L esperienza dello spettacolo teatrale Quattro giorni by B1Hq7M

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2^ rassegna Nazionale
“Accessibilità e sicurezza dei sistemi di trasporto”.
Intervento di Eros VIEL



COME VEICOLARE I MESSAGGI EDUCATIVI
L'esperienza dello spettacolo teatrale "Quattro giorni di assoluto silenzio"

Nella svolgimento di un qualsivoglia argomento didattico sono di fondamentale importanza i corretti ruoli
nel rapporto docente/allievo.
Senza inoltrarsi nei meandri della metodologia pedagogica e dando per scontate le conoscenze teorico-
concettuali dell'insegnante, è soprattutto attorno al ruolo di partecipazione assunto dall'allievo che dipende
buona parte del risultato formativo. Ovvero, sono la curiosità e la volontà di apprendere nuove informazioni
da parte di quest'ultimo che determina il successo di un iter scolastico.
Purtroppo il principale problema che si trova ad affrontare attualmente la scuola è proprio quello della
mancanza di motivazione da parte degli studenti, mancanza di motivazione legata a diversi motivi: fattori
socio-economici in primis, ma anche culturali. Questa è una spiegazione, probabilmente non la sola, della
decadenza nella formazione scolastica italiana e soprattutto del fallimento di numerosi progetti educativi
(quali i progetti di educazione alimentare, contro l'abbandono scolastico, d'educazione alla convivenza, ecc.), i quali
assorbono numerose risorse con poche ricadute formative.
In questo contesto diventa perciò di primaria importanza per un docente dover dedicare parte del proprio
tempo educativo a stimolare l'interesse e il bisogno, se non addirittura il desiderio di sapere, per poter
raggiungere degli obiettivi minimi.
Generalmente questa parte viene sviluppata introducendo una parte ludica nella didattica, la scuola diventa
perciò un gioco: perde un po' di austerità per diventare coinvolgimento, gara, attrazione.
Il limite di questo espediente rimane il fatto che, spesso e volentieri, l'argomento viene trattato in modo
superficiale; e inoltre, in un target di allievi anagraficamente più adulti, tale approccio educativo può
diventare addirittura banalizzazione.

Sono queste considerazioni di partenza che, quando alcuni anni fa mi è stato affidato l'incarico di trattare
l'argomento della sicurezza stradale, mi hanno condotto a sviluppare un intervento educativo diverso; in cui,
rubando alcuni trucchi alle tecniche della recitazione e introducendo una certa dose di emotività, cercavo di
attirare l'attenzione dei ragazzi per condurli poi alla disanima del problema affrontato.
Giocoforza ero costretto a lavorare con piccoli gruppi di persone e, purtroppo, il coinvolgimento personale
nella lezione era drammaticamente pesante, con la conseguenza di un enorme sforzo psicologico da
sopportare.
La trasposizione in forma scritta della lezione e la conseguente pubblicazione di un libro ("Quattro giorni di
assoluto silenzio" Zanetti editore - Montebelluna 2001), adottato in diverse scuole come sussidio didattico,
ha di molto stemperato questa difficoltà ed ha permesso di allargare la sua funzione educativa raggiungendo
più classi. Ma di questo è già stato parlato in altre sedi (vedi anche "1^ rassegna Nazionale “Accessibilità e sicurezza dei sistemi
di trasporto” Conegliano 2003).
Quest'oggi, invece, vorrei riportarvi un'ulteriore evoluzione di quella esperienza, ovvero la realizzazione di
un adattamento teatrale del testo.

L'idea era già in essere, in quanto durante alcune conferenze sul tema erano stati recitati brani scelti e il libro
era stato adottato come spunto nei laboratori di espressività curati dall'ass.ne BelTeatro di Padova in alcune
scuole medie; successivamente, grazie alla collaborazione con gli attori Rosario Parente prima e Samuele
Giovagnini poi, si è giunti a realizzare una drammatizzazione esaustiva e ben strutturata, dando forma a uno
spettacolo teatrale che a tutt'oggi, dopo un anno e mezzo di rappresentazioni, conta più di quaranta repliche.
Si tratta di un monologo con una scenografia scarna, due lenzuoli neri ed uno bianco, su cui vengono
proiettate delle ombre cinesi. L'attore racconta le vite, straordinariamente normali, di quattro giovani: gli
innamoramenti, la passione per lo sport, le difficoltà scolastiche. Ogni personaggio viene identificato con un
oggetto : uno zaino, il casco, un megafono, un pallone. Il racconto è vivace, anche divertente, realistico, tanto
che par di vederli questi ragazzi, son quelli che incontriamo tutti i giorni, magari davanti al bar o seduti
sull'unica panchina del paese a parlare per ore di chissà chi e di chissà che cosa, li vedi… e poi,
all'improvviso il nulla, il vuoto: quello che c'era non c'è più, sacrificato sull'altare del Dio-automobile.
L'intento dichiarato è di emozionare poiché solo attraverso un coinvolgimento emotivo si può condurre ad
una riflessione consapevole; non mira cioè solo a sferrare un pugno nello stomaco, ma pretende di innescare
una riflessione prima ed un comportamento adeguato poi, nella speranza di recuperare l'essenza della vita e
la consapevolezza dell'esistenza di una scala dei valori.
Nella seconda parte dello spettacolo infatti vengono illustrati dati statistici e stigmatizzati comportamenti,
sottolineando come solo dalla responsabilità personale e dal conseguente impegno si può iniziare un percorso
per la risoluzione del problema.

Anche se nello spettacolo, come nel libro, si ipotizza di interloquire con un pubblico giovanile, l'allestimento
non è stato pensato per essere rivolto esclusivamente agli studenti, ma bensì per un pubblico eterogeneo.
Rappresentato in alcune scuole superiori, si è comunque rivelato di forte impatto educativo: a sostegno di ciò
i commenti raccolti tramite una scheda di valutazione dell'attività e soprattutto quelli spontaneamente
trascritti nel forum del sito dello spettacolo.

Aldilà della sceneggiatura e della sua realizzazione, penso che una scelta efficace, quella che ha permesso di
entrare in sintonia con gli studenti permettendo di comunicare con loro, sia stata di non impartire un
sermone, un ammonimento del tipo :-"Non fate così, altrimenti c'è il castigo". Ma bensì quello di sottolineare
che loro sono delle vittime: che nonostante la loro boria, la loro esuberanza, di fatto non sono altro che una
pedina del sistema, e la loro morte può venir considerata solo un effetto collaterale.
Questa posizione che, non nego, potrebbe esser definita brutale, scatena necessariamente una reazione; per lo
meno per cercarne la ragione o costruire eventuali difese. La speranza è che questa reazione li porti a
riflettere sulle azioni che quotidianamente compiono, ad esempio, anche sulla strada.

Per finire un'ultima considerazione. Anche se con l'utilizzo di forme particolari di coinvolgimento si riesce
ad interloquire con i giovani, e con l'autorevole presenza di esperti si riesce a fornire loro le nozioni
indispensabili per affrontare i problemi in modo corretto; tutto questo risulta vano e dispendioso se poi la
società civile in cui il giovane vive (famiglia, mass media, ecc.) presentano e magnificano dei modelli
comportamentali in antitesi con i principi esposti. Per cui non è da sottovalutare l'importanza di
un'educazione permanente che vada aldilà delle pareti scolastiche. Ed anche in questo caso la metodologia
del linguaggio utilizzato è di fondamentale importanza, addirittura la ricaduta educativa diventa ancora
maggiore se il contenuto del messaggio non viene preannunciato. Per tale motivo si cercherà di portare lo
spettacolo teatrale anche ad un pubblico adulto, magari in rassegne teatrali di svago o in un ambito di
condivisione d'esperienze genitori-studenti, affinché il dialogo formativo continui anche dopo il termine
dello spettacolo.

Dimenticavo un altro punto di efficacia di questo progetto, ed è il coinvolgimento di alcuni giovani che, in
modo volontario e attivo, partecipano alla sua realizzazione.
Abbiamo chi interpreta le ombre, chi gestisce l'audio e le luci, chi aiuta al montaggio delle scene, chi ha
realizzato il filmato, chi ne ha interpretato la sigla, chi si impegna nella sua diffusione, chi gestisce il sito
web, eccetera.
Sono una quindicina di giovani, tutti tra i sedici e i venticinque anni, impegnati per la buona riuscita del
progetto. La loro presenza è una testimonianza che la strada che si sta percorrendo è possibile e la loro
presenza diventa ancora più significativa in occasione di rappresentazioni in ambienti giovanili.

								
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