Indagine Astra

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Indagine Astra Powered By Docstoc
					I dati di una indagine realizzata da Astra per conto di Bayer
     Italiani sempre più incapaci di
                invecchiare
      Quattro su dieci guardano con ansia alla loro vita da anziani.
     Tra i “rimedi anti-aging” sì al laser per gli occhi,
                   no alla chirurgia plastica.
    Cade il tabù dei farmaci per i problemi di erezione:
                        favorevole il 54%
                                                                         Milano, 11 Ottobre 2007
Milano, 11 ottobre 2007– Sempre più preoccupati di invecchiare,
                                                                         Bayer S.p.A. – Socio Unico
ma anche consapevoli dei rimedi che la medicina mette a                  Viale Certosa, 130
disposizione per vivere più serenamente l’età avanzata. Contrari a       20156 Milano
interventi radicali come quelli di chirurgia estetica, ma favorevoli     Italia

ad “aiuti” farmacologici mirati per contrastare i disturbi della terza   www.bayer.it
e quarta età. Comunque in preda all’ansia di non essere più              Direzione e Coordinamento
autonomi e di non avere più relazioni soddisfacenti. E’ il ritratto      Bayer AG, Leverkusen
                                                                         (Germania)
degli italiani che emerge da un’indagine demoscopica su
invecchiamento, sessualità e farmaci realizzata per conto di
                                                                         D
Bayer da Astra Ricerche su un campione rappresentativo della
popolazione italiana dai 18 ai 79 anni.

La maggioranza degli italiani concorda sul desiderio di vivere sino
a tarda età, in modo felice e attivo, e invecchiare bene continuando
a godersi i piaceri della vita (81%). Il 79% vuole proseguire in
vecchiaia un ottimo rapporto di coppia; il 67% vuole prevenire o
ritardare gli effetti dell’invecchiamento sulle proprie capacità
fisiche e psichiche; il 61% vorrebbe essere considerato vecchio il
più tardi possibile; il 60% si trova d’accordo sull’aspirazione a
vivere dopo i 65 anni meglio di quanto abbia fatto nell’età adulta.
Ma questo approccio positivo riguarda solo un quarto della
popolazione: per la maggioranza, il futuro resta fonte di grande
preoccupazione. L’invecchiamento, in particolare, viene visto e
vissuto con un’ansia lacerante dal 34% degli italiani, un’ansia
media dal 40%, bassa o nulla dal 26%. I timori maggiori legati alla
terza età sono la perdita di autonomia, l’essere a carico di altri, la
paura di ammalarsi, la solitudine. In generale il 30% degli
italiani si dice del tutto incapace d’accettare il naturale
invecchiamento.

Sono molte le conseguenze negative nella vita di tutti i giorni
temute dagli abitanti del Belpaese: il non riuscire più a muoversi
e lavarsi senza aiuto (80%), non poter uscire di casa e camminare
da solo (77%), non ricordare le cose importanti (73%). Ma pesano
anche le ansie riferite alle relazioni con gli altri: chiacchierare con i
familiari e giocare con i nipoti (65%), godere delle amicizie (62%),
divertirsi (57%), fare l’amore col proprio partner (48%).

 “Il quadro che emerge dalla ricerca – afferma Enrico Finzi – è
quello di una Italia che cerca di avere un atteggiamento positivo
rispetto al futuro, ma al tempo stesso teme gli effetti
dell’invecchiamento, soprattutto le conseguenze sulla vita di
relazione, e vive con grande ansia i disturbi legati all’età. I più
preoccupati in tal senso sono i 35-44enni, pensionati, casalinghe,
impiegati, residenti al centro-sud e in Triveneto”.



Ma quali sono le soluzioni mediche e farmacologiche che
possono permetterci d’invecchiare meglio, senza troppi disturbi e
più tardi? Le più conosciute dagli italiani sono i farmaci anti-
infiammatori a partire dall’Aspirina (94%), gli interventi di
chirurgia plastica (88%), gli antidepressivi (87%), il laser per le
malattie agli occhi (83%), le terapie ormonali per le donne in
menopausa (76%), i farmaci per la disfunzione erettile maschile
(63%).

Tali soluzioni sono ben accette alla maggioranza del campione,
con l’eccezione della chirurgia plastica, che è oggetto d’una
severa critica sociale: il 44% la rigetta e il 30% la accetta in modo
assai selettivo. Cadono invece altri tabù, come quelli sui farmaci
anti-depressivi, che raccolgono il 56% dei consensi, e sui farmaci
per la disfunzione erettile (DE), che sono noti a 28,2 milioni di
italiani (specie alle donne, ai 35-64enni, ai residenti nelle regioni
“rosse”, ai ceti con reddito e scolarità alti, al ceto medio
impiegatizio, a laureati e internauti).

Le opinioni su questi farmaci confermano il tramonto di una
visione “machista” del rapporto intimo, visto che il 54% degli
intervistati - pari a 15,2 milioni - è totalmente favorevole al loro
utilizzo (in particolare gli uomini e i soggetti con reddito e
scolarità superiori). Il 25% si dice favorevole solo a talune
condizioni, ovvero che sussista una reale necessità, che vi sia una
prescrizione medica, che si eviti ogni dipendenza, che siano assunti
per favorire la serena vita della coppia. Il 21% dei conoscitori dei
farmaci per la DE si dichiara ostile e si tratta di casalinghe,
pensionati ultra54enni, residenti nei piccoli comuni, persone con
basso livello di istruzione.

Numerosi sono i benefici attribuiti ai farmaci per chi ha problemi
di erezione: aiutano a mantenere la fiducia in se stessi (62%);
rendono più sereno l’invecchiamento di ‘lui’ e di ‘lei’ (59%);
mantengono psicologicamente giovani (57%); incidono
positivamente sulla qualità della vita ad ogni età, anche quando
non si assumono, perché “è bello sapere che ci sono” (50%). Tra i
conoscitori, infatti, uno su due (13,7 milioni) sostiene che i
farmaci per la DE incidono fortemente sulla felicità, non solo
dei loro consumatori ma di tutti coloro i quali in futuro potrebbero
avere problemi sotto le lenzuola: la disponibilità di questi farmaci
sul mercato sembra avere un effetto rassicurante e rasserenante a
prescindere dall’effettivo utilizzo.

“Nella società di oggi, caratterizzata dalla fretta e dallo stress, gli
italiani mostrano di volere rapporti di coppia improntati alla
serenità e alla spontaneità – dice Finzi – ed è per questo che in caso
di problemi a letto chiedono soluzioni farmacologiche che
preservino la naturalezza del desiderio”. Lo dimostra il fatto che il
43% degli intervistati giudica ottimale la pillola per la
disfunzione erettile che fa effetto dopo 10-15 minuti e dura oltre
10 ore, permettendo alla coppia di fare l’amore d’impulso, mentre
il 27% sceglie quella che fa effetto dopo 2 ore e dura 48 ore.

“L’approccio terapeutico alla disfunzione erettile non riguarda più
soltanto gli aspetti funzionali –dice il professor Francesco
Montorsi, docente di urologia all’Università Vita Salute San
Raffaele – ma anche gli aspetti relazionali e la soddisfazione
rispetto al rapporto sessuale. Per questo l’obiettivo è garantire al
paziente una terapia che rispetti i tempi dell’amore e consenta di
avere rapporti intimi spontanei. Il Vardenafil, principio del
Levitra®, si distingue dagli altri inibitori della fosfodiesterasi-5
perché permette di avere un’erezione già entro 10 minuti dalla
somministrazione e possiede anche un’ottima tollerabilità: può
essere quindi usato con successo, con grande sicurezza e con
soddisfazione della partner”.
Forward-Looking Statements
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and unknown risks, uncertainties and other factors could lead to material
differences between the actual future results, financial situation, development or
performance of the company and the estimates given here. These factors include
those discussed in our public reports filewith the Frankfurt Stock Exchange and
with the U.S. Securities and Exchange Commission (including our Form 20-F). The
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statements or to conform them to future events or developments.




Per informazioni:
Marco Ranzoni
Bayer HealthCare
Ufficio Stampa
tel. +39.02.3978.3340
marco.ranzoni.mr@bayer-ag.de
www.bayer.it

				
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