PESTICIDI NEL PIATTO, SEMPRE PEGGIO by cR83qb

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									PESTICIDI NEL PIATTO, SEMPRE PEGGIO




Presentata l'indagine di Legambiente e del Movimento di difesa del cittadino. Metà della frutta in
Italia è ai pesticidi, il 2,2% oltre i limiti di legge, uva con residui di 8 principi attivi in Piemonte.
Melinda: «Non sono prodotti qui». Coldiretti: «Ma da noi c'è un grande biologico».

Metà della frutta commercializzata in Italia è contaminata da uno o più residui di pesticidi. Il 2,2% è
addirittura fuorilegge. Per le verdure invece la situazione è leggermente migliore: il 22,7% presenta
tracce di pesticidi, l’1,2% ha concentrazioni assai pericolose.
Anche i prodotti derivati (olio, pasta, vino, miele ecc) presentano tracce di molecole chimiche
utilizzate in agricoltura nel 13,7% dei casi. Cala però il numero totale dei campioni fuorilegge: era
pari al 2% nello scorso anno e scende all’1,4%.
Ecco, in sintesi, il quadro di Pesticidi nel piatto 2005, il dossier elaborato da Legambiente in
collaborazione con Salute&Gusto, progetto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del
Cittadino, che è stato presentato oggi a Roma durante il convegno “Le Agriculture di Pomona: dove
il locale coltiva il globale”, nell’ambito di Park Life, salone dei Parchi e del vivere naturale, in
svolgimento alla Fiera di Roma fino a domenica 29 maggio.
All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente;
Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino.

I dati, come sempre, sono stati raccolti da Legambiente presso i laboratori addetti (Asl, Arpa, istituti
zooprofilattici) ed elaborati dalla stessa associazione ambientalista.
La fotografia della presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli in commercio si riferisce
naturalmente all’anno appena trascorso: il 2004.

“I numeri di questo rapporto – ha dichiarato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente
– evidenziano un quadro ancora preoccupante della presenza di pesticidi sulle nostre tavole. Ancora
oggi nelle valutazioni ci si basa su una normativa vecchia di oltre 30 anni che non contempla affatto
i rischi legati alle sinergie tra diverse molecole chimiche presenti su uno stesso prodotto. Solo il
nuovo regolamento europeo (n. 396 del 2005), introduce il concetto degli effetti del multiresiduo ed
è quindi importante continuare a considerare in modo diverso i campioni contaminati da uno o da
più residui. Controlli sempre più puntuali e una normativa stringente aiuterebbero quindi, a non
mettere sullo stesso piano l’agricoltura di tipo intensivo e chimicizzata con quella che punta sulla
qualità e sulla sicurezza alimentare”.

Nello specifico: su un totale di 3.601 campioni di frutta analizzati, il 52,6% (1.894 campioni tra
irregolari e regolari con uno o più residui) sono risultati contaminati da pesticidi.
Per la verdura, ancora come lo scorso anno, vi è un corposo numero di campioni regolari senza
residui (77,3% su un totale di 3.478), mentre il numero di quelli regolari con uno o più residui si
attesta sul 21,5%.

“I consumatori chiedono continuamente informazioni e pongono domande sulla qualità del cibo –
ha dichiarato Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino -, in particolare su frutta e
verdura. Gli sportelli del progetto Salute&Gusto, che dal 2004 MDC sta gestendo con Legambiente
in 12 regioni, hanno ricevuto in questi mesi centinaia di richieste di chiarimenti da parte soprattutto
di genitori allarmati per quello che viene offerto alle mense scolastiche. I consumatori sono sempre
più disponibili anche a pagare prezzi più alti pur di avere frutta e verdura controllate e garantite
nelle qualità e nella sicurezza: lo dimostra anche il successo di mercato dei prodotti biologici”.

Il numero di campionamenti totali di frutta e verdura è diminuito rispetto all’anno scorso quando
sono stati analizzati 3.860 campioni di frutta e 3.893 di verdura contro i 3.601 di frutta e 3.478 di
verdura di quest’anno. Ciò anche a causa del mancato rilevamento della regione Molise che ha
dichiarato di non svolgere le analisi.
Molte regioni effettuano ancora uno scarso numero di controlli, ma emergono singoli casi di
miglioramenti (come in Campania, dove le indagini riguardano numerosi campioni di frutta,
verdura e derivati e in Abruzzo dove i risultati evidenziano una maggiore attenzione nella ricerca
delle molecole chimiche).
Come ogni anno, è necessario evidenziare che le analisi meno positive (con un maggior numero di
campioni irregolari o con residui), non stanno ad indicare necessariamente le regioni più
“inquinate” ma quelle che conducono le analisi con maggior precisione e serietà, anche perché i
campioni analizzati sono stati prelevati tra quelli in commercio e possono provenire da ogni luogo
d’Italia e dall’estero.

Dal rapporto emergono non pochi casi eclatanti di campioni di frutta e verdura con presenza di più
pesticidi contemporaneamente, tra questi “vince” la palma di frutto più inquinato un campione di
uva analizzato in Piemonte e contaminato da 8 sostanze chimiche.
Ma casi di multiresiduo con 4 o 5 pesticidi presenti contemporaneamente compaiono in molte
tabelle, soprattutto nelle analisi effettuate dalle regioni storicamente più attente e scrupolose che
cercano (e quindi trovano) un gran numero di principi attivi in un sostanzioso paniere di prodotti.

Tra i casi più significativi riportati nel dossier, oltre al campione di uva già citato, troviamo sempre
in Piemonte un campione di sedano con presenza di residui di clorotalonil, cyprodinil, fludioxonil,
procimidone e tebufenpirad tutti insieme e tutti quanti fuori dai limiti di legge. Inoltre, degli 11
agrumi risultati irregolari, 8 lo sono a causa dell’ortofenilfenolo, che è un additivo chimico
consentito dalla legge (D.M. 31 marzo 1965) a patto che ne venga dichiarato l’utilizzo (e in questo
caso non lo era). Le irregolarità sia per la frutta che per la verdura hanno riguardato campioni di
provenienza prevalentemente nazionale.
Da evidenziare inoltre, la comparsa di residui considerati a basso impatto ambientale (fenhexamide,
tolilfluanide, quinoxifen, tebufenpirad e fenazaquin).
In Trentino Alto Adige le analisi hanno invece rivelato l’irregolarità di tutti e 11 i campioni di uva
da tavola analizzati, provenienti dal Sudafrica, Argentina, Spagna, Namibia e Cile, per l’utilizzo di
solfiti non autorizzati; sempre preoccupanti i residui rilevati sulle mele: su 32 campioni di mele
analizzati 7 sono risultati senza residui, 25 contaminati da uno (14 campioni) o più pesticidi (11
campioni); una di queste mele conteneva clorpirifos, diazinone, captano e acefate mentre un’altra
clorpirifos, diazinone, captano e ditiocarbammati.
In Valle d’Aosta, più della metà dei campioni analizzati di frutta (15 su 25) risultano regolari con
più di un residuo. Eclatanti i casi di campioni multiresiduo di pere, mele e uva per la presenza di 4 o
5 principi attivi contemporaneamente.
Anche tra i campioni di verdura spicca un pomodoro con carbendazim, ditiocarbammati,
tebuconazolo, pirimetanil e cyprodinil.
In Emilia Romagna 840 campioni di frutta su 1.276 analizzati risultano regolari con uno o più
residui, e tra questi le ciliegie che, su 33 campioni analizzati, mostrano un caso irregolare e ben 31
regolari ma con presenza di residui, mentre tra le pere, su 177 campioni analizzati, 2 sono irregolari
e solo 22 regolari senza residui.
Da segnalare in negativo per questa regione altrimenti scrupolosissima, la mancata distinzione tra
prodotti contaminati da uno e da più residui, proprio ora che della pericolosità delle concentrazioni
di molecole si comincia a ragionare anche a livello europeo, con il regolamento n. 396 del 2005.
Aumenta il numero delle analisi effettuate in Abruzzo con un maggior numero di principi attivi
rilevati.
Minuziose le analisi eseguite dalla Campania, che hanno permesso di identificare un campione di
prezzemolo con un’altissima concentrazione di clorpirifos etile (1,37 ppm mentre il limite
consentito è di 0,05); una lattuga che contiene 4 principi attivi con uno di questi (tolclofos metile)
che supera il limite di ben 1,83 ppm.
E infine, particolarmente allarmante, il caso di un campione di mela con 3 principi attivi tra cui
l'eptacloro, una delle dodici sostanze generalmente segnalate come le più nocive, e un campione di
zucchina irregolare per la presenza di dieldrin (un principio attivo proibito dal 1977 per la sua
pericolosità considerata superiore a quella del Ddt).

Unica tra le regioni meridionali, la Campania si è distinta anche per le analisi condotte su campioni
di olio, trovandone ben 7 con il multiresiduo su 10 analizzati, di cui 1 con imazalil, clorpirifos e
pirimifos metile.

Nelle Marche nonostante lo scarso numero di controlli, degni di nota si sono dimostrati i risultati
emersi dall’analisi dei campioni di vino: 35 campioni su 49 analizzati sono stati trovati regolari con
un residuo.
Pochi controlli anche in Liguria dove però è stato trovato un campione di vino DOC con residui di
Ddt e in Veneto dove un campione di fagiolini proveniente dal Marocco presentava
contemporaneamente tre diversi tipi di molecole di Ddt e Dde.

Anche la Lombardia si è distinta negativamente per lo scarso numero di analisi: nonostante ciò tra i
dati emerge un campione di uva con carbaril, dimetomorf, fenitrotion, phosalone, procimidone,
cyprodinil e tilil fluanide e uno di clementine con chlorpyrinfos-etile, dicofol, imazalil, malation e
methidation.
In Sicilia da segnalare un campione di pompelmo irregolare e multiresiduo con imazalil (0,5 mg/kg)
e tiabendazolo (8,84 mg/kg ).
Da segnalare l’esiguità dei controlli in Friuli Venezia Giulia, Calabria, Puglia e Sardegna e ,
ovviamente, Bandiera nera per il Molise che addirittura non li effettua.

Si conferma confortante la situazione per quel che riguarda i prodotti da agricoltura biologica.
Sono dodici le regioni che hanno inviato i risultati delle analisi effettuate su tali prodotti: Basilicata,
Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Trentino
Alto Adige, Umbria e Veneto.
In alcune di queste regioni il numero di campioni analizzati è estremamente esiguo ma è comunque
apprezzabile che i prodotti da agricoltura biologica siano stati presi seriamente in considerazione
attraverso le analisi.
Il totale dei campioni di biologico analizzati è di 279 più o meno equamente distribuiti tra frutta,
verdura e prodotti derivati.
Quasi tutti i campioni sono risultati senza la presenza di alcun residuo con pochissime eccezioni (2
campioni di frutta in Veneto, 2 tipi di pasta in Campania, 1 verdura in Friuli e un campione di
finocchio in Sicilia).

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SALUTE: PESTICIDI, COLDIRETTI, PIU' QUALITA' NEL MADE IN ITALY

"La lettura approfondita dei dati dell'indagine di Legambiente "Pesticidi nel piatto 2005" evidenzia
un consolidamento del primato sanitario e qualitativo della frutta e della verdura italiana nel mondo
e l'importanza di consumare questi alimenti che sono indispensabili per la salute soprattutto
nell'attuale stagione in cui sono offerti in abbondanza".

E' quanto afferma la Coldiretti in relazione al dossier di Legambiente che evidenzia una ulteriore
riduzione di oltre il 40% dei campioni di frutta e verdura irregolari che sono passati dal 2% ad
appena l'1,4%.
L'impegno degli imprenditori agricoli nazionali, che ha consentito all'Italia di acquisire la leadership
europea nelle coltivazioni ecocompatibili e biologiche deve essere accompagnato - aggiunge la
Coldiretti - da un più severo impegno nei controlli sull'etichettatura di provenienza per evitare che
vengano spacciati come made in Italy prodotti stranieri per i quali non esistono adeguate garanzie
sanitarie. L'Italia - ricorda la Coldiretti - con circa 40 miliardi di euro di produzione agricola e con
un fatturato dell'agroalimentare nazionale di oltre 180 miliardi di euro, circa il 15 % del Pil
nazionale, è il Paese dei primati qualitativi potendo contare sulla leadership europea con 149
prodotti (il 20% del totale comunitario) che possono fregiarsi del marchio a denominazione di
origine (Dop o Igp).
Il valore al consumo dei prodotti a denominazione di origine nazionali è pari a 5,6 miliardi di Euro
(1,5 miliardi le esportazioni).
Inoltre il nostro Paese - conclude la Coldiretti - con 45mila imprese che utilizzano il metodo
biologico e una superficie coltivata pari ad oltre un milione di ettari, detiene il primato nella
classifica mondiale del biologico davanti a Stati Uniti e Brasile ed è preceduta soltanto da Australia
e Argentina, tutti Paesi che hanno la disponibilità di terreni coltivati enormemente più grande di
quella nazionale.


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LE ORGANIZZAZIONI AGRICOLE: «SIAMO I MIGLIORI»

La parola chiave, per la Coldiretti, e' etichettatura.
Che i nostri ortaggi e la nostra frutta siano ''i migliori'', sottolinea la Confagricoltura, lo testimonia
anche Bruxelles, che da ormai qualche anno definisce l'Italia il Paese ''piu' sicuro d'Europa in
termini di presenza di residui di prodotti fitosanitari''.
Ed il merito di tutto cio', ricorda la Confederazione italiana agricoltori-Cia, e' ''dell'impegno dei
produttori e dall'azione portata avanti dalle organizzazioni professionali''.

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MELINDA: «NON SIAMO STATI NOI»

(l'Adige, Trento) - L’allarme del rapporto di Legambiente
Gli allarmi lanciati negli anni scorsi non sono serviti a niente. La frutta che i trentini mangiano
continua a contenere livelli preoccupanti di pesticidi. I residui sono stati trovati dai tecnici
dell’Agenzia per l’ambiente che ha inviato tutti i dati a Legambiente che ha diffuso ieri i dati del
suo rapporto annuale. Secondo questa ricerca, che ha il titolo allarmante di «pesticidi nel piatto
2005», nella nostra provincia sono stati trovati pesticidi sia nell’uva importata dall’estero che nelle
mele.
Il rapporto dell’associazione ambientalista non usa mezzi termini per quanto riguarda i fitofarmaci
trovati nell’uva:
«In Trentino Alto Adige le analisi hanno rilevato l’irregolarità di tutti e 11 i campioni di uva
analizzati, provenienti da Sudafrica, Argentina, Spagna, Namibia e Cile per la presenza di solfiti
non autorizzati».
 Ma lo stesso tono viene usato anche per le mele: «Sempre preoccupanti i residui rilevati sulle mele:
su 32 campioni di mele analizzati solo 7 sono risultati senza residui, mentre 25 erano contaminati da
uno o più pesticidi. Una delle mele analizzate conteneva clorpirifos, diazinone, captano e acefate,
mentre un’altra conteneva anche ditiocarbammati».
La ricerca di Legambiente, però, non specifica se queste mele sono state prodotte in Trentino
oppure se provengono da fuori provincia.
La stessa nota della Provincia non parla delle mele.
Per il consumatore cambia poco, dal momento che è comunque costretto a mangiare residui di
fitofarmaci e pesticidi.
Il presidente di Melinda, il più grosso consorzio di produzione della Provincia, Michele Odorizzi, è
sicuro che le mele analizzate non siano state prodotte in Trentino:«È la solita storia. Queste ricerche
non fanno chiarezza perché non dicono dove è stata prodotta la frutta analizzata. Noi siamo sicuri
che le nostre mele non hanno residui perché le analizziamo e il protocollo è molto rigido».
Dal canto suo, l’Appa ha registrato la presenza di residui di un funghicida anche su tre campioni di
susine e ribes coltivati in Trentino.
Per quanto riguarda l’uva, anche l’Agenzia per l’ambiente ha rilevato la presenza di residui di
fitofarmaci non consentiti dalla legge italiana.
Complessivamente, su un totale di 148 campioni di frutta e ortaggi analizzati, 17 sono risultati non
regolamentari.
Un campione non in regola di prezzemolo veniva dalla Puglia e uno di biete dal Veneto.
Anche quest’anno i dati sono stati inviati a Legambiente, su richiesta dell’ associazione, che
tradizionalmente cura la pubblicazione di un dossier sul tema.
Il Piano di attività per il controllo ufficiale della produzione, del commercio e dell’utilizzo dei
prodotti fitosanitari per l’anno 2004 ha definito le sostanze attive da ricercare, il numero ed il tipo di
prodotti ortofrutticoli da esaminare nonchè le linee guida per il campionamento dei prodotti.

Sono previste inoltre indagini particolari sui prodotti destinati alla prima infanzia che il Piano
annuale integrato per la sorveglianza e controlli in campo alimentare dell’Azienda provinciale per i
servizi sanitari, prevede un capitolo specifico per la ricerca dei residui di fitofarmaci.

I controlli sono stati effettuati nei centri di raccolta aziendali e cooperativi, presso i mercati generali
e i depositi all’ingrosso dei supermercati e catene di centri commerciali.
Una parte di campionamenti sono stati effettuati dai Nas e dall’Ufficio di Sanità Marittima del
Ministero della Salute competente per i prodotti alimentari d’importazione.
Nel corso del 2004 sono stati analizzati i seguenti campioni di prodotti alimentari per la ri-cerca dei
residui di fitofarmaci: 106 campioni di frutta e ortaggi, 15 campioni di vino, 5 campioni di olio, 10
campioni di cereali, farine e derivati, pasticceria, 8 campioni di succo, nettare, confettura, sciroppo,
4 altri alimenti.
La gran parte è rappresentata, da uva da tavola proveniente da fuori regione o da stati esteri. Tre
invece i campioni non regolamentari di prodotti (susine e ribes) coltivati in Trentino.

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LA LEGA NORD: «I PRODOTTI CONTAMINATI SARANNO CINESI»

«Siamo di fronte ad un fatto molto grave, che va a colpire direttamente i produttori trentini di mele»
scrive Sergio Divina consigliere provinciale della Lega Nord Trentino, in una interrogazione
presentata in Consiglio provinciale.
Il Trentino fa rispettare ai propri agricoltori ferrei protocolli di produzione, e chi sgarra viene
ovviamente punito.
Abbiamo uffici provinciali che costano miliardi che servono per garantire la salubrità dei nostri
prodotti e la sicurezza per il consumatore.
Abbiamo “fior fior” di ispettori e tecnici agrari, pagati dalla Provincia, che girano per le aziende
trentine a spiegare cosa devono fare gli agricoltori e quali prodotti utilizzare.
Gli agricoltori investono denaro e lavoro per garantire che sulle nostre tavole arrivi un prodotto
trentino di qualità.
Tutti questi sforzi, finanziari ed anche umani, rischiano di essere vanificati perchè non ci sono
regole certe sulla provenienza dei prodotti, e si rischia di fare passare la notizia che sulle mele
trentine vengono utilizzati prodotti vietati». «A questo punto - continua Divina - occorre che la
Provincia nell'ambito delle proprie competenze si attivi subito verso gli organi competenti, anche a
livello nazionale ed europeo, per fare in modo che in futuro vi siano regole certe sulla indicazione
della origine dei prodotti.
Anche perchè negli ultimi mesi troppo preoccupante è stata la notizia per gli agricoltori trentini
della presenza sul mercato italiano delle mele provenienti dalla Cina.
Quali sono le garanzie - conclude il consigliere del Carroccio trentino - che la Provincia di Trento
vuole dare agli agricoltori trentini per incoraggiarli a proseguire nella loro attività, ed anche ai
consumatori trentini per rassicurarli sulla origine dei prodotti acquistati nei negozi e supermercati
della nostra provincia?».



198 Letture



Legambiente, 27 maggio 2005
Coldiretti, 27 maggio 2005
L'Adige, 29 maggio 2005
La padania, 29 maggio 2005
Quotidiani nazonale, 29 maggio 2005

								
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