Winston Churchill - There is no finer investment for any community ... - DOC

Document Sample
Winston Churchill - There is no finer investment for any community ... - DOC Powered By Docstoc
					                                                             Miscellanea
                                            sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                                        Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                                           15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it

    L’accesso a una informazione diversificata è uno degli strumenti più efficaci per difendere la democrazia e i propri diritti;
    senza informazione e senza conoscenza non c’è democrazia.
    Le istituzioni democratiche non devono essere soffocate dalle concentrazioni medianiche e finanziarie; in una società in cui
    l’informazione è sempre più manipolata e al servizio dei “poteri forti”, i primi a essere calpestati sono proprio i diritti della
    persona, della collettività e il bene comune.
    All’insegna dei fondamentali valori di <Libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione>, Miscellanea vuole promuovere la
    consapevolezza della tutela dei diritti della persona, preservare la libertà di espressione, l’indipendenza di giudizio e tentare di
    fornire qualche “tessera” affinché ognuno possa comporre il proprio personale mosaico.
    “La difesa del nostro presente e del nostro futuro passa attraverso la conoscenza di quanto accade e di quanto è accaduto”.

                                                                   ***
    La scuola di stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere
    unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non né cattolici, né protestanti, né
    marxisti. Piero Calamandrei.

    La vera linea di demarcazione non è più fra destra e sinistra, ma fra chi rispetta le
    regole e chi non le rispetta o si adopera affinché le rispettino i deboli e le possano
    violare impunemente i potenti , …

    Dubitare di se stesso è il primo segno dell'intelligenza - Ugo Ojetti

    13-05-2001 Berlusconi: "Risolverò il conflitto di interessi entro 100 giorni"
    13-07-2004 Sono passati 1153 giorni e ...lo ha “legalizzato”!

    E’ pericoloso avere ragione in questioni su cui le autorità costituite hanno torto
    Il est dangereux d'avoir raison quand les autorités constituées ont tort - Voltaire

    Tutti pensano a cambiare l'umanità, ma nessuno pensa a cambiare sé stesso. Lev
    Tolstoj

    Obbligo di iscrizione all’albo dei medici: non vale per i dipendenti della p.a.
    Il sottosegretario alla salute Cesare Cursi ha risposto a un’interrogazione della deputata
    Chiara Moroni che chiedeva chiarimenti in merito all’obbligo di iscrizione all’albo
    professionale da parte di sanitari dipendenti da pubbliche amministrazioni, anche alla
    luce di un parere espresso dal Consiglio di Stato. Il sottosegretario ha confermato che la
    prima sezione del Consiglio, con il parere n. 133 del 17 marzo 2004, si è espressa nel
    senso che “allo stato della legislazione, l’obbligatorietà dell’iscrizione all’albo riguarda
    soltanto i liberi professionisti, non pure i sanitari dipendenti pubblici, salvo che non
    siano autorizzati ad esercitare anche la libera professione.”

    Sottoscrivi l'appello “Con la Resistenza, senza se e senza ma” vedi punto 27

1        La guerra dentro - Decine di migliaia di soldati Usa tornano dall'Iraq con gravi
         problemi mentali - Negli esperti la convinzione che i veterani dell’Iraq afflitti da
         “disturbo post-traumatico da stress” (PTSD) siano ben più di quel 17 per cento
         riportato nel New England Journal of Medicine.
                                                                                                                                      1
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


2  8 Marzo Giornata Internazionale della donna - L' Iraq è una prigione per le
   donne, intervista a Nazeen Rashid, attivista curda per i diritti delle donne in Iraq.
3 (www.dirittosanitario.net) Familiare portatore handicap, limiti della richiesta di
   trasferimento.
4 Perché il gioco del calcio rappresenti un fattore di rischio per la sclerosi laterale
   amiotrofica (Sla) rimane un mistero. - Uno studio a prova di bomba.
5 Parlare sporco migliora il feeling?
6 Il teleconsulto con il videofonino funziona.
7 Medici spaventati dal nuovo ricettario elettronico.
8 A cosa servono i partiti comunisti? Non potendo più aspirare al potere, in
   Europa sono ridotti al ruolo di pungolo sociale della sinistra riformista.
9 Astrologia, cartomanzia e pronostici - Imbrogliare rende ai proprietari di TV
   pertanto ipocritamente possono andare in onda 8 ore al giorno dalle 23 alle 7.
10 Antibiotici? I pediatri i peggiori prescrittori.
11 Consiglio di Stato - Natura discrezionale dell'incarico di dirigente di II livello
12 Caso Di Canio, Battisti: il saluto romano viene punito per legge, ma Storace
   non lo sa (o fa finta di non saperlo ndr).
13 Bari: truffa alla ASL.
14 Comproprietà tra il presidente e la moglie di De Petro, indagato per corruzione
   Formigoni, yacht in comune con l’uomo di «Oil for food» - Replica dalla Regione: un
   gruppo di amici, nulla di nascosto.
15 Barzellette napoletane.
16 Ambiente; discariche: è la Regione che autorizza il Sindaco
17 Quanti cani intorno all’osso dell’acqua, che sarà più salata quando il mondo
   tornerà a puzzare.
18 FIRENZE FORTEZZA E I RESPONSABILI?: la “sensibilità” dei cittadini per i loro
   monumenti costerà a loro stessi più di 6 milioni di euro (oltre 12 miliardi delle
   vecchie lire).
19 A Fallujah usate armi chimiche: lo conferma il Ministero della Sanità iracheno.
20 Stop all'invasione di ogm in Europa: Greenpeace chiede la fine della
   coltivazione di piante geneticamente modificate.
21 Allarme nucleare in Somalia: “Lo tsunami ha portato alla luce la pattumiera
   tossica d’Europa”.
22 Questi imbrogli sulle firme «non sono reati pericolosi socialmente». - Elezioni
   da destra a sinistra il grande partito delle liste con il trucco - Firme ed elenchi fasulli
   con trucchi per tutti (con prescrizione) - Anche la Lega, come la DC, fece resuscitare i
   morti e nel 2003 il parlamento cancellò il reato: niente carcere, solo multe.




                                                                                           2
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


23 Il pericolo di una convivenza democratica con una dittatura della
   maggioranza” - «Rompono il Paese e ci vorrebbero sottomessi» «Non c’è solo il
   fallimento della loro politica economica e sociale c’è soprattutto il modo indecente di
   fare politica e le leggi da parte di questa maggioranza» «Dobbiamo riprendere il
   cammino in Europa. Oggi su 25 Paesi siamo il venticinquesimo» - La svolta economica
   italiana deve partire da una svolta morale - intervista a Romano Prodi
24 La porti (via) un piacione da Firenze - Il sindaco? Bello e impossibile: nel senso del
   carattere. La sinistra, qui, pensa di avere già vinto le politiche. E, con Domenici
   ministro, sa chi prenderà il suo posto.
25 Infarto: consigli in ospedale per smettere di fumare riducono mortalità.
26 Gioco di spade - …il momento più pericoloso arriva quando i gruppi di sinistra
   "rinunciano all'uso della forza" ed accettano il processo democratico.
27 Sottoscrivi l'appello - Con la Resistenza, senza se e senza ma
28 La rivoluzione di internet è entusiasmante, ma non montiamoci la testa. Non
   sarà facile di Beppe Grillo
   … Se fossimo davvero in una democrazia, invece di farci passare dai cinquanta ai
   cinquecento canali televisivi in prevalenza commerciali, le Nazioni Unite, la Banca
   mondiale e gli stati del mondo dovrebbero favorire la chiusura di almeno metà dei
   canali tv. Con le risorse di cervelli, energia elettrica, materiali e soldi così risparmiati, si
   potrebbero dotare entro dieci anni tutti gli scolari del globo e almeno metà
   dell'umanità adulta di un computer a basso prezzo e di una connessione gratuita alla
   rete. Gratuita? Sì, gratuita, come in Svezia. E come gratuita è la cittadinanza su questo
   pianeta.
29 Lessig: contro l'estremismo del copyright ... l'intera storia dell'industria culturale è
   una storia di piraterie … la cultura del permesso sostituisce la cultura libera. -
   Perché la legge, per la prima volta nella storia, ha deciso di difendere a spada tratta il
   vecchio contro il nuovo? La risposta, secondo Lessig, sta nell'assoluta novità del modo
   di costruire cultura generato da Internet. Le tecnologie digitali hanno dato vita a una
   forma di bricolage libero …
30 Misteriosa melatonina - La melatonina sembrerebbe efficace e sicura, ma a conferma
   della sua innata controversia, due notiziari on line statunitensi hanno tratto dallo studio
   soluzioni opposte. La chiave, comunque, sembrerebbe il dosaggio.
31 La fame ti fa bello - Senza giungere a conclusioni, allo stato attuale, frettolose,
   ricerche su cavie indicano che ridurre le calorie rallenta l'invecchiamento della pelle.
32 Al margine di un campo agricolo una gallina attraversa la strada… Perché la
   gallina ha attraversato la strada? Vediamo come gli uomini importanti
   avrebbero risposto a questa domanda fondamentale...
33 Galeotta fu la lettera - Polemiche sull’opuscolo del Governo sui farmaci.
34 Anche in farmacia latte in polvere a prezzo europeo.
35 Skype aggiunge segreteria e numeri di telefono - Il programma per telefonare via
   Internet amplia sperimentalmente la propria offerta. La linea telefonica tradizionale è a
   rischio prepensionamento? Con Skype si possono ricevere chiamate dalla rete
   telefonica tradizionale.
                                                                                               3
                                                    Miscellanea
                                    sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                                Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                                   15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


36 Colorare di verde la spesa pubblica.
37 La legge Moratti allontana ancor di più l'università italiana dai modelli
   internazionali - Le più celebrate università americane richiedono ogni anno ai docenti
   di dichiarare quante ore dedicano ad attività di consulenza esterna all'università. C'è un
   limite ben definito, e chi vuole dedicare più tempo alle consulenze deve chiedere
   preventivo permesso.
38 Le ombre prima degli spari - La scelta di pagare ha costretto Calipari a muoversi
   senza protezione - Il riscatto alla radice della strategia del Sismi c´è la decisione
   politica di cedere al ricatto dei rapitori: per la libertà della Sgrena sono serviti sei o otto
   milioni di euro - Certe le colpe Usa, ma sull´azione ci sono dubbi da chiarire.
39 La legge sulla fecondazione è anti scientifica e illiberale ecco perché va
   cambiata - Umberto Veronesi.
40 La faccia nascosta dell’Italia che ama Satana - Sarebbero almeno 500, secondo
   un recente censimento, le sette che si richiamano al diavolo.

 Nota - Ai sensi dell'art. 13 legge 31/12/96 n.675 e succ.: questa e-mail è stata spedita da una rubrica personale
 creata contattando precedentemente questo indirizzo, e si può richiedere la cancellazione se non si gradisce
 ricevere altri messaggi.
 Alternativamente si tratta di:
 - un primo contatto a questo indirizzo;
 - un indirizzo pubblico o pubblicato;
 - un messaggio richiesto/autorizzato dal ricevente.
 In ogni caso, questa comunicazione non è intesa come "spam", e non contiene promozioni commerciali. Se d'ora
 in poi non si desidera ricevere ulteriori comunicazioni, ritornare questo messaggio al mittente con la scritta
 "cancella", e si sarà prontamente rimossi dalla rubrica.
 Nota importante sulla cancellazione - Si richiede gentilmente che le richieste di cancellazione contengano
 l'indirizzo originale a cui il messaggio é stato spedito. Grazie.
 Nota – Miscellanea è automaticamente e individualmente controllata all'uscita da Norton antivirus system, con
 aggiornamento automatico on line.




                                                                                                                4
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it



1     La guerra dentro - Decine di migliaia di soldati Usa tornano dall'Iraq con gravi
      problemi mentali - Negli esperti la convinzione che i veterani dell’Iraq afflitti da
      “disturbo post-traumatico da stress” (PTSD) siano ben più di quel 17 per cento
      riportato nel New England Journal of Medicine.
Fino a 100mila morti iracheni, ormai 1.500 caduti e 11mila feriti tra le fila dell’esercito
statunitense. La triste contabilità del conflitto in Iraq è aggiornata in continuazione, ma c’è
un numero che nessuno può ancora quantificare con precisione eppure si teme sia enorme:
quello dei soldati che ritornano a casa con seri problemi mentali.
Secondo uno studio dell’esercito Usa pubblicato nel luglio 2004 sul New England Journal
of Medicine, il 17 per cento dei militari impegnati in Iraq e in Afghanistan potrebbero
soffrire di “disturbo post-traumatico da stress” (PTSD). Psicologi, psichiatri, ex soldati
sono però convinti che questa cifra sia da rivedere verso l’alto, e che alla fine si raggiungerà
quota 30 per cento, come per i veterani di ritorno dal Vietnam. Considerando che finora il
Pentagono ha ruotato in Iraq e in Afghanistan circa un milione di soldati, significa che fino
a 300mila militari potrebbero avere urgente bisogno di cure psicologiche e psichiatriche.
 Un problema in crescita. “Stiamo ricevendo un flusso crescente di soldati con problemi
mentali – riconosce lo psichiatra Jeffrey Fine, direttore del programma di cura del PTSD al
New York Harbor Healthcare System –, e sono convinto che il numero di soldati che
soffrono di PTSD aumenterà ancora. Al momento stiamo curando una cinquantina di
veterani dall’Iraq e dall’Afghanistan. Ma per molti i primi sintomi si presenteranno con mesi
o anni di ritardo: qui riceviamo ancora centinaia di militari che hanno combattuto in
Vietnam e nella Seconda guerra mondiale”.
 I sintomi. Il PTSD si può manifestare in vari modi, dalla depressione agli incubi notturni,
dalla mancanza di emozioni agli sbalzi improvvisi di umore. Molti sperimentano improvvisi
attacchi di panico, piangono a dirotto senza un motivo apparente, rivivono ad occhi aperti i
momenti più terrificanti. Alcuni soldati si sentono colpevoli perché sono sopravvissuti
mentre i loro compagni sono morti, altri si isolano dalla famiglia e dagli amici. “Come fai a
raccontare a tuo padre di quando hai visto quell’iracheno sanguinante che ha perso metà del
corpo per l’esplosione di una bomba? – scrive un soldato che soffre di PTSD sul sito
dell’associazione di veterani Operation Truth – Come fai a raccontargli delle notti in cui hai
dormito con un’arma carica sotto il cuscino? E’ difficile trovare le parole per il puro terrore
e la sensazione di impotenza e rabbia che provi quando sei sotto il fuoco dei mortai o dei
razzi da 127 millimetri. I cadaveri, i civili feriti, quel maledetto odore e i canti delle moschee
alla sera sono sempre nella mia testa”.
 Lo stress del conflitto. L’elevata incidenza del PTSD in Iraq e in Afghanistan si spiega –
concordano gli esperti – con le particolare condizioni del conflitto. In una guerra
tradizionale il nemico è dall’altra parte del fronte e nella retroguardia esistono dei rifugi
sicuri; nella prima guerra del Golfo gli Usa fecero largo uso di attacchi aerei e i soldati
iracheni si arrendevano in massa davanti ai carri armati. In Iraq le caserme dei militari Usa
sono attaccate ogni giorno a colpi di mortaio, i soldati possono morire – come è successo in
dicembre a Mosul, con 20 vittime – anche mentre mangiano in mensa. Stavolta “il nemico è
ovunque: dall’altro lato della strada, nascosto dietro una finestra, in un vicolo. Non ti senti

                                                                                              5
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


mai al sicuro, non ti rilassi mai”, dice Paul Rieckhoff, che ha servito in Iraq per dieci mesi e
al ritorno ha fondato Operation Truth.
 La responsabilità di salvare gli altri. Lo stress può essere particolarmente elevato per chi ha
decine di uomini ai suoi ordini. Il tenente J. Phillip Goodrum, 34 anni, nei sei mesi in cui ha
prestato servizio in Iraq ha comandato 32 soldati, perdendone uno. La sua unità, addetta al
rifornimento delle truppe, percorreva in lungo e in largo il territorio iracheno.
“Viaggiavamo sempre – racconta – su convogli completamente insicuri. Non avevamo né
mappe, né protezioni, né scorta. La manutenzione dei veicoli era pessima ed eravamo
sempre a corto di carburante. Non c’è peggiore sensazione di avere poca benzina quando
sei in campo aperto e ti sparano addosso, mentre sei responsabile della vita di decine di
ragazzi”. Ora Goodrum è in cura al Walter Reed Army Medical Center di Washington, il
più grande ospedale militare negli Usa. Tornato dall’Iraq nel novembre 2003, ha cominciato
a soffrire di attacchi di panico, ansia, continuo stress. Gli hanno diagnosticato il PTSD, e da
più di un anno si sottopone a colloqui bisettimanali con psichiatri, lo imbottiscono di pillole
e parla a scatti, con una leggera balbuzie. “Non ho fatto i progressi che avrei dovuto”, dice.
“Ancora oggi, se sento l’odore del carburante mi ritorna tutto in mente. E ho attacchi di
panico quando mi trovo in una folla, o in mezzo al traffico”.

Con il protrarsi del conflitto, la questione del PTSD sta diventando sempre più grave. Pochi
giorni fa il Pentagono ha reso noto che nel 2004 il tasso di suicidi tra i soli Marines è
aumentato del 29 per cento: i 31 registrati costituiscono il picco dell’ultimo decennio. Fino
allo scorso novembre, in Iraq si erano tolti la vita 40 soldati. Le storie di militari che si
uccidono spuntano una dietro l’altra dalle cronache dei giornali locali: l’ultima è quella del
sergente Curtis Greene, un 31enne della Florida con moglie e figli, che per la paura di essere
richiamato in servizio in Iraq si è impiccato in caserma. Come molti altri che scelgono di
togliersi la vita perché inseguiti dagli incubi dell’Iraq, ufficialmente Greene non soffriva di
PTSD. Non aveva mai cercato aiuto psicologico, e nessuno nell’esercito aveva capito che
qualcosa non andava. Casi come il suo rafforzano negli esperti la convinzione che i veterani
dell’Iraq afflitti da PTSD siano ben più di quel 17 per cento riportato nel New England
Journal of Medicine. “Quella ricerca aveva due limiti fondamentali – spiega Steven
Robinson, direttore del National Gulf War Resource Center – che non vanno dimenticati.
Non comprendeva i soldati feriti in combattimento, ed essendo stata fatta nella seconda
metà del 2003 non ha potuto tenere conto dello scoppio ritardato del PTSD: molti soldati
cominciano ad avere problemi solo una volta ritornati a casa”.
 La paura di mostrarsi deboli. A questo bisogna aggiungere la paura di mostrarsi deboli
davanti ai propri commilitoni e alla società, o il timore – per chi vuole rimanere nell’esercito
– di vedersi pregiudicata la carriera militare. E’ celebre il caso del sergente Georg-Andreas
Pogany, inizialmente accusato di “codardia” (un crimine punibile con la pena di morte, e
scomparso dai tempi del Vietnam) per aver avuto un grave attacco di panico al suo secondo
giorno in Iraq, dopo aver visto i resti del cadavere di un soldato iracheno. Di fronte al
clamore provocato dalla vicenda, in seguito l’esercito trasformò l’accusa di codardia in
quella di “inadempienza dei propri doveri”, e poi depennò anche quest’ultima. Ma il caso
confermò che l’esercito non vede di buon occhio chi si tira indietro per problemi

                                                                                             6
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


psicologici, e per questo molti soldati preferiscono rinchiudersi in sé stessi piuttosto che
condividere le proprie sofferenze con gli altri. “Nessuno vuole vedersi troncata la carriera
sentendosi dire che non può gestire lo stress”, dice Robinson.
 Una cura incerta. Gli psichiatri non hanno ancora capito se dal PTSD si può guarire. “Su
questo aspetto il dibattito è ancora in corso – spiega Fine –. Il nostro approccio è quello di
trattare il PTSD come una malattia cronica, con cui bisogna imparare a convivere. Altri
psichiatri pensano invece che ci sia la possibilità di arrivare il più vicino possibile a una cura.
Esistono comunque soldati che cercano aiuto da noi e poi ritornano a combattere: molti
veterani del Vietnam con problemi di PTSD hanno poi servito durante la prima guerra del
Golfo, altri hanno combattuto in quella e poi nell’operazione Iraqi Freedom”.
 La gestione dell'emergenza. Sebbene sul terreno esistano circa un centinaio di cliniche del
dipartimento per i Veterani – e vari ospedali militari – che offrono aiuto psicologico e
psichiatrico, la gestione dell’emergenza PTSD da parte di Washington sta scontentando un
po’ tutti. Lo scorso settembre Steve Robinson scrisse un rapporto intitolato The Hidden
Toll (“Il tributo di vite nascosto”), in cui puntava il dito contro il dipartimento della Difesa
per lo scarso aiuto offerto ai militari con problemi psicologici, specialmente sul campo. “Da
quel momento la situazione è addirittura peggiorata – si sfoga Charles Sheehan-Miles,
direttore dell’associazione Veterans for Common Sense –. Ci sono valanghe di soldati che
tornano a casa e soffrono di PTSD, aumentando la pressione sul sistema. E allo stesso
tempo l’amministrazione sta tagliando il budget sanitario per i crescenti costi della guerra e i
tagli alle tasse. Noi cerchiamo di farci sentire, ma la storia dimostra che non possiamo fare
molto”.
 Meglio prevenire. Robinson è meno pessimista, ma riconosce che la situazione rimane
critica. “L’approccio del dipartimento della Difesa è sempre quello, ma in questo momento
il Congresso sta lavorando su nuove misure che potrebbero migliorare le cose. Tra qualche
settimana presenterò una proposta di legge per garantire a ogni soldato che torna dalla
guerra un colloquio con uno psicologo. E’ meglio combattere il PTSD sul nascere, piuttosto
che aspettare che i soldati si presentino in ospedale già con seri sintomi”.
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=67&ida=&idt=&idart=1
589

2     8 Marzo Giornata Internazionale della donna - L' Iraq è una prigione per le
      donne intervista a Nazeen Rashid, attivista curda per i diritti delle donne in
      Iraq.
In Iraq dove centinaia di donne scelgono il suicidio per scappare da un destino imposto da
una società sempre piú conservatrice, Nazeen lotta contro la loro emarginazione e
commenta con amara ironia: "In Iraq la libertà americana ha portato solo più lattine di
Coca-cola" - Gema del Castillo - Fonte: Agencia de Informaciòn Solidaria
5 marzo 2005
Nazeen Rashid, attivista di origine curda, ha strettamente legato la sua storia a quella di
migliaia di donne irachene che per diversi motivi hanno subito violenza in un paese sempre
piú instabile: sono donne assassinate dai propri familiari,minacciate dai gruppi armati,
vittime di abusi nelle carceri sotto l'autorità americana.... Nazeen, membro fondatore di

                                                                                               7
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


"Azione delle donne curde contro i crimini di onore", ha lavorato per piú di 20 anni con
Amnesty International, Croce Rossa e Unicef a favore dei diritti della donna e ha
coordinato i progetti per il miglioramento della posizione sociale delle donne nel suo paese
e in Afganistan.
In Iraq dove centinaia di donne scelgono il suicidio per scappare da un destino imposto da
una società sempre piú conservatrice, Nazeen lotta contro la loro emarginazione e
commenta con amara ironia: "In Iraq la libertà americana ha portato solo più lattine di
Coca-cola"
La situazione in Iraq dopo l'invasione statunitense è peggiorata?
Dopo il regime di Saddam e l'invasione americana, l' Iraq si è ritrovato in una condizione di
totale assenza di legge dove è facile reperire armi, non c'è sicurezza e la gente deve agire per
proteggersi. E' una situazione difficile da controllare. Prima dell'invasione, Saddam ha
messo in libertà 4000 criminali iracheni e l'apertura delle frontiere ha favorito il clima di
instabilità. Inoltre gli iracheni non hanno fiducia negli americani perchè sono convinti che
siano venuti in Iraq per rubare, per distruggere la nostra eredità culturale e a portar via il
nostro petrolio.
In che modo questa instabilità del Paese è andata a discapito delle donne ?
La mancanza di sicurezza ha colpito soprattutto le donne. Se non c'è sicurezza, non si può
neanche uscire per strada e non si può andare a scuola perchè si vive costantemente nella
paura.Le bambine non vanno a scuola perchè temono di essere violentate o di subire
qualche violenza, visto che ora ci sono tutti questi criminali in libertà. E questo prima non
accadeva.
In Iraq sono aumentate le donne che indossano il velo, teme che la situazione ora sia più
dura a causa di una interpretazione più radicale dell'Islam?
Prima d'ora non avevo mai visto le donne comportarsi in questo modo. Quando sono stata
a Bassora mi sono chiesta se davvero questo fosse il mio Paese. Gruppi islamici mandano
lettere in cui minacciano le giovani nelle scuole intimando loro di non usare trucco nè
gioielli e di coprirsi il capo.Spesso le ragazze con il capo scoperto in strada vengono
aggredite. Stanno togliendo alla gente il libero arbitrio, il loro diritto alla libertà di scelta.
L'Iraq è come una prigione per le donne. Tutto ciò che una donna deve fare per loro è
compiacere suo marito e prendersi cura dei propri figli.
Qual' è la risposta della giustizia e della società irachena di fronte ai crimini di onore?
In Iraq uccidere una donna per adulterio vero o presunto è normale. Picchiare la propria
moglie è normale. Nella cultura araba i membri della famiglia sono responsabili del
comportamento delle loro donne e quindi possono castigarle. Nella nostra società le donne
devono mantenere la loro purezza per restare al sicuro.
In Kurdistan è stata emendata la legge,ora se un uomo uccide una donna della sua famiglia
accusata di adulterio, viene condannato a 3 anni di reclusione. Spesso però questi criminali
rimangono appena un mese in carcere e a volte addirittura vengono subito scagionati.
Anche se molti vengono processati, altrti riescono a fuggire perchè non c'è molto controllo
alle frontiere ed è facile raggiungere l'Iran, la Turchia e perfino l' Europa dove chiedono
asilo politico.
La cosa più rassicurante è però l'esistenza di un movimento a favore delle donne che cerca

                                                                                               8
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


di informare su ciò che accade per far sì che la società prenda coscienza di questi crimini.
Occorre fare una campagna di informazione anche nel sud dell'Iraq ma è ancora presto:in
quella zona la gente ha cisogno prima di tutto di elettricità e le donne vogliono la sicurezza
prima di ogni altra cosa.
Come è organizzata "Azione delle donne curde contro i crimini di onore?" di cui lei è
membro fondatore?
E' una rete. Organizziamo grandi conferenze, come quella del 2002 a Parigi, portiamo
avanti numerose campagne contro i crimini di onore e progetti di assistenza per le donne
curde. Inoltre lavoriamo al fianco di entità governative , organizzazioni di donne ed
emittenti televisive e giornali.
Cosa può fare la comunità internazionale per porre fine a queste discriminazioni nei
confronti delle donne irachene?
Abbiamo bisogno di appoggio e solidarietà. In ogni zona dell' Iraq c'è una condizione
diversa delle donne quindi occorre fare una valutazione reale delle diverse necessità e
abbiamo bisogno di luoghi più sicuri. L'altra sera pensavo che gli organismi internazionali
hanno uffici in zone molto sicure, si potrebbe tentare di trasferire le donne di ogni parte del
paese nell' area di sicurezza. Si potrebbero organizzare corsi di formazione primaria in
modo che poi le donne possano essere in grado di provvedere ai loro bisogni. E' però
importante fare una valutazione reale delle necessità delle donne irachene per poi poter fare
un piano connesso a QUELLO DELLA Comunità INTERNAZIONALE.
Ha ricevuto minacce o ha mai temuto per la sua vita a causa del suoi impegno a favore dei
diritti della donna?
Quando sono stata a Mosul ho temuto per la mia vita, lì erano state assassinate 3 attiviste
per i diritti delle donne.Non è facile per noi. Nel Kurdistan invece non ho nessun timore
ma quando vado in altre zone dell'Iraq devo autoconvincermi che starò al sicuro.
Lei ha definito le donne irachene "uccelli in gabbia". Qual è il messaggio che vuole lanciare
a queste donne?
Io spero davvero che in Iraq le donne recuperino il libero arbitrio sulle loro vite e la loro
educazione. Mi auguro che possano usufruire di un servizio sanitario adeguato, di avere un'
esistenza degna e un lavoro. Mi preoccupa particolarmente la situazione delle vedove che
sono la classe più oppressa ed emarginata della nostra società. Ho visto con i miei occhi
molte di loro vendere tutto quello che possono nei mercati per dare da mangiare ai loro
figli.
Spero e desidero che la comunità internazionale e il Governo iracheno diano la priorità a
queste donne.

3     (www.dirittosanitario.net) Familiare portatore handicap, limiti della richiesta di
      trasferimento
Tribunale di Prato - Sui limiti della richiesta di trasferimento, per assistere un familiare
portatore di grave handicap. Il diritto di scegliere la sede più vicina al proprio domicilio
previsto dall'art. 33 della legge 5 febbraio 1992 n. 104 in favore del lavoratore che assista un
familiare portatore di handicap in condizione di gravità, può essere fatto valere solo
nell'ambito della stessa amministrazione che abbia la disponibilità del posto corrispondente

                                                                                             9
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


al profilo professionale posseduto dall'interessato e non tra enti diversi; tale diritto,
pertanto,non può essere invocato per ottenere il trasferimento da una A.S.L. ad un'altra
A.S.L. della stessa Regione.

4     Perché il gioco del calcio rappresenti un fattore di rischio per la sclerosi laterale
      amiotrofica (Sla) rimane un mistero. - Uno studio a prova di bomba
4.3.2005 - A fare un po' di luce in più sull'argomento, però, è arrivato uno studio, condotto
da Adriano Chiò, professore nel dipartimento di neuroscienze dell'Università di Torino. Si
tratta del naturale prolungamento di quello ispirato dal procuratore Raffaele Guariniello,
che di recente si è occupato dell'uso di farmaci dopanti tra i calciatori del campionato
italiano. I risultati continuano a preoccupare, i calciatori italiani correrebbero un rischio sei
volte superiore di contrarre la malattia rispetto alla popolazione generale. Ma come nasce lo
studio? Lo abbiamo chiesto direttamente al professor Chiò.
Come si è svolto lo studio
"Lo studio nasce dal precedente di Guariniello che aveva già portato a un risultato
eclatante" - risponde il neurologo torinese. Va ricordato, infatti, che lo studio
epidemiologico, condotto su un campione di 24 mila calciatori che hanno giocato tra gli
anni '60 e il 1996, aveva evidenziato un'incidenza della malattia cinque volte superiore
rispetto alla popolazione generale, con un'età media dei casi, intorno ai 40 anni,
significativamente più bassa della media in generale. "Già - riprende Chiò - ma il
procuratore non è un epidemiologo, abbiamo perciò progettato un nuovo studio che
riesaminasse la situazione, per vedere se i risultati venivano confermati. Va detto che le
premesse sono piuttosto complesse, visto che abbiamo a che fare con un problema sia
legale sia scientifico, e che della malattia si sa ancora molto poco. Siamo partiti così dai dati
disponibili e abbiamo delineato uno studio il più possibile rigoroso e rigido, in modo da
poter ovviare alle eventuali critiche, con l'obiettivo ambizioso di realizzare uno studio a
prova di bomba". E ce l'avete fatta? "I risultati sono sicuramente sorprendenti e per certi
versi inquietanti. Ci abbiamo lavorato un anno e mezzo. A maggio era già terminato, ma
serviva l'"imprimatur" legale, viste le implicazioni note". Lo studio, va ricordato, ha preso in
considerazione tutti i calciatori professionisti italiani, che abbiano giocato almeno una
partita ufficiale tra il 1970 e il 2002. Oltre 7000 atleti. Parlava di risultati sorprendenti, cioè?
"Innanzitutto è stato confermato un aumento del rischio di Sla in una categoria specifica,
per qualche fattore di rischio che per il momento sfugge. In più in un'età molto più giovane
rispetto alla media generale". Il rischio, infatti, è cinque volte superiore e l'età è di 41 anni,
mentre l'età di insorgenza è tradizionalmente attorno ai 60. Ma non è finita qui, vero? "No -
risponde Chiò - è stato riscontrato anche, e questa è una novità, un rapporto dose/effetto,
cioè più si gioca più il rischio di ammalarsi aumenta". Ma perché esiste questa relazione tra
calcio e Sla?
Traumi, farmaci o pesticidi
"Non è ancora chiaro - dice il responsabile della ricerca - si formulano ipotesi sulla base
delle quali partiranno studi paralleli. Una delle ipotesi è quella traumatica. Il fatto cioè che i
calciatori siano sottoposti più spesso a incidenti che riguardano il capo. Poi un'altra
possibilità è legata all'assunzione prolungata di sostanze dopanti o di farmaci in dosi

                                                                                               10
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


superiori a quelle normali, un aspetto da cui il calcio non è esente". E perché non si verifica
in altre discipline sportive, come il ciclismo per esempio, con la stessa incidenza? "Una
possibilità può essere che si ricorra nei diversi sport a sostanze diverse" - sostiene Chiò. "Le
discipline sportive Non sono uguali e approfondendo si scoprono differenze notevoli. Un
aspetto da non sottovalutare, per esempio, riguarda lo stress, sia fisico sia psichico, cui sono
sottoposti i calciatori. Non va dimenticato, infatti, che, in rapporto agli altri sport,
rappresentano un patrimonio di denaro ragguardevole". Lo studio, però, va dal 1970 al
2001. Le cose in questo lasso di tempo dovrebbero essere cambiate. O no? "Le cose sono
sicuramente cambiate e tra l'altro l'incidenza della malattia è "spalmata" su tutto il periodo
in modo uniforme. Questo è uno degli aspetti da approfondire". Ma torniamo alle possibili
cause, ne manca qualcuna? "Sì, una delle più datate - risponde - riguarda la presenza di
sostanze tossiche esogene, diserbanti e fertilizzanti, sul terreno di gioco. Un'ipotesi che
risale a uno studio americano condotto dopo la morte di tre giocatori di football". E prevale
qualche ipotesi sulle altre? "Non direi, anzi non è da escludere la compartecipazione di più
fattori. Del resto l'organismo umano è una struttura complessa, non un'insieme di parti
separate. Anche la predisposizione genetica gioca il suo ruolo probabilmente. E' la
cosiddetta interazione tra genetica e ambiente. Alcuni soggetti hanno geni che li
proteggono, altri no. E' la ragione per cui, per esempio, non tutti i fumatori si ammalano di
tumore al polmone".
Se la federazione collaborasse
Una curiosità in conclusione. Perché studi del genere si svolgono in Italia e meno negli altri
paesi? Potere del pallone? "Credo che la molla scatenante sia stato l'interesse suscitato
dall'indagine di Guariniello - risponde il neurologo torinese. Però anche in Gran Bretagna
sono stati riscontrati dei casi, uno di un nazionale scozzese, come ho appreso a un recente
convegno. Ma non arrivati fino ai mass media. E' in partenza, comunque, uno studio
analogo al nostro in Germania. Si tratta di un fatto importante che ci permetterà di capire se
il fenomeno sia italiano, e quindi legato a specifiche sostanze utilizzate o a metodi di
allenamento peculiari. Oppure se sia legato specificamente al calcio. Lo studio tedesco,
però, va detto - conclude Chiò - è stato promosso dalla federazione calcio tedesca. Quella
italiana, invece, non ha collaborato molto, forse per le implicazioni legali dello studio. Ma
l'indagine di Guariniello non andrebbe vissuta come punitiva, bensì come il tentativo di
comprendere un fenomeno. D'altro canto la federazione basket si è dimostrata apertissima
e ha immediatamente aderito alla nostra richiesta di materiale, quando gli è stato richiesto".
Il puzzle è tutt'altro che ricomposto, ma i passi avanti sono considerevoli e la ricerca è
sicuramente in buone mani. - Marco Malagutti
Fonte
Chiò A et al. Severely increased risk of amyotrophic lateral sclerosis among Italian
professional football players. Brain 2005 128: 472-476

5 Parlare sporco migliora il feeling?
Ogni tanto la sociologia si ricorda di dover indagare sul campo, portando risultati
sorprendenti. Sorprendente e controcorrente è quanto conclude Kari Lerum, ricercatrice e
assistant professor dell'Università di Washington. Il tema della sua indagine verteva su

                                                                                           11
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


significato ed effetti delle chiacchiere, battute e insinuazioni a sfondo sessuale sul luogo di
lavoro. In tempi di, sacrosante, cause per molestie sessuali e altri comportamenti scorretti,
spesso nocivi al limite della malattia, concludere che questo tipo di linguaggio e
atteggiamento possa avere un lato buono lascia stupiti. Eppure Lerum parla per esperienza
diretta.
Tre ristoranti molto diversi
Per condurre il suo studio, la ricercatrice ha lavorato sotto mentite spoglie in tre ristoranti di
tipo differente. Il primo era un locale gay, il secondo un club dove si facevano anche
spogliarelli e, infine, il terzo, un ristorante per famiglie. La prima conclusione è che questo
tipo di dialoghi a luci rosse sembra essere presente un po' in tutto il settore della
ristorazione, anche se con accenti e frequenza differenti. E' chiaro, come racconta la
ricercatrice, che essere fatti oggetto di queste battute è piuttosto scioccante ma, che, dopo
qualche settimana così, comincia a rispondere a tono e comunque ci si fa meno caso.
Seconda osservazione, l'effetto di questo atteggiamento cambia in funzione dell'ambiente di
lavoro e non è solo questione del tipo di locale. E' evidente che nel caso dello strip club
l'allusione all'esibizione del sesso è parte della ragione sociale, per così, dire e quindi non
stupisce il linguaggio esplicito. Mentre in ambienti gerarchizzati, dove il manager o direttore
che dir si voglia, gioca il ruolo fino in fondo, possono crearsi situazioni sgradevoli o
ambigue, laddove le gerarchiE sono poco accentuate possono esserci ricadute positive.
Nello studio si dice che aumentano il cameratismo e si facilitano gli scambi tra le persone e
vengono rese meno difficili anche le richieste relative alle condizioni di lavoro, per fare un
esempio. Nella fattispecie, quella più rosea era la situazione del locale gay, quella più
ambigua quella dello strip-club.
Però c'è un però
Nessuno, in effetti, può negare che in ambienti molto affiatati e omogenei per età,
educazione, sensibilità, questo clima si possa anche creare senza configurare la molestia in
nessun caso; tuttavia non è così frequente e, soprattutto, sembra che accada più in contesti
che non rappresentano proprio la norma del luogo di lavoro. Al capufficio che si senta
autorizzato in nome dello spirito di gruppo ad andare oltre il "bella pettinatura", e a chi
progetti di chiedere aumenti in forza del fatto di lasciarsi appellare in un modo che peraltro
trova disturbante, pare opportuno consigliare molta prudenza. Molta davvero.
Sveva Prati
Fonte
Kari Lerum. Sexuality, Power, and Camaraderie in Service Work Gender Society, Dec 2004;
18: 756 - 776.

6 Il teleconsulto con il videofonino funziona
Quando si pensa alla telemedicina o comunque alla tecnologia della comunicazione
applicata alla diagnosi e alla cura della malattia, si pensa ad apparecchiature sofisticatissime.
Uno studio svizzero, invece, mostra che non è necessariamente così. O meglio mostra che
ormai anche strumenti di uso comune, come il cellulare dotato di telecamera/macchina
fotografica, ha capacità adeguate alla telemedicina. I ricercatori hanno valutato infatti la
possibilità di usare questo strumento per l'esame a distanza delle ulcere delle gambe. Si

                                                                                              12
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


tratta di una patologia molto frequente, dovuta a cause diverse: il diabete, l'insufficienza
venosa, problemi arteriosi e altro. Spesso chi soffre di questa lesione è una persona, quindi,
che ha malattie croniche, che magari rendono anche difficile il ricorso diretto all'ospedale o
all'ambulatorio. Altrettanto spesso sono anche assistite a domicilio da infermiere
professionali e terapeuti, ma non sempre con la presenza del medico. In questi casi, per
valutare l'andamento della lesione, o per segnalarne la comparsa, il personale di assistenza di
solito chiama il medico e descrive che cosa vede e sente.
Un apparecchio molto normale
L'idea dei medici svizzeri è stata valutare se non era possibile usare un normale cellulare per
trasmettere al medico (via mms) le immagini dell'ulcera. Si badi che per realizzare il test si
sono serviti del primo modello Nokia dotato di telecamera disponibile nel 2002, l'immagine
aveva una risoluzione di 480 per 640 pixel, quindi non un elevatissimo dettaglio: oggi si
potrebbe senz'altro ottenere di più. Il test è stato condotto mandando al capezzale del
paziente un medico dotato del cellulare, che per ciascuna lesione scattava due foto: una più
panoramica e una invece ristretta sull'ulcera e sulla cute immediatamente circostante. Le
immagini così ottenute venivano poi inviate ad altri due medici. Tutti e tre gli specialisti
avevano formazione ed esperienza in materia analoghe.
Il teleconsulto funziona
La valutazione della lesione veniva condotta su un certo numero di parametri che
riguardavano l'ulcera (necrosi, presenza di tessuto granuloso, epitelizzazione, presenza di
fibrina) e la cute circostante (cianosi, eritema, iperpigmentazione). Ovviamente come pietra
di paragone valeva la diagnosi del medico presente in carne e ossa. Sono state così
esaminate in totale 61 ulcere. Comunque, i ricercatori hanno chiesto innanzitutto se la
qualità delle immagini era adeguata alla diagnosi, e i medici hanno risposto sì nel 79% dei
casi, con un 20% di immagini giudicate molto buone. L'accordo tra il giudizio del medico
sul posto e quello dei due medici "teleconsultati" era inoltre molto buono, anche se
ovviamente alcuni parametri erano più facili di altri da cogliere in fotografia. Ma,
complessivamente, il sistema funziona. Due cose poi vanno aggiunte: il telefonino
impiegato era uno dei primi e, comunque, anche con questo sistema non si esclude che il
medico possa anche avvalersi di quanto riferito a voce dall'operatore sul posto. Insomma,
visto che ormai il cellulare costa poche decine di euro videocamera compresa, c'è la
possibilità che la telemedicina, almeno in questo settore e nell'assistenza domiciliare
integrata, possa partire celermente.
Maurizio Imperiali
Fonti
Braun RP et al. Telemedical wound care using a new generation of mobile telephones: a
feasibility study. Arch Dermatol. 2005 Feb;141(2):254-8.

7 Medici spaventati dal nuovo ricettario elettronico
Se da un lato al medico piace l'informatizzazione dall'altro è spaventato dal metterla in
pratica
Il 52,6% dei medici pensa che avrà problemi nell'utilizzare il nuovo ricettario a lettura
ottica. Il dato emerge dall'ultima indagine conoscitiva svolta da Doctornews tra i suoi

                                                                                            13
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


lettori. Se da un lato al medico piace l'informatizzazione dall'altro è spaventato dal metterla
in pratica.
All'indagine hanno partecipato circa 4.200 medici. Se dunque il 52,6% è spaventato dal
nuovo ricettario un altro 16,2% crede che avrà solo pochi problemi dall'introduzione della
prescrizione telematica. Un quarto degli intervistati, il 25,3%, ha dichiarato invece che non
avrà problemi a passare al nuovo sistema. Non sa il 5,9%.

8     A cosa serve ciò che rimane della sinistra comunista? Non potendo più aspirare
      al potere, in Europa sono ridotti al ruolo di pungolo sociale della sinistra
      riformista.
Non potendo aspirare al potere, essa è ridotta, funzionalmente e non sempre
consapevolmente, ad essere il pungolo sociale della sinistra riformista, l´espressione della
sua cattiva coscienza. Ma è davvero una novità? Lo è per la Francia e l´Italia, che in passato
hanno avuto partiti comunisti potenti. Oggi però i nostri due paesi si ritrovano in una
situazione simile a quella della Svezia degli anni ´70 e ´80. La sinistra svedese era allora
dominata da un potente partito socialdemocratico, fiancheggiato a sinistra da un piccolo
partito comunista, soprannominato "il compagno 4%". Questa era difatti la soglia che
doveva superare per essere rappresentato al parlamento; e di conseguenza gli elettori di
sinistra lo votavano, per esercitare una pressione sulla socialdemocrazia. Nulla di più e nulla
di meno. Rifondazione comunista è il compagno 5-6%. Minoritario, ma impossibile da
aggirare.

9     Astrologia, cartomanzia e pronostici - Imbrogliare rende ai proprietari di TV
      pertanto ipocritamente possono andare in onda 8 ore al giorno dalle 23 alle 7.
  Telefono Antiplagio apprende che l'Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni ha
deciso che le televendite di astrologia, cartomanzia e pronostici potranno andare in onda 8
ore al giorno: dalle 23 alle 7.
   Si da' atto all'Authority che tale delibera arriva dopo la latitanza del Parlamento e un
fallimentare codice di autoregolamentazione dei ciarlatani televisivi promosso dal ministro
delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, con la consulenza del proprietario di una tv privata
che vende spazi pubblicitari a sensitivi e guaritori di tumori.
   Si da' il caso, inoltre, che l'editore maggiormente interessato alle reclames dei sedicenti
maghi e' il nostro Presidente del Consiglio, che da anni annovera tra i propri clienti - su
Mediavideo, Sorrisi & Canzoni, Pagine Utili - centinaia di ciarlatani che mandano in rovina
centinaia di migliaia di famiglie e cittadini italiani.
   Un Paese civile dovrebbe dotarsi di una legge che vieta le pubblicita' dei 'maghi', non di
interventi all'acqua di rose che non risolvono il problema e servono solo a dirottare le
vittime in un'altra fascia oraria o nel televideo.
   Se, come afferma l'Authority, << le misure adottate per queste trasmissioni, riguardo alle
quali si registra un diffuso allarme sociale, sono finalizzate a contrastare ogni forma di
sfruttamento della superstizione e della credulita' dei cittadini, a tutela in particolare delle
persone piu' vulnerabili psicologicamente >>, Telefono Antiplagio ritiene che tali misure
non siano assolutamente commisurate al danno arrecato, che non ha nulla da spartire con le
                                                                                            14
                                                Miscellanea
                                sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                            Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                               15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


scadenze temporali.
Ufficio Stampa Antiplagio 338.8385999 - www.antiplagio.it - www.antiplagio.org
   Comunicato-stampa
   La protesta delle tv locali contro la delibera dell'Autorita' per le Garanzie nelle
Comunicazioni che blocca le telepromozioni di astrologia, cartomanzia e pronostici dalle 7
alle 23 non ha ragione di esistere in quanto:
   1) in Italia il mestiere di ciarlatano e' vietato per legge, che definisce ciarlatano proprio
l'indovino, il cartomante, l'interprete di sogni ecc. (art. 121 TULPS);
  2) il presidente delle emittenti locali Maurizio Giunco chiama servizi quelli che sono solo
raggiri; o pensa forse che dare i numeri (in tutti i sensi) sia una cosa normale o una vendita
uguale alle altre? Liberta' di impresa non puo' essere liberta' di presa in giro;
   3) se le tv ritengono di essere danneggiate finanziariamente, potrebbero rilanciare,
proponendo di mandare in onda 24 ore su 24 i ciarlatani, ma assumendosi la
corresponsabilita' penale del messaggio truffaldino.
   Da questo orecchio, pero', gli editori non ci sentono: troppo comodo parlare dei danni
subiti, quando quelli provocati sono molti di piu'. In realta', in un Paese civile, le pubblicita'
dei maghi dovrebbero essere vietate a tutte le ore su tutti i media, ma sappiamo che in Italia
il business dei ciarlatani tocca le piu' alte cariche dello Stato, quindi non puo' essere fermato.
   Ufficio Stampa Antiplagio 338.8385999
www.antiplagio.org - www.antiplagio.it

10 Antibiotici? I pediatri i peggiori prescrittori
''I pediatri? I peggiori prescrittori di antibiotici. Ve lo dice un ex-pediatra''. La provocazione
e' di Dante Bassetti, infettivologo dell'universita' di Genova, intervenuto a Roma al
workshop sugli antinfettivi, realizzato in collaborazione tra Istituto superiore di sanita' e
Bayer. Un incontro all'insegna dello slogan 'Use the best first', cioe' 'per primo usa
l'antibiotico migliore'. ''I bambini - spiega Bassetti - sono vittima inconsapevole della
mancata resistenza dei pediatri alle pressioni di genitori e familiari troppo apprensivi''.
Insomma, i medici dei giovani 'cedono' alle ansie degli adulti. ''Apprensive le mamme,
ancora di piu' i papa'. Ma su tutti vincono i nonni. E - aggiunge - ve lo dico da nonno''. Per
l'infettivologo genovese ''i bambini italiani sono spesso sottoposti a pesanti terapie
antibiotiche, frutto di una prescrizione 'facile' dei pediatri''. E a riprova della situazione i dati
d'Oltralpe, dove la situazione era simile alla nostra. ''In Francia - dice - con un'attenta
politica di informazione e sensibilizzazione si e' riusciti a far calare dall'85% all'1,5% i casi di
prescrizione di antibiotici durante le normali visite di controllo''.

La scelta del farmaco dovrebbe cadere su quello piu' potente, in grado di superare le
resistenze naturali o acquisite'', hanno spiegato 'in coro' Dante Bassetti dell'universita' di
Genova e Antonio Cassone dell'Istituto superiore di sanita'. ''Tanto che - dice Bassetti - la
'classica' penicillina resta 'the best', la migliore, per molte infezioni. E' suggerita per 12
indicazioni terapeutiche, nessun altro farmaco regge il suo confronto''.

11   Consiglio di Stato - Natura discrezionale dell'incarico di dirigente di II livello

                                                                                                15
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


 Sulla natura discrezionale dell' incarico di dirigente di II livello conferito dal direttore
generale
Massima
Il parere della commissione di esperti si configura come mero accertamento di idoneità e
non quale valutazione di merito comparativo; il direttore generale pertanto non è tenuto,
nella scelta del sanitario al quale attribuire l'incarico, aconformarvisi , risultando il
provvedimento d'incarico caratterizzato da un elevato grado di autonomia e discrezionalità,
ancorché assistito da adeguata motivazione che dia conto dei criteri seguiti e della
conformità di questi aiprincipi d'imparzialità e di buon andamento costituzionalmente
garantiti. (www.dirittosanitario.net)

12    Caso Di Canio, Battisti: il saluto romano viene punito per legge, ma Storace
      non lo sa (o fa finta di non saperlo)
''Storace, vecchia camicia nera, è insorto contro la multa di 10.000 euro inflitta dalla Lega
calcio a Di Canio per il saluto romano esibito al termine del derby Roma – Lazio del 6
gennaio scorso. Storace lamenta che lo stesso trattamento non era stato adottato nei
confronti dei tifosi del Livorno i quali durante la partita con il Milan avevano ripetutamente
alzato il pugno chiuso. Ma Storace ignora che mentre il gesto del pugno chiuso non è
punibile a nessun titolo, il saluto romano è sanzionato dalla legge del 1952 con l’arresto fino
a tre mesi o con l’ammenda. Perciò a di Canio è andata fin troppo bene''. Roma, 10 marzo
2005

13 Bari: truffa alla ASL
(Il Sole 24 Ore: pag. 16, la Repubblica: pag. 27 - 9 marzo 2005)
La Guardia di Finanza di Bari ha emesso 7 ordinanze di custodia cautelare a medici e
farmacisti ritenuti responsabili di truffe ai danni del Ssn. Approfittando della disperazione di
centinaia di malati di cancro all'ultimo stadio, veniva prescritto il cocktail del Professor Di
Bella, senza averne titolo. Venivano infatti consigliati i costosissimi farmaci a base di
octreotide a spese del Ssn che, invece, non consente questa cura a titolo gratuito a tutti i
pazienti malati di tumore. La Guardia di Finanza ha accertato danni per milioni di euro.

14   Comproprietà tra il presidente e la moglie di De Petro, indagato per corruzione
     Formigoni, yacht in comune con l’uomo di «Oil for food» - Replica dalla Regione: un
     gruppo di amici, nulla di nascosto
dal Corriere - 10 marzo 2005 - Lavagna - Barca galeotta tra Roberto Formigoni e l’uomo del
petrolio iracheno. Il presidente della Regione Lombardia ha una proprietà in comune con il
suo amico Marco Mazarino De Petro, che è il principale indagato per corruzione
internazionale nel versante italiano dello scandalo «Oil for food». E’ uno yacht di 15 metri,
modello «Mochi 56», con due motori da 400 cavalli, 6 posti letto e una portata massima di
15 persone. Una barca con un nome da fumetto, «Obelix», che è ormeggiata nel porto di
Lavagna.
Sullo scafo campeggia la targa d’immatricolazione: PS 2628 D. Il pubblico registro delle
navi (Rina) conferma che lo yacht è intestato a cinque comproprietari, tra cui spiccano tre
                                                                                           16
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


nomi: Roberto Formigoni; Oriana Ruozi, che è la moglie di Marco De Petro; e Fabrizio
Rota, segretario particolare del governatore lombardo nonché ex presidente della Socomir,
una società partecipata dall’azienda petrolifera Cogep. La barca di 15 metri risulta acquistata
nel 2002 per un valore dichiarato di 240 mila euro.
«Oil for food» (petrolio in cambio di cibo) è il programma umanitario dell’Onu che dal
1996 al 2003 ha consentito al regime di Saddam Hussein di vendere greggio all’estero, in
deroga all’embargo, per 67 miliardi di dollari. Dopo la caduta del dittatore di Bagdad (9
aprile 2003), le Nazioni Unite hanno aperto un’inchiesta per verificare gravi accuse di
corruzione: il regime di Saddam avrebbe accumulato tangenti all’estero per almeno 4
miliardi di dollari, ora usati per finanziare la guerriglia.
L’inchiesta internazionale riguarda 266 soggetti (individui o aziende) di 52 Stati sospettati di
aver beneficiato di «assegnazioni privilegiate» di petrolio. In dicembre l’Onu ha trasmesso
alla Procura di Milano una richiesta di indagare in Italia, con tre documenti chiave. Il primo
è la lista del ministero del petrolio iracheno, dove al nominativo di Formigoni è affiancata la
cifra di 24,5 milioni di barili. Il secondo è un fax inviato l’8 giugno ’98 da Formigoni
all’allora ministro iracheno Tareq Aziz (ora detenuto a Bagdad): «Eccellenza, mi lasci
ricordarle i nomi delle società petrolifere italiane che le ho segnalato: Cogep e Nrg Oil». Il
terzo è il contratto che ha garantito alla Cogep, tra il ’98 e il 2003, giusto 24 milioni di barili
di greggio iracheno: un accordo firmato a Bagdad da Marco De Petro, consulente esterno
dell’azienda e, dallo stesso anno, inviato della giunta Formigoni in Iraq.
Secondo gli atti dell’Onu, la Cogep avrebbe pagato, in aggiunta al prezzo del greggio, due
presunte tangenti: circa 900 mila dollari su conti attribuiti al regime di Saddam; e 700 mila
rimasti invece in Occidente, sui depositi della società off-shore Candonly. Per questo la
Procura ha indagato i responsabili della Cogep e lo stesso De Petro, ma non Formigoni.
Un mese fa il governatore lombardo aveva parlato di «inchiesta politica» per boicottare la
sua rielezione. Quanto ai fatti, Formigoni ha definito De Petro «un ex collaboratore», «con
un contratto da poche migliaia di euro»: «Se ha sbagliato, ma è tutto da dimostrare, ne
risponderà». Interpellato dal Corriere , il governatore non ha fatto commenti sullo yacht.
Secondo i suoi collaboratori, «la barca è intestata a cinque vecchi amici, non c’è nulla di
nascosto» e «la quota di Formigoni vale meno di 100 milioni di vecchie lire».
A Lavagna oggi molti dipendenti del porto ricordano le gite in barca di Formigoni e De
Petro: «Fino a un anno fa venivano qui insieme con una certa regolarità - afferma un
ormeggiatore - ma da allora, diciamo dal 2004, non li abbiamo più visti». Nello stesso
periodo anche lo yacht ha cambiato posizione. Prima era «in bella vista», nelle prima file del
porto. Mentre «da circa un anno», come testimoniano i marinai di Lavagna, è ancorato nel
«settore U 15», alla «diga foranea», la barriera frangiflutti più lontana dalla spiaggia e dai
curiosi. - Paolo Biondani

15 Barzellette napoletane
da giuseppe criseo di www.lagrandefamiglia.com

**Una signora di Napoli:
"Ho 10 figli; si chiamano tutti Gennarino."

                                                                                               17
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


"E come fai a distinguerli?"
"Li chiamo per cognome!"

**Un turista sale su un tram a Napoli e inserisce il biglietto nella timbratrice.
La macchinetta fa TLAC-TLAC.
L'autista si volta di scatto e grida: "Che cazzo è stu rumore ?"

**Napoli: un rapinatore sale sull'autobus grida: "Fermi, questa è una rapina!"
Un signore si alza e dice: "Maronn' mia... che spavento... pensavo fosse 'o controllore!"

**I vigili urbani di Napoli, per incoraggiare l'utilizzo delle cinture, hanno deciso di dare un
premio di 5.000 Euro al primo automobilista che ogni mattina passa davanti a una pattuglia
con la cintura allacciata.
Il primo giorno il premio va a una macchina che sta uscendo dal porto.
I vigili la fermano e si congratulano con l'automobilista.
Uno dei vigili gli chiede cosa pensa di fare con i soldi vinti.
"Beh" dice l'automobilista" Penso che andrò a scuola guida per prendere la patente".
"Non statelo a sentire" interrompe la donna vicino a lui "Sragiona sempre quando è
ubriaco".
Sul sedile posteriore un uomo che stava dormendo si sveglia, vede la scena e grida: "Lo
sapevo che non saremmo passati con una macchina rubata!".
Improvvisamente, si sente un colpo dal baule, e due voci con accento africano chiedono:
"E allora, siamo fuori dal porto?"

16 Ambiente; discariche: è la Regione che autorizza il Sindaco
La Corte di Cassazione - secondo quanto riportato dalla newsletter del Movimento difesa
del cittadino - ha stabilito con una sentenza che se il deposito temporaneo di rifiuti di
produzione rimane per più di un anno nel luogo in cui i rifiuti stessi sono stati prodotti, il
sito diventa discarica non autorizzata. Per quello che riguarda i poteri dei Comuni e delle
Regioni per la gestione delle discariche, la Corte ha precisato che il Sindaco necessita
dell’autorizzazione della Regione per l’amministrazione di una discarica.
(red)

17    Quanti cani intorno all’osso dell`acqua, che sarà più salata - quando il mondo
      tornerà a puzzare
“Cara, fresca, salatissima acqua. Con la privatizzazione delle acque pubbliche di 136 comuni
di Napoli e Caserta, raddoppierà il prezzo a metro cubo.
4.000 posti di lavoro a rischio, una politica insostenibile. Rifondazione propone che la
gestione delle acque sia completamente in mano pubblica, promuovendo una petizione di
iniziativa popolare a sostegno di una proposta di legge regionale per contrastare qualunque
forma di privatizzazione di questo bene primario che appartiene a tutti i cittadini.”
Siamo d’accordo noi de Lo Sfoglio, pienamente d’accordo. Le risorse idriche di Campania e
Puglia, basso Lazio, Basilicata e Calabria sono nel mirino della speculazione imprenditoriale
                                                                                            18
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


che già sente di poter fare incassi da capogiro...>>
http://www.losfoglio.it/primapagina.asp

18     FORTEZZA E I RESPONSABILI?: la “sensibilità” dei cittadini per i loro monumenti
       costerà a loro stessi più di 6 milioni di euro (oltre 12 miliardi delle vecchie lire)
 Comitati dei Cittadini – Firenze - tutte le forze politiche prendano le distanze dalla giunta
 Il consorzio Firenze mobilità non ha fatto ricorso per lo stop ai lavori (c’erano 60 giorni di
tempo); ma martedì scorso la Giunta ha approvato una delibera per coprire i danni subiti
dalle imprese a seguito del primo stop (in seguito al blocco dei lavori e alle modifiche
richieste dalla Soprintendenza in giugno), quantificati in 2 milioni e 772 mila euro
(abbassamento della galleria commerciale, abbattimento angolo lato ferrovia e della vetrata
tra il parcheggio e le mura della fortezza).
 Il Comune rifonderà le aziende coinvolte anche con denaro “cash” (in contanti). La prima
tranche sarà versata entro il 30 aprile, il saldo il 30 settembre. Per il secondo abbattimento
auspicato dal Comitato di settore del Ministero, si quantificherà e si pagherà in futuro: si
parla di altri 4 milioni di euro.
 Dove trovare i soldi? : «il primo pagamento lo faremo coi soldi del piano degli
investimenti, rinunciando a qualche opera prevista, oppure alienando qualche immobile» -
dice serenamente l’assessore Albini. In questa città mancano sempre soldi al Comune (il
Sindaco non perde occasione, di qualunque cosa si parli, per lamentarsene): in questo caso,
invece, nessun problema... siamo ricchi... coi soldi dei cittadini, ben inteso.
 Ma di chi è la responsabilità di questo gravissimo danno alla città? Di nessuno, secondo
Nencini, assessore all’Organizzazione: «Non c’è alcuno atto che indichi la responsabilità di
qualcuno, come sappiamo nella procedura non c’era niente di anomalo [...] C’è piuttosto da
rilevare che tutta questa vicenda è frutto di una sensibilità che si è fatta strada nella città».
SENSIBILITÀ? Certo, i cittadini ce l’hanno; ma il danno è frutto del mancato rispetto della
legge da parte di chi ha compiuto e consentito lo scempio, come espresso chiaramente dal
Parere del Comitato di Settore del Ministero: «il Comitato ritiene che la presenza del nuovo
parcheggio dovrebbe prima di tutto essere più rispettosa del monumento e quindi garantire
quelle condizioni di salvaguardia che la vigente legislazione prevede». Dunque i lavori
effettuati NON garantiscono le condizioni di salvaguardia previste dalla legge!
 Ricordiamo come la Costituzione all’articolo 9 reciti: «La Repubblica promuove lo
sviluppo della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico
artistico della Nazione». Il codice unico delle belle arti e del paesaggio recepisce numerose
leggi di tutela elaborate nel corso del ‘900 (1089/1939, 1467/39; 1/1942, 1150/42 etc.) e
riconferma molto chiaramente questo principio.
 I cittadini non hanno espresso una sensibilità di tipo vagamente estetico-decadente o
emozionale, come spesso hanno detto i nostri amministratori e il loro corifeo prof. Gianni
Pettena, ma hanno chiesto l’osservanza di questo principio costituzionale e delle leggi
violate da chi ha approvato un progetto che, dopo essere stato realizzato nonostante le
reiterate denunce dei cittadini, è risultato manomissivo di un bene culturale.
 Da tempo stiamo dicendo questo, e il parere del Comitato di settore lo ha confermato: il
parcheggio della Fortezza è uno scempio contro la legge; la responsabilità di questo

                                                                                             19
                                                Miscellanea
                                sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                            Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                               15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


scempio pare essere di chi ha messo la firma al progetto esecutivo nell’aprile 2002 ed aveva
compiti di tutela degli interessi generali della città e del popolo italiano: il dirigente
dell’Assessorato all’Urbanistica, arch. Gaetano di Benedetto e il soprintendente dott.
Domenico Valentino e l’arch. Paolo Mazzoni della Soprintendenza. A nostro avviso sono
responsabili inoltre anche coloro che a livello politico hanno avallato quelle scelte cioè, in
primis, l’Assessore all’Urbanistica e il Sindaco di Firenze.
 Troviamo scandaloso che chi ha denunciato lo scempio (i cittadini offesi e ironizzati dal
sindaco, secondo il quale la città ha reagito al parcheggio per «emotività» e con un «certo
grado di fanatismo e di faziosità») sia chiamato oggi a pagare i danni prodotti da altri.
 Invitiamo pertanto tutte le forze politiche di Palazzo Vecchio a prendere le distanze
dalla Giunta e a esprimere concretamente la propria opposizione a questi
provvedimenti, chiedendo che, come noi richiediamo da tempo, oltre a rimuovere lo
scempio, si individuino i responsabili che devono pagare i danni. Se questo non emergerà
già dal prossimo Consiglio Comunale di lunedì prossimo, i cittadini si mobiliteranno in
prima persona con tutte le loro forze per impugnare in tutte le sedi competenti l’atto di
Giunta annunciato, promovendo la sottoscrizione in massa di ricorsi alle Autorità
amministrative e alla Corte dei Conti su questa incredibile faccenda.
 Per questo facciamo un appello pubblico a quei legali che sono disponibili a offrire, con un
atto di volontariato civile, la loro assistenza professionale.
 BASTA CON L’ARROGANZA COLPEVOLE DI CHI VIOLENTA BENI CULTURALI E POI PRETENDE
CHE I DANNI LI DEBBANO PAGARE I CITTADINI. I CITTADINI NON "DORMONO" PIÙ.
 SOSTENIBILITÀ – PARTECIPAZIONE – TRASPARENZA

19 A Fallujah usate armi chimiche: lo conferma il Ministero della Sanità iracheno
Un esperto del Ministero della Sanita' iracheno ha accusato le forze americane di aver
impiegato armi vietate dalle convenzioni internazionali durante la sanguinosa offensiva
contro Falluja, nello scorso novembre. Lo riferisce la tv satellitare qatariota Al Jazira sul suo
sito internet. La denuncia e' venuta durante una conferenza stampa presso il Ministero a
Baghdad, la cui data non e' stata precisata. Il dottor Khalid ash-Shaykhili, al quale e' stato
affidato l' incarico di accertare le condizioni di salute degli abitanti di Falluja, ha detto che le
ricerche effettuate dalla sua equipe medica provano che le forze Usa hanno usato gas
''mostarda'', gas nervino e altre sostanze chimiche nocive. ''Quello che ho visto durante i
nostri sopralluoghi a Falluja mi portano a credere tutto quanto e' stato detto riguardo a
quella battaglia'', ha dichiarato il medico, secondo Al Jazira. Il dottor ash-Shaykhili ha
precisato che la roccaforte della guerriglia sunnita ad ovest di Baghdad reca ancora i segni
dell' uso di sostanze chimiche e di altri armi, che provocano gravi malattie. L'esperto ha
anche denunciato la ''totale distruzione dell' ambiente'' a Falluja. ''Posso anche dire di aver
trovato dozzine, se non centinaia, di cani e gatti randagi e uccelli uccisi da questi gas''. Il
medico ha detto che inviera' un rapporto a tutti gli organi competenti in Iraq e all'estero.
Durante l'offensiva americana contro Falluja, alcuni abitanti avevano riferito di aver visto
''corpi bruciati'', con i segni caratteristici che lascia il napalm, un cocktail di sostanze
tossiche del quale le truppe Usa fecero largo uso durante la guerra del Vietnam, con effetti
devastanti sulle persone e l'ambiente. - Ansa, 4 marzo 2005

                                                                                                20
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it



20 Stop all'invasione di ogm in Europa: Greenpeace chiede la fine della
      coltivazione di piante geneticamente modificate.
Bruxelles/Roma, 10 marzo 2005 – Protesta di Greenpeace a Bruxelles, davanti al palazzo
dove sono riuniti i Ministri dell'Ambiente, contro la coltivazione di OGM in Europa. Di
fronte al palazzo dove è in corso il Consiglio dei Ministri è stato montato un robot alto 3
metri a forma di pannocchia e simboleggiante la composizione assolutamente casuale delle
piante geneticamente modificate, accompagnato da circa 20 attivisti con striscioni che
dicono "Fermate l'invasione di OGM". I Ministri dell'Ambiente discuteranno la richiesta
dell'Austria di rivedere il via libera alla coltivazione di un mais della Monsanto approvata
dalla Commissione europea, il cui piano di monitoraggio è obsoleto e non in linea con i
nuovi requisiti europei. L'Austria propone di bloccare la coltivazione di questo mais GM
fintanto che le norme che regolano questa materia rimangono insufficienti, in particolare
riguardo al monitoraggio degli impatti ambientali e alla protezione dell'agricoltura libera da
OGM.
"La coltivazione di piante OGM deve essere interrotta in quanto gli OGM rappresentano
una minaccia per l'ambiente. In aggiunta, l'Europa non sta adottando misure adeguate né
per proteggere l'agricoltura OGM-free, né per assicurare la purezza delle sementi
convenzionali e biologiche, mentre aziende come la Monsanto stanno avendo "carta
bianca" per portare avanti i loro interessi sprezzanti delle regole basilari", afferma Federica
Ferrario della campagna OGM di Greenpeace. "La Commissione europea e l'Autorità
europea per la sicurezza alimentare, che approvano a occhi chiusi gli OGM, hanno molto di
cui rendere conto".
Greenpeace ha recentemente denunciato che la Commissione europea ha fornito false
informazioni agli Stati membri, sostenendo che la Monsanto si è conformata alle condizioni
necessarie per consentire la coltivazione del suo mais geneticamente modificato (MON810)
quando, in realtà, le informazioni fornite dalla compagnia non rispettano le norme di legge.
L'Ungheria ha già bandito la coltivazione del mais sul proprio territorio a causa della
mancanza di valutazioni di rischio ambientale. "Greenpeace esorta gli altri Stati Membri
affinché seguano l'esempio dell'Ungheria e adottino il bando della coltivazione di MON810,
come consentono le norme europee", continua Ferrario. Diversi recenti studi scientifici
hanno rivelato che il mais MON810 può comportare una serie di impatti negativi
sull'ambiente. Tuttavia, le autorità europee non hanno preso in considerazione questi studi
né esiste un piano per monitorare i rischi evidenziati. Finché le autorità dell'Ue non
adotteranno misure di tutela, è responsabilità degli Stati membri proteggere l'ambiente e la
salute. Gli OGM sono basati su una tecnologia rozza che equivale semplicemente a sparare
geni a casaccio negli organismi. L'Ue non dovrebbe consentire che questi prodotti così
scarsamente elaborati invadano l'Europa e minaccino la nostra agricoltura e la nostra
alimentazione", sostiene Christoph Then di Greenpeace International.
Per informazioni:
Ufficio stampa, tel. 06/57299944 - 348/3988607
Federica Ferrario, campagna OGM, tel. 348/3988616
Sito campagna ogm: http://www.greenpeace.it/ogm

                                                                                           21
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it



21    Allarme nucleare in Somalia: “Lo tsunami ha portato alla luce la pattumiera
      tossica d’Europa”
di redazione - 11 Mar 2005 - Il WWF denuncia un capitolo finora poco conosciuto del
recente rapporto UNEP sugli effetti ambientali dello tsunami nei diversi paesi: secondo gli
esperti l'urto del maremoto ha fatto riaffiorare sulle coste della Somalia ingenti quantità di
rifiuti tossici, alcuni dei quali di tipo radioattivo, da tempo sepolti nell'Oceano Indiano e si
presume di provenienza principalmente europea. In questi giorni è dunque allarme in
Somalia per quello che si può considerare uno dei più tremendi effetti "collaterali" dello
tsunami.
Che, dopo aver colpito lo sorso dicembre 6 paesi del sud-est asiatico, devastò anche oltre
650 chilometri di costa settentrionale in Somalia, tra Hafun e Garacad, provocando circa
300 morti e oltre 18.000 senza tetto.
Secondo il rapporto Unep a seguito del maremoto, infatti, alcune popolazioni della costa
settentrionale somala sono state colpite da insolite patologie, facilmente riferibili a gravi
fenomeni di inquinamento, come infezioni acute alle vie respiratorie, sanguinamenti dalla
bocca, emorragie addominali. Un fenomeno gravissimo che ha spinto pochi giorni un
membro del Parlamento somalo, Awad Ahmed Ashra, a lanciare un appello alla comunità
internazionale per bonificare l'area dai rifiuti tossici disseppelliti dallo tsunami.
"Anche il nostro paese ha delle gravissime responsabilità rispetto a quanto sta accadendo
ora in Somalia e deve rispondere alle richieste già avanzate sia dall'UNEP che dai membri
del Parlamento somalo di un aiuto internazionale per approfondire le indagini e avviare
operazioni di bonifica" ha dichiarato Michele Candotti, Segretario generale del WWF Italia.

"Il ruolo svolto da ditte italiane in Somalia nei traffici di rifiuti tossici è tra l'altro ben noto
allo stesso Unep, come conferma l' allarme lanciato nel 1992 dal segretario Mustafà Tolba, e
ribadito più volte nelle relazioni della stessa Commissione parlamentare d'inchiesta sui
rifiuti. Dopo un lungo silenzio con il maremoto in Somalia è riaffiorata la cattiva coscienza
del nostro paese portando con se i drammatici effetti dei traffici illeciti per anni denunciati
dagli ambientalisti".
Il WWF ha scritto una lettera alle Commissioni parlamentari sui rifiuti e Ilaria Alpi
chiedendo di valutare gli ulteriori elementi emersi dal recente rapporto Unep e la necessità
di approfondimenti specifici sui traffici illeciti di rifiuti che hanno coinvolto la Somalia ed i
paesi europei, Italia compresa, e l'eventualità di contatti con le autorità somale, anche
attraverso una missione in loco della Commissione.
Nick Nuttal, portavoce dell'UNEP e successivamente lo stesso parlamentare somalo, ha
infatti, denunciato una diffusa contaminazione da materiale estremamente nocivo, come
uranio, mercurio e cadmio, rifiuti ospedalieri e di industrie farmaceutiche contenute in
cisterne adagiate sui fondali o appena interrate nella sabbia della battigia, a volte sigillate in
maniera del tutto rudimentale, distrutte poi dall'urto violentissimo delle onde provocate
dallo tsunami.

"L'effetto post-tsunami in Somalia potrebbe avere effetti devastanti per l' intera costa

                                                                                               22
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


orientale africana - ha continuato Michele Candotti - compromettendo non solo la salute
degli abitanti di oggi, ma anche attività fondamentali di sostentamento come la pesca e
l'agricoltura con danni irreversibili anche le generazioni future. Il fatto mette ben a nudo le
vere questioni di "good governance" civile e ambientale a livello planetario: purtroppo,
sappiamo che molte regioni dell'Africa sono state utilizzate per anni come vera e propria
pattumiera da molti paesi europei, Italia compresa, per un'elementare quanto cinica di
valutazione del costo-opportunità: se in Europa, infatti, smaltire una tonnellata di rifiuti
tossici costa oltre 1.000 dollari, in Africa la cifra si riduce ad appena 8 dollari per tonnellata,
uno sporco affare di cui si conoscono molti dettagli fin dagli anni '90, che ha coinvolto
faccendieri e malavita approfittando della latitanza o dell'inesistenza del governo locale e
che probabilmente è anche una delle chiavi di volta per comprendere, ad esempio, il
movente dell'omicidio della giornalista italiana, Ilaria Alpi avvenuto proprio in Somalia".

Gli stessi survey effettuati dall'"African stockpile programme", un Programma
internazionale che coinvolge numerose istituzioni internazionali tra cui Unep, FAO e WWF
progettato con il coinvolgimento di molti paesi africani per rimuovere migliaia di tonnellate
di pesticidi stoccati da almeno 40 anni senza sicurezza, hanno svelato almeno 1400 siti
tossici in Africa dove si concentrano sostanze ormai bandite, come i famigerati POP's
(inquinanti organici persistenti tra cui il DDT).
Nei vari dossier redatti dal 1994 ad oggi dalle associazioni ambientaliste, WWF,
Legambiente e Greenpeace, già resi noti alle suddette Commissioni, si sottolinea come il
fenomeno delle cosiddette navi a perdere abbia una rilevanza di carattere internazionale e
costituisca senz'altro il tassello più importante delle complesse attività giudiziarie in corso in
Italia come ad esempio, quella relativa alla Motonave Rosso, affondata nel 1990 al largo
delle coste calabresi.
Anche nella relazione conclusiva del 1996 della stessa Commissione si esprime
"preoccupazione per episodi che fanno sospettare l'interesse che alcuni paesi dell'UE
avrebbero per possibili forme di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi o radioattivi e l'
esistenza documentalmente provata di intense attività di intermediazione poste in essere dai
titolari di queste presunte attività di smaltimento in mare di rifiuti radioattivi e la Somalia,
paese notoriamente al centro di intensi traffici illegali di ogni tipo. , e di come tali navi a
perdere si ipotizza siano state utilizzate per l'affondamento di rifiuti radioattivi nel Mar
mediterraneo e in particolare a largo delle coste ioniche e calabresi o lungo tratti antistanti
...di paesi africani come la Somalia, la Sierra Leone e la Guinea..".
(Grazie a Pepi Kàtona per la segnalazione)

22 Questi imbrogli sulle firme «non sono reati pericolosi socialmente». - Elezioni
      da destra a sinistra il grande partito delle liste con il trucco - Firme ed elenchi fasulli
      con trucchi per tutti (con prescrizione) - Anche la Lega, come la DC, fece resuscitare i
      morti e nel 2003 il parlamento cancellò il reato: niente carcere, solo multe.
dal Corriere - 13 marzo 2005 di Gian Antonio Stella - Hanno del fegato, gli indignati che
ieri hanno sdiluviato dall’una e dall’altra parte in focosi commenti sull’esclusione dalle
Regionali laziali di Alessandra Mussolini. Ha del fegato chi da sinistra sbraca come Mario Di

                                                                                               23
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


Carlo che «l’eliminazione è l'ultimo trucco del prestigiatore Storace» e tuona «basta con la
politica dei trucchi e dei guardaspalle!». E ha del fegato chi da destra gongola come lo stesso
governatore uscente: «Salutateme Marrazzo!». Per non dire della nipote del Duce che strilla:
«È un regime alla Ceausescu!». Tutti sfoghi che grondano ipocrisia quanto trabocca d’acqua
la cascata dell’Iguassù.
Non c’è partito infatti, in tutta l’Italia, che non sia stato beccato in passato con le mani
sporcate dall’inchiostro delle firme false. Perfino i radicali, cui va riconosciuto il merito di
avere condotto per anni una battaglia praticamente solitaria di puntuale, sistematica,
documentata denuncia di un’infinità di brogli, finirono qualche anno fa per essere sfiorati da
una delle tante inchieste della magistratura su questo fenomeno che infetta la nostra vita
democratica. Quella condotta dai giudici di Udine sulle provinciali e le comunali del ’95 che
vide l’arresto di 11 persone e il rinvio a giudizio di 71. Col coinvolgimento più o meno
grave di Alleanza Nazionale, Forza Italia, Ccd, Lista Pannella, Lega Friuli, Pds, Verdi
colomba, civica «Per Udine», Patto Democratici e Ppi. Insomma: tutti o quasi tutti.
Se per i radicali si trattò di un peccato isolato, almeno stando alle indagini precedenti e
successive, non così si può dire degli altri. Che in materia sono diventati nel tempo dei
fuorilegge incalliti. Hanno imbrogliato spessissimo sulle liste gli eredi della Dc, la quale
aveva una lunga tradizione anche di congressi decisi grazie alla delega di iscritti morti e
defunti, i cui nomi erano stati recuperati tra le scartoffie di sezioni sbarrate da tempo
immemorabile o addirittura dalle lapidi dei cimiteri. Per fare solo alcuni casi, basterà
ricordare l’inchiesta sulle firme false raccolte in Trentino alle ultime politiche per Sergio
Mattarella, quelle alle comunali di Monza per l’Udc di Marco Follini o ancora quelle tirate
su a Genova per le comunali del 1997, dove risultarono false 428 su un totale di 1.270
sottoscrizioni presentate dal Ccd di Pier Ferdinando Casini e dal Cdu di Rocco Buttiglione.
Diceva già tutto quella inchiesta genovese di otto anni fa, nella quale si inguaiarono 49
esponenti delle varie forze politiche. Erano false 310 firme su 1.148 del Msi-Fiamma
tricolore, 314 su 1.261 delle Liste civiche associate, 187 su 1.183 dell’asse Pri-Socialisti, 153
su 1.133 del Ppi e 161 su 1.141 dei Verdi, 388 su 1.351 del Rinnovamento italiano di
Lamberto Dini... Da non confondere col «Rinnovamento» di Rodolfo Marusi Guareschi, il
fondatore della Repubblica della Terra che nella sua reggia di Sant’Ilario d’Enza, da dove
prometteva l’abolizione della morte («Un problema gradualmente risolvibile») e garantiva «la
dimostrazione della ragione e del torto», fu raggiunto dall’avviso che nella faccenda delle
liste fasulle avevano beccato pure lui.
E la Lega Nord, nata per cambiare finalmente i «vecchi sistemi della politica romana»?
Beccata. Più volte. Come per esempio in Toscana, alle ultime politiche del 2001. Nella cui
scia sono stati condannati con rito abbreviato l’allora presidente regionale Vincenzo Soldati
e tre suoi assistenti: per tirar su le firme avevano loro pure, come i vecchi e disprezzati
satrapi socialisti e socialdemocratici della prima repubblica, resuscitato un po’ di morti.
La storia di questi ultimi anni è ricchissima di episodi. Erano false, per i giudici, le firme
raccolte da Forza Italia che permisero agli azzurri di conquistare Rossano Calabro. False le
4.000 firme convalidate a Torino per «Rinnovamento» dal cancelliere Giuseppe Santoro,
finito in manette con l’accusa di aver intascato in cambio una decina di milioni. False molte
firme collezionate dal Fronte Nazionale alle Europee del 1999. False addirittura 574 delle

                                                                                            24
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


725 firme presentate da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Ccd per candidare alle suppletive
di Bologna del 1999 il vegliardo docente di ematologia Sante Tura. False migliaia di firme
rastrellate per vari candidati alle ultime «politiche» da sette personaggi di spicco della Casa
della Libertà a Bologna. False centinaia e centinaia di firme alle ultime regionali del Molise,
chiuse con la decisione della Digos di denunciare 16 segretari provinciali dei partiti (fatta
eccezione per i Democratici) e 22 pubblici ufficiali. Quasi certamente false tantissime firme
raccolte alle regionali del 2000 da un po’ tutti i partiti e un po’ ovunque. Basti pensare a tutti
quei casi in cui, come denunciarono i radicali in 83 esposti a tutte le Procure, chi c’era e chi
non c’era in lista fu deciso solo all’ultimo istante. Troppo tardi per poi svolgere tutte le
pratiche in linea con la legge. Insomma: un andazzo vergognoso. Chiuso all’italiana: con
l'abolizione del reato. Avvenuta a metà luglio del 2003. Quando la maggioranza di centro-
destra varò (270 sì, 154 no, 5 astenuti) la depenalizzazione.
Niente più arresti e condanne a uno o due anni di carcere: d’ora in avanti, al massimo
un’ammenda da 500 a 2.000 euro. Tanto che sia gli imputati di destra per gli imbrogli di
Bologna sia quelli di sinistra per gli imbrogli di Trento, sono stati subito prosciolti:
prescrizione. All’estero, almeno nei Paesi seri, direbbero forse che non c’è vera democrazia
là dove si può imbrogliare impunemente sulle liste elettorali pagando un obolo inferiore a
certe contravvenzioni stradali.
Qui da noi, davanti alle «critiche di tipo giustizialista» (testuale), il relatore Michele Saponara
spiegò che, in fondo, questi imbrogli sulle firme «non sono reati pericolosi socialmente».
Peggio, aggiunse: «Molti Tribunali avevano i processi sospesi per conoscere l’esito di questa
legge e non potevamo indugiare oltre». Per capirci: gli imbroglioni andavano tirati fuori dai
guai. Almeno lui, ieri, ha avuto il buon gusto di non avventurarsi nei commenti.

23 Il pericolo di una convivenza democratica con una dittatura della
      maggioranza” - «Rompono il Paese e ci vorrebbero sottomessi» «Non c’è solo il
      fallimento della loro politica economica e sociale c’è soprattutto il modo indecente di
      fare politica e le leggi da parte di questa maggioranza» «Dobbiamo riprendere il
      cammino in Europa. Oggi su 25 Paesi siamo il venticinquesimo» - La svolta economica
      italiana deve partire da una svolta morale - intervista a Romano Prodi
da l'Unità - 13 marzo 2005 - Tu hai detto che la cosiddetta “riforma costituzionale”
proposta dal governo Berlusconi mette in pericolo la nostra convivenza democratica e che
si profila una “dittatura della maggioranza”, sia nel senso di usare la maggioranza come
strumento passivo della volontà dell’esecutivo, sia perché la riforma creerebbe un premier
con poteri quasi assoluti che esautorano il capo dello Stato e svuotano i compiti del
Parlamento. Molti italiani si sono, certo, riconosciuti in quelle tue parole drammatiche e
chiare. Noi, a “L'Unità", ti siamo particolarmente grati perché affronti con coraggio il tema
centrale di questo momento politico, il formarsi di un clima che blocca la democrazia.
Infatti tutta la Destra, compatta, ha visto subito il pericolo della tua denuncia e ha iniziato
un fitto lancio di invettive. Soprattutto colpisce la volgarità, il finto sarcasmo, la molta
violenza e la totale mancanza di argomenti politici per una presa di posizione politica.
È stato detto che sei un "tupamaro", ovvero - come tradurre? - un estremo estremista.
Follini ha ritenuto di scherzarci su, parlando di passamontagna che vuol dire clandestinità.

                                                                                              25
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


È stato ripetuto che resterai solo con Bertinotti. Come sai, si rilancia continuamente lo
scherzo del "Prodinotti", Prodi più Bertinotti soli sulla scena, immaginando che esista
soltanto un'alleanza fra te e Rifondazione Comunista. A quanto sappiamo hai avuto tutto il
sostegno dell'Unione. L'hai avuto?
Sì, proprio tutto, tutto. Ho seguito i precedenti dibattiti sul tema costituzionale, e credo sia
la prima volta che c'è un'unanimità forte, nuova, convinta, perché è un'unanimità di fronte
ad un testo preciso - le loro inaccettabili proposte di riforma - non una discussione generica.
«In questo modo di governare non c’è alcun principio etico»
Dunque c’è stata politica, unanimità venuta da tutte le parti della coalizione, dall'Udeur a
Rifondazione. Alla Destra piace descrivere quello che ho detto come se fosse stato un
omaggio all'estrema Sinistra, diffondendo l’idea che si sia trattato di uno scatto emotivo.
No, io non ho fatto un discorso, ho letto un intervento meditato sul quale avevo lavorato a
lungo per definire ogni aspetto. Non c'è nulla di improvvisato e nulla che non fosse pesato
su una terminologia appropriata e scientifica sugli aspetti costituzionali.
E la stessa espressione "dittatura della maggioranza" che la Destra agita spesso fuori
contesto è una precisa definizione politica del caso che si prospetterebbe, se venisse
approvato un progetto in cui l'aumento di potere del Primo Ministro non viene bilanciato
dagli altri poteri che esistono in ogni Stato democratico e che qui nel loro progetto, invece,
vengono sviliti.
Vogliono un'umiliazione del potere del Presidente della Repubblica, del potere del
Parlamento, del potere della Corte Costituzionale, del potere delle authorities e del potere
giudiziario. Guarda caso, si tratta di quelle istituzioni che hanno operato per garantire un
equilibrio nel sistema politico italiano. Sono quindi queste istituzioni che vengono colpite,
dando una caratteristica nuova e diversa alla nostra Costituzione.
È inutile dire, dunque, che il centrosinistra ha usato l’ articolo 138 della Costituzione per
una procedura di riforma costituzionale nell'altra legislatura, quando la maggioranza era
dell’Ulivo. Lo ha fatto per modifiche minori, operative, diremo così, di applicazione
operativa, in cui questo percorso era ordinario.
In secondo luogo, i cittadini devono sapere che le limitazioni imposte dalla maggioranza al
dibattito parlamentare sono impressionanti. È una riforma con i minuti contati. Lo spazio
del dibattito al Senato è pressoché inesistente. C'è da un minuto a tre minuti per ogni
articolo in discussione, non c'è nessuna possibilità di presentare al Paese gli aspetti veri.
C'è, inoltre, un altro problema, cioè che con questa riforma si toglie ogni traccia di
solidarietà, quello che era stato chiamato il decentramento solidale nella legge fondamentale
del Paese. Ora invece si vogliono attribuire alle regioni i poteri di mutare i diritti
fondamentali del cittadino. E i cittadini devono capire che con questa riforma possono
trovarsi anche ad essere cittadini di serie B, nei loro diritti fondamentali, se nascono e
vivono nella regione sbagliata, cioè la più debole.
Ho deciso di fare appello all’attenzione di tutti con un discorso forte perché nessuno possa
dire più: "io non sapevo, io non c'ero, io non ho visto, io non me ne sono reso conto".
Allora loro ti dicono che abbiamo rotto un momento di unità nazionale. Ridicolo. La lotta
contro il terrorismo è un’altra cosa, la si deve mantenere, ben forte e comune, ma non
scambiare con silenzio e acquiescenza. Qui semplicemente si tratta di mettere in guardia i

                                                                                           26
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


cittadini di fronte ad uno stravolgimento delle nostre istituzioni e a un cambiamento reale
della Costituzione.
E' interessante notare che la reazione della Destra si fa via via più violenta, da quando
abbiamo cominciato a costruire un'unità seria, vera. Da quando abbiamo cominciato a
discutere assieme e a prendere decisioni assieme ci sono reazioni sempre più violente.
Non ho avuto alcuna obiezione o risposta politica. Solo insulti. Ormai la strategia è quella di
dare di me un'immagine completamente diversa dalla realtà, di distorcere tutti i contenuti
dei miei discorsi e basta. Non riescono a trovare alcuna altra strategia se metti in mostra i
gravissimi limiti dei loro progetti. Tutto era evidentemente preparato, perché è scoppiato in
mezz'ora: il discorso è stato distribuito alle 10,30. Alle 11 tutte le agenzie avevano già
stampato le bordate di insulti.
Vorrei fare un'ultima osservazione: ti accusano di estremismo e di voler rompere il Paese,
perché loro sono impegnati a rompere, dividere, incattivire il Paese. Loro non accettano di
aprire un dibattito. Se non c’è sottomissione è rivolta, prendere o lasciare. Abbiamo tentato
invano di proporre emendamenti, di costruire alternative, di fare proposte che avrebbero
potuto cambiare alcune cose importanti.
Romano, io ti chiederò di descrivere ancora una volta per i lettori de "L'Unità", che sono i
tuoi elettori, il pericolo che hai definito “di convivenza democratica e di dittatura della
maggioranza”.
Sono concetti usati dai padri fondatori americani negli anni 1787-1788, sono parole che si
leggono nelle carte fondative di quella democrazia. Dice James Madison: “Quando
l’esecutivo interferisce col potere giudiziario finisce la democrazia”. Dice Alexander
Hamilton, mi pare nella carta 52: “La maggioranza può trasformarsi in un tiranno se
opprime e limita la libertà dell’opposizione e agisce come il braccio della volontà
dell’esecutivo”. Parole chiare di fonte non sospetta. Dicono che cosa è la democrazia e per
noi sono ispirazione. Cito tradizioni costituzionaliste vecchie di oltre due secoli che
dovrebbero essere care anche al Polo delle Libertà.
Hai detto con chiarezza che cosa respingere di questo governo e di questa maggioranza.
Ma, a parte la patente a punti, nel tuo giudizio, si salva qualcosa?
Certo uno può sempre andare a pescare tra le migliaia di leggi e decreti che il governo ha
fatto e trovare qualcosa che sia anche buono.
Ma il problema è vedere i valori che sono stati immessi nella società italiana dal loro modo
di fare politica e di fare leggi. E qui c'è l'altro capitolo che mi è stato rimproverato, ad
esempio da Follini che si scandalizza per i miei toni eccessivi. Io, invece, voglio sottolineare
che il principio etico, un minimo di principi etici sono fondamentali anche per gli
stessi equilibri del bilancio, per avere un minimo di rispettabilità e credibilità
dell'economia di un Paese.
Abbiamo dei dati sull'evasione fiscale che ci portano al doppio, oltre il doppio di
qualsiasi altro Paese dell'OCSE. Sono dati che negli ultimi anni sono paurosamente
aumentati. I condoni ripetuti hanno dato il messaggio che il rapporto con lo Stato non è un
rapporto di lungo periodo con regole precise, ma è qualcosa che si costruisce ad hoc, per la
mia o per la tua convenienza. E non parlo delle leggi ad personam e dello scandalo
internazionale di queste leggi che fanno di noi un “caso Italia”. Parlo di un messaggio

                                                                                           27
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


generale inviato ai cittadini. Messaggio di disobbedienza e di evasione. E allora - se
vinciamo - non ci resterà che impegnarci a ricostruire il Paese cominciando da questi dati
fondamentali. Altrimenti nessun risanamento sarà possibile.
Credi che ci sia un rapporto tra lo stravolgimento morale di questo modo di governare e lo
stato pietoso della nostra economia?
Certo. Il turnaround, come si dice, la svolta economica italiana deve partire da una
svolta morale, deve essere accompagnata da una svolta morale, altrimenti non ce la si fa.
Questo sarà un compito molto difficile e indispensabile per noi. È per questo che ho detto,
fin dall'inizio, che bisognerà dire la verità al Paese, perché bisogna creare un'unità nazionale,
una corrente di corresponsabilizzazione di tutti che non può che fondarsi su un patto etico.
In questi giorni si rifletteva insieme sul compito immane di risanare l’Italia. Non ci si
riuscirà se il Paese non è convinto della bontà anche morale dell’impresa. Non bastano le
decisioni tecnicamente buone, soprattutto quando si è dato un messaggio di rilassatezza, di
facili scorciatoie per chi può... ... e di incattivimento.
E di incattivimento, cercando di gettare gli uni contro gli altri. Non è vero che noi si voglia
dividere il Paese, noi lo si vuole unire, ma non si può unire la disobbedienza alla legge. Un
Paese si unisce solo nella obbedienza alla legge.
Il cerchio politico e giornalistico di Berlusconi si sente in diritto di decidere quale posizione
è normale e quale è radicale o estremista. Di te, adesso, dicono radicale ed estremista. Lo
sentiamo nella concertata e bene organizzata sfilata di pareri dei telegiornali, tutti sotto
controllo. Ma anche nella grande stampa. Che differenza c'è, come spiegarla ai lettori e
telespettatori frastornati, tra intransigenza ed estremismo?
Chi mi conosce bene sa che l'idea di un estremismo radicale è ridicola, estranea alla mia
cultura. In Italia molti non pensano che il rigore morale debba essere proprio della gente
comune, normale, quotidiano, un abito per tutti i giorni. Io dico che non deve essere un
fatto eroico. Noi vogliamo vivere in un sistema in cui il rispetto della legge deve essere un
fatto quotidiano, spontaneo, naturale. Ed è questo che li irrita. Vogliono farlo passare per
radicalismo, per estremismo.
Ma ormai i media sono, quasi tutti, una macchina coordinata, oliata, che agisce all’istante
"sotto comando". E così producono di te, giorno per giorno, un’immagine che va bene per
loro e con cui intendono denigrarti e combatterti. I loro media funzionano in pilota
automatico. Gli fa comodo darmi del radicale perché pensano di guadagnare voti per loro e
di far perdere voti a noi.
Questo fatto potrebbe anche aver successo se non fosse partito troppo presto e se la
campagna elettorale che ci riporta alle elezioni non fosse troppo lunga , e anche se non fossi
conosciuto da decine, centinaia, migliaia di persone direttamente e indirettamente da milioni
di persone. Un'accusa di questo genere, quindi, può attecchire solo se ci sono degli elementi
che la possono giustificare.
Cosa fanno allora, poveretti? Mi accusano di “dossettismo”. Scambiano le carte tra la mia
ammirazione del rigore morale e la mia formazione di economista basata sull’università, sul
lavoro, sulla conoscenza delle imprese, specialmente le piccole, sul far quadrare i conti. I
loro media però partono tutti assieme in pochi minuti, come in pochi minuti partono
immediatamente le frasi di insulto dei vari portavoce e portavoce dei portavoce che non

                                                                                            28
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


voglio neppure nominare.

«In Europa siamo ultimi ma perdono tempo con i dazi»
Ma quelle voci dei portavoce saranno forfora. Prendiamo una questione che provoca
scontri accesi: l’Iraq. Loro vogliono apparentemente l'unità nazionale, che però vuol dire
sempre e solo accettare il già fatto. Manca una precisazione: l'Italia è in guerra? Quali sono
gli impegni presi dal governo, visto che quel Paese, l'Iraq, non è in pace e che è in corso,
tuttora, una vasta operazione che è più vicina alla guerra che alla pace?
Io, in questi giorni, mi chiedevo: come mai la Polonia si ritira, l'Ucraina si ritira, la Spagna si
è ritirata? E parlo di quei Paesi che avevano, oltre agli angloamericani, un numero di truppe
ragionevolmente numeroso. Come mai l'ultimo numero di Foreign Affairs è tutto dedicato
alle vie d’uscita che dovrà trovare l’America per ritirarsi? E parlo della più importante
pubblicazione americana di politica estera?
In Italia, chiunque propone legittime domande sul ritiro viene bollato non solo come
"antiamericano", ma di più, quasi come uno che cede di fronte ai terroristi. Eppure molti
neo-conservatori sostengono oggi che ormai la presenza di truppe americane non è utile,
dicono che la presenza americana ritarda la normalizzazione del Paese.
Io non voglio entrare in questo dibattito per non creare ulteriori tensioni. Però mi chiedo
solo perché non dobbiamo anche noi discutere di questi problemi con la stessa accuratezza
intellettuale dell’opinione pubblica americana.
E con la stessa libertà. Parliamo adesso di quello che accade nel centrosinistra. Romano, tu
hai proposto il metodo delle primarie per determinare il candidato dell’Unione alle elezioni
politiche. Le primarie si faranno? E quando?
«Ho detto e confermo che c’è una moratoria su questo argomento fino alle Regionali.
Soltanto dopo l’appuntamento elettorale di aprile ne riparleremo.
Parliamo ancora di media. In coda al TG1 delle 13,30, ogni giorno, c'è una piccola
appendice di economia, in cui si danno intelligentemente i prezzi delle verdure. Invece di
dare le quotazioni di Borsa, si dice quanto costano oggi le carote o le zucchine, che è una
buona e utile idea. Ieri seguiva un commentino dove si diceva che i produttori, non solo i
consumatori, si lamentano perché, da quando ha fatto irruzione l'euro, la differenza tra i
prezzi all'ingrosso e quelli al dettaglio è diventata enorme. Il che ha portato anche in
quell'angolo di economia dedicato alle casalinghe l'odio berlusconiano per l'euro.
Chi ha un minimo di esperienza di questo modo di governare, basato sul continuo dare la
colpa agli altri, capisce di cosa si sta parlando, capisce il trucco. Tutto costa più caro per
colpa di altri, Prodi, Ciampi, Amato. L’euro del centrosinistra. Ma cosa dobbiamo dire,
invece, ai cittadini che si domandano perplessi se davvero l'euro sia la loro disgrazia,
anziché la loro o la nostra rete di sicurezza?
Anzitutto bisogna chiarire che i rincari al bar, l'impazzimento dei ristoranti, l'aumento delle
tariffe, le differenze tra i pezzi all'ingrosso e quelli al consumo, tutti questi aspetti sono
avvenuti solo in due Paesi su 12 che sono passati all'euro.
In secondo luogo, sia chiaro che il cambiamento monetario porta inflazione solo se gli si
lascia portare inflazione e qui sono state demolite tutte le strutture di sorveglianza che il
nostro governo aveva preparato, che Ciampi aveva preparato con i dirigenti del Tesoro a

                                                                                               29
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


livello nazionale e provinciale. Queste strutture di sorveglianza non hanno mai operato, non
sono state mai messe in azione, con una giustificazione assolutamente folle, cioè che i
prezzi non si possono controllare.
Quando c'è un cambio della moneta, il problema non è di politica economica, ma è di
aritmetica, e per un certo periodo di tempo bisogna controllare che i prezzi non varino
rispetto alla situazione precedente. Lo si può fare, lo si deve fare, lo si doveva fare! E non lo
si è fatto perché a rendere concorrenziali le imprese bastavano le svalutazioni. È stata una
scelta politica di cui paghiamo tutti le conseguenze. I vantaggi dell’euro, certo, sono
evidenti. Il primo è quello visibile a tutti: i tassi di interesse. Prima dell'entrata nell'euro noi
credevamo di risanare la nostra economia con delle svalutazioni continuate. Il mondo
industriale e finanziario richiedeva ogni volta queste svalutazioni e la competitività calava.
Quel percorso ha fatto sì che le nostre strutture produttive non ritenessero necessario
innovare. Senza queste continue svalutazioni, l'Italia sarebbe oggi un Paese grande e
industrialmente potente, perché avremmo cominciato l'esercizio della concorrenza seria
trenta anni prima. Naturalmente gli operatori economici non abituati a questo si trovano in
difficoltà. Noi abbiamo voluto l'euro anche per non cadere più nei vecchi vizi, anche per
cambiare la nostra abitudine a sopravvivere di aggiustamenti e speculazioni. Adesso
abbiamo questa grande occasione per cambiare: l’obbligo di disciplina, che prima non
avevamo. In più, oltre al pagamento degli interessi, oggi i conti pubblici, se non ci fosse
l'euro, sarebbero spaventosi, sarebbe una catastrofe totale, avremmo avuto un'esperienza di
tipo argentino.
Qui entriamo nel percorso dell'economia. Quando si parla di riforme del lavoro, e si parla di
riforme del sistema produttivo, tutto si concentra sul taglio delle spese, dunque sul costo del
lavoro, dunque sulla riduzione dei posti e sulle pensioni.
Non si parla mai delle aziende: garanzie ai consumatori, limiti nei compensi dei dirigenti,
trasparenza nei debiti, capricciosità delle decisioni manageriali, costo delle materie prime,
condizioni dei trasporti, aggravi burocratici e avventure finanziarie che non nascono nella
funzione dell’impresa ma nella scelta di remunerazione alta e immediata, anche se
distruttiva.
C'è, quindi, un'ossessiva concentrazione su questo problema: il costo del lavoro. E alla fine
il problema è sempre il posto di lavoro. Meno posti e meno costi, si direbbero, risolvono
tutto. Ma, come molti episodi hanno dimostrato nel nostro Paese e su scala gigante in
America, non è vero. Quello che poi risolve è l'innovazione. Basta pensare al grande
scontro fra America e Giappone negli anni ‘80, che è stato vinto tecnologicamente dagli
americani, e non tagliando i costi del lavoro o licenziando la gente. Quella moda è venuta
dopo, con Reagan.
Il discorso è semplice: il costo del lavoro nell'economia sana deve essere sempre legato alla
produttività. Se il Paese decide di non aumentare la produttività, non può che tagliare il
costo del lavoro, ma questo è suicida perché vuol dire abbassare via via tutti i diritti di chi
lavora. Il problema della produttività, delle riforme concorrenziali, delle riforme delle
strutture improduttive, soprattutto dei servizi, delle professioni, delle fabbriche, dei grandi
distributori, delle grandi strutture che vivono di tariffe, l'aumento di produttività in questi
settori diventa un fatto determinante perché si possano avere delle remunerazioni adeguate.

                                                                                               30
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


Se invece il sistema non progredisce, è comprensibile che si parli solo di diminuire il costo
del lavoro. Ma è la rassegnazione alla sconfitta, come avviene adesso. Ci sono, poi, delle
realtà nuove. In molti settori di energia o dei trasporti, ci sono costi molto più forti del
costo del lavoro. Questo è l'altro aspetto paradossale. Quindi io credo che tutti dovranno
fare sacrifici, nessuno escluso, ma nessun sacrificio basterà a ricaricare l'economia se non
cambiamo il modo di produrre e le regole fondamentali dell'economia stessa, se non
facciamo un grande salto in avanti. Mi colpisce, però, che si sia perduto slancio, energia
anche nei settori in cui abbiamo dei vantaggi. Esempio. Noi abbiamo una scarsità di
ingegneri, di tecnici, però i nostri ingegneri costano la metà di quelli tedeschi e hanno un
alto livello qualitativo. Eppure non approfittiamo di questi vantaggi. C'è una sorta di
rassegnazione. La necessità delle riforme, quindi, porta ad una rottura di tanti piccoli
monopoli. Qui dovremo lavorare moltissimo ad un programma, che sarà scomodo perché
dovrà colpire tantissimi di questi vizi. Ma loro nel mezzo di questi cambiamenti epocali
discutono di dazi alla Cina. Mi pare un'idea allucinante, medioevale, in un Paese che ha
costruito il proprio sviluppo sull'esportazione. Qui si sente la paura che c'è. O noi
accettiamo la sfida, e la possiamo vincere, oppure abbiamo perduto, perché le barriere
doganali oggi sono un suicidio.
È evidente che non sono capaci a governare. Nel giorno in cui si discutono nuovi incentivi
all'economia, la Lega dice una cosa, Follini scuote la testa, poi la riforma torna in Consiglio
dei ministri e viene bloccata, esce dimezzata e neanche sulla metà c'è un accordo. Non è
mica cattiva volontà, è che in questo governo non c'è alcuna armonia.
Rispetto al 2004 c'è la possibilità quasi matematica che il 2005 si confermi altrettanto
preoccupante, con il serio rischio di non rispettare i parametri del 3 per cento nel rapporto
deficit Pil, fissati dal Patto di stabilità Ue. I dati definitivi a consuntivo per il 2004 e le
previsioni per il 2005 purtroppo sono molto brutti. Avevo anticipato i numeri mesi fa, mi
avevano dato del terrorista. Eppure, su 25 Paesi dell’Ue, noi, oggi, siamo il 25esimo.
Dobbiamo riprendere il cammino e rimetterci in linea. Il problema più serio di tutti è quello
delle esportazioni, visto che l'Italia ha perso ulteriormente quote di mercato: noi restiamo
un paese esportatore, e guai se perdessimo la nostra base industriale. Ma, per tornare al
discorso sul lavoro, se andremo al governo, vareremo modifiche parziali ma sostanziali alla
legge sul lavoro. Oggi siamo caduti nella precarietà perenne. La flessibilità serve per aiutare i
ragazzi ad entrare nel mercato del lavoro, ma siamo contrari al precariato infinito. Oggi ci
sono disposizioni per cui tutta la manodopera può essere affidata all'esterno dell'impresa.
Soffro nel sentir chiamare "legge Biagi” la legge sul lavoro. Conoscevo Marco Biagi e so
cosa pensava. Lui non voleva la precarietà perenne.
E il tanto reclamizzato taglio delle tasse?
Non si possono abbassare le tasse ai ricchi se queste non vengono pagate da tutti. In Italia il
vero problema è l'evasione fiscale. Serve un contributo etico contro l'evasione. Se non c'è
una vera lotta all'evasione, nessun messaggio fiscale può essere creduto dai cittadini,
soprattutto quando poi si fanno continui condoni.
Per parlare di cose vere, la fabbrica del programma, a Bologna, è in funzione?
Non solo è in funzione, ma i prodotti stanno già uscendo. C'è un vero desiderio di
partecipazione, c'è tantissima gente che vuole venire. Abbiamo fatto la prima giornata,

                                                                                            31
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


"Metter su casa"; la seconda è stata una riunione di tutte le fondazioni legate al
Centrosinistra. La terza è stata: "Muovere persone e cose". La mattina le riunioni sulla
logistica, il movimento delle merci, dagli autotrasportatori ai responsabili dei porti alle
Associazioni delle imprese interessate. Al pomeriggio, "Muovere le persone", il problema
della strategia dell'espansione delle città in modo indefinito, a macchia d'olio che
massimizzano i costi di trasporto, il problema dei trasporti all'interno delle aree
metropolitane, il problema ferroviario, il problema aeronautico. La prossima giornata sarà
sull'università, il 17 marzo. Come fai le audizioni? I partecipanti si iscrivono o vengono
invitati? Vengono invitati, ma tanta gente si auto-invita e se c'è posto viene cooptata,
confermata, c'è una specie di tam-tam. C'è un imbarazzo per un numero di presenze
superiore al dovuto, ma ce la siamo sempre cavata finora. C'è una severità assoluta nella
durata degli interventi, come nel Parlamento europeo, cinque minuti per intervento.
Parecchi giornali stranieri ne hanno parlato. "A new job for politicians: listening".
Sì, ho visto, è un fatto nuovo. Ma abbiamo da correggere alcuni errori, ci siamo accorti che
in "Metter su casa" le giovani coppie erano ad un livello culturale molto più elevato della
media, perché lo abbiamo fatto in un giorno feriale. Molte coppie che dovevano lavorare,
non sono venute.
Ti chiedo di parlare di globalizzazione. Per i giovani è stata una specie di vento furibondo
che li ha attraversati, e ha spazzato il loro mondo.
Una volta posatosi il vento restano sul terreno tre cose: l'outsourcing (ovvero l’appalto e
l’appalto dell’appalto del lavoro), l'esportazione dei luoghi, l'esportazione delle fabbriche,
ma non dei lavoratori (cioè i lavoratori non si possono muovere, ma le fabbriche sì), e la
diminuzione di responsabilità: la proprietà è qui, la fabbrica è lontana.
Come rimetteresti in una prospettiva razionale questo accatastarsi disordinato di “nuovo”
che in realtà è vecchio capitalismo coloniale?
Partiamo da due idee elementari: primo, noi, la pluralità dei tuoi lettori, la quasi totalità dei
cittadini italiani, hanno sempre pensato che lo sviluppo del Terzo Mondo fosse una
garanzia per il nostro comune domani. Improvvisamente due miliardi e mezzo di persone
hanno preso sul serio questo auspicio.
L'India è la grande sorpresa.
L'India è la grande sorpresa. Però l'India appena si è slegata si è mossa. Secondo altro
pilastro: stiamo attenti, perché né India, né Cina, soprattutto la Cina, hanno alcuna
intenzione di tagliare l'erba sotto i loro piedi o i pilastri del monumento su cui si sono
collocate. Non vogliono avere una bilancia commerciale di surplus. A loro interessa avere
un pareggio. Stanno aumentando le importazioni ancora più che le esportazioni, quindi non
è un fatto di squilibrio totale: lo squilibrio c’è solo di fronte ai Paesi che non sono in grado
di vendere cose nuove. Come mai Francia e Germania se la cavano bene con la Cina e
l'Italia no? E' chiaro però che la globalizzazione che si accompagna all'irresponsabilità è
un'altra cosa.
Di un'impresa si dice sempre che vende per la qualità del suo prodotto. Ma vende
moltissimo anche per l’accettabilità della sua immagine, quindi le aziende spendono
moltissimo per l’immagine.
Conta per l'economia di un Paese l'immagine di un Paese? Conta per l’Italia la modesta e

                                                                                             32
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


macchiettistica immagine che abbiamo da quando Berlusconi governa?
Enormemente, più è aumentata la mia esperienza, più mi accorgo che questo problema è
enorme. Il fatto nazionale conta ancora moltissimo sulla vendita di ciascun prodotto offerto
da quel Paese. Può cambiare in fretta l’immagine-Paese, quindi il vantaggio-Paese. Un Paese
conta moltissimo, in questo senso la sua politica generale aiuta anche i singoli settori. O li
penalizza.Io ho aperto qualche giorno fa un dibattito perché sostenevo e sostengo che
l’immagine complessiva del Paese favorisce moltissimo determinati comportamenti
economici e determinati contatti. Qui la politica diventa determinante sia in modo diretto
che indiretto sul ruolo del Paese nel mondo.
Quando vedo che in Italia abbiamo molti studenti Erasmus che vanno all’estero, ma pochi
studenti dello stesso programma del mondo che vengono in Italia, definisco il caso di non
appetibilità del nostro Paese da parte dei giovani.
Significa che abbiamo bisogno di una sveglia fortissima. Io insisto molto sul problema della
cultura e della quantità di studenti da attrarre nel Paese, è uno dei modi con cui si danno
modelli diversi della società intera.
Se fossi al governo, cosa faresti per la Fiat adesso?
La Fiat, secondo me, ce la può fare. Io sono sempre stato tra coloro che pensano che ce la
possa fare, le mosse che ha fatto recentemente sono giuste.
Ce la farà a produrre dei modelli nuovi in modo da ottenere di costruire alleanze o singole o
plurime, alleanze in cui non sia passiva, ma un socio attivo e paritario. Questa è la grande
scommessa. Io ritengo che ce la possa fare.
Romano, tornando alla politica ti chiedo: con i Radicali che cosa è successo? O cosa
avrebbe potuto succedere? O come pensi di raccontare l’evento?
È successo che non ci siamo messi d’accordo. È successa una cosa semplice e chiara. Sono
emerse troppe differenze. E così abbiamo concluso. Non c’è stato un trauma.
Se ci fossero state delle consonanze, l’alleanza sarebbe stata un tema in più, un
arricchimento reciproco. Ma non si è verificato il miracolo della coincidenza, anche parziale,
delle nostre idee... È andata così.
Ma tu confermi ciò che hai detto, che andrai a votare al referendum sulla procreazione
assistita? Hai detto: "Sono un cattolico adulto e andrò a votare”.
Non ho nulla da aggiungere. Mi è sembrata una frase semplice, meditata, un richiamo alla
responsabilità personale.
Giusto, tanto più che ci avviamo a entrare nella campagna elettorale. Si può senza media, in
questa situazione di totale esclusione dai media, con questo ferreo controllo che ha fatto
parlare alcuni di noi e, certamente, "L’Unità", di regime mediatico, cioè il controllo totale
dei mezzi di comunicazione?
Tutto è molto difficile e diventerà più difficile. Dobbiamo sostituire la comunicazione
mancante con il tam-tam, con la comunicazione personale, con la fabbrica del programma,
con la partecipazione, con il volontariato, con tutto quello che è diverso dalla loro macchina
di industria del consenso.
Tanto più che loro useranno i “mercenari”, come tu avevi detto, prontamente e
drammaticamente.
Il problema vero sono i media, quelli li hanno tutti loro. Tutti gli osservatori stranieri e

                                                                                         33
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


molti esperti di politica dicono che la nostra è una battaglia quasi impossibile senza la
televisione. Un’intera professione deve fare i conti con le difficoltà di stare o non stare al
gioco. È un problema serio che, poi, ha una varietà di conseguenze. Tocca a decine di
migliaia di persone della professione giornalistica vivere una vita complicata da gravi rischi
professionali.
Ce la faremo?
Sì, si può vincere lo stesso. Dobbiamo farlo come una gara di verità e, poi, abbiamo davanti
il tempo. E il rapporto, la mobilitazione delle persone può essere, è vitale. Intanto in pochi
mesi abbiamo costruito gli strumenti necessari, anche se non ancora sufficienti, la
Federazione, cioè l’Ulivo e l’Unione. Adesso sappiamo con quale aggregazione, con quali
strumenti andiamo alle elezioni. Abbiamo un anno di tempo, abbiamo una fabbrica,
speriamo di produrre un buon prodotto.
L’immagine c’è.
L’immagine c’è. E, poi, anche se i media sono importanti, il loro messaggio viene
contraddetto dall’esperienza quotidiana, della gente. L’esperienza di questo governo è
l’antidoto più forte che noi abbiamo per limitare la forza dei media.
Tu puoi propagandare fin che vuoi l’abbassamento delle tasse, per un mese hai ottimi
risultati, ma quando vedi che arriva la busta-paga di gennaio e non c’è niente, anche i media
perdono la loro efficacia. Questo è quello che è avvenuto.
Io noterei anche un’altra cosa: i segni che lascia una voce chiara, il messaggio che dice: noi
non ci prestiamo, non stiamo al gioco. Infatti, dopo la tua dichiarazione di allarme e di
pericolo per le istituzioni e la democrazia, hai visto la canea che hai suscitato.
Ho sempre scelto di fare dichiarazioni forti in momenti cruciali. Ma l’importanza di questa
ultima dichiarazione era che è stata fatta con tutta l’Unione, nella sede del Parlamento, con
un discorso preparato, senza niente di estemporaneo. Non è solo un messaggio forte. È il
messaggio di tutti nell’Unione. - Furio Colombo

24 La porti (via) un piacione da Firenze - Il sindaco? Bello e impossibile: nel senso del
     carattere. La sinistra, qui, pensa di avere già vinto le politiche. E, con Domenici
     ministro, sa chi prenderà il suo posto.
Da Panorama del 11.03.2005 di Pietrangelo Buttafuoco
Tracce di piscio, nevvero, sulla fiancata arcuata del Battistero non ce n'è.
Non c'è più la tendopoli somala issata su piazza del Duomo, quella che fece giustamente
imbufalire Oriana Fallaci, Al mercato del quartiere San Lorenzo, il più antico della città, non
ci sono più i fiorentini a tenere banco, ma una nutrita comunità di iraniani. Vendono i
prodotti caratteristici di una Firenze <<scaciat>> come la possiamo immaginare tutti:
centrini, segnalibri, anche cuoio lavoralo a sbalzo, ma non sono toscani i tizi e non sono
neppure musulmani. Sono zoroastriani.
I cinesi invece spacchettano cilindri di euro. Fanno pezzo dopo pezzo. Con questi si
prendono fette di periferia. Nell'attesa di aprire lucrose botteghe riempiono di paccottiglia i
negozi. La ragionevole conquista delle Signorie si fa con i pistolini accendisigari. Sono
pronti, non aspettano neppure di fare affratellamento con Claudio Martini, il governatore di
Toscana che ha aperto tanto di ambasciata a Pechino (portandosi Roberto Colaninno).

                                                                                          34
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


Gli assedianti di Firenze la sera organizzano il loro speziato suq a Santa Maria Novella: uno
spettacolo della misericordia tutto quel mare di facce perfino barbariche. Un samovar in
ebollizione eleva conforti a Madonna lepre e a Dio che la rincorre perché non è certo il
brulichio dei tartari a fare forte la bestemmia che uccide questa città, piuttosto l'aver fatto di
Firenze il posto da dove andar via, magari perché, così sospettiamo, ai fiorentini di Firenze
non gliene fotte punto. È pur sempre la città di
Giovanni Sartori, il padre della politologia che alla segreteria telefonica risponde:
"Chiamatemi nella mia casa di Roma», per far sentire a chi lo cerca dopo la stessa cosa, ma
ai contrario: ('Chiamatemi nella mia casa di Firenze».
È pur sempre la città di Franco Cardini, il medievista, il più disorientante tra gli
irregimentabili. E pur sempre la città di Pancho Pardi e di Paul Ginsborg, i due teorici del
ceto medio riflessivo, girotondini, di cui tutti però ricordano le proteste organizzate giusto
per non avere macchine sotto casa. È pur sempre la città di Piero Luigi Vigna, l'alto
magistrato dal sorriso a forma di tenaglia che dalle pendici di Poggio Imperiale fa da eterno
Savonarola nella terra che fu pure di Machiavelli e Guicciardini. È pur sempre la città del
mostro, che non c'è più ma è pur sempre un libro aperto, una stona infinita. È pur sempre
la città di Oriana Fallaci che, a dispetto di tutti i suoi scatti d'irascibilità, non manca di
coraggio e della sua ultima apparizione si ricorda la perlustrazione che fece nei giorni del
social forum. Uscì da casa e si fece un giro per controllare che Romano Cagnoni, il grande
fotografo versiliano cui lei dichiarò guerra ai tempi di Saigon, non arrivasse prima per fare
scoop. Fallaci uscì anche per badare che nessuno dei no global toccasse un solo bancomat.
Non sapeva che intanto, alla stazione, il servizio d'ordine della Cgil taceva i più facinorosi
"Ceffoni, ceffoni; camion, camion». Se li portarono ai mercati generali, li chiusero non
senza metterli in mutande per impedire loro la fuga. Dopo Genova, per non sbagliare, s'era
consumato il più severo patto tra Martini, il sindaco e un incazzatissimo Massimo D'Alema.
Firenze ha comunque i suoi bravi figlioli. È pur sempre la città di Andrea Ceccherini, un
ragazzo che nel rischio di essere solo un Dj Francesco s'è invece attrezzato per essere il
Gianni Letta del futuro. Non avrà neppure trent'anni e ha già segretarie, relazioni
d'altissimo livello e una quota di potere nell'editoria tale da essere il cliente numero uno del
Corriere della sera. Lui è quello che ha inventato «Il quotidiano in classe >-, ha escogitato il
sistema di far comprare dalle fondazioni bancarie un'infinità
di copie del Corriere e ci sguinzaglia sopra una cartata di docenti della Cattolica per
indottrinare i pupi sull'arte di sfogliare il giornale.
Era pur sempre la città di Giovanni Spadolini; oggi di questo nome e del suo gruppo di
lavoro, intesi a Firenze col maligno nomignolo come quelli delle «supposte», resta la
fondazione diretta da Cosimo Ceccuti. Era pur sempre la città del marchese Emilio Pucci, il
cui indirizzo era identità; «Marchese
Pucci, via de' Pucci, palazzo Pucci». Era la città del Giubbe rosse, il caffè oggi di Fiorenzo
Smalzi, un monumento vivo dell'arte dove Ardengo Soffici ebbe la copia poi dispersa di Il
più lungo giorno, l'unico posto dove, come ha scritto David Allegranti, «i quadri esposti
fumano».
Era pur sempre la città del cavalier Attilio Vallecchi, oggi l'editrice che produce libri,
esposizioni e serate artistiche, ritornata a vivere grazie a Umberto Croppi e Nando Corona.

                                                                                              35
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


E visto che questi due, e anche Smalzi, non sono di qui, verrà pure buono ripetere che di
Firenze ai fiorentini non gliene fotte nulla. La città è una Disneyland di un solo giorno.
Dalla stazione si rovinano nella più grande zona a traffico limitato d'Europa i turisti
pendolari che si mettono in fila, magari fanno pipì nei bar, però
non si capacitano su come mai nessuno degli indigeni faccia loro la riverenza in costumi
rinascimentali. «Da almeno vent'anni la città copre il piattume del nulla di nuovo col
reliquiario della Disneyland rinascimentale»: chi parla è Umberto Cecchi, storico direttore
della Nazione, il giornale che diede all'Italia Amici miei, un capolavoro di film che, se può
servire da consolazione, vale quanto tutto il contenuto degli Uffizi. La prima religione di
città, l'antifascismo (la seconda è la massoneria), cancellando l'ideatore del Maggio
fiorentino, cioè Alessandro Pavolini, nel dopoguerra demolì il
palazzo della Gil, la Gioventù italiana del littorio. C'erano gli affreschi di Gino Severini,
altro che quel tapino di Folon.
La Disneyland di oggi con le sue strade strette, i tetti aggettanti e le finestre sempre chiuse,
impone cose dal gusto tamarro: nelle acque ferme dell'Arno, fino a poco tempo fa, si poteva
ammirare una gondola ormeggiata. E quella sì che era una camera con vista. A Folon hanno
commissionato adesso
L'uomo della pace, giusto a Fortezza da Basso, un luogo su cui non piovano guai già in
abbondanza per scaricarci aborti sentimentaloidi (e aborti di lavori pubblici, un parcheggio
mai inaugurato da demolire). Turismo e cultura sono le cenerentole di questo marchio così
international qual è Firenze. Negli scaffali della libreria Seeber, la preferita da Indro
Montanelli, adesso ci sono i maglioncini di Max Mara. Non c'è più la strada intitolata a
Berto Ricci, il maestro di Montanelli. In compenso c'è largo Bruno Fanciullacci, l'assassino
di Giovanni Gentile. Eugenio Giani, responsabile della toponomastica, non aveva che
imbarazzo parlandone con il nipote del filosofo, Giovanni Gentile appunto, l'editore di Le
Lettere, una delle poche sigle superstiti in quella che fu l'officina umanistica del Novecento,
È già qualcosa sapere che i centri sociali non condividono la bigotteria del Comune e
Gentile nonno, appunto, se lo studiano. Quanto a città d'arte, si fa villeggiatura del
pauperismo. A Santa Croce, alla SS. Annunziata, la politica dell'accoglienza è un'inestricabile
poltiglia di equivoci più che di casi umani. Quasi peggio che alle Cascine, dove almeno vi
fece accampamento e poesia la Carlotta, il transessuale più gettonato dai pottini (si
chiamano così i ragazzi fichetti, l'etimo deriva
da potta, dunque fica, ma a ben altro articolo miravano i giovanotti).
Padre Ivan Caputo ha chiuso le porte della sua chiesa a Santo Spirito pur di non farsi
vomitare dentro il degrado che dalla piazza gli galleggia addosso.
Padre Timothy Verdon, consulente culturale della curia, un magnifico dandy in abito talare
(le finestre di casa sua si affacciano sulle formelle del Duomo), non le ha mandate a dire. È
stato duro contro il municipio. Un bersaglio inusuale se si pensa che il tenebroso e
affascinante Leonardo Domenid, il sindaco ds, non ammette dialettiche che disturbino la
sua natura così funestamente compromessa da certi scatti d'ira. Niente di spaventoso, ma al
Comune ci vanno piano con lui: hanno dovuto cambiare una fotocopiatrice: il sindaco vi
aveva depositato un pugno tipo amaro Petrus-Bonekamp (quello della réclame). Del
caratteraccio di Domenici sa qualcosa Stefania Ippoliti, e qui entriamo nel fuoco delle belle,

                                                                                           36
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


inteso che l'Ippoliti è una mora molto bella (una dark lady come tipo), ma inteso anche che
delle belle se ne possono raccontare se si pensa che a Firenze, città di madonne e di zitelle
anglobecere, solo l'Ippoliti, presidente della Confesercenti, e Geraldina Feechter, la sindaca,
possono meritare il palcoscenico. Niente di malizioso, ma quello che le due signore
formavano con i loro mariti, Giorgio
Van Straten per Ippoliti, Domenici per Feechter, era il quartetto più amato e più ambito in
società.
Van Straten, giusto per inciso, è il direttore del Teatro Comunale. L'azienda è gravata da un
pesante deficit ma al suo soccorso, quando volevano azzerarlo, è intervenuto il principe
Girolamo Strozzi che, anche se è quello che accoglie Tony Blair nella propria tenuta, è pur
sempre nel cda in quota centrodestra. Il quartetto si diceva: non c'era photo opportunity
con il reale di turno inglese di passaggio dove non figurassero i quattro. Va detto che anche
Feechter, che è una giornalista, con altri colori (è bionda), è donna assai attraente e dal fare
spiritoso. È in grado di sostenere la conversazione con la famiglia Blair, con Maria Laura
Rodotà, con Sting che ha preso casa a Figline Valdarno, con Diego della Valle e con
Roberto Benigni quando gli garba di tornare a Firenze. Lei che è anche così poco
esibizionista è insomma il testimonial. Perfetto della liturgia locale.
La santa messa dell'onnipotenza fiorentina si celebra dal Fabio Picchi, ovvero al Cibreo, il
ristorante sancta sanctorum, ci vanno per intrattenere conviviali intese i papabili del futuro,
per esempio Luca Mantellassi, presidente della Camera di commercio, e poi i papabili di
sempre, come lo "sceriffo".
È Graziano Cloni, assessore alla Polizia municipale. Sceriffo appunto per la sua capacità di
travestirsi da semaforo. Travestendosi da elenco affisso al muro ne ha approfittato per
rendere pubblici i nomi dei
massoni, danneggiando soprattutto a sinistra, succubi come sono i fiorentini della ricca e
veramente potente Siena, Cioni ovviamente non fa solo multe. In una città dove i carroz-
zoni s'inventano per garantire il riciclaggio degli assessori trombati, ha messo su anche la
Società della salute, l'ennesimo ente che nelle benemerite intenzioni soccorre i deficit
organizzativi delle asl, nelle maliziose interpretazioni soccorre i deficit di consenso. Cioni
poi fa anche le Cene di Cioni, sterminati banchetti
organizzati al parco dell'Anconella o al Palasport perfino, dove tra mille e più invitati si
capisce chi sale e chi scende. Il vecchio e il nuovo dunque, lo Sceriffo e il Mantellassi.
Questi è il titolare di Sutor Mantellassi, un negozio dove si vendono scarpe acquistabili solo
contraendo un mutuo (non ha purtroppo tra i clienti. D'Alema, ma l'arciduca Denis
Verdini, il capo di Forza Italia, si). Tutto «altezza mezza bellezza», Mantellassi aspira alla
vetrina. Al Jilli, il caffè di piazza della Repubblica, lo danno in corsa per il posto di sindaco.
La sinistra fiorentina ha già messo in conto di averle già vinte le politiche per il governo di
Roma e su chi prenderà il posto di Dominici gli avventori fanno un solo nome: Mantellassi,
il ricco calzolaio di Firenze. A Dominici già gli divinano di farlo ministro.
Ovviamente non può essere d'accordo Claudio Martini, il governatore, che lo sogna quello
stesso posto, ma la verità è che nessuno vuole restarci qui. In ogni caso Domenici si
candida alle politiche. I suoi assessori sono disperati all'idea di ricominciare il giro tra
conferme e collocazioni nella Società della salute. Lui intanto se ne va. E anche Martini,

                                                                                              37
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


fosse pure per tornare in Amazzonia. Forse l'unico che vuole restarci è Matteo Renzi,
presidente della Provincia, Margherita, troppo bravo ragazzo per maturare ambizioni
stracittadine. Troppo cattolico, si potrebbe dire, ma anche la Chiesa a Firenze ha la sua
particolarità,
II vescovo di qualche anno fa. Silvano Ptovanelli. era una specie di cardinal Carlo Maria
Martini, un cattocomunista, i1 vescovo Ennio Antonelli, quello attuale, ha fatto un
vademecum sul consumo di tv, Firenze fu città cara al Vaticano, il cattolico Franco
Zeffirelli ha trasferito nel suo cinema l'impronta di una tensione che fu anche quella del
mancato Anticristo, quella di Giovanni Papini, Don Mazzi di qui non è quello dell'Isola dei
famosi, bensì quello dell'Isolotto. La comunità cattolica ha succhiato il latte dei don Milani,
di padre Emesto Balducci, di Piero Bargellini (il sindaco dell'alluvione), di Giorgio La Pira
ovviamente, e però il più significativo testimone della tradizione resterà senz'altro Attilio
Mordini, il meraviglioso frate francescano di Firenze che s'arruolò nella Wehrmacht,
l'autore dei libri più profondi in tema di cristianità.
Il segno del comando, a Firenze, è vecchissimo: «È una gerontocrazia più che
un'aristocrazia che fa solo cooptazione tra i più fidati e più utili» : così parla Verdini che,
prim'ancora che politico, di scuola spadoliniana, è innanzitutto un banchiere. Suo è lo
scandaglio che ci permette di decifrare la specificità di una tra le più provinciali città d'Italia:
«I soldi che sono di nessuno girano a Firenze».
Il Comune, con la sua partita Iva, è la più importante azienda della regione. Il potere è solo
pubblico qui, le partecipate, infatti, sono la soluzione magica per il pane e il lusso.
Sono le aziende che fanno magma unico tra enti pubblici e pochi prescelti privati. È un
meccanismo claustrale e ideologizzato quel tanto da garantire il controllo a chi di dovere.
Con questo sistema la sinistra si concede una morbida lottizzazione. E la lotta è tutta inter-
na alla sinistra perché in Toscana solo guerre intestine si possono fare, guerre tra guelfi
contro guelfi e basta, anche per insipienza dei ghibellini.
La sinistra egemone smentisce in loco quello che a Roma conferma, infatti la vagheggiata
Gad, la federazione che mette insieme centrosinistra e Rifondazione, a Firenze e in tutti i
dintorni non s'è mai fatta. La politica è solo quella della sinistra contro la sinistra. Lo stesso
sfidante dell'attuale sindaco, Domenico Valentino, già candidato del centrodestra (ripiego di
un ripiego), è passato al gruppo dei Verdi per dare «un pieno sostegno alla maggioranza».
Un ripiego precipitato nel grottesco. A differenza del restante impero di Emilia-Romagna,
Umbria e parte di Liguria, almeno in Toscana, con Verdini, Silvio Berlusconi, che conobbe
l'onta di essere diffidato dal vicinato quando tentò un acquisto nel Chianti, ha un
protagonista presente nella ribalta di Roma. Ha tanta voce in capitolo Verdini, tanta da
avere sulla coscienza la carriera di due assi del giornalismo: Stefano Folli, cui affidò la
benedizione di Berlusconi portandolo alla dilezione del Corriere, e Riccardo Berti,
trasportato dall'ufficio stampa
del premier alla conduzione di Batti & ribatti su Raiuno.
La destra ha vita difficile in una centrale del potere qual' è Firenze e due sono le possibilità
di fare almeno breccia: Fallaci senatore a vita in sostituzione di Mario Luzi, e poi Fiamma
Nirenstein, che finalmente potrebbe accettare una candidatura di prestigio, giusto quella di
sindaco, avendo dovuto rinunciare la prima volta a causa delle obiezioni dei cattolici. «Ha

                                                                                                38
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


un nome troppo difficile da scrivere sulla scheda». Tutto ciò quando invece il nome era
bello che prestampato.
In questo discorrere abbiamo dimenticato il quartetto e le due bellissime, abbiamo lasciato il
Cibreo. Diciamo subito perché il quartetto non esiste più per non alimentare malizie: per
colpa del carattere cattivo di Domenici, ecco. Non ha sopportato che Ippoliti, chiedendo
l'antìcipo di un'ora del
permesso di circolazione dentro la ztl, rompesse l'incantesimo del consenso: assalita in
piena conferenza stampa.
La bella Ippoliti adesso se ne sta distante e «posata», come una fotocopiatrice ammaccata.
Abbiamo poi lasciato per ultimi i convivi del Cibreo, gli illustrissimi fondamentali dell'unico
business concreto a
Firenze: l'edilizia. I nomi che si leggono nei cartelli dei cantieri potrebbero leggersi nei car-
toncini di prenotazione sui tavoli: Baldassini & Tognozzi, Firenze Mobilità, Firenze
Parcheggi, Finanza e Progetto, Una Hotel, un modello municipale altro non è che legare il
governo della città allo sviluppo.
In zona Novoli, dove c'è il Polo di scienze sociali e il sorgente tribunale, tutti i terreni
intorno sono di proprietà pubblica, delle Ferrovie alcuni.
Poi c'è da recuperare l'area Fiat, in viale Belfiore, dove nascerà la stazione dell'alta velocità.
Jean Nouvel ha disegnato il progetto, vincitore del concorso internazionale. E saranno altre
partecipate che
daranno inizio all'unico Rinascimento di Firenze, la cementificazione delle reliquie.

25
Infarto: consigli in ospedale per smettere di fumare riducono mortalità
Suggerire al paziente ricoverato di smettere di fumare dopo un infarto miocardico riduce la
mortalità a lungo e breve termine, benché la maggior parte dei benefici si riscontrino nel
breve periodo. La cessazione del fumo dopo un infarto miocardico è associata a
miglioramenti nella sopravvivenza a lungo termine, e può anche esservi una riduzione
immediata del rischio di morte improvvisa per cause cardiache dovuta alla rapida riduzione
(nell'arco di 48 ore) nei livelli di monossido di carbonio, che a sua volta si riflette in un
minor tasso di aritmie. I tassi di cessazione del fumo dopo eventi cardiaci può raggiungere il
40 percento, e possono essere migliorati dal consiglio medico. Dato che la maggior parte
della differenza complessiva nella mortalità portata dalla cessazione del fumo è stata portata
dal consiglio precoce del medico, una strategia alternativa per la riduzione del rischio nei
pazienti che proprio non vogliono smettere sarebbe consigliare loro di mantenere, come
minimo, la deprivazione dal fumo obbligatoria in ospedale per un breve periodo dopo le
dimissioni. Andrebbe valutato l'impatto di una breve cessazione del fumo sulla cessazione
del fumo a lungo termine e sulla mortalità, ed investigato il periodo di tempo minimo
richiesto per ottenere un beneficio definito prima che questa strategia per la riduzione del
danno venga adottata. (Am J Med. 2005; 118: 269-75)

26 Gioco di spade - …il momento più pericoloso arriva quando i gruppi di sinistra
   "rinunciano all'uso della forza" ed accettano il processo democratico.

                                                                                             39
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


di Chris Floyd - 18 febbraio 2005 - http://members.fortunecity.co.uk/freebie/spit.htm
"Dovete attaccare i civili, la gente, donne, bambini, persone innocenti, gente sconosciuta
ben lontana da qualsiasi gioco politico. La ragione è piuttosto semplice: costringere ... il
pubblico a rivolgersi allo stato per chiedere maggiore sicurezza".
Questa è stata l'essenza dell'Operazione Gladio, una segreta campagna di terrorismo ed
inganno durata decenni diretta dai servizi segreti occidentali contro i loro popoli. Centinaia
di persone innocenti sono state uccise o mutilate in attacchi terroristici, a stazioni
ferroviarie, supermercati, bar ed uffici, dei quali poi vennero incolpati "sovversivi di
sinistra" o i loro oppositori politici. Lo scopo, come dichiarato nella succitata testimonianza
giurata dell'agente di Gladio Vincenzo Vinciguerra, era demonizzare nemici designati ed
impaurire il pubblico perché sostenesse sempre maggiori poteri per i capi di governo e per i
loro intimi dell'elite.
Rivelato dapprima dal Primo Ministro italiano Giulio Andreotti nel 1991, Gladio (dal latino
per "spada"), è ancora oggi protetta dai suoi patrocinatori fondatori, la CIA ed il MI6.
Ciononostante, le indagini parlamentari in Italia, Svizzera e Belgio negli anni hanno
scrollato qualche frammento della verità. Questi sono stati raccolti in un nuovo libro:
"NATO's Secret Armies: Operation Gladio and Terrorism in Western Europe," di Daniele
Ganser, come riferisce Lila Rajiva su CommonDreams.org.
Originariamente costituita come una rete di cellule clandestine da attivare dietro le linee nel
caso di un'invasione sovietica in Europa occidentale, Gladio si ampliò rapidamente in uno
strumento di repressione politica e manipolazione, diretta dalla NATO e da Washington.
Utilizzando milizie di destra, figure del sottobosco, provocatori governativi ed unità militari
segrete, Gladio non soltanto mise in atto un terrorismo diffuso, assassini e sovversione
elettorale in paesi come l'Italia, la Francia e la Germania Ovest, ma pure appoggiò tirannie
fasciste in Spagna e Portogallo, favorì il colpo di stato militare in Grecia e collaborò alla
repressione dei kurdi in Turchia.
Tra le "pistole fumanti" riportate alla luce da Ganser vi è un documento del Pentagono, il
Field Manual FM 30-31B, che espone dettagliatamente la metodologia per lanciare attacchi
terroristici in nazioni che "non reagiscono con sufficiente efficacia " contro la "sovversione
comunista". Ironicamente, il manuale afferma che il momento più pericoloso arriva quando
i gruppi di sinistra "rinunciano all'uso della forza" ed accettano il processo democratico. E'
allora che "i servizi segreti militari USA devono avere i mezzi per lanciare operazioni
speciali per convincere il governo del paese ospitante e l'opinione pubblica del realismo del
pericolo insurrezionale". Naturalmente, queste "operazioni speciali devono rimanere
rigorosamente segrete", avverte il documento.
In realtà, non lo farebbe per le famiglie delle 85 persone fatte a pezzi nell'attentato del 2
agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna sapere che i loro cari erano stati assassinati
da "uomini all'interno delle istituzioni dello stato italiano e ... da uomini collegati alle
strutture dell'intelligence degli Stati Uniti", come concluse nel 2000 il Senato italiano dopo
la sua inchiesta.
L'atrocità di Bologna è un esempio di quella che i capi della Gladio chiamavano "la strategia
della tensione", fomentare paura per tenere la popolazione in schiavitù di "capi duri" che
proteggeranno la nazione dalla sempre presente minaccia terrorista. Come Rajiva nota,

                                                                                           40
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


questa strategia non era limitata all'Europa occidentale. Venne applicata, con raccapricciante
efficacia, in America centrale dalle amministrazioni Reagan e Bush. Durante gli anni '80,
squadre della morte di destra, eserciti guerriglieri e forze di sicurezza statali, armati,
addestrati e riforniti dagli Stati Uniti, assassinarono decine di migliaia di persone in tutta la
regione, agendo spesso con particolare ferocia in quei momenti nei quali sembravano quasi
possibili soluzioni pacifiche ai conflitti.
Lo scorso mese è stato ampiamente riportato che il Pentagono sta considerando un
programma simile in Iraq. Quello che non è stato riferito, comunque, eccetto sulla stampa
irachena, è che almeno una squadra della morte pro-occupazione è già operativa. Alcuni
giorni dopo che sono stati rivelati i piani del Pentagono, un nuovo gruppo militante, il
"Saraya Iraqna", cominciò ad offrire grosse somme in dollari per scalpi di insorti, fino a
50.000 dollari, riporta il giornale iracheno Al Ittihad. "La nostra attività non sarà selettiva",
ha promesso il gruppo. In altre parole, chiunque essi considerino un nemico dello stato può
essere una preda.
Piuttosto stranamente, proprio mentre sembra che il Pentagono stia istituendo in Iraq
operazioni in stile Gladio, vi è stato un improvviso impeto di attacchi terroristici ad
oltraggiosamente provocatori obiettivi civili come ospedali e scuole, riferisce il Guardian.
Arrivando proprio dopo elezioni nazionali nelle quali le fazioni di maggioranza sostengono
programmi che chiedono un termine rapido dell'occupazione americana, lo spostamento
verso massacri di alto profilo di civili ha sottolineato il "bisogno urgente" che le forze USA
rimangano indefinitamente sulla scena, per fornire sicurezza contro la onnipresente
minaccia terrorista. Nel frattempo, i bushisti continuano a costruire le loro da lungo tempo
desiderate basi permanenti in Iraq: cittadelle per proteggere il petrolio che i prossimi
funzionari iracheni promettono di svendere alle società americane, e piattaforme di lancio
per nuove incursioni di dominazione geopolitica.
Forse è solamente una coincidenza. Ma la storia dell'elite USA di dirigere e fomentare
attacchi terroristici contro popolazioni amiche è così estesa, veramente così radicata ed
indiscussa, che chiama in questione l'origine di tutte le azioni terroristiche che intorbidano il
mondo. Ad ogni nuova atrocità siamo costretti a chiederci: E' stata opera di terroristi
"genuini" oppure una "black op" dei servizi segreti, o entrambe le cose?
Sebbene non infallibile, l'antico interrogativo latino è ancora la migliore guida per penetrare
le tenebre sanguinose del terrorismo moderno: Cui bono? Chi ne beneficia? Quali potenze e
politiche sono accresciuti dall'attacco? Perché è indiscutibile che "strategia della tensione"
significa potere e profitto per coloro che pretendono di avere la chiave per la "sicurezza".
E, dalle sale del Cremlino alle sponde del Potomac, questa cinica strategia è l'ideologia
dominante dei nostri tempi.
Annotazioni
The Pentagon's 'NATO Option' - CommonDreams.org, Feb. 10, 2005
NATO's Secret Armies Linked to Terrorism? International Relations and Security Network,
Dec. 15, 2004
Secret Warfare: Operation Gladio and NATO's Stay-Behind Armies Parallel History
Project, Nov. 29, 2004
Synopsis of Secret Warfare: Operation Gladio International Relations and Security

                                                                                            41
                                            Miscellanea
                            sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                        Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                           15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


Network, Dec. 15, 2004
Gladio: The Secret U.S. War to Subvert Italian Democracy Independent Media Center, Jan.
31, 2004
Unknown Militant Group Declares War on Extremists in Iraq Al Ittihad via Focus News,
Jan. 11, 2005
U.S. Arming Baathist Militia's to Combat Shiite Cleric Rule Asia Times, Feb. 15, 2005
The Coming Wars New Yorker, Jan. 17, 2005
Sectarian Massacres Shake Iraq The Guardian, Feb. 12, 2005
Iraqi Election Catapults Critic of U.S. to Power Los Angeles Times, Feb. 14, 2005
Iraq Winners Allied With Iran are the Opposite of U.S. Vision Washington Post, Feb. 14,
2005
COINTELPRO: Alive and Kicking San Francisco Bay Guardian, Jan. 25, 2001
US Role in Salvador's Brutal War BBC, March 24, 2002
Guatemala: Memory of Silence Report of the Commission for Historical Clarification,"
Reagan's Dark Global Legacy Counterpunch, June 7, 2004
Dark Reagan Legacy in Central America Reuters, June 7, 2004
Reagan Set Roots for al Qaeda News24 South Africa, June 7, 2004
Reagan and Guatemala's Death Files Consortiumnews.com, May 26, 1999
The US-Guatemala File: Training State Terrorists Consortiumnews.com, May 26, 1999
The Ghost of Terror Past Salon.com, Jan. 11, 2002
US Wants to Build Network of Friendly Militias to Fight Terrorism AFP, August 15, 2004
Opening Statement of Deputy Secretary of Defense Paul Wolfowitz House Armed Services
Committee, Aug. 10, 2004
Guatemala to Pay Paramilitaries BBC, Aug. 10, 2004
Efrain Rios Montt Background More or Less (Australia), June 18, 2004
Rios Montt: Authoritarian Fundamentalist Proceso (Mexico), April 15, 2001
CIA Admits 'Tolerating' Contra Drug Trafficking Consortiumnews.com, June 8, 2000
Wackenhut: Inside the Shadow CIA Spy Magazine, Sept. 1992
The CIA's Gentlemanly Planner of Assassinations Slate.com, Nov. 1, 2002
Declassified Files Confirm US Post-War Collaboration With Nazis San Francisco Bay
Guardian, May 7, 2001
Nixon Rigged 1971 Uruguay Elections National Security Archive, June 20, 2002
JFK and the Diem Coup National Security Archive, Nov. 5, 2003
CIA and Assassinations: The Guatemala 1954 Documents National Security Archive, May
23, 1997
Guatemala: Memory of Silence Report of the Commission for Historical Clarification,"
Death, Lies, and Bodywashing Consortiumnews.com, May 27, 1996
The Secret CIA History of the Iran Coup, 1953 National Security Archive, Nov. 29, 2000
CIA Acknowledges Ties to Pinochet's Repression National Security Archive, Sept. 19, 2000
U.S. Documents Show Embrace of Saddam Despite WMD, Aggression and Human Rights
Abuses
National Security Archive, Feb. 23, 20


                                                                                    42
                                                Miscellanea
                                sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                            Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                               15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


27 Sottoscrivi l'appello - Con la Resistenza, senza se e senza ma
L’Associazione Articolo 21 aderisce agli appelli, e li fa propri, promossi da tanti storici,
giuristi, associazioni partigiane, enti locali, per contrastare il tentativo in atto, addirittura in
sede parlamentare, di equiparare la nazifascista repubblica di Salò alla Resistenza. Quanto
sta accadendo non è solo un oltraggio alla memoria e alla verità storica, ma ancor più
l’ennesimo tentativo di riscrivere la storia nazionale e di colpire al cuore i fondamenti della
stessa Carta Costituzionale.
La riconciliazione nazionale non passa per queste intollerabili forme di revisionismo storico
e parlamentare, ma con la comune accettazione delle origini democratiche e antifasciste
della Repubblica Italiana, e con il comune rispetto della Costituzione, nata da quel processo
unitario e di popolo di resistenza democratica e antifascista. Per queste ragioni,
l’Associazione Articolo 21 chiede a tutta l’informazione, al mondo dell’editoria,
dell’audiovisivo, della cultura, di aderire a questi appelli e di seguire con grandissima
attenzione l’intera vicenda a tutti i livelli, parlamentare, regionale e di partito, e di
contribuire ad illuminare a giorno tutte le iniziative che saranno promosse per il
Sessantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Questi i primi firmatari
dell’appello, al quale si può aderire tramite il sito www.articolo21.com
http://www.articolo21.com/appelli_form.php?id=33 :

28 La rivoluzione di internet è entusiasmante, ma non montiamoci la testa. Non
      sarà facile di Beppe Grillo
      … Se fossimo davvero in una democrazia, invece di farci passare dai cinquanta ai
      cinquecento canali televisivi in prevalenza commerciali, le Nazioni Unite, la Banca
      mondiale e gli stati del mondo dovrebbero favorire la chiusura di almeno metà dei
      canali tv. Con le risorse di cervelli, energia elettrica, materiali e soldi così risparmiati, si
      potrebbero dotare entro dieci anni tutti gli scolari del globo e almeno metà
      dell'umanità adulta di un computer a basso prezzo e di una connessione gratuita alla
      rete. Gratuita? Sì, gratuita, come in Svezia. E come gratuita è la cittadinanza su questo
      pianeta
Internazionale 580, 3 marzo 2005
http://www.internazionale.it/beppegrillo/articolo.php?id=8775
Pesce o pescatore? Davanti alle reti dell'informazione oggi puoi scegliere. O resti una delle
sardine che si fanno pescare ogni giorno dalle reti industriali dei pescherecci-officina,
oppure ti fai pescatore d'informazione: con la tua piroga ad alta tecnologia, vai a cercarti
dentici e branzini nelle acque migliori. Oggi, se sei fortunato, appartieni al decimo
dell'umanità che può scegliere.
Puoi decidere di restare preda nelle reti di informazione in mano alle società per azioni
(spesso cattive azioni), alle società a responsabilità limitata (molto limitata), alle scatole
cinesi con sede alle Bahamas e soldi in Svizzera, agli "uomini d'onore" con seggio in
parlamento, ai propagandisti di carta igienica, dentifrici e cibi per gatti, con contorno di
governi al loro servizio. Oppure ti cerchi l'informazione là dove il capo della General
Electric, della Fininvest, della Enron, della P2 o della Parmalat, contano quanto te: su
internet.

                                                                                                  43
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


Lì loro hanno il loro sito, tu puoi avere il tuo, loro hanno il loro indirizzo email, tu puoi
avere il tuo. Lì puoi confrontare i siti della Monsanto e di Greenpeace, quello di Amnesty
international e quello sulla School of Americas dell'esercito Usa, dove si sono formati
migliaia di torturatori e golpisti, il sito della commissione antimafia e quello di Dell'Utri. Il
costo è lo stesso.
A differenza delle reti televisive, dove il coltello del tempo ce l'hanno loro per il manico,
nella rete il manico del coltello lo tieni tu. Vuoi conoscere vantaggi e rischi degli organismi
geneticamente modificati? Puoi guardare sia i siti delle multinazionali sia quelli degli
scienziati indipendenti. In quale sito restare un minuto o un'ora lo decidi tu.
E oltre al tempo, hanno in mano anche lo spazio. Se per esempio le multinazionali del
transgenico e il Corriere della sera organizzano insieme un convegno sugli ogm e dedicano
editoriali e un sacco di spazio alle posizioni a favore degli ogm (il cliente paga e ha sempre
ragione!) sacrificando quelle più prudenti, tu non puoi allungare il giornale che hai comprato
e hai un bel cercare informazioni e commenti che non ci sono. Tuttalpiù puoi tornare in
edicola e comprare un altro giornale, meno condizionato dalle aziende.
Con i giornali, se vuoi cambiare contenuti devi anche cambiare il mezzo d'informazione.
Con internet no. Con lo stesso mezzo e senza costi aggiuntivi, accedi a qualunque
contenuto desideri. Un sito non ti soddisfa, tace o mente? Puoi controllare in un altro. Hai a
disposizione migliaia di fonti in qualunque parte del globo. Trovi notizie scritte magari un
minuto prima che tu le legga.
Non potevo starmene alla finestra! Sta avvenendo la più grande e più veloce rivoluzione
nella storia della nostra specie.
Per alfabetizzare metà degli umani ci abbiamo messo cinquemila anni. Per connettere
potenzialmente tra loro in tempo reale un decimo degli umani ci abbiamo messo vent'anni.
Fra altri venti probabilmente un terzo degli umani saranno collegati tra loro senza
mediatori. Di Murdoch e di Mastrolindo ci si ricorderà allora come oggi di Mussolini e di
Ceausescu.
Così da gennaio il mio spettacolo beppegrillo.it parla della rete ogni sera nei palazzetti di
cinquanta città italiane e usando la rete migliaia di miei spettatori mandano con me ogni sera
email al presidente della repubblica. Ho aperto anche il mio blog su internet, un sito dove
chiunque può dire la sua e leggere quello che ci metto io giorno per giorno e trovare le cose
migliori che ho fatto in questi anni (www.beppegrillo.it).
Analfabeti e internauti
La rivoluzione di internet è entusiasmante, ma non dobbiamo montarci la testa. Non sarà
facile. Tra alcuni anni la rete sarà più accessibile e più attraente di quanto sia oggi la tv. Ma
per adesso è il contrario: l'accesso alla televisione è facile e apparentemente gratuito, quello
alla rete è macchinoso e costoso, specialmente in Italia.
La tv si usa dal divano, la rete dalla sedia; la televisione ti viene a cercare, la rete devi andare
a cercarla. Ma c'è di peggio. Da millenni c'è un abisso di potere tra chi sa leggere e scrivere e
chi no. Per molti decenni ci sarà un abisso ancora maggiore tra chi potrà usare la rete e chi
resterà fuori, cioè la grande maggioranza dell'umanità, compresa un'abbondante minoranza
di poveri nei paesi ricchi. Per non parlare dei due abissi che separeranno gli analfabeti dagli
internauti. La rete può quindi diventare il più potente strumento di diseguaglianza nella

                                                                                               44
                                                Miscellanea
                                sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                            Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                               15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


storia dell'umanità.
Se fossimo davvero in una democrazia, invece di farci passare dai cinquanta ai cinquecento
canali televisivi in prevalenza commerciali, le Nazioni Unite, la Banca mondiale e gli stati del
mondo dovrebbero favorire la chiusura di almeno metà dei canali tv. Con le risorse di
cervelli, energia elettrica, materiali e soldi così risparmiati, si potrebbero dotare entro dieci
anni tutti gli scolari del globo e almeno metà dell'umanità adulta di un computer a basso
prezzo e di una connessione gratuita alla rete. Gratuita? Sì, gratuita, come in Svezia. E come
gratuita è la cittadinanza su questo pianeta.

29 Lessig: contro l'estremismo del copyright ... l'intera storia dell'industria culturale è
      una storia di piraterie … la cultura del permesso sostituisce la cultura libera. -
      Perché la legge, per la prima volta nella storia, ha deciso di difendere a spada tratta il
      vecchio contro il nuovo? La risposta, secondo Lessig, sta nell'assoluta novità del modo
      di costruire cultura generato da Internet. Le tecnologie digitali hanno dato vita a una
      forma di bricolage libero …
"Stanno portando al successo il piano di rifare Internet prima che Internet rifaccia loro".
Con queste parole, l'ultimo libro di Lawrence Lessig ("Cultura libera", Apogeo Editore)
mette in guardia contro l'illusione che la Rete sia per sua stessa natura in grado di sottrarsi a
qualsiasi controllo da parte di governi e corporation: la morsa delle nuove leggi sul
copyright e delle tecnologie di digital right management si sta inesorabilmente chiudendo
sulle libertà che Internet ci ha regalato nell'ultimo decennio, e il tempo a disposizione per
invertire la tendenza si fa sempre più scarso.
Due le parole chiave di questa appassionata arringa in difesa di una cultura della libertà
insidiata dalla cultura del permesso: proprietà e pirateria.
Dopo aver ribadito di credere fermamente tanto nel valore della proprietà in generale
quanto nel valore della proprietà intellettuale, e dopo aver dichiarato che il punto non è se
la proprietà creativa debba essere tutelata bensì quello di stabilire il modo in cui va tutelata,
Lessig parte all'attacco dell'equivoco che consente ai crociati del copyright di ottenere il
consenso di magistrati, politici e gente comune, vale a dire dell'idea secondo cui prelevare
una copia digitale non autorizzata dalla Rete sarebbe la stessa cosa che rubare un libro in
una libreria o un Cd in un negozio di dischi. Ma la verità è che, argomenta Lessig, le leggi
del mondo intangibile sono diverse da quelle del mondo tangibile: se prelevo un libro o un
Cd ci saranno un libro e un Cd in meno da vendere, se scarico un file MP3 non avviene
nulla di tutto ciò.
Solo una parte di chi usa il file sharing lo fa in sostituzione dell'acquisto, gli altri lo fanno
per scegliere la musica prima di comprarla o per accedere a materiali di pubblico dominio o
che, pur essendo ancora tutelati da copyright, non si trovano più in commercio. Questo
vuol dire che l'industria non riceve alcun danno dal fenomeno del file sharing? No, ammette
Lessig, il danno c'è ma si tratta di minimizzare il danno privato senza rinunciare ai vantaggi
sociali apportati dalle nuove tecnologie. E in effetti è proprio la ricerca di questo equilibrio
che aveva fino ad oggi ispirato la legislazione sulla proprietà intellettuale: finora, scrive
Lessig, non si era mai dato il caso in cui ai titolari della proprietà intellettuale venissero
riconosciuti gli stessi diritti dei titolari di proprietà tangibili. I diritti erano limitati nel tempo

                                                                                                  45
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


e nell'estensione, ma soprattutto erano costantemente esposti al rischio che l'avvento di
nuove modalità di produzione, fruizione e distribuzione dei contenuti culturali li rimettesse
in discussione.
In questo settore della vita sociale, economica e culturale, il nuovo si presenta sempre in
una forma che, agli occhi del vecchio, appare come "pirateria". Di più, se per pirateria
intendiamo usare la proprietà creativa di altri senza il loro permesso, allora l'intera storia
dell'industria culturale è una storia di piraterie: Hollywood fu costruita da autori e registi che
emigrarono in California per sfuggire ai brevetti di Thomas Edison; le prime tecnologie di
registrazione sfruttarono il vuoto legislativo per "piratare" la musica dei compositori; la
radio si è impadronita delle prestazioni degli artisti che registravano la musica; la tv via cavo
ha "napsterizzato" i contenuti delle emittenti che producevano i programmi. In tutti questi
casi, ricorda Lessig, tribunali e governi non riconobbero mai il principio che la legge
dovesse assicurare ai titolari del copyright l'intero valore creato dal diritto di proprietà
intellettuale, ma si limitarono a sanare la situazione stabilendo per legge una tariffa per
ricompensare parzialmente il danno subito dai vecchi monopolisti. Perché oggi sta
succedendo il contrario? Perché la legge, per la prima volta nella storia, ha deciso di
difendere a spada tratta il vecchio contro il nuovo?
La risposta, secondo Lessig, sta nell'assoluta novità del modo di costruire cultura generato
da Internet. Le tecnologie digitali hanno dato vita a una forma di bricolage libero (le
creazioni della cultura del taglia e incolla) in cui le manipolazioni di tante persone possono
essere integrate e trasformate da quelle di molte altre. Questa nuova situazione ha cancellato
il confine che, in precedenza, aveva sempre separato la cultura libera (non commerciale) da
quella controllata e soggetta a regole (commerciale), la conseguenza è che tutte le nuove
pratiche di creatività culturale sono divenute - dal punto di vista "tecnico" -
automaticamente "illegali" (basti pensare al libero uso di testi e immagini già pubblicati in
Rete per costruire nuove pagine web). Un paradosso che tribunali e governi hanno preferito
interpretare alla lettera invece che rileggere alla luce della più grande rivoluzione culturale
degli ultimi secoli. L'effetto di tutto ciò è sotto i nostri occhi: dal DMCA americano
all'EUCD europeo alla legge Urbani (con il contorno dell'appena nato Patto di Sanremo), ci
troviamo di fronte a provvedimenti che autorizzano i vecchi monopolisti a cambiare
l'architettura delle nuove tecnologie (i software che "blindano" i contenuti protetti da
copyright) e fanno diventare reato qualsiasi azione rivolta ad aggirare tale architettura. Così,
commenta Lessig, il codice informatico diventa legge, e la cultura del permesso sostituisce
la cultura libera. http://www.quintostato.it/archives/001093.html#001093

30 Misteriosa melatonina - La melatonina sembrerebbe efficace e sicura, ma a conferma
     della sua innata controversia, due notiziari on line statunitensi hanno tratto dallo studio
     soluzioni opposte. La chiave, comunque, sembrerebbe il dosaggio.
Quella della melatonina è sicuramente una storia controversa. Decantata da tempo come un
rimedio naturale ai problemi di insonnia, oggi è venduta come integratore alimentare e non
è registrata come farmaco in nessuno stato membro della comunità europea. In Italia la si
può trovare presso alcuni fornitori di materie prime e il farmacista se ne può
approvvigionare con un semplice ordine, dispensandola come galenico magistrale dietro

                                                                                             46
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


presentazione di ricetta medica. Ma funziona davvero? E' quello che si sono chiesti dei
ricercatori del MIT, partendo dall'osservazione che esistono discrepanze anche nel definire
che cosa sia buono o cattivo sonno. Per questo hanno messo insieme le informazioni
derivate da 17 studi sull'argomento, rispondenti a rigidi criteri. I risultati? La melatonina
sembrerebbe efficace e sicura, ma a conferma della sua innata controversia, due notiziari on
line statunitensi hanno tratto dallo studio soluzioni opposte. La chiave, comunque,
sembrerebbe il dosaggio.
Il ruolo del dosaggio
Già precedenti ricerche avevano evidenziato come sia sufficiente una piccola dose di
melatonina per avere un buon riposo. Bastano - dissero i ricercatori in un editoriale del BMJ
- dai 2 ai 5 milligrammi di questa sostanza, quando si va a letto il primo giorno dopo il
viaggio e nei successivi due o quattro giorni, per assestare i propri ritmi al nuovo fuso
orario. Una parte della melatonina che si assume per via orale viene distrutta, un'altra parte
viene metabolizzata dal fegato e si trasforma in idrossimelatonina. Presa in quella quantità
facilita il sonno e rende più facile addormentarsi anche dopo i risvegli notturni, tipici dell'età
più avanzata. I ricercatori segnalano, invece, che la melatonina è disponibile in commercio a
dosaggi 10 volte superiori. Un problema, perché a quel dosaggio dopo un po' di giorni non
è più efficace, visto che i recettori cerebrali non rispondono più. Da qui i pregiudizi sulla
sostanza e sulla sua inefficacia nonché una serie di effetti collaterali come l'ipotermia. Ma
tornando alla metanalisi, la cattiva fama della melatonina viene smentita. Come premesso i
17 studi considerati dovevano ottemperare a una serie di criteri come l'essere controllati
contro placebo o includere misure oggettive su almeno sei soggetti. I ricercatori del MIT
hanno riscontrato in alcuni studi il "vizio" di ricorrere a dosaggi eccessivi, ma la ricerca
evidenzia effetti benefici statisticamente significativi sul sonno. La melatonina, infatti,
tenuto conto della soggettività degli aspetti considerati, diminuisce il tempo d'attesa del
sonno, di quattro minuti in media, e aumenta l'efficienza e la durata totale del riposo, fino a
12,8 minuti in più. L'ormone, perciò, può avere un ruolo nella terapia dell'insonnia in
particolare per gli individui più anziani o con anormale secrezione. Quanto alle modalità di
somministrazione e al dosaggio saranno necessarie ulteriori ricerche, per avere finalmente
una risposta. - Marco Malagutti
Fonte
Brzezinski A et al. Effects of exogenous melatonin on sleep: a meta-analysis. Sleep
Medicine Reviews, vol 9, 41-50

31    La fame ti fa bello - Senza giungere a conclusioni, allo stato attuale, frettolose,
      ricerche su cavie indicano che ridurre le calorie rallenta l'invecchiamento della pelle.
Trovare che cosa arresti l'invecchiamento è una di quelle scommesse cui i ricercatori non
rinunciano. E se pare via via meno probabile trovare una risposta complessiva,
effettivamente vi sono indizi che alcune misure di "igiene" possano intervenire sul alcuni
fattori. Vi è l'attività fisica oculata e vi è anche la restrizione calorica, cioè una dieta un po'
meno generosa. Quest'ultimo aspetto è stato già indagato nell'animale, arrivando anche a
dimostrare, in diverse specie che vanno dagli insetti ai primati, o la riduzione di certe forme
tumorali legate all'invecchiamento o il miglioramento di alcuni marker o addirittura

                                                                                               47
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


l'allungamento della vita media. Più limitatamente, un nuovo studio viene ora a portare
nuove prove sugli effetti della restrizione calorica a proposito di un aspetto che riscuote
molto interesse: l'invecchiamento della cute. Un tema non semplice, visto che ai
meccanismi dell'invecchiamento fisiologico si aggiungono gli effetti dell'ambiente,
soprattutto dell'esposizione alla radiazione solare. In questo senso, le indagini sul modello
animale consentono di separare in buona misura i due aspetti.
Più collagene, più fibre elastiche
La ricerca è stata condotta sulle cavie, per la precisione sui ratti Fischer 344. Sono stati
selezionati 36 animali (che costano piuttosto cari) di tre gruppi di età: giovani, adulti e
anziani. Metà del campione poteva alimentarsi a volontà, l'altra era invece tenuta a una
dieta. Come è triste necessità, i ratti sono poi stati soppressi, così da ottenere campioni della
cute nella zona ventrale, da esaminare poi al microscopio. Prima di illustrare i risultati è
bene premettere che in questi ratti gli effetti dell'invecchiamento sulla cute non ricalcano
esattamente quelli che si presentano nell'uomo. Per esempio, mentre la cute umana tende ad
assottigliarsi, in questi animaletti diviene più spessa con l'età. Ciononostante, lo scopo dello
studio era vedere se la restrizione calorica riduceva i fenomeni di senescenza,
indipendentemente dalla loro natura. La risposta è stata positiva, proprio a cominciare
dall'ispessimento della cute, che era ridotto nei topi a dieta, soprattutto a spese dello strato
di grasso. Anche gli altri parametri però risentivano positivamente: aumentava l'attività dei
fibroblasti, cioè le cellule che costruiscono le strutture elastiche della pelle, così come
miglioravano altri parametri significativi come la quantità di collagene e di fibre. Questi, a
differenza, del primo, sono fenomeni comuni anche alla cute umana: con il passare degli
anni i fibroblasti tendono effettivamente a perdere di attività, così come si riducono il
collagene e le fibre.
Meno stress ossidativo
Ovviamente c'è molta cautela nel generalizzare questi risultati, anche perché esiste una certa
variabilità da un animale all'altro, ma effettivamente è un ulteriore dato a supporto. E'
evidente che, visto il gran numero di fattori metabolici con cui interagisce la restrizione
calorica, non è nemmeno così facile dare spiegazioni. La più generale è quella che si rifà allo
stress ossidativo, e in effetti i sottoprodotti delle reazioni di glicosilazione del collagene
erano effettivamente più bassi nei topi a stecchetto. Considerato che comunque, male non
fa indipendentemente dagli effetti sulla pelle, sembra che ridurre le calorie sia proprio un
imperativo... - Sveva Prati
Fonte
Bhattacharyya TK et al. Modulation of cutaneous aging with calorie restriction in Fischer
344 rats: a histological study. Arch Facial Plast Surg. 2005 Jan-Feb;7(1):12-6

32 Al margine di un campo agricolo una gallina attraversa la strada… Perché la
    gallina ha attraversato la strada? Vediamo come gli uomini importanti
    avrebbero risposto a questa domanda fondamentale...
CARTESIO …per andare dall'altra parte…
PLATONE …per il suo bene; dall'altra parte c'è la Verità…
ARISTOTELE …è nella natura della gallina attraversare le strade…

                                                                                            48
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


KARL MARX …era storicamente inevitabile…
IPPOCRATE … a causa di un eccesso di secrezione del suo pancreas…
CAPITANO KIRK …per andare in un posto dove nessun'altra gallina era mai stata…
MOSE' …e Dio discese dal Paradiso e disse alla gallina: "Tu devi attraversare la strada“.
E la gallina attraversò la trada e Dio s’avvide che c’era qualcosa di buono…
MARTIN LUTHER KING …ho sognato un mondo in cui tutte le galline sarebbero state
libere di attraversare la strada senza dover giustificare il loro atto…
RICHARD NIXON …la gallina non ha attraversato la strada, lo ripeto, la gallina non ha
MAI attraversato la strada…
MACHIAVELLI …il fatto importante è che la gallina abbia attraversato la strada. Il fine in
sé giustifica qualunque atto…
SIGMUND FREUD …il fatto che vi preoccupiate del fatto che la gallina abbia attraversato
la strada rivela il vostro profondo latente senso di insicurezza sessuale…
BILL GATES …abbiamo appena messo a punto il nuovo "Gallina Office 2003", che non
si accontenterà soltanto di attraversare le strade, ma coverà anche le uova, classificherà i
vostri dossiers importanti, etc…
BUDDA …porre questa domanda rinnega la vostra natura di gallina…
GALILEO …e quindi lei attraversa…
DE GAULLE …la gallina ha forse attraversato la strada, ma non ha ancora attraversato
l'autostrada…!
EINSTEIN …il fatto che sia la gallina che attraversa la strada o che sia la strada che si
muove sotto la gallina dipende unicamente dal vostro sistema di riferimento…

GEORGE W. BUSH
…il fatto che il pollo abbia potuto attraversare questa strada in tutta impunità malgrado le
risoluzioni dell'ONU rappresenta un affronto alla democrazia, alla libertà, alla giustizia.
Questo prova indubbiamente che noi avremmo dovuto già bombardare questa strada da
molto tempo al fine di assicurare la pace in questa regione; e per evitare che i valori che noi
difendiamo non siano ancora una volta beffati da questo genere di terrorismo, il governo
degli Stati Uniti d'America ha deciso di inviare 17 portaerei, 46 cacciatorpediniere, 154
incrociatori, appoggiati a terra da 243.000 marines e nell'aria da 846 bombardieri, che
avranno il compito, in nome della libertà e della democrazia, di eliminare ogni traccia di vita
dei pollai per un raggio di 5000km; in seguito di assicurarsi con tiri di missili teleguidati che
tutto ciò che assomiglia, da vicino o da lontano, a un pollaio sia ridotto a un mucchio
di cenere e non possa più minacciare la nostra nazione con la sua arroganza.
Noi poi abbiamo deciso che questo paese sarà generosamente preso in custodia dal nostro
governo, che ricostruirà dei pollai seguendo le norme di sicurezza in vigore, con a capo un
gallo democraticamente eletto dall'ambasciatore degli Stati Uniti. Per il finanziamento di
queste ricostruzioni noi ci accontenteremo del controllo totale della produzione di cereali
della regione per 30 anni, disponendo che gli abitanti locali beneficeranno di una
tariffa preferenziale su una parte di questa produzione, in cambio della loro
totale collaborazione.
In questo nuovo paese di giustizia, di pace e di libertà, noi possiamo assicurarvi che mai più

                                                                                             49
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


un pollo tenterà di attraversare una strada, per la semplice buona ragione che non
ci saranno più strade, e che le galline non avranno più le zampe.
Che Dio benedica l'America…!

BERLUSCONI
…concordo pienamente con tutto quello che hanno detto i miei illustri e illuminati
predecessori.
La gallina sicuramente è stata sobillata da settori della magistratura politicizzati al solo scopo
di rovesciare un regime democraticamente eletto dalla maggioranza dei cittadini.
Non mi meraviglierei se tale gallina provenisse da qualche allevamento cinese (quindi
comunista) al solo scopo di diffondere il virus della SARS dall'altra parte della strada.
Chiamerò Sirchia per vedere se riesce a circoscrivere il virus solo agli iscritti della CIGL,
Alemanno per risolvere definitivamente il problema delle quote pennuti nell'ambito del
Parlamento Europeo (vorrei ricordare che fra qualche mese l'Italia inizia il semestre di
presidenza dell'Unione e quindi mi vedrò impegnato in un fitto calendario di impegni. Lo
so che non c'entra un cazzo, ma mi piace tanto dirlo!).
Incaricherò Vespa di organizzare un torneo di gioco dell'oca e Fede di organizzare una
diretta televisiva come si deve (e che quegli stronzi di RAI 3 non si facciano nemmeno
vedere!!)
Potrei riferire in Parlamento ulteriori sviluppi, ma non ne vedo alcuna utilità (del
Parlamento).
P.S. …e che a qualcuno non venga in mente di accusarmi di un qualche conflitto di
interessi: i pollai della mia residenza di Arcore sono intestati a una società con sede a Zurigo
di cui Piersilvio è amministratore delegato e quella gallina di Veronica fa solo la consulente
esterna.
Saluti dal vostro presidente allevatore.

33 Galeotta fu la lettera - Polemiche sull’opuscolo del Governo sui farmaci
Un folto gruppo di senatori dell’opposizione, prima firmataria la senatrice Cinzia Dato
(Margherita), ha presentato una mozione riguardante l’opuscolo “Pensiamo alla salute” sul
corretto uso dei farmaci, inviato dal Governo a tutte le famiglie italiane. I parlamentari
dell’opposizione criticano, in particolare, la lettera, a firma del Presidente del Consiglio, che
accompagna l’opuscolo stesso e che conterrebbe affermazioni che esulano totalmente dal
concetto di “comunicazione istituzionale” e “anzi configurano una vera e propria
propaganda politica del Presidente del Consiglio”. Il riferimento è al tono celebrativo della
lettera nei confronti delle iniziative promosse dal Governo sia in campo sanitario che
fiscale, mentre, in realtà, la comunicazione istituzionale dovrebbe tendere a “garantire
un’informazione trasparente ed esauriente” e “pubblicizzare e consentire l’accesso ai servizi
promovendo nuove relazioni con i cittadini.” La mozione impegna, quindi, il Governo a
riferire in Parlamento circa le valutazioni che hanno indotto il Presidente del Consiglio a
scrivere una lettera priva di finalità informative e a sostituirsi al Ministro della salute,
promotore dell’iniziativa, con fini di visibilità personale ed elettorali


                                                                                             50
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


34 Anche in farmacia latte in polvere a prezzo europeo
È stato presentato nel corso di una conferenza stampa a Roma Neolatte, il latte per neonati
con prezzo calmierato che viene importato dalla Germania da una cooperativa di farmacisti
e distribuito sull’intero territorio nazionale. Il presidente della Società Italiana di pediatria,
Giuseppe Saggese, ha sottolineato come Neolatte sia un prodotto sicuro, rispondente a tutti
i requisiti previsti dalla legge; il presidente di Federfarma Giorgio Siri ha invece auspicato
che l’immissione in commercio di un latte a prezzo così competitivo spinga le altre aziende
ad abbassare i prezzi dei propri prodotti (Il Sole 24 Ore, Il Tempo, Quotidiano Nazionale,
Gazzetta del Sud, Doctor News, Virgilio Notizie/Apcom, Tg5.com, Movimentoconsumatori.it, Ansa
Cagliari, 02/03/05; Ansa, Agi, Adnkronos/Adnkronos Salute, 24Ore Sanità, Il Sole 24 Ore Sanità,
Help Consumatori, 01/03/05; Il Giornale ed. Milano, 03/03/05; Tg 5, 23/02/05; Il Quaderno
Adf, febbraio 2005).
Anche il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha apprezzato l’iniziativa, pur sottolineando
come l’allattamento al seno resti comunque la migliore forma di alimentazione per il
neonato (Il Sole 24 Ore, La Repubblica, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale, 24/02/05;
Adnkronos Salute, Movimento Difesa del Cittadino.it, Virgilio News/Ansa, 23/02/05).

35 Skype aggiunge segreteria e numeri di telefono - Il programma per telefonare via
      Internet amplia sperimentalmente la propria offerta. La linea telefonica tradizionale è a
      rischio prepensionamento? Con Skype si possono ricevere chiamate dalla rete
      telefonica tradizionale.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 11-03-2005]
Skype http://web.skype.com/home.it.html , il popolare programma gratuito per telefonare
tramite la Rete, ha iniziato il test di un servizio di segreteria e di SkypeIn, un numero di
telefono personale sul quale ricevere chiamate dalla rete telefonica tradizionale.
Skype già consente di effettuare chiamate dirette verso i normali utenti della rete telefonica,
a costi molto competitivi rispetto agli operatori tradizionali di rete fissa e con una qualità
audio eccellente, specialmente se si ha una connessione ADSL o comunque in banda larga
(le chiamate fra utenti Skype, invece, sono gratuite). Aggiungendo ora la ricezione delle
chiamate entranti, si appresta a completare la sostituzione del telefono tradizionale.
L'opzione di segreteria http://www.skype.com/products/skypevoicemail/ è piuttosto
intuitiva: se qualcuno vi chiama a voce su Skype e non potete (o non volete) rispondere, la
chiamata viene dirottata alla segreteria, dalla quale potete riascoltarla via Skype quando vi è
più comodo. Il riascolto è gratuito: la segreteria costa cinque euro per tre mesi o 15 per un
anno. Gli utenti dotati di segreteria sono riconoscibili dall'icona a forma di audiocassetta
che compare accanto al loro identificativo.
L'opzione per le chiamate entranti, SkypeIn, consente di acquistare un numero di telefono
tradizionale in vari paesi del mondo e di associarlo al vostro Skype: in questo modo, le
chiamate ricevute da quel numero arrivano al vostro computer via Skype. Chi chiama paga
la normale telefonata; chi riceve non paga nulla.
Abbonarsi a SkypeIn costa 10 euro per tre mesi oppure 30 euro per un anno; l'offerta
include la segreteria. Al momento si possono acquistare numeri negli Stati Uniti, in Francia,
a Londra e a Hong Kong, ma è prevista l'attivazione di numeri anche in altri paesi. Questo

                                                                                             51
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


consente, per esempio, di crearsi con estrema facilità una "presenza virtuale" in un paese
estero (o un alibi, se avete di queste esigenze). Se volete dare l'impressione di avere un
ufficio a Londra, vi basta abbinare SkypeIn a un servizio di ricezione fax come J2.com e il
gioco è fatto.
Un'altra applicazione molto comoda di SkypeIn si ha con i parenti o gli spasimati che si
trovano in paesi lontani e sono allergici al computer: possono chiamare un numero locale
(per loro) e parlarvi anche se siete all'altro capo del mondo.
Inoltre, poter ricevere le chiamate entranti su qualsiasi computer dotato di Skype permette
anche di creare una sorta di roaming a basso costo: potete farvi chiamare sempre allo stesso
numero anche durante i viaggi e senza dover necessariamente portare con voi il laptop,
senza pagare il trasferimento della chiamata come avvene invece dolorosamente con il
telefonino quando si va all'estero.
Chiamate uscenti, chiamate entranti, segreteria: tutto questo vuol dire che è ora di dire
addio al telefono tradizionale? Non ancora. Anche se sono disponibili abbonamenti ADSL
senza canone telefonico, è un rischio affidarsi totalmente alla telefonia via Internet di Skype
o di altri operatori che offrono lo stesso servizio (chiamato Voice Over IP o VoIP).
Innanzi tutto, Skype non consente le chiamate ai numeri d'emergenza; inoltre funziona
soltanto quando funziona la connessione Internet e quando il vostro computer è acceso. Se
il PC è spento o andato in crash o la connessione a Internet cade, senza telefono normale
siete isolati.
Tuttavia, a parte queste limitazioni, l'uso di Skype produce risparmi notevolissimi in
bolletta, specialmente se usate le funzioni di conferenza e comunicate con altri utenti Skype.
Fra l'altro, se trovate troppo penalizzante o poco cool indossare una cuffia con microfono,
potete usare gli auricolari per telefonini (specialmente quelli Bluetooth, senza fili).
Skype non potrà certo sostituire del tutto il telefono normale, ma insieme ai suoi
concorrenti servirà indubbiamente a indurre gli operatori telefonici tradizionali a offrire
tariffe più basse e inventarsi formule commerciali più adatte all'era di Internet. E' anche
un'ottima giustificazione per attivare una connessione permanente a Internet che si rivelerà
poi utile per mille altre cose: l'ADSL, insomma, non serve soltanto per scaricare musica e
film.

36 Colorare di verde la spesa pubblica
Di Davide Musso - Numero 58, febbraio 2005 -
http://www.altreconomia.it/index.php?module=subjects&func=printpage&pageid=234&s
cope=page
Dalla carta all’energia: l’acquisto di beni e servizi da parte delle amministrazioni locali, in
Europa, ha un giro d’affari di 1.500 miliardi di euro. Un potere economico enorme che fa
degli enti pubblici
un potenziale “consumatore critico”, in grado di incidere sulle scelte dei fornitori.
Ma ancora poche amministrazioni locali inseriscono criteri ambientali nei propri bandi. In
Italia, gli esempi di Ferrara, Bologna e Torino

Sostenibilità ambientale e amministrazioni pubbliche: la sfida futura del consumo critico

                                                                                            52
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


passa da qui e si dice Green public procurement -appalti pubblici “eco-sostenibili”- o, se
volete farla breve, “Gpp”.
In altre parole, casi sempre più diffusi di bandi di gara per la fornitura di beni e servizi che
prevedono criteri “verdi”, come l’utilizzo di materiali riciclati (la carta per fotocopiatrici e
stampanti, per esempio), carburanti poco inquinanti o impianti di illuminazione a risparmio
energetico.
Il leader incontrastato in questo settore è il Giappone, attivo dalla fine degli anni ‘90, ma
negli ultimi anni le esperienze si sono moltiplicate anche in Europa. Le potenzialità sono
enormi. Per capirlo basta considerare proprio l’Unione Europea, che per rifornirsi di beni e
servizi spende -in un anno- il 16% del proprio prodotto interno lordo, cioè la bellezza di
1.500 miliardi di euro. Insomma, un enorme potere economico e, di conseguenza, un
potenziale consumatore critico di tutto rispetto: mettere questa forza al servizio
dell’ambiente oppure -come in alcuni casi già accade- della difesa dei diritti sociali, avrebbe
ricadute positive per tutti. Margot Wallström, ex-commissario Ue all’Ambiente, conferma:
“Se per esempio tutte le autorità pubbliche dell’Unione passassero all’elettricità verde,
questo ridurrebbe l’emissione di CO2 di 60 milioni di tonnellate, ovvero il 18%
dell’impegno europeo nel taglio dei gas serra in base al Protocollo di Kyoto”.

Se le amministrazioni pubbliche diventassero consumatori critici a tutti gli effetti
potrebbero spingere le aziende fornitrici verso scelte sempre più sostenibili.
La strada, però, è ancora lunga: soltanto il 19% delle amministrazioni europee inseriscono
criteri ambientali in oltre la metà dei propri bandi, come dimostra un’indagine
dell’International Council for Local Environmental Initiatives (Iclei) sulle pratiche
d’acquisto dei 15 membri Ue pre-allargamento. Tra i primi della classe troviamo Danimarca,
Austria, Germania, Regno Unito e Svezia, con percentuali che superano la media europea
arrivando sfiorare in singoli casi il 50%. Nelle retrovie, tra gli altri, anche l’Italia: nel nostro
Paese il Gpp sta destando sempre più l’interesse degli amministratori (e di recente è stato
presentato un disegno di legge in merito) ma i numeri sono ancora molto bassi: nonostante
nel 2003 la pubblica amministrazione abbia speso 106 miliardi di euro per beni e servizi, gli
enti pubblici che tengono conto di criteri ecologici per i propri acquisti sono meno del 10%.
E queste, secondo gli esperti, sono stime ottimistiche.
Eppure una quota di acquisti verdi sarebbe obbligatoria per legge: a partire dal decreto
Ronchi del 1997 (che prevede l’utilizzo di carta riciclata per almeno il 40% del fabbisogno
dell’ente in questione), negli anni si sono susseguite altre disposizioni in base alle quali il
pubblico dovrebbe utilizzare, almeno in parte, manufatti in plastica riciclata, pneumatici
ricostruiti, carburanti alternativi e così via. Al di là di oggettive difficoltà legate
all’approvvigionamento di prodotti non sempre facili da reperire (si pensi al metano come
combustibile per autoveicoli) uno dei problemi è che queste leggi prevedono un obbligo ma
non stabiliscono sanzioni per i casi di inadempienza. E la situazione generale, al momento,
non è confortante: secondo una ricerca del ministero dell’Ambiente, condotta su 2.149 enti
pubblici, il 42,2% dei 219 soggetti che hanno risposto al questionario non ha mai sentito
parlare di Green public procurement.


                                                                                               53
                                                Miscellanea
                                sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                            Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                               15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


In questo mare stanno però emergendo isole che fanno ben sperare: casi di amministrazioni
virtuose che sposano gli ideali del Gpp, inserendoli nei propri appalti ed elaborando vere e
proprie politiche strutturate su un ventaglio di prodotti ecologici anche più ampio di quello
previsto dalla legge. Questi appalti prevedono, ad esempio, l’attribuzione di un punteggio
specifico per le aziende che riescano a fornire prodotti con marchi ecologici (come
l’Ecolabel dell’Unione europea, il Blauer Engel tedesco o il Nordic Swan dei Paesi
scandinavi) oppure richiedono specifiche competenze ambientali documentabili con le
certificazioni ambientali, come Iso 14001 o Emas. E a volte queste gare d’appalto
prevedono addirittura l’obbligo di forniture ecocompatibili.
Un esempio avanzato di Gpp in Italia -citato addirittura dal Worldwatch Institute- è quello
del Comune di Ferrara, una realtà che in termini di acquisti pubblici (ecologici e non) “vale”
25 milioni di euro l’anno. I primi passi risalgono al 1994, quando vengono pubblicate le
prime gare d’appalto per la fornitura di pasti biologici per le mense scolastiche. Due scuole
d’infanzia aprirono il progetto pilota “Cibo, uomo, ambiente” che si è poi esteso al resto
delle scuole d’infanzia, alle elementari e alle medie. Oggi tra l’80 e il 90% dei 530 mila pasti
consumati ogni anno nelle scuole ferraresi è biologico (e alcuni prodotti, come le banane,
sono equi e solidali), per una spesa di due milioni di euro. Nel 1999 è iniziato l’acquisto di
carta riciclata (oggi il 45% del fabbisogno totale) o ecologica, realizzata cioè a partire da
legno proveniente da foreste sfruttate in modo sostenibile (con certificazione Fsc o simili).
Ogni anno ne vengono acquistate 27 mila risme per 65 mila euro di spesa.
Il Gpp del Comune di Ferrara prevede anche l’acquisto di prodotti di cancelleria e di
imballaggi in materiale riciclato, di mobili usati, di auto a metano (una ventina per il
momento, ma nel tempo tutto il parco macchine verrà sostituito con automezzi a doppia
alimentazione o elettrici), di biciclette “elettriche” per alcuni dipendenti comunali. Le
fotocopiatrici vengono noleggiate (il che permette un utilizzo più lungo dei macchinari), il
bando per il trasporto scolastico ha previsto un punteggio più elevato per gli automezzi di
più recente fabbricazione e meno inquinanti. Da sottolineare due novità tra le più recenti: la
prima riguarda il nuovo bando per i servizi di pulizia, che prevede sia criteri ambientali
(l’utilizzo di detersivi poco inquinanti) sia criteri “etico-sociali” (tipo Sa 8000) per il rispetto
dei diritti dei lavoratori, che in questo settore sono sempre più spesso immigrati. La
seconda novità è il caffè del commercio equo per i distributori degli uffici pubblici: dopo
una sperimentazione di buon successo, il bando appena emesso prevede una quota
obbligatoria di caffè fair trade.
Anche la Provincia di Bologna fa parte del club dei virtuosi: da anni impegnata nell’acquisto
di carta riciclata (per il 50% del fabbisogno) di autovetture a metano, di toner per stampanti
rigenerati, ha avviato l’anno scorso un progetto di Gpp strutturato. I primi risultati concreti:
un bando di gara per il trasporto scolastico (i parametri ambientali erano: la vetustà dei
mezzi, il tipo di carburante e il profilo ambientale dell’azienda) e due bandi di gara da 200
mila euro l’uno per la fornitura di arredamenti (per aule scolastiche e per i centri per
l’impiego). Nel trasporto scolastico i requisiti ambientali, pur presenti nel bando di gara,
non si sono rivelati determinanti per l’assegnazione dell’appalto, mentre lo sono stati per gli
altri due bandi, che prevedevano punteggi specifici per i prodotti con marchi ambientali e
per le aziende certificate, oltre che per l’utilizzo di materiale riciclato o facilmente riciclabile.

                                                                                                54
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it



Ma oltre alle gare d’appalto la Provincia di Bologna ha anche avviato il “Progetto Isola”, un
programma di promozione del consumo critico che prevede la collocazione di punti
informativi all’interno di centri commerciali selezionati, mentre per un assaggio vero e
proprio di prodotti “giusti” anche dal punto di vista sociale in alcuni uffici pubblici sono
stati sistemati distributori di bevande che prevedevano anche l’offerta di caffè del
commercio equo e solidale, con sovrapprezzo di 5 centesimi rispetto a quello tradizionale.
Buona la risposta: nei tre mesi di prova il 40% dei consumatori ha scelto il prodotto equo.
“Ma uno dei risultati più importanti -spiega Daniele Tartari dell’ufficio Agenda 21 della
Provincia- è stata la stretta collaborazione tra l’ufficio Provveditorato, che effettua gli
acquisti, e il settore Ambiente per la preparazione dei bandi. Di solito accade il contrario:
più un’organizzazione è grande, meno i diversi settori comunicano tra di loro”.
La Provincia di Torino (acquisti per 23 milioni di euro) ha invece coinvolto anche altri
soggetti (13 in tutto, sia pubblici che privati a partecipazione pubblica) nel progetto
“Acquisti pubblici ecologici” sviluppato con Arpa Piemonte, l’Agenzia regionale per la
protezione ambientale: un tavolo di lavoro che in un anno ha prodotto un protocollo
d’intesa in base al quale i firmatari si impegnano a inserire nelle procedure d’acquisto per lo
meno dei requisiti ambientali minimi. Cinque gli ambiti d’intervento: carta per copie,
prodotti in carta e stampati, mobili per ufficio, attrezzature informatiche per ufficio,
autoveicoli. Un’apposita sezione del protocollo è poi dedicata all’organizzazione di eventi e
convegni a basso impatto ambientale.
Infine, a testimonianza dell’aumentato interesse per il Green Public Procurement, di recente
è stato presentato un disegno di legge ad hoc, a firma della senatrice Loredana De Petris
(Verdi), con l’obiettivo di “introdurre criteri di sostenibilità negli acquisti della pubblica
amministrazione”.

Se la proposta venisse approvata, le amministrazioni centrali e periferiche di Stato, Regioni,
Province e Comuni con oltre 5 mila abitanti dovrebbero attenersi ad un apposito piano
triennale, il “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi pubblici”, che di
fatto obbligherebbe gli enti pubblici a rispettare il decreto 203 del 2003, per cui i prodotti in
materiale riciclato acquistati dal settore pubblico devono coprire almeno il 30% del
fabbisogno annuale.

A Cremona il distretto locale sulle buone pratiche
Gli acquisti verdi nascono in rete: è l’esperienza di GppNet, progetto coordinato dalla
Provincia di Cremona (e finanziato dall’Unione Europea per 398 mila euro, su un costo
totale di 852.333) con il coinvolgimento di altri 13 Comuni del circondario e due anni di
lavori conclusisi a fine 2004. L’idea era quella di creare un “distretto locale” che lavorasse
sulla creazione di un vero e proprio manuale con indicazioni pratiche per realizzare appalti
eco-sostenibili. I soggetti coinvolti hanno analizzato le proprie attività -in particolare sul
fronte degli acquisti e dell’erogazione di beni e servizi- per definirne l’impatto ambientale.
Questo per dare agli enti locali una serie di priorità “ecologiche” in base alle quali orientare i
propri acquisti.

                                                                                             55
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it



È nato così il “Manuale Gpp”, un volume di 300 pagine che espone le linee essenziali del
green procurement, analizza quattro macrocategorie (uffici e città; energia, prodotti elettrici
ed elettronici; cibi, cancelleria e sostanze chimiche; trasporti e servizi ambientali) e ben 189
prodotti: imballaggi, arredi, computer, ma anche panchine e strofinacci in microfibra. Per
ognuno di essi vengono fornite le “istruzioni operative” per l’introduzione di criteri
ecologici all’interno dei bandi di gara. Il progetto GppNet prevede infine una rete
informativa (GppInfoNet) a cui aderiscono una trentina di realtà pubbliche in Italia,
aggiornate sugli sviluppi del settore. www.provincia.cremona.it/servizi/ambiente/Gppnet

Il capitolato toscano tra rifiuti e trasporti
Anche la Toscana comprerà verde: tutti gli appalti dovranno contenere criteri di
sostenibilità ambientale. I settori su cui si andrà a lavorare sono: carta, attrezzature
informatiche, elettricità, servizi di catering per le mense, servizi di pulizia (che assommano
una spesa di quasi 4,5 milioni di euro). Già nel 1998 la Toscana aveva approvato una legge
regionale per ridurre la produzione di rifiuti, in base alla quale Province e Comuni devono
utilizzare carta e cartoni riciclati, non possono usare contenitori e stoviglie a perdere nelle
mense e devono inserire “specifiche condizioni per favorire l’uso di residui recuperabili” nei
capitolati d’appalto.
E non mancano le esperienze in ambito etico-sociale: con la promozione della certificazione
Sa 8000 tramite contributi regionali alle aziende (la Toscana è al primo posto in Italia con
48 imprese certificate), e poi con uno schema di capitolato, approvato nel 2003, per
l’affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale che prevede punteggi specifici per le
aziende con Sa 8000. Requisito analogo era richiesto dal Comune di Poggibonsi (Siena) per
la fornitura di prodotti alimentari per le mense di asili nido e scuole materne.
Sul versante verde come pure su quello etico l’ Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione
ambientale della Toscana, ha da poco approvato una “politica degli appalti” in base alla
quale valutare “l’ecologicità dei prodotti e dei servizi da acquisire, e il comportamento etico
dei fornitori” . Tra le esperienze già attivate da Arpat l’attività di formazione sul Gpp a
favore degli enti locali toscani, l’introduzione di specifiche ambientali per la fornitura di
carta ecologica, di fotocopiatrici dal ridotto consumo energetico, e l’appalto del servizio di
pulizia in base a criteri ambientali.

L’ignoranza (in senso letterale) si combatte col manuale
Un Gpp da manuale: gli acquisti verdi -nel caso di molte amministrazioni pubbliche, italiane
e non- rappresentano ancora un miraggio.
E uno dei principali ostacoli all’attivazione di progetti di green procurement, spiegano gli
esperti, è l’ignoranza della materia (in senso letterale). Per questo sono sempre di più i
manuali pratici per affrontare il tema. Il primo manuale italiano del Gpp, fu realizzato nel
2001 da Anpa (Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente) ma non fu mai
ufficialmente adottato dal Governo. Più recente è quello nato dal progetto GppNet della
Provincia di Cremona (vedi box relativo). Ma ne esistono altri. Come quello del Comune di
Ferrara, preparato principalmente per uso interno, o quello elaborato dalla Provincia di

                                                                                            56
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


Torino in collaborazione con Arpa Piemonte
(www.provincia.torino.it/ambiente/agenda21/strategie/manuale_ape) che si occupa
soprattutto di carta da stampa, mobili per ufficio, apparecchiature elettroniche e autoveicoli.
In ambito internazionale è possibile reperire il manuale “Acquisti verdi per le pubbliche
amministrazioni” pubblicato dall’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo
economico) e tradotto di recente in italiano nell’ambito di un progetto della provincia di
Genova (www.a21provincia.genova.it/documenti%20scaricabili/GPPOCSE.pdf), con
esperienze ed esempi significativi, oppure Buying green!, il manuale per gli acquisti pubblici
ecologici dell’Unione Europea
(http://europa.eu.int/comm/environment/gpp/pdf/int.pdf), guida essenziale che chiarisce
gli aspetti tecnico-normativi del Gpp.
È in inglese, ma la Commissione europea lo sta traducendo in tutte le lingue europee.
 Dal legno alla responsabilità sociale: le certificazioni fsc
Marchio del Forest Stewardship Council, organizzazione internazionale nata nel 1993 che
certifica lo sfruttamento sostenibile delle foreste e i prodotti da queste derivati. Al momento
è l’unico marchio di questo tipo ad essere condiviso anche da buona parte del mondo
ambientalista, con organizzazioni come Wwf e Greenpeace e, in Italia, Legambiente.
www.fscoax.org e www.fsc-italia.it
 sa 8000
La norma, elaborata nel 1997 da Sai (Social Accountability International) stabilisce i requisiti
da soddisfare per implementare un sistema di gestione della responsabilità sociale di
un’organizzazione. I criteri da verificare per la certificazione sono otto: lavoro infantile,
lavoro obbligato, salute e sicurezza, libertà di associazione, discriminazioni, orario di lavoro,
criteri retributivi e procedure disciplinari. www.cepaa.org
 iso14001
La norma internazionale Iso 14001, stabilita nel 1996 e recentemente revisionata
dall’International Organisation for Standardisation, fornisce i requisiti guida per
l'implementazione di un sistema di gestione ambientale per permettere ad un'organizzazione
di dotarsi di una politica ambientale e di stabilire obiettivi di miglioramento, tenendo conto
delle prescrizioni legislative e degli impatti ambientali significativi. Non è obbligatoria la
comunicazione esterna dei dati ambientali dell’organizzazione, al contrario di Emas.
www.iso.org emas
L’Eco Management and Audit Scheme è il Sistema comunitario di ecogestione e audit nato
nel 1993 da un regolamento della Comunità Europea. Per ottenere la registrazione Emas le
organizzazioni devono rispettare la normativa ambientale, migliorare continuamente le
prestazioni ambientali, implementare un sistema di gestione ambientale secondo la norma
internazionale Iso 14001, e impegnarsi alla trasparenza attraverso la comunicazione esterna
(cosiddetta dichiarazione ambientale).
www.apat.gov.it/site/it-IT/Temi/Certificazione_ambientale/EMAS/

Toroc verde? Il comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali in programma a Torino
nel 2006 si è impegnato a “tenere sotto controllo gli aspetti ambientali
dell’organizzazione”. Per questo ha sottoscritto il progetto della Provincia di Torino sugli

                                                                                            57
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


acquisti verdi e ha ottenuto certificazione Iso 14001 e registrazione Emas. La grande partita
si gioca sugli impianti in via realizzazione, la cui sostenibilità ambientale è fortemente
discutibile, come sottolinea il comitato
“No Olimpiadi” (http://nolimpiadi.8m.com).
 Consip, la grande appaltatrice nata per risparmiare
Acquisti pubblici, in molti casi, negli ultimi anni ha fatto rima con “Consip”. Dietro la sigla
una società per azioni controllata dal ministero dell’Economia.
Dal 2000 uno dei suoi compiti è quello di far risparmiare lo Stato, attraverso un
“Programma di razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi”: Consip indice
bandi di gara nazionali per la fornitura di beni e servizi (computer e materiale di cancelleria,
ma anche combustibili per il riscaldamento e servizi di gestione e manutenzione degli
impianti di illuminazione pubblica) e, in seguito, apposite convenzioni con i vincitori. In
questo modo, sfruttando la forza della domanda aggregata, è possibile ottenere prezzi più
bassi dai fornitori (anche se la cosa non sempre riesce). Il Programma costa al ministero
dell’Economia 45 milioni di euro l’anno ma, sottolinea la stessa Consip, nel 2003 ha
prodotto risparmi diretti per “circa 918 milioni di euro” derivati “dall’utilizzo delle
convenzioni”.
Fino a tutto il 2003 le amministrazioni pubbliche interessate all’acquisto di beni e servizi per
cui esistevano convenzioni erano obbligati e ricorrere a questo meccanismo, a meno che
non trovassero fornitori più economici. Dal 2004 l’obbligo è stato abolito, e gli
amministratori possono comprare anche al di fuori delle convenzioni purché entro i tetti di
spesa da queste fissati.
Modifica sostanziale arrivata anche in seguito alla protesta di un nutrito gruppo di piccole e
medie imprese italiane: in 2 mila hanno aderito al comitato “ControConsip”, denunciando
che, di fatto, il sistema delle gare nazionali favorisce le aziende più grandi, penalizzando
fortemente le altre. Una situazione drammatica: “Basti pensare -dice Mariarosaria Scherillo,
che di ControConsip è presidente- che il 60% del fatturato della piccola e media impresa
arriva da commesse pubbliche”. Senza contare la questione della qualità dei prodotti
acquisiti tramite Consip, a volte considerati scadenti, come conferma un’indagine della
Corte dei conti: “in sede istruttoria -si legge nel documento- è emerso che -nel caso di
alcuni enti- si sono conseguiti considerevoli risparmi non tanto in ragione dell’abbattimento
dei prezzi unitari (che pure talora si è verificato in modo rilevante), bensì a causa della
drastica diminuzione degli ordini, indotta dallo scadente livello dei prodotti offerti, dalla
loro indisponibilità ovvero dai consistenti ritardi nella consegna”.
Anche Consip nel 2001 ha provato a cimentarsi nel gpp, con un bando per la fornitura di
carta riciclata e non (in collaborazione con Anpa), per un valore di 41 milioni di euro.
 480 amministrazioni da tutto il mondo riunite nell’Iclei
La rete dei sostenibili
La rete delle amministrazioni per uno sviluppo sostenibile si chiama Iclei, International
Council for Local Environmental Initiatives. L’organizzazione ha sede a Toronto in Canada
e raccoglie 480 amministrazioni pubbliche in tutto il mondo, quasi 200 i membri della
sezione europea. Tra le iniziative di Iclei si segnala Procura+, una Campagna per gli acquisti
responsabili che ha elaborato criteri di preferibilità ambientale per una serie di prodotti:

                                                                                            58
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


energia da fonti rinnovabili, apparecchiature elettroniche a risparmio energetico, alimenti
biologici, edifici conformi a standard di efficienza per il riscaldamento e il raffreddamento.
A chi aderisce alla campagna, Procura+ propone di concentrarsi su pochi prodotti, per
iniziare, analizzando i propri consumi e specificando gli obiettivi futuri di sostenibilità. La
campagna fornisce alle amministrazioni un manuale e una serie di consulenze per portare a
termine il progetto, garantendo un aumento del tetto di spesa sugli acquisti di un 10%
massimo. Le amministrazioni italiane che aderiscono alla Campagna sono: i Comuni di
Ferrara, Sesto S.Giovanni, Reggio Emilia, Ravenna, l’Ente Parco dei Nebrodi e Ufficio
Unico Pit 33 Nebrodi, le Province di Torino e Cremona, l’Arpa Piemonte e l’Arpa Toscana.
Info: www.iclei.org, www.iclei-europe.org e www.procuraplus.org
E in ambito internazionale la storia di green public procurement più significativa è quella
del Giappone: impegnato sul Gpp da fine anni. Le prime attività di acquisto verde a livello
locale sono iniziate nel 1990 e dal 1° aprile 2001 il governo giapponese ha dichiarato il Gpp
obbligatorio per tutti i dipartimenti nazionali: questo provvedimento, sottolinea l’Iclei nel
rapporto The world buys green, “è rafforzato da una lista di prodotti verdi e dall’obbligo di
dotare ogni dipartimento di una policy e di rendere conto degli obiettivi raggiunti”.
Nell’Unione Europea sono soprattutto i Paesi nordici a distinguersi: Svezia, Germania,
Regno Unito, Austria e Danimarca i più attivi. Quest’ultima in particolare è considerata tra i
leader del Gpp: qui dal 1995 tutte le istituzioni governative sono obbligate a preparare una
politica di acquisti eco-compatibili, in base linee guida per 50 diversi gruppi di prodotti. Una
delle esperienze più importanti è quella della cittadina di Kolding, che nel 1998 si è dotata di
una politica per gli acquisti verdi e che oggi vede l’inserimento di criteri di eco-sostenibilità
in quasi tutte le sue procedure d’acquisto.

37 La legge Moratti allontana ancor di più l'università italiana dai modelli
      internazionali - Le più celebrate università americane richiedono ogni anno ai docenti
      di dichiarare quante ore dedicano ad attività di consulenza esterna all'università. C'è un
      limite ben definito, e chi vuole dedicare più tempo alle consulenze deve chiedere
      preventivo permesso.
Da la Stampa del 8.3.2005 di M. Viroli - Il decreto Moratti che ridefinisce carriera e status
dei docenti universitari, nonostante le dichiarazione d'intenti, allontana ancora di più
l'università italiana dai migliori modelli internazionali. Alza la bandiera sacrosanta del merito
e dell'eccellenza, ma ribadisce nei fatti la vecchia detestabile, invincibile, pratica
dell'assistenzialismo e del privilegio. Ineccepibile, e da approvare senza riserve, è il principio
è la fine della figura del ricercatore di ruolo, primo gradino della carriera universitaria, che
può rimanere a vita nell'università. Quella figura nacque alla fine degli Anni 70 per effetto di
una ondata di demagogia che reclamava a gran voce la fine del precariato (le borse di studio
pluriennali) e il diritto dell'immissione in ruolo previo superamento di un bonario giudizio
d'idoneità. In quell'«epica» battaglia per l'uguaglianza si distinguevano i militanti dell'estrema
sinistra e taluni giunsero addirittura a sostenere che non dare ai giovani aspiranti ricercatori
il ruolo voleva dire consegnare «un'intera generazione al terrorismo». Nelle migliori
università del mondo vige esattamente il principio contrario. I giovani entrano con contratti
a tempo determinato (sei o otto anni). Trascorso il termine prescritto, l'università decide se

                                                                                             59
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


promuovere e confermare in ruolo il giovane o non promuovere e licenziare. Più
l'università è prestigiosa più il giudizio è severo. Per esperienza diretta posso assicurare che
la percentuale dei giovani ammessa al rango superiore e al ruolo è bassissima. In certi
dipartimenti non arriva al dieci per cento.E’ giusto che sia così, a condizione che la
valutazione sia equa, totalmente libera da condizionamenti clientelari e basata unicamente
sugli scritti, sull'insegnamento e sulla serietà del giovane nell'assolvere i doveri di buon
cittadino o buona cittadina del dipartimento e dell'università. Ma il principio è
immediatamente contraddetto dalle norme del Decreto che attivano concorsi riservati per
far diventare associati i ricercatori anziani e ordinari gli associati di lungo corso. Dove
ancora una volta non si capisce come e perché la semplice anzianità di servizio costituisca
un titolo preferenziale per l'avanzamento di carriera. Dovrebbe essere vero l'opposto: chi ha
avuto più tempo per studiare e scrivere deve essere valutato con maggiore rigore, e il
concorso deve essere sempre aperto a tutti e basato esclusivamente sul merito.Nelle
università italiane lavorano fior di studiosi giovani e non giovani che svolgono ricerca e
insegnano con serietà e competenza. L'ho potuto constatare di persona nei due anni che ho
trascorso come visiting professor presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università del
Molise e in occasione di lezioni e conferenze che ho tenuto in molte altri atenei. Chi ama
davvero la ricerca e l'insegnamento non vuole né privilegi né demagogia, ma solo il
riconoscimento del merito.In nome del medesimo principio non è accettabile che le
università si riempiano di professionisti, per quanto qualificati, che non sono in primo
luogo ricercatori e docenti. Per l'ovvia ragione che può insegnare bene solo chi svolge con
regolarità ricerca ai più alti livelli. Avete mai ascoltato le lezioni di professori che non
scrivono più libri da anni? Sanno di stantìo e di logoro, e educano di fatto gli studenti alla
pigrizia intellettuale. Ancora una volta il paragone con le migliori università è utile: prima
viene la ricerca poi l'insegnamento. Al momento di promuovere al ruolo e al rango
superiore si valuta soprattutto la ricerca svolta e le potenzialità per svolgere ulteriori
ricerche. Ben vengano professionisti per tenere qualche seminario, o una conferenza, o un
corso, ma il cuore delle università devono essere persone che hanno la vocazione per la
ricerca. Come ha giustamente rilevato Raffaele Simone su questo giornale, il Decreto
riconosce ai docenti piena libertà di svolgere attività professionali e di consulenza, e in
questo modo non estirpa una piaga maligna ma addirittura la allarga. So che molti colleghi
rideranno di questo, ma credo che ai lettori interesserà sapere che le più celebrate università
americane richiedono ogni anno ai docenti di dichiarare quante ore dedicano ad attività di
consulenza esterna all'università. C'è un limite ben definito, e chi vuole dedicare più tempo
alle consulenze deve chiedere preventivo permesso, e per chi viola le regole le sanzioni
sono severe e certe. Il modello delle università americane è tutt'altro che perfetto e sarebbe
puerile volerlo applicare al contesto italiano. Ma è del tutto fuori luogo criticare il Decreto
Moratti perché pretende di americanizzare le università italiane. Quel decreto va in realtà in
direzione opposta.




                                                                                           60
                                                Miscellanea
                                sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                            Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                               15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


38 Le ombre prima degli spari - La scelta di pagare ha costretto Calipari a muoversi
      senza protezione - Il riscatto alla radice della strategia del Sismi c´è la decisione
      politica di cedere al ricatto dei rapitori: per la libertà della Sgrena sono serviti sei o otto
      milioni di euro - Certe le colpe Usa, ma sull´azione ci sono dubbi da chiarire
La Repubblica del 7.3.2005 - di Giuseppe D’Avanzo - Il maggiore, che è al volante
dell´auto, conosce le regole della circolazione di quella città in guerra. Non è la prima volta
che "lavora" a Bagdad. È falso che l´auto corresse. La velocità della vettura è alquanto
moderata. Il maggiore sa di dover superare il check point prima dell´aeroporto ed è pronto
a rallentare alle viste del blocco. Ogni condizione di sicurezza è stata rispettata (addirittura,
anche se per caso, l´abitacolo è già illuminato dalla luce interna) e, nonostante ciò, la
pattuglia americana accende un faro e contemporaneamente spara. Non una gragnuola di
proiettili, ma un numero sufficiente per ammazzare Nicola Calipari, ferire Giuliana e
l´ufficiale alla guida dell´auto. È venerdì 4 marzo e sono le 20.55, ora di Bagdad. La
responsabilità americana dell´assassinio è certa e ineludibile, ma questa consapevolezza non
lascia cadere la domanda: che cosa è accaduto prima di quell´ora? Di quel che è accaduto
prima delle 20.55 di venerdì siamo responsabili soltanto noi italiani e rendere trasparenti i
nostri comportamenti rafforza l´obbligo ? per gli altri ? di dar conto della morte del nostro
funzionario.
Alla radice dei nostri comportamenti c´è una trattativa e il pagamento di un riscatto.
«Calipari l´ho sentito ogni giorno per un mese, mi aggiornava sullo stato della trattativa»,
diceva l´altra notte a Ciampino Silvio Berlusconi. Il denaro, si dice, è stato consegnato ad
Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Dicono: sei, otto milioni di euro. Il governo finora non ha
smentito la notizia nemmeno per forma e consuetudine, perché forse non è in grado di
farlo. D´altronde abbiamo sempre pagato per far rientrare in Italia i prigionieri. Abbiamo
pagato per riavere indietro Agliana, Cupertino e Stefio. Abbiamo pagato per dare sepoltura
a Fabrizio Quattrocchi. Abbiamo pagato per salvare le due Simone. Siamo disposti a pagare
per riavere i resti di Enzo Baldoni.
Gli italiani pagano. È la nostra condizione di assoluta, catastrofica debolezza in un Paese
dove la sicurezza è già problematica per tutti gli occidentali. Gli italiani sono disposti a
pagare. Questa verità è cancellata dal dibattito pubblico. È accettata come una necessità dal
governo, come un dovere dall´opposizione, come una routine dall´opinione pubblica.
Anche in queste ore non c´è chi si chieda se è giusto pagare. Se, soprattutto, è conveniente
farlo. Se averlo fatto e ancora rifatto, non abbia avviato una coazione a ripetere che alla fine
espone a maggiori rischi gli italiani che sono costretti a restare in Iraq per lavoro (ce ne
sono e non sono soltanto militari, giornalisti o agenti segreti). Rimosso con leggerezza il
problema, si può credere che la maggiore appetibilità, diciamo così, degli italiani non esista.
Anche una giornalista sapiente e sperimentata come Giuliana Sgrena sembra dimenticare
che incombe su di lei un pericolo maggiore e più nero non perché è una giornalista o è una
cittadina di un Paese alleato di Washington, ma perché è italiana, e Roma è sempre disposta
a pagare. Giuliana Sgrena dimentica quel che, nella loro crudele concretezza, i banditi
iracheni (qui non importa se tagliagole, resistenti o terroristi) hanno bene a mente: l´Italia è
un Paese emotivo e fragile. Che "si mobilita", come si dice.
Che riempie le piazze e si paralizza commosso per settimane. Ha in odio e non vuole

                                                                                                 61
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


conoscere le durezze della guerra perché ipocritamente nemmeno chiama "guerra" il
conflitto a cui partecipa in armi. Siamo una comunità che, nel momento della tragedia,
cerca, chiede e invoca una via d´uscita incruenta, quale che sia il prezzo materiale o
simbolico da pagare. Condizioni eccellenti per chi deve muovere il ricatto. Condizioni
politicamente avventurose per chi, come il governo, deve fronteggiarlo. Ne nasce una prassi
politica e militare che deforma responsabilità e funzioni. L´ostaggio è soltanto da qualche
ora nelle mani dell´aggressore e già s´annuncia pubblicamente la trattativa. Il
patteggiamento, con il plauso delle opposizioni e il sollievo dell´opinione pubblica, è la sola
soluzione che viene presa in considerazione da chi governa. Con un altro capovolgimento
di ruolo. L´intelligence, che dovrebbe raccogliere informazioni per annientare il nemico o
metterlo nelle condizioni di non essere aggressivo, si dà da fare per individuarlo con lo
scopo di arricchirlo con ampie risorse finanziarie. Milioni e milioni di euro che è superfluo
chiedere come saranno utilizzate.
In questa scena dove le figure sono capovolte lavora Nicola Calipari. Quando è a Damasco
dove incontra il figlio del Gran Muftì (intermediario per la liberazione delle Simone) è
iperprotetto da un corteo di cinque auto. A Bagdad deve muoversi da solo e senza
protezione. Non può dire agli alleati del suo incarico. Non l´approverebbero. Forse si
darebbero addirittura da fare per danneggiarlo. In ogni caso, in Iraq sono gli Stati Uniti che
scrivono le regole e anche l´alleato italiano deve rispettarle. Se vuole trasgredirle, deve farlo
con doppiezza e qualche furba bubbola. Venerdì Calipari sbarca, con il maggiore,
all´aeroporto di Bagdad. Incontra un capitano americano e un generale italiano, ufficiale di
collegamento con le forze della coalizione. In attesa che in Italia sia nota la relazione di
servizio del generale, la sola testimonianza utile la offre l´ufficiale del Sismi. Il maggiore è
un subalterno. Non sa che cosa si siano detti il generale, il capitano e il suo capo. Sa che gli
americani consegnano il bagde e autorizzano il decollo notturno di un aereo del governo
italiano diretto a Roma. Gli americani sanno che a bordo ci sarà l´ostaggio? Se nessuno
glielo ha detto (e secondo gli inquirenti italiani «non c´è ancora alcuna evidenza che fossero
informati»), non possono intuirlo. Vedono Calipari e l´altro agente noleggiare un´auto.
Come credere che quei due si preparino ad affrontare la fase finale di una missione a rischio
con un´auto presa a nolo? Ma è così, proprio così. I carabinieri del Ros di stanza a Bagdad
potrebbero scortarli. Non lo fanno. Non possono farlo. Il maggiore conosce Bagdad. Sa
che deve raggiungere un luogo dove attende un furgone che condurrà gli italiani al luogo del
rilascio. Vedono il furgone. Lo seguono. Non fanno molta strada. Un braccio indica dal
finestrino del furgone un´auto scalcagnata. Nell´auto c´è Giuliana Sgrena. Quel che accade
poi è purtroppo noto. Il tranquillo avvicinamento all´aeroporto. Il gaudio di Palazzo Chigi e
del Manifesto, la felicità di tutti noi. Poi, la sparatoria irragionevole che attende una
spiegazione del Pentagono. Quali che siano le responsabilità degli americani, è difficile
spingere sotto il tappeto la nostra responsabilità collettiva. Non c´è dubbio che sia stato il
"fuoco amico" a uccidere Nicola Calipari, ma egli è finito davanti a quel mitra in una vettura
presa a nolo sospinto dalla tartuferia nazionale che impone di pagare il riscatto negli inferi
di Bagdad come se fossero i boschi della Sila o le rocce del Supramonte. Perché non si deve
dire, non si deve sapere e nemmeno si deve discutere di riscatto, della sua convenienza
strategica.

                                                                                            62
                                               Miscellanea
                               sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                           Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                              15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


Forse, nel giorno in cui il Paese rende l´omaggio dovuto a un generoso funzionario dello
Stato, è giusto anche per noi tutti sentire la responsabilità di questa collettiva ipocrisia.

39 La legge sulla fecondazione è anti scientifica e illiberale ecco perché va
      cambiata Umberto Veronesi
dal Corriere - 7 marzo 2005 - Milano - «È grave quando uno Stato arriva a porre delle
barriere alla ricerca con ricadute cliniche concrete e con limitazioni alle libertà individuali
dei cittadini, malati o sani che siano». La legge sotto accusa è la numero 40, quella che
regolamenta in Italia la procreazione medicalmente assistita, anche nota come fecondazione
artificiale. La voce di dissenso è quella del professor Umberto Veronesi, oncologo di fama
internazionale, ex ministro della Sanità e promotore, tramite la fondazione che porta il suo
nome, di una pubblicazione nella quale otto giuristi spiegano che cosa non va nella legge 40.
Pubblicazione in edicola con il Corriere della Sera , prefazione firmata dallo stesso
Veronesi.
Professore, che cosa intende con ricadute cliniche negative?
«Un esempio pratico riguarda proprio l’oncologia. Finora noi potevamo congelare gli
ovociti fecondati di una paziente che doveva essere sottoposta a chemioterapia, con
possibili conseguenze proprio su una successiva vita procreativa, per poi reimpiantarli a
cura completata. La legge attuale, la 40, appunto, lo impedisce. E quindi alle donne malate,
oltre al peso fisico e psicologico di una malattia come il cancro, viene impedita per legge
una progettualità di vita possibile. Questo non mi sembra un fiore all’occhiello per una
società moderna».
E le analisi preimpianto vietate?
«In questo caso la legge 40 nega uno dei maggiori progressi della medicina. Pare che il
legislatore ignori il vero obiettivo delle analisi preimpianto: quello di dare la possibilità a chi
è portatore di una malattia genetica di non trasmetterla ai propri figli. È stata vanificata la
grande speranza di ridurre in modo consistente il tragico peso umano e sociale di 30 mila
bambini che ogni anno nascono in Italia con gravi malformazioni».
Ma prima delle legge la fecondazione artificiale era una sorta di Far West. E in un campo
così delicato occorrono regole rigide a tutela della coppia con problemi di fertilità, a tutela
della donna aspirante mamma, a tutela del nascituro. O no?
«Una cosa è controllare i centri autorizzati, stabilendo le caratteristiche di efficienza e
sicurezza, fissare una legge quadro a cui fare riferimento... Altra cosa è limitare le libertà
individuali e porre barriere alla ricerca. La legge 40 è un passo indietro, non da Stato laico,
moderno, che crede nelle scoperte scientifiche da mettere a disposizione di tutti».
Prima di arrivare a varare la legge c’è stato un dibattito etico-politico decennale, che appare
assolutamente non risolto visto il prossimo appuntamento con i referendum. Nella
prefazione al libro con i pareri degli otto giuristi, lei parla di spirito anti scientifico e di
rivincita dell’irrazionale,
ricordando il Seicento, quando contemporaneamente migliaia di donne venivano bruciate
sul rogo come streghe e Newton, Cartesio e Galileo davano un nuovo assetto alla
concezione del mondo. E’ così anche la società attuale, quella che ha portato alla legge 40?
«Non proprio come in quell’epoca, ma "schizofrenica" sì: siamo travolti da un’ondata di

                                                                                              63
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


nuove scoperte e nuove tecnologie con le quali il nostro sistema etico-culturale fa fatica a
rapportarsi, a volte arrivando addirittura a negarle. E al tempo stesso dilaga il fenomeno dei
maghi o dei cartomanti che promettono di raccontarci come sarà il futuro».
Anche la legge 40 sarebbe espressione di questa schizofrenia?
«È un esempio di come si vogliano allontanare le scoperte scientifiche che il nostro sistema
etico-culturale non è pronto a elaborare. Per esempio, a dispetto o forse a causa dei
progressi della genetica, questa legge rappresenta dal punto di vista scientifico e civile un
passo indietro rispetto alla 194, che stabiliva che la libertà riproduttiva è parte inalienabile
dei diritti della persona e fa capo a quel principio di responsabilità individuale che è
caratteristica fondamentale di tutte le civiltà democratiche. La nuova legge, invece, fissa
precisi limiti alla procreazione assistita proprio ora che la genomica e le biotecnologie
hanno ampliato di fatto le possibilità tecniche della procreazione assistita. Addirittura vieta
la fecondazione eterologa, la tecnica più semplice e antica (risale al ’700) per risolvere la
sterilità di un maschio. È come se la libertà di autodeterminazione di un individuo fosse
inversamente proporzionale alla sua effettiva possibilità di esercitarla».
Paura e sfiducia nell’individuo o nella scienza?
«In tutti e due». - Mario Pappagallo

40 La faccia nascosta dell’Italia che ama Satana - Sarebbero almeno 500, secondo
      un recente censimento, le sette che si richiamano al diavolo
Avanti del 7 marzo 2005 - La palma della città più “nera” dello Stivale resta ancora a
Torino. Seguono a ruota la capitale e le città del Veneto. Intanto, per arginare un fenomeno
sempre più diffuso (e preoccupante) la Chiesa inaugura il primo corso per esorcisti
ROMA - Il clamore suscitato dal recente processo alle Bestie di Satana ha riacceso i
riflettori su fenomeno assai diffuso nel nostro Paese. Questo, nel momento in cui la Chiesa,
infrangendo uno storico tabù, andava ad inaugurare (presso l'Ateneo Pontificio Regina
Apostolorum di Roma) il primo corso di studi per esorcisti. Ma chi sono e quanti sono i
seguaci del demonio in Italia? I dati sulle sette, direttamente o indirettamente legate a
Satana, sono a dir poco allarmanti: siamo passati dalle 366 ufficiali attive sul territorio
nazionale, rilevate dal primo censimento del ministero degli Interni del 1994, alle
cinquecento registrate nel rapporto sul satanismo in Italia del telefono antiplagio nel 2004
(www.antiplagio.org ). Comunque data la segretezza in cui si svolgono le attività delle sette,
un reale censimento è pressoché impossibile. Considerando che molti centri sono segreti,
praticamente inaccessibili se non agli iniziati, si comprende quanto risulti difficile un
censimento reale. Secondo il Cesnur, il Centro studi sulle nuove religioni, gli aderenti
sarebbero addirittura un milione. Il culto al principe degli Angeli si concentra
prevalentemente tra Torino, cui spetta il "primato", seguita da Roma e dalle città del
Veneto. La setta più famosa è quella dei “Bambini di Satana” soprattutto per le vicende
giudiziarie che hanno coinvolto il suo leader Marco Dimitri. Conta circa sessanta adepti e ha
sede a Bologna. Si rifà alla Chiesa di Satana fondata da Anton La Vey nel 1966, coinvolta
spesso in vicende di abuso su minori e violenze sessuali, anche se di norma segue rituali
innocui. Le “Chiese di Satana di Torino” con quarantamila membri seguono un rituale
meno macabro rispetto ad altri gruppi. La “Confraternita Luciferiana” con sede a Roma,

                                                                                            64
                                              Miscellanea
                              sanità e non solo … tessere per il tuo mosaico
                          Promuovi libertà, giustizia, solidarietà, partecipazione
                             15 Marzo 2005 - a cura di luigi.sedita@poste.it


guidata dall'occultista Efrem del Gatto, conta circa 150 adepti. Il rito prevede flagellazioni
liberatorie e autolesioni a mani e braccia per offrire sangue a Lucifero. I 'Figli di Satana'
setta clandestina localizzata in Piemonte, dedita alla profanazione di cimiteri e 'Ierudole di
Ishtar' misterioso gruppo al femminile scoperto a Pescara, sono gruppi minori. Infine,
completa il quadro il 'Tempio di Set' la più importante setta satanica americana, fondata nel
1975 da Michael Equino, la cui sede italiana è a Napoli ed è accusata di aver organizzato
una messa nera nei sotterranei dello Stadio San Paolo. Tali sette rientrano in quello che gli
studiosi definiscono 'satanismo organizzato', riguardante una percentuale non significativa
della popolazione italiana. Ampiamente studiati i meccanismi di reclutamento dei nuovi
membri, sedotti attraverso il plagio. Il più usato è il “Love bombing”, gli aderenti della setta
bombardano d'amore il neofita, allo scopo di vincerne le resistenze. Segue l'isolamento dalla
famiglia, dal mondo esterno: l'unica realtà accessibile diventa il gruppo. La privazione del
sonno crea nel soggetto uno stato confusionale e suggestionabile. Se non si può affermare
che tutte le sette siano illegali o socialmente pericolose, è pur vero che nella maggioranza
dei casi è così. - Mariacristina Iermano




                                                                                            65

				
DOCUMENT INFO
Shared By:
Categories:
Tags:
Stats:
views:27
posted:8/7/2012
language:Italian
pages:65