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					                                        Spartacus - Un film di Stanley Kubrick. Con Peter
                                        Ustinov, Tony Curtis, Jean Simmons, Charles
                                        Laughton, Laurence Olivier, Kirk Douglas, John
                                        Gavin, Nina Foch, Herbert Lom, John Ireland, John
                                        Dall, Charles McGraw, Joarma Barnes, Harold J.
                                        Stone, Woody Strode, Peter Brocco, Paul Lambert,
                                        Robert J. Wilke. Genere Storico, colore 198 (183)
                                        minuti.

                                        Il film iniziò sotto la direzione di Anthony Mann, che però
                                        dopo breve tempo fu licenziato dal produttore e protagonista
                                        Kirk Douglas e sostituito alla regia da Stanley Kubrick, dal
                                        quale era già stato diretto l'anno precedente in Orizzonti di
                                        gloria. Si tratta del primo film a colori del regista.

                                         Trama
                                         Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la
                                         trama dell'opera.
In una provincia romana della Libia, presso una cava di lavoratori slavi, lo schiavo trace Spartaco,
corre in aiuto di un vecchio, ma un soldato romano lo ferma per obbligarlo a tornare al lavoro.
Spartaco reagisce e viene condannato a morte. Viene però salvato dal gladiatore Lentulo Batiato,
che diventato impresario possedendo un gruppo di gladiatori destinati a combattere in pubblico, lo
sceglie per farlo diventare anch’esso combattente.
Spartaco impara così l'arte del gladiatore, annoverandosi tra i migliori.
A Capua giunge, in viaggio verso Roma, il generale Marco Licinio Crasso il quale ordina a Batiato
un incontro e, fatti i gliadiatori dalle donne di Crasso, Spartaco è obbligato a combattere contro
Draba, un guerriero etiope suo amico.
Varinia, la schiava data a Spartaco come sua donna, è terrificata. Draba, seppur in vantaggio non
accetta di uccidere l'amico e scaglia la sua rabbia contro il pubblico, ma una delle guardie lo uccide.
Spartaco, pieno di rancore, incita alla rivolta tutti i gladiatori di Batiato e fugge con essi in aperta
campagna. La notizia si sparge presto in tutto l'impero e Spartaco si ritrova a capeggiare 60.000
schiavi fuggiti per la libertà.
Dopo uno scontro con la guarnigione di Glabro, Spartaco si rifugia in montagna dove viene
raggiunto da Varinia. Spartaco decide di uscire dall'Italia con gli altri schiavi e si affida a Tigrane,
pirata arabo, affinché gli fornisca le navi per raggiungere la terra natia. Nel frattempo, a Roma
Crasso attende l'occasione per prendere il potere osteggiato da Gracco, capo dei plebei, e il suo
alleato Giulio Cesare; Antonino, schiavo personale di Crasso, fugge e raggiunge Spartaco, il quale,
arrivato sulla costa, scopre di essere stato tratto in inganno da Tigrane, che comprato da Roma, non
gli darà più le navi.
Tre armate comandate da Crasso accerchiano gli schiavi che vengono sterminati, Antonino e
Spartaco sono condotti a Roma. Crasso, trovata Varinia con il suo bambino appena nato, la porta
nel suo palazzo, tenta di sedurla, ma non vi riesce. Gracco capisce che non riuscirà ad arrivare al
potere e si accorda con Batiato per rapire Varinia e metterla in salvo. Intanto Crasso ordina ad
Antonino e Spartaco di combattere tra di loro: chi sopravviverà, sarà crocifisso.
Spartaco, per risparmiargli la tortura della croce, uccide Antonino e viene poi crocifisso; morente,
portato verso la campagna, incontra Batiato con Varinia che gli mostra un'ultima volta il figlio,
ormai libero. Non potendo far altro, Batiato e Varinia si allontanano verso il sole che sorge in
lontananza.
Sceneggiatura
La sceneggiatura è di Dalton Trumbo, costretto a scrivere sotto falso nome perché finito, in quanto
sospettato di filocomunismo, nel mirino della commissione del senatore Mc Carthy; fu lo stesso
Douglas a volere che lavorasse per questa pellicola ed in seguito, fece reinserire il suo vero nome
nei titoli. Con l'inserimento del nome di Trumbo nei titoli, si incrinò per la prima volta la regola non
scritta che vietava di far lavorare a Hollywood coloro che fossero finiti nelle liste maccartiste.
In seno al film allestì la magistrale scena in cui l'arrogante generale Crasso pronuncia la celeberrima
e minacciosa frase comunicando a Sempronio Gracco ciò che la sua vittoria significherà: "In ogni
città e provincia sono state compilate le liste degli infedeli."; Gracco risponde di immaginare che il
suo nome sarà presente nella lista; Crasso risponde "Sei il primo!".

Regia
Kubrick volle apportare numerose innovazioni alla sceneggiatura per evitare scontata la produzione
di questo ennesimo film epico, come per esempio le scene d'amore con Varinia, e dando maggiore
spessore alle figure di Licinio Crasso, Sempronio Gracco e Lentulo Battiato, da lui ritenuti gli
emblemi dominanti di una società macchinosa e corrotta.
Kubrick fu autore di alcune sequenze certo degne di miglior fama, come ad esempio la battaglia
finale, per la quale riuscì a rendere in modo eccellente le manovre tattiche dell'esercito romano (per
la cui resa descrittiva si ispirò ad un film russo di inizio Novecento).
La scena rende nitidamente l'avanzata tatticamente impeccabile delle coorti, spiegandone i
movimenti (facendo un eccellente uso del montaggio per "moltiplicare" le comparse) e segue
insieme il crescendo della tensione dei ribelli, sino al momento liberatorio del contrattacco.


Critica
Il cast comprendeva quattro giganti della recitazione cinematografica, fisiologicamente destinati a
misurarsi competitivamente durante le riprese. L'arrivo di Kubrick, ben conscio delle sue capacità,
innescò un altrettanto fisiologico contrasto di personalità con Douglas, consapevole di essere
soprattutto il "padrone di casa"; complice l'ingente valore economico dell'investimento, ne nacque
una situazione di lenta competizione fredda, che alla fine lasciò Kubrick privo di qualsiasi
entusiasmo per l'opera realizzata, al punto da quasi sconfessarne la paternità una volta terminatala.
Motivi di rammarico, il regista ne aveva molti: da un lato, la vicenda rivoluzionaria dello schiavo
che si ribella con iniziale successo all'impero, avrebbe potuto più efficacemente rendersi con più
marcate allusioni agli imperialismi correnti negli anni '50, primo fra tutti quello americano, che in
quella decade cercava peraltro accostamenti simbolici con l'antica Roma e ne coltivava il mito.
D'altro canto, descrivere in modo zuccheroso ed eccessivamente romanzato la vicenda in assoluto
più rappresentativa della lotta di classe, poteva parere improprio all'asciutto regista che in
precedenza aveva mostrato di non disdegnare la crudezza narrativa.
Anche date le opere precedenti, si direbbe che Kubrick avrebbe preferito meno dettagli della
fossetta sul mento del protagonista e più spunti sulla sperequazione sociale. Questi elementi,
presenti in nuce nella sceneggiatura di Trumbo, erano stati tutti "addolciti" da Douglas, che al
coraggio di aver ingaggiato (anche occultamente) professionisti scomodi, aggiungeva il coraggio di
badare anche al botteghino (ed alla possibilità di circolazione del film; Orizzonti di gloria era al
momento oggetto di censura e non veniva proiettato in Francia).
A proposito del suo "sano" pragmatismo, il produttore fu aspramente criticato anche per aver
finanziato una fondazione ascrivibile alla moglie del dittatore spagnolo Francisco Franco, dal quale
aveva ottenuto di noleggiare ad un prezzo irrisorio truppe dell'esercito regolare da utilizzare come
comparse; si disse che anche questo era stato causa di scontro col secondo regista del suo film.
La vera anima della pellicola fu Kirk Douglas. In un'intervista, infatti, ammise con chiarezza che si
era proposto per la parte di Charlton Heston nel film Ben Hur, ma al rifiuto da parte della
produzione, che lo avrebbe preferito nella parte del tribuno romano Messala, decise di competere
con Hollywood mettendo in piedi una produzione colossale basata sul tema epico e sociale.

Il film fu bollato come socialmente pericoloso, pertanto fu varata un'insistente e ossessiva
propaganda volta a boicottarlo, ma, a sorpresa, il Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald
Kennedy, lo andò a vedere e dichiarò che gli era piaciuto molto.

				
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posted:6/8/2012
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