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					                                     IL DISCORSO DEL RE
Regia: Tom Hooper. Sceneggiatura: David Seidler. Fotografia: Danny Cohen. Musica: Alexandre Desplat.
Montaggio: Tariq Anwar. Scenografia: Eve Stewart. Costumi: Jenny Beavan. Effetti: Mark Holt. Interpreti:
Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Guy Pearce, Jennifer Ehle, Derek Jacobi, Michael
Gambon, Timothy Spall. Produzione: See Saw Films, Bedlam Productions. Distribuzione: Eagle Pictures.
Origine: Gran Bretagna/Australia 2010. Tit. originale: The King's Speech. Durata: 111'.

Quella difficoltà a esprimere ciò che si ha ben chiaro in mente ma non si riesce a far uscire correttamente a
parole. L'ansia che rende insormontabile comunicare anche le cose più semplici. E il senso di impotenza, di
imbarazzo e frustrazione che investe chi cerca di parlare e chi ascolta: le ha colte magistralmente Il discorso
del Re, il film di Tom Hooper che ha trionfato agli Oscar, descrivendo con passione e realismo le difficoltà di
re Giorgio VI, balbuziente, costretto a pronunciare senza esitazioni, via radio all'intero Paese, il discorso più
importante della sua vita: l'annuncio dell'entrata in guerra della Gran Bretagna contro la Germania.
Un film che è piaciuto agli esperti del settore in Inghilterra, per il modo in cui ha scostato il velo su un
disturbo comune a migliaia di persone, socialmente invalidante: «Ha fatto sì che la gente in tutto il mondo
abbia cominciato a vedere la balbuzie in una luce diversa», ha commentato Roberta Williams, docente di
Scienze della comunicazione e del linguaggio alla University of London. Il ritratto di re Giorgio VI, «un padre
di famiglia che soffre di balbuzie e guida una nazione in tempo di guerra», ha toccato, secondo la Williams,
«qualcosa di buono in tutti noi, incoraggiando la tolleranza e un'ostinata perseveranza in momenti difficili».
                                                                                               Alessia Manfredi

C’è negli Inglesi un’attitudine invidiabile a rendere semplici le grandi questioni, senza affettazioni o eccessi
decorativi. E c’è un film molto bello e delicato, ma ugualmente profondo, Il discorso del Re, di Tom Hopper
con Colin Firth e Geoffrey Rush nonché la brava Helena Bonham Carter. La storia di un Re, appunto, Giorgio
VI del Regno Unito, che trova nell’imperfezione fisica un ostacolo al suo governo: la balbuzie. Obbligato
dagli eventi (il fratello Edoardo abdica per sposare Wallis Simpson) va da un logopedista che lo costringe ad
accettare la sua natura umana. Per niente scontato quest’ultimo passaggio, visto che il confronto diretto
con le proprie debolezze è una cosa difficile per i potenti. La bellezza del film sta in questo faccia a faccia tra
il potere e le sue lacune, un’indagine serrata e affascinante. Ma senza dimenticare la speranza. Perché
l’imperfetto si supera.
                                                                                              Leonardo Sangiorgi

Tom Hooper, nato a Londra ha frequentato la scuola preparatoria di Highgate e successivamente la
Westminster School. Si laurea in inglese alla Oxford University. Nel 2004 debutta alla regia con Red Dust, tra
il 2008 e il 2009 dirige il suo secondo lungometraggio, Il maledetto United, tratto dall'omonimo romanzo di
David Peace. Il discorso del re riceve numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui dodici nomination e
quattro Oscar vinti, compreso quello per la miglior regia.

				
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