255_S._Messa_nel_giorno_di_Natale by lanyuehua

VIEWS: 3 PAGES: 3

									S. MESSA NEL GIORNO DI NATALE
(Vicenza, Cattedrale, 25 dicembre 2008)


"Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato; rallegriamoci. Non c’è spazio
per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la
paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso
da questa felicità". Sono le parole che, nel giorno di Natale, risuonano nella
preghiera della Chiesa, tratte da un’omelia di san Leone Magno, Papa.
        Nasce Gesù a Betlemme, nasce dunque la vita per ogni uomo, perché
il Figlio di Dio ha posto la sua dimora tra noi e si è fatto uno di noi.
L’apostolo Giovanni annuncia, nel prologo del suo vangelo, che il Verbo di
Dio, che si è incarnato, è la vita, perché tutto è stato fatto per mezzo di lui e
senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. Gesù stesso dirà:
"Sono venuto, perché abbiate la vita e l’abbiate in abbondanza".
        Si tratta della vita in pienezza, dunque, quella fisica e quella
spirituale, quella naturale e quella del Battesimo, come ci ricorda ancora il
Vangelo del Natale: "A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di
diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome i quali non da
sangue, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati". Il Verbo,
assumendo la natura umana, si è unito in certo modo ad ogni uomo ed è
entrato nella storia dell’umanità come uno dei tanti miliardi di persone
umane e nello stesso tempo come Unico. Egli ha lavorato con mani d’uomo,
amato con cuore di uomo, sofferto come ogni uomo, ha agito con volontà
d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi,
in tutto simile a noi fuorché nel peccato.
        L’incarnazione del Verbo rivela chi è veramente l’uomo e la sua
altissima dignità e vocazione di persona amata da Dio, creata per amore e
salvata dall’amore del Figlio suo unigenito, che l’ha resa Figlio di Dio ed
erede delle promesse eterne.
        E la Chiesa ha come suo compito quello di svelare questo mistero e
di far sì che ogni uomo possa ritrovarsi in Cristo e ricevere da lui la vita
piena ed eterna. Per questo la Chiesa difende, esalta e promuove ogni uomo,
riconoscendo in ciascuna creatura umana il volto e la presenza stessa del
suo Signore, Gesù Cristo.
        E’ su questa certezza di fede che si fonda la dignità e la grandezza di
ogni uomo, che nasce su questa terra. Niente e nessuno e nemmeno lui
stesso può rifiutare il dono gratuito della propria vita, un bene indisponibile,
che appartiene a Dio e alla sua Provvidenza di Padre. Oggi si discute molto
sul significato della vita umana e su quale sia il confine oltre il quale non si
può o non si deve accettare, accogliere, ritenere degna di essere vissuta, sia
nel suo inizio che nella sua fine.




                                       1
        La fede, ma anche la cultura cristiana che ha informato di sé la storia
e il patrimonio di valori e di principi etici e giuridici della nostra terra, ha
sempre predicato ed agito, affinché ogni persona sia considerata una risorsa
positiva per quello che è e non solo per quello che possiede o appare
fisicamente. Ogni persona per il fatto di avere avuto la vita da Dio, è sua
immagine e in lei vive il Verbo, che la illumina e la rende preziosa agli
occhi del Padre. Per questo va sempre accolta, amata e presa in carico dal
primo istante del suo concepimento alla sua naturale dipartita come un
talento prezioso da far fruttificare non solo per se stessi, ma per tutti. Certo,
non è facile accettare di convivere con o assistere chi ha una malattia, che
devasta il corpo e la mente e rende, a volte, impossibile ogni pur minima
relazione vitale. Si invoca, allora, una legge, che regoli il fine vita e indichi
vie percorribili per salvaguardare, da un lato la vita fino al suo naturale
tramonto, e dall’altro per evitare l'accanimento, fatta salva l’alimentazione e
la disidratazione, con medicine e cure, che prolungano solo l’agonia della
persona. Il confine, però, tra il rifiuto dell’accanimento terapeutico e
l’eutanasia è molto sottile e va valutato con grande responsabilità dai
medici come dai familiari e dalle stesse persone coinvolte. Sono problemi
che investono oggi l’esistenza di tante persone e che inquietano per la
difficoltà di gestirli con serenità ed equilibrio e per le conseguenze tragiche
che promettono qualora si avviino forme di eutanasia sia passiva che attiva
nella nostra società.
        Il Natale non può coprire con un manto di festa questi problemi, ma
deve, al contrario, servire a suscitarli nelle nostre comunità cristiane e civili.
Il Natale annuncia che Dio ama la vita di ogni sua creatura e per questo
dona il suo Figlio, perché nessun uomo, al di là delle sue condizioni fisiche
o morali, possa sentirsi escluso dal suo amore. Il Natale annuncia anche
che solo l’amore salva la vita propria ed altrui e solo chi sa amare produce
vita per sé e per gli altri. E tanti sono quelli che, anche tra noi, nelle
famiglie e nelle comunità, credono in questo miracolo dell’amore e si
sacrificano ogni giorno per dare vita a chi soffre per disabilità psichiche o
fisiche gravissime; a chi, malato terminale, attende solo la morte come
liberazione dal suo male; a chi sembra avere una vita solo vegetativa, ma
forse nel suo animo e cuore sente l’amore che lo circonda e ne gioisce.
        Al di là di queste situazioni limite, quante persone soffrono oggi la
solitudine e l’abbandono, perché lasciate a se stesse, in un mondo fatto di
cose, di servizi e di beni, ma non di relazioni vere e sincere tra le persone,
che pure vivono insieme. Penso a tanti anziani e malati, che, pur avendo
figli e nipoti, vicini di casa e parenti, trascorrono molti giorni senza vedere
nessuno dei propri cari, se non la badante, e non ascoltano alcuno, se non la
televisione. Molti altri sono accolti nelle numerose case di riposo, dove solo
occasionalmente ricevono visite di parenti e amici. Incontrandoli dico loro:
"Ma i vostri figli e nipoti?" e la risposta è sempre la stessa: "Hanno la loro



                                        2
famiglia, la loro vita carica di impegni". Li giustificano per amore, ma con
gli occhi tristi e, ne sono certo, il cuore gonfio di sofferenza.
        Lo stesso capita a tanti ragazzi e giovani, che hanno la giornata
sempre impegnata tra scuola, incontro con gli amici, attività sportive e
tempo libero. Sono ricchi di beni materiali e magari anche di affetto sincero
in famiglia, ma non trovano chi si occupa seriamente delle loro crisi
interiori, del vuoto dell’anima che, a poco a poco, li consuma, e li conduce
a isolarsi e a inseguire, come in un sogno, le vie devastanti di un mondo
irreale.
        E che dire delle relazioni tra coniugi, soffocate dal fare e dai servizi
necessari per la vita di famiglia, dal lavoro, dalle crescenti preoccupazioni
economiche, dalle fatiche derivanti da situazioni di divisioni o di sofferenze
fisiche e morali! Non si trova più il tempo per parlare insieme, storditi da
mille frastuoni, rumori e voci, che ci raggiungono nella esagitata e convulsa
vita di ogni giorno.
        Solo ciò che nasce dall’amore, guarisce la solitudine e solo chi mette
al centro della vita il valore della persona, prima dei beni materiali e dei
servizi di cui pure ha bisogno, riesce a gustare la gioia dell’incontro. E
l’amore esige tempo, tanto tempo, per stare vicino, per dialogare e
ascoltarsi, per condividere, guardarsi negli occhi e sentire il cuore di una
persona. Per questo Gesù è nato, per salvarci dal peccato
dell’individualismo e della fretta, che chiude il cuore a Dio e agli altri, e per
aprirci all’amore, fonte di relazioni non superficiali, ma più continue e
sincere. Egli si fa uno di noi, povero ed umile bambino, e vuole essere
riconosciuto come fratello e amico, in ogni uomo, al di là delle differenze di
cui è portatore.
        Il mio augurio è che in questo Natale possiamo sperimentare la gioia
dell’incontro con il Signore per riconoscere la sua prossimità ed udire la sua
voce, che risuona in ogni persona che ci vive o passa accanto e chiede di
essere accolta e amata meno frettolosamente e con maggiore impegno di
tempo e di condivisione.




                                       3

								
To top