Saggio breve sul corpo svolgimento

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Saggio breve sul corpo svolgimento Powered By Docstoc
					La macchina perfetta

Destinazione editoriale: Rubrica “cultura e società” di un quotidiano

L’odio-amore per il corpo tinge di sé tutta la civiltà moderna. Dal momento in cui il progresso economico, a
seguito della rivoluzione industriale, ha allontanato gradualmente l’uomo dalla natura, lo ha reso
dominatore e non più succube di essa, ha sancito la distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale,
stabilendo il primato sociale del secondo sul primo - il primato, altresì, della ragione e dello spirito sugli
istinti - il corpo è stato degradato a puro oggetto, a materia prima, mutilato del suo privilegiato rapporto
con la natura, da cui l’uomo ha cercato, da lì in poi, quasi di proteggerlo. Il risultato ottenuto è stato quello
di reprimere progressivamente le pulsioni, gli istinti e le passioni, declassate dalla civiltà a pura “forza
bruta”.

Il “corpo-macchina” della modernità è un corpo che deve funzionare perfettamente, le cui parti sono tutte
“oliate” a dovere e hanno bisogno di una revisione periodica. Se un corpo funziona a dovere può servire a
molti scopi (nel senso di “essere asservito”): dal lavoro, alle relazioni umane, alla narcisistica e
autoreferenziale soddisfazione di sé. Marcel Mauss negli anni ’30 scriveva che un vero e proprio
comportamento naturale non esiste perché (e Mary Douglas 40 anni dopo conferma e sviluppa il concetto)
il corpo nella società moderna è quello “percepito” dalla società, non quello “fruito” dall’individuo. L’uomo-
massa è quello che usa il corpo-macchina, e dico “usa” perché egli ne fa proprio un utilizzo puramente
strumentale; più si metabolizza l’idea che il corpo va protetto dagli agenti esterni (o interni?) che possono
corroderlo – correndo il rischio di essere scartato, o “buttato”, dalla società del consumo e del guadagno, in
perenne e frenetico rinnovamento – più ci si allontana dal piacere puramente fisico. Più si cura il corpo con
ossessiva e spasmodica attenzione per renderlo idoneo ai canoni del piacere collettivo, meno piacere si
sviluppa da esso a livello individuale; più si cerca di renderlo “piacevole” e meno piacere procura. Così
l’amore e la cura per il corpo portati all’eccesso nella nostra società nascondono in realtà un odio profondo
per quella parte fisica, naturale di noi stessi che non percepiamo più come forza vitale, ma come ostacolo
alla razionalità delle nostre azioni.

Quanto “costa” agli uomini e alle donne di oggi curare il proprio fisico? In termini economici sempre meno,
se diamo per buone le rielaborazioni che il Censis fornisce sui dati Istat relativi al 2004 e inerenti al numero
dei fruitori dei centri fitness e della chirurgia estetica. Il benessere fisco è diventato una grande macchina
da soldi (tanto per non contraddire la logica del consumo a cui niente e nessuno si sottrae); ma i “costi”
psicologici sono un po’ meno alla portata di tutti, poiché pochi individui riescono a far rientrare con
precisione scientifica nel dominio della ragione una gestione del corpo che, è vero, è ormai lontano dalla
natura ma continua a reclamarla con prepotenza. Mi riferisco a quei costi incalcolabili che deve pagare una
modella anoressica per rendere il suo corpo-macchina conforme ai canoni che la sua professione le impone
o a quelli di un’attrice che perde espressività per un lifting che le consente di continuare a interpretare
ruoli da ventenne (anche quando non lo è più già da molti anni) ed è costretta a barare ogni giorno con se
stessa per non accettare l’inesorabile scorrere del tempo. Ma ancor di più mi riferisco a quelle ragazze-
qualunque che, senza neppure avere la contropartita del guadagno economico, assumono gli stessi
comportamenti per imitare un modello culturale che mette a repentaglio anche la loro salute.

Non credo che voler bene al proprio corpo, come invece si legge nelle riviste di salute e benessere, voglia
dire negare al corpo quella fisicità che si ammala, deperisce, invecchia, ma che allo stesso tempo è fonte di
piacer e soddisfazione di sé. Non credo che questa sia l’epoca dell’amore verso il corpo; credo al contrario
che sia timore mascherato con la premura ossessiva, timore di perdere il controllo su quella macchina che
lo spirito della civiltà moderna vuole sempre funzionante e mai in avaria.

				
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posted:8/8/2012
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