L�osteoporosi � una malattia che rende fragili le ossa

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							                                   Osteoporosi ed esercizio fisico

di Stefano Guidotti
Ortopedico - Fisiatra


L’osteoporosi è una malattia che rende fragili le ossa, causandone più facilmente la frattura, con
gravi conseguenze anche in seguito a lievi urti o cadute. Si definisce infatti osteoporosi “un
disordine sistemico dello scheletro caratterizzato da una riduzione della resistenza ossea che
predispone ad un aumentato rischio di frattura”.

Tale riduzione è secondaria ad un impoverimento quantitativo e qualitativo, per modificazione
della geometria, della microarchitettura e della composizione biomolecolare del tessuto osseo.

Esistono diversi tipi di osteoporosi generalizzata: si indicano come primitive quella senile e
quella post-menopausale, come secondarie quelle che conseguono ad altre malattie, come ad
esempio l’ipertiroidismo, l’iperparatiroidismo, l’artrite reumatoide e psoriasica, il
malassorbimento intestinale ecc. o conseguenti a trattamenti medici come la terapia cortisonica o
eparinica o anticonvulsivante, o chirurgici come l’asportazione delle ovaie in età fertile o il
trapianto di organi.

La forma postmenopausale è dovuta alle variazioni ormonali che si verificano nella menopausa
e, in particolare, alla riduzione degli estrogeni (depressori dell’attività osteoclastica), riduzione
che è responsabile di un’aumentata attività osteoclastica e del conseguente aumento del
riassorbimento osseo. In questo tipo di osteoporosi è coinvolto soprattutto l’osso spongioso
trabecolare e le fratture riguardano particolarmente le vertebre.
L’osteoporosi senile è dovuta prevalentemente a ridotta attività osteoblastica correlata
all’invecchiamento, alla ridotta disponibilità di calcio per diminuito apporto alimentare e ridotto
assorbimento intestinale, e alla ridotta attività fisica. In questo tipo di osteoporosi è interessato
anche l’osso compatto corticale, per cui sono frequenti anche le fratture delle ossa lunghe. I due
tipi di osteoporosi possono coesistere portando ad una forma marcata della malattia. In ambedue
i tipi, inoltre, sono coinvolti fattori genetici, che influenzano il picco di massa ossea (cioè il
massimo della densità ossea raggiunto da quel soggetto nell’arco della sua vita, solitamente entro
i 30 anni di età) e la velocità del turn-over osseo in tutte le epoche della vita. In questo articolo
faremo riferimento principalmente a quella postmenopausale e quella senile, largamente più
diffuse nella popolazione.

Le fratture da fragilità più frequenti interessano i corpi vertebrali, il collo femorale, la spalla e il
polso. Il rischio per una donna in postmenopausa di morire per una frattura del collo femorale è
pari a quello del cancro della mammella. Dati epidemiologici riferiscono che le fratture del collo
del femore rappresentano la più seria conseguenza dell’osteoporosi. Le fratture delle ossa lunghe
sono sempre sintomatiche e causano dolore di intensità marcata ed impotenza funzionale.

La prevenzione dell’osteoporosi consiste nelle misure tese ad impedire o rallentare la comparsa
della malattia e si attua mediante la correzione dei fattori di rischio modificabili. Interventi non
farmacologici (dieta, attività fisica) o la eliminazione di fattori di rischio modificabili (fumo,
igiene di vita) possono essere consigliati a tutti. Una dieta adeguata con giusto apporto di
vitamina D, ma anche equilibrata con corretto apporto di proteine, carboidrati e lipidi possono
essere utile per ottimizzare il picco di massa ossea anche in età giovanile. L’utilizzo di farmaci
per la prevenzione dell’osteoporosi non è quasi mai giustificata.

L’attività fisica aiuta a mantenere un sistema osseo resistente, previene cadute e fratture e facilita
la guarigione in chi ha subito una frattura. I benefici degli esercizi fisici variano in conformità al
tipo di esercizio svolto. È noto che periodi anche brevi di immobilizzazione sono particolarmente
deleteri per la massa ossea, così come la permanenza in ambienti privi di forza gravitazionale,
come avviene per gli astronauti. D’altra parte una attività fisica esasperata agonistica in giovani
donne può comportare alterazioni ormonali (amenorrea secondaria) e nutrizionali che potrebbero
essere altrettanto deleterie per l’osso. E’ ormai noto da tempo che l’osso rappresenti un tessuto
meccano-sensitivo che, omeostaticamente, si adatta agli stimoli meccanici ambientali.
L’osso è biomeccanicamente stimolato verso l’attività osteogenica da sollecitazioni e carichi
diretti e indiretti dei tendini e dei muscoli, che contrastando la forza di gravità o altre resistenze,
determinano un effetto piezoelettrico in grado di stimolare l’attività osteoformatrice (legge di
Wolff)
Il modellamento osseo, dunque, è strettamente dipendente dalle forze di trazione, di
compressione e miste che vengono ad agire su di esso. Le fibre ossee si orientano secondo una
legge carico-dipendente: orizzontali per effetto della compressione, verticali per effetto della
trazione.
In donne in postmenopausa l’attività fisica con carico è in grado di prevenire l’1% della perdita
minerale ossea annuale. Il tipo di attività fisica influenza in maniera differente i vari siti ossei,
così come sembra essere sito specifico l’effetto osteogenico. Il beneficio maggiore è stato
riportato sulla colonna vertebrale e con gli esercizi d’impatto. Sono disponibili solo studi
epidemiologici di connessione tra attività fisica e minor rischio di frattura. Incoraggiare una
anche modesta attività fisica tra gli anziani può ridurre il rischio di cadute e quindi di frattura.
L’attività fisica, in particolare esercizi personalizzati di rinforzo muscolare e di rieducazione
all’equilibrio ed alla deambulazione, hanno mostrato di ridurre negli anziani sia il rischio di
cadute che di traumi correlati. Il Tai Chi sembra rappresentare in questo senso la miglior risposta
fornita dalla antichità per prevenire le cadute e le fratture da fragilità ossea.
In particolare, nel definire un programma di esercizi nella prevenzione dell’osteoporosi, si
devono rispettare i seguenti principi:
      Esiste stretta correlazione tra forza muscolare e massa ossea
      I carichi intermittenti e di breve durata sono più osteogenici dei carichi continui
      L’alternanza compressione trazione potenzia l’effetto osteogenico
      Il sovraccarico meccanico è deleterio, meglio esercizi con una certa velocità e in breve
         tempo seguiti da sospensione
      Negli esercizi di rinforzo è più efficace l’entità del carico (picco) che il numero di
         ripetizioni
      L’effetto osteogenico è sito specifico (rachide, collo femorale, arti superiori )
      La interruzione dell’attività fisica determina la perdita dei benefici in tempi medio-brevi

e perseguire i seguenti obiettivi:
     Migliorare la coordinazione
     Migliorare la postura
     Migliorare l’equilibrio
     Migliorare la forza
     Migliorare la resistenza
     Migliorare l’agilità
     Ridurre le conseguenze del deficit visivo
     Allenare alle cadute

Un impatto positivo hanno anche test di valutazione individuale delle condizioni di rischio di
caduta associati a raccomandazioni sulla loro prevenzione. Ad esempio il minor uso di
psicofarmaci si è associato ad una diminuzione del rischio di cadute. Pertantona una strategia di
prevenzione delle cadute in soggetti anziani che includa un adeguato apporto di vitamina D,
esercizi fisici ed educazione sui rischi domestici è altamente raccomandabile.

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