Il Commercio in Piemonte

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Il Commercio in Piemonte Powered By Docstoc
					    Provincia di Torino
    Forum Febbraio e Marzo 2011

La disciplina del Commercio
     su aree pubbliche
            in Piemonte
       Raccolta normativa
           A cura di Vincenzo MISTRETTA
       Comandante P.M. di Sant’Ambrogio di Torino


                           1
                                            AVVISO


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                                                2
                                                   INDICE

                                             Capo I
                                        Normativa Regionale

                                              Commercio


Deliberazione 23 dicembre 2010, n. 21-1278 Giunta Regionale                                          pag. 11
Indicazioni operative riguardanti l’attuazione sul territorio della Regione Piemonte
dell’Accordo Stato Regioni del 29/04/2010 relativo all'applicazione del Regolamento
CE/852/2004 e revoca delle deliberazioni della Giunta Regionale n. 62-6006 del
28/05/2007 e n. 79-7605 del 26/11/2007.

Deliberazione 23 dicembre 2010, n. 12-1269 Giunta Regionale                                          pag. 13
D.G.R. n. 20-380 del 26 luglio 2010: "legge regionale 12 novembre 1999, n. 28, art. 11.
Disposizioni sul commercio su area pubblica. Indicazioni per la verifica della regolarità delle
imprese del commercio su area pubblica." Proroga termini

Deliberazione 26 luglio 2010, n. 20-380 Giunta Regionale                                             pag. 15
Legge regionale 12 novembre 1999 n. 28 art. 11 e s.m.i.. Disposizioni sul commercio su area
pubblica - indicazioni per la verifica della regolarità' delle imprese del commercio su area
pubblica


Deliberazione 9 dicembre 2008, n. 18−10251 Giunta Regionale                                          pag. 17
Legge regionale n. 12/2008, art. 11 − Approvazione piano di iniziative in favore della filiera
corta

Legge regionale 28 novembre 2008, n. 31                                                              pag. 23
Promozione e sviluppo del sistema fieristico piemontese

Testo Coordinato dell’Allegato A alla Deliberazione n. 101 – 9183 del 28 aprile                      pag. 28
 2003 “Disciplina del sistema di rivendita della stampa quotidiana e periodica
Applicazione del D.lgs. 24.4.2001 n. 170 in fase transitoria all’emanazione della nuova
normativa regionale ai sensi del Titolo V della Costituzione” (Cfr. B.U.R. n. 20 del 15 maggio
2003), con la quale sono stati forniti elementi di interpretazione del D.lgs. 170/2003 ed
indicazioni ai Comuni per la predisposizione dei piani di localizzazione delle rivendite, come
risultante a seguito delle modifiche introdotte con le deliberazioni della Giunta regionale n. 39-
10025 del 21 luglio 2003 (Cfr. B. U. R. n. 30 del 24-7-2003) e n. 3-683 del 5 agosto 2005 ( Cfr.
B. U. R. n.33 del 18-8-2005)

Deliberazione 17 dicembre 2001, n. 86-4861 Giunta Regionale                                          pag. 35
Deliberazione della Giunta regionale n. 32-2642 del 2 aprile 2001 “Commercio su area
pubblica. Criteri per la disciplina del settore”. Indicazioni attuative

ALLEGATO A D.G.R. 2 aprile 2001 n.° 32- 2642                                                         pag. 55
Commercio su area pubblica. Criteri di Giunta Regionale ai sensi del D. LGS. 31 marzo 1998
n. 114 e dell’art.. 11 della L. R. 12 novembre 1999 n. 28 .Testo coordinato con:D.G.R. N.
47-2981 del 14/5/2001; D.G.R. N. 50-3471 del          9/7/2001 e D.G.R. N. 85-4860 del
17/12/2001

                                                        3
Deliberazione del Consiglio Regionale 1 marzo 2000, n. 626 - 3799                                   pag. 79
Indirizzi regionali per la programmazione del commercio su area pubblica, in attuazione
dell’articolo 28 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa
al settore commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59


Legge Regionale 12 novembre 1999, n. 28                                                             pag. 89
 Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del
Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n. 114. - Testo coordinato come modificato: dalla Legge
regionale n. 37 del 30.12.2003, dalla Legge regionale n. 27 del 18 ottobre 2004 dalla Legge
regionale n. 4 del 28 febbraio 2005, dalla Legge regionale n. 14 del 21 aprile 2006, dalla Legge
regionale n. 22 del 6 agosto 2009 e dalla Legge regionale n. 30 del 4 dicembre 2009


               Orari delle attività commerciali nelle località turistiche


Deliberazione del Consiglio Regionale 16 febbraio 2005, n. 412 - 5585                               pag. 111
Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, articolo 12. Legge regionale 12 novembre 1999, n.
28, articolo 9. Criteri per l’individuazione delle località ad economia turistica e dell’arco
temporale di maggiore afflusso turistico, ai fini della determinazione dell’orario delle attività
commerciali


Nota 12 ottobre 2005 prot. n. 14184/17.1 Direzione regionale al Commercio                           pag.115
Settore Programmazione ed Interventi sui Settori commerciali.
Esplicativa della D.C.R. 412-5585 del 16-2-2005 su “ Orari delle attività commerciali nelle
località turistiche”.


Nota 12 ottobre 2005 prot. n. 14181/17.1 Direzione regionale al Commercio                           pag. 119
Settore Programmazione ed Interventi sui Settori Commerciali.
Orari delle attività commerciali. Deroghe di carattere speciale ai sensi dell’art. 13 del d.lgs.
114/1998




                                                        4
                                       Circolari e Risoluzioni
                                      della Regione Piemonte

Nota 26 ottobre 2010 prot. n.8101/DB1701 Regione Piemonte                                           pag. 123
- Direzione Commercio, Sicurezza e Polizia Locale – Settore Programmazione
del Settore Terziario Commerciale
Deliberazione di Giunta Regionale n. 20-380 del 26 luglio 2010 recante “Disposizioni sul
commercio su area pubblica – indicazioni per la verifica della regolarità delle imprese del
commercio su area pubblica”. Indicazioni di prima applicazione

Circolare 1 luglio 2010, Prot. 5543/DB 1701 Regione Piemonte                                        pag. 124
- Direzione Commercio Sicurezza e Polizia Locale - Settore Programmazione
del Settore terziario commerciale
Decreto legislativo 26 marzo 2010, N. 59 “Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa
ai servizi nel mercato interno”; indicazioni integrative alla nota della Direzione regionale
Commercio n. 4865/DB/1701 del 7 giugno 2010

Circolare 7 giugno 2010, Prot. 4865/DB 1701 Regione Piemonte                                        pag. 126
Direzione Commercio Sicurezza e Polizia Locale - Settore Programmazione del
Settore terziario commerciale
Applicazione del decreto legislativo 26 marzo 2010, N. 59 “Attuazione della direttiva
2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno”; aspetti rilevanti agli effetti della
normativa regionale in materia di commercio

Risoluzione 1° giugno 2010, Prot. 4766/DB1701 Regione Piemonte                                      pag. 135
- Direzione Commercio Sicurezza e Polizia Locale -
Settore Programmazione del Settore terziario commerciale
Richiesta di parere in merito all’ art. 71 del D.lgs 59/2010 – possesso dei requisiti morali per
l’esercizio di attività commerciale - commercio su area pubblica

Circolare 24 febbraio 2010, Prot. 00015010/DB1701 Regione Piemonte                                  pag. 136
- Direzione Commercio Sicurezza e Polizia Locale - Settore Programmazione
del Settore terziario commerciale
Indicazioni sulle recenti novità normative introdotte con leggi Regionali, rilevanti agli effetti
della normativa in materia di commercio


Circolare 2 ottobre 2006 n.2 BAP/COP Presidente della Giunta Regionale                              pag. 146
Regione Piemonte
Decreto legge 4 luglio 2006 n. 223 “Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale,
per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia
di entrate e di contrasto all’evasione fiscale”, convertito con legge 4 agosto 2006 n. 248.
Indicazioni inerenti la fase di prima applicazione, nella materia del commercio-artigianato




                                                        5
                                                  CAPO II

                                            Normativa Statale


Decreto Legislativo 26 marzo 2010 , n. 59                                                             pag. 156
Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno


Decreto 20 Novembre 2007 Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali                    pag. 198
Attuazione dell'articolo 1, comma 1065, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sui mercati
riservati all'esercizio della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli


Decreto Legge 4 luglio 2006, n. 223 “Decreto Bersani”,                                                pag. 200
testo coordinato con la legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248
Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la
razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto
all'evasione fiscale


Decreto Legislativo 29 marzo 2004 n. 99                                                               pag. 239
Disposizioni in materia di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione
amministrativa in agricoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettere d), f), g), l), ee), della
L. 7 marzo 2003, n. 38


Decreto Legislativo 18 maggio 2001 n. 228                                                             pag. 248
Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell'articolo 7 della L. 5
marzo 2001, n. 57


Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n. 114                                                              pag. 260
Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4,
della L. 15 marzo 1997, n. 59




                                                         6
                                       Circolari e Risoluzioni


Risoluzione 30 settembre 2010 prot. n. 0132308 Ministero Sviluppo Economico                        pag. 283
– Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione - Direzione Generale
per il Mercato, la Concorrenza il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica
- Divisione IV – “Promozione della Concorrenza”
Decreto legislativo 26 marzo 2010, n.59, art. 71,comma 6, lettera c) - Quesito requisiti
professionali - “Maturità di Tecnica Femminile”


Risoluzione 27 settembre 2010 prot. n. 0128621 Ministero Sviluppo Economico                        pag. 284
– Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione - Direzione Generale
per il Mercato, la Concorrenza il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica
- Divisione IV – “Promozione della Concorrenza”
D.Lgs. 59 art. 71. Pratica professionale acquisita con lavoro part-time per vendita al dettaglio
di prodotti ortofrutticoli


Circolare 10 agosto 2010, n. 3637/C prot. 105485 Ministero Sviluppo Economico               pag. 285
– Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione - Direzione Generale
per il Mercato, la Concorrenza il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica
- Divisione XXI – Registro delle Imprese - Divisione IV – Promozione della Concorrenza
Impatto sulle procedure di avvio di alcune attività regolamentate, della riformulazione
dell’articolo 19 della legge n. 241 del 1990 prevista dalla legge 30 luglio 2010, n. 122
(“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante
misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica


Risoluzione 22 luglio 2010 prot. n. 0094947 Ministero Sviluppo Economico                           pag. 289
– Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione - Direzione Generale
per il Mercato, la Concorrenza il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica
- Divisione IV – Promozione della Concorrenza
Art. 110 comma 9 lett. c) e d) del Tulps. D. Lgs. 26/03/2010, n. 59 art. 71. Requisiti morali
per l’accesso al commercio


Risoluzione 31 maggio 2010 prot. n. 0061699 Ministero Sviluppo Economico                           pag. 290
– Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione - Direzione Generale
per il Mercato, la Concorrenza il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica
- Divisione IV – Promozione della Concorrenza
Quesito in materia di disciplina delle concessioni dei posteggi per il commercio su aree
pubbliche. Articolo 70, comma 5, decreto legislativo 26 marzo 2010, n.59


Risoluzione 31 maggio 2010 prot. n. 0061559 Ministero Sviluppo Economico                           pag. 291
– Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione - Direzione Generale
per il Mercato, la Concorrenza il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica
- Divisione IV – Promozione della Concorrenza
Decreto legislativo 26 marzo 2010, n.59 - Quesito in materia di requisiti professionali per il
commercio di prodotti del settore alimentare e per la somministrazione di alimenti e bevande



                                                        7
Risoluzione 18 maggio 2010 prot. n. 0053422 Ministero Sviluppo Economico                            pag. 292
– Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione - Direzione Generale per
il Mercato, la Concorrenza il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica
- Divisione IV – Promozione della Concorrenza
Decreto legislativo 26 marzo 2010, n.59 - Quesito in materia di requisiti di accesso alle
attività di commercio in relazione alle norme di cui all’articolo 71 del decreto legislativo n.
59/2010


Circolare 06 maggio 2010, n. 3635/C prot. n. 0045166 Ministero Sviluppo Economico                   pag. 293
– Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione - Direzione Generale
per il Mercato, la Concorrenza il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica
- Divisione IV – Promozione della Concorrenza - Divisione XVII –
Qualità dei prodotti e dei servizi - Divisione XXI – Registro delle imprese
Decreto legislativo 26 marzo 2010, n 59, di attuazione della Direttiva 2006/123/CE, relativa
ai servizi nel mercato interno. Titolo II. Procedimenti di competenza del Ministero dello
sviluppo economico. - Circolare esplicativa


Risoluzione 30 luglio 2009 prot. n. 69837 Ministero Sviluppo Economico                              pag. 307
– Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione - Direzione Generale
per il Mercato, la Concorrenza il Consumatore, la Vigilanza e la Normativa Tecnica
- Divisione IV – Promozione della Concorrenza dell’ex DGCC - Ufficio XI –
Politiche normative dei Consumatori dell’ex DGCC
Legge 7 luglio 2009, n. 88 (Comunitaria 2008) Art. 23 Vendita e somministrazione di
bevande alcoliche


Circolare 28 settembre 2006 Prot. n. 0008426 Ministero dello Sviluppo Economico                     pag. 310
Decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 2006,
n. 248. Artt. 3, 4 e 11. Circolare esplicativa


Circolare 3 ottobre 2006, n. 3 Ministero della Salute                                               pag. 316
Vendita di alcune tipologie di medicinali ad di fuori della farmacia: «applicazione dell'articolo
5, commi 1, 2, 3, 3-bis e 4 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248»




                                                        8
  CAPO I

NORMATIVA

REGIONALE




    9
10
Deliberazione 23 dicembre 2010, n. 21-1278 Giunta Regionale
Indicazioni operative riguardanti l’attuazione sul territorio della Regione Piemonte dell’Accordo Stato Regioni
del 29/04/2010 relativo all'applicazione del Regolamento CE/852/2004 e revoca delle deliberazioni della
Giunta Regionale n. 62-6006 del 28/05/2007 e n. 79-7605 del 26/11/2007.
(B.U.R. 5 gennaio 2011, n. 1)

(omissis)


                                         LA GIUNTA REGIONALE

a voti unanimi...

                                                     delibera


- di recepire, come parte integrante e sostanziale del presente atto, l’Accordo sancito nell’ambito della
Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano
Rep. Atti n. 59/CSR del 29/04/2010 recante “Linee guida applicative del Regolamento (CE) n. 852/2004 del
Parlamento e del Consiglio sull’igiene dei prodotti alimentari” (Allegato A);

- di revocare contestualmente la deliberazione n. 62-6006 del 28/05/2007, in quanto superata dalla presente
deliberazione;

- di revocare altresì la deliberazione n. 79-7605 del 26/11/2007 ed i suoi allegati, sostituendola con la presente
deliberazione, aggiornata alla luce dei contenuti del nuovo Accordo Stato-Regioni Rep. Atti n. 59/CSR del
29/04/2010 recante “Linee guida applicative del Regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento e del
Consiglio sull’igiene dei prodotti alimentari”, che modifica in modo sostanziale il precedente Accordo del
9/2/2006 e che, tra l’altro, semplifica la procedura relativa alla notifica. Tale semplificazione prevede che la
notifica sia presentata direttamente alle Asl territorialmente competenti, senza un preliminare passaggio ai
Comuni, e che abbia valore di pubblicità notizia ai fini della registrazione dello stabilimento, e di pubblicità
costitutiva in relazione al possesso dei requisiti igienico sanitari previsti dal Regolamento (CE) n. 852/2004.

- di prevedere la possibilità, almeno temporaneamente e previa valutazione favorevole della Direzione Sanità,
che alcune Asl, per determinate o particolari necessità legate a problematiche organizzative e gestionali che
possono riguardare città con elevati livelli di popolazione, si avvalgano di taluni Comuni per il ricevimento
delle notifiche presentate dagli operatori del settore alimentare;

- di approvare l’allegato 1, come parte integrante della presente deliberazione, riportante le indicazioni
operative per dare applicazione ai contenuti dell’Accordo Stato Regioni del 29/04/2010 relativo al
Regolamento (CE) n. 852/2004, per gli aspetti riguardanti le registrazioni e le notifiche;

- di approvare l’allegato 2, come parte integrante della presente deliberazione, riportante la modulistica da
utilizzare ai fini della suddetta notifica, che comprende sia la comunicazione dell’esistenza o di qualsivoglia
cambiamento significativo di attività nonché ogni chiusura di stabilimento esistente in capo all’operatore del
settore alimentare e sia la dichiarazione di possesso dei requisiti igienico sanitari previsti dal Regolamento
(CE) n. 852/2004;

- di approvare l’allegato 3, come parte integrante della presente deliberazione, riportante la modulistica da
utilizzare ai fini della comunicazione dei mezzi utilizzati per il trasporto di determinati alimenti;

- di approvare l’allegato 4, come parte integrante della presente deliberazione, riportante la modulistica da
utilizzare ai fini della comunicazione dei negozi mobili utilizzati sulle aree pubbliche per il trasporto, la vendita
e l’eventuale preparazione di determinate tipologie di alimenti;

                                                         11
- di approvare l’allegato 5, come parte integrante della presente deliberazione, in cui sono stabiliti gli importi
dovuti alle ASL dagli operatori del settore alimentare, quali diritti per la gestione istruttoria tecnico-
amministrativa delle pratiche di registrazione dei nuovi stabilimenti e di notifica relative a variazioni
significative che comportino un aggiornamento della registrazione esistente, con l’esclusione della produzione
primaria;

- di approvare l’allegato 6, come parte integrante della presente deliberazione, riportante la modulistica da
utilizzare ai fini della comunicazione relativa al conferimento di latte crudo in macchine erogatrici;

- di approvare l’allegato 7, come parte integrante della presente deliberazione, riportante la modulistica per la
richiesta di riconoscimento ai sensi del Regolamento CE/852/2004 delle imprese di produzione,
confezionamento e vendita di additivi, enzimi e aromi;

- di incaricare la Direzione Regionale Sanità di apportare, con proprio provvedimento, eventuali successive
modifiche ed integrazioni agli allegati 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7, nell’ambito dei principi e degli indirizzi forniti
attraverso la presente deliberazione, qualora si rendessero necessarie.

La presente deliberazione sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte, ai sensi dell’articolo
61 dello Statuto e dell’art. 14 del D.P.G.R. n. 8/R/2002.


(omissis)



Allegato




                                                       12
Deliberazione 23 dicembre 2010, n. 12-1269 Giunta Regionale
D.G.R. n. 20-380 del 26 luglio 2010: "legge regionale 12 novembre 1999, n. 28, art. 11. Disposizioni sul
commercio su area pubblica. Indicazioni per la verifica della regolarità delle imprese del commercio su area
pubblica." Proroga termini.
(B.U.R. 13 gennaio 2011, n. 2)


A relazione dell'Assessore Casoni:
La Giunta regionale ha approvato nella seduta del 26 luglio 2010 la deliberazione n. 20-380 recante: “ legge
regionale 12 novembre 1999 n. 28 art. 11 e s.m.i.. Disposizioni sul commercio su area pubblica – indicazioni
per la verifica della regolarità delle imprese del commercio su area pubblica”.

Il punto 1 del capo I “Adempimenti comunali e delle imprese” dell’allegato A della suddetta deliberazione
stabilisce che i comuni territorialmente competenti sede di posteggio nel caso di autorizzazioni a posto fisso,
o quelli nei quali ogni operatore ha scelto di avviare la propria attività nel caso di autorizzazioni per il
commercio in forma itinerante, o nel quale un soggetto sulla base di altro titolo abbia scelto di attivare o
esercitare la propria attività, devono verificare la regolarità contributiva e fiscale delle imprese del commercio
su area pubblica, entro il 28 febbraio 2011, ed annualmente alla scadenza successiva di ogni successivo 28
febbraio.

Il punto 4 dello stesso capo stabilisce che “ per la verifica di regolarità, tutte le imprese operanti su area
pubblica devono produrre ai comuni competenti territorialmente, entro il 31 dicembre di ogni anno”, la
documentazione elencata ai successivi punti a), b), c), d), e) ed f) al fine di dimostrare per l’anno fiscale e
previdenziale precedente la loro regolarità contributiva.

Le scadenze del 31 dicembre e del 28 febbraio sono altresì indicate per le vicende giuridico amministrative
delle autorizzazioni ai punti 5, 7 ed 8 del capo I ed inoltre al punto 1 del capo II.

Le scadenze indicate nella deliberazione, anche in considerazione del carattere di assoluta novità dei suoi
contenuti rispetto al contesto normativo preesistente ai livelli sia regionale che nazionale, si sono rivelate, al
momento della sua prima applicazione, troppo ravvicinate rispetto alla data di adozione dell’atto creando
problematiche non facilmente risolvibili per le amministrazioni locali che, in un troppo breve lasso di tempo,
hanno dovuto affrontare carichi di lavoro eccezionali e problematiche complesse dipendenti anche da altri
enti dello Stato, e per gli operatori commerciali che, durante un periodo dell’anno di maggior carico di lavoro,
devono organizzare la documentazione necessaria ad assolvere all’obbligo introdotto.

Considerato quindi opportuno, per consentire una corretta ed agevole applicazione della normativa introdotta
dalla Delibera della Giunta regionale, prevedere una proroga di 60 giorni delle scadenze fissate dalla
deliberazione medesima nella sua formulazione originaria, stabilendo quindi che la data di consegna da parte
degli operatori commerciali della documentazione necessaria alla dimostrazione della regolarità contributiva e
fiscale del 31 dicembre si prorogata al 28 febbraio 2011 e la data del 28 febbraio 2011, stabilita per i comuni
per la verifica della regolarità contributiva degli operatori, sia prorogata al 30 aprile 2011.

La Giunta regionale, unanime
                                                    delibera

Di prorogare il termine del 28 Febbraio 2011, indicato al punto 1 del capo I “Adempimenti comunali e delle
imprese” dell’allegato A della deliberazione della Giunta regionale n. 20-380 del 26 luglio 2010 recante: “ legge
regionale 12 novembre 1999 n. 28 art. 11 e s.m.i.. Disposizioni sul commercio su area pubblica – indicazioni
per la verifica della regolarità delle imprese del commercio su area pubblica”, al 30 aprile 2011;
di prorogare il termine del 31 dicembre 2010 indicato al punto 4 del capo I “Adempimenti comunali e delle
imprese” dell’allegato A della deliberazione della Giunta regionale n. 20-380 del 26 luglio 2010 recante: “ legge
regionale 12 novembre 1999 n. 28 art. 11 e s.m.i.. Disposizioni sul commercio su area pubblica – indicazioni
per la verifica della regolarità delle imprese del commercio su area pubblica”, al 28 febbraio 2011;

                                                       13
di prorogare conseguentemente i termini del 31 dicembre e del 28 febbraio indicati ai punti 5, 7, 8 del capo I
“Adempimenti comunali e delle imprese” dell’allegato A e al punto 1 del capo II “Esito della verifica di
regolarità” dell’allegato A della deliberazione della Giunta regionale n. 20-380 del 26 luglio 2010 recante: “
legge regionale 12 novembre 1999 n. 28 art. 11 e s.m.i.. Disposizioni sul commercio su area pubblica –
indicazioni per la verifica della regolarità delle imprese del commercio su area pubblica” rispettivamente al 28
febbraio 2011 e al 30 aprile 2011.

La presente deliberazione sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte ai sensi dell’art. 61
dello Statuto regionale e dell’art. 14 del D.P.G.R. n. 8/R/2002 ed entrerà in vigore il giorno successivo alla
data della sua pubblicazione.


(omissis)




                                                      14
Deliberazione 26 luglio 2010, n. 20-380 Giunta Regionale
Legge regionale 12 novembre 1999 n. 28 art. 11 e s.m.i.. Disposizioni sul commercio su area pubblica -
indicazioni per la verifica della regolarità' delle imprese del commercio su area pubblica.
(B.U.R. 5 agosto 2010, n. 31)

(omissis)

                                         LA GIUNTA REGIONALE

a voti unanimi...

                                                     delibera

da adottare, in attuazione dell’articolo 11, comma 2, lett. a) della legge regionale 12 novembre 1999 n. 28
“Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte”, le indicazioni per la verifica della
regolarità delle imprese del commercio su area pubblica ai fini previdenziali, fiscali e assistenziali”, secondo i
contenuti di cui all’allegato A che costituisce parte integrante e sostanziale della presente deliberazione.
La presente deliberazione sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte ai sensi dell’art. 61
dello Statuto regionale, produrrà i sui effetti dal giorno successivo alla data della sua pubblicazione, e dell’art.
14 del D.P.G.R. n. 8/R/2002.

(omissis)

                                                     Allegato

Allegato A

Indicazioni per la verifica della regolarità delle imprese del commercio su area pubblica ai fini previdenziali e
fiscali ai sensi dell’art. 11 della legge regionale 12 novembre 1999, n. 28 Capo I Adempimenti comunali e delle
imprese

1. Entro il 28 febbraio 2011, ed annualmente alla scadenza di ogni successivo 28 febbraio, il comune
territorialmente competente, sede di posteggio nel caso di autorizzazioni a posto fisso, o comune nel quale
l’operatore ha scelto di avviare la propria attività nel caso di autorizzazione per il commercio in forma
itinerante, o comune nel quale un soggetto operante sulla base di altro titolo abbia scelto di attivare o
esercitare la propria attività, verifica la regolarità contributiva e fiscale delle imprese del commercio su area
pubblica, senza discriminazioni basate sulla forma giuridica dell’impresa.

2. Alla verifica sono soggette tutte le imprese esercenti il commercio su area pubblica sulla base dell’apposita
autorizzazione a posto fisso o in forma itinerante e tutte le imprese che ad altro titolo esercitano attività di
vendita su area pubblica.

3. L’operatore su area pubblica deve essere in possesso della documentazione comprovante la sua regolarità ai
fini della presente deliberazione, sin dall’entrata in vigore della stessa:
a) nel caso di acquisizione di azienda, o ramo d’azienda, ovvero nel caso di subingresso per causa di morte, o
gestione o franchising e in generale nel caso di qualsiasi reintestazione di autorizzazione
b) nel caso di partecipazione all’attribuzione dei posteggi vacanti, cosiddetta spunta, su qualsiasi delle tipologie
mercatali previste dalla vigente normativa in materia di area pubblica.
4. Per la verifica di regolarità, tutte le imprese operanti su area pubblica devono produrre ai comuni
competenti territorialmente, entro il 31 dicembre di ogni anno, la seguente documentazione, al fine di
dimostrare, per l’anno fiscale e previdenziale precedente, la loro regolarità ai fini predetti:
a. D.u.r.c. (Dichiarazione Unica di Regolarità Contributiva), in caso di azienda con personale dipendente,
rilasciato dall’ente preposto nell’anno in corso con riferimento all’anno fiscale precedente;



                                                        15
b. Certificato di regolarità contributiva, in mancanza della D.U.R.C. e in caso di azienda che non si avvalga di
personale dipendente, rilasciato dall’ente preposto nell’anno in corso con riferimento all'anno fiscale
precedente ;
c. Attestati di versamento dei contributi INPS riferiti all’anno precedente, in difetto di entrambi i documenti
sopraindicati;
d. Ricevuta dell’avvenuta presentazione del Modello Unico o di altro tipo di dichiarazione dei redditi
e. Visura Camerale in corso di validità;
f. Copia fotostatica di un documento di riconoscimento del titolare o del legale rappresentante dell’azienda.

5. Possono essere delegati dal comune, tramite apposite convenzioni a titolo gratuito, le associazioni di
categoria maggiormente rappresentative per le attività di raccolta della documentazione di cui al precedente
punto 4. lettera a, b, c,d,e,f. In tal caso l’operatore presenta la documentazione al soggetto delegato entro il 31
dicembre per consentire allo stesso il rispetto della scadenza del 28 febbraio.
6. L'operatore che si avvalga di coadiuvanti o di dipendenti o soci, è tenuto ad esibire la stessa
documentazione comprovante la regolarità contributiva degli stessi.
7. Per le attività iniziate da meno di un anno, rispetto alla data 31 dicembre, nel caso di acquisizione d'azienda
per subingresso a seguito di cessione, gerenza, donazione, comodato d’uso gratuito di autorizzazione e di
qualsiasi tipologia di trasferimento, gli operatori devono esibire l'analoga certificazione del dante causa. In
difetto di tale certificazione i Comuni non possono procedere alla reintestazione delle autorizzazioni. In caso
di gestione d’azienda il proprietario è soggetto alla presentazione della documentazione in riferimento
unicamente ai titoli autorizzativi con cui opera .
8. Chi nell’anno in corso inizia un'attività a seguito di nuovo rilascio, entro la data del 31 dicembre, è tenuto a
presentare la documentazione di cui al presente capo I, entro il 31 dell’anno successivo.
9. I Comuni subordinano l’accoglimento delle domande finalizzate alla partecipazione a fiere, sagre,
manifestazioni variamente denominate, alla regolarità dell’impresa richiedente, a norma della presente
deliberazione.
10. La Regione Piemonte può stipulare apposite intese con le amministrazioni competenti per una maggiore
efficienza operativa ed una maggiore efficacia delle presenti disposizioni.


                                                   Capo II
                                       Esito della verifica di regolarità

1. Accertata la regolarità, il comune rilascia, entro il 28 febbraio di ogni anno, apposito modello di verifica
della regolarità contributiva e fiscale dell’impresa, denominato V.A.R.A. (Verifica Annuale Regolarità Aree
pubbliche) allegato all’autorizzazione, quale parte integrante della stessa. Tale documento é conservato
dall’operatore per i controlli amministrativi sui luoghi di esercizio dell’attività.

2. Il comune competente al rilascio dell’autorizzazione, nel caso in cui riscontri un’inadempienza, dispone la
sospensione dell'autorizzazione fino alla avvenuta regolarizzazione della posizione dell’operatore, che dovrà
avvenire nei successivi 180 giorni, a pena di revoca dell'autorizzazione. Il Comune provvederà entro 30 giorni
dall’avvenuta regolarizzazione, alla conclusione del procedimento.

3. Nel caso in cui ad accertare l’irregolarità sia un comune di esercizio diverso da quello di rilascio
dell’autorizzazione, lo stesso dispone la sospensione dell’attività e trasmette gli atti al comune di rilascio per
gli adempimenti conseguenti a norma del comma precedente.


                                            Capo III Norme finali

1. La presente deliberazione entrerà in vigore il giorno successivo alla data della sua pubblicazione sul
Bollettino ufficiale della Regione Piemonte.
2. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente Deliberazione i comuni ne danno idonea pubblicità agli
operatori interessati.

                                                        16
Deliberazione 9 dicembre 2008, n. 18−10251 Giunta Regionale – Regione Piemonte
Legge regionale n. 12/2008, art. 11 − Approvazione piano di iniziative in favore della filiera corta.
(B.U.R. 22 gennaio 2009, n. 3)


(omissis)


                                          LA GIUNTA REGIONALE


a voti unanimi...

                                                      delibera



di approvare il piano di interventi regionali in favore della filiera corta così come indicato nell'allegato A, che
fa parte integrante e sostanziale della presente deliberazione;

di considerare prioritari gli interventi realizzati da enti locali singoli o associati per l'allestimento di mercati o
spazi di vendita diretta su aree pubbliche o private;

di provvedere, con successivi atti della Giunta regionale, alla determinazione dei criteri per la concessione dei
contributi.

Alla spesa si farà fronte con le disponibilità dell'U.P.B. DA11032 del bilancio di previsione per l'anno
finanziario 2008 e del bilancio pluriennale 2008− 2010.

La presente deliberazione sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte ai sensi dell'articolo
61 dello Statuto e dell'articolo 14 del D.P.G.R. n. 8/R/2002.

(omissis)




                                                         17
Allegato A


                                 INTERVENTI SULLA FILIERA CORTA

1. PREMESSA

Con il termine filiera corta agroalimentare si intendono alcune modalità di vendita che vedono i produttori e i
consumatori in rapporto diretto, senza intermediari.
Tali modalità si pongono in contrasto a fenomeni quali il deterioramento della diversità biologica e culturale,
la perdita di competenze e saperi, la delocalizzazione, l'omologazione delle culture produttive, delle
conoscenze e dei gusti alimentari.
La filiera corta aumenta la possibilità, per il cittadino−consumatore, di esercitare un controllo diretto
sull'origine e sulle modalità di produzione di ciò che acquista e consuma.
I luoghi più diffusi ove produttori e consumatori si incontrano sono: i punti vendita aziendali, gli agriturismi, i
mercati rionali, le fiere e i mercatini locali, il commercio elettronico (e−commerce, abbonamento spesa) e le
consegne a domicilio.
A questi canali ormai consolidati si stanno progressivamente affiancando ulteriori occasioni di rapporto
diretto tra produttori e consumatori, derivanti dall'affermazione di forme alternative di ospitalità per minori
(agri−asilo, fattorie didattiche, mense scolastiche nelle quali si impiegano prodotti aziendali/locali, ecc.) e dalla
costituzione dei gruppi di acquisto solidale (GAS), in quanto orientati principalmente verso le produzioni di
piccoli produttori locali.
Le caratteristiche delle imprese agricole che operano sulla filiera corta e le modalità con cui si sviluppa la
vendita diretta (realtà frammentate e di dimensioni ridottissime, discontinuità delle vendite e natura spesso
informale delle stesse) determinano uno scenario carente di informazioni. Tuttavia si stima che le vendite
dirette nella nostra regione rappresentino almeno il 5% delle vendite complessive di prodotti agricoli,
percentuale in linea con la media nazionale. (Fonte: Dimensioni economiche della Filiera corta in Piemonte.
IMA PIEMONTE − Torino dicembre 2006).

Le filiere vitivinicola, lattiero casearia, ortofrutticola, zootecnica e risicola sono quelle maggiormente
interessate alla vendita diretta; trascurabile il peso negli altri comparti.
La modalità più diffusa è la vendita diretta presso l'azienda (utilizzata da tutte le filiere, con punte del 60% per
i prodotti lattiero caseari e del 90% per il riso). La consegna a domicilio è significativa solo per il comparto
enologico (interessa il 40% del vino venduto direttamente), mentre l'ortofrutta predilige la vendita sui mercati
rionali (70% delle vendite dirette). Di un certo rilievo sono le vendite negli spacci che talune aziende agricole
e cooperative hanno aperto in centri urbani medio − grandi (c.d. punti vendita delocalizzati), che interessano
tutte le filiere tranne quella risicola. Ancora trascurabili in termini economici sono gli altri canali di vendita
(agriturismo, fiere e mercatini locali, internet), sebbene queste modalità rappresentino per gli operatori del
settore un importante canale promozionale.



2. IL QUADRO NORMATIVO

L'articolo 4 del decreto legislativo 18/5/2001, n. 228 "Orientamento e modernizzazione del settore agricolo"
disciplina l'esercizio della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli, singoli o associati, sul territorio
nazionale, a condizione che i prodotti provengano in misura prevalente dalle rispettive aziende e siano
osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità. In pratica, la norma consente agli imprenditori
agricoli di vendere i propri prodotti sia in azienda che in altri luoghi, in forma stanziale o itinerante, su suolo
pubblico o privato, con una semplice comunicazione (DIA) al comune ove ha sede l'azienda o a quello ove
viene praticata la vendita (se diverso dal primo), con una evidente semplificazione burocratica rispetto alle più
gravose norme previste per le imprese del commercio ai sensi del decreto legislativo 31/3/1998, n. 114
(Riforma della disciplina relativa al settore del commercio).



                                                         18
In ambito regionale, le norme di indirizzo per la programmazione del commercio su area pubblica (D.C.R. n.
626−3799 dell'1/3/2000) e le norme che disciplinano le vicende giuridico amministrative del commercio su
area pubblica (D.G.R. n. 32−2642 del 2/4/2001) danno ampie opportunità agli agricoltori che intendono
commercializzare direttamente i propri prodotti, in ossequio ai principi generali recati dalla normativa statale
in materia.

In tempi più recenti un impulso al settore è disceso dall'art. 1, comma 1065 della legge 27/12/2006, n. 296 e
dal relativo decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali del 20/11/2007 (pubblicato
sulla G.U. n. 301 del 29/12/2007) con cui sono stati stabiliti i requisiti e gli standard per la realizzazione dei
mercati riservati agli imprenditori agricoli, con particolare riferimento alla partecipazione di quest'ultimi alla
vendita diretta, alle modalità di vendita, alla trasparenza dei prezzi e all'eventuale accesso agli incentivi
pubblici previsti dalla legislazione in materia.

L'articolo 11 della legge regionale n. 12 del 23 maggio 2008 (legge finanziaria per l'anno 2008) recependo
quanto indicato dal citato art. 1, comma 1065 della legge n. 296/2006, incentiva gli interventi a favore della
filiera corta in agricoltura destinando adeguate risorse per gli interventi programmati nel triennio 2008 −
2010.


3. OBIETTIVI

La Regione attraverso gli incentivi a favore della filiera corta si propone di contenere i costi finali dei prodotti
attraverso la riduzione dei passaggi delle produzioni agroalimentari dal campo alla tavola, di aumentare la
trasparenza nella formazione dei prezzi dei prodotti agroalimentari, di accrescere il reddito delle imprese
agricole, di ridurre l'impatto ambientale provocato dai trasporti e dall'impiego del packaging necessario per
salvaguardare l'integrità della merce durante il transito ed infine di valorizzare i prodotti agricoli tipici con una
forte valenza territoriale.



4. CARATTERISTICHE DEI PRODOTTI

I prodotti agricoli, compresi quelli trasformati, destinati alla vendita diretta devono:
provenire da aziende agricole operanti sul territorio regionale;
rispettare le norme igienico − sanitarie e le norme sull'etichettatura in vigore per i singoli prodotti;
prevedere l'indicazione del luogo di origine territoriale e dell'impresa produttrice.
Saranno considerate prioritarie le iniziative che prevedono la commercializzazione di prodotti ottenuti nel
rispetto di disciplinari di produzione più rigorosi in ambito ambientale, quali i prodotti biologici e quelli
ottenuti con tecniche di produzione integrata (misura 214 del PSR 2007−2013), prodotti di qualità certificati
(DOP, IGP, DOC e DOCG), prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) e prodotti che adottano sistemi di
etichettatura volontaria che ne assicurino la tracciabilità.
Particolare attenzione sarà posta alle iniziative che garantiscono la trasparenza del prezzo (prezzo chiaro)
attraverso l'indicazione del costo di produzione, del costo di trasformazione (eventuale) e del costo di vendita.


5. REQUISITI DEI PRODUTTORI

I produttori, singoli o associati, che intendono partecipare alle iniziative previste dal programma filiera corta,
devono possedere i seguenti requisiti:

essere iscritti al registro imprese (art. 8 della legge n. 580/93);
possedere una azienda agricola ubicata nel territorio regionale;
prevedere la vendita di prodotti agricoli, anche trasformati, provenienti dalla propria azienda, o dalle aziende
agricole associate nel caso di cooperative ed altre forme associative.

                                                         19
Nella selezione delle aziende che intendono partecipare alle iniziative di cui al programma della filiera corta
verrà assegnata priorità alle aziende condotte da donne e da agricoltori di età inferiore a quaranta anni.

L'attività di vendita diretta deve essere esercitata dai titolari dell'impresa, ovvero dai soci in caso di società
agricola, dai familiari coadiuvanti, nonché dal personale dipendente di ciascuna impresa.

6. INTERVENTI FINANZIABILI A BANDO

La Regione può concedere un contributo in conto capitale sulle spese sostenute da enti locali e da altri
soggetti pubblici e privati, con particolare riferimento agli imprenditori agricoli, che partecipano alle
sottoindicate iniziative del programma "filiera corta regionale".
Il contributo concedibile sarà calcolato in percentuale sulla spesa ritenuta ammissibile e per ogni iniziativa
verrà definito un tetto massimo di spesa.

a) Aree mercatali.

Interventi realizzati da comuni e da altri enti locali per l'allestimento, la ristrutturazione e l'ampliamento di
aree mercatali e di altri spazi riservati ai produttori agricoli, singoli o associati, che intendono vendere
direttamente i propri prodotti.
Una parte dell'area, non superiore al 20% della superficie totale, potrà essere destinata a servizi per operatori e
clienti, o riservata ad imprese dell'artigianato agroindustriale di qualità, a condizione che siano rispettati i
requisiti della territorialità e della tipicità.
Il contributo potrà riguardare anche le spese sostenute nel corso del primo biennio di attività del mercato, per
attività di formazione e animazione dirette agli operatori coinvolti.
Gli spazi destinati alla vendita dovranno essere ubicati su area pubblica o su area privata purché aperta al
pubblico.
All'interno delle aree mercatali potranno essere svolte attività culturali, didattiche e dimostrative legate ai
prodotti alimentari tradizionali del territorio di riferimento.


b) Agricoltura in piazza

Manifestazioni variamente denominate (fiere, mercatini, ecc.) organizzate da comuni e da altri enti locali con
cadenza periodica (almeno una volta all'anno), per la valorizzazione e la vendita di prodotti tipici locali.
Durante lo svolgimento delle manifestazioni potranno anche avere luogo attività culturali, didattiche e
dimostrative, legate ai prodotti alimentari tradizionali del territorio di riferimento.

c) Spazi di vendita aziendali e interaziendali

Allestimento, con arredi di formato uniforme, di spazi per l'esposizione e la vendita di prodotti agricoli locali
da parte di enti pubblici, singoli o associati, da ubicarsi anche presso imprese di trasformazione
agroindustriale, esercizi commerciali, turistici, agrituristici, della ristorazione e della GDO, al fine di favorire la
conoscenza di tali prodotti.

Il contributo potrà essere concesso anche ad imprenditori agricoli singoli o associati che sostengono spese per
la realizzazione, l'ammodernamento e l'ampliamento di spazi di vendita ubicati presso le aziende agricole o di
trasformazione, ovvero realizzati nei principali centri abitati della Regione.

d) Arte e cibo

Allestimento da parte degli enti pubblici di spazi per l'esposizione e la vendita di prodotti agricoli locali
all'interno di musei, teatri ed altre strutture culturali, compresa la distribuzione di materiale informativo.




                                                          20
e) Accordi di filiera

Accordi fra produttori agricoli ed operatori di altri settori (ristorazione, commercio e turismo), per
l'esposizione, l'utilizzo e la vendita dei prodotti agricoli o agro−industriali di qualità e locali, secondo modalità
da concordare fra le categorie, in grado di garantire la qualità dei prodotti e la trasparenza dei prezzi.


f) Mense più sane

Accordi tra soggetti pubblici e privati per l'utilizzo di prodotti del territorio, biologici, tipici e tradizionali nelle
mense pubbliche (scuole, ospedali, ecc.). Gli accordi dovranno prevedere la realizzazione di programmi di
educazione alimentare e di conoscenza dei prodotti del territorio indirizzati agli operatori ed ai fruitori del
servizio.

g) Promozione e pubblicità

Attività informativa e promozionale riconducibile al programma "filiera corta regionale" realizzata da enti
locali e da altri soggetti pubblici e privati. Le campagne informative non potranno avere come oggetto la
pubblicità di marchi privati o di imprese.


7. INTERVENTI A REGIA REGIONALE

a) Sito web

Tutte le iniziative riconducibili al programma "Filiera corta regionale" saranno messe in rete all'interno del
portale regionale, implementando i siti già esistenti come Il Piemonte del Gusto e Sapori Piemontesi, con
informazioni relative agli enti e alle aziende aderenti, ai luoghi in cui è possibile acquistare i prodotti e ad ogni
altra indicazione utile per i consumatori.


b) Informazione e animazione

La Regione, d'intesa con i soggetti pubblici e privati che aderiscono al programma "Filiera corta regionale"
(EE.LL., organizzazioni dei produttori agricole, associazioni di tutela dei consumatori, consorzi di tutela delle
DOC, DOP, IGP, PAT, dei prodotti bio, ecc.), promuoverà azioni di informazione sulle caratteristiche
qualitative dei prodotti del territorio, sui luoghi ove possono essere acquistati, ed ogni altra utile informazione
per favorire l'incontro tra il sistema della produzione agricola locale ed i consumatori.

Le campagne informative non potranno avere come oggetto la pubblicità di marchi privati o di impresa.

c) Marchio "filiera corta"

La Regione promuoverà la realizzazione di un marchio che potrà essere utilizzato da enti ed imprese che
aderiranno al programma "filiera corta regionale", nel rispetto di norme che ne disciplinano il funzionamento.


8. CONTROLLO E MONITORAGGIO

La Regione, d'intesa con gli Enti Locali che aderiscono all'iniziativa, assicurerà le opportune azioni di
controllo per garantire il rispetto dei requisiti previsti per la partecipazione alle attività inserite nel programma
"filiera corta regionale" ed il corretto uso del marchio.

La Regione provvederà al monitoraggio delle iniziative e predisporrà ogni anno una relazione sulle attività e
sui risultati derivanti dall'istituzione della "filiera corta regionale".
                                                           21
9. DISPOSIZIONI COMUNITARIE SUGLI AIUTI DI STATO

Gli atti emanati in applicazione del presente programma in favore delle imprese che prevedano l'attivazione di
azioni configurabili come aiuti di stato, ad eccezione dei casi in cui detti aiuti siano erogati in conformità a
quanto previsto dai regolamenti comunitari di esenzione, o in regime de minimis, saranno oggetto di notifica
ai sensi degli artt. 87 e 88 del Trattato .



10. COORDINAMENTO DELLE INIZIATIVE

Le iniziative volte alla rilocalizzazione delle attività di produzione e di consumo, basate sulla riduzione dei
sistemi di intermediazione, sulla vendita diretta e sulla maggiore consapevolezza della risorsa alimentare,
dovranno essere realizzate a regia regionale, secondo logiche programmatorie e di pianificazione degli
interventi. Ciò al fine di accrescerne l'impatto in termini di innovatività e opportunità, nonché per rilanciare
progetti di sostenibilità, valorizzazione e sviluppo locale.




                                                      22
Legge regionale 28 novembre 2008, n. 31
Promozione e sviluppo del sistema fieristico piemontese.
(B.U.R. 4 dicembre 2008, n. 49 Supplemento Ordinario n. 2)


Il Consiglio regionale ha approvato.

                           LA PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

promulga

la seguente legge:

                                                      Art. 1.
                                               (Oggetto e finalità)
1. La presente legge promuove lo sviluppo e la valorizzazione dell'attività fieristica regionale e ne disciplina
l'esercizio in conformità ai principi della normativa dell'Unione europea.
2. La Regione ed i comuni interessati, nell'ambito delle rispettive competenze, garantiscono la libera
concorrenza, la libertà di impresa, la trasparenza e la parità di condizioni per l'accesso alle strutture ed alle
manifestazioni fieristiche.

                                                      Art. 2.
                                                   (Definizioni)
1. Ai fini della presente legge si intendono per:
a) manifestazioni fieristiche: le attività commerciali limitate nel tempo ed organizzate in idonei complessi
espositivi, svolte in via ordinaria in regime di diritto privato e in regime di libero mercato, per la presentazione
e la promozione o la commercializzazione di beni e servizi, destinate a visitatori e a operatori professionali del
settore o dei settori economici coinvolti; la commercializzazione ha valenza residuale rispetto alle finalità
precipue della promozione. Tra le manifestazioni fieristiche si individuano le seguenti tipologie:
1) fiere generali: senza limitazione merceologica, aperte al pubblico, dirette alla presentazione e all'eventuale
vendita, anche con consegna immediata, dei beni e dei servizi esposti;
2) fiere specializzate: limitate ad uno o più settori merceologici omogenei o tra loro connessi o di distretto
produttivo, riservate agli operatori professionali, dirette alla presentazione ed alla promozione dei beni e dei
servizi esposti, con contrattazione solo su campione e con possibile accesso del pubblico in qualità di
visitatore;
3) mostre mercato: limitate ad uno o più settori merceologici omogenei o tra loro connessi, aperte al pubblico
o riservate ad operatori professionali, dirette alla promozione o anche alla vendita dei prodotti esposti;
b) espositori: quanti partecipano alla rassegna per presentare, promuovere o diffondere beni e servizi, siano
essi produttori, rivenditori, enti pubblici o associazioni operanti nei settori economici oggetto delle attività
fieristiche o i loro rappresentanti;
c) visitatori: coloro che accedono alle attività fieristiche, siano essi pubblico od operatori professionali del
settore o dei settori economici oggetto della rassegna;
d) quartieri fieristici: le aree appositamente attrezzate ed edificate per ospitare manifestazioni fieristiche e a tal
fine destinate dalla pianificazione urbanistica territoriale;
e) spazi espositivi non permanenti: strutture che non abbiano come finalità esclusiva la realizzazione di
manifestazioni fieristiche, oppure spazi appositamente attrezzati con specifiche strutture;
f) organizzatori di manifestazioni: i soggetti pubblici e privati che esercitano attività di progettazione,
realizzazione e promozione di manifestazioni fieristiche;
g) superficie netta: la superficie in metri quadrati effettivamente occupata, a titolo oneroso, dagli espositori nei
quartieri fieristici;
h) enti fieristici: le persone giuridiche che hanno la disponibilità, a qualunque titolo, dei quartieri fieristici,
anche al fine di promuovere l'attività' fieristica.




                                                         23
                                                        Art. 3.
                                      (Ambito di applicazione della legge)
1. Sono escluse dall'ambito di applicazione della presente legge:
a) le esposizioni universali;
b) le esposizioni di beni e servizi, permanenti oppure realizzate da un singolo produttore, organizzate a scopo
promozionale e rivolte alla clientela;
c) le esposizioni, a scopo promozionale o di vendita, realizzate nell'ambito di convegni o manifestazioni
culturali, purché non superino i millecinquecento metri quadrati di superficie netta;
d) le attività di vendita di beni e servizi disciplinate dalla normativa sul commercio al dettaglio in sede fissa e
sul commercio su aree pubbliche.


                                                       Art. 4.
                               (Qualificazione delle manifestazioni fieristiche)
1. Le manifestazioni fieristiche sono qualificate di rilevanza internazionale, nazionale, regionale e locale in
relazione al loro grado di rappresentatività del settore o dei settori economici cui la manifestazione e' rivolta,
al programma ed agli scopi dell'iniziativa, alla provenienza degli espositori e dei visitatori.
2. La Regione riconosce o conferma la qualifica di manifestazioni fieristiche internazionali, nazionali e
regionali.
3. Il comune, nel cui territorio si svolge la manifestazione, riconosce o conferma la qualifica di manifestazione
fieristica locale.
4. La Giunta regionale, con la deliberazione di cui all'articolo 14, disciplina i requisiti e le modalità di richiesta,
riconoscimento e conferma della qualifica di manifestazioni fieristiche internazionali, nazionali, regionali e
locali.

                                                       Art. 5.
                                             (Soggetti organizzatori)
1. L'attività di organizzazione di manifestazioni fieristiche e' svolta da soggetti pubblici e privati appartenenti a
Paesi dell'Unione europea, sulla base dei requisiti e criteri definiti dall'articolo 14 e nel rispetto dei principi
fissati dalla normativa comunitaria.
2. I soggetti pubblici e privati dei Paesi non appartenenti all'Unione europea svolgono attività di
organizzazione di manifestazioni fieristiche in Piemonte, subordinatamente al rispetto del principio di
reciprocità di condizioni tra il Paese di appartenenza dell'organizzatore straniero e la Regione Piemonte.


                                                        Art. 6.
                                  (Calendario delle manifestazioni fieristiche)
1. Entro il 30 novembre di ogni anno e' pubblicato sul Bollettino Ufficiale il calendario ricognitivo delle
manifestazioni fieristiche previste per l'anno successivo e comunicate dagli organizzatori alla Regione secondo
i tempi e le modalità stabiliti dalla deliberazione della Giunta regionale di cui all'articolo 14.


                                                         Art. 7.
                                                 (Quartieri fieristici)
1. La Giunta regionale, con la deliberazione di cui all'articolo 14, stabilisce i requisiti minimi dei quartieri
fieristici nonché quelli delle altre sedi espositive temporaneamente adibite allo svolgimento di manifestazioni
fieristiche, e la qualifica delle manifestazioni che i quartieri possono ospitare.

2. Competono ai comuni il riconoscimento della qualifica di quartiere fieristico internazionale, nazionale e
regionale e la verifica di conformità ai requisiti di cui al comma 1 dei quartieri fieristici e delle sedi espositive
temporaneamente adibite allo svolgimento di manifestazioni fieristiche.




                                                          24
                                                    Art. 8.
                                               (Enti fieristici)
1. Al fine di assicurare la trasparenza e la parità di condizioni tra tutti gli operatori, gli enti fieristici che
svolgano anche attività di organizzatori di manifestazioni fieristiche provvedono alla separazione contabile ed
amministrativa delle diverse attività.

                                                     Art. 9.
                                       (Coordinamento interregionale)
1. La Regione promuove forme di coordinamento interregionale per definire criteri omogenei per
l'applicazione delle qualifiche internazionali e nazionali, per i requisiti minimi dei quartieri fieristici, per le
modalità di composizione e pubblicizzazione del calendario fieristico nazionale.

                                                       Art. 10.
                            (Promozione e sviluppo del sistema fieristico regionale)
1. La Giunta regionale, in coerenza con gli indirizzi strategici delineati negli strumenti di programmazione
regionale e nel rispetto del diritto comunitario, può concorrere finanziariamente alla promozione e allo
sviluppo sul mercato nazionale e sui mercati esteri del sistema fieristico regionale.
2. La Giunta regionale può:
a) concedere contributi ai soggetti organizzatori di manifestazioni fieristiche a qualifica locale, regionale,
nazionale o internazionale, presenti nel calendario regionale, al fine di sostenere progetti ed iniziative di
promozione fieristica, in Italia e all'estero, di significativo interesse economico, sociale ed ambientale per la
Regione;
b) concorrere ad incentivare lo sviluppo di strumenti di tutela del consumatore, quali la certificazione di
qualità degli enti e delle manifestazioni fieristiche;
c) promuovere iniziative atte ad incentivare lo sviluppo di nuove modalità espositive che facciano uso delle
moderne tecnologie al fine di concorrere all'ampliamento del settore attraverso nuove fasce di utenti;
d) concedere contributi per la formazione di operatori qualificati in ambito fieristico e per la promozione
dell'informazione sul settore presso le imprese, la scuola e le professioni;
e) promuovere l'intervento a manifestazioni fieristiche a qualifica locale, regionale, nazionale o internazionale,
presenti nel calendario regionale, di delegazioni di operatori economici stranieri e la loro partecipazione alle
connesse attività informative anche presso aziende di produzione e di servizi interessate alle manifestazioni
stesse;
f) promuovere l'associazionismo tra gli operatori del settore e la loro collaborazione al fine di realizzare
sinergie in una logica di filiera fieristica.
3. La Giunta regionale approva i criteri di priorità e le modalità di assegnazione dei contributi di cui al comma
2 con la deliberazione di cui all'articolo 14.
4. La Giunta regionale individua forme di coordinamento tra i diversi Assessorati che, per competenze
specifiche, concedono contributi alle manifestazioni di cui al presente articolo con l'intento di ottimizzare
l'utilizzo delle risorse regionali.

                                                      Art. 11.
                          (Notifica delle azioni configurabili come aiuti di Stato)
1. Gli atti emanati in applicazione della presente legge che prevedano l'attivazione di azioni configurabili come
aiuti di Stato, ad eccezione dei casi in cui detti aiuti siano erogati in conformità a quanto previsto dai
regolamenti comunitari di esenzione, sono oggetto di notifica ai sensi degli articoli 87 e 88 del Trattato.

                                                        Art. 12.
                                                (Clausola valutativa)
1. La Giunta regionale, trascorsi tre anni dall'entrata in vigore della presente legge e successivamente ogni tre
anni, trasmette al Consiglio regionale una relazione sullo stato di attuazione della normativa, in particolare
specificando:
a) se sono state allocate risorse finanziarie, la quantificazione per singolo anno solare dell'ammontare dei
contributi erogati;
b) l'identità dei soggetti che sono stati destinatari di contributi regionali e le somme dagli stessi percepite;
c) quali tipi di interventi, promozionali e formativi, sono stati attuati;
                                                        25
d) i costi e i benefici ottenuti dall'azione di intervento regionale;
e) l'individuazione delle difficoltà incontrate nella realizzazione degli interventi;
f) se sono state applicate le sanzioni relativamente all'abuso della qualifica di manifestazioni fieristiche ovvero
se vi sono state violazioni degli obblighi di correttezza e veridicità nei confronti degli utenti.


                                                     Art. 13.
                                                   (Sanzioni)
1. Salvo che il fatto costituisca reato, in caso di pubblicazione della manifestazione fieristica oppure del
quartiere fieristico con qualifica differente da quella attribuita ai sensi degli articoli 4 e 7, e' disposta nei
confronti dei soggetti organizzatori l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria pari ad una
somma compresa tra il 10 e il 30 per cento del fatturato della manifestazione, nonché l'esclusione dei
medesimi soggetti dall'inserimento nel calendario fieristico regionale e dal riconoscimento di una qualifica nei
due anni successivi.
2. Salvo che il fatto costituisca reato, in caso di violazione degli obblighi sulla correttezza e veridicità
dell'informazione e della pubblicità verso gli utenti e' disposta nei confronti dei soggetti responsabili una
sanzione amministrativa pecuniaria pari ad una somma compresa tra l'1 e il 10 per cento del fatturato della
manifestazione.
3. La vigilanza sullo svolgimento delle manifestazioni fieristiche e' svolta dai comuni nel cui territorio si svolge
la manifestazione; all'applicazione delle sanzioni di cui al presente articolo provvede il sindaco con propria
ordinanza, secondo le procedure stabilite dalla legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale).


                                                        Art. 14.
                                               (Disposizioni attuative)
1. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale, sentita la Commissione
consiliare competente, provvede con apposita deliberazione a stabilire:
a) i requisiti e le procedure per il riconoscimento o la conferma della qualifica di internazionale, nazionale,
regionale e locale delle manifestazioni fieristiche;
b) i requisiti minimi di idoneità dei quartieri fieristici e degli spazi espositivi non permanenti per lo
svolgimento delle manifestazioni fieristiche nonché le relative modalità di verifica e controllo;
c) la redazione del calendario fieristico regionale;
d) i criteri di priorità e le modalità di assegnazione dei contributi.


                                                       Art. 15.
                                           (Disposizioni transitorie)
1. In via transitoria, ai procedimenti concernenti l'attribuzione della qualifica, la formazione del calendario
fieristico regionale e l'assegnazione di contributi non ancora conclusi alla data di entrata in vigore della
presente legge e dei relativi provvedimenti attuativi, si applica la disciplina di cui alla legge regionale 7
settembre 1987, n. 47 (Disciplina delle attività fieristiche).


                                                    Art. 16.
                                            (Disposizioni finali)
1. e' fatta salva l'applicazione alle manifestazioni fieristiche internazionali, nazionali, regionali e locali di
quanto previsto in materia dal regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza).




                                                        26
                                                       Art. 17.
                                                    (Abrogazioni)
1. Sono abrogate, fatto salvo l'esaurimento delle procedure di cui all'articolo 15, le seguenti disposizioni
regionali:
a) la legge regionale 7 settembre 1987, n. 47 (Disciplina delle attività fieristiche);
b) gli articoli 4 e 5 della legge regionale 25 febbraio 1991, n. 7 (Costituzione dell'Expo 2000 S.p.A. Centro
fieristico ai sensi della l.r. n. 47/1987 e modificazioni agli articoli 15 e 16 della l.r. n. 47/1987);
c) gli articoli 15, 16 e 17 della legge regionale 13 febbraio 1995, n. 17 (Disciplina delle funzioni attribuite alle
Regioni dalla legge 28 marzo 1991, n. 112 in materia di commercio su aree pubbliche. Modifica della legge
regionale 7 settembre 1987, n. 47);
d) l'articolo 3 della legge regionale 13 agosto 1996, n. 62 (Sottoscrizione del secondo aumento di capitale della
Società per Azioni Expo 2000 e modifica dell'articolo 17 della legge regionale 7 settembre 1987, n. 47
"Disciplina delle attività fieristiche").


                                                       Art. 18.
                                           (Disposizioni finanziarie)
1. Per l'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 10, a partire dall'esercizio finanziario 2009, alla spesa
annua pari a 1.400.000,00 euro, in termini di competenza, iscritta nell'ambito dell'unita' previsionale di base
(UPB) DA 17041 del bilancio regionale, si provvede con le risorse finanziarie individuate secondo le modalità
previste dall'articolo 8 della legge regionale 11 aprile 2001, n. 7 (Ordinamento contabile della Regione
Piemonte) e dall'articolo 30 della legge regionale 4 marzo 2003, n. 2 (Legge finanziaria per l'anno 2003).
La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Piemonte.

Data a Torino, addì 28 novembre 2008



                                                   Mercedes Bresso


LAVORI PREPARATORI

Disegno di legge n. 357

- Presentato dalla Giunta regionale il 10 novembre 2006.

- Assegnato in sede referente alla VII Commissione permanente e in sede consultiva alla I Commissione
permanente il 16 novembre 2006.

- Riassegnato in sede referente alla III Commissione permanente il 12 febbraio 2007.

- Sul testo sono state effettuate consultazioni.

- Testo licenziato dalla III Commissione permanente in sede referente il 5 novembre 2007.

- Approvato in Aula il 18 novembre 2008, con emendamenti sul testo, con 40 voti favorevoli, 1 astenuto.




                                                         27
TESTO COORDINATO DELL’ALLEGATO A ALLA
Deliberazione n. 101 – 9183 del 28 aprile 2003 “Disciplina del sistema di rivendita della stampa
quotidiana e periodica. Applicazione del D.lgs. 24.4.2001 n. 170 in fase transitoria all’emanazione della
nuova normativa regionale ai sensi del Titolo V della Costituzione” (Cfr. B.U.R. n. 20 del 15 maggio 2003),
con la quale sono stati forniti elementi di interpretazione del D.lgs. 170/2003 ed indicazioni ai Comuni per la
predisposizione dei piani di localizzazione delle rivendite, come risultante a seguito delle modifiche introdotte
con le deliberazioni della Giunta regionale n. 39-10025 del 21 luglio 2003 (Cfr. B. U. R. n. 30 del 24-7-2003) e
n. 3-683 del 5 agosto 2005 ( Cfr. B. U. R. n.33 del 18-8-2005).

ALLEGATO A

RIVENDITE DI QUOTIDIANI E PERIODICI. CRITERI PER L’APPLICAZIONE DEL
D.LGS. 170/2001 RECANTE “RIORDINO DEL SISTEMA DI DIFFUSIONE DELLA STAMPA
QUOTIDIANA E PERIODICA”

                                                       SOMMARIO

Titolo I       FINALITA’

Titolo II      PUNTI DI VENDITA ESCLUSIVI E NON ESCLUSIVI

Titolo III     AUTORIZZAZIONI

Capo I         Regime autorizzatorio

Capo II        Casi di esclusione dall’autorizzazione

Capo III        Subingresso nell’attività di vendita della stampa quotidiana e/o periodica

Capo IV         Trasferimento di sede

Capo V         Autorizzazione per gli esercizi che hanno effettuato la sperimentazione

Capo VI        Disposizioni generali applicabili a tutte le tipologie di autorizzazione

Titolo IV      PROGRAMMAZIONE DELLA RETE

Capo I         Piani di localizzazione dei punti di vendita esclusivi

Sezione I      Norme di procedimento

Sezione II     Criteri regionali per l’adozione dei piani di localizzazione dei punti di vendita esclusivi

Capo II         Indicazioni per il rilascio delle autorizzazioni per i punti di vendita non esclusivi

Sezione I      Norme di procedimento

Sezione II     Criteri per il rilascio delle autorizzazioni

Titolo V       APPLICAZIONE DEL D.LGS. 114/1998

Titolo VI      ABROGAZIONE DELL’ART. 14 L. 416/1981

Titolo VII     NORME TRANSITORIE

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                                             Titolo I     FINALITA’

1. In relazione ai contenuti del decreto legislativo 24 aprile 2001 n. 170 che, sulla base della delega di cui alla
legge 13 aprile 1999 n. 108 “nuove norme in materia di punti di vendita per la stampa quotidiana e periodica”,
ha attuato il riordino del sistema di diffusione della stampa quotidiana e periodica, conferendo, in particolare,
alle Regioni la competenza a disciplinarne “condizioni e modalità di vendita” ed in attesa dell’emanazione
della nuova normativa regionale che, in attuazione della competenza legislativa esclusiva attribuita dal Titolo
V della Costituzione, andrà a ridisciplinare l’intera materia, si forniscono criteri di interpretazione ed
attuazione del decreto legislativo sopracitato, secondo un’articolazione per singoli argomenti, al fine di
garantirne, nell’attuale fase transitoria, una omogenea applicazione sul territorio regionale.


                  Titolo II - PUNTI DI VENDITA ESCLUSIVI E NON ESCLUSIVI

Gli esercizi di rivendita della stampa quotidiana e/o periodica si distinguono, ai sensi dell’art. 1, c. 2, lett. a) e
b) del d.lgs. n. 170/2001, in punti di vendita esclusivi e punti di vendita non esclusivi.
Sulla base della citata disposizione si intendono:
punti di vendita esclusivi quelli che, previsti nel piano comunale di localizzazione di cui all’art. 6 del decreto in
oggetto, sono tenuti alla vendita generale di quotidiani e periodici;
b) punti di vendita non esclusivi gli esercizi, previsti dal decreto medesimo, che, in aggiunta ad altre merci,
sono autorizzati alla vendita di soli quotidiani, di soli periodici o di entrambe le tipologie di prodotti editoriali.
I punti di vendita non esclusivi possono pertanto essere attivati solamente in presenza di altra specifica attività
espressamente prevista e sono legittimati alla vendita di soli quotidiani, di soli periodici o di entrambe le
tipologie di prodotti editoriali.
Essi hanno una funzione di completamento della rete di rivendita.
In proposito l’art. 2 c. 3 fornisce un’ elencazione di tipologie di esercizi legittimati all’attivazione di un punto
di vendita non esclusivo, che deve essere considerata tassativa, non solo per il preciso dettaglio delle
caratteristiche attraverso le quali individuare le singole tipologie di esercizi commerciali elencate, ma anche
perché, laddove il legislatore ha inteso ampliare la tipologia di esercizi autorizzabili lo ha fatto esplicitamente;
si veda a tal riguardo il c. 3 dell’art. 6 che dispone la possibilità di rilascio di autorizzazione ad esercizi diversi
da quelli elencati all’art. 2, c. 3, in caso di assenza di piano e qualora non esistano punti di vendita;
2. bis I giornali locali di informazione, anche se non aventi cadenza giornaliera, vengono equiparati, agli
effetti dell’applicazione della presente normativa, ai quotidiani, qualora le loro caratteristiche editoriali lo
consentano, essendo gli stessi prodotti con carta da giornali, privi di copertina e impaginati in colonne.

Considerazioni di sistema connesse alla previsione normativa del doppio binario di punti vendita inducono
inoltre a fondare la distinzione fra punti di rivendita esclusivi e punti di vendita non esclusivi sul seguente
ulteriore elemento:
negli esercizi legittimati all’attivazione di punti di vendita non esclusivi, l’attività di rivendita di quotidiani o
periodici o di entrambe le tipologie di prodotti editoriali assume carattere complementare rispetto all’attività
commerciale o paracommerciale di presupposto che, quindi, si configura come prevalente. Pertanto l’attività
di rivendita non può essere o diventare prevalente.
nei punti di vendita esclusivi, pur potendo gli stessi ampliare la gamma merceologica di vendita, tenuto conto
della disposizione di cui all’art. 9, c. 1 del d.lgs. 170/2001, secondo cui “per quanto non previsto si applica il
decreto legislativo n. 114/98”, l’attività di rivendita di quotidiani e periodici deve avere e mantenere in ogni
caso carattere di prevalenza rispetto alla restante attività commerciale.
 I Comuni stabiliscono i criteri per la determinazione della prevalenza al fine dell’individuazione della
tipologia del punto di vendita come esclusivo o non esclusivo
 Il requisito della prevalenza dell’attività di rivendita di quotidiani e periodici, rispetto alla restante attività,
previsto alla precedente lett. b) per i punti di vendita esclusivi, non trova applicazione:
per tutte le tipologie di comuni, nel caso previsto dall’art. 6, c. 3, del d.lgs 170/2001, secondo cui “in assenza
del piano, qualora nel territorio del comune o in una frazione di comune non esistano punti di vendita,
l’autorizzazione alla vendita può essere rilasciata anche ad esercizi diversi da quelli previsti dal presente
decreto”;

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per i comuni montani e per quelli con meno di cinquemila abitanti, se ciò é previsto nel piano comunale di
localizzazione, non essendo possibile assicurare in altro modo il servizio all’utenza;
per i comuni montani e per quelli con meno di cinquemila abitanti, nel caso in cui la rivendita esclusiva é
situata in esercizi soggetti a discipline normative diverse dal d.lgs. 114/98, se ciò é previsto nel piano
comunale di localizzazione, non essendo possibile assicurare in altro modo il servizio all’utenza.
Agli effetti della presente deliberazione sono considerati comuni montani i Comuni o loro porzioni che
fanno parte delle Comunita’ montane ai sensi della legge regionale 2 luglio 1999, n. 16 (testo unico delle leggi
sulla montagna) e s.m.i.



                                       Titolo III - AUTORIZZAZIONI

Capo I Regime autorizzatorio
L’attività di vendita di quotidiani e periodici – esclusiva o non esclusiva – è soggetta al rilascio di
autorizzazione, che può essere anche a carattere stagionale, da parte del Comune territorialmente competente,
salvi i casi di esclusione di cui all’art. 3 del d. lgs. n. 170/2001.
Il sistema autorizzatorio di ambedue le tipologie di punti di vendita è caratterizzato, ai sensi del c. 6 dell’art. 2
del decreto, dall’obbligo per i Comuni di procedere in ragione della densità della popolazione, delle
caratteristiche urbanistiche e sociali delle zone, dell’entità delle vendite di quotidiani e periodici negli ultimi
due anni, delle condizioni di accesso, nonché dell’esistenza di altri punti di vendita non esclusivi.
Anche se la dizione letterale del d.lgs. 170/2001 è tale per cui per il rilascio delle autorizzazioni per rivendite
esclusive deve tenersi conto delle rivendite non esclusive, non si potrà prescindere dalla valutazione rispetto
alle rivendite esclusive, attraverso lo strumento del piano di localizzazione.
All’obbligo di riferimento ai suddetti parametri fanno eccezione le autorizzazioni per punti di rivendita non
esclusivi rilasciate di diritto, ai sensi del c. 4 dell’art. 2 del decreto, agli esercizi che hanno effettuato la
sperimentazione e che quindi non sono assoggettate ad alcuna valutazione discrezionale da parte del Comune.
La disposizione di cui all’art. 6 c.3 del d.lgs. 170/2001, secondo la quale “in assenza del piano per la
localizzazione dei punti di rivendita esclusivi, qualora nel territorio del comune o di una frazione di comune
non esistano punti di vendita, l’autorizzazione è rilasciata anche ad esercizi diversi da quelli menzionati nel
decreto medesimo”, si applica in riferimento sia alle autorizzazioni per le rivendite esclusive, che per quelle
relative alle rivendite non esclusive.


Capo II Casi di esclusione dall’autorizzazione
1. I casi di esclusione dall’autorizzazione sono previsti all’art. 3 c. 1 del d.lgs. 170/2001. La disposizione di cui
alla lett. g) del medesimo articolo secondo la quale “ non è necessaria alcuna autorizzazione per la vendita
effettuata all’interno di strutture pubbliche o private rivolta unicamente al pubblico che ha accesso a tali
strutture” è da intendersi nel senso che non é richiesta alcuna autorizzazione quando la rivendita, non
direttamente accessibile dall’esterno, è situata all’interno di strutture pubbliche o private, l’accesso alle quali sia
riservato esclusivamente a determinate categorie di soggetti e sia regolamentato con qualsiasi modalità.


Capo III Subingresso nell’attività di vendita della stampa quotidiana e periodica
Al trasferimento in gestione o in proprietà dell’azienda avente ad oggetto l’attività di rivendita esclusiva si
applicano, in quanto compatibili, le norme generali dell’ordinamento in materia di subingresso e le
disposizioni di cui al d.lgs. 114/98 (art. 26 c. 5).
Nel caso di trasferimento in proprietà o in gestione dell’azienda avente ad oggetto l’attività di rivendita non
esclusiva, quest’ultima non può essere ceduta separatamente dall’attività primaria dell’esercizio in base alla
quale era stata richiesta la relativa autorizzazione. Nel rispetto di queste prescrizioni si applica l’istituto della
comunicazione di cui al d.lgs. 114/98 (art. 26 c. 5).




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Capo IV Trasferimento di sede
Il trasferimento di sede dell’azienda avente ad oggetto una rivendita esclusiva è soggetto ad apposita
autorizzazione da parte del Comune, che ne valuta la compatibilità rispetto al piano di localizzazione.
Il trasferimento di sede dell’azienda avente ad oggetto una rivendita non esclusiva non può avvenire
separatamente da quella relativa all’attività prevalente di presupposto e ne segue il regime giuridico
amministrativo. Pertanto sarà soggetto a comunicazione o ad autorizzazione a seconda della tipologia
dell’esercizio prevalente.

Capo V Autorizzazione per gli esercizi che hanno effettuato la sperimentazione.
L’art. 2, c. 4, del d.lgs. n. 170/2001 prevede che per gli esercizi che hanno effettuato la sperimentazione ai
sensi dell’art. 1 della L. n. 108/99, l’autorizzazione è rilasciata di diritto. Il rilascio di tale autorizzazione,
pertanto, avvenendo in forza di legge, non soggiace ad alcuna valutazione discrezionale da parte del Comune.
Tenuto conto della formulazione letterale della norma, possono legittimamente essere intesi come esercizi che
hanno effettuato la sperimentazione soltanto quelli che hanno effettivamente e concretamente venduto il
prodotto o i prodotti editoriali prescelti, ovviamente nel rispetto delle disposizioni dettate al riguardo dalla L.
n. 108/99. Per acquisire il diritto all’autorizzazione non è pertanto da ritenere sufficiente l’aver effettuato nei
termini la sola comunicazione di intendimento a partecipare alla sperimentazione, prevista dalla citata legge,
senza aver poi venduto il prodotto editoriale prescelto. Tale tesi trova sostegno nella formulazione letterale
della norma, nella finalità stessa della sperimentazione – quella cioè di acquisire elementi conoscitivi sulle
variazioni provocate nel mercato della stampa dalla messa in vendita in esercizi diversi dalle rivendite
autorizzate – e nell’art. 4 c. 1 della L. 108/99 il quale prevede che, fino all’entrata in vigore del decreto
legislativo (v. 170/2001), gli esercizi commerciali in cui è stata effettuata la sperimentazione possono
continuare a vendere i prodotti editoriali prescelti e che ai medesimi l’autorizzazione è rilasciata, qualora
richiesta, di diritto.
Qualora la comunicazione prevista per la sperimentazione fosse riferita ad entrambe le tipologie dei
quotidiani e dei periodici ma la vendita effettivamente realizzata si sia nei fatti limitata ad una sola delle due
tipologie, l’autorizzazione è rilasciata con esclusivo riferimento a quest’ultima.
Sulla base delle considerazioni espresse al precedente Titolo II n. 3., l’esercizio che ha effettuato attività di
sperimentazione vendendo sia quotidiani sia periodici, ha titolo ad ottenere l’autorizzazione per la vendita di
entrambi quale punto di vendita non esclusivo. Infatti il solo fatto di aver venduto in fase di sperimentazione
entrambe le tipologie, in aggiunta all’attività commerciale prevalente di presupposto, non è tale da trasformare
l’esercizio in punto di vendita esclusivo, nel quale l’attività di rivendita di quotidiani e periodici costituisce
l’attività principale dell’esercizio.
Sono legittimati ad ottenere l’autorizzazione anche i soggetti che hanno effettuato la sperimentazione per un
tempo inferiore ai 18 mesi previsti dalla L. n. 108/99.
L’autorizzazione è rilasciata a seguito di presentazione della domanda atta a manifestare la volontà di
esercitare il diritto da parte del soggetto interessato. La domanda deve essere riferita ai prodotti prescelti e
venduti in fase di sperimentazione e per essi dovrà essere rilasciata l’autorizzazione richiesta.
I comuni possono stabilire un termine finale entro il quale gli aventi diritto debbono presentare la domanda
per il rilascio dell’autorizzazione di cui al presente capo, pena la decadenza dal diritto ad ottenere
l’autorizzazione.

Capo VI Disposizioni generali applicabili a tutte le tipologie di autorizzazione
In forza della disposizione di cui all’art. 26 c. 6 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 “riforma della
disciplina relativa al settore del commercio”, il quale ha, fra l’altro, soppresso, la voce n. 50 della tabella c)
allegata al D.P.R. n. 300/1992, come modificata ed integrata dal D.P.R. n. 407/1994, non è più applicabile al
rilascio dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività di vendita di quotidiani e periodici, l’istituto del silenzio-
assenso di cui all’art. 20 della legge 241/90. In caso di inerzia dell’Amministrazione competente, può essere
proposto ricorso al Tribunale Amministrativo regionale .
I Comuni stabiliscono, in attuazione delle disposizioni di cui alla legge 241/90, i termini per la conclusione dei
procedimenti per il rilascio delle autorizzazioni. In mancanza di detta previsione si applicano i termini di cui
alla stessa legge 241/90.




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                             Titolo IV PROGRAMMAZIONE DELLA RETE

Capo I Piani di localizzazione dei punti di vendita esclusivi
Sezione I Norme di procedimento
I punti di vendita esclusivi sono localizzati sulla base degli appositi piani previsti dall’art. 6 del d.lgs.
170/2001, predisposti dai Comuni competenti territorialmente, anche in forma associata, sulla base degli
indirizzi regionali di cui alla presente deliberazione, secondo i parametri indicati al c. 1 del medesimo art. 6 del
decreto. Le autorizzazioni per i punti esclusivi sono rilasciate in conformità ai suddetti piani.
In assenza di tali piani non possono essere esaminate le domande di autorizzazione per punti esclusivi di
vendita.
I Comuni adottano i piani di localizzazione dei punti esclusivi di vendita sentite le associazioni degli editori e
dei distributori nonché le organizzazioni sindacali dei rivenditori maggiormente rappresentative a livello
provinciale e regionale.
I piani comunali devono essere aggiornati con lo stesso procedimento qualora sia necessario per adeguarli a
sopraggiunte e sostanziali modifiche della situazione normativa o distributiva della rete.

Sezione II - Criteri regionali per l’adozione dei piani di localizzazione dei punti di vendita esclusivi
I Comuni predispongono i piani di localizzazione dei punti di vendita esclusivi, eventualmente suddividendo
il proprio territorio in zone omogenee, tenuto conto:
della densità della popolazione;
del numero delle famiglie;
delle caratteristiche sociali ;
delle caratteristiche urbanistiche;
dell’entità delle vendite degli ultimi due anni;
delle condizioni dell’ accessibilità;
dell’esistenza di altri punti di rivendita esclusivi e non.
Le zone omogenee possono corrispondere alla partizione adottata per la formazione dei piani regolatori
generali, o delle zone di insediamento commerciale della programmazione regionale della rete distributiva
commerciale, nonché alla suddivisione amministrativa per circoscrizioni o quartieri o frazioni.
Preliminarmente alla formazione dei piani i Comuni, in relazione agli elementi di riferimento di cui al n. 1, al
fine di individuare gli obiettivi e le possibilità di sviluppo della rete, rilevano le caratteristiche per singole zone,
qualora individuate, o in riferimento all’intero territorio, con particolare riguardo:
alla densità della popolazione residente e dei nuclei familiari;
alla presenza di flussi di popolazione non residente, comprendendo anche la popolazione turistica stagionale e
permanente;
alle caratteristiche urbanistiche e sociali con particolare riferimento:
c.1. alla presenza di:
 insediamenti residenziali;
 strutture scolastiche ed universitarie;
 sedi di attività culturali , sportive e d’ informazione;
 uffici pubblici e privati;
 insediamenti industriali, produttivi, commerciali e ricettivi;
 stazioni ferroviarie, autostazioni e altre strutture similari;

c.2. alle caratteristiche dell’ assetto viario, delle linee di trasporto pubbliche e delle aree di sosta.

Al fine della predisposizione dei piani i Comuni rilevano, per ciascuna delle singole zone omogenee, se
individuate, o con riferimento all’intero territorio, in mancanza di suddivisione in zone:

la presenza del servizio data dal rapporto fra popolazione e punti vendita esistenti e dal rapporto fra nuclei
familiari e punti di vendita;
l’ efficienza dei punti di vendita esistenti data dal rapporto fra le vendite degli ultimi due anni e i punti di
vendita.

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I Comuni determinano la soglia di presenza ed efficienza media rispetto alla quale individuare i possibili
sviluppi della rete in termini di numeri di punti di rivendita per singola zona. I dati sulla consistenza della
rete a livello regionale e sulle vendite sono reperibili sul sito Internet della Regione Piemonte, nella sezione
dedicata all’ Osservatorio regionale del commercio.
I Comuni possono stabilire distanze minime tra punti di vendita esclusivi e non, i quali non siano separati da
barriere naturali o artificiali, prendendo in considerazione i punti di rivendita ubicati sia nel territorio
comunale che, se del caso, in quello di comuni limitrofi.
I comuni, in sede di individuazione della possibilità di insediamento di nuovi punti di vendita, non possono
prescindere dalla valutazione dell’esistenza di adeguata accessibilità e possibilità di sosta per gli utenti.
L’individuazione dei limiti numerici di sviluppo della rete per singola zona, deve tendere ad una omogenea
distribuzione dei punti vendita sul territorio, al fine di assicurare l’ ottimale diffusione del servizio.
I piani assicurano la presenza di adeguate forme di vendita nei Comuni montani ed in quelli con popolazione
fino a cinquemila abitanti .
I Comuni stabiliscono i criteri per il rilascio delle autorizzazioni nel caso di domande concorrenti,
privilegiando, in particolare, la soluzione migliore sotto il profilo dell’accessibilità e delle aree di sosta.



Capo II Criteri per il rilascio delle autorizzazioni per i punti di vendita non esclusivi.

Sezione I Norme di procedimento
   L’autorizzazione per i punti di vendita non esclusivi non può essere rilasciata e non possono quindi essere
esaminate eventuali domande presentate, se non previa valutazione delle condizioni di riferimento, in
relazione ai parametri individuati dal c. 6 dell’art. 2 e, precisamente: densità della popolazione, caratteristiche
urbanistiche e sociali della zona, entità delle vendite di quotidiani e periodici nell’ultimo biennio, condizioni di
accesso, nonché esistenza di altri punti di vendita non esclusivi.
Il rilascio dell’autorizzazione di cui al presente capo non è in nessun caso atto dovuto.
Al fine di garantire uniformità ed equità di trattamento e trasparenza dell’azione amministrativa, è opportuno
che i Comuni assumano un provvedimento di carattere generale contenente criteri desunti dalla verifica delle
situazioni esistenti in relazione ai parametri di legge, cui fare riferimento ai fini del rilascio delle autorizzazioni
in questione, che tengano conto della funzione di completamento del servizio resa da questa tipologia di
rivendite.
 La domanda di autorizzazione per un punto non esclusivo non può essere dichiarata improcedibile per
mancanza dei criteri di cui al precedente comma, la cui adozione risponde soltanto a ragioni di opportunità
ma non consegue da un preciso obbligo giuridico. In questo caso il Comune deve procedere comunque con
il rilascio o diniego di autorizzazione sulla base dei parametri di legge. Il procedimento si conclude entro i
termini previsti dalla legge 241/90, ovvero nei diversi termini previsti dalle norme di procedimento di ciascun
Comune.
Condizione indispensabile per il rilascio dell’autorizzazione è la presentazione al Comune della dichiarazione
di ottemperanza prevista dal c. 5 dell’art. 2 del d.lgs. 170/2001. Si ritiene che detta dichiarazione debba
opportunamente essere presentata contestualmente alla domanda di autorizzazione.

Sezione II Criteri per il rilascio delle autorizzazioni
I comuni, qualora ritengano opportuno predisporre l’ apposito atto di indirizzo per il rilascio delle autorizzazioni per i punti di
vendita non esclusivi, tengono conto dei medesimi elementi di valutazione previsti per le rivendite non esclusive.
Conseguentemente non si potrà prescindere da considerazioni legate alla densità abitativa, alle caratteristiche
urbanistiche e sociali, alla presenza del servizio sul territorio, all‘efficienza dei punti di vendita esistenti, alle
condizioni di accesso.
Tenuto conto della funzione di completamento rispetto alla rete concretamente operante e dell’esigenza di
integrare la medesima nel modo più adeguato, di volta in volta, alle esigenze dell’utenza, gli indirizzi per le
rivendite non esclusive non potranno predeterminare il fabbisogno presunto né la localizzazione dei punti di
rivendita stessi. La decisione è assunta dalla pubblica amministrazione nel caso specifico.
I Comuni possono stabilire distanze minime da punti di vendita esclusivi e non , da non applicarsi nei casi in
cui esistano barriere naturali o artificiali. Ai fini del computo della distanza possono essere considerati i punti
di rivendita ubicati sia nel territorio comunale che in quello di comuni limitrofi.
                                                                33
                            Titolo V – APPLICAZIONE DEL D.LGS. N. 114/98.


Ai sensi dell’art. 9, c. 1 del d.lgs. n. 170/01, per quanto non previsto si applica il d. lgs. n. 114/98.
Tenuto conto che il d.lgs. n. 170/2001 non reca specifiche disposizioni su alcuni aspetti dell’attività, si
richiama, in particolare, in riferimento al d.lgs. 114/98, l’attenzione:
sulla necessità del possesso dei requisiti di cui all’art. 5, c. 2 ai fini del rilascio dell’autorizzazione;
sull’applicabilità, ai punti di vendita esclusivi, dell’istituto della comunicazione di cui all’art. 7, nel caso in cui
intendano allargare la gamma merceologica di vendita;
sull’applicabilità dell’istituto della comunicazione al Comune in caso di cessazione dell’attività, trasferimento
della gestione o della proprietà, previsto dall’art. 26, c. 5;
sull’applicabilità, nei casi compatibili, della disciplina sanzionatoria di cui all’art. 22, ad esclusione del c. 5 il
quale si riferisce espressamente agli esercizi di vicinato che non sono sottoposti a regime autorizzatorio;
sull’applicabilità, in tema di orari dell’attività, dell’art. 13 c. 1, secondo il quale alle rivendite di giornali non si
applica il regime degli orari stabiliti dal titolo IV del decreto stesso. Per gli esercizi ove viene esercitata
l’attività di vendita anche di prodotti diversi da quelli editoriali, si applica il criterio dell’attività prevalente.

                          Titolo VI – ABROGAZIONE DELL’ ART. 14 L. 416/81.

1. Stante l’abrogazione dell’art. 14 della legge 5 agosto 1981, n. 416 “disciplina delle imprese editrici e
provvidenze per l’editoria”, operata all’art. 9, c. 2, del d.lgs. n. 170/2001, cessano di avere efficacia:
il divieto per le persone diverse dal titolare dell’autorizzazione o dai suoi familiari o parenti o affini fino al
terzo grado di svolgere l’attività;
il divieto di affidamento in gestione a terzi;
il divieto di rilascio di autorizzazione a soggetti che non siano persone fisiche;
il divieto di rilascio alle persone fisiche di più di una autorizzazione.
2. L’avvenuta abrogazione dell’art. 14 della legge 416/81 comporta quale ulteriore conseguenza il venir meno
della precedente normativa regionale ed i piani comunali di localizzazione delle rivendite che, nella citata
disposizione normativa radicavano la loro legittimazione.

                                   Titolo VI I - NORME TRANSITORIE

Ai sensi dell’art. 6 c. 3 del d.lgs. 170/2001, in assenza di piano per i punti esclusivi di vendita, qualora nel
territorio di un Comune o in una frazione di Comune non esistano punti di vendita, l’autorizzazione alla
vendita può essere rilasciata anche ad esercizi diversi da quelli previsti dal d.lgs. medesimo.
In attesa dell’adozione del piano comunale per i punti esclusivi di vendita, tenuto conto della formulazione
legislativa, non è consentito il rilascio dell’ autorizzazione.
Stante l’avvenuta abrogazione espressa dell’art. 14 della legge 416/81, nel quale si radicava la competenza
comunale all’adozione dei piani di settore e la mancanza di espresse disposizioni transitorie, non è consentito
utilizzare in regime di ultrattività, in fase transitoria fino all’adozione dei nuovi piani comunali, il piano
approvato ai sensi della normativa previgente.
Gli esercizi che, in regime di l. 416/81, erano definiti promiscui in quanto autorizzati alla vendita di quotidiani
e periodici congiuntamente ad altre merci, sono considerati, agli effetti della nuova normativa, punti di
vendita esclusivi. La l. 416/81, che non precludeva la possibilità di svolgere nel medesimo locale l’attività di
vendita di quotidiani e periodici congiuntamente ad altri prodotti, non poneva infatti alcuna distinzione di
regime e condizioni di vendita dei quotidiani e periodici fra rivendite cosiddette fisse e rivendite promiscue,
entrambe soggette a pianificazione. Soltanto a partire dalla legge 108/1999 e dal successivo d. lgs. 170/2001
si é dato l’avvio ad un sistema a doppia articolazione , soggetto solo in parte al regime della pianificazione.




                                                           34
Deliberazione della Giunta Regionale 17 dicembre 2001, n. 86-4861
Deliberazione della Giunta regionale n. 32-2642 del 2 aprile 2001 “Commercio su area pubblica. Criteri per la
disciplina del settore”. Indicazioni attuative
(B.U.R. 27dicembre 2001, n. 52)

A relazione dell’Assessore Pichetto Fratin
Il decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 114, recante la riforma del commercio in attuazione della legge 15
marzo 1997 n. 59, prevede la competenza regionale all’emanazione dei criteri nella materia del commercio su
area pubblica, con particolare riferimento alla disciplina delle vicende giuridico amministrative relative al
comparto, fra le quali:
1. le modalità di esercizio dell’attività ed ogni vicenda costitutiva, modificativa o estintiva dei titoli
autorizzativi o concessori di presupposto;
2. le istituzioni, le vicende modificative dei mercati e delle altre forme di commercio su area pubblica
variamente denominate, nonchè, in generale, il funzionamento delle stesse;
3. gli orari di esercizio dell’attività.
In attuazione del decreto legislativo, la legge regionale 12 novembre 1999 n. 28, recante “disciplina, sviluppo
ed incentivazione del commercio in Piemonte”, demanda, all’art. 11, la competenza suddetta alla Giunta
regionale;
in proposito, con deliberazione n. 32-2642 in data 2 aprile 2001 la Giunta regionale ha approvato, ai sensi del
d.lgs. 114/98 e della L.R. n. 28/99 - art. 11 - i criteri per la disciplina delle vicende giuridico-amministrative
del commercio su area pubblica.
Con successive deliberazioni n. 47 - 2981 del 14 maggio 2001, n. 50 - 3471 del 9 luglio 2001 e n.85-4860 del
17.12.01, al fine di dare soluzione ad alcune questioni interpretative emerse in fase di prima attuazione dei
criteri regionali, la Giunta regionale ha approvato alcune modifiche rispetto al testo originario della D.G.R. n.
32 - 2642 del 2 aprile 2001.
La materia del commercio su area pubblica che ha visto, nel corso di un decennio, l’avvicendarsi di tre
differenti normative statali e, conseguentemente, regionali di attuazione, presenta ancora, allo stato attuale,
tratti di complessità di non trascurabile portata, specie in riferimento ai regimi transitori da una normativa
all’altra e tenuto conto delle numerose novità introdotte con la riforma.
Dalle accennate difficoltà consegue l’opportunità di garantire, nell’attuale fase di applicazione dei criteri
regionali da parte delle Amministrazioni comunali, uniformità e coerenza di interpretazione ed attuazione.
Al fine di fornire senza indugio agli operatori del settore ed in particolare ai Comuni, chiamati ad applicare la
normativa regionale, gli opportuni chiarimenti sulle principali novità e sugli adempimenti connessi
all’attuazione dei criteri regionali,
la Giunta Regionale, unanime,
delibera
di approvare le indicazioni relative agli adempimenti giuridico-amministrativi connessi all’applicazione della
deliberazione della Giunta regionale n. 32 - 2642 del 2 aprile, così come modificata dalle deliberazioni della
Giunta regionale n. 47 - 2981 del 14 maggio 2001, n. 50 - 3471 del 9 luglio 2001 e n. 85-4860 del 17.12.01,
recante i “criteri regionali per la disciplina delle vicende giuridico-amministrative” del commercio su area
pubblica, di cui all’allegato A che costituisce parte integrante e sostanziale del presente atto deliberativo.
La deliberazione sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte e, per le motivazioni
d’urgenza espresse in premessa, entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

(omissis)




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Allegato A
Deliberazione della Giunta regionale n. 32 - 2642 del 2 aprile 2001
“Criteri per la disciplina delle vicende giuridico amministrative del commercio su area pubblica” - Indicazioni
attuative

SOMMARIO
Le presenti indicazioni sono fornite con esclusivo riferimento ai Titoli, Capi e Sezioni della D.G.R. n. 32-2642
del 2 aprile 2001 apparsi più problematici sulla base della prima esperienza applicativa.

CAPITOLO I - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo II DELLA D.G.R. N. 32-2642 “DISPOSIZIONI
GENERALI”

CAPITOLO II - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo III DELLA D.G.R. N. 32-2642 “MERCATI E
ALTRE FORME DI COMMERCIO SU AREA PUBBLICA”.
Capo I D.G.R. n. 32-2642 - Adempimenti comunali
Capo II D.G.R. n. 32-2642 - Posteggi e altre modalità di partecipazione alle manifestazioni su area pubblica

CAPITOLO III - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo IV DELLA D.G.R. N. 32-2642 “VICENDE
GIURIDICO AMMINISTRATIVE DELLE AUTORIZZAZIONI”
Capo I D.G.R. n. 32-2642 - Migliorie
Capo II D.G.R. n. 32-2642 - Autorizzazione per l’esercizio del commercio su area pubblica con posteggio o
di tipo A
Capo III D.G.R. n. 32-2642 - Autorizzazioni all’esercizio del commercio su area pubblica in forma itinerante,
o di tipo B
Sezione I - Disposizioni generali
Sezione II - Procedimento per il rilascio delle autorizzazioni
Capo IV D.G.R. n. 32-2642 - Subingressi
Capo VI D.G.R. n. 32-2642 - Revoca e sospensione dell’autorizzazione all’esercizio del commercio su area
pubblica.
Capo IX D.G.R. n.32-2642 - Autorizzazioni temporanee

CAPITOLO IV - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo V DELLA D.G.R N. 32-2642 - “ORARI”

CAPITOLO V - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo VI DELLA D.G.R. N. 32-2642 - “NORME
TRANSITORIE E FINALI”
Capo I D.G.R. n. 32-2642 - Conversioni delle autorizzazioni
Sezione I - Autorizzazioni di tipologia A
Sezione II - Autorizzazioni di tipologia B
Capo II D.G.R. n. 32-2642 - Disposizioni varie
Sezione I - Domande di autorizzazione proposte dopo la data del 18 maggio 2000 e fino alla data di
pubblicazione della D.G.R. n. 32-2642 (11 maggio 2001)
Sezione III - Casi di applicazione ultrattiva della previgente normativa
Sezione IV - Modulistica
Sezione V - Mercatini dell’usato e dell’antiquariato minore
Sezione VI - Clausola generale

NOTAZIONI GENERALI DI METODO
D.G.R. n. 32-2642 del 2 aprile 2001 “Criteri per la disciplina delle vicende giuridico amministrative del
commercio su area pubblica”. Indicazioni attuative.




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CAPITOLO I - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo II DELLA D.G.R. N. 32-2642
“DISPOSIZIONI GENERALI”-

Del titolo II della D.G.R. n. 32-2642 si segnalano i seguenti aspetti innovativi.
1. Non è consentito svolgere l’attività di commercio su area pubblica senza l’originale dell’autorizzazione.
Viene, infatti, esplicitato il concetto per cui all’operatore non è più consentito, in nessun caso, di esercitare
l’attività con la copia dell’autorizzazione, essendo richiesto sempre che nell’esercizio dell’attività, quale ne sia
la forma, l’operatore esibisca, se richiesto dagli organi di vigilanza, l’originale della stessa.
2. Soggetti legittimati ad esercitare l’attività di commercio su area pubblica. Alle manifestazioni di commercio
su area pubblica variamente denominate, rientranti nell’ambito applicativo del d.lgs. 114/98 e norme attuative
regionali (per le definizioni vedi artt. 3 e 4 della D.C.R. n. 626-3799 del 1 marzo 2000), possono partecipare
esclusivamente coloro che siano in possesso dell’apposita autorizzazione, anche temporanea, per il
commercio su area pubblica o, a titolo complementare, gli agricoltori.
3. Manifestazioni su area pubblica di varia denominazione, a composizione complessa (miste di aspetti di cui
alla L.R. 47/87 in materia di manifestazioni fieristiche e di aspetti, di cui alla presente normativa, in materia di
commercio) Possono essere previste manifestazioni di natura complessa, caratterizzate dalla compresenza di
aspetti fieristici (vedi L.R. 47/87 e L. 7/2001) e commerciali, come tali rientranti nella disciplina del 114/98.
In tale caso il Comune dovrà articolare l’atto autorizzativo/istitutivo in due parti distinte, dando atto della
duplicità di normativa di presupposto (ciò varrà fino alla prevista modifica della L.R. n. 47/87, in attuazione
della L. 7/91, legge quadro di riforma del sistema fieristico). Rientrano nella disciplina del commercio su area
pubblica (d.lgs. 114/98 e successive norme regionali di attuazione) e non nella disciplina fieristica ex L.R. n.
47/87, tutte le manifestazioni, qualunque ne sia la denominazione, che si svolgono su area pubblica ed alle
quali partecipano esclusivamente soggetti in possesso dell’apposita autorizzazione di commercio, anche
temporanea, o, a titolo complementare, agricoltori, esclusi, dall’obbligo dell’autorizzazione di commercio,
dall’art. 4 c. 2 lett. d) del D. Leg. 114/98.
4. Sostituzione del titolare dell’autorizzazione, nell’esercizio dell’attività.
a) La sostituzione del titolare dell’autorizzazione avviene normalmente a mezzo di familiari coadiutori o di
dipendenti (in regola con le norme previdenziali e fiscali; questo aspetto non è peraltro oggetto di controllo
da parte del Comune, non competente per materia)). Il sostituto deve essere munito della apposita
dichiarazione attestante lo status di familiare coadiutore o di dipendente, la cui veridicità sarà controllata dal
Comune, secondo le modalità dallo stesso stabilite.
b) E’ consentito inoltre che l’ambulante si faccia sostituire da “altri incaricati” (quindi non dipendenti o
familiari) purchè soltanto per “casi eccezionali e periodi di tempo limitati”, che sarà il Comune a valutare.
Naturalmente il Comune potrà adottare norme di procedimento generali e astratte, che stabiliscano le
fattispecie di casi eccezionali più ricorrenti e dei relativi limiti temporali, che, in ogni caso, devono essere
contenuti e strettamente correlati al verificarsi dell’emergenza. A titolo esemplificativo si ritiene che possa
essere considerato caso eccezionale il verificarsi di una malattia imprevista, con esclusivo riferimento
all’immediatezza dell’insorgere della stessa ed alla sua fase acuta. Per contro non può considerarsi caso
eccezionale il protrarsi della malattia a livello cronico o comunque prolungato, potendo, in tal caso,
l’interessato organizzare la sua azienda in modo da dotarsi di dipendente o familiare coadiutore idoneo a
sostituirlo ai sensi di legge. Analogamente si ritiene che possa essere assimilata alla precedente l’ipotesi di un
incidente, nell’immediatezza del suo verificarsi. Non può essere considerato caso eccezionale, agli effetti della
presente disposizione, l’assenza del titolare per ferie.
c) In ogni caso è sempre richiesto che il sostituto eserciti l’attività con:
1) l’originale del titolo;
2) l’attrezzatura, il veicolo, i libri e le attrezzature fiscali dell’azienda del titolare;
3) nel caso in cui il sostituto non è dipendente o familiare coadiutore, dell’atto di delega comprovante il titolo
della sostituzione (è sufficiente una semplice dichiarazione che, se non autenticata, dovrebbe,
opportunamente, essere accompagnata dalla copia del documento del delegante).
d) Le disposizioni relative alla sostituzione del titolare dell’autorizzazione si applicano qualunque sia la forma
o il titolo di esercizio dell’attività (occupazione di posteggio in concessione decennale, occupazione a titolo
precario, cioè “spunta”, esercizio dell’attività in forma itinerante, partecipazione alle fiere...)
e) Le disposizioni relative alla sostituzione del titolare si applicano anche agli agricoltori, stante il principio per
il quale i medesimi sono soggetti alle stesse disposizioni sull’utilizzo dei posteggi previste per i commercianti.

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Ciò sta a significare, in particolare, che l’agricoltore può essere sostituito soltanto da dipendenti o familiari
coadiutori, che, come tali, operano a nome e per conto del titolare. E’ fatta salva la possibilità di sostituzione
da parte di altro delegato, soltanto per casi eccezionali, secondo quanto specificato al precedente n. 4 lett. b).
5. Definizione del regime normativo applicabile alle attività commerciali su area pubblica che si svolgono in
strutture fissate permanentemente al suolo.
Tutte le attività di commercio su area pubblica che si svolgono in strutture fisse sono soggette alla presente
normativa sempre che non si tratti:
a) di vendita di giornali e riviste, soggette alla L. 416/81così come recentemente modificata con d.lgs. 24
aprile 2001, n. 170;
b) di vendita di carburanti, o di attività di commercio collaterali, soggette alla disciplina speciale di settore;
c) di attività di somministrazione di alimenti e bevande, soggette alla L. 287/91.

CAPITOLO II - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo III DELLA D.G.R. N. 32-2642 “MERCATI
E ALTRE FORME DI COMMERCIO SU AREA PUBBLICA”-
Nel titolo III della D.G.R n. 32-2642 sono disciplinati gli interventi e gli adempimenti comunali relativi ai
mercati ed alle altre forme di commercio su area pubblica, variamente previste in sede comunale. Essi, in
sintesi, attengono:
1. agli atti costitutivi, modificativi ed estintivi dei mercati ed altre forme di commercio su area pubblica (cfr.
Capo I della D.G.R n. 32-2642);
2. al regime d’occupazione delle aree pubbliche, in relazione alle varie tipologie (cfr. Capo II della D.G.R. n.
32-2642).
Capo I D.G.R. n. 32-2642 - Adempimenti comunali
Gli adempimenti comunali attengono alle competenze in merito alla gestione ed al funzionamento dei
mercati.
In particolare, gli interventi che il Comune può o deve, secondo i casi, effettuare sono ripartiti in due
tipologie:
1. interventi di minima entità su mercati già esistenti che non comportano modifiche sostanziali della
situazione di fatto. Si tratta degli interventi meno modificativi della situazione esistente, consistenti:
a) nella reistituzione dei mercati esistenti, ai fini dell’aggiornamento dei relativi atti istitutivi rispetto ai nuovi
presupposti normativi (cfr. titolo III, Capo I n. 1. lett. a della D.G.R. n. 32-2642). Si tratta di un atto di
semplice forma giuridica, che i Comuni hanno l’obbligo di adottare, consistente nel modificare, appunto, le
disposizioni normative di presupposto.
Di reistituzione si parla anche al capo I del titolo IV della D.G.R n. 32-2642, laddove è previsto che i Comuni
procedano a reistituire i mercati dopo la conclusione dei procedimenti di nullaosta regionale ex L. 112/91,
prima di poter procedere all’esame delle migliorie e, successivamente, ai rilasci delle nuove autorizzazioni a
posto fisso. Per questioni connesse all’economia dei procedimenti i Comuni effettueranno la reistituzione
soltanto dopo la conclusione dei procedimenti in sede regionale, individuata, con le note n. 20302/17.1 del
23/11/2001 e n. 20723/17.1 del 30/11/2001, nella data del 17 dicembre 2001 ;
b) nell’adeguamento dei mercati esistenti alle prescrizioni igienico sanitarie ed alle norme di sicurezza. I
Comuni, come noto, devono tendere all’adeguamento dei mercati esistenti alle norme igienico sanitarie e di
sicurezza. Rientra in questa fattispecie, oltre all’adeguamento che comporti soltanto modifiche di lieve entità
rispetto al preesistente assetto del mercato, anche l’adeguamento alle norme igienico sanitarie, che comporti la
suddivisione merceologica del mercato nelle due aree alimentare ed extralimentare. Ogni altra modifica rientra
nei casi di cui al successivo n. 2.
Gli interventi descritti al presente n. 1., lett. a) e b) sono quindi i più fisiologici ed i meno modificativi
dell’esistente. La conseguenza è che, pur necessitando sempre di una previa consultazione con le categorie,
non necessitano di preventiva programmazione.
2. Interventi di istituzione di nuove aree per il commercio su area pubblica o di modificazione sostanziale
delle aree già esistenti. Trattasi di tutti gli interventi costitutivi, modificativi o estintivi dei mercati o altre aree
destinate al commercio su area pubblica, che già non rientrino tra quelli previsti al precedente numero 1. Si
tratta di interventi che modificano nella sostanza l’assetto dei mercati e che, come tali, richiedono, oltre al
rispetto delle procedure di consultazione con le categorie del settore, una preventiva programmazione e
possono essere attuati soltanto nel rispetto dei diritti acquisiti dai soggetti concessionari di posto fisso
decennale in corso di validità, cui vanno assimilati i diritti dei soggetti ammessi alle graduatorie regionali per il
nullaosta ex L. 112/91.
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a) Particolari ipotesi di intervento modificativo sono la soppressione e la sospensione, equivalente a
soppressione temporanea, dei mercati o di parte degli stessi. In proposito è previsto che ogni modificazione,
comprese quindi, a maggior ragione, le soppressioni, per essere assunta, non deve confliggere con i diritti
acquisiti dai concessionari di posto fisso decennale. Ciò significa che le soppressioni non possono essere
disposte in relazione ai posti oggetto di concessione decennale in corso di validità. Si richiama inoltre
l’attenzione sul divieto di procedere alla diminuzione numerica dei posteggi segnalati come liberi alla Regione
ai fini delle assegnazioni ai sensi della L. 112/91. Tale divieto, anche se non previsto espressamente nei criteri,
è comunque desumibile da considerazioni di sistema (vedi primo capoverso del presente n. 2.).
Rispetto al regime delle soppressioni e delle sospensioni dei mercati o di parte degli stessi si possono
individuare alcuni casi:
1) soppressione permanente in violazione di diritti acquisiti. Di regola non è consentita. L’unico caso in cui
può essere disposta è il ricorrere di esigenze igienico sanitarie o di sicurezza. In tal caso, peraltro, il Comune è
tenuto a fornire al/i concessionario/i una soluzione alternativa. Sono da assimilare al caso delle esigenze
igienico sanitarie e di sicurezza i casi di forza maggiore;
2) sospensione (vale a dire soppressione temporanea) o spostamento temporanei, in violazione di diritti
acquisiti Sono ammessi in via di urgenza, per motivi di igiene e sicurezza o forza maggiore, senza rispettare
tutte le normali procedure anche partecipative, con semplice ordinanza motivata. Naturalmente l’effetto
dell’ordinanza si produrrà limitatamente al persistere delle ragioni che ne hanno costituito il presupposto.
Non rappresenta motivazione sufficiente il ricorrere di altra forma di manifestazione o intrattenimento su
area pubblica;
3) sospensione (vale a dire soppressione temporanea) o spostamento temporanei in violazione di diritti
acquisiti, per motivi diversi da quelli di igiene sicurezza o forza maggiore. Il Comune che intenda disporli è
tenuto a concordarli con i soggetti concessionari di posteggio. A titolo esemplificativo si segnala il caso del
ricorrere, in coincidenza con il giorno di mercato, di fiere, o feste o intrattenimenti di vario genere, su area
pubblica.
b) Una particolare ipotesi di istituzione o di reistituzione di mercato, a seconda che il mercato sia o meno già
esistente, è quella relativa ai mercatini, per lo più mensili, ma non solo, dell’usato e dell’antiquariato minore. Si
ritiene opportuno segnalare nello specifico questa fattispecie, a titolo di esempio, tenuto conto della
particolare diffusione e problematicità della stessa nell’ambito dell’esperienza regionale. Si precisa in ogni caso
che allo stesso regime sottostanno anche le altre forme mercatali con diversa tematica merceologica.
I Comuni nei quali operino i mercatini dell’usato e dell’antiquariato, per poter rendere operativo il nuovo
regime normativo regionale sono tenuti ai seguenti adempimenti (naturalmente se il Comune intende istituire
ex novo il mercatino dovrà far precedere gli adempimenti sotto evidenziati dalla preventiva fase di
programmazione):
1) reistituire i mercatini esistenti secondo le norme procedimentali indicate al Titolo III Capo I n. 1 della
D.G.R. n. 32-2642 del 2 aprile, quindi dopo aver effettuato le consultazioni con le categorie interessate;
2) tenere conto, nel procedimento di reistituzione, di quanto previsto, con riferimento al regime giuridico di
occupazione delle aree da parte degli operatori professionali del commercio su area pubblica, al Titolo III
Capo II n. 1 lett. a) e d) della deliberazione medesima. Il regime giuridico di occupazione delle aree è come
noto differente in relazione alla diversa cadenza di svolgimento della manifestazione su area pubblica, quale
ne sia la denominazione. Pertanto il regime di occupazione delle aree sarà diverso anche nei mercatini
dell’usato, secondo la loro cadenza temporale. In particolare:
2.1 nei mercati a cadenza su uno o più o tutti i giorni della settimana o del mese (fra i quali rientrano i
mercatini mensili) la regola è la concessione decennale, con la possibilità, per i mercati mensili, di destinare
fino al 50% dei posti al regime previsto per i mercati a cadenza superiore al mensile;
2.2 nei mercati che si svolgono ad intervalli superiore al mese (quale ne sia la cadenza e la denominazione) è
invece previsto, come già in passato, il regime dell’assegnazione di volta in volta secondo apposite
graduatorie;
3) integrare l’atto istitutivo del mercato, qualora il Comune ne ravvisi l’opportunità ed il mercato stesso non
presenti il carattere dell’ordinarietà, con la previsione di appositi spazi da destinare alle autorizzazioni
temporanee, che, poiché accessorie alla manifestazione principale, non possono essere, per definizione, in
numero prevalente rispetto agli spazi destinati agli operatori professionali del commercio su area pubblica.
4) osservare, nella previsione delle aree da destinare alle autorizzazioni temporanee, i procedimenti
partecipativi, già evidenziati per la reistituzione dei mercati, in applicazione del Titolo IV Capo IX n. 6 della
D.G.R. n. 32-2642, laddove viene precisato che “qualora le autorizzazioni temporanee accedano a
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manifestazioni di carattere commerciale, come tali connotate dalla presenza di forme mercatali variamente
denominate ed a cadenza varia, rientranti nell’ambito di applicazione della presente normativa, il Comune è
tenuto a prevederle nell’atto istitutivo della manifestazione stessa, da assumersi nelle forme e con le garanzie
partecipative previste al Titolo III capo I della presente deliberazione ed a stabilire i criteri e le modalità
procedimentali per il loro rilascio” che ogni Comune potrà definire in completa autonomia, nel rispetto dei
principi indicati nel citato Titolo IV capo IX.
c) Al di là di quanto già evidenziato con specifico riferimento alla fattispecie dei mercatini dell’usato e
dell’antiquariato alla precedente lettera b) n. 3) e 4), si richiama l’attenzione sulla possibilità per i Comuni di
integrare, in via generale, gli atti istitutivi delle manifestazioni su area pubblica di varia natura, che non
presentino il carattere dell’ordinarietà, con la previsione di appositi spazi da destinare alle autorizzazioni
temporanee. Oltre a quanto già precisato alla precedente lettera b) si rimanda, per gli adempimenti e le
prescrizioni relative alle autorizzazioni temporanee, a quanto sarà meglio specificato nella presente
deliberazione, nella parte relativa al Titolo IV, Capo IX della D.G.R.n. 32-2642.
3. Assortimento merceologico dei mercati. Una forma particolare di intervento sui mercati consentita ai
Comuni dalla nuova normativa, è di assortire le merceologie degli stessi, subordinando l’utilizzo dei posteggi
alla vendita di determinati prodotti. I Comuni quindi potranno ripartire le aree mercatali non soltanto in
ragione dei due settori “alimentare ed extralimentare” ma anche per singole tipologie di prodotti (es:
calzature, abbigliamento, biancheria intima...ortofrutta, prodotti ittici, formaggi...) Anche in questo caso è
fatto salvo il rispetto dei diritti acquisiti.
4. Spazi per gli agricoltori. I Comuni hanno l’obbligo e non la facoltà di prevedere gli spazi per gli agricoltori,
per garantire pari opportunità ad entrambe le componenti legittimate a frequentare i mercati.
5. Spazi per i battitori. I Comuni possono prevedere spazi da destinare ai battitori (cfr. Titolo III, Capo I, n. 6
della D.G.R.n. 32-2642). Inoltre , in base a quanto previsto al Titolo III Capo II lett. f) della D.G.R. n. 32-
2642, i Comuni che abbiano previsto questa tipologia di spazi sono tenuti a regolamentarli in sede locale.
6. Regolamenti comunali. Ai Comuni non è fatto obbligo di adottare un regolamento distinto per ogni
manifestazione su area pubblica, potendo il Comune stesso procedere secondo le modalità ritenute più
opportune.
7. Esercizio delle funzioni amministrative relative ai mercati (intesi in senso lato, comprensivo delle “fiere”
variamente denominate, rientranti nella presente normativa).
Non è consentito ai Comuni di demandare l’esercizio delle funzioni amministrative relative alle manifestazioni
rientranti nella presente normativa ad altri soggetti. Rientrano fra le funzioni amministrative l’istituzione e la
regolamentazione dei mercati in ogni sua parte, compresi la suddivisione delle aree e l’assegnazione dei
posteggi. Il fine di questa disposizione è quello di chiarire che l’utilizzo di un bene pubblico non può essere
regolamentato da un soggetto che non presenti idonee garanzie di imparzialità. Possono invece essere affidate
ad altri soggetti, secondo le fattispecie previste dal T.U. delle autonomie locali, le operazioni relative ai servizi
strumentali (es: gestione parcheggi, pulizia delle aree, riscossione tributi...). Con particolare riferimento agli
aspetti inerenti la promozione, i Comuni possono avvalersi delle Associazioni Proloco di cui alla L.R. 7 aprile
n. 36 (riconoscimento e valorizzazione delle Associazioni Proloco), iscritte all’apposito albo provinciale. Con
le ultime modifiche apportate al testo originario della D.G.R n. 32.2642 è stata prevista la possibilità di
avvalersi, per gli aspetti di promozione delle manifestazioni, oltre che delle Pro Loco, secondo le modalità
predette, anche dei consorzi o delle cooperative costituite fra operatori del commercio su area pubblica.
8. Notazione Generale - Il procedimento per la definizione di tutti gli interventi costitutivi, modificativi o
estintivi dei mercati prevede quindi, di norma:
a) una fase di programmazione che, peraltro;
1) non è richiesta per gli interventi che non modificano nella sostanza l’assetto dei mercati, vale a dire per
quelli indicati al precedente n. 1;
2) può essere contestuale a quella dell’istituzione e quindi non essere oggetto di un preventivo, apposito, atto
comunale, in relazione ai mercati a cadenza ultramensile con periodicità prefissata od occasionale (cfr. art. 5 c.
3 della D.C.R. n. 626 - 3799 del 1 marzo 2000);
b) una fase di consultazione preliminare all’istituzione. Con D.G.R. n. 47-2981 del 14 maggio 2001, è stata
integrata la formulazione originaria della D.G.R. n. 32-2642 approvata il 2 aprile 2001, con alcune
specificazioni sulle modalità di consultazione con i rappresentanti del mercato, nel caso in cui l’intervento sia
riferito a mercati già esistenti. In particolare, nella formulazione risultante è previsto che per i mercati già
esistenti, oltre alle organizzazioni provinciali delle categorie interessate, i Comuni devono sentire le
rappresentanze dei soggetti concessionari di posteggio sul mercato oggetto di intervento i quali debbono
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essere designati dagli stessi concessionari di posteggio, a maggioranza dei due terzi. Anche se non è detto
espressamente, è da ritenere che il quorum del 2/3 debba essere calcolato sul totale degli aventi diritto e non
sul numero dei partecipanti al voto. In difetto di accordo, le designazioni saranno effettuate dalle
rappresentanze provinciali delle categorie. I criteri regionali nulla dispongono in merito ai procedimenti di
elezione dei rappresentanti di mercato, nel caso in cui le designazioni siano effettuate dai concessionari di
posteggio. In ogni caso, si ritiene che le modalità di elezione siano una questione di pertinenza degli operatori
e che i Comuni non debbano parteciparvi ne disporre alcunchè. Per i Comuni è sufficiente che le designazioni
pervengano in forma scritta da parte degli operatori, con la dichiarazione che i rappresentanti indicati sono
stati scelti a maggioranza dei due terzi dei concessionari di posteggio sul mercato, a titolo di accettazione e
legittimazione;
c) una fase di istituzione e regolamentazione.

Capo II D.G.R. n. 32-2642 - Posteggi e altre modalità di partecipazione alle manifestazioni su area
pubblica
Il capo si articola in due parti:
1. Regime di occupazione ordinario, vale a dire modalità normali di assegnazione degli spazi pubblici. Le aree
pubbliche possono essere concesse ai privati che ne abbiano la legittimazione, per l’esercizio dell’attività di
commercio, in base ai seguenti due differenti regimi giuridici:
a) concessione decennale. Questo regime costituisce la regola nei mercati o altre forme che si svolgono a
cadenza su uno o più o tutti i giorni della settimana o del mese. Vi fa eccezione, se il Comune lo ritiene
opportuno per questioni inerenti al miglior servizio o alla migliore realizzazione della forma commerciale, il
caso dei mercatini mensili, per lo più tematici, ma non solo, per i quali è previsto che il Comune possa
destinare fino al 50% dei posteggi anziché al regime della concessione decennale, all’assegnazione di volta in
volta, sulla base delle stesse procedure previste per i mercati a cadenza ultramensile. In questo caso rientrano,
a titolo di esempio, i mercatini dell’usato e dell’antiquariato minore, sempre che la loro cadenza di
svolgimento non sia ad intervalli superiori al mese (in tal caso, infatti, si applica lo stesso regime di
occupazione delle aree previsto per tutte le manifestazioni a cadenza ultramensile, per il quale si rimanda alla
successiva lettera b).
b) assegnazione dell’area di volta in volta. E’ il caso delle manifestazioni a cadenza ultramensile. In proposito
non si segnalano novità di rilievo rispetto al regime previgente che già prevedeva che le aree non fossero
soggette a concessione decennale ma ad occupazione secondo graduatorie da predisporre di volta in volta. Si
segnala, quale unica novità, l’introduzione, fra i criteri residuali per la predisposizione delle graduatorie di
assegnazione dei posteggi, del criterio della maggiore anzianità dell’autorizzazione esibita.
c) Un caso particolare è quello relativo al regime di occupazione delle aree da parte degli agricoltori. In
proposito si evidenzia che:
1) viene utilizzato il termine “agricoltori” per uniformità con la terminologia del d.lgs. 114/98;
2) agli effetti della normativa regionale, le società di capitali e i loro consorzi sono esclusi dalla possibilità di
effettuare la vendita su area pubblica. In proposito con la D.G.R. n. 47 - 2981 del 14 maggio 2001 si è
provveduto a rettificare la formulazione originaria della D.G.R. n. 32 - 2642 del 2 aprile 2001 che, a causa di
un evidente errore, ammetteva, contrariamente allo spirito del d.lgs. 114/98, anche le società di capitali
agricole ad effettuare l’attività di commercio su area pubblica;
3) sono mutati, rispetto al passato, i criteri di priorità per le assegnazioni delle aree, privilegiando, nell’ottica
della sicurezza del consumatore, i produttori biologici e le imprese che adottano tecniche di coltura a basso
impatto ambientale. A parità di condizioni si privilegiano le imprese con sede aziendale nel Comune o
Provincia o Regione nei quali ricade il mercato in questione. Le imprese non iscritte al registro figurano come
ultime nella scala delle priorità.
Essendo mutati sostanzialmente i criteri di assegnazione delle aree, esiste il problema di salvaguardare i
soggetti che, sulla base della disciplina previgente, avevano legittimamente strutturato l’azienda in modo tale
da poter fruire delle priorità di legge (fra le quali, in particolare, il maggior numero di presenze acquisite in
“spunta”). Con la D.G.R. n. 50-3471 del 9 luglio 2001 si è pertanto prevista una norma transitoria secondo la
quale le priorità acquisite fino alla data dell’11 aprile 2001, sulla base dei criteri di priorità previgenti,
continuano a costituire titolo di priorità per le assegnazioni dei posteggi, fino ad esaurimento dei soggetti
aventi diritto;
4) il percorso Internet per poter consultare l’elenco riferito ai produttori biologici della Regione Piemonte è il
seguente: www.regione.piemonte.it Sezioni tematiche Agricoltura biologica;
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5) le aree per gli agricoltori devono essere distinte da quelle per i commercianti, anche ai fini della spunta;
6) i Comuni devono promuovere un’efficace azione di controllo, anche attraverso interventi coordinati a
livello intercomunale, per la repressione degli abusi in questo comparto.
2. Regime di occupazione precaria, a titolo di sostituzione, cosiddetta “spunta”, in assenza del titolare
dell’area, o in difetto di assegnazione dell’area.
a) Anche se la stessa precisazione è contenuta al titolo VI della D.G.R. n. 32, laddove si tratta della validità
territoriale delle autorizzazioni di tipo A e B, vale la pena di rammentare che la spunta è consentita, secondo
quanto precisato dal Ministero del commercio con circolare n.3506/c del 29 gennaio 2001:
1) per le autorizzazioni di Tipo A, all’interno della Regione nella quale l’autorizzazione è stata rilasciata;
2) per le autorizzazioni di tipo B, nell’intero ambito nazionale.
b) Al Titolo II n. 10 della D.G.R. n. 32-2642 viene definito il concetto di presenza relativa all’assegnazione
giornaliera dei posteggi liberi o, comunque, non assegnati (spunta), valida quale priorità ai fini del rilascio delle
autorizzazioni di tipo A . In particolare detto concetto di presenza “fa riferimento alla presenza fisica del
soggetto che dimostri, con l’essere fornito delle attrezzature per la vendita, di voler esercitare l’attività.
Pertanto tale presenza ha diritto ad essere conteggiata prescindendo dall’effettivo svolgimento dell’attività,
sempre che il mancato esercizio non dipenda dalla volontà dell’operatore ma discenda dall’impossibilità
oggettiva, rilevata dal Comune, di occupare lo spazio pubblico”. In proposito si evidenzia che questa
definizione di presenza in spunta è riferita esclusivamente alla spunta sulle aree soggette al regime di
concessione decennale, rispetto alle quali, appunto, è ipotizzabile il rilascio di autorizzazioni di tipo A,
restando salva, invece, per la aree non soggette a detto regime (fiere a cadenza ultramensile ed eventuali
porzioni di mercatini mensili non soggette a concessione decennale) la definizione di presenze in spunta
indicata all’art. 27 c. 1 lett. g) del d.lgs. 114/98, secondo la quale “per presenze effettive in una fiera” è da
intendersi “il numero delle volte che l’operatore ha effettivamente esercitato l’attività in tale fiera” .
c) Criteri di priorità ai fini della partecipazione alla spunta sui mercati a cadenza su uno, alcuni o tutti i giorni
della settimana o del mese Oltre al criterio del maggior numero di presenze già acquisite nel mercato, sulla
base dell’autorizzazione esibita per la spunta, sono stati previsti criteri tali da consentire un agevole controllo
da parte dei Comuni. Si tratta, infatti :
1) della maggior anzianità nell’attività di commercio su area pubblica del titolare dell’autorizzazione esibita per
la spunta (data di inizio attività), così come risultante dal registro imprese, già registro ditte o registro delle
società, o anche dalla visura del R.E.A.;
2) della maggiore anzianità dell’autorizzazione esibita (di qui l’estrema importanza di indicare sulle
autorizzazioni che saranno convertite, il numero dell’autorizzazione originaria ).
d) Criteri di priorità per le spunte nelle fiere variamente denominate, rientranti nell’ambito di applicazione
della presente normativa. Come già avveniva in passato, la precedenza assoluta è data a quei soggetti che, pur
avendo presentato domanda di partecipazione alla fiera, non sono stati ammessi a parteciparvi per difetto di
posti disponibili. Nel testo originario della D.G.R n. 32-2642 era detto che, fra questi soggetti, la priorità
doveva essere attribuita nel rispetto dell’ordine di presentazione della domanda. Ciò era in evidente contrasto
con l’ attuale impostazione di sistema secondo cui la priorità spetta a chi abbia il maggior numero di presenze,
la maggior anzianità di registro imprese e la maggiore anzianità di autorizzazione esibita. In proposito, con la
D.G.R. n. 50-3471 del 9 luglio 2001 si è provveduto alla rettifica dell’errore di formulazione segnalato.
Pertanto i criteri di priorità da applicare, anche con riferimento a questo caso, sono gli stessi previsti in via
generale per la partecipazione alle “fiere”.
e) Si segnala una novità in relazione ai criteri di priorità per la spunta nel caso degli agricoltori. Si è previsto
che i criteri siano gli stessi previsti per le assegnazioni decennali con l’aggiunta, nel caso di parità di
condizioni, del criterio del minor numero di presenze. Non si tratta di una svista ma di un criterio per
garantire che l’agricoltore venda effettivamente la sua produzione e non sia indotto, pur di accumulare un
maggior numero di presenze, a sopperire alle eventuali mancanze della sua produzione, a fornirsi all’ingrosso,
alla stregua di ogni commerciante.
f) Per quanto attiene alle altre prescrizioni generali sulla spunta (in particolare modalità di registrazione delle
presenze e delle assenze) si evidenzia che, come già in passato:
1) il Comune non può pretendere una domanda per la presentazione alla spunta;
2) le presenze non si azzerano alla fine di periodi stabiliti dal Comune, ma si continuano a computare da
quando sono documentabili, senza soluzione di continuità. Il solo caso in cui si “consumano ” le presenze
acquisite, è quello in cui le stesse sono servite all’ambulante per ottenere, su quello stesso mercato, il posto
fisso. La consumazione delle presenze acquisite vale solo per tutto ciò che attiene ai nuovi rilasci che saranno
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effettuati sulla base della nuova normativa e non tocca le ipotesi di rilascio delle autorizzazioni a seguito di
nullaosta regionale, ancora rientranti nell’ambito di applicazione della legge 112/91, perché costituenti diritti
acquisiti;
3) le presenze devono essere aggiornate, per giorno settimanale di mercato, almeno mensilmente;
4) le presenze devono essere riferite all’autorizzazione di volta in volta esibita e non al soggetto che di volta in
volta si presenta;
5) alla spunta, così come ad ogni altra forma di commercio su area pubblica, si partecipa con l’originale
dell’autorizzazione;
6) non si può fare la spunta contemporaneamente con più autorizzazioni, per sé e per altri, non avendo la
persona fisica il dono dell’ubiquità. Ciò vale tanto più se si considera che al Comune è fatto obbligo di
prevedere la fascia minima obbligatoria di presenza sul mercato anche per gli spuntisti;
7) non si può giustificare l’assenza dalla spunta;
8) non si cumulano le presenze effettuate sulla base di autorizzazioni distinte;
9) uno stesso operatore può contemporaneamente fare la spunta su più mercati ed avere posti fissi (salva la
mancanza di ubiquità e quindi l’esigenza di avere sostituti idonei allo scopo), naturalmente se in possesso di
più autorizzazioni. In più è concesso allo stesso operatore di fare contemporaneamente la spunta nel
medesimo mercato dove già occupa il posto fisso, sempre che lo faccia sulla base di autorizzazioni distinte.
3. Modalità di riassegnazione dei posteggi dopo lo spostamento o la riorganizzazione dei mercati.
Il criterio fondamentale è rimasto quello della maggiore anzianità di posteggio ma si è affermato che il
Comune non può prescindere da valutazioni connesse, in particolare, ad esigenze igienico sanitarie e di
sicurezza. La formulazione utilizzata è pleonastica ma tale da rafforzare il principio per il quale la decisione in
merito non dipende esclusivamente dalla volontà del concessionario di posteggio.

CAPITOLO III - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo IV DELLA D.G.R. N. 32-2642
“VICENDE GIURIDICO AMMINISTRATIVE DELLE AUTORIZZAZIONI”

Capo I D.G.R. n. 32-2642 - Migliorie

1. Sono definite le modalità procedimentali per l’esame delle richieste di variazione di posteggio sui mercati da
parte dei soggetti già titolari di posto fisso, cosiddette “migliorie”, secondo una distinzione fondamentale:
a) migliorie richieste dall’entrata in vigore della legge 112/91 (23 aprile 1991) alla data di pubblicazione dei
presenti criteri (cioè fino all’11 aprile). Hanno un trattamento prioritario rispetto all’avvio dei procedimenti
comunali per il rilascio delle nuove autorizzazioni a posto fisso. I Comuni pertanto dovranno procedere alla
loro definizione prima di dare avvio al primo bando per le autorizzazioni a posto fisso in attuazione del d.lgs.
114/98. In proposito si segnala che nella nuova normativa è prevista, per le migliorie in generale, una
inversione di tendenza rispetto all’impostazione della disciplina della legge 112/91, in base alla quale erano
invece le domande di nuova autorizzazione a godere di un trattamento di favore rispetto alle domande di
miglioria. I Comuni possono dar corso a questa tipologia di istanze di miglioria:
1) dopo la conclusione dei procedimenti di rilascio dei nullaosta regionali per il rilascio delle autorizzazioni a
posto fisso ai sensi della legge 112/91, resa nota ai Comuni con le note 20302/17.01 del 23/11/2001 e n.
20723/17.01 del 30/11/2001 (cfr. B.U.R. del 12 dicembre 2001- Sezione Comunicati);
2) dopo aver provveduto alla reistituzione dei mercati, secondo le precisazioni fatte al capitolo II della
presente deliberazione ed illustrate nelle note citate al precedente n. 1);
b) migliorie non rientranti fra quelle di cui alla precedente lett. a), vale a dire pervenute dopo l’11 aprile Il
Comune procede a darvi corso nell’arco temporale compreso fra un bando ed il successivo. Le modalità di
procedimento sono stabilite in sede comunale, secondo le indicazioni dei criteri regionali. In ogni caso il
regime di priorità previsto per le migliorie richieste fino all’11 aprile 2001 non può essere esteso anche alle
domande successive all’11 aprile, che, giova ripeterlo, non godono di trattamento prioritario rispetto
all’emanazione del primo bando in attuazione del d.lgs. 114/98, ma devono essere regolamentate ed
esaminate fra il bando precedente e quello successivo.
2. Subingresso nelle richieste di miglioria E’ da ritenersi consentito perché si tratta di una priorità attinente
all’aspetto oggettivo dell’azienda. Per richiedere il cambio di posteggio infatti non occorrono particolari
requisiti soggettivi ma è sufficiente che all’azienda corrisponda un posteggio in concessione. La questione
dell’ammissibilità del subingresso nell’istanza di miglioria assume particolare rilievo in riferimento alle
migliorie richieste nel corso dell’ultimo decennio, cui non è stato possibile ancora dar corso. Naturalmente
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resta salva la facoltà, da parte del subentrante, di rinunciare alla richiesta o all’assegnazione del nuovo
posteggio.
3. Una particolare novità è la disposizione secondo la quale gli ampliamenti di posteggio di lieve entità e gli
aggiustamenti dello stesso per le aziende dotate di veicolo attrezzato non sono “migliorie ” in senso tecnico e
non sono soggette ai relativi procedimenti.
Il Comune dovrà stabilire la soglia fisiologica di ampliamento, considerate le caratteristiche di ciascun
mercato, secondo quanto disposto dall’art. 9, p. 5 della D.C.R. n. 626-3799 del 1° marzo 2000 (indirizzi
generali per la programmazione del commercio su area pubblica). In ogni caso la determinazione della soglia
di “lieve entità” non può andare a modificare il numero dei posteggi del mercato, così come risultanti dall’atto
istitutivo.
4. Il Comune competente all’esame delle istanze di miglioria è il Comune sede del posteggio.

Capo II D.G.R n. 32-2642 - Autorizzazione per l’esercizio del commercio su area pubblica con
posteggio o di tipo A
Sezione I - Disposizioni generali
Le principali novità della nuova normativa sono le seguenti:
1. possibilità di occupare contemporaneamente più posteggi sullo stesso mercato.
a) Lo stesso soggetto può utilizzare contemporaneamente fino a tre posteggi complessivi sullo stesso
mercato, sia a titolo di concessione decennale che a titolo di “spunta”, purché sulla base di autorizzazioni
distinte. Pertanto gli è consentito di occupare contemporaneamente un posto fisso e di fare la spunta, con
autorizzazioni distinte, fino all’ottenimento del numero massimo consentito di due o tre posteggi sullo stesso
mercato. La disposizione vale sia per le ditte individuali sia per le società.
b) Chi in passato, in base ai casi di esclusione dal divieto previsti dalla L. 112/91, già fruiva della possibilità di
occupare contemporaneamente più posteggi nello stesso mercato (era il caso della ditta individuale già titolare
di più posteggi all’entrata in vigore della L. 112/91 ed il caso della società titolare di più posteggi in forza di
conferimento d’azienda) per un numero pari a quello consentito dalla presente normativa, non può ottenere
posteggi aggiuntivi. Naturalmente, il principio generale per il quale sono fatti salvi i diritti acquisiti, comporta
che chi già in passato, avendone titolo, occupasse contemporaneamente una pluralità di posteggi sullo stesso
mercato in misura superiore al massimo consentito dalla presente normativa, mantenga i posteggi stessi;
2. possibilità di richiedere lo scambio consensuale di posteggio da parte di concessionari di posteggio sullo
stesso mercato e nello stesso giorno. Lo scambio viene richiesto al Comune nel quale è ubicato il mercato
interessato, attraverso una domanda congiunta dei due soggetti richiedenti ed è possibile solo nel caso in cui il
Comune vi consenta;
3. spazi per veicoli attrezzati Permane il diritto, per l’operatore che sia dotato di “veicolo” (non più, soltanto,
di autoveicolo) attrezzato di avere, laddove possibile, uno spazio sufficiente. Per veicolo attrezzato per la
vendita, è da intendersi quello immatricolato con annotazione relativa a tale specifico utilizzo. Come già
evidenziato al precedente Capo I, questa fattispecie non è considerata miglioria;
4. la competenza al rilascio dell’autorizzazione a posto fisso e’ del Comune sede di posteggio.
5. Procedimenti per l’esame ed il rilascio delle autorizzazioni:
a) e’ previsto il procedimento del bando. Anche se non è detto espressamente, si desume da dati di sistema
che i Comuni possono procedere con i bandi sui mercati esistenti dopo la chiusura dei procedimenti regionali
per il rilascio del nullaosta ai sensi della legge 112/91 e , in ogni caso, non prima di aver completato i
procedimenti relativi alle istanze di miglioria pervenute fino alla pubblicazione dei presenti criteri. Con le note
n. 20302/17.1 del 23/11/2001 e n. 20723/17.01 del 30/11/2001 la Regione ha comunicato formalmente che
i procedimenti di nullaosta regionale si chiudono il giorno 17 dicembre 2001. Per gli ulteriori dettagli relativi ai
procedimenti ed agli adempimenti in sede comunale si rimanda a quanto specificato nelle note medesime (cfr.
B.U.R. del 12 dicembre 2001-sezione comunicati ).
b) Con riferimento ai procedimenti di bando per il rilascio delle autorizzazioni, nella stesura originaria della
D.G.R. n.32-2642, per errore, era riportata una disposizione secondo la quale nel bando doveva essere
previsto l’obbligo di opzione nel caso in cui fossero stati richiesti più posteggi nell’ambito dello stesso
procedimento. Questa norma contrastava con il divieto di richiedere più posteggi nell’ambito della stessa
procedura di bando. Pertanto si è provveduto ad abrogarla con la D.G.R. n. 50-3471 del 9 luglio 2001.
6. Criteri di priorità per la predisposizione delle graduatorie Ai fini del rilascio delle autorizzazioni la priorità è
stabilita, nell’ordine, secondo i seguenti criteri:

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a) soggetti che, pur avendo già frequentato il mercato in passato, non hanno potuto ottenere il posto fisso
dalla Regione, pur avendone fatto domanda ai sensi di legge, a causa dei meccanismi della L. 112/91;
b) soggetti che hanno effettuato il maggior numero di presenze sul mercato corrispondente per giorno
settimanale di utilizzo. Come gia’ evidenziato (vedi spunte), le presenze si azzerano dopo che sono servite per
ottenere il posto fisso su quello stesso mercato;
c) soggetti già in attività con autorizzazione a posto fisso;
d) soggetti già in attività senza posti fissi, titolari di sola autorizzazione per l’attività in forma itinerante;
e) soggetti che intendono iniziare l’attività come nuovi operatori del comparto. Fra gli stessi la priorità è data a
coloro che hanno acquisito il requisito professionale in data più risalente, se le domande sono riferite al
settore alimentare; nel caso in cui le domande siano riferite al settore extralimentare o, in generale, a parità di
condizioni, la priorità è data a coloro che siano in stato di disoccupazione. Criteri aggiuntivi a parità di
condizioni potranno essere stabiliti dai Comuni.
7. Norma eccezionale. I Comuni, qualora i bandi ordinari per alcuni mercati vadano deserti o non consentano
la copertura di tutti i posti, possono prevedere appositi bandi speciali, in conformità a criteri variabili secondo
le esigenze di ciascun Comune.

Capo III D.G.R. n. 32-2642 - Autorizzazioni all’esercizio del commercio su area pubblica in forma
itinerante o di tipo B

Sezione I - Disposizioni generali

E’ mantenuta la disposizione previgente secondo cui agli itineranti è consentita la sosta fino ad un’ora sulle
aree dove non c’è divieto espresso. E’ peraltro prevista la possibilità di consentire la sosta fino a cinque ore
negli spazi individuati dal Comune come aree di sosta prolungata, previste dalla D.C.R n. 626-3799 del 1 °
marzo 2000, all’art. 4.
Sezione II - Procedimento per il rilascio delle autorizzazioni
1. La competenza al rilascio è del Comune di residenza.
2. Il rilascio di questo tipo di autorizzazioni e’ consentito ai Comuni sin dalla data di entrata in vigore della
D.G.R. n. 32 (12 aprile 2001), in favore dei soggetti che siano in possesso dei requisiti morali e professionali
richiesti dal d.lgs. 114/98.
3. Le istanze pervenute prima dell’entrata in vigore dei nuovi criteri hanno priorità di esame rispetto a quelle
pervenute successivamente. I Comuni devono opportunamente richiederne l’integrazione con l’indicazione
del/i Comune/i nel/i quale/i il richiedente ha stabilito la sua residenza dalla data di presentazione della
domanda, fino al momento in cui la dichiarazione stessa viene resa. Ciò per consentire di attivare i controlli
sull’unicità dell’autorizzazione rilasciata ai sensi della presente normativa.
4. Per la presentazione della domanda i criteri regionali prevedono la forma della raccomandata con avviso di
ricevimento. Si tratta di una disposizione di favore nei confronti delle Amministrazioni comunali, ispirata
all’evidente intento di razionalizzare i procedimenti in sede locale. E’ pertanto da ritenere consentita la
presentazione della domanda anche in altra forma, qualora il Comune competente vi consenta.
5. E’ previsto il silenzio assenso dopo 90 giorni di silenzio del Comune. Il termine decorre dal ricevimento
della domanda da parte del Comune. Il Comune può inoltre stabilire un termine inferiore ai novanta giorni
per la conclusione del procedimento.
6. Non esistono contingenti numerici tuttavia è previsto che, per ogni soggetto richiedente ed avente diritto,
non sia possibile rilasciare più di una nuova autorizzazione di questo tipo, nell’intero territorio regionale. A
tale proposito, al fine di consentire ai Comuni di attivare i controlli, è previsto che il richiedente dichiari nella
domanda di autorizzazione in quale o quali Comuni ha stabilito la sua residenza a decorrere dall’entrata in
vigore della nuova normativa regionale, cioè dal 12 aprile 2001. La predetta dichiarazione è prevista a pena di
inammissibilità della domanda.
Sono peraltro fatti salvi i diritti acquisiti; pertanto ciò significa che non rientrano nella limitazione tutte le
autorizzazioni già possedute, rilasciate ai sensi della legge 398 o 112, anche se già convertite in regime di 114.
Sono fatti inoltre salvi tutti gli acquisti di azienda.
7. Il titolare di autorizzazione di tipo B rilasciata o convertita ai sensi del d.lgs. 114/98 è tenuto a comunicare
entro sessanta giorni ogni cambio di residenza al Comune di residenza attuale per consentirgli:
a) di provvedere alla compilazione di un nuovo modello autorizzativo (MOD COM 8REG), previo ritiro
dell’originale del titolo;
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b) di darne notizia al Comune di provenienza che procede ad annullare la copia dell’autorizzazione esistente
presso i suoi uffici.
Il mancato rispetto dell’obbligo di comunicazione nei tempi previsti è ritenuto caso di particolare gravità, tale
da comportare la sospensione dell’autorizzazione.
Annotazioni generali valide per tutti i tipi di autorizzazione. Rispetto delle norme fiscali.
1. I Comuni devono apporre sulle autorizzazioni di ogni tipo, comprese le temporanee, la seguente
indicazione: “è fatto salvo il rispetto delle norme fiscali ”. La Regione ha in tal modo inteso richiamare, in via
generale ed in modo espresso, un principio generale dell’ordinamento, quello di “assolvere agli obblighi
fiscali”, che, nella normativa precedente, era dato come sottinteso. Nel fare ciò la Regione altro non ha fatto
che far rimando alle norme in materia fiscale, quali esse siano.
2. Requisiti soggettivi ai fini del rilascio delle autorizzazioni.
a) L’autorizzazione per l’esercizio del commercio su area pubblica è rilasciata, nel rispetto dei criteri regionali,
a chi sia in possesso dei requisiti soggettivi, morali e, occorrendo, professionali, previsti dall’art. 5 del d.lgs.
114/98.
b) Qualora il possesso dei requisiti morali sia oggetto di autocertificazione da parte di un cittadino straniero
extracomunitario, il Comune competente effettuerà i controlli attraverso:
1) la Procura della Repubblica, ai sensi dell’art. 5 c. 3 del d.lgs. 114/98;
2) la Prefettura, in riferimento alle disposizioni antimafia;
3) il Tribunale, per la verifica degli aspetti fallimentari;
4) la Questura, in riferimento al permesso di soggiorno che deve essere del tipo previsto dalla legge per
esercitare l’attività di commercio;
5) l’ufficio stranieri della competente Questura, qualora il richiedente non risulti avere residenza né domicilio
in Italia. Questo fatto può, infatti, essere sintomatico della mancanza del permesso di soggiorno.

Capo IV D.G.R. n. 32-2642 - Subingressi
1. E’ previsto il principio per il quale l’autorizzazione non può essere oggetto di cessione separatamente
dall’azienda o dal ramo di azienda di riferimento. Per cercare di non vanificare questa disposizione si sono
introdotte alcune limitazioni alla cessione nel caso delle autorizzazioni di nuovo rilascio, ritenute idonee a
dimostrare l’effettiva esistenza di un ‘azienda di presupposto. Pertanto:
a) il titolare è tenuto ad iscriversi, prima di poter validamente cedere l’azienda, al registro imprese, se già non
era iscritto per questo tipo di attività;
b) se invece era già iscritto, è tenuto ad effettuare un mese solare di presenze sui posteggi oggetto
dell’autorizzazione, se trattasi di autorizzazione di tipo A e, se trattasi di autorizzazione di tipo B, deve essere
dotato delle attrezzature aziendali e provare l’esistenza dell’azienda mediante il modello annuale dell’I.V.A.,
laddove previsto.
c) Limitatamente alle autorizzazioni a posto fisso rilasciate a seguito di nullaosta regionale non ancora
convertite e, quindi, riferite, nella maggior parte dei casi, ad una pluralità di Comuni, al fine di consentire
l’effettività della disposizione relativa al mese di presenze , è opportuno che il Comune di rilascio, competente
ad effettuare il subingresso, preliminarmente allo stesso, dia notizia della vicenda a tutti i Comuni sede di
posteggio. Ciò, evidentemente, per consentire agli stessi di segnalare i casi di mancato rispetto del predetto
obbligo di presenze.
d) La disposizione di cui al presente n. 1. è applicabile, da subito, in riferimento a tutte le autorizzazioni di
nuovo rilascio, indipendentemente dai presupposti normativi di riferimento, che possono essere:
1) L. 112/91 E’ il caso delle nuove autorizzazioni rilasciate, ancora in regime di L. 112/91, a seguito di
nullaosta regionale, in attesa della loro conversione in regime di d.lgs. 114/98;
2) d.lgs. 114/98 E’ il caso di tutte le autorizzazioni di nuovo rilascio ai sensi del d.lgs. 114/98 oltre che,
naturalmente, delle autorizzazioni di cui al precedente n. 1), nel caso in cui il subingresso avvenga dopo la
loro conversione ai sensi del d.lgs. 114/98.
2. A prescindere dalla disposizione specifica di cui al n. 1., applicabile da subito ad ogni autorizzazione di
nuovo rilascio, quali ne siano i presupposti normativi, si segnala il principio stabilito in via più generale per
cui:
a) per tutte le autorizzazioni rilasciate ai sensi della normativa previgente, sia L. 398/76 sia 112/91, fino al
momento della loro conversione ai sensi della nuova normativa, si continuano ad applicare le disposizioni sul
procedimento e sulle competenze previste dalla L. 112/91 e relative norme regionali di attuazione; pertanto il

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subingresso è soggetto a domanda di autorizzazione al Comune di rilascio della stessa, che procederà
utilizzando il modello SI.RE.DI.;
b) per le autorizzazioni che saranno rilasciate ai sensi del d.lgs. 114/98 o che, comunque già esistenti, siano già
state convertite ai sensi dello stesso decreto legislativo, si applicano le nuove disposizioni sul procedimento e
sulle competenze; pertanto il subingresso è soggetto a semplice comunicazione e non più a domanda, da
effettuarsi entro il termine di quattro mesi dalla stipulazione del contratto o dalla morte, al Comune
competente ai sensi della nuova normativa, che procederà utilizzando la nuova modulistica ai sensi del d.lgs.
114/98 (MOD.COM 8 REG E MOD. COM 9 REG).
Fino alla comunicazione predetta l’interessato non può iniziare l’attività. Infatti, è previsto che, fino a quando
il Comune non ha provveduto a reintestare l’autorizzazione, il subentrante possa già esercitare l’attività
purchè in possesso della copia della comunicazione recante il timbro di ricezione (in originale) da parte del
Comune e con una copia dell’autorizzazione.
3. Subingresso per atto fra vivi. Il subentrante deve già essere in possesso dei requisiti professionali, oltre che,
ovviamente, morali, al momento, a seconda dei casi, della domanda di autorizzazione o della comunicazione.
4. Subingresso per causa di morte. Nel caso del subingresso per causa di morte è previsto un trattamento di
favore. Il successore può iniziare da subito l’attività, purchè possieda i requisiti morali. L’acquisizione del
requisito professionale deve avvenire entro un anno dalla morte.
5. E’ da ritenere, anche se nulla è detto espressamente nei criteri regionali, che il subentrante per causa di
morte possa cedere l’attività prima di averla iniziata e reintestata a proprio nome.
6. In caso di cessione di attività le priorità dell’azienda si trasferiscono in capo al cessionario, ad eccezione
dell’anzianità di registro. Per chiarire bene la portata oggettiva di questo concetto c’è stata una modifica della
dizione originaria della deliberazione n. 32 ad opera della D.G.R. n. 47-2981 del 14 maggio 2001. In
particolare si è provveduto a rettificare l’originaria dizione, secondo la quale “in ogni caso di subingresso in
attività di commercio su aree pubbliche i titoli di priorità acquisiti dal cedente si trasferiscono al cessionario”
nella seguente “in ogni caso di subingresso in attività di commercio su aree pubbliche i titoli di priorità
maturati ed acquisiti in capo all’azienda oggetto di trasferimento , si trasferiscono al cessionario”.
7. In caso di cessione di azienda le assenze non si trasferiscono, così come non si trasferisce l’anzianità di
iscrizione al registro delle imprese, già registro delle ditte.
8. Problema relativo all’applicazione dell’art. 2556 c.c. Anche se da più parti si ritiene e si rivendica, in
relazione alla formulazione dell’art. 2556 c.c., nel testo risultante dopo le modifiche apportate con L. 310/93,
che la cessione di azienda per il commercio su area pubblica non debba essere soggetta ad atto pubblico
notarile, essendo sufficiente una scrittura privata registrata, ciò non trova conferma nella modulistica
nazionale del commercio, dove con una nota a piè di pagina è ribadita l’esigenza dell’atto notarile. Lo stesso
concetto era altresì stato espresso dal competente Ministero del Commercio, su conforme parere del
Ministero della Giustizia, con nota della Direzione generale del commercio, assicurazioni e servizi, div. VIII,
in data 18 novembre 1999, prot. n. 3472/c.

Capo VI D.G.R. n. 32-2642 - Revoca e sospensione dell’autorizzazione all’esercizio del commercio
su area pubblica.

1. Sospensione
a) L’autorizzazione a posto fisso può essere sospesa fino a quattro mesi, così come è dato desumere dall’ art.
29, c. 4. lett. B) del d.lgs. 114/98, laddove è prevista la revoca dell’autorizzazione per il caso in cui si realizzi la
“decadenza dalla concessione del posteggio per mancato utilizzo del medesimo, in ciascun anno solare, per
periodi di tempo complessivamente superiori a quattro mesi, salvo il caso di assenza per malattia, gravidanza
o servizio militare”. Ai fini del computo del termine dei quattro mesi previsti dalla legge, data la formulazione
generica della citata disposizione dell’art. 29 del d.lgs. 114/98, sono da considerarsi le assenze non giustificate
comunque realizzatesi, siano le stesse continuative o meno.
b) Per l’autorizzazione in forma itinerante i criteri regionali nulla prevedono. Si ritiene applicabile, in via
analogica, lo stesso limite di un anno previsto, con il riferimento al commercio in sede fissa, dall’art. 22, c. 4,
lett. b) del d.lgs. 114/98.
2. Cause di giustificazione di assenza dal posteggio.
a) Oltre alle cause di giustificazione di assenza previste dal d. lgs.114 (malattia, gravidanza, servizio militare), è
prevista dai criteri regionali una possibilità aggiuntiva di giustificazione dell’assenza, che ogni singolo Comune
potrà valutare discrezionalmente. Si tratta dei casi eccezionali, debitamente comprovati, per gravi motivi
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impeditivi. In questo caso la sospensione è consentita fino ad un anno. Grave motivo è, per l’agricoltore, la
calamità atmosferica.
b) Sono inoltre causa di giustificazione di assenza le ferie per un massimo di trenta giorni l’anno. Poiché la
Regione non ha stabilito prescrizioni particolari è da ritenere che i Comuni possano programmare i turni e le
modalità di effettuazione delle ferie al fine di un regolare servizio al consumatore. Non si dimentichi, infatti,
che il commercio su area pubblica attiene all’utilizzo di un bene pubblico rispetto al quale il comune può
certamente disporre nel modo più consono al pubblico interesse.
c) Per ogni fattispecie di assenza dal posteggio del titolare è, ovviamente, fatta salva la possibilità, per il
medesimo, di farsi sostituire, nel rispetto dei limiti e delle modalità illustrate al Capitolo I n. 4 della presente
deliberazione, alle quali si rimanda.
3. Caso di violazione di particolare gravità tale da comportare la sospensione dell’autorizzazione I criteri
prevedono un unico caso di violazione di particolare gravità, tale da comportare la sospensione
dell’autorizzazione, ovvero la mancata comunicazione del cambio di residenza nel caso di autorizzazione di
tipo B (cfr. anche quanto precisato al presente Capitolo III, Capo III, Sezione II n. 8). Infatti solo una
tempestiva comunicazione da parte dell’interessato al Comune di attuale residenza (da effettuarsi entro
sessanta giorni dal cambio di residenza) consente allo stesso di provvedere alla compilazione del nuovo titolo
autorizzativo, previo ritiro dell’originale e di darne comunicazione al Comune di rilascio originario che
provvederà ad annullare la copia del titolo esistente presso i suoi uffici. Altri casi ai fini della sospensione
potranno essere stabiliti dal Comune.

Capo IX D.G.R. n. 32-2642 - Autorizzazioni temporanee

Le autorizzazioni temporanee:
1. sono rilasciate, a seguito di domanda dell’interessato, in occasione di fiere, feste, mercati o altre riunioni
straordinarie di persone, dal Comune nel quale le stesse si svolgono;
2. hanno natura strumentale ed accessoria rispetto alla manifestazione principale; pertanto non si può istituire
una manifestazione limitandola alle sole autorizzazioni temporanee, in quanto difetterebbe il loro presupposto
di esistenza, potendo le stesse soltanto accedere alle manifestazioni “principali”; inoltre gli spazi per le
autorizzazioni temporanee, quantomeno nel caso di manifestazioni a carattere commerciale, non possono
essere numericamente prevalenti rispetto al numero degli spazi riservati agli operatori in possesso di
autorizzazione permanente per il commercio su area pubblica;
3. hanno il carattere della “temporaneità”, vale a dire della durata temporale limitata al giorno di svolgimento
della manifestazione principale. Nel caso di un mercatino mensile le autorizzazioni temporanee hanno la
durata del giorno mensile di svolgimento; pertanto la stessa autorizzazione non può essere rilasciata con
validità per più giorni mensili di svolgimento;
4. sono rilasciabili, tenuto conto delle loro caratteristiche, soltanto a chi intenda effettuare l’attività di vendita
in modo del tutto occasionale e non a titolo continuativo, con frequenza tale da concretare un’ attività di tipo
imprenditoriale;
5. sono rilasciabili a chi abbia i requisiti soggettivi, morali e professionali previsti per svolgere l’ attività di
commercio.
6. Le autorizzazioni temporanee possono essere:
a) accessorie a manifestazioni di carattere commerciale su area pubblica. E’ il caso delle autorizzazioni
temporanee che accedono, per esempio, ai mercatini dell’usato e dell’antiquariato minore, oppure alle fiere a
cadenza ultramensile. Per questa tipologia di autorizzazioni temporanee il Comune è tenuto a prevedere gli
appositi spazi nell’atto istitutivo del mercato, dopo aver effettuato consultazioni formali con le categorie
interessate;
b) accessorie a manifestazioni di natura non commerciale A titolo di esempio si segnalano le manifestazioni di
carattere sportivo ( passaggio del Giro d’Italia), culturale (concerto), religioso (es.: ostensione della Sindone).
Non occorre che il Comune effettui formali consultazioni, potendo prevedere discrezionalmente il numero e
la tipologia di autorizzazioni temporanee occorrenti, al fine di un migliore servizio all’utenza e di una
conseguente migliore riuscita della manifestazione stessa.
7. Il rilascio dell’autorizzazione temporanea non esime l’interessato dal rispetto delle norme fiscali, quali esse
siano.
8. Non rientra nella presente normativa relativa all’attività di vendita, per definizione, l’ attività di esposizione
e di scambio.
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9. Non rientrano inoltre nella presente normativa e pertanto non necessitano di autorizzazione per la vendita,
gli artigiani che prestano un servizio su area pubblica ( es.: arrotini, ombrellai, ritrattisti, incisori di oggetti vari
- bracciali, magliette - che eseguono in tempo reale la prestazione di servizio su ordinazione specifica del
pubblico).

CAPITOLO IV - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo V DELLA D.G.R N. 32-2642 “ORARI”
1. Principio di uniformità di regime fra commercio su area pubblica e commercio fisso In via generale
valgono per il commercio su area pubblica gli stessi limiti previsti per il commercio in sede fissa.
2. Limiti particolari possono essere posti in relazione al fatto che questo tipo di commercio si svolge su area
pubblica e quindi possono ostarvi motivi di pubblico interesse. In proposito, per questo tipo di motivazioni:
a) il Comune può prevedere che l’orario dei mercati sia inferiore, nei limiti massimi giornalieri, ai limiti
giornalieri previsti dalla legge per il commercio fisso;
b) con particolare riferimento alle limitazioni connesse alla sospensione dello svolgimento dei mercati si
richiama quanto evidenziato al Capitolo II, Capo I, n. 2. lett. a) della presente deliberazione. Si ribadisce in
particolare che la sospensione dei mercati è ammessa:
1) per motivi di interesse pubblico primario (igiene, sicurezza) nonché nei casi di forza maggiore, con
semplice ordinanza motivata, senza che occorrano formali consultazioni, per periodi di tempo limitati al
perdurare dell’emergenza;
2) per motivi diversi da quelli evidenziati al n. 1), soltanto dopo averla concordata con i soggetti concessionari
di posteggio sul mercato stesso.
3. Obbligo di previsione di una fascia minima temporale di permanenza sul mercato I Comuni devono
obbligatoriamente prevedere una fascia minima di permanenza dell’operatore, sia a posto fisso sia spuntista,
sul mercato. Se ciò sia ritenuto opportuno, il Comune può prevedere che la stessa non sia inferiore ai tre
quarti dell’orario giornaliero.
4. E’prevista la possibilità di prevedere orari particolari, anche in fascia notturna, per i “paninari”, ossia per
quei soggetti che, in possesso di autorizzazione per il commercio su area pubblica per il settore alimentare e
del requisito professionale per l’attività di somministrazione, effettuano su area pubblica attività di
somministrazione.
5. Mercati festivi
a) Sono confermati i mercati che già si svolgevano di domenica e festivi;
b) possono essere istituiti mercati domenicali “tematici”, quali quelli dell’antiquariato minore;
c) possono essere istituiti mercati festivi nei giorni individuati dal calendario annuale delle deroghe, previsto
dal d.lgs. 114/98 per il commercio in sede fissa;
d) se il mercato viene a coincidere con una festività infrasettimanale, ne è consentito lo svolgimento se la
festività rientra fra le previsioni del calendario annuale delle deroghe o fra le festività del mese di dicembre.
Altrimenti il Comune ne può anticipare o posticipare lo svolgimento, se non vi ostino preminenti motivi di
pubblico interesse.

CAPITOLO V - INDICAZIONI RELATIVE AL Titolo VI DELLA D.G.R. N. 32-2642 - “NORME
TRANSITORIE E FINALI”

Capo I D.G.R. n. 32-2642 - Conversioni delle autorizzazioni
Sezione I - Autorizzazioni di tipologia A

1. La competenza ad effettuare la conversione è del Comune sede di posteggio. Stante la differente
individuazione delle competenze fra la vecchia e la nuova normativa, solo in alcuni casi il Comune sede di
posteggio coinciderà con il Comune di rilascio dell’autorizzazione ai sensi della L.112/91.
2. Frazionamento delle autorizzazioni Il termine frazionamento non compare come istituto giuridico nei
criteri regionali in quanto non è che una conseguenza pratica delle operazioni di conversione. Mentre in
passato i frazionamenti erano facoltà per gli esercenti ora sono conseguenza di un obbligo di legge. Ne
consegue che i relativi procedimenti iniziano d’ufficio e non è richiesta né potrebbe esserlo una domanda da
parte dell’interessato.
3. Con le ultime modifiche apportate al testo originario della D.G.R. n. 32-2642 del 2 aprile 2001, il
“frazionamento” in sede di conversione, prima consentito in tutti i casi ad eccezione di quello in cui il
posteggio unico fosse utilizzabile per più giorni settimanali, diventa sempre possibile. Tuttavia, per graduare le
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operazioni amministrative a carico dei Comuni, si è previsto che, in questo caso specifico, il “frazionamento”
avvenga soltanto a seguito di apposita comunicazione dell’interessato contenente:
a) la dichiarazione dell’intento di disporre, a qualsiasi titolo, del ramo o dei rami di azienda desiderati ;
b) la dichiarazione sostitutiva comprovante l’avvenuta stipulazione di un contratto preliminare di presupposto
o, nel caso in cui l’atto di disposizione consista nello scambio di posteggio con altro operatore dello stesso
mercato e per lo stesso giorno di utilizzo, l’avvenuta presentazione della domanda congiunta di scambio, al
Comune territorialmente competente.
4. I Comuni potevano iniziare i procedimenti di conversione sin dalla data del 12 aprile. Per quanto attiene
alle autorizzazioni rilasciate a seguito di nullaosta regionale, per poter frazionare è necessario attendere che
l’autorizzazione sia rilasciata nella sua completezza ai sensi della L. 112. Solo a quel punto si potranno iniziare
le operazioni di conversione, con il conseguente frazionamento.
5. Termini. La Regione non ha inteso fissare ai Comuni termini per la conclusione dei procedimenti di
conversione. Ogni Comune procederà pertanto nel modo che sarà ritenuto più funzionale rispetto alle
esigenze di organizzazione e alle istanze dell’utenza. E’ opportuno che le norme di procedimento siano
formalizzate in atti a valenza generale ed astratta.
6. Il Comune di posteggio procede alla conversione nel modo seguente:
a) convocazione del titolare dell’autorizzazione che dovrà presentarsi munito dell’originale del titolo (modello
SI.RE.DI.- AP);
b) cancellazione dal titolo medesimo del posteggio di propria competenza;
c) presa d’atto dell’opzione dell’interessato relativa alla prosecuzione delle priorità acquisite (vedi successivo n.
7) ed immediata comunicazione della stessa a tutti i Comuni interessati dalla conversione, se il Comune è il
primo ad effettuare le operazioni di conversione su quel titolo (vedi successivo n. 7.);
d) compilazione di un nuovo modello autorizzativo (MOD. COM9REG), sul quale, in particolare, dovrà
barrarsi la voce “conversione” ;
e) IMMEDIATA comunicazione dell’avvenuta conversione al Comune di rilascio, che in tal modo potrà
prendere atto da subito delle modifiche intervenute sul titolo originario ed annullare, alla fine delle operazioni
di conversione, la copia del titolo esistente presso i suoi uffici.
7. Il titolo originario viene depositato presso l’ultimo Comune che effettua le operazioni di conversione il
quale la trasmetterà, dopo averlo annullato, al Comune di rilascio originario. Questo ultimo adempimento non
è previsto espressamente dalla D.C.R. 32-2642 ma è reso opportuno da esigenze di uniformità rispetto ai
procedimenti previsti per le conversioni delle autorizzazioni di tipologia B.
8. Onere particolare per il titolare dell’autorizzazione da convertire L’ambulante deve dichiarare, al primo
Comune che lo convoca per le operazioni di conversione, su quale o quali autorizzazioni “figlie”, continuerà il
computo di tutte o parte delle priorità.
a) Per priorità oggetto dell’opzione si intendono le presenze acquisite in spunta sui vari mercati o, a
qualunque titolo, sulle fiere di varia denominazione, nelle quali il normale regime di occupazione non è quello
della concessione decennale, ma l’assegnazione di volta in volta. Per questioni connesse ad esigenze di
speditezza dei procedimenti e per evitare, nei fatti, di sovvertire l’ordine di graduatoria generale nei mercati o
fiere, non è da ritenersi consentito al titolare dell’autorizzazione oggetto di conversione di ripartire le presenze
cumulate in spunta su uno stesso mercato per giorno settimanale di utilizzo, o su una stessa fiera, fra più
autorizzazioni. Al fine di fornire le specificazioni necessarie il testo della D.G.R. n. 32 è stato modificato con
la D.G.R. n. 50-3471 del 9 luglio 2001;
b) L’operatore deve dichiarare la scelta effettuata in forma scritta. Conseguentemente il primo Comune che
procede annoterà sulla sua autorizzazione (relativa al posteggio sul suo territorio) se e quali priorità vi si
computeranno. L’informazione circa la scelta operata dall’interessato deve essere data a tutti i Comuni
interessati dalle operazioni di conversione, sia di rilascio, che di posteggio, per le relative annotazioni. Nei
criteri regionali non è detto chi debba curare la diffusione della scelta effettuata dall’operatore. Si ritiene
opportuno che a provvedere sia il primo Comune che effettua le operazioni di conversione e non l’operatore,
per questioni connesse ad una maggiore certezza operativa.
c) La dichiarazione relativa alla prosecuzione del computo delle priorità eventualmente acquisite deve e può
essere resa esclusivamente all’inizio delle operazioni di conversione. Pertanto l’opzione non può,
evidentemente, per mancanza di presupposti, essere esercitata nel caso di rilascio di una nuova autorizzazione
per l’esercizio dell’attività a posto fisso. In particolare si segnala il caso del rilascio di una nuova
autorizzazione a seguito di nullaosta regionale. Al momento del rilascio non può essere esercitata alcuna
opzione per difetto di priorità acquisite, mancando l’autorizzazione di presupposto. L’opzione dovrà invece
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essere resa dall’interessato quando, successivamente, la stessa autorizzazione sarà, a sua volta, oggetto di
conversione (sempre che, nel frattempo, sulla base di questa autorizzazione, l’operatore abbia effettivamente
acquisito qualche presenza).
9. Sorte dell’anzianità di autorizzazione L’anzianità dell’autorizzazione originaria si trasferisce
automaticamente in capo a tutte le autorizzazioni “figlie”. Nella compilazione dei modelli occorrerà pertanto
prestare particolare attenzione all’apposito spazio riservato all’autorizzazione originaria.
Sezione II - Autorizzazioni di tipologia B
1. La competenza ad effettuare la conversione è del Comune di residenza attuale (cioè tale al momento in cui
sono effettuate le operazioni di conversione).
2. Inizio del procedimento. Non è richiesta alcuna domanda di conversione da parte dell’interessato. Tuttavia
i criteri regionali subordinano l’avvio del procedimento comunale a preventiva comunicazione dell’interessato,
nella quale deve essere indicata la residenza attuale. La comunicazione non e’ soggetta a termini di decadenza.
Essa è prevista per evitare ai Comuni ricerche, a volte complesse, sulla nuova residenza. Tuttavia è da ritenere
che, essendo questa una norma di favore per i Comuni, gli stessi possano senz’altro procedere alle
conversioni, per la parte di rispettiva competenza, nel caso in cui siano a conoscenza delle informazioni sulla
residenza degli aventi diritto.
Se in occasione del ricevimento della comunicazione dell’interessato ai fini della conversione, il Comune
competente verifica il mancato rispetto del termine di legge per la comunicazione del cambio di residenza (60
giorni) previsto a pena di sospensione del titolo, per le autorizzazioni in forma itinerante, lo stesso Comune
procederà ad applicare la sanzione della sospensione, così come previsto dalla D.G.R. n. 32.2642 al Titolo IV,
Capo V, sezione II. Nonostante ciò, la violazione del predetto termine, non impedirà la conversione del
titolo, considerato che l’onere della comunicazione per la conversione non è soggetto a termini di scadenza nè
comporta, conseguentemente, alcuna decadenza.
3. Il Comune che effettua la conversione:
a) compila un nuovo modello MOD.COM8REG, barrando la voce “conversione”;
b) ritira ed annulla il titolo originario conservandolo agli atti, se il Comune di conversione coincide con quello
di rilascio;
c) ritira il titolo originario e lo invia annullato al Comune di rilascio, se i due Comuni sono diversi.
4. E’ previsto un altro onere per i titolari di autorizzazione per l’attività in forma itinerante in attesa di
conversione: comunicare sempre tempestivamente il cambio di residenza nel caso in cui sia effettuato dopo la
comunicazione indicata al precedente n. 2., al Comune ultimo di residenza. Infatti solo attraverso la
comunicazione lo stesso Comune è posto nelle condizioni di:
a) stabilire gli opportuni contatti con il Comune di provenienza;
b) effettuare la conversione evitando duplicazioni di procedimento.
5. Conversione delle autorizzazioni di tipo B interessate da vicende interregionali. Per agevolare gli operatori
interessati, i criteri regionali prevedono che i Comuni della Regione Piemonte possano procedere ad
effettuare le operazioni di conversione, in tutti i casi, sia che l’autorizzazione, già di altra Regione, appartenga
a soggetto residente nella Regione Piemonte, sia nel caso contrario, purchè l’altra Regione interessata abbia
declinato la propria competenza. Allo stato attuale quindi ogni Comune del Piemonte dovrà, prima di
procedere alle operazioni di conversione, verificare che ci sia tale declinatoria. In proposito si segnalano i due
casi possibili:
a) Normalmente il caso più ricorrente è quello in cui l’autorizzazione sia già stata rilasciata nell’ambito di altra
Regione ed il suo titolare sia attualmente residente in Comune della Regione Piemonte. In questo caso la
declinatoria di competenza consiste in una nota con la quale la Regione di rilascio trasmette per competenza
le copie delle autorizzazioni già rilasciate ai soggetti attualmente residenti nell’ambito del Piemonte, al
Comune attuale di residenza.
b) Il caso, in assoluto meno ricorrente, è quello in cui l’autorizzazione, già rilasciata da un Comune del
Piemonte, veda l’attuale titolare residente in altra Regione; in questo caso il Comune del Piemonte (che è
Comune di rilascio originario) deve attendere la comunicazione dell’interessato e poi, prima di convertire,
mettersi in contatto con la Regione interessata ai fini della declinatoria di competenza da parte della stessa.




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Capo II D.G.R. n. 32-2642 - Disposizioni varie
Sezione I - Domande di autorizzazione proposte dopo la data del 18 maggio 2000 e fino alla data di
pubblicazione della D.G.R. n. 32-2642 (11 maggio 2001).

1. In proposito si segnala un errore nella formulazione originaria della D.G.R. n. 32-2642, peraltro oggetto di
rettifica ad opera della D.G.R. n. 47-2981 del 14 maggio 2001. La dizione originaria della rubrica,
erroneamente, riportava: “domande di autorizzazione proposte dopo la data del 18 maggio e fino all’entrata in
vigore della presente deliberazione”. La dizione corretta della rubrica, tenuto conto di quanto espresso nel
corpo dell’articolo, è: “domande di autorizzazione proposte dopo la data del 18 maggio 2000 e fino alla data
di pubblicazione della presente deliberazione”.
2. Nei criteri regionali, mentre viene prevista la sorte della domande presentate fino alla data dell’11 aprile,
nulla è detto circa la sorte delle domande che sono proposte dopo la data di pubblicazione della deliberazione
regionale. In proposito si precisa che:
a) per le autorizzazioni di tipo B il problema non si pone perché i Comuni sono in grado di procedere sin
dalla data di entrata in vigore dei criteri regionali (12 aprile) al loro rilascio;
b) la questione si pone invece per le autorizzazioni di tipo A che continuano a pervenire dopo la data di
pubblicazione dei criteri regionali e prima che il Comune sia in grado di procedere con il primo bando. In
proposito è data ai Comuni la possibilità di dotarsi di norme di procedimento integrative ed attuative delle
disposizioni regionali, ai sensi del Titolo VI capo II sezione VI della D.G.R n. 32. Le soluzioni possibili
potrebbero essere le seguenti:
1) considerare tali domande alla stessa stregua delle altre pervenute fino all’11 aprile, per questioni di equità e
coerenza di sistema e quindi di ritenerle validamente proposte entro i termini del primo bando, facendo salve,
ovviamente, le opportune integrazioni;
2) prevedere, per questioni organizzative, la chiusura dei termini di presentazione, riservando la stessa ai
periodi dei futuri bandi e quindi ritenere inammissibili tutte le domande nel frattempo pervenute.
Sezione III - Casi di applicazione ultrattiva della previgente normativa
Si segnala la notevole importanza di questa sezione, nella quale è previsto che la normativa previgente (D.C.R.
508 L.R. 17/95, L.112/91) continui ad applicarsi:
1. in relazione ai procedimenti di nullaosta regionale per il rilascio delle autorizzazioni a posto fisso ai sensi
della L. 112/91, fino alla loro conclusione, che, come si è precedentemente rammentato, è fissata alla data del
17 dicembre 2001. Si rammenta, come già evidenziato alla parte relativa alle conversioni, che i Comuni
devono procedere al rilascio ed al completamento delle autorizzazioni a seguito di nullaosta regionale, ai sensi
della legge 112/91, prima di effettuare le relative conversioni. Il rilascio delle autorizzazioni a seguito di
nullaosta regionale avviene quindi sui modelli SI.RE.DI.;
2. in relazione a tutte le vicende giuridico amministrative delle autorizzazioni già esistenti, rilasciate ai sensi
della L. 398/76 o della L.112/91 (come conversione da L. 398 o ex nullaosta regionale) fino a quando le
stesse non saranno state convertite in regime di 114. Ciò significa che sono invariate, fino alla conversione:
a) le modalità di avvio del procedimento (es: per i subingressi è ancora necessaria la domanda);
b) le competenze territoriali dei Comuni (es.: per i subingressi la competenza continua ad essere del Comune
di rilascio, anche se questo non è sede di posteggio);
c) la modulistica da utilizzare (che continua ad essere la modulistica SI.RE.DI. MOD AP-VZ);
d) l’obbligo di trasmettere notizia delle vicende alla Regione.
3. Si applica invece da subito la nuova normativa, anche in riferimento alle autorizzazioni già rilasciate ai sensi
della L. 112 e non ancora convertite, qualora siano gli stessi criteri regionali a prevederlo, come nel caso dei
vincoli alla cessione dell’azienda corrispondente ad autorizzazione di nuovo rilascio previsti dalla nuova
normativa (cfr. Titolo IV Capo IV Sezione I della D.G.R. n. 32-2642), già applicabili alle nuove autorizzazioni
rilasciate, a seguito di nullaosta regionale, ai sensi della L. 112/91.
4. Si applica inoltre da subito la nuova normativa con riferimento ai nuovi principi generali informatori, quali,
per esempio, il regime delle ferie, dei termini previsti per le decadenze dai posteggi, per la sostituzione del
titolare, dello scambio consensuale dei posteggi.
5. In conformità a quanto evidenziato emerge che, a parte le eccezioni indicate al precedente n. 3., il nuovo
regime giuridico amministrativo ai sensi del d.lgs. 114/98, inizia, per le autorizzazioni già esistenti, dal
momento della loro conversione. Una volta attivato il nuovo regime, tra l’altro, non si dovrà più dare
comunicazione alla Regione delle vicende giuridico-amministrative delle autorizzazioni, almeno fino a quando
non saranno state emanate le norme sui controlli e sul monitoraggio da parte della Regione.
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Sezione IV Modulistica

In allegato alla D.G.R. N. 32 è stata approvata la modulistica che i Comuni devono utilizzare per i rilasci e
tutte le vicende giuridico-amministrative delle autorizzazioni, in regime di 114 (MOD. COM8 REG - MOD.
COM 9 REG).
1. Si precisa che al momento trattasi di modulistica cartacea, alla quale i Comuni devono attenersi in attesa
che si perfezioni e divenga operativo il progetto di informatizzazione del comparto avviato dall’assessorato
regionale al commercio. In quell’occasione saranno effettuate le consultazioni con le amministrazioni
comunali e gli altri enti locali rappresentati nella Conferenza permanente Regioni- Autonomie locali. Pertanto
in quella sede saranno discusse, sulla base delle principali disfunzioni ed esigenze manifestate dai Comuni, le
modalità più funzionali.
2. I moduli sono stati redatti sulla base dei MOD COM 8 e 9 nazionali, con le opportune integrazioni.
3. Sui moduli di autorizzazione è stato inserito l’apposito spazio per il bollo, in conformità a quanto previsto
dalla modulistica nazionale. E’ peraltro del tutto evidente che il bollo non deve essere richiesto nei casi esclusi
dall’assolvimento dell’imposta, ai sensi del D.P.R. n. 642 del 26 ottobre 1972,




Tabella Allegato B.
4. Con la deliberazione n. 47-2981 del 14 maggio 2001, con la quale sono state apportate alcune modifiche
alla D.G.R. n. 32-2642 del 2 aprile 2001, si è provveduto, rispetto alla formulazione originaria dei modelli:
a) a rettificare la precedente indicazione a piè di pagina, secondo la quale i modelli dovevano essere compilati
in triplice copia: “una per il Comune, una per il richiedente e una per la C.C.I.A.A.”, nella seguente
indicazione “modello da compilare in duplice copia: una per il Comune, una per il richiedente”;
b) ad eliminare il riferimento alla modifica del legale rappresentante. Quest’informazione, così come quelle
relative ad eventuali modifiche di ragione o denominazione sociale che non comportino variazioni sostanziali
dell’impresa tali da configurare un caso di subingresso, saranno oggetto di approfondimento in occasione
delle future consultazioni.
5. Il numero dell’autorizzazione non deve di regola essere modificato, a meno che non cambi il Comune
competente per territorio. Tuttavia, nel caso della conversione dell’autorizzazione, è da ritenere consentita,
per esigenze pratiche, la modifica del numero dell’autorizzazione, anche se il Comune che effettua la
conversione sia lo stesso Comune che ha rilasciato l’autorizzazione originaria (infatti, può essergli più comodo
avviare una nuova registrazione ai sensi del 114). Da quel momento in poi, la numerazione non dovrà più
essere variata (a meno che non cambi, trattandosi di autorizzazione di tipo B, il Comune competente).
6. Un’informazione di particolare rilievo è quella relativa all’ indicazione del numero dell’autorizzazione
originaria (è il numero più risalente cui si può arrivare, sulla base degli atti), perché utile ai fini delle priorità
nelle spunte e nelle graduatorie per le fiere. In proposito è richiesto ai Comuni di procedere alle relative
verifiche, anche richiedendo informazioni ad altri Comuni (magari al Comune indicato dall’operatore quale
Comune di rilascio originario), secondo i canoni dell’ordinaria diligenza. Può essere consentita una
autocertificazione da parte dell’interessato, purché la stessa contenga l’esatta indicazione degli estremi
dell’autorizzazione presunta di origine. Quindi dovranno esservi indicati il Comune di rilascio , il numero e la
data dell’autorizzazione e gli estremi precisi della normativa di presupposto.




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Sezione V - Mercatini dell’usato e dell’antiquariato minore
1. Come si è avuto modo di precisare al Capitolo II, Capo I, n. 2., lett.b) della presente deliberazione, questa
tipologia di mercati altro non è se non una specie particolare del più vasto genere dei “mercati su area
pubblica”. Pertanto la regolamentazione degli stessi segue le medesime forme e modalità previste per tutti gli
altri mercati, con le dovute distinzioni connesse alla cadenza di svolgimento. In proposito si richiama
integralmente quanto precisato al citato Capitolo II della presente deliberazione.
2. Partecipazione degli operatori non professionali alle attività di vendita. Come noto, a tale proposito, la
normativa previgente (cfr. D.C.R. n. 508-14689 del 1° dicembre 1998) conteneva una particolare disciplina in
base alla quale era consentito ai soggetti che, “offrendo in vendita sporadicamente ed occasionalmente beni di
modico valore ovvero oggetti rientranti nella propria sfera personale o collezionati, non potevano annoverarsi
tra coloro che esercitano l’attività commerciale a titolo professionale”, di effettuare attività di vendita sui
“mercati del collezionismo, dell’usato e dell’antiquariato, aventi come specializzazione l’antiquariato, le cose
vecchie ed usate, l’oggettistica antica, i fumetti , i libri, le stampe e gli oggetti da collezione” per un numero di
volte non superiore a sei nel corso dell’anno, nell’ambito del territorio regionale. L’esercizio di questo tipo di
attività era subordinato ad una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, attestante il possesso delle
qualità predette, da parte dell’operatore non professionale.
3 Il regime normativo previsto per gli operatori non professionali dalla D.C.R. n. 508-14689 del 1° dicembre
1998 sarà in vigore fino al 31 dicembre 2001 per effetto della D.G.R. n. 32-2642 del 2 aprile che ne ha
disposto una fase di ultrattività .




Sezione VI - Clausola generale
I Comuni hanno la facoltà di prevedere apposite norme integrative ed attuative, per tutto quanto non sia
espressamente previsto dai criteri regionali (cfr. Titolo IV, Capo II, sez. VI della D.G.R. n. 32-2642).
Notazioni generali di metodo
1. Con riferimento agli adempimenti cui i Comuni possono o, a seconda dei casi, devono dar corso sin
dall’entrata in vigore della nuova normativa regionale (12 aprile 2001), è opportuno che ogni Comune si doti
di norme organizzative e di procedimento tali da garantire il principio della trasparenza nella gestione.
Questo perché, essendo molti gli adempimenti a fronte delle richieste e delle aspettative degli operatori, i
Comuni, sempre che invece non siano dotati di strumenti organizzativi del tutto adeguati alla situazione e tali
da garantire l’espletamento di tutte le funzioni in tempo reale, sono costretti, nei fatti, per massimizzare
l’efficacia e l’economicità dei procedimenti, ad indicare tempi e priorità di intervento, per poter opporre alle
richieste dell’utenza norme generali ed astratte, contestabili, al limite, attraverso le ordinarie vie di
impugnazione degli atti amministrativi. Naturalmente, questo tipo di intervento deve essere effettuato in
tempi brevi per evitare che uno strumento di razionalizzazione dell’azione amministrativa si trasformi invece
in un elemento di paralisi.
2. Per evitare di incorrere nelle accuse di disinformazione da parte dell’utenza è opportuno che i Comuni
diano la massima pubblicità, ciascuno per il suo territorio ed i suoi utenti, con ogni utile mezzo, sulle novità
derivanti dalla presente normativa.




                                                         54
ALLEGATO A

D.G.R. n.° 32- 2642 del 2/4/2001




                        TESTO COORDINATO CON NORME SUCCESSIVE




D.G.R. N. 47-2981 del 14/5/2001        pubblicata su B.U. n. 21 del 23.5.2001
D.G.R. N. 50-3471 del    9/7/2001      pubblicata su B.U. n. 29 del 18.7.2001
D.G.R. N. 85-4860 del 17/12/2001       pubblicata su B.U. n. 57 del 27.12.2001




                              COMMERCIO SU AREA PUBBLICA.
                              CRITERI DI GIUNTA REGIONALE
                                           AI SENSI DEL
                                    D. LGS. 31 MARZO 1998 N. 114
                                                   E
                    DELL’ART. 11 DELLA L. R. 12 NOVEMBRE 1999 N. 28




                                                   55
                                                               SOMMARIO

Titolo      I           FINALITA’
Titolo          II      DISPOSIZIONI GENERALI
Titolo III              MERCATI E ALTRE FORME DI COMMERCIO SU AREA PUBBLICA

Capo    I ADEMPIMENTI COMUNALI
Capo II    POSTEGGI E ALTRE MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE ALLE
MANIFESTAZIONI SU AREA PUBBLICA
Titolo IV               VICENDE    GIURIDICO                             AMMINISTRATIVE            CONCERNENTI                  LE
                        AUTORIZZAZIONI
Capo        I           MIGLIORIE
Capo II                 AUTORIZZAZIONI PER L’ESERCIZIO DEL COMMERCIO SU AREA PUBBLICA
                        CON POSTEGGIO O DI TIPOLOGIA A
Sezione I               Disposizioni generali
Sezione II           Procedimento per il rilascio delle autorizzazioni
Capo III                AUTORIZZAZIONI ALL’ESERCIZIO DEL COMMERCIO SU AREE PUBBLICHE IN
                        FORMA ITINERANTE O DI TIPOLOGIA B
Sezione I               Disposizioni generali
Sezione II              Procedimento per il rilascio delle autorizzazioni
Capo IV                 SUBINGRESSI
Sezione I               Disposizioni generali
Sezione II              Subingresso nelle autorizzazioni di tipologia A
Sezione III             Subingresso nelle autorizzazioni di tipologia B
Capo V                  CAMBI DI RESIDENZA
Sezione I               Cambio di residenza nelle autorizzazioni di tipologia A
Sezion II               Cambio di residenza nelle autorizzazioni di tipologia B
Capo VI                 REVOCA E SOSPENSIONE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DEL
                         COMMERCIO SU AREA PUBBLICA
Capo VII                AGGIUNTE E MODIFICHE DEL SETTORE MERCEOLOGICO
Capo VIII               AUTORIZZAZIONI STAGIONALI
Capo I X              AUTORIZZAZIONI TEMPORANEE

Titolo V                ORARI
Titolo VI               NORME TRANSITORIE E FINALI
Capo I                  CONVERSIONE DELLE AUTORIZZAZIONI
Sezione I                   Autorizzazioni di tipologia A
Sezione II              Autorizzazioni di tipologia B
Sezione III                 Disposizioni comuni alle conversioni
Capo II                      DISPOSIZIONI VARIE
Sezione I             Domande di autorizzazione proposte dopo la data del 18 maggio 2000 e fino all’entrata in vigore della presente
                           deliberazione.

                                                                         56
Sezione II    Vicende giuridico amministrative interregionali diverse dalle conversioni
Sezione III   Casi di applicazione ultrattiva della D.C.R 508 - 14689 del 1 - 12-1998
Sezione IV    Modulistica
Sezione V     Mercatini dell’usato e dell’antiquariato minore
Sezione VI    Clausola generale
Capo III      NORME ABROGATE




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Titolo I - FINALITA’
1. Con la presente deliberazione la Giunta regionale stabilisce, in attuazione dell’art. 28 del d.lgs.31 marzo
1998 n. 114 ( riforma della disciplina relativa al settore del commercio), dell’art.11 della L.R. 12 novembre
1999 n. 28 ( disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del d.lgs.
114/98 e nel rispetto dei criteri e principi di cui alla D.C.R. 626-3799 del 1 marzo 2000
( indirizzi regionali per la programmazione del commercio sua area pubblica in attuazione della L.R. 28/99 ), i
criteri concernenti le vicende giuridico amministrative nella materia del commercio su area pubblica, con
particolare riferimento:
a) agli adempimenti concernenti l’istituzione e la gestione delle manifestazioni di commercio su area pubblica
   in tutte le sue forme;
b) al rilascio e alle successive vicende delle autorizzazioni per l’esercizio dell’attività;
c) agli orari dell’attività;
d) alle disposizioni transitorie e finali.
Titolo II - DISPOSIZIONI GENERALI
1. Il commercio su aree pubbliche può essere svolto da persone fisiche o da società di persone regolari ed è
   subordinato al possesso dei requisiti per l’esercizio dell’attività commerciale di cui all’art. 5 del d.lgs.114/98
   ed al rilascio delle prescritte autorizzazioni. L’attività può essere svolta altresì dagli agricoltori che
   esercitano la vendita del loro prodotto ai sensi della legge 9-2-1963 n. 59, nel rispetto delle disposizioni
   relative alla concessione dei posteggi e alle soste per l’esercizio dell’attività in forma itinerante e secondo le
   forme ed i limiti di cui alla presente deliberazione.
2. Durante l’esercizio dell’attività di commercio su area pubblica, anche occasionale, l’esercente deve essere
   munito dell’originale dell’autorizzazione. Non è consentito esercitare l’attività sulla base della copia
   fotostatica del titolo.
3. L’autorizzazione per il commercio su area pubblica per il settore alimentare consente altresì, qualora il
   soggetto sia in possesso dell’apposita iscrizione al Registro degli Esercenti il Commercio l’esercizio
   dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande, secondo le forme, le modalità e le limitazioni
   previste dalle leggi dello Stato. In proposito il Comune di rilascio dell’autorizzazione provvede, su richiesta
   dell’interessato, ad apporre sull’autorizzazione apposita annotazione concernente il possesso
   dell’abilitazione professionale.
4. Il comune, d’ufficio, limita espressamente l’autorizzazione alla sola vendita, quando, a seguito della perdita
   dei requisiti di cui all’art. 2 c. 4 e 5 della legge 25/8/91 n. 287 ( aggiornamento della normativa
   sull’insediamento e sull’attività dei pubblici esercizi ) o, per altra causa, il titolare dell’impresa individuale o
   il legale rappresentante della società, ovvero il suo delegato, siano cancellati dal R.E.C. per l’attività di
   somministrazione al pubblico di alimenti e bevande.
5. Alle manifestazioni di commercio su area pubblica variamente denominate ed individuate ai sensi della
   D.C.R. 626 - 3799 del 1 marzo 2000, possono partecipare esclusivamente i soggetti titolari dell’apposita
   autorizzazione per il commercio su area pubblica e gli agricoltori, singoli o associati, limitatamente agli
   appositi spazi loro riservati dai Comuni. I Comuni garantiscono la possibilità di partecipazione sia ai titolari
   dell’apposita autorizzazione di commercio su area pubblica che agli agricoltori che ne abbiano titolo ai
   sensi di legge.
6. Possono essere istituite manifestazioni di natura complessa afferenti in parte al regime giuridico di cui alla
   L.R. 7/9/1987 n. 47 (disciplina delle attività fieristiche) ed in parte alla disciplina del commercio su area
   pubblica. In tal caso negli atti istitutivi dovrà darsi atto della duplicità di caratteristiche e di normativa di
   presupposto, tenuto conto dei criteri distintivi evidenziati all’art. 3 della D.C.R. n. 626-3799 del 1 marzo
   2000 e di quanto disposto dalla normativa regionale di attuazione della legge 11 gennaio 2001 n.7 “legge
   quadro sul settore fieristico “.
7. Ai fini della commercializzazione restano salve le disposizioni concernenti la vendita di determinati
   prodotti ed i divieti previsti da leggi speciali.

                                                          58
8. E’ ammesso il rilascio di più autorizzazioni per il commercio su area pubblica a favore del medesimo
   soggetto giuridico, persona fisica o società. Le autorizzazioni a favore di società sono intestate
   direttamente a queste.
9. Il titolare di autorizzazione per il commercio su area pubblica può farsi sostituire nell’attività da familiari
   coadiutori o dipendenti a condizione che, durante l’attività di vendita, gli stessi siano muniti del titolo
   originale dell’autorizzazione, da poter esibire agli organi di vigilanza, nonché dell’attrezzatura, del veicolo,
   dei libri e delle attrezzature fiscali del titolare. Fuori dei casi indicati è altresì consentito all’operatore di
   farsi sostituire, a titolo temporaneo e soltanto per casi eccezionali, da altri soggetti, comunque incaricati,
   che devono attenersi, nell’attività di vendita, al rispetto delle disposizioni di cui al presente punto e devono,
   inoltre, essere muniti di atto di delega comprovante il titolo della sostituzione.
10. Il concetto di presenza valida ai fini del rilascio delle autorizzazioni di tipo A ed ai fini dell’assegnazione
   giornaliera dei posteggi liberi o, comunque non assegnati, fa riferimento alla presenza fisica del soggetto
   che dimostri, coll’essere fornito delle attrezzature per la vendita, di voler esercitare l’attività. Pertanto tale
   presenza ha diritto ad essere conteggiata prescindendo dall’effettivo svolgimento dell’attività, sempre che il
   mancato esercizio non dipenda dalla volontà dell’operatore ma discenda dall’impossibilità oggettiva,
   rilevata dal Comune, di occupare lo spazio pubblico.
11. Le attività di commercio esercitate su area pubblica mediante strutture fissate permanentemente al suolo
   sono soggette alla presente normativa, salvo che si tratti :
a) di attività di rivendita di quotidiani e periodici, come tale ricadente nell’ambito di applicazione della L.
   5/8/81 n. 416;
b) di attività di vendita di carburanti per autotrazione o di attività di commercio collaterale, come tali
   disciplinate dalla relativa normativa di settore;
c) di attività di somministrazione di alimenti e bevande, disciplinata dalla L. 25/8/1991 n. 287.
12. I Comuni devono tendere alla progressiva informatizzazione nella gestione delle vicende giuridico
   amministrative del commercio su area pubblica. La Regione promuove progetti finalizzati a tale scopo.



Titolo III - MERCATI E ALTRE FORME DI COMMERCIO SU AREA PUBBLICA
Capo I - ADEMPIMENTI COMUNALI
1. Mercati e altre forme di commercio su area pubblica già esistenti - I Comuni, previa consultazione
   con le categorie provinciali del commercio, degli agricoltori e dei consumatori interessate, nonchè con i
   rappresentanti degli operatori del mercato oggetto di intervento, “scelti dagli operatori concessionari di
   posteggio sullo stesso mercato a maggioranza dei due terzi o in difetto di accordo, dalle
   Associazioni di categoria più rappresentative a livello provinciale o, in assenza, regionale”
   provvedono, al fine di ottimizzare i mercati e le altre forme di commercio su area pubblica comunque già
   esistenti alla data di entrata in vigore della presente deliberazione:
a) alla loro reistituzione, adeguandoli rispetto alle tipologie individuate dalla D.C.R . n. 626-3799 del 1 marzo
   2000 agli artt. 3 e 4;
b) ad adeguarli, in relazione alle norme igienico - sanitarie e di sicurezza, provvedendo, se ciò sia richiesto da
   esigenze connesse allo stesso adeguamento, a suddividere le aree mercatali in comparti distinti per generi
   alimentari ed extralimentari;
c) a regolamentarne lo svolgimento;
d) alla reistituzione delle manifestazioni complesse di cui al precedente titolo II n. 6., secondo il doppio
   regime normativo.




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2. Nuove istituzioni e interventi modificativi dell’esistente
a) I Comuni, previa consultazione con le categorie provinciali dei commercianti, degli agricoltori e dei
   consumatori interessate, nonchè con i rappresentanti degli operatori del mercato oggetto di intervento,
   “scelti dagli operatori concessionari di posteggio sullo stesso mercato a maggioranza dei due
   terzi o in difetto di accordo, dalle Associazioni di categoria più rappresentative a livello
   provinciale o, in assenza, regionale” nel rispetto delle disposizioni di cui agli artt. 3, 4, 5,10,11 della
   D.C.R. 626-3799 del 1 marzo 2000 nonché tenuto conto dei criteri di programmazione di cui agli artt. 6, 7
   , 8, 9 della stessa deliberazione consiliare, provvedono all’istituzione di nuove aree nonché, nel rispetto dei
   diritti acquisiti dai soggetti già titolari di concessione di posteggio in corso di validità ai sensi della
   disposizione di cui al titolo IV capo II sezione I n.4 dei presenti criteri, alla soppressione, spostamento,
   sospensione e, in generale, ad ogni atto modificativo dei mercati, secondo la nozione indicata dall’art.3
   della citata D.C.R. nonché delle forme alternative di commercio su area pubblica, così come individuate
   dall’art.4 della stessa D.C.R., comunque ed in qualunque tempo istituiti. Ai fini della salvaguardia dei diritti
   acquisiti, i Comuni che, per esigenze imprescindibili di adeguamento alle norme igienico sanitarie e di
   sicurezza, siano costretti a sopprimere posti banco assegnati in concessione decennale sulle aree mercatali,
   garantiscono ai soggetti concessionari posteggi alternativi .
b) Presupposto di ogni atto istitutivo è la programmazione delle rispettive forme mercatali ed il loro
   adeguamento rispetto alle norme igienico sanitarie e di sicurezza vigenti in materia.
c) Preliminarmente all’istituzione di nuove aree è opportuno che i Comuni provvedano a riqualificare
   l’offerta esistente.
3. In deroga alle modalità procedimentali di cui ai precedenti n. 1 e 2, qualora ricorrano eccezionali esigenze di
    tutela del pubblico interesse, sicurezza e sanità il Comune può, con ordinanza motivata contenente
    l’indicazione delle modalità e della durata della sospensione o spostamento, disporre lo spostamento o la
    sospensione temporanea d’urgenza di qualunque forma di commercio su area pubblica. Agli effetti
    dell’applicazione della presente disposizione non costituisce esigenza eccezionale di tutela del pubblico
    interesse il ricorrere di altre forme di manifestazioni o intrattenimenti in varia forma su area pubblica di
    qualsiasi tipo e da qualunque ente istituite o promosse.
4. I Comuni possono, al fine di migliorare il servizio al consumatore, subordinare l’utilizzo del posteggio alla
   vendita di determinate tipologie di prodotti, fatti salvi i diritti acquisiti.
5. I Comuni devono procedere, sentite le rappresentanze delle categorie dell’agricoltura, del commercio e dei
   consumatori, all’individuazione delle aree da destinare all’esercizio del commercio su area pubblica da
   parte degli agricoltori esercenti la vendita del proprio prodotto, effettuandone in proposito apposita
   riserva, nell’ambito ed a completamento delle varie forme mercatali.
a) Gli interventi modificativi riferiti alle aree degli agricoltori sono effettuati nel rispetto delle esigenze di
   partecipazione delle medesime categorie .
b) Le aree mercatali destinate ai produttori agricoli è opportuno che siano contigue a quelle degli operatori
   commerciali su area pubblica e con uguali caratteristiche .
6. I Comuni possono prevedere appositi spazi da destinare ai titolari di autorizzazioni per il commercio su
   area pubblica che esercitano l’attività con il sistema del battitore, previa consultazione con le categorie
   degli operatori commerciali su area pubblica.
7. I Comuni adottano i necessari regolamenti per la disciplina dell’esercizio sul territorio di tutte le forme di
   commercio su area pubblica. Nell’ambito delle disposizioni adottate, i Comuni prevedono:
a) l’istituzione e l’individuazione delle diverse forme di commercio su area pubblica
b) le tipologie delle manifestazioni ;
c) la durata annuale o stagionale del mercato o altra forma extramercatale;
d) i giorni e l’orario di svolgimento;



                                                        60
e) le eventuali ipotesi di sospensione e trasferimento temporaneo, diverse da quelle dovute ad esigenze
   eccezionali di cui al precedente n. 3. Qualora in coincidenza con il mercato ordinario ricorrano altre forme
   di manifestazioni o intrattenimenti di varia natura su area pubblica, di qualsiasi tipo e da qualunque ente
   istituite o promosse, il Comune è tenuto a concordare eventuali sospensioni o spostamenti con le
   rappresentanze degli operatori di mercato interessati, tenuto conto, in particolare, della disposizione di cui
   al successivo capo II n.1 lett. d) n. 4).
f) l’indicazione della localizzazione e dell’articolazione spaziale ed, eventualmente, merceologica del mercato,
   come da atto istitutivo dello stesso;
g) le modalità di accesso degli operatori e la                    sistemazione       delle   attrezzature   di   vendita
   la regolazione della circolazione pedonale e veicolare;
h) le modalità ed i divieti da osservarsi nell’esercizio dell’attività di vendita;
i) le modalità di assegnazione dei         posteggi in relazione alla tipologia di manifestazione e forma di
   commercio su area pubblica;
j) le modalità ed i tempi per la presentazione delle istanze di partecipazione ai mercati aventi cadenza
   ultramensile ed, in ogni caso, per la partecipazione alle forme di commercio su area pubblica non in
   concessione decennale;
k) le modalità di assegnazione dei posteggi occasionalmente liberi o, comunque, non assegnati;
l) l’indicazione dell’ora di effettuazione delle operazioni di spunta in relazione all’orario di presenza sul
   mercato degli assegnatari di posteggio decennale ;
m) le modalità di registrazione delle presenze e delle assenze degli operatori;
n) le modalità di riassegnazione dei posteggi a seguito di ristrutturazione o spostamento del mercato ;
o) le modalità di rilascio delle autorizzazioni temporanee e del relativo utilizzo del suolo pubblico, qualora
   previste nell’atto istitutivo;
p) i criteri per la scadenza e la rinuncia dell’atto di concessione di posteggio;
q) le ipotesi di decadenza o revoca della concessione di posteggio;
r) le modalità di esercizio della vigilanza ed il regime sanzionatorio per le ipotesi di violazione di norme.
s) le modalità di subingresso;
t) le norme igienico sanitarie da osservarsi per la vendita dei prodotti alimentari;
u) le procedure di assegnazione dei posteggi riservati agli agricoltori che esercitano la vendita del loro
   prodotto;
v) le disposizioni idonee a garantire la corretta informazione al consumatore per il caso di vendita di prodotti
   usati o igienicamente trattati , tra le quali, l’obbligo di esporre apposito cartello ben visibile;
w) ogni altra disposizione ritenuta funzionale rispetto al migliore andamento dell’attività mercatale e, in
  genere, su area pubblica.
8. Ferma restando la permanenza in capo al Comune della competenza in ordine all’esercizio di tutte le
   funzioni giuridico amministrative concernenti il commercio su area pubblica, ivi comprese quelle relative
   all’istituzione ed alla regolamentazione del funzionamento dei mercati in tutti i loro aspetti, i Comuni
   provvedono alla gestione dei servizi strumentali allo svolgimento dei mercati stessi, quali smaltimento dei
   rifiuti, realizzazione e gestione aree a parcheggio o esazione dei tributi, nelle forme previste       dalla
   normativa vigente in materia di ordinamento degli enti locali nonché, con particolare riferimento agli
   aspetti promozionali, mediante accordi con le associazioni Proloco di cui alla L.R. 7 aprile 2000 n. 36
   (Riconoscimento e valorizzazione delle associazioni pro loco), iscritte all’albo provinciale secondo quanto
   previsto dall’art. 5 della stessa legge o con consorzi o cooperative costituite fra operatori del
   commercio su area pubblica.


                                                           61
Capo II - POSTEGGI E ALTRE MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE ALLE MANIFESTAZIONI
                SU AREA PUBBLICA
1. Regime ordinario di occupazione delle aree e modalità                  di partecipazione in relazione alla
   tipologia e forma di manifestazione.
a) mercati o gruppi di posteggi a cadenza su uno o più o tutti i giorni della settimana o del mese,
   compresi quelli mensili anche specializzati. Le aree sono occupate in regime di concessione
   decennale di posteggio in forza di autorizzazione di tipologia A, riferita al posteggio stesso, rilasciata ai
   sensi dell’art. 28 c.1 lett.a) del d.lgs.114/98.
   E’ facoltà del Comune, qualora lo ritenga più confacente rispetto alle esigenze di promozione delle realtà
   economiche e turistiche locali, nonché rispetto alle esigenze di servizio al consumatore, destinare fino al
   50% dei posteggi istituiti nei mercati mensili, per lo più specializzati, anziché al regime di concessione
   decennale, allo stesso regime previsto per le manifestazioni a cadenza ultramensile, quale essa sia, nel
   rispetto dei procedimenti partecipativi di cui al capo I del presente titolo III.
b) Posteggi singoli di cui all’art. 4 c.1 lett. a) D. C.R. 626- 3799 del 1 marzo 2000. Le aree sono
   occupate in regime di concessione decennale sulla base della relativa autorizzazione di tipologia A dai
   soggetti previsti dall’art.4 c. 1 lett. a) della D.C.R. 626-3799 del 1 marzo 2000 o, in difetto di richieste, a
   favore di chiunque abbia titolo ad esercitare il commercio su area pubblica e ne faccia apposita richiesta ;
c) zone di sosta prolungata di cui all’ art.4 c.1 lett.b) D.C.R. 626-3799 del 1 marzo 2000. Sono occupate
   giornalmente dai soggetti previsti dall’ art.4 c. 1 lett. b) della predetta D.C.R. 626 o, in difetto, da chiunque
   abbia titolo ad esercitare il commercio su area pubblica, sulla base dei criteri stabiliti dal Comune.
d) mercati a cadenza superiore alla mensile. Le aree sono occupate, sulla base di concessione di
   posteggio, dai soggetti titolari di autorizzazione al commercio su area pubblica delle due tipologie previste
   dal d.lgs. 114/98 provenienti da tutto il territorio nazionale. Le concessioni di posteggio non sottostanno
   al regime decennale e la loro validità temporale è equivalente alla durata di svolgimento della
   manifestazione.
1) Coloro che intendono partecipare alle manifestazioni aventi cadenza ultramensile, avendone titolo ai sensi
   dell’art. 28 c.6 del d.lgs.114/98, debbono far pervenire al Comune ove le stesse si svolgono, almeno
   sessanta giorni prima della data fissata, istanza di concessione di posteggio valida per i soli giorni della
   manifestazione, indicando gli estremi dell’autorizzazione con la quale intendono partecipare e la
   merceologia principale trattata. L’istanza è inoltrata con lettera raccomandata con avviso di ricevimento.
2) La graduatoria per l’ammissione alla partecipazione, è definita secondo i seguenti criteri:
2.1 manifestazioni già esistenti:
2.1.1 maggior numero di presenze cumulate dall’operatore sulla base dell’autorizzazione esibita per la
   partecipazione;
2.1.2 maggior anzianità nell’attività di commercio su area pubblica del soggetto richiedente come risultante
   dall’iscrizione al registro delle imprese, già registro delle ditte;
2.1.3 maggiore anzianità dell’autorizzazione esibita;
2.1.4 priorità cronologica di presentazione della domanda di partecipazione;
2.2 manifestazioni di nuova istituzione: i criteri sono quelli definiti al precedente n. 2.1, eccettuato il
   maggior numero di presenze.
3) Qualora il Comune abbia fatto uso della facoltà di ripartizione dei posteggi nelle manifestazioni a cadenza
   ultramensile per settore o per categoria merceologica , è redatta una distinta graduatoria per ciascuna
   tipologia merceologica individuata.
4) Qualora nella stessa giornata il mercato a cadenza superiore alla mensile venga a coincidere il mercato
   ordinario, comportandone la soppressione, hanno precedenza nell’assegnazione dei posteggi gli operatori
   concessionari di posteggio sul mercato momentaneamente soppresso, sempre che a ciò non ostino
   esigenze connesse con la specializzazione merceologica della manifestazione.

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e) aree riservate agli agricoltori e criteri per l’assegnazione.
1) “ Si considerano agricoltori, agli effetti della presente normativa, gli imprenditori agricoli
   costituiti come persone fisiche, i loro consorzi o cooperative, nonché gli imprenditori agricoli
   costituiti come società di persone , che svolgono in modo autonomo attività agricola finalizzata
   alla commercializzazione dei loro prodotti, in possesso di partita I.V.A. per l’agricoltura“;
2) Qualunque sia la manifestazione, le aree devono essere espressamente riservate agli agricoltori e non
   possono essere destinate ad essere occupate da alcun altro operatore, nemmeno in spunta.
3) Non è consentito agli agricoltori di occupare, nemmeno in spunta, le aree destinate agli operatori
   commerciali in possesso di autorizzazione per l’esercizio del commercio su area pubblica.
4) I posteggi sono assegnati agli agricoltori secondo le priorità descritte al successivo n. 6) .
5) I posteggi possono altresì essere assegnati ad associazioni di agricoltori regolarmente costituite secondo le
   forme di legge, all’uopo costituite, aventi un numero massimo di associati non superiore a 10.
6) Ai fini dell’assegnazione dei posteggi, effettuata in presenza di apposita istanza inviata a mezzo
   raccomandata, secondo le forme, in quanto compatibili, previste per le autorizzazioni con posto fisso, i
   Comuni si attengono, nell’ordine, ai seguenti criteri, “fatto salvo quanto previsto al successivo n. 6.6”:
6.1 aziende iscritte nell’elenco o nell’albo degli operatori dell’agricoltura biologica ai sensi del
   regolamento CE 2092/1991, così come modificato dal regolamento 1804/1999. Per la Regione Piemonte:
6.1.1 l’atto di emanazione dell’elenco è pubblicato annualmente sul B.U. ;
6.1.2 l’elenco, aggiornato al 31/12 di ogni anno, è consultabile alla pagina dell’Agricoltura del Sito Internet
   regionale.
6.1.3 A parità di condizioni fra i soggetti di cui al presente n. 6.1 hanno la priorità le aziende aventi sede nel
   Comune dove è ubicato il posteggio richiesto o, in difetto, nei Comuni limitrofi o in altri Comuni della
   stessa Provincia o, in subordine, di altre Province della Regione Piemonte.
6.2 aziende che beneficiano o hanno beneficiato, per il periodo minimo previsto dalla normativa, dei
   contributi della CE per le tecniche di agricoltura a basso impatto ambientale, di cui al
   regolamento CE 2078/1992 misure A1 - A3 ed al piano di sviluppo rurale del Piemonte 2000-2006,
   misure F1 - F2. A questo proposito gli interessati devono dichiarare, mediante apposita autocertificazione,
   a quale Ente hanno inoltrato la domanda di contributo.
6.2.1 A parità di condizioni fra i soggetti di cui al presente n. 6.2 hanno la priorità le aziende aventi sede nel
   Comune dove è ubicato il posteggio richiesto o, in difetto, nei Comuni limitrofi o in altri Comuni della
   stessa Provincia o, in subordine, di altre Province della Regione Piemonte.
6.3 aziende agricole iscritte alla C.C.I.A.A. competente per territorio, aventi sede nel Comune dove è
   ubicato il posteggio richiesto o, in difetto, nei comuni limitrofi o in altri comuni della stessa
   provincia o, in subordine, di altre province della Regione Piemonte.
6.4 la minore età del soggetto titolare dell’impresa agricola, che sia iscritta alla C.C.I.A.A.
   competente per territorio . Nel caso in cui si tratti di società il requisito della minore età è riconosciuto
   all’impresa nella quale la maggioranza numerica dei soci sia di età inferiore ai quarant’anni. La priorità non
   può essere fatta valere dalle società di capitali.
6.5 Ai fini dell’applicazione delle priorità di cui al presente n. 6 si considera sede aziendale quella del fondo di
   provenienza dei prodotti posti in vendita secondo le previsioni della l. 9 febbraio 1963 n. 59 ( norme per
   la vendita al pubblico in sede stabile dei prodotti agricoli da parte degli agricoltori produttori diretti);
6.6 Le priorità acquisite dagli agricoltori fino alla data dell’11 aprile 2001, sulla base dei criteri
   previsti dalla D.C.R n. 508 - 14689 del 1 dicembre 1998 ai fini della concessione del posto fisso,
   costituiscono diritto acquisito. Esse rappresentano titolo assoluto di priorità ai fini della
   concessione del posteggio fisso agli aventi diritto, fino ad esaurimento dei soggetti stessi .



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7) L’assegnazione è formalizzata mediante il rilascio all’ avente diritto della concessione di posteggio, che ha
   validità decennale ed è rinnovabile automaticamente alla scadenza.
7.1 Tale concessione può essere rilasciata ai fini di un utilizzo annuale, stagionale ovvero per periodi inferiori,
   correlati alla fase di produzione.
7.2 Nel caso di concessioni con utilizzo inferiore all’ annuale, lo stesso posteggio può essere oggetto di più
   concessioni.
7.3 Gli agricoltori titolari di posteggio sono soggetti al rispetto delle norme previste dal d.lgs.114 per quanto
   concerne la disciplina dei posteggi, nonché delle prescrizioni comunali in materia di giorni ed orari di
   svolgimento dell’attività, modalità di accesso e sistemazione delle attrezzature, corrette modalità di vendita.
7.4 E’ consentita la cessione del posteggio da parte dell’agricoltore, unitamente all’azienda agricola di
   riferimento.
7.5 La concessione di posteggio si trasferisce in capo al successore per causa di morte, in possesso dei
   requisiti previsti dalla legge per effettuare, in qualità di agricoltore, la vendita del proprio prodotto.
8) I Comuni si coordinano e promuovono una reciproca cooperazione al fine di realizzare una efficace
  azione di vigilanza e repressione degli abusi da parte degli agricoltori esercenti la vendita del loro prodotto
  .
f) Aree riservate agli operatori con il sistema del battitore
1) Il Comune che abbia riservato appositi spazi agli operatori con il sistema del battitore è tenuto a
   regolamentare l’esercizio dell’attività, con particolare riferimento:
1.1 al regime di occupazione delle aree;
1.2 ai criteri per l’assegnazione degli spazi;
1.3 ai turni di rotazione degli operatori;
1.4 alle modalità per l’assegnazione occasionale degli spazi.
2. Modalità di assegnazione dei posteggi occasionalmente liberi o comunque non assegnati Spunta.
a) L’assegnazione dei posteggi occasionalmente liberi o comunque non assegnati è effettuata ogni giorno di
   svolgimento del mercato o altra forma di commercio su area pubblica entro l’orario stabilito dal
   regolamento comunale ed ha durata limitata al giorno stesso.
1) mercati , gruppi di posteggi e posteggi singoli già esistenti:
1.1 mercati, gruppi di posteggi e posteggi singoli a cadenza su uno o tutti o più giorni della
   settimana o del mese. L’assegnazione avviene a favore dei soggetti legittimati all’esercizio dell’attività
   secondo l’ambito territoriale di validità del tipo di autorizzazione esibita, così come specificato al Titolo IV
   Capo II sezione I e Capo III sezione I, nel rispetto, nell’ordine, dei seguenti criteri:
1.1.1 più alto numero di presenze sul mercato di cui trattasi sulla base dell’autorizzazione di presupposto
   esibita dall’operatore ;
1.1.2 maggiore anzianità nell’attività di commercio su area pubblica del soggetto titolare dell’ autorizzazione
   esibita ai fini dell’assegnazione, così come risultante dal registro delle imprese, già registro delle ditte;
1.1.3 maggiore anzianita’ dell’autorizzazione esibita;
1.2 nei mercati a cadenza ultramensile L’assegnazione avviene a favore dei soggetti legittimati ai sensi
    dell’art. 28 c.6 del d.lgs.114, nel rispetto, nell’ordine, dei seguenti criteri:
1.21. soggetti che, presentata l’istanza di partecipazione alla manifestazione, non abbiano ottenuto
   l’assegnazione del posteggio per carenza di disponibilità;
1.2.2 tutti gli altri soggetti.



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1.2.3 A parità di condizioni, in entrambi i casi di cui ai n. 1.2.1 e 1.2.2, l’ordine di priorità è definito,
   nell’ordine, secondo il maggior numero di presenze effettuate sul mercato di cui trattasi , sulla
   base dell’autorizzazione esibita per la partecipazione nonché, in subordine, nel rispetto della
   maggiore anzianità nell’esercizio dell’attività di commercio su area pubblica del soggetto titolare
   dell’autorizzazione esibita ai fini della partecipazione, così come risultante dal registro delle
   imprese, già registro ditte e, da ultimo, della maggiore anzianità dell’autorizzazione esibita”
2) mercati , gruppi di posteggi e posteggi singoli di nuova istituzione:
2.1 mercati, gruppi di posteggi e posteggi singoli a cadenza su tutti o uno o più giorni della
   settimana o del mese. Per la prima volta l’assegnazione agli aventi diritto avviene nel rispetto,
   nell’ordine, dei criteri di cui al precedente n. 1) 1.1 ad eccezione del maggior numero di presenze.
2.2 mercati-fiere a cadenza ultramensile: per la prima volta l’assegnazione agli aventi diritto avviene nel
   rispetto, nell’ordine, dei criteri di cui al precedente n. 1) 1.2., ad eccezione del maggior numero di presenze.
3) Criteri per le assegnazioni occasionali dei posteggi agli agricoltori.
3.1 I posteggi non oggetto di concessione o temporaneamente non occupati sono assegnati, ogni giorno di
   utilizzo, esclusivamente ad agricoltori, sulla base dei criteri di cui al precedente n. 1. Lett.e) nonché, a parità
   di tutte le altre condizioni, del minor numero di presenze sul mercato.
3.2 Ai fini delle assegnazioni giornaliere il comune predispone apposita graduatoria, con le modalità previste
    per tutti gli altri tipi di posteggi.
b) Graduatorie per la spunta
I Comuni redigono apposita graduatoria di spunta che può tener conto dell’articolazione e della composizione
merceologica stabilita per ogni mercato nell’atto istitutivo.
c) Modalità di registrazione delle presenze e delle assenze
1) Il Comune dispone la registrazione delle presenze per la compilazione della graduatoria di spunta ai fini
   delle assegnazioni giornaliere dei posteggi occasionalmente liberi o, comunque, non assegnati.
2) Al Comune è fatto divieto di imporre la presentazione di istanza per l’inserimento nella graduatoria.
3) L’ordine della graduatoria è stabilito secondo i criteri enunciati al precedente punto 2. del presente capo.
4) La validità temporale delle graduatorie decorre, per ogni Comune, a far data dalle registrazioni
   documentabili iniziali e non è soggetta a scadenza.
5) Il Comune procede ad aggiornare la graduatoria almeno mensilmente, per giorno settimanale di mercato.
6) Il Comune dispone inoltre la registrazione delle assenze, ai fini della decadenza dalla concessione di
   posteggio per il mancato rispetto delle norme sull’utilizzo dello stesso, di cui all’art.29 c.4 lett. b) del
   d.lgs.114/98. L’assenza cui si fa riferimento è unicamente quella addebitabile al titolare di concessione di
   posteggio che non acceda al mercato entro l’orario stabilito dal regolamento comunale. Per i mercati a
   cadenza settimanale la decadenza opera a partire dalla diciottesima assenza.
7) Nel caso in cui detto titolare comunichi previamente l’assenza per le cause giustificative previste dall ’ art.
   29 c. 4 lett. b) del d.lgs.114 nonché, per le ulteriori fattispecie previste al titolo IV capo VI n. 3, 4 e 5 della
   presente deliberazione, ha diritto a che la relativa assenza non venga registrata.
8) In caso di grave impedimento fisico del soggetto interessato, il comune ha facoltà di accogliere la
   presentazione a posteriori della giustificazione dell’assenza, limitatamente alle cause previste dalla legge.
9) L’eventuale comunicazione d’assenza per causa di malattia, gravidanza, servizio militare, ferie o per le altre
   cause giustificative previste dalle presenti disposizioni, esibita da soggetti non titolari di concessioni di
   posteggio non rileva ai fini del computo delle presenze poste a base delle graduatorie di spunta .
10)Limitatamente al verificarsi dello spostamento della data di svolgimento del mercato, per anticipazione o
   posticipazione, atte ad evitare la coincidenza con una festività i Comuni non devono computare l’assenza
   del titolare di concessione di posteggio nell’ambito del calcolo delle mancate utilizzazioni dello stesso, ai
   fini della decadenza dalle concessioni di posteggio.

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11) Nella considerazione che il soggetto legittimato allo svolgimento dell’attività può non essere,
   necessariamente, il titolare dell’autorizzazione, bensì anche un suo dipendente, coadiutore o, in genere,
   incaricato, il Comune dispone la registrazione di presenze ed assenze in riferimento esclusivo
   all’autorizzazione esibita. Conseguentemente viene registrato il dato relativo all’autorizzazione, a nulla
   rilevando il dato anagrafico dell’operatore singolo o la denominazione della società.
12) Qualora titolare di più autorizzazioni, esibite alternativamente, l’operatore non può cumulare ai fini della
   spunta, a favore di un’autorizzazione le presenze registrate a favore dell’una o delle altre.
13) Non è consentito ad una stessa persona fisica di presentarsi per la spunta con più titoli ed effettuare la
   spunta contemporaneamente con tutti i titoli stessi sia a nome e per conto proprio che per conto altrui.
14) Il titolo necessario ai fini della partecipazione alla spunta è l’originale dell’autorizzazione.
15) Tutte le presenti disposizioni si applicano, in quanto compatibili, anche agli agricoltori.
3. Modalità di riassegnazione dei posteggi a seguito di                    spostamento nonché, comunque, di
   riorganizzazione dei mercati.
a) Il regolamento di mercato deve prevedere le modalità di riassegnazione dei posteggi a seguito di
   spostamento per ristrutturazione o, comunque, riorganizzazione del mercato stesso.
b) La riassegnazione deve tenere conto:
1) delle opzioni esercitate dai concessionari, chiamati ad esprimerle secondo l’ordine della maggiore anzianità
   di frequenza, risultante dalla data della concessione di posteggio originaria .
1.1 Nel caso in cui il soggetto abbia acquisito un nuovo posteggio a seguito di miglioria, la data da
   considerare è quella della concessione del posteggio originario sul mercato di cui trattasi.
1.2 A parità di data prevale la maggiore anzianità nell’attività di commercio su area pubblica del soggetto
   giuridico titolare dell’autorizzazione.
2) delle dimensioni e della localizzazione in specifici settori dei posteggi disponibili, in relazione al tipo di
   attrezzature utilizzate per la vendita ed alle merceologie autorizzate.
3) delle esigenze di interesse pubblico concernenti gli aspetti igienico sanitari e di sicurezza.
4) L’opzione esercitata dai concessionari non può causare pregiudizio all’articolazione del mercato che, oltre
   ad essere funzionale alla produttività ed al servizio offerto dallo stesso, deve garantire il rispetto delle
   norme igienico sanitarie e di sicurezza.


Titolo     IV      -    VICENDE  GIURIDICO-AMMINISTRATIVE                                  CONCERNENTI                LE
                       AUTORIZZAZIONI
Capo I - MIGLIORIE
1. Istanze di miglioria presentate fino alla data di pubblicazione della presente deliberazione
a) I Comuni, dopo l’espletamento, a seguito di nullaosta regionale, delle procedure per il rilascio delle
   autorizzazioni di cui all’art. 1 c.2 lett. B della L. 112/91, procedono alla reistituzione dei mercati già
   esistenti alla data di entrata in vigore dei presenti criteri per definire la situazione di fatto e di diritto relativa
   ai posteggi assegnati e liberi per le future assegnazioni.
b) Prioritariamente rispetto all’emanazione del primo bando per il rilascio delle autorizzazioni con posto fisso
   sui mercati già esistenti alla data di entrata in vigore dei presenti criteri, secondo le modalità di cui al
   successivo capo II, i Comuni danno corso alle istanze di miglioria pervenute a decorrere dall’entrata in
   vigore della L.112/91 fino alla data di pubblicazione della presente deliberazione.
c) Qualora i posti già richiesti dagli interessati siano stati nel frattempo legittimamente assegnati ad altri
   soggetti, sulla base delle richiamate procedure di rilascio ex L.112/91, i Comuni consentono la
   riproposizione delle istanze che manterranno lo stesso ordine di priorità cronologica.
d) L’assegnazione avviene sulla base della data di presentazione originaria.

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e) Il procedimento per la definizione delle istanze di miglioria si conclude non oltre un anno dall’avvenuta
   reistituzione dei mercati di cui alla precedente lett.a) . Decorso inutilmente il termine predetto senza che
   sia stato notificato il provvedimento di diniego, la domanda deve ritenersi accolta.
2. Istanze di miglioria presentate dopo la data di pubblicazione dei presenti criteri
a) Prioritariamente rispetto all’adozione del bando previsto, per il rilascio delle autorizzazioni di tipologia A,
   al successivo capo II, i Comuni procedono a dar corso alle istanze di miglioria pervenute nell’arco
   temporale compreso fra la chiusura delle procedure del bando precedente ed il bando successivo.
b) Il procedimento per la definizione delle migliorie di cui al presente n. 2. si conclude entro la data fissata per
   il successivo bando per il rilascio delle autorizzazioni di tipo A e, comunque, in caso di ritardi nell’avvio
   delle procedure di bando, non oltre centottanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza. Decorsi
   inutilmente i termini suddetti senza che sia stato notificato il provvedimento di diniego, la domanda deve
   ritenersi accolta.
c) I Comuni stabiliscono i criteri di priorità nel caso di domande di miglioria concorrenti.
d) Le disposizioni di cui al presente capo non si applicano al caso di ampliamento e di assegnazione
   alternativa di posteggio previsto dal capo II sez. I n. 11, nè in ogni altro caso di ampliamento di posteggio
   di lieve entità che non pregiudichi il numero e le dimensioni degli altri posteggi del mercato, così come
   risultanti dall’atto istitutivo, nel rispetto delle esigenze di igiene e sicurezza pubblica. I Comuni stabiliscono
   nei regolamenti di mercato i limiti dimensionali dell’ampliamento di lieve entità, anche in relazione alle
   dimensioni globali dell’area.
Capo II - AUTORIZZAZIONE PER L’ESERCIZIO DEL COMMERCIO SU AREA PUBBLICA
         CON POSTEGGIO O DI TIPO A
Sezione I - Disposizioni generali
1. L’esercizio del commercio su area pubblica sulle aree mercatali a cadenza su uno, su tutti o alcuni giorni
   della settimana o del mese di cui all’art.3 c. 3 lett.a), nonché sui gruppi di posteggi o sui posteggi singoli di
   cui all’art. 4 c.1 lett. a) della D.C.R. n. 626-3799 del 1 marzo 2000, è subordinato al possesso
   dell’autorizzazione di tipo A riferita ai singoli posteggi oggetto dell’attività.
2. L’autorizzazione per l’esercizio del commercio su area pubblica mediante l’utilizzo di posteggio è
   rilasciata dal Comune dove lo stesso si trova. Ciascun posteggio è oggetto di distinta autorizzazione.
3. (soppresso).
4. Il rilascio dell’autorizzazione comporta il contestuale rilascio della concessione del posteggio che ha
   validità di dieci anni, non può essere ceduta se non con l’azienda ed è automaticamente rinnovata alla
   scadenza, salvo diversa disposizione del Comune.
5. L’autorizzazione di tipo A, oltre all’esercizio dell’attività con l’utilizzo del rispettivo posteggio, consente:
a) la partecipazione alle forme mercatali aventi cadenza ultramensile, di cui all’art.3 c. 3 lett. b) e c) della
   predetta D.C.R. 626 - 3799, su tutto il territorio nazionale, stante il disposto dell’ art. 28 c. 6 del d.
   lgs.114/98;
b) la vendita in forma itinerante nel territorio regionale;
c) l’esercizio sulle zone di sosta prolungata, secondo quanto previsto dalla D.C.R. 626-3799, al              l’ art. 4
   c.1 lett. b);
d) l’esercizio occasionale su posteggi non assegnati o provvisoriamente non occupati con riferimento
   all’ambito territoriale di validità del titolo, regionale secondo quanto disposto dall’ art. 28 c.3 del
   d.lgs.114/98 e confermato dalla circolare del Ministero del commercio n. 3506/c del 16 gennaio 2001.
6. Nello stesso mercato e nello stesso arco temporale un medesimo operatore, da intendersi come soggetto
   giuridico, persona fisica o società, può essere titolare e può fruire contemporaneamente:
a) fino ad un massimo di tre autorizzazioni e connesse concessioni di posteggio, qualora il mercato sia
   composto da più di trenta posti banco;

                                                         67
b) fino ad un massimo di due autorizzazioni e connesse concessioni di posteggio, qualora il mercato sia
   composto da un numero di posti banco pari o inferiore a trenta.
7. E’ ammesso in capo ad uno stesso soggetto giuridico il rilascio di più autorizzazioni di tipo A per più
   mercati, anche aventi svolgimento nei medesimi giorni e orari.
8. Il titolare di autorizzazione/i per il commercio su area pubblica a posto fisso su area mercatale può
   partecipare alle assegnazioni occasionali di posteggio sulla stessa area di mercato e nello stesso arco
   temporale di utilizzo del posteggio assegnato in concessione decennale, fino all’ottenimento di due o tre
   autorizzazioni con relativa concessione di posteggio decennale, secondo i limiti previsti al precedente n. 6.
   In tal caso non può essere utilizzata, ai fini dell’assegnazione occasionale, la stessa autorizzazione relativa
   al/ai posteggio/i già in concessione decennale su quello stesso mercato.
9. E’ consentito ai soggetti titolari di autorizzazione con posto assegnato su uno stesso mercato e nello stesso
   arco temporale di utilizzo, di richiedere lo scambio consensuale del posteggio. Le domande di scambio
   consensuale sono accoglibili se non contrastino con le disposizioni comunali concernenti l’assetto
   organizzativo e merceologico del mercato, stabilite a tutela del miglior servizio al consumatore.
10. Nel rispetto delle disposizioni in materia igienico sanitaria, nonché dei limiti di carattere merceologico
   eventualmente stabiliti dai Comuni ai sensi dell’art.28 c. 15 del d.lgs.114/98, l’operatore ha facoltà di
   utilizzare il posteggio per la vendita di tutti i prodotti oggetto della sua autorizzazione.
11. Il titolare di autorizzazione con posto fisso che eserciti l’attività a mezzo di veicolo attrezzato come
   punto di vendita, ha diritto, laddove possibile, ad ottenere un’area di ampiezza sufficiente,
   compatibilmente con la struttura e l’organizzazione del mercato; nel caso in cui lo spazio sia insufficiente
   e non sia possibile un ampliamento dello stesso, ha diritto a che gli sia concesso altro posteggio, sempre
   che lo stesso risulti previsto nell’atto istitutivo del mercato e fermo restando il rispetto delle prescrizioni
   urbanistiche, nonché delle limitazioni e dei divieti posti nelle zone aventi valore archeologico, storico,
   artistico o ambientale.
Sezione II      - Procedimento per il rilascio delle autorizzazioni
1. La domanda per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio del commercio su aree pubbliche e della
   relativa concessione di posteggio è inoltrata, con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, al
   Comune dove si trovano i posteggi, sulla base delle indicazioni contenute in apposito bando comunale.
2. Il bando comunale è assunto previo accertamento della disponibilità dei posteggi e contiene:
a) l’elenco dei posteggi disponibili, l’esatta localizzazione di ciascuno, il numero che li identifica, le
   dimensioni ed il settore merceologico di appartenenza, qualora il Comune abbia provveduto a stabilire
   limitazioni di ordine merceologico;
b) il termine, non inferiore a trenta giorni, decorrente dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della
   Regione Piemonte entro il quale l’istanza deve essere spedita;
c) l’indicazione dei criteri di priorità di accoglimento delle istanze;
3. Il bando comunale è pubblicato sul BUR e affisso all’albo pretorio.
4. Nell’ambito della stessa procedura concorsuale non può essere richiesto più di un posteggio da parte dello
   stesso soggetto.
5. Le domande eventualmente pervenute al Comune fuori del termine indicato nel bando sono respinte e
   non danno luogo ad alcuna priorità per il futuro.
6. Il procedimento per l’autorizzazione di tipo A si conclude entro novanta giorni decorrenti dal
   quindicesimo giorno successivo alla scadenza del termine previsto nel bando per la presentazione delle
   domande. Decorso il termine predetto senza che sia stato notificato il provvedimento di diniego, la
   domanda deve ritenersi accolta.
7. Il responsabile del procedimento effettua la comunicazione di avvio entro dieci giorni decorrenti dall’inizio
   del procedimento ed assicura l’applicazione delle disposizioni della L. 7 agosto 1990 n. 241 ( nuove
   norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi ).

                                                         68
8. Il Comune esamina le domande validamente pervenute e rilascia l’autorizzazione e contestuale concessione
   per ciascun posteggio libero sulla base di una graduatoria formulata tenendo conto, nell’ordine, dei
   seguenti criteri:
a) mercati e gruppi di posteggi già esistenti:
1) richiesta da parte dei frequentatori del mercato che hanno perso la priorità nell’assegnazione giornaliera, a
   seguito di copertura dei posti da parte della Regione Piemonte in attuazione della legge n. 112/91 e relative
   norme di esecuzione. Tale criterio trova applicazione fino ad esaurimento dei soggetti stessi.
2) maggior numero di presenze effettive in spunta maturate dal richiedente nell’ambito dello stesso mercato,
   o dell’eventuale altra tipologia di manifestazione su area pubblica cui la richiesta di autorizzazione
   attiene, in riferimento al medesimo giorno di utilizzo oggetto della richiesta; le stesse presenze sono
   azzerate dopo che il richiedente abbia ottenuto, utilizzandole come presupposto per il rilascio prioritario,
   l’autorizzazione con il posto fisso nell’ambito dello stesso mercato o altra tipologia di commercio su area
   pubblica e per lo stesso giorno di utilizzo.
3) maggior anzianità nell’attività di commercio su area pubblica del soggetto richiedente, così come risultante
   dall’iscrizione al registro delle imprese, già registro ditte.
4) a parità delle condizioni di cui ai n. 1, 2 e 3 la priorità è data ai soggetti già titolari di autorizzazione a posto
   fisso che abbiano il minor numero di posteggi settimanali ed, in subordine,
5) ai soggetti che non abbiano nello stesso giorno altri posteggi in concessione nonché, da ultimo
6) ai soggetti già titolari di sola autorizzazione senza posti fissi;
7) nel caso in cui non siano presentate domande da parte di soggetti già titolari di autorizzazione per il
   commercio su area pubblica o nel caso in cui le domande degli stessi non vadano ad esaurire il numero dei
   posti disponibili all’assegnazione vengono presi in considerazione i soggetti che, non ancora titolari di
   autorizzazione per il commercio su area pubblica, intendono iniziare l’attività. La priorità è data, per il
   settore alimentare, a colui che ha acquisito il requisito professionale in data più risalente e, in subordine,
   nonchè per il settore non alimentare, a chi sia in stato di disoccupazione.
b) mercati e gruppi di posteggi di nuova istituzione: per la prima volta di svolgimento della
   manifestazione, non esistendo alcuna graduatoria delle presenze, l’assegnazione avviene a favore di tutti i
   soggetti aventi titolo ad esercitare il commercio su area pubblica, sulla base dei criteri di cui alla precedente
   lettera a), eccettuato il criterio del maggior numero di presenze.
9. Il provvedimento relativo alla graduatoria è pubblicato all’albo pretorio.
10. Ai fini dell’accertamento dei requisiti di priorità, gli interessati ne dichiarano la sussistenza nel contesto
   della domanda.
11. Le istanze prive delle indicazioni richieste possono essere integrate secondo le modalità ed i tempi indicati
   nel bando comunale.
12. La mancata indicazione del possesso dei requisiti di priorità comporta l’impossibilità a far valere i titoli
   stessi.
13. norma eccezionale In deroga ai criteri di cui al precedente n. 8., i Comuni, nel caso in cui i bandi per il
   rilascio delle autorizzazioni a posto fisso relativi a mercati poco frequentati vadano deserti in tutto o in
   parte, da parte dei soggetti che ne avrebbero titolo secondo le priorità di cui alle predette lett. a) e b),
   possono prevedere appositi bandi, in base a criteri da definire in sede locale, al fine di rivitalizzare i mercati
   medesimi ed evitarne, per quanto opportuno, la soppressione.
14. Agricoltori Le disposizioni procedimentali del presente capo si applicano, in quanto compatibili, agli
   agricoltori , nel rispetto dei criteri previsti al precedente titolo III capo II n. 1. Lett. e), relativo al regime
   dei posteggi .




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15. Posteggi singoli. Le autorizzazioni e le relative concessioni di posteggio sono rilasciate ai soggetti
   previsti dalla D.C.R. 626 e , in difetto, a chiunque abbia titolo ad esercitare il commercio su area pubblica
   sulla base dei criteri stabiliti dal Comune.
16. Ai casi previsti ai precedenti n. 14 e 15 sono applicabili , in quanto compatibili e ciò sia ritenuto
   funzionale dal Comune, le disposizioni procedimentali del presente capo.
Capo III - AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DEL COMMERCIO SU AREE PUBBLICHE IN
           FORMA ITINERANTE O DI TIPO B
Sezione I - Disposizioni generali
1. L’autorizzazione per l’esercizio del commercio su area pubblica senza l’uso di posteggio ed in forma
   itinerante (tipo B) è rilasciata dal Comune di residenza del richiedente o, in caso di società di persone, dal
   comune in cui ha sede legale la società.
2. L’autorizzazione di tipo B consente all’ operatore:
a) l’esercizio del commercio in forma itinerante in riferimento all’ambito territoriale previsto dal d.lgs.
   114/98, nazionale secondo le risultanze della circolare del Ministero del Commercio n. 3506/c del 16
   gennaio 2001;
b) l’esercizio dell’ attività nell’ambito delle fiere, così come individuate dalla D.C.R. 626 - 3799 all’ art. 3
   c.3 lett. b) e c), su tutto il territorio nazionale ai sensi dell’art. 28 c.6 del d.lgs.114/98 ;
c) l’esercizio del commercio nell’ambito delle manifestazioni mercatali ed extramercatali così come
   individuate nella predetta D.C.R. 626 - 3799 agli artt.3 e 4, limitatamente ai posteggi non assegnati o
   provvisoriamente non occupati, in riferimento all’ambito territoriale di validità dell’autorizzazione stessa,
   nazionale secondo la sopra richiamata circolare del Ministero del Commercio;
d) la vendita a domicilio secondo quanto previsto dall’ art. 28 c. 4 del d.lgs.114/98;
e) l’esercizio dell’ attività nelle aree di sosta prolungata, qualora previste dai Comuni ai sensi del       l’ art. 4
   della D.C.R. 626-3799 del 1-3-2000, fino al massimo di cinque ore consentite dalla D.C.R. stessa;
f) l’esercizio dell’attività in tutte le aree dove la tipologia di vendita non è espressamente vietata, secondo
   quanto previsto dalla D.C.R. 626-3799 del 1-3-2000, all’art.10 c. 4 e 5.
3. L’esercizio del commercio in forma itinerante, fatto salvo il caso delle aree, eventualmente previste dal
   Comune per la sosta prolungata, permette di effettuare soste per il tempo necessario a servire la clientela,
   comunque non superiori ad un’ora di permanenza nel medesimo punto, con l’obbligo di spostamento di
   almeno cinquecento metri.
Sezione II - Procedimento per il rilascio delle autorizzazioni
1. La domanda di rilascio dell’autorizzazione è inoltrata con lettera raccomandata con avviso di ricevimento
   al Comune di residenza del richiedente o di sede legale, qualora il richiedente sia una società.
2. Il responsabile del procedimento effettua la comunicazione di avvio entro dieci giorni decorrenti dal
   ricevimento della domanda ed assicura l’applicazione delle disposizioni previste dalla L. 7 agosto 1991 n.
   241( nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
   amministrativi) e successive modificazioni.
3. La domanda si intende accolta qualora il Comune non comunichi all’interessato il provvedimento di
   diniego entro il termine, comunque non superiore a novanta giorni dalla data di ricevimento della
   domanda, fissato dal Comune stesso.
4. Allo stesso soggetto non può essere rilasciata più di un’autorizzazione, ai sensi della presente normativa,
   nell’ambito dell’intero territorio regionale, fatti salvi i diritti acquisiti nonché l’acquisto d’azienda per atto
   tra vivi o per causa di morte. Nell’istanza di autorizzazione devono essere indicati, a pena di
   inammissibilità della stessa, il Comune o i Comuni del Piemonte nei quali il richiedente ha fissato la
   propria residenza nel periodo intercorrente tra il giorno successivo alla data di pubblicazione della
   presente deliberazione e la data dell’istanza di autorizzazione.


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5. Nell’istanza devono altresì essere indicati gli estremi delle autorizzazioni delle quali il richiedente abbia la
   titolarità al momento della presentazione della stessa.
Capo IV - SUBINGRESSI
Sezione I - Disposizioni generali
1. L’autorizzazione non può essere oggetto di cessione separatamente dall’azienda o dal ramo d’azienda cui si
   riferisce.
2. Ai fini della cessione dell’autorizzazione di nuovo rilascio, qualunque ne sia la normativa di presupposto,
   L. 112/91 ovvero d.lgs. 114/98, il cedente deve dichiarare di aver iniziato l’attività corrispondente
   all’azienda o al ramo di azienda relativi all’autorizzazione di riferimento.
a) Nel caso in cui il titolare dell’autorizzazione non esercitasse già, al momento del rilascio
   dell’autorizzazione, l’attività di commercio su area pubblica, l’inizio attività è provato mediante l’iscrizione
   al registro delle imprese;
b) Nel caso in cui il titolare dell’autorizzazione esercitasse già, al momento del rilascio della stessa,
   l’attività di commercio su area pubblica, sulla base di altra autorizzazione, l’inizio attività è provato:
1) Se trattasi di attività a posto fisso, mediante l’effettuazione delle presenze sul posteggio in concessione,
   per un periodo pari ad un mese solare, mediante l’utilizzo dell’apposita attrezzatura aziendale. Nel caso di
   posteggio utilizzabile per un giorno la settimana il numero di presenze richiesto è quattro.
2) Se trattasi di attività in forma itinerante, mediante la disponibilità dell’attrezzatura aziendale all’uopo
   destinata e, nei casi in cui ciò sia previsto dalla legge, mediante il modello annuale per l’I.V.A.
Sezione    II - Subingresso nelle autorizzazioni di tipologia A
1.Nell’ipotesi di cessione in proprietà o gestione per atto fra vivi o per causa di morte dell’attività
  commerciale corrispondente all’autorizzazione di tipo A, il cessionario inoltra, entro quattro mesi dalla
  stipulazione del contratto presupposto o dal verificarsi dell’evento, al Comune sede del posteggio la
  comunicazione di subingresso , con l’autocertificazione del possesso dei requisiti di cui all’ art. 5 del
  d.lgs.114/98 e degli estremi dell’atto o dell’evento presupposto, allegandovi l’autorizzazione originale;
2. Nel caso di subingresso per causa di morte il subentrante che non sia in possesso, al momento dell’evento,
   dei requisiti professionali di cui all’art. 5 del d.lgs. 114/98, può continuare nell’esercizio dell’attività del
   dante causa , in attesa dell’ottenimento dei requisiti stessi che deve avvenire entro un anno dalla data
   dell’evento.
3. Il trasferimento in gestione o in proprietà, per atto tra vivi o a causa di morte, dell’azienda commerciale
   comporta la variazione della titolarità dell’autorizzazione, rispettivamente, in capo al gestore o al nuovo
   proprietario, purchè sia in possesso dei requisiti ex art.5 d.lgs.114/98.
4. In caso di cessazione della gestione, il titolo è reintestato al proprietario a seguito di autocertificazione
   attestante il possesso dei requisiti per l’esercizio, dell’attività, entro i quattro mesi successivi.
5. Fino alla variazione della titolarità dell’autorizzazione da parte del Comune, l’operatore esercita l‘attività
   con la copia della comunicazione recante il timbro di ricezione del Comune e copia del titolo autorizzativo
   .
6. “ In ogni caso di subingresso in attività di commercio su aree pubbliche i titoli di priorità
   maturati ed acquisiti in capo all’azienda oggetto di trasferimento, si trasferiscono al cessionario,
   ad esclusione dell’anzianità di iscrizione al registro delle imprese, già registro ditte. La
   disposizione si applica anche al caso del conferimento in società”
7. Le assenze dal posteggio, rilevanti agli effetti della revoca dell’autorizzazione, effettuate dal cedente, non si
   trasferiscono al cessionario .
8. Il titolare di più autorizzazioni può trasferirne separatamente una o più; il trasferimento può essere
   effettuato solo insieme al complesso dei beni, posteggi compresi, per mezzo del quale ciascuna di esse
   viene utilizzata. Non può essere oggetto di autonomi atti di trasferimento né l’attività corrispondente ad
   uno solo dei settori merceologici né l’attività di somministrazione di alimenti e bevande .

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Sezione    III - Subingresso nelle autorizzazioni di tipologia B
1. Nell’ipotesi di cessione in proprietà o gestione per atto tra vivi o per causa di morte, dell’attività
   commerciale corrispondente all’autorizzazione di tipo B, il cessionario provvede ad inoltrare, entro quattro
   mesi dalla stipulazione del contratto o dal verificarsi dell’evento, al proprio Comune di residenza la
   comunicazione di subingresso, con l’autocertificazione del possesso dei requisiti di cui all’art. 5 del d. lgs.
   114/98       nonché     degli estremi dell’atto o dell’evento presupposto, allegandovi l’originale
   dell’autorizzazione.
2. Fino alla reintestazione del titolo da parte del Comune di residenza del subentrante, l’operatore esercita l’
   attività con la copia della comunicazione con il timbro di ricezione del Comune e copia del titolo
   autorizzativo.
3. Qualora il Comune di residenza del cessionario sia diverso da quello del cedente, il primo da
   comunicazione al secondo dell’avvenuta reintestazione per gli adempimenti conseguenti.
4. Al subingresso nelle autorizzazioni di tipo B si applicano, in quanto compatibili, tutte le disposizioni
   relative ai subingressi nelle autorizzazioni di tipo A.
Capo V - CAMBI DI RESIDENZA
Sezione I - Cambio di residenza nelle autorizzazioni di tipologia A
1. Nell’ipotesi di cambiamento di residenza del titolare di autorizzazione di tipo A, questi ne dà
   comunicazione entro sessanta giorni al comune sede di posteggio che provvede alle necessarie
   annotazioni.
Sezione II - Cambio di residenza nelle autorizzazioni di tipologia B
 1. Nel caso di cambiamento di residenza della persona fisica o di sede legale della società, titolari di
    autorizzazione di tipo B, l’interessato ne dà comunicazione entro sessanta giorni al Comune di nuova
    residenza o sede legale che provvede alla compilazione del nuovo titolo autorizzativo, previo ritiro
    dell’originale dell’autorizzazione ed a darne notizia al Comune di provenienza per gli adempimenti
    conseguenti. Nella nuova autorizzazione sono annotati gli estremi dell’autorizzazione precedente e
    dell’autorizzazione originaria ai fini della conservazione delle priorità.
Capo VI - REVOCA E SOSPENSIONE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DEL
            COMMERCIO SU AREA PUBBLICA
1. La sospensione e la revoca, da adottarsi d’ufficio nei casi previsti dall’articolo 29 c. 3 e 4 del d.lgs.114/98,
   sono adottate previa contestazione all’interessato ed invito a presentare le proprie controdeduzioni entro
   un congruo termine , non inferiore a trenta giorni, stabilito dal Comune sede di posteggio, nel caso di
   autorizzazioni di tipo A e dal Comune di residenza nel caso di autorizzazioni di tipo B.
2. Il titolare di autorizzazione per il commercio su area pubblica con posto fisso può sospendere l’attività nei
   limiti consentiti dall’art. 29 c. 4 lett. b) del d.lgs. 114/98. Decorso tale termine l’autorizzazione è revocata.
3. In aggiunta alle cause giustificative di assenza dal posteggio indicate dall’art 29 c. 4 lett. b) del
   d.lgs.114/98 al fine di non incorrere nella decadenza dal posteggio e nella conseguente revoca
   dell’autorizzazione, è consentito al Comune di valutare discrezionalmente, fino ad un periodo massimo di
   assenza dal posteggio di un anno, la sussistenza di gravi motivi impeditivi all’esercizio dell’attività di
   commercio su area pubblica a posto fisso, in casi eccezionali, debitamente comprovati .
4. Qualora si tratti di agricoltore esercente la vendita su area pubblica del proprio prodotto, rientrano fra i
   gravi motivi di impedimento all’esercizio dell’attività di cui al precedente n. 3, se adeguatamente
   comprovati, le assenze determinate da mancata o scarsa produzione a causa di andamenti stagionali
   sfavorevoli e di calamità atmosferiche .
5. Agli effetti del termine previsto, a pena di decadenza dalla concessione del posteggio, dall’art. 29 c. 4 lett.
   b) del d. lgs.114/98 per mancato utilizzo dello stesso, non si computano altresì le assenze effettuate
   dall’operatore per il periodo delle ferie, per un numero di giorni non superiore a trenta nell’arco dell’anno.



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6. Al di là dei casi di volta in volta valutabili dal Comune, rappresenta violazione di particolare gravità, tale da
   comportare la sospensione dell’autorizzazione, ai sensi dell’art. 29 c. 3 del d.lgs.114-98, il mancato rispetto
   dell’obbligo di comunicazione del cambio di residenza nei casi ed entro i termini previsti dal precedente
   capo V sez. II.


Capo VII - AGGIUNTE E MODIFICHE DEL SETTORE MERCEOLOGICO
1. Le aggiunte e/o le modifiche del settore merceologico sono soggette:
a) ad istanza al Comune competente per territorio, nel caso in cui si tratti di autorizzazione di tipo
   A.
1) Il Comune puo’ negare l’autorizzazione nel caso in cui, con l’atto di concessione del posteggio, abbia
   subordinato l’utilizzo dello stesso alla vendita dei prodotti di un determinato settore o di particolari
   tipologie di prodotti nell’ambito di uno stesso settore, avvalendosi della facoltà prevista dall’ art. 28 c. 15
   del d.lgs. 114/98 e ribadita al Titolo III Capo I n. 4. della presente deliberazione e nel caso in cui sia
   necessario salvaguardare la tutela dell’igiene e sanita’ pubblica.
2) Il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione all’aggiunta di posteggio su autorizzazione di tipo A si
   conclude entro centoventi giorni dalla presentazione dell’istanza. Decorso il termine predetto senza che sia
   stato notificato il provvedimento di diniego, la domanda deve ritenersi accolta.
b) a comunicazione al Comune di residenza nel caso in cui si tratti di autorizzazione di tipo B
   attestante, qualora trattasi di settore alimentare, il possesso del requisito professionale previsto dal l’ art. 5
   del d.lgs. 114/98.
1) La vendita dei corrispondenti generi merceologici può essere iniziata dall’interessato, a comunicazione
   avvenuta, comprovata dal timbro o dall’avviso postale di avvenuta ricezione da parte del Comune.


Capo VIII - AUTORIZZAZIONI STAGIONALI
1. Sono rilasciate con le stesse modalità previste per le altre autorizzazioni con la sola differenza di essere
   riferite ad un periodo di tempo limitato nel corso dell’anno; la concessione di posteggio, nel caso in cui
   trattasi di autorizzazione per l’esercizio dell’attività a posto fisso, è soggetta a regime decennale .
2. Il computo delle assenze ai fini della decadenza dalla concessione di posteggio riferita all’autorizzazione
   stagionale avviene in misura proporzionale alla durata della stagione rispetto all’intero arco dell’anno.
3. Per stagione si intende un periodo di tempo, anche frazionato, non inferiore a trenta giorni e non
   superiore a centottanta, che può comprendere anche parte dell’anno successivo a quello in cui ha inizio .


Capo IX - AUTORIZZAZIONI TEMPORANEE
1. Sono rilasciate dal Comune , ai sensi dell’art. 11 c. 4 della L.R. 28/99 in occasione di fiere, feste, mercati o
   altre riunioni straordinarie di persone , sulla base di criteri e modalità procedimentali da definire in sede
   locale che tengano conto:
2. della prescrizione di cui al citato art. 11 c. 4 della legge regionale n. 28/99 secondo cui le autorizzazioni
   temporanee sono rilasciabili esclusivamente ai soggetti in possesso dei requisiti soggettivi previsti per
   l’esercizio del commercio dal d.lgs. 114/98. L’esercizio dell’attività a seguito di autorizzazione temporanea
   è svolto nel rispetto delle norme in materia fiscale;
3. del carattere strumentale ed accessorio delle autorizzazioni temporanee rispetto alla manifestazione
   principale;
4. della validità temporale delle stesse autorizzazioni, limitata ai giorni di svolgimento della manifestazione di
   riferimento;
5. del fine primario della migliore realizzazione della manifestazione principale e dell’ottimizzazione del
   servizio all’utenza .
                                                         73
6. Qualora le autorizzazioni temporanee accedano a manifestazioni di carattere commerciale, come tali
   connotate dalla presenze di forme mercatali variamente denominate ed a cadenza varia, il Comune è
   tenuto a prevederle nell’atto istitutivo della manifestazione stessa, da assumersi nelle forme e con le
   garanzie partecipative previste al titolo III capo I della presente deliberazione e a stabilire criteri e
   modalità procedimentali per il loro rilascio .
Titolo V - ORARI
1. I Comuni stabiliscono gli orari del commercio su area pubblica nel rispetto della normativa generale sui
   tempi ed orari della Città e dei seguenti criteri:
a) gli orari del commercio su area pubblica in tutte le sue forme, ivi compresa l’attività in forma itinerante,
   sono soggetti agli stessi limiti previsti per il commercio al dettaglio in sede fissa, secondo quanto previsto
   dal titolo IV del d.lgs.114/98 e alle stesse modalità indicate dagli indirizzi regionali in materia di località ad
   economia turistica;
b) ulteriori limitazioni possono essere stabilite nei casi e per i periodi in cui l’area non sia disponibile per
   l’uso commerciale per motivi di polizia stradale, igienico-sanitario e, in generale, di pubblico interesse,
   determinati nei casi e secondo le modalità previste al titolo III capo I numeri 3 e 7 lett. e).
c) I Comuni prevedono una fascia minima temporale di permanenza dell’operatore , sia titolare di posto
   fisso che occasionale, sull’area mercatale. Nel caso in cui ricorrano esigenze particolari di prevenzione delle
   turbative al corretto funzionamento del mercato e di ottimizzazione del servizio al consumatore, i Comuni
   prevedono un arco di permanenza minimo non inferiore ai tre quarti dell’orario giornaliero previsto per
   lo svolgimento dell’attività.
d) è consentita la realizzazione di mercati pomeridiani;
e) è facoltà dei Comuni, nel rispetto delle esigenze di salvaguardia del pubblico interesse, prevedere orari
   differenziati per l’esercizio di commercio su area pubblica con somministrazione di alimenti e bevande,
   da effettuarsi nelle forme e nei limiti previsti dalle leggi dello Stato;
f) è consentita, previo parere delle associazioni di categoria dei commercianti e dei consumatori, l’istituzione
   di manifestazioni su area pubblica di ogni tipologia prevista dalla D.C.R. 626 - 3799 del 1 marzo 2000, nei
   giorni domenicali e festivi infrasettimanali nei casi seguenti:
1) nei Comuni o nelle porzioni di Comune individuati , ai sensi dei criteri regionali, come località ad
   economia turistica o città d’arte, limitatamente ai periodi di maggiore afflusso turistico, nei limiti e secondo
   le modalità previsti dai criteri regionali in materia di località ad economia turistica;
2) in tutti i Comuni della Regione nei giorni festivi del mese di dicembre;
3) in tutti i Comuni della Regione nelle otto giornate festive individuate in sede di definizione del calendario
   annuale delle deroghe ai sensi dell’ art. 11 c. 5 del d.lgs.114/98;
4) anche fuori dai casi previsti alla lettera precedente è comunque consentita l’istituzione di manifestazioni su
   area pubblica nei giorni domenicali e festivi, qualora le stesse siano finalizzate al commercio di una sola e
   determinata specializzazione merceologica e si svolgano a cadenza mensile o ad intervalli di maggiore
   durata.
g) sono fatti salvi i mercati e le altre manifestazioni su area pubblica che, all’entrata in vigore delle presenti
   disposizioni, si effettuano nei giorni domenicali o festivi;
h) nel caso in cui lo svolgimento del mercato o altra forma di commercio su area pubblica venga a coincidere
   con una festività, i Comuni possono consentirne comunque lo svolgimento, qualora ciò sia stato
   preventivamente concordato in sede di predisposizione del calendario annuale delle otto giornate festive di
   deroga alla chiusura delle attività di commercio da definirsi a seguito di consultazione con le categorie del
   commercio fisso e ambulante, o qualora si tratti delle festività del mese di dicembre o prevederne
   l’anticipazione o la posticipazione, ove a ciò non ostino preminenti motivi di pubblico interesse.




                                                         74
Titolo VI - NORME TRANSITORIE E FINALI
Capo I - CONVERSIONI DELLE AUTORIZZAZIONI
Sezione I - Autorizzazioni di tipologia A
1. Le autorizzazioni di cui all’art.1,c. 2 lett. a) e b) della legge 28 marzo 1991 n. 112 sono convertite d’ufficio
   nella nuova autorizzazione di tipo A.
2. Ad ogni autorizzazione deve corrispondere un posteggio.
3. Al posteggio individuato come unico nell’atto istitutivo del mercato o altra forma di commercio su area
   pubblica, che sia utilizzabile, da parte dello stesso operatore, per più giorni settimanali, corrisponde, di
   regola, una sola autorizzazione.
Allo stesso posteggio corrisponde peraltro una distinta autorizzazione per ciascuno o alcuni dei
giorni di utilizzo del medesimo qualora l’interessato abbia effettuato in merito apposita
comunicazione al Comune competente per le operazioni di conversione, contenente:
    a) l’indicazione della volontà di disporre, a qualunque titolo, del ramo d’azienda corrispondente
       ad uno o ad alcuni dei giorni settimanali di utilizzo del posteggio medesimo;
    b) la dichiarazione sostitutiva comprovante l’avvenuta stipulazione di un contratto preliminare
        di presupposto ovvero, nel caso in cui la volontà di disporre del ramo d’azienda attenga allo
        scambio consensuale di posteggio con altro operatore dello stesso mercato, l’avvenuta
        richiesta di scambio consensuale di posteggio da parte dei due soggetti interessati al
        Comune competente, secondo quanto indicato al Capo II – Sezione I n. 9 della presente
        deliberazione”.
4. I Comuni sede di posteggio, provvedono ad annullare d’ufficio il posteggio riportato nel modello
   SI.RE.DI. e contestualmente rilasciano il nuovo modello con l’indicazione del posteggio stesso.
5. Il titolo originario viene depositato presso l’ultimo Comune che effettua le operazioni di conversione.
6. Il soggetto che per ultimo ha avuto la titolarità dell’autorizzazione originaria prima dell’inizio
  delle operazioni di conversione, deve indicare al Comune che inizia le operazioni di conversione
  su quale o quali autorizzazioni dovrà proseguire il computo delle presenze utili per l’acquisizione
  delle priorità di legge. Le presenze cui si fa riferimento sono quelle acquisite dall’operatore
  attraverso la cosiddetta spunta, sui mercati o fiere, rientranti nell’ambito di applicazione della
  presente normativa. Non è consentito all’operatore, ai fini della prosecuzione del computo delle
  presenze, richiedere la suddivisione su più autorizzazioni delle presenze acquisite sullo stesso
  mercato, per lo stesso giorno di svolgimento, o sulla stessa fiera. Della scelta effettuata
  dall’operatore deve essere data comunicazione a tutti i Comuni interessati dalle operazioni di
  conversione. L’anzianità dell’autorizzazione originaria prosegue in capo a tutte le autorizzazioni
  che conseguono alla conversione e deve essere annotata sull’apposito MOD. COM 9 REG allo
  spazio AUTOR. ORIGINARIA”.
7. La conversione non comporta l’azzeramento della validità temporale ed il conseguente rinnovo delle
   concessioni che mantengono la loro validità fino alla scadenza naturale, già prevista dalla L.112/91 in dieci
   anni, nel rispetto della disposizione di cui al Titolo IV capo II sez. I n. 4 dei presenti criteri. Le concessioni
   di posteggio rilasciate in data antecedente alla legge 112/91 si intendono rinnovate tacitamente di decennio
   in decennio, a decorrere dalla data di rilascio originaria.
Sezione II - Autorizzazioni di tipologia B -
1. Le autorizzazioni di cui all’art. 1c. 2 lett.c) della legge 28 marzo 1991 n. 112 sono convertite d’ufficio dai
   Comuni di residenza o di sede legale, nella nuova autorizzazione di tipo B, previa comunicazione
   dell’interessato contenente apposita autocertificazione relativa alla residenza attuale.
2. I Comuni che hanno rilasciato le autorizzazioni ai sensi della L. 112/91 e della L.R.17/95 procedono alla
   loro conversione, se il titolare risulta essere ivi residente. Se lo stesso ha trasferito la residenza in altro
   Comune, il Comune che rilascia il nuovo titolo ritira l’autorizzazione rilasciata ex L. 112/91 e la invia,

                                                         75
   annullata, al comune di rilascio.
3. Nel caso in cui la residenza sia variata successivamente alla comunicazione effettuata dall’interessato ai fini
   della conversione ed in attesa dell’espletamento, da parte del Comune già competente per territorio, delle
   operazioni di conversione, il titolare è tenuto a dare immediata notizia del cambio di residenza al Comune
   ultimo di residenza al fine di consentire allo stesso il coordinamento con il Comune precedente
4. Autorizzazioni già rilasciate da altre Regioni il cui titolare attuale sia residente nella Regione
   Piemonte
Qualora l’autorizzazione da convertire, rilasciata ai sensi della L. 398/76 o della L. 112/91, il cui titolare
attuale risieda nell’ambito della Regione Piemonte, sia stata originariamente rilasciata all’interno di altra
Regione, il Comune piemontese di residenza attuale provvede alla conversione,a seguito di comunicazione da
parte dell’interessato, se la Regione di provenienza abbia declinato la propria competenza ed abbia curato la
trasmissione al Comune piemontese di ultima residenza, di copia dell’ autorizzazione da convertire.
Nel caso in cui la Regione di provenienza non abbia invece declinato la propria competenza, non è dato ai
Comuni della Regione Piemonte di procedere .
5. Autorizzazioni già rilasciate nell’ambito della Regione Piemonte il cui titolare attuale sia
   residente fuori dal territorio regionale.
   Qualora l’autorizzazione da convertire, rilasciata ai sensi della l. 398/76 o della l. 112/91, il cui attuale
   titolare sia residente in altra Regione, sia stata originariamente rilasciata da Comune della Regione
   Piemonte, lo stesso Comune di rilascio provvede alla conversione, a seguito di comunicazione da parte
   dell’interessato, nel caso in cui la Regione di arrivo non abbia previsto la conversione all’interno del suo
   territorio. In proposito, per i connessi adempimenti, il Comune piemontese di rilascio trasmette copia della
   comunicazione dell’interessato e dell’autorizzazione da convertire al Comune, appartenente ad altra
   Regione, di attuale residenza del titolare e provvede alla conversione nel caso in cui lo stesso declini la
   propria competenza ai sensi della normativa della Regione di appartenenza.
   Nel caso in cui la Regione di arrivo non declini la propria competenza, non è dato ai Comuni della
   Regione Piemonte di procedere.



Sezione III - Disposizioni comuni alle conversioni
1. La conversione comporta l’annotazione sulla nuova autorizzazione delle merceologie, secondo i settori
   previsti dal d.lgs.114/98, nonché degli estremi dell’autorizzazione precedente e dell’autorizzazione
   originaria ai fini della conservazione delle priorità acquisite.
2. I Comuni inviano agli operatori comunicazione dell’ avvenuta conversione, invitandoli a ritirare, entro il
   termine di novanta giorni, il nuovo titolo con contestuale deposito dell’originale.
3. Se l’interessato non ottempera, il Comune reitera la comunicazione . Decorsi ulteriori sessanta giorni, il
   titolo decade.
4. Fino a quando le autorizzazioni rilasciate ai sensi della normativa previgente non siano convertite, esse
   assumono la validità territoriale prevista dal d.lgs.114/98 e richiamata al capo II sez.I ed al capo III sez. I
   del Titolo IV dei presenti criteri.
5. I Comuni che non hanno ancora convertito le autorizzazioni rilasciate ai sensi della L. 398/76, possono
   convertirle ai sensi del d.lgs. 114/98 senza operare la conversione intermedia nei titoli di cui alla L.
   112/91.




                                                       76
Capo II - DISPOSIZIONI VARIE
Sezione I - Domande di autorizzazione proposte dopo la data del 18 maggio 2000 e fino alla data di
           pubblicazione della presente deliberazione
1. Le istanze di autorizzazione per l’esercizio del commercio su area pubblica con posto fisso presentate ai
   sensi dell’art. 28 del d.lgs. 114/98 dopo la data del 18 maggio 2000 e fino alla data di pubblicazione della
   presente deliberazione, complete dei requisiti di esistenza già individuati dallo stesso art. 28 del d.lgs.
   114/98, si considerano proposte il primo giorno previsto per la presentazione delle nuove istanze, dal
   primo bando comunale di assegnazione.
2. I Comuni, in occasione del primo bando, consentono l’integrazione delle predette istanze secondo i
   requisiti richiesti dalla presente normativa e dallo stesso bando.
3. Le istanze di autorizzazione per l’esercizio del commercio su area pubblica in forma itinerante presentate
   dopo la data del 18 maggio e fino alla data di pubblicazione della presente deliberazione, conservano la
   priorità di esame conseguente alla data di presentazione. Per il rilascio si osservano le disposizioni previste
   dalla presente deliberazione per questa tipologia di autorizzazioni.



Sezione II - Vicende giuridico amministrative interregionali diverse dalle conversioni
1. Per tutte le vicende giuridico amministrative diverse dalle conversioni, relative ad autorizzazioni per
   l’esercizio dell’attivita’ in forma itinerante rilasciate originariamente da Comuni appartenenti ad altra
   Regione il Comune piemontese di attuale residenza del titolare provvede nel caso in cui la Regione di
   provenienza declini la propria competenza.
2. Nel caso in cui le stesse vicende attengano ad autorizzazioni già rilasciate nell’ambito della Regione
   Piemonte il cui attuale titolare sia residente fuori Regione, il Comune piemontese di rilascio originario
   procede in merito nel caso in cui la Regione di attuale residenza declini la propria competenza.
3. Nel casi in cui, con riferimento alle fattispecie di cui ai n. 1 e 2, la Regione di provenienza o di arrivo non
   declini la propria competenza, non è dato ai Comuni della Regione Piemonte di procedere.



Sezione III - Casi di applicazione ultrattiva della D.C.R. 508-14689 del 1 dicembre 1998
1. Fino all’espletamento dei procedimenti amministrativi concernenti il rilascio del nullaosta regionale per le
   autorizzazioni all’esercizio del commercio su area pubblica a posto fisso, di cui all’art. 1, c. 2 lett. b) della L.
   112/91, si applicano le disposizioni di cui alla D.C.R. 508-14689 del 1/12/1998;
2. Con riferimento alle autorizzazioni esistenti alla data di entrata in vigore dei presenti criteri, rilasciate ai
   sensi della L. 398/76 o della L. 112/91 e con riferimento altresì alle autorizzazioni che saranno rilasciate, a
   seguito di nullaosta regionale, ancora ai sensi della L. 112/91, si continuano ad applicare le disposizioni
   della D.C.R. 508-14689 del 1/12/1998, per tutto quanto attiene alle vicende giuridico amministrative ed
   alle competenze dei Comuni ad espletarne i relativi adempimenti, fino al momento della loro conversione.
3. In occasione degli adempimenti di cui al precedente n. 2, i Comuni avviano quanto prima le operazioni di
   conversione. Dell’ avvenuta conversione è data immediata comunicazione al titolare dell’autorizzazione.
Sezione IV - Modulistica
1. Per tutte le vicende giuridico amministrative concernenti le autorizzazioni non ancora convertite si utilizza
   la modulistica SI.RE.DI.
2. La nuova modulistica ex 114/98 è’ utilizzabile a partire dalla conversione delle autorizzazioni.




                                                          77
Sezione V - Mercatini dell’usato e dell’antiquariato minore
1. Fino al termine di centoventi giorni successivi alla data di pubblicazione della presente deliberazione si
   applicano, in riferimento alla partecipazione degli “hobbisti” ai mercatini dell’usato e dell’antiquariato
   minore, le disposizioni di cui al capitolo II p. 4 dell’allegato A alla D.C.R. n. 508-14689 del 1 dicembre
   1998 ( indirizzi provvisori ai comuni in materia di commercio su aree pubbliche in attuazione della legge
   112/1991 e L.R. 17 /1995 ). Decorso il termine predetto non è più consentito agli “hobbisti“ di
   esercitare attività di vendita su area pubblica senza la prescritta autorizzazione, annuale, stagionale o
   temporanea, per l’esercizio dell’attività commerciale.


Sezione VI - Clausola generale
1. Per tutto quanto non risulta espressamente previsto dalla presente deliberazione i Comuni possono
   adottare apposite disposizioni di integrazione ed attuazione.


Capo III - NORME ABROGATE.
Sono abrogate: la Deliberazione della Giunta regionale n. 42-29532 del 1 marzo 2000 “L.R. 28/99.
Indicazioni inerenti la fase di prima attuazione”, al Capitolo 4 “Orari” n.3 ed al Capitolo 5 “Commercio su
area pubblica”; la Deliberazione della Giunta regionale n. 53-269 del 19 giugno 2000 “commercio su area
pubblica. Autorizzazioni temporanee alla vendita”; la Deliberazione della Giunta regionale n. 51-1214 del 30
ottobre 2000 “commercio su area pubblica. Indicazioni relative alle autorizzazioni per il commercio in forma
itinerante già rilasciate all’entrata in vigore del d.lgs. 114/98. Conversioni”; per effetto del disposto dell’art.
25 c.3 della legge regionale 28/99, la Deliberazione del Consiglio regionale n. 508-14689 del 1° dicembre 1998
“indirizzi provvisori ai comuni in materia di commercio su aree pubbliche in attuazione della legge 112/91 e
della L.R. n. 17/95” per ogni effetto diverso da quelli indicati al Capo II sezioni III e V del presente titolo
VI.




                                                        78
Deliberazione del Consiglio Regionale 1 marzo 2000, n. 626 - 3799
Indirizzi regionali per la programmazione del commercio su area pubblica, in attuazione dell’articolo 28 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore commercio, a norma
dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59)

(omissis)

Tale deliberazione emendata, nel testo che segue, è posta ai voti per alzata di mano ed approvata con il
seguente esito: presenti e votanti n. 41 Consiglieri, voti favorevoli n. 26 e astenuti n. 15.

                                       IL CONSIGLIO REGIONALE

Vista la legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni
ed enti locali, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa);
visto il d.lgs. n. 114/1998, con il quale in Governo, in attuazione dell’articolo 4 della l. 59/1997, ha emanato
le disposizioni relative alla riforma della disciplina del settore del commercio;
considerato in particolare che, con l’articolo 28 del d.lgs. 114/1998, sono state conferite alle Regioni estese
competenze nella definizione della disciplina e nella programmazione del settore del commercio su area
pubblica;
vista la legge regionale 12 novembre 1999, n. 28 (Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in
Piemonte, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114);
vista la deliberazione della Giunta regionale n. 9 - 27006 del 6 aprile 1999, recante in allegato gli indirizzi
regionali per la programmazione del commercio su area pubblica;
preso atto che su tale atto deliberativo la Regione ha acquisito i pareri delle rappresentanze territoriali e sociali
di cui all’articolo 28, comma 14 d.lgs. 114/1998;
visto il parere espresso sulla deliberazione suindicata in data 9 dicembre 1999 dalla Conferenza permanente
Regione-Autonomie locali, di cui alla legge regionale 20 novembre 1998, n. 34 (Riordino delle funzioni e dei
compiti amministrativi della Regione e degli enti locali);
sentito il parere favorevole espresso all’unanimità dei votanti dalla Commissione VII nella seduta del 2
febbraio 2000;

                                                     delibera

di approvare gli indirizzi regionali per la programmazione del commercio su area pubblica, in attuazione
dell’articolo 28 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore
commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), così come individuati
nell’allegato A che costituisce parte integrante e sostanziale della presente deliberazione.




(omissis)




                                                         79
                                            ALLEGATO A
                                        INDIRIZZI REGIONALI
                                      PER LA PROGRAMMAZIONE
                                  DEL COMMERCIO SU AREA PUBBLICA

                                                      INDICE

Art. 1. Oggetto e finalità
Art. 2. Ambiti di intervento della programmazione
Art. 3. Mercati: definizioni
Art. 4. Forme alternative di commercio su area pubblica: definizioni
Art. 5. Individuazione delle aree del commercio su area pubblica
Art. 6. Programmazione regionale
Art. 7. Classificazione dei comuni
Art. 8. Dimensionamento del numero dei posti-banco
Art. 9. Compatibilità territoriale dello sviluppo del commercio su area pubblica
Art. 10. Igiene e sicurezza
Art. 11. Individuazione dei beni culturali e ambientali
Art. 12. Disposizioni ulteriori

Allegato 1.
Comuni polo e subpolo,
comuni intermedi, comuni minori



                                                          Art. 1.
                                                     Oggetto e finalità
1. Nel rispetto di quanto previsto dal titolo X del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della
disciplina relativa al settore commercio, a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59)
ed in attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 10 della legge regionale (Disciplina, sviluppo ed
incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114), di
seguito denominata legge regionale sul commercio, per il perseguimento degli obiettivi ivi individuati si
definiscono i criteri generali e gli indirizzi ai quali i comuni si devono attenere per l’individuazione delle aree
da destinare all’esercizio del commercio su area pubblica, nonché per il loro dimensionamento e la loro
composizione merceologica.
2. In relazione agli obiettivi generali e particolareggiati individuati negli indirizzi generali e nei criteri di
programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa di cui agli articoli 3 e
4 della legge regionale sul commercio, ed in relazione alla finalità prioritaria di incentivare il ruolo trainante dei
sistemi distributivi locali, nel rispetto delle esigenze del consumatore, i presenti indirizzi tendono:
a) all’incentivazione dello sviluppo del commercio su area pubblica nelle sue varie forme, al fine di
promuoverne il ruolo di completamento e integrazione del commercio in sede fissa nell’ambito delle zone di
insediamento commerciale urbano;
b) alla valorizzazione del ruolo del commercio su area pubblica quale effettiva integrazione rispetto alle forme
di commercio fisso a localizzazione extraurbana;
c) all’evoluzione delle forme organizzative e gestionali degli imprenditori commerciali su aree pubbliche;
d) alla valorizzazione del peso del settore del commercio su aree pubbliche nella distribuzione per favorire lo
sviluppo di detto settore quale canale distributivo di alcuni prodotti in concorrenza con il commercio in sede
fissa, in particolare per il servizio offerto ai consumatori e per i prezzi vantaggiosi dei prodotti venduti;
e) all’incremento della qualificazione professionale e dell’ammodernamento del ruolo che ne evidenzi la
specificità rispetto agli altri canali distributivi;
f) alla valorizzazione della produzione agricola locale e regionale;
g) al riconoscimento per i comuni della massima autonomia per organizzare il settore in funzione del servizio
che deve essere offerto ai consumatori, e allo sviluppo ed alla qualificazione urbana.

                                                         80
                                                        Art. 2.
                                  Ambiti di intervento della programmazione
1. La programmazione regionale, assumendo quale riferimento gli ambiti territoriali così come individuati
nella parte prima dell’allegato A alla deliberazione del Consiglio regionale 29 ottobre 1999, n. 563-13414
(Indirizzi generali e criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in
sede fissa, in attuazione del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114) con particolare riguardo ai sistemi distributivi
comunali, alle tipologie di comuni classificati secondo livelli gerarchici di importanza commerciale e socio-
economica e alle zone di insediamento commerciale urbano, articola gli interventi per il commercio su area
pubblica in riferimento:
a) alla localizzazione dei mercati, sia per effetto di nuova istituzione, che per effetto di rilocalizzazione di
mercati preesistenti, alla struttura dei mercati ed all’organizzazione degli spazi al loro interno;
b) al dimensionamento dei mercati in termini di numero di posti-banco;
c) alla frequenza e ai limiti temporali di svolgimento dell’attività;
d) alla composizione merceologica, con particolare attenzione alla possibilità di specializzazione della stessa;
e) alle esigenze di adeguate attrezzature di servizio;
f) alla salvaguardia delle aree aventi valore storico, artistico, archeologico e ambientale;
g) all’utilizzo di forme di commercio su area pubblica alternative rispetto ai mercati;
h) al rispetto delle norme di igiene e sicurezza.

                                                         Art. 3.
                                                 Mercati: definizioni
1. Fatte salve le enunciazioni di cui all’articolo 27, comma 1, lettere a), b), c), d), e) del decreto legislativo n.
114/1998, è da intendersi come mercato, agli effetti dell’applicazione dei presenti indirizzi, ogni
manifestazione di commercio su area pubblica, variamente denominata come mercato in senso stretto, fiera,
fiera-mercato, fiera locale, sagra, nella quale avviene la commercializzazione al consumo da parte di operatori
autorizzati al commercio su area pubblica, con l’eventuale partecipazione, a titolo complementare, di
agricoltori.
2. La varietà di denominazione e la differenziazione tipologica si fondano sulla cadenza di svolgimento, sulla
periodicità programmata o non prestabilita, sulla durata e sull’assoggettabilità o meno dei posteggi ricadenti
nelle aree pubbliche al regime della concessione decennale.
3. Sono mercati:
a) le manifestazioni, anche stagionali, che si svolgono su area pubblica o privata di cui il comune abbia la
disponibilità, destinate all’esercizio dell’attività di commercio per uno, o più giorni, o per tutti i giorni della
settimana o del mese, per l’offerta integrata e/o specializzata di merci al dettaglio;
b) le manifestazioni su area pubblica o privata di cui il comune abbia la disponibilità, aventi cadenza
ultramensile, nelle quali l’offerta può assumere natura integrata o specializzata, istituite a tempo indeterminato
con periodicità prefissata;
c) le manifestazioni di commercio su area pubblica o privata di cui il comune abbia la disponibilità, ad offerta
varia o specializzata, svolgentisi in occasione di festività locali o circostanze analoghe, non caratterizzate da
periodicità prestabilita, nonché le manifestazioni istituite in occasione di eventi eccezionali.
4. E’ da intendersi come fiera, oggetto di competenza legislativa regionale ai sensi dell’articolo 117, comma
primo della Costituzione e, come tale, non rientrante nella disciplina di cui alla presente normativa, il luogo ed
il momento di promozione dell’attività produttiva e di allevamento e del loro sviluppo, attraverso
l’esposizione dei risultati della produzione stessa, siano essi industriali, artigianali, ortofrutticoli, zootecnici, di
servizio, nel quale un’eventuale attività di vendita assume valenza del tutto residuale rispetto alla finalità
precipua di promozione.

                                                        Art. 4.
                                          Forme alternative di commercio
                                            su area pubblica: definizioni
1. In alternativa o a completamento delle forme mercatali di cui all’articolo 3 sono configurabili, qualora lo
richiedano esigenze di miglioramento del servizio al consumatore o altri motivi di interesse pubblico, apposite
aree, pubbliche o private, di cui il comune abbia la disponibilità, esterne alle sedi mercatali, da destinare
all’esercizio dell’attività, secondo le seguenti tipologie:

                                                          81
a) posteggi singoli, o gruppi di posteggi, da un minimo di due ad un massimo di sei, anche ad utilizzo
stagionale, articolati con cadenza varia, quotidiana o su alcuni giorni della settimana o del mese, per l’offerta al
consumo anche specializzata. Dette aree sono soggette a regime di concessione decennale e, in assenza di
specifiche richieste di autorizzazione per il loro utilizzo, possono essere assegnate giornalmente ai titolari di
autorizzazione ai sensi dell’articolo 28, comma 1, lettera b) del decreto legislativo n. 114/1998 e,
limitatamente ai giorni in cui non hanno posteggio assegnato, ai titolari di autorizzazione ai sensi dell’articolo
28, comma 1, lettera a) del decreto legislativo stesso; possono altresì essere assegnate agli agricoltori, qualora il
comune abbia ritenuto opportuno effettuare in merito apposita riserva di spazi;
b) zone di sosta prolungata, anche ad utilizzo stagionale, articolate con cadenza varia, quotidiana o su alcuni
giorni del mese, per l’offerta al consumo anche specializzata. La sosta consentita non può superare le cinque
ore giornaliere, eventualmente anche pomeridiane o alternate. Dette aree sono assegnabili giornalmente a
soggetti titolari di autorizzazione ai sensi dell’articolo 28, comma 1, lettera b) del decreto legislativo n.
114/1998 e, limitatamente ai giorni in cui non hanno posteggio assegnato, ai titolari di autorizzazione ai sensi
dell’articolo 28, comma 1, lettera a) del decreto legislativo stesso; possono altresì essere assegnate agli
agricoltori, qualora il comune abbia ritenuto opportuno effettuare in merito apposita riserva di spazi;
c) aree sulle quali è consentito il rilascio di autorizzazioni temporanee, secondo la nozione indicata all’articolo
11 della legge regionale sul commercio.
2. Gli spazi destinati al commercio su area pubblica nelle forme di cui al comma 1, lettere a) e b) non
necessitano di infrastrutture di servizio o aree attrezzate, fatto comunque salvo il rispetto delle norme di
igiene e sicurezza.

                                                       Art. 5.
                                    Individuazione delle aree del commercio
                                                 su area pubblica
1. I comuni, sentite le rappresentanze locali delle parti interessate, nel rispetto di quanto definito nei presenti
indirizzi di programmazione per il commercio su area pubblica, tenuto conto degli obiettivi di cui alla
deliberazione del Consiglio regionale n. 563-13414 del 29 ottobre 1999, assumono, con proprio atto
deliberativo, le scelte per l’ubicazione, il dimensionamento e la composizione merceologica dei mercati per lo
svolgimento del commercio su area pubblica, così come definiti all’articolo 3, nonché le iniziative in merito
all’individuazione delle aree alternative alle forme mercatali di esercizio dell’attività, così come definite
all’articolo 4.
2. Nell’atto deliberativo indicato al comma 1 vengono individuate, qualora il Comune ne ravvisi l’esigenza in
relazione ad un migliore servizio ai consumatori, le aree mercatali di cui all’articolo 3, comma 3, lettera a) e le
aree extramercatali di cui all’articolo 4, comma 1, lettere a) e b).
3. Le aree di cui all’articolo 3, comma 3, lettere b) e c) e quelle di cui all’articolo 4, comma 1, lettera c), pur
potendo, opportunamente, essere oggetto di apposito atto deliberativo di programma ai sensi del comma 1,
possono altresì essere individuate in via successiva, contestualmente all’adozione del provvedimento istitutivo
della relativa manifestazione.
4. L’atto deliberativo può costituire parte integrante dell’adeguamento degli strumenti urbanistici generali e
particolareggiati, così come previsto all’articolo 6, comma 5 del decreto legislativo n. 114/1998 e all’articolo 4
della legge regionale sul commercio; in tal caso l’adozione e l’approvazione deve avvenire secondo le
procedure previste dalla legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela ed uso del suolo), e successive
modifiche ed integrazioni, dalla legge regionale sul commercio e dalla deliberazione del Consiglio regionale n.
563-13414 del 29 ottobre 1999.
5. Con le forme indicate nei commi 1, 2, 3 e 4 i comuni procedono all’individuazione delle aree riservate agli
agricoltori.

                                                       Art. 6.
                                           Programmazione regionale
1. Gli indirizzi per il commercio su area pubblica realizzano le medesime finalità generali ed i medesimi
obiettivi enunciati dall’allegato A alla deliberazione del Consiglio regionale n. 563-13414 del 29 ottobre 1999,
attraverso le seguenti specifiche scelte:
a) favorire lo sviluppo di mercati integrati al commercio in sede fissa garantendone un’evoluzione ordinata;



                                                         82
b) favorire l’aumento dimensionale dei piccoli mercati per elevarne il livello di efficienza dell’offerta,
scoraggiando la crescita eccessiva dei grandi mercati, destinata a produrre sovraffollamento e frammentazione
nella compagine mercatale e conseguenti disfunzioni di offerta;
c) favorire la presenza sui mercati degli operatori che praticano tecniche di vendita potenzialmente
competitive (autobanchi, agricoltori) e promuovere una differenziazione delle dimensioni dei posteggi per
garantire la presenza di diversi tipi d’impresa;
d) organizzare la disposizione del mercato e dei servizi in modo da garantire al massimo l’igienicità, la
comodità ed il confronto concorrenziale anche interno al mercato;
e) favorire la diffusione del commercio su area pubblica nei comuni minori, particolarmente in quelli collinari,
prealpini e vallivi, promuovendo le iniziative degli operatori itineranti, organizzando mercati anche vespertini,
nonché l’integrazione del commercio su area pubblica nei progetti integrati di rivitalizzazione delle realtà
minori, di cui all’articolo 19 dell’allegato A alla deliberazione del Consiglio regionale n. 563-13414 del 29
ottobre 1999, anche in alternativa o ad integrazione dei centri polifunzionali;
f) promuovere il ricorso a forme alternative di commercio su area pubblica, nelle fattispecie di posteggi isolati,
gruppi di posteggi e aree di sosta prolungata, qualora sia necessario ovviare a disservizi derivanti da caduta o
incompletezza dell’offerta in zone residenziali, ovvero in zone turistiche non supportate da insediamenti
commerciali adeguati, nonché in ambiti ove, per particolari esigenze, sia necessario garantire un’offerta,
anche ad alta specializzazione, in occasione di eventi culturali, sportivi, religiosi e simili. Le opzioni attinenti
alle accennate modalità alternative di esercizio e commercio su area pubblica, comunque percorribili in ogni
realtà locale, sono particolarmente raccomandate nelle realtà urbane minori (comuni con meno di 3.000
abitanti o frazioni o parti omogenee di territorio commerciale con meno di 3.000 abitanti), nelle quali è
necessario promuovere ed incentivare interventi idonei a conseguire la rivitalizzazione del servizio
commerciale, in particolare per quanto concerne l’offerta di prima necessità;
g) valorizzare il ruolo della produzione agricola attraverso la previsione, per lo più in ambito mercatale, di
apposite aree da riservare agli agricoltori al fine di promuovere, attraverso il mercato, la commercializzazione
dei prodotti dell’agricoltura, con particolare riguardo al ruolo della produzione tipica locale e/o regionale.

                                                       Art. 7.
                                            Classificazione dei comuni
1. Nel rispetto di quanto stabilito dall’articolo 6 del decreto legislativo n. 114/1998, dall’articolo 3 della legge
regionale sul commercio e da quanto stabilito per il commercio in sede fissa nell’allegato A della deliberazione
del Consiglio regionale n. 563-13414 del 29 ottobre 1999, i comuni, in relazione alle caratteristiche e all’assetto
della rete distributiva, della dotazione dei servizi, delle condizioni socio-economiche e di consistenza
demografica, ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente provvedimento sono suddivisi secondo la
seguente classificazione:
a) comuni della rete primaria: sono i comuni, poli e sub-poli, nei quali si rilevano, contemporaneamente, una
notevole completezza merceologica dell’offerta e le potenzialità per completare la gamma delle tipologie di
strutture distributive in funzione dell’adeguamento dell’offerta alle preferenze dei consumatori;
b) comuni della rete secondaria: sono i comuni che, pur non avendo il rilievo strategico attribuito a quelli dalla
rete primaria, svolgono una funzione essenziale di diffusione del servizio commerciale più frequente, in
prossimità di insediamenti residenziali. Appartengono a questa rete anche alcuni comuni, più lontani dai
comuni polo o subpolo della rete primaria, che svolgono un’importante funzione di distribuzione dei servizi
meno frequenti sul territorio circostante e di supporto alle altre attività terziarie.
2. I comuni della rete primaria sono classificati come segue:
a) centro metropolitano
b) poli della rete primaria (v. allegato 1)
c) subpoli della rete primaria (v. allegato 1)
3. I comuni polo della rete primaria, compreso il centro metropolitano, sono, nella maggior parte dei casi,
centri attrattori di aree di programmazione commerciale, nei quali si è sviluppata una maggiore
concentrazione di servizi commerciali, paracommerciali, artigianali e pubblici. Su di essi si concentrano flussi
di gravitazione naturale che interessano vaste zone del territorio regionale.
4. I comuni sub-polo della rete primaria sono quelli che, pur rientrando nelle aree di gravitazione naturale dei
poli della rete primaria, sono in grado di erogare servizi commerciali competitivi con quelli del polo della rete
primaria, anche se per un numero limitato di funzioni.

                                                        83
5. I comuni della rete secondaria sono classificati come segue:
a) comuni turistici, non compresi tra quelli della rete primaria;
b) comuni intermedi: altri comuni con popolazione a partire da 3.000 abitanti non compresi negli elenchi
precedenti (v. allegato 1);
c) comuni minori, o deboli: altri comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti (v. allegato 1).
6. I comuni turistici, non compresi negli elenchi dei comuni della rete primaria, sono, oltre a quelli
riconosciuti dagli appositi elenchi regionali, anche quelli nei quali, sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio
regionale, è riconosciuta la presenza evidente di popolazione turistica, anche giornaliera; ai sensi, dell’articolo
12, comma 1 del decreto legislativo n. 114/1998, tali comuni possono limitare la vocazione turistica anche
solo ad una parte del loro territorio. Analogamente, i comuni non turistici, con provvedimento autonomo
adottato sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio regionale, riconoscono la vocazione turistica a parti del
loro territorio interessate da manifestazioni, permanenti o episodiche, almeno di importanza regionale, alle
quali siano associati flussi rilevanti di popolazione non residente, generati da turismo di divertimento,
religioso, d’arte, d’affari, e diversi dalle abituali gravitazioni commerciali.
7. I comuni intermedi sono quelli non turistici con dimensione demografica a partire da 3.000 abitanti e non
compresi tra i comuni della rete primaria. Si pongono in posizione gerarchica intermedia tra i comuni minori
(o deboli) e i comuni della rete primaria e offrono servizi non quotidiani ma di minor portata rispetto a quella
dei comuni in posizione gerarchica superiore.
8. I centri minori (o deboli), sono i comuni non turistici con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, sede di
un’offerta commerciale spesso non completa nella dotazione di base.

                                                        Art. 8.
                                 Dimensionamento del numero dei posti-banco
1. I comuni, per il raggiungimento degli obiettivi di cui alla presente normativa ed in particolare per realizzare
un adeguato servizio al consumatore, sentite le rappresentanze locali delle componenti interessate,
definiscono il numero dei posti-banco-settimana tenendo conto della dimensione della domanda (numero di
abitanti e caratteristiche socio-demografiche), con particolare riferimento alle caratteristiche delle tradizioni
locali, alla quantità di offerta complessiva di beni e servizi localizzata nell’ambito del comune e/o delle singole
zone di insediamento commerciale urbano, nonché ai requisiti indispensabili di buon funzionamento del
mercato, e alla dimensione, all’attrattività e periodicità dei mercati circostanti anche ubicati in altri comuni e/o
in altre zone di un insediamento commerciale.
2. Per il calcolo teorico dei posti-banco-settimana, è opportuno che i comuni tengano conto dei seguenti
criteri orientativi:
a) il numero totale di posti-banco-settimana è orientativamente di 1 posto-banco per ogni 80-100 abitanti;
b) la dimensione di ciascun mercato è opportuno che risulti compresa tra 60 e 180 banchi e che sia
determinata in funzione del potenziale della domanda, tenuto conto del dimensionamento e del ruolo del
comune secondo i criteri di classificazione di cui all’articolo 7;
c) il potenziale della domanda è determinato orientativamente dal numero dei residenti nel raggio di 1.500-
2.000 metri dal luogo di insediamento del mercato, sommando ad essi i gravitanti, nella misura del 20-25 per
cento della popolazione residente fuori del raggio.
3. Nel calcolo del numero dei posti-banco secondo i criteri indicati al comma 2 non sono compresi gli spazi
riservati agli agricoltori.

                                                       Art. 9.
                                     Compatibilità territoriale dello sviluppo
                                        del commercio su area pubblica
1. Al fine di conseguire gli obiettivi della programmazione, è opportuno che i comuni, nell’attuazione degli
interventi relativi al settore del commercio su area pubblica, tengano conto delle seguenti indicazioni:
a) CENTRO metropolitano e comuni polo:
1) localizzazione dei mercati. In detti comuni, poiché dotati di una rete distributiva tendenzialmente completa
e concentrata in addensamenti, sono preferibili le seguenti localizzazioni:
1.1) mercati di grande dimensione (120-180 banchi): all’interno o ai bordi degli addensamenti urbani
storicamente consolidati e forti, che l’allegato A alla deliberazione del Consiglio regionale n. 563-13414 del 29
ottobre 1999 definisce A.1. (addensamenti storici rilevanti), A.2. (addensamenti storici secondari), A.3.
(addensamenti commerciali urbani forti), nonché nelle immediate vicinanze e possibilmente a stretto contatto
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con il commercio fisso; qualora le condizioni della viabilità lo consentano, è preferibile pedonalizzare l’area
intorno al mercato almeno nel periodo di svolgimento del mercato; è opportuno evitare localizzazioni
periferiche, in specie se allontanano il flusso dei consumatori dalle principali concentrazioni del commercio
fisso;
1.2) mercati di medie dimensione (70-90 banchi): anche per questi è preferibile una localizzazione all’interno o
ai bordi degli addensamenti commerciali urbani storicamente consolidatati e forti (A.1., A.2., A.3.), puntando
alla specializzazione merceologica; non si ritiene adeguata alla struttura dell’offerta di questo tipo di comuni la
presenza di mercati di queste dimensioni nelle zone di recente sviluppo;
1.3) mercati di piccola dimensione (10-20 banchi): rappresentano, in genere, soluzioni sostitutive del
commercio fisso carente; la loro localizzazione naturale è nelle aree scarsamente servite. Possono trovare
opportuna collocazione nelle zone di insediamento commerciale denominate addensamenti commerciali
urbani minori;
2) dimensione e frequenza dei mercati. I comuni definiscono il monte totale di posti-banco e la dimensione di
ciascun mercato, tenendo conto delle tradizioni consolidate dalla disponibilità di spazi e del potenziale della
domanda. I criteri ai quali attenersi sono quelli definiti all’articolo 8. Per fornire un adeguato servizio ai
consumatori e incrementare la funzione del mercato nel processo di concorrenza tra le varie forme
distributive, al fine di ottimizzare la produttività del sistema, i comuni scelgono la frequenza e la periodicità
dei mercati attenendosi, fatte salve le tradizioni e le tendenze locali della domanda, le caratteristiche, la
frequenza e la periodicità degli altri mercati presenti nell’ambito delle circostanti zone di insediamento
commerciale e negli altri comuni confinanti, ai seguenti criteri orientativi:
2.1) ridurre la periodicità del mercato, in particolare se di piccola dimensione prevedendo contestualmente un
aumento del numero dei posti-banco;
2.2) estendere la periodicità del mercato eventualmente con una contestuale riduzione del numero dei posti-
banco, in particolare per i mercati sovradimensionati, potendo in tal modo ovviare ai problemi di viabilità e
sicurezza e assicurando al consumatore maggiore continuità di riferimento;
3) forma del mercato. La forma più efficiente di mercato è, in genere, quella a sviluppo lineare, costituita da
due file contrapposte: una composta di soli generi non alimentari, e l’altra, tenuto conto della generale
maggiore presenza dei generi non alimentari, con zone di generi alimentari ai due estremi ed una parte di non
alimentari nella zona centrale. Nei mercati a sviluppo lineare i settori trainanti del flusso dei consumatori sono
quello della frutta e verdura, da situare all’estremo meno favorito dall’accessibilità, e quello dei salumi e
formaggi, da situare all’altro estremo; così facendo il consumatore è guidato da un capo all’altro del mercato
ed ha modo di osservare l’intera offerta, traendone vantaggi di servizio e migliorando, grazie alla maggiore
quantità di acquisti, la produttività del mercato. Quando la forma lineare non è realizzabile, è opportuna
un’organizzazione dei banchi che le sia, per quanto possibile, somigliante, quale: file incrociate, con le
merceologie trainanti ai due estremi; più file contrapposte con alternanza delle merceologie (una alimentare e
di fronte a questa una extralimentare). I mercati di forma mista, costituiti da zone con file incrociate (piazze) e
zone con sviluppo lineare (strade), devono rispettare, per quanto possibile, le indicazioni precedenti,
collocando nelle zone estreme le merceologie trainanti, con quelle più forti nella zona meno favorita
dall’accessibilità;
4) composizione merceologica. I mercati devono essere completi di tutte le merceologie riferibili al livello di
servizio che vogliono offrire. Pertanto, i mercati grandi devono essere ricchi di articoli nel settore
extralimentare, evitando un ulteriore eccessivo sviluppo del settore dell’abbigliamento e maglieria, e forzando
la crescita della presenza di articoli alternativi; un mercato completo deve garantire una buona presenza di
banchi del settore alimentare, nei quattro comparti più tipici: frutta e verdura, formaggi e salumi, carni
consentite, altri alimentari. Per ottimizzare il mercato, sotto l’aspetto della sua offerta merceologica, i comuni
possono ripartire per merceologie i posti-banco di ciascun mercato. Il valore minimo orientativo al quale è
opportuno che i comuni si attengano, tenuto conto delle tradizioni, delle tendenze locali della domanda e
dell’offerta dei beni di consumo, è il seguente:
settore alimentare: posti-banco minimi 35 per cento del totale
settore extralimentare:
merceologie tessile e abbigliamento posti-banco minimi 35 per cento del totale
altre merceolologie extralimentari posti-banco minimi 30 per cento del totale
La distribuzione delle merceologie sul mercato può tendere all’accorpamento in zone attigue degli articoli
simili, al fine di favorire una maggiore informazione e confrontabilità per il consumatore ed il crescere delle
spinte alla specializzazione degli operatori. In sede di concessione del posteggio devono essere fissati vincoli
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alle merceologie da trattare in ciascuna posizione e tali vincoli devono essere ragionevolmente ampi. Per i
mercati di medie dimensione che rappresentano o forme di grande specializzazione o una soluzione di ripiego
per problemi di distribuzione commerciale in sede fissa non si può parlare di completezza merceologica; essi,
quindi, si configurano diversamente a seconda delle situazioni socio-economiche e della struttura della
distribuzione nell’area di influenza del mercato. I mercati di piccola dimensione devono tendere a riprodurre,
fondamentalmente, la composizione di un buon nucleo di vicinato: alimentari vari, frutta e verdura, carni;
extralimentari vari (mercerie, ferramenta). I criteri relativi alla composizione merceologica dei mercati non si
riferiscono agli agricoltori;
5) superficie dei posti-banco. La dimensione di ciascun posto-banco deve essere tanto più grande quanto più
è piccola la dimensione del mercato. Nei grandi mercati è consigliabile una varietà di dimensione che consenta
sia il grande, in genere gli autobanchi, sia il piccolo molto specializzato. Qualora dovessero insorgere esigenze
di completamento merceologico del mercato o di innesco di spinte concorrenziali, è opportuno tendere al
graduale ridimensionamento dei posteggi più grandi che non siano giustificati dal particolare ingombro delle
merceologie trattate. Una buona dimensione del posteggio per ambulanti che esercitano con tecnica
tradizionale può essere fissata intorno ai 25-27 metri quadrati, tranne che nei grandi mercati dove può essere
minore. La superficie da destinare a ciascun posto per gli autobanchi può essere fissata intorno a 30-35 metri
quadrati;
6) servizi sul mercato. I comuni devono prevedere le zone di posteggio degli automezzi degli operatori di
mercato e stabilire criteri per la realizzazione dei servizi igienici, dei parcheggi per i consumatori, dei punti di
riferimento a cui far capo in caso di reclami concernenti questioni di vigilanza sanitaria, di prezzo, di peso dei
prodotti, di tutela dell’ordine pubblico;
7) regolamentazione aree e soste per gli operatori. Gli operatori che esercitano al di fuori dei mercati
regolarmente istituiti sono considerati itineranti; le eventuali aree per la sosta sono genericamente indicate
precisando le condizioni di esercizio che devono tenere conto della libertà di svolgere le attività economiche,
delle esigenze di viabilità, del rispetto della pubblica quiete, della tutela dell’igiene pubblica. I venditori
stagionali di gelati, caldarroste e prodotti di analogo consumo, nonché coloro che operano nell’ambito di
parchi di divertimento, fiere e luoghi di traffico intenso devono sostare nel rispetto delle norme fissate da
ciascun comune ai sensi di quanto indicato agli articoli 4 e 5. E’ opportuno regolamentare le presenze dei
punti di sosta per la vendita di fiori nelle prossimità dei cimiteri in occasione della commemorazione dei
defunti;
b) comuni subpolo della rete primaria:
1) localizzazione dei mercati. Per i comuni subpolo della rete primaria è opportuna una sola localizzazione
centrale, anche se il mercato si ripete più volte alla settimana; solo in caso di comuni formati da più
addensamenti commerciali forti di analoga dimensione ed importanza, sono da favorirne le localizzazioni
plurime. Per quanto attiene alle zone di sosta degli itineranti è necessario valutare attentamente le possibilità
di organizzare e sviluppare questo servizio nelle zone di addensamento commerciale minori, nelle
localizzazioni urbane non addensate, nelle frazioni e nelle zone decentrate;
2) dimensione e frequenza dei mercati. I comuni definiscono il monte totale di posti-banco e la dimensione di
ciascun mercato, tenendo conto delle tradizioni consolidate dalla disponibilità di spazi e del potenziale della
domanda. I criteri sono quelli definiti all’articolo 8. Per quanto riguarda la frequenza e la periodicità dei
mercati vale quanto indicato per il centro metropolitano e per i poli della rete primaria;
3) forma del mercato. Vale quanto è stato detto per i comuni polo della rete primaria; probabilmente in molti
subpoli assumono una maggiore importanza sul mercato le merceologie atipiche, quali articoli per
l’agricoltura, ferramenta, ricambi, motocicli, e le forme di specializzazione dell’abbigliamento;
4) composizione merceologica. Il mercato, in questo tipo di comuni, assume una funzione di grande
importanza, in quanto costituisce l’integrazione, per le merceologie più importanti, del commercio fisso che
non può sviluppare un’offerta quotidiana adeguata. La composizione dei mercati assume specificità diverse
da caso a caso e deve, pertanto, essere studiata e perfezionata con attente valutazioni e con la partecipazione
dei consumatori e degli operatori: orientativamente i comuni si attengono ai criteri indicati per i comuni
appartenenti alla rete primaria;
5) superficie dei posti-banco, servizi sul mercato, regolamentazione aree di sosta per operatori al di fuori dei
mercati. Vale quanto è stato definito per i comuni appartenenti alla rete primaria;
c) rete secondaria - comuni intermedi:



                                                        86
1) localizzazione dei mercati. In detti comuni è opportuna una sola localizzazione centrale o ai suoi bordi.
Nel caso di comuni formati da più addensamenti commerciali di analoga dimensione ed importanza possono
essere riconosciute localizzazioni plurime;
2) dimensione e frequenza dei mercati. Valgono le stesse indicazioni fornite per i comuni della rete primaria;
la dimensione adeguata è compresa tra 60 e 120 banchi con frequenza settimanale;
3) forma del mercato, composizione merceologica, superficie dei posti-banco, servizi sul mercato,
regolamentazione aree sosta per operatori al di fuori del mercato. Valgono le indicazioni fornite per i comuni
subpolo della rete primaria;
d) rete secondaria - comuni turistici non compresi nella rete primaria:
1) e’ opportuno riservare una forte quota della domanda dei turisti al commercio su area pubblica; pertanto
possono essere organizzati anche mercati domenicali. I mercati devono essere organizzati favorendo le
merceologie extralimentari e le specializzazioni. Le dimensioni stagionali sono pianificate separatamente da
quelle del periodo di non sviluppo del turismo. Allo scopo di garantire un adeguato servizio ai consumatori
residenti può essere data priorità nell’assegnazione dei posti-banco agli operatori che garantiscono il servizio
in zona nei periodi di bassa stagione. La localizzazione del mercato può anche essere esterna agli
addensamenti e al centro abitato, poiché durante il periodo turistico le abitudini di acquisto e le interrelazioni
tra due comparti del commercio sono diverse da quelle poste a base delle indicazioni fornite per i periodi di
normalità. Per quanto non detto valgono le indicazioni fornite per gli altri comuni;
e) rete secondaria - comuni minori (O DEBOLI):
1) in tali comuni il commercio su area pubblica riveste un ruolo fondamentale al fine del servizio ai residenti:
pertanto esso è da sviluppare quale forma integrativa o anche sostitutiva del commercio in sede fissa. In tal
senso i comuni possono stabilire le zone di mercato, senza vincolo per il numero dei banchi, per
composizione merceologica e per dimensione dei posteggi. Possono essere fissati i criteri di gestione del
mercato suggeriti dalle esperienze specifiche di ciascun comune, già sede di mercato, o dei comuni della zona.
Il servizio può essere coperto dalle forme itineranti; pertanto è indispensabile che siano riservati spazi per
posteggi singoli o gruppi di posteggi, così come definiti all’articolo 5, comma 1, lettera a), ed individuate
apposite zone di sosta prolungata anche per un periodo di tempo limitato ad un numero di ore inferiore a
quello massimo indicato all’articolo 5, comma 1, lettera b).


                                                        Art. 10.
                                                 Igiene e sicurezza
1. Requisito imprescindibile per il riconoscimento della condizione di mercato e per la sua successiva
istituzione è l’adeguamento delle aree alle norme igienico-sanitarie e di sicurezza.
2. In particolare i comuni devono verificare almeno le seguenti condizioni:
a) igiene: verifica della presenza di tutte le infrastrutture e dei servizi necessari e della relativa conformità alle
vigenti norme, anche comunitarie, in materia; tutela della salute degli operatori mercatali sia con particolare
riferimento ai gas di scarico dei veicoli in circolazione, sia con riguardo alle condizioni di lavoro dei medesimi;
rispetto, soprattutto nelle ore del mattino, di soglie di inquinamento acustico compatibili con la residenza;
b) sicurezza: nei mercati coperti bisogna garantire il deflusso rapido verso luoghi sicuri; anche negli altri
mercati bisogna programmare la possibilità di uscita rapida che preservi dai rischi di panico in caso di
incidenti; attenta valutazione deve essere riservata anche ai rischi di incendio eventualmente generati dalla
presenza di allacciamenti aerei alla corrente elettrica, o da eventuali altri fattori non adeguatamente posti sotto
attenta osservazione;
c) mezzi di soccorso: il mercato non deve impedire la fluida circolazione verso le abitazioni, gli edifici
pubblici, le fabbriche e gli uffici delle autoambulanze, delle autobotti dei vigili del fuoco, e dei mezzi di pronto
intervento della sicurezza pubblica.
3. Al rispetto delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza è altresì subordinato l’utilizzo delle aree
extramercatali individuate all’articolo 5;
4. Il comune, con apposito atto di Consiglio, deve deliberare l’individuazione e la delimitazione degli spazi e
delle aree pubbliche sui quali è vietato l’esercizio del commercio itinerante.
5. Il divieto di cui al comma 4 è fondato su motivazioni di carattere igienico-sanitario, di viabilità, di polizia
stradale, di sicurezza o su gravi motivi di pubblico interesse, nonché sul rispetto delle limitazioni e dei divieti
posti a tutela delle aree aventi valore archeologico, storico, artistico ed ambientale. Non sono consentite
limitazioni il cui presupposto sia la tutela dell’interesse privato di altre forme di commercio esistenti.
                                                         87
                                                      Art. 11.
                                 Individuazione dei beni culturali e ambientali
1. L’attività commerciale su area pubblica si svolge nel rigoroso rispetto dei beni culturali e ambientali
individuati ai sensi dell’articolo 24 della l.r. 56/1977, della legge 29 giugno 1939, n. 1497 (Protezione delle
bellezze naturali) e della legge 1° giugno 1939, n. 1089 (Tutela delle cose d’interesse artistico).
2. I comuni, con le modalità indicate all’articolo 10, stabiliscono le norme per le limitazioni o il divieto
all’esercizio del commercio su area pubblica in prossimità dei beni culturali, ambientali e in parti più estese di
particolare pregio delle zone di addensamento commerciale urbano, che l’allegato A alla deliberazione del
Consiglio regionale n. 563-13414 del 29 ottobre 1999 definisce A.1. (addensamenti storici rilevanti), A.2.
(addensamenti storici secondari), A.3. (addensamenti commerciali urbani forti).

                                                        Art. 12.
                                                Disposizioni ulteriori
1. Fino all’adozione dei criteri di cui all’articolo 11 della legge regionale sul commercio, rimangono in vigore i
criteri relativi al commercio su area pubblica di cui alla delibera del Consiglio regionale 1 dicembre 1998, n.
508-14689 (Indirizzi provvisori ai Comuni in materia di commercio su aree pubbliche in attuazione della legge
112/1991 e legge regionale 17/1995) e, per quanto non previsto, alle disposizioni della legge regionale 13
febbraio 1995, n. 17 (Disciplina delle funzioni attribuite alle Regioni dalla legge 28 marzo 1991, n.112 in
materia di commercio su aree pubbliche. Modifica della legge regionale 7 settembre 1987, n. 47); pertanto non
è consentito ai comuni di dar corso all’istituzione dei mercati di cui all’articolo 3 ed all’utilizzo delle aree
previste all’articolo 4.
2. La Giunta regionale, così come previsto dall’articolo 11 della legge regionale sul commercio, con proprio
atto deliberativo stabilisce criteri per il rilascio delle autorizzazioni per il commercio su area pubblica, per
l’istituzione, la soppressione, lo spostamento ed il funzionamento dei mercati nonché per ogni altra vicenda
giuridico-amministrativa relativa all’esercizio dell’attività ed al funzionamento del comparto, secondo le
competenze conferite alla Regione dall’articolo 28, commi 12 e 13 del decreto legislativo n. 114/1998.




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Legge Regionale 12 novembre 1999, n. 28
Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del Decreto Legislativo 31
marzo 1998 n. 114.
- Testo coordinato come modificato: dalla Legge regionale n. 37 del 30.12.2003, dalla Legge regionale n. 27
del 18 ottobre 2004, dalla Legge regionale n. 4 del 28 febbraio 2005, dalla Legge regionale n. 14 del 21 aprile
2006, dalla Legge regionale n. 22 del 6 agosto 2009 e dalla Legge regionale n. 30 del 4 dicembre 2009




                                         Capo I. Disposizioni generali



                                                         Art. 1.
                                                       (Finalita')
1. La Regione Piemonte, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina
relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), con la
presente legge definisce le norme di indirizzo generale per l'insediamento delle attivita' commerciali e i criteri
di programmazione urbanistica, al fine della promozione della competitivita' del sistema commerciale
piemontese e della razionalizzazione della rete commerciale, anche in relazione all'obiettivo della tutela dei
consumatori, del contenimento dei prezzi e dell'efficienza della distribuzione, nel rispetto dell'articolo 41 della
Costituzione e dei principi di cui alla legge 10 ottobre 1990, n. 287 (Norme per la tutela della concorrenza e
del mercato).
2. La Regione assicura l'adozione delle misure piu' idonee al fine della trasparenza, snellimento e
semplificazione delle procedure amministrative. La Regione, nell'esercizio delle funzioni ad essa spettanti,
persegue i seguenti obiettivi:
a) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la liberta' di impresa e la libera circolazione delle merci;
b) la tutela del consumatore, con particolare riguardo all'informazione, alla possibilita' di approvvigionamento,
al servizio di prossimita', all'assortimento, alla sicurezza e alla qualita' dei prodotti;
c) l'efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva, nonche' l'evoluzione tecnologica
dell'offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi;
d) il pluralismo e l'equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita;
e) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, collinari e montane;
f) il recupero e la valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese con la previsione di forme di
incentivazione, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali.
3. La Regione, nel rispetto della legge 8 giugno 1990, n. 142 (Ordinamento delle autonomie locali) e
successive modifiche, garantisce altresi' la partecipazione degli enti locali ai processi decisionali, attraverso la
Conferenza permanente Regione-Autonomie locali istituita ai sensi della legge regionale 20 novembre 1998, n.
34 (Riordino delle funzioni e dei compiti amministrativi della Regione e degli Enti locali).


                                                        Art. 2.
                                             (Funzioni della Regione)
1. In particolare, nell'ambito delle funzioni conferite alla Regione, il Consiglio regionale definisce:
a) gli indirizzi generali per l'insediamento delle attivita' commerciali e i criteri di programmazione urbanistica
riferiti al settore commerciale, in attuazione dell'articolo 6, commi 1 e 2 del d.lgs. 114/1998;
b) i criteri in base ai quali i Comuni, per un periodo non superiore a due anni, possono sospendere o inibire
gli effetti della comunicazione all'apertura degli esercizi di vicinato per le aree di cui all'articolo 6, comma 3,
lettere a), b) e c) del d.lgs. 114/1998;
c) i criteri in base ai quali applicare i limiti massimi di superficie di vendita di cui all'articolo 4, comma 1,
lettere d) ed e) della presente legge, in base alle caratteristiche socio-economiche, anche in deroga al criterio
della consistenza demografica;
d) la disciplina delle vendite di liquidazione e di fine stagione, in attuazione dell'articolo 15, comma 6 del d.lgs.
114/1998;
                                                         89
e) i criteri relativi alle aree da destinare a commercio su area pubblica, in attuazione dell'articolo 28, comma 13
del d.lgs. 114/1998;
f) i criteri per l'individuazione dei Comuni a prevalente economia turistica, le citta' d'arte o le zone del
territorio dei medesimi, ai fini dell'applicazione delle deroghe agli orari degli esercizi commerciali, ai sensi
dell'articolo 12, comma 3 del d.lgs. 114/1998.
2. La Giunta regionale, per l'attuazione delle funzioni di competenza regionale, adotta:
a) le norme sul procedimento amministrativo concernente le domande relative alle grandi strutture di vendita,
in attuazione dell'articolo 9, comma 5 del d.lgs. 114/98;
b) le disposizioni relative alla formazione e alla qualificazione professionale, ai sensi dell'articolo 5, comma 7
del d.lgs. 114/1998, nonche' alle forme di agevolazione per gli operatori del settore, avuto riguardo anche
all'ubicazione degli insediamenti;
c) i criteri e le norme procedimentali relativi alle autorizzazioni e gli indirizzi in materia di orari del commercio
su area pubblica, ai sensi dell'articolo 28, comma 12 del d.lgs. 114/1998.



             Capo II. Indirizzi generali per l'insediamento commerciale e criteri urbanistici



                                                           Art. 3.
                        (Indirizzi generali per l'insediamento delle attivita' commerciali
                                      e criteri di programmazione urbanistica)
1. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, con atto deliberativo approva gli indirizzi
generali per l'insediamento delle attivita' commerciali ed i criteri di programmazione urbanistica riferiti al
settore del commercio, sulla base delle finalita' e degli obiettivi di cui all'articolo 1. La proposta e' deliberata
dalla Giunta previa acquisizione del parere obbligatorio delle rappresentanze degli enti locali e sentite le
organizzazioni regionali piu' rappresentative dei consumatori e delle imprese del commercio.
2. Gli indirizzi generali per l'insediamento delle attivita' commerciali contengono:
a) i riferimenti e le articolazioni degli obiettivi;
b) la classificazione degli esercizi commerciali in funzione della loro dimensione, delle diverse caratteristiche
di composizione dell'offerta (merceologica e di servizio), del livello dei prezzi praticabili, delle differenti
preferenze di localizzazione che concorre alla definizione delle tipologie di strutture distributive;
c) l'assetto territoriale della rete distributiva che, in funzione delle caratteristiche della struttura del commercio
in sede fissa e su area pubblica, delle caratteristiche morfologiche e socio-economiche e della densita'
abitativa, individua i sottosistemi riferiti al settore distributivo quali: le aree di programmazione commerciale
configurabili come unico bacino di utenza, formate da un comune attrattore, che ne determina l'importanza, e
dai Comuni che ad esso fanno riferimento (Allegato A); i Comuni classificati secondo l'importanza
commerciale e socio-economica (Allegato B); le zone di insediamento commerciale, addensamenti e
localizzazioni commerciali, ovvero gli ambiti territoriali, riconoscibili in ciascun Comune attraverso i quali si
sviluppa la dinamica concorrenziale, lo sviluppo e la trasformazione del sistema al fine di favorire una
organizzazione territoriale della rete distributiva idonea a garantire un adeguato servizio al consumatore e
l'equilibrato sviluppo tra le diverse tipologie distributive (Allegato C);
1=>d) la regolamentazione dello sviluppo della rete distributiva, attraverso le diverse combinazioni
dell'offerta compatibile con ciascuno dei sottosistemi, tenuto anche conto della vocazione territoriale e
commerciale dei luoghi, della loro fruizione da parte dei consumatori e della obbligatorietà della tutela storico-
ambientale; a tal fine il rilascio dell'autorizzazione per medie e grandi strutture di vendita è subordinato alla
corresponsione di un onere aggiuntivo specificamente destinato a contribuire alla rivitalizzazione e
riqualificazione delle zone di insediamento commerciale dei Comuni interessati da ciascun intervento; <=1
e) i principi, i criteri e le modalita' in base ai quali i Comuni, per preservare, sviluppare e potenziare la
funzione del sistema distributivo commerciale locale, in relazione al contributo che esso fornisce alle varie
forme di aggregazione sociale, per la valorizzazione delle zone di insediamento commerciale o altri aggregati
di offerta consolidata e per il recupero delle piccole e medie imprese, adottano, anche attraverso la
concertazione con soggetti privati, specifici Progetti denominati di Qualificazione Urbana;

                                                         90
f) i principi, i criteri e le modalita' in base ai quali i Comuni, per preservare, mantenere, ricostituire e
rivitalizzare il tessuto commerciale locale, con particolare riguardo alle zone collinari, montane, rurali e
marginali, adottano, anche attraverso la concertazione con soggetti privati, specifici Progetti Integrati di
Rivitalizzazione delle realta' minori.
3. I criteri di programmazione urbanistica, riferiti al settore commerciale, necessari anche per gli adeguamenti
urbanistici comunali, tengono conto ed identificano:
a) le modalita', i criteri ed i parametri per il riconoscimento degli addensamenti commerciali, quali porzioni del
territorio urbano o extraurbano, percepite come omogenee e unitarie, che raggruppano un insieme di attivita'
commerciali, paracommerciali ed assimilabili, ubicate l'una in prossimita' dell'altra in un ambito a scala
pedonale, nelle quali il consumatore trova un insieme organizzato ed integrato di offerta commerciale e di
servizi;
b) le modalita', i criteri ed i parametri per il riconoscimento delle localizzazioni commerciali, quali porzioni del
territorio, esistenti e potenziali di insediamento commerciale non addensato;
c) i criteri e le modalita' utili a definire la vocazione commerciale del territorio comunale, il dimensionamento
delle aree a destinazione d'uso al fine di garantire lo sviluppo e la trasformazione del settore commerciale nel
rispetto della concorrenza estesa alle forme distributive, alle zone di insediamento commerciale ed al settore
immobiliare;
d) i vincoli di natura urbanistica al fine della tutela dei centri storici e dei beni culturali ed ambientali nel
rispetto delle normative nazionali e regionali in vigore, comprendendo anche, fra tali beni, parti del tessuto
commerciale o esercizi singoli, pubblici esercizi e attivita' artigianali aventi valore storico ed artistico;
e) i vincoli di natura urbanistica relativi alla quantificazione del fabbisogno di parcheggi e di altre aree di sosta
degli insediamenti commerciali nel rispetto della Legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela ed uso del
suolo), come da ultimo modificata dalla presente legge;
f) le modalita' ed i criteri per la corretta regolamentazione delle aree di sosta relative agli insediamenti
commerciali;
g) il necessario regolamento tra l'autorizzazione commerciale e la concessione o autorizzazione edilizia;
h) le disposizioni sostitutive in caso di inerzia da parte dei Comuni.
4. Il Consiglio regionale, secondo le procedure stabilite al comma 1, puo' modificare il programma sulla base
delle successive esperienze applicative, delle modificazioni del contesto economico del mercato ed in
relazione ai mutamenti delle caratteristiche degli ambiti territoriali della Regione.
5. La conferenza dei servizi di cui all'articolo 9, comma 3 del d.lgs. 114/1998, e' indetta dalla direzione
regionale competente. Entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale
determina le disposizioni inerenti le procedure per il rilascio delle autorizzazioni previste dal medesimo
articolo. Le decisioni della conferenza dei servizi hanno natura vincolante per il rilascio delle relative
autorizzazioni. Con le stesse modalita' ed entro lo stesso termine, la Giunta regionale fornisce le indicazioni ai
Comuni sui procedimenti relativi alle comunicazioni ed autorizzazioni disciplinate rispettivamente dagli
articoli 7 e 8, commi 3 e 4, del d.lgs. 114/1998.
6. La Regione promuove attivita' di assistenza, di informazione e formazione a favore degli enti locali dirette
all'applicazione degli indirizzi e dei criteri urbanistici di cui ai commi 2 e 3.



                                                           Art. 4.
                                                  (Strumenti comunali)
1. I Comuni sono tenuti ad adeguare gli strumenti urbanistici generali ed attuativi ed i regolamenti di polizia
locale, nonche' ad adottare i criteri per il rilascio delle autorizzazioni di cui all'articolo 8, comma 3 del d.lgs. n.
114/1998, entro centottanta giorni dalla pubblicazione, sul Bollettino Ufficiale della Regione, degli indirizzi e
dei criteri di cui all'articolo 3 e nel rispetto dei principi e delle norme contenute nei suddetti indirizzi e criteri.
2. L'adeguamento degli strumenti urbanistici generali ed attuativi individua:
a) le aree da destinare agli insediamenti commerciali con particolare riguardo agli insediamenti di medie e
grandi strutture di vendita al dettaglio;
b) i limiti ai quali sono sottoposti gli insediamenti commerciali al fine della tutela dell'arredo urbano e dei beni
artistici, culturali ed ambientali;
c) i limiti ai quali sono sottoposte le imprese commerciali nei centri storici e nelle localita' di particolare
interesse artistico e naturale;
                                                          91
d) i vincoli di natura urbanistica con particolare riguardo alla disponibilita' di spazi pubblici ed alle quantita'
minime di spazi per parcheggi;
e) la correlazione tra gli atti autorizzatori commerciali e la concessione o autorizzazione edilizia.
3. Gli indirizzi ed i criteri di cui all'articolo 3 definiscono, altresi', le necessarie norme sostitutive che si
applicano in caso di inerzia o di adeguamenti difformi dai criteri regionali da parte dei Comuni e restano in
vigore fino all'emanazione delle norme comunali.


                                                        Art. 5.
                                     (Efficacia e validita' delle autorizzazioni)
1. L'apertura al pubblico conseguente al rilascio dell'autorizzazione per attivazione, ampliamento, variazione o
aggiunta di settore merceologico, o comunque per altra fattispecie prevista dagli indirizzi e dai criteri di cui
all'articolo 3 delle medie e grandi strutture di vendita, deve avvenire, pena la revoca del titolo, entro i termini
previsti dall'articolo 22, comma 4 del d.lgs. 114/1998, 2=>salvo proroga fino ad un massimo di ulteriori anni
otto per le grandi strutture di vendita ed anni tre per le medie strutture di vendita, per ritardi non imputabili al
soggetto autorizzato. <=2
3+>1 bis. Nel caso in cui l'autorizzazione sia revocata a norma dell'articolo 5, comma 1, l'istanza può essere
riproposta, nella sua formulazione originaria, qualora le opere necessarie a seguito delle prescrizioni indicate
nell'autorizzazione commerciale, nell'autorizzazione urbanistica regionale e negli atti comunali di permesso a
costruire, siano state, al momento della revoca, realizzate in tutto o nella misura dei due terzi del totale. In tal
caso il Comune competente, accertato l'avvenuto completamento delle opere o la loro realizzazione in misura
dei due terzi del totale, dichiara la decadenza della revoca, e l'autorizzazione e gli atti collegati riacquistano
piena efficacia. <+3
2. I termini di cui al comma 1 sono sospesi in pendenza di procedimento giudiziario fino alla notifica alle parti
della relativa sentenza passata in giudicato.
3. Qualora nei tempi stabiliti dai commi 1 e 2 la superficie di vendita sia realizzata in misura inferiore ai due
terzi di quella autorizzata, il Comune revoca l'autorizzazione per la parte non realizzata, a condizione che
siano comunque rispettate le norme della presente legge.
4. La revoca dell'autorizzazione per la parte non realizzata determina l'annullamento o la modifica
dell'autorizzazione regionale prevista dall'articolo 26 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dalla
presente legge.
5. Il titolare di un'autorizzazione commerciale il cui esercizio sia organizzato in piu' reparti, in relazione alla
gamma dei prodotti trattati o alle tecniche di servizio impiegate, puo' affidare tali reparti a terzi, in possesso
dei requisiti di cui all'articolo 5 del d.lgs. 114/1998, perche' li gestiscano in proprio, previa comunicazione al
Comune competente per territorio, per la durata contrattualmente convenuta.
6. Il divieto di esercitare, congiuntamente nello stesso locale, l'attivita' di vendita all'ingrosso e al dettaglio
previsto dall'articolo 26, comma 2 del d.lgs. 114/1998, non opera per la vendita di:
a) macchine, attrezzature e articoli tecnici per l'agricoltura, l'industria, il commercio e l'artigianato;
b) materiale elettrico;
c) colori e vernici, carte da parati;
d) ferramenta ed utensileria;
e) articoli per impianti idraulici, a gas ed igienici;
f) articoli da riscaldamento;
g) strumenti scientifici e di misura;
h) macchine per ufficio e relativi accessori;
i) auto-moto-cicli e relativi accessori e parti di ricambio;
l) combustibili;
m) materiale per edilizia;
n) legnami.




                                                        92
                                                          Art. 6.
                                               (Revoca delle autorizzazioni)
1. Le autorizzazioni per l'esercizio delle attivita' commerciali sono revocate qualora non siano rispettati:
a) gli indirizzi ed i criteri di cui all'articolo 3;
b) le norme della l.r. 56/1977, come da ultimo modificata dalla presente legge e degli strumenti urbanistici
generali ed attuativi comunali adeguati ai sensi dell'articolo 4;
c) le procedure relative alle autorizzazioni di cui all'articolo 3, comma 5.
2. L'autorizzazione commerciale per l'esercizio dell'attivita' e' altresi' revocata in pendenza dell'autorizzazione
preventiva regionale prevista ai commi sesto, settimo, ottavo, nono, decimo e undicesimo dell'articolo 26 della
l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dalla presente legge.
3. La revoca dell'autorizzazione commerciale comporta la chiusura dell'esercizio.
4. Il sindaco ordina la chiusura degli esercizi di vicinato nel caso in cui non siano rispettate eventuali
disposizioni particolari assunte dai Comuni in applicazione degli indirizzi e dei criteri di cui all'articolo 3.



                                Capo III. Disposizioni urbanistiche regionali



                                                          Art. 7.
                             (Modifiche alla legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56)
1. Per l'attuazione delle disposizioni contenute negli articoli 3 e 4 e, in particolare, per consentire ai Comuni
l'adeguamento degli strumenti urbanistici nei termini previsti, si provvede al riordino della l.r. 56/1977,
secondo le modifiche di cui ai commi seguenti.
2. Dopo il comma 6 dell'articolo 4 della l.r. 56/1977, come da ultimo sostituito dall'articolo 4 della legge
regionale 10 novembre 1994, n. 45 (Norme in materia di pianificazione del territorio: modifiche alla l.r. 5
dicembre 1977, n. 56 e successive modifiche ed integrazioni e alle ll.rr. 16 marzo 1989, n. 16 e 3 aprile 1989,
n. 20) , e' inserito il seguente:
"6 bis. Per quanto attiene il settore della distribuzione commerciale al dettaglio si applicano le norme previste
dagli indirizzi e criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in
attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore
commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59).".
3. Il numero 1) del secondo comma dell'articolo 12 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 15 della
legge regionale 6 dicembre 1984, n. 61, e' sostituito dal seguente:
"1) valuta le esigenze di sviluppo delle attivita' produttive, degli insediamenti residenziali dei servizi e delle
attrezzature, indicando la quota che puo' essere soddisfatta con il recupero del patrimonio insediativo
esistente ed individuando la quantita' di aree necessarie per la realizzazione dei nuovi insediamenti; valuta
altresi' le esigenze relative agli insediamenti del settore commerciale applicando gli indirizzi ed i criteri di cui
all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs.
114/1998;".
4. Dopo la lettera d) del numero 1) del primo comma dell'articolo 14 della l.r. 56/1977, come da ultimo
modificato dall'articolo 17 della l.r. 61/1984, e' inserita la seguente:
"d bis) i criteri per l'applicazione degli indirizzi e dei criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla
disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998, ove sono contenute le motivazioni
delle scelte operate nella definizione delle zone di insediamento commerciale;".
5. Il numero 4 del primo comma dell'articolo 14 della l.r. 56/1977, e' sostituito dal seguente:
"4) le Norme di Attuazione, contenenti le definizioni e le prescrizioni generali e particolari relative alle classi
di destinazione d'uso, ai tipi di intervento, ai modi di attuazione ed alla gestione del piano, ivi comprese quelle
relative agli insediamenti commerciali al dettaglio.".
6. Dopo il primo comma dell'articolo 14 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dall'articolo 17 della
l.r. 61/1984, e' inserito il seguente:
"I Comuni, utilizzando le tavole di cui al primo comma, numero 3) ed avvalendosi di quelle in scala idonea,
rappresentano altresi' le perimetrazioni con riferimento alle caratteristiche delle zone di insediamento

                                                        93
commerciale ai sensi dell'articolo 6 del d.lgs. 114/1998 e degli indirizzi e dei criteri di cui all'articolo 3 della
legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del decreto legislativo stesso.".
7. Al ventesimo comma dell'articolo 15 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dall'articolo 18 della l.r.
61/1984, e' aggiunto il seguente periodo:
"In caso di mancato adeguamento entro il termine di centottanta giorni, del Piano Regolatore Generale agli
indirizzi ed ai criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in
attuazione del d.lgs. 114/1998, entrano in vigore, fino all'emanazione delle norme comunali, le norme
sostitutive stabilite ai sensi dell'articolo 6, comma 6 del decreto legislativo stesso.".
8. La lettera f) del comma 4 dell'articolo 17 della l.r. 56/1977, come sostituito dall'articolo 1 della legge
regionale 29 luglio 1997, n. 41, e' sostituita dalla seguente:
"f) incrementano le superfici territoriali o gli indici di edificabilita' del Piano Regolatore Generale vigente,
relativi alle attivita' economiche produttive, direzionali, turistico-ricettive, commerciali, anche di adeguamento
della disciplina della rete distributiva agli indirizzi ed ai criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla
disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998, risultanti dagli atti del piano
medesimo, in misura superiore al 6 per cento nei Comuni con popolazione non eccedente i diecimila abitanti,
al 3 per cento nei Comuni con popolazione non eccedente i ventimila abitanti, al 2 per cento nei restanti
Comuni con popolazione superiore a ventimila abitanti. Tali incrementi devono essere realizzati su aree
contigue a quelle urbanizzate o a quelle di nuovo impianto previste dal Piano Regolatore Generale vigente.".
9. Dopo il comma 5 dell'articolo 17 della l.r. 56/1977, come sostituito dall'articolo 1 della l.r. 41/1997, e'
aggiunto il seguente:
"5 bis. La variante di adeguamento al Piano Regolatore Generale ai sensi del d.lgs. 114/1998 e' approvata
dalla Giunta regionale entro centoventi giorni dalla data del suo ricevimento esclusivamente nel caso in cui
contenga degli interventi attuabili a seguito di avvio delle procedure previste dagli articoli 8 e 9 del decreto
medesimo.".
10. La lettera b) del numero 1) del primo comma dell'articolo 21 della l.r. 56/1977, come modificata
dall'articolo 24 della l.r. 61/1984, e' sostituita dalla seguente:
"b) 5 mq per abitante di aree per attrezzature di interesse comune (religiose, culturali, sociali, assistenziali,
sanitarie, amministrative, per mercati su aree pubbliche e centri commerciali pubblici);".
11. Il numero 3) del primo comma dell'articolo 21 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 24 della l.r.
61/1984, e' sostituito dal seguente:
"3) Aree per attrezzature al servizio degli insediamenti direzionali e commerciali al dettaglio non soggetti alle
prescrizioni di cui al secondo comma: nei casi di intervento all'interno dei centri storici, individuati
conformemente a quanto disposto dall'articolo 24, primo comma, numero 1) e di ristrutturazione urbanistica
e di completamento di cui all'articolo 13, terzo comma, lettere e) ed f), la dotazione minima e' stabilita nella
misura dell'80 per cento della superficie lorda di pavimento. Nei casi di intervento di nuovo impianto, di cui
all'articolo 13, terzo comma, lettera g), la dotazione minima e' stabilita nella misura del 100 per cento della
superficie lorda di pavimento. La dotazione minima di aree destinate a parcheggio pubblico e' stabilita in
misura non inferiore al 50 per cento delle menzionate dotazioni.".
12. Il secondo comma dell'articolo 21 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dall'articolo 4 della legge
regionale 27 dicembre 1991, n. 70, e' sostituito dal seguente:
"Per le attivita' commerciali al dettaglio di cui all'articolo 4 del d.lgs. 114/1998, con superficie di vendita
superiore a mq 400 devono anche essere osservati gli standard relativi al fabbisogno di parcheggi pubblici
stabiliti dagli indirizzi e dai criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in
Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998, applicando il maggiore tra quelli previsti al numero 3) del primo
comma e quelli previsti nel presente comma; nel caso di interventi nei centri storici, individuati
conformemente a quanto disposto dall'articolo 24, primo comma, numero 1), la dotazione di parcheggi
pubblici e' stabilita nella misura dell'80 per cento degli standard previsti dai citati indirizzi e criteri, fatte salve
ulteriori prescrizioni aggiuntive stabilite dai criteri stessi. I Comuni possono richiedere altre dotazioni di
standard o di altre aree per attrezzature al servizio degli insediamenti non disciplinate dal presente comma e
che sono da intendersi aggiuntive a quelle previste dallo stesso.".
13. La lettera f) del primo comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, e' sostituita dalla seguente:
"f) le aree e gli edifici da riservare alle attivita' commerciali al dettaglio, con riferimento a quanto previsto dal
d.lgs. 114/1998 e nel rispetto delle norme previste dagli indirizzi e dai criteri di cui all'articolo 3 della legge
regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998, nonche' gli impianti di
commercializzazione all'ingrosso.".
                                                          94
14. Il sesto comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, e'
sostituito dal seguente:
"Il rilascio delle concessioni ed autorizzazioni edilizie relative all'insediamento delle attivita' commerciali al
dettaglio con superficie di vendita fino a mq 1.500 nei Comuni con popolazione fino a diecimila abitanti e a
mq 2.500 negli altri Comuni e' contestuale al rilascio dell'autorizzazione commerciale ai sensi del d.lgs.
114/1998, purche' la superficie lorda di pavimento non sia superiore a mq 4.000. Negli altri casi il rilascio
delle concessioni ed autorizzazioni edilizie e' subordinato alle norme e prescrizioni di cui ai commi seguenti.".
15. Il settimo comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, e'
sostituito dal seguente:
"Nel caso di insediamenti di attivita' commerciali al dettaglio con superficie lorda di pavimento compresa tra
mq 4.000 e mq 8.000, il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia e' subordinato alla stipula di una
convenzione o atto di impegno unilaterale, ai sensi dell'articolo 49, quinto comma, ed a preventiva
autorizzazione regionale. Tale autorizzazione e' rilasciata in conformita' agli indirizzi ed ai criteri di cui
all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio in Piemonte in attuazione del d.lgs.
114/1998.".
16. L'ottavo comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, e'
sostituito dal seguente:
"Nel caso di insediamenti di attivita' commerciali al dettaglio con superficie lorda di pavimento superiore a
mq 8.000, il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia e' subordinato a preventiva approvazione di
uno strumento urbanistico esecutivo ed a preventiva autorizzazione regionale. Tale autorizzazione e' rilasciata
in conformita' agli indirizzi ed ai criteri di cui all'articolo 3 della legge regionale sulla disciplina del commercio
in Piemonte in attuazione del d.lgs. 114/1998.".
17. Il nono comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, e'
sostituito dal seguente:
"Nei casi previsti dai commi sesto, settimo e ottavo, nella concessione o autorizzazione edilizia, nella
convenzione o atto di impegno unilaterale che disciplinano l'intervento, sono precisate:
a) la superficie utile lorda e la superficie lorda di pavimento dell'insediamento commerciale;
b) la superficie di vendita ripartita per tipologia di strutture distributive limitatamente alle medie e grandi
strutture di vendita;
c) le superfici a magazzino e deposito;
d) le superfici destinate alle attivita' accessorie;
e) le superfici destinate ad altre attivita', ad esempio artigianali, di servizio;
f) le superfici destinate ai servizi pubblici (parcheggi e verde pubblici) a norma dell'articolo 21;
g) le superfici destinate a soddisfare il fabbisogno di parcheggi previsti dai citati indirizzi e criteri;
h) i parcheggi privati ai sensi della legge 24 marzo 1989, n. 122 (Disposizioni in materia di parcheggi,
programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate, nonche' modificazioni di alcune norme del
testo unico sulla disciplina della circolazione stradale), le superfici destinate a carico e scarico merci, nonche'
ogni altro ulteriore elemento previsto dai citati indirizzi e criteri.".
18. Dopo il nono comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come da ultimo modificato dall'articolo 5 della l.r.
70/1991, e' inserito il seguente:
"Nei casi di superficie lorda di pavimento superiore a mq. 4.000, nella convenzione devono essere
adeguatamente dettagliate le soluzioni che risolvono i problemi di impatto con la viabilita' e deve essere
definita l'attribuzione dei relativi costi di realizzazione".
19. Il decimo comma dell'articolo 26 della l.r. 56/1977, come modificato dall'articolo 5 della l.r. 70/1991, e'
sostituito dal seguente:
"L'ampliamento della superficie lorda di pavimento originaria o la modifica delle destinazioni d'uso, tipizzate
al nono comma, comporta l'acquisizione dell'autorizzazione regionale, la revisione della convenzione o
dell'atto di impegno unilaterale e dello strumento urbanistico esecutivo solo quando le variazioni superino il
10 per cento della superficie utile lorda di pavimento originaria, salvo che, per via di successivi ampliamenti, si
superino i limiti di cui ai commi settimo e ottavo".




                                                         95
                                           Capo IV. Orari di vendita

                                                        Art. 8.
                                      (Principi in tema di orari di vendita)
1. In applicazione del disposto dell'articolo 11 del d.lgs. 114/98 gli orari di apertura e chiusura al pubblico
degli esercizi di vendita al dettaglio sono rimessi alla libera determinazione degli esercenti nel rispetto delle
disposizioni di cui al suindicato articolo e dei criteri emanati dai Comuni in applicazione dell'articolo 36 della
legge n. 142/1990.
2. I Comuni conformano la predisposizione dei criteri in materia di orari di apertura e di chiusura degli
esercizi di vendita ai seguenti principi:
a) armonizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali agli orari dei servizi pubblici e degli uffici
locali, in relazione alle esigenze complessive degli utenti, in attuazione della legge regionale 6 aprile 1995, n. 52
(Norme per la formulazione e l'adozione dei piani comunali di coordinamento degli orari PCO ai sensi
dell'articolo 36, comma 3, della legge n. 142/90) e dell'articolo 36, comma 3, della l. 142/90;
b) promozione di un costante processo di confronto fra le parti sociali interessate ed i soggetti pubblici per
avviare sperimentazioni di nuove soluzioni di servizio alla collettivita';
c) coordinamento degli orari degli esercizi di vendita, con particolare riguardo alle caratteristiche delle zone,
cosi' come individuate dagli indirizzi e dai criteri di cui all'articolo 3, attraverso l'articolazione della mezza
giornata di chiusura infrasettimanale, qualora prevista, e delle deroghe all'obbligo della chiusura festiva e
domenicale secondo aree omogenee dello stesso Comune, e, qualora necessario, anche a livello
sovracomunale, previa intesa con i Comuni interessati;
d) ottimizzazione del servizio al consumatore attraverso:
1) l'individuazione dei giorni domenicali e festivi nei quali consentire la deroga di cui alla lettera c) in modo
tale da garantire per ogni area omogenea l'apertura degli esercizi per ulteriori otto domeniche o festivita' oltre
a quelle comunque previste per il mese di dicembre;
2) la definizione degli ambiti territoriali entro i quali e' consentito l'esercizio dell'attivita' di vendita ad un
limitato numero di esercizi di vicinato in orario notturno;
3) la definizione del regime di orari da applicarsi alle attivita' miste di uno stesso esercizio commerciale, con
particolare riguardo ai centri polifunzionali e ai centri commerciali, secondo criteri che, oltre al settore
merceologico o all'attivita' prevalente, tengano conto delle esigenze complessive dell'utenza;
4) l'uniformita' del regime degli orari delle attivita' artigiane, agricole ed industriali esercenti la vendita al
dettaglio a quello dei negozi;
5) la definizione delle modalita' in base alle quali gli esercizi del settore alimentare devono garantire l'apertura
al pubblico in caso di piu' di due festivita' consecutive.
4+>2 bis. Chiunque violi le disposizioni in ordine all'obbligo della chiusura festiva e domenicale, fatte salve le
deroghe previste nei commi precedenti, è punito con una sanzione amministrativa del pagamento di una
somma commisurata alla superficie di vendita dell'esercizio commerciale. La Giunta regionale, entro 60 giorni
dall'entrata in vigore del presente provvedimento, adotta i criteri di graduazione proporzionale, tra i limiti di
500,00 e 20.000,00 euro. Fino all'entrata in vigore della presente norma e delle relative norme attuative,
restano in vigore le norme previste dall'articolo 22 del d.lgs. 114/1998. <+4
5+>2 ter. In caso di recidiva, ovvero quando sia stata commessa la stessa violazione per due volte in un anno
solare, anche se si è proceduto al pagamento della sanzione mediante oblazione, il Sindaco dispone la
sospensione dell'attività di vendita per un periodo non superiore a venti giorni. <+5
6+>2 quater. Per ogni altra violazione alle disposizioni della presente legge in materia di orari si applica la
sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 500 a 3.000 euro. <+6
7+>2 quinquies. La misura delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui al presente articolo è aggiornata
ogni tre anni in misura pari all'intera variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le
famiglie di operai e impiegati (media nazionale) verificatasi nei tre anni precedenti. In base a tali criteri sono
fissati, entro il 28 febbraio dell'anno successivo al triennio, i nuovi valori delle sanzioni amministrative
pecuniarie che si applicano con decorrenza dal 1° aprile dell'anno successivo. <+7
8+>2 sexies. Il comune è competente a ricevere il rapporto di cui all'articolo 17 della legge 24 novembre
1981, n. 689/1981 (Modifiche al sistema penale), ad accertare le violazioni ed applicare le sanzioni
amministrative ai sensi dell' articolo 18 della medesima legge e ad introitarne i proventi. <+8
9+>2 septies. Il procedimento per l'applicazione delle sanzioni è regolato dalla legge regionale 28 novembre
1989, n. 72 (Disciplina dell'applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale). <+9
                                                         96
                                                        Art. 9.
                                         (Localita' ad economia turistica)
1. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, sentite le rappresentanze degli enti locali, attraverso la
Conferenza permanente Regione-Autonomie Locali istituita ai sensi della l.r. 34/1998, e le rappresentanze
delle organizzazioni regionali piu' rappresentative dei consumatori, delle imprese del commercio e turismo e
dei lavoratori dipendenti, approva i criteri per l'individuazione delle localita' ad economia turistica, al fine
particolare delle deroghe di cui all'articolo 12, comma 1, del d.lgs. 114/1998, con riferimento alle seguenti
tipologie di Comuni:
a) Comuni o parti di Comuni a prevalente economia turistica o, comunque, ad elevato indice di
specializzazione turistica;
b) citta' d'arte o parti di Comuni aventi tale connotazione;
c) Comuni montani o zone montane di Comuni;
d) altri Comuni o singole zone di Comuni caratterizzati dalla presenza di attrattive termali, naturalistico-
ambientali, storico-culturali, sportive, artigianali, enogastronomiche, religiose, in cui il movimento turistico,
anche solo giornaliero, costituisce un elemento di significativo apporto all'animazione o all'economia della
localita';
e) Comuni, o parti di essi, interessati da un rilevante afflusso di turisti in occasione di manifestazioni
permanenti o episodiche, connotate da capacita' di attrazione extracomunale.
2. Ciascuna provincia sulla base delle istanze presentate dai Comuni del proprio territorio interessati,
provvede, in applicazione dei criteri regionali di cui al comma 1 e sentite le Organizzazioni provinciali piu'
rappresentative dei consumatori, delle imprese del commercio e del turismo, nonche' dei lavoratori
dipendenti, all'individuazione della connotazione permanente o periodica o episodica, di localita' turistica
dell'intero territorio comunale o di parti specifiche dello stesso, sulla base delle esigenze e delle peculiari
caratteristiche territoriali ed economiche locali.
3. Ciascuna provincia provvede altresi', sentite le Organizzazioni provinciali maggiormente rappresentative di
cui al comma 2, all'individuazione, per ciascun comune interessato, dei periodi in cui e' riconosciuta la
presenza rilevante di popolazione turistica, anche giornaliera, ai fini delle deroghe previste dall'articolo 12,
comma 1, del d. lgs 114/1998.
4. Le deliberazioni relative alle deroghe previste dal presente articolo devono essere inviate entro 15 giorni
dalla loro adozione all'osservatorio regionale di cui al capo IX.
5. I criteri di cui al presente articolo possono essere sottoposti ad aggiornamento sulla base di mutamenti del
contesto economico del mercato, in relazione alle caratteristiche degli ambiti territoriali della Regione.

10 >



                                                  Art. 9 bis.
        (Attività di supporto istituzionale, verifica, controllo ed esercizio del potere sostitutivo)

1. La Regione, attraverso il responsabile della struttura competente in materia di commercio, supporta gli enti
locali nell'applicazione delle disposizioni della legge, e ne coordina, se necessario, l'azione.
2. La Regione, attraverso il responsabile del procedimento presso la struttura competente in materia di
commercio, verifica la corretta applicazione delle disposizioni di cui agli articoli precedenti, con particolare
riferimento all'azione degli enti locali in ordine all'attività di programmazione, amministrativa e di vigilanza.
3. In caso di violazioni o inadempimenti degli enti locali, la Giunta regionale esercita il potere sostitutivo di
cui all'articolo 14 della legge regionale 20 novembre 1998, n. 34 (Riordino delle funzioni e dei compiti
amministrativi della Regione e degli enti locali).
4. Se la violazione o l'inadempimento persistono, la Giunta regionale dà mandato alla struttura competente in
materia di commercio di provvedere in sostituzione dell'ente inadempiente e di adottare tutti gli atti di
competenza di questo. Nell'esercizio del potere sostitutivo la Giunta regionale può deliberare l'esclusione fino
a due anni dall'applicazione delle particolari deroghe di cui all'articolo 12, comma 1, del d.lgs. 114/1998 per le
località ad economia turistica, come individuate in applicazione dell'articolo 9. < 10



                                                       97
                                    Capo V. Commercio su area pubblica



                                                       Art. 10.
                                         (Commercio su area pubblica)
1. Il Consiglio regionale, con le procedure di cui all'articolo 3, comma 1, definisce i criteri generali per
l'individuazione delle aree da destinare all'esercizio del commercio su aree pubbliche, con riferimento alle
tipologie di manifestazioni e forme ed in relazione alla localizzazione, dimensionamento e composizione
merceologica.
2. I criteri perseguono i seguenti obiettivi:
a) ottimizzare il servizio, con particolare riguardo all'ubicazione ed alla tipologia dell'offerta;
b) realizzare un adeguato equilibrio con le altre forme di distribuzione, tenuto conto delle presenze dei
consumatori e attraverso la valorizzazione del ruolo di completamento e di alternativa rispetto al commercio
fisso;
c) definire un disegno territoriale del commercio su area pubblica in correlazione con le peculiarita' territoriali,
secondo le tipologie individuate dall'articolo 6, comma 3 del d.lgs. 114/1998;
d) incentivare il commercio su area pubblica nelle sue varie forme, anche itineranti, per potenziare l'offerta
commerciale in ambito urbano e per valorizzare il suo ruolo dal punto di vista della concorrenza anche nei
confronti delle forme di commercio fisso a localizzazione extraurbana;
e) sostenere l'adeguamento delle aree alle norme di igiene, sanita' e sicurezza;
f) valorizzare il ruolo della produzione agricola locale e regionale.
3. Il Consiglio regionale, secondo le procedure stabilite al comma 1, puo' modificare i criteri sulla base delle
successive esperienze applicative, delle modificazioni del contesto economico del mercato ed in relazione ai
mutamenti delle caratteristiche degli ambiti territoriali della Regione.


                                                          Art. 11.
                            (Ulteriori disposizioni sul commercio su area pubblica)
1. La Giunta regionale, sentite le rappresentanze degli enti locali, le organizzazioni regionali piu'
rappresentative dei consumatori e delle imprese del commercio e dei produttori agricoli, adotta i criteri per il
rilascio delle autorizzazioni per il commercio su area pubblica, nonche' per l'istituzione, soppressione,
spostamento, funzionamento dei mercati e delle varie forme di commercio su area pubblica, ai sensi
dell'articolo 28, commi 12 e 13 del d.lgs. 114/1998.
2. Allo stesso modo la Giunta regionale determina:
11=>a) le indicazioni relative alle modalità di esercizio del commercio su area pubblica, alle procedure per il
rilascio e alle altre vicende giuridico amministrative delle autorizzazioni, compresa la verifica della regolarità
della posizione dell'impresa ai fini amministrativi, previdenziali, fiscali ed assistenziali previsti dalle
disposizioni vigenti per le vicende giuridico amministrative successive al rilascio delle autorizzazioni, ed i
criteri per l'assegnazione dei posteggi; <=11
b) le modalita' di partecipazione dei produttori agricoli al commercio su area pubblica;
c) le disposizioni relative alla valenza delle autorizzazioni gia' rilasciate ai sensi della legge 28 marzo 1991, n.
112 (Commercio su aree pubbliche), sia ex novo che per effetto di conversione;
d) gli indirizzi in materia di orari delle attivita' di commercio su area pubblica con particolare riguardo:
1) al rispetto dei principi dell'articolo 8 della presente legge;
2) alle diverse modalita' di esercizio dell'attivita';
3) all'assetto della rete distributiva locale in sede fissa;
4) alla possibilita' di stabilire fasce diversificate di orari fra commercio su area pubblica e commercio in sede
fissa in relazione alle esigenze dei consumatori;
5) alle limitazioni per motivi di interesse e di sicurezza pubblica.
3. Gli indirizzi possono essere sottoposti ad aggiornamento per ragioni di ottimizzazione del funzionamento
del commercio su area pubblica.
4. I Comuni possono rilasciare autorizzazioni stagionali per il commercio su area pubblica con le stesse
modalita' previste per le autorizzazioni non stagionali, nonche' concedere autorizzazioni temporanee alla
vendita su area pubblica in occasione di fiere, feste, mercati o altre riunioni straordinarie di persone. Le
                                                        98
autorizzazioni sono valide soltanto per i giorni delle predette riunioni e sono rilasciate esclusivamente a chi e'
in possesso dei requisiti professionali e soggettivi previsti dalla legge.




                                        Capo VI. Vendite straordinarie



                                                      Art. 12.
                                   (Esercizio delle funzioni amministrative)
1. La Regione trasferisce ai Comuni le funzioni amministrative previste dall'articolo 15 del d.lgs. 114/1998,
relative alla fissazione delle modalita' di svolgimento, della pubblicita', dei periodi e della durata delle vendite
di liquidazione e di fine stagione 12+>nonchè delle vendite promozionali<+12, secondo i principi e le
disposizione degli articoli 13, 14 e 15.




                                                          Art. 13.
                                               (Vendite di liquidazione)
1. La vendita di liquidazione e' soggetta a previa comunicazione al Comune ove ha sede il punto di vendita e
puo' essere effettuata decorsi trenta giorni dal ricevimento della stessa.
2. Nella comunicazione il soggetto interessato dichiara:
a) l'ubicazione dell'esercizio nel quale viene effettuata la vendita;
b) le date di inizio e quella di cessazione della vendita;
c) le motivazioni della liquidazione;
d) le merci poste in vendita, distinte per voci merceologiche, con indicazione della qualita' e quantita', dei
prezzi praticati prima della vendita straordinaria e dei prezzi che saranno praticati nella stessa;
e) i testi delle asserzioni pubblicitarie ai fini della corretta informazione al consumatore.
3. Le comunicazioni relative alle liquidazioni per cessazione di attivita', cessione di azienda, trasferimento di
sede dell'esercizio e trasformazione dei locali devono altresi' contenere l'indicazione degli estremi delle
comunicazioni o autorizzazioni, concessioni o licenze, di presupposto o, nel caso di cessione, dell'atto di
cessione.
4. Le operazioni di rinnovo di minore entita', non supportate da atti amministrativi di presupposto,
necessitano dei preventivi di spesa allegati alla comunicazione. Il Comune valuta l'opportunita' di consentire la
liquidazione.
5. I Comuni stabiliscono la durata della vendita di liquidazione, comunque per un periodo massimo di tre
mesi, sulla base delle motivazioni contenute nella comunicazione.
6. A decorrere dall'inizio delle vendite di cui al presente articolo, e' vietato introdurre, nei locali e pertinenze
del punto vendita interessato, ulteriori merci del genere di quelle per le quali viene effettuata la vendita di
liquidazione. Il divieto di rifornimento riguarda sia le merci acquistate sia quelle concesse in conto deposito.
7. Durante le vendite di liquidazione rimangono validi gli atti di presupposto all'esercizio dell'attivita' di
vendita. E' vietata l'effettuazione di vendita di liquidazione con il sistema del pubblico incanto.


                                                          Art. 14.
                                               (Vendite di fine stagione)
1. La vendita di fine stagione deve essere preceduta da comunicazione al Comune, ove ha sede il punto di
vendita, contenente:
a) l'ubicazione dell'esercizio nel quale viene effettuata la vendita;
b) la data di inizio e quella di cessazione della vendita;
c) le percentuali degli sconti o ribassi praticati sui prezzi normali di vendita;
d) i testi delle asserzioni pubblicitarie, ai fini della corretta informazione al consumatore.
                                                        99
13=>2. Le vendite di fine stagione possono essere effettuate soltanto nei periodi dell'anno compresi fra il 1°
gennaio ed il 31 marzo e fra il 1° luglio ed il 30 settembre. Nell'ambito di tali periodi i comuni fissano
annualmente la durata delle vendite di fine stagione fino ad un massimo di otto settimane, anche non
continuative, per ciascun periodo. Per la definizione del calendario annuale delle vendite di fine stagione, i
comuni si raccordano con gli altri comuni confinanti anche con riferimento alle aree di programmazione
commerciale previste dagli indirizzi e criteri di cui all'articolo 3. <=13



14 >
                                                   Art. 14 bis.
                                           (Vendite promozionali)
1. Nei trenta giorni che precedono la data di inizio delle vendite di fine stagione non è consentito lo
svolgimento delle vendite promozionali aventi ad oggetto articoli di carattere stagionale o di moda, suscettibili
di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.
2. Le disposizioni della presente legge non si applicano alle vendite promozionali effettuate sottocosto. < 14




                                                        Art. 15.
                                                (Disposizioni comuni)
1. I Comuni stabiliscono le modalita' relative alle indicazioni dei prezzi e alle asserzioni pubblicitarie e le
procedure piu' idonee di controllo, al fine di garantire la veridicita' e la correttezza dell'effettuazione delle
vendite di liquidazione e di fine stagione 15+>nonchè delle vendite promozionali <+15 in relazione alla
tutela del consumatore.
2. Le violazioni alle disposizioni in materia di vendita di liquidazione e di fine stagione 16+>nonchè di
vendita promozionale <+16 sono punite ai sensi dell'articolo 22, commi 3, 6 e 7 del d.lgs. 114/1998. In caso
di particolare gravita' o di recidiva il sindaco puo' disporre la sospensione dell'attivita' di vendita per un
periodo non superiore a 30 giorni. Tali disposizioni non si applicano alle vendite disposte dall'autorita'
giudiziaria a seguito di esecuzione forzata.
3. Nelle vendite di liquidazione e di fine stagione 17+>nonchè nelle vendite promozionali <+17 o nella
relativa pubblicita' e' vietato l'uso della dizione "vendite fallimentari" come pure ogni riferimento a fallimento,
procedure fallimentari, esecutive, individuali o concorsuali e simili, anche come termine di paragone.



       Capo VII. Centri di assistenza tecnica, formazione professionale e credito al commercio



                                                        Art. 16.
                                            (Centri di assistenza tecnica)
1. La Regione, in attuazione dell'articolo 23 del d.lgs. 114/1998, promuove la costituzione di appositi centri di
assistenza tecnica, di seguito denominati centri al fine di sviluppare i processi di ammodernamento della rete
distributiva. I centri, istituiti dalle associazioni di categoria e da altri soggetti interessati, svolgono a favore
delle imprese commerciali attivita' di assistenza tecnica in materia di innovazione tecnologica e organizzativa,
di gestione economica e finanziaria di impresa, di accesso ai finanziamenti anche comunitari, di sicurezza e
tutela dei consumatori, di tutela dell'ambiente, di igiene e sicurezza sul lavoro, di interventi finalizzati alla
introduzione di sistemi di qualita' ed alla loro certificazione.
2. I centri sono autorizzati dalla Regione, in misura massima di uno per soggetto costituente, esclusivamente
in presenza di uno statuto che preveda lo svolgimento delle attivita' di cui al comma 1 a favore di tutte le
imprese richiedenti le prestazioni, a prescindere dall'appartenenza o meno delle stesse ai soggetti istitutivi del
centro, e della disponibilita' di una struttura articolata e funzionante sul territorio regionale.

                                                        100
3. I soggetti costituenti i centri possono essere le associazioni di categoria del settore rappresentative di
almeno il 5 per cento delle aziende commerciali operanti sul territorio regionale secondo i dati rilevati al 31
dicembre dell'anno precedente la costituzione del centro, anche congiuntamente ad altri soggetti interessati.
Le associazioni e gli altri soggetti devono avere svolto attivita' di assistenza tecnica alle imprese commerciali
nei tre anni precedenti la costituzione del centro.
4. La Regione, al fine di assicurare un adeguato supporto al raggiungimento degli obiettivi della
programmazione regionale di settore, in particolare la sensibilizzazione alla cultura dell'innovazione,
l'individuazione ed il coordinamento delle linee di formazione e aggiornamento, la finalizzazione degli
incentivi allo sviluppo del commercio, ed a garantire il sostegno progettuale agli enti locali per la
riqualificazione del territorio, puo' partecipare alla formazione di centri di assistenza tecnica.
5. La Giunta regionale, entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, stabilisce le modalita'
ed i termini di presentazione delle richieste di autorizzazione e la relativa documentazione. Stabilisce altresi'
l'autorita' competente, i criteri e i termini per il rilascio dell'autorizzazione, i controlli sulla documentazione
prodotta e sulle attivita' esercitate, nonche' le sanzioni applicabili.
6. La Giunta regionale stabilisce altresi' criteri e modalita' di incentivazione dei centri.


                                                        Art. 17.
                                            (Formazione professionale)
1. La Giunta regionale individua i percorsi formativi per l'accesso all'imprenditorialita', per l'aggiornamento
degli operatori in attivita', per l'innalzamento o la riqualificazione del livello professionale, con particolare
riferimento alle nozioni in materia di organizzazione e qualita' della gestione, marketing, normativa
ambientale, sicurezza, tutela e informazione ai consumatori, introduzione dei sistemi di qualita' e loro
certificazione, al fine di favorire la formazione degli esercenti e degli addetti al settore commerciale e di
sostenere e qualificare l'occupazione nel settore distributivo.
2. Le modalita' organizzative, la durata, le materie ed i finanziamenti dei corsi di formazione professionale
sono stabilite dalla Giunta regionale in conformita' alle disposizioni delle leggi regionali, statali e comunitarie
in materia di politiche attive del lavoro, formazione e servizi all'impiego.
3. La partecipazione ai corsi di formazione professionale, conclusasi con esito positivo, costituisce condizione
indispensabile per l'accesso all'esercizio del commercio relativamente al settore merceologico alimentare; le
modalita' di partecipazione e di ammissione alle prove finali per l'accertamento dell'idoneita' sono stabilite
dalla Giunta regionale.
4. I corsi, secondo i percorsi formativi di cui al comma 1, possono essere istituiti, mediante convenzione con
la Regione Piemonte, dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA) e dalle loro
aziende speciali, dalle associazioni di categoria piu' rappresentative del settore a livello regionale e dagli enti
costituiti con il loro concorso, dai centri di assistenza tecnica, da altri soggetti gia' operanti nel settore della
formazione professionale.
5. La Giunta autorizza altresi' i piani di formazione e verifica la rispondenza agli obiettivi dei programmi di
formazione portati a conoscenza prima dell'inizio dei corsi.
6. Sono ritenuti validi, agli effetti del possesso del requisito professionale di cui all'articolo 5, comma 5, lettera
a) del d.lgs. 114/1998, i corsi effettuati presso enti riconosciuti da altre Regioni nonche' l'avvenuto
superamento, con esito favorevole, delle prove di idoneita' gia' previste per l'iscrizione al registro degli
esercenti il commercio dalla legge 11 giugno 1971, n. 426 (Disciplina del commercio).
18+>6 bis. I corsi previsti per l'acquisizione dei requisiti professionali, di cui ai commi precedenti, in caso di
inizio di nuove attività di commercio su aree pubbliche, sono previsti anche per il settore non alimentare.
Oltre a quanto già previsto al comma 1, la preparazione dei neo imprenditori dovrà approfondire le tematiche
connesse alla lotta alla contraffazione, alla tutela dei marchi, alla pubblicità dei prezzi,alla tutela dei
consumatori, alla conoscenza dei prodotti, e dei loro componenti, approfondendo le conseguenze della
diffusione di quelli tossici o nocivi per la salute pubblica. <+18
7. In fase di prima applicazione, e comunque non oltre un anno dall'entrata in vigore della presente legge, i
corsi professionali di cui al comma 3 sono svolti prioritariamente dalle CCIAA e dalle associazioni di
categoria piu' rappresentative del settore commerciale secondo i programmi della previgente normativa in
materia di commercio. A tale scopo, presso ciascuna CCIAA e' costituita e nominata un'apposita
commissione d'esame, composta da:
a) un esperto designato dalla competente CCIAA, in qualita' di presidente;
                                                         101
b) un esperto in materia di norme igienico-sanitarie, designato dalla competente direzione regionale alla
sanita',
c) un esperto di tecnica commerciale designato dalla CCIAA;
d) un esperto di merceologia designato dalla CCIAA;
e) un rappresentante della struttura formativa che ha gestito il corso.
8. La commissione e' integrata per ogni sessione d'esame da un componente del collegio docenti che,
nominato dal responsabile della struttura formativa, svolge le funzioni di segretario durante lo svolgimento
dello scrutinio.
9. I corsi di formazione professionale per l'accesso all'esercizio del commercio, relativamente al settore
merceologico alimentare e limitatamente alla fase di prima applicazione di cui al comma 7, non comportano
oneri a carico della Regione; gli stessi sono posti a carico dei soggetti organizzatori dei corsi e ricompresi nella
quota d'iscrizione posta a carico degli allievi, secondo le modalita' stabilite in apposita convenzione.



                                                         Art. 18.
                                               (Credito al commercio)
1. La Regione agevola l'accesso al credito delle imprese operanti nel settore del commercio attraverso
interventi diretti:
a) alla realizzazione di progetti integrati con il concorso degli enti locali per la valorizzazione del tessuto
commerciale urbano, la rivitalizzazione delle realta' minori, la qualificazione del territorio e la creazione di
centri commerciali naturali;
b) ai programmi di sviluppo delle imprese inerenti l'innovazione gestionale e tecnologica, il ricorso alla
certificazione di qualita', la formazione e l'aggiornamento professionale. Gli interventi per il finanziamento dei
programmi sono attuati anche mediante l'utilizzo del fondo di cui all'articolo 4 della legge regionale 9 maggio
1997, n. 21 (Norme per lo sviluppo e la qualificazione dell'artigianato), e successive modificazioni ed
integrazioni, tramite istituzione di apposite sezioni di detto fondo, sul quale possono confluire le risorse
stanziate all'articolo 24, comma 2, lettera c);
c) al concorso al fondo rischi dei consorzi e delle cooperative di garanzia collettiva fidi;
d) al sostegno della costituzione dei centri di assistenza tecnica e del loro finanziamento per l'attuazione di
specifici progetti; 19 >< 19
20+>d bis) al sostegno delle imprese del commercio e delle loro forme associative, in seguito ad emergenze
economiche, strutturali, ambientali che determinino situazioni di crisi delle imprese stesse, tramite le seguenti
misure:
1) costituzione di un fondo speciale finalizzato a fornire garanzie bancarie per consentire l'accesso ai
finanziamenti necessari all'operatività delle imprese ed al contenimento dei relativi tassi di interesse;
2) sostegno di azioni promozionali e di fidelizzazione della clientela. <+20
2. La Regione interviene a favore degli enti locali, delle imprese commerciali e loro forme associative per il
finanziamento dei progetti integrati di cui al comma 1, lettera a) per la realizzazione dei fini ivi indicati.
3. I benefici determinati dagli interventi di cui al comma 1 sono attribuiti in una delle seguenti forme:
concessione di garanzie sui prestiti; bonus fiscale; contributi in conto capitale e in conto interessi;
finanziamenti agevolati; finanziamenti su operazioni di leasing e di ingegnerizzazione finanziaria. Gli
interventi sono attuati con procedimento automatico, valutativo e negoziale.
4. In fase di prima applicazione, nelle more dell'emanazione del provvedimento regionale attuativo del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 (Disposizioni per la razionalizzazione degli interventi di sostegno
pubblico alle imprese, a norma dell'articolo 4, comma 4, lettera c) della legge 15 marzo 1997, n. 59), la Giunta
regionale determina i criteri e le modalita' degli interventi a favore dei soggetti di cui al comma 1, concessi
mediante risorse proprie, statali o comunitarie.
5. In particolare la Giunta, sulla base degli obiettivi della programmazione regionale di settore ed in
conformita' dei limiti imposti dalla disciplina comunitaria in materia di aiuti alle piccole e medie imprese, per
ciascun intervento individua:
a) la tipologia del procedimento con riferimento alle caratteristiche ed alle finalita' dell'aiuto;
b) i requisiti dei soggetti beneficiari e l'ambito territoriale di applicazione;
c) la tipologia e il periodo di ammissibilita' delle spese nonche' la relativa documentazione;
d) la forma dell'aiuto concedibile scegliendolo tra quelli indicati al comma 3;
                                                        102
e) le intensita' dell'aiuto e le modalita' di calcolo in equivalente sovvenzione lorda o netta;
f) i termini per la realizzazione dell'iniziativa, i tempi di concessione ed erogazione dell'intervento;
g) le modalita' e i termini di effettuazione dei controlli, i motivi di revoca dei benefici erogati e l'eventuale
ricorso al regime di convenzione con soggetti terzi per lo svolgimento di alcune fasi del procedimento.
21+>5 bis. Ai limitati effetti dell'applicazione della lettera b) del comma 1, si considerano imprese operanti
nel settore del commercio anche gli agenti e rappresentanti di commercio di cui alla legge 3 maggio 1985, n.
204 (Disciplina dell'attività di agente e rappresentante di commercio). <+21
6. La Giunta regionale predispone annualmente il monitoraggio degli interventi di sostegno pubblico concessi
nell'anno precedente, al fine di verificare lo stato di attuazione, anche finanziario, di ciascun regime d'aiuto e
la capacita' di perseguire i relativi obiettivi. Sulla scorta dei dati rilevati, la Giunta regionale entro il mese di
giugno di ciascun anno predispone e trasmette al Consiglio regionale una relazione contenente per ogni
tipologia di intervento:
a) lo stato di attuazione finanziario;
b) l'efficacia degli interventi rispetto agli obiettivi perseguiti;
c) l'eventuale fabbisogno finanziario per gli interventi in vigore;
d) l'eventuale esigenza di nuovi interventi.


22 >
                                                 Art. 18 bis.
                        (Ulteriori disposizioni in materia di credito al commercio)

1. La Regione tutela e promuove il commercio di prossimità in tutte le sue forme, negli ambiti comunali e
sovracomunali di insediamento commerciale come individuati dagli indirizzi regionali di cui all'articolo 3 e nei
distretti commerciali, definiti con deliberazione del Consiglio regionale con riferimento agli ambiti della
programmazione regionale della rete distributiva, di cui ai citati indirizzi, ovvero a loro articolazioni o
aggregazioni.
2. La promozione del commercio di cui al comma 1 è finalizzata alla valorizzazione ed al consolidamento
delle attività commerciali, con particolare riferimento alla funzione di servizio di prossimità agli insediamenti
abitativi, anche al fine della creazione di migliori condizioni di sicurezza nei medesimi.
3. La Regione promuove le produzioni tipiche, di qualità e di eccellenza del Piemonte direttamente e anche
attraverso le piccole, medie e grandi strutture commerciali e le altre forme di commercio al dettaglio.
4. La Giunta regionale stabilisce con apposita deliberazione i criteri per l'attuazione delle disposizioni di cui ai
commi 1, 2 e 3. < 22


                                        Capo VIII. Verifica e controllo



                                                       Art. 19.
                                (Competenze regionali 23+>e comunali <+23)
1. Fatta salva la competenza comunale all'irrogazione delle sanzioni amministrative di cui all'articolo 22 del
d.lgs. 114/1998, la Regione verifica la corretta applicazione delle disposizioni statali e regionali nelle materie
del commercio.
2. In particolare, compete alla Regione la verifica della conformita' dell'azione amministrativa e
programmatoria comunale all'attuazione degli strumenti regionali emanati sulla base delle disposizioni del
d.lgs. 114/1998, nonche' la verifica della rispondenza delle attivita' realizzate ai relativi atti autorizzatori.
3. La Regione, anche avvalendosi di altri organismi competenti, esercita l'intervento sostitutivo previsto dagli
articoli 6 e 28 del d.lgs. 114/1998 in caso di inerzia da parte dei Comuni
24+>3 bis. Negli esercizi commerciali di cui all'art. 17, comma 4 del d.lgs. 114/1998 è vietata la vendita di
bevande alcoliche di qualsiasi gradazione. <+24
25+>3 ter. La violazione dell'obbligo di cui al comma 3 bis è punita con la sanzione prevista dall'articolo 22,
comma 1 del d.lgs 114/1998. <+25

                                                        103
                              Capo IX. Osservatorio regionale del commercio



                                                         Art. 20.
                            (Istituzione dell'osservatorio regionale del commercio)
1. La Regione Piemonte, in attuazione dell'articolo 6, comma 1, lettera g), del d.lgs. 114/1998 istituisce
l'Osservatorio regionale del commercio, di seguito denominato Osservatorio regionale, con sede presso la
Direzione regionale competente in materia di commercio e artigianato, per assicurare un sistema coordinato
di monitoraggio sull'entita' ed efficienza della rete distributiva commerciale, al fine delle valutazioni
sull'efficacia degli interventi regionali, nazionali e comunitari in materia.
2. L'attivita' dell'Osservatorio regionale si raccorda con le finalita' dell'Osservatorio nazionale costituito presso
il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato.


                                                         Art. 21.
                                      (Obiettivi dell'osservatorio regionale)
1. L'attivita' dell'Osservatorio regionale concorre:
a) alla programmazione regionale nel settore del commercio;
b) al monitoraggio dell'entita' ed efficienza della rete distributiva commerciale;
c) alla valutazione dell'efficacia degli interventi regionali in materia;
d) a fornire a tutti i soggetti interessati i dati e le elaborazioni per una migliore conoscenza del settore della
distribuzione commerciale piemontese;
e) alla realizzazione del sistema informativo regionale del settore della distribuzione commerciale, in raccordo
con l'Osservatorio nazionale del commercio e con gli osservatori regionali economici e settoriali.
2. Per i fini di cui al comma 1, l'Osservatorio regionale predispone annualmente, entro il mese di ottobre, un
programma di attivita' da svolgersi nell'anno successivo, sentita l'apposita Commissione da istituirsi con
deliberazione della Giunta regionale, composta dai rappresentanti delle imprese del commercio, degli enti
locali, delle organizzazioni dei consumatori e dei lavoratori dipendenti. Il programma annuale di attivita' e'
approvato dalla Giunta regionale e comunicato alla competente commissione del Consiglio regionale.



                                                        Art. 22.
                                             (Attivita' dell'osservatorio)
1. L'osservatorio regionale, per il raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo 21:
a) cura la raccolta e l'aggiornamento delle principali informazioni sul settore, anche avvalendosi degli enti
locali, delle CCIAA, delle organizzazioni del settore commerciale ed attivando, quando occorre, specifiche
collaborazioni con soggetti pubblici e privati;
b) promuove il coordinamento con i sistemi informativi della Regione Piemonte e dell'Osservatorio nazionale
costituito presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato secondo il disposto dell'articolo 6,
comma 1, lettera g) del d.lgs. 114/1998;
c) promuove indagini e ricerche e attiva collaborazioni per lo studio delle problematiche strutturali ed
economiche relative al settore del commercio regionale, nazionale e comunitario;
d) realizza strumenti di informazione periodica destinati alle imprese del settore operanti nella Regione
Piemonte, alle organizzazioni professionali, agli istituti di ricerca e alle istituzioni pubbliche;
e) svolge attivita' di informazione socio-economica, anche attraverso l'organizzazione di seminari e convegni
di studio con le categorie interessate.
2. Per la realizzazione delle attivita' dell'Osservatorio regionale, possono essere stipulate convenzioni con enti,
istituzioni, societa', istituti di ricerca, organizzazioni professionali e sindacali, nonche' esperti che abbiano
specifica competenza nel settore della distribuzione commerciale.




                                                        104
                                                      Art. 23.
                               (Sistema informativo regionale del commercio)
1. Il Sistema informativo regionale del commercio del Piemonte (SIRC), assicura la gestione delle basi dati e le
elaborazioni necessarie all'attivita' dell'Osservatorio regionale e garantisce le funzioni di collegamento con
l'Osservatorio nazionale.
2. Il SIRC persegue i seguenti obiettivi:
a) acquisire sistematicamente i dati raccolti dai sistemi informativi di cui all'articolo 22, comma 1, lettere a) e
b) e dalle altre strutture regionali, nazionali, comunitarie ed extracomunitarie attraverso la creazione e la
gestione di un apposito centro di documentazione;
b) aggiornare ed elaborare i dati disponibili per la realizzazione degli strumenti di informazione periodica di
cui all'articolo 22.



                               Capo X. Norme finanziarie, transitorie e finali


26 >

                                                    Art. 24
                                           (Disposizioni finanziarie)

1. Per l'attuazione della presente legge è autorizzata per l'anno 2004 la spesa di euro 29.733.543,00.
2. Nello stato di previsione della spesa, nell'Unità previsionale di base (UPB) 17011 (Commercio e artigianato.
Programmazione interventi settori commerciali. - Titolo I. Spese correnti) viene finanziata la spesa: "Spese
per il funzionamento dell'Osservatorio regionale del commercio (capo IX della l.r. 28/1999)", pari ad euro
460.000,00; nella UPB 17021 (Commercio e artigianato, tutela del consumatore, mercati. - Titolo I. Spese
correnti) viene finanziata la spesa: "Interventi per la formazione e la qualificazione degli operatori
commerciali (articolo 17 della l.r. 28/1999)", "per memoria"; nell'UPB 17022 (Commercio e artigianato, tutela
del consumatore, mercati. - Titolo II. Spese di investimento) vengono finanziate le seguenti spese:
a) "Interventi per la valorizzazione del tessuto commerciale del Piemonte a favore degli enti locali" (articolo
18, comma 1, lettera a), pari ad euro 4.500.000,00;
b) "Interventi per la valorizzazione del tessuto commerciale del Piemonte a favore delle imprese e loro forme
associative" (articolo 18, comma 1, lettera a), pari ad euro 700.000,00;
c) "Interventi per l'accesso al credito delle imprese commerciali" (articolo 18, comma 1, lettere b) e c), pari ad
euro 23.573.543,00;
d) "Interventi a favore dei centri di assistenza tecnica" (articolo 16), pari ad euro 200.000,00;
e) "Interventi per le emergenze economiche, strutturali, ambientali delle imprese del commercio e delle loro
forme associative" (articolo 18, comma 1, lettera d bis), pari ad euro 300.000,00.
3. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge si provvede con le dotazioni finanziarie delle UPB
17011, 17021 e 17022. < 26



                                                       Art. 25.
                                               (Norme transitorie)
1. Le domande di autorizzazione all'apertura, ampliamento e trasferimento di una media e grande struttura di
vendita, presentate alla Giunta regionale ed alle quali non e' stato dato seguito ai sensi dell'articolo 25, comma
6 del d.lgs. 114/98, vengono valutate in base alle norme degli indirizzi e criteri di cui all'articolo 3 della
presente legge, e secondo le competenze di cui agli articoli 8 e 9 del d.lgs. 114/98.
2. I Comuni, qualora non abbiano ancora provveduto, sono tenuti a rilasciare le autorizzazioni a seguito dei
nullaosta di cui alla l. 426/1971, nel termine di trenta giorni dalla data di pubblicazione della presente legge. In
particolare alle suddette autorizzazioni si applicano le disposizioni previste dall'articolo 5 della presente legge.
Si applica l'articolo 5 anche alle autorizzazioni gia' rilasciate a seguito di nullaosta di cui alla l. 426/1971,
qualora la struttura non sia ancora stata realizzata, indipendentemente dalla data di rilascio della stessa.
                                                        105
3. Fino all'emanazione degli atti previsti dall'articolo 11 rimangono in vigore i criteri relativi al commercio su
area pubblica di cui alla deliberazione di Consiglio regionale 1. dicembre 1998, n. 508-14689 (Indirizzi
provvisori ai Comuni in materia di commercio su aree pubbliche in attuazione della legge n. 112/1991 e della
legge regionale n. 17/1995) e, per quanto ivi non previsto, alle disposizioni della legge regionale 13 febbraio
1995, n. 17 (Disciplina delle funzioni attribuite alle Regioni dalla legge 28 marzo 1991, n. 112 in materia di
commercio su aree pubbliche. Modifica della legge regionale 7 settembre 1987, n. 47).
4. E' sospesa la presentazione delle domande di nuova autorizzazione per l'esercizio del commercio su area
pubblica dalla data di pubblicazione della deliberazione del Consiglio regionale n. 508-14689 del 1998 fino a
180 giorni dopo l'entrata in vigore della presente legge.
5. Nell'individuazione delle aree da destinare all'esercizio del commercio su area pubblica i Comuni si
attengono ai criteri generali di cui all'articolo 10.
6. Fino all'adozione dei criteri di cui all'articolo 11, i Comuni si attengono, nella regolamentazione degli orari
del commercio su area pubblica, alle disposizioni vigenti in sede locale adottate ai sensi della l. 112/1991 e
successivi regolamenti attuativi.
7. Fino all'adozione dei criteri di cui all'articolo 9 restano in vigore le disposizioni in materia di orari nelle
localita' ad economia turistica di cui alla deliberazione del Consiglio regionale 16 giugno 1999 n. 544 - 7802
(Ratifica ai sensi dell'articolo 40 dello Statuto della deliberazione della Giunta regionale del 23 aprile 1999 n. 2
- 27125 - Orari dei negozi - Individuazione di localita' ad economia turistica nella fase di prima applicazione
del d.lgs. 114/1998).
8. In fase di prima applicazione, il termine di cui all'articolo 21, comma 2 e' stabilito in 90 giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge.


                                                         Art. 26.
                                                  (Disposizioni finali)
1. Per tutto quanto non espressamente previsto nella presente legge, si fa riferimento al d.lgs. 114/1998.
2. Gli indirizzi ed i criteri di cui agli articoli 3 e 10 sono approvati dal Consiglio regionale entro trenta giorni
dalla data di pubblicazione della presente legge.
3. La Giunta regionale e il Consiglio regionale devono sottostare alle norme previste dall'articolo 87 del
Trattato nell'individuazione dei criteri e delle risorse finanziarie necessarie all'erogazione di aiuti alle imprese
commerciali, qualora questi dovessero superare i limiti imposti dalle linee direttrici in materia di aiuti di Stato
alle piccole e medie imprese.


                                                   Art. 27.
                                           (Clausola d'urgenza)
1. La presente legge regionale e' dichiarata urgente ai sensi dell'articolo 45 dello Statuto della Regione
Piemonte ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della
Regione Piemonte.

Allegato A

Aree di programmazione commerciale (Art. 3)
OMISSIS

Allegato B

Comuni polo e sub-polo - Comuni intermedi - Comuni minori (Art. 3)
OMISSIS

Allegato C

Zone di insediamento commerciale (Art. 3)
OMISSIS

                                                        106
=1 Sostituito dall'art. 1 della l.r. 37/2003.

=2 Sostituito dall'art. 50 della l.r. 14/2006.

+3 Aggiunto dall'art. 50 della l.r. 14/2006.

+4 Aggiunto dall'art. 9 della l.r. 4/2005.

+5 Aggiunto dall'art. 9 della l.r. 4/2005.

+6 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.

+7 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.

+8 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.

+9 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.

10 Articolo aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.

=11 Sostituito dall'art. 35 della l.r. 30/2009.

+12 Aggiunto dall'art. 1 della l.r. 27/2004.

=13 Sostituito dall'art. 2 della l.r. 27/2004.

14 Articolo aggiunto dall'art. 3 della l.r. 27/2004.

+15 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 27/2004.

+16 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 27/2004.

+17 Aggiunto dall'art. 4 della l.r. 27/2004.

+18 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.

19 Coordinamento redazionale

+20 Aggiunto dall'art. 2 della l.r. 37/2003.

+21 Aggiunto dall'art. 35 della l.r. 30/2009.

22 Articolo aggiunto dall'art. 50 della l.r. 14/2006.

+23 Aggiunto dall'art. 52 della l.r. 22/2009.


+24 Aggiunto dall'art. 52 della l.r. 22/2009.


+25 Aggiunto dall'art. 52 della l.r. 22/2009.


26 Articolo sostituito dall'art. 3 della l.r. 37/2003.
                                                         107
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      Regione Piemonte


Orari delle attività commerciali

    nelle località turistiche




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110
Deliberazione 16 febbraio 2005, n. 412 - 5585 Consiglio Regionale
Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, articolo 12. Legge regionale 12 novembre 1999, n. 28, articolo 9.
Criteri per l’individuazione delle località ad economia turistica e dell’arco temporale di maggiore afflusso
turistico, ai fini della determinazione dell’orario delle attività commerciali

Supplemento Ordinario n. 3 al B.U. n. 08

(omissis)
Tale deliberazione, come emendata, nel testo che segue, è posta in votazione: il Consiglio approva.

                                       IL CONSIGLIO REGIONALE

Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a
norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), che all’articolo 12 prevede la competenza
regionale nell’individuazione dei comuni o delle loro porzioni territoriali aventi la connotazione di località
turistica o di città d’arte, nei quali consentire agli operatori commerciali di determinare liberamente gli orari
della loro attività, con riferimento ai periodi di maggiore afflusso turistico;
considerato che, in attuazione del d.lgs. 114/1998, la legge regionale 12 novembre 1999 n. 28 (inerente alla
disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte), all’articolo 9 attribuisce al Consiglio
regionale, su proposta della Giunta, l’approvazione dei criteri per l’individuazione delle località ad economia
turistica e per la definizione dell’arco temporale di maggiore afflusso turistico, al fine particolare delle deroghe
agli orari delle attività commerciali secondo il disposto dell’articolo 12 del d.lgs. richiamato;
tenuto presente in particolare che, ai sensi della l.r. 28/1999, le località ad economia turistica sono
individuabili con riferimento alle seguenti tipologie:
1. comuni o parti di comuni a prevalente economia turistica o, comunque, ad elevato indice di
specializzazione turistica;
2. città d’arte o parti di comuni aventi tale connotazione;
3. comuni montani o zone montane di comuni;
4. altri comuni, o singole zone di comuni, caratterizzati dalla presenza di attrattive termali, naturalistico-
ambientali, storico-culturali, sportive, artigianali, enogastronomiche, religiose, in cui il movimento turistico,
anche solo giornaliero, costituisce un elemento di significativo apporto all’animazione o all’economia della
località;
5. comuni, o parti di essi, interessati da un rilevante afflusso di turisti in occasione di manifestazioni
permanenti o episodiche, connotate da capacità di attrazione extracomunale;
rilevato che la l.r. 28/1999 individua nelle province e nei comuni i soggetti istituzionali competenti al
riconoscimento delle località ad economia turistica ed alla determinazione dei relativi periodi di maggiore
afflusso turistico, secondo i criteri stabiliti dal Consiglio regionale;
vista la deliberazione della Giunta regionale n. 102 - 9184 del 28 aprile 2003, recante in allegato, quale parte
integrante e sostanziale, i criteri per l’individuazione delle località ad economia turistica ai fini della
determinazione dell’orario delle attività commerciali;
preso atto che su tale deliberazione, la Giunta regionale ha acquisito il parere delle autonomie locali, in sede di
Conferenza permanente Regione - Autonomie locali - di cui alla legge regionale 20 novembre 1998, n. 34
(Riordino delle funzioni e dei compiti amministrativi della Regione e degli enti locali) - nelle sedute del 20
febbraio 2003 e del 16 aprile 2003;
sentito il parere favorevole espresso a maggioranza dalla Commissione VII nella seduta del 25 maggio 2004;
delibera
- di approvare, ai sensi dell’articolo 12 del d.lgs. 114/1998 e dell’articolo 9 della l.r. 28/1999, i criteri per
l’individuazione delle località ad economia turistica e dell’arco temporale di maggiore afflusso turistico, agli
effetti dell’applicazione delle deroghe agli orari delle attività commerciali, secondo l’allegato A che costituisce
parte integrante e sostanziale della presente deliberazione.

Criteri per l’individuazione delle località ad economia turistica e dell’arco temporale di maggiore afflusso
turistico, ai fini della determinazione dell’orario delle attività commerciali



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                                                  Articolo 1 - Finalità
1. Con la presente deliberazione il Consiglio regionale stabilisce, in attuazione dell’articolo 12 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma
dell’articolo 4, comma 4 della legge 15 marzo 1997, n. 59) e dell’articolo 9 della legge regionale 12 novembre
1999, n. 28 (Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114), i criteri per l’individuazione delle località ad economia turistica e dei
periodi di maggiore afflusso turistico, agli effetti dell’applicazione delle deroghe agli orari delle attività
commerciali, con riferimento alle seguenti tipologie di comuni:
a) comuni o parti di comuni a prevalente economia turistica o nei quali, comunque, il movimento turistico
costituisce elemento di rilevante apporto all’economia della località;
b) comuni montani o zone montane di comuni;
c) città d’arte o ambiti territoriali a rilevanza artistica;
d) altri comuni, o singole zone di comuni, caratterizzati dalla presenza di attrattive termali, naturalistico-
ambientali, storico-culturali, sportive, artigianali, enogastronomiche, religiose, in cui il movimento turistico,
anche solo giornaliero, costituisce un elemento di significativo apporto all’animazione o all’economia della
località;
e) comuni, o parti di essi, interessati da un rilevante afflusso di turisti in occasione di manifestazioni
permanenti od episodiche connotate da capacità di attrazione extracomunale.

                                            Articolo 2 - Regime degli orari
1. Nelle località ad economia turistica, come individuate ai sensi della presente deliberazione, gli esercenti
determinano liberamente gli orari di apertura e di chiusura delle attività commerciali, in deroga alle
prescrizioni di cui all’articolo 11 del d.lgs. 114/1998, con riferimento:
a) ai limiti giornalieri di esercizio dell’attività;
b) alla chiusura domenicale e festiva;
c) alla chiusura infrasettimanale.
2. L’applicazione delle deroghe alle disposizioni di cui al citato articolo 11 del d.lgs. 114/98 è riferita all’arco
temporale di maggiore afflusso turistico.

    Articolo 3 - Comuni o parti di comuni a prevalente economia turistica o nei quali, comunque, il
        movimento turistico costituisce elemento di rilevante apporto all’economia della località
1. Sono considerate località a prevalente o rilevante economia turistica, agli effetti della determinazione del
regime di orari degli esercizi commerciali, i comuni o le parti di comuni riconosciuti turistici ai sensi della
deliberazione della Giunta regionale relativa all’approvazione dei criteri per l’individuazione dell’elenco dei
comuni turistici del Piemonte, ai sensi della legge regionale 22 ottobre 1996, n. 75 (Organizzazione dell’attività
di promozione, accoglienza e informazione turistica in Piemonte) e successive modifiche ed integrazioni. (1)
2. I comuni in possesso delle caratteristiche di cui al comma 1, sentite le associazioni di categoria più
rappresentative, adottano atto formale dichiarativo del loro stato giuridico, indicando gli archi temporali di
maggiore afflusso turistico.
3. Dall’entrata in vigore di tale atto decorre la facoltà per gli esercenti di determinare liberamente l’orario
dell’attività.
4. Dell’atto medesimo e di ogni variazione allo stesso, relativa all’arco temporale di maggiore afflusso
turistico, viene inviata copia alla provincia che redige ed aggiorna l’elenco dei comuni di cui al presente
articolo, curandone la massima pubblicizzazione.
5. La provincia invia alla fine di ogni anno, per opportuna conoscenza, copia dell’elenco aggiornato alla
Presidenza della Giunta regionale.

                           Articolo 4 - Comuni montani o zone montane di comuni
1. Sono considerati comuni montani o zone montane di comuni, agli effetti della determinazione del regime
degli orari degli esercizi commerciali, i comuni compresi nelle comunità montane, come definite dall’articolo 3
della legge regionale 2 luglio 1999, n. 16 (Testo unico delle leggi sulla montagna), e successive modifiche ed
integrazioni.
2. I comuni aventi la connotazione di montani adottano, per l’intero territorio o per la porzione montana di
territorio, apposito atto di individuazione dell’arco temporale di maggiore afflusso turistico.

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3. Dall’ entrata in vigore di tale atto decorre la facoltà per gli esercenti di determinare liberamente l’orario
dell’attività.
4. Dell’atto medesimo e di ogni variazione allo stesso, relativa all’arco temporale di maggiore afflusso
turistico, viene inviata copia alla provincia che redige ed aggiorna l’elenco dei comuni di cui al presente
articolo, curandone la massima pubblicizzazione.
5. La provincia invia alla fine di ogni anno, per opportuna conoscenza, copia dell’elenco aggiornato alla
Presidenza della Giunta regionale.


                        Articolo 5 - Città d’arte o ambiti territoriali a rilevanza artistica
1. Possono essere individuati come città d’arte o ambiti territoriali a rilevanza artistica, agli effetti della
presente deliberazione, i comuni o le loro pozioni di territorio che possiedono almeno tre delle seguenti
caratteristiche:
a) presenza di immobili od aree soggette a vincolo ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42
(Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) e presenza
di beni culturali ambientali, così come individuati dall’articolo 24, commi 1 e 2 della legge regionale 5
dicembre 1977, n. 56 (Tutela e uso del suolo) e successive modifiche ed integrazioni;
b) esistenza di provvedimenti di riconoscimento da parte di istituzioni internazionali, nazionali, regionali o
provinciali;
c) operatività nei giorni festivi di enti o strutture museali, artistici e culturali, di edifici di culto o religiosi, atti
ad attirare rilevanti flussi di visitatori;
d) menzione del comune o della località in guide turistiche a diffusione nazionale o internazionale, come
centro di interesse storico-culturale.
2. La connotazione di città d’arte può interessare l’intero territorio comunale o singole porzioni dello stesso.
3. Ai fini del riconoscimento di cui al presente articolo e dell’individuazione dell’arco temporale di maggior
afflusso turistico, i comuni presentano istanza alla provincia competente per territorio, fornendo idonea
documentazione relativa alle caratteristiche di cui al comma 1.
4. Decorsi novanta giorni dalla data di ricevimento dell’istanza comunale senza che sia comunicato da parte
della provincia il provvedimento di diniego, la stessa deve ritenersi accolta.
5. Dei comuni e delle località riconosciute città d’arte agli effetti del presente articolo, la provincia redige
apposito elenco, curandone la massima pubblicizzazione.
6. La provincia invia alla fine di ogni anno copia dell’elenco aggiornato alla Presidenza della Giunta regionale
per opportuna conoscenza.


                                              Articolo 6 - Altri comuni
1. Trattasi di comuni, o di parti di comuni, dotati di piano comunale di coordinamento degli orari ai sensi
della legge regionale 6 aprile 1995, n. 52 (Norme per la formulazione e l’adozione dei piani comunali di
coordinamento degli orari P.C.O. ai sensi dell’articolo 36, comma 3, della legge n. 142 del 1990), non
rientranti nelle tipologie indicate agli articoli precedenti, nei quali, tuttavia, la presenza di attrattive termali,
naturalistico-ambientali, storico-culturali, sportive, artigianali, enogastronomiche e religiose o di altri eventi
rilevanti produce un movimento turistico, anche solo giornaliero, che rappresenta un elemento di significativo
apporto all’economia della località.
2. Il riconoscimento del carattere di località turistica di cui al presente articolo, agli effetti degli orari degli
esercizi commerciali, deve essere tale da corrispondere ad un interesse generale della comunità locale.
3. Ai fini del riconoscimento del carattere di località turistica di cui al presente articolo e dell’individuazione
dei periodi interessati dall’afflusso turistico, i comuni presentano apposita istanza alla provincia competente,
corredata da una relazione illustrativa comprovante le caratteristiche locali poste a fondamento della stessa,
dando atto dell’avvenuto confronto con le associazioni economiche più rappresentative.
4. Decorsi novanta giorni dalla data di ricevimento dell’istanza comunale senza che sia comunicato da parte
della provincia il provvedimento di diniego, la stessa deve ritenersi accolta.
5. Dei comuni o delle località riconosciute ad economia turistica agli effetti del presente articolo, la provincia
redige apposito elenco, curandone la massima pubblicizzazione.
6. La provincia invia alla fine di ogni anno, per opportuna conoscenza, copia dell’elenco aggiornato alla
Presidenza della Giunta regionale.
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                           Articolo 7 - Manifestazioni di rilevanza extracomunale
1. Tutti i comuni della regione possono consentire, attraverso l’adozione di apposito atto assunto nel rispetto
delle norme sulla partecipazione, deroghe alla chiusura domenicale e festiva dei negozi, ai limiti giornalieri di
chiusura ed alla chiusura infrasettimanale, qualora il loro territorio o parte di esso sia interessato da un
significativo afflusso di turisti in occasione di manifestazioni permanenti o episodiche, connotate da capacità
di attrazione extracomunale.
2. La deroga è applicabile limitatamente ai giorni di svolgimento delle manifestazioni ed alla parte di territorio
interessata.
3. Condizione per l’applicabilità della deroga di cui al presente articolo è che la manifestazione di presupposto
abbia rilevanza extracomunale e generi un rilevante afflusso di turisti. La manifestazione deve presentare
caratteristiche di oggettivo interesse e rilievo in riferimento a vaste e diversificate fasce e componenti di
utenza. (2)

                                       Articolo 8 - Disposizioni generali
1. I comuni e le province adottano, ciascuno per la parte di propria competenza, le disposizioni relative ai
procedimenti per l’attuazione della presente deliberazione, entro il termine di novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della stessa.
2. Nel corso dei procedimenti di riconoscimento di località ad economia turistica e di individuazione dell’arco
temporale di maggiore afflusso turistico, i comuni e le province garantiscono la partecipazione delle
componenti socio-economiche interessate.
3. Nell’esercizio delle rispettive competenze, province e comuni, al fine di consentire il corretto dispiegarsi
della dinamica concorrenziale fra piccole e medie imprese del commercio e grandi strutture di vendita,
tengono conto delle esigenze di salvaguardia dei diritti dei lavoratori addetti al settore con particolare
attenzione alle giornate di festa del 25 aprile e del 1° maggio.
4. Gli stessi enti si avvalgono dei moduli procedimentali di semplificazione nel caso in cui siano coinvolti più
comparti della stessa amministrazione o più amministrazioni ed attuano ogni utile forma di confronto o
coordinamento con le amministrazioni pubbliche e le associazioni ed i comitati esponenziali degli interessi
locali.

                                       Articolo 9 - Disposizioni transitorie
1. Tutti i comuni o le loro porzioni di territorio che, ai sensi della deliberazione del Consiglio regionale n. 544-
7802 del 16 giugno 1999 (Ratifica ai sensi dell’articolo 40 dello Statuto della deliberazione della Giunta
regionale n. 2-27125 del 23 aprile 1999: “Orari dei negozi. Individuazione di località ad economia turistica
nella fase di prima applicazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114"), già fruiscono, alla data di
entrata in vigore della presente deliberazione, della deroga prevista per località turistica, in quanto compresi
negli elenchi pubblicati in allegato alla citata deliberazione, sono confermati nella loro qualità di località ad
economia turistica agli effetti delle deroghe agli orari delle attività commerciali.
2. Negli stessi comuni o loro porzioni di territorio, fino ad eventuale diversa definizione ai sensi della presente
deliberazione, le deroghe si applicano con riferimento all’arco temporale di maggiore afflusso, così come
individuato in sede locale alla data di entrata in vigore della presente deliberazione.
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente deliberazione, nei comuni di cui al comma 1 si
applica la disposizione di cui all’articolo 12 del d.lgs n. 114/1998, secondo la quale gli esercenti determinano
liberamente l’orario della loro attività.
(omissis)


NOTE:
(1) Attualmente deliberazione della Giunta regionale n. 9-9082 del 16 aprile 2003 (Approvazione criteri per
l’individuazione dell’elenco dei Comuni turistici del Piemonte).
(2) Tali non si possono considerare, a titolo esemplificativo, le iniziative di varia natura realizzate dal singolo
operatore commerciale allo scopo di promuovere l’attività del proprio esercizio commerciale, quali ne siano la
superficie di vendita e la tipologia distributiva.




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Nota 12 ottobre 2005, prot. n. 14184/17.1 Direzione regionale al Commercio - Settore
Programmazione ed Interventi sui Settori commerciali esplicativa della D.C.R. 412-5585 del 16-2-
2005 su “ Orari delle attività commerciali nelle località turistiche”.

OGGETTO: Orari delle attività di commercio. D.C. R. 412-5585 del 16 febbraio 2005, deroghe per le
località ad economia turistica. Criteri per l’individuazione.

        In data 16 febbraio 2005 il Consiglio regionale ha adottato, in attuazione dell’art. 12 del d.lgs.
114/1998 e dell’art. 9 della legge regionale 28/1999, la deliberazione n. 412-5585, avente ad oggetto i criteri
per l’individuazione delle località turistiche ai fini degli orari delle attività commerciali (cfr. B. U. R. n. 8 del
2005).
A norma dei citati articoli di legge, infatti, nelle località a tale fine individuate come turistiche sulla base dei
criteri regionali, è data agli esercenti, nel rispetto di alcune condizioni, la possibilità di determinare
liberamente l’orario di apertura e chiusura dell’attività.

        La deliberazione regionale, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, non individua direttamente
le località turistiche facendone apposito elenco, ma ne indica soltanto le tipologie ed i relativi criteri e
modalità per il successivo riconoscimento ad opera dei Comuni o delle Province, a seconda della tipologia, e
per la concreta applicazione delle deroghe.

Le tipologie di Comuni aventi le caratteristiche per una possibile deroga al regime generale di orari dei negozi,
individuate dalla deliberazione regionale, sono le seguenti:
Comuni o parti di Comuni a prevalente economia turistica o nei quali, comunque, il movimento turistico
costituisce elemento di rilevante apporto all’economia della località;
Comuni montani o zone montane di Comuni;
Città d’arte;
altri Comuni o singole zone di Comuni caratterizzati dalla presenza di attrattive termali, naturalistico
ambientali, storico culturali, sportive, artigianali, enogastronomiche, religiose, in cui il movimento turistico,
anche solo giornaliero, costituisce un elemento di significativo apporto all’animazione o all’economia della
località;
Comuni o parti di essi, interessati da un rilevante afflusso di turisti in occasione di manifestazioni permanenti
o episodiche, connotate da capacità di attrazione extracomunale.

Soltanto la tipologia delle città d’arte rappresenta una novità, essendo le altre tipologie, con qualche
aggiustamento, un dato ormai consolidato ed ampiamente collaudato della nostra esperienza regionale.

Va precisato che l’applicazione delle deroghe é riferita, per tutte le tipologie, all’arco temporale di maggior
afflusso turistico (cfr. art. 2). La dizione “arco temporale di maggior afflusso turistico “ é tale da lasciare la
massima autonomia ai Comuni o alle Province, nel rispetto dei loro ruoli, nell’individuazione del/i periodo/i
interessati.

L’individuazione dell’arco temporale di maggiore afflusso, nel quale soltanto è consentita l’applicazione della
deroga, è determinato nel rispetto del principio della partecipazione ai processi decisionali delle componenti
socio economiche interessate.
In particolare si rammenta che in nessun caso, al fine della libera determinazione degli orari da parte degli
esercenti, è sufficiente che il Comune si riconosca in una delle tipologie astrattamente previste dalla normativa
regionale, occorrendo invece in proposito la determinazione del periodo di maggiore afflusso, da concordare
con le parti interessate.
Qualora le disposizioni specifiche riferite ad ogni singola tipologia non facciano espresso richiamo a tali
modalità procedimentali, soccorrono in proposito le disposizioni generali di cui all’art. 8 sulle quali si richiama
particolare attenzione.
In particolare, infatti, il comma 2 del predetto art. 8 dispone “Nel corso dei procedimenti di riconoscimento
di località ad economia turistica e di individuazione dell’arco temporale di maggiore afflusso, Comuni e
Province garantiscono la partecipazione delle componenti socio economiche interessate”.

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Un altro principio generale, desumibile in via di interpretazione sistematica dal complesso della deliberazione,
è quello per cui, per tutte le tipologie di località ad economia turistica ai fini degli orari delle attività
commerciali, le deroghe possono essere riferite sia all’intero ambito comunale che ad ambiti più ristretti del
medesimo. In proposito nella deliberazione sono utilizzate dizioni quali “parti di comune o di territorio” (cfr.
artt. 3, 6 e 7), “zone di comuni” (cfr. art. 4), “ambiti territoriali” (cfr. art. 5).

Le tipologie di località ad economia turistica sono pertanto le seguenti:
Comuni o parti di comuni a prevalente economia turistica o nei quali, comunque, il movimento turistico
costituisce elemento di rilevante apporto all’economia della località.
L’individuazione della tipologia è effettuata dall’ art. 3 mediante rinvio alla normativa attuativa della legge
regionale in materia di turismo, legge 22 ottobre 1996, n. 75 (Organizzazione dell’attività di promozione,
accoglienza e informazione turistica in Piemonte). Attualmente la normativa attuativa di riferimento è
contenuta nella deliberazione della Giunta regionale n. 9 – 9082 del 16 aprile 2003.
Procedimento per il riconoscimento.
E’ lo stesso Comune interessato a rilevare il proprio status giuridico di località riconosciuta turistica a norma
della legislazione in materia di turismo e a dichiararlo con atto formale.
Preliminarmente alla libera determinazione degli orari è necessario anche, come già evidenziato sopra, che il
Comune determini con idonea procedura partecipativa, l’arco temporale di maggior afflusso e gli ambiti
territoriali di riferimento.
Ruolo della Provincia
La Provincia:
redige, a seguito di comunicazione dei Comuni interessati, l’elenco dei Comuni o loro località aventi le
caratteristiche di turisticità richieste, con indicazione dei relativi archi temporali di maggiore afflusso turistico;
ne cura la massima pubblicizzazione;
invia annualmente copia dell’elenco aggiornato all’ Osservatorio regionale del Commercio.

2. Comuni montani o zone montane di comuni
E’ tradizione nella nostra realtà regionale, caratterizzata dalla presenza di vasta parte di territorio montano,
che nei Comuni o loro parti che presentino tale caratteristica, sia consentito un regime particolare degli orari
del commercio.
La deliberazione regionale individua (cfr. art. 4) come turistici i Comuni montani rientranti nelle Comunità
montane, come individuate all’art. 3 del DDL n. 375 di modifica della legge regionale 2 luglio 1999 “Testo
unico delle leggi sulla montagna”.
Procedimento per il riconoscimento
Anche per questa tipologia è previsto un procedimento in sede comunale, concernente l’emanazione di
apposito atto di individuazione dell’arco temporale di maggior afflusso turistico e degli ambiti territoriali di
riferimento, durante il quale consentire la libera determinazione degli orari da parte degli esercenti e degli
ambiti di territorio interessati.
Pur se non enunciato espressamente, anche per questo caso, similmente a quanto previsto per la tipologia ex
art. 3, è da ritenere che l’atto di determinazione dell’arco temporale di maggiore afflusso turistico debba essere
adottato previa procedura partecipativa. Come già evidenziato la partecipazione delle componenti socio
economiche ai processi decisionali è principio generale, enunciato appunto, in via generale, all’art. 8, c. 2.
Ruolo della Provincia
La Provincia :
redige, a seguito di comunicazione dei Comuni interessati, l’elenco dei Comuni o loro località aventi le
caratteristiche di turisticità richieste, con indicazione dei relativi archi temporali di maggiore afflusso turistico;
ne cura la massima pubblicizzazione;
invia annualmente copia dell’elenco aggiornato all’ Osservatorio regionale del Commercio.

3. Città d’arte o ambiti territoriali a rilevanza artistica
Questa tipologia di località rappresenta una novità del d.lgs. 114/98. La deliberazione regionale (cfr. art. 5)
consente di considerare come città d’arte o, quantomeno ambiti comunali di rilevanza artistica, le località che
possiedano almeno tre delle seguenti caratteristiche:



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presenza di immobili o aree soggette a vincolo di tutela ai sensi del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei
beni culturali e de paesaggio) e presenza di beni culturali ambientali, come individuati dall’art. 24, c. 1 e 2 della
L.R. 56/1977;
esistenza di provvedimenti di riconoscimento da parte di istituzioni internazionali, nazionali, regionali o
provinciali;
operatività nei giorni festivi di enti o strutture museali, artistici e culturali, di edifici di culto o religiosi, atti ad
attirare rilevante afflusso di visitatori;
menzione del Comune o della località in guide turistiche a diffusione nazionale o internazionale, come centro
di interesse storico culturale.
Procedimento per il riconoscimento
E’ previsto che i Comuni interessati presentino istanza alla Provincia di appartenenza, corredata da idonea
documentazione relativa al possesso degli indicatori previsti, con l’indicazione degli ambiti territoriali di
riferimento e dei periodi di maggiore afflusso turistico.
Ruolo della Provincia
La Provincia :
valuta e definisce l’istanza di riconoscimento, definendo inoltre gli ambiti territoriali ed il/i relativo/i arco/hi
temporale/i di maggiore afflusso turistico;
redige apposito elenco dei Comuni aventi tale caratteristica di turisticità, curandone la massima
pubblicizzazione;
trasmette annualmente copia dell’elenco aggiornato all’ Osservatorio regionale del Commercio.
Come già evidenziato, anche in questo caso la partecipazione delle componenti socio economiche ai processi
decisionali sia in sede comunale che in sede provinciale, è da salvaguardare in quanto principio generale,
enunciato appunto, in via generale, all’art. 8, c. 2.

4. Comuni altri
Si tratta di una figura giuridica già collaudata nella realtà regionale.
E’ ipotesi residuale che consente (cfr. art. 6) a località non comprese nelle tipologie precedenti, di poter
comunque, se in possesso di attrattive di vario genere (termale, naturalistico ambientale, storico culturale,
sportivo, artigianale, enogastronomico, religioso o legato al ricorrere di eventi rilevanti), fruire del
riconoscimento di località ad economia turistica, ai limitati effetti degli orari del commercio, purché:
il comune interessato sia dotato di piano di coordinamento degli orari ai sensi della L.R. 52/95, in ossequio ad
uno dei principi fissati, in materia di orari, dalla L.R. 28/99 (cfr. art. 8 c. 1 lett. a);
le attrattive siano tali da produrre movimento turistico, anche solo giornaliero e da rappresentare elemento di
significativo apporto all’economia locale;
il riconoscimento di località ad economia turistica corrisponda ad un interesse generale della Comunità locale.

Procedimento per il riconoscimento
E’ previsto che i Comuni interessati presentino istanza alla Provincia, corredata da una relazione illustrativa
comprovante le caratteristiche di presupposto, con l’indicazione degli ambiti territoriali di riferimento e del/i
relativo/i arco/hi temporale/i di maggiore afflusso turistico e dando atto dell’avvenuto confronto con le
componenti socio economiche interessate.
Ruolo della Provincia
La Provincia :
valuta e definisce l’istanza, definendo gli ambiti territoriali ed il/i relativo/i arco/hi temporale/i di maggiore
afflusso turistico;
redige apposito elenco dei Comuni, curandone la massima pubblicizzazione;
trasmette annualmente copia dell’elenco aggiornato all’ Osservatorio regionale del Commercio.
Anche al livello provinciale deve essere garantito il rispetto del principio della partecipazione delle
componenti socio economiche ai processi decisionali.

5. Manifestazioni extracomunali
Come già previsto in passato, in ogni Comune della Regione, può applicarsi la deroga in materia di orari del
commercio in occasione di manifestazioni che presentino le seguenti caratteristiche:
capacità di attrazione a livello extracomunale;
capacità di indurre un rilevante afflusso di visitatori;
                                                           117
siano tali da corrispondere all’interesse di vaste e diversificate fasce e componenti di utenza.
Procedimento per il riconoscimento
La competenza a consentire l’applicazione della deroga, limitatamente ai giorni di svolgimento della
manifestazione di presupposto, e per gli ambiti territorioriali interessati, è del Comune che adotta, in merito,
apposito atto assunto nel rispetto delle norme sulla partecipazione.

Disposizioni generali
Una serie di norme di carattere generale (cfr. art. 8), sulle quali si richiama l’attenzione degli Enti Locali
interessati, tende a garantire il rispetto dei principi della legge 241/90 in materia di semplificazione e
trasparenza nei procedimenti amministrativi.
In particolare è previsto un termine acceleratorio di novanta giorni dall’entrata in vigore della deliberazione
regionale affinché Comuni e Province adottino, ciascuno per la sua parte di competenza, le norme di
procedimento per l’attuazione della presente normativa. Si tratta in questo caso di termine ordinatorio in
quanto allo scadere del medesimo non è collegata alcuna conseguenza sul piano giuridico (del tipo silenzio
assenso).
Il termine dei novanta giorni é invece perentorio nelle ipotesi in cui lo stesso sia riferito ai procedimenti
attivati, ai sensi degli artt. 5 e 6 della deliberazione regionale. Infatti in questi casi al decorso del termine senza
che sia comunicato dalla provincia competente il diniego, l’istanza è da ritenersi accolta.
Inoltre viene sancito l’obbligo di garantire, nel corso dei procedimenti:
il confronto con le componenti socio economiche interessate;
il coordinamento con Enti pubblici ed organismi di varia natura esponenziali di interessi locali;
l’utilizzo dei moduli procedimentali di semplificazione, quali la conferenza dei servizi.

Una questione di particolare rilievo, data la sua portata in riferimento alle problematiche legate al fenomeno
della concorrenza, attiene ai possibili effetti distorsivi indotti da un regime di liberalizzazione degli orari
dell’attività di commercio. A tale proposito, in particolare, ai sensi del c. 3 dell’art. 8, le Amministrazioni
interessate debbono porre particolare attenzione al rispetto dei turni di riposo delle categorie lavoratrici, con
particolare riferimento alle giornate del 25 aprile e del 1° maggio.

Disposizioni transitorie
Si è reso necessario fissare alcune norme transitorie che chiarissero la sorte dei Comuni o loro località, già
riconosciute turistiche agli effetti degli orari del commercio secondo la previgente normativa regionale, alla
data di entrata in vigore del nuovo atto regionale. In proposito è confermato lo stato giuridico già sancito ai
sensi della previgente normativa e per gli archi temporali già definiti, fino ad eventuale, diversa, definizione,
ad iniziativa degli stessi enti locali, ai sensi della nuova normativa.

Un’ultima precisazione va infine effettuata in relazione alla portata della deroga agli orari delle attività
commerciali consentita nelle località come sopra individuate (cfr. art. 2).
Ai sensi dell’art. 12, c. 1 del d.lgs. 114/1998 “Nei comuni ad economia prevalentemente turistica, nelle città
d’arte e nelle zone del territorio dei medesimi, gli esercenti determinano liberamente gli orari di apertura e
chiusura e possono derogare dall’obbligo di cui all’ art. 11, c.4”.
Detta disposizione va intesa nel senso che tutte le limitazioni poste dalla normativa all’apertura dei negozi
(limiti giornalieri, festivi ed infrasettimanali) possono essere derogate dall’esercente. Resta salvo,
evidentemente, il potere del comune di porre limitazioni all’apertura per motivi di tutela di interessi pubblici
primari, quali la sicurezza o l’igiene.




                                                         118
Nota 12 ottobre 2005 prot. n. 14181/17.1 Direzione regionale al Commercio - Settore
Programmazione ed Interventi sui Settori commerciali
Orari delle attività commerciali. Deroghe di carattere speciale ai sensi dell’art. 13 del d.lgs. 114/1998.

Con nota n. 31583/2005 codesto Comune ha posto un quesito su come debba essere verificata la prevalenza
merceologica, ai fini dell’applicazione dell’art. 13 del d.lgs. 114/1998, nel caso di una grande struttura che
esercita la vendita al dettaglio delle seguenti categorie di merci non alimentari:
mobili e componenti di arredo (46% del fatturato globale);
elettrodomestici (11% del fatturato globale);
apparecchi radiotelevisivi ed altri apparecchi per la registrazione e riproduzione sonora e visiva e materiale
accessorio(19% del fatturato globale);
materiale elettrico ed elettronico, libri e pubblicazioni varie, prodotti di meccanica (8% del fatturato globale
come dato aggregato);
prodotti per lo sport e il tempo libero (4% del fatturato globale);
prodotti per la casa e cartoleria (12% del fatturato globale).

A tale proposito infatti i titolari della grande struttura commerciale sostengono di poter fruire della possibilità
di deroga al regime generale di orari delle attività commerciali, ed in particolare all’obbligo di chiusura
domenicale e festiva, individuando come categoria merceologica avente prevalenza “relativa” rispetto alle
restanti, quella dei mobili e componenti di arredo, che comunque non raggiunge il 50% del volume di affari
totale.

Fondamento di una siffatta tesi interpretativa sarebbe una risoluzione ministeriale che, a modifica di un
precedente orientamento, ammette il criterio della “prevalenza relativa”.
A tale proposito codesto Comune ha allegato, quale supporto conoscitivo, le risoluzioni assunte dal Ministero
sulla portata dell’art. 13 del d.lgs. 114/1998, dalle quali si evince una sostanziale discontinuità interpretativa.

Tale quesito, per la verità, investe la tematica più generale di come debba essere correttamente intesa la
disposizione di cui all’art. 13 del d.lgs. 114/1998, secondo la quale le disposizioni generali in materia di orari
delle attività commerciali non si applicano “agli esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori, piante e
articoli da giardinaggio, mobili, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d’arte, oggetti
di antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale, nonché le stazioni di servizio
autostradali , qualora le attività di vendita previste dal presente comma siano svolte in maniera esclusiva e
prevalente”.

In particolare, la questione si pone sotto un duplice aspetto:
la prevalenza di una singola merceologia si determina, in modo assoluto, in relazione al volume di affari
annuo globale dell’esercizio (e quindi deve corrispondere ad almeno il 51% dello stesso) o può essere
commisurata, in modo relativo, al volume di affari di ognuna delle altre merceologie oggetto di vendita
(essendo in tal modo sufficiente che la merceologia sia prevalente rispetto a ciascuna delle altre)?;
ai fini dell’applicazione della deroga, occorre che ad essere prevalente sia una sola delle specializzazioni
indicate dalla legge, o le merceologie possono sommarsi fra loro? (e quindi, ad es., ai fini della prevalenza
possono sommarsi fra loro le superfici destinate a mobili con quelle destinate a fiori , piante e articoli da
giardinaggio).

In relazione al primo aspetto si ritiene che la prevalenza della specializzazione merceologica debba essere
determinata in riferimento al volume globale annuo dell’intero esercizio e non possa, pertanto, essere intesa in
senso relativo rispetto a ciascuna delle altre tipologie oggetto di vendita.

Quanto al secondo aspetto si ritiene che la prevalenza debba essere stabilita con riferimento ad una sola delle
specializzazioni previste, ai fini della deroga, dall’art. 13 del d.lgs. 114/1998, non potendosi, al contrario,
sommare le superfici riferite a più specializzazioni.

Si rammenta con l’occasione che, secondo quanto già precisato con la deliberazione della Giunta regionale n.
42-29532 del 1° marzo 2000, la prevalenza può essere determinata oltre che attraverso il criterio del volume di
                                                        119
affari, anche attraverso il criterio della superficie destinata alla vendita, qualora il primo criterio non possa
agevolmente essere applicato.

Si coglie infine l’occasione per evidenziare come, essendo la titolarità della materia commercio interno in capo
alle Regioni, competa alle Regioni stesse di indicare criteri interpretativi adeguati all’impianto delle normative
regionali del comparto ed al conseguente assetto della distribuzione a livello regionale.
E’ infatti di immediata percezione come un’interpretazione più o meno estensiva sull’ambito di applicabilità
dell’art. 13, specie se riferita alla grande distribuzione, produca effetti non certo indifferenti, talora
destabilizzanti, sul sistema commerciale regionale ed i suoi delicati equilibri.

Eventuali pronunce ministeriali, pur nella loro autorevolezza, non potranno pertanto fondare scelte che, per
loro natura, sulla base dell’attuale riparto costituzionale di funzioni, competono alla dimensione regionale.

Copia della presente nota è inviata per opportuna conoscenza a tutti i comuni della Regione, tenuto conto
della rilevante portata della questione oggetto di esame, rispetto all’assetto distributivo regionale.

A disposizione per ulteriori informazioni si porgono cordiali saluti.




                                            Il Dirigente del Settore
                                            Arch. Patrizia Vernoni




Visto:
il Direttore regionale
MARCO CAVALETTO




                                                       120
Regione Piemonte


    Circolari
        e
   Risoluzioni




        121
122
Nota 26 ottobre 2010 prot. n.8101/DB1701 Regione Piemonte - Direzione Commercio, Sicurezza e
Polizia Locale – Settore Programmazione del Settore Terziario Commerciale
Deliberazione di Giunta Regionale n. 20-380 del 26 luglio 2010 recante “Disposizioni sul commercio su area
pubblica – indicazioni per la verifica della regolarità delle imprese del commercio su area pubblica”.
Indicazioni di prima applicazione.


A seguito dell’approvazione della Delibera di Giunta regionale del 26 luglio 2010 n. 20-380 - “Disposizioni
sul commercio su area pubblica – indicazioni per la verifica della regolarità delle imprese del commercio su
area pubblica”, gli scriventi Uffici regionali hanno ricevuto da parte dei Comuni della regione, degli operatori
del settore e delle loro Associazioni la segnalazione delle principali criticità relative all’interpretazione della
stessa, nella sua prima fase applicativa.

Nel rendere noto che è prevista la prossima diffusione di una nota esplicativa per la chiarificazione delle
accennate criticità, si ritiene peraltro opportuno anticipare, nell’immediato, alcuni chiarimenti rispetto ad una
questione rivelatasi di particolare importanza ed urgenza rispetto ad un’efficace applicazione della DGR
regionale.

Al Capo I della DGR regionale il punto 4, in merito alla documentazione che l’operatore deve produrre al
comune competente prevede, in particolare, quanto segue:

“Per la verifica di regolarità tutte le imprese operanti su area pubblica devono produrre ai comuni competenti territorialmente,
entro il 31 dicembre di ogni anno, la seguente documentazione, al fine di dimostrare, per l’anno fiscale e previdenziale precedente,
la loro regolarità ai fini predetti:
a. D.u.r.c. (Dichiarazione Unica di Regolarità Contributiva), in caso di azienda con personale dipendente, rilasciato dall’ente
preposto nell’anno in corso con riferimento all’anno fiscale precedente;
b. Certificato di regolarità contributiva, in mancanza della D.U.R.C. e in caso di azienda che non si avvalga di personale
dipendente, rilasciato dall’ente preposto nell’anno in corso con riferimento all'anno fiscale precedente;
c. Attestati di versamento dei contributi INPS riferiti all’anno precedente, in difetto di entrambi i documenti sopraindicati”.

In proposito si precisa che i documenti indicati alle lettere a, b, c, sono fra loro alternativi. Pertanto il
comune, a partire dall’anno in corso così come per gli anni seguenti, fino ad eventuale diversa disposizione
regionale, è tenuto a riconoscere la validità ed accettare, ai fini del controllo della regolarità previsto dalla
DGR regionale, o il DURC, o il CRC, o gli attestati di versamento dei contributi INPS, quale
documentazione alternativa attestante la regolarità contributiva in relazione all’anno fiscale e previdenziale
precedente.

Si ritiene inoltre opportuno specificare che la D.G.R. 20- 380 è in vigore sino dal 26.7.2010 ed è già
immediatamente applicabile nei casi di spunta e di subingresso. Si rammenta che, per tutti gli altri
casi, è prevista la scadenza al 28 febbraio di ogni anno per la verifica della regolarità contributiva e
fiscale ad opera del comune territorialmente competente.

Cordiali saluti.

                                                 Il Dirigente del Settore
                                                Arch. Patrizia VERNONI

Visto:
IL DIRETTORE REGIONALE
Dott. Giuseppe BENEDETTO




                                                                123
Circolare 1 luglio 2010, Prot. 5543/DB 1701 Regione Piemonte - Direzione Commercio Sicurezza e
Polizia Locale - Settore Programmazione del Settore terziario commerciale
Decreto legislativo 26 marzo 2010, N. 59 “Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel
mercato interno”; indicazioni integrative alla nota della Direzione regionale Commercio n. 4865/DB/1701
del 7 giugno 2010.


Con la nota in oggetto la scrivente Direzione ha fornito alle Amministrazioni in indirizzo alcune indicazioni
interpretative nell’immediatezza dell’entrata in vigore del decreto legislativo 26 marzo 2010, N. 59
“Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno”.

Con particolare riferimento alla tematica dei requisiti professionali per l’esercizio delle attività di vendita nel
settore alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande, a fronte delle disposizioni di stretto dettaglio
di cui all’art. 71 del d.lgs. 59/2010, la nota concludeva, anche in considerazione delle acclarate competenze
regionali in materia di formazione professionale, nel senso dell’applicabilità della normativa regionale sulla
somministrazione, arrivando ad estenderla anche all’ambito dell’attività di vendita, secondo il principio per il
quale “nel più è compreso il meno”. Ciò vale, secondo quanto illustrato nella citata nota, oltre che per la
valutazione della pratica commerciale e dei titoli di studio statali e professionali regionali, in particolare, per i
percorsi formativi di accesso.

E’ infatti noto che, secondo la legge regionale 38/2006, e la deliberazione della Giunta regionale di attuazione
n. 55-12246/2009, i percorsi formativi di accesso al comparto della somministrazione sono più approfonditi
rispetto a quelli previsti per l’attività di vendita, secondo considerazioni di tutela della salute pubblica, che ben
si inquadrano nei principi della direttiva servizi.

Alla luce peraltro dei più recenti sviluppi interpretativi del MISE, in attesa del previsto intervento legislativo
regionale volto a definire i limiti e le modalità di validità, ai fini dell’attività di somministrazione, dei requisiti
relativi al commercio di alimentari, si ritiene opportuno integrare i contenuti della nota esplicativa, con le
seguenti ulteriori specificazioni:

1.       validità della pregressa iscrizione al REC -

La nota regionale 4865/DB/1701 del 7 giugno 2010 muove dalla considerazione che il d.lgs. 59/2010, non
facendo alcuna menzione del requisito della pregressa iscrizione al REC, né per la vendita né per la
somministrazione, ne esclude la rilevanza ai fini dell’accesso all’attività. A tale proposito la nota conclude nel
senso che “anche se il decreto legislativo non ne fa alcuna menzione, nella Regione Piemonte si continua a considerare valido,
quale requisito di accesso al settore della somministrazione di alimenti e bevande, la pregressa iscrizione al REC senza limiti
temporali. Tale requisito, al quale va equiparato quello consistente nell’aver presentato domanda di iscrizione al REC, per
l'attività di somministrazione, essendo in possesso dei requisiti previsti ai fini dell'iscrizione o nell’aver superato con esito positivo
le prove di idoneità previste per l'iscrizione al registro medesimo, secondo quanto già previsto dalla l. 287/1991, può essere
mantenuto, con esclusivo riferimento al comparto della somministrazione, in quanto le relative disposizioni di legge regionale –
L.R. 38/2006- afferiscono a tale comparto”.

A fronte del totale silenzio del d.lgs. 59/2010 sul punto, il MISE giunge peraltro ad ammettere una
reviviscenza piena della validità del pregresso REC, anche per l’attività di vendita.

A tale proposito, presa visione di tali argomentazioni, problematiche sotto il profilo giuridico, al fine
comunque di garantire pienezza applicativa all’accennato principio per il quale “nel più ci sta il meno” si
ribadisce la validità della pregressa iscrizione al REC per l’attività di somministrazione, secondo il disposto
della L. R38/2006, con la precisazione aggiuntiva che tale requisito è valido anche per l’attività di vendita nel
settore alimentare;




                                                                  124
     CORSO                   Commercio               Somministrazione       alimenti   e Il Corso di 130 ore     Il corso di 80 ore
 PROFESSIONALE               alimentari              bevande                              previsto per la        previsto    per    il
                             Corso canonico di                                            somministrazione       commercio, vale come
                             80 ore: DGR 55-         Corso canonico di 130 ore vale anche per il                 credito    per    la
                             12246/009               valido anche per la vendita di commercio                    somministrazione
                             (attuativa     delle    alimentari (perché nel più ci sta il
                             LL.RR. 28/199 e         meno)
                             38/2006) valido
                             con sistema di
                             crediti anche per
                             la
                             somministrazione,
                             salvo              il
                             completamento
                             dei crediti orari


1.         Corso di formazione di base per l’accesso all’attività -c. 6, lett. a) dell’art. 71 del d.lgs. 59/2010:
tale requisito è attualmente regolato nella Regione Piemonte con l’accennato sistema unificato di formazione
per l’accesso al commercio di alimentari e alla somministrazione, graduato secondo un sistema di crediti tale
per cui :
- il corso di 130 ore previsto per la somministrazione, è valido anche per il commercio
- il corso di 80 ore previsto per il commercio, è valido come credito per la somministrazione.


La nota regionale 4865/DB/1701 del 7 giugno 2010 ha chiarito che tale sistema, definito nel rispetto delle
esigenze di tutela dei consumatori, fruitori del servizio e pertanto secondo i principi della direttiva servizi, è
da considerarsi attualmente pienamente applicabile .

In aggiunta a ciò, alla luce dei nuovi contenuti normativi e degli sviluppi interpretativi degli stessi a livello
ministeriale, si rende necessaria le seguente ulteriore indicazione:
        la disposizione dell’art. 5, c. 8 della L.R. 38/2006 smi, per il quale “Il possesso del requisito professionale di
         cui al comma 1, lettera a), è valido anche ai fini dell'esercizio dell'attività commerciale nel settore alimentare” va intesa,
         dopo l’entrata in vigore del d.lgs. 59/2010, nel senso di ammettere all’esercizio del commercio di
         alimentari anche chi abbia superato con esito favorevole il corso già previsto, prima del 1 marzo 2010
         (data prevista dalla DGR DGR 55-12246/09: “L.R. 38/2006 e smi. Art. 17. Approvazione della Direttiva
         dei corsi di formazione professionale per l’accesso e l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande e
         per l’accesso all’esercizio del commercio relativamente al settore merceologico alimentare” per l’avvio dei nuovi corsi
         di 130 ore), in 120 ore.

Quanto infine alla possibilità, per chi è in possesso dei requisiti per il solo commercio di alimentari, di
effettuare anche l’attività di somministrazione, un intervento legislativo regionale disciplinerà, come
accennato, le modalità di apposita formazione integrativa.

Si invitano codeste Amministrazioni a voler prendere attenta visione della presente nota, dandone puntuale
applicazione.

         Cordiali saluti

                                                     Il Dirigente del Settore
                                                     arch. Patrizia Vernoni


Il Direttore regionale
Dott. Marco Cavaletto

                                                                 125
Circolare Regione Piemonte 7 giugno 2010, Prot. 4865/DB 1701 Regione Piemonte Direzione
Commercio Sicurezza e Polizia Locale - Settore Programmazione del Settore terziario commerciale
Applicazione del decreto legislativo 26 marzo 2010, N. 59 “Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa
ai servizi nel mercato interno”; aspetti rilevanti agli effetti della normativa regionale in materia di commercio.


                                                                             AI COMUNI DEL PIEMONTE


                                                                           ALLE CCIAA DEL PIEMONTE


                                                                                                   LORO SEDI



Sul supplemento ordinario n. 75/L alla gazzetta ufficiale n. 94 del 23-4-2010 è stato pubblicato il decreto
legislativo 26 marzo 2010, N. 59 “Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato
interno”, che entrerà in vigore il giorno 8 maggio 2010.

L’adozione del decreto legislativo si inserisce nel processo di adeguamento del quadro normativo vigente,
rispetto ai contenuti della direttiva 123/CE/2006 del Parlamento e del Consiglio – cosiddetta direttiva
Bolkestein-

Giova in proposito rammentare che, secondo i contenuti della normativa europea, le legislazioni ai livelli
statale e regionale in materia di commercio/servizi, devono ormai essere improntate ai principi della pienezza
della libertà di impresa e, conseguentemente, della libertà di concorrenza, per una migliore soddisfazione del
consumatore, in un contesto di sviluppo sostenibile.

Nello specifico si richiamano in particolare gli articoli da 9 a 16 della direttiva che, in materia di libertà di
stabilimento dei prestatori e di circolazione dei servizi, contengono disposizioni per garantire la completa
libertà di esercizio dell’attività di impresa nel mercato interno, sia come diritto di stabilimento che come
diritto di prestazione occasionale. Le compressioni del diritto, di norma vietate, sono consentite solo per
motivi imperativi di interesse generale quali le ragioni di salute pubblica, di sicurezza e di tutela ambientale
ed in tal caso devono rispondere rigorosamente ai principi di non discriminazione, necessità, proporzionalità.

Al fine di facilitare i comuni piemontesi nell'immediata applicazione delle disposizioni del decreto legislativo,
se ne riassumono le principali novità, con particolare riferimento agli aspetti rilevanti e di immediato impatto
rispetto alla normativa regionale vigente.


PARTE PRIMA
La parte prima contiene disposizioni di carattere generale, che, ai sensi del comma secondo dell’articolo 1del
decreto legislativo: “sono adottate ai sensi dell’articolo 117, comma 2, lettere e) ed m), della Costituzione, al
fine di garantire la libertà di concorrenza secondo condizioni di pari opportunità e il corretto ed uniforme
funzionamento del mercato, nonché per assicurare ai consumatori finali un livello minimo e uniforme di
condizioni di accessibilità ai servizi sul territorio nazionale”.

Conseguentemente le disposizioni della parte prima del decreto trovano immediata applicazione e prevalgono
sulla vigente normativa regionale in contrasto, pur rientrando la materia del commercio interno nella
competenza legislativa esclusiva regionale, al fine di consentire il completo adeguamento dell’ordinamento
interno .a quello comunitario entro il termine a tal fine stabilito. Si tratta di un’applicazione solo transitoria
fino all’adozione da parte della regione della completa attuazione della direttiva comunitaria in argomento.

                                                       126
Delle disposizioni di cui trattasi si omette la descrizione di dettaglio e si rinvia integralmente alle indicazioni
di sintesi fornite dal Ministero dello sviluppo economico con circolare n. 3635/C del 6 maggio 2010.

Dei contenuti della circolare si ritiene peraltro opportuno richiamare espressamente le indicazioni ministeriali
relative all’articolo 25, c. 4 - Sportello Unico- per le perplessità che la stessa norma ha da subito creato fra i
Comuni, per le quali “Il Titolo IV contiene le disposizioni relative alla semplificazione amministrativa e, in
particolare, quelle relative allo Sportello unico per le attività produttive (articolo 25). Si evidenzia a questo
riguardo che tali disposizioni, cosi come i richiami al medesimo sportello unico contenuti nelle disposizioni
procedurali relative alle singole attività, potranno trovare completa applicazione solo dopo che il regolamento
di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla
legge 6 agosto 2008, n. 133, cui si fa riferimento, sia stato effettivamente emanato, sia entrato in vigore ed
abbia avuto concreta attuazione. Si evidenzia inoltre che il comma 3 del predetto articolo 25 testualmente
prevede che, anche quando le condizioni di operatività del SUAP si siano realizzate, “le domande, se
contestuali alla comunicazione unica, disciplinata dall'articolo 9 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, sono presentate al registro delle imprese di cui
all'articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, che le trasmette immediatamente allo sportello unico”.
Pertanto il decreto legislativo risulta ad oggi inoperante sul punto, in attesa dell’approvazione del citato
regolamento di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133

PARTE SECONDA
La parte seconda del decreto legislativo contiene “disposizioni relative ai procedimenti di competenza dei
Ministeri”, fra le quali si evidenziano le norme relative ad alcuni procedimenti di competenza del Ministero
dello Sviluppo Economico.

L’articolo 84, c. 1 della PARTE TERZA del decreto legislativo, recante “disposizioni relative ai procedimenti
di competenza regionale” contiene una clausola di cedevolezza secondo la quale: ”nella misura in cui incidono
su materie di competenza esclusiva regionale e su materie di competenza concorrente, le disposizioni del
presente decreto si applicano fino alla data di entrata in vigore della normativa di attuazione della direttiva
2006/123/CE, adottata da ciascuna regione e provincia autonoma nel rispetto dei vincoli derivanti
dall'ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili dal presente decreto”.

A meno che le regioni non abbiano espressamente legiferato in adeguamento alla direttiva servizi, e quindi nel
rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili dal decreto
legislativo stesso, le norme del decreto trovano diretta ed immediata applicazione fino ad avvenuto espresso
adeguamento delle normative regionali.

A tale proposito si ricorda che la regione Piemonte ha effettuato un intervento legislativo di adeguamento ai
contenuti della direttiva servizi, con la Legge regionale 30 dicembre 2009, n. 38 “disposizioni di attuazione
della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi del mercato interno”.
La legge contiene le disposizioni per l’adeguamento del corpo legislativo regionale vigente nella materia dei
servizi, ai contenuti della direttiva Bolkestein, in riferimento alle seguenti fattispecie:
•        commercio di vicinato
•        forme speciali di vendita
•        spacci interni
•        apparecchi automatici
•        vendita per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione
•        vendite effettuate presso il domicilio dei consumatori
•        attività di somministrazione di alimenti e bevande.

In particolare, nella logica della semplificazione, l’art. 17 della legge regionale ha sostituito alla comunicazione
ad efficacia differita, già prevista dagli articoli 7, 16, 17, 18 e 19 del d.lgs. 114/1998, la dichiarazione di inizio
attività ad effetto immediato, secondo quanto previsto dall’articolo 19, c. 2 secondo periodo della legge
241/1990, come da ultimo modificata con legge 69/2009, prevedendo che la stessa sia presentata al comune:
                                                         127
•        dove è ubicato l’esercizio, nel caso di esercizi di vicinato, spacci interni ed apparecchi automatici,
•        dove l’interessato sceglie di avviare la sua attività per la vendita a distanza (per corrispondenza,
televisione e altri sistemi di comunicazione, e per la vendita presso il domicilio dei consumatori), che non
necessariamente coincide con il comune di residenza o di sede legale.

L’art. 18 della legge regionale 29 dicembre 2009, n. 38 ha previsto, in riferimento alle attività di
somministrazione di alimenti e bevande, l’applicazione dell’istituto della DIA ad efficacia immediata, di cui al
citato articolo 19 c. 2 parte seconda della legge 241/1990:
•        per le attività di somministrazione di alimenti e bevande escluse dalla programmazione del comparto
dall’art. 8 c. 6 della legge regionale 38/2006;
•        per il caso di cambio di titolarità e per l’ampliamento degli esercizi di somministrazione di alimenti e
bevande,
facendo invece salva l’autorizzazione per le nuove aperture ed i trasferimenti di sede.

Inoltre, sempre in merito all’attività di somministrazione di alimenti e bevande, l’articolo 22, c. 1 lett. i) della
legge 38/2009 ha abrogato i contingenti numerici già previsti per il rilascio delle autorizzazioni.
Conseguentemente, con DGR n. 85-13268 in data 8 febbraio 2010, sono stati approvati gli indirizzi regionali
per la programmazione della rete e la regolamentazione delle vicende giuridico amministrative delle attività, ai
quali i comuni dovranno attenersi per la definizione dei propri criteri e per il rilascio delle autorizzazioni
amministrative per gli esercizi di somministrazione,        nel rispetto dei principi della direttiva servizi e,
conseguentemente, dei principi generali del decreto legislativo.
Ciò premesso si forniscono alcune indicazioni sui principali problemi indotti nell’ordinamento regionale dalle
disposizioni della parte seconda del decreto legislativo 59/2010.


1      SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE (art. 64)
Alla luce delle considerazioni svolte devono pertanto essere affrontate, nello specifico, e risolte, nel senso
della prevalenza delle disposizioni regionali sulle disposizioni di dettaglio della parte seconda del decreto
legislativo, le questioni interpretative riferite:
1.alla disposizione in materia di trasferimento di sede degli esercizi di somministrazione. Il comma primo
dell’art. 64 assoggetta il trasferimento di sede a dichiarazione di inizio attività ad efficacia differita, ai sensi
dell’art. 19 c. 2 primo periodo della legge 241/1990 smi.
   Per contro la legge regionale 38/2006, come da ultimo modificata con legge regionale 38/2009, assoggetta
il trasferimento di sede ad autorizzazione: la scelta è motivata sulla base dei contenuti della nuova
programmazione del comparto che, come già evidenziato, nel conformarsi ai nuovi principi della direttiva
servizi, fonda la possibilità di attivare e di trasferire gli esercizi all’esigenza di tutela, anzitutto, dell’ambiente di
impatto. In particolare l’autorizzazione é stata mantenuta alla luce dei motivi imperativi di interesse generale
previsti dall’art. 4 della direttiva servizi. Si riconosce, infatti, la necessità di garantire e tutelare i consumatori, e
più in generale i cittadini, nei loro fondamentali diritti, con particolare riferimento alla tutela della salute, della
sicurezza e dell’integrità ambientale. Tale tipo di attività presenta infatti, in generale, anche nel caso del
trasferimento di sede, così come nel caso di nuovo impianto, risvolti rispetto alla sostenibilità ambientale e
sociale, alla viabilità e all’ordine pubblico, al consumo di alcolici, al diritto dei residenti alla vivibilità del
territorio e alla normale mobilità. Resta inoltre ferma la finalità di tutela delle zone di pregio artistico, storico,
architettonico. Il regime autorizzatorio in esame non è discriminatorio nei confronti del prestatore, in quanto
non sono previste differenziazioni tra prestatori nazionali e transfrontalieri. I menzionati obiettivi non
possono essere perseguiti attraverso misure meno restrittive in quanto l’esercizio indiscriminato del diritto di
apertura, anche per trasferimento di sede, delle attività di somministrazione determinerebbe la prevedibile
compromissione dei diritti dei destinatari dei servizi e degli interessi della collettività più in generale. Il regime
autorizzatorio è conforme al principio di proporzionalità poiché, alla luce di quanto specificato, misure
alternative (ad esempio, controlli a posteriori) non permetterebbero di raggiungere i descritti obiettivi;
2.alle disposizioni di cui, in particolare:
•        al comma 7, in merito ai casi di esclusione dalla programmazione di comparto;
•        al comma 8 in merito alla decadenza dell’autorizzazione e del titolo abilitativo;
•        al comma 9 in merito alle fattispecie sanzionatorie;

                                                           128
•       al combinato disposto dei commi 1, 4, 8 per il caso di subingresso per causa di morte o per atto tra
vivi.
Per le stesse ragioni, oltre che per le ulteriori motivazioni indicate al successivo punto 3, sono da risolversi nel
senso della prevalenza della normativa regionale le criticità relative ai requisiti professionali per la
somministrazione di alimenti e bevande.



2 COMMERCIO AL DETTAGLIO SU AREA PUBBLICA (ARTICOLO 70)
L’articolo 70 del d.lgs. 59/2010 ha introdotto alcune modifiche nella materia del commercio su aree
pubbliche, intervenendo sull’articolo 28, commi 2, 4 e 13 d.lgs. 114/1998.
In particolare:
- per effetto del comma 2 l’ autorizzazione per il commercio su area pubblica in forma itinerante è rilasciata
dal comune nel quale il richiedente intende avviare l'attività, che non necessariamente coincide con il comune
di residenza.
Viene così eliminato il riferimento alla residenza o sede legale del richiedente, nel rispetto della prescrizione di
cui all’articolo 14, comma 1, lett. b) della Direttiva che vieta “il requisito della residenza sul loro territorio per
il prestatore, il suo personale, i detentori di capitale sociale o i membri degli organi di direzione e vigilanza”
poiché discriminatorio, per l’accesso ad un’attività di servizi.
A tale proposito si evidenzia, quale effetto sulla disciplina regionale, il venir meno, per impossibilità ad
esercitare la connessa attività di controllo, delle disposizioni di cui al Titolo IV, Capo III, Sezione II , p. 4 e 5
della dgr N. 32-2642/2001 secondo le quali “Allo stesso soggetto non può essere rilasciata più di
un’autorizzazione, ai sensi della presente normativa, nell’ambito dell’intero territorio regionale, fatti salvi i
diritti acquisiti nonché l’acquisto d’azienda per atto tra vivi o per causa di morte. Nell’istanza di
autorizzazione devono essere indicati, a pena di inammissibilità della stessa, il Comune o i Comuni del
Piemonte nei quali il richiedente ha fissato la propria residenza nel periodo intercorrente tra il giorno
successivo alla data di pubblicazione della presente deliberazione e la data dell’istanza di autorizzazione.
Nell’istanza devono altresì essere indicati gli estremi delle autorizzazioni delle quali il richiedente abbia la
titolarità al momento della presentazione della stessa.”

Il problema principale nell’applicazione di tale norma, potrebbe porsi per gli operatori ai quali sia stata
revocata da un comune l’autorizzazione per condanne penali, violazioni o inadempienze e che se ne
procurano un’altra richiedendola ed ottenendola da un altro comune.
Sul punto si richiama l’attenzione di tutti i comuni sulla necessità di effettuare gli opportuni controlli, in
particolare, quantomeno, sui requisiti morali.

-per le autorizzazioni all’esercizio dell’attività con posto fisso, il comma 5 dell’articolo 70 del decreto
legislativo, precisa che “Con intesa in sede di Conferenza unificata, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della
legge 5 giugno 2003, n. 131, anche in deroga al disposto di cui all’articolo 16 del presente decreto , sono
individuati, senza discriminazioni basate sulla forma giuridica dell’impresa, i criteri per il rilascio e il rinnovo
della concessione dei posteggi per l’esercizio del commercio su aree pubbliche e le disposizioni transitorie da
applicare, con le decorrenze previste, anche alle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del presente
decreto ed a quelle prorogate durante il periodo intercorrente fino all’applicazione di tali disposizioni
transitorie.”

In attesa dell'adozione dei suddetti criteri e della conseguente normativa regionale di recepimento, che
potranno essere individuati anche in deroga ai contenuti del richiamato articolo 16, sono pertanto prorogate
le concessioni in essere alla data di entrata in vigore del decreto legislativo, secondo la disciplina previgente,
ossia secondo le disposizioni di cui alla DGR 32-2642 /2001, che continuerà ad avere piena applicazione
senza alcuna limitazione, neppure temporale. Conseguentemente non dovranno essere utilizzate diciture del
tipo “fino all’adozione dei criteri attuativi dell’art. 70 del d.lgs. 59/2010”.

Per la medesima ragione le stesse disposizioni dovranno essere applicate integralmente, senza alcuna
modifica, per tutte le restanti vicende giuridico amministrative del comparto, ivi comprese, ad esempio, le

                                                         129
procedure di nuova assegnazione dei posteggi sulle aree mercatali, le assegnazioni giornaliere dei posteggi
occasionalmente vacanti, la partecipazione ai mercati ultramensili;


- il comma 1 prevede l’estensione della possibilità di esercizio dell’attività oltre che da parte delle società di
persone anche alle “società di capitali regolarmente costituite o cooperative”. Ciò in conformità a quanto
previsto dall’articolo 15, comma 2, lett. b della Direttiva che, tra i requisiti da sottoporre a valutazione e da
eliminare qualora non giustificati da “motivi imperativi di interesse generale” e quindi discriminatori,
ricomprende quelli che “impongono al prestatore di avere un determinato statuto giuridico”;
Come già ricordato, restano in ogni caso applicabili tutte le restanti disposizioni della DGR 32-2642/2001, fra
le quali, in particolare, quelle che regolano la presenza contemporanea del singolo operatore, in qualsiasi
forma costituito, sulla stessa area di mercato, nella misura di non più di due o tre posteggi, a seconda del
numero dei posti banco del mercato stesso.

- il comma 3, attuando il principio che vieta i requisiti di programmazione che perseguono obiettivi
economici ai sensi dell’articolo 14, comma 5 della Direttiva, elimina il ricorso alla programmazione comunale
legata a criteri idonei a mantenere l’equilibrio del mercato e viene mantenuto un regime di regolamentazione
limitatamente ai casi in cui sussistano motivazioni di sostenibilità ambientale e sociale e di viabilità. Resta salva
la programmazione avente finalità di tutela e salvaguardia delle zone di pregio artistico, storico, architettonico
e ambientale.
Tale prescrizione è da intendersi prevalentemente rivolta ai Comuni in quanto titolari della funzione di
regolamentazione.


3     REQUISITI DI ACCESSO E DI ESERCIZIO DELLE ATTIVITÀ COMMERCIALI
(ARTICOLO 71)
L’articolo 71 del decreto legislativo ha riformulato, nei commi da 1 a 5, il sistema dei requisiti morali,
valevoli per tutte le attività commerciali e, al comma 6, il sistema dei requisiti professionali per la vendita di
alimentari e la somministrazione di alimenti e bevande.

Per quanto attiene ai requisiti morali, connessi a condanne penali e misure di prevenzione ostative
all’esercizio dell’attività, e rientranti, come tali, in materie di competenza statale, si ritiene che le disposizioni
del decreto debbano, per evidenti ragioni di coordinamento sull’intero territorio nazionale, trovare
applicazione diretta negli ordinamenti regionali.

Con riferimento ai requisiti professionali, il decreto legislativo ha attuato una profonda rivisitazione della
materia secondo le seguenti principali novità:
•       è stato unificato il sistema dei requisiti professionali per il commercio di alimentari e la
somministrazione. Secondo il decreto tutti i requisiti sono quindi validi sia per l’attività di commercio di
alimentari che per l’attività di somministrazione, ritenute, evidentemente, intercambiabili;
•       è stato eliminato il riferimento alla pregressa iscrizione al REC, quale requisito di accesso all’attività
commerciale;
•       è mantenuto il corso specifico di accesso al commercio che vale, indistintamente, per tutte le attività di
commercio e somministrazione -comma 6, lett. a);
•       è introdotta, con effetto innovativo rispetto ai contenuti del d.lgs114/1998, e con portata generale
rispetto a tutte le attività di commercio, la rilevanza del sistema dei titoli pregressi; a tale fine viene data
rilevanza, anche per le attività di commercio, per le quali i titoli erano in passato esclusi, al possesso del
diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra scuola ad indirizzo
professionale, almeno triennale, purché nel corso di studi siano previste materie attinenti al commercio, alla
preparazione o alla somministrazione degli alimenti -comma 6, lett. c);
•       è stata rivisitata la descrizione delle attività pregresse rilevanti ai fini del requisito della cosiddetta
“pratica commerciale” - comma 6, lett. b).




                                                         130
Occorre inoltre considerare che, così come affermato anche dal Ministero dello sviluppo economico nella
circolare n. 3635/C del 6 maggio 2010, sulla base della giurisprudenza della Corte Costituzionale (confronta
da ultimo sentenza 19 ottobre 2009 n. 271), le disposizioni relative ai requisiti di accesso per tutti i servizi
rientranti nell’ambito della direttiva, e fra questi, evidentemente, il commercio interno, afferiscono alla
competenza in materia di professioni regolamentate, riservata allo Stato, ed in nessun modo derogabile dalle
leggi regionali di settore, che dovranno conseguentemente essere adeguate ai nuovi principi e contenuti.
Ciò posto, un particolare ragionamento si impone per il caso della definizione, in relazione alle professioni già
istituite dallo Stato, dell’organizzazione dei corsi di formazione, con i relativi programmi che, in quanto
materia “formazione professionale”, appartiene alla competenza delle Regioni.

In questo ambito, si ritiene che rimanga spazio, per le Regioni, come la Regione Piemonte :
•         che già riconoscessero la pregressa iscrizione al REC quale requisito professionale di accesso
all’attività ;
•         che già abbiano effettuato espresse scelte normative di rilevanza, ai fini commerciali, della pratica
professionale acquisita e dei corsi di formazione professionale regionali, selezionandone i percorsi formativi,
nella durata e nei contenuti;
•         che abbiano espressamente adeguato la normativa alla direttiva servizi

ed al fine di non modificare in peius la situazione di alcuni prestatori, di poter continuare ad applicare la
normativa regionale vigente.

In proposito si forniscono, in attesa del previsto adeguamento normativo regionale e sulla base delle
considerazioni esposte, alcune indicazioni operative nell’immediatezza dell’entrata in vigore del decreto
legislativo.
•         Rilevanza della pregressa iscrizione al REC anche se il decreto legislativo non ne fa alcuna menzione,
le considerazioni che precedono conducono ad ammettere che nella Regione Piemonte si continui a
considerare valido, quale requisito di accesso al settore della somministrazione di alimenti e bevande, la
pregressa iscrizione al REC senza limiti temporali . Tale requisito, al quale va equiparato quello consistente
nell’aver presentato domanda di iscrizione al REC, per l'attività di somministrazione, essendo in possesso dei
requisiti previsti ai fini dell'iscrizione o nell’aver superato con esito positivo le prove di idoneità previste per
l'iscrizione al registro medesimo, secondo quanto già previsto dalla l. 287/1991, può essere mantenuto, con
esclusivo riferimento al comparto della somministrazione, in quanto le relative disposizioni di legge regionale
–L.R. 38/2006- afferiscono a tale comparto. Tale trattamento di favore è peraltro bilanciato, secondo le
scelte del legislatore regionale, dall’obbligo di aggiornamento professionale triennale, in corso di attività.
•         Corso specifico di accesso alle attività di commercio e somministrazione. In regione Piemonte ai
sensi della DGR 55-12246/2009, attuativa delle LL.RR. 28/1999 e 38/2006, vige un sistema unificato di
formazione per l’ accesso al commercio di alimentari e alla somministrazione, graduato secondo un sistema
di crediti, così sintetizzabile:

      CORSO      Commercio alimentari         Somministrazione             Il Corso di 130 ore      Il corso di 80 ore
  PROFESSIONALE Corso canonico di 80 ore:    alimenti e bevande               previsto per la         previsto per il
                   DGR 55-12246/009                                         somministrazione      commercio, vale come
                  (attuativa delle LL.RR.   Corso canonico di 130            vale anche per il         credito per la
                28/199 e 38/2006) valido ore valido anche per la                commercio           somministrazione
                   con sistema di crediti     vendita di alimentari
                        anche per la       (perché nel più ci sta il meno)
                somministrazione, salvo il
                completamento dei crediti
                            orari

    Tenuto conto che tale sistema è stato definito nel rispetto delle esigenze di tutela dei
    consumatori, fruitori del servizio e pertanto secondo i principi della direttiva servizi, lo stesso
    sistema è da considerarsi attualmente pienamente applicabile .
     Pratica acquisita attraverso lo svolgimento di attività nel comparto –cosiddetta pratica
        commerciale
                                                        131
Le novità del sistema delineato dal decreto legislativo sono, rispetto alla normativa previgente, così
sintetizzabili:




  PRATICA                 Commercio            Somministrazione alimenti e         Secondo il decreto Per il commercio
COMMERCIALE               alimentari                   bevande                      legislativo per la    vale anche la
                                                                                   somministrazione pratica acquisita
                         D.Lgs. 114/1998            L.R. 38/2006 smi : aver       vale anche la pratica       nella
                           vecchio testo:       esercitato in proprio, per almeno     acquisita nel     somministrazione
                      avvenuto esercizio, in           due anni nell'ultimo             commercio
                      proprio, di attività di        quinquennio, l'attività di
                       vendita di alimentari        somministrazione o avere
                            per due anni          prestato la propria opera, per
                             nell’ultimo          almeno due anni nell'ultimo
                            quinquennio;          quinquennio, presso imprese
                     avvenuto esercizio, per           esercenti l'attività di
                         almeno due anni         somministrazione, in qualità di
                             nell’ultimo         dipendente qualificato addetto
                       quinquennio presso          alla somministrazione o, se
                        imprese di vendita        trattasi di coniuge, parente o
                     alimentari, di attività di     affine entro il terzo grado
                        vendita alimentari       dell'imprenditore, in qualità di
                         come dipendente               coadiutore familiare
                     qualificato addetto alla
                            vendita o alla
                      amministrazione, o in
                       qualità di coadiutore
                              familiare
                         D.Lgs. 114/1998
                     come modificato dal
                     D.Lgs. 59/2010 : aver
                        prestato la propria
                      opera per almeno due
                          anni negli ultimi
                     cinque, presso imprese
                      esercenti la vendita di
                           alimentari o la
                      somministrazione, in
                      qualità di dipendente
                     qualificato, addetto alla
                              vendita o
                      all’amministrazione o
                     alla preparazione degli
                     alimenti, o in qualità di
                        socio lavoratore o
                         come coadiutore
                              familiare

Per le ragioni espresse in premessa, che si richiamano integralmente, nella fase attuale sono da ritenere
pienamente applicabili le disposizioni di cui all’articolo 5, comma 1, lettera c) della legge regionale 38/2006
in materia di pratica professionale rilevante ai fini dell’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e
bevande. In tal modo la pratica acquisita nel settore della vendita di alimentari non è sufficiente ad esercitare
l’attività di somministrazione.

Per la valutazione del requisito ai fini dell’attività di commercio di alimentari, attualmente non disciplinato
dalla legge regionale, si applicano invece integralmente le disposizioni del decreto legislativo.

                                                         132
Si segnala, inoltre, che in luogo della pratica esercitata mediante esercizio dell’attività “in proprio”, la nuova
formulazione attribuisce rilevanza alla pratica esercitata quale “socio lavoratore”. Ciò sta a significare che
anche il socio di un organismo associativo, che non avesse in origine il requisito, essendo lo stesso posseduto
da altro soggetto, può nel frattempo aver maturato il requisito mediante la sua attività. Tale rilievo non viene
invece riconosciuto al titolare di ditta individuale, in quanto lo stesso, se già in attività, non avrebbe potuto
esercitarla senza possedere il requisito professionale: una norma che ne riconoscesse invece il requisito,
avrebbe avuto ad effetto la sanatoria di abusi pregressi.


•       Rilevanza dei titoli di studio statali e professionali regionali
Le novità del sistema delineato dal decreto legislativo sono, rispetto alla normativa previgente, così
sintetizzabili:

TITOLO DI       Commercio alimentari              Somministrazione alimenti e
STUDIO                                            bevande
                D.Lgs. 114/1998 vecchio
                testo : i titoli non avevano     L.R. 38/2006 smi : hanno            Si applicano, per la somministrazione,
                alcun rilievo. Parallelamente rilevanza i seguenti titoli:          oltre alla disposizione di cui al comma 1
                anche la regione Piemonte            diplomi di qualifica di          lett. b) bis della L.R. 38/2006, le
                non ha dato rilievo ai titoli.          istruzione professionale          indicazioni per il riconoscimento
                D.Lgs. 114/1998 come                    dei servizi di ristorazione delle qualifiche regionali contenute nella
                modificato da D.Lgs.                    o della qualifica di                   DGR 55-12246/009
                59/2010 : rilevano i diplomi            formazione professionale
                di scuola secondaria superiore          regionale del comparto
                o laurea, anche triennale, o di         alberghiero (titoli
                altra scuola ad indirizzo               regionali di solito
                professionale almeno                    inferiori ai tre anni-
                triennale, purché nel corsi di          Rilevano a partire dalle
                studi ci siano materie attinenti        1000 ore)
                al commercio, alla                   diploma statale di istituto
                preparazione o alla                     alberghiero
                somministrazione degli               laurea in tecnologie
                alimenti.                               agroalimentari,
                                                           tecnologie per la
                                                           ristorazione, scienza
                                                           dell’alimentazione e
                                                           lauree equipollenti

A tale proposito, prendendo atto ed applicando da subito i nuovi contenuti del decreto legislativo, occorre
procedere nel modo seguente:
•        dare rilievo ai titoli di studio anche per il commercio di alimentari oltre che per la somministrazione;
•        effettuare la valutazione di rilevanza dei titoli statali di secondo grado e delle lauree, secondo i
contenuti del citato comma 1 lett. b) bis dell’art. 5 L.R 38/2006, con estensione all’attività di commercio di
alimentari, non esistendo al momento altre norme di attuazione. Sul punto si informa che presso la Direzione
regionale scrivente si sta costituendo un gruppo di lavoro interistituzionale per l’individuazione di specifici
criteri di valutazione di equipollenza dei titoli statali. Il gruppo prevede a tale fine la partecipazione di
rappresentanti dell’Università e dell’Ufficio scolastico regionale;
•        continuare a dare rilievo, con estensione all’attività di commercio di alimentari, alle qualifiche regionali
allo stato attuale previste per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande ai sensi dell’art. 5, c. 1 lett.
b) bis della L.R. 38/2006 e secondo le specifiche di cui alla sezione seconda della più volte citata DGR 55-
12246/09: “L.R. 38/2006 e smi. Art. 17. Approvazione della Direttiva dei corsi di formazione professionale
per l’accesso e l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande e per l’accesso all’esercizio del
commercio relativamente al settore merceologico alimentare”.




                                                            133
4 VENDITA DELLA STAMPA QUOTIDIANA E PERIODICA

La disciplina dell’attività di vendita della stampa quotidiana e periodica, inizialmente contenuta nella bozza del
d.lgs. 59/2010, è stata successivamente stralciata, in vista dell’elaborazione della riforma organica del settore
dell’editoria.
A tale attività continuano pertanto ad applicarsi le vigenti disposizioni di cui al DPR 170/2001, secondo le
specificazioni contenute nella DGR n. 101 – 9183 del 28 aprile 2003, come risultante a seguito delle
modifiche introdotte con le deliberazioni della Giunta regionale n. 39-10025 del 21 luglio 2003 (Cfr. B. U. R.
n. 30 del 24-7-2003) e n. 3-683 del 5 agosto 2005.


Cordiali saluti



                                            Il Dirigente del Settore
                                             arch. Patrizia Vernoni


Il Direttore regionale
Dott. Marco Cavaletto




                                                       134
Risoluzione 1° giugno 2010, Prot. 4766/DB1701 Regione Piemonte - Direzione Commercio
Sicurezza e Polizia Locale - Settore Programmazione del Settore terziario commerciale
Richiesta di parere in merito all’ art. 71 del D.lgs 59/2010 – possesso dei requisiti morali per l’esercizio di
attività commerciale - commercio su area pubblica.

Con nota e-mail del 18 maggio 2010 - ns. prot. n. 4387/DB1701 del 20 maggio 2010, si richiede agli uffici
scriventi parere in merito al possesso dei requisiti morali per l’esercizio di attività commerciale - commercio
su area pubblica - del Sig. X che nel 2005 fu condannato a pena detentiva per ricettazione (art. 648 del c.p.)
con sentenza irrevocabile da novembre 2007, successiva sospensione della pena e susseguente
autocertificazione mendace del possesso dei requisiti di cui all’art. 5 del D. lgs 144/98.
A tale proposito, tenuto conto che codesto Comune di XXX ha proposto analogo quesito al servizio di
consulenza via web “Ufficio Commercio - L’esperto risponde” di Elena Fiore, che in data 19 maggio 2010 ha
formulato la risposta di seguito riportata:
“ La condanna per uno dei delitti previsti dall’articolo 71 del D.lgs 59/2010, quale risulta essere quella per il delitto di
ricettazione, per la quale é stata concessa la sospensione condizionale della pena non é più ostativa ma a decorrere dal giorno 8
Maggio 2010; ne deriva che all’epoca della presentazione della comunicazione di subingresso l’interessato non era in possesso di
tale requisito. Avendo quindi dichiarato falsamente il possesso del requisito morale si dovrà notiziare la Procura della repubblica
per l’ipotesi di delitto di cui all’articolo 483 del Codice Penale e nel contempo comunicare la dichiarazione di decadenza del
diritto a subentrare nella gestione o titolarità dell’azienda, previa comunicazione di avvio del procedimento. Ritengo che
l'interessato non possa continuare l'attività avendo fatto dichiarazioni mendaci, per il disposto dell'art.21 della legge n.
241/1990 che dispone "In caso di dichiarazioni mendaci o di false attestazioni non è ammessa la conformazione dell'attività e
dei suoi effetti a legge o la sanatoria prevista dagli articoli medesimi…".
In relazione alla risposta fornita, formalmente corretta, si rileva quanto segue.
Per quanto attiene all’ipotesi di reato di falso ideologico, fermo restando il principio di irretroattività, nei casi
di successione della legge penale si applica al reo la legge ad egli in concreto più favorevole (favor rei) tra
quelle succedutesi nel corso del tempo, tranne che vi sia stata sentenza irrevocabile (art. 2, comma 4, c.p.).
Ciò premesso, con riferimento al caso di specie si osserva che, alla data dell’autocertificazione (20 aprile
2010), nella condotta dell’interessato può effettivamente ravvisarsi l’ipotesi di reato di cui all’art. 483 c.p.,
anche se – trattandosi di delitto – andrebbe contestualmente verificata, ai fini dell’effettiva sussistenza del
medesimo, l’esistenza dell’elemento psicologico richiesto (dolo, ancorché generico). Può, infatti, accadere che
un soggetto cui è stato applicato il beneficio della sospensione condizionale della pena ritenga – anche in
buona fede – di essere esente dagli effetti della condanna.
Peraltro, la più favorevole novella legislativa (art. 71 – D.Lgs. 59/2010) non è “norma penale” in bonam
partem, bensì una norma a mero effetto amministrativo: con la modifica ai requisiti morali introdotta dall’art.
71 del D.Lgs. 59/2010, dall’8 maggio 2010 le condanne non assumono più rilevanza ostativa ai fini
dell’esercizio dell’attività commerciale se l’imputato ha ottenuto il beneficio della sospensione condizionale
della pena.
In buona sostanza – per consolidata giurisprudenza – il principio del favor rei trova applicazione in ambito
penale e non già in ambito amministrativo, anche se dell’avvenuta introduzione della norma più favorevole
non potrà non tenersi del tutto conto.

Da quanto precede, a parere degli Uffici scriventi, consegue che dell’ipotesi di falso ideologico dovrà
comunque essere notiziata la competente Procura della Repubblica, anche se il p.m. prima e il giudice
successivamente - che vaglieranno innanzitutto l’effettiva sussistenza dell’elemento psicologico del delitto
(coscienza del falso e volontà di commetterlo) – terranno sicuramente conto della sopravvenuta novella
legislativa amministrativa, la quale, anche se non idonea dal punto di vista penalistico ad una automatica
dichiarazione in favor rei di “ non doversi procedere perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”, di
certo verrà favorevolmente apprezzata dal requirente e/o dal giudicante.

Circa l’inammissibilità - in caso di dichiarazioni mendaci o di false attestazioni - della conformazione a legge o
sanatoria dell'attività e dei suoi effetti, stabilita dall’art. 21, c.1, della legge 241/1990, si osserva che parrebbe
riferirsi ad una situazione differente da quella di cui trattasi, posto che tale norma fa espressamente
riferimento alla conformazione (oggettiva) della attività che, nella fattispecie, non sembrerebbe da
conformare, trattandosi invece dell’automatico venire meno – a seguito dell’intervenuta modificazione
legislativa – di una condizione personale (soggettiva), prima ostativa all’esercizio di tale attività.
                                                               135
Circolare 24 febbraio 2010, Prot. 00015010/DB1701 Regione Piemonte - Direzione Commercio
Sicurezza e Polizia Locale - Settore Programmazione del Settore terziario commerciale
Indicazioni sulle recenti novità normative introdotte con leggi Regionali, rilevanti agli effetti della normativa
in materia di commercio.




In relazione all’oggetto, si forniscono con la presente nota alcune indicazioni sui numerosi recenti interventi
normativi che sono intervenuti a livello regionale, con particolare riferimento alle iniziative assunte in
adeguamento alle disposizioni europee in materia di libertà di circolazione dei servizi nel mercato interno.

Come noto, è in corso, ai livelli statale e regionale, l’attività di adeguamento del quadro normativo, anzitutto
legislativo, vigente, rispetto ai contenuti della direttiva 123/CE/2006 del Parlamento e del Consiglio -
cosiddetta direttiva Bolkestein-

L’intera normativa europea e statale in materia di commercio/servizi, è ormai improntata ai principi della
pienezza della libertà di impresa e, conseguentemente, della libertà di concorrenza, per una migliore
soddisfazione del consumatore, in un contesto di sviluppo sostenibile.

In particolare la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006,
relativa alla libertà di circolazione dei servizi e di stabilimento nel mercato interno - cd. direttiva Bolkestein -
reca disposizioni, cui le normative ai vari livelli dovevano adeguarsi entro il termine del 28 dicembre 2009,
atte a garantire la pienezza della libertà di impresa.

Nello specifico, gli articoli da 9 a 16 della direttiva, in materia di libertà di stabilimento dei prestatori e di
circolazione dei servizi, recano disposizioni atte a garantire la completa libertà di esercizio dell’attività di
impresa nel mercato interno, sia come diritto di stabilimento che come diritto di prestazione occasionale. Le
compressioni del diritto, di norma vietate, sono consentite solo per motivi imperativi di interesse generale
quali le ragioni di salute pubblica, di sicurezza e di tutela ambientale ed in tal caso devono rispondere
rigorosamente ai principi di non discriminazione, necessità, proporzionalità.

Nel contesto delineato si è pertanto reso necessario avviare un’azione di rivisitazione della vigente normativa,
a partire da quella di rango legislativo, per apportarvi i correttivi imprescindibili nell’attuale fase di scadenza
dell’obbligo di adeguamento –scadenza avvenuta alla data del 28 dicembre 2009.

In considerazione dei dubbi interpretativi che le novità normative recentemente introdotte stanno
producendo presso le amministrazioni procedenti in materia di commercio, si ritiene opportuno fornire
alcune iniziali indicazioni, alla luce di quanto è stato possibile rilevare in questa breve fase di prima
applicazione, a partire dalla fine dell’anno 2009.

Come anticipato le presenti indicazioni costituiscono soltanto l’avvio di un percorso che, evidentemente,
comporterà una ben più prolungata ed articolata azione di interpretazione e di attuazione.




                                                        136
PUNTO N. 1
Legge regionale 30 dicembre 2009, n. 38 “disposizioni di attuazione della direttiva 2006/123/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi del mercato interno”.
La legge contiene le disposizioni per l’adeguamento del corpo legislativo regionale vigente nella materia dei
servizi, ai contenuti della direttiva Bolkestein, come sintetizzati in premessa.
Per quanto attiene nello specifico alle disposizioni in materia di commercio, si evidenziano le seguenti
disposizioni dei titoli VII ed VIII:

Art. 17
(Esercizi di vicinato e forme speciali di vendita)1
Con il presente articolo, nella logica della semplificazione, si sostituisce alla comunicazione ad efficacia
differita, prevista attualmente dagli articoli 7, 16, 17, 18 e 19 del d.lgs. 114/1998, la dichiarazione di inizio
attività ad effetto immediato, secondo quanto previsto dall’articolo 19, c. 2 secondo periodo della legge
241/1990, come da ultimo modificata con legge 69/2009.
Oggetto della disposizione sono pertanto le seguenti attività:
-commercio di vicinato
-forme speciali di vendita:
spacci interni
apparecchi automatici
vendita per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione
vendite effettuate presso il domicilio dei consumatori

Il commercio elettronico va ascritto, come fattispecie, alla casistica di cui all’art. 18 –altri sistemi di
comunicazione-
Il legislatore regionale non ha infatti inteso fare riferimento all’art. 21 del d.lgs. 114/1998 quale norma di
definizione della fattispecie, in quanto le disposizioni in esso contenute non hanno carattere sostanziale ma
natura di norme di promozione.


La dichiarazione deve essere presentata al comune. Il legislatore regionale, nell’attribuzione della
competenza, si preoccupa esclusivamente di radicarla in capo al comune, senza ulteriori specificazioni.
Peraltro, tenuto conto dei contenuti della direttiva ed in particolare del divieto di assoggettare le imprese ad
obblighi relativi a residenza, sede legale e domicilio 2, le competenze non potranno che attribuirsi nel modo
seguente:
1
 1. L'esercizio dell'attività di commercio al dettaglio negli esercizi di vicinato, come definiti dall' articolo 4, comma 1, lettera
d) del decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio), è soggetto a
dichiarazione di inizio attività da presentare al comune, ai sensi dell'articolo 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7
agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
amministrativi), come da ultimo modificato dall' articolo 9 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile).
2. Alle disposizioni di cui al comma 1 sono inoltre soggette:
a) l'attività di vendita al dettaglio negli spacci interni di cui all' 16 articolo del d.lgs. 114/1998;
b) l'attività di vendita al dettaglio per mezzo di apparecchi automatici di cui all' articolo 17 del d.lgs. 114/1998;
c) l'attività di vendita al dettaglio per corrispondenza o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione di cui all' articolo 18
del d.lgs. 114/1998;
d) l'attività di vendita al dettaglio o raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio del consumatore, di cui all' articolo 19
del d.lgs. 114/1998.
3.La Giunta regionale disciplina, con apposita deliberazione, le procedure e definisce i contenuti della modulistica tipo relativa
alle dichiarazioni di cui al presente articolo.
2
 Cfr. art. 14 della direttiva che prevede, tra l’altro: Gli Stati membri non subordinano l’accesso ad un’attività di servizi o il suo
esercizio sul loro territorio al rispetto dei requisiti seguenti:
1)       requisiti discriminatori fondati direttamente o indirettamente sulla cittadinanza o, per    quanto riguarda le società,
     sull’ubicazione della sede legale, in particolare:

                                                                 137
per gli esercizi di vicinato, gli spacci interni e gli apparecchi automatici, il comune di riferimento è quello dove
è ubicato l’esercizio per la vendita per corrispondenza, televisione e altri sistemi di comunicazione, e per la
vendita presso il domicilio dei consumatori, il comune non potrà che essere quello dove l’interessato sceglie di
avviare la sua attività, per tale potendosi intendere il comune, ad esempio, di maggiore agio logistico per
l’imprenditore.

Alla Giunta regionale è demandata la competenza a disciplinare le procedure, e a definire i contenuti di una
modulistica tipo relativa alle dichiarazioni.

Al riguardo si pone un problema circa l’applicazione della norma, in attesa dell’adozione del previsto
atto di Giunta.
In proposito si ritiene che, anche in attesa dell’adozione dell’ atto di Giunta, la disposizione di semplificazione
relativa alla DIA ad effetto immediato, possa ragionevolmente essere applicata con immediatezza, per
garantire alle imprese l’immediato e pieno rispetto dei principi di semplificazione sanciti dalla direttiva
europea servizi.
A tale fine saranno sufficienti alcuni interventi interpretativi e correttivi di lieve portata, consistenti:
nell’ attualizzare sulla modulistica la parte relativa alle attuali comunicazioni ad efficacia differita, mediante
l’indicazione della DIA ad effetto immediato, ai sensi dell’art. 19, c. 2 secondo periodo della legge 241/1990;
nell’interpretare l’allocazione delle competenze in capo ai comuni, secondo le indicazioni sopra riportate;
nel continuare ad applicare, per il resto, tutte le restanti disposizioni del d.lgs. 114/1998, che, sulle tematiche
del vicinato e forme speciali di vendita, risultano, senza dubbio, ancora compatibili con il nuovo assetto.

L’intervento della Giunta regionale non potrà che far salvi i contenuti sopra evidenziati, con l’eventuale
aggiunta di ulteriori specificazioni regolamentari che saranno ritenute opportune, oltre alla redazione di una
nuova modulistica su appositi stampati regionali, che andranno a sostituirsi a quelli statali.

Art. 18 - (Modifiche alla legge regionale 29 dicembre 2006, n. 38) 3
Il comma 2 sostituisce il comma 8 dell’art. 8 della L.R. 38/2006 introducendo, in merito alla
dichiarazione di inizio attività, un rinvio espresso all’articolo 19, comma 2 secondo periodo della legge
241/1990, come da ultimo modificata dalla legge 69/2009.
Con la suddetta modifica legislativa si è inteso chiarire che, nei casi di esclusione dalla programmazione
indicati al comma 6 dello stesso articolo 8, si applica la DIA prevista dalla richiamata disposizione di cui
all’art. 19, c. 2 secondo periodo della legge 241/1990 smi.             In particolare giova richiamare che tale
dichiarazione di inizio attività consente l’immediato inizio dell’attività, senza che si debba attendere il decorso
di alcun termine sospensivo.
Allo stesso regime sono soggette, per espresso disposto del comma 3 della L.R. 38/2009, tutte le vicende
giuridico amministrative relative al comparto della somministrazione di alimenti e bevande per le quali la legge
regionale 38/2006 prevede l ’istituto della DIA, quale, ad esempio, il cambio della titolarità dell’azienda.


a)       il requisito della cittadinanza per il prestatore, il suo personale, i detentori di capitale    sociale o i membri degli
       organi di direzione e vigilanza;

b)       il requisito della residenza sul loro territorio per il prestatore, il suo personale, i   detentori di capitale sociale o i
membri degli organi di direzione e vigilanza
3
  1. Alla lettera d) del comma 6 dell'articolo 8 della legge regionale 29 dicembre 2006, n. 38 (Disciplina dell'esercizio
dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande) le parole: " da titolari di licenza di esercizio per la vendita di carburanti
", sono soppresse.
2. Il comma 8 dell'articolo 8 della l.r. 38/2006, è sostituito dal seguente :
" 8. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 2, comma 3 e dall'articolo 3, nei casi indicati al comma 6, le autorizzazioni sono
sostituite dalla denuncia di inizio attività (DIA) ai sensi dell'articolo 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7 agosto 1990,
n. 241, come da ultimo modificato dall'articolo 9 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la
semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile)."
3. Dopo il comma 8 dell'articolo 8 della l.r. 38/2006 è aggiunto il seguente:
" 8 bis. Le disposizioni di cui al comma 8 si applicano, inoltre, in tutti i casi per i quali la presente legge prevede l'istituto della
DIA."


                                                                  138
Resta ovviamente salva l’autorizzazione per le nuove aperture ed i trasferimenti di sede.
Inoltre, sempre in merito all’attività di somministrazione di alimenti e bevande, si segnala, al titolo
VIII, la disposizione di cui all’articolo 22, c. 1 lett. i) della legge 38/2009, che ha abrogato il comma 6
dell’articolo 27 della legge regionale 38/2006,4 recante una disposizione che consentiva, in via transitoria, di
mantenere in vita i contingenti numerici.

Ciò posto, in data 8 febbraio 2010 con DGR n. 85-13268 sono stati approvati gli “INDIRIZZI PER LA
PREDISPOSIZIONE, DA PARTE DEI COMUNI, DEI CRITERI PER L’INSEDIAMENTO DELLE
ATTIVITA’ – PRIMA APPLICAZIONE” in applicazione dell’art. 8 della legge regionale 29 dicembre 2006,
n. 38.
Tale deliberazione contiene gli indirizzi e i criteri regionali per la programmazione della rete e la
regolamentazione delle vicende giuridico amministrative delle attività ai quali i comuni dovranno attenersi per
la definizione di propri criteri e per il rilascio delle autorizzazioni amministrative per gli esercizi di
somministrazione.

I comuni adotteranno i propri criteri entro 180 giorni dall’approvazione della delibera della Giunta regionale,
ai sensi dell’art. 8 della l.r. 38/06.

Nell’immediato ai sensi del c. 2 dell’art. 15 dell’Allegato A alla DGR n. 85-13268 dell’8.2.2010, i comuni
potranno rilasciare le autorizzazioni anche senza che siano adottati criteri comunali.

Quindi, fin da subito, i Comuni, senza necessità che venga adottato alcun atto provvisorio o parziale, nel
rilascio delle autorizzazioni per nuove aperture e trasferimenti di sede degli esercizi dovranno attenersi quindi
ai disposti dell’art. 12 “Regolamentazione per il rilascio delle autorizzazioni” dell’allegato A alla DGR citata,
rispettando rigorosamente quanto in esso prescritto.

In particolare, per il rilascio delle autorizzazioni per nuove aperture e trasferimenti di sede degli esercizi di
somministrazione, prima dell’adozione dei criteri comunali, il soggetto richiedente dovrà dimostrare il
rispetto delle norme contenute negli artt. 6, 7, 8, 9, 10, 11 dell’allegato alla DGR.

Il Comune provvederà alla verifica della rispondenza degli atti e dei relativi contenuti, nel rispetto dei tempi e
delle modalità previste dalla l. 241/90 s.m.i. e ovviamente della l.r. 38/09.
Le autorizzazioni possono essere rilasciate solo se siano rispettate tutte le norme degli articoli sopra citati.

In dettaglio il richiedente deve dimostrare e il comune deve verificare il rispetto:
     dei requisiti soggettivi previsti all’art. 4 e 5 della l.r. n. 38/06
     delle norme igienico sanitarie previste dalla specifica normativa vigente
     delle norme di pubblica sicurezza previste dal reg. ;
     delle disposizioni di cui agli articoli 6, 7, 8, 9, 10, 11 della deliberazione regionale e, pertanto:
            1. delle disposizioni dell’art. 6 – vocazione urbanistica del territorio comunale -, ove al c. 1 si specifica
                  che solo la destinazione d’uso commercio al dettaglio, assegnata dagli strumenti urbanistici
                  vigenti ed operanti nei comuni, rende ammissibile l’insediamento degli esercizi di
                  somministrazione;


4
  L’art. 27, c. 6. della L.R. 38/2006 prevedeva: “Fino all'adozione degli atti normativi di attuazione ai
sensi dell'articolo 8, permangono in capo ai comuni le competenze relative alla fissazione del parametro
numerico, già previste dall'articolo 2 della legge 25 gennaio 1996, n. 25 (Differimento di termini previsti
da disposizioni legislative nel settore delle attività produttive ed altre disposizioni urgenti in materia). Per
la modifica del parametro i comuni applicano le disposizioni di cui all'articolo 2 della l. 25/1996, tenuto
conto dei principi e delle disposizioni di cui agli articoli 3 e 11 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 (Disposizioni urgenti per il rilancio
economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in
materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale).”
                                                          139
            2. delle disposizioni dell’art.7 – individuazione dei beni culturali, ambientali e paesaggistici - ove al
               comma 1 è specificato che l’attività di somministrazione si svolge nel rigoroso rispetto dei
               beni culturali e ambientali. Ovviamente, in fase di prima applicazione, si dovrà fare
               riferimento a quanto già previsto in tal senso negli strumenti urbanistici vigenti ed operanti o
               dalle leggi 1497/39 e n. 1089/39;
            3. delle disposizioni dell’art. 8 – fabbisogno dei parcheggi e standard relativi agli esercizi di somministrazione
               di alimenti e bevande -, applicando, in relazione alla superficie di somministrazione, così come
               definita all’art. 4 c. 1, le tabelle del comma 3, nonché le disposizioni previste ai commi 4, 5, 6,
               7, 8;
            4. delle disposizioni dell’art. 9 – regolamentazione delle aree di sosta e verifiche di impatto sulla viabilità -
               ove al comma 3 e seguenti è dettagliato quale siano i contenuti della relazione di impatto sulla
               viabilità, quali le metodologie da adottare per effettuare gli studi e le verifiche, e quali le
               mitigazioni necessarie per rendere compatibile l’insediamento. Poiché è necessario che le
               soluzioni progettuali prospettate per la compatibilità debbano essere concertate
               preventivamente con il comune, è opportuno che ciò avvenga o antecedentemente alla
               presentazione della domanda o nella fase istruttoria dell’istanza comunque nel rigoroso
               rispetto dei tempi previsti dalla l. 241/90 successive integrazioni;
            5. delle disposizioni dell’art. 10- regolamentazione degli aspetti territoriali, ambientali, paesaggistici e
               progettuali- ove al comma 2 si specifica che le autorizzazioni sono subordinate alle verifiche
               degli aspetti ambientali, paesaggistici e territoriali dettagliatamente indicati nei commi dal 3 al
               5. Il richiedente ne deve dare dimostrazione attraverso apposito studio sottoscritto ed
               asseverato dal professionista incaricato. Il progetto dell’intervento, in scala adeguata, deve
               dettagliare le mitigazioni individuate come ottimali per tutte le componenti ambientali. Tali
               mitigazioni costituiscono prescrizioni alle autorizzazioni;
            6. delle disposizioni dell’art. 11 – Prescrizioni particolari. Tale articolo ha carattere di maggior
               genericità rispetto ai precedenti, demandando ad atti successivi l’articolazione dei principi in
               esso contenuti. I comuni da subito, ovvero anche prima dell’adozione dell’atto previsto al c. 1
               il cui contenuto è dettagliato al c. 2, dovranno provvedere alla valutazione delle istanze di
               autorizzazione e le stesse non potranno essere negate per l’esclusivo mancato rispetto dei
               contenuti del citato comma 1.

A dimostrazione di quanto sopra sintetizzato, il richiedente deve presentare:
    un progetto dell’intervento in scala adeguata comprendente anche l’indicazione grafica dei parcheggi
      (dislocazione rispetto all’intervento, numero posti auto e relativa superficie),
    la relazione di studio di impatto sulla viabilità corredato da una planimetria in scala adeguata
      contenente anche l’indicazione delle opere di viabilità previste a mitigazione,
    la relazione asseverata relativa allo studio delle verifiche effettuate per tutte le componenti ambientali
      e paesaggistiche previste dalla normativa corredata da progetto municipale ove siano dettagliate le
      mitigazioni e le soluzioni progettuali che rendono compatibile l’intervento previsto,
    ogni altra relazione o documento comprovante il rispetto della normativa vigente.

Nei casi soggetti a DIA - art. 12 c. 8, (ampliamenti e riduzioni della superficie di somministrazione) il
rispetto delle norme sopra indicate dovrà essere dimostrato dal proponente, che, contestualmente alla
presentazione della dichiarazione è tenuto ad allegare tutta la documentazione necessaria a corredo della
medesima.

I comuni provvederanno ad esercitare la costante attività di controllo sulla veridicità delle DIA e sul
permanere di tutti i presupposti delle autorizzazioni, nonché il controllo delle dichiarazioni asseverate nei casi
previsti (art. 14 c. 4).
Qualora non siano rispettate al momento dell’attivazione dell’esercizio di somministrazione e nel corso
dell’attività le norme dell’allegato A alla DGR n. 85-13268 del 8.2.2010, provvederanno a revocare
l’autorizzazione, o nel caso di DIA, a disporre il divieto di prosecuzione dell’attività (art. 14 c. 2).



                                                            140
La revoca dell’autorizzazione ed il divieto di prosecuzione dell’attività, nei casi di DIA, sono disposti per i
motivi indicati all’art. 16 della legge regionale 38/2006; in particolare si segnala la disposizione di cui al
comma 1 lett. j) secondo cui la revoca è disposta anche “per i casi e per motivi di pubblico interesse stabiliti
dal comune”, fra i quali devono farsi rientrare integralmente i contenuti dell’allegato A della DGR regionale.

Resta salva l’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 9 e seguenti della legge regionale 38/2006.


Si richiama infine l’attenzione sulle disposizioni di cui ai commi 3 e 5 dell’art. 15 dell’allegato alla
DGR.
Al comma 3 è previsto che i permessi di costruire siano rilasciati nel rispetto delle normative edilizie ed
urbanistiche vigenti, delle norme obbligatorie vigenti ai fini del loro rilascio e di tutte le norme di cui alla
DGR regionale di cui trattasi, anche se il permesso è riferito ad autorizzazioni già rilasciate ai fini commerciali.

Al comma 5 è previsto infine che per sei mesi dall’entrata in vigore dei criteri regionali i trasferimenti di sede
degli esercizi già autorizzati e in regime di sospensione alla data del 31 dicembre 2009, sono consentiti nel
rispetto degli articoli 6, 7, 10, 11 dell’allegato alla DGR, prescindendo quindi dall’osservanza delle prescrizioni
di cui agli articoli 8 e 9.



PUNTO N. 2
Modifiche legislative introdotte a modifica della Legge regionale 12 novembre 1999, n. 28
“Disciplina, sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114”.

Nel corso del 2009 sono intervenute due leggi regionali che hanno modificato in più punti la L.R. 28/99; si
tratta delle leggi 6 agosto 2009 n. 22 “Disposizioni collegate alla manovra finanziaria per l'anno 2009” e 4
dicembre 2009 n. 30 “Assestamento al bilancio di previsione per l’anno finanziario 2009 e disposizioni di
natura finanziaria”.

Delle leggi citate si segnalano, rispettivamente, gli articoli 52 e 35.

Modifiche introdotte dalla legge 22/2009

Al Capo VIII della legge regionale 28/1999 “Verifica e controllo” il testo novellato dell’art. 19, commi 3 bis e
3 ter –L.R. 28/19995, prevede che nei locali adibiti in modo esclusivo alla vendita tramite distributori
automatici (free shops) è sempre vietata la vendita di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione. In caso di
violazioni si applica la sanzione prevista dall’art. 22 comma 1 del d.lgs. 114/1998 (sanzione pecuniaria da euro
2.582 a euro 15.493).

5
  Si riporta il testo dell’art. 19 della L.R. 28/1999 come da ultimo modificato dalla legge regionale 22/2009
“1. Fatta salva la competenza comunale all'irrogazione delle sanzioni amministrative di cui all'articolo 22 del d.lgs.
114/1998, la Regione verifica la corretta applicazione delle disposizioni statali e regionali nelle materie del
commercio.
2. In particolare, compete alla Regione la verifica della conformità dell'azione amministrativa e programmatoria
comunale all'attuazione degli strumenti regionali emanati sulla base delle disposizioni del d.lgs. 114/1998, nonché
la verifica della rispondenza delle attività realizzate ai relativi atti autorizzatori.
3. La Regione, anche avvalendosi di altri organismi competenti, esercita l'intervento sostitutivo previsto dagli
articoli 6 e 28 del d.lgs. 114/1998 in caso di inerzia da parte dei Comuni
3 bis. Negli esercizi commerciali di cui all'art. 17, comma 4 del d.lgs. 114/1998 è vietata la vendita di bevande
alcoliche di qualsiasi gradazione.
3 ter. La violazione dell'obbligo di cui al comma 3 bis è punita con la sanzione prevista dall'articolo 22, comma 1
del d.lgs 114/1998.”


                                                          141
Modifiche introdotte dall’art. 35 della L.R. 30/2009

Al capo IV della legge 28/1999 “Orari di vendita” sono state introdotte le seguenti modifiche:
All’articolo 8 (Principi in tema di orari di vendita) sono stati aggiunti i commi da 2 quater a 2 septies6 con i quali
si è completato il quadro delle norme sanzionatorie in materia di orari, prima limitate ai casi di violazione
dell’obbligo di chiusura festiva dei negozi ed alle relative sanzioni.

Sono pertanto individuate le fattispecie, mediante dizione di natura residuale, e le relative sanzioni pecuniarie.

I commi da 2 quinquies a 2 septies inoltre chiariscono i meccanismi di aggiornamento degli importi ed
indicano disposizioni sulle competenze in materia sanzionatoria, attribuite ai comuni, e sui relativi
procedimenti.




6
  2 quater. Per ogni altra violazione alle disposizioni della presente legge in materia di orari si applica la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da 500 a 3.000 euro.
2 quinquies. La misura delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui al presente articolo è aggiornata ogni tre
anni in misura pari all'intera variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di
operai e impiegati (media nazionale) verificatasi nei tre anni precedenti. In base a tali criteri sono fissati, entro il 28
febbraio dell'anno successivo al triennio, i nuovi valori delle sanzioni amministrative pecuniarie che si applicano
con decorrenza dal 1° aprile dell'anno successivo.
2 sexies. Il comune è competente a ricevere il rapporto di cui all'articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n.
689/1981 (Modifiche al sistema penale), ad accertare le violazioni ed applicare le sanzioni amministrative ai sensi
dell' articolo 18 della medesima legge e ad introitarne i proventi.
2 septies. Il procedimento per l'applicazione delle sanzioni è regolato dalla legge regionale 28 novembre 1989, n.
72 (Disciplina dell'applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale).


                                                           142
Dopo l’art. 9 “località ad economia turistica” è stato aggiunto l’articolo 9 bis7 avente ad oggetto “Attività di
supporto istituzionale, verifica, controllo ed esercizio del potere sostitutivo”.
Tenuto conto delle criticità che hanno caratterizzato, in particolare nell’ultimo biennio, la materia degli orari
delle attività commerciali, si è reso opportuno introdurre una norma che oltre ad istituzionalizzare la funzione
regionale di supporto istituzionale all’utenza, preveda il potere regionale di controllo sostitutivo in caso di
persistenti violazioni o inadempimenti da parte degli enti locali nell’applicazione delle disposizioni nella
materia degli orari.

Al Capo V “Commercio su area pubblica” all’art. 11 della L. R. 28/99 “Ulteriori disposizioni sul commercio
su area pubblica” la lettera a) del comma 2, nella nuova formulazione,8 prevede disposizioni in merito al
controllo sulla regolarità contributiva degli operatori su area pubblica, demandando alla Giunta Regionale il
compito di determinare “a) le indicazioni relative alle modalità di esercizio del commercio su area pubblica,
alle procedure per il rilascio e alle altre vicende giuridico amministrative delle autorizzazioni, compresa la
verifica della regolarità della posizione dell'impresa ai fini amministrativi, previdenziali, fiscali ed assistenziali
previsti dalle disposizioni vigenti per le vicende giuridico amministrative successive al rilascio delle
autorizzazioni, ed i criteri per l'assegnazione dei posteggi”.

Per ulteriori dettagli operativi, in attesa delle indicazioni della Giunta regionale nelle materie afferenti l’ambito
di applicazione, in particolare, del DURC -documento unico di regolarità contributiva- si rimanda a quanto
già evidenziato con la nota di questa Direzione Regionale Commercio- Settore Programmazione del Settore
Terziario Commerciale - prot. n. 304/DB1701 del 15.1.2010 avente ad oggetto: DURC. applicazione
all'attività di commercio su area pubblica dopo la legge 191/2009"Finanziaria 2010"




7
 Art. 9 bis.(Attività di supporto istituzionale, verifica, controllo ed esercizio del potere sostitutivo
1. La Regione, attraverso il responsabile della struttura competente in materia di commercio, supporta gli enti locali
nell'applicazione delle disposizioni della legge, e ne coordina, se necessario, l'azione.
2. La Regione, attraverso il responsabile del procedimento presso la struttura competente in materia di commercio,
verifica la corretta applicazione delle disposizioni di cui agli articoli precedenti, con particolare riferimento
all'azione degli enti locali in ordine all'attività di programmazione, amministrativa e di vigilanza.
3. In caso di violazioni o inadempimenti degli enti locali, la Giunta regionale esercita il potere sostitutivo di cui
all'articolo 14 della legge regionale 20 novembre 1998, n. 34 (Riordino delle funzioni e dei compiti amministrativi
della Regione e degli enti locali).
4. Se la violazione o l'inadempimento persistono, la Giunta regionale dà mandato alla struttura competente in
materia di commercio di provvedere in sostituzione dell'ente inadempiente e di adottare tutti gli atti di competenza
di questo. Nell'esercizio del potere sostitutivo la Giunta regionale può deliberare l'esclusione fino a due anni
dall'applicazione delle particolari deroghe di cui all'articolo 12, comma 1, del d.lgs. 114/1998 per le località ad
economia turistica, come individuate in applicazione dell'articolo 9. < 10
8
 Art. 11. (Ulteriori disposizioni sul commercio su area pubblica)
2. Allo stesso modo la Giunta regionale determina:
a) le indicazioni relative alle modalità di esercizio del commercio su area pubblica, alle procedure per il rilascio e
alle altre vicende giuridico amministrative delle autorizzazioni, compresa la verifica della regolarità della posizione
dell'impresa ai fini amministrativi, previdenziali, fiscali ed assistenziali previsti dalle disposizioni vigenti per le
vicende giuridico amministrative successive al rilascio delle autorizzazioni, ed i criteri per l'assegnazione dei
posteggi;

                                                         143
All’art. 17 (Formazione professionale) è stato introdotto il comma 6 bis9.
Tale disposizione é ispirata all’evidente intento di rafforzare il principio, peraltro già presente nel contesto
dello stesso articolo 17, della maggiore qualificazione professionale degli operatori, attraverso percorsi
continui di formazione dei medesimi ed attraverso, in particolare, ad una definizione dei percorsi didattici
mirata agli aspetti maggiormente funzionali alla tutela dei consumatori, quali la lotta alla contraffazione, la
tutela dei marchi, la pubblicità dei prezzi, la tutela dei consumatori, la conoscenza dei prodotti, e dei loro
componenti, approfondimenti delle conseguenze della diffusione di quelli tossici o nocivi per la salute
pubblica.
A fronte dell’accennato intento di maggiore tutela dell’utenza, la formulazione finale dell’articolo di legge,
come risultante a seguito dell’approvazione della legge 30/2009, art. 35 c. 4, reca una disposizione secondo la
quale, ai soli operatori su area pubblica è imposto l’obbligo di formazione per l’accesso all’attività di vendita,
anche con riferimento al comparto merceologico non alimentare, a differenza di quanto è invece previsto in
via generale dalla vigente normativa che impone l’obbligo di formazione per l’accesso alle attività di
commercio per il solo comparto alimentare.

Per un probabile errore materiale il legislatore, nel lodevole intento di rafforzare le tutele a favore del
consumatore, ha peraltro incluso nell’articolo di legge una disposizione giuridicamente non appropriata in
quanto palesemente in contrasto con il principio di alleggerimento degli oneri burocratici per l'accesso alle
attività di servizi, sancito dalla Bolkestein, oltre che con il principio di uguaglianza.

Giova in particolare rammentare che la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12
dicembre 2006, relativa alla libertà di circolazione dei servizi e di stabilimento nel mercato interno – cd.
direttiva Bolkestein - reca disposizioni atte a garantire la completa libertà di esercizio dell’attività di impresa
nel mercato interno, sia come diritto di stabilimento che come diritto di prestazione occasionale. Le
compressioni del diritto, di norma vietate, sono consentite solo per motivi imperativi di interesse generale
quali le ragioni di salute pubblica, di sicurezza e di tutela ambientale ed in tal caso devono rispondere
rigorosamente ai principi di non discriminazione, necessità, proporzionalità.

Conseguentemente, in relazione al caso della formazione professionale degli operatori commerciali, la sola
compressione consentita per l’accesso all’attività di commercio è, per evidenti ragioni di tutela del
consumatore, l’obbligo di formazione per il comparto merceologico alimentare, restando ovviamente salva
la possibilità per il legislatore, di promuovere percorsi di costante formazione degli operatori in attività, per
una sempre maggiore qualificazione del comparto.
In ogni caso, a prescindere dalla soluzione normativa risultante dall’approvazione della legge
regionale 30/2009 e da quelli che ne saranno gli eventuali sviluppi legislativi futuri, la norma non è
suscettibile di applicazione immediata in quanto i corsi non sono ancora istituiti né,
conseguentemente, ne sono al momento disciplinati i contenuti ed i percorsi formativi.
All’art. 18 della legge 28/1999 (Credito al commercio) è stato inserito il comma 5 bis 10 con il quale gli
agenti ed i rappresentanti di commercio sono stati assimilati alle imprese commerciali, ai limitati effetti
dell’applicazione delle disposizioni in materia di credito al commercio di cui all’art. 18 c. 1 lett. b)
(disposizioni di promozione dei programmi di sviluppo delle imprese, inerenti l’innovazione gestionale e
tecnologica, la certificazione di qualità, la formazione e l’aggiornamento professionale).




9
  6 bis. I corsi previsti per l'acquisizione dei requisiti professionali, di cui ai commi precedenti, in caso di inizio di nuove attività di
commercio su aree pubbliche, sono previsti anche per il settore non alimentare. Oltre a quanto già previsto al comma 1, la preparazione dei
neo imprenditori dovrà approfondire le tematiche connesse alla lotta alla contraffazione, alla tutela dei marchi, alla pubblicità dei prezzi,alla
tutela dei consumatori, alla conoscenza dei prodotti, e dei loro componenti, approfondendo le conseguenze della diffusione di quelli tossici o
nocivi per la salute pubblica.
10
  Art. 18. (Credito al commercio)
5 bis. Ai limitati effetti dell'applicazione della lettera b) del comma 1, si considerano imprese operanti nel settore del commercio anche gli
agenti e rappresentanti di commercio di cui alla legge 3 maggio 1985, n. 204 (Disciplina dell'attività di agente e rappresentante di
commercio).


                                                                      144
PUNTO N. 3
Ulteriori disposizioni da segnalare

Somministrazione di alimenti e bevande
Obbligo di formazione triennale - L’art. 5, c. 3, della L.R. 38/2006, obbliga, come è noto, i titolari di
esercizio in attività, o loro delegati, a frequentare, per ciascun triennio, un apposito corso di formazione sui
contenuti delle norme imperative in materia di igiene, sanità e di sicurezza.
A tale proposito si segnala l’adozione della deliberazione della Giunta regionale n. D.G.R. 21 Dicembre
2009, n. 103-12937: "L.R. 38/2006 e s.m.i. art. 5 commi 3 e 4. Approvazione della direttiva del corso di
formazione obbligatorio, per ciascun triennio, rivolto ai titolari di esercizio in attività, o loro delegati nel
comparto della somministrazione di alimenti e bevande". La deliberazione è reperibile in INTERNET al
seguente link:
http://www.regione.piemonte.it/commercio/cat/index.htm

Della deliberazione citata si evidenzia in particolare la disposizione di cui alla sezione prima, punto 1.7
dell’allegato, che, definendo i limiti temporali di decorrenza del triennio prevede:
“1.7 Validità temporale
Per gli operatori in attività, o loro delegati la data di inizio del primo triennio di operatività del corso di
formazione obbligatorio decorre dal 1 marzo 2010.
Per coloro che frequentano il corso di formazione per l’accesso all’esercizio dell’attività di somministrazione
di alimenti e bevande successivamente al 1 marzo 2010, data dalla quale produrrà gli effetti la D.G.R. n. 55-
12246/2009, l’obbligo di formazione decorre dal 1 marzo 2013.”


Competenza alla applicazione delle sanzioni amministrative per la violazione all’art. 180
Regolamento TULPS agli esercizi della somministrazione – L’art. 36 della L.R. 30/2009, ha modificato
l’art. 21 della legge regionale 29 dicembre 2006, n. 38 (Disciplina dell'esercizio di attività di somministrazione
di alimenti e bevande), inserendo il comma 2 bis, con cui viene attribuita al comune la competenza alla
irrogazione delle sanzioni (= adozione dei provvedimenti di cui all’art. 18 della legge 24/11/1981, n. 689) per
le violazioni di cui all'articolo 180 del R.D. 635/1940, relativamente agli esercizi di somministrazione alimenti
e bevande.

Tutela dei consumatori
Competenza alla applicazione delle sanzioni amministrative per le violazioni del decreto legislativo
27 gennaio 1992, n. 109 - L’art. 12 della Legge regionale 26 ottobre 2009, n. 24 recante “Provvedimenti per
la tutela dei consumatori e degli utenti” dispone che le funzioni amministrative concernenti l'applicazione di
sanzioni amministrative in materia di tutela dei consumatori, di cui al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n.
109 (Attuazione della direttiva 89/395/CEE e della direttiva 89/396/CEE concernenti l'etichettatura, la
presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari), sono trasferite alle Camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura.

Di tale attività formativa verrà data comunicazione entro breve termine sia a mezzo posta ordinaria, sia
attraverso posta elettronica, sia attraverso il sito internet della regione – sezioni tematiche commercio -

Cordiali saluti

                                                          Il Dirigente del Settore
                                                          Arch. Patrizia Vernoni
Visto:
il Direttore regionale
MARCO CAVALETTO




                                                       145
 Circolare 2 ottobre 2006 n.2 BAP/COP Presidente della Giunta Regionale Regione Piemonte.
Decreto legge 4 luglio 2006 n. 223 “Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il
contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di
contrasto all’evasione fiscale”, convertito con legge 4 agosto 2006 n. 248. Indicazioni inerenti la fase di prima
applicazione, nella materia del commercio-artigianato.
(BURP n. 40 del 5/10/2006)

Con il decreto legge 4 luglio 2006 n. 223, convertito con la legge 4 agosto 2006 n. 248 (cfr. G.U. n. 186 dell’11 agosto 2006),
sono state emanate “Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa
pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale”.

Con particolare riferimento alla materia del commercio interno e dell’Artigianato, il citato decreto contiene alcune disposizioni
destinate ad incidere sul quadro normativo regionale attualmente vigente e sulle conseguenti regolamentazioni a livello locale.
Trattasi di norme a “tutela della concorrenza” e di “determinazione dei livelli minimi essenziali delle prestazioni concernenti
diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”, funzioni di natura trasversale tali da legittimare
l’intervento del legislatore statale anche in una materia, come quella del commercio, altrimenti attribuita in forza dell’art. 117 c.
4 del novellato titolo V della Costituzione, alla competenza legislativa regionale esclusiva.
A norma del comma 4 dell’art. 3 del decreto “Le regioni e gli enti locali adeguano le proprie disposizioni legislative e
regolamentari ai principi ed alle disposizioni di cui al comma 1 entro il 1° gennaio 2007”.

In proposito la Regione provvederà, quanto prima, ad assumere le opportune iniziative normative, anzitutto a carattere
legislativo, tali da garantire la piena attuazione delle intervenute norme statali e l’adeguato contemperamento con la vigente
normativa regionale.

Talune disposizioni del decreto legge, caratterizzate da immediata precettività, hanno peraltro prodotto, sin dalla sua entrata in
vigore, effetti innovativi rispetto alla situazione preesistente, ponendo problemi pratici di applicazione ed imponendo,
conseguentemente, la ricerca di tempestive, idonee soluzioni operative.

Con la presente circolare si forniscono, pertanto, in attesa dei successivi interventi normativi regionali, alcune indicazioni operative
con il principale intento di:
      consentire l’immediata applicabilità delle disposizioni precettive del decreto legge, aventi effetti nella materia del
          commercio interno e artigianato;
      garantire la necessaria continuità nella fase transitoria di passaggio fra diverse normative;
      richiamare l’attenzione degli operatori pubblici e privati sulla portata di alcune disposizioni, chiarendo alcune questioni,
          rivelatesi, nel corso della fase di prima applicazione della riforma Bersani, particolarmente problematiche e fornendo una
          linea interpretativa univoca a livello regionale.

A tale fine si richiama l’attenzione degli Enti ed organismi in indirizzo sulle seguenti disposizioni :


ART. 3 Regole di tutela della concorrenza nel settore della distribuzione commerciale
Il comma primo attiene all’ambito di applicazione delle regole.
In proposito il testo originario ha subito in sede di conversione alcune modifiche, nel senso di restringere l’ambito di applicazione
delle disposizioni alle attività commerciali come individuate dal d.lgs. 114/1998 ed all’attività di somministrazione di alimenti e
bevande.

Allo stesso comma sono indicate le misure a tutela della concorrenza. A tale fine la disposizione recita:
“Le attività commerciali, come individuate dal d.lgs. 114/1998 e di somministrazione di alimenti e bevande, sono svolte senza i
seguenti limiti e prescrizioni:
a) l'iscrizione a registri abilitanti ovvero possesso di requisiti professionali soggettivi per l'esercizio di attività commerciali, fatti
salvi quelli riguardanti il settore alimentare e della somministrazione degli alimenti e delle bevande;
b) il rispetto di distanze minime obbligatorie tra attività commerciali appartenenti alla medesima tipologia di esercizio;



                                                                  146
c) le limitazioni quantitative all'assortimento merceologico offerto negli esercizi commerciali, fatta salva la distinzione tra settore
alimentare e non alimentare;

d) il rispetto di limiti riferiti a quote di mercato predefinite o calcolate sul volume delle vendite a livello territoriale sub regionale;

e) la fissazione di divieti ad effettuare vendite promozionali, a meno che non siano prescritti dal diritto comunitario;

f) l'ottenimento di autorizzazioni preventive e le limitazioni di ordine temporale o quantitativo allo svolgimento di vendite
promozionali di prodotti, effettuate all'interno degli esercizi commerciali, tranne che nei periodi immediatamente precedenti i saldi
di fine stagione per i medesimi prodotti;

f-bis) il divieto o l'ottenimento di autorizzazioni preventive per il consumo immediato dei prodotti di gastronomia presso l'esercizio
di vicinato, utilizzando i locali e gli arredi dell'azienda con l'esclusione del servizio assistito di somministrazione e con
l'osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.

         Articolo 3, comma primo, lettera a)
     1. attraverso il divieto di assoggettare l’esercizio dell’ attività commerciale e di
        somministrazione di alimenti e bevande all’iscrizione ad albi o registri, viene
       sancita, in pratica, l’immediata chiusura del Registro degli esercenti il commercio, istituito dalla legge 426/1971,
        richiamato dalla legge 287/1991 e rimasto ancora in vita, per effetto dell’art. 26, c. 6 del d.lgs. 114/1998, quale
        abilitazione, nella materia della somministrazione di alimenti e bevande. Per contro la disposizione non tocca, nei fatti,
        il comparto della vendita del settore alimentare, in quanto il REC, per effetto del d.lgs. 114/1998, era già stato
        soppresso. La soppressione del Rec, già previsto da leggi statali, opera da subito per effetto del disposto di cui al c. 3
        dell’art. 3 per il quale “a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni
        legislative e regolamentari statali di disciplina del settore della distribuzione commerciale incompatibili con le disposizioni
        di cui al comma 1”;
     2. la formulazione legislativa, nel testo risultante dopo la conversione del decreto legge, secondo la quale “Le attività
         commerciali, come individuate dal d.lgs. 114/1998 e di somministrazione di alimenti e bevande, sono svolte”, tra
         l’altro, “senza il possesso di requisiti professionali soggettivi per l'esercizio di attività commerciali, fatti salvi quelli
         riguardanti il settore alimentare e della somministrazione degli alimenti e delle bevande”
         produce quale effetto il permanere in vita di tutte le disposizioni regionali o statali (nel caso in cui le regioni non
         abbiano ancora legiferato in via di legislazione esclusiva) relative ai requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di
         vendita del settore alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande, ad eccezione, per quanto osservato al
         precedente paragrafo, delle disposizioni relative alla esistenza ed alla tenuta del REC. L’intervento di riforma non ha
         pertanto sancito la piena deregolazione dei comparti del commercio di generi alimentari e della somministrazione di
         alimenti e bevande.
     Ciò significa, in particolare, che:
      per l’esercizio dell’ attività di commercio di generi alimentari si applicano a pieno regime le disposizioni di cui al decreto
         legislativo 114/1998 e le norme regionali di attuazione (legge regionale 28/1999 e smi e successivi atti normativi di
         attuazione consultabili al sito INTERNET della Regione al seguente indirizzo: www.regione.piemonte.it artigianato
         commercio industria – commercio - riforma del commercio e formazione professionale comparto alimentare);
      per l’esercizio dell’ attività di somministrazione di alimenti e bevande esiste allo stato attuale un vuoto normativo,
         tenuto conto dell’intervenuta soppressione del REC e della mancanza di una legge regionale di riordino del comparto in
         attuazione del dettato costituzionale. A tale proposito, in occasione dell’approvazione della legge regionale, attualmente
         all’esame del Consiglio regionale, saranno accuratamente definiti i requisiti professionali soggettivi ed i relativi
         percorsi formativi, per l’accesso e per l’aggiornamento in corso di attività. Con la presente circolare, a fronte
         dell’esigenza di garantire, a tutela della concorrenza, la libertà di iniziativa economica privata, senza soluzione di
         continuità e con immediatezza sin dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni statali, si forniscono pertanto le sole
         indicazioni operative che consentano, nell’immediato, di ovviare alla lacuna prodottasi a seguito dell’entrata in vigore del
         decreto legge.




                                                                    147
          Nell’attuale fase di transizione, l’avvio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande
          o il subentro nella stessa è consentito a coloro che, alternativamente:

               2.1 sono stati iscritti, come persona fisica, come delegato e legale         rappresentante abilitato tramite possesso del
                   requisito professionale al registro degli esercenti il commercio, per l’attività di somministrazione di alimenti e
                   bevande, ai sensi della legge 11 giugno 1971 n. 426 e dell’art. 2 della legge 287/1991 e non ne sono stati
                   cancellati per perdita dei requisiti soggettivi;
               2.2 hanno superato l’esame già previsto, ai fini dell’iscrizione al REC, dall’art. 2, c. 2, lett. c) della legge
                   287/1991. A tale proposito :
                     2.2.1       caso in cui il soggetto abbia presentato istanza di esame in data
                                 antecedente il 4 luglio 2006 Al fine di non pregiudicare gli interessi e le aspettative dei
                                 privati interessati, i relativi esami devono essere svolti come già avveniva in vigenza del sistema del
                                 REC ed il superamento deve essere ritenuto valido agli effetti del riconoscimento del requisito
                                 professionale per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande;
                     2.2.2       caso in cui il soggetto abbia l’esigenza di acquisire il requisito professionale
                                 dopo l’entrata in vigore del decreto Bersani e non sia in possesso di altro
                                 requisito alternativo A tale proposito al soggetto deve essere consentito di poter frequentare
                                 il corso già previsto in vigenza della legge 287 ai fini dell’iscrizione al REC. In analogia con i
                                 principi e le disposizioni enunciati all’art. 17 della legge regionale 28/1999 “Disciplina,
                                 sviluppo ed incentivazione del commercio in Piemonte, in attuazione del d.lgs. 114/1998”
                                 relativamente ai corsi per l’esercizio dell’attività di vendita del settore alimentare, non si potrà
                                 inoltre prescindere dal superamento dell’apposito esame finale. Una diversa conclusione
                                 porterebbe infatti a violare il principio di uguaglianza a danno del corretto dispiegarsi della
                                 concorrenza fra gli operatori dei due comparti del commercio di alimentari e della
                                 somministrazione. A tale fine, fatta salva la soppressione del REC, sarà mantenuto in vita,
                                 fino alla ridefinizione della materia con legge regionale di riordino del comparto, il sistema dei
                                 corsi già in vigore ai sensi della predetta disposizione della legge 287/1991 ed i relativi esami
                                 finali, che continueranno a svolgersi secondo le stesse precedenti modalità (ivi comprese le
                                 competenze all’accertamento dei requisiti di ammissione agli esami di fine corso);
               2.3 hanno frequentato un corso professionale per lo svolgimento dell’attività di somministrazione, istituito o
                   riconosciuto dalle regioni o dalle province autonome di Trento e Bolzano, in attuazione delle leggi regionali di
                   settore ai sensi dell’art. 117 c. 4 del novellato titolo V Cost., avendone superato l’esame finale;
               2.4 hanno frequentato con esito positivo i corsi di una scuola alberghiera o di altra scuola a specifico indirizzo
                   professionale, per tale intendendosi il caso dei diplomi di laurea in tecnologie agroalimentari, tecnologie per la
                   ristorazione, scienza dell’alimentazione e titoli equipollenti;
               2.5 hanno prestato servizio, per almeno due anni negli ultimi cinque, presso imprese esercenti attività
                   somministrazione di alimenti e bevande, in qualità di dipendenti qualificati addetti alla somministrazione,
                   alla produzione o all’amministrazione o, se trattasi di coniuge, parente o affine entro il terzo grado
                   dell’imprenditore, in qualità di coadiutore.


     3.    Il comune al quale vengono richiesti l’autorizzazione o il subingresso per l’attività di somministrazione di alimenti e
           bevande accerta il possesso dei requisiti professionali, anche nel caso in cui si tratti di cittadini appartenenti all’Unione
           europea o già previsti dall’art. 2 della l. 287/1991, ai fini dell’iscrizione al REC. E’ infatti da ritenersi che non sia
           possibile ipotizzare l’abrogazione dei requisiti morali per l’esercizio dell’attività, con ciò producendo una palese
           disparità di trattamento fra i due comparti del commercio e della somministrazione. Ai Comuni compete pertanto di
           attivare tutte le procedure necessarie alla verifica secondo le disposizioni vigenti, in caso di istanze, dichiarazioni, o
           comunicazioni che riguardino il settore della somministrazione di alimenti e bevande. Si rammenta infatti che, in via
           generale, secondo le vigenti normative in materia di semplificazione amministrativa, nel caso di avvio di attività di
           somministrazione di alimenti e bevande il possesso dei requisiti professionali e di onorabilità previsti può essere provato
           con dichiarazioni sottoscritte dal soggetto interessato, ferme
          restando in capo al comune competente per territorio, le opportune verifiche nei termini e secondo le modalità previste
          dalle norme vigenti (in particolare il DPR 28 dicembre 2000 n. 445).
4.         Nel caso in cui, nella fase antecedente la legge di conversione del decreto legge, la norma nazionale sia stata interpretata
           dalle Amministrazioni locali nel senso dell’abolizione dei requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di
                                                                  148
          somministrazione di alimenti e bevande, e, conseguentemente, sia stato consentito l’esercizio dell’attività senza i requisiti
          professionali, i Comuni competenti per territorio dovranno assegnare agli operatori interessati un congruo termine per
          la regolarizzazione mediante l’acquisizione del requisito.
5.        Tenuto conto del venir meno della disposizione di cui all’art. 2, comma 1, parte prima della legge 287/1991, in
          quanto strettamente afferente al REC11 e dell’art. 9 della legge 426/1971 , concernente l’elenco speciale dei preposti
          annesso al REC12, sono da ritenere applicabili, in caso di società, le disposizioni di cui al comma 6 dell’art. 5 del d.lgs.
          114/1998 secondo cui “In caso di società il possesso dei requisiti professionali soggettivi e’ richiesto con riferimento al
          legale rappresentante o ad altra persona specificatamente preposta all’attività“ (che, nel caso specifico sarà di
          somministrazione e non di commercio).
         L’intervenuta soppressione del REC e dell’elenco speciale dei preposti, non comporta il venir meno dell’ istituto del
         preposto, che é istituto di natura privatistica, essendone l’individuazione frutto di accordi intercorrenti fra i privati, che
         hanno l’esclusivo onere di comunicare la scelta effettuata ai fini della verifica del requisito professionale.
         L’istituto della delega, della quale il soggetto preposto è destinatario, è regolato in modo del tutto simile a quanto già
         consolidato in sede di applicazione del d.lgs. 114/1998, che già prevede, come sopra evidenziato, l’istituto del preposto.

      Articolo 3, comma primo, lettere b), c) e d).
La disposizione di cui alla lett. c), stante il suo contenuto testuale, ed in particolare l’utilizzo dei termini “esercizi
commerciali” e “settore alimentare e non alimentare” è
da intendersi riferita ai soli esercizi di vendita. La disposizione sancisce l’incompatibilità con il principio di tutela
della concorrenza della prescrizione di limitazioni quantitative all’assortimento merceologico offerto negli esercizi commerciali,
fatta salva la distinzione fra settore alimentare e non alimentare.

Le disposizioni di cui alle lett. b) e d), relative a principi ed indirizzi riferiti all’azione di programmazione, si ritiene
possano valere, con i dovuti adattamenti, anche nella materia dei pubblici esercizi.
In particolare, la disposizione di cui alla lett. b) sancisce l’incompatibilità con il principio di tutela della concorrenza
della prescrizione del rispetto di distanze minime obbligatorie tra attività commerciali appartenenti alla medesima tipologia di
esercizi.
Nel caso dei pubblici esercizi ciò significa che il divieto opera all’interno di ciascuna delle tipologie (A, B, C, D) previste dalla l.
287/1991, fino a diversa definizione legislativa della materia. Nel caso in cui la definizione legislativa superasse la
classificazione tipologica, il divieto opererà fra singoli esercizi, indistintamente.

Con riferimento specifico al comparto del commercio al dettaglio in sede fissa si evidenzia in particolare che gli “indirizzi generali
e criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa” approvati dalla Regione con
DCR 563-13414/1999 e smi non confliggono con la previsione normativa nella parte in cui prevedono –art. 13 e 14- per il
riconoscimento delle zone di insediamento commerciale –addensamenti e localizzazioni- criteri di tipo spaziale- distanziometrico.
Si tratta infatti di relazioni fra aree e non fra singoli esercizi.
Problemi di compatibilità rispetto alla normativa in tema di concorrenza potrebbe invece presentare la definizione, in sede
comunale, delle zone di insediamento commerciale in modo tale da consentire, nei fatti, l’attivazione di un unico insediamento
commerciale, con impossibilità , per eventuali concorrenti, di accedere al mercato.

La disposizione di cui alla lett. d) sancisce l’incompatibilità con il principio di tutela della concorrenza della prescrizione
del rispetto di limiti riferiti a quote di mercato predefinite o calcolate sul volume delle vendite a livello territoriale sub regionale.

Con particolare riferimento alla materia dei pubblici esercizi, i contenuti delle disposizioni citate dovranno certamente essere tenuti
in considerazione in occasione dell’adozione della legge regionale di riordino del comparto e dei successivi provvedimenti di


11
   “l’esercizio delle attività di cui all’art. 1, comma 1, è subordinato alla iscrizione del titolare dell’impresa individuale o del
legale rappresentante della società, ovvero di un suo delegato, nel registro degli esercenti il commercio di cui all’articolo 1
della legge 11 giugno 1971 n. 426”.
12
   [Sono iscritti in uno speciale elenco annesso al registro con l'osservanza delle disposizioni di cui agli articoli 4, 5, 6 e 7
coloro:
1) che siano preposti dal titolare dell'impresa, esercente una delle attività indicate nell'articolo 1, alla gestione di ciascun punto
di vendita o di esercizio pubblico, o che, in qualità di institori, siano preposti all'esercizio di una sede secondaria o di un ramo
particolare ai sensi dell'articolo 2203 del codice civile;


                                                                    149
attuazione a livello regionale e comunale. A tale proposito si richiama il disposto dell’art. 3, c. 4 del decreto legge che fissa al 1°
gennaio 2007 il termine per l’adeguamento delle normative regionali e comunali alle intervenute modifiche legislative.

Nell’attuale fase restano in vita i parametri, così come già individuati in sede comunale ai sensi dell’art. 2 della legge 25 gennaio
1996, n. 25 “Differimento di termini previsti da disposizioni legislative nel settore delle attività produttive ed altre disposizioni
urgenti in materia”.
I comuni potranno inoltre procedere ad eventuali aggiornamenti, senza più dover acquisire il parere delle commissioni, nel rispetto
dei principi di tutela della concorrenza indicati alle citate lett. b) e d) dell’art. 3.

        Articolo 3, comma 1, lettere e) ed f)
 Si tratta di due disposizioni che, in combinato disposto, intendono sancire la libertà , da parte degli esercenti, di effettuare le
vendite promozionali, senza che in proposito siano stabiliti divieti di ordine generale, o siano richiesti atti amministrativi
preventivi di assenso da parte della p. a. .
In ciò viene superato in parte il disposto, già liberista, dell’art. 15 c. 4 del d.lgs 114/1998 secondo cui erano invece
implicitamente ammesse le limitazioni temporali. 13 Con l’attuale formulazione non sono più possibili neppure le limitazioni di
ordine temporale, oltre a quelle, già vietate, di ordine quantitativo. Fa eccezione il limite temporale eventualmente posto per i
periodi immediatamente precedenti i saldi di fine stagione.
Pertanto resta in vigore il disposto dell’art. 14 bis della l. r. 28/1999 smi secondo il quale “Nei trenta giorni che precedono la
data di inizio delle vendite di fine stagione non è consentito lo svolgimento delle vendite promozionali aventi ad oggetto articoli di
carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo”. Non é
pertanto da ritenersi illegittima la richiesta all’esercente, da parte dei regolamenti comunali, di una comunicazione del periodo di
effettuazione delle vendite promozionali, tenuto conto del divieto previsto per i periodi che precedono l’inizio dei saldi di fine
stagione, nella quale risulti anche l’indicazione dei prezzi e delle percentuali di sconto, a garanzia di una informazione
trasparente al consumatore. A tale proposito , tenuto conto che ogni forma di promozione deve essere svolta in modo corretto , con
particolare riguardo alla chiarezza e alla veridicità delle informazioni da fornire all’acquirente , resta ferma la disposizioni di cui
all’art. 15, c. 5 del d.lgs. 114/1998 che prevede che “lo sconto o il ribasso effettuato deve essere espresso in percentuale sul prezzo
normale di vendita che deve essere comunque esposto”. Allo stesso art. 15 non è contenuto l’obbligo di indicazione del prezzo
scontato o ribassato: è evidente , comunque, che per l’assolvimento degli obblighi li legge in materia di pubblicità dei prezzi,
conseguentemente al combinato disposto degli artt. 14 e 15 del d.lgs. 114/1998, è
necessario indicare in caso di vendita promozionale, oltre al prezzo di vendita
originario e alla percentuale di sconto, anche il prezzo di vendita realmente praticato, cioè scontato.

Articolo 3, comma 1, lettera f) bis
     Questa disposizione, per la quale non è consentito prevedere “l'ottenimento di autorizzazioni preventive per il consumo
immediato dei prodotti di gastronomia presso l'esercizio di vicinato, utilizzando i locali e gli arredi dell'azienda con l'esclusione
del servizio assistito di somministrazione e con l'osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie” esplicita ulteriormente,
superandone parzialmente i contenuti, il comma 3 dell’art. 7 del d.lgs. 114/1998 secondo il quale “ Fermi restando i requisiti
igienico-sanitari, negli esercizi di vicinato autorizzati alla vendita dei prodotti di cui all'articolo 4 della legge 25 marzo 1997, n.
77, e' consentito il consumo immediato dei medesimi a condizione che siano esclusi il servizio di somministrazione e le
attrezzature ad esso direttamente finalizzati”. Con la nuova formulazione viene chiarito che il regime del vicinato (cioè la
deregolazione e la conseguente mancanza di autorizzazione preventiva) vale anche nel caso in cui il consumo dei prodotti di
gastronomia avvenga nel locali dell’esercizio, avvalendosi degli arredi dell’azienda.
La disposizione introduce il principio in base al quale negli esercizi di vicinato, ovviamente nel solo caso in cui siano l legittimati
alla vendita di prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare, il consumo sul posto dei prodotto di gastronomia può
essere consentito alle condizioni espressamente previste dalla nuova disposizione.
Le condizioni concernono la presenza di arredi nei locali dell’azienda e l’esclusione del servizio assistito di somministrazione. Per
quanto concerne gli arredi, richiamati nella disposizione, è di tutta evidenza che i medesimi devono essere correlati all’attività
consentita , che nel caso di specie è principalmente la vendita per asporto dei prodotti alimentari.
In ogni caso però la norma che consente negli esercizi di vicinato il consumo sul posto non prevede una modalità analoga a quella
consentita negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande di cui alla legge 287/1991. Detta legge infatti, nel definire
l’attività di somministrazione, stabilisce all’art. 1, comma 1 che “per somministrazione si intende la vendita per il consumo sul
posto” che si esplicita in “tutti i casi in cui gli acquirenti consumano i prodotto nei locali dell’esercizio o in una superficie aperta

13
 “ Le vendite promozionali sono effettuate dall’esercente dettagliante per tutti o una parte dei prodotti merceologici e per
periodi di tempo limitati.”

                                                                 150
al pubblico, all’uopo attrezzati”. Nei locali degli esercizi di vicinato quindi gli arredi richiamati dalla
disposizione non possono coincidere con le attrezzature tradizionalmente utilizzate negli esercizi di
somministrazione né può essere ammesso, in quanto espressamente vietato dalla norma, il servizio
assistito.

ART. 4: disposizioni urgenti per la liberalizzazione dell’attivita’ di produzione di pane
Abrogazioni leggi
A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto 223/2006 ed in particolare per quanto attiene all’articolo 4 dettante
disposizioni urgenti per la liberalizzazione dell’attività di produzione di pane sono abrogate (comma 1):

        la legge 31 luglio 1956, n. 1002 che prevedeva un limite quantitativo alla produzione di pane e al numero dei panifici
         nei singoli Comuni prevedendo, inoltre, un regime autorizzatorio in capo alle Camere di Commercio
        la lettera b), del comma 2 dell’articolo 22 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 dove si prevedeva che l’esercizio
         dei nuovi panifici i trasferimenti le trasformazioni di panifici esistenti di cui articolo 3 della legge 31 luglio 1956, n.
         1002 soggiacevano alla disciplina di cui articolo 20 della legge n. 241/90 (silenzio assenso).

Pertanto decade il vecchio sistema autorizzatorio in capo alle Camere di Commercio: le competenze sui panifici passano dalle
Camere di Commercio ai Comuni.
D’ora in poi per aprire un panificio basta presentare al Comune una dichiarazione di inizio attività ai sensi dell’articolo 19
della legge 241/1990.

Dichiarazione di inizio attività (articolo 19 della legge 241/90)
Ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del decreto l’impianto di nuovo panificio e il trasferimento o la trasformazione di panifici
esistenti sono soggetti a dichiarazione di inizio attività da presentare al Comune competente per territorio ai sensi dell’articolo 19
della legge n. 241/90.

La dichiarazione deve essere corredata da:
a. Autorizzazione della competente Azienda Sanitaria locale in merito ai requisiti igienico sanitari
b. Autorizzazione alle emissioni in atmosfera
c. Titolo abilitativo edilizio
d. Permesso di agibilità dei locali
e. Indicazione del nominativo del responsabile dell’attività produttiva che assicura l’utilizzo delle materie prime in conformità alle
norme vigenti, l’osservanza delle norme igienico – sanitarie e di sicurezza dei luoghi di lavoro e la qualità del prodotto finito.
A tal fine il responsabile dell’attività autocertifica ai sensi del D.P.R. 445/2000 l’osservanza di quanto previsto dalla citata
lett. e).

In applicazione delle disposizioni del nuovo articolo 19 della legge 241/90, l’interessato prima di aprire l’esercizio, deve attendere
30 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione e quando ritiene di aprire deve inviare una ulteriore comunicazione al
Comune informandolo dell’avvio dell’attività.

Il Comune entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione effettua una verifica circa il possesso di tutti i requisiti richiesti.
In caso di mancanza dei requisiti adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione dei suoi
effetti, salvo che ove possibile l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente l’attività stessa.

Attività di vendita dei prodotti di produzione per il consumo immediato
In sede di conversione del decreto legge è stata aggiunta la disposizione di cui articolo 4 comma 2 bis del decreto che consente ai
titolari degli impianti di panificazione l’attività di vendita dei prodotti di propria produzione per il consumo immediato
utilizzando locali e arredi dell’azienda, con esclusione del servizio di somministrazione, nell’osservanza delle norma igienico -
sanitarie.




                                                                  151
Funzioni di Viglianza
Spetta ai Comuni e alle ASL esercitare le rispettive funzioni di vigilanza.

Sanzioni
Le violazioni delle prescrizioni dell’ articolo 4 del presente decreto sono punite ai sensi dell’articolo 22 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 114 ( commi 1, 2, 5, lettera c) e 7).


Definizione di panificio, pane fresco e pane conservato
In sede di conversione del decreto legge è stato aggiunto il comma 2 ter dell’articolo 4 nel quale si stabilisce che entro 12 mesi
dall’entrata in vigore della legge di conversione il Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro delle Politiche
agricole alimentari e forestali e con il Ministro della Salute, previa intesa con la Conferenza Stato Regioni, emana un decreto
con il quale devono essere disciplinate le denominazioni di “panificio, pane fresco e pane conservato”.

In attesa dell’emanazione del provvedimento il Comune rilascia l’autorizzazione sulla base delle prime indicazioni contenute nel
decreto Legge 223/06.
In particolare la denominazione di “Panificio” deve essere riservata esclusivamente “alle imprese che svolgono l’intero ciclo di
produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale”.

Il procedimento autorizzativo, così come disciplinato dal decreto, sarà oggetto di ulteriori approfondimenti operativi a cui faranno
seguito indicazioni ai Comuni.


ART. 5 Interventi urgenti nel campo della distribuzione di farmaci
Il comma 1 dell’articolo consente a tutti gli esercizi commerciali previsti dall’art. 4 lett. d), e) ed f) del d.lgs. 114/1998, di
effettuare attività di vendita di farmaci da banco o di automedicazione e di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione
medica, previa comunicazione al Ministero della salute e alla regione in cui ha sede l’esercizio e secondo le modalità previste nei
commi successivi.
In attesa di ulteriori disposizioni regionali la prevista comunicazione alla Regione, deve essere indirizzata all’Assessorato
regionale alla Tutela della Salute e Sanità, Direzione Controllo Attività sanitarie, Settore Assistenza farmaceutica (c.so
Regina Margherita n. 153 bis -Torino).

Tenuto conto che il decreto nulla dispone circa eventuali comunicazioni al Comune sede dell’esercizio, l’esercente non è tenuto ad
alcun adempimento in aggiunta a quanto espressamente previsto, fatto salvo, sul piano commerciale, il rispetto delle disposizioni
relative al settore merceologico alimentare ed extralimentare.


ART. 11 Disposizioni urgenti in materia di soppressione di commissioni
Al comma 1 è disposta la soppressione delle “commissioni istituite dall’art. 6 della legge 25 agosto 1991, n. 287. Le relative
funzioni sono svolte dalle amministrazioni titolari dei relativi procedimenti amministrativi”.
La norma sopprime le commissioni previste dalla legge 287/1991, comunali nel caso di comune con
popolazione superiore a diecimila abitanti, provinciali nel caso di comune con popolazione inferiore a tale
soglia demografica che, per effetto dell’art. 2 della legge 5 gennaio 1996, n. 25 erano chiamate ad esprimere
parere conforme sulla fissazione dei parametri numerici per tipologia di esercizio di somministrazione delle
autorizzazioni rilasciabili con riferimento all’intero territorio comunale o a singole zone.
Conseguentemente, fino all’approvazione della legge regionale di riordino del comparto, in attuazione del
novellato titolo V Cost., le funzioni svolte dalle commissioni saranno svolte dai comuni, enti competenti alle
funzioni amministrative nella materia dei pubblici esercizi, sulla base delle disposizioni di cui alla legge
287/1991.




                                                                 152
In particolare permangono in capo ai Comuni le competenze di cui all’art. 2 della legge 25 gennaio 1996, n. 25 per le quali
“Fino alla data di entrata in vigore del regolamento di esecuzione della legge 287/1991 l’autorizzazione di cui ai commi 1 e 4
dell’articolo 3 della medesima legge è rilasciata dai sindaci, previa fissazione, da parte degli stessi, su conforme parere delle
commissioni previste dall’articolo 6 della legge stessa, di un parametro numerico che assicuri, in relazione alla tipologia degli
esercizi, la migliore funzionalità e produttività del servizio da rendere al consumatore ed il più equilibrato rapporto tra gli esercizi
e la popolazione residente e fluttuante, tenuto conto anche del reddito di tale popolazione, dei flussi turistici e delle abitudini di
consumo extradomestico”.

Tali competenze andranno opportunamente rivisitate alla luce delle modifiche introdotte dall’art. 3, c. 1, lett. b) e d) del decreto.
Ciò significa in particolare che da un lato rimangono in vita i parametri già fissati prima dell’entrata in vigore del decreto legge;
dall’altro i comuni che avranno l’esigenza di aggiornare i contenuti dei parametri già individuati, potranno procedervi
prescindendo dal parere delle commissioni, ed integrando i contenuti dell’art. 2 della legge 25/1996 con i nuovi principi
introdotti, a tutela della concorrenza , dall’art. 3 del D.L., lett. b), e d) .

In proposito si richiamano le considerazioni svolte al precedente punto relativo alle lett. b), c), d).




                                                         La Presidente della Giunta regionale
                                                               Prof. ssa Mercedes Bresso
Visto:
L’Assessore al Commercio
Giovanni Caracciolo

Il Vicepresidente
Assessore alle Attività produttive

Paolo Peveraro




                                                                   153
154
 CAPO II

NORMATIVA

 STATALE




    155
156
Decreto Legislativo 26 marzo 2010 , n. 59
Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno.
(G.U. 23 aprile 2010, n. 94 – Supplemento Ordinario n. 75)


                                    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


(Omissis)

                                                        PARTE PRIMA


                                           Titolo I – Disposizioni generali

                                                       Capo I
                                               (Ambito di applicazione)



                                                        Art. 1
                                               (Oggetto e finalità)
1. Le disposizioni del presente decreto si applicano a qualunque attività economica, di carattere
imprenditoriale o professionale, svolta senza vincolo di subordinazione, diretta allo scambio di beni o alla
fornitura di altra prestazione anche a carattere intellettuale.

2. Le disposizioni della Parte prima del presente decreto sono adottate ai sensi dell’articolo 117, comma 2,
lettere e) ed m), della Costituzione, al fine di garantire la libertà di concorrenza secondo condizioni di pari
opportunità e il corretto ed uniforme funzionamento del mercato, nonché per assicurare ai consumatori finali
un livello minimo e uniforme di condizioni di accessibilità ai servizi sul territorio nazionale.

3. Relativamente alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano, i princìpi
desumibili dalle disposizioni di cui alla Parte prima del presente decreto costituiscono norme fondamentali di
riforma economico-sociale della Repubblica e princìpi dell’ordinamento giuridico dello Stato.

4. Relativamente alle materie oggetto di competenza concorrente, le regioni e le province autonome di Trento
e di Bolzano esercitano la potestà normativa nel rispetto dei principi fondamentali contenuti nelle norme del
presente decreto.



                                                     Art. 2
                                                 (Esclusioni)
1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano:

a) alle attività connesse con l’esercizio di pubblici poteri, quando le stesse implichino una partecipazione
diretta e specifica all'esercizio del potere pubblico e alle funzioni che hanno per oggetto la salvaguardia degli
interessi generali dello Stato e delle altre collettività pubbliche;

b) alla disciplina fiscale delle attività di servizi;

c) ai servizi d'interesse economico generale assicurati alla collettività in regime di esclusiva da soggetti pubblici
o da soggetti privati, ancorché scelti con procedura ad evidenza pubblica, che operino in luogo e sotto il
controllo di un soggetto pubblico.

                                                            157
2. Le disposizioni del presente decreto non si applicano nei casi previsti negli articoli da 3 a 7 del presente
capo.

3. Il Ministro per le politiche europee ed i Ministri interessati dalle disposizioni del presente decreto possono
adottare uno o più decreti interministeriali ricognitivi delle attività di servizi che, in applicazione delle
disposizioni del presente decreto, sono comunque escluse dall’ambito di applicazione dello stesso.



                                                          Art. 3
                                                    (Servizi sociali)
1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai servizi sociali riguardanti gli alloggi popolari,
l'assistenza all'infanzia e il sostegno alle famiglie e alle persone temporaneamente o permanentemente in stato
di bisogno forniti da amministrazioni pubbliche, da prestatori da esse incaricati o da associazioni che
perseguono scopi caritatevoli.




                                                       Art. 4
                                                (Servizi finanziari)
1. Sono esclusi dall’ambito di applicazione del presente decreto i servizi finanziari, ivi inclusi i servizi bancari e
nel settore del credito, i servizi assicurativi e di riassicurazione, il sevizio pensionistico professionale o
individuale, la negoziazione dei titoli, la gestione dei fondi, i servizi di pagamento e quelli di consulenza nel
settore degli investimenti.

2. Le disposizioni del presente decreto non si applicano, in particolare:

a) alle attività ammesse al mutuo riconoscimento di cui all’articolo 1, comma 2, lettera f), del decreto
legislativo 1° settembre 1993, n. 385;

b) quando hanno ad oggetto gli strumenti finanziari di cui alla sezione C dell’Allegato al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, alle attività, ai servizi di investimento ed ai servizi accessori di cui alla sezione A ed alla
sezione B del medesimo Allegato.


                                                       Art. 5
                                          (Servizi di comunicazione)
1. Ai servizi ed alle reti di comunicazione di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, si
applicano esclusivamente le disposizioni di cui ai titoli IV e V della parte prima del presente decreto.

                                                           Art. 6
                                                 (Servizi di trasporto)
1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai servizi di trasporto aereo, marittimo, per le altre vie
navigabili, ferroviario e su strada, ivi inclusi i servizi di trasporto urbani, di taxi, di ambulanza, nonché i servizi
portuali e i servizi di noleggio auto con conducente.

2. Ai fini del presente decreto, non costituiscono servizi di trasporto quelli di:

a) scuola guida;
b) trasloco;
c) noleggio di veicoli e unità da diporto;
d) pompe funebri;
e) fotografia aerea.

                                                         158
                                                     Art. 7
                                            (Altri servizi esclusi)
1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano:


a) ai servizi di somministrazione di lavoratori forniti dalle agenzie per il lavoro, autorizzate ai sensi del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276;

b) ai servizi sanitari ed a quelli farmaceutici forniti direttamente a scopo terapeutico nell’esercizio delle
professioni sanitarie, indipendentemente dal fatto che vengano prestati in una struttura sanitaria e a
prescindere dalle loro modalità di organizzazione, di finanziamento e dalla loro natura pubblica o privata;

c) ai servizi audiovisivi, ivi compresi i servizi cinematografici, a prescindere dal modo di produzione,
distribuzione e trasmissione, e i servizi radiofonici;

d) al gioco d’azzardo e di fortuna comprese le lotterie, le scommesse e le attività delle case da gioco, nonché
alle reti di acquisizione del gettito;

e) ai servizi privati di sicurezza;

f) ai servizi forniti da notai.

                                                      Capo II

                                        (Definizioni e principi generali)


                                                      Art. 8
                                                   (Definizioni)
1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) servizio: qualsiasi prestazione anche a carattere intellettuale svolta in forma imprenditoriale o professionale,
fornita senza vincolo di subordinazione e normalmente fornita dietro retribuzione; i servizi non economici
non costituiscono servizi ai sensi del presente decreto;

b) prestatore: qualsiasi persona fisica avente la cittadinanza di uno Stato membro o qualsiasi soggetto
costituito conformemente al diritto di uno Stato membro o da esso disciplinato, a prescindere dalla sua forma
giuridica, stabilito in uno Stato membro, che offre o fornisce un servizio;

c) destinatario: qualsiasi persona fisica che sia cittadino di uno Stato membro o che goda di diritti ad essa
conferiti dall’ordinamento comunitario, o qualsiasi altro soggetto indicato alla lettera b), stabilito in uno Stato
membro, che a scopo professionale o per altri scopi, fruisce o intende fruire di un servizio;

d) Stato membro di stabilimento: lo Stato membro nel cui territorio è stabilito il prestatore del servizio
considerato;

e) stabilimento: l'esercizio effettivo a tempo indeterminato di un'attività economica non salariata da parte del
prestatore, svolta con un'infrastruttura stabile;

f) regime di autorizzazione: qualsiasi procedura, non inerente alle misure applicabili a norma del decreto
legislativo 9 novembre 2007, n. 206, che obbliga un prestatore o un destinatario a rivolgersi ad un’autorità
competente allo scopo di ottenere un provvedimento formale o un provvedimento implicito relativo
all’accesso ad un’attività di servizio o al suo esercizio; ai fini del presente decreto, non costituisce regime

                                                        159
autorizzatorio la dichiarazione di inizio attività (d.i.a). di cui all’articolo 19, comma 2, secondo periodo, della
legge 7 agosto 1990, n. 241.

g) requisito: qualsiasi regola che imponga un obbligo, un divieto, una condizione o un limite al quale il
prestatore o il destinatario debba conformarsi ai fini dell’accesso ed esercizio della specifica attività esercitata e
che abbia fonte in leggi, regolamenti, provvedimenti amministrativi ovvero in disposizioni adottate da ordini,
collegi e albi professionali; non costituiscono requisiti le disposizioni in materia ambientale, edilizia ed
urbanistica, nonché quelle a tutela della sanità pubblica, della pubblica sicurezza, della sicurezza dei lavoratori
e dell’incolumità delle persone e che si applicano indistintamente ai prestatori nello svolgimento della loro
attività economica e ai singoli che agiscono a titolo privato;

h) motivi imperativi d'interesse generale: ragioni di pubblico interesse, tra i quali l’ordine pubblico, la
sicurezza pubblica, l’incolumità pubblica, la sanità pubblica, la sicurezza stradale, la tutela dei lavoratori
compresa la protezione sociale dei lavoratori, il mantenimento dell'equilibrio finanziario del sistema di
sicurezza sociale, la tutela dei consumatori, dei destinatari di servizi e dei lavoratori, l'equità delle transazioni
commerciali, la lotta alla frode, la tutela dell'ambiente, incluso l'ambiente urbano, la salute degli animali, la
proprietà intellettuale, la conservazione del patrimonio nazionale storico e artistico, gli obiettivi di politica
sociale e di politica culturale;

i) autorità competente: le amministrazioni statali, regionali o locali e gli altri soggetti responsabili del controllo
o della disciplina delle attività di servizi, ivi inclusi gli ordini professionali, i collegi nazionali professionali e gli
albi professionali;

l) Stato membro nel quale è prestato il servizio: lo Stato membro in cui il servizio è fornito da un prestatore
stabilito in un altro Stato membro;

m) professione regolamentata: un’attività professionale o un insieme di attività professionali, riservate o non
riservate, ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206;

n) comunicazione commerciale: qualsiasi forma di comunicazione destinata a promuovere, direttamente o
indirettamente, beni, servizi, o l'immagine di un'impresa, di un’organizzazione o di una persona che svolge
un'attività commerciale, industriale o artigianale o che esercita una professione regolamentata. Non
costituiscono, di per sé, comunicazioni commerciali le informazioni seguenti:

1) le informazioni che permettono l'accesso diretto all'attività dell'impresa, dell'organizzazione o della
persona, in particolare un nome di dominio o un indirizzo di posta elettronica;

2) le comunicazioni relative ai beni, ai servizi o all'immagine dell'impresa, dell'organizzazione o della persona
elaborate in modo indipendente, in particolare se fornite in assenza di un corrispettivo economico.



                                                         Art. 9
                                             (Clausola di specialità)
1. In caso di contrasto con le disposizioni del presente decreto, si applicano le disposizioni di attuazione di
altre norme comunitarie che disciplinano aspetti specifici dell'accesso ad un'attività di servizi o del suo
esercizio per professioni o in settori specifici, ivi incluse le disposizioni previste dalla legge 9 febbraio 1982, n.
31, di attuazione della direttiva 77/249/CEE, dal decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 72, di attuazione
della direttiva 96/71/CE, dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96, di attuazione della direttiva 98/5/CE,
dal decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, di attuazione della direttiva 89/552/CEE e dal decreto
legislativo 9 novembre 2007 n. 206, di attuazione della direttiva 2005/36/CE.




                                                           160
            Titolo II – Disposizioni in materia di accesso ed esercizio delle attività di servizi

                                                       Capo I

                  (Disposizioni generali sull’accesso e l’esercizio delle attività di servizi)


                                                       Art. 10
                           (Libertà di accesso ed esercizio delle attività di servizi)
1. Nei limiti del presente decreto, l’accesso e l’esercizio delle attività di servizi costituiscono espressione della
libertà di iniziativa economica e non possono essere sottoposti a limitazioni non giustificate o discriminatorie.

2. Nei casi in cui l’accesso o l’esercizio di un’attività di servizi sono subordinati alla presentazione
all’amministrazione competente di una dichiarazione di inizio attività, ove non diversamente previsto, si
applica l’articolo 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241.



                                                       Art. 11
                                                 (Requisiti vietati)
1. L’accesso ad un'attività di servizi o il suo esercizio non possono essere subordinati al rispetto dei seguenti
requisiti:

a) requisiti discriminatori fondati direttamente o indirettamente sulla cittadinanza o, per quanto riguarda le
società, sull'ubicazione della sede legale, in particolare:

1) il requisito della cittadinanza italiana per il prestatore, il suo personale, i detentori di capitale sociale o i
membri degli organi di direzione e vigilanza;

2) il requisito della residenza in Italia per il prestatore, il suo personale, i detentori di capitale sociale o i
membri degli organi di direzione e vigilanza;

b) il divieto di avere stabilimenti in più di uno Stato membro o di essere iscritti nei registri o ruoli di
organismi, ordini o associazioni professionali di altri Stati membri;

c) restrizioni della libertà, per il prestatore, di scegliere tra essere stabilito a titolo principale o secondario, in
particolare l'obbligo per il prestatore, di avere lo stabilimento principale in Italia o restrizioni alla libertà di
scegliere tra essere stabilito in forma di rappresentanza, succursale o filiale;

d) condizioni di reciprocità con lo Stato membro nel quale il prestatore ha già uno stabilimento, salvo quelle
previste in atti comunitari riguardanti l'energia;

e) l'applicazione caso per caso di una verifica di natura economica che subordina il rilascio del titolo
autorizzatorio alla prova dell'esistenza di un bisogno economico o di una domanda di mercato, o alla
valutazione degli effetti economici potenziali o effettivi dell'attività o alla valutazione dell'adeguatezza
dell'attività rispetto agli obiettivi di programmazione economica stabiliti; tale divieto non concerne i requisiti
di programmazione che non perseguono obiettivi economici, ma che sono dettati da motivi imperativi
d'interesse generale;

f) l'obbligo di presentare, individualmente o con altri, una garanzia finanziaria o di sottoscrivere
un'assicurazione presso un prestatore o presso un organismo stabilito in Italia;

g) l'obbligo di essere già stato iscritto per un determinato periodo nei registri italiani o di avere in precedenza
esercitato l'attività in Italia per un determinato periodo.

                                                         161
                                                   Art. 12
         (Requisiti subordinati alla sussistenza di un motivo imperativo di interesse generale)
1. Nei casi in cui sussistono motivi imperativi di interesse generale, l’accesso e l’esercizio di una attività di
servizio possono, nel rispetto dei principi di proporzionalità e non discriminazione, essere subordinati al
rispetto dei seguenti requisiti:

a) restrizioni quantitative o territoriali sotto forma, in particolare, di restrizioni fissate in funzione della
popolazione o di una distanza geografica minima tra prestatori;

b) requisiti che impongono al prestatore di avere un determinato statuto giuridico;

c) obblighi relativi alla detenzione del capitale di una società;

d) requisiti diversi da quelli relativi alle questioni disciplinate dal decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206,
o da quelli previsti in altre norme attuative di disposizioni comunitarie, che riservano l'accesso alle attività di
servizi in questione a prestatori particolari a motivo della natura specifica dell’attività esercitata;

e) il divieto di disporre di più stabilimenti sul territorio nazionale;

f) requisiti che stabiliscono un numero minimo di dipendenti;

g) tariffe obbligatorie minime o massime che il prestatore deve rispettare;

h) l'obbligo per il prestatore di fornire, insieme al suo servizio, altri servizi specifici.

2. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 11, le disposizioni di cui al comma 1 si applicano alla
legislazione riguardante i servizi di interesse economico generale per i quali non sono previsti regimi di
esclusiva, nella misura in cui ciò non sia di ostacolo alla specifica missione di interesse pubblico.

3. Sono fatti salvi i requisiti relativi alle questioni disciplinate dal decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206,
e quelli previsti in altre norme attuative di disposizioni comunitarie, che riservano l'accesso alle attività di
servizi in questione a prestatori particolari a motivo della natura specifica dell’attività esercitata.


                                                    Art. 13
                                                 (Notifiche)
1. L’efficacia di nuove disposizioni che prevedono i requisiti di cui all’articolo 12, comma 1, è subordinata alla
previa notifica alla Commissione europea.

2. Le autorità competenti comunicano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per il
coordinamento delle politiche comunitarie - i progetti di disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative che prevedono i requisiti di cui al comma 1. La Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie – notifica alla Commissione europea detti
requisiti e ne dà contestuale comunicazione all’autorità competente.

3. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie –
trasmette, altresì, alle autorità competenti i requisiti elencati all’articolo 12 notificati alla Commissione dagli
altri Stati membri e le eventuali decisioni assunte dalla Commissione nei confronti dell’Italia e degli Stati
membri.

4. La notifica di un progetto di disposizione ai sensi del decreto legislativo 23 novembre 2000, n. 427, di
recepimento della direttiva 98/34/CE, soddisfa l’obbligo di cui al comma 1.



                                                           162
                                                      Capo II

                           Disposizioni generali in materia di regimi autorizzatori


                                                      Art. 14
                                             (Regimi autorizzatori)
1. Fatte salve le disposizioni istitutive e relative ad ordini, collegi e albi professionali, regimi autorizzatori
possono essere istituiti o mantenuti solo se giustificati da motivi imperativi di interesse generale, nel rispetto
dei principi di non discriminazione, di proporzionalità, nonché delle disposizioni di cui al presente titolo.

2. Nelle materie di legislazione concorrente, le Regioni possono istituire o mantenere albi, elenchi, sistemi di
accreditamento e ruoli, solo nel caso in cui siano previsti tra i principi generali determinati dalla legislazione
dello Stato.

3. Il numero dei titoli autorizzatori per l’accesso e l’esercizio di un’attività di servizi può essere limitato solo se
sussiste un motivo imperativo di interesse generale o per ragioni correlate alla scarsità delle risorse naturali o
delle capacità tecniche disponibili.

4. Le disposizioni del presente capo non si applicano agli aspetti dei regimi di autorizzazione che sono
disciplinati direttamente o indirettamente da altri strumenti comunitari.




                                                   Art. 15
                             (Condizioni per il rilascio dell’autorizzazione)
1. Ove sia previsto un regime autorizzatorio, le condizioni alle quali è subordinato l’accesso e l’esercizio alle
attività di servizi sono:

a) non discriminatorie;

b) giustificate da un motivo imperativo di interesse generale;

c) commisurate all'obiettivo di interesse generale;

d) chiare ed inequivocabili;

e) oggettive;

f) rese pubbliche preventivamente;

g) trasparenti e accessibili.

2. I requisiti e i controlli equivalenti o sostanzialmente comparabili quanto a finalità, ai quali il prestatore sia
già assoggettato in un altro Stato membro, sono da considerarsi idonei ai fini della verifica della sussistenza
delle condizioni per il rilascio di un titolo autorizzatorio, sempre che il prestatore o le autorità competenti
dell’altro Stato membro forniscano al riguardo le informazioni necessarie.




                                                         163
                                                        Art. 16
                                         (Selezione tra diversi candidati)
1. Nelle ipotesi in cui il numero di titoli autorizzatori disponibili per una determinata attività di servizi sia
limitato per ragioni correlate alla scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche disponibili, le autorità
competenti applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali ed assicurano la predeterminazione
e la pubblicazione, nelle forme previste dai propri ordinamenti, dei criteri e delle modalità atti ad assicurarne
l’imparzialità, cui le stesse devono attenersi.

2. Nel fissare le regole della procedura di selezione le autorità competenti possono tenere conto di
considerazioni di salute pubblica, di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori
dipendenti ed autonomi, della protezione dell'ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale e di altri
motivi imperativi d'interesse generale conformi al diritto comunitario.

3. L'effettiva osservanza dei criteri e delle modalità di cui al comma 1 deve risultare dai singoli provvedimenti
relativi al rilascio del titolo autorizzatorio.

4. Nei casi di cui al comma 1 il titolo è rilasciato per una durata limitata e non può essere rinnovato
automaticamente, né possono essere accordati vantaggi al prestatore uscente o ad altre persone, ancorché
giustificati da particolari legami con il primo.


                                                        Art. 17
                                  (Procedimenti di rilascio delle autorizzazioni)
1. Ai fini del rilascio del titolo autorizzatorio riguardante l’accesso e l’esercizio delle attività di servizi di cui al
presente decreto si segue il procedimento di cui all’articolo 19, comma 2, primo periodo, della legge 7 agosto
1990, n. 241, ovvero, se così previsto, di cui all’articolo 20 della medesima legge n. 241 del 1990.

2. Qualora sussista un motivo imperativo di interesse generale, può essere imposto che il procedimento si
concluda con l’adozione di un provvedimento espresso.

3. Il termine per la conclusione del procedimento decorre dal momento in cui il prestatore ha presentato tutta
la documentazione necessaria ai fini dell’accesso all’attività e al suo esercizio.

4. Le autorità competenti assicurano che per ogni domanda di autorizzazione sia rilasciata una ricevuta. La
ricevuta deve contenere le informazioni seguenti:

a) il termine previsto per la conclusione del procedimento e i casi in cui la sua decorrenza subisca un
differimento o una sospensione;

b) i mezzi di ricorso previsti;

c) fatti salvi i casi in cui il procedimento si conclude con l’adozione di un provvedimento espresso, la
menzione che, in mancanza di risposta entro il termine previsto, l'autorizzazione è considerata come rilasciata.

5. Quando la domanda è presentata per via telematica la ricevuta è inviata tramite posta elettronica.


                                                           Art. 18
                                (Autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni)
1. Fatti salvi i poteri di ordini, collegi e organismi professionali e di organi collegiali che agiscono in qualità di
autorità competente, ai fini del rilascio dei titoli autorizzatori o dell’adozione di altri provvedimenti rilevanti
per l’esercizio dell’attività di servizi è vietata la partecipazione diretta o indiretta alla decisione, anche in seno a
organi consultivi, di operatori concorrenti. Tale divieto non riguarda la consultazione di organismi quali le
Camere di commercio o le parti sociali su questioni diverse dalle singole domande di autorizzazione né la
consultazione del grande pubblico.
                                                          164
                                                       Art. 19
                                         (Efficacia delle autorizzazioni)
1. L’autorizzazione permette al prestatore di accedere all'attività di servizi e di esercitarla su tutto il territorio
nazionale, anche mediante l'apertura di rappresentanze, succursali, filiali o uffici; sono fatte salve le ipotesi in
cui la necessità di un'autorizzazione specifica o di una limitazione dell'autorizzazione ad una determinata parte
del territorio per ogni stabilimento sia giustificata da un motivo imperativo di interesse generale.

2. L’autorizzazione ha durata illimitata, salvo che non ricorra uno dei seguenti casi:

a) previsione di un rinnovo automatico, purché compatibile con le disposizioni del presente decreto;

b) previsione di una limitazione numerica dei titoli che possono essere rilasciati;

c) limitazione della durata giustificata da un motivo imperativo di interesse generale.

3. Restano salvi i casi in cui la decadenza dall’autorizzazione, la sospensione o la revoca conseguono al venir
meno delle condizioni cui è subordinato il suo ottenimento. Le autorità competenti possono periodicamente
verificare la persistenza delle condizioni per il rilascio dell’autorizzazione, anche richiedendo al prestatore le
informazioni e la documentazione necessarie.

4. E’ consentita la previsione di un termine, anche a pena di decadenza, entro il quale il prestatore deve
iniziare l’attività per la quale ha conseguito il titolo, salvo che non vi siano giustificati motivi per il mancato
avvio.



                                    Titolo III - Libera prestazione dei servizi


                                                   Art. 20
                     (Esercizio di attività di servizi in regime di libera prestazione)
1. La prestazione temporanea e occasionale di servizi è consentita ai cittadini comunitari e agli altri prestatori
aventi la sede sociale, l’amministrazione centrale o il centro di attività principale all’interno dell’Unione
europea, quando sono stabiliti in uno Stato membro.

2. I requisiti applicabili ai prestatori di servizi stabiliti in Italia si applicano ai soggetti di cui al comma 1 in caso
di prestazione temporanea e occasionale solo se sussistono ragioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza,
di sanità pubblica o di tutela dell'ambiente, nel rispetto dei principi di non discriminazione e di
proporzionalità.

3. Restano ferme le disposizioni di cui al titolo II del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, di
recepimento della direttiva 2005/36/CE.



                                                    Art. 21
                                          (Requisiti da giustificare)
1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 20, commi 2 e 3, il diritto alla libera prestazione di servizi di un
prestatore stabilito in un altro Stato membro non può essere in particolare subordinato alla sussistenza dei
seguenti requisiti:

a) l'obbligo per il prestatore di essere stabilito in Italia;



                                                            165
b) l'obbligo per il prestatore di ottenere un'autorizzazione dalle autorità competenti, compresa l'iscrizione in
un registro o a un ordine professionale nazionale, salvo i casi previsti dal presente decreto o da altre
disposizioni di recepimento di norme comunitarie;

c) il divieto imposto al prestatore di dotarsi in Italia di una determinata forma o tipo di infrastruttura, inclusi
uffici o uno studio, necessaria all'esecuzione delle prestazioni in questione;

d) l'applicazione di un regime contrattuale particolare tra il prestatore e il destinatario che impedisca o limiti la
prestazione di servizi a titolo indipendente;

e) l'obbligo per il prestatore di essere in possesso di un documento di identità specifico per l'esercizio di
un'attività di servizi rilasciato in Italia;

f) i requisiti, a eccezione di quelli in materia di salute e di sicurezza sul posto di lavoro, relativi all'uso di
attrezzature e di materiali che costituiscono parte integrante della prestazione del servizio;

g) le restrizioni alla libera circolazione dei servizi riguardanti i destinatari ai sensi dell’articolo 28 del presente
decreto.

2. Disposizioni in deroga a quanto previsto dal comma 1 possono essere previste solo se giustificate da motivi
imperativi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di sanità pubblica o di tutela dell'ambiente, in conformità
con i principi di non discriminazione e proporzionalità.



                                                      Art. 22
                                 (Deroghe al regime della libera prestazione)
1. Gli articoli 20 e 21 del presente decreto non si applicano:

a) ai servizi di interesse economico generale ivi inclusi i seguenti:

1) nel settore postale, i servizi contemplati dal decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261;

2) servizi di generazione, trasmissione, distribuzione e fornitura dell'energia elettrica;

3) servizi di trasporto, distribuzione, fornitura e stoccaggio di gas naturale;

4) i servizi di distribuzione e fornitura idriche e i servizi di gestione delle acque reflue;

5) il trattamento dei rifiuti;

b) alle materie disciplinate dal decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 72;

c) alle materie disciplinate dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196;

d) alle materie disciplinate dalla legge 9 febbraio 1982, n. 31;

e) alle attività di recupero giudiziario dei crediti;

f) alle materie disciplinate dal titolo II del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, di recepimento della
direttiva 2005/36/CE;

g) alle materie disciplinate dal regolamento (CEE) 1408/71;



                                                          166
h) per quanto riguarda le formalità amministrative relative alla libera circolazione delle persone ed alla loro
residenza, alle questioni disciplinate dalle disposizioni del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, e
successive modificazioni;

i) per quanto riguarda i cittadini di Paesi terzi che si spostano in un altro Stato membro nell'ambito di una
prestazione di servizi, agli obblighi riguardanti il visto di ingresso e il permesso di soggiorno di cui al decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni;

l) per quanto riguarda le spedizioni di rifiuti, le materie disciplinate dal regolamento (CEE) n. 259/93, del
Consiglio, del 1° febbraio 1993, relativo alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni di rifiuti all'interno
della Comunità europea, nonché in entrata e in uscita dal suo territorio;

m) ai diritti d'autore e diritti connessi, di cui alla sezione VI del Capo II del decreto legislativo 10 febbraio
2005, n. 30, e al decreto legislativo 6 maggio 1999, n. 169;

n) agli atti per i quali la legge richiede l'intervento di un notaio;

o) alle materie disciplinate dalla direttiva 2006/43/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio
2006, sulla revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati;

p) all'immatricolazione dei veicoli presi in leasing in un altro Stato membro;

q) alle disposizioni riguardanti obblighi contrattuali e non contrattuali, compresa la forma dei contratti,
determinate in virtù delle norme di diritto internazionale privato.


                                                     Art. 23
                                             (Condizioni di lavoro)
1. Ai dipendenti distaccati in occasione di una prestazione di servizi in territorio nazionale italiano da
prestatori stabiliti in un altro Stato membro dell'Unione europea si applicano, durante il periodo del distacco,
le medesime condizioni di lavoro previste da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, nonché
dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori
comparativamente più rappresentative a livello nazionale, applicabili ai lavoratori che effettuano prestazioni
lavorative subordinate analoghe nel luogo in cui i lavoratori svolgono la propria attività in posizione di
distacco, in conformità al decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 72, di recepimento della direttiva 96/71/CE
.



                                                           Art. 24
                                                  (Parità di trattamento)
1. I cittadini italiani e i soggetti giuridici costituiti conformemente alla legislazione nazionale che sono stabiliti
in Italia possono invocare l’applicazione delle disposizioni del presente titolo, nonchè di quelle richiamate
all’articolo 20, comma 3.




                                                           167
                                   Titolo IV – Semplificazione amministrativa


                                                        Art. 25
                                                 (Sportello unico)
1. Il regolamento di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, assicura l’espletamento in via telematica di tutte le procedure
necessarie per poter svolgere le attività di servizi attraverso lo sportello unico per le attività produttive.

2. I prestatori presentano le domande necessarie per l’accesso alle attività di servizi e per il loro esercizio
presso lo sportello unico di cui al comma 1. Per le medesime finalità, i prestatori possono rivolgersi a soggetti
privati accreditati ai sensi dell’articolo 38, comma 3, lettera c), e comma 4 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.
112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

3. Le domande, se contestuali alla comunicazione unica, disciplinata dall’articolo 9 del decreto-legge 31
gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, sono presentate al registro
delle imprese di cui all’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, che le trasmette immediatamente allo
sportello unico.

4. Per i comuni che non hanno istituito lo sportello unico, ovvero nei casi in cui esso non risponde ai requisiti
di cui all’articolo 38, comma 3, lettere a) e a-bis), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, l’esercizio delle relative funzioni è delegato, anche in assenza
di provvedimenti espressi, alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

5. Per le attività che non richiedono iscrizione al registro delle imprese, il portale ‘impresainungiorno’, di cui
all’articolo 38, comma 3, lettera d), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che costituisce punto di contatto nazionale in materia, assicura il
collegamento con le autorità competenti di cui all’articolo 8, lettera i), del presente decreto.

6. Le Autorità competenti sono tenute a garantire che presso lo sportello unico il prestatore possa espletare
tutte le ulteriori formalità richieste, ivi incluse dichiarazioni, notifiche o istanze necessarie a ottenere il titolo
per l’accesso o per l’esercizio dalle autorità competenti, nonché le domande di inserimento in registri, ruoli,
banche dati, o di iscrizione a ordini, albi e collegi e a altri organismi.

7. Il prestatore informa lo sportello unico dei seguenti cambiamenti:

a) l’apertura di filiali le cui attività rientrano nel campo di applicazione del regime di autorizzazione;

b) i cambiamenti della sua situazione che comportino la modifica o il venir meno del rispetto delle condizioni
di autorizzazione.

8. Nei casi in cui il titolo autorizzatorio è rilasciato in forma espressa, ferma restando la presentazione
telematica dell’istanza e dei relativi documenti, l’Amministrazione può, per motivi imperativi di interesse
generale, effettuare nel corso dell’istruttoria di sua competenza un colloquio con il richiedente, al fine di
valutarne l’integrità personale e l’idoneità a svolgere la richiesta attività di servizi, ovvero verifiche ispettive o
sopralluoghi. In tali casi, il procedimento può essere espletato in modalità non interamente telematica.


                                                  Art. 26
                                        (Diritto all’informazione)
1. Attraverso lo sportello unico di cui al presente decreto, i prestatori e i destinatari hanno accesso alle
seguenti informazioni:

a) i requisiti imposti ai prestatori stabiliti in Italia, in particolare quelli relativi alle procedure e alle formalità da
espletare per accedere alle attività di servizi ed esercitarle;
                                                           168
b) i dati necessari per entrare direttamente in contatto con le autorità competenti, comprese quelle competenti
in materia di esercizio delle attività di servizi;

c) i mezzi e le condizioni di accesso alle banche dati e ai registri pubblici relativi ai prestatori ed ai servizi;

d) i mezzi di ricorso esistenti in genere in caso di controversie tra le autorità competenti ed il prestatore o il
destinatario, o tra un prestatore e un destinatario, o tra prestatori;

e) i dati di associazioni o organizzazioni diverse dalle autorità competenti presso le quali i prestatori o i
destinatari possono ottenere assistenza pratica.

2. Il regolamento di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, della legge 6 agosto 2008, n. 133, prevede misure idonee per assicurare che lo sportello unico,
su richiesta, fornisca assistenza sul modo in cui i requisiti di cui al comma 1, lettera a), vengono interpretati ed
applicati. L’informazione è fornita in un linguaggio semplice e comprensibile.

3. Lo sportello unico risponde con la massima sollecitudine alle domande di informazioni o alle richieste di
assistenza di cui ai commi 1 e 2 e, in caso di richiesta irregolare o infondata, ne informa senza indugio il
richiedente.


                                                    Art. 27
                                               (Certificazioni)
1. Nei casi in cui è prescritto a un prestatore o a un destinatario di fornire un certificato, un attestato o
qualsiasi altro documento comprovante il rispetto di un requisito, costituisce documentazione idonea quella
rilasciata da un altro Stato membro che abbia finalità equivalenti o dalla quale risulti che il requisito in
questione è rispettato. Documenti rilasciati da un altro Stato membro sotto forma di originale, di copia
conforme o di traduzione autenticata possono essere richiesti solo nei casi previsti da altre disposizioni di
attuazione di norme comunitarie o per motivi imperativi d’interesse generale, tra i quali l’ordine pubblico e la
sicurezza. Ove necessario, le autorità competenti possono richiedere traduzioni in italiano non autenticate.

2. Le disposizioni del comma 1 non si applicano ai documenti di cui agli articoli 10 e 17 del decreto legislativo
9 novembre 2007, n. 206, al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, all’articolo 6, comma 3, del decreto
legislativo 2 febbraio 2001, n. 96, nonché agli atti relativi a società per azioni, società in accomandita per
azioni, società a responsabilità limitata per i quali sia prescritta o consentita la pubblicità nel registro delle
imprese.



                                Titolo V – Disposizioni a tutela dei destinatari


                                                  Art. 28
                                           (Restrizioni vietate)
1. La fruizione di un servizio fornito da un prestatore stabilito in un altro Stato membro non può essere
subordinata ai seguenti requisiti:

a) l'obbligo per il destinatario di ottenere un'autorizzazione dalle autorità competenti o quello di presentare
una dichiarazione presso di esse;

b) limiti discriminatori alla concessione di aiuti finanziari al destinatario, in ragione del luogo in cui il
prestatore è stabilito o di quello in cui il servizio è prestato.



                                                          169
                                                  Art. 29
                                       (Divieto di discriminazioni)
1. Al destinatario non possono essere imposti requisiti discriminatori fondati sulla sua nazionalità o sul suo
luogo di residenza.

2. È fatto divieto ai prestatori di prevedere condizioni generali di accesso al servizio offerto che contengano
condizioni discriminatorie basate sulla nazionalità o sul luogo di residenza del destinatario, ferma restando la
possibilità di prevedere condizioni d’accesso differenti allorché queste sono direttamente giustificate da criteri
oggettivi.

3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e
regolamentari statali incompatibili con le disposizioni di cui al comma 1.



                                                        Art. 30
                                             (Assistenza ai destinatari)
1. Il Ministero dello sviluppo economico provvede affinché siano fornite le seguenti informazioni ai
destinatari di attività di servizi che ne facciano richiesta:

a) informazioni generali sui requisiti applicati negli altri Stati membri in materia di accesso alle attività di
servizi e al loro esercizio, in particolare quelli connessi con la tutela dei consumatori;

b) informazioni generali sui mezzi di ricorso esperibili in caso di controversia tra un prestatore e un
destinatario;

c) i dati delle associazioni o organizzazioni, compresi gli sportelli della rete dei centri europei dei consumatori,
presso le quali i prestatori o i destinatari possono ottenere assistenza pratica.

2. Per le imprese destinatarie di attività di servizi, le informazioni di cui al comma 1 sono fornite dal sistema
delle Camere di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura.




                                         Titolo VI - Qualità dei servizi


                                                    Art. 31
                               (Informazioni sui prestatori e sui loro servizi)
1. I prestatori forniscono al destinatario in modo chiaro e senza ambiguità, in tempo utile prima della stipula
del contratto o in ogni caso prima della prestazione del servizio, le informazioni seguenti:

a) nome, status e forma giuridica, indirizzo postale al quale sono stabiliti e tutti i dati necessari per entrare
rapidamente in contatto e comunicare con i prestatori direttamente e, se del caso, per via elettronica;

b) ove siano iscritti in un registro commerciale o altro registro pubblico analogo, la denominazione di tale
registro e il numero di immatricolazione o mezzi equivalenti atti ad identificarli in tale registro;

c) ove l'attività sia assoggettata ad un regime di autorizzazione, i dati dell'autorità competente o dello sportello
unico;

d) ove esercitino un'attività soggetta all’IVA, il numero di partita IVA;
                                                        170
e) per quanto riguarda le professioni regolamentate, gli ordini professionali, albi o collegi presso i quali sono
iscritti, la qualifica professionale e lo Stato membro nel quale è stata acquisita;

f) eventuali clausole e condizioni generali applicate dal prestatore;

g) esistenza di eventuali clausole contrattuali utilizzate dal prestatore relative alla legge applicabile al contratto
o alla giurisdizione competente;

h) esistenza di un'eventuale garanzia post vendita, non imposta dalla legge;

i) prezzo del servizio, laddove esso è predefinito dal prestatore per un determinato tipo di servizio;

l) principali caratteristiche del servizio, se non già apparenti dal contesto;

m) eventuale assicurazione o le garanzie per responsabilità professionale, in particolare il nome e l'indirizzo
dell'assicuratore o del garante e la copertura geografica.

2. I prestatori scelgono le modalità, attraverso le quali fornire al destinatario prima della stipula del contratto
o, in assenza di contratto scritto, prima che il servizio sia prestato, le informazioni di cui al comma 1, tra le
seguenti:

a) comunicandole di propria iniziativa;

b) rendendole facilmente accessibili sul luogo della prestazione del servizio o di stipula del contratto;

c) rendendole facilmente accessibili per via elettronica tramite un indirizzo comunicato dal prestatore;

d) indicandole in tutti i documenti informativi che fornisce al destinatario per presentare dettagliatamente il
servizio offerto.

3. I prestatori, su richiesta del destinatario, comunicano le seguenti informazioni supplementari:

a) ove non vi sia un prezzo predefinito dal prestatore per un determinato tipo di servizio, il costo del servizio
o, se non è possibile indicare un prezzo esatto, il metodo di calcolo del prezzo per permettere al destinatario
di verificarlo, o un preventivo sufficientemente dettagliato;

b) per quanto riguarda le professioni regolamentate, un riferimento alle regole professionali in vigore nello
Stato membro di stabilimento e ai mezzi per prenderne visione;

c) informazioni sulle loro attività multidisciplinari e sulle associazioni che sono direttamente collegate al
servizio in questione, nonché sulle misure assunte per evitare conflitti di interesse. Dette informazioni sono
inserite in ogni documento informativo nel quale i prestatori danno una descrizione dettagliata dei loro
servizi;

d) gli eventuali codici di condotta ai quali il prestatore è assoggettato, nonché l'indirizzo al quale tali codici
possono essere consultati per via elettronica, con un'indicazione delle versioni linguistiche disponibili;

e) se un prestatore è assoggettato a un codice di condotta o è membro di un'associazione commerciale o di un
ordine, collegio o albo professionale che prevede il ricorso ad un meccanismo extragiudiziale di risoluzione
delle controversie, informazioni a questo riguardo. Il prestatore specifica in che modo è possibile reperire
informazioni dettagliate sulle caratteristiche e le condizioni di ricorso a meccanismi extragiudiziali di
risoluzione delle controversie.



                                                         171
                                                       Art. 32
                                        (Risoluzione delle controversie)
1. I prestatori devono fornire i propri dati, in particolare un indirizzo postale, un numero di fax o un indirizzo
di posta elettronica e un numero telefonico ai quali tutti i destinatari, compresi quelli residenti in un altro
Stato membro, possono presentare un reclamo o chiedere informazioni sul servizio fornito. I prestatori
forniscono il loro domicilio legale se questo non coincide con il loro indirizzo abituale per la corrispondenza.

2. I prestatori rispondono ai reclami di cui al comma 1 con la massima sollecitudine al fine di trovare
soluzioni adeguate.

3. I prestatori sono tenuti a provare il rispetto degli obblighi di informazione e l’esattezza delle informazioni
fornite.

4. Qualora per ottemperare a una decisione giudiziaria sia necessaria una garanzia finanziaria, sono
riconosciute le garanzie equivalenti costituite presso un istituto di credito o un assicuratore stabilito in un altro
Stato membro e autorizzato ai sensi della normativa comunitaria in vigore. L'istituto di credito e l’assicuratore
stabiliti sul territorio nazionale devono essere autorizzati ai sensi, rispettivamente, del decreto-legge 27
dicembre 2006, n. 297, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2007, n. 15, di attuazione della
direttiva 2006/48/CE e del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, di attuazione delle direttive
73/239/CEE e 2002/83/CE.

5. I prestatori, soggetti ad un codice di condotta o membri di un’associazione o di un organismo professionale
che prevede il ricorso ad un meccanismo di regolamentazione extragiudiziario, ne informano il destinatario
facendone menzione in tutti i documenti che presentano in modo dettagliato uno dei loro servizi e indicano
in che modo è possibile reperire informazioni dettagliate sulle caratteristiche e le condizioni di ricorso a tale
meccanismo.



                                                    Art. 33
                                               (Assicurazioni)
1. Ove previsto, l’obbligo di disporre di un’assicurazione di responsabilità professionale o altra garanzia non
può essere imposto al prestatore che si stabilisce sul territorio se già coperto da una garanzia equivalente o
essenzialmente comparabile, quanto a finalità e copertura fornita in termini di rischio o capitale assicurati o
massimale della garanzia, nonché eventuali esclusioni dalla copertura, nello Stato membro in cui è già stabilito.
Qualora l’equivalenza sia solo parziale, può essere richiesta una garanzia complementare per gli aspetti non
inclusi.

2. Costituisce prova sufficiente dell’esistenza di tale assicurazione o garanzia un attestato rilasciato da istituti
di credito e assicuratori stabiliti in un altro Stato membro.



                                                      Art. 34
                                        (Comunicazioni commerciali)
1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 2 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con
modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, limitazioni al libero impiego delle comunicazioni commerciali
da parte dei prestatori di servizi che esercitano una professione regolamentata devono essere giustificate da
motivi imperativi di interesse generale nel rispetto dei principi di non discriminazione e proporzionalità.

2. Alle comunicazioni di cui al comma 1 si applicano i principi di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 9
aprile 2003, n. 70.



                                                        172
3. I codici deontologici assicurano che le comunicazioni commerciali relative ai servizi forniti dai prestatori
che esercitano una professione regolamentata sono emanate nel rispetto delle regole professionali, in
conformità del diritto comunitario, riguardanti, in particolare, l’indipendenza, la dignità e l’integrità della
professione, nonché il segreto professionale, nel rispetto della specificità di ciascuna professione. Le regole
professionali in materia di comunicazioni commerciali sono non discriminatorie, giustificate da motivi
imperativi di interesse generale e proporzionate.


                                                       Art. 35
                                           (Attività multidisciplinari)
1. I prestatori possono essere assoggettati a requisiti che li obblighino ad esercitare esclusivamente una
determinata attività specifica o che limitino l’esercizio, congiunto o in associazione, di attività diverse solo nei
casi seguenti:

a) professioni regolamentate, nella misura in cui ciò sia giustificato per garantire il rispetto di norme di
deontologia diverse in ragione della specificità di ciascuna professione, di cui è necessario garantire
l'indipendenza e l'imparzialità;

b) prestatori che forniscono servizi di certificazione, di omologazione, di controllo, prova o collaudo tecnici,
nella misura in cui ciò sia giustificato per assicurarne l'indipendenza e l'imparzialità.

2. Nei casi in cui è consentito lo svolgimento delle attività multidisciplinari di cui al comma 1:

a) sono evitati i conflitti di interesse e le incompatibilità tra determinate attività;

b) sono garantite l’indipendenza e l’imparzialità che talune attività richiedono;

c) è assicurata la compatibilità delle regole di deontologia professionale e di condotta relative alle diverse
attività, soprattutto in materia di segreto professionale.



                                  Titolo VII – Collaborazione amministrativa


                                                   Art. 36
                            (Cooperazione tra autorità nazionali competenti)
1. Al fine di garantire forme efficaci di cooperazione amministrativa tra le autorità competenti degli Stati
membri, le autorità competenti di cui all’articolo 8, lettera i), del presente decreto utilizzano il sistema
telematico di assistenza reciproca con le autorità competenti degli Stati dell’Unione europea istituito dalla
Commissione europea denominato IMI-Internal Market Information.

2. Le richieste di informazioni, le richieste di verifiche, ispezioni e indagini di cui agli articoli 37, 38, 39 e 40,
nonché il meccanismo di allerta di cui all’articolo 41 e lo scambio di informazioni su misure eccezionali
relative alla sicurezza dei servizi di cui all’articolo 42 sono effettuate tramite il sistema IMI di cui al comma 1.
La Presidenza del Consiglio – Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie costituisce
punto di contatto nazionale per la cooperazione amministrativa tra autorità competenti nazionali e
comunitarie.

3. Ferme restando le competenze delle autorità di cui all’articolo 8, lettera i), il punto di contatto nazionale
cura la gestione nazionale delle attività del sistema IMI, in particolare:

a) convalida la registrazione delle autorità competenti nazionali nel sistema;

b) supporta lo scambio di informazioni tra autorità competenti;
                                                          173
c) coordina le richieste informative fatte da altri Stati membri;

d) assiste le autorità competenti nell’individuazione delle amministrazioni competenti alle quali rivolgersi;

e) assiste le autorità competenti per garantire la mutua assistenza;

f) notifica alla Commissione le richieste connesse con il meccanismo di allerta di cui all’articolo 41;

4. Le modalità procedurali per l’utilizzo della rete IMI sono disciplinate con decreto del Ministro per le
politiche europee, di concerto con i Ministri interessati.

5. Le informazioni di cui al comma 2 possono riguardare le azioni disciplinari o amministrative promosse, le
sanzioni penali irrogate, le decisioni definitive relative all’insolvenza o alla bancarotta fraudolenta assunte
dall’autorità competente nei confronti di un prestatore e che siano direttamente pertinenti alla competenza del
prestatore o alla sua affidabilità professionale.

6. Le autorità competenti di cui all’articolo 8, comma 1, lettera i), responsabili del controllo e della disciplina
delle attività dei servizi, si registrano nel sistema di cui al comma 1.

7. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle politiche comunitarie convalida la
registrazione delle autorità competenti nel sistema, accreditando presso la Commissione europea i soggetti
abilitati ad operare.

8. Restano ferme le iniziative nel settore della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, in
particolare in materia di scambio di informazioni tra autorità degli Stati membri preposte all’applicazione della
legge e di casellari giudiziari.



                                                     Art. 37
                                            (Mutua assistenza)
1. Le autorità competenti di cui all’articolo 8, comma 1, lettera i), forniscono al più presto e per via
elettronica, tramite il sistema IMI di cui all’articolo 36, comma 1, le informazioni richieste da altri Stati
membri o dalla Commissione.

2. Qualora ricevano una richiesta di assistenza dalle autorità competenti di un altro Stato membro, le autorità
competenti di cui all’articolo 8, comma 1, lettera i), provvedono affinché i prestatori stabiliti sul territorio
nazionale comunichino loro tutte le informazioni necessarie al controllo delle attività di servizi.

3. Qualora insorgano difficoltà nel soddisfare una richiesta di informazioni o nell’effettuare verifiche,
ispezioni o indagini, le autorità competenti in causa avvertono sollecitamente lo Stato membro richiedente al
fine di trovare una soluzione.

4. Le autorità competenti provvedono affinché i registri nei quali i prestatori sono iscritti e che possono
essere consultati dalle autorità competenti sul territorio nazionale siano altresì consultabili, alle stesse
condizioni, dalle competenti autorità omologhe degli altri Stati membri.

5. Le autorità competenti, tramite la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per il
coordinamento delle politiche comunitarie, comunicano alla Commissione informazioni su casi in cui altri
Stati membri non assolvono ai loro obblighi di mutua assistenza.




                                                        174
                                                       Art. 38
                                 (Obblighi generali per le autorità competenti)
1. Per quanto riguarda i prestatori stabiliti sul territorio nazionale che forniscono servizi in un altro Stato
membro, le autorità competenti di cui all’articolo 8, comma 1, lettera i), forniscono le informazioni richieste
da tale Stato, in particolare la conferma del loro stabilimento sul territorio nazionale e del fatto che, a quanto
loro risulta, essi non vi esercitano attività in modo illegale.

2. Le autorità competenti di cui al comma 1 procedono alle verifiche, ispezioni e indagini richieste da un altro
Stato membro e informano quest'ultimo dei risultati e, se del caso, dei provvedimenti presi. Le autorità
competenti possono decidere le misure più appropriate da assumere, caso per caso, per soddisfare la richiesta
di un altro Stato membro.

3. Qualora vengano a conoscenza di comportamenti o atti precisi di un prestatore stabilito sul territorio che
presta servizi in altri Stati membri che, a loro conoscenza, possano causare grave pregiudizio alla salute o alla
sicurezza delle persone o all'ambiente, le autorità competenti di cui al comma 1, tramite la Presidenza del
Consiglio dei Ministri - Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie, ne informano al più
presto gli altri Stati membri e la Commissione.



                                                     Art. 39
  (Controllo da parte delle autorità competenti in caso di spostamento temporaneo del prestatore in
                                           un altro Stato membro)
1. In caso di spostamento temporaneo del prestatore stabilito sul territorio nazionale in un altro Stato
membro, le autorità competenti di cui all’articolo 8, comma 1, lettera i), controllano il rispetto dei requisiti
nazionali in conformità dei poteri di sorveglianza previsti dall’ordinamento nazionale, in particolare mediante
misure di controllo sul luogo di stabilimento del prestatore.

2. Le autorità competenti di cui al comma 1 non possono omettere di adottare misure di controllo o di
esecuzione sul territorio nazionale per il motivo che il servizio è stato prestato o ha causato danni in un altro
Stato membro.

3. L'obbligo di cui al comma 1 non comporta il dovere per le autorità competenti di effettuare verifiche e
controlli fattuali nel territorio dello Stato membro in cui è prestato il servizio. Tali verifiche e controlli sono
effettuati dalle autorità dello Stato membro in cui il prestatore svolge temporaneamente la sua attività, su
richiesta delle autorità competenti di cui all’articolo 8, comma 1, lettera i).



                                                    Art. 40
 (Controllo da parte delle autorità competenti in caso di spostamento temporaneo del prestatore sul
                                                  territorio)
1. In caso di spostamento temporaneo del prestatore comunitario sul territorio nazionale, in relazione ai
requisiti nazionali che possono essere imposti in base agli articoli 20, comma 2, 21, comma 2, e 22, le autorità
competenti sono responsabili del controllo sull'attività del prestatore sul territorio. In conformità al diritto
comunitario, le autorità competenti:

a) adottano tutte le misure necessarie al fine di garantire che il prestatore si conformi a tali requisiti per quanto
riguarda l'accesso a un'attività di servizi sul territorio e il suo esercizio;

b) procedono alle verifiche, ispezioni e indagini necessarie per controllare il servizio prestato.

2. Nel caso in cui un prestatore di un altro Stato membro si sposti temporaneamente sul territorio nazionale
in cui non è stabilito per prestarvi un servizio, le autorità competenti partecipano al controllo del prestatore
conformemente ai commi 3 e 4.
                                                        175
3. Su richiesta dello Stato membro di stabilimento, le autorità competenti procedono alle verifiche, ispezioni e
indagini necessarie per assicurare un efficace controllo da parte dello Stato membro di stabilimento,
intervenendo nei limiti delle competenze loro attribuite. Le autorità competenti possono decidere le misure
più appropriate da assumere, caso per caso, per soddisfare la richiesta dello Stato membro di stabilimento.

4. Di loro iniziativa, le autorità competenti possono procedere a verifiche, ispezioni e indagini sul posto,
purché queste non siano discriminatorie, non siano motivate dal fatto che il prestatore è stabilito in un altro
Stato membro e siano proporzionate.



                                                         Art. 41
                                              (Meccanismo d’allerta)
1. Qualora un’autorità competente di cui all’articolo 8, comma 1, lettera i), venga a conoscenza di circostanze
o fatti precisi gravi riguardanti un’attività di servizi che potrebbero provocare un pregiudizio grave alla salute
o alla sicurezza delle persone o all’ambiente sul territorio nazionale o sul territorio di altri Stati membri, ne
informa al più presto, tramite la rete IMI, il punto nazionale di contatto di cui all’articolo 36, comma 2. Il
punto nazionale di contatto informa lo Stato membro di stabilimento del prestatore, gli altri Stati membri
interessati e la Commissione.

2. Con il decreto di cui all’articolo 36, comma 4, sono disciplinate le modalità operative e procedurali per
l’inoltro dell’allerta agli altri Stati membri, per il ricevimento dell’allerta dagli altri Stati membri, nonché per la
chiusura, la revoca e la correzione dell’allerta stessa.


                                                     Art. 42
                                         (Deroghe per casi individuali)
1. In deroga agli articoli 21 e 22 e a titolo eccezionale, le autorità competenti di cui all’articolo 8, comma 1,
lettera i), possono prendere nei confronti di un prestatore stabilito in un altro Stato membro misure relative
alla sicurezza dei servizi.

2. Le misure di cui al comma 1 possono essere assunte esclusivamente nel rispetto della procedura di mutua
assistenza di cui all’articolo 43 e se sono soddisfatte le condizioni seguenti:

a) le disposizioni nazionali a norma delle quali sono assunte le misure non hanno fatto oggetto di
un’armonizzazione comunitaria riguardante il settore della sicurezza dei servizi;

b) le misure proteggono maggiormente il destinatario rispetto a quelle che adotterebbe lo Stato membro di
stabilimento del prestatore in conformità delle sue disposizioni nazionali;

c) lo Stato membro di stabilimento del prestatore non ha adottato alcuna misura o ha adottato misure
insufficienti rispetto a quelle di cui all’articolo 43, comma 2;

d) le misure sono proporzionate.

3. I commi 1 e 2 lasciano impregiudicate le disposizioni che garantiscono la libertà di prestazione dei servizi o
che permettono deroghe a detta libertà, previste in provvedimenti di recepimento di atti comunitari.


                                                      Art. 43
                               (Mutua assistenza in caso di deroghe individuali)
1. Qualora un’autorità competente di cui all’articolo 8, comma 1, lettera i), intenda assumere le misure previste
dall’articolo 42, si applica la procedura di cui ai commi da 2 a 6 del presente articolo, senza pregiudizio delle
procedure giudiziarie, compresi i procedimenti e gli atti preliminari compiuti nel quadro di un’indagine penale.
                                                         176
2. L’autorità competente di cui al comma 1 chiede allo Stato membro di stabilimento di assumere misure nei
confronti del prestatore la cui attività configura un pericolo per la sicurezza dei servizi, informando il punto
nazionale di contatto di cui all’articolo 36, comma 2, e fornendo tutte le informazioni pertinenti sul servizio in
causa e sulle circostanze della fattispecie.

3. Qualora l’autorità che ha presentato la richiesta non ritiene soddisfacente la risposta dello Stato membro
interessato, l’autorità ne informa il punto nazionale di contatto, precisando le ragioni per le quali ritiene che:

a) le misure assunte o previste dallo Stato membro di stabilimento siano insufficienti;

b) le misure che prevede di assumere rispettino le condizioni di cui all’articolo 42.

4. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie
provvede a notificare alla Commissione e allo Stato membro di stabilimento del prestatore l’intenzione di
prendere misure ai sensi del presente articolo.

5. Le misure possono essere assunte solo allo scadere dei quindici giorni lavorativi a decorrere dalla notifica di
cui al comma 4.

6. In caso di urgenza, non si applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 3, e 5 e le misure sono notificate con
la massima sollecitudine, tramite la Presidenza del Consiglio – Dipartimento per il coordinamento delle
politiche comunitarie alla Commissione e allo Stato membro di stabilimento del prestatore, specificando i
motivi che giustificano l’urgenza.



                                             PARTE SECONDA


                                                     Titolo I

                                   (Disposizioni relative ai procedimenti

                                di competenza del Ministero della giustizia)



                                                     Art. 44
           (Esercizio di attività professionale regolamentata in regime di libera prestazione)
1. Fermo quanto previsto dal Titolo II del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, dalla legge 9 febbraio
1982, n. 31, e successive modificazioni, e dalle disposizioni nazionali di attuazione delle norme comunitarie
che disciplinano specifiche professioni, alla prestazione temporanea e occasionale di attività professionale
regolamentata si applica l’articolo 20 del presente decreto.




                                                       177
                                                   Art. 45
                        (Procedimento per l’iscrizione in albi, registri o elenchi
                              per l’esercizio di professioni regolamentate)
1. La domanda di iscrizione in albi, registri o elenchi per l’esercizio delle professioni regolamentate è
presentata al Consiglio dell’ordine o al Collegio professionale competente e deve essere corredata dei
documenti comprovanti il possesso dei requisiti stabiliti per ciascuna professione dal rispettivo ordinamento.

2. Il procedimento di iscrizione deve concludersi entro due mesi dalla presentazione della domanda.

3. Il rigetto della domanda di iscrizione per motivi di incompatibilità o di condotta può essere pronunciato
solo dopo che il richiedente è stato invitato a comparire davanti al Consiglio dell’ordine o al Collegio
professionale competente.

4. Qualora il Consiglio o il Collegio non abbia provveduto sulla domanda di iscrizione nel termine stabilito dal
comma 2 del presente articolo, si applica l’articolo 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241.

5. L’iscrizione all’albo o all’elenco speciale per l’esercizio di una professione regolamentata, in mancanza di
provvedimento espresso, si perfeziona al momento della scadenza del termine per la formazione del silenzio
assenso.

6. Dallo stesso momento decorre il termine, ove previsto, per la notificazione o comunicazione del
provvedimento agli aventi diritto.

7. I principi contenuti nel presente articolo non si applicano alle disposizioni nazionali di attuazioni di norme
comunitarie che disciplinano specifiche professioni.


                                                         Art. 46
                              (Requisiti per l’iscrizione negli albi, registri o elenchi
                                   per l’esercizio di professioni regolamentate)
1. Fermi i requisiti abilitativi stabiliti per ciascuna professione dal rispettivo ordinamento, costituisce titolo di
iscrizione in albi, registri o elenchi per l’esercizio delle professioni regolamentate, il decreto di riconoscimento
della qualifica professionale rilasciato ai sensi del Titolo III del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206.

2. I cittadini degli Stati membri dell’Unione europea sono equiparati ai cittadini italiani ai fini dell’iscrizione o
del mantenimento dell’iscrizione in albi, elenchi o registri per l’esercizio delle professioni regolamentate. Il
domicilio professionale è equiparato alla residenza.

                                                        Art. 47
               (Esercizio di attività professionale regolamentata in regime di stabilimento)
1. L’iscrizione in albi, elenchi o registri, per l’abilitazione all’esercizio di professioni regolamentate, è
consentita ad associazioni o società di uno Stato membro dell’Unione europea nel rispetto delle condizioni e
dei limiti previsti dalla legislazione nazionale vigente.

2. Si applica l’articolo 2, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4
agosto 2006, n. 248, e successive modificazioni.


                                                       Art. 48
                                                  (Regolamenti)
1. Su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri competenti per materia, sono adottati
regolamenti, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto n. 400, e successive modificazioni, per
adeguare la regolamentazione vigente in materia di esercizio delle professioni regolamentate, in particolare
con riferimento all’ordinamento professionale degli assistenti sociali, dei chimici, degli ingegneri e degli
architetti, ai principi contenuti nel presente decreto legislativo, in particolare agli articoli 45 e 46.
                                                        178
                                                    Art. 49
   (Modifiche al regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla
  legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, recante ordinamento della professione di
                                            avvocato e procuratore)
1. All'articolo 17 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge
22 gennaio 1934, n. 36, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al primo comma, numero 1°, dopo la parola: “Italia” sono aggiunte, in fine, le seguenti: “, ovvero cittadino
di uno Stato membro dell’Unione europea”;

b) dopo il primo comma è inserito il seguente: “Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai
sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione
nell’albo.”.

2. All’articolo 24 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 gennaio 1934, n. 36, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al quinto comma la parola: “tre” è sostituita dalla seguente: “due”;

b) l’ottavo comma è sostituito dal seguente: “Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45,
commi 4 e 5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE”;

3. All’articolo 31 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 gennaio 1934, n. 36, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al primo comma, dopo la parola: “residenza” sono inserite le seguenti: “o il suo domicilio professionale”;

b) al quarto comma la parola: “tre” è sostituita dalla seguente: “due”;

c) il sesto comma è sostituito dal seguente: “Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45,
commi 4 e 5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE”.

4. All’articolo 37 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 gennaio 1934, n. 36, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al primo comma, numero 3°, dopo la parola: “residenza” sono inserite le seguenti: “o del domicilio
professionale”;

b) al primo comma, numero 4), dopo la parola: “residenza” sono inserite le seguenti: “o il suo domicilio
professionale”.

5. Le espressioni: “Ministro di grazia e giustizia” o “Ministro per la grazia e giustizia”, ovunque ricorrano,
sono sostituite dalle seguenti: “Ministro della giustizia”; l’espressione “Ministero di grazia e giustizia”,
ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministero della giustizia”.



                                                    Art. 50
   (Modifiche alla legge 7 gennaio 1976, n. 3, e successive modificazioni, recante ordinamento della
                          professione di dottore agronomo e di dottore forestale)
1. All'articolo 30, primo comma, della legge 7 gennaio 1976, n. 3, e successive modificazioni, è apportata la
seguente modifica, dopo le parole: “la residenza” sono inserite le seguenti: “o il domicilio professionale,”;

2. All'articolo 31, della legge 7 gennaio 1976, n. 3, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:
                                                       179
a) al primo comma, lettera a), le parole: “o cittadino” sono sostituite dalle seguenti: “, ovvero cittadino di uno
Stato membro dell’Unione europea o”;

b) al primo comma, lettera e), dopo le parole: “la residenza” sono inserite le seguenti: “o il domicilio
professionale,”;

c) dopo il primo comma è inserito il seguente: “Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai
sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione
nell’albo.”;

3. All’articolo 32 della legge 7 gennaio 1976, n. 3, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

a) al primo comma la parola: “tre” è sostituita dalla seguente: “due”;

b) il secondo comma è sostituito dal seguente: “Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo
45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE.”.

4. All’articolo 33, secondo comma, della legge 7 gennaio 1976, n. 3, e successive modificazioni, dopo le
parole: “di residenza” sono inserite le seguenti: “o di domicilio professionale,”.

5. L’espressione “Ministro di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministro della
giustizia”; l’espressione “Ministero di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente:
“Ministero della giustizia”.


                                                  Art. 51
 (Modifiche alla legge 6 giugno 1986, n. 251, e successive modificazioni, recante istituzione dell’albo
                                      professionale degli agrotecnici)
1. All’articolo 5 della legge 6 giugno 1986, n. 251, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

a) al primo comma, lettera a), le parole: “della Comunità europea” sono sostituite dalle seguenti: “dell’Unione
europea”;

b) al primo comma, lettera d), dopo le parole: “essere residente” sono inserite le seguenti: “o avere il
domicilio professionale”;

c) dopo il primo comma è inserito il seguente:

“Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9
novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”.

2. All’articolo 6, della legge 6 giugno 1986, n. 251, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

a) al comma 1, dopo le parole: “l’aspirante risiede” sono inserite le seguenti: ”o ha il domicilio professionale”;

b) dopo il comma 1 è inserito il seguente: “1-bis. Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo
45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE.”;

c) al comma 2, dopo le parole: “indirizzo di residenza” sono inserite le seguenti: “o di domicilio
professionale”.

                                                       180
3. All’articolo 10-bis, comma 3, della legge 6 giugno 1986, n. 251, e successive modificazioni, le parole:
“cittadini italiani,” sono soppresse;

4. L’espressione “Ministro di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministro della
giustizia”; l’espressione “Ministero di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente:
“Ministero della giustizia”.



                                                     Art. 52
(Modifiche alla legge 9 febbraio 1942, n. 194, e successive modificazioni, recante disciplina giuridica
                                         della professione di attuario)
1. All'articolo 4, della legge 9 febbraio 1942, n.194, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

a) al primo comma, lettera a), dopo le parole: “ovvero cittadino” sono inserite le seguenti: “di uno Stato
membro dell’Unione europea o”;

b) al primo comma la lettera f), è sostituita dalla seguente: “f) avere la residenza o il domicilio professionale in
Italia.”;

c) dopo il primo comma è aggiunto, in fine, il seguente:

“Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9
novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”;

2. All’articolo 8, della legge 9 febbraio 1942, n. 194, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

a) al primo comma, numero 2°, dopo la parola: “residenza” sono aggiunte le seguenti: ”o di domicilio
professionale”;

b) al primo comma, numero 4), dopo le parole: “di Stato” sono inserite le seguenti: “membro dell’Unione
europea o di Stato”;

c) dopo il primo comma è inserito il seguente: “Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo
45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE.”;

3. L’articolo 20 della legge 9 febbraio 1942, n. 194, e successive modificazioni, è abrogato.

4. L’espressione: “Ministro di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministro della
giustizia”; l’espressione: “Ministero di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente:
“Ministero della giustizia”.



                                                       Art. 53
 (Modifiche alla legge 28 marzo 1968, n. 434, e successive modificazioni, recante ordinamento della
                                         professione di perito agrario)
1. All'articolo 30, primo comma, della legge 28 marzo 1968, n. 434, e successive modificazioni, dopo le
parole: “la residenza” sono inserite le seguenti: “o il domicilio professionale,”.

2. All'articolo 31 della legge 28 marzo 1968, n. 434, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

                                                        181
a) al comma 1, lettera a), le parole: “delle Comunità europee” sono sostituite dalle seguenti: “dell’Unione
europea”;

b) al comma 1, lettera c), dopo le parole: “la residenza anagrafica” sono inserite le seguenti: “o il domicilio
professionale,”;

c) dopo il comma 2 è inserito il seguente:

“2-bis. Il decreto di riconoscimento del titolo professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9
novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”.

2. All’articolo 32 della legge 28 marzo 1968, n. 434, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

a) al primo comma la parola: “tre” è sostituita dalla seguente: “due”;

b) il secondo comma è sostituito dal seguente: “Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo
45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE.”;

3. L’espressione: “Ministro di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministro della
giustizia”; l’espressione: “Ministero di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente:
“Ministero della giustizia”.

                                                        Art. 54
  (Modifiche alla legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni, recante ordinamento della
                                           professione di giornalista)
1. All'articolo 26, primo comma, della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni, dopo le parole:
“ la loro residenza” sono inserite le seguenti: “o il loro domicilio professionale,”.

2. All'articolo 27, primo comma, della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni, dopo le parole:
“la residenza” sono inserite le seguenti: “o il domicilio professionale”.

3. All'articolo 29, della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni sono apportate le seguenti
modifiche:

a) dopo il primo comma è inserito il seguente: “Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai
sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione
nell’albo.”;

b) al secondo comma, le parole da: “entro” a: “iscrizione” sono sostituite dalle seguenti: “Al procedimento
per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45 del decreto legislativo di attuazione della direttiva
2006/123/CE.”;

4. Dopo l’articolo 31 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

“Art. 31-bis

(Iscrizione dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea nel registro dei praticanti e nell’elenco dei
pubblicisti)


1. I cittadini degli Stati membri dell’Unione europea sono equiparati ai cittadini italiani ai fini dell’iscrizione
nel registro dei praticanti e nell’elenco dei pubblicisti di cui, rispettivamente, agli articoli 33 e 35.”.



                                                       182
5. All’articolo 37 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni, dopo la parola: “residenza”,
ovunque ricorra, sono inserite le seguenti: “o domicilio professionale”.

6. L’espressione: “Ministro di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministro della
giustizia”; l’espressione: “Ministero di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente:
“Ministero della giustizia”.”.



                                                   Art. 55
 (Modifiche al decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139, recante costituzione dell’Ordine dei dottori
                                  commercialisti e degli esperti contabili)
1. All’articolo 36 del decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139, dopo il comma 4, è aggiunto, in fine, il
seguente:

“4-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo
9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”.

2. All'articolo 37 del decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139, il comma 6 è sostituito dal seguente: “6. Al
procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.”.



                                                   Art. 56
            (Modifiche alla legge 24 maggio 1967, n. 396, e successive modificazioni, recante
                                 ordinamento della professione di biologo)
1. All'articolo 5 della legge 24 maggio 1967, n. 396, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

a) alla lettera a), dopo le parole: “ovvero cittadino” sono inserite le seguenti: “di uno Stato membro
dell’Unione europea o”;

b) alla lettera e), dopo le parole: “la residenza” sono inserite le seguenti: “o il domicilio professionale”;

c) dopo il primo comma è aggiunto il seguente:

“Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9
novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”.

2. All’articolo 8, comma quinto, della legge 24 maggio 1967, n. 396, e successive modificazioni, la parola:
“stranieri” è sostituita dalle seguenti: “di Stati non membri dell’Unione europea”.

3. All’articolo 10 della legge 24 maggio 1967, n. 396, e successive modificazioni, il secondo comma è sostituito
dal seguente: “Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45, commi 4 e 5, del decreto
legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE.”.

4. All’articolo 32, secondo comma, della legge 24 maggio 1967, n. 396, e successive modificazioni, dopo la
parola: “residenza” sono inserite le seguenti: “o domicilio professionale”.

5. L’espressione: “Ministro per la grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministro
della giustizia”; l’espressione: “Ministero di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente:
“Ministero della giustizia”.



                                                         183
                                                      Art. 57
         (Modifiche alla legge 11 gennaio 1979, n. 12, e successive modificazioni, recante norme
                        per l’ordinamento della professione di consulente del lavoro)
1. All'articolo 3, secondo comma, lettera a), della legge 11 gennaio 1979, n. 12, e successive modificazioni, le
parole: “della Comunità economica europea” sono sostituite dalle seguenti: “dell’Unione europea”;

2. All’articolo 8, terzo comma, della legge 11 gennaio 1979, n. 12, e successive modificazioni, dopo la parola:
“domicilio” è inserita la seguente: “professionale”;

3. All'articolo 9 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

a) al primo comma, lettera a), le parole: “della Comunità economica europea” sono sostituite dalle seguenti:
“dell’Unione europea”;

b) dopo il primo comma è inserito il seguente:

“Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9
novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”;

c) al quarto comma la parola: “tre” è sostituita dalla parola: “due”;

d) il settimo comma è sostituito dal seguente: “Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo
45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE.”.

4. L’espressione: “Ministro di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministro della
giustizia”.



                                                     Art. 58
 (Modifiche alla legge 3 febbraio 1963, n. 112, e successive modificazioni, recante disposizioni per la
                               tutela del titolo e della professione di geologo)
1. All'articolo 5 della legge 3 febbraio 1963, n. 112, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modifiche:

a) alla lettera a), dopo le parole: “ovvero cittadino” sono inserite le seguenti: “di uno Stato membro
dell’Unione europea o” ;

b) alla lettera e), dopo la parola: “residenza” sono inserite le seguenti: “o il domicilio professionale”;

c) dopo il primo comma sono inseriti i seguenti:

“Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9
novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.

Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.

L’espressione: “Ministro per la grazia e la giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministro
della giustizia”.




                                                        184
                                                Art. 59
             (Modifiche alla legge 12 novembre 1990, n. 339, recante decentramento
                                  dell’ordine nazionale dei geologi)
1. Al comma 6 dell’articolo 6 della legge 12 novembre 1990, n. 339, le parole: “cittadini italiani” sono
soppresse.

                                                   Art. 60
   (Modifiche alla legge 18 gennaio 1994, n. 59, recante ordinamento della professione di tecnologo
                                                alimentare)
1. All’articolo 26, comma 1, della legge 18 gennaio 1994, n. 59, dopo la parola: “residenza” sono inserite le
seguenti: “o il domicilio professionale”;

2. All’articolo 27 della legge 18 gennaio 1994, n. 59, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera a), le parole: “della Comunità economica europea” sono sostituite dalle seguenti:
“dell’Unione europea”;

b) al comma 1, lettera d), dopo la parola: “residenza” sono inserite le seguenti: “o il domicilio professionale”;

c) dopo il comma 1 è inserito il seguente:

“1-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo
9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”;

d) al comma 3, la parola: “tre” è sostituita dalla seguente: “due”;

e) il comma 4, è sostituito dal seguente “4. Si applicano i commi 4 e 5 dell’articolo 45 del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.”.

3. Al comma 4, dell’articolo 49, le parole: “cittadini italiani,” sono soppresse.

4. L’espressione: “Ministro di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente: “Ministro della
giustizia”; l’espressione: “Ministero di grazia e giustizia”, ovunque ricorra, è sostituita dalla seguente:
“Ministero della giustizia”.



                                                      Art. 61
    (Modifiche alla legge 7 marzo 1985, n. 75, recante modifiche all’ordinamento professionale dei
                                                     geometri)
1. All’articolo 2 della legge 7 marzo 1985, n. 75, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, numero 1), le parole: “della Comunità economica europea” sono sostituite dalle seguenti:
“dell’Unione europea”;

b) al comma 1, numero 3), dopo la parola: “anagrafica” sono inserite le seguenti: “o il domicilio
professionale”;

c) dopo il comma 2 è inserito il seguente:

“ 2-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo
9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”;

d) dopo il comma 3 è inserito il seguente: “3-bis. Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo
45 del presente decreto legislativo.”.
                                                        185
                                                       Art. 62
                        (Modifiche alla legge 2 febbraio 1990, n. 17, recante modifiche
                              all’ordinamento professionale dei periti industriali)
1. All'articolo 2 della legge 2 febbraio 1990, n.17, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, lettera a), le parole: “delle Comunità europee” sono sostituite dalle seguenti: “dell’Unione
europea” ;

b) al comma 1, lettera d), dopo la parola: “anagrafica” sono inserite le seguenti: “o il domicilio professionale”;

c) dopo il comma 4 è inserito il seguente:

“4-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo
9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”;

d) dopo il comma 5 è inserito, in fine, il seguente:

“5-bis. Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di
attuazione della direttiva 2006/123/CE.”.



                                                      Art. 63
    (Modifiche alla legge 23 marzo 1993, n. 84, recante ordinamento della professione di assistente
                                  sociale e istituzione dell’albo professionale)
1. All'articolo 2 della legge 23 marzo 1993, n. 84, dopo il comma 1, è inserito il seguente:

“1-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo
9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.”.



                                                       Titolo II

                                (Disposizioni relative ad alcuni procedimenti

                          di competenza del Ministero dello sviluppo economico)



                                                     Art. 64
                                  (Somministrazione di alimenti e bevande)
1. L'apertura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, comprese quelle alcooliche
di qualsiasi gradazione, di cui alla legge 25 agosto 1991, n. 287, è soggetta ad autorizzazione rilasciata dal
comune competente per territorio. Il trasferimento di sede e il trasferimento della gestione o della titolarità
degli esercizi di cui al presente comma sono soggetti a dichiarazione di inizio di attività da presentare allo
sportello unico per le attività produttive del comune competente per territorio, ai sensi dell'articolo 19,
comma 2, rispettivamente primo e secondo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. E' subordinata alla dichiarazione di inizio di attività ai sensi dell’articolo 19, comma 2, secondo periodo,
anche l'attività di somministrazione di alimenti e bevande riservata a particolari soggetti elencati alle lettere a),
b), e), d), e), f), g) e h) del comma 6 dell'articolo 3 della legge 25 agosto 1991, n. 287. Resta fermo quanto
previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 4 aprile 2001, n. 235.



                                                         186
3. Al fine di assicurare un corretto sviluppo del settore, i comuni, limitatamente alle zone del territorio da
sottoporre a tutela, adottano provvedimenti di programmazione delle aperture degli esercizi di
somministrazione di alimenti e bevande al pubblico di cui al comma 1, ferma restando l'esigenza di garantire
sia l'interesse della collettività inteso come fruizione di un servizio adeguato sia quello dell'imprenditore al
libero esercizio dell'attività. Tale programmazione può prevedere, sulla base di parametri oggettivi e indici di
qualità del servizio, divieti o limitazioni all'apertura di nuove strutture limitatamente ai casi in cui ragioni non
altrimenti risolvibili di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità rendano impossibile consentire ulteriori
flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi di controllo in
particolare per il consumo di alcolici, e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilità del territorio e alla
normale mobilità. In ogni caso, resta ferma la finalità di tutela e salvaguardia delle zone di pregio artistico,
storico, architettonico e ambientale e sono vietati criteri legati alla verifica di natura economica o fondati sulla
prova dell'esistenza di un bisogno economico o sulla prova di una domanda di mercato, quali entità delle
vendite di alimenti e bevande e presenza di altri esercizi di somministrazione.

4. Il trasferimento della gestione o della titolarità di un esercizio di somministrazione per atto tra vivi o a
causa di morte è subordinato all'effettivo trasferimento dell'attività e al possesso dei requisiti prescritti da
parte del subentrante.

5. L'esercizio dell'attività è subordinato alla conformità del locale ai criteri sulla sorvegli abilità stabiliti con
decreto del Ministro dell'interno, anche in caso di ampliamento della superficie.

6. L'avvio e l'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande è soggetto al rispetto delle
norme urbanistiche, edilizie, igienico-sanitarie e di sicurezza nei luoghi di lavoro.

7. Il comma 6 dell'articolo 3 della legge 25 agosto 1991, n. 287, è sostituito dal seguente:

“6. Sono escluse dalla programmazione le attività di somministrazione di alimenti e bevande:

a) al domicilio del consumatore;

b) negli esercizi annessi ad alberghi, pensioni, locande o ad altri complessi ricettivi,limitatamente alle
prestazioni rese agli alloggiati;

c) negli esercizi posti nelle aree dì servizio delle autostrade e nell'interno di stazioni ferroviarie, aeroportuali e
marittime;

d) negli esercizi di cui all'articolo 5, comma 1, lettera e), nei quali sia prevalente l'attività

congiunta di trattenimento e svago;

e) nelle mense aziendali e negli spacci annessi ai circoli cooperativi e degli enti a carattere

nazionale le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell'interno;

f) esercitate in via diretta a favore dei propri dipendenti da amministrazioni, enti o imprese pubbliche;

g) nelle scuole; negli ospedali; nelle comunità religiose; in stabilimenti militari delle Forze di polizia e del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco;

h) nei mezzi di trasporto pubblico. “.

8. L'autorizzazione e il titolo abilitativo decadono nei seguenti casi:

a) qualora il titolare dell'attività non risulti più in possesso dei requisiti di cui all'articolo 71, commi 1 e 2;

                                                           187
b) qualora il titolare sospenda l'attività per un periodo superiore a dodici mesi;

c) qualora venga meno la rispondenza dello stato dei locali ai criteri stabiliti dal Ministro dell'interno. In tale
caso, il titolare può essere espressamente diffidato dall'amministrazione competente a ripristinare entro il
termine assegnato il regolare stato dei locali;

d) nel caso di attività soggetta ad autorizzazione, qualora il titolare, salvo proroga in caso di comprovata
necessità, non attivi l'esercizio entro centottantagiorni.

9. Il comma 1 dell'articolo 10 della legge 25 agosto 1991, n. 287, è sostituito dal seguente: “1. A chiunque
eserciti l'attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande senza l'autorizzazione, ovvero senza la
dichiarazione di inizio di attività, ovvero quando sia stato emesso un provvedimento di inibizione o di divieto
di prosecuzione dell'attività ed il titolare non vi abbia ottemperato, si applica la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da 2.500 euro a 15.000 euro e la chiusura dell'esercizio.”.

10. L’articolo 3, commi 1, 2, 3, 4 e 5, l’articolo 4, comma 1, e l’articolo 7 della legge 25 agosto 1991, n. 287,
sono abrogati.


                                                        Art. 65
                                               (Esercizi di vicinato)
1. L'apertura, il trasferimento di sede e l'ampliamento della superficie di un esercizio di vicinato, come definito
dall'articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, sono soggetti a dichiarazione
di inizio di attività da presentare allo sportello unico per le attività produttive del comune competente per
territorio, ai sensi dell'articolo 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
2. All'articolo 7, comma 2, alinea, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, la parola: "comunicazione " è
sostituita dalla seguente: "dichiarazione di inizio di attività ".
3. Il comma 1 dell'articolo 7 del decreto legislativo 3 marzo 1998, n. 114, è abrogato.


                                                        Art. 66
                                                  (Spacci interni)
1. La vendita di prodotti a favore di dipendenti da enti o imprese, pubblici o privati, di militari, di soci di
cooperative di consumo, di aderenti a circoli privati, nonché la vendita nelle scuole e negli ospedali
esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi, di cui all'articolo 16 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 114, è soggetta a dichiarazione di inizio di attività da presentare allo sportello unico per le
attività produttive del comune competente per territorio, ai sensi dell'articolo 19, comma 2, secondo periodo,
della legge 7 agosto 1990, n. 241, e deve essere effettuata in locali non aperti al pubblico, che non abbiano
accesso dalla pubblica via.
2. Al comma 3, dell'articolo 16 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, la parola: "comunicazione " è
sostituita dalle seguenti: "dichiarazione di inizio dì attività ".
3. I commi 1 e 2 dell'articolo 16 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, sono abrogati.



                                                        Art 67
                                             (Apparecchi automatici)
1. La vendita dei prodotti al dettaglio per mezzo di apparecchi automatici di cui all'articolo 17 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è soggetta a dichiarazione di inizio di attività da presentare allo sportello
unico per le attività produttive del comune competente per territorio, ai sensi dell'articolo 19, comma 2,
secondo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
2. Al comma 3, dell'articolo 17 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, la parola: "comunicazione " è
sostituita dalle seguenti: "dichiarazione di inizio dì attività ".
3. I commi 1 e 2 dell'articolo 17 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, sono abrogati.

                                                        188
                                                         Art. 68
                 (Vendita per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione)
1. La vendita al dettaglio per corrispondenza, o tramite televisione o altri sistemi di comunicazione, di cui
all'articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è soggetta a dichiarazione di inizio di attività da
presentare allo sportello unico per le attività produttive del comune nel quale l'esercente, persona fisica o
giuridica, intende avviare l'attività, ai sensi dell'articolo 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7 agosto
1990, n. 241.
2. Al comma 3, dell'articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, la parola: "comunicazione" è
sostituita dalle seguenti: "dichiarazione di inizio di attività ".
3. Il comma 1 dell'articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è abrogato.


                                                        Art. 69
                                 (Vendite presso il domicilio dei consumatori)
1. La vendita al dettaglio o la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio dei consumatori è soggetta a
dichiarazione di inizio di attività da presentare allo sportello unico per le attività produttive del comune nel
quale l'esercente, persona fisica o giuridica,intende avviare l'attività,ai sensi dell'articolo 19, comma 2, secondo
periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
2. Al comma 3, dell'articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, la parola: "comunicazione " è
sostituita dalle seguenti: "dichiarazione di inizio di attività ".
3. Il comma 4 dell'articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è sostituito dal seguente: "4. Il
soggetto di cui al comma 1 che intende avvalersi per l'esercizio dell'attività dì incaricati, ne comunica l'elenco
all'autorità di pubblica sicurezza del luogo nel quale ha avviato l'attività e risponde agli effetti civili dell'attività
dei medesimi. Gli incaricati devono essere in possesso dei requisiti di onorabilità prescritti per l'esercizio
dell'attività di vendita.".
4. I commi 1 e 2 dell'articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, sono abrogati.
5. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 17 agosto
2005, n. 173, per conto di imprese esercenti tale attività non è soggetta alla dichiarazione di cui al comma 1,
ma esclusivamente all’espletamento degli adempimenti previsti ai commi 4, 5 e 6 dell’articolo 19 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 114.

                                                       Art. 70
                                 (Commercio al dettaglio sulle aree pubbliche)
1. Il comma 2 dell'articolo 28 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è sostituito dal seguente: "2.
L'esercizio dell'attività di cui al comma 1 è soggetto ad apposita autorizzazione rilasciata a persone fisiche, a
società dì persone, a società di capitali regolarmente costituite o cooperative.".
2. Il comma 4 dell'articolo 28 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è sostituito dal seguente: "4.
L'autorizzazione all'esercizio dell'attività di vendita sulle aree pubbliche esclusivamente in forma itinerante è
rilasciata, in base alla normativa emanata dalla regione,dal comune nel quale il richiedente, persona fisica o
giuridica, intende avviare l'attività. L'autorizzazione dì cui al presente comma abilita anche alla vendita al
domicilio del consumatore, nonché nei locali ove questi si trovi per motivi di lavoro, di studio, di cura, di
intrattenimento o svago.".
3. Al comma 13 dell'articolo 28 del citato decreto n. 114 del 1998 dopo le parole: "della densità della rete
distributiva e della popolazione residente e fluttuante " sono inserite le seguenti: "limitatamente ai casi in cui
ragioni non altrimenti risolvibili di sostenibilità ambientale e sociale, di viabilità rendano impossibile
consentire ulteriori flussi di acquisto nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi
dì controllo, in particolare, per il consumo dì alcolici e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilità del
territorio e alla normale mobilità. In ogni caso resta ferma la finalità di tutela e salvaguardia delle zone di
pregio artistico, storico, architettonico e ambientale e sono vietati criteri legati alla verifica di natura
economica o fondati sulla prova dell'esistenza di un bisogno economico o sulla prova di una domanda dì
mercato, quali entità delle vendite di prodotti alimentari e non alimentari e presenza di altri operatori su aree
pubbliche " .
4. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 52 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

                                                          189
5. Con intesa in sede di Conferenza unificata, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n.
131, anche in deroga al disposto di cui all’articolo 16 del presente decreto, sono individuati, senza
discriminazioni basate sulla forma giuridica dell’impresa, i criteri per il rilascio e il rinnovo della concessione
dei posteggi per l’esercizio del commercio su aree pubbliche e le disposizioni transitorie da applicare, con le
decorrenze previste, anche alle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto ed a
quelle prorogate durante il periodo intercorrente fino all’applicazione di tali disposizioni transitorie.




                                                    Art. 71
                    (Requisiti di accesso e di esercizio delle attività commerciali)
1. Non possono esercitare l'attività commerciale dì vendita e di somministrazione:

a) coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano
ottenuto la riabilitazione;

b) coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il
quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in
concreto, una pena superiore al minimo edittale;

c) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna a pena detentiva per uno dei
delitti di cui al libro II, Titolo VIII, capo II del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza
fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, rapina, delitti contro la persona commessi con violenza,
estorsione;

d) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l'igiene e la
sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, Titolo VI, capo II del codice penale;

e) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, due o più condanne, nel quinquennio
precedente all'inizio dell'esercizio dell'attività, per delitti di frode nella preparazione e nel commercio degli
alimenti previsti da leggi speciali;

f) coloro che sono sottoposti a una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o
nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero a
misure di sicurezza non detentive;

2. Non possono esercitare l'attività di somministrazione di alimenti e bevande coloro che si trovano nelle
condizioni di cui al comma 1, o hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati
contro la moralità pubblica e il buon costume, per delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di
intossicazione da stupefacenti; per reati concernenti la prevenzione dell'alcolismo, le sostanze stupefacenti o
psicotrope, il gioco d'azzardo, le scommesse clandestine, per infrazioni alle norme sui giochi.

3. Il divieto di esercizio dell'attività, ai sensi del comma 1, lettere b), e), d), e) e f) permane per la durata di
cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro modo,
il termine di cinque anni decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza, salvo riabilitazione.

4. Il divieto dì esercizio dell'attività non si applica qualora, con sentenza passata in giudicato sia stata concessa
la sospensione condizionale della pena sempre che non intervengano circostanze idonee a incidere sulla
revoca della sospensione.

5. In caso di società, associazioni od organismi collettivi i requisiti di cui al comma 1 devono essere posseduti
dal legale rappresentante, da altra persona preposta all'attività commerciale e da tutti i soggetti individuati
dall'articolo 2, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252.
                                                        190
6. L'esercizio, in qualsiasi forma, di un'attività di commercio relativa al settore merceologico alimentare e di
un'attività di somministrazione di alimenti e bevande, anche se effettuate nei confronti di una cerchia
determinata di persone, è consentito a chi è in possesso di uno dei seguenti requisiti professionali:

a) avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio, la preparazione o la
somministrazione degli alimenti, istituito o riconosciuto dalle regioni o dalle province autonome di Trento e
di Bolzano;

b) avere prestato la propria opera, per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente,
presso imprese esercenti l'attività nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e
bevande, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all'amministrazione o alla preparazione
degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado,
dell'imprenditore in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all'Istituto nazionale per la
previdenza sociale;

c) essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra
scuola ad indirizzo professionale, almeno triennale, purché nel corso di studi siano previste materie attinenti al
commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti.

3. Sono abrogati i commi 2, 4 e 5 dell'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e l'articolo 2
della legge 25 agosto 1991, n. 287.




                                                     Art. 72
                                           (Attività di facchinaggio)
1. I soggetti che presentano la dichiarazione di inizio di attività per l’esercizio dell’attività di facchinaggio ai
sensi dell’articolo 17 della legge 5 marzo 2001, n. 57, e i relativi addetti non sono tenuti agli adempimenti
previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 342.



                                                        Art. 73
                            (Attività di intermediazione commerciale e di affari)
1. E’ soppresso il ruolo di cui all’articolo 2 della legge 3 febbraio 1989, n. 39, e successive modificazioni.

2. Le attività disciplinate dalla legge 3 febbraio 1989, n. 39, sono soggette a dichiarazione di inizio di attività,
da presentare alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura per il tramite dello sportello unico
del comune competente per territorio ai sensi dell'articolo 19, comma 2, primo periodo, della legge 7 agosto
1990, n. 241, corredata delle autocertificazioni e delle certificazioni attestanti il possesso dei requisiti prescritti.

3. La Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura verifica il possesso dei requisiti e iscrive i
relativi dati nel registro delle imprese, se l'attività è svolta in forma di impresa, oppure nel repertorio delle
notizie economiche e amministrative (REA) previsto dall'articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e
dall’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, e successive modificazioni,
assegnando ad essi la qualifica di intermediario per le diverse tipologie di attività, distintamente previste dalla
legge 3 febbraio 1989, n. 39.

4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle attività di agente d'affari non rietranti tra quelle
disciplinate dalla legge 3 febbraio 1989, n. 39. E’ fatta salva per le attività relative al recupero di crediti, ai
pubblici incanti, alle agenzie matrimoniali e di pubbliche relazioni, l'applicazione dell'articolo 115 del testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

                                                          191
5. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e dal decreto del
Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, le iscrizioni previste dal presente decreto per i soggetti
diversi dalle imprese, sono effettuate in una apposita sezione del REA ed hanno effetto dichiarativo del
possesso dei requisiti abilitanti all’esercizio della relativa attività professionale.

6. Ad ogni effetto di legge, i richiami al ruolo contenuti nella legge 3 febbraio 1989, n. 39, si intendono riferiti
alle iscrizioni previste dal presente articolo nel registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economiche
e amministrative (REA).

7. Le competenze già attribuite alle Commissioni per la tenuta del ruolo, soppresso ai sensi del comma 1,
sono svolte dagli uffici delle Camere di commercio.



                                                          Art. 74
                               (Attività di agente e rappresentante dì commercio)
1. Per l'attività di agente o rappresentante di commercio è soppresso il ruolo di cui all'articolo 2 della legge 3
maggio 1985, n. 204.
2. L'attività di cui al comma 1 è soggetta a dichiarazione di inizio di attività da presentare alla Camera di
commercio, industria, artigianato e agricoltura per il tramite dello sportello unico del comune competente per
territorio ai sensi dell'articolo 19, comma 2, primo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241, corredata delle
autocertificazioni e delle certificazioni attestanti il possesso dei requisiti prescritti.
3. La Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura verifica il possesso dei requisiti da parte degli
esercenti l'attività di cui al comma 1 e iscrive i relativi dati nel registro delle imprese, se l'attività è svolta in
forma di impresa, oppure nel repertorio delle notizie economiche e amministrative (REA) previsto
dall'articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e dall’articolo 9 del decreto del Presidente della
Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, e successive modificazioni, assegnando la relativa qualifica.
4. Ai fini del riconoscimento dei requisiti per l'accesso all'attività, all'articolo 5, comma 1, della legge 3 maggio
1985, n. 204, le lettere a), b) e d) sono soppresse e alla lettera c) la parola: "fallito" è soppressa.
5. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e dal decreto del
Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, le iscrizioni previste dal presente decreto per i soggetti
diversi dalle imprese, sono effettuate in una apposita sezione del REA ed hanno effetto dichiarativo del
possesso dei requisiti abilitanti all’esercizio della relativa attività professionale.
6. Ad ogni effetto di legge, i richiami al ruolo contenuti nella legge 3 maggio 1985, n. 204, si intendono riferiti
alle iscrizioni previste dal presente articolo nel registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economiche
e amministrative (REA).




                                                     Art. 75
                                       (Attività di mediatore marittimo)
1. Per l'attività di mediatore marittimo è soppresso il ruolo di cui agli articoli 1 e 4 della legge 12 marzo 1968,
n. 478.

2. L'attività di cui al comma 1 è soggetta a dichiarazione di inizio di attività da presentare alla Camera di
commercio, industria, artigianato e agricoltura per il tramite dello sportello unico del comune competente per
territorio ai sensi dell'articolo 19, comma 2, primo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241, corredata delle
autocertificazioni e delle certificazioni attestanti il possesso dei requisiti prescritti.

3. La Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura verifica il possesso dei requisiti e iscrive i
relativi dati nel registro delle imprese, se l'attività è svolta in forma di impresa, oppure nel repertorio delle
notizie economiche e amministrative (REA) previsto dall'articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e
dall’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, e successive modificazioni,
assegnando ad essi la relativa qualifica.
                                                         192
4. Ai fini del riconoscimento dei requisiti per l'accesso all'attività, all'articolo 7 della legge 12 marzo 1968, n.
478, le lettere a), b) e c) sono soppresse e all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 4 gennaio
1973, n. 66, le lettere a), c) e d) sono soppresse.
5. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e dall’articolo 9 del
decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, le iscrizioni previste dal presente decreto
legislativo per i soggetti diversi dalle imprese, sono effettuate in una apposita sezione del REA ed hanno
effetto dichiarativo del possesso dei requisiti abilitanti all’esercizio della relativa attività professionale.
6. Ad ogni effetto di legge, i richiami al ruolo contenuti nella legge 12 marzo 1968, n. 478, si intendono riferiti
alle iscrizioni previste dal presente articolo nel registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economiche
e amministrative (REA).
7. Le competenze già attribuite alle Commissioni per la tenuta del ruolo, soppresso ai sensi del comma 1,
sono svolte dagli uffici delle Camere di commercio.


                                                         Art. 76
                                             (Attività di spedizioniere)
1. Per l'attività dì spedizioniere è soppresso l'elenco di cui all'articolo 2 della legge 14 novembre 1941, n. 1442.
2. L'attività di cui al comma 1 è soggetta a dichiarazione di inizio di attività da presentare alla Camera di
commercio, industria, artigianato e agricoltura per il tramite dello sportello unico del comune competente per
territorio ai sensi dell'articolo 19, comma 2, primo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241, corredata delle
autocertificazioni e delle certificazioni attestanti il possesso dei requisiti prescritti.
3. La Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura verifica il possesso dei requisiti da parte degli
esercenti le attività di cui al comma 1 e iscrive i relativi dati nel registro delle imprese, se l'attività è svolta in
forma di impresa, oppure nel repertorio delle notizie economiche e amministrative (REA) previsto
dall'articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e dall’articolo 9 del decreto del Presidente della
Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, e successive modificazioni, assegnando ad essi la relativa qualifica.

3. Ai fini del riconoscimento dei requisiti per l'accesso all'attività, l'articolo 6 della legge 14 novembre 1941, n.
1442, è sostituito dal seguente:

“ART. 6
1. Non possono esercitare l'attività di spedizioniere coloro che hanno subito condanne per delitti contro
l'Amministrazione della giustizia, la fede pubblica, l'economia pubblica, l'industria ed il commercio, il
patrimonio, nonché condanne per ogni altro delitto non colposo per il quale la legge commini la pena della
reclusione non inferiore, nel minimo, a due anni o, nel massimo, a cinque anni, salvo che non sia intervenuta
la riabilitazione.
2. In caso di società, associazioni od organismi collettivi ì requisiti di cui al comma 1 devono essere posseduti
dal legale rappresentante, da altra persona preposta all'attività commerciale e da tutti i soggetti individuati
dall'articolo 2, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252.
3. Il soggetto deve essere in possesso dei requisiti di adeguata capacità finanziaria, comprovati dal limite di
100.000 euro, nel caso di una Società per azioni, nel caso di Società a responsabilità limitata, Società in
accomandita semplice, Società in nome collettivo, occorre accertare, attraverso l'esame dell'atto costitutivo e
delle eventuali modificazioni, l'ammontare del capitale sociale, e, qualora sia inferiore ai 100.000 euro,
richiedere prestazioni integrative fino alla concorrenza del limite di cui sopra, che possono consistere in
fideiussioni rilasciate da compagnie di assicurazione o da aziende di credito. Per le ditte individuali l'adeguata
capacità finanziaria è comprovata o dal possesso di immobili o da un deposito vincolato in denaro o titoli,
nonché mediante le suddette garanzie fidejussorie e in ogni caso, per importo globale non inferiore alla cifra
più volte richiamata.

4. II richiedente deve essere in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti professionali:
a) aver conseguito un diploma di istruzione secondaria di secondo grado in materie commerciali;
b) aver conseguito un diploma universitario o dì laurea in materie giuridico-economiche;



                                                         193
c) aver svolto un periodo di esperienza professionale qualificata nello specifico campo di attività di almeno
due anni anche non continuativi nel corso dei cinque anni antecedenti alla data di presentazione della
dichiarazione di cui al comma 2, all'interno dì imprese del settore, comprovato da idonea documentazione. “.
5. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e dall’articolo 9 del
decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 1995, n. 581, le iscrizioni previste dal presente decreto
legislativo per i soggetti diversi dalle imprese, sono effettuate in una apposita sezione del REA ed hanno
effetto dichiarativo del possesso dei requisiti abilitanti all’esercizio della relativa attività professionale.
6. Ad ogni effetto di legge, i richiami all’elenco contenuti nella legge 14 novembre 1941, n. 1442, si intendono
riferiti alle iscrizioni previste dal presente articolo nel registro delle imprese o nel repertorio delle notizie
economiche e amministrative (REA).
7. Le competenze già attribuite alle Commissioni per la tenuta dell’elenco soppresso ai sensi del comma 1,
sono svolte dagli uffici delle Camere di commercio.


                                                       Art. 77
                                            (Attività di acconciatore)
1. L’articolo 2, comma 2, della legge 17 agosto 2005, n. 174, è sostituito dal seguente:
“2. L’esercizio dell’attività di acconciatore di cui alla presente legge ed alla legge 14 febbraio 1963, n. 161, è
soggetto a dichiarazione di inizio di attività ai sensi dell’articolo 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7
agosto 1990, n. 241, da presentare allo sportello unico di cui all’articolo 38 del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. ”.
2. Dopo il comma 5 dell’articolo 3 della legge 17 agosto 2005, n. 174, è inserito il seguente: “5-bis. Il
responsabile tecnico garantisce la propria presenza durante lo svolgimento dell’attività di acconciatore.”.


                                                        Art. 78
                                                (Attività di estetista)
1. L’articolo 2 della legge 4 gennaio 1990, n. 1, è sostituito dal seguente:
“Art. 2
1. L’attività professionale di cui all’articolo 1 è esercitata in forma di impresa, individuale o societaria, ai sensi
delle norme vigenti. Non è consentito l’esercizio dell’attività ai soggetti non iscritti all’Albo delle imprese
artigiane di cui all’articolo 5 della legge 8 agosto 1985, n. 443, o nel Registro delle imprese di cui all’articolo 8
della legge 29 dicembre 1993, n. 580. L’esercizio dell’attività di estetista è soggetto a dichiarazione di inizio di
attività ai sensi dell’articolo 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241, da presentare
allo sportello unico di cui all’articolo 38 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 .”.
2. All’articolo 3 della legge 4 gennaio 1990, n. 1, prima del comma 1 è inserito il seguente:
“01. Per ogni sede dell’impresa dove viene esercitata l’attività di estetista deve essere designato, nella persona
del titolare, di un socio partecipante al lavoro, di un familiare coadiuvante o di un dipendente dell’impresa,
almeno un responsabile tecnico in possesso della qualificazione professionale. Il responsabile tecnico
garantisce la propria presenza durante lo svolgimento delle attività di estetica.”.
3. Il comma 1 dell'articolo 4 della legge 4 gennaio 1990, n. 1, è abrogato.


                                                        Art. 79
                                            (Attività di tintolavanderia)
1. L'esercizio dell'attività professionale di tintolavanderia di cui alla legge 22 febbraio 2006, n. 84, è soggetta a
dichiarazione di inizio di attività da presentare allo sportello unico per le attività produttive di cui all’articolo
38 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
ai sensi dell'articolo 19, comma 2, secondo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. La lettera a) del comma 2 dell'articolo 2 della legge 22 febbraio 2006, n. 84, è sostituita dalla seguente: “a)
frequenza di corsi di qualificazione tecnico- professionale della durata di almeno 450 ore complessive da
svolgersi nell'arco di un anno; ”;
3. All'articolo 2, comma 4, della legge 22 febbraio 2006, n. 84, le parole: "previa determinazione dei criteri
                                                         194
generali in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano " sono soppresse.
4. L’articolo 6 della legge 22 febbraio 2006, n. 84, é sostituito dal seguente:
“Art. 6
1. Le imprese del settore sono autorizzate a continuare a svolgere l’attività di cui all’articolo 2, comma 1, fino
all’adozione delle disposizioni regionali di attuazione della presente legge che prevedono termini e modalità
per la designazione del responsabile tecnico di cui all’articolo 2, comma 2.”.
5. L'articolo 3, comma 3, della legge 22 febbraio 2006, n. 84, è abrogato.


                                                       Art. 80
                                            (Disposizioni transitorie)
1. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro i sei mesi successivi alla data di
entrata in vigore del presente decreto, sono disciplinate le modalità di iscrizione nel registro delle imprese e
nel REA dei soggetti iscritti negli elenchi e ruoli di cui agli articoli 73, 74, 75 e 76, nonché le nuove procedure
di iscrizione, in modo da garantire l'invarianza degli oneri complessivi per la finanza pubblica.


                                                      Art. 81
                                  (Marchi ed attestati di qualità dei servizi)
1. I soggetti, pubblici o privati, che istituiscono marchi ed altri attestati di qualità relativi ai servizi o sono
responsabili della loro attribuzione, rendono disponibili ai prestatori ed ai destinatari, tramite pubblicazione
sul proprio sito internet, informazioni sul significato dei marchi e sui criteri di attribuzione dei marchi e degli
altri attestati di qualità, dandone contemporaneamente notizia al Ministero dello sviluppo economico ed
evidenziando se si tratta di certificazioni rilasciate sulla base del sistema di accreditamento di cui al
Regolamento (CE) n. 765/2008, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008.

                                                    Titolo III

                                   (Disposizioni relative ai procedimenti

                                  di competenza di altre Amministrazioni)


                                                       Art. 82
                                       (Attività di spedizioniere doganale)
1. Al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, recante approvazione del testo unico
delle disposizioni legislative in materia doganale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 46, primo capoverso è sostituito dal seguente:
“Presso ciascun Ufficio delle dogane è formato e tenuto aggiornato un registro nel quale sono elencati gli
ausiliari, residenti in un comune compreso nel territorio del competente Ufficio delle dogane, che svolgono la
loro attività alle dipendenze degli spedizionieri doganali abilitati alla presentazione di dichiarazioni doganali
sull’intero territorio nazionale.”;
b) l’articolo 47 è sostituito dal seguente:
“Art. 47 ( Conferimento della nomina a spedizioniere doganale)
1. La nomina a spedizioniere doganale è conferita mediante il rilascio di apposita patente, di validità illimitata.
2. La patente è rilasciata dall' Agenzia delle dogane, sentito il Consiglio nazionale degli spedizionieri doganali.
3. La nomina a spedizioniere doganale abilita alla presentazione di dichiarazioni doganali sull’intero territorio
nazionale.”;
c) l’articolo 51 è sostituito dal seguente:
“Art. 51 (Ammissione agli esami)
1. Per essere ammessi agli esami gli aspiranti devono inoltrare istanza entro il termine stabilito nella
determinazione del Direttore dell’Agenzia delle dogane che indice gli esami medesimi, devono aver
conseguito, alla data di pubblicazione della determinazione stessa, il diploma di istruzione secondaria di
secondo grado e devono risultare, alla medesima data, iscritti da almeno due anni nel registro del personale
                                                       195
ausiliario, ai sensi dell’articolo 46. Possono, inoltre, essere ammessi agli esami, coloro che, in possesso del
diploma di istituto di istruzione secondaria di secondo grado, abbiano superato un corso di formazione
professionale di durata almeno annuale, tenuto da un istituto universitario e che risultino iscritti, alla data di
cui al primo capoverso, da almeno un anno nel registro del personale ausiliario. Il requisito dell’iscrizione nel
registro degli ausiliari non è richiesto agli aspiranti che per almeno due anni abbiano prestato servizio
nell’Agenzia delle dogane con mansioni direttive, di concetto od esecutive ovvero nella Guardia di finanza in
qualità di ufficiale o sottufficiale.
2. L’esclusione dagli esami per difetto dei requisiti è disposta con determinazione del Direttore dell’Agenzia
delle dogane.”.

                                                        Art. 83
                                            (Strutture turistico - ricettive)
1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 9 della legge 29 marzo 2001, n. 135, l’apertura, il trasferimento
e le modifiche concernenti l’operatività delle strutture turistico – ricettive sono soggetti a dichiarazione di
inizio attività ai sensi dell’articolo 19, comma 2, primo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
2. L’avvio e l’esercizio delle attività in questione restano soggetti al rispetto delle norme urbanistiche, edilizie,
di pubblica sicurezza, igienico sanitarie e di sicurezza nei luoghi di lavoro.
3. Restano fermi i parametri dettati ai sensi dell’articolo 2, comma 193, lettera a), della legge 24 dicembre
2007, n. 244.

                                                PARTE TERZA


                                                    TITOLO I

                                            (Disposizioni relative ai

                                   procedimenti di competenza regionale)


                                                    Art. 84
                                          (Clausola di cedevolezza)
1. In relazione a quanto disposto dall'articolo 117, quinto comma, della Costituzione e fatto salvo quanto
previsto dagli articoli 16, comma 3, e 10, comma 3, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, nella misura in cui
incidono su materie di competenza esclusiva regionale e su materie di competenza concorrente, le
disposizioni del presente decreto si applicano fino alla data di entrata in vigore della normativa di attuazione
della direttiva 2006/123/CE, adottata da ciascuna regione e provincia autonoma nel rispetto dei vincoli
derivanti dall'ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili dal presente decreto.

                                                   TITOLO II

                                              (Disposizioni finali)

                                                      Capo I


                                                     Art. 85
                                          (Modifiche e abrogazioni)
1. Il comma 2 dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, è sostituito dal seguente: “2. L’attività oggetto
della dichiarazione può essere iniziata decorsi trenta giorni dalla data di presentazione della dichiarazione
all’amministrazione competente; contestualmente all’inizio dell’attività, l’interessato ne dà comunicazione
all’amministrazione competente. Nel caso in cui la dichiarazione di inizio attività abbia ad oggetto l’esercizio
di attività di cui al decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE, l’attività, ove non
diversamente previsto, può essere iniziata dalla data della presentazione della dichiarazione
all’amministrazione competente.”.
                                                        196
2. Il comma 4 dell’articolo 60 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, di attuazione della direttiva
2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, dopo le parole: “2 maggio 1994, n.
319,” sono aggiunte le seguenti: “e 20 settembre 2002, n. 229,”; al medesimo comma dopo le parole: “decreti
legislativi 27 gennaio 1992, n. 115,” la parola: “e” è soppressa.
3. L’articolo 9 della legge 29 dicembre 1990, n. 428, è abrogato.
4. Ferme restando le abrogazioni contenute nel comma 5, sono o restano abrogate le disposizioni di legge e di
regolamento statali incompatibili con gli articoli 74, 75, 76, 77 e 78.
5. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le seguenti disposizioni:
a) l’articolo 2, l’articolo 3, commi 1, 2, 3, 4 e 5, l’articolo 4, comma 1, e l’articolo 7 della legge 25 agosto 1991,
n. 287;
b) l’articolo 5, commi 2, 4 e 5, l’articolo 7, comma 1, l’articolo 16, commi 1 e 2, l’articolo 17, commi 1 e 2,
l’articolo 18, comma 1, l’articolo 19, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114;
c) l’articolo 5, comma 1, lettere a), b) e d), della legge 3 maggio 1985, n. 204;
d) l’articolo 7, lettere a), b) e c), della legge 12 marzo 1968, n. 478, e l’articolo 6, lettere a), c) e d), del decreto
del Presidente della Repubblica 4 gennaio 1973, n. 66;
e) l’articolo 9, lettere a) c) ed e), della legge 4 aprile 1977, n. 135;
f) il comma 1 dell’articolo 4 della legge 4 gennaio 1990, n. 1;
g) l’articolo 3, comma 3, e l’articolo 6 della legge 22 febbraio 2006, n. 84.




                                                      Art. 86
                                            (Disposizioni finanziarie)
1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica.
2. Le Amministrazioni interessate provvedono ai compiti di cui al presente decreto con le risorse umane,
strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti
normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

    Dato a Roma, addi' 26 marzo 2010


                                                  NAPOLITANO




                                                          197
Decreto 20 Novembre 2007 Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
Attuazione dell'articolo 1, comma 1065, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sui mercati riservati all'esercizio
della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli.
GU n. 301 del 29 dicembre 2007

                            IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE
                                    ALIMENTARI E FORESTALI

Visto l'art. 1, comma 1065, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, che prevede che con decreto del Ministro
delle politiche agricole, alimentari e forestali di natura non regolamentare, d'intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti con lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, siano stabiliti i
requisiti uniformi e gli standard per la realizzazione dei mercati riservati alla vendita diretta degli imprenditori
agricoli, anche in riferimento alla partecipazione degli imprenditori agricoli, alle modalità di vendita e alla
trasparenza dei prezzi, nonché le condizioni per poter beneficiare degli interventi previsti dalla legislazione in
materia;
Visti gli articoli 1 e 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228;
Considerato che risulta opportuno promuovere lo sviluppo di mercati in cui gli imprenditori agricoli
nell'esercizio dell'attività di vendita diretta possano soddisfare le esigenze dei consumatori in ordine
all'acquisto di prodotti agricoli che abbiano un diretto legame con il territorio di produzione;
Ritenuto che tale obiettivo può essere raggiunto attraverso il riconoscimento dei mercati ai quali hanno
accesso imprese agricole operanti nell'ambito territoriale ove siano istituiti detti mercati e/o imprese agricole
associate a quelle operanti nell'ambito territoriale nel quale siano istituiti detti mercati e che si impegnino a
rispettare determinati requisiti di qualità e di trasparenza amministrativa nell'esercizio dell'attività di vendita;
Acquisita l'intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 1° agosto 2007, prot.
n. 178/CSR;
Visto il parere della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, espresso nella seduta del 15 novembre 2007,
nel corso della quale i comuni, attraverso l'A.N.C.I., hanno richiesto al Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali di provvedere alla realizzazione di tutte le attività di supporto e assistenza tecnica ai
comuni per l'adempimento delle funzioni loro assegnate;

                                                      Decreta:
                                                        Art. 1.
                  Mercati riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli
1. In attuazione dell'art. 1 comma 1065, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono definite le linee di
indirizzo per la realizzazione dei mercati riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli di cui
all'art. 2135 del codice civile, ivi comprese le cooperative di imprenditori agricoli ai sensi dell'art. 1, comma 2,
del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.
2. I comuni, anche consorziati o associati, di propria iniziativa o su richiesta degli imprenditori singoli,
associati o attraverso le associazioni di produttori e di categoria, istituiscono o autorizzano i mercati agricoli di
vendita diretta che soddisfano gli standard di cui al presente decreto. Le richieste di autorizzazione complete
in ogni loro parte, trascorsi inutilmente sessanta giorni dalla presentazione, si intendono accolte.
3. I mercati agricoli di vendita diretta possono essere costituiti, su area pubblica, in locali aperti al pubblico
nonché su aree di proprietà privata.
4. I comuni, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, il Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali nell'ambito delle ordinarie dotazioni di bilancio, promuovono azioni di informazione per
i consumatori sulle caratteristiche qualitative dei prodotti agricoli posti in vendita.

                                                       Art. 2.
                   Soggetti ammessi alla vendita nei mercati agricoli di vendita diretta
1. Possono esercitare la vendita diretta nei mercati di cui all'art. 1 gli imprenditori agricoli iscritti nel registro
delle imprese di cui all'art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, che rispettino le seguenti condizioni:
a) ubicazione dell'azienda agricola nell'ambito territoriale amministrativo della regione o negli ambiti definiti
dalle singole amministrazioni competenti;

                                                         198
b) vendita nei mercati agricoli di vendita diretta di prodotti agricoli provenienti dalla propria azienda o
dall'azienda dei soci imprenditori agricoli, anche ottenuti a seguito di attività di manipolazione o
trasformazione, ovvero anche di prodotti agricoli ottenuti nell'ambito territoriale di cui alla lettera a), nel
rispetto del limite della prevalenza di cui all'art. 2135 del codice civile;
c) possesso dei requisiti previsti dall'art. 4, comma 6, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.
2. L'attività di vendita all'interno dei mercati agricoli di vendita diretta e' esercitata dai titolari dell'impresa,
ovvero dai soci in caso di società agricola e di quelle di cui all'art. 1, comma 1094, della legge 27 dicembre
2006, n. 296, dai relativi familiari coadiuvanti, nonché dal personale dipendente di ciascuna impresa.
3. Nei mercati agricoli di vendita diretta conformi alle norme igienico-sanitarie di cui al regolamento n.
852/2004 CE del Parlamento e del Consiglio del 29 aprile 2004 e soggetti ai relativi controlli da parte delle
autorità competenti, sono posti in vendita esclusivamente prodotti agricoli conformi alla disciplina in materia
di igiene degli alimenti, etichettati nel rispetto della disciplina in vigore per i singoli prodotti e con
l'indicazione del luogo di origine territoriale e dell'impresa produttrice.

                                                        Art. 3.
                       Disciplina amministrativa dei mercati agricoli di vendita diretta
1. Fatte salve le disposizioni regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano in materia di vendita
diretta di prodotti agricoli, gli imprenditori agricoli che intendano esercitare la vendita nell'ambito dei mercati
agricoli di vendita diretta devono ottemperare a quanto prescritto dall'art. 4 del decreto legislativo 18 maggio
2001, n. 228.
2. L'esercizio dell'attività di vendita all'interno dei mercati agricoli di vendita diretta, in conformità a quanto
previsto dall'art. 4 del decreto legislativo n. 114 del 1998 e dall'art. 4 del decreto legislativo n. 228 del 2001,
non e' assoggettato alla disciplina sul commercio.
3. Il mercato agricolo di vendita diretta e' soggetto all'attività di controllo del comune nel cui ambito
territoriale ha sede. Il comune accerta il rispetto dei regolamenti comunali in materia nonché delle
disposizioni di cui al presente decreto e del disciplinare di mercato di cui all'art. 4, comma 3, e, in caso di più
violazioni, commesse anche in tempi diversi, può disporre la revoca dell'autorizzazione.

                                                        Art. 4.
                                      Modalità di vendita dei prodotti agricoli
1. All'interno dei mercati agricoli di vendita diretta e' ammesso l'esercizio dell'attività di trasformazione dei
prodotti agricoli da parte degli imprenditori agricoli nel rispetto delle norme igienico-sanitarie richiamate al
comma 3, dell'art. 2.
2. All'interno dei mercati agricoli di vendita diretta possono essere realizzate attività culturali, didattiche e
dimostrative legate ai prodotti alimentari, tradizionali ed artigianali del territorio rurale di riferimento, anche
attraverso sinergie e scambi con altri mercati autorizzati.
3. I comuni istituiscono o autorizzano i mercati agricoli di vendita diretta sulla base di un disciplinare di
mercato che regoli le modalità di vendita, finalizzato alla valorizzazione della tipicità e della provenienza dei
prodotti medesimi e ne danno comunicazione agli assessorati all'agricoltura delle regioni e delle province
autonome di Trento e Bolzano.
4. I comuni favoriscono la fruibilità dei mercati agricoli di vendita diretta anche mediante la possibilità, per
altri operatori commerciali, di fornire servizi destinati ai clienti dei mercati. Il Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali - attraverso forme di collaborazione con l'A.N.C.I. - provvede alla realizzazione di tutte
le attività di supporto e assistenza tecnica ai comuni per l'adempimento delle funzioni loro assegnate.
5. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, d'intesa con le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, effettua un monitoraggio annuale dei mercati di vendita diretta dei prodotti agricoli
autorizzati e delle attività in essi svolte.
6. L'attuazione del presente decreto non comporta, in ogni caso, nuovi o maggiori oneri a carico della finanza
pubblica e l'esercizio delle relative funzioni e' operato nell'ambito delle vigenti disponibilità di bilancio.
Il presente decreto sarà trasmesso all'Organo di controllo per la registrazione e sarà pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 20 novembre 2007
Il Ministro: De Castro
Registrato alla Corte dei conti il 12 dicembre 2007
Ufficio di controllo atti Ministeri delle attività produttive, registro n. 4, foglio n. 237
                                                         199
Decreto Legge 4 luglio 2006, n. 223 “Decreto Bersani”, testo coordinato con la legge di conversione
4 agosto 2006, n. 248.
Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa
pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale.
(G.U. n. 186 del 11 agosto 2006)


                                  IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di rafforzare la libera scelta dei consumatori e di rendere più
concorrenziali gli assetti di mercato, favorendo anche il rilancio dell'economia e dell'occupazione;

Ritenuta altresì la straordinaria necessità ed urgenza di adottare interventi intesi a razionalizzare e contenere i
livelli di spesa pubblica, nonché in tema di entrate e di contrasto all'evasione ed elusione fiscale;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 30 giugno 2006;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro dell'economia e delle finanze e del
Ministro dello sviluppo economico;


Emana il seguente decreto-legge:

                                                      Titolo I

   Misure urgenti per lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e della competitività, per la
                      tutela dei consumatori e per la liberalizzazione di settori produttivi

                                      Art. 1 Finalità e ambito di intervento.
1. Le norme del presente titolo, adottate ai sensi degli articoli 3, 11, 41 e 117, commi primo e secondo, della
Costituzione, con particolare riferimento alle materie di competenza statale della tutela della concorrenza,
dell'ordinamento civile e della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e
sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, recano misure necessarie ed urgenti per
garantire il rispetto degli articoli 43, 49, 81, 82 e 86 del Trattato istitutivo della Comunità europea ed
assicurare l'osservanza delle raccomandazioni e dei pareri della Commissione europea, dell'Autorità garante
della concorrenza e del mercato e delle Autorità di regolazione e vigilanza di settore, in relazione
all'improcrastinabile esigenza di rafforzare la libertà di scelta del cittadino consumatore e la promozione di
assetti di mercato maggiormente concorrenziali, anche al fine di favorire il rilancio dell'economia e
dell'occupazione, attraverso la liberalizzazione di attività imprenditoriali e la creazione di nuovi posti di
lavoro.
1-bis. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province
autonome di Trento e di Bolzano in conformità agli statuti speciali e alle relative norme di attuazione.

     Art. 2 Disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali.
1. In conformità al principio comunitario di libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle
persone e dei servizi, nonché al fine di assicurare agli utenti un'effettiva facoltà di scelta nell'esercizio dei
propri diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, dalla data di entrata in vigore del
presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle
attività libero professionali e intellettuali:
a) l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al
raggiungimento degli obiettivi perseguiti;

                                                         200
b) il divieto, anche parziale, di svolgere pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le
caratteristiche del servizio offerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di
trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dall'ordine;
c) il divieto di fornire all'utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o
associazioni tra professionisti, fermo restando che l'oggetto sociale relativo all'attività libero-professionale
deve essere esclusivo, che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la
specifica prestazione deve essere resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria
personale responsabilità.
2. Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l'esercizio delle professioni reso nell'ambito del Servizio sanitario
nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, nonché le eventuali tariffe massime prefissate in via
generale a tutela degli utenti. Il giudice provvede alla liquidazione delle spese di giudizio e dei compensi
professionali, in caso di liquidazione giudiziale e di gratuito patrocinio, sulla base della tariffa professionale.
Nelle procedure ad evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove motivatamente
ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dei compensi per attività
professionali.
2-bis. All'articolo 2233 del codice civile, il terzo comma è sostituito dal seguente:
«Sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro
clienti che stabiliscono i compensi professionali».
3. Le disposizioni deontologiche e pattizie e i codici di autodisciplina che contengono le prescrizioni di cui al
comma 1 sono adeguate, anche con l'adozione di misure a garanzia della qualità delle prestazioni
professionali, entro il 1° gennaio 2007. In caso di mancato adeguamento, a decorrere dalla medesima data le
norme in contrasto con quanto previsto dal comma 1 sono in ogni caso nulle.

           Art. 3 Regole di tutela della concorrenza nel settore della distribuzione commerciale.
1. Ai sensi delle disposizioni dell'ordinamento comunitario in materia di tutela della concorrenza e libera
circolazione delle merci e dei servizi ed al fine di garantire la libertà di concorrenza secondo condizioni di pari
opportunità ed il corretto ed uniforme funzionamento del mercato, nonché di assicurare ai consumatori finali
un livello minimo ed uniforme di condizioni di accessibilità all'acquisto di prodotti e servizi sul territorio
nazionale, ai sensi dell'articolo 117, comma secondo, lettere e) ed m), della Costituzione, le attività
commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e di somministrazione di
alimenti e bevande, sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni:
a) l'iscrizione a registri abilitanti ovvero possesso di requisiti professionali soggettivi per l'esercizio di attività
commerciali, fatti salvi quelli riguardanti il settore alimentare e della somministrazione degli alimenti
e delle bevande;
b) il rispetto di distanze minime obbligatorie tra attività commerciali appartenenti alla medesima tipologia di
esercizio;
c) le limitazioni quantitative all'assortimento merceologico offerto negli esercizi commerciali, fatta salva la
distinzione tra settore alimentare e non alimentare;
d) il rispetto di limiti riferiti a quote di mercato predefinite o calcolate sul volume delle vendite a livello
territoriale sub regionale;
e) la fissazione di divieti ad effettuare vendite promozionali, a meno che non siano prescritti dal diritto
comunitario;
f) l'ottenimento di autorizzazioni preventive e le limitazioni di ordine temporale o quantitativo allo
svolgimento di vendite promozionali di prodotti, effettuate all'interno degli esercizi commerciali, tranne che
nei periodi immediatamente precedenti i saldi di fine stagione per i medesimi prodotti;
f-bis) il divieto o l'ottenimento di autorizzazioni preventive per il consumo immediato dei prodotti di
gastronomia presso l'esercizio di vicinato, utilizzando i locali e gli arredi dell'azienda con l'esclusione del
servizio assistito di somministrazione e con l'osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.
2. Sono fatte salve le disposizioni che disciplinano le vendite sottocosto e i saldi di fine stagione.
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e
regolamentari statali di disciplina del settore della distribuzione commerciale incompatibili con le disposizioni
di cui al comma 1.
4. Le regioni e gli enti locali adeguano le proprie disposizioni legislative e regolamentari ai principi e alle
disposizioni di cui al comma 1 entro il 1° gennaio 2007.

                                                          201
           Art. 4 Disposizioni urgenti per la liberalizzazione dell'attività di produzione di pane.
1. Al fine di favorire la promozione di un assetto maggiormente concorrenziale nel settore della panificazione
ed assicurare una più ampia accessibilità dei consumatori ai relativi prodotti, a decorrere dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, sono abrogate la legge 31 luglio 1956, n. 1002, e la lettera b), del comma 2
dell'articolo 22 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
2. L'impianto di un nuovo panificio ed il trasferimento o la trasformazione di panifici esistenti sono soggetti a
dichiarazione di inizio attività da presentare al comune competente per territorio ai sensi dell'articolo 19 della
legge 7 agosto 1990, n. 241. La dichiarazione deve essere corredata dall'autorizzazione della competente
Azienda sanitaria locale in merito ai requisiti igienico-sanitari e dall'autorizzazione alle emissioni in atmosfera,
dal titolo abilitativo edilizio e dal permesso di agibilità dei locali, nonchè dall'indicazione del nominativo del
responsabile dell'attività produttiva, che assicura l'utilizzo di materie prime in conformità alle norme vigenti,
l'osservanza delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza dei luoghi di lavoro e la qualità del prodotto finito.
2-bis. È comunque consentita ai titolari di impianti di cui al comma 2 l'attività di vendita dei prodotti di
propria produzione per il consumo immediato, utilizzando i locali e gli arredi dell'azienda con l'esclusione del
servizio assistito di somministrazione e con l'osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie.
2-ter. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il
Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e
con il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e
le province autonome di Trento e di Bolzano, emana un decreto ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto
1988, n. 400, volto a disciplinare, in conformità al diritto comunitario:
a) la denominazione di «panificio» da riservare alle imprese che svolgono l'intero ciclo di produzione del pane,
dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale;
b) la denominazione di «pane fresco» da riservare al pane prodotto secondo un processo di produzione
continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione o alla conservazione prolungata
delle materie prime, dei prodotti intermedi della panificazione e degli impasti, fatto salvo l'impiego di tecniche
di lavorazione finalizzate al solo rallentamento del processo di lievitazione, da porre in vendita entro un
termine che tenga conto delle tipologie panarie esistenti a livello territoriale;
c) l'adozione della dicitura «pane conservato» con l'indicazione dello stato o del metodo di conservazione
utilizzato, delle specifiche modalità di confezionamento e di vendita, nonchè delle eventuali modalità di
conservazione e di consumo.
3. I comuni e le autorità competenti in materia igienico-sanitaria esercitano le rispettive funzioni di vigilanza.
4. Le violazioni delle prescrizioni di cui al presente articolo sono punite ai sensi dell'articolo 22, commi 1, 2, 5,
lettera c), e 7, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.

                      Art. 5 Interventi urgenti nel campo della distribuzione di farmaci.
1. Gli esercizi commerciali di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 114, possono effettuare attività di vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione, di
cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16
novembre 2001, n. 405, e di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica, previa
comunicazione al Ministero della salute e alla regione in cui ha sede l'esercizio e secondo le modalità previste
dal presente articolo. È abrogata ogni norma incompatibile.
2. La vendita di cui al comma 1 è consentita durante l'orario di apertura dell'esercizio commerciale e deve
essere effettuata nell'ambito di un apposito reparto, alla presenza e con l'assistenza personale e diretta al
cliente di uno o più farmacisti abilitati all'esercizio della professione ed iscritti al relativo ordine. Sono,
comunque, vietati i concorsi, le operazioni a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto farmaci.
3. Ciascun distributore al dettaglio può determinare liberamente lo sconto sul prezzo indicato dal produttore
o dal distributore sulla confezione del farmaco rientrante nelle categorie di cui al comma 1, purché lo sconto
sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti. Ogni clausola
contrattuale contraria è nulla. Sono abrogati l'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87,
convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 149, ed ogni altra norma incompatibile.
3-bis. Nella provincia di Bolzano è fatta salva la vigente normativa in materia di bilinguismo e di uso della
lingua italiana e tedesca per le etichette e gli stampati illustrativi delle specialità medicinali e dei preparati
galenici come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574.
4. Alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 105 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, è aggiunto, infine,
il seguente periodo: «L'obbligo di chi commercia all'ingrosso farmaci di detenere almeno il 90 per cento delle
                                                        202
specialità in commercio non si applica ai medicinali non ammessi a rimborso da parte del servizio sanitario
nazionale, fatta salva la possibilità del rivenditore al dettaglio di rifornirsi presso altro grossista.».
5. Al comma 1 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, sono soppresse le seguenti parole: «che
gestiscano farmacie anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge»; al comma 2 del
medesimo articolo sono soppresse le seguenti parole: «della provincia in cui ha sede la società»; al comma 1,
lettera a), dell'articolo 8 della medesima legge è soppressa la parola: «distribuzione,».
6. Sono abrogati i commi 5, 6 e 7 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362.
6-bis. I commi 9 e 10 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, sono sostituiti dai seguenti:
«9. A seguito di acquisto a titolo di successione di una partecipazione in una società di cui al comma 1,
qualora vengano meno i requisiti di cui al secondo periodo del comma 2, l'avente causa cede la quota di
partecipazione nel termine di due anni dall'acquisto medesimo.
10. Il termine di cui al comma 9 si applica anche alla vendita della farmacia privata da parte degli aventi causa
ai sensi del dodicesimo comma dell'articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475».
6-ter. Dopo il comma 4 dell'articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, è inserito il seguente:
«4-bis. Ciascuna delle società di cui al comma 1 può essere titolare dell'esercizio di non più di quattro farmacie
ubicate nella provincia dove ha sede legale.».
7. Il comma 2 dell'articolo 100 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, è abrogato.

                          Art. 6 Interventi per il potenziamento del servizio di taxi.
1. Al fine di assicurare per il servizio di taxi il tempestivo adeguamento dei livelli essenziali di offerta del
servizio taxi necessari all'esercizio del diritto degli utenti alla mobilità, in conformità al principio comunitario
di libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonchè la funzionalità e
l'efficienza del medesimo servizio adeguati ai fini della mobilità urbana ai sensi degli articoli 43, 49, 81, 82 e 86
del Trattato istitutivo della Comunità europea e degli articoli 3, 11, 16, 32, 41 e 117, comma secondo, lettere
e) e m), della Costituzione, i comuni, sentite le commissioni consultive di cui all'articolo 4, comma 4, della
legge 15 gennaio 1992, n. 21, ove funzionanti, o analogo organo partecipativo, possono:
a) disporre turnazioni integrative in aggiunta a quelle ordinarie, individuando idonee forme di controllo
sistematico circa l'effettivo svolgimento del servizio nei turni dichiarati. Per l'espletamento del servizio
integrativo di cui alla presente lettera, i titolari di licenza si avvalgono, in deroga alla disciplina di cui
all'articolo 10 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, di sostituti alla guida in possesso dei requisiti stabiliti
all'articolo 6 della medesima legge. I sostituti alla guida devono espletare l'attività in conformità alla vigente
normativa ed il titolo di lavoro deve essere trasmesso al comune almeno il giorno precedente all'avvio del
servizio;
b) bandire concorsi straordinari in conformità alla vigente programmazione numerica, ovvero in deroga ove la
programmazione numerica manchi o non sia ritenuta idonea dal comune ad assicurare un livello di offerta
adeguato, per il rilascio, a titolo gratuito o a titolo oneroso, di nuove licenze da assegnare ai soggetti in
possesso dei requisiti stabiliti dall'articolo 6 della citata legge n. 21 del 1992, fissando, in caso di titolo
oneroso, il relativo importo ed individuando, in caso di eccedenza delle domande, uno o più criteri selettivi di
valutazione automatica o immediata, che assicurino la conclusione della procedura in tempi celeri. I proventi
derivanti sono ripartiti in misura non inferiore all'80 per cento tra i titolari di licenza di taxi del medesimo
comune; la restante parte degli introiti può essere utilizzata dal comune per il finanziamento di iniziative volte
al controllo e al miglioramento della qualità degli autoservizi pubblici non di linea e alla sicurezza dei
conducenti e dei passeggeri, anche mediante l'impiego di tecnologie satellitari;
c) prevedere il rilascio ai soggetti in possesso dei requisiti stabiliti dall'articolo 6 della citata legge n. 21 del
1992, e in prevalenza ai soggetti di cui all'articolo 7, comma 1, lettere b) e c), della medesima legge, di titoli
autorizzatori temporanei o stagionali, non cedibili, per fronteggiare particolari eventi straordinari o periodi di
prevedibile incremento della domanda e in numero proporzionato alle esigenze dell'utenza;
d) prevedere in via sperimentale l'attribuzione, prevalentemente a favore di soggetti di cui all'articolo 7,
comma 1, lettere b) e c), della citata legge n. 21 del 1992, della possibilità di utilizzare veicoli sostitutivi ed
aggiuntivi per l'espletamento di servizi diretti a specifiche categorie di utenti. In tal caso, l'attività dei sostituti
alla guida deve svolgersi secondo quanto previsto dalla lettera a);
e) prevedere in via sperimentale forme innovative di servizio all'utenza, con obblighi di servizio e tariffe
differenziati, rilasciando a tal fine apposite autorizzazioni ai titolari di licenza del servizio di taxi o ai soggetti
di cui all'articolo 7, comma 1, lettere b) e c), della citata legge n. 21 del 1992;

                                                          203
f) prevedere la possibilità degli utenti di avvalersi di tariffe predeterminate dal comune per percorsi
prestabiliti;
g) istituire un comitato permanente di monitoraggio del servizio di taxi al fine di favorire la regolarità e
l'efficienza dell'espletamento del servizio e di orientare costantemente le modalità di svolgimento del servizio
stesso alla domanda effettiva, composto da funzionari comunali competenti in materia di mobilità e di
trasporto pubblico e da rappresentanti delle organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, degli
operatori di radiotaxi e delle associazioni degli utenti.
2. Sono fatti salvi il conferimento di nuove licenze secondo la vigente programmazione numerica e il divieto
di cumulo di più licenze al medesimo intestatario, ai sensi della legge 15 gennaio 1992, n. 21, e della disciplina
adottata dalle regioni.


           Art. 7 Misure urgenti in materia di passaggi di proprietà di beni mobili registrati.
1. L'autenticazione della sottoscrizione degli atti e delle dichiarazioni aventi ad oggetto l'alienazione di beni
mobili registrati e rimorchi o la costituzione di diritti di garanzia sui medesimi può essere richiesta anche agli
uffici comunali ed ai titolari degli sportelli telematici dell'automobilista di cui all'articolo 2 del regolamento di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n. 358, che sono tenuti a rilasciarla
gratuitamente, tranne i previsti diritti di segreteria, nella stessa data della richiesta, salvo motivato diniego.
2. I commi 390 e 391 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono abrogati.

                   Art. 8 Clausole anticoncorrenziali in tema di responsabilità civile auto.
1. In conformità al principio comunitario della concorrenza e alle regole sancite dagli articoli 81, 82 e 86 del
Trattato istitutivo della Comunità europea, dalla data di entrata in vigore del presente decreto è fatto divieto
alle compagnie assicurative e ai loro agenti di vendita di stipulare nuove clausole contrattuali di distribuzione
esclusiva e di imposizione di prezzi minimi o di sconti massimi per l'offerta ai consumatori di polizze relative
all'assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile auto.
2. Le clausole contrattuali che impegnano, in esclusiva, uno o più agenti assicurativi o altro distributore di
servizi assicurativi relativi al ramo responsabilità civile auto ad una o più compagnie assicurative individuate, o
che impongono ai medesimi soggetti il prezzo minimo o lo sconto massimo praticabili ai consumatori per gli
stessi servizi, sono nulle secondo quanto previsto dall'articolo 1418 del codice civile. Le clausole sottoscritte
prima della data di entrata in vigore del presente decreto sono fatte salve fino alla loro naturale scadenza e
comunque non oltre il 1° gennaio 2008.
3. Fatto salvo quanto disposto dal comma 2, costituiscono intesa restrittiva ai sensi dell'articolo 2 della legge
10 ottobre 1990, n. 287, l'imposizione di un mandato di distribuzione esclusiva o del rispetto di prezzi minimi
o di sconti massimi al consumatore finale nell'adempimento dei contratti che regolano il rapporto di agenzia
di assicurazione relativamente all'assicurazione obbligatoria per responsabilità civile auto.
3-bis. All'articolo 131 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n.
209, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
«2-bis. Per l'offerta di contratti relativi all'assicurazione r.c. auto, l'intermediario rilascia preventiva
informazione al consumatore sulle provvigioni riconosciutegli dall'impresa o, distintamente, dalle imprese per
conto di cui opera. L'informazione è affissa nei locali in cui l'intermediario opera e risulta nella
documentazione rilasciata al contraente.
2-ter. I preventivi e le polizze indicano, in modo evidenziato, il premio di tariffa, la provvigione
dell'intermediario, nonchè lo sconto complessivamente riconosciuto al sottoscrittore del contratto.».


          Art. 9 Prime misure per il sistema informativo sui prezzi dei prodotti agro-alimentari.
1. All'articolo 23 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24
novembre 2003, n. 326, dopo il comma 2-ter, sono aggiunti i seguenti:
«2-quater. Al fine di garantire l'informazione al consumatore, potenziando il sistema della rilevazione dei
prezzi all'ingrosso ed al dettaglio dei prodotti agro-alimentari e migliorandone l'efficienza ed efficacia, il
Ministero dello sviluppo economico e il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali mettono a
disposizione delle regioni, delle province e dei comuni il collegamento ai sistemi informativi delle strutture ad
essi afferenti, secondo le modalità prefissate d'intesa dai medesimi Ministeri.

                                                        204
2-quinquies. I dati aggregati raccolti sono resi pubblici anche mediante la pubblicazione sul sito internet e la
stipula di convenzioni gratuite con testate giornalistiche ed emittenti radio televisive e gestori del servizio di
telefonia.».
2. All'articolo 2, comma 1, del decreto-legge 17 giugno 1996, n. 321, convertito, con modificazioni, dalla legge
8 agosto 1996, n. 421, dopo la lettera c), è aggiunta, in fine, la seguente lettera:
«c-bis) effettuare, a richiesta delle amministrazioni pubbliche interessate, rilevazioni dei prezzi al dettaglio dei
prodotti agro-alimentari.».

                           Art. 10 Modifica unilaterale delle condizioni contrattuali.
1. L'articolo 118 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1°
settembre 1993, n. 385, è sostituito dal seguente:
«Art. 118. - (Modifica unilaterale delle condizioni contrattuali). - 1. Nei contratti di durata può essere
convenuta la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni di contratto qualora
sussista un giustificato motivo nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 1341, secondo comma, del codice
civile.
2. Qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al
cliente secondo modalità contenenti in modo evidenziato la formula: 'Proposta di modifica unilaterale del
contratto, con preavviso minimo di trenta giorni, in forma scritta o mediante altro supporto durevole
preventivamente accettato dal cliente. La modifica si intende approvata ove il cliente non receda, senza spese,
dal contratto entro sessanta giorni. In tal caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto
all'applicazione delle condizioni precedentemente praticate.
3. Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni del presente articolo sono
inefficaci, se sfavorevoli per il cliente.
4. Le variazioni dei tassi di interesse conseguenti a decisioni di politica monetaria riguardano contestualmente
sia i tassi debitori che quelli creditori, e si applicano con modalità tali da non recare pregiudizio al cliente».
2. In ogni caso, nei contratti di durata, il cliente ha sempre la facoltà di recedere dal contratto senza penalità e
senza spese di chiusura.


                  Art. 11 Disposizioni urgenti in materia di soppressione di commissioni.
1. Sono soppresse le commissioni istituite dall'articolo 6 della legge 25 agosto 1991, n. 287. Le relative
funzioni sono svolte dalle amministrazioni titolari dei relativi procedimenti amministrativi.
2. Sono soppresse le commissioni istituite dagli articoli 4 e 7 della legge 3 febbraio 1989, n. 39. Le relative
funzioni sono svolte rispettivamente dal Ministero dello sviluppo economico e dalle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura.
3. Della commissione giudicatrice prevista dall'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato 21 febbraio 1990, n. 300, e successive modificazioni, non
possono far parte gli iscritti al ruolo degli agenti d'affari in mediazione.
4. Sono soppresse le commissioni istituite dagli articoli 4 e 8 della legge 3 maggio 1985, n. 204. Le relative
funzioni sono svolte rispettivamente dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e dal
Ministero dello sviluppo economico.
5. Dei Comitati tecnici istituiti presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la
rilevazione degli usi commerciali non possono far parte i rappresentanti di categorie aventi interesse diretto
nella specifica materia oggetto di rilevazione.

  Art. 12. Disposizioni in materia di circolazione dei veicoli e di trasporto comunale e intercomunale.
1. Fermi restando i principi di universalità, accessibilità ed adeguatezza dei servizi pubblici di trasporto locale
ed al fine di assicurare un assetto maggiormente concorrenziale delle connesse attività economiche e di
favorire il pieno esercizio del diritto dei cittadini alla mobilità, i comuni possono prevedere che il trasporto di
linea di passeggeri accessibile al pubblico, in ambito comunale e intercomunale, sia svolto, in tutto il territorio
o in tratte e per tempi predeterminati, anche dai soggetti in possesso dei necessari requisiti tecnico-
professionali, fermi restando la disciplina di cui al comma 2 ed il divieto di disporre finanziamenti in qualsiasi
forma a favore dei predetti soggetti. Il comune sede di scalo ferroviario, portuale o aeroportuale è comunque
tenuto a consentire l'accesso allo scalo da parte degli operatori autorizzati ai sensi del presente comma da
comuni del bacino servito.
                                                        205
2. A tutela del diritto alla salute, alla salubrità ambientale ed alla sicurezza degli utenti della strada e
dell'interesse pubblico ad una adeguata mobilità urbana, gli enti locali disciplinano secondo modalità non
discriminatorie tra gli operatori economici ed in conformità ai principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale
cooperazione, l'accesso, il transito e la fermata nelle diverse aree dei centri abitati di ciascuna categoria di
veicolo, anche in relazione alle specifiche modalità di utilizzo in particolari contesti urbani e di traffico. Per
ragioni di sicurezza della circolazione, possono altresì essere previste zone di divieto di fermata, anche
limitato a fasce orarie. Le infrazioni possono essere rilevate senza contestazione immediata, anche mediante
l'impiego di mezzi di rilevazione fotografica o telematica nel rispetto della normativa vigente in tema di
riservatezza del trattamento dei dati personali.


                 Art. 13 Norme per la riduzione dei costi degli apparati pubblici regionali
                                         e locali e a tutela della concorrenza.
1. Al fine di evitare alterazioni o distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli
operatori, le società, a capitale interamente pubblico o misto, costituite o partecipate dalle amministrazioni
pubbliche regionali e locali per la produzione di beni e servizi strumentali all'attività di tali enti in funzione
della loro attività, con esclusione dei servizi pubblici locali, nonchè, nei casi consentiti dalla legge, per lo
svolgimento esternalizzato di funzioni amministrative di loro competenza, devono operare esclusivamente
con gli enti costituenti o partecipanti o affidanti, non possono svolgere prestazioni a favore di altri soggetti
pubblici o privati, nè in affidamento diretto nè con gara, e non possono partecipare ad altre società o enti. Le
società che svolgono l'attività di intermediazione finanziaria prevista dal testo unico di cui al decreto
legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono escluse dal divieto di partecipazione ad altre società o enti.
2. Le società di cui al comma 1 sono ad oggetto sociale esclusivo e non possono agire in violazione delle
regole di cui al comma 1.
3. Al fine di assicurare l'effettività delle precedenti disposizioni, le società di cui al comma 1 cessano entro
dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto le attività non consentite. A tale fine possono
cedere, nel rispetto delle procedure ad evidenza pubblica, le attività non consentite a terzi ovvero scorporarle,
anche costituendo una separata società da collocare sul mercato, secondo le procedure del decreto-legge 31
maggio 1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, entro ulteriori diciotto
mesi. I contratti relativi alle attività non cedute o scorporate ai sensi del periodo precedente perdono efficacia
alla scadenza del termine indicato nel primo periodo del presente comma.
4. I contratti conclusi, dopo la data di entrata in vigore del presente decreto, in violazione delle prescrizioni
dei commi 1 e 2 sono nulli. Restano validi, fatte salve le prescrizioni di cui al comma 3, i contratti conclusi
dopo la data di entrata in vigore del presente decreto, ma in esito a procedure di aggiudicazione perfezionate
prima della predetta data.

          Art. 14 Integrazione dei poteri dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
1. Al capo II del titolo II della legge 10 ottobre 1990, n. 287, dopo l'articolo 14 sono inseriti i seguenti:
«Art. 14-bis (Misure cautelari). - 1. Nei casi di urgenza dovuta al rischio di un danno grave e irreparabile per la
concorrenza, l'Autorità può, d'ufficio, ove constati ad un sommario esame la sussistenza di un'infrazione,
deliberare l'adozione di misure cautelari.
2. Le decisioni adottate ai sensi del comma 1 non possono essere in ogni caso rinnovate o prorogate.
3. L'Autorità, quando le imprese non adempiano a una decisione che dispone misure cautelari, può infliggere
sanzioni amministrative pecuniarie fino al 3 per cento del fatturato.
Art. 14-ter (Impegni). - 1. Entro tre mesi dalla notifica dell'apertura di un'istruttoria per l'accertamento della
violazione degli articoli 2 o 3 della presente legge o degli articoli 81 o 82 del Trattato CE, le imprese possono
presentare impegni tali da far venire meno i profili anticoncorrenziali oggetto dell'istruttoria. L'Autorità,
valutata l'idoneità di tali impegni, può, nei limiti previsti dall'ordinamento comunitario, renderli obbligatori
per le imprese e chiudere il procedimento senza accertare l'infrazione.
2. L'Autorità in caso di mancato rispetto degli impegni resi obbligatori ai sensi del comma 1 può irrogare una
sanzione amministrativa pecuniaria fino al 10 per cento del fatturato.
3. L'Autorità può d'ufficio riaprire il procedimento se:
a) si modifica la situazione di fatto rispetto ad un elemento su cui si fonda la decisione;
b) le imprese interessate contravvengono agli impegni assunti;
c) la decisione si fonda su informazioni trasmesse dalle parti che sono incomplete inesatte o fuorvianti.».
                                                       206
2. All'articolo 15 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, dopo il comma 2, è aggiunto il seguente:
«2-bis. L'Autorità, in conformità all'ordinamento comunitario, definisce con proprio provvedimento generale
i casi in cui, in virtù della qualificata collaborazione prestata dalle imprese nell'accertamento di infrazioni alle
regole di concorrenza, la sanzione amministrativa pecuniaria può essere non applicata ovvero ridotta nelle
fattispecie previste dal diritto comunitario.».

          Art. 14-bis Integrazione dei poteri dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
1. Ferme restando le competenze assegnate dalla normativa comunitaria e dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287,
all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, la presentazione di impegni da parte delle imprese
interessate è parimenti ammessa nei procedimenti di competenza dell'Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni in cui occorra promuovere la concorrenza nella fornitura delle reti e servizi di comunicazione
elettronica e delle risorse e servizi correlati, ai sensi del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al
decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, salva la disciplina recata dagli articoli 17 e seguenti del medesimo
codice per i mercati individuati nelle raccomandazioni comunitarie relative ai mercati rilevanti di prodotti e
servizi del settore delle comunicazioni elettroniche.
2. Nei casi previsti dal comma 1, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, qualora ritenga gli impegni
proposti idonei ai fini rispettivamente indicati, può approvarli con l'effetto di renderli obbligatori per
l'impresa proponente. In caso di mancata attuazione degli impegni resi obbligatori dall'Autorità trovano
applicazione le sanzioni previste dalle discipline di settore. Qualora la proposta di impegno provenga da
un'impresa incorsa in illecito non ancora punito, l'Autorità tiene conto dell'attuazione dell'impegno da essa
approvato ai fini della decisione circa il trattamento sanzionatorio applicabile al caso concreto.


                       Art. 15 Disposizione sulla gestione del servizio idrico integrato.
1. All'articolo 113, commi 15-bis e 15-ter, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, le
parole: «31 dicembre 2006» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2006, relativamente al solo servizio
idrico integrato al 31 dicembre 2007».


                                                     Titolo II

    Misure per la ripresa degli interventi infrastrutturali, interventi per il sostegno della famiglia e
                   misure di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica

                       Capo I - Misure per la ripresa degli interventi infrastrutturali

                       Art. 16 Contratto collettivo 2004-2005 trasporto pubblico locale.
1. A parziale modifica di quanto stabilito dall'articolo 1, commi 2 e 3, del decreto-legge 21 febbraio 2005, n.
16, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 2005, n. 58, a decorrere dall'anno 2006 l'importo di 60
milioni di euro annui è corrisposto ai servizi di trasporto pubblico locale direttamente dalle regioni individuate
con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze, del 1° marzo 2006, emanato d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, senza dover procedere preliminarmente alla corrispondente riduzione dei
trasferimenti erariali nei confronti delle predette regioni.
2. All'articolo 1, comma 147, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le
spese in conto capitale relative agli interventi per il trasporto su ferro ricadenti nel territorio della Capitale
della Repubblica sono escluse dal patto di stabilità interno.».

                                        Art. 17 ANAS e Ferrovie S.p.A.
1. Per la prosecuzione degli interventi relativi al «Sistema alta velocità / alta capacità», per l'anno 2006, è
concesso un contributo in conto impianti nel limite massimo di 1.800 milioni di euro a favore di Ferrovie
dello Stato S.p.A. o a società del gruppo.
2. All'articolo 1, comma 32, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, come modificato dall'articolo 3 del decreto-
legge 6 marzo 2006, n. 68, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2006, n. 127, le parole: «1.913

                                                        207
milioni» sono sostituite dalle seguenti: «2.913 milioni». Le risorse integrative di cui al presente comma devono
essere utilizzate esclusivamente per i cantieri aperti.

                   Art. 17-bis Modifiche a disposizioni concernenti le Autorità portuali.
1. All'articolo 34-septies del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 9
marzo 2006, n. 80, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, le parole: «nei limiti di 30 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2006 e 2007» sono
sostituite dalle seguenti: «nei limiti di 60 milioni di euro per l'anno 2006 e di 90 milioni di euro per l'anno
2007»;
b) al comma 3, le parole: «30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006 e 2007» sono sostituite dalle
seguenti: «60 milioni di euro per l'anno 2006 e 90 milioni di euro per l'anno 2007».


           Art. 18 Integrazione del Fondo nazionale per il servizio civile, del Fondo nazionale
                        per le politiche sociali e del Fondo unico per lo spettacolo.
1. La dotazione del Fondo nazionale per il servizio civile di cui all'articolo 19 della legge 8 luglio 1998, n. 230,
come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è integrata di 30 milioni di euro per
l'anno 2006.
2. La dotazione del Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all'articolo 20, comma 8, della legge 8
novembre 2000, n. 328, come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è integrata di
300 milioni di euro annui per il triennio 2006-2008.
3. La dotazione del Fondo unico per lo spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163, come determinata
dalla tabella C della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è integrata di 50 milioni di euro annui per il triennio
2006-2008.

                        Art. 18-bis Disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi.
1. Per le esigenze operative del Corpo forestale dello Stato connesse alle attività antincendi boschivi di
competenza, è autorizzata la spesa di 4 milioni di euro per l'anno 2006 e di 10 milioni di euro annui a
decorrere dal 2007.
2. All'onere di cui al comma 1 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai
fini del bilancio triennale 2006-2008, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo
speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2006, allo scopo
parzialmente utilizzando i seguenti accantonamenti: per l'anno 2006, quanto a 3.550.000 euro
l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, a 250.000 euro quello relativo al
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e a 200.000 euro quello relativo al Ministero per i beni e le attività
culturali; per l'anno 2007, quanto a 3.100.000 euro l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, a 5.000.000 di euro quello relativo al Ministero degli affari esteri, a 500.000 euro quello
relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e a 1.400.000 euro quello relativo al Ministero delle
politiche agricole e forestali; per l'anno 2008, quanto a 5.650.000 euro l'accantonamento relativo al Ministero
degli affari esteri, a 1.550.000 euro quello relativo al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a
1.900.000 euro quello relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, a 500.000 euro quello
relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e a 400.000 euro quello relativo al Ministero delle
politiche agricole e forestali.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio.

Capo II - Interventi per le politiche della famiglia, per le politiche giovanili e per le politiche relative
ai diritti e alle pari opportunità

                  Art. 19 Fondi per le politiche della famiglia, per le politiche giovanili
                        e per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.
1. Al fine di promuovere e realizzare interventi per la tutela della famiglia, in tutte le sue componenti e le sue
problematiche generazionali, nonchè per supportare l'Osservatorio nazionale sulla famiglia, presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituito un fondo denominato «Fondo per le politiche della famiglia»,

                                                         208
al quale è assegnata la somma di 3 milioni di euro per l'anno 2006 e di dieci milioni di euro a decorrere
dall'anno 2007.
2. Al fine di promuovere il diritto dei giovani alla formazione culturale e professionale e all'inserimento nella
vita sociale, anche attraverso interventi volti ad agevolare la realizzazione del diritto dei giovani all'abitazione,
nonchè a facilitare l'accesso al credito per l'acquisto e l'utilizzo di beni e servizi, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri è istituito un fondo denominato «Fondo per le politiche giovanili», al quale è assegnata
la somma di 3 milioni di euro per l'anno 2006 e di dieci milioni di euro a decorrere dall'anno 2007.
3. Al fine di promuovere le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri è istituito un fondo denominato «Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari
opportunita», al quale è assegnata la somma di 3 milioni di euro per l'anno 2006 e di dieci milioni di euro a
decorrere dall'anno 2007.


Capo III - Misure di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica

                                 Art. 20 Presidenza del Consiglio dei Ministri.
1. L'autorizzazione di spesa di cui alla legge 25 febbraio 1987, n. 67, come determinata dalla tabella C della
legge 23 dicembre 2005, n. 266, è ridotta di 1 milione di euro per l'anno 2006 e di 50 milioni di euro a
decorrere dall'anno 2007.
2. In relazione a quanto disposto dal comma 1, con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
sono rideterminati i contributi e le provvidenze per l'editoria di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250.
3. La dotazione relativa all'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1 della legge 24 febbraio 1992, n. 225,
come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è ridotta di 39 milioni di euro per
l'anno 2006.
3-bis. All'articolo 3, comma 2-ter, secondo periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive
modificazioni, le parole: «Gli stessi contributi» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 1° gennaio 2002
i contributi di cui ai commi 8 e 11».
3-ter. Il requisito della rappresentanza parlamentare indicato nell'alinea dell'articolo 3, comma 10, della legge 7
agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, non è richiesto per le imprese editrici di quotidiani o periodici
che risultano essere giornali o organi di partiti o movimenti politici che alla data del 31 dicembre 2005
abbiano già maturato il diritto ai contributi di cui al medesimo comma 10.

                                             Art. 21 Spese di giustizia.
1. Per il pagamento delle spese di giustizia non è ammesso il ricorso all'anticipazione da parte degli uffici
postali, tranne che per gli atti di notifiche nei procedimenti penali e per gli atti di notifiche e di espropriazione
forzata nei procedimenti civili quando i relativi oneri sono a carico dell'erario.
2. Al pagamento delle spese di giustizia si provvede secondo le ordinarie procedure stabilite dalla vigente
normativa di contabilità generale dello Stato.
3. Lo stanziamento previsto in bilancio per le spese di giustizia, come integrato ai sensi dell'articolo 1, comma
607, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, iscritto nell'unità previsionale di base 2.1.2.1 (capitolo 1360) dello
stato di previsione del Ministero della giustizia, è ridotto di 50 milioni di euro per l'anno 2006, di 100 milioni
di euro per l'anno 2007 e di 200 milioni di euro a decorrere dal 2008.
4. All'articolo 13 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono aggiunti, in fine, i seguenti
commi:
«6-bis. Per i ricorsi proposti davanti ai Tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato il contributo
dovuto è di euro 500; per i ricorsi previsti dall'articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, per quelli
previsti dall'articolo 25, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 241, per i ricorsi aventi ad oggetto il diritto di
cittadinanza, di residenza, di soggiorno e di ingresso nel territorio dello Stato e per i ricorsi di esecuzione della
sentenza o di ottemperanza del giudicato il contributo dovuto è di euro 250. L'onere relativo al pagamento dei
suddetti contributi è dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche nel caso di compensazione giudiziale
delle spese e anche se essa non si è costituita in giudizio. Ai fini predetti, la soccombenza si determina con il
passaggio in giudicato della sentenza. Non è dovuto alcun contributo per i ricorsi previsti dall'articolo 25 della
citata legge n. 241 del 1990 avverso il diniego di accesso alle informazioni di cui al decreto legislativo 19

                                                        209
agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione
ambientale.
6-ter. Il maggior gettito derivante dall'applicazione delle disposizioni di cui al comma 6-bis è versato al
bilancio dello Stato, per essere riassegnato allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze,
per le spese riguardanti il funzionamento del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali.».
4-bis. All'onere derivante dall'attuazione del capoverso 6-bis, introdotto dal comma 4, valutato per il 2006 in
200.000 euro e in 500.000 euro a decorrere dall'anno 2007, si provvede, per l'anno 2006, mediante utilizzo di
parte delle maggiori entrate recate dal presente decreto, e per gli anni successivi mediante corrispondente
utilizzo delle proiezioni, per gli anni 2006-2008, dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-
2008, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del
Ministero dell'economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al
Ministero degli affari esteri.
5. All'articolo 16 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n.
115, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:
«1-bis. In caso di omesso o parziale pagamento del contributo unificato, si applica la sanzione di cui
all'articolo 71 del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, esclusa la detrazione ivi prevista.».
6. All'articolo 1, comma 309, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, dopo le parole: «degli uffici giudiziari»,
sono inserite le seguenti «e allo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per le spese
riguardanti il funzionamento del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali».

     Art. 22 Riduzione delle spese di funzionamento per enti ed organismi pubblici non territoriali.
1. Gli stanziamenti per l'anno 2006 relativi a spese per consumi intermedi dei bilanci di enti ed organismi
pubblici non territoriali, che adottano contabilità anche finanziaria, individuati ai sensi dell'articolo 1, commi 5
e 6, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, con esclusione delle Aziende sanitarie ed ospedaliere, degli Istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico, dell'Istituto superiore di sanità, dell'Istituto superiore per la prevenzione
e la sicurezza del lavoro, dell'Agenzia italiana del farmaco, degli Istituti zooprofilattici sperimentali, degli enti e
degli organismi gestori delle aree naturali protette e delle istituzioni scolastiche, sono ridotti nella misura del
10 per cento, comunque nei limiti delle disponibilità non impegnate alla data di entrata in vigore del presente
decreto. Per gli enti ed organismi pubblici che adottano una contabilità esclusivamente civilistica, i costi della
produzione, individuati all'articolo 2425, primo comma, lettera B), numeri 6), 7) e 8), del codice civile, previsti
nei rispettivi budget 2006, concernenti i beni di consumo e servizi ed il godimento di beni di terzi, sono
ridotti del 10 per cento. Le somme provenienti dalle riduzioni di cui al presente comma sono versate da
ciascun ente, entro il mese di ottobre 2006, all'entrata del bilancio dello Stato, con imputazione al capo X,
capitolo 2961.
2. Per le medesime voci di spesa e di costo indicate al comma 1, per il triennio 2007-2009, le previsioni non
potranno superare l'ottanta per cento di quelle iniziali dell'anno 2006, fermo restando quanto previsto dal
comma 57 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Le somme corrispondenti alla riduzione dei
costi e delle spese per effetto del presente comma sono appositamente accantonate per essere versate da
ciascun ente, entro il 30 giugno di ciascun anno, all'entrata del bilancio dello Stato, con imputazione al capo
X, capitolo 2961. È fatto divieto alle Amministrazioni vigilanti di approvare i bilanci di enti ed organismi
pubblici in cui gli amministratori non abbiano espressamente dichiarato nella relazione sulla gestione di avere
ottemperato alle disposizioni del presente articolo.

                 Art. 22-bis Riduzione della spesa per incarichi di funzione dirigenziale.
                  Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria.
1. La spesa complessiva derivante dagli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale è soggetta ad una
riduzione globale non inferiore al 10 per cento.
2. Al comma 10 dell'articolo 15-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni, le parole: «fino al 31 luglio 2006» sono sostituite dalle seguenti: «fino alla data, certificata dalla
regione o dalla provincia autonoma, del completamento da parte dell'azienda sanitaria di appartenenza degli
interventi strutturali necessari ad assicurare l'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria e
comunque entro il 31 luglio 2007».
3. L'esercizio straordinario dell'attività libero-professionale intramuraria in studi professionali, previa
autorizzazione aziendale, è informato ai principi organizzativi fissati da ogni singola azienda sanitaria,
                                                         210
nell'ambito della rispettiva autonomia, secondo le modalità stabilite dalle regioni e dalle province autonome di
Trento e di Bolzano e sulla base dei principi previsti nell'atto di indirizzo e coordinamento di cui al decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 marzo 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 121 del 26
maggio 2000.
4. Al fine di garantire il corretto equilibrio tra attività istituzionale e attività libero-professionale intramuraria,
anche in riferimento all'obiettivo di ridurre le liste di attesa, sono affidati alle regioni i controlli sulle modalità
di svolgimento dell'attività libero-professionale della dirigenza del Servizio sanitario nazionale e l'adozione di
misure dirette ad attivare, previo congruo termine per provvedere da parte delle aziende risultate
inadempienti, interventi sostitutivi anche sotto forma della nomina di un commissario ad acta. In ogni caso
l'attività libero-professionale non può superare, sul piano quantitativo nell'arco dell'anno, l'attività istituzionale
dell'anno precedente.

                            Art. 23 Parere del Consiglio Universitario Nazionale.
1. Al fine di evitare aggravi di spesa derivanti dall'espressione di parere da parte del Consiglio Universitario
Nazionale (CUN) sulle procedure preordinate al reclutamento di professori universitari ordinari, associati e
dei ricercatori, nonchè alla loro conferma in ruolo, l'articolo 14, comma 4, del decreto legislativo 6 aprile
2006, n. 164, è abrogato e nell'articolo 2, comma 4, della legge 16 gennaio 2006, n. 18, sono soppresse le
parole: «, nonchè alla loro conferma in ruolo».

                       Art. 24 Contenimento spesa per compensi spettanti agli arbitri.
1. Per qualsivoglia arbitrato, anche se disciplinato da leggi speciali, la misura del compenso spettante agli
arbitri, di cui al punto 9 della tabella D allegata al regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia 8
aprile 2004, n. 127, si applica inderogabilmente a tutti i componenti dei collegi arbitrali rituali, anche se non
composti in tutto o in parte da avvocati. La misura del compenso spettante all'arbitro unico di cui al punto 8
della medesima tabella D si applica anche all'arbitro non avvocato.

             Art. 25 Misure di contenimento con responsabilizzazione delle amministrazioni.
1. Negli stati di previsione della spesa delle Amministrazioni centrali, approvati con la legge 23 dicembre
2005, n. 267, sono accantonate e rese indisponibili alla gestione le quote di stanziamento delle unità
previsionali di base indicate nell'elenco 1 allegato al presente decreto. Nello stesso elenco sono indicate le
riduzioni da apportare alle previsioni di bilancio a legislazione vigente per il triennio 2007-2009.
2. Gli accantonamenti effettuati, ai sensi del comma 1, nell'ambito delle scritture contabili registrate nel
Sistema informativo della Ragioneria generale dello Stato sono versati all'entrata del bilancio dello Stato entro
il 30 novembre 2006.
3. Nel corso della gestione 2006, e fino alla data prevista per il versamento di cui al comma 2, per effettive,
motivate e documentate esigenze gestionali, il Ministro competente, d'intesa con il Ministro dell'economia e
delle finanze, con propri decreti, da comunicare alle competenti Commissioni parlamentari, alla Corte dei
conti, ed al rispettivo Ufficio centrale di bilancio, può modificare gli accantonamenti di cui al comma 2, fermo
restando il mantenimento dell'effetto complessivo sul fabbisogno e sull'indebitamento netto.
4. Su richiesta delle Amministrazioni può essere effettuata una diversa distribuzione delle riduzioni relative al
triennio 2007-2009, indicate nell'elenco di cui al comma 1, in sede di legge finanziaria per il triennio
medesimo.

Art. 26 Controlli e sanzioni per il mancato rispetto della regola sul contenimento delle spese da parte
          degli enti inseriti nel conto economico consolidato delle pubbliche amministrazioni.
1. In caso di mancato rispetto del limite di spesa annuale di cui all'articolo 1, comma 57, della legge 30
dicembre 2004, n. 311, da parte degli enti individuati ai sensi dei commi 5 e 6 del medesimo articolo, fatte
salve le esclusioni previste dal predetto comma 57, i trasferimenti statali a qualsiasi titolo operati a favore di
detti enti sono ridotti in misura pari alle eccedenze di spesa risultanti dai conti consuntivi relativi agli esercizi
2005, 2006 e 2007. Gli enti interessati che non ricevono contributi a carico del bilancio dello Stato sono tenuti
a versare all'entrata del bilancio dello Stato, con imputazione al capo X, capitolo 2961, entro il 30 settembre
rispettivamente degli anni 2006, 2007 e 2008, un importo pari alle eccedenze risultanti dai predetti conti
consuntivi. Le amministrazioni vigilanti sono tenute a dare, rispettivamente, entro il 31 luglio degli anni 2006,
2007 e 2008, comunicazione delle predette eccedenze di spesa al Ministero dell'economia e delle finanze -
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.
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      Art. 27 Riduzione del limite di spesa annua per studi e incarichi di consulenza, per relazioni
                       pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza.
1. Ai commi 9 e 10 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le parole: «50 per cento» sono
sostituite dalle seguenti: «40 per cento».

                                      Art. 28 Diarie per missioni all'estero.
1. Le diarie per le missioni all'estero di cui alla tabella B allegata al decreto del Ministro del tesoro, del bilancio
e della programmazione economica in data 27 agosto 1998, e successive modificazioni, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 202 del 31 agosto 1998, sono ridotte del 20 per cento a decorrere dalla data di entrata in
vigore del presente decreto. La riduzione si applica al personale appartenente alle amministrazioni di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.
2. L'articolo 3 del regio decreto 3 giugno 1926, n. 941, e successive modificazioni è abrogato.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano al personale civile e militare impegnato nelle missioni
internazionali di pace, finanziate per l'anno 2006 dall'articolo 1, comma 97, della legge 23 dicembre 2005, n.
266.

                  Art. 29 Contenimento spesa per commissioni comitati ed altri organismi.
1. Fermo restando il divieto previsto dall'articolo 18, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, la spesa
complessiva sostenuta dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, per organi collegiali e altri organismi, anche monocratici,
comunque denominati, operanti nelle predette amministrazioni, è ridotta del trenta per cento rispetto a quella
sostenuta nell'anno 2005. Ai suddetti fini le amministrazioni adottano con immediatezza, e comunque entro
30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le necessarie misure di adeguamento ai nuovi
limiti di spesa. Tale riduzione si aggiunge a quella prevista dall'articolo 1, comma 58, della legge 23 dicembre
2005, n. 266.
2. Per realizzare le finalità di contenimento delle spese di cui al comma 1, per le amministrazioni statali si
procede, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, al riordino degli
organismi, anche mediante soppressione o accorpamento delle strutture, con regolamenti da emanare ai sensi
dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per gli organismi previsti dalla legge o da
regolamento e, per i restanti, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro competente. I provvedimenti tengono conto dei
seguenti criteri:
a) eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali;
b) razionalizzazione delle competenze delle strutture che svolgono funzioni omogenee;
c) limitazione del numero delle strutture di supporto a quelle strettamente indispensabili al funzionamento
degli organismi;
d) diminuzione del numero dei componenti degli organismi;
e) riduzione dei compensi spettanti ai componenti degli organismi;
e-bis) indicazione di un termine di durata, non superiore a tre anni, con la previsione che alla scadenza
l'organismo è da intendersi automaticamente soppresso;
e-ter) previsione di una relazione di fine mandato sugli obiettivi realizzati dagli organismi, da presentare
all'amministrazione competente e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
2-bis. La Presidenza del Consiglio dei Ministri valuta, prima della scadenza del termine di durata degli
organismi individuati dai provvedimenti previsti dai commi 2 e 3, di concerto con l'amministrazione di settore
competente, la perdurante utilità dell'organismo proponendo le conseguenti iniziative per l'eventuale proroga
della durata dello stesso.
3. Le amministrazioni non statali sono tenute a provvedere, entro lo stesso termine e sulla base degli stessi
criteri di cui al comma 2, con atti di natura regolamentare previsti dai rispettivi ordinamenti, da sottoporre alla
verifica degli organi interni di controllo e all'approvazione dell'amministrazione vigilante, ove prevista. Nelle
more dell'adozione dei predetti regolamenti le stesse amministrazioni assicurano il rispetto del limite di spesa
di cui al comma 1 entro il termine ivi previsto.
4. Gli organismi non individuati dai provvedimenti previsti dai commi 2 e 3 entro centoventi giorni dalla data
di entrata in vigore del presente decreto sono soppressi.

                                                         212
5. Scaduti i termini di cui ai commi 1, 2 e 3 senza che si sia provveduto agli adempimenti ivi previsti è fatto
divieto alle amministrazioni di corrispondere compensi ai componenti degli organismi di cui al comma 1.
6. Le disposizioni del presente articolo non trovano diretta applicazione alle regioni, alle province autonome,
agli enti locali e agli enti del Servizio sanitario nazionale, per i quali costituiscono disposizioni di principio ai
fini del coordinamento della finanza pubblica.
7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli organi di direzione, amministrazione e controllo.

             Art. 30 Verifica delle economie in materia di personale per regioni ed enti locali.
1. Il comma 204 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è sostituito dai seguenti:
«204. Per le amministrazioni regionali e gli enti locali di cui al comma 198, in caso di mancato conseguimento
degli obiettivi di risparmio di spesa ivi previsti, è fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a
qualsiasi titolo. Ai fini del monitoraggio e della verifica degli adempimenti di cui al citato comma 198, con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanare previo accordo tra Governo, regioni ed
autonomie locali da concludere in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, entro il 30 settembre 2006, viene costituito un tavolo tecnico con rappresentanti del
sistema delle autonomie designati dai relativi enti esponenziali, del Ministero dell'economia e delle finanze -
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
della funzione pubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento degli affari regionali e del
Ministero dell'interno, con l'obiettivo di:
a) acquisire, per il tramite del Ministero dell'economia e delle finanze, la documentazione da parte degli enti
destinatari della norma, certificata dall'organo di revisione contabile, delle misure adottate e dei risultati
conseguiti;
b) fissare specifici criteri e modalità operative, anche campionarie per i comuni con popolazione inferiore a
30.000 abitanti e per le comunità montane con popolazione inferiore a 50.000 abitanti, per il monitoraggio e
la verifica dell'effettivo conseguimento, da parte degli enti, dei previsti risparmi di spesa;
c) verificare, sulla base dei criteri e delle modalità operative di cui alla lettera b) e della documentazione
ricevuta, la puntuale applicazione della disposizione ed i casi di mancato adempimento;
d) elaborare analisi e proposte operative dirette al contenimento strutturale della spesa di personale per gli enti
destinatari del comma 198.
204-bis. Le risultanze delle operazioni di verifica del tavolo tecnico di cui al comma 204 sono trasmesse con
cadenza annuale, alla Corte dei conti, anche ai fini del referto sul costo del lavoro pubblico di cui al titolo V
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il mancato invio della documentazione di cui alla lettera a) del
comma 204 da parte degli enti comporta, in ogni caso, il divieto di assunzione a qualsiasi titolo.
204-ter. Ai fini dell'attuazione dei commi 198, 204 e 204-bis, limitatamente agli enti locali in condizione di
avanzo di bilancio negli ultimi tre esercizi, sono escluse dal computo le spese di personale riferite a contratti
di lavoro a tempo determinato, anche in forma di collaborazione coordinata e continuativa, stipulati nel corso
dell'anno 2005.».

                          Art. 31 Riorganizzazione del servizio di controllo interno.
1. All'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, le parole: «anche ad un organo
collegiale» sono sostituite dalle seguenti: «ad un organo monocratico o composto da tre componenti. In caso
di previsione di un organo con tre componenti viene nominato un presidente.».
2. Il contingente di personale addetto agli uffici preposti all'attività di valutazione e controllo strategico, ai
sensi dell'articolo 14, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il numero
massimo di unità pari al 10 per cento di quello complessivamente assegnato agli uffici di diretta
collaborazione degli organi di indirizzo politico.

                                      Art. 32 Contratti di collaborazione.
1. Ai fini del contenimento della spesa e del coordinamento della finanza pubblica, all'articolo 7 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il comma 6 è sostituito dai seguenti:
«6. Per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono
conferire incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e
continuativa, ad esperti di provata competenza, in presenza dei seguenti presupposti:
a) l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento
all'amministrazione conferente e ad obiettivi e progetti specifici e determinati;
                                                        213
b) l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse
umane disponibili al suo interno;
c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata;
d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.
6-bis. Le amministrazioni pubbliche disciplinano e rendono pubbliche, secondo i propri ordinamenti,
procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione.
6-ter. I regolamenti di cui all'articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267, si adeguano ai principi di cui al comma 6.».

                          Art. 33 Trattenimento in servizio dei dipendenti pubblici.
1. Il secondo, terzo, quarto e quinto periodo dell'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 503, sono soppressi.
2. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, con esclusione degli appartenenti alla carriera diplomatica e prefettizia, del personale delle forze
armate e delle forze di polizia ad ordinamento militare e ad ordinamento civile, del personale del corpo
nazionale dei vigili del fuoco, nei confronti dei quali alla data di entrata in vigore del presente decreto sia stata
accolta e autorizzata la richiesta di trattenimento in servizio sino al settantesimo anno di età, possono
permanere in servizio alle stesse condizioni giuridiche ed economiche, anche ai fini del trattamento
pensionistico, previste dalla normativa vigente al momento dell'accoglimento della richiesta.
3. I limiti di età per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici risultanti anche dall'applicazione
dell'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, si applicano anche ai fini
dell'attribuzione degli incarichi dirigenziali di cui all'articolo 19, comma 6, del citato decreto legislativo n. 165
del 2001.

      Art. 34 Criteri per i trattamenti accessori massimi e pubblicità degli incarichi di consulenza.
1. All'articolo 24, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze sono stabiliti i criteri per l'individuazione dei trattamenti accessori massimi, secondo principi di
contenimento della spesa e di uniformità e perequazione.».
2. All'articolo 53, comma 14, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo l'ultimo periodo è aggiunto il
seguente: «Le amministrazioni rendono noti, mediante inserimento nelle proprie banche dati accessibili al
pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti indicando l'oggetto, la durata e il compenso
dell'incarico.».
3. All'articolo 53, comma 16, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo le parole: «dati raccolti» sono
inserite le seguenti: «, adotta le relative misure di pubblicità e trasparenza».

     Art. 34-bis Autofinanziamento dei servizi anagrafici informatizzati del Ministero dell'interno.
1. All'articolo 7-vicies quater, comma 2, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con
modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, sono aggiunti i seguenti periodi: «Con i decreti indicati nel
comma 1 è determinata, altresì, annualmente e con le modalità stabilite dal presente comma, la quota parte da
riassegnare, anche per le esigenze dei comuni, alle competenti unità previsionali di base dello stato di
previsione del Ministero dell'interno quali proventi specificamente destinati alla copertura dei costi del
servizio. Alle riassegnazioni previste dal presente comma non si applica il limite di cui all'articolo 1, comma
46, della legge 23 dicembre 2005, n. 266».

                        Art. 34-ter Deroghe ai limiti all'acquisizione di immobili.
1. All'articolo 1, comma 23, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dopo le parole: «enti territoriali» sono
inserite le seguenti: «e degli enti previdenziali destinatari delle operazioni di dismissione disciplinate dal
decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410,
fermo restando quanto previsto dall'articolo 1, comma 57, della legge 30 dicembre 2004, n. 311».

                                Art. 34-quater Controllo del costo del lavoro.
1. All'articolo 60 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «Le comunicazioni previste dal presente comma sono trasmesse, a cura del Ministero dell'economia

                                                        214
e delle finanze, anche all'Unione delle province d'Italia (UPI), all'Associazione nazionale dei comuni italiani
(ANCI) e all'Unione nazionale comuni, comunità, enti montani (UNCEM), per via telematica».

   Art. 34-quinquies Proroga dei trasferimenti ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
1. All'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, e successive modificazioni, le
parole: «1° gennaio 2006» sono sostituite dalle seguenti: «1° gennaio del secondo anno successivo all'adozione
dei provvedimenti di attuazione dell'articolo 119 della Costituzione». Per l'anno 2006 non si applica quanto
previsto al primo periodo del comma 323 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

                                             Titolo III
Misure in materia di contrasto all'evasione ed elusione fiscale, di recupero della base imponibile, di
 potenziamento dei poteri di controllo dell'amministrazione finanziaria, di semplificazione degli
                           adempimenti tributari e in materia di giochi

                          Art. 35 Misure di contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale.
1. All'articolo 74-quater del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo il comma 6
è aggiunto, in fine, il seguente: «6-bis. Ai fini dell'applicazione dell'aliquota IVA, le consumazioni obbligatorie
nelle discoteche e sale da ballo si considerano accessorie alle attività di intrattenimento o di spettacolo ivi
svolte.».
2. Nel terzo comma dell'articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo
l'ultimo periodo è aggiunto il seguente: «Per le cessioni aventi ad oggetto beni immobili e relative pertinenze,
la prova di cui al precedente periodo s'intende integrata anche se l'esistenza delle operazioni imponibili o
l'inesattezza delle indicazioni di cui al secondo comma sono desunte sulla base del valore normale dei predetti
beni, determinato ai sensi dell'articolo 14 del presente decreto.».
3. Nel primo comma dell'articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
alla lettera d), dopo l'ultimo periodo è aggiunto il seguente: «Per le cessioni aventi ad oggetto beni immobili
ovvero la costituzione o il trasferimento di diritti reali di godimento sui medesimi beni, la prova di cui al
precedente periodo s'intende integrata anche se l'infedeltà dei relativi ricavi viene desunta sulla base del valore
normale dei predetti beni, determinato ai sensi dell'articolo 9, comma 3, del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917».
4. L'articolo 15 del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo
1995, n. 85, è abrogato.
5. All'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, è aggiunto, in fine, il
seguente comma:
«Le disposizioni di cui al quinto comma si applicano anche alle prestazioni di servizi, compresa la prestazione
di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono
l'attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell'appaltatore principale o di un
altro subappaltatore.».
6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano alle prestazioni effettuate successivamente alla data di
autorizzazione della misura ai sensi dell'articolo 27 della direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio
1977.
6-bis. All'articolo 30, secondo comma, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
n. 633, dopo la parola: «quinto» sono inserite le seguenti: «e sesto».
6-ter. Per i soggetti subappaltatori ai quali si applica l'articolo 17, sesto comma, del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, resta ferma la possibilità di effettuare la compensazione infrannuale
ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 ottobre
1999, n. 542, e successive modificazioni. Qualora il volume di affari registrato dai predetti soggetti nell'anno
precedente sia costituito per almeno l'80 per cento da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto,
il limite di cui all'articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è elevato a 1.000.000 di euro.
7. Al decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, dopo l'articolo 10-bis sono inseriti i seguenti:
«Articolo 10-ter (Omesso versamento di IVA). - 1. La disposizione di cui all'articolo 10-bis si applica, nei
limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa l'imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione
annuale, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo.



                                                       215
Articolo 10-quater (Indebita compensazione). - 1. La disposizione di cui all'articolo 10-bis si applica, nei limiti
ivi previsti, anche a chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell'articolo
17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti o inesistenti.».
8. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) all'articolo 10, primo comma:
1) i numeri 8) e 8-bis) sono sostituiti dai seguenti:
«8) le locazioni e gli affitti, relative cessioni, risoluzioni e proroghe, di terreni e aziende agricole, di aree diverse
da quelle destinate a parcheggio di veicoli, per le quali gli strumenti urbanistici non prevedono la destinazione
edificatoria, e di fabbricati, comprese le pertinenze, le scorte e in genere i beni mobili destinati durevolmente
al servizio degli immobili locati e affittati, escluse le locazioni di fabbricati strumentali che per le loro
caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni effettuate nei
confronti dei soggetti indicati alle lettere b) e c) del numero 8-ter) ovvero per le quali nel relativo atto il
locatore abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione;
8-bis) le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato diversi da quelli di cui al numero 8-ter), escluse
quelle effettuate, entro quattro anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento, dalle imprese
costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi
di cui all'articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457»;
2) dopo il numero 8-bis) è inserito il seguente:
«8-ter) le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali che per le loro caratteristiche non sono
suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni, escluse:
a) quelle effettuate, entro quattro anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell'intervento, dalle
imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli
interventi di cui all'articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457;
b) quelle effettuate nei confronti di cessionari soggetti passivi d'imposta che svolgono in via esclusiva o
prevalente attività che conferiscono il diritto alla detrazione d'imposta in percentuale pari o inferiore al 25 per
cento;
c) quelle effettuate nei confronti di cessionari che non agiscono nell'esercizio di impresa, arti o professioni;
d) quelle per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l'opzione per l'imposizione»;
b) all'articolo 19-bis1, comma 1, lettera i), primo periodo, le parole «o la rivendita» sono soppresse;
c) (soppressa dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248);
d) nell'allegata Tabella A, parte III, la voce di cui al numero 127-ter) è soppressa.».
9. In sede di prima applicazione delle disposizioni di cui al comma 8 in relazione al mutato regime disposto
dall'articolo 10, primo comma, numeri 8) e 8-bis), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, non si effettua la rettifica della detrazione dell'imposta prevista dall'articolo 19-bis2 del citato
decreto n. 633 del 1972, limitatamente ai fabbricati diversi da quelli strumentali che per le loro caratteristiche
non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni, posseduti alla data del 4 luglio
2006, e, per le imprese costruttrici degli stessi e per le imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese
appaltatrici, gli interventi di cui all'articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n.
457, limitatamente ai fabbricati o porzioni di fabbricato per i quali il termine dei quattro anni dalla data di
ultimazione della costruzione o dell'intervento scade entro la predetta data. Per i beni immobili strumentali
che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni, la
predetta rettifica della detrazione dell'imposta si effettua esclusivamente se nel primo atto stipulato
successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto non viene
esercitata l'opzione per la imposizione prevista dall'articolo 10, primo comma, numeri 8) e 8-ter), del decreto
del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
10. Al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all'articolo 5, comma 2, le parole: «operazioni esenti ai sensi dell'articolo 10, numeri 8), 8-bis)» sono
sostituite dalle seguenti: «operazioni esenti e imponibili ai sensi dell'articolo 10, primo comma, numeri 8), 8-
bis), 8-ter),»;
b) all'articolo 40, dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. Sono soggette all'imposta proporzionale di registro le locazioni di immobili strumentali, ancorchè
assoggettate all'imposta sul valore aggiunto, di cui all'articolo 10, primo comma, numero 8), del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.»;
                                                          216
c) nella Tariffa, parte prima, all'articolo 5, comma 1, dopo la lettera a) è inserita la seguente:
«a-bis) quando hanno per oggetto immobili strumentali, ancorchè assoggettati all'imposta sul valore aggiunto,
di cui all'articolo 10, primo comma, numero 8), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
n. 633: 1 per cento».
10-bis. Al testo unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecaria e catastale, di cui al decreto
legislativo 31 ottobre 1990, n. 347, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all'articolo 10, comma 1, dopo le parole: «a norma dell'articolo 2» sono aggiunte le seguenti: «, anche se
relative a immobili strumentali, ancorchè assoggettati all'imposta sul valore aggiunto, di cui all'articolo 10,
primo comma, numero 8-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633»;
b) dopo l'articolo 1 della Tariffa è inserito il seguente:
«1-bis. Trascrizioni di atti e sentenze che importano trasferimento di proprietà di beni immobili strumentali,
di cui all'articolo 10, primo comma, numero 8-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, anche se assoggettati all'imposta sul valore aggiunto, o costituzione o trasferimenti di diritti
immobiliari sugli stessi: 3 per cento».
10-ter. Per le volture catastali e le trascrizioni relative a cessioni di beni immobili strumentali di cui all'articolo
10, primo comma, numero 8-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, anche
se assoggettati all'imposta sul valore aggiunto, di cui siano parte fondi immobiliari chiusi disciplinati
dall'articolo 37 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, e dall'articolo 14-bis della legge 25 gennaio
1994, n. 86, ovvero imprese di locazione finanziaria, ovvero banche e intermediari finanziari di cui agli articoli
106 e 107 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, limitatamente all'acquisto ed
al riscatto dei beni da concedere o concessi in locazione finanziaria, le aliquote delle imposte ipotecaria e
catastale, come modificate dal comma 10-bis del presente articolo, sono ridotte della metà. L'efficacia della
disposizione di cui al periodo precedente decorre dal 1° ottobre 2006.
10-quater. Le disposizioni in materia di imposte indirette previste per la locazione di fabbricati si applicano, se
meno favorevoli, anche per l'affitto di aziende il cui valore complessivo sia costituito, per più del 50 per
cento, dal valore normale di fabbricati, determinato ai sensi dell'articolo 14 del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
10-quinquies. Ai fini dell'applicazione delle imposte proporzionali di cui all'articolo 5 della Tariffa, parte
prima, del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni, per i contratti di locazione o di affitto
assoggettati ad imposta sul valore aggiunto, sulla base delle disposizioni vigenti fino alla data di entrata in
vigore del presente decreto ed in corso di esecuzione alla medesima data, le parti devono presentare per la
registrazione una apposita dichiarazione, nella quale può essere esercitata, ove la locazione abbia ad oggetto
beni immobili strumentali di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a-bis) della Tariffa, parte prima, del predetto
decreto n. 131 del 1986, l'opzione per la imposizione prevista dall'articolo 10, primo comma, numero 8), del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, con effetto dal 4 luglio 2006. Con
provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro il 15 settembre 2006, sono stabiliti le
modalità e i termini degli adempimenti e del versamento dell'imposta.
10-sexies. Le somme corrisposte a titolo di imposte proporzionali di cui all'articolo 5 della Tariffa, parte
prima, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, per i contratti di
locazione finanziaria, anche se assoggettati ad imposta sul valore aggiunto, aventi ad oggetto beni immobili
strumentali di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a-bis), della Tariffa, parte prima, del predetto decreto n. 131
del 1986, possono essere portate, nel caso di riscatto della proprietà del bene, a scomputo di quanto dovuto a
titolo di imposte ipotecaria e catastale.
11. Al fine di contrastare gli abusi delle disposizioni fiscali disciplinanti il settore dei veicoli, con
provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, sentito il Dipartimento per i trasporti terrestri del
Ministero dei trasporti, sono individuati i veicoli che, a prescindere dalla categoria di omologazione, risultano
da adattamenti che non ne impediscono l'utilizzo per il trasporto privato di persone. I suddetti veicoli devono
essere assoggettati al regime proprio degli autoveicoli di cui al comma 1, lettera b), dell'articolo 164 del testo
unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ai
fini delle imposte dirette, e al comma 1, lettera c), dell'articolo 19-bis1 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 633 del 1972, ai fini dell'imposta sul valore aggiunto.
12. All'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo il secondo
comma sono inseriti i seguenti: «I soggetti di cui al primo comma sono obbligati a tenere uno o più conti
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correnti bancari o postali ai quali affluiscono, obbligatoriamente, le somme riscosse nell'esercizio dell'attività e
dai quali sono effettuati i prelevamenti per il pagamento delle spese.
I compensi in denaro per l'esercizio di arti e professioni sono riscossi esclusivamente mediante assegni non
trasferibili o bonifici ovvero altre modalità di pagamento bancario o postale nonchè mediante sistemi di
pagamento elettronico, salvo per importi unitari inferiori a 100 euro.».
12-bis. Il limite di 100 euro di cui al quarto comma dell'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica
29 settembre 1973, n. 600, introdotto dal comma 12 del presente articolo, si applica a decorrere dal 1° luglio
2008. Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 30 giugno 2007 il
limite è stabilito in 1.000 euro. Dal 1° luglio 2007 al 30 giugno 2008 il limite è stabilito in 500 euro.
13. Dopo il comma 5 dell'articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono aggiunti i seguenti:
«5-bis. Salvo prova contraria, si considera esistente nel territorio dello Stato la sede dell'amministrazione di
società ed enti, che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, del codice
civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1, se, in alternativa:
a) sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell'articolo 2359, comma 1, del codice civile, da soggetti
residenti nel territorio dello Stato;
b) sono amministrati da un consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in
prevalenza di consiglieri residenti nel territorio dello Stato.
5-ter. Ai fini della verifica della sussistenza del controllo di cui al comma 5-bis, rileva la situazione esistente
alla data di chiusura dell'esercizio o periodo di gestione del soggetto estero controllato. Ai medesimi fini, per
le persone fisiche si tiene conto anche dei voti spettanti ai familiari di cui all'articolo 5, comma 5.».
14. La disposizione di cui al comma 13 ha effetto a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data di
entrata in vigore del presente decreto.
15. All'articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Agli effetti del presente articolo le società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, in
nome collettivo e in accomandita semplice, nonchè le società e gli enti di ogni tipo non residenti, con stabile
organizzazione nel territorio dello Stato, si considerano, salvo prova contraria, non operativi se l'ammontare
complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal
conto economico, ove prescritto, è inferiore alla somma degli importi che risultano applicando le seguenti
percentuali: a) il 2 per cento al valore dei beni indicati nell'articolo 85, comma 1, lettera c), del testo unico
delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, anche se
costituiscono immobilizzazioni finanziarie, aumentato del valore dei crediti; b) il 6 per cento al valore delle
immobilizzazioni costituite da beni immobili e da beni indicati nell'articolo 8-bis, primo comma, lettera a), del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, anche in
locazione finanziaria; c) il 15 per cento al valore delle altre immobilizzazioni, anche in locazione finanziaria.
Le disposizioni del primo periodo non si applicano: 1) ai soggetti ai quali, per la particolare attività svolta, è
fatto obbligo di costituirsi sotto forma di società di capitali; 2) ai soggetti che si trovano nel primo periodo di
imposta; 3) alle società in amministrazione controllata o straordinaria; 4) alle società ed enti i cui titoli sono
negoziati in mercati regolamentati italiani; 5) alle società esercenti pubblici servizi di trasporto; 6) alle società
con un numero di soci non inferiore a 100.»;
b) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. Fermo l'ordinario potere di accertamento, ai fini dell'imposta personale sul reddito per le società e per gli
enti non operativi indicati nel comma 1 si presume che il reddito del periodo di imposta non sia inferiore
all'ammontare della somma degli importi derivanti dall'applicazione, ai valori dei beni posseduti nell'esercizio,
delle seguenti percentuali: a) l'1,50 per cento sul valore dei beni indicati nella lettera a) del comma 1; b) il 4,75
per cento sul valore delle immobilizzazioni costituite da beni immobili e da beni indicati nell'articolo 8-bis,
primo comma, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive
modificazioni, anche in locazione finanziaria; c) il 12 per cento sul valore complessivo delle altre
immobilizzazioni anche in locazione finanziaria. Le perdite di esercizi precedenti possono essere computate
soltanto in diminuzione della parte di reddito eccedente quello minimo di cui al presente comma.»;
c) il comma 4 è sostituito dal seguente:
«4. Per le società e gli enti non operativi, l'eccedenza di credito risultante dalla dichiarazione presentata ai fini
dell'imposta sul valore aggiunto non è ammessa al rimborso nè può costituire oggetto di compensazione ai
sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, o di cessione ai sensi dell'articolo 5, comma
                                                         218
4-ter, del decreto-legge 14 marzo 1988, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n.
154. Qualora per tre periodi di imposta consecutivi la società o l'ente non operativo non effettui operazioni
rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto non inferiore all'importo che risulta dalla applicazione delle
percentuali di cui al comma 1, l'eccedenza di credito non è ulteriormente riportabile a scomputo dell'IVA a
debito relativa ai periodi di imposta successivi.»;
d) dopo il comma 4 è inserito il seguente:
«4-bis. In presenza di oggettive situazioni di carattere straordinario che hanno reso impossibile il
conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e dei proventi nonchè del reddito determinati ai sensi
del presente articolo, ovvero non hanno consentito di effettuare le operazioni rilevanti ai fini dell'imposta sul
valore aggiunto di cui al comma 4, la società interessata può richiedere la disapplicazione delle relative
disposizioni antielusive ai sensi dell'articolo 37-bis, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600.».
16. Le disposizioni del comma 15 si applicano a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata
in vigore del presente decreto.
17. All'articolo 172, comma 7, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In caso di retrodatazione degli
effetti fiscali della fusione ai sensi del comma 9, le limitazioni del presente comma si applicano anche al
risultato negativo, determinabile applicando le regole ordinarie, che si sarebbe generato in modo autonomo in
capo ai soggetti che partecipano alla fusione in relazione al periodo che intercorre tra l'inizio del periodo
d'imposta e la data antecedente a quella di efficacia giuridica della fusione.».
18. Le disposizioni del comma 17 si applicano alle operazioni di scissione e fusione deliberate dalle assemblee
delle società partecipanti dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge. Per le operazioni deliberate
anteriormente alla predetta data resta ferma l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 37-bis del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.
19. Nell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dopo il comma 121 è inserito il seguente: «121-bis. Le
agevolazioni di cui al comma 121 spettano a condizione che il costo della relativa manodopera sia evidenziato
in fattura.».
20. La disposizione del comma 19 si applica in relazione alle spese sostenute a decorrere dalla data di entrata
in vigore del presente decreto.
21. All'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 497:
1) dopo il primo periodo, è inserito il seguente: «Le parti hanno comunque l'obbligo di indicare nell'atto il
corrispettivo pattuito.»;
2) nel secondo periodo, le parole: «del 20 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «del 30 per cento»;
b) al comma 498, in fine, è aggiunto il seguente periodo: «Se viene occultato, anche in parte, il corrispettivo
pattuito, le imposte sono dovute sull'intero importo di quest'ultimo e si applica la sanzione amministrativa dal
cinquanta al cento per cento della differenza tra l'imposta dovuta e quella già applicata in base al corrispettivo
dichiarato, detratto l'importo della sanzione eventualmente irrogata ai sensi dell'articolo 71 del medesimo
decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986.».
22. All'atto della cessione dell'immobile, anche se assoggettata ad IVA, le parti hanno l'obbligo di rendere
apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà recante l'indicazione analitica delle modalità di
pagamento del corrispettivo. Con le medesime modalità ciascuna delle parti ha l'obbligo di dichiarare se si è
avvalsa di un mediatore; nell'ipotesi affermativa, ha l'obbligo di dichiarare l'ammontare della spesa sostenuta
per la mediazione, le analitiche modalità di pagamento della stessa, con l'indicazione del numero di partita
IVA o del codice fiscale dell'agente immobiliare. In caso di omessa, incompleta o mendace indicazione dei
predetti dati si applica la sanzione amministrativa da euro 500 a euro 10.000 e, ai fini dell'imposta di registro, i
beni trasferiti sono assoggettati ad accertamento di valore ai sensi dell'articolo 52, comma 1, del testo unico
delle disposizioni concernenti l'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile
1986, n. 131.
22-bis. Dopo la lettera b) del comma 1 dell'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, è inserita la seguente:
«b-bis) dal 1° gennaio 2007 i compensi comunque denominati pagati a soggetti di intermediazione
immobiliare in dipendenza dell'acquisto dell'unità immobiliare da adibire ad abitazione principale per un
importo non superiore ad euro 1.000 per ciascuna annualità».

                                                        219
23. I commi 21 e 22 si applicano agli atti pubblici formati ed alle scritture private autenticate a decorrere dal
secondo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto.
23-bis. Per i trasferimenti immobiliari soggetti ad IVA finanziati mediante mutui fondiari o finanziamenti
bancari, ai fini delle disposizioni di cui all'articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, terzo comma, ultimo periodo, il valore normale non può essere inferiore all'ammontare del
mutuo o finanziamento erogato.
23-ter. All'articolo 52 del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, dopo il comma 5, è aggiunto il seguente:
«5-bis. Le disposizioni dei commi 4 e 5 non si applicano relativamente alle cessioni di immobili e relative
pertinenze diverse da quelle disciplinate dall'articolo 1, comma 497, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e
successive modificazioni».
24. Al testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo l'articolo 53 è inserito il seguente: «Art. 53-bis (Attribuzioni e poteri degli uffici). - 1. Le attribuzioni e
i poteri di cui agli articoli 31 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
e successive modificazioni, possono essere esercitati anche ai fini dell'imposta di registro, nonchè delle
imposte ipotecaria e catastale previste dal testo unico di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347.».
b) all'articolo 74, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: «1-bis. Per le violazioni conseguenti alle richieste di
cui all'articolo 53-bis, si applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.».
25. I dipendenti della Riscossione s.p.a. o delle società dalla stessa partecipate ai sensi dell'articolo 3, comma
7, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n.
248, di seguito denominate «agenti della riscossione», ai soli fini della riscossione mediante ruolo e previa
autorizzazione rilasciata dai direttori generali degli agenti della riscossione, possono utilizzare i dati di cui
l'Agenzia delle entrate dispone ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica
29 settembre 1973, n. 605.
26. Ai medesimi fini previsti dal comma 25, gli agenti della riscossione possono altresì accedere a tutti i
restanti dati rilevanti, presentando apposita richiesta, anche in via telematica, ai soggetti pubblici o privati che
li detengono, con facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i predetti dati, nonché di
ottenere, in carta libera, le relative certificazioni.
26-bis. Ai fini dell'attuazione dei commi 25 e 26 l'Agenzia delle entrate individua in modo selettivo i
dipendenti degli agenti della riscossione che possono utilizzare ed accedere ai dati.
26-ter. Ai fini di cui all'articolo 1, commi 426 e 426-bis, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono considerati
efficaci i versamenti effettuati, a titolo di prima e seconda rata, entro il 10 luglio 2006, se comprensivi degli
interessi legali, calcolati dalla data di scadenza della rata a quella del pagamento.
26-quater. Le disposizioni contenute nell'articolo 1, commi 426 e 426-bis, della legge 30 dicembre 2004, n.
311, si interpretano nel senso che la sanatoria ivi prevista non produce effetti sulle responsabilità
amministrative delle società concessionarie del servizio nazionale della riscossione o dei commissari
governativi provvisoriamente delegati alla riscossione relative:
a) ai provvedimenti sanzionatori e di diniego del diritto al rimborso o al discarico per inesigibilità per i quali,
alla data del 30 giugno 2005, non era pendente un ricorso amministrativo o giurisdizionale;
b) alle irregolarità consistenti in falsità di atti redatti dai dipendenti, se definitivamente dichiarata in sede
penale prima della data di entrata in vigore della stessa legge n. 311 del 2004.
26-quinquies. All'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, dopo la lettera e)
sono inserite le seguenti:
«e-bis) l'iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all'articolo 77 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni;
e-ter) il fermo di beni mobili registrati di cui all'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni».
27. All'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, sono aggiunti, in fine,
i seguenti commi: «Le imprese, gli intermediari e tutti gli altri operatori del settore delle assicurazioni che
erogano, in ragione dei contratti di assicurazione di qualsiasi ramo, somme di denaro a qualsiasi titolo nei
confronti dei danneggiati, comunicano in via telematica all'anagrafe tributaria, anche in deroga a contrarie
disposizioni legislative, l'ammontare delle somme liquidate, il codice fiscale o la partita IVA del beneficiario e
dei soggetti le cui prestazioni sono state valutate ai fini della quantificazione della somma liquidata. La
presente disposizione si applica con riferimento alle somme erogate a decorrere dal 1° ottobre 2006. I dati
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acquisiti ai sensi del presente comma sono utilizzati prioritariamente nell'attività di accertamento effettuata nei
confronti dei soggetti le cui prestazioni sono state valutate ai fini della quantificazione della somma liquidata.
Il contenuto, le modalità ed i termini delle trasmissioni mediante posta elettronica certificata, nonché le
specifiche tecniche del formato, sono definite con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate.».
28. L'appaltatore risponde in solido con il subappaltatore della effettuazione e del versamento delle ritenute
fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento dei contributi previdenziali e dei contributi
assicurativi obbligatori per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei dipendenti a cui è tenuto il
subappaltatore.
29. La responsabilità solidale viene meno se l'appaltatore verifica, acquisendo la relativa documentazione
prima del pagamento del corrispettivo, che gli adempimenti di cui al comma 28 connessi con le prestazioni di
lavoro dipendente concernenti l'opera, la fornitura o il servizio affidati sono stati correttamente eseguiti dal
subappaltatore. L'appaltatore può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all'esibizione da parte del
subappaltatore della predetta documentazione.
30. Gli importi dovuti per la responsabilità solidale di cui al comma 28 non possono eccedere
complessivamente l'ammontare del corrispettivo dovuto dall'appaltatore al subappaltatore.
31. Gli atti che devono essere notificati entro un termine di decadenza al subappaltatore sono notificati entro
lo stesso termine anche al responsabile in solido. La competenza degli uffici degli enti impositori e
previdenziali è comunque determinata in rapporto alla sede del subappaltatore.
32. Il committente provvede al pagamento del corrispettivo dovuto all'appaltatore previa esibizione da parte
di quest'ultimo della documentazione attestante che gli adempimenti di cui al comma 28 connessi con le
prestazioni di lavoro dipendente concernenti l'opera, la fornitura o il servizio affidati sono stati correttamente
eseguiti dall'appaltatore.
33. L'inosservanza delle modalità di pagamento previste al comma 32 è punita con la sanzione amministrativa
da euro 5.000 a euro 200.000 se gli adempimenti di cui al comma 28 connessi con le prestazioni di lavoro
dipendente concernenti l'opera, la fornitura o il servizio affidati non sono stati correttamente eseguiti
dall'appaltatore e dagli eventuali subappaltatori. Ai fini della presente sanzione si applicano le disposizioni
previste per la violazione commessa dall'appaltatore. La competenza dell'ufficio che irroga la presente
sanzione è comunque determinata in rapporto alla sede dell'appaltatore.
34. Le disposizioni di cui ai commi da 28 a 33 si applicano, successivamente all'adozione di un decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da
emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,
che stabilisca la documentazione attestante l'assolvimento degli adempimenti di cui al comma 28, in relazione
ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi conclusi da soggetti che stipulano i predetti
contratti nell'ambito di attività rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, con esclusione dei committenti non esercenti attività commerciale,
e, in ogni caso, dai soggetti di cui agli articoli 73 e 74 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 29,
comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, che deve intendersi
esteso anche per la responsabilità solidale per l'effettuazione ed il versamento delle ritenute fiscali sui redditi
di lavoro dipendente.
35. L'Agenzia delle dogane, nelle attività di prevenzione e contrasto delle violazioni tributarie connesse alla
dichiarazione fraudolenta del valore in dogana e degli altri elementi che determinano l'accertamento doganale
ai sensi del decreto legislativo 8 novembre 1990, n. 374, ha facoltà di procedere, con le modalità previste
dall'articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, all'acquisizione dei dati e
dei documenti relativi ai costi di trasporto, assicurazione, nolo e di ogni altro elemento di costo che forma il
valore dichiarato per l'importazione, l'esportazione, l'introduzione in deposito doganale o IVA ed il transito.
Per le finalità di cui al presente comma, la richiesta di informazioni e di documenti può essere rivolta
dall'Agenzia delle dogane, agli importatori, agli esportatori, alle società di servizi aeroportuali, alle compagnie
di navigazione, alle società e alle persone fisiche esercenti le attività di movimentazione, deposito, trasporto e
rappresentanza in dogana delle merci. La raccolta e l'elaborazione dei dati per le finalità di cui al presente
comma è considerata di rilevante interesse pubblico ai sensi dell'articolo 53 del codice in materia di protezione
dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. In caso di inottemperanza agli inviti a
comparire ed alle richieste di informazioni di cui al presente comma, l'Agenzia delle dogane procede
all'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 5.000 euro ad un massimo di

                                                         221
10.000 euro, oltre alle misure di sospensione e revoca delle autorizzazioni e delle facoltà concesse agli
operatori inadempienti.
35-bis. Al fine di contrastare l'evasione e l'elusione fiscale, le società di calcio professionistiche sono obbligate
a inviare per via telematica all'Agenzia delle entrate copia dei contratti di acquisizione delle prestazioni
professionali degli atleti professionisti, nonchè dei contratti riguardanti i compensi per tali prestazioni. Il
Ministro dell'economia e delle finanze è delegato ad acquisire analoghe informazioni dalle Federazioni
calcistiche estere per le operazioni effettuate da società sportive professionistiche residenti in Italia anche
indirettamente con analoghe società estere.
35-ter. È prorogata per l'anno 2006, nella misura e alle condizioni ivi previste, l'agevolazione tributaria in
materia di recupero del patrimonio edilizio relativa alle prestazioni di cui all'articolo 7, comma 1, lettera b),
della legge 23 dicembre 1999, n. 488, fatturate dal 1° ottobre 2006.
35-quater. All'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dopo il comma 121-bis è inserito il seguente:
«121-ter. Per il periodo dal 1° ottobre 2006 al 31 dicembre 2006 la quota di cui al comma 121 è pari al 36 per
cento nei limiti di 48.000 euro per abitazione».

                                       Art 36 Recupero di base imponibile.
1. Nella Tabella A, Parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,
concernente i beni e servizi soggetti all'aliquota del 10 per cento, è soppressa la voce di cui al numero 123-
bis).
2. Ai fini dell'applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, del testo unico
delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile
1986, n. 131, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, e del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, un'area è da considerare
fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal
comune, indipendentemente dall'approvazione della regione e dall'adozione di strumenti attuativi del
medesimo.
3. All'articolo 47, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole: «gli utili relativi alla partecipazione al capitale o al patrimonio,
ai titoli e agli strumenti finanziari di cui all'articolo 44, comma 2, lettera a), corrisposti» sono sostituite dalle
seguenti: «gli utili provenienti».
4. Le disposizioni del comma 3 si applicano a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in
vigore del presente decreto.
4-bis. All'articolo 89, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, le parole: «utili relativi alla partecipazione al
capitale o al patrimonio, ai titoli e agli strumenti finanziari di cui all'articolo 44, comma 2, lettera a),
corrisposti» sono sostituite dalle seguenti: «utili provenienti».
5. All'articolo 102, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole: «La misura stessa può essere elevata fino a due volte, per
ammortamento anticipato nell'esercizio in cui i beni sono entrati in funzione per la prima volta e nei due
successivi;» sono sostituite dalle seguenti: «Fatta eccezione per i beni di cui all'articolo 164, comma 1, lettera
b), la misura stessa può essere elevata fino a due volte per ammortamento anticipato nell'esercizio in cui i beni
sono entrati in funzione e nei due successivi;».
6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di
entrata in vigore del presente decreto anche per i beni di cui all'articolo 164, comma 1, lettera b), del citato
testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, acquistati nel corso di precedenti
periodi di imposta.
6-bis. Nell'articolo 102, comma 7, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il primo periodo è inserito il seguente: «Per i beni di cui
all'articolo 164, comma 1, lettera b), la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria è ammessa a condizione
che la durata del contratto non sia inferiore al periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente
stabilito a norma del comma 2».
6-ter. La disposizione del comma 6-bis si applica con riferimento ai canoni relativi a contratti di locazione
finanziaria stipulati a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
7. Ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili, il costo dei fabbricati strumentali deve essere
assunto al netto del costo delle aree occupate dalla costruzione e di quelle che ne costituiscono pertinenza. Il
                                                        222
costo delle predette aree è quantificato in misura pari al valore risultante da apposita perizia di stima, redatta
da soggetti iscritti agli albi degli ingegneri, degli architetti, dei geometri e dei periti industriali edili e comunque
non inferiore al 20 per cento e, per i fabbricati industriali, al 30 per cento del costo complessivo.
8. Le disposizioni del comma 7 si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in
vigore del presente decreto anche per le quote di ammortamento relative ai fabbricati costruiti o acquistati nel
corso di periodi di imposta precedenti.
9. All'articolo 115, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le perdite fiscali dei soci
relative agli esercizi anteriori all'inizio della tassazione per trasparenza non possono essere utilizzate per
compensare i redditi imputati dalle società partecipate.».
10. All'articolo 116, comma 2, del citato testo unico di cui al decreto n. 917 del 1986, dopo le parole: «del
terzo» sono inserite le seguenti: «e del quarto».
11. Le disposizioni di cui ai commi 9 e 10 hanno effetto dal periodo d'imposta dei soci in corso alla data di
entrata in vigore del presente decreto e con riferimento ai redditi delle società partecipate relativi a periodi di
imposta chiusi a partire dalla predetta data.
12. All'articolo 84 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2:
1) dopo le parole «primi tre periodi d'imposta» sono inserite le seguenti «dalla data di costituzione»;
2) in fine, sono aggiunte le seguenti parole: «a condizione che si riferiscano ad una nuova attività produttiva»;
b) al comma 3, la lettera a) è abrogata.
13. Le perdite realizzate nei primi tre periodi d'imposta prive dei requisiti di cui all'articolo 84, comma 2, del
citato testo unico di cui al decreto n. 917 del 1986, come modificato dal comma 12 del presente articolo,
formatesi in esercizi precedenti a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto e non
ancora utilizzate alla medesima data, possono essere computate in diminuzione del reddito dei periodi
d'imposta successivi a quello di formazione, con le modalità previste al comma 1 del medesimo articolo 84,
ma non oltre l'ottavo.
14. Le disposizioni della lettera b) del comma 12 si applicano ai soggetti le cui partecipazioni sono acquisite da
terzi a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
15. L'articolo 33, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è abrogato, ad eccezione che per i
trasferimenti di immobili in piani urbanistici particolareggiati, diretti all'attuazione dei programmi
prevalentemente di edilizia residenziale convenzionata pubblica, comunque denominati, realizzati in accordo
con le amministrazioni comunali per la definizione dei prezzi di cessione e dei canoni di locazione. Il periodo
precedente ha effetto per gli atti pubblici formati e le scritture private autenticate a decorrere dalla data di
entrata in vigore del presente decreto.
16. All'articolo 116 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il secondo periodo del comma 1 è soppresso;
b) al comma 2 è aggiunto il seguente periodo: «Le plusvalenze di cui all'articolo 87 e gli utili di cui all'articolo
89, commi 2 e 3, concorrono a formare il reddito imponibile nella misura indicata, rispettivamente,
nell'articolo 58, comma 2, e nell'articolo 59.».
17. Le disposizioni del comma 16 si applicano a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata
in vigore del presente decreto.
18. All'articolo 101, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole: «lettere a), b) e c),» sono sostituite dalle seguenti: «lettere a) e
b),».
19. Le disposizioni del comma 18 si applicano a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata
in vigore del presente decreto.
20. All'articolo 93 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, il comma 3 è abrogato.
21. Le disposizioni del comma 20 si applicano a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata
in vigore del presente decreto.
22. Nel testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:

                                                          223
a) all'articolo 3, il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. L'imposta si applica sul reddito complessivo del
soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti al netto degli oneri deducibili indicati nell'articolo
10, nonchè delle deduzioni effettivamente spettanti ai sensi degli articoli 11 e 12, e per i non residenti soltanto
da quelli prodotti nel territorio dello Stato.»;
b) nell'articolo 24, comma 3, è soppresso l'ultimo periodo.
23. Nell'articolo 19 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica
22 dicembre 1986, n. 917, il comma 4-bis è abrogato. La disciplina di cui al predetto comma 4-bis continua ad
applicarsi con riferimento alle somme corrisposte in relazione a rapporti di lavoro cessati prima della data di
entrata in vigore del presente decreto, nonchè con riferimento alle somme corrisposte in relazione a rapporti
di lavoro cessati in attuazione di atti o accordi, aventi data certa, anteriori alla data di entrata in vigore del
presente decreto.
24. All'articolo 25, primo comma, primo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600, dopo le parole: «o nell'interesse di terzi» sono inserte le seguenti: «o per l'assunzione di obblighi
di fare, non fare o permettere».
25. All'articolo 51, comma 2-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono aggiunti i seguenti periodi: «La disposizione di cui alla lettera g-
bis) del comma 2 si rende applicabile a condizione che le azioni offerte non siano comunque cedute nè
costituite in garanzia prima che siano trascorsi cinque anni dalla data dell'assegnazione e che il valore delle
azioni assegnate non sia superiore complessivamente nel periodo d'imposta alla retribuzione lorda annua del
dipendente relativa al periodo d'imposta precedente. Qualora le azioni siano cedute o date in garanzia prima
del predetto termine, l'importo che non ha concorso a formare il reddito al momento dell'assegnazione
concorre a formare il reddito ed è assoggettato a tassazione nel periodo d'imposta in cui avviene la cessione
ovvero la costituzione della garanzia. Se il valore delle azioni assegnate è superiore al predetto limite, la
differenza tra il valore delle azioni al momento dell'assegnazione e l'ammontare corrisposto dal dipendente
concorre a formare il reddito».
25-bis. Il reddito derivante dall'applicazione del comma 25 rileva anche ai fini contributivi con esclusivo
riferimento alle assegnazioni effettuate in virtù di piani di incentivazione deliberati successivamente alla data
di entrata in vigore del presente decreto e con esclusivo riferimento, ai fini del calcolo delle prestazioni, alle
anzianità maturate in data successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto.
26. La disposizione di cui al comma 25 si applica alle azioni la cui assegnazione ai dipendenti si effettua
successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
27. L'articolo 8 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, è sostituito dal seguente:
«Art. 8 (Determinazione del reddito complessivo). - 1. Il reddito complessivo si determina sommando i
redditi di ogni categoria che concorrono a formarlo. Non concorrono a formare il reddito complessivo dei
percipienti i compensi non ammessi in deduzione ai sensi dell'articolo 60.
2. Le perdite delle società in nome collettivo ed in accomandita semplice di cui all'articolo 5, nonchè quelle
delle società semplici e delle associazioni di cui allo stesso articolo derivanti dall'esercizio di arti e professioni,
si imputano a ciascun socio o associato nella proporzione stabilita dall'articolo 5. Per le perdite della società in
accomandita semplice che eccedono l'ammontare del capitale sociale la presente disposizione si applica nei
soli confronti dei soci accomandatari.
3. Le perdite derivanti dall'esercizio di imprese commerciali e quelle derivanti dalla partecipazione in società in
nome collettivo e in accomandita semplice nonché quelle derivanti dall'esercizio di arti e professioni, anche
esercitate attraverso società semplici e associazioni di cui all'articolo 5, sono computate in diminuzione dai
relativi redditi conseguiti nei periodi di imposta e per la differenza nei successivi, ma non oltre il quinto, per
l'intero importo che trova capienza in essi. Si applicano le disposizioni del comma 2 dell'articolo 84 e,
limitatamente alle società in nome collettivo ed in accomandita semplice, quelle di cui al comma 3 del citato
articolo 84.».
28. Le disposizioni del comma 27 si applicano ai redditi e alle perdite realizzati dal periodo di imposta in
corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.
29. Nel testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell'articolo 54:
1) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

                                                         224
«1-bis. Concorrono a formare il reddito le plusvalenze e le minusvalenze dei beni strumentali, esclusi gli
immobili e gli oggetti d'arte, di antiquariato o da collezione, se:
a) sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso;
b) sono realizzate mediante il risarcimento, anche in forma assicurativa, per la perdita o il danneggiamento dei
beni;
c) i beni vengono destinati al consumo personale o familiare dell'esercente l'arte o la professione o a finalità
estranee all'arte o professione.
1-ter. Si considerano plusvalenza o minusvalenza la differenza, positiva o negativa, tra il corrispettivo o
l'indennità percepiti e il costo non ammortizzato ovvero, in assenza di corrispettivo, la differenza tra il valore
normale del bene e il costo non ammortizzato.
1-quater. Concorrono a formare il reddito i corrispettivi percepiti a seguito di cessione della clientela o di
elementi immateriali comunque riferibili all'attività artistica o professionale.»;
2) nel comma 5, dopo il primo periodo, è inserito il seguente: «Le predette spese sono integralmente
deducibili se sostenute dal committente per conto del professionista e da questi addebitate nella fattura.»;
b) nell'articolo 17, comma 1, dopo la lettera g-bis) è inserita la seguente: «g-ter) corrispettivi di cui all'articolo
54, comma 1-quater, se percepiti in unica soluzione;».
30. In deroga all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, le disposizioni di cui al comma 10 dell'articolo
165 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, devono intendersi riferite anche ai crediti d'imposta relativi ai redditi di cui al comma 8-bis
dell'articolo 51 del medesimo testo unico.
31. L'articolo 188 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, è abrogato.
32. Nei periodi di imposta in cui i termini di versamento di contributi deducibili dal reddito o che non
concorrono a formarlo sono sospesi in conseguenza di calamità pubbliche, resta ferma la deducibilità degli
stessi, se prevista da disposizioni di legge; detti contributi non sono ulteriormente dedotti o esclusi dal reddito
nel periodo di imposta in cui sono versati. In via transitoria detti contributi sono dedotti o esclusi dal reddito
nei periodi di imposta in cui sono versati solo se la deduzione o esclusione dal reddito non è stata già
effettuata nei periodi di imposta, antecedenti a quello di entrata in vigore della presente norma, in cui il
versamento degli stessi è stato sospeso in conseguenza di calamità pubbliche.
33. Sono abrogati: l'articolo 13, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449; l'articolo 11 della legge 18
febbraio 1999, n. 28; l'articolo 28 della legge 13 maggio 1999, n. 133; l'articolo 3, comma 2-bis, del decreto-
legge 30 dicembre 1985, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1986, n. 46.
34. In deroga all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, nella determinazione dell'acconto dovuto dai
soggetti di cui all'articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ai fini dell'imposta sul reddito delle società e
dell'imposta regionale sulle attività produttive per il periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore
del presente decreto, si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata
applicando le disposizioni del presente decreto; eventuali conguagli sono versati insieme alla seconda ovvero
unica rata dell'acconto.
34-bis. In deroga all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, la disposizione di cui al comma 4 dell'articolo
14 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, si interpreta nel senso che i proventi illeciti ivi indicati, qualora non
siano classificabili nelle categorie di reddito di cui all'articolo 6, comma 1, del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono comunque
considerati come redditi diversi.

              Art. 36-bis Misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione
                                        della sicurezza nei luoghi di lavoro.
1. Al fine di garantire la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori nel settore dell'edilizia, nonché al fine di
contrastare il fenomeno del lavoro sommerso ed irregolare ed in attesa dell'adozione di un testo unico in
materia di sicurezza e salute dei lavoratori, ferme restando le attribuzioni del coordinatore per l'esecuzione dei
lavori di cui all'articolo 5, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, e successive
modificazioni, nonché le competenze in tema di vigilanza attribuite dalla legislazione vigente in materia di
salute e sicurezza, il personale ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, anche su
segnalazione dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione
contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), può adottare il provvedimento di sospensione dei lavori nell'ambito
                                                          225
dei cantieri edili qualora riscontri l'impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra
documentazione obbligatoria, in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori regolarmente
occupati nel cantiere ovvero in caso di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi
di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale, di cui agli articoli 4, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n.
66, e successive modificazioni. I competenti uffici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale
informano tempestivamente i competenti uffici del Ministero delle infrastrutture dell'adozione del
provvedimento di sospensione al fine dell'emanazione da parte di questi ultimi di un provvedimento
interdittivo alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni ed alla partecipazione a gare pubbliche di
durata pari alla citata sospensione nonché per un eventuale ulteriore periodo di tempo non inferiore al doppio
della durata della sospensione, e comunque non superiore a due anni. A tal fine, entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministero delle infrastrutture e il Ministero
del lavoro e della previdenza sociale predispongono le attività necessarie per l'integrazione dei rispettivi
archivi informativi e per il coordinamento delle attività di vigilanza ed ispettive in materia di prevenzione e
sicurezza dei lavoratori nel settore dell'edilizia.
2. È condizione per la revoca del provvedimento da parte del personale ispettivo del Ministero del lavoro e
della previdenza sociale di cui al comma 1:
a) la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria;
b) l'accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di reiterate violazioni alla
disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale, di cui al decreto
legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni. È comunque fatta salva l'applicazione delle
sanzioni penali e amministrative vigenti.
3. Nell'ambito dei cantieri edili i datori di lavoro debbono munire, a decorrere dal 1° ottobre 2006, il
personale occupato di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le generalità del
lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro. I lavoratori sono tenuti ad esporre detta tessera di
riconoscimento. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la
propria attività nei cantieri, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto. Nei casi in cui siano presenti
contemporaneamente nel cantiere più datori di lavoro o lavoratori autonomi, dell'obbligo risponde in solido il
committente dell'opera.
4. I datori di lavoro con meno di dieci dipendenti possono assolvere all'obbligo di cui al comma 3 mediante
annotazione, su apposito registro di cantiere vidimato dalla Direzione provinciale del lavoro territorialmente
competente da tenersi sul luogo di lavoro, degli estremi del personale giornalmente impiegato nei lavori. Ai
fini del presente comma, nel computo delle unità lavorative si tiene conto di tutti i lavoratori impiegati a
prescindere dalla tipologia dei rapporti di lavoro instaurati, ivi compresi quelli autonomi per i quali si
applicano le disposizioni di cui al comma 3.
5. La violazione delle previsioni di cui ai commi 3 e 4 comporta l'applicazione, in capo al datore di lavoro,
della sanzione amministrativa da euro 100 ad euro 500 per ciascun lavoratore. Il lavoratore munito della
tessera di riconoscimento di cui al comma 3 che non provvede ad esporla è punito con la sanzione
amministrativa da euro 50 a euro 300. Nei confronti delle predette sanzioni non è ammessa la procedura di
diffida di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.
6. L'articolo 86, comma 10-bis, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, è sostituito dal seguente:
«10-bis. Nei casi di instaurazione di rapporti di lavoro nel settore edile, i datori di lavoro sono tenuti a dare la
comunicazione di cui all'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni, il giorno antecedente a
quello di instaurazione dei relativi rapporti, mediante documentazione avente data certa».
7. All'articolo 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile
2002, n. 73, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. Ferma restando l'applicazione delle sanzioni già previste dalla normativa in vigore, l'impiego di lavoratori
non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria è altresì punito con la sanzione
amministrativa da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore, maggiorata di euro 150 per ciascuna
giornata di lavoro effettivo. L'importo delle sanzioni civili connesse all'omesso versamento dei contributi e
premi riferiti a ciascun lavoratore di cui al periodo precedente non può essere inferiore a euro 3.000,
indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata.»;
b) il comma 5 è sostituito dal seguente:

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«5. Alla irrogazione della sanzione amministrativa di cui al comma 3 provvede la Direzione provinciale del
lavoro territorialmente competente. Nei confronti della sanzione non è ammessa la procedura di diffida di cui
all'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124».
8. Le agevolazioni di cui all'articolo 29 del decreto-legge 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341, trovano applicazione esclusivamente nei confronti dei datori
di lavoro del settore edile in possesso dei requisiti per il rilascio della certificazione di regolarità contributiva
anche da parte delle Casse edili. Le predette agevolazioni non trovano applicazione nei confronti dei datori di
lavoro che abbiano riportato condanne passate in giudicato per la violazione della normativa in materia di
sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per la durata di cinque anni dalla pronuncia della sentenza.
9. Al comma 213-bis dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «Le predette disposizioni non si applicano, inoltre, al personale ispettivo del lavoro del Ministero del
lavoro e della previdenza sociale, dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e dell'Istituto
nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL)».
10. All'articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, dopo le parole: «Centro nazionale
per l'informatica nella pubblica amministrazione» sono inserite le seguenti: «, previa intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,».
11. Il termine di prescrizione di cui all'articolo 3, comma 9, lettera a), della legge 8 agosto 1995, n. 335,
relativo ai periodi di contribuzione per l'anno 1996, di pertinenza della gestione di cui all'articolo 2, comma
26, della predetta legge n. 335 del 1995, è prorogato fino al 31 dicembre 2007.
12. Nell'ambito del Fondo per l'occupazione di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993,
n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, le risorse destinate alla finalità di cui
all'articolo 1, comma 410, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono ridotte da 480 milioni di euro a 456
milioni di euro e sono corrispondentemente aumentate da 63 milioni di euro a 87 milioni di euro le risorse
destinate alla finalità di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e successive modificazioni.


 Art. 37 Disposizioni in tema di accertamento, semplificazione e altre misure di carattere finanziario.
1. All'articolo 23, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo le
parole: «le persone fisiche che esercitano arti o professioni,» sono inserite le seguenti: «il curatore fallimentare,
il commissario liquidatore».
2. Con effetto dal periodo d'imposta per il quale il termine di presentazione della dichiarazione scade
successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, all'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n.
146, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 2 e 3 sono abrogati;
b) nel comma 3-bis le parole «ai commi 2 e 3» sono sostituite dalle seguenti: «al comma 1»;
c) al comma 4 le parole «dei commi 1, 2 e 3 » sono sostituite dalle seguenti: «del comma 1».
3. Relativamente al primo periodo d'imposta per il quale il termine di presentazione della dichiarazione scade
successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, l'adeguamento alle risultanze degli studi di
settore, ai sensi dell'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio
1999, n. 195, può essere effettuato entro il predetto termine, alle condizioni e con le modalità ivi previste.
4. All'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, sono apportate le
seguenti modifiche:
a) al sesto comma, dopo le parole: «1.500 euro» sono aggiunte le seguenti: «; l'esistenza dei rapporti, nonchè la
natura degli stessi sono comunicate all'anagrafe tributaria, ed archiviate in apposita sezione, con l'indicazione
dei dati anagrafici dei titolari, compreso il codice fiscale»;
b) all'undicesimo comma, terzo periodo, dopo le parole: «Le rilevazioni e le evidenziazioni» sono inserite le
seguenti: «, nonchè le comunicazioni» ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le informazioni comunicate
sono altresì utilizzabili per le attività connesse alla riscossione mediante ruolo, nonché dai soggetti di cui
all'articolo 4, comma 2, lettere a), b), c) ed e), del regolamento di cui al decreto del Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica 4 agosto 2000, n. 269, ai fini dell'espletamento degli accertamenti
finalizzati alla ricerca e all'acquisizione della prova e delle fonti di prova nel corso di un procedimento penale,
sia in fase di indagini preliminari, sia nelle fasi processuali successive, ovvero degli accertamenti di carattere
patrimoniale per le finalità di prevenzione previste da specifiche disposizioni di legge e per l'applicazione delle
misure di prevenzione.».
                                                        227
5. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare ai sensi dell'articolo 7, undicesimo
comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, sono definite le specifiche
tecniche, le modalità ed i termini per la comunicazione delle informazioni di cui al comma 4, relative ai
rapporti posti in essere a decorrere dal 1° gennaio 2005, ancorchè cessati, nonché per l'aggiornamento
periodico delle medesime informazioni.
6. All'articolo 10 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1:
1. dopo le parole: «Se viene omessa la trasmissione» sono inserite le seguenti: «dei dati, delle notizie e»;
2. le parole: «alle banche» sono sostituite dalle seguenti: «ai sensi dell'articolo 32, primo comma, numero 7, del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell'articolo 51, secondo comma,
numero 7, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633»;
b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. La sanzione prevista al comma 1 si applica nel caso di violazione degli obblighi di comunicazione
previsti dall'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605.».
7. All'articolo 8, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, dopo
le parole «individuazione del soggetto» è inserita la seguente: «ovvero».
8. In attesa dell'introduzione della normativa sulla fatturazione informatica, all'articolo 8-bis del regolamento
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) dopo il comma 4 è inserito il seguente:
«4-bis. Entro sessanta giorni dal termine previsto per la presentazione della comunicazione di cui ai
precedenti commi, il contribuente presenta l'elenco dei soggetti nei cui confronti sono state emesse fatture
nell'anno cui si riferisce la comunicazione nonchè, in relazione al medesimo periodo, l'elenco dei soggetti
titolari di partita IVA da cui sono effettuati acquisti rilevanti ai fini dell'applicazione dell'imposta sul valore
aggiunto. Per ciascun soggetto sono indicati il codice fiscale e l'importo complessivo delle operazioni
effettuate, al netto delle relative note di variazione, con la evidenziazione dell'imponibile, dell'imposta, nonchè
dell'importo delle operazioni non imponibili e di quelle esenti. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia
delle entrate, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale:
a) sono individuati gli elementi informativi da indicare negli elenchi previsti dal presente comma, nonchè le
modalità per la presentazione, esclusivamente in via telematica, degli stessi;
b) il termine di cui al primo periodo del presente comma può essere differito per esigenze di natura
esclusivamente tecnica, ovvero relativamente a particolari tipologie di contribuenti, anche in considerazione
della dimensione dei dati da trasmettere.»;
b) il comma 6 è sostituito dal seguente:
«6. Per l'omissione della comunicazione ovvero degli elenchi, nonché per l'invio degli stessi con dati
incompleti o non veritieri, si applicano le disposizioni previste dall'articolo 11 del decreto legislativo 18
dicembre 1997, n. 471.».
9. Per il periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto l'elenco dei soggetti nei
cui confronti sono state emesse fatture comprende i soli titolari di partita IVA.
10. Al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all'articolo 1, comma 1, primo periodo, le parole: «15 febbraio» sono sostituite dalle seguenti: «31 gennaio»;
inoltre, dopo le parole «non coincidente con l'anno solare,» sono inserite le seguenti: «relativamente ai soggetti
di cui all'articolo 2, comma 2,»;
b) all'articolo 2:
1. al comma 1 le parole: «tra il 1° maggio ed il 31 luglio ovvero in via telematica entro il 31 ottobre» sono
sostituite dalle seguenti: «tra il 1° maggio ed il 30 giugno ovvero in via telematica entro il 31 luglio»;
2. al comma 2 le parole : «di cui all'articolo 3:» sono sostituite dalle seguenti: «di cui all'articolo 3 in via
telematica, entro l'ultimo giorno del settimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta.»;
inoltre sono abrogate le lettere a) e b);
c) all'articolo 3:
1. al comma 1 il terzo periodo è soppresso;
2. al comma 2, primo periodo, sono soppresse le parole: «con esclusione delle persone fisiche che hanno
realizzato nel medesimo periodo un volume di affari inferiore o uguale ad euro 10.000»; in fine al medesimo
periodo sono aggiunte le seguenti parole: «e dei parametri»;
                                                       228
3. al comma 7 le parole: «entro cinque mesi», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «entro quattro
mesi»;
d) all'articolo 4:
1. al comma 3-bis le parole: «entro il 30 settembre» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 marzo»;
2. al comma 4-bis le parole: «entro il 31 ottobre» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 marzo»;
3. al comma 6-quater le parole: «entro il 15 marzo» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 28 febbraio»;
e) all'articolo 5:
1. al comma 1 le parole: «, per il tramite di una banca o un ufficio postale, ovvero entro l'ultimo giorno del
decimo mese successivo», ovunque ricorrano, sono soppresse;
2. al comma 4 le parole: «del decimo» sono sostituite dalle seguenti: «del settimo»;
f) all'articolo 5-bis «per il tramite di una banca o un ufficio postale, ovvero entro l'ultimo giorno del decimo
mese», ovunque ricorrano, sono soppresse;
g) all'articolo 8, comma 1, le parole: «ovvero, in caso di presentazione in via telematica, entro il 31 ottobre di
ciascun anno» sono sostituite dalle seguenti: «, in via telematica».
11. All'articolo 17, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre
2001, n. 435, il numero «20», ovunque ricorra, è sostituito dal seguente: «16».
12. Al regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all'articolo 13, comma 1, lettera b) le parole: «15 giugno» sono sostituite dalle seguenti: «mese di maggio»;
b) all'articolo 16, comma 1, lettera c), le parole: «entro il 20 ottobre» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31
luglio»;
c) all'articolo 17, comma 1, lettera c), le parole: «entro il 20 ottobre» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31
luglio».
13. All'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, le parole: «30 giugno» ,
ovunque ricorrano, e «20 dicembre» sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: «16 giugno» e «16
dicembre».
14. Le disposizioni di cui ai commi da 10 a 13 decorrono dal 1° maggio 2007.
15. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo l'articolo 32 è inserito il
seguente:
«Art. 32-bis (Contribuenti minimi in franchigia). - 1. I contribuenti persone fisiche esercenti attività
commerciali, agricole e professionali che, nell'anno solare precedente, hanno realizzato o, in caso di inizio di
attività, prevedono di realizzare un volume di affari non superiore a 7.000 euro, e non hanno effettuato o
prevedono di non effettuare cessioni all'esportazione, sono esonerati dal versamento dell'imposta e da tutti gli
altri obblighi previsti dal presente decreto, ad eccezione degli obblighi di numerazione e di conservazione
delle fatture di acquisto e delle bollette doganali e di certificazione e comunicazione telematica dei
corrispettivi.
2. I soggetti di cui al comma 1 non possono addebitare l'imposta a titolo di rivalsa e non hanno diritto alla
detrazione dell'imposta assolta sugli acquisti, anche intracomunitari, e sulle importazioni.
3. Sono esclusi dal regime della franchigia i soggetti passivi che si avvalgono di regimi speciali di
determinazione dell'imposta e i soggetti non residenti.
4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano
cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all'articolo 10, n. 8), del presente
decreto e di mezzi di trasporto nuovi di cui all'articolo 53, comma 1, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427.
5. A seguito della prima comunicazione dei dati, prevista dal decreto direttoriale di cui al comma 15, l'ufficio
attribuisce un numero speciale di partita IVA.
6. I soggetti che, nell'intraprendere l'esercizio di imprese, arti o professioni, ritengono di versare nelle
condizioni del comma 1 ne fanno comunicazione all'Agenzia delle entrate con la dichiarazione di inizio
attività di cui all'articolo 35.
7. I soggetti che rientrano nel regime di cui al presente articolo possono optare per l'applicazione dell'imposta
nei modi ordinari. L'opzione, valida per almeno un triennio, è comunicata con la prima dichiarazione annuale
da presentare successivamente alla scelta operata. Trascorso il periodo minimo di permanenza nel regime
normale, l'opzione resta valida per ciascun anno successivo, fino a quando permane la concreta applicazione
della scelta operata. La revoca è comunicata con le stesse modalità dell'opzione ed ha effetto dall'anno in
corso.
                                                         229
8. L'applicazione del regime di franchigia comporta la rettifica della detrazione ai sensi dell'articolo 19-bis2. La
stessa rettifica si applica se il contribuente transita, anche per opzione, al regime ordinario dell'imposta. In
relazione al mutato regime fiscale delle stesse, l'imposta dovuta per effetto della rettifica di cui all'articolo 19-
bis2 è versata in tre rate annuali da corrispondere entro il termine previsto per il versamento del saldo a
decorrere dall'anno nel quale è intervenuta la modifica. La prima rata è versata entro il 27 dicembre 2006. Il
debito può essere estinto anche mediante compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9
luglio 1997, n. 241, ovvero con l'utilizzo di eventuali crediti risultanti dalle liquidazioni periodiche. Il mancato
versamento di ogni singola rata comporta l'applicazione dell'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre
1997, n. 471, e costituisce titolo per la riscossione coattiva.
9. Nell'ultima dichiarazione annuale in cui l'imposta è applicata nei modi ordinari si tiene conto anche
dell'imposta dovuta relativa alle operazioni indicate nell'ultimo comma dell'articolo 6 per le quali non si è
ancora verificata l'esigibilità.
10. Ferme restando le ipotesi di rimborso previste dall'articolo 30, l'eccedenza detraibile emergente dall'ultima
dichiarazione annuale IVA presentata dai soggetti di cui al comma 1 è utilizzata in compensazione ai sensi
dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.
11. I soggetti di cui al comma 1, per gli acquisti intracomunitari e per le altre operazioni per le quali risultano
debitori dell'imposta, integrano la fattura con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta, che versano
entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.
12. I soggetti ai quali si applica il regime fiscale di cui al presente articolo trasmettono telematicamente
all'Agenzia delle entrate l'ammontare complessivo delle operazioni effettuate.
13. I contribuenti in regime di franchigia possono farsi assistere negli adempimenti tributari dall'ufficio locale
dell'Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale. In tal caso devono munirsi di una
apparecchiatura informatica, corredata di accessori idonei, da utilizzare per la connessione con il sistema
informativo dell'Agenzia delle entrate.
14. Il regime di cui al presente articolo cessa di avere efficacia ed il contribuente è assoggettato alla disciplina
di determinazione dell'imposta sul valore aggiunto nei modi ordinari:
a) a decorrere dall'anno solare successivo a quello in cui risulta superato uno dei limiti di cui al comma 1;
b) a decorrere dallo stesso anno solare in cui il volume d'affari dichiarato dal contribuente o rettificato
dall'ufficio supera il limite di cui al comma 1 del cinquanta per cento del limite stesso; in tal caso sarà dovuta
l'imposta relativa ai corrispettivi delle operazioni imponibili effettuate nell'intero anno solare, salvo il diritto
alla detrazione dell'imposta sugli acquisti relativi al medesimo periodo.
15. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate sono stabilite le modalità da osservare in
occasione dell'opzione per il regime ordinario, i termini e le procedure di applicazione delle disposizioni del
presente articolo.».
16. All'articolo 41, comma 2-bis, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla
legge 29 ottobre 1993, n. 427, dopo le parole «Stato membro», sono aggiunte le seguenti «nonchè le cessioni
di beni effettuate dai soggetti che applicano il regime di franchigia di cui all'articolo 32-bis del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.».
17. Le disposizioni di cui ai commi 15 e 16 si applicano a partire dal periodo di imposta successivo a quello in
corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.
18. All'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo il comma 15
sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
«15-bis. L'attribuzione del numero di partita IVA determina la esecuzione di riscontri automatizzati per la
individuazione di elementi di rischio connessi al rilascio dello stesso nonchè l'eventuale effettuazione di
accessi nel luogo di esercizio dell'attività, avvalendosi dei poteri previsti dal presente decreto.
15-ter. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate sono individuate:
a) specifiche informazioni da richiedere all'atto della dichiarazione di inizio di attività;
b) tipologie di contribuenti per i quali l'attribuzione del numero di partita IVA determina la possibilità di
effettuare gli acquisti di cui all'articolo 38 del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, e successive modificazioni, a condizione che sia rilasciata
polizza fideiussoria o fideiussione bancaria per la durata di tre anni dalla data del rilascio e per un importo
rapportato al volume d'affari presunto e comunque non inferiore a 50.000 euro.».
19. Le disposizioni di cui al comma 18 si applicano alle richieste di attribuzione del numero di partita IVA
effettuate a decorrere dal 1° novembre 2006.

                                                        230
20. L'Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza programmano specifici controlli mirati, relativi ai
contribuenti ai quali è attribuito il numero di partita IVA, anche in data antecedente a quella di decorrenza
della disposizione di cui al comma 18.
21. In attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 50 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, come
modificato dal decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 159, ed al fine di ridurre gli adempimenti dei contribuenti,
le camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura comunicano all'anagrafe tributaria, senza oneri
per lo Stato, in formato elettronico elaborabile, i dati e le notizie contenuti nelle domande di iscrizione,
variazione e cancellazione, di cui alla lettera f), del primo comma dell'articolo 6 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, anche se relative a singole unità locali, nonchè i dati dei bilanci di
esercizio depositati.
21-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanare, ai sensi dell'articolo 71 del codice
dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, di
concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sentita l'Agenzia delle entrate, entro il 31 dicembre 2006,
sono stabilite le specifiche tecniche del formato elettronico elaborabile per la presentazione dei bilanci di
esercizio e degli altri atti al registro delle imprese ed è fissata la data, comunque non successiva al 31 marzo
2007, a decorrere dalla quale diventa obbligatoria l'adozione di tale modalità di presentazione.
22. Fino alla realizzazione delle modalità tecniche di deposito degli atti in formato elettronico elaborabile, le
camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura forniranno le informazioni di cui al comma 21,
senza oneri per lo Stato, nel formato elettronico disponibile.
23. Con decreto interdirigenziale dell'Agenzia delle entrate e del Ministero dello sviluppo economico sono
stabiliti i termini e le modalità delle trasmissioni nonchè le specifiche tecniche del formato dei dati. La prima
trasmissione è effettuata entro il 31 ottobre 2006.
24. All'articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo il secondo
comma è inserito il seguente:
«In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura
penale per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, i termini di cui ai commi
precedenti sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione.».
25. All'articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo il secondo
comma è inserito il seguente:
«In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura
penale per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, i termini di cui ai commi
precedenti sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione.».
26. Le disposizioni di cui ai commi 24 e 25 si applicano a decorrere dal periodo d'imposta per il quale alla data
di entrata in vigore del presente decreto sono ancora pendenti i termini di cui al primo e secondo comma
dell'articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e dell'articolo 57 del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
27. All'articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) dopo la lettera b) del primo comma è inserita la seguente: «b-bis) se il consegnatario non è il destinatario
dell'atto o dell'avviso, il messo consegna o deposita la copia dell'atto da notificare in busta che provvede a
sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce
all'originale e alla copia dell'atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa
desumersi il contenuto dell'atto. Il consegnatario deve sottoscrivere una ricevuta e il messo dà notizia
dell'avvenuta notificazione dell'atto o dell'avviso, a mezzo di lettera raccomandata;»;
b) nella lettera e) del primo comma, dopo le parole: «l'avviso del deposito prescritto dall'articolo 140 del
codice di procedura civile» sono inserite le seguenti: «, in busta chiusa e sigillata,»;
c) dopo la lettera e) del primo comma è inserita la seguente: «e-bis) è facoltà del contribuente che non ha la
residenza nello Stato e non vi ha eletto domicilio ai sensi della lettera d), o che non abbia costituito un
rappresentante fiscale, comunicare al competente ufficio locale, con le modalità di cui alla stessa lettera d),
l'indirizzo estero per la notificazione degli avvisi e degli altri atti che lo riguardano; salvo il caso di consegna
dell'atto o dell'avviso in mani proprie, la notificazione degli avvisi o degli atti è eseguita mediante spedizione a
mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento;»;
d) il secondo comma è sostituito dal seguente: «L'elezione di domicilio non risultante dalla dichiarazione
annuale ha effetto dal trentesimo giorno successivo a quello della data di ricevimento delle comunicazioni
previste alla lettera d) ed alla lettera e-bis) del comma precedente.»;
                                                        231
e) al terzo comma le parole: «dal sessantesimo giorno successivo a quello dell'avvenuta variazione anagrafica»
sono sostituite dalle seguenti: «dal trentesimo giorno successivo a quello dell'avvenuta variazione anagrafica»;
f) dopo il terzo comma è aggiunto il seguente: «Qualunque notificazione a mezzo del servizio postale si
considera fatta nella data della spedizione; i termini che hanno inizio dalla notificazione decorrono dalla data
in cui l'atto è ricevuto.».
28. Nell'articolo 16 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, dopo le parole: «con avviso di ricevimento» sono inserite le seguenti: «, sul quale non sono
apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell'avviso.»;
b) al comma 3, dopo le parole: «con avviso di ricevimento» sono inserite le seguenti: «, sul quale non sono
apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell'atto,».
29. Fuori dai casi previsti all'articolo 11, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n.
471, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da 258 euro a 2065 euro la mancata restituzione
dei questionari inviati nell'esercizio dei poteri di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 19 marzo
2001, n. 68, o la loro restituzione con risposte incomplete o non veritiere, nonchè l'inottemperanza all'invito a
comparire fatto sulla base dei medesimi poteri.
30. Per la constatazione e l'irrogazione della sanzione di cui al comma 29 si applicano le disposizioni di cui alla
legge 24 novembre 1981, n. 689.
31. All'articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, le parole «nonché gli
organi giurisdizionali civili e amministrativi» sono sostituite dalle seguenti: «nonché gli organi giurisdizionali,
requirenti e giudicanti, penali, civili e amministrativi e, previa autorizzazione, gli organi di polizia giudiziaria».
32. All'articolo 32, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al numero 4), dopo le parole: «nei loro confronti» sono inserite le seguenti: «nonchè nei confronti di altri
contribuenti con i quali abbiano intrattenuto rapporti»;
b) al numero 8), le parole: «nei confronti di clienti, fornitori e prestatori di lavoro autonomo,
nominativamente indicati» sono sostituite dalle seguenti: «, rilevanti ai fini dell'accertamento, nei confronti di
loro clienti, fornitori e prestatori di lavoro autonomo».
33. I soggetti di cui all'articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,
compresi quelli indicati all'articolo 1, comma 429, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, trasmettono
telematicamente all'Agenzia delle entrate, distintamente per ciascun punto vendita, l'ammontare complessivo
dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi di cui agli articoli 2 e 3 del
predetto decreto n. 633 del 1972.
34. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate sono definite le modalità tecniche e i termini
per la trasmissione telematica delle informazioni, nel quadro delle regole tecniche di cui agli articoli 12,
comma 5, e 71 del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82,
comprese quelle previste dall'articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, i
cui obblighi sono sostituiti dalla trasmissione telematica di cui al comma 33. Resta comunque fermo l'obbligo
di emissione della fattura su richiesta del cliente.
35. Ai contribuenti che optano per l'adattamento tecnico degli apparecchi misuratori di cui all'articolo 1 della
legge 26 gennaio 1983, n. 18, finalizzato alla trasmissione telematica prevista dal comma 34 con il misuratore
medesimo, è concesso un credito d'imposta di 100 euro, utilizzabile in compensazione ai sensi dell'articolo 17
del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Il credito compete, a seguito dell'esecuzione dell'intervento
tecnico e del pagamento della relativa prestazione, indipendentemente dal numero dei misuratori adattati.
36. Salva l'applicazione delle disposizioni concernenti le violazioni degli obblighi di registrazione e di quelli
relativi alla contabilità, il mancato adempimento degli obblighi previsti dai commi 33 e 34 è punito con la
sanzione amministrativa da 1.000 a 4.000 euro.
37. Le disposizioni di cui ai commi 33, 34 e 35 decorrono dal 1° gennaio 2007. La prima trasmissione è
effettuata, entro il mese di luglio 2007, anche per i mesi precedenti.
38. All'articolo 67, comma 1, lettera b), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) le parole «o donazione» sono soppresse;
b) in fine, è aggiunto il seguente periodo: «In caso di cessione a titolo oneroso di immobili ricevuti per
donazione, il predetto periodo di cinque anni decorre dalla data di acquisto da parte del donante».
39. Nell'articolo 68, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il primo periodo, è aggiunto il seguente: «Per gli immobili di cui
                                                         232
alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 67 acquisiti per donazione si assume come prezzo di acquisto o costo
di costruzione quello sostenuto dal donante.».
40. La lettera a) dell'articolo 25, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
602, è sostituita dalla seguente: «a) del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione,
ovvero a quello di scadenza del versamento dell'unica o ultima rata se il termine per il versamento delle
somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell'anno in cui la dichiarazione è presentata,
per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione prevista dall'articolo 36-bis del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nonché del quarto anno successivo a quello di
presentazione della dichiarazione del sostituto d'imposta per le somme che risultano dovute ai sensi degli
articoli 19 e 20 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;».
41. Nel comma 1 degli articoli 19 e 20 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole «iscrivendo a ruolo o rimborsando le maggiori o le
minori imposte entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione
del sostituto d'imposta» sono sostituite dalle seguenti «iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero
rimborsando quelle spettanti».
42. All'articolo 2 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462:
a) al comma 1 le parole «, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della
dichiarazione» sono soppresse;
b) è abrogato il comma 1-bis.
43. Per le indennità di fine rapporto di cui all'articolo 19 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nonchè per le altre indennità e somme e
per le indennità equipollenti ivi indicate, e per le prestazioni pensionistiche di cui all'articolo 20 del medesimo
decreto, corrisposte a decorrere dal 1° gennaio 2003 e fino al 31 dicembre 2005, non si procede all'iscrizione a
ruolo ed alla comunicazione di cui all'articolo 1, comma 412, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, né
all'effettuazione di rimborsi, se l'imposta rispettivamente a debito o a credito è inferiore a cento euro.
44. La notifica delle cartelle di pagamento conseguenti alle iscrizioni a ruolo previste dagli articoli 7, 8, 9, 14,
15 e 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, è eseguita, a pena di decadenza,
entro il 31 dicembre 2008. Entro il medesimo termine è eseguita la notifica delle cartelle di pagamento relativa
alle dichiarazioni di cui all'articolo 36, comma 2, lettere a) e b) del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46,
nei confronti dei contribuenti che hanno presentato dichiarazioni o effettuato versamenti ai sensi dell'articolo
9-bis della citata legge n. 289 del 2002.
45. All'articolo 103, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel primo periodo, le parole «a un terzo del costo» sono sostituite dalle parole «al 50 per cento del costo»;
b) nel secondo periodo, le parole «un decimo del costo» sono sostituite dalle seguenti: «un diciottesimo del
costo».
46. Le disposizioni del comma 45 si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata
in vigore del presente decreto anche per le quote di ammortamento relative ai costi sostenuti nel corso dei
periodi di imposta precedenti. In riferimento ai brevetti industriali, la disposizione del comma 45, lettera a), si
applica limitatamente ai brevetti registrati dalla data di entrata in vigore del presente decreto ovvero nei cinque
anni precedenti.
47. All'articolo 109, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il secondo periodo della lettera b) è sostituito dal seguente: «Gli
ammortamenti dei beni materiali e immateriali, le altre rettifiche di valore, gli accantonamenti, le spese relative
a studi e ricerche di sviluppo e le differenze tra i canoni di locazione finanziaria di cui all'articolo 102, comma
7, e la somma degli ammortamenti dei beni acquisiti in locazione finanziaria e degli interessi passivi che
derivano dai relativi contratti imputati a conto economico sono deducibili se in un apposito prospetto della
dichiarazione dei redditi è indicato il loro importo complessivo, i valori civili e fiscali dei beni, delle spese di
cui all'articolo 108, comma 1, e dei fondi.».
48. Le disposizioni del comma 47 si applicano alle spese relative a studi e ricerche di sviluppo sostenute a
decorrere dal periodo di imposta successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto.
49. A partire dal 1° ottobre 2006, i soggetti titolari di partita IVA sono tenuti ad utilizzare, anche tramite
intermediari, modalità di pagamento telematiche delle imposte, dei contributi e dei premi di cui all'articolo 17,
comma 2, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e delle entrate spettanti agli enti ed alle casse
previdenziali di cui all'articolo 28, comma 1, dello stesso decreto legislativo n. 241 del 1997.
                                                        233
50. Gli interessi previsti per il rimborso di tributi non producono in nessun caso interessi ai sensi dell'articolo
1283 del codice civile.
51. Sono abrogate le disposizioni di cui all'articolo 1, commi da 499 a 518, nonchè del comma 519, secondo
periodo, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
52. Alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 67 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, le parole «un
numero massimo di» sono soppresse.
53. A decorrere dall'anno 2007, è soppresso l'obbligo di presentazione della dichiarazione ai fini dell'imposta
comunale sugli immobili (ICI), di cui all'articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
504, ovvero della comunicazione prevista dall'articolo 59, comma 1, lettera l), n. 1), del decreto legislativo 15
dicembre 1997, n. 446. Restano fermi gli adempimenti attualmente previsti in materia di riduzione
dell'imposta. Fino alla data di effettiva operatività del sistema di circolazione e fruizione dei dati catastali, da
accertare con provvedimento del direttore dell'Agenzia del territorio, rimane in vigore l'obbligo di
presentazione della dichiarazione ai fini dell'ICI, di cui all'articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 504, ovvero della comunicazione prevista dall'articolo 59, comma 1, lettera l), n. 1), del
decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
54. In attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 59, comma 7-bis, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n.
82, come modificato dal decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 159, la circolazione e la fruizione della base dei
dati catastali gestita dall'Agenzia del territorio deve essere assicurata entro il 31 dicembre 2006. Relativamente
alle regioni, alle province e ai comuni i costi a loro carico per la circolazione e fruizione della base dei dati
catastali sono unicamente quelli di connessione.
55. L'imposta comunale sugli immobili può essere liquidata in sede di dichiarazione ai fini delle imposte sui
redditi e può essere versata con le modalità del Capo III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Con
provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, da emanare entro centoventi giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sentita la conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono definiti i
termini e le modalità per l'attuazione delle disposizioni contenute nel presente comma.
56. Al comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge 23 febbraio 2004, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla
legge 23 aprile 2004, n. 104, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi:
«Qualora le offerte in opzione siano inviate dagli enti gestori agli aventi diritto, dopo un intervallo di tempo
superiore a sei mesi rispetto alla valutazione dell'Agenzia del territorio, i coefficienti di abbattimento da
applicare dovranno essere quelli pubblicati in epoca immediatamente successiva alla data della valutazione
stessa, al fine di garantire che il prezzo delle unità immobiliari offerte in opzione sia effettivamente
corrispondente in termini reali ai valori di mercato del mese di ottobre 2001. I coefficienti di abbattimento
sono calcolati e pubblicati fino a quelli relativi al secondo semestre 2005.».
57. Per la copertura delle minori entrate derivanti dall'emanazione dei decreti legislativi di recepimento della
direttiva 2003/123/CE del Consiglio del 22 dicembre 2003, recante modifica alla direttiva 90/435/CEE,
concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi, pari a 16
milioni di euro per ciascuno degli anni 2006 e 2007, a 13 milioni di euro per l'anno 2008, ed a 23 milioni di
euro a decorrere dall'anno 2009, si provvede, per l'anno 2006, mediante utilizzo delle risorse relative
all'autorizzazione di spesa di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183, che, a tal fine, sono versate nell'anno stesso
all'entrata del bilancio dello Stato, per gli anni 2007 e 2008, mediante corrispondente riduzione della predetta
autorizzazione di spesa di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183, e per gli anni successivi mediante utilizzo di
parte delle maggiori entrate recate dal presente decreto.

                                  Art. 38 Misure di contrasto del gioco illegale.
1. Al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale, l'evasione e l'elusione fiscale nel settore
del gioco, nonché di assicurare la tutela del giocatore, con regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 16,
comma 1, della legge 13 maggio 1999, n. 133, sono disciplinati, entro il 31 dicembre 2006:
a) le scommesse a distanza a quota fissa con modalità di interazione diretta tra i singoli giocatori;
b) i giochi di abilità a distanza con vincita in denaro, nei quali il risultato dipende, in misura prevalente rispetto
all'elemento aleatorio, dall'abilità dei giocatori. L'aliquota d'imposta unica è stabilita in misura pari al 3 per
cento della somma giocata;
c) le caratteristiche dei punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei prodotti di
gioco pubblici. Sono punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei prodotti di
gioco pubblici le agenzie di scommessa, le sale pubbliche da gioco, le sale destinate al gioco disciplinato dal
regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31 gennaio 2000, n. 29, nonché gli ulteriori punti di
                                                         234
vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici di cui ai commi 2
e 4.
2. L'articolo 1, comma 287, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è sostituito dal seguente:
«287. Con provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei
monopoli di Stato sono stabilite le nuove modalità di distribuzione del gioco su eventi diversi dalle corse dei
cavalli, nel rispetto dei seguenti criteri:
a) inclusione, tra i giochi su eventi diversi dalle corse dei cavalli, delle scommesse a totalizzatore e a quota
fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli, dei concorsi pronostici su base sportiva, del concorso pronostici
denominato totip, delle scommesse ippiche di cui al comma 498, nonché di ogni ulteriore gioco pubblico,
basato su eventi diversi dalle corse dei cavalli;
b) possibilità di raccolta del gioco su eventi diversi dalle corse dei cavalli da parte degli operatori che
esercitano la raccolta di gioco presso uno Stato membro dell'Unione europea, degli operatori di Stati membri
dell'Associazione europea per il libero scambio e anche degli operatori di altri Stati, solo se in possesso dei
requisiti di affidabilità definiti dall'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato;
c) esercizio della raccolta tramite punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei
prodotti di gioco pubblici e punti di vendita aventi come attività accessoria la commercializzazione dei
prodotti di gioco pubblici; ai punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei
prodotti di gioco pubblici può essere riservata in esclusiva l'offerta di alcune tipologie di scommessa;
d) previsione dell'attivazione di un numero di nuovi punti di vendita non inferiore a 7.000, di cui almeno il 30
per cento aventi come attività principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici;
e) determinazione del numero massimo dei punti di vendita per comune in proporzione agli abitanti e in
considerazione dei punti di vendita già assegnati;
f) localizzazione dei punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei prodotti di
gioco pubblici, nei comuni con più di 200.000 abitanti a una distanza non inferiore ad 800 metri dai punti di
vendita già assegnati e nei comuni con meno di 200.000 abitanti a una distanza non inferiore a 1.600 metri dai
punti di vendita già assegnati;
g) localizzazione dei punti di vendita aventi come attività accessoria la commercializzazione dei prodotti di
gioco pubblici, nei comuni con più di 200.000 abitanti a una distanza non inferiore a 400 metri dai punti di
vendita già assegnati e nei comuni con meno di 200.000 abitanti a una distanza non inferiore ad 800 metri dai
punti di vendita già assegnati, senza pregiudizio dei punti di vendita in cui, alla data del 30 giugno 2006, si
effettui la raccolta dei concorsi pronostici su base sportiva;
h) aggiudicazione dei punti di vendita previa effettuazione di una o più procedure aperte a tutti gli operatori,
la cui base d'asta non può essere inferiore ad euro venticinquemila per ogni punto di vendita avente come
attività principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici e ad euro settemilacinquecento per
ogni punto di vendita avente come attività accessoria la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici;
i) acquisizione della possibilità di raccogliere il gioco a distanza, ivi inclusi i giochi di abilità con vincita in
denaro, previo versamento di un corrispettivo non inferiore a euro duecentomila;
l) definizione delle modalità di salvaguardia dei concessionari della raccolta di scommesse a quota fissa su
eventi diversi dalle corse dei cavalli disciplinate dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'economia e
delle finanze 1° marzo 2006, n. 111».
3. All'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504, e successive modificazioni, il
numero 3 della lettera b), con effetti dal 1° gennaio 2007, è sostituito dal seguente:
«3) per le scommesse a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli e per le scommesse con modalità di
interazione diretta tra i singoli giocatori:
3.1) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante dalle scommesse a quota fissa su
eventi diversi dalle corse dei cavalli sia superiore a 1.850 milioni di euro, nella misura del 3 per cento per
ciascuna scommessa composta fino a sette eventi e per le scommesse con modalità di interazione diretta tra i
singoli giocatori; nella misura dell'8 per cento per ciascuna scommessa composta da più di sette eventi;
3.2) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante dalle scommesse a quota fissa su
eventi diversi dalle corse dei cavalli sia superiore a 2.150 milioni di euro, nella misura del 3 per cento per
ciascuna scommessa composta fino a sette eventi e per le scommesse con modalità di interazione diretta tra i
singoli giocatori; nella misura del 6,8 per cento per ciascuna scommessa composta da più di sette eventi;
3.3) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante dalle scommesse a quota fissa su
eventi diversi dalle corse dei cavalli sia superiore a 2.500 milioni di euro, nella misura del 3 per cento per

                                                        235
ciascuna scommessa composta fino a sette eventi e per le scommesse con modalità di interazione diretta tra i
singoli giocatori; nella misura del 6 per cento per ciascuna scommessa composta da più di sette eventi;
3.4) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante dalle scommesse a quota fissa su
eventi diversi dalle corse dei cavalli sia superiore a 3.000 milioni di euro, nella misura del 2,5 per cento per
ciascuna scommessa composta fino a sette eventi e per le scommesse con modalità di interazione diretta tra i
singoli giocatori; nella misura del 5,5 per cento per ciascuna scommessa composta da più di sette eventi;
3.5) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante dalle scommesse a quota fissa su
eventi diversi dalle corse dei cavalli sia superiore a 3.500 milioni di euro, nella misura del 2 per cento per
ciascuna scommessa composta fino a sette eventi e per quelle con modalità di interazione diretta tra i singoli
giocatori; nella misura del 5 per cento per ciascuna scommessa composta da più di sette eventi;».
4. Al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale, l'evasione e l'elusione fiscale nel settore
del gioco, nonché di assicurare la tutela del giocatore, con provvedimenti del Ministero dell'economia e delle
finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono stabilite le nuove modalità di distribuzione
del gioco su base ippica, nel rispetto dei seguenti criteri:
a) inclusione, tra i giochi su base ippica, delle scommesse a totalizzatore ed a quota fissa sulle corse dei cavalli,
dei concorsi pronostici su base sportiva, del concorso pronostici denominato totip, delle scommesse ippiche
di cui all'articolo 1, comma 498, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nonché di ogni ulteriore gioco
pubblico;
b) possibilità di raccolta del gioco su base ippica da parte degli operatori che esercitano la raccolta di gioco
presso uno Stato membro dell'Unione europea, degli operatori di Stati membri dell'Associazione europea per
il libero scambio, e anche degli operatori di altri Stati, solo se in possesso dei requisiti di affidabilità definiti
dall'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato;
c) esercizio della raccolta tramite punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei
prodotti di gioco pubblici e punti di vendita aventi come attività accessoria la commercializzazione dei
prodotti di gioco pubblici; ai punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei
prodotti di gioco pubblici può essere riservata in esclusiva l'offerta di alcune tipologie di scommessa;
d) previsione dell'attivazione di un numero di nuovi punti di vendita non inferiore a 10.000, di cui almeno il 5
per cento aventi come attività principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici;
e) determinazione del numero massimo dei punti di vendita per provincia aventi come attività principale la
commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici in considerazione dei punti di vendita già assegnati;
f) localizzazione dei punti di vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei prodotti di
gioco pubblici, nei comuni con più di 200.000 abitanti a una distanza non inferiore a 2.000 metri dai punti di
vendita già assegnati e nei comuni con meno di 200.000 abitanti, a una distanza non inferiore a 3.000 metri
dai punti di vendita già assegnati;
g) localizzazione dei punti di vendita aventi come attività accessoria la commercializzazione dei prodotti di
gioco pubblici, nei comuni con più di 200.000 abitanti, a una distanza non inferiore a 400 metri dai punti di
vendita già assegnati e nei comuni con meno di 200.000 abitanti, a una distanza non inferiore a 800 metri dai
punti di vendita già assegnati, senza pregiudizio dei punti di vendita in cui, alla data del 30 giugno 2006, si
effettui la raccolta del concorso pronostici denominato totip, ovvero delle scommesse ippiche di cui
all'articolo 1, comma 498, della legge 30 dicembre 2004, n. 311;
h) aggiudicazione dei punti di vendita, previa effettuazione di una o più procedure aperte a tutti gli operatori,
la cui base d'asta non può essere inferiore ad euro trentamila per ogni punto di vendita avente come attività
principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici e ad euro settemilacinquecento per ogni
punto di vendita avente come attività accessoria la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici;
i) acquisizione della possibilità di raccogliere il gioco a distanza, ivi inclusi i giochi di abilità con vincita in
denaro, previo il versamento di un corrispettivo non inferiore a euro duecentomila;
l) definizione delle modalità di salvaguardia dei concessionari della raccolta di scommesse ippiche disciplinate
dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169.
5. L'articolo 22, comma 6, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, è sostituito dal seguente:
«6. Il numero massimo di apparecchi da intrattenimento di cui all'articolo 110, commi 6 e 7, del testo unico
delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, che
possono essere installati presso pubblici esercizi o punti di raccolta di altri giochi autorizzati nonché le
prescrizioni da osservare ai fini dell'installazione sono definiti con decreti direttoriali del Ministero
dell'economia e delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. Per i punti di vendita
aventi come attività accessoria la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici, i decreti sono
                                                        236
predisposti di concerto con il Ministero dell'interno, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.
Costituiscono criteri direttivi per la determinazione del numero massimo di apparecchi installabili la natura
dell'attività prevalente svolta presso l'esercizio o il locale e la superficie degli stessi.».
6. Nei casi di reiterazione previsti dall'articolo 110, comma 10, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza,
di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, decadono le autorizzazioni alla
raccolta di giochi, concorsi o scommesse rilasciate dal Ministero dell'economia e delle finanze -
Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, dalla data di notifica del provvedimento di sospensione
delle licenze od autorizzazioni stesse. Negli stessi casi si interrompono gli effetti dei contratti in ragione dei
quali i soggetti raccolgono gioco su incarico di concessionari affidatari della raccolta di giochi, concorsi o
scommesse.
7. All'articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto
18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, le parole «in monete metalliche» sono soppresse.
8. All'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 530:
1. alla lettera b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «a decorrere dal 1° gennaio 2007»;
2. alla lettera c), dopo le parole: «l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato» sono aggiunte le
seguenti: «, a decorrere dal 1° gennaio 2007,»;
b) al comma 531, le parole: «1° luglio 2006» sono sostituite dalle seguenti: «1° gennaio 2007».

                                                   Titolo IV
                                               Disposizioni finali

                           Art. 39 Modifica della disciplina di esenzione dall'ICI.

1. All'articolo 7 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2
dicembre 2005, n. 248, il comma 2-bis è sostituito dal seguente:
«2-bis. L'esenzione disposta dall'articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
504, si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura
commerciale.».

                           Art. 39-bis Disposizioni in materia di rimborsi elettorali.
1. All'articolo 1 della legge 3 giugno 1999, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. Specifiche disposizioni sono previste dal comma 5-bis per il rimborso da attribuire ai movimenti o
partiti politici in relazione alle spese sostenute per le campagne elettorali nella circoscrizione Estero, di cui
all'articolo 48 della Costituzione, per l'elezione delle Camere»;
b) al comma 4, le parole: «lire mille» sono sostituite dalle seguenti: «un euro» e le parole: «lire 5 miliardi annue»
sono sostituite dalle seguenti: «euro 2.582.285 annui»;
c) dopo il comma 5 è inserito il seguente:
«5-bis. Per il rimborso previsto dal comma 1-bis, in relazione alle spese sostenute per le elezioni nella
circoscrizione Estero, i fondi di cui al comma 5 relativi, rispettivamente, al Senato della Repubblica e alla
Camera dei deputati, sono incrementati nella misura dell'1,5 per cento del loro ammontare. Ciascuno dei due
importi aggiuntivi di cui al precedente periodo è suddiviso tra le ripartizioni della circoscrizione Estero in
proporzione alla rispettiva popolazione. La quota spettante a ciascuna ripartizione è suddivisa tra le liste di
candidati in proporzione ai voti conseguiti nell'ambito della ripartizione. Partecipano alla ripartizione della
quota le liste che abbiano ottenuto almeno un candidato eletto nella ripartizione o che abbiano conseguito
almeno il 4 per cento dei voti validamente espressi nell'ambito della ripartizione stessa. Si applicano le
disposizioni di cui al comma 13 dell'articolo 15 della legge 10 dicembre 1993, n. 515.»;
d) al comma 6, le parole: «commi 1 e 4» sono sostituite dalle seguenti: «commi 1 e 1-bis» e dopo le parole:
«entro il 31 luglio di ciascun anno» sono inserite le seguenti: «I rimborsi di cui al comma 4 sono corrisposti in
un'unica soluzione, entro il 31 luglio dell'anno in cui si è svolta la consultazione referendaria».
2. All'articolo 2, comma 1, della legge 3 giugno 1999, n. 157, dopo le parole: «fondi medesimi» sono inserite le
seguenti: «, ad eccezione degli importi di cui al comma 5-bis dello stesso articolo 1,».
3. All'articolo 9 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è abrogato;
                                                        237
b) al comma 3, le parole: «per l'attribuzione della quota di seggi da assegnare in ragione proporzionale» sono
soppresse.
4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano a partire dai rimborsi delle spese elettorali sostenute
per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati nelle elezioni dell'aprile 2006.
5. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in 1,5 milioni di euro a decorrere dall'anno
2006, si provvede per l'anno 2006, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui
all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla
legge 27 dicembre 2004, n. 307, e per gli anni successivi mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell'ambito dell'unità previsionale di base di
parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per
l'anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. Il
Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni
di bilancio.

                                        Art. 40. Copertura finanziaria.
1. Agli oneri recati dal presente decreto, ad eccezione di quelli relativi agli articoli 18-bis, 21 e 39-bis, pari a
complessivi 4.384,4 milioni di euro per l'anno 2006, a 2.066,6 milioni di euro per l'anno 2007 e a 3.013,7
milioni di euro per l'anno 2008, si provvede mediante utilizzo delle maggiori entrate e delle riduzioni di spesa
recate dal medesimo decreto.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio.

                                           Art. 40-bis Norma transitoria.
1. Gli atti ed i contratti, pubblici e privati, emanati, stipulati o comunque posti in essere nello stesso giorno
della pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale in applicazione ed osservanza della disciplina
normativa previgente non costituiscono in nessun caso ipotesi di violazione della disciplina recata dal decreto
stesso. In tali casi, le disposizioni del decreto si considerano entrate in vigore il giorno successivo a quello di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

                                           Art. 41 Entrata in vigore.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.




                                                        238
Decreto Legislativo 29 marzo 2004 n. 99
Disposizioni in materia di soggetti e attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in
agricoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettere d), f), g), l), ee), della L. 7 marzo 2003, n. 38.
Pubblicato nella G. U. 22 aprile 2004, n. 94.

                                  IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 1 della legge 7 marzo 2003, n. 38;
Visti gli articoli 7 e 8 della legge 5 marzo 2001, n. 57;
Visto il decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 dicembre 2003;
Vista la nota 4 marzo 2004, n. 376 con la quale è stato inviato alla Commissione europea, in attuazione del
regolamento (CE) n. 659/1999 del 22 marzo 1999, del Consiglio, lo schema di decreto legislativo recante
attuazione dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 marzo 2003, n. 38;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, reso il 15 gennaio 2004;
Acquisito il parere delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 25 marzo 2004;
Sulla proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con i Ministri dell'economia e delle
finanze, del lavoro e delle politiche sociali, della giustizia, per gli affari regionali e per le politiche comunitarie;
Emana il seguente decreto legislativo:

                                            Capo I - Soggetti e attività

                                   Art. 1. Imprenditore agricolo professionale.
1. Ai fini dell'applicazione della normativa statale, è imprenditore agricolo professionale (IAP) colui il quale, in
possesso di conoscenze e competenze professionali ai sensi dell'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1257/1999
del 17 maggio 1999, del Consiglio, dedichi alle attività agricole di cui all'articolo 2135 del codice civile,
direttamente o in qualità di socio di società, almeno il cinquanta per cento del proprio tempo di lavoro
complessivo e che ricavi dalle attività medesime almeno il cinquanta per cento del proprio reddito globale da
lavoro. Le pensioni di ogni genere, gli assegni ad esse equiparati, le indennità e le somme percepite per
l'espletamento di cariche pubbliche, ovvero in società, associazioni ed altri enti operanti nel settore agricolo,
sono escluse dal computo del reddito globale da lavoro. Per l'imprenditore che operi nelle zone svantaggiate
di cui all'articolo 17 del citato regolamento (CE) n. 1257/1999, i requisiti di cui al presente comma sono
ridotti al venticinque per cento.
2. Le regioni accertano ad ogni effetto il possesso dei requisiti di cui al comma 1. È fatta salva la facoltà
dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) di svolgere, ai fini previdenziali, le verifiche ritenute
necessarie ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 476.
3. Le società di persone, cooperative e di capitali, anche a scopo consortile, sono considerate imprenditori
agricoli professionali qualora lo statuto preveda quale oggetto sociale l'esercizio esclusivo delle attività agricole
di cui all'articolo 2135 del codice civile e siano in possesso dei seguenti requisiti:
a) nel caso di società di persone qualora almeno un socio sia in possesso della qualifica di imprenditore
agricolo professionale. Per le società in accomandita la qualifica si riferisce ai soci accomandatari;
b) nel caso di società cooperative, ivi comprese quelle di conduzione di aziende agricole, qualora almeno un
quinto dei soci sia in possesso della qualifica di imprenditore agricolo professionale;
c) nel caso di società di capitali, quando almeno un amministratore sia in possesso della qualifica di
imprenditore agricolo professionale.
4. Qualunque riferimento della legislazione vigente all'imprenditore agricolo a titolo principale si intende
riferito alla definizione di cui al presente articolo. All'imprenditore agricolo professionale, se iscritto nella
gestione previdenziale ed assistenziale, sono altresì riconosciute le agevolazioni tributarie in materia di
imposizione indiretta e creditizie stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso
della qualifica di coltivatore diretto.
5. L'articolo 12 della legge 9 maggio 1975, n. 153, e successive modificazioni, è abrogato.

                                                          239
                                                Art. 2. Società agricole.
1. La ragione sociale o la denominazione sociale delle società che hanno quale oggetto sociale l'esercizio
esclusivo delle attività di cui all'articolo 2135 del codice civile deve contenere l'indicazione di società agricola.
2. Le società costituite alla data di entrata in vigore del presente decreto, che abbiano i requisiti di cui al
presente articolo, devono inserire nella ragione sociale o nella denominazione sociale la indicazione di «società
agricola» ed adeguare lo statuto, ove redatto. Le predette società sono esentate dal pagamento di tributi e
diritti dovuti per l'aggiornamento della nuova ragione sociale o denominazione sociale negli atti catastali e nei
pubblici registri immobiliari.
3. L'esercizio del diritto di prelazione o di riscatto di cui all'articolo 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, e
successive modificazioni, ed all'articolo 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817, spetta anche alla società agricola
di persone qualora almeno la metà dei soci sia in possesso della qualifica di coltivatore diretto come risultante
dall'iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all'articolo 2188 e seguenti del codice
civile. Alla medesima società sono in ogni caso riconosciute, altresì, le agevolazioni previdenziali ed
assistenziali stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di
coltivatore diretto.
4. Alle società agricole di cui all'articolo 1, comma 3, sono riconosciute le agevolazioni tributarie in materia di
imposizione indiretta e creditizie stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso
della qualifica di coltivatore diretto. La perdita dei requisiti di cui all'articolo 1, comma 3, determina la
decadenza dalle agevolazioni.

                                    Art. 3. Imprenditoria agricola giovanile.
1. Dopo l'articolo 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, è inserito il seguente:
«4-bis (Imprenditoria agricola giovanile). - 1. Ai fini dell'applicazione della normativa statale, è considerato
giovane imprenditore agricolo l'imprenditore agricolo avente una età non superiore a 40 anni.».
2. All'articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, le parole: «alla data del 1° gennaio
2000», sono sostituite dalle seguenti: «alla data del subentro».
3. Ai giovani imprenditori agricoli, anche organizzati in forma societaria, che accedono al premio di primo
insediamento di cui all'articolo 8, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1257/1999 del 17 maggio 1999, del
Consiglio, e successive modificazioni, è attribuito, nei limiti della somma di dieci milioni di euro annui per
ciascuno degli anni dal 2005 al 2009 un ulteriore aiuto, sotto forma di credito d'imposta, fino a cinquemila
euro annui per cinque anni. Il credito d'imposta non concorre alla formazione del valore della produzione
netta di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, né dell'imponibile agli effetti delle imposte sui
redditi. Non rileva altresì ai fini del rapporto di cui all'articolo 96 del testo unico delle imposte sui redditi,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ed è utilizzabile in
compensazione ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Con decreto del Ministro delle politiche
agricole e forestali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, di natura non regolamentare,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, da emanarsi entro il 31 dicembre 2004, sono determinate le modalità di applicazione del presente
comma, tenuto conto delle disposizioni di cui all'articolo 5 del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito,
con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n. 178.
4. All'articolo 15 della legge 15 dicembre 1998, n. 441, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Allo scopo di favorire il conseguimento di efficienti dimensioni delle aziende agricole, anche attraverso il
ricorso all'affitto, i contratti di affitto in favore dei giovani imprenditori agricoli che non hanno ancora
compiuto i quaranta anni sono soggetti a registrazione solo in caso d'uso e per la quale è previsto l'importo in
misura fissa di 51,65 euro.».
5. All'applicazione del presente articolo si provvede nell'àmbito degli stanziamenti finalizzati all'attuazione
dell'articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.

                               Art. 4. Norme sulla vendita di prodotti agricoli.
1. La disciplina amministrativa di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, si applica
anche agli enti ed alle associazioni che intendano vendere direttamente prodotti agricoli.
2. All'articolo 10, comma 8, della legge 21 dicembre 1999, n. 526, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Gli
esercizi di somministrazione e di ristorazione sono considerati consumatori finali».



                                                        240
                                        Art. 5. Attività agromeccanica.
1. È definita attività agromeccanica quella fornita a favore di terzi con mezzi meccanici per effettuare le
operazioni colturali dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo
stesso, la sistemazione e la manutenzione dei fondi agro-forestali, la manutenzione del verde, nonché tutte le
operazioni successive alla raccolta dei prodotti per garantirne la messa in sicurezza. Sono altresì ricomprese
nell'attività agromeccanica le operazioni relative al conferimento dei prodotti agricoli ai centri di stoccaggio e
all'industria di trasformazione quando eseguite dallo stesso soggetto che ne ha effettuato la raccolta.

                                        Art. 6. Organizzazioni di produttori.
1. All'articolo 26, comma 1, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, la lettera b) è sostituita dalla
seguente:
«b) concentrare l'offerta e commercializzare la produzione degli associati. Sino all'emanazione delle delibere di
cui al comma 7, la concentrazione dell'offerta e la commercializzazione dei prodotti sono possibili sia
direttamente che in nome e per conto dei soci;».
2. All'articolo 26, comma 1, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, dopo la lettera d) sono aggiunte le
seguenti:
«d-bis) assicurare la trasparenza e la regolarità dei rapporti economici con gli associati nella determinazione
dei prezzi di vendita dei prodotti;
d-ter) adottare, per conto dei soci, processi di rintracciabilità, anche ai fini dell'assolvimento degli obblighi di
cui al regolamento (CE) n. 178/2002.».
3. All'articolo 26, comma 3, lettera a), numero 3), del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, dopo le
parole: «direttamente dall'organizzazione», sono aggiunte le seguenti: «con facoltà di commercializzare in
nome e per conto dei soci fino al venticinque per cento del prodotto».
4. All'articolo 26, comma 3, alinea, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, dopo le parole: «ai fini del
presente decreto», sono inserite le seguenti: «e ove non diversamente disposto dalla normativa comunitaria».
5. All'articolo 26, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, il comma 5 è sostituito dal seguente:
«5. Le regioni comunicano il riconoscimento delle organizzazioni dei produttori all'Albo nazionale delle
organizzazioni dei produttori, istituito presso il Ministero delle politiche agricole e forestali. Con decreto del
Ministro delle politiche agricole e forestali, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono definite le modalità per il controllo e per la
vigilanza delle organizzazioni dei produttori, al fine di accertare il rispetto dei requisiti per il riconoscimento.».
6. All'articolo 26, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, dopo il comma 7 sono aggiunti, in fine, i
seguenti:
«7-bis. In caso di grave squilibrio del mercato le organizzazioni di produttori agricoli possono realizzare
accordi con imprese di approvvigionamento o di trasformazione, destinati a riassorbire una temporanea
sovracapacità produttiva per ristabilire l'equilibrio del mercato. Gli accordi sono autorizzati con decreto del
Ministro delle politiche agricole e forestali. Alle organizzazioni di produttori agricoli si estendono in quanto
applicabili, le disposizioni di cui all'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173.
7-ter. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, d'intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, possono essere fissate le
modalità con le quali le organizzazioni di produttori possono richiedere ai produttori un contributo destinato
al fondo di esercizio per la realizzazione di programmi di attività finalizzati al perseguimento degli scopi di cui
al comma 1.».
7. Le organizzazioni di produttori riconosciute hanno priorità nell'attribuzione degli aiuti di Stato, in
conformità con la regolamentazione comunitaria, per l'organizzazione della produzione e del mercato.
8. Le disposizioni di cui al comma 7 si applicano anche alle organizzazioni dei produttori riconosciute nei
Paesi membri dell'Unione europea, che presentano caratteristiche comparabili e iscritte in una specifica
sezione dell'Albo di cui al comma 5.
9. All'articolo 26, comma 7, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, le parole: «Entro ventiquattro mesi
dall'entrata in vigore del presente decreto legislativo» sono sostituite dalle seguenti: «Entro il 31 dicembre
2004».
10. Le Regioni hanno facoltà di derogare all'obbligo prescritto dall'articolo 26, comma 3, lettera a), numero 3),
del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, fino alla scadenza del termine di cui all'articolo 26, comma 7,
del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228.

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11. All'articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, dopo la lettera c) è aggiunta la
seguente: «c-bis per particolari situazioni della realtà produttiva, economica e sociale della regione».
12. All'allegato 1 di cui all'articolo 27, comma 1, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, il numero dei
produttori è ridotto del cinquanta per cento.
13. All'articolo 27 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Le organizzazioni di produttori devono, ai fini del riconoscimento, rappresentare un numero minimo di
produttori aderenti come determinati in relazione a ciascun settore produttivo nell'allegato 1 ed un volume
minimo di produzione effettivamente commercializzata determinato nel tre per cento del volume di
produzione della regione di riferimento. Il numero minimo di produttori aderenti, il volume minimo,
espresso, per ciascun settore o prodotto, in quantità o in valore, nonché la percentuale di cui all'articolo 26,
comma 3, lettera a), numero 3), sono modificati con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano. Le regioni possono ridurre nella misura massima del cinquanta per cento detta percentuale, nei
seguenti casi:
a) qualora le regioni procedenti al riconoscimento siano individuate nell'obiettivo 1 ai sensi della normativa
comunitaria;
b) qualora l'organizzazione di produttori richiedente il riconoscimento abbia almeno il 50 per cento dei soci
ubicati in zone definite svantaggiate ai sensi della normativa comunitaria;
c) qualora la quota prevalente della produzione commercializzata dalla organizzazione di produttori sia
certificata biologica ai sensi della vigente normativa.».

                                         Capo II - Integrità aziendale

                                 Art. 7. Conservazione dell'integrità fondiaria.
1. Dopo l'articolo 5 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, è inserito il seguente:
«Art. 5-bis (Conservazione dell'integrità aziendale). 1. Ove non diversamente disposto dalle leggi regionali, per
compendio unico si intende l'estensione di terreno necessaria al raggiungimento del livello minimo di
redditività determinato dai piani regionali di sviluppo rurale per l'erogazione del sostegno agli investimenti
previsti dal regolamenti (CE) n. 1257/1999 e dal regolamenti (CE) n. 1260/1999, e successive modificazioni.
2. Al trasferimento a qualsiasi titolo di terreni agricoli a coloro che si impegnino a costituire un compendio
unico e a coltivarlo o a condurlo in qualità di coltivatore diretto o di imprenditore agricolo professionale per
un periodo di almeno dieci anni dal trasferimento si applicano le disposizioni di cui all'articolo 5-bis, commi 1
e 2, della legge 31 gennaio 1994, n. 97. Gli onorari notarili per gli atti suddetti sono ridotti ad un sesto.
3. Le agevolazioni fiscali e la riduzione degli onorari notarili ad un sesto in favore della costituzione del
compendio unico di cui al comma 2 spettano comunque ai trasferimenti di immobili agricoli e relative
pertinenze, compresi i fabbricati, costituiti in maso chiuso di cui alla legge della provincia autonoma di
Bolzano 28 novembre 2001, n. 17, effettuati tra vivi o mortis causa ad acquirenti che nell'atto o con
dichiarazione separata si impegnino a condurre direttamente il maso per dieci anni.
4. I terreni e le relative pertinenze, compresi i fabbricati, costituenti il compendio unico, sono considerati
unità indivisibili per dieci anni dal momento della costituzione e durante tale periodo non possono essere
frazionati per effetto di trasferimenti a causa di morte o per atti tra vivi. Il predetto vincolo di indivisibilità
deve essere espressamente menzionato, a cura dei notai roganti, negli atti di costituzione del compendio e
trascritto nei pubblici registri immobiliari dai direttori degli uffici competenti. Sono nulli gli atti tra vivi e le
disposizioni testamentarie che hanno per effetto il frazionamento del compendio unico.
5. Possono essere costituiti in compendio unico terreni agricoli anche non confinanti fra loro purché
funzionali all'esercizio dell'impresa agricola.
6. Qualora nel periodo di cui al comma 4, i beni disponibili nell'asse ereditario non consentano la
soddisfazione di tutti gli eredi secondo quanto disposto dalla legge in materia di successioni o dal dante causa,
si provvede all'assegnazione del compendio di cui al presente articolo all'erede che la richieda, con addebito
dell'eccedenza. A favore degli eredi, per la parte non soddisfatta, sorge un credito di valuta garantito da
ipoteca, iscritta a tassa fissa sui terreni caduti in successione, da pagarsi entro due anni dall'apertura della
stessa con un tasso d'interesse inferiore di un punto a quello legale.
7. In caso di controversie sul valore da assegnare al compendio unico o relativamente ai diritti agli aiuti
comunitari e nazionali presenti sul compendio stesso, le parti possono richiedere un arbitrato alla camera

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arbitrale ed allo sportello di conciliazione di cui al D.M. 1° luglio 2002, n. 743 del Ministro delle politiche
agricole e forestali.
8. Se nessuno degli eredi richiede l'attribuzione preferenziale, sono revocati i diritti agli aiuti comunitari e
nazionali, ivi comprese l'attribuzione di quote produttive, assegnati all'imprenditore defunto per i terreni
oggetto della successione. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, d'intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, e le province autonome di Trento e di Bolzano,
sono determinate le modalità per la revoca e la riattribuzione dei diritti e delle quote.
9. La disciplina di cui al presente articolo si applica anche ai piani di ricomposizione fondiaria e di riordino
fondiario promossi dalle regioni, province, comuni e comunità montane.
10. Gli articoli 846, 847 e 848 del codice civile sono abrogati.
11. All'applicazione del presente articolo si provvede nell'àmbito degli stanziamenti finalizzati all'attuazione
dell'articolo 1, comma 2.».

                        Art. 8. Estensione del diritto di prelazione o di riscatto agrari.
1. Gli assegnatari dei fondi acquistati dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) sono
equiparati ai proprietari coltivatori diretti, ai sensi del citato articolo 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817, in
ordine al diritto di prelazione o di riscatto agrari nella compravendita dei fondi confinanti.
2. Alle operazioni di acquisto di terreni proposte nell'esercizio del diritto di prelazione o di riscatto agrario per
le quali è stata presentata domanda all'ISMEA si applicano le disposizioni di cui all'articolo 8, comma 7, della
legge 26 maggio 1965, n. 590.

                                         Art. 9. Ricomposizione fondiaria.
1. Sono ridotte della metà le imposte dovute per gli atti tra vivi diretti a realizzare l'accorpamento di fondi
rustici, attraverso la permuta di particelle o la rettificazione dei confini.
2. Alle vendite dei beni appartenenti al patrimonio immobiliare pubblico, eseguite ai sensi del decreto-legge 25
settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, qualora abbiano
ad oggetto beni suscettibili di utilizzazione agricola e siano concluse con imprenditori agricoli o coltivatori
diretti iscritti nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all'articolo 2188 e seguenti del codice civile
si applica la riduzione del cinquanta per cento delle imposte di registro, ipotecaria, catastale e di bollo.

                     Art. 10. Ricomposizione aziendale a mezzo di contratto di affitto.
1. Al fine di incentivare l'accorpamento aziendale attraverso la stipulazione di contratti di affitto delle
particelle finitime della durata di almeno cinque anni, l'imposta di registro è dovuta in misura fissa.

              Art. 11. Ricomposizione aziendale a mezzo di contratto di società cooperativa.
1. Sono ridotte di due terzi le imposte dovute per la stipula dei contratti di società cooperativa tra
imprenditori agricoli che conferiscono in godimento alla società i terreni di cui sono proprietari o affittuari,
per la costituzione di un'unica azienda agricola a gestione comune. Sono dovute in misura fissa le predette
imposte qualora un quinto dei soci della cooperativa siano imprenditori agricoli giovani che si impegnano ad
esercitare la gestione comune per almeno nove anni.

                            Art. 12. Valorizzazione del patrimonio abitativo rurale.
1. I redditi dei fabbricati situati nelle zone rurali e non utilizzabili ad abitazione alla data di entrata in vigore
del presente decreto legislativo, che vengono ristrutturati nel rispetto della vigente disciplina edilizia
dall'imprenditore agricolo che ne sia proprietario ed acquisiscono i requisiti di abitabilità previsti dalle vigenti
norme, se concessi in locazione dall'imprenditore agricolo per almeno cinque anni, ai fini delle imposte sui
redditi per il periodo relativo al primo contratto di locazione e, comunque, per non più di nove anni, sono
considerati compresi nel reddito dominicale ed agrario dei terreni su cui insistono.

                                  Capo III - Semplificazione amministrativa

                     Art. 13. Fascicolo aziendale e Carta dell'agricoltore e del pescatore.
1. Il fascicolo aziendale elettronico di cui all'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 1° dicembre
1999, n. 503, unico per azienda, è integrato con i dati di cui all'articolo 18, paragrafo 1, lettera c), e all'articolo
21 del regolamento (CE) n. 1782/2003 del 29 settembre 2003 del Consiglio. L'aggiornamento del fascicolo
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aziendale elettronico, attraverso procedure certificate del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), può
essere effettuato dai soggetti di cui all'articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della
Repubblica n. 503 del 1999, nonché dai soggetti di cui all'articolo 3-bis del decreto legislativo 27 maggio 1999,
n. 165, sulla base di apposite convenzioni stipulate con l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA). Per
qualsiasi accesso nel fascicolo aziendale elettronico, finalizzato all'aggiornamento delle informazioni ivi
contenute, è assicurata l'identificazione del soggetto che vi abbia proceduto. La pubblica amministrazione, ivi
compresi gli enti pubblici economici, registra inoltre nel fascicolo aziendale gli aiuti concessi al soggetto che
esercita attività agricola in attuazione della normativa comunitaria, nazionale e regionale.
2. La Carta dell'agricoltore e del pescatore, di cui all'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n.
503 del 1999, è realizzata in coerenza con l'articolo 36 del testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di documentazione amministrativa, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e con il decreto legislativo 23 febbraio 2002, n. 10, nonché secondo
quanto previsto dal D.M. 19 luglio 2000 del Ministro dell'interno, e successive modificazioni, pubblicato nel
Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 169 del 21 luglio 2000.
3. Il codice unico di identificazione aziende agricole, di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto del Presidente
della Repubblica n. 503 del 1999, costituisce sistema unico di identificazione di ciascun soggetto che esercita
attività agricola anche ai sensi all'articolo 18, paragrafo 1, lettera f), del regolamento (CE) n. 1782/2003.
4. L'AGEA, quale autorità competente ai sensi del Titolo II, capitolo 4 regolamento (CE) n. 1782/2003,
assicura, attraverso i servizi del SIAN, la realizzazione dell'Anagrafe delle aziende agricole, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica n. 503 del 1999, nonché di quanto previsto dai commi 1 e 2.
5. Nel caso di banche dati decentrate detenute dai soggetti di cui all'articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto
del Presidente della Repubblica n. 503 del 1999, l'AGEA assicura le condizioni previste dall'articolo 19,
comma 2, del regolamento (CE) n. 1782/2003.
6. Le modalità operative per la gestione e l'aggiornamento del fascicolo aziendale elettronico e della Carta
dell'agricoltore e del pescatore, e per il loro aggiornamento, sono stabilite con decreto del Ministro delle
politiche agricole e forestali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano.

                         Art. 14. Semplificazione degli adempimenti amministrativi.
1. Per i pagamenti diretti si applica quanto previsto dall'articolo 22 del regolamento (CE) n. 1782/2003.
L'AGEA, sentiti gli organismi pagatori, adotta le procedure per l'attuazione dell'articolo 22, commi 2 e 3, del
predetto regolamento.
2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, attraverso il SIAN sono comunicati,
senza oneri per il destinatario, e nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n.
196, le modalità attraverso le quali ciascun soggetto che esercita attività agricola accede direttamente, anche
per via telematica, alle informazioni contenute nel proprio fascicolo aziendale.
3. Il SIAN assicura le modalità di riconoscimento dell'utente e di firma sicure attraverso la firma digitale,
emessa per i procedimenti di propria competenza, e la Carta dell'agricoltore e del pescatore di cui all'articolo
13, comma 2.
4. Ai fini dell'aggiornamento del repertorio delle notizie economiche e amministrative (REA), le Camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIAA) competenti per territorio acquisiscono, attraverso le
modalità previste dall'articolo 15, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173, le dichiarazioni del
soggetto che esercita attività agricola modificative del fascicolo aziendale. Per le predette finalità il SIAN può
altresì stipulare apposite convenzioni con i soggetti di cui all'articolo 3-bis del decreto legislativo 27 maggio
1999, n. 165, e successive modificazioni.
5. Ai fini dell'attuazione dell'articolo 18, comma 2, del regolamento (CE) n. 1782/2003, nonché
dell'aggiornamento del fascicolo aziendale di cui all'articolo 13,comma 1, nel SIAN confluiscono i dati e le
informazioni relativi all'identificazione e registrazione degli animali di cui alla direttiva 92/102/CEE del 27
novembre 1992, del Consiglio, e al regolamento (CE) n. 1760/2000 del 17 luglio 2000 del Parlamento
europeo e del Consiglio.
6. Ove non siano espressamente previsti specifici diversi termini dalla regolamentazione comunitaria vigente,
per le istanze relative all'esercizio dell'attività agricola presentate alla pubblica amministrazione per il tramite
dei Centri autorizzati di assistenza agricola (CAA) di cui al decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165, e
successive modificazioni, la pubblica amministrazione, nonché gli enti pubblici economici procedenti
adottano il provvedimento finale entro centottanta giorni dal ricevimento dell'istanza già istruita dal Centro di
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assistenza agricola (CAA); decorso tale termine la domanda si intende accolta. A tale fine i CAA rilasciano ai
soggetti che esercitano l'attività agricola certificazione della data di inoltro dell'istanza alla pubblica
amministrazione competente. Sono fatti salvi i termini più brevi previsti per i singoli procedimenti, nonché
quanto disposto dal decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali in data 18 dicembre 2002.
7. I soggetti che esercitano attività agricola che abbiano ottenuto la concessione di aiuti, contributi e
agevolazioni ai sensi della normativa comunitaria, nazionale e regionale, relativa all'esercizio della propria
attività da parte della pubblica amministrazione, qualora inoltrino nuove istanze possono rendere una
dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante che le informazioni contenute nel fascicolo aziendale non
hanno subito variazioni.
8. I soggetti di cui all'articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 1° dicembre
1999, n. 503, nei rapporti con i soggetti che esercitano l'attività agricola hanno l'obbligo di avvalersi delle
informazioni contenute nel fascicolo aziendale. La pubblica amministrazione interessata, ivi compresi gli enti
pubblici economici, li acquisisce d'ufficio, prioritariamente in via telematica, utilizzando i servizi di
certificazione ed i servizi di interscambio e cooperazione del SIAN.
9. Al fine di semplificare gli adempimenti amministrativi e contabili a carico delle imprese agricole, fatti salvi i
compiti di indirizzo e monitoraggio del Ministero delle politiche agricole e forestali ai sensi dell'articolo 3,
comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2000, n. 450, sono trasferiti all'AGEA i
compiti di coordinamento e di gestione per l'esercizio delle funzioni di cui all'articolo 15 della legge 4 giugno
1984, n. 194.
10. L'AGEA subentra, dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, in tutti i rapporti attivi e
passivi relativi al SIAN di cui al comma 9. A tale fine sono trasferite all'AGEA le relative risorse finanziarie,
umane e strumentali.
11. Il comma 3 dell'articolo 30 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, è sostituito dal seguente:
«3. Con riferimento al prodotti elencati nell'Allegato I del Trattato istitutivo della Comunità europea, negli
Allegati I e II del regolamento (CEE) n. 2081/1992 del 14 luglio 1992, del Consiglio, come modificato dal
regolamento (CE) n. 692/2003 dell'8 aprile 2003, del Consiglio, ed agli altri prodotti qualificati agricoli dal
diritto comunitario, anche ai fini dell'uniforme classificazione merceologica, con regolamento del Ministro
delle politiche agricole e forestali sono disciplinate le modalità di attuazione di quanto previsto dal comma 1.».
12. L'attività di autoriparazione di macchine agricole e rimorchi effettuata sui mezzi propri dalle imprese
agricole provviste di officina non è soggetta alle disposizioni di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 122.
13. La legge 8 agosto 1991, n. 264, non si applica all'attività di consulenza per la circolazione dei mezzi di
trasporto relativa alle macchine agricole di cui all'articolo 57 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e
successive modificazioni.

 Art. 15. Scritture contabili per le altre attività agricole e coordinamento normativo in materia fiscale.
1. Al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo l'articolo 18-bis, è inserito il
seguente:
«Art. 18-ter (Scritture contabili per le altre attività agricole). - 1. I soggetti che si avvalgono dei regimi di cui
all'articolo 56-bis del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ed all'articolo 5 della
legge 30 dicembre 1991, n. 413, devono tenere esclusivamente i registri previsti dal decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.».
2. All'articolo 2, comma 6, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) alla lettera a), l'alinea è sostituito dal seguente: «all'articolo 32, comma 2, la lettera c) è sostituita dalla
seguente:»;
b) alla lettera b):
1) l'alinea è sostituito dal seguente: «dopo l'articolo 56 è inserito il seguente:»;
2) al primo capoverso le parole: «Art. 78-bis» sono sostituite dalle seguenti: «Art. 56-bis» e le parole: «articolo
29» sono sostituite dalle seguenti: «articolo 32»;
3) al secondo capoverso le parole: «articolo 29» sono sostituite dalle seguenti: «articolo 32»;
4) al quarto capoverso le parole: «articolo 87» sono sostituite dalle seguenti: «articolo 73»;
c) alla lettera c):
1) l'alinea è sostituito dal seguente: «all'articolo 71, è aggiunto, in fine, il seguente comma:»;
2) al primo capoverso, primo periodo, le parole: «articolo 81» sono sostituite dalle seguenti: «articolo 67» e le
parole: «dell'articolo 78-bis» sono sostituite dalle seguenti: «dell'articolo 56-bis».

                                                        245
                           Art. 16. Crediti in discussione presso la Camera arbitrale.
1. In caso di crediti vantati dagli imprenditori agricoli nei confronti della pubblica amministrazione, la camera
nazionale arbitrale in agricoltura di cui al D.M. 1° luglio 2002, n. 743 del Ministro delle politiche agricole e
forestali, che sia stata adita, certifica che entro centottanta giorni sarà definita la posizione del soggetto istante.
2. Durante il predetto periodo, gli istituti di credito potranno tenere conto di tale certificazione ai fini della
valutazione complessiva delle garanzie dell'imprenditore agricolo.
3. Gli adeguamenti alla regolamentazione della camera nazionale arbitrale in agricoltura sono approvati, su
proposta degli organi della camera medesima, con decreto ministeriale.

                               Capo IV - Tutela del patrimonio agroalimentare

                           Art. 17. Promozione del sistema agroalimentare italiano.
1. In raccordo con il Comitato per la valorizzazione del patrimonio alimentare italiano di cui all'articolo 59,
comma 4-bis, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, la società per azioni «BUONITALIA», partecipata dal
Ministero delle politiche agricole e forestali e strumento operativo del Ministero stesso per l'attuazione delle
politiche promozionali di competenza nazionale, ha per scopo l'erogazione di servizi alle imprese del settore
agroalimentare finalizzati a favorire la internazionalizzazione dei prodotti italiani, ivi compresi la registrazione
a livello internazionale di marchi associati ai segni identificati delle produzioni di origine nazionali e la loro
tutela giuridica internazionale.
2. Al fine di favorire il rafforzamento della tutela economica delle produzioni agroalimentari di qualità, il
Ministero delle politiche agricole e forestali è autorizzato ad acquistare dall'Istituto di servizi per il mercato
agricolo alimentare (ISMEA) le partecipazioni da questo possedute nella società per azioni «BUONITALIA»,
nonché ad esercitare i conseguenti diritti dell'azionista. All'acquisto delle partecipazioni predette il Ministero
delle politiche agricole e forestali provvede nell'àmbito degli stanziamenti di cui all'articolo 4 della legge 23
dicembre 1999, n. 499 destinati alle iniziative di tutela e valorizzazione della qualità dei prodotti agricoli. Le
amministrazioni statali, regionali e locali, con apposite convenzioni possono affidare alla società
BUONITALIA l'esercizio di attività strumentali al perseguimento di finalità istituzionali attinenti con gli scopi
della medesima società, anche con l'apporto di propri fondi.
3. Al fine di favorire la partecipazione delle categorie economiche interessate alla realizzazione delle finalità di
cui al presente articolo, il Tavolo agroalimentare, di cui all'articolo 20 del decreto legislativo 18 maggio 2001,
n. 228, esercita funzioni consultive e propositive per la promozione, lo sviluppo, il sostegno e
l'ammodernamento della filiera agroalimentare, nonché per la valorizzazione sul mercato internazionale dei
prodotti agroalimentari.

        Art. 18. Armonizzazione e razionalizzazione in materia di controlli e di frodi alimentari.
1. L'AGEA quale autorità competente ai sensi del Titolo II, capitolo 4, del regolamento (CE) n. 1782/2003,
esercita nei confronti dell'Agecontrol S.p.a. il controllo ai sensi dell'articolo 6, comma 1, del regolamento
(CEE) n. 27/1985 del 4 gennaio 1985 della Commissione. A tale scopo sono trasferite all'AGEA le relative
partecipazioni azionarie del Ministero delle politiche agricole e forestali e dell'Istituto nazionale di economia
agraria (INEA).
2. Il comma 7 dell'articolo 1 del decreto legislativo 14 maggio 2001, n. 223, è sostituito dal seguente:
«7. Le Regioni e l'Agecontrol S.p.a., nei casi previsti dai commi 1, 2, 3, 4 e 5 provvedono, anche ai sensi del
D.M. 21 giugno 2000, n. 217 del Ministro delle politiche agricole e forestali, alle irrogazioni delle relative
sanzioni. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, d'intesa con la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stabilite le modalità
di riparto dei proventi delle predette sanzioni.».
3. Per lo svolgimento delle attività di controllo di propria competenza, l'AGEA può avvalersi dell'Ispettorato
centrale repressioni frodi di cui al decreto-legge 18 giugno 1986, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla
legge 7 agosto 1986, n. 486, sulla base di apposita convenzione approvata dal Ministro delle politiche agricole
e forestali.
4. All'articolo 18 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive modificazioni, è aggiunto il
seguente comma:
«4-bis. Nelle materie di propria competenza, spetta all'Ispettorato centrale repressioni frodi l'irrogazione delle
sanzioni amministrative.».

                                                         246
5. All'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 10 dicembre 2002, n. 305, dopo le parole: «ai sensi
dell'articolo 357 del codice penale», sono aggiunte le seguenti: «, nonché, nei limiti del servizio cui sono
destinati e per le attribuzioni di cui al presente decreto, la qualifica di Ufficiale di polizia giudiziaria ai sensi
dell'articolo 57, comma 3, del codice di procedura penale».
6. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministro dell'economia e
delle finanze, sono trasferiti all'AGEA gli stanziamenti dello stato di previsione della spesa del Ministero delle
politiche agricole e forestali relativi alle funzioni dell'Agecontrol S.p.a. trasferite in attuazione del presente
articolo.




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Decreto Legislativo 18 maggio 2001 n. 228
Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell'articolo 7 della L. 5 marzo 2001,
n. 57.
Pubblicato nella G. U. 15 giugno 2001, n. 137, S.O.

                                  IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visti gli articoli 7 e 8 della legge 5 marzo 2001, n. 57;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 6 aprile 2001;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano, reso il 24 aprile 2001;
Acquisito il parere delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 2 maggio 2001;
Sulla proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con i Ministri del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica, delle finanze, del lavoro e della previdenza sociale, dell'industria,
del commercio e dell'artigianato e del commercio con l'estero, della sanità, dell'ambiente, per la funzione
pubblica, per gli affari regionali e per le politiche comunitarie;
Emana il seguente decreto legislativo:

                                            Capo I - Soggetti e attività

Art. 1. Imprenditore agricolo.
1. (Sostituisce l'articolo 2135 del codice civile).
2. Si considerano imprenditori agricoli le cooperative di imprenditori agricoli ed i loro consorzi quando
utilizzano per lo svolgimento delle attività di cui all'articolo 2135 del codice civile, come sostituito dal comma
1 del presente articolo, prevalentemente prodotti dei soci, ovvero forniscono prevalentemente ai soci beni e
servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico.

Art. 2. Iscrizione al registro delle imprese.
1. L'iscrizione degli imprenditori agricoli, dei coltivatori diretti e delle società semplici esercenti attività
agricola nella sezione speciale del registro delle imprese di cui all'articolo 2188 e seguenti del codice civile,
oltre alle funzioni di certificazione anagrafica ed a quelle previste dalle leggi speciali, ha l'efficacia di cui
all'articolo 2193 del codice civile.

Art. 3. Attività agrituristiche.
1. Rientrano fra le attività agrituristiche di cui alla legge 5 dicembre 1985, n. 730, ancorché svolte all'esterno
dei beni fondiari nella disponibilità dell'impresa, l'organizzazione di attività ricreative, culturali e didattiche, di
pratica sportiva, escursionistiche e di ippoturismo finalizzate ad una migliore fruizione e conoscenza del
territorio, nonché la degustazione dei prodotti aziendali, ivi inclusa la mescita del vino, ai sensi della legge 27
luglio 1999, n. 268. La stagionalità dell'ospitalità agrituristica si intende riferita alla durata del soggiorno dei
singoli ospiti.
2. Possono essere addetti ad attività agrituristiche, e sono considerati lavoratori agricoli ai fini della vigente
disciplina previdenziale, assicurativa e fiscale, i familiari di cui all'articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori
dipendenti a tempo indeterminato, determinato e parziale.
3. Alle opere ed ai fabbricati destinati ad attività agrituristiche si applicano le disposizioni di cui all'articolo 9,
lettera a) ed all'articolo 10 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, nonché di cui all'articolo 24, comma 2, della
legge 5 febbraio 1992, n. 104, relativamente all'utilizzo di opere provvisionali per l'accessibilità ed il
superamento delle barriere architettoniche.

Art. 4. Esercizio dell'attività di vendita.
1. Gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese di cui all'art. 8 della legge 29
dicembre 1993, n. 580, possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i
prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia
di igiene e sanità.
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2. La vendita diretta dei prodotti agricoli in forma itinerante è soggetta a previa comunicazione al comune del
luogo ove ha sede l'azienda di produzione e può essere effettuata decorsi trenta giorni dal ricevimento della
comunicazione.
3. La comunicazione di cui al comma 2, oltre alle indicazioni delle generalità del richiedente, dell'iscrizione nel
registro delle imprese e degli estremi di ubicazione dell'azienda, deve contenere la specificazione dei prodotti
di cui s'intende praticare la vendita e delle modalità con cui si intende effettuarla, ivi compreso il commercio
elettronico.
4. Qualora si intenda esercitare la vendita al dettaglio non in forma itinerante su aree pubbliche o in locali
aperti al pubblico, la comunicazione è indirizzata al sindaco del comune in cui si intende esercitare la vendita.
Per la vendita al dettaglio su aree pubbliche mediante l'utilizzo di un posteggio la comunicazione deve
contenere la richiesta di assegnazione del posteggio medesimo, ai sensi dell'art. 28 del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 114.
5. La presente disciplina si applica anche nel caso di vendita di prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività
di manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici, finalizzate al completo sfruttamento del
ciclo produttivo dell'impresa.
6. Non possono esercitare l'attività di vendita diretta gli imprenditori agricoli, singoli o soci di società di
persone e le persone giuridiche i cui amministratori abbiano riportato, nell'espletamento delle funzioni
connesse alla carica ricoperta nella società, condanne con sentenza passata in giudicato, per delitti in materia
di igiene e sanità o di frode nella preparazione degli alimenti nel quinquennio precedente all'inizio
dell'esercizio dell'attività. Il divieto ha efficacia per un periodo di cinque anni dal passaggio in giudicato della
sentenza di condanna.
7. Alla vendita diretta disciplinata dal presente decreto legislativo continuano a non applicarsi le disposizioni
di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, in conformità a quanto stabilito dall'articolo 4, comma 2,
lettera d), del medesimo decreto legislativo n. 114 del 1998.
8. Qualora l'ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti non provenienti dalle rispettive aziende
nell'anno solare precedente sia superiore a lire 80 milioni per gli imprenditori individuali ovvero a lire 2
miliardi per le società, si applicano le disposizioni del citato decreto legislativo n. 114 del 1998.


Art. 4-bis. Imprenditoria agricola giovanile.
1. Ai fini dell'applicazione della normativa statale, è considerato giovane imprenditore agricolo l'imprenditore
agricolo avente una età non superiore a 40 anni (1).
 (1) Articolo aggiunto dall'art. 3, D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99.

                          Capo II - Contratti agrari, integrità aziendale e distretti

Art. 5. Modifiche alla legge 3 maggio 1982, n. 203.
1. (2).
 (2) Aggiunge l'articolo 4-bis alla L. 3 maggio 1982, n. 203.

Art. 5-bis. Conservazione dell'integrità aziendale.
1. Ove non diversamente disposto dalle leggi regionali, per compendio unico si intende l'estensione di terreno
necessaria al raggiungimento del livello minimo di redditività determinato dai piani regionali di sviluppo rurale
per l'erogazione del sostegno agli investimenti previsti dal regolamento (CE) n. 1257/1999 e dal regolamento
(CE) n. 1260/1999, e successive modificazioni.
2. Al trasferimento a qualsiasi titolo di terreni agricoli a coloro che si impegnino a costituire un compendio
unico e a coltivarlo o a condurlo in qualità di coltivatore diretto o di imprenditore agricolo professionale per
un periodo di almeno dieci anni dal trasferimento si applicano le disposizioni di cui all'articolo 5-bis, commi 1
e 2, della legge 31 gennaio 1994, n. 97. Gli onorari notarili per gli atti suddetti sono ridotti ad un sesto.
3. Le agevolazioni fiscali e la riduzione degli onorari notarili ad un sesto in favore della costituzione del
compendio unico di cui al comma 2 spettano comunque ai trasferimenti di immobili agricoli e relative
pertinenze, compresi i fabbricati, costituiti in maso chiuso di cui alla legge della provincia autonoma di
Bolzano 28 novembre 2001, n. 17, effettuati tra vivi o mortis causa ad acquirenti che nell'atto o con
dichiarazione separata si impegnino a condurre direttamente il maso per dieci anni.

                                                        249
4. I terreni e le relative pertinenze, compresi i fabbricati, costituenti il compendio unico, sono considerati
unità indivisibili per dieci anni dal momento della costituzione e durante tale periodo non possono essere
frazionati per effetto di trasferimenti a causa di morte o per atti tra vivi. Il predetto vincolo di indivisibilità
deve essere espressamente menzionato, a cura dei notai roganti, negli atti di costituzione del compendio e
trascritto nei pubblici registri immobiliari dai direttori degli uffici competenti. Sono nulli gli atti tra vivi e le
disposizioni testamentarie che hanno per effetto il frazionamento del compendio unico.
5. Possono essere costituiti in compendio unico terreni agricoli anche non confinanti fra loro purché
funzionali all'esercizio dell'impresa agricola.
6. Qualora nel periodo di cui al comma 4, i beni disponibili nell'asse ereditario non consentano la
soddisfazione di tutti gli eredi secondo quanto disposto dalla legge in materia di successioni o dal dante causa,
si provvede all'assegnazione del compendio di cui al presente articolo all'erede che la richieda, con addebito
dell'eccedenza. A favore degli eredi, per la parte non soddisfatta, sorge un credito di valuta garantito da
ipoteca, iscritta a tassa fissa sui terreni caduti in successione, da pagarsi entro due anni dall'apertura della
stessa con un tasso d'interesse inferiore di un punto a quello legale.
7. In caso di controversie sul valore da assegnare al compendio unico o relativamente ai diritti agli aiuti
comunitari e nazionali presenti sul compendio stesso, le parti possono richiedere un arbitrato alla camera
arbitrale ed allo sportello di conciliazione di cui al D.M. 1° luglio 2002, n. 743 del Ministro delle politiche
agricole e forestali.
8. Se nessuno degli eredi richiede l'attribuzione preferenziale, sono revocati i diritti agli aiuti comunitari e
nazionali, ivi comprese l'attribuzione di quote produttive, assegnati all'imprenditore defunto per i terreni
oggetto della successione. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, d'intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni, e le province autonome di Trento e di Bolzano,
sono determinate le modalità per la revoca e la riattribuzione dei diritti e delle quote.
9. La disciplina di cui al presente articolo si applica anche ai piani di ricomposizione fondiaria e di riordino
fondiario promossi dalle regioni, province, comuni e comunità montane.
10. Gli articoli 846, 847 e 848 del codice civile sono abrogati.
11. All'applicazione del presente articolo si provvede nell'àmbito degli stanziamenti finalizzati all'attuazione
dell'articolo 1, comma 2 (3).
 (3) Articolo aggiunto dall'art. 7, D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99.

Art. 6. Utilizzazione agricola dei terreni demaniali e patrimoniali indisponibili.
1. Le disposizioni recate dalla legge 12 giugno 1962, n. 567, e successive modificazioni, dalla legge 11 febbraio
1971, n. 11, e successive modificazioni, dalla legge 3 maggio 1982, n. 203, e successive modificazioni, si
applicano anche ai terreni demaniali o soggetti al regime dei beni demaniali di qualsiasi natura o del
patrimonio indisponibile appartenenti ad enti pubblici, territoriali o non territoriali, ivi compresi i terreni
golenali, che siano oggetto di affitto o di concessione amministrativa.
2. L'ente proprietario può recedere in tutto o in parte dalla concessione o dal contratto di affitto mediante
preavviso non inferiore a sei mesi e pagamento di una indennità per le coltivazioni in corso che vadano
perdute nell'ipotesi che il terreno demaniale o equiparato o facente parte del patrimonio indisponibile debba
essere improcrastinabilmente destinato al fine per il quale la demanialità o l'indisponibilità è posta.
 3. Sui terreni di cui al comma 1 del presente articolo sono ammessi soltanto i miglioramenti, le addizioni e le
trasformazioni concordati tra le parti o quelli eseguiti a seguito del procedimento di cui all'articolo 16 della
legge 3 maggio 1982, n. 203. In quest'ultimo caso l'autorità competente non può emettere parere favorevole
se i miglioramenti, le addizioni e le trasformazioni mantengono la loro utilità anche dopo la restituzione del
terreno alla sua destinazione istituzionale.
4. Gli enti di cui al comma 1 del presente articolo, alla scadenza della concessione amministrativa o del
contratto di affitto, per la concessione e la locazione dei terreni di loro proprietà devono adottare procedure
di licitazione privata o trattativa privata. A tal fine possono avvalersi della disposizione di cui all'articolo 23,
terzo comma, della legge 11 febbraio 1971, n. 11, come sostituito dal primo comma dell'articolo 45 della legge
3 maggio 1982, n. 203.




                                                        250
Art. 7. Prelazione di più confinanti.
1. Ai fini dell'esercizio del diritto di prelazione o di riscatto di cui rispettivamente all'articolo 8 della legge 26
maggio 1965, n. 590, e successive modificazioni, ed all'articolo 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817, nel caso di
più soggetti confinanti, si intendono, quali criteri preferenziali, nell'ordine, la presenza come partecipi nelle
rispettive imprese di coltivatori diretti e imprenditori agricoli a titolo principale di età compresa tra i 18 e i 40
anni o in cooperative di conduzione associata dei terreni, il numero di essi nonché il possesso da parte degli
stessi di conoscenze e competenze adeguate ai sensi dell'articolo 8 del regolamento (CE) n. 1257/99 del
Consiglio, del 17 maggio 1999.

Art. 8. Conservazione dell'integrità dell'azienda agricola.
1. Le disposizioni di cui agli articoli 4 e 5 della legge 31 gennaio 1994, n. 97, si applicano, a decorrere dal 1°
gennaio 2002, anche alle aziende agricole ubicate in comuni non montani.

Art. 9. Soci di società di persone.
1. Ai soci delle società di persone esercenti attività agricole, in possesso della qualifica di coltivatore diretto o
di imprenditore agricolo a titolo principale, continuano ad essere riconosciuti e si applicano i diritti e le
agevolazioni tributarie e creditizie stabiliti dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso
delle predette qualifiche. I predetti soggetti mantengono la qualifica previdenziale e, ai fini del
raggiungimento, da parte del socio, del fabbisogno lavorativo prescritto, si computa anche l'apporto delle
unità attive iscritte nel rispettivo nucleo familiare.

Art. 10. Attribuzione della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale.
1. (4).
2. Restano ferme le disposizioni di cui al testo unico delle imposte dirette approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
(4) Aggiunge u