CONVENZIONE SULL'ELIMINAZIONE DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE NEI

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							• ELIMINAZIONE DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE
  NEI CONFRONTI DELLA DONNA

• DONNA E ISLAM: lo Chador

• IL RUOLO DELLA DONNA IN OCCIDENTE: la maternità

• L’INFIBULAZIONE

• LA DONNA ESTERA IMMIGRATA

• DONNE:POLITICA E LAVORO
    ELIMINAZIONE DI OGNI FORMA DI
DISCRIMINAZIONE NEI CONFRONTI DELLA
               DONNA




           ALESSANDRA
                &
              PAOLA
• PROSTITUZIONE:l’attività
  che prevede degli atti sessuali
  prestati dietro pagamento.Il
  pagare non consiste
  necessariamente in una
  transizione monetaria, ma può
  assumere la forma di un luogo
  dove abitare,qualcosa da
  mangiare,sostanze stupefacenti
  o altre forme di pagamento in
  natura.Per molte donne di strada
  la prostituzione costituisce uno
  dei principali mezzi di
  sopravvivenza.
• Ogni anno 1-2 milioni di
  donne vengono fatte migrare
  clandestinamente da
  trafficanti ed organizzazioni
  dedite allo sfruttamento della
  prostituzione.Molte donne
  lasciano il loro paese attratte
  dalle promesse dei trafficanti
  e raggiungono il loro paese
  di destinazione
  illegalmente.Arrivate si
  trovano nel circuito della
  prostituzione. Queste donne
  provengono principalmente
  dal Sud America,Africa,Asia
  ed Est Europeo.
La prostituzione e la mafia
         albanese
              • La terribile vicenda
                di donne che vengono
                avviate alla
                prostituzione dalla
                mafia albanese.
CONVENZIONE SULL'ELIMINAZIONE DI
OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE NEI
     CONFRONTI DELLA DONNA
              Articolo 1
• Ai fini della presente Convenzione,
  l'espressione "discriminazione nei confronti
  della donna" concerne ogni distinzione
  esclusione o limitazione basata sul sesso, che
  abbia come conseguenza, o come scopo, di
  compromettere o distruggere il riconoscimento,
  il godimento o l'esercizio da parte delle donne,
  quale che sia il loro stato matrimoniale, dei
  diritti umani e delle libertà fondamentali in
  campo politico, economico, sociale, culturale e
  civile o in ogni altro campo, su base di parità
  tra l'uomo e la donna.
           Articolo 2
     • Gli Stati parti condannano la
discriminazione nei confronti della donna
     in ogni sua forma, convengono di
perseguire, con ogni mezzo appropriato e
  senza indugio, una politica tendente ad
eliminare la discriminazione nei confronti
      della donna, e, a questo scopo, si
               impegnano a:
                Articolo 3

• Gli Stati parti prendono in ogni campo, ed in
  particolare nei campi politico, sociale,
  economico e culturale, ogni misura adeguata,
  incluse le disposizioni legislative, al fine di
  assicurare il pieno sviluppo ed il progresso delle
  donne, e di garantire loro su una base di piena
  parità con gli uomini, l'esercizio e il godimento
  dei diritti dell'uomo e delle libertà
  fondamentali
                      Articolo 4
• L'adozione, da parte degli Stati, di misure temporanee speciali,
  tendenti ad accelerare il processo di instaurazione di fatto
  dell'eguaglianza tra gli uomini e le donne non è considerato atto
  discriminatorio, secondo la definizione della presente
  Convenzione, ma non deve assolutamente dar luogo al permanere
  di norme ineguali o distinte; suddette misure devono essere
  abrogate non appena gli obiettivi in materia di uguaglianza, di
  opportunità e di trattamento, siano raggiunti.
• L'adozione da parte degli Stati di misure speciali, comprese le
  misure previste dalla presente Convenzione, tendenti a proteggere

   la maternità, non è considerata un atto discriminatorio.
                     Articolo 5
• Gli Stati prendono ogni misura adeguata
al fine di modificare gli schemi ed i modelli di comportamento
    socioculturale degli uomini e delle donne e di giungere ad una
    eliminazione dei pregiudizi e delle pratiche consuetudinarie o di
    altro genere, che siano basate sulla convinzione dell'inferiorità o
    della superiorità dell'uno o dell'altro sesso o sull'idea di ruoli
    stereotipati degli uomini e delle donne
al fine di far sì che l'educazione familiare contribuisca alla
    comprensione che la maternità è una funzione sociale e che uomini
    e donne hanno responsabilità comuni nella cura di allevare i figli e
    di assicurare il loro sviluppo, restando inteso che l'interesse dei
    figli è in ogni caso la considerazione principale.
              Articolo 6

• Gli Stati prendono ogni misura adeguata,
  comprese le disposizioni legislative, per
  reprimere, in ogni sua forma, il traffico e
  lo sfruttamento della prostituzione delle
  donne.
DONNA E ISLAM:
  lo Chador
   Silvia Loddo
         e
Alessandra Monni
     INTRODUZIONE

Il problema della
   posizione della
      donna è
   fondamentale:
 infatti determina
 fortemente la vita
di ogni giorno, dà
 veramente il tono
di una società e di
    una cultura.
IL VELO ISLAMICO
         • Negli ultimi
               anni è
             diventato
           veramente il
            pomo della
          discordia, un
            simbolo di
              identità
           contestato o
               difeso .
       Sura XXIV An-Nûr V. 31
            (La Luce)
• Nel Corano è previsto un velo,
  in arabo Higiab: letteralmente
  "copertura", che viene tradotto
  con velo e in francese talvolta
  anche con "foulard”.
•   <<E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro
    ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare
    i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai
    figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro
    donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi
    impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da
    mostrare gli ornamenti che celano.>>
• l'ultima parte della citazione
      accenna al divieto per le
      donne di battere i piedi:
 basandosi su di essa i talebani
   dell'Afganistan imponevano
    alle donne di camminare
     senza far rumore ,forse in
   riferimento all’ebraismo che
     identificava le donne che
    attiravano l’attenzione in
             prostitute.
  • Nell'ambito islamico si è
 diffuso l’uso del velo perché la
 donna non doveva mostrarsi
in pubblico e quando lo faceva
     si doveva coprire il più
             possibile.
• alcuni coprono i capelli,




• altri coprono anche il viso
  (chador iraniano)
e altri ancora coprono
 tutto il corpo (burqa
        afgano).
legislazione italiana



       Non esistono
 disposizioni specifiche
 sul velo islamico nella
 legislazione italiana.
• L'articolo 85 del Testo unico
  della legge di pubblica
  sicurezza (decreto regio 18
  giugno 1931, n. 773) vieta di
  "comparire mascherati in
  luogo pubblico" e prevede per i
  trasgressori una "sanzione
  amministrativa". Chi, invitato
  a farsi identificare, rifiuti di
  farlo, è punito con un'ulteriore
  ammenda.
• L'articolo 2 della legge 8 agosto 1977, n.
  533 (Disposizioni in materia di ordine
  pubblico) vieta invece l'uso di caschi
  protettivi, o di "qualunque altro mezzo
  atto a rendere difficoltoso il
  riconoscimento della persona, in luogo
  pubblico o aperto al pubblico, senza
  giustificato motivo". Per chi trasgredisce
  è previsto l'arresto da sei a dodici mesi e
  una sanzione amministrativa.
• A norma di legge, dunque, indumenti
  come il burqa (velo integrale) e niqab
  (velo che lascia una fessura solo per gli
  occhi) non sarebbero utilizzabili, perché
  non consentono l'identificazione della
  persona.
• La carta d'identità. Una
  circolare del ministero
  dell'interno del 24 luglio 2000
  (sui permessi di soggiorno),
  inviata a tutti i questori e alle
  prefetture d'Italia, a firma del
  capo della polizia Gianni De
  Gennaro, chiarisce che per il
  rilascio delle carte di identità
  sono permesse le fotografie col
  capo coperto ma con i tratti
  del viso ben visibili.
• Nel quarto capoverso, la circolare recita:
  "Con circolare del 14 marzo 1995 della
  Direzione generale dell'Amministrazione
  civile, è stato precisato che nel caso in cui
  la copertura del capo con velo, turbante
  o altro sia imposta da motivi religiosi, il
  turbante, il "chador" o anche il velo,
  come nel caso delle religiose, sono parte
  integrante degli indumenti abituali e
  concorrono, nel loro insieme, a
  identificare chi li indossa, naturalmente
  purché mantenga il volto scoperto. Sono
  quindi ammesse, anche in base alla
  norma costituzionale che tutela la
  libertà di culto e di religione, le
  fotografie da inserire nei documenti di
  identità in cui la persona è ritratta con
  il capo coperto da indumenti indossati
  purché, ad ogni modo, i tratti del viso
  siano ben visibili".
Il velo nel cristianesimo

• L'apostolo Paolo diceva “la
chioma viene considerata un
     attributo di bellezza
  femminile e come tale deve
  essere per modestia coperta
 anche per non distrarre gli
  uomini dal raccoglimento
           religioso”.
• Questo uso è
  stato ormai
  superato anche
  se in alcuni
  gruppi religiosi
  è un simbolo di
  distinzione.
Su muccadore
      • Anche nella
        tradizione
        sarda c’è
        l’usanza, per le
        donne, di
        portare il velo,
        con un
        significato
        simile a quello
        islamico.
• Nel dialetto sardo il velo è
    chiamato Muccadore
probabilmente in analogia
   con il chador islamico: è
 possibile che derivino dallo
 stesso vocabolo originario,
       importato dalla
  colonizzazione araba in
           Sardegna.
Velo da sposa
       Il velo che ora
       vediamo per lo
       più bianco sul
       capo delle spose
       in origine era di
       color rosso
       fuoco, e
       flammeum lo
       chiamavano i
       latini.
•I cristiani adottarono
 l’uso del velo nuziale
 solamente verso il terzo
 o quarto secolo dell’era
 volgare, poiché in odio
 del flammeum pagano,
 ne mutò il color rosso in
 bianco.
•Durò l’uso del velo nuziale
  per tutto il medioevo in
  chiesa, non solo per la
  sposa, ma anche per lo
  sposo.
• Quattro uomini tenevano i
  quattro angoli del velo
  sospeso sopra le due teste
  incoronate degli sposi.
 Nell'antica Roma l’abito della sposa é di
colore bianco, simbolo della sua verginità,
 chiusa da un nodo di Ercole che doveva
     essere sciolto soltanto dallo sposo.



• Altro accessorio molto importante
  era il "velo", che veniva tolto il
  giorno dopo la consumazione del
  matrimonio ed era di colore giallo
  zafferano, a simboleggiare il fuoco
  di Vesta, la dea che proteggeva il
  focolare domestico.
La sposa si copriva il volto
fino alla fine della
cerimonia per evitare che
lo sposo, scorgendo il suo
reale aspetto, interrompesse
il rito nuziale.
• Il fazzoletto da testa (foulard)
  ricopre diversi significati a
  secondo del ruolo che la donna
  interpreta: vergine, vergine madre,
  filosofia.
• Nell’antichità romana si
  chiamava peplum (in greco péplos
  o pépla) un velo ornato di ricami
  con cui si adornava la statua di
  Minerva.
• Minerva era la dea della Sapienza
  e indicava la filosofia.
IL RUOLO DELLA DONNA IN
OCCIDENTE: la maternità
    Introduzione
   La maternità, al pari della
    paternità, in tutte le società pre-
    moderne si presenta come un
    fatto naturale, non artificiale, nel
    senso che viene ad iscriversi in
    un ordine dato delle cose, che
    trascende la volontà del singolo.
               La rivoluzione culturale
   Con la rivoluzione culturale che
    apre l'epoca moderna, e che si
    modella principalmente
    nell'Europa del XVII secolo,
    anche la maternità viene
    coinvolta in quel sistema di valori
    in cui è centrale la lotta
    ingaggiata dall'uomo con la
    natura. In questo contesto, la
    maternità appare come un fatto
    irrazionale, di cui si tende a
    perdere l'essenza in modo
    proporzionale alla crescente
    dinamicità della società.
La filosofia
     In questo periodo, infatti, nuove linee di
      pensiero si diffondono, la filosofia
      razionalista conosce il momento di
      massima diffusione, e tutto il vivere
      quotidiano è permeato da questo nuovo
      approccio alla vita. Anche la maternità,
      come massima espressione della struttura
      familiare tradizionale, si riveste di
      significati simbolici, divenendo
      l'espressione di quel comportamento
      istintivo che deve essere controllato dalla
      razionalità umana.
La rivoluzione industriale
             Quando con la Rivoluzione
              Industriale anche le donne
              entrano in massa nella
              produzione, la maternità si
              pone, nel suo significato e nella
              prassi quotidiana, come un
              evento denso di difficoltà, di
              rischi, di obblighi non
              pienamente sentiti, insomma di
              elementi non razionalizzabili e
              in qualche modo sempre più
              problematici per la vita della
              donna che si fa carico di tante
              incombenze al di fuori della
              famiglia.
Fine della famiglia patriarcale
               Infatti , il modello della
                famiglia patriarcale,
                comincia lentamente a
                perdere terreno,
                soppiantato da gruppi
                famigliari, costituiti solo i
                genitori e i figli (famiglie
                nucleari). La motivazione
                principale di questo
                cambiamento,
                verificatosi soprattutto
                negli agglomerati urbani,
                è la nuova struttura
                dell'economia.
La vita di città
          Se nelle campagne infatti, il
           possedimento di terreni e animali
           costituiva la certezza di sopravvivenza
           per l'intera famiglia, che doveva proprio
           al suo essere numerosa la possibilità di
           migliorare la produzione agricola, nelle
           città il lavoro nelle fabbriche, aveva
           determinato un nuovo assetto familiare,
           in cui anche la donna, faceva parte della
           catena produttiva al di fuori delle mura
           domestiche, ciò comportava,
           ovviamente, la rinuncia ad una famiglia
           numerosa, che risultava molto difficile da
           mantenere.
2
       Questa è sicuramente una delle cause
        del sempre maggior controllo delle
        nascite (di chiara matrice protestante),
        operata soprattutto nei Paesi
        anglosassoni. Non a caso i movimenti di
        emancipazione della donna, che
        nascono con la Rivoluzione Francese,
        ma si affermano a partire dalla metà
        dell'800 nelle aree industrialmente più
        avanzate (in particolare nel Regno
        Unito), traggono da queste determinanti
        storiche le loro giustificazioni.
Dopo gli anni '60, la maternità non viene attaccata,
soltanto in seguito a considerazioni umanitarie sullo
sfruttamento della donna nella fabbrica, o come
conseguenza dell'instaurarsi della mentalità moderna di
stampo razionalistico che vedeva nei legami familiari di
tipo tradizionale un ostacolo, infatti, è proprio quando
comincia ad affermarsi l'ideologia del benessere, tipica
conseguenza del boom economico, quando lo scopo
generalizzato diviene l'autorealizzazione individualistica,
che la maternità diviene - a livello di sistema il più grosso
ostacolo al raggiungimento del welfare state, quasi
un'esclusiva funzione da regolare, da pianificare in accordo
con le risorse materiali disponibili.
Esistono nella società moderna, è bene
ricordarlo, delle contraddizioni:

          da un lato, la maternità è vista come un
           fatto correlato alla natura stessa della
           donna, come un valore altamente positivo
           che ogni società le ha da sempre
           assegnato;
          dall'altro, la maternità è vista come un
           momento di sofferenza, in un certo modo
           non più sostenibile, di subordinazione
           della donna alla famiglia.




    In ogni caso, i sentimenti con cui è vissuta la maternità, variano
    notevolmente, a seconda della classe sociale. In particolare, in Italia, ci
    troviamo di fronte a due tipi differenti di culture ancora distanti e separate
    fra loro, che rispecchiano le contraddizioni di cui sopra.

   Da una parte, abbiamo l'articolato
    mondo delle famiglie borghesi,
    dove il progressivo controllo delle
    nascite viene operato in base al
    principio del calcolo dei costi, e in
    modo funzionale alla dinamica
    professionale; i figli sono generati
    per perpetuare l'orgoglio del buon
    nome della famiglia e in stretto
    rapporto con le elevate aspirazioni
    del loro successo sociale,
    normalmente ricercato attraverso
    la scuola.
   Dall'altra, troviamo il non meno
    complesso mondo delle famiglie
    popolari, dove la maternità è ancora
    vissuta con sentimenti altamente
    positivi, molto spesso il figlio è il
    depositario della volontà di riscatto
    della famiglia, e rappresenta la
    possibilità di elevarsi ad un livello
    sociale superiore. Potremmo dire,
    quindi, che la famiglia popolare è
    più legata al bisogno di figli di
    quanto non lo sia la famiglia di
    classe medio-alta.
                          3
    Atteggiamenti e valori della donna italiana nei confronti della
                              maternità:
A questo punto, è d'obbligo chiedersi come la donna italiana viva la sua


maternità.
La società italiana è ben nota per essere altamente familistica e per essere
stata caratterizzata, fino ai nostri giorni, da quello che molti sociologi hanno
chiamato il "complesso della Grande Madre", già presente nella cultura
etrusca, e prevalente nella cultura matriarcale degli italici, prima che
sparisse a causa dei conquistatori romani del VII secolo a. C.
La personalità dell'italiano, sembra quindi storicamente legata al
"mammismo", ad una relazione di dipendenza privilegiata con la figura
materna, simbolo di protezione e sicurezza. In effetti, nella cultura
tradizionale, la maternità è vissuta dalla donna italiana come
un'affermazione di tutta la propria femminilità, il momento a partire dal quale
ella può acquistare in famiglia un ruolo non secondario riconosciuto dal
maschio.
   In questo contesto, però,
    non dobbiamo dimenticare
    un aspetto importantissimo
    dell'essere madre nella
    nostra società, che ha
    contribuito alla diminuzione
    dei tassi di natalità e che è
    fra i primi responsabili del
    nuovo assetto della famiglia
    italiana: l'affermazione delle
    donne nel campo del lavoro.
   La maternità, infatti, intesa come il periodo concesso
    dalle aziende alle future mamme, che si protrae di
    solito dal settimo mese di gravidanza al terzo mese
    dopo il parto, è una conquista ottenuta in tempi
    recenti (legge n° 1204 del 1971 e legge n° 53 del
    2000) ed è esigibile, solo in condizioni lavorative
    regolari, infatti, tutto il mondo sotterraneo del lavoro
    nero, ne è ovviamente escluso.
   Ci sono casi in cui anche in
    una situazione di assunzione
    regolare, si impone alla
    dipendente, pena il
    licenziamento, di non
    usufruire di tale
    agevolazione, e nonostante
    le aziende si professino a
    parole a favore delle donne
    nel loro organico, molte volte,
    evitano di assumere donne,
    che andando in maternità
    arrecano un "danno"
    economico all'azienda, che è
    costretta per quel periodo a
    pagare uno stipendio a
    "vuoto", quando non deve
    anche prendere qualcuno che
    sostituisca la persona in
    questione.
L’INFIBULAZIONE
      Alina
     Micaela
     Claudia
    Gibuti 98%
   Somalia 98%
    Eritrea 90%
   Etiopia 90%
Sierra Leone 90%
    Sudan 89%
    Egitto 50%
• 130 milioni: Le donne mutilate
  sessualmente nel mondo.
• 2,2 milioni: Le donne che ogni anno sono
  mutilate in 28 paesi del Medio Oriente e
  dell'Africa.
• 6.000 Le infibulazioni compiute ogni
  giorno su ragazzine fra i 4 ed i 12 anni.
• 40.000 Le donne infibulate che vivono in
  Italia.
• 6.000 Le bambine che rischiano di essere
  operate in Italia.
  L’infibulazione in Italia

La legge italiana:Non esiste finora
 nella nostra legislazione una
 norma esplicita che vieti le
 barbarie della mutilazione
 sessuale femminile.
Nei rari casi in cui vengono sporte
 denunce, si applicano gli articoli
 582 e 583 del codice penale,
 relativi alle lesioni personali.
.. Il termine infibulazione deriva dal latino
“fibula”,una spilla utilizzata per agganciare
la toga romana. La fibula era usata per
prevenire i rapporti sessuali tra gli schiavi,
fissata tra le grandi labbra delle donne e il
prepuzio degli uomini. In questo modo era
assicurata la fedeltà delle schiave ai loro
padroni.
L’infibulazione è la pratica più
 atroce di mutilazione genitale,
   comporta l’asportazione del
 clitoride, delle piccole labbra e
       delle grandi labbra.
   La “Cerimonia” è fatta da sole donne e il
  taglio dei genitali è compiuto da una donna
 anziana, di solito unica nel villaggio, spesso
     una levatrice o un’esperta del mondo
    dell’occulto. Di solito queste “esperte”
chiedono per le loro mutilazioni molti soldi, e
le famiglie povere sono costrette a indebitarsi,
 perché per loro avere una figlia con i genitali
integri è una condanna all’esilio dalla società.
La bambina è tenuta con le gambe divaricate
  e immobile da altre donne tra cui la stessa
     madre. Il taglio è fatto senza nessuna
     precauzione anestetica o disinfettante,
  l’incisione è compiuta con una lama di un
    coltello, un paio di forbici, un pezzo di
 vetro affilato o una scheggia di metallo. Le
   gravi ferite sono suturate a seconda della
 tradizione con fili di seta o spine di acacia.
     Per cicatrizzare le ferite si usano delle
    sostanze naturali come il tuorlo d’uovo,
   succo di limone, miscugli di erbe o delle
 ceneri che provocano delle infezioni anche
                     mortali.
Finita l’incisione e la cucitura i genitali
appaiono come quelli delle bambole di
                  plastica.
                 Inesistenti.
      Le gambe vengono legate e
immobilizzate per alcune settimane per
  permettere alla ferita di guarire. La
 cosa più atroce per le “neo donne” è
  fare pipì. Il bruciore dell’urina sulla
           ferita è terrificante.
   Se la povera creatura sopravvive alle
     infezioni e al dissanguamento è
   considerata “sessualmente pura”. In
    questo modo la ragazzina non avrà
 desiderio sessuale e sarà scucita soltanto
  una volta sposata e il dolore invece del
    piacere della sua notte di nozze le
ricorderà per l’ennesima volta che prezzo
       sta pagando per essere donna.
  Con la colonizzazione europea e
l’arrivo della civiltà in alcuni paesi
come l’Eritrea e l’Egitto la pratica
dell’infibulazione è stata bandita e
  sono nati i primi movimenti per
   sostenere i diritti delle donne
• In Africa gli stessi uomini di potere stanno
  attuando delle campagne anti-infibulazione
  dichiarando che loro non hanno permesso che le
  loro figlie venissero sottoposte a tale rito
  barbarico, sperando fare esempio al popolo e di
  eliminare piano piano questa terribile tradizione
  sanguinaria.
• La strada per la liberazione da questa pratica è
  ancora lunga soprattutto perché le stesse ragazze
  decidono di loro spontanea volontà di essere
  sottoposte alla mutilazione.
L’aspetto più raccapricciante di questa pratica
è accorgersi di come col tempo si sia radicata
a tal punto da diventare non solo una violenza
 fisica ma psicologica, in quanto considerata
 dalle stesse donne necessaria per vivere ed
 essere accettate in società.Tante bambine in
  Africa vedendo le loro sorelle maggiori già
 sposate e già diventate donne senza la loro
   parte di “peccato” decidono in preda alla
 disperazione per la loro diversità di operarsi
  da sole. Molte odiano quella loro parte così
 tabù tanto da reciderla da sole con mezzi di
                    fortuna
Vanessa
Melissa
 Silvia
Stefania
 Il numero delle donne immigrate
    estere è in continua crescita.
                     Cause:
• 1. Risposta al tipo di offerta di lavoro inevaso in
  Italia: come collaboratrice domestica fissa (di solito
  per l’assistenza di anziani autosufficienti, lavori di
  casa, baby sitter), oppure nel terziario o in
  agricoltura.
• 2. Ricongiungimenti familiari: 45.537 nel solo 1998,
  circa il doppio dell’anno precedente, oltre alla
  sanatoria in atto.
• 3. Progetto familiare di integrazione degli immigrati.
  Cresce infatti il numero dei minori presenti (181.597
  a fine 1998) e dei figli nati in Italia (su 100 minori
  presenti, 58 sono nati in Italia negli ultimi 6 anni).
• Sul fenomeno migratorio femminile
   si è innescato dal 1989 ad oggi il
  flusso parallelo di donne africane,
 dell’est europeo ed in misura minore
   dell’America Latina, costrette alla
          prostituzione forzata.
• La prostituzione non nasce dal disagio
  migratorio, ma da un preciso progetto
  criminale
• che utilizza tutti i mezzi per sostituire
  nei locali pubblici e notturni, negli
  alberghi e soprattutto nella strada la
  prostituta italiana che non accetta il
  rischio portato dall’AIDS e le condizioni
  di vita imposte.
•la povertà
• la miseria
•le guerre
• migliaia di persone ad affidarsi ai
  trafficanti internazionali che li
  sfrutteranno nei
• mercati del sesso
• e/o del lavoro nero;
    La società nel suo insieme è
 responsabile di questo fenomeno;

          sono responsabili:

              i clienti
 che con la loro richiesta stimolano un
mercato sempre più vario e diversificato
    anche nella qualità dell’offerta;
 c’è infine la responsabilità di:
un sistema consumistico che propone
 modelli e stili di vita che inducono a
    cercare percorsi che sembrano
   “facili” per raggiungere posizioni
  economiche e sociali di autentico o
             falso benessere.
    Le donne che giungono in
          Italia sono:

• 1. Donne molto giovani
• 2. Donne picchiate, maltrattate dalle
  mamane perché non guadagnano
  abbastanza
• 3. Senza permesso di soggiorno
• E’ molto difficile per queste donne
  uscire dal giro della prostituzione,
  soprattutto se non hanno pagato il
  debito, perché le famiglie in Nigeria
  sono in pericolo ed anche le donne
  stesse possono essere uccise.
• Non solo:
• sono molto condizionate dal rito
  woodoo al quale vengono sottoposte;
• è come un patto di sangue e hanno la
  convinzione che la loro vita è nelle mani
  della mamane e se non pagano
  muoiono.
     Che cosa proponiamo
                 Dobbiamo:
 • lavorare per abbattere i pregiudizi, far
     conoscere che il mercato del sesso
     immigrato è in gran parte schiavo.
• far riflettere i nostri cittadini quanto sia
    diverso e umiliante comprare il sesso
                     schiavo
   • impegnarci in riflessioni ed azioni
                    liberanti.
    ELENA E SARA

Donne:politica e lavoro
         Donne:politica e lavoro

     Secondo il Bureau International Du Travail l'Africa
 Subsahariana è una delle regioni del mondo in cui le donne,
                 di tutte le età, lavorano di più.
  La minoranza che ha conquistato, spesso a caro prezzo, la
    propria autonomia non può nascondere la situazione di
 precarietà e di dipendenza dell'immensa maggioranza delle
africane né il fossato che separa il loro reale ruolo economico
                dal loro potere sociale e politico.
  Diciassette ore al giorno, è l'orario di lavoro di una donna
                              africana.
  Malgrado i progressi compiuti,
    sono relativamente poche le
     donne riuscite a sfondare il
« tetto di cristallo » che impedisce
        il loro accesso verso le
         responsabilità di alta
 dirigenza.Nei 192 paesi nel mondo,
   solo 12 donne sono capi di Stato
     Un po’ di dati….

• Oltre il 40% della forza lavoro mondiale è
  oggi costituito di donne.
• Circa il 70% delle donne nei paesi
  sviluppati e il 60% nei paesi in via di
  sviluppo svolgono un lavoro retribuito.
           Lavoro retribuito:
• Le donne dedicano al    • Africa 58 %
  lavoro retribuito dal
                          • Asia 64%
  50% al 70% del
  tempo che vi            • America Latina 46%
  dedicano gli uomini,    • Europa 69%
  mentre dedicano al
  lavoro non retribuito   • America del Nord
  oltre il doppio del       73%
  tempo che vi            • Mondo Arabo 35%
  dedicano gli uomini.
          MANI ANONIME...
• In linea generale le donne rappresentano l'80%
    della forza lavoro utilizzata nella produzione
 alimentare. Sono le mille e una piccola mano che
 alimentano il continente. Mani anonime, a lungo
dimenticate dalle statistiche e dai piani di sviluppo.
 Mani invisibili, prive di retribuzione, senza diritto
    alla terra, alla proprietà, al credito, all'eredità.
     Sfruttate a piacimento su terre che non gli
appartengono e che, in caso di divorzio o di morte
 del marito, gli saranno subito tolte dalla famiglia
                         acquisita.
Le donne immigrate e
        non,
     spesso per
 sopravvivere, sono
costrette a svolgere
lavori umili e poco
    dignitosi :
 LA PROSTITUZIONE

						
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