Rischio biologico by MH93IVF

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									Rischio biologico

     Dr. M.G. Verso
 Sezione di Medicina del Lavoro
Dipartimento di Medicina Clinica
   e delle Patologie Emergenti
Università degli Studi di Palermo
         Agente biologico

   Qualsiasi microrganismo anche se
    geneticamente modificato, coltura
    cellulare ed endoparassita umano
    che potrebbe provocare infezioni,
    allergie o intossicazioni.
           Microrganismo

   Qualunque entità microbiologica che
    può riprodursi o trasferire materiale
    genetico: batteri, funghi, virus,
    parassiti, colture cellulari.
     Pericolosità di un agente
    biologico valutata in base:
   Infettività
   Patogenicità
   Trasmissibilità
   Neutralizzabilità

   Virulenza: insieme delle
    caratteristiche di infettività e
    patogeneticità.
              Infettività

   Capacità di un microrganismo di
    sopravvivere alle difese dell’organismo
    ospitante e di replicarsi all’interno.
            Patogenicità

   Capacità di un microrganismo di
    produrre malattia a seguito di
    infezione.
          Trasmissibilità

   Capacità di un microrganismo di
    essere trasmesso da un soggetto
    portatore ad uno non infetto.
          Neutralizzabilità

   Disponibilità di misure di profilassi per
    prevenire la malattia o terapeutiche
    per curarla.
Elenco principali attività a
  rischio agenti biologici
   Industrie alimentari
   Agricoltura
   Attività nelle quali vi è contatto con animali
    e/o prodotti di origine animale
   Servizi sanitari (comprese unità di
    isolamento e post-mortem)
   Laboratori clinici, veterinari e diagnostici
   Impianti di smaltimento rifiuti e raccolta
    rifiuti speciali potenzialmente infetti
   Impianti per la depurazione dei gas di
    scarico
       Esposizione di un
    lavoratore avviene per:
   Contatto diretto con l’agente
    (ingestione, aspirazione, ferite, ecc..)
   Effetti allergici e/o tossici dovuti a
    sostanze liberate dall’agente biologico
    (senza che sia avvenuto il contatto con
    lo stesso).
RISCHIO BIOLOGICO IN
 AMBIENTE SANITARIO
 Epatite B
 Epatite C
 Tubercolosi
 Infezione da HIV
 Antropozoonosi (Brucellosi,
  Rickettsiosi, Leishmaniosi,
  ecc…)
   Trasmissione diretta dall’infetto
    (cute, mucose, contatto sessuale)
   Trasmissione indiretta
    (flugge, vomito, feci, urine, sangue, pus)
   Trasmissione tramite vettore
    (zanzare, zecche, ecc.)
         Fattori favorenti:
-   Cute lesa
-   Immunodeficienze congenite
-   Immunodeficienze secondarie (leucemie, linfomi,
    terapie antiblastiche, cortisoniche, radianti,
    immunosoppressive, insufficienza epatica e
    renale)
                Epatite B

   Principale rischio infettivo in A.O.
   Virus a DNA di 42 nm
   Riproduzione virale a livello epatocitario
   Risposta immunitaria
   Co-infezione con virus D o δ
Epidemiologia infezione HBV
     Elevata frequenza in Africa Centrale,
      Sud-Est asiatico, bacino amazzonico e
      Cina (70-90%)
     Europa Meridionale, Giappone,
      America latina, Nordafrica: 20-55%
     Nordamerica, Australia, Europa
      Occidentale e Settentrionale: 5%
     Italia Meridionale > Settentrionale
     Personale sanitario: 25-50%
Trasmissione infezione HBV
    Trasmissione con sangue e suoi
     derivati
    Trasmissione con sperma, secrezioni
     vaginali, saliva, lacrime, sudore
    Trasmissione verticale:
     da madre a feto e da madre a neonato

 Modalità più frequenti: puntura con
 ago infetto, tagli accidentali
    Clinica infezione da HBV

   Tempo di incubazione: 6 sett - 6 mesi
   Epatite acuta: febbre, astenia, dispepsia,
    ittero, feci ipocromiche, urine ipercromiche;
    sindrome influenzale; asintomatica
   Epatite acuta fulminante: esito infausto
   Guarigione nel 95% dei casi
   Cronicizzazione in Epatite cronica
    persistente o in Epatite cronica attiva
    (cirrosi ed epatocarcinoma)
Prevenzione infezione HBV
    Prevenzione generica per malattie a
     trasmissione parenterale
    Prevenzione specifica: immunizzazione attiva

      Vaccinazione antiepatite:
     Vaccino a DNA ricombinante
     Vaccinazione gratuita per personale sanitario
     Schema vaccinale: 0-1-6 mesi
              Epatite C
 Virus a RNA
 Meccanismo diretto di citotossicità
 Minore potere infettante
 Trasmissione parenterale
 (trasfusione di sangue ed emoderivati)
 Epatite acuta frequentemente
  cronicizzantesi (50-60%):
  cirrosi epatica e carcinoma epatico
                          TBC

   Mycobacterium tubercolosis
   Infezione polmonare o extrapolmonare
    (reni, cute, ossa)
   Primo contatto: complesso primario asintomatico
   Periodo silente
   Formazione di ascessi freddi ad andamento torpido
    (polmoni, reni, ossa) colliquantesi in condizioni di
    immunosoppressione
       Rischio TBC per il
      personale sanitario
   Pazienti con tubercolosi polmonare
    aperta (ascesso aperto che scarica
    nell’albero respiratorio): colpi di tosse,
    starnuti
   Reparti a rischio: pneumologia,
    malattie infettive, laboratori
       Prevenzione rischio TBC

   Maschera facciale
   Test tubercolinico: Tine test o
    intradermoreazione di Mantoux
             Infezione da HIV
   Retrovirus a RNA
   Clinica: deperimento organico, linfoadenopatia,
    infezioni opportuniste, neuropatie
   Categorie a rischio: tossicodipendenti,
    omosessuali, bisessuali, emofilici
   Non esiste né prevenzione specifica, né terapia
   Minore resistenza ed infettività rispetto all’HBV
   Numero limitato di infezioni a carico del personale
    sanitario: inoculazione di sangue infetto,
    contaminazione di membrane mucose o lesioni
    cutanee
     D.Lgs. 81/2008
           Titolo X
Esposizione ad agenti biologici
          Art. 266-286
            Classificazione in 4 gruppi
                 agenti biologici
          secondo rischio di infezione (art. 268)
   Gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di
    causare malattie in soggetti umani;
   Gruppo 2: un agente che può causare malattie in
    soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è
    poco probabile che si propaghi nelle comunità e sono di
    norma disponibili efficaci misure profilattiche e
    terapeutiche;
   Gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in
    soggetti umani e costituisce un serio rischio per i
    lavoratori; l’agente può propagarsi nelle comunità ma di
    norma sono disponibili efficaci misure profilattiche e
    terapeutiche;
   Gruppo 4: un agente che può causare malattie gravi in
    soggetti umani e costituisce un serio rischio per i
    lavoratori e puo’ presentare un elevato rischio di
    propagazione nelle comunità; non sono disponibili efficaci
    misure profilattiche o terapeutiche.
   Nel caso in cui l’agente biologico non
    possa essere attribuito ad uno fra i due
    gruppi, esso va classificato nel gruppo
    di rischio più elevato tra le due
    possibilità.

   L’allegato XLVI riporta l’elenco degli
    agenti biologici di gruppo 2, 3, 4.
Art. 269 - Comunicazione

   Il D.L. che intenda esercitare attività che
    comportano uso di agenti biologici di
    gruppo 2, 3, 4 comunica all’Organo di
    Vigilanza territorialmente competente
    almeno 30 giorni prima dell’inizio dei
    lavori:
   nome e indirizzo dell’azienda, titolare.
   DVR.
            Art. 270 - Autorizzazione
   Il D.L. che intenda utilizzare un agente biologico di
    gruppo 4 deve munirsi di autorizzazione del
    Ministero della Sanità.
   La richiesta di autorizzazione è corredata dalle
    informazioni di cui al comma 1 art. 269 e
    dall’elenco degli agenti che si intende utilizzare.
   Autorizzazione rilasciata dai competenti uffici del
    Ministero della Salute sentito il parere dell’Istituto
    Superiore di Sanità.
   Durata autorizzazione: 5 anni (è rinnovabile).
   Il Ministero della Salute istituisce ed aggiorna un elenco di
    tutti gli agenti biologici di gruppo 4 dei quali è stata
    comunicata l’utilizzazione.
                      Art. 271
               Valutazione del rischio
   Il D.L. nella valutazione del rischio tiene conto di:
    -classificazione agenti biologici;
    -informazioni sulle malattie che possono essere
    contratte;
    -potenziali effetti allergici e tossici;
    -conoscenza di una patologia della quale è affetto un
    lavoratore, che è da porre in correlazione diretta
    all’attività lavorativa svolta;
    -eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità
    sanitaria competente che possono influire sul rischio;
    -sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici
    utilizzati.
Il DVR è integrato con i seguenti dati:

   fasi del procedimento lavorativo che
    comportano il rischio di esposizione ad
    agenti biologici;
   n° di lavoratori addetti;
   generalità RSPP;
   metodi e procedure lavorative adottate,
    misure preventive e protettive applicate;
   programma di emergenza contro rischi
    agenti gruppo 3 e 4.
   Il D.L. effettua nuovamente la valutazione
    dei rischi in occasione di modifiche
    significative dell’attività lavorativa ed
    in ogni caso trascorsi 3 anni dall’ultima
    valutazione effettuata.
                     Art. 272
    Misure tecniche, organizzative, procedurali
    Il D.L.:
   evita l’utilizzazione di agenti biologici nocivi;
   limita al minimo i lavoratori esposti o
    potenzialmente esposti;
   adotta misure collettive ed individuali di protezione;
   adotta misure igieniche per ridurre al minimo la
    propagazione accidentale fuori dal luogo di lavoro;
   usa il segnale di rischio biologico;
   elabora idonee procedure per prelevare,
    manipolare, trattare campioni di origine umana ed
    animale;
   definisce procedure di emergenza per affrontare
    incidenti;
   verifica la presenza di agenti biologici sul luogo di
    lavoro al di fuori del contenimento fisico primario;
   predispone i mezzi necessari per la raccolta,
    l’immagazzinamento e lo smaltimento dei rifiuti in
    condizioni di sicurezza, mediante l’impiego di
    contenitori adeguati;
   concorda procedure per la manipolazione ed il
    trasporto in condizioni di sicurezza di agenti
    biologici all’interno del luogo di lavoro.
              Articolo 273 - Misure igieniche

                            Il D.L. assicura che:
   i lavoratori dispongano dei servizi sanitari adeguati provvisti di
    docce con acqua calda e fredda, nonché di lavaggi oculari e
    antisettici per la pelle;
   i lavoratori abbiano in dotazione indumenti protettivi od altri
    indumenti idonei, da riporre in posti separati dagli abiti civili;
   i D.P.I. siano controllati, disinfettati e puliti dopo ogni
    utilizzazione, provvedendo altresì a far riparare o sostituire
    quelli difettosi prima dell'utilizzazione successiva;
   gli indumenti di lavoro e protettivi che possono essere
    contaminati da agenti biologici vengano tolti quando il
    lavoratore lascia la zona di lavoro, conservati separatamente
    dagli altri indumenti, disinfettati, puliti e, se necessario,
    distrutti.
   Nelle aree di lavoro in cui c'è rischio di
    esposizione è vietato assumere cibi e
    bevande, fumare, conservare cibi
    destinati al consumo umano, usare
    pipette a bocca e applicare cosmetici.
                     Articolo 274
 Misure specifiche per strutture sanitarie e veterinarie

Il D.L. presta particolare attenzione alla possibile presenza di
agenti biologici nell'organismo dei pazienti o degli animali e
nei relativi campioni e residui e al rischio che tale presenza
comporta in relazione al tipo di attività svolta.

Il D.L. definisce e provvede a che siano applicate procedure
che consentono di manipolare, decontaminare ed eliminare
senza rischi per l'operatore e per la comunità, i materiali ed i
rifiuti contaminati.
                Articolo 275 - Misure specifiche
                 per i laboratori e gli stabulari

          Il D.L. assicura che l'uso di agenti biologici sia eseguito:

a) in aree di lavoro corrispondenti almeno al II livello di contenimento, se
    l'agente appartiene al gruppo 2;
b) in aree di lavoro corrispondenti almeno al III livello di contenimento, se
    l'agente appartiene al gruppo 3;
c) in aree di lavoro corrispondenti almeno al IV livello di contenimento, se
    l'agente appartiene al gruppo 4.
 Nei laboratori comportanti l'uso di materiali con possibile contaminazione
    da agenti biologici patogeni per l'uomo e nei locali destinati ad animali
    da esperimento, possibili portatori di tali agenti, il D.L. adotta misure
    corrispondenti almeno a quelle del II livello di contenimento.
 Nei luoghi in cui si fa uso di agenti biologici non ancora classificati, il
    D.L. adotta misure corrispondenti almeno a quelle del III livello di
    contenimento.
    Articolo 277 - Misure di emergenza

   Se si verificano incidenti che possono provocare
    la dispersione nell'ambiente di un agente
    biologico appartenente ai gruppi 2, 3 o 4, i
    lavoratori devono abbandonare immediatamente
    la zona interessata, cui possono accedere
    soltanto quelli addetti ai necessari interventi, con
    l'obbligo di usare gli idonei mezzi di protezione.
   Il D.L. informa al più presto l’organo di
    vigilanza territorialmente competente, nonché i
    lavoratori ed il RLS, dell'evento, delle cause
    che lo hanno determinato e delle misure che
    intende adottare, o che ha già adottato, per
    porre rimedio alla situazione creatasi.

   I lavoratori segnalano immediatamente al
    datore di lavoro o al dirigente o al preposto,
    qualsiasi infortunio o incidente relativo all'uso
    di agenti biologici.
       Articolo 278 - Informazione e formazione
    Il D.L. fornisce ai lavoratori informazione, istruzioni
    e formazione per quanto riguarda:
   i rischi per la salute dovuti agli agenti biologici
    utilizzati;
   le precauzioni da prendere per evitare l'esposizione;
   le misure igieniche da osservare;
   la funzione degli indumenti di lavoro e protettivi e
    dei D.P.I. ed il loro corretto impiego;
   le procedure da seguire per la manipolazione di
    agenti biologici del gruppo 4;
   il modo di prevenire il verificarsi di infortuni e le
    misure da adottare per ridurne al minimo le
    conseguenze.
   L'informazione e la formazione sono fornite prima
    che i lavoratori siano adibiti alle attività in
    questione, e ripetute, con frequenza almeno
    quinquennale, e comunque ogni qualvolta si
    verificano nelle lavorazioni cambiamenti che
    influiscono sulla natura e sul grado dei rischi.

   Nel luogo di lavoro sono apposti in posizione ben
    visibile cartelli su cui sono riportate le procedure
    da seguire in caso di infortunio od incidente.
           Articolo 279
      Prevenzione e controllo
   I lavoratori addetti alle attività per le quali
    la valutazione dei rischi ha evidenziato un
    rischio per la salute sono sottoposti alla
    sorveglianza sanitaria.
Primo obiettivo della S.S.

   identificare il più precocemente possibile,
    tutti coloro che, per diverse cause di
    predisposizione hanno una probabilità più
    elevata di contrarre malattie in funzione
    dell’attività svolta
                         cioè
   deve in primo luogo identificare i lavoratori
    che possono essere considerati
    ipersuscettibili nei confronti dei F.R. da
    agenti biologici
Il D.L., su conforme parere del MC, adotta misure
protettive particolari per quei lavoratori per i quali,
anche per motivi sanitari individuali, si richiedono
misure speciali di protezione, fra le quali:

a) la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei
lavoratori che non sono già immuni all'agente
biologico presente nella lavorazione, da somministrare
a cura del MC;

b) l'allontanamento temporaneo del lavoratore.
   Ove gli accertamenti sanitari abbiano
    evidenziato, nei lavoratori esposti in modo
    analogo ad uno stesso agente, l'esistenza
    di anomalia imputabile a tale esposizione,
    il Medico Competente ne informa il datore
    di lavoro.
      Sorveglianza sanitaria

   visita preventiva;

   visita periodica;

   dopo la cessazione dell'attività che
    comporta rischio di esposizione a
    particolari agenti biologici.
Il MC fornisce ai lavoratori adeguate
informazioni sul controllo sanitario cui
sono sottoposti e sulla necessità di
sottoporsi ad accertamenti sanitari
anche dopo la cessazione dell'attività che
comporta rischio di esposizione a particolari
agenti biologici, nonché sui vantaggi ed
inconvenienti della vaccinazione e della non
vaccinazione.
                      Art. 280
         Registro degli esposti
       e degli eventi accidentali
   I lavoratori addetti ad attività comportanti uso di
    agenti del gruppo 3 o 4 sono iscritti in un registro,
    istituito ed aggiornato dal datore di lavoro,
    in cui sono riportati per ciascuno di loro l’attività
    svolta, l’agente utilizzato e gli eventuali casi
    di esposizione professionale.

   Il D.L. cura la tenuta di tale registro tramite il
    MC.

   RSPP e RLS hanno accesso a tale registro.
   Il D.L. consegna copia del registro all’Istituto
    Superiore di Sanità, all’ISPESL ed all’Organo
    di Vigilanza competente per territorio
    comunicando ad essi ogni 3 anni le variazioni
    intervenute;

   Il D.L. comunica all’ISPESL ed all’Organo di
    Vigilanza competente per territorio la
    cessazione del rapporto di lavoro;

   Il D.L. consegna all’ISPESL le relative cartelle
    sanitarie e di rischio alla cessazione del rapporto
    di lavoro;
   in caso di cessazione dell’attività
    dell’azienda il D.L. consegna:

    -copia del registro a Istituto Superiore di
    Sanità, Organo di Vigilanza competente per
    territorio, ISPESL.


    -cartelle sanitarie e di rischio all’ISPESL.
   in caso di assunzione di lavoratori che hanno
    esercitato attività che comportano rischio di
    esposizione allo stesso agente richiede all'ISPESL
    copia delle annotazioni individuali contenute
    nel registro, nonché copia della cartella sanitaria
    e di rischio;
   tramite il MC comunica ai lavoratori interessati le
    relative annotazioni individuali contenute nel
    registro e nella cartella sanitaria e di rischio, ed
    al RLS i dati collettivi anonimi contenuti nel
    registro.
   Registro degli esposti e cartelle
    sanitarie e di rischio conservate dal
    datore di lavoro fino a risoluzione del
    rapporto di lavoro e dall’ISPESL fino a
    10 anni dalla cessazione dell’attività
    che espone ad agenti biologici.

   Nel caso di agenti, per i quali è noto che
    possano provocare infezioni consistenti o
    latenti o che danno luogo a malattie con
    recrudescenza periodica per lungo tempo,
    tale periodo è di 40 anni.
   A sua volta l’ISPESL trasmette
    annualmente al Ministero della Salute i dati
    sintesi relativi alle risultanze del registro
    degli esposti.

   Inoltre presso l’ISPESL è tenuto anche un
    registro dei casi di malattia o di decesso
    dovuti ad agenti biologici, i cui dati sono
    trasmessi sempre al Ministero della Salute,
    che fornirà alla commissione CE, su
    richiesta, informazioni.
           Norme di comportamento
                dei lavoratori
    Tenere aperti i recipienti contenenti gli agenti
     biologici solo per il tempo strettamente necessario
    Evitare il travaso di prodotti pericolosi in contenitori
     non idonei, privi di indicazioni sul contenuto
    Evitare di assumere cibi, bevande ed evitare di
     fumare in aree di lavoro
    Abbandonare immediatamente la zona interessata in
     caso di dispersione nell’ambiente di un agente
     biologico di gruppo 2, 3, 4
    Segnalare immediatamente al D.L. infortuni o
     incidenti
    Osservare le indicazioni riportate sulle etichette e
     sulle schede di sicurezza
    Utilizzare i D.P.I. in funzione del rischio biologico in
     esame (guanti, camice, maschere, occhiali, ecc…)
    Lavaggio delle mani
    (accurato, frequente, prolungato)

								
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