lezione 20 Fumagalli Economia Aperta IV by 0s3uwCd4

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                 Capitolo XIX. Regimi di cambio




                     Lezione 20


            Regimi di cambio

Corso di Macroeconomia (L-Z)
Prof. Andrea Fumagalli, Università di Pavia
               Blanchard, Macroeconomia, Il Mulino 2009
                    Capitolo XIX. Regimi di cambio


1. Il medio periodo

Nel medio periodo, la differenza tra i due regimi di cambio
svanisce. In particolare, nel medio periodo l’economia
raggiunge lo stesso livello di tasso di cambio reale e lo
stesso livello di produzione, sia che operi in un
sistema di cambi flessibili, sia che operi in un sistema di
cambi fissi.
Dato:          EP  *
        
               P
Il tasso di cambio reale si può aggiustare sia attraverso una
variazione del tasso di cambio nominale, sia attraverso una
variazione dei prezzi nazionali, P, e prezzi esteri, P*.

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  1. Il medio periodo

In economia aperta, la curva di domanda aggregata può essere
scritta come segue:                EP   
                                  Y Y    , G, T 
                                       P*        
                                            , + , 

Lo stock reale di moneta, M/P, è sostituito dal tasso di cambio
reale:
 in economia chiusa, controllando l’offerta di moneta, la banca
centrale poteva cambiare il tasso di interesse e influire sul
livello di produzione;
 in economia aperta, e con tassi di cambio fissi e perfetta
mobilità dei capitali, la banca centrale non può più variare il
tasso di interesse.
Inoltre in economia aperta si considera il tasso di cambio reale.
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1. Il medio periodo

In economia chiusa:
               P  M / P  i  Y 
In economia aperta con tassi di cambio fissi:

             P  EP / P*  NX  Y 




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 1.2. Equilibrio di breve e di medio periodo

Per l’offerta aggregata:
                                  Y 
                P  P (1   ) F 1  , z 
                         e



                                  L 
Il livello atteso dei prezzi conta perché influenza i salari
    nominali che a loro volta influenzano il livello dei prezzi.
Una maggior produzione genera maggior occupazione, che a
    sua volta fa aumentare i salari, che a loro volta fanno
    aumentare il livello dei prezzi.




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1.2. Equilibrio di breve e di medio periodo


                                                 Fig. 19.1. Domanda aggregata e
                                                 offerta aggregata in un’economia
                                                 aperta con tassi di cambio fissi.
                                                 Un aumento dei prezzi porta a un
                                                 apprezzamento reale e a una riduzione
                                                 della produzione: la curva di domanda
                                                 è inclinata negativamente. Un aumento
                                                 della produzione porta a un aumento
                                                 dei prezzi: la curva di offerta è
                                                 inclinata positivamente.




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1.2. Equilibrio di breve e di medio periodo


                                                   Fig. 19.2. Aggiustamento con
                                                   tassi di cambio fissi.
                                                   Nel tempo, l’offerta aggregata si
                                                   sposta verso il basso, portano a
                                                   una riduzione del livello dei
                                                   prezzi, a un deprezzamento reale
                                                   e a un aumento della produzione.
                                                   Il processo finisce quando la
                                                   produzione è tornata al suo livello
                                                   naturale.




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 1.2. Equilibrio di breve e di medio periodo

Che cosa succede nel tempo?
Fino a quando la produzione è inferiore al suo livello naturale,
   il livello dei prezzi diminuisce.
Nel corso del tempo, la riduzione del livello dei prezzi genera
   un costante deprezzamento reale.
Questo deprezzamento reale fa aumentare la produzione fino
   al suo livello naturale.




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 1.2. Equilibrio di breve e di medio periodo

Conclusioni:
• nel breve periodo, un tasso di cambio nominale fisso
  comporta un tasso di cambio reale fisso.
• nel medio periodo, un tasso di cambio nominale fisso è
  compatibile con un aggiustamento del tasso di cambio reale.
  L’aggiustamento è raggiunto attraverso variazioni del livello
  dei prezzi.




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1.3. Vantaggi e svantaggi di una svalutazione

• Per un dato livello dei prezzi, una svalutazione (cioè una
  riduzione del tasso di cambio nominale) porta a un
  deprezzamento reale (cioè una riduzione del tasso di
  cambio reale) e quindi fa aumentare la produzione.
• In altre parole, una svalutazione sposta la curva di
  domanda aggregata verso destra: a un dato livello dei
  prezzi, la produzione è maggiore.
• Questo ha un’implicazione immediata: una svalutazione
  della giusta misura può portare l’economia direttamente
  da Y a Yn.



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1.3. Vantaggi e svantaggi di una svalutazione


                                                  Fig. 19.2. Aggiustamento con
                                                  svalutazione.
                                                  Una svalutazione appropriata può
                                                  spostare la domanda aggregata verso
                                                  destra, portando l’economia nel punto
                                                  C. Nel punto C, la produzione è di
                                                  nuovo al suo livello naturale.




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 1.3. Vantaggi e svantaggi di una svalutazione

• Contrariamente alla relazione della domanda aggregata, gli
  effetti del deprezzamento sulla produzione non avvengono
  immediatamente.
• Inoltre, contrariamente alla nostra semplice relazione di
  offerta aggregata, la svalutazione avrà un effetto diretto sul
  livello dei prezzi.

Permettere al tasso di cambio nominale di aggiustarsi può
  aiutare la produzione a tornare al suo livello naturale.




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  2. Crisi del tasso di cambio in regime di cambi fissi

• Supponiamo che un paese operi in un sistema di cambi fissi
  e che i mercati finanziari inizino ad aspettare un
  aggiustamento del tasso di cambio, in termini di
  svalutazione o passaggio a sistema di cambi flessibili.

• In presenza di aspettative di inflazione, mantenere il tasso di
  cambio richiede un aumento notevole del tasso di interesse
  domestico.




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2. Crisi del tasso di cambio in regime di cambi fissi

Perché?
Ritorniamo alla parità dei tassi di interesse:

                 it  it *  ( E    e
                                   t 1    Et ) / Et
Le aspettative di una svalutazione possono innescare una
   crisi del tasso di cambio.
Di fronte a tali aspettative, il governo ha due opzioni:
• arrendersi e svalutare;
• difendere la parità, al costo di un tasso di interesse molto
elevato e di una potenziale recessione. Infine, la recessione
potrebbe costringere il governo a cambiare politica.

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 2. Crisi del tasso di cambio in regime di cambi fissi

   Una svalutazione può avvenire anche se l’aspettativa
          iniziale di una svalutazione è infondata

In generale, i tassi di cambio flessibili sono preferibili, con
due eccezioni:
1. quando un gruppo di paesi è già fortemente integrato dal
punto di vista economico;
2. quando la banca centrale non segue una politica monetaria
responsabile in un sistema di tassi di cambio fissi.




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3. L’andamento del tasso di cambio in regime di cambi flessibili

Torniamo alla parità dei tassi di interesse:
                                         Et
                   (1  it )  (1  it ) e
                                       *


                                        Et1
Riscriviamola come:
                             1  it e
                        Et          Et1
                             1  it*


Considerando l’anno t+1 invece che l’anno t:

                             1  it1 e
                      Et1           Et  2
                             1  it1
                                  *




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3. L’andamento del tasso di cambio in regime di cambi flessibili
Di conseguenza, l’aspettativa del tasso di cambio nell’anno
t+1, calcolata nell’anno t, è data da:
                                1 i e      e


                         Et1 
                          e                 t 1
                                         Et  2
                                1  it1
                                     *e


Sostituendo, si ottiene:
                         (1  it )(1  ite1 ) e
                    Et                       Et2
                         (1  it )(1  it1
                                *          *e


Continuando a risolvere in avanti nel tempo, si avrà:

            E    
                   1  i 1  i ...1  i  E
                           t
                                     e

                                     t 1
                                                    e

                                                   t n     e

             t
                   1  i 1  i ...1  i 
                           *

                           t
                                      *e

                                     t 1
                                                    *e

                                                    t n
                                                            t n1




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3. L’andamento del tasso di cambio in regime di cambi flessibili



            E 
                1  i 1  i ...1  i
                            t
                                       e

                                      t 1
                                                     e

                                                     t n
                                                            E   e

              t
                1  i 1  i ...1  i
                            *

                            t
                                       *e

                                       t 1
                                                      *e

                                                     t n
                                                            t n1




 Questa relazione ci dice che il tasso di cambio atteso
   dipende da due insiemi di fattori:
 • i tassi di interesse interni ed esteri correnti e attesi
   per ciascun anno nei prossimi 10 anni;
 • il tasso di cambio atteso tra 10 anni.



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3.1. Tassi di cambio e conto delle partite correnti

• Qualunque fattore faccia cambiare il tasso di cambio
  futuro atteso, Eet+n, influenza il tasso di cambio corrente,
  Et. Infatti, se ci si aspetta che il tasso di interesse interno
  ed estero sarà lo stesso di quello tra t e t + n, la relazione
  si riduce a Et = Eet+n.
• L’effetto di qualunque variazione del tasso di cambio
  futuro atteso sul tasso di cambio corrente è di uno a uno.




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3.2. Tassi di cambio e tassi di interesse correnti e futuri

• Qualunque fattore che faccia variare i tassi di interesse
  interni o esteri, correnti o futuri attesi, tra t e t + n, farà
  cambiare il tasso di cambio corrente.
• Per esempio, dati i tassi di interesse esteri, un aumento
  del tasso di interesse interno, corrente o futuro atteso,
  porta a un aumento di Et, cioè a un apprezzamento.




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                     Capitolo XIX. Regimi di cambio


3.3. Volatilità del tasso di cambio

• Quando la banca centrale taglia i tassi di interesse, i
  mercati finanziari devono valutare se questa manovra
  segnali un cambiamento radicale di politica monetaria
  – con ulteriori tagli futuri dei tassi– oppure se la
  riduzione dei tassi sia solo temporanea. Gli annunci
  effettuati dalla banca centrale potrebbero non servire a
  molto: la stessa banca centrale potrebbe non sapere
  cosa essa stessa farà in futuro.
• Tutto ciò rende più difficile prevedere l’effetto della
  variazione dei tassi di interesse sul tasso di cambio.



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  4. La scelta tra cambi fissi e cambi flessibili

• Il regime di cambio nel medio periodo non importa, ma così
  non è nel breve periodo.
• L’anticipazione che un paese con cambi fissi possa dover
  svalutare porta gli investitori a chiedere tassi di interesse
  molto alti, peggiorando in tal modo la situazione economica
  – contro i cambi fissi.
• In un sistema di cambi flessibili il tasso di cambio può
  fluttuare fortemente e può essere fuori del controllo della
  politica monetaria – contro i cambi flessibili.




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               Blanchard, Macroeconomia, Il Mulino 2009
                    Capitolo XIX. Regimi di cambio


4.1. Aree valutarie comuni

Quando un gruppo di paesi è fortemente integrato può
   formare un’area valutaria ottima - una moneta unica
   per un gruppo di paesi è una forma estrema di tassi di
   cambio fissi.
Affinché i paesi formino un’area valutaria ottima, devono
   essere soggetti a shock simili, oppure ci deve essere
   una forte mobilità del lavoro tra un paese e l’altro.




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4.2. Parità fisse, “currency board” e dollarizzazione

Quando non ci si può fidare che una banca centrale in un
  sistema di tassi di cambio fissi segua una politica
  monetaria intelligente si possono adottare forme
  estreme di tassi di cambio fissi, come la dollarizzazione
  o un currency board; è un buon modo di legare le mani
  alla banca centrale.




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