L'intarsio appare intorno al terzo secolo avanti Cristo nelle zone by 6f6g5Yt

VIEWS: 0 PAGES: 6

									                                              L’intarsio
L'intarsio appare intorno al terzo secolo avanti Cristo nelle zone dell'Asia Minore e col passare del tempo
si diffonde in Europa ed in particolare in Italia, dove compare con il nome di "Tarsia" al tempo
dell'impero romano. Scatole, cofanetti, oggetti di legno erano generalmente coperti di stucco e di pittura.
L'impiego del legno al naturale era cosa nuova che esigeva l'opera di intarsiatori abili nel ritagliare sottili
lamine e nel variare i colori per mezzo dei legni diversi che si potevano rinvenire in Italia come l'ebano,il
cipresso, il bosso e il noce. Alla fine del xv secolo si ricorse alla tintura. Inizialmente si sfruttò soprattutto
il contrasto dei toni chiari, dati dalla fusaggine del bosso, e di quelli scuri per i quali si usavano l'ebano ed
il noce. Le ombreggiature si ottenevano annerendo il legno col ferro rovente quando le lamine erano già
applicate con il mastice. L'invenzione di un procedimento che permetteva di tingere il legno per mezzo
della bollitura sarebbe dovuta, secondo i Vasari, a frà Giovanni da Verona, mentre altri attribuiscono la
scoperta ai fratelli Lendinara. Inizialmente la tarsia fu detta "certosina" e consisteva in tasselli di essenza
di legno, intarsiate con figure semplici e stilizzate, inserite in un'asse di massello con incastri tanto
perfetti da essere bloccati senza l'uso della colla. Per più di mille anni non si eseguirono più lavori ad
intarsi, poi la tecnica tornò alla ribalta soprattutto in Toscana ove venivano applicate nuove tecniche
quali la "tarsia geometrica" che implica la copertura totale della struttura su cui si desiderava riportare
l'intarsio con parti di listra (l'impiallacciatura non era ancora stata scoperta) assemblate tra loro…. Non
conoscevo le radici remote di questa arte tanto complessa quanto efficace per rendere palpitante un
dipinto. Perché di dipinto si tratta essendo "l'impiallacciatura" applicata su un disegno ispirato
predisposto in precedenza. Immagino che l'abilità dell'intarsiatore debba essere di grado molto avanzato
per far combaciare i vari brani di legni diversi. Ma la sensibilità deve essere altrettanto eccezionale per
riprodurre la composizione, sotto il profilo cromatico, e le ombreggiature determinate dai giochi di luce.
Credo che dalla stessa tecnica sia scaturita in seguito l'attività artigianale molto diffusa nell'area intorno
a Sorrento che ha reso addirittura di livello semi-industriale la produzione di tavolini, vassoi, quadri,
scatole, scrigni. Ma è tutt'altra cosa il prodotto della lavorazione a mano, essendo vibrante e curato nei
particolari e nei dettagli ed essendo dei pezzi unici e irripetibili. Nel senso suddetto il quadro riportato
rende efficacemente il movimento dei cavalli attraverso la luce che sembra inseguirli, dando particolare
risalto all'animale in primo piano.

                                                                                    FLAVIA VIZZARI
I Piallacci più usati per realizzare dei lavori in “Tarsia”
In commercio esistono numerosi tipi di piallacci di essenze diverse, nazionali ed esotiche, le
cui caratteristiche e colorazione, e perfino la denominazione, possono variare da fornitura a
fornitore.
Alcuni tipi di riallaccio (come le radiche) hanno la tendenza ad imbarcarsi o ondularsi; in
alcuni casi si possono “stirare” bagnandoli e tenendoli ben pressati per alcune ore; in altri
casi (pochi per la verità) c’è ben poco da fare e non resta che scegliere le parti di foglio che
sono piatte.
Il legno per piallacci oggi è disponibile in due tipi, ottenuti con lavorazioni diverse.
Il tipo da taglio è normalmente in fogli dello spessore di 0,7- 0,8 mm ricavati tagliando i
tronchi in direzione longitudinale rispetto agli anelli.
Il secondo tipo, a buccia è ottenuto facendo ruotare velocemente e con continuità i tronchi in
una macchina che li “sbuccia” e ne ricava una specie di rotolo.
Questo tipo di riallaccio dà una varietà differente di disegno di venature.
Ma bisogna scegliere con cura anche il tipo di essenza, perché non tutte sono di facile
lavorazione per l’intarsio.
Alcuni tipi mostrano venature troppo evidenti, altre le hanno troppo dure, e possono venir
tagliate solo con difficoltà e molta fatica, come per esempio il palissandro, l’ebano o il
wengè.
Non sempre però si riesce a fare a meno di queste essenze, perché sono tra le poche ad avere
una colorazione particolare, che va dal bruno scuro fin quasi al nero.
La tonalità dei piallacci si potrebbe modificare in teoria con mordenti, ma è una tecnica che
non viene usata, se non in casi di assoluta necessità ed è comunque sconsigliabile perché si
rischia di far “imbarcare” i fogli.
Inoltre la carteggiatura asporta in genere la tinta applicata, facendo riaffiorare il colore
originale dell’essenza.
Piuttosto, per scurire la tinta di una essenza verso toni brunastri, si può ricorrere
all’accorgimento di immergere i pezzi di riallaccio (necessariamente piuttosto piccoli) in
sabbia arroventata raccolta in un recipiente metallico (già tolto dalla fiamma).
Controllate l’andamento della bruciatura e non prolungate eccessivamente il trattamento.
Anche questo procedimento ha però i suoi inconvenienti come il rendere fragile i pezzi dato
che il legno perde elasticità. Quindi, cautela.
Vi elenchiamo alcuni tipi di essenze con relative caratteristiche, maggiormente utilizzate
nell’intarsio.
Il numero di ogni voce si riferisce alle figure con i corrispettivi numeri.

1 – Acero a occhio di pernice
La particolarità di questo tipo di riallaccio di acero, ottimo da lavorare, è nella sua venatura
punteggiata, chiamata “a occhio di pernice”.
E’ molto decorativo e il caratteristico disegno conferisce ad ogni lavoro di intarsio una nota
di distinzione.

2 – Acero
Con questa essenza potrete provare grandi soddisfazioni, nel vero significato della parola.
E’ tenera, e si lascia facilmente tagliare anche trasversalmente alla venatura.Essendo la più
chiara, può venir usata per tutte le parti che devono apparire bianche nelle tavole.
3 – Betulla
Ha un delicato color rosato e si presta bene ad essere lavorata ed intagliata essendo un legno
morbido ed elastico.
La venatura fiammata la rende di grande interesse per l’intarsio.
Nel caso della radica la superfice leggermente ondulata può tuttavia creare dei problemi:
deve venir messa in pressa e incollata su un giornale per essere “stirata”.

4 – Frassino
E’ uno dei legni peggiori da lavorare, perché le fibre sono alternate, molto dure e molto
tenere, e quindi non si taglia con molta facilità; tagliando lungo la vena è facile che il
taglierino venga deviato; è anche fragile, e si strappa facilmente.
Conviene incollarlo su un foglio di giornale prima di tagliarlo.
Si può sfruttare l’effetto decorativo dato dal contrasto tra gli anelli di accrescimento.

5 – Pero
Essenza forte, di tipo duro.
Nelle piante giovani è quasi bianco, mentre in quelle più vecchie è rossastro.
Ha una struttura a fibre uniformi e si taglia bene in ogni direzione.
Molti legnami offerti come essenze esotiche sono in realtà di pero.

6 – Mogano
La sua attitudine all’impiallacciatura è ottima, meglio ancora del noce.
Se ne ottengono fogli molto piatti che si tagliano facilmente; si rompe però con facilità.
E’ disponibile in molte sfumature di toni rossobruni e per questo si usa spesso nell’intarsio.

7 – Limba
E’ un’essenza esotica tenera che si può tagliare sia in senso longitudinale che trasversale.
Volendo tagliare più strisce sottili trasversali alla venatura, conviene prima incollarla su un
foglio di giornale.
Si usa per tutte le tonalità di giallo e oro.

8 – Tek
Grazie al suo colore con leggeri toni verdastri, si presta a rendere tutti i toni di verde nei
lavori di intarsio, in particolare nei paesaggi con alberi.
Ma attenzione: essendo un pò oleoso, il nastro adesivo non aderisce perfettamente e c’è
quindi il pericolo che i pezzi si stacchino.

9 – Noce
Anche il noce si presta bene all’intarsio; è un’essenza relativamente tenera e molto compatta.
Le sue venature, ben evidenti specie nelle radiche, danno effetti decorativi molto interessanti.
Si taglia facilmente e se ne possono ottenere strisce molto sottili.
Meglio però incollarlo su un giornale prima di tagliarlo.
10 – Ciliegio
E’ ottimo per l’intarsio, facilmente reperibile è molto usato anche in passato nella
decorazione di mobili per la bellezza delle sue venature.
E’ moderatamente duro e non si rompe facilmente.
Per il suo colore rossiccio fiammato molto decorativo si usa sempre quando si vogliono toni
caldi.
Si può sfruttare l’effetto decorativo dato dal contrasto tra gli anelli di accrescimento.

11 – Quercia
Ha caratteristiche simili al frassino ma il colore bruno è di tono più scuro.
Per tagliarla ci vuole un po’ di sforzo, perché non è molto tenera, soprattutto trasversalmente
alle venature.
Si rompe facilmente per cui conviene incollare il riallaccio su un foglio di giornale.

12 – Wengè
L’uso di questa essenza africana è piuttosto limitato nei lavori di intarsio.
E’ un legno elastico ma molto duro, che si taglia a fatica e difficile da levigare.
Si strappa anche facilmente.

Dove comprare i piallacci
Presso alcuni centri di vendita del legno per i fai da te, ma potete rivolgervi anche a grossisti
che forniscono mobilieri e artigiani per avere a poco prezzo degli avanzi di lavorazione.
Buone fonti di approvvigionamento sono anche le stesse fabbriche di mobili e i falegnami
che, al limite, vi diranno chi può soddisfare le vostre richieste.
Anche alcuni coloristi vendono i piallacci.
Consultate comunque le “pagine gialle” del telefono.
La ricerca potrà in qualche caso risultare all’inizio un po’ difficoltosa ma una volta trovati
uno o due punti di riferimento, non avrete più problemi.

								
To top