USUCAPIONE ER EGIME PATRIMONIALE DEI CONIUGI by St81vt

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									              USUCAPIONE E REGIME PATRIMONIALE DEI CONIUGI



          Sin dall’introduzione della riforma del diritto di famiglia avvenuta con la

legge n. 151/75 il tema degli acquisti a titolo originario in relazione al regime

patrimoniale della famiglia ha avuto ampio risalto in dottrina. Il dibattito che ne è

scaturito, quanto mai variegato nei suoi risultati, ha trovato alimento nella

formulazione della norma non certo felice1.

          Infatti, il termine “acquisto” porta con sé un connotato di tale ampiezza da

poter astrattamente ricomprendere l’acquisto sia a titolo derivativo sia a titolo

originario il tutto preordinato allo scopo di estendere l’ambito di operatività della

comunione legale sia verso attività anche non negoziali sia in direzione di entità

non qualificabili come beni in senso tecnico, collegate da una qualche attività

acquisitiva da parte anche di uno solo dei coniugi2.

          Tuttavia, la locuzione “acquisti compiuti” potrebbe essere letta anche

soltanto come attività negoziale onerosa così da farne conseguire la caduta in

          1
              Tra i primi commentatori della riforma P. SCHLESINGER, Commentario alla riforma del
diritto di famiglia, a cura di Carraro, Oppo, Trabucchi, Padova, 1977, pp. 88 s., rileva come il
termine acquisto utilizzato dal legislatore è un termine privo di significato tecnico ed univoco
peraltro già utilizzato dall’originario Legislatore del ’42 in tema di comunione convenzionale,
detta comunione degli utili e degli acquisti.
          2
              Buona parte della dottrina ritiene che il dettato normativo debba considerarsi una
locuzione omnicomprensiva adatta a consentire la caduta in comunione legale di tutto quanto non
sia stato espressamente escluso. In tal senso, DE MARCHI, Natura e oggetto della comunione, in Il
nuovo diritto di famiglia - Contributi notarili, Milano, 1975, p. 541; F. CORSI, Il regime
patrimoniale della famiglia, Milano, 1979, I, p. 17; C.M. BIANCA, Il regime della comunione
legale, in La comunione legale, a cura di Bianca, I, Milano, 1984, p. 71 ss.; G. OPPO,
Responsabilità patrimoniale e nuovo diritto di famiglia,in Rass. dir. civ., I, 1976, p. 110. In
giurisprudenza: Cass. 18 agosto 1994, n. 7437, in Le società, 1995, p. 499 ss.; Cass. 23 settembre
1997, n. 9355, in Notariato, 1998, 317 ss.; cfr. pure MARASCO, Recenti orientamenti di
Cassazione sul regime degli acquisti nella comunione legale tra coniugi, in Notariato, 1995, p.
154 ss.
comunione dei soli acquisti a titolo derivativo ed oneroso3. Tale formulazione

normativa (art. 177, lett. a), c.c.) in realtà sembra trovare un precedente all’art.

1436 del codice del 1865, laddove la locuzione “gli acquisti fatti dai coniugi

unitamente o separatamente durante la comunione, quali derivati dall’industria

comune o dai risparmi fatti sui frutti o sulle entrate dei coniugi” sembrava

riconducibile ai soli acquisti onerosi4.

         Tuttavia, prima della Riforma del diritto di famiglia l’art. 217 in tema di

comunione convenzionale stabiliva (più correttamente), che “sono oggetto della

comunione il godimento dei beni mobili ed immobili, presenti e futuri dei coniugi,

e, inoltre, gli acquisti fatti durante la comunione dall’uno o dall’altro coniuge a

qualunque titolo.” Ben si poteva giustificare, pertanto, sulla base della predetta

norma la tesi che ammetteva la caduta in comunione di tutti gli acquisti5.

         L’eliminazione dell’inciso “a qualunque titolo” allora non potrebbe

considerarsi conseguenza di un legislatore frettoloso e approssimativo; ponendo le

norme a confronto la divergenza, che si scorge ictu oculi, giustificherebbe

l’inammissibilità di una tesi restrittiva.




         3
             In giurisprudenza, cfr.: Cass. 14 marzo 1992, n. 3141, in Giust. civ., 1992, I, 1731, con
nota critica di M. Finocchiaro, Acquisti a titolo originario e comunione legale dei beni (ancora sui
rapporti tra «accessione» e «comunione legale»); Cons. St., sez. V, 6 dicembre 1993, n. 1253, in
Giur. it., 1994, III, 1, 208, secondo cui, in particolare, la comunione legale tra i coniugi non
comporta l’estensione dell’acquisto della proprietà acquisita a titolo originario da parte di uno dei
coniugi, ma solo di quella avvenuta a titolo derivativo; Cass. 11 agosto 1999, n. 8585, in Riv. not.,
2000, 353 ss. E. RUSSO, L’oggetto della comunione legale e i beni personali, Artt. 177-179, in
Commentario al codice civile, diretto da P. Schlesinger, Milano, 1999, p. 301.
         4
             Così, S. TONDO, Sugli acquisti originari nel regime di comunione coniugale, in Foro it.,
1983, III, 164 ss.
         5
             Per un’ampia ricostruzione storica cfr. M. DASSIO, La comunione legale dei beni tra
coniugi in Italia e in Francia, in Dir. fam., 1996, p. 734 ss.
In senso contrario si rileva come la limitazione dell’oggetto della comunione ai

soli acquisti derivativo - onerosi avrebbe comunque dovuto fondarsi su di un

inequivoco dettato normativo6 . Pertanto l’opinione maggioritaria tra gli studiosi

ispirata dal cd. favor communionis, propende per la caduta in comunione

immediata anche degli acquisti a titolo originario, in quanto il legislatore avrebbe

inteso consentire al coniuge in comunione legale di profittare di qualsiasi tipo di

acquisto effettuato dall’altro7, in linea con la visione solidaristica degli interessi

economici della famiglia.

        Così argomentando il fondamento della comunione legale risiederebbe

nella realizzazione della communio omnis vitae tra coniugi anche sotto il profilo

patrimoniale con il precipuo scopo di consentire la partecipazione di entrambi agli

acquisti che si realizzano durante la vigenza del regime di comunione legale

valorizzando il lavoro domestico della donna ed in tal modo attuando il principio

costituzionale dell’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi8.


        6
            M. FINOCCHIARO, Acquisti a titolo originario e comunione legale dei beni (ancora sui
rapporti tra accessione e comunione legale), in Giust. civ., 1992, 1734.
        7
            BUSNELLI, voce Comunione dei beni tra coniugi, in Enc. dir., VIII, Milano, 1961, 266;
V. DE PAOLA - A. MACRÌ, Il nuovo regime patrimoniale della famiglia,Milano, 1978, 122; A. e M.
FINOCCHIARO, Riforma del diritto di famiglia, Milano, 1979, 122; DE MARCHI, Natura e oggetto
della comunione, cit., 541 ss.; G. DI MARTINO, Gli acquisti a titolo originario in comunione legale
tra coniugi, in Dir. fam., 1980, 942 ss.; P. SCHLESINGER, Della comunione legale, sub art. 177,
cit., 396. U. MAJELLO, voce Comunione dei beni tra coniugi - Profili sostanziali, in Enc. giur.
Treccani, VII, Roma, 1988, 5 ss.
        8
            APICE, I Rapporti personali e patrimoniali nella famiglia, Roma, 1989, 44; A.
CATAUDELLA, Comunione legale, in Studi sulla riforma del diritto di famiglia, in Riv. not., 1973,
I, 549; V. DE PAOLA – A. MACRÌ, Il nuovo regime patrimoniale della famiglia, cit., 279; E.
MARMOCCHI, Vent’anni di comunione dei beni tra coniugi, in Riv. not., 1995, 738; E. RUSSO,
Considerazioni sull’oggetto della comunione, in Studi sulla Riforma del diritto di famiglia,
Milano, 1973, 378 ss.; ID., Ancora sull’oggetto della comunione legale: favor communionis o
favor personae coniugis ?, in Dir fam. e pers., 1998, 207 ss.; L. BARBIERA, La comunione legale,
Bari, 1982, 14 ss.; A. DI MAJO, Doveri di contribuzione e regime dei beni nei rapporti
           In realtà l’idea che il solo regime della comunione legale attui il principio

dell’uguaglianza dei coniugi appare quanto mai infondato; altrimenti non si

giustificherebbe la possibilità più che legittima di optare per il regime di

separazione dei beni ovvero per il regime di comunione convenzionale. Infatti,

l’uguaglianza sostanziale costituisce proiezione diretta del cd. regime primario,

quale aspetto contributivo - distributivo e chiave di lettura del regime patrimoniale

della famiglia (art. 143 c.c.).

           Si tratta, appunto, di un obbligo, a cui non si può derogare mediante

convenzioni matrimoniali e costituisce l’unico regime patrimoniale che sia idoneo

a soddisfare gli interessi della famiglia e a realizzare l’uguaglianza tra coniugi 9.

Pertanto, se il regime della comunione legale è un regime non universale, non

obbligatorio né tanto meno inderogabile, l’interprete, nell’ipotesi di acquisto di un

bene a titolo originario, dovrà confrontare le diverse discipline che informano gli

istituti di volta in volta coinvolti10.


patrimoniali tra coniugi, in Riv. trim. proc. civ., 1981, 350 ss.; L. MOSCARINI, Parità coniugale e
governo della famiglia, Milano, 1974, 187; G. PALERMO, Ordinamento patrimoniale della
famiglia, in Sulla riforma del diritto di famiglia, Padova, 1973, 242 ss.
9
    Cfr. Cass. sez. I, 18 marzo 1996, n. 2272, in Nuova giur. civ. comm. 1997, I, 558 con nota di G.
CARDARELLI, In tema di presunzione muciana e regimi patrimoniali tra coniugi, p. 562 ss.. In
dottrina il più acceso fautore di tale orientamento è il compianto R. CARAVAGLIOS,
Incompatibilita' della presunzione muciana col regime di comunione legale dei beni tra coniugi
(nota a Cass., 17 febbraio 1989, n. 954), in Nuova giur. civ. comm. 1989, I, p. 628 ss.; ID.
Riflessioni sul dissolvimento della presunzione muciana. in Fallimento, 1992, 553 ss.; ID.
Fallimento del coniuge e beni destinati all'impresa (nota a Cass., 9 marzo 2000, n. 2680), in
Fallimento 2001, p. 41 ss.; ID. Inapplicabilità della presunzione muciana in regime di separazione
dei beni; la Cassazione si e' pronunciata (nota a Cass., 18 marzo 1996 n. 2272), in Foro it., 1996,
I, c. 1197; ID. Incompatibilita' della presunzione muciana col regime di comunione legale dei beni
tra coniugi (nota a.Cass., 23 gennaio 1990, n. 351), in Nuova giur. civ. comm., 1990, I, 609; ID., I
collegamenti dei coniugi nella patologia del matrimonio,in Dir. fam., 1996, 530 ss.
           10
                In tal senso E RUSSO, Ancora sull’oggetto della comunione legale: favor communionis
o favor personae coniugis ?, cit., p. 206 ss.; recentemente R. SCOTTI, L’acquisto per usucapione
        Pur potendo aderire a tale orientamento e quindi accettando l’idea che non

si può apoditticamente escludere o includere gli acquisti a titolo originario

dall’oggetto della comunione, il criterio distintivo non può essere la verifica se al

trasferimento automatico e diretto dell’acquisto in capo all’altro coniuge

corrisponda un sacrificio comune, una collaborazione reciproca dei coniugi11.

        In senso contrario può rilevarsi che del requisito di collaborazione

reciproca dei coniugi e del sacrificio economico non vi è traccia nel dato

normativo; il legislatore ha inteso soltanto estendere gli effetti dell’acquisto anche

al coniuge non partecipante indipendentemente dal suo effettivo sacrificio

personale e/o patrimoniale e/o dalla sua diretta e/o indiretta collaborazione.

        In realtà, l’indagine sulla caduta in comunione degli acquisti a titolo

originario non può partire dall’analisi delle norme in tema di regime patrimoniale

della famiglia ma deve invece necessariamente prendere le mosse dalla nozione e

dagli effetti dell’usucapione per poi stabilire se i risultati raggiunti siano

compatibili con le norme in tema di comunione legale dei beni12.

        Il proseguimento dell’indagine in oggetto tenterà di dimostrare come gli

acquisti a titolo originario ed in particolare l’usucapione potranno determinare una

caduta in comunione legale del bene sulla base della situazione di fatto di volta in

volta analizzata dall’interprete e non secondo un dettato aprioristico e apodittico

di caduta o meno in comunione legale dei beni degli acquisti a titolo originario.


compiuto dal coniuge in regime di comunione legale (nota a Cass. 23 luglio 2008, n. 20296) in
Notariato, 2009 p. 24 secondo la quale la caduta in comunione non si esime comunque da una
valutazione che deve essere condotta proprio alla stregua di quei principi costituzionali, posto che
al principio paritario, secondo cui alle ricchezze prodotte in costanza di matrimonio partecipano
entrambi i coniugi (anche se l’incremento è il frutto del lavoro di uno soltanto) deve corrispondere
necessariamente la partecipazione - latamente intesa – anche dell’altro.
        11
             In tal senso invece R. SCOTTI op. ult. cit., passim.
        12
             G. CIAN, Usucapione e comunione legale dei beni, in Riv. dir. civ., 1989, 2, p. 251 ss.
         Emblematici in tal senso sono i risultati raggiunti dalla dottrina e dalla

giurisprudenza in tema di accessione e comunione legale dei beni laddove il

meccanismo della comunione legale dei beni ha ceduto il passo ai principi

generali in tema di acquisto della proprietà ex art. 932 c.c.13

         Le finalità cui l'istituto è indirizzato sarebbero da un lato quella di

assicurare la certezza della proprietà degli immobili, accentrando in testa al

proprietario del suolo la titolarità di tutti i beni ad esso incorporati; e dall'altro

quella di garantire la pace sociale, precludendo a chi costruisca su suolo altrui o vi

introduca piantagioni, la possibilità di accampare diritti sulle opere realizzate.

L'accessione opera solo a favore di chi è titolare di un precedente diritto di

proprietà su immobile: da questo punto di vista si avvicina ad altri acquisti a titolo

originario come la specificazione, l'acquisto del tesoro da parte del dominus soli,

l'unione e la commistione - c.d. acquisti per espansione - in quanto in tutti questi

         13
              In dottrina, tra i tanti che si sono occupati dell’argomento cfr. A. LUMINOSO,
Accessione e altre vicende delle cose nella comunione coniugale, in Riv. not, 1985, p. 761 ss.; T.
AULETTA, Accessione e comunione legale: ancora una pronuncia della Suprema Corte a favore
del coniuge proprietario del suolo, (nota a Cass., 22 Aprile 1998, n. 4076) in Giust. Civ. 1998, 11,
p. 2831; F. ANSALONE, Comunione legale tra coniugi, acquisti a titolo originario e accessione
(nota a Cass., Sez. I, 11 giugno 1991 n. 6622), in Nuova giur. civ. comm., 1992, I, p. 211; L.
BOTTAZZI, Acquisti per accessione e comunione legale fra coniugi, in Riv. not. 1993, II, p. 793; G.
BUTA, Acquisto per accessione e comunione legale tra coniugi, in Giust. civ. 1994, II, 625; A.
CORSI, Accessione e comunione legale, in Riv. not., 1992, II, 1391; V. DE PAOLA, G. GUIDOCCIO,
Nuovi profili in tema di acquisti per accessione e comunione legale (nota a Cass., 12 maggio 1999
n. 4716), in Famiglia e diritto, 2000, 22.; N. DI MAURO, Comunione legale tra coniugi e
costruzione realizzata sul suolo di proprietà esclusiva di uno dei coniugi (nota a Cass., Sez. I, 11
giugno 1991 n. 6622), in Giust. civ., 1992, I, 763; M. FINOCCHIARO, Acquisti a titolo originario e
comunione legale dei beni (ancora sui rapporti tra "accessione" e "comunione legale") (nota a
Cass., Sez. I, 14 marzo 1992 n. 3141).in Giust. civ., 1992, I, 1734; A. RUOTOLO, Comunione
legale, acquisto per accessione e diritti del coniuge del "dominus soli" (nota a Cass., sez. I, 12
maggio 1999 n. 4716; Cass., sez. II, 11 agosto 1999 n. 8585), in Riv. not., 2000, 353. F.
SANTOSUOSSO L'accessione in regime di comunione legale (nota a Cass., Sez. I. 11 giugno 1991 n.
6622). in Giur. it. 1992, I, 107.
casi l'ordinamento predetermina il potenziale destinatario degli effetti della

fattispecie acquisti nel titolare di un precedente diritto.

       Anzi, si può dire che l'acquisto per accessione non avvenga in favore del

proprietario bensì del fondo stesso, dato che non nasce un diritto del tutto nuovo

ma si ha un ampliamento dell'originario diritto, che si espande sino a

ricomprendere le cose incorporate all'immobile, che perdono la loro individualità

sino all'eventuale rimozione, e quindi la possibilità di essere oggetto di vicende

giuridiche se non congiuntamente all'immobile che le incorpora. Ne deriva quindi

che nel conflitto tra l'art. 177 lett. a), concernente gli acquisti che cadono in

comunione, e l'art. 934 c.c., relativo all'accessione, la norma, da ultimo

richiamata, in quanto norma speciale che non ammette deroghe se non nei casi

espressamente previsti dalla legge - e tale deroga espressa non è di certo contenuta

nell'art. 177 lett. a) - deve considerarsi prevalente.

       Inoltre l'accessione, che è acquisto che per sua natura, struttura e funzione

non può verificarsi che a favore del proprietario del suolo, non può essere

considerato titolo idoneo a determinare un acquisto in favore di un soggetto

diverso. Si sottolinea, peraltro, come l'esigenza di assicurare la certezza della

titolarità dei beni immobili, che costituisce la ratio dell'accessione, sarebbe

stravolta se si dovesse ritenere che anche tale acquisto rientri in comunione legale;

l'inderogabilità nei confronti della regola dell'accessione da parte delle norme

sulla comunione - che hanno la loro ratio nell'esigenza di attuare il principio

costituzionale dell'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi sancita dall'art. 29

Cost. - è determinata dal fatto che il favor communionis non può invocarsi

allorché sussista un altro principio o diritto costituzionalmente garantito - dall'art.

42 Cost. - che riconosce il diritto di proprietà ed il rispetto delle singole sfere
giuridiche, il quale ha fra l'altro trovato riconoscimento anche nella riforma del

diritto di famiglia, come testimonia l'art. 179 c.c.14

         L’istituto dell’accessione si caratterizza infatti per il carattere automatico e

progressivo del suo operare che conferisce al bene carattere personale e comune in

base al titolo originario di acquisto.

         Come è evidente dal breve excursus in tema di accessione, è agevole

rilevare che il discorso circa gli acquisti a titolo originario in regime di comunione

legale dei beni va analizzato e risolto caso per caso con soluzioni che devono

necessariamente tener conto della disciplina giuridica degli acquisti stessi prima

ancora che del regime della comunione legale.

         Il legislatore prevede e disciplina l'usucapione come modo d'acquisto della

proprietà e degli altri diritti reali di godimento in virtù del possesso continuato

della cosa per un certo tempo, la cui durata varia a seconda dei beni che ne

formano oggetto e del concorso o meno di elementi ulteriori rispetto a quelli

comunque indispensabili del possesso e del decorso del tempo15.

         14
          La soluzione può ormai dirsi acquisita a seguito dell’intervento della Suprema Corte a
Sezioni Unite 27 gennaio 1996 n. 651 pubblicata su varie riviste e precisamente: con nota di E. A.
EMILIOZZI, Acquisto per accessione e comunione legale tra i coniugi in Dir. fam. 1996, 3, 955;
con nota di A. CECCHERINI, Comunione legale, accessione e proprietà dei materiali della
costruzione in Famiglia e diritto 1996, I, 223; con nota di M.L. CENNI, Operatività dell'accessione
nella comunione legale e proprieta' della costruzione in Notariato, 1996, 431; con nota di L.
COCO, Le Sezioni Unite della Cassazione confermano: l'accessione prevale sulla comunione
legale in Vita not. 1996, I, 742; con nota di C. DALIA, La definizione del "difficile" rapporto
intercorrente tra il regime di comunione legale dei beni e il principio dell'accessione in Giur. it.
1997, I, 369; con nota di F. REGINE, Acquisti per accessione e comunione legale dei beni fra
coniugi: l'intervento delle Sezioni Unite in Nuova giur. civ. commentata, 1996, I, 804; con nota di
F. SURDI, La comunione legale di beni tra coniugi ed il principio dell'accessione in Dir. fam.,
1996, I, 524.
         15
              La bibliografia in tema di usucapione è sterminata; in questa sede tra le tante opere
possono essere richiamate solo quelle a carattere monografico ed enciclopedico più recenti: M.
COMPORTI, (voce) Usucapione, in Enc. giur., XXXII, Roma, 1994; L. MOCCIA, Figure di
         Superata l'idea che l'inerzia del precedente titolare facesse presumere

un'acquiescenza, quindi un consenso tacito di quest'ultimo all'acquisto da parte

dell'usucapiente - per cui si era portati ad annoverare l'usucapio fra le alienazioni

è ormai concordemente escluso che si tratti di un modo d'acquisto a titolo

derivativo. Infatti, il diritto viene acquistato dall'usucapiente automaticamente per

effetto della semplice congiunzione fra possesso e decorso del tempo, al di fuori

da ogni nesso (che non sia meramente temporale) con la situazione giuridica

facente capo al precedente titolare, la quale viene estinta (o limitata) solo di

riflesso. Per cui non trovano occasione di applicabilità i due princìpi che

caratterizzano - secondo tradizione - i modi d'acquisto derivativi, del nemo plus

iuris in alium transferre potest quam ipse habet e del resoluto iure dantis

resolvitur et ius accipientis16.

         Pur dando per scontato il carattere originario del modo d'acquisto in

esame, la dottrina prevalente e la concorde giurisprudenza tendono in parte a

stemperare tale assunto facendo egualmente riferimento al diritto del precedente

titolare per individuare i limiti oggettivi del diritto usucapito. Infatti dietro

l'apparente invocazione di princìpi ulteriori rispetto a quelli che vengono in

considerazione a proposito dell'originarietà o derivatività dell'acquisto, si finisce

infatti per applicare in qualche misura la regola che dovrebbe caratterizzare gli

acquisti derivativi, nei quali appunto il diritto passa al nuovo titolare con i

medesimi limiti e pesi che aveva in precedenza.



usucapione e sistemi di pubblicità immobiliare sintesi di diritto privato europeo, Milano, 1993; A.
MONTEL – M. SERTORIO, (voce) Usucapione, in Noviss. Dig., XX, Torino, 1975, p. 294 ss.; P.
POLA, L’usucapione, Padova, 2004; S. RUPERTO, L’Usucapione, Milano, 1992; ID., (voce)
Usucapione, in Enc. dir., XLV, Milano, p. 1022 ss.; R. SACCO, (voce) Usucapione (dir. priv.), in
Dig. Disc. Priv. Sez. civ., Torino, p.561 ss.
         16
              S. RUPERTO, op. ult. cit., passim.
       Se si vuol tuttavia usare un linguaggio tradizionale, c'è da precisare che

comunque l'originarietà attribuibile all'usucapione è da intendersi nel solo senso

che «il diritto trova la sua fonte originaria nell'usucapione, la quale preclude ogni

ulteriore effetto alle situazioni giuridiche pregresse». La suindicata facoltà di

invocare l'usucapione anche da parte di chi sia già fornito d'un titolo derivativo

d'acquisto, spiega come nella pratica si suole attribuire all'istituto lo scopo di

facilitare l'onere probatorio di chi fa valere il diritto reale, in particolare la

proprietà, e di eliminare così l'insicurezza insita negli acquisti derivativi.

       La ragione tecnico-giuridica di tale idoneità è da rinvenire in ciò che -

come risulta da quanto si è precisato - l'usucapione rappresenta uno di quei «fatti

che rendono giuridicamente inutile ogni indagine circa l'esistenza e il modo di

essere di fatti ancora più remoti», al pari del giudicato, della transazione e,

soprattutto, della prescrizione, con i quali istituti condivide la finalità di soddisfare

l'interesse generale alla certezza dei rapporti giuridici.

       Questa duplice ragione politica - cui rimane evidentemente estranea ogni

idea di sanzione per la condotta inerte del titolare del diritto - si arricchisce poi

con riguardo all'usucapione abbreviata, nella quale viene ad esprimersi altresì lo

spiccato favore per l'interesse alla sicurezza della circolazione giuridica, cui il

legislatore sacrifica il contrapposto interesse alla conservazione dei diritti.

       Indicata    seppur    genericamente      quale    sia   la   ratio   dell’istituto

dell’usucapione è opportuno ora focalizzare l’attenzione su quei tratti che possono

gettare luce sul controverso rapporto tra usucapione e regime patrimoniale dei

coniugi. In particolare le fattispecie più rilevanti, soprattutto sotto il profilo

notarile sono l’acquisto di beni immobili in virtù di usucapione abbreviata

decennale e di usucapione ventennale anche senza titolo; ai fini di una più corretta
risoluzione della problematica che stiamo affrontando, tuttavia, sembra preferibile

che l’indagine prosegua analizzando l’acquisto per usucapione a seconda che lo

stesso sia o meno accompagnato da un titolo.

         Sulla nozione di titolo vi è sostanziale accordo in dottrina ed in

giurisprudenza sul fatto che lo stesso deve essere caratterizzato dalla astratta

idoneità a trasferire o costituire il diritto reale di godimento 17, che poi si acquista

per usucapione solo a causa del difetto di legittimazione dell'alienante o

costituente, in presenza della quale il titolo stesso avrebbe invece efficacia

dispositiva diretta.

         In realtà ciò che più conta ai nostri fini evidenziare come il titolo assuma

una rilevanza centrale in questa fattispecie e dallo stesso non se ne possa

prescindere in fase di completamento della fattispecie acquisitiva a titolo

originario18. In sostanza se il titolo è comunque il fondamento della stessa

usucapione non se ne può certo trascurare il contenuto proprio in tema di regime

patrimoniale dei coniugi.

         Se ad esempio Tizio acquista prima del matrimonio un immobile in base a

un titolo astrattamente idoneo regolarmente trascritto il decorso del termine per

l’usucapione decennale (o anche ventennale) non può modificare il contenuto

dello stesso titolo che deve mantenere la sua piena rilevanza al pari di quanto

accade in tema di accessione. Infatti, nell’accessione la rilevanza del primo titolo

         17
              Cfr. Cass. 27 aprile 1964, n. 1011, con nota di A. MONTEL, In tema di usucapione
abbreviata, di giusto titolo e di cause di sospensione in Giur. agr. it., 1965, 166 ss.
         18
              L’importanza del titolo è posta immediatamente in evidenza da L. MENGONI, Gli
Acquisti <<a non domino>>, Milano, III ed., 1994, p. 1 il quale chiarisce che la locuzione
acquisto a non domino indica una fattispecie complessa qualificata dall’effetto dell’attribuzione
del terzo malgrado e della quale il titolo formato dal non dominus è il dato originario e
caratteristico. Si tratterebbe di una fattispecie legale di acquisto predisposta a tutela
dell’affidamento del terzo.
di acquisto (a titolo di bene personale) condiziona il successivo acquisto a titolo

originario omologandolo sotto il profilo degli effetti (acquisto per accessione a

titolo di bene personale) a quello originario senza che a nulla rilevi il subentrare

del regime della comunione legale dei beni.

         Alla luce di quanto sopra specificato il decorso del termine per

l’usucapione non può incidere sulla fattispecie de qua modificando il titolo stesso

e determinando la caduta in comunione legale del bene usucapito; osta a questo

conclusione la rilevanza che il legislatore ricollega al titolo19 e alla relativa

pubblicità attuata mediante la sua trascrizione20. In questa ipotesi il bene entra nel

patrimonio di un coniuge in forza di una situazione soggettiva esistente già al

momento del matrimonio.

         In senso contrario parte della dottrina e della giurisprudenza ritengono che

solo quando si rendono presenti tutti gli elementi della fattispecie acquisitiva il

bene entra nella comunione legale immediata21. In realtà questa affermazione

viene spesso ripetuta soprattutto in tema di acquisti cd. a formazione progressiva

         19
              Sulla centralità del titolo nell’ambito dell’acquisto per usucapione decennale cfr. anche
R. SACCO, R. CATERINA, Il Possesso, II ed., Milano, 2000, p. 501; in giurisprudenza cfr. Cass. 26
gennaio 2000 n. 866, in Giust. Civ. Mass. 2000 n. 151 secondo cui l’usucapione decennale
presuppone l'acquisto in buona fede di un immobile "a non domino" e l'identità tra zona alienata e
zona posseduta, nonché la trascrizione del titolo il quale deve specificamente riguardare
l'immobile che si è inteso con esso trasferire e del quale si sostiene l'acquisto per decorso del
decennio. Il titolo stesso è elemento autonomo ed essenziale, nel senso che deve indicare
esattamente l'immobile ed il diritto immobiliare trasmesso, poiché la perfetta ed assoluta identità
fra l'immobile posseduto e quello acquistato in buona fede “a non domino" va accertata in base ad
una distinta valutazione del titolo d'acquisto e del possesso, rimanendo preclusa la possibilità di
integrare le risultanze dell'uno con quelle dell'altro.
         20
              Cfr. L. MENGONI, op. ult. cit., p. 310, il quale pone in evidenza la rilevanza costitutiva
della trascrizione dell’acquisto del terzo nell’ambito dell’usucapione abbreviata di beni immobili.
         21
              In dottrina, T. AULETTA, Il diritto di famiglia, Torino, 1992, p. 136 ss.; G. OBERTO,
Acquisti a titolo originario e comunione legale dei beni, in Fam e dir., 1994. p. 14; contra E.
RUSSO, L’oggetto della comunione legale e i beni personali, cit. p. 334.
(ad esempio acquisto di immobile fondato su contratto preliminare stipulato

anteriormente al matrimonio22 ovvero di assegnazione di alloggio da cooperativa

manente communione23); tuttavia non si può non rilevare come tali fattispecie

presentino una caratteristica profondamente diversa rispetto all’acquisto per

usucapione in quanto in questi casi il “titolo” a fondamento dell’acquisto stesso si

è perfezionato successivamente all’instaurarsi del regime della comunione legale

mentre nel caso di usucapione come anche nel caso di accessione lo stesso si è

perfezionato prima.

          Le considerazione sopra esposte dovrebbero da sole portare alla

conclusione che l’usucapione fondata su di un titolo di per sé non è in alcun modo

alterabile dal regime patrimoniale dei coniugi se non al momento stesso del

perfezionamento del titolo che in ogni caso connota e qualifica l’acquisto stesso

senza che altri elementi successivi possano snaturarne gli elementi.

          22
               Cfr. sul tema ancora E. Russo, op. ult. cit., p. 168 ss. il quale in senso ancora più ampio
per tutte le situazioni in itinere al momento del matrimonio ritiene che poiché la situazione si
svolge prima e dopo il matrimonio l’acquisto consiste in una modifica, evoluzione e sviluppo di
beni personali e come tale escluso dalla comunione legale stessa. Le conclusioni cui giunge
l’autore non appaiono tuttavia condivisibili allorquando ritiene che il criterio distintivo debba
attenere alla “sostanza” del tempo della formazione della ricchezza e non ai dati formali della
modificazione delle situazioni soggettive Infatti, accogliendo tale soluzione, il criterio distintivo
diventa quanto mai incerto nella sua applicazione; contra cfr. Cass. 24 gennaio 2008 n. 1548 in
Guida al diritto, 2008, 14, p. 56; Cass., sez. II, 14 novembre 2003, n. 17216 in Foro It. 2005, I, p.
530 ss.
          23
               Cfr. Cass. 12 maggio 1998 n. 4757, in Fam. dir. 1998, p. 569 secondo la quale <<In
tema di assegnazione di alloggi di cooperative edilizie a contributo statale, il momento
determinativo dell'acquisto della titolarità dell'immobile da parte del singolo socio, onde stabilire
se il bene ricada, o meno, nella comunione legale tra coniugi, è quello della stipula del contratto di
trasferimento del diritto dominicale poiché solo con la conclusione di tale negozio il socio
acquista, irrevocabilmente, la proprietà dell’alloggio mentre la semplice qualità di socio, e la
correlata "prenotazione", in tale veste, dell’alloggio, si pongono come vicende riconducibili
soltanto a diritti di credito nei confronti della cooperativa (inidonei, come tali, a formare oggetto
della communio incidens familiare)>>.
       Tuttavia, l’analisi degli altri elementi dell’usucapione potranno avvalorare

ulteriormente le conclusioni raggiunte ed estenderle anche all’ipotesi senz’altro

più controversa dell’usucapione non fondato su di un titolo ma soltanto sul

possesso continuato e maturato “manente communione”.

       In questa ipotesi la mancanza del titolo porta senz’altro parte della dottrina

e la più recente giurisprudenza di legittimità a ritenere che in questo caso il bene

usucapito ricada nel regime della comunione legale. In tal senso è stato precisato

che deve ritenersi che gli acquisti di beni immobili per usucapione, maturata a

favore di uno dei coniugi in regime di comunione legale, si estendano ope legis

all’altro ai sensi dell’art. 177 c.c. che contemplando, in via generale, tutti “gli

acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio,

ad eccezione di quelli relativi ai beni personali”, non distingue tra gli acquisti a

titolo originario e quelli a titolo derivativo; sicché, non rientrando tale ipotesi in

alcune delle eccezioni, relative ai “beni personali”, indicate dal successivo art.

179, il cui elenco è da ritenersi tassativo, non vi è alcuna ragione per escludere

dalla comunione in questione gli acquisti a titolo originario, come quelli operati in

virtù di usucapione, a nulla rilevando che gli stessi si siano verificati senza alcun

apporto, economico o personale, dell’altro coniuge.

       Il fenomeno acquisitivo previsto dall'usucapione sorge soltanto con il

regolato concorrere di tutti i requisiti della fattispecie, così come stabilito dalla

legge. E ciò in considerazione del fatto che gli elementi che contribuiscono a

determinare la fattispecie acquisitiva dell'usucapione sono: a) l'idoneità della cosa,

cioè la natura del bene-diritto usucapibile; b) il possesso continuato, cioè

l'esercizio costante dei poteri sulla cosa, come permanente manifestazione della
signoria sulla stessa; c) il decorso del tempo per quel numero di anni previsti dalla

legge in relazione ai vari tipi di cose e diritti usucapibili24.

        Tra i fautori di questo orientamento vi sono anche coloro che ritengono

che l'applicabilità dell'usucapione alla comunione non vada limitata solo agli

acquisti di cui all'art. 177 lett. a), ma debba essere estesa anche a quei beni che

l'acquirente destina ad un tipo di azienda riconducibile alla previsione dell'art. 178

cod. civ., in quanto "la questione dell'appartenenza di tale elemento aziendale non

può essere risolta in modo diverso da quello che si accetterebbe se l'acquisto fosse

stato negoziale"25. Peraltro, allorché si tratti di un bene mobile di uso strettamente

personale o destinato all'attività professionale del coniuge, l'acquisto viene invece

considerato personale ai sensi dell'art. 179 lett. c) e d) cod. civ..

        Secondo un'altra opinione, dipendendo l'usucapione dall'esercizio di un

possesso, questo dovrebbe essere inteso quale attività ai sensi dell'art. 177 lett. c)

cod. civ.. Di conseguenza l'acquisto compiuto attraverso l'usucapione sarebbe da

considerare rilevante per la comunione de residuo. In sostanza, i beni usucapiti

verrebbero considerati tra i proventi dell'attività separata di ciascun coniuge26. “E'

ben vero che l'art. 177 lett. c), si riferisce ai redditi di lavoro ma l'acquisto del

diritto usucapito deriva da un'attività cui corrisponde l'inattività del precedente

titolare; occorre cioè che il bene sia "gestito", in contrapposizione "all'inerzia" del



        24
             GATTI - SCARDACCIONE, Comunione legale ed acquisti a titolo originario. In
particolare: l'accessione e l'usucapione, Atti del XXIII Congresso nazionale del Notariato, Riva
del Garda Arco, 21 - 28 maggio 1978, pp. 52 ss.
        25
             G. CIAN, Usucapione e comunione legale dei beni, cit., 216. In senso conforme P.
SCHLESINGER, Commentario al diritto italiano della famiglia diretto da Cian, Oppo, Trabucchi,
Padova, 1992, 101 ss.; G. OBERTO, Acquisti a titolo originario e comunione legale, cit..
        26
             U. SALVESTRONI, Comunione legale, efficacia degli acquisti separati e responsabilità
per le obbligazioni contratte separatamente dai coniugi, in Riv. dir. comm., 1978, p. 170.
preesistente titolare il quale, dimostrando di disinteressarsi al bene, non merita la

tutela dell'ordinamento”27.

        La terza tesi viene a configurare l'esclusione dalla comunione dell'acquisto

per usucapione allorché il relativo possesso sia iniziato, ad opera di uno dei

coniugi o anche di entrambi, prima che questi abbiano contratto matrimonio28.

Rispetto all'opinione dominante che, a prescindere dall'eventuale trascrizione della

sentenza certificatoria, ritiene che il bene sarà oggetto della comunione solo se,

allo spirare del termine per il perfezionarsi dell'usucapione, l'acquirente era

soggetto al regime legale, occorre dire che in tal modo non viene considerata

quella che è la ratio dell'usucapione stessa29.

        Infatti, se è vero che per tesi generale - come è indirettamente riflesso nella

perdurante qualificazione dell'istituto sotto specie di prescrizione acquisitiva -

l'usucapione opera in funzione legittimativa di una situazione possessoria

precostituita, non v'è motivo di accordare la prevalenza, ai fini della

determinazione dell'effetto acquisitivo, al momento finale anziché a quello

iniziale. Ciò è dimostrato anche dal fatto che, qualora intervenga una legge

modificatrice in un momento successivo a quello d'inizio del possesso, questa può

agire in ordine alla durata ma non già alla destinazione dell'effetto acquisitivo.

Applicandosi viceversa le soluzioni prospettate dalla prima tesi, e cioè la caduta in

comunione, poiché momento determinativo dell'acquisto è solo quello in cui viene

        27
             MINARELLI, Diritto di famiglia: casi e questioni, Napoli, 1982, 233.
        28
             S. TONDO, Sugli acquisti originari in regime di comunione coniugale, cit., p. 167;
MAJELLO, (voce) Comunione dei beni tra coniugi, in Enc Giur., Roma, 1980, p. 3; P. CARUSI, Il
negozio giuridico notarile, Milano, 1980, p. 253.
        29
             Una rapida ma esauriente sintesi delle varie opinioni espresse dalla dottrina è operata
da A. RUOTOLO, Coesistenza di diversi titoli di provenienza (Usucapione e provenienza
successoria) – Comunione legale e acquisto per usucapione, in B.D.N., Risposta a quesiti, 3 marzo
2006, numero 126 _ 2006 _ C , p. 1 ss.
maturato il termine per l'usucapione, diverse e gravi sarebbero le implicazioni in

ordine all'effetto acquisitivo.

        Prima di accettare tale soluzione è opportuno verificare anche se in questa

fattispecie non vi siano sufficienti elementi per escludere in ogni caso il bene dal

regime della comunione legale dei beni. Non si può infatti sottovalutare che in

altre occasioni la Suprema Corte ha stabilito che l'art. 177 lett. a) cod. civ., in

quanto facente riferimento agli “acquisti compiuti”, implica il pregresso

espletamento di un'attività negoziale da parte del coniuge, cioè un acquisto a titolo

derivativo e non anche, quindi, il mero giovarsi di effetti acquisitivi collegati dalla

legge al verificarsi di alcuni fatti, anche se questi siano stati favoriti o promossi

dal coniuge che se ne è avvantaggiato30.

        I primi dubbi potrebbero scaturire dalla valutazione circa la rilevanza che

il legislatore riconosce al possesso e al suo momento iniziale e alla sussistenza

della buona fede nell’ambito del procedimento di acquisto per usucapione31. Per

quanto riguarda il possesso è sicuramente considerato rilevante lo stato soggettivo

del possessore stesso in quanto questi deve assumere una comportamento pari a

quello di colui che dispone di un diritto reale; in tal senso non rileverebbe tanto la

convinzione del soggetto di esercitare un proprio diritto, oppure l’ignoranza sulla

lesione che si possa eventualmente arrecare all’altrui diritto quanto soprattutto la

volontà di disporre del bene come se fosse proprio32.

        In particolare, è necessaria la sussistenza di un comportamento continuo e

ininterrotto che dimostri inequivocabilmente l’intenzione di esercitare il potere

        30
             Cass. 14 marzo 1992, n. 3141 in Riv. Not., 1992, 848; Cass. 11 agosto 1999, n. 8585 in
Riv. Not. 2000, 353 ss.
        31
             Cfr. L. MENGONI, op. ult. cit., p. 315 ss.; S. ROMANO, (voce) Buona fede (dir. priv.), in
Enc. dir., V, Milano, 1959, p. 688.
        32
             Cfr. Cass. 1 luglio 1996 n. 5964, in Giust. Civ. Mass., 1996, 934.
corrispondente a quello del proprietario o del titolare di altro diritto reale che

permanga per tutto il tempo indispensabile per usucapire, senza interruzione, sia

per quanto riguarda l’animus che il corpus e che non sia dovuto a mera tolleranza,

la quale potrà ravvisarsi ogni qual volta il godimento della cosa tragga origine da

semplice spirito di accondiscendenza o da ragioni di amicizia o di buon vicinato33.

         Ad analoghe conclusioni si può pervenire attraverso una breve analisi della

buona fede requisito peraltro costante dell'usucapione abbreviata con riguardo a

qualunque bene. In realtà l'essenza della buona fede rimane identica in tutti i casi

in cui vi è un possesso, solo specificandosi in quelli in esame l'ignoranza «di

ledere l'altrui diritto» come ignoranza di acquistare «da chi non è proprietario»,

cioè da soggetto privo della legittimazione a trasferire o costituire il diritto oggetto

dell'atto negoziale. L'estraneità della buona fede rispetto al titolo, il quale ha

riguardo al non dominus, dipende dal fatto che la buona fede ha invece riguardo al

soggetto passivo dell'usucapione, la lesione del cui diritto l'acquirente deve

ignorare .

         Ma tale estraneità non impedisce che la buona fede debba pur sempre

essere valutata in relazione al titolo dal cui contenuto giustamente la

giurisprudenza ritiene che si possano trarre elementi per escludere la

consapevolezza dell'acquirente di aver conseguito il trasferimento o la

costituzione del diritto dal titolare34, nel che consiste l'ignoranza dell'alienità,

         33
              Cfr. Cass. 3 aprile 1992 n. 4092, in Giust. Civ. Mass., 1992.
         34
              In tal senso recentemente Cass. 20 luglio 2005 n. 15.252, in Vit. Not. 2005, p. 990
secondo cui in tema di usucapione decennale la colpa grave può ravvisarsi nei casi in cui
l'acquirente già dall'esame del titolo sia messo in grado di escludere o comunque dubitare della
titolarità, in capo all'alienante del diritto trasferito, oppure, avendo esonerato il notaio dell'eseguire
i suddetti ordinari accertamenti preliminari, non li abbia a sua volta compiuti, mentre nelle altre
ipotesi la pur configurabile imprudenza nell'acquisto, compiuto fidandosi delle assicurazioni della
controparte e nel convincimento che il notaio rogante ne abbia verificato la veridicità, senza
considerata come «modalità soggettiva dell'atto di apprensione materiale della

cosa» e non soltanto dell'atto negoziale di acquisto del diritto.

         Ne deriva l'inaccettabilità della tesi, secondo cui momento rilevante per

l'esistenza della buona fede ai fini dell'usucapione abbreviata sarebbe solo quello

della formazione del titolo negoziale. L’art. 1147 infatti, ha eliminato il titolo

quale elemento qualificativo perché ai fini della qualificazione del possesso di

buona fede è diventato ormai decisivo il momento dell'acquisto del possesso. La

buona fede deve invece sussistere in entrambi i tempi, se non coincidenti: solo il

suo venir meno rispetto all'ultimo di essi deve esser ritenuto che non nuoccia, a

stregua del comma 3 dell'art. 114735.

         Essendo pacifico che la buona fede non debba accompagnare il possesso in

ogni suo singolo momento sino al compimento dell'usucapione, sulla scia di una

tradizione romanistica poi decisamente abbandonata dal codice civile del 1865, si

deve peraltro negare fondamento anche alla tesi secondo cui non nuocerebbe solo

la mala fede sopravvenuta al momento della trascrizione, identificantesi con

quello nel quale si realizza l'ultimo elemento della fattispecie usucapione.

         La trascrizione del titolo idoneo non incide infatti sulla buona fede

dell'acquirente, la quale deve riguardare l'alienità del diritto oggetto del titolo

medesimo; così come rimane estranea al possesso, influendo solo sulla decorrenza


chiederne tuttavia specifico conto, può integrare solo gli estremi della colpa lieve, inidonea ad
escludere la buona fede, ai sensi dell'art. 1147 c.c. e, conseguentemente, non ostativa all'acquisto
per usucapione, in presenza dei requisiti previsti dall'art. 1159 c.c.
         35
              Cfr. Cass. 21 maggio 2003 n. 7966, in Giur. It., I, 2004, c. 973, secondo la quale la
buona fede ai fini del verificarsi dell’usucapione abbreviata va verificata al momento della
conclusione del contratto, o in quello successivo dell'immissione nel possesso, e la sua mancanza
deve essere provata dalla controparte. A tal fine non è sufficiente l'allegazione di un mero sospetto
di una situazione illegittima ma il dubbio deve risultare comprovato da circostanze serie, concrete
e non meramente ipotetiche.
del termine, per ragioni di tutela dei terzi e in primo luogo del soggetto passivo

dell'usucapione36

          Queste brevi considerazioni sui requisiti dell’usucapione ribadiscono

nuovamente la centralità del momento iniziale per l’individuazione degli elementi

necessari (anche se non sufficiente) per l’usucapione che unitamente al decorso

del tempo porteranno all’acquisto in favore del possessore.

          Tenuto conto della ratio di questo istituto, che è quella del consolidamento

giuridico di situazioni possessorie già lungamente precostituite, ne derivano due

importanti considerazioni. E cioè da un lato che il momento iniziale, che è quello

fondamentale ai fini della qualificazione possessoria, non può in alcun modo esser

messo in subordine per determinare la destinazione del successivo effetto

acquisitivo, rispetto al momento in cui matura il periodo occorrente per

l'usucapione.

          Dall'altro, l'effetto acquisitivo, conforme alla logica dell'istituto, deve

adeguarsi alla realtà propria della situazione possessoria quale meramente fattuale,

che prescinde, quindi, dai particolari regimi - che possono variare anche nel corso

dello stesso matrimonio - in cui si inquadra la posizione dello stesso possessore in

quanto coniuge.

          Pertanto, in relazione all'usucapione ordinaria non ha senso riferire l'effetto

acquisitivo al maturare del termine, in quanto, proprio perché il possesso non è

qualificato, è da considerare determinante la situazione possessoria originaria. Né,

a maggior ragione, si può considerare determinante l'intero periodo possessorio. Si

deve perciò escludere una rilevanza del regime di comunione coniugale

intervenuto fra i coniugi, rispetto agli acquisti derivanti da possesso non

          36
               Sulla rilevanza della buona fede nel momento iniziale dell’acquisto cfr. L. MENGONI,
op. ult. cit., p. 367 ss.
qualificato in danno del titolare del diritto, come nelle fattispecie di usucapione

ordinaria.

       Non vi è chi non veda come questi semplici riferimenti ai principi basilari

in tema di usucapione pongano la massima attenzione sul “comportamento

iniziale del possessore” quale elemento fondamentale della fattispecie; d’altronde

lo stesso dettato normativo parla di acquisto per usucapione “compiuto” in virtù

del possesso continuato. Essendo il possesso decisivo ai fini dell'acquisto, non ha

rilevanza tanto il momento del maturarsi del termine, quanto quello iniziale,

poiché si tratta di una situazione fattuale, non qualificata, rispetto alla quale è

irrilevante ogni mutamento di regime patrimoniale.

       Peraltro, la terminologia utilizzata dal legislatore in tema di usucapione

non può non richiamare alla mente la formula “acquisto compiuto dai due coniugi

insieme o separatamente durante il matrimonio”. La locuzione in entrambi casi

appare estremamente simile e pertanto tale da giustificare secondo alcuni la

compatibilità tra usucapione e comunione legale dei beni.

       In realtà, ad una più attenta lettura dei dati normativi di cui sopra le cose

potrebbero apparire in maniera assai diversa; l’art. 177 c.c. primo comma lettere

b), c), d) ed il secondo comma dello stesso articolo, nonché gli stessi articoli 178 e

179 pongono l’accento su di un momento preciso dal punto di vista temporale e

cioè il momento del matrimonio (rectius il momento in cui viene assunto dai

coniugi il regime della comunione legale dei beni) ovvero il momento dello

scioglimento della comunione legale entrambi intese come date a partire dalla

quale o fino alla quale si può determinare l’effetto acquisitivo alla comunione

legale dei beni.
       Il dettato normativo appare invece diverso nell’art. 177 lettera a) del

codice civile; infatti in questo caso il legislatore non parla di acquisti compiuti

successivamente al matrimonio (come invece prevede all’art. 179 c.c. lettera b)

ma di acquisti compiuti “durante” il matrimonio.

       Il dato letterale e temporale indicato dal legislatore in questa ipotesi

potrebbe non essere soltanto il dies a quo a partire dal quale scatta l’acquisto in

comunione ma potrebbe essere indice di un’attenzione del legislatore a tutti quegli

acquisti a formazione progressiva che pur iniziando in un momento anteriore

all’instaurarsi del regime della comunione legale dei beni si concludono “manente

communione”.

       Se teniamo conto di questa differenza di terminologia la soluzione in tema

di usucapione si potrebbe porre in termini sostanzialmente diversi da quanto

affermato dagli autori favorevoli alla caduta in comunione degli acquisti a titolo

originario. Infatti, nel caso in cui il possesso non sia iniziato anteriormente al

matrimonio il procedimento formativo della fattispecie complessa (possesso,

buona fede e decorso del tempo) non si realizza interamente “durante il

matrimonio” ma solo successivamente al matrimonio stesso.

       In sostanza il legislatore avrebbe posto l’accento sul fatto che il

comportamento necessario e sufficiente per determinare la caduta in comunione

legale dovrebbe iniziare e terminare durante la vigenza del regime della

comunione legale dei beni; solo in tal modo si giustificherebbe la soluzione anche

per le ipotesi in cui il possesso è iniziato durante il regime della comunione legale

ma si è concluso successivamente; anche in questa ipotesi il procedimento

formativo della fattispecie non si è concluso “durante il matrimonio” ma
successivamente e pertanto non può rientrare nel regime della comunione legale

dei beni.

          La soluzione prospettata ben si concilia anche con il principio del favor

communionis inteso come interesse del legislatore non a premiare sic et

simpliciter il coniuge bensì a estendere al coniuge gli effetti di un procedimento

formativo contrattuale che si è interamente realizzato durante la comunione legale

dei beni e per il quale quindi si deve presumere la sua partecipazione. In tal modo

sarebbe rispettata l’esigenza di far partecipare entrambi i coniugi agli incrementi

di ricchezza realizzati durante il matrimonio evitando tuttavia che la

partecipazione di un coniuge alle ricchezze dell’altro determini un’incidenza

eccessiva sulla libertà e sull’autonomia patrimoniale dell’altro coniuge37.

               Discutibile è invece se, una volta realizzata la fattispecie, l'effetto

acquisitivo retroagisca al momento dell'inizio del possesso, secondo una tesi

largamente maggioritaria ispirata alla tradizione giuridica francese38, ma che non

trova, almeno nel nostro ordinamento, precisi referenti normativi, venendo

enunciata come fenomeno inerente all'essenza stessa dell'usucapione39.



37
     In tal senso, E. RUSSO, L’oggetto della comunione legale e i beni personali, cit., p. 50 ss.;
NUZZO, L’oggetto della comunione legale, Milano, 1984, p. 35 ss.
          38
               Secondo G. CIAN, op. ult. cit., p. 259 nota 15, una base normativa era rintracciabile
nella redazione iniziale dell'art. 1402 code Napoléon, e potrebbe tuttora riscontrarsi nell'attuale
testo dell'art. 1405 comma 1 c.c.
          39
               In dottrina recentemente si è espresso in favore della retroattività R. SACCO, (voce)
Usucapione, in Dig. Disc. Priv., Sez. Civ., Torino, 1999, p. 571 secondo il quale un argomento a
favore della retroattività - tanto fra le parti quanto nei confronti dei terzi - è quello teleologico.
Istituti quali la prescrizione e l'usucapione hanno il merito di evitare di ridiscutere se prima del
periodo prescrizionale la situazione di diritto fosse quella allegata dall'attore, o quella allegata dal
convenuto. Se si vuole godere di questo beneficio, bisogna riconoscere all'usucapione la capacità
di generare la finzione per cui la proprietà del bene competeva al possessore vincente fin
dall'inizio del periodo del suo possesso.
         Tuttavia, mentre la dottrina è divisa circa la retroattività degli effetti

dell’usucapione, la giurisprudenza dal canto suo si è espressa più volte in tal

senso40 rilevando come la retroattività degli effetti dell'acquisto di un diritto per

usucapione sia stabilita per garantire, alla scadenza del termine necessario, la

piena realizzazione dell'interesse all'adeguamento della situazione di fatto a quella

di diritto.

        Come autorevolmente osservato la retroattività porta ad una modificazione

della realtà giuridica che, in assenza di una norma espressa che la preveda, può

considerarsi conforme ai principi dell’ordinamento qualora concorra ad assicurare

il pieno soddisfacimento di quegli interessi la cui realizzazione è stata rinviata in

un momento successivo, cosicché la retroattività è strumento necessario per

rimuovere quegli “ostacoli giuridici che potrebbero essersi formati fra il momento

in cui l’interesse parziale è sorto ed il momento in cui ne è stata autorizzata o

imposta l’attuazione”.

        L’efficacia retroattiva all’usucapione, pertanto, va riconosciuta nella

misura in cui ciò sia necessario per assicurare la piena realizzazione dell’effetto

acquisitivo dell’usucapione e rimuovere specifici ostacoli che, sorti medio

tempore, si porrebbero in contrasto logico con l’effetto acquisitivo prodotto

dall’usucapione.

        Non è questa tuttavia la sede per approfondire ulteriormente la questione

circa la eventuale retroattività dell’usucapione ed i possibili collegamenti con




        40
             Recentemente cfr. Cass., 26 giugno 2008, n. 17570, in Giust. civ. Mass. 2008, 6, 1035;
Cass. 8 settembre 2006 n. 19294, in Giust. Civ. Mass. 2006, n. 9
l’istituto della cd. usucapio libertatis41. Il riconoscimento di un effetto retroattivo

all’usucapione ridimensionerebbe infatti notevolmente le problematiche che

riguardano l’usucapio libertatis in quanto, se è vero che non sussiste una perfetta

coincidenza tra i risultati prodotti dall’applicazione dell’uno o dell’altro istituto, è

altrettanto vero che la casistica verrebbe notevolmente assottigliata, dovendosi

limitare l’indagine, in caso di ammissibilità dell’effetto retroattivo, ai diritti reali

minori costituiti in epoca precedente all’inizio del possesso. Peraltro, ritenere che

gli effetti dell’acquisto a titolo di usucapione retroagiscano al momento iniziale

del possesso, eliminerebbe il difficile giudizio relativo alla compatibilità o

incompatibilità del diritto usucapito con presunte pretese vantate dai terzi

risolvendosi la retroattività in un completo annientamento dei diritti reali minori

sorti medio tempore ad opera del soggetto usucapito.

         Ciò che ai nostri fini è opportuno rilevare è che la stessa Suprema Corte da

un lato ritiene che l’acquisto per usucapione ricada nella comunione legale dei

beni se la stessa è vigente al momento del maturarsi del tempo necessario ad

usucapire ma dall’altro ne afferma indirettamente la retroattività sin dal momento

dell’acquisto del possesso. Non vi è chi non veda come tali decisioni appaiono

inconciliabili tra loro soprattutto laddove la giurisprudenza continua a cercare di

estendere e dilatare il più possibile l’ambito di applicazione della comunione

legale senza però tener conto della disciplina dei singoli modi di acquisto della

proprietà che non necessariamente si possono agevolmente combinare con

l’acquisto in comunione legale dei beni.




         41
              Sul tema cfr. L. MENGONI, op. ult. cit., p. 135 ss.; recentemente cfr. lo studio del
C.N.N. n. 859 / 2008 del 4 marzo 2009 a firma di M. KROGH, Usucapio libertatis e retroattività
degli effetti dell’usucapione, p. 1 ss.
       Alla luce delle argomentazioni sopra esposte la tematica dell’usucapione

in rapporto al regime patrimoniale dei coniugi appare non ancora del tutto risolto

sia per la attuali contraddittorie sentenze di legittimità sia a causa di un

atteggiamento di molti studiosi di cercare una soluzione al problema in oggetto

partendo dalla disciplina della comunione legale mentre invece si è cercato di

dimostrare come invece il procedimento logico giuridico da seguire è esattamente

l’opposto; non è il fenomeno dell’usucapione che deve necessariamente adattarsi

alla comunione legale dei beni ma è il regime patrimoniale dei coniugi che deve

fare i conti con la disciplina plurisecolare dell’usucapione senza stravolgerne i

connotati essenziali ma semmai assecondando gli stessi.



                                                              MARIANO SANNINO

								
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