LOWEN Il linguaggio del corpo

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LOWEN Il linguaggio del corpo Powered By Docstoc
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Ferenczi consigliava che talvolta è utile consigliare esercizi di rilassamento; “la tecnica puramente
passiva dell’associazione che parte da qualunque superficie psichica presenta e scava nelle
cachessie preconosce del materiale inconscio, potrebbe essere descritta come analisi dall’alto per
distinguerla dal metodo attivo che vorrei chiamare analisi dal basso”.
Un attacco specifico al carattere si sviluppò a partire dalla pubblicazione dell’Analisi del carattere
di Reich nel 1929.
Il ponte non potè essere completato finché le funzioni psichiche e somatiche non furono considerate
all’interno di un sistema unitario. Le funzioni della libido come energia psichica dovevano essere
correlate con i processi energetici a livello somatico. Il compito fu sostanzialmente completato da
Freud con la pubblicazione de L’Io e l’Es e dallo studio precedente “Al di là del principio del
piacere”.
Reich, nel 1927, in “La funzione dell’orgasmo”, afferma che l’orgasmo ha la funzione di scaricare
l’energia in eccesso dell’organismo. Se tale energia non può scaricarsi affatto, o non
sufficientemente, si sviluppa l’angoscia. Alcuni individui riescono a liberarsi dell’energia in eccesso
attraverso l’esercizio muscolare, altri sono in grado di contenere l’ansia limitando la produzione di
energia, ma tali soluzioni disturbano la funzione naturale dell’organismo direttamente a livello
fisico e riducono contemporaneamente la possibilità di provare piacere.
Reich deduce che l’energia vitale che si può esprimere sessualmente o con l’ira o con l’angoscia
“può essere legata da continue tensioni muscolari”. Egli pervenne al concetto di “identità
funzionale” tra carattere e atteggiamento muscolare i quali, a livello energetico, servono alla stessa
funzione. Nella prassi si tradusse in un metodo terapeutico più completo, in cui “l’analisi dall’alto”
si combinava all’ “analisi dal basso”. (“se un freno caratteriale non reagiva a un influenza psichica
ricorrevo al corrispondente atteggiamento somatico e viceversa. Se avevo difficoltà a sciogliere un
atteggiamento somatico-muscolare disturbatore, allora agivo sulla sua espressione caratteriale e
riuscivo ad allentarlo” ).
L’espressione del corpo è il complesso somatico dell’espressione emozionale tipica che a livello
psichico si definisce come “carattere”. Non è più necessario dipendere dai sogni o dalla tecnica
delle libere associazioni per scoprire gli impulsi inconsci e le loro altrettanto inconsce resistenze.
Un più diretto approccio al problema è offerto dall’attacco portato al blocco nella motilità o nelle
rigidità muscolari stesse.
E’ estremamente importante la respirazione; infatti la respirazione frenata riduce l’assorbimento di
ossigeno e la produzione di energia attraverso il metabolismo. Il risultato finale è una perdita di
affetto e un abbassamento del tono emozionale.
Lo scioglimento dell’irrigidimento muscolare si ottiene attraverso il controllo consapevole da parte
del paziente della tensione muscolare e della pulsione emozionale bloccata dalla condizione
ipertonica. Il movimento e l’espressione sono gli strumenti di tutte le procedure analitiche,
affiancate dal lavoro diretto sulla rigidità muscolare.
Se vogliamo evitare il misticismo, dobbiamo considerare il concetto di energia come fenomeno
fisico, un fenomeno cioè che può essere misurato. Dobbiamo inoltre seguire la legge fisica secondo
la quale l’energia è intercambiabile e, dobbiamo supporre, conformemente alla teoria della fisica,
che tutte le forme di energia possono essere, e alla fine lo saranno, ridotte a un comune
denominatore. Lavoriamo sulla base dell’ipotesi che nel corpo umano è presente un’energia vitale,
comunque essa si manifesti, e cioè in fenomeni psichici o in movimenti somatici. Definiamo questa
energia semplicemente BIOENERGIA.
Al livello superficiale, un’unità è anche possibile in termini di funzione, e questa funzione unitaria
che getta un ponte tra psiche e soma è il CARATTERE.
ASPETTO SOMATICO DELLA PSICOLOGIA DELL’IO

Il termine Io è usato come sinonimo per la persona in senso soggettivo. Ma l’Io è più di una luce
nelle tenebre dell’attività inconscia: controlla l’approccio alla motilità, o, più esattamente, controlla
la motilità. Entro certi limiti, l’Io può liberare un’azione o trattenerla finché non si presentano le
condizioni opportune; può inibire le azioni e perfino reprimerle al di là della consapevolezza.
L’Io può comprendere solo quegli elementi inconsci (timori, impulsi, sensazioni) che erano una
volta consci e sono poi stati repressi.
L’Io si accende e percepisce la realtà esterna mentre è altrettanto conscio della realtà interna: i
bisogni, gli impulsi, le paure; in altre parole, le sensazioni dell’organismo.
L’Io ha come nucleo il sistema di percezione e comprende il conscio, ma questo potrebbe essere
ampliato fino a includere tutto quanto una volta era conscio (l’inconscio represso e il preconscio).
L’Io quale fenomeno psichico è il sistema ricevente di tutte le percezioni sia passate che presenti.
Freud introduce un’affermazione che apre la strada alla biologia: “L’Io è innanzitutto e soprattutto
un Io corporeo”, e successivamente “L’Io deriva in ultima analisi da sensazioni corporee,
principalmente da quelle che scaturiscono dalla superficie del corpo”.
L’Io non si differenzia nettamente dall’Es; la sua parte inferiore si mescola ad esso (Freud). Infatti
l’Io è la parte dell’Es “che è stata modificata dalla diretta influenza del mondo che agisce attraverso
il sistema di percezione conscia”.
Per comodità del pensiero analitico, bisognerebbe suddividere l’attività inconscia in tre categorie:
      Lo stato più profondo dell’inconscio riguarda le attività che non diventeranno mai consce; ci
         si riferisce ai sistemi organici profondi.
      La seconda categoria riguarda l’attività che poteva diventare conscia, ma non è diventata
         tale. Esempi ne sono le attività posturali che si definiscono nei primissimi anni di vita,
         precludendo la consapevolezza di una funzione più integrata.
      L’ultima categoria comprende l’inconscio represso. Possiamo dire che gli “occhi duri” erano
         una volti pieni di odio conscio, che le mascelle serrate esprimono l’impulso inconscio di
         mordere, che i muscoli adduttori tesi delle cosce rappresentano la soppressione della
         sensazione genitale.
Non sussiste alcun dubbio sul ruolo del Super-Io. Nella sfera mentale esso esercita una funzione
censoria sui pensieri e sulle azioni distinta e opposta alla funzione di realtà dell’Io. Alle realtà
percettive dell’Io oppone una realtà che deriva dalle prime esperienze dell’individuo e rappresenta il
codice di comportamento imposto dai genitori. Il Super-Io è una parte dell’Io che è diventata
inconscia e che usa l’energia dell’Io per bloccare gli impulsi dell’Es in un modo che impoverisce e
limita l’Io.
Un’attività diventa conscia quando urta contro LA SUPERFICIE DEL CORPO, perché solo così
può entrare in rapporto col mondo esterno. Il Super-Io è un processo psichico che può impedire a
un’attività di divenire conscia, cioè di raggiungere la superficie del corpo.
Per comprendere la base somatica della psicologia dell’Io dobbiamo considerare i fattori
quantitativi. Nel regno somatico le cose sono ciò che sembrano e le energie si possono misurare
quantitativamente in base ai movimenti che producono.
L’Io è fondamentalmente un processo percettivo. In verità è più che percezione: è una percezione
della percezione, una consapevolezza della consapevolezza, un’autoconsapevolezza. Ma questo
secondo livello è costruito su un primo in cui la consapevolezza è fondamentalmente percezione. In
questa prima fase ci si deve chiedere: che cosa si percepisce ?
La risposta è relativamente semplice. Ciò che si percepisce è un movimento, un movimento
dell’organismo può manifestarsi o meno come spostamento nello spazio. Ciò non significa che tutto
ciò che si muove può essere percepito. La percezione è quindi percezione dei movimenti
dell’organismo, sia internamente che di fronte al mondo esterno.
Qui subentra un fattore quantitativo: l’intensità del movimento è in rapporto con la qualità della
percezione. Per il momento è sufficiente dire che qualsiasi sensazione, qualsiasi percezione,
dipende dal movimento.
Che cosa determina quali sono i movimenti percepiti, quali raggiungo la consapevolezza, e quali no
? Gli esperimenti hanno confermato che la sensazione si verifica quando un movimento interno
raggiunge la superficie del corpo e della mente dove è situato il sistema di percezione conscia.
L’Io è un fenomeno superficiale, sia psichicamente che somaticamente. Il sistema della percezione
conscia sta alla superficie della corteccia cerebrale. Freud afferma che l’Io è la proiezione di una
superficie su di una superficie. L’Es d’altra parte, è collegato ai processi che avvengono in
profondità. I loro centri si trovano nelle regioni del sistema nervoso che stanno sotto la corteccia: il
proencefalo, il mesencefalo, il diencefalo.


IO                                    SUPERFICIE

ES                                    PROFONDITA’

Il centro è rappresentato da un nucleo che è la fonte energetica di tutti i movimenti. L’impulso è
rappresentato come uno spostamento di energia dal centro alla periferia.




                                      Figura 1

Nella figura 1, l’Io corrisponde alla superficie dell’organismo, l’Es al centro e ai processi al di sotto
della superficie. Tale schema corrisponde solo alle forme più semplici di vita. Negli organismi più
evoluti l’Io non è solo percettivo ma controlla anche gli approcci alla motilità. C’è uno strato sotto
la superficie che nell’uomo è, entro certi limiti, sotto il controllo dell’Io.


                                                                      centro



                   muscolatura
                                                            superficie



                                          Figura 2



Nella figura 2, l’impulso attiva il sistema muscolare prima di raggiungere la superficie. Il sistema
muscolare ha una duplice funzione: i muscoli possono trattenere come eseguire i movimenti.
Il Super-Io è una categoria dei processi psichici ma agisce per controllare gli impulsi attraverso
l’apparato muscolare. In qual modo, allora, il Super-Io agisce sull’Io ? Se un impulso è frenato
perché inadatto alla situazione, l’azione è conscia, l’Io è controllato e alienato al principio di realtà.
Le inibizione imposte dal Super-Io sono inconsce e non hanno niente a che fare con la realtà della
situazione presente. Esse rappresentano una limitazione alla motilità su cui l’Io non ha alcun
controllo. Il meccanismo attraverso il quale il Super-Io esercita il controllo sulle azioni è anche la
muscolatura. Ma i muscoli che sono soggetti alle inibizioni del Super-Io sono cronicamente tesi,
cronicamente contratti e rimossi dalla percezione, per cui l’individuo non sa che questa parte del
suo sistema muscolare sotto certi aspetti non funziona.
I muscoli possono diventare tesi quando trattengono consapevolmente un impulso; in questo caso si
sente la tensione muscolare. Ma i muscoli possono essere tesi senza che il soggetto si renda conto
della tensione. Anche in questo caso un impulso è frenato, ma il freno è inconscio. Questo è un
fenomeno del Super-Io.
Il modello della tensione muscolare determina l’espressione dell’individuo e questa espressione è
collegata alla struttura caratteriale.
L’analisi dell’impulso mostra che esso ha una fonte, uno scopo e un oggetto. La fonte è il centro
energetico dell’organismo, nelle profondità dei processi dell’Es. Lo scopo corrisponde alla
direzione biologica su cui parleremo dopo. L’oggetto è quello stimolo del mondo esterno che,
agendo sulla superficie (Io), fa insorgere l’impulso. Solo l’oggetto è sotto il controllo dell’Io; la
fonte, la forza e la direzione sono fenomeni dell’Es.
L’Io deve sollevare le sue barriere per permettere all’esperienza di entrare, così come deve
abbassarle per permettere agli impulsi di uscire. La crescita dell’Io può avere luogo solo entro i
limiti imposti dal Super-Io.
Il problema del Super-Io e della limitazione di motilità può essere affrontato attraverso la psiche o il
soma. Il problema è di portare alla consapevolezza dell’Io ciò che è stato represso dal Super-Io.
La terapia bioenergetica combina il principio dell’attività a livello somatico con la pratica analitica
a livello psichico. Il paziente acquisisce nuove esperienze nella motilità che vengono poi integrate
nell’Io. L’unità del metodo è assicurata dall’attenzione al carattere che esprime gli aspetti sia
somatici che psichici della personalità.

IL PRINCIPIO DEL PIACERE

Il principio di realtà deriva ed è una forma modificata di un principio generale più importante che
domina il pensiero e il comportamento degli organismi. Si tratta del principio del piacere.
L’Io, nella funzione percettiva, è principalmente un fenomeno della superficie del corpo. E’ nel
contempo, la proiezione del fenomeno alla superficie verso la debita zona del cervello che rende
possibile la percezione conscia. Ora, noi abbiamo due eventi strettamente connessi nella funzione
della percezione: la proiezione sulla superficie del corpo e la proiezione della superficie su un’altra
superficie.
Per comprendere questi due fenomeni come espressione unitaria dell’intero organismo dobbiamo
ricorrere alla formulazione di Reich della legge fondamentale del funzionamento biologico: l’unità
e l’antitesi della vita vegetativa. Due funzioni dominano la vita vegetativa dell’organismo:
l’espansione e la contrazione. Esse trovano la loro identità nella comune funzione della pulsazione
(vedi sistema nervoso simpatico e parasimpatico). A livello psichico, l’espansione biologica è
percepita come piacere, la contrazione come dispiacere. C’è un’antitesi funzionale tra il centro
vegetativo e la periferia.
Il movimento dell’energia dal centro alla periferia è funzionalmente identico all’espansione
biologica e alla percezione del piacere. Per contro, il movimento dell’energia dalla periferia verso il
centro è funzionalmente identico alla contrazione biologica e alla percezione del dispiacere o
dell’angoscia.
L’anticipazione del piacere permette di tollerare stati di tensione che altrimenti sarebbero
chiaramente spiacevoli. Nel principio stesso del piacere c’è il rudimento della funzione di realtà che
in seguito diventa il principio dominante del comportamento umano maturo.
Se la tensione si sviluppa in situazioni in cui l’anticipazione della liberazione piacevole non è
possibile, si prova ansietà, che non è comunque necessariamente una condizione patologica.
Se il dispiacere descrive lo stato della carica energetica che precede la scarica, l’angoscia implica
una carica energetica in cui il movimento verso l’esterno per scaricarsi è bloccato o ostacolato. Se
l’intensità della carica cresce al punto da minacciare l’integrità degli elementi strutturali del corpo,
si prova dolore.
Esistono due meccanismi per i quali la tensione diminuisce. In uno il movimento dell’energia verso
la periferia produce un’espansione della membrana superficiale; nell’altro, la sostanza e l’energia si
scaricano nel mondo esterno. Entrambi i processi sono piacevoli, e il grado di piacere dipende dalla
quantità e dal gradiente della riduzione della tensione.

IL PRINCIPIO DI REALTA’

Così come il principio del piacere è il modus operandi dell’Es, il principio di realtà è il metodo
operativo dell’Io.
Il principio di realtà, nell’aspetto in cui si contrappone al principio del piacere, richiede
l’accettazione di uno stato di tensione e il differimento del piacere secondo le esigenze di una
situazione esterna. In cambio, il principio di realtà promette che tale azione comporterà un piacere
maggiore o consentirà di evitare un dolore maggiore in futuro. L’essenza di tale funzione è
l’interposizione di un intervallo di tempo tra l’impulso e la sua espressione in un’azione manifesta.
Durante questo intervallo si crea uno stato di tensione che perdura finché non arriva il momento
adatto per il deflusso.
Fenichel (1945) diceva che la tolleranza alla tensione si sviluppa con il controllo motorio e ne è il
risultato.
Rischiamo continuamente di perdere di vista il fatto che il principio di realtà è funzionalmente
identico al principio del piacere, anche se ad esso antitetico nel suo aspetto superficiale.
L’evoluzione ha consentito tale differenziazione.




                                                        impulso



                                    ritrazione



La fase di questo sviluppo si possono illustrare con questo schema. Il primo stadio è quello
dell’ameba, in cui non si evidenzia nessuna funzione correlata al principio di realtà.




                                                             muscolatura
Il secondo stadio è esemplificato dal verme. L’evoluzione attraverso la crescita, lo sviluppo e la
specializzazione hanno prodotto i seguenti miglioramenti: una marcata polarità nell’organizzazione
del corpo, lo sviluppo di un sistema muscolare per facilitare il movimento e di un sistema nervoso
per coordinare le attività dei vari muscoli.



                                                               orale

     muscolatura




                                                                 genitale

 Superficie
 epidermica
                                                               anale




Nel terzo stadio, di cui l’uomo è il massimo sviluppo, troviamo una maggiore condensazione oltre a
una maggiore differenziazione. Questa polarità è ampiamente accresciuta e ciò, aggiunto alla
posizione eretta, risulta in una specializzazione e differenziazione degli arti.
Lo schema del corpo presenta tre segmenti principali: la testa, il torace e il bacino, e due
restringimenti: il collo e la vita. Questi restringimenti servono come fulcri intorno ai quali può
prodursi una certa quantità di movimento rotatorio. Si aggiunge quindi un terzo grado di
movimento: rotazione lungo l’asse longitudinale. I segmenti contratti sono zone di passaggio che
accelerano il flusso dei fluidi corporei secondo le leggi emodinamiche. In contrasto con queste
strettoie, i due segmenti terminali sono allargature che servono come riserve, dove un rallentamento
e un’accumulazione di energia si producono prima del deflusso attraverso le aperture naturali di
questi segmenti.
Esaminiamo più dettagliatamente questi due segmenti. Il grande bacino comprende il ventre, le
natiche e gli organi genito-urinari. Possiamo anche aggiungere le gambe, le quali, come primo
motore dell’organismo, sono organi di scarica energetica. E’ nella funzione dell’apparato genitale
che la natura del principio di realtà si mostra in modo particolare. L’intensità della scarica genitale
deve dipendere dalla quantità di energia che può essere accumulata nel sistema di riserva prima del
deflusso. Il principio di realtà, contrapposto al principio del piacere, richiede che la liberazione della
carica o della tensione sia posposta nell’interesse di un piacere maggiore.
Una piccola funzione di riserva e una capacità ridotta portano all’impulsività e, in modo specifico,
alla eiaculazione precoce del maschio, con conseguente diminuzione del piacere. L’eiaculazione
precoce è associata in tutti i casi alla tensione e alla ipertonia dei tessuti e dei muscoli di questa
zona che fanno diminuire la riserva e la capacità del condensatore. Il miglioramento di questa
condizione dipende dall’eliminazione o dalla riduzione di queste tensione croniche, ottenute a
livello psicologico o con l’intervento somatico.
Nel masochismo, dove c’è la paura della scarica genitale, l’energia è trattenuta nel ventre che è già
contratto. Così, mentre la riserva è piena al punto da esplodere in una grande ansietà, il sistema
genitale è scarsamente caricato. Non di rado si manifesta anche impotentia coeundi.
L’apparato genitale, come condensatore, determina la velocità della scarica e non la sua intensità.
Un grande piacere nell’atto sessuale dipende dalla quantità di carica accumulata nel ventre o nel
bacino. Da questa riserva l’energia viene lentamente fornita dall’apparato genitale.
La capacità di controllare e organizzare gli impulsi si sviluppa come parte naturale della crescita
dell’individuo ed è connessa allo sviluppo degli organi e delle strutture localizzate nel ventre e nel
bacino, e ciò il colon e il retto, la vescica e gli organi genito-urinari.
Sono la flessibilità e l’elasticità della muscolatura volontaria che hanno la chiave del giusto
funzionamento del principio di realtà. Questa flessibilità permette reazioni di adattamento che
diventano altrimenti impossibili. D’altro canto, lo stesso principio di realtà dipende dall’unità di
tutti i segmenti.
Gli impulsi che si muovono verso la testa sono di qualità differente rispetto a quelli di movimento
opposto sopra trattati. La testa è differenziata per mangiare, bere, respirare e per le connessioni
sensoriali. E’ al servizio di questi impulsi istintuali, la cui funzione è di caricare l’organismo,
in contrasto con quelli diretti verso il basso che mirano alla scarica.
Nella parte superiore del corpo lìorgano che frena gli impulsi è il cervello. Prima di raggiungere i
nervi motori che controllano la scarica muscolare, l’impulso è soggetto all’esame e alla censura
delle zone sensorie e di associazione. Se la percezione o la memoria consigliano di trattenerle, non
si produce scarica motoria.
Anche il cervello funziona da condensatore, uguale per capacità alla funzione condensatrice
dell’apparato genitale. La quantità reale di energia che può essere trattenuta e concentrata nel
cervello umano è eccezionale. Negli organismi molto sani crea una sorta di alone splendente intorno
al capo (AURA).
Il principio di realtà deriva dall’oscillazione bioenergetica tra estremità superiore ed
estremità inferiore, di natura pendolare.
Possiamo stabilire un parallelismo tra la funzione di carica e la funzione più generale di espansione.
La formula sarebbe: tensione             estensione           carica. La formula per la scarica che è una
funzione di contrazione muscolare è: scarica             contrazione          rilassamento.
Come l’Io si sviluppa dall’Es, così il principio di realtà si sviluppa dal principio del piacere, mentre
l’orientamento longitudinale antigravitazionale dell’organismo diventa stabile con la crescita. L’Io
si differenzia dall’Es solo per perdervisi nei momenti supremi della vita. Il principio della realtà
serve a favorire il principio del piacere. Da sottolineare inoltre che l’energia bioenergetica ha per
sua natura un effetto antigravitazionale.

IL CONCETTO BIOENERGETICO DEGLI ISTINTI

L’impulso stesso è un movimento di energia dal centro dell’organismo alla superficie, dove
influenza il rapporto tra organismo e mondo esterno. Questo movimento di energia dal centro alla
periferia ha due scopi: uno è collegato alla funzione di carica- l’alimentazione, la respirazione,
l’eccitazione sessuale, ecc.; l’altro è collegato alla funzione di scarica energetica, la cui più
importante espressione è la scarica sessuale e la riproduzione.
Tutte le attività si possono classificare secondo questo criterio, se cioè adempiono alla funzione di
carica o scarica dell’energia.
Differenziazione, specializzazione, e crescente organizzazione, da una parte, sono le manifestazioni
funzionali di più alti livelli di energia. Una maggiore sensibilità, una più alta consapevolezza e un
maggior controllo sono gli altri aspetti dello stesso processo energetico.
La maggiore mobilità, che è così evidente nell’uomo, è il risultato diretto della posizione eretta che
ha liberato gli arti anteriori dalla loro subordinazione alle funzioni di supporto e di locomozione. La
differenziazione della struttura corporea in termini di carica e scarica è estesa agli arti. Tutta la metà
superiore del corpo può essere ora destinata alla funzione di carica dell’energia. La scarica
energetica diventa ancor più specializzata quale funzione della metà inferiore del corpo poiché
questa metà assumerà l’importante funzione del movimento dell’organismo nello spazio.
Con lo sviluppo del principio di realtà a livello biologico il problema della coordinazione e del
controllo della motilità trascende per la prima volta il problema della maggiore motilità.
La consapevolezza ha un duplice aspetto: vi è una prima consapevolezza delle sensazioni e delle
azioni, e in un secondo momento si aggiunge la consapevolezza della coscienza (vedi Neumann).
Mentre si sviluppa questa maggiore consapevolezza dell’Io, esso tende a porsi in
contrapposizione al corpo, che diventa così il rappresentante dell’inconscio.
Questo sviluppo è dettato, a livello fisiologico, dal flusso della formazione degli impulsi nel corpo
che, movendosi verso l’alto per raggiungere la testa, eccita i tessuti cerebrali e li accende. Siamo a
dire che la forza della consapevolezza dell’Io nell’uomo è un riflesso della forza degli impulsi e un
prodotto dei maggiori processi energetici nel suo organismo.
A livello inconscio, tutte le attività sono istintive, tutti gli impulsi sono uguali e unitari, e tutto può
essere ridotto al principio comune: il principio del piacere. Carica           scarica,tensione
rilassamento. La consapevolezza è il sinonimo della divisione di questa unità. L’impulso non è più
semplicemente un’azione; ora può essere dissociato in energia dell’impulso e movimento stesso.
L’una è percepita come una sensazione, l’altro come la sua espressione. Questa dissociazione fa
parte del principio di realtà, altrimenti non si potrebbero controllare le azioni. Ciò che è trattenuto
non è la sensazione ma la sua esecuzione.
La consapevolezza del sapere è una consapevolezza del controllo; non solo c’è il controllo sui
muscoli volontari, ma c’è l’esperienza o la consapevolezza di questo fatto.
La possibilità degli opposti, il concetto di rapporti antitetici che nascono da una precedente unità,
derivano biologicamente da questa divisione dell’impulso.



                                                         Schiena




                                                   Parte anteriore del corpo




La linea più massiccia rappresenta il flusso di energia lungo la schiena. La linea più sottile
rappresenta il flusso lungo la parte anteriore del corpo. I punti di confluenza sono le strutture
periferiche nella metà superiore e in quella inferiore del corpo che reagiscono all’ambiente. Sopra, il
punto principale è la regione della glabella, tra gli occhi; sotto, è quella genitale. Il punto superiore
di confluenza include gli occhi, il naso, la bocca e le mani. Il punto inferiore include l’ano, i genitali
e i piedi.
Nell’uomo la posizione eretta permette una dissociazione delle fasi di carica e scarica. La funzione
di carica non porta necessariamente alla scarica; cioè, la si può dissociare dal sistema muscolare.
L’energia della carica si localizza quindi lungo la parte anteriore del corpo, accrescendone la
sensibilità ma diminuendone la motilità. Solo l’azione muscolare può scaricare la grande quantità di
energia prodotta dall’essere umano.
Nella figura la linea blu che illustra il flusso lungo la parte anteriore del corpo rappresenta
sentimenti la cui qualità generale è la tenerezza. Essi comprendono sentimenti specifici come la
compassione, la pietà, la carità, la fede. Il loro scopo è l’identificazione dell’individuo con altre
persone e cose. La loro fonte sembra essere il cuore. Se questi sentimenti non sono associati a una
componente della parte posteriore del corpo, hanno un tono triste o danno origine a uno stato
d’animo triste.
La linea rossa rappresenta sentimenti che hanno la qualità generale dell’aggressività. Comprendono
la collera, il furore, l’aggressività sessuale, la ricerca del cibo, ecc. Poiché il maggiore sviluppo
muscolare è situato nella schiena, ci aspettiamo che il flusso energetico in questa regione fornisce la
forza motrice per il movimento dell’organismo nello spazio. Questi sentimenti sono aggressivi
perché il loro scopo è di “muovere l’organismo verso” gli oggetti, che naturalmente dovrebbero
essere gli stessi oggetti dell’altra forza istintuale. Lowen tende a localizzare la fonte di questa
oscillazione energetica nella regione dell’inserimento diaframmatici crurale. Questi sentimenti, se
isolati dalla componente tenera, producono calore e una sensazione di rossore: stanno alla base del
rossore provocato dalla collera, dal calore della passione sessuale.
I sentimenti teneri hanno una qualità spirituale e sono strettamente correlati alla funzione
respiratoria. I sentimenti della schiena hanno un orientamento materialistico e sono connessi al
sistema digestivo attraverso la ricerca del cibo.
Ogni azione ha una componente per ogni aspetto dell’individuo. Nell’atto di tendere le braccia
verso un’altra persona, per esempio, sono rappresentati gli impulsi sia della parte anteriore che da
quella posteriore. Se predomina la componente tenera il gesto è un abbraccio. Se per contro
l’elemento aggressivo è più forte, nell’atto c’è una minaccia.
Se l’analisi a livello somatico produce lo stesso risultato dell’analisi delle tendenze psichiche, il
fatto comprova l’unità delle due funzioni.
E’ la direzione verso l’alto che determina la loro identità nell’Io, poiché entrambe le componenti
portano una carica energetica alla testa. Similmente, l’istinto sessuale è formato da due componenti,
che entrambe si muovono verso i genitali.
Bisogna anche tracciare una distinzione tra il percorso del movimento e la stessa forza energetica.
Una sola forza o energia è presente nell’organismo. Questa forza o energia è identica al concetto
psicoanalitico della libido e anche dell’eros freudiano e agisce in entrambi i percorsi istintuali. Nel
caso degli istinti aggressivi, attiva un sistema motore, diventa una fonte di potenza per la
contrazione muscolare. E’ usata come forza motrice per creare movimento. Quando l’energia è
dissociata dal sistema muscolare, sia perché l’azione è limitata sia perché il bisogno di
consapevolezza e di controllo predomina sul bisogno di movimento, l’energia libera tende a
muoversi lungo la parte anteriore del corpo. I sentimenti cui da origine sono sentimenti teneri
perché i tessuti sono fluidi e morbidi. L’assenza di una forte muscolatura la rende una regione
sensibile. L’energia domina gli elementi strutturali che sono principalmente veicoli per il
movimento. L’espressione di questi sentimenti si effettua principalmente attraverso lo sfogo
verbale.
L’Io è il creatore degli opposti così com’è il sintetizzatore delle antitesi; è un catalizzatore che può
separare e combinare. Frenando l’espressione muscolare di un sentimento lo possiamo dissociare in
un atto motorio e in una componente sensoriale sentimentale.
Allo stesso modo, si interrompe il movimento per accrescere una percezione sensoriale. La
scissione dell’impulso è la base della consapevolezza dell’Io poiché permette una susseguente
ricombinazione delle componenti per una più efficace reazione. Comunque la divisione non deve
essere troppo grande affinché possa prodursi la rifusione delle due componenti.
In contrapposizione a Freud, Lowen afferma l’illogicità della pulsione di morte.
Da un punto di vista bioenergetico, l’atto sessuale è un fenomeno di scarica energetica; implica
necessariamente due componenti: un fattore aggressivo, che fornisce la potenza motrice, e i
sentimenti teneri che danno all’azione il suo significato.
Nello stato naturale non nevrotico, ogni impulso è il risultato della fusione delle due componenti:
una aggressiva e motoria, l’altra tenera e sensoria.
Per Lowe, l’Eros non è l’istinto sessuale (o non solo quello); è la forza che motiva tutta l’attività
istintuale. L’Eros è la forza vitale ed esiste solo una forza o energia di questo tipo.
La completa scissione degli istinti caratterizza la condizione psicotica. La scissione incompleta è
responsabile dell’ambivalenza, che è un sintomo comune alle nevrosi.
Dunque, un’energia fondamentale motiva tutte le azioni. Quando si carica e scorre attraverso la
muscolatura, specialmente attraverso i muscoli volontari, produce un movimento nello spazio che
eguagliamo alla aggressività (muoversi verso qualcosa). Quando carica le strutture molli quali il
sangue e la pelle, produce sensazioni erotiche, tenere o amorose. Ognuno di questi aspetti della vita
emotiva dell’individuo tende a situarsi topograficamente: la componente motoria nella schiena e
nelle gambe, la componente sensoria nella parte anteriore del corpo e nelle mani.
In un comportamento non nevrotico, questa energia unica è distribuita nei due percorsi per produrre
un’azione che è razionale e appropriata alla situazione. Gli impulsi dei due percorsi si fondono o si
sovrappongono in un’azione che, vista in superficie, è un’espressione unitaria. La fusione è
un’azione superficiale, cioè è una funzione dell’espressione e sta sotto il controllo dell’Io. Mentre
una fusione incompleta crea ambivalenza e produce un comportamento irrazionale. Una scissione
completa deve essere sinonimo di scissione psicotica.
Abbiamo riconosciuto l’antitesi tra materia ed energia e postulato l’antitesi tra un percorso motorio,
aggressivo, e un percorso sensoriale, tenero. Ora, a livello più alto di organizzazione, possiamo
parlare di Io e di istinti sessuali. L’istinto sessuale include entrambe le componenti fondamentali-
sensoriale e motoria, tenera e aggressiva. La componente erotica si muove dalla parte anteriore del
corpo verso il basso e si unisce a una componente aggressiva che scende attraverso la schiena,
attorno al perineo e ai genitali. La natura sessuale di questi impulsi è determinata dal loro scopo, un
atto sessuale con un oggetto sessuale. D’altro canto quando la direzione del movimento di entrambi
gli impulsi è verso la testa, con un punto principale di confluenza negli occhi, possiamo designare il
percorso comune come un istinto dell’Io. A causa della sua direzione opposta, l’istinto dell’Io
diviene antitetico all’istinto sessuale. Ciò spiega l’osservazione che all’apice dell’orgasmo sessuale
l’Io si estingue.
Il movimento nell’organismo vivente è pulsatile, il movimento dell’energia verso l’alto e verso il
basso è di natura pendolare. L’istinto dell’Io non può essere più forte dell’istinto sessuale. Se c’è
un’ambivalenza a livello dell’Io, un’ambivalenza simile si riscontrerà nella funzione sessuale.
Questa oscillazione, quale base del principio di realtà, è la pietra miliare di tutti i principi
bioenergetici e della relativa terapia.

PRINCIPI BIOENERGETICI NELLA TERAPIA ANALITICA

Reich afferma che non esiste nevrosi senza una funzione sessuale disturbata. Si può andare oltre.
Non esiste problema nevrotico che non si manifesti in ogni aspetto delle funzioni dell’individuo.
Ciò deriva logicamente dal concetto gestaltico dell’organismo quale unità. Poiché esprime la nostra
personalità o carattere in ogni azione e in ogni atteggiamento, diventa possibile determinare i tratti
caratteriali da espressioni così diverse quali l’incedere di una persona, la sua grafia, ecc.
L’elemento più importante, comunque, è l’aspetto fisico, sia in riposo sia in movimento. Nessuna
parola è chiara quanto il linguaggio del corpo, quando si impara a leggerlo.
Cominciamo dalle gambe e dai piedi, poiché sono le fondamenta e il supporto della struttura dell’Io.
E’ attraverso le gambe e i piedi che prendiamo contatto con la sola realtà invariabile della nostra
vita, la terra o il suolo. Diciamo che un individuo che ha “i piedi per terra” ha un buon senso di
realtà; “essere con la testa tra le nuvole” denota una mancanza di contatto con la realtà.
La mancanza di contatto con i piedi e con il suolo è collegata a un altro sintomo comune: l’ansia di
cadere. Questo sintomo si manifesta quando si sogna di cadere, nella paura delle grandi altezze e
nella paura di innamorarsi. Tutte le forme dell’ansia di cadere traducono la paura di una perdita di
controllo sull’Io.
Oltre alla funzione di supporto, di equilibrio e di radicamento, le gambe sono le strutture più
importanti nella funzione di movimento del corpo. Quando la funzione di supporto è debole
possiamo anche aspettarci un disturbo della motilità. La giuntura del ginocchio dev’essere rilassata
e flessibile, la zona pelvica deve essere sciolta dal tronco e tutti i muscoli della gamba devono
essere rilassati. Osserviamo che tre condizioni ostacolano questa motilità: la debolezza, la solidità e
la rigidità.
Gli individui che hanno i muscoli delle gambe sottosviluppati, le caviglie deboli e i piedi piatti,
avranno grande difficoltà nell’eseguire questi movimenti. Innanzitutto risentono della mancanza di
controllo sui muscoli interessati e poi si stancano troppo facilmente.
L’accumulo di grasso attorno alle natiche e alle cosce deve essere interpretato bioenergeticamente
come il risultato di un’energia stagnante in questa regione dovuta a motilità inibita. Nella gamba
rigida i muscoli sono così spastici e contratti che l’equilibrio è spesso danneggiato. La rigidità deve
essere considerata una compensazione a sottostanti sentimenti di debolezza.
Come si vede, ogni disturbo è interpretato in rapporto ai suoi effetti sulle funzioni di supporto e di
movimento.
La relazione tra il bacino e le gambe e il tronco è molto importante per la funzione genitale. Il
bacino può ondeggiare liberamente oppure può essere irrigidito in una posizione spostata sia in
avanti che all’indietro. In entrambi queste ultime due posizioni è evidente un’interruzione nella
linea naturale del corpo. Col bacino spostato in avanti e sollevato c’è tensione nei muscoli
addominali, ipertensione dell’addome retto e contrazione delle natiche; si ha l’impressione che
l’individuo tenga chiusi gli sbocchi naturali della carica. Un bacino immobile è associato a un
decremento della potenza sessuale; il bacino ben tirato indietro è fissato in una posizione retratta
che rappresenta una grave repressione sessuale.
La debolezza della spina dorsale deve riflettersi in un grave disturbo della personalità. L’individuo
con la spina dorsale curva non può avere la forza dell’Io di una persona la cui spina dorsale è diritta.
D’altro canto, la rigidità della spina dorsale, mentre aumenta la forza per sorreggersi, diminuisce la
flessibilità. Inoltre tali individui spesso provano dolore nella parte inferiore della schiena; si verifica
tensione dei muscoli lombari.
Osserviamo se il petto è ampio, se è rigido o morbido e rilassato. Un torace rigonfio è
invariabilmente concomitante con un Io gonfio. Un petto morbido, sebbene connesso a maggiori
sensazioni, non è necessariamente un segno di buona salute; si trova in certi caratteri impulsivi con
struttura pregenitale. Quella che cerchiamo è una struttura rilassata in cui i movimenti respiratori
mostrino l’unità della cassa toracica, del diaframma e dell’addome nell’ispirazione e
nell’espirazione.
Le spalle retratte rappresentano la collera repressa, il trattenersi dell’impulso a colpire; le spalle
rialzate sono connesse alla paura; le spalle quadrate esprimono principalmente un atteggiamento
virile nell’assumersi le proprie responsabilità; le spalle ricurve comunicano il senso di un peso, di
un fardello. I disturbi del cingolo scapolare influenzano la funzione respiratoria.
Il portamento della testa è in rapporto diretto con la qualità e la forza dell’Io.
La nostra ricerca indica che i due percorsi istintuali convergono in alto negli occhi così come, in
basso, nei genitali. Possiamo determinare sia l’intensità dell’espressione sia la sua qualità. Ci sono
occhi lucidi, altri che sono spenti, e molti che sono vuoti.
Se i muscoli mascellari sono ipertrofici si produce un blocco nel flusso energetico verso gli occhi.
La mascella è una struttura mobile che per i suoi movimenti assomiglia al bacino.
La psicoanalisi tende principalmente a scoprire le difese dell’Io e i suoi meccanismi di
compensazione. Lowen analizza un modello di comportamento per osservare le pulsioni dell’Io che
lo motivano. Ma questa è la parte più facile di qualsiasi terapia. Più difficile e più importante è il
tentativo volto a rafforzare le funzioni naturali dell’Io per arrivare al punto in cui il paziente non ha
più bisogno di difese. Allo scopo la psicoanalisi ha a disposizione solo due precedimenti tecnici:
uno è il lavoro attraverso il transfert, l’altro è l’analisi del comportamento quotidiano del paziente.
Mentre la terapia bioenergetica opera direttamente con quelle forze dell’organismo che possono
infondere vigore e coraggio.
Fondamentalmente ogni disturbo emozionale è una riduzione di motilità. La stessa parola
“emozione” significa un movimento verso l’esterno, e “verso l’esterno” negli organismi superiori è
sinonimo di scarica. Ogni disturbo emozionale implica un blocco nel flusso di energia verso gli
organi di scarica, tra cui i genitali sono di primaria importanza. Più periferico è il blocco, meno
grave è il disturbo; quando i blocchi si situano in zone più centrali, essi tendono ad essere più gravi.
La forza e il coraggio dipendono dalla disponibilità di energia nelle zone di scarica.
Il senso di forza dipende dall’impeto della forza vitale, o energia. Il senso di forza è
fondamentalmente forza dell’Io. Una terapia che incoraggia il movimento espressivo accresce la
motilità dell’organismo, ne migliora l’aggressività e crea un senso di forza a livello fisico e
psichico.
Ogni cambiamento bioenergetico agisce simultaneamente a due livelli: a livello somatico si ha un
aumento di motilità, coordinamento e controllo; a livello psichico c’è una riorganizzazione del
pensiero e degli atteggiamenti. Non è possibile nessun cambiamento permanente se non si ottiene
questo duplice effetto. Una nuova funzione deve essere integrata nell’Io conscio prima che il
paziente possa rivendicarla come propria.
La diagnosi clinica viene fatta solo dopo uno studio approfondito della storia e dei problemi e della
loro integrazione con l’aspetto strutturale. Ogni aspetto dell’individuo è visto come l’espressione di
una personalità unitaria; solo quando tutte le sfaccettature della personalità sono note siamo in
grado di descrivere il carattere specifico del paziente. L’analisi e la terapia procedono allora avendo
come struttura di riferimento il carattere.

L’ANALISI DEL CARATTERE

Il carattere è l’espressione unitaria della funzione dell’individuo sia nel regno psichico che in quello
somatico. Il carattere è l’atteggiamento fondamentale con cui l’individuo affronta la vita, sia nelle
sedute analitiche sia nel mondo esterno. Una volta compreso il carattere, si valuta subito la natura e
il significato delle resistenze che il paziente erige.
La cosa principale nel carattere è il fatto che esso rappresenta il modello di comportamento o un
orientamento abituale. E’ un modo di reagire definito, congelato e strutturato. In questo senso ogni
struttura caratteriale è patologica.
C’è una relazione tra personalità e carattere, ma i termini non dovrebbero essere usati
intercambiabilmente.
Si pone il problema della relazione tra l’Io e il carattere. L’Io è fondamentalmente una percezione
soggettiva di se stessi, mentre il carattere e la personalità sono apprezzamenti oggettivi. Una
descrizione che il paziente offre del proprio Io è rimarchevole per la sua attendibilità: il paziente
pensa al suo Io nei termini del suo Io ideale che esprime una qualche capacità intrinseca piuttosto
che una funzione reale.
Il carattere è la risultante di forze opposte, la guida e la difesa dell’Io, che impiega anche energie
dell’Io. Se riusciamo a separare l’Io dalla struttura caratteriale in cui è incorporato, si apre la strada
a un cambiamento della struttura, ma per portare a termine questa identificazione del paziente col
suo Io come opposto al suo carattere, le difese dell’Io devono essere sopraffatte ed eliminate.
Questo è il compito di ogni terapia analitica.
L’analisi del carattere ha perciò un obiettivo fondamentale: far sentire al paziente il suo carattere
come formazione nevrotica che limita ed interferisce nelle funzioni vitali dell’Io. Ma è molto
difficile perché il carattere è accettato quasi fosse l’Io stesso.
Come Ferenczi aveva notato, niente è così convincente come l’esperienza a livello fisico.
Il principio dell’analisi del carattere richiede che non si facciano interpretazioni delle esperienze
infantili fino al momento in cui il carattere non risulta dissociato dall’Io, altrimenti l’interpretazione
sarà usata per giustificare la struttura caratteriale, rendendo molto più difficile il cambiamento. Se
non si osserva rigorosamente la regola che il carattere è il principale obiettivo da attaccare, si
verifica confusione e l’eventuale fallimento della terapia.
Ogni sintomo, ogni espressione, ogni sogno è analizzato a ritroso e poi in proiezione, sempre in
rapporto al carattere. Solo quando quest’ultimo comincia a cedere all’analisi è consentito passare
agli strati infantili.
Il sintomo nevrotico è percepito come qualcosa di estraneo all’Io. Il carattere non è realmente
razionalizzato: è solo il modo in cui un individuo nevrotico percepisce il suo Io. Quando una
struttura caratteriale comincia a scricchiolare durante una terapia e un modo di essere più spontaneo
fa la sua apparizione, questo modo nuovo, anche se più sano dell’antico, risulta essere strano al
paziente. Il paziente sente che è chiamato ad abbandonare un territorio familiare per addentrarsi in
regioni sconosciute. Inizialmente si sente spaventato, debole e insicuro. La resistenza è forte, la
motivazione deve essere altrettanto forte. A questo scopo il terapeuta deve rendere il paziente
consapevole del fatto che il suo carattere equivale a un disturbo e nel contempo fargli sentire la
possibilità di un funzionamento migliore.
In questa situazione il transfert svolge un ruolo molto importante.
Una struttura caratteriale è comunque il risultato di un compromesso; è l’espressione di un
equilibrio dinamico di forze opposte e in quanto tale è solo relativamente stabile. Si può però
facilmente capire che quando l’analisi tocca il carattere si sviluppa una resistenza. La passività del
carattere passivo-femminile, la diffidenza del masochista e la dipendenza del carattere orale non
sono solo resistenze; sono modalità fondamentali del comportamento. Non possono agire altrimenti
né durante la seduta analitica né altrove. Lowen non interpreta quindi questi atteggiamenti solo
come resistenze. Preferisce sottolineare che la resistenza è semplicemente un’ulteriore
manifestazione della struttura caratteriale.
In genere i pazienti iniziano la terapia con un atteggiamento positivo. Questo atteggiamento è
tuttavia molto superficiale. Si fonda sulla speranza di una rapida guarigione, sulla promessa di
felicità e di piena realizzazione implicita nella terapia. Sotto si stende la resistenza del carattere
(paura, diffidenza, dubbi, risentimenti). Se si potesse condurre l’analisi senza toccare il carattere,
tutto andrebbe benissimo, ma poiché le cose non vanno così, dobbiamo aspettarci che
l’atteggiamento negativo salti fuori. Dobbiamo aspettarci che i pazienti reagiscano all’analisi
secondo la loro struttura caratteriale.
La situazione analitica si basa sul rapporto reale tra due persone unite in uno sforzo comune. Le
reazioni da entrambe le parti saranno connesse alla loro struttura caratteriale. Il transfert, quindi,
offre lo strumento migliore per delineare il carattere del paziente.
La struttura caratteriale può essere individuata attraverso i numerosi dettagli del comportamento
quotidiano del paziente e controllata attraverso le dinamiche della struttura e dell’espressione del
corpo; può inoltre essere determinata dall’atteggiamento del paziente verso la terapia e verso
l’analista. Quando il carattere è perfettamente determinato e stabilito, si deve operare una
separazione della sua natura composita. Le forze positive dell’Io devono essere separate dalle sue
funzioni negative di difesa, le quali vengono analizzate, ma non si eliminano se le prime non sono
rafforzate.
E’ importante sottolineare che è possibile determinare il tipo di carattere di una persona studiando il
suo comportamento o analizzando le attitudini del corpo quali si rivelano nella forma e nel
movimento. E’ anche possibile l’attacco diretto alle tensioni e alle rigidità muscolari quale mezzo
par cambiare il carattere.

FORMAZIONE E STRUTTURA DEL CARATTERE
Fin dal 1908 Freud sentì l’esigenza di sistematizzare i caratteri. Riteneva che esistessero il tipo
“erotico”, in cui la personalità è dominata dai bisogni istintuali dell’Es, il tipo “narcisista” che è
concentrato nell’Io, e il tipo “coatto” la cui vita è regolata da un Super-Io che ne controlla la
personalità.
La caratterologia di Abraham si basava su un conglomerato di tratti; i suoi tipi caratteriali non erano
concetti dinamici, sebbene geneticamente definiti.
La base per una caratterologia analitica fu posta da Reich con la prima pubblicazione dell’Analisi
del carattere (1933). In primo luogo è chiaramente definita la funzione economica del carattere. “Il
carattere serve nella vita normale come la resistenza caratteriale serve nell’analisi per evitare il
dispiacere, per la creazione e conservazione dell’equilibrio psichico (anche se nevrotico) e infine
per l’assorbimento delle quantità pulsionali rimosse o sfuggite alla rimozione”.
In secondo luogo, la formazione del carattere procede dalle stesse esperienze infantili che
producono resistenze nell’analisi o nella formazione del sintomo. In effetti il carattere è la
resistenza più forte nella terapia analitica. Lo stretto rapporto tra la struttura del carattere e lo
sviluppo dell’Io trova espressione nel concetto di Abraham del carattere orale, anale e genitale.
Nella terapia analitica limitiamo il concetto di carattere agli stati patologici. La salute deve
distinguersi per l’assenza di un modello tipico di comportamento: le sue qualità sono la spontaneità
e l’adattabilità alle esigenze razionali di una situazione. La salute è uno stato fluido, in contrasto con
la nevrosi che è una condizione strutturata.
Le considerazioni teoriche indicano che la fase anale non è una fase naturale nella normale crescita
dell’Io. L’ano comincia a funzionare contemporaneamente alla bocca e non in un secondo tempo.
Se nei primi giorni di vita il neonato non ha il controllo volontario dello sfintere, non controlla
neppure tutti i movimenti della bocca. Le due estremità del tubo si sviluppano simultaneamente. In
genere le due estremità sono egualmente disturbate. Il disturbo, quando è grave, sconvolge il tratto
alimentare nel suo insieme, con nausea e vomito all’estremità superiore, stitichezza e diarrea
all’estremità inferiore.
Mentre è dunque giustificato parlare di tratti anali, è un errore assegnare alla funzione anale una
posizione di indipendenza nella naturale organizzazione dell’Io. Può prodursi anche la struttura
caratteriale anale-sadica, che non corrisponde però ad alcuna fase naturale della crescita dell’Io e
non può quindi essere usata come tipo caratteriale generico. Rappresenterà una variazione di uno
dei tipi principali.
Lo sviluppo del bambino passa da una condizione di dipendenza emozionale a quella di
indipendenza emozionale, dal nebuloso Io di piacere-dolore del neonato all’Io che è realtà
cristallizzata nell’adulto, dalla fase orale a quella genitale. La crescita dell’organismo, sia a livello
fisico che psichico, è un processo continuo.
Biologicamente, la dipendenza del piccolo dell’uomo è molto prolungata, egli non raggiunge la
maturità biologica fino alla pubertà. Alla fine del periodo puberale, la crescita fisica è quasi
completa; la funzione sessuale si afferma a livello genitale. La crescita emozionale segue una
progressione lineare; è estremamente rapida nel primissimo periodo, gradualmente rallenta fino
all’età adulta. Mentre l’oralità diminuisce la genialità aumenta. L’oralità equivale alla dipendenza,
la genialità all’indipendenza.
Ogni forte interferenza con il processo di crescita produrrà un problema caratteriale patologico che
può anche rimanere irrisolto per tutta la vita.
Il rapporto del bambino con la madre è lipidico; implica un processo energetico. Il contatto del
bambino con il sistema energetico della madre eccita l’energia del suo sistema e lo induce ad
avvicinarsi al punto di contatto. Se questo è il petto, la carica energetica alla bocca del neonato
diventa molto forte. Inizia la pulsazione longitudinale, dal centro alle estremità. Il principio di realtà
ha cominciato ad operare, anche se per il momento il neonato è inconsapevole della realtà esterna
del petto e del capezzolo. La crescita, la maturazione e lo stabilirsi della base biologica procede da
un’estremità all’altra, dal capo alla coda.
Soltanto il bambino realmente sa o sente di quanto contatto ha bisogno. Alcuni ne hanno più
bisogno di altri. Il neonato esprime i suoi bisogni piangendo.
A tre anni circa il bambino acquista il controllo sui muscoli dello sfintere, una buona coordinazione
locomotoria e un’adeguata comprensione del linguaggio parlato; a questa età, il bambino comincia
inoltre a mostrare un senso di indipendenza e un senso di responsabilità per le proprie esigenze. A
tale età la funzione genitale si fissa, ovvero si stabilisce la supremazia genitale. Bioenergeticamente,
ciò significa che l’oscillazione longitudinale dell’energia è ora ancorata alla testa e ai genitali. Lo
sblocco creato dalla crescente indipendenza del bambino è biologicamente legato alla sua genitalità
in sviluppo.
Laddove il modello di comportamento dell’individuo è caratterizzato da sentimenti di privazione,
forte paura di perdere l’oggetto amato, vuoto interiore e disperazione, descriviamo la struttura
caratteriale come TIPO ORALE.
Questi individui sono dipendenti nei loro rapporti, sono soggetti a profonde fluttuazioni nello stato
d’animo, dall’esaltazione alla depressione.
Per produrre tale struttura caratteriale la privazione deve essere grave, e deve prodursi nei primi sei
mesi di vita. Se la privazione è meno grave, o avviene dopo, la struttura dell’Io sarà più forte e
sviluppata, ma mostrerà un certo grado di oralità sotto forma di tratti orali. La base bioenergetica di
questa struttura caratteriale è una debolezza nella forza dell’oscillazione longitudinale dell’energia.
Né la testa né i genitali sono fortemente caricati. La funzione di realtà condiziona l’atteggiamento
dell’ambiente. Il carattere orale accetta la realtà solo se è favorevole.
L’irrigidimento produce rigidità, sia a livello fisico che emozionale, e i vari tipi caratteriali di
questo gruppo sono caratterizzati dall’inflessibilità delle strutture dell’Io. Poiché la rigidità è la
caratteristica dominante in questo gruppo, chiamiamo questo tipo struttura caratteriale rigida.
Questo ampio gruppo include vari tipi clinici: il maschio fallico-narcisistico, la donna isterica, il
carattere coatto, il nevrotico ossessivo, il carattere anale. Tutti questi sottogruppi clinici hanno come
denominatore comune la rigidità strutturale, caratterologica e somatica.
Mentre il carattere orale si ritira dalla realtà in condizioni sfavorevoli, il carattere rigido diventa
ancora più teso ma mantiene il contatto. La funzione lavorativa di questi soggetti è generalmente
buona ed essi sono meno soggetti alle fluttuazioni di umore. Sussiste un blocco affettivo, in
contrasto con l’impulsività che caratterizza invece il carattere orale. A causa della rigidità, la
motilità diminuisce e l’individuo si lamenta della sensazione di una mancanza di vitalità, ma non di
vuoto interiore.
E’ solo a questa struttura che si applica il concetto di armatura, poiché il carattere orale non ha tali
difese. Gli individui corazzati provano poca ansia, poiché è principale funzione economica
dell’armatura limitare l’angoscia.
C’è un tipo intermedio di struttura caratteriale che manca di rigidità e tuttavia non presenta le
fluttuazioni di umore né il ritiro dalla realtà che caratterizza il carattere orale. Non si lamenta né di
vuoto interiore né di forti sentimenti di privazioni. La mancanza di qualsiasi rigidità si manifesta
attraverso una tendenza a crollare quando la tensione interna o la pressione esterna aumenta.
Bioenergeticamente, c’è un fallimento della pulsazione energetica ad ancorarsi sicuramente alla
testa o ai genitali. La funzione genitale è esitante, come la personalità nel suo complesso. Ci sono
aperture e ritiri, sforzi e collassi (nel corso dell’esistenza rivelano un modello di ripetuti fallimenti).
Questo è il tipo di struttura che si chiama masochista.
La privazione produce oralità, la frustrazione a livello genitale si manifesta con la rigidità. La prima
è un fattore che opera soprattutto nel primo anno di vita; la frustrazione è un fenomeno edipico.
Nella nostra cultura può essere introdotto un terzo fattore, tra il primo e il terzo anno di vita, che
viene dalla madre troppo protettiva, troppo sollecita, troppo attenta. L’interesse per il benessere
materiale del bambino si sostituisce alla tenerezza e all’affetto. L’amore materno diventa accesso
d’amore. L’effetto è di sopprimere l’Io in crescita del bimbo. La resistenza e la ribellione presto si
estinguono, l’auto-asserzione e l’autoregolazione non sono permesse.
Il masochista trova origine nelle esperienze che sommergono l’Io del bambino prima che possa
fermamente fissarsi nella genitalità.
Il processo che porta al masochismo inizia nel secondo anno di vita; si tratta di un problema
pregenitale e crea una struttura pregenitale. Designiamo come struttura caratteriale masochista un
modello di comportamento che si compone di sforzi e abbandoni, di tentativi e fallimenti. La sua
qualità di base è la paura dell’autoasserzione in qualsiasi forma. Nel masochismo si scatena
un’angoscia intensissima in tutte le situazioni in cui si richiede aggressività. La coazione è una
forma di rigidità che limita l’angoscia.
Nella crescita e nello sviluppo della struttura dell’Io il bambino è soggetto a tre specie fondamentali
di disturbo, ognuna delle quali lascia un segno caratteristico sulla sua personalità. La privazione
porta all’oralità, la soppressione al masochismo, e la frustrazione alla rigidità.
In prevalenza gli individui mostrano una combinazione variabile di oralità, masochismo e rigidità.
L’analisi del carattere non dipende dalla purezza del tipo, ma dal modello dominante di
comportamento. Se la diagnosi indica un carattere orale, ciò non significa che l’individuo non abbia
tratti masochisti o manchi di rigidità.
Non è sempre facile diagnosticare il tipo di carattere. Poiché la maggior parte degli individui
presenta una struttura caratteriale che contiene due o più elementi, è una questione di giudizio
attribuire una proprietà a un dato fattore della personalità. I casi ai margini piuttosto comuni.
Non si trovano due caratteri orali, masochisti o rigidi, perfettamente uguali; esistono variazioni nel
grado di oralità, di masochismo e di rigidità dovute a fattori sia quantitativi che qualitativi. Il
carattere, che è specifico per ogni individuo, è la risultante di tutte le esperienze che l’individuo ha
dal concepimento alla maturità. Certo, le prime esperienze sono particolarmente determinanti; le
esperienze successive danno alla struttura il suo stampo formale.
Il neonato e il bambino hanno bisogno di un sostentamento che include l’affetto;
bioenergeticamente, diciamo semplicemente che il bambino ha bisogno di prendere energia. Se
questa energia (cibo, amore, ecc.) gli è negata, c’è privazione. All’età di circa tre anni il bambino è
meno dipendente dagli adulti per la presa di energia. Egli può ancora soffrire di privazione, ma
meno gravemente. Ora egli ha un bisogno crescente di dare, di esprimere il suo affetto, di scaricare
energia. Quando sorge il bisogno di scaricarsi egli entra nella fase genitale. La sua libido,
precedentemente rivolta all’interno, è ora diretta fuori, verso il mondo; ed ha bisogno di un oggetto.
L’assenza di un oggetto, o di una risposta da parte dell’oggetto, il che è lo stesso, causa una
frustrazione. Bioenergeticamente, la frustrazione descrive l’incapacità di scaricarsi, la privazione, il
fallimento o la mancanza di carica. La soppressione implica il rifiuto di un diritto. Il bambino è
costretto in una posizione passiva, la sua volontà rovesciata. L’Io del carattere orale è più o meno
vuoto, quello del masochista e schiacciato; il carattere rigido ha un Io rigido, duro e inflessibile.


IL CARATTERE ORALE

I rapporti amorosi del carattere orale presentano gli stessi disturbi che troviamo nella funzione
lavorativa. Il suo interesse è narcisistico, grandi sono le sue esigenze e limitate le sue reazioni. Si
aspetta comprensione, simpatia e amore ed è oltremodo sensibile alla freddezza del partner o
dell’ambiente. Poiché nel rapporto l’altro non è in grado di soddisfare queste esigenze narcisistiche,
il carattere orale sviluppa sentimenti di rifiuto, risentimento e ostilità. La dipendenza è grande ma è
spesso mascherata dall’ostilità.
La graduale accettazione della realtà è uno degli obiettivi più importanti nella terapia del carattere
orale. Nella terapia bisogna far capire al paziente il fatto che quanto egli porge come amore è
recepito dagli altri come una richiesta di amore. L’affermazione “io ti amo” va interpretata come
“voglio che tu mi ami”. Il suo atteggiamento nel rapporto amoroso non è basato sul modello adulto
del dare e dell’avere. Assomiglia piuttosto al modello infantile del bisogno e richiesta in cui l’altra
persona è considerata colei che fornisce le soddisfazioni narcisistiche di cui si sente il bisogno.
Tutti i caratteri orali sono persone sensibili. La svolta in ogni terapia analitica avviene quando
l’aggressività che è stata liberata attraverso l’analisi è coscientemente diretta al compito di
migliorare la funzione attuale.
Il carattere orale è caratterizzato dal desiderio di parlare e dal piacere di parlare. E’ un tratto tipico
che invariabilmente si rileva. Ama parlare di sé, generalmente mettendosi in una luce favorevole. Si
trova benissimo al centro della scena, e il suo esibizionismo non gli crea nessun disagio. Nel
carattere orale è un mezzo per ottenere attenzione, interesse e amore.
Questo bisogno di espressione verbale si accompagna a un alto livello di intelligenza verbale.
Questo gonfiarsi dell’Io si genera in concomitanza con periodi di benessere ed eccitazione. Nei
momenti di depressione e di disperazione a dominare il quadro sono i sentimenti di impotenza e di
inadeguatezza.
La tendenza alla depressione non va trascurata. Dovunque esista, è patognomica per le tendenze
orali. Laddove domina la personalità, determina la struttura caratteriale orale. Il modello
dell’esaltazione e della depressione tende ad essere ciclico, sebbene ciò non sia sempre ben
evidente.
A livello profondo si trova difficoltà nella percezione del desiderio. Il carattere orale ripete: “non so
cosa voglio”.
L’aggressività e i sentimenti aggressivi sono deboli. Il carattere orale non si sforza molto per
ottenere ciò che vuole e in parte ciò è dovuto alla mancanza di un forte desiderio, in parte alla paura
di realizzarlo. La paura di soddisfarlo può essere facilmente resa manifesta. La giustificazione
offerta è l’esperienza di una costante delusione.
La collera non è un’emozione facile da provocare. Al suo posto si riscontra una forte irritabilità;
possono esserci urla e grida ma resta assente il sentimento forte.
In tutti i casi l’incapacità a reggersi sulle proprie gambe è veramente la caratteristica di questo
tipo di struttura dell’Io.
Un’altra caratteristica del carattere orale sono le sensazioni di vuoto interiore, sensazioni presenti in
ogni caso autentico. Anche se è presente un rapporto amoroso, è spesso esistente il senso di
solitudine.
Il carattere orale impegnato in un’attività fisica continua, come ad esempio nell’azione di percuotere
il divano, si stanca facilmente. Molti di questi individui pensano di avere energia. La mancanza di
energia è anche riconducibile al fatto che questa struttura spesso presenta bassa pressione sanguigna
e un metabolismo basale ridotto.
Il torace è generalmente sgonfio, il ventre è privo di turgore e alla palpazione risulta morbido e
vuoto. Lo sgonfiamento del torace può produrre la depressione dello sterno che si riscontra in
alcune strutture orali.
I movimenti di estensione delle braccia in genere risultano sgradevoli. L’azione se perdura e viene
esagerata spesso provoca il pianto e un senso di vuoto interiore. Azioni più violente, come quella di
percuotere il lettino, sembrano prive di potenza. Il paziente può sentire debolezza e l’impotenza
nelle braccia e nelle mani. I movimenti non sono sostenuti da un adeguato flusso di energia. Le
gambe non sono mai percepite come stabili sostegni del corpo. Le gambe si stancano facilmente
nelle posizioni di tensione. Scarso è il controllo dei loro movimenti e il coordinamento è
inadeguato. I piedi sono deboli e non di rado piatti. La qualità specifica che caratterizza la struttura
orale può essere definita “disgiunzione”.
Un altro prodotto della debolezza delle estremità inferiori è la perdita del contatto con il suolo. La
paura di cadere è comune nei caratteri orali.
Il mal di testa è un disturbo spesso lamentato. Se ne può spiegare la frequenza per la tensione nel
collo e nella testa. Qualsiasi sforzo produca un forte flusso di energia alla testa può provocare
cefalee da pressione o capogiri.
Per quello che riguarda le tensioni muscolari, si rileva sempre un fortissimo anello di tensione al
cingolo scapolare e alla radice del collo. La scapola è strettamente connessa al torace. Nell’uomo i
muscoli pettorali sono ipertrofizzati. Nella donna i seni tendono ad essere grossi, penduli e privi di
tono. I muscoli longitudinali della schiena sono molto tesi, specialmente tra le scapole, all’altezza
delle cupole diaframmatiche, e all’inserzione nel sacro. I muscoli del cinto pelvico sono fortemente
contratti. Una forte tensione muscolare pare assente nella parte anteriore del corpo, ma solo a causa
della condizione “sgonfia” del petto e dell’addome.
Nella struttura caratteriale orale è sottosviluppata rispetto alla corporatura soprattutto il sistema
muscolare.
La funzione genitale è debole. L’oralità e la genitalità sono tendenze antitetiche. La pulsione
sessuale del carattere orale è rivolta verso il contatto con il partner; la scarica è secondaria. Essa
rappresenta il bisogno di ricevere dal partner; cioè l’organo genitale serve il bisogno orale. Nella
donna l’orgasmo è spesso assente, anche se non c’è mai frigidità. Manca in realtà la forza della
pulsazione motoria per scaricare le sensazioni.

Analisi dinamica della posizione orale e naturale

       Nella struttura caratteriale orale il peso del corpo poggia sui talloni. Nella posizione naturale
        il peso poggia sull’arco metatarsale tra l’avampiede e il tallone.
     Il carattere orale tende ad avere una spinta all’indietro. Le spalle sono gettate all’indietro e
        ciò è compensato da una spinta in avanti della testa. In basso, le natiche e il bacino sono
        spostate in avanti. La schiena, nella posizione naturale del corpo, è dritta, col bacino
        “drizzato” all’indietro.
     Nella struttura orale il movimento in avanti è iniziato dalla testa, mentre nella posizione
        naturale, parte dal suolo.
     Poiché le gambe non sono abbastanza forti, nel carattere orale il corpo è sorretto dalla spina
        dorsale. La schiena non è quindi disponibile per l’azione aggressiva. Nell’individuo sano il
        corpo è sorretto dalle gambe, che mantengono la flessibilità della giuntura del ginocchio.
        Questo tipo di struttura è caratterizzata dalla sua libera aggressività e dalla capacità di
        sostenere le azioni.
     Nella struttura orale gli angoli di compressione tra i segmenti del corpo sono ottusi e aperti.
        Per contro, nella struttura sana questi angoli sono acuti. Il corpo è come una molla
        compressa, caricata e pronta a scattare.
     Le estremità dell’organismo si protendono in avanti nella posizione naturale. Si può
        interpretare questa attitudine come un protendersi verso il mondo. Nel carattere orale le
        estremità dell’organismo sono spinte all’indietro, e si esprime così il rifiuto per il mondo.
Bioenergeticamente il carattere orale è un organismo scarsamente caricato; è un sacco vuoto.
L’energia è sufficiente a mantenere le funzioni vitali, ma non a caricare appieno il sistema
muscolare. E’ prevedibile che le regioni e le strutture periferiche ne soffrano particolarmente.
Gli arti, la testa e l’apparato genitale sono insufficientemente caricati. Anche la pelle è sottile e si
screpola facilmente.
Perché il carattere orale è incapace di riempirsi di energia? La risposta è evidente. La struttura
stessa del carattere orale deriva da una immobilizzazione della pulsione aggressiva. Se un
organismo ha paura o non riesce a tendersi per prendere, la disponibilità dei mezzi non rimedia a
niente. D’altro canto, il carattere orale ha dei bisogni che deve soddisfare. Il suo atteggiamento
verso questi bisogni è infantile. Si aspetta che il mondo li riconosca e li soddisfi senza nessuno
sforzo da parte sua.
Che si pensi psicologicamente in termini di paura, o biologicamente in termini di tensioni muscolari
e di energia pulsionale, una connotazione del carattere orale è l’incapacità di essere aggressivo. La
debolezza della pulsione aggressiva è riflessa dalla debolezza della schiena. La stanchezza di cui si
lamenta si può spesso attribuire a questa debolezza della parte posteriore del corpo, localizzata nella
regione lombare. In virtù di questo fatto il carattere orale a livello di personalità manca di fermezza
(“è senza spina dorsale”).
Spesso si presenta l’invidia che si può spiegare con il sentimento di privazione. La dipendenza dagli
altri, l’abbarbicarsi agli altri è l’equivalente per l’adulto della suzione e del farsi portare in braccio
del bambino. La debolezza delle braccia e delle gambe ricorda anch’essa una struttura infantile.
L’appetito abnorme va interpretato come un tentativo di riempirsi. L’impazienza e l’irrequietezza
derivano da un desiderio insoddisfatto.
L’ostilità si esprime a parole e solo di rado con l’azione fisica. L’incapacità di tendersi verso il
mondo induce una solitudine terribile; e la delusione è la sorte inevitabile dell’adulto che spera che i
suoi desideri siano riconosciuti e appagati.
La depressione è una diminuzione dei processi energetici e della formazione degli impulsi.
L’energia non cerca di scaricarsi (questa è una funzione genitale), sale invece verso la testa alla
ricerca di un contatto con il mondo. Dato il grave blocco sulla strada del flusso energetico verso le
braccia, segue quella infantile verso la testa e la bocca. E’ questo che produce la volubilità del
carattere orale nella fase di esaltazione.
L’energia scorre verso l’alto, non verso il basso. Le gambe sono insufficientemente caricate e non si
mantiene il contatto con il terreno. Non c’è aumento dell’eccitazione genitale. A causa di questa
mancanza di contatto col suolo, che è la controparte psicologica di contatto con la realtà, si sente
che questi individui sono “tra le nuvole”, “fluttuano” e con loro i contatti non si stabiliscono.
Nell’esaltazione il carattere orale ritorna a uno stadio infantile, quasi si protendesse verso il seno
materno con la bocca. La logorrea può rappresentare simbolicamente i movimenti della suzione.
Parlando il carattere orale cerca ammirazione e affetto, “soddisfazione narcisistica”.
Possiamo immaginare l’origine di questa presunzione perché questa immagine dell’Io è come l’Io
del bambino: prolisso, non cristallizzato e onnipotente. Un vero Io nasce con la consapevolezza del
mondo esterno e con l’ancoramento dell’oscillazione energetica longitudinale alla funzione
genitale. Il bambino non ha né la capacità né la percezione di dare e di prendere. Mentre l’Io adulto
è una funzione della capacità di dare e di prendere, l’Io infantile è correlato alla capacità di prendere
e di assorbire. L’Io gonfiato del carattere orale nella fase di esaltazione corrisponde a questo Io
infantile.
Ma la bolla deve scoppiare: il mondo adulto non può soddisfare questa esigenza infantile. Presto o
tardi il carattere orale incontra un rifiuto, da cui nasce la delusione e quindi la depressione. Durante
il momento di depressione il movimento di energia è fortemente ridotto.
Probabilmente questa nevrosi ha origine in esperienze traumatiche vissute in tenerissima età. Il
bambino che in un secondo tempo sviluppa una struttura caratteriale orale è simile a colui che alla
fine del pasto ha ancora fame. Ovviamente il pasto era insufficiente, e non solo insufficiente a dare
un senso di pieno gradimento, ma insufficiente anche a soddisfare i bisogni energetici del bambino.
Egli desidera la madre e piange. La nevrosi non si sviluppa finchè continua il pianto, poiché questo
evita una “depressione primaria”. Ma per quanto tempo può piangere un bambino?
Un carattere orale si sviluppa quando il desiderio della madre è represso prima che i bisogni orali
siano soddisfatti. Ciò crea un conflitto inconscio fra la necessità da una parte e la paura della
delusione dall’altra. Successivamente la repressione si fissa per lo strutturarsi di questo conflitto
nell’attitudine del corpo. L’Io ha rinunciato alla richiesta conscia di ulteriori soddisfazioni. Il
bambino fa un coraggioso tentativo per funzionare indipendentemente, e in parte ci riesce; ma i
bisogni orali insoddisfatti sono ancora attivi a livello inconscio.
La repressione del desiderio della madre produce un bambino che è apparentemente
prematuramente indipendente. Come conseguenza, questi bambini tendenzialmente parlano presto e
hanno un’intelligenza precoce. Che imparino a camminare presto o con ritardo non sono mai
veramente sicuri sulle loro gambe.
I ricordi e i sogni tipicamente mostrano sentimenti di abbandono e di disperazione.
Proprio come il frutto immaturo non riesce a radicarsi bene, così l’organismo immaturo trova
grande difficoltà a stabilire le sue radici funzionali nella realtà. La controparte fisica di questo
problema è l’inadeguatezza delle gambe e dei piedi. Le funzioni di supporto e locomozione nelle
estremità inferiori dipendono dal contatto col suolo. Nel carattere orale la debolezza delle estremità
inferiori impedisce lo sviluppo di quella indipendenza e di quella aggressività essenziali per la
funzione matura adulta.
Il problema terapeutico posto dalla struttura caratteriale orale è uno dei più difficili nella terapia
analitica se manca una coscienza di questi concetti dinamici. L’approccio si articola su due piani: a
livello psicologico, le resistenze devono essere analizzate ed eliminate in modo che il paziente
possa realizzare rapporti adeguati con il lavoro e con l’amore; nel contempo, è necessaria la terapia
fisica per rafforzare le gambe e stabilire un buon contatto col terreno. La sua aggressività deve
essere mobilitata e resa disponibile.
L’appoggio per il carattere orale assume due forme: innanzi tutto, l’ambiente terapeutico deve
essere favorevole, e ciò è più vero per il carattere orale che per qualsiasi altro nevrotico; richiede
infatti un’accettazione del paziente in quanto individuo. Questi deve sentire che il terapeuta sta dalla
sua parte e non lo abbandonerà. In secondo luogo, deve essere resa giustizia alle sue lamentele,
poiché solo a questa condizione considererà valida l’insistenza dell’analista sulla necessità della sua
accettazione della realtà.
L’analisi del carattere deve essere sistematica e simultanea al lavoro sulle tensioni muscolari.
Iniziamo la terapia bioenergetica dalle gambe, che vengono rafforzate con speciali esercizi, di modo
che anche maggiore energia affluisca verso i piedi. Il lavoro sulle gambe è essenziale e costante
durante tutta la terapia. Se la direzione della crescita biologica va dalla testa verso il basso, la
terapia bioenergetica è orientata dal suolo verso l’alto.
Le tensioni muscolari della schiena e delle spalle devono essere eliminate. I movimenti di
estensione e di percussione vengono incoraggiati durante le sedute. L’apertura della gola contratta
dovrebbe ampliarsi in modo tale da consentire un maggiore assorbimento di energia attraverso la
respirazione. Tutto il lavoro sul corpo è funzionalmente orientato verso l’obiettivo finale: aumentare
le sensazioni genitali e la capacità di scaricare genitalmente. Mentre aumenta la carica genitale
aumenta anche la carica nella testa, per cui è possibile una migliore presa sulla realtà esterna.
Se l’Io è gonfiato, deve essere gradualmente sgonfiato. Prima che il paziente percuota il lettino, non
è possibile costruire un sostanziale e permanente miglioramento della funzione. Attraverso il
trattamento il paziente deve essere messo in contatto con la realtà nel lavoro e nell’amore.
Non esistono due caratteri perfettamente uguali. Mentre le differenze energetiche sono
essenzialmente quantitative, l’espressione emozionale di queste differenze nel comportamento è di
natura qualitativa.
Comunque si rileverà spesso che l’individuo alto, magro e astenico presenta una struttura
caratteriale orale o un fortissimo elemento orale. Psicologicamente e somaticamente, il carattere
orale è il risultato di una maturazione e di un’indipendenza forzate o troppo rapide dell’organismo
in crescita. Se le radici sono deboli e mancano dei debiti ancoraggi, l’energia dell’organismo sale
verso l’alto.

IL CARATTERE MASOCHISTA I

Se Lowen nega l’esistenza di un masochismo primario, cioè di una pulsione di morte, pure è ancora
convinto che il masochismo clinico è sadismo rivolto contro se stessi.
L’angoscia del masochista differisce da quella del carattere orale. Il primo prova angoscia sotto la
pressione del lavoro e nelle relazioni sociali, l’altro è ansioso prima di affrontare la situazione. E’ la
sensazione di essere continuamente sotto forte pressione che caratterizza l’Io del masochista.
Tutti i masochisti si sforzano e si spremono, e tutti contraggono l’addome per raggiungere una certa
scarica emotiva. Il masochista non nega la realtà come lo schizofrenico, né rifiuta quanto la
realtà esige come il carattere orale. Accetta la realtà e nello stesso tempo la combatte, ammette la
razionalità di quanto essa esige e nello stesso tempo vi oppone resistenza. Vive un conflitto
terribile, che nessun altro carattere conosce.
Reich dice. “Il carattere masochista cerca di legare la tensione interiore e l’angoscia incombente
ricorrendo a un metodo inadeguato, cioè con l’invocazione dell’amore sotto forma di provocazione
ed ostinazione”. Naturalmente il tentativo non può che fallire.
Si può allora aggiungere che a un certo livello egli vuole che il tentativo fallisca. Si tratta forse di un
bisogno di punizione? Esso ha altre due interpretazioni: primo, il fallimento giustifica la sua
inadeguatezza, il biasimo può essere riversato sugli altri; secondo, si teme il successo poiché esso
porta il masochista alla ribalta e suscita angosce molto forti associate all’esibizionismo.
Per capire il problema bisogna immaginare il masochista come un individuo profondamente
umiliato che si sente inferiore. Il suo comportamento può essere interpretato come: “vedi, non sei
migliore di me”. La storia della sua infanzia non lascia dubbi sulle umiliazioni subite.
La terapia bioenergetica è fondamentalmente una procedura analitica. L’analisi è condotta sia a
livello psicologico sia a livello somatico. L’espressione del sentimento, verbalmente e nel
movimento, è utilizzata per produrre una liberazione dell’affetto bloccato.
Il problema centrale del masochismo è l’apparente bisogno di soffrire o di trarre piacere e
soddisfazione dal dolore e da esperienze che altri considerano spiacevoli. Gli studi analitici avevano
rivelato che il masochista ha un Super-Io molto severo. Il bisogno di soffrire fu interpretato come
un tentativo di mitigare il Super-Io, di lenire le fitte dolenti di una coscienza colpevole. Sotto il
comportamento masochista c’è odio e disprezzo. Questo odio latente del carattere masochista
giustificherebbe appieno la severità del Super-Io o della coscienza.
L’esistenza di una pulsione di morte è molto discutibile. Esistono, tuttavia, nell’uomo e nella vita
animale, due correnti di energia che producono impulsi che possono definirsi istintuali. Possono
essere descritti come sentimenti di aggressività e di tenerezza (Eros). In certe condizioni queste
tendenze istintuali possono scindersi e diventare antagoniste. Vediamo come accade.
Studiando la struttura fisica del paziente masochista, restiamo colpiti da diversi tratti.
Strutturalmente, tutti tendono ad essere molto robusti, con un forte sviluppo muscolare, e sia il
maschio sia la femmina sono forti fisicamente. Non è la forza fisica dell’atleta svelto e agile, ma è
piuttosto simile alla forza schiacciante del gorilla. Anche nell’aspetto fisico ricordano il gorilla
poiché la schiena è tendenzialmente arrotondata, il collo corto e tozzo, le braccia e le cosce sono
muscolose. Ogni vero carattere masochista mostra la condizione della “muscolatura indurita” che
spiega il loro comportamento atassico nel movimento e nell’espressione.Tracciando il movimento
dell’energia in questa struttura dalle forti tensioni alla nuca e nella regione lombare inferiore, si
trova una spiegazione al comportamento masochista.
Nella struttura masochista la pulsione aggressiva è curvata all’interno come se delle enormi pinze
fossero state applicate alle due estremità dell’organismo. Ne risulta che i sentimenti di tenerezza
sono compressi tra le due ganasce dell’aggressività e restano contratti. L’Eros lotta per spezzare
questa costruzione ma fallisce e si abbatte.
Il carattere masochista non si lamenta di sensazioni di vuoto interiore; si lamenta piuttosto della
sensazione di esplodere, di una pressione interna e dell’incapacità di liberare la tensione. Non
mostra segni di privazione. Ogni masochista sente che la madre lo ha amato. E’ il modo in cui
l’amore è stato espresso a creare il disturbo, non la sua mancanza. L’aggettivo “soffocante” è adatto
alla madre del masochista.
L’Io del masochista è schiacciato, quasi fosse serrato in una morsa: all’estremità superiore il
sentimento forzato, all’estremità inferiore l’imposizione di una rigida educazione all’igiene
personale costituiscono le due pressioni principali. Per rivolgere l’aggressività all’interno, la
pressione deve essere applicata prima che essa si ancori alla realtà nella funzione genitale e in
quella mentale.
La repressione produce il masochismo. Viene repressa la crescente indipendenza del giovane
organismo, dell’Io in fase di sviluppo. La repressione non assume la forma di un’aperta ostilità;
opera mascherandosi sotto un’eccessiva sollecitudine. Alla fine si ottiene la sottomissione, e il
masochista diventa un bravo ragazzo. Si ricorre alle misure forti, ai rimproveri, alle punizioni, si fa
appello all’amore del bambino per la madre e, infine, lo si minaccia di privarlo dell’amore materno
se non obbedisce. Si determina così uno stato di terribile confusione per il bambino: i suoi
sentimenti di tenerezza sono chiamati a bloccare la sua aggressività, e l’aggressività bloccata
impedisce l’espressione della tenerezza. In nessuna altra struttura caratteriale l’ambivalenza è così
acuta, il conflitto così forte.
Nello sviluppo di questa struttura caratteriale, il sistema muscolare del bambino in crescita
abbandona la naturale funzione di movimento. I muscoli si sviluppano eccessivamente per
trattenere gli impulsi negativi e per controllare quelli naturali. L’alimentazione forzata tende a
provocare il vomito, vomito che viene trattenuto, e si instaurano così gravi tensioni nel collo e nella
gola. L’insistenza prematura sull’igiene costringe il bambino a impiegare il muscolo elevatore
dell’ano, poiché gli sfinteri esterni non sono ancora sotto il controllo volontario. Le gravi tensioni
muscolari nel cingolo scapolare trattengono l’odio e la rabbia contro la madre. Mentre il
masochismo si sviluppa da pratiche iniziate nel secondo anno di vita, solo più tardi la struttura
masochista assume la forma definitiva.
Lo specifico meccanismo di disturbo è la plasticità della muscolatura che, a livello genitale,
impedisce ai sentimenti teneri di caricare fortemente gli organi di scarica. Il risultato è un ingorgo di
energia nella regione pelvica: i sentimenti teneri nel ventre, l’aggressività nelle natiche e nelle
cosce. A questo punto, nei casi gravi, il masochista prova la sensazione di esplodere, diventa
frenetico e sente l’urgenza di liberarsi.
La paura di una forte eccitazione genitale trattiene l’energia negli organi pelvici e nelle natiche,
dove si impantana, non essendo capace né di muoversi verso l’esterno, scaricandosi, né di muoversi
verso l’interno, ritirandosi. Ne risulta un intollerabile stato di angoscia. Due meccanismi allora
possono essere impiegati:
      Stringendo fortemente le cosce e comprimendo le natiche, l’energia può essere costretta a
        passare dai genitali e scaricarsi. Naturalmente il piacere della scarica risulta
        considerevolmente ridotto. Il masochista non fa che adottare una pratica anale per la
        funzione genitale.
      L’altro modo indurrebbe una scarica più forte, ma richiede l’applicazione della forza per
        aumentare la tensione a un punto tale che diventi impossibile trattenerla e si produca un
        passaggio per la scarica. Il fatto o la fantasia di essere percosso hanno proprio il compito di
        aumentare la tensione.
Il significato più profondo della fantasia di essere picchiati sembra essere: “percuotimi così posso
ottenere il rilassamento senza essere responsabile”. Psicologicamente è vero che c’è “uno
slittamento della responsabilità sulla persona che punisce”.

IL CARATTERE MASOCHISTA II

Essenziale tra le qualità del carattere masochista è la sensazione soggettiva di sofferenza e di
infelicità che si esprime oggettivamente nella tendenza a lamentarsi.
Inoltre maggiore è lo sforzo del masochista e più disperata è la situazione. Il masochista è in una
trappola e più lotta più vi resta impigliato. Poiché la sua aggressività è diretta all’interno, non
bisogna dimenticare la natura autodistruttiva della sua attività. E’ proprio questo sforzo che
costituisce la trappola masochista: esso non è razionalmente diretto verso i bisogni della situazione.
Egli cerca di ottenere approvazione, affetto e amore con la sincerità del suo sforzo.
Per ottenere dei progressi nel trattamento del carattere masochista, inizialmente, bisognerebbe
chiedergli di esprimere i suoi sentimenti aggressivi.
Ciò che rende, però, il trattamento del masochista così difficile è la profonda sfiducia con cui il
paziente considera il mondo.
E’ il piagnucolio della voce, è la costante ripetizione e il biasimo implicito che fanno sorgere il
sospetto che con la lagnanza si evita soltanto di dichiarare il vero problema. Prima o poi provoca la
collera del terapeuta e, abbastanza stranamente, dopo tale reazione si nota un miglioramento nel
sentimento e nel comportamento del masochista. Ci si rende allora conto che si trattava del tipico
comportamento provocatorio motivato dallo stesso bisogno che produce la fantasia masochista di
essere percosso. Il masochista provoca, portando la situazione al punto di ebollizione, in modo da
ottenere una certa liberazione emozionale.
E’ importante conoscere le dinamiche bioenergetiche della sofferenza e del piagnucolio. L’energia
dell’organismo è intrappolata dall’aggressività diretta all’interno, che chiude ogni sbocco. Il
desiderio trattenuto all’interno crea sofferenza. Ma gli sbocchi non sono completamente chiusi;
piuttosto, sono fortemente ristretti e ne fuoriesce solo una piccolissima carica energetica, o aria, che,
a livello sonoro, produce il piagnucolio.
Le tendenze all’autolesionismo e all’autodenigrazione sono un’altra qualità del masochista.
Analizzate a livello psicologico, stanno a significare: “guarda come sono infelice. Perché non mi
ami?” Molto spesso queste tendenze non si esprimono in parole ma nell’abbigliamento e nella poca
cura della persona. I pazienti masochisti arrivano alle sedute malconci, con gli abiti sporchi e
trasandati.
Il masochista funziona a livello intestinale. Manca, inoltre, il senso della spina dorsale. Possiamo
dire che, a livello inconscio, il masochista si sente come un verme o un serpente, e la sua tendenza
ai contorcimenti la si osserva sia a livello psicologico che bioenergetico. Sempre a livello inconscio,
egli sente di appartenere alla terra e la tendenza ad abbattersi al suolo è caratteristica. Questa qualità
risulta dalla caduta dell’oscillazione longitudinale dell’energia che abbiamo assunto come base del
principio di realtà.
In termini di portamento, le gravi tensioni muscolari impediscono lo sviluppo della posizione eretta
che deriva da un forte impulso energetico. Il masochista è esitante; i movimenti non sono diretti ed
espressi con vigore ma selvaggi, sperimentali e indiretti.
Se cerchiamo il denominatore comune di quelle prime esperienze che producono il masochismo lo
troviamo nel sentimento di umiliazione. Egli è stato indotto a sentirsi inadeguato e inutile.
E’ quasi impossibile trovare un masochismo per il quale le funzioni di scarica (anale, uretrale,
genitale) non sono sporche.
Nella storia di ogni carattere masochista l’analista troverà un periodo di ribellione culminante in
sfoghi d’ira e in reazioni di rancore. In questa fase l’aggressività è ancora diretta all’esterno. Il
masochista quale lo osserviamo clinicamente nei pazienti adulti si sviluppa solo dopo la pubertà.
Soltanto dopo che la pulsione sessuale si afferma fortemente scatta la trappola, poiché il conflitto tra
bisogno e rancore, tra conformismo e ribellione, si intensifica a tal punto che nessuna soluzione è
possibile.
A causa di queste prime esperienze nel masochista le tensioni si concentrano intorno alle due
aperture dell’apparato intestinale. Nella gola c’è un conflitto creato dal timore che il cibo vi sia
ficcato a forza o di poterlo vomitare; nell’ano e nel retto c’è la paura di muovere le viscere o che
qualcosa vi penetri. Le spalle sono rinserrate per proteggere la gola; le natiche e le cosce sono tese
per proteggere l’ano. Sotto entrambe le tensioni stanno gli impulsi ad evacuare il contenuto dello
stomaco e dell’intestino.
Il carattere masochista è una struttura pregenitale. Il problema si crea prima che si stabilisca la
funzione genitale.
Egli lavora con l’intestino, ma non col cuore; di conseguenza di solito spontaneità e creatività
mancano nei suoi sforzi. Poiché il masochista si impegna sempre al massimo, è un lavoratore
instancabile; ciò è legato al forte bisogno di approvazione. A lungo andare questa continua
pressione blocca le viscere a un punto tale che il crollo è inevitabile.
Mentre la spinta può produrre qualcosa nel processo lavorativo, inibisce il piacere della genialità e
ne risulta una sensazione di risentimento contro il partner. Il modello è di tensione e di
recriminazione, di sforzo e di risentimento. Al di sopra del problema nel suo complesso, c’è il senso
di colpa associato alla sessualità, la vergogna della genitalità e il timore di un’affermazione dell’Io.
La masturbazione non è stata praticata nel modo normale; in ambo i sessi, l’eccitazione e la scarica
si otteneva strofinando le cosce contro i genitali e comprimendo nello stesso tempo le natiche,
oppure premendo i genitali contro il letto, ma sempre si nota il ritegno nell’uso delle mani, quasi
che toccare i genitali fosse proibito, e probabilmente era proprio così.
I masochisti soffrono di un blocco nella capacità di esprimere un’idea o un sentimento; ma, a
dispetto di questa apparente goffaggine, sono molto intelligenti e sensibili; la loro percezione e
comprensione del comportamento altrui è penetrante e acuta. L’intelligenza è al servizio della loro
sfiducia e svolge quindi il un ruolo sinistro nella loro vita.
Ogni impulso aggressivo, ogni movimento o gesto mostrano l’ambivalenza, l’irrisolutezza e
l’incertezza che caratterizzano ogni aspetto del comportamento masochista. Nel carattere
masochista non c’è vuoto interiore ma sempre un senso interno di tensione e angoscia.
A differenza del carattere orale, dove si riscontra uno squilibrio fra un alto grado di sviluppo
spirituale e una funzione motoria infantile, il carattere masochista presenta una struttura muscolare
ipertrofizzata e una spiritualità ridotta, quasi che il sistema muscolare soprafacesse il lato spirituale
dell’organismo. Il masochista è legato alla terra e la sua aggressività è ridotta. L’eccessivo sviluppo
della muscolatura non è in relazione al movimento ma con l’impedimento del movimento.
Nel masochista abbiamo un duplice problema, poiché le naturali pulsioni istintuali sono state rivolte
l’una contro l’altra: se incoraggiamo l’aggressività, essa agisce contro i sentimenti teneri e non
produce un autentico soddisfacimento; liberare i sentimenti spirituali quando lo stesso potere
motorio necessario per tale liberazione fa da carcere appare quasi impossibile.
Bisogna stabilire un contatto con lo spirito imprigionato per sostenerlo e difenderlo. Cioè, in ogni
momento l’analista deve mostrare simpatia, comprensione e appoggio al paziente masochista di
fronte ai suoi ripetuti fallimenti, alla disperazione, alla sfiducia, all’antagonismo per il terapeuta;
nello stesso tempo, non gli si deve permettere di gettare il peso e la responsabilità della sua
condizione sul terapeuta.
Si deve sciogliere, inoltre, la spasticità del sistema muscolare, si deve liberare il movimento che è
stato bloccato, si deve eliminare l’ambivalenza tra aggressività e sentimenti teneri, e si deve
ottenere un certo grado di funzione istintuale. L’ultima è una funzione genitale. La struttura
masochista si basa su una muscolatura ipertrofizzata e contratta. Per superare le contrazioni sono
necessari movimenti che implichino stiramenti e trazioni. In modo simile bisogna usare movimenti
che schiudano e liberino le profonde tensioni nel cinto pelvico. I muscoli contratti della coscia
devono essere distesi, e la mobilità del bacino sviluppata. Inoltre, i mezzi per raggiungere e
conservare un senso di rilassamento e di pienezza nel bacino devono diventare parte della
conoscenza conscia del paziente.
Superare queste tensione nella struttura masochista e far sì che pianti i piedi per terra è necessario
quanto rafforzare le gambe e i piedi della struttura orale.
Visto che i movimenti mimici del viso sono limitati, queste espressioni devono essere portate in
superficie e rese consce, e la paura deve essere evidenziata e superata attraverso un processo di
abreazione. Nessuna singola manovra è più fruttuosa della liberazione di queste espressioni
congelate.
 Per quello che riguarda il transfert, il paziente masochista prima cerca l’approvazione dell’analista,
convinto che una volta conquistata questa approvazione tutto andrà per il meglio; poiché ciò non
accade, egli si aspetta che lo “faccia per lui” l’analista, che è considerato come una madre protettiva
e sapiente. Sul versante negativo c’è il disprezzo, il disgusto, l’ostilità e il rancore originariamente
provati per la madre. Il masochista trasferisce la sua dipendenza sull’analista come richiesta
inconscia affinché l’analista assuma la responsabilità del suo comportamento.
Dire che ha paura che la sua offerta d’amore sia rifiutata è quasi un eufemismo. E’ stata umiliato da
bambino, e non rischierà di nuovo; dubbio e sfiducia sono profondamente radicati. Può trovare gioia
e felicità ? Non dovrà così soffrire ancora? Certo. E allora piangerà profondamente e sentirà
acutamente la sua angoscia. Ma solo dopo il pianto si sentirà in pace e, in qualche misura, contento.
Il masochista DEVE soffrire. Non appena abbandona il suo atteggiamento forzato, la tristezza lo
avvolge. Se si libera il rancore che blocca la sua sottomissione, il terapeuta troverà davanti a sé un
bambino tremendamente infelice. Ma è superato lo specifico carattere masochista.
Il desiderio di amare e di essere amato è trattenuto alle due estremità della sua oscillazione
pendolare. In alto, nel cervello, ci sono dubbi e la sfiducia che ostacolano il flusso del sentimento
(come nei singhiozzi) attraverso la gola. In basso, il flusso delle lacrime è trattenuto dalle profonde
tensioni nel ventre. Solo contraendo fortemente il bacino e il ventre il masochista è sicuro.
Se costringiamo il paziente ad affrontare il suo desiderio inappagato, la sua tristezza e il suo dolore,
rischiamo che cada nella disperazione. E’ contro questa disperazione che il masochista combatte.
Tuttavia solo l’accettazione di questa disperazione romperà il modello di forzatura, di provocazione,
di frustrazione e di fallimento. Se non c’è speranza, che senso ha lottare? Dobbiamo tuttavia
riconoscere che appena sotto la disperazione c’è la fiducia, sotto il dolore la gioia, e sotto il
pavimento pelvico spastico c’è l’apparato genitale e la strada alla libertà. Si può dubitare che il
masochista voglia soffrire e nel contempo tema la sofferenza? Lowen non ne dubita.
Per riassumere, l’oralità è il risultato di sentimenti di privazione sofferti nella prima infanzia e nella
fanciullezza; il masochismo risulta dalla soppressione attiva dell’indipendenza e dell’affermazione
di sé nell’età in cui il bambino diventa conscio delle sue funzioni orali, anali e genitali; ne sono
particolarmente responsabili l’interferenza e il dominio materni sulle funzioni orali e anali del
bambino. Mentre il carattere orale è caratterizzato da un inconscio “non posso”, il carattere
masochista è determinato da un inconscio “non voglio”. Entrambe sono strutture dell’Io deficienti
che derivano dal predominio delle pulsioni pregenitale.

IL CARATTERE ISTERICO I

Abbiamo esaminato due tipi di carattere che possono essere considerati strutture mancanti
dell’io.Meritano questa definizione perché l’oscillazione pendolare dell’energia che costituisce la
base della percezione dell’io non è pienamente estesa in modo da essere solidamente ancorata al
cervello e alla funzione genitale.
Adesso parleremo di un tipo caratteriale contraddistinto da scarsa ansietà,da un blocco affettivo più
o meno forte,e da una struttura dell’io ancorata a una funzione genitale definita.
E’ tipico l’uso dell’agire sessuale come difesa contro la sessualità o l’amore.
IL carattere isterico è determinato da un irrigidimento o ipertensione genitale che consentono solo la
scarica di una modesta quantità di energia. La spiegazione psicoanalitica accettata è “una fissazione
nella fase genitale dello sviluppo infantile che viene determinata dal legame incestuoso”. Finché
questo attaccamento incestuoso non è risolto, l’amore si divide in due emozioni incompatibili:
tenerezza e sensualità. Il carattere isterico non riesce a combinare queste due emozioni, quanto
meno non in misura rilevante, in un sentimento unitario verso una sola persona.
Nel carattere isterico le pulsioni sessuali sono represse, sono cioè in grande misura inconsce.
Una maggiore produzione di energia senza il corrispondente aumento della capacità di scarica
produce angoscia. D’altro canto, ogni sensibile diminuzione nella scarica di energia, senza un
uguale cambiamento della sua produzione, produce angoscia. Il problema dell’isteria è collegato
alla prima condizione. Un incremento improvviso, acuto della produzione energetica determinato
dalla liberazione di un forte affetto represso provoca angoscia. Questa angoscia è legata o convertita
in un sintomo somatico, e il conflitto si trasferisce a livello psichico. L’attacco isterico è la
controparte psichica del tentativo di reprimere un forte stato di ansietà.
L’attacco isterico è un fenomeno esplosivo. L’improvviso sviluppo di un eccesso di energia può
sopraffare l’Io nella cosiddetta esplosione isterica, ovvero può essere incanalato in una parte del
corpo e isolato, producendo una sintomatologia isterica.
La situazione esplosiva dipende dal costituirsi di una forza all’interno di un sistema, o di un
contenitore, chiuso e rigido. Proprio questa rigidità sistematica è la natura essenziale della struttura
caratteriale isterica. Non si tratta semplicemente di una tensione specifica o di una ipertensione;
piuttosto, la rigidità del carattere isterico è un processo corporeo totale che circonda l’organismo
come una sorta di armatura, per questo detto anche tipo caratterizzato da armatura.
Tutti i tipi nevrotici tendono a proteggersi contro i pericoli esterni e interni. La capacità di crearsi
un’armatura la hanno soltanto le strutture caratteriali fondate su una funzione genitale.
Sussiste quindi una totale rigidità del corpo: la schiena è rigida e inflessibile, il collo è stretto e il
capo eretto, il bacino è più o meno ritratto e contratto. Elemento più importante ancora, la parte
anteriore del corpo è dura. Essenziale per un’armatura è la rigidità del torace e dell’addome.
Se le braccia sono disponibili per l’attacco e per la difesa, non c’è bisogno di armatura.
Geneticamente, l’armatura si sviluppa con l’immobilizzazione dell’aggressività del bambino.
L’aggressività non è volta all’interno, contro se stessi come nel masochista, ma è usata come difesa.
Psicologicamente, l’armatura è l’espressione di quell’atteggiamento che consiste nell’irrigidirsi di
fronte a un attacco, invece di contrattaccare. E’ la liberazione dell’aggressività dalla sua funzione
difensiva che cambia il carattere isterico.
Nessuna armatura può essere rimossa se non si libera la rabbia espressa che poi scorre con forza
nelle braccia e nelle mani. Mentre le spalle acquistano mobilità, la parete del torace si rilassa; la
respirazione diventa più profonda e aumenta la produzione di energia. Compare l’angoscia se il
lavoro analitico non prepara la strada per la scarica attraverso l’analisi della funzione sessuale. Con
l’uso della tecnica bioenergetica di scaricare le gambe a terra, il canale di scarica è preparato prima
che si liberi l’ira.
Siamo ora in grado di capire con quale meccanismo l’armatura lega l’angoscia: la riduzione della
respirazione attraverso un controllo inconscio sui muscoli della parte anteriore del corpo. Il pericolo
della struttura sta nel fatto che dall’armatura devono prorompere forti pulsioni inconsce per liberare
il proprio Sé dai suoi limiti, per sentire la pienezza della vita.

IL CARATTERE ISTERICO II

Il carattere isterico affronta la sessualità con un atteggiamento inconscio derivato dalla situazione
edipica, che si esprime nell’ambivalenza verso l’oggetto sessuale; l’analisi dimostra che corrisponde
all’atteggiamento della ragazza verso il padre.
Se riconosciamo che un atteggiamento ambivalente verso il maschio è la base della struttura
caratteriale isterica, si spiegano molte cose. Da una parte, il desiderio è bloccato da una paura che
affonda le sue radici nell’originario rifiuto della sessualità della bambina da parte del padre;
dall’altra, la rabbia è inibita dal desiderio represso. Si può semplificare il problema dicendo che il
desiderio è bloccato dalla rabbia repressa, così come la rabbia è bloccata dal desiderio represso. La
rigidità prodotta dalla repressione di questi impulsi antagonisti, che agiscono uno sulla parte
anteriore, l’altro sulla parte posteriore del corpo, crea la rigida armatura del carattere isterico. Ogni
repressione agisce come difesa contro gli impulsi antagonisti. La rabbia non può liberarsi finché
non viene soppresso il desiderio per il padre o per un surrogato del padre (l’analista nella situazione
terapeutica). La rabbia repressa e l’orgoglio bloccano l’approccio al desiderio soppresso.
Si sviluppa allora il tipico modello dell’inseguimento, che generalmente porta alla sottomissione
della femmina, la quale inconsciamente lo desiderava.
Sotto l’apparente sottomissione c’è un atteggiamento aggressivo che porta alla scarica sessuale.
L’inseguimento del maschio tende a riparare l’offesa narcisistica sofferta per il rifiuto paterno
dell’amore sessuale della ragazza. Se il gioco può essere protratto, serve a vendicare l’offesa
originaria compiuta dal sesso maschile.
La sottomissione sessuale che copre un atteggiamento aggressivo è il marchio che distingue il
carattere isterico. Il modello di relazione sembra essere: gioco, resistenza, e poi sottomissione.
La sottomissione è fondata sulla paura di una forte eccitazione genitale, di essere sopraffatti, di
perdere il controllo. La sottomissione sessuale ha la funzione di impedire un’eccitazione genitale
troppo grande, che si produrrebbe se il desiderio sessuale fosse percepito apertamente e
direttamente espresso. La genitalità è al servizio di una difesa contro la sessualità.
Caratteristica del carattere isterico è che, nonostante la rigidità e l’armatura del corpo, il bacino è
più o meno morbido e sessualmente vivo. Le tensioni specifiche del carattere isterico sono
superficiali: le principali sono localizzate nei muscoli vaginali e negli adduttori delle cosce.
Poiché la capacità di scaricare non ha tenuto il passo con l’aumento di carica, l’economia energetica
deve ritornare al livello precedente. L’eccitazione diminuisce, la produzione energetica cade; è
svanita la novità della relazione, e bisogna cercarne una nuova.
Quando i sentimenti amorosi del cuore sono mobilitati nell’impulso sessuale, l’angoscia che ne
risulta possa uccidere il desiderio sessuale, impedire ogni carica sessuale.
Il carattere isterico di oggi non teme tanto la genitalità quanto profondi sentimenti d’amore che
nascono dal cuore. La sua è una sessualità limitata ai genitali, e non comprende l’organismo nella
sua totalità. Nella personalità troviamo una scissione tra i sentimenti di tenerezza e di amore, e la
genitalità.
L’identificazione avviene solo con un aspetto della sessualità: genitalità remissiva o amore
romantico. La nevrosi consiste nell’antagonismo tra due aspetti di un singolo impulso.
Se si cerca di toccare il cuore del carattere isterico, di mobilitare i profondi sentimenti d’amore,
s’incontra una difesa estremamente determinata. Lo studio bioenergetico mostra che questa difesa è
localizzata nel collo e nelle mascelle sotto forma di spasmi muscolari che danno a queste strutture
durezza e rigidità. L’analisi dell’espressione ci dice che è di orgoglio e di determinazione.
Proprio come non si può trovare un carattere isterico privo di questo senso di orgoglio, così in
queste strutture caratteriali si osserverà sempre un profondo senso di offesa. In tutti i caratteri
isterici risiede un duplice senso di offesa: uno legato alle esperienze della prima infanzia e un altro
al periodo dell’adolescenza. Dei due fattori determinanti, il primo è il più importante; il secondo,
tuttavia, determina l’aspetto caratterologico.
“Io non cedo ai miei sentimenti d’amore per te, quindi non puoi ferirmi col tuo rifiuto”. L’orgoglio
è l’atteggiamento che esprime questo sentimento. L’indurimento si determina nella schiena, dalla
base del cranio al sacro. In questo processo il collo si irrigidisce, e dunque il capo è quanto mai
eretto.
Riassumerò i principali tratti della struttura caratteriale isterica. La funzione dell’Io è radicata nella
realtà come la funzione sessuale è radicata nella genitalità, ma nella struttura isterica sono entrambe
eccessivamente determinate, conservate dall’indurimento della componente motoria aggressiva che
viene ad assumere una funzione di difesa. L’orgoglio che si manifesta nella rigidità del collo e la
determinazione che si mostra nella durezza della mascella sono aspetti dell’Io in questa attitudine
caratteriale.
L’aggressività diventa antagonistica rispetto al lato tenero, sensibile, spirituale della personalità. Il
carattere isterico ha paura di cedere all’amore, ha paura di qualsiasi cedimento, e questa paura si
manifesta nella rigidità delle gambe. L’angoscia e i sogni di cadere sono più chiaramente manifesti
nelle strutture rigide che nelle strutture dell’Io meno altamente sviluppate.
Questa antitesi di aggressività e sensibilità si riflette in una spaccatura delle funzioni genitali. Alla
componente aggressiva è permesso di esprimersi, mentre i sentimenti teneri sono repressi. Il
carattere isterico è in grado di scaricarsi, cioè di raggiungere l’orgasmo. Poiché l’aggressività è
usata per la difesa non è una chiara aggressività sessuale ma una seduzione del maschio.
L’oralità e il masochismo sono tendenze che riducono l’aggressività disponibile. La rigidità
immobilizza l’aggressività, utilizzandola come funzione di difesa.
La frigidità nel senso dell’assenza di qualsiasi sensazione genitale è semplicemente un problema
isterico. Lo si può quasi definire un sintomo di conversione o un’espressione di anestesia o paralisi
isterica. Le donne con struttura caratteriale orale o masochista non sono mai frigide; possono non
raggiungere la scarica genitale, ma la sensazione non è mai assente.
Nel carattere isterico è ridotta la quantità di energia che raggiunge con ogni oscillazione sia
l’apparato genitale che il cervello. La natura stessa di questa oscillazione richiede che l’energia non
carichi un’estremità più dell’altra.
L’inadeguatezza psichica corrisponde quindi all’inadeguatezza genitale. L’una non esiste senza
l’altra. Il processo conseguente è una restrizione ad ogni estremità dell’oscillazione. Se la
produzione di energia è elevata, questa diminuzione alle estremità dell’oscillazione può solo
prodursi se l’energia è deviata dall’oscillazione in sentieri lontani dalla corteccia cerebrale e dai
genitali; ne risulta una sorta di “processo somatico abnorme”.
Ci aspettiamo di trovare manifestazioni dell’energia deviata in forma di movimenti del corpo.In
alcuni casi sono i piccoli movimenti costanti del corpo che, se soppressi, producono un’angoscia
immediata. L’impressione generale è che questi corpi, pur essendo molto vivi e flessibili,
presentano un’armatura psicologica e muscolare. Le mascelle sono piuttosto forti e determinate, ma
non si trova quella sorta di armatura a piastre sul torace o sulla parte posteriore del corpo che
caratterizza i casi precedenti. La tensione muscolare esiste ovunque ma è sorprendentemente
flessibile. Bisogna raffigurarsela in termini di corazza a maglie o a rete, che è molto più efficace
dell’armatura a piastra delle strutture più rigide.
Questa armatura flessibile a maglie rende possibile lo spostamento della tensione all’interno
dell’armatura stessa. E’ più difficile attaccarla terapeuticamente rispetto all’armatura a piastre.
Solo un’armatura di questa sorta può ridurre la sensazione genitale al di sotto del livello di
percezione in un organismo altamente caricato. La maggior parte dell’energia è deviata nella
muscolatura.
L’armatura a piastre è più restrittiva e meno efficace. Essendo l’espressione di un processo di
“congelamento”, si sviluppa in organismi privi di una carica molto forte. Gli organismi più
altamente caricati non si congelano con facilità ed hanno bisogno di un’armatura a maglia. Questa
distinzione non deve nascondere la somiglianza caratterologica di queste due strutture. Per la natura
stessa del processo dobbiamo renderci conto che l’aggressività sessuale è usata come difesa.
La rigidità della struttura dell’Io e l’armatura sono una conseguenza della frustrazione genitale.
La privazione porta al senso di vuoto interiore e all’oralità, la soppressione alla grave tensione
interna al masochismo. La frustrazione genitale nel periodo edipico produce un irrigidimento.

IL CARATTERE FALLICO-NARCISISTICO

L’equivalente maschile del carattere isterico, cioè la forma che la rigidità prende nel maschio, è
detto carattere fallico-narcisistico.
Il carattere fallico-narcisistico descrive una struttura della personalità che è fondata nella realtà e
ancorata nella genitalità per mezzo di difese dell’Io che sono invece assenti nelle strutture
pregenitale.
Tali caratteri generalmente hanno successo nella funzione lavorativa, sono abbastanza ben adattati
all’ambiente sociale e sessualmente attraenti per il sesso opposto. Uno dei loro tratti caratteriali è il
“coraggio aggressivo” che spesso porta al successo. D’altro canto questa aggressività serve da
difesa.
Non possono sussistere dubbi sull’esistenza di una relazione tra l’erotismo uretrale e l’ambizione
che caratterizza il carattere fallico. La funzione della minzione può assumere una qualità aggressiva.
L’individuo fallico-narcisista è caratterizzato dalla sua pulsione, cioè dalla sua aggressività.
La nevrosi sta nel fatto che la realtà è diversa dall’apparenza. Il carattere fallico-narcisista agisce
come se fosse sessualmente molto potente. Questi individui si vantano delle loro conquiste e della
loro potenza. Per la verità, la capacità orgastica, cioè la capacità di provare piacere, viene
proporzionalmente diminuita. La ragione della frequenza dell’atto sessuale è infatti il fallimento nel
raggiungere la soddisfazione in un’unica esperienza. Allo stesso modo, l’aggressività è esagerata
per compensare una debole costituzione. Se eguagliamo aggressività ed estensione, così possiamo
descrivere i caratteri: il carattere orale ha paura di estendersi; il carattere masochista si estende e poi
si ritira; il carattere fallico afferra, per paura del fallimento o della perdita.
L’oscillazione energetica è saldamente ancorata al cervello e alla funzione genitale; ciò significa
che questo tipo di struttura non è sottocaricata come il carattere orale, né dominata dal senso di
colpa come il carattere masochista. Poiché il disturbo caratteriale compare relativamente tardi, cioè
attorno ai tre anni, il meccanismo di difesa o di reazione alle esperienze traumatiche è diverso da
quello di altri tipi. Una volta raggiunta la genitalità, la pressione in termini di frustrazioni o di
punizioni, risulta in un irrigidimento dell’organismo. E’ lo stesso processo della struttura
caratteriale isterica. La muscolatura si contrae per sostenere la struttura dell’Io, formando un tubo
attorno al corpo.
La rigidità riduce la flessibilità dell’organismo, sia psicologicamente che somaticamente. Il
sovraccarico risulta dal fallimento della corrente energetica ad espandersi nelle riserve naturali
prima di raggiungere le uscite. Queste riserve, o serbatoi, sono le regioni pelviche per la parte
inferiore e la testa per la parte superiore del corpo.
Nella sua aggressività genitale, il maschio fallico mostra impulsi più forti di qualsiasi carattere
nevrotico, e lo stesso vale in termini di pulsioni verso il successo materiale. Questa aggressività,
tuttavia, si ottiene a discapito della flessibilità e della spontaneità. La rigidità stessa della struttura
favorisce la genitalità e la realtà e nel contempo limita queste funzioni.
E’ anche facile spiegare perché il maschio fallico cerca di fare conquiste. Poiché il soddisfacimento
sessuale è incompleto, sorge un senso di insoddisfazione con la partner. Nasce la speranza, conscia
o inconscia, che una nuova partner possa procurare maggiore piacere, ed effettivamente nel flusso
dell’eccitazione provocato dalla caccia e dalla nuova relazione, ciò spesso accade. Tuttavia non
appena queste condizioni scompaiono, si viene a ristabilire la vecchia situazione; il piacere sessuale
svanisce e ricomincia la ricerca.
Il maschio fallico non trova un profondo soddisfacimento a nessun livello di attività ed è costretto a
continue ricerche e conquiste.
Sia con la rigidità che con la retroazione, si sente pressione sulla vescica urinaria, e ciò produce il
desiderio di urinare. Questo spiega perché il maschio fallico senta il bisogno di urinare prima e
dopo l’atto sessuale. L’erotismo uretrale è così associato con l’eccitazione sessuale.
Il problema della eiaculatio praecox è uno dei sintomi principali della struttura rigida maschile.
Inoltre c’è il fenomeno dell’ossessione. E’ spesso percepito come una tensione alla fronte, e
rappresenta dinamicamente un sovraccarico dei lobi frontali.
Sempre il tremore serve a scaricare energia che non viene liberata in un’azione intenzionale, e
sempre agisce come valvola di sicurezza.
Il comportamento coatto è la forma estrema di rigidità a livello psicologico. Questa stessa eccessiva
rigidità caratterizza la struttura somatica e ci consente di comprendere la base bioenergetica di tale
comportamento.
Quando il tubo naturale del corpo diventa più rigido tende a indurirsi e a riaccorciarsi. Le estremità
dell’oscillazione energetica recedono un poco dai loro normali sbocchi nei genitali e nella fronte, e
sovraccaricano l’estremità superiore della testa e dell’ano. Poiché questi non sono sbocchi
energetici naturali, l’energia deve essere trattenuta e non scaricata. Il carattere coatto trattiene i suoi
impulsi a un grado non riscontrabile in altre strutture. A causa della tensione perderà i capelli al
centro della testa, ed avrà l’ano molto stretto. Sarà eccessivamente stitico e presenterà i tratti tipici
della pedanteria, dell’avarizia e della pignoleria.
Siamo ora in grado di descrivere due varietà della struttura caratteriale rigida del maschio. Sono
entrambe tipi nevrotici e per ciò sono più evidenti nelle loro manifestazioni estreme.
     Una è la struttura corporea piccola, piuttosto stretta, con un’intensa vita emozionali, cioè
        altamente caricata affettivamente. In questi organismi il rapporto tra libera energia e massa
        fisica è alto, l’attività genitale è forte.
     Per contrasto, c’è un tipo rigido di struttura corporea con una struttura ossea più grande e
        una muscolatura più pesante. Questi individui hanno le mascelle solide, aggressivamente
        pronunciate in avanti, spalle ampie, il polso piuttosto sottile, le anche strettamente contratte,
        struttura corporea che da l’impressione di forza e durezza. L’Io è altrettanto duro,
        inflessibile e freddo. Poiché la durezza rappresenta la repressione dell’espressione
         emozionale, questi individui sono caratterizzati dal blocco affettivo. Si può dire che la vita
         affettiva è congelata nella struttura.
Il primo di questi individui è tipicamente il fallico-narcisistico, il secondo il coatto.
Queste descrizioni ritraggono due tipi estremi di rigidità nel maschio. Uno tende ad essere
ossessivo, l’altro coatto; in un caso l’attività genitale è molto forte, nell’altro essa è indebolita da
una grave tensione anale. Questo tipo di carattere coatto ha pochi sintomi coatti, perché la coazione
domina ogni azione. E’ un modo di essere, non un sintomo.
Tra i casi estremi se ne trovano di quelli che presentano entrambe le tendenze, in conflitto tra loro.
Si tratta dei vari caratteri ossessivo-coatti in cui all’ossessione del sesso e della genitalità si
contrappongono notevoli tratti coatti. In questi casi il sintomo coatto è una difesa contro
l’ossessione sottostante, con la conseguente angoscia.
Il vero carattere coatto presenta sia la tendenza passiva che tendenze verso un comportamento
omosessuale inconscio. Il maschio fallico è più aggressivo ed ha una identificazione più forte con la
propria funzione genitale. Poiché entrambi i tipi hanno raggiunto la fase genitale nel loro sviluppo,
dobbiamo chiederci quali fattori determinano la differente evoluzione. Ciò dipende da quale dei due
genitori esercita la maggiore influenza frustrante. Se è il padre, particolarmente minaccioso, il
bambino svilupperà un’acuta angoscia di castrazione in cui una forte carica genitale è bloccata dalla
paura della punizione. Il desiderio del bambino di sopraffare il padre diventa un altro fattore
psicologico nella genesi della sua ambizione. Il maschio fallico si identifica con il padre, che
considera suo nemico.
Per contro, se la principale frustrazione è determinata dalla madre, la repressione della sessualità
che ne deriva è più grave. L’attività genitale viene bloccata dalla paura di perdere l’amore della
madre. Si rivela anche un’interferenza attiva con le funzioni anali. Inoltre il padre tende a sostenere
l’atteggiamento materno. In superficie c’è l’identificazione con l’autorità paterna, ma ciò copre
semplicemente una più profonda identificazione con la madre frustrante.
In entrambi i casi la paura inconscia della punizione per l’attività genitale è la chiave della
nevrosi.
In questo senso l’aggressività ha il significato psicologico di difesa ed è la controparte
dell’aggressività della donna isterica. L’individuo coatto sottomette e adatta il suo comportamento
alle esigenze dell’autorità. Egli si ritira dall’attività genitale, ma non abbandona la posizione
genitale. La sua sottomissione non è mai completa, poiché egli non si è arreso, ma si è solo
irrigidito e indurito. Quando l’aggressività irrompe nel carattere anale-coatto essa è sadica e diretta
contro la donna.
Il lavoro analitico dovrebbe sempre procedere in modo tale che l’introspezione e la consapevolezza
accompagnino il movimento. Il movimento del corpo evocherà sogni e ricordi in base ai quali è
possibile ricostruire il passato.

IL CARATTERE PASSIVO-FEMMINILE

L’analista valuterà in ogni caso la relativa proporzione di oralità, masochismo e rigidità, così come
valuterà il ruolo svolto da ognuno di questi fattori nella personalità globale.
Si rileva talvolta un miscuglio di tratti caratteriali che rende difficile la classificazione. Ciò non è di
grande importanza se ci si trova di fronte a una combinazione di oralità e masochismo. Non è
possibile che i due elementi siano altrettanto forti, per la semplice ragione che uno è basato su un
sistema sottocaricato e l’altro su un sistema altamente caricato.
Entrambi vengono alla terapia lamentandosi di soffrire di angoscia. Il lavoro analitico e
bioenergetico è orientato nel senso di alleviare l’angoscia e di rendere possibile un migliore
rapporto con la realtà.
Quando un individuo presenta una struttura in cui le pulsioni pregenitale sono abbastanza ben
equilibrate, il quadro è confuso. Tale situazione esiste nella struttura caratteriale definita carattere
passivo-femminile.
Reich ha elencato certe qualità che caratterizzano questo tipo: “esagerata cortesia e condiscendenza,
dolcezza e tendenza alla delicatezza”.
La più importante caratteristica fisica che contraddistingue questo tipo è la voce dolce ed
effeminata, effeminata nel senso che è priva di risonanze profonde e di asprezza. L’espressione del
viso tende anch’essa ad essere dolce e plastica. I movimenti non sono mai bruschi o arroganti. La
corporatura può essere arrotondata, con le spalle piuttosto strette, o a forma di V, o con le spalle
ampie e i fianchi stretti. Le mani sono caratteristicamente morbide e piuttosto deboli.
Il lavoro analitico o bioenergetico procede facilmente, ma presto si scontra in una resistenza tipica.
Da una parte c’è una ricchezza di materiale che il paziente produce sulla sua prima infanzia,
dall’altra parte il paziente è ansioso e desideroso di fare tutto quanto gli si chiede, ma senza nessuna
partecipazione attiva nel processo. La resistenza si mostra proprio come mancanza di partecipazione
dell’Io nello sforzo terapeutico, coperto sotto la maschera di un “transfert positivo esagerato”.
Non si tratta di masochismo; il vero masochista non è passivo né effeminato. Il masochista cerca di
essere assolutamente aggressivo, sebbene il tentativo si concluda nel collasso e nel fallimento.
Quello che Freud chiama masochismo femminile possiamo propriamente chiamarlo carattere
passivo-femminile.
Non si dovrebbe sottovalutare i sentimenti di disperazione del carattere passivo-femminile che non
sfocia nell’omosessualità. Psicologicamente, l’aggressività (movimento in avanti) è bloccato
dall’intensa angoscia di castrazione; la regressione è impedita dalla paura altrettanto forte
dell’omosessualità.
La struttura passivo-femminile, distinta dall’omosessuale, è ancorata alla genitalità ma
immobilizzata dalla paura. Nel masochismo e nell’oralità, il problema può essere risolto a livello
pre-genitale. In questa struttura caratteriale la situazione è complicata dal fatto che non è possibile
né il movimento in avanti né quello all’indietro. E’ come se il carattere passivo-femminile
raggiungesse la fase genitale dell’organizzazione dell’Io ma si paralizza per la paura. Il problema è
allora questa paralisi.
Il maschio passivo-femminile non vuole essere un neonato; vuole essere una donna. Nel contempo,
il paziente trasferisce sulla donna tutto l’odio che accumulava per la paura del padre. Ma egli non
abbandona la posizione genitale. A livello dell’Io mostra tendenze femminili, a livello genitale è
maschio passivo.
Il paziente deve rendersi conto che la sua cortesia, la sua condiscendenza e il suo desiderio di
compiacere l’analista coprono un profondo odio per il maschio superiore. Ma il problema è
complicato dal fatto che questi pazienti concordano con l’analista e tuttavia non cambia nulla. Sono
così ansiosi di accontentarlo, che l’analista può indurli a convenire con lui a livello intellettivo, ma
senza coinvolgerli affettivamente. Per ottenere una reazione affettiva, la pressione sul paziente
dovrà essere intensa quanto l’originaria pressione esercitata dal padre. Ciò può essere fatto con
l’analisi del carattere oppure bioenergeticamente, ma sarà comunque un processo doloroso, sia in un
modo sia nell’altro.
Psicologicamente c’è uno spostamento dell’opposizione dal padre alla figura femminile.
Dinamicamente c’è un ritiro dai genitali al torace. Ma la posizione genitale non viene abbandonata.
Non tutta l’energia è ritirata, ne viene comunque ritirata una quantità sufficiente a ridurre il conflitto
ed evitare la paralisi. Se questa energia viene portata di nuovo verso il basso con sufficiente
intensità, verrà riattivato il conflitto edipico.
In terapia si manifesta una profonda resistenza. La situazione transferenziale diventa carica. Per
effettuare ciò, il lavoro alle gambe deve essere portato avanti fino a provocare dolore. Bisogna
mobilitare l’aggressività, e, se il fenomeno si realizza attraverso la percussione, bisogna portarla
quasi al punto di rottura. Le tensioni che impediscono il movimento in avanti del bacino e delle
mascelle devono essere liberate, e anche ciò provoca dolore. Queste manovre devono essere
coordinate con una analisi profonda del carattere in modo che il paziente sia perfettamente
consapevole della necessità di tale azione.
Nel maschio passivo-femminile esistono gravi tensioni nei muscoli profondi, mentre quelli
superficiali sono relativamente morbidi. Ciò spiega i movimenti aggraziati di questi uomini.
Ci sono dunque due fattori che giustificano le tendenze femminili: il fallimento del normale
sviluppo maschile a cui si sovrappone una successiva identificazione con la donna.
La struttura passivo-femminile risulta anche del conflitto tra pulsione genitale indebolite e grave
frustrazione genitale. Anche qui la rigidità serve da forza immobilizzante che finisce nella quasi
completa soppressione dell’aggressività maschile.
Le spalle ampie e quadrate sono un’espressione della passività. I fianchi stretti risultano da gravi
tensioni al bacino e alle cosce che diminuiscono la capacità pelvica e riducono la potenza genitale.
In questo tipo caratteriale il forte elemento orale indebolisce molto la pulsione genitale.
L’oscillazione energetica è ancorata alla funzione genitale, sebbene la carica sia debole. Molti
individui con questo tipo di struttura soffrono di eiaculatio precox. Sotto il problema psicologico c’è
una grave angoscia di castrazione.
Questi individui da bambini raggiungono la fase genitale dell’organizzazione dell’Io, ma con una
intrinseca debolezza dovuta al forte elemento orale.
L’organismo più debole non abbandona la sua genitalità, in questo senso non si produce una
regressione; abbandona invece la sua aggressività per assumere un atteggiamento passivo. C’è uno
spostamento dal pene al petto, che diventa il surrogato del membro maschile. I tratti femminili sono
dovuti all’inibizione della naturale aggressività maschile, e solo secondariamente alla successiva
identificazione con la donna.
L’individuo passivo-femminile è caratterizzato dalla povertà di espressione emozionale e dalla
relativa immobilità fisica. Da una parte manca l’impulsività dei caratteri pre-genitali, dall’altra
manca anche l’aggressività che caratterizza il maschio fallico.
La ragazza deve trasferire una parte della sua libido sull’altro sesso, ma non si tratta di un’azione
deliberata. I processi bioenergetici che avvengono in questo periodo mettono a fuoco la carica
energetica nella vagina, mentre la clitoride perde gradualmente d’importanza.
Nessuna donna ha “rinunciato” alla clitoride. Se lo sviluppo procede normalmente, la vagina è
l’organo più caricato e capace di offrire un soddisfacimento notevolmente maggiore. La clitoride,
allora, recede sullo sfondo. Resta il fatto che in alcune donne questo sviluppo a favore della vagina
è relativamente sottocaricato, mentre la clitoride conserva la sua originale sensibilità.
Nella fase pregenitale il sesso è relativamente indifferenziato. A questo stadio, la clitoride non è un
organo maschile ma è semplicemente la parte più accessibile di una zona genitale piuttosto
nebulosa. La carica è distribuita sull’intera regione vulvare. Quando la carica bioenergetica invade
la vagina dalla vulva verso l’interno, è pronta la base per l’autopercezione del sesso. A poco a poco
la bambina normale diventa consapevole della propria femminilità. La qualità specifica è il volgersi
all’interno della corrente bioenergetica o flusso di eccitazione; per contro, nel ragazzo il flusso
precede sempre più verso l’esterno per provocare l’estensione.
Nel masochismo l’energia tende a rimanere alla radice del pene nel maschio, nella donna non si
estende al di là della vulva e della clitoride. L’atteggiamento della bambina di fronte al padre è
insieme ambivalente ed esitante. Sorge un conflitto nella bambina tra il comportamento aggressivo
richiestole a livello dell’Io e la qualità ricettiva che emerge con lo sviluppo della carica e delle
sensazioni vaginali. Questo si generalizza allora in un conflitto tra l’Io e la sessualità in cui l’Io è il
vincitore. L’energia viene ritirata verso l’alto, nel torace e nella testa, come nel carattere passivo-
femminile e si sviluppa una grave rigidità in tale regione. L’effetto di questa rigidità è di
immobilizzare i sentimenti teneri, mentre sono favorite l’aggressività e la determinazione.
La scissione che si determina nella personalità si manifesta come scissione nella struttura corporea:
la metà superiore del corpo è molto caricata , rigida e aggressiva; la metà inferiore è debole,
masochista e passiva. Queste ragazze sviluppano fortissimi sentimenti di orgoglio che nella vita
adulta rendono difficile la sottomissione al maschio.
Il conflitto dominante è con il padre e viene in seguito trasferito sul terapeuta e sugli uomini in
genere. Perfino il problema masochista è trasferito sul maschio. Si produce dunque
un’identificazione secondaria col maschio, che è favorita dalla predominanza delle tendenze
aggressive. La clitoride assume una vera e propria qualità fallica, e può diventare più grande poiché
si determina una tendenza allo sviluppo muscolare. Queste donne sono aggressive nell’atto sessuale,
ma il fenomeno va considerato come una difesa contro la sottomissione.
Il maschio è il recipiente di tutto l’odio derivato dall’antica frustrazione a livello genitale. A un
livello più profondo, queste donne vogliono essere costrette a sottomettersi. E ciò deriva dal forte
strato masochista della personalità. Se questo strato e le relative emozioni vengono analizzate,
diventa possibile creare le condizioni atte a consentire il normale sviluppo della carica vaginale e
l’orgasmo.
Quanta mascolinità dimostrano queste donne? Vi concorrono due fattori: uno è la perdita di
femminilità che di per sé permette la comparsa di certi tratti mascolini; l’altro è l’ampiezza
dell’identificazione attiva col maschio. Un’eccessiva peluria tende a comparire laddove si produce
uno sviluppo muscolare eccessivo.
E’ giustificato definire aggressivo-maschile questa struttura caratteriale. Essa è biologicamente
correlata alla struttura caratteriale passivo-femminile degli uomini.
Poiché l’aggressività è la naturale caratteristica genitale dell’animale maschio, la sua inibizione
produce un carattere passivo; nella femmina la qualità genitale può essere descritta come ricettiva
aggressiva, che è in linea con il volgersi all’interno del flusso di eccitazione. La mancata
maturazione della funzione ricettiva lascia un’aggressività desessualizzata come qualità prevalente,
cioè l’aggressività è solo al servizio dell’Io. L’apparente aggressività sessuale di queste donne è una
pulsione dell’Io, e non una pulsione genitale.
Lowen crede che nessuna donna che abbia la percezione di una vagina ben funzionante abbia mai
provato invidia del pene. Bioenergeticamente, la vagina è perfettamente adeguata ai bisogni sessuali
della donna. Tuttavia, se la vagina è sottocaricata rispetto alla clitoride, la percezione si focalizza
sull’organo relativamente più caricato. La donna, allora, è costretta a diventare consapevole della
sua inferiorità rispetto all’organo maschile. Queste donne soffrono di invidia del pene e hanno una
forte angoscia di castrazione. Ciò si basa su una situazione traumatica reale.

IL CARATTERE SCHIZOFRENICO

La nevrosi può essere definita come una distorsione o un difetto nel rapporto di un individuo con la
realtà. Il nevrotico ha un contatto con la realtà, sebbene con il suo atteggiamento praticamente ne
rifiuti le istanze, come nel caso del carattere orale, o dimostri sfiducia e sospetto oppure
un’aggressività sovradeterminata.
L’individuo schizofrenico ha persi il contatto con la realtà.
Nella spersonalizzazione, per esempio, si produce una scissione; il corpo materiale o una parte di
esso non appartiene più all’individuo. Si è rotta l’unità della percezione globale dell’organismo.
L’eccitazione si manifesta in un aumento della motilità, ma dobbiamo anche considerare che
l’aumento della motilità è il risultato di un aumento della carica bioenergetica nell’organismo.
Questa carica maggiore pervade tutti i tessuti. Appena la carica diventa più forte, i suoi effetti
trascendono il corpo. L’atmosfera nelle immediate vicinanze dell’organismo si carica e l’organismo
perde il senso dei suoi confini. L’Io viene sopraffatto e sommerso. In termini psicologici, l’Es è in
contatto diretto con l’universo e le sensazioni confermano questa visione. E’ come trovarsi nella
morsa di forze più potenti di se stessi, come un granello di polvere nel vento.
Finché i tessuti sono altamente caricati energeticamente, non c’è perdita di se stessi, ma
semplicemente una perdita dei confini di se stessi. La realtà quale la conosciamo, non è altro che un
prodotto della funzione dell’Io. Poiché l’Io viene sopraffatto è questa realtà che si indebolisce.
Questa realtà dell’Io, una realtà materiale, non è la sola realtà. La funzione dell’Es ha la propria
realtà, che è valida quanto quella dell’Io, sebbene non sia in grado di far fronte ai bisogni materiali
dell’organismo animale superiore. E’ una realtà dominata dal principio del piacere, ma è valida e
desiderabile di per sé quanto quell’altra realtà. E’ la realtà del più profondo e completo organismo
sessuale, della grande esperienza religiosa. E’ la realtà che sfiora i misteri della vita. Non è
l’esperienza della reazione schizofrenica.
Il processo attraverso il quale ci si sdoppia è più complesso. Di solito tutti gli organismi viventi
mostrano un’aura attorno al corpo che è un naturale fenomeno di campo. Pare che in stati altamente
caricati l’individuo si possa muovere al di fuori di questa aura, o campo, che quindi rimane indietro,
in forma di corpo, e segue il corpo come un’ombra. Una volta organizzato come nucleo, mantiene la
sua forma e la sua coesione finché l’energia del corpo vi fluisce. In virtù del ponte energetico tra i
due sistemi la percezione di se stessi duplica. Il fenomeno del campo cade e scompare non appena il
placarsi dell’eccitazione ritira l’energia nel corpo vero e proprio. Qui, di nuovo, non c’è perdita di
se stessi, né scissione psicotica della personalità.
L’adulto medio è legato alla realtà esterna dal bisogno di beni materiali. Fortunatamente si trovano
degli sbocchi all’espressione e al soddisfacimento dei nostri bisogni spirituali nell’amore e nel
sesso, nella religione e nell’arte. Ma perfino in queste attività l’uomo civilizzato è legato da una
consapevolezza troppo forte della realtà che gli impedisce la fuga e la liberazione nel grande ignoto,
il mondo dello spirito.
La pulsione aggressiva, che funziona fondamentalmente per soddisfare i bisogni materiali, limita
l’espressione spirituale. Nell’adulto se paragonato al bambino il maggiore sviluppo muscolare
favorisce la componente aggressiva. Troppo spesso la pulsione aggressiva si volge all’interno,
contro i sentimenti spirituali, come fenomeno masochista, e ancor più reprime le funzioni spirituali.
Negli stati di intensa eccitazione la carica è così grande che la componente aggressiva è impotente a
frenare il sentimento, il quale sommerge il sistema muscolare e l’epidermide, e si estrinseca.
D’altra parte la spersonalizzazione dello psicotico è dovuta al fallimento della pulsione aggressiva,
incapace di contenere la carica normale. Non si tratta di un’inondazione ma della rottura delle
barriere normali. Perché ciò accada, la pulsione aggressiva deve essere fortemente ridotta, ed è
quanto troviamo nella personalità schizofrenica. Il soggetto è contro la realtà materiale e
probabilmente una quantità sufficiente di energia abbandona il corpo per creare un centro di
autopercezione al di fuori di esso.
L’isteria è una reazione di difesa dell’Io, mentre la schizofrenia è il risultato della disorganizzazione
dell’Io.
Ciò che Lowen vuole dire è che la scissione fondamentale nella personalità schizofrenica si produce
tra gli istinti aggressivi e l’Eros, la forza spirituale. La psicosi differisce dalla nevrosi nel senso che
nella psicosi la scissione istintuale è totale, mentre nella nevrosi è solo parziale.
Lowen definisce “schizoide” una struttura caratteriale che presenta tendenze schizofreniche, ma in
cui non si è prodotta una grave rottura con la realtà. Nel caso dello schizoide la pulsione aggressiva
non è semplicemente debole, come nel carattere orale, ma è dissociata.
La debolezza della barriera normale si traduce psicologicamente come debolezza dell’Io. La perdita
del diaframma che segna il confine è una perdita di Io.
Il problema del carattere schizoide e della schizofrenia sta nella mancanza di identificazione con
l’Io e nella debolezza del sistema muscolare. Non è l’Eros, portatore della vita, l’agente unificatore
o l’elemento legante dell’organismo, ma è piuttosto il tanto bistrattato istinto aggressivo che
riunisce anima e corpo.
La debolezza del sistema muscolare nel carattere schizoide e nello psicotico non è dovuta alla
mancanza di sviluppo muscolare. Molto spesso il carattere schizoide ha una grande forza
muscolare. Nello schizoide la muscolatura è tesa, i muscoli profondi sono molto spastici e tutto il
sistema muscolare è segmentato. La struttura corporea non comunica un senso di unità. La testa non
sembra saldamente unita al tronco, c’è una notevole scissione del corpo all’altezza del diaframma e
gli arti inferiori non sono funzionalmente integrati nel corpo.
Il flusso energetico nel sistema muscolare del carattere schizoide è interrotto, ovvero rotto, alle
articolazioni. Manca il coordinamento e la grazia nei movimenti, a meno che il movimento non sia
coscientemente controllato.
L’allucinazione schizofrenica è basata su una proiezione. Questa proiezione determina la forma e il
contenuto dell’allucinazione. La voce che lo schizofrenico sente è la sua voce e, naturalmente, le
parole che sente esprimono i suoi pensieri.
Il ritiro schizofrenico dalla realtà vale solo per l’aspetto materiale del mondo circostante. Si basa
un’inibizione dell’istinto aggressivo, col risultato che la componente spirituale e quella sensoriale
sono attive in modo abnorme.
Lo schizofrenico è in contatto con un mondo di cui la persona media non è consapevole, e
dobbiamo ammetterne l’esistenza. Questo mondo consiste di onde energetiche, di campi di energia
che ci circondano nell’atmosfera. Così, lo schizofrenico non è allucinato. Si è prodotto un certo
grado di spersonalizzazione e in questo stato, se si sviluppa la proiezione, si verifica l’allucinazione.
La forma e il contenuto della visione non sono nell’atmosfera, ma nella mente dello schizofrenico, e
tuttavia si può proiettare solo su uno schermo di forze atmosferiche. Questo schermo è
indispensabile affinché avvenga la proiezione.
Lowen propone la tesi che la fondamentale spaccatura schizofrenica sta nella scissione o
dissociazione delle due pulsioni istintuali. Questa dissociazione è provocata da un blocco sulla via
degli impulsi aggressivi che impedisce loro di affiorare alla consapevolezza. Ciò implica una rottura
secondaria nella personalità schizofrenica tra la pulsione e la percezione della pulsione.
L’osservazione clinica colloca questo blocco nei muscoli profondi alla base del cranio.
Nella condizione psicotica, il blocco alla base del cranio è così forte che una minima parte soltanto
degli impulsi aggressivi e materiali raggiunge il cervello. Quel poco che vi perviene raggiunge solo
i centri subcorticali. Talvolta perfino la carica nei centri subcorticali è così scarsa che le attività
vitali, come quelle di mangiare, sono ridotte al di sotto del minimo. Questo è il “negativismo”.
La maggior parte dell’energia viene deviata verso il retro, una parte attraverso le orecchia e,
talvolta, una piccola parte attraverso l’occhio. Questa deviazione verso l’esterno attraverso gli occhi
è la proiezione che spiega l’allucinazione visiva.
Poiché è l’impulso aggressivo che viene proiettato all’esterno, è facile capire il senso di
persecuzione di cui soffre lo schizofrenico.
In corrispondenza del blocco alla base della testa, si trova nell’individuo schizofrenico un grave
blocco formato dai muscoli estremamente ipertesi alla giuntura del bacino con la spina dorsale
(blocco pelvico). Sono punti omologhi rispetto alla linea di flusso della corrente bioenergetica.
Poiché il flusso della corrente energetica è per natura pulsatile e pendolare, esso è sempre
ugualmente disturbato ad entrambe le estremità della traiettoria. Nell’individuo psicotico la pulsione
aggressiva non è al servizio della sessualità più di quanto non sia al servizio dell’Io. Di conseguenza
lo psicotico è privo della capacità di raggiungere la scarica sessuale. Ogni sensazione sessuale è
vaga, diffusa e non specifica.
Le idee di incorporazione sono un altro sintomo comune del disturbo schizofrenico. Queste fantasie
includono tutti i naturali orifizi del corpo: orale, anale, respiratorio, ed altri ancora.
Nella terapia della schizofrenia il fattore terapeutico più importante è il calore e l’affetto sincero del
terapeuta.
Lo schizofrenico è il bambino nel grembo materno. Ha bisogno della tua vita come l’embrione ha
bisogno di quella materna, ma è incapace di chiederla. Se il terapeuta ha paura o non ha vitalità da
donare, non può aiutare uno schizofrenico. Possiamo concludere che è questo fondamentale bisogno
fetale che si esprime nelle fantasie di incorporazione.
Il funzionamento psicotico non si basa sul principio del piacere; infatti è l’incapacità dell’organismo
psicotico a muoversi verso l’eccitazione piacevole che costituisce il nucleo del problema.
Di fronte alle varie circostanze egli comincia col negare se stesso e finisce col negare il mondo della
realtà. Questa negazione della realtà materiale disumanizza lo schizofrenico. Il crollo del suo Io
provoca la distruzione del mondo materiale.
Sappiamo che l’Io ha, quale parte della sua funzione in quanto organo di percezione, il potere di
inibire o liberare l’azione. Perché l’Io ritira il suo consenso? Possiamo ben capire il rifiuto dell’Io di
permettere l’azione, se questa azione può portare a una situazione prevedibilmente pericolosa, e
allora definiremmo tale comportamento razionale, e non nevrotico. La ritenzione dell’aggressione
in circostanze che richiedono l’azione, è il problema posto da tutti i pazienti nella terapia. La
risposta psicoanalitica è che una paura inconscia induce l’Io a ritirare l’azione, e questa paura può
essere analiticamente rintracciata nelle esperienze infantili. Queste paure, però, possono sussistere
nonostante la consapevolezza di quei lontani traumi. La paura deve essere affrontata nel presente.
Sulla base del lavoro bioenergetico condotto su questi problemi si deve necessariamente concludere
che la paura è correlata alla spasticità dei tessuti. Quando un forte impulso raggiunge un muscolo
spastico, insorge una situazione di pericolo. Una possibile analogia è con il palloncino in cui si tenta
di soffiare un grande volume di aria: si rischia di farlo scoppiare tra le mani.
Il dolore è la percezione di un intenso conflitto. Le componenti somatiche di questo conflitto sono
una forza energetica che incontra una barriera. Se la barriera è costituita da tessuti spastici,
possiamo cercare di riconoscere i fattori eziologici responsabili di questa condizione. E’ come
una cicatrice funzionale, risultante dalla situazione traumatica originale, ed è la base attuale
della paura inconscia.

IL CARATTERE SCHIZOIDE

E’ la presenza di una “disposizione psicotica”, contrapposta al comportamento psicotico, che
distingue il carattere schizoide dallo schizofrenico.
Tutti gli autori convengono che il carattere schizoide presenta un importante disturbo
dell’affettività. Fenichel afferma che “le emozioni di questi soggetti generalmente appaiono
inadeguate”.
Talvolta lo schizoide agisce con forte determinazione, ma la cosa non dura. L’aggressività non
crolla in una sensazione di palude, ma svanisce. Quando ricompare, si accompagna a un senso di
onnipotenza perché non si è confrontata con la realtà. La funzione di confronto con la realtà è
relativamente sottosviluppata.
Lo schizoide può essere costruttivamente creativo. La stessa mancanza della restrizione dell’Io può
rendere possibile una rottura della barriera della realtà, quali sono note, per dare spazio a nuovi
modi di sentire e di agire.
In superficie si possono rilevare atteggiamenti masochisti e tendenze orali che derivano da
specifiche esperienze vissute. Queste, comunque, non sono correlate all’Io; non si manifestano nelle
situazioni transferenziali e non si incontrano come profonde resistenze. E’ caratteristico dello
schizoide avere pochi meccanismi reali di difesa dell’Io, o non averne affatto.
Il carattere schizoide funziona nella realtà per una questione di sopravvivenza ma senza l’intima
convinzione che i suoi valori siano reali.
Mentre lo schizofrenico nella sua rottura con la realtà perde completamente il suo Io, il carattere
schizoide può evitare la rottura e trattenere il suo Io. Ma è un Io debole, più debole di quello del
carattere orale.
Grande è la sua capacità di sentimenti spirituali, di tenerezza, di simpatia. Lo schizoide percepisce
se stesso come una persona spirituale.
La tendenza alla scissione istintuale, alla dissociazione del movimento e del sentimento è
caratteristica di questa condizione.
Il carattere schizoide mantiene l’unità corpo-mente con un filo sottile. Non ha la sensazione di
essere un corpo, ma piuttosto che il corpo è la dimora del suo Sé sensibile e pensante.
Abbiamo qui la chiave per il trattamento terapeutico della personalità schizoide; primo, provocare
una certa identificazione o aumentare l’identificazione con la sensazione cinestesica del corpo;
secondo, aumentare la profondità e la gamma del movimento espressivo; terzo, sviluppare il
rapporto del corpo con gli oggetti: cibo, oggetti d’amore, oggetti di lavoro, abiti, ecc. L’effetto di
questo approccio è di rafforzare e sviluppare l’Io che, come Freud ci ricorda, “è innanzi tutto e
principalmente un Io corporeo”.
La testa non sembra mai saldamente attaccata al collo; non di rado è tenuta leggermente inclinata e
si ha l’impressione che possa ruotare come su un perno. Altri tipi caratteriali talvolta tengono la
testa reclinata, in un’espressione di disperazione, ma l’atteggiamento dello schizoide è di distacco,
come se la testa fosse sospinta al di fuori della principale linea di flusso energetico del corpo.
La palpitazione dei muscoli del collo nell’individuo schizoide rivela forti tensioni ma non una
rigidità generalizzata.
Il viso è in generale simile ad una maschera. Il cuoio capelluto sulla cima della testa è teso e nel
maschio c’è una forte tendenza alla calvizie sulla fronte. Abbiamo ricordato la piattezza della fronte
e l’inespressività degli occhi. La bocca non è mai piena e sensuale. Col tempo si è colpiti dalla
costante assenza di gioia, di pienezza o di luminosità nell’espressione. Non è un individuo tetro, ma
freddo.
Nel carattere schizoide il segmento delle spalle rivela un disturbo caratteriale. Le braccia sono
possenti, ma il movimento di percussione è scisso. Il corpo non prende parte all’azione.
La spasticità, profonda alla base del cranio, si riflette in un blocco corrispondente nella schiena alla
giuntura del bacino con la spina dorsale. Questa tensione è così grave in alcuni individui schizoidi
da produrre un dolore acuto.
Le gambe presentano col bacino lo stesso rapporto che le braccia hanno con il cingolo scapolare,
cioè non c’è libertà alla giuntura dell’anca. Il risultato è un’immobilità del bacino che è più grave di
quelle presente nella struttura nevrotica.
I piedi sono deboli, specialmente l’arco metatarsico. Le giunture sono rigide e immobili, e cioè è
particolarmente visibile nelle caviglie.
L’ipotonia è limitata ai muscoli superficiali. La palpitazione conferma sempre che i muscoli
profondi sono spastici.
Nella struttura schizoide l’espansione della cavità toracica è accompagnata da una contrazione della
cavità addominale. Ciò impedisce al diaframma di scendere. In questa condizione lo schizoide si
sforza di respirare con la parte superiore del torace, in modo da inspirare una quantità d’aria
sufficiente. Il diaframma è relativamente immobile; esso è congelato in una condizione contratta.
Questo tipo di respirazione schizofrenica ha un significato emozionale. Provandola sentirete come
un rantolo mentre l’aria penetra nei polmoni. Non è difficile riconoscere che è un’espressione di
paura. Lo schizofrenico respira come se si trovasse in uno stato di terrore.
I vari segmenti del corpo sono funzionalmente scissi l’uno dall’altro. Ma questo è un fenomeno
quantitativo. Nei casi gravi questa scissione della struttura corporea è chiaramente evidente. Nel
carattere schizoide la scissione appare solo come tendenza.
Le segmentazioni principali nelle strutture schizoidi e schizofreniche sono la separazione della testa
dal corpo, la scissione del corpo in due parti all’altezza del diaframma, la divisione del tronco dal
bacino e la dissociazione delle estremità.La separazione della testa dal corpo è la base bioenergetica
della scissione tra percezione ed eccitazione.La separazione nella metà inferiore del corpo tra
bacino e tronco implica una dissociazione della sensazione genitale dalla sensazione corporea
complessiva. Inoltre la testa, il bacino e le estremità sono contratti e sottocaricato, fenomeno che si
interpreta non come un ritiro dalla realtà ma come un fallimento dello sviluppo.
Un’unica esperienza è così traumatica da poter scindere l’unità dell’organismo in crescita.
L’agente operativo potrebbe essere definito solo come l’odio della madre per il bambino, un odio
che è prevalentemente a livello inconscio.
Se si osserva il comportamento dei genitori nelle varie crisi che assillano i pazienti, si vedranno e si
ascolteranno molte espressioni di odio dirette ai figli. Ma queste sono reazioni consce che passano
col risolversi della situazione. L’odio dannoso è inconscio, situato in profondità e persistente. Opera
nel primissimo periodo di vita dell’organismo.
Mentre l’ira può essere distruttiva nella sua manifestazione, il suo scopo è fondamentalmente
costruttivo. La collera non mira a distruggere l’oggetto dell’attaccamento lipidico, l’odio invece si.
La collera è il flusso di aggressività non mescolata a nessun sentimento tenero. Tuttavia, appena il
flusso recede, i sentimenti di tenerezza rifluiscono. L’odio lo si può paragonare al freddo incessante
e alle tenebre di un deserto gelato.
L’amore può essere descritto come il più forte sentimento di tenerezza espresso con la più forte
aggressività.
L’odio è amore congelato. Ciò spiega perché quando l’amore si raffredda c’è sempre il pericolo che
si trasformi in odio. Il meccanismo per cui si produce questo congelamento è molto complesso. Nel
processo sono implicati due fattori. La particolare predisposizione è la struttura rigida, i due fattori
sono il freddo e la pressione.
Nell’odio, il cuore è freddo e duro, i sentimenti teneri si tramutano in ghiaccio. Perché ciò avvenga,
bisogna esercitare una tremenda pressione. La pressione è esercitata dall’individuo il cui amore è
rifiutato. Solo un organismo rigido può odiare veramente.
Il figlio di una donna piena d’odio è soggetto a questo freddo già molto prima di nascere.
Nell’embrione racchiuso in un grembo materno freddo, l’energia libera dell’organismo si ritira al
centro, mentre il sistema periferico è gelato; cioè, il nucleo è vivo, ma gli elementi strutturali vicini
alla superficie si congelano. Senza questa analogia non si può spiegare la tendenza alla scissione
completa che è tipica della schizofrenia. Gelata, allora, è la motilità fisica dell’organismo.
Il neonato, poi, è proiettato in un ambiente che è spesso più apertamente ostile di quello percepito
nel grembo materno. Il pericolo diventa ora più evidente; la realtà, percepita come madre fredda e
piena di odio, minaccia la vita. Su nessun’altra base possiamo capire il tremendo terrore, la paura
della persecuzione, della violenza fisica e della morte che tormentano lo schizofrenico.
Lo schizofrenico odia la madre inconsciamente. Ma non è una persona fredda, capace di odiare. Il
suo odio non coinvolge il suo cuore, ma solo i muscoli. Non è il cuore che è gelato, ma solo il
sistema muscolare.
Lo schizofrenico ha così paura del suo odio che resisterà ad ogni tentativo di mobilitare la sua
aggressività. Una volta spezzata questa paura, si possono fare grandi progressi.
L’odio non solo gela la motilità individuale, ma gela anche il rapporto. E’ come se lo schizofrenico
e sua madre fossero congelati insieme in un reciproco legame di odio e di ripugnanza.
Il terapeuta deve avere una personalità calda e deve amare veramente il paziente. Il suo calore è
l’agente terapeutico per mezzo del quale riesce a portare il paziente più profondamente nella realtà.
La salute emozionale può essere definita in termini di capacità dell’individuo di coinvolgere tutto
se stesso nelle sue azioni e nel suo comportamento. A livello psicologico si può interpretare come
un’affermazione dell’integrità dell’Io, di un Io non scisso in un Io conscio e un Super-io
inconscio, un Io non diviso dalla scissione, parziale o completa, degli istinti che lo compongono.
A livello fisico implica l’assenza di spasticità e di tensioni croniche negli elementi muscolari del
corpo. Una maggiore motilità offre una maggiore possibilità di azione e consente una più alta
flessibilità in rapporto alle situazioni.

				
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