De anima, II 1, 412 b 4-6: by 2lROJe5M

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									                                                                        Storia della filosofia medievale 2005/06
                                                                         Anima e corpo nel medioevo TESTO 4

                                          Aristotele, De anima1


ARISTOTELE, De anima, II 1, 412 b 4-6: “Se dunque si deve indicare una caratteristica comune ad
ogni specie di anima, si dirà che essa è l’atto primo di un corpo naturale dotato di organi”.

IDEM, De anima, II,1, 412b 7-9, p.117. «Pertanto non c’è bisogno di cercare se l’anima e il corpo
formano un’unità, allo stesso modo che non v’è da chiedersi se formano un’unità la cera e la figura
né, in generale, la materia di una data cosa e ciò che ha per sostrato tale materia».

IDEM, De anima, I, 2 403a 10-17, p. 59: «Se allora, tra le attività o affezioni dell’anima, ce n’è
qualcuna che le sia propria, l’anima potrà avere un’esistenza separata; ma se non ce n’è nessuna
che le sia propria, non sarà separabile».

IDEM, De anima, II, 1 413a 5-10, p.119: «E’ quindi manifesto che l’anima (od alcune sue parti, se
per sua natura è divisibile in parti) non è separabile dal corpo, giacché l’attività di alcune sue parti
è l’atto delle corrispondenti parti del corpo. Ciononostante nulla impedisce che almeno alcune parti
siano separabili, in quanto non sono atto di nessun corpo».


IDEM, De anima, III, 4 429a 24-27, p. 213: «(…) Perciò non è ragionevole ammettere che
[l’intelletto] sia mescolato al corpo, perché assumerebbe una data qualità e sarebbe freddo o
caldo, ed anche avrebbe un organo come la facoltà sensitiva, mentre non ne ha alcuno».

IDEM, De anima, I,4, 408b 25-30, p. 93-5: «Il pensiero quindi, e l’attività intellettiva, viene meno
qualora un organo interno si corrompa, ma in se stesso è impassibile. Pensare, amare od odiare
non sono proprietà dell’intelletto, ma di questo determinato soggetto che lo possiede, in quanto lo
possiede. Perciò, quando questo soggetto si corrompe, l’intelletto non ricorda né ama, poiché
queste funzioni non erano sue, ma del composto che è perito. L’intelletto invece è forse qualcosa
di più divino e impassibile».

IDEM, De anima, I, 4, 408b 25-30, p. 93. «Tuttavia dire che l’anima è in collera equivarrebbe a dire
che l’anima tesse o che costruisce una casa. In realtà forse è preferibile dire non che l’anima prova
compassione o apprende o pensa, ma l’uomo per mezzo dell’anima».

IDEM, De anima, I,1, 403a 8-10, p. 59: «Se però il pensiero è una specie d’immaginazione o non
opera senza l’immaginazione, neppure esso potrà essere indipendente dal corpo».

 ARISTOTELE, De anima, III, 432a 4-9, p. 229 «Poiché non c’è nessuna cosa, come sembra, che
esista separata dalle grandezze sensibili, gli intelligibili si trovano nelle forme sensibili, sia quelli di
cui si parla per astrazione sia le proprietà ed affezioni degli oggetti sensibili. Per questo motivo, se
non si percepisse nulla non si apprenderebbe né si comprenderebbe nulla, e quando si pensa,
necessariamente al tempo stesso si pensa un’immagine».

 IDEM, De anima, III, 427b 14-17, p. 205: «L’immaginazione è infatti diversa sia dalla sensazione
sia dal pensiero, però non esiste senza la sensazione, e senza di essa non c’è apprensione
intellettiva».

IDEM, De anima, III, 431a 14-17, p. 225: «(…) Nell’anima razionale le immagini sono presenti al
posto delle sensazioni, e quando essa afferma o nega il bene o il male, lo evita o lo persegue.
Perciò l’anima non pensa mai senza un’immagine».



1
 La traduzione italiana del De anima è a cura di Giancarlo Movia, ed. Bompiani, collana «Testi a fronte»,
2001

								
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