NOZIONI DI SOCIOLOGIA by k5Hct74

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									                 Sociologia generale


•   Dario Rei 2008-2009
•   Dimensioni del sociale (5 CFU)
•   Sociologie della globalizzazione (3 CFU)
             Dimensioni del sociale
•   1   Organizzazione
•   2   Occupazione e lavoro
•   3   Stratificazione e mobilità
•   4   Comunicazione
•   5   Sociabilità
•   6   Partecipazione
•   7   Protezione sociale e benessere
•   8   Socializzazione e infanzia
                   1. ORGANIZZAZIONE

•   L’impresa industriale organizza il lavoro superando il tradizionale schema
    della bottega artigiana nel sistema della manifattura ( fabbrica)
•   La manifattura accresce la divisione tecnica del lavoro(= scomposizione
    e separazione delle mansioni affidate a lavoratori diversi)e impianta su di
    essa una separazione di gerarchie, funzioni, ricompense.

•   Il    principio di organizzazione caratterizza la società industriale (Saint
    Simon,Comte: l’ organizzazione scientifica della società )
•   Organizzazione significa
•   Sia il modo di comporre un insieme (il lavoro “ha” una organizzazione in
    quanto viene organizzato)
•   Sia l’ insieme che in tale modo viene composto(l’impresa “è” una
    organizzazione)
              Organizzazione del lavoro

•   Tra 800 e 900 : il taylorismo-fordismo si autodefinisce organizzazione
    scientifica del lavoro perché dominata da un principio di forte e
    tendenzialmente totale razionalità sinottica(=considerare e controllare,
    dall’alto e dall’ esterno, tutte le componenti e tutte le attività
    dell’organizzazione)
•   I principi sono: standardizzazione dei processi/ predeterminazione delle
    operazioni/ incentivi e sanzioni ai lavoratori i/ economie di scala e grande
    dimensione
•   Negli anni 1930-50 il scientific management aggiunge la scoperta del
    “fattore umano”: le relazioni nei gruppi di lavoro, le relazioni con
    l’ambiente sociale influenzano la produttività
•   L’occupazione tipica della organizzazione tayloristico-fordista del lavoro
    è caratterizzata da: relativa stabilità, attese e prospettive di carriera;
    legami sociali definiti dalla posizione occupata nell’ apparato produttivo;
    protezione sociale connessa alla occupazione (welfare fordista) , rigidezza
    e chiarezza sul posto occupato nel sistema sociale
            Nuove culture organizzative

•   Dicotomie e contraddizioni del taylorismo-fordismo:
•   -progressione di carriera vs. dequalificazione,ripetitività del lavoro;
•   appartenenza(di azienda mestiere gruppo ) vs/ alienazione
•   identità (società dei produttori) vs conflitto sociale(sindacale, politico, di
    classe)
•   Crisi e trasformazione del Taylorismo-fordismo(anni 70-80)> TOYOTISMO
•   Principi : specializzazione flessibile/ produzione su domanda/ qualità
    totale dei prodotti e dei processi/ abolizione degli stoccaggi(just-in-time)/
    organizzazione più “piatta “
•   Il pensiero più recente sottolinea la distanza ffra dimensione
    organizzativa esplicita(funzioni, organi, tecnologie processi produttivi) e
    implicita( clima identità motivazione missione appartenenza). Le imprese
    sono viste come sistemi culturali non solo macchine produttive
                  Organizzazione a rete

•
•   Una rete è un insieme di punti(nodi) connessi da relazioni(contatti fisici,
    informativi ) ed    in grado di agire come sistema.
•    Proprietà della rete sono il suo grado di apertura(variazione dei nodi
    componenti), densità( numerosità e multilateralità delle relazioni),
    centratura( se esistono o no dei nodi a cui gli altri fanno riferimento)
•    Il modello reticolare è impiegato per analizzare gli intrecci fra
    organizzazioni (flussi finanziari e bancari partecipazioni azionarie
    incrociate, imprese transnazionali disseminate globalmente, ecc.).
•   V. A.Lomi,Reti organizzative.Teorie tecnica e applicazioni, Il Mulino,1991
•   A.Laszlo-Barabasi M Link.La scienza delle reti, Einaudi 2002
         2. OCCUPAZIONE E LAVORO

• Occupazione(lavoro) è l’ attività retribuita sul mercato del
  lavoro. La partecipazione al mercato del lavoro distingue fra Non
  forze di lavoro ( bambini, adolescenti ,anziani ritirati dal lavoro,
  disabili e inabili, casalinghe) e forze di lavoro( attivi: tutti coloro
  che sono presenti sul mercato di lavoro)
• Gli attivi comprendono: occupati stabili- occupati instabili - già
  occupati in cerca di nuova occupazione(disoccupati)- in cerca di
  prima occupazione
• Anche nelle NFL una frazione può essere considerata
  “disponibile a occuparsi a particolari condizioni”(orario
  spostamenti ecc)
• L’occupazione si distingue anche per durata nel
  tempo(indeterminato/determinato) e per orario(full time/part
  time)
      Altri dati italiani sull’ occupazione
•   2006- migliaia :
•         Occ.M        Occ F   -dip td   -dip pt cerca M   cercaF   Tasso att.
•
•
•   NORD 6876          4927    - 920     1248      196      267       66.2
•   CENT 2734          1935    - 447     505       128      174       62.0
•   SUD 4330           2187    -855      537       477      432       46.6
•   ITA     13939      9049    -2222     2290      801      873       58.4
•   M                          -1088     392                          70.5
•   F                          -1134     1898                         46.3
•   agricol                    -237      39
•   industr                     530      327
•   servizi                    -1455     1924
                         Il postfordismo /1
•   Il postfordismo è una transizione nel modo di produzione industriale classico verso
    forme più flessibili, leggere e adattabili a contesti più turbolenti e meno prevedibili
•   R./ Sennett( L’uomo flessibile,Feltrinelli 1999; La cultura del nuovo capitalismo, Il
    Mulino, 2006)analizza le conseguenze della fine dell’organizzazione taylorista-
    fordista con l’emergere di una nuova organizzazione del lavoro che combina
    postfordismo, flessibilità e new economy
•   Per le imprese:
•   Difficoltà o impossibilità di strategie di lungo periodo
•   Riduzione delle dimensioni e outsourcing di funzioni
•   Favore a forme di lavoro flessibile e/o atipico (a durata determinata, temporanea,
    e/o a orario parziale ( regolare, stagionale, a chiamata ecc.).
•   Sostituzione nel lavoro del “progetto”(a contenuto e tempo definiti ) al “posto” (a
    contenuto e tempo indefinito).
                   Il postfordismo/2

• Conseguenze (negative) per le persone:
• Perdita di stabilità nel rapporto con il posto di lavoro e con
  l’occupazione in generale
• Incertezza delle fonti di reddito da lavoro
• Minore possibilità di controllare il proprio lavoro, in termini di
  autonomia,remunerazione, progressioni professionali, carriera
• Mobilità individuale fra posti meno programmabile, più
  contingente
• Perdita di importanza del lavoro nella costruzione dell’ identità
  personale
• Emergere di forme di lavoro neo-servile a scarsa tutela
  (immigrazione, traffici di persone,mercati criminali)
•
                       Neoartigianato?
•   Nel suo volume The Craftsman(Yale Univ.Press 2007)Sennett rivaluta ma il
    lavoro artigianale( manuale o immateriale), in continuità con una idea
    illuministica di attività produttiva, fondata su conoscenza, competenza ed abilità.
•   Esiste una connessione tra il modo in cui i lavoratori moderni concepiscono un
    buon lavoro e le abilità di tipo più tradizionali precedenti l’organizzazione
    scientifica del lavoro
•   “Tutti coloro che lavorano nella new economy,nell’ hi-tech,nella finanza, in società
    ad alto contenuto creativo, malgrado siano tutti altamente specializzati, si
    lamentano di non avere avuto la possibilità di sviluppare in modo soddisfacente le
    loro capacità”
•   Il lavoro neoartigianale è quello che si svolge “con dedizione assoluta” , credendo
    in quello che si fa e coltivando il piacere-dovere di farlo “al meglio”,con
    maestria, applicazione, durata
           La società postindustriale
•   La società postindustriale(D.COHEN;Tre lezioni sulla società postindustriale,Garzanti
    2007)emerge con la crescita di una economia centrata sui servizi immateriali , non
    legati alla fabbricazione di cose
•   Il passaggio al post-industriale(la “terza rivoluzione industriale”) è variamente
    collocato nel tempo a partire dagli anni 50-60, con più intensità dopo la
    rivoluzione microelettronica(avvento del microchip e dei computers) dagli anni
    Settanta ad oggi.
•   L’introduzione del termine post-industriale si deve a David Riesman(The lonely
    crowd,1953) seguito da Alain Touraineç1969)e Daniel Bell 1973). Una lontana fonte
    precedente è Arthur J.Penty Old worlds ofr new.A study of the Post-Industrial
    Syaye(1917)e Post-Industrialism (1922)
•   Per Touraine il postindustriale deriva dalla assunzione della scienza a fattore
    immediato di produzione(società p.i=società scientifica).Per Bell dalla crescita della
    occupazione in attività di servizi avanzati(“quaternario) e dalla produzione di valori
    simboli immateriali (formazione,comunicazione, leisure, salute, finanza ) come fattori
    economici principali
                        Postindustriale/2
•   Mentre la società industriale moderna insedia l’impresa nel suo territorio(in relazione
    alla disponibilità di energie, materie prime e forza lavoro) , il postindustriale
    disancora l’impresa dai radicamenti tradizionali, e ne dissemina l’organizzazione con
    modalità consentite dai nuovi sistemi di comunicazione( ICT)
•   Tipicamente postindustriale è la formazione di una economia/società della
    conoscenza(simboli comunicazione ecc.) dove al centro delle attività economiche si
    pone non più la funzione di produzione ma quella di consumo e servizi(v.GP
    FABRIS.Societing.Il marketing nella società postmoderna,Egea,2008
•   Nel processo postindustriale come economia della conoscenza possono tuttavia anche
    rientrare processi di reindustrializzazione/neoindustrializzazione: una vecchia
    base industriale innova nei processi e nei prodotti, si aprono attività di produzione
    basate direttamente su ricerca scientifica e alta tecnologia
•   Il postindustriale va perciò distinto dalla ripresa relativa di agricoltura, commercio,
    servizi e altre attività tradizionali a seguito della contrazione delle attività industriali
    (deindustrializzazione).
     3        STRATIFICAZIONE E MOBILITA’

•   Il concetto di stratificazione sociale fa riferimento al modo in cui una
    società è composta per gradi livelli posizioni (e conseguenti fattori di
    uguaglianza-diseguaglianza)
•   La struttura della società viene raffigurata per analogia (scala,
    piramide, rombo, fiasco, clessidra)
•   Viene analizzata
•   A)secondo scale delle        posizioni in cui gli individui si distribuiscono
    su diversi livelli
•   B) secondo gli aggregati- di diseguale importanza- a cui gli individui
    appartengono
          Stratificazione per livelli
•   Gli individui possono essere collocati su livelli diseguali attraverso
    indicatori di
•   -ricchezza( patrimonio/ reddito)
•    -prestigio ( reputazione dello status che detengono, della attività che
    svolgono)
•   -scolarità (anni di scuola frequentata titoli conseguiti)
•    -posizione nel lavoro(remunerazione, inquadramento contrattuale e/o
    giuridico)
•    potere (capacità di “controllare” altri)
•   Un criterio sintetico unidimensionale è lo status socioeconomico(SES) di
    un individuo, indicato dalla sua posizione occupazionale
•   In base al livello distinguiamo 3 fasce di stratificazione( upper middle
    lower) che possono essere ulteriormente divise in un totale di 6(3x2) o
    9(3x3)strati
                    Classi di reddito

• Le classi di reddito sono aggregati statistici che collocano gli
  individui in fasce a seconda del loro reddito(di norma annuale)
• La distribuzione sociale del reddito è data dalle quote di reddito
  che vanno a ciascun decimo(decile) degli individui che
  compongono la società. In una distribuzione perfettamente
  egualitaria, ogni decile disporrebbe di un decimo del reddito
  complessivo. L’ indice di Gini è una misura sintetica sulla
  diseguaglianza della distribuzione, variando da 0= totale
  eguaglianza a 1=totale diseguaglianza( tutto il reddito a un solo
  decile)
• Il rapporto fra la quota di reddito che va al 1.o decile e quella che
  va all’ultimo indica l’ampiezza della polarizzazione.Cosi pure il
  rapporto fra il reddito dei manager di una azienda e il reddito
  medio degli addetti della stessa ecc.
        Diseguaglianze di reddito(Italia)

•   Secondo Indagine ISTAT 2004 (su un campione di 22 mila famiglie e 56 mila
    individui rappresentativo della popolazione italiana) il quintile superiore
    disponeva del 40,8% del reddito complessivo il quintile inferiore del
    7%(Indice di Gini O, 331)
•
•   Le diseguaglianze nel reddito disponibile delle famiglie si riflettono nel
    tenore di vita(investimenti consumi risparmi) in relazione a :
•   composizione della famiglia (numero di percettori e di persone a carico)
•   titolarità del possesso della propria abitazione(costi e risparmi)
•   potere di acquisto del reddito disponibile in relazione al costo della vita(
    più alto al Nord e nelle grandi città).
            Altri criteri di stratificazione

•   Il prestigio( onore, rango , status) si indaga attraverso i giudizi di
    reputazione,ossia il valore socialmente assegnato alla diverse attività e condizioni
    sociali
•   Un esercizio di reputazione è il seguente: :” In questo elenco di attività
    professionali: Medico giudice scienziato avvocato imprenditore manager politico
    archietto calciatore scrittore commercialista prete cantante modello o velina
    sindacalista disc-jockey ,a quale attribuite maggiore prestigio?” La sequenza
    discendente (da medico :massimo prestigio> a disc jockey : minimo) è emersa
    da un sondaggio su un campione rappresentativo di Italiani (2006)
•   Il potere indica la capacità di disporre di (controllare) altri; può essere
    economico, politico, culturale ecc.
•   Una “quarta scala” di stratificazione (che si ricollega al prestigio) è data dal
    valore simbolico mediatico della immagine di cui gli individui sono accreditati
    (Bourdieu l’ha chiamata distinzione)
            Squilibri interposizionali
•   Gli individui tendono ad assumere su differenti scale di stratificazione posizioni
    allineate ( ricco= prestigioso = potente/ povero= non prestigioso= debole ecc.
•   I disallineamenti (ricco ma non potente, ricco ma non prestigioso, povero ma
    prestigioso, debole ma non povero ecc.) evidenziano delle incongruenze(squilibri)
•   Conseguenze: passività(i nobili decaduti); mobilitazione individuale(es. neoricchi
    che cercano di essere potenti o colti ); movimenti collettivi ( colti e poveri che
    cercano di essere ricchi o potenti ). Rientrano nella logica degli squilibri:
•   La rivoluzione delle aspettative frustrate”( stop ad aspettative di mobilità che prima
    erano in costante aumento) : spiegazione data da Tocqueville alla genesi della
    rivoluzione francese
•   panico da status: reazione al timore di perdere vantaggi differenziali , di scivolare
    verso posizioni inferiori che si erano (e si ritenevano) superate
•   erosione delle posizioni intermedie ,che diventano più instabili e difficili da
    mantenere(effetto clessidra)
•
                                Classi e ceti

•    Passando agli aggregati collettivi, la struttura presenta classi e ceti
•    La società europea preindustriale era una società di ceti dotati di rango ( e
    onore) diseguale .La dimensione cetuale permane in aspetti culturali e
    professionali della società attuale ( avvocati o militari sono ceto, non una classe )
•   La società industriale si è strutturata per classi economiche.
•   Per Marx le classi (proprietari terrieri,borghesia capitalistica, lavoratori salariati,
    sottoproletariato ecc. ) derivano dai rapporti sociali di produzione. Per Weber le
    classi derivano dalla posizione degli individui sul mercato( proprietà, reddito,
    occupazione) e dalla conseguente disparità oggettiva nelle opportunità di vita

•   L’appartenenza di classe e di ceto determina specifici “modi di vita”(ways of life”)e
    stili di vita(styles of life)
                      Classi sociali( Italia)

•   Sylos Labini: cinque grandi insiemi di classi in Italia(anni 70-80):
    borghesia(imprenditori liberi professionisti,managers,dirigenti) / piccola borghesia
    parzialmente autonoma(rurale e urbana)/ classi medie di impiegati (pubblici e
    privati)/ classe operaia(rurale industriale di servizi)/ sottoproletariato
•   Goldthorpe( Gran Bretagna) : individua le classi per occupazione e grado di
    controllo sul proprio lavoro: grandi imprenditori/ professionisti dirigenti tecnici
    superiori/Impiegati / piccoli imprenditori e artigiani/ tecnici inferiori,capi di
    lavoratori manuali/ lavoratori manuali(operai) industriali qualificati/ lavoratori
    manuali non qualificati
•   Schizzerotto(anni 90) considera anche le credenziali educative: grandi e medi
    imprenditori/professionisti/dirigenti/ classe media impiegatizia/piccola borghesia
    urbana: imprenditori minori , /self employers/ piccola borghesia rurale(coltivatori
    diretti)/classe operaia urbana/classe operaia rurale
•   Magatti e De Benedictis(anni 2000) :imprenditori finanzieri e industriali/ dirigenti
    professionisti / ceti medi autonomi e dipendenti/ ceti popolari/ sottoclasse
      Classi nella società postindustriale

•   Ad alta sicurezza di impiego (1/3)
•   1% elite cosmopolite(amministrazione pubblica e imprese, gradini più alti delle
    occupazioni professionali)
•   9% professionisti e manager
•   22% esperti di informatica/tecnologia( lavoratori Apple Mac)
•   A minor sicurezza di impiego (2/3)
•   18% lavoratori informatizzati(comprende le attività di tipo impiegatizio)
•   10% piccoli imprenditori
•   22% lavoratori di servizi modesti(Big Mac)
•   15% operai industriali
•   3% agricoltori
•   Fonte Giddens L’Europa nell’ età globale,2007,p.71(% riferite a individui,non ai
    nuclei famigliari)
                                    Ceti

•   Mentre la società preindustriale aveva ceti rigorosamente distinti per
    rango(“noblesse oblige”, “vil meccanico”), oggi la collocazione di ceto
    orienta soprattutto l’agire di consumo
•   Bourdieu analizza il campo sociale del consumo con la combinazione di
    capitale economico e capitale culturale. Schematicamente ceti ricchi e
    colti, poveri e colti,ricchi e incolti, poveri e incolti
•   Elementi di distinzione cetuale        sono: tenore di vita, beni di
    consumo,disponibilità di ricchezza mobile e immobile, tipo di casa e di
    residenza, disponibilità di tempo libero, scuole e università frequentate dai
    figli, immagine e considerazione sociale.
•   Nella società di massa si passa da “ways of life” , riconoscibili per ceti, a
    “stili di vita” più frammentati e frutto anche di scelte ed atteggiamenti
    individualizzati.
          Indicatori di stili di vita(Italia)

•   Famiglia: vivono in famiglia con CF donna che lavora(1%)-sono poveri(13)-vivono
    in affitto(19)-hanno un animale in casa(41)-sono favorevoli al divorzio(77) hanno
    almeno una autovettura (86)
•   Cultura: leggono almeno un libro al mese(6) usano il dialetto in casa(34), non
    leggono nessun quotidiano(44), lo scorso anno non hanno letto libri(56) sono
    analfabeti informatici(59) leggono l’oroscopo(75) si servono della tv come fonte di
    informazione(99)
•   Credenze : sono di fedi non cattoliche(2) , considerano la religione fondamentale
    per la vita(23)-si sposano col rito civile(31) ,considerano l’embrione un essere
    umana(64) credono negli angeli(67), conoscono il nome della loro parrocchia(78),
    sono battezzati(95)
•   Salute e bioetica: soffrono di dislessia(5)-ricorrono all’omeopatia(8) hanno
    disturbi alla vista(11) soffrono di depressione(17) , fumano(26), sono
    sovrappeso(33) , si dichiarano soddisfatti della loro esperienza in ospedale(50) ,
    sono contrari alla clonazione a fini riproduttivi(90)
                                   Mobilità

•   Mobilità sociale sono individui o gruppi che cambiano posizione sociale nel tempo
•   A)rispetto alla posizione ereditata dalla famiglia di origine e corrispondente alla
    posizione del padre (M.assoluta o intergenerazionale);B)rispetto a posizioni
    occupate in precedenza nella loro vita(M.relativa o intragenerazionale)
•   Il cambiamento può essere in ascesa, in discesa, o laterale. Quando si confrontano i
    figli con i padri occorre chiedersi quale è il saldo fra il livello della posizione
    occupata dai padri ed il livello della posizione occupata dai figli. Il cambiamento
    intergenerazionale può segnalare non mobilità reale ma mutamenti
    complessivi della strutture economica e occupazionale,che hanno abolito certe
    posizioni e ne hanno introdotte altre che prima non esistevano.
•   Fluidità sociale: la mobilità di individui appartenenti alla stessa generazione
    indica la possibilità che le posizioni(soprattutto in alto) siano raggiunte non per
    trasmissione ereditaria(dalla propria famiglia e classe sociale di origine) ma in
    base a capacità e attività personali.
•
                            Mobilità(Italia)

•   Ddichiaravano di avere sperimentato una mobilità di carriera nel corso della loro
    vita lavorativa nel 1985 il 30% degli Italiani , nel 2003 il 36%(Schizzerotto)
•   Le provenienze famigliari hanno in Italia un impatto superiore nel consentire il
    conseguimento di posizioni sociali più elevate. La quota di lavoratori che
    cambiano classe sociale grazie al proprio lavoro è in Italia del 20%(contro 40-55%
    negli altri paesi) “Il sistema tende più che altro a confermare al figlio il ruolo del
    padre, condizionando così sia la posizione di ingresso sul Mdl sia il miglioramento
    nel corso della attività lavorativa”(Schizzerotto)
•   In altri paesi(Francia Olanda paesi scandinavi) il peso dell’ ereditarietà è stato
    ridotto da due fattori:A) le origini sociali hanno minore influenza sulla possibilità
    di raggiungere i livelli più elevati di istruzione( selezione scolastica più
    meritocratica);B) i crediti educativi e le competenze acquisite contano di più nel
    determinare i destini occupazionali e sociali delle persone
•   V. Social mobility in Europe, curato da Richard Breen(Oxford) e per l’Italia da
    A.Schizzerotto e M.Pîsati(Un.Milano Bicocca) pubblicato nel 2004

•
                      Mobilità e istruzione

•   Nel periodo 1961-2001 la popolazione italiana ha segnato un forte incremento nella
    scolarità: i possessori di titoli di studio superiore(diplomi e lauree) sono saliti dal
    5,6% sul totale(popolazione oltre 6 anni) al 33,4 % sul totale
•   Quale rapporto fra aumento dell’ istruzione e mobilità sociale ?
•   Nelle società preindustriale, l’istruzione è un bene prezioso, i “clerici” sono
    figure rare, i titoli professionali si trasmettono ereditariamente
•   Nella Società industriale l’istruzione si diffonde per la necessità di acquisire
    competenze operative : più istruzione> maggiori chances di occupazione>
    maggiori livelli professionali e reddituali
•   Nella società a istruzione di massa, l’istruzione tende a perdere il vantaggio
    competitivo a fini di mobilità , diventa un investimento da far rendere( più livelli di
    istruzione più livelli retributivi) e/o un bene necessario per restare inclusi nelle
    dinamiche dell’innovazione( lifelong learning: apprendimento che dura tutta la
    vita)
                    Mobilità e istruzione/2

•   Il rapporto fra mobilità e istruzione tocca la questione della cd.”meritocrazia”)=se le
    posizioni sociali sono assegnate esclusivamente in base a caratteristiche degli individui
    come intelligenza, sforzo, l’applicazione, l’iniziativa personale ecc.
•   Secondo Goldthorpe-Jackson(saggio in” Stato e mercato” 2008) le evidenze
    empiriche in Gran Bretagna sono tre:
•     nell’ istruzione di massa(ad accesso ampio) i risultati scolastici sono influenzati
    dall’ ambiente sociale e famigliare(i ragazzi provenienti della classi sociali più elevate
    vanno meglio a scuola)
•   - la classe di origine continua ad avere effetti sulla classe di destinazione, anche
    tenendo conto dell’ istruzione, in particolare più la classe d’origine è privilegiata,
    meno l’istruzione è importante nel determinare dove l’individuo andrà a collocarsi
    nella struttura di classe della società(anche quando vanno peggio a scuola, i ragazzi
    provenienti dalle classi sociali più elevate ottengono posti di lavoro e posizioni sociali
    migliori di ragazzi con merito accertato superiore, ma provenienti da classi sociali
    inferiori).
•   -se fino agli anni 70 il titolo di studio più elevato ha influenzato positivamente il
    conseguimento di occupazioni e corrispondenti posizioni sociali, negli ultimi decenni,
    tale rapporto positivo fra istruzione e posizione sociale si è indebolito
                           Classi dirigenti
•   Classe dirigente ( ruling class; anche al plurale classi dirigenti) sono l’insieme gruppo di
    coloro che detengono il massimo potere(economico politico culturale simbolico) nella società.
•   Appartenere ad una classe di livello superiore per reddito,consumi,prestigio ecc.è un buon
    indicatore della collocazione nella classe dirigente. E’ tuttavia la capacità di “disporre di
    altri”(rule)che qualifica soprattutto l’essere classe dirigente.
•   Vilfredo Pareto ha usato al riguardo il concetto di elite: “il gruppo di coloro che eccellono in
    una attività “:elite politica, economica, culturale ecc. Gaetano Mosca e Roberto Michels
    applicando il concetto alla sola attività politica hanno introdotto la nozione di classe
    politica(Mosca:la minoranza organizzata che comanda la maggioranza non organizzata) e
    oligarchia(Michels:nel partito politico di massa, la minoranza dei capi che comandano la
    maggioranza degli aderenti e controllano l’esercizio del potere all’interno dell’organizzazione
    politica)
•   Famosa negli anni 50-60 fu la contrapposizione fra “power elite(C.Wright Mills:un solo
    gruppo raccoglie attraverso rapporti personali e scambi organizzati i detentori del potere
    economico, politico, militare ecc.) e “poliarchia”(R.Dahl: la misura di una società democratica
    è il pluralismo dei centri di decisione non integrati fra loro)
                        4. COMUNICAZIONE

•   La cultura sociale comprende modelli e specifiche competenze
•   Prima della scrittura, la cultura si trasmetteva per diffusione orale , con
    diffusione orizzontale di pochi contenuti a circolazione ristretta
•   Con la prima scrittura nasce la distinzione fra ceti colti(“dotti”) e masse an-
    alfabete ; circolazione e scambio di contenuti alti e bassi; uso di linguaggi iconici
    sostitutivi
•   Dopo la stampa : alfabetizzazione diffusa per ragioni prima religiose e poi
    politiche(opinione pubblica, giornali);nell’ 800 soprattutto per esigenze dall’
    industrializzazione
•   Nell’ 800 l’invenzione della trasmissione a distanza dei segnali apre l’epoca dei
    mezzi di (comunicazione di ) massa.Clarisse HERRENSCMIDT (Les trois ecritures
    ,Gallimard) distingue la grafia delle lingue naturali (fino all’alfabeto); la
    scrittura dei numeri(materializza le quantità: moneta commerci) ,la scrittura
    informatica e reticolare (smaterializza).Quest’ ultima sta assorbendo le prime due
                 Il sistema dei media
•   Con i mezzi di massa nascono i pubblici : blocchi sociali        indistinti , e
    poi segmentati per gusti stili di vita e di consumo . La trasmissione a
    distanza a vasti pubblici degli stessi messaggi consente di diffondere
    informazioni, stimoli al consumo, spettacolo, propaganda.
•   I new media( computer internet www), consentono interattività e accesso
    personalizzato; aprono a depositi elettronici di conoscenza e
    informazione(motori di ricerca). La digitalizzazione (capacità di accedere
    e usare le reti ) introduce fratture sociali nuove (digital divide)
•    Nella popolazione italiana (indagine Censis 2002)si aveva il 9% di
    utilizzatori di sola televisione; il 37% utilizzatori prevalenti di televisione;
    il 37% utilizzatori di tv e giornali; il 15% utilizzatori di tutti i media ; il
    2% consumatori ai massimi livelli di tutti i media. L’esposizione regolare ai
    new media non raggiungeva il 20% della popolazione, con forte divario fra
    giovani e anziani
Conseguenze cognitive dei media
•   Il contatto prevale sul contenuto, la connessione e circolazione(il
    medium) sulla elaborazione(il messaggio)
•   Tendenze alla semplificazione dei messaggi e dei linguaggi da parte degli
    emittenti (legge di Zipf)
•   Primato del parlare e del vedere sul leggere e scrivere; telefonini e
    messaggerie a base video(sms)
•   Prevalenza delle strutture sequenziali a scorrimento sulle architetture
    logiche complesse
•   Prevalenza delle dimensioni emotive ed affettive, a debole impegno, di
    più breve durata, che non prefigurano scelte irrevocabili (moratoria
    giovanile rispetto alla assunzione di ruoli adulti)
       Comunicazione e immagine
•   L’immagine è la realtà (di un individuo,di un gruppo,di una organizzazione ) che
    viene costruita e percepita come conseguenza di relazioni Nell’ ambiente
    mediatizzato l’immagine diventa un precipitato mobile di comunicazioni
•   La visibilità nel duplice senso di “poter farsi vedere” e “poter essere visti” diventa
    un fattore rilevante nelle relazioni fra istituzioni organizzazioni persone(“divi”) e
    pubblici. La stesse relazioni sociali a cerchia ristretta diventano più “teatrali”,
    rappresentate(“per vedere l’effetto che fa” :Jannacci)
•   Riesman chiama eterodirezione la tendenza a regolare il comportamento individuale
    in base all’ immagine di sé “rimandata dagli altri”(contrapposto a auto-direzione,
    derivante da propensioni interne, e vergogna, per il mancato rispetto delle
    norme conformi al gruppo )
•   Johari distingue nell’ immagine: dimensione percepita e nascosta; dimensione
    autoattribuita ed eteroattribuita. Immagine pubblica, privata, segreta e loro
    transizioni
•   Goffman : analizza la presentazione del sé nei rapporti della vita quotidiana(agire in
    pubblico, in privato; lo stigma e la sua gestione; la negoziazione della propria
    immagine rispetto agli altri ecc.)
          Comunicazione e nuove comunità
•   Con lo sviluppo della ICT , grande rilevanza assumono     le comunità virtuali,
    tenute insieme dalla connessione elettronica: comunità di chatting, social networks
    forum di discussione, reti di partecipazione civica, movimenti tematici ecc.
•   “La maggioranza del mondo va su Google per sapere come:muoversi. Il senso dell’
    azione è deciso da un movimento che si coagula in modo veloce e laterale nel
    cyberspazio, che raramente approfondisce (surfing navigare sono operazioni di
    superficie) e va a cercare i posti di maggior movimento collettivo (v.più avanti slide
    Tribù)

•   H.RHEINGOLD Comunità virtuali.Parlare incontrarsi vivere nel cyberspazio, Sperling
    eKupfer,Milano 1994
•   Manuel CASTELLS La nascita della società in rete, Univ. Bocconi Editore
•   B.R.GELLI Comunità rete arcipelago, Carocci,2002

								
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