose e pericolose per l’individuo vengono respinte,
allontanate dalla coscienza e “depositate” nell’ inconscio. Da qui tali esperienze non possono
più riaffiorare al preconscio e al conscio se non sotto forma onirica o sintomatica, cioè le
patologie psichiche come le nevrosi.
Il preconscio comprende l’insieme dei ricordi, dei desideri, dei fattori psichici che, sono
momentaneamente         inconsci   ma     che,      se        stimolati,   possono   diventare   consci.
Il conscio si identifica con la nostra coscienza , la nostra attività consapevole, è l’ io che
percepisce la realtà.


Nella seconda topica, vengono distinte tre diverse “istanze”: Es, Io, Super-io.
L’Es è il “ polo pulsionale della personalità” che costituisce la matrice originaria della nostra
psiche, non conosce né il bene, né il male, nè la moralità ma obbedisce solo al principio del
piacere; è la parte istintuale della psiche, in cui le pulsazioni premono sull’ io perché
verrebbero realizzarsi.


Il Super-Io è la coscienza morale, ovvero l’insieme delle proibizioni che sono state inculcate
nell’uomo nei primi anni di vita e che poi lo accompagneranno sempre, anche in forma
inconsapevole. È il mondo del dovere che frena l’Io nel realizzare le pulsioni dell’ Es.


L’ Io è la parte organizzata della personalità, la parte razionale che deve equilibrare tra Es e
Super- io,cioè deve mediare tra le richieste pressanti dell’Es e quelle altrettanto pressanti del
Super Io. Nell’ individuo normale l’ Io riesce bene nella sua funzione equilibratrice, soddisfa
parzialmente l’ Es senza però violare le proibizioni del Super-io, se questo equilibrio viene a
mancare, perché le esigenze dell’ Es sono eccessive o se il Super-io è troppo debole l’ io
incorre nella nevrosi.


L’Es coincide con l’ inconscio ma Io e Super-io non coincidono totalmente con conscio e
preconscio ma per alcuni aspetti rientrano nel sistema dell’ inconscio.


L’interpretazione dei sogni consiste , secondo Freud, nel percorrere a ritroso il processo di
traslazione del contenuto latente in quello manifesto, al fine di cogliere i messaggi segreti
dell’Es.


Freud, ne “L’ interpretazione dei sogni”, individua all’ interno del sogno due tipi di
contenuto: contenuto manifesto e contenuto latente. Il contenuto manifesto, è quello che
viene ricordato al risveglio cioè il racconto che possiamo fare del sogno, che spesso può
apparire come un qualcosa di insolito e privo di senso. Il contenuto latente, invece,è il
contenuto nascosto, che rappresenta il vero significato del sogno. Per interpretare
correttamente un sogno, Freud si serve di tre meccanismi che permettono, nel corso
dell’analisi, di venire gradualmente a capo del contenuto dei sogni. I tre meccanismi del
lavoro onirico sono: spostamento, condensazione e simbolizzazione. La condensazione è la
tendenza ad esprimere in un unico elemento più elementi collegati tra loro; lo spostamento
consiste nel trasferimento di interesse da una rappresentazione ad un’altra; la
simbolizzazione è quel meccanismo in cui un elemento sta al posto di un altro, questo
avviene per mezzo della censura, ovvero il voler trattenere il contenuto latente dell’
inconscio.


L’interpretazione dei sogni dei pazienti condusse Freud a scorgere in essi la presenza di
desideri sessuali risalenti all’infanzia. La scoperta della sessualità infantile fu una delle cose
più scioccanti della psicoanalisi. Fino ad allora si identificava la sessualità con
l’attività genitale dell’adulto. Freud invece la intende come la ricerca del piacere corporeo
che è presente sin dall’ infanzia. Il bambino è dunque un essere che vive una sua vita
sessuale completa. Freud lo definisce “un essere perverso polimorfo” nel senso che il bambino
ricerca forme di godimento senza tenere conto del fine riproduttivo, e mediante i vari organi
corporei. Freud distingue nello sviluppo della sessualità tre fasi, ognuna delle quali è
caratterizzata     dall’organo   che     vi   è     privilegiato    nella     ricerca     del   piacere.


La prima è la fase orale, che va dalla nascita ai due anni circa ed in essa il bambino prova
piacere tramite la bocca, tramite il poppare il latte della mamma e portando qualsiasi
oggetto alla bocca.


La seconda fase è chiamata fase anale, va dai due ai quattro anni circa, e durante essa il
bambino prova piacere nell’ espellere o a ritenere le feci.


la terza fase, la fase genitale, inizia alla fine del terzo anno vita e ha come zona erogena i
genitali.    Questa      fase    a      sua       volta,   si      articola     in      due     sottofasi
La terza fase viene chiamata fase fallica (va dai quattro ai sei, sette anni circa) perché indica
la scoperta del proprio organo genitale e la sua diversità da quello dell’ altro sesso. Entrambi
i                sessi               vivono                il                 complesso                di
castrazione.
Durante questa fase nasce il complesso d’Edipo, che consiste in fantasie più o meno inconsce,
provocate dai desideri sessuali del bambino verso la madre e la gelosia nei confronti del
padre; analogamente succede nella bambina. Si tratta di un atteggiamento ambivalente di
desiderio di morte e sostituzione nei confronti del genitore dello stesso sesso e di desiderio
di possesso esclusivo nei confronti del genitore di sesso opposto.


La via per accedere alla realtà abissale dell’ inconscio, per forzare la barriera costituita dalla
rimozione, e ricostruire il passato rimosso per curare, ad esempio, una nevrosi è la
psicoanalisi. La psicanalisi si propone di studiare l’ inconscio nelle sue manifestazioni che
sono i sogni, gli atti mancati e i sintomi nevrotici.


Essa, quindi oltre all’analisi dei sogni , si serve del metodo delle libere associazioni, è una
cura con le parole. Questo metodo consiste nel mettere il paziente in uno stato di
rilassamento in modo che egli possa abbandonarsi al corso dei propri pensieri che vengono
espressi ad alta voce. Il paziente è invitato a dire tutto quello che gli passa per la testa, senza
nessuno scrupolo di ordine religioso, morale, sociale, e senza omettere nulla, neppure quello
che può sembrargli irrilevante, ridicolo o sgradevole. Lo scopo è appunto quello di eliminare
il più possibile quelle resistenze, quelle selezioni più o meno volontarie dei propri pensieri
che sono messe in atto dal "paziente". Accade però che il fluire delle parole abbia a volte un
blocco improvviso: ed è       qui che si avverte che c’è qualcosa che non va, che è stato
probabilmente rimosso, cioè tenuto lontano dalla coscienza per evitare le sofferenze
provocate dal ricordo. Compito dell’analisi è ricostruire ciò che non va e scoprirne le cause
per poi riequilibrare le forze psichiche in conflitto. Freud evidenzia l’importante ruolo
rivestito dalla relazione affettiva che si instaura tra il paziente e l’analista, ossia dal transfert ,
cioè trasferire sull’analista stati d’animo ambivalenti di amore e di odio provati dal
"paziente". Grazie al transfert, il "nevrotico" è indotto gradualmente ad abbandonare le sue
resistenze, ossia tutto quello che nei suoi discorsi e nei suoi atti gli impediva di accedere a
quei conflitti psichici di cui non era conscio ma che producevano la sua nevrosi.
L’ Immaginazione e la letteratura Inglese

C. Dickens- Hard Times : Coketown the imaginary industrial town.

Hard times is set in an imaginary industrial town named Coketown. The protagonist of the
novel is Thomas Gradgrind, who has founded a school where he taught his theories, he
believed in facts and statistics, and according to him human nature could be governed by
completely rational rules. He has two children Louisa and Tom, and he educated them
repressing their feelings and imagination. He forced his
daughter to marry Josiah Bounderby , a rich banker of
the city, thirty years older than she is, the marriage was
unhappy but she consents since she wanted to help her
brother ,who gets a job in the bank. Tom is lazy and
selfish, he robs his employer and when he is discovered
he was obliged to leave the country.

Hard Times is divided into 3 sections or books and each
book is divided into 3 chapters.

Coketown it is an imaginary town, it is the classic city
that reflects the period of the Industrial Revolution.
The town is represented by different colours: the brick
of "unnatural red and black", "black canal", "the river
that ran purple" and it is evident the atmosphere of
pollution caused by the tall chimneys and machinery that work continuously "for ever and
ever". The city appears monotonous not only in the colours but also in the sounds, in the
noises, in the buildings ,in the streets. As in a painting, the inhabitants’ expression
communicate only the monotony and sadness of life in this industrialized town. People have
lost their personality: they look like robots.

In this novel Dickens focuses on the difference between rich and poor, or factory owners
and workers, who were forced to work long hours for low pay in dirty, loud, and dangerous
factories. He criticizes the Utilitarianism, the philosophy of the time, and in particular
materialism. The action of Gradgrind shows how England, in the 19th century, was turning
human beings into machines repressing emotions and imaginations.
The aim of Dickens is to illustrate the dangers of allowing humans to become like machines
and he suggests that without compassion and emotions life would be unbearable.

Dickens is realistic because in his novel he represented the evils of the Victorian Age: the
problem of the society, the life of workers and of the lower social classes, the problem of the
workhouses. He describe all these problems giving very vivid descriptions of how was the
real life and sometimes he described real parts of London. Despite Dickens described the
events in realistic way, his description is also not objective. In fact there are description
either of characters or of places are emphasized because of the constant use of figurative
language (use of metaphors, similes, personifications), and of superlatives also when
adjectives are extremely expressive on their own. Dickens also used the intrusive narrator
that always sides up with someone.
L’ immaginazione e l’ arte

“Dopo aver osservato un paesaggio dipingo con l’immaginazione, lo riproduco in forma
semplificata”
H. Matisse


Matisse è uno dei più noti artisti del ventesimo secolo, conosciuto principalmente per essere
l'esponente di maggior spicco della corrente artistica dei Fauves. Egli stesso affermò di
servirsi dell’ immaginazione per dipingere le sue opere: “Dopo aver osservato un paesaggio
dipingo con l’immaginazione, lo riproduco in forma semplificata”.



Tra i suoi dipinti più celebri vi sono la stanza Rossa e la Danza.

La Stanza rossa è un
dipinto del 1908.            Nel
dipinto al colore dato per
strisce   e     per   chiazze
dirompenti in molteplicità
tonalità, si sono sostituite
la   grande     superficie    di
colore     pieno       e      la
bidimensionalità
decorativa. I colori che
prevalgono sono rosso, blu
e giallo. La costruzione
prospettica- indicata dalla
sottile linea nera del bordo
del tavolo e della piega della tovaglia, sulla sinistra, appena accentrata, nonché dalla sedia e
dallo spessore del muro in cui è ritagliata la finestra- è annullata dalla scelta dello stesso
rosso, con l’identico motivo floreale in blu e nero ad anse, sia per la tovaglia che ricopre il
tavolo sia per il rivestimento delle pareti, La particolare predilezione di Matisse per i motivi
decorativi dei tappeti e dei tessuti d'arredamento esotici, orientali ed africani, si lega alla sua
tendenza alla rappresentazione bidimensionale, raffinatamente cromatica, nella quale la
stilizzazione delle forme gli permette di raggiungere quella semplificazione che lo distingue
dagli altri artisti fauve. L’aspetto piatto, che esalta i colori e i decori, è confermato anche dal
paesaggio al di là della finestra, dove alberi spiccano contro un prato verde e un cielo
azzurro.




Altra   opera     celebre    di
Matisse e fra le migliori
creazioni        di     questo
periodo,    si    ricorda    la
Danza.
Il dipinto mostra cinque
fanciulle   nude       che   si
tengono     per       mano   e
procedono in girotondo, in
una i danza vertiginosa. Il
ritmo convulso comporta
che la danzante in primo piano, al centro, lasci la mano della compagna di sinistra e si lanci
verso di lei per riagguantarla e ricomporre così il cerchio.La compagna la asseconda
inarcandosi.

I colori sono solo tre, tutti saturi e nettamente delineati: il rosso dei corpi, il blu del cielo e il
verde della terra. I cinque corpi rosso-arancio si stagliano su un fondo verde e blu. La
brillantezza delle tinte e la scelta del rosso, piuttosto che il rosa della prima versione,
allontano il soggetto dalla verità del colore naturale. La campitura piatta sottolinea l’aspetto
decorativo dell’opera nella sua essenzialità di forme sciolte nel colore.

Il quadro trasmette una suggestione immediata. Il senso della danza, che unisce in
girotondo cinque persone, è qui sintetizzato con pochi tratti e con appena tre colori. Ne
risulta un immagine quasi simbolica che può essere suscettibile di più letture ed
interpretazioni. La loro danza può essere vista come allegoria della vita umana, fatta di un
movimento continuo in cui la tensione è sempre all’unione con gli altri. E tutto ciò avviene
sul confine del mondo, in quello spazio precario tra l’essere e il non essere. Il vortice
circolare in cui sono trascinati ha sia i caratteri gioiosi della vita in movimento, sia il senso
angoscioso della necessità di dovere per forza danzare senza sosta.

				
DOCUMENT INFO
Shared By:
Categories:
Tags:
Stats:
views:450
posted:9/18/2012
language:Italian
pages:32