L�illegalit� ambientale in Italia

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L�illegalit� ambientale in Italia Powered By Docstoc
					    Rapporto
Ambiente e Legalità
 in provincia di Milano
          2005


                  In collaborazione con:
La redazione del Rapporto Ambiente e Legalità in provincia di Milano 2005 di Legambiente
è stata curata da Sergio Cannavò con la collaborazione di Mariangela Aloe.

La parte sul Premio Ambiente e Legalità in provincia di Milano 2005 si basa sul contenuto
delle schede di candidatura.

Si ringrazia per il materiale e i dati forniti: Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di
Legambiente, Assessorato all’ambiente risorse naturali e idraulica cave e Parco Sud della
Provincia di Milano, Assessorato alla sicurezza lotta all’usura caccia pesca e polizia
provinciale della Provincia di Milano, Comando Polizia Locale della Provincia di Milano,
Parco Lombardo della Valle del Ticino.

Un grazie particolare a Daniela Minelli per la parte sulle segnalazioni del Premio Ambiente
e Legalità.




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INDICE

Introduzione                                                3
L’illegalità ambientale in Italia                           5
Abusivismo e condono edilizio                               6
Il ciclo del cemento                                        9
La “Rifiuti Italia S.p.A.”                                  11
Il ciclo del cemento in Lombardia                           21
Il ciclo dei rifiuti in Lombardia                           23
L’illegalità ambientale in provincia di Milano              27
Da Milano a Hong Kong: traffico internazionale di rifiuti   36
Il Premio Ambiente e Legalità in provincia di Milano 2005   40




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INTRODUZIONE


Alla domanda: “Se il suo vicino di casa costruisce abusivamente una grande terrazza, lei
cosa fa?”, il 63% degli italiani risponde che avvisa i vigili, ben il 37% lascerebbe perdere.
Solo nel 2003, alla vigilia dell'ultima stagione dei condoni, era il 71% a dichiararsi disposto
a segnalare l'illecito alle autorità. Analogamente, di fronte ad un atto grave di vandalismo, i
cittadini che voltano le spalle sono purtroppo aumentati: dall'11% al 19%. Questi sono i
dati che emergono dall'annuale indagine sul senso civico degli italiani curata per
Legambiente dall'IPSOS.
E' in questo quadro, che mostra insieme forte sensibilità ai beni pubblici e aumento
preoccupante di sfiducia, che Legambiente ha promosso e organizzato – insieme alla
Provincia di Milano – un’iniziativa che, dopo la prima edizione a Lodi nel giugno scorso,
auspichiamo si possa estendere a tutte le realtà locali: il premio “Ambiente e Legalità in
provincia di Milano 2005”.
Un premio rivolto in particolare alle comunità territoriali e alle loro forze dell'ordine: quindi
ai cittadini e alle associazioni, alla Polizia Locale dei comuni e delle province.
I compiti fondamentali della Polizia Locale sono essenzialmente di tipo "ambientale": tutela
dei corsi d'acqua, difesa della flora e della fauna, controllo dei gestione dei rifiuti, delle
escavazioni, dell’attività venatoria e di pesca, degli scarichi abusivi e, con il supporto
tecnico dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), degli inquinamenti
delle acque, dell'aria, del suolo. Con gli uffici tecnici dei Comuni è sempre la Polizia Locale
a dover scoprire gli abusi edilizi, a intervenire nella prevenzione degli incidenti da traffico,
prima causa di mortalità e danni sanitari permanenti delle nostre società.
Eppure queste attività di polizia ambientale sono spesso trascurate e considerate
marginali, quasi si trattasse di illeciti e crimini di “serie B”. Siamo tutti influenzati dai telefilm
americani e dalla ricorrente minaccia al detective intraprendente di essere mandato a
“regolare il traffico”. Tutti impressionati dalla moda dei "sindaci sceriffi", che vorrebbero
arrogarsi compiti più appariscenti ed eclatanti di ordine pubblico, dal controllo
dell’immigrazione clandestina alla prevenzione del terrorismo.
Lasciamo alla Polizia di Stato e ai Carabinieri questi compiti e non dimentichiamoci che
l'ecomafia si arricchisce anche con lo scarico abusivo, con l'industria del cemento
selvaggio, con gli appalti truccati, con il commercio dei beni culturali, con il maltrattamento
degli animali.
Ma, accanto all'operatore di legalità ambientale in divisa, è fondamentale la presenza e la
partecipazione attiva dei cittadini volontari. E non solo perché la cultura della legalità si
costruisce insieme, perchè l'omertà e il lassismo si alimentano vicendevolmente, ma
soprattutto per costruire le basi di una vera sicurezza ambientale, fatta di regole di
convivenza condivise, prima ancora del rispetto formale delle leggi. Bisogna incoraggiare i
cittadini, singoli e associati, che prima di tutto fanno capire in ogni modo che chi distrugge
l'ambiente non è più furbo, ma più cafone o delinquente a seconda della gravità
dell'offesa. Quelli che hanno il coraggio di opporsi all'abuso e di farlo con l'intelligenza di
non cercare di farsi giustizia da soli. Quelli che sanno perseverare nella richiesta che le
forze dell'ordine e le istituzioni pubbliche facciano e siano messi nelle condizioni di fare la
loro parte. E anche questi cittadini di buona volontà, insieme alle istituzioni e alle Polizie
Locali, sono i protagonisti del “Premio Ambiente e Legalità 2005” in provincia di Milano.
E per raccontare le loro storie e il loro modo di fare cittadinanza attiva – insieme all’attività
delle Polizie Locali e delle forze dell’ordine, alle operazioni di contrasto all’illegalità
ambientale, ai numeri delle ecomafie - è nata l’idea di realizzare questo primo Rapporto
Ambiente e Legalità in provincia di Milano. Un tentativo di dare uno spaccato – inserito nel
contesto nazionale e regionale della criminalità ambientale – della lotta ai reati contro
l’ambiente nella provincia di Milano. Con l’auspicio che a questa prima edizione ne
                                                  3
possano seguire altre nei prossimi anni, sempre più complete e più ricche di dati e di
storie, perché diventi uno strumento utile nella lotta alle ecomafie.

               Andrea Poggio                              Sergio Cannavò
   Presidente Legambiente Lombardia            Coordinatore Centro di Azione Giuridica
                                                      Legambiente Lombardia




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L’illegalità ambientale in Italia
Sono 21.707 gli Italiani denunciati nel corso del 2004 dalle forze dell’ordine per reati contro
il patrimonio ambientale e naturale, 2.042 in più rispetto alla situazione registrata nel corso
del 2003, con un incremento del 10,4%. E’ questo in estrema sintesi l’aspetto principale
che emerge dall’analisi dei dati statistici forniti dalle forze dell’ordine per l’elaborazione
dell’annuale rapporto sull’ecomafia1 e la criminalità ambientale che l’Osservatorio
Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente redige ogni anno dal 1994.
Un dato di per sé piuttosto preoccupante, ma che lo è ancor di più se messo in relazione
con gli altri parametri che misurano l’illegalità ambientale, i quali sono sostanzialmente
rimasti sui livelli del 2003.
Infatti nel 2004, nonostante una drastica diminuzione degli incendi (da 8.000 a 4.500)
causata dalle differenti condizioni climatiche nel periodo estivo, sono state accertate
25.500 infrazioni (circa 3 reati contro l’ambiente all’ora), come nel corso del 2003.
Rimangono stabili anche i sequestri (8.656 contro gli 8.650 del 2003) e gli arresti (158
contro i 160 dell’anno precedente) eseguiti per reati ambientali.

L’ILLEGALITA’ AMBIENTALE IN ITALIA - TOTALE NAZIONALE
                      Cta-Cc* GdF C. di P. CFS                CFR      PS    TOTALE
 Infrazioni accertate 4474       2219      3412    11503      3844     17     25.469
 Persone arrestate      75         12                62        9                158
 Persone               5397      3303      3412     7932      1642     21     21.707
 denunciate
 Sequestri effettuati 1248       2219      1396     3073      788       2      8.656
Fonte: elaborazione Legambiente su dati delle forze dell’ordine (Rapporto Ecomafia 2005).

Il 49,1% dell’ammontare complessivo delle infrazioni accertate in Italia nel 2004 sono state
commesse nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia,
Calabria e Sicilia), segnando un +6% rispetto alla situazione riscontrata nel 2003. La
Campania si colloca anche quest’anno al primo posto di questa particolare “classifica
nera”, seguita al secondo dalla Sicilia che scala due posizioni rispetto all’anno precedente,
dalla Calabria al terzo e dalla Puglia al quarto (che però risulta la prima per sequestri
effettuati: ben 1.378).

L’ILLEGALITA’ AMBIENTALE NELLE REGIONI A TRADIZIONALE PRESENZA MAFIOSA
                        CAMPANIA PUGLIA CALABRIA SICILIA                    TOTALE
   Infrazioni accertate   3462        2612           3142         3279       12.495
   % su totale            13,6         10,3          12,3         12,9         49,1
   nazionale
   Persone                2789        2578           1802         2277        9.446
   denunciate o
   arrestate
   Sequestri effettuati   1340        1378           834           753        4.305
Fonte: elaborazione Legambiente su dati delle forze dell’ordine (Rapporto Ecomafia 2005).

La Lombardia con 979 infrazioni accertate, occupa il 9° posto in questa graduatoria
dell’illegalità ambientale (è ottava in quella dei sequestri), proprio come nel 2003; tuttavia è



1 Termine coniato da Legambiente ed entrato nel Vocabolario della lingua italiana Zingarelli nel 1999:
  “Ecomafia (comp. di eco- e mafia, 1994) s.f. - Settore della mafia che gestisce attività altamente dannose
  per l'ambiente come l'abusivismo edilizio e lo smaltimento clandestino dei rifiuti tossici”.
                                                     5
da registrare un consistente aumento del numero assoluto di persone denunciate o
arrestate (da 1.030 a 1.175) e dei sequestri effettuati (da 328 a 407).

LA CLASSIFICA DELL’ILLEGALITÀ AMBIENTALE IN ITALIA NEL 2004
               Regione          Infrazioni         Persone             Sequestri
                                accertate        denunciate o          effettuati
                                                   arrestate
     1      Campania ↔            3.462              2.789               1.340
     2          Sicilia ↑         3.279              2.277                753
     3        Calabria ↓          3.142              1.802                834
     4          Puglia ↑          2.612              2.578               1.378
     5          Lazio ↓           1.891              1.518                662
     6        Toscana ↓           1.774              1.829                537
     7      Sardegna ↔            1.748              1.458                496
     8         Liguria ↔          1.191              1.159                297
     9      Lombardia ↔            979               1.175                407
    10        Veneto ↔             792                864                 369
    11 Emilia Romagna ↔            697                736                 277
    12        Piemonte ↑           610                693                 195
    13        Basilicata ↓         605                356                 114
    14        Marche ↔             589                780                 250
    15        Abruzzo ↔            533                478                 192
    16         Umbria ↓            514                379                 112
    17 Friuli Venezia Giulia ↓     388                457                 216
    18 Trentino Alto Adige ↑       309                236                  91
    19          Molise ↓           269                203                  88
    20     Valle d’Aosta ↔          85                86                   48
Fonte: elaborazione Legambiente su dati delle forze dell’ordine (Rapporto Ecomafia 2005).

Abusivismo e condono edilizio
Fin dalle prime ventilate ipotesi del terzo condono edilizio (il primo venne approvato nel
1985 e il secondo nel 1994) che incominciarono a circolare nell’estate del 2002, un ampio
schieramento - composto da associazioni ambientaliste, partiti politici, enti locali,
associazioni professionali e di categoria, cittadini impegnati nella difesa della legalità –
richiamò l’attenzione, nell’opporsi con tenacia ad ogni possibilità di sanatoria, sul rischio
documentato di una ricaduta negativa sull’abusivismo edilizio. Era infatti un dato accertato
che in concomitanza con i precedenti condoni edilizi si fosse scatenata una “corsa alla
sanatoria”: con la prospettiva di poter regolarizzare costruzioni illegali l’attività degli
speculatori subiva un’accelerazione già a partire dal momento dell’annuncio del condono.
E’ con rammarico che adesso, a più di due anni dall’approvazione di quel provvedimento
di sanatoria, chi, come Legambiente, formulò quella facile previsione può dire di aver
avuto ragione. I dati elaborati dal CRESME (il Centro Ricerche Economiche Sociali di
Mercato per l’Edilizia e il Territorio) parlano molto chiaro. Il fenomeno dell’abusivismo
edilizio, che tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 aveva avuto un consistente calo,
dovuto soprattutto ai primi famosi e spettacolari abbattimenti di ecomostri,
all’atteggiamento intransigente di alcuni amministratori locali che avviarono con una certa
sistematicità demolizioni delle opere abusive, ha avuto una significativa ripresa nel 2002,
che si è trasformata in una vera e propria impennata nel 2003 e in un’onda lunga che ha
continuato nel 2004 e nel 2005. Ecco i numeri che testimoniano l’andamento appena
descritto: nel quadriennio 1998-2001 si calcola che in Italia siano state realizzate 96 mila
costruzioni abusive, mentre nel quadriennio 2002-2005 se ne stimano 118 mila.


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Il CRESME, in collaborazione con l’ISTAT e gli uffici comunali competenti in materia di
abusi edilizi e condono delle principali città italiane, ha analizzato l’andamento delle
richieste di sanatoria e la tipologia degli abusi. Da questa indagine emerge che questi
ultimi consistono prevalentemente in ristrutturazioni (difformità urbanistiche, restauri e
manutenzioni “estensive”) nel Nord e in costruzioni ex-novo al Sud.
Nelle tabelle che seguono è possibile confrontare le tipologie di abusi censiti nel condono
del 1994 rispetto all’ultimo del 2003, i cui effetti sono tuttora in corso.
                                                                           1994
Tipologia di abuso edilizio                               NORD     CENTRO   SUD               TOTALE
                                                             %         %     %                   %
Costruzioni non conformi norme urbanistiche                59,3      64,2  94,4                82,8
Costruzioni conformi                                       14,8       5,1   1,0                 2,9
Ristrutturazioni non conformi                               1,5      14,2   2,5                 6,5
Restauri, in zona A, non conformi                           5,7       1,7   0,0                 0,8
Restauri, in altre zone, non conformi                       0,1       1,7   0,7                 1,0
Manutenzioni straordinarie non conformi                     0,1      12,7   0,5                 4,7
Altri abusi più leggeri                                    18,5       0,5   0,8                 1,3
TOTALE                                                    100,0     100,0 100,0               100,0

                                                                        2003
Tipologia di abuso edilizio                               NORD     CENTRO     SUD             TOTALE
                                                             %         %       %                 %
Costruzioni non conformi norme urbanistiche                26,2      53,6    94,7              69,0
Costruzioni conformi                                        7,9       0,4     0,2               2,4
Ristrutturazioni non conformi                              17,6      25,2     3,2              10,6
Restauri, in zona A, non conformi                           1,0       0,9     0,0               0,4
Restauri, in altre zone, non conformi                       5,0       2,0     0,8               2,2
Manutenzioni straordinarie non conformi                    36,5      13,9     0,6              12,8
Altri abusi più leggeri                                     5,7       4,0     0,5               2,5
TOTALE                                                    100,0     100,0   100,0             100,0
Fonte: rilevazioni ANCI/CRESME



                                              31,0%

              2003                                                 69,0%




                                      17,2%

              1994                                                           82,8%




                 0,0%         20,0%           40,0%       60,0%    80,0%          100,0%

                     costruzioni non conformi norme urbanistiche    altri abusi più leggeri

Fonte: rilevazioni ANCI/CRESME


                                                      7
La percezione del fenomeno abusivo negli ultimi 6 mesi, che deriva dall’osservatorio
privilegiato degli uffici tecnici comunali interpellati, dimostra che la situazione non è né
stabilizzata né rassicurante. Infatti si assiste ad una percezione tendenziale
dell’abusivismo in decremento nel centro-nord, mentre al sud prevale inerzia (cioè
continuità nel fenomeno) o, come nel caso di Palermo, crescita significativa. Crescita
ancora più preoccupante se dichiarata da chi quotidianamente opera sulla materia.

Percezione del fenomeno dell'abusivismo edilizio

                       Significativamente in
                               crescita
                                                           In decremento
                                 14%
    Moderatamente in                                            41%
        crescita
          9%




                           Stabile
                            36%


Fonte: rilevazioni ANCI/CRESME


 Percezione del fenomeno dell'abusivismo edilizio
                               NORD          CENTRO                  SUD           TOTALE
                                   %                %                   %              %
In decremento                    40,0             60,0                28,6           40,9
Stabile                          20,0             40,0                57,1           36,4
In crescita                      40,0                -                14,3           22,7
TOTALE rispondenti              100,0           100,0                100,0          100,0
 Fonte: rilevazioni ANCI/CRESME

Le caratteristiche della percezione del fenomeno abusivo sono coerenti con gli esiti delle
analisi precedenti. Ovvero il nord ristruttura e il sud costruisce ex novo:
 al sud sembra prevalere l’ampliamento o la nuova costruzione di piccola dimensione
   (monofamiliare o assimilabile);
 sempre al sud - unitamente al centro in questo caso – sono significativi gli ampliamenti
   o le nuove costruzioni riguardanti le costruzioni di media-grande dimensione;
 al centro è percepito come significativo il fenomeno della ristrutturazione con
   incremento volumetrico;
 circa l’80% dell’abusivismo percepito al nord riguarda opere di completamento o
   trasformazione “carsica”, quali l’abitabilità dei sottotetti, la trasformazione degli annessi
   agricoli, verande, ecc. , come ragionevole conseguenza della saturazione dei tessuti
   edilizi.




                                               8
La classifica degli abusi
                                            NORD        CENTRO          SUD          TOTALE
Tipologia di abusi
                                              %            %              %              %
Ampliamento o nuova costruzione di
piccola dimensione (alloggio
unifamiliare, ecc.)                           4,1         28,1          40,3            26,2
Ampliamento o nuova costruzione di
media-grande dimensione/condominio
residenziale,ecc                              2,1           8,5           8,8            6,8
Ristrutturazione con piccolo
incremento volumetrico.                       5,9         18,0            9,5           11,2
Ristrutturazione con medio-grande
incremento volumetrico                        0,3           7,1           0,1            2,4
Opere di complemento (verande,
divisori, apertura finestre, abitabilità
sottotetto, annessi agricoli,ecc.)           77,7         30,9          32,7            44,9
Altro                                         9,9          7,4           8,5             8,5

TOTALE domande                             100,0        100,0        100,0          100,0
Fonte: rilevazioni ANCI/CRESME

Il ciclo del cemento
Crescono nel 2004 in Italia le nuove case abusive e aumenta il numero di infrazioni
riscontrato nel nostro Paese dalle forze dell’ordine per quanto riguarda il ciclo del
cemento: 7.393 illeciti, dalle cave abusive alle costruzioni illegali, il 3,6% in più rispetto al
2003. Cresce anche il numero dei sequestri: quelli effettuati nel 2004 sono stati 1.675, il
17,7% in più rispetto all’anno precedente.

LE INFRAZIONI NEL CICLO DEL CEMENTO IN ITALIA NEL 2004
                                    CTA-       GdF C. di         CFS      CFR     PS      Totale
                                     CC*                 P.
Infrazioni accertate                  524       510 2.247 3.559            551     2      7.393
Sequestri effettuati                    -         -     478    1.008       188     1      1.675
Fonte: elaborazione Legambiente su dati delle forze dell’ordine (Rapporto Ecomafia 2005).
-: dato non disponibile
    *: dati del Comando Carabinieri per la tutela dell’ambiente relativi ai controlli nei
    seguenti obiettivi: cave e industria estrattiva, imprese edili e costruzioni.


Un altro dato significativo è rappresentato dall’aumento della percentuale di illeciti
concentrati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: l’incidenza, sul totale
nazionale, è stata del 44,1% contro il 39,5% del 2003. In Campania, Puglia, Calabria e
Sicilia, insomma, l’economia di rapina controllata, sostanzialmente, dei clan mafiosi è
sempre più aggressiva nei confronti del territorio.




                                               9
LE INFRAZIONI NEL CICLO DEL CEMENTO - REGIONI A TRADIZIONALE PRESENZA MAFIOSA - 2004
                         Campania Puglia             Calabria       Sicilia      Totale
    Infrazioni accertate  915           832          742           769       3.258
    % sul totale in
    Italia                12,4         11,3          10,0          10,4      44,1
Fonte: elaborazione Legambiente su dati delle forze dell’ordine (Rapporto Ecomafia 2005).

Cambia, infine, la classifica di questo settore specifico dell’illegalità ambientale: la
Campania torna al primo posto, con 915 infrazioni e 273 sequestri, restando su valori
sostanzialmente stabili rispetto al 2003; la Puglia si colloca al secondo posto, con un netto
aumento degli illeciti accertati (circa 300 in più rispetto al 2003); il Lazio scende in terza
posizione, soprattutto per la sensibile riduzione degli illeciti denunciati dalle Capitanerie di
porto, che nel 2003 avevano fatto salire questa regione al primo posto della classifica. Da
segnalare, infine, il significativo numero di infrazioni riscontrato in Toscana: 772, ovvero
240 in più rispetto al 2003, pari a un aumento del 45%. Più che raddoppiato il numero dei
sequestri, che passano dai 68 effettuati dalle forze dell’ordine nel 2003 ai 174 del 2004.
Peggiora la situazione della Lombardia, che passa dal 10° al 9° posto della classifica
negativa e registra un aumento del 25,2% delle infrazioni accertate, che crescono da 250
nel 2003 a 313 nel 2004.

LA CLASSIFICA DELL’ILLEGALITÀ NEL CICLO DEL CEMENTO - 2004
          Regione            Infrazioni    Percentuale       Sequestri
                             accertate      sul totale
 1      Campania               915           12,4            273
 2         Puglia              832           11,3            155
 3         Lazio               809           10,9            257
 4       Toscana               772           10,4            174
 5         Sicilia             769           10,4            149
 6       Calabria              742           10,0            235
 7     Sardegna                399            5,4             93
 8        Liguria              383            5,2             63
 9      Lombardia              313            4,2             28
10 Emilia Romagna              237            3,2             50
11      Piemonte               202            2,7             22
12        Umbria               185            2,5             26
13        Veneto               182            2,5             32
14        Marche               159            2,2             32
15       Abruzzo               153            2,1             18
16      Basilicata             142            1,9             20
17 Trentino Alto Adige          80            1,1             0
18        Molise                57            0,8             18
19 Friuli Venezia Giulia         54            0,7             30
              
20 Valle D’Aosta            8               0,1               0
            Totale         7.393               -             1.675
Fonte: elaborazione Legambiente su dati delle forze dell’ordine (Rapporto Ecomafia 2005).



                                              10
La “Rifiuti Italia S.p.A.”
Sono sempre più pesanti i colpi inferti da magistrati e forze dell’ordine alla ramificata rete
dei trafficanti di veleni del nostro Paese. Questo dicono i dati sull’applicazione in Italia
dell’articolo 53bis del c.d. Decreto Ronchi (decreto legislativo 22/97), contestato dal 2002
ad oggi in ben 37 inchieste. Proprio grazie a queste inchieste contro le organizzazioni
criminali dedite allo smaltimento illegale dei rifiuti, oggi è ormai più che definito il quadro
sulle attività della “Rifiuti Italia S.p.A.”, ossia l’insieme delle ecomafie dei rifiuti: sono note
le aree geografiche interessate (con un “federalismo impeccabile” dei trafficanti che hanno
coinvolto di fatto tutto lo stivale italiano), sono ormai più che definite le varie figure
professionali del ciclo illegale (dal produttore allo smaltitore, passando per l’intermediario,
il trasportatore o lo pseudo-imprenditore del centro di stoccaggio), così come non sono più
una novità i prezzi praticati dai trafficanti di veleni o le tecniche per ridurre o annullare
“miracolosamente” la pericolosità dei rifiuti.
Insomma grazie al nuovo delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, approvato nel
2001 grazie anche all’azione di pressing di Legambiente sul Parlamento, oggi la “Rifiuti
Italia S.p.A.” ha meno segreti e soprattutto più filo da torcere da parte delle forze
dell’ordine, grazie all’operato soprattutto del Comando tutela ambiente dell’Arma dei
Carabinieri, ma anche del Corpo Forestale dello Stato, di molte Polizie Provinciali e in
misura minore della Guardia di Finanza.
A mancare ancora è invece l’attività di controllo preventivo sul territorio nazionale da parte
di molte amministrazioni locali, a partire da quello sulle dichiarazioni di inizio attività
relative al recupero dei rifiuti, dietro cui si celano troppo spesso le attività fraudolente dei
trafficanti. Così come sembra mancare ancora una “vera” contabilità dei rifiuti speciali,
soprattutto di quelli pericolosi, visti i risultati delle elaborazioni dei dati istituzionali curate
dalla nostra associazione, riportati nel presente capitolo.
Quello che lascia purtroppo ancora allibiti e che induce a non abbassare la guardia è che i
traffici di milioni di tonnellate di rifiuti speciali, anche pericolosi, continuano senza sosta.

Le inchieste sull’articolo 53-bis del Decreto Ronchi
Da “Greenland” del febbraio 2002 a “Giro d’Italia”, del 2 maggio 2005, passando per “Re
Mida”, “Eldorado” e “Pinocchio”. Sono 37 fino ad oggi le inchieste in cui è stato contestato
l’articolo 53-bis del decreto Ronchi, il nuovo delitto di organizzazione di traffico illecito di
rifiuti, approvato nel marzo 2001, dopo anni di richieste al Parlamento da parte di
Legambiente e di gran parte del movimento ambientalista. Utilizzato dalle forze dell’ordine
nelle loro attività investigative (in particolar modo dal Comando Tutela Ambiente dell’Arma
dei Carabinieri con il suo Reparto operativo e i diversi NOE locali, e in altri casi, meno
numerosi a dir la verità, anche dai nuclei investigativi del Corpo Forestale dello Stato e
della Guardia di finanza), l’articolo 53 bis sta consentendo di sferrare dei colpi pesanti alla
rete dei trafficanti di rifiuti attiva in Italia. A testimoniarlo sono i numeri: nelle 37 indagini
compiute negli ultimi tre anni, sono stati arrestati 221 trafficanti, ne sono stati denunciati
739, con il coinvolgimento diretto di ben 213 aziende attive nella gestione dei rifiuti
(dall’intermediazione allo smaltimento, passando per il trasporto, lo stoccaggio e il
trattamento).




                                                11
LE INCHIESTE SULL’ARTICOLO 53 BIS IN ITALIA (FEBBRAIO 2002 - MAGGIO 2005)
Numero        Persone        Persone        Aziende      Procure       Regioni
inchieste     arrestate      denunciate coinvolte        impegnate coinvolte
     37            221           739            213            25          19
Fonte: elaborazione Legambiente sulle indagini del Comando Carabinieri Tutela Ambiente,
Corpo Forestale dello Stato e Guardia di Finanza.

Solo negli ultimi 13 mesi, più precisamente dall’8 aprile 2004, data di presentazione del
precedente Rapporto Ecomafia, sono state 17 le inchieste portate a termine dalle forze
dell’ordine: 11 sono state curate dal Comando Tutela Ambiente dell’Arma dei Carabinieri
insieme ai NOE locali, 4 dal Corpo Forestale dello Stato, 1 dalla Guardia di Finanza e
un’altra realizzata congiuntamente dall’Arma dei Carabinieri e dal CFS.
Vale la pena ricordare alcuni dati sugli arresti di queste ultime indagini, proprio per
sottolineare ancora una volta la gravità del fenomeno: sono stati 20 e 17 gli arresti
conclusi rispettivamente con l’operazione “Rudolf” e “Pinocchio” dal Comando Carabinieri
Tutela Ambiente, mentre sono state 16 le ordinanze di custodia cautelare emesse in
provincia di Napoli per l’indagine “Terra mia” del Corpo Forestale dello Stato. Numeri che
ricordano drammaticamente sempre di più le indagini sulle altre attività delle
organizzazioni criminali ritenute classiche dagli inquirenti, come quelle sui traffici di droga,
esseri umani o armi.

La “devolution” dell’ecomafia
Quelli appena elencati sono numeri incredibilmente alti che danno sicuramente l’idea del
preoccupante livello di organizzazione che i traffici illegali di rifiuti hanno raggiunto nel
nostro Paese: un’attività criminale che per estensione, fatturato e pericolosità ambientale e
sanitaria rappresenta una serissima minaccia alla sicurezza di tutto il Paese.
La “rete” degli ecocriminali infatti è ormai attiva su tutto il territorio nazionale: le 37
inchieste per traffico illecito di rifiuti infatti sono state condotte da ben 25 procure in tutta
Italia. A cominciare da quelle in prima linea da anni contro l’ecomafia nel meridione, come
quelle di Napoli e di Bari. Altre che nel sud Italia erano state attive contro altri settori
d’attività del crimine organizzato ma mai contro il traffico di rifiuti, come quella di Palermo,
Trapani, Taranto, Paola (CS), Siracusa e Trani (LE).
Che il problema non sia più un’esclusiva del Sud Italia lo dimostrano anche in numeri. Le
10 procure del meridione attive contro gli ecocriminali sono state “messe in minoranza”
dalle 15 del centro nord, a testimonianza che la criminalità ambientale italiana agisce aldilà
dei confini ritenuti storici, dando corpo ad una devolution sui generis. E allora basta
ricordare le procure del centro Italia come quelle di Spoleto, Larino (CB), Rieti, Viterbo,
Firenze e Livorno. Ma anche quelle del nord ovest, come Milano, Busto Arsizio (VA),
Bergamo, Alessandria e Mondovì (CN), e quelle del nord est, come Forlì, Venezia,
Vicenza e Udine.
In totale le inchieste per 53 bis del Ronchi hanno coinvolto ben 19 regioni italiane: manca
ad oggi all’appello “solo” la Valle d’Aosta. I tentacoli della “Rifiuti S.p.A.” hanno ormai
raggiunto ogni angolo del Belpaese: dopo che per anni sono state utilizzate prima la rotta
tirrenica (con lo smaltimento dei rifiuti prodotti nel nord Italia in Campania, senza
“trascurare” né la Calabria né il basso Lazio) e poi quella adriatica (con i rifiuti smaltiti
illegalmente in Puglia, con qualche episodio di smaltimento illecito anche in Abruzzo e in
Romagna), sono ormai sempre più varie le rotte seguite dai trafficanti. Con l’esigenza di
diversificare le destinazioni finali dei traffici illegali, i rifiuti speciali pericolosi sono finiti in
regioni considerate immuni fino a qualche anno fa. E allora si è scoperto che i veleni sono
stati scaricati illegalmente in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, ma
anche nella verde Umbria e addirittura in Molise.

                                                  12
Un ruolo rilevante, nella geografia dei traffici illeciti, viene svolto dalla Toscana, dove si
concentrano diverse filiere dei traffici, emerse in numerose inchieste: questa regione non
solo produce ingenti quantitativi di rifiuti gestiti illegalmente ma sembra caratterizzarsi
anche come una base operativa importante per tutta una serie di soggetti impegnati in
queste attività criminali
Sono state infine coinvolte le province meno note agli onori delle cronache della criminalità
ambientale, al nord (come quelle di Alessandria, Novara, Cuneo, Bergamo, Varese,
Rovigo, Vicenza, Ravenna, Forlì, Gorizia e Treviso), al centro (Livorno, Perugia, Viterbo,
Rieti e Campobasso) e al sud (Cosenza, Trapani).
Per quel che riguarda le indagini condotte dalla presentazione del precedente Rapporto
Ecomafia ad oggi, vale la pena ricordare, per l’anomala area territoriale interessata, le
indagini “Sabina”, “Giro d’Italia” (concluse dai Carabinieri per la tutela dell’ambiente) e
“Agricoltura biologica” (Carabinieri e Corpo forestale dello Stato) compiute nelle province
laziali di Rieti e Viterbo, erroneamente considerate fino a qualche anno fa meno esposte al
fenomeno dei traffici illegali di rifiuti rispetto a quelle di Frosinone e Latina.
E ancora, le indagini sulle regioni produttive del nord est, come “Alto rendimento” dei
Carabinieri per la tutela dell’ambiente (tra Friuli Venezia Giulia e Veneto) o “Camaleonte”
(Vicenza e Verona) e “Mercante dei rifiuti” (Veneto ed Emilia Romagna) condotte dei Nipaf
della forestale. O quelle sul nord ovest dell’Italia, come “Bonnie e Clyde” dei Carabinieri
tutela ambiente, partita da Treviso ma con epicentro in Lombardia, tra Bergamo, Brescia,
Cremona, Lecco e Varese.
Tra le inchieste dell’ultimo anno non mancano quelle che hanno interessato le regioni
storicamente coinvolte dal fenomeno dei traffici illegali di rifiuti come la Campania
(inchieste di aprile e maggio 2004 del Comando Carabinieri Tutela Ambiente partite
conseguentemente alla “Re Mida” di fine 2003) o la Puglia (“Alta Murgia” del CFS o
“Casper” sulla provincia di Bari e l’inchiesta su una fonderia di Taranto dell’Arma dei
Carabinieri).

I numeri dell’illegalità
Alle indagini che hanno contestato il delitto di traffico illecito di rifiuti se ne sono affiancate
anche altre, su fatti per certi versi meno gravi, che hanno comunque accertato violazioni di
carattere penale alla normativa sui rifiuti. Queste attività inquirenti hanno contestato più di
undici reati al giorno, per un totale che nel 2004 ha raggiunto la ragguardevole cifra di
4.073 infrazioni accertate dalle forze dell’ordine, di cui il 38,3% si è consumato nella
quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Anche il dato sui sequestri effettuati
(1.702, quasi 5 al giorno) non lascia assolutamente tranquilli.
Il confronto con i dati dell’anno precedente stavolta non è possibile (1.763 reati e 899
sequestri nel 2003), visto che quest’anno per la prima volta Legambiente ha elaborato
anche i dati forniti dal Comando tutela ambiente dell’Arma dei carabinieri relativi
all’inquinamento del suolo ovviamente attribuibile allo smaltimento illecito di rifiuti.
Commentando invece la classifica regionale dell’illegalità nel settore dei rifiuti, la
Campania torna prima con 550 reati (pari al 13,5% del totale nazionale) e 246 sequestri
(era quarta nel 2003). Salgono al secondo e al terzo posto Puglia e Toscana,
rispettivamente con 498 reati (12,2% del totale) e 232 sequestri, e 293 reati (7,2%) e 112
sequestri. La Sicilia scende dal primo posto del 2003 al quarto del 2004 con 278 reati,
mentre la Calabria sale in quinta posizione (era settima l’anno precedente) con 236
infrazioni. Veneto (230 reati) e Lazio (191) invece scendono rispettivamente in sesta e
nona posizione, dopo che lo scorso anno si erano piazzate sul podio dell’illegalità nel ciclo
dei rifiuti.
Anche la Lombardia perde molte posizioni (segnando quindi un miglioramento nella
classifica relativa con le altre regioni), passando dall’ottava posizione del 2003 alla
sedicesima nel 2004.


                                                13
LE INFRAZIONI NEL CICLO DEI RIFIUTI - 2004
                                        CTA-CC* GdF CFS        CFR PS
                                                                            Totale
          Infrazioni accertate             2.424       354 1.089 194 12 4.073
          Sequestri effettuati             781         354 478 88     1 1.702
Fonte: elaborazione Legambiente su dati delle forze dell’ordine (Rapporto Ecomafia 2005).
  *: dati del Comando Carabinieri per la tutela dell’ambiente relativi all’inquinamento del
  suolo attribuibile allo smaltimento illegale dei rifiuti

  LE INFRAZIONI NEL CICLO DEI RIFIUTI - REGIONI A TRADIZIONALE PRESENZA MAFIOSA - 2004
                               Campania Puglia Calabria Sicilia Totale

          Infrazioni accertate   550        498       236         278    1.562
          % sul totale in Italia 13,5       12,2       5,8        6,8     38,3
Fonte: elaborazione Legambiente su dati delle forze dell’ordine (Rapporto Ecomafia 2005).


             LA CLASSIFICA DELL’ILLEGALITÀ NEL CICLO DEI RIFIUTI - 2004
                 Regione              Infrazioni Percentuale Sequestri
                                      accertate sul totale
             1 Campania               550         13,5           246
             2 Puglia                 498         12,2           232
             3 Toscana                293         7,2            112
             4 Sicilia                278         6,8            157
             5 Calabria               236         5,8            130
             6 Veneto                 230         5,6            61
             7 Sardegna               224         5,5            54
             8 Emilia Romagna         209         5,1            88
             9 Lazio                  191         4,7            95
             10 Piemonte              186         4,6            79
             11 Liguria               166         4,1            76
             12 Marche                161         4,0            56
             13 Umbria                139         3,4            41
             14 Trentino Alto Adige 132           3,2            14
             15 Basilicata            131         3,2            63
             16 Lombardia             129         3,2            51
             17 Abruzzo               110         2,7            41
             18 Friuli Venezia Giulia 106         2,6            64
             19 Molise                78          1,9            28
             20 Valle D’Aosta         26          0,7            14
                 Totale               4.703       -              1.702
Fonte: elaborazione Legambiente su dati delle forze dell’ordine (Rapporto Ecomafia 2005).




                                            14
La “Rifiuti Italia S.p.A.” nei dati ufficiali delle istituzioni
Passando dai dati sui reati accertati ai numeri istituzionali sulla gestione dei rifiuti speciali,
il quadro non diventa più roseo. Anzi tutt’altro.
Come ogni anno, infatti, anche nell’edizione 2005 del Rapporto Ecomafia Legambiente si
è cimentata, o per meglio dire, avventurata nella lettura dei dati istituzionali sulla gestione
dei rifiuti speciali, pericolosi e non nel nostro Paese. E, come già denunciato più volte nel
passato, è stato ancora una volta molto arduo entrare nel dettaglio della contabilità
italiana, riportata nel “Rapporto Rifiuti” pubblicato annualmente dall’APAT e
dall’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (ONR).
Partendo dall’elaborazione del dato totale sui rifiuti speciali prodotti e gestiti in Italia, anche
nel 2002 è comparsa un’altra montagna di rifiuti speciali, la più alta del nostro Paese. Per
lo meno dal 1997 quando sono stati resi noti i primi dati istituzionali su produzione,
gestione e smaltimento dei rifiuti speciali.
La sequenza dei dati dal 1997 al 2002 è, per usare un eufemismo, allarmante. La
differenza tra i rifiuti speciali prodotti e quelli gestiti consente infatti di quantificare ogni
anno in milioni di tonnellate la quantità di quelli scomparsi nel nulla: si va dai 14,1 milioni di
tonnellate del 1997 agli 11,6 del ’98; si “scende” ancora a quota 11,2 nel 1999 per risalire
ai 13,8 milioni di tonnellate del 2001 e ai 14,6 nel 2002 (massimo storico).
Il quantitativo dei rifiuti speciali, pericolosi e non, sparito nel nulla nel 2002 ha fatto sorgere
una montagna con base di tre ettari e alta 1.460 metri. Quest’ultima montagna si aggiunge
alle altre cinque “spuntate” dal 1997 al 2001, alte rispettivamente 1.407, 1.150, 1.120,
1.382 e 1.314 metri. Una vera e propria “catena montuosa”, fatta tutta di rifiuti speciali il cui
destino sfugge ai sistemi di rilevamento istituzionali. E che, molto probabilmente, fa la
fortuna dei trafficanti.

LE “MONTAGNE” DI RIFIUTI SPECIALI SCOMPARSI
 Anno       Rifiuti         Rifiuti         Rifiuti             Altezza della
           speciali        speciali       speciali             montagna con
           prodotti         gestiti     scomparsi              base di 3 ettari
         (milioni di t) (milioni di t) (milioni di t)                (m)
 1997        60,9            46,8            14,1                   1.407
 1998         68             56,4            11,6                   1.150
 1999        72,5            61,3            11,2                   1.120
 2000        82,8             69             13,8                   1.382
 2001        90,1             77             13,1                   1.314
 2002        92,1            77,5            14,6                   1.460
Fonte: elaborazione Legambiente dal “Rapporto Rifiuti          2004” di APAT e Osservatorio
Nazionale sui Rifiuti

Le tipologie di rifiuto e i siti finali
E’ grande la struttura organizzativa della holding dello smaltimento illegale, così come lo è
la varietà dei rifiuti trafficati e dei luoghi dove vengono smaltiti. Dai fanghi conciari alle
scorie di fonderia, dai terreni agricoli al mare. Non c’è tipologia di rifiuto e sito finale di
smaltimento che possa sfuggire alla fantasia criminale dei trafficanti del nostro Paese.
E’ impressionante l’enorme varietà di rifiuti al centro di questo mercato illegale: si va dalle
polveri di abbattimento fumi delle acciaierie ai fanghi dei depuratori industriali e civili; dalle
terre di bonifiche contaminate da idrocarburi ai rifiuti contenenti rame, arsenico, mercurio,
cadmio, piombo, cromo, nichel, cobalto, molibdeno; dai residui di conceria ai rifiuti
ospedalieri, dai rifiuti urbani ai pneumatici fino al fluff, ovvero le parti non metalliche delle
automobili dismesse. E ancora, le terre di spazzamento della città di Milano, le carte
utilizzate per la pulizia delle mammelle delle mucche, le terre e gli inerti provenienti da

                                                15
lavori cimiteriali o le banconote triturate provenienti dalla Banca d’Italia. Non mancano poi i
residui produttivi di società o impianti noti sul panorama nazionale come i fanghi conciari
della zona di Santa Croce o quelli del depuratore di Forlì di proprietà di una società a
prevalente capitale pubblico.
Non è mancata in questi anni neanche la fantasia nel trovare il sito dove smaltire il rifiuto.
Si è passati dalla classica discarica abusiva realizzata nella buca scavata lontano da occhi
indiscreti, alle cave dismesse, dai capannoni industriali imbottiti all’inverosimile di rifiuti ai
terreni agricoli coltivati cosparsi di veleni di ogni tipo, dagli impianti di compostaggio ai
soliti centri di stoccaggio. Le inchieste ci raccontano come in questi anni fanghi di origine
industriale inquinati da metalli pesanti siano diventati fertilizzati utilizzati sui terreni agricoli,
polveri di abbattimento fumi siano state miscelate insieme al cemento o nelle fornaci per la
produzione di laterizi e scorie di fonderia siano state smaltite nei cantieri edili. E ancora di
rifiuti pericolosi smaltiti illegalmente in discariche per rifiuti inerti o spacciati per innocui e
destinati in cave oggetto di ripristino ambientale.

Le tecniche illegali: dal “tombamento” e “giro bolla” alla “teoria del codice
prevalente”
Anche le modalità di smaltimento illegale dei rifiuti si sono evolute negli anni. Se nel primo
periodo di attività della “Rifiuti Italia S.p.A.” bastava una cava o una buca per scaricare
rifiuti di ogni genere senza nessun tipo di accortezza e spesso alla luce del sole, con
l’intensificarsi dell’attività di contrasto, affiancata da una maggiore conoscenza del
fenomeno e dell’introduzione di nuove norme in materia, le attività di smaltimento di tipo
occasionale sono diminuite, mentre sono aumentati gli smaltimenti effettuati sempre più in
modo organizzato.
Le operazioni illegali avvengono durante l’intera fase del “ciclo dei rifiuti”. Nel corso del
trasferimento iniziale dal produttore alle imprese specializzate nello smaltimento dei rifiuti,
nella fase di trasporto e stoccaggio per arrivare a quella vera e propria di trattamento,
riciclaggio e smaltimento. Spesso ad approfittare delle procedure di semplificazione della
normativa del trattamento dei rifiuti speciali, pericolosi e non, sono stati trafficanti ed
imprenditori senza scrupoli, perfettamente a loro agio tra codici CER, formulari di
trasporto, certificati di analisi.
Uno degli snodi fondamentali di queste attività illecite resta quello delle operazioni
intermedie, tra la produzione e l’effettivo smaltimento. Secondo i dati di Fise Assoambiente
oltre l’87% dei rifiuti speciali smaltiti nelle discariche autorizzate transitano in impianti di
stoccaggio o di trattamento. E’ in questa fase che si inserisce l’ecomafia dei rifiuti. La
strada seguita per trasportare, intermediare e smaltire illecitamente i rifiuti è quella tipica
della declassificazione dei rifiuti, grazie alla tecnica del “giro bolla”, da un centro di
stoccaggio e trattamento all’altro. Entrano in gioco, così, documentazioni di
accompagnamento dei rifiuti che vengono falsificate e/o sostituite durante il trasporto.
L’operazione del cosiddetto “giro bolla” (o “triangolazione”) consiste nel far transitare i
rifiuti solo cartolarmente da uno stoccaggio all’altro, oppure attraverso impianti di recupero
e/o di compostaggio con il fine di declassare la tipologia del rifiuto trattato, aggirando la
normativa. Attraverso una rete articolata di faccendieri, analisti, chimici, impiegati e
trasportatori il rifiuto entra con la bolla del produttore e con un determinato codice CER (il
codice identificativo di ogni singolo tipo di rifiuto) in un centro di stoccaggio.
Successivamente con una nuova bolla dello stesso centro, il medesimo rifiuto, senza
subire alcun trattamento ed in alcuni casi subendo solo la miscelazione con altri rifiuti, è
inviato per lo smaltimento/recupero finale, ovviamente dopo aver cambiato “identità”. Un
solvente tossico destinato a finire in una discarica di rifiuti pericolosi, dopo il giro bolla,
attraverso una miscelazione è “trasformato” in un innocuo rifiuto urbano e poi avviato se
va bene in una discarica per rifiuti urbani, ma nella maggior parte dei casi è gettato in
discariche illegali o recuperato come compost da usare nei terreni agricoli o come
sottofondo stradale.
                                                 16
Al “giro di bolla” si è affiancata la “teoria del codice prevalente” che permette di attribuire
alla partita ottenuta dalla miscelazione di più rifiuti caratterizzati da Cer differenti, il codice
del rifiuto maggiormente presente all’interno della miscela. Attraverso questa teoria,
ingentissimi quantitativi di rifiuti vengono trasportati con il codice più consono
all’autorizzazione di colui che li riceve: rifiuti speciali pericolosi con un quantità spaventosa
di arsenico “magicamente” si trasformano in non pericolosi; rifiuti derivanti dalla
fraudolenta miscelazione di rifiuti pericolosi con terre provenienti da bonifica e contaminate
con amianto venivano utilizzati come terriccio per “bonifiche” ambientali.
In alcune inchieste è emerso un sistema “a rete”, in cui i diversi soggetti interessati ai
traffici interagiscono tra loro sia come procacciatori di rifiuti da smaltire che come snodi
dello smaltimento illecito. Anche qui il sistema di falsificazione dei codici CER è l’artificio
usato in misura prevalente. Ma vengono falsificate anche le pesate, sia per truffare i
produttori sia per aggirare eventuali controlli. Si producono anche formulari ad hoc per
attestare operazioni mai avvenute, anche di trasporto di rifiuti. In alcuni casi è stata
addirittura compiuta, solo sui formulari ovviamente, la trasformazione di rifiuti urbani in
rifiuti speciali indispensabile per aggirare i divieti che riguardano lo smaltimento degli
urbani di provenienza extra regionale.
Spesso per evitare controlli, le operazioni illegali vengono condotte in modo frazionato nel
corso delle ore notturne, privilegiando campagne e luoghi molto appartati. E’ il caso del
giuglianese, in provincia di Napoli, dove i pusher scaricano illegalmente rifiuti di ogni tipo
con piccoli camion, per poi incendiarli sprigionando altissime colonne di fumo nero e
denso. Qui siamo davanti a tecniche artigianali, rudimentali ma efficienti: bastano
pneumatici fuori uso, riempiti con rifiuti di ogni tipo, stracci e taniche di benzina. Materiale
da bruciare, del resto, c’è ne in abbondanza. Siamo in presenza di un mix micidiale di
anarchia, degrado ed illegalità di fronte al quale purtroppo prevalgono spesso cinismo e
indifferenza.

I prezzi e i profitti del mercato illegale
Come ogni mercato che si rispetti, anche quello della “Rifiuti Italia S.p.a.” ha il suo
prezziario, rimasto per gli attori rigorosamente in lire. Notevolmente al di sotto di quelli di
mercato, spesso fino alla metà del prezzo legale, quando si tratta di rifiuti industriali
provenienti da imprese private. Decisamente più alti della norma quando, invece, sono in
gioco i rifiuti urbani provenienti da aziende municipalizzate o amministrazioni locali. I
prezzi lievitano in maniera esponenziale per la semplice ragione che a pagare è l’ente
pubblico.
Ecco alcune indicazioni sui prezzi di smaltimento: terre di spazzamento delle strade, 55
lire al kg; imballaggi con residui di rifiuti pericolosi, 280 lire a kg, fino a 350 lire al kg se
“trattati” in maniera fraudolenta; rifiuti provenienti da impianti di tritovagliatura della
Campania, 215 lire a kg; diluenti e altri rifiuti pericolosi, 500 lire a kg; terre e inerti da lavori
cimiteriali, 30 lire a kg; fluff a 185 lire al chilogrammo, trasporto compreso; rifiuti costituiti
da pentasolfuro di fosforo al prezzo di 1.200 lire al chilo. I prezzi praticati, tengono
ovviamente conto anche delle difficoltà operative e delle necessità della clientela.
L’organizzazione criminale è in grado di soddisfare ogni esigenza: basta solo pagare.
Come nel caso di una azienda che non vuole comparire come produttore di rifiuti.
Trattandosi di una operazione di bonifica dovrebbe avviare una articolata procedura, a
partire dalla denuncia all’Arpa competente. Da qui la necessità di compilare il formulario in
maniera del tutto fraudolenta, facendo comparire come azienda produttrice del rifiuto
un’altra società, inserita nella rete criminale. Con questo raggiro, 800 tonnellate di terre
contaminate da idrocarburi di una azienda chimica sono state “trattate” al prezzo di 230
lire al chilo, compreso il trasporto, rispetto alle oltre 400 lire di mercato.
Ovviamente la fissazione del prezzo tiene anche conto della diversa composizione del
carico da smaltire illegalmente. L’incremento di prezzo richiesto dal destinatario finale
all’intermediario per lo smaltimento della partita più sporca di rifiuti tiene conto, anche, del
                                                 17
conferimento di una quota di rifiuti “puliti”. In questo modo, anche le 10, 15 o 20 lire al
chilo, che possono sembrare poche, diventano invece un margine vantaggioso per lo
smaltitore finale, perché avrebbe riguardato sia la parte “pulita” che quella “sporca” dei
rifiuti.
Raggiunto l’accordo sul prezzo, gli intermediari sono in grado di inviare presso il sito finale
di smaltimento 30-40 “macchine”, ossia camion, alla settimana. Come tutti i mercati, anche
quello dello smaltimento illecito di rifiuti è “condizionato” da problemi di carattere
finanziario (i pagamenti avvengono quasi sempre in contanti e, ovviamente, in nero). In un
inchiesta in particolare il flusso di rifiuti previsto si è attestato su soli 5 carichi settimanali (6
volte meno di quelli possibili) perché lo smaltitore finale chiedeva di essere pagato ogni
settimana.
L’inchiesta “Re Mida” consente di avere un’idea del giro d’affari garantito dai traffici illeciti
di rifiuti. Secondo la stima effettuata dai Carabinieri del Comando tutela ambiente, il
profitto illecito realizzato in circa sei mesi ammonta a 3.300.000 euro, mentre l’evasione
dell’eco-tassa viene stimata in circa 500.000 euro. Non solo un grave danno all’ambiente,
quindi, ma anche una enorme beffa per l’erario. Dalle indagini è emerso che i “produttori di
rifiuti” pagavano dalle 120 alle 130 lire al chilogrammo di materiale conferito
all’organizzazione criminale. Stimata in 40.000 tonnellate la quantità di rifiuti smaltita
illegalmente è stato facilissimo giungere al profitto finale.
I margini di guadagno per i trafficanti e i risparmi dei produttori emergono chiaramente
quando si confrontano queste cifre con i prezzi previsti negli impianti autorizzati. Per
smaltire correttamente gli stessi quantitativi di rifiuti, si sarebbe dovuta sostenere una
spesa, assolutamente approssimata per difetto, di 6.200.000 euro. Chi ha prodotto la
“materia prima” dei traffici (in particolare fanghi di conceria) ha risparmiato, tranne qualche
eccezione di produttore truffato, almeno la metà del costo. Chi li ha gestiti illegalmente ha
incassato per intero i proventi, senza sostenere i costi previsti da un corretto smaltimento,
tutto a danno dell’ambiente, del territorio e dell’erario.
Ancora più interessante, per comprendere meglio il mercato della “Rifiuti Italia S.p.A.”, è la
ripartizione della torta economica tra i componenti del sodalizio criminale. Il consulente
ambientale con il compito di organizzare cartolarmente e tecnicamente le attività illegali
delle aziende coinvolte nell’inchiesta “Re Mida” ha chiuso con la mente organizzativa del
traffico illecito un accordo economico di 1 lira al chilogrammo, per tutti i materiali che
entrano nel sito finale di smaltimento. Il conto è presto fatto: venti, venticinque macchine al
giorno per circa 800 euro, che diventano circa 15.000 euro al mese e, alla fine di un anno
di attività, circa 180.000.
I profitti crescono sensibilmente nel caso di una delle aziende che effettua il giro bolla,
ossia “trasforma” i rifiuti speciali in “terricciato per ricopertura e per ricomposizione
ambientale”: il formulario (che accompagna nel viaggio i rifiuti) viene sostituito con un
semplice documento di trasporto (che accompagna i materiali non considerati rifiuti). Per
questa attività viene riconosciuta all’azienda una quota di 20 lire al chilogrammo
sull’ammontare dei rifiuti transitati nell’impianto, del tutto irrisoria per qualsiasi operazione
corretta di trattamento. Un altro soggetto coinvolto nella rete criminale, che falsifica i
formulari declassificando i rifiuti, percepisce per questa operazione truffaldina 10 lire al
chilogrammo.
Dalle indagini condotte dai Carabinieri per la tutela dell’ambiente nell’ambito della stessa
inchiesta emergono altri particolari importanti dei rapporti che intercorrono tra i diversi
soggetti appartenenti al sodalizio criminale. L’accordo stipulato inizialmente tra il principale
protagonista dell’attività illegale e il titolare della cava, sito di destinazione finale dei traffici
illeciti, prevedeva un prezzo di 18 lire al chilo, tuttavia grazie all’intervento di un altro degli
arrestati, che fa valere il suo rapporto di amicizia con il proprietario della cava, si riesce a
spuntare un prezzo di 15 lire al chilo. Le 3 lire “risparmiate” vengono divise in parti uguali
tra i due protagonisti di questa vicenda.
La regola, in questi traffici illeciti, è quella del pagamento in contanti. Ma non mancano altri

                                                 18
escamotage utilizzati per regolare i rapporti economici tra i componenti
dell’organizzazione, come il pagamento dell’assicurazione dell’auto, o del tagliando di
un’autovettura di grossa cilindrata, o addirittura attraverso l’acquisto di un auto di piccola
cilindrata.
Anche dall’Operazione Eldorado emerge chiaramente l’enorme giro di denaro che
alimenta i traffici illeciti di rifiuti. Uno dei trafficanti arrestati calcola che soltanto con l’illecito
smaltimento dei rifiuti provenienti dalla Campania può guadagnare 50 milioni di vecchie
lire al giorno (oltre 25.000 euro); il titolare di un’altra impresa coinvolta nei traffici rivela a
un suo amico che “soltanto con i lavori di Napoli”, ovvero l’illecito smaltimento di rifiuti
provenienti dalla Campania ha fatturato in un solo mese tre miliardi di vecchie lire, oltre 1,5
milioni di euro: “Abbiamo fatto in un mese quello che facevamo prima in un anno”.

Gli studi epidemiologici sui rischi di danni alla salute associati al ciclo
illegale dei rifiuti*
 *tratto dal capitolo 14 del Rapporto Ecomafia 2005, scritto da Pietro Comba del Dipartimento
Ambiente e connessa Prevenzione Primaria dell’Istituto Superiore di Sanità

L’impatto ambientale ed i possibili effetti sanitari sulla popolazione in relazione alla
presenza di discariche di rifiuti costituiscono uno dei punti cruciali della problematica
ambiente-salute.
Da tempo, in particolare negli Stati Uniti, vengono svolte indagini epidemiologiche che
mettono in relazione la presenza sul territorio di siti di smaltimento di rifiuti (sia discariche
che impianti di termocombustione) con gli effetti sulla salute della popolazione. Ad
esempio nel 1992 l’ATDSDR, l’Agency for Toxic Substances and Disease Registry degli
Stati Uniti, ha definito un elenco di 7 tipi di patologie da monitorare prioritariamente in
popolazioni residenti in prossimità di discariche di rifiuti pericolosi, sulla base di indagini
sanitarie e valutazioni tossicologiche: malformazioni congenite ed esiti riproduttivi avversi;
tumori in determinate sedi; disturbi immunologici; patologie renali; patologie epatiche;
patologie respiratorie; disturbi neurologici2. In letteratura, le indicazioni di una possibile
relazione tra esposizione al complesso degli agenti prodotti dai rifiuti e l’insorgenza di
alcune patologie vengono in parte da studi di epidemiologia occupazionale 3, mentre più
complessa è l’interpretazione degli studi su popolazioni residenti. Nel 2000 è stata
pubblicata una corposa rassegna degli studi effettuati dal 1980 al 1998 su popolazioni
residenti in prossimità (entro 1,5-3 km) di discariche di rifiuti urbani, pericolosi o misti4. Gli
autori hanno esaminato 51 studi, di cui 41 relativi a singoli siti specifici e 10 relativi alla
prossimità a siti di discarica definita in termini più generali. Le patologie indagate
comprendono tumori, malformazioni, mortalità infantile, abortività spontanea e basso peso
alla nascita. Per quanto riguarda le neoplasie, da questa rassegna emergono indicazioni di
eccessi significativi di rischio per diverse patologie, in particolare il tumore polmonare
maschile, il tumore alla vescica in entrambi i sessi, la leucemia, il tumore epatico negli
uomini, il tumore della prostata, il tumore dello stomaco, il tumore dell’utero e il tumore del
retto.
Fra gli studi di popolazione più significativi, va considerato lo studio multicentrico europeo
EURHAZCON, un’indagine di tipo caso-controllo sul rischio di malformazioni congenite

2
  US Public Health Service, Agency for Toxic Substances and diseas registry (ATSDR), Biennal Report to
   Congress: October 17, 1986 – Sept.30, 1988. Atlanta:ATSDR, 1989
3
  Poulsen OM, Niels OB, Niels E et al. Sorting and recycling of domestic waste. Review of occupational
   health problems and their possible causes. Sci Total Environ 1995, 168:33-56
  Poulsen OM, Niels OB, Niels E. et al. Collection of domestic waste. Review of occupational health
   problems and their possible causes. Sci Tot Environ, 1995 :170 :1-19
4
  Vrijheid M. Health effects of residence near hazardous waste landfill sites : a review of epidemiological
   literature. Environ. Health Perspect, 2000; 108 (suppl.1):101-112

                                                     19
associato alla residenza entro 7 chilometri da discariche per rifiuti pericolosi sulla base
della direttiva UE 689/915.
Lo studio ha considerato 21 siti di discarica in 15 aree, utilizzando i dati di 10 registri
regionali delle malformazioni congenite operanti in Paesi europei (Belgio, Danimarca,
Francia, Italia e Gran Bretagna), tra cui il registro della Toscana coordinato dall’Istituto di
Fisiologia Clinica del CNR di Pisa. I risultati hanno evidenziato un significativo aumento del
rischio di anomalie congenite cromosomiche e non cromosomiche, in particolare difetti del
tubo neurale, dei grandi vasi e dei setti cardiaci tra i residenti nel raggio di 3 km dalla
discarica rispetto alla corona esterna6.
Nonostante i numerosi studi epidemiologici e il consistente numero di segnalazioni di un
aumento di rischio, le relazioni causali tra residenza in prossimità di discariche di rifiuti
misti di diversa natura ed esiti avversi della salute non sono ancora provate. Vari sono gli
elementi che portano a questa indeterminazione:
    - lungo periodo di latenza di molte delle patologie in esame;
    - eziologia multifattoriale di molte patologie e presenza di fattori di confondimento sul
         territorio;
    - complessità delle miscele di sostanze chimiche presenti nelle varie tipologie di rifiuti
         e variabilità fra situazioni diverse;
    - mancanza di dati sull’esposizione.
Quasi tutti gli studi, nel sottolineare l’incremento di rischio in queste popolazioni, invitano a
maggiori approfondimenti per la valutazione della rilevanza della problematica dei rifiuti in
termini di sanità pubblica.
In questo quadro si colloca la collaborazione avviata nella primavera 2003 fra
Legambiente Campania e il reparto di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore di
Sanità, finalizzata alla produzione di conoscenze sull’impatto sanitario del ciclo dei rifiuti
nell’area di Giugliano in Campania e comuni limitrofi. Questa collaborazione ha portato
come primo risultato alla pubblicazione di uno studio epidemiologico sulla mortalità per
causa, nei comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca7.
L’area di studio è stata scelta come rappresentativa di un territorio ben più vasto
fortemente urbanizzato e con una forte pressione ambientale. Una delle principali difficoltà
riportate dagli autori dei rapporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
precedentemente citati sulle aree ad elevato rischio di crisi ambientale8 è la presenza in
contemporanea di una pluralità di potenziali fonti di rischio, la difficoltà di caratterizzarli sul
territorio, determinata anche dalla presenza significativa di attività non dichiarate.
Da qui la necessità di indagini più accurate, soprattutto laddove è possibile una più
capillare caratterizzazione del territorio. A partire da queste considerazioni, lo studio di
mortalità è stato intrapreso per quella porzione di territorio di cui era disponibile una
maggiore conoscenza. I tre comuni in esame, Giugliano in Campania, Villaricca e
Qualiano, infatti, sono oggetto di una indagine capillare e protratta nel tempo sia da parte
della Agenzia regionale e nazionale di protezione dell’ambiente, sia da parte di
Legambiente Campania. Dal confronto di queste fonti informative è stato possibile
effettuare una caratterizzazione del territorio, da cui è emersa una significativa presenza di
discariche di rifiuti solidi urbani e pericolosi, per lo più illegali. Di queste è stato possibile,

5
  Council of the European Communities. Council directive of 12 Decembre 1991 on hazardous waste
    (91/689/EEC), Official Journal of the European Communities 1991; L337/20: 20-27
6
  Dolk H, Vrijeheid M, Armstrong B et al. Risk of congenital anomalies near hazardous waste-landfill sites in
    Europe: the EURHAZCON study. Lancet, 1998; 352: 423-427
  Vrijheid M, Dolk M, Armstrong B. et al. Chromosomal congenital anomalies and residence near hazardous
    waste landfill sites. Lancet, 2002; 359: 320-322
7
  Altavista P., Belli S., Bianchi F. et al. Mortalità per causa in un’area della Campania con numerose
    discariche di rifiuti. Epidemiologia e Prevenzione, 2004; 28 (6): 311-321
8
  Martuzzi M. et al., Ambiente e stato di salute nella popolazione delle aree ad alto rischio di crisi ambientale
    in Italia, Epidemiologia e Prevenzione, 2002; 26 (6) suppl.

                                                       20
attraverso l’utilizzo di un sistema informativo geografico, elaborare una mappatura con la
loro precisa localizzazione. In particolare, sono state censite 2 discariche autorizzate, 38
siti di smaltimento rifiuti illegali, di cui 22 interessati dalla presenza di rifiuti pericolosi. Nella
popolazione residente in quest’area, confrontata con la popolazione della Regione
Campania, sono stati osservati significativi incrementi della mortalità per tumori, con
particolare riferimento ai tumori maligni di polmone, pleura, laringe, vescica, fegato e
encefalo. Anche le malattie circolatorie sono significativamente in eccesso e il diabete
mostra alcuni aumenti. Viste le indicazioni fornite dall’analisi dei dati comunali di mortalità,
lo studio suggerisce la necessità di ulteriori approfondimenti sullo stato di salute della
popolazione e sui potenziali fattori di rischio. Approfondimenti a livello subcomunale dei
dati epidemiologici e della distribuzione spaziale delle discariche potranno fornire ulteriori
indicazioni, così come i dati sui sistemi informativi complementari alla mortalità, in
particolare quelli relativi ai ricoveri ospedalieri, alle malformazioni e agli esiti riproduttivi.
Dovranno essere migliorate le conoscenze sul destino ambientale degli agenti chimici
presenti nel terreno e valutati i dati relativi ad altri fattori di rischio delle patologie in esame.
Lo studio apre anche una serie di interrogativi su come affrontare le indagini sullo stato di
salute di popolazioni ad alto rischio di grosse dimensioni e che si estendono su territori
molto vasti, interessati da un’esposizione ad una variegata moltitudine di agenti inquinanti,
spesso difficili da identificare, ma per cui è stata già dichiarata l’emergenza ambientale. In
questi contesti sarebbe necessario disporre di una sorveglianza ambientale e sanitaria e di
un monitoraggio ad hoc delle situazioni particolari. I dipartimenti di prevenzione delle
Aziende Sanitarie Locali (ASL) e gli osservatori epidemiologici regionali rivestono un ruolo
fondamentale per quanto riguarda la sorveglianza sanitaria della popolazione, così come
le Agenzie Regionali Protezione dell’Ambiente (ARPA) per il monitoraggio ambientale del
territorio. Perché queste attività siano mirate al risanamento ambientale e quindi al
miglioramento dello stato di salute della popolazione, organi tecnici nazionali, come
l’Istituto Superiore di Sanità, in base anche alle indicazioni internazionali, dovranno fornire
elementi per le metodologie da seguire nelle fasi di campionamento, analisi,
interpretazione e, non da ultimo, di comunicazione ai cittadini e ai decisori. Gli enti locali,
in particolare i comuni, rivestono in questo processo un ruolo importante di legame con la
realtà territoriale. Questi, insieme alle associazioni dei cittadini, potranno individuare le
situazioni che richiedono maggiore attenzione, ma avranno un forte ruolo anche nei
processi decisionali delle attività di risanamento da intraprendere, ascoltate le indicazioni
degli organi tecnici.

Il ciclo del cemento in Lombardia
Si aggiunge un nuovo tassello a quella che il presidente della Provincia di Mantova ha
definito “la mafia della sabbia”. Dopo le denunce, raccolte e rilanciate nei rapporti
Ecomafia 2003 e 2004, sulle estrazioni abusive in Veneto ed Emilia Romagna, arriva
proprio dalla procura di Mantova l’ennesima conferma del saccheggio: scattano il 5
novembre otto ordinanze di custodia cautelare. L’operazione, condotta dalla Guardia di
Finanza, consente di arrestare, praticamente in flagranza, i titolari della ditta Cave Nieri di
Quatrelle e gli equipaggi di tre motodraghe (in tutto sei persone), sorpresi dopo aver
estratto illegalmente dall’alveo del Po, in appena 6 ore, ben 30mila metri cubi di preziosa
sabbia, con un valore di mercato di 50 euro al metro cubo. Un affare da 1,5 milioni di euro,
alla media di 250mila euro l’ora. Nei tre depositi sequestrati sempre dalla Guardia di
Finanza di metri cubi di sabbia, cavata molto probabilmente con lo stesso sistema, ce
n’erano ben 150mila, per altri 7,5 milioni di euro.
I reati contestati, come era già avvenuto nell’inchiesta condotta dalla Procura di Rovigo,
sono molto gravi: associazione a delinquere, furto aggravato di beni appartenenti al
Demanio, deturpamento delle bellezze naturali.


                                                  21
Il blitz che ha portato agli arresti e ai sequestri è arrivato dopo sei mesi di indagini
approfondite, durante i quali erano state individuate anche altre società, coinvolte sempre
nelle estrazioni abusive. Insomma, quella delle escavazioni selvagge è una prassi
costante che continua a causare danni gravissimi al delicato equilibrio idrogeologico del
Po. Nell’inchiesta di Mantova, condotta dal pm Marco Martani, è stato analizzato anche
questo impatto ambientale: dal 1980 ad oggi, l’alveo del Po nel mantovano si è abbassato
di circa 4 metri, almeno 2 dei quali attribuibili proprio alle escavazioni abusive, che hanno
messo a rischio la stabilità di argini e ponti e fatto arricchire una vera e proprio
imprenditoria di rapina. Un saccheggio sistematico, che causerebbe la sottrazione di
almeno 4 milioni di metri cubi l’anno di sabbia e che richiede una risposta sinergica da
parte di tutte le istituzioni, con attività di controllo, di prevenzione e repressione sempre più
efficaci.
A minacciare i fiumi non sono soltanto i cavatori abusivi: il Consiglio di amministrazione del
Parco del Ticino si è trovato davanti alla richiesta, formulata dalla Provincia di Pavia, di
aprire ben quatto cave di sabbia e ghiaia. Il tutto sulla base di una stima dei fabbisogni,
pari a 3,5 milioni di metri cubi, superiore di circa il 50% alle effettive necessità.
Dai fiumi ai fontanili: è sempre legata alla tutela delle risorse idriche un’altra notizia che
arriva dal “fronte” giudiziario. Il Tribunale di Milano, infatti, ha condannato i costruttori
coinvolti nello scempio dei fontanili della zona di Muggiano. Le persone coinvolte hanno
patteggiato una condanna a quattro mesi di arresto, accompagnata da contravvenzione di
4.000 euro e dall’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi. Ma più delle pene comminate,
quello che conta è il principio stabilito: l’acqua dei fontanili, infatti, viene considerata, per la
prima volta, acqua pubblica e, quindi, meritevole di tutela. A denunciare gli scempi era
stato il circolo locale di Legambiente, che aveva svolto lunghe e pazienti indagini sulla
deviazione del corso di due fontanili (caratteristici del paesaggio e della tradizione agricola
della pianura padana): i lavori, funzionali alla costruzione di una palazzina, erano stati
avviati dopo il rilascio di una concessione da parte del Comune, che aveva cercato,
inutilmente, di fare marcia indietro. A bloccare i cantieri era stata la magistratura, che
aveva sequestrato l’area dopo l’esposto di Legambiente.
Resta alta l’attenzione della magistratura anche sul versante dei fenomeni corruttivi
connessi alla realizzazione di opere pubbliche. E le preoccupazioni non mancano: “Le
risultanze statistiche attestano un incremento dei procedimenti e del numero di persone
indagate per reati di corruzione”, ha affermato il procuratore generale della Corte d’Appello
di Milano, Mario Blandini, inaugurando l’anno giudiziario in corso. Nella stessa relazione
sia segnala, inoltre, l’aumento notevole dei reati in materia urbanistica nelle province di
Monza e di Lecco. Una “pressione”, quella esercitata dal ciclo del cemento, che emerge
anche da altri segnali: gli investimenti nel settore edilizio fanno sì che le zone turistiche in
provincia di Brescia, soprattutto quelle lungo i laghi, siano “particolarmente esposte al
problema della criminalità organizzata”, secondo la Relazione sull’ordine e la sicurezza
pubblica trasmessa dal ministero dell’Interno al Parlamento nell’ottobre 2004. Al settore
degli appalti pubblici, in particolare, sarebbero interessati, sempre secondo il ministero
dell’Interno, esponenti della famiglia Bellocco di Rosario (Rc), attivi nelle province di
Bergamo e Brescia.
Le attività svolte dalle forze dell’ordine nel corso del 2004, infine, hanno consentito di
accertare 313 illeciti relativi al ciclo del cemento; 28 i sequestri effettuati.




                                                22
IL CICLO DEL CEMENTO IN LOMBARDIA - I DATI DELLE FORZE DELL’ORDINE
                                         Cta-CC* GdF      C. di CFS      PS       Totale
                                                          P.
     Infrazioni accertate                4       6        -       303    -        313
     Sequestri effettuati                -       -        -       28     -        28
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine 2004 (Rapporto Ecomafia 2005)
- : dato non disponibile
*: dati del Comando Carabinieri per la tutela dell’ambiente relativi ai controlli nei seguenti
obiettivi: cave e industria estrattiva, imprese edili e costruzioni

Il ciclo dei rifiuti in Lombardia
Alla Meck s.r.l. di Curnasco di Treviolo, nel bergamasco, lo scorso 16 marzo sarebbe stato
un giorno di lavoro come tanti altri. Da tutta la Lombardia, nonostante l’azienda non fosse
autorizzata a raccoglierli, erano in arrivo i soliti tir carichi di rifiuti speciali. Dopo di che
sarebbe partito il consueto processo di “ripulitura”. Quel giorno però i Carabinieri dei
comandi provinciali di Bergamo, Lecco e Pavia hanno bloccato gli impianti.
Contemporaneamente, grazie all’intervento di un centinaio di militari e al supporto di un
elicottero del secondo elinucleo Carabinieri di Orio Al Serio, venivano arrestate quattro
persone e sequestrati nelle province di Bergamo, Brescia, Lecco, Varese e Cremona altri
sei impianti di smaltimento con 25 autoarticolati, per un valore di 30 milioni di euro.
Nell’azienda si eseguiva la fraudolenta miscelazione dei rifiuti o il cosiddetto “giro bolla”,
mediante la falsificazione di formulari e la creazione ad hoc di certificati d'analisi e
pesatura, in modo da destinare il tutto a inconsapevoli centri di smaltimento o al
“tombamento” in normali fosse, ricavate nei siti stessi dell’impresa lombarda o delle altre
società complici. Per questo, sotto sequestro sono finite anche le ditte Cavalleri di Zanica,
Cornago di Almé e Autotrasporti Cortinovis di Villa d'Almé. Tra i molteplici episodi di truffa
scoperti dai carabinieri, uno sarebbe stato consumato ai danni della SEA. La società
aeroportuale milanese, con regolare gara d'appalto, aveva conferito un ingente
quantitativo di rifiuti solidi urbani non differenziati che, per tipologia, non sarebbero potuti
entrare nel bacino bergamasco. Due società di trasporti, invece, La Rota srl e l’Adda
Express, trasferivano i rifiuti alla Meck, dove la prassi di miscelare diverse tipologie di
rifiuti, anche pericolosi, a gennaio 2005 aveva già provocato un incendio.
Quest’operazione, denominata “Bonnie & Clyde” dal soprannome di uno dei 29 indagati, è
l’ultima delle tre maxi-retate che tra febbraio e marzo hanno bloccato nel Nord Italia
organizzazioni dedite al traffico illecito di rifiuti. L’ennesimo segnale che qualcosa nello
smaltimento illegale è cambiato. E che il baricentro si è spostato verso nord. «Il
Settentrione  ha spiegato Paolo Russo, presidente della Commissione parlamentare
d’inchiesta sulle ecomafie  rappresenta dal punto di vista squisitamente geografico un
naturale crocevia di traffici. Inoltre è l’area dove, in virtù della presenza di un maggior
numero di agglomerati industriali, si producono più scorie speciali». Raggiungendo il 35%
di raccolta differenziata la Lombardia ha centrato l’obiettivo a medio termine del decreto
Ronchi, ma – conferma la Commissione bicamerale nella sua relazione di metà mandato –
resta aperto il problema dei rifiuti speciali. «Il rischio – spiegano i commissari – è che,
come altre regioni a vocazione industriale, la Lombardia costituisca una delle stazioni di
partenza e di transito delle scorie della produzione industriale spesso scaricate nelle
regioni del Sud, come la Murgia barese o i laghetti artificiali del casertano». La novità degli
ultimi mesi però è che sempre più spesso i rifiuti restano nel territorio. D’altro canto, più lo
smaltimento avviene vicino ai luoghi di produzione dei rifiuti più i costi si abbattono. Lo
sanno bene le forze di polizia, dal momento che solo in Lombardia i sequestri più
consistenti dagli inizi del 2004 sono una quindicina. Il primo intervento di rilievo risale al 18
febbraio, quando i Carabinieri del Nucleo Tutela Ambiente di Roma, con i colleghi della

                                               23
stazione locale, hanno denunciato il legale rappresentante di un’azienda di prodotti
petroliferi di Sondrio. Oltre a sequestrare una discarica abusiva di 100 metri quadrati, gli
uomini dell’Arma hanno riscontrato che un deposito di combustibile in un’area sottoposta a
vincolo paesaggistico violava le norme sull’ambiente e sulla sicurezza. Cinque giorni dopo,
il 23 febbraio, nella frazione di Oriolo a Voghera (Pavia), ancora i carabinieri hanno
apposto i sigilli a un’area di 20.000 metri quadrati. Il terreno trasformato in sito di
stoccaggio abusivo era stato avvistato dagli elicotteri dei militari dell’Arma, che vi hanno
trovato cataste di rifiuti di ogni genere, proprio accanto a un campo coltivato a cereali.
Anche all’impianto di stoccaggio di Trezzo d’Adda (Milano) l’11 marzo sono arrivati i
Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE). L’autorizzazione regionale per la
gestione era scaduta da sette mesi ma i 33.000 metri quadrati (di cui 10.000 occupati da
rifiuti solidi urbani) della discarica continuavano a ospitare rifiuti.
Anche le guardie zoofile dell’ENPA di Milano, il 20 aprile, si sono rese protagoniste
dell’individuazione di uno sversatoio abusivo. Assieme alla Polizia Municipale di Settimo
Milanese (MI), gli animalisti hanno effettuato un blitz in un lager pieno di animali maltrattati
messo in piedi all’interno di una discarica. Vi hanno rinvenuto sette cani, 15 vitelli e perfino
un toro e una scrofa denutriti. Legati con catene corte, senz’acqua, senza cibo e in
condizioni igieniche pessime, venivano “allevati” da un anziano agricoltore che
probabilmente li avrebbe rivenduti. Nella discarica, carcasse di auto, resti animale e altri
residui speciali e pericolosi.
Il 13 maggio invece, l’incidente in cui è stato coinvolto un furgone nel centro di Cremona
ha provocato problemi di salute agli agenti di polizia municipale intervenuti. E non solo. La
bolla di consegna del carico parlava di oli esausti, ma il liquido che si è rovesciato
conteneva un rifiuto pericoloso: un mix liquido di solfuro organico, composto carbonilico
irritante, organico azotato, solvente industriale e acqua. Sono quindici le persone finite in
ospedale in seguito a contatti con la sostanza che si è riversata fuori dalla cisterna. Dopo
due settimane sono stati iscritti nel registro degli indagati il titolare della società B5
international, autorizzata a smaltire fanghi riutilizzati per l’edilizia ma in realtà, secondo gli
inquirenti, sversatoio di rifiuti pericolosi. Cinque mesi dopo, uno dei tre proprietari della B5
International, un medico cremonese di 79 anni indicato nell’ambito dell’inchiesta come
responsabile di alcune irregolarità, si è tolto la vita.
Scatta il 15 giugno l’operazione Sabina. Complessivamente sono state deferite in stato di
libertà 39 persone residenti in Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Campania. La base
dell'attività era un bacino di cava dismesso in uso alla società Ri.Re. srl di Montopoli di
Sabina (Rieti), ma terre e rocce provenienti da bonifiche di siti inquinati contaminati
partivano da centri di stoccaggio intermedio dislocati anche in Lombardia.
Passano appena dieci giorni e il 25 giugno, per violazione delle norme sulle emissioni in
atmosfera e scarichi abusivi nel fiume Brembo, sono stati sottoposti a sequestro
preventivo dai Carabinieri del NOE di Brescia gli impianti di un’azienda che produce
conglomerati bituminosi a Ponte San Pietro (Bergamo).
Alle 7 del mattino del 30 luglio, invece, gli abitanti di Baranzate di Bollate, alle porte di
Milano, sono stati svegliati da un incendio. Dopo quattro ore di intenso lavoro, trenta mezzi
dei vigili del fuoco con oltre 130 pompieri sono riusciti a circoscrivere le fiamme che hanno
avvolto la Ecoltecnica, società che si occupa di trattamento e stoccaggio di rifiuti speciali e
pericolosi. Il rogo presentava forti elementi di pericolosità: i serbatoi esterni e quelli
sotterranei contenevano 100mila litri di sostanze tra vernici, solventi e diluenti. Secondo
l'ARPA, agenzia lombarda per la protezione dell'ambiente, non sono state rilevate
sostanze inquinanti nei fumi e nelle polveri che si sono diffusi in gran quantità nell'aria.
L'incendio avrebbe avuto origine da scarti di vernice non pericolosi, pronti per essere
trasportati in Germania per lo smaltimento. L'Ecoltecnica è al centro di un'indagine che nel
dicembre 2003 si è conclusa con l’arresto di due dirigenti per aver favorito lo smaltimento
irregolare di rifiuti speciali. I Carabinieri del NOE avevano accertato l'ingresso di carichi di
rifiuti pericolosi, che dopo una breve sosta uscivano come normali grazie alla modifica dei

                                               24
formulari di trasporto. Ma la dirigenza dell’impresa nega ogni nesso fra il rogo e l’inchiesta
che la vede coinvolta, alla quale peraltro si dichiara «totalmente estranea».
In Lombardia sono oltre mille i siti inquinati da rifiuti tossici e chimici: la stima proviene da
un censimento effettuato dalla stessa Regione, che per il risanamento prevede un costo
complessivo di 274 milioni di euro. «Dal punto di vista del business criminale i rifiuti oggi
sono più redditizi della droga – ha commentato il capitano del NOE di Milano, Stefano Bosi
– Se la droga economicamente rende di più, il rapporto tra rischi e ricavi è tutto a favore
del trafficante di rifiuti».
Ne sanno qualcosa i 36 rinviati a giudizio nell’ambito dell’operazione “Pinocchio”, nata su
impulso della procura di Alessandria ma estesa anche al territorio lombardo. Le indagini
hanno consentito di stanare, con un blitz del 14 luglio, una struttura dedita al traffico e allo
smaltimento illecito nelle province di Alessandria, Torino, Novara, Milano e Pavia.
Produceva bottoni e fibbie, ma anche scarti velenosissimi. Che però non venivano trattate
nell’impianto a circuito chiuso interno all’azienda. Il 9 settembre la Guardia di Finanza di
Brescia ha messo la parola fine alla pratica illecita che in una ditta di Trenzano (Bs) si
ripeteva da 10 anni. L’imprenditore scaricava i rifiuti della sua azienda direttamente nei
campi, e quindi nelle falde acquifere. Rame, zinco, nichel e perfino cianuro: tutti residui di
lavorazione dei metalli pesanti. Ingegnoso il meccanismo di occultamento svelato dagli
inquirenti nel corso dell’inchiesta, denominata “Sorgente pulita”. Le indagini sono state
particolarmente complesse poiché le operazioni illegali di smaltimento venivano
completate nelle ore notturne. La Guardia di Finanza, dopo una serie di appostamenti, si è
accorta che la vasca, predisposta per la raccolta dei rifiuti, durante la notte si svuotava
senza un motivo apparente. È stata così scoperta una conduttura mobile che, bene
occultata nel terreno, consentiva di scaricare i rifiuti liquidi pericolosi. L'imprenditore è
stato denunciato in stato di libertà per disastro ambientale. La bonifica dei terreni sarà
particolarmente onerosa e richiederà molto tempo.
Il 24 settembre, un blitz ha messo fine a uno strano fenomeno: più volte al giorno alcuni Tir
entravano vuoti in un'area di stoccaggio di materiali ferrosi e spesso uscivano ancora
vuoti. Il particolare ha insospettito i militari del Comando tenenza della Guardia di Finanza
di Paderno Dugnano, nel milanese, facendo scattare un'indagine che ha portato al
sequestro dell'area di 500 metri quadrati in territorio di Desio e di circa 550 tonnellate di
rifiuti speciali che vi erano stoccati. Quattro le persone denunciate: amministratori di
altrettante società con sede a Desio (MI), Como, Lecco e Brescia. I reati contestati sono
associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, emissione ed
annotazione di fatture false, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita in attività
economiche, violazione della normativa ambientale in materia di gestione dei rifiuti. Le
indagini, iniziate nei primi mesi del 2003, sono partite proprio dalla società di Desio titolare
dell'area di stoccaggio sequestrata. L’azienda operava nel settore del recupero e della
lavorazione di metalli ferrosi e non ferrosi, scarti di lavorazione che venivano stoccati ma
poi anche rivenduti. Insospettiti dal continuo andirivieni di Tir che entravano e riuscivano
senza carico, i militari hanno effettuato un controllo. L'area di stoccaggio non era in regola
con le normative ambientali e di sicurezza: gli autoarticolati vuoti facevano un passaggio
finto nel deposito con documenti di trasporto altrettanto fasulli, che servivano per coprire
un vasto giro di fatturazioni inesistenti. La truffa ai danni dello Stato architettata dagli
amministratori delle società consisteva nel rappresentare le false vendite in paesi
extraeuropei con fatture di comodo. Le indagini hanno permesso di scoprire un’evasione
fiscale di ragguardevoli dimensioni. Nel giro di cinque anni l'organizzazione avrebbe
sottratto al fisco oltre 278 milioni di euro di redditi, omettendo versamenti per circa 10
milioni di euro di Iva e di 137 milioni di euro di IRAP, l'imposta regionale sulle attività
produttive. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno impiegato più di un anno per
ricostruire anche tutti i movimenti di denaro, scoprendo con appositi accertamenti bancari
che tutti i proventi della maxitruffa venivano reinvestiti in regolari attività economiche quali
imprese edili e anche società finanziarie.

                                               25
A finire sotto i riflettori il 30 ottobre è la divisione operativa dell'Eni impegnata nella
generazione e vendita di energia elettrica. Giovanni Locanto, amministratore delegato di
Enipower, è finito nel registro degli indagati della procura di Rovigo, dove il PM Manuela
Fasolato indaga sullo smaltimento dei terreni tossici, o presunti tali, provenienti dal
petrolchimico di Mantova. Fra il dicembre 2003 e il marzo 2004, 150.000 tonnellate di terra
e sassi sono stati scaricate in un’area di 28.000 metri quadrati, nella località Biconca di
Volta Grimana a Loreo (Rovigo). Si tratta di un terreno compreso fra il Po di Levante e il
Canalbianco, dove un piano di lottizzazione prevede la costruzione di un cantiere navale
della società Cantiere Navale Polesano. Per creare il sottofondo nell'area golenale, e
costruire un rialzo di cinque metri sul piano campagna in cui realizzare il cantiere, la ditta
proprietaria del terreno - la Cnp di Porto Viro - aveva chiesto alla Provincia di poter gestire
rifiuti speciali non pericolosi. Delle 150.000 tonnellate di terra smaltite, 52.000 provenivano
dal sito del petrolchimico di Mantova, dove Enipower costruiva una nuova centrale
turbogas da 780 megawatt. Si trattava di rifiuti dichiarati «non pericolosi» sia dai tecnici
dell'ARPAV, sia dal settore ambiente del Comune, ma la magistratura ha voluto andare a
fondo. Il sospetto era che quegli scarti fossero contaminati e che quindi fossero stati
trasferiti senza le autorizzazioni e i controlli necessari. Il 7 ottobre è scattato quindi un blitz
dei carabinieri del NOE di Venezia e della Guardia forestale di Adria, che a Mantova
hanno sequestrato i documenti relativi allo smaltimento del materiale, campioni di terreno
da analizzare e i documenti dell'ARPA e del comune di Mantova. L'azione delle forze
dell'ordine si è conclusa a Verona, Trento e Brescia, con perquisizioni nelle sedi delle
società che hanno contribuito a portare a Loreo il restante materiale. Insieme a Locanto
sono stati iscritti nel registro anche altri due funzionari di Enipower, più altri quattro
soggetti coinvolti a vario titolo della gestione e della costruzione del cantiere.
Il 2005 invece è cominciato con il sequestro di centinaia di tonnellate di una miscela di
cemento, amianto e scorie di acciaieria stipati in 33 container. Il 19 gennaio la polizia
provinciale di Brescia, con il contributo del NOE dei Carabinieri, l’Arpa e l’Asl locale, ha
apposto i sigilli a una discarica di 1.600 metri quadrati a Roncadelle, comune alle porte di
Brescia. Mentre l’8 febbraio a Verolanuova (Brescia) la Guardia di Finanza ha sequestrato
20.000 metri quadrati di terreno adibito a discarica abusiva denunciando l’amministratore
dell’impresa edile che vi aveva sversato numerose lastre di cemento senza
autorizzazione.

IL CICLO DEI RIFIUTI IN LOMBARDIA - I DATI DELLE FORZE DELL’ORDINE
                                        CTA-Cc      GdF      CFS   PS      TOTALE
   Infrazioni accertate                    56         4       69    -        129
   Sequestri effettuati                    23         4       24    -        51
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine 2004 (Rapporto Ecomafia 2005)




                                                26
IL CICLO DEI RIFIUTI IN LOMBARDIA – LE PRINCIPALI OPERAZIONI DI POLIZIA AMBIENTALE
Località          Prov. Data       Tipologia            Forza di polizia
Sondrio          SO     18-02-04 Rifiuti speciali e      Arma dei
                                 pericolosi              Carabinieri
Oriolo a         PV     23-02-04 Rifiuti speciali        Arma dei
Voghera                                                  Carabinieri
Trezzo           MI     11-03-04 Rifiuti speciali        Arma dei
D’Adda                                                   Carabinieri
Voghera          PV     08-04-04 Rifiuti speciali        Arma dei
                                                         Carabinieri
Settimo          MI     20-04-05 Rifiuti speciali        ENPA di Milano
Milanese
Cremona          CR     13-05-04 Rifiuti speciali e
                                 pericolosi

Ponte San        BG     25-06-04 Rifiuti speciali e      Arma dei
Pietro                           pericolosi              Carabinieri

Baranzate di     MI     30-07-04 Rifiuti speciali e
Bollate                          pericolosi

Trenzano         BS     09-09-04 Rifiuti speciali e      Guardia di
                                 pericolosi              Finanza

Desio            MI     24-09-04 Rifiuti speciali e      Guardia di
                                 pericolosi              Finanza

Loreo            RO     30-10-05 Rifiuti speciali e      Corpo Forestale
                                 pericolosi              dello Stato
Roncadelle       BS     19-01-05 Rifiuti speciali e      Arma dei
                                 pericolosi              Carabinieri
Verolanuova      BS     08-02-05 Rifiuti speciali e      Guardia di
                                 pericolosi              Finanza
Curnasco di      BG     16-03-05 Rifiuti speciali e      Arma dei
Treviolo                         pericolosi              Carabinieri
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Ansa 2004 (Rapporto Ecomafia 2005).

L’illegalità ambientale in provincia di Milano
Per analizzare più nel dettaglio la situazione della criminalità e in generale dell’illegalità
ambientale nella provincia di Milano, ci sembra utile cominciare con un confronto tra i
numeri relativi alle varie province lombarde. I dati sono quelli forniti dalle forze dell’ordine




                                              27
(Comando Tutela Ambiente dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo Forestale dello
Stato) a Legambiente per la redazione del Rapporto Ecomafia9.
Al primo posto dell’illegalità in Lombardia nel 2004 si collocano le province di Brescia e
Mantova, seguite da Sondrio al secondo e Como-Lecco al terzo, proprio come nel 2003.
Sondrio è di gran lunga la prima per numero di persone denunciate o arrestate (con oltre il
37% del totale della Lombardia), mentre circa il 45% dei sequestri di tutta la regione si
sono svolti nelle sole province di Brescia-Mantova.
Nella classifica dell’illegalità tra le province lombarde Milano è al 6° posto (era settima nel
2003), mantenendo sostanzialmente lo stesso numero di reati dell’anno precedente, con
un raddoppio dei sequestri effettuati (34 contro i 18 del 2003) e un dimezzamento delle
persone denunciate o arrestate (che passano da 165 a 78).




9
    Questa analisi si riferisce ovviamente alle principali operazioni di polizia di contrasto all’illegalità
    ambientale compiute da questi corpi, mancando, purtroppo, tutto quell’insieme di dati aggregati, relativi
    alle molteplici attività delle Polizie Locali in questo settore.
                                                     28
 L’ILLEGALITÀ AMBIENTALE NELLE
PROVINCIE DELLA LOMBARDIA 2004
                                           CTA -
          Bergamo - Cremona                 Cc     GdF   CFS     Totale
Infrazioni accertate                          6     13    75       94
Persone denunciate o arrestate                2     20    89      111
Sequestri effettuati                          4     13    21       38
                                           CTA -
              Brescia - Mantova             Cc     GdF   CFS     Totale
Infrazioni accertate                         10     16   266      292
Persone denunciate o arrestate               11     19   241      271
Sequestri effettuati                          3     16   163      182
                                           CTA -
                Como - Lecco                Cc     GdF   CFS     Totale
Infrazioni accertate                         36     15   109      160
Persone denunciate o arrestate               53     16   101      170
Sequestri effettuati                         15     15    8        38
                                           CTA -
                     Lodi                   Cc     GdF   CFS     Totale
Infrazioni accertate                          3     0     0        3
Persone denunciate o arrestate                2     0     0        2
Sequestri effettuati                          1     0     0        1
                                           CTA -
                     Milano                 Cc     GdF   CFS     Totale
Infrazioni accertate                         15     17    29      61
Persone denunciate o arrestate               29     19    30      78
Sequestri effettuati                          3     17    14      34
                                           CTA -
                   Pavia                    Cc     GdF   CFS     Totale
Infrazioni accertate                         14     0     53      67
Persone denunciate o arrestate               19     0     50      69
Sequestri effettuati                          8     0     16      24
                                           CTA -
                    Sondrio                 Cc     GdF   CFS     Totale
Infrazioni accertate                          3     71   171      245
Persone denunciate o arrestate                3     58   374      435
Sequestri effettuati                          2     71    11       84
                                           CTA -
                     Varese                 Cc     GdF   CFS     Totale
Infrazioni accertate                          2     2     53      57
Persone denunciate o arrestate                3     2     34      39
Sequestri effettuati                          1     2      3       6
         Totale illegalità ambientale in   CTA -
                   Lombardia                Cc     GdF   CFS     Totale
Infrazioni Totali Accertate                  89    134   756       979
Persone Totali Denunciate o Arrestate       122    134   919      1175
Sequestri Effettuati                         37    134   236       407
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine 2004




                                              29
LA CLASSIFICA DELL’ILLEGALITÀ AMBIENTALE IN LOMBARDIA - 2004
                                                        Persone
        Provincia       Infrazioni Percentuale denunciate o              Sequestri
                        accertate sul totale %          arrestate        effettuati
1 Brescia - Mantova ↔      292           29,8              271              182
2       Sondrio ↔          245           24,9              435              245
3    Como - Lecco ↔        160           16,3              170               38
4 Bergamo-Cremona ↔         94            9,6              111               38
5         Pavia            67            6,8              69                24
6        Milano            61            6,3              78                34
7        Varese ↓           57            5,9              39                6
8         Lodi ↔             3            0,4               2                1
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine 2004

Il ciclo del cemento in provincia di Milano e Lombardia
Nella classifica lombarda degli illeciti ambientali relativi al ciclo del cemento (anno 2004)
svetta la provincia di Sondrio, con 117 infrazioni accertate e 325 persone denunciate o
arrestate (su un totale di 624, più del 52% del numero complessivo di tutta la regione). Al
secondo posto ci sono Brescia e Mantova, con 61 infrazioni, e al terzo Como e Lecco con
55.
Come nella graduatoria regionale dell’illegalità ambientale Milano si colloca al sesto posto
con 10 infrazioni accertate, 16 persone denunciate o arrestate e 10 sequestri.
In questo caso – come anche per il ciclo dei rifiuti – non è possibile un raffronto con l’anno
precedente, poiché nel 2003 non erano disponibili i dati disaggregati per settore di illeciti,
ma solo quelli complessivi dell’illegalità ambientale.




                                             30
 IL CICLO DEL CEMENTO
   IN LOMBARDIA 2004
    Bergamo - Cremona            CTA - Cc   GdF       CFS   Totale
Infrazioni accertate                0        3         32     35
Persone denunciate o arrestate      0        3         66     69
Sequestri effettuati                0        3          5      8
       Brescia - Mantova         CTA - Cc   GdF       CFS   Totale
Infrazioni accertate                0        1         60     61
Persone denunciate o arrestate      0        1         90     91
Sequestri effettuati                0        1          2      3
         Como - Lecco            CTA - Cc   GdF       CFS   Totale
Infrazioni accertate                0        1         54     55
Persone denunciate o arrestate      0        3         81     84
Sequestri effettuati                0        1          3      4
              Lodi               CTA - Cc   GdF       CFS   Totale
Infrazioni accertate                0        0          0      0
Persone denunciate o arrestate      0        0          0      0
Sequestri effettuati                0        0          0      0
             Milano              CTA - Cc   GdF       CFS   Totale
Infrazioni accertate                1        0          9     10
Persone denunciate o arrestate      1        0         15     16
Sequestri effettuati                0        0         10     10
              Pavia              CTA - Cc   GdF       CFS   Totale
Infrazioni accertate                0        0          7      7
Persone denunciate o arrestate      0        0         14     14
Sequestri effettuati                0        0          2      2
             Sondrio             CTA - Cc   GdF       CFS   Totale
Infrazioni accertate                0        0        117    117
Persone denunciate o arrestate      0        0        325    325
Sequestri effettuati                0        0          4      4
             Varese              CTA - Cc   GdF       CFS   Totale
Infrazioni accertate                0        0         24     24
Persone denunciate o arrestate      0        0         25     25
Sequestri effettuati                0        0          2      2

     Totale Ciclo del Cemento
          in Lombardia           CTA - Cc   GdF       CFS   Totale
Infrazioni Totali Accertate         1        5        303    309
Persone Totali Denunciate o
Arrestate                           1        7        616    624
Sequestri Effettuati                0        5         28     33
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine 2004




                                                 31
LA CLASSIFICA DEL CICLO DEL CEMENTO IN LOMBARDIA - 2004
                                               Persone
          Provincia        Infrazioni       denunciate o               Sequestri
                           accertate          arrestate                effettuati
1          Sondrio            117                325                       4
2 Brescia – Mantova            61                  91                      3
3      Como - Lecco            55                  84                      4
4 Bergamo - Cremona            35                  69                      8
5          Varese              24                  25                      2
6          Milano              10                  16                      10
7           Pavia               7                  14                      2
8           Lodi                0                   0                      0
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine 2004

Il ciclo dei rifiuti in provincia di Milano e Lombardia
La “maglia nera” dell’illegalità nel settore dei rifiuti nel 2004 spetta alle province di Como e
Lecco, che si collocano al primo posto con 36 reati accertati, 55 persone denunciate e 13
sequestri, seguite da quella di Pavia al secondo e dal tandem Brescia e Mantova al terzo.
La provincia di Milano si colloca subito dopo, al quarto posto, con 15 infrazioni accertate,
31 persone denunciate o arrestate (in questa specifica classifica è in terza posizione,
davanti alle province di Brescia e Mantova) e 3 sequestri.




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    IL CICLO DEI RIFIUTI IN
       LOMBARDIA 2004
      Bergamo - Cremona            CTA - Cc   GdF    CFS     Totale
Infrazioni accertate                  2        2       1       5
Persone denunciate o arrestate        0        8       0       8
Sequestri effettuati                  1        2       0       3
         Brescia - Mantova         CTA - Cc   GdF    CFS     Totale
Infrazioni accertate                  7        0      11      18
Persone denunciate o arrestate        9        0      13      22
Sequestri effettuati                  3        0      13      16
            Como - Lecco           CTA - Cc   GdF    CFS     Totale
Infrazioni accertate                 24        1      11      36
Persone denunciate o arrestate       41        1      13      55
Sequestri effettuati                 11        1       1      13
                  Lodi             CTA - Cc   GdF    CFS     Totale
Infrazioni accertate                  1        0       0       1
Persone denunciate o arrestate        0        0       0       0
Sequestri effettuati                  0        0       0       0
                Milano             CTA - Cc   GdF    CFS     Totale
Infrazioni accertate                 11        0       4      15
Persone denunciate o arrestate       25        0       6      31
Sequestri effettuati                  3        0       0       3
                 Pavia             CTA - Cc   GdF    CFS     Totale
Infrazioni accertate                  8        0      25      33
Persone denunciate o arrestate       11        0      26      37
Sequestri effettuati                  3        0       7      10
               Sondrio             CTA - Cc   GdF    CFS     Totale
Infrazioni accertate                  1        1      10      12
Persone denunciate o arrestate        1        3      10      14
Sequestri effettuati                  1        1       3       5
                Varese             CTA - Cc   GdF    CFS     Totale
Infrazioni accertate                  2        1       7      10
Persone denunciate o arrestate        3        1       7      11
Sequestri effettuati                  1        1       0       2
         Totale Ciclo Rifiuti in
           Lombardia 2004          CTA - Cc   GdF    CFS     Totale
Infrazioni Totali Accertate          56        5      69      130
Persone Totali Denunciate o
Arrestate                            90        13    75          178
Sequestri Effettuati                 23         5    24           52
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine 2004




                                              33
LA CLASSIFICA DEL CICLO DEI RIFIUTI IN LOMBARDIA - 2004
                                               Persone
          Provincia        Infrazioni       denunciate o                  Sequestri
                           accertate          arrestate                   effettuati
1      Como – Lecco            36                  55                         13
2           Pavia              33                  37                         10
3 Brescia – Mantova            18                  22                         16
4          Milano              15                  31                         3
5          Sondrio             12                  14                         5
6          Varese              10                  11                         2
7 Bergamo - Cremona             5                   8                         3
8           Lodi                1                   0                         0
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine 2004

L’attività della Polizia Locale della Provincia di Milano nel settore ambientale
Oltre alle azioni appena ricordate, svolte dai corpi di polizia specializzati nella lotta alla
criminalità ambientale, come si accennava, sul territorio della provincia di Milano ogni
giorno svolgono attività di controllo, prevenzione e repressione degli illeciti ambientali
centinaia di uomini delle Polizie Locali, sia dei Comuni che della Provincia.
In particolare la Polizia Provinciale – con un personale operativo composto da più di 100
unità, costituito da graduati e agenti, operanti nella sede centrale di Milano e nei quattro
comandi decentrati di Monza, Legnano, Paullo e Trezzo sull’Adda – svolge controlli sullo
smaltimento, trattamento, abbandono e trasporto (anche transfrontaliero) di rifiuti;
interventi in caso di inquinamento dei corsi idrici e tutti gli atti conseguenti (notizie di reato,
sequestri, indagini delegate); attività antibracconaggio, censimenti, ripopolamenti
faunistici, controlli sugli allevamenti, sulle asciutte dei corpi idrici, sulle attività di caccia e
pesca.
Ecco i numeri di questa rilevante attività:

    ATTIVITA’ DELLA POLIZIA PROVINCIALE DI MILANO NEL SETTORE AMBIENTE/ECOLOGIA
                     ATTIVITA’               Anno 2003             anno 2004
                  Notizie di reato e
                 informative inviate              76                    59
               all’Autorità Giudiziaria

                  Sequestri penali                81                    15

                Altri atti di Polizia
              Giudiziaria (d’iniziativa     374                  153
                    e delegati)
             Totale attività/interventi
                  svolti (anche            1463                 1321
                 amministrativi)
Fonte: elaborazione Legambiente su dati della Polizia Provinciale di Milano 2003/2004




                                                34
       ATTIVITA’ DELLA POLIZIA PROVINCIALE DI MILANO NEL SETTORE CACCIA E PESCA
                     ATTIVITA’               Anno 2003              anno 2004
                  Notizie di reato e
                 informative inviate              17                     18
               all’Autorità Giudiziaria

                   Sequestri penali               17                     13

                Altri atti di Polizia
              Giudiziaria (d’iniziativa      27                   30
                    e delegati)
             Totale attività/interventi
                  svolti (anche            4911                 4909
                 amministrativi)
Fonte: elaborazione Legambiente su dati della Polizia Provinciale di Milano 2003/2004

L’attività di contrasto all’illegalità ambientale in una riserva naturale: il Corpo
dei Guardiaparco del Parco del Ticino
Il territorio del Parco Regionale del Ticino – il primo parco regionale d’Italia - si estende su
47 comuni e 3 province della Lombardia: Varese, Pavia e Milano. Proprio in quest’ultima
ha sede il personale di vigilanza del Parco, ossia i Gurdiaparco, facenti parte della Polizia
Locale ai sensi della L.R. 4/2003, con la qualifica – a seconda del ruolo – di agente o
ufficiale di Polizia Giudiziaria.
Per il contesto naturale e ambientale in cui operano e per i fini istituzionali dell’Ente da cui
dipendono, i Guardiaparco del Parco Regionale del Ticino rappresentano – insieme alla
Polizia Provinciale - un esempio di Polizia Locale con un’elevata professionalità e
specializzazione nel settore ambientale in Provincia di Milano.
Sono chiamati a far rispettare e ad applicare la disciplina speciale dei parchi e quella
regolamentare dell’Ente gestore, ma, ovviamente, anche tutta la normativa generale
(nazionale e regionale) in materia di ambiente. Pattugliano tutto il territorio del Parco, sia
nel corso dell’ordinaria attività di perlustrazione, che a seguito di segnalazioni e denunce,
spesso in collaborazione con le Guardie Ecologiche Volontarie e il personale Antincendio
Boschivo, ma anche con le Forze di Polizia e altri comandi della Polizia Locale. Operano
in tutti i settori dell’ambiente in cui è richiesto controllo ed, eventualmente, repressione di
azioni illegali: acque e assetto idrogeologico, boschi e flora, fauna, urbanistica, rifiuti,
settore agricolo. L’attività è affidata a 7 pattuglie (ognuna composta da 2 Guardiaparco),
coordinate dal Comandante presso la sede operativa, dove la sala radio – in funzione tutti
i giorni dalle 6,30 alle 24 – riceve le segnalazioni e le richieste d’intervento, le chiamate
degli enti territoriali del Parco e delle altre forze di polizia, e le smista alle pattuglie presenti
in quel momento sul territorio.
Nel corso del 2004 sono stati redatti 1.140 verbali di accertamento di trasgressione, 689
rapporti di servizio e sono stati inviati all’Autorità Giudiziaria 64 notizie di reato. Di tutti gli
illeciti ambientali accertati più della metà sono attinenti alla circolazione di mezzi
motorizzati all’interno del Parco, all’abbandono di rifiuti, a disboscamenti, a discariche
abusive e a violazioni del Piano Territoriale di Coordinamento. I restanti comportamenti
illegali si riferiscono per lo più a casi di inquinamento delle acque, attività venatoria e
pesca non autorizzate o del tutto illegali, pubblicità stradale abusiva e abusi edilizi.




                                                 35
Da Milano a Hong Kong: traffico internazionale di rifiuti
Un caso esemplare di indagini e accertamenti nel campo dell’illegalità ambientale,
raccontato in tutti i suoi particolari sulla base della documentazione e delle testimonianze
fornite dai protagonisti.

L’inizio degli accertamenti
I primi sopralluoghi e controlli risalgono all’estate del 1999. In quell’occasione la Polizia
Municipale di Bareggio (MI) si recò presso lo stabilimento della “Milano Maceri S.r.l” di
Bareggio, dove venne accertata la presenza di materiale di recupero della frazione secca
della raccolta differenziata di rifiuti stoccato irregolarmente e la mancanza di un impianto
antincendio.
In autunno si svolse un secondo sopralluogo effettuato sempre dalla Polizia Municipale di
Bareggio, accompagnata – questa volta - dai tecnici dell’Unità Operativa Rifiuti della
Provincia di Milano e dai funzionari dell’Ufficio Ecologia del Comune di Bareggio. Si scoprì
che l’intera superficie dei quattro capannoni presenti nell’insediamento era completamente
ricoperta da rifiuti imballati (compreso molto materiale infiammabile) fino ad un’altezza di 6
metri, per un ammontare complessivo stimabile in circa 30 mila metri cubi. Una quantità
molto superiore a quella autorizzata (fino a 600 metri cubi) per le “operazioni di messa in
riserva” che la “Milano Maceri S.r.l.” poteva svolgere sulla base dei permessi in suo
possesso.
Da successivi controlli, svoltisi fino a tutto il 2000, emerse:
- che i capannoni continuavano ad essere interamente stipati (nonostante le diffide della
Provincia a rimuoverne il quantitativo in eccesso) di rifiuti infiammabili misti, carta e
cartone, provenienti dallo stabilimento della “Milano Maceri S.r.l” di Settimo Milanese (MI)
e destinati alla produzione di combustibile derivato da rifiuti (CDR);
- l’assenza di sistemi di raccolta del percolato;
- la mancanza dell’allacciamento in fognatura del piazzale, con il conseguente rischio che
acque di dilavamento contaminate (ad es. a seguito di eventuali spegnimenti di incendi
con materiali schiumogeni) potessero confluire nella falda e quindi nel pozzo pubblico di
captazione, posto a circa 80 metri dall’impianto;
- che il materiale (in teoria destinato alla produzione di CDR) non era stato trattato
correttamente: non vi erano prove della selezione, del lavaggio, della triturazione
necessari ai termini di legge, né nell’impianto di Bareggio erano presenti macchinari idonei
ai suddetti trattamenti;
- che, pur non essendo stato smaltito il quantitativo di rifiuti in eccesso, risultava la
movimentazione di 50 mila chili di rifiuti verso lo stabilimento di Settimo Milanese,
mediante 3 carichi effettuati nel corso di 23 giorni.
Infine si svolse un sopralluogo anche presso lo stabilimento della “Milano Maceri S.r.l.” di
Settimo Milanese da parte del settore ecologia della Provincia di Milano, da cui risultò la
difformità di alcuni codici relativi ai rifiuti trattati rispetto a quelli consentiti
nell’autorizzazione e il mancato allacciamento in fognatura.

Le indagini del N.I.P.A.F. del Corpo Forestale dello Stato
In seguito agli accertamenti svolti sulla documentazione acquisita emerse una diminuzione
dei conferimenti al Cementificio di Merone nel periodo in cui era stato attivato il deposito di
Bareggio e, dai formulari di identificazione dei rifiuti della “Milano Maceri S.r.l.”, a cui
conferivano rifiuti - tra gli altri - la Italtel, la Saiwa, il Comune di Settimo Milanese e l’AMSA
di Milano, si riscontrò che, nella maggioranza dei casi, la quarta copia dei formulari
mancava del timbro di accettazione del destinatario finale, a riscontro dell’avvenuta
ricezione del materiale (come previsto dalla normativa vigente).


                                               36
A fronte della situazione generale fin qui descritta e di queste ultime irregolarità,
sufficientemente rilevanti da far insospettire gli inquirenti sul fatto che non ci si trovasse
davanti solo a una serie di illeciti nello stoccaggio di rifiuti, si rese necessario accertare se i
rifiuti erano effettivamente arrivati a destinazione e verificare il percorso dei trasportatori.
Questo compito venne affidato al Nucleo Investigativo di Polizia Agroambientale e
Forestale (NIPAF) del Corpo Forestale dello Stato di Brescia, delegato dal PM a
controllare la documentazione della società in relazione alla gestione dei rifiuti, sia presso
le sedi di Bareggio e Settimo Milanese sia presso i destinatari dei rifiuti conferiti dalla
“Milano Maceri S.r.l.”, nonché presso i produttori primari che, a loro volta, avevano
conferito rifiuti a quest’ultima.
In seguito ai primi accertamenti del NIPAF, all’inizio del 2001 vennero disposti i sequestri
degli impianti della “Milano Maceri S.r.l.” di Bareggio e di Settimo Milanese che, a quella
data, continuavano a svolgere attività di gestione di rifiuti non autorizzata.
Inoltre, tra il sopralluogo e il provvedimento di sequestro, lo stabilimento di Settimo
Milanese fu interessato da un incendio, di cui non si sono mai accertate le cause, per il
quale il Comune di Settimo Milanese avrebbe poi emesso una serie di ordinanze,
finalizzate alla messa in sicurezza ed al conferimento in discariche autorizzate dei rifiuti
non più valorizzabili ai fini del recupero.
I controlli si concentrarono sui formulari e sulla movimentazione specifica, per individuare
la tipologia del rifiuto, il trasportatore e il destinatario, al fine di accertare se la tipologia del
rifiuto o quel carico specifico fosse andato effettivamente al riutilizzo o meno. Infatti,
trattandosi di attività di messa in riserva, recupero, deposito preliminare, stoccaggio
provvisorio e attività di smaltimento di rifiuti provenienti da terzi, era obbligatoria per legge
nella relativa documentazione l’indicazione, nell’operazione di scarico, della relativa
operazione di carico di riferimento, al fine di individuare la matrice e l’origine del ciclo
produttivo dello stesso rifiuto. Dall’esame di questi documenti di carico e scarico in
possesso della “Milano Maceri S.r.l.” vennero alla luce numerosissime irregolarità, sotto il
profilo della mancata corrispondenza fra i quantitativi delle operazioni di scarico e quelli
delle corrispondenti attività di carico.
Ad esempio, a un’operazione di scarico di 19.960 Kg di rifiuti identificati con il codice
relativo agli “imballaggi in plastica” corrispondeva un’operazione di carico avente ad
oggetto 2.410 Kg di rifiuti identificati con il codice degli “imballaggi in materiali misti”.
Confrontando questa movimentazione con il formulario si scoprì che il materiale aveva
come destinatario per il recupero la società “Plast 2000” presso il porto di La Spezia e, non
risultando all’interno del porto alcuna sede di società autorizzata all’attività di gestione o
recupero di rifiuti, gli inquirenti decisero di controllare tutti i formulari che indicavano come
destinatario la società “Plast 2000”. I controlli furono estesi a tutte quelle destinazioni
rispetto alle quali i formulari fornivano indicazioni insufficienti, in merito alla motrice o
perché non era indicata l’ora di destinazione effettiva o, ancora, mancava la copia del
formulario stesso con il timbro di visto del destinatario.

L’inchiesta si allarga
A seguito di tutti questi controlli, effettuati in un primo momento a campione per via degli
ingenti quantitativi movimentati dalla “Milano Maceri S.r.l.” e poi eseguiti sistematicamente
su tutti i movimenti dell’anno 1999, si accertò che si trattava di irregolarità non certo
sporadiche, ma numerose e, quindi, non casuali.
In particolare, proprio l’operazione di carico di 2.410 Kg di “imballaggi in materiali misti” di
cui sopra era stata ripetuta per moltissimi viaggi in uscita, cioè in scarico, contenenti codici
CER corrispondenti a “imballaggi di plastica” per ulteriori altri 48 movimenti di scarico in un
periodo di 9 giorni, per un totale di 1.041.970 Kg. Anche a voler considerare veritiero
quanto emergeva dalla documentazione, si sarebbe dovuto ritenere che attraverso
un’operazione di carico di soli 2.410 Kg si sarebbero scaricati e quindi mandati a
destinazione un milione di chilogrammi di rifiuti. Sottraendo il quantitativo complessivo in
                                                 37
carico (2.410 Kg) rimanevano comunque 1.039.560 Kg di rifiuti senza un’origine
dichiarata, rendendo pertanto assurda l’ipotesi di un mero errore formale o di natura
colposa, trattandosi invece, di reiterate registrazioni riportanti quantitativi palesemente
inverosimili. E tutti i 48 movimenti hanno avuto come destinatario finale la società “Plast
2000 – Porto di la Spezia”; ben 48 carichi successivi tutti ad unico destinatario. Come si è
già accennato, nel corso di questi spostamenti venivano modificati i codici CER
identificativi dei rifiuti conferiti: da “imballaggi in materiali misti” si passava agli “imballaggi
di plastica”. Da un punto di vista tecnico il cambio di codice avrebbe potuto significare che
la società aveva operato sul materiale un’attività di selezione, cernita e trattamento in
conformità con l’autorizzazione. Ma, valutando la quantità in ingresso e quella in uscita,
appare del tutto impossibile che da un esiguo quantitativo in entrata possa derivare, da
attività di selezione e cernita, un quantitativo non inferiore, come logicamente ipotizzabile,
quanto piuttosto di dieci o venti volte superiore; ovvero che da “imballaggi misti” (carta,
cartone, legno, vetro o materiale ferroso) possano derivare “imballaggi di plastica”.
Gli accertamenti non più a campione ma sistematici vennero effettuati, relativamente al
periodo tra 1998 e il 2001, su 9 società che si occupano di gestione di rifiuti (di cui 7
sparse in tutta Italia, una con sede in Svizzera e una Belgio) che avevano intrattenuto
rapporti commerciali con la “Milano Maceri S.r.l.” e 3 società di spedizione.
Da questi ulteriori controlli risultò che in capo a tutte queste società – di trasporto, di
intermediazione, di deposito, di trattamento o stoccaggio di rifiuti – nelle loro molteplici
relazioni con la “Milano Maceri S.r.l.” erano riscontrabili un ingente numero di irregolarità e
illeciti reiterati come quelli fin qui descritti: non corrispondenza dei quantitativi in carico e
scarico della medesima movimentazione di rifiuti, cambio dei codici identificativi CER tra il
carico e lo scarico dei rifiuti, mancata indicazione dei mezzi di trasporto e degli elementi
identificativi degli stessi, assenza dell’indicazione della destinazione dei rifiuti (dove
sarebbe dovuto avvenire l’effettivo riutilizzo), corrispondenza ad un’unica operazione di
carico di una pluralità di operazioni di scarico, il classico sistema del “girobolla”, varie
irregolarità nella tenuta dei documenti.

Da Milano a Hong Kong
Dalla documentazione acquisita presso la “Milano Maceri S.r.l.” risultarono alcune
esportazioni di materie plastiche transitate attraverso i porti di La Spezia e Ravenna.
Alcune di esse furono anche notificate ai competenti uffici doganali dalla società stessa,
come è risultato anche dai documenti acquisiti presso la dogana di La Spezia dal Corpo
Forestale dello Stato di Genova. La “Milano Maceri S.r.l.” avrebbe effettuato un
conferimento di materiale plastico definito “MPS”, nei confronti di una società belga di
Anversa, ma in realtà il caricamento dei containers era avvenuto su dichiarazioni
documentali di dogana con destinazione Hong Kong. Il conferimento venne effettuauo non
con formulario di identificazione, ma unicamente con documento di trasporto (DDT),
dichiarando, quindi, che il materiale venduto era “materiale plastico MPS”, ossia “materia
prima seconda” derivante dall’attività della stessa “Milano Maceri S.r.l.” . Si trattava, quindi,
di transazioni aventi ad oggetto materiali che venivano di fatto ceduti come materie prime
e che, per tale motivo, avrebbero dovuto essere accompagnati da idonea certificazione
attestante che il materiale era talmente puro da non essere più assoggettato al vincolo del
riutilizzo e quindi alla normativa sui rifiuti. Anche a una società con sede a Bibbiano (RE)
furono conferiti dalla “Milano Maceri S.r.l.” ingenti quantitativi di rifiuti tramite containers,
per i quali la presenza del sigillo si rivelò un chiaro indice che si trattava di
movimentazione di rifiuti effettuata fuori dal territorio nazionale, poiché per il normale
trasporto di rifiuti in Italia di norma non vengono utilizzati containers con sigillo, cioè da
nave. In seguito si accertò, tramite verifiche presso la dogana di Ravenna, che quei 29
containers furono spediti oltreoceano attraverso il caricamento su navi commerciali.
In collaborazione o con l’intemediazione delle società “Plast 2000 S.a.s.” con sede a
Mazzo di Rho (MI), “IVA S.r.l.” con sede a Bubbiano (RE), “Eco-Selekta Italia S.r.l.” con
                                                38
sede a Salorno (BZ) la “Milano Maceri S.r.l.” vendette rifiuti a società – mai definitivamente
identificate - aventi sede di carattere fiscale e commerciale a Hong Kong, che credevano
di acquistare plastica, violando la normativa nazionale e internazionale sui rifiuti. Ne era
ulteriore testimonianza il fatto che nel materiale documentale vagliato dal Corpo Forestale
dello Stato erano stati rinvenuti reclami dei destinatari del materiale plastico conferito dalla
“Milano Maceri S.r.l.” e spedito dalla “IVA S.r.l.” a Hong Kong, materiale ritenuto non
idoneo ad una corretta lavorazione ai fini dell’immissione nel mercato cinese delle materie
plastiche. Analogamente venne rinvenuta documentazione, a conferma della regolarità e
della frequenza delle spedizioni per ingenti quantitativi di rifiuti plastici ad Hong Kong e ad
ulteriore riprova delle effettive caratteristiche del materiale trattato, che testimoniava
l’esistenza di un contenzioso fra quest’ultima società e la “Eco-Selekta”: una serie di
missive commerciali, contenenti contestazioni in ordine alla qualità del materiale conferito
e destinato al mercato cinese, ritenuto, dal cliente estero, “materiale da discarica”.
Per capire il valore economico di questo tipo di traffici illeciti agli investigatori è stato
sufficiente analizzare l’offerta per una singola vendita di bottiglie PET imballate, scritta su
carta intestata della “Milano Maceri S.r.l.” e indirizzata alla “Plast 2000 S.a.s.” con
indicazione del prezzo, 30 lire al chilo esenti IVA, e dei quantitativi, dalle 2.500 alle 3.000
tonnellate (per un totale di 90 milioni di lire, equivalenti a circa 47 mila euro) oltre la
modalità di pagamento e di conferimento. Allegata all’offerta di vendita vi era anche la
relativa accettazione su foglio con timbro della “Plast 2000 S.a.s.”, contenente la conferma
dell’ordine, i quantitativi, la tipologia del materiale.

Il processo e le sentenze
I rifiuti trattati dalla “Milano Maceri S.r.l.” ed in relazione ai quali sono state accertate il
maggior numero di irregolarità corrispondono alle seguenti tipologie (come previste dalla
classificazione in base ai codici CER):
- carta e cartone
- imballaggi in plastica
- imballaggi compositi
- imballaggi in più materiali
- assorbenti, materiali filtranti, stracci, indumenti protettivi
- frazione non composta di rifiuti urbani e simili
- plastica di piccole dimensioni
- residui di pulizia delle strade
- rifiuti urbani misti.

Per questi illeciti sono state imputate 14 persone, per lo più legali rappresentanti o dirigenti
delle varie società coinvolte nell’indagine.
Il Tribunale di primo grado, nel 2003, ha ritenuto colpevoli 8 di questi imputati per i
seguenti reati:
    - realizzazione e gestione di discarica abusiva di rifiuti speciali non pericolosi
    - inosservanza dei provvedimenti dell’autorità
    - falsità in registri e notificazioni
    - gestione di rifiuti speciali non pericolosi senza autorizzazione
    - spedizioni transfrontaliere di rifiuti speciali non pericolosi senza la prescritta notifica
       agli uffici regionali e senza la prevista fideiussione (traffico illecito di rifiuti).

In totale sono stati comminati 67 mesi di pena detentiva e 44 mila euro di pena pecuniaria,
oltre al risarcimento dei danni alle parti civili e alla bonifica dei luoghi, alla cui realizzazione
è stata subordinata la concessione della sospensione condizionale della pena.
Alcuni mesi dopo si è svolto il processo di appello, che ha confermato in toto la sentenza
di primo grado.


                                                39
Nel 2004 è arrivata la sentenza definitiva della Corte di Cassazione, che ha confermato
nella sostanza l’insieme dell’impianto accusatorio di primo grado, salvo prevedere la
prescrizione per alcune delle posizioni marginali.

Questo importante procedimento avrebbe avuto un'altra storia - e probabilmente un altro
tipo di condanne - se all’epoca dei fatti fosse già stato in vigore l’art. 53-bis del Decreto
Ronchi. Votato anche grazie alla pressione politica svolta da Legambiente, ha introdotto il
delitto di “organizzazione di traffico illecito di rifiuti”. Infatti questo reato – l’unico delitto di
tutta la normativa ambientale - prevede la pena della reclusione da uno a sei anni,
aumentabile fino a 8 anni in caso rifiuti radioattivi e, come tutti i delitti, tempi di prescrizione
più lunghi, la possibilità di effettuare intercettazioni ambientali e in generale di utilizzare
strumenti più efficaci per il contrasto delle condotte criminose. Come si è visto nel capitolo
dedicato alla “Rifiuti Italia S.p.A.”, dal momento in cui è entrato in vigore si è rivelato
un’utile arma per iniziare a conoscere e colpire in modo significativo le organizzazioni
criminali dedite ai traffici di rifiuti.

Il Premio Ambiente e Legalità in provincia di Milano 2005
Il Premio “Ambiente e Legalità in provincia di Milano” nasce con l’intento di dare visibilità e
il giusto riconoscimento a quanti, soggetti della società civile - singoli o associazioni - e
istituzioni - enti territoriali e forze di polizia - operano in difesa della legalità in campo
ambientale.

I premiati
Ecco l’elenco dei premiati per il 2005:
Polizia Locale della Provincia di Milano, per le seguenti operazioni:
      Polizia Locale della Provincia di Milano - Comando Territoriale Nord/est
Il Comando territoriale Nord/Est del Corpo della Polizia Provinciale di Milano si è distinto
nell'attività di contrasto all'illegalità ambientale in diverse occasioni. Nel luglio del 2005 ha
svolto un’importante azione nei comuni di Milano, Melzo e Segrate che, in collaborazione
con il Corpo Forestale dello Stato, ha permesso di sventare un'articolata gestione abusiva
di decine di migliaia di tonnellate/anno di rifiuti speciali. L'operazione, denominata “Gioco
delle tre carte”, ha permesso di scoprire una complessa attività che consisteva
nell'aggirare i controlli e le diffide della Pubblica Amministrazione, utilizzando ufficialmente
le autorizzazioni in corso di validità. Di fatto i soggetti incriminati si servivano di impianti
per lo smaltimento di rifiuti non autorizzati a danno di enti pubblici oltre che di
inconsapevoli società private. In seguito all'intervento della Polizia Provinciale e del Corpo
Forestale dello Stato l'attività illegale è cessata, le autorizzazioni sono state revocate, gli
impianti sequestrati e i rifiuti pericolosi giacenti sono in via di smaltimento.
      Corpo Polizia Provinciale di Milano (sezione Nucleo Mobile)
Il Nucleo mobile del Corpo di Polizia Provinciale di Milano ha provveduto a porre sotto
sequestro diverse zone adibite a discarica abusiva di rifiuti, risultati in diversi casi anche
pericolosi (eternit, cemento armato, rifiuti ingombranti, etc.). Le aree sequestrate coprono
una superficie molto ampia e in un caso (ovvero in località Cascina Alemagna a Sedriano)
si è già proceduto a bonifica del sito.
      Polizia Locale della Provincia di Milano, Comando Territoriale di Milano
Sulla base di una denuncia di un cittadino, sono state effettuate ricerche volte
all'individuazione di una discarica interrata abusiva di notevoli dimensioni contenente
eternit.
Nel mese di marzo 2004 un cittadino ha inviato una denuncia circostanziata circa
l'interramento di eternit ed altri rifiuti pericolosi al Comando dei Carabinieri per la Tutela
dell'Ambiente. A causa di disguido la lettera è stata recapitata all'ARPA di Milano e quindi

                                                 40
indirizzata al dirigente della Unità Suolo Bonifiche e Rifiuti. Il dirigente ha contattato
l'ufficiale responsabile del Comando Territoriale della Polizia Provinciale di Milano, che ha
organizzato, con l'ausilio di altri enti, una ispezione nell'area appartenente all’azienda,
dopo aver ottenuto apposito decreto da parte dell’Autorità Giudiziaria. L'ispezione,
effettuata con strumenti di prospezione geologica, ha dato esito positivo e ha permesso
l’individuazione nel sottosuolo di una vasta area corrispondente alla strada interna di
collegamento, al di sotto della quale era stata interrata la copertura di circa 3000 mq di
eternit (stima). L'area è stata poi sequestrata e successivamente bonificata.

Corpo Polizia Municipale del Comune di Milano, per le seguenti attività:
      Nucleo Ambiente Polizia Municipale – Milano. Sequestro di due impianti inquinanti
Il nucleo ambientale della Polizia Municipale della città di Milano ha posto sotto sequestro
due aziende milanesi che scaricavano sostanze inquinanti direttamente nella rete fognaria.
Le segnalazioni degli scarichi abusivi sono pervenute dal gestore del depuratore di San
Rocco a Milano.
All'inizio del 2005 la Degremont, che gestisce il depuratore, ha segnalato la presenza di
materiale “tipo carta” che ha intasato le griglie e il nastro trasportatore del depuratore. Per
risalire ai colpevoli sono state posizionate all’interno dei condotti micro-telecamere, che
hanno permesso di individuare l'origine dello scarico. Si è così risaliti ad una cartiera, che,
una volta individuata, è stata posta sotto sequestro giudiziario.
Pochi mesi dopo, precisamente a maggio, la Degremont ha segnalato un altro scarico
abusivo ancora più pericoloso del precedente. Questa volta si trattava di metalli pesanti
altamente inquinanti: lo scarico era quello di un'industria galvanica nella zona Gratosoglio
–Vigentina. Il proprietario di questa fabbrica, per risparmiare sullo smaltimento dei prodotti
chimici ancora presenti negli impianti dismessi, dopo la chiusura dell'attività, aveva deciso
di scaricarli nelle fogne. Questi scarichi composti da nichel, acidi, cromo e altri metalli
pesanti hanno provocato ingenti danni all'impianto di depurazione di San Rocco, poiché si
è verificata la distruzione dei batteri e dei fanghi attivi che svolgono la depurazione, per cui
per alcuni giorni l'impianto non è stato in grado di depurare.
In questo caso per risalire ai colpevoli è stata fatta l'analisi chimica della acque che ha
permesso di risalire all'azienda responsabile. Anche questa azienda è stata posta sotto
sequestro
      Polizia Giudiziaria Sede c/o Procura della Repubblica di Milano - Polizia Giudiziaria
         Aliquota Polizia Locale. L’attività della “Aliquota 2 Ambiente”
Nel 1992 è stata creata presso la Procura della Repubblica del Tribunale Ordinario di
Milano una struttura formata da 3 unità detta "Aliquota 2 Ambiente". Essa è nata dalla
necessità di avere del personale di Polizia Giudiziaria specializzata nelle materie
ambientali. L'Aliquota 2 Ambiente all'inizio è stata delegata ad accertamenti per reati legati
ad emissione elettromagnetiche, maltrattamento di animali, importazione illegale di fauna
ed inquinamento acustico. Col passare del tempo si è resa necessaria l’istituzione
dell'Aliquota Rumore, in quanto vi erano numerosissime richieste d'intervento per molestie
acustiche.
Nel corso di questi anni il personale si è specializzato e ha perfezionato il proprio bagaglio
professionale, attraverso la partecipazione a corsi e seminari di aggiornamento e ha
imparato a operare con strumentazioni di avanguardia. La creazione di questa Unità ha
portato ad un aumento delle denunce e dei casi di intervento, dovuto sia al fatto che la
cittadinanza può verificare l’esistenza di uno “sportello istituzionale” costituito da persone a
cui possono rivolgersi personalmente, sia grazie ad un’azione di vigilanza più attenta e
puntuale, svolta anche attraverso l’utilizzo di apparecchiature fonometriche.




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Corpo dei Guardiaparco del Parco del Ticino, con particolare riferimento all’attività
del Comandante Davide Corbella
Traffico internazionale di rifiuti
Per la prima volta in Italia una sentenza della Corte di Cassazione ha sancito il reato di
traffico illecito internazionale di rifiuti a seguito di indagini iniziate a Bareggio e Settimo
Milanese.
Il processo penale è iniziato il 15 maggio 2002, con una prima sentenza del Tribunale di
Milano in data 13/06/2003, a cui è seguita nel marzo 2004 quella della Corte d’Appello di
Milano e infine quella definitiva della Corte di Cassazione il 14/04/2004. Il processo e le
sentenze hanno riconosciuto la sussistenza dei reati legati alle spedizioni transfrontaliere
di rifiuti.
Davide Corbella è un Pubblico Ministero delegato all’attività d’udienza del Pool Ambiente
della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Milano, Ufficiale di Polizia
Giudiziaria e Comandante della Polizia Locale del Consorzio Parco Lombardo della Valle
del Ticino, che ha sostenuto l’accusa durante il processo ed è riuscito a provare la
sussistenza dell'attività illecita.
I responsabili del traffico illecito utilizzavano permessi ed autorizzazioni per la cernita e il
riutilizzo dei rifiuti che invece venivano spediti ad Hong Kong tali e quali. Si trattava di
un’organizzazione piuttosto complessa e articolata che riusciva a procurarsi documenti
falsi per eludere i controlli e a declassare i rifiuti sotto altre tipologie, facendo si che
anziché essere riutilizzati o riciclati venissero venduti a Hong Kong come materie prime
per l’industria tessile, truffando anche gli acquirenti stranieri che ricevevano rifiuti non
riciclabili, né in alcun modo riutilizzabili nel ciclo produttivo.

Gruppo 5 di Vigilanza Ecologica Volontaria (GEV) - Milano
Recupero di un tratto del Lambro Meridionale
Un tratto del Lambro meridionale era ostruito da tonnellate di rifiuti e carcasse putrescenti
di animali. Numerose segnalazioni e richieste di intervento erano state fatte dai cittadini.
Nessun ente si riteneva competente, per cui non veniva presa alcuna iniziativa per la
bonifica del tratto di fiume.
Il responsabile del Gruppo 5 di vigilanza Ecologica Volontaria di Milano ha deciso di
individuare di chi fosse la responsabilità. Operazione che è risultata difficile, perché non
era chiaro chi avesse la competenza di quel tratto di fiume, poiché la normativa è diversa
a secondo che si tratti di "reticolo idrico principale" o "reticolo idrico minore". Acclarato
che il fiume Lambro si configura come reticolo idrico principale, la competenza è risultata
essere dell'AIPO (ex Magistrato del PO).
Ai primi di marzo del 2005 il responsabile del Gruppo 5 prende contatto con il responsabile
dell’AIPO, il quale non era a conoscenza del problema di quel tratto di fiume e dispone,
dopo alcune verifiche, la raccolta e lo smaltimento del materiale ostruente. Il Gruppo 5 non
si ferma alla segnalazione ma continua a restare in contatto con l'AIPO per una soluzione
duratura del problema. Infatti fornisce anche delle soluzioni per evitare che tale problema
si verifichi di nuovo: suggerisce di sistemare una griglia mobile per fermare i rifiuti portati
dal Lambro.
Pochi giorni dopo iniziano i lavori di bonifica, operazione che è durata più di 20 giorni e
anche in questo caso la presenza delle GEV è stata costante nel controllare l’andamento
dei lavori.

Le Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) del Parco Nord di Milano
Attività nel Parco e identificazione dei responsabili di abbandono di rifiuti
Le Guardie Ecologiche Volontarie offrono la loro opera gratuitamente per la difesa
dell’ambiente fin dal 1990, quando è iniziata l’attività delle GEV del Parco Nord di Milano.
Nel frattempo si sono svolti vari corsi di formazione che hanno consentito di avvicinare
nuove persone, portando il numero delle guardie volontarie da 6 a 83 unità, che svolgono

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la loro attività anche nei giorni festivi e di notte. Nel 2004 si sono svolte complessivamente
24.000 ore di servizio.
Ecco le principali attività delle GEV del Parco Nord di Milano:
-Vigilanza del Parco per il rispetto del Regolamento d’Uso e per limitare gli atti di
vandalismo, l’abbandono dei rifiuti e altri episodi pericolosi per il Parco.
-Visite guidate sia a piedi che in bicicletta per far conoscere e apprezzare il Parco.
-Salvataggio rospi: le GEV del Parco Nord collaborano con le GEV della Val Cavallina, sul
Lago d’Endine per il salvataggio dei rospi. In concomitanza con le migrazioni riproduttive
degli anfibi il gruppo garantisce il proprio supporto una sera alla settimana. Si riescono a
salvare fino a 5.000 esemplari. Nel territorio del Parco Nord le GEV provvedono alla
raccolta delle uova di Rospo Smeraldino, deposte in pozze d’acqua temporanee e al loro
trasferimento in bacini d’acqua stabili.
-Nidi artificiali: vengono posizionate delle cassette sugli alberi, tenendo conto di vari fattori
tra cui l’orientamento rispetto al sole, l’altezza e le condizioni della pianta ospite. In
autunno si procede al censimento e alla pulizia delle cassette. Questa operazione
permette di individuare l’uccello ospitato. E’ stato anche posizionato un nido per rapaci
notturni (Allocco)
-“Boschetto GEV”: è una zona del Parco dove è rimasta la vegetazione originaria. Le GEV
provvedono alla sua tenuta per la crescita della vegetazione spontanea. In questa zona è
possibile solo l’accesso a piedi e non sono ammessi i cani.
Episodi specifici segnalati:
11/09/2004: Una pattuglia di Carabinieri di Cusano Milanino ha portato alle GEV del parco
una biscia dal collare (Natrix natrix) catturata in un cortile privato. La biscia è stata liberata
presso la vasca del Boschetto GEV.
28/11/2004: Viene localizzato del materiale abbandonato, vengono svolte delle verifiche
specifiche, che hanno permesso di individuare gli obbligati in solido al ripristino dei luoghi
e successivamente il recupero dell’area.

“Vita da Cani” - Associazione a tutela dei diritti degli animali
Il primo parco-canile in Lombardia e la “rieducazione” di cani provenienti dai
combattimenti
“Vita da Cani” è un'associazione ONLUS, attiva nella difesa degli animali. L’obiettivo
principale dell’associazione è la liberazione degli animali da qualsiasi forma di violenza,
dalla vivisezione allo sfruttamento, dal maltrattamento all’utilizzo nel racket dei
combattimenti clandestini.
Con fondi propri l'associazione “Vita da Cani” ha realizzato una struttura modello,
recuperando l'area abbandonata di un vecchio depuratore nel comune di Arese. L’idea è
quella di creare un nuovo modo di pensare e organizzare lo spazio per accogliere gli
animali, non più un’area poco accessibile ai visitatori e poco accogliente per i cani, ma
un’area verde dove i cani sono liberi e possono socializzare tra loro e con le persone che
visitano il parco. Per finanziarsi si segue la filosofia che i cani “ricchi” paghino per quelli
“poveri”. Vengono organizzate delle manifestazioni, dei servizi e delle attività che
permettono di recuperare le risorse finanziarie per mantenere il parco canile.
Il parco-canile è stato inaugurato il 24/09/2005 e oltre ai randagi ospita i cani pericolosi
provenienti dai combattimenti, i cani disabili che qui possono fare fisioterapia e per i quali
secondo necessità vengono realizzati carrellini per consentirne il movimento.
I fondi stanziati dalle amministrazioni pubbliche non sono sufficienti a gestire il parco
canile, per cui, come si accennava, vengono usati gli utili derivanti dalle attività
commerciali della struttura. Queste risorse vengono utilizzate anche per la realizzazione di
campagne di sterilizzazione e di sensibilizzazione sui problemi inerenti i diritti animali.
“Vita da Cani” ha avviato - oramai dal 1998 - il progetto DL4, cioè il recupero dei beagle da
laboratorio, che nel parco-canile vengono riabilitati.
Altro progetto importante è "SOS Maltrattamenti" con un numero di telefono per ricevere

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segnalazioni, che vengono girate a un gruppo di volontari con un’esperienza consolidata,
che effettua i controlli e, di concerto con ASL e Comuni, effettua, se necessario denunce e
sequestri degli animali.
“Vita da Cani” oltre all’adozione diretta degli animali ha anche messo in piedi un progetto
di adozione a distanza degli animali per contribuire alle spese di mantenimento degli
animali ospitati nel parco-canile. E' comunque possibile andare a trovare il cane “adottato”
ed instaurare con lui un concreto rapporto d'amicizia, riceverne notizie e foto.

Comune di Buccinasco – Servizio Ecologia, per le seguenti operazioni:
 Discarica abusiva a Buccinasco
Nel luglio 2004, in località "Cascina Terradeo", compresa entro i confini territoriali del
Parco Agricolo Sud Milano, è stata rilevata la presenza di una discarica abusiva
ampiamente documentata da fotografie scattate dai tecnici del Servizio Ecologia del
Comune di Buccinasco, nonché dal verbale redatto da una Guardia Ecologica Volontaria
operante nella zona. I rifiuti depositati erano di vario tipo: eternit, batterie esauste,
elettrodomestici, parti di veicoli e macerie .
Il 6 ottobre 2004 il Coordinatore dei Lavori Pubblici del Comune di Buccinasco ha emanato
un atto amministrativo per ordinare alla società “Sviluppo Immobiliare Coiro S.r.l.”,
proprietaria dell’area, di rimuovere entro 15 giorni i materiali depositati, di conferire a
smaltimento i materiali, tagliare i rovi ed erbe infestanti e di ripristinare l’area per la tutela
della salubrità pubblica e nel rispetto dell’igiene e decoro dei luoghi. L’ordinanza è stata
poi trasmessa, per gli adempimenti di competenza, anche al Settore Polizia Locale del
Comune di Buccinasco e alla Provincia di Milano.
Alla fine di ottobre la società “Sviluppo Immobiliare Coiro” ha comunicato di aver
provveduto a ripulire l’area e a sgomberare il materiale accumulato. Ai primi di novembre il
Dirigente del Servizio Ecologia comunale ha effettuato un sopralluogo congiunto con un
rappresentante dell’azienda, per verificare che la stessa avesse provveduto allo sgombero
dei materiali abbandonati e al ripristino dell’area.
 Recupero della Cava Cavalieri a Buccinasco
15/01/2005 - Le guardie Ecologiche Volontarie della Provincia di Milano segnalano la
presenza di eternit, abusivamente scaricato nelle campagne di Buccinasco nella località
“Cava Cavalieri”. Molto probabilmente lo scarico è avvenuto di notte tra il 12 e il 14
gennaio, dato che la zona è costantemente sotto controllo e nei giorni precedenti non
erano stata rilevata la presenza di rifiuti.
17/01/2005 - Consegna del rapporto di servizio delle GEV al Comune di Buccinasco,
assieme a 3 foto del luogo.
Appena ricevuta la comunicazione il Servizio Ecologia del Comune di Buccinasco chiede
un preventivo di spesa a una ditta specializzata per la raccolta, il trasporto e lo
smaltimento delle lastre di eternit.
10/02/2005 - Viene pubblicata la determinazione che affida alla ditta specializzata
l’intervento di bonifica sulla base delle indicazioni dell’ASL.
15/02/2005 Viene Trasmessa alla ditta “Ecol-Service” la comunicazione di affidamento
incarico.
Prima della fine di febbraio l’area viene ripulita e l’eternit incapsulato e trasportato presso
un impianto autorizzato per lo smaltimento.

Il Gruppo Autonomo Pensionati Attivi – Comune di Vanzago
Tutela del verde e controllo dei boschi
Un gruppo di giovani pensionati vanzaghesi, amanti della campagna e delle passeggiate
nel verde, tre anni fa ha deciso di difendere i boschi e le aree a verde pubblico dall’inciviltà
di alcuni. Coinvolgendo altri amici e facendosi prestare un autocarro dal Comune o un
trattore da un agricoltore, hanno dato avvio a periodici interventi di pulizia, rimuovendo gli
scarichi abusivi di grande entità, ma anche solo bottiglie sparse o piccoli rifiuti da prati,
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boschi e strade vicinali. Questi interventi, ripetuti con frequenza, hanno permesso il
recupero di aree che nel corso degli anni erano diventate vere e proprie discariche,
restituendo a tutti i cittadini la possibilità di fruire delle aree verdi presenti nel territorio
vanzaghese, senza imbattersi nell’immondizia, nei rottami o nelle siringhe abbandonate.
Alcune di queste attivissime persone si preoccupano, in estate, anche dell’irrigazione di
alberi e verde in aree pubbliche. Inoltre, in sella alle loro bici, effettuano con costanza il
monitoraggio delle strade vicinali e dei boschi, così da segnalare immediatamente nuovi
scarichi o situazioni di inquinamento.
Questo gruppetto di amici, la cui preziosa attività non è nota alla maggioranza dei cittadini,
proprio per la spontaneità delle iniziative e la discrezione con la quale vengono effettuate,
si è simpaticamente battezzato GAPA (Gruppo Autonomo Pensionati Attivi). Il GAPA non
è un’associazione riconosciuta, e vede uniti dall’amore per la natura e da uno straordinario
senso civico 14 amici. Gli encomiabili componenti del GAPA, inoltre, ogni anno
partecipano all’iniziativa “Puliamo il Mondo” di Legambiente: anche il 25 settembre del
2005, in occasione di questa iniziativa hanno pulito parchi e boschi della zona.

Associazione EcoVolontari del Comune di Solaro
Perlustrazioni su biciclette elettriche e controllo dei rifiuti
A febbraio del 2005 nel Comune di Solaro parte il progetto "EcoVolontari".
Viene istituito un gruppo di 12 volontari ecologici, divisi su 12 zone del territorio col fine di
monitorare il territorio e sensibilizzare i residenti ad una corretta raccolta differenziata e
maggiore attenzione all'ambiente. I volontari sono stati formati in un incontro che li ha
istruiti sulla corretta raccolta differenziata, organizzato dall'Ufficio Tecnico comunale e con
una visita guidata al forno inceneritore di Desio, per approfondire il percorso dei vari rifiuti
raccolti. Sono state consegnate ai volontari delle biciclette elettriche per permettere un
controllo più capillare delle varie zone. Ogni mese viene allestito un punto informativo
presso le manifestazioni cittadine che si svolgono sul territorio. I risultati ottenuti sono
molto soddisfacenti, in quanto i volontari sono stati individuati come figure di riferimento
per i cittadini.
Le attività degli EcoVolontari:
a) Monitoraggio del sistema di raccolta differenziata di rifiuti, verificando la funzionalità dei
contenitori e segnalando all'Ufficio Ambiente del comune la necessità di spostamenti o
svuotamento di alcuni di essi. Tramite l'apertura di sacchi abbandonati sono diminuiti i
casi di discariche abusive, perché la Polizia Municipale e l'Ufficio Ecologia hanno potuto
individuare i trasgressori.
b) Sondaggi presso le famiglie tramite la distribuzione di schede, per individuare eventuali
inefficienze e problemi nel sistema di raccolta dei rifiuti o difficoltà dei cittadini nel recepire
le indicazioni per la raccolta differenziata.
c) Controllo del corretto conferimento dei rifiuti nei distinti sacchetti e la presenza di
sporcizia fuori dai contenitori.
d) Piccoli interventi in occasione di riunioni condominiali per spiegare le novità sulla
raccolta differenziata.
e) Distribuzione di volantini e altro materiale informativo direttamente alle famiglie o presso
luoghi pubblici.
f) Visite presso le utenze che producono un maggior numero di rifiuti (attività commerciali
o industriali), per evidenziare problemi nel sistema di raccolta.

Classi prime e seconde dell’Istituto ITIS “Mattei”, ITC “Piero della Francesca”, Liceo
classico “P. Levi” di San Donato Milanese
La raccolta differenziata sui banchi di scuola
I ragazzi e le ragazze delle scuole superiori di San Donato Milanese hanno ideato e
realizzato una campagna di promozione della raccolta differenziata dei rifiuti, per un totale
di circa 100 ragazzi di 5 classi del 1° e 2° anno (Istituto ITIS “Mattei”, ITC “Piero della

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Francesca”, Liceo classico “P. Levi” di San Donato Milanese).
Hanno prodotto dei poster, rielaborati successivamente da grafici che ne hanno ricavato
dei manifesti, che sono stati poi affissi ( a partire dal mese di giugno 2005) sul territorio
comunale. Per realizzare i poster i ragazzi si sono dapprima documentati sullo stato di
fatto: come gestisce i rifiuti San Donato? Attua la raccolta differenziata? Con quali risultati?
Sulla base delle informazioni raccolte è stato quindi possibile pianificare una campagna
che da un lato sottolinea l'importanza di effettuare la raccolta differenziata, dall'altro
incentiva i cittadini a continuare sulla strada intrapresa. Il messaggio e l’obiettivo della
campagna sono il raggiungimento di percentuali di raccolta differenziata di rifiuti ancora
maggiori rispetto alle attuali, che peraltro sono attestate su buoni livelli.

I segnalati
Oltre ai premiati, sono stati segnalati, per la meritoria azione di tutela dell’ambiente, i
seguenti casi:

Raffaele Nizzero
Rumore e rifiuti combattuti con internet alla Cascina Gobba
Il degrado di via Padova nella zona di Cascina Gobba è un problema contro il quale i
cittadini devono quotidianamente combattere. Nonostante l’impianto di raccolta dei rifiuti
dell’AMSA sia a soli 500 metri, intorno alla cascina vi sono grandi quantità di rifiuti
abbandonati e la cura del verde pubblico è completamente assente. A questo stato di cose
si deve aggiungere che la tangenziale Est corre rasente la Cascina e il rumore prodotto
dalle auto in transito sul viadotto è notevolmente superiore ai limiti consentiti dalla legge,
così come risulta dalle diverse misurazioni effettuate dagli organi competenti durante
questi anni.
Per fornire un servizio d’informazione a disposizione di tutti sullo stato di abbandono della
zona, il signor Raffaele Nizzero, abitante della Cascina Gobba, ha inserito all’interno del
sito web www.cascinagobba.it una pagina dedicata alla situazione di Via Padova 393:
(www.cascinagobba.it/via padova393.html).
La costanza del Sig. Nizzero ha prodotto alcuni risultati, infatti dal giugno del 2005 l'AMSA
ha ripristinato il servizio di pulizia meccanizzata settimanale della via, che era stato
inspiegabilmente soppresso.

Circolo Legambiente di Crescenzago
Riqualificazione territoriale e rimozione di amianto
Il circolo Legambiente di Crescenzago nasce a gennaio del 2000, fondato da un gruppo di
persone che si batteva già da 10 anni per la difesa dell'ambiente. Il circolo nasce con
l’intento di salvaguardare il patrimonio artistico e ambientale della zona di Crescenzago,
vecchia frazione di Milano. A cominciare dalla fine degli anni ’70, i terreni agricoli furono
lottizzati per la costruzione di nuove abitazioni alle quali fece seguito il fenomeno
dell’abusivismo edilizio, che costituisce un attacco al paesaggio e all’ambiente della zona.
Molteplici sono le attività e le iniziative atte a promuovere la sensibilizzazione della
cittadinanza verso i temi della difesa dell’ambiente e del territorio. In particolare il circolo si
batte per il recupero delle zone degradate di Crescenzago, impegnandosi a chiedere la
riqualificazione di tali aree agli enti competenti e scendendo attivamente in campo. Come
a settembre del 2005, quando è stata organizzata una giornata di pulizia dell’area delle
baracche e dei magazzini abusivi nel quartiere Adriano, dove è stato rimosso un ingente
quantitativo di amianto.

Comitato in difesa del Ticinello
Tutela e valorizzazione di un corso d’acqua di pianura
Il 25 settembre 2004 il Comitato in difesa del Ticinello si è dedicato alla pulizia della roggia
Ticinello, del relativo alveo e del ponticello che attraversa tale corso d'acqua. Nell'arco di
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tre ore circa e su un percorso di 300 metri, i volontari hanno riempito tre cassonetti per la
raccolta del vetro, cinque sacchi gialli per la raccolta della plastica ed un cassonetto
dell'AMSA del volume di circa 5 metri cubi. Tale materiale era composto da copertoni e
batterie di automobili, materiale vario ferroso, carcasse di motorini e biciclette, lunghe
pezze di moquette, bacchette di veneziane, una targa di automobile, un lavello in
ceramica, la carcassa di una carrozzina, pezzi di lastre ondulate d'amianto. Quest'area,
ovvero il Borgo di Castellazzo risalente al 1400, è interessata anche da casi di abusivismo
edilizio. Dopo un ennesimo caso di abbandono di rifiuti lungo il corso del Ticinello, il
Comitato ha denunciato l'accaduto a Legambiente che è intervenuta presso le autorità
competenti e presso il Consiglio di Zona 5.
Il 18 giugno del 2005 è stata organizzata la festa: “Ticinello alla scoperta dei tesori
nascosti,” per far conoscere e promuovere quest’area, organizzando per l’occasione una
visita al ponticello del 1400, alla chiusa del 1700 e alla chiesa di S. M. Assunta.




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posted:9/16/2012
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