REGOLAMENTO POLIZIA RURALE

Document Sample
REGOLAMENTO POLIZIA RURALE Powered By Docstoc
					        COMUNE DI CERRO TANARO




            REGOLAMENTO COMUNALE
               DI POLIZIA RURALE




APPROVATO CON DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N. ......... DEL .....................
                                              Sezione prima

                                       DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1 - Ambito di applicazione del Regolamento
Il presente Regolamento si applica nel territorio comunale facente parte della zona rurale, concorrendo
alla tutela dei diritti dei privati in armonia con il pubblico interesse e per lo sviluppo delle attività agro-
silvo-pastorali, nel rispetto delle normative sanitarie, delle normative di prevenzione incendi e
comunque di tutte le normative vigenti, con particolare riferimento a quanto disposto dal Nuovo Codice
della Strada e relativo regolamento di attuazione ed esecuzione.
Il servizio di polizia rurale viene svolto, dagli ufficiali ed agenti della polizia municipale alle dirette
dipendenze del Sindaco o dall’Assessore delegato, e con l’apporto, per ambiti di competenza dell’
A.R.P.A. provinciale, della A.S.L. – settore igiene ambientale e servizi veterinari, del Corpo Forestale,
dei Vigili del Fuoco, dell’Ufficio Tecnico Comunale e qualsiasi altro Ente Pubblico competente per
territorio.
Il Sindaco ha la facoltà di adottare ordinanze contingibili ed urgenti in caso di emergenze sanitarie,
igiene e la sicurezza pubblica per quanto previsto dal presente regolamento.



                                             Sezione seconda

            DELLA PROPRIETA’, DEL PASCOLO, DELLA CACCIA E DELLA PESCA

Art. 2 - Bestiame incustodito
Il bestiame sorpreso senza custodia a pascolare abusivamente sui fondi comunali o di proprietà altrui o
lungo le strade, viene sequestrato e trattenuto in custodia fino a che sia rintracciato il proprietario, ferme
restando le disposizioni degli art. 842, 924 e 925 del Codice Civile e fatto salvo il risarcimento del
danno patito dall’Ente e/o dai privati.

Art. 3 - Disciplina dell'esercizio del pascolo
La demonticazione e il pascolo vagante nel territorio comunale sono consentiti solo nel rispetto
della normativa comunitaria, nazionale e regionale in vigore relativa alla movimentazione degli
animali, oltre che alle disposizioni di seguito elencate.
E’ vietata la demonticazione di mandrie e greggi non scortati da Mod. 7 (ex art. 42 RPV DPR
320/54 e s.m.i.) e che non siano dichiarate ufficialmente indenni da tubercolosi e brucellosi ed
indenni da leucomi; tutti gli animali devono essere identificati conformemente a quanto disposto
dal DPR 317/96 e s.m.i..
E’ vietato il pascolo vagante alle greggi non scortate da Libretto di pascolo vagante (ex art. 43 RPV
DPR 320/54) e che non siano dichiarate ufficialmente indenni da brucellosi.
Chiunque intenda usufruire dei pascoli pubblici o privati nel territorio di questo Comune per le
proprie mandrie e greggi, provenienti da territori di altri Comuni, dovrà farne domanda a mezzo
Mod. 8 (ex art. 41 RPV DPR 320/54), allegando le autorizzazioni al pascolo sui terreni di proprietà
dei conduttori dei terreni medesimi.
E’ necessario indicare nella comunicazione il numero dei capi costituenti il gregge, nonché l’entità
dei terreni usufruibili, che deve essere in ogni modo proporzionata al numero dei capi posseduti e
alla durata della permanenza sul terreno.
I proprietari conduttori di mandrie o greggi che abbiano intenzione di demonticare nel territorio di
questo comune dovranno comunicare la data e il luogo in cui intendono scaricare gli animali con
almeno 48 ore di anticipo sulla data prevista di arrivo a mezzo raccomandata AR, telegramma, fax
o e-mail. Se per qualche motivo la data ed il luogo di scarico degli animali dovessero essere variati
sarà compito del proprietario/conduttore darne tempestiva comunicazione al comune, indicando

                                                                                                              2
data e luogo di arrivo degli animali, fatte comunque salve le 48 ore di preavviso; tali comunicazioni
dovranno parimenti essere inviate al Servizio Veterinario dell’ ASL-AT.
All’atto della demonticazione gli animali dovranno sostare nel luogo indicato dal
proprietario/detentore della comunicazione di demonticazione, per un tempo non inferiore a tre
giorni, fino a quando le Autorità competenti non abbiano accertato la regolarità della stessa.
I cani a seguito delle mandrie e greggi devono essere identificati mediante tatuaggio ai sensi L.R.
20/1992 o microcip ai sensi L.R. 18/2004.
Tutti gli equidi al seguito delle mandrie e greggi in demonticazione e in pascolo vagante devono
essere scortati da libretto di identificazione e sanità conforme al DPGR n. 3716 /1995 e s.m.i., in
cui sia registrato l’esisto necagito al Coggin’s test in corso di validità; in caso di equidi provenienti
dal territorio di altre regioni questi devono essere scortati dal certificato di cui agli art. 7 e 8 del
D.M. 4/12/1976 corredato da scheda segnaletica di identificazione, ovvero dal libretto sanitario
conforme al DPGR n. 3716/1995 e s.m.i..
Gli animali delle varie specie devono essere regolarmente riportati sul mod. 7 (ex art. 42 RPV
DPR 320/54).
Il bestiame al pascolo deve essere guidato e custodito da personale capace, in modo da impedire
che, con lo sbandamento, rechi danni ai fondi finitimi e/o agli alberi ivi esistenti, e/o siano
molestati i passanti o si provochino pericoli per ogni tipo di mezzo in transito e in ogni caso agli
utenti della strada.
E’ consentito il pascolo nelle ore notturne all’interno dei fondi chiusi.
I guardiani devono regolare il transito degli animali in modo che resti libera sulla sinistra almeno la
metà della carreggiata. Devono inoltre frazionare e segnalare i gruppi di animali e condurli ad
opportuni intervalli al fine di assicurare la regolarità della circolazione.
Gli armenti e le greggi non devono sostare sulla strada e parimenti devono essere rimosse le
eventuali deiezioni animali prodotte durante l’attraversamento di strada.
Il titolare del gregge deve obbligatoriamente indicare il proprio recapito per le comunicazioni di
rito.

Art. 4 - Divieto d’ingresso ai fondi altrui
E’ vietato entrare o passare abusivamente senza necessità nei fondi altrui anche se non recintati.
Negli altri casi il passaggio deve avvenire sul limite di proprietà o sulle servitù esistenti, senza
danneggiare i raccolti.
E’ parimenti vietato accedere e transitare nei fondi altrui incolti, laddove esistano apparenti servitù di
passaggio, salvo che non si tratti d’inseguire sciami d’api o animali mansueti sfuggiti al proprietario,
come previsto dagli art. 842 e 843 del Codice Civile e meglio precisato all’art. 15 - comma 4 e 5 del
presente regolamento.
L’accertamento dell’illecito da parte degli organi di vigilanza deve essere comunicato ai proprietari
privati o alla Pubblica Amministrazione proprietaria affinché attivino eventualmente, le iniziative legali
di propria competenza.
Sono fatte salve le attività diverse regolate da leggi specifiche, per le quali siano state concesse apposite
autorizzazioni e le consuetudini locali relative alla raccolta dei funghi e dei tartufi.

Art. 5 - Caccia e pesca
L’esercizio di caccia e pesca è disciplinato da leggi e regolamenti speciali.
Non è consentito cacciare o pescare senza le licenze prescritte.
Per la caccia, oltre ai principi generali e disposizioni di legge, valgono anche le norme emanate con
Leggi e Regolamenti Regionali e le disposizioni emanate dall’Amministrazione Provinciale.

Art. 6 - Spigolature
Senza il consenso del conduttore del fondo, è vietato spigolare, rastrellare e raspollare ed in genere
raccogliere residui nel fondo altrui, anche dove e quando sia stata effettuata la raccolta dei prodotti. E’
vietato recuperare le nocciole dilavate dai temporali e finite su fondi di confine senza esplicita
                                                                                                          3
autorizzazione del proprietario del terreno sul quale si sono depositate. E’ permesso raccogliere funghi e
tartufi su fondi non coltivati e boschi altrui senza il consenso del proprietario o dell’avente diritto.
Tuttavia i titolari di tartufaie possono vietare tale possibilità mediante apposizione, sul limite della sua
proprietà, di cartelli richiamanti tale divieto in base alla normativa vigente, posti in maniera visibile e
continuata uno dell’altro.



                                              Sezione terza

                DELLE COSTRUZIONI RURALI E DEI RICOVERI PER ANIMALI -
                           PREVENZIONI INCENDI BOSCHIVI

Art. 7 - Costruzione e ampliamento
La costruzione, l’ampliamento, nonché tutti gli interventi relativi ai fabbricati residenziali, pertinenziali,
produttivi agricoli e di servizio situati nell’area agricola, come individuata dal vigente P.R.G.C., sono
soggetti agli atti di assenso definiti dal D.P.R. 06.06.2001 n° 38 e s.m. ed i. (Testo Unico dell’Edilizia).
La realizzazione degli interventi edilizi nell’area agricola è subordinata al rispetto delle prescrizioni
contenute nelle Norme Tecniche di Attuazione del P.R.G.C. e del Regolamento Edilizio Comunale
vigenti.
Le tipologie architettoniche dei fabbricati – residenziali e non – posti nel territorio agricolo comunale
dovranno rispettare quanto fissato dalle normative dei vigenti P.R.G.C. e R.E.C.

Art. 8 - Allevamenti a carattere intensivo - Igiene dei ricoveri.
La costruzione di ricoveri per animali, allevati a scopo di vendita o di commercio dei loro prodotti
derivati, è soggetta ad autorizzazione del Sindaco o del Funzionario comunale competente che la rilascia
previo parere favorevole del Dipartimento di Prevenzione dell’A.S.L.- Servizio Igiene e Sanità per
quanto attiene le competenze in materia di igiene del suolo e dell’abitato, e del Servizio Veterinario per
quanto riguarda l’idoneità del ricovero anche ai fini della profilassi delle malattie infettive e/o diffusive
delle specie allevate e del benessere degli animali presenti.
L’autorizzazione deve indicare la/le specie allevate e la capienza massima. Qualora si tratti di:
- allevamenti di suini annessi a caseifici o ad altri stabilimenti per la lavorazione di prodotti alimentari;
- allevamenti industriali o commerciali che utilizzano rifiuti alimentari di qualsiasi provenienza;
- canili o gattili gestiti da enti pubblici o privati a scopo di commercio, ricovero od addestramento;
- allevamenti di animali da pelliccia e/o di animali destinati al ripopolamento di riserve di caccia.
L’autorizzazione è subordinata al Nulla Osta previsto dall’art. 24 del DPR 320/54 (Regolamento di
Polizia Veterinaria).
I ricoveri per animali, fermo restando quanto previsto dall’art. 54 del DPR 303/56 e s.m.i., devono
essere sufficientemente aerati ed illuminati in modo artificiale e naturale, in buono stato di costruzione,
intonacati ed imbiancati almeno una volta all’anno, dotati di acqua potabile e provvisti di idonei sistemi
di convogliamento e raccolta delle deiezioni, devono essere altresì facilmente pulibili, lavabili e
disinfettabili; a tale scopo i locali dovranno essere dotati di idonee prese d’acqua.
Tutti i ricoveri per animali devono avere i seguenti requisiti:
1) essere costruiti rispettando le norme che la moderna tecnica di allevamento prevede al fine di
assicurare le migliori condizioni igienico- sanitarie;
2) i pavimenti devono essere comunque di materiale antisdrucciolevole e facilmente lavabili e
disinfettabili;
3) qualora dall'allevamento siano asportate defezioni solide, il pavimento e le pareti devono essere tali
da consentire in modo agevole le operazioni di allontanamento della lettiera e la raccolta delle deiezioni
su platea impermeabile;
4) annesse ai ricoveri di animali devono essere previste adeguate vasche di raccolta e platee
impermeabili che consentano il deposito e la maturazione delle deiezioni liquide e /o solide prima della


                                                                                                             4
loro utilizzazione agronomica. Nei casi in cui le vasche siano sottostanti al pavimento grigliato un
adeguato sistema di aerazione eviterà il permanere di esalazioni nel ricovero degli animali;
5) idonea attrezzatura di lavaggio e disinfezione;
6) i locali di ricovero per bestiame devono inoltre avere superfici finestrate apribili, per almeno 2/3 della
superficie finestrata esistente, per l'illuminazione e l'aerazione del locale, pari a 1/10 della superficie del
pavimento se laterali ed a ¼ se sulla copertura;
7) i recinti all'aperto devono essere dislocati lontano dalle abitazioni e, quando non abbiano pavimento
impermeabile, devono essere sistemati in modo da evitare il ristagno dei liquami;
8) nel caso di ricoveri a stabulazione libera di bovini o suini su lettiera, la cubatura minima per capo
verrà valutata al momento dell'esame della richiesta di concessione edilizia,sentiti i pareri degli organi
competenti;
9) nei ricoveri a stabulazione libera dei bovini da carne, deve essere previsto un razionale sistema di
contenimento degli animali con i metodi a trappola posto sulla mangiatoia oppure mediante apposito
camminamento che possa consentire un'agevole attuazione degli interventi, profilattici, diagnostici o
terapeutici sugli animali;
10) ricoveri destinati all'allevamento intensivo di qualsiasi specie animale devono essere dotati di
apposito locale o reparto di isolamento ritenuto idoneo dal Servizio Veterinario competente;
Per quanto riguarda i fabbisogni di spazio per gli animali allevati si fa riferimento alle eventuali
normative specifiche e, in mancanza di queste, si stabiliscono i seguenti parametri:
- altezza minima dei ricoveri : 3 metri;
- dimensioni atte ad assicurare un minimo di 20 mc di aria per capo bovino o bovino equivalente (1
Bovino =1 Bufalino =1 Equino =3 Vitelli o annutoli o puledri =7 ovini o caprini =50 Tacchini o oche
=100 Polli o altre specie avicole =100 Conigli).
Per quanto riguarda i fabbisogni minimi per gli allevamenti di animali selvatici, esotici ed invertebrati
(elicicoltura, lombricoltura e vermicoltura) si rimanda alle normative specifiche ed ai pareri rilasciati di
volta in volta.
Il bestiame deve essere tenuto pulito, non intaccato da sterco o da altre materie. Gli ovini ed i caprini
possono essere tenuti insieme ai bovini e bufalini solo se aventi lo stesso livello sanitario.
E’ vietato tenere il pollaio o altri animali da cortile nelle stalle.
I recinti all’aperto e le costruzioni per il ricovero degli animali dovranno essere collocati ad almeno 300
metri dalle abitazioni di terzi, escluso i canili e gattili che dovranno rispettare i 500 (cinquecento) metri,
l’eventuale lettiera o le deiezioni dovranno essere asportate al fine di evitare emanazione di odori
molesti. Tali prescrizioni si applicheranno ai futuri recinti e costruzioni, si fanno salvo quelli esistenti al
momento di entrata in vigore del presente regolamento.
I recinti all’aperto, per il ricovero anche temporaneo, quando non dotati di pavimentazione
impermeabile con convogliamento dei liquami in idonee vasche di raccolta, devono essere sistemati in
maniera tale da evitare il ristagno dei liquami stessi e non essere fonte di inquinamento ambientale.
Non appartengono a questa tipologia i recinti all’aperto adibiti a pascolo per gli animali, per i quali verrà
stabilita di volta in volta una capienza massima.

Art. 9 - Allevamenti a carattere familiare - Igiene dei ricoveri.
Nelle zone agricole come individuate nel vigente P.R.G.C. i ricoveri per animali allevati per
autoconsumo, integrazione al reddito familiare, diporto, ornamento ed ai fini di difesa ed utilità quali:
conigliere fino a 50 capi, pollai fino a 100 capi, apiari, porcilaie fino a 5 capi, stalle di bovini ed equini
per un numero complessivo di 4, ricoveri per ovi-caprini fino a 5 capi, cani fino a 5 capi non sono
soggetti ad autorizzazione del Responsabile del Servizio di Polizia Comunale e non vengono considerati
industrie insalubri.
In ogni caso tali ricoveri, fatte salve norme specifiche, dovranno essere costruiti e sistemati in modo tale
da:
- consentire una sufficiente illuminazione ed aerazione;
- mantenere una distanza minima di 20 metri dalla strada e dalle abitazioni di terzi e da non recare danni
alla strada ed alle abitazioni;
- evitare il ristagno delle deiezioni;
                                                                                                             5
- essere provvisti di mangiatoie ed abbeveratoi adeguati;
- se si tratta di porcili, realizzare la pavimentazione ben connessa, impermeabile ed inclinata per favorire
lo scolo delle deiezioni in pozzetti a tenuta;
- se si tratta di stalle per bovini, equini ed ovi-caprini, essere provvisti di concimaia situata in modo tale
da non provocare odori e disagi per le abitazioni viciniori.
Le porcilaie contenenti fino a 5 capi adulti da destinarsi ad uso familiare non possono essere costruite se
non in muratura ed a una distanza minima di m.20 dalle abitazioni e dalle strade; devono avere aperture
sufficienti al ricambio dell’aria, mangiatoie e pavimenti ben connessi costruiti con materiale
impermeabile e dotati di presa d’acqua.
Il pavimento deve essere inclinato per facilitare lo scolo delle urine nel pozzetto ed unito alle pareti
attraverso angoli arrotondati.
Il pozzetto deve essere costruito in base alle norme prescritte per i pozzi neri.
Tali ricoveri per animali devono essere distaccati dalla casa di almeno 6 metri; debbono essere aerati e
tenuti puliti;
Gli apiari devono essere posizionati alle distanze previste dalle vigenti Leggi Regionali rispetto alle
strade ed alle abitazioni.
Anche i forni, gli essiccatoi e gli altri annessi rurali devono essere distaccati dalla casa colonica.
Nelle zone residenziali è consentito allevare solo ed esclusivamente ad uso familiare i seguenti animali:
conigli 25 capi; avicoli 30 capi e comunque ad una distanza non inferiore a metri 10 dalle abitazioni di
terzi; gli stessi animali non devono arrecare disturbo, molestia e odori ai vicini.

Art. 10 - Concimaie
Le concimaie, le vasche di accumulo, i pozzetti di raccolta per le urine ed in genere tutti i depositi di
rifiuti, devono essere ubicati a non meno di m. 30 di distanza da condotte, serbatoio o altre opere
destinate al servizio di acqua potabile, a non meno di m. 200 di distanza da pozzi e sorgenti di acqua
destinata al consumo umano. La distanza tra il fondo di trincea di posa delle condotte e della platea
impermeabile delle concimaie, delle vasche di accumulo e dei pozzetti di raccolta per le urine, rispetto
al massimo livello dell’eventuale falda idrica sottostante non deve essere inferiore a m. 1 (uno).
Il letame deve essere raccolto in concimaie, con platea impermeabile, evitando ogni percolazione nei
fossi e sulla pubblica strada.
Il trasporto del letame a cielo aperto deve avvenire con particolare cura in modo da non disperdere il
letame sul suolo pubblico. Gli stessi accorgimenti vanno adottati per il trasporto di terra ed altri detriti.
Occorrendo raccogliere il letame fuori dalla concimaia, i mucchi relativi, sul nudo terreno, saranno
permessi solo in aperta campagna a conveniente distanza dai corsi d’acqua ed in località che non diano
luogo, per la loro posizione ad infiltrazioni inquinanti le falde d’acqua del sottosuolo.
Le acque utilizzate per il lavaggio di stalle, concimaie e simili, non possono essere scaricate
direttamente nei corsi d’acqua.
Lo spargimento di liquami zootecnici sui terreni agrari deve essere effettuato nel rispetto delle norme
disposte dalla Regione Piemonte e previa autorizzazione rilasciata dalla Provincia.
In particolare, il materiale deve essere interrato mediante aratura entro 24 ore dalla conclusione delle
operazioni di spargimento oppure tramite appositi interratori durante le operazioni al fine di evitare la
propagazione di odori sgradevoli. Nelle aree agricole situate all’interno delle zone residenziali ed in
presenza di abitazioni nel raggio di 100 metri è obbligatorio l’immediato interramento dei liquami.

Art. 11 - Trasporto e spargimento del letame e dei liquami
Il letame potrà essere trasportato in qualunque ora del giorno, purché sia contenuto in carri o
rimorchi in modo da escludere ogni dispersione; deve inoltre, essere coperto con teloni durante il
trasporto.
I liquami zootecnici devono essere trasportati in contenitori che evitino lo sgocciolamento sulla
pubblica via.
Lo spargimento è consentito purché il materiale venga interrato mediante aratura entro 24 ore dalla
conclusione dell’operazione oppure tramite appositi interratori durante le operazioni di spargimento
al fine di evitare la propagazione di odori sgradevoli. È inoltre consentita la distribuzione di liquami
                                                                                                            6
su colture in atto, senza l’interramento a condizione che non ci sia la diffusione di aerosol
nauseabondi che disturbino l’abitato.

Art. 12 - Terreni per uso zootecnico - Spargimenti sul suolo - Trasporto letame e liquame
Quando i terreni siano impiegati per uso pascolo o di passaggio di animali da allevamento o quando
sulle aree libere vengano collocate installazioni mobili per allevamenti tali che attraverso le deiezioni e
gli scoli si abbia un inquinamento con materiale putrescibile e nauseabondo, oppure che dal terreno
possa, per dilavamento con acque di pioggia, risultare inquinato e infestato il terreno a valle, sarà cura
dell'Amministrazione Comunale dettare le norme in base alle quali possa essere consentita
l'utilizzazione predetta senza danni o molestie a terzi.
Lo spargimento su suolo scoperto a scopo di concimazione di materiale fermentescibile o putrescibile di
qualunque natura nonché materiale polverulento, anche costituito da elementi inerti è consentito purché
non ne derivi danno o molestia agli abitanti delle case contermini e secondo le modalità di seguito
fissate (salvo le disposizioni di Legge o ordinanze del Sindaco più restrittive); per lo spargimento del
liquame valgono le norme dettate dal D. Lgs 152/06 e ss.mm.ii.
Si opera un esplicito rinvio anche alla normativa regionale in materia di nitrati.
Lo spargimento è ammesso solo in quantità di apporto utile alla produzione agricola ed a patto che le
acque sotterranee, le acque superficiali, il suolo e la vegetazione non subiscano degradazione e danno
particolare:
- i liquami devono provenire da animali sani, essere privi di sostanze organiche di difficile
biodegradabilità e di sostanze biologiche attive capaci di influenzare in maniera negativa o specifica le
diverse funzioni degli organismi presenti;
- la quantità di deiezioni liquide o solide per l'utilizzazione agronomica è quella corrispondente ad un
carico annuo non superiore a 40 quintali per ettaro di peso vivo di bestiame di allevamento; in
considerazione delle caratteristiche pedologiche ed agronomiche della zona, il Sindaco, su parere del
Dipartimento di prevenzione competente per territorio, potrà indicare un rapporto peso animale / ettaro
inferiore a quello riportato differenziando altresì il carico derivante dai suini ed avicoli da quello
derivante dei bovini;
- lo spargimento sul suolo non è consentito in terreni con coltivazioni in atto destinate direttamente e
senza processi di adattamento dei prodotti alla alimentazione umana;
- dovrà essere assicurata l'impossibilità di immissione, percolamento o ruscellamento di liquami in corsi
d'acqua, pozzi, sorgenti;
- a tal fine la pendenza massima dei terreni dovrà essere superiore al 15%;
- non è consentito lo spandimento nei periodi in cui le precipitazioni atmosferiche sono notevoli,
soprattutto su terreni con forte permeabilità od in presenza di una falda idrica poco profonda o in
vicinanza di pozzi e sorgive.
Lo smaltimento di scarichi liquidi è sempre vietato su terreni soggetti a vincolo idrogeologico.
E' inoltre consentita la distribuzione di liquami su colture in atto, senza l'interramento a condizione che
non ci sia la diffusione di aerosol nauseabondi che disturbi l'abitato.
Per quanto riguarda lo smaltimento e la distribuzione di liquami sul suolo si dovrà fare riferimento a
quanto previsto dalle specifiche normative statali o regionali di settore oltre a specifici regolamenti o
disposizioni comunali.
Anche il trasporto e lo spargimento sul suolo di qualsiasi materiale a scopo di concimazione non deve
produrre inconvenienti igienici, quali lo sviluppo di odori o la diffusione di aerosol che arrechino
disturbo alla popolazione.
Il trasporto deve essere effettuato altresì in modo da non creare molestia, nel rispetto dell'igiene e del
decoro, nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.
I mezzi di trasporto dello stallatico devono essere dotati di dispositivi atti ad evitare lo spandimento
lungo le strade comunali e provinciali.
I trasgressori, salvo l'applicazione della sanzione amministrativa dovranno asportare a propria cura e
spese quanto disperso sulla sede stradale.
In caso di urgenza e necessità si potrà provvedere anche d'ufficio con addebito di spese al responsabile
del fatto.
                                                                                                         7
Le aree irrigate , trattate con liquami ed altro materiale organico, dovranno essere ricoperte dal terreno,
cioè sovvoltate, immediatamente dopo le operazioni di fertirrigazione.
Fino a cento metri dalle abitazioni ricadenti nelle zone residenziali è obbligatorio l'immediato
interramento dei liquami.
Il trasporto di letame e liquame non è consentito per le vie centrali del Comune, fatti salvi i casi
eccezionali, che necessitano di autorizzazione del Sindaco e del Comando di Polizia Municipale ove
esistente.
Il trasporto di materiali deve essere effettuato in modo da evitare ogni dispersione; è vietato il transito
nelle aree destinate a mercati, sagre e manifestazioni quando queste sono in atto.
Il trasporto di letame e liquame, quando venga effettuato attraverso strade pubbliche o private, deve
avvenire con mezzi di trasporto adatti allo scopo, per evitare perdita di prodotto lungo il tragitto e cattivi
odori.
Il Sindaco può ingiungere la rimozione di ogni scarico abusivo di liquami e la bonifica dei luoghi,
secondo gli indirizzi forniti dal Settore Igiene Pubblica. In caso di inadempienza può provvedere
d'Ufficio a spese del proprietario.
L'abbandono, lo scarico, il deposito incontrollato di rifiuti derivanti dall'esercizio dell'impresa agricola
sul fondo e relative competenze (con esclusione di liquami e materiale organico) sono vietati dal Dlgs.
22/97 e ss.mm.ii.
E' fatta salva l'eventuale azione penale se dal fatto riscontrato si origina un reato ai sensi e per gli effetti
della normativa sui rifiuti.

Art. 13 - Lotta alle malattie infettive negli allevamenti
Il proprietario o detentore di animali a qualunque titolo è obbligato a denunciare all’autorità competente
qualsiasi caso di malattia infettiva o sospetta malattia infettiva.
In attesa dell’intervento dell’Autorità Sanitaria, il proprietario deve provvedere all’isolamento degli
animali colpiti o sospettati di esserlo.
Lo smaltimento degli animali morti per malattie infettive, deve avvenire secondo le indicazioni fornite
dal Servizio Veterinario della A.S.L.
L’interramento è vietato, se non è autorizzato dalla Autorità Sanitaria.

Art. 14 - Cani da guardia, animali d’affezione e da cortile
Come previsto dalla Legge Regionale n.18 del 19/07/2004, i cani di qualsiasi razza devono essere
iscritti alla anagrafe canina presso il Comune e identificati tramite un microchip sottocutaneo che viene
inserito a cura dei veterinari dell’Asl o da veterinari autorizzati. I cani non registrati all’anagrafe canina
e non identificati non possono essere ceduti, ne venduti, ne passare di proprietà.
I proprietari di animali d’affezione e da cortile, devono mettere in atto tutti gli accorgimenti necessari
per evitare maltrattamenti agli animali e non procurare molestie a terzi ed ad altri animali di terzi.
I cani da guardia degli edifici rurali siti in prossimità delle strade non possono essere lasciati liberi,
salvo che l’edificio o il luogo da vigilare siano recintati in modo da impedire ai cani stessi di
raggiungere le persone che transitano sulla strada.
I cani da guardia nelle abitazioni rurali e civili, non recintate e frequentate da persone terze, devono
essere custoditi in appositi recinti di almeno mq otto per ogni animale adulto o in casi particolari legati
ad idonea catena agganciata con anello ad una fune di scorrimento lunga almeno mt. cinque.
La detenzione contemporanea di oltre cinque cani adulti deve essere autorizzata dall’Asl competente.
I cani portati a passeggio in luoghi pubblici frequentati da persone, devono essere tenuti al guinzaglio,
provvisti di museruola nel caso in cui l’animale sia di indole aggressiva o appartenente a razze
notoriamente aggressive e sempre quando sia di taglia grande. Per tali categorie di cani è vietato
l’addestramento inteso ad esaltarne la naturale aggressività o potenziale pericolosità.
Inoltre il proprietario o conduttore deve provvedere allo asporto di eventuali deiezioni solide prodotte
dall’animale.
Nei luoghi pubblici o aperti al pubblico del territorio comunale, ai sensi del D.P.R. n. 320 dell’8
febbraio 1954, cap V “Rabbia”, artt 83, 84, 85,86,87, della Legge 11 febbraio 1992, n. 157, in


                                                                                                              8
particolare art. 15.7 possono essere tenuti liberi, cioè senza guinzaglio o museruola, solo i cani da
pastore e quelli delle Forze dell’ordine, per il tempo in cui sono utilizzati nelle rispettive attività.
Altrettanto vale per i cani da caccia e da tartufo con le limitazioni temporali e spaziali previste dalle
norme specifiche.
In tutti i casi, gli animali devono essere sempre sotto il controllo del conduttore o del proprietario, che
assumono la responsabilità del loro comportamento.

Art. 15 - Norme di sicurezza e distanza degli apiari
Gli apiari devono essere collocati al di fuori dai centri abitati, a non meno di m.10 (dieci) da strade di
pubblico transito ed a non meno di m. 5 (cinque) dai confini di proprietà pubbliche o private. Inoltre la
direzione di volo, identificato dalla porticina d’ingresso delle api nelle arnie, non deve essere diretta
verso la proprietà altrui sia pubblica che privata.
L’apicoltore non e’ tenuto a rispettare tali distanze se tra l’apiario ed i luoghi indicati nel comma
precedente esistono dislivelli di almeno 2 (due) metri o se sono interposti muri, siepi od altri ripari,
senza soluzione di continuità ; tali ripari devono avere una altezza di 2 (due) metri.
Queste distanze possono essere derogate d’accordo tra le parti interessate con atto scritto, solo rispetto
al confine comune dei fondi.
Secondo le disposizioni dell’art. 924 del Codice civile., chi dovesse raccogliere sciami dei propri alveari
sui fondi altrui, deve prima avvisare il proprietario del fondo ed è tenuto a risarcire l’eventuale danno
causato alle colture, e alle piante.
Gli sciami scappati agli apicoltori possono essere raccolti dal proprietario del fondo sul quale sono
andati a posarsi soltanto quando il proprietario degli sciami non li abbia inseguiti entro due giorni o
abbia cessato d’inseguirli dopo lo stesso tempo.

Art. 16 - Prevenzioni incendi
Come previsto dalla L.R. 9 giugno 1994, n.16, è sempre vietata l’accensione di fuochi o
l’abbruciamento diffuso di materiale vegetale (stoppie, cespugli ecc.) in terreni boscati o cespugliati e
ad una distanza inferiore a metri 50 da essi.
In condizioni di particolare pericolosità, bisogna osservare le ordinanze emanate dalla Prefettura.
Sono ammesse deroghe a quanto disposto sopra per particolari esigenze agricole, previa autorizzazione
rilasciata dagli Enti interessati e non prima di essersi assicurati che non esista qualsiasi pericolo
d’incendio, sia nei raccolti che nei fabbricati, comunque i fuochi devono essere costantemente custoditi
da un numero sufficiente di persone idonee e non possono essere abbandonati finché non siano
completamente spenti.
Ai sensi dell’art. 9 della legge 1° marzo 1975 n.47 nella stagione estiva o in particolari situazioni di
pericolosità (siccità, vento) dichiarata dagli organi della Regione Piemonte é vietato fumare nei boschi,
accendere fuochi, usare apparecchi a fiamma libera e fornelli in genere o compiere qualsiasi operazione
che possa creare comunque, pericolo d’incendio.
In tutto il territorio comunale è vietato accendere fuochi per lo smaltimento di ogni tipo di rifiuti.
Non si può far fuoco nella campagna quando vi sia vento o condizioni di siccità eccezionali e in ogni
caso, l’accensione deve avvenire sempre con la adozione delle misure necessarie per prevenire danni
all’altrui proprietà e con l’assistenza di un numero sufficiente di persone fino a che il fuoco non sia
spento; inoltre è vietato accendere fuochi che producano eccessivi fumi o cattivi odori, salvo i casi
previsti nei successivi commi e quanti facenti parte della tradizione della coltivazione dei fondi, loro
pulizia e tutela dell'ambiente.
È fatto divieto di bruciare l'erba secca dei prati e altri residui vegetali, in tutto il territorio di competenza
salvo casi particolari e previa autorizzazione del Sindaco; non si possono accendere fuochi, tranne, che
in casi di necessità assoluta e per comprovate esigenze agricole, per fini agronomici di bonifica e di
disinfezione dei terreni e dei residui di colture, per lo smaltimento della sterpaglia, dei residui della
potatura, dei residui della manutenzione e taglio delle siepi, dei residui colturali.
Quando ricorrano i casi particolari di cui al precedente capoverso, nel bruciare erbe, stoppie, residui di
potatura e simili, devono essere adottate tutte le tutele necessarie per prevenire danni alla proprietà altrui


                                                                                                               9
o disturbi o pericoli di incendi, e, particolarmente in vicinanza di vie pubbliche (statali, provinciali e
comunali) e di abitazioni a non meno di 150 metri ed a metri 10 dalle siepi.
Si deve aver cura che il materiale sia convenientemente essicato in modo da evitare eccessivo fumo e/o
che lo stesso, a seguito del vento, non sia trasportato verso le abitazioni o verso le strade, statali,
provinciali e comunali.
Nell'eventualità che il fumo rechi disturbo a terzi, questi possono chiedere lo spegnimento del fuoco e,
se necessario, l'intervento degli organi di vigilanza.
Le erbe residue potranno essere decomposte dagli interessati in apposite buche o concimaie oppure
depositate negli impianti di compostaggio pubblici o privati.
Le stoppie e i residui dell'aratura non possono essere bruciati; pertanto dopo opportuno trituramento,
possono essere sotterrati con l'aratura.
È vietato bruciare prati, capezzagne, pendii, siepi, fossi o simili.
Chi accende il fuoco, deve assistervi direttamente fino a quando il fuoco non sia spento e deve inoltre
osservare le disposizioni in materia di prevenzione degli incendi nelle campagne, che sono contenute in
Leggi nazionali e regionali e nelle ordinanze di attuazione; inoltre, per ciò che concerne gli incendi dei
boschi, valgono le prescrizioni di massima e di polizia forestale e il regolamento provinciale contro gli
incendi boschivi vigente in provincia.
È vietato comunque accendere i fuochi nei boschi ad una distanza inferiore di cinquanta metri dai
medesimi, salvo eccezioni previste contenute nelle prescrizioni di massima e di polizia forestale vigenti
nella provincia di Asti.
Si potrà derogare alle succitate distanze qualora gli organizzatori adottino i necessari accorgimenti al
fine di prevenire danni alle cose e alle persone.
Le infrazioni sono punite a norme dell'art. 3 della legge 09.10.1967, n. 950 e, qualora ne sia derivato
danno al bosco, il colpevole è obbligato al risarcimento del danno.
Qualora si ravvisino gli estremi dei reati di cui all'art. 423 del C.P.. viene inoltrata automaticamente
denuncia all'Autorità Giudiziaria.
Al fine di prevenire gli incendi, il Sindaco o il Funzionario comunale competente può disporre con
propria ordinanza, l'obbligo di falciatura ed asportazione dell'erba per una fascia minima di metri 5
(cinque) dal confine di proprietà da parte dei proprietari dei terreni in cui la coltura agraria risulti
abbandonata, in particolare modo se tali terreni sono circostanti gli abitati.
I falò epifanici e quelli riguardanti tradizioni locali potranno essere allestiti e bruciati previa
autorizzazione del Sindaco e nulla osta del proprietario del fondo, su richiesta degli organizzatori che
nella circostanza si assumono la responsabilità civile e penale.




                                              Sezione quarta

                   DELLE ACQUE, DEI FOSSI, DEI CANALI E DELLE STRADE

Art. 17 - Divieto di impedire il libero deflusso delle acque
I proprietari dei terreni su cui defluiscono per via naturale acque di fondi superiori, non possono
impedire il libero deflusso delle acque con opere di qualsiasi natura ed origine, a norma del Codice
Penale.
Ai proprietari ed ai coltivatori dei terreni è fatto obbligo di mantenere l’efficienza e la funzionalità dei
fossi costituenti la rete di sgrondo superficiale delle acque e dei canali laterali delle strade private, i cui
canali, fossi di raccolta delle acque vanno a defluire comunque in fossi comunali.
I fossi di scolo che fossero incapaci di contenere l’acqua che in essi confluisce, devono essere allargati
ed approfonditi in modo adeguato; tali fossi devono avere decorso trasversale alla pendenza del terreno,
con inclinazione tale che le acque non possano produrre erosioni.
In caso di inadempienza del proprietario o chi per esso, il Comune, può fare eseguire i lavori a spese
dell’inadempiente, ferma restando la sanzione per la violazione accertata.

                                                                                                            10
Sono vietate le piantagioni che si inoltrano dentro i fossi ed i canali, provocandone un restringimento
della sezione.
Senza il permesso del Comune è vietato l’escavazione di pietre e sabbia nei terreni di proprietà
comunale.

Art. 18 - Accessi su strade comunali
Lungo le strade comunali è vietato colmare i fossi laterali o stabilire ponticelli e cavalcafossi per il
transito dal fondo alla strada contigua, senza averne ottenuto l’autorizzazione dagli Uffici Comunali
preposti.
Qualora venga concesso di creare un nuovo accesso dalla strada comunale al fondo privato, deve essere
cura del proprietario, intubare il tratto di fosso: il diametro del tubo non deve essere inferiore a cm. 80
salvo autorizzazioni in deroga.
In presenza di corsi d’acqua minori (stagionali o perenni) sono vietate le occlusioni anche parziali,
incluse le zone di testata, tramite riporti vari e le coperture mediante tubi o scatolari anche di ampia
sezione. Le opere di attraversamento stradale dovranno essere realizzate mediante ponti a piena sezione
in modo da non ridurre l’ampiezza dell’alveo
I proprietari che hanno strade di accesso su strade comunali e comunque sul suolo viabile comunale,
sono tenuti a non far defluire le acque provenienti dalla strada privata dei loro fondi sul sedime
pubblico in modo da non creare danni o situazioni di pericolo.
I proprietari di strade private inghiaiate, si devono far carico di evitare che detto materiale unitamente a
terriccio, possa invadere il sedime stradale comunale. All’uopo devono predisporre e/o installare, la’
dove si rende necessario per la particolare pendenza della strada privata, apposita griglia per la raccolta
delle acque in modo da consentirne il regolare deflusso nei canali di scolo.
Inoltre gli stessi proprietari sono tenuti a pulire i propri cavalcafossi intubati, tutte le volte che il
Comune esegue lavori di espurgo dei fossi di guardia, nelle tratte stradali interessati da detti
cavalcafossi, e comunque ogni qualvolta si renda necessario per il regolare deflusso delle acque.
E’ vietato l’abbandono anche temporaneo, di rifiuti e detriti di qualsiasi natura lungo le strade, scarpate,
piazzuole ed in ogni altro luogo pubblico, che non sia appositamente riservato ed indicato
dall’Amministrazione Comunale.

Art. 19 - Aratura dei terreni lungo le strade
I proprietari ed i coltivatori frontisti su strade pubbliche o private hanno l’obbligo, durante le operazioni
di aratura e di altre attività di coltivazioni, di conservare una fascia di rispetto non coltivata, verso le
strade, loro ripe o loro fossi.
Questa fascia deve avere una larghezza non inferiore al metro misurata dal confine del sedime stradale,
dal bordo superiore della ripa o dal bordo esterno del fosso stradale.
Qualora non esista un fosso stradale, l’aratura deve essere parallela alla strada e fatta in modo che il
solco più prossimo a questa rimanga aperto, fatto salvi gli obblighi di cui al comma precedente.
Le arature in vicinanza di strade ad uso pubblico o interpoderali, devono avvenire senza arrecare danno
alla sede stradale e alle banchine di deflusso delle acque piovane: chiunque imbratti la sede stradale
deve provvedere alla successiva pulizia.
La piantumazione di siepi ed alberi a sostegno delle sponde devono avvenire a una distanza di mt. 4 fra
loro, per permettere una periodica pulizia del fosso con mezzi meccanici.

Art. 20 - Irrigazione con acque correnti da pozzi
E’ consentito prelevare acque correnti per uso irriguo, per abbeveraggio o per altri scopi previo
autorizzazione e solo per periodi limitati.
Per gli impianti d’irrigazione a pioggia, gli irrigatori devono essere posizionati in modo tale da non
arrecare danni a persone e a cose pubbliche e private, comunque è vietato bagnare le strade pubbliche e
d’uso pubblico.
In caso di periodi di carenza idrica, il Comune può sospendere o limitare l’attività di irrigazione.



                                                                                                           11
Lo scavo di pozzi deve essere autorizzato dagli enti competenti (Comune, Provincia, ecc.). Inoltre i
pozzi devono essere provvisti di apposito sportello di chiusura dotato di idonea serratura.
E’ fatto obbligo di dotare i pozzi di idonei sistemi di valvole di non ritorno in modo da evitare eventuali
interferenze con l’acquedotto municipale.

Art. 21 - Distanza per fossi e canali
Ogni fosso interposto tra due fondi si ritiene comune.
In occasione di nuovi scavi di fossi o canali presso il confine si deve osservare una distanza dal confine
stesso uguale alla profondità del fosso o del canale.
Per i fossi o canali scavati presso i cigli stradali, la distanza di cui sopra va misurata dal punto d’inizio
della scarpata ovvero dalla base dell’opera di sostegno.

Art. 22 - Distanza per alberi e siepi
Per le piante di alto fusto valgono le disposizioni di legge quanto trattasi di fruttiferi o piante isolate.
Per i pioppi ed alberi di alto fusto ed altre essenze boschive costituenti filari, colture specializzate o
boschi di alto fusto, la distanza deve essere di metri 9 (nove) dal confine di proprietà.
Per il piantamento di alberi di alto fusto sui confini correnti alle strade comunali, consorziali e vicinali,
la distanza deve essere di metri 3 (tre) dal confine delle strade stesse.
Per il piantamento di alberi di alto fusto sui confini correnti ai rii e torrenti a corso d’acqua perenne la
distanza deve essere di cm. 50 dal ciglio superiore del rio.
Nei casi suesposti sono fatti salvi diversi accordi tra i confinanti purché vengano rispettate le distanze
minime stabilite dal Codice Civile.
I filari di vigneti o altre coltivazioni, che corrono parallelamente alle strade prive di scarpata devono
essere piantate ad una distanza minima di mt. 2,00 dal bordo esterno della banchina. Ove le strade siano
provviste di scarpata, la distanza minima misurata dal bordo superiore della scarpata stessa è parimenti
di mt.2,00.
Per i filari di vigneti o altre coltivazioni, che sono perpendicolari alle strade, la distanza dei pali di
testata dal filo esterno della banchina o dal bordo esterno del fosso, deve essere di mt.3,00. Ove esiste la
scarpata la stessa distanza parte dal bordo superiore della scarpata stessa. In prossimità delle curve
stradali, la distanza minima tra il fondo scarpata e i pali di testata deve essere di mt. 5,00.
Ogni siepe tra due fondi si presume comune, salvo prova contraria, ed è mantenuta a spese comuni,
comunque la distanza dal confine delle siepi deve essere di mt.0,50 minimo.
Le siepi, gli arbusti e tutte le piante che crescono spontaneamente lungo i cigli stradali, su rivi e fossi di
scolo delle acque, devono essere mantenute a cura dei proprietari frontisti ed alle distanze previste dal
Codice Civile e dal Codice della Strada.
La coltivazione di piante ornamentali e da frutta all’interno dei recinti con casa di abitazione è soggetta
al rispetto delle distanze stabilite dal codice civile.

Art. 23 - Siepi, alberi e/o fronde lungo strade comunali
I proprietari di fondi adiacenti alle strade pubbliche, di uso pubblico, interpoderali e private se
assoggettate a servitù di passaggio, sono obbligati a tenere regolate le siepi vive in modo da non
restringere o danneggiare la strada e a far tagliare i rami che si protendono oltre il confino stradale
nascondendo la segnaletica o compromettendo la visuale ed a rimuovere, nel più’ breve tempo
possibile, quegli alberi che per effetto di intemperie vengono a cadere sul piano stradale.
Qualora a causa di intemperie o per altri motivi, alberi, rami, frutti vengono a cadere sul piano stradale,
i proprietari sono tenuti a rimuoverli nel più breve tempo possibile.
Eventuali alberi collocati non a distanza regolare dal confine della strada comunale, comunque in zone
ritenute pericolose per la viabilità e la sicurezza, o che nascondono la segnaletica, devono essere
abbattuti.




                                                                                                            12
                                             Sezione quinta

                                 DELLE MALATTIE DELLE PIANTE

Art. 24 - Obbligo di denuncia di insorgenza delle malattie delle piante
Fatte salve le disposizioni emanate dalla legge 18/6/1931 n. 987 e quelle contenute nel regolamento per
l’applicazione della legge stessa, approvato con R.D. 12/10/1933 n. 1700 e modificate con R.D.
2/12/1937 n. 2504, è fatto obbligo ai proprietari ed ai conduttori di fondi e di boschi a qualunque titolo,
ai coloni e ad altri, comunque, interessati all’azienda agricola, di denunciare al Sindaco, all’Ufficio
provinciale per l’agricoltura, all’Osservatorio Fitopatologico della Regione e al Servizio Forestazione,
la comparsa di insetti, crittogame, di altri animali nocivi all’agricoltura e alle foreste, le malattie o
deperimenti che appaiono diffusibili o pericolosi.
E’ fatto obbligo, altresì, di applicare contro di essi i rimedi ed i mezzi di lotta all’uopo prescritti: tale
denuncia può essere fatta anche per il tramite del Sindaco del Comune stesso.
L’autorità comunale, d’intesa con i competenti uffici sunnominati, impartisce di volta in volta,
disposizioni che devono essere rispettati dai proprietari dei fondi e da tutti gli interessati, per sostenere
la lotta contro tali parassiti in conformità al R.D. 29/05/1941 n. 489 e della legge 13/6/1935 n. 1220 e
s.m. ed i. .

Art. 25 - Divieto di vendere piante e sementi
E’ vietato il commercio ambulante delle sementi nonché di piante e parti di piante destinate alla
moltiplicazione. La vendita di tali mezzi di riproduzione è ammessa sui pubblici mercati, sempreché il
venditore abbia previamente ottenuto espressa autorizzazione dalla Autorità competente.
E’ vietato trasportare piante o parti di piante esposte alle malattie diffusibili senza certificato
d’immunità rilasciato dall’Osservatorio di Fitopatologia di Torino.
Lo stesso istituto deve rilasciare apposito permesso per qualunque spedizione di pianti e semi fatta da
persone che non siano proprietari, conduttori di vivai, di stabilimenti orticoli o commercianti di piante.
La raccolta delle piante medicinali e da profumo, indicate dal D.L. 26/5/1932 n.772, deve essere
autorizzata dal Comune.

Art. 26 - Segnalazione esche avvelenate
Nel caso vengano usate esche avvelenate per protezione agricola, che possono recare danno all’uomo o
agli animali domestici è fatto obbligo di avvisare preventivamente l’autorità comunale e di esporre
lungo i confini del fondo e per tutto il periodo di presumibile efficacia di tali sostanze, cartelli con la
scritta ben visibile “terreno avvelenato” o simile.

Art. 27 - Presidi sanitari
Al fine di evitare inquinamento ambientale e delle culture, è vietato l’uso indiscriminato dei diserbanti
di ogni genere di antiparassitari di prima e seconda classe.
In deroga a quanto su precisato, gli imprenditori agricoli in caso di assoluta necessità e giustificati
motivi possono usare i sopraddetti presidi sanitari (antiparassitari, anticrittogamici, pesticidi in genere)
recanti sulla confezione il simbolo di pericolo di morte o tossicità e nocività (croce di Sant’Andrea).
Gli operatori specializzati devono essere muniti di patentino rilasciato dall’Ufficio Provinciale per
l’Agricoltura.
Durante l’impiego di questi prodotti si devono prendere degli accorgimenti in modo da evitare il
contatto con la pelle, con gli occhi e con la bocca. Inoltre si deve operare in assenza di vento per evitare
che il prodotto si espanda oltre i confini di proprietà.
Le confezioni dei presidi sanitari non devono essere abbandonati dove capita, ma devono essere resi
innocui: I contenitori in metallo, plastica o vetro possono essere smaltiti, dopo accurato lavaggio, nei
contenitori adibiti alla raccolta differenziata.

Art. 28 - Trattamenti antiparassitari con mezzi aerei


                                                                                                           13
I trattamenti antiparassitari con mezzi aerei devono essere autorizzati dall’A.S.L. competente ed
eseguiti secondo le modalità impartite ogni anno dalla Regione.
L’operazione deve essere pubblicizzata in modo idoneo con manifesti che a cura degli operatori devono
essere affissi nelle zone interessate.
Il Servizio di Igiene Pubblica ed il Servizio Veterinario per le rispettive competenze, sono addetti alla
sorveglianza affinché vengano adottate tutte le precauzioni per proteggere la popolazione, gli stessi
operatori, gli animali di proprietà delle aziende, i corsi d’acqua e l’ambiente in generale.

Art. 29 - Terreni ingerbiditi e vigneti incolti
A) - Ai proprietari e ai conduttori a qualunque titolo di aziende agricole nelle quali siano presenti
terreni abbandonati dalla coltivazione (vigneti, frutteti, seminativi) è fatto obbligo di:
1) eliminare sarmenti, rami, tronchi, tutori ed estirpare i ceppi;
2) provvedere, almeno annualmente, comunque entro il 30 giugno di ogni anno, alla pulizia
dell’appezzamento mediante l’utilizzo di mezzi compatibili con l’ambiente circostante atti a controllare
la crescita della vegetazione spontanea;
3) evitare che la propagazione della vegetazione spontanea danneggi i terreni circostanti;
4) prevenire il dissesto idrogeologico attraverso la costruzione di apposite scoline e drenaggi;
5) provvedere ad una pronta ed urgente pulizia dell’appezzamento al primo manifestarsi di ogni agente
parassita (esempio: Metcalfa pruinosa);
6) estirpare le colture arboree incolte comprese piante del genere vitis spp. che, non essendo trattate,
possono essere focolai di gravi infezioni (oidio, Flavescenza dorata, ecc.) e di parassiti (Metcalfa
pruinosa, ecc.).

B) - Ai proprietari di boschi e ai conduttori a qualunque titolo è fatto obbligo di eseguire annualmente
la pulizia del terreno lungo le proprietà confinanti in fascia di metri dodici dai confini, limite elevato a
metri venti in caso di confine con vigneti o frutteti in produzione.

C) - Ai proprietari e ai conduttori a qualunque titolo del fondo dell’area abitativa è fatto obbligo di
mantenerlo pulito da arbusti e boscaglia nati naturalmente, o perché il fondo è gerbido, o non lavorato,
entro metri due dal confine; questo anche se sul confine si trova un muro di cinta o una qualunque altra
recinzione.
Se a seguito di opportuno sollecito da parte degli uffici comunali, le suddette operazioni non saranno
eseguite, il Comune emetterà specifica ordinanza e se del caso provvederà a far eseguire i lavori,
rimettendone i costi ai proprietari o conduttori, fatta salva l’applicazione della sanzione amministrativa
per la violazione accertata.

Art. 30 - Misure contro la propagazione della flavescenza dorata e della piralide
Al fine di evitare la propagazione della flavescenza dorata della vite, è fatto obbligo ai viticoltori e ai
vivaisti di applicare i trattamenti insetticidi obbligatori contro il vettore della malattia, lo Scaphoideus
titanus, e l’estirpo delle piante infette (con conseguente reimpianto di materiale di moltiplicazione
sano, in esecuzione al D.M. del 31/05/2000 contenente “Misure per la lotta obbligatoria contro la
Flavescenza dorata della vite” recepito dalla D.G.R. nr. 81-581 del 24/07/2000 e dalle successive
deliberazioni regionali che hanno incaricato il Settore Fitosanitario Regionale di individuare le zone
focolaio e le zone indenni particolarmente a rischio secondo le direttive, la tempistica e le modalità
indicate dal predetto Servizio).
I trattamenti sono obbligatori per evitare la diffusione della malattia e devono essere effettuati secondo
il numero stabilito annualmente dal Settore Fitosanitario Regionale o chi per esso.
Devono essere utilizzati gli insetticidi ammessi e consigliati dal Settore Fitosanitario Regionale. Gli
insetticidi devono essere distribuiti in tutti i filari e su tutta la chioma e devono essere rispettati i periodi
precisati dai servizi di assistenza tecnica.
In caso di inadempienza, l'Amministrazione comunale, con propria ordinanza provvede all'estirpo ed
all'effettuazione dei trattamenti obbligatori, previa regolare diffida ad adempiere, rimettendone i costi a


                                                                                                              14
i proprietari o conduttori, fatta salva l'applicazione della sanzione amministrativa per la violazione
accertata tramite regolare ordinanza ingiunzione.
In particolare qualora vengano accertate violazioni al presente articolo sono comminate sanzioni nella
misura prevista dall'art. 7- bis del T.U. n. 267/000 tramite ordinanza ingiunzione ed in atto separato sarà
contenuta la diffida a porre in essere il comportamento non tenuto; il perpetrarsi della situazione per la
quale è stata comminata la sanzione comporta, nei successivi eventuali accertamenti, l'applicazione del
raddoppio della sanzione applicata per la prima volta ed anche l'esecuzione in danno con spese a carico
dell'inadempiente qualora permanesse lo stato di violazione al regolamento ed anche alla diffida ad
adempire emessa al momento della constatazione della prima violazione;
Pertanto, prima di procedere all'esecuzione in danno, il Dirigente competente con propria successiva
ordinanza, emessa secondo gli adempimenti normativi previsti dalla Legge 689/81 e ss.mm.ii e dalla
normativa specifica in materia, dovrà intimare l'adeguamento e fissare la scadenza per l'esecuzione dei
lavori il cui termine può variare a seconda dell'entità del lavoro dai 30 ai 120 giorni, trascorsi i quali
l'Amministrazione interverrà con proprie Ditte di fiducia, notificando preventivamente i costi al
proprietario inadempiente.
In caso di ulteriore inadempimento agli obblighi di facere imposti ex lege l'Amministrazione Comunale
si rivolgerà all'Autorità Giudiziaria per ottenere l'esecuzione forzata in forma specifica di un obbligo di
fare ai sensi art. 612 c.p.c costituendo l'ordinanza ingiunzione titolo esecutivo.
Le prescrizioni, gli adempimenti e le regole sancite dai commi precedenti hanno validità anche nel caso
di lotta a malattie delle piante non esplicitamente elencate e che si possono presentare durante la
vigenza del presente regolamento.

Art. 31 - Misure contro la propagazione della nottua, della piraride del mais, della metcalfa
pruinosa
Al fine di evitare la propagazione di larve nocive all’agricoltura, gli steli, gli stocchi, i tutoli e i
materiali residui del mais, ove non siano già stati raccolti ed utilizzati, devono essere interrati o
altrimenti distrutti entro il quindici aprile di ogni anno (D.M. 6/12/1950), salvo eventuali proroghe da
concedersi dal Sindaco per ragioni stagionali.
Per contenere la diffusione della metcalfa pruinosa, occorre provvedere alla pulizia delle fasce dei
terreni incolti invasi dalla malattia (dall’insetto nocivo) e confinanti con terreni coltivati, per una
lunghezza minima di mt. 12.

Art. 32 - Norme relative alla protezione delle piante e dei prodotti
E' vietato durante il periodo della fioritura, al fine di salvaguardare la vita delle api e degli altri insetti
pronubi, effettuare trattamenti con fitofarmaci alle piante.
L'uso degli anticrittogamici, insetticidi, diserbanti, acaricidi o altri presidi sanitari per la difesa delle
piante e dei prodotti agricoli, è regolato dal D.P.R. 3.8.1968 n. 1255 e s.m.i. (D.M.. 31/08/1979, Legge
29/05/1974 n. 256 – D.P.R. 24/05/1988, n. 223 e Circolari attuative ed esplicative) e dalla normativa
regionale di settore.
Si vieta di effettuare trattamenti con fitofarmaci insetticidi, acaricidi, diserbanti e anticrittogamici alle
colture, sia legnose sia erbacee durante il periodo della fioritura (dall’apertura dei petali alla caduta
degli stessi) al fine di salvaguardare la vita delle api e degli altri insetti impollinatori.
Chi distribuisce tali prodotti è il solo responsabile di eventuali danni a persone , animali, colture, acque,
etc.. per l'uso di prodotti con tossicità di 1^ classe, ora definiti molto tossici e di 2^ classe- ora definiti
nocivi- è obbligatorio avere il tesserino di autorizzazione all'acquisto ed all'impiego rilasciato dai
competenti Uffici Provinciali dopo apposito esame.
Inoltre è severamente vietato scaricare gli eventuali residui o lavare le botti, usate per i trattamenti, in
canali, fossi, risorgive od altri analoghi luoghi, poiché i veleni possono arrecare danni alle colture,
animali, falde acquifere, flora spontanea.
E' vietato trasportare piante o parti di piante esposte all'infestazione di malattie diffusibili senza
certificato di immunità rilasciato dall'Osservatorio fitosanitario competente.
E' vietato il commercio ambulante di piante, di parte delle piante destinate alla coltivazione.


                                                                                                            15
Art. 33 - Acquisto detenzione ed impiego dei presidi sanitari in agricoltura – Modalità d’impiego
degli antiparassitari
L'acquisto e l'uso dei presidi sanitari di 1° e 2° classe è subordinato al possesso del patentino secondo
quanto previsto dagli art. 23 e 24 del d.p.r.. 1255/1968 e ss.mm.ii.
I soggetti interessati ad acquisire o a rinnovare il patentino devono obbligatoriamente partecipare ai
corsi specifici organizzati da Enti Pubblici e da privati, d'intesa con le Aziende Sanitarie e la Regione
(Circolare Ministero. Sanità n. 37/88) e sostenere, alla fine, un colloquio di verifica della loro
competenza sull'argomento.
Per l'acquisto e l'uso dei Presidi sanitari di 3° e 4° classe, da utilizzarsi esclusivamente negli orti e nei
giardini familiari, a difesa delle colture il cui raccolto è destinato al proprio consumo, i soggetti
interessati devono esibire al venditore la specifica autocertificazione, vidimata e protocollata presso il
Settore Igiene Pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell' A.S.L. competente. Tale documento ha
una validità di un anno dalla data del rilascio.
Il titolare del patentino, e, più in generale chi ne fa uso, è responsabile del trasporto, della
conservazione ed utilizzazione in modo appropriato dei suddetti prodotti.
In particolare deve curare che:
- il veicolo utilizzato per il trasporto dei presidi sanitari non sia contemporaneamente adibito al
trasporto dei prodotti per l'alimentazione umana ed animale;
- lo stesso sia pulito immediatamente qualora, durante le operazioni di scarico , si rilevasse esservi stato
danneggiamento delle confezioni ed un conseguente sversamento dei prodotti all'interno del mezzo;
- il locale del deposito e conservazione dei presidi sanitari non sia adibito alla conservazione di derrate
alimentari e/o mangimi. Detto locale deve essere fuori terra, accessibile direttamente dall'esterno,
chiuso a chiave, asciutto, fresco, areato, facilmente pulibile;
- deve inoltre essere dotato di mezzi idonei ad effettuare eventuali interventi di emergenza in caso di
allagamento, incendio o rottura di confezioni;
- i prodotti siano conservati esclusivamente nelle loro confezioni originali provviste di etichetta
leggibile fino alla fine del trattamento;
- durante la preparazione delle miscele e la loro utilizzazione vengano attuate tutte le disposizioni
contenute sulle etichette dei prodotti impiegati, in particolare sia rispettata la soglia di massimo
dosaggio consentito e l'utilizzo dei sistemi di sicurezza individuali per gli addetti alle operazioni; - - ----
- siano osservate le modalità e l'uso di precauzioni consigliate nel libretto d'istruzione
della macchina spanditrice;
- vengano usati tutti i sistemi di protezione individuale necessari a seconda delle modalità di
trattamento.
Fatte salve diverse disposizioni di legge, gli utilizzatori di presidi sanitari devono munirsi e compilare il
“Registro dei trattamenti e del magazzino dei presidi sanitari” (quaderno di campagna) previsto dall'art.
5 del D.M.. 217/92).
Nel corso del trattamento con prodotti antiparassitari- presidi sanitari (insetticidi, fungicidi, diserbanti,
anticrittogamici, ecc.) si deve evitare che le miscele raggiungano edifici ed aree pubbliche e private di
terzi, strade e colture attigue, corsi d'acqua, pozzi, sorgenti ed ambiti naturali tutelati previsti dalle leggi
regionali, nazionali o da delibere comunali, né arrecare disturbo alla popolazione.
A tale scopo si devono seguire le seguenti regole:
- all’interno dei centri abitati, ed a una distanza entro 30 m. dalle abitazioni, edifici, luoghi pubblici e
relative pertinenze (cortili, giardini, orti) è vietato l’uso dei prodotti antiparassitari appartenenti già alla
I^ e II^ classe tossicologica, fatta eccezione nel caso di specifiche e dimostrabili necessità di ordine
fitopatologico;
- l’erogazione di antiparassitari con atomizzatori e nebulizzatori è consentita solo a distanze superiori a
30 m. dalle aree indicate nel precedente paragrafo ed è consentita prima delle ore 10 e dopo le ore17 in
assenza di vento;



                                                                                                             16
- al di sotto di detta distanza i trattamenti dei terreni e delle colture agrarie possono essere effettuati solo
con presidi non pericolosi, di terza e quarta classe, purché vengano effettuati nella stessa fascia oraria in
assenza di vento.
La pressione dei suddetti mezzi deve essere regolata in modo da evitare qualsiasi fenomeno di
dispersione o deriva, ed il getto delle lance deve essere indirizzato in direzione opposta all’abitato.
Qualora, nonostante le cautele adottate, si verificasse uno sconfinamento di fitofarmaci in proprietà o su
superfici altrui, l’utilizzatore deve comunicare immediatamente al confinante il tipo di prodotto
utilizzato ed il relativo tempo di carenza.
In aperta campagna il trattamento è consentito con tutti i prodotti antiparassitari purché il getto del
mezzo meccanico non raggiunga persone, mezzi o beni transitanti lungo le strade.
Qualora se ne ravvisi il rischio, il trattamento deve essere temporaneamente interrotto.
Durante il trattamento e per tutto il tempo di permanenza del prodotto distribuito dovrà venire apposto
il divieto di accesso alle aree trattate ai non addetti o non adeguatamente equipaggiati con la dicitura
“coltura (o terreno) trattato con presidi sanitari”.
Sono vietati la preparazione delle miscele contenenti presidi sanitari- antiparassitari, il lavaggio delle
attrezzature per la distribuzione e lo sversamento dei liquidi di lavaggio dei contenitori e delle
attrezzature in prossimità di corsi d’acqua, pozzi o sorgenti, fossi, fontane, vie, piazze , aree pubbliche e
pubbliche fognature.
La raccolta e l'immissione al consumo del prodotto trattato devono avvenire solo dopo che sia trascorso
il periodo di sicurezza prescritto dalla Legge e riportato nelle istruzioni allegate alla confezione.
I contenitori vuoti dei presidi sanitari devono essere smaltiti secondo la normativa vigente.
I prodotti usati vengono conferiti ad appositi centri di distribuzione; in caso di mancanza di questi
ultimi, devono essere smaltiti con metodi approvati dal settore igiene pubblica.
I contenitori dei presidi sanitari in metallo, plastica o vetro possono essere smaltiti, dopo accurato
lavaggio, nei contenitori adibiti alla raccolta differenziata.
È in ogni caso vietato l'abbandono dei contenitori su suolo pubblico o privato o nei corsi d'acqua, e
sanzionato come abbandono di rifiuti pericolosi.
È vietato l'impiego di presidi sanitari con mezzi aerei, salvo particolari ipotesi scaturite da esigenze di
tutela e difesa della superficie coltivata, che dovranno essere oggetto di autorizzazione da parte del
Sindaco.


Art. 34 - Danneggiamento alle piante
Il Codice penale, punisce chi arreca danno alle piante defogliandole, scortecciandole, svettandole,
strappandole, ecc. –
E’ vietato inoltre lasciare che le piante vengano danneggiate dagli animali o che questi vengano lasciati
liberi di vagare per i terreni altrui durante la semina o la raccolta dei prodotti.




                                               Sezione sesta

                             MANUTENZIONE ED USO DELLE STRADE

Art. 35 - Transito di mezzi agricoli
E’ fatto divieto di transito e manovra con mezzi cingolati su strade asfaltate di qualsiasi tipo e
classificazione, senza che tali mezzi siano muniti delle apposite protezioni. I trasgressori di tale norma
sono tenuti al risarcimento dei danni arrecati, oltre al pagamento della sanzione, prevista dal Codice
della Strada. Analogo divieto è fatto per i mezzi industriali cingolati. E’ inoltre fatto obbligo
all’operatore agricolo accertarsi che la macchina operatrice e particolari di essa (coperture, aratro, ecc.)
siano pulite al momento del transito su tratti di strade pubbliche, onde evitare perdite di materiale che
creino pericolo per la circolazione.

                                                                                                             17
Art. 36 - Strade interpoderali e vicinali
La larghezza delle strade interpoderali deve essere carrabile e comunque non inferiore ai 3 metri.
E’ vietato modificare o eliminare le strade interpoderali e vicinali senza il parere favorevole di tutti gli
aventi diritto e di coloro che con le suddette opere possano avere dei danni.

Coloro che, transitando su strade comunali, interpoderali e vicinali in terra battuta, inghiaiate o asfaltate,
con carichi eccessivi, le danneggiassero, sono tenuti a ristabilire il funzionamento a proprie spese. E’
vietato altresì fare opere, depositi od ingombri sul suolo delle strade comunali, interpoderali o vicinali in
modo da pregiudicare il libero transito, nonché alterare le dimensioni, la forma e l’uso delle stesse.
Le strade vicinali ed interpoderali debbono presentare opportune opere di regimazione delle acque.
In particolare, ove compatibile con il transito dei mezzi agricoli, si raccomanda la presenza di canalette
trasversali atte a limitare la lunghezza del percorso dell’acqua sul piano stradale e ridurne il potere
erosivo e l’asportazione dell’eventuale ghiaia. Le canalette possono essere realizzate con tronchetti,
tavolate, elementi metallici (guard-rail di recupero), oppure elementi prefabbricati in c.a.
La spaziatura delle canalette dovrebbe essere dell’ordine di 25 metri per pendenze dell’ordine del 15%.
L’orientamento verso valle dovrebbe essere dell’ordine di 30° rispetto alla perpendicolare all’asse
stradale ed avere una pendenza non inferiore al 3-4%. Lo sbocco della canaletta deve essere protetto
(con sassi, per esempio) in modo da dissipare l’energia dell’acqua sversata a valle e impedire erosioni.
La       manutenzione         è     fondamentale        per      la     funzionalità       della    canaletta.
Le immissioni dalle strade laterali sulle strade principali devono essere regolate, compatibilmente con le
esigenze del transito, inserendo nel fosso della strada principale una canaletta (in opera o prefabbricata)
dotata di griglia carrabile in modo da rendere ispezionabile e facilmente mantenibile in efficienza il
fosso. Il dispositivo ha lo scopo di impedire che l’acqua proveniente dalla strada laterale, generalmente
in        pendenza,          invada         la        carreggiata        della        strada      principale.
Tutti gli utenti di strade interpoderali e vicinali sono tenuti a partecipare ai lavori di manutenzione delle
stesse con prestazione di manodopera o concorso nelle spese. La misura della quota di concorso sarà
proporzionata alle dimensioni dei terreni di ogni proprietario.




                                              Sezione settima

          OPERE PER LA COMPENSAZIONE E LA MITIGAZIONE PAESAGGISTICA

Premessa
Quanto indicato in questo articolo si applica a tutti gli interventi di nuova costruzione o di
modificazione di manufatti e impianti compresi edifici, rimesse, magazzini, pertinenze, recinzioni,
cancelli, strade, impianti per le attività agricole, commerciali, artigianali, industriali, serre, aree scoperte
pavimentate o su cui siano posate strutture permanenti, impianti a rete, manufatti tecnici quali cabine
elettriche, pozzi (parte epigea), camere di ispezione (fuori terra), pali e tralicci per elettricità,
illuminazione, telecomunicazioni, localizzati su tutto il territorio comunale all’esterno del margine
urbano dell’abitato di Cerro Tanaro. Preliminarmente occorre valutare l’impatto paesaggistico-
ambientale dell’intervento sia per quanto riguarda la percezione visiva, sia per quanto riguarda le
ricadute sull’ambiente. Se l’intervento può essere connesso col paesaggio senza riduzione della qualità
paesaggistica si devono prevedere interventi di mitigazione, altrimenti, nel caso in cui la qualità del
paesaggio sia ridotta dall’intervento, si devono prevedere interventi di compensazione che devono
essere oggetto di uno specifico progetto specialistico.

Art. 37 - Realizzazione di opere di mitigazione e di compensazione con l’uso di vegetali vivi
L’uso di alberi ed arbusti non è l’unica forma di mitigazione e di compensazione possibile ma deve

                                                                                                             18
essere considerata la scelta prioritaria. Vanno inserite nel paesaggio specie vegetali autoctone delle quali
viene qui proposta, a titolo puramente indicativo, la tabella che segue.



                    Nome volgare           Nome specifico              Famiglia

                    Farnia                 Quercus robur               Fagaceae

                    Roverella              Quercus pubescens           Fagaceae

                    Rovere                 Quercus petraea             Fagaceae

                    Cerro                  Quercus cerris              Fagaceae

                    Olmo                   Ulmus minor                 Ulmaceae

                    Ciliegio selvatico     Prunus avium                Rosaceae

                    Acero campestre        Acer campestre              Aceraceae

                    Tiglio selvatico       Tilia cordata               Tiliaceae

                    Salice bianco          Salix alba                  Salicaceae

                    Carpino bianco         Carpinus betulus            Corylaceae

                    Pioppo bianco          Populus alba                Salicaceae

                    Pioppo nero            Populus nigra               Salicaceae

                    Sanguinello            Cornus sanguinea            Cornaceae

                    Biancospini            Crataegus spp.              Rosaceae

                    Prugnòlo               Prunus spinosa              Rosaceae

                    Sambuco                Sambucus nigra              Caprifoliaceae

                    Crespino               Berberis vulgaris           Berberidaceae

                    Rosa                   Rosa canina                 Rosaceae

                    Ligustro               Ligustrum vulgare           Oleaceae

                    Lantana                Viburnum lantana            Caprifoliaceae



                                                                                                         19
                     Berretta da prete      Euonymous europaeus          Celastraceae



In caso di realizzazioni di viali e filari o di aree di pertinenza di edifici con caratteri di pregio la scelta
delle specie può ricadere su talune specie naturalizzate quali ippocastani, platani, gelsi (per i filari) o su
esemplari di specie con un comprovato valore storico. Nel caso in cui le opere di mitigazione o
compensazione non sono rappresentate da viali o filari, si deve privilegiare la realizzazione
“naturaliforme” con disposizione delle piante non in linea retta, con fittezza simile a quelle dei boschi
naturali e con distribuzione di diverse specie, anche a gruppi, e di esemplari di diversa età. Tutte le
opere di mitigazione e compensazione devono essere corredate da un piano di gestione e di
manutenzione.
Il proponente dovrà presentare opportuno progetto di compensazione e mitigazione paesaggistica
dell’intervento che verrà valutato dagli uffici Tecnici con l’apporto, se necessario, della Commissione
Locale per il Paesaggio.

Art. 38 - Realizzazione parziale di opere di mitigazione e di compensazione con l’impiego di altri
materiali
Le opere di mitigazione e compensazione, per la parte non effettuata con vegetali vivi, devono
prevedere, per quanto possibile, realizzazioni con tecniche di ingegneria naturalistica.

A tal fine si rimanda alle pubblicazioni esplicative della Regione Piemonte

Manuale di Ingegneria Naturalistica: nozione e tecniche di base novembre 2007




                                              Sezione ottava

                                            DELLE SANZIONI

Art. 39 - Accertamento delle violazioni
Le trasgressioni al presente regolamento sono accertate dal Sindaco, dalla Polizia Municipale, dagli
Ufficiali ed Agenti di Polizia Giudiziaria, e punite a norma della legge 24/11/1981 n. 689 (modifiche al
sistema penale).

Art. 40 - Pagamento in misura ridotta
E’ ammesso il pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della
sanzione prevista per la violazione commessa o, se più favorevole, al doppio del minimo, oltre alle
spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa
non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione.

Art. 41 - Rimessa in pristino ed esecuzione d’ufficio
Quando ricorrono gli estremi del D.Lgs. n. 267 del 2000. il Sindaco, oltre al pagamento della sanzione
prevista può ordinare la rimessa in pristino e disporre l’esecuzione d’ufficio a spese degli interessati.

Art. 42 - Sospensioni delle autorizzazioni
Al trasgressore viene sospesa la concessione o l’autorizzazione rilasciata dal Comune nei seguenti casi:
a) per recidiva nella inosservanza delle disposizioni del presente regolamento attinenti alla disciplina
    dell’attività specifica del concessionario;
b) per la mancata esecuzione delle opere di rimozione, riparazione o ripristino conseguenti
    all’infrazione;
c) per morosità nel pagamento dei tributi comunali dovuti per la concessione.

                                                                                                            20
Art. 43 - Risarcimento dei danni
L’applicazione della sanzione amministrativa non esclude il risarcimento del danno al Comune o a
terzi, ove ne sussistano i presupposti.

Art. 44 - Ammontare delle sanzioni
Le violazioni a quanto disposto dal presente regolamento sono sanzionate:
a) da Euro 25,00 a Euro 150,00 per le violazioni di
quanto prescritto agli art. 3 - 4
b) da Euro 50,00 a Euro 300,00 per le violazioni di
quanto prescritto agli art. 2 - 6 - 14 - 15 - 16 - 20 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28.
c) da Euro 75,00 a Euro 450,00 per le violazioni
di quanto prescritto agli art. 8 - 11 - 17 - 18 – 19 - 22 - 23 - 30 - 31

Le sanzioni non previste dai precedenti articoli sono normate dalla L.R. 32/1982 e s.m.i. “Norme per la
conservazione del patrimonio e dell’assetto ambientale” e del relativo prontuario per l’applicazione
delle sanzioni amministrative a cui si rimanda.




                                               Sezione nona

                                     DISPOSIZIONI TRANSITORIE

Art.45 - Entrata in vigore del regolamento
Il presente Regolamento abroga tutte le precedenti disposizioni regolamentari in materia con esso
incompatibili.




                                                                                                      21
        Schema Ordinanza per l’osservanza del regolamento di polizia rurale
ALLEGATO A)

                                                      IL SINDACO


VISTA la relazione(1) …………………                             IN DATA     ……………………..                   DALLA QUALE RISULTA

CHE(2)…………………………………………………………………………………………………..

VISTO l’art. …………. del vigente regolamento comunale di polizia rurale;
CONSIDERATA la necessità di eliminare il succitato inconveniente al fine di
…………………….………………………………………………………………………………...
………………….......................................................................................................................
VISTI gli artt. 50 e 107 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali,
approvato con D. Lgs. 18.08.2000, n. 267;
VISTO l’art. ……… dello Statuto comunale;
                                  ORDINA
Al signor ……………………..................................nato a ..................................………. il
………………… residente in ………….............. Via ……………………. N. …… di
provvedere, entro giorni ………….. dalla data di notificazione della presente ordinanza,
alla esecuzione di ……………………………………………………………………….................
Fa presente che in caso di inottemperanza si procederà ai sensi di legge.
La polizia comunale e gli agenti della forza pubblica sono incaricati della esecuzione della
presente ordinanza.
Ai sensi degli artt. 3, quarto comma, e 5, terzo comma, della legge 7 agosto 1990, n. 241 e
ss.mm.ii             avverte:             responsabile                del           procedimento                 è          il
sig.……..............................................................ufficio ...................................……………….;
Contro la presente ordinanza è ammesso, nel termine di 60 giorni dalla notificazione,
ricorso al tribunale amministrativo regionale di …........… (legge 6 dicembre 1971, n. 1034);
Oppure, in alternativa, ricorso straordinario al presidente della repubblica, da proporre
entro 120 giorni dalla notificazione (d.p.r. 24 novembre 1971, n. 1199).

Dalla residenza municipale, addì ……….........................

                                                                                                                           22
                                                                                                               Il Sindaco
                                                                                                       timbro e firma in originale



1 Dell’Ufficio Tecnico Comunale, dell’Ufficio o Servizio della A.S.L. o dell’Ufficio di Polizia Comunale.
2 Indicare quanto risulta motiva l’emissione dell’ordinanza.
Allegato B) - riferimento all’art. 3

                                                                                                     AL RESPONSABILE DEL SERVIZIO
                                                                                                     DEL COMUNE DI
                                                                                                     Cerro Tanaro




Richiesta di autorizzazione per il pascolo su terreni pubblici o di uso pubblico.


Il sottoscritto ...............................................nato a ........................................................e
residente          a    ..............................................................   in    qualità       di     proprietario       e/o
di........................................................................ del gregge costituito dai seguenti animali:
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
chiede        al       Responsabile            del     Servizio         di     Polizia        Comunale            del     Comune        di
.......................................l’autorizzazione ad effettuare il pascolo dei sopraelencati animali
nei terreni pubblici o di uso pubblico contraddistinti al:


Foglio ...................... mappale ......................................
Foglio ...................... mappale ......................................
Foglio ...................... mappale ......................................


a decorrere dalla data del.......................................................................................................
sino alla data del ..............................................................................




Cerro Tanaro li .....................................................
                                                                                                                                        23
                                                                                                Firma




ALLEGATO C ) - RIFERIMENTO ALL’ART. 3




Autorizzazione per il pascolo su terreni privati



Il    sottoscritto          ....................................................................................................................
nato a ................................... il ................ e residente a ......................................................
in qualità di proprietario e/o conduttore di terreni agricoli in Comune di Cerro Tanaro
contraddistinti al:

Foglio ...................... mappale ......................................
Foglio ...................... mappale ......................................
Foglio ...................... mappale ......................................


                                                         AUTORIZZA


con la presente il Sig. ................................................................................................... nato
a      ...............................................................................     il    ..............................................
residente a ................................................................. ad effettuare il pascolo del gregge
costituito dai seguenti animali:
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................

a decorre dalla data del ..................................... sino alla data del ……................................



                                                                                                                                            24
Cerro Tanaro li .......................


                                                                                                         Firma




Allegato D) - riferimento all’art. 3

                                                                                                 Al Responsabile del Servizio
                                                                                                 del Comune di
                                                                                                 Cerro Tanaro



Denuncia per il pascolo su terreni siti in Comune di Cerro Tanaro



Il sottoscritto ...............................................nato a ............................................................
e residente a ........................................................................ in qualità di proprietario e/o
di.................................................................... del gregge costituito dai seguenti animali:
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
n°. ................................................................................................................................
n°..................................................................................................................................
denuncia al Responsabile del Servizio di Polizia Comunale del Comune di Cerro Tanaro
che dal ......................................... al ........................................attraverserà il territorio
comunale per il pascolo dei sopraelencati animali nei terreni come da allegata
autorizzazione
Foglio ...................... mappale ......................................
Foglio ...................... mappale ......................................
Foglio ...................... mappale ......................................




Cerro Tanaro li .....................



                                                                                              Firma

                                                                                                                                       25
Allegato E) - riferimento all’art. 23

                                                                                                       AL RESPONSABILE DEL SERVIZIO
                                                                                                       DEL COMUNE DI
                                                                                                       Cerro Tanaro



Richiesta di autorizzazione per estirpazione siepe


Il sottoscritto ................................................................................................................ nato
a........................................................................     il    ......................................................    e
residente a ...................................................................... in qualità di proprietario –
conduttore - persona autorizzata dal proprietario o conduttore dei terreni siti nel Comune di
Cerro Tanaro e contraddistinti al:
Foglio ...................... mappale ......................................
Foglio ...................... mappale ......................................
Foglio ...................... mappale ......................................
chiede al Responsabile del Servizio del Comune di Cerro Tanaro l’autorizzazione
all’estirpazione della siepe campestre / zona boscata sita sui terreni sopra indicati.
A tal fine dichiara che :
la siepe medesima è composta dalle seguenti essenze:...............................................
................................................................................................................................................
la siepe ha una estensione in lunghezza di metri ........................ ed una larghezza media
di metri ......................... per un totale di metri quadrati .........................................................
l’area suddetta non ricade negli ambiti previsti dalla Legge 08/04/1982 n. 22, e dalle leggi
regionali in materia e successive modifiche ed integrazioni ( classificazione di bosco).




Cerro Tanaro, lì............................


                                                                                                                                             26
                                                                                 Firma.....................................




Modello tipo ordinanza ingiunzione per pagamento sanzione in violazione disposizione
regolamento
Allegato F )
                                COMUNE DI Cerro Tanaro
Prot.n.
                            IL RESPONSABILE INCARICATO

In esecuzione e visto il verbale di sanzione amministrativa n°............del
...................redatto da .......................................... nell'ambito delle funzioni di controllo in
materia di ................................... ai sensi della legislazione vigente, nell'ambito delle
verifiche successive al controllo iniziato in data ........................... nell'ambito di
................................................._
Preso atto che l'Ente accertatore,..................................................... nel corso degli
accertamenti ispettivi ha constatato che.................................................................................
Preso altresì atto che tali fatti costituiscono violazione dell'Art ..................... del
Regolamento di polizia rurale per la quale è prevista una sanzione amministrativa
pecuniaria compresa fra un minimo di Euro 25 (Euro venticinque/00) ed un massimo di
Euro 500 (Euro cinquecento/00);
Tenuto conto che ai sensi e per gli effetti dell'Art.14 della L.24.11.1981 l'illecito
amministrativo, come sopra accertato, non è stato immediatamente contestato al
trasgressore perchè si è proceduto a seguito di atti di accertamento ai sensi dell'Art.13
della stessa Legge;
ritenuto pertanto che il soggetto trasgressore è il sig. ...........................................................
in qualità di.............................................................. nato a         ...............................................
il .......................................................residente in ...................................................................
Che obbligato in solido è ....................................in persona del ............................................
In esecuzione e visti gli atti del procedimento;
Vista la memoria difensiva ed il verbale di audizione e ritenute non accoglibili le difese in
essa svolte in quanto .............................................................................................................
Ritenuta pertanto la sussistenza della violazione accertata;
Ritenuto di emettere ordinanza-ingiunzione con sanzione amministrativa pecuniaria nella
misura del minimo previsto dalla legge;
Visto il d.lg.267/00 e ss.mm.ii.i
Visto l'art.18 della legge 689/81;
                                                        Ordina ed ingiunge
In solido tra loro:

-                                                                ig.  ........................., in qualità      di
................................................
   - all'obbligato in solido, ................................................................in persona del
Sig......................................................, il pagamento della somma di euro .................. pari
al ...............di legge, oltre euro ........................ per spese postali, per un totale
complessivo di euro .................... (..................) per la violazione dell'art......... del
                                                                                                                                      27
regolamento di polizia rurale del comune di Cerro Tanaro, da effettuarsi nel termine di
giorni 30 (trenta) dalla notificazione della presente ordinanza;
Avverte che l'ordinanza di ingiunzione costituisce titolo esecutivo, a norma dell'art. 18 della
legge 24.11.1981 n. 689, e che il pagamento dovrà essere eseguito mediante versamento
sul     c/c    bancario            intestato         al  comune            di       Cerro         Tanaro          presso    la
Banca.............................................. IBAN......................................................., o tramite c/c
postale ................................ citando nella causale il numero della presente ordinanza ed
inviando copia dell’ effettuato versamento all’ufficio di polizia comunale del comune di
Cerro Tanaro, con l'avvertimento che il versamento potrà essere effettuato recandosi
presso qualsiasi sportello della Cassa di Risparmio di Asti (fatta eccezione per quello
sopra indicato) o tramite bonifico bancario presso altri istituto di credito .
E' facoltà dell'interessato richiedere il pagamento rateale a norma dell'art. 26 della l.
689/81.
Avverte, altresì, che a norma dell'art. 22 della L. 689/81e s.m.i., avverso la presente potrà
essere proposta opposizione avanti al Giudice competente ai sensi del D.Lgs. n. 507 del
30.12.99 ed in particolare degli Artt. 97 e 98 che si riportano integralmente;
Art. 97:”Opposizione all’ordinanza ingiunzione”:
1) L’Art.22 della Legge 24.11.1981, n.689 è così modificato: a) nel 1° comma le parole
“davanti al Giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione”, sono sostituite dalle
seguenti: “davanti al Giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione individuato a
norma dell’Art.22 bis”; b) nel 4° e nel 7° comma la parola “Pretore” è sostituita dalla parola
“Giudice”;
Art.98: “Competenza per il giudizio di opposizione all’ordinanza ingiunzione”
1) Dopo l’Art.22 della Legge 24.11.1981, n.689 è inserito il seguente: “Art.22-bis
(competenza per il giudizio di opposizione) - Salvo quanto previsto dai commi seguenti,
l’opposizione di cui all’art. 22 si propone davanti al Giudice di Pace. L’opposizione si
propone davanti al Tribunale quando la sanzione è stata applicata per una violazione
concernente disposizioni in materia:
a) tutela del lavoro, di igiene sui luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro;
b) di previdenza e assistenza obbligatoria;
c) urbanistica ed edilizia;
d) di tutela dell’ambiente dall’inquinamento, della flora, della fauna e delle aree protette;
e) di igiene degli alimenti e delle bevande;
f) di Società e di intermediari finanziari;
g) tributaria e valutaria.
L’opposizione si propone altresì davanti al Tribunale:
a) se per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo a Euro
15.493,71;
b) quando, essendo la violazione punita con sanzione pecuniaria proporzionale senza
previsione di un limite massimo, è stata applicata una sanzione superiore a Euro
15.493,71;
c) quando è stata applicata una sanzione diversa da quella pecuniaria, solo congiunta a
quest’ultima, fatta eccezione per le violazioni previste dal R.D. 21.12.1933, n.1736, dalla
Legge 15.12.1990, n.386 e dal D. Lgs 30.04.1992, n.285. Restano salve le competenze
stabilite da diverse disposizioni di legge”.
Il termine per proporre opposizione resta di 30 (trenta) giorni dalla notifica del presente
provvedimento; si avverte che l'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento
salvo che il Giudice competente non disponga altrimenti, pertanto, decorsi i termini di
legge, si provvederà all'esecuzione forzata ai sensi dell'art. 27 della L. 689/81.


                                                                                                                           28
Comune di Cerro Tanaro il_________


                                                                               IL RESPONSABILE INCARICATO
                                                                                               TIMBRO E FIRMA




RELATA DI NOTIFICA


Io sottoscritto Ufficiale Giudiziario addetto all'ufficio unico notifiche presso il tribunale di
Asti, ad istanza dell'ufficio...................................................... del comune di Cerro Tanaro,
ho notificato l'avanti estesa ordinanza a:
Sig. ........................................, in qualità di ......................................... residente in
.......................................................................... spedendola in plico raccomandato ai sensi
di legge tramite il servizio postale di Asti.


...................................., in persona ................................, con sede in ...................................
spedendola in plico raccomandato ai sensi di legge tramite il servizio postale di asti.




                                                                                                                               29
30

				
DOCUMENT INFO
Shared By:
Categories:
Tags:
Stats:
views:99
posted:5/30/2012
language:Latin
pages:30