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TRASCRIZIONE INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI SPONTANEE RESE DA by tK0GHbc

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									TRASCRIZIONE     INTEGRALE DELLE   DICHIARAZIONI
SPONTANEE RESE DA ILARDO LUIGI ALLA PRESENZA DEL
T.COL. RICCIO MICHELE

Mi chiamo ILARDO Luigi, sono nato a Catania il 13.3.51.
Attualmente ricopro l’incarico di Vice rappresentante provinciale di
Caltanissetta, coprendo anche l’incarico di Provinciale in quanto il
Provinciale VACCARO Domenico, attualmente si trova detenuto.
Ho deciso formalmente di collaborare con la giustizia dopo essermi reso
conto di quello che effettivamente ho perduto durante questi anni passati
lontano dai miei familiari e dai miei figli, nella speranza che il mio esempio
possa essere di monito e d’aiuto a ragazzi, che come me, si sentono di
raggiungere l’apice della loro vita entrando in determinate organizzazioni.
Come fu allora per me, che sono arrivato a prendere il mondo nelle mani il
giorno in cui fui fatto uomo d’onore, anche per alcuni ragazzi che credono in
queste cose, spero che la mia collaborazione dia atto di quanto tutto ciò che
fanno apparire è falso, e poi di vero non c’è niente se non tutte quelle
scelleratezze che, purtroppo, alcune persone si sono macchiate facendo
cadere nel nulla tutto quello che di buono c’era in questa organizzazione.
“Cosa Nostra” oggi è diventata una macchina solamente di morte, di tragedie
e di tante menzogne. Oggi, dopo tutto quello che abbiamo assistito, dato tutti
i delitti cosi orrendi ed atroci che si sono macchiati certe persone che sono
state ai vertici di questa organizzazione, facendo ricadere la colpa su tutti gli
affiliati, perché ormai gli affiliati di “Cosa Nostra” portano dietro il marchio di
essere tutti dei sanguinari e delle persone che non vedono nulla al di fuori del
delitto, come me credo che ce ne sono già parecchi in “Cosa Nostra”, anche
perché ho avuto modo di parlarne con queste persone, e, come me, non
giustificano e non danno nessun credito a tutto quello che determinate
persone hanno avallato con i loro ordini.
Perciò credo che ancor, togliendo di mezzo tutte, solamente quelle persone
che ormai non hanno più nulla da perdere, e quindi continuano nella loro
condotta sanguinaria si potrebbe arrivare a chiudere definitivamente questo
conto con ciò che rimane di “Cosa Nostra”, perché oggi come oggi molti sono
quelli che cercano di arrivare ad una normalizzazione perché credevano in
“Cosa Nostra”, non in quella di oggi ma quella che c’era allora che non era
così sanguinaria e cattiva.
Ho deciso di collaborare con la giustizia dando la mia disponibilità, anche
perché voglio chiudere definitivamente con il mio passato ed avere la fortuna
di passare ciò che mi rimane di vivere tranquillo vicino ai miei figli.
L’unica cosa che mi ha spinto è stata effettivamente la ricerca della normalità
della mia vita; della mia vita e di quella dei miei figli, perché sono stati i loro
sacrifici, i loro disagi ed i loro dolori, in specialmodo l’ultimo periodo della mia

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carcerazione, in strutture speciali, a farmi capire i veri valori della vita, che io
non ho mai trascurato, perché amo profondamente i miei figli ma, diciamo, in
un certo qual modo ho trascurato, ed allora ho capito che è arrivato il
momento di mettere in primo piano, al primo posto solamente ed
esclusivamente i veri valori, che sono quelli della famiglia, principalmente e
secondariamente tutto quello che viene dopo.
Spero che da questo mio atto di buona volontà possa almeno ricavare quello
che effettivamente cerco; possa ottenere questo beneficio di avere una
tranquillità per me e per la mia famiglia.
Sono pronto ad ammettere tutte le mie colpe, tutto quello che ho fatto, anche
se in fondo all’animo sono sereno perché di tutto mi si può accusare al di
fuori di aver, a tutt’oggi, commesso omicidi o fatto male a persone umane.
Di tutto quello che ho fatto sono pronto a risponderne personalmente anche
perché ormai il mio debito con la giustizia è quasi saldato, dopo quasi 10 anni
di carcerazione sofferta, che significano molto per la vita di una persona.
La mia decisione è stata, ed è solamente quella di collaborare solo per aver
un po' di tranquillità e ritornare nell’anonimato e vivere tranquillo con i miei
cari.
Se riesco in quello che mi sono prefisso per me è una vittoria.
Posso dire di aver raggiunto finalmente quello che per 10 anni ho sempre
sofferto dentro il mio animo per l’affetto che ho sempre nutrito per le mie
figlie, in particolar modo.
Oggi mi trovo con 5 figli, di cui due appena nati e questa volontà di tagliare
con il mio passato e molto più prepotente di prima e ho capito che l’unica
strada che mi potesse ridare un po' di tranquillità è questa della
collaborazione.
L’ho accettata volentieri e sono pronto ad andare incontro a tutto quello che
questa mia decisione comporta.
Confido solo nella sensibilità delle persone che mi dovranno condurre in
questa strada, gestendo quello che è la mia volontà, e confido molto che
queste persone prima di tutto mettono avanti le possibilità dei pericoli che
possono correre i miei familiari; dopo di ciò io sono disponibilissimo a tutto
quello che c’è da fare, sono pronto a parlare di tutto quello che concerne la
mia vita dal momento in cui sono entrato in “Cosa Nostra” ad oggi che ho
deciso di uscirne formalmente.




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                          CASSETTA N° 1


Iniziamo il racconto con la tua esperienza di vita in campo della
criminalità organizzata dall’inizio delle tue attività.

Come criminalità organizzata, diciamo, inizia ... quando ho incominciato a
sapere determinate cose nel ‘78. Mentre dal ‘72, quando ho completato il
servizio militare, dal ‘72 in poi, non avendo più obblighi con la scuola,
essendo più libero, ho incominciato a girare un po' nel quartiere dove sono
nato, al “Picanello” rinsaldando vecchie amicizie con ragazzi che eravamo
cresciuti assieme e che per tanti anni non ci eravamo più frequentati.
Dividevo l’impegno di lavoro con mio padre ed il tempo libero che avevo lo
sfruttavo con questi ragazzi, così a parlare del più e del meno, a girare per i
locali notturni, cioè per un determinato periodo della mia vita, cioè intorno al
‘73 - ‘74 non ho mai avuto a che fare con la giustizia solo al di fuori di qualche
fermo con persone pregiudicate, nulla di altro cose banali.
L’ambiente che frequentava mio zio era un ambiente del tutto diverso di
quello in cui io mi muovevo.

Chi è tuo zio?

MADONIA. Ciccio MADONIA.
Vedevo che c’erano molte differenze anche nel senso dell’amicizia in se
stessa, come si trattavano, come parlavano come discutevano, gli appoggi
che si davano l’uno con l’altro. Tutto potevo immaginare che si trattava di una
organizzazione cosi ben strutturata che poi quando sono venuto a sapere
che,. dell’esistenza di tale organizzazione, ho capito che era una cosa basata
su determinati principi, su determinate regole come uno Stato nello Stato.
Poi nel ‘75, tutto l’arco di questo periodo sono stato sempre ... accompagnare
... vicino a mio zio, lo accompagnavo quando lui si doveva spostare in quanto
non aveva la patente. Non andavo tutti i giorni, ma molto spesso ero io che lo
accompagnavo nelle sue uscite fuori Catania.

E tu accompagnavi già tuo zio, che era un personaggio cosi importante
senza aver dato già una dimostrazione di efficienza?

Completamente, mai, mai, mai.

Mai fatto una rapina, mai fatto nessun reato?


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Mai, mai, mai. Fino a quel periodo, quando ho finito il militare non ho fatto,
anche perché non avevo la necessità o il bisogno di andare a fare, anche
perché bene o male mio padre stava bene e ci dava la possibilità di vivere
agiatamente.
Ho iniziato con la scusa di accompagnare mio zio a frequentare determinati
ambienti e capivo che c’era tutta una cosa diversa da quello che ero abituato
a vedere io, cioè ‘sti ragazzi che facevano ... allora si facevano rapine,
rubavano macchina, queste cose non è che c’era qualcosa di più grosso
perché la piazza di Catania non dava molte offerte in questo senso; anche
perché, anche a Catania stessa allora c’erano dei gruppi non già strutturati
come adesso però... ognuno aveva un suo ramo dove lavorare: le sigarette,
la droga quello e quell’altro.

E chi erano i maggiori esponenti di allora?

Su Catania?

Si.

Su Catania c’erano i CALDERONE.
C’era Pippo CALDERONE, ancora SANTAPAOLA non era... diciamo era
nominato però quello che avevano più ... erano i fratelli, intesi “Cavaduzzo”.
Tutta la famiglia dei FERRERA, che poi, molto probabilmente, da quello che
ho saputo io dopo, sono cresciuti all’ombra del padre e dello stesso cugino
Nitto, perché molte cose le faceva lui...tutto il come si chiama andava a
questi FERRERA...tutto......
Diciamo che poi nel ‘75 ho avuto la prima esperienza di... ah, durante questo
periodo, adesso non ricordo bene, estate del ‘73 -’74, è arrivato a Catania un
latitante, che era brindisino, un certo Gianni GHISENA.
Questo qua era stato raccomandato a mio zio, non so attraverso quali canali,
canali vicino a LIGGIO, era stato raccomandato affinché gli dessimo
appoggio per al sua latitanza.

Perché dici canali vicino a LIGGIO?

Perché poi ho appreso dopo , in un secondo tempo, che il GHISENA stesso
era stato latitante su Milano e a Torino insieme a TRIPOTI e qualche volta
insieme a LIGGIO. Si erano conosciuti durante questo periodo di latitanza.

Dal GHISENA stesso lo hai saputo?

Si, si dal GHISENA stesso. E allora, diciamo, che questo GHISENA è venuto
ad abitare a casa mia, adesso di preciso non riesco a quantificare quanti


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mesi è stato li da me, però è stato un bel po' di tempo a casa mia. Durante
quel periodo ci è stato, si è innamorato di mia sorella si sono fatti fidanzati.
Poi successe che GHISENA è stato arrestato, è stato arrestato ..(incomp.
luogo arresto) c’è stato un inseguimento, noi eravamo con GHISENA su una
macchina, su una Giulia Alfa Romeo, che dovevamo fare una rapina e,
insieme ad altre persone là del luogo, che non conoscevo io allora, con...
questi due calabresi erano con un’altra macchina, una 127 nocciola, allora si
doveva fare questo lavoro, non si è potuto fare il lavoro e stavamo rientrando
verso Melito Porto Salvo.

Ma questi due calabresi chi te li ha presentati?

Non me li ha presentati nessuno, cioè io ero lì in Calabria con il GHISENA...

Erano contatti del GHISENA?

Contatti, si amici del GHISENA di cui ce ne doveva essere uno che era
latitante...

Come il GHISENA?

Si.

Ma il GHISENA come mai subito ti ha parlato...

No subito. Dopo un po' di tempo, dopo un po' di tempo che lui era a casa mia
abbiamo, diciamo...

E chi te l’ha portato a casa tua?

L’ho detto. E’ stato mandato a mio zio e mio zio ce l’ha fatto ospitare a casa
nostra, poi è nata quell’affetto che può nascere tra persone che convivano
insieme e allora lo rispettavamo come un fratello a GHISENA a casa nostra.
A causa, anche lui che era impossibilitato a muoversi con la macchina,
perché non aveva la patente, nei suoi spostamenti mi alternavo ad
accompagnarlo anche io se non venivano a prenderlo qualcuno dalla
Calabria.
In questa occasione eravamo lì a Vellaro, perché c’è stato un periodo che io
sono stato assunto lì alla Liquichimica, presso una ditta: “Raesi” di Torino e
lavoravo lì come geometra per dimostrare che lavoravo e che la mia
presenza in quella zona era dimostrata dal fatto che lavoravo in questa ditta.
Mi ricordo che questa è stata la prima volta che io, anche contro la volontà
del GHISENA, la prima volta che sono sceso in campo per fare qualcosa.
Mi ricordo che quella mattina ero io alla guida di questa Giulia rubata.
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Dove?

Siamo andati da Melito Porto Salvo, ci siamo diretti verso BOGALE, una
località di Reggio Calabria.

Questa Giulia dove è stata rubata?

E’ stata rubata davanti alla Liquichimica, di (località).

Dai calabresi?

No, no. L’ho rubata io con un altro calabrese. E la macchina me la sono
portata io, sta Giulia. Abbiamo fatto, dovevamo fare questo lavoro, però prima
di arrivare in questa, ... che era una fabbrica che dovevano pagare degli
stipendi, abbiamo visto una serie di posti di blocco che stavano organizzando
sui viadotti della superstrada che poi attraversavamo noi.... allora c’era
qualcosa che non andava ed abbiamo deciso di soprassedere. stavamo
rientrando per portare le macchine a Melito Porto Salvo, per non perdere
queste macchine e lasciarle sempre conservate a portata di mano.
Arrivato a Vellaro c’era un posto di blocco vicino al passaggio a livello.
Eravamo la 127 avanti e noi dietro.

Nella 127 chi c’era?

C’erano questi due calabresi.

Avevate una base?

La base, una base così sempre a livello... gliel’ha portata qualcuno di la, dei
calabresi che io non conosco.
Abbiamo cercato, perciò stavamo andando verso Melito Porto Salvo,
abbiamo visto, io me ne sono accorto subito che c’era questo posto di blocco,
accosto con la ... metto la freccia a destra e accosto, che c’era un bar lì
vicino, e mi sto fermando. La 127, che era dietro di noi, non ci ha fatto caso,
ci ha superato, appena è andata avanti un 50 di m. si è trovata proprio faccia
a faccia con questo posto di blocco, ha fatto inversione di marcia ed è tornata
indietro, all’altezza di dove ci eravamo fermati noi. Hanno abbandonato la
macchina e sono scappati a piedi verso la nostra direzione. Una volta che
loro scappavano nella nostra direzione anche noi ci siamo messi a correre,
già eravamo fuori dalla macchina che era posteggiata. Abbiamo corso lì
spiaggia a spiaggia, perché abbiamo saltato lì la ferrovia, poi ci siamo buttati
sulla spiaggia che già c’erano bagnanti che si facevano il bagno.


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Il GHISENA ad un certo momento non ce l’ha fatta più, perché era grosso di
costituzione, si è fermato ed è stato arrestato. Io ho avuto la fortuna di
arrivare a svincolare da quel posto e mi sono fermato, che c’era un camping
in un bar a prendere qualcosa e poi da i sono riuscito a ritornare con un
passaggio con un ragazzo che mi ricordo un ragazzo di 14/15 anni, mi ha
dato un passaggio con un vespino 50, una vespa 50 e sono arrivato a
destinazione. Mi sono preso al macchina e sono sceso giù.
GHISENA gli hanno fatto un processo ed è stato condannato a 5 anni e mi
ricordo che in quel processo c’è stato un M.llo dei CC che gli contestava che
lui al momento che lo avevano arrestato gridava “Gino scappa” e poi hanno
arrestato il GHISENA ed io sono rientrato di nuovo in Sicilia perché durante
quel periodo che sono stato in Calabria, lavoravamo con le sigarette, un
lavoro che era stato impostato da una parte i Siciliani e Palermitani, poi
c’erano anche i Calabresi ed altre persone su Milano che avevano interesse
a smerciare tutte ‘ste sigarette, quindi le sigarette venivano sbarcate a Saline
Ioniche, dove adesso c’è il porto della Liquichimica e di la caricate sugli
autotreni e mandate a Milano. Una volta al mese si chiudevano i conti.

Ma quando ... fu arrestato solo il GHISENA?

Si solo il GHISENA.

I due calabresi sono riusciti a scappare?

Si sono riusciti a scappare pure loro.

Il GHISENA era armato?

No le armi le abbiamo lasciate sulla macchina. C’erano delle pistole, le
abbiamo lasciate sulla Giulia.

E furono ritrovate queste armi?

Si.

Queste sigarette, questi traffici di sigarette erano stati organizzati
assieme al GHISENA?

Il GHISENA era il tratto di unione fra i Calabresi ed i Siciliani.

Spiega bene questo ruolo?

Allora il GHISENA, siccome godeva di grande stima da parte dei Calabresi di
Nico TRICOTO, in quanto Nico TRICOTO non faceva nulla se prima non si
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consigliava con questo GHISENA, allora il GHISENA si è spostato giù in
Sicilia, dopo quello che ho visto io, solamente per organizzare questo traffico
di sigarette, allora dopo che lui è stato un po' di tempo giù in Sicilia, ha preso
i contatti con le persone con cui doveva prendere contatti, fra cui
SANTAPAOLA, Franco ROMEO, palermitani che venivano a trovarlo a
Catania..

Ma come avvenivano questi contatti?

Questi contatti credo che venivano presi tramite qualcuno della zona, tramite
mio zio tramite qualcuno dei catanesi per organizzare questo traffico di
sigarette e lui si interessava solamente a mettere in contatto i catanesi con i
calabresi per mettergli a disposizione il posto dove sbarcare.

Hai partecipato anche tu a riunioni di questo genere?

Riunioni vere e proprio no, però ho partecipato a tutto lo svolgersi del lavoro

(interruzione della registrazione)

Stavamo parlano delle sigarette?

Allora per diverso tempo si è svolto ‘sto traffico di sigarette, poi ...
Com’era organizzato?

Era organizzato che i Palermitani, insieme a quelli di Milano, anticipavano i
soldi per comprare le sigarette, che allora si compravano in Grecia. Dalla
Grecia venivano spedite con delle navi, e gli interessati veri e propri dello
sbarco era la squadra di BORSELLINO, brindisino, un grosso contrabbadiere
di sigarette di quei tempi.
I palermitani chi erano?

Ma i palermitani erano persone vicino a mio zio ... adesso di preciso non
posso ... però penso che c’era allora quelli di Bagheria, il gruppo di Bagheria
...

E chi è il gruppo di Bagheria?

Il gruppo di Bagheria c’era allora i PITARRESI, Nardo GRECO, il suo socio
GARGANO ... però i contatti li manteneva solamente mio zio, io ... queste
sono supposizioni mie perchè non ho avuto mai modo, ne motivo di parlare
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con loro di queste cose di sigarette, però in base ai discorsi che si facevano
credo che appartenesse a loro la quota che andava a Palermo. Se c’era poi
... allora io, in quel periodo non sapevo nemmeno l’esistenza di RIINA e
compagni, se c’erano poi dietro RIINA e compagni non lo so, perchè io
nemmeno li conoscevo allora RIINA, PROVENZANO, BAGARELLA, queste
persone non le ho mai conosciute, conoscevo tutte le persone che in quel
periodo erano libere e si incontravano con mio zio, lo venivano a trovare a
Catania, oppure in campagna, e ... sapevo che erano molto amici, perciò,
essendo che erano tutta una cosa, credo che mio zio prendesse le aprti pure
per questo gruppo di Palermo.Finito questo lavora di sigarette ...

Perdonami, i pagamenti come avvenivano?

I pagamenti, io so solamente che ogni mese si chiudevano i conti. Chiudendo
i conti, GHISENA faceva le quote, quote che venivano sistemate in sacchetti
oppure in quarti di carta, discendevamo a Catania e poi GHISENA divideva ...
E ne dava una parte a chi?

Io credo che i soldi li consegnava a mio zio ...

Le navi, chi le procurava?

Le navi le procurava sempre il gruppo di Brindisi, perchè magari quelli, gli
addetti allo sbarco ... perchè vi erano loro che andavano ad acquistare in
Grecia e si interessavano a noleggiare queste navi e poi mettevano i mezzi
per potere sbarcare...

E contatti con le sigarette, con le ditte, le sigarette?

Sempre questo BORSELLINO, l’aveva ...

E la funzione del GHISENA allora qual’era?

La funzione del GHISENA era quella di coordinare il gruppo di Brindisi,
Reggio calabria ed i siciliani, i calabresi ed i siciliani, perchè questo Piero
BORSELLINO era un paesano suo e quindi amico suo, era lui che ha messo
su, ha gestito tutto questo traffico di sigarette con ... ed ha fatto da tramite
affinchè i gruppi si conoscessero e lavorassero insieme ...
Allora questo GHISENA era un personaggio sopra le parti, molto
importante?


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Molto importante perchè .... io l’ho capito dopo, quando lui è uscito dal
carcere ... e ... il ruolo di GHISENA veramente, perchè l’amicizia che aveva,
come era rispettato...
Proseguiamo con quello delle sigarette?

Una volta finito ... cioè questo traffico delle sigarette è durato un paio di mesi,
perchè ...

E le sigarette da chi erano vendute?

Le sigarette io so che partivano da giù, da Reggio Calabria, da Melito Porto
Salvo, arrivavano a Milano, poi la ... si interessava di gestire un certo
“Zicchinetta”, che non so ... una persona che poteva avere sulla cinquantina,
perchè l’ho visto un paio di volte che scendeva con un mercedes 500...
Siciliano o calabrese?
Ma penso che era milanese, di la sopra, non era siciliano, o oriundo siciliano
trapiantato a Milano

(Interruzione registrazione)

Le vendite (incom) da “Zicchinetta”, lo scarico?

Lo scarico non lo so perchè io ero fisso giù, poi li sopra ...

Ed il tuo ruolo qual’era?

Ah? ... il mio ruolo era ... diciamo, ero inpiegato li alla Liquichimica, nello
stesso tempo mi facevano guadagnare dei soldi dando una mano, un’aiuto
nello scarico delle sigarette, avevo il compito di guardare un po' la zona
perchè c’erano delle vedette per ... affinchè tutto filasse liscio, oppure se
c’era pericolo di Finanza, di cosa, uno li poteva avvisare...

Non c’erano copertura da parte di finanza, Polizia, niente?

Ma su questo non posso ... non posso essere preciso anche se si diceva che
c’erano delle coperture a livello di Finanza, che si pagava un tot ogni cassa,
però non lo posso dire se era vero oppure erano solamente voci, tanto per
tranquillizare le persone che andavano li a sbancare le sigarette ... so
solamente che una sera è arrivata la Finanza, c’è stato un fuggi fuggi
generale, e la Finanza ha sparato pure in aria ...


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Recuperando le sigarette?

Si, mi sa hanno sequestrato allora un camion carico di sigarette, un articolato
o due, non mi ricordo adesso ...

Delle squadre che stavano insieme a te, chi ricordi di persona?

Delle squadre ... ma ricordo tutto della squadra questa qua dei brindisini che
erano 7 o 8, che erano quelli addetti proprio allo scarico delle sigarette,
perchè si vedevano che erano ... come erano pratiche perchè ad esempio,
ragazzi che venivano ..che debbo dire, da Reggio Calabria, per guadagnarsi
...

E i tuoi contatti personali?

Ma allora io contatti personali non ne avevo con nessuno. Io l’unico contatto
personale l’avevo con GHISENA. Tramite lui, che accompagnavo lui capivo
dterminati discorsi, però non ho ... fino a quel momento contatti personali non
ne avevo ...

Cioè nomi, gente che avevi conosciuto li nello scarico, del lavoro?

A livello cosi di amicizia, cioè persone che allogiavano li nelle pensioni della
zona o in qualche camping, per il periodo che dovevano scaricare, sbarcare
‘ste sigarette poi se ne andavano, non c’era stato mai ... una conoscenza più
che vera amicizia perchè loro ...

Te lo ricordi qualche nome di questi?

E’ difficile, perchè erano persone che io non avevo mai conosciuto ...
solamente quello la il pugile, Trupi, che poi è stato quello che mi ha accusato
per il sequestro che ho pagato, BORSELLINO ed altri .. no ho .. di queste
persone è difficile, che me li posso ricordare, perchè non c’era tutta ‘sta
confidenza ... cioè ci vedevamo noi altri solamente la sera quando si
scaricavano le sigarette, loro scaricavano ed io in giro con la macchina
oppure con qualche motorino, per dare la copertura insieme ad altri ragazzi
della zona, perchè in quel periodo la copertura era assicurata dal gruppo dei
IAMONTE in quella zona, perciò c’erano figli, nipoti, quasi tutti parenti di
questi IAMONTE che davano la sicurezza in zona controllando il territorio...

Hai conosciuto qualcuno di questi?

Dei IAMONTE?


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Si.

Tutta la famiglia ...

Per cui tutta la famiglia con te, assicurava questa sicurezza sul
territorio?

Si. Allora c’era vivo anche Natale IANNO’ che era quello predominante, cioè
era quello che aveva la parte predominante ed il IAMONTE era subordinato a
‘stu IANNO’ ...

Proseguendo?

Diciamo che passata questa esperienza delle sigarette, dopo che hanno
arrestato il GHISENA, sono rientrato a Catania. A Catania ho intensificato i
rapporti con mio zio, accompagnandolo molto più spesso nelle sue uscite
fuori Catania ... però fino a quel tempo là non sapevo nemmeno l’esistenza di
“Cosa Nostra”. Non ho mai assistito ad incontri che mio zio ... se non al di
fuori di qualche banchetto, qualche mangiata in campagna, dove lui andava
ad incontrarsi con persone ...

Chi erano queste persone?

Persone erano, potevano essere ... delle più svariate, c’era il CINARDO di
Mazzarino, i PITARRESI con cui aveva dei rapporti ottimi, molte altre
persone che io non ho mai conosciuto per nome ... c’era i CASTRONOVO di
Bagheria, Nardo GRECO, Nino GARGANO ... comunque tutte persone che
gravitavano nel gruppo di Bagheria.
Fino ad allora, le ripeto non sapevo nemmeno l’esistenza, che esisteva ‘sto
Totò RIINA oppure ‘sto PROVENZANO ...

Ascoltavi i discorsi che loro facevano?

No, no. ... solamente quando eravamo a tavola perchè allora io non ho mai ...
non sapevo nemmeno l’esistenza di questa “Cosa Nostra”, quindi sarebbe
stato assurdo che io avevo potuto partecipare a delle riunioni ...
Diciamo che da allora, la mia vita era dedicata tra il lavoro in campagna con
mio padre, il lavoro del commercio degli animali, ogni tanto mi allontanavo
con ... per cose mie con ... con qualche ragazzo, qualche cosa, salivo a
Milano dove c’erano altri amici nostri catanesi che la si arrangiavano con ...
facendo furti, con la lancia termica ...

E chi erano questi?


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Ma persone che facevano sempre capo al gruppo di SANTAPAOLA, come
Franco ROMEO, poi chi c’era ...c’era Nello PERNICE, mio cugino che si
trovava li sopra e tanti altri ragazzi di catania che ci siamo conosciuti, che ci
conoscevamo già da Catania e poi ci incontravamo li sopra (incomp)...
Diciamo che durante il periodo che sono stato a Milano ci interessavamo più
che altro di fare qualche lavoro, di questo con le lancie termiche ... io
onestamente non ho avuto mai la fortuna di partecipare ad un lavoro che sia
andato a termine ... solamente a perdere nottate per ....


(Si interrompe il primo lato della cassetta n° 1)


Ecco il “Piddu” era già anche lui inserito in “Cosa Nostra” o no?

Ma questo... penso di si ... già in quel periodo ... perché non lo sapevo, Le
ripeto non sapevo ancora dell’esistenza di questa “Cosa Nostra”, però
vedevo che era molto intimo con gli amici del padre che venivano spesso a
trovarlo..

E chi erano questi amici del padre?

La maggior parte era sempre il gruppo questo di Bagheria e personaggi di
Caltanissetta, di Vallelunga, di Riesi come DI CRISTINA, CINARDO di
Mazzarino, quelli che venivano sempre, LA ROCCA, Pietro BALSAMO ... e,
comunque questi sono solamente pochi i nomi di quelli anche perché
momentaneamente non ricordo .... posso essere più preciso più avanti.

E andavano tutti a Milano?

No. Quando mi recavo a Milano di solito stavo due tre giorni, una settimana
massimo e poi me ne tornavo anche perché loro aveva già, si erano
ambientanti lì sopra, avevano i loro traffici, traffici di droga ... chi faceva lavori
con la lancia termica perché vi era un gruppo di oriundi siciliani, la maggior
parte catanesi, tutti trapiantati a Milano e poi venti persone che poi sono stati
ammazzati nella guerra che c’è stata con i milanesi cioè con le squadre di
Catania trapiantate lì a Milano, come PENNISE, Pippo LEONARDI, Pippo
BUCCHERI, tutte persone .....

(interruzione registrazione)

Allora mi ricordo che su Milano vi era il gruppo di Luciano LIGGIO, che era
guidato da Nello PERNICE e c’era pure BONSIGNORE, Peppino
BONSIGNORE, che poi in un secondo tempo sono venuto a sapere che
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apparteneva alla “Famiglia” di Riesi, ... diciamo che tutto questo gruppo,
che faceva capo a Nello PERNICE, era a Milano trapiantato da molto tempo
ed avevano affari che spaziavano un po' dalla droga, alle sigarette, ai
sequestri di persona, cioè avevano un po' tutte le situazioni in mano per
quanto concerne... avevano delle bische clandestine ... poi in seguito a
disguidi che sono nati, non so per quali motivi, allora gli si è venuto a creare
un attrito tra le squadre dei milanesi, dei siciliani, dei napoletani e sono
incominciati a succedde...

Hai conosciuto qualcuno di queste squadre?

Più che altro io conoscevo quelli catanesi, i catanesi, quelle persone che
quando io mi trovavo a Milano li frequentavo, questi qua che erano amici
fidati di Nello PERNICE.

Ricordi qualche nome?

Glielo l’ho detto, BUCCHERI, Pippo LEONARDI, Peppino BONSIGNORE,
poi c’erano persone, erano latitanti, si facevano chiamare con altri nomi che
era persone che maggiormente venivano dalla Sicilia, dalla zona di
Caltanissetta e siccome io non ero in confidenza per entrare in determinati
discorsi, io capivo che erano latitanti ma sapevo il nome: Pippo, Enzo,
Giovanni però effettivamente non sapevo chi fossero come persone fisiche,
quale fosse il loro vero nome.

Hai visto mai arrivare droga, partite di droga? Chi sovrintendeva, da
dove veniva la droga?

Non lo so questo. So che ci lavoravano loro anche perché alcune volte ...
allora si trattava di cocaina, arrivava fino a Catania, e ... tante volte mi sono
trovato lì al bar quando si parlava di queste partite di cocaina che erano
arrivate oppure dovevano arrivare.

Erano i FIDANZATI, gente cosi, non hai mai sentito questi nomi?

No, completamente.

E chi gestiva questi traffici, chi era la persona...

Allora era Nello PERNICE, quello che aveva in pasto la situazione, era lui
che aveva tutti gli agganci era lui che dava determinate direttive, come fare
come non fare. Nello in Sicilia si vedeva poco e niente, veniva una volta ogni
tanto perché lui aveva interessi sopra.


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E la lancia termica?

E la lancia termica vi era un gruppo costituito da una persona molto vicina a
SANTAPAOLA, era Franco ROMEO di cui faceva parte diversi ragazzi di
Catania, come Nicola MAUGERI, i LAUDANI, esattamente Tano, Gaetano
LAUDANI, Salvatore TUCCI, il cugino di Nicola MAUGERI, che adesso non
ricordo il nome com’è, comunque era un gruppo formato sostanzialmente di
Catanesi con l’appoggio di persone di Brescia che si interessavano a dare un
aiuto per le basi e all’occorrenza erano anche bracci, vi erano alcuni di loro
anche bravi quindi per fare determinati lavori di lancia termica.

E il tuo ruolo?

Io fino a quel momento ruoli non ne avevo, solamente che io ero attratto da
questa vita che loro facevano ed allora salivo sempre a Milano per stare un
paio di giorni, due giorni, tre giorni, loro mi utilizzavano per fare da palo,
oppure per andare a vedere durante la notte che movimenti c’erano in questi
obiettivi che loro si prefiggevano di colpire ma poi... però ho saputo che loro
hanno fatto diversi lavori grossi sia su, nell’hinterland milanese, che a Roma,
in Sicilia.

Avevano qualche aggancio interno con le banche?

Questo non lo so. Questo non lo so perché allora non ero, le ripeto, in
confidenza tale da potere sapere tante cose, cioè poi quando ho cominciato
dal ‘76 in poi, ‘77 che ho cominciato a dimostrare più .. grinta in questa
situazione, perché io sono stato sempre un patito delle macchine, e allora ho
iniziato quando c’era da fare qualche cosa, a procurare le macchina.

A chi a procurare le macchine?

Ma un po' a tutti. Sia ad amici nostri catanesi che servivano per fare qualche
rapina oppure a qualche amico che gli interessava la macchina per altri
motivi.

Gli amici erano le stesse persone che hai nominato prima?

Sempre il gruppo che ... allora non c’era proprio differenza a Catania tra il
gruppo SANTAPAOLA, il gruppo dei Cursoti o il gruppo di San Cristofaro o
Picanello, cioè allora, fino al ‘76 c’era ... poi quando nel ‘76 a Catania sono
cominciati a succedere...

Ma il tuo referente chi era sempre, cioè ti muovevi in un ambito di quali
amicizie?
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Le amicizie di mio zio.

Sempre?

Sempre.

E loro ti chiedevano a te, voglio una macchina, serve...

No. Per il fatto delle macchine, siccome Le ripeto io durante quel periodo che
sono tornato da militare ho incominciato a frequentare di nuovo il mio vecchio
quartiere che era quello di “Picanello”, dove io ho conosciuto tutti, la maggior
parte di queste persone, allora si parlava: “domani andiamo a fare questo
lavoro? La macchina..”, “la macchina andiamo e l’andiamo a fare”. Questo è il
problema delle macchine fino a quel momento.

Dopo riunisci, tra Milano tornavi a Caltanissetta, Catania e frequentavi
tuo zio?

Si, cioè siccome allora mio zio era socio in affari con mio padre e veniva, ci
incontravamo tutte le mattine per andare in campagna. Quando lui aveva
qualche appuntamento che doveva andare fuori Catania, o lo accompagnavo
io o si faceva accompagnare da qualcun altro ... di solito preferiva che lo
accompagnassi io, però se io per un motivo o un altro avevo da fare, c’era
sempre qualcuno disponibile ad accompagnarlo.
Diciamo che allora ho cominciato a capire che c’era qualcosa...

Da che cosa l’hai capito?

Gliel’ho detto, per l’affetto con cui si rispettavano, il modo in cui una persona
aveva di bisogno bastava che faceva una telefonata venivano giù, comunque
si vedeva che c’era qualcosa di diverso di come io mi avevo conosciuto di ‘sti
ragazzi che facevano rapine, cose perché...

E tuo zio di che cosa si interessava?

Ma allora si interessava, io non lo sapevo allora, però capivo che determinate
situazioni di Caltanissetta passavano dalle sue mani.

Che situazioni?

Ma quello che poteva... ad esempio quando si trattava di raccomandare
qualche impresa, qualche cosa, sempre cose che io captavo cosi in aria ma
mai dette esplicitamente in quanto mio zio ci teneva in modo particolare a
                                                                               16
determinate regole a determinati comportamenti, perciò non mi ha fatto mai,
mai, mai trasferire la cosa che esisteva sta situazione .... cioè lui parlava di
amici, amici sinceri ed amici all’acqua di rosa. Ora lui quando mi diceva
amico amico, io capivo che lui si riferiva ad una determinata cerchia di
amicizia, anche perché quando venivano a trovarlo persone di Palermo e
vedevo con quanta referenza lo trattavano non conoscendo le persone che
venivano oltretutto, perché vedeva che erano tutte macchine di grossa
cilindrata, targate Palermo, poi in appresso ho potuto capire che si trattava di
persone orbitanti sempre nel giro dei famosi, di questi “Corleonesi”, perché
era molto legato a mio zio Luciano LIGGIO.

Tu Luciano LIGGIO l’hai visto?

Luciano LIGGIO, se è quello che ho conosciuto io, l’ho visto un paio di volte
a Catania, intorno al ‘71 -’72, non ricordo bene adesso. L’ho saputo solo in
secondo momento, dopo parecchi anni, che è stato il GHISENA a dirmelo:
“ma tu, dice, qua c’era un professore”, ... perché mi ricordo che una volta lo
zio mi sta dicendo, vedi, dice, che siamo andati tutti quanti a pranzo in un
ristorante di Catania e mi sta presentando questo professore, una persona
sulla cinquantina, distinta: “questo, mi fa, è un amico mio, è professore, ora
sta alloggiando qua a Catania, è in ferie, se dovesse, dice, aver bisogno di te
mettitici a disposizione” , ho detto: “ va bene, va bene”; da allora io l’ho visto
un due - tre volte sempre in occasione di qualche pranzo o di qualche cena,
ed in tutte e due o tre volte che l’ho visto, era sempre presente Nello
PERNICE. Poi dopo tanti anni, parlando del più e del meno, il GHISENA mi
sta dicendo, dice: “tu lo conosci” - “ veramente non l’ho visto mai” - “...ah,
dice, qua c’è sta 4 o 5 anni fa, dice, un professore amico di tuo zio” - dissi: “
se è quello, ‘sto professore che mi ricordo io”, .... Perché, perché dico questo,
perché in quel periodo c’era il Nello PERNICE, che aveva portato giù una
Kawasaki 500, io ancora ragazzino, mi piaceva, ho avuto sempre la passione
dei motorini e ... delle vespe, perciò quando ho visto questa Kawasaki, mi
sono innamorato e allora per averla sempre in mano dicevo: dai Nello ti
accompagno io, lasciamela a me, vediamo ... e cosi sono arrivato via due o
tre volte, con la scusa che ero assieme a Nello, ad andare ad incontrare
questo professore che poi dopo tanto tempo sono venuto a sapere che era
Luciano LIGGIO. Però fino a quel periodo non sapevo nemmeno che fosse
Luciano LIGGIO, cioè non lo ritenevo talmente una persona così importante,
solamente che capivo che era una persona che era rispettata in quanto a
questi, un paio di volte che sono stato a pranzo con loro, c’erano i
CALDERONE, tutti e due i fratelli CALDERONE, il cugino, Nitto
SANTAPAOLA, altri amici di mio zio, penso amici comuni che venivano da
fuori Catania.
Ed allora mio zio per dire, vedi questo professore, dice, è un amico mio, mi
raccomando, lui a Catania deve stare per un po' di tempo e se ha bisogno di
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spostarsi in macchina, un colpo di telefono, lo vai a prendere, tant’è vero che
io ebbi a lasciargli il mio numero di telefono, lui ti dirà dove andarlo a
prendere, vedi quello che ci ha di bisogno e ti metti a disposizione.
Solamente che non ho avuto mai l’occasione di accompagnarlo in qualche
posto perché non mi ebbe mai a telefonarmi.
Poi nel ‘76, sempre che mio zio mi diceva: “ah tu tutte le persone che
frequenti non le devi frequentare, perché prima o poi passerai i guai”, in
quanto io frequentavo tutti ragazzi che facevano rapine, ragazzi che ci
conoscevano da tanto tempo. E, una volta mi pigliava con una scusa una
volta per un’altra, andava a finire che poi effettivamente, se non ricordo male,
nel ‘76, comunque dopo l’esperienza calabrese, mi trovai a partecipare ad
una rapina assieme a loro. La rapina che fu fatta a Carlentini in una banca, mi
sembra la Banca Popolare, adesso non lo so di preciso... siccome ero
esperto nella guida delle macchina, il mio compito si risolveva sempre nel
fare le macchine e guidarle, e quel giorno con me c’era Angelo DI MAURO,
Paolo MASCI e Pasquale GULLISANO.
Poi sempre dietro mia...dopo questa mia prima esperienza ne ho avute delle
altre, che però si sono risolte in un nulla di fatto in quanto per un motivo o
per un altro arrivavamo sul posto con le macchine rubate, con le armi
addosso, ma poi per un motivo o per un altro ce ne tornavamo perché non
era possibile effettuare queste cose. Poi durante questo periodo, essendo
che lavoravo in campagna con mio padre, davo ospitalità a tutti questi
ragazzi, che venivano a fare dei lavori nel circondario della campagna dove
ero io..

Perdonami e l’altra volta di LIGGIO? In che occasione fu?

LIGGIO l’ho visto solo in quell’occasione, dovrebbe essere ‘71 -’ 72.

Okai.

Quando... cioè che ... non sapevo io che era lì, l’ho venuto a sapere, sempre
che è vero, da GHISENA, che mi disse: il professore, quello che tu, dice,
quello che avete ospitato a Catania, quello era Luciano LIGGIO.
Diciamo che da allora cominciai, attratto anche dai facili guadagni, a
frequentare questi ragazzi che oltretutto erano ragazzi che ci conoscevamo
.... fino a che ci fosse sta rottura a Catania fra le squadre di SANTAPAOLA e
tutti i CURSOTI, e quando avevano di bisogno di qualche cosa, di un
appoggio nella zona perché dovevano fare qualche rapina, qualche cosa, io
gli davo ospitalità nella mia campagna e loro mi lasciavano una parte dei loro
guadagni. Ho conosciuto quasi tutta la vecchia leva dei ragazzi catanesi che
poi si sono trovati schedati sia da una squadra che dall’altra squadra.
Diciamo che ho avuto molto più affiatamento con persone che poi erano dal
lato di SANTAPAOLA in quanto quelli là erano le persone ben viste dalla
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parte di mio zio, infatti tante volte lui, vedendo frequentare persone che
erano, ragazzi che non erano dal lato di SANTAPAOLA, mi ebbe tante volte
a richiamare dicendomi che questi ragazzi mia avrebbero fatto passare
qualche brutto guaio, e lui si lamentava di queste mie frequenze, dicendomi
che io non avevo bisogno di frequentare tutti questi ragazzi, però vedevo che
quando frequentavo ragazzi, che io allora non sapevo che erano dalla parte
di SANTAPAOLA, come il CAMPANELLA, il Franco ROMEO, tanti altri
ragazzi che poi venni a sapere che erano dal lato di SANTAPAOLA, lui non
diceva niente.
Diciamo che fino al periodo che poi successe la disgrazia, la morte di mio zio,
io non ho mai saputo dell’esistenza di questa “Cosa Nostra” e di tutti questi
gruppi che si erano formati, anche se mi era già nato il sospetto, dietro tutti
quegli omicidi che erano stati, erano successi a Catania, poi dopo un po' di
tempo si è venuti a sapere che dietro tutti questi omicidi c’erano la squadra di
CALDERONE.

Quali omicidi?

Tutti gli omicidi che sono successi dal ‘76 in poi, perché nel primo periodo del
‘76, quando sono cominciati gli omicidi, i primi omicidi che sono successi a
Catania, sono stati quelli di FABIANO, Vittorio FABIANO, quelli di Santo
MIGNEMI, “u pazzo”, Santo pazzo insieme ad un altro, cioè sono iniziati da
allora i regolamenti tra le squadre di Catania. Allora non si capiva da dove
partiva la mano, perché il costume catanese allora era quello di sparare,
quando uno sgarrava, di dargli una lezione magari o una coltellata oppure
sparare alle gambe, poi si alzò il tiro ammazzando queste persone che
davano fastidio.

Allora qual era il tuo amico più fidato?

Allora gli amici più fidati erano CAMPANELLA, il cugino di CALDERONE,
Salvuccio, poi c’era quel Saro BAU, che è scomparso, TUCCI, LAUDANI..

Allora le persone con cui tu uscivi e vivevi queste esperienze?

Ma... esperienze vere e proprie con loro non ne ho mai vissute perché fino ad
allora ero all’oscuro di tutto, cioè noi ci incontravamo in un bar, a via Vittorio
Veneto, angolo via Firenze, dove poi ammazzarono Franco ROMEO con quel
M.llo dei Carabinieri e ci riunivamo tutti quanti in questo gruppo...

E tu a chi ti accompagnavi?

Mi accompagnavo un po' a tutti, perché le ripeto fino al ‘76 non c’era questa
preoccupazione di appartenere ad una squadra oppure ad un’altra squadra.
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Le cose si sono cominciate a fare dopo i primi omicidi e dopo cinque o sei
omicidi che sono successi, quando si venne a capire di dove partiva la mano,
allora questi qua che facevano capo ai cosiddetti cursoti hanno cominciato a
prendere le distanza organizzandosi per cercare di dare ... di pagare con la
stessa moneta questo gruppo di CALDERONE che aveva cominciato a fare
pulizia un po' a Catania di tutta sta situazione. Solo che fino ad allora, Le
ripeto, eravamo tutti una cosa, ci conoscevamo un po' tutti, frequentavamo
bar di una o dell’altra zona, non aveva importanza e tante volte avevano
bisogno di qualche cosa quelli cosiddetti cursoti, io mi ci mettevo a
disposizione..

Si rivolgevano a te come ILARDO Luigi o come rappresen...

No, no come ILARDO Luigi.
Io parlo ancora.. nemmeno loro sapevano chi era mio zio.

Ma tu rappresentavi un gruppo di amici?

No, no completamente.
Io, Le ripeto, fino al ‘78, sono stato al di fuori di “Cosa Nostra”.

Però c’era GHISENA con te in quel periodo?

C’era GHISENA con me in quel periodo .... fu arrestato nel ‘76 se non ricordo
male, agosto del ‘76 o ‘75.
E’ rimasto dentro qualche anno, poi è uscito, ... ‘76 si, è uscito e poi dopo che
è uscito GHISENA ho incominciato ad allontanarmi da Catania per dedicarmi
agli affari che conduceva GHISENA.

Che affari?

Lui trattava un po' di tutto, dalle sigarette, grosse partite di refurtiva che lui
piazzava sulla zona del napoletano...

Chi gliele procurava le grosse partite di refurtiva?

Le ripeto, aveva molti agganci sia lì sopra a Torino, tante volte gli
scendevano camion interi, carichi di medicinali, mi ricordo una volta che
hanno portato un camion di medicinali del valore all’incirca di 90 milioni; poi
un’altra volta abbiamo preso a Villafranca degli articolati pieni di copertoni di
camion. Erano posteggiati nella spiazzale, lì abbiamo presi e ce li siamo
portati. Allora c’erano queste come si chiama... ed io quando c’erano da fare
queste cose, ero sempre in prima fila anche se il GHISENA cercava di non
farmi esporre troppo per non farmi rischiare.
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GHISENA aveva contatti con l’organizzazione nel Piemonte?

Non le so dire ... so che aveva agganci con gruppi eversivi, in particolar modo
gruppi eversivi questi qua di sinistra, le B.R., conosceva qualcuno .... che se
ne parlava però aveva anche agganci dal lato di questi qua...

Come aveva contatti con le B.R.?

Più che contatti aveva delle amicizie.

A Torino?

A Torino proprio si. A Torino proprio aveva delle amicizie..

B.R. non altri gruppi?

Terroristi, allora andavano di moda le B.R., cioè questi qua...

Come lo fai a dire, scusa?

Lo faccio a dire, in base a come lui mi parlava che diceva questi qua sono
terroristi, amici miei terroristi che ci possono garantire determinate coperture..

Che coperture, perdonami?

Coperture di qualsiasi genere, a livello di latitanza, perché, dice, erano
appoggiate da persone molto influenti... queste non sono cose che io sapevo,
ma solamente perché me le raccontava lui ...

Di sinistra?

Ma anche di destra, perché ad esempio qua in Calabria si era formato un
gruppo di destra che avevano molta fiducia in Gianni GHISENA, erano
proprio...

Ma, perdonami se ti interrompo, ma queste sue possibilità di parlare sia
a sinistra sia a destra da che cosa era dovuta secondo te?

Non glielo so dire perché non avevo interesse ne a sapere i discorsi ne tanto
meno a chiedere spiegazioni.

Ma su Torino ricordi tu a chi frequentava?


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No, no, no completamente. Io a Torino lo accompagnai un paio di volte e ci
fermavamo li vicino a Santa Rita, dov’era la basilica di Santa Rita, e .. che
c’era un appartamento dove abitava un amico suo




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                           CASSETTA N° 2


Dalle confidenze che mi faceva lui, sapevo che lui era in contatto con gruppo
di terroristi..

Ecco, mi stai parlando, questo suo amico a Torino di sinistra...

Ma.. non è che io... sapevo.. comunque dai discorsi già capivo che erano
persone legate a questi gruppi eversivi che allora c’erano in Italia.
Non che lui avesse interesse in queste cose, penso che lui sfruttava queste
amicizie per determinate suoi rendiconti magari ricambiando qualche favore.
A Torino mi ricordo l’ho accompagnato due o tre volte; di solito facevamo a
casa di un parente suo, perché lui la... un fratello ed una sorella e poi lo
accompagnavo vicino a questa cappella di Santa Rita, in questa zona, che
aveva un appartamento dove si incontrava con una persona che, capivo, che
era un qualche imprenditore con cui egli aveva dei contatti che parlavano...
non ho mai assistito ai discorsi che stavano facendo..

Però l’hai visto a lui, l’imprenditore?

Certo, l’ho visto un paio di volte...

Me lo descrivi?

Adesso non riesco... nemmeno le caratteristiche somatiche del... perché lo
guardavo così, tanto...

Ma quanti anni aveva all’incirca?

Ma allora era sulla cinquantina, penso 50 - 55 anni, non ricordo adesso...

Grosso..?

No, di corporatura era normale, ma i lineamenti non riesco... se lo dovessi
vedere oggi, penso che sarebbe anche difficile riconoscerlo...

Imprenditore di che cosa?

Ma penso che era un imprenditore a livello di lavori pubblici, credo...
comunque nell’edilizia era... lavoro pubblico o privato non lo so, perché Le
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ripeto non avevo interesse allora a sapere determinati discorsi perché mi
bastava che c’era lui, parlavo con lui, non aveva nessun contatto diretto con
queste persone.. alcuni contatti diretti li ho incominciati ad avere quando ...
quando dopo che è successo il fatto di mio zio, ho incominciato a capire
determinate situazioni che c’erano in atto, però fino ad allora ero l’ombra del
GHISENA, dove si doveva spostare io l’accompagnavo, infatti sapevo tutto
quello che lui gestiva per il semplice fatto che lo accompagnavo sempre io.

Allora, parliamo dei contatti che aveva con al Calabria, il GHISENA?

Il GHISENA con la Calabria era la mente del gruppo di TRICOTI, perché
Mico TRICOTI non faceva niente se prima non si consigliava con il
GHISENA.
Era molto rispettato in Calabria, era uno che dava ... a cui davano molto
credibilità..

Siamo sempre prima del tuo ingresso in “Cosa Nostra”?

Si, si questo è prima del mio ingresso in “Cosa Nostra”, ... cioè quando io ho
dato dimostrazione di quello che effettivamente erano le mie potenzialità, a
livello di fare delle azioni delittuose e compagnia bella.

Allora, lui era la mente?

Lui era la mente del clan “TRIPOTI”, infatti prima che ... sia qua in Calabria,
IANNO’ qualsiasi decisione che dovesse prendere, non che passava il
permesso a lui, però chiedeva un suo parere, se la vedeva giusta se non la
vedeva giusta, se era conveniente a farla oppure a lasciarla, e vedevo che
aveva molto ascendente su queste persone..

Assistevi direttamente tu agli incontri?

Ma agli incontri questi qua delicati, no, però vedevo che quando lui gli diceva:
“Natale sai, per quel discorso che abbiamo fatto forse è meglio che si fa in
questo modo”, oppure quando si trattava di fare qualche lavoro, poi sono
venuto a sapere, qua quando hanno fatto alcuni omicidi, era il GHISENA che
diceva: “... me la sbrigo io, faccio venire delle persone di fuori e facciamo...”,
era quello che aveva una visione anche diversa di come la potevano
impostare loro e organizzava un po’ le cose affinché tutto andasse liscio..

Perché c’era in atto una guerra?

Si, allora c’era la guerra tra DI STEFANO e TRIPOTI, in Calabria


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Il gruppo del TRIPOTI da chi era composto?

Ma di quelli che conoscevo io ... IAMONTE e IANNO’, Natale IANNO’, poi
c’erano un sacco di persone che erano vicino a loro ma erano...ho conosciuto
decine e decine di persone....

Quali ad esempio?

Ma tutti ragazzi, parenti maggiormente legati a IAMONTE, e figli, nipoti,
cugini che però .... li conoscevo di nome, tanti cognomi non li so, anche
perché ora, col passare degli anni sono pochi quelli che sono rimasti in vita
perché gli altri sono stati un po' sterminati da tutte ‘ste guerre che ci sono
state. Diciamo che ero molto legato con la famiglia di IAMONTE perché per
diversi mesi, 7 -8 mesi quando mi sono trattenuto qua in Calabria, di solito
mangiavo sempre a casa loro, ero molto in amicizia con i figli, con Nino, con
Ramingo, con Vincenzo, con Peppe e... diciamo che mi hanno sempre
rispettato ed io ho sempre ricambiato questo rispetto verso di loro, anche non
interessandomi direttamente dei discorsi oppure propendendo da una o
dall’altra parte.

Eri stato portato per questo, in compagnia dal GHISENA ti aveva
introdotto a questa amicizia?

Il GHISENA mi aveva introdotto qua in Calabria perché, Le ripeto, lui
essendo mio latitante aveva bisogno di qualcuno...

La seconda latitanza? Dopo l’arresto...

No, sempre la prima... io questi qua li ho conosciuti nella prima latitanza del
GHISENA, intorno al ‘74-’75...

Prima dell’arresto sulla spiaggia.

Prima dell’arresto sulla spiaggia, esatto.
Perciò, diciamo eravamo molto in confidenza e queste persone mi
rispettavano perché sapevano che io ero il cognato di GHISENA in quanto
fratello della fidanzata del GHISENA; tutto qua .. erano i rapporti ... certo non
mi facevano.. non partecipavo ai loro discorsi....di come si chiama... perché
giustamente non avevo ne i titoli ne tantomeno mi interessava perché
effettivamente mio zio, la cosa che mi diceva sempre, dice: “in Calabria se ti
dovessero dire di partecipare... non fare niente e non ti interessare di niente,
dice, tu la devi solamente lavorare con le sigarette, hai l’impiego a questa
ditta, lavora, quando c’è da lavorare con le sigarette fai lo straordinario..”


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Per questo era anche un compito dato anche da tuo zio?

A GHISENA?

A te, di stare con il GHISENA.

Ma, allora, siccome c’erano interessi da parte dei siciliani, io rappresentavo
uno di quelli che dovevano curare in un certo qual modo... perché come
personaggio principale c’era il GHISENA che si interessava di questo, però io
facendo parte del gruppo dei siciliani, ero anche interessato affinché le cose
andassero per il verso giusto... mi districavo in tutte queste situazioni per
apportare il mio appoggio anche, il mio aiuto.

Mi vuoi spiegare, un attimino, come era suddiviso allora: c’era Mico
TRIPOTI, IANNO’, IAMONTE...

Allora, quando io conobbi tutti, come si chiama, se non ricordo male, il
TRIPOTI era in carcere; quello che aveva il timone in mano era IANNO’,
Natale IANNO’, IAMONTI era sottoposto a IANNO’, in quella occasione ho
conosciuto pure il ROMEO, quelli di Santo Luca, che venivano spesso a
trovare il GHISENA, poi c’erano altre persone sempre della fascia ionica, che
venivano ... come ... questo qua uno dei D’AGOSTINO, che poi Totò
D’AGOSTINO, che poi l’ammazzarono ... ho conosciuto ... che poi alla fine
qualcuno di questi io l’ho incontrato anche durante il mio soggiorno in
carcere.. nelle varie carceri che ho girato.

Allora, i due gruppi contrapposti da chi erano formati?

Dal gruppo TRICOTI e dal gruppo DI STEFANO.

Contro chi?

DI STEFANO contro TRIPODI.

Ecco, e con TRIPOTI chi c’era, abbiamo detto IANNO’?

Quelli che ho conosciuto io era IANNO’ e IAMONTE, che poi...

Ed il GHISENA era il ... lo stratega dei due gruppi?

Del gruppo TRIPOTI, no dei due.

Si. E ricordi, mi stavi parlando di quegli omicidi di cui il GHISENA
organizzava, ricordi qualche omicidio?
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Quello di un fratello di Paolo DI STEFANO, che venne qua...a Reggio
Calabria, ho saputo che uno di quelli che partecipò all’agguato fu proprio il
GHISENA

Altri?

Durante quel periodo ci sono stati un sacco di omicidi, però non... io capivo
qualche cosa perché leggendo i giornali poi le allusioni che si facevano, allora
capivo che erano da una parte e dall’altra parte, però, Le ripeto, non ero
inserito nell’organigramma calabrese, anche loro nei miei riguardi si ..
avevano un po' di diffidenza per quanto concerne queste.. se poi il
GHISENA, in macchina, quando ci trovavamo soli, diceva quel cornuto
l’hanno ammazzato, certo ora non posso ricordare i nomi perché era persone
che non avevo mai conosciuto e non avevo mai .... sono discorsi sempre in
aria ... non vissuti direttamente.

Ritornando al GHISENA il suo ruolo in Calabria?

In Calabria era questo, era quello che.. la mente pensante dl gruppo TRIPOTI
e come impostava la strategia da seguire per cercare di mettere fuori
combattimento l’altro gruppo.
Di questo, credo che lui si avvaleva anche dell’appoggio di tutto il suo cerchio
di amicizia che aveva, perché lui, se doveva, se aveva bisogno di mandare
qualche latitante su a Torino, a Milano aveva le sue amicizie, per quanto
concerne i documenti aveva gli agganci con questi terroristi sia di sinistra che
di destra, anche a livello di reperire armi, credo che allora gli venisse
attraverso questi come si chiama...

Quali ....terroristi sempre?

Si terroristi.

Questi di destra da che parte, zona italiana provenivano, questi
contatti?

Ma io, Le ripeto, da quello che ho potuto capire c’era un gruppo di destra che
era stato organizzato proprio a Reggio.

Da chi organizzato?

Non lo so, questo non lo so. Però c’era un gruppo di destra, perché ho
conosciuto quel TURRO che le parlavo prima.


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Spiegami bene di nuovo chi è quel TURRO.

TURRO è un ragazzo che io ho conosciuto nel momento in cui un giorno il
GHISENA mi fa: “guarda, dice, dobbiamo fare una macchina, dobbiamo
rubare una macchina perché dobbiamo prendere.. aiutare a scappare un
amico mio che lui ora con uno stratagemma si farà ricoverare in ospedale a
Messina, dal carcere di Reggio lo porteranno sicuramente al Policlinico” -
perché per quanto concerne questo tipo di intervento all’occhio lo fanno
solamente al Policlinico - “e ci dobbiamo interessare per farlo scappare da li
dentro”.
Mi ricordo che ho fatto un minicouper, allora, e siamo partiti da Catania
insieme a due - tre ragazzi calabresi: un certo Miko, Totò e Ciccio; se erano
nomi veri o nomi fasulli non lo so, anche perché poi io questi ragazzi li ho
rivisti quando sono ritornato in Calabria ed effettivamente si facevano
chiamare sempre in quel modo, non erano latitanti perché camminavano
liberi e gravitavano sempre nell’orbita di Natale IANNO’ non di Natale
IAMONTE, perché erano proprio di Reggio Calabria.

Vedendo le foto li riconosceresti?

E credo di poterli riconoscere.

Sono stati mai arrestati?

Si.

Ricordi per che cosa?

No, non lo so. So che, comunque, erano stati in carcere.

La fuga di questo.

Mi ricordo che questa volta siamo andati io con questo minicouper, insieme
ad un altro di questi ragazzi calabresi e GHISENA con altri due con la sua
macchina pulita. Siamo arrivati li al Policlinico, avevamo le armi... e si
dovevano prendere che c’erano.. non mi ricordo se erano della P.di S. o dei
CC, quelli che gli facevano la scorta, infatti siamo arrivati li al Reparto dove
era piantonato...

Che Reparto?

Il Reparto oculistico. Perché lui, non so come, quale stratagemma utilizzava,
metteva qualcosa qua sotto la palpebra dell’occhio e l’occhio si gonfiava...
forse era un seme di ricino che lui metteva. Perciò in qualsiasi momento lui si
                                                                              28
voleva far ricoverare in questo Policlinico lui si faceva ricoverare. E mi ricordo
che quando siamo arrivati con la macchina, i due calabresi sono scesi per
andare a prendere il loro amico, perché erano.. due sono sicuro che erano
stati in carcere, uno forse era incensurato, perché questi qua era stati
compagni di carcere con il TURRO.
Nel momento in cui sono scesi loro sta arrivando una macchina dei
metronotte, delle guardie giurate che fanno servizio lì al Policlinico, e non so
per quale motivo, si sono diretti verso quel Reparto. Si sono fermati lì sotto, e
due metronotte sono saliti su ... ora non so se ... allora ‘sti ragazzi quando
hanno visto ‘sto movimento, sono tornati indietro. Il GHISENA fa: “che
facciamo, evitiamo, torniamocene, lo facciamo un latro giorno, abbiamo
lasciato la macchina lì a Messina posteggiata vicino il Policlinico e ce ne
siamo tornati a Catania, poi ‘sta cosa non si è fatta più ...
Dopo qualche periodo, non so 15 gg, 20 gg, un mese ... questo TURRO
(incomp), si è fatto ricoverare di nuovo, questa volta l’hanno ricoverato
all’ospedale di Reggio Calabria, ai riuniti di Reggio Calabria. E mi ricordo che
il GHISENA, un pomeriggio mi sta chiamando: “dobbiamo andare subito, anzi
devi andare subito a Villa San Giovanni, e la troverai a Giacomino ILONE,
che ti consegnerà a Nuccio, prendilo in macchina e lo porti direttamente qui
a Catania”; io, mi ricordo che sono arrivato a Reggio Calabria, a Villa San
Giovanni con la mia macchina, avevo una BMW allora, e ho trovato questo
ILONE Giacomo, senza però questo Nuccio; mi fa: “no non l’ho portato
perchè siccome a me mi conoscono qua, lui si è spaventato a salire in
macchina con me, ci sta aspettando qua vicino a noi”. Mi sono messo in
macchina e sono andato a prenderlo allora in una, come si chiama, l’ho
trovato in un capanno di lamiera, sa ‘sti capanni di lamiera che usano per fare
i lavori sulle strade dell’anas ?

Si.

In un capanno di questo, in mezzo ad una fiumara. Me lo sono messo
inmacchina e ci siamo avviati in direzione di Catania e l’ho portato a Catania.
E allora lui è rimasto un periodo di tempo latitante li a Catania, questo già
siamo intorno al ‘77 - ‘78 ... è rimasto un periodo di tempo latitante lì a
Catania.
Si vedeva subito che questo era un ragazzo molto aggressivo e molto capace
nell’uso delle armi, infatti, quando poi successe il fatto di mio zio, mio zio lo
rispettava molto a questo Nuccio, perchè lui per circa 5 - 6 mesi, è vissuto
con noi a casa, sia a casa nostra che in campagna, dormiva un po' qua, un
po' la e ...diciamo che ormai era nato un affetto reciproco tra di noi .... e
quando è successo il fatto di mio zio ...

La morte di tuo zio?


                                                                                29
Si, il primo è stato lui, dice: “qua, io non mi muovo di Catania, se non prima
ammazzo con le mie mani le persone che hanno contribuito alla fine del zio
Ciccino”.
Diciamo che, quando è successo il fatto di mio zio, il GHISENA e ... sono
stato io ad avvisarlo, perchè a me mi ha avvisato una cugina mia, mi ricordo
che ero in campagna, sono andato a prenderlo a Catania, eci stiamo
dirigendo verso il luogo dove mio zio è stato ammazzato ed in macchina
vedevo il GHISENA pensieroso.
“Ma cosa c’è, Gianni, ma perchè ...” - “Ora dobbiamo stare con gli occhi
aperti”, ed io facevo ... “ma perchè dobbiamo stare con gli occhi aperti, cosa
c’entriamo noi...”, perchè ancora non sapevo determinati agganci ... dice:
“fino a quando c’era zio Ciccino vivo, noi altri avevamo determinate
coperture, e non ci toccava nessuno qua, ora zio Ciccino non c’è più,
dobbiamo stare attenti perchè qualcuno in noi potrebbe vedere un pericolo” ...
ma per me, le ripeto siccome ancora non avevo capito il meccanismo, che
governava questa “Cosa Nostra”, perchè non ne sapevo nemmeno
l’esistenza, era come se lui stesse parlando arabo ... siamo arrivati là,
abbiamo visto come era stato ammazzato mio zio e stiamo ritornando a
Catania, stiamo ritornando a Catania di pomeriggio verso le 4 e mezzo, le
cinque, in Piazza dei Martiri qua alla Stazione, abbiamo trovato davanti
all’agenzia “Avimec”, a Nitto SANTAPAOLA e Franco ROMEO, allora
invece di continuare ad andare verso casa, ci siamo fermati a parlare con
loro; e Nitto mi sta dicendo, dice: “Gino vattene a casa, insieme a Gianni, e
per il momento non uscire, cercate di guardarvi un po'” - gli dissi - “ ma
perchè ci dobbiamo guardare, che è successo” - “ più tardi verrò io e parliamo
un po'”...

Sospendiamo un attimino questo pezzo che servirà per introdurre il tuo
ingresso in “Cosa Nostra”, parliamo ancora del GHISENA sulla Calabria
e riguardo ai contatti sempre con la destra. Hai mai sentito parlare di
FREDA e VENTURA?

Ne ho sentito parlare però non so che rapporti avessero con GHISENA. So
che lui era molto intimo di un magistrato, il GHISENA, che ebbe a trattare
molti processi delle B.R. degli altri gruppi là su Torino ... quando aveva
bisogno di qualche cosa lui telefonava direttamente a questo magistrato ...

In che anni siamo?

Sempre anni ‘70 ... ‘72, ‘73, ‘74, ‘75 ... questo periodo è stato il periodo, cioè
dal ‘72 in poi ...

E queste telefonate secondo te in che periodo le faceva?


                                                                                30
Non glielo posso dire con esattezza. So che lui era molto amico di questo
magistrato e che era un magistrato, dovrebbe essere il dr. MOSCHELLA, che
gli piacevano cose antiche in particolar modo tutti questi fregi che
adornavano i carretti questi siciliani sa, tutti questi fregi che c’erano nei carri
...

Le chiavi, gli sportelli ...

Esatto, esatto, esatto.
Ed il GHISENA gliene portò diversi di queste cose in regalo a questo ... in
che rapporti poi effettivamente fossero a livello di favoritismi non lo so, però
so che erano molto amici ...

E ma di FREDA e di VENTURA?

Ne sentivo parlare cosi in aria ... ma di fatti specifici no...

E di altri rapporti con la destra in Calabria?

Gli altri rapporti di destra, diciamo, quelle poche volte che se ne è parlato, ne
parlavo con questo TURRO, che lui era un tipo molto, come si può dire molto
che credeva effettivament in questi ideali ... mi accennò pure al fatto che
tante ...sta situazione di FREDA e VENTURA, era gestita direttamente dai
servizi Segreti, perchè i Servizi Segreti avevano un interesse particolare
affinchè in Italia si verificassero determinate cose per dare man forte ad un
determinato tipo di potere, di potere gestire la situazione italiana, però ... non
sono entrato mai nel vivo dei particolari perchè erano discorsi che allora per
me erano senza importanza perchè me ne fregavo dei terroristi, me ne
fregavo ... non avevo nessun interesse affinchè ...

Hai mai sentito parlare da lui di aver fatto attentati in quel periodo,
preparazione di bombe, traffici di armi?

Preparazione di bombe si perchè lui era, diciamo, per quei tempi un esperto
in questo tipo di, come si chiama ... infatti i primi telecomandi che sono stati
fatti in Sicilia sono stati fatti appositamente da lui ...

Poi ne parleremo, e ...

Era esperto in questo tipo di come si chiama, proprio in particolare di questi
tipi di congegni elettonici a distanza che lui faceva artigianalmente con cose
che si trovavano facilmente in commercio.

In Calabria ne ha utilizzati in quel periodo?
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Non lo so, perchè ...

Non sai altro?

No, queste erano cose riservate, se le aveva fatto non li veniva a raccontare
a me.

Certo. Ritornando poi, allora nel frattempo come si svolge i tuoi rapporti
con il GHISENA?

Il GHISENA erano rapporti ormai di parentela erano diventati, che lui a me
cercava di mettermi sempre in disparte per non farmi rischiare molto, anche
perchè si sentiva in colpa nei riguardi di mia madre, che mia madre sapeva
che io ero in Calabria per lavorare, perchè mia madre è stato sempre
contraria ad un determinato tipo di vita che ho incominciato a fare io, perciò io
ero un neo nella sua vita, cioè non si interessava ne di mio fratello, quanto si
interessava di quello che facevo io ...

Ecco, andando in ordine cronologico, ora noi siamo ne periodo del ...

‘77 - ‘78...

... ‘77 - ‘78. Tu eri in Calabria e ritorni di nuovo a Catania, giusto?

No in Calabria già io c’ero stato prima che arrestassero il GHISENA, poi in
Calabria ci andavamo saltuariamente ... dopo la scarcerazione del GHISENA,
in Calabria noi ci andavamo saltuariamente, mentre prima eramo, c’eravamo
trasferiti là e ogni tanto scendevamo a Catania, quando lui usci la seconda
volta, in Calabria ci andavamo ad esempio: andavamo oggi, ci fermavamo un
giorno, due giorni e poi rientravamo ...

Perchè noi siamo arrivati al punto che tu dicevi sono diventato amico
per questi nuovi ragazzi di Catania, emergenti e comincio a crescere,
nel frattempo esce il GHISENA dal carcere?

Esatto, si. Perchè io l’avvicinamento con questi ragazzi l’ho avuto nel
momento che hanno arrestato a GHISENA, cioè con questi ragazzi noi ...

Ecco andiamo in ordine cronologico?

Con questi ragazzi ci conoscevamo da bambini, perchè frequentavamo bene
o male gli stessi quartieri, solo che poi ci era stato un allontanamento perchè
io frequenatavo la scuola, loro invece ... allora che poi c’è stato questo
                                                                               32
avvicinamento, perchè ritornando a ferquentare la stessa zona e .... ci siamo
rivisti di nuovo, allora incominciai insieme a loro a fare, prima le macchina,
poi a fare qualche rapina, quello, quell’altro, fino a quando ..

(si interrompe il primo lato della cassetta n°2)

...Allora incominciando a frequentare questi ragazzi, mio zio seguiva sempre
con distacco la mia situazione, si informava quello che facevo, quello che non
facevo e allora quando .... lui c’era qualcosa che non gli quadrava, mi
mandava a chiamare. “ma che stai facendo ... ti stai rovinando con questi qua
... tu questi qua non li devi frequentare ... perchè questi qua prima o poi
passeranno qualche guaio”, però era molto interessato alla mia posizione e
allora lui mi fa: “domani mattina dobbiamo andare a Vallelunga, non prendere
appuntamento con nessuno perchè devi venire con me”.
In macchina lui mi da a parlare: ”ma tu un domani, se avessimo bisogno di
qualche macchina che fai ..” - “certo”.
E cosi è successo che un giorno mi sta chiamando, mi fa: “vedi che stasera
devo andare a Piazza Armerina (incomp) vedi che ti aspettano, si deve fare
una macchina perchè domani mattina, devo tornare in un posto” - “va bene”.
Infatti il pomeriggio lui mi accompagnato a Piazza Armerina in una
campagna, si sono incontrati con LA ROCCA, con Pietro BALSAMO e
siamo andati la sera, siamo andati a fare questa macchina, abbiamo fatto una
124, abbiamo fatto ‘sta macchina, l’abbiamo conservata in una
rimboschimento di cui Ciccio LA ROCCA era pratico perchè aveva le chiavi
di questo ... le guaine, le sbarre che c’erano per entrare in questo
rimboschimento, perchè in questo rimboschimento ci sono delle stradelle un
po' fatte in terra battuta, si entra ad esempio, che debbo dire, dalla parte di
San Michele di Ganzeria ed escono dal lato di Gela, e lui era molto pratico di
queste stradelle.
Tant’è vero che la mattina dopo attraversando ... siamo sbucati in una raduna
dove c’era un campo di militari e mi disse: “no, non ti preoccupare, sono
militari che stanno facendo il campo, cammina tranquillo che nessuno ci dice
niente”, e dovevamo andare noi in una strada da Piazza Armerina ad Aidone,
che ci doveva essere un contadino, un pecoraio, comunque uno che aveva a
che fare con le campagne che doveva passare ad un determinato orario con
un trattore, e questo qua si doveva ammazzare.

Perchè?

Ma il motivo preciso non loso, però era una che aveva combinato ... aveva
messo una bomba ... a qualcuno di loro, un amico ... perciò mio zio ... non me
lo ricordo bene ... il motivo preciso non lo so, comunque aveva dato ...
avevano arrestato qualcuno della zona, (incomp) ... mi ricordo che siamo
stati per parecchie ore a passeggiare in questa strada aspettando che
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doveva passare questo su questo trattore. E non passò mai, allora ad un
determinato momento eravamo già quasi arrivati all’ora di pranzo, l’una, l’una
e mezza, viene Ciccio: “ma che dobbiamo fare, andiamocene perchè quello
non è passato finora, non passa più, poi lo fottiamo ... un altro giorno, la
macchina la lasciamo nella massaria...”, non so di chi è, l’ho portata in quella
masseria, l’ho lasciata e me ne sono tornato.
Parlai con BALSAMO in particolar modo ed è nato un rispetto reciproco fra
me e lui. Infatti gli disse a mio zio: “voglio a Gino vicino a me” ed infatti mio
zio me lo disse: “ma con Pietrino BALSAMO, che gli facesti, ne parla cosi
bene” .. perchè allora mi portai a lui per rubare questa macchina, per darmi
una mano a rompere il bloccasterzo.
Diciamo che cosi cominciai ad avere contatti con persone che poi venni a
sapere che facevano parte di “Cosa Nostra”.
Io ci andavo li a trovarli in campagna, questi mi ricevevano con rispetto, la
cosa cominciava a piacermi, tutta ‘sta situazione, cioè mi cominciavo a
sentire importante, ero arrivato al punto di farmi rispettare da queste persone
... fino a quando non successe il fatto di mio zio ... sempre mio zio, durante
‘stu come si chiama, mi faceva delle domande: “ma tu oggi che ne pensi di
tutti questi ragazzi che ci sono a Catania, ‘sti fatti che stanno succedendo,
pensi che è una cosa giusta che si arriva a tanto, oppure pensi ...” - “Zio Ci’’,
ma io ho ... nemmeno so perchè stanno ... io so che tutti sti ragazzi che
stanno morendo, perchè bene o male, non dico che li conoscevo tutti ma un
buon 90% li conoscevo ... e non penso che hanno fatto errori tali ...” - “... si
però nella vita ricordati che ci sono determinate regole che si devono sapere
rispettare, perchè se non si rispettano determinate regole, non si può andare
avanti ..” ... ma mai mi ebbe, mi zio mi disse vedi che c’è ‘sta struttura, ‘sta
situazione, però poi altre persone mi dissero, dopo che, quando mi hanno
spiegato determinate cose, che era intenzione di mio zio farmi entrare in
“famiglia” al più presto, purtroppo tuo zio è morto ed ora questo compito
tocca a noi...

Chi te lo ha fatto questo discorso?

Questo discorso me lo ha fatto MAZZARISI ...

Come scusa?

Salvatore MAZZARISI...

Di dove?

Lui era di Villalba però abitava a Santa Caterina. Questo qua era compare di
mio zio, padrino di mio cugino Pippo.


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Nel frattempo Piddu era sempre a Milano?

Si, Piddu stava a Milano, allora.

Ed avevi contatti con lui?

Ma sempre contatti perchè io sapevo dove lui si trovasse e, diciamo era
quello che io coprivo tutte le magagne che lui faceva in quanto il padre
cercava di spronare a me, se sapessi quello che suo figlio stava combinando
li sopra,no. Allora io cercavo sempre di trovare una giustificazione per ...
perchè mi domandava se lui era con ... se si era portato quello donna, con cui
stava a Catania, se l’era portata a Milano, io gli dicevo che non era vero ...

Che poi è quella che sposa?

Si.

E tu eri in contatto telefonico, oppure ogni tanto lo andavi a trovare?

No ma io ero in contatto telefonico con lui, perchè telefonavo nel residence
dove alloggiava, avevo il numero di telefono di dove alloggiava, e poi ogni 15
gg - 20 gg, sempre un due o tre giorni su a Milano ci andavo...

Benissimo, adesso in che periodo siamo che tuo zio ti fa questi
discorsi?

Già nel ‘78.
‘78?

Fine ‘77 inizi ... perchè mio zio è stato ammazzato nell’aprile, 8 aprile 1978 ...

Ecco arriviamo a questi fatti?

Prima che lui lo ammazzassero, questo stavo dimenticando, inizia la mia
esperienza di sequestri di persona. Questo è iniziato subito diciamo, dopo un
periodo di tempo che è uscito, dopo un paio di mesi che è uscito il GHISENA,
lui aveva preso degli accordi con la squadra sempre di Nello PERNICE lassù
a Milano, che nel frattempo Nello PERNICE si era avvicinato a dei calabresi,
vicino sempre alle stesse che gravitavano dell’orbita del clan “TRIPOTI”,
c’era ROMEO, poi c’erano e ...questi come si chiamavano ... di ... adesso non
me lo ricordo, erano (incomp) ... comunque quando esce ...

Barbaro, Platì?


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No, no non c’entrano questi qua, questi li ho conosciuti in carcere:
Mi ricordo che il GHISENA, dopo un paio di mesi ... “la dobbiamo finire con
queste sigarette, dobbiamo incominciare a fare dei lavori che ne facciamo un
paio e ci dobbiamo sistemare”, e mi accennava a questo discorso che aveva
organizzato lui una squadra formata da calabresi, il gruppo di Nello
PERNICE, di li sopra compreso i Catanesi di quaggiù, ora Nello PERNICE
era legato a noi, alla “famiglia” di Vallelunga.

Era un uomo di Vallelunga?

Si, allora mi disse: “sai ora dobbiamo andare alla piana perchè debbo
organizzare di trovare, essendo che alla piana la dice in buio in zona
tranquilla un piccolo paese come la piana, tutti possono non possono mai
pensare che i sequestrati da Milano li portiamo alla piana”, e lo sto
accompagnando alla piana dove lui dove lui aveva comperato una casa e
l’aveva intestata all’amico suo, una casa proprio al centro del paese che era
alle spalle della chiesa Matrice ... una casa di queste qua vecchie con i piani
a piano terra ... e allora cosa è successo che dopo che lui ha organizzato che
lui ha affittato ‘sta casa ... siamo saliti a Milano, esattamente a Corsico, e mi
ricordo che siamo andati ...

Chi è salito a Milano?

Io ed il GHISENA ... per dire su che lui già era pronto e poteva operare, in
quanto lui era ... si interessava solamente per tenere i sequestrati, quelli di
Milano si dovevano invece interessare di prendere i sequestrati e curare il
trasporto fino a laggiù alla piana.
Effettivamente la cosa cominciò ad ingranare, infatti loro in quel periodo
sequestrarono, mi sembra, aspetta ... ci fu ... uno fu sequestrato a Milano, il
primo che loro scesero lo portarono da Milano, lo portarono giù alla Piana e
fu esattamente verso ottobre del ‘78, ottobre ‘78, settembre/Ottobre ‘78 fu.
Mandarono il primo sequestrato.

Chi era, te lo ricordi?

Il nome non lo ricordo adesso chi era...

Cosa faceva?

Non lo so, non lo so però so che ... perchè cosa è successo, il primo glielo
mandarono settembre/ottobre ...

Da Milano ...


                                                                               36
Da Milano ...

Era uomo?

Uomo, si ...

Era anziano?

(incomp) un’altra occasione, molto prima che ci fu un sequestro sempre li in
zona, della MASTROMAURO, che lo fecero questi qua, BORSELLINO, il
gruppo di BORSELLINO, quello che faceva ... e glielo la passarono a
GHISENA, che con il suo gruppo di calabresi, gestì tutto il sequestro ...

Sempre il gruppo di MARCIANO’, cioè, scusami, il gruppo di Mico
TRIPOTI o ..

Esatto, questo qua, perchè c’erano diversi latitanti, allora lui si portò un paio
di latitanti li sopra, e gliela fece controllare a questi latitanti ...

A questa donna?

questa donna, la MASTROMAURO, Danila MASTROMAURO si.
Poi ...questo è stato verso marzo del ‘78, se non ricordo male, poi la cosa finì
li. Il GHISENA, però, invogliato dal riscatto che allora si prese ...

Ti ricordi quanto?

Ma allora qualche miliardi, mi sembra o 500 milioni, non ricordo bene ...
invoglitao di questa situazione dice: “organizziamo, invece di farli qua i
sequestri, li facciamo li sopra e li gestiamo qui i sequestrati”. Inaffti lui aveva
già preso accordi con questi calabresi che facevano capo sempre vicino ai
ROMEO che a sua volta erano legati a TRIPOTO e a Natale IANNO’, e
prese contatti esattamente quando ci andai io lo accompagnai a Corsico, in
una piazzetta che c’era un bar che si scendeva giù nel laboratorio dove si
incontravano ora, ed in quella occasione ci fui pure io presente, quello gli
disse: “vabbè, compa’, incominciate a sistemare tutto che noi altri in
settimana, se non è in questa settimana sicuramente la settimana entrante vi
manderemo il primo”, e cosi successe. Mi sembra non fu la prima settimana,
ma la seconda volta arrivò la telefonata, dice: “vedi che il camion è partito,
accompagnami a...”

Cioè lo trasportavano in un camion il sequestrato?



                                                                                 37
Si, si in un camion ... c’era fatto il, come si chiama, c’era il carico ... proprio
sotto il paracabina, c’era fatta una struttura metallica e sopra c’erano tutti ‘sti
scatoli di cose che loro scendevano.
Arrivò effetivamente questo primo sequestrato, allora gli accordi erano ...

Era un uomo anziano, giovane?

... di presenza non lo vidi mai perchè oltre ad essere chiuso in questa casa,
avevano fatto loro una piccola stanza tutta in legno insonorizzato, e lui era
entrato li dentro...

In che periodo, siamo?

Dovremmo essere intorno a settembre/ottobre del ‘78 ...

Allora?

Allora succede che sempre, dopo circa un mese che .. perchè gli accordi lui li
aveva presi pure con la squadra di Nitto, che avevano bisogno di soldi, e
Nitto gli fa: “va bene io ti mandò qualche ragazzo ... e li facciamo alternare al
gruppo dei calabresi a fare la guardia a questo qua sequestrato”.
Arrivò questo primo sequestrato, durante ‘sto periodo che c’era il sequestrato
là, il BORSELLINO sempre che cosa fa? Con il gruppo di Andria fanno un
..quel sequestro a Brussi, allora lo vogliono gestire loro questo sequestro,
non avevano concordato niente con il GHISENA, solamente che dopo una
settimana, dieci giorni che l’hanno sequestrato, si litigano tra di loro, perchè?
Perchè il gruppo di Andria che era formato da ... in questo gruppo di Andria vi
erano tre o quattro latitanti per altri motivi, che erano quelli addetti a
sorvegliare il sequestrato, ... dopo una settimana che stavano chiusi in un
garage, si sono stancati, “noi altri non perchè siamo latitanti dobbiamo stare
chiusi qua dentro sequestrati, noi non lo vogliamo gestire più ‘sto sequestro in
questo modo, per noi lo possiamo liberare anche senza riscatto”. Allora il
BORSELLINO, per non perdere la possibilità di perdere ‘sto riscatto, che fa?
Si mette in contatto con GHISENA, e mi ricordo che dur... eravamo a Catania
io ed il GHISENA, arriva la telefonata di Piero e gli fa a Gianni: “Gianni sali
subito che ti debbo parlare di una cosa urgente, sa per telefono non posso
parlare...”. Mi chiama dice: “Gino accompagnami alla piana” - “è successo
qualcosa” - “no c’è Piero che mi vuole parlare ... accompagnami”; ... ci
incontriamo con questo Piero a casa del GHISENA, lui si mette in disparte
con Piero in una stanza ed io rimango in cucina, parla, dopo una mezzoretta
escono e il BORSELLINO lo saluta e GHISENA mi fa: “lo sai hanno fatto quel
sequestro che hanno fatto qua vicino Bari, dici, sono stati loro a farlo dici,
siccome hanno dei litigi ci vogliono passare il sequestrato a noi per gestirlo
noi ... siccome questo qua e uno che può pagare bene, dato che siamo nel
                                                                                 38
ballo come è uno è due, è la stessa cosa” - “Gianni tu sai quello che fai”...
prima di farlo con questi calabresi, infatti io lo accompagnai nella casa, lo
accompagnai in macchina, lo lasciai un 10 metri prima, lui entrò li dentro e io
poi lo aspettai al bar e si è trattenuto li qualche oretta ... poi quando salì in
macchina, mi disse: “loro sono daccordo, pertanto ... qua ci sono quattro
cinque stanze, lo mettono in un’altra stanza e i due che guardano a quello
possono anche guardare l’altro ... però e giusto che glielo diciamo a quelli di
Catania”.
Infatti siamo scesi a Catania, lui si incontrò allora con NITTO, se non ricordo
male o con Franco ROMEO, o uno o l’altro, con quelli che lui aveva i rapporti
... gli è andata bene pure a loro e così l’indomani siamo ripartiti di nuovo per
la piana per dargli lo sta bene, affinchè portassero l’altro sequestrato, hanno
portato pure quest’altro sequestrato l’hanno messo nella stessa casa e
questo è stato là circa un mese, infatti poi è stato liberato

Questo da dove veniva?

...da Acquaviva delle Forti, poi ha pagato il riscatto questi qua, si sono divisi i
soldi però è successo il fatto che il TRUPI, sono arrivati al TRUPI. Il TRUPI
poi ... cantò pane pane vino vino tutto quello che era successo.
Ora lui però conosceva a GHISENA e me, non conoscevano quelli che
gestivano il sequestrato e diciamo che dal lato nostro ne pagai solamente io e
il GHISENA, le altre persone che effettivamente lo tenevano sequestrato,
sono rimasti nell’ombra.

Che tu conosci?

si

Chi erano queste?

ma c’era, uno era quel latitante Nuccio TURRO, poi c’era Salvatore TUCCI
di Catania, poi c’era Nello NARDO sempre che facevano parte del gruppo di
come si chiama, di SANTAPAOLA ogni tanto veniva pure Franco ROMEO e
poi c’era l’altro calabrese quello che era diciamo che poi hanno imputato con
me ... erano quattro, un cinque, sei persone erano quelle che ... compreso
quello che si interessava delle case, l’intestatario della casa, che pagò pure
questi sequestri ... diciamo che quando successe questo fatto li ero rimasto
un sequestrato solo, quello di Milano ... però su già avevano fatto un altro
sequestro

Il primo fù liberato ed ottenuto il riscatto di questo?

no, ora le spiego il discorso di questo.
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Allora che succede ... che sopra avevano fatto un’altro sequestro il gruppo di
calabresi ... e lo tenevano, aveva da cinque sei giorni che lo tenevano in un
capannone ... perciò quando il GHISENA viene a sapere che avevano
arrestato i parenti del TRUPI, erano arrivati al TRUPI, si comincia a
preoccupare e cerca di avere un contatto li con BORSELLINO per sapere
quello che c’e sotto ... infatti telefona a questo BORSELLINO e ci fà: “Gianni
vieni che ti debbo parlare, nello stesso tempo portami quei soldi che ti
abbiamo dato in più che mi giovano”, allora il GHISENA mi fa: “Gino che fa mi
accompagni?” - gli dissi: “senti Gianni siccome io Domenica devo battezzare
mia figlia, mia figlia Francesca ... non ti posso accompagnare, perche devo
sbrigare, ti faccio accompagnare a limite o da mio fratello”; disse “va bene”,
poi mio fratello non c’è potuto andare, allora lui stesso telefonò li in Calabria,
si è fatto venire a prendere ed è andato li sopra a Ladiano, quando arrivò a
Ladiano ... se ne andato direttamente a casa sua ... quello lo lasciò li e se ne
è ritornato in Calabria, dopo nemmeno un’ora che era arrivato ci sono andati
tutti i Carabinieri li dentro a casa del GHISENA e lo hanno arrestato

Al GHISENA?

Si, l’hanno arrestato perchè il TRUPI aveva parlato ... la li sopra c’era il
TURRO che dirigeva tutta la situazione, perchè lui era fisso li là a Ladiano

Lo arrestano, per cui va definitivamente in carcere?

Si

E quando ti passa lui i documenti a te?

Quando?

Quando ti passa quei documenti famosi che tu mi dici?
Vabbè questo qui ne parliamo dopo.

Viene arrestato il GHISENA allora lo stesso giorno che arrestano il GHISENA
... possibilmente GHISENA stavano facendo l’operazione per arrestarlo e li a
Ladiano arriva il secondo sequestrato ... però all’appuntamento non ci va
nessuno a prenderlo, perchè hanno arrestato a GHISENA che era quello che
doveva sistemare tutto, doveva fare, doveva andare a prendere il camionista
all’entrata del paese e portarlo in una campagna dove dovevano fare
scendere il sequestrato e metterlo in macchina. Questo sequestrato arriva ...
e allora, essendo che non c’era il GHISENA andava a prendere, l’autista è
rimasto là ad aspettare un paio di ore ... forse di più, perchè loro, dice, sono
arrivati prima dell’ora di parnzo ...


                                                                                40
Sempre il camion?

Sempre con il camion ... e questi qua si sono fatti vedere poi verso le 5 del
pomeriggio, dopo che già il GHISENA era stato arrestato, 5 o 6 del
pomeriggio, non lo so di preciso. E allora che cosa decidono? Siccome
pensano che il coso là ormai è saltato, di dirottare stu sequestrato in
Calabria, allora il camion da Ladiano scende giù in Calabria

Alla piana, dove...’

Ah?

A Gioia Tauro, la piana?

Non lo so, ma penso qua sul versante ionico l’hanno portato ... il posto
preciso non l’ho mai saputo.
Però allora hanno preso questo sequestrato che era sul camion e l’altro
sequestrato la sera stesso lo mettono in macchina, con due macchine e se lo
scendono pure in Calabria, quell’altro sequestrato che era già da circa un
mese, due mesi in mano loro ...

Quello che tu hai pagato?

Si. Il secondo sequestrato era ZANESINI, poi l’altro le dirò chi era il nome ...
comunque ...

Li portano in Calabria?

Li portano tutti è due in Calabria, si.
Poi ‘sto ZANESINI l’hanno tenuto via parecchio tempo, 10 mesi, 11 mesi e
dopo è stato liberato pure ... perchè già io ero latitante

Sempre da siciliani e calabresi tenuto ...?

No, calabresi ... allora sono passati direttamente in mano ai calabresi ...

Ed allora i siciliani, mancando il GHISENA non si sono fatti più vedere.

Esatto, perchè avevano preoccupazioni che pagassero pure loro ‘sto
sequestro, poi, se poi hanno avuto contatti dopo io non lo so perchè già io poi
mi sono allontanato in quanto ero latitante ed ho perduto i contatti con

(si interrompe la cassetta n° 2)


                                                                              41
                           CASSETTA N° 3


Parliamo di come nasce bene dall’inizio, che non ho compreso, la figura
del GHISENA con i suoi contatti prima come Calabrese.

Come Calabrese i contatti non li sò, perchè io l’ho conosciuto che già lui era,
diciamo, la mente del gruppo “TRIPOTI” .....;

Ecco ....;

perciò non posso sapere lui ... i contatti come li ha avuti ....;

e Mico TRIPOTI lo mise in contatto con LIGGIO;

so che sono stati per un periodo latitanti o con Mico TRIPOTI, insieme, pure
lui, insieme a Luciano LIGGIO, e hanno avuto modo di conoscere Luciano
LIGGIO e apprezzare il suo modo di ragionare, di fare ... come lo stesso
modo LIGGIO (incomprensibile)) il suo modo di ragionare, tanto è vero che
lui quando arrivò a Catania dopo un po' di tempo è venuto Nello PERNICE, e
già loro erano in ottimi rapporti, cioè erano in confidenza, che Nello è venuto
a trovarlo a casa mia, e già loro erano in confidenza, perciò già avevano
avuti ...rapporti li sopra a Milano...;

ci sono anche rapporti su Torino tra loro tre?

.....che come si chiama ... TRIPOTI con .. con coso con Gianni GHISENA
...buona parte di latitanza l’hanno passata a Torino, questo lo sò, se c’èra
pure LIGGIO questo non lo sò...;

Presso quel PULLARA’ ..Ignazio?

no, questo PULLARA’ Ignazio, no;

Ecco, GHISENA ha anche un’altro ruolo se non sbaglio?..... svolge in
Sicilia o tenta di svolgere?.

in sicilia lui si interessa solo ed esclusivamente quando .... inizialmente
quando ... il lavoro delle sigarette, e allora lui è il tratto di unione tra siciliani,
calabresi e quelli di lì sopra di Milano, ... cioè ....;


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e della massoneria...?

della massoneria ... è secondo ... è un discorso a parte quello è, io mi ricordo
che lui era un massone Gianni GHISENA, era iscritto alla massoneria;

di dovè?

e non lo sò;

di Torino per caso?

non lo sò, non ... le dico, il magistrato che lui conosceva era massone pure,
eh. ...... che poi ci fù questa riunione quà a Palermo dove io ebbi modo di
conoscere questo Gigi SAVONA che scese giù a Catania ed è rimasto un
due giorni la a Catania, è stato un giorno ospite a casa nostra a mangiare
pure ...

e questo Luigi SAVONA, è un amico del GHISENA?

molto amico ......;

mi puoi spiegare ..... mi puoi spiegare per favore i rapporti e come nasce
..(incomp.)....queste cose...;

..... i rapporti che c’hanno non lo so, so solamente che ‘stù come si chiama,
eh... stù Gigi SAVONA l’ho conosciuto io che quando è arrivato siamo andati
a prenderlo all’aeroporto e l’abbiamo portato a casa mia;

Tu e il GHISENA?

Io e il GHISENA siamo andati a prenderlo all’aereoporto e l’abbiamo portato
a casa mia e siamo rimasti a parlare un po’ con Gianni e poi l’ho
accompagnato all’Excelsior di Catania;

In che anno scusa?

e....adesso (incomp.) non ricordo se è stato....o prima del suo arresto, no mi
sembra che già lui non era più latitante perciò è stato dopo che, dopo che lui
è uscito dal carcere, perciò sarà stato intorno al ‘77, ‘77, estate ‘77, perchè mi
ricordo perchè mi ricordo che era periodo d’estate ... ma comunque credo io
che facendo una ricerca là degli alberghi, deve risultare che lui è stato ... no,
non ci sono tutte .... e si può rualire al periodo preciso quando ... quando è
stato ospite, come si chiama, a Catania.


                                                                                43
So che in quella occasione mia madre era molto entusiasta di come sentiva
parlare ‘stu Gigi SAVONA, per la cultura che aveva, ed era rimasta entusiata
anche di questa massoneria che aveva ... infatti il GHISENA mi disse: “ora se
tu vuoi venire, vieni pure tu a Palermo e ti faccio entrare nella massoneria, sai
qua abbiamo a che fare con persone molto importanti, persone che hanno il
potere in mano, persone che possono gestire situazioni in modo diverso da
quello che possiamo pensare noi, poi io in quel periodo avevo preso una
sbandata per una ragazza e ... diciamo, non mi interessavo tanto di queste
cose che ritenevo delle stupidaggini, non ... infatti il giorno che dovevo andare
a questa riunione, se non ricordo male, questa cosa è stata tenuta alla villa
Giulia, e da Catania partirono il GHISENA, Gigi SAVONA, sulla mercedes di
Franco ROMEO; su un’altra macchina c’era CALDERONE, Nitto
SANTAPAOLA ed il cugino, o il fratello forse, perchè partirono con due
macchine per andare li a Palermo ... infatti hanno fatto questa riunione li a
Palermo e sono rientrati la sera verso le 7...

Chi altri partecipò di Caltanissetta ...?

Questo non lo so ... non lo so

E di Palermo?

non lo so... so che da Catania, mio zio non ci andò, perchè era li a Catania,
e... ci andarono questi qua CALDERONE, il cugino o il fratello, non ricordo
bene perchè io poi l’ho saputo che me lo ha raccontato Gianni, Gianni e ‘stu
Gigi SAVONA sono andati con il ROMEO.
Da quello che mi ebbe a dire il GHISENA su questo Gigi SAVONA, mi
diceva che era il numero uno per quanto concerneva la massoneria ed era
una persona molto ma molto importante a quel livello che aveva, diceva... un
sacco di persone importanti in mano che poteva sistemare le cose come
piaceva meglio a lui.
Questo è tutto quello che in quel periodo ... diciamo, l’avvicinamento che ci fu
con questa massoneria, ho cominciato a sentire parlare di massoneria...

Perchè ci andava anche CALDERONE..?

Forse ... se non ricordo male, forse che il CALDERONE doveva entrare pure
in massoneria...

E la massoneria perchè accettava l’ingresso di personaggi cosi
discussi?

Non lo so questo... no gli posso dire niente ...


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Al ritorno?

Sono rientarti verso le 7 di pomeriggio, 7 - 8 di pomeriggio ...

E non hanno parlato di altro?

No perchè poi io, come si chiama, si sono fatti lasciare a casa, io sono
rientrato dopo due minuti che sono arrivati loro ed abbiamo accompaganato il
dott. SAVONA, a piedi però, fino all’hotel Excelsior. L’abbiamo lasciato
davanti all’hotel e poi ce ne siamo tornati a piedi stessi al bar, davanti al bar
dove c’erano altre persone, altri amici nostri di Catania, mio zio, poi il
GHISENA si fermò a parlare con mio zio e dio me ne sono andato per i fatti
miei...

Il SAVONA Luigi, quanto tempo si trattenne?

Tre giorni, se non ricordo male...

Altri discorsi se ne fecero con lui?

Ma di solito tutti i giorni con ... i tre giorni che rimase li parlava, era sempre
con Gianni ... solo che io non ho partecipato mai hai discorsi che facevano
loro ...

Lo scopo del SAVONA Luigi, quale fu? del viaggio in Sicilia?

Non lo so ....

E GHISENA commentò questo incontro di Palermo?

Niente, lui era molto contento anche perchè lui era stato, per quello che mi
disse lui, era stato uno dei promotori di questo incontro di questa cosa che si
stava verificando li in Sicilia, solamente che io non essendo ancora a
conoscenza dell’esistenza di “Cosa Nostra”, mentre il GHISENA già sapeva
l’esistenza di “Cosa Nostra”, non sapevo quello che stava effettivamente
succedendo ..

Altri ruoli del GHISENA con esponenti dei servizi segreti?

Qua si perchè ho avuto modo di constatare che il GHISENA una volta mentre
era latitante, intanto lui si muoveva con dei dicumenti che al 99% doveva
essere documenti o di polizziotti o Carabinieri, fornitigli proprio da determinati
ambienti, da, come dicev lui, da personaggi che avevano a che fare con i
servizi segreti ... Con lui tramite queste persone ....
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Li hai mai visti questi documenti?

I documenti li ho bruciati io.
Era una carta in tela, era una tessera intera, era azzurrina o verde, non me lo
ricordo bene adesso, con una sua fotografia e poi com’era lui un funzionario
del Ministero dell’Interno, comunque era qualcosa del genere... non ricordo
esattamente il colore se era azzurrina o verde, quel verdino chiaro ... e lui
l’unica cosa che mi raccomandò quando mi disse: “Gino scappa, vedi che ci
sono, ho lasciato quei documenti ..”

Questo al momento del suo arresto in Calabria?

...” prendili e li bruci subito”, infatti io la prima cosa che feci quando arriavi là,
presi questi documenti e li bruciai...

Dove fu arrestato dal M.llo dei Carabinieri?

M.llo, non so che lo arresto, ma la P.S, M.llo della P.S ...

Quello della spiaggia, l’episodio della spiaggia?

Si,si, che c’era un M.llo li vicino che si stava prendendo il sole con la famiglia
e senti questa frase ... dice: “scappa Gino, scappa”...

E tu bruciasti questi documenti? Lui altre volte li esibì questi
documenti?

A me?

No, per superare posti di blocco, presentarsi ?

Una volta ci fermarono nella strada che va da Saline Ioniche ad Annà ... u
posto di blocco dei Carabinieri del luogo, lui gli diede questi documenti - “Ah
ingegnere ...” - e l’hanno lasciato andare..

Contatti con appartenenti ai servizi segreti o preseunti tali?

Abbiamo avuto una volta un appuntamento qua a Villa.. a Messina, ai
traghetti, allora ci imbarcammo sui traghetti, arrivammo a Villa San Giovanni
e c’erano due persone che l’aspettavano, queste due persone sono salite su
di un altro traghetto insieme al GHISENA, loro si sono messi a parlare fuori
dal .. ed io mi sono messo regolarmente dentro ... ed hanno fatto due volte
andata e ritorno sul traghetto; allora il GHISENA era latitante.
                                                                                    46
io ho capito che erano persone ... “stai tranquillo che questi qua sono amici
nostri, sono quelli che mi garantiscono la latitanza e non abbiamo problemi di
niente”.
Dopo questa occasione c’è ne fu un altra quando siamo andati a prendere
alla base militare di Augusta, della marina militare, all’arsenale ...ci hanno
dato due valigie, in due occasioni, due valige di esplosivi.
La prima volta è stato a quel rifornimento dell’Esso che c’è prima di arrivare al
“Cavallo Bianco”, lo sa? Avevamo l’appuntamento e sono arrivati questi due
con una macchina targata Roma...

Gli stessi del traghetto?

Quelli del traghetto onestamente non ci ho fatto caso se erano gli stessi,
perchè è stata una cosa superficiale a guardarli ... questi qua li ho visti
quando sono scesi dalla macchina, l’ho potuto guardare un minuto, due
minuti che hanno scambiato una parola con il GHISENA e poi ci hanno
accompagnato fino all’arsenale dove ci sta la cosa della marina militare ad
Augusta. avevano una macchina, non ricordo se era un 125 o una 130,
targata Roma, bleu scuro, e ci hanno accompagnato fino ... non so con chi
hanno parlato li, dopo un quarto d’ora, venti munuti è uscito il GHISENA con
una valigia e ce la siamo portati ...

Cioè il GHISENA è entrato con loro due nella base?

Sono entrati prima quei due, poi è uscito una di loro, a chiamato il GHISENA
e dopo un quarto d’ora, venti minuti è tornato con questa valigia, che ha
messo nel cofano della mia macchina e poi, quando siamo arrivati in
campagna, ho visto che c’era tutto questo esplosivo, ho visto che erano circa
50 Kg ... tra candelotti e pasta, plastico colore azzurro, c’era della miccia a
lenta combustione, miccia per l’acqua, comunque ....

E questo si è svolto in due occasioni?

Due occasioni, si

E la seconda occasione?

E’ stata quando, ... la prima è stata quando abbiamo preso l’esplosivo, la
seconda invece quando si sono incontrati a Villa San Giovanni ....

Anche in questo occasione avevano dato esplosivo?

No, hanno parlato solamente ...


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E questo esplosivo che fine a fatto?

Questo esplosivo doveva servire, buona parte è stato portato qua un Calabria
che doveva servire a fare degli attenati alle ditte che non pagavano e buona
parte e rimasto li a Catania...

Per che cosa è stato utilizzato li a Catania?

Non lo so...

Sapresti mai riconoscere questi due, quelli che hanno consegnato
l’esplosivo? vedendone mai le fotografia?

Ciò sempre un’immagine sfuocata di queste persone, perchè sarà stata
questione di minuti a vederli, ne tanto meno ho parlato, io sono rimasto in
macchina ...

E secondo te perchè glielo hanno consegnato l’esplosivo? Cosa ne
avevano in cambio?

Non lo so, comunque so che l’esplosivo lo ha chiesto lui, il GHISENA, cosa
gli ha dato in cambio non lo so ...so che lui aveva molti agganci al punto
giusto che gli ...

Cosa sono questi agganci al punto giusto?

A livello di Uffici Giudiziari, sia in Calabria che lassù al nord, ... se lui ad
esempio, non voleva stare in Calabria, si voleva fare trasferire, quando era in
carcere, se lui si voleva fare trasferire a Torino, lui riusciva a farsi trasferire
come niente fosse, oppure voleva venire a Catania per un mese di colloqui e
si faceva trasferire a Catania, ha capito?

Ma per consegnare 50 Kg di esplosivo, lui ...

Due volte ci hanno conseganto 50 Kg...

A, due volte 50 e 50? Sempre ad Augusta?

Sempre ad Augusta

Na volta sono andati in Calabria ed una volta sono rimasti a Catania.

A Catania, si


                                                                                 48
Ma per consegnare in totale 100 Kg di esplosivoi il GHISENA, doveva
dare in cambio qualcosa a questi ....

Non lo so che cosa dava in cambio ...

Secondo te, non ne hai idea?

Completamente ....

(interruzione registrazione)

Riprendiamo il discorso su GHISENA. Ecco l’incontro su Roma.

L’incontro su Roma, mi ricordo che un giorno mi dissse: “Accompagna che
dobbiamo andare a Roma...”

In che periodo di tempo?

Ma sempre il epriodo che era latitante, questo qua, sempre in quel periodo ...
perchè lui durante la sua latitanza si muoveva tranquillamente, aveva delle
coperture abbastanza bene, tant’è vero che più di una volta siamo andati a
casa sua proprio, cifermavamo quando scendevamo da Roma o da Torino, ci
fermavamo, la tappa la afcevamo sempre a casa sua a Lapiano, ed e ... ci
fermevamo la sera e partivamo l’indomani...

C’era la moglie, c’era qualcuno a casa?

No ... a casa della madre della sorella, perciò Lapiano è un piccolo paese e lo
conoscevano tutti a lui, sapevano che era latitante per duplice omicidio con
occultamento di cadaveri ...

Omicidio in danni di chi?

Ma erano due .... questi che vendevano reperti di antiquariato, perchè lui era
interessato, aveva fatto espstriare, per come mi raccontò lui, un vaso che era
valutato un miliardo, l’aveva mandato in america, un vaso antico, non so ... il
vaso di Eolo ... e lui si era interessato per farlo arrivare in america. Questi
due antiquari romani, la sera che scomparvero, avevano appuntamento con
lui, sono andati all’appuntamento e non sono più rientrati ed allora gli
avevano spiccato il mandato di cattura.
Mi ricordo che l’ho accompagnato a Roma, l’appuntamento era in Piazza
Cavour, mi sono posteggiato con la macchina al lato opposto ... c’è un
cinema qua, no? e mi sono fermato al lato opposto al cinema. Lui è sceso
dalla macchina, ha fatto il giro della piazza, è andato a finire all’angolo
                                                                             49
opposto che c’era un bar, si è incontrato con una persona, è rimasto lì un
quato d’ora, venti minuti a parlare, poi è tornato con una borsa che ha messo
di dietro e siamo ripartiti per la Sicilia. Quando siamo ritornati a Catania, ho
capito che erano soldi, per che lui da quei soldi prese allora 5 milioni e me li
diede ... non so di preciso quanto poteba essere la cifra però era un bel,
c’erano diverse mazzetet di soldi e non so da che fondi provenissero, anche
se capivo che non erano traffici illeciti...
Lui mi diceva solamente che era molto ben agganciato con certi ambienti che
gli garantivano la sua latitanza, anche perchè in Italia si va bene solamente
(incomp) compromessi, dice, fino a quando noi avremo determinate
coperture, tutto filerà bene, nessuno ci darà fastidio, in calabria so che
c’erano diverse persone orbitanti nell’ambiente dei servizi segreti che
avevano contattoi con persone facenti parte a determinati gruppi di persone,
in particolar modo a questi qua di Mico TRIPOTI.
So, che me l’hanno raccontato, che il fatto di FREDA, quando scappò dal
carcere di Catanzaro, fu aiutato dai servizi segreti per scappare da li dentro,
cose che mi sono state raccontate, non lo sto dicendo io...

Da Mico TRIPOTI ...

Persone che erano legate a loro, che orbitavano nel giro... no, non era Mico
TRIPOTI in persona che si era interessato, però so che erano persone che
facevano parte sempre al gruppo vicino a lui ...
Ho sentito parlare un paio di volte di FREDA e di VENTURA, però non ...

E l’occasione di Roma mi stavi raccontando?

L’occasione di Roma, in quella occasione il GHISENA mi disse solamente
questi qua sono dei soldi che mi erano stati promessi adesso me li hanno
dati, però non mi disse mai ... perchè quando si incontrava con queste
persone era sempre molto riservato lui...

E dove li avete incontrate?

Glielo detto, l’ho accompagnato in piazza cavour, doe c’è la Cassazione ...

Si avvicinò una persona ?

No, io mi sono fermato con la macchina, mi ha fatto fermare, mi ricordo che
dall’altra parte c’era un cinema, e mi sono fermato un po' dirimpetto a questo
cinema, lui ha fatto il giro della piazza è andato sulla parte opposto che c’era
un bar che fa angolo, non so se ancora c’è.
In quel bar ha vauto l’incontro lui, io l’ho visto da lontano perchè sono sceso
dalla macchina ...
                                                                              50
E cosa aveva detto lo zio, ...ricordo? Lui riferendosi all’Albania?

Albania?

Si. Ti portò una borsa piena di soldi, no?

C’era una borsa che c’erano delle mazzette a 50 e 100 mila lire, ma non è lo
zio ... perchè lui non ..

Si, si ho capito che non è PROVENZANO.

Lo zio era quello quello la, doveva essere Gigi SAVONA,...

A, che era in Albania?

Sto fatto dell’Albania non me lo ricordo, può essere...

Mi ricordo che era andato via con la nave...

No quella della nave è quando si sono incontrati sui traghetti ..

A!

Si sono incontrati sui traghetti che hanno fatto due volte da Villa San
Giovanni a Messina, Messina -Villa San Giovanni e poi siamo ritornati ... e
loro gli parlavano sulla nave dalla parte esterna, io mi ero seduto
internamente...

Altri rapporti del GHISENA con altri personaggi strani o sopetti?

No, non me ne ricordo.

Benissimo, arriviamo ai tempi che tu eri a Catania, intorno al ‘78 e
quando tuo zio incomincia a fare quei discorsi a te e ... facendoti quasi
una preparazione in via diretta di “Cosa Nostra” e cominci a
comprendere che c’è qualche cosa nei confronti di tuo zio, giusto?
siamo in quel periodo li, o ci sono altri aspetti ...?

No, no in quel periodo. perché poi in un secondo momento ho potuto capire
solamente che mio zio ha valutato un po' tutta la posizione mia, di mio fratello
di tutti quelli che eravamo i parenti più intimi per dare un peso ad ognuno di
noi per veder se eravamo in grado di poter... infatti c’è stato un periodo in cui
lui si faceva accompagnare sempre da mio fratello, poi si è fatto
                                                                               51
accompagnare sempre da me, allora ho capito solo in un secondo tempo che
lui ha cercato di capire se io o mio fratello eravamo già pronti per metterci al
corrente di determinate situazioni e farci conoscere questa “Cosa Nostra”.

Tuo fratello è mai entrato in “Cosa Nostra”

No, mai.
Perché mio fratello nel ‘75 - ‘76 ha preso il posto di capostazione a Torino, è
stato per tanti anni su, poi si è trasferito, è stato trasferito a Milazzo, perciò lui
è 15 anni a Milazzo, 13 anni 14 anni, non so.

Parliamo appunto della preparazione che a fatto tuo zio nei tuoi
confronti.

Mio zio mi ha... non diceva direttamente... ma cercava di capire se io ero
abbagliato cioè se mi piacevano determinati...

Principi o regole...

Più che principi, regole. Perché per vivere correttamente in una società
bisogna avere determinate regole che determinano.... e se io vedevo di buon
occhio, ad esempio, se lui mi diceva che io non dovevo frequentare
determinate persone, me lo diceva solamente perché, per il mio bene, e
perché capiva che ‘ste persone non avevano una grande disponibilità ad
assoggettarsi a determinate regole.

(rumori di fondo che fanno capire che la registrazione avviene in macchina in
movimento)

Perciò ... e mi faceva tutte queste domande per vedere come io rispondevo,
ma giustamente non sapendo io a che cosa lui potesse riferirsi rispondevo
con domande così vaghe senza ... solo in un secondo tempo ho capito qual
era il suo obiettivo. Quando mi fu detto....

(interruzione del primo lato della cassetta n°3)

che mio zio aveva piacere che io entrassi a fare parte di “Cosa Nostra”, ma
non ne ha avuto il tempo materiale perché era stato ucciso.
Mi ricordo che questo discorso mi fu fatto da Salvatore MAZZARISI, che era
il compare di mio zio e che mi aveva visto crescere da bambino. Mi disse che
due giorni, un giorno mi avrebbero chiamato li al paese, a Vallelunga, io ci
sarei dovuto andare accompagnato da mio cugino, che poi li mi avrebbero
spiegato determinate situazioni, mi avrebbero dettato determinate regole a
cui io dovevo assoggettarmi.
                                                                                    52
Infatti cosi è stato che dopo due giorni sono andato al paese, a Vallelunga, in
compagnia di mio cugino, ci siamo riuniti in una casa di campagna e c’erano
la maggior parte, mancavano forse due o tre rappresentanti del paese, di
“Cosa Nostra” del paese.
In quella occasione mi è stata finalmente chiarito l’esistenza di questa “Cosa
Nostra” e che io da quella sera in poi sarei entrato a fare parte della famiglia
di Vallelunga perché il desiderio di mio zio era quello.
Non c’è bisogno che parliamo del giuramento perché ormai....
Mi ricordo che subito dopo...

Ecco, tuo zio intuisce quello che gli stava succedendo, ecco quel
discorso che hai fatto l’altra volta con i magistrati ...

Subito dopo che sono entrato in “Cosa Nostra”...

Ecco, tu te ne sei accorto quel giorno di tuo zio no, mi raccontavi, cioè
che lungo la strada...

Che lungo la strada era pensieroso e non parlava

Quel discorso che abbiamo fatto con i magistrati .. rifarlo...

Allora prima dell’appuntamento che mio zio doveva andare che poi è stato
ammazzato, circa 14 giorni prima, 10 gg prima, c’era stato dato un altro
appuntamento da DI CRISTINA...

Ma nel frattempo tu avevi conosciuto DI CRISTINA?..

Si, ma a DI CRISTINA io l’ho conosciuto, cioè mi ha allevato da bambino,
perché lui DI CRISTINA, quando è stato mandato a soggiorno a Catania, nel
‘60, non so ‘58 - ‘59, lui i primi tempi, prima di sistemarsi, di affittarsi una
casa, per un mese, non so, due mesi, quando io ero bambino, ha dormito a
casa mia, a casa di mio padre dormiva.
Noi avevamo una casa in via Messina, dove avevano pure, più sotto c’era, si
entrava in questo cortile c’era la casa e poi sotto c’erano tutte le stalle con gli
animali; e lui è stato ospite a casa nostra per circa un mese, due mesi, io non
me lo ricordo perché ero troppo bambino. Ho ancora a casa un filmino
quando io, all’età di 13 anni, 12 anni eravamo insieme con DI CRISTINA, la
moglie, mia madre a mare che abbiamo passato una giornata a mare
insieme, questo per dirle quello che c’è in “Cosa Nostra” che, malgrado lui mi
avesse allevato, perché mi ha visto nascere, mi ha visto crescere, non ha
messo un minimo ostacolo nel momento in cui ha deciso che oltre a mio zio,
voleva me e mio cugino, cioè se n’è fregato di tutto quello che c’è stato, cioè


                                                                                 53
questa è la mentalità che allora ‘ste persone, con cui ‘ste persone
governavano “Cosa Nostra”.

Per cui tu già vivevi in un ambiente di queste persone?

Certo. Io sono cresciuto in mezzo .... non sapendo quello che c’era dietro
queste persone, però Le dico che questo mondo mi affascinava, cioè vedere
quel rispetto reciproco, anche se è apparente, perché se ho rispetto di una
persona apparentemente e poi alla prima occasione, perché per invidia, per
gelosia o per sete di potere l’ammazzo, è una cosa solamente apparente.
Poi siccome, com’è diventata “Cosa Nostra”.... e allora a
quest’appuntamento che         doveva venire pure mio cugino, perché DI
CRISTINA ha chiesto

Nel frattempo era sceso tuo cugino da Milano?

No, mio cugino era sempre a Milano.

Si. Tu continuavi a stare sempre vicino a tuo zio....

Si, anche perché mio zio, essendo socio in affari con mio padre, veniva
sempre tutti i giorni li in campagna con noi, a Lentini, perciò ce ne andavamo
la mattina da Catania e poi tornavamo insieme la sera.
Mi ricordo che una sera mi sta chiamando mi fa, dice: “rintraccia a mio figlio e
ci dici che deve rientrare immediatamente a Catania, perché domani mattina
alle 4 dobbiamo partire che abbiamo un appuntamento a Riesi”.
Io mi sono messo in contatto con mio cugino, mi ha detto che l’ultimo aereo
che scendeva, allora c’è ne era uno che scendeva arrivava a Catania all’una
meno un quarto di notte, di andarlo a prendere all’aeroporto che sarebbe
arrivato con questo aereo.
Io mi sono recato all’aeroporto e lui non è arrivato, non è arrivato perché nel
frattempo era stato programmato uno sciopero, non so dei controllori, non so
che cosa è stato, fatto sta che i voli erano stati cancellati, e lui non è potuto
scendere; mi ricordo che quando sono andato a prendere mio zio lui mi
chiese, gli ho detto che non è potuto scendere perché c’era lo sciopero degli
aerei e sarebbe sceso in treno e allora non le nascondo tutto quello:...”’sto
disgraziato, mi ha rovinato.. e sta maniera ..e sta maniera”, comunque siamo
andati all’appuntamento io e mio zio, siamo arrivati verso le 7 perché
abbiamo perduto un po’ di tempo, abbiamo fatto il giro di Gela, abbiamo
passati da mia cugina, ... quando siamo arrivati in questa campagna, mi
ricordo che davanti alla porta della casa c’era la sua 127 blindata bianca di DI
CRISTINA, quando io suonai con il clacson della mia macchina, lui apri la
porta e usci lui ed il fratello. Ci vennero incontro, baciò a me e a mio zio, ci
ha fatto accomodare dentro, quando chiuse la porta, dopo nemmeno un
                                                                               54
minuto, dalle altre stanze, che c’erano le porte comunicanti, uscirono una 15
di persone, che aspettavano noi. Io non ho mai pensato che allora ci
volevano ammazzare, cioè tutto potevo pensare tranne che recandoci a casa
di amici di mio zio ci potevano fare quella cosa. La prima cosa che mi chiese,
DI CRISTINA, fu, dice: “Pidduzzu, come mai non c’è”; gli ho detto che non
era potuto scendere perché c’era uno sciopero degli aerei e quindi era
rimasto su a Milano. Allora in quella occasione siamo venuti a sapere che lui
ci aveva chiamato a mio zio, per portarci a me e a mio cugino, perché era
venuto a capo di una certa situazione che si era verificata in quella zona, che
faceva delle estorsioni delle cose, e dava la colpa ad un paio di ragazzi del
paese, di Riesi, e quindi si doveva dare una lezione esemplare
ammazzandoli in piazza e: “ho pensato, dice, che meglio di te e di tuo cugino,
che qua non vi conoscono non c’è nessuno”, io gli dissi che ero disponibile e
non avevo remore di niente, solamente che mio cugino non c’era...”vabbè,
dice, tu vieni con me, che ti faccio conoscere ‘sti due ragazzi e poi quando
viene Piddu, scendete e si fa il lavoro, già abbiamo le macchine, le cose, le
pistole” e tirò dal cappotto due pistole, una Birmes, non dimentico mai perché
è una bellissima pistola, ed una Daimon 38...

All’epoca DI CRISTINA che ruolo aveva?

Provinciale di Caltanissetta.

E tuo zio?

Mio zio in quelle elezioni era stato eletto Provinciale di Caltanissetta,
solamente che non volle prendersi l’incarico perché ormai aveva deciso di
ritirarsi perché si voleva godere i nipotini. E allora ha rifiutato l’incarico
dicendo che era suo desiderio se l’incarico andava al suo figlioccio DI
CRISTINA, Pinuzzu DI CRISTINA, cosa che è stata accolta da tutti quanti...

Questa chi te la raccontò?

Questo me lo raccontò mio cugino.

Poi dopo?

Si dopo.

Per se non tenne nessuna carica?

No completamente. Solamente che DI CRISTINA gli ebbe a dire che
qualsiasi decisione importante doveva prendere, non la prendeva se prima
non ne parlava con mio zio.
                                                                             55
Dopo questa situazione me la disse, nel primo incontro che ebbi, con RIINA...
“tuo zio, disse, l’ha voluto la a quel posto, l’ha salvato tre volte ed ora io sto
piangendo un amico”..

Tra le 15 persone che comparvero improvvisamente nella stanza, ti
ricordi il nome di qualcuna di queste?

Non conoscevo nessuno.

Perfetto, dicevamo allora...DI CRISTINA poi fate il lavoro con Piddu...

Mi ha riportato di nuovo in quella masseria, nel frattempo mio zio, anzi prima
che io me ne andassi, si erano appartati un paio di minuti in un altra stanza
con DI CRISTINA ed altri due o tre di quelle persone che c’erano la, dopo DI
CRISTINA mi sta portando con la macchina per farmi vedere ‘sti due ragazzi
che mi indico che poi possibilmente erano due ragazzi qualsiasi del paese
perché solo dopo io ho avuto... non ho avuto mai sospetti che lui ci volesse
ammazzare perché non sapevo che esistessero questi metodi in “Cosa
Nostra” e nemmeno sapevo l’esistenza di “Cosa Nostra”... ma poi me lo
disse sia mio cugino stesso che c’eravamo salvati e nell’88, quando si è
pentito CALDERONE, ha raccontato di questo incontro e dell’intenzione che
c’era da parte di DI CRISTINA, avallato a CALDERONE, di ammazzarci tutti
e tre in una volta, perché DI CRISTINA diceva “se noi ammazziamo ad uno
solo di loro, o due, ne rimane uno, saremmo sempre fottuti, perciò li
ammazziamo tutti e tre in una volta e non abbiamo più dubbi, che potrebbero
organizzarsi di nuovo per darci sotto”.
Allora, solo durante la strada di ritorno ho notato mio zio che era molto ma
molto cupo in faccia e non parlava, cosa strano perché lui era un tipo molto
allegro, perciò anche per non stare monotono in macchina, qualche cosa ..
una barzelletta... raccontare qualche avventura della sua gioventù....parlava
sempre, l’ho visto molto cupo silenzioso, ad un certo punto mi fa “invece di
andare a Catania andiamo al paese, a Vallelunga”, e ci siamo diretti verso
Vallelunga, lui si incontrato al bar con quelle persone di la, c’era Pietro
CIPOLLA, Tano PACINO, non mi ricordo se c’era Vincenzo PRIVITERA,
comunque tutti i suoi veri amici. Siamo rimasti un po' a parlare e poi ce ne
siamo tornati a Catania, però non mi disse mai che lui aveva capito che ci
volevano fare qualche cosa la a Riesi.

Perché secondo te non te l’ha detto? Per non spaventarti?

Ma no, spaventarmi no perché mi conosceva abbastanza bene e poi.... che
quando lui non si sentiva tanto tranquillo, mi chiamava e mi faceva “Gi, dice,
vedi che domani dobbiamo andare ad un appuntamento, vai a prenderti la


                                                                                56
pistola” che io quando me lo diceva lui me la portavo sempre addosso; perciò
quella volta non mi disse di andare a prendere la pistola.

Però dopo l’incontro, che aveva capito che lo volevano ammazzare,
perché non prese più dopo provvedimenti o misure di cautela?

Non lo so quello che lui... la prima cosa che lui ha fatto, mi ricordo che siamo
andati a Vallelunga, perciò già penso che il discorso che è andato a fare la
verteva su questo fatto qua ... anche se io non ho assistito... lui in un certo
qual modo, parlando la a Vallelunga, si era già un po’ tranquillizzato e siamo
ritornati a Catania, io poi sono dovuto ripartire perché avevamo ripreso, in
quel periodo avevamo ripreso lavori di sigarette, no avevamo dei soldi no,
non ..dovevo salire per prendere dei soldi io, e allora gli ‘sto dicendo “zio Ci’
vedi che devo andare lassù devo andare a chiudere i conti”, “dabbene, dice,
vai e poi ci vediamo”, infatti dopo circa tre o quattro giorni che io me ne sono
salito sopra, perché siamo stati prima a Ladiano con GHISENA, e poi siamo
andati a Milano, sono mancato, che ne so, 7 gg, una settimana, 8 gg una
cosa del genere, e sono ritornato con i soldi in macchina; appena arrivo a
Catania vedo a mio zio fermo davanti all’angolo della strada dove abitava lui
in compagnia del cugino di CALDERONE, Salvuccio MARCHESE; allora mi
sono fermato con la macchina, ho salutato tutti e due, ho chiamato mio zio da
parte, ci faccio “vedi che ho i soldi in macchina, che faccio li lascio a te?”, ...
“No, no portateli a casa, poi ci vediamo domani”, e mi sono trattenuto con loro
ed ad un certo punto gli fa a MARCHESE, che già MARCHESE sapeva che a
quell’appuntamento mio zio ci sarebbe andato e non sarebbe più tornato,
dice: “domani finalmente sapremmo la verità di tante cose che stanno
succedendo, ciò un appuntamento con un cornuto, ci vado perché voglio
arrivare a sapere i discorsi come stanno”, vengo io e ci faccio: “se hai
appuntamento con questo cornuto, perché ci devi andare da solo, ti
accompagno”, .. dice: “no, non venirci tu perché se vede a te, quello la si
adombra”, ho insistito, dice:” No ci debbo andare da solo”, vabbè vacci da
solo ed io mi sono ritirato, dice: “domani sera, quando rientro ci vediamo”.
Mio zio aveva .... questo appuntamento era in una masseria di Antonio
FERRO, sulla strada che va verso Butera, da Gela va verso Butera. E’ stato
fermato prima che arrivasse alla masseria, da DI CRISTINA, mio zio si è
fermato regolarmente e li è stato ammazzato.

Mi parlavi di due latitanti chiusi in casa?

Si. Siamo venuti a sapere tutto, come sono andati i discorsi, perché...

Andiamo, scusa, andiamo in ordine cronologico, me lo spieghi dopo,
cioè, e allora?


                                                                                 57
Allora... una volta che mio zio è stato ammazzato la, nel punto dove è stato
fermato, che è un rettilineo, che costeggia la proprietà del FERRO, e la
strada in quel punto è più alta rispetto alla, al terreno, diciamo la sede
stradale è più alta rispetto alla campagna e si vede benissimo dalla
campagna tutto il tratto di strada fino ad arrivare all’imbocco della stradella
che porta nelle case; in quel periodo c’erano dei latitanti la, uno era Pietro
RAMPULLA, a casa di Antonio FERRO, che quando senti gli spari si sono
affacciati dalla finestra ed hanno visto due macchine, una che andava in
direzione di Gela ed un’altra che andava in direzione della masseria

(interruzione)

Dopo la morte di mio zio, io mi ricordo..

Tu l’hai saputo quando?

Mio zio è morto, l’hanno sparato verso le 4 del mattino e a me mi hanno
avvisato verso le 8 che ero in compagnia, otto, otto e un quarto una cosa del
genere, perciò il tempo che sono sceso Catania, ho rintracciato il GHISENA,
mi sono messo in macchina, anche perché non sapevamo dove era avvenuto
sto coso, ci siamo fermati a Gela a casa di mia cugina per sapere qualcosa di
più e poi ci siamo recati ... siamo arrivati verso le 10.30 le 11.00. Quando
siamo scesi a Catania, in Piazza dei Martiri, siamo andati all’agenzia
“AGRINEC”, e c’era Franco ROMEO con Nitto SANTAPAOLA, allora noi
altri invece di andare a casa, ci siamo fatti il giro e ci siamo fermati da loro.
SANTAPAOLA mi disse, “allora, per il momento, dice, non camminare assai
perché se non si capisce ‘sta situazione da dove è partita vi dovete guardare
un po' tutti, stasera ci vediamo e parliamo”.
Nello stesso momento RAMPULLA e l’altro, come si chiama, l’altro latitante,
avevano messo al corrente Antonio FERRO di questa situazione, allora
Antonio FERRO...

Chi era l’altro latitante?

Non lo so, mi è stato detto il nome però io non me lo ricordo e..... e stato
messo al corrente di questa situazione Antonio FERRO, allora Antonio
FERRO è andato a raccontare i fatti come erano avvenuti li a Vallelunga, mio
cugino si trovava li a Vallelunga, e subito in serata abbiamo saputo tutto...
allora quando venne SANTAPAOLA a trovarmi a casa, c’era pure il
GHISENA, è venuto insieme a Franco ROMEO lui, SANTAPAOLA mi disse:
“vedi che il discorso a quanto sembra è partito da DI CRISTINA e da
CALDERONE, però non ne siamo sicuri adesso, sappiamo qualche cosa
però ci dobbiamo... però, dice, guardati in particolar modo tu perché
CALDERONE, vuole fottere a te e tuo cugino e a Gianni GHISENA pure”;
                                                                               58
quando abbiamo saputo questo discorso il GHISENA ha fatto arrivare degli
amici suoi fidati, calabresi..

Anche quel TUZZO, no?

Si, TURRO già si trovava li sopra per cercare di organizzare il fatto dei
sequestri e poi non stava fisso a Catania durante quel periodo, si spostava un
poco qua un poco se ne andava a Ladiana ... mi ricordo che vennero anche
questi ragazzi calabresi che io peraltro conoscevo solo ...c’era un certo Toto,
Ciccio, TURRO... basta tre ragazzi sono stati con noi fino a...

Di che zona della Calabria?

Erano tutti, Reggio Calabria proprio. E questi, specialmente a me non mi
abbandonavano mai, camminavamo sempre io e (incomp.) lui era sempre
con al pistola a portata di mano, e mi ricordo che una sera scendendo da
casa mia, prima che io uscissi il portone, usciva qualcuno e vedeva se c’era
qualche movimento sospetto sotto, stasera abbiamo visto sotto, posteggiata
sotto casa mia una 128 bianca e c’era sul sedile di destra, c’era PERONE
Giuseppe, che era un ragazzo di CALDERONE, a sinistra c’era Nunzio,
questo l’hanno ammazzato, Nunzio, Nunzio, Nunzio PACE; allora quando
sto ragazzo a visto sti due li sotto, mi è venuto ad avvisare vedi ci sono due
con una macchina ed allora io sono uscito da garage e l’abbiamo bloccati
davanti e di dietro tutti e due, ho visto che li conoscevo benissimo...

Li avete bloccati pistole alla mano?

La pistola l’avevo io in mano..

Si, e li avete bloccati con la pistola?

Li abbiamo bloccati che avevano il mangianastri e la pistola sotto il
mangianastri ed io ho detto che cosa facevano li sotto e lui mi rispose che era
venuto per parlare con il cugino che abitava li di fronte a me; gli dissi di non
passare più li sotto perché la prossima volta li avrei ammazzati.... (incom.) e
se ne sono andati. Dopo qualche altro giorno ho incontrato sempre li sotto
casa mia, però nell’altro angolo, ha notato una motocicletta con due persone,
disse, con due persone a bordo che aspettavano, allora ci siamo messi a
vedere di chi si trattasse ed era Turi PALERMO, un altro che era molto
legato a “Camisedda”, certo Orazio “Forficidda” il cognome adesso mi
sfugge, questo è il soprannome; altra sera ancora abbiamo incontrato ancora
questi due, PALERMO, “Foficidda” e “Farfagneddu”, LANZAFAME, quello
che poi è andato a morire a Reggio Calabria dopo la sparatoria che ebbe....
comunque quando abbiamo visti che proprio erano diretti su di noi, io,
                                                                              59
insieme a questo Nuccio TURRO, con la mia motocicletta, proprio con la mia
motocicletta personale incominciai a cercare per Catania il CALDERONE. Lo
andai a cercare a casa sua, un paio di volte lo andai a cercare in ufficio, e
non lo potei trovare. Era chiaro che se lo trovavo, siccome la motocicletta la
guidavo io, sarebbe stato il TURRO stesso ad ammazzarlo, perché arrivato a
quel punto non c’era ormai da farsi illusioni. Nel frattempo si iene a sapere
tutta la trama come era stata per il fatto di mio zio che mio zio era stato
sempre contrari al fatto della droga, perciò siccome c’erano determinati
interessi da parte del gruppo di BADALAMENTI, BONTATE, INZERILLO e
compagni, perché avevano interesse di mandare eroina in America, in grande
quantità, e mio zio era uno di quelli che si era sempre opposto, allora con
altre scuse hanno fatto fuori mio zio, l’impegno se l’era assunto DI
CRISTINA, con CALDERONE, tant’è vero che DI CRISTINA quando
successe il fatto di mio zio ... porto con lui un ragazzo di CALDERONE che
era Salvatore

(Si interrompe la cassetta n° 3)




                                                                            60
                        CASSETTA N° 4


...un ragazzo suo che era un certo DI BILIO Gaetano.
Una volta che si venne a scoprire tutte queste cose, in quel periodo mi sono
incontrato io e mio cugino Pippo tre volte con RIINA, PROVENZANO e
BAGARELLA.

E nel frattempo tu vieni fatto “uomo d’onore”

Si già ero stato fatto uomo d’onore, circa dopo 15, 20 gg che era morto mio
zio.

Da chi?

E glielo detto da Tano PACINO..

Si.

Tano PACINO è stato il mio padrino

Alla presenza di chi?

Alla presenza dei componenti della famiglia di Vallelunga, di alcuni, allora
c’era presente Calogero SINATRA, Vincenzo PRIVITERA, mio cugino
Pippo, ehh

C’era FRATERRIGO?

No, FRATERRIGO allora non c’era in famiglia.

CIPOLLA?

CIPOLLA, e non mi ricorda se c’era CIPOLLA. CIPOLLA, si forse c’era
CIPOLLA.

INSINNA?

No, INSINNA allora non mi era stato presentato nemmeno come uomo
d’onore, e chi c’era più? ... Eravamo un 6 - 7, che mancavano diverse
persone che facevano parte della famiglia di Vallelunga, comunque c’erano i
                                                                          61
“Parpagliuni”, padre e figlio, Rosolino ... adesso il cognome non me lo sto
ricordando adesso ... comunque ... dopo che sono stato fatto “uomo d’onore”,
ho avuto, dopo un paio di giorni mi hanno portato a Palermo, dove mi sono
incontrato io, mio cugino e GHISENA con, l’appuntamento era al Baby Luna,
al Baby Luna è venuto a prenderci Bino PROVENZANO, con una 127 carta
da zucchero e ci accompagnò in una villa sopra la circonvallazione di
Palermo, e lì c’era RIINA che ci aspettava. Dopo una decina di minuti arrivò
pure BAGARELLA, e mi ricordo che allora RIINA mi disse: “hai visto, dice,
tuo zio o, dice, a DI CRISTINA l’ha salvato tre volte, malgrado io gli dicessi
che era (incomp) e doveva morire, l’ultima volta gli ebbi a dire a tuo zio, dice,
non vorrei che oggi vossia mi sta salvando un cornuto e domani debbo
piangere un amico, oggi io sto piangendo un amico perciò DI CRISTINA, in
un modo o nell’altro deve morire, dobbiamo andare in fondo a tutta la
situazione, perché questo discorso deve essere chiarito”.
Abbiamo avuto altri due incontri con ... l’ultimo incontro, quando lui mi mandò
a chiamare insieme a mio cugino Pippo, il GHISENA non c’era al terzo
incontro, e mi disse che bisognava fare la pace con CALDERONE dopo che
era morto il fratello, perché il fratello aveva capito e ... quello la, oramai,
Pippo CALDERONE era diventato un pazzo, aveva fatto delle cose che non
doveva fare e si era pubblicamente dissociato dalle azioni del fratello tant’è
vero che il fratello l’aveva cacciato da casa perché gli diceva che era una
carogna, che lui non aveva fegato per poter affrontare determinate situazioni.
Mi ricordo che si organizzò subito, si organizzarono delle squadre..

A seguito del primo incontro?

Si ha seguito del primo incontro. Io mi dovevo interessare su Catania insieme
al GHISENA, mio cugino se ne doveva stare lontano, a Vallelunga, e loro si
sarebbero organizzati per cercare di fregare a DI CRISTINA. Sapevano che
lui aveva contatti con BONTADE ed INZERILLO, e dentro alla famiglia di
INZERILLO c’erano delle persone legate a lui, dentro la famiglia di
INZERILLO e BONTATE, che erano i PULLARA’.

Che erano legati a RIINA?

Ah?

Che erano legati ai “Corleonesi”?

Si.
Allora mi ricordo che una sera ci siamo incontrati con mio cugino Pippo e mi
sta dicendo, dice: “Molto probabilmente domani casca DI CRISTINA perché
già hanno saputo che deve andare a Palermo, domani, e ci sono due, tre


                                                                               62
squadre pronte che l’hanno messo a disposizione RIINA e compagni, che lo
aspettano nei punti dove lui potrebbe andare”.
Effettivamente la cosa toccò a dei ragazzi, so che uno era di Misilmeri,
perché so che è stato ferito, ed è stato ricoverato poi in una clinica e gli è
stata asportata la milza, perché DI CRISTINA riuscii a sparare a questo qua,
e lo aspettavano proprio sotto casa di INZERILLO. Sopra c’era
CALDERONE, e PILLERA o FARFAGNA, non me lo ricordo, comunque
erano andati da INZERILLO per cercare di aggiustare un po' le cose. Il primo
a cadere è stato lui, il DI CRISTINA.
Poi una seconda volta che mi mandò a chiamare RIINA, mi disse: “vedi a tuo
zio già l’ho avvisato, ora lo dico a te, stai attento che CALDERONE ti vuole
fare la pelle. Arrivaci prima tu che poi interveniamo noi e sistemiamo le cose
noi. Però non far fottere da CALDERONE, perciò, dice, dove lo vedi vedi,
sparaci”. Allora ci siamo organizzati per cercare di fregare CALDERONE.
Siccome il GHISENA, dice, non lo dobbiamo fare sparato, dice, dobbiamo
dare dimostrazione che siamo così forti da poterlo colpire dove vogliamo noi
e con una cosa esemplare, una dimostrazione esemplare. Allora, siccome
c’era questo ragazzo, Nuccio TURRO che aveva preparato 4 - 5 congegni di
questi telecomandi a distanza, abbiamo piazzato una carica di dinamite con il
telecomando, telecomandata a distanza nella macchina blindata che lui
teneva negli scardinati del palazzo di dove abitava lui, e mi ricordo che in
quella occasione fu proprio il Franco ROMEO a fare le chiavi della
saracinesca, aprire la saracinesca e poi questo Nuccio TURRO piazzò
l’ordigno e fece tutti i vari collegamenti, l’indomani ci piazzammo io con, non
mi ricordo se era ‘sto calabrese oppure un altro, comunque ci piazzammo io
ed un altro ragazzo nella parte superiore, perché lui abitava in un palazzo che
c’erano due strada che potevano a Catania, poteva scendere da due strade
che poi alla fine si congiungevano tutte in una unica strada; allora io ero, io
l’aspettavo dal lato di sopra ed altri ragazzi dentro un furgone l’aspettavano
sotto, altri calabresi, con due telecomandi in mano.
Lui, prima di uscire era solito fare scendere il figlio; il figlio mi conobbe,
perché mi conosceva e disse, vedendo che io ero li sotto che aspettavo, sotto
casa loro, avvisò il padre, allora io vidi il CALDERONE che uscii dal portone
però si fermo davanti al portone e guardava in direzione dove eravamo noi.
Passarono 5 - 10 minuti e questo non si muoveva, dopo un po' mi vedi
arrivare una 127 carta da zucchero, e tutto ad un tratto ho visto una
fisionomia che conoscevo. Era, infatti mi sono reso conto che era il PILLERA
alla guida, a destra c’era il LANZAFAME e quello che era di dietro non l’ho
conosciuto chi era. Il LANZAFAME scende dalla macchina, entrò in una
tabaccheria, comprò delle sigarette, uscii, si fermò vicino lo sportello della
macchina, guardò, stese un poco fermo poi salì in macchina, loro hanno
messo in moto, hanno girato, si sono, quando sono arrivati vicino a me,
hanno rallentato, allora quel calabrese che era con me aveva già le pistole in
mano perché io gli dissi: “vedi che, come si chiama, PILLERA co(incomp)”,
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allora lui si premunì e prese la pistola fra le mani. Questi gli hanno fatto ...
rallentato, hanno rimesso la marcia, sono andati e si sono fermati davanti a
CALDERONE; sono scesi hanno parlato, poi si sono messi a CALDERONE
in macchina e se ne sono andati.
Questi telecomandi che faceva allora questo TURRO, avevano delle batterie
che avevano un’autonomia di circa 24 ore, perciò superando le 24 ore non
funzionavano più, perciò ‘stu coso, ‘stu ordigno è rimasto in macchina 3 - 4
giorni, se ne sono accorti quando lui, per precauzione si allontanò da Catania
e se ne andò ad abitare nella villa che avevano verso la strada per l’Etna.
Solo allora se ne accorse perché era andato in paese per fare la spesa con il
cugino, nel momento di scendere la spesa alzò il sedile di questa Mini 90 Di
Tommaso e vide ‘stu fagotto sotto il sedile, allora mandò a chiamare a Nitto
SANTAPAOLA, diceva, su tutte le sue furie, “hai visto, dice, questa è la
dimostrazione che mi vogliano ammazzare, ora tu mi devi portare la testa di
Gino e di Piddu, ora io la macchina non la voglio perdere, faccio la denuncia
che ho trovato questo ordigno nella macchina e glielo faccio disinnescare ai
Carabinieri”; venne SANTAPAOLA e gli disse, questo mi sembra il discorso
che ci raccontò il SANTAPAOLA a noi, dice: “ma come addiventasti, dice,
magari infame nella vecchiaia, ha costo che la macchina la perdi, tu l’ordigno
.. denuncia non ne devi fare.”; allora, lui disse, dice: “in tutti i casi chiama a
qualcuno e gliela fai disinnescare” ed allora mi fu detto che fu il BALSAMO a
disinnescare l’ordigno.
Passata la prima volta, dopo un po' di tempo, abbiamo tentato la seconda
volta su una 112, che lui camminava con una 112 color arancione. Gliela
piazzammo pure in macchina ma non c’è stata, forse perché le batterie erano
andate giù, c’è stato qualche guasto, perché al momento in cui l’abbiamo
intercettato ed abbiamo azionato il telecomando, ‘stu congegno non funzionò;
e poi lui se ne accorse di nuovo quando questa macchina la entrò in officina
per fare, che aveva preso una botta sotto, per farla sistemare, ed hanno
trovato quest’altro fagotto con queste cose nella macchina.
Quando lui capì che ormai era, il discorso era chiaro che noi sapevamo tutto,
uscì allo scoperto dicendogli a SANTAPAOLA e a Franco ROMEO, che ci
dovevano ammazzare, sia a me che a mio cugino che a Gianni GHISENA; e
noi eravamo informati minutamente di tutti i spostamenti che faceva
CALDERONE, dei discorsi che faceva. Siccome non si fidava più di Nitto, di
Franco ROMEO lui, ci diceva a Nitto: “vedi, dice, alle 4 ci incontriamo a tale
punto”, poi lui che fa, a quell’incontro lui non ci andava...

E mandava altri a vedere?

Mandava un altra persona, quella persona ci diceva: “vieni qua, ci diceva,
vieni qua che non è potuto venire lui, ci aspetta in un altro posto”, cioè non ci
dava più appuntamenti sicuri.


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La dritta giusta si è avuta quando il CALDERONE, chiede un appuntamento
a FERRERA, a zio Tore FERRERA, per chiarire alcune cose, e quello
involontariamente, che era lo zio di SANTAPAOLA, parlando con Nitto
SANTAPAOLA, gli sta dicendo, dice: “alle 4 ho appuntamento con quel
crasto di CALDERONE”, allora avvisa GHISENA SANTAPAOLA che alle 4
questo doveva transitare dalla strada che va da Acireale per arrivare a, come
si chiama, San Greogorio. Mi ricordo che si organizzavano due gruppi,
perché non si sapeva se lui, per andare a San Gregorio facesse la strada di
sotto, oppure faceva il giro largo di Acireale...

Quando avete al dritta precisa, questo..

Si. Il giorno dove poi ci fu la sparatoria dove poi lui è morto. Mi ricordo che io,
insieme ad altri ragazzi vicino a noi, ci siamo organizzati con una macchina
sulla strada di Acireale che va all’interno per cosa ... per san Gregorio,
mentre un altro gruppo, che c’era il GHISENA, il Nuccio TURRO, un altro
latitante della zona di Santo Luca, che io chiamava Mico e poi ci doveva
andare una persona di SANTAPAOLA, che all’ultimo momento mi disse il
GHISENA fecero scendere dalla macchina perché non c’era bisogno di 4
persone, sarebbe stato, dice: “ce la sbrighiamo noi, anche perché è una cosa
nostra personale, voi altri non ci dovete entrare”; e come si chiama il
CALDERONE effettivamente passò, invece di passare di fare il giro di
Acireale fece il giro di Acitrezza, Acicastello e salì dalla strada che da
Acicastello porta a San Gregorio. Loro lo aspettavano qui sotto sulla
Nazionale, quando lo videro passare gli andarono addosso, gli andarono
addosso...

DI CRISTINA con chi era, da solo ?

Come...

Cioè quando fu ammazzato DI CRISTINA era da solo?

Era il CALDERONE..

E, scusa il CALDERONE..

In macchina era lui solo, però lui si era fatto fare una 300 Mercedes blindata,
e, però era nervoso e aspettava sotto, ... e fuori la macchina, perciò quando i
ragazzi arrivarono lui era fuori, e quando gli spararono, lui che fece, si buttò
proprio sotto la macchina blindata, tirò la pistola e sparò a questo ragazzo
che lo prese alla milza..

Questo calabrese?
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No, questo era di Misilmeri. Quello è stato il gruppo di RIINA che fece,
ammazzò DI CRISTINA, mentre per CALDERONE fu GHISENA, ‘stu Mico e
Nuccio TURRO.

Lungo la strada di Acitrezza?

Lungo la strada che Acicastello va verso San Gregorio..

L’hanno intercettato loro.

L’hanno intercettato loro; loro erano con una Alfetta bleu e mi fu raccontato
allora che quando il LANZAFAME, che era in macchina con il CALDERONE,
ci guidava la macchina al CALDERONE, si accorse, dalla specchietto
retrovisore, che quello che era seduto a destra già aveva tirato fuori un fucile
a canne, aveva un 5 colpi automatico, lui blocco subito la macchina, perché
vide ‘sta Alfetta che gli stava dietro, blocco subito la macchina sulla destra, si
buttò a terra, dopo che, anzi, sono riusciti ad affiancarla la macchina, hanno
sparato il primo colpo di fucile ed hanno preso il LANZAFAME di striscio qua
al collo, lui ha avuto la prontezza di riflessi di bloccare subito la macchina,
l’alfetta era riuscita a passare avanti, si è buttato a terra a tirato la pistola e ha
sparato un colpo di pistola, dice che si è conficcato nel centro del parabrezza
del coso di dietro, del lunotto di dietro, e poi si è andato a conficcare nello
specchietto preciso a centro, e poi si è buttato campagna, campagna e se n’è
andato lui; CALDERONE invece è rimasto in macchina perché già era stato
colpito da una fucilata, il TURRO è sceso che aveva un 38 in mano e gli ha
sparato altri colpi di 38, però non ho lasciato, dice che era morto invece era
ferito gravemente, ma ferito e poi andò a morire dopo un paio di giorni in
clinica, l’avevano ricoverato.
Chiuso il discorso CALDERONE, a Catania, diciamo, le cose sono cambiate,
sono cambiate e SANTAPAOLA..

L’altro CALDERONE andò da, da...?

L’altro CALDERONE, poi, il primo periodo che è morto il fratello, lui si trovava
a Napoli. Ha saputo della morte del fratello e forse che non è sceso neppure
per i funerali allora; scese e se ne andò prima da Nitto, che erano compari, e
gli disse: “compare io... a mio fratello, se l’hanno ammazzato, forse avevano
buoni motivi per ammazzarlo perché era diventato un pazzo. Tu lo sai che io
non centro niente in questo discorso e non ne voglio pagare le conseguenze,
però se devo morire, se hanno deciso che mi devono ammazzare, qua c’è la
pistola ammazzami tu”. Sempre cose che ci raccontò Nitto; e Nitto ci fa: “ma
perché mi stai facendo questo discorso, a te nessuno ti vuole ammazzare,
nessuno ti deve fare...”, dice: “allora dobbiamo andare a Palermo, dal
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ragioniere perché voglio avere garanzie da parte sua che non mi succede
niente”. Infatti so che ci sono andati due volte insieme al cugino, due o tre
volte...

E ci eravate anche voi?

No, la terza volta c’eravamo noi. Erano loro due in una stanza ed io e mio
cugino in un altro stanza. Tant’è vero che poi RIINA ci ebbe a dire, dice:
“dabbanna c’è, come si chiama, CALDERONE con suo cugino, dice, però
non sa che qui ci siete voi, ora loro se ne andranno a Catania, domani
verranno loro a casa vostra - a casa del mio cugino - per darvi le
condoglianze, chiudete tutti i discorsi e non se ne parla più”.

Voi invece eravate li perché eravate sicuri di ammazzarlo?

Ah!

Voi andate li per vedere se dovevate ammazzarlo o meno?

Si.

A Palermo?

Si.

Invece poi RIINA gli ha salvato la vita.

Si. Ma forse RIINA gliela salvata perché è stato SANTAPAOLA a dirgli che...

Oramai si era tirato dietro.

Si, ormai era diventato una forza passiva, venendo a mancare il fratello.
Infatti così fu, lui l’indomani, verso mezzogiorno venne al bar, dal bar siamo
andati a casa di mio cugino, ha fatto le condoglianze e poi nello stesso tempo
era stato organizzato un pranzo a cui hanno partecipato altre persone di
Palermo, c’erano persone della provincia di Caltanissetta, adesso non ricordo
di preciso, perché erano persone che non conoscevo nemmeno, di
Caltanissetta conoscevo che c’era: CINARDO, poi c’era Alfio FERLITO,
c’era Salvatore PILLERA, Nitto SANTAPAOLA, suo fratello Salvatore, il
cugino di CALDERONE, e due o tre della zona di Palermo che non so
effettivamente chi fossero.
Fu fatto ’sto pranzo, abbiamo pranzato tutte cose e ci siamo poi salutati, e
finito la il discorso.


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Tu eri latitante in quel periodo?

No, ancora in quel periodo no.

Ancora no.

Queste, noi siamo settembre - ottobre...

Settantotto.

Settantotto, verso la fine di settembre ed inizio dell’ottobre. Poi sopra, a come
si chiama, avevano organizzato già per fare ‘sti sequestri di persona..

Tu mi accennasti che una volta, andò sempre per portarsi da RIINA,
quel calabrese coi telecomandi per provare, per far liberare LIGGIO.

Allora...

Fu sempre quel periodo?

In quel periodo, anzi in uno degli incontri che ebbimo con RIINA e
PROVENZANO, il GHISENA gli sta facendo presente a RIINA che c’è questo
amico suo che era riuscito a fare artigianalmente ‘sti telecomandi a
distanza.... e allora RIINA gli disse che lui era, voleva vedere questi
telecomandi com’è che funzionavano perché era curioso di vederli in
funzione, in quanto gli interessava avere un telecomando di questo, perché, a
quello che si disse allora, volevano fare scappare a Luciano LIGGIO durante
una traduzione. Allora ‘stu telecomando doveva essere, ‘sta bomba, doveva
essere piazzata nella parte anteriore del cellulare, dove c’è il motore, in modo
che quando il cellulare si allontanava dalla città, da Roma, e prendeva
un’autostrada, una cosa, col telecomando si faceva saltare in aria il motore
così bloccavano.... mi ricordo che poi a fargli vedere il funzionamento di ‘sto
coso, ci andò il GHISENA con questo Nuccio TURRO, e se non ricordo
male, ci andò pure uno di Catania, o Franco ROMEO o Nitto addirittura, non
so chi ci andò .... e mi disse il GHISENA che lo provarono in un cantiere
vicino Corleone, dove stavano facendo una diga, stavano costruendo una
diga ... gli fece vedere il funzionamento e restò entusiasta de.. e forse uno o
due di questi congegni gli furono lasciati allora, perché in tutto lui ne aveva
fatti 4 o 5, noi ne abbiamo utilizzati due solamente...

Dopodiché, diciamo dopo la morte di Francesco MADONIA, chi fu eletto
capo provinc.., di DI CRISTINA, chi fu eletto capo provinciale?

Poi dopo, fu eletto mio cugino Pippo.
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Sei sicuro, fu fatta questa riunione?

Si, ma fu fatta dopo un po’ di tempo, non fu fatta .... già io ero latitante
quando mio cugino ...

Ho capito. Andiamo per ordine cronologico. fatte queste cose con RIINA
cosa succede, nel frattempo, CALDERONE si mette da parte, rimane
Nitto SANTAPAOLA.

Rimane Nitto SANTAPAOLA, si, come rappresentante di Catania, mentre
rappresentante provinciale rimane lo zio Salvatore FERRERA, che poi cede
il posto al figlio Franco. Allora a Catania, Nitto comincia la sua ascesa, Nitto
SANTAPAOLA, perché poi ho capito che era tutta una questione di arrivare
in determinate ...che poi se ne fregavano della vita, oppure di vendicare un
amico...

Certo.

Era solamente strumentale per arrivare in determinati posti di potere.
Io, a dicembre del ‘78 mi spiccano il mandato di cattura e mi sono allontanato
da Catania e quello che poi succede durante quel periodo sono cose che
vengo a sapere dai miei parenti, da qualche amico con cui mantengo i
contatti, anche perché, nel periodo dei primi mesi della mia latitanza li ho
passati nella zona di Vallelunga, Villalba e Valledolmo, il SANTAPAOLA
cerca di mettermi in contrasto con mio cugino che poi, per un motivo che poi
io sono venuto a collegare solamente dopo. essendo che io ero stato
imputato per questo sequestro di persona, essendo che c’era questo accordo
fatto con lui in particolar modo che il GHISENA, che si facevano questi lavori
e siccome loro avevano di bisogno di soldi, il GHISENA li ha messi pure
dentro, infatti si facevano dei turni, un colpo i calabresi, un colpo i catanesi
per guardare questi sequestrati e poi loro prendevano una quota su tutto
l’importo del sequestro, allora ho collegato essendo io solo la persona che
potevo sapere i nomi di quelli, dei catanesi perché il, come si chiama, il
TRUPI, quando

(Si interrompe il primo lato della cassetta n° 4)

...dissi al magistrato che c’erano dei siciliani però lui non conosceva il nome
di questi siciliani, conosceva solamente me e allora il SANTAPAOLA in me
vedeva un pericolo in quanto, dice, se a questo qua lo arrestano può anche
darsi che in un momento di debolezza parla e può chiarire determinate
situazioni. Allora, mi ricordo, dopo qualche mese che mi trovavo latitante, lui,
tramite questo Nuccio TURRO, che nel frattempo dopo che mi è successo la
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disgrazia a me, lui era rimasto a Catania, affiancato a Nitto SANTAPAOLA
e compagni, di cui si fidava, incomincia ad organizzare una tragedia tra me e
mio cugino per dei soldi che dovevano andare ai calabresi e che era stati
consegnati a me, prima di darmi latitante, e che io lasciai a mio cugino e che
mio cugino diceva che questi soldi non li aveva mai avuti.
Allora, mi ricordo, che un pomeriggio sta venendo mio cugino a trovarmi e mi
fa: “Ma tu hai parlato con qualcuno del discorso..”, io dissi: “io non ho parlato
con nessuno, però siccome c’è stato Nuccio che mi è venuto a trovare e mi
ha detto che quei soldi che io ti ho consegnato a te, che dovevano andare a i
calabresi, io non te li ho mai consegnati, a me dispiace che persone pensano
che io mi sono appropriato di 100 milioni - perciò gli dissi - I soldi che fine
hanno fatto?”; dice: “io i soldi glieli li ho consegnati a chi li dovevo
consegnare” - “ ma a chi li hai consegnati” - “a chi li dovevo consegnare” -
“allora -dissi - mi fai la cortesia che tu lo dirai apertamente ai calabresi che tu
questi soldi, a chi li hai consegnati”.
Ci siamo lasciati con mio cugino e nel pomeriggio è arrivato di nuovo questo
Nuccio e mi fa: “Sai Gino c’è Nitto che ti vuole parlare. Che fa, ti ci vuoi
incontrare?” - “Sicuramente - dissi - ce lo dovrei dire qua alle persone che mi
tengono se mi ci debbo incontrare”, tant’è vero che io lo dissi a quello che mi
ospitava, tale Costantino LO SARDO, di Cammarata, ci disse, cioè mio
fratello mi fa,” Gi’ - dice - ma lascialo perdere, vedesti tuo cugino, ti disse di
...” e gli dissi a Nuccio che non se ne faceva niente, poi LO SARDO se ne
andò a casa ed io rimasi solo in campagna, verso le otto di sera, otto e
mezzo, arrivò di nuovo Nuccio TURRO con NARDO Sebastiano di Lentini.
Nardo mi salutò, “sai - disse - c’è Nitto che ti aspetta, vorrebbe parlare con
te”; al che io mi ... in buona fede sono andato, ci ho detto che ci andava ad
incontrarlo. Ora io non mi spiegavo il motivo che lui invece di venire li, nella
masseria dove ero io, mi aspettava un 500 m più avanti, su una stradella di
un’altra masseria, l’ho collegato solo in un secondo tempo che era sua
intenzione di ammazzarmi per togliere di mezzo un testimone scomodo.
Perciò il tempo che mi sono messo una giacca, sono salito in macchina con
loro e siamo andati dove erano loro che mi aspettavano. Li, in macchina
trovai a Salvatore TUCCI e Nitto SANTAPAOLA. Mi hanno fatto salire sopra
che era una Renault 5, nel sedile di dietro e con me di dietro c’era TURRO e
NARDO, NARDO Sebastiano.
Nitto la prima cosa che mi disse: “Che fa - dice - c’è qualcuno che sa che
sono venuto qua io?”; allora ho preso la palla in balzo e dissi : “Certo che c’è
qualcuno - dissi - c’è mio cugino che lo sa, perché è venuto poco fa e
Costantino”; allora lui cerco uno scusa: “Ah, ma come ‘sto fatto...”, si parlò di
questi 600 milioni che dovevano andare ai calabresi e che non si sapeva che
fine avevano fatto e poi mi hanno accompagnato di nuovo e mi hanno
lasciato nella masseria dove ero io.

E TURRO era quel famoso calabrese?
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TURRO era quel famoso calabrese che ... però lui era molto legato a me, non
sapeva che avevano intenzione di ammazzarmi e e molto probabilmente
quella sera ammazzavano a me e a lui stesso, perché a TURRO poi
l’ammazzaro...

Chi l’ammazzato?

Ma sempre loro l’hanno ammazzato.

Si!

Si, l’hanno fatto scomparire.

Per quale motivo?

Ma sempre per motivi che TURRO sapeva un po’ tutta la situazione..

Per premunirsi ...

Certo, perché poi a lui se lo sono messi sotto, gli hanno fatto ammazzare un
sacco di persone a Catania, perché quello era un pericolo TURRO.

Era un Killer.

Ah.
E poi alla fine l’hanno preso e l’hanno fatto scomparire. Infatti io glielo dissi,
quando lui è venuto a trovarmi, gli ho detto: “Nuccio, non ti fidare di nessuno,
di mio cugino stesso, non ti fidare, perché, vedi, hanno intenzione di
ammazzarti”.
E infatti dopo, sarà passata una settimana, 10 giorni, l’hanno effettivamente
fatto scomparire.

Nel frattempo, in quel frattempo li, la provincia di Caltanissetta da chi
era rappresentata?

In quel periodo?

Si.

In quel periodo ancora da nessuno; cioè c’erano i vecchi...

Quan... ecco quando mandam..., sempre 4 mandamenti c’erano.


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Si i mandamenti sempre 4 sono stati.

Chi erano i rappresentanti di allora, te li ricordi, dei mandamenti?

No, allora non lo sapevo, nemmeno sapevo, sapevo che il rappresentante di
mandamento di Mussomeli era Tano PACINO, perché comprendeva Villalba,
Mussomeli e Vallelunga, poi nelle altre zone non lo sapevo perché non ero
stato messo al corrente dei vari rappresentanti, a Mazzarino so che c’era
CINARDO, cioè quelli che io conoscevo perché avevo avuto collegamenti
anche durante la latitanza..

Su Enna?

Ah?

Su Enna?

No, su Enna non lo so.

Poi proseguendo con il tempo?

Poi...

Con tuo cugino ti sei chiarito poi?

Si, si, abbiamo chiarito dopo che me ne sono andato da Vallelunga, lui mi è
venuto a trovare a Barcellona, abbiamo chiarito un po’ tutta la situazione,
allora, parlo degli anni ‘80, quando mio cugino mi veniva a trovare li a
Barcellona e mi metteva al corrente di determinate situazione...

Tuo cugino ancora non era latitante?

No, ancora no. E allora, essendo che io ero latitante li, nella zona di
Cammarata, avevo modo di conoscere queste persone dell’agrigentino, che
facevano tutte parte a “Cosa Nostra” agrigentina...

E chi erano?

Ma, allora c’era Luigi LONGO, che era il rappresentante di Cammarata,
Costantino, che era il suo vice, poi lo zio Rosario, non mi ricordo adesso il
nome...., comunque ho conosciuto parecchie di queste persone che venivano
a trovare Costantino e lui me le presentava come “uomini d’onore”, solo che
adesso i ricordi sono, dopo 17 anni, 18 anni, persone che non riesco a
ricordare i nomi...
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Poi ci ritorniamo sopra?

Si, si. Dopo di allora, diciamo che io mi sono allontanato da quella zona,
perché era diventata un po’ troppo controllata..

Da chi?

Da parte dei Carabinieri...

Da parte delle Forze dell’Ordine

Si.

Che compiti hai svolti per la tua famiglia? trascorrevi solo la latitanza e
basta?

Fino a quel momento gli ordini che avevano dato a Costantino che dovevo
stare conservato fino a quando non avrebbe fatto ... perché erano fissati i
processi per direttissima, perciò mio cugino aveva detto: siccome ci sono
buone possibilità che lui se ne possa uscire, fino a questo momento, dice, lo
dobbiamo lasciare

Tranquillo..

tranquillo, fino a quando non ci sarà ... mi ricordo che quando poi mi
condannarono, a marzo del ‘79, dopo una settimana venne mio cugino e mi
disse: “ che vuoi fare ora, vuoi stare latitante, ti vuoi consegnare, deve essere
una scelta che devi fare tu” - “e che mi consigli con 18 anni sulle spalle - gli
dissi - non ho intenzione di consegnarmi” - “ ma tu sai -disse - che essendo
latitante è peggio, perché stando latitante ti puoi rovinare perché poi
giustamente c’è quello che dice dobbiamo fare sta cosa” - gli dissi: “Pi’ per
ora non ho intenzione di costituirmi, poi vedremo”, anche perché a causa di
tutte quelle tragedie che erano sorte, eravamo un poco tesi con mio cugino e
allora ho deciso di andarmene da quella zona, perché a questo Costantino,
che io stimavo molto, era un paio di volte già che i Carabinieri lo mandavano
a chiamare in Caserma per altri motivi e allora, giustamente, questo si
preoccupava, dice, oggi o domani fanno una perquisizione ti trovano qua,
dice, ci incasinano.E allora me ne sono andato a Barcellona, ospite di parenti
di mia madre. E sono rimasto la per parecchio tempo, circa 4 anni e mezzo a
Barcellona.
Con mio cugino ci siamo rivisto dopo, circa 4 - 5 mesi, 6 mesi, non lo so di
preciso, dopo che mio cugino era stato già eletto Provinciale a Caltanissetta.
Abbiamo chiarito un po’ quello che c’era da chiarire e ci dissi: “Vedi che io
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sono qua, sono tranquillo, però di qualsiasi cosa hai bisogno, fammelo
sapere, sono a disposizione” - “Gi’ - disse - tu pensa a stare tranquillo, io
bisogno di te non ne ho, perché ci sono tanti carusi che possono fare ...
perciò motivo che ti sfrutto a te non c’è, curati la latitanza, vediamo in appello
quello che si può fare nella speranza che ti va tutto bene”.

E soldi per vivere da dove ti arrivavano?

Soldi per vivere, veramente io avevo messo da parte con gli ultimi lavori fatti
con GHISENA, avevo circa 250 milioni messi da parte che avevo lasciato a
mia madre e che servivano per mandare avanti le mie figlie, e magari per
pagare gli avvocati, poi mio padre, che allora commerciava, il lavoro andava
abbastanza bene, era lui che provvedeva veramente a tutti i fabbisogni degli
avvocati, faceva assegni dal suo conto corrente e pagava tutte le cose lui.
Durante la latitanza ho fatto qualche cosa, sempre a livello di qualche rapina,
qualche furto, in banca, con ...

Con chi li facevi?

Con persone che avevo conosciuto di Roma, con una squadra di romani, che
avevo conosciuto tramite quell’amico mio banchiere di Barcellona. E allora,
abbiamo fatto un lavoro in una banca di cassette di sicurezze, allora abbiamo
preso 400 milioni, e sempre si andava facendo qualche cosa.. nell’81 - ‘82,
fine ‘81, mandano a soggiorno, li a Barcellona, GARGANO Antonino.
E allora mio cugino un giorno è venuto, è venuto a trovarmi e fa, dice: “ vedi
che c’è qua il mio compare, mettiti a disposizione di lui, non lo lasciare mai
solo, perché non si può sapere quello..”.
Infatti, cosi, io già ‘stu GARGANO lo conoscevo perché lo avevo incontrato
qualche volta con mio zio, quando siamo andati a Bagheria; allora da allora
sono stato sempre vicino a ‘stu GARGANO, e lo lasciavo solamente poche
ore al giorno, poi stavo sempre con lui..

Di questo GARGANO cosa ti ha raccontato?

Ah?

Cosa ti diceva questo GARGANO?

Niente, GARGANO di particolare non mi diceva niente perché si parlava
sempre di divertimenti, di macchine, di cose ... anche se tante volte faceva
cenno ai discorsi che erano successi di ... a Bagheria, sempre a causa della
morte di mio zio, che poi si è venuto a sapere che tante persone, che mio zio
stimava come fratelli alla fine se li è trovati tutti quanti contro, compresi i
PITARRESI, che non hanno fatto nulla per impedire ...
                                                                                74
Per impedire al morte?

per impedire la morte di mio zio e con mio zio, minchia, erano come fratelli....

E questo GARGANO Antonino, era legato a PROVENZANO?

Si, molto legato a PROVENZANO.
Infatti ogni volta che lui andava a Bagheria, al ritorno mi diceva: “vedi che ti
manda a salutare il ragioniere, glielo detto al ragioniere che sei qua a
Barcellona che stiamo insieme, dice, ti manda a salutare il ragioniere”.
Al che io capivo che PROVENZANO era nella zona di Bagheria, favela la sua
latitanza...
Diciamo che il periodo di latitanza, sono stato lontano da “Cosa Nostra”,
perché poi ho incominciato a capire certe cose, e allora ho cercato di curare
solo i miei interessi che era quello di garantirmi la mia latitanza e cercare di
trovare una sistemazione per il processo...

Tuo cugino sapeva che tu andavi a fare queste rapine in giro?

Ma non lo so, perché siccome erano cose che avvenivano nella zona del
messinese, non so fino a che punto lui veniva a sapere di queste cose. Ogni
tanto mi mandava soldi, quando 5 milioni, quando 2 milioni, quando 3 milioni
per contribuire alle spese di latitanza che avevo, poi mi arrivavano soldi dal
paese, di Vallelunga, quando 1 milione e mezzo, quando 2 milioni,
comunque, diciamo che mi hanno aiutato durante la latitanza, una mano me
l’hanno dato anche loro.

Tu su Messina avevi qualche referente di “Cosa Nostra”, allora?

Ma referenti di “Cosa Nostra” su Messina non ce ne sono mai stati, cioè su
Messina...

Allora, parliamo sempre di quei tempi ..

No, ma non ce ne sono stati nemmeno dopo. Messina con “Cosa Nostra”
non ha niente a che vedere. Su Messina c’erano determinate squadre che
facevano capo a persone, una a COSTA, l’altra “O FIRRAIOLO”, ma non
c’era un legame tra “Cosa Nostra” e queste squadre di Messina, c’era
solamente che il gruppo di Catania, con SANTAPAOLA, aveva un cognato
su Messina, allora tramite al cognato si avvicinavano delle persone che gli
potevano essere utili ma non che erano inseriti in ”Cosa Nostra”.



                                                                               75
E dal GHISENA in quel periodo tu hai avuto più segnali? Lui dal
carcere?

Si, con GHISENA abbiamo avuto un segnale tramite l’avv, ABBATE, prima
che l’ammazzassero, che mi è venuto a trovare mentre che mi trovavo
ancora nella zona di Vallelunga. Mi è venuto a trovare durante al latitanza per
dirmi che era stato a colloquio con Gianni GHISENA e che aveva la
possibilità, il GHISENA, di scappare dal carcere, però aveva bisogno di 80
milioni che dovevano essere consegnati al M.llo del carcere di Lecce di
allora, in quanto c’era uno che era riuscito a corrompere ‘sto M.llo che gli
dava la possibilità a GHISENA di uscire, di scappare dal carcere.
Allora lui prima ne parlò con i miei parenti, con mio padre, ci disse: “Però
Gianni mi ha detto di rivolgermi direttamente a Gino”; mio padre me lo fece
sapere, gli dissi, di all’ABBATE che viene lui personalmente che ne parlo con
lui; infatti ci siamo incontrati, lui mi spiegò tutta la situazione e io gli dissi che
entro la settimana entrante gli avrei fatto aeri gli 80 milioni; cosa che io feci,
gli feci avere gli 80 milioni, ma poi, non so per quale motivo, non se ne fece
niente, anzi successe che i soldi si sono perduti...

Come si sono perduti?

Si sono perduti perché, dice, ‘sti soldi sono stati già consegnati al dete..., ai
parenti del detenuto che dovevano fare da tramite con il M.llo, poi siccome lo
stesso detenuto se l’è cantata, hanno denunciato il M.llo, non so se l’hanno
arrestato, a GHISENA gli hanno fatto il Mandato di Cattura, fatto sta che ‘sti
80 milioni, forse, se li mangiò l’altro detenuto che aveva fatto da tramite ed il
GHISENA non potè più scappare dal carcere...

E con tutte le sue amicizie non riusci, per le sue ... legami con gli
apparati dello Stato...

Con l’imputazione di quella, cioè ... perché il GHISENA gli portavano due
sequestri: il sequestro di MASTROMAURO, perché (Incom.) se l’è cantata,
ed il sequestro quello di (incom)...

Più il duplice omicidio?

No, già allora era stato prosciolto...

Ah, era stato prosciolto.

Si, infatti lui era convinto che massimo 10 anni e sarebbe stato fuori per
questi due sequestri..


                                                                                    76
(breve interruzione)

Adesso siamo il periodo, appunto, che tu sei latitante su Barcellona. Nel
momento che tu sei latitante su Barcellona, tuo cugino ti veniva a
trovare e ti mette poi a disposizione di GARGANO, giusto?

No, quello succede dopo qualche anno, perché io il primo periodo che sono
rimasto a Barcellona, il primo anno sono stato nascosto, no nascosto, non
avevo contatti con nessuno al di fuori dei miei familiari. Solamente dopo un
anno circa, in occasione della nascita di mia figlia, al seconda figlia, dopo un
po' di tempo, è venuto a trovarmi mio cugino, abbiamo un po’ parlato di cose
nostre, come mi trovavo, la situazione processuale, che lui si sarebbe
interessato con gli avvocati per farmi cercare, almeno in appello, di scalare
qualcosa se non era possibile farmi assolvere, e diciamo che da allora, non
veniva spesso mio cugino perché aveva i suoi ..., però ogni tanto mi faceva
arrivare dei soldi per aiutarmi nella latitanza ed allora la io a Barcellona ho
avuto modo, tramite parenti di mia madre, di inserirmi nel tessuto
commerciale della cittadina di Barcellona, ha incominciato a lavorare con mio
cugino nel commercio delle carni, mandando al carne qua a Lentini da mio
padre che mio padre si interessava a smerciarla ai macellai di Lentini. A poco
a poco, sono entrato in confidenza con personaggi di Barcellona, che allora
sapevano tutto di quello che succedeva là a Barcellona e si interessavano
della situazione locale, come Mommo PETRETTA, Carmelo COPPOLINO,
Carmelo PAGANO, Carmelo MILONE ed altre persone ... IANNELLO, Nino
MAZZO, comunque molte persone che erano inserite nell’organizzazione
barcellonese, che non era propria un’organizzazione bensì una unione di
persone che avevano rispetto uno dell’altro, ma non erano organizzati in
“famiglie” come “Cosa Nostra”.

Loro ti conoscono come esponente di “Cosa Nostra”?

Loro mi hanno conosciuto come esponente di “Cosa Nostra” nel momento in
cui arriva per la prima volta su Barcellona Nitto SANTAPAOLA. Nitto
SANTAPAOLA arriva ed è ospitato da me, prima che lui cadesse latitante,
perché è venuto la in occasione, che si stava cominciando a parlare era stato
già assegnato il lavoro, era stato appaltato il lavoro del doppio binario; allora
si interessa tramite i miei parenti di contattarmi affinché gli dessi io una mano
su Barcellona per potere sistemare i discorsi concernenti questo doppio
binario. Allora la prima volta, mi ricordo che venne intorno all’81, se non
sbaglio, estate 81 doveva essere, estate ‘80 o ‘81, la data precisa non la
ricordo, e quella volta lo ospitai io nella casa che avevo affittato al mare,
pranzammo tutti quanti li ed eravamo: io, un cugino mio di Barcellona,
SANTAPAOLA allora venne con il fratello Salvatore, il nipote Aldo ed il
nipote Enzo, Aldo ERCOLANO ed Enzo SANTAPAOLA.
                                                                               77
Mi ha accennato a questo discorso ed io mandai mio cugino a fissare un
appuntamento con COPPOLINO, Carmelo COPPOLINO, cosa che avvenne
ed allora, mi ricordo, che COPPOLINO ci diede appuntamento in un
autosalone con annessa autorimessa; ci incontrammo in questi uffici e vidi io,
non potei notare che SANTAPAOLA con COPPOLINO si conoscevano da
vecchia data, perché si sono abbracciati affettuosamente, e hanno ricordato i
tempi di quando lavoravano con le sigarette; hanno parlato un po' di cose
vecchie e poi sono entrati sul discorso del doppio binario, COPPOLINO gli
disse che problemi lui su Barcellona non ne aveva e che nel momento in cui
si iniziavano i lavori avrebbe potuto garantire la tranquillità alle imprese che
dovevano fare questo lavoro; diciamo da allora, queste persone mi
guardavano con un occhio particolare, anche perché sapevano che ero
latitante, poi da questo momento in poi, i rapporti verso di me si sono
diventati molto, ma molto più deferenti, cioè questi ... quando sapevano che
doveva succedere qualcosa su Barcellona, per non danneggiarmi, mi
facevano: “Gino, vedi che domani deve succedere una cosa, mi raccomando
non uscire oppure allontanati una settimana, dieci giorni”, e quando loro mi
avvisavano io mi allontanavo...

Ma succedevano omicidi, attentati..?

Allora omicidi non ne succedevano, ma potevano succedere attentati
dinamitardi ... cose mi....


(Si interrompe la cassetta n°4)




                                                                              78
                          CASSETTA N° 5


... Quando c’era qualcosa che non andava li in paese, mi avvisavano ed io mi
allontanavo.
Diciamo che dopo l’incontro con SANTAPAOLA, avvenuto li a Barcellona, il
mio carisma verso queste persone aumentò molto e addirittura venivano da
me a dirmi: “sai Gino, c’è questo qua che si comporta male, tu che pensi di
fare..”, ed io davo consigli come loro potevano gestire ‘sta situazione; oppure,
prima di toccare qualcuno dicevano: “Che fa, questa persona interessa te o
qualcuno di voi, in modo che noi altri sappiamo se li possiamo toccare oppure
no, queste persone”; ho visto che da quel momento, i vecchi boss del paese
avevano un certo rispetto nei miei riguardi, e di qualsiasi cosa loro avevano
bisogno fuori del paese, loro me lo facevano sapere.
Dopo il primo incontro con il SANTAPAOLA, ci siamo incontrati altre due o
tre volte, li a Barcellona. Veniva ogni volta per un motivo diverso. Una volta,
mi ricordo, nell’immediatezza dell’omicidio del Gentile. Dalla Chiesa, che lui
si aspettava un mandato di cattura, o già l’avevano fatto, non lo so, e venuto
di nuovo insieme al padre, accompagnato dai nipoti, mi disse che voleva
stare un po’ tranquillo ed allora aveva deciso di venire li a Barcellona per
passare una giornata diversa, non si parlò del caso specifico del Ge. Dalla
Chiesa, ed infatti il fratello di Nitto, mi ebbe a dire: “beato tu che sei qua,
tranquillo. A Catania non si può stare più. Tra la guerra che c’è, gli sbirri che
ce li abbiamo tutti quanti addosso, pagherei non so che cosa per potermene
stare qua tranquillo”; io gli ebbi a dire: “Se vuole rimanere, vossia qua può
rimanere quanto vuole. Problemi non ce ne sono, perché io sono tranquillo,
ormai sono tre anni che sono qua in zona, mi conoscono come un
commerciate, giro tranquillo e non ho problemi di nessuna sorta”.
L’ultimo volta quando è successo ... ah , c’è stata poi un’altra volta, un altro
incontro, che non riesco a capire se fu prima o fu dopo quest’incontro; mi
ricordo che un giorno, sempre periodo estivo, perché mi trovavo nella casa a
mare che ho acquistato, sta arrivando a Barcellona SANTAPAOLA, Filippo
MARCHESE, un nipote di Filippo MARCHESE, che non so chi era,
accompagnato, non so se era il cognato                 che ha accompagnato
SANTAPAOLA o uno dei nipoti, ma molto probabilmente uno dei nipoti aveva
accompagnato ... e fu allora che mi presentarono a questo Filippo
MARCHESE, che peraltro io conoscevo in quanto cognato di Pietro
MARCHESE.
Pietro MARCHESE era un ragazzo della “famiglia di Corso dei Mille”, che
era stato per diverso tempo a Catania, e che quindi alloggiava pure a casa
mia nel momento in cui lui ha fatto il militare alla Caserma dell’aviazione di
                                                                               79
Fontanarossa. In quel periodo ebbi modo di conoscere sia a Pietro
MARCHESE che a Giovannello GRECO, a quell’altro ragazzo che poi
ammazzarono su a Milano, sempre della stessa squadra di Pietro
MARCHESE, come si chiamava ... non ricordo il nome, e, diciamo, che
nacque un’amicizia spontanea, un’amicizia sincera ed infatti quando andavo
a Palermo alloggiavo a casa del MARCHESE, e sentivo parlare di questo
Filippo MARCHESE, e solo a distanza di anni, in quanto lui si trovava
carcerato, in quel periodo, ho avuto modo di conoscerlo che me lo presento
SANTAPAOLA formalmente come “uomo d’onore”.
Erano venuti la a Barcellona, in quanto c’era il cognato, il nipote di Filippo
MARCHESE, Antonino MARCHESE che era ristretto presso il carcere, il
manicomio giudiziario di Barcellona ed allora lui era venuto perché doveva
parlare con un avvocato locale, nello stesso tempo doveva fare il colloquio al
nipote, ed aveva bisogno di persone locali che gli avrebbero potuto fare una
raccomandazione con l’avv. che si doveva interessare a buttare fuori il nipote
non so con quale ... con la condizionale, con la semilibertà, non so di preciso
ma si parlò che da li a poco doveva uscire questo Antonino MARCHESE.
Dopo di ciò a SANTAPAOLA non lo vidi più, anche perché dopo venni a
sapere che gli avevano spiccato un mandato di cattura per associazione e
non c’è stato più modo di incontrarlo li su Barcellona.
Verso il 1981, verso i primi .. tra la fine dell’80 ed i primi dell’81, a Barcellona
venne soggiornato Antonino GARGANO, molto amico di mio zio e di mio
cugino, che io ricordo di avere visto molti anni prima.
In occasione che mio cugino venne a trovare questo GARGANO, che
oltretutto era suo compare, ci siamo incontrati e me lo ripresentò di nuovo,
solo che io quando lo vidi mi ricordai che era una persona che io avevo
conosciuto anni prima. Mi disse che era soggiornato la in zona, di stargli
vicino e di qualsiasi aveva di bisogno, dato che io ormai ero ambientato nel
tessuto sociale barcellonese, di mettermi a disposizione con lui ed aiutarlo. E
cosi fu, infatti per il periodo che lui rimase li a Barcellona, io gli stetti molto
vicino, passammo molte giornate a giocare a carte nell’albergo dove lui
alloggiava, con clienti dell’albergo tante volte con i proprietari, ed abbiamo
passato un periodo tranquillo.
Il GARGANO era un tipo molto socievole, però molto riservato delle sue
cose. Non si confidò mai di quello che effettivamente lui fosse o di quello che
aveva fatto o il motivo per cui si trovava in queste situazioni. Non mi fu
presentato nemmeno come “uomo d’onore”. So solo che siamo stati circa tre
- quattro mesi come ... perché poi lui, se non ricordo male, verso marzo
dell’81, sulle date non posso essere ...’81 o ‘82 comunque verso marzo
dell’81 o ‘82, lui ... gli tolsero ‘sto soggiorno a Barcellona e rientrò a Bagheria.
Durante quel periodo ho avuto modo di conoscere il nipote ed i parenti del
GARGANO, che venivano spesso a trovarlo ed ogni tanto venivano persone
di Bagheria a trovarlo.


                                                                                  80
Una sera venne pure quel MARCHESE, Antonino MARCHESE, che poi
vedendolo la, avevo capito che già era stato scarcerato. Quando venne
questo Nino MARCHESE noi altri eravamo che giocavamo a carte, nella hall
dell’albergo, allora lui lo vide, si salutarono e si appartarono un quarto d’ora,
venti minuti, sentii solo che il GARGANO insisteva che il MARCHESE ... di
rimanere li a cena, ma quello ribatteva che aveva impegni urgenti e che
doveva rientrare a Palermo e se ne andò, infatti, dopo nemmeno un quarto
d’ora, venti minuti che era là, se ne andò.
Prima che se ne andò, GARGANO mi chiamo, mi disse: “vieni qua che ti
presento un amico - mi presentò - questo è il cugino di mio compare, questo
è Antonino MARCHESE” e poi se ne andò.
Dopo di allora io il GARGANO non l’ho più visto, in quanto lui poi ebbe
l’obbligo di residenza a Bagheria, a me dopo un periodo di tempo, io me ne
dovetti andare da Barcellona perché già avevo i Carabinieri addosso, poi mi
arrestarono e ci siamo incontrati nell’88 nel carcere all’Ucciardone..

Prima che ti arrestano i Carabinieri, lì cosa succede, diciamo, a
Barcellona, per la guerra tra CHIOFALO e ...

No, la guerra tra CHIOFALO ed il gruppo di Carmelo COPPOLINO e gli altri,
nasce intorno all’86, perciò io già da sei anni che ero in carcere. Io di preciso
non so quello che è successo allora, so che tutto il discorso è partito nel
momento in cui il CHIOFALO esce dal carcere, sempre cose che mi sono
state raccontate non sono cose che ho vissuto, esce dal carcere con una
licenza premio, ritorna nel suo paese, si accorge di quello che ... durante gli
anni che lui è stato dentro è cambiato, nel suo paese e nell’hinterland, allora
cerca di prendere in mano la situazione per cercare di trarne molto più
vantaggi...

Assai genericamente ne parliamo, poi, eventualmente, ci ritorniamo...

Si; infatti lui non rientra in carcere, insieme a lui non rientra nemmeno quel
Domenico GULLI’, che io ho avuto modo di incontrare pure in carcere ed
insieme ad altri ragazzi che lui aveva avvicinato nei carceri, forma il suo
gruppo, che si mette in contrasto con quello dei vecchi boss, cioè i vecchi
boss locali erano Carmelo COPPOLINO, Mommo PITRETTA, e coso, Ciccio
FRUGOLO

Tutti da te conosciuti?

Si, tutti da me conosciuti ...

E CHIOFALO lo hai conosciuto?


                                                                               81
No, CHIOFALO non lo conoscevo, conoscevo solamente il GULLI’ che avevo
incontrato in carcere a Favignana. E allora il primo a morire è stato Mommo
PITRETTA, che sono andati a prenderlo nel cantiere dove, che si era aperto il
cantiere della ferrovia del doppio binario, sono andati a prenderlo lì dentro,
con la scusa che gli dovevano fare vedere una cosa e se lo sono portati, non
l’hanno fatto ritornare più. Da qua inizia la guerra che vede contrapposta il
CHIOFALO al gruppo di COPPOLINO e RUVOLO.
Diciamo che in un primo momento quelli che hanno la peggio sono il gruppo
di COPPOLINO e compagni, infatti loro vedendo con quanto accanimento
questo CHIOFALO ammazzava tutti quelli che erano vicino a loro, si sono un
poco indeboliti; si sono un poco indeboliti ed il COPPOLINO in particolar
modo se ne va da Barcellona, lasciando, diciamo, le persone che erano
legate a lui allo sbaraglio, ed infatti CHIFALO e compagni hanno avuto il
sopravvento, fino a quando poi venendo ad intaccare direttamente le imprese
che lavoravano in quella zona, subentrò l’attrito con i catanesi di Nitto
SANTAPAOLA, che davano in un certo qual modo, man forte al gruppo
avverso a come si chiama ...so che una volta che ammazzarono
COPPOLINO e RUVOLO, la cosa rimase in mano a Carmelo MILONE, poi
Carmelo MILONE venne arrestato e rimase in mano a GULLOTTI, oggi che
io so, come capo carismatico non c’è nessuno, ci sono ragazzi che curano gli
interessi di GULLOTTI, anche perché non ...

(incomp.) latitante, no?

Si, non è vero che a Barcellona esiste una “famiglia” di “Cosa Nostra”.
Non ha niente a che vedere la mafia barcellonese con “Cosa Nostra”
siciliana.
Diciamo che sono stati avvicinati solamente per gli interessi che avevano in
quella zona, determinate imprese a portare avanti i lavori che avevano
assegnati la; da ciò è nata un’amicizia ma senza vincoli di particolare
importanza...

Oggi, quell’ex latitante, come si chiama?

Sem.

Ah, Sem, lui è responsabile , diciamo?

Ma, diciamo, che lui è uno dei responsabili, perché di quello che so io sono
tre che si interessano della ...

Ma di questo ne parliamo poi dopo. Bene su Barcellona poi torneremo
in seguito. Tu nel frattempo vieni arrestato?


                                                                            82
No, io sono rimasto tutto quel periodo lì a Barcellona, ogni tanto che c’era ...
due o tre volte, sono contate le volte che io mi sono allontanato da la, perché
c’era un po’ di casino che mi avvisavano e d allora mi spostavo e me ne
andava nella zona tra Vallelunga, Cammarata e Valledolmo, ospitato sempre
da quello che mi diede l’appoggio sin dal primo momento ...

E chi era?

Costantino LO SARDO. L’ultimo periodo, lui era, fino a quando scompari,
era vice rappresentante della “famiglia” di Cammarata. il rappresentante
era Luigi LONGO. E’ tuttora Luigi LONGO.
Diciamo che durante il periodo che sono stati a Barcellona, non ho avuto
modo ne di fare, perché non avevo la necessità, in quanto tra il lavoro che
avevo con mio cugino della carne, tra i soldi che ogni tanto mi mandava mio
cugino e quello che mi dava mio padre, ho trascorso una latitanza senza tanti
problemi e quindi non avevo la necessità di andare a fare rapine o qualche
altra cosa per mantenermi la latitanza, anche perché durante buona parte di
questa periodo della latitanza, avevo sempre con me la madre dei miei figli
delle mie figlie e ... uno o tutt’e due alle volte figlie, e allora cercavo di
godermele il più possibile. Dopo, quando venni a sapere che mi stavano
dando al caccia li su Barcellona, fui avvisato la sera, vedi, dice, vedi che sono
venuti i Carabinieri a cercarti per sapere se c’era effettivamente questo figlio
di ILARDO Calogero, commerciante di bestiame, che si trovava su
Barcellona, aveva contatti con un commerciante di aranci, di agrumi che era
Gianni SINDONI; infatti la sera appena lui mi vide: vedi che sono venuti i
Carabinieri che cercavano il figlio di un commerciante di bestiame, cosi cosi,
ed allora io capii che erano rivolti a me, anche perché SINDONI fino a quel
momento sapeva che ero una persona, diciamo che mi rispettavano in
particolar modo i vecchi boss di cui lui aveva un certo timore ed allora mi
rispettava anche lui e nel momento in cui venne a sapere che c’era questo
figlio di un commerciante di bestiame latitante nella zona e che lui gli dava
l’appoggio, lui, l’unica persona che era della zona di Lentini ero io in quanto
l’avevo favorito anche nell’acquisto delle arance, facendo interessare amici
miei e allora collegò il discorso, mi disse: “Gi’, Gianni vedi che c’è questa
situazione cosi cosi - anche perché non mi facevo chiamare Gino - ed io ho
pensato subito a te, vedi che hai i Carabinieri addosso”. Io l’ho ringraziato e
me ne sono andato, infatti la stessa notte hanno fatto l’operazione per
arrestarmi però in già me ne ero andato e me ne andai a Roma.
A Roma sono stato ospite, per circa 15 giorni, da un parente di quel
Costantino LO SARDO che mi dava ospitalità allora, poi conobbi una
ragazza di nazionalità russa e per circa sei mesi andai a convivere con lei a
casa sua.
Quando mi arrestarono, arrestarono pure al moglie di questo parente di LO
SARDO, un certo TATA, perché erano riusciti ad arrivare a me tramite
                                                                               83
intercettazioni telefoniche che partivano dall’utenza di questo TATA, ed allora
l’arrestarono come favoreggiamento, che poi non ne sapevo niente di tutti i
discorsi che stavano succedendo. Mi ricordo che fui arrestato all’aeroporto
Fiumicino di Roma mentre mi stavo imbarcando su di un aereo che dovevo
scendere in Sicilia per passare le festività di Natale in compagnia con i miei.
Da allora, fino al 13 dicembre 1983 al 10 marzo 1990, sono stato sempre
ininterrottamente in carcere. Ho girato un po’ di carcere, sono stato prima a
Favignana, poi da Favignana mi hanno portato a Lecce, poi ho fatto, ho girato
un po' di carceri sia siciliani per motivi di giustizia, ma l’assegnazione effettiva
era prima Favignana per due anni e poi Lecce per circa 5 anni. In carcere ho
avuto modo di incontrare molte persone che conoscevo sia fuori e molte
persone che ho conosciuto li dentro e da cui è nata un’amicizia per la
questione che convivendo per 24 h al giorno con determinate persone, molte
persone, molte detenuti purtroppo si danno atteggiamenti che non ... che non
rappresentano la realtà che loro vogliono fare apparire, e allora per questo
molte volte quello che uno dice che quello che ha sentito dire dentro i carceri
sono cose ... sono solamente fantasie che vivono nella mente dei detenuti;
infatti io non vorrei nemmeno menzionare tutto quello che mi è stato
raccontato nei passeggi, di tante cose che sono successe perché non so se
effettivamente sono vere oppure sono solo balle per darci una certa
importanza le persone che lo raccontavano.
Diciamo che a livello di “Cosa Nostra”, qualche confidenza su cose che
succedevano, si veniva a sapere, perché tramite colloqui sempre i contatti
con l’esterno erano vivi. Credo che una delle cose più importanti dovrei dire,
in merito a questo, è quando io mi trovavo ristretto presso la casa di
reclusione dell’Ucciardone, all’ottava sezione, in compagnia di palermitani,
agrigentini, tutti appartenenti a “Cosa Nostra”, allora....

Ti ricordi i nomi di questi qua?

Io mi trovavo nella cella n° 40 in compagnia di QUARTARARO Filippo, c’era
QUARTARARO Filippo, inizialmente c’era ‘u zi’ Pietro TERESI, poi arrivò,
dopo un periodo di tempo, Lillo LOMBARDOZZI, dopo un po’ di tempo
passo li da noi Antonio GUARNERI, passo pure Angelo ALFANO, il
presidente della squadra del Palermo, che allora avevano arrestato, Franco
... non mi ricordo il cognome, presidente della squadra del Palermo che fu
arrestato in quel periodo a febbraio/marzo dell’88, questi erano al di fuori di
“Cosa Nostra”, cioè sia il come si chiama, il presidente del Messina,
ALFANO che il Presidente del Palermo, a meno che io sappi, anche se
ALFANO era stato chiamato in causa da CONTORNO come “uomo d’onore”
della famiglia di Bagheria ... e mi ricordo che un giorno d’estate, verso luglio,
il QUARTARARO in quel periodo rappresentava il cosiddetto rappresentante
della sezione, quello che intratteneva i rapporti con tutte le altre sezioni,
sempre per quanto concerne gli “uomini d’onore”...
                                                                                  84
Perché anche in carcere c’era una gerarchia, una struttura?

Ma li a Palermo si. A Palermo c’è ... le sezioni erano organizzate in modo tale
che la preminenza era sempre degli “uomini d’onore”, anche perché fino a
che succedessero determinate cose, c’era una sezione che era la settima,
dove andavano tutti quelli, gli “uomini d’onore” perché imputati per
associazione e tutti gli “uomini d’onore” che facevano parte ad una coalizione
che era quella dei Corleonesi, mentre gli altri venivano ... o che ... avevano
dei piani assegnati, di quello che so io, quando c’era qualche altro uomo
d’onore che era, diciamo. con la squadra perdente, veniva assegnato alle
altre sezioni, all’ottava o alla quinta...

Ma queste assegnazioni chi le stabiliva?

E ... ufficialmente le stabilivano gli operatori penitenziari, però ufficiosamente
erano gli stessi detenuti che si interessavano a fare sapere al capo sezione,
che era un brigadiere, se quella persona era gradita o non era gradita in
sezione, allora per amore di tranquillità e di pace venivano smistate in altre
sezioni; e mi ricordo appunto che un giorno, venendo dal colloquio, erano i
periodo in cui FALCONE, il giudice FALCONE, faceva un po' di trambusto
per tutto quello che stava succedendo intorno alla guerra alla mafia, contro
l’antimafia che lui rappresentava, ed in particolar modo lui si batteva affinché
il processo che era nato dalle dichiarazioni di CALDERONE, venisse
assegnato solo ed esclusivamente alla Procura di Palermo e non, come
volevano tanti altri, spezzettati in tanti tronconi per ogni appartenenza a
Provincia diversa. Allora all’aria si parlava sempre di questo, perché
giustamente un detenuto, imputato di reati a Caltanissetta, per noi era
sbagliato che il processo si doveva fare a Palermo, anche perché togliendo il
processo dalle mani di Palermo, dalla Procura di Palermo non si aveva a che
fare con FALCONE, che allora era considerato uno dei magistrati più
preparati e, diciamo, cattivi in un certo senso della parola ... della
magistratura palermitana.
Allora c’era sempre ‘stu come si chiama ... ma speriamo che accettano ...
siccome erano stati presentati tanti ricorsi in Cassazione


(si interrompe il primo lato della cassetta n° 5)

Okai.

Dove eravamo arrivati ....
interesse che questi processi venissero tolti a FALCONE ed assegnati alla
sede naturale, dove uno aveva fatto ... doveva rispondere per l’associazione.
                                                                                85
Allora mi ricordo che un giorno, venendo dal colloquio il QUARTARARO, mi
sta chiamando da parte nel camerino dove c’era, della cella dove c’era la
cucina, e sottovoce mi sta dicendo: “lo sai .. tra oggi e domani dovrebbero
ammazzare a FALCONE, lo dovrebbero ammazzare con un lanciamissili,
perciò stiamo ... da un momento all’altro ... la televisione dovrebbe dare
l’annuncio”, infatti, mi ricordo che in quel periodo siamo stati attaccati alla
televisione per sentire questa notizia ma poi dopo due giorni non si seppe
nulla e solo dopo una settimana, quando lui ritornò a fare il colloquio, si
venne a sapere che la cosa era stata, non era stata fatta in quanto, da parte
dei politici era stata data assicurazione che FALCONE sarebbe stato bruciato
politicamente; cosa che effettivamente fu, perché da li a circa due mesi, un
mese e mezzo, i processi vennero tutti quanti assegnati per “libera
suspicione” alle Procure di competenza, FALCONE che prima trattava
solamente antimafia, processi di mafia, vennero assegnati processi di scippi,
di rapine e di furto ed io ebbi modo di constatare queste cose, perché
leggevo, seguivo molto attentamente la stampa e la televisione che davano
notizie di tutto quello che succedeva. di quello che venni a sapere allora,
anche perché dopo un po’ di tempo, un giorno a colloquio, mia madre pure mi
ebbe a dire che erano stati i socialisti che avevano effettivamente mantenuto
la promessa di bruciare politicamente il giudice FALCONE, ed anche
nell’ambiente carcerario si parlava che i socialisti erano riusciti ad avere molti
voti nell’elezione dell’anno prima in Sicilia, avrebbero dato una certa
sicurezza a livello di problemi della giustizia, in particolar modo in Sicilia...

(breve interruzione)

Stiamo parlando dei socialisti, che tua mamma ti venne a trovare in
carcere...

Una volta in un colloquio, mi disse: “hai visto i socialisti a, come si chiama, a
FALCONE se lo sono giocati, effettivamente gli hanno tolto la poltrona da
sotto il culo”...

Ma era una notizia stampa ..

No, quale notizia stampa ...

o ti riferì notizia d’ambiente?

Notizia d’ambiente, perché qualche parente, qualcuno gli aveva detto ...
perché mia madre essendo sempre ... si interessava di sapere qualcosa per
vedere di ... specialmente dopo i mandati di cattura che mi arrivavano di
CALDERONE, mia madre si manteneva sempre in contatto con i miei parenti
per sapere qualcosa.
                                                                                86
Infatti i discorsi collimavano perché: perché io venni a sapere pure che nel
1987 i socialisti furono appoggiati in Sicilia, in tutte le provincie ...

Da chi fu... saresti informato?

Ma anche a livello familiare, quando mi venivano a fare i colloqui, adesso non
posso precisare se era mia madre, o mio fratello, o mio cugino o mia zia,
però si parlava che mia madre mi ebbe a dire, gli era stato detto su Catania di
votare ANDO’, per Salvo ANDO’, e poi in carcere a Palermo, ebbi modo di
parlare con ragazzi di Catania, con NATALE Emanuele, che mi disse che,
addirittura a Monte Po, avevano fatto una sezione del Partito Socialista per
appoggiare l’on.Salvo ANDO’, e che lui aveva promesso, una volta arrivato a
Roma, determinati favori per appianare un po’ di situazioni, un po’ giudiziarie.
Infatti mi ricordo che nel ‘87 i socialisti in Sicilia ebbero un sacco di voti ... ora
... collegando poi tutti i discorsi che c’erano stati allora potei constatare
personalmente che effettivamente FALCONE se lo giocarono e se lo
giocarono di brutto. Questo per quanto concerne quello che appresi in
carcere...

E di Carlo PALERMO?

Di Carlo PALERMO, sempre mi ricordo che quando successe l’attentato di
Carlo PALERMO, io ero ristretto a Favignana, quindi l’attentato fu a Trapani.
I primi periodi non si seppe nulla di quello che effettivamente era avvenuto e
quale era il motivo che ... solamente in secondo tempo, dopo che arrestarono
Vincenzo MILAZZO, allora quando arrestarono Vincenzo MILAZZO,
imputato per questo coso ed un altro di la, un certo CALABRO’, se non
ricordo male, mi fu raccomandato, perché questo Vincenzo MILAZZO fu
ristretto nel reparto cellette, in isolamento del carcere di Favignana, io
essendo, anzi i primi due o tre giorni fu messo in una cella in comune alla
sesta sezione, ed abbiamo avuto modo di parlare perché ci presentammo
subito, e poi dopo un paio di giorni, non ricordo bene tre - quattro giorni, una
settimana, perché il MILAZZO fu arrestato per altri motivi, dopo un periodo di
tempo che si trovava la, gli arrivò il mandato di cattura per la strage del
giudice PALERMO, dove .... sono morti quei tre gemellini.
E mi ricordo che lui aveva preoccupazione che da un momento all’altro ci
sarebbe arrivato qualche cosa. Quando ci arrivò ‘stu mandato di cattura, io
ero già da circa qualche anno che facevo lo scrivano dentro il carcere, perciò
lui lo presero una mattina e se lo sono portato alle celle, se lo sono portato
alle celle ed era difficile poterlo avvicinare in quanto gli avevano mandato
appositamente una guardia che lo controllava all’interno della struttura delle
cellette 24 h al giorno ed una era fuori nel corridoio che immetteva in queste
celle. Ogni tanto capitava che montavano delle guardie con cui si era in
confidenza, ed allora io approfittando della situazione che ero sconsegnato e
                                                                                    87
giravo libero, con la confidenza che avevo con le guardie, attraversando una
sezione e l’altra, passavo immancabilmente davanti a queste celle di
isolamento ed allora quando vedevo che c’era la guardia buona, mi fermavo
e mi mettevo a parlare con lui, con MILAZZO, anche se le guardie stavano
un poco sul chi vive perché si preoccupavano, dice: “ILARDO vedi che ci fai
prendere qualche rapporto perché se se ne accorge il M.llo o il Brigadiere,
qua ci inguaiano a tutti, mi raccomando solamente il saluto” che poi il saluto
si tramutava in 10 minuti un quarto d’ora, fino a quando lui, la guardia non ...
infatti ebbi modo, siccome lui era isolato completamente, mi chiese, dice: “
fammi la cortesia, Gino fammi arrivare al più presto tutti gli articoli di giornale
che parlano del fatto di questo mandato di cattura” , gli dissi: “guarda, già i
giornali sono messi tutti quanti da parte, gli articoli sono stati tutti quanti
tagliati, ora vediamo quando è che montano ... la prima occasione che
montano le guardie brave teli faccio arrivare io”.
Effettivamente cosi fu, infatti un pomeriggio passai per andare a fare le
domandine nelle altre sezioni, vidi la che c’era la monta giusta, tornai indietro,
presi questi ritagli di giornale, mi fermai, perché quel pomeriggio MILAZZO
era al passeggio, mi fermai perché c’era la cella, il cancello che immetteva
nel corridoi delle cellette aperto, il cancello della cella del MILAZZO pure
aperto, mi infilai li dentro con l’accordo della guardia, gli dissi: debbo lasciare
queste cose a MILAZZO, mi infilai li dentro, misi i ritagli sotto il materasso del
letto, uscii, aprii lo sportellino del cancello blindato del passeggio dove lui
passeggiava, gli dissi. Vicenzo guarda che ti ho messo i ritagli di giornale
sotto il materasso, se hai bisogno di qualche altra cosa fammelo sapere”, ci
salutammo e me en andai.
Allora, poi, parlando si venne a sapere che questo ...il giudice PALERMO,
che allora mi ricordo la stampa dava tutta la colpa di quest’attentato al fatto
che lui stava perseguendo grossi imprenditori della zona siciliana,
effettivamente, da quello che mi fu raccontato, da quello di cui si parlava nel
nostro ambito del carcere, che il vero motivo per cui era successo sta strage
era che il giudice PALERMO aveva alzato al testa e stava indagando su fatti
pochi chiari che riguardavano la condotta del P.S.I. in generale e la posizione
di CRAXI in particolare e qualche altro del suo entourage, infatti già lui aveva
fatto arrestare, aveva spiccato un mandato di cattura, non mi ricordo bene
adesso, avevo indagato un parente di CRAXI, un cognato non so ..Mach de
Palmestain

Esatto...

E sotto sotto, invece non era per questo Mach de Palmestain bensì vi era un
altro obiettivo che lui voleva perseguire, questo stiamo nell’85 - ‘86, infatti
dopo la strage ...

E questi contatti chi li fece del Partito Socialista in Sicilia?
                                                                                 88
Non lo so.

Si diceva?

Ah?

Voci?

A livello di voci non lo so, ma si diceva che i contatti, cioè gli accordi erano
stati presi a livello alto del Partito Socialista, cioè i referenti di quella che è
l’usanza di “Cosa Nostra”, di solito “Cosa Nostra” per avvicinare questi
politici, ci si arriva sempre tramite ... non i capi, perché i capi possono
conoscere e non possono conoscere, ma sempre tramite terze persone, cioè
la conoscenza diretta con un onorevole al 90% non c’è mai, ci sono sempre
terze persone o quarte persone che fanno da tramite perché amici di questi
politici, allora quando ... succede che quando si indicono le elezioni,
giustamente i cosiddetti tirapiedi, si cominciano a muovere per avere i voti,
allora non posso dire se ci sono state cose dirette, cioè incontri diretti con ...
cose che escludo tassativamente che un CRAXI, che un MARTELLI o un
ANDREOTTI, abbiano avuto incontri formali con “uomini d ‘onore”, mi
posso anche sbagliare, però per quello che ne so io mi sembra assurdo,
difficile per non dire assurdo, che questi uomini si siano potuti incontrare con
persone di “Cosa Nostra”, però...

LIMA?

Ah?

LIMA?

Però, questo qua volevo dire, però i contatti li mantenevano gli uomini di
fiducia che avevano in Sicilia, allora per CRAXI, per esempio in Sicilia, chi li
poteva mantenere, c’era Salvo ANDO’, allora Salvo ANDO’ doveva essere il
tratto di unione tra le persone che gravitavano nell’orbita di “Cosa Nostra”,
che avvicinavano quelli che erano effettivamente di “Cosa Nostra”, e lui
faceva da portavoce a Roma per quelle che erano le esigenze di queste
persone che si mettevano a disposizione per fare determinati favori ...

Tu Salvo ANDO’ l’hai mai conosciuto personalmente?

No.

Mai?
                                                                                 89
Mai.
E’ questo il vero intreccio tra mafia e politica che ci è stato in Sicilia. Molti
misteri siciliani, ad esempio la maggior parte dei delitti politici in Sicilia, non
sono stati a favore di “Cosa Nostra” ma “Cosa Nostra” ha avuto solamente
danni da questi omicidi, ma quelli che ne hanno tratto vantaggi sono
solamente politici, incominciando dall’uccisione di MATTARELLA,
INSALACO, di Pio LA TORRE e compagnia bella.
Non so effettivamente attraverso quali canali potevano ordinare determinate
cose, però dalle usanze che ci sono state in Sicilia, quando un onorevole,
una cosa, dava una battuta ad un “uomo d’onore”, con cui era in confidenza
e diceva, possibilmente, quello sta rompendo le scatole, detto in un certo qual
modo, già significava che quello era un pericolo e quindi si doveva già
incominciare a provvedere o farlo stare zitto oppure toglierlo dalla scena
completamente.
Poi ci sono state tante e tante altre cose in Sicilia, come ad esempio molti
omicidi che sono, da quello che mi è stato raccontato da persone inserite in
“Cosa Nostra”, che sono stati commessi dai Servizi Segreti e poi addossati
a “Cosa Nostra” ...

Per esempio?

L’omicidio del piccolo DOMINO, il figlio di quello che faceva le pulizie nell’aula
bunker palermitana, di cui apertamente “Cosa Nostra” si dissociò l’indomani
dell’omicidio, e questo era quello che mi fu raccontato ...

della scomparsa ...

mi fu raccontato, effettivamente io non ho dubbi, cioè non ho motivo di
dubitare, perché queste persone ... non è una o due o tre che raccontavano
le cose come erano successe, poi si parla anche che una parte importante
l’hanno giocata i Servizi Segreti nell’omicidio dell’agente D’AGOSTINO con la
moglie, e nella scomparsa di un altro agente della Pubblica Sicurezza che era
collega di D’AGOSTINO e che come lui aveva la passione del mare, in
particolare modo erano dei sub, e mi ricordo che mi fu confidato che questi
due agenti sono stati quelli, su mandato non so ... dei Servizi Segreti ...cosa...
sono stati incaricati di piazzare la borsa con la bomba sulla scogliera
dell’Addaura, dove c’era FALCONE che passava la villeggiatura estiva ....

(interruzione registrazione)

infatti questo qua ... nel 1990 mi incontrai poi con mio cugino e allora mio
cugino stesso mi ... quando io gli chiesi delucidazioni su questo fatto, mi
disse: “non solo hanno ammazzato questo qua, hanno fatto ammazzare
                                                                                 90
questi due poliziotti perché erano quelli che erano andati a mettere la bomba
all’Addaura, ma anche tempo prima avevano ammazzato quel bambino, il
figlio di quello che faceva ...”, confermando cosi quello che si andava dicendo
dentro le carceri, sempre però nell’ambiente di “Cosa Nostra”.
Allora Mi ricordo che si diceva che c’era proprio uno di questi agenti dei
Servizi Segreti, che era ... in faccia, dice, che aveva la faccia di un mostro e
questo girava imperterrito in Palermo e molte volte hanno cercato la posta
per poterlo fottere a questo qua, perché in diversi fatti, dalle testimonianze
che poi emergevano dalle persone che assistevano a questi fatti, veniva
proprio confermato la presenza di questo ... sia quando spararono al piccolo
DOMINO, sia quando spararono a D’AGOSTINO, sia quando, prima di ... che
si venisse a scoprire la bomba all’Addaura, c’era stata una signora che aveva
visto a bordo di una macchina, proprio nelle immediatezze della villa dov’era
FALCONE, due individui fra cui uno che aveva questa faccia cosi brutta ...
perciò non so qual era il motivo per cui i servizi Segreti facevano questi ...
partecipavano a queste azioni in Sicilia, se era ... diciamo, anche se noi altri
davamo delle giustificazioni sempre da quello che si sentiva dire, che era per
coprire determinati uomini politici che avevano interesse a coprire determinati
fatti che erano successi in Sicilia o che succedevano in quel periodo,
mettendo fuori gioco magistrati o politici che volevano fare scoprire tutte ‘ste
magagne.

In carcere venisti a conoscenza di altre notizie importanti o
significative?

Ma sempre ...

Sempre da appartenenti a “Cosa Nostra”.

Sempre da appartenenti a “Cosa Nostra”

Sempre per sentito dire:

Sempre, certo, sempre per sentito dire, non ...
Poi durante il periodo che sono stato fuori, diciamo, le stesse confidenze che
avevo avuto raccontato dentro i carceri, poi riprendendo i discorsi fuori con
altre persone, con altri appartenenti a “Cosa Nostra”, si veniva a sapere che
effettivamente c’erano stati questi agganci a livello di Servizi Segreti con fatti
poco chiari della cronaca.
Poi, appresso, magari, facendo un analisi più attenta di questo periodo si farà
un sintesi più dettagliata dei fatti specifici di cui sono venuto a conoscenza...

Di PROVENZANO e RIINA, in quel periodo se ne parlo all’Ucciardone?


                                                                                91
Ma se ne parlava nel senso che loro erano interessati, ma non loro come
persone fisiche, loro come rappresentanti di “Cosa Nostra”, erano
interessati a combattere determinati magistrati che erano a capo del pool
antimafia, cercando con tutti i mezzi di screditare tutto quello che veniva fuori
dalle dichiarazioni dei pentiti, in modo da poter reintegrare la posizione di tutti
questi “uomini d’onore” che erano stati ...

E loro con chi ce l’avevano in particolare?

L’avevano in particolare con questi magistrati del pool antimafia, in particolare
con FALCONE, perché FALCONE è stato sempre il nemico numero uno,
cioè il pool antimafia erano 7 - 8 magistrati che componevano, però il nemico
numero uno era sempre FALCONE, cioè quando qualcuno voleva indicare il
pool antimafia, parlava solamente di FALCONE non diceva il pool, si parlava
solamente di FALCONE...

In quel periodo con chi eri detenuto dell’appartenente a “cosa Nostra”,
come mi raccontavi che in, all’Ucciardone e a Favignana, c’era proprio
una struttura di “Cosa Nostra” all’interno del carcere, ovviamente quello
che ti ricordi e poi eventualmente successivamente ritorneremo per
approfondire meglio.

Allora, quando sono stato all’Ucciardone ... partiamo da Favignana, come
appartenenti ... “uomini d’onore”, quando sono arrivato non ce n’erano
“uomini d’onore” veri e propri ma c’erano persone vicine a “Cosa Nostra”,
erano stati avvicinati, poi in un secondo momento arrivò Antonio
RINZIVILLO, che siamo stati infatti insieme nel cubicolo per diverso tempo ...
all’Ucciardone, invece, come c’era ... c’erano delle sezioni, prima c’era una
sezione in particolare la settima dove andavano tutti gli “uomini d’onore” di
una corrente e si poteva notare anche al campo sportivo la Domenica,
quando c’erano le partite, che da una parte si raggruppavano solamente gli
“uomini d’onore” di una corrente e dall’altra c’erano vecchi “uomini
d’onore” che appartenevano alla corrente dei perdenti, dei cosiddetti
perdenti, BADALAMENTI, INZERILLO e compagni.
Ora la cosa che mi stranizzò fu che quando io fui la, nel gruppo dove ci
radunavamo tutti quanti, allora c’erano i MADONIA, c’era Nino MADONIA,
c’era      ... allora Nino MADONIA, Filippo MARCHES..., Filippo
QUARTARARO, Nino GARGANO, don Agostino COPPOLA, Toto LA
ROSA, parenti dei MADONIA, nipoti, cioè il gruppo dove ... c’era zio Peppino
FARINELLA, Pino BARRECA, il gruppo degli agrigentini che faceva capo a
... come si chiama c’era Lillo DI CARO, il professore LATTUGA, Giovanni
DE RELITTO, Lillo LOMBARDOZZI, Antonio GUARNERI, che eravamo in
cella insieme con questi, allora tutto questo gruppo stava da una parte, la
cosa che mi ... mi fece un poco di curiosità fu il fatto di vedere a Masino
                                                                                 92
SPADARO passeggiare da solo, non si avvicinava mai a quel gruppo, allora
io chiesi a QUARTARARO: “ma come mai Masino SPADARO non si
avvicina?” - “ niente c’ha problemi per ora, discorsi tra di loro”, perché io
sapevo che SPADARO era sempre dalla parte, si interessava sempre da
parte dei corleonesi per il lavoro delle sigarette, e la cosa mi destò stupore.
Durante, quando ci incontravamo tutti, perché .....


(si interrompe la cassetta n° 5)




                                                                             93
                           CASSETTA N° 6

... all’Ucciardone c’era una sezione, dove andavano tutti gli “uomini
d’onore” e poi si dividevano in base ad appartenenti di correnti, primo,
secondo, terzo piano, poi, invece, non so di preciso quale anno, per ordini
interni all’Amministrazione Penitenziaria, in quella struttura andavano
solamente persone colpite da Mandati di Cattura per associazione mafiosa
ed imputati di reati gravi, quelli che in sostanza erano nei carceri di massima
sicurezza.
Nel periodo che ci fui io appositamente la settima sezione, c’erano solamente
circa 27 - 28 detenuti che facevano parte di “Cosa Nostra” ma anche di
gruppi che non facevano parte a “Cosa Nostra”, gruppi avversi, persone che
arrivavano la per processi, per cose e venivano appoggiati sempre fecendo
distizione di appartenenza un piano con l’altro.
Per un periodo di tempo, ad esempio, quelli della 7 sezione non potevano
venire la Domenica al campo, poi ci sono stati interessamenti da parte di tutti
i detenuti, si è parlato un po' con il Direttore, con il M.llo, e finalmente verso la
fien dell’estate hanno permesso pure a questi qua di venire all’aria, al campo
la Domenica e allora si aveva modo di parlare del più e del meno, di tutte le
cose che stavano succedendo; poi all’ottav sezione, dove mi trovavo io, era
fatta solamente, primo e secondo piano, c’erano detenuti normali, l’ultimo
piano detenuti appartenenti a “Cosa Nostra” oppure persone che erano
vicine a “Cosa Nostra” o che erano amici o parenti di associati a “Cosa
Nostra”, e le, come si chiam, le persone venivano assegnate nelle varie
stanze, nelle varie celle in base alle conoscenze che aveva li dentro, cioè
c’era lo scrivano di sezione, diceva: “sai io sono amico di tizio, dice, glielo
puoi fare sapere che io sono qua e poi lui stesso ti dira...”, e cosi si faceva.
Io in cella ero con Filippo QUARTARARO che in quel momento
rappresentava quello che manteneva i contatti con le altre sezioni, infatti lui
all’interno della struttura aveva liberstà di movimento e si poteva spostare con
la scusa dell’infermeris, che era fuori la sezione, si poteva spostare ... e di
solito gli incontri avvenivano in infermeria, una volta al giorno, c’era sempre
un via vai di lavorandi che da una sezione all’altra dicevano: “vedi, avvisa a
QUARTARARO che alle 10 si fa trovare in infermeria”; allora
QUARTARARO mandava a chiamre un infermiere, un appuntato e diceva:
“Appuntato veda che alle nove”, che di solito c’erano le guardie quelle che
acconsentivano a questi discorsi, allora l’appuntato diceva: “QUARTARARO
deve andare all’infermeria”, arrivavano la ... oppure con la scusa di farsi le,
come si chiama, le ...

Schermografia?
                                                                                   94
No schiermografia, e ...

Radiografia?

Come si chiama, quando fanno con quelle luci ...

Laserterapie?

No, no laserterapie, la terapia quella con i faretti rossi ...

Ah, si, si ...

Non ricordo, sto dimenticando ... allora c’era una cosa .....

Marconi terapia?

ah?

Marconi terapia?

No, no sono ... c’è un piedistallo con tre o quattro faretti ... per l’artrosi ...poi ...
momentaneamente mi sfugge il termine ... allora cosi .... oppure poteva
succedere anche che lo mandavano a chiamare alla matricola, la matricola
era distante da dove ... allora li in matricola si incontrava possibilmente con
altri detenuti che avevano ...

Bisogno di parlare ...

misure particolari, con il divieto di incontro, e si incontravano li dentro, le
guardie facevano finta di non capire, e si parlavano.
Allora, diciamo, che c’era sempre questa ...

Possibilità.

Possibilità di sapere un po' tutto quello che succedeva, anche perchè i
colloqui venivano effettuati quasi tutti i giorni, allora le notizie arriv... filtravano
sempre tramite i lavorandi, perchè i lavorandi portavano bigliettini: questo lo
manda, ad esempio, MADONIA che, allora MADONIA erano al’infermeria,
Nino e Peppuccio, perchè erano loro che gestivano tutta la situazione
all’interno del carcere... e poi ci incontravamo la Domenica al campo.
Questo era il modo di gestire all’interno del carcere, poi tutto quello che
succedeva all’interno del carcere, passva attraverso, qualsiasi banalità,
anche una lite banale, subito nel giro di un po' di tempo arrivava all’orecchio
                                                                                       95
di quelli che erano i responsabili, allora poi ... riunioni, quello, quell’altro per
vedere ... le solite ...
Dopo l’Ucciardone, sono stato circa sei mesi all’Ucciardone, da marzo a
settembre, mi hanno ritrasferito di nuovo a Lecce. A Lecce possibilità di
incontrare “uomini d’onore” non ce ne erano in quanto in quel periodo
“uomini d’onore” veri e propri non ce n’erano, c’erano molti calabresi su
Lecce.
Dopo un periodo di tempo arrivò un nipote di SANTAPAOLA, Enzo, che per
quello che risultava ame non era mai stato inserito nell’organizzazione
mafiosa, perchè non mi era stato mai presentato da nessuno in veste ... però
sapendo che era il nipote di SANTAPAOLA, anche perchè io ebbi modo di
conoscerlo durante la latitanza, quando lui andava a fare ilcolloqui allo zio,
Nino, al manicomio di Barcellona Pozzo di Gotto, che si trovava ... io ero
latitante la ... allora siccome conoscevo uno zio di questo ... ci incontravamo,
se lui aveva bisogno di qualche cose e tante volte veniva con questo nipote
che allora era bambino, aveva potuto avere 14 15 anni; allora diciamo che
l’ho avvicinato, l’ho messo a suo agio, perchè quando uno arriva, di solito, da
un carcere all’altro, ... come “uomini d’onore” veri e propri non ce n’erano.
Dopo un periodo di tempo arrivò pure SCIUTO Giuseppe, che noi eravmo
circa una ventina d’anni che non ci vedevamo, abbiamo parlato un po' di tutto
quello che stava succedendo a Catania, di tutte ‘ste squadre, squadrette,
omicidi che succedevano solo esclusivamente per sete di potere e motivi di
interesse, che lui era, diciamo in un certo qual modo, stanco di tutta questa
situazione e che pressava i LAUDANI a chiudere questa partita, magari
tornando a fare una pacificazione con il gruppo avverso dei CAPPELLO e
PILLERA.
Infatti, poi venni a sapere, dopo che lui usci dal carcere a febbraio del ‘92 ... o
‘93, febbraio ‘93, io mi trovavo all’Asinara già, comunque quando usci, lui lo
ammazzarono a casa sua proprio e poi il discorso era che lui aveva detto ai
LAUDANI che non voleva più partecipare a questa guerra, che c’erano stati
molti morti e che non ne valeba più la pena continuare ed era disponibile a
trattare una pacificazione con il gruppo avversso, e per questa situazione lo
ammazzarono.
Si dice che allora fu uno dei LAUDANI ad ammazzarlo, Gaetano quello che
poi ammazzarono ....

Successivamente.

Successivamente.
Diciamo, successivamente, dopo un periodo di tempo trascorso li a Lecce,
ottenni la sospensione pena.

(incompr.)


                                                                                  96
... nell’occasione che fui, a come si chiama, a ... all’Ucciardone, venni a
sapere del ... si parlava del tentato omicidio di GERLANDO ALBERTI, che
era stato allora, ‘stu GERLANDO ALBERTI doveva morire perchè era legato
a BADALAMENTI.
Allora lo fermarono sulle scale e gli iniettarono due siringhe di, solamente di
aria. La prima siringa riuscirono a farla, la seconda non sono riusciti a
completare l’operazione in quanto una guardia del piano di sopra sentì il
trambusto, accorse atutto ‘sto casino che c’era e diede l’allarme. Allora stu
BADALAMENTI, e come si chiama, GERLANDO ALBERTI rimase aterra
stordito, svenuto, lo accompagnarono poi in infermeria e lui dichiarò che
cadde dalle scale, anche perchè avevano preso i sei sette che avevano
partecipato a questa situazione, poi la cosa la sistemarono e tutto fini nel
dimenticatoio.

Perchè lo fecero?

Ma perchè per loro GERLANDO ALBERTI rappresentava un pericolo per
l’apporto che poteva dare al gruppo di BADALAMENTI, anche perchè lui era
a livello di stupefacenti, era uno dei perni principali della struttuta che operava
per conto di “Cosa Nostra”, aveva, tutti gli agganci li aveva lui in mano, non
l’ho mai conosciuto perciò non posso dire se effettivamente era vero ma
quello che sentivo dire all’interno dell’Ucciardone ... e che si salvò solamente
per l’intervento di questa guardia.
Dopo, nel ‘90 ottenni la sospensione pena ...

(incomp.)

... questi qua, siccome c’erano stati delle ... dei discordi fra di loro a Palermo,
per questioni legate sempre al traffico di droga, come si chiama, RIINA
decide di fare piazza pulita ... per avere solamente il controllo totale di ‘sta
situazione ... e questo Gaspare MUTOLO dovrebbe sapere meglio di me, in
quanto lui è stato in prima persona intaccato da ‘sta situazione, lui si salvò la
perchè era in carcere, anche perchè siamo stati insieme un mese, con
Gaspare MUTOLO, in cella, e ... mi ricordo che mi raccontarono che quando
avvenne questo, come si chiama, sono stati tutti quanti invitati a partecipare
ad una cena chiarificatrice in una villa fuori Palermo, alla periferia di Palermo,
per l’occorrenza avevano preparato uno scandinato che c’era ‘sta cucina
rustica e a poco a poco fecero entrare ‘ste persone li sotto, una volta che
arrivarono dentro questo locale furono tutte bloccati, da parte del gruppo
avverso con delle armi ed ad uno a uno affogati, affogati qualcuno che fu
sparato perchè ha fatto reazione e poi sono stati spostati nella campagna, nel
giardino che c’era ed a uno ad uno buttati dentro fusti di 200 litri di acido e
squagliati e i resti buttati nei giardini come concimi ...


                                                                                 97
Quando tu eri detenuto, allora, i contatti con te chi li manteneva, Piddu
ti mandava biglietti o indicazioni di quello che succedeva in famiglia?

No, di questo non mi diceva niente perchè una volta che io avevo ‘sta
condanna sulle spalle grossa, allora ero io di solito che quando facevo i
colloqui con mia madre, perchè di solito mia madre ... gli dicevo: “fagli sapere
a Pippo che mi interessasapere questo discorso, come è combinato”, e poi il
prossimo colloquio mia madre ... oppure se c’era qualcosa che interessava
mio cugino mi diceva: “vedi che li ci deve essere u’ tizio, fammi sapere ...”
cioè i rapporti erano ... in questo modo avvenivano; io direttamente, dal
periodo che mi arrestano, non ho più curato nessun tipo di relazione con la
famigia di appartenenza, anche perchè non c’era interesse da parte mia ne
tanto meno ill motivo, ero in carcere e poco potevo fare però ... e sempre mi
sono messo al corrente delle situazioni che c’erano fuori, “Sta attento che ora
c’è una rottura con quelli dell’altro lato, guardati la dentro perchè” questo mi
mandava ...

E, che era successo quel periodo? Come, di mutamento nella tua
famiglia?

A Caltanissetta?

Certo.

A Caltanissetta niente, a Caltanissetta fino a quando mio cugino è stato fuori
non ci sono stati mai ... se non le solite stronzate ... ad esempio quello la che
avevano organizzato di fregare a mio cugino, la “famiglia” di Enna, quelli
che facevano capo a Borino MICCICHE’ con SEGGIO padre e figlio, che poi
scomparvero tutti quanti, questi qua.
Borino MICCICHE’ era uno che era molto legato a mio cugino Pippo, però
poi alla fine si trovo coinvolto in questi coso che ... in questa situazione, non
so fino a che punto perchè quelli che effettivamente volevano fregare a mio
cugino erano SEGGIO, Francesco SEGGIO ed il figlio, però questo qua fino
a che punto era coivolto, che poi ... si è saputo poi da altri fonti che era
coinvolto pure questo, perchè da quello che so io ‘sto MICCICHE’, mio
cugino lo rispettava e lo voleva bene come un parente, tant’è vero che lui fu
ammazzato da Totò SAITTA per gelosia nei riguardi di ‘sto MICICCHE’,
perchè mio cugino lo portava, essendo che, come si chiama SAITTA era
rappresentante della zona di Barrafranca, ‘stu BORINO era a
Pietraperzia, e dipendeva da Barrafranca, il fatto che mio cugino non gli
aveva ‘stu rispetto ... più verso quello la, ha suscitato l’invidia di SAITTA, e
allora SAITTA ... ammazzò ‘sto Borino MICCICHE’ e per ritorsione fu
ammazzato poi SAITTA, perciò questi qua sono discorsi che sono successi


                                                                               98
nel periodo che ero in sospensione pena io, mi ricordo, perciò li venivo a
sapere ...

Ma tuo cugino non si dava da fare per tenerti tranquillo promettendoti di
uscire, che avrebbe fatto ...?

No mio cugino ...

una condanna a 18 anni!

No, mio cugino mi diceva stai tranquillo che tanto con la condanna che hai
puoi fare massimo 10 anni e sarai fuori, una volta fuori problemi non ce ne
saranno ... per quanto concerne i discorsi questi qua che avevo il processo in
cassazione, io glielo mandai a dore diverse volte a mio cugino, che c’era la
possibilità in Cassazione di fare cassare ‘sto processo, arrivando a parlare
con uno dei Presidenti di Sezione, allora non c’era CARNEVALE però, erano
altri i Presid ...

E c’era la possibilità di contattare uno di questi?

Se c’era ... allora si parlava nei carceri che in Cassazione con i soldi si poteva
risovere la situazione, allora mandai a dire a mio cugino di interessarsi per
vedere se con i soldi si riusciva a cassare ‘sto processo, nello stesso tempo
io in quel ... cassando il processo, io avevo la possibilità di uscire con la
scadenza dei termini in quanto era stata fatta la nuova custodia cautelare in
quel periodo, e già io superando la fase di un anno, potevo essere
scarcerato. Mio cugino mi disse, mi mandò a dire che si stava interessando, e
poi dopo circa un mese, due mesi, già si sapeva la composizione del collegio
che doveva fare ... mi disse, dice, che non c’è niente da fare, comunque,
ormai già lui ha fatto due anni, tre anni guà se li è fatti, di’ di stare tranquillo,
sempre poi a metà pena ci sarà la semilibertà, ormai il più l’ha fatto, e mi
mandò a dire che non riusci a fare niente lui; se si interessò se non si
interessò questo ...

Se poi ci sono altri episodi, eventualmente ci ritorneremo, no?

Si.

A parlarne più tardi. Arriviamo ai tempi, poi, della tua sospensione
pena?

Si, mi ricordo che dopo ritornai a Lecce, nel settembre del ‘88, ritornai al
carcere di Lecce, incominciai ad avere dei disturbi alla schiena, per dei
postumi di una caduta che avevo preso allora, da ragazzo; si vedeva che
                                                                                   99
c’erano due vertebre schiacciate; ‘sto coso aveva provocato lo strozzamento
dell’ernia, mi sottoposi ad una terapia all’interno del carcere, poi il dirigente
sanitario del carcere stesso, mi ebbe a dire: “guarda questo qua si può
risolvere solamente con delle fisioterapie oppure degli interventi particolari
con dei raggi laser, cosa che non puoi fare in una struttura carceraria;
interessati perchè per queste cose si può ottenere pure la sospensione
pena”. Parlai con il mio avvocato, mi sono sottoposto a delle visite
specialistiche che confermavano la diagnosi del ... private, queste di parte,
che confermavano la diagnosi di questa ernia al disco e presentammo tutta
una pratica tendente ad ottenere questa sospensione pena. La prima volta mi
fu rinviata, la seconda volta i magistrati di sorveglianza mi diedero ‘sta
proroga, e come si chiama, ‘sta sospensione pena. Uscii per 4 mesi, circa 3
mesi e mezzo 4 mesi era ... dopo il primo periodo ho chiesto la proroga che
mi fu acconsentita per 4 mesi e dopo ottenni altri 4 mesi di proroga. Diciamo
che sono stato circa 11 mesi fuori con la sospensione pena.
Durante quel periodo ho incontrato diverse volte mio cugino, latitante. Mi
metteva al corrente di ...

Come mai era latitante?

Mio cugino era latitante perchè nell’82 aveva fatto un mandato di cattura,
ufficialmente era solo un mandato di cattura per associazione del max quater,
quello che poi sfociò nel processo max quater, almeno ufficialmente allora
c’era solo questo mandato di cattura, anche se poi si sapeva che tutte le
indagini più delicate lui veniva messo di mezzo perchè i pentiti stavano
cominciando a parlare di tutto quello che era successo in Sicilia, in particolar
modo dall’80 in poi, dopo la grossa guerra che ci fu a Palermo, che si allargo
in tutta la Sicilia ed anche fuori dalla Sicilia.

Tra i corleonesi e ...

Si, tra i corleonesi ed il gruppo di BADALAMENTI ... allora, uscendo in
sospensione pena nel marzo del ‘90, diciamo, ho visto mio cugino in più
occasioni, da latitante, mi ha messo al corrente della situazione e mi
domandò pure quali erano le mie intenzioni; gli dissi: “guarda,
momentaneamente, siccome io ... 4 mesi di sospensione pena, non mi posso
prendere nessun incarico, anche perchè è mia intenzione di rientrare in
carcere per finire definitivamente questa condanna che ho sulle spalle, anche
perchè fra qualche mese rientro nei termini per la semilibertà; se tu hai di
bisogno, di qualsias cosa ai di bisogno, sono sempre a disposizione però a
livello ufficiale non voglio essere, non voglio avere nessun collegamento...

Incarico?


                                                                              100
“...nessun incarico, anche perchè i tempi sono quelli che sono e non vorrei
incappare in qualche altro mandato di cattura”.

E tuo cugino dove l’incontravi?

Mio cugino lo incontrai una volta, la prima volta lo incontrai a Villarosa, lo
incontrai a Villarosa in una campagna di amici ...

Nel consorzio?

No, nel consorzio non l’ho incontrato mai la, sapevo che gli davano appoggio
...

Il SOLLAMI ...

In sostanza era la famiglia di Enna che ha curato la maggior parte della
latitanza di mio cugino, facendolo sposatre di posto in posto...

E dove è stato, specifica dove è stato? E’ stato al consorzio agrario, no?

Che è stato ... io non l’ho incontrato la, che poi mi fu detto che aveva passato
parte della sua latitanza, aveva dormito pure dentro questo Consorzio Agrario
di Enna ...

E c’era il direttore?

Ah?

... il direttore?

No il direttore, il direttore non lo conosceva ...

Chi era?

C’era uno che era vicino alla “famiglia” di questi qua, amico della “famiglia”
di Enna ... che non era “uomo d’onore” però, era uno che conoscevano e
allora certe sere andava a passare la ... che lui ...

Come si chiamava questo?

Il nome ... aspetta ... me lo dissero il nome di questo qua ... poi mi sovviene
...

E SOLLAMI, invece che ruolo aveva?
                                                                             101
E ... SOLLAMI era uno di quelli che gli ha dato l’appoggio, lo spostava in
macchina, lo faceva dormire a casa sua ...

SOLLAMI, come?

Giacomo ...

Cosi non si confonde con l’altro...

Si ... Giacomino SOLLAMI, di Villarosa, e ... allora lui si spostava da una
campagna all’altra perchè gli appuntamenti, in base alle persone che andava,
lui faceva gli spostamenti ... con me, ci andai diverse volte dove lui, diciamo,
era consuetudine sua stare durante le giornate, perchè poi la sera si ritirava
in appartamento e dormiva, un appartamento che sapeva solo la persona che
l’aveva in custodia ... poi, in base con chi si doveva incontrare, si spostava da
un punto all’altro della Provincia di Enna, perchè gli appuntamenti venivano
dati in zone diverse, anche perchè un domani un latitante, se gli succede
qualche cosa, può sapere suppergiù da dove parte ... la soffiata.
Un’altra volta, mio cugino passò da Catania e si fermò tutta la mattinata ed il
pomeriggio a mangiare a casa mia, per l’occasione ci riunimmo tutti i parenti,
rimase dalla mattina, 9,30 - 10,00 fino ...

E chi lo accompagnò?

Allora lo accompagnò, come si chiama, quello di Sommatino, l’ex consigliere
comunale ... PULCI, Lillo PULCI, Calogero PULCI, lo accompagnò ... allora
per l’occorrenza lo accompgnò il PULCI a casa mia, Lillo PULCI, però gli
spostamenti di mio cugino venivano curati in particolar modo dalla “famiglia”
di Gela, la famiglia che faceva capo ai RINZIVILLO, c’erano tutti ragazzi
fidati, che facevano da staffetta da cosa ...

Ne ricordi qualcuno?

Ma .. in quel periodo come cognomi non li conoscevo, perchè erano tutti
ragazzi giovani ... appena ...

Come nomi, che poi eventualmente li identifichiamo..

Ma c’erano i TASCA, i BURGIO ... comunque, questi qua i TRUBIA stessi
che oggi sono pentiti ... erano sempre quel MONREALE che era uno di quelli
fidati, pure ... cioè erano persone che curavano di solito gli spostamenti di
mio cugino, oppure quando c’era necessità per la sua sicurezza, si spostava
un gruppo di otto - dieci ragazzi, si muoveva solo ed esclusivamente con mio
                                                                              102
cugino, ragzzi disposti a tutto, questo non e ... e infatti quel giorno, dopo che
finimmo di pranzare, siamo rimasti fino alle 4, le 5, prosegui quindi per
andare su a Milano ...

Cosa ti raccontò in quella occasione se ti ricordi?

Ma sempre con mio cugino parlavamo delle cose in genere che succedevano
in paes ... nella zona di Caltanissetta, non c’era nulla di particolare a livello di
famiglia, ‘stu fatto che stavano cercando di, c’era qualcosa che stava
andando ... stavano montando contro di lui per fotterlo ...

Chi?

Ma poi si venne a sapere che era partito da questo qua ... questo di della
zona di Enna, che erano entrati in contrasto con mio cugino, ma non per
motivi di ... penso che era per motivi di lavoro


(si interrompe il primo lato della cassetta n° 6)


... qua erano i SEGGIO di Valguarnera, che loro avevano un’impresa di
costruzione con il (incomp.) e siccome di solito tutti i lavori che avvenivano in
quella zona, li gestiva mio cugino a livello di favorire le imprese, allora le
imprese per riconoscenza assumevano il personale, oppure facevano
lavorare i mezzi delle persone che mandava a raccomandare mio cugino ...

Te le ricordi queste imprese quali erano?

Ma... non mi interessava direttamente io della situazione, per una mia
questione personale, per la situazione in cui mi trovavo non volevo sapere
niente ...
Mi ricordo pure che in quella occasione abbiamo parlato ... il periodo caldo
della guerra che c’era a Gela, e, diciamo, che sapevo sempre quando ...
siccome su Catania transitavano sempre ragazzi gelesi che venivano o da
Roma o da Milano, passando per Catania, si fermavano sempre per
informarsi se c’erano novità o cosa da parte di mio cugino e ci veniv... venivo
messo al corrente dei discorsi che c’erano su Gela, e mi ricordo che durante
il periodo che fui fuori si stava preparando un attentato al gruppo di
PAOLELLO e compagni ...

PAOLELLO Orazio?



                                                                                 103
Orazio PAOLELLO, Aurelio CAVALLO che erano riusciti ad intercettare la
casa dove loro stavano latitanti, che era in una zona di campagna, non
ricordo bene se era nelle campagne di Butera o di Riesi, adesso non ricordo
bene, e mi ricordo che per l’occasione loro avevano bisogno di un fuoristrada,
per fare questo agguato, fuoristrada che feci reperire io a Catania, rubata, un
fuoristrada ed una Lancia Thema ... e poi, dopo un periodo di tempo, 10 gg -
15 gg, non ricordo vene adesso, una settimana, lessi sul giornale che aveva
fatto l’attentato in questa casa di campagna dove ne morirono due: un certo
DAMMAGGIO ed un altro non ricordo come è che si chiama
...DAMMAGGIO, si DAMMAGGIO ... perchè l’agguato poi, secondo quanto
venni a sapere, non riuscii in quanto quando arrivarono con questo
fuoristrada e due o tre macchine rubate, ci fu uno di quelli che facevano la
guardia fuori che ... e quindi loro sono arrivati fino ad un determinato punto
con le macchine, poi sono scesi a piedi e si sono avvicinati ...

Campagna, campagna ...

campagna, campagna. Se ne sono accorti allora ci fu la sparatoria e
PAOLELLO e compagni riuscirono a mettersi in salvo, chiudendosi in questa
casa, rispondendo al fuoco, ci fu, dice, per dieci minuti una ...

...una sparatoria..

Una sparatoria, e poi una volta che caddero i primi due, se ne sono dovuti
andare perchè ormai erano scoperti e non ...

Cadde da parte di PAOLELLO o di loro?

Da parte di PAOLELLO..

Da parte di PAOLELLO ..

Si, ne caddero due ... diciamo ... poi, dopo ‘sto fatto ci fu una specie di
pacificazione, pacificazione che era stata chiesta a mio cugino direttamente
da parte dei “pecorai”. Allora mio cugino ...

Che sarebbero gli “Stiddari”...

Gli “Stiddari”, si, mio cugino, allora, in occasione che ci siamo incontrati, mi
accennò che aveva chiesto ‘sta pacificazione però lui non si voleva prendere
la responsabilità essendo che ... si ... si ... dopo la strage del biliardino, hanno
chiesto la pacificazione ...
Nel periodo che sono stato fuori io, sono arrivato fuori già la guerra era
aperta, poi ci fu una pacificazione, si erano spartiti le zone, tra “pecorai” e
                                                                                 104
cose e “Cosa Nostra” e per un periodo di tempo ci fu tranquillità; poi,
incominciarono a montare le tragedie, perchè, da parte di qualcuno che
aveva interesse a che la situazione precipitasse, incominciarono a dire: “ma,
li vedi che ora MADONIA con RINZIVILLO, intanto si stanno prendendo con
le buone, gli danno parte dei soldi che si guadagnano, però appena avranno
l’occasione li ammazzeranno a tutti, perciò pensateci prima”, questo qua era
esattamente il RIGGIO e STUPPIA, di Riesi, che loro, di ‘sta situazione di
tranquillità che c’era, per loro era un pericolo in quanto essendo che erano
questi qua, RIGGIO era affiliato a “Cosa Nostra” e poi se ne era uscito,
giustamente lui sapeva che la “famiglia” di Riesi e quella di Gela, prima o
poi l’avrebbero fregato ...

Anche perchè RIGGIO, se non sbaglio, aveva tentato la morte di tuo
cugino, no?

Si, aveva ... e ... perchè ufficialmente era partito da quelli di Valguarnera,
però sotto sotto c’era l’appoggio di questi qua, di Riesi, e allora si disse pure
che c’era un certo Pino CAMMARATA, che poi, diciamo, che non era il Pino
CAMMARATA di Riesi, ma un omonimo di Enna, che poi questo qua mi
sembra l’ammazzarono pure ... e sotto sotto c’era pure questi riesini che
avevano interesse a metter fuori gioco mio cugino. Allora i RIGGIO che si
vedevano, diaciamo, una volta che c’era ‘sta pace, loro si sentivano in
pericolo, perchè una volta i, come si chiama, i “stiddari”, chiamiamoli cosi,
non avevano più interesse di riaprire la guerra con “Cosa Nostra”, questi
qua non si sentivano più tutelati abbastanza bene, allora si vedevano in
pericolo per la loro vita, allora mettevano sempre in atto delle tragedie per
potere fare scatenara ‘sta guerra e loro sentirsi cosi un po' al coperto; e
dicevano: “a, che MADONIA, appena sistema le cose, li vuole ammazzare a
tutti quanti, assieme a RINZIVILLO”.
Fino a quando riuscirono, perchè poi all’interno della loro cosca si diceva che
“Cosa Nostra”, dice, tutti i soldi che prendeva, ne dava solamente una parte
a loro, mentre la parte del leone la facevano sempre loro, noi siamo rimasti
daccordo che doveva essere tanto e tanto, perchè loro debbono avere
sempre più di noi, e allora a causa di questa, come si chiama, successe la
strage del biliardino ... perchè quando successe ‘sta specie del biliardino, già
gli animi si erano placati, c’era tranquillità, non c’erano segni che poteva
nascere una guerra del genere, solamente che, siccome c’erano ‘ste persone
che avevano, che erano appoggiate anche da ragazzi dalla parte di Catania,
come quel rambo: INTROVAIA, che questo qua era un drogato, un animale
che non capiva niente ormai, un assatanato, questo è quello che ammazzò a
Totò POLARA con la moglie ed i due figli, entrò con la parrucca da donna,
sotto l’effetto della droga, della cocaina e fece una strage li ... e per questo lui
era segnato e doveva morire, infatti mi fu chiesto a me di interessarmi per
vedere di arrivare a questo rambo, perchè allora mi ricordo che questo rambo
                                                                                 105
faceva parte di un gruppo dei “cursoti”, ma non si sapeva di specifico a chi
appartenesse.
Io mi interessai a Catania perchè mi fu detto che era vicino ai PUNTINA,
infatti in quella occasione avvicinai l’avv. DI MAURO, Salvatore DI MAURO,
Turiddu DI MAURO, che poi questo qua lo ammazzarono a Catania ... e gli
chiesi se lui fosse a conoscenza se ‘sto rambo era inserito
nell’organizzazione; mi disse: “guarda gino, io so che questo qua è un pazzo;
ho saputo che nel passato era vicino ai miei cugini, però che mi risulta oggi,
so che non è più legato con noi, comunque se ti interessa questo te lo faccio
sapere”, infatti dopo un paio di giorni mi diede la risposta e mi disse che non
era legato a loro ma si era avvicinato ad un altro gruppo dei “cursoti”, ma
non sapeva se erano i PILLERA, se erano ... comunque dopo un po' di
tempo venni a sapere che questo qua era un tipo che non si fidava di
nessuno, non era legato più a nessuna organizzazione e che era difficile
poterlo fregare.
Della situazione si interessò allora la famiglia .....

Cioè lui faceva il Killer e basta?

Faceva il Killer e si fidava solamente di questi qua di Gela, dei gelesei ...
perchè lui in carcere si era conosciuto con delle persone legate a questi
PAOLELLO e quando è uscito si è messo a disposizione di loro ...

A di PAOLELLO?

PAOLELLO, CAVALLO, non so di preciso lui con chi teneva i contatti dentro
il carcere, perchè lui fu a Calt..., al carcere di Caltanissetta, e quando uscì,
fece un sacco di omicidi su Gela per conto di loro, però nello stesso tempo a
Gela, acquistava potere per la sua ...

Ferocia ...

... sanguinarietà che aveva, no! Per come ammazzava le persone ed infatti
PAOLELLO, si dice, venisse sotto la sua scuola.
Allora si interessò pure la famiglia di Catania per fare la cortesia ai gelesi, per
ammazzare ‘stu rambo, e la cosa la prese in mano la “famiglia” del
“Malpassotu”. Il “Malpassatu” si interessò per contattarlo, infatti andarono
dei ragazzi che appartenevano al “Malpassotu”, lo contattarono con la
scusa che dovevano fare una rapina, che interessava, se lui aveva interessi
di partecipare pure lui a questa rapina.
Questo forse capì che c’era qualcosa che non andava, gli diede
l’appuntamento il giorno dopo, per chiarire alcune cose, quando questi
ritornarono, il giorno dopo, dopo due giorni non lo so, lo andarono a trovare di
nuovo, questo aprì la porta, li fece entrare, appena entrarono tirò la pistola e
                                                                                106
sparò subito e ne ammazzò uno, poi quelli se lo portarono e non si seppe più
niente di questo che ammazzarono, non ... sepolto ... non

Il rambo?

Quello che ammazzò rambo ... il discorso non se ne seppe più niente .... da
allora questo qua diventò imprendibile ... poi lo arrestarono, lo misero agli
arresti domiciliari e ... mentre, mi ricordo, ero detenuto a Lecce, sul giornale
seppì che l’ammazzarono a casa sua proprio travestiti da Carabinieri.
Poi ci fu l’agguato alla sorella pure di questo rambo, che era una di quelle che
pure sparava ... lo accompagnava ... perchè, arrivato ad un certo punto,
questo qua, questo non si fidava più di nessuno ... allora ci andarono a casa
e l’ammazzarono travestiti da Carabinieri; dopo un po' di tempo gli fecero
l’agguato pure alla sorella, che la ferirono però non ....

E anche la sorella partecipava agli omicidi, sparava anche lei?

Gli guidava la macchina, almeno questo era quello che si diceva ....

Gli EMMANUELLO erano legati a PAOLELLO o erano invece ...

Ma gli EMMANUELLO, che io sappia, allora erano, ce n’era uno in
“Famiglia”, Davide, mi sembra era in famiglia ...

Daniele?

No Davide, Daniele adesso...

A, Daniele adesso...

Daniele è entrato adesso in “famiglia”, Davide era quello che faceva parte
della “famiglia”, dopo l’arresto di RINZIVILLO prese lui il comando ...

Perchè li chiamano i “formiculoni”?

Ma “formiculoni” ... un vecchio suo zio aveva questo soprannome, poi da
che cosa derivasse non lo so ... so che (Incomp) dei vecchi boss della
malavita gelese ...

Non avevano niente a che vedere con PAOLELLO?

No, no, no ...

... gli EMMANUELLO?
                                                                             107
No, loro sono stati sempre legati al lato “Cosa Nostra”, anche se non erano
tutti in “famiglia”, poi venni a sapere che pure un altro fratello degli
EMMANUELLO, che era in carcere pure, era entrato in “famiglia”; ora
Daniele, da nemmeno un anno a ‘sta parte, otto mesi, dieci mesi, incomincia
pure lui ...

Torniamo a quel periodo. C’era questa guerra su Gela. E tuo cugino,
non ti ricordi più cosa ti disse, in, se ti sei ricordato, di quel discorso?

(incomp)

Poi dove incontrasti ancora tuo cugino?

Mio cugino lo incontrai ... a Bagheria no ... sapevo che era a Bagheria, ci
dovevo andare ma non ci andai a Bagheria ... aspetti mi faccia pensare bene
...

... la concessionaria ...

... si, si ... ebbi un appuntamento li a Bagheria ... esatto ... allora per
l’occasione mi fecero andare all’interno di Bagheria, passando il cavalcavia e
scendendo per andare alla periferia, sulla destra c’è uno spiazzo dove c’è
una ditta che vende macchine per movimnto terra, camion per la manna, e
l’appuntamento me lo diedero in questo piazzale dove io lasciai la macchina
e poi mi presero e mi portarono in una zona nuova di Bagheria, mi ricordo, e
c’era una bella villetta, ed alle spalle di questa villetta c’era un grande
spiazzo, un cortile con delle scuderie di cavalli e sopra, dalla parte di sinistra
una scaletta che saliva ed andava a finire in un appartamento che c’erano
degli uffici, anche con una camera da letto; lì incontrai mio cugino, allora
c’erano DI SALVO, Gino DI SALVO, Nino GARGANO, il nipote di
GARGANO ...

... Antonio ...

...Totuccio, ... Totuccio GARGANO, e siamo stati la insieme fino a ...
abbiamo pranzato e dopo me ne tornai a Catania ....

EUCALIPTUS c’era?

Nicola, Nicola EUCALIPTUS c’era pure, poi c’era pure uno che aveva un
negozio di ... mentre che eravamo la venne, mi disse che aveva un negozio
di scarpe, pelletterie, non ricordo adesso il nome, era molto legato a loro ...


                                                                               108
diciamo che questo qua in particolare era quello che gestiva la latitanza di
mio cugino. Un giorno ...

Di che parlaste in quella occasione?

E, adesso non ... sicuramente non di cose delicate perchè se non ... mi
ricordo che in quella occasione mio cugino mi raccontò che tempo prima,
qualche 20 gg prima, un mese prima non lo so, era riuscito a scappare ai
carabinieri che erano andati proprio nella casa dove alloggiava lui, hanno
suonato al campanello ...

Dove?

A Bagheria proprio ... e riusci a scappare, perchè la casa era, risultava
disabitata, rispose la moglie di mio cugino ... loro chiesero un informazione,
se abitava ... mia cugina rispose: no, vede che qua non abita più questa
persona, mio cugino, mentre la moglie parlava al citofono con questi
Carabinieri, si buttò di dietro, che c’era un giardino un muretto, si fece pure
male, e, campagna, campagna riusci ad allontanarsi e farsi recuperare da
questi ...

Da chi?

Dalle persone che gli davano l’appoggio nella zona di Bagheria.

E su Bagheria parlò mai di avere visto, incontrato PROVENZANO?

Ma PROVENZANO io sapevo che era la in zona, la zona di Bagheria, perchè
sapevo addirittura che tutti i grossi latitanti erano, gravitavano su quella zona,
anche perchè quando si incontravano, dovevano fare delle riunioni, erano a
portata di mano tutti quanti, però ognuno aveva una basa ben precisa, allora
nell’immediatezza delle riunioni che si dovevano fare, tutti quanti si
avvicinavano, ognuno per conto proprio alla base che aveva ... in modo che
si avvicinava due o tre giorni prima ...

Ma lui, siccome era molto legato come famiglia PROVENZANO ...

Si con PROVENZANO sono stati sempre molto legati ed addirittura so che
passavano insieme la maggior parte delle festività più importanti, si riunivano
in famiglia ... sono cose che mi sono state raccontate ... un po' tutti i miei
parenti quando andavano a trovare mio cugino, si incontravano un po' tutti ...

E la zona degli incontri, non ricordi quale?


                                                                               109
So che c’era, su Bagheria so che PROVENZANO ha una proprietà grande,
ha una grossa proprietà dove c’è una grande villa, una grande casa, il punto
preciso non l’ho mai saputo, ma da quello che mi raccontavano dice che era
una bellissima villa, stile antico, dove si riunivano la maggior parte di questi ...
dove il PROVENZANO viveva tarnquillamente con la famiglia, la sua
latitanza.
So che in qualche appuntamento lui si spostava con un’ambulanza ...
arrivava trasportato da un’ambulanza ... il punto preciso non saprei indicarlo
perchè non ci sono mai stato ... era una grande villa, una costruzione grande
...

Ed erano le stesse persone che davano appoggio a tuo fratello a dare
appoggio a lui?

A mio cugino ..

A tuo cugino, scusami.

Penso che il gruppo era sempre quello, perchè a Bagheria solamente quel
gruppo c’è, non è che c’erano secondi gruppi, perciò le persone non erano le
stesse ma erano sempre persone che gravitavano sempre nello stesso
gruppo ... cioè non può essere il DI SALVO che dava appoggio a mio cugino
e a PROVENZANO, forse il DI SALVO sapeva che PROVENZANO era pure
la in zona, questo senz’altro ...

Ciccio SCORDATI l’hai conosciuto in quella occasione?

Ciccio SCORDATI non l’ho conosciuto ... lo conosco di nome solamente ...

Ho capito. Altre volte dove hai incontrato tuo cugino sempre in questo
periodo?

Io l’ho incontrato a Catania, a Misterbianco in un capannone che aveva
affittato allora per fare del commercio di ferro, l’avevano affittato nella zona di
Misterbianco, un paio di volte l’ho incontrato li sulla zona di Enna, Villarosa ed
una volta a Bagheria, queste sono le volte che ho ...

Ed il gruppo, le persone erano sempre gelesi, che gli davano
protezione?

Quando si spostava c’erano i gelesi che lo scortavano ...

Ed i discorsi che c’erano in quel periodo?


                                                                                 110
C’era Lillo PULCI, che era quello che gli guidava la macchina, in quanto lui
era assessore allora al comune di Sommatino, del Partito Liberale, era una
persona insospettabile, aveva anche il porto d’armi, perchè camminava con
una 38, e scortava direttamente mio cugino, lo accompagnava sempre con
macchine prese a noleggio ...

Fatti importanti di quell’epoca ti ricordi?

Ce n’è uno che mi sta sfuggendo dalla mente ... non ricordo ...

Altri?

Allora, tutti ‘sti discorsi ... allora mi ricordo, quando si parlava che questi
politici stavano comincindo a fare gli stronzi, diceva, perchè per tutte quelle
leggi che stavano incominciando a programmare per contrastare il fenomeno
mafia in Sicilia, allora mi ricordo in particolare un giorno, che ... mi apprestavo
a rientrare in carcere, allora prima di rientrare mio cugino mi volle salutare, e
fu la volta che sono andato lì a Bagheria e gli sto chiedendo: Novità per sto,
come si chiama, come stiamo combinati, non penso che ora tornando in
carcere” - perchè già c’erano delle restrizioni sulla legge GOZZINI già da
allora - disse: “‘sti politici o mettono la testa a posto oppure ci mettiamo mano
pure a loro; già glielo abbiamo detto chiaro, ora ci dobbiamo incontrare per
stabilire quello che si deve fare, però a quanto sembra hanno promesso che
la cosa la sistemeranno, perciò rientra tranquillo in carcere, che le cose si
stanno sistemando”.
Rientrai in carcere e dopo circa 6 mesi, 5 mesi che rientrai a Lecce, fui
assegnato in un carcere speciale ed i benefici mi sono stati cancellati tutti
quanti, ... di tutto quello che avevano promesso non avevano mantenuto
niente ...

E chi erano questi qui che avevano fatto i discorsi?

Guarda ... allora era, mentre si andava sempre avanti con la D.C., in quel
periodo erano i socialisti quelli che erano entrati nelle grazie di “Cosa
Nostra”, in particolar modo il gruppo legato a MARTELLI, per quanto
concerne la zona orientale di Palermo, e ANDO’ su Catania, e dovevano
essere loro quelli a dovere sistemare i problemi della giustizia in Italia, cioè
quelli che avevano presi l’impegno ben preciso, certo non è stato MARTELLI
in prima persona a parlare con ... però il gruppo era quello la, che facevano
capo a lui e quindi di riflesso a CRAXI.
Cosa invece che non avvenne, non avvenne anche perchè poi mi fu
raccontato pure, mentre mi trovavo all’Ucciardone, nell’elezione dell’87 a
Catania, Salvo ANDO’ ebbe degli incontri diretti con ERCOLANO, ed una
volta con SANTAPAOLA, in prima persona. Lui chiese apertamente
                                                                                111
l’intervento di “Cosa Nostra”, lui ... non so se sapeva se, che “Cosa
Nostra” esisteva, ma chiese l’impegno diretto del gruppo di SANTAPAOLA
a portare avanti, a a fargli avere i voti che poi avrebbero pensato a sistemare
un po' le cose per tutti questi latitanti grossi, per vedere come potere ... come
sanatoria ... na cosa ... parole, chiacchiere. So che l’incontro c’è stato, mi è
stato detto che l’incontro avvenne negli uffici dell’impresa GRACI, questo non
lo so ... però questo l’ho saputo. Alla fine invece queste persone che avevano
promesso determinati aiuti sono stati quelli che si sono rivoltati in prima
persona contro “Cosa Nostra”: MARTELLI, promuovendo delle leggi
speciali, forse per crearsi un alibi, perchè ormai erano molte le persone che
stavano cominciando a parlare di questi fatti, allora MARTELLI
promuovendosi un alibi, perchè lui aveva contrastato con le sue leggi la
criminalità organizzata ed ANDO’ impianta l’Esercito in Sicilia, cercava di
crearsi anche un alibi, dicendo che lui aveva deciso di mandare l’Esercito in
Sicilia per contrastare anche il fenomeno criminale ...

Alla fine..

... alla fine, certo, però secondo me, sono state tutte delle cose strumentali in
quanto loro si vedevano minacciati in prima persona, perchè non avendo
mantenuto le promesse fatte, si sentivano


(si interrompe la cassetta n° 6)




                                                                              112
                         CASSETTA N° 7

Il capo mandam... il vice capo, il vice capo provinciale di allora, com’era
strutturata la “famiglia” di Caltanissetta, allora, prima, nel momento
della tua sospensione?

Allora c’era mio cugino che era “provinciale”, poi c’era ... era subentrato a
Ciro VARA, VACCARO perchè Ciro VARA ...

Chi VACCARO?

Domenico...

E Lorenzo era in “famiglia” già?

Lorenzo mi è stato presentato ora che era in “famiglia”, prima non lo so ... e
allora c’era Ciro VARA, che era il vice di mio cugino, ma sempre per cose
inenenti questo tentato agguato che dovevano fare a mio cugino, Ciro VARA
fu bruciato in quanto ... non so fino a che punto ... forse c’era pure il suo
zampino di mezzo per ... allora fu messo da parte e subentrò Mimmo
VACCARO, al fianco di mio cugino ...

I capi mandamento di allora?

I capi mandamento di allora ... c’era Tano PACINO che era capo
mandamento di Mussomeli, Villalba e Vallelunga, poi c’era Pino
CAMMARATA che allora mio cugino lo mise come Capo mandamento di
Riesi e Butera, RINZIVILLO capo mandamento di Gela, Mazzarino e
Niscemi ... poi del lato di Campofranco, Milena, Montedoro c’era VACCARO,
Caltanissetta mio cugino, capo mandamento di Caltanissetta, San Cataldo
... altri capi mandamento, perchè sono 4 i mandamenti ...

Ed i personaggi più in vista, i vice di quelli, di queste persone? Chi
camminava con tuo cugino, chi c’era?

Allora quello che si stava facendo strada era Lillo PULCI, tant’è vero che poi
arrivò come rappresentante del, di Sommatino ... perchè era uno di quelli
che mio cugino ... nei suoi spostamenti non l’abbandonava mai ... c’era lui
che guidava la macchina, anche con l’alibi che aveva la pistola addosso con il
porto d’armi ... infatti mi ebbe a raccontare, un giorno mio cugino, che fu e i
carabinieri lo fermarono in un rifornimento sulla Milano/Venezia, che erano i
                                                                            113
Carabinieri di scorta a FANFANI, videro ‘sta macchina che si fermò, mio
cugino non sapeva, e allora questi appena, dice che videro la fondina della
pistola del ... e li bloccarono, li bloccarono, PULCI ha dato il porto d’armi ed i
documenti, mio cugino diede i suoi documenti che erano intestati ad un
dottore e furono regolarmente identificati e rilasciati, entrarono in questo
autogrill, presero la consumazione, videro che c’era ANDREOTTI, e, come si
chiama, FANFANI e allora capirono che era solamente per motivi di sicurezza
questo fermo era avvenuto ... poi mi ricordo che passamma insieme a mio
cugino il capodanno del ‘90 - ‘91, cioè dicembre, gennaio ‘90 e e ‘90 -’91, ad
Asiago. Per l’occasione mio cugino affittò una casa di villeggiatura, anche
perchè fece scendere una sorella di mio cugino che era in America e non
vedeva da tanti anni, e volle passare queste festività insieme a lei. Allora io
mi recai, perchè mi trovavo con la madre dei miei figli a Santa Croce del lago
e mi portai i miei figli, la piccola, mia figlia piccola con me, e stesi due giorni,
tre giorni insieme a loro ... tutti i parenti riuniti e una sera abbiamo appreso li,
dal telegiornale, no, anzi che mio cugino si era spostato perchè nella zona
dove eravamo, i cellulari non prendevano, allora lui aveva degli appuntamenti
fissi con due o tre cellulari in quel periodo, aveva degli appuntamenti fissi ad
orario con i cellulari, allora si doveva spostare dalla zona dove eravamo noi
perchè non ... qualche chilometro ... mi ricordo che quando rientro era, lo vidi
molto scosso, molto turbato, e mi disse: “vedi, arrestaro Antonio RINZIVILLO
a Roma.” - “Come?” -” L’hanno arrestato a Roma”, infatti noi altri ancora
avevamo sentito il telegiornale, mentre stavamo cenando abbiamo sentito il
telegiornale che era stato arrestato a Roma Antonio.
Era molto dispiaciuto perchè dice: “Antonio per me era stato un valido aiuto,
ora senza di lui le cose ... un poco”...


In quella occasione ci fu anche l’attentato di FALCONE? E tuo cugino ...

No, FALCONE fu nel ‘92. Poi ho saputo da mio cugino, in merito all’attentato
FALCONE, che mio cugino si trovava in Toscana, e, per l’occasione c’erano
pure le mie cugine la con mio cugino Pippo; quando la televisione mandò in
onda l’edizione straordinario del telegiornale, diede l’annuncio di FALCONE,
mio cugino ebbe a dire: “minchia, quel pazzo che combinò?”...

Altri fatti di quel tempo?

Ma altri fatti, magari poi, entriamo più dettagliati perchè momentaneamente
mi sfugge qualche cosa, poi, magari, dettagliatamente ...

E MESSINA Leonardo, l’hai conosciuto?

No, mai.
                                                                                 114
Ma sapevi che faceva parte della “famiglia”?

No, l’ho saputo solamente in carcere dopo il suo pentimento perchè ... con
chi mi incontrai allora? ... ah! Ho saputo che questo qua, questo ... non mi
ricordo in quale carcere mi trovavo quando ... lui si è pentito nel

...’92?

..’92. Prima o dopo il fatto FALCONE?

Questo non me lo ricordo.

Perchè mi è stato raccontato che MESSINA partecipò come , ... guidò la
motocicletta quando questi qua fecero il cambio di macchina, per l’attentato al
giudice SAETTA, e si portò a RIBISI, a Pietro RIBISI, e nell’occasione
ebbero un incidente, cadde con la motocicletta e la leva del freno gli si
conficcò in un ginocchio, nel piede a lui ...

Nella caviglia?

a, come si chiama, a MESSINA ... e ... per la troppa premura con cui lui
spostò, perchè questi arrivarono, avevano i Vigili Urbani, non so era
motocicletta o macchina, questo RIBISI, che poi dice che fu ammazzato ‘sto
RIBISI, salì sulla moto insieme a Leonardo MESSINA per spostare, nello
spostare, o c’era breccia a terra .. la motocicletta slittò, cadde e la leva della
frizione, del freno gli si conficcò in un piede a, come si chiama, a Leonardo
MESSINA, tant’è vero che me lo raccontarono, adesso non ricordo di preciso,
per dire “come, ‘sto cornuto, dice, sta dicendo, sta parlando su tutto e non si
accusa che lui ha partecipato all’omicidio del giudice SAETTA”; e mi
raccontavano questo episodio, esattamente ...

Cioè in quella occasione tu venisti a sapere che MESSINA faceva parte
della vostra “famiglia”?

Certo, era a San Cataldo.

Altri personaggi della tua “famiglia” di quel periodo?

Sempre i soliti, quelli che conoscevo io ...

Chi c’era? FRATERRIGO ...



                                                                               115
FRATERRIGO ancora non sapevo nemmeno che era in “famiglia”, perchè
sapevo che era li a Vallelunga, però che era entrato in “famiglia” ...

Uhm, PIRONITTO?

Ah?

PIRONITTO?

Questi fanno parte sempre della vecchia “famiglia” di, come si chiama, di
Vallelunga...

Allora la tua “famiglia” fin dove si estendeva? Oltre che su
Caltanissetta, la famiglia MADONIA, dove aveva la ...?

Ma allora aveva, diciamo, era ... la supervisione anche per la provincia di
Enna, perchè allora non so che decisero ... dopo la morte di zi’ Paolo
RUSSO, il vecchio Provinciale di Enna ... gli fu detto a mio cugino, dato che
lui era latitante in quella zona, di fare da supervisore pure della Provincia di
Enna ... Tant’è vero che lui poi sistemò in tutti i punti chiave delle persone
che avevano dato a lui appoggio nella latitanza ...

Poi, su Roma avevate... rappresentanti? C’era struttura?

Su Roma? Che io sappia non c’è stato mai una struttura a liv... di
Caltanissetta, c’era solamente che quando si trasferirono li sopra i
RINZIVILLO, portarono delle persone di giù per gestire determinate situazioni
la su Roma, penso che allora si trattava di droga ...

Va be’, facciamo, sono cose che poi possiamo anche ritornare in
seguito? Su Milano?

Su Milano c’era un altro gruppo sempre sulla zona di Busto Arstizio, che
faceva capo sempre ad un altro fratello dei RINZIVILLO, e lui aveva tanti
agganci a livello locale: ragazzi che si mettevano vicino a lui, che si
mettevano a disposizione per, come si chiama, per qualsiasi evenienza ... per
dare appoggio a latitanti ... quello

Va bene, poi ne parliamo in seguito? Su Genova?

Su Genova c’era un gruppo che faceva capo agli EMMANUELLO ...

Già allora?


                                                                             116
Si, già nel ‘90 questo qua venni a saperlo ... che faceva capo agli
EMMANUELLO e, diciamo, poi venni a sapere che era una decina distaccata
della “famiglia” di Gela ...

E chi era il responsabile sul territorio?

Davide EMMANUELLO

Per tutti?

Di Genova.

RIGGIO, STUPPIA, FIANDACA?

Questi qua ... RIGGIO io seppi che per contrasti ..

(incom. si fa un nome)

(il nome) non lo conosco, RIGGIO l’ho conosciuto in carcere a Genova, l’ho
conosciuto, ho visto la che era nella stessa sezione dove ero io ... ne ho
sentito parlare perchè RIGGIO prima era uno molto legato a mio cugino, e poi
sotto sotto si venne a sapere che stava tramando insieme a quelli di
Valguarnera per toglierlo di mezzo, e so che poi lui, quando si vide scoperto,
si allontanò e passo dal lato dei c.d. “stiddari”...

Altri personaggi di Genova di allora?

Di Genova no ... non lo so.

Allora, poi ci fu anche la questione con i DE CARO, in quel periodo,
sempre nel ‘90, c’è la guerra ... tuo cugino sfruttando gli “stiddari” ...

Allora che è successo, che su Agrigento c’era una situazione poco chiara,
cioè che gli “stiddari” si erano raggruppati tutti quanti tra di loro e stavano
andando addosso pure la zona di Palma di Montechiaro, Agrigento, Canicattì,
commettendo omicidi in tutto spiano e ... quelli che portavano ‘sta guerra
avanti era il gruppo degli “stiddari”, in particolar modo di Gela.
Allora gli fu chiesto l’intervento di mio cugino per dare man forte pure alla
zona di, su quella zona di Agrigento, anche perchè ... Antonio FERRO, in
quel momento si vide un poco indebolito per tutta una serie di arresti che
avevano fatto nella zona, avevano arrestato i GUARNERI .. le persone tutte
più influenti ed era rimasasto solamente Peppe DE CARO, che non riusciva
a fronteggiare l’impatto di questi ragazzi dei gelesi, e allora mio cugino delegò
la “famiglia” di Gela di mettersi a disposizione di questi qua agrigentini e da
                                                                              117
quel momento in poi la guerra oltre che riguardare Gela, riguardava anche
interessi di “Cosa Nostra” a Palma di Montechiaro, Agrigento, diciamo tutta
la provincia di agrigento ... perciò non era solo motivi interni a Gela ma anche
motivi esterni percè questi qua gelesi andavano a fare omicidi nella zona
dell’agrigentino e poi rientravano ...

Per cui indirettamente era tuo cugino che utilizzava gli “stiddari”...

Mio cugino è stato investito di questa situazione perchè, per dare man forte a
quelli agrigentini per bloccare gli “stiddari”, allora mio cugino a passato la
palla a quelli di Gela.

E DI CARO, in quella occasione cosa?

DI CARO era quello che ufficialmente rappresentava, era il rappresentante di
Caniccattì allora DI CARO, rappresentava diciamo gli agrigentini ...

Quello di Sciacca, lo hai conosciuto allora?

No, io quello di Sciacca non l’ho conosciuto mai, ne ho sentito parlare
solamente di nome,me ne hanno fatto ...

DI GANGI, come si chiama?

DI GANGI, Peppe DI GANGI, che lui ci teneva ad essere fatto
rappresentante di Agrigento della Provincia, rappresentante provinciale ...

Allora ...

Rappresentante provinciale allora, solamente che quando ... prima di arrivare
a questa riunione tra di loro, si parlava che volevano portare avanti a DI
CARO, Antonio DI CARO, quello non lo vedeva di buon occhio allora diceva:
“se voi volete portare a lui, io mi ritiro e non voglio sapere niente di nessuno”;
ed in quella ocacsione hanno fatto rappresentante provinciale a
FRAGAPANE e vice rappresentante Antonio DI CARO, e lui si è messo in
disparte, però ...

Allora ...

...allora, però sotto sotto lui covava per poter ... infatti aveva avuto degli
incontri con Mimmo VACCARO, due volte per vedere se Mimmo VACCARO
lo appoggiava per mettere fuori gioco a questo qua Antonio DI CARO...



                                                                               118
Invece verso Catania, in quel period di sospensione chi incontrasti?
SANTAPAOLA?

SANTAPAOLA, durante la latitanza lo incontrai solamente a Barcellona, due
o tre volte ...

Si. e durante la tua sospensione pena?

Non l’ho mai incontrato.

I tuoi rapporti con Catania?

Con Catania allora, tenevo i contatti regolarmente con Carletto
CAMPANELLA, con Aldo ERCOLANO, con Enzo SANTAPAOLA ...

Con MAUGERI anche?

Con MAUGERI, mi è venuto a trovare quando lui ... perchè mi sembra che
era in carcere poi è uscito, dopo un periodo di tempo che era fuori mi è enuto
a trovare a casa per farmi gli auguri cheero fuori pure io, però MAUGERI era
in un certo qual modo un poco messo in disparte dalla “famiglia” di Catania
per delle accuse che ci portavano in quanto lui non si comportava tanto bene
perchè trascurva determinati impegni per questioni di donne; allora fu mio
cugino che lo salvo perchè mio cugini è compare di MAUGERI, ma loro se lo
volevano fare, allora lui si manteneva in disparte ed infatti quel periodo che lui
usci penso a portare avanti solament la sua azienda di movimento terra e non
si interessava ufficialmente niente dei aftti di Catania.

Ed in questi contatti catanesi cosa sei venuto a conoscenza, diretta?

... conoscenza diretta, perchè per la riservatezza che c’è in “Cosa Nostra” io
non chiedo mai niente, perchè uno che chiede ...

Ma erano loro che parlavano...

ma ... non abbiamo avuto mai modo di ... ne io di chiedere a loro ne
tantomeno loro si interessassero a farmi sapere i discorsi loro particolari di
Catania, cioè sapevo che Aldo ERCOLANO aveva preso il posto di
provinciale, perchè Nitto in quel momento era malandato di salute e non
poteva più sopperire agli impegni che aveva, gli spostamenti e compagnia
bella, e, allora, ...

già nel ‘90 questo?


                                                                               119
Nel ‘90, si. Avevano fatto il cognato, avevano dato la responsabilità di
provinciale a Pippo ERCOLANO, solo che il modo arrogante che aveva ‘sto
ERCOLANO aveva indisposto RIINA che un giorno mandò a dire a
SANTAPAOLA, dice: “senti o me lo levi a tuo cognato, metti a qualcun altro
al posto suo, o la prossima volta che viene qua telo affogp e non telo mando
più”; e allora Nitto decise di togliere al cognato ed ilrapporti farli mantenere al
nipote Aldo che era molto più basato. Questi contatti furono mantenuti da
Aldo ERCOLANO, specialmente era il provinciale di Catania.
La famiglia “Cavadduzzu” in quel epriodo avevano avuto degli attriti con
SANTAPAOLA e quindi era messa un po' da parte, poi si venne a sapere
che ci fu la scissione totale e... che combinò con la morte di quei 4 la ... al
rifornimento della Monteshell della Catania/Palermo, che venivano in
semilibertà da Valguarnera tutti i giorni, li ammazzarono lì alla Monte Shell di
Catania.
Poi, come resto erano discorsi che si vedevano loro,... un particolare fu il fatto
di, come si chiama la, ... perchè quello è successo dopo, già io ero rientrato
... si vede che ... stavano facendo le estorsioni alla Standa, però tutti gli
attentati nel periodo che sono stato in carcere io ...

Poi, venisti a sapere la morte dei Carabinieri della scorta?

Là sono state altre confidenze, quando ammazzarono ... ma io ero fuori in
quel periodo ... quando ammazzarono ...

Tu eri in sospensione pena?

No io ero latitante allora ... quelli là li venni a sapere subito quando successe
il fatto, quando liberarono

(breve interruzione)

... durante il periodo della latitanza perchè ero in contatto con GAROZZA
(Incomp.), io ho conosciuto allora Salvatore MIRABELLA, li conoscevo da
vecchia data, sia Salvatore che Giovanni MIRABELLA, mi ricordo che in
una occasione il GAROZZA ebbe ... manifestò l’intenzione di incontrarmi, io
lo venni a sapere e lo feci venire li a Barcellona, sapevo che loro erano
insieme, che avevano fatto la squadra per conto loro e facevano rapine in po
in tutta l’Italia, e quando successe in fatto di Salvatore MIRABELLA, il fatto
mi dispiacque perchè giustamente era una persona che stimavo, in quanto ci
conoscevamo da vecchia data, di Giovanni MIRABELLA, e mi informai per
sapere quello che era successo, è questo qua infatti fi trovato morto in un
furgone nel ‘78 - ‘79, non mi ricordo adesso la data e, su un’autostrada,
sull’autostrada di Napoli, alla periferia di Napoli, su un furgone rubato fu
trovato; allora mi informai, ‘77 - ‘78, fu ‘sto periodo e allora mi raccontarono
                                                                                120
che erano andati a fare un lavoro a Napoli, forse un ospedale, e si portarono
circa 450 milioni; la squadra era questa di Pippo MARITATO, e c’era
Giovanni MIRABELLA, “faccia d’angelo”, quello che poi ammazzarono
quando lo liberarono, come si chiamava, comunque ‘stu “faccia d’angelo”,
c’era Paolo MASCI, un altro che non ricordo, comunque erano 5 che erano
partiti da Catania per andare a fare ‘stu lavoro; la base gliela dava un certo
“Nanà” napole.. di Napoli, io lo conoscevo solament di nome, ‘stu “Nanà”, che
era uno che gli dava delle dritte importanti, partirono per andare a fare ‘stu
lavoro, solamente che “Faccia d’angelo”, la mattina che dovevano partire per
andare a fare il lavoro, disse che si senti male, si sentiva male e non volle
partecipare alla rapina; quelli giustamente dice: “ma come se siamo partiti 5
per il tipo di lavoro che c’è, dobbiamo essere in 5, come mai non vuoi
parteciapre a questo lavoro”; “no, niente, dice, mi sentò male, mi fa male la
testa e non ci vengo, non mi interessa”. Questi per non perdere il lavoro
andarono ugualmente, fecero quello che dovevano fare, la cosa andò bene e
si portarono all’incirca 400 e rotti milioni e ritornarono lì nella casa dove
avevano l’appoggio, nella casa dove erno appoggiati. Mi ricordo che questo
qua, quando arrivarono che misero i borsoni con i soldi sul tavolo per dividere
le mazzette, fecero le quote per quanto avevano partecipato alla rapina e per
quello che aveva dato la basa. E ‘stu “faccia d’angelo”, non disse niente, fino
a quando all’ultimo si prese la sua quota e la mise da parte; allora lui
intervenne, dice: “la quota mia, perchè non l’avete fatta?” - “perchè ti
dobbiamo dare la quota - dice - tu c’hai messo tutti i mezzi per non farlo fare il
lavoro, perciò noi altri parte non te ne diamo, al limite ti possiamo fare un
regalo”, e presero 10 milioni a testa, raccolsero 50 milioni e glieli misero sul
tavolo. Il MIRABELLA era contrario: “no, dice, nemmeno il regalo gli
dobbiamo fare a lui, semmai da parte mia l’ultima volta che esco con lui. Io
dalla parte mia non gli do nemmeno 10 milioni”, e si sta prendendo ‘sti 10
milioni. Allora ‘stu “faccia d’angelo”,... gli sta dicendo: “ i soldi non ne voglio,
ve li potete prendere”, infatti ognuno si prese i soldi li mesi del proprio
bagaglio ed andarono a dormire, a riposarsi un po'.
Questo diede il tempo che si addormentarono, prese la pistola sparò alla
testa di ‘sto Gianni MIRABELLA, si prese i soldi, puntò a tutti quanti, che nel
frattempo si erano svegliati, prese i soldi di tutto il lavoro, se li misi in un
borsone, si portò tutte le armi, li lasciò in quella casa e se ne andò, epoi
scomparve, se ne andò per qualche anno in Argentina.
Ritornò dopo qualche anno che era stato in Argentina e si trasferì nella zona
dell’Emilia dove rimase coinvolto nel sequestro di FAVA, quell’industriale
bolognese, e poi fu arrestao lui per questo sequestro, che lo trovarono in
possesso di 600 milioni, provenienti dal riscatto.
Fu arrestato e lo misero in carcere.
Giustamente questi qua, in particola modo il fartello di MIRABELLA,
Salvatore e tutto il gruppo che poi si era consolidato in un unico gruppo che
faceva capo ai “cursoti” fu una cosa che no dimenticò. Allora ebbero la dritta
                                                                                 121
che lui era la carcere di catania e lo dovevano trasferire e prepararono
l’agguato.
L’agguato lo prepararono al casello autostradale dove ci fu .. ci furono gli
omicidi dei carabinieri...

Chi dette l’informazione dell’usc.. questo non lo sai?


Però so che c’era il parente .. quello in sostanza che guidava la macchina,
che poi non ci andò lui ma ci andò un altro, era parente, imparentato ttramite
la moglie di Alfio FERLITO, mi fu detto allora, e fu questo che diede la dritta,
infatti lui non ci andò, ci doveva andare lui a ...

Mica era scemo!

A fare ‘stu come si chiama..

Ti volevo chiedere, altre cose di Catania di quel periodo?

(si interrompe il primo lato della cassetta n° 7)

In quel periodo sapevo gli omicidi che si facevano,certi discorsi che facevo,
che si facevano quello è morto ...adesso sono ... che risalgono circa 18/19
anni fà non riesco ad essere proprio preciso su questi fatti .

Personaggi che allora conoscevi.

Su Catania conoscevo un po' tutti, Diciamo.... di quelli che poi sono diventati
“teste” più rappresentative della loro organizzazione.....

Facciamo solamente un panorama, senza entrare nel dettaglio.

Allora io...., conoscevo su Catania, sia del lato di SANTAPAOLA un po' tutti,
tutti i componenti della famiglia SANTAPAOLA....

Ti erano stati presentati come uomini d’onore ?

No!

Come li conoscevi?

Li conoscevo, perchè....., allora io non ero nemmeno affiliato a “Cosa
Nostra”, quando li ho conosciuti io, perchè diciamo.... hanno frequentato
sempre mio zio e quindi casa mia...., li conoscevo un po' tutti.
                                                                             122
Come uomo d’onore, cosa hai conosciuto fino a quel periodo?

Come uomo d’onore su Catania conosco: SANTAPAOLA, “NITTO”, al
nipote Enzo, Aldo ...... a “zu Turi”, il fratello

CONTE...

....Conte io lo conoscevo come “Zu Piddu” poi ho saputo ......non mi è stato
presentato ho saputo poi che era uomo d’onore una cosa e quelli che mi
hanno presentato........ho saputo così che era io lo conoscevo prima siccome
era molto amico di mio zio e ci andavamo spesso lì nella campagna che ha a
Ramacca .....poi i Ferrera li ho conosciuti come uomini d’onore a FRANCO e
PIPPO in Cosa Nostra ....poi ho conosciuto diciamo negli anni di custodia
Matteo MATTEI, Pippo GAROZZO, Paolo MASSI, Alfio FERLITO,
Salvatore PILLERA, a Turi CAPPELLO l’ho visto un paio di volte

Il “Malpassotu”

Il “Malpassotu” l’ho incontrato senza saper che lui fosse uomo d’onore una
sera a BARCELLONA che mi venne a cercare mandato da SANTAPAOLA
perchè aveva una questione che dovevano fare una estorsione all’Ingegnere
MAZZA di Barcellona che aveva un cantiere e gli uffici a Catania in Corso
Sicilia , siccome questo era duro da smontare... allora lui venne a Barcellona
per vedere se potevamo avvicinare qualche parente suo per poter chiudere
questa discussione e fargli dare sei soldi.
Mi ricordo che allora mi incontrai con il Malpassotu e siamo andati a cena
insieme c’era lui e Filippo MALVAGNA detto “U Monaco” che gli faceva
d’autista. Siamo andati a cena abbiamo cenato insieme .....in quella
occasione gli dissi che mi sarei interessato , infatti allora tramite mio cugino
siamo arrivati ad un parente, non mi ricordo adesso se era un cugino, un
fratello, adesso non me lo ricordo , la cosa si interesso...mio cugino di
Barcellona ... e abbiamo fissato un appuntamento a Catania a questo
parente dell’Ing. MAZZA, lui si recò a Catania si incontrò con questi quà
parlò con il suo parente e chiusero il discorso. Non so in che termini si sono
accordati , so comunque che poi la cosa è stata chiusa. Lo conobbi allora non
sapevo che era uomo d’onore...”u Malpassotu” poi non c’è stato più modo
di incontrarlo.
Nel 90 ho avuto modo invece di incontrare il genero, Toto PUGLISI che mi fù
presentato come uomo d’onore; ho incotrato il figlio Nino mi fu presentato
pure come uomo d’onore e tanti altri ragazzi che erano vicino a loro che
conoscevo. Un giorno mi doveva presentare pure Claudio SAMPERI e mi
ricordo che eravamo nella stessa Villa a San Giovanni Licudi, io conoscevo il
padre ,avevo frequentato il padre allora sta arrivando questo qua, il figlio per
                                                                             123
andare al lido e mi stava chiamando per presentarmelo non mi ricordo che
cosa è successo gli dissi si.. si....ora avvicino invece mi allontanai con la
motocicletta e al lido non ci tornai più e non ho avuto modo di conoscerlo.
Ho conosciuto GRANCAGNOLO nel 68/69 quando lui aveva una donna che
ci lavorava in via Delle Finanze , si dedicò al furto delle macchine. Ho
conosciuto perchè siamo cresciuti insieme, Pippo CAMPANELLA, ragazzo
d’oro...., ragazzo molto sincero.
Ho conosciuto a Salvatore TUCCI, Nicola MAUGERI e Nello NARDO è
stato un altro di quelli che ho scoperto...... io, nel senso che quando l’ho
conosciuto a Lentini era un “meschino”, poi frequentando con me, gli ho
presentato SANTAPAOLA, gli ho presentato tutti, dopo che gli spiccarono il
mandato di cattura, lui entrò in famiglia a Catania, poi si spostò, per conto
suo, partecipò a molti omicidi a Catania, venni a saperlo dopo

LA ROCCA allora anche hai consciuto.

LA ROCCA l’ho conosciuto ‘76/77,a LA ROCCA, a Pietrino BALSAMO,
tutti amici di mio zio, Pinuzzu Di CRISTINA, i CALDERONE, MARCHESE...

E sempre nel ‘90 i gruppi dei Laudani?

I Laudani li ho conosciuti perchè siamo cresciuti insieme....., quando il padre
Sebastiano era in carcere e i figli erano tutti piccoli, Gaetano poteva avere
10 - 12 anni, lavorava già nella macelleria di mio zio, per poter aiutare la
famiglia Diciamo che siamo cresciuti insieme che ci vedevamo tutti i giorni lui
veniva in campagna da noi insieme a mio zio diciamo che c’e’ stato sempre
questo rispetto reciproco, infatti quando sono successi certi discorsi che
hanno visto coinvolto la nostra famiglia per l’omicidio di mio zio su Catania,
loro non si sono mai schierati contro di noi perchè sapevano l’amicizia che ci
a sempre legati ... perchè allora i LAUDANI erano legati a CALDERONE.
Infatti si sono fatti sempre i fatti loro e poi in un secondo momento ci hanno
dato una mano di aiuto per cercare di fregare i CALDERONE .

I Laudani ,Di CRISTINA, il gruppo dei Pillera tutti li hai conosciuti.

Si a Salvatore PILLERA conobbi a LANZAFAME, a Turi PALERMO, a
Matteo (incomprensibile) ... poi ho conosciuto a Pino CONIGLIONE quello
che ammazzarono a Genova sull’autostrada, ammanettato.

Perchè l’ammazzarono quello?

Quello lo ammazzarono perchè lui fra tutti gli omicidi che aveva commesso a
Catania per conto di CALDERONE aveva ammazzato pure a Nuccio


                                                                            124
STRAMONDO “Pacchianello”, che era legato alla famiglia di Jimmi
MIANO e questo non glielo perdonarono

Questo era un fatto già noto, il motivo dell’omicidio?

Non lo so.

...Jimmi MIANO, tutti i cursoti, li hai conosciuti?

A Jimmi l’ho conosciuto a Catania prima che lui diventasse quello che è oggi,
ho conosciuto l’altro fratello di SANTAPAOLA.

I rapporti tra Caltanissetta, sempre in quel periodo, e Palermo come
avvenivano .

Quale periodo?

Io parlo sempre fino al ‘90, cioè Caltanissetta come si raccordava con
Palermo.

Tramite mio cugino.

Quali erano i canali?

Non lo so i canali, allora ..

(incomp) ..verso la famiglia di Bagheria, i GRECO, anche i GRECO ai
conosciuto allora?

No, i GRECO l’ho conosciuti quando ero bambino , i                  GRECO,
CASTRONOVO i PITARRESI

Anche da uomo d’onore l’hai conosciuti in quel periodo?

No, e come facevo a conoscerli da uomo d’onore , l’ho saputo in un secondo
momento che loro erano uomini d’onore quando sono entrato in famiglia io.

Però li hai rivisti poi dopo....come uomo d’onore

A Nardo GRECO l’ho incontrato in carcere.

Oltre ad avere la conferma di altri uomini d’onore, io dico, sapevi già, tu
da uomo d’onore hai avuto la possibilità di incontrarli, di riverderli


                                                                          125
successivamente alle vecchie conoscenze? Quando andavi a trovare
tuo cugino o in altre occasioni....

No a Nardo GRECO non andavo a trovarlo mai

In carcere?

In carcere ci siamo incontrati una volta in matricola con GRECO è stata una
cosa che lui arrivava ed io ero in matricola ... mi avevano mandato a
chiamare non so per quale cosa... e mi ricordo che mentre io ero messo nella
prima stanza lui era nella seconda stanza stava uscendo con un brigadiere lo
dovevano portare in sezione, ... allora appena l’ho visto gli ho detto: “Nardo
che fai” -” No, ..” , abbiamo parlato per cinque minuti poi non ci siamo più
rivisti .Poi ci siamo incotrati qualche volta al campo .

E rapporti ancora con Palermo che tu sappia....era sempre la linea
PROVENZANO quella ..?

Si era sempre la linea di PROVENZANO e RIINA

Come si mantenevano i contatti in che modo?

Questo non lo so perchè vi erano demandati alle persone che mio cugino da
mandato di girare ...

C’erano messaggi a voce cosa c’era o si scrivevano i bigliettini.?

Ma penso che i bigliettini sono sempre esistiti anche per determinate cose
delicate, essendo per interposta persona, le cose si dicevano a voce se c’era
qualcosa di delicato, si facevano i bigliettini , la persona, il latore lo portava
direttamente a mio cugino .

Della facenda del Corvo non hai saputo nulla in quel periodo?

Ho saputo della facenda del corvo che c’era stato cose raccontate in carcere
da uomini d’onore nel periodo che mi trovavo all’Ucciardone .
Ci fù ........a Palermo nel 90, ... sono successi una serie di omicidi che
riguardavano i gruppi vincenti, quelli legati ai Corleonesi, inizialmente non si
capiva da dove partiva questa cosa allora si incomincio a cercare di sapere
qualcosa di più .
Allora si venne a sapere ... che il CONTORNO era sceso in Sicilia per
arrivare alla cattura di RIINA e PROVENZANO o addirittura alla loro morte.

Come sei venuto a sapere in che modo.?
                                                                               126
Come si era venuto a sapere non lo so, questa cosa si venne a sapere ai
livelli di RIINA, PROVENZANO che poi hanno messo a corrente tutti gli altri
... con quali canali sono arrivati non lo so.

Misero al corrente gli altri per quale motivo?

Per cercare di correre ai ripari.
Allora successe che si incomincio a dare la caccia a parenti o amici che
potevano dare aiuto a CONTORNO. Dopo un periodo di tempo successe
l’arresto di CONTORNO nella zona vicino a Palermo, che era stato
appoggiato da...

Lui era nella zona di Palermo, dove?

La zona precisa non la so perchè i fatti mi sono stati raccontati, comunque
nella zona la vicino di Casteldaccia .

I parenti chi erano?

 I GRADO, erano stati appoggiati...........a quando si dice che il promotore di
questo discorso era stato il Dr. FALCONE, che aveva interessi a questa
situazione .Era sceso con il consenso del Dr. FALCONE su Palermo che
premeva per arrivare alla cattura del RIINA. Le lettere sono state fatte per
mettere il tutto allo scoperto ... che io sappia il Dr. DI PISA non c’entra nulla
con queste lettere anonime, è stata tutta una strumentalizzazione perchè era
uno dei magistrati che faceva capo al pool Antimafia che cercava determinate
garanzie prima di fare qualche cosa e non condivideva i modi degli altri
magistrati che portavano avanti le indagini Antimafia, allora per metterlo
fuorigioco lo hanno incolpato

Non sai nulla su chi era stato l’estensore delle lettere il postino
quello che si disse.?

Io so solamente che mi raccontavano queste cose ... che c’era a Palermo un
intreccio, che voleva arrivare a tutti i costi a determinati posti di potere e non
guardavano nessuno in faccia e avevano l’appoggio di determinati organi
dello Stato, quali i servizi segreti, tutti gli omicidi che sono stati commessi mi
sono stati raccontati all’Ucciardone.

SEGGIO Francesco di Valguarnera

Quello che doveva fare l’agguato a mio cugino lui e il figlio che poi
scomparvero
                                                                               127
e SEGGIO MARIANO di Centuripe?

Non lo conosco a questo?

INSINNA Loreto?

E’ il cugino di mio cugino Pippo.
...già allora era inserito?

Penso di si .. io l’ho conosciuto ora come uomo d’onore

PLICATO Loreto?

Questo quà un paesano nostro, quello che fece tutti quei omicidi a San
Cataldo per conto dei BONTADE, favoriva la cosca dei BONTADE

Uomo d’onore questo

No non era uomo d’onore anzi era contrario a “Cosa Nostra”, amazzò un
sacco di persone comprese ... tutti gli omicidi successi a San Cataldo,
compresi quelli, adesso non mi ricordo i nomi ...lui uccise a CALAREDDA
Luigi CALI’, dentro un supermercato ci andò da solo , ed era quello che era
appoggiato nella zona di Stefano BONTADE, molto pratico di armi, infatti
fabbricava armi per conto suo .

Questo ha prodotto anche armi per le famiglie?

Non lo so però era uno che un’ arma la faceva di sana pianta

In quel perido , parliamo sempre del 90, le attività principali della
famiglia di Caltanissetta quali erano.?

Sempre imprenditoriale, tutte le grosse imprese , poi ogni paese si dedicava
alle estorsioni. Però le cose erano le imprese, i lavori pubblici, ogni imprese
che voleva lavorare con tranquillità si rivolgevano alle persone locali e quelli
andavano a riferire

Quelli andavano da tuo cugino o hai avuto ruoli anche tu in qualcuno di
questi?

Io ho avuto diciamo nel ‘90 ... ruolo di messaggero

Verso quale ditta................che tu ricordi?
                                                                             128
Adesso non posso essere preciso perchè sono stato a livello marginale cioè
vedi che ci deve andare un ditta digli che interessa a noi e basta.

Di queste ditte quali ricordi?

Nel 90 non erano ditte da me conosciute, nell’ultimo periodo di tempo...


Milioti Giovanni e Milioti Carmelo?

Queste sono della zona di FAVARA ed erano legati ad Antonino DE CARO

Nel 90 dovevano fare dei lavori sull’Etna?

Nel ‘90 non li conoscevo , l’ho conosciuti ora io

Ma prima che avevano fatto dei lavori su un tuo cugino sull’etna?

Ma no nel ‘90, nel 1980 , non lo sapevo perchè ero latitante

COLLETTI Filippo quello di Ribera e i fratelli PELLEGRITI che avevano
contatti con la mafia americana?

Coletti quello di Ribera, non li conosco

Di attività diciamo relazione che allora la vostra famiglia o altre persone
che tu hai conosciuto avessero con le istituzioni, forze dell’ordine ,
c’era quel Capitano della Finanza che parlasti ... tanto per darti uno
spaccato

Quel Capitano della Finanza non portava informazioni perchè era stipendiato
dalla famiglia ... siccome era un compagno di scuola di mio cugino, ogni tanto
si sentiva per qualche cosa , ma non a livello di collusione vera e propria lo
faceva per l’amicizia che c’era informava qualcuno dei nostri, di a tuo cugino
che staccamu perchè vedi che c’è li ha tutti quanti addosso, a livello cosi non.

(breve interruzione)

Di altri esponenti di allora, c’era marescialli, questi ecco..

Ma sempre a livello di ... io non ho avuto mai contatti diretti con ...

Per quello che tu sai.
                                                                             129
Per quello che si diceva, cioè di ‘sti marescialli dei CC, qualche sottufficiale
della della P.S., ... ma sempre per sentito dire ... cioè io direttamente non ho
mai avuto...

Di cose precise ad esempio il Questore che quella volta mi parlasti,
quello di Catania.......Mordino?

A, MORDINO che era l’amante della madre degli IERONI, non ha niente a
che vedere con ...

Di queste cose tu, ... Magistratura ...

Di Magistratura quello che si diceva ....non .. io a livello personale....perchè
non ho avuto mai bisogno di ..

ma di quello che si diceva sei in grado?

Si diceva che a Catania c’era una corrente di magistrati che prendeva soldi ,
cominciando dal Presidente della Corte d’assise.

Comunque c’era tutta, su Ragusa anche...?

Su Ragusa non lo so

Su Enna?

(non si sente nulla)

Su Caltanissetta ... allora tuo cugino su che cosa poteva contare
sicuramente su Caltanissetta?

Su Caltanissetta c’era.........quel magistrato che poi, era GIP, prima era
magistrato di sorveglianza ...

Comunque c’era qualcosa, ne riparliamo meglio....

Ma no che l’aveva mio cugino in mano, perchè io l’ho saputo in carcere che
questo qua, ci portavano dieci grammi di cocaina, quando era magistrato di
sorveglianza, davi i permessi, sempre se è vero non è vero

Comunque tuo cugino aveva sicuramente delle relazioni

Personalmente lui no
                                                                             130
tramite interlocutore

Tramite interlocutori

Si; comunque ne riparliamo in un secondo momento di queste cose
qua, dobbiamo ricordarci tutto, non dobbiamo tralasciare nulla, e ...altri
aspetti .....armi ne sono arrivate.?

Quelli che si interessavano erano sempre il gruppo di Gela, avevano le strade
dirette .... armi in quel periodo ne sono arrivati parecchie: Kalasnichov, armi
corte, mascin pistole, ...
Il centro era sempre Milano poi venni a sapere che a sapere che partivano
dall’autoparco , erano collegati pure li, con questo autoparco...

I fratelli FIDANZATI allora li hai conosciuti.?

No

Chi era il canale di queste armi chi li trattava di questi di Gela?

Non lo so, comunque veniva dalle parti di loro, erano loro che reperivano tutte
queste armi

Avvocati inseriti nell’organizzazione?

Ne ho sentito parlare però non ho avuto mai contatti

Anche su questo poi eventualmente ci ritorniamo in seguito? Chi è
Giancarlo GIUGNO, l’hai conosciuto in quel periodo?

L’ho conosciuto quando sono uscito nel 90 , l’ho conosciuto come uno delle
persone pulite che dava aiuto a mio cugino per spostarsi quando lui era
latitante, si interessava della parte politica ... non mi è stato presentato in
veste di uomo d’onore ......allora
L’ho rivisto quando sono uscito ora, perchè lui era andato al soggiorno a
Rometta, dove mi sono interessato a fargli trovare la casa .
Le ripeto l’ho sempre rispettato perchè sapevo che era molto amico di mio
cugino, Piddu Madonia ,

Però per dargli ospitalità come latitante, doveva essere avvicinato o
meno?



                                                                            131
Però ufficialmente non mi è stato presentato come uomo d’onore, però mio
cugino si fidava molto di lui.

Il nome CANNIZZARO dice qualcosa?

CANNIZZARO sono tre fratelli che io conosco da vecchia data, diciamo dalla
mia adolescenza sono tre fratelli Franco, Umberto e Giorgio.
Da molto tempo sono trapiantati nella zona di Roma, li ho incotrati durante la
mia latitanza a Roma. S
ono parenti dei FERRERA di Catania, non so in che rapporti di affari sono
con i loro parenti o se fanno parte dell’organizzazione di FERRERA ... come
uomini d’onore non mi sono mai stati presentati da nessuno.

Bruno CONTRADA?

Più che Bruno CONTRADA , sapevo che su Palermo c’era qualcuno che
appartenesse ad uffici di Polizia, con compiti particolari, in particolar modo di
coordinamento di Servizi Segreti, sapevo che questa persona aveva dato
appoggi e coperture a determinati latitanti ...              però come BRUNO
CONTRADA, non mai sentito parlare come nominativo.
So che c’era comunque una persona che garantiva determinate cose ma per
determinati disocorsi che c‘erano allora di ... con i politici

Ma non come nome?

Come nome non l’ho mai saputo io ...

Nemè GERACI ...?

Nemè Geraci è una persona di Partinico so che è uno di quelli che diede
appoggio alla latitanza di RIINA

ed aveva una cantina sociale.?

aveva una cantina sociale.

Era importante questa storia della cantina sociale?

Ma che io sappia ci sono degli interessi di RIINA in particolare ... in una di
queste cantine sociali che dicono sia una delle più grosse della zona .

PROVENZANO potrebbe sfruttare queste...?

Non lo so
                                                                              132
Giancarlo GIUGNO a chi faceva l’autista?

A OCCHIPINTI, all’onorevole ... non autista va, lo accompagnava in
macchina..




                                                               133

								
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