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Lezione 7 La dinamica di gruppo come strumento di ricerca e di terapia by 8YSYU75K

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									PSICOLOGIA SOCIALE – Prof. Alessandro Amadori
Lezione 7 – La dinamica di gruppo come strumento di ricerca e di terapia


LA DINAMICA DI GRUPPO COME STRUMENTO DI RICERCA E DI TERAPIA


L07.01A – INTRODUZIONE

Dopo aver fornito tutte le principali nozioni di base sulla psicologia sociale, possiamo incominciare
a vedere alcune lezioni più applicative, più di concretizzazione applicativa dei concetti esposti.
La lezione che stiamo per iniziare riguarda la metodologia della dinamica di gruppo come
strumento di ricerche e di terapia. Dopo aver acquisito familiarità con quello che succede nei
gruppi, strutture di gruppo, dinamiche di gruppo, vediamo come la tecnica della discussione di
gruppo, come la tecnica di animazione di gruppo può diventare uno strumento concreto di ricerca
e di terapia.

       Ogni essere umano passa gran parte della sua vita immerso in relazioni interpersonali
        all’interno di gruppi di vario tipo, dalla famiglia all’ambiente di lavoro, dallo sport ai
        gruppi politici
       Data l’importanza che i gruppi hanno nella nostra vita, a qualcuno è venuto in mente di
        provare ad utilizzare i meccanismi del gruppo come strumento di miglioramento non solo
        delle relazioni interpersonali, ma anche del benessere mentale individuale , e più nel senso
        lato, psicologico.
       Questo qualcuno è lo psicologo Jacob L. Moreno, il fondatore, da un lato della sociometria
        che è una tecnica di ricerca e dall’altro lato, della psicoterapia di gruppo

L07.01B – LA SOCIOMETRIA

Che cos’è la sociometria, la prima delle due grandi invenzioni di Moreno insieme allo
psicodramma.

       La sociometria, come dice il termine stesso, è una forma di misurazione sociale e in
        particolare è una tecnica di individuazione e rappresentazione grafica delle relazioni
        affettive (simpatia, antipatia, neutralità) presenti in un gruppo. Operativamente, essa si
        basa su un semplice “test sociometrico” che è un questionario che pone alcune semplici
        domande a tutti i membri di un determinato gruppo. Per esempio una classe scolastica, i
        primi esperimenti sociometrici di Moreno sono avvenuti appunto in contesti scolastici, in
        classi scolastiche
       La scheda di rilevamento sociometrico di solito propone quattro quesiti che chiedono, a
        ciascuno degli appartenenti ad un gruppo:

               di scegliere, proprio di indicare con il nome e il cognome ed eventualmente anche il
                soprannome, fra gli altri membri del gruppo i soggetti con i quali preferisce stare
                insieme
                Quindi la prima domanda, è una domanda di preferenza: con chi preferiresti stare
                insieme, per esempio in una attività extrascolastica ?
               di elencare, sempre con riferimento ad un determinato gruppo in cui il soggetto è
                già inserito, i membri, quelli con i quali non desidera associarsi



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               di segnalare coloro dai quali si considera scelto, quindi nel linguaggio della
                psicologia sociale: attribuzione di scelta .
               di scrivere i nomi dei membri che egli pensa lo abbiano rifiutato

Quindi le domande del test sociometrico, sono 4, con chi vorresti fare una certa attività, con chi
non la vorresti fare, chi pensi che la voglia fare con te, chi pensi, invece, che non la voglia fare con
te ?
Attraverso un’originale tecnica anche di tipo statistico, raccogliendo una classe, per esempio, i
questionari di tutti i ragazzi , di tutti gli alunni, in risposta a queste quattro domande, elaborando
questi dati è possibile arrivare a visualizzare nella forma chiamata appunto, sociogramma, la
struttura delle relazioni affettive. Chi, è in relazione di simpatia con chi; Chi è in relazione di
antipatia con chi ? Chi è in relazione neutrale o agnostica con chi ?
Questo è il metodo SOCIOMETRICO.
E’ una tecnica molto utile da utilizzare , per evidenziare, al di la dei ruoli formali assegnati ai
membri del gruppo, l’effettiva natura e distribuzione delle relazioni di ordine affettivo all’interno
di quel gruppo.
Un metodo molto semplice che può essere tranquillamente applicato nelle scuole e in qualunque
altro contesto aggregativo dove vi siano dei gruppi, in particolare di soggetti in età evolutiva.

L07.02 – PSICODRAMMA E SOCIODRAMMA

Mentre la sociometria è una tecnica esclusivamente di ricerca, lo psicodramma e il connesso
sociodramma sono un approccio sviluppato da Moreno che ha una natura più di tipo terapeutico,
non sono semplicemente uno strumento di ricerca, sono anche soprattutto uno strumento di
terapia.

       I gruppi consentono, con le loro dinamiche, che abbiamo esaminato abbastanza
        dettagliatamente nelle lezione precedente, di attivare dei forti processi di risonanza
        emotiva nei singoli membri. I gruppi sono sempre degli amplificatori emozionali. Si genera
        attraverso i gruppi un’energia che è molto di più della somma delle singole energie
        individuali, l’idea di fondo che ha avuto Moreno è che L’elaborazione di questi processi,
        incanalandone questa energia di gruppo, prendendone coscienza, dei singoli individui, e
        interpretandoli con il contributo professionale di un operatore specializzato (animatore o
        psicoterapeuta), consente l’acquisizione di una migliore consapevolezza del proprio modo
        sia di essere sia di interagire. Sia del modo in cui Lui o Lei vedono gli altri e sia il modo in
        cui il membro è visto dagli altri partecipanti al gruppo.

Questa è l’idea di fondo del sociodramma e dello psicodramma come tecniche terapeutiche.

       Analogamente, interpretare volta per volta parti diverse in un gruppo, imparando a vedere
        le cose dal punto di vista dell’altro e al tempo stesso liberando proiettivamente le proprie
        emozioni profonde, può avere un effetto terapeutico. È in accordo con questi principi che si
        sono sviluppati i metodi dello psicodramma e del sociodramma

In sostanza lo psicodramma o il sociodramma che dir si voglia è un Role Playing guidato, si fa si
che a turno ciascun membro del gruppo possa giocare ruoli diversi facendo si che ogni persona

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impari a modulare la propria produzione mentale e in accordo con ruoli diversi e soprattutto
cercando di portarlo non solo ad esprimere quello che lui prova nei confronti dei vari membri ma
anche portandolo ad assimilare quello che gli altri membri gli restituiscono in termini di
percezione, di attribuzione interpersonale. Quindi un metodo per utilizzare tutto quanto abbiamo
detto sui processi di attribuzione, sui processi di percezione interpersonale e sulle dinamiche di
gruppo, utilizzare tutto questo in chiave di terapia, per far acquisire alle persone, agli individui,
attraverso metodi di gruppi, una migliore consapevolezza di se stessi e della propria modalità di
interazione psicosociale.

L07.03A –I T-GROUP

Vediamo adesso alcuni aspetti specifici dell’approccio, diciamo dello psicodramma, del
sociodramma o più in generale della animazione di gruppo come strumento di ricerche di terapia.
Introducendo anche dei nomi, delle sigle e dei concetti che è di frequente leggere in letteratura,
soprattutto la dove ci si interessi appunto di applicazione della psicologia sociale. Il primo concetto
che andiamo a vedere è il così detto T-group.

       Sono gruppi di formazione che servono per imparare le tecniche di conduzione di gruppi e
        per familiarizzare con le nozioni e i metodi applicativi della psicologia dei gruppi

Quindi i T-Group non è un gruppo attraverso cui si cerchi di modificare terapeuticamente il
comportamento dei singoli membri, bensì, un gruppo di addestramento. E’ una forma di gruppo
che serve per addestrare e preparare dei futuri conduttori animatori di gruppo.
La sigla infatti:

       La sigla sta per Training-group, in inglese “gruppo di addestramento”. Si tratta di gruppi
        che hanno un obiettivo didattico: addestrare alla metodologia delle discussioni di gruppo.
        Poiché però in ogni gruppo scattano spontaneamente delle dinamiche di gruppo, è
        frequente che in un T-group, che dovrebbe per così dire rimanere “asettico”, si inneschino
        processi relazionali e interpersonali di non agevole gestione, data anche la natura non
        terapeutica ma semplicemente formativa di questo genere di gruppi

I T-Group hanno avuto un grande successo negli anni settanta, specialmente in ambito medico, nei
paesi col sistema sanitario più evoluto, erano tipicamente utilizzati fra medici e infermiere per
imparare a gestire processi collaborativi nei gruppi, attraverso le discussioni e le dinamiche di
gruppo, anzi, una variante di questa tipologia di gruppi ha preso il nome specifico di “Gruppi
Balint” (Michael Balint).
Il fatto è che per loro natura i T-Group sono ambigui, cioè sono dei gruppi in cui non dovrebbe
emergere la dimensione psicodrammatica perché sono dei semplici gruppi di addestramento, però
di fatto, essendo, comunque dei gruppi umani, producono inevitabilmente anche solo a livello
latente a immersione delle dinamiche di gruppo e quindi possono diventare dei gruppi di gestione
molto più difficili di quanto sembri a tavolino.




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L07.03B – LE PSICOTERAPIE DI GRUPPO

Una seconda importante modalità di applicazione della tecnica dei gruppi è quella che riguarda
proprio le psicoterapie di gruppo.
Qui a differenza dei T-Group , il gruppo viene utilizzato non per scopi di addestramento come se
fosse un simulatore di volo, diciamo così per insegnare a guidare un gruppo, ma il gruppo viene
proprio utilizzato come strumento intrinsecamente terapeutico, ispirandosi alle idee e ai concetti di
J. Moreno, del suo approccio psicodrammatico.

       La maggior parte dei problemi emotivi deriva dalle difficoltà incontrate nei rapporti col
        prossimo: sentimenti di isolamento, rifiuto, solitudine, incapacità di interagire in maniera
        soddisfacente con gli altri o di creare legami significativi di amicizia

Molta parte dei disturbi di tipo psicologico, hanno comunque una forte valenza di tipo
interpersonale. Sono disturbi o forme di disagio a carattere interpersonale.

     Da questo punto di vista possiamo renderci conto dei vantaggi della terapia di gruppo,
      nella quale il paziente può elaborare i suoi problemi in presenza di altri, osservare come
      reagiscono al suo comportamento e imparare a creare nel vivo del contesto interazione
      sociale, nuove modalità di risposta se le precedenti non hanno raggiungo lo scopo, non
      consentono di raggiungere lo scopo di un sufficiente equilibrio emozionale.
    Psicologi e psichiatri di diverso orientamento (psicoanalitico, per esempio di orientamento
      Rogersiano, (Carl Rogers, “La terapia centrata sul cliente”) centrato sul cliente e anche di
      terapia del comportamento, ma anche il comportamento cognitivista e comportamentista),
      hanno modificato le loro tecniche, che nascono, se non altro, prevalentemente come
      tecniche di relazioni terapeutiche individuale, al fine di renderle applicabili in contesti
      gruppo di tipo psicoterapico.
Una delle forme specifiche di psicoterapia di gruppo è proprio lo psicodramma di J.Moreno.

L07.04A – I FOCUS GROUP E LA CREATIVITA’ DI GRUPPO

Un’altra applicazione ancora, che abbiamo citato a proposito di sondaggi politici di ricerche
elettorali è l’applicazione chiamata FOCUS GROUP. Che cos’è un focus group ?

       Sono un forma di gruppo di discussione allocentrato, è importante capire che nella loro
        effettiva applicabilità pratica, i gruppi terapeutici, di training,o di discussione, si possono,
        in generale, catalogare in queste, appunto, macro categorie: I gruppi AUTOCENTRATI, e i
        gruppi ALLOCENTRATI. Negli autocentrati, il gruppo è concentrato su se stesso, tratta,
        esamina, sviluppa, produce, elabora fenomeni che sono pertinenti e interni al gruppo
        stesso. Nei gruppi ALLOCENTRATI, il gruppo parla, produce, commenta, elabora elementi
        che sono riferiti a arti del mondo che sono esterne al gruppo. I focus group sono
        tipicamente dei gruppi allo centrati, cioè in cui i partecipanti non si occupano di cose, di
        processi, di eventi che accadono dentro il gruppo come succede per esempio nei gruppi
        psicoterapici, ma parlano, elaborano, sviluppano, producono contenuto che sono esterni al
        gruppo, in questo senso sono simili, appunto, simile ai gruppi Balint (gruppi di discussione
        nati (nella forma inizialmente di T-groups) in ambito ospedaliero tra medici ed infermieri e

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        talvolta con la partecipazione di pazienti, per migliorare la gestione dei reparti) e
        ovviamente anche per addestrare per esempio, i medici a un miglior utilizzo delle
        dinamiche di gruppo e del comportamento collaborativo. Allocentrato significa che il
        gruppo ha per argomento non quanto accade al suo interno, ma un tema “esterno” (in caso
        contrario si parla di gruppo autocentrato)

Quindi i focus group sono una forma di gruppo allo centrato, un gruppo di discussione allo
centrato, che ha per argomento non quanto accade al suo interno, come accade nei gruppi di tipo
terapeutico, ma un tema esterno.
I gruppi, dove invece, la produzione dei membri è riferita a processi che accadono dentro il
gruppo, si chiamano gruppi autocentrati.

       Un focus group, concretamente, è una riunione, della durata di due ore circa, condotta da
        un animatore specializzato in questa tecnica, nella quale una decina di persone , da un
        minimo di 8 a un massimo di 12, discutono liberamente di un determinato argomento. Lo
        scopo è quasi sempre di raccogliere informazioni utili per la messa a punto di una
        iniziativa di marketing, per esempio, per raccogliere idee per una nuova campagna
        pubblicitaria, oppure per avere spunti e informazioni su come si potrebbe migliorare un
        determinato prodotto o servizio. Il focus group, infatti, è una tipica tecnica di indagine
        qualitativa nelle ricerche di mercato e anche nella ricerca politologica.

Come abbiamo detto in una lezione precedente, viene spesso utilizzata questa metodologia per
raccogliere spunti e suggerimenti utili al miglioramento di un programma elettorale, alla corretta
impostazione di una campagna, alla verifica di un immagine di un candidato o di un leader
politico.
Un’altra applicazione, ancora, della metodologia dei gruppi ha a che fare con la creatività, in
particolare con la CREATIVITÀ APPLICATA nei processi economici e nella gestione delle aziende.

Che cos’è la creatività ? Una piccola parentesi
La Creatività è la capacità, che tutti gli individui posseggono, di generare pensieri, azioni o
produzioni materiali, dotati di tre caratteristiche:

       La creatività è la capacità di produrre pensieri o azioni dotati di:
            • originalità (non essere apparsi in precedenza)
               il fatto di non essere già apparsi in precedenza, per lo meno non in quella specifica
               forma, quindi il concetto di originalità statistica, non avere esempi precedenti dello
               stesso tipo.
            • rispondenza ad un bisogno, aderenza ad un problem solving
            • riconoscibilità e apprezzabilità sociali

Un opera d’arte o un libro di successo o un programma televisivo di successo, solitamente
risponde proprio a questi tre requisiti, è nuovo, non è apparso in precedenza nella stessa forma,
risponde a un bisogno, un bisogno di espressione, un bisogno di catarsi, un bisogno di
divertimento, un bisogno di intrattenimento di qualcuno, ad esempio un pubblico, e poi, terza
caratteristica, può essere, almeno in linea teorica, oggetto di riconoscimento e apprezzamento
sociale. Solo quando un opera possiede tutte e tre queste caratteristiche, l’originalità, la

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rispondenza ad un problem solving e la apprezzabilità sociale, si parla effettivamente di lavoro
creativo, di opera creativa.
Per esempio, in alcune forme di grave malattia mentale, come ad esempio nella schizofrenia, può
avvenire che il paziente produca delle forme particolarmente iodiosincrasiche di linguaggio.
Alcune forme di schizofrenia comportano una destrutturazione linguistica che si traduce nello
sviluppo da parte del paziente in una sorta di linguaggio idiomatico o idiosincrasico. In teoria
anche questa potrebbe essere definita come una produzione creativa che si tratta di espressioni
verbali originali, non apparse in precedenza e rispondente ad un bisogno, in questo caso un
bisogno di espressione da parte del paziente. Mancando, però la terza caratteristica, la
riconoscibilità e l’apprezzabilità sociale, secondo questa definizione di creatività , questo tipo di
produzione non rientrerebbero, appunto, nel concetto di produzione creativa.

       In misura minore o maggiore, tutti gli esseri umani sono creativi. La creatività è una
        caratteristica intrinseca del cervello umano; la creatività si può sviluppare, si può
        addestrare, si può potenziare per mezzo di apposite metodologie (denominate “tecniche
        euristiche” o tecniche di creatività applicata)

       Ci sono dei metodi individuali di sviluppo della creatività; esistono tecniche euristiche
        individuali, ma le metodiche maggiormente utilizzate e con maggiore profitto sono le
        tecniche euristiche di gruppo, o (tecniche di creatività di gruppo) impiegate nel contesto di
        appositi gruppi di produzione ideativa

L07.04B – IL BRAINSTORMING

Una di queste tecniche , la più famosa, la più utilizzata nelle aziende, in pubblicità, nel marketing è
la tecnica del BRAINSTORMING. Che cos’è il brainstorming ?

        E’ una tecnica di pensiero creativo di gruppo o meglio una tecnica che si può applicare
         anche individualmente, che di solito si applica preferibilmente in gruppo. Questo è formato
         da 8-12 persone guidate da un animatore specializzato che si riunisce per alcune ore,da un
         minimo di 2 ad un massimo di 8 ore, con l’obiettivo di produrre idee
Idee per un nuovo prodotto, idee per un nuovo messaggio pubblicitario, idee per una nuova trama
di fiction, idee per un programma di animazione sociale in una struttura e così via.

       Un gruppo di problem solving, cioè proposte di idee, si può veramente definire “gruppo di
        brainstorming” se nel processo di produzione ideativa vengono fedelmente rispettate
        queste quattro regole: (che sono state proposte per prime da Alex Faickney Osborn, che è il
        padre della creatività applicata, un pubblicitario americano che sulla scia del successo
        ottenuto appunto come pubblicitario, si è dedicato nella seconda parte della sua vita, allo
        studio dei processi creativi. Quali sono le regole di un brainstorming ?

            •   non criticare se stessi, sentirsi effettivamente liberi di proporre qualunque tipo di
                idea, per quanto strano o bizzarro esso possa sembrare
            •   non criticare gli altri, sospendere l’attività di censura e di critica esercitata sugli altri
                e in particolare evitare i cosi detti KILLERAGGI CREATIVI.



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                Per Killeraggio creativo si intende, un comportamento, una frase, un commento o
                qualunque tipo di atteggiamento che possa avere come effetto quello di bloccare la
                creatività di chi lo riceve.
            • la quantità per la qualità si parla in questo caso anche di stretching ideativo, di
                stretching mentale, come fare ginnastica, se il gruppo produce tante idee è
                statisticamente pressoché certo che fra le molte idee prodotte, ve ne siano almeno
                una di buone.
            • L’adozione e del miglioramento delle idee altrui , in un gruppo di brainstorming le
                idee sono del gruppo, non sono del singolo individuo, quindi bisogna evitare di
                essere gelosi delle proprie idee e al tempo stesso bisogna evitare di essere invidiosi
                delle idee altrui, anzi il principio di base è proprio quello di accogliere le idee
                migliori proposte dagli altri partecipanti e cercare di svilupparle ulteriormente.
Fatto secondo i principi di Alex Faickney Osborn, il brainstorming è quasi una filosofia di vita, una
filosofia di tipo positivo, basato sulla libertà di espressione, basato sulla democrazia, basato
sull’accettazione dell’altro, basato sulla fiducia nella qualità che nasce direi quasi automaticamente
dall’impegno quantitativo, basato sulla collaborazione e sul miglioramento delle idee di tutti.

       Il brainstorming è molto impiegato come tecnica aziendale per produrre idee e risolvere
        problemi e uno dei metodi che utilizzano, per esempio, i pubblicitari per farsi venire idee
        per una nuova campagna pubblicitaria.

Ci sono molte ancora inesplorate possibilità di applicazione della tecnica del brainstorming nella
animazione sociale e nella comunicazione sociale, per esempio in strutture a larga diffusione
territoriale e ad elevata partecipazione come ad esempio le parrocchie, potrebbero essere molto
produttivo generare attraverso il coinvolgimento dei giovani, dei ragazzi, delle componenti più
innovative della popolazione di riferimento, potrebbe essere utile dare vita a dei sistemi di
coinvolgimento e di produzione ideativa per migliorare la qualità della vita in quel tipo di
organizzazione basati sul metodo del brainstorming.
Quindi è un tecnica simply, relativamente semplice, molto potente che richiede soltanto un
profondo cambiamento di mentalità, evitare di essere gelosi e invidiosi nei confronti della
produzione ideativa altrui ma esattamente al contrario diventare generosi e collaborativi capendo
che la forza del gruppo sta proprio nella capacità produttiva molto superiore rispetto al singolo
individuo.

L07.04C – I DELIBERATIVE POLLS

Quelli che abbiamo brevemente riassunto nelle diapositive precedenti sono alcuni metodi, tutto
sommato, oramai molto affermati e consolidati, di applicazione delle tecniche di animazione di
gruppo con finalità di tipo conoscitivo e soprattutto con finalità di tipo terapeutico.
Abbiamo visto i T-grups , i gruppi di addestramento per preparare concretamente animatori di
gruppo, abbiamo visto i gruppi Balint, sono gruppi di discussione a carattere tecnico gestionale
che servono per migliorare il funzionamento di un reparto, per esempio in un reparto ospedaliero,
abbiamo visto i gruppi di brainstorming che sono molto applicati nelle aziende, attraverso i metodi
di creatività applicata per generare nuove idee, abbiamo accennato alle tecniche psico-
drammatiche e socio-drammatiche di Moreno e alla sua originale tecnica della sociometria o test
sociometrico per identificare la struttura delle relazioni affettive all’interno di un gruppo.

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Lezione 7 – La dinamica di gruppo come strumento di ricerca e di terapia

Avviandoci verso la chiusura di questa lezione, possiamo anche accennare a qualche sviluppo più
di frontiera.
Un’interessante metodologia a cavallo tra animazione sociale e ricerca politica, proposta da uno
studioso americano che si chiama James S. Fishkin, è la metodologia del DELIBERATIVE POLLS,
espressione che tradotta dall’inglese, suonerebbe più o meno così: SONDAGGI DELIBERATIVI
cioè sondaggi per produrre una decisione. Cosa sono i deliberative polls ?

       Sono una forma più complessa e articolata di focus group (l’espressione significa “sondaggi
        deliberativi” o “sondaggi decisionali”), con lo scopo di migliorare il processo di decisione
        democratica. L’idea che sta alla base di James S. Fishkin, è quella di cercare di migliorare la
        qualità del processo di consultazione di opinione e di decisione democratica. In un certo
        senso è un tentativo di tornare all’ideale della democrazia ateniese, della democrazia
        informata.
        L’obiettivo di un deliberative poll è quello di arrivare a prendere una decisione operativa
        su un determinato argomento, per esempio, si potrebbe mettere in discussione in un
        deliberative poll , una questione bioetica, oppure qualcosa che riguardi la modifica della
        legge elettorale nel nostro paese. Come funziona un processo di deliberative polling?
        Viene dato un obiettivo, una volta dato l’obiettivo, le fasi attraverso cui si snoda una
        procedura di deliberative poll sono fondamentalmente 4 :

        L’idea è di:
            1. costituire un campione statisticamente rappresentativo di popolazione, della
                popolazione di interesse di quel problema o su quel problema, e misurarne a livello
                iniziale, nella fase che nella metodologia della ricerca si chiamerebbe, fase “be for”,
                fase “ex-ante”, cioè prima di somministrare un determinato contenuto, misurarne
                atteggiamenti e opinioni iniziali.
                Supponiamo appunto che l’argomento sia quale legge elettorale per il nuovo
                sistema di voto per il nostro paese. Potrebbero essere stati 300 cittadini, a questi
                cittadini si potrebbe chiedere in sede “ex-ante” o in fase cosi detta “be-for” la
                propria opinione su quale, fra le varie proposte di legge elettorale, essi considerano
                più confacente per il nostro sistema politico.
                Questa è la fase 1. Costruzione del campione, e rilevazione “ex-ante” dell’opinione
                del campione sul tema oggetto di studio.
            2. Fornire al campione la maggior quantità possibile di informazioni sul tema su cui
                decidere
                La seconda fase, è un fase di informazione al campione, il campione viene esposto
                con la metodologia, se vogliamo, bidirezionale o interattiva che abbiamo già visto
                negli studi di Lewin sulla comunicazione auto persuasiva; al campione viene
                informato, con la maggior quantità possibile di materiali, di spunti, di temi, di
                contributi, possibilmente delle più varie posizioni possibili, il campione viene
                informato sull’argomento oggetto di decisione. Potrebbero esserci delle
                testimonianze di importanti politologi, potrebbero essere fornito un book con una
                rassegna stampa di tutti i principali articoli usciti sul tema, insomma la fase numero
                2, la fase b, è una fase di informazione al campione, è una fase di somministrazione
                di stimoli formativi con l’obiettivo di aumentare il livello di consapevolezza, il
                grado di informazione del campione medesimo.

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PSICOLOGIA SOCIALE – Prof. Alessandro Amadori
Lezione 7 – La dinamica di gruppo come strumento di ricerca e di terapia

            3. lasciare tempo sufficiente al campione per “assimilare” le informazioni e dibatterne
               esaurientemente
               La terza fase, è una fase che noi chiameremo di INCUBAZIONE, bisogna lasciare al
               campione il tempo sufficiente per assimilare le informazioni e dibatterne
               esaurientemente nella fase della interazione bidirezionale di cui abbiamo già parlato
               a proposito di Lewin.
            4. Quindi si tratta di misurare nuovamente, dopo l’informazione e la discussione, gli
               atteggiamenti e le opinioni del campione, e arrivare ad una decisione operativa
               La quarta fase è una fase di misurazione “ex-post”.

Quindi riassumendo, nella visione idealistica di James S. Fishkin, si dovrebbe arrivare a mettere
assieme sondaggio e decisione attraverso un processo a 4 fasi:
Costruzione del campione, misurazione iniziale delle opinioni, esposizione del campione a
maggior numero possibile di informazioni sul tema, tempo di gestione, di assimilazione delle
informazioni e ultima fase, misurazione “ex-post” per verificare anche i cambiamenti di
atteggiamenti indotti e presa della decisione operativa.

L07.05 – I METODI DELPHI. CONCLUSIONI

Ultima tecnica a cui volevo accennare è la metodologia così detta Delphi, anch’essa basta in
qualche modo indirettamente sull’interazione di gruppo

       E’ una tecnica previsionale di forecasting (cioè di previsione qualitativa) qualitativa
        mediante la quale si intervistano singolarmente, individualmente, gli appartenenti ad un
        campione (piccolo gruppo) di esperti, su un determinato problema. Poi viene stesa una
        relazione che riassume le opinioni dei singoli, e questa relazione è fatta leggere agli
        appartenenti al panel, che vengono in seguito intervistati una seconda volta.
        Dopo averli intervistati individualmente, il ricercatore mette assieme tutte le singole
        informazioni individuali in una relazione che riassume le opinioni dei singoli, quindi
        diventa di fatto una relazione di gruppo, anche se è una relazione che nasce non
        dall’interazione diretta del gruppo ma dalla post-elaborazione che il ricercatore fa delle
        opinioni di gruppo, viene stesa, questa relazione, e la relazione viene fatta leggere
        nuovamente in modalità individuale agli appartenenti al Panel, i quali dopo aver letto le
        informazioni che sintetizza il primo giro di interviste, vengono intervistati una seconda
        volta.
       Dopo il secondo giro di interviste vi è la stesura di un secondo rapporto, che è anch’esso
        fatto leggere ai panelisti (agli esperti del gruppo) e così via. Segue un terzo giro di
        interviste, e così via sino a quando le opinioni del gruppo di esperti (dopo quattro o cinque
        “giri”) finiscono per stabilizzarsi e “convergere” su una previsione comune… fino a
        quando le opinioni del gruppo di esperti dopo 4 – 5 giri di solito finiscono per stabilizzarsi
        e per convergere su una previsione comune.

Questa è la ragione per cui il metodo viene chiamato anche metodo Delphi. Questa non è una
tecnica di tipo terapeutico, è una tecnica di ricerca, di ricerca previsionale , è una tecnica di gruppo
molto indiretto perché fisicamente, direttamente i panelisti, gli esperti del gruppo non



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interagiscono l’uno con l’altro, interagiscono indirettamente attraverso la lettura delle sintesi
individuali che diventano quindi una sintesi gruppale, fatte dal ricercatore.
In conclusione,

       Le scoperte della psicologia sociale possono proficuamente essere impiegate e applicate in
        vari contesti

       In particolare, i “gruppi di lavoro” (autocentrati o allocentrati), costituiscono ormai un
        ambito applicativo consolidato e riconosciuto in molti settori, dalla gestione ospedaliera al
        problem solving aziendale, dalla consulenza psicologica ai processi di formazione del
        consenso socio-politico come ci ha insegnato Fishkin con la sua metodologia dei
        deliberative polls.

L07.06 – BIBLIOGRAFIA


       MORENO J. L., Principi di sociometria, psicoterapia di gruppo e sociodramma, Etas, Milano, 1980

       MORENO J. L., Manuale di psicodramma, Astrolabio, Roma, 1985

       SPELTINI G., Stare in gruppo, Il Mulino, Bologna, 2002



L07.07 – F.A.Q.


       Quando è indicata una psicoterapia individuale e quando invece una psicoterapia di
        gruppo?

        •   Ci sono pazienti strutturalmente più ricettivi nei confronti di un approccio individuale
            ed altri maggiormente ricettivi verso un approccio “gruppale”. La psicoterapia o il
            counseling di gruppo si sono dimostrati particolarmente efficaci nel trattamento di
            disturbi di natura “sociopatica” (alcolismo, tossicodipendenze)




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