la Terra imperfetta mentre il mondo sopralunare by 76A3OY

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									                 di:
FABRIZIO PARTESCANO & SIMONE TORRISI
L’universo di Aristotele era unico in quanto
  pensato come il solo universo esistente;
chiuso, poiché immaginato come una sfera
 limitata dal cielo delle stelle fisse oltre al
    quale non c’era nulla, neanche il vuoto.
   Essendo chiuso, l’universo era anche
    finito, in quanto l’infinito appariva
     soltanto un’idea e non una realtà
                   attuale.
TALE UNIVERSO ERA FATTO DI SFERE
            CONCENTRICHE
Si avevano così, oltre alla sfera delle stelle
   fisse, i cieli di Saturno, Giove, Marte,
       Mercurio, Venere, Sole, Luna.
Al di sotto di quest’ultima stava la zona dei
quattro elementi con la terra immobile ed al
                 centro di tutto.
    Il mondo aristotelico-tolemaico era
  inoltre pensato come qualitativamente
      differenziato: la Terra imperfetta
       mentre il “mondo sopralunare”,
       formato da un elemento divino,
     l’ETERE, incorruttibile e perenne.
La visione astronomica di Aristotele
venne accettata anche dalla teologia
cristiana poiché presuppone la Terra
 al centro dell’universo come sede
privilegiata della storia del mondo e
 l’uomo come fine della creazione.
 Secondo Copernico al centro dell’universo,
  sostituito alla Terra, sta, immobile, il Sole;
  attorno al Sole ruotano i pianeti e la Terra
prende posto tra questi girando su se stessa ed
originando, così, il moto apparente, attorno ad
    essa, del Sole, dei pianeti e delle stelle.
   La Luna ruota attorno alla Terra; infine,
    lontane dal Sole stanno, fisse, le stelle.
Questa nuova visione, però, rimaneva
    simile alla vecchia immagine
 dell’universo; infatti egli concepiva
ancora l’universo SFERICO, UNICO
e CHIUSO dal cielo delle stelle fisse.

 Inoltre, accettava il principio della
    perfezione dei moti circolari
   uniformi delle sfere cristalline,
 pensate ancora come entità reali ed
            incorruttibili.
      Questi ebbe il merito di negare
    l’esistenza delle sfere solide e reali
   dell’astronomia antica, sostituendo il
     concetto fisico di orbe con quello
            matematico di orbita.
 Egli fu l’ideatore del SISTEMA TICONICO,
   ovvero un sistema cosmologico «misto»;
  sosteneva che i pianeti giravano attorno al
sole, mentre il sole girava, a sua volta, attorno
       alla Terra che rimaneva al centro
                 dell’universo.
Questo modello astronomico ebbe
  migliore accoglienza di quello
      copernicano perché, pur
   conservandone molti vantaggi
  matematici, era sostanzialmente
«conservatore», almeno per quanto
riguarda la posizione della Terra, e
   quindi sembra escludere ogni
  conflitto con le Sacre Scritture.
Sole che
   gira
 attorno
alla Terra


                 Terra,
             immobile, al
                 centro
             dell’universo
  Al centro dell’universo pensava esserci il Sole,
  immagine di DIO, dal quale deriverebbero ogni
            luce, ogni calore ed ogni vita.
     Il numero dei pianeti e la loro disposizione
   obbedirebbero ad una precisa legge di armonia
geometrica; i cinque pianeti costituiscono infatti un
poliedro regolare e si muoverebbero secondo sfere
 inscritte o circoscritte al poliedro delineato dalla
              loro posizione reciproca.
  Nei suoi scritti astronomici ed ottici, al
posto delle intelligenze motrici pose forze
   puramente fisiche; ritenne il mondo
necessariamente partecipe della quantità, e
la materia legata ad un ordine geometrico.
Rimase però sempre fedele al principio che
l’oggettività del mondo è una proporzione
   matematica implicita in tutte le cose.
Era questo lo stesso principio che lo spinse a
formulare le leggi sui movimenti dei pianeti.
  Grazie alle osservazioni di Brahe riuscì a
   correggere, usando le proprie leggi, la
            dottrina di Copernico.
    Bruno giunge ad una nuova visione
dell’universo che, si badi bene, non deriva
  da osservazioni astronomiche o calcoli
    matematici, in ci il filosofo fu poco
 versato e tecnicamente poco competente,
  bensì da un’intuizione di fondo del suo
      pensiero - quella circa l’infinità
       dell’universo - alimentata dal
             copernicanesimo.
  L’idea che l’astronomo polacco fa balenare dinanzi
 alla fervida immaginazione di Bruno è la seguente: se
la Terra è un pianeta gira attorno al sole, le stelle che si
 vedono nelle notti serene non potrebbero essere tutte
     immobili soli circondate da altrettanti pianeti?
    Questa convinzione viene trasportata dal piano
   astronomico a quello metafisico; infatti nella sua
 mente filosofia e astronomia formavano un tutt'uno,
      da cui scaturisce la medesima conclusione
   dell’infinità dell’universo, che viene dedotta dal
 principio teologico secondo cui il mondo (avendo la
    sua causa in un Essere infinito) deve per forza
                      essere infinito.
 Le tesi cosmologiche rivoluzionarie di Bruno,
 che poi caratterizzeranno quelle della scienza
                moderna, sono:
• L’abbattimento delle «mura esterne» dell’universo;

• La pluralità dei mondi e la loro possibile abitabilità;

• Identità di struttura tra cielo e terra;

• Geometrizzazione dello spazio cosmico;

• L’infinità dell’universo.
   Questa prima tesi implica la
distruzione dell’idea secolare del
   «confini» del mondo; Bruno
grida che le fantastiche muraglie
   celesti non esistono, perché
    l’universo è aperto in ogni
    direzione e le stelle fisse si
trovano «disperse» in uno spazio
           senza limite.
Questa seconda tesi, strettamente
 connessa alla prima, implica la
moltiplicazione dell’infinito dei
corpi che «corrono» per il cielo;
ossia il concetto di una pluralità
    illimitata di sistemi solari
  (ritenuti popolati da creature
  viventi, senzienti e razionali).
   La terza tesi, già presente negli
  atomisti ed in Cusano, implica il
     superamento del «dualismo
astronomico» tolemaico (tra mondo
soprannaturale e mondo sublunare)
 e l’unificazione del cosmo in una
       sola, immensa regione.
      La quarta tesi, strettamente
  intrecciata alla terza, considera lo
 spazio come qualcosa di unico e di
omogeneo, ossia fondamentalmente
simile a se stesso in tutto l’universo.
 In quanto tale, allora, lo spazio del
  mondo è acentrico poiché in esso,
 nota Bruno, non esiste alcun punto
   assoluto di riferimento essendo i
riferimenti relativi tra astro ed astro.
   La quinta tesi, in Bruno, è in
  realtà la prima, essendo l’idea-
 madre che sta alla base di tutte le
 altre: egli riteneva l’universo un
 Senza-limiti dai caratteri divini,
infinito lo spazio, infiniti i mondi,
infinite le creature, infinita la vita
         e le sue forme, ecc.
 Ciò nonostante, queste tesi apparvero
soltanto il frutto di una mente esaltata,
anche i più grandi astronomi del tempo
- Brahe, Keplero, Galilei - le accolsero
  freddamente e lo rifiutarono in gran
  parte, respingendo soprattutto l’idea
della pluralità dei mondi e dell’infinità
              dell’universo.
  Il ruolo di Galilei, per la distruzione del
  sistema aristotelico-tolemaico, è stata la
 conferma, dal punto di vista matematico,
               delle nuove teorie.
   Egli attraverso l’esplorazione del cielo
 arriva a compiere scoperte che rafforzano
la teoria copernicana e dà il colpo decisivo
           alla vecchia cosmologia.
Grazie al CANNOCCHIALE riuscì a scoprire:


                          Le macchie solari

                          I satelliti di Giove

                          Le fasi di Venere

                          Gli anelli di Saturno

                          I crateri lunari
     Il cannocchiale
  È il risultato della combinazione di due
  lenti, una piano-concava e l'altra piano-
   convessa entro un tubo. Le lenti sono
     poste una in prossimità dell'occhio
 (oculare), l'altra all'estremità opposta del
tubo (obiettiva). L'invenzione va assegnata
     ad artefici olandesi, ma Galileo ne
  perfezionò le prestazioni aumentando la
   capacità di ingrandimento delle lenti e
      trasformandolo in un formidabile
   strumento per l'indagine astronomica.
   Galilei notò sulla superficie
    solare delle macchie che si
       formavano e sparivano,
   attestando l’esistenza di un
 processo di trasformazione in
            atto e dimostrando
clamorosamente come anche i
corpi celesti fossero soggetti a
     fenomeni di alterazione e
                    mutamento.
 Osservando Giove Galilei notò quattro piccoli
pianeti che gli ruotavano attorno. In questo modo
 scoprì che esistevano altri pianeti oltre a quelli
                  già conosciuti:
                       SOLE
                   MERCURIO
                     VENERE
                      TERRA
                     MARTE
                      GIOVE
                    SATURNO
Nell’antichità e nel Medioevo si era sempre
creduto che soltanto la Terra fosse un corpo
   opaco, illuminato dal Sole e privo di luce
                                      propria.
    Invece la scoperta galileiana delle fasi di
 Venere, inducendo a pensare che tale astro
  ricevesse luce dal Sole girandogli attorno,
          offriva spunto per ritenere che tale
     spiegazione potesse valere anche per gli
                                 altri pianeti.
Secondo la cosmologia aristotelica,
tutti i corpi celesti erano sferici e
perfetti, ma le prime osservazioni di
Saturno al telescopio costituirono
una vera sorpresa.
Nel luglio del 1610, osservò Saturno
quando era in opposizione; il suo
strumento non era abbastanza potente
per distinguere gli anelli, ed essi gli
apparirono come dei rigonfiamenti
laterali del pianeta.
           Egli interpretò così questo aspetto:
 "....Saturno non è un astro singolo, ma è composto
 di tre corpi, che quasi si toccano, e non cambiano
    ne' si muovono l'uno rispetto all'altro, e sono
disposti in fila lungo lo zodiaco, e quello centrale è
        tre volte più grande degli altri due....”.
     Lo scienziato dette così al pianeta il nome di
                  "Saturno tricorporeo".
     Egli osservò, dopo, che i corpi laterali erano
scomparsi; infatti, durante il moto di Saturno nella
   sua orbita, il piano degli anelli cambia direzione
 rispetto alla Terra: quando essi si presentavano di
  taglio, non potevano essere visti al cannocchiale.
Tradizionalmente si riteneva la luna,
  analogamente agli altri corpi celesti
     ed a differenza della Terra, fosse
  rivestita da una superficie “liscia” e
                             “levigata”.
 Invece Galilei scoprì molte macchie
   scure su di essa e le intese come le
          ombre delle montagne lunari
 proiettate sotto effetto della luce del
                                   Sole.
Dimostrò così che la superficie lunare
    era “rugosa” come quella terrestre.
  L’OPERA E’ STATA REALIZZATA
NELL’ANNO SCOLASTICO 2002-03 DA:


                   ORGANIZZAZIONE
                       MONTAGGIO
                       ANIMAZIONI
                          GRAFICA
                            TESTI

                   ORGANIZZAZIONE
                         IMMAGINI
                            TESTI

								
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