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					                                 DOMENICA 12 FEBBRAIO 2012




                                              I TITOLI




1. “Gesù nostro contemporaneo”, un grande Convegno a Roma promosso dal Card Ruini con il
Comitato per il Progetto culturale della Cei

2. Il Simposio alla Università Gregoriana di Roma sugli abusi sessuali intitolato “Verso la
guarigione e il rinnovamento”

3. Un Centro di apprendimento a distanza per la protezione dei minori

4. Quali liberalizzazioni? “Evitiamo la spesa nei giorni festivi”, scrive Edoardo Tincani

5. A sostegno dell’opera del Consultorio familiare diocesano è nata l’associazione
«affidarsinsieme»


TERZA PAGINA: RAPIMENTO E TRATTA DI RIFUGIATI ERITREI


NOTIZIE IN BREVE
                                           PRIMA PAGINA

1. Un grande Convegno su «Gesù nostro contemporaneo», si è svolto a Roma dal 9 all’11 febbraio,
a poco più di due anni di distanza dall’altro, «Dio oggi: con lui o senza di lui cambia tutto» (sempre
a Roma dal 10 al 12 dicembre 2009). I temi delle due iniziative, promosse dal Comitato per il
Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana, sono strettamente collegati perché il Dio in
cui crediamo, o non crediamo, di cui discutiamo, in Italia, in occidente e in gran parte del mondo
(ad esempio, in Russia o America Latina) è il Dio rivelatoci da Gesù Cristo.
Inoltre Gesù di Nazareth è importante per tanti uomini e donne perché sono convinti che abbia un
rapporto unico con Dio.
Su di lui da due secoli e mezzo si conduce una gigantesca ricerca storico-critica e si sviluppa un
dibattito storico, filosofico e teologico — culturale nel senso forte del termine — che in ultima
analisi ruota intorno alla questione se egli abbia o non abbia questa relazione unica con Dio. Le
questioni di Dio e di Gesù Cristo sono dunque, di fatto, inseparabili. Ci troviamo pertanto, ora come
due anni fa, al cuore del rapporto tra la fede e la cultura di oggi.

 Per quale motivo intitolare il convegno con lo slogan“Gesù nostro contemporaneo? Non
soltanto per sottolineare l’attualità dell’argomento e rivendicarla di fronte a chi ritiene Gesù ormai
confinato nel passato, ma per una ragione più sostanziale. Si parla infatti di Gesù nostro
contemporaneo, e potremmo aggiungere contemporaneo di ogni uomo e donna del futuro come del
passato, intendendo che è contemporaneo proprio il Gesù vissuto duemila anni fa in Palestina: lo è
nella sua vicenda umana unica e irripetibile. Non semplicemente in quanto reso attuale dal nostro
ricordo, o anche dal nostro tentativo di essergli fedeli, di ispirarci a lui nel nostro modo di vivere.
Si deve purtroppo registrare una diffusa tendenza a relegare Gesù nel passato anche quando si
riconosce il valore e l’attualità del suo esempio di vita e di alcuni suoi insegnamenti.
 Per chi crede in Cristo e si rivolge a lui come al Signore che è vivo e presente, ci ascolta e ci
sostiene — anzi, come dice san Paolo ai Galati (2, 20), vive in noi — relegare Gesù nel passato è
però impossibile. Equivarrebbe a tagliare il legame che unisce la nostra esistenza alla sua.
È il salto della fede che supera il tempo e ci rende contemporanei di Gesù. Ma non è semplicemente
per questa risposta di fede che al Convegno è stato dato il titolo “Gesù nostro contemporaneo”.
Le quattro mezze giornate di relazioni, testimonianze, dibattiti, proiezioni, mostre cinematografiche
hanno ruotato infatti intorno all’idea che è possibile tenere insieme la fede in Gesù vivente e nostro
contemporaneo con il suo preciso collocamento nella storia, in ciò che è accaduto in Palestina
duemila anni fa.
 Il convegno ha inteso proporre l’attualità di Gesù, non solo come è richiesta dalla fede in lui, ma
come emerge da quella “storia efficace” che da lui è giunta fino a noi, mantenendo e rinnovando
continuamente quel carattere paradossale che è espresso dal binomio croce e risurrezione. Questa
attualità e contemporaneità di Gesù è stata approfondita nel convegno di Roma sotto il profilo
filosofico e teologico, ma è stata anche attestata e resa quasi tangibile attraverso varie forme di
esperienza. L’esperienza delle opere di fraternità che scaturiscono anche oggi dal rapporto con lui;
quella, forse ancora più intima e diretta, del rapporto personale che si stabilisce tra lui e chi sceglie
di trascorrere, mediante il silenzio e la preghiera, la vita in sua compagnia; la testimonianza
suprema di chi muore martire per la fede in lui.
2. Alla Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 6 al 9 febbraio si è svolto il Simposio
intitolato “Verso la guarigione e il rinnovamento” sugli abusi sessuali del clero. È un’iniziativa
della Pontificia Università Gregoriana, con il consenso e anche l’esplicito appoggio soprattutto da
parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, come anche della Segreteria di Stato, della
Congregazione per i Vescovi, della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, di quella per
la Vita Consacrata.
Ai lavori hanno preso parte 110 Vescovi, rappresentanti delle Conferenze episcopali e i Superiori
generali di trenta Ordini religiosi.
La finalità dell’evento è stata chiaramente espressa da padre Hans Zollner, presidente del
Comitato organizzatore e Preside dell'Istituto di Psicologia della Pontificia Università Gregoriana.
Il principale scopo di questo simposio era dare un segnale molto chiaro e molto forte che la Chiesa
vuole cambiare rotta; vuole cioè agire decisamente per la protezione dei minori, e fare tutto ciò che
è possibile per prevenire ulteriori abusi dentro la Chiesa e possibilmente anche fuori di essa.
La parola è stata subito data a Marie Collins, una delle vittime della pedofilia da parte di un
sacerdote in Irlanda. Era accompagnata da una psichiatra che ha seguito le vittime di abuso nella
stessa Irlanda.
Sono poi intervenuti rappresentanti di vari continenti. Di particolare rilievo è stata l’analisi del
sacerdote statunitense Mons. Stephen J. Rossetti, persona molto coinvolta in questo lavoro da 30
anni, che ha dichiarato: "Finalmente la Chiesa ha maturato la conoscenza degli elementi essenziali
per un efficace programma che garantisca la sicurezza dei bambini.”
Con chiarezza ha enunciato gli errori del passato, cioè : il mancato ascolto delle vittime ("I
trasgressori spesso mentono sul proprio comportamento nel momento stesso in cui devono
affrontarlo"), la sottovalutazione degli abusi sessuali sui bambini nella propria diocesi, la
convinzione errata che i colpevoli possano essere curati e non rappresentino più un rischio ed anche
il malinteso sul perdono per i colpevoli.
"C'è stata un'epoca, ha osservato Mons. Rossetti, in cui le autorità della Chiesa, spesso con la
collaborazione delle autorità civili, hanno messo i sacerdoti al riparo dalle leggi civili. Si riteneva
che lo scandalo conseguente alla vista dell'arresto di un sacerdote non fosse un bene né per la
società, né per la Chiesa. Inoltre, avendo la Chiesa un proprio diritto si riteneva che dovesse gestire
internamente le questioni disciplinari.
Nel caso dell'abuso sessuale sui bambini un tale approccio si è rivelato disastroso", ha ribadito il
sacerdote statunitense, il quale ha fatto questa dichiarazione molto forte: "In paesi dotati di un
sistema di giustizia penale funzionante ed equo è necessario che le autorità della Chiesa denuncino
alle autorità civili tutte le accuse di abuso sessuale sui bambini".
Un altro errore del passato riguarda la formazione umana insufficiente dei sacerdoti; si è verificato
un picco di abusi negli ‘70 e ‘80, quando "la combinazione di sessualità deviata e di un ambiente
culturale permissivo si è rivelata micidiale".
Sono seguiti gli interventi di rappresentanti del Sud Africa, del Brasile, del Messico, e delle
Filippine che hanno parlato dell’aspetto anche culturale dell’abuso di minori. Perché in tutte le
società, in tutte le religioni, in tutte le culture esiste purtroppo questo male.
Dal canto proprio monsignor Charles J. Scicluna, 52 anni, «promotore di giustizia» della
Congregazione per la dottrina della fede, l’uomo che da quasi un decennio affianca Joseph
Ratzinger nella lotta contro il fenomeno degli abusi commessi da chierici sui minori, ha rivelato che
i Paesi africani e asiatici si sono dimostrati in ritardo nel contrasto alla pedofilia del clero. Invece il
sacerdote sudafricano Desmond Nair è intervenuto per illustrare le migliori pratiche nella
prevenzione della violenza sessuale nella Chiesa in Sudafrica. "Probabilmente", ha risposto poi ai
giornalisti, il Sudafrica è un paese leader nel contrasto alla pedofilia del clero nel continente
africano.
Nessun rappresentante italiano figurava tra i relatori principali eccetto Michelina Tenace che
insegna antropologia dogmatica presso la Facoltà di Teologia della Gregoriana.
3. Padre Zollner, presidente del Comitato organizzatore del Simposio e Preside dell'Istituto di
Psicologia della Pontificia Università Gregoriana. ha parlato del Centro per la protezione dei minori
fondato dalla Pontificia Università Gregoriana a Monaco. Si intende sviluppare nei prossimi 3 anni
una struttura di apprendimento a distanza, cosidetto e-learning, con 8 partner in 8 paesi in 4
continenti, normalmente diocesi o province della Compagnia di Gesù. Si vuole trovare un modo di
dare una mano agli operatori pastorali, cioè non solo ai sacerdoti, ma anche ai parroci, a tutti i
volontari, a tutti gli impiegati che lavorano nelle strutture delle parrocchie, delle diocesi, per dare
un’informazione di base su come devono comportarsi quando si incontra una vittima; come si può
riconoscere che un bambino forse viene abusato, e cosi’ via. Questo Centro che funziona già da
qualche settimana a Monaco, sta adesso per sviluppare un programma e, come abbiamo detto, dopo
3 anni, sarà a disposizione a tutta la Chiesa.
Questo centro, secondo Padre Zollner dovrà dimostrare tutta la serietà con cui la Chiesa cattolica si
appresta a lottare contro la pedofilia. Nel contempo egli ha espresso l’auspicio che la Chiesa, fedele
al motto della Conferenza, possa avviarsi sulla “via della guarigione e del rinnovamento.”

Dell’assistenza alle vittime ha parlato anche il cardinale William Levada, prefetto della
Congregazione per la dottrina della fede che ha tenuto la relazione di apertura. Levada ha ricordato
che nel lungo cammino verso una “rinnovata speranza” è fondamentale l’attenzione che la Chiesa
deve riservare alle vittime degli abusi, a partire dalla capacità di ascoltare e riconoscere – come già
fece Benedetto XVI il 19 marzo 2010 rivolgendosi alle vittime irlandesi – l’enormità del tradimento
da loro sofferto.
Allo stesso tempo la missione della Chiesa si deve concentrare sulla prevenzione e sulla necessità di
investire risorse nella formazione dei sacerdoti e nel discernimento delle vocazioni. Tra i molti
obblighi che spettano alle autorità ecclesiastiche nel prevenire, reprimere e punire gli abusi – ha
sottolineato il cardinale Levada - resta ben chiaro l’obbligo di collaborare pienamente con l’autorità
giudiziaria nella denuncia degli abusi sessuali.
Obiettivo del Simposio all’Università Gregoriana, è stato quello di aiutare i vescovi di tutto il
mondo ad elaborare le linee guida sulla gestione delle accuse di abuso. Tutti indistintamente, - ha
precisato Levada - devono collaborare a questo scopo, come stabilito dalla Lettera circolare della
Congregazione inviata nel maggio 2011 a tutte le Conferenze episcopali
Al termine dei lavori del Simposio è stato deciso che per il maggio prossimo in tutte le diocesi
dovranno essere preparate e diffuse determinate regole per individuare i casi di pedofilia, aiutare le
vittime e portare in tribunale i responsabili. Queste norme saranno messe a punto con il concorso di
esperti: giuristi, medici, psicologi, esponenti di comunità di recupero.
La Cei sta ultimando le linee guida sulla gestione e la prevenzione degli abusi richieste dalla
Congregazione vaticana per la dottrina della fede. Una bozza del documento è stato presentato
all'ultimo Consiglio permanente dei vescovi. Toccherà alla plenaria dei vescovi, che si riunirà il
prossimo maggio, dare il via libera definitivo.
4. Cambiamo argomento. Tra le liberalizzazioni fa molto discutere quella riguardante gli orari degli
esercizi commerciali. “Evitiamo la spesa nei giorni festivi”, scrive Edoardo Tincani, direttore del
settimanale diocesano La Libertà, nell’editoriale che riportiamo.
Fermate la giostra impazzita del commercio, vogliamo scendere. Chi ci sta a sottoscrivere la
protesta, a chiedere un deciso passo indietro al governo? La liberalizzazione degli orari degli
esercizi commerciali - una delle “rivoluzioni” contenute nel decreto “Salva Italia”, oggi legge dello
Stato - nelle ultime settimane ha dispiegato i suoi effetti, ben visibili anche a Reggio Emilia. I
cartelli “domenica aperto” sono spuntati dappertutto, in città e in provincia, senza aspettare
concertazioni di sorta. Per il bene del Paese, dicono. Per spingere i consumi. Per incontrare le
esigenze dei cittadini, che sarebbero cambiate (?).
No, noi non ci stiamo. E comunque non vogliamo apparire remissivi al punto di indurre i leader del
mercato e i pochi che traggono vantaggio da questa situazione a pensare ad un comodo silenzio-
assenso di marca cattolica. Così non si rispetta la domenica. Non si santifica la festa, per chi crede,
e – per tutti – non si fa il bene dell’Italia. Mantenere un giorno di riposo il più possibile unico per
tutti, per le famiglie e per la comunità, è un patrimonio fondamentale, un presidio di civiltà. Non è
una merce che va in saldo, e non convince l’idea che al supermarket si possano manipolare a
piacimento, come i cartellini dei prezzi in corsia, le ricorrenze e i distinguo del calendario.
Gli enti locali stanno provando in questi giorni ad adeguare i propri ordinamenti alle novità di legge
e a mettere d’accordo i grandi gruppi della distribuzione, ma il danno ormai sembra fatto. E poi
come si fa a chiedere a un competitore del mercato di stare in panchina, se vede il concorrente in
campo, libero di non seguire regole che non ci sono più?
Ci sono senz’altro considerazioni di ordine economico da svolgere, perché la perplessità, laicamente
parlando, è tanta. Davvero porta più incassi tenere sempre su le saracinesche, quando la crisi
internazionale peggiora e l’economia stenta a girare? Non è un controsenso?
E comunque sono le considerazioni di carattere etico e antropologico che ci premono
maggiormente. Chi ha la peggio, in questo scenario, sono i lavoratori del commercio e le loro
famiglie. Sono anche i titolari di piccoli negozi, costretti a turni di lavoro disumani per reggere la
concorrenza. La parola “liberalizzazione” mostra sulla loro pelle la sua grottesca ambivalenza. Per
sentirci più liberi come clienti, abbiamo “bisogno” che altre persone come noi - mariti e mogli,
giovani, padri e madri – siano meno libere, costrette ad accettare turni più pesanti e in ogni caso a
staccare la spina in giorni diversi, dentro la stessa casa. Non è schizofrenia sociale? Sono
liberalizzazioni o nuove schiavizzazioni?
Finché siamo in tempo, chiediamo un argine a questa deregulation. Almeno noi cristiani, evitiamo
di far spesa nei giorni festivi. Una manovra del genere non può salvare l’Italia perché non salva la
famiglia, che resta la sua grande spina dorsale. Anzi, la grava ulteriormente, frantumando la
settimana e sfilacciando le relazioni. Come se dilatare lo spazio per gli acquisti fosse una cura alla
crisi profonda del nostro tempo.
5. Le abbondanti nevicate dei giorni scorsi non hanno fermato la nascita di “Affidarsinsieme”,
l’organizzazione di emanazione diocesana che sostiene l’opera del Consultorio familiare. L’atto
costitutivo è stato firmato venerdì 3 febbraio nella sede di via del Pozzo 1, in centro a Reggio
Emilia.
Otto i soci fondatori della nuova Aps (associazione di promozione sociale): don Fernando Borciani,
monsignor Emilio Landini, Annamaria Marzi, Ernestina Morstofolini, Diego Noci, don Angelo
Orlandini, Edoardo Tincani e Francesco Zappettini. Questi ultimi tre sono anche i membri del
Consiglio direttivo, che ha già provveduto a nominare presidente di “Affidarsinsieme” don Angelo
Orlandini, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale Familiare. Una scelta che sottolinea in
partenza lo stretto legame con la Chiesa reggiano-guastallese che il Consultorio familiare - pur
aperto a tutti, credenti e non – intende conservare.
Nella prima riunione dell’assemblea, i soci hanno evidenziato la necessità di far conoscere sul
territorio, iniziando dalle parrocchie, l’opportunità di avvalersi della consulenza familiare-educativa
del Consultorio, intesa come una forma di “accompagnamento”, piuttosto che come delega in
bianco da parte dell’utenza o scarico di responsabilità da parte di altre reti di aiuto.
L’assemblea ha quindi approvato lo statuto dell’associazione, discutendo insieme al direttore del
Consultorio, Francesco Zappettini, le linee guida del servizio offerto e le problematiche emerse nel
primo biennio della nuova gestione, inaugurata il 13 ottobre 2009 (i dati sono stati pubblicati su La
Libertà del 21 gennaio scorso, a pag. 7).

Scopo della neonata associazione è porsi al servizio delle persone, delle coppie, dei genitori, degli
operatori educativi e delle famiglie, ispirandosi alla visione cristiana dell’uomo e del matrimonio.
Attraverso l’opera prestata in forma volontaria dai soci e da professionisti non associati,
“Affidarsinsieme” intende offrire opportunità di confronto, formazione ed orientamento sia in ottica
di prevenzione che di consulenza clinico-orientativa e sostegno nelle difficoltà. Al direttore
Francesco Zappettini spetta il compito di sovrintendere alla conduzione tecnico-operativa del
Consultorio, compiendo gli atti amministrativi necessari al buon funzionamento dell’attività svolta
dagli operatori.
Il logo dell’associazione, già presentato nel 2009, riproduce in maniera stilizzata due persone che ne
accolgono una terza. I colori della scritta richiamano le tre radici etimologiche del nome: affido,
darsi, insieme. Tenendo presente che “affidarsi insieme” è possibile in due dimensioni: una
orizzontale, per cui due persone (fidanzati, coniugi, genitori e figli…) si affidano l’una all’altra; e
una verticale, perché insieme ci si affida ad un “livello” superiore. Per chi ha fede, è facile
individuare quel “livello”. Ma non è un requisito necessario, la fede, per decidere di chiedere un
aiuto qualificato o cercare un colloquio chiarificatore.
Per prendere un appuntamento pomeridiano al Consultorio di Via del Pozzo, 1 in città, basta
telefonare allo 0522.439672.
                                          TERZA PAGINA

     Rapimento e tratta di esuli eritrei con la complicità di funzionari di Sudan ed Eritrea

 Finalmente una breccia nel muro di indifferenza che circonda i sequestri di migliaia di eritrei nel
Sinai e il colossale mercato di esseri umani connesso. E per la prima volta l’Onu e alcune Ong (le
organizzazioni non governative) confermano l’esistenza di una spietata rete criminale
internazionale che rapisce i profughi in Sudan e li porta in Egitto dopo una compravendita da tratta
ottocentesca di schiavi, uccidendo chi è troppo povero per pagare i riscatti al fine di rivenderne gli
organi sul mercato nero.
Nei rapporti Onu si dice chiaramente che nella rete sono implicati alti ufficiali, militari e funzionari
eritrei e sudanesi. La filiera comincia a Shagarab, a 100 km dal confine con l’Eritrea, nei campi per
rifugiati dell’Acnur (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), meta di almeno 2.000
giovani profughi eritrei al mese, in fuga per scampare al servizio militare a vita imposto da una
dittatura crudele.
Il capo dell’Acnur ha ribadito che alcuni rapiti nel Sinai sono stati uccisi per prelevarne gli organi.
E che nei campi sudanesi spariscono da anni, «con regolarità», almeno 20 persone al giorno, vale a
dire un nuovo arrivo su tre . La cifra sarebbe addirittura «sottostimata».
I complici dei rapitori si troverebbero nella comunità dei rifugiati. Paura e lungaggini burocratiche
spingono i profughi eritrei a muoversi: l’Onu stima che l’80 per cento dei nuovi arrivati lasci i
campi in due mesi per cercare opportunità economiche a Khartum, in Egitto o in Israele e cadono
così nella rete. Al campo profughi di Shagarab, in condizioni di sicurezza precarie, vivono secondo
l’Onu 27.370 persone.
Ma chi c’è dietro l’orribile giro d’affari perpetrato sulla pelle di giovani disperati e senza voce?
Ammonta a svariati milioni di dollari, difficile che sia stato ideato solo da clan di nomadi del Sinai
e del Sahara. I Rashaida (un gruppo etnico residente nell' area del Mar Rosso, particolarmente fra
Eritrea e Sudan ) e i Beduini ci mettono la loro competenza secolare nel traffico e nella
compravendita di schiavi. Ma non è difficile credere che la rotta che dall’Asmara in Eritrea porta
migliaia di uomini, donne e bambini a finire incatenati nelle caverne del Sinai sia stata pensata da
menti criminali raffinate e con connessioni di alto livello.
La prima testimonianza è stata fornita recentemente da don Mosè Zerai, il prete eritreo che per
primo ha denunciato dall’Italia l’inaudito traffico: «Ho ricevuto il 15 gennaio scorso la telefonata da
13 ragazzi in ostaggio nel Sinai. Circa un mese e mezzo fa sono stati venduti ai Rashaida dalla po-
lizia sudanese. Gli agenti dovevano accompagnarli al campo profughi di Shagarab, invece li hanno
consegnati ai trafficanti, dai quali sono stati rivenduti ai predoni del Sinai. Ora sono prigionieri da
un mese e per la loro liberazione vanno pagati 25mila dollari a testa».
Per affrontare il problema l’Acnur lavorerà a un progetto di due milioni di dollari in Sudan per
prevenire i sequestri con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, rafforzando la polizia
sudanese con veicoli equipaggiati di telecamere, computer e migliorando la sicurezza nei campi.
L’Acnur , ossia l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, compirà inoltre
un’indagine sui rapimenti e sulle frontiere. Inoltre verrà avviata una campagna informativa destinata
ai migranti. L’orrore di questa tratta di profughi deve scuotere le coscienze.
                                        NOTIZIE IN BREVE

* L’agenda dei vescovi Adriano e Lorenzo della prossima settimana prevede i seguenti
appuntamenti:

- Martedì 14 febbraio, il Vescovo, presso il Centro di Spiritualità di Marola, partecipa all’incontro
annuale di spiritualità promosso dalla Congregazione Presbiterale Diocesana di Felina.

- Mercoledì 15 febbraio, alle 15.30, in Seminario, l’Ausiliare partecipa all’incontro dei presbiteri
Insegnanti di religione con il prof. don Luigi Bavagnoli, docente dell’Università Cattolica, sul tema:
“La dimensione culturale dell’Irc e il ministero del presbitero Insegnante di religione”.
Alle 21, nell’Oratorio Don Bosco a Reggio, mons. Ghizzoni partecipa all’incontro promosso dal
progetto “Maria di Magdala” della Caritas diocesana per l’accoglienza al femminile sulla situazione
delle donne nigeriane immigrate in gravi difficoltà.

- Giovedì 16 febbraio, l’Ausiliare, nella mattinata, presso il Centro di Spiritualità di Marola,
partecipa all’incontro di formazione dei giovani preti, che continuano l’approfondimento del
rapporto tra sacramento della Penitenza e la direzione spirituale.

- Domenica 19 febbraio, alle 11, a San Paolo, mons. Caprioli presiede la celebrazione eucaristica
domenicale e conferisce la Cresima ai giovanissimi e gli altri sacramenti dell’Iniziazione cristiana
ad un loro coetaneo.
Alle 11, nella chiesa di S. Luigi a Reggio, l’Ausiliare presiede la celebrazione eucaristica
domenicale e conferisce la Cresima ai giovanissimi della parrocchia.

* Passiamo ora alle altre notizie della settimana:

* Martedì 14 febbraio, alle ore 21, in Seminario: conferenza di padre Arnaldo Pangrazi, docente al
Camillianum, su “Curare le ferite della vita: perdite, distacchi e lutti.”

* La comunità del Seminario informa che la S. Messa settimanale aperta a tutti, che ha luogo
abitualmente il martedì alle 19.00 nella cripta del seminario, è momentaneamente sospesa.
Riprenderà martedì 13 marzo prossimo.

* All’ex seminario di Marola, martedì 14 febbraio, dalle 9.30: nella giornata di spiritualità e cultura
della Congregazione Presbiterale Diocesana, don Massimo Musso interverrà su La figura di Gesù
Cristo in Santa Caterina da Siena. Eucaristia e Sacerdozio.

* Martedì 14 febbraio, ore 19.45, chiesa di Pontenuovo di Sassuolo: veglia di San Valentino per i
fidanzati del Vicariato 8.

* In parrocchia a Regina Pacis, martedì 14 febbraio, ore 21: l’ex top model Ania Goledzinowska
parlerà della sua conversione.

* Mercoledì 15 febbraio, ore 20.30, Oratorio Don Bosco di via Adua: per gli educatori dei gruppi
giovani, incontro preparatorio al pellegrinaggio dei giovani a piedi Reggio Emilia - Assisi, 11-25
agosto 2012 (info: dongiordi@gmail.com).

* Sempre mercoledì 15 febbraio, ore 21, all’Oratorio Don Bosco di via Adua: la Caritas (progetto
Maria di Magdala) invita alla serata sulla Donna nigeriana in Italia.
* Giovedì 16 febbraio, ore 17, Biblioteca “B. Barbieri” dei Cappuccini (piazza Vallisneri 1):
incontro culturale su “La voce e il silenzio della donna nella Chiesa”, con introduzione di Davide
Dazzi e Angela Zini e relazione di monsignor Daniele Gianotti su La religione di mia madre. Le
donne e la trasmissione della fede (dal libro di Jean Delumeau).

* Nella chiesa di Villa Sesso giovedì 16 febbraio, ore 20.30: S. Messa missionaria itinerante,
presieduta da don Stefano Torelli.

* Giovedì 16 febbraio, ore 21, Cappuccini di S. Martino in Rio: incontro su Rudolf Allers, una
psicoterapia alternativa.

* Venerdì 17 febbraio, ore 17, Centro Giovanni XXIII (via Prevostura): incontro col prof.
monsignor Fiorenzo Facchini su Complessità, evoluzione, uomo. Le origini dell’uomo.

* La comunità dei Servi di Maria in Ghiara venerdì 17 febbraio, festeggia i Sette Santi Fondatori
della propria congregazione religiosa. In Basilica dopo ogni Messa, atto di omaggio ai Sette Santi:
ore 18, Corona dell’Addolorata.

* Venerdì 17 febbraio, ore 20,45, Carmelo di Sassuolo (via Montegibbio 25): continua la lettura del
Castello Interiore di Santa Teresa di Gesù, guidata da padre Fausto Lincio.

* A Correggio nella Sala Bellelli (corso Mazzini 44): venerdì 17 febbraio, ore 21, serata Dentro la
Bellezza, con Alberto Salsi al pianoforte e lo scrittore Roberto Filippetti su Il Vangelo secondo
Giotto.

* Il Centro Missionario dei Cappuccini di San Martino in Rio organizza un weekend di ritiro
spirituale dalla cena di venerdì 17 al pomeriggio di domenica 19 febbraio, guidato da fr. Antonello a
Villa Eteria, via Fosso delle Carceri 4 - Viole di Assisi (PG). Occorre portare lenzuola o sacco a
pelo. Per informazioni e iscrizioni: Patrizia D’Errico, tel. 0522.698193.

* Sabato 18 febbraio, ore 17, Hospice dell’Uliveto in Montericco: presentazione del gruppo
elaborazione lutto.

* Domenica 19 febbraio, Giornata Vocazionale dei Servi di Maria: Basilica della Ghiara, ore 12, S.
Messa con il Coro della Ghiara e con la Famiglia dei Servi: Suore e Ordine Secolare.

* Presso la parrocchia di Santa Teresa in Scandiano lunedì 20 febbraio, ore 20.45: parte il corso
vicariale fidanzati (info: 0522.856596).


* Sabato 25 febbraio, ore 18.30, Casa Betania di Albinea: 4° incontro del ciclo I canti di lode dei
Padri (incontri sul libro dei salmi), sul Salmo 81 (80): Per la festa delle Capanne.

* Venerdì 24 e domenica 26 febbraio, ore 21, Teatro dell’Attesa, Sant’Ilario: spettacolo Delirio a
due.

* Sabato 25 febbraio, dalle 16, Cappuccini di S. Martino in Rio (via Rubiera 5): per Party in
Missione, incontro con la fraternità Gifra di Bologna e con Davide Simonazzi, sulla Romania.
* Martedì 28 febbraio, ore 21, Oratorio Don Bosco di Guastalla, in via Pegolotti 4: prima lezione
del ciclo Il libro dei Salmi, proposto dalla Scuola di Formazione cristiana. Don Daniele Moretto
proporrà una riflessione sul tema Salmo 106 (107): Dio salva l’uomo da ogni pericolo;

				
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