10. SQUERI E SPENNATI bolla finanziaria

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10. SQUERI E SPENNATI bolla finanziaria Powered By Docstoc
					   Lavoro di approfondimento di gruppo di Diritto ed Economia Aziendale – classe V^B Erica – Prof. Monica Masoch
                                 LA CRISI DEI MERCATI FINANZIARI

Il valore degli immobili rappresentava di fatto l’unico elemento di riferimento utilizzato dalle banche
anglosassoni nella concessione dei mutui ai propri clienti. La crescente domanda di immobili originata anche
dalla facilità con cui si riuscivano ad ottenere i finanziamenti per acquistarli ha avuto per lungo tempo
positivi effetti sul loro valore che cresceva in modo esagerato. Un bel giorno però il mercato si è accorto che il
valore di quei fabbricati era decisamente troppo elevato e la bolla è scoppiata….

                                     LE BOLLE FINANZIARIE
Di Spennati Francesca e Squeri Beatrice

Obbiettivo del gruppo: Comprendere il significato di BOLLA finanziaria ricercando
anche riferimenti a casi storici di precedenti bolle finanziarie

                 ¿COSA SI INTENDE PER “BOLLA FINANZIARIA”?

La bolla finanziaria in parole povere, non è altro che una evidente sopravvalutazione in
termini finanziari di un determinato settore o di un determinato bene oggetto di scambio.
I casi di bolle finanziarie sono stati molteplici e hanno riguardato elementi moto diversi.
Nel 2000 abbiamo avuto ad esempio la famosa bolla finanziaria che sopravvalutava
fortemente il settore tecnologico, internet compreso. Le neonate imprese della cosiddetta
New economy (E-commerce) hanno avuto un momento d’oro che ha visto l’esagerata
sovra valutazione delle loro azioni. Quando poi la realtà ha preso il sopravvento, le
quotazioni azionarie sono crollate con pesanti perdite per coloro che in questa realtà
avevano creduto e tutti hanno detto che la bolla era scoppiata!
Oggi abbiamo un'altra bolla finanziaria che è già “scoppiata” negli USA e che con grande
probabilità scoppierà presto anche in Italia: è quella degli immobili, ossia case,
appartamenti, negozi e affitti che hanno raggiunto prezzi esorbitanti. Tutti comprano case
ed azioni del settore immobiliare, convinti di fare un ottimo investimento! Il “mattone” viene
da sempre visto come un ottimo investimento ma con grande probabilità nell’immediato
futuro i valori, ormai gonfiati del mattone, prossimamente vedranno un veloce
ridimensionamento.
Trattiamo qui di seguito del primo caso di Bolla finanziaria: la Bolla dei tulipani in Olanda.




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                                  LA BOLLA DEI TULIPANI

                                              Acquerello del XVII secolo raffigurante il Semper Augustus, il bulbo più famoso,
                                              venduto ad un prezzo record: Pamphlet sulla Bolla dei tulipani, stampato nel
                                              1637


                                              La Bolla dei tulipani (in inglese anche tulipomania)
                                              è stata probabilmente la prima bolla speculativa
                                              documentata nella storia del capitalismo. Nella prima
                                              metà' dell' XVII secolo, nei Paesi Bassi, la domanda
                                              di bulbi di tulipano raggiunse un picco così alto che
                                              ogni singolo bulbo di tulipano raggiunse prezzi
                                              enormi.

                                              Il tulipano, introdotto in Europa nella metà del XVI
secolo, ebbe una crescente popolarità in Olanda, scatenando la "gara" fra i membri della
middle class a superarsi l'un l'altro nel possesso dei tulipani più rari. I prezzi arrivarono a
livelli insostenibili. La coltivazione del tulipano fu presumibilmente iniziata nei Paesi Bassi
nel 1593. Questo fiore divenne rapidamente una merce di lusso e uno status symbol.

Alle varietà di tulipano erano assegnati nomi esotici, a volte venivano chiamate con nomi
di ammiragli olandesi. Nel 1623, un singolo bulbo di un famosa razza di tulipano poteva
costare anche un migliaio di fiorini olandesi (il reddito medio annuo dell'epoca era di 150
fiorini!). I tulipani erano scambiati anche con terreni, animali vivi e case. Presumibilmente,
un buon speculatore poteva anche guadagnare seimila fiorini al giorno.

Nel 1635, fu registrata una vendita per 100,000 fiorini. Per comparazione, una tonnellata di
burro costava circa 100 fiorini e "otto maiali grassi" costavano 240 fiorini. Un prezzo record
fu pagato per il bulbo più famoso, il Semper Augustus, venduto ad Haarlem per 6.000
fiorini.

Nel 1636, i tulipani erano scambiati nelle borse valori di numerose città olandesi. Questo
incoraggiò tutti i membri della società al commercio di tulipani, molte persone vendevano e
compravano immobili o altri possedimenti per poter speculare sul mercato dei tulipani.
Alcuni speculatori fecero grandissimi profitti.




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Alcuni commercianti vendevano bulbi che erano stati appena piantati o quelli che avevano
intenzione di piantare (sostanzialmente dei futures sui tulipani). Questa pratica fu
soprannominata "commercio del vento". Un editto statale del 1610 fece diventare illegale
questo commercio che quindi non riconosceva come legali questo genere di contratti, ma
la legislazione non riuscì a far cessare questa attività.

Nel febbraio del 1637 i commercianti di tulipani non poterono più ottenere prezzi gonfiati
per i loro bulbi e cominciarono a vendere. La bolla scoppiò. Si incominciò a pensare che la
domanda di tulipani non avrebbe potuto più mantenersi a quei livelli, e questa opinione si
diffuse man mano che aumentava il panico. Alcuni detenevano contratti per comprare
tulipani a prezzi dieci volte maggiori di quelli di mercato (ormai crollato), mentre altri
possedevano bulbi che valevano un decimo di quanto li avevano pagati. Centinaia di
olandesi, inclusi uomini di affari e dignitari, erano finanziariamente rovinati.

Vennero fatti tentativi di risolvere la situazione che accontentassero entrambe le parti, ma
furono un insuccesso. In sostanza ciascuno rimase nella situazione finanziaria in cui si
trovava alla fine del crollo - nessuna corte poteva esigere che i contratti venissero onorati,
perché i giudici considerarono questi debiti come quelli contratti per gioco di azzardo e non
erano esigibili con la forza sotto autorizzazione della legge.

Simili bolle dei tulipani ci furono anche in altri paesi d'Europa, ma mai di una dimensione
pari a quella olandese. In Inghilterra nel 1800, il prezzo di un singolo bulbo di tulipano era
di quindici ghinee. Somma che bastava ad assicurare ad un lavoratore e alla sua famiglia
cibo, vestiti e alloggio per sei mesi.


                             LA BOLLA FINANZIARIA DELLE CARTE DI CREDITO:

                           Dopo la crisi finanziaria indotta dall’insolvenza verso mutui casa privi
                           di garanzie (cd sub prime), gli Stati Uniti temono i debiti accumulati
                           mediante l’utilizzo di carte di credito – 10.10.2007

                           La bolla finanziaria delle carte di credito: dopo la crisi finanziaria
                           indotta dall’insolvenza verso i mutui casa privi di garanzie (cd sub
prime), gli Stati Uniti temono i debiti accumulati mediante l’utilizzo di carte di credito. Essi
ammonterebbero a circa 900 miliardi di dollari.



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Se il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, rilascia dichiarazioni rassicuranti circa
la situazione italiana, ciò nondimeno le difficoltà americane si ripercuotono direttamente e
indirettamente sui mercati europei, frenando quantomeno la crescita economica di
quest’ultima.

                 LA PROSSIMA BOLLA FINANZIARIA SARÀ L`ENERGIA PULITA?
                                           Non si è ancora finito di parlare della fase di difficoltà
                                           attuale, ne’ c`è unanimità sul fatto che stiamo assistendo
                                           allo scoppiare di una "bolla" o              meno, ma già diversi
                                           esperti sono a caccia di quella che potrebbe essere la
prossima bolla. E uno dei settori "candidati" dove gli esperti si trovano più d`accordo
è quello delle energie
rinnovabili. Effettivamente, il settore ha molte caratteristiche che potrebbero favorire il
crearsi di una bolla speculativa, tra cui:
      è un settore in fase di sviluppo, per il quale non esiste una "storia" che permetta di
       valutarne la redditività;
      a molti investitori mancano le competenze e conoscenze per "capirlo" fino in
       fondo;
      va "di moda", non tanto nel senso che l`ecologia è sempre più sentita (che questo è
       un bene), ma inteso come moda finanziaria e cioè che molta gente vi investe "per
       sentito dire".

 Sono elementi che possono potenzialmente accomunare i settori emergenti delle energie
 rinnovabili con quelli del web e di internet alla fine degli anni `90 quando le aziende che
 aggiungevano ".com" alla ragione sociale vedevano le loro azioni schizzare in borsa. Non
 è difficile immaginare che possa accadere lo stesso anche con eco o bio nei prossimi
 anni. Ma detto questo, sarà veramente una bolla? bisogna preoccuparsi? Bisogna stare
 lontani dal settore?

Nessuno ha le risposte in tasca. La regola fondamentale da seguire è la seguente: "se
vedi un investimento sicuro in cui è evidente un grosso guadagno, probabilmente
non hai capito realmente come funziona". In altre, parole, è bene ricordarsi che il valore
delle azioni incorpora tutte le informazioni disponibili fino a quel momento. Per questo, se
qualcuno garantisce che le azioni che sta vendendo aumenteranno di valore, cioè se si
dice “sicuro” che "nei prossimi anni, il mercato in base a tutte le informazioni disponibili

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guadagnerà x…, certamente presto succederà qualcosa che al momento non si può
immaginare per cui si guadagnerà molto di più o molto di meno".
In altre parole, bisogna tenere conto che è inevitabile una componente di rischio, tanto
più nei settori giovani in cui le aziende che operano devono ancora provare di avere un
modello di business economicamente valido e competitivo.
Per cui si può immaginare che accadrà una cosa abbastanza semplice, e cioè che le
aziende che non avranno una tecnologia funzionante o un modello di business valido
chiuderanno e il loro valore si azzererà, mentre quelle "funzionanti" aumenteranno di
valore (dato che saranno ridotti i dubbi sulla loro capacità di guadagnare). Gli elementi di
"bolla" possono innestarsi su questo contesto, ed hanno maggior peso quanta
maggiore è l`"ignoranza" degli investitori. In altre parole: se questi all`inizio iniziano a
comprare indiscriminatamente "perché eco guadagnerà un sacco", e poi, quando le
aziende che non supereranno la prova del mercato saranno tagliate fuori, inizieranno a
vendere altrettanto indiscriminatamente anche le azioni delle aziende che "funzionano",
"perché eco- è sopravvalutato", il risultato sarà inevitabilmente una zappata sui piedi. E
questo aprirebbe un altro discorso: servirebbe quindi una maggiore preparazione ed
una maggiore competenza soprattutto da parte dei gestori dei fondi (che chiaramente
incidono di più sull`andamento del mercato rispetto ad un piccolo investitore privato). una
preparazione che viene sempre più richiesta dal mercato degli acquirenti dei fondi stessi,
che ad oggi dimostrano di non essere soddisfatti di come i fondi vengono gestiti.

    RIPORTIAMO QUI DI SEGUITO ALCUNI ARTICOLI TRATTI DALL’ARCHIVIO DEL
                                SUL TEMA DELLA BOLLE FINANZIARIE:

1999, L' ANNO DELLE BOLLE FINANZIARIE SGONFIATE di David Roche Corriere Economia:
Ciò che sarebbe dovuto succedere nel '98 non e' successo. I mercati sarebbero dovuti cadere e rimanere giù . In effetti, sono caduti ma
la decisione della Fed di salvare il mondo ha cambiato la percezione che il pianeta ha del rischio: i mercati, dunque, non sono rimasti
giù. L'azione della banca centrale americana ha alzato ovunque il moral hazard finanziario, l'idea che tanto c'e' qualcuno che alla fine
salva tutto: si e' alzato quando la Fed ha tenuto in piedi il grande hedge fund Long - Term Capital Management ed e' salito ancora
quando al Brasile sono stati gettati 40 miliardi di dollari, cioè ad un Paese che ha un'economia 1,3 volte quella del Canada e la scorsa
estate aveva riserve internazionali grandi quasi come quelle degli Stati Uniti, a un Paese che ha bisogno di politiche di bilancio decenti,
non di regali. Ora, domina la credenza generale che le banche centrali non consentiranno ad alcun crollo degli asset finanziari di avere
conseguenze gravi. Se succedesse, si dice, sarebbe messo a rischio il sistema finanziario a causa, prima di tutto, del livello di leverage
che ha portato all'attuale sovrapprezzo degli asset stessi. Come risultato, i mercati escludono qualsiasi prospettiva di restrizione
monetaria nel mondo e le Borse non appaiono poi così' sopravvalutate quando tassi d'interesse super-bassi entrano a far parte dei
modelli di valutazione degli investitori. Anzi, molti investitori ritengono che i tassi scenderanno ulteriormente. In realtà, i rischi di eccesso
non sono diminuiti di un grammo, solo la percezione di essi è calata. Come Re Canuto, la Fed siede nel mare e comanda alle acque del
rischio di non crescere. Ma saliranno, e il 1999 sarà l'anno in cui questa situazione finirà. . Non fraintendetemi. Non sono così'
pessimista sulle prospettive mondiali. Il fatto è che l'attuale bolla nei mercati finanziari è pericolosa. I prezzi delle azioni possono salire
per un po' ma poi cadranno pesantemente (del 30 per cento o di più) nella maggior parte dei mercati. La mappa degli eventi del 1999 è
rifiorita di piccoli funghi nucleari. Il primo terremoto è probabile che inizi in Giappone: entro la fine di quest' anno il partito di governo,
l Ldp, sarà' fuori dal potere per sempre. Ciò succederà perchè, finalmente, sul popolo giapponese sorgerà' la verità' di un Ldp che ha
portato il Paese alla bancarotta e ha sperperato i risparmi della nazione. Arrivare a quel punto significherà passare per un certo numero
di misure da panico tipiche delle fini di regime, come stampare sacchi di denaro per tenere a galla i settori societario e finanziario e
monetizzare un deficit pubblico pari al 10 % del Pil. Una seria riforma del sistema bancario, o la sua assenza, non influenzerà granché il
risultato. Ai margini, una riforma bancaria potrebbe essere così deflazionista che provocherebbe la necessità di stampare più denaro,
non meno. E, sicuramente, affretterebbe la scoperta di tutti quegli asset pubblici marci che stanno al cuore della corruzione politica
giapponese. Ciò significa che lo yen non e' destinato a restare al livello di oggi: la turbolenza lo guiderà a 160 yen per un dollaro (contro
i 110 dei giorni scorsi). Le onde dello shock attraverseranno il mare verso Pechino, per prima. Cifre orribili sulla deflazione, i


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trasporti, la produzione elettrica, le esportazioni e le importazioni sottolineano la realtà' che il governo cinese nasconde dietro le
dichiarazioni di una crescita di quasi l' 8 % l' anno scorso. La realtà è che il boom attuale, in Cina, è' tutto fatto di banche fallite che
gettano sempre più denaro in investimenti improduttivi. Qualcuno vuole chiamare tutto ciò crescita. Ma, in realtà, è lo stesso tipo di
crescita di un ingorgo di traffico a Bangkok: un inquinamento statistico e finanziario che maschera l'inadeguatezza. Mi aspetto dunque
che il renminbi svaluti nel '99, con le autorità cinesi che daranno la colpa senza mezzi termini al Giappone. Il dollaro di Hong Kong e
quello della Nuova Taiwan seguiranno prontamente. Il resto dell'Asia verrà tirato giù dal terremoto cino-giapponese ma non nella
stessa misura. Questa volta, il Sud-est asiatico sarà la vittima, non il perpetratore degli eventi, anche se questo giudizio potrebbe
rivelarsi tristemente sbagliato se l'Indonesia iniziasse a frammentarsi e il regime morente di Mahathir in Malaysia giocasse la carta
etnica del "nemico interno" e alzasse le tensioni con Singapore. Da qualche mese, sembra che l'Asia si sia stabilizzata. Ciò ha fatto
salire i mercati e le valute. Ma si tratta di un falso equilibrio. I conti della regione verso l'estero sono migliorati a causa del crollo della
domanda interna e delle importazioni, di un po' di assistenza finanziaria internazionale, di scarso servizio del debito estero da parte del
settore privato e dell esaurirsi dei capitali esteri in fuga. Questo equilibrio instabile non passeà il 1999. La bolla di liquidità scoppierà non
appena le economie asiatiche inizieranno a recuperare e riprenderà il pagamento del debito estero. A quel punto, inizierà la
monetizzazione dei grandi deficit pubblici. Ironicamente, economie migliori comporteranno mercati finanziari peggiori e valute più deboli.
La crisi globale dei mercati emergenti non è' finita, è solo spostata. Dalla metà del ' 99, sarà piuttosto chiaro che il mix di politiche in
Brasile non è sostenibile. Il Paese collasserà sotto il peso di politiche triplamente deflazioniste: austerità di bilancio, tasso di cambio
sopravvalutato e tassi d'interesse reali superiori al 20 % . La valuta cadrà . Dal Brasile, la linea di frattura arriva al Sudafrica che ha
un’altrettanto insostenibile politica economica e, avendo radici tribali ed essendo disperatamente povero, manca della coesione sociale
di un Brasile. Anche il rand crollerà. In Europa, le valutazioni dei mercati azionari sono basate sulla promessa di un'"americanizzazione"
che deve ancora accadere. Lo spostamento politico a sinistra della Germania permetterà , però, a molti altri governi di sinistra di
fermare o rallentare questo processo. L'euro sarà colpito, più che aiutato, da una politica monetaria relativamente stretta che sarà
in contraddizione con deficit dei bilanci pubblici eccessivi e in crescita. I profitti aziendali saranno presi nella forbice del costo del
lavoro in crescita e dei prezzi della produzione in calo. La Bce sarà lenta ad abbassare i tassi e ancora più lenta quanto più i politici le
chiederanno di tagliarli. Una crescita ragionevole ci sarà solo in Spagna (per la giusta ragione: deregolamentazione del mercato del
lavoro), in Francia (per la ragione sbagliata: tassazione dei capitali e redistribuzione delle entrate) e in Irlanda (una fiammante tigre
celtica senza un tasso di risparmio nel bel mezzo dell'ultima fase di una sua propria grande bolla speculativa). Al fondo di questo
processo di filtro, gli Stati Uniti stanno relativamente bene? A prima vista, si' (!!! Ndr) . Hanno le migliori finanze pubbliche, le
banche migliori e le aziende più forti. In effetti, per un investitore l'argomentazione di comprare, come strumento di diversificazione,
un'azione Coca Cola invece che un'azione della malaysiana Renong si rafforza di giorno in giorno. Il problema e' che il ciclo del
credito negli Stati Uniti somiglia in modo preoccupante agli eccessi asiatici e mister Greenspan lo sta ora rendendo peggiore
attraverso l' espansione di power money (circolante più depositi bancari). La crescita del credito bancario sta ormai rompendo il
soffitto, soprattutto da quando i prenditori aziende hanno trovato più difficile o troppo costoso raccogliere fondi sul mercato
obbligazionario. Il primo beneficiario dell'allentamento condotto dalla Fed per salvare il mondo è il consumatore americano. Nonostante
una recessione nel settore manifatturiero, mi aspetto che il consumatore americano resti forte e che sui mercati finanziari gli spread si
riducano, col risultato che, all'inizio del prossimo anno, la Fed non avrà' più' scuse per alleggerire la politica monetaria. A quel punto, la
bolla degli asset scoppierà. . Potrei sbagliare. La Fed potrebbe continuare a tagliare i tassi aggressivamente. Questo inflazionerebbe il
Dow Jones a 12 mila prima che lo scoppio avvenga. Alternativamente, la Fed potrebbe ridurre i tassi giusto un po'. Allora, il dollaro
rimarrà debole e il Dow Jones non andrà da nessuna parte. Allo stesso tempo, il Giappone potrebbe avere una ripresa momentanea
dovuta agli stimoli fiscali, il che terrebbe lo yen forte. In questo caso, la maggior parte dei mercati emergenti se la caverebbe alla meno
peggio per molto più tempo e potrebbe salire. Io, però, assegno solo il 30 % di probabilità a questo scenario di crolli posposti, con il 70
% di svendite basato su un terremoto giapponese sommato alla Fed costretta a rovesciare l'attuale politica monetaria dalla metà del '
99.


Bolla finanziaria: la minaccia dei “subprime” 26 febbraio 2006
 I “subprime” sono i mutui casa concessi a clienti meno sicuri e di conseguenza rappresentano un mercato ad alto rischio. Una volta
concessi tali mutui le società che li emettono li girano rapidamente a banche e finanziarie che a loro volta li usano come base per
emettere titoli da offrire ad investiori voraci come i fondi. Si tratta del tallone di Achille della cosiddetta “industria finanziaria”, tanto che
dallo scorso novembre sono ben 23 gli istituti del settore “subprime” che sono andati a fondo. La clientela che contrae mutui del genere
ha già attraversato insolvenze in passato e sulla carta è disposta ad accollarsi interessi e penali da usura. La percentuale delle
sofferenze e insolvenze è notevole e crescente e la crisi del settore si trascina da tempo. Nelle ultime settimane ha contagiato il
mercato dei derivati emessi sui mutui subprime.
L’indice ABX — derivati creditizi/credit default swaps — è crollato il 22 febbraio come conseguenza di una caduta del subprime.
L’agenzia di rating Moody ha fatto sapere che si prospetta una retrocessione di cinque istituti che concedono mutui subprime. Dal 18
gennaio l’ABX ha perso il 30%: un investitore che a gennaio doveva sborsare 389 mila dollari in derivati per assicurare, per un anno, 10
milioni investiti in obbligazioni low-grade, in data 23 febbraio doveva improntare 1,1 milioni nei derivati necessari allo stesso scopo.
Questo è un riflesso diretto del crollo dei subprime. Occorre sottolineare che una situazione analoga in cui occorrevano swaps
sull’insolvenza dei debiti nell’ordine di 1,1 milioni per ogni 10 milioni investiti si verificò nell’aprile-maggio del 2006 con la crisi dei bond
di GM e Ford. A quel punto il mercato dei derivati saltò in aria con perdite nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari.
Moody ha reso noto il 21 febbraio di considerare una retrocessione delle affiliate alla New Century Financial Corp., secondo astro per
grandezza nell’emissione di subprime, e di quattro altre finanziarie: NovaStar Financial, Ameriquest Mortgage, Accredited Home
Lenders Holdings, e Winter. 24 ore più tardi la NovaStar ha annunciato una perdita nel quarto trimestre di 14,4 milioni di dollari e di
conseguenza le sue azioni hanno perso in giornata il 43%.
Un pericolo riguarda in particolare le obbligazioni collaterali di debito (CDO) — un tipo tutto nuovo fiammante di derivato. Nel 2006 sono
stati emessi 500 miliardi di CDO sulle obbligazioni subprime. Gli hedge funds affamati di alti rendimenti avrebbero acquistato il grosso di
questi CDO emessi sul subprime e adesso alcuni di essi rischiano perdite da fallimento, come riferiva il 22 febbraio Bloomberg.
Secondo l’associazione banche ipotecarie Mortgage Bankers Association, i mutui subprime hanno raggiunto il 13,5% del volume totale
dei mutui nel 2006, dunque una cifra complessiva superiore ai 1300 miliardi. In questo settore bancario più esposto nei subprime
figurano colossi come la Honk Kong Shanghai Bank, storicamente legatissima alla Corona Inglese, che è il numero uno del settore negli
USA.




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La crisi finanziaria si fa sentire sull'economia reale. Forte calo per mercato auto Usa
Le difficoltà di Wall Street si fanno oramai sentire su Main Street. A pesare è la crisi finanziaria
in atto che spinge le banche a stringere i rubinetti del credito, rendendo difficile l'accesso a prestiti e finanziamenti per le imprese
americane. I dati sulle vendite di auto sono in calo l'undicesimo mese consecutivo: Ford perde il 34%, Gm il 15,8, Chrysler il 33 per
cento. La cosa più importante ora - dice Alan Mulally, Ceo di Ford - è che al Congresso approvino il piano da 700 miliardi. E' l'unico
modo per permettere all'economia americana di andare avanti". Il mercato dell'auto - secondo alcuni analisti - somiglia sempre più a
quello immobiliare: ambedue, infatti, registrano ormai da mesi cali a due cifre. «Anche se non assisteremo allo scoppio della bolla-auto,
così come abbiamo visto quella della casa, e anche se le ferite dell'industria automobilistica americana sembrano meno profonde di
quelle accusate dall'industria bancaria, è necessario constatare - affermano alcuni osservatori - che la crisi delle quattro ruote ha già
                                                             distrutto una città, Detroit, e provocato la perdita di milioni di posti di
                                                             lavoro, ai quali altri potrebbero aggiungersene nei prossimi mesi». Ford ha
                                                             accusato in settembre una pesante battuta d'arresto, una delle maggiori
                                                             della sua storia: le vendite americane sono infatti scese del 34% a 120.788
                                                             unità. «Le vendite degli ultimi dieci giorni si sono rivelate estremamente
                                                             deboli a causa della crisi finanziaria: paragonabili a quelle del dopo 11
                                                             settembre», spiega la casa automobilistica, secondo la quale la crisi ha
                                                             colpito duramente l'intera industria automobilistica americana, con le
                                                             vendite in calo del 25-30% a settembre rispetto allo stesso mese del 2007.
                                                             Gm ha registrato invece una flessione del 15,8% a 284.300 unità, un calo
                                                             inferiore alle attese. Le vendite di automobili in particolare sono scese del
                                                             9,8% a 118.440 unità. La quota di mercato appannaggio della casa di
                                                             Detroit è pari al 27%, ai massimi dall'inizio dell'anno. Secondo il chief
                                                             operating officer, Fritz Henderson, il mercato continuerà dell'auto
                                                             continuerà a mostrarsi debole anche nel 2009. L'altra delle tre sorelle di
                                                             Detroit, Chrysler, ha invece visto scendere le proprie vendite del 33%.
                                                             Toyota e Honda hanno accusato rispettivamente flessioni del 32% e del
24%. L'industria automobilistica statunitense ha incassato martedì la firma del presidente americano, George W. Bush, al finanziamento
governativo da 25 miliardi di dollari.


IN ITALIA NON C’È NESSUNA BOLLA FINANZIARIA: LE FAMIGLIE POSSONO
STARE TRANQUILLE, L’AUMENTO DEL LORO INDEBITAMENTO È AVVENUTO IN
MODO MOLTO SANO. È quanto ha affermato il direttore generale di Intesa SanPaolo, Pietro Modiano, conversando con i
giornalisti al meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini. “Questo fenomeno dell’aumento di indebitamento delle famiglie —
sono parole del banchiere — è avvenuto in modo molto sano. Le famiglie che hanno accresciuto il loro debito, se guardiamo alle
statistiche, sono famiglie dove i capifamiglia sono, più della media, dotati di attività finanziarie e con un titolo di studio al di sopra della
media. La crisi del risparmio familiare è stato un fenomeno più che fisiologico: nulla a che fare — ha sottolineato Modiano — con quello
che è successo negli Stati Uniti prima dello scoppio della bolla. Qui non c’è nessuna bolla perché la società italiana ha manifestato la
propria saggezza nella modernizzazione dei comportamenti finanziari. Le famiglie — ha concluso — possono stare tranquille”.




Le Bolle Finanziarie – Spennati Francesca e Squeri Beatrice                                                                                 73

				
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