19 03 48 digital divide by X1dh07

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									Non solo Internet: tecnologie e
        digital divide
              Una pluralità di divari

• Molteplici realtà, anche molto distanti tra loro,
  vengono ricondotte al concetto di Digital Divide. La
  complessità del fenomeno è molto elevata e l’utilizzo
  di una singola espressione per situazioni spesso
  estremamente variegate può essere causa di
  confusione e fraintendimenti. Introdurremo alcune
  differenze fondamentali:
   – Digital divide intra moenia vs divario internazionale (global
     vs social divide, Norris)
   – Divario relativo a pc e Internet vs concezione più ampia delle
     tecnologie in campo
   – Divario relativo alla disponibilità tecnologica vs attenzione
     all’utilizzo effettivo, alla capacità di manipolare le tecnologie
• Have vs have nots: le strettoie di un ragionamento
  binario
           Come si misura il divario?

• “Il digital divide globale non si misura con il numero di
  connessioni ad Internet, ma con le conseguenze sia
  della connessione, sia della mancata connessione”
  (Castells, 2001).
• Alcune semplificazioni possono risultare necessarie per
  operativizzare un concetto altrimenti sfumato.
• I parametri normalmente utilizzati nelle principali
  rilevazioni sono due:
   – Il numero di host
   – Il numero di utenti delle tecnologie (e principalmente di Internet)
Misurare gli utenti: cosa misurano i dati
    sui pubblici dei nuovi media?
• Il problema principale è accordarsi su cosa si intende per “utente”
• Una porzione rilevante dei dati ufficiali considera la disponibilità di
  tecnologie dotazioni domestiche e/o sul posto di lavoro, (si veda ad
  esempio gran parte del Rapporto Federcomin “L’Italia dell’e-family”)
• A tale approccio si associa speso l’analisi della spesa sostenuta per
  l’acquisto dei dispositivi tecnologici
• Per la telefonia mobile, oltre al possesso di dispositivi è possibile
  rilevare l’entità del traffico
• Si può, inoltre, chiedere agli utenti cosa fanno con le tecnologie,
  quali sono le loro motivazioni d’utilizzo, le aspettative, ecc. (vedi
  Censis 2004)
• Generalmente le rilevazioni che valutano il numero di utenti Internet
  considerano utente chiunque navighi almeno una volta al mese (o
  abbia navigato almeno una volta nel mese precedente alla
  rilevazione)
• I dati utilizzati dalle istituzioni internazionali (UNDP,
  ecc.) spesso si basano sul numero di host site
  presenti in un determinato paese
• L’accesso ad un singolo sito può essere rilevato
  con facilità (alcuni dei contatori visibili al pubblico
  possono essere alterati, ma esistono sistemi più
  affidabili, per es. basati sui log files )
• Tale dato, ovviamente, non può costituire la base
  per una rilevazione complessiva dell’audience di
  Internet
• Le società che rilevano l’audience di Internet, sia a
  livello nazionale che internazionale, sono numerose
  e adottano metodologie differenti.
• A differenza degli altri media, per Internet si segnala
  la faticosa ricerca di uno standard universalmente
  accettato (come Auditel)
• Numerose sono le analisi sulle conseguenze dell’uso
  delle tecnologie (Netville, ecc.)
• Ricerche di tipo etnografico (osservazione partecipante
  interazioni on line)
• Interviste on line, focus group online (sincroni o
  asincroni)
 Misurare gli utenti Internet nel mondo:
                 la NUA
• La NUA effettua periodicamente stime degli utenti di
  Internet, mettendo insieme dati di fonti diverse
• La società precisa che “l’arte di stimare quante persone
  vi siano online nel mondo è tra le più inesatte. Vi è
  grande abbondanza di ricerche che nelle misurazioni
  utilizzano ogni genere di parametro”.
• La Nua considera utente chi abbia avuto accesso ad
  Internet almeno una volta nei tre mesi precedenti
  all’indagine (in caso di indisponibilità di questi dati, si
  può arrivare anche a sei mesi)
                     Utenti Internet nel mondo

        Totale mondiale                     605.60 milioni

        Africa                              6.31 milioni

        Asia/Pacifico                       187.24 milioni

        Europa                              190.91 milioni

        Vicino Oriente                      5.12 milioni

        Canada e USA                        182.67 milioni

        America Latina                      33.35 milioni


How many on line? Fonte Nua Fonte Nua Internet Surveys aggiornato al settembre 2002
    Utenti internet rispetto alla popolazione mondiale

Area                 Utenti          Utenti Internet   Popolazione     Popolazione
                     Internet in     in % sul totale   in milioni      in %sul totale
                     milioni

Nord America                182,6             31,0%           317,1             5,8%

Europa                      185,8             32,0%           726,3            11,8%

Asia/Pacifico               167,8             29,0%          3.559,2           58,0%

Centro e Sud                  32,9             6,0%           526,5             8,6%
America

Africa                         6,3             1,0%           812,6            13,3%

Vicino Oriente                 5,1             0,9%           192,4             3,1%

Totale                      580,7            100,0%          6.134,1          100,0%
mondiale
Fonte: Nua Internet Surveys, 2002
   Misurare gli utenti di Internet:
          Mattew Zook
• Zook è uno studioso che crea le sue “mappe”
  incrociando i dati di numerose rilevazioni
• I suoi dati sono stati utilizzati da numerose istituzioni, tra
  cui OECD
• Secondo Zook, nel settembre 2004 gli utenti di Internet
  erano, complessivamente 852,14 milioni, ovvero il 13,
  7% della popolazione mondiale
              Misurare gli host
• La misurazione degli host è un secondo parametro molto
  diffuso
• Con il termine host si indicano i computer connessi alla
  Rete e dotati di un indirizzo IP (sequenza numerica che
  identifica un computer o altro dispositivo connesso ad
  Internet, es. 151.100. 101.14)
• Questo parametro non consente di stabilire
  univocamente quanti siano gli utenti corrispondenti, né si
  può essere sempre certi della localizzazione di un
  determinato host
Fonte: Gandalf.it e
Network Wizardas
         Il cellulare nel mondo
• Rapporto ITU: 1,5 miliardi di utenti di telefonia
  mobile nel mondo
• Forte impennata nel business della telefonia
  mobile, soprattutto nei paesi in via di sviluppo,
• L'Itu afferma che la crescita del numero di utenti
  di telefonia mobile ha sorpassato in velocità
  quella delle linee fisse, che sono oggi 1,185
  miliardi contro 1 miliardo dell'inizio del secolo, e
  sta anche surclassando il tasso di crescita degli
  utenti Internet
                             Indici complessi

  Vi sono, poi, indici più articolati, che considerano una maggiore varietà di
  parametri. La comparabilità tra indici di questo tipo è spesso estremamente
  ridotta.
  -Network Readiness Index (WEF)
  - Indice Progresso Tecnologico (Undp): Leader, Leader potenziali,
  adottanti dinamici, emarginati
                                           The NRI is composed of three
The Report uses the Networked              component indexes which assess:
Readiness Index (NRI), covering a          - the environment for ICT offered by a
total of 102 economies in 2003-            given country or community
2004 and 2004-2005, to measure             - the readiness of the community's
"the degree of preparation of a            key stakeholders (individuals,
nation or community to participate         businesses and governments)
in and benefit from ICT                    - and the usage of ICT among these
developments".                             stakeholders
    Country Networked Readiness Index 2004- 2005 vs
         Networked Readiness Index 2003- 2004
•   Singapore        1     2   Belgium             26   24
•   Iceland          2    10   Malaysia            27   26
•   Finland          3    3    Malta               28   27
•   Denmark          4    5    Spain               29   29
•   United States    5    1    Portugal            30   31
•   Sweden           6    4    Tunisia             31   40
•   Hong Kong        7    18
                               Slovenia            32   30
•   Japan            8    12   Bahrain             33   -
•   Switzerland      9    7    South Africa        34   37
•   Canada           10   6    Chile               35   32
•   Australia        11   9    Thailand            36   38
•   United Kingdom   12   15   Cyprus              37   -
•   Norway           13   8    Hungary             38   36
•   Germany          14   11   India               39   45
•   Taiwan           15   17
                               Czech    Republic   40   33
•   Netherlands      16   13   China               41   51
•   Luxembourg       17   14   Greece              42   34
•   Israel           18   16   Lithuania           43   42
•   Austria          19   21   Jordan              44   46
•   France           20   19   Italy               45   28
•   New Zealand      21   23   Brazil              46   39
•   Ireland          22   22   Mauritius           47   43
•   UAE              23   -    SlovakRepublic      48   41
•   Korea            24   20   Jamaica             49   53
•   Estonia          25   25   Botswana            50   55
     Perché studiare il Digital Divide?



  1 miliardo 200 milioni di persone vive con
  meno di un Dollaro al giorno. Ha senso
  preoccuparci del loro accesso ad Internet ed
  ai servizi telefonici?
• Distinguere      tra   Paesi moderatamente
  benestanti e LDC (Least Developed
  Countries)
• Per i LDC (nei quali mancano cibo ed acqua,
  sanità ed istruzione), “è meglio dare una
  mucca o un pc”?
•   Se il divario digitale dipende da situazioni di disagio precedenti
    (reddito, istruzione, ecc.), se ne potrebbe dedurre che esso non sia
    altro che un elemento ulteriore che caratterizza le situazioni di disagio.
•   La drastica accelerazione provocata dall’ICT in molte attività umane
    rappresenta una valida ragione per concentrare la riflessione sul
    divario digitale.
•   L’ICT può rappresentare un’occasione per colmare divari che da
    secoli caratterizzano differenti zone del pianeta (o differenti gruppi
    sociali).
•   Leapfrogging: processo attraverso il quale i paesi più poveri
    potrebbero recuperare terreno rispetto a quelli più ricchi, senza dover
    passare attraverso tutte le tappe che hanno caratterizzato la crescita
    di questi ultimi (passaggio a fase pre industriale a post industriale).
In realtà, la “mucca” ed il “pc” non vanno contrapposti, ma
piuttosto considerati come complementari. Ferma restando la
impellente necessità di garantire a tutta l’umanità condizioni di
esistenza dignitose, trasferire ai Ldc solo risorse di tipo
alimentare significa abbracciare una logica di tipo
assistenzialistico.
Interventi volti a colmare il Digital Divide (ovviamente se
associati ad iniziative volte a soddisfare i bisogni più
elementari)     potrebbero fornire ai Paesi in questione gli
strumenti per uno sviluppo autonomo e indipendente (logica del
donare una mucca vs logica dell’insegnare ad allevare).
Vediamo come…
      L’ICT per lo sviluppo. Applicazioni

• Sanità (consulenza e supporto ospedali
  decentrati, ipotesi telemedicina): es. Healthnet
• Formazione (e-learning, essenzialmente rivolto
  ai formatori, applicabile ai diversi settori): IRI,
  Telesecundaria, programmi di alfabetizzazione
  (PicoPeta).
• Agricoltura (informazioni aggiornate)
• Commercio (riduzione del potere degli
  intermediatori, solitamente occidentali): Peoplink
• Microimprenditorialità: Grameen Bank
  (microfinanza e telefono di villaggio)
• E-government per lo sviluppo (trasparenza,
  efficienza e democrazia)
• Comunicazione interpersonale (e-diaspore)
• Azioni politiche
• Tutte queste applicazioni dell’ICT sono legate, a
  diversi livelli, alla generazione e diffusione di
  informazione e conoscenza.
                    Questioni aperte

• Un’attenta ed efficace azione può impedire che, come
  prevedono molti studi, il divario digitale continui ad
  acuirsi;
• non bisogna, però, farsi abbagliare dal tecno-ottimismo;
  tecno-utopia, fiducia deterministica nelle potenzialità
  salvifiche della tecnologia
• Digital dividends o digital invasion?
• Servono analisi mirate delle singole realtà: i diversi Stati
  di una stessa area non presentano situazioni omogenee
  (così come sono differenziati al loro interno)
• Creazione di divario interno ai PVS (élite
  occidentalizzate)
  Non solo Internet: digital
divide e tecnologie abilitanti
               Non solo tecnologia
• Il digital divide non è esclusivamente una questione di
  tipo tecnologico; l’eccessiva enfasi sulle tecnologie in
  quanto tali può risultare fuorviante.
• Cercheremo di favorire una riflessione che consideri
  l’uso sociale della tecnologia, centrata più sull’individuo
  e sui gruppi sociali che sulla tecnologia stessa.
• La questione non è tanto favorire la diffusione delle
  tecnologie in quanto tali, quanto piuttosto la diffusione di
  un loro utilizzo consapevole e coerente con il contesto di
  riferimento (e con gli obiettivi individuali e sociali)
           Quale tecnologia?
• Così come non si può parlare in modo
  indifferenziato di “PVS”, o della situazione di un
  continente, non si può nemmeno parlare in
  modo indifferenziato di “nuove tecnologie”.
• Quali nuove tecnologie? E “nuove” per chi?
• Intendere il digital divide non solo come
  “mancanza” di un dispositivo, ma riflettere sul
  concetto di “tecnologie abilitanti”
Si tende a porre l’enfasi sulla tecnologia di per sé, quando in realtà
gli elementi centrali sono rappresentati dall’impatto sociale e dai
cambiamenti culturali provocati (Norman, 1998: 3).
Il problema sta nel fatto che, sia per il fonografo che per il computer,
è relativamente semplice modificare la tecnologia. Gli elementi
difficili da cambiare riguardano l’ambito sociale, organizzativo e
culturale.
La tecnologia odierna si impone su ciascuno di noi, esige il nostro
tempo e diminuisce il nostro controllo sulla nostra stessa vita (…) Il
personal computer (…) va inteso come un’infrastruttura, pur se oggi
lo trattiamo come un oggetto compiuto di per sé. Le infrastrutture
dovrebbero essere invisibili (Norman, 1998: 7).
           Tecnologie abilitanti
• “Tecnologie abilitanti”: la tecnologia, in quest’ottica, è
  centrale in quanto abilita, cioè fornisce un accesso
  effettivo, rispetto a una serie di contenuti, servizi,
  opportunità che siano rilevanti per il singolo o per le
  società nel loro complesso.
• L’enfasi, dunque, non è posta sulla tecnologia in quanto
  tale, ma sulle complesse interazioni che si sviluppano tra
  la componente tecnologica, le società e gli individui, le
  loro aspirazioni, i loro obiettivi, le loro necessità
• Non è il numero di dispositivi o di connessioni esistenti
  che fa la differenza, ma cosa effettivamente si fa con le
  tecnologie di cui si dispone
   Il “digital divide” in questione
• Proprio per segnare la distanza rispetto alla visione
  dominante, che esaurisce la questione in termini di
  “device”, alcuni autori iniziano a mettere in questione
  l’espressione “digital divide”.
• Oltre la dicotomia “haves” vs “have nots”: gradazione
  basata su diversi gradi di accesso alle tecnologie
  (Warschauer)
• Paul Di Maggio e Eszter Hargittai (2001) sono tra i primi
  studiosi che si distanziano dalla visione tradizionale del
  digital divide, proponendo di utilizzare un termine
                differente: digital inequality.
              Alcune citazioni

• “Riteniamo che, nel momento in cui la penetrazione
  di Internet aumenta, chi studia le disuguaglianze
  nell’accesso alle nuove tecnologie dovrebbe spostare
  la sua attenzione dal “digital divide” – le
  disuguaglianze tra “haves” e “have-nots” – alla
  “disuguaglianza digitale” (digital inequality), termine
  con cui facciamo riferimento non solo alle differenze
  nell’accesso o nell’uso delle nuove tecnologie, ma
  anche alle differenze rilevabili tra persone che hanno
  accesso formale a Internet” (Di Maggio – Hargittai
  2001)
• “La nozione di digital divide implica una catena
  causale: la mancanza di accesso (comunque lo si
  definisca) ai computer e a Internet danneggia le
  opportunità di vita. Se questo punto è certamente
  vero, è vero anche il contrario; coloro che sono già
  marginalizzati avranno poche opportunità di accedere
  ed utilizzare computer e Internet” (Warschauer)
                        “Digital inclusion”
    Altri autori: “rethinking”, “ridefining”, ecc.
    “Il digital divide fondamentale non si misura con il
    numero di connessioni ad internet, ma con le
    conseguenze sia della connessione, sia della mancata
    connessione” (Castells 2001)
          Tecnologie abilitanti
• Abbiamo bisogno di entrambi. Non c’è alcuna
  contrapposizione tra le tecnologie Ict e altri rilevanti
  obiettivi umani e sociali. (…) Molte discussioni
  sembrano ritenere che diffondere l’ICT presso settori
  più ampi della popolazione sia un bene in sé. Se l’Ict
  ha una qualche utilità è in quanto strumento per
  soddisfare altri obiettivi umani, sociali, economici o
  politici. (…) Le tecnologie Ict dovrebbero essere
  introdotte se (e solo se) rappresentano il modo più
  efficace per soddisfare necessità umane elementari e
  realizzare diritti umani fondamentali (K. Keniston, D.
  Kumar)
     Non solo disponibilità tecnologica

•    La quasi totalità dei dati ufficiali rileva
     esclusivamente la disponibilità tecnologica.
•    Noi proponiamo un’articolazione che prevede
     diversi livelli:
    1.   Disponibilità di tecnologie
    2.   Accesso effettivo
    3.   Alfabetizzazione avanzata alle nuove tecnologie
    4.   Capacità di produzione attiva dei contenuti
    5.   Capacità di networking
         1. Disponibilità tecnologica

• A livello macro si traduce nella presenza di
  infrastrutture, a livello micro nel possesso di
  strumenti tecnologici, o nella possibilità di
  accedervi a costi sostenibili (luogo di lavoro,
  postazioni pubbliche, ecc.).
• Si tratta di un livello cruciale per i paesi in via di
  sviluppo, ma poco problematico per le società
  più avanzate (dove l’attenzione può concentrarsi
  sulla disponibilità delle tecnologie di volta in
  volta più avanzate, vedi larga banda negli Usa e
  in Italia)
             2. Accesso effettivo


• La disponibilità di tecnologie, precondizione
  necessaria per i successivi livelli di fruizione
  tecnologica, non implica necessariamente un effettivo
  accesso alle stesse
• Questo livello presenta elementi problematici anche
  per le società occidentali: molti pc e molti modem
  rimangono inutilizzati, mentre le ricerche più recenti
  rilevano fenomeni di disaffezione tra gli utenti di
  Internet (V Rapporto IBI: 6/7% utenti)
• Ciò dipende dalle motivazioni degli utenti, dalla
  percezione che questi hanno dell’utilità delle
  tecnologie, da quello che essi vogliono e riescono ad
  ottenere attraverso il loro utilizzo.
3. Alfabetizzazione avanzata alle nuove
                 tecnologie

 • Per partecipare pienamente e consapevolmente alla società
   digitale non basta saper utilizzare il pc ad un livello elementare
 • Il riferimento non va alle competenze tipiche dei tecnici, ma alle
   capacità cognitive e alle competenze necessarie per manipolare
   da utente le tecnologie
 • Si tratta di una serie di strumenti cognitivi e di competenze solo
   parzialmente assimilabili a quelli che vengono attivati nella
   fruizione dei media tradizionali, ma che sono necessari per
   potersi porre in maniera critica nei confronti, ad esempio, di
   grandi quantità di informazione, per poter esercitare un ruolo
   attivo (e interattivo) nei processi di fruizione, per poter
   effettivamente cogliere il surplus di senso rappresentato dalla
   multimedialità.
 • Nel lungo periodo, tale tematica ha anche rilevanti conseguenze
   economiche (acquirenti di software/servizi)
     4. Capacità di produzione attiva

• Due sottoarticolazioni:
  – ambito più strettamente tecnico-professionale, gli
    informatici professionisti.
  – competenze di coloro che, pur non essendo
    professionisti dell’informatica, sono in grado di
    manipolare i software e, soprattutto, i linguaggi in
    modo da farsi produttori, ai vari livelli e non più solo
    consumatori (dalla programmazione per i sw Open
    Source alla diffusione di informazione indipendente)
      5. Capacità di networking
• Rheingold (Smart Mobs) sostiene che “il nuovo divario
  sarà segnato dalla capacità di utilizzare le tecnologie
  (soprattutto wireless) per formare gruppi)
• Utilizzo cooperativo, gestione delle interazioni on line
• Social networking, comunicazione interpersonale
• La produzione e l’accesso all’informazione (e ancor più
  alla conoscenza) non sono processi che avvengono in
  isolamento, ma sono frutto dell’interazione con altri
  soggetti
• Tecnologie comunitarie
• L’opportunità di far sentire la propria voce,
  potenzialmente universale grazie alla Rete, può essere
  realizzata solo da coloro che dispongono delle
  competenze necessarie per realizzare e diffondere
  pagine multimediali.
• Un mondo pienamente democratico, e che intenda
  realmente colmare il divario digitale, dovrebbe
  preoccuparsi non solo di portare Internet in ogni casa,
  ma anche di fornire gli strumenti necessari per fruirne in
  modo pieno e consapevole, e per rendere ciascun utente
  che lo desideri in grado di realizzare applicazioni fruibili
  da altri.
                      L’abbaglio

Siamo stati “abbagliati”
• dalla centralità di un ambiente di rete (Internet) e
• dalla centralità di un dispositivo di elaborazione
  dell’informazione digitalizzata (il PC).
• Non abbiamo riflettuto sul fatto che la tendenza
  evolutiva di lungo periodo non era di tipo centripeto ma
  di tipo centrifugo.
• Abbiamo scambiato il presupposto - la convergenza
  assicurata dalla conversione dell’analogico in digitale e
  dalla macchina in grado di gestirla - con la finalità del
  processo evolutivo.
                        Il punto cieco

• Dobbiamo sgombrare il campo da una lunga serie di equivoci e
  smetterla di avere una visione “Internet-centrica” della nuova
  famiglia di media digitali che si stanno differenziando.
• Internet continua a rappresentare un riferimento ineliminabile, un
  grande laboratorio in cui sono state sperimentate le modalità di
  integrazione tra i diversi formati mediali, il modello attualmente
  più avanzato a disposizione per prefigurare quali caratteristiche
  potranno avere gli ambienti elettronici interattivi dei prossimi anni.
• Ma è appunto solo un modello, un parametro ideale rispetto al
  quale commisurare la differenziazione evolutiva di altri ambenti
  comunicativi che stanno facendo il loro ingresso nell’era digitale.
                       E-Media

• Nell’espressione E-Media sono raccolte le forme variamente
  ibridate che si stanno componendo entro i confini del PC e al
  di fuori di essi.
• I nuovi dispositivi si affiancano o entrano in concorrenza con
  il Personal Computer, mutuandone tratti strutturali e
  adeguandoli rispetto a contesti di consumo e abitudini sociali
  differenziate.
• Non hanno quasi più bisogno di distinguersi come “nuovi
  media” rispetto ai “vecchi” progenitori, che contribuiscono a
  differenziare, perché il linguaggio digitale ormai non è più
  confinato a Internet e al PC, ma comincia a far dialogare tutti
  i dispositivi tecnologici che circondano e in una certa misura
  saturano la nostra quotidianità, nel lavoro e nel tempo libero.

                                              Da Alberto Marinelli
         Non solo Internet e PC

• Non farsi abbagliare dalla centralità del PC e
  della tipologia di Rete che oggi conosciamo è
  ancor più rilevante se riflettiamo sulle
  strategie per colmare il digital divide. In
  particolare, per noi significa:
  – Considerare alcuni media precedenti come
    strumenti per colmare il divario
  – Considerare una pluralità di tecnologie, da quelle
    più avanzate progettate nelle società occidentali a
    quelle sviluppate ad hoc per specifiche realtà non
    occidentali
                   Radio e tv

• Radio e tv hanno rappresentato, anche in Italia,
  un potente strumento di democratizzazione
  dell’accesso all’informazione (cfr. diffusione
  lingua italiana)
• In molti PVS sono tecnologie estremamente
  diffuse, accessibili a basso costo
• Sono media molto efficaci per la diffusione di
  informazioni a larghe fasce della popolazione
                     Alcuni esempi
• IRI (Interactive Radio Instrucition) mira a migliorare la qualità
  dell’educazione in aree in cui le risorse sono scarse, la
  formazione dei docenti inadeguata ed il rendimento degli
  studenti poco soddisfacente; attualmente è adottata in
  almeno 20 Stati ed esercita documentati effetti positivi
  sull’apprendimento
• Telesecundaria (Messico), nata per rispondere alle necessità
  delle aree rurali più isolate. La televisione viene utilizzata per
  svolgere gran parte del lavoro del docente, in modo che un
  solo professore possa coprire tutte le materie, rendendo così
  possibile l’attività scolastica.
• Sesame Street: le differenti versioni del programma (diffuso
  in più di 20 paesi) riflettono la cultura del luogo
• Utilizzo radio (o tv) per campagne informative in campo
  sanitario (soprattutto in Africa)
• Radio comunitaria di Kothmale (Sri Lanka): “radio browse”
• Concentrare le analisi e gli interventi per colmare il
  digital divide solo su Pc connesso attraverso modem
  è sintomo di una visione delle tecnologie
   – poco aggiornata,
   – poco flessibile (e poco fantasiosa)
   – centrata sulle caratteristiche economiche, sociali e culturali
     dell’occidente
        Tecnologie all’avanguardia

• Esistono tecnologie molto più avanzate:
  – voler trasferire nei PVS solo tecnologie che dai noi
    non sono all’avanguardia significa tenerli sempre
    qualche passo indietro rispetto ai paesi
    industrializzati; talvolta si è rivelato un’utile strategia
    adottata dalle aziende occidentali per riciclare
    tecnologie ormai obsolete
  – Diffondere le tecnologie più avanzate permette invece
    ulteriori possibilità di leapfrogging (in ambito
    tecnologico: non è necessario passare per i diversi
    stadi dell’informatica attraversati dall’occidente per
    utilizzare le acquisizioni più recenti)
              Altre tecnologie rilevanti

• L’UMTS (universal mobile telecomunication system) è lo
  standard europeo per i sistemi radiomobili digitali per la
  trasmissione di dati. Il telefonino si trasformerà in un
  terminale per servizi quali videotelefonia, internet,
  homebanking, televisione etc.
• Il VoIP (voice over IP) potrà garantire le chiamate di
  lunga distanza, a prezzi irrisori (o a titolo gratuito)
• Il Wi-Fi si adatta ad una serie di situazioni in cui manchi
  una capillare diffusione della tecnologia wired
             Altre tecnologie (segue…)

• La tv digitale (e dtt in particolare) viene indicata da molti
  come strumento in grado di sconfiggere il dig div in
  contesti, come quello italiano, in cui la diffusione della tv
  sia di molto superiore a quella dell’ICT
• Il Wi-Max, Worldwide Interoperability for
  Microwave Access si presenta come fratello
  maggiore del Wi-Fi (potrà avere un raggio
  d’azione di 50 km e un’ampiezza di banda
  superiore); si parla di MAN (Metropolitan Area
  Network).
             Considerare il contesto

• Esistono tecnologie che rispondono meglio alle esigenze
  del contesto in cui andranno ad inserirsi:
   – Infrastrutture (mancanza di elettricità, linee
     telefoniche, ecc.): cfr. Infothela, Wi-Fi per risolvere il
     problema degli “ultimi 25 kilometri”
   – Contesto sociale (organizzazione della vita sociale)
   – e culturale (tasso di alfabetizzazione, peculiarità
     culturali ecc.)
   – Community technology
                      Interfacce
• Considerare il contesto sociale e culturale è centrale
  anche per l’elaborazione di interfacce realmente efficaci
• Il termine interfaccia nasce in contesti estranei
  all’informatica (chimica, fisica: punto di contatto, di
  trasmissione tra elementi; poi applicato all’elettronica)
• Applicata all’interazione uomo-computer, indica
  inizialmente la parti hardware che permettono di
  interagire con il calcolatore; poi acquisisce anche il
  significato di modalità di presentazione delle informazioni
  sullo schermo
• Oggi l’interfaccia può essere definita come “l’insieme dei
  dispositivi materiali e concettuali mediante i quali
  entriamo in relazione con il computer
• Bagnara: “il luogo dove l’uomo governa lo strumento
  e dove comunica all’artefatto le proprie intenzioni e
  dal quale riceve le informazioni sugli effetti
  dell’azione”
• Interfacce della parola/della cultura…
• Ruolo fondamentale, cfr. user friendly che libera
  risorse cognitive per lo svolgimento dello specifico
  compito
• Diverso equilibrio tra linguaggi (scritto, visivo non
  alfabetico ecc.)
• Diversa percezione di alcuni elementi propri del
  visivo : direzionalità ecc.
• Sintesi vocale
• Metafore
                       Simputer
• Simple, Inexpensive, Multi-lingual
  comPUTER
• SIMPle compUTER
• L’idea nasce nel 1998, durante
  l’organizzazione di Global Village, un
  seminario internazionale
  sull’Information Technology per i Paesi
  in via di sviluppo
• Il Simputer è stato sviluppato da
  informatici indiani, preoccupati di
  realizzare un dispositivo a basso costo
  che fosse studiato per raggiungere
  larghe fasce della popolazione mondiale
  normalmente escluse dal mondo
  digitale.
• Il Simputer nasce come alternativa
  economica al PC:
    – costo molto ridotto
      (commercializzato intorno ai 120-
      160 € nel 2004), ma comunque
      non sostenibile dalla maggior
      parte degli utenti cui si rivolge
    – funziona con una smart card
      removibile: un solo Simputer può
      fungere da “PC di villaggio” o di
      comunità, gestito da operatori
      commerciali o pubblici che lo
      affittano agli utenti (i quali
      possiedono, quindi, solo la Card
      contenente i propri dati)
•   Il Simputer è stato sviluppato da un Trust senza scopo
    di lucro (composto da esponenti del mondo
    accademico e dell’industria informatica); il trust non
    produce materialmente il Simputer, ma cede la licenza
    (e le specifiche) a chi intende produrlo e
    commecializzarlo.
•   Attualmente sono due le società coinvolte: PicoPeta
    (www.picopeta.com) e Encore (www.ncoretech.com)
•   Il Simputer utilizza il sistema operativo GNU/Linux
•   Funziona con il linguaggio IML (Information Markup
    Language), basato su XML
•   La licenza è simile alla GPL (General Public License),
    ma è stata modificata per poter essere applicata
    all’hardware
        Un computer per analfabeti

• Il Simputer nasce per rivolgersi
  anche a utenti analfabeti:
    – Sintesi vocale (e trascrizione
      voce/testo)
    – Interfaccia visiva intuitiva
      (basata su icone)
    – Potenzialmente può supportare
      quasi tutte le lingue del mondo
      (attualmente le applicazioni
      Pico Peta supportano inglese,
      hindi, telugu, kannada e tamil)
                      Malacca

• PicoPeta ha sviluppato
  un’apposita interfaccia:
  Malacca
   – Nasce per facilitare
     la creazione di
     contenuti e
     applicazioni per uno
     schermo di
     dimensioni ridotte
   – Spazio unificato
     basato sul tatto,
     sull’audio e sulla
     vista
                           Applicazioni
• E-governance: la smart card permette di supportare servizi al cittadino
  (patente, carta d’identità, ecc.), raccolta ed elaborazione dati, accesso
  all’informazione pubblica ecc.
• Micro banking e microfinanza
• Formazione: testo didattico interattivo, archiviazione di grandi quantità
  di dati a basso costo, interfaccia universale e multilingua, i contenuti si
  adeguano ai progressi del discente; programmi di alfabetizzazione in
  aree rurali
• Comunicazione: high performance, basso costo per le masse,
  trasmissioni di testo, dati e voce, elimina barriere linguistiche e di
  analfabetismo
• Economia e agricoltura: informazioni aggiornate sui prezzi e sui
  mercati più convenienti, assistente interattivo per individuare le
  tecniche di coltura più efficaci, automazione di processi di vendita ecc.
• Salute: data collection, informazione su pratiche sanitarie, diagnosi
  preliminari, telemedicina
• Tecnologia nella vita quotidiana: digital assistant, satellite digital
  broadcast ...
                      Media Lab Asia
• Il Media Lab Asia è la sezione asiatica (e precisamente
  indiana) del Media Lab del Mit di Boston. Nel 2004 il Mit esce dal
  progetto per divergenze con il Governo indiano
• “Innovating for the next five billion”: nasce con l’obiettivo di
  portare i benefici delle nuove tecnologie a tutti, con particolare
  attenzione a temi quali la salute, la formazione e lo sviluppo
  economico
• I progetti si concentrano in quattro aree principali:
   – Bits For All: comunicazione e informatica a basso costo per le
     aree rurali
   – World Computer: computing devices a basso costo, accessibili a
     tutti (anche analfabeti)
   – Tomorrow's Tools: device intelligenti applicati alla vita rurale
   – Digital Village: villaggi sostenibili attraverso la tecnologia
    Rural Wi-Fi (Digital Gangetic Plain)

• Wi-Fi: 802.11b; grande
  ampiezza di banda (nel
  progetto si giunge a
  11Mbps). Il breve raggio
  generalmente coperto (300
  m) è stato aumentato con il
  ricorso ad antenne
  direzionali
• Garantisce trasmissioni di
  dati e voce a basso costo
  per comunità rurali solate e
  prive di infrastrutture (il
  problema degli “ultimi 25
  kilometri”).
Infothela
     • Infothela fa parte del progetto
       Digital Village
     • E’ un’unità mobile che
       funziona a pedali e garantisce
       l’accesso a internet, telefono e
       fax
     • Può muoversi tra diversi
       villaggi
     • E’ dotato di un generatore di
       energia elettrica collegato ai
       pedali
     • E’ concepito per essere uno
       strumento di
       microimprenditorialità per le
       popolazioni coinvolte
                World Computer

• L’obiettivo è realizzare un computer per gli
  analfabeti, per le comunità, per ognuno. Tra i
  progetti segnaliamo:
  – Rural Operating Sistem: un sistema operativo
    progettato in modo specifico per l’India rurale
  – Interfacce vocali per i dialetti locali
  – Visual language (interlingua: una rappresentazione
    visiva del significato indipendente dal linguaggio di
    riferimento, utilizzata per la comunicazione in ambiti
    limitati
– Interfaces for all
– Interlingua Web: UNL (Universal Networking
  Language)
– Alfabetizzazione attraverso le immagini
                       Vodacom
                       •   Inizialmente finanziato dal governo
                           Sudafricano e da Vodacom, principale
                           operatore di telefonia mobile del Paese.
                       •   Rete in Franchising, piccola
                           imprenditorialità con bassi costi in
                           ingresso

• Offre l’accesso alla telefonia agli abitanti delle aree più
svantaggiate del paese a circa un terzo del costo standard
• Attualmente sono presenti 4.400 phone shops: malgrado i
prezzi contenuti, ciascuno shop è in grado di autofinanziarsi
• Comunicazione interpersonale (e-diaspore), comunicazione
di emergenza (medica, infrastrutture ecc.), comunicazione
professionale e commerciale
                       Gyandoot
• Distretto di Dhar (India centrale), 1,7 milioni di abitanti (il
  60% sotto la soglia di povertà)
• Intranet che mette in rete venti Internet kiosks
  disseminati sul territorio
• Servizi decentrati nelle aree più remote: info su prodotti
  agricoli (e prezzi), documenti su proprietà terre e risorse
  catastali, registrazioni online atti ufficiali, forum, posta
  elettronica, ecc.
• Gestiti da giovani imprenditori locali
• Progetto autosostenibile
                   Riassumendo…

• Il Simputer e i progetti del Medi Lab Asia sono per noi
  particolarmente interessanti perché:
   – Sono concepiti e sviluppati con una particolare attenzione al
     contesto in cui andranno a inserirsi (economico, sociale,
     culturale).
   – Sono realizzati da ricercatori e aziende prevalentemente
     provenienti dai paesi in cui saranno utilizzati (e
     rappresentano quindi un’opportunità di crescita economica,
     oltre che un modo per rendersi parzialmente indipendenti
     dall’influenza occidentale)
   – Rappresentano un’applicazione innovativa e flessibile delle
     tecnologie più all’avanguardia
   – Pongono l’enfasi non sulla tecnologia in quanto tale, ma
     sugli effettivi usi sociali delle stesse (applicazione nei settori
     rilevanti)
   – Sono generalmente a basso costo per gli utenti, favoriscono
     modalità di utilizzo coerenti con la struttura sociale (pc
       Open Source e Free Software

• Alcuni degli interventi apparentemente volti a colmare il
  Digital Divide mascherano in realtà il tentativo di
  conquistare nuovi mercati da parte delle multinazionali,
  incuranti delle reali esigenze delle popolazioni ed attente
  solo al proprio immediato tornaconto (nuovi mercati per i
  propri prodotti, nuova manodopera a basso costo, ecc.).
• La diffusione del software open source e del Free
  Software possono certamente rappresentare una
  risposta a tali preoccupazioni, e andrebbero sostenute
  con maggior forza anche dalle organizzazioni
  internazionali.
   Piccolo glossario su Open Source e
              Free Software
• Software Open Source: non significa software gratuito, ma comporta
  la possibilità di accedere al codice sorgente di un programma, cioè
  di vedere come è fatto, permettendo di imparare dai programmatori,
  correggere gli errori e migliorare il software, eventualmente
  potenziandolo con nuove funzionalità.
• Il comune software proprietario, invece, non permette a nessuno
  (tranne ristrettissime eccezioni) di accedere al proprio codice
  sorgente, impedendo anche interventi che ne migliorino il
  funzionamento.
• Franco Carlini sostiene che sapere come un software esegue i
  propri compiti «diventa essenziale quando si usino dei software che
  trattano la conoscenza» (Carlini 2002).
• Per informazioni sull’open source: www.opensource.org.
• Free Software: SW distribuito in modo che chiunque abbia il
  permesso di utilizzarlo, copiarlo e distribuirlo, eventualmente
  modificandolo, gratis o a pagamento. Questo necessita
  naturalmente anche dell’accesso al codice sorgente.
• Open Source e Free Software hanno molti punti in comune, anche
  se il movimento per il software libero tende a differenziarsi dal primo
  per la forte istanza etica che lo caratterizza.
• Linus Torvalds (creatore di Linux) sostiene il proprio sistema
  operativo in prima istanza perché ritiene funzioni meglio del
  software proprietario; Richard Stallman (ideatore di GNU e
  fondatore della Free Software Foudation) attacca questa posizione
  ritenendo che la questione fondamentale sia di tipo etico
     Una licenza per il software libero

• La licenza GPL (General Public License), ideata da
  Richard Stallmann, garantisce la libertà di distribuire
  copie del free software e di ricevere e riutilizzare il
  codice sorgente, senza correre il rischio che qualcuno se
  ne impadronisca coprendolo con il copyright.
• Al diritto d’autore (copyright) oppone il permesso
  d’autore (copyleft): l’autore di un software dà il permesso
  di ridistribuire e modificare il programma
• per informazioni si rimanda al sito www.gnu.org
• Forse non sarebbe irragionevole proporre sistemi
  differenziati di licenze per il nord e il sud del mondo,
  dove anche prodotti tradizionalmente coperti dal
  copyright dovrebbero poter circolare con licenze
  gratuite (o estremamente meno costose) e
  dovrebbero permettere l’accesso al codice sorgente.
• A proposito del Digital Divide, sostenere la diffusione
  del software libero nei Pvs non significa solamente
  fornire strumenti basso costo, ma anche e soprattutto
  aprire a tutti i popoli la possibilità di creare o adattare
  software alla cultura e alle esigenze di ciascuno,
  abbandonando quindi la logica per cui sono i paesi
  occidentali a portare la tecnologia ai paesi del sud del
  mondo.

								
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