il contesto educativo1 by ow1i5I

VIEWS: 7 PAGES: 40

									      PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
          ASSESSORATO ALL’ISTRUZIONE
            SERVIZIO SCUOLA DELL’INFANZIA

      FEDERAZIONE PROVINCIALE SCUOLE MATERNE



CONCORSO RISERVATO PER INSEGNANTI DI SCUOLA DELL’INFANZIA
                     Pergine-Rovereto-Trento
                        14 gennaio 2006


           Il contesto educativo
           gioco e organizzazione scolastica


       Bianca Bertol, Patrizia Fellin, Mirella Salvadori
                 Coordinatrici pedagogiche
Didattica attiva:la centralità del gioco

Il gioco è una cosa seria,
la più seria attività dell’infanzia

                              Bruner
     Riferimenti teorici
1. Jean Piaget
•    il gioco si colloca nella teoria dello sviluppo cognitivo (processo
     di “formazione del simbolo”)
•   il gioco consolida capacità già acquisite attraverso la ripetizione e
    l’esercizio
•   rafforza nel bambino il sentimento di poter agire efficacemente
    sulla realtà: nella fantasia non esistono insuccessi.


2. Lev Vygotskij
•   non si limita agli aspetti cognitivi, ma rivolge la sua attenzione ad
    affetti, motivazioni, circostanze interpersonali che ne stanno all’origine
•   il gioco rappresenta una risposta originale a bisogni non soddisfatti

•   il gioco costituisce una fase di transizione nel processo di separazione
    del significato dall’oggetto reale

•   il gioco apre una zona di sviluppo prossimale
3.       Donald Winnicot
•       serietà del gioco, che nasce dal bisogno di conciliare il mondo interno
        con i vincoli della realtà esterna
    •   il gioco si colloca nel campo di esperienza dell’illusione, che nasce
        da una relazione di fiducia tra il bambino e la madre. Nel
        gioco il bambino sperimenta il distacco

•       il gioco è un esercizio di controllo sul reale


4. George Mead – Gregory Bateson
    •   considerano la funzione del gioco nella realtà interpersonale

    •   il gioco è una delle condizioni sociali al cui interno emerge il Sé,
         attraverso i processi socio-cognitivi di assunzione di ruolo e di
         prospettiva (Mead)
    •   il gioco permette l’esercizio delle abilità metacomunicative: giocando
        si comunica su qualcosa che non esiste
5.       Jerome Bruner

 •       Esamina le potenzialità del gioco nei processi di apprendimento


     •   Dopo le ricerche condotte afferma che:


          il gioco strutturato è caratterizzato da una complessità
         cognitiva, che motiva a ricercare strategie di soluzione dei
         problemi


            il gioco meno strutturato richiede abilità (coordinazione dei
         ruoli, alternanza dei turni…) che rafforzano la competenza sociale
Dalle teorie agli orientamenti

  Il gioco è una tappa evolutiva necessaria,
  orientata ad esplorare l’ambiente, a cimentarsi con
  la novità e la complessità in condizioni
  semplificate, a mettere alla prova emozioni e
  sentimenti mediante oggetti sostitutivi e
  comportamenti simulati, ad anticipare l’impegno
  futuro di affrontare la realtà con sicurezza e
  padronanza, ad adempiere a compiti ben definiti,
  finalizzati e socialmente condivisi.

                                (Dagli Orientamenti)
Il gioco
 rappresenta l’ attività principale nel processo
  evolutivo e formativo

 le sue principali, irrinunciabili
  caratteristiche sono:

    La creatività

    Il cambiamento

   Il possibile
La creatività    La creatività
                 la capacità di combinare diversamente i
                 dati e le informazioni che già si
                 posseggono o di ricavarne di nuovi
                 mediante un’azione di accostamento,
                 analogia, analisi….



Il cambiamento   Il cambiamento
                 capacità di modificare le situazioni
                 normalmente vissute cambiando i punti
                 di riferimento

Il possibile     Il possibile
                 capacità di intervenire attivamente sul
                 mondo facendolo essere in modi
                 diversi, aprendo così nuovi orizzonti,
                 costruendo nuove esperienze da cui
                 prendere il via per ulteriori scoperte,
                 conquiste, cambiamenti
Come apprendimento
È il modo di apprendere e di prendere possesso
della realtà dei bambini e delle bambine, è un modo
per cercare di capire come si fa a diventare grandi,
rappresenta un modo per mettersi alla prova, per
prendere coscienza di se stessi



Come creatività
Sviluppa la creatività, permettendo una
rielaborazione in chiave ludica dei valori della cultura
di appartenenza



Come condivisione
Rende possibile l’incontro e l’aggregazione ma
anche lo scontro, l’accordo, il litigio, la risata, in una
gamma di emozioni da condividere con altri
Come                      • in momenti diversi e con differenti
gioca il                  modalità (nel momento dell’entrata per
                          prendere il “ritmo” della giornata, nel
bambino                   momento dell’attività di gruppo, prima del
                          sonno …
Entrando in relazione
con i diversi materiali
attraverso i sensi

                          • in spazi diversi ( spazi organizzati o open
                          space )
Trovando legami



Scoprendo differenze
                          • con materiali diversi ( che invitano
                          all’esplorazione, scoperta, stimolando la
Rappresentando            creatività)
simbolicamente
Proviamo a classificarlo
Esistono diverse classificazioni di gioco, legate ai diversi
punti di vista del teorico che le ha elaborate
( antropologico, filosofico, pedagogico …).
La riflessione pedagogica più vicina all’età dei bambini
nella scuola dell’infanzia porta a considerarne alcune in
modo principale:

•   il gioco di esplorazione
• il gioco simbolico
• il gioco sociale
Il gioco di esplorazione
• Nasce dall’esigenza di conoscere e occupa
  intensamente i bambini nei primi due anni
  di vita
• Fino ai 12/18 mesi è individuale

• Coinvolge i 5 sensi

• Aiuta a sviluppare l’intelligenza senso-motoria: il
  bambino pensa agli oggetti che percepisce in quel
  momento

• Facilita l’acquisizione di determinate capacità, per
  rendere poi disponibili per nuovi sviluppi le energie
  liberate dal controllo raggiunto su specifiche
  competenze (Bruner)
Il gioco sociale
                      Il bambino è inserito in un contesto
                      sociale, tuttavia il suo gioco non viene
    Gioco solitario   influenzato dai bambini vicini.

                      Pur giocando da solo, il bambino svolge
   Gioco parallelo    un’attività simile a quella dei compagni.
                      Il bambino sperimenta attività simili ma
                      non identiche. Interagisce con i
                      compagni, ma il progetto di gioco rimane
  Gioco associativo   individuale.

                      Tra i bambini c’è uno scambio e anche
  Gioco cooperativo   un adattamento

                      I bambini collaborano in vista di un
                      progetto comune, condividendo ruoli e
Gioco complementare   regole.
Il gioco simbolico tra i 3 e i 6 anni


consente al bambino di agire in assenza degli oggetti reali
e di rivivere, rielaborare, ricordare e ricostruire eventi
staccati dall’esperienza diretta e concreta



è la base su cui si sviluppa il pensiero rappresentativo
grazie al quale è possibile interagire, comunicare


è una simulazione (oggetti, persone, tempi e luoghi come
se fossero altri)
è un’interpretazione (nel “far finta” più che imitare si
interpreta, si commenta, si esagera, si evidenzia.
La realtà e l’esperienza possono essere modificate.
Il far finta esprime il modo di intendere e di sentire le cose del
bambino)

richiede competenze specifiche di natura cognitiva,
linguistica, sociale


richiede che vengano esplicitati, negoziati e condivisi i
significati
Gioco e didattica: quale relazione?
Per essere autentico, il gioco deve nascere da una
motivazione intrinseca: è il bambino che decide se, con
chi, con che cosa e per quanto tempo giocare.


Il gioco ci parla quindi del bambino e deve essere una
risorsa indispensabile della didattica.

Gli operatori scolastici sono tenuti a prestare attenzione alle
espressioni spontanee del gioco infantile, assicurando le
condizioni più adeguate per cogliere puntualmente i momenti
in cui si manifestano, i contenuti di esperienza che
rappresentano e i significati che veicolano.
                                         ( Dagli Orientamenti)
Gioco e didattica
il gioco per il bambino è                Le insegnanti, osservando,
un’attività:                          possono ricavare informazioni
                                                 preziose relative a:
Spontanea                           Come il bambino approccia e si
                                    rapporta con la realtà
Di finzione                         Come comprende la realtà e la
                                    rielabora
Che aiuta a rielaborare la realtà   Come utilizza le diverse modalità
                                    espressive (verbale, gestuale…)
Totalizzante                        Come il bambino partecipa al
Richiede la messa in atto di        gioco e quali dimensioni ( affettiva,
diverse funzioni (cognitiva,        emotiva, cognitiva, sociale)
emotiva, sociale, affettiva)        emergono
Piacevole e divertente              Come è coinvolto emotivamente e
                                    quanto riesce a partecipare
                                    attivamente
L’attività ludica costituisce una delle dimensioni
essenziali dell’esperienza infantile e va assunta,
pertanto, tra gli elementi qualificanti di una didattica
mirata a fare della scuola un contesto sensibile e
ricettivo verso i bisogni evolutivi dei bambini.

                                     (Dagli Orientamenti)
Stimoli di riflessione

quale ruolo l’insegnante deve assumere per garantire
un’autentica esperienza ludica e per utilizzare questa
esperienza ai fini didattici?



come organizza e sostiene i gruppi di bambini?



quale contesto per il gioco nella scuola dell’infanzia?
Per garantire un’autentica esperienza ludica e per
utilizzare questa esperienza ai fini didattici,
l’insegnante dovrebbe, di volta in volta, assumere il
ruolo di:


Regista (organizza il contesto)


Facilitatore (crea un clima emotivo positivo)


Promotore ludico (partecipa dall’interno come “partner
esperto”)


Mediatore che fa cogliere la continuità tra le esperienze che i
bambini stanno vivendo e il mondo adulto
Predisposizione del contesto di gioco

dal latino
contexère: tessere insieme
contextus: tessuto, trama, nesso, legame


I fili di questo tessuto all’interno della scuola,
sono gli elementi della didattica indiretta:



    GLI SPAZI                        I MATERIALI

     I TEMPI                           I GRUPPI
Si tratta di realizzare un ambiente accogliente
e stimolante, finalizzato a suggerire una tipologia
articolata di mappe e percorsi, ad evocare ruoli ed
eventi e a disporre territori stabilmente connotati
così come aree di libero movimento da adattare
flessibilmente anche alle esigenze dell’improvvisazione
ludica temporanea

                                      (Dagli Orientamenti)
Per apprendere i bambini hanno
bisogno di un contesto che:


Incoraggi l’esplorazione e la curiosità


Sostenga la motivazione alla conoscenza


Consenta l’abitudine alla riflessione
Lo spazio è’ il risultato
dell’interazione continua tra
i tre mondi dell’esperienza




Fisico materiale                Strutture architettoniche, arredi, oggetti


Cognitivo personale             Ricordi, emozioni, relazioni, schemi di
                                movimenti e conoscenze spaziali


Culturale                       Tempi e spazi organizzati secondo un
                                pensiero pedagogico
          Progettare lo spazio: quali criteri?
                             Alcune scene devono durare nel tempo,
Progettare didatticamente    poiché la loro stabilità consente di
l’ambiente significa         attribuire significati duraturi alle attività
considerare lo spazio non    che si svolgono e alla loro memoria
come un contenitore ma
come un contesto attivo,
come supporto capace di      Altre possono variare a seconda della
suggerire l’azione, di       progettazione
accompagnarla e di
inquadrarla analogamente     Altre devono poter essere strutturate dai
alla scena di un teatro      bambini stessi, essere polivalenti per
                             giochi spontanei e di finzione
           Progettare lo spazio: quali criteri?
                               Predisporre gli spazi che permettano
                               ai bambini aggregazioni diversificate,
Offrire ai bambini             a seconda dei loro interessi, delle
molteplici occasioni di        esigenze, delle diverse attività
adattamento e padronanza
dell’ambiente con
occasioni di identificazione   Allestire situazioni che stimolino
e rassicurazione nella         attività e linguaggi diversi
consuetudine, momenti di
competenza ed autonomia
nelle novità e nel             Definire con i bambini uno spazio per
                               accogliere le diverse modalità di
cambiamento
                               informazione, comunicazione, storia
                               delle loro esperienze
Lo spazio             Stabilità/evoluzione
come dimensione       Non è assenza di cambiamento
trasversale
                      Spazio riempito di segni che permettono di: riconoscersi, riconoscere
nell’organizzazione
scolastica:           situazioni e momenti, organizzare azioni, muoversi sicuri


• componente          Significatività
silenziosa ma         Spazio che comunica qualcosa di chi lo occupa
fortemente            Che parla al bambino di sé, degli altri e degli interessi
comunicativa
                      Sollecita scoperte e conoscenze con molteplici possibilità
                      organizzative (zone aperte/chiuse)
• Fa incontrare
esperienze di         Diversità
adulti e bambini      Per rispondere ad esigenze diverse (es. per età)
                      situazioni diverse (sezione/gruppi)
• E’ perno della      progetti diversi (angoli/ laboratori …)
progettazione
educativa             Caratterizzazione
                      spazio organizzato in funzione dell’attività proposta (es. marcatori di
                      contesto, tracce che ricordano la provenienza
• Luogo aperto a
diverse esperienze
                      Condivisione
                      Spazi che raccontano, informano e sono luogo di incontro
Tipologie
di spazi

 Spazio sezione
 • Il nome crea identità di gruppo
 • Primi legami con i compagni
 • spazio cuscinetto, trait d’union casa scuola
 • è costruzione sociale
 • è luogo di raccolta dei segni di lavoro del bambino


 Spazio ingresso
 • carta di presentazione della scuola
 • dà informazioni, accoglie e saluta i bambini
 • costruisce relazioni
Spazio del gruppo
• spazio per esperienze mirate
• segno della flessibilità di un organizzazione
che si modula in rapporto alle situazioni

Spazi dedicati alle routine
• spazio per la cura
• per il pranzo
• per il sonno


Altri spazi
• per il movimento (interno/esterno)
• gioco simbolico
• per l’esplorazione e l’espressività
• spazio per la privacy morbido/nicchie)
L’ambiente parla, manda messaggi
e riveste un ruolo fondamentale
LO SPAZIO PER IL BAMBINO




Favorisce le relazioni
interpersonali

Risponde al bisogno di privacy


Consente l’esplorazione


Trasmette sicurezza
LO SPAZIO PER GLI INSEGNANTI



Favorisce la realizzazione di progetti
educativo - didattici

Facilita gli incontri con i colleghi e i
genitori in un ambiente confortevole

Offre spazi adeguati per star bene e
sentirsi a proprio agio
LO SPAZIO PER IL PERSONALE AUSILIARIO



Facilita l’incontro e lo scambio di idee

Permette il coinvolgimento di tutti nella
realizzazione di iniziative comunitarie
LO SPAZIO PER I GENITORI


Li fa sentire a proprio agio nella
scuola


Offre luoghi di scambio accoglienti
e a misura di adulto

Facilita la partecipazione attiva per
realizzazione di progetti
I materiali


  La scuola dell’infanzia potrà avvalersi di vari sussidi
  didattici –materiali naturali, poveri, informali, strutturati e
  semistrutturati, di recupero; oggetti costruiti a scuola;
  produzioni a stampa; materiali audio e video; giochi e
  giocattoli sia semplici sia tecnologici - il cui impiego deve
  prevedere un uso diversificato e la possibilità di associarli
  ad altri mezzi, deve permettere l’accesso non solo ai
  singoli, ma anche alla collaborazione in coppia o in
  piccoli gruppi e deve consentire al bambino di rendere
  conto ai compagni ed all’insegnante delle operazioni che
  compie e del loro significato.
                                            (Dagli Orientamenti)
La scelta dei materiali: quali criteri?

La ricerca da parte degli insegnanti deve essere
attenta e deve orientarsi verso quelle proprietà degli
oggetti che stimolino tutte le funzioni, in una fase
dello sviluppo in cui la sensibilità, la curiosità e la
competenze percettivo-sensoriali sono altissime.



I bambini imparano a conoscere il mondo attraverso le
percezioni e le emozioni. Gli scaffali della scuola devono
diventare espositori invitanti, suggeritori di esperienze
che incoraggiano il piacere del fare, la sperimentazione,
l’interazione e la rielaborazione.
Didattica indiretta: il tempo

  L’organizzazione dei tempi deve essere in grado di
  coniugare le esigenze di funzionalità con le istanze
  educative, in modo tale da assicurare al bambino
  riferimenti temporali stabili ed articolati, che gli consentano
  di prendere coscienza di eventuali cambiamenti suggeriti
  dalle situazioni. È importante rispettare i tempi ed i ritmi
  relativi all’apprendimento (tempi di attenzione e di
  stanchezza) ed all’ esecuzione (caratteristiche
  temperamentali e fisiche), tenero conto anche delle
  diverse forme di esperienza temporale nel corso della
  giornata scolastica (anticipo-posticipo, ingresso - uscita),
  avere cura di passare da momenti di forte coinvolgimento
  e partecipazione ad altri di intimità e tranquillità.

                                           (Dagli Orientamenti)
I tempi della giornata

E’ necessario saper organizzare l’arco della giornata in modo
da garantire ai bambini un ritmo di vita sostenibile


• Un ritmo fatto di tempi formali e di tempi informali
• Un ritmo fatto di tempi collettivi e tempi privati, di tempi
strutturati e di tempi a gestione individuale
• Un ritmo di tempi adeguati per svolgere ogni attività senza
fretta, comprese le routine ( ricche di apprendimenti nascosti)
• Un ritmo di tempi che prevede di ritrovarsi da solo o in
piccolo gruppo per avere il tempo di rielaborare le
esperienze per integrarle
•Un ritmo che consenta di gustare il tempo, di
appropriarsene, di gestirlo autonomamente
•Un ritmo che concilia i tempi del bambino e la presenza
dell’adulto
Le interazioni sociali

  Fermo restando che la sezione conserva la sua funzione
  di luogo primario di riferimento per i bambini e le bambine,
  la scuola dell’infanzia si caratterizza anche per la sua
  flessibilità organizzativa. Occorre quindi superare le
  modalità puramente amministrative di raggruppare i
  bambini e di abbinarli agli insegnanti, per cui appare
  importante la progettazione di attività intersezionali, la
  previsione di attività individualizzate e la formazione di
  gruppi eterogenei.
                                 (Dagli Orientamenti)
               Dinamismo nella formazione dei gruppi
                per gli adulti
                intesa operativa a livello di scuola
Implicazioni
                per i bambini
                avere chiaro con chi, dove e quando andare




                favorisce l’educazione sociale
                e affettivo-emotiva in termini di iniziativa e indipendenza

Vantaggi
                consente ai bambini di sperimentarsi in contesti relazionali
                differenziati sia dal punto di vista dei compagni, che da quello
                degli adulti
I RIFERIMENTI NORMATIVI
LEGGE PROVINCIALE 13/77 e ss.mm
     ART. 5 ORGANIZZAZIONE

IMPOSTAZIONE
•sezioni, per ciascuna due insegnanti;
•evitare divisioni per età e sesso;
•sezioni aperte alla costituzione di gruppi mobili intersezionali;
•di norma 25 bambini e non meno di 15.

TEMPI
• non meno di 10 mesi all’anno, 5 giorni alla settimana, 7 ore al giorno;
• il comitato stabilisce il calendario e l’orario scolastico.

   ART.15 COLLEGIO DEL PERSONALE

COLLEGIALITÀ
presso ogni scuola è istituito il collegio del personale composto da tutto il personale che presta servizio nella
scuola con compiti di:
•organizzazione dell’attività della scuola e del personale;
• cura dei rapporti con i genitori;
• collegamento con il comitato di gestione;
• programmazione, iniziative di scambio di informazioni sulle esperienze;
• proposte;
•determinazione ( solo insegnanti) dei criteri di attuazione degli orientamenti.

								
To top