PIANO AGRICOLO TRIENNALE 2003-5 by 9Rmu0X

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									                                                               Allegato A




                  Regione Lombardia




PIANO AGRICOLO TRIENNALE 2003-2005




      Ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale 11/1998
                                                                      INDICE

Premessa             ……………………………………………………………………………..…………..3

1. L’agricoltura in Lombardia: una realtà dinamica ..................................................................... 4
1.1 Agricoltura, territorio, ambiente: un rapporto complesso in continua evoluzione ........................ 4
1.2 Evoluzione dell'agricoltura regionale............................................................................................. 5
1.3 Le articolazioni territoriali dell’agricoltura regionale: i sistemi agricoli regionali ........................ 6
1.4 I rapporti tra agricoltura e territorio ............................................................................................... 8
1.5 Approfondimento sulle caratteristiche e consistenza delle produzioni agricole lombarde .......... 12
1.5.1 La dinamica del valore delle produzioni agricole lombarde ..................................................... 12
1.5.2 Il sistema agroindustriale .......................................................................................................... 16
1.5.3 La struttura dell’industria alimentare in Lombardia ................................................................. 18
1.5.4 La struttura dell'agricoltura lombarda dopo il V Censimento ................................................... 27
1.5.5 Le utilizzazioni del suolo .......................................................................................................... 37
1.5.6 Le differenziazioni a livello territoriale .................................................................................... 40

2. Gli scenari di riferimento del settore agricolo ........................................................................... 50
2.1 La globalizzazione dei mercati agro-alimentari e gli accordi GATT/WTO ................................ 50
2.2 L’allargamento dell’Unione europea ai paesi dell’Europa centro orientale ................................ 53
2.3 Le proposte e l'accordo del 26.6.2003 in sede di Consiglio dei Ministri europei
    dell'agricoltura ............................................................................................................................. 56
2.4.Politiche per la sicurezza alimentare e garanzie per il consumatore ............................................ 82
2.5 La multifunzionalità ..................................................................................................................... 83
2.6 La ricerca nelle politiche della Comunità Europea ...................................................................... 84
2.7 Lo scenario istituzionale .............................................................................................................. 85
2.8 La legge di orientamento per l’agricoltura ................................................................................... 87

3. Inquadramento programmatorio ............................................................................................... 90
3.1 Il piano agricolo triennale 2000-2 e il raccordo con il Programma Regionale di Sviluppo ........ 90
3.2 Attuazione del Piano Agricolo Triennale 2000-2002 .................................................................. 92
3.3 Le risorse finanziarie del bilancio regionale nel triennio di validità del Piano Agricolo
     Triennale ...................................................................................................................................... 99
3.4 Gli obiettivi della programmazione provinciale ........................................................................ 103
3.5 Il Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006: stato di avanzamento e revisione .............................. 109
4. Linee strategiche ........................................................................................................................ 113
4.1 Sintesi degli scenari evolutivi che interesseranno l’agricoltura lombarda: i quattro assi portanti
   ...................................................................................................................................................... 113
4.2.L’obiettivo programmatico per la Regione Lombardia ............................................................. 114
4.3 Obiettivi strategici ed azioni prioritarie del Piano Agricolo Triennale 2003-2005 ................... 115
5. Obiettivi operativi, strumenti e risorse ................................................................................... 130

5.1 Raccordo tra Piano Agricolo Triennale e Programma Regionale di Sviluppo .......................... 130
5.2 Raccordo con il Piano di Sviluppo Rurale e con le misure regionali attuative della l.r.7/2000 131
5.3 Le risorse finanziarie per il triennio di validità del Piano .......................................................... 134

6. Indirizzi per la partecipazione delle Province al processo di programmazione regionale
   in agricoltura .............................................................................................................................. 144

Allegato1: Piano Triennale del Settore agro-alimentare Lombardo 2003-2005
                                              Premessa
Il Piano Agricolo Triennale 2003-2005 della Regione Lombardia rappresenta, a livello regionale, il
principale strumento di integrazione delle politiche in favore del settore agroindustriale e forestale
per il prossimo futuro. Esso trova il suo fondamento nel contenuto della legge regionale 11 del 1998
che ha istituito nuove modalità e procedure di formazione ed attuazione della politica economica in
agricoltura nella Regione Lombardia. Esse configurano un rinnovato processo di costruzione della
politica regionale in materia che si sviluppa con la finalità di armonizzare ed integrare la
programmazione regionale in agricoltura con la politica agricola e forestale definita dagli altri livelli
programmatori. L’obiettivo di tali modalità è quello di pervenire a una formulazione della
programmazione regionale che comprenda l'insieme degli interventi promossi ed attuati in modo
integrato dalla Regione e dagli Enti delegati a sostegno del sistema agricolo ed agroindustriale.
Il processo programmatorio, avviato con il primo Piano Agricolo Triennale 2000-2002, si è attuato
ed ha avuto il suo sviluppo attraverso la elaborazione dei Piani Agricoli Triennali Provinciali,
successivamente elaborati dalle Province. Tali piani hanno avuto un duplice significato: da un lato
essi hanno costituito un momento importante di riflessione e di confronto tra i soggetti operanti nel
mondo istituzionale, economico e sociale delle diverse realtà provinciali prendendo spunto dalla
attenta riflessione sulle peculiarità dei sistemi produttivi locali, dall’altro hanno rappresentato un
concreto sforzo di calare in essi l’impostazione generale della programmazione regionale
conformandola alle esigenze specifiche.
Le modalità di programmazione previste dalla stessa legge regionale prefigurano un modello
programmatorio dinamico ed interattivo basato su di un processo bidirezionale attraverso il quale si
possa realizzare la convergenza delle azioni programmate. Infatti il processo stesso prende avvio,
dopo l’ampia consultazione delle realtà produttive, associative e territoriali, con la proposta
programmatoria elaborata dalla Regione nell’ambito della funzione di indirizzo da essa esercitata
nei confronti della programmazione provinciale e trova completamento nella funzione di proposta
simmetricamente sviluppata da parte delle Province sia nella fase di predisposizione del piano
regionale, che più specificamente, in quella di formulazione dei piani provinciali e delle proposte di
modifica del piano regionale in essi previste
Il risultato concreto di queste modalità operative, convalidato dall'approfondimento della
conoscenza delle singole realtà provinciali e del differente impatto delle politiche comunitarie e
regionali su di esse, si è manifestato dando consistenza al confronto periodico che Regione,
Province e Comunità Montane hanno realizzato tramite i previsti Tavoli Istituzionale e Tecnico, di
confronto e di concertazione.
Con la predisposizione dei programmi operativi annuali regionali (2001 e 2002) si è realizzata
l'integrazione tra Piano Agricolo Triennale e Piano di Sviluppo Rurale (approvato successivamente
al PAT) e il raccordo funzionale con il Programma Regionale di Sviluppo della VII legislatura,
strumento unitario di governo della Regione Lombardia, con ciò armonizzando i diversi livelli
programmatori e riconducendoli ad una omogenea logica di intervento nel quadro della complessiva
politica regionale.
In questo contesto, e nella logica più sopra espressa, il presente Piano Agricolo Triennale Regionale
2003-2005, frutto di un processo programmatorio avviato dalla Regione e a cui hanno partecipato e
contribuito attivamente le realtà locali nonché delle esperienze maturate nel precedente periodo di
programmazione, di cui richiama la continuità logica ed operativa, oltre ad essere il principale
strumento di politica agraria della Regione per il prossimo futuro, costituisce un importante
elemento di verifica e di indirizzo dell’attività programmatoria nel sistema agroindustriale
lombardo.
1. L’agricoltura in Lombardia: una realtà dinamica

     L’analisi dell’agricoltura lombarda è svolta alla luce di una duplice riferimento: l’agricoltura
è un settore produttivo che fornisce un contributo fondamentale di ricchezza e occupazione, che ha
saputo rinnovarsi profondamente in questi anni e che oggi, nella nostra regione, si trova in
condizioni strutturali tali da sostenere un confronto competitivo sempre più forte; l’agricoltura
realizza altresì un rapporto complesso ed in evoluzione con la realtà territoriale e sociale, che in
Lombardia assume particolare connotazione per il peso degli insediamenti, la vastità delle aree
urbane e periurbane, l’elevato livello di sviluppo dei settori extraagricoli, la grande variabilità dei
caratteri fisici del territorio regionale. Di particolare rilievo è quindi non solo l’analisi
dell’agricoltura e del sistema agroindustriale nel suo complesso, ma anche la comprensione delle
specificità territoriali, al fine di una migliore valorizzazione delle risorse e delle opportunità
esistenti.

1.1 Agricoltura, territorio, ambiente: un rapporto complesso in continua evoluzione

L’agricoltura ha sempre avuto un ruolo funzionale complesso: di produzione di beni alimentari e di
fibre, di costruzione del territorio e dell’ambiente fisico, di occupazione, di componente
fondamentale dello sviluppo socio-economico e culturale delle aree rurali.
L’agricoltura, che in passato forniva reddito, occupazione, residenza alla quota preponderante della
popolazione, ha perso progressivamente peso in termini relativi sia di PLV che di posti di lavoro.
Oggi è sempre più evidente che il suo impatto in termini di benefici sociali per la popolazione è
molto superiore a quello definibile dalle quote relative di valore prodotto e di occupazione.
Il mutamento della domanda del consumatore e della società esprime la richiesta che il ruolo
multifunzionale dell'agricoltura evolva verso nuovi equilibri.
Dal punto di vista dei prodotti vendibili, cambia la composizione dei beni richiesti (ad es. beni non
alimentari, biomasse) ma soprattutto mutano le caratteristiche qualitative richieste: più qualità
organolettica, massima sicurezza alimentare.
All'agricoltura sono richiesti anche servizi, in parte vendibili (servizi per il tempo libero), in parte
sotto forma di servizi di “manutenzione” del territorio, finalizzati alla tutela del suolo e alla
prevenzione dei dissesti.
Le infrastrutture del territorio rurale, realizzate nei secoli in funzione di servizio alla produzione
agricola (opere di irrigazione, viabilità poderale, cascine e borghi rurali, boschi, ecc.), divengono
componente di rilievo nel patrimonio di beni di carattere ambientale e paesaggistico, da conservare/
riqualificare/ riprodurre.
La Lombardia è la regione più "agricola" d'Italia, con un posto di primo piano anche nella realtà
europea.
Nel 2001 si conferma al primo posto nella graduatoria delle regioni italiane: il valore della
produzione complessiva, pari a quasi 6 miliardi di euro, raggiunge il 13,7% del valore nazionale;
per confronto, la quota di superficie territoriale della Lombardia è pari al 7,9%.
Le produzioni zootecniche giungono a rappresentare il 25% del valore nazionale; ancora più
consistente il dato relativo alla produzione di latte bovino, pari al 36,5% della produzione italiana.
D'altra parte il sistema agro-alimentare lombardo nel suo insieme supera negli ultimi anni
costantemente la quota del 15% del sistema agro-alimentare italiano, in termini di valore della
produzione agroalimentare ai prezzi di base.
Anche il confronto con la realtà europea sottolinea il rilevante peso dell'agricoltura lombarda.
La Lombardia, con lo 0,75 % della superficie territoriale (UE 15 paesi), contribuisce con una quota
del 2,5 % al valore aggiunto del settore agricolo e con il 2,2 % alla produzione finale. La capacità
produttiva riferita alla superficie territoriale è quindi oltre 3 volte la media europea.
La quota relativa alle sole produzioni animali è superiore al 3% del valore europeo.
Il settore agricolo contribuisce per l'1,6% alla creazione del valore aggiunto regionale (la media
nazionale è del 3%) ma non può essere misurato solo da questo parametro quantitativo, vista la
rilevanza che le produzioni agricole rivestono sotto l'aspetto economico e per gli effetti sulla
gestione del territorio e per la qualità della vita e della salute di ciascuno.
La Lombardia è altresì la regione più popolata d’Italia, con una consistente presenza di insediamenti
produttivi, con un equilibrio ambientale, paesaggistico ed idrogeologico delicato ed instabile.
L’utilizzo prevalente del territorio lombardo, ancora oggi rappresentato dalle attività agricole e
forestali, fa direttamente delle aziende agricole i principali attori delle politiche legate all’utilizzo
delle risorse acqua e suolo, così come della valorizzazione dell’ambiente rurale.
Il mantenimento di un tessuto stabile di aziende agricole assicura da un lato la cura, tutela, gestione
e manutenzione dei grandi spazi rurali della nostra regione, ed evita allo stesso tempo di accentuare
ulteriormente forme di urbanizzazione che comportano un esasperato consumo di suolo.
Una attenzione particolare va posta nel rapporto tra agricoltura ed aree rurali più deboli con
particolare riferimento alle zone montane delle Alpi e dell’Appennino (Oltrepò pavese). In queste
aree l’attività agricola e forestale è componente insostituibile per il mantenimento della vitalità
socio economica, poiché è fonte di reddito e di occupazione e costituisce come tale un sistema
contro l’abbandono, ma soprattutto, attraverso una cura attiva delle risorse ambientali, previene
dissesti i cui effetti si ripercuoterebbero anche nelle zone a valle del territorio regionale.
1.2 Evoluzione dell'agricoltura regionale
Vengono dati qui alcuni elementi di sintesi dell'evoluzione recente dell'agricoltura regionale
riservando l'analisi più articolata e di dettaglio al paragrafo 1.5 Approfondimento sulle
caratteristiche e consistenza delle produzioni agricole lombarde e del sistema agroindustriale.

Nel periodo tra il IV° e il V° Censimento Generale (1990-2000) l'agricoltura lombarda ha
attraversato una fase di profonda ristrutturazione che ha portato alla riduzione complessiva del
numero di aziende: da 132.000 unità a circa 74.500 (con un calo del 43,6%) e della superficie
agricola (-11,7% in termini di superficie agricola totale e -6,2% in termini di SAU).
Come conseguenza delle diverse dinamiche del numero di aziende e della superficie agricola
emerge un deciso aumento delle superfici medie aziendali: quella totale passa da 12,17 ettari del
1990 agli attuali 19,03, mentre la Sau media cresce da 8,74 a 14,37 ettari delineando un consistente
rafforzamento strutturale.

La dimensione aziendale media (in termini di SAU) della Lombardia è oggi la più alta a livello
nazionale; le ragioni trovano fondamento oltre che nelle connotazioni produttive della nostra
regione anche nelle particolari caratteristiche di sviluppo economico e sociale di una regione
fortemente dinamica, anche nelle sue differenti realtà territoriali.

Contemporaneamente si è determinata la progressiva concentrazione e specializzazione degli
allevamenti, che continuano a rappresentare la parte più rilevante dell'attività agricola regionale.
La presenza di aziende zootecniche sul totale delle aziende agricole infatti è del 47,8% che
rappresenta a livello nazionale il dato di maggiore incidenza percentuale.
Gli allevamenti bovini sono oggi quasi 20.000: diminuiscono del 44% rispetto al 1990 con una
riduzione inferiore a quella delle altre regioni del Nord a consistente vocazione zootecnica.
Ancora più netta la diminuzione rispetto al 1990 delle aziende con allevamenti suini, che sono pari
a circa 7.500 unità nel 2000, con una riduzione del 53% (simile a quella del Veneto, mentre in
Piemonte ed Emilia Romagna, la riduzione è di circa il 60%), contro una media nazionale del 45%.
Nell'ultimo decennio i capi bovini sono calati in Lombardia del 18%; riduzioni di pari entità
percentuale hanno interessato Piemonte e Veneto, mentre in Emilia Romagna la riduzione è stata
del 28%, ben al di sopra della media nazionale del 21%. La taglia media degli allevamenti in
Lombardia si è fortemente alzata: 82 bovini per allevamento (il doppio rispetto al 1982 ed il
quadruplo rispetto al 1970), ben superiore al dato delle altre regioni e oltre il doppio del dato
nazionale. I capi suini sono cresciuti nel decennio in Lombardia del 32% con una consistenza
cresciuta dal 34 al 44% del totale nazionale mentre la seconda regione, l’Emilia Romagna, si attesta
al 18%. La taglia media dell’allevamento è di oltre 500 suini, il triplo rispetto al 1990 e ben 25 volte
in più rispetto al 1970, superiore ai valori di Emilia Romagna e Piemonte (pari rispettivamente a
345 e 260) e non confrontabile con la dimensione media nazionale pari a 44 capi.

L’agricoltura lombarda si dimostra dinamica e sempre più professionalizzata, decisamente orientata
alla produzione e al mercato. Essa è costituita da una consolidata struttura di aziende produttive
competitive nelle quali le tendenze all’accorpamento e alla specializzazione per ricercare maggiori
economie di scala e valore aggiunto costituiscono le tendenze prevalenti. Questo tipo di agricoltura
è presente in tutta la regione ma più fortemente localizzata nelle aree di pianura.
Contemporaneamente nelle aree di collina ma soprattutto di montagna si assiste ad un evidente
riassetto della struttura agricola con l’uscita di scena di quelle aziende che, verosimilmente, secondo
i canoni produttivi tradizionali non sono più in grado di mantenere la propria competitività. In
queste aree acquista quindi particolare significato, oltre all’aspetto produttivo, il valore sociale e di
governo del territorio che il settore agricolo è in grado di esprimere.
Le produzioni agricole lombarde hanno accresciuto negli ultimi anni il loro peso in termini
quantitativi sul totale nazionale, con una forte crescita della produttività assoluta. Tale incremento
testimonia la capacità dei produttori lombardi di cogliere le opportunità offerte dal progresso
tecnico e di effettuare scelte di combinazione produttiva tese ad incrementare la produttività, per
rendere le proprie attività sempre più competitive nello scenario nazionale ed europeo. Un limite di
questa crescita è rappresentato dalla ridotta qualificazione dei prodotti, come si evince dal minore
incremento dei prezzi rispetto al dato nazionale (vedi paragrafo 1.5).

La produzione agroalimentare, senza tenere conto del valore aggiunto attribuibile alla fase di
commercializzazione, corrisponde al 4,7 % circa del VA totale del sistema economico ragionale,
mentre il corrispondente rapporto nazionale si attesta attorno al 6,5%. A differenza del dato
nazionale, il rapporto in termini di valore aggiunto tra industria alimentare ed agricoltura è
superiore all'unità testimoniando il forte grado di trasformazione dei prodotti lombardi e la notevole
capacità lavorativa degli impianti industriali lombardi che utilizzano anche materie prime
provenienti da fuori regione. La velocità di avanzamento dell'agricoltura lombarda e dell'intero
sistema agroalimentare regionale appare superiore a quella del resto del paese ed addirittura del
complesso dell'economia regionale.

1.3 Le articolazioni territoriali dell’agricoltura regionale: i sistemi agricoli regionali

Nel Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006, sono stati individuati tre sistemi agricoli territoriali. I tre
sistemi sono così sinteticamente caratterizzati (figura 1.1)1:

a) Il sistema agricolo territoriale dell’agricoltura professionale: costituisce il sistema principale in
   Lombardia, sia dal punto di vista della superficie agraria (40%) che dal punto di vista del
   reddito prodotto, pari all'80% del reddito complessivo regionale. Comprende una quota rilevante
   della pianura irrigua, delle aziende economicamente vitali; sul piano produttivo è di primaria
   importanza per quanto riguarda i seminativi, l'orticoltura, la vitivinicoltura, gli allevamenti
   bovini e suini.



1
    per un maggior dettaglio, si veda il PSR 2000-2006
b) Il sistema agricolo territoriale della montagna e delle aree svantaggiate: costituisce il secondo
   sistema territoriale della regione per quanto riguarda la superficie agricola, mentre il reddito
   prodotto è di poco superiore al 5% del valore regionale complessivo.
   Come peso in termini di superficie territoriale, questo sistema ed il precedente si equivalgono.
   Il sistema della montagna e delle aree svantaggiate assume particolare rilievo ambientale in
   quanto concentra una quota rilevante della superficie forestale regionale. Altre produzioni
   importanti sono le produzioni arboree e l'allevamento ovicaprino.
   L'agricoltura presenta caratteri di forte marginalità per la ridotta presenza di aziende vitali.

c) Il sistema agricolo territoriale delle aree periurbane: è rappresentativo di quelle realtà in cui
   l'attività agricola ha un ruolo marginale in termini socio-economici e subisce una forte
   concorrenza per l'uso delle risorse fondiarie in conseguenza del rilievo dello sviluppo urbano,
   infrastrutturale, produttivo extraagricolo.
   Nel territorio del sistema pari a poco meno del 20% del territorio regionale si concentra una
   quota rilevante della popolazione complessiva regionale, superiore ai due terzi.
   Dal punto di vista del reddito prodotto dall'agricoltura la quota è pari al 15% del totale
   regionale.
   Il sistema è articolabile in tre sottosistemi: aree periurbane, periurbane delle aree svantaggiate,
   periurbane di pianura irrigua. In quest'ultima l'agricoltura sulle superfici rimaste ha livelli di
   produttività non dissimili dalle restanti aree di pianura irrigua.
   Il sistema territoriale è caratterizzato dalla consistente presenza del comparto florovivaistico e
   dallo sviluppo di alcune produzioni non tradizionali.

L'evoluzione strutturale dell'agricoltura lombarda registrata dal V° Censimento ha interessato in
differente misura i tre sistemi territoriali, sia nell'aspetto della ristrutturazione della maglia,
(riduzione delle aziende superiore alla riduzione della superficie, con aumento della dimensione
media aziendale) che nell'aspetto della quota di territorio interessata dall'attività agricola.
A fronte di una media regionale del 43,6%, la riduzione del numero di aziende nelle aree
svantaggiate è stata del 58,5%, nelle aree periurbane del 49%, del 30% nelle aree ad agricoltura
professionale.
Egualmente a fronte di una riduzione media regionale della superficie pari all’11,7%, per le
svantaggiate la riduzione è stata del 20,4%, per le periurbane del 14,3%, per l'agricoltura
professionale del 4,6%.
La dimensione media delle aziende passa da 12,2 a 19,0 ettari; la dimensione media nelle zone
svantaggiate è più che raddoppiata passando da 12,9 a 24,8 ettari e superando la dimensione media
dell'agricoltura professionale (cresciuta da 13,3 a18,0).
Evidentemente nella realtà territoriale delle zone svantaggiate escono dal processo produttivo non
solo le aziende di minore dimensione: in alcune realtà la dimensione media delle aziende perse è
comparabile a quella delle aziende rimaste. La dimensione economica delle aziende nelle aree
svantaggiate resta molto inferiore a quella delle aziende delle aree più ricche.

Il controllo da parte dell'azienda agricola sul territorio è ben espresso dal rapporto tra superficie
delle aziende e superficie territoriale. La quota percentuale media si riduce da 67,5% al 59,2% con
la seguente articolazione: agricoltura professionale da 83,6% a 79,3%; aree svantaggiate da 63,3% a
50,4%; periurbane da 42,3% a 35,7% (questo per il dato medio: per le periurbane di pianura irrigua
la quota è ancora superiore a 50%, riducendosi notevolmente per le altre tipologie delle periurbane).
                            Figura 1.1 – Sistemi agricoli territoriali




1.4 I rapporti tra agricoltura e territorio
Nonostante il calo di superficie territoriale rientrante nell'ambito delle aziende agricole, calo che
corrisponde ad un abbandono dell'attività specialmente nelle aree più fragili del territorio regionale,
ed anzi proprio a motivo dei fenomeni in atto, la presenza dell'attività agricola costituisce un fattore
di fondamentale importanza per la difesa del territorio, sia dal punto di vista dell'equilibrio
idrogeologico sia da quello della preservazione e tutela del paesaggio e dell'ambiente. I rapporti tra
agricoltura e territorio vanno quindi visti non più solamente nell'ottica della preservazione della
funzione produttiva di beni agricoli (che quando non è più conveniente e/o non riesce a garantire un
reddito minimo determina l'abbandono delle superfici e la chiusura delle aziende), ma anche in
quella della produzione o fornitura di servizi ai privati ed alla collettività.
Lo sviluppo e l'adeguata remunerazione di tali servizi, non necessariamente solo di quelli legati
all'attività aziendale come il contoterzismo e l'agriturismo, in un'ottica di multifunzionalità
dell'attività degli agricoltori appare quindi un fattore chiave per il futuro.
Di seguito vengono brevemente richiamati alcuni aspetti significativi nell’ottica appena vista del
rapporto tra attività agricole e territorio.

a) Le risorse forestali e la filiera bosco-legno
La superficie dei boschi è complessivamente pari a quasi 500.000 ettari, superiore ad un quinto
della superficie territoriale regionale, con un coefficiente di boscosità che passa dal 40% in
montagna, al 20% in collina, al 7% in pianura: in quest'ultima il 60% circa della superficie boscata è
investita a pioppeti, localizzati soprattutto lungo il corso dei fiumi.
Alla superficie forestale tradizionalmente definita come tale nelle statistiche di settore si è andata
affiancando negli ultimi decenni un’area di boschi di neoformazione di circa 200.000 ha.
A fronte di una espansione delle superfici boscate montane dovute alla ricolonizzazione naturale di
prati e seminativi abbandonati, si assiste ad una riduzione dell’utilizzo produttivo e della
manutenzione evidenziata anche dall’ultimo censimento dell'agricoltura.
La superficie coperta da boschi compresa nell'ambito delle aziende si è ridotta dal 1990 al 2000 del
34%, con una quota superiore alla media nelle aree montane, dove si concentra il 93% della
superficie “persa”. Le province più interessate da questa riduzione sono quelle con il patrimonio
boschivo maggiore: i 4/5 della superficie “persa” sono compresi nelle province di Sondrio,
Bergamo, Brescia. La superficie a bosco compresa nel perimetro delle aziende agricole corrisponde
quindi attualmente a circa il 45% di quella totale.
A fronte di tale dinamica, occorre ricordare l'importanza della filiera bosco-legno in ambito
regionale, che comporta un’occupazione di oltre 100.000 addetti prevalentemente nel settore
industriale. Il legname lavorato proviene tuttavia solo per 1/3 da prodotti della regione e
prevalentemente dalla pioppicoltura della pianura. Nel 1998 le tagliate hanno interessato circa
18.750 ettari pari al 3,8% della superficie forestale regionale, dato più che doppio del
corrispondente valore nazionale (1,7%).
Circa il 40% dei boschi sono governati ad alto fusto mentre il 60% a ceduo (tab.1.1). I privati
detengono circa 2/3 dei boschi (in prevalenza cedui), mentre il 33% appartiene ad enti pubblici,
(prevalentemente governati a fustaia). Oltre il 90% delle proprietà pubbliche è dotato del piano di
assestamento per la pianificazione forestale.

Tab. 1.1- Superficie boschiva della Regione Lombardia per tipo di bosco, categoria di
proprietà e zona altimetrica - Anno 1998 - dati in ettari
      Tipo di bosco                          Fustaie                        Cedui            TOTALE
                             Resinose      Latifoglie   Totali     Semplici       Composti   BOSCHI
Totale superfici              135.101       62.257       207.919    178.233        107.647    493.799
 in % sul totale               27,4%         12,6%        42,1%      36,1%          21,8%     100,0%
Per categoria di proprietà
Stato e regione                3.037         1.631        4.967      5.085          1.022     11.074
Comuni                        86.682         1.915       91.619     36.950         18.519    147.088
Altri enti pubblici            4.639         1.960        6.909      2.690          1.250     10.849
Privati                       40.743        56.751      104.424    133.508         86.856    324.788
Per zona altimetrica
Montagna                     129.569        12.020      150.127    129.634         80.021    359.782
Collina                        4.159         1.520        7.088     34.795         20.952     62.835
Pianura                        1.373        48.717       50.704     13.804          6.674     71.182
Fonte: ISTAT, Statistiche forestali 1998
b) Le infrastrutture idriche di bonifica

La rete di canali esistenti, risultato dell’opera di bonifica realizzata in centinaia di anni, supera in
Lombardia i 40.000 Km. La superficie irrigabile è pari a circa 700 mila ettari, corrispondenti al 68
% della SAU lombarda (tab. 1.2).
La densità di questa rete, pari a 5,5 km di canali per kmq di superficie, permette l’irrigazione della
gran parte della pianura lombarda, dove è concentrata l’agricoltura più competitiva. In riferimento
ai dati del V Censimento la superficie irrigabile è pari al 92% della SAU nelle aree di pianura,
mentre in collina è pari al 31% e in montagna è pari all'1%.

Tab. 1.2 Superficie irrigabile e SAU delle aziende lombarde, per zona altimetrica (ettari)

                                                       SUPERFICIE          QUOTA DI
                                        SUPERFICIE
                                                       AGRICOLA            SUPERFICIE
ZONA ALTIMETRICA                        IRRIGABILE
                                                       UTILIZZATA          IRRIGABILE


MONTAGNA                                     2.796         205.974                 1%
COLLINA                                     29.499           95.650              31%

PIANURA                                    667.846         723.721               92%
TOTALE LOMBARDIA                           700.140       1.025.345               68%
Fonte: ISTAT V censimento gen. Agric.

L’apporto dell’irrigazione al valore lordo prodotto dalle aziende agricole è stato stimato pari al 40%
del totale. Tuttavia i benefici “sociali” per il territorio e per la popolazione, sono ben superiori, ad
iniziare dalla funzione svolta dalla bonifica per la sicurezza idraulica del territorio.
Una più accorta valorizzazione complessiva e riqualificazione delle infrastrutture esistenti può
portare ad ulteriori benefici, sia economici (uso plurimo e razionalizzazione dei consumi), sia in
termini di salvaguardia del paesaggio e dell’ecosistema agrario, che per il risanamento e la tutela
della quantità e qualità delle acque. Ciò corrisponde al nuovo ruolo che è oggi chiesto alla bonifica.


c) Agricoltura e paesaggio
Il ruolo del settore agricolo e forestale nel mantenimento del paesaggio è fondamentale. Tale ruolo
non può essere visto limitatamente alle aree collinari e montane, dove la presenza delle colture
arboree agrarie (ad es. la vite in Oltrepo, in Franciacorta o in Valtellina oppure l'olivo sulle sponde
dei laghi) costituisce un elemento distintivo del paesaggio stesso, ma va considerato attentamente
anche nell'ambito della pianura irrigua e ancor di più nell'ambito delle aree di agricoltura
periurbana.
Il paesaggio della pianura lombarda è stato in passato modellato sulle esigenze produttive
dell'agricoltura (basti pensare alle marcite), esigenze che hanno tuttavia condotto negli anni più
recenti a ridurre od eliminare alcuni elementi peculiari (siepi e filari, marcite e prati stabili in
genere) sia a seguito del mutamento delle necessità produttive, sia per favorire l'uso delle macchine.
Il grande successo della misura D1 del Programma agroambientale regionale applicativo del Reg.
CEE 2078/92 per la ricostituzione o il mantenimento di siepi, filari, macchie alberate testimonia
l'interesse dei produttori agricoli per la tutela del paesaggio. Tale esigenza è particolarmente sentita
nelle aree protette (si veda il capoverso seguente) dove l'applicazione delle misure agroambientali,
sia del Reg. 2078 che dell'attuale PSR, ha consentito ai produttori agricoli di ottenere una
remunerazione per attività il cui svolgimento fatica ad essere funzionale alle esigenze di
mantenimento e incremento del reddito.
La tutela del paesaggio, sia con interventi di tipo agroambientale attuati all'interno delle aziende
agricole, sia con l'adesione ai Progetti speciali agricoltura attuati dai parchi, deve tuttavia portare,
laddove non vi siano vincoli naturalistici particolari, alla fruizione diretta del paesaggio stesso da
parte dei cittadini, salve comunque le esigenze delle aziende. Tale opportunità, come ad esempio la
realizzazione di percorsi pedonabili o ciclabili o, ancora, percorribili a cavallo all'interno dei
territori agricoli, risponde ad una precisa domanda da parte dei cittadini/turisti che, in tal modo,
possono entrare a diretto contatto con il settore primario: si pensi allo sviluppo dell'agriturismo
proprio nelle aree dei parchi fluviali o alla possibilità di degustazione e vendita diretta dei prodotti.
In tale accezione va vista positivamente anche la diffusione delle aziende faunistico-venatorie che
nella Regione Lombardia occupano una significativa fetta del territorio: secondo i dati più recenti di
fonte Istat (1999) in regione operano 168 aziende faunistico-venatorie con una superficie di 79.287
ettari, e sono inoltre presenti 206 oasi di protezione della fauna che si estendono su 83.781 ettari.

d) L’agricoltura nelle aree protette
La definizione delle politiche paesaggistiche e territoriali della Regione Lombardia si è sviluppata a
partire dagli anni '70 dello scorso secolo, attraverso un approccio legato alla necessità di conservare
ambiti paesaggistici particolari, minacciati dalla espansione delle attività produttive e dalle
infrastrutture in una regione densamente popolata ed a vocazione industriale. Nel corso degli anni
sono stati costituiti numerosi parchi fluviali (il primo, a livello nazionale, è stato il Parco del Ticino)
e successivamente la protezione del territorio è stata estesa a numerose aree collinari e montane.
Attualmente la superficie protetta nella regione copre oltre 500.000 ettari, pari al 21,3% del
territorio lombardo, suddivisi tra 1 parco nazionale, 26 parchi regionali, 2 riserve nazionali e 58
riserve regionali, 23 parchi di interesse sovracomunale.
All'interno di queste aree la convivenza tra le esigenze di tutela del territorio e quelle del libero
esercizio dell'attività agricola è stata in passato, ed in molti casi è tuttora, problematica. I motivi
delle difficoltà nei rapporti tra produttori agricoli ed enti parco risiedono principalmente in gap di
formazione culturale e di approccio operativo sia da parte degli agricoltori sia da parte dei dirigenti
degli enti, gap che non consentono spesso di cogliere le opportunità, anche economiche, costituite
dalla presenza del parco. La scarsa e lenta attuazione dei PSA da parte di alcuni enti e la ridotta
adesione da parte degli agricoltori costituisce un indice evidente di tale situazione.
La progressiva integrazione delle tematiche ambientali all'interno della Pac ha portato la Regione
Lombardia ad utilizzare strumenti comunitari di politica agroambientale, dapprima con i
Reg.2078/92 e 2080/92 per il periodo 1994-2000, e successivamente con la definizione di misure
agroambientali e forestali all'interno del Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006, e a iniziare una
politica regionale specifica, all'interno del Piano Agricolo Triennale regionale 2000-2002 e della
legge regionale n°7/2000.

Gli strumenti di programmazione predisposti e le opportunità conseguenti vanno utilizzati anche al
fine di orientare l'attività delle imprese agricole situate nelle aree protette nella direzione della
multifunzionalità. Tale orientamento può essere favorito anche attraverso la definizione di priorità
nella assegnazione dei finanziamenti sia per i punteggi definiti in sede regionale sia per quelli
lasciati alla discrezionalità delle Province.
1.5 Approfondimento sulle caratteristiche e consistenza delle produzioni agricole lombarde

1.5.1 La dinamica del valore delle produzioni agricole lombarde

Valutare le trasformazioni dell'agricoltura lombarda nel corso dell'ultimo ventennio, in un arco di
tempo quindi sufficiente per osservare cambiamenti di lungo periodo della produzione regionale, è
possibile ricorrendo alle serie storiche del valore della produzione e del valore aggiunto ai prezzi di
base (PPB) recentemente diffuse da Istat. L'analisi riportata nelle tabelle seguenti è dapprima svolta
a prezzi correnti (in euro) e successivamente a prezzi costanti.
Il valore della PPB a prezzi correnti (tab. 1.3) ammonta, secondo i dati 2001, a quasi 6 miliardi di
euro (corrispondenti ad 11.600 miliardi di lire), mentre il valore aggiunto ai prezzi di base a 3,6
miliardi di euro (corrispondenti a 700 miliardi di lire).

Tab. 1.3 - Valore della produzione agricola ai prezzi di base - Lombardia
            Milioni di euro dal 1999; milioni di eurolire per gli anni precedenti
Prodotti                               1980        1985        1900        1995       2000      2001
                       Valori correnti
Coltivazioni agricole                      1.039        1.621       1.825      1.893      1.919     1.987
 Erbacee                                     460          846       1.033      1.272      1.329     1.275
 Foraggere                                   500          665         616         418       343       444
 Legnose                                      79          110         176         203       247       268
Allevamenti                                1.402        2.367       2.668      3.399      3.497     3.769
 Carni                                       820         1441       1.500      1.918      1.950     2.178
 Latte                                       514          809       1.039      1.334      1.385     1.434
 Altri zootecnici alimentari                  68          117         129         147       161       157
 Prodotti zootecnici non alimentari             0           0           0           0         0         0
Servizi annessi                               64          115         160         212       231       241
Totale produzione                          2.505        4.103       4.653      5.504      5.647     5.997
 - Consumi intermedi                       1.512        2.343       2.347      2.456      2.187     2.366
Valore aggiunto ai prezzi di base            993         1760       2.306      3.047      3.460     3.630
Fonte: elaborazione su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura



L'osservazione della ripartizione percentuale della PPB nei diversi anni considerati (tab. 1.4) mette
in luce una progressiva riduzione della frazione attribuibile ai prodotti vegetali (scesa dal 40% degli
anni '80 all'attuale 33%) ed un corrispondente incremento della parte derivante dai prodotti animali
(dal 56% del 1980 al 63% del 2001). La PPB attribuibile ai servizi considerati da Istat nel calcolo
(contoterzismo, manutenzione del verde, produzione di sementi, ecc.) costituisce, pur in leggero
aumento, una frazione ancora modesta del totale (circa il 4%).
Analizzando il contributo percentuale dei diversi gruppi di prodotti si può constatare come a fronte
di una tendenziale stabilità delle coltivazioni erbacee (cereali, industriali, ortofloricole) poco al di
sopra del 20% e delle coltivazioni legnose (vite e fruttiferi) attorno al 3-4%, la diminuzione del PPB
delle produzioni vegetali sia attribuibile alle colture foraggere, scese dal 20% del 1980 all'attuale
6-7%. Tale dato, apparentemente in contrasto con quello dell'aumento delle produzioni zootecniche
( il rapporto in termini di valore tra foraggere e allevamenti si riduce da 0,36 a 0,12), si spiega alla
luce dei profondi cambiamenti intervenuti nelle razioni alimentari delle specie allevate.
Un caso particolare è quello del vino la cui produzione è diminuita fortemente in termini
quantitativi ma ha contemporaneamente aumentato il proprio valore, segno di un avvenuto
miglioramento qualitativo del prodotto.
Nell'ambito delle produzioni animali l'incremento del peso sulla PPB complessiva è attribuibile sia
alle carni (dal 33% al 36%) sia al latte (dal 20-21% al 24-25% del totale).
Tab. 1.4 - Ripartizione percentuale della Produzione agricola lombarda ai prezzi di base
                                               1980        1985        1990          1995         2000       2001
Coltivazioni agricole                           41%         40%         39%           34%          34%        33%
  Erbacee                                       18%         21%         22%           23%          24%        21%
  Foraggere                                     20%         16%         13%            8%           6%         7%
  Legnose                                        3%          3%          4%            4%           4%         4%
Allevamenti                                     56%         58%         57%           62%          62%        63%
  Carni                                         33%         35%         32%           35%          35%        36%
  Latte                                         21%         20%         22%           24%          25%        24%
  Altri zootecnici alimentari                    3%          3%          3%            3%           3%         3%
  Prodotti zootecnici non alimentari             0%          0%          0%            0%           0%         0%
Servizi annessi                                  3%          3%          3%            4%           4%         4%
Totale produzione                              100%        100%        100%          100%         100%       100%
- Consumi intermedi                             60%         57%         50%           45%          39%        39%
Valore aggiunto ai prezzi di base               40%         43%         50%           55%          61%        61%
Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT

I consumi intermedi, che rispetto alla PPB rappresentavano il 60% nel 1980, sono oggi scesi al di
sotto del 40%, con un corrispondente aumento della frazione di valore aggiunto (pari oggi al 61%
della PPB). Tale contrazione appare dovuta da un lato alla riduzione della produzione di foraggere
reimpiegate nell'ambito aziendale (che secondo il nuovo calcolo del sistema SEC95- Sistema
Europeo dei Conti nazionali, sono comprese nei consumi intermedi) e dall'altro alla contrazione
dell'impiego di altri mezzi tecnici, in particolare di quelli chimici quali concimi e prodotti per la
difesa delle colture. Sembrerebbe quindi che l'agricoltura lombarda abbia incrementato non solo la
propria produzione complessiva, ma che questo fenomeno sia avvenuto con un minore impiego di
fattori globale e per unità di prodotto.
Le considerazioni appena svolte trovano una conferma dall'esame dei dati a prezzi costanti 1995
(tab. 1.5) e dalle elaborazioni condotte sugli stessi. Togliendo la componente prezzi si può infatti
giudicare l'aumento delle quantità di beni e servizi prodotte che, nell'arco del periodo considerato,
sono incrementate globalmente del 17%, a fronte di una diminuzione del 21% dei consumi
intermedi. Il valore aggiunto dell'agricoltura lombarda a prezzi costanti sarebbe quindi cresciuto
nell'ultimo ventennio di ben il 66%. I corrispondenti dati nazionali, nello stesso arco di tempo,
mostrano una sostanziale stabilità delle quantità prodotte, una contrazione del 15% dei consumi
intermedi ed un aumento del valore aggiunto del 9%.


Tab. 1.5 - Valore della produzione agricola ai prezzi di base – Lombardia
           Milioni di euro dal 1999; milioni di eurolire per gli anni precedenti

                                              1980        1985        1990           1995        2000        2001
Valori costanti a prezzi 1995
Totale produzione                           4.942        5.126       5.252         5.504        5.707       5.806
-Consumi intermedi                          2.778        2.776       2.691         2.456        2.168       2.203
Valore aggiunto ai prezzi di base           2.164        2.349       2.561         3.047        3.539       3.604
Numeri indice 1980 = 100
Totale produzione                              100       103,7       106,3          111,4       115,5       117,5
-Consumi intermedi                             100        99,9        96,9           88,4        78,0        79,3
Valore aggiunto ai prezzi di base              100       108,5       118,3          140,8       163,5       166,5
Variazioni medie annue (TAV %)                       1985/80     1990/85     1995/90        2000/95     2001/00
Totale produzione                                        0,73%       0,49%          0,94%       0,73%      1,74%
-Consumi intermedi                                      -0,02%      -0,62%         -1,81%      -2,46%      1,57%
Valore aggiunto ai prezzi di base                        1,66%       1,74%          3,54%       3,04%      1,84%
Fonte: ISTAT
Il calcolo dei tassi medi annui di variazione per le tre grandezze economiche considerate indicano
una sostanziale costanza dell'incremento delle produzioni (in media pari allo 0,7% medio annuo) ed
una riduzione dell'impiego di fattori che si è sviluppata a tassi via via crescenti.
L'incremento medio annuo del valore aggiunto del settore agricolo è passato da tassi dell'1,6-1,7%
negli anni '80 ad oltre il 3,5% nella prima metà degli anni '90, per scendere al 3% medio annuo nel
periodo 1995-2000 ed attestarsi all'1,8% nel 2001 (anno peraltro particolarmente difficile a causa
della crisi BSE e di eventi calamitosi).
Il calcolo del peso percentuale della produzione e del valore aggiunto regionale rispetto ai
corrispondenti dati italiani (tab. 1.6) mostra un incremento percentuale della PPB ai prezzi correnti
nel corso degli anni ’80 (dal 13% al 13,8%) ed una successiva stazionarietà, mentre il rapporto
calcolato sui valori a prezzi costanti evidenzia un netto e progressivo incremento (da meno del 12%
a quasi il 14%). La lettura dei dati rivela quindi che le produzioni agricole lombarde hanno
accresciuto il loro peso in termini quantitativi sul totale nazionale, ma i prezzi dei beni sono
cresciuti in misura inferiore al dato italiano. Analoga constatazione si evince dall’analisi del peso
del valore aggiunto ai prezzi di base che aumenta maggiormente se considerato a prezzi costanti
(dall’8,3% del 1980 al 12,7% del 2001).
Il sistema agricolo lombardo ha dunque progressivamente incrementato la produttività assoluta, in
un quadro di progressiva riduzione di impiego dei fattori di produzione. Tale incremento può essere
apprezzato comparando la percentuale dei consumi intermedi rispetto alla PPB a prezzi costanti, che
è sceso in misura nettamente più evidente in Lombardia rispetto al totale nazionale.

Tab. 1.6 - Peso della Lombardia sul totale nazionale della produzione e del valore aggiunto
agricolo ai prezzi di base
                                            1980      1985       1990       1995       2000      2001

% Produzione ai PB a prezzi correnti     13,0%      13,6%       13,8%      13,5%     13,2%      13,7%
% Produzione ai PB a prezzi 1995         11,9%      12,9%       13,5%      13,5%     13,5%      13,9%
% Valore Aggiunto ai PB prezzi correnti   9,0%       9,9%       11,0%      11,4%     12,2%      12,4%
% Valore Aggiunto ai PB prezzi 1995       8,3%       9,6%       10,8%      11,4%     12,3%      12,7%
                                   % Consumi intermedi / produzione
Lombardia a prezzi 1995                  56,2%      54,2%       51,2%      44,6%     38,0%      37,9%
Italia a prezzi 1995                     37,3%      38,3%       38,7%      34,3%     31,9%      31,8%
Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT

L’analisi dei dati rivela quindi un forte incremento della produzione e della produttività dei fattori
impiegati, sia di quelli variabili conteggiati nei consumi intermedi, che di quelli fissi quali la
superficie agricola, la cui disponibilità diminuisce costantemente, in misura pari a circa 7.000 ettari
per anno. Tale incremento testimonia da un lato la capacità dei produttori lombardi di cogliere le
opportunità offerte dal progresso tecnico e di effettuare scelte di combinazione produttiva tese ad
incrementare la produttività, per rendere le proprie attività sempre più competitive nello scenario
nazionale ed europeo, ma dall’altro lato appare limitato dalla ridotta qualificazione dei prodotti,
come si evince dal minore incremento dei prezzi rispetto al dato nazionale.
Le produzioni agricole lombarde sono in larga parte costituite da commodities o da prodotti con
scarsa qualificazione, almeno a livello di materia prima. Ciò può essere apprezzato considerando
anche la ripartizione percentuale della PPB lombarda del 2001 ed il peso relativo dei singoli
prodotti sul totale nazionale (tab. 1.7). In particolare si sottolinea come la Lombardia, nell'ambito
delle produzioni vegetali, contribuisca per il 41,6% al valore della produzione di riso, per il 28,2%
del granoturco, per il 19,4% della soia; tra le carni, per il 22,4% dalle bovine e per il 35,6% dalle
suine; infine per il 36,5% alla produzione nazionale di latte vaccino.
Tab. 1.7 - Produzione, consumi intermedi e valore aggiunto ai prezzi di base - anno 2001
           Milioni di euro

Prodotti                             Lombardia    Italia         % Lomb/Ita   % Lombardia   % Italia
AGRICOLTURA
Coltivazioni agricole                     1.987     26.713             7,4%         33,1%       60,8%
Erbacee                                   1.275     14.497             8,8%         21,3%       33,0%
- Cereali                                   819      5.179            15,8%         13,7%       11,8%
   Frumento tenero                           53        730             7,2%          0,9%        1,7%
   Riso                                     199        477            41,6%          3,3%        1,1%
   Granoturco ibrido                        503      1.781            28,2%          8,4%        4,1%
- Legumi secchi                               3         61             4,8%          0,0%        0,1%
- Patate e ortaggi                          237      6.334             3,7%          3,9%       14,4%
- Industriali                               115      1.307             8,8%          1,9%        3,0%
   Barbabietola da zucchero                  44        426            10,3%          0,7%        1,0%
   Soia                                      59        305            19,4%          1,0%        0,7%
- Fiori e piante da vaso                    101      1.616             6,3%          1,7%        3,7%
Foraggere                                   444      2.001            22,2%          7,4%        4,6%
Legnose                                     268     10.215             2,6%          4,5%       23,3%
- Prodotti vitivinicoli                     141      3.688             3,8%          2,4%        8,4%
- Prodotti dell'olivicoltura                  1      2.037             0,0%          0,0%        4,6%
- Agrumi                                      -        982             0,0%          0,0%        2,2%
- Frutta                                     43      2.793             1,5%          0,7%        6,4%
- Altre legnose                              83        715            11,5%          1,4%        1,6%
Allevamenti                               3.769     14.875            25,3%         62,8%       33,9%
Prodotti zootecnici alimentari            3.769     14.863            25,4%         62,8%       33,8%
- Carni                                   2.178      9.547            22,8%         36,3%       21,7%
   Carni bovine                             771      3.440            22,4%         12,9%        7,8%
   Carni suine                              986      2.771            35,6%         16,4%        6,3%
   Pollame                                  333      2.059            16,2%          5,6%        4,7%
- Latte                                   1.434      4.397            32,6%         23,9%       10,0%
   Latte di vacca e bufala                1.432      3.924            36,5%         23,9%        8,9%
- Uova                                      155        899            17,2%          2,6%        2,0%
- Miele                                       2         20             9,6%          0,0%        0,0%
Prodotti zootecnici non alimentari            0         12             1,2%          0,0%        0,0%
Servizi annessi                             241      2.323            10,4%          4,0%        5,3%
Totale produzione                         5.997     43.911            13,7%        100,0%      100,0%
- Consumi intermedi                       2.366     14.610            16,2%         39,5%       33,3%
Valore aggiunto ai prezzi di base         3.630     29.301            12,4%         60,5%       66,7%

SILVICOLTURA
Produzione                                  85             409        20,8%
- Consumi intermedi                         15              73        20,8%
Valore aggiunto ai prezzi di base           70             336        20,8%

PESCA
Produzione                                  31       1.451             2,1%
- Consumi intermedi                          5         334             1,5%
Valore aggiunto ai prezzi di base           26       1.117             2,3%

AGRICOLTURA, SILVICOLTURA E PESCA
Produzione                                6.113     45.771            13,4%
- Consumi intermedi                       2.387     15.017            15,9%
Valore aggiunto ai prezzi di base         3.726     30.754            12,1%
Fonte: Elaborazioni su dati ISTAT
1.5.2 Il sistema agroindustriale

La grande maggioranza delle produzioni agricole lombarde è destinata alla trasformazione
industriale a fini alimentari. Tale trasformazione, attuata da un rilevante complesso di imprese a
volte di notevole dimensione (si veda il § 1.5.3), consente di valorizzare i prodotti agricoli di base e
di qualificare le produzioni alimentari, in diversi casi costituiti da prodotti di qualità identificati da
marchi di origine: DOP, IGP e DOC.
L'agricoltura va quindi considerata come parte qualificante di un sistema che è composto da tre
aggregati strettamente connessi tra loro e che costituisce uno dei punti di forza dell'economia
regionale. I tre aggregati sono composti:
- dal settore che fornisce i fattori di produzione per l'agricoltura (valutato attraverso il valore dei
    consumi intermedi),
- dall'agricoltura stessa (valutata in termini di valore aggiunto),
- dall'industria alimentare (il cui peso è anch'esso stimato attraverso il valore aggiunto).

L'aggregato dei consumi intermedi e del VA agricolo costituisce il valore della produzione agricola
ai prezzi di base, che sommata al VA dell'industria alimentare consente di stimare il valore della
produzione agroalimentare ai prezzi di base. Tale valore, rapportato con il VA complessivo di tutte
le attività economiche, consente di misurare, anche se in modo approssimativo, il peso del sistema
agroalimentare sul complesso dell'economia regionale e di rapportare i dati regionali con i
corrispondenti valori nazionali. Nella tab. 1.8 sono riportati i valori calcolati per il periodo 1995-
2001 in moneta corrente. Secondo i calcoli effettuati il valore della produzione agroalimentare ai
prezzi di base regionale si attesta nell'ultimo triennio attorno ai 10-10,5 miliardi di euro, di cui 2,3
attribuibili ai consumi intermedi, 3,6 al Valore aggiunto dell'agricoltura e 4,3 al V.A. dell'industria
alimentare. La produzione agroalimentare così calcolata, senza tenere conto del V.A. attribuibile
alla fase di commercializzazione, corrisponde al 4,7% circa del VA totale ai prezzi di base
regionale, mentre il corrispondente rapporto nazionale si attesta attorno al 6,5%. A differenza del
dato nazionale, il rapporto tra VA dell'industria alimentare e il Va dell'agricoltura è superiore
all'unità (circa 1,2 per la Lombardia e 0,75 per l'Italia): ciò testimonia da un lato il forte grado di
trasformazione dei prodotti lombardi e dall'altro la notevole capacità lavorativa degli impianti
industriali lombardi che utilizzano anche materie prime provenienti da fuori regione.

Tab. 1.8 - Stima del valore della produzione agroalimentare lombarda dal 1995 al 2001*
             Milioni di euro dal 1999; milioni di eurolire per gli anni precedenti

                                                 1995        1996       1997       1998      1999      2000      2001
Valore aggiunto agricoltura (a)                   3.143       3.443      3.595      3.453     3.388     3.566     3.726
Consumi intermedi            (b)                  2.474       2.575      2.502      2.376     2.363     2.209     2.387
Produzione agricola ai prezzi di base ( a+b)      5.616       6.018      6.096      5.829     5.751     5.775     6.113
Valore aggiunto industria alimentare (c)          3.669       3.586      3.953      4.261     4.361     4.171     4.387
Produzione agroalim. ai prezzi di base ( a+b+c)   9.285       9.604     10.049     10.090    10.112     9.946    10.500
Valore aggiunto a prezzi base (al lordo SIFIM) 179.864      192.137    199.309    207.621   211.812   214.388   225.036
Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato     189.934     202.862    210.921    220.725   225.627   237.234   247.788

Occupati totali agricoltura (000)                    68,4       68,9       67,6      66,5      62,4      61,6      60,3
Occupati totali industria alimentare (000)           81,8       77,9       77,8      79,4      77,9      77,2      74,6
Occupati totali agroalimentare (000)                150,2      146,8      145,4     145,9     140,3     138,7     134,9
Unità di lavoro totali agricoltura (000)            131,2      131,6      128,3     121,9     113,7     110,8     107,3
Unità di lavoro totali ind alimentare (000)          80,0       76,4       75,9      77,4      76,2      75,2      72,7
Unità di lavoro totali agroalimentare (000)         211,2      208,0      204,2     199,3     189,9     186,1     180,1
VA/UL agricoltura (000 euro)                         24,0       26,2       28,0      28,3      29,8      32,2      34,7
VA/UL industria alimentare (000 euro)                45,9       46,9       52,1      55,0      57,2      55,4      60,3
VA/UL agroalimentare (000 euro)                      32,3       33,8       37,0      38,7      40,8      41,6      45,1
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT

* I valori riportati in corsivo, riferiti agli anni 2000 e 2001, sono stimati
La dinamica degli occupati sia in agricoltura che nell'industria (alimentare) mostra un tendenziale
lieve declino assoluto e relativo per entrambe le componenti. In numero assoluto in Lombardia gli
occupati sono superiori nell'industria rispetto all'agricoltura, contrariamente al dato nazionale, ma se
si considera il volume di lavoro svolto (espresso dalle Unità lavorative) si nota come questo sia
ancora superiore in agricoltura, anche se in evidente declino.
Il valore aggiunto per unità lavorativa in agricoltura nel periodo considerato è aumentato del 45%,
misura significativa se rapportata all'equivalente dato nazionale (+30,6%) ed all'incremento del
VA/UL degli addetti all'industria di trasformazione (+31,5%); tuttavia l'incremento assoluto del
VA/UL agricolo (10.800 euro) risulta più contenuto rispetto al dato del comparto dell’industria
alimentare (+14.500 euro).
In sostanza, l'agricoltura lombarda manifesta un rilevante incremento della produttività del lavoro,
attribuibile da un lato all'aumento della produttività assoluta (si veda il § 1.5.1) e dall'altro alla
riduzione dell'impiego di manodopera.
La velocità di avanzamento dell'agricoltura lombarda e dell'intero sistema agroalimentare regionale
appare quindi superiore a quella del resto del paese ed anche del complesso dell'economia
regionale. Ciò è verificabile calcolando il peso delle diverse variabili considerate sul corrispettivo
nazionale (tab. 1.9). Mentre il VA ed il PIL lombardo generali mantengono un peso stazionario (nel
periodo considerato) sul totale nazionale, di poco superiore al 20%, il VA dell'agricoltura lombarda
è aumentato di quasi un punto percentuale. Nello stesso arco di tempo il rapporto VA/UL è passato
da 138 a 153 rispetto al dato nazionale posto =100 e il VA/UL del sistema agroalimentare è
aumentato da 144 a 152.

Tab. 1.9 -Peso relativo della produzione agroalimentare lombarda dal 1995 al 2001 sul totale
          nazionale
                                                 1995     1996     1997     1998     1999     2000     2001
Valore aggiunto agricoltura                        11,2     11,6     12,0     11,5     11,2     11,9     12,1
Consumi intermedi                                  17,2     17,4     17,4     16,9     16,7     15,1     15,9
Produzione agricola ai prezzi di base              13,2     13,5     13,7     13,2     12,9     13,0     13,4
Valore aggiunto industria alimentare               19,3     18,0     19,3     19,9     20,8     19,0     19,0
Produzione agroalimentare ai prezzi di base        15,1     14,9     15,5     15,4     15,4     15,0     15,3
Valore aggiunto a prezzi base (al lordo SIFIM)     21,7     21,7     21,7     21,7     21,5     20,7     20,7
Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato        20,6     20,6     20,6     20,6     20,4     20,4     20,4

Occupati totali agricoltura                         5,2      5,4      5,4      5,6      5,5      5,5      5,3
Occupati totali industria alimentare               16,7     16,6     16,4     15,9     16,0     16,0     16,0
Occupati totali                                     8,3      8,5      8,5      8,6      8,7      8,7      8,4
Unità di lavoro totali agricoltura                  8,1      8,5      8,5      8,4      8,3      8,2      7,9
Unità di lavoro totali industria alimentare        16,6     16,6     16,3     15,8     16,0     16,0     16,0
Unità di lavoro totali agroalimentare              10,0     10,3     10,3     10,3     10,3     10,2      9,9

VA/UL agricoltura (Italia = 100)                  138,3    136,3    141,0    137,2    135,2    145,3    153,5
VA/UL industria alimentare (Italia = 100)         116,4    108,2    118,4    125,4    129,8    119,1    118,7
VA/UL agroalimentare (Italia = 100)               144,2    136,7    144,7    146,0    147,3    146,1    151,8
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT
1.5.3 La struttura dell’industria alimentare in Lombardia

I rapporti sempre più stretti che si generano tra la fase della produzione agricola e quelle di
trasformazione e commercializzazione dei prodotti, appena visti nel § 1.5.2, suggeriscono l'utilità di
considerare nella descrizione del sistema produttivo regionale anche la struttura delle imprese
alimentari operanti nell'ambito lombardo.
Le fonti informative utilizzate, in attesa dei risultati del Censimento dell'industria e dei servizi del
2001, sono rappresentati da Infocamere e dal Censimento intermedio Istat del 1996.
I dati di fonte Infocamere, aggiornati al 2001, mostrano una crescita nell’ultimo quinquennio del
numero di unità locali operative nel settore alimentare superiore a 1000 (tab.1.10). La crescita sta
avvenendo a ritmi del 3,5-4% annuo sia a livello lombardo che nazionale e nell’ultimo quinquennio
è stata complessivamente del 12,9% in entrambi gli ambiti geografici. Sempre secondo i dati
Infocamere le imprese presenti in Lombardia costituiscono il 10,8% del totale nazionale, quota che
si mantiene costante nel periodo considerato.

Tab. 1.10 - Imprese operative iscritte al registro Ditte - Industrie alimentari
                             Valori assoluti          Variazione % anno prec.
         Anno
                       Lombardia           Italia      Lombardia          Italia
         1994             8.536             77.960
         1995             8.498             78.573        -0,4%           0,8%
         1996             8.465             78.681        -0,4%           0,1%
         1997             8.555             79.727         1,1%           1,3%
         1998             8.592             80.514         0,4%           1,0%
         1999             8.875             82.223         3,3%           2,1%
         2000             9.229             85.255         4,0%           3,7%
         2001             9.561             88.778         3,6%           4,1%
Fonte: Infocamere
Se da un lato il vantaggio dei dati Infocamere è l’aggiornamento costante, il limite è quello di essere
generali ed aggregati; per osservare con maggiore dettaglio la realtà industriale regionale occorre
ricorrere alla fonte costituita dai Censimenti Generali dell’Industria e dei Servizi effettuati dall’Istat
nel 1981 e 1991 e dal Censimento intermedio Istat 1996.
Nella tabella 1.11 vengono posti a confronto i principali dati rilevati nelle tre occasioni sopra citate,
sia per la Regione Lombardia che per l’Italia. Il numero di imprese operanti in regione nel 1996
appare rilevante (quasi 8.000) e ancora superiore è il numero di unità locali, corrispondente
all’entità delle imprese operative rilevate nel 1996 da Infocamere.
In numero assoluto le imprese alimentari ubicate in regione Lombardia sono aumentate del 22% tra
1981 e il 1991 e gli addetti dell’1,7%, mentre nel quinquennio (1991-96) le imprese sono aumentate
di un ulteriore 7,6%, e vi è stato un lieve calo degli addetti.
Più che il numero di imprese occorre considerare però quello delle Unità locali ubicate nel territorio
regionale, che sono in numero superiore a quello delle imprese perché ad un'impresa possono far
capo più unità locali (al contrario gli addetti delle imprese sono superiori a quelli delle UL perché in
Lombardia hanno sede imprese con unità locali fuori regione). La crescita delle Unità locali nel
quinquennio 91-96 è pari al 6,7 %; parrebbe quindi che il tasso di crescita delle UL sia aumentato
nel 1996-2001, rispetto al quinquennio precedente. Secondo l’ultima rilevazione (1996) il numero
delle UL assommava a 8.673, con oltre 74.000 addetti; sia le imprese che le unità locali sono vicine
all'11,5% del totale nazionale, anche se in lieve calo (erano il 12% nel 1991), mentre gli occupati
sono di poco superiori al 17% del valore nazionale. La dimensione media delle unità locali
lombarde è nettamente superiore a quella italiana (del 50% circa), e tale rapporto si mantiene
pressoché invariato nel tempo. Tuttavia, sia a livello nazionale che regionale si registra nel tempo
una diminuzione del numero medio di addetti.
Tab. 1.11 - Imprese e Unità Locali operanti nel settore delle industrie alimentari
                                                            Addetti /                   Addetti
                               Imprese       Addetti                    Unità locali                 Addetti / U.L.
                                                            impresa                    (alle U.L.)
     Lombardia 1981               6.091        87.448            14,4        6.729         78.579            11,7
     Lombardia 1991               7.426        88.901            12,0        8.127         75.315             9,3
     Lombardia 1996               7.991        87.357            10,9        8.673         74.338             8,6

        Italia 1981              55.636       470.438             8,5       60.749       462.516               7,6
        Italia 1991              61.903       466.146             7,5       67.514       456.431               6,8
        Italia 1996              69.747       443.134             6,4       75.420       434.515               5,8

 Lombardia / Italia 1981           10,9%            18,6%      169,8%         11,1%         17,0%          153,4%
 Lombardia / Italia 1991           12,0%            19,1%      159,0%         12,0%         16,5%          137,1%
 Lombardia / Italia 1996           11,5%            19,7%      172,1%         11,5%         17,1%          148,8%
Fonte: ISTAT, Censimenti dell'industria e servizi

La dinamica temporale appena vista dipende anche dalla composizione delle imprese censite, ed in
particolare dal carattere artigiano o non dell'attività (tab. 1.12). Suddividendo le unità locali operanti
in regione e a livello nazionale secondo tale caratteristica, si può osservare: un aumento del numero
delle Unità locali e degli addetti per le imprese artigiane sia a livello lombardo che nazionale, con
un lieve incremento del peso della Lombardia; una riduzione tra il 1991 ed il 1996 delle unità locali
non artigiane operanti in Lombardia, di entità superiore a quella nazionale; un contemporaneo
incremento delle loro dimensioni medie, sia in assoluto sia rispetto al dato nazionale.

Tab. 1.12 - Unità Locali operanti nel settore delle industrie alimentari secondo il carattere
                                      Imprese non artigiane                          Imprese artigiane
                             Unità locali   Addetti     Addetti /U.L.   Unità locali     Addetti     Addetti /U.L
     Lombardia 1981             2.642       65.961            25,0         4.087         12.618             3,1
     Lombardia 1991             3.103       57.309            18,5         5.024         18.006             3,6
     Lombardia 1996             2.367       53.855            22,8         6.306         20.483             3,2

        Italia 1981            23.303       353.586            15,2       37.446       108.930               2,9
        Italia 1991            26.354       319.693            12,1       41.160       136.738               3,3
        Italia 1996            23.323       278.304            11,9       52.097       156.211               3,0

 Lombardia / Italia 1981          11,3%         18,7%         164,5%        10,9%          11,6%          106,1%
 Lombardia / Italia 1991          11,8%         17,9%         152,2%        12,2%          13,2%          107,9%
 Lombardia / Italia 1996          10,1%         19,4%         190,7%        12,1%          13,1%          108,3%
Fonte: ISTAT, Censimenti dell'industria e servizi

Dai censimenti dell’industria si possono ottenere anche dati separati per gruppi di imprese,
suddivise a seconda della specializzazione produttiva (tab. 1.13). Nella regione Lombardia
predominano, come del resto a livello nazionale, le industrie classificate nel gruppo “produzione di
altri beni alimentari”, con oltre 6.000 unità, che comprendono i produttori di panetteria e pasticceria
fresca, ed il cui dettaglio per sottogruppo verrà visto nella tab. 1.15. Considerando le dimensioni
delle unità locali per gruppo, si vede come le unità dei gruppi lavorazione del pesce e produzione di
bevande abbiano una dimensione superiore a quella media lombarde. Rispetto al dato nazionale, in
tutti i settori le dimensioni medie delle unità locali sono superiori. Ciò fa si che in Lombardia si
concentri il 17,1% degli addetti nazionali, con punte del 28,1% per il settore lattiero-caseario e del
21,2% in quello della lavorazione delle carni.
Tab. 1.13 - Ripartizione delle unità locali e degli addetti nel 1996 per gruppo
                                         Lombardia                         Italia
           Gruppo                  Unità          Addetti        Unità            Addetti
15.1 Carni                              724           11.386         4.410             53.751
15.2 Pesce                                21              685           460             7.602
15.3 Frutta e ortaggi                   114            1.478         2.169             26.964
15.4 Oli e grassi                         77              883        5.432             18.130
15.5 Lattiero-caseari                   906           14.371         7.028             51.185
15.6 Granaglie                          249            2.025         2.492             13.489
15.7 Mangimistica                       132            1.978            817            10.529
15.8 Altri alimentari                6.138            35.245        48.729           213.276
15.9 Bevande                            312            6.287         3.883             39.589
TOTALE ALIMENTARI                    8.673            74.338        75.420           434.515
                                      Addetti per U.L.            % Lombardia / Italia
             Gruppo              Lombardia         Italia        Unità            Addetti
15.1 Carni                             15,7              12,2          16,4%             21,2%
15.2 Pesce                             32,6              16,5           4,6%              9,0%
15.3 Frutta e ortaggi                  13,0              12,4           5,3%              5,5%
15.4 Oli e grassi                      11,5                3,3          1,4%              4,9%
15.5 Lattiero-caseari                  15,9                7,3         12,9%             28,1%
15.6 Granaglie                           8,1               5,4         10,0%             15,0%
15.7 Mangimistica                      15,0              12,9          16,2%             18,8%
15.8 Altri alimentari                    5,7               4,4         12,6%             16,5%
15.9 Bevande                           20,2              10,2           8,0%             15,9%
TOTALE ALIMENTARI                        8,6               5,8         11,5%             17,1%
Fonte: ISTAT, Censimento intermedio industria e servizi, 1996

Nella prima parte della tab. 1.14 vengono posti a confronto i dati per gruppi di imprese in occasione
delle tre rilevazioni censuarie, mentre nella seconda parte della tabella viene riportato il numero di
unità locali, sempre per gruppi.
Analizzando le variazioni tra le diverse rilevazioni del numero di unità locali e del numero di
addetti, riportate nella terza parte della tabella, si nota una tendenza differenziata.
Da un lato il numero di unità locali, nei quindici anni tra la prima e l’ultima rilevazione, è
aumentato del 29%, mentre dall'altro il numero di addetti è calato del 5%.
Le modificazioni sono state di diverso segno per i singoli comparti: sono infatti calate le unità locali
specializzate nella trasformazione delle carni, nel settore degli oli, nella trasformazione e
conservazione delle granaglie, nella mangimistica e nella produzione di bevande, mentre un
significativo aumento hanno avuto le unità che producono altri beni alimentari e per il gruppo del
latte e derivati; queste ultime sono inoltre le uniche che hanno visto un incremento continuo del
numero di addetti, che invece sono calati in tutti gli altri gruppi.
Crescono quindi le imprese e le unità locali, ma cala per il complesso del settore il numero degli
addetti sia totale che per ciascuna unità di produzione.
Rispetto alla dinamica media, pesantemente influenzata dal dato dei panifici e pastifici, i singoli
gruppi manifestano andamenti divergenti.
Nel settore della lavorazione delle carni si è verificata una significativa contrazione delle unità e
degli addetti ma una stabilità del numero medio di addetti per unità.
Il settore della lavorazione del pesce manifesta un trend tendenzialmente positivo ed un elevato
numero medio di addetti.
Le imprese che conservano e lavorano frutta e ortaggi, dopo la forte crescita della dimensione
media degli anni’80, sono cresciute ancora nei primi anni ’90, con un calo del numero di addetti
delle unità locali.
Le imprese e le UL del settore lattiero-caseario sono cresciute in termini numerici e, in misura
inferiore, come occupati, e quindi il numero medio di addetti è lievemente calato.
Nel settore della lavorazione delle granaglie si è assistito ad un dimezzamento delle imprese e delle
UL negli anni ’80, ed il calo è proseguito, in misura meno intensa nei primi anni ’90, con un
recupero di addetti che ha portato ad un incremento significativo del numero medio di occupati.
Una dinamica quasi analoga a quella appena vista si è avuta nel settore delle industrie
mangimistiche ed in quello delle bevande.

Tab. 1.14 - Imprese ed unità locali operanti nel settore delle industrie alimentari in
Lombardia
Imprese
                            Numero di imprese         Addetti nelle imprese        Numero medio di addetti
Gruppo            Anno    1981   1991      1996      1981     1991      1996       1981    1991     1996
15.1 Carni                   730     671      664    12.980 11.542 13.341            17,8    17,2      20,1
15.2 Pesce                    16       15      17       616       890       961      38,5    59,3      56,5
15.3 Frutta e ortaggi        118       97     103     1.088    1.675     1.890        9,2    17,3      18,3
15.4 Oli e grassi             90       53      64     1.316       606       625      14,6    11,4       9,8
15.5 Lattiero-caseari        665     594      801    21.783 22.402 22.844            32,8    37,7      28,5
15.6 Granaglie               526     257      226     3.996    2.457     2.367        7,6     9,6      10,5
15.7 Mangimistica            144     108      113     3.170    2.103     2.251       22,0    19,5      19,9
15.8 Altri alimentari      3.400   5.346    5.742    33.594 38.895 35.151             9,9     7,3       6,1
15.9 Bevande                 402     285      261     8.905    8.331     7.927       22,2    29,2      30,4
TOTALE                     6.091   7.426    7.991    87.448 88.901 87.357            14,4    12,0      10,9

Unità locali
                          Numero di Unità Locali     Addetti nelle unità locali    Numero medio di addetti
Gruppo             Anno   1981    1991     1996      1981      1991       1996     1981    1991     1996
15.1 Carni                   927     770      724    14.185 12.401 11.386            15,3    16,1      15,7
15.2 Pesce                    25      21        21      562        710       685     22,5    33,8      32,6
15.3 Frutta e ortaggi        126     110      114     1.082      1.681     1.478      8,6    15,3      13,0
15.4 Oli e grassi            104      70        77    1.680      1.252       883     16,2    17,9      11,5
15.5 Lattiero-caseari        737     673      906    13.728 13.224 14.371            18,6    19,6      15,9
15.6 Granaglie               559     277      249     3.193      1.890     2.025      5,7     6,8       8,1
15.7 Mangimistica            172     133      132     2.780      1.906     1.978     16,2    14,3      15,0
15.8 Altri alimentari      3.613   5.719    6.138    32.951 35.664 35.245             9,1     6,2       5,7
15.9 Bevande                 466     354      312     8.418      6.587     6.287     18,1    18,6      20,2
TOTALE                     6.729   8.127    8.673    78.579 75.315 74.338            11,7     9,3       8,6

Variazioni intercensuarie
                         Variazione del n° di unità locali            Variazione del n° di addetti
                          1991/81         1996/91      1996/81      1991/81       1996/91         1996/81
15.1 Carni                     -17%             -6%        -22%        -13%             -8%          -20%
15.2 Pesce                     -16%              0%        -16%         26%             -4%           22%
15.3 Frutta e ortaggi          -13%              4%        -10%         55%           -12%            37%
15.4 Oli e grassi              -33%            10%         -26%        -25%           -29%           -47%
15.5 Lattiero-caseari           -9%            35%          23%          -4%             9%            5%
15.6 Granaglie                 -50%           -10%         -55%        -41%              7%          -37%
15.7 Mangimistica              -23%             -1%        -23%        -31%              4%          -29%
15.8 Altri alimentari           58%              7%         70%           8%            -1%            7%
15.9 Bevande                   -24%           -12%         -33%        -22%             -5%          -25%
TOTALE                          21%              7%         29%          -4%            -1%           -5%
Fonte: ISTAT, Censimenti dell'industria e servizi
Un’analisi più dettagliata della distribuzione delle imprese e delle unità locali nella regione per
gruppo e sottogruppo, relativa al solo 1996, è riportata nella tab. 1.15. Da essa si può apprezzare
come il gruppo più consistente, quello della fabbricazione di altri prodotti alimentari, sia in gran
parte costituito da imprese che producono panetteria e pasticceria fresca e significativo è anche il
numero di quelle specializzate nella fabbricazione di paste alimentari. Queste unità sono in genere
di ridotte dimensioni, e quindi a carattere artigianale. Tralasciando queste ultime, si può notare
come un numero rilevante di addetti sia impiegato nelle industrie lattiero-casearie ed in quelle di
trasformazione delle carni. Significativo anche il numero di addetti alle industrie dei prodotti da
forno, della fabbricazione di omogeneizzati e alimenti dietetici, della produzione di bevande
analcoliche e di acque minerali.

Tab. 1.15 - Industrie alimentari operanti in Lombardia per gruppo e sottogruppo - 1996
                                                         Imprese            Addetti alle imprese             Unita' locali
                  Gruppo e sottogruppo                    numero     Totale   Indipendenti Dipendenti     Numero      Addetti
15.1 Produzione e lavorazione di carne                        664     13.341          1.078      12.263       724       11.386
    15.11 Carne esclusi i volatili                            378      4.071            593       3.478       405        4.100
    15.12 Carne di volatili                                     33     1.267              54      1.213        36        1.286
    15.13 Prodotti a base di carne                            253      8.003            431       7.572       283        6.000
15.2 Lavorazione e conservazione di pesce                       17       961              30        931        21          685
15.3 Lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi          103      1.890            157       1.733       114        1.478
    15.31 Lavorazione e conservazione delle patate               6       296               7        289         7          146
    15.32 Produzione di succhi di frutta e di ortaggi            8       499              13        486         8          227
    15.33 Lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi n.c.a.89     1.095            137         958        99        1.105
15.4 Fabbricazione di oli e grassi vegetali e animali           64       625              99        526        77          883
    15.41 Produzione di oli e grassi grezzi                     44       249              61        188        53          466
    15.42 Fabbricazione di oli e grassi raffinati               12       292              24        268        14          269
    15.43 Produzione di margarina e simili                       8        84              14         70        10          148
15.5 Industria lattiero-casearia                              801     22.844          1.488      21.356       906       14.371
    15.51 Trattamento e trasformazione del latte              375     21.653            795      20.858       443       13.156
    15.52 Fabbricazione di gelati                             426      1.191            693         498       463        1.215
15.6 Lavorazione delle granaglie e di prodotti amidacei       226      2.367            404       1.963       249        2.025
    15.61.1 Molitura dei cereali                              222      1.752            397       1.355       244        1.870
    15.61.2 Altre lavorazioni di semi e granaglie                4       615               7        608         5          155
15.7 Prodotti per l'alimentazione degli animali               113      2.251            181       2.070       132        1.978
    15.71 Prodotti per animali da allevamento                 101      2.142            164       1.978       117        1.814
    15.72 Prodotti per animali domestici                        12       109              17         92        15          164
15.8 Fabbricazione di altri prodotti alimentari             5.742     35.151         10.847      24.304     6.138       35.245
    15.81 Panetteria e pasticceria fresca                   4.630     18.153          9.086       9.067     4.926       17.847
    15.82 Fette biscottate e biscotti                         115      3.481            194       3.287       129        4.495
    15.83 Fabbricazione di zucchero                              -          -              -          -         1          131
    15.84 Cacao cioccolato caramelle e confetterie              84     3.788            144       3.644        96        4.385
    15.85 Fabbricazione di paste alimentari                   543      2.675            831       1.844       568        2.764
    15.86 Lavorazione del te' e del caffe'                    112        680            200         480       121          664
    15.87 Fabbricazione di condimenti e spezie                  14        92              20         72        16           84
    15.88 Fabbricazione di condimenti e spezie                   7     1.641               9      1.632         9          862
    15.89 Fabbricazione di omogeneizzati e dietetici          237      4.641            363       4.278       272        4.013
15.9 Industria delle bevande                                  261      7.927            440       7.487       312        6.287
    15.91 Fabbricazione di bevande alcoliche distillate         87     1.391            152       1.239        99        1.277
    15.92 Fabbricazione di alcool etilico                        3        55               5         50         5           40
    15.93 Fabbricazione di vino (non di uve proprie)          100        916            185         731       115          840
    15.96 Fabbricazione di birra                                 5     1.746               5      1.741         7        1.003
    15.97 Fabbricazione di malto                                 1        59               1         58         4           61
    15.98 Produzione di acque minerali e di bibite              62     3.744              89      3.655        78        3.050
    15.99 Fabbricazione di altre bevande analcoliche             3        16               3         13         4           16
TOTALE                                                      7.991     87.357         14.724      72.633     8.673       74.338

Fonte: ISTAT, Censimento intermedio industria e servizi, 1996
Poiché il censimento rileva le unità locali di tipo artigianale accanto a quelle più propriamente
industriali, appare interessante l’analisi dei dati per classe di addetti, riportata nella tab. 1.16. Si nota
in questo caso il tipico fenomeno per cui la maggior parte delle imprese è di piccola dimensione
(nel 1996 il 46% ha uno o due addetti e il 41% da tre a nove), mentre oltre il 60% degli addetti è
concentrato nel 6% delle imprese di media e grande dimensione (quelle con oltre 20 addetti).
Nel corso degli anni la struttura delle unità locali per classe di addetti è lievemente cambiata: le
imprese piccole (fino a 9 addetti) sono passate dall’83% all’87% del totale, quelle medie (fra dieci e
99 addetti) tendono a calare dal 14,6% all’11,3%, mentre quelle grandi (oltre 100 addetti) sono
sempre poco al di sopra del centinaio di unità. La distribuzione degli addetti per classe di ampiezza
delle unità locali si è andata polarizzando verso le piccole imprese. Nel corso degli anni
l'occupazione nelle grandi imprese è scesa dal 46% al 37,5% del totale, mentre nel 1981 il 32%
degli occupati era impiegato nelle medie unità, a fronte del 33% del 1996; il peso occupazionale
delle piccole unità si è spostato in termini percentuali dal 21,6%% al 29,4%.

Tab. 1.16 - Unità locali e addetti nell'industria alimentare – Regione Lombardia
                                           Unità locali                Addetti alle unità locali
     Classe addetti             1981          1991        1996     1981         1991           1996
     Valori assoluti
            1                    1.262         1.260       1.963    1.237       1.245         1.963
            2                    1.653         1.936       2.050    3.306       3.872         4.100
          3 -- 5                 1.977         2.998       2.754    7.326      11.192        10.124
          6 -- 9                   739           851         817    5.251       5.952         5.781
  Piccole imprese (1-9)         5.631         7.045       7.584    17.120      22.261        21.968
        10 -- 15                   432           417         396    5.237       5.004         4.815
        16 -- 19                   125           143         144    2.198       2.458         2.509
        20 -- 49                   305           318         325    9.199       9.612         9.663
        50 -- 99                   120            97         112    8.521       6.731         7.701
 Medie imprese (10-99)           982           975         977     25155       23805         24688
       100 -- 199                   63            58          65    8.551       8.408         9.234
       200 -- 249                   13            15          12    2.906       3.302         2.613
       250 -- 499                   26            24          28    9.654       9.143         9.424
       500 -- 999                   15            12           9    9.516       7.491         5.613
         > 1000                      4             1           1    6.273       1.282         1.079
 Grandi imprese (> 100)          121           110         115     36900       29626         27963
       TOTALE                    6.734         8.130       8.676   79.175      75.692        74.619
   Valori percentuali
         % 1-2                    43%           39%        46%        6%           7%           8%
         % 3-9                    40%           47%        41%       16%          23%          21%
        % 10-19                    8%            7%         6%        9%          10%          10%
        % 20-99                    6%            5%         5%       22%          22%          23%
       % 100-249                   1%            1%         1%       14%          15%          16%
        % > 250                    1%            0%         0%       32%          24%          22%
Fonte: ISTAT, Censimenti dell'industria e servizi

Con riferimento al solo anno 1996, si può osservare la distribuzione delle unità locali e degli addetti
per dimensione e gruppo (tab. 1.17). La presenza delle imprese di piccola dimensione è evidente
soprattutto nel gruppo degli altri beni alimentari (oltre 5.700 unità, pari a 2/3 di tutte le UL
alimentari regionali), mentre nel gruppo delle medie imprese vi è una presenza di industrie di
lavorazione delle carni e dei lattiero-caseari; le grandi imprese sono posizionate nel gruppo delle
lattiero-casearie (27 unità), degli altri beni alimentari (38 unità), della lavorazione delle carni (23)
ed in quello delle bevande (18 unità).
Tab. 1.17 - Unità locali e addetti nell'industria alimentare per gruppo e classe di addetti
          Regione Lombardia - 1996
      Unità locali                               Numero di addetti
                                                                                             TOTALE
Gruppo                      1-2        3-9       10-19      20-99      100-249     > 250
15.1 Carni                    327        180        108          85         17          7        724
15.2 Pesce                       8          5          4           2         1          1         21
15.3 Frutta e ortaggi           38         42        19          12          3          -        114
15.4 Oli e grassi               35         23          7         11          1          -         77
15.5 Lattiero-caseari         446        255         99          79         14         13        906
15.6 Granaglie                109          85        25          30           -         -        249
15.7 Mangimistica               27         53        19          32          1          -        132
15.8 Altri alimentari       2.909      2.821        226        144          25         13      6.138
15.9 Bevande                  114        107         33          40         14          4        312
TOTALE                      4.013      3.571        540        435          76         38      8.673

        Addetti                                 Numero di addetti
                                                                                             TOTALE
Gruppo                     1-2        3-9       10-19      20-99       100-249     >250
15.1 Carni                    412        946      1.524      3.247        2.433      2.824    11.386
15.2 Pesce                     11         24         60         91          101        398       685
15.3 Frutta e ortaggi          51        236        250        431          510          -     1.478
15.4 Oli e grassi              46        104        101        508          124          -       883
15.5 Lattiero-caseari         652      1.230      1.364      3.044        2.074      6.007    14.371
15.6 Granaglie                165        392        350      1.118             -         -     2.025
15.7 Mangimistica              37        304        270      1.222          145          -     1.978
15.8 Altri alimentari       4.530     12.134      2.958      5.884        4.042      5.697    35.245
15.9 Bevande                  159        535        447      1.750        2.206      1.190     6.287
TOTALE                      6.063     15.905      7.324     17.295       11.635     16.116    74.338
Fonte: ISTAT, Censimento intermedio industria e servizi, 1996



L’ubicazione delle unità locali delle industrie alimentari è legata al territorio. L’analisi della
collocazione territoriale delle unità locali può essere svolta, solo per il 1996, in relazione al Sistema
locale del lavoro (SLL) nel quale sono inserite (tab. 1.18).
Nella regione Lombardia vi sono settanta sistemi locali del lavoro totalmente compresi nell’ambito
regionale, mentre alcuni comuni della parte sud-orientale della regione fanno capo a sistemi locali
di altre regioni.
Nella tabella sono riportati, oltre al numero di UL e addetti delle industrie alimentari anche quelli
delle industrie manifatturiere e delle imprese totali. Il peso delle attività alimentari viene misurato,
nelle ultime tre colonne, rispetto al complesso delle imprese manifatturiere (numero e addetti) e agli
addetti di tutti i settori.
Tale peso è molto scarso e, in termini di addetti, pari al 2,5% dell'occupazione totale ed al 5,9% di
quella delle industrie manifatturiere, mentre è del 6,9% se misurato sul numero di unità locali
manifatturiere. Le differenze tra i singoli sistemi locali del lavoro: rispetto alla media regionale
valori elevati di addetti all'industria alimentare si riscontrano in tre SLL montani (Premana,
Chiavenna e Sondalo) e in 6 della pianura (Sant'Angelo, Crema, Cremona, Soresina, Marcaria e
Viadana); l'incidenza degli addetti sul totale delle imprese manifatturiere si presenta nettamente
superiore alla media regionale oltre che nei SLL appena citati in quelli di Bormio, Sondrio, Limone
sul Garda, Varzi e Sermide.
Tab. 1.18 - Distribuzione delle Unità Locali alimentari e totali per Sistema locale del lavoro
          Regione Lombardia - 1996

                            Industrie Alimentari Industrie manifatturiere     Totale imprese           Peso alimentare
Sistema locale del Lavoro     U.L.       addetti    U.L.       addetti       U.L.      addetti % U.L.man. % add.man % add.tot
Busto Arsizio                    259       1.597     5.888       59.616      25.423     111.579       4%         3%       1%
Gallarate                        159         687     4.259       40.336      14.601      70.163       4%         2%       1%
Luino                              52        199        433       3.005       3.060       9.623      12%         7%       2%
Sesto Calende                    109         539     1.640       19.499       7.383      33.564       7%         3%       2%
Varese                           201       1.782     3.441       36.722      18.205      77.692       6%         5%       2%
Bellagio                           19          52       167         652         698       1.714      11%         8%       3%
Campione d'Italia                  19          54        97         274         789       1.730      20%        20%       3%
Como                             358       2.961     6.664       68.358      30.777     139.806       5%         4%       2%
Lecco                            265       2.323     4.942       54.857      21.432      99.461       5%         4%       2%
Menaggio                           44        141        248       2.112       1.920       6.186      18%         7%       2%
Porlezza                           15          37        67         278         646       1.663      22%        13%       2%
Premana                            37        451        442       2.778       1.541       5.108       8%        16%       9%
Bormio                             42        391        178         831       1.616       6.296      24%        47%       6%
Chiavenna                          48        611        210       1.761       1.380       5.105      23%        35%      12%
Chiesa in Valmalenco                7          21        53         205         501       1.346      13%        10%       2%
Morbegno                           91        920        682       6.419       3.842      15.172      13%        14%       6%
Sondalo                            21        177         97         894         624       2.292      22%        20%       8%
Sondrio                          104         720        504       2.983       3.945      13.971      21%        24%       5%
Tirano                             30        115        125         769         987       2.952      24%        15%       4%
Desio                            328       2.136    10.390       77.465      36.771     143.159       3%         3%       1%
Lodi                             105       1.353     1.385       13.162       9.137      35.127       8%        10%       4%
Milano                         1.819      20.932    33.790     358.829      242.044 1.162.330         5%         6%       2%
Sant'Angelo Lodigiano              75      1.176        611       4.915       3.980      12.468      12%        24%       9%
Albino                             96        330     1.468       17.025       6.719      28.979       7%         2%       1%
Bergamo                          474       3.161     6.414       79.131      37.209     174.557       7%         4%       2%
Clusone                            66        178        459       4.627       2.926      10.229      14%         4%       2%
Lovere                             78        353        755       7.270       4.288      16.610      10%         5%       2%
Romano di Lombardia              109         487     1.152       12.744       6.587      25.680       9%         4%       2%
Treviglio                        203       2.966     2.732       28.713      12.910      55.835       7%        10%       5%
Vilminore di Scalve                 2            6       74         451         345       1.038       3%         1%       1%
Zogno                              71        669        455       5.635       2.854      11.183      16%        12%       6%
Brescia                          479       2.488     6.103       60.229      32.491     142.798       8%         4%       2%
Chiari                             99        885     1.127       11.563       5.928      24.616       9%         8%       4%
Darfo Boario Terme                 76        505        713       6.584       4.408      16.899      11%         8%       3%
Desenzano del Garda              105         853     1.096        9.414       6.141      22.779      10%         9%       4%
Edolo                              26          55       254       1.716       1.556       5.165      10%         3%       1%
Gambara                            41        310        418       4.029       1.598       6.430      10%         8%       5%
Iseo                               80        304     1.017       11.079       4.707      19.505       8%         3%       2%
Limone sul Garda                    6          32        20           57        394       1.173      30%        56%       3%
Lumezzane                          56        208     2.051       19.856       5.239      27.379       3%         1%       1%
Manerbio                           71        556     1.015       11.758       3.757      18.084       7%         5%       3%
Montichiari                        82        541     1.059        9.500       4.134      17.024       8%         6%       3%
Orzinuovi                          49        354        521       4.317       2.350       8.647       9%         8%       4%
Palazzolo sull'Oglio               66        282     1.783       17.838       6.063      29.188       4%         2%       1%
Ponte di Legno                      8          19        63         206         573       1.454      13%         9%       1%
Pontevico                          16          52       181       2.354         746       3.626       9%         2%       1%
Quinzano d'Oglio                   17          67       159       1.441         518       2.251      11%         5%       3%
Salo'                              98        536     1.031        7.843       5.267      17.864      10%         7%       3%
Toscolano-Maderno                  23          57       119         778       1.103       3.126      19%         7%       2%
Vestone                            29          76       656       6.684       1.887       9.268       4%         1%       1%

(segue)
Tab. 1.18 (segue) - Distribuzione delle Unità Locali alimentari e totali per S.L.L.
                   Regione Lombardia - 1996
                             Industrie Alimentari Industrie manifatturiere     Totale imprese           Peso alimentare
Sistema locale del Lavoro      U.L.       addetti    U.L.       addetti       U.L.      addetti % U.L.man. % add.man % add.tot
Mede                                36        268        406       3.463       2.000       7.062       9%         8%       4%
Mortara                             52        319        503       4.962       2.534       9.901      10%         6%       3%
Pavia                             171       1.890     2.058       19.678      13.878      50.510       8%        10%       4%
Stradella                           80        489        523       3.346       3.330       9.835      15%        15%       5%
Varzi                               26        107        104         530         887       1.936      25%        20%       6%
Vigevano                          182       1.180     3.462       38.258      15.385      69.751       5%         3%       2%
Voghera                           107         742        757       6.477       5.628      19.976      14%        11%       4%
Casalmaggiore                       52        502        442       4.470       2.321       8.529      12%        11%       6%
Castelleone                         14        128        275       2.587         991       4.183       5%         5%       3%
Crema                             210       1.949     1.273       12.624       6.773      27.348      16%        15%       7%
Cremona                           163       3.462     1.242       13.539       8.281      34.465      13%        26%      10%
Soresina                            24        396        237       2.052       1.306       4.429      10%        19%       9%
Castel Goffredo                     84        732        997      12.658       3.730      19.140       8%         6%       4%
Castiglione delle Stiviere          93        965        735       9.504       3.432      16.070      13%        10%       6%
Mantova                           251       2.099     1.439       15.605      10.768      43.105      17%        13%       5%
Marcaria                            78      1.304        341       3.057       1.839       6.150      23%        43%      21%
Ostiglia                            92        488        578       4.196       2.753       9.276      16%        12%       5%
Sermide                             27        193        135       1.048         694       2.831      20%        18%       7%
Suzzara                           124         853        735       8.157       3.161      13.860      17%        10%       6%
Viadana                             55        692        419       3.974       1.852       7.100      13%        17%      10%
Storo                                5          12        63         290         304         762       8%         4%       2%
Isola della Scala                   14        117         89         952         437       1.691      16%        12%       7%
Piacenza                             3          27        45         411         162       1.190       7%         7%       2%
Totale                          8.676      74.619   126.066 1.271.400        686.446 3.028.994         7%         6%       2%
Fonte: ISTAT, Censimento intermedio industria e servizi, 1996


L’ultima informazione relativa alle unità locali dell’industria alimentare della regione Lombardia è
costituita dalla loro suddivisione per forma giuridica (tab. 1.19). Quasi la metà delle unità è
registrata come impresa individuale, il 37% come società di persone, mentre solo il 14% è costituito
da società di capitale; limitato, ma significativo, il numero delle cooperative, pari a 220 in valore
assoluto ed al 3% sul totale delle unità. La distribuzione degli occupati nelle unità locali per forma
giuridica è invece notevolmente diversa: ben il 61% degli addetti è occupato presso le società di
capitale, mentre le imprese individuali occupano solamente il 14% degli addetti e le società di
persone il 20%, mentre un ulteriore 5% è occupato dalle cooperative.

Tab. 1.19- Distribuzione delle Unità Locali dell'industria alimentare e degli addetti per forma
giuridica – Regione Lombardia - 1996

                               Impresa         Società di       Società di   Società
Unità locali Gruppo                                                                     Altra forma            TOTALE
                             individuale        persone          capitale  cooperativa
15.1 Carni                          276              222              206          17             3                  724
15.2 Pesce                            4                 6              11            -            -                   21
15.3 Frutta e ortaggi                23               28               57            6            -                  114
15.4 Oli e grassi                    13               22               29            9            4                   77
15.5 Lattiero-caseari               264              287              197         151             7                  906
15.6 Granaglie                       78               92               75            4            -                  249
15.7 Mangimistica                    11               25               86            9            1                  132
15.8 Altri alimentari             3.256            2.434              441            6            1                6.138
15.9 Bevande                         58               87              145          18             4                  312
TOTALE                            3.983            3.203            1.247         220            20                8.673
% sul totale                         46%              37%              14%           3%           0%                 100%
Tab. 1.19- (segue)Distribuzione delle Unità Locali dell'industria alimentare e degli addetti per
forma giuridica – Regione Lombardia - 1996
                          Impresa      Società di    Società di     Società
Addetti Gruppo                                                                  Altra forma   TOTALE
                        individuale     persone       capitale    cooperativa
15.1 Carni                     578         1.777         8.154          874             3      11.386
15.2 Pesce                      14            32           639              -           -         685
15.3 Frutta e ortaggi           74           165         1.056          183             -       1.478
15.4 Oli e grassi               30            93           742            13            5         883
15.5 Lattiero-caseari          605         1.472         9.600        2.212           482      14.371
15.6 Granaglie                 150           429         1.393            53            -       2.025
15.7 Mangimistica               40           185         1.478          272             3       1.978
15.8 Altri alimentari        8.474        10.171        16.495          104             1      35.245
15.9 Bevande                   133           455         5.466          171            62       6.287
TOTALE                      10.098        14.779        45.023        3.882           556      74.338
% sul totale                  14%           20%           61%            5%           1%        100%
Fonte: ISTAT, Censimento intermedio industria e servizi, 1996

1.5.4 La struttura dell'agricoltura lombarda dopo il V Censimento

a) Fenomeni generali a livello regionale
I dati definitivi ottenuti sulla base delle elaborazioni dei questionari di rilevazione del V°
Censimento Generale dell'Agricoltura, svoltosi tra la fine del 2000 e l'inizio del 2001, indicano che
l'agricoltura lombarda ha attraversato negli anni novanta dello scorso secolo una fase di profonda
ristrutturazione. Il processo di riorganizzazione della struttura produttiva ha portato alla riduzione
complessiva del numero di aziende e della superficie aziendale ed al contemporaneo aumento della
dimensione media, con un consistente rafforzamento strutturale.
Il primo dato, all'apparenza il più eclatante, riguarda proprio la diminuzione del numero di aziende
agricole: dalle 132.000 unità del 1990 esse sono scese nel 2000 a poco più di 74.500, con un calo
del 43,6%. Occorre tuttavia osservare come il numero di aziende censite si avvicini oggi a quello
delle imprese "vere", quale ad esempio quello delle unità iscritte al registro delle Camere di
Commercio o ancora quello che si desume dalle domande di indennità per i seminativi, mentre in
passato (ed ancor oggi in altre regioni) non si riscontrava una analoga coincidenza.
La dinamica lombarda presenta caratteristiche del tutto particolari nell’ambito nazionale (tab. 1.20)
La diminuzione delle aziende a livello nazionale è stata, infatti, pari al 14,2%, con cali
particolarmente consistenti nelle regioni del Nord, mentre nel Centro, Sud ed Isole la contrazione è
stata inferiore al 10%. Opposta la dinamica del calo delle superfici, sia di quella totale che di quella
utilizzata, maggiore al sud e nelle isole e inferiore alla media nel centro-nord ed in particolare in
Lombardia. Di conseguenza è cresciuto il divario dimensionale tra le aziende lombarde e quelle
delle altre aree.
Tab. 1.20 - Confronti regionali dei principali dati censuari del 1990 e 2000
                Lombardia      Nord-ovest      Nord-est       Centro           Sud           Isole            Italia
                                                  Aziende agricole
   2000              74.501        245.631        395.088       477.973        996.360       478.038          2.593.090
   1990             132.160        407.897        497.001       527.393 1.068.978            522.075          3.023.344
   Var.%              -43,6           -39,8          -20,5           -9,4          -6,8          -8,4             -14,2
                                          Superficie agricola totale (ettari)
   2000           1.413.415      3.310.059 4.167.893 4.047.900 4.863.832                    3.217.411 19.607.094
   1990           1.601.325      3.910.956 4.606.357 4.501.421 5.719.048                    3.964.573 22.702.356
   Var.%              -11,7           -15,4            -9,5         -10,1         -15,0         -18,8      -13,6
                                       Superficie agricola utilizzata (ettari)
   2000           1.035.792      2.237.883 2.620.242 2.453.142 3.596.829                    2.304.556 13.212.652
   1990           1.104.278      2.413.604 2.792.715 2.707.047 4.175.402                    2.957.130 15.045.899
   Var.%                -6,2            -7,3           -6,2          -9,4         -13,9         -22,1      -12,2
                                         Superficie media aziendale (ettari)
   2000               19.03         13.49            9.25          8.47          4.88              6.74             7.57
   1990               12.17           9.61           8.10          8.55          5.35              7.63             7.52
 Variaz. ha            6.86           3.89           1.16         -0.07         -0.47             -0.88             0.05
                               Superficie agricola utilizzata media aziendale (ettari)
   2000               14.37           9.57           6.73          5.22          3.63              4.85             5.18
   1990                8.74           6.22           5.56          5.20          3.92              5.70             5.06
 Variaz. ha            5.63           3.35           1.17          0.03         -0.30             -0.84             0.12
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura



Occorre inoltre constatare come la riduzione dell'ultimo decennio si inserisca in un quadro di
progressivo calo delle unità aziendali che in Lombardia, secondo i dati dei primi tre Censimenti,
erano pari a 343.000 nel 1961, a 222.000 nel 1970 ed a 162.000 nel 1982; la diminuzione delle
aziende negli anni novanta non costituisce quindi una novità, ma tutt'al più denota come il
fenomeno si manifesti con ritmi più intensi rispetto al passato. Se si calcolano i tassi medi annui
composti di variazione (TAV %) si vede infatti che a fronte di una riduzione media annua del 2,6%
negli anni '70 ed '80, nell'ultimo decennio il fenomeno si è accelerato, con una diminuzione media
del 5,5% annuo (tab.1.21).

Tab. 1.21 - Dinamica delle principali caratteristiche delle aziende agricole lombarde
                                              1961          1970          1982        1990                2000
Aziende (000)                                    343           222           163         132                  75
Tasso medio annuo variazione (TAV %)                           -4,72%      -2,56%         -2,56%           -5,57%
Superficie (000 ha)                             1.910         1.793        1.697          1.601            1.413
Tasso medio annuo variazione (TAV %)                           -0,70%      -0,46%         -0,72%           -1,24%
SAU (000 ha)                                      n.d.        1.221        1.162          1.104            1.036
Tasso medio annuo variazione (TAV %)                              n.d.     -0,41%         -0,64%           -0,64%
 - Seminativi (000 ha)                            n.d.          776         760            759              722
 - Legnose (000 ha)                               n.d.            44          43             37               32
 - Foraggere (000 ha)                             n.d.          401         359            308              271
Superficie media (ha)                             5,57          8,16       10,51          12,17            19,03
SAU media (ha)                                    n.d.          5,80        7,69           8,74            14,37
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura
b) la ristrutturazione aziendale

Il secondo fenomeno degno di nota è rappresentato dalla riduzione delle superfici agricole: il calo è
più evidente se si considera la superficie agricola totale (-11,7%), meno rilevante se si osserva la
variazione della superficie agricola utilizzata (SAU), pari al -6,2% nel decennio trascorso. Mentre il
primo dato risente soprattutto dell'abbandono delle superfici non utilizzate (quali i boschi), il
secondo rappresenta un fenomeno quasi "fisiologico" legato all'espandersi delle aree urbane o
industriali ed allo sviluppo delle infrastrutture. Ragionando anche in questo caso in termini di tassi
medi annui composti di variazione (TAV %), si vede come il calo della Superficie agricola totale
sia proceduto negli anni '90 ad un ritmo pressoché doppio (-1,24%) rispetto al decennio precedente
(-0,72%), mentre la riduzione media annua della Sau sia rimasta stabile, pari allo -0,64%,
corrispondente in termini assoluti a circa 7.000 ettari/anno.
Come conseguenza delle diverse dinamiche del numero di aziende e della superficie agricola vi è
stato un deciso aumento delle superfici medie aziendali: quella totale passa infatti dai 12.17 ettari
del 1990 agli attuali 19.03, mentre la Sau media cresce da 8.74 a 14.37 ettari (+64%), avvicinandosi
ai valori medi europei. L'incremento della superficie media si situa attorno al 5% annuo, ben al di
sopra dei tassi di incremento dei decenni precedenti. Confrontando, sulla base dei dati censuari
definitivi, la distribuzione delle aziende per classe di ampiezza del 2000 con quella del 1990
(tab.1.22), si può osservare come l'incremento della dimensione media aziendale non sia soltanto
dovuto alla scomparsa delle aziende di minore dimensione e delle relative superfici, ma anche a
consistenti trasferimenti di superfici agricole verso aziende di maggiore dimensione. Il calo di
aziende è stato fortissimo nelle prime tre classi di ampiezza (< 5 ha) e diviene via via meno
consistente nelle classi successive (fino ai 50 ha); nelle ultime due classi (tra 50 e 100 ed oltre 100
ettari) si ha un forte incremento sia del numero di aziende che delle superfici utilizzate. Nelle classi
superiori a 50 ettari oggi il 6% delle imprese concentra oltre il 50% della SAU regionale, contro il
40% di dieci anni fa.

Tab. 1.22 - Confronto della distribuzione delle aziende agricole lombarde per classe di SAU
                             Censimento 2000                 Censimento 1990             Var % 2000/1990
    Classe SAU
                         Aziende        SAU (ha)          Aziende      SAU (ha)       Aziende        SAU
   Meno di 1 ha             16.926          8.122           43.577        19.393       -61,2%         -58,1%
      1 -- 2                10.083         14.333           19.884        28.134       -49,3%         -49,1%
      2 -- 5                13.848         44.768           23.727        75.443       -41,6%         -40,7%
     5 -- 10                 9.897         70.978           14.885       105.496       -33,5%         -32,7%
     10 -- 20                8.992        127.377           11.823       166.154       -23,9%         -23,3%
     20 -- 50                7.953        246.592            8.650       264.346         -8,1%         -6,7%
    50 -- 100                2.905        200.233            2.611       177.927        11,3%          12,5%
   100 ed oltre              1.491        323.389            1.204       267.384        23,8%          20,9%
       Totale               72.095        1.035.792        126.361        1.104.278    -42,9%         -6,2%
                                 % 2000                           % 1990                 SAU media (ha)
    Classe SAU
                         Aziende        SAU               Aziende        SAU           2000          1990
   Meno di 1 ha             23,5%         0,8%              34,5%          1,8%           0,48           0,45
      1 -- 2                14,0%         1,4%              15,7%          2,5%           1,42           1,41
      2 -- 5                19,2%         4,3%              18,8%          6,8%           3,23           3,18
     5 -- 10                13,7%         6,9%              11,8%          9,6%           7,17           7,09
     10 -- 20               12,5%        12,3%                9,4%        15,0%          14,17          14,05
     20 -- 50               11,0%        23,8%                6,8%        23,9%          31,01          30,56
    50 -- 100                4,0%        19,3%                2,1%        16,1%          68,93          68,15
   100 ed oltre              2,1%        31,2%                1,0%        24,2%         216,89        222,08
      Totale               100,0%       100,0%             100,0%        100,0%          14,37           8,74
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura
c) Le attività di allevamento
Un terzo dato rilevante riguarda la progressiva concentrazione e specializzazione degli allevamenti,
che continuano a rappresentare la parte più rilevante dell'attività agricola regionale (tab.1.23). Il
numero totale di aziende con allevamento, sulla base dei dati censuari, è più che dimezzato, da oltre
72.000 a meno di 36.000 unità; inferiore alla media è la riduzione degli allevamenti bovini, più forte
la contrazione di quelli suini. La riduzione è, inoltre, superiore alla media in montagna e collina ed
inferiore in pianura. Tenendo conto che nell'ultimo decennio i capi bovini sono calati del 18% e
quelli suini cresciuti del 32%, si può osservare come la taglia media degli allevamenti si sia
fortemente alzata: 82 bovini per allevamento (il doppio rispetto al 1982 ed il quadruplo rispetto al
1970); quasi 510 suini per allevamento, il triplo rispetto al 1990 e ben 23 volte in più rispetto al
1970. Questi dati confermano la progressiva "professionalizzazione" dell'attività di allevamento e la
specializzazione produttiva delle imprese e pongono la Lombardia nelle posizioni più avanzate non
solo in sede nazionale ma anche europea.

Tab. 1.23 - Dinamica delle principali caratteristiche degli allevamenti lombardi
                                           1961           1970            1982        1990        2000
Allevamenti totali (000)                        212            165           102             72          36
Tasso medio annuo variazione (TAV %)                       -2,73%         -3,93%      -4,26%      -7,32%
Allevamenti bovini (000)                        164              90              50          35          20
Allevamenti suini (000)                         n.d.             55              28          16           7
% Allevamenti / aziende totali                 62%            75%           63%         55%         48%
% Allevamenti bovini / aziende totali          48%            40%           31%         26%         26%
Capi bovini (000)                             1.809          1.805         2.083       1.961       1.605
Capi suini (000)                                595          1.188         2.750       2.880       3.809
Bovini / allevamento                           11,0           20,1           41,8        56,1        81,6
Suini / allevamento                             n.d.          21,6           97,9       181,3       508,8

Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura

Gli allevamenti bovini, attualmente oltre 19.700, sono diminuiti a livello regionale del 43,5% (tab.
1.24). Il calo si verifica in modo pressoché uniforme in tutti gli ambiti territoriali con un picco del
-49,5% in collina.
Parallelamente si registra anche una diminuzione del numero di capi, più contenuto e pari al 18%;
ne consegue un aumento del numero medio di capi per azienda, che passa da 56 a 82 unità a livello
regionale e da 94 a 140 nelle zone di pianura, dove è concentrato l’88% del patrimonio bovino
regionale.
L'incremento delle dimensioni aziendali si verifica anche nelle zone di collina e di montagna dove
in alcuni casi vengono conseguite produzioni di pregio tipiche e legate al territorio.
Ancora più netta la diminuzione delle aziende con allevamenti suini pari a poco più di 7.000 unità
nel 2000, con una riduzione del 53%. La diminuzione si verifica in tutte le aree regionali con livelli
superiori nelle aree di montagna e collina. Relativamente al numero di capi si registra in Lombardia
un aumento del 32% del patrimonio tutto concentrato nelle aree di pianura (+35%), mentre si
segnala un rilevante calo nelle aree montane (-36%) e una situazione quasi stazionaria (-6%) nelle
aree collinari. Da questi dati si desume quindi come nelle zone montane sussistano allevamenti di
tipo "familiare", mentre nelle zone di pianura, dove si concentra il 96% del patrimonio regionale,
sono presenti grandi allevamenti "industriali" dalle dimensioni medie di 1.110 capi per azienda; in
collina vi è una situazione intermedia.
Tab 1.24 - Aziende con allevamenti e relativo numero di capi per categorie di bestiame e zona
altimetrica ai Censimenti 1990 e 2000
                 Bovini e bufalini                   Suini                   Ovini e caprini            Altri     Totale
            Alleva-                N°    Alleva-                N°      Alleva-              N°        Alleva-    Alleva-
                        Capi                         Capi                         Capi                  menti      menti
             menti               medio    menti                medio     menti             medio
Lombardia
  2000        19.719 1.609.013 81,6          7.487 3.809.192 508,8            5.258 141.850     27,0    16.872      33.765
  1990        34.920 1.960.565 56,1         15.880 2.879.745 181,3            8.660 146.466     16,9    56.549      72.195
  Var%       -43,5% -17,9% 45,3%           -52,9%     32,3% 180,6%          -39,3% -3,2%      59,5%     -70,2%     -53,2%
Montagna
  2000         6.414     89.758  14,0        3.004    16.805      5,6         3.790 92.208      24,3      5.870     11.426
  1990        11.576   111.748    9,7        7.262    25.938      3,6         6.227 96.141      15,4    22.790      28.027
  Var%       -44,6%     -19,7% 45,0%       -58,6%    -35,2%    56,6%        -39,1% -4,1%      57,6%     -74,2%     -59,2%
 Collina
  2000         2.736   119.526   43,7        1.190   136.627 114,8              732 18.217      24,9      3.187      5.458
  1990         5.419   161.967   29,9        2.732   144.862    53,0          1.121 20.542      18,3    11.060      12.962
  Var%       -49,5%     -26,2% 46,2%       -56,4%      -5,7% 116,5%         -34,7% -11,3%     35,8%     -71,2%     -57,9%
 Pianura
  2000        10.088 1.413.453 140,1         3.293 3.655.760 1.110,2            736 31.425      42,7      7.815     16.881
  1990        17.925 1.686.850  94,1         5.886 2.708.945 460,2            1.312 29.783      22,7    22.699      31.206
  Var%       -43,7% -16,2% 48,9%           -44,1%     35,0% 141,2%          -43,9% 5,5%       88,1%     -65,6%     -45,9%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, V Censimento generali dell'agricoltura

Anche per quanto riguarda gli allevamenti ovi-caprini vi è un aumento della dimensione media,
dovuto alla riduzione del numero di aziende (-39%) e alla stabilità dei capi allevati (-3%); la
consistenza dei capi allevati è in aumento in pianura (+5%) ed in riduzione in montagna (-4%) e in
collina (-11%).
L'attività produttiva nelle aree montane resta fortemente legata alla pratica dell'allevamento: mentre
in collina e pianura la percentuale di aziende con bestiame è scesa di oltre dieci punti nell'ultimo
decennio, in montagna questa è rimasta sostanzialmente stabile, pari al 62%. Ciò fa ritenere
indispensabile e prioritaria la salvaguardia delle attività e delle produzioni zootecniche nelle aree
montane, essenziale mezzo per preservare la presenza umana sul territorio.

d) Le caratteristiche della manodopera
Parallelamente alla rilevante riduzione del numero di aziende, nel corso dell'ultimo decennio si è
verificata una netta contrazione del numero di persone coinvolte nell'attività agricola e della
quantità di lavoro svolto. La dinamica recente si inserisce in un processo di lungo periodo che vede
diminuire nettamente il fabbisogno di manodopera e aumentare la produttività del lavoro (tab. 1.25).
Anzitutto occorre osservare come la riduzione del numero di persone presenti in azienda
(conduttore e suoi familiari e salariati fissi) sia stata superiore, nell'ultimo decennio, a quella del
numero di aziende e analoga dinamica presenti il numero di lavoratori agricoli. Il volume di lavoro
svolto (misurato in giornate) si è invece ridotto in misura minore rispetto a quello dei lavoratori e
superiore rispetto al calo delle superfici. Si può quindi dire, da un lato, che i lavoratori agricoli del
2000 sono più impegnati a tempo pieno rispetto al passato, e dall'altro che è aumentata la loro
produttività, misurata in termini di giornate di lavoro per ettaro: quest'ultimo indicatore è passato
nell'ultimo decennio da 29,56 a 21,88 giornate/ettaro con un calo relativo del 26% e, estendendo
l'analisi al trentennio 1970-2000 si vede come il fabbisogno di lavoro per unità di superficie sia più
che dimezzato (-60%).
Tab 1.25 - Caratteristiche del lavoro nell'agricoltura lombarda
                                                                                              Var %         Var %
                                   2000          1990           1982            1970
                                                                                            2000/1990     2000/1970
Aziende                              74.501       132.160       162.636          221.996      -43,6%        -66,4%
SAF (ettari)                      1.413.415     1.601.325     1.696.794        1.793.130      -11,7%        -21,3%
SAU (ettari)                      1.035.792     1.104.278     1.162.257        1.264.923       -6,2%        -18,1%
Persone in azienda                  232.994       434.939           n.d.             n.d.     -46,4%           n.d.
Lavoratori                          180.128       328.256           n.d.             n.d.     -45,1%           n.d.
Giornate di lavoro               22.664.576    32.641.391    42.206.730       68.538.210      -30,6%        -66,9%
Persone / azienda                      3,13          3,29           n.d.             n.d.      -5,0%           n.d.
Lavoratori / azienda                   2,42          2,48           n.d.             n.d.      -2,7%           n.d.
Giornate / azienda                      304           247           259              309       23,2%         -1,6%
Giornate / ettaro SAF                 16,04         20,38         24,87            38,22      -21,3%        -58,0%
Giornate / ettaro SAU                 21,88         29,56         36,31            54,18      -26,0%        -59,6%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura

Nell'ultimo decennio la riduzione ha riguardato tutte le categorie di lavoratori, ma in misura più
accentuata la manodopera familiare (-46,8%) rispetto a quella salariata (-30,9%). I dati riportati
nella tab. 1.26 evidenziano una maggiore "professionalizzazione" dei conduttori che mediamente
aumentano da 115 a 151 il numero di giornate di lavoro svolte, ed una consistente riduzione degli
altri familiari e parenti del conduttore (anch'essi maggiormente coinvolti nell'attività produttiva).

Tab 1.26 - Caratteristiche del lavoro per categorie di manodopera nell'agricoltura lombarda
                                             V Censimento 2000                           IV Censimento 1990
                                    Persone      Lavoratori     Giornate        Persone       Lavoratori      Giornate
Conduttore                             73.104        73.104      11.041.228      129.734        129.734       14.892.801
Coniuge del conduttore                 45.437        45.437       2.308.539       85.461         85.461        3.554.599
Altri familiari del conduttore         76.011        23.145       3.564.723      154.151         47.468        5.638.354
Altri parenti del conduttore           14.346        14.346       2.362.349       30.714         30.714        3.605.178
Totale Familiari                      208.898       156.032      19.276.839      400.060        293.377       27.690.932
Salariati fissi                        11.090        11.090       2.609.811       16.822         16.822        3.867.004
Salariati avventizi                    13.006        13.006         777.926       18.057         18.057        1.083.455
Totale salariati                       24.096        24.096       3.387.737       34.879         34.879        4.950.459
Totale manodopera                     232.994       180.128      22.664.576      434.939        328.256       32.641.391
                                      Variazioni percentuali 2000/1990                   Giornate / lavoratore
                                    Persone      Lavoratori     Giornate          2000           1990          Var %
Conduttore                           -43,7%        -43,7%         -25,9%           151,0          114,8        31,6%
Coniuge del conduttore               -46,8%        -46,8%         -35,1%            50,8           41,6        22,2%
Altri familiari del conduttore       -50,7%        -51,2%         -36,8%           154,0          118,8        29,7%
Altri parenti del conduttore         -53,3%        -53,3%         -34,5%           164,7          117,4        40,3%
Totale Familiari                     -47,8%        -46,8%         -30,4%           123,5           94,4        30,9%
Salariati fissi                      -34,1%        -34,1%         -32,5%           235,3          229,9          2,4%
Salariati avventizi                  -28,0%        -28,0%         -28,2%            59,8           60,0         -0,3%
Totale salariati                     -30,9%        -30,9%         -31,6%           140,6          141,9         -0,9%
Totale manodopera                    -46,4%        -45,1%         -30,6%           125,8           99,4        26,5%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura
La disaggregazione dei dati per fascia altimetrica (tab.1.27) evidenzia diversità nella distribuzione
del numero di aziende, delle superfici e del lavoro e dinamiche differenti nelle tre aree. In montagna
si riscontra un significativo aumento del lavoro per azienda, mentre in pianura questo si riduce.
Rispetto alla superficie la produttività del lavoro è massima in pianura e elevata in collina, anche in
relazione alla forte presenza delle colture arboree.
Tab 1.27 - Confronto della intensità di lavoro familiare per altimetria nell'agricoltura
lombarda
                                      Lombardia             Montagna                Collina            Pianura
Numero Aziende                             74.501               18.249                 14.896               41.356
Superficie SAU                          1.035.792              212.122                 96.913             726.757
Numero Lavoratori                         156.032               39.159                 30.610               86.263
Totale Giornate Lavoro                 19.276.839            4.138.278              3.642.759          11.495.802
% Aziende                                    100%                 24%                     20%                 56%
% SAU                                        100%                 20%                      9%                 70%
% Lavoratori                                 100%                 25%                     20%                 55%
% Giornate lavoro                            100%                 21%                     19%                 60%
Giornate / azienda 2000                        259                  227                    245                 278
Giornate / azienda 1990                        247                  151                    229                 326
Variazione %                                 4,8%                50,5%                   6,6%              -14,6%
Giornate / ettaro 2000                        18,6                 19,5                   37,6                15,8
Giornate / ettaro 1990                        29,6                 27,9                   55,6                26,4
Variazione %                               -37,0%               -30,1%                 -32,3%              -40,0%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura

Anche il censimento 2000 conferma un fenomeno noto e preoccupante, quello della senilizzazione
del lavoro agricolo (tab. 1.28). Osservando la distribuzione per classi di età dei componenti la
manodopera familiare si nota una forte presenza di anziani: oltre 1/4 dei lavoratori e quasi 1/3 dei
conduttori ha superato i 65 anni. Solo il 14,4% dei lavoratori familiari ha meno di 35 anni, mentre il
48,1% supera i 55 anni. Tale fenomeno, anche se meno rilevante in Lombardia rispetto al dato
nazionale, suscita forti interrogativi sulla futura consistenza delle aziende e delle famiglie
coltivatrici. Infatti, la piramide delle età dei lavoratori familiari porta a ritenere che non vi sarà nel
medio termine un sufficiente ricambio generazionale interno al settore agricolo e che ciò porterà ad
un'ulteriore forte riduzione del numero di aziende.

Tab 1.28 - Distribuzione della manodopera familiare per classi di età in Lombardia, 2000
                                                                               Totale
                                                 Altri      Parenti del                   Giornate    Giornate totali
                  Conduttore      Coniuge                                   lavoratori
                                               familiari    conduttore                   conduttore     familiari
                                                                             familiari
  Meno di 20            162            58         2.240          327            2.787        26.527       302.167
   20 -- 24             593           127         2.368          369            3.457       123.229       597.793
   25 -- 29           1.702           756         3.259          885            6.602       375.264     1.144.414
   30 -- 34           3.140         2.072         2.799        1.607            9.618       684.563     1.629.447
   35 -- 39           5.000         3.529         2.330        1.824           12.683     1.033.033     1.949.528
   40 -- 44           5.607         4.218         1.693        1.687           13.205     1.064.736     1.854.628
   45 -- 49           6.561         5.045         1.375        1.537           14.518     1.145.798     1.897.667
   50 -- 54           8.815         6.456         1.431        1.480           18.182     1.442.054     2.276.604
   55 -- 59           7.943         5.938         1.201        1.155           16.237     1.246.669     1.972.473
   60 -- 64           9.592         6.448         1.397        1.213           18.650     1.418.602     2.105.552
  65 ed oltre        23.989        10.790         3.052        2.262           40.093     2.480.753     3.546.566
    Totale           73.104        45.437       23.145        14.346          156.032    11.041.228    19.276.839
                                              Distribuzione percentuale
  Meno di 25          1,0%          0,4%         19,9%         4,9%            4,0%          1,4%           4,7%
   25 -- 34           6,6%          6,2%         26,2%        17,4%           10,4%          9,6%          14,4%
   35 -- 44          14,5%         17,0%         17,4%        24,5%           16,6%         19,0%          19,7%
   45 -- 54          21,0%         25,3%         12,1%        21,0%           21,0%         23,4%          21,7%
   55 -- 64          24,0%         27,3%         11,2%        16,5%           22,4%         24,1%          21,2%
  65 ed oltre        32,8%         23,7%         13,2%        15,8%           25,7%         22,5%          18,4%
    Totale          100,0%        100,0%       100,0%        100,0%          100,0%        100,0%         100,0%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, V Censimento generale dell'agricoltura
Un altro rilevante fattore di differenziazione delle caratteristiche del lavoro agricolo è costituito
dalla dimensione aziendale. I dati comparati relativi al numero di aziende, alla superficie, ai
lavoratori ed alle giornate di lavoro per classe di Sau, sia pure relativi alla sola forza lavoro
familiare (tab. 1.29) mostrano rilevanti differenze nella distribuzione percentuale delle diverse
variabili considerate. In particolare nelle piccole aziende (quelle inferiori ai 5 ha) che costituiscono
il 54,8% del totale regionale ed occupano il 6,5% della superficie si concentrano il 50,8% dei
lavoratori e il 30% delle giornate di lavoro; viceversa nelle grandi aziende (oltre i 20 ettari) che
sono il 16,6% del totale e coprono il 74,4% della Sau i lavoratori familiari sono il 20,8% del totale e
le giornate lavorate il 36,6%.
Il calcolo delle giornate di lavoro per azienda e per ettaro, riportato nella tab. 1.30 per classe di Sau
anche in raffronto al 1990, evidenzia dinamiche differenziate. Come è ovvio attendersi il numero di
giornate per azienda cresce all'aumentare della superficie mentre diminuisce consistentemente se
considerato per ettaro (da 197 nella prima e 100 nella seconda classe si scende a 9 e 3
giornate/ettaro nelle ultime due classi). Il raffronto intercensuario dei due rapporti calcolati mostra
un ampliamento delle differenze nell'ultimo decennio. L'intensità di lavoro per azienda e per ettaro
sono cresciute negli anni '90 nelle prime tre classi (fino a 3 ettari di Sau) e sono diminuiti nelle
rimanenti, con riduzioni via via più significative al crescere della dimensione.

Tab 1.29 - Distribuzione della manodopera familiare per classi di SAU in Lombardia, 2000
                                                   Totale
                      Numero         Numero                                                  %           % Giornate
  Classe di SAU                                   Giornate   % Aziende      % SAU
                      Aziende       Lavoratori                                           Lavoratori        lavoro
                                                   Lavoro
  Senza SAU                 2.406       3.705        142.066    3,2%          0,0%          2,4%            0,7%
 Meno di 1 ettaro          16.926      31.623      1.596.800   22,7%          0,8%         20,3%            8,3%
     1 -- 2                10.083      19.672      1.429.329   13,5%          1,4%         12,6%            7,4%
     2 -- 3                 6.153      12.329      1.065.434    8,3%          1,4%          7,9%            5,5%
     3 -- 5                 7.695      15.714      1.696.343   10,3%          2,9%         10,1%            8,8%
     5 -- 10                9.897      20.355      2.764.047   13,3%          6,9%         13,0%           14,3%
    10 -- 20                8.992      20.188      3.527.352   12,1%         12,3%         12,9%           18,3%
    20 -- 30                4.197      10.521      2.138.116    5,6%          9,9%          6,7%           11,1%
    30 -- 50                3.756       9.968      2.168.487    5,0%         13,9%          6,4%           11,2%
   50 -- 100                2.905       8.052      1.835.077    3,9%         19,3%          5,2%            9,5%
  100 ed oltre              1.491       3.905        913.788    2,0%         31,2%          2,5%            4,7%
     Totale                74.501     156.032     19.276.839 100,0%         100,0%        100,0%          100,0%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, V Censimento generale dell'agricoltura


Tab 1.30 - Confronto della intensità di lavoro familiare per classi di SAU nell'agricoltura
lombarda
                                             Giornate/azienda                          Giornate/ettaro
        Classe di SAU                 2000        1990           Var %       2000          1990            Var %
         Senza SAU                         59          108        -45,3%
        Meno di 1 ettaro                   94           63         48,8%       196,6          142,5          38,0%
            1 -- 2                        142          123         14,8%        99,7           87,3          14,3%
            2 -- 3                        173          172          0,7%        71,1           71,1           0,0%
            3 -- 5                        220          228         -3,2%        57,0           59,3          -3,9%
           5 -- 10                        279          348        -19,7%        38,9           49,1         -20,6%
           10 -- 20                       392          508        -22,8%        27,7           36,2         -23,4%
           20 -- 30                       509          667        -23,6%        20,8           27,5         -24,2%
           30 -- 50                       577          795        -27,4%        15,1           20,9         -27,8%
          50 -- 100                       632        1.057        -40,2%         9,2           15,5         -40,9%
         100 ed oltre                     613        1.490        -58,9%         2,8            6,7         -57,9%
            Totale                        259          247          4,8%        18,6           29,6         -37,0%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura
e) La presenza femminile nell'agricoltura lombarda
Un elemento emergente nella gestione dell'attività agricola è la diffusione della presenza femminile.
Per verificare la rilevanza di tale fenomeno in Lombardia e la sua dinamica recente sono stati
elaborati alcuni dati del V censimento relativi al numero di lavoratori e di conduttori suddivisi per
sesso, rapportati ad altre variabili strutturali.

Anzitutto si può rilevare una differenza tra le percentuali dei lavoratori e dei conduttori di sesso
femminile (tab. 1.31). Mentre in termini di unità totali le donne costituiscono poco meno del 40%
della forza lavoro familiare, rispetto al totale dei conduttori il peso percentuale scende al 22%.
Inoltre le donne lavorano mediamente meno in azienda rispetto agli uomini (69 giornate/anno
contro 159) e quindi il loro contributo alle giornate di lavoro è di poco superiore al 22%. Rispetto
agli analoghi dati del 1990 si riscontra una lieve diminuzione della percentuale delle lavoratrici
familiari (dal 41% al 39,4%) ma un aumento dei conduttori (dal 20,4% al 22,2%).

Occorre sottolineare che i dati lombardi sulla presenza femminile sono inferiori a quelli nazionali (il
44,7% dei lavoratori familiari ed il 31,1% dei conduttori sono donne) ma anche che il numero
medio di giornate di lavoro delle lavoratrici agricole lombarde è nettamente superiore a quello
medio italiano (69 contro 39). Notevoli differenze nella incidenza del lavoro femminile si
riscontrano, inoltre, considerando i dati lombardi per zona altimetrica, con una maggiore presenza
delle donne nelle aree montane, soprattutto tra i conduttori.

Tab 1.31 - Distribuzione dei lavoratori familiari per zona altimetrica e sesso
                                                Femmine                               Maschi
                                     Lavoratori          Conduttori       Lavoratori           Conduttori
        Montagna 2000                     15.732               5.634           23.427               12.274
         Collina 2000                     12.120               3.175           18.490               11.447
         Pianura 2000                     33.657               7.431           52.606               33.143
         Totale 2000                      61.509              16.240           94.523               56.864
         Totale 1990                    120.182               26.425         173.195               103.309
                                           % Femmine / totale                % Conduttori / lavoratori
                                     Lavoratori          Conduttori        Femmine              Maschi
        Montagna 2000                     40,2%               31,5%            35,8%                52,4%
         Collina 2000                     39,6%               21,7%            26,2%                61,9%
         Pianura 2000                     39,0%               18,3%            22,1%                63,0%
         Totale 2000                      39,4%               22,2%            26,4%                60,2%
         Totale 1990                      41,0%               20,4%            22,0%                59,6%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura

L'incidenza relativa del lavoro femminile si modifica anche in funzione di altre variabili, quali la
dimensione aziendale e la classe di età.
Relativamente alla prima variabile, la classe di Sau (tab. 1.32), si nota che l'incidenza percentuale
del numero e delle giornate di lavoro femminili scende al crescere della dimensione. E' superiore
alla media regionale nelle aziende sino a 10 ettari e minore nelle seguenti. Una lieve inversione
nella tendenza al calo si nota solo nell'ultima classe (oltre i 100 ettari).

La presenza femminile è differenziata anche in funzione della classe di età (tab. 1.33). Sempre
rispetto al dato medio regionale si ha una minore incidenza delle donne in tutte le classi inferiori a
40 anni, si raggiunge il massimo nella classe tra 50 e 54 anni e si assiste ad un nuovo calo nelle
ultime tre classi. Si nota tuttavia che l'impegno lavorativo delle donne più giovani è nettamente
superiore rispetto a quello delle anziane e quindi presenta caratteristiche di maggiore
"professionalità".
Tab 1.32 - Incidenza del lavoro familiare femminile per classe di Sau aziendale
                                 Numero Lavoratori                 % Femmine          Giornate/persona
     Classe di SAU             Femmine       Maschi           Lavoratori Giornate   Femmine      Maschi
      Senza SAU                  1.568         2.137             42,3%     23,5%         21            51
     Meno di 1 ettaro           13.721        17.902             43,4%     28,2%         33            64
         1 -- 2                  8.231        11.441             41,8%     28,7%         50            89
         2 -- 3                  5.046         7.283             40,9%     29,3%         62          103
         3 -- 5                  6.353         9.361             40,4%     29,2%         78          128
         5 -- 10                 8.019        12.336             39,4%     24,0%         83          170
        10 -- 20                 7.462        12.726             37,0%     18,8%         89          225
        20 -- 30                 3.700         6.821             35,2%     16,9%         98          261
        30 -- 50                 3.373         6.595             33,8%     16,2%        104          276
       50 -- 100                 2.691         5.361             33,4%     17,5%        119          282
      100 ed oltre               1.345         2.560             34,4%     21,5%        146          280
         Totale                 61.509        94.523             39,4%     22,1%         69          159
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, V Censimento generale dell'agricoltura




Tab 1.33 - Incidenza del lavoro familiare femminile per classe di età
                                 Numero Lavoratori                 % Femmine          Giornate/persona
       Classe di età           Femmine       Maschi           Lavoratori Giornate   Femmine      Maschi
       Meno di 20                  687         2.100             24,7%      13,4%        59          125
         20 -- 24                  774         2.683             22,4%      12,9%        99          194
         25 -- 29                1.923         4.679             29,1%      16,7%       100          204
         30 -- 34                3.376         6.242             35,1%      20,0%        96          209
         35 -- 39                4.942         7.741             39,0%      22,6%        89          195
         40 -- 44                5.528         7.677             41,9%      26,3%        88          178
         45 -- 49                6.337         8.181             43,6%      27,7%        83          168
         50 -- 54                8.050        10.132             44,3%      28,6%        81          160
         55 -- 59                7.066         9.171             43,5%      25,8%        72          160
         60 -- 64                7.609        11.041             40,8%      19,6%        54          153
        65 ed oltre             15.217        24.876             38,0%      16,8%        39          119
          Totale                61.509        94.523             39,4%      22,1%        69          159
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, V Censimento generale dell'agricoltura
1.5.5 Le utilizzazioni del suolo
La forte riduzione delle aziende e, in misura minore, delle superfici agricole nell'ultimo
trentennio ha portato ad una concentrazione delle produzioni vegetali in alcune aree
della regione ed alla specializzazione delle aziende. Le dinamiche delle superfici
agricole, suddivise per utilizzazioni, e delle aziende che praticano determinate colture (o
in cui sono presenti colture simili), sono riportate nella tab. 1.34, in cui sono confrontati
i dati disponibili delle ultime quattro rilevazioni censuarie.

Tab. 1.34 - Confronto degli utilizzi delle superfici alle rilevazioni censuarie.
                                   2000                 1990                  1982                  1970
                           Aziende      SAU     Aziende      SAU      Aziende      SAU      Aziende      SAU
Seminativi                   54.415 727.352       95.958 759.378 116.989 760.280 163.074 775.810
 Cereali                     36.316 442.431       58.952 446.185        78.233 473.944 119.367 432.363
  - Frumento                   9.265     42.479   15.801      58.042    31.608 105.301        77.370 211.246
  - Mais                     30.066 284.587       44.528 219.823        61.955 248.988        92.585 148.328
  - Riso                       2.173     89.081     2.961     85.580      2.808     60.129        n.d.       n.d.
  - Altri cereali                n.d.    26.284       n.d.    82.740        n.d.    59.525        n.d.       n.d.
 Piante industriali            7.072     71.106   10.997      62.692        251        284        743        574
  - Soia                       6.188     41.843   10.669      61.540        n.d.       n.d.       n.d.       n.d.
  - Barbabietola               3.864     21.458     5.935     23.841      4.270     15.163      5.833      8.814
 Patata                        2.899      1.792     8.724     16.663    15.036       2.732    35.517       4.156
 Ortive                      17.183      12.814     5.144     10.584    11.832       9.528    10.070       7.699
 Foraggere avvicendate       17.191 155. 553      30.782 207.613        43.800 253.946        72.319 308.941
 Floricole                     1.401      1.330     1.582      1.307      1.330      1.115        n.d.       n.d.
 Terreni a riposo              9.324     36.026       n.d.       n.d.       n.d.       n.d.       n.d.       n.d.
Colture arboree              20.986      32.414   37.201      34.816    49.371      38.536    63.725      43.718
 Vite                        15.796      22.030   32.049      25.927    45.326      30.693    60.011      35.344
 Olivo                         1.885      1.332     2.018      1.352      2.045      1.146      1.816      1.335
 Fruttiferi                    5.646      5.628     7.596      5.531      7.218      4.779      7.282      5.379
Foraggere permanenti         29.771 276.026       57.063 308.190        69.577 359.315 107.762 401.352
Castagneti da frutto           1.538        703     4.661      1.894      7.500      4.126      9.996      4.207
TOTALE SAU                   72.095 1.035.792 126.361 1.104.278 151.158 1.162.257 210.576 1.264.923
Pioppete                       3.138     26.493     5.153     31.847      7.798     44.888        878      4.780
Boschi                       24.013 204.967       52.333 295.947        65.327 321.813        91.371 356.432
Sup. agricola non utilizz.   10.233      75.073   19.243      60.805    20.477      58.186    21.751      59.470
Altra superficie             59.481      71.090 105.111 108.448 113.660 109.650 175.069 107.525
SUPERFICIE TOTALE            74.283 1.413.415 131.624 1.601.325 161.378 1.696.795 219.649 1.793.130
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura


Per la maggior parte delle colture vi è stata, indipendentemente dalla variazione assoluta
delle superfici coltivate, una forte riduzione del numero di unità produttive, con un
conseguente aumento delle superfici medie coltivate. L'esame dei dati riportati può
essere agevolato dal calcolo della distribuzione percentuale dei diversi utilizzi della
superficie e delle variazioni percentuali intervenute negli intervalli intercensuari.
Analizzando dapprima gli utilizzi della superficie agraria e forestale complessiva
(tab. 1.35) si nota, nel quadro della progressiva riduzione della SAF sulla superficie
territoriale, che la frazione di superficie agricola utilizzata, sostanzialmente stabile nei
decenni precedenti, è cresciuta di oltre 4 punti percentuali nell'ultimo decennio. Sempre
rispetto alla SAF la frazione di superficie aziendale occupata dai seminativi è
progressivamente aumentata dal 43,3% del 1970 all'attuale 51,4%, quella investita a
colture arboree è rimasta costante attorno al 2,3% e quella a foraggere permanenti è
scesa dal 22,4% al 19,5%. La frazione di SAF occupata dai pioppeti è in lieve calo
mentre più rilevante appare la diminuzione dei boschi (dal 19,9% al 14,5%); infine sono
in aumento le superfici non utilizzate, mentre sono in calo relativo le altre superfici (tare
e fabbricati).

Tab. 1.35 - Distribuzione degli utilizzi e variazioni delle superfici alle rilevazioni
censuarie
                                                                                Var %             Var %           Var %
                                 % 2000    % 1990       % 1982   % 1970
                                                                               2000/90           1990/82         1982/70
Seminativi                        51,4%  47,4%  44,8%  43,3%                       -4,3%             -0,1%          -2,0%
Colture arboree                    2,3%   2,2%   2,3%   2,4%                       -6,9%             -9,7%         -11,9%
Foraggere permanenti              19,5%  19,2%  21,2%  22,4%                     -10,4%            -14,2%          -10,5%
TOTALE SAU                        73,3% 69,0%   68,5% 70,5%                       -6,2%             -5,0%           -8,1%
Pioppete                           1,9%   2,0%   2,6%   0,3%                     -16,8%            -29,1%         839,1%
Boschi                            14,5%  18,5%  19,0%  19,9%                     -30,7%              -8,0%          -9,7%
Superficie agricola non util.      5,3%   3,8%   3,4%   3,3%                      23,5%               4,5%          -2,2%
Altra superficie                   5,0%   6,8%   6,5%   6,0%                     -34,4%              -1,1%           2,0%
SUPERFICIE TOTALE                100,0% 100,0% 100,0% 100,0%                    -11,7%              -5,6%           -5,4%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura
La distribuzione degli utilizzi produttivi delle superfici viene invece analizzata
percentualmente rispetto alla Sau totale (tab. 1.36). Considerando anzitutto i gruppi di
colture si vede come i seminativi calino negli anni in misura percentualmente inferiore
rispetto alla Sau complessiva e, di conseguenza aumentino il loro peso sugli utilizzi
totali (dal 61,3% del 1970 al 70,2% del 2000). Il peso delle colture arboree è in lieve
calo e di poco superiore al 3%, mentre il ruolo delle foraggere permanenti si è via via
ridotto, passando dal 31,7% del 1970 all'attuale 26,6%.
Se al peso percentuale delle permanenti aggiungiamo quello delle foraggere avvicendate
(comprese tra i seminativi) si vede che la Sau destinata complessivamente in Lombardia
alla produzione di foraggi è passata dal 56,1% del 1970 all'attuale 41,6%: tale fenomeno
si collega a quelli della riduzione del numero di allevamenti, alla loro progressiva
specializzazione e, soprattutto, a quello dello "svincolamento" dell'attività di
allevamento da quella della produzione di foraggi.
Analizzando la distribuzione dei seminativi per gruppi e per singole colture si possono
notare il crescente peso dei cereali, con la netta sostituzione del frumento e degli altri
cereali vernini con il mais e, parzialmente, il riso; la crescita delle piante industriali e
delle ortive.

Tab. 1.36 - Confronto degli utilizzi della SAU alle rilevazioni censuarie
                                                                                        Var             Var           Var
                                % 2000       % 1990       % 1982          % 1970
                                                                                     2000/90         1990/82       1982/70
Seminativi                       70,2%        68,8%        65,4%          61,3%        -4,3%           -0,1%         -2,0%
 Cereali                         42,7%        40,4%        40,8%          34,2%         -0,8%           -5,9%          9,6%
  - Frumento                      4,1%         5,3%         9,1%          16,7%       -26,8%          -44,9%        -50,2%
  - Mais                         27,5%        19,9%        21,4%          11,7%        29,5%          -11,7%         67,9%
  - Riso                          8,6%         7,7%         5,2%             n.d.        4,1%          42,3%            n.d.
  - Altri cereali                 2,5%         7,5%         5,1%             n.d.     -68,2%           39,0%            n.d.
 Piante industriali               6,9%         5,7%         0,0%           0,0%        13,4%       21966,9%         -50,5%
  - Soia                          4,0%         5,6%           n.d.           n.d.     -32,0%              n.d.          n.d.
  - Barbabietola                  2,1%         2,2%         1,3%           0,7%       -10,0%           57,2%         72,0%
 Patata                           0,2%         1,5%         0,2%           0,3%       -89,2%         509,8%         -34,3%
 Ortive                           1,3%         1,0%         0,8%           0,6%        22,9%           11,1%         23,8%
 Foraggere avvicendate           15,0%        18,8%        21,8%          24,4%       -25,0%          -18,2%        -17,8%
 Floricole                        0,1%         0,1%         0,1%             n.d.      16,0%           17,2%            n.d.
 Terreni a riposo                 3,5%           n.d.         n.d.           n.d.         n.d.            n.d.          n.d.
Colture arboree                          3,1%            3,2%            3,3%            3,5%        -6,9%             -9,7%       -11,9%
 Vite                                    2,1%            2,3%            2,6%            2,8%       -15,0%            -15,5%        -13,2%
 Olivo                                   0,1%            0,1%            0,1%            0,1%         -1,5%            18,0%        -14,1%
 Fruttiferi                              0,5%            0,5%            0,4%            0,4%       -11,0%             15,7%        -11,2%
Foraggere permanenti                    26,6%           27,9%           30,9%           31,7%      -10,4%            -14,2%        -10,5%
Castagneti da frutto                     0,1%            0,2%            0,4%            0,3%       -62,9%            -54,1%          -1,9%
TOTALE SAU                             100,0%          100,0%          100,0%          100,0%        -6,2%             -5,0%         -8,1%
Fonte: elaborazioni su dati ISTAT, Censimenti generali dell'agricoltura

Seguendo la dinamica congiunturale degli investimenti dei principali gruppi di
coltivazioni della regione, nel corso degli ultimi anni si è potuto osservare che gli
investimenti complessivi a cereali sono rimasti stazionari sui 420-440 mila ettari, con
una progressiva tendenza alla sostituzione del frumento, degli altri cereali vernini e del
riso con il mais, almeno sino al 2001, causata dalla differenziazione degli aiuti Pac
seminativi (tab.1.37). Il peso relativo del granoturco (granella e insilato) sul complesso
dei seminativi è passato quindi da meno del 40% prima della riforma Pac del 1992 ad
oltre il 50% nel 2001, mentre il peso sulla Sau totale è ormai nettamente superiore ad un
terzo.
Tenendo conto dell'areale di coltivazione limitato alla pianura ed a parte della collina, in
alcune aree della regione il peso del mais è ormai superiore ai 2/3 della Sau, con
conseguenze negative dal punto di vista agronomico e ambientale. Sempre attribuibili
alle regole della Pac sono gli aumenti della coltivazione delle leguminose da granella e
l'andamento altalenante delle colture industriali, in particolare delle oleaginose.

Tab. 1.37 - Dinamica degli investimenti dei principali gruppi di coltivazioni
soggette ad aiuti Pac seminativi (ha)*
                                                   1997             1998           1999         2000          2001        2002**
  CEREALI AUTUNNO VERNINI di cui:                   78.521           81.781        79.518       70.966        61.970           91.672
  - frumento                                          46.859          50.119         50.019      42.778        38.457           67.993

  CEREALI ESTIVI di cui:                            451.515          437.143        441.267     495.952       493.140          489.258

   - riso                                            97.259           94.218        91.637       92.321        91.200           92.000
  - mais granella                                   244.328          236.825        253.840     303.782       285.285          289.668
  - mais ceroso                                     109.928          106.100         95.790      99.849       116.655          107.590
  SEMI OLEOSI                                        79.901          88.413         56.827       62.231       51.495           22.319
  LEGUMINOSE GRANELLA                                 225               289           359         922       2.060            3.975
  Totale                                          610.162           607.626       577.971     630.071     608.665          607.224

                                                                               Composizione percentuale
  CEREALI AUTUNNO VERNINI di cui:                      12,9            13,5           13,8        11,3          10,2             15,1
                                                        59,7            61,3           62,9        60,3          62,1             74,2
  - frumento
  CEREALI ESTIVI di cui:                               74,0            71,9           76,3        78,7          81,0             80,6
                                                        21,5            21,6           20,8        18,6          18,5             18,8
   - riso
                                                        54,1            54,2           57,5        61,3          57,9             59,2
  - mais granella
                                                        24,3            24,3           21,7        20,1          23,7             22,0
  - mais ceroso
  SEMI OLEOSI                                          13,1            14,6            9,8         9,9           8,5              3,7
  LEGUMINOSE GRANELLA                                   0,0             0,0            0,1         0,1           0,3              0,7
  Totale                                             100,0            100,0         100,0        100,0         100,0            100,0
  * gruppi colturali che rappresentano l'80% circa dei seminativi
  ** dato provvisorio
  Fonte:Regione Lombardia
Con la revisione del piano di regionalizzazione e, a partire dal 2002, la sostituzione
della indennità differenziata tra mais ed altri cereali con quella unica per tutti i cereali,
ad eccezione della provincia di Mantova, si stanno realizzando significative
modificazioni ed una parziale inversione di tendenza: infatti, secondo i primi dati
provvisori delle statistiche estimative 2002, la superficie destinata al frumento (che
incide circa per il 60% nei cereali autunno vernini), sarebbe aumentata di oltre il 70%
rispetto al 2001, mentre si è leggermente contratta la superficie complessiva a
granoturco e le oleaginose si sono ridotte sensibilmente (quasi il 60%).

1.5.6 Le differenziazioni a livello territoriale
L'analisi dei dati medi regionali mette quindi in luce un quadro positivo, caratterizzato
dalla presenza di unità produttive di medio grandi dimensioni, prevalentemente di tipo
professionale. Occorre tuttavia non dimenticare che la realtà agricola lombarda è
fortemente differenziata in funzione del contesto geografico nel quale si svolge (aree
montane, collinari e pianeggianti) e si presenta variegata anche all'interno delle singole
fasce altimetriche.
Rispetto ai dati medi sopra ricordati si evidenzia una riduzione più forte, e
preoccupante, delle aziende e delle superfici poste in aree montane, mentre le aziende di
pianura subiscono una contrazione più modesta sia dal punto di vista numerico che in
termini di superfici. A livello assoluto, ad esempio, la SAU in pianura è diminuita
nell'ultimo decennio del 4%, contro l'11,3% della collina ed il 15,2% della montagna; la
superficie agricola è calata di quasi il 25% in montagna, contro il 5% circa in pianura; il
tasso medio annuo di variazione delle aziende montane è pari all'8,6% a fronte del 3,7%
per la pianura.
Mentre nelle aree di pianura gli usi agricoli continuano a rappresentare la frazione più
rilevante della superficie territoriale, pari al 73% in termini di superficie totale e 65% in
termini di SAU, con un calo di soli 5 punti percentuali rispetto a trent'anni orsono
(graf.1.1), in montagna il fenomeno dell'abbandono delle superfici sta assumendo ritmi
e dimensioni preoccupanti: mentre nel 1970 oltre il 71% della superficie territoriale
montana rientrava nel perimetro delle aziende agricole, oggi l'analoga percentuale è del
47%; la superficie utilizzata occupa oggi il 21,3% dei territori montani, a fronte del 25%
del 1990 e del 31% del 1970 (graf.1.2). Un'analoga dinamica si riscontra anche nelle
aree collinari della regione (graf.1.3). Il forte arretramento dell'attività agricola nelle
aree montane e collinari appare quindi preoccupante, non tanto sotto l'aspetto produttivo
quanto dal punto di vista sociale e di governo del territorio.
A livello complessivo regionale i dati del V° Censimento, confrontati con quelli delle
precedenti rilevazioni, mostrano una progressiva riduzione della superficie territoriale
(ST) compresa nel perimetro delle aziende agrarie (graf. 1.4). La superficie agraria
totale delle aziende censite comprendeva nel 1970 quasi 1,8 milioni di ettari, pari ad
oltre il 75% della ST, mentre nel 2000 tale frazione è scesa al 60%. La riduzione ha
riguardato in parte limitata la SAU, passata dal 51,4% al 43,6% della ST, ed in porzione
maggiore le superfici a bosco, gli incolti e le tare. Il fenomeno dell'abbandono del
governo diretto del suolo da parte degli agricoltori, più evidente in montagna e in
collina, necessita quindi di ripensare il legame tra attività agricola e territorio in forme
diverse rispetto al passato.

Analizzando i dati a scala territoriale più frazionata (per zona altimetrica provinciale,
ma ancor di più per regione agraria) si può osservare come alle distinzioni appena viste
si aggiungano ulteriori fattori di differenziazione. Nell'allegato cartografico (figure 1.2-
1.12) viene riportata la rappresentazione di alcune variabili desunte dai dati del IV° e V°
Censimento per regioni agrarie, a partire dalla quale si possono sviluppare alcune
sintetiche considerazioni.
Per le aree montane si osservano differenze sia nella riduzione delle aziende e delle
superfici sia nelle dimensioni medie sia nelle attività produttive presenti: il calo di
aziende e di superfici ha interessato maggiormente la montagna alpina occidentale
rispetto a quella orientale ed in quest'ultima la superficie media aziendale risulta più
elevata. Ulteriori distinzioni si possono riscontrare tra la fascia di media e alta
montagna.
La situazione della collina si presenta ancor più variegata, non solo distinguendo tra
aree appenniniche e collina prealpina, ma anche all'interno di quest'ultima a seconda
della presenza di agglomerati urbani o industriali e di aree turistiche lacustri. Altra
distinzione fondamentale deriva dalla maggiore o minore presenza di colture arboree
specializzate, in particolare della vite.
In pianura si possono sostanzialmente distinguere quattro aree con caratteristiche
differenziate:
a) l'area periurbana compresa nelle province di Varese, Como e Milano, e in parte di
quella di Bergamo, b) la pianura ad ovest del Ticino (Lomellina); c) la restante pianura
pavese, la pianura di Lodi, Cremona e di parte del bresciano; d) la pianura orientale
lombarda. Nella prima il calo delle aziende e delle superfici è stato più rilevante, le
dimensioni aziendali sono ancora ridotte, l'allevamento scarsamente presente. Nella
seconda e nella terza area il calo delle imprese e delle superfici è stato lieve e le
dimensioni aziendali sono rilevanti (attorno ai 40 ettari), ma la distinzione tra le due
aree è data dalla presenza delle attività di allevamento, scarsa ad ovest del Ticino e
molto rilevante a Lodi, Cremona e Brescia, in aumento rispetto al 1990. Infine, nella
pianura orientale le dimensioni medie aziendali sono minori e la presenza
dell'allevamento sempre forte, ma stazionaria rispetto al 1990.
Graf. 1.1- Ripartizione della superficie territoriale: pianura lombarda




Graf. 1.2- Ripartizione della superficie territoriale: montagna lombarda
Graf. 1.3 - Ripartizione della superficie territoriale: collina lombarda




Graf. 1.4 – Ripartizione della superficie territoriale lombarda
Figura 1.2




Figura 1.3
Figura 1.4




Figura 1.5
Figura 1.6




Figura 1.7
Figura 1.8




Figura 1.9
Figura 1.10

              Percentuale della SAU a seminativi nel 2000
                      Media Lombardia = 70,5 %




                                                    % Seminativi

                                                            < 20 %
                                                        20 - 40 %
                                                        40 - 60 %
                                                        60 - 80 %
                                                            > 80 %




Figura 1.11
Figura 1.12
2. Gli scenari di riferimento del settore agricolo
     Sul quadro illustrato incombono i probabili scenari immaginabili da qui al 2005,
ovverossia la globalizzazione dei mercati nell’ambito degli accordi GATT/WTO,
l’allargamento dell’Unione Europea ai paesi dell’Europa centro occidentale, gli esiti
della riforma di medio termine della Commissione europea, le attese dei consumatori
in merito alla qualità dei prodotti e alla sicurezza alimentare.
     Pesano inoltre la capacità delle componenti politico-amministrative nazionali e
regionali di dare corpo e sostanza al nuovo scenario istituzionale apertosi con la
modifica del titolo V della Costituzione e di fornire servizi adeguati al settore agricolo
produttivo oltre che di ricercare una prospettiva economica per introdurre
efficacemente la multifunzionalità come una delle nuove caratteristiche sostanziali di
una agricoltura in grado di rispondere alle nuove domande dei consumatori e della
società.
     Gli scenari di riferimento da prendere in considerazione per comprendere la
prossima evoluzione del sistema agroindustriale regionale sono da un lato quello
politico, dall'altro quello economico-sociale e, infine, quello istituzionale.
Di seguito vengono evidenziate alcune tematiche ritenute particolarmente rilevanti per i
potenziali impatti sul sistema lombardo.


2.1 La globalizzazione dei mercati agro-alimentari e gli accordi GATT/WTO

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da un intenso processo di globalizzazione dei
mercati agroalimentari, che si è tradotto in un aumento della pressione competitiva sulle
produzioni agricoalimentari europee e italiane. Uno dei fattori principali che ha
concorso a favorire tale processo è riconducibile alle nuove regole sul commercio
agroalimentare introdotte con l’accordo agricolo dell’Uruguay Round del GATT del
1994. Fino al 1995, data che coincide con la fase di inizio di implementazione
dell’accordo, non esistevano norme internazionali stringenti e vincolanti che
disciplinavano il commercio agricolo. In particolare, il ricorso indiscriminato al
sostegno dei prezzi interni, alle esportazioni sussidiate e a restrittive imposizioni sulle
importazioni erano largamente dominanti in molte aree del commercio agroalimentare
mondiale. Da questo punto di vista, l’accordo agricolo del 1994 deve essere inquadrato
come un significativo primo traguardo nella direzione di una maggiore liberalizzazione
degli scambi agricoli mondiali.

Le conseguenze dell'applicazione dell'accordo GATT

E’ importante sottolineare che l’accordo del 1994, pur non avendo determinato un
sensibile smantellamento delle restrizioni al commercio internazionale, ha introdotto i
presupposti perché ciò si realizzi con maggiore incisività a partire dagli attuali negoziati
in corso. Dal 1995 in avanti i paesi membri del WTO hanno infatti introdotto stringenti
vincoli sui dazi doganali, sulle esportazioni sussidiate e sulle politiche di sostegno più
distorsive per il commercio internazionale. Gli impegni assunti nell’accordo agricolo
del 1994 possono essere riassunti in tre gruppi principali:
i.      aumento delle possibilità di accesso al mercato interno (tariffe);
ii.     riduzione del ‘sostegno interno’ accordato ai produttori;
iii.    riduzione dei sussidi all’export.
I primi sei anni di applicazione dell’accordo hanno messo in evidenza una buona
efficacia dei vincoli introdotti nel ridisegnare le politiche agricole dei paesi firmatari e,
quindi, della stessa Unione Europea, seppur con alcune differenze a seconda della
categoria degli impegni assunti. Più in particolare e con riferimento alla UE, il processo
di ‘tarifficazione’ delle misure di protezione del mercato e la contemporanea riduzione
delle tariffe hanno contribuito solo marginalmente alla riduzione del grado di protezione
del mercato interno che, in alcuni casi, è addirittura aumentato. Con riferimento
all’accesso al mercato interno qualche problema è stato creato dalle quote di accesso
‘minimo’ a tariffa ridotta, in particolare modo nei mercati dove il soddisfacimento dei
vincoli in materia di esportazioni sussidiate è risultato più difficile. E’ questo il caso di
mercati che hanno una rilevante importanza per l’agricoltura lombarda, vale a dire il
settore delle carni e quello dei prodotti lattiero-caseari. Per quanto riguarda la riduzione
del sostegno interno le valutazioni sono tutte piuttosto unanimi nel ritenere limitati gli
effetti di tali impegni sul livello di sostegno dei produttori agricoli europei. Questo
risultato, peraltro, è anche la conseguenza dell’evoluzione che ha subito la PAC dal
1992 ad oggi, periodo durante il quale si è assistito ad una sensibile riduzione della
distanza tra i prezzi di sostegno interni e quelli vigenti sui mercati mondiali, come
conseguenza sia della riforma del 1992 che di Agenda 2000.
Differentemente, per quanto concerne i vincoli sulle esportazioni sussidiate, già dai
primi anni di implementazione degli accordi sono emersi diversi problemi nei comparti
di rilevante interesse per l’agricoltura italiana e regionale, quali il riso, i formaggi, l’olio
di oliva, le carni bovine e avicole e il vino. L’impatto sul sistema delle imprese di questi
nuovi vincoli è stato diverso da comparto a comparto e da azienda e azienda. In linea
generale, per i comparti in cui tuttora esiste un consolidato sistema di ritiri dal mercato
come misura per il sostegno dei prezzi, l’impatto dell’accordo risulta, almeno in parte,
attenuato dai meccanismi interni della PAC. Per quanto riguarda invece l’impatto tra le
differenti tipologie aziendali esso risulta evidentemente inversamente proporzionale al
grado di competitività dell’azienda e/o del comparto. Da questo punto di vista i vincoli
sulle esportazioni sussidiate sono stati minori per quelle aziende o comparti in grado di
produrre e collocare sui mercati internazionali i propri prodotti ai prezzi correnti,
maggiori invece là dove i costi di produzione sono scarsamente competitivi o nei
comparti in cui la PAC non garantisce più un consistente sostegno dei prezzi.

Le incertezze sull’esito dei nuovi negoziati WTO e la posizione della UE
A livello generale, i principali obiettivi del nuovo negoziato agricolo, denominato
‘Millennium Round’, sono quelli di proseguire il difficile cammino verso una ulteriore e
sostanziale riduzione delle tariffe, del sostegno interno e delle esportazioni sussidiate. A
questi obiettivi che si possono definire tradizionali, in quanto riprendono le aree di
intervento dell’accordo del 1994, si sono aggiunte alcune nuove aree negoziali, tra cui
quello sui cosi detti non-trade concerns, lo sviluppo rurale e la qualità dei prodotti, che
sono di particolare importanza per la UE in quanto è anche attraverso tali argomenti che
la Comunità sta cercando di dare legittimità internazionale al concetto di
multifunzionalità dell’agricoltura europea.
Il nuovo negoziato agricolo è giunto attualmente alla fine della così detta ‘seconda fase’,
durante la quale le differenti proposte presentate nella ‘prima fase’ - cioè le posizioni
negoziali iniziali dei vari paesi - sono state discusse nei loro dettagli tecnici argomento
per argomento. Più in particolare la ‘prima fase’ del negoziato è iniziata nei primi mesi
del 2000 ed è terminata nel marzo del 2001. Durante la ‘seconda fase’ si sono svolti
molteplici meeting più o meno informali. Tra questi ha assunto una notevole importanza
quello di Doha del novembre 2001. L’accordo raggiunto a Doha, infatti, oltre a definire
l’agenda temporale del negoziato, ha definito le materie e gli argomenti che
rappresentano l’attuale oggetto del negoziato. L’agenda del negoziato prevede di
giungere alla formalizzazione dei nuovi impegni sulla liberalizzazione dei mercati
agricoli per il marzo del 2003, con una deadline del round negoziale prevista per il
gennaio del 2005.
I principali argomenti su cui si stanno articolando i negoziati sono i seguenti:
i.      sostanziale miglioramento dell’accesso ai mercati in relazione a: riduzione delle
        tariffe e amministrazione delle quote a tariffa ridotta;
ii.     sostanziale riduzione di tutte le forme di sussidi all’export, con l’obiettivo di una
        loro progressiva eliminazione totale, anche con riferimento a: imprese
        commerciali di stato, crediti all’export e restrizioni all’export;
iii.    ridefinizione delle misure di sostegno interno distorsive e loro sostanziale
        riduzione;
iv.     trattamento speciale e differenziato per i paesi in via di sviluppo su tutti gli
        elementi dell’accordo, compreso la sicurezza alimentare e lo sviluppo rurale;
v.      presa d’atto della problematica relativa alle questioni non commerciali (non-
        trade concerns) e allo sviluppo rurale.
In questa fase è ovviamente prematuro trarre delle conclusioni sulle tematiche negoziali
piuttosto che sulle differenti posizioni assunte dai paesi le quali, tra l’altro, soffrono
inevitabilmente di un certo tatticismo iniziale. Tuttavia, ai nostri fini, può essere
interessante inquadrare sinteticamente la posizione della UE la quale, oltre ad essere
legata a doppio filo con le decisioni assunte in Agenda 2000, potrà subire ulteriori
evoluzioni soprattutto alla luce delle attuali proposte del Commissario Fischler sulla
riforma a medio termine della PAC. In estrema sintesi le posizioni negoziali della UE si
possono così riassumere.
Con riferimento all’accesso al mercato, l’obiettivo della UE è quello di utilizzare la
stessa formula di riduzione tariffaria dell’Uruguay Round, quindi riduzione aggregata
media delle tariffe consolidate (pari al 36% nell’accordo del 1994) e riduzione specifica
minima per linea tariffaria (pari al 15% nell’accordo del 1994). Nulla è stato ancora
detto circa l’entità di queste riduzioni; tuttavia, alla luce degli elevati valori assunti dalle
tariffe conseguenti l’implementazione dell’accordo del 1994, è abbastanza probabile che
la riduzione delle tariffe sarà più pronunciata rispetto al passato, determinando sia un
aumento della pressione competitiva dei prodotti di importazione, che una crescita della
potenziale penetrazione dei prodotti europei sui mercati mondiali.
Connessa al problema dell’accesso al mercato, è la posizione negoziale sulla qualità e
la specificità dei prodotti, dove la UE propone una normativa internazionale per tutelare
l’usurpazione dei nomi dei prodotti agricoli e alimentari e per proteggere il diritto di
usare indicazioni geografiche o designazioni di origine (accogliendo di fatto la
posizione italiana). Legata a questo punto è la proposta di garantire una adeguata
informazione del consumatore attraverso la regolamentazione di un sistema di
etichettatura obbligatoria dei prodotti agricoli e alimentari. Quest’ultimo punto, a cui la
UE ha dedicato uno specifico approfondimento nel Meeting del Comitato agricoltura
del 3-5 dicembre del 2001, è un tema particolarmente delicato poiché coinvolge
direttamente gli standard di etichettatura riguardanti non solo la qualità dei prodotti, ma
anche i metodi di produzione, come i metodi di agricoltura biologica, o i metodi di
modificazione genetica delle piante.
Per quanto concerne i sussidi all’export la posizione della UE è abbastanza critica,
poiché di fatto rappresenta l’unico paese che ancora cerca di difenderli. Per questo
motivo la strategia negoziale della UE è quella di allargare il tavolo di negoziazione
anche ad altri strumenti che possono modificare la competizione sull’export e che
toccano interessi di altri paesi (fra tutti gli USA), come i crediti alle esportazioni, gli
aiuti alimentari e le imprese commerciali di stato.
Un tema particolarmente delicato della posizione europea è quello relativo al sostegno
interno, dove la UE sta cercando di difendere il sistema delle ‘tre scatole’ (gialla, verde
e blu) scongiurando in particolare l’abolizione della ‘scatola blu’, richiesta invece da
molti altri paesi (USA, gruppo di Cairns). La ‘scatola blu’ riunisce quelle misure di
sostegno interno parzialmente disaccoppiate – come gli aiuti PAC della Mac Sharry e
quelli di Agenda 2000 – che, essendo legate a specifici programmi di controllo
dell’offerta, sono state temporaneamente escluse dalla riduzione del 20% della misura
aggregata di sostegno (MAS) dell’accordo del 1994. E’ importante sottolineare, tuttavia,
che la difesa della ‘scatola blu’ da parte della UE, è strettamente legata all’evolversi del
negoziato sulla riforma a medio termine. Infatti, se le attuali proposte della
Commissione sul disaccoppiamento degli aiuti andassero a buon fine verrebbe a cadere,
di fatto, la necessità di difendere la ‘scatola blu’. Per quanto riguarda la ‘scatola verde’,
che riunisce le misure di sostegno disaccoppiate, la strategia della UE è duplice. In
primo luogo l’UE è interessata a mettere in discussione i criteri di ammissibilità alla
‘scatola verde’ di alcuni dei pagamenti ‘disaccoppiati’ varati dal recente Farm Bill degli
Stati Uniti – in particolare i cosi detti aiuti controciclici, che sono attivati in risposta ad
una fluttuazione dei prezzi di mercato. Secondariamente, l’obiettivo è quello di inserire
in tale scatola le misure volte a promuovere e sostenere la multifunzionalità
dell’agricoltura europea.
Si accenna, infine, alla problematica negoziale relativa ai cosi detti non-trade concerns
che, nonostante siano stati argomento di vari documenti presentati dalla UE e di altri
paesi (fra tutti la Norvegia), sono stati appena ricordati nella proposta ‘globale’ della
UE, la quale si è limitata ad una serie di enunciazioni di principio circa la necessità di
riconoscere il ruolo multifunzionale dell’agricoltura europea.

2.2 L’allargamento dell’Unione europea ai paesi dell’Europa centro orientale

Il processo di allargamento dell’Unione europea comprende attualmente negoziati in
corso con 12 paesi, rappresentati da Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta,
Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, dei quali quelli
con Bulgaria e Romania sono ancora ad una fase iniziale. Cipro e Malta appaiono
caratterizzati da un settore agricolo di scarsa rilevanza, pertanto in seguito questi due
ultimi paesi non verranno considerati, facendo riferimento ai 10 paesi dell’Europa
centro orientale (Peco).

L’entrata dei 10 paesi in questione darà luogo ad un aumento della popolazione
comunitaria pari a 104,2 milioni di persone, tenendo presente che nel 2001 la
popolazione dell’Ue 15 risulta essere di 379,4 milioni di abitanti. In termini di Pil nel
2000 si registra un valore complessivo dei Peco 10 intorno ai 906,5 milioni di euro in
standard di potere di acquisto, che rappresenta un’incidenza del 10,6% sul Pil totale
comunitario. Esistono forti differenziali di sviluppo economico fra Ue e Peco in termini
di Pil pro-capite; infatti il livello medio dei Peco 10 è pari al 38,6% del Pil pro-capite
medio comunitario, con una punta massima in Slovenia (69,2%) e un minimo in
Romania (23,1%). Tuttavia in questi paesi si rilevano tassi di crescita del Pil alquanto
elevati, mostrando un consistente processo di crescita economica in atto.

Con riferimento alle caratteristiche del settore agricolo, i Peco 10 presentano
complessivamente una superficie agricola utilizzata pari a 58,8 milioni di ettari, pari al
45,3% della Sau comunitaria, l’occupazione agricola risulta particolarmente elevata con
8,9 milioni di unità (di cui ben 4,8 milioni localizzati in Romania); tuttavia il valore
aggiunto agricolo appare essere, con un valore di 17,9 milioni di euro nel 2000,
solamente il 10,7% del valore comunitario. La superficie arabile dei Peco 10 è destinata
per il 56% ai cereali e solo per il 6% ai semi oleosi.

Per ciò che riguarda le relazioni fra l’Italia e i paesi Peco, sempre con riferimento ai
prodotti agro-alimentari, occorre sottolineare come l’Italia appaia importatrice netta di
prodotti agricoli ed esportatrice netta di prodotti alimentari trasformati. Infatti, sul fronte
dei prodotti agricoli nel 2000 con i Peco 10 si registrano 632 miliardi di lire di
importazioni e 439 miliardi di esportazioni, portando ad un saldo di –193 miliardi di
lire. Mentre sul fronte dei prodotti alimentari si rileva un valore di 540 miliardi di lire
per le importazioni e di 601 miliardi per le esportazioni, conducendo ad un saldo di 62
miliardi. Occorre considerare che questi livelli di scambi commerciali non incidono in
maniera consistente sul complesso dei flussi importativi ed esportativi agro-alimentari
italiani. In ogni caso i valori maggiormente positivi degli scambi si riferiscono alla
frutta fresca, ai derivati dei cereali (in particolare il riso), alle bevande, agli agrumi ed
agli ortaggi, mentre i valori maggiormente negativi si rilevano negli animali vivi, nelle
carni e nei prodotti del legno.

Le proposte dalla Commissione europea per l’allargamento
La negoziazione per l’ingresso dei paesi Peco nella Ue viene effettuata direttamente dal
Consiglio europeo, da un lato, e dai singoli paesi candidati, dall’altro, e comprende
diversi capitoli fra i quali quello agricolo assume una rilevanza particolare. Tuttavia la
Commissione gioca un ruolo chiave nei negoziati e la sua posizione ufficiale a tutt’oggi
è contenuta nel documento pubblicato alla fine di gennaio 2002.1
Le proposte della Commissione si riferiscono a 10 paesi, vale a dire: Cipro, Repubblica
Ceca, Estonia, Ungheria, Polonia, Slovenia, Lettonia, Lituania, Slovacchia e Malta,
considerando il possibile ingresso nel 2004. Restano esclusi, per il momento, Bulgaria e
Romania.

Nell’effettuare le proposte specifiche riguardanti la Pac la Commissione si basa,
innanzitutto, sul criterio fondamentale di adottare nei paesi candidati l’acquis
comunitario all’atto del loro ingresso. Viene tuttavia stabilita la necessità di applicare
alcune misure transitorie al fine di facilitare l’allargamento e l’ingresso dei nuovi paesi,
fermo restando il principio di adottare l’intero acquis comunitario alla fine del periodo
transitorio. Un secondo criterio importante consiste nel vincolo finanziario stabilito nel
vertice di Berlino del ’99, pur prevedendo alcuni necessari adeguamenti. Occorre
considerare in ogni caso che l’allargamento richiederà consistenti risorse finanziarie e se
attualmente esistono tali risorse, in futuro le possibilità di spesa per la Pac nei paesi
membri risentiranno di stretti limiti finanziari. Un ulteriore criterio rivolto a facilitare
l’integrazione dei paesi candidati nel mercato unico comunitario riguarda l’applicazione
di misure rivolte a favorire un processo di modernizzazione e di ristrutturazione
dell’agricoltura dei paesi Peco.

Le proposte della Commissione prevedono due soluzioni differenziate relativamente al
primo e al secondo pilastro della Pac. Infatti, sul fronte dello sviluppo rurale, cioè del
secondo pilastro, la Commissione prospetta l’adozione integrale per i paesi candidati
delle misure attualmente in vigore sulla base del regolamento 1257/99, anche se
possono essere rivisti i criteri di cofinanziamento per evitare disparità. Occorre tenere
1
  “Enlargement and Agriculture: Successfully integrating the new Member States into
the Cap. Issues paper” (Sec(2002) 95 final).
presente che già da tempo è in funzione per i paesi Peco il programma Sapard, che
permette a tali paesi attraverso il cofinanziamento comunitario di adottare una serie di
misure per lo sviluppo rurale. Secondo la Commissione il programma Sapard fornisce
una importante sperimentazione per potenziare le politiche rivolte allo sviluppo rurale.
Inoltre molte aree dei paesi candidati diventeranno nuovo obiettivo 1 e vi sarà la
possibilità di adottare il programma Leader+.

Sul fronte della politica dei mercati, cioè del secondo pilastro, l’aspetto maggiormente
dibattuto concerne i pagamenti diretti. La Commissione prevede non l’adozione
immediata dell’acquis comunitario, ma un periodo transitorio in cui i pagamenti diretti
verranno applicati in maniera progressiva. Pertanto nel 2004 i pagamenti diretti saranno
pari al 25% del livello previsto per i paesi membri, nel 2005 la percentuale salirà al
30%, nel 2006 al 35% fino ad arrivare nel 2013 a pagamenti unificati per tutta l’area
comunitaria. Inoltre la Commissione propone di erogare nei paesi candidati un
pagamento unico per ettaro, indipendentemente dal tipo di coltura. La scelta del periodo
transitorio è riconducibile ai possibili impatti negativi che l’adozione immediata dei
pagamenti diretti potrebbe avere sulla ristrutturazione dell’agricoltura dei paesi Peco,
considerando anche che potrebbero originarsi disparità fra aree e fra settori. Inoltre
esiste una motivazione relativa ai vincoli di bilancio, in quanto i pagamenti diretti sono
quelli che comportano la spesa maggiore.

Un’altra problematica relativa alla Pac riguarda le quote di produzione, in particolare
per il latte e per lo zucchero, e più in generale i meccanismi di controllo dell’offerta,
come le superfici di base per i cereali e i tetti per la carne bovina. I negoziati fra paesi
candidati e Comunità concernono le quantità da stabilire, i dati statistici da utilizzare e i
criteri da adottare per fissare tali quantità. Logicamente i paesi candidati tendono a
ottenere elevati limiti quantitativi per le produzioni agricole, mentre la Comunità
intende ridurre tali quantitativi. Si aggiunge, poi, un aspetto legato agli aiuti di stato,
considerando che in alcuni paesi Peco esistono politiche agrarie con strumenti come gli
aiuti diretti, che dovranno essere sostituiti dall’acquis comunitario in materia.

I possibili effetti dell’allargamento per l’Italia
L’ingresso dei paesi Peco nell’area comunitaria permetterà un aumento degli scambi
internazionali agro-alimentari. Le prospettive per l’Italia appaiono differenziate con
riferimento alle esportazioni ed alle importazioni. Relativamente alle esportazioni,
l’allargamento può determinare vari vantaggi collegati ai nuovi mercati di sbocco per le
nostre produzioni agro-alimentari, tenendo presente che nei paesi Peco i tassi di crescita
del Pil risultano consistenti e con essi anche i redditi delle famiglie. Le opportunità
maggiori si riscontrano in quei comparti agro-alimentari italiani in cui è riscontrabile un
vantaggio comparato, come frutta fresca, riso, pasta, vino, agrumi, ortaggi, oli, ecc.

Relativamente alle importazioni, considerando che l’Italia risulta essere un importatore
netto di prodotti agricoli, non appare ipotizzabile una competizione consistente con i
prodotti agro-alimentari italiani da parte dei Peco. Ciò che potrebbe verificarsi è un
effetto di sostituzione con le importazioni provenienti da altri paesi, in quanto i prezzi
dei prodotti agricoli dei Peco appaiono ancora più bassi rispetto ai livelli medi europei,
pur essendo in atto un processo di allineamento. Questo ragionamento appare
applicabile a prodotti come animali vivi, carni fresche e congelate, cereali, prodotti della
silvicoltura.
Infine un nodo cruciale consiste nel fatto che l’allargamento determinerà un vincolo di
bilancio più restrittivo con riferimento alla Pac. Di conseguenza, accanto alle
modificazioni della Pac dovute alla revisione di medio termine e alla riforma prospettata
per il 2006, l’aspetto determinante collegato all’allargamento, con implicazioni anche
per l’Italia, è rappresentato dalle disponibilità finanziarie destinabili alla Pac, tenendo
presente che molte aree dei paesi Peco diventeranno regioni obiettivo 1.

2.3 Le proposte e l’accordo del 26.6. 2003 in sede di Consiglio dei Ministri europei
dell’agricoltura

2.3.1 La proposta del 10 luglio 2002

La proposta della Commissione sulla riforma a medio termine, presentata il 10 luglio
del 2002, introduce sensibili inversioni di rotta nell’impianto della PAC così come
emersa da Agenda 2000. Quattro appaiono essere le principali novità:

1. Il disaccoppiamento dalla produzione degli aiuti diretti per la maggior parte delle
   attuali organizzazioni comuni di mercato;
2. L'introduzione della modulazione dinamica degli aiuti, ovvero del trasferimento
   progressivo del 3% annuo dal primo al secondo pilastro fino a raggiungere il 20%;
3. La fissazione di un tetto massimo di aiuti per azienda pari a 300.000 euro;
4. Sensibile rafforzamento dello sviluppo rurale e ampliamento delle misure eligibili.

A questo impianto generale si aggiungono alcune proposte relative al capitolo delle
differenti OCM le quali, dopo una analisi sulla specifica situazione congiunturale,
anticipano alcune modifiche tra cui le più rilevanti sono le seguenti: cereali, frumento
duro, riso, carni bovine, latte; nessun provvedimento specifico è stato previsto per le
oleaginose.

Disaccoppiamento
La Commissione è giunta alla conclusione secondo la quale, per favorire una
semplificazione del regime di aiuti esistente, per facilitare l'integrazione dei nuovi Stati
in via di adesione e per meglio rispondere ai vincoli del WTO, è opportuno introdurre
un singolo premio per azienda disaccoppiato dalla produzione che copra il maggior
numero possibile di settori, inizialmente per oleaginose, proteaginose, cereali e carni, in
futuro per lattiero-caseario, zucchero, olio d'oliva e alcuni prodotti ortofrutticoli. Tale
nuovo premio sarà basato sulla situazione storica e adattato alla situazione risultante
dall’attuazione integrale di Agenda 2000. Inoltre l’ottenimento integrale del premio sarà
condizionato al rispetto delle norme ambientali, della sicurezza alimentare, del
benessere animale e degli standard di sicurezza sul lavoro. In caso di inadempimento di
questi obblighi, i pagamenti diretti verrebbero ridotti proporzionalmente al rischio o al
danno prodotto.

Il premio in questione sostituirà tutti gli aiuti diretti preesistenti tranne in alcuni casi
specifici: il premio specifico alla qualità per il frumento duro, il nuovo supplemento per
le piante proteiche di 55,57 euro/ha, l’aiuto specifico per il riso e il pagamento per
superficie per la frutta a guscio.
Per quanto concerne infine la possibilità di trasferimento dei diritti di premio, la
Commissione propone di riferire tale aiuto disaccoppiato a livello aziendale e di
suddividerlo in quote o diritti di premio per ettaro di superficie aziendale ammissibile,
con lo scopo di facilitare il trasferimento parziale o totale dello stesso in caso di vendita
o di affitto di una sola parte dell’azienda. Infine la Commissione, al fine di consentire
una certa flessibilità di applicazione del premio disaccoppiato, darebbe la facoltà agli
stati membri di definire un certo equilibrio tra diritti individuali e le medie regionali o
nazionali.

La modulazione dinamica

Per ottenere un migliore equilibrio fra il primo e il secondo pilastro, la commissione
propone l’introduzione, a partire dal 2004, dell'obbligo di riduzione di tutti gli aiuti
diretti in modo aritmetico del 3% annuo fino ad arrivare al 20% nel giro di 6/7 anni. Da
questa misura sono esentate le piccole e le medie imprese che percepiscono un
ammontare di aiuti diretti non superiore a 5.000 euro, che rappresenterà perciò la
franchigia per le aziende fino a 2 unità lavorative annue (ULA). Per ciascuna ULA
supplementare è data discrezionalità agli Stati membri di concedere altri 3.000 euro
addizionali. Previa applicazione della franchigia e della modulazione l’importo massimo
ammissibile per ogni azienda non potrà superare i 300.000 euro. Le somme che
superano questo ammontare più la franchigia saranno messe a disposizione del secondo
pilastro nello Stato membro in questione. Differentemente, per quanto concerne le
modalità attraverso le quali la Commissione intenderebbe provvedere al passaggio delle
risorse dal primo pilastro al secondo, contrariamente a quanto avviene oggi per la
modulazione su base volontaria, le risorse risparmiate ritornerebbero a Bruxelles e
sarebbero le stesse istituzioni comunitarie a ridistribuire i fondi agli stati membri sulla
base della superficie agricola, della manodopera agricola e ad un criterio di prosperità.
Secondo la Commissione il ricorso a tali criteri determinerà una certa redistribuzione
dai paesi (e regioni) a produzione intensiva di cereali e bestiame ai paesi (e regioni) più
poveri con produzione più estensiva o montana, con effetti positivi sull’ambiente e in
termini di coesione.
Attraverso questa proposta la Commissione ha stimato di poter ‘risparmiare’ 500-600
milioni di euro per anno. Gli stati membri potrebbero allocare tali risorse addizionali
all'interno dei loro programmi con una certa flessibilità. Infatti la proposta prevede che
gli stati membri possano utilizzare le risorse per aumentare il livello di cofinanziamento
comunitario, per finanziare nuove misure o per aumentare il numero di beneficiari
nell’ambito delle misure esistenti.
In principio, almeno fino al 2006, tali cambiamenti non dovrebbero comportare nessuno
sforzo finanziario supplementare da parte dello stato.

Rafforzamento dello sviluppo rurale
La commissione propone di ampliare il campo delle azioni nell'ambito del secondo
pilastro. Si propongono in particolare delle nuove misure di accompagnamento per
rispondere alle crescenti preoccupazioni in materia di qualità e sicurezza alimentare, per
aiutare gli agricoltori ad adeguarsi all’introduzione di norme rigorose e per promuovere
la salute degli animali. Tali nuove misure sono di seguito riassunte:
i.      Qualità alimentare – promozione della partecipazione degli agricoltori a regimi
        di certificazione e di garanzia della qualità (IGT, DOC, biologico) attraverso
        incentivi su base forfettaria per un periodo massimo di cinque anni. Si aggiunge
        inoltre il sostegno ad associazioni di produttori per attività promozionali di
        determinati prodotti designati nell’ambito di regimi di certificazione e di
        garanzia della qualità. Tale sostegno integra l’articolo 33 del regolamento sullo
        sviluppo rurale. La Commissione propone inoltre di rendere tale misure
        obbligatoria già a partire dal 2005-06, come già oggi accade per le misure agro-
        ambientali;
ii.    Rispetto delle norme – aiuti temporanei e decrescenti per aiutare gli agricoltori
       ad adeguarsi alle norme più rigorose in materia di ambiente, della sicurezza
       alimentare, del benessere degli animali e della sicurezza sul lavoro. L’aiuto
       sarebbe concesso sotto forma di pagamento compensativo decrescente per i
       maggiori costi sostenuti e per un periodo massimo di cinque anni, con importo
       massimo di 200 euro/ha nel primo anno.
iii.   Audit aziendali – aiuto forfettario quale contributo ai costi di audit con lo scopo
       di favorire miglioramenti della situazione aziendale ed il rispetto delle norme più
       stringenti in materia di ambiente, sicurezza alimentare ecc.. con l’obiettivo di
       preparare gli agricoltori ai requisiti di condizionalità (cross-compliance) previsti
       per ottenere i pagamenti diretti;
iv.    Benessere degli animali – nuovo capitolo delle misure agro-ambientali per
       quegli agricoltori che si assumono impegni che vanno oltre un livello di
       riferimento obbligatorio conforme ai regimi agro-ambientali;
v.     Misure-agroambientali – per ampliare ulteriormente tali misure la Commissione
       propone di aumentare di 10 punti percentuali il tasso del contributo comunitario
       che quindi passerebbe all’85% nelle zone obiettivo 1 e al 60% in tutte le altre
       zone.

Una prima valutazione di carattere generale
Per quanto concerne l’impianto generale della proposta, essa di fatto riprende tutti gli
obiettivi sottolineati a più riprese dal Commissario Fischler nei suoi molteplici
interventi realizzati nell’ultimo anno, vale a dire un ulteriore e più incisivo orientamento
al mercato della PAC, un rafforzamento dei benefici ambientali, i temi della qualità e
della sicurezza alimentare e, soprattutto, il rafforzamento del secondo pilastro relativo
allo sviluppo rurale. I punti qualificanti della proposta rispetto alla strategia di
allargamento sono soprattutto quelli relativi al disaccoppiamento e alla modulazione
dinamica associata alla degressività degli aiuti. In questo modo infatti la Commissione
riuscirebbe a risolvere, almeno in parte, il problema del trasferimento degli aiuti diretti
ai nuovi entranti, che rappresenta il vero nodo dell’allargamento. Gli stessi elementi
citati qualificano e tendono a rafforzare la strategia negoziale della UE in ambito WTO
e ciò soprattutto per quanto riguarda il problema del disaccoppiamento che, nell’ipotesi
di una sua approvazione, di fatto renderebbe sostanzialmente inutile la difesa della
‘scatola blu’.

I potenziali effetti del pacchetto relativo alla ‘modulazione dinamica’ degli aiuti,
coinvolgono almeno tre differenti ordini di problemi di natura redistributiva: i) effetti
redistributivi tra paesi, regioni e provincie; ii) effetti distributivi tra aziende; iii)
incidenza e gestione dei risparmi di spesa sugli attuali stanziamenti del Piano di
Sviluppo Rurale.
Per quanto riguarda gli effetti redistributivi tra paesi, essi sono strettamente legati alla
volontà della Commissione di raccogliere i risparmi derivanti dalla modulazione per
ridistribuirli agli stati membri sulla base della superficie agricola, della manodopera
agricola e dei criteri di prosperità. Questo obiettivo, pur avendo il vantaggio di
aumentare il budget del secondo pilastro di paesi altrimenti non interessati alla
modulazione (Portogallo, Austria, Grecia), che quindi potrebbero appoggiare la
proposta, potrebbe determinare un aumento del contributo netto al budget agricolo di
alcuni grandi paesi come la Germania. Per il nostro paese, almeno a livello generale,
tale proposta potrebbe non essere vantaggiosa, alla luce dei livelli piuttosto elevati di
manodopera agricola, soprattutto in molte aree meridionali, associati a livelli di
prosperità non superiori alla media UE e ad una elevata superficie agricola complessiva.
Certamente più problematico appare l’effetto redistributivo della modulazione tra
regioni italiane che, secondo le attuali proposte, sarà strettamente legato alla scelta del
criterio nazionale attraverso cui distribuire tra le varie regioni i risparmi della
modulazione derivanti da Bruxelles. Infine, un ulteriore elemento di preoccupazione è
legato agli effetti redistributivi tra le provincie lombarde che potranno anche essere
sensibili, a causa delle forti differenze nell’attuale distribuzione degli aiuti diretti. In
pratica, le provincie che oggi percepiscono maggiori aiuti diretti potrebbero uscirne
sensibilmente penalizzate, a meno che a tale modello di modulazione non sia affiancato
qualche dispositivo di compensazione che ‘rimoduli’ la distribuzione provinciale delle
misure del PSR.

Nella tabella 2.1 è riportata la distribuzione delle aziende e degli aiuti per le differenti
classi di aiuto relativa all’anno 2000, sulla base di una prima elaborazione dei dati
AGEA forniti alla Regione. Una stima grossolana della modulazione dinamica a regime
- vale a dire applicando un’aliquota di trasferimento dal primo al secondo pilastro del
20% - avrebbe i seguenti effetti quantitativi. Con una franchigia pari a 5.000 euro le
aziende colpite sarebbero 12.968, pari a circa il 37% delle aziende che percepiscono
attualmente aiuti diretti. Se la franchigia dovesse passare invece a 10.000 euro le
aziende colpite si ridurrebbero a 6.565, pari al 19% del totale. Nel primo caso gli aiuti
‘trasferiti’ ammonterebbero a regime a circa 40 e nel secondo a 31 milioni di euro. Per
avere un’idea dell’entità di questo prelievo, si tenga conto che a regime esso
corrisponde grosso modo al 40-50% dell’attuale dotazione media annua delle risorse del
PSR, incidenza che salirebbe all’80-100%, tenendo conto della quota parte del
cofinanziamento nazionale. Infine è bene precisare che, alla luce delle attuale proposte,
non c’è nessuna certezza che tale ammontare di risorse sia effettivamente a disposizione
dei futuri PSR della regione Lombardia.

Tab. 2.1 Aziende ed aiuti per classe di aiuto nel 2000 in Lombardia
                                  Aziende                  Aiuti
    Classi di aiuto
                            Numero         %          Euro          %
   fino a 1.250 euro           10.050      28,8       6.045.203      2,5
   1.250-1.500 euro              1.324       3,8      1.814.203      0,8
   1.500-2.500 euro              4.153     11,9       8.183.749      3,4
   2.500-5.000 euro              6.399     18,3      23.263.470      9,7
  5.000-10.000 euro              6.403     18,3      43.267.606     18,0
 10.000-20.000 euro              3.792     10,9      53.054.730     22,1
 20.000-30.000 euro              1.347       3,9     32.750.310     13,6
 30.000-50.000 euro                948       2,7     35.769.792     14,9
   oltre 50.000 euro               478       1,4     35.870.750     14,9
         Totale                34.894 100,0 240.019.813            100,0
   Oltre 5.000 euro            12.968      37,2 200.713.188         83,5
Note: aiuti relativi a seminativi cop, bovini e ovicaprini
Fonte: elaborazione DEPAAA - Università degli Studi di Milano su dati AGEA
2.3.2 Considerazioni sulla riforma MTR della PAC a seguito della seconda proposta
presentata nel gennaio 2003 dalla Commissione Europea

Dopo avere preso visione della proposta è inevitabile porsi la domanda se sia possibile
un’alternativa alla MTR in considerazione della decisione dimostrata dalla
Commissione e del contesto evolutivo che sta evolvendo.
La proposta di riforma vede infatti tutti gli attori concordi sugli obiettivi, anche se la
discussione è forte su come si pensa di raggiungerli. Inoltre grazie ad essa è stato
possibile fissare, e nel contempo assicurare, la spesa agricola sino al 2013 e si è risolta
la questione dell’entrata dei paesi PECO nell’Unione.
Il percorso della MTR è il seguente: nel luglio 2002 viene fatta la prima proposta
Fischler, a ottobre 2002 c’è una importante decisione dei capi di stato europei che
stabilisce un tetto per l’utilizzo delle risorse in materia agricola (che viene interpretata
da un lato come un arresto alla proposta Fischler dall’altro come un via libera dopo
avere posto un paletto alle spese. Va ricordato che la decisione si riferisce solo alle
spese sostenute per le OCM, quindi non è escluso che non potranno essere rese
disponibili più risorse per lo sviluppo rurale), nel gennaio 2003 viene presentata la
proposta della Commissione per la quale si ipotizza una definitiva approvazione nel
mese di luglio 2003.
Il contesto nel quale questo avviene comprende alcuni elementi chiave.
L’allargamento ai PECO, previsto a partire dal 1 maggio 2004, momento nel quale
l’Europa passerà da 15 a 25 stati membri per i quali dovrà essere mantenuto lo stesso
livello di spesa agricola.
Le attese dei cittadini che, secondo i sondaggi di Eurobarometro, pongono fra i loro
primi interessi la sanità degli alimenti, la loro bontà e qualità, la protezione
dell’ambiente mentre ritengono poco importante il costo degli alimenti e il sostegno alle
condizioni economiche degli agricoltori.
I negoziati WTO e i temi della globalizzazione che vanno verso la riduzione degli aiuti
che ostacolano gli scambi e l’introduzione di sistemi disaccoppiati (ma consentono di
introdurre temi come le cosiddette trade concerns (qualità dei prodotti, sviluppo rurale,
multifunzionalità). E’ utile ricordare che il percorso WTO nel 1994 aveva visto un primo
importante risultato con l’Uruguay Round, nel novembre 1999 a Doha aveva sviluppato
ulteriori passaggi e prevede: entro marzo 2003 di raggiungere un accordo sulle modalità
dei negoziati agricoli, nel settembre 2003 di svolgere la V conferenza a Cancun per la
formalizzazione delle proposte sui nuovi impegni tesi a liberalizzare il commercio delle
produzioni, nel gennaio 2005 la loro adozione definitiva.
La coesione socioeconomica interna alla UE che combinandosi con le attese dei
cittadini/consumatori fa sì che nel corso delle riunioni della Commissione molti
Commissari avanzino necessità di budget che vanno ad erodere la spesa agricola, il
commissario Fischler si trovi spesso in minoranza, il commissario Monti critichi la
spesa agricola come esempio di mercato eccessivamente protetto e che spiega come, ad
esempio, la lettera di condanna della proposta Fischler firmata da 7 ministri
dell’agricoltura non sia neppure stata presa in considerazione dato che esprimeva una
bocciatura senza alternative e chiedeva il mantenimento dello status quo ritenuto non
accettabile.
Gli obiettivi che la proposta Fischler si propone di perseguire sono: una agricoltura più
competitiva e orientata al mercato, la semplificazione della PAC, la facilitazione del
processo di allargamento, la difesa della politica agricola europea all’interno delle
trattative del WTO, una efficace risposta alle aspettative degli agricoltori per sostenere
l’agricoltura rendendola al contempo conforme alle aspettative della società, la garanzia
di una adeguata redistribuzione delle risorse all’interno della PAC fra primo e secondo
pilastro.

Le linee su cui intende muoversi sono costituite da:
     Disaccoppiamento e revisione OCM (cereali, latte, riso, frumento duro, frutta a
       guscio, fecola di patate, foraggi essiccati)
     Modulazione progressiva
       Rafforzamento dello sviluppo rurale
            - incentivi ai produttori agricoli per adottare norme di qualità
            - contributi alle associazioni di produttori per attività di informazione e
                promozione
            - aiuto temporaneo per l’adeguamento alle norme in materia di ambiente,
                benessere animale, sicurezza sul lavoro ecc
            - aiuti per l’erogazione di servizi di consulenza ambientale
            - misure ulteriori per il benessere animale
       Set-aside di lungo termine
       Sostegno alle colture energetiche

Disaccoppiamento

Si applicherà dal 2004 e avrà come periodo di riferimento il 2000-2002, sarà operativo
attraverso l’individuazione di un importo ad ettaro, prevederà dei diritti speciali
aggiuntivi per aziende intensive e il vincolo del mantenimento del terreno in buone
condizioni agricole. Prevede inoltre come vincoli generali che vengano mantenuti il
rafforzamento delle norme in materia di tutela ambientale, di sicurezza alimentare,
salute e benessere degli animali e sicurezza sul lavoro.
La sua applicazione pone alcune questioni su cui riflettere. Una possibile
destabilizzazione (scarsa possibilità di regolazione) dei mercati agricoli e dei valori
fondiari; una possibile complessità amministrativa derivante dal passaggio dei diritti tra
i produttori; il possibile abbandono produttivo delle terre e dell’attività produttiva; la
mancata garanzia della stabilità dei redditi; una verosimile scarsa equità tra imprese; la
possibile creazione di barriere d’accesso per nuove imprese (ad esempio ai giovani).

Modulazione progressiva o degressività

Per l’Italia le assegnazioni sul II pilastro derivanti dalla degressività sono pari al 12,9%
del totale.
La redistribuzione agli stati membri avviene sulla base dei tre criteri sopra richiamati il
che fa sì che non sia assolutamente detto che il bilancio fra quanto uno Stato dà con la
modulazione torni indietro con la redistribuzione; questa, a livello locale, verrà stabilita dai
singoli stati membri il che implica un altro grado di incertezza.
Le ipotesi redistributive potrebbero essere:
    1. applicare anche a livello nazionale la logica dei tre criteri di riparto (sfavorevole
        alla Lombardia)
    2. applicare le quote utilizzate per la distribuzione dei fondi dello sviluppo rurale
        2000-2006 (adatto per la Lombardia)
    3. tenere conto del peso di ogni regione (favorevole per la Lombardia).
Con la franchigia di 5.000 euro inoltre, a livello provinciale varia moltissimo il numero
delle aziende colpite (si passa dal 4,3% di Sondrio al 63% di Lodi) con le relative
conseguenze sulla distribuzione degli aiuti a livello provinciale. Le provincie che
maggiormente contribuiranno alla modulazione sono Cremona, Pavia, Mantova (ultime
Sondrio, Lecco, Como). Del resto Cremona, Pavia, Mantova, Brescia contribuiscono a
più del 75% del gettito e Sondrio, Lecco, Como, Varese solo per lo 0,6%.

Gli effetti di disaccoppiamento e degressività

Il disaccoppiamento in sé mantiene inalterato il sostegno all’agricoltura: i pagamenti
diretti non diminuiscono. Con ordinamento produttivo inalterato il reddito non subisce
variazioni. Se l’ordinamento produttivo varia non può che variare in positivo
(l’imprenditore si orienterà verso scelte reddituali più favorevoli).
La degressività invece fa diminuire il reddito e quindi spinge le imprese, grazie al
disaccoppiamento, a variare l’orientamento colturale verso prodotti (es. gli orticoli) più
redditizi o con minori costi di produzione (es. prati e pascoli).

Rafforzamento dello sviluppo rurale

E’ opportuno tenere presente che, al di là dei cambiamenti proposti, le possibilità
negoziali su come utilizzare i fondi strutturali da destinare allo sviluppo rurale dopo la
riforma sono aperte. I nuovi paesi entreranno nel 2004, ma fino al 2006 potranno
beneficiare solo di misure strutturali ad hoc in quanto l’attuale programma di sviluppo
strutturale terminerà con il 2006. Da quella data entrerà in vigore il nuovo programma
di sostegno per il periodo 2007-2013. E’ difficile prevedere, poiché dipende dalla
congiuntura dei paesi dell’attuale Unione e dai ritmi di crescita dei PECO, quali saranno
le condizioni di eleggibilità dei diversi territori ai differenti livelli di agevolazione (Aree
obiettivo 1 e 2). Probabilmente le politiche strutturali dovranno tendere ad essere meno
indifferenziate e orientarsi a priorità settoriali con una adeguata flessibilità per adattarsi
all’evoluzione del mercato globale.

Le nuove misure introdotte con la proposta concernono:
   a) il rispetto degli standards comunitari nel campo dell’ambiente: sicurezza
      alimentare, salute e benessere degli animali, sicurezza sul lavoro.
   b) la qualità alimentare
   c) benessere animale

Per il rispetto degli standards viene previsto un aiuto temporaneo e decrescente (max 5
anni) fino a un massimo di 10.000 euro annui per azienda per compensare i costi e/o i
mancati redditi dovuti all’applicazione della normativa comunitaria nel campo
dell’ambiente, della sanità pubblica, animale e vegetale, del benessere degli animali e
della sicurezza sul lavoro.
E’ previsto inoltre un aiuto per l’uso, da parte dell’azienda, del servizio di consulenza
aziendale e un massimo dell’80% del costo del servizio la prima volta che vi fanno
ricorso, fino ad un massimale di 1.500 euro.

Per la qualità alimentare viene previsto un sostegno diretto a incentivare gli agricoltori a
partecipare, su base volontaria, a programmi comunitari o nazionali riconosciuti, diretti
a migliorare la qualità dei prodotti agricoli o dei processi produttivi. Il sostegno
aziendale corrisponde ad un aiuto annuale (fino ad un massimo di 1.500 euro/azienda)
per massimo 5 anni.
Vengono inoltre favorite le iniziative delle associazioni di produttori per l’informazione
dei consumatori e la promozione dei prodotti agricoli ottenuti nell’ambito dei
programmi di qualità finanziati con la misura precedente. Il sostegno alle associazioni
dei produttori può raggiungere fino un massimo del 70% del costo.

Viene introdotta la possibilità di concedere aiuti per impegni assunti per un periodo di
almeno 5 anni che migliorino il benessere animale. L’aiuto è commisurato ai costi
aggiuntivi con un importo massimo di 500 euro per unità di bestiame.

Anche in questo caso si pongono alcune questioni.
Il riconoscimento dell’aiuto forfettario non è possibile se le norme nazionali già
prevedono l’attuazione delle norme imposte dalla legislazione comunitaria e la
fissazione degli standards è poco definita (l’allegato III va interpretato) ma si richiama il
fatto che debbano essere significativi. E’ importante essere certi che la loro
determinazione sarà adeguata (o adeguabile) ai territori regionali e non predefinita
secondo schemi che non si adattano alle diverse realtà geografiche e produttive. Anche
importante è evitare che se gli standard si alzano e fanno alzare il livello medio si possa
abbassare il differenziale con le misure volontarie che prevedono standard (ad esempio
le agroambientali) perché così facendo e dovendo giustificare gli aiuti con i maggiori
costi derivanti si erode sempre di più l’aiuto (questo potrebbe anche essere un preciso
obiettivo della Commissione il cui interesse è quello di rendere più stringenti e
territorializzate le misure a premio). Fra l’altro se questo è ciò che accade occorre ancor
più preoccuparsi del fatto che l’abbattimento dei premi agricoli venga assorbito dalla
filiera senza che vi sia un abbattimento dei prezzi al consumo (la qualità dei prodotti
aumenta, il valore aggiunto non viene remunerato ma i prezzi al consumo non calano, il
che costituisce un interrogativo interessante che i produttori agricoli non possono non
porsi).
L’applicazione della normativa comunitaria era un prerequisito nella precedente
programmazione quindi si pone il problema di comprendere a chi si rivolge.
Verosimilmente si rivolge a quella fascia di imprese (montane o di aree meno
sviluppate) che, non ritenendo in precedenza di poter accedere alle domande poiché non
avevano il prerequisito, ora possono ricevere un aiuto per raggiungerlo e, di
conseguenza, accedere alle misure. Inoltre oggi chi riceve i premi PAC non è detto che
sia in regola con gli standard, mentre domani dovrà esserlo. In questo senso l’effetto
agisce solo per le produzioni che ricevono aiuti diretti e non sulle altre.

L’audit aziendale è obbligatorio per i produttori che ricevono oltre 15.000 euro l’anno o
una cifra d’affari superiore a 100.000 euro/anno. L’aiuto alla consulenza aziendale non
sembra essere diverso dal servizio attualmente offerto dalle organizzazioni
professionali. E’ obbligatorio ma non sembra portare nulla in più alle imprese: potrebbe
essere anche un modo per consentire alle organizzazioni professionali di rimanere nel
settore pure a seguito del calo di lavoro derivante dalla semplificazione avviata con il
disaccoppiamento.

Le iniziative per le associazioni di produttori sono vincolate ai prodotti di qualità: è un
vincolo che il precedente regolamento comunitario non aveva e che potrebbe tagliare
fuori alcuni comparti (il florovivaismo, la carne, il latte ecc.).

Il premio per la qualità alimentare è inadeguato (1.500 euro per i sistemi di qualità
sembrano pochi in assoluto) e se non viene settorializzato e compartimentato, può
generare una domanda complessivamente molto alta (tutti gli aderenti ai consorzi DOP,
IGP, DOC, i biologici, l’etichettatura facoltativa del 1760) con il rischio di erogare
semplicemente un premio finanziariamente modesto che può essere: per coloro i quali
stanno già nei sistemi di qualità una semplice regalia, per coloro i quali stanno
decidendo di aderirvi un pallido incentivo di accompagnamento, per coloro che non vi
hanno pensato un incentivo ininfluente.
Nella prima ipotesi un effetto positivo indotto, ma da verificare, potrebbe essere quello
di far abbassare, per le economie di scala, i costi complessivi del sistema qualità.
Dal premio per la qualità alimentare sembrano rimanere fuori quei sistemi di qualità
piccoli (come i prodotti tradizionali) che in realtà possono essere su piccola scala un
efficace elemento di sviluppo rurale nelle aree svantaggiate
Con l’insieme delle misure vengono in ogni caso esplicitate e orientate cose che già si
potevano fare nell’ambito della misura sulla commercializzazione.
L’effetto complessivo è tutto da valutare così come l’appetibilità per le imprese. Rimane
molto più importante per un’impresa che sta nel circuito DOP poter accedere a punti di
priorità nelle altre graduatorie (esempio per la misura a del PSR) che non ricevere i 1.500 euro
anno.
Il set aside di lungo termine. La proposta sembrerebbe avere solo lo scopo di limitare, in
assoluto, la produzione. La sua applicazione decennale pone grossi problemi di rigidità
e sembra in contrasto con le esigenze ambientali ed agronomiche.

Gli effetti e proiezioni immaginabili con la proposta

Gli effetti complessivi possibili della riforma sono suddivisibili in trasversali e per
settore.
Fra quelli trasversali:
Positivi: la semplificazione amministrativa, una migliore posizione in sede WTO, una
maggiore integrazione socioeconomica interna
Negativi: distorsioni sul mercato fondiario (ha i diritti l’impresa e non il proprietario), la
concorrenza sleale verso alcuni produttori che in precedenza non hanno percepito premi
legati alla produzione (questione che però sembrerebbe trovare una soluzione nei singoli
regolamenti di applicazione delle OCM), gli effetti sulla tenuta della capacità
economica di alcune imprese.
Quelli di settore sono molto difficili da valutare nelle singole realtà regionali stante il
fatto che le diverse proposte fatte dalla Commissione necessiterebbero di proiezioni
molto articolate basate sui livelli di spesa raggiunti negli anni di riferimento e sulla
diffusione delle diverse colture tuttavia gli effetti negativi prevalgono certamente su
quelli positivi e la redditività delle imprese è invariabilmente destinata a diminuire con
la proposta.

Le proiezioni sugli effetti della riforma a livello nazionale immaginano scenari diversi.
Nomisma vede un bilancio complessivamente positivo, Confagricoltura è di avviso
nettamente diverso (-400Meuro/anno), gli studi della Commissione fanno ritenere che
gli effetti delle proposte sul reddito agricolo saranno assai limitati per il settore agricolo
comunitario nel suo complesso tuttavia sono stati svolti su una base territoriale troppo
ampia e poco articolata per poter essere effettivamente di ausilio nell’immaginare cosa
accade nei diversi stati membri. Un fatto certo è che la proposta della Commissione ha
fatto scaturire l’accordo che ha creato uno scenario di certezza fino al 2013 per la PAC.
Il Dipartimento di Economia e politica Agraria Agroalimentare e Ambientale ha
calcolato che le riassegnazioni sul I pilastro, applicando la degressività, avrebbero un
segno negativo di –14,5 Meuro (in Lombardia + 24,9) mentre le assegnazioni sul II
pilastro avrebbero un segno positivo di 42,8 Meuro (in Lombardia da –7 a – 11 Meuro)
al netto del plafond sugli aiuti aggiuntivi. L’effetto finanziario per una media azienda
cerealicola zootecnica lombarda, è pari a 0 nel caso in cui i prezzi non scendano oltre
l’8-10%. Dato che la previsione che si fa è che la discesa dei prezzi sarà superiore al
10% (potrebbe arrivare al 20%) il saldo per questo tipo di aziende diventa negativo.

La preoccupazione a luglio 2002, quando venne presentata la prima proposta Fischler,
era incentrata su come immaginarsi la redistribuzione sullo sviluppo rurale delle risorse
(ben il 20%, allora) derivanti dalla modulazione. Il problema era capire se tali risorse
sarebbero tornate negli stessi luoghi da cui si originavano o se avrebbero preso altre
strade. Con la proposta odierna sembra invece evidente che, data la limitatezza delle
risorse che verranno rese disponibili per lo sviluppo rurale ed il fatto che esse saranno
destinate a finanziare le nuove misure previste, che non sembrano essere
particolarmente interessanti per gli agricoltori, in realtà la questione diventa come
attrezzarsi per garantire la redditività delle imprese soprattutto considerando che verrà
ridefinita, per l’allargamento della UE, la geografia dei fondi strutturali e che i prezzi
per effetto della riforma caleranno.

In questo senso le scelte avviate a livello regionale costituiscono un supporto su cui
lavorare in parallelo alla MTR: rendere ancor più operativa la governance attraverso la
completa applicazione del Titolo V della Costituzione, migliorare l’efficacia e
l’efficienza della pubblica amministrazione in agricoltura (OPR, SIARL, ERSAF),
revisionare (già fatto, ma spingendo ancora di più) il PSR per concentrare l’uso delle
risorse su alcune misure e immaginare già in questo senso la prossima programmazione,
applicare la lr 7/2000 come supporto finanziario complementare allo sviluppo rurale
comunitario, individuare e rendere comuni anche ad altri settori i tre obiettivi importanti
per l’agricoltura: sostegno produttivo, tutela socio-economica e territoriale delle aree
rurali più fragili, sostenibilità e valorizzazione del territorio rurale.


2.3.3 La proposta definitiva della MTR del 26 giugno: alcune riflessioni

Il 26 giugno 2003, dopo mesi di trattative ed un'ultima estenuante maratona notturna
durata 16 ore, il Consiglio dei ministri agricoltura dell'Ue ha approvato una radicale
riforma della Politica agricola comune (PAC).
Le decisioni adottate, non senza profondi contrasti tra i Paesi membri, costituiscono una
svolta radicale della PAC pari, se non superiore per importanza, a quella del 1992 e
vanno certamente al di là dei limitati obiettivi della Revisione di medio termine (MTR)
prevista da Agenda 2000.
La portata innovativa della MTR si era già percepita chiaramente nelle proposte della
Commissione del luglio 1992 e dalle bozze di regolamento del gennaio 2003.
Le decisioni del Consiglio dei ministri rispecchiano in gran parte l'impostazione
proposta dalla Commissione, ma ne limitano in molti casi la reale portata oppure ne
dilazionano l'impatto nel tempo e nello spazio (delegando scelte chiave a livello
nazionale).
In attesa delle bozze dei regolamenti definitivi, nei quali saranno contenuti dettagli non
di poco conto per comprendere a fondo l'impatto della riforma e simularne gli effetti, è
opportuno porsi le seguenti finalità:
- sintetizzare il percorso che ha portato alla riforma stessa, inserendolo nel più ampio
    contesto del cambiamento della PAC;
- riassumere e schematizzare le principali decisioni del Consiglio del 26 giugno, nel
    confronto con la situazione attuale e le proposte della Commissione;
- individuare i punti critici per l'agricoltura lombarda e suggerire possibili strategie di
    intervento, in particolare in vista delle scelte nazionali.

Dalla riforma MacSharry alla revisione di medio termine della PAC: dieci anni di
cambiamenti

Dopo poco più di trent’anni di funzionamento la PAC, nel ’92, fu sottoposta ad una
revisione molto importante, la più seria da quando nel ’62 era stata approntata
l’organizzazione comune di mercato dei cereali che ne ha costituito il modello per tre
decenni. La riforma del ’92 introdusse alcuni correttivi fondamentali al precedente
impianto logico e confermò la fine di un principio che si era già annunciata negli anni
immediatamente precedenti. Quest’ultimo aspetto non è certamente minore, se si pensa
che ci riferiamo all’abbandono della garanzia illimitata su tutta la produzione che era
stato, sino ad allora, alla base della costruzione comunitaria. Il modello di sostegno che
veniva accantonato era quello legato ai meccanismi di prezzo i cui oneri erano, di fatto,
posti a carico del consumatore. Con questo schema operativo, basato sulla salvaguardia
dei redditi agricoli assicurata attraverso il mantenimento dei prezzi elevati per i prodotti
agricoli, era difficile se non impossibile porre limiti alla quantità di prodotto che veniva
a godere della protezione comunitaria. I tentativi di limitare in qualche modo
l’incremento di produzioni sempre più onerose per i bilanci comunitari si erano
susseguiti senza registrare significativi successi fino al momento della prima clamorosa
“rottura” consistente nell’imposizione delle quote al settore lattiero nel 1984. Ma, come
si sa, questa misura, in teoria transitoria ma nei fatti ormai semipermanente, non ha dato
i risultati attesi ed anzi ha creato proprio in un settore chiave dell’agricoltura europea
un’impasse che ne sta condizionando ogni sviluppo futuro.

Fu così che la riforma del ’92, un po’ per necessità e un po’ seguendo quella che in
quegli anni era la tendenza emergente nelle politiche agrarie, iniziò un processo nuovo,
scindendo il sostegno dalla quantità prodotta e soprattutto spostandolo come
meccanismo d’azione dai prezzi ai redditi.
Il tentativo del ’92 non era forse abbastanza deciso nell’imboccare la strada del
disaccoppiamento degli aiuti dalle quantità prodotte e, pur rispondendo ad un disegno
ispirato ad una sua coerenza, non riusciva a conciliare bene obiettivi e metodi troppo
contrastanti. Un aiuto a superare resistenze e incongruenze avrebbe dovuto provenire
dalle cosiddette misure di accompagnamento e dalla parallela scelta di puntare alla
valorizzazione delle produzioni tipiche e di quelle di tipo biologico, in un importante
sforzo di diversificazione delle produzioni mirato a sottrarle alla semplice competizione
di prezzo.
Le misure di accompagnamento concentrate in tre regolamenti, due a carattere tecnico-
produttivo relativi a interventi agroambientali ed uno socio-economico basato sul
prepensionamento degli agricoltori anziani per favorire una maggiore mobilità del
fattore fondiario, non erano a loro volta abbastanza chiare, tanto da trasformarsi in
insuccessi, il regolamento 2079/92, ovvero in paradossali successi alla rovescia come il
regolamento 2078/92 travolto in seguito da un eccesso di adesioni.

L’incalzare degli eventi esterni insieme alle oggettive difficoltà insite nel cambiamento
di rotta ha poi costretto ad operare in maniera più incisiva nell’impostare la PAC dei
primi anni 2000 con l’approvazione della parte agricola di Agenda 2000 nel marzo ’99.
Quest’ultimo provvedimento presentava una certa garanzia di continuità poiché avrebbe
dovuto rimanere in vigore sino al 2006 e nello stesso tempo accentuava le nuove linee
di orientamento della riforma MacSharry. In particolare veniva esteso il campo di
applicazione del regime dei seminativi, veniva abbandonato il criterio della
compensazione integrale della riduzione media della protezione, procedeva col
trasferimento del sostegno dai prezzi alle erogazioni dirette, operava la creazione di un
embrione di politica di sviluppo rurale con la definizione del cosiddetto secondo pilastro
e realizzava un collegamento fra i due pilastri con il “regolamento orizzontale”.
L’impalcatura logica certamente acquistava coerenza rispetto alla riforma MacSharry
ma, ancora una volta, tutto ciò rimaneva imbrigliato nella serie di vincoli, spesso
contrastanti, che ne condizionavano una effettiva attuazione radicale.
Il problema principale, al di là della maggiore o minore dose di coraggio nell’affrontare
la svolta, è sempre stato costituito dalle disponibilità finanziarie messe in campo e che,
pur necessitando di incrementi, sono teoricamente stazionarie all’interno della
“guideline” di bilancio ma di fatto decrescenti nella prospettiva che l’ormai avviato
processo di allargamento della UE avvenga, per la parte agricola, a invarianza di spesa.
La questione quindi si complica mentre procede nei tempi sia il negoziato per
l’allargamento che quello internazionale per il prossimo round della WTO e mentre
l’agricoltura europea è violentemente scossa dalle emergenze alimentari, in particolare
da quella della Bse, e dal potenziale impatto dell’innovazione biotecnologica, per il
momento sterilizzato con una moratoria de facto ma non ignorabile a lungo.

E’ così che, cogliendo l’annunciata occasione della revisione di medio termine (MTR),
la Commissione europea rilancia il gioco alzando la posta. In realtà, stando agli accordi
di Berlino del marzo 1999, la MTR avrebbe dovuto consentire di compiere una
valutazione intermedia degli effetti provocati dall’applicazione di Agenda 2000, in
particolare nel settore delle oleaginose, quello più colpito dall’omologazione del regime
specifico di sostegno a quello dei seminativi. Tuttavia la Commissione, già nel luglio
2002, presentando le sue riflessioni preliminari sulla MTR ha inteso operare più in
profondità su tutte le OCM già inserite in Agenda 2000 modificando, inoltre, anche
l’impianto logico del secondo pilastro, quello dello sviluppo rurale e agendo sul
contenuto dell’ex regolamento orizzontale. Il percorso che sta conducendo da Agenda
2000 alla sua futura configurazione, passando per le prime proposte della Commissione
del luglio 2002 e per quelle contenute nelle bozze di regolamento presentate nel gennaio
2003, fino alle decisioni raggiunte il 26 giugno 2003 dopo 16 ore di estenuanti trattative,
è stato pesantemente condizionato dalle decisioni dell'ottobre 2002, quando nel vertice
straordinario di Bruxelles, i capi di stato e di governo hanno scelto di non modificare
l’impianto finanziario previsto da Agenda 2000 fino alla sua scadenza naturale fissata
nel 2006 e hanno fissato anche i vincoli di spesa fino al 2013 e cioè per tutto il periodo
dell’inserimento nella nuova UE allargata dei paesi Peco, divenuti nel frattempo a loro
volta membri dell’Unione. La decisione di ottobre, frutto di un accordo politico
preliminare fra Francia e Germania, ha di fatto vanificato una parte consistente dei
contenuti della MTR, ma non ha impedito che nel gennaio 2003 la Commissione
presentasse le sue proposte normative sostanzialmente molto simili a quelle precedenti.

Il pacchetto approvato il 26 giugno, anche se in parte annacquato dalle necessità di
ricercare un compromesso e di rispondere alle forti riserve francesi, anticipa i tempi e le
modalità di un’ulteriore evoluzione della PAC secondo le linee già contenute nella
riforma MacSharry. Esso unifica in un solo regolamento le OCM di tutti i prodotti sin
qui regolati nel quadro di Agenda 2000 a cui si aggiungono a breve termine il riso, di
cui contestualmente si modifica l’OCM, e il latte, sia pure al termine di un nuovo
periodo transitorio. L’insieme di queste norme tende a consolidare il criterio del
disaccoppiamento fra gli aiuti erogati e la quantità di prodotto ottenuto in modo da
precedere i tempi del futuro accordo WTO mettendo il sostegno così accordato al riparo
dalle norme relative alle varie categorie di aiuti (green box, blue box, amber box). Ma
accanto a ciò entra in gioco un nuovo meccanismo di riduzione degli aiuti e di
redistribuzione degli importi così “risparmiati” secondo criteri nuovi, destinati al
potenziamento delle risorse a disposizione del secondo pilastro della PAC, e cioè dello
sviluppo rurale (modulazione). Il nuovo impianto logico, così tenacemente perseguito
dalla Commissione nonostante le forti reazioni negative suscitate nei paesi membri, sarà
con grande probabilità il futuro assetto della PAC per i prossimi anni.
L'accordo raggiunto premia la ferma volontà della Commissione UE di cogliere
l’occasione della MTR per passare dal semplice riesame dell’attuale PAC ad un nuovo
tentativo di modifica, il terzo nell’arco di un decennio, con l’intento di accentuare e
consolidare la svolta impressa nel corso di questi anni. Essa si fa forte dei vincoli
derivanti dall’allargamento ai Peco e dalla trattativa WTO per cercare di imporre una
soluzione che è stata avversata, per ragioni spesso conflittuali, dalla maggior parte degli
attuali Quindici. D’altro canto un’osservazione realistica dei fatti induce a ritenere che,
sia pure con qualche correttivo introdotto nella maratona finale e che può risultare in
molti casi determinante, la PAC dei prossimi anni nelle sue linee di fondo proseguirà
nella direzione indicata dalla Commissione. Occorre a questo punto una seria
considerazione sia dei contenuti della riforma varata sia delle modalità applicative, che
in molti casi rinviano a scelte di carattere nazionale, e una corretta individuazione dei
potenziali impatti sul sistema agricolo del nostro paese e, più nello specifico, su quello
lombardo.

I punti salienti della revisione di medio termine (MTR)
Gli elementi principali della riforma adottata il 26 giugno 2003 nell'ambito della
revisione di medio termine della PAC possono essere così riassunti:
- agli agricoltori dell'Unione europea verrà versato, a partire dal 2005, un pagamento
    unico per azienda, indipendente dalla produzione, basato sugli aiuti ricevuti nel
    periodo 2000-2002 per numerosi prodotti; rispetto alle proposte iniziali, alcuni aiuti
    saranno mantenuti accoppiati, in misura limitata, per evitare l'abbandono della
    produzione;
- il pagamento dell'aiuto aziendale sarà condizionato al rispetto di diverse norme in
    materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare, sanità animale e vegetale e
    protezione degli animali, ed all'obbligo di mantenere la terra in buone condizioni
    agronomiche ed ecologiche (la cosiddetta "condizionalità" o "crosscompliance");
- verrà potenziata la politica di sviluppo rurale, cui verranno destinati maggiori
    stanziamenti ottenuti dalla "modulazione" (vedi sotto); nell'ambito dei piani di
    sviluppo rurale saranno inserite nuove misure a favore dell'ambiente, della qualità e
    del benessere animale, nonché per aiutare gli agricoltori ad adeguarsi alle norme di
    produzione UE a partire dal 2005;
- saranno ridotti i pagamenti diretti alle grandi aziende, attraverso il meccanismo della
    "modulazione", allo scopo di finanziare la nuova politica di sviluppo rurale; tale
    prelievo sarà introdotto dal 2005 per le aziende che ricevono oltre 5.000 €/anno di
    aiuti diretti, e il gettito previsto sarà nettamente inferiore alle proposte (che
    prevedevano tagli del 12,5% e del 19% differenziati per scaglioni di aiuti);
- è stato rivisto il meccanismo di disciplina finanziaria, finalizzato ad impedire che
    venga superato il bilancio agricolo fissato fino al 2013;
- sono stati introdotti ritocchi alla politica dei mercati agricoli, nettamente inferiori a
    quanto previsto inizialmente, ma comunque significativi; in particolare per i prodotti
    più rilevanti per l'agricoltura lombarda, vanno ricordati:
    - il passaggio anche per il settore lattiero-caseario dalla politica di sostegno dei
        prezzi a quella di sostegno diretto dei redditi: il prezzo d'intervento del burro
        sarà ridotto del 25% in quattro anni, e quello del latte scremato in polvere del
        15% in tre anni, mentre viene abolito il prezzo indicativo; la riduzione è
        compensata a regime con un aiuto pari a 35,5 € per tonnellata di quota
        posseduta; non è facile stimare quale sarà l'effettivo impatto di questo
        cambiamento sul prezzo del latte alla stalla in Lombardia, ma si può ipotizzare
        una invarianza dei redditi per riduzioni di prezzo dell'ordine del 12-15%;
    - le maggiorazioni mensili nel settore dei cereali saranno dimezzate, mentre
        saranno mantenuti l'attuale prezzo d'intervento e l'attuale livello di pagamento
        (63 €/t), con il meccanismo del disaccoppiamento;
    - ulteriori riforme sono state varate nei comparti del riso, del frumento duro, della
        frutta a guscio, delle patate da fecola e dei foraggi essiccati; in particolare per il
        riso l'impatto sarà notevole, poiché il prezzo indicativo verrà dimezzato (a
       150€/t), sarà fortemente limitato l'intervento, mentre, in contropartita, verranno
       concessi maggiori aiuti diretti, in parte accoppiati alla produzione.

Maggiori dettagli sulle decisioni prese dal Consiglio dei ministri sono riportate nelle
tabelle allegate, dove viene presentato in maniera sinottica il confronto tra la situazione
attuale, le proposte della Commissione del gennaio 2003 e le decisioni del 26 giugno.
 SEMINATIVI

                            Situazione attuale             Proposte legislative (gennaio 2003)       MTR approvata 26 giugno 2003

Cereali         Prezzo di intervento pari a 101,31 €/t    Ultima riduzione del 5 % del prezzo      Prezzo di intervento rimane a 101,31
                                                          di intervento (sul 20 % proposto         €/t e pagamenti diretti a 63 €/t.
                Pagamenti diretti pari a 63 €/t
                                                          dall'Agenda 2000), che scende a
                moltiplicati per la resa di riferimento                                            Le maggiorazioni mensili sono
                                                          95,35 /t. Il pagamento diretto è         dimezzate.
                Maggiorazioni mensili del prezzo di       portato a 66 €/t, disaccoppiato.
                intervento di 0,93 €/t ciascuna,          Abolizione delle maggiorazioni
                applicate in sette tappe                  mensili
Segala          Il prezzo di intervento della segala è    Abolizione dell'intervento per la        Confermata l'esclusione
                uguale a quello dei cereali               segala                                   dall'intervento con misure correttive
                                                                                                   sulla modulazione
Frumento duro   Supplemento specifico :                   Disaccoppiamento e riduzione dei         Disaccoppiamento dei supplementi,
                 344,5 €/ha nelle "zone tradizionali"    supplementi in tre anni come segue:      con la possibilità di mantenere il
                 138,9 €/ha nelle zone in cui la          250 €/ha nelle "zone                   40% accoppiato, e riduzione in tre
                     produzione è consolidata                tradizionali"                         anni come segue:
                Nei limiti della superficie massima        azzeramento del supplemento             285 €/ha nelle "zone
                garantita (SMG)                              per le "zone a produzione                tradizionali" nel 2006
                Il supplemento è subordinato                 consolidata"                           eliminazione graduale nel
                all'impiego di sementi certificate                                                    triennio del supplemento per le
                                                          Premio di 40 €/ha nelle "zone
                                                                                                      "zone a produzione consolidata"
                                                          tradizionali", nel limite della SMG, a
                                                          condizione che sia usata a una           Premio di 40 €/ha nelle "zone
                                                          determinata quantità di sementi di       tradizionali", nel limite della SMG, a
                                                          varietà selezionate per la produzione    condizione che sia usata a una
                                                          di semole e pasta alimentare             determinata quantità di sementi di
                                                                                                   varietà selezionate per la produzione
                                                                                                   di semole e pasta alimentare
 SEMINATIVI (segue)

                                Situazione attuale                Proposte legislative (gennaio 2003)        MTR approvata 26 giugno 2003

Semi oleosi         Pagamenti per superficie allineati su        Nessuna misura specifica Il               Pagamento diretto 63 €/t.
                    quelli per i cereali                         pagamento diretto è portato a 66 €/t,
                                                                 disaccoppiato
Colture proteiche   Pagamento specifico supplementare            Nuovo aiuto complementare a sé            Confermate le proposte: aiuto
                    pari a 9,5 €/t moltiplicati per la resa di   stante per le colture proteiche pari a    specifico 55,57 €/ha., limitato ad una
                    riferimento                                  55,57 €/ha (9,5 € /t moltiplicati per     SMG di 1,4 milioni di ha.
                                                                 le rese medie di riferimento delle
                                                                 regioni di coltura)
Riso                Prezzo di intervento pari a 298,35 €/t       Riduzione del 50% del prezzo di           Riduzione del 50% del prezzo di
                    (risone)                                     intervento che scende a 150 €/t,          intervento che scende a 150 €/t;
                                                                 soglia che fa scattare lo stoccaggio
                    Pagamento diretto pari a 52,65 €/t,                                                    Intervento al massimo 75.000 t/anno.
                                                                 privato. Se il prezzo scende al di
                    moltiplicato per le rese di riferimento e
                                                                 sotto di 120 €/t, scatta un dispositivo   Pagamenti compensativi pari a 177
                    versato per ettaro nei limiti della
                                                                 di sicurezza. Intervento al massimo       €/t di cui 75 €/t erogati sotto forma
                    superficie massima garantita (SMG)
                                                                 per 50.000 t/anno.                        di pagamento specifico.
                                                                 Pagamenti compensativi pari a 177         Invito alla Commissione a negoziare
                                                                 €/t di cui 75 €/t erogati sotto forma     la modifica dei dazi consolidati
                                                                 di pagamento specifico (blue box)
                                                                 Riduzione delle SMG nazionali al
                                                                 valore più basso tra la media del
                                                                 1999-2001 oppure l'attuale livello
                                                                 delle SMG
Crediti per il      Produzioni non alimentari sui terreni        Aiuto di 45 €/ha a favore delle           Confermate le proposte
carbonio            ritirati dalla produzione (è obbligatorio    colture energetiche (obbligatorio un
                    stipulare un contratto con il                contratto con il trasformatore)
                    trasformatore)                               SMG di 1,5 milioni di ettari ripartita
                                                                 per Stato membro
 PRODUZIONI ANIMALI

                       Situazione attuale                   Proposte legislative (gennaio 2003)         MTR approvata 26 giugno 2003

Carni    Prezzo di base fissato a 2224 €/t con la          Non è prevista alcuna misura             Gli stati membri possono a loro
bovine   possibilità di ricorrere all'ammasso privato se   specifica anche se ci si aspetta una     scelta, mantenere accoppiato:
         si raggiunge il 103 % di tale prezzo.             forte incidenza del                      -    fino al 100% del premio per le
         Intervento fissato come rete di sicurezza a       disaccoppiamento.                             vacche nutrici e il 40% dei premi
         1560 €/t                                          Riduzione degli incentivi a favore            alla macellazione;
         Pagamenti per capo di bestiame: 150 € per i       dell'allevamento intensivo               oppure,
         manzi (2 pagamenti in tutto), 210 €/anno per i    (disaccoppiamento)
         torelli e 210 €/anno per le vacche nutrici.                                                -    fino al 100% del premio alla
                                                           Rafforzamento della condizionalità            macellazione e il 75% del
         Premio supplementare per la macellazione          ecologica che comprende anche                 premio speciale per i bovini
         pari a 80 € (tori, manzi, vacche) e 50 €          misure di gestione territoriale               maschi.
         (vitelli)                                         Promozione della qualità e sostegno
         Criteri di ammissibilità: fino a 1,8 UB/ha (a     a favore di una produzione più
         partire dall'1/1/03, attualmente 1,9 UB),         rispettosa dell'ambiente attraverso il
         limite della densità pari a 90 capi (con          secondo pilastro della PAC
         deroghe)
         Premio di estensivizzazione: 100 € per            Concessione di sovvenzioni
         premio (densità di bestiame di 1,4 UB/ha)         all'esportazione di animali vivi
         Un'altra opzione per gli Stati membri: premio     unicamente in base a richieste
         di 80 € per una densità inferiore a 1,4 UB/ha     giustificate e nel rispetto della
         e di 40 € da 1,4 a 1,8 UB/ha                      normativa in materia di benessere
                                                           degli animali
         Dotazione finanziaria nazionale
 PRODUZIONI ANIMALI (segue)

                          Situazione attuale                   Proposte legislative (gennaio 2003)          MTR approvata 26 giugno 2003

Prodotti    Regime delle quote valido fino al 2008            Le quote sono mantenute fino alla         Le quote sono mantenute fino alla
lattiero-                                                     campagna 2014/15                          campagna 2014/15
            Riduzione progressiva del prezzo di
caseari     intervento del 15% a partire dalla campagna       L'applicazione dell'Agenda 2000 è         Dal 2004 al 2006 taglio dei prezzi,
            2005/06                                           anticipata di un anno, dal 2004,          compensato da pagamenti diretti,
                                                              (taglio dei prezzi, compensato da         accompagnata da un taglio
            Il premio per vacca nutrice passa da 5,75 €/t a
                                                              pagamenti diretti e aumento delle         asimmetrico del prezzo pari a:
            17,24 €/t entro le quote a partire dalla
                                                              quote), accompagnata da un taglio
            campagna 2005/06 ed è previsto inoltre un                                                      - 5%/anno per il latte scremato in
                                                              asimmetrico del prezzo pari a:
            pagamento supplementare (premio                                                                 polvere (totale - 15%);
            integrativo e/o pagamento per superficie)            - 3,5%/anno per il latte scremato        - 7%/anno per il burro
            Incremento globale delle quote del 2,39%              in polvere (totale -17,4%);               (totale - 25%);
            (primo aumento nel 1999-2001 per ES, IT,             - 7%/anno per il burro                   abolizione del prezzo indicativo;
            EL e IRL e a partire dal 2005-2007 per gli            (totale - 34,8%);
            altri Stati membri)                                  prezzo indicativo - 28,3% in 5
                                                                  anni;
                                                                                                        Pagamento diretto pari a regime nel
                                                              Pagamento diretto pari a regime nel       2006 a 35,5 €/t
                                                              2008 a 40,92 €/t                          I pagamenti diretti saranno
                                                              I pagamenti diretti saranno               disaccoppiati alla fine del periodo
                                                              disaccoppiati fin dall'inizio (2004)      transitorio (2008)

                                                              Aumento del 1% delle quote dal 2007.      Aumento delle quote solo per Grecia.

                                                              Massimale per gli acquisti di burro       Massimale per gli acquisti di burro
                                                              all'intervento: oltre 30 000 tonnellate   all'intervento: oltre 30 000 tonnellate
                                                              acquisti mediante gara                    acquisti mediante gara (dal 2007).
 DISACCOPPIAMENTO

                    Situazione attuale                  Proposte legislative (gennaio 2003)             MTR approvata 26 giugno 2003

Campo di       Vari premi per superficie        Pagamento unico per azienda disaccoppiato per i       Confermato il disaccoppiamento totale
applicazione   (seminativi) accoppiati a        seguenti prodotti:                                    a partire dal 2005 (con possibile
               colture specifiche                                                                     proroga al 2007) ma con numerose
                                                - cereali, semi oleosi, colture proteiche, lino,
                                                                                                      eccezioni:
               Disaccoppiamento parziale           canapa, semi di lino (aiuto di base di 66 €/t),
                                                                                                      - possono rimanere accoppiati fino
               esclusivamente grazie            - supplemento per il frumento duro (ridotto a 250
                                                                                                          al 25% gli aiuti nei seminativi o, in
               all'allineamento degli aiuti a      €/t),
                                                                                                          alternativa il 40% dei premi
               favore dei semi oleosi su        - patate da fecola,
                                                                                                          supplementari al grano duro;
               quelli per i cereali             - legumi da granella,
                                                - riso (102 €/t),                                     - possono restare accoppiati fino al
               Premi per animali                - foraggi essiccati (nuovo),                              100% del premio per le vacche
               accoppiati all'obbligo di        - sementi,                                                nutrici e il 40% dei premi alla
               produrre carni o prodotti        - carni bovine,                                           macellazione;
               lattiero-caseari                 - carni ovine,                                        - oppure, fino al 100% del premio
                                                - settore lattiero-caseario a partire dal 2004/05,        alla macellazione e il 75% del
                                                                                                          premio speciale per i bovini
                                                 Sono esclusi i seguenti pagamenti:
                                                                                                          maschi;
                                                - premio alla qualità per il frumento duro,           - i pagamenti per il latte restano
                                                - supplemento per le colture proteiche (55,57 €/t),       accoppiati fino al 2008;
                                                - aiuto specifico per il riso (75 €/t),
                                                 - lino tessile e canapa (trasformatori),             Gli Stati possono erogare premi fino al
                                                - trasformazione della fecola,                        10% in più per incoraggiare colture
                                                - foraggi essiccati (trasformatori, 33 €/t,           importanti per l'ambiente, le
                                                    transitorio).                                     produzioni di qualità e la commercia-
                                                                                                      lizzazione
                                                Gli ortofrutticoli sono esclusi
Periodo di                                      2000, 2001, 2002                                      2000, 2001, 2002
riferimento                                     Riserva nazionale in caso di forza maggiore e per i   Riserva nazionale in caso di forza
                                                nuovi agricoltori                                     maggiore e per i nuovi agricoltori
 ALTRE MISURE TRASVERSALI

                      Situazione attuale            Proposte legislative (gennaio 2003)               MTR approvata 26 giugno 2003

Riduzione       Riduzione facoltativa dei       La modulazione si applica a partire dal           La modulazione si applica a partire dal
progressiva e   pagamenti diretti fino al 20%   periodo 2006-2012. Sono fissate aliquote          periodo 2005-2007.
modulazione                                     annue di riduzione che passano dal 1% nel         Le aliquota annue vanno dal 3% nel 2005
                Il denaro non speso resta a
                                                2006 al 19% nel 2012.                             al 5% nel 2007 e seguenti.
                disposizione degli Stati
                membri che lo devono            È introdotta un'aliquota progressiva e            Esiste solo una franchigia posta a 5.000
                destinare a misure di           differenziata di riduzione dell'aiuto, con        €/azienda.
                accompagnamento                 l'applicazione di una franchigia fino a
                                                5 000 €, di un'aliquota intermedia tra 5 000      Tutti i fondi vanno a finanziare lo
                                                e 50 000 € e dell'aliquota piena di               sviluppo rurale.
                                                riduzione oltre 50 000 €.                         Almeno l'80% delle risorse rimarranno
                                                Aumento della parte della modulazione (1%         nello stato membro dal quale sono state
                                                nel 2006 fino ad arrivare a 6% nel 2012) che      prelevate.
                                                viene trasferita al bilancio dell'Unione per lo   Dal 2007 potrà essere aumentata per
                                                sviluppo rurale (chiave di ripartizione). La      esigenze di bilancio.
                                                parte rimanente è destinata al finanziamento
                                                di nuove riforme della PAC.                       Non sono previsti prelievi per la
                                                                                                  degressività.
                                                Abolizione del massimale di 300 000 €
 ALTRE MISURE TRASVERSALI (segue)

                        Situazione attuale                  Comunicazione (luglio 2002)                  MTR approvata 26 giugno 2003

Condizionalità    Facoltà di utilizzare le risorse   La condizionalità ecologica diventa             Approvate le proposte
ecologica         risparmiate grazie alla            obbligatoria all'interno di un'impostazione
                  riduzione dei pagamenti diretti    aziendale globale. I pagamenti diretti sono
                  per l'applicazione delle norme     subordinati all'osservanza di norme
                  relative alla protezione           regolamentari (ambiente, sicurezza degli
                  dell'ambiente e di requisiti       alimenti e benessere degli animali) e la
                  ambientali specifici               terra deve essere mantenuta in buone
                                                     condizioni agronomiche.
                                                     Riduzione parziale o totale dei pagamenti
                                                     diretti in caso di mancata osservanza:
                                                        degli obblighi derivanti da una
                                                         quarantina di atti legislativi;
                                                      delle buone pratiche agricole (quadro
                                                         comune);
                                                     del mantenimento dei pascoli permanenti .
Audit aziendale   Istituzione facoltativa di         Riconoscimento del ruolo di consulenza          Sistema di consulenza aziendale
                  sistemi di certificazione          del regime di audit previsto (che prende il     facoltativa fino al 2006.
                  nell'ambito delle misure a         nome di sistema di consulenza aziendale).       Dal 2007 gli Stati devono offrire ai loro
                  favore dello sviluppo rurale
                                                     Gli audit riguarderanno i flussi di materiali   agricoltori un sistema di consulenza,
                  (escluso il funzionamento)         e i processi agricoli seguiti nell'azienda      con adesione facoltativa.
                                                     Obbligo di partecipazione per gli               Nel 2010 decisione se rendere o meno
                                                     agricoltori che percepiscono aiuti diretti      obbligatorio il sistema di consulenza.
                                                     per un importo superiore a 15 000 € o che
                                                     hanno un fatturato annuo superiore a
                                                     100 000 €
                                                     Aiuto finanziario a copertura delle spese
nell'ambito dello sviluppo rurale
 SVILUPPO RURALE

                         Situazione attuale              Proposte legislative (gennaio 2003)         MTR approvata 26 giugno 2003

Qualità degli     Aiuto agli investimenti a          Istituzione di un capitolo dedicato alla      Misure a favore della qualità:
alimenti          favore della qualità alimentare,   qualità in quanto nuova misura di             versamenti ai produttori che
                  che comprende l'istituzione di     accompagnamento, grazie alla quale:           partecipano a programmi di
                  sistemi di certificazione                                                        miglioramento della qualità, fino a
                                                     -   i produttori sono incoraggiati a
                  nell'ambito dei programmi di                                                     3.000 €/anno per 5 anni;
                                                         partecipare ai programmi per la
                  sviluppo rurale                        garanzia della qualità e ai sistemi di    Incentivi alle associazioni fino al
                  Promozione di certi prodotti di        certificazione (partecipazione degli      70% dei costi ammissibili
                  base nel quadro di due regimi          agricoltori limitata a 1 500 €/anno per
                  orizzontali: uno per la                cinque anni);
                  promozione sul mercato             -   le associazioni di produttori sono
                  interno e uno per la                   incoraggiate a promuovere la garanzia
                  promozione sui mercati
                                                         della qualità, le indicazioni
                  esterni.                               geografiche e l'indicazione del metodo
                                                         di produzione biologico (sovvenzioni
                                                         pubbliche fino al 70% delle spese);
                                                     Gli Stati membri o le regioni hanno la
                                                     facoltà di scegliere se attuare o meno le
                                                     misure.
Benessere degli   Esclusivamente disposizioni        Nuove misure in materia di benessere          Approvate le proposte
animali           regolamentari (DG SANCO)           degli animali in linea con le misure
                                                     agroambientali
                                                     Fissazione di un massimale di 500 €/unità
                                                     di bestiame
Misure            Attuale intensità degli aiuti:     - Non è previsto alcun aumento                Approvate le proposte
agroambientali    - 75 % regioni dell'ob.1;              dell'aliquota del cofinanziamento
                                                         comunitario
                  - 50 % nelle altre regioni.
 SVILUPPO RURALE (segue)

                             Situazione attuale      Proposte legislative (gennaio 2003)        MTR approvata 26 giugno 2003

Rispetto delle norme   Nessun incentivo           Finanziamento pubblico fino all'80% delle   Approvate le proposte
                                                  spese sostenute dagli agricoltori per la
                                                  prima partecipazione al sistema, con un
                                                  tetto massimo di 1 500 €
                                                  Aiuto temporaneo decrescente (200 €/ha al
                                                  massimo) concesso agli agricoltori per
                                                  aiutarli ad adeguarsi a norme rigorose
                                                  qualora le norme dell'Unione europea non
                                                  siano state recepite nella normativa
                                                  nazionale
                                                  Massimale di 10 000 € per azienda
                                                  L'aiuto non è concesso se le norme sono
                                                  già state recepite nella normativa
                                                  nazionale
Quale futuro per l’agricoltura lombarda nella nuova PAC?

Vi è un fondamentale bisogno di conoscenza che percorre trasversalmente gli operatori agricoli, gli
studiosi e gli osservatori del settore, le istituzioni regionali a cui tocca il duplice compito di gestire
la PAC e di preparare il futuro sulla base dei cambiamenti che il legislatore europeo via via
introduce.
Al di là dell’osservazione, che è stata più volte formulata, che il succedersi dei ritocchi ai
meccanismi di funzionamento della PAC rende difficile un esame oggettivo della situazione stessa e
soprattutto ne complica le possibilità di comparazione, la considerazione principale che emerge,
riguarda il ruolo della politica agraria europea nel determinare il successo o il fallimento di
determinate colture ma anche la promozione o il declino di specifiche aree territoriali. Proprio il
succedersi di continui aggiustamenti, unito alla capacità del sistema produttivo di reagire
adattandosi alle nuove contingenze, mostra che di fatto si opera in un mercato che è fortemente
regolato e pilotato dal decisore comunitario, ma non è un mercato libero, se non in una misura
molto modesta, quella lasciata dal meccanismo complessivo messo in essere a livello europeo
nominalmente sui prezzi. Questi, però, non sono tutto, perché le integrazioni di reddito a vario titolo
erogate consentono di coprire quote crescenti dei costi sostenuti dalle imprese e dunque sono un
elemento sempre meno trascurabile, man mano che cresce la loro entità, nella determinazione delle
condizioni di competitività.

Il sistema produttivo agricolo dimostra di sapersi muovere all’interno delle regole seppur mutevoli
della PAC e di seguire le indicazioni implicite contenute nelle norme delle OCM. In questo senso
vanno viste ad esempio le tendenze alla crescita del mais, al declino delle oleaginose, al ritorno del
grano tenero come “second best” dopo la contrazione delle oleaginose.
Nel suo insieme il sistema reagisce in modo coerente alle indicazioni della PAC e ciò è rilevabile
dall’entità complessiva degli aiuti che vengono percepiti dalle imprese agricole regionali. Tuttavia,
nell’impianto logico di Agenda 2000 tutto ciò non può essere disgiunto dai risultati provocati
dall’applicazione del secondo pilastro, e cioè dalla politica di sviluppo rurale, che per altro verso
appaiono molto difficilmente quantificabili.

Si inserisce a questo punto l’analisi preventiva delle prime valutazioni sviluppate sui testi normativi
proposti per la MTR dalla Commissione e sulle decisioni del 26 giugno 2003. La logica che le
ispira appare in linea di massima punitiva per un sistema agricolo avanzato come è quello lombardo
poiché in effetti i trasferimenti che esse compiono vanno a vantaggio di agricolture diverse.
Nel contesto delle prime previsioni, si pone con grande evidenza il problema di come verrà gestito,
a livello nazionale, il ritorno di fondi provocato dalle operazioni di riduzione delle integrazioni di
reddito attuate nell’ambito della modulazione.
Ciò apre sul piano teorico una discussione, che rimane al momento inconclusa, sul ruolo di questi
pagamenti e sulla loro natura effettiva, se cioè essi siano da considerarsi, come inizialmente era con
la riforma del ’92, una reintegrazione dei redditi perduti a causa dei cambiamenti apportati ai prezzi
e al regime di sostegno o se invece come accade con Agenda 2000, essi costituiscano una sorta di
indennizzo parziale e tendenzialmente decrescente nel tempo attuato per accompagnare le riduzioni
a cui l’UE è costretta dai vincoli in tema di bilancio e da quelli esterni di compatibilità
internazionale.
La questione non è soltanto teorica poiché dalla soluzione che le si dà possono derivare scelte molto
diverse sul piano normativo e, soprattutto, conseguenze di grande rilievo in termini di ordinamenti
produttivi e di redditività per le imprese agricole.

In particolare, nell'avanzare qualche prima osservazione sull'accordo raggiunto, occorre concentrare
l'attenzione su due aspetti: il primo riguarda le risorse drenate attraverso la modulazione, mentre il
secondo è relativo alle scelte che competono agli stati membri nella applicazione della riforma
stessa.
Gli effetti della modulazione

Si fa riferimento alla precedente tabella 2.1, che riporta la distribuzione delle aziende e degli aiuti per le
differenti classi di aiuto relativa all’anno 2000. Tenendo conto che il calcolo è stato svolto solo sulla base
degli aiuti effettivamente ottenuti, e senza prendere in considerazione quelli che verranno dalla
riforma dell'OCM riso e di quella dei lattiero-caseari, si può fare una stima grossolana della
modulazione a regime sulla base delle anticipazioni del compromesso raggiunto il 26 giugno 2003.
Con una franchigia pari a 5.000 euro le aziende colpite sarebbero 12.968, pari a circa il 37% delle
aziende che percepiscono attualmente aiuti diretti. Tali aziende percepivano nel 2000 circa 200
milioni di euro di aiuti diretti, pari all'83% del totale. Il taglio del 5% degli aiuti porterebbe ad un
gettito di circa 10 milioni di euro/anno, nettamente inferiore a quanto si poteva stimare con le
aliquote previste inizialmente dalla commissione, che avrebbero condotto a circa 40 milioni di euro
di gettito. Per avere un’idea dell’entità di questo prelievo, si tenga conto che a regime esso
corrisponde grosso modo al 10-12% dell’attuale dotazione media annua delle risorse del PSR,
incidenza che salirebbe al 20-25%, tenendo conto della quota parte del cofinanziamento nazionale.
Nel momento in cui entreranno nel calcolo della modulazione anche il settore del riso e quello del
latte si può stimare che gli aiuti diretti soggetti a modulazione potranno raddoppiare e, di
conseguenza, il prelievo annuo agli agricoltori lombardi potrebbe raggiungere i 20 milioni di euro.

Il dato numerico degli aiuti prelevati con la modulazione appare significativo, anche se pari a circa
1/4 di quanto si poteva prevedere sulla base delle prime proposte e potrebbe far aumentare fino al
50% le attuali dotazioni per la politica di sviluppo rurale.
Non vanno tuttavia dimenticati due aspetti connessi all'impiego di tali risorse supplementari: il
primo è legato al fatto che le nuove misure inserite nello sviluppo rurale (adeguamento agli
standard, qualità degli alimenti, standard ambientali, rispetto delle norme e, più avanti, sistema di
consulenza aziendale, potrebbero assorbire gran parte delle nuove risorse disponibili; il secondo è
proprio legato alla quantità di risorse che torneranno in Lombardia: l'accordo del 26 giugno prevede
che 1/5 delle risorse resti negli stati che le hanno generate e che i 4/5 restanti siano redistribuiti da
Bruxelles tra paesi sulla base di tre indicatori (superficie agricola, manodopera e indice di
prosperità), con il vincolo che almeno l'80% dei fondi prelevati deve tornare nel paese d'origine. Se
il nostro Paese dovrebbe ottenere da tale meccanismo un qualche vantaggio, il problema si pone
tuttavia nella scelta del sistema di redistribuzione degli aiuti tra regioni, dove la Lombardia
potrebbe essere penalizzata dall'applicazione sic et simpliciter dei tre criteri comunitari di riparto.
Occorre quindi essere attivi nel momento in cui verranno stabilite le regole della redistribuzione a
livello regionale di quanto viene prelevato attraverso la modulazione per evitare una penalizzazione
dell'agricoltura regionale.

L'applicazione nazionale della riforma

Oltre a quanto appena visto a proposito della distribuzione dei fondi che si genereranno attraverso la
modulazione, occorre tenere presente che in molti passaggi le decisioni del 26 giugno dei ministri
delegano la scelta di modalità operative a livello dei singoli paesi membri. Tale indirizzo è derivato
da un lato dalla volontà di proseguire nella strada di una maggiore sussidiarietà nell'applicazione
della PAC, ma in molti altri dipende dalla impossibilità di conciliare del tutto le posizioni degli stati
membri (come ad es. sul disaccoppiamento parziale o completo degli aiuti o sulla richiesta di
mantenere accoppiati i premi per i bovini). Ne scaturisce un quadro di possibili opzioni che si
aggiunge ad altre già previste (la creazione di un plafond nazionale di premi per l'OCM latte). Tale
scenario rende essenziale per la Regione Lombardia partecipare attivamente alla prediposizione
delle scelte nazionali, attraverso un contributo propositivo nelle sedi tecniche presso il MIPAF. In
particolare, sarà necessario un contributo attivo per quanto riguarda la definizione delle norme
relative alla condizionalità degli aiuti.
Una considerazione a parte necessitano le motivazioni della fretta con cui sono state gettate le basi
dell'accordo del 26 giugno. L'ipotesi è che la Ue abbia ritenuto necessario disporre di un argomento
"forte" in vista del negoziato WTO che avrà un passaggio di particolare delicatezza a Cancun nel
prossimo settembre. La fretta e la necessità hanno spinto a chiudere i negoziati senza aver definito i
particolari ed anzi rinviando molte questioni (inizio applicazione, scelte di disaccoppiamento, ecc.)
alla discrezionalità degli stati membri. Non è escluso perciò che ulteriori irrigidimenti possano
seguire nei primi ani di applicazione per uniformare il quadro normativo interno a quello vis à vis
dei paesi terzi e per recuperare terreno sulla questione della semplificazione della PAC che, con
questo accordo, compie un vistoso passo indietro.
Se così sarà, è necessario che la Regione operi secondo un ventaglio di scenari che comprenda
anche quello di maggiore rigidità per evitare il rischio di trovarsi impreparata.
Un altro tema riguarda l'ingresso nell'OCM "disaccoppiata" di ortofrutta, olivo, vino e zucchero che
è previsto a breve, con le prime proposte nell'autunno 2003. Anche in vista di ciò la Lombardia
deve predisporre un adeguato set di analisi previsionali e di proposte.
Occorre, infine, ricordare come l'applicazione delle norme previste dalla MTR renderà essenziale il
ruolo dell'amministrazione regionale nelle fasi della erogazione degli aiuti diretti, che sempre più
costituiranno la parte essenziale del reddito degli agricoltori lombardi, ed in quella dei controlli del
rispetto delle norme che condizionano l'erogazione degli aiuti stessi.
Sul primo versante diviene essenziale il funzionamento dell'Organismo pagatore regionale (OPR)
cui spetterà il compito di provvedere tempestivamente all'accertamento dei diritti al premio ed alla
loro liquidazione, mentre sul secondo è fondamentale il ruolo di raccordo tra amministrazione
regionale e gli enti delegati al controllo sul territorio.

2.4.Politiche per la sicurezza alimentare e garanzie per il consumatore
I ricorrenti episodi di malattie e sostanze indesiderate presenti nei prodotti agroalimentari hanno
determinato una richiesta di rafforzamento dei criteri di sicurezza nel settore alimentare e dei
mangimi.
Tale forte domanda aveva già avuto una risposta con l’approvazione del "Libro bianco sulla
sicurezza alimentare" (COM(1999)719 del 12/1/2000) con il quale la Commissione ha individuato
l'esigenza di garantire la fiducia nei prodotti alimentari europei da parte dei consumatori e dei
partner commerciali e si è posta come obiettivo prioritario d'assicurare i più alti standard di
sicurezza alimentare possibili.
Tale obiettivo è stato ribadito con l'istituzione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare
(EFSA), alla quale sono affidati compiti fondamentali che vanno dal parere scientifico su tutti gli
aspetti della sicurezza alimentare, alla gestione di sistemi di allarme rapido, alla comunicazione e al
dialogo con i consumatori.

Il “Libro bianco” prevede un aggiornamento della normativa che interesserà l'intera catena
alimentare identificando le responsabilità delle industrie di trasformazione, dei produttori e dei
fornitori e sviluppando efficienti sistemi di controllo in tutti gli stati membri.
Grande importanza viene inoltre riconosciuta al fatto che i consumatori siano adeguatamente
informati, per incoraggiare il loro coinvolgimento nella nuova politica della sicurezza alimentare e
per fare in modo che richiedano standard qualitativi di prodotto sempre più elevati, spronando così
i produttori a dare prodotti sempre migliori.
Il "Libro Verde sulla tutela dei consumatori nella UE" (COM(2001)531) completa l’azione già
avviata ponendosi l'obiettivo di avviare un'ampia consultazione pubblica sull'orientamento futuro
della tutela dei consumatori e si prefigge l'armonizzazione delle legislazioni nazionali nella
prospettiva della costituzione di un unico mercato interno dei prodotti alimentari dove i passaggi
transfrontalieri di merci avvengano con pratiche corrette e condivise.
Relativamente all'utilizzo di OGM (organismi geneticamente modificati) nell'alimentazione umana
e animale è ampio il dibattito relativo alla circolazione nell'Unione di alimenti che li contengono.
Con la comunicazione COM(2001) 454 "Verso una visione strategica delle scienze della vita e della
biotecnologia: documento di consultazione" la Commissione Europea ha avviato un processo di
consultazione dei cittadini e dei gruppi di interesse europei riguardo le problematiche aperte dalle
moderne applicazioni biotecnologiche.
Relativamente all'impiego di OGM lo stesso documento indica che :
"L'attuale quadro normativo è stato migliorato dalla recente adozione della direttiva 2001/18/CE
che regola l'introduzione di OGM nell'ambiente e che sarà operativa dal mese di ottobre 2002. La
Commissione intende completare il quadro normativo riguardante gli OGM e i prodotti derivati
attraverso i seguenti interventi:
 Introduzione di un sistema globale di rintracciabilità degli OGM,
 Garantire un quadro omogeneo per l'autorizzazione e l'etichettatura di mangimi contenenti
    composti o derivati da OGM,
 Creazione di un sistema globale di etichettatura che consenta al consumatore/utente di esercitare
    pienamente il proprio diritto di scelta,
 Estendere a tutti i settori (prodotti alimentari, mangimi, sementi, ecc.) le disposizioni equivalenti
    a quelle della direttiva 2001/18/CE,
 Affrontare il problema della presenza casuale di tracce di OGM e di materiale GM e introdurre
    metodi standardizzati di campionatura e rilevamento; la rilevanza per il settore sementiero è
    enorme,
 Affrontare il problema della responsabilità in riferimento ai danni ambientali significativi
    provocati dall'impiego confinato di microrganismi geneticamente e dall'emissione deliberata
    nell'ambiente di OGM,
 Assicurare la corretta attuazione delle disposizioni del protocollo sulla sicurezza biologica
    nell'ambito della legislazione comunitaria.

Nello stesso documento si precisa la posizione della Commissione riguardo ai principi ispiratori
della futura normativa comunitaria in materia di OGM in relazione alla sicurezza alimentare: il
principio di precauzione, rintracciabilità, responsabilità e tutela degli interessi dei consumatori.
Obiettivi della futura legislazione sono garantire la tutela della salute umana e dell'ambiente e
prevedere l'adeguamento sulla base del progresso tecnologico e delle nuove scoperte in campo
scientifico. Potranno essere considerati fattori legittimi, quali ad esempio i fattori etici, sociali ed
economici, ivi compresa l'innovazione e la competitività.
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare costituirà l'organismo tecnico scientifico
indipendente che sovrintenderà al processo di valutazione della sicurezza d'uso degli OGM
nell'alimentazione umana ed animale.
La scelta consapevole del consumatore sarà garantita da una corretta e puntuale informazione che,
oltre all'etichettatura, prevede l'introduzione di un sistema globale di tracciabilità.

2.5 La multifunzionalità
La ricerca di soluzioni alternative o, quanto meno, complementari alla classica politica agricola
attuata dall’UE negli ultimi quarant’anni ha condotto, soprattutto a partire dal dibattito intorno ad
Agenda 2000, ad un’ampia discussione sul concetto di multifunzionalità dell’agricoltura e sul
potenziale sollievo che esso può dare ad una politica agraria sempre più esposta ai rigori delle
trattative internazionali e ad una crescita dei costi legati alle tradizionali modalità di sostegno del
settore agricolo che appare al di fuori di precise modalità di controllo. In questa direzione spingono
dunque considerazioni di natura sia interna all’UE sia esterna ad essa, in particolare: sul primo
versante per quanto riguarda la sostenibilità ulteriore dei costi della PAC a fronte delle sue
inefficienze e degli effetti distorsivi da essa provocati e sul secondo per quanto attiene la
compatibilità con le nuove normative internazionali adottate in seno alla WTO. A cavallo di
entrambi i fronti si colloca, poi, la questione dell’allargamento dell’UE ai Peco che pone problemi
non indifferenti per quanto riguarda sia la compatibilità esterna che quella interna futura e cioè
successivamente all’allargamento.

Il concetto di multifunzionalità richiama semplicemente il fatto che l’agricoltura, accanto ai
prodotti, alimentari e non alimentari, che ne costituiscono l’abituale output produce una serie di
servizi alla società che assumono l’aspetto di beni pubblici ma che di fatto non danno luogo ad una
specifica remunerazione separata da quella connessa alla vendita dei prodotti. Nel momento in cui
le richieste della società al settore agricolo si fanno sempre più ampie, intervenendo anche sui
processi produttivi e sulle modalità organizzative dell’attività agricola nonché sulla richiesta
implicita di erogazione di servizi al territorio, come avviene nelle zone a rischio di abbandono ma
anche in quelle periurbane di frangia esposte al rischio di degrado, non appare fuori di luogo, né
concettualmente né economicamente, individuare un valore economico di queste prestazioni e
valutare la possibilità di riconoscerne il corrispettivo a quegli agricoltori che, secondo modalità da
definire, si rendano disponibili ad effettuarle in maniera continuativa e professionale. Tuttavia, se
diviene sempre più ampio il consenso attorno all’ipotesi di riconoscimento economico del valore
della multifunzionalità, è anche vero che appare complesso il riuscire a trovare le modalità per
conseguire questo scopo a partire proprio dal raggiungimento di un adeguato consenso sul suo
significato.

In questo senso, un aiuto può venire dalla definizione data dall’Oecd (Organization for Economic
Cooperation and Development) che la identifica come “ l’attività economica che può avere più
prodotti congiunti (beni e servizi) contribuendo, per questo, a più obiettivi della società”.
All’interno dell’UE l’introduzione del concetto di multifunzionalità è avvenuta in maniera sempre
più intensa dall’inizio degli anni novanta in concomitanza con il dibattito su Agenda 2000 e
parallelamente al consolidarsi della trattativa internazionale in ambito GATT/WTO che si orientava
alla riduzione generalizzata dei sostegni ed al disaccoppiamento degli aiuti dai parametri fisici della
produzione. Addirittura, l’UE ha fatto gradualmente della multifunzionalità una delle caratteristiche
di base del modello agricolo europeo a cui non si può rinunciare, con ciò provocando l’immediata
replica degli Usa e degli altri partners della trattativa che vi vedevano un comodo sistema per
sfuggire ai rigori della nuova impostazione generale delle politiche agrarie mettendone in evidenza
una presunta strumentalità.

In funzione delle decisioni che la Pac assumerà in merito ad essa, la politica agraria regionale, così
come quella nazionale, deve affrontare il problema del riconoscimento del ruolo economico di essa,
dopo aver proceduto ad una corretta valutazione dei differenti aspetti che essa assume, e soprattutto
deve trovare gli strumenti concreti per darle effettiva consistenza in relazione alle specifiche
esigenze territoriali e sociali della regione. Ciò significa, in particolare, che dovranno essere
individuati gli ambiti, gli strumenti (patti territoriali o aziendali, ad esempio) e le risorse per poter
dare concretezza a questa prospettiva economica.

2.6 La ricerca nelle politiche della Comunità Europea
Il Sesto Programma Quadro di azioni comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione
volto a contribuire alla realizzazione dello Spazio europeo delle ricerca e dell'innovazione (2002-
2006) è stato approvato nel giugno 2002 (Decisione n.° 1513/2002/CE del Parlamento Europeo e
del Consiglio). Il programma quadro, disegna la costruzione di uno “Spazio Europeo della ricerca”,
con il concorso del governo europeo e dei governi nazionali e regionali, ma anche degli operatori
stessi della ricerca.
Gli obiettivi strategici individuati per la costruzione dello spazio europeo della ricerca, sono:
-   collegamento in rete e realizzazione coordinata dei programmi nazionali; collegamento in rete
    dei centri e poli di eccellenza esistenti in Europa; realizzazione di grandi progetti di ricerca
    orientata;
-   rafforzamento delle capacità di innovazione tecnologica nell’Unione, soprattutto con il sostegno
    alla ricerca per e nelle PMI, il trasferimento delle tecnologie, la valorizzazione dei risultati della
    ricerca;
-   potenziamento delle infrastrutture di ricerca;
-   sostegno allo sviluppo delle risorse umane, attraverso: maggiore mobilità dei ricercatori in
    Europa, sviluppo di carriere europee, potenziamento della presenza femminile e iniziative per
    rendere la ricerca attrattiva per i giovani e per i ricercatori non europei.

Particolare rilievo é dato alla dimensione regionale, prevedendo il rafforzamento del ruolo delle
regioni nell’attività di ricerca europea; per realizzare questa prospettiva, le azioni dell’Unione
devono favorire:
- la massima valorizzazione della dinamica e del potenziale delle regioni mediante il
    collegamento in rete delle loro capacità e attività nel campo della ricerca, dell’innovazione e del
    trasferimento tecnologico,
- la giusta considerazione delle specificità territoriali, geografiche o economiche nella
    realizzazione delle attività di ricerca in Europa.
Si prevede quindi di realizzare le condizioni per una vera e propria “territorializzazione” delle
politiche di ricerca, adattandole allo specifico contesto socioeconomico e territoriale.
D’altra parte si evidenzia il ruolo di rilievo che il livello regionale e locale può svolgere nel mettere
in rete i centri di ricerca e raccordare le prospettive di sviluppo del sistema di produzione scientifico
e le esigenze del tessuto economico, ponendo poi l’obiettivo per i governi nazionali e comunitario
di realizzare la messa in rete ai livelli superiori.

Le priorità di particolare rilievo per le implicazioni di attualità per il settore agricolo ed
agroindustriale, sono le seguenti:
1. Genoma e biotecnologie per la salute
5. Sicurezza alimentare e rischi per la salute
6. Sviluppo sostenibile e cambiamento globale

2.7 Lo scenario istituzionale
La riforma del Titolo V della Costituzione ha profondamente modificato il contesto istituzionale:
non solo sono state ridefinite le competenze ma anche il ruolo stesso dei diversi soggetti
istituzionali: Stato, Regioni, Enti locali.
E' in atto un processo che cambierà radicalmente nel tempo i rapporti tra Governo nazionale,
Governo regionale ed Amministrazioni locali.
Le strategie individuate dalla Regione Lombardia in questa fase di cambiamento del quadro
istituzionale sono:
- il presidio delle materie che sostanziano la nuova potestà legislativa e regolamentare regionale
- la valorizzazione del rapporto con gli enti locali basato sulla “pariordinazione” tra i livelli
     istituzionali definiti dall’art.114 della Costituzione
- il pieno esercizio dell’autonomia finanziaria e tributaria delle regioni.

Un ruolo decisamente innovativo potrà essere assunto dalle regioni in materia di rapporti
internazionali e con l’UE; poiché si tratta di materia di legislazione concorrente, spetterà allo Stato
solo la definizione della legislazione di principio, che dovrà permettere:
- l’intrattenimento da parte delle regioni di rapporti internazionali e con l’Unione Europea
- la partecipazione delle regioni alla fase ascendente (formazione degli atti normativi) e alla fase
    discendente (attuativa) del diritto comunitario.
Relativamente ad un maggiore ruolo delle regioni a livello comunitario altri elementi di rilievo,
anche se in una prospettiva meno ravvicinata, sono costituiti sia dal dibattito sulla governance
europea, ovvero sulle "modalità con cui le competenze sono gestite a livello europeo in riferimento
ai principi di apertura, partecipazione, efficacia e coerenza", sia dal processo costituzionale in corso
a livello comunitario.
La Regione Lombardia è impegnata nel consolidamento di una rete di relazioni tra le regioni
europee, con l’intento di consentire al livello regionale di partecipare da protagonista al dibattito in
corso sul futuro dell’Unione Europea nonché alla vita delle istituzioni comunitarie.

Per quanto riguarda i rapporti con lo Stato le iniziative regionali punteranno alla “difesa” delle
competenze regionali dagli interventi normativi di iniziativa governativa o parlamentare non
conformi al nuovo quadro costituzionale; in particolare, in ambito agricolo che è materia in cui la
competenza legislativa è esclusivamente regionale, vi sono provvedimenti governativi in itinere (ad
es. le norme per lo sviluppo e l'incentivazione dell'agricoltura biologica) che non sembrano essere
rispettosi del nuovo dettato costituzionale.
Il completo trasferimento di competenze in materia di agricoltura, ma anche di agroindustria dovrà
vedere la conclusione di accordi e intese tra le regioni e con il Governo per assicurare l’attribuzione
di personale e di risorse alle regioni.

La modifica del Titolo V della Costituzione ha da un lato sancito il principio di pariordinazione tra i
diversi livelli di governo ma ha anche previsto che Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e
Comuni "favoriscano l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di
attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
Il rapporto con le Autonomie locali e funzionali e con le parti economiche e sociali è quindi
soggetto ad evoluzione e va considerato sui due livelli essenziali:
- il nuovo ruolo di governo regionale, di particolare rilievo in ambito agricolo, per il quale si deve
    prevedere una adeguata partecipazione degli enti locali e delle autonomie funzionali alla
    formazione degli obiettivi delle politiche regionali e alla loro articolazione territoriali in
    funzione delle differenti caratteristiche dei sistemi agricoli territoriali
- la ricollocazione di funzioni amministrative tra Regione ed Enti Delegati con il completamento
    delle deleghe secondo i principi di sussidiarietà e di adeguatezza.

In questo contesto in evoluzione, costituiscono punti di forza per la Regione Lombardia i passi già
realizzati nel rafforzamento del ruolo di governo e nell'attuazione del Partenariato istituzionale ed
economico-sociale, passi che sono stati particolarmente consistenti in ambito agricolo.

Gli strumenti di raccordo programmatico e di concertazione, già attivati in funzione dell’unitarietà
dell’azione a livello regionale a seguito delle deleghe e quindi maggiormente connotati sul versante
dell'efficacia e dell'efficienza, vanno adeguati alla nuova prospettiva di governance regionale.
In ambito agricolo, il raccordo già realizzato con i piani triennali ed i programmi annuali di Regione
e Province, il confronto periodico nel Tavolo Istituzionale, il confronto nel Tavolo Verde, debbono
essere considerati come momenti di un processo di programmazione che deve maggiormente
caratterizzarsi in termini di adattabilità e di bidirezionalità, con una maggiore apertura alle proposte
provenienti dalle realtà provinciali, locali, produttive.
La costruzione di una Governance regionale, che sia "aperta e partecipata" ma anche "efficace e
coerente" ha necessità di appoggiarsi a strumenti condivisi di monitoraggio degli interventi
programmati e di valutazione degli effetti delle politiche.
Al fine di stimolare lo sviluppo di progettualità a livello locale, anche nella direzione di superare la
settorialità di intervento, la Regione Lombardia disciplinerà due nuovi strumenti di
programmazione negoziata a livello territoriale e locale: l’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale
ed il Programma Integrato di Sviluppo Locale.
La ricerca ed il trasferimento tecnologico: prospettive dopo la modifica del Titolo V

La modifica del Titolo V della Costituzione italiana ad opera della legge costituzionale n° 3/2001
definisce la “ricerca scientifica e tecnologica e il sostegno all’innovazione per i settori produttivi”
materia di legislazione concorrente. Tale disposizione riconosce pertanto alle Regioni un ruolo di
primo piano nell’attuazione della riorganizzazione della ricerca italiana e nel definire, ciascuna
nella propria autonomia, obiettivi, metodologie e strumenti applicativi.
La riforma della ricerca nazionale in agricoltura ha visto nel d.lgs. 29 ottobre 1999, n. 454 un atto
fondamentale finalizzato al riordino di enti quali INEA, INRAN ed ENSE, nonché dei 23 Istituti di
ricerca e sperimentazione in agricoltura (IRSA) facenti capo al MiPAF. Con tale atto è stato istituito
il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura con competenza scientifica generale
nel settore agricolo, agroindustriale, ittico e forestale che manterrà istituti distribuiti sul territorio. Il
suo Consiglio di amministrazione è in parte composto da membri designati dalla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome.

I Presidenti delle Regioni italiane e le Province Autonome, in data 4 ottobre 2001, hanno approvato
un documento di intenti sul tema della ricerca agraria, che sottolinea l’esigenza delle Regioni di
lavorare insieme per sviluppare sinergie nella realizzazione degli obiettivi propri e comuni con
metodologie comuni di sostegno e promozione della ricerca agraria, metodologie che si pongono
quale supporto al momento decisionale più propriamente politico.
In tale occasione la Conferenza dei Presidenti ha formalmente costituito la Rete dei Referenti
Regionali per la ricerca agraria, già operante da qualche anno (anche con il contributo assiduo della
DG Agricoltura della Regione Lombardia), che costituisce il supporto tecnico delle Regioni nella
definizione delle politiche della ricerca, interfaccia sia del Ministero dell’Università e della Ricerca
scientifica per la predisposizione del Programma nazionale triennale della ricerca, sia del MiPAF
per la definizione del Programma triennale di ricerca sul sistema agricolo (che - come noto -
confluisce poi nel Programma triennale della ricerca).
Il gruppo dei Referenti Regionali ha lavorato all’individuazione della domanda di ricerca, riferita
alle principali filiere produttive oltre ad alcune tematiche “orizzontali”. Il lavoro ha avuto il fine di
indicare per ciascuna di esse gli obiettivi e le azioni prioritarie di valenza nazionale o interregionale
per la definizione e aggiornamento del Piano Nazionale della Ricerca, del PNR-SA, del programma
di attività del Consiglio per la Ricerca e sperimentazione in Agricoltura (CRA), delle manifestazioni
di interesse verso l’Unione Europea, dei programmi di ricerca e sperimentazione a carattere
interregionale.

2.8 La legge di orientamento per l’agricoltura

La legge n. 57 del 5 marzo 2001, sulla falsa riga del modello francese, ha dotato l’agricoltura
italiana di un specifica ‘legge di orientamento’, che ha preso forma concreta attraverso
l’emanazione del decreto legislativo n. 228 del 2001. Si tratta di una legge delega, nata come
collegato alla finanziaria del 2000 che, molto probabilmente, subirà ulteriori modifiche con
l’approvazione della legge finanziaria 2003.

Il decreto legislativo è costituito da ben 36 articoli. Si parte con la ridefinizione della figura di
imprenditore agricolo (art.1) che modifica l’articolo 2135 del codice civile ampliandone le attività.
In particolare, l’ampliamento riguarda le attività di fornitura di beni e servizi mediante
l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda agricola, ivi compresa la
valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, nonchè di ricezione e ospitalità.
Negli articoli seguenti si ritrovano alcune norme finalizzate a favorire lo sviluppo delle imprese
agricole relative a: norme sull’iscrizione delle imprese al registro delle Camera di Commercio
(art.2) come strumento di pubblicità legale in funzione della razionalizzazione degli interventi in
agricoltura, nuove norme sull’attività agrituristica (art. 3) e sull’esercizio di vendita al dettaglio da
parte delle imprese agricole (art. 4). Quindi un tentativo di rilancio del contratto di affitto attraverso
una modifica alla legge n. 203 del 1982 sui contratti agrari (art. 5).

Vengono definiti inoltre i distretti rurali agroalimentari (art. 13) così come la possibilità da parte
degli agricoltori di stipulare contratti di collaborazione e convenzioni con le pubbliche
amministrazioni (art.14 e 15). Da questo punto di vista, la legge di orientamento pur non citando
esplicitamente la multifunzionalità, di fatto proprio ad essa si riferisce stabilendo che siano le
Regioni a provvedere all’individuazione dei distretti rurali. Tuttavia, essa non precisa quali siano i
compiti da attribuire ai distretti agroalimentari né i principi che devono ispirare il loro
funzionamento.

Per quanto concerne i rapporti tra pubblico e privato i nuovi strumenti di governo del territorio
contenuti nell’art. 14 della legge di orientamento sono finalizzati alla ‘promozione delle vocazioni
produttive del territorio’ e alla ‘tutela delle produzioni di qualità e delle tradizioni alimentari locali’,
attraverso la valorizzazione delle peculiarità dei prodotti tipici, biologici e di qualità...’. In questo
disegno ‘gli imprenditori agricoli che si impegnano nell’esercizio dell’attività di impresa ad
assicurare la tutela delle risorse naturali, della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio
agrario e forestale’ possono ricevere aiuti da parte delle pubbliche amministrazioni, ‘al fine di
assicurare un’adeguata informazione ai consumatori e di consentire la conoscenza della provenienza
della materia prima e delle peculiarità delle produzioni’ sulla base di appositi contratti di
promozione.

Per quanto attiene infine alle convenzioni tra agricoltori e pubbliche amministrazioni (art. 15) esse
sono finalizzate a ‘favorire lo svolgimento di attività funzionali alla sistemazione ed alla
manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al
mantenimento dell’assetto idrogeologico’ ecc.. Tali convenzioni definiscono le prestazioni delle
pubbliche amministrazioni che possono consistere anche in finanziamenti, concessioni
amministrative, riduzioni tariffarie o realizzazioni di opere pubbliche.

Un elemento certamente di rilievo della legge di orientamento è quello legato alla promozione della
tracciabilità (art. 18) e l’istituzione di una Commissione interministeriale per la sicurezza alimentare
(art. 19). Per quanto riguarda il problema della tracciabilità, nel D.Lgs. 228/01, si parla più
precisamente di un sistema volontario di tracciabilità che avrebbe prevalentemente un significato di
valorizzare la qualità alimentare attraverso accordi di filiera e una definizione di un piano di
controllo allo scopo di assicurare il corretto funzionamento del sistema di tracciabilità. Tuttavia, più
recentemente, sono state avanzate ulteriori proposte di modifica ed ampliamento con l’obiettivo di
introdurre riferimenti precisi anche per quanto riguarda un sistema di tracciabilità obbligatoria che,
in questo caso, avrebbe come obiettivo prioritario quello di aumentare il grado di sicurezza
alimentare.

A ciò si aggiungono nuove norme in tema di concertazione per la definizione delle politiche
agroalimentari (art. 20), alcune qualificazioni relative alle denominazioni di origine (art. 21) e ai
prodotti di montagna (art. 23), nonché un’ampia serie di norme relative alle organizzazioni
interprofessionali e alle organizzazioni di produttori (artt. 25, 26, 27) al fine di favorirne un loro
rilancio ed ampliamento, anche attraverso nuove forme di aiuti conformi alle norme comunitarie
sugli aiuti di Stato (art. 28). Infine, ulteriori norme riguardano l’adeguamento delle borse merci (art.
30), la programmazione negoziata (art. 31) il finanziamento della ricerca (art. 32) e nuove
disposizioni per gli organismi pagatori (art. 33).
La legge7/3/2003, n. 38 (Disposizioni in materia di agricoltura) ha successivamente completato
l’iter legislativo della legge di orientamento definendo le deleghe al Governo per la
modernizzazione dei settori dell’agricoltura, della pesca, dell’acquacoltura, agroalimentare,
dell’alimentazione e delle foreste e in materia di produzione agricola e agroalimentare con metodo
biologico.
3. Inquadramento programmatorio
    Il piano agricolo triennale è uno strumento di integrazione delle politiche in favore
del settore agroindustriale e forestale, determinate dai differenti livelli istituzionali, al
fine di realizzarne la sinergia e utilizzare al massimo livello le opportunità e le risorse
disponibili.
   Gli strumenti principali di programmazione sono: il Piano di Sviluppo Rurale,
approvato dall’UE con validità 2000-2006, che veicola una consistente quota delle
complessive risorse pubbliche (comunitarie, statali, regionali) ed il Programma
Regionale di Sviluppo per la VII legislatura, che attraverso il DPEFR annuale
condiziona la suddivisione delle risorse di bilancio sui vari obiettivi e priorità.

3.1 Il piano agricolo triennale 2000- 2 e il raccordo con il Programma Regionale di
Sviluppo

Il Piano Agricolo Triennale 2000 – 2002, approvato nell’ottobre 1999, ha già tenuto
conto dei mutamenti delle linee di politica agricola delineati con l’adozione da parte
dell’Unione Europea di Agenda 2000 che definisce il quadro complessivo delle
politiche comunitarie per il periodo 2000 – 2006 e di conseguenza ha definito gli
indirizzi di programmazione di settore regionali validi anche per l’attuazione dei
Regolamenti comunitari che da Agenda 2000 sono scaturiti. Inoltre ha delineato le
scelte per la strumentazione normativa ed operativa che avrebbe accompagnato
l’attuazione del Piano triennale.
L’anno 2000 ha visto pertanto impegnata la Regione nella individuazione degli
strumenti necessari per l’attuazione in Lombardia delle politiche secondo gli indirizzi
già definiti; in particolare, nel corso dell’anno sono divenuti esecutivi il Piano di
Sviluppo Rurale (PSR) - in attuazione di Agenda 2000 - e la legge regionale 7/2000
“Norme per gli interventi regionali in agricoltura”.
Il 2000 è stato inoltre caratterizzato dalla fine della VI legislatura e dalla definizione del
nuovo Programma Regionale di Sviluppo della VII legislatura 2000-2005 e,
successivamente, dalla modifica delle modalità di programmazione, bilancio, controllo.
Attraverso il Documento di Programmazione Economico Finanziaria Regionale
(DPEFR) si realizza annualmente l’aggiornamento degli obiettivi del PRS, per adeguare
la programmazione ai mutamenti di scenario intervenuti.
Con il Programma Operativo 2001, attuativo del Piano Agricolo Triennale, si è
provveduto al raccordo tra programmazione di settore e PRS definendo, nel rispetto di
quanto previsto dal legislatore con la l.r. 11/98, gli interventi da attuarsi in coerenza con
il DPEFR.
Nella tavola seguente viene dato il raccordo tra obiettivi specifici del PRS e gli obiettivi
e le priorità individuate nel Piano Agricolo Triennale.
PRS VII Legislatura                      Piano Agricolo Triennale 2000-2
Obiettivi specifici                      Obiettivi ed aree di priorità
                                       1. Sostegno e sviluppo del sistema produttivo agricolo ed agroalimentare
3.4.1. Rafforzamento della             1.1 Investimenti tecnologici e strutturali atti a migliorare la competitività aziendale; sviluppo
competitività delle filiere agricole e della qualità di prodotto e di processo, attraverso interventi realizzati preferibilmente a livello
agroalimentari                         di filiera; priorità per gli interventi attuati da giovani imprenditori;

                                         1.2 Sostegno alle produzioni innovative (produzioni integrate e biologiche e non alimentari);
                                         diversificazione delle attività e interventi per lo sviluppo dell’agriturismo;
3.4.2 Il trasferimento                   1.3 Promozione di un sistema integrato di servizi di sostegno alle imprese; sostegno alla
dell'innovazione come fattore di         ricerca e al trasferimento tecnologico e sviluppo dei poli di eccellenza.
competitività aziendale
3.4.3 Sostegno ai processi di            1.4 Promozione dei prodotti tipici lombardi, caratterizzazione e certificazione delle
commercializzazione e promozione         produzioni, promozione del legame fra territorio e prodotti enogastronomici; sviluppo della
dei prodotti sui mercati nazionali ed    qualificazione dei prodotti e della garanzia dei consumatori, anche attraverso
esteri                                   l’implementazione dei sistemi di tracciabilità;
                                         2. Valorizzazione e tutela dell’agricoltura di montagna e delle aree più fragili
3.4.6 Protezione, sviluppo e           2.1 Adeguamento del comparto dell’alpicoltura, attraverso interventi strutturali, infrastrutturali,
gestione del territorio, del paesaggio di adeguamento alle norme igienico sanitarie, di promozione dei prodotti; realizzazione del
rurale e delle superfici forestali     sistema di infrastrutture di supporto indispensabile ad assicurare la funzionalità economica e
                                       sociale delle aziende; valorizzazione delle tipicità legate al territorio di queste aree; iniziative
                                       di informazione, formazione, promozione dell’associazionismo e dello sviluppo di consorzi di
                                       prodotto o di area;
                                       2.2 Riconoscimento al sistema delle aziende agricole dei costi sostenuti per i servizi di tutela e
                                       presidio del territorio a favore della collettività; manutenzione del territorio attraverso opere di
                                       sistemazione idraulica forestale, coinvolgendo ovunque possibile le aziende agricole ed
                                       utilizzando tecniche di bioingegneria;
                                         2.3 Valorizzazione economica integrata del patrimonio forestale, sviluppandone gli aspetti
                                         produttivi con interventi a livello di filiera e promuovendo tutte le potenzialità di utilizzo delle
                                         superfici boschive;
                                         3. Il rapporto tra agricoltura, ambiente e paesaggio rurale
3.4.5 Adeguamento tecnologico e          3.1 Interventi per l’adeguamento infrastrutturale e strutturale delle opere di bonifica agricola;
funzionale delle modalità di
impiego della risorsa idrica a fini
irrigui e di bonifica
3.4.6 Protezione, sviluppo e             3.2 Promozione di metodologie colturali ecocompatibili e finalizzate alla valorizzazione del
gestione del territorio, del paesaggio   ruolo ambientale dell’azienda agricola; adeguamento delle aziende agricole alle normative
rurale e delle superfici forestali       comunitarie e nazionale in tema di tutela delle acque da inquinanti organici e chimici;
                                         interventi specifici a carattere integrato a favore delle aziende agricole incluse nelle aree
                                         protette regionali; iniziative di studio, protezione e valorizzazione della risorsa suolo e del
                                         paesaggio rurale;
3.4.7 Valorizzazione e gestione          3.3 Tutela, valorizzazione e gestione della fauna selvatica e della caccia; tutela, valorizzazione
della fauna selvatica e della fauna      e gestione della fauna ittica, della pesca e dell’acquacoltura
ittica
                                       4. Il ridisegno della struttura di riferimento istituzionale, attraverso la valorizzazione del
                                       decentramento e della sussidiarietà; 5 Il riorientamento delle procedure burocratiche
3.4.4 Gestione diretta delle politiche 4.1 Costituzione dell’Organismo Pagatore Regionale; sviluppo del Sistema Informativo
comunitarie di supporto al settore     Agricolo Regionale (SIARL) in funzione della semplificazione, del raccordo tra enti, della
agricolo e agroalimentare              interazione diretta con le aziende; miglioramento dell’assetto organizzativo ed istituzionale
                                       della amministrazione regionale: maggiore tempestività e qualità dei procedimenti burocratici;
                                       semplificazione amministrativa;

                                      4.2 Ristrutturazione degli Enti regionali che operano in agricoltura;
                                      4.3 Delega delle competenze di natura gestionale agli enti locali: Province e Comunità
                                      Montane; confronto con le Organizzazioni Professionali, per assicurare una funzione di
                                      interfaccia tra aziende agricole ed amministrazioni.; sviluppo delle competenze della Regione
                                      in materia di programmazione, coordinamento ed indirizzo; riunificazione delle leggi di
                                      intervento in agricoltura in un testo unico.
Nota: in corsivo sono indicate le priorità non indicate espressamente nel PAT 2000-2, ma integrate successivamente nella
programmazione di settore attraverso i programmi operativi annuali.
3.2 Attuazione del Piano Agricolo Triennale 2000-2002

L'attuazione viene data con riferimento agli obiettivi specifici del PRS, anche per poter
incrociare le risorse finanziarie con gli obiettivi.

Obiettivo 3.4.1 Rafforzamento della competitività delle filiere agricole ed
agroalimentari

Nel primo anno di validità del Piano Agricolo Triennale gli interventi più consistenti in
questo ambito hanno riguardato l'attribuzione di risorse agli Enti Locali per il
finanziamento dell'adeguamento tecnologico e strutturale delle aziende agricole, i
finanziamenti a sostegno dei piani di sviluppo promossi da industrie agroalimentari a
prevalente componente agricola o da cooperative agricole, gli aiuti finanziari a sostegno
dell'insediamento dei giovani agricoltori.
Dal 2001 sono in corso di attuazione le seguenti misure del Piano di Sviluppo Rurale:
a (1.1) Investimenti nelle aziende agricole
b (1.2) Insediamento dei giovani agricoltori
g (1.7) Miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei
prodotti agricoli
In funzione dell’adeguamento di processo e di prodotto nelle aziende agricole ed
agroalimentari è stato attivato il processo di aggregazione e concertazione delle diverse
filiere agricole.
In sintonia con gli accordi di filiera è stata avviata nel 2001 l'attuazione dell'art. 8 della
l.r. 7/2000 relativo al sostegno agli interventi di miglioramento e razionalizzazione delle
fasi di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, forestali, ittici e
ortoflorovivaistici. Le misure previste riguardano: orientamento verso nuovi sbocchi di
mercato; miglioramento dei processi di trasformazione e dei circuiti di
commercializzazione; sviluppo dei servizi connessi al miglioramento della qualità;
incremento di nuove tecnologie e di investimenti a carattere innovativo; miglioramento
e controllo della qualità dei prodotti; adeguamento delle condizioni igienico e sanitarie;
protezione dell'ambiente.

Gli interventi di sostegno alle aziende sono stati integrati con disposizioni specifiche a
favore delle aziende colpite da provvedimenti obbligatori di abbattimento a seguito BSE
e con misure di credito agevolato per le aziende di allevamento da carne.
Il sostegno finanziario alle aziende colpite da calamità è stato realizzato con
provvedimenti specifici a seguito del riconoscimento degli eventi e, nel caso della
flavescenza dorata, con l'attuazione della misura del PSR:
u (3.21) Ricostruzione del potenziale agricolo danneggiato da disastri naturali e
introduzione di adeguati strumenti di prevenzione.
A sostegno dello sviluppo del settore agrituristico, oltre all’attuazione della misura p
(3.16) Diversificazione delle attività del settore agricolo del Piano di Sviluppo Rurale a
favore delle imprese agrituristiche è stato approvato nel 2001 e reso operativo nel 2002,
il nuovo regolamento relativo all’autorizzazione per l’esercizio dell’attività turistica
(l.r.7/00 art.13).
Obiettivo 3.4.2 Il trasferimento e la condivisione dell’innovazione come fattore di
competitività aziendale

Nel luglio 2001 è stato approvato il “Programma regionale di ricerca in campo agricolo
per il triennio 2001/2003”. Il Programma esprime una svolta importante nella politica di
sostegno alla ricerca, per la sua organicità di proposta, affrontando nell’arco di tempo
triennale e in funzione degli obiettivi complessivi della programmazione di settore, i
temi:
- il sostegno alla competitività;
- la tutela delle risorse e la salvaguardia e valorizzazione del territorio, specie nelle
    aree più fragili;
- la qualità delle produzioni e la sicurezza alimentare.
Il Programma è attuato con Piani annuali per la ricerca e lo sviluppo; i primi due sono
stati approvati nell'agosto 2001 e nel maggio 2002.
Il quadro normativo, regolamentare e programmatorio è completato dalla approvazione
del Sistema di valutazione dei progetti di ricerca, sperimentazione e dimostrazione in
agricoltura, strumento che risponde all’obiettivo di consentire la selezione delle migliori
proposte di ricerca che i soggetti interessati, pubblici e privati, inoltreranno alla Regione
Lombardia in risposta ad inviti generali, ovvero mirati, finalizzati a sostenere
l’innovazione tecnologica.

Nel maggio 2001 è stato firmato l'Accordo di programma finalizzato al completamento
delle strutture per l’Università a Lodi e la realizzazione di un polo per la ricerca e lo
sviluppo tecnologico per la zootecnia e il settore agro - alimentare di livello europeo. Il
completamento delle strutture del Centro Ricerca previsto dall'accordo di programma è
previsto nel 2004.
Con questo Accordo la Regione, gli Enti locali e la Camera di Commercio, in
collaborazione con Enti di ricerca pubblici e privati, mondo universitario, associazioni
imprenditoriali e realtà economiche e sociali, intendono realizzare una strategia di
sviluppo della ricerca e del trasferimento tecnologico, con particolare riguardo al settore
biotecnologico, per la filiera zootecnica ed agroalimentare presente nel territorio
lodigiano, in Lombardia ed in prospettiva nel sistema italiano ed europeo. Nel giugno
2002 è stata avviata la riunificazione di questo accordo di programma con quello
finalizzato alla realizzazione del polo universitario e della ricerca in Lodi e
l'insediamento della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università Statale di Milano, al
fine di consentire una ridefinizione complessiva degli interventi.

Nel corso del 2001 è stato predisposto un documento sullo stato di applicazione delle
biotecnologie in agricoltura che illustra anche la situazione regionale in questo
comparto; tale documento ha costituito la base per l'istituzione del "Consiglio
scientifico per le biotecnologie in agricoltura", insediatosi a febbraio 2002.
Il Consiglio svolge funzioni consultive per gli aspetti di carattere tecnico-scientifico
nonché per le questioni giuridiche ed etiche. La Regione si avvarrà in particolare dei
contributi di competenza del Consiglio per supportare specifiche iniziative nel settore
agro-alimentare regionale anche di carattere prettamente informativo.

In tema di sistema dei servizi alle imprese agroalimentari sono state attuate le misure del
Piano di Sviluppo Rurale: "c (1.3) Formazione" e "n (1.14) Servizi essenziali per
l'economia e la popolazione rurale" con la realizzazione di progetti regionali di
assistenza tecnica, di informazione e di formazione dei tecnici e il coordinamento delle
attività trasferite alle province (assistenza tecnica e informazione a livello provinciale;
formazione degli addetti). Nell'ambito della misura "n", si è dato avvio al progetto che
ha elaborato il modello di un Sistema integrato di servizi di supporto del comparto
florovivaistico.
E' in corso di attuazione anche la misura "l (1.12) Avviamento di servizi di sostituzione e
di assistenza alla gestione delle aziende agricole".
La realizzazione del sistema di servizi a supporto del comparto zootecnico ha visto
l'attivazione del SATA (Servizio di Assistenza Tecnica per gli Allevamenti) con
modalità organizzative che hanno tenuto conto delle indicazioni date dalla Commissione
Europea, a seguito della notifica dell'art. 10 della l.r. 7/2000.
Sono in corso di predisposizione, nel 2002, modelli di intervento relativi a sistemi
integrati di servizi di supporto per specifici comparti produttivi, a partire dal floricolo e
dal vitivinicolo. E' altresì in corso la definizione di un modello integrato di assistenza
tecnica, formazione ed aggiornamento per l'agricoltura di montagna e per gli alpeggi.

Con riferimento al Servizio di certificazione fitosanitaria si è proceduto alla
predisposizione e alla realizzazione di un Programma integrato di ricerca, controllo e
monitoraggio degli organismi nocivi e allo sviluppo delle capacità diagnostiche e
professionali del Servizio.
Un grosso impegno è stato messo nella progettazione delle attività di controllo
fitosanitario presso l’aerostazione di Malpensa.
Nel 2002 sono in corso di realizzazione l'organizzazione e gestione delle reti di
monitoraggio per i parassiti di recente e temuta introduzione, con implementazione geo-
referenziata e lo sviluppo di procedure di informazione ed accesso on-line al SFR
attraverso il web della DG Agricoltura.
Al fine di avviare la riforma del Servizio Fitosanitario Regionale è stato inoltre
predisposto il PdL "Disciplina della sorveglianza fitosanitaria e delle attività di
produzione e commercializzazione dei vegetali e prodotti vegetali".

Obiettivo 3.4.3 Sostegno ai processi di commercializzazione e promozione dei prodotti
sui mercati nazionali ed esteri

Al fine di migliorare la conoscenza e l'immagine delle produzioni agroalimentari
lombarde di qualità e la loro commercializzazione sia sul mercato nazionale che su
quelli esteri, è stato approvato nel 2000 il Piano Triennale di Promozione del Settore
Agroalimentare Lombardo 2000-2002.
Gli obiettivi di promozione sono finalizzati a: aumentare il grado di notorietà sui
mercati nazionali ed esteri dei prodotti regionali di qualità; favorire la penetrazione ed il
radicamento sui mercati delle aziende e dei prodotti agroalimentari lombardi; diffondere
la conoscenza della ricchezza e originalità della tradizione agroalimentare e
gastronomica lombarda; valorizzare le sinergie tra diversi comparti produttivi del
settore, coniugando la promozione dei prodotti, con quella culturale e turistica.
Sono state realizzate annualmente iniziative promozionali all’estero, sia tramite
l'adesione di imprese lombarde ai programmi interregionali “Promozione commerciale
nei paesi esteri”, sia con l'attuazione dei progetti inseriti nell'Accordo di programma con
il Ministero per il Commercio con l’Estero (oggi Ministero Attività produttive).
E' in corso di attuazione anche la lr 7/2000 art. 9 "Promozione e valorizzazione dei
prodotti agricoli e del patrimonio enogastronomico" che finanzia progetti di promozione
e valorizzazione dei prodotti attuati dai diversi soggetti.
Si è anche proceduto al riconoscimento dei Percorsi enogastronomici lombardi (Strade
del Vino e dei Sapori).
In funzione del potenziamento del sostegno alla commercializzazione e alla promozione
dei prodotti lombardi è stato realizzato un sito Internet per la promozione dei prodotti e
del patrimonio enogastronomico lombardo (www.buonalombardia.it)

Nel corso del 2000 e negli anni successivi è stata data attuazione al Programma
Interregionale Agricoltura e Qualità, con azioni rivolte a: organizzazione di sistemi di
controllo sui metodi di produzione integrata e sui prodotti DOP e IGP; sistemi di
etichettatura di carni bovine, implementazione di sistemi di qualità.
Il sostegno all'introduzione di sistemi di gestione per la qualità di prodotto e di processo,
sistemi di gestione ambientale e loro certificazione e sistemi di autocontrollo igienico
sanitario, è realizzato anche con l'attuazione della l.r.7/2000 artt.7 e 14 e del programma
interregionale "Agricoltura e qualità".

In tema di educazione alimentare è stato predisposto annualmente un “Piano di azioni
regionali per la comunicazione ed educazione alimentare”.

Per lo sviluppo delle produzioni biologiche, certificate e dei prodotti di origine protetta,
sono proseguite le azioni relative a: il sostegno alle richieste di riconoscimento di nuovi
prodotti DOP e IGP; la vigilanza e supporto allo sviluppo delle produzioni biologiche,
sia agricole che zootecniche, fornendo direttive ed assistenza ad imprenditori che
intendano utilizzare metodologie biologiche.
Il sostegno alla qualità è anche realizzato con l'attuazione della misura del PSR m (1.13)
Commercializzazione di prodotti agricoli di qualità.
Nell'aprile del 2000 è stato approvato il primo elenco regionale dei prodotti
agroalimentari tradizionali, che costituisce un importante passo per il riconoscimento e
la valorizzazione del patromonio gastronomico lombardo. L'elenco è stato aggiornato
nel 2002.

Obiettivo 3.4.4 Gestione diretta delle politiche comunitarie di supporto al settore
agricolo e agroalimentare

Nel 2001 è stato attivato l’Organismo Pagatore Regionale in agricoltura in esecuzione
della l.r. 7/2000. Attualmente è stato riconosciuto per la gestione delle misure del PSR;
è in corso di adeguamento la struttura organizzativa al fine dell’ampliamento delle
competenze anche per funzioni relative alle Organizzazioni Comuni di Mercato
(O.C.M.).

E’ stata sviluppata la funzionalità dell’anagrafe zootecnica regionale in funzione delle
verifiche necessarie per consentire l’erogazione dei premi comunitari nel settore
zootecnico nei tempi previsti.

Lo sviluppo del Sistema Informativo Agricolo della Regione Lombardia ha avuto come
riferimento:
l'interazione fra pubbliche amministrazioni, il collegamento diretto tra aziende agricole
o loro delegati e la pubblica amministrazione, la gestione informatizzata delle
istruttorie, con particolare riferimento alle misure del PSR e alle funzioni
dell’Organismo Pagatore Regionale.
E' stata avviata la gestione informatizzata per alcune misure del PSR, con il fascicolo
aziendale, il modello unico di domanda, il sistema integrato di controllo e gestione dei
dati inseriti in domanda, la procedura informatizzata UMA integrata nell’anagrafe delle
imprese, il modulo specifico di domanda per le misure e con gli applicativi gestionali
per domanda/ istruttoria/ finanziamenti/ controlli delle singole misure.
Lo sviluppo del SIARL nel 2002 prevede il completamento della domanda elettronica
per tutte le misure del PSR e la progettazione della gestione informatizzata delle
procedure previste dal funzionamento dell’O.P.R.

La legge di riforma degli enti regionali in agricoltura e foreste, che istituisce l'ERSAF
(Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) è stata approvata il 12
gennaio 2002. La nascita dell'Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste
presuppone l’obiettivo di realizzare un ente strumentale che sia funzionale alle strategie
del governo regionale e in grado di supportare il sistema agricolo lombardo con piena
efficacia ed efficienza.
L'ERSAF costituisce uno dei pilastri per realizzare un sistema integrato della Pubblica
Amministrazione a sostegno dell'impresa in agricoltura. L'Ente con la messa in sinergia
delle risorse e delle esperienze degli Enti precedenti è in grado di fornire un supporto
non solo alla Regione, ma anche agli Enti delegati (Province, C.M.), in un quadro di
indirizzo unitario funzionale alle strategie del governo regionale per massimizzare
l'impatto delle politiche regionali.

Con l’inizio del 2000 si è definitivamente compiuto il trasferimento delle risorse di
personale, strumentali e finanziarie che consentono l’operatività degli Enti delegati che
ha reso operativa la lr n.11/98 sul riordino delle competenze regionali e il conferimento
di funzioni in agricoltura.
Il periodo 2000 - 2002 ha quindi visto avviarsi anche il trasferimento delle risorse
finanziarie connesse alle attività delegate e l’accompagnamento del processo di delega
attraverso la realizzazione dei Tavoli Istituzionali e tecnici con gli enti delegati.
Complessivamente nel triennio sono state trasferite agli Enti delegati risorse (ad
esclusione delle spese di gestione) per 130 milioni di euro; inoltre va considerato che
dal primo al terzo anno le risorse trasferite sono cresciute del 72%.

La gestione dei tavoli istituzionali e tecnici in attuazione delle leggi regionali 11/98 e
7/2000, si è consolidata in questi anni ed è indirizzata allo sviluppo di sinergie tra le
molteplici azioni della Regione e delle autonomie locali e funzionali, al fine di
massimizzare il sostegno alle aziende agroindustriali. Costituisce, assieme ai piani
triennali e ai programmi annuali, uno dei momenti principali del raccordo
programmatico e di condivisione delle scelte, necessario dopo la piena attivazione del
processo di delega. Attraverso i tavoli viene realizzato il monitoraggio della attività
delegate e delle relative risorse finanziarie anche al fine di procedere alla
semplificazione delle procedure attuative delle attività delegate.
Obiettivo 3.4.5 Adeguamento tecnologico e funzionale delle modalità di impiego della
risorsa idrica a fini irrigui e di bonifica

In riferimento alla necessità di mantenere e riqualificare il considerevole patrimonio
costituito dalle infrastrutture di bonifica è stato predisposto il "Programma grandi opere
di bonifica", che prevede un investimento complessivo di oltre 500 milioni di euro. Il
programma è predisposto con i Consorzi di Bonifica; le opere selezionate sono state
inserite nel "Piano straordinario per lo sviluppo delle infrastrutture lombarde 2002-
2010", approvato con il DPEFR 2002-2004.
Nel 2002, l'attivazione del programma è proseguita con la selezione dei progetti
immediatamente cantierabili ed il supporto ai Consorzi di Bonifica nelle fasi di
progettazione e di accesso ai fondi infrastrutturali a sostegno del Piano straordinario.
E' in corso di attuazione la misura del Piano di Sviluppo Rurale "q (3.17) Gestione delle
risorse idriche in agricoltura". Con questa misura si realizzano interventi di
manutenzione ed adeguamento delle infrastrutture di distribuzione delle risorse idriche
per l'agricoltura, in un’ ottica di utilizzo razionale della risorsa e valorizzazione del
territorio rurale e del paesaggio. L'apporto finanziario dei soggetti coinvolti è pari al
20% dell'investimento totale.

Nel 2003 è stata approvata la legge regionale 16 giugno 2003, n. 7 (Norme in materia di
bonifica e irrigazione). Completato l'iter legislativo si provvederà alla redazione dei
regolamenti di attuazione della legge e alla divulgazione ed esercizio delle nuove
modalità di vigilanza regionale.
E’ proseguita inoltre l’attività del progetto S.I.B.I.TeR. (Sistema Informativo Bonifica
Irrigazione e Territorio Rurale).

Obiettivo 3.4.6 Protezione, sviluppo e gestione del territorio, del paesaggio rurale e
delle superfici forestali

Gli interventi a sostegno del comparto forestale e dell'agricoltura di montagna hanno
ricevuto organicità con l'approvazione nel 2001, delle Linee Guida di Politica forestale
e del Piano Triennale 2001-2003 di iniziative, interventi e ricerche in campo forestale e
per l'agricoltura di montagna.
Sono in corso di attuazione le misure del Piano di Sviluppo Rurale: "h (2.8)
Imboschimento delle superfici agricole" ed "i (2.9) Altre misure forestali".
Le misure sono rivolte sia alla diversificazione delle produzioni con incremento delle
produzioni arborate (soprattutto in pianura), che alla valorizzazione delle risorse
forestali e allo sviluppo sostenibile della silvicoltura. Per la misura h) non è previsto un
apporto di risorse esterne; per la misura i) l'apporto finanziario dei soggetti coinvolti è
pari al 20% dell'investimento complessivo.
E’ stato inoltre definito il programma "Grandi foreste di pianura", con l’inserimento di
10 progetti nel Piano straordinario per le infrastrutture lombarde. Sulla base della
verifica di fattibilità delle proposte presentate, sono in corso di definizione i progetti
preliminari relativi alle prime foreste, con l’assistenza alle provincie per la stesura dei
progetti definitivi/esecutivi.
In tema di difesa del patrimonio boschivo dalle avversità biotiche, abiotiche e dagli
incendi boschivi oltre al contributo nel caso di calamità, sono stati sviluppati interventi
sia in direzione della prevenzione che della riduzione e recupero dei danni, attraverso:
-   la definizione con il Corpo Forestale dello Stato di un protocollo per la cooperazione
    in materia di incendi;
- la realizzazione della nuova dorsale radio regionale, avviata nel 2001 ed in corso di
    completamento;
- la revisione del Piano regionale delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva
    agli incendi (L.353/2000);
E’ stata realizzata inoltre una ricerca e attuato il monitoraggio sul recupero delle aree
bruciate, attività che hanno permesso di perfezionare le linee guida per il ripristino delle
superfici boscate percorse da fuoco.

E' in corso di definizione il P.d.L. "Tutela e valorizzazione delle superfici,
dell'ambiente, del paesaggio e dell'economia forestale", di concerto con gli Enti delegati
ed i Parchi, una legge che affronta in modo organico i temi legati alle superfici forestali:
la tutela, la valorizzazione del bosco sia in termini di prodotti economici forestali che a
fini turistico-ricreativi, per l’elevato contributo che il bosco può dare ai fini della
qualificazione dell’ambiente e del paesaggio.

Lo sviluppo dell'agricoltura nelle aree montane, vede l'attuazione dell'art. 23 della lr
7/2000 e delle misure del Piano di Sviluppo Rurale "j (3.10) Miglioramento fondiario" e
"r (3.18) Sviluppo e miglioramento delle infrastrutture rurali".
E' inoltre in corso di completamento il Piano regionale degli alpeggi e l’attuazione dei
progetti di area agro-forestale e area agro-zootecnica del Piano Valtellina.

La centralità dell’agricoltura per la valorizzazione, la tutela, lo sviluppo e la gestione del
territorio e del paesaggio rurale si è espressa:
- nella continuazione del progetto Sal.Va.Te.R (Salvaguardia e Valorizzazione del
    Territorio Rurale) rivolto alla conoscenza delle problematiche connesse al territorio
    rurale e al monitoraggio delle trasformazioni del paesaggio rurale e del paesaggio
    agrario;
- nella collaborazione alla stesura del Piano paesistico in funzione del riconoscimento
    della centralità del territorio rurale per il mantenimento/crescita di valori paesistici.
E’ stato inoltre redatto il documento "Linee di indirizzo per la pianificazione e l'uso
sostenibile del territorio rurale" che richiama la centralità dell'Agricoltura come prima
forma di utilizzo del territorio e intende adeguare e aggiornare la pianificazione per un
uso sostenibile delle risorse del mondo rurale, in linea con le nuove scelte regionali e le
normative nazionali e comunitarie. L'elaborazione del documento è realizzata in
collaborazione con altre Direzioni Generali della Regione Lombardia (Territorio e
Urbanistica, Qualità dell'Ambiente, Infrastrutture e mobilità, Risorse idriche e servizi di
pubblica utilità) ed il coinvolgimento degli enti funzionalmente interessati e delle
associazioni di categoria.

Il miglioramento del rapporto tra agricoltura e ambiente dal lato di una maggiore
sostenibilità dell’attività agricola ha visto il proseguimento dell’azione già avviata da
alcuni anni che prevede la concessione dei contributi regionali in materia di gestione
ambientale dei reflui zootecnici.
E’ inoltre in corso di attuazione la misura del Piano di Sviluppo Rurale f (2.6) Misure
agroambientali che nel triennio 2000 2002 ha rappresentato l’intervento con maggiore
impiego di risorse pubbliche.
Infine è in attuazione l’iniziativa comunitaria Leader+ con l’obiettivo di migliorare le
condizioni di vita degli abitanti delle zone rurali e rinforzare uno sviluppo a maggiore
sostenibilità.
L’iniziativa prevede per il periodo 2000-2006 investimenti nella nostra regione per
24,07 milioni di euro, di cui 14,44 provenienti da contributi pubblici e 9,63 da
investimenti da parte di privati.

Obiettivo 3.4.7 Valorizzazione e gestione della fauna selvatica e della fauna ittica

In questo ambito è stata riordinata e aggiornata la normativa regionale di riferimento.
Sono state approvate le leggi regionali: “Norme per l’incremento e la tutela del
patrimonio ittico e l’esercizio della pesca nelle acque della Regione Lombardia” (l.r.
n°12 del 30/7/2001) e “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 16 agosto 1993,
n.26 Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio
ambientale e disciplina dell'attività venatoria” (l.r. n° 7 dell'8 maggio 2002).

In tema di tutela, valorizzazione e gestione della fauna selvatica e della caccia è stato
predisposto nella versione definitiva il piano faunistico-venatorio regionale.
E’ stata avviata la georeferenziazione della fauna selvatica omeoterma (mammiferi e
uccelli), la messa a regime delle attività della Stazione Ornitologica Lombarda (passo di
Spino) per lo studio della migrazione degli uccelli e costituito l'Osservatorio degli
habitat naturali e delle popolazioni faunistiche.

In tema di tutela, valorizzazione e gestione della fauna ittica, della pesca e
dell'acquacoltura, sono in attuazione le misure dello SFOP scelte dalla Regione
Lombardia per la pesca e l'acquacoltura, in particolare rivolte a sostenere la
trasformazione e la commercializzazione dei prodotti ittici, la pesca professionale nelle
acque interne, la promozione.

3.3 Le risorse finanziarie del bilancio regionale nel triennio di validità del Piano
Agricolo Triennale

La Regione Lombardia ha impegnato per il sostegno dell'agricoltura e della
forestazione, nel triennio 2000-2002, circa 559 Milioni di euro (dato aggiornato
all'11/11/2002), di cui 302 Meuro in capitale e 182 Meuro come spese correnti; il
rimanente è costituito da annualità in pagamento di mutui (tab. 3.1).
Queste cifre si riferiscono alle risorse che transitano sul bilancio regionale a cui vanno
aggiunte le risorse liquidate direttamente da AGEA/OPR, in particolare le risorse del
Piano di Sviluppo Rurale.
Oltre i due terzi della disponibilità di bilancio è data da risorse autonome. La consistente
quota di disponibilità di risorse vincolate, pari al 32%, è in buona parte derivata dal
ponderoso lavoro effettuato sul bilancio teso a rendere disponibili risorse finanziarie per
le quali erano stati assunti negli anni precedenti impegni non realizzatisi. Ciò ha
consentito di aggiungere ulteriori dotazioni finanziarie non inizialmente previste.
Tabella 3.1 - Risorse finanziarie: impegni nel triennio 2000/02 - valori in
migliaia di euro
aggiornamento al 11/12/2002
Tipo Risorsa        Tipo Spesa                 2000          2001          2002 2000/02
Autonome            Annualità             21.429,45     15.039,79     13.788,39    50.257,63
Autonome            Capitale              74.925,50     72.525,43     82.450,66   229.901,59
Autonome            Correnti operative    29.897,20     30.179,35     25.308,93    85.385,48
Compensate          Correnti operative           1,2          2,08       516,46       519,74
Delegate            Correnti operative    11.393,21      1.344,07              0   12.737,28
Vincolate           Annualità              8.386,16      8.111,93      8.255,59    24.753,68
Vincolate           Capitale              22.229,63     24.816,75     24.976,90    72.023,28
Vincolate           Correnti operative    20.051,36     22.065,54     41.058,14    83.175,04
Totale                                   188.313,71    174.084,95    196.355,07   558.753,72
Totale capitale                           97.155,13     97.342,18    107.427,56   301.924,87
Quota spese in capitale                         51,6          55,9          54,7        54,0
Totale correnti operative                  61.343,0      53.591,0      66.883,5    181.817,5
Quota correnti operative                        32,6          30,8          34,1        32,5
Totale autonome                          126.252,15    117.744,57    121.547,98   365.544,70
Quota spese autonome                            67,0          67,6          61,9        65,4

La percentuale di liquidazione degli impegni assunti (pari all'90%, tab. 3.2) attesta la
buona capacità di spesa attualmente raggiunta dalla Regione.

La suddivisione delle risorse per obiettivo specifico (tabelle 3.3 e 3.4) mostra gli
elementi di priorità che la Regione si è data nell'assolvere alle richieste di sostegno allo
sviluppo dell'agricoltura. In particolare oltre il 40% è indirizzato al rafforzamento della
competitività delle filiere agricole ed agroalimentari ed oltre il 15% per la ricerca ed il
trasferimento tecnologico. L'area relativa al territorio: ambiente, bonifiche, forestazione,
montagna (obiettivi 3.4.5, 3.4.6, 3.4.7) vede una quota di impegno pari a oltre il 18%.
La quota del 9,6% relativa all'obiettivo specifico 3.4.4 comprende principalmente: i
contributi per gli enti regionali (ora unificati nell'ERSAF), i contributi alle Comunità
Montane per la gestione delle funzioni trasferite, i cofinanziamenti per i programmi
comunitari e le anticipazioni all'Organismo Pagatore Regionale.

Vale la pena qui di ricordare, per la loro consistenza, anche se non gravano sul bilancio
agricolo (ma comunque sul bilancio regionale), i contributi per la gestione delle
funzioni trasferite alle Province, superiori a 32,5 milioni di euro nel triennio, che si
aggiungono alle risorse qui riportate.
Tabella 3.2 - Pagamenti nel triennio 2000/02 - valori in migliaia di euro
aggiornamento al 11/12/2002
Tipo Risorsa Tipo Spesa                         2000         2001         2002 2000/02      quota
                                                                                            pagamenti
                                                                                            su impegni
Autonome         Annualità                  15.983,53 13.277,46 10.551,42 39.812,41                 79,2
Autonome         Capitale                   62.065,76 66.057,14 81.931,49 210.054,39                91,4
Autonome         Correnti operative         28.391,76 26.912,80 24.411,99 79.716,55                 93,4
Compensate       Correnti operative                 0       2,08          0       2,08               0,4
Delegate         Correnti operative         11.393,21   1.344,07          0 12.737,28              100,0
Vincolate        Annualità                   6.303,45   6.309,94   6.460,57 19.073,96               77,1
Vincolate        Capitale                   17.849,90 23.821,98 24.748,97 66.420,85                 92,2
Vincolate        Correnti operative         17.526,12 18.971,35 37.696,08 74.193,55                 89,2
Totale                                     159.513,73 156.696,82 185.800,52 502.011,07              89,8


Tabella 3.3 - Impegni per obiettivo specifico in migliaia di euro

Obiettivi specifici                           2000         2001         2002     2000/2002 quota in %
3.4.1 Rafforzamento della                    71.577,16    63.130,94    89.965,49 224.673,59        40,2
competitivita delle filiere agricole
ed agroalimentari
3.4.2 Il trasferimento e la                  33.919,91    27.404,96    24.213,23    85.538,10       15,3
condivisione dell'innovazione come
fattore di competitivita aziendale
3.4.3 Sostegno ai processi di                 2.886,71     4.082,10     1.043,34     8.012,15        1,4
commercializzazione e promozione
dei prodotti sui mercati nazionali ed
esteri
3.4.4 Gestione diretta delle politiche       13.783,74    18.895,50    21.131,07    53.810,31        9,6
comunitarie di supporto al settore
agricolo e agroalimentare
3.4.5 Adeguamento tecnologico e               3.684,76     4.782,78     3.867,43    12.334,97        2,2
funzionale delle modalita di impiego
della risorsa idrica a fini irrigui e di
bonifica
3.4.6 Protezione, sviluppo e                 20.298,47    25.262,09    26.552,48    72.113,04       12,9
gestione del territorio, del paesaggio
rurale e delle superfici forestali
 '3.4.7 Valorizzazione e gestione             5.758,50     6.536,68     6.788,04    19.083,22        3,4
della fauna selvatica e della fauna
ittica
Annualità su mutui                           29.160,58    22.700,17    21.556,99    73.417,74       13,1
risorse non collegate ad obiettivi            7.243,90     1.289,70     1.137,87     9.671,47        1,7
gestionali
TOTALE                                      188.313,73   174.084,92   196.255,94   558.654,59      100,0
Tabella 3.4 - Pagamenti per obiettivo specifico (in migliaia di euro)

Obiettivi specifici                              2000         2001         2002 2000/2002 quota in %
3.4.1 Rafforzamento della                   63.895,61    56.710,56    87.314,22 207.920,39         41,4
competitivita delle filiere agricole
ed agroalimentari
3.4.2 Il trasferimento e la                 33.646,19    23.667,96    23.781,44    81.095,59       16,2
condivisione dell'innovazione come
fattore di competitivita aziendale
3.4.3 Sostegno ai processi di                 967,66      3.889,47     1.039,91     5.897,04        1,2
commercializzazione e promozione
dei prodotti sui mercati nazionali ed
esteri
3.4.4 Gestione diretta delle politiche      11.185,82    17.721,32    20.730,02    49.637,16        9,9
comunitarie di supporto al settore
agricolo e agroalimentare
3.4.5 Adeguamento tecnologico e               990,42      4.427,96     3.680,66     9.099,04        1,8
funzionale delle modalita di impiego
della risorsa idrica a fini irrigui e di
bonifica
3.4.6 Protezione, sviluppo e                14.831,96    23.921,61    25.396,12    64.149,69       12,8
gestione del territorio, del paesaggio
rurale e delle superfici forestali
 '3.4.7 Valorizzazione e gestione            5.758,50     6.200,42     6.422,17    18.381,09        3,7
della fauna selvatica e della fauna
ittica
Annualità su mutui                          22.082,49    19.382,90    16.883,85    58.349,24       11,6
risorse non collegate ad obiettivi           6.155,10       774,63       552,14     7.481,87        1,5
gestionali
TOTALE                                     159.513,75   156.696,83   185.800,53   502.011,11      100,0
3.4 Gli obiettivi della programmazione provinciale

In un quadro di stretta coerenza e di interazione fra la programmazione regionale e
quella provinciale la legge 11/1998 ha previsto che vi sia concordanza fra gli obiettivi
del Piano Agricolo Triennale e gli obiettivi dei Piani agricoli provinciali ai quali è
affidato il compito di trasferire sul piano provinciale la programmazione regionale. Le
Province, seguendo l’iter formativo dei loro piani indicato nel piano regionale, hanno
successivamente provveduto ad elaborare, anche attraverso un’ampia concertazione con
il settore agricolo, i rispettivi piani provinciali. Il presente Piano, nel momento in cui si
da avvio al secondo periodo di programmazione, intende tenere conto delle indicazioni
programmatiche espresse dalle Province all’atto della formulazione dei loro piani. A
questo fine, sulla base dell’articolazione degli obiettivi del Piano agricolo triennale si
sono esaminati i Piani agricoli triennali delle province. Una prima osservazione
discende dalla constatazione che si è rilevata una forte coerenza tra gli obiettivi proposti
e quelli espressi dal piano regionale, come si può verificare cercando, come è stato
fatto, di realizzare una sintetica lettura trasversale degli obiettivi proposti pur senza
avere la pretesa di esprimere compiutamente la ricchezza ed articolazione delle
proposte.

Nelle tavole che seguono, viene presentata una lettura sintetica delle proposte, ordinate
in riferimento ai tre macroobiettivi di intervento del Piano Regionale e alle aree di
priorità individuate nel raccordo con il PRS (non sono stati considerati i macroobiettivi
4 e 5 che avendo carattere istituzionale ed organizzativo, non possono trovare confronto
puntuale nei piani provinciali).

   l’obiettivo 1. Sostegno e sviluppo del sistema produttivo agricolo ed
    agroalimentare viene esaminato nei temi:
    - il rafforzamento delle filiere, con il sostegno agli investimenti delle aziende,
        l’incentivazione ai giovani agricoltori, il miglioramento delle condizioni di
        trasformazione e commercializzazione
    - la ricerca ed il trasferimento tecnologico, la rete dei servizi di supporto
    - la promozione delle produzioni di qualità, la sicurezza alimentare, la
        valorizzazione del legame prodotti/ territorio ed in generale gli elementi di
        competizione non basati sul prezzo, come fattori di opportunità per lo sviluppo
        delle economie locali
   l’obiettivo 2. Valorizzazione e tutela dell’agricoltura di montagna e delle aree più
    fragili, viene ripreso da tutte le Province, con una diversificazione fra quelle
    montane e alcune di pianura che individuano aree di fragilità all’interno del loro
    territorio provinciale con ciò manifestando adesione all’impostazione data dalla
    Regione a questa problematica
   obiettivo 3. Il rapporto tra agricoltura, ambiente e paesaggio rurale entra a sua
    volta nei piani provinciali secondo una serie di adattamenti al territorio che
    testimonia della varietà e delle specificità che caratterizzano il territorio regionale; la
    presenza delle aree a parco viene vista preferibilmente sotto l'aspetto di opportunità
    ancora poco sfruttata, che come vincolo all'attività produttiva.
    Relativamente a questo obiettivo, è stata considerato anche l'ambito relativo allo
    sviluppo della multifunzionalità dell'attività agricola, presente nel PAT 2000-2002
    solo relativamente agli interventi di manutenzione del territorio nelle aree montane.
           1.1 Sostegno agli investimenti nelle aziende agricole e agroalimentari;
               miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazione;
               sostegno ai giovani; accordi di filiera

Bergamo Sostenere gli investimenti nelle imprese agricole finalizzati agli obiettivi di efficienza
        del sistema produttivo; incentivare lo sviluppo delle strutture di trasformazione e di
        commercializzazione; incentivare la presenza dei giovani nella gestione diretta delle
        imprese agricole
Brescia Potenziamento delle strutture produttive delle aziende agricole, delle imprese
        agroalimentari operanti nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti
        agricoli; incentivazione all’insediamento dei giovani imprenditori; interventi a favore
        del miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazione dei
        prodotti agricoli
Como    Ammodernare e consolidare le realtà produttive, promuovendo l'incremento delle
        produzioni tipiche e di qualità; collegare il momento produttivo agricolo alle relative
        filiere di prodotto; agevolare l'ingresso di nuovi operatori agricoli
Cremona Sviluppo di accordi interprofessionali relativi alle produzioni agroalimentari; sviluppo
        dell'associazionismo agricolo; miglioramento delle modalità              di trasferimento
        generazionale delle aziende agricole
Lecco   Mantenimento dell’attività agricola sul territorio: salvaguardia delle risorse primarie
        per l’agricoltura e sviluppo delle capacità produttive di beni e servizi del settore

Lodi       Investimenti aziendali a rafforzamento della competitività; interventi di miglioramento
           strutturale e tecnologico rivolti alla qualità di prodotto e di processo, secondo un
           approccio integrato di filiera; interventi volti al rafforzamento del legame tra
           produzione, trasformazione e commercializzazione a livello locale; rafforzamento
           dell'associazionismo e della cooperazione
Mantova    Sostegno alla competitività del sistema agricolo ed alimentare: miglioramento delle
           condizioni produttive e sostegno a favore dell’adeguamento strutturale delle imprese
           agricole e delle imprese di trasformazione, con particolare riferimento alla
           cooperazione agro-alimentare
Milano     Sostegno e sviluppo del sistema produttivo agricolo e agroalimentarare;
           rafforzamento della filiera agroalimentare

Pavia      Adeguamento delle strutture produttive agricole, delle imprese di trasformazione e di
           commercializzazione; consolidamento delle attività agro-alimentari esistenti; interventi
           a favore della diffusione di rapporti di filiera; interventi a favore dello sviluppo delle
           attività di trasformazione dei prodotti agricoli su dimensione locale e legate ai prodotti
           del territorio; potenziamento delle attività produttive no-food; incentivazione
           dell'insediamento di giovani agricoltori
Sondrio    Sostegno e valorizzazione dei comparti trainanti dell'agricoltura e delle produzioni
           alimentari "forti": zootecnia, frutticoltura, viticoltura, prodotti alimentari tipici
           1.2 Ricerca e trasferimento tecnologico; rete dei servizi

Bergamo Potenziamento di una rete di servizi di assistenza tecnico-agronomica-produttiva ed
        economico-finanziaria; potenziamento dei Servizi di Sostituzione; promozione di momenti
        formativi, informativi, divulgativi per tutto il comparto agricolo; diffusione di un’adeguata
        preparazione e competenza informatica tra gli imprenditori agricoli
Brescia Formazione e assistenza tecnica e gestionale degli operatori agricoli
Como    Incentivazione della preparazione professionale
Cremona Servizi di sviluppo agricolo: assistenza tecnica, informazione, formazione professionale
        per imprenditori ed operatori agricoli; rafforzamento degli organismi consortili di garanzia
        fidi; formazione e servizi di integrazione per lavoratori extracomunitari
Lecco   Potenziamento e razionalizzazione del “sistema provinciale” dei servizi di sviluppo agricolo
Lodi    Ricerca applicata e sperimentazione; assistenza tecnica a supporto: della diffusione di
        sistemi di produzione ecocompatibili, della certificazione di qualità e riconoscimento dei
        prodotti tipici locali, dello sviluppo di sistemi informatici, dell'informazione ed educazione
        alimentare; formazione professionale di: operatori, funzionari pubblici, associazioni di
        categoria; servizi di supporto finanziario
Mantova Favorire la diffusione del principio di sicurezza nell’ambiente di lavoro
Pavia   Miglioramento del capitale umano; sostegno alle riqualificazione professionale anche
        proveniente da altri settori; formazione; assistenza tecnica e gestionale
Sondrio Ricerca applicata alla realtà territoriale; potenziamento delle azioni di formazione, di
        consulenza, e di assistenza tecnica
        1.3 Promozione dei prodotti di qualità, delle produzioni tipiche e di origine,
        qualificazione, sicurezza alimentare e tracciabilità, educazione alimentare
Bergamo Promozione dei prodotti di qualità, anche tramite l’erogazione di contributi per la
        conversione produttiva verso sistemi di qualità certificata; promozione dell’immagine del
        mondo agricolo in collaborazione con il sistema scolastico.
Brescia Interventi a favore delle produzioni di qualità coperte da denominazioni d’origine o di
        produzione biologica; interventi a favore della definizione di nuovi disciplinari, di revisione
        di quelli esistenti, della definizione di protocolli di autocontrollo della produzione, di
        certificazione e controllo; promozione dell’immagine dei prodotti di qualità ottenuti nel
        territorio provinciale
Como     Promozione, valorizzazione e diffusione dei prodotti tipici e tradizionali legati al territorio;
        creazione del collegamento tra la realtà della produzione intensiva di pianura e gli ambiti di
        tipicità e tradizione della montagna
Cremona Valorizzazione della qualità come fattore di differenziazione del prodotto: prodotti da
        agricoltura biologica o integrata, prodotti tradizionali, Dop e Igp; valorizzare la sicurezza
        degli alimenti come fattore di qualità; promozione della certificazione di prodotto e
        processo; rintracciabilità delle principali produzioni agricole; sensibilizzazione ai problemi
        posti dagli OGM
Lecco   Qualificazione dei prodotti agroalimentari locali e tipici; promozione dei prodotti locali,
        della trasformazione locale dei prodotti agroalimentari e della loro commercializzazione
Lodi    Salvaguardia, consolidamento e promozione delle filiere locali e tipiche; caratterizzazione
        e certificazione dei prodotti tipici; sviluppo di nuovi sistemi di commercializzazione integrati
        con il territorio; implementazione dei sistemi di tracciabilità (latte e carne) valorizzazione
        dei circuiti enogastronomici; introduzione di sistemi di certificazione di qualità
Mantova Miglioramento delle condizioni di mercato dei prodotti agricoli ed alimentari, con specifico
        riferimento alla tutela e valorizzazione delle produzioni tipiche e tradizionali; tutelare la
        salute dei consumatori (sicurezza alimentare)
Milano  Qualificazione di processo e prodotto; tracciabilità delle carni; promozione prodotti tipici in
        sinergia con altre attività, sfruttando l'effetto parco
Pavia   Rafforzamento delle produzioni qualificate, denominazioni protette, produzioni integrate e
        biologiche; promozione dell'immagine dei prodotti e collegamento con il territorio e la
        cultura locale; rafforzamento competitività su fattori "no price": qualità, tipicità, sicurezza
Sondrio Promozione dei prodotti tipici e DOP,IGP, DOC
          2 Valorizzazione e tutela dell'agricoltura di montagna e delle aree più fragili

Bergamo   Sviluppo del sistema degli alpeggi e messa a norma dal punto di vista igienico-sanitario;
          sviluppo delle strutture di produzione e trasformazione nelle zone svantaggiate con
          valorizzazione delle produzioni tipiche; servizi per valorizzare la tipicità del territorio, le
          sue produzioni e la cultura; promozione della cultura associativa; erogazione di contributi
          a compensazione dei maggiori costi sostenuti dalle imprese situate in zone svantaggiate,
          in funzione della loro funzione di presidio del territorio e di tutela dell’ambiente
Brescia   Sviluppo integrato delle aree in difficoltà e in particolare della montagna; incentivazione
          all’esercizio dell’attività agricola in montagna e nelle zone svantaggiate o soggette a
          vincoli ambientali
Como      Attivazione di servizi di sviluppo delle aziende agricole nelle aree montane; stimolo alla
          costituzione di nuove imprese boschive
Lecco     Potenziamento e sviluppo delle strutture di filiera del settore forestale
Mantova   Valorizzazione dell’agricoltura nelle aree fragili (aree protette, golenali, colline moreniche,
          comuni destra Secchia) e riduzione dei disequilibri territoriali
Milano    Valorizzazione e tutela dell'agricoltura nelle aree più fragili sviluppando il ruolo
          multifunzionale dell'agricoltura nelle aree di frangia urbana; raccordo con le politiche
          territoriali per evitare sprechi di suolo e destrutturazioni aziendali
Sondrio   Tutela e sviluppo delle risorse forestali
          3.1 Interventi per l'adeguamento delle opere di bonifica agricola; valorizzazione
          integrata delle infrastrutture idriche
Bergamo   Interventi per adeguare le strutture di rifornimento, approvvigionamento e utilizzo delle
          risorse idriche, in particolare per le bonifiche agricole
Brescia   Interventi a favore della qualità delle acque irrigue
Cremona   Riordino delle utenze irrigue; garanzia di un adeguato livello della risorsa idrica utilizzata
          a fini irrigui; completamento del sistema provinciale dei consorzi di bonifica ed irrigazione
Lodi      Gestione dei sistemi irrigui e tutela delle acque da inquinanti
Mantova   Razionalizzazione dell'uso della risorsa acqua
Milano    uso plurimo dell'acqua; valorizzazione del rapporto dell'acqua con il paesaggio
          3.2 Produzioni a maggiore compatibilità e riduzione dell'impatto su ambiente;
          tutela delle risorse acqua e suolo
Bergamo   Promozione di modelli di agricoltura eco-compatibili; sostegno a produzione agricola
          integrata, agricoltura biologica; adeguamento delle imprese agricole alle normative in
          materia di ambiente, igiene e benessere degli animali
Brescia   Promozione della qualità dell’ambiente e delle produzioni; incentivazione delle pratiche
          agricole di natura biologica o di agricoltura integrata (pratiche agroambientali);
          incentivazione all’adozione di sistemi di certificazione ambientale; interventi per
          migliorare la gestione dei reflui zootecnici
Como      Incentivare le tecniche di agricoltura sostenibile, le produzioni basate su risorse
          rinnovabili
Cremona   Tutela della risorsa suolo (carta pedologica, banca dati su caratteristiche suoli e piani di
          concimazione, monitoraggio apporto reflui zootecnici e fanghi di depurazione);
          monitoraggio degli scarichi nei corpi idrici
Lecco     Promozione dell’agricoltura sostenibile
Lodi      Promozione di sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente: produzioni integrate e
          biologiche
Mantova   Promozione di un’agricoltura sostenibile con l’ambiente, il territorio e il paesaggio;
          incoraggiamento delle produzioni biologiche
Milano    Reflui e suolo: attuazione delle misure agroambientali; Sostegno alle produzioni
          biologiche
Sondrio   Agricoltura biologica; sostegno all'agricoltura biologica, attraverso la definizione del
          comprensorio agroambientale
           3.3 Tutela del territorio rurale e dell'attività agricola; protezione e valorizzazione
           del paesaggio, valorizzazione integrata delle foreste; biodiversità
Bergamo Iniziative di valorizzazione delle risorse territoriali-ambientali di concerto anche con il
        sistema scolastico; finanziamento della ristrutturazione di opere architettoniche rurali, al
        fine di meglio promuovere l’immagine del sistema locale; valorizzazione del patrimonio
        boschivo con razionale sfruttamento delle risorse; interventi mirati nelle aree protette al
        fine di compensare i maggiori oneri sostenuti dalle imprese; tutela paesaggistica
Brescia Valorizzazione dell’ambiente periurbano e perifluviale
Como    Razionale gestione dell’ambiente agro-silvo-pastorale; promozione della costituzione di
        consorzi forestali; pianificazione forestale
Cremona Pianificazione territoriale sensibile alle esigenze dell'agricoltura alla salvaguardia dei
        suoli più produttivi, ad evitare il frazionamento aziendale; recupero, salvaguardia e
        valorizzazione del patrimonio edilizio rurale
Lecco   Promozione e valorizzazione dell’agricoltura nel contesto socio-culturale e ambientale
        locale
Lodi    Valorizzazione del sistema forestale in un'ottica produttiva
Mantova Salvaguardia dell’integrità territoriale delle aziende agricole nell’urbanizzazione e
        infrastrutturazione; promozione di un’agricoltura sostenibile con il territorio ed il
        paesaggio
Milano   Valorizzazione del rapporto dell'acqua con il paesaggio; agricoltura nelle aree protette;
        mantenimento dell'agricoltura nelle aree di frangia urbana; politiche di tutela e sviluppo
        delle risorse forestali; promozione della biodiversità in campo vegetale e animale
        3.4 Sostegno allo sviluppo del ruolo multifunzionale dell'agricoltura
Bergamo Potenziamento del sistema delle aziende agrituristiche anche con la promozione e alla
        valorizzazione dell’ambiente socio-culturale; servizi essenziali per lo sviluppo della
        “multifunzionalità” delle imprese
Brescia    Incentivazione alla realizzazione di attività complementari a quella agricola allo scopo
           della diversificazione e dell’integrazione dei redditi
Como       Riconoscere agli operatori agricoli il ruolo di gestori del territorio, sostenendo e
           potenziando le azioni di salvaguardia e miglioramento dello stesso; promozione e
           diffusione dell’attività agrituristica e della multifunzionalità aziendale
Cremona Compensare gli agricoltori per la loro prestazione di servizi ambientali nelle aree tutelate;
        promuovere contratti di gestione territoriale tra imprese agricole ed enti di gestione delle
        aree protette (riferimento alla programmazione negoziata); promuovere la
        diversificazione delle attività nell'azienda agricola; attenzione alle coltivazioni no-food;
        pieno utilizzo delle biomasse legno-cellulosiche
Lecco   Sviluppo di azioni tese a remunerare le funzioni di presidio e salvaguardia del paesaggio
        e dell’ambiente;attivazione di servizi attuabili dagli agricoltori, fra cui i contratti di
        manutenzione ambientale; sviluppo e promozione dell’agriturismo e di attività integrative
        del reddito agricolo
Lodi    Sviluppo della multifunzionalità e dell'agriturismo; sviluppo di nuove produzioni e dei
        comparti minori (orticoltura, piante officinali,ecc); valorizzazione delle risorse faunistiche;
Mantova Promuovere il modello di agricoltura fortemente legato alle tradizioni e alle caratteristiche
        del territorio; incoraggiamento delle fonti di reddito alternative (turismo rurale)
Milano  Sostegno aziende agri-turistico venatorie e faunistico venatorie; ruolo multifunzionale
        dell'agricoltura nelle aree di frangia urbana
Pavia   Promozione di progetti di valorizzazione economica di attività di servizio basate
        sull’agricoltura; interventi per lo sviluppo in una logica integrata delle produzioni “no
        food”; interventi per lo sviluppo di attività di agri-turismo, agri-artigianato; interventi a
        favore di attività agri-naturalistiche e agro-venatorie e di servizio ad esse
Sondrio    Valorizzazione dell'agricoltura nelle aree protette; gestione del territorio (cooperative di
           servizio per la manutenzione del territorio montano); mantenimento dei servizi essenziali
           nel territorio rurale (servizi non di settore); agriturismo; sviluppo di attività alternative
Il quadro di sintesi che ne scaturisce mostra che le Province hanno privilegiato un
atteggiamento di interpretazione e di adattamento alla realtà locale degli obiettivi del
piano regionale che può essere visto alla luce di una propensione ad adottare
comportamenti ispirati ad una logica di sussidiarietà che sta acquistando un’importanza
sempre maggiore fra i criteri ispiratori dei provvedimenti di politica economica. In
questo senso va interpretata la varietà di tematiche affrontate dalle Province e
soprattutto le differenze emergenti in materia di priorità che si rileva dall’esame dei
piani. Tuttavia, la necessità di disporre di un quadro operativo certo, in particolare per
guidare l’operato degli assessorati provinciali nella fase di attuazione dei provvedimenti
e di istruttoria tecnica, ha indotto molte Province ad attuare un forte ed esplicito
raccordo fra i loro strumenti programmatori e quello regionale che in molti casi ha
assunto anche evidenza grafica. Nel complesso si può rilevare che la parte prevalente
delle misure è concentrata nell’ambito dell’obiettivo regionale relativo al sostegno ed
allo sviluppo del sistema produttivo e in particolare sul sostegno agli investimenti
comprese le misure relative all’insediamento dei giovani imprenditori.

Per quanto riguarda l’analisi delle articolazioni territoriali all’interno delle singole realtà
provinciali, si possono fare le seguenti considerazioni. L'articolazione proposta nel
Piano di Sviluppo Rurale, relativamente ai tre fondamentali sistemi agricoli territoriali è
stata ripresa nella maggioranza dei casi, con alcuni approfondimenti: Milano e Sondrio
hanno evidenziato la specificità delle aree a parco; Mantova ha evidenziato la presenza
di aree di maggiore fragilità anche nella pianura (aree golenali, aree a parco, destra
Secchia); Pavia ha evidenziato l’articolazione dei sistemi principali in sottosistemi. In
molti casi è stata ripresa e ulteriormente specificata l’analisi SWOT realizzata in fase di
elaborazione del PRS, realizzando un patrimonio di analisi dei fattori: punti di forza,
punti di debolezza, opportunità e minacce molto utile per cogliere le differenze locali e
che è opportuno completare.
Le province che non hanno evidenziato l'articolazione territoriale dell'agricoltura sono
d’altra parte quelle caratterizzate da una maggiore omogeneità interna che riduce
l’interesse ad approfondire le differenze (Lodi, Cremona, Lecco).

Un altro aspetto di rilievo è relativo all’integrazione trasversale tra le politiche per
l’agricoltura e le politiche relative ad altre aree di intervento per le quali le province
hanno una competenza primaria.
Alcuni piani hanno evidenziato la necessità di un raccordo con la pianificazione
territoriale, anche se più come ipotesi di lavoro che come concreta individuazione di
aree/comparti da tutelare maggiormente sia attraverso priorità di sostegno che con una
maggiore salvaguardia nelle trasformazioni territoriali. Anche rispetto alla formazione
professionale viene in alcuni casi evidenziato l’apporto che questa competenza può
realizzare nel sostenere l’adeguamento formativo del capitale umano alle nuove
prospettive. Questi aspetti di trasversalità se valorizzati, potrebbero determinare un
maggiore ruolo di sintesi nell’azione della Provincia per il sostegno del settore e
costituire un ulteriore valore aggiunto dei piani provinciali nel processo di
programmazione regionale in agricoltura.
3.5 Il Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006: stato di avanzamento e revisione

Negli anni 2000-2001 il Piano di Sviluppo Rurale in Regione Lombardia ha avuto modo
di svilupparsi ampiamente sul territorio e ha consentito di individuare, alla prova dei
fatti, gli elementi di maggiore forza e debolezza presenti nell’impianto originario.

Contemporaneamente alla messa a regime del Piano di Sviluppo Rurale, altri strumenti
sono diventati operativi e si sono affiancati ad esso; in particolare la legge regionale n.7
del 7 febbraio 2000 “Norme per gli interventi regionali in agricoltura” ha avuto uno
sviluppo consistente. Questa legge, che è stata notificata alla Commissione Europea per
quanto attiene l’ambito del regime degli aiuti di stato, consente di affiancare interventi
regionali a quelli comunitari e nazionali in un’unica logica complessiva di sviluppo
rurale ed era già stata individuata, all’interno della strategia proposta per il Piano di
Sviluppo Rurale, come uno strumento complementare di supporto agli interventi
cofinanziati dai fondi strutturali.

L’esperienza avuta nella prima fase di applicazione del Piano di Sviluppo Rurale della
Regione Lombardia e il processo di progressiva operatività della legge regionale
n.7/2000 hanno indotto ad operarne una revisione, per meglio finalizzare l’uso delle
risorse.

Il Piano è articolato in tre assi prioritari:
- sostegno alla competitività delle imprese ed allo sviluppo del sistema produttivo
    agroalimentare
- politiche agroambientali e sostegno alla montagna e al comparto silvo-pastorale
- sviluppo integrato delle zone rurali e miglioramento dell’habitat rurale.

I dati rilevati per il periodo 2000-2001 hanno evidenziato che:
- quattro misure su 18 (a, g, f, h) incidono per una percentuale dell’80,4% sul totale
    degli investimenti programmati nel periodo 2000-2006
- le risorse impegnate nel periodo 2000-2001 premiano, come previsto, soprattutto
    queste misure e anzi evidenziano la necessità di anticipare risorse degli anni
    successivi
- per queste quattro misure la percentuale di domande finanziate nel periodo 2000-
    2001 rimane comunque troppo bassa (dal 19% della a al 35% della h comunque
    inferiore alla media delle misure (41%) e l’importo finanziato rispetto all’importo
    ammissibile è in media del 25%
- il peso degli impegni sottoscritti dai beneficiari nell’ambito dei regolamenti 2078/92
    e 2080/92 ha influito consistentemente immobilizzando una quota rilevante delle
    risorse finanziarie disponibili dell’intera programmazione finanziaria (circa il 34%)
- l’adesione degli agricoltori ai diversi programmi e misure contenuti nel Piano di
    Sviluppo Rurale è stata consistente e superiore alle aspettative. Si è infatti verificata,
    con l’applicazione del Piano di Sviluppo Rurale, la maggiore propensione degli
    agricoltori, rispetto al passato, a presentare istanze di contributo sui fondi della
    politica di sviluppo rurale, la tendenza ad accelerare la frequenza con la quale sono
    eseguiti gli investimenti, l’aumento dell’importo dei capitali investiti, la
    diversificazione delle operazioni di investimento che si intendono realizzare e degli
   impegni che si vogliono assumere. Ciò che si coglie con precisione è che oggi tutti i
   potenziali beneficiari cercano di accedere alle opportunità contenute nell’ambito
   delle numerose misure del Piano mentre in passato una quota consistente rinunciava
   a presentare domanda di finanziamento.

La prima e più pressante urgenza che si è voluto affrontare nel processo di revisione del
Piano è stata quella di rendere soddisfacente il rapporto tra domande ammissibili e
domande finanziate. Con un rapporto più equilibrato si punta ad evitare, nei richiedenti,
il crearsi di aspettative che verrebbero poi disattese e si contribuisce fattivamente ad
eliminare, sia per le imprese sia per gli enti, lavoro inutile relativo all’istruttoria e alla
gestione delle pratiche.

Contemporaneamente si è puntato ad un miglioramento delle condizioni generali per il
raggiungimento dei tre obiettivi contenuti negli assi prioritari (competitività, politiche
agroambientali, sviluppo integrato rurale) e ad agire attivamente per la creazione di quel
sistema misto PSR/altre forme di intervento, già preventivato in sede di Piano, al fine di
garantire una maggiore operatività e disponibilità finanziaria alle imprese agricole.
Un ulteriore spazio di miglioramento è ricavabile dalle modifiche che possono essere
apportate alle disposizioni attuative del PSR. Queste modifiche, frutto dell’esperienza
accumulata, possono essere affinate e modulate man mano che il Piano si sviluppa,
seguendo gli orientamenti delle esigenze via via emerse.

Le considerazioni sopra riportate hanno portato a predisporre una revisione che elimina
alcune misure dal Piano, rivisita il contenuto di altre, riprogramma la spesa ed attiva
contemporaneamente degli aiuti di Stato fuori dal Piano di Sviluppo Rurale per le
misure che sono state da esso stralciate.

Con lo stralcio di alcune misure si liberano risorse cofinanziate per 31,06 milioni di €
che sono state risuddivise e programmate fra le diverse misure nel modo seguente:

   Tab.3.5 Riprogrammazione delle risorse
   cofinanziate
   Valori in milioni Risorse Cofinanziate                %
          di €
         A                                 20,572      66.2%
         F                                  6,324      20.4%
         H                                  3,132      10.1%
    Valutazione                             1,032       3.3%
      Totale                               31,060

Anche gli Aiuti di Stato delle misure uscite, pari a 20,220 Meuro, sono stati distribuiti
tra tutte le misure che sono rimaste.
A queste risorse sono stati aggiunti 71,544 milioni di € per coprire il fabbisogno in Aiuti
di Stato aggiuntivi per gli anni dal 2004 al 2006.
Infatti, nel piano finanziario indicativo adottato al momento dell’approvazione del PSR,
non erano state incluse queste risorse per evidenti ragioni correlate al funzionamento del
bilancio regionale. Nella tabella 3.6 sono indicate le risorse erogate nel 1° triennio del
PSR, corrispondente al periodo di validità del Piano Agricolo Triennale 2000-2002.
Tab. 3.6 Piano finanziario del PSR per gli anni 2000-2002
risorse in milioni di euro


                               Spesa Pubblica Complessiva
                                                                                     Quota      Costo
misure                                                                              Privati o   Totale
                  Tipologia risorse                 Fonte delle risorse
PSR                                                                                   altri
             Co-       Aiuti di
                                   Totale       Feaog      Stato      Regione       pubblici
         finanziate     Stato
A           12,186           61,447    73,663      3,351      6,184        64,127     110,497    184,160
B            0,864            4,030     4,894      0,240      0,437         4,217                  4,894
C            0,024            0,191     0,215      0,009      0,010         0,196                  0,215
E                            11,305    11,305                              11,305                 11,305
F          176,208                    176,208     88,104     88,104                              176,208
G           24,433                     24,433      8,234     11,338         4,861      36,650     61,083
H           49,073                     49,073     24,537     24,537                     0,986     50,059
I            3,121           13,601    16,722      0,868      1,578        14,277       4,183     20,905
J            1,445                      1,445      0,542      0,632         0,271       0,619      2,064
L            0,089                      0,089      0,033      0,039         0,017
M            0,493                      0,493      0,185      0,216         0,092       0,329      0,822
N            4,145            2,027     6,172      1,057      2,161         2,954       2,645      8,817
O
P            1,025                      1,025      0,384      0,449         0,192       1,672      2,697
Q           11,992            7,327    19,319      3,334      6,061         9,924       4,830     24,149
R            2,790                      2,790      1,046      1,221         0,523       0,311      3,101
T            0,379                      0,379      0,142      0,166         0,071       0,095      0,474
U            1,679                      1,679      0,442      0,866         0,371       1,679      3,358
VALUT        0,021                      0,021      0,008      0,009         0,004                  0,021
X            0,752                      0,752      0,188      0,395         0,169                  0,752
EX
             0,904                      0,904      0,452      0,452                                0,904
2079
Totale     291,623           99,958   391,581    133,155    144,854       132,572     164,582    556,163



Le misure stralciate dal Piano di Sviluppo Rurale della Regione Lombardia saranno
oggetto di una nuova proposta di notifica con la legge regionale n.7/2000, in modo da
sostituire lo strumento finanziario lasciando inalterate le dotazioni al livello posseduto
precedentemente alla revisione.

Nella tabella 3.7 viene riportato il dettaglio delle modifiche apportate alla singole
misure a seguito della revisione (le risorse relative al triennio 2003-2005, sono riportate
al parafgrafo 5.3).

La proposta di revisione deliberata dalla Regione Lombardia, è stata approvata con
Decisione C(2002) 3496 del 11/10/02.
Tab. 3.7 Modifiche apportate dalla revisione del PSR per le singole misure

     COD.   COD.                 MISURE                                          NOTE
      UE    REG.
Asse   a     1.01 Investimenti nelle aziende agricole      attivata
 I     b     1.02 Insediamento dei giovani agricoltori     attivata
       c     1.03 Formazione                               chiusa e riattivata successivamente sulla l.r.
                                                           7/2000
       g    1.07 Miglioramento delle condizioni di         attivata
                 trasformazione e di
                 commercializzazione dei prodotti
                 agricoli
       l    1.12 Avviamento di servizi di sostituzione e attivata
                 di assistenza alla gestione delle aziende
                 agricole
       m    1.13 Commercializzazione di prodotti           chiusa, ma le tipologie di intervento in essa
                 agricoli di qualità                       previste vengono rese possibili nelle modalità
                                                           attuative delle misure a e g.
       n    1.14 Servizi essenziali per l'economia e la    attivata
                 popolazione rurale
       p    1,16 Diversificazione delle attività del       viene interrotta la presentazione di nuove
                 settore agricolo e delle attività affini  domande perchè utilizzata l’intera disponibilità
                 allo scopo di sviluppare attività plurime prevista dalla programmazione finanziaria
                 o fonti alternative di reddito
Asse   e    2.05 Zone svantaggiate e zone soggette a       chiusa e riattivata successivamente sulla l.r.
 II              vincoli ambientali                        7/2000
       f    2.06 Misure agroambientali                     attivata
       h    2.08 Imboschimento delle superfici agricole attivata
       i    2.09 altre misure forestali                    chiusa e riattivata successivamente sulla l.r.
                                                           7/2000
Asse   j    3.10 miglioramento fondiario                   viene interrotta la presentazione di nuove
 III                                                       domande perchè utilizzata l’intera disponibilità
                                                           prevista dalla programmazione finanziaria
       o    3.15 Rinnovamento e miglioramento dei          chiusa e riattivata successivamente sulla l.r.
                 villaggi e protezione e tutela del        7/2000
                 patrimonio rurale
       q    3.17 Gestione delle risorse idriche in         attivata
                 agricoltura
       r    3.18 Sviluppo e miglioramento delle            attivata
                 infrastrutture rurali
       t    3.20 Tutela dell’ambiente in relazione         chiusa e riattivata successivamente sulla l.r.
                 all’agricoltura, alla silvicoltura, alla  7/2000
                 conservazione delle risorse naturali
                 nonché al benessere degli animali
       u    3.21 Ricostruzione del potenziale agricolo attivata; vengono stralciate le azioni 2 e 3 che
                 danneggiato da disastri naturali e        hanno fonti alternative di finanziamento
                 introduzione di adeguati strumenti di
                 prevenzione
4. Linee strategiche
    L’esame strutturale ed economico dell’agricoltura lombarda, le prospettive di
scenario e il consuntivo dell’attività dell’ultimo triennio consentono di individuare un
unico obiettivo programmatico che indica la prospettiva di lungo periodo, enunciabile
come la valorizzazione complessiva delle risorse e delle potenzialità dell’agricoltura
lombarda in una prospettiva di sviluppo rurale sostenibile, che era già del resto alla
base della elaborazione del PSR.
    Il perseguimento di questo obiettivo presuppone la definizione di una strategia
articolata sui versanti economico, ambientale/territoriale, sociale e istituzionale.
    Vengono così individuati i quattro assi in cui si articola il Piano, ossia i 4 obiettivi
strategici per il triennio di validità del PAT, le strategie relative, le priorità di
intervento.

4.1 Sintesi degli scenari evolutivi che interesseranno l’agricoltura lombarda: i quattro
     assi portanti

La strategia di politica agraria della Regione prende avvio dalla attenta considerazione
degli scenari evolutivi all’interno dei quali si collocherà il futuro del sistema
agroindustriale regionale nei prossimi anni. Il quadro complessivo può essere
sintetizzato attorno a quattro assi portanti.
Il primo riguarda il versante economico: al suo interno è prevista una forte crescita
della pressione competitiva sul settore agricolo a seguito della prospettiva
dell’ampliamento dei mercati, sul piano interno comunitario con l’apertura ai paesi
PECO e su quello esterno con lo sviluppo del negoziato WTO. Le prevedibili
conseguenze saranno aggravate dalla miscela costituita da una maggiore concorrenza
sui prezzi e dalla contemporanea riduzione del sostegno comunitario. A ciò si deve
aggiungere il mutamento in atto nella domanda dei consumatori verso la qualità dei
prodotti e dell’ambiente in cui si esercita l’attività agricola.
Il secondo asse riguarda, appunto, l’aspetto territoriale-ambientale, che mette in
evidenza con maggiore forza da un lato il grado di sofferenza dell’attività agricola nelle
aree montane o comunque svantaggiate come quelle di frangia urbana e dall’altro
l’emergere di una domanda espressa dalla società a favore dello sviluppo di un ruolo di
tutela ambientale da parte dell’agricoltura. Complessivamente sta mutando, non solo dal
lato culturale ma anche delle politiche pubbliche, il rapporto agricoltura/territorio
attraverso il contenimento degli impatti negativi e la rivalutazione della capacità di
produrre esternalità positive nella produzione del paesaggio, nella riqualificazione delle
infrastrutture idriche, nella produzione di servizi ambientali.
Il terzo è costituito dagli aspetti sociali, infatti permane il problema dell’insufficiente
ricambio generazionale a cui solo in parte si può rimediare attraverso il ricorso a
manodopera immigrata, mentre rimane elevata l’esigenza di servizi nelle aree marginali
per consentire la permanenza di insediamenti e l’ottenimento di condizioni di vita
migliori. Infine divengono temi di rilievo la necessità di adeguamento dell’offerta
formativa al nuovo ruolo multifunzionale dell’azienda e la necessità di maggiore
sicurezza degli ambienti e delle condizioni di lavoro.
Sul quarto asse, quello istituzionale, la riforma del titolo V della Costituzione, apre la
possibilità di rafforzare il ruolo del governo regionale, superando la settorialità degli
interventi e proponendo una azione più organica per lo sviluppo dell’agricoltura
lombarda e la tutela del territorio rurale realizzata nel quadro di un maggiore
federalismo e di una più convinta applicazione del principio di sussidiarietà.
L’impatto dei cambiamenti in atto sotto l’impulso degli assi identificati impone alla
Regione l’adozione di strategie e di comportamenti operativi idonei ad accompagnare il
settore nel percorso di cambiamento che si annuncia per i prossimi anni. Il presente
Piano Agricolo Triennale intende fornire risposte concrete a queste esigenze.

4.2.L’obiettivo programmatico per la Regione Lombardia

Il Piano si propone innanzitutto un obiettivo programmatico unico e centrale come
risposta allo scenario generale analizzato in precedenza, e cioè:
 valorizzazione complessiva delle risorse e delle potenzialità dell’agricoltura
    lombarda, in una prospettiva di sviluppo rurale sostenibile

Questo obiettivo programmatico vuole raccogliere le indicazioni che provengono dal
mondo agricolo da un lato, dalla società e dalla evoluzione stessa dei tempi dall’altro e
lo fa cercando di coniugare lo sviluppo di un’attività produttiva strategica per il sistema
economico, sociale e territoriale della Lombardia con le esigenze dei consumi e della
qualità della vita dei cittadini e di salvaguardia dell’ambiente, nella convinzione che
un’agricoltura forte sia la migliore garanzia di conservazione di quegli elevati standard
di aderenza dell’offerta agricola complessiva alle crescenti e diversificate domande
espresse dalla società a cui la nostra regione è abituata. A questo fine è necessario
trovare idonee e diversificate soluzioni economiche al problema della competitività del
sistema agricolo e della sua capacità di esprimere un output inquadrabile nella moderna
logica della multifunzionalità. Accanto alla sua riconosciuta professionalità questa
agricoltura deve potersi aprire a nuove prospettive legate allo sviluppo delle aree rurali
più svantaggiate dal lato socioeconomico e alla produzione di servizi all’ambiente e al
territorio.

Il diamante delle strategie regionali
Per perseguire questo obiettivo di medio-lungo periodo, il Piano propone una strategia
complessiva, consolidata ed integrata, maturata anche attraverso l’esperienza del Piano
Agricolo Triennale 2000-2002, del Piano di Sviluppo Rurale e, complessivamente, del
Programma Regionale di Sviluppo.
L’azione strategica regionale può essere sintetizzata nelle sue componenti seguendo la
logica delle risposte da dare ai quattro assi portanti del nuovo scenario e costruita sul
diamante delle strategie da realizzare nei quattro ambiti:

economico:
 sostegno integrato a produzione, trasformazione, commercializzazione
 incentivazione all’innovazione, strutturazione dello Spazio regionale della ricerca,
   sistema integrato di servizi alle aziende per il trasferimento dell'innovazione
   tecnologica
 diversificazione delle produzioni e dei servizi, sviluppo della multifunzionalità e suo
   riconoscimento economico
 valorizzazione della qualità delle produzioni e dell’ambiente, sicurezza alimentare
 differenziazione delle politiche per le aree svantaggiate
ambientale/territoriale:
 uso plurimo ed efficiente delle risorsa acqua; salvaguardia della qualità dell’acqua
  per irrigazione da inquinamento da fonti urbane e industriali
 contenimento delle forme di uso esasperato e spreco della risorsa suolo per attività
  extraaagricole;
 riduzione delle esternalità negative dell’attività agricola e valorizzazione delle
  esternalità positive
 valorizzazione del paesaggio rurale e riqualificazione delle aree rurali degradate;
  salvaguardia dell’attività agricola anche nelle aree periurbane

sociale
 incentivo all’ingresso di giovani imprenditori
 formazione, con particolare attenzione alle nuove opportunità
 sviluppo integrato dell’habitat (servizi di prossimità, servizi essenziali…)
 integrazione della manodopera immigrata
 sicurezza sul lavoro

istituzionale:
 consolidamento del ruolo regionale di governo
 sussidiarietà in una logica di integrazione a sistema della Pubblica Amministrazione
     locale (regione, enti delegati..)
 rapporto con le aziende, i consumatori ed i cittadini
 azioni trasversali (programmi e progetti integrati, raccordo con politiche di settore)

4.3 Obiettivi strategici ed azioni prioritarie del Piano Agricolo Triennale 2003-2005

In attuazione della legge regionale 11/98, sono definite “le linee strategiche
dell’intervento regionale in agricoltura, coordinate con il PRS e la programmazione
nazionale e comunitaria” e “le priorità da attribuire alle politiche agricole regionali
nell’allocazione delle risorse in sede di definizione della legge di bilancio pluriennale”
Il triennio 2003-5 di durata del PAT corrisponde alla seconda parte di validità del PRS
di legislatura e copre anche gran parte della durata residua del Piano di Sviluppo Rurale.
Vi è quindi un aspetto di continuità sia per quanto riguarda l’impianto generale delle
politiche adottate che per le misure del PSR (nella sua versione revisionata); un
impegno rilevante è rivolto al completamento delle azioni già avviate ed al pieno
raggiungimento dei risultati prefissati dal Piano di sviluppo rurale e complessivamente
dal Programma Regionale di Sviluppo.
Vi sono però anche molti elementi di innovazione nelle priorità in funzione del
mutamento negli scenari in cui si svolge l’azione regionale ed anche degli obiettivi già
raggiunti.
4.3.1. Sostegno e sviluppo del sistema produttivo agricolo ed agroalimentare

L’obiettivo consiste nel sostenere nel suo insieme il settore agricolo ed agroalimentare
lombardo per affrontare la sfida della competitività nei termini nuovi che si stanno
realizzando in questa fase di globalizzazione e nel mantenere e rafforzare il primato
produttivo ed industriale raggiunto.
L’azione di supporto della Regione deve fare perno sui punti di forza esistenti, di
carattere naturale storico, economico e sociale: la disponibilità di fattori naturali, il
patrimonio infrastrutturale accumulato, il livello di razionalizzazione strutturale e di
sviluppo tecnologico raggiunti, la capacità imprenditoriale e la professionalità degli
operatori, la forte integrazione tra la produzione e la trasformazione, la qualificata
presenza di strutture di ricerca.

Sostegno alle innovazioni di processo e di prodotto attraverso un approccio di filiera
La strategia di fondo per il rafforzamento del sistema produttivo nel suo insieme è
quella già individuata e perseguita nel precedente triennio, ovvero il sostegno alle
innovazioni di processo e di prodotto attraverso un approccio di filiera, in grado di
realizzare sinergie nelle misure rivolte alle varie fasi della produzione, della
trasformazione e della distribuzione. E’ necessario che investimenti ed innovazioni
siano indirizzati ad una crescita di qualità delle grandi produzioni dell’agricoltura
lombarda e di valorizzazione dei prodotti tipici.
La sfida della competitività si giocherà per il sistema agricolo lombardo
prevalentemente sul terreno della qualità per due ordini di motivi: la prevista
diminuzione generale dei prezzi agricoli ed i mutamenti della domanda che spingono in
questa direzione, con le richieste di sicurezza e qualità alimentare che provengono con
sempre maggior forza dai consumatori.
Andrà ulteriormente rafforzato il legame tra produzione e territorio sia nell’azione di
sostegno agli investimenti per favorire la tipicità e qualità delle produzioni, sia negli
aspetti di promozione e commercializzazione delle produzioni lombarde, che dovranno
essere sempre più proiettate sui mercati nazionali e soprattutto internazionali.
E’ strategico che il settore agricolo lombardo sappia allargare alla maggior parte delle
proprie filiere produttive quella sensazione di qualità, sostenibilità e salubrità
intrinseche che oggi il consumatore associa a produzioni di nicchia o comunque molto
limitate.

Integrazione del sostegno alla qualità delle produzioni e delle azioni per la garanzia e
sicurezza alimentare; rafforzamento del legame col territorio
La ricostituzione di un forte legame tra produzione e territorio può permettere una
valorizzazione complessiva delle risorse territoritoriali, enogastronomiche, culturali,
turistiche; anche la qualità dell'ambiente rurale può diventare fattore di competitività.
Produzioni certificate, biologiche, integrate, alimenti garantiti da disciplinari di
produzione o da sistemi di tracciabilità rappresentano modalità e segmenti diversi
attraverso i quali offrire al consumatore garanzie rispetto alla qualità dei prodotti
consumati e maggiori riconoscimenti economici alle aziende agricole e di
trasformazione.
L’intervento regionale deve assumere con vigore il ruolo di motore e garanzia per il
consumatore in merito alla qualità dei prodotti dell’agricoltura lombarda; la tracciabilità
totale delle produzioni lombarde rappresenta l’obiettivo al quale giungere entro il 2005,
a partire dalle produzioni tipiche, a denominazione di origine, per allargarsi a tutte le
filiere in vista del progressivo abbattimento delle barriere doganali e dell’affacciarsi, sui
nostri mercati, di prodotti agricoli ed agroalimentari di provenienza extra UE che,
seppur a prezzo più basso, non offrono certamente le medesime garanzie di sicurezza
delle nostre produzioni.
I prodotti di maggiore qualità devono promuovere l’immagine di una regione non solo
attenta alla produttività della sua agricoltura, ma anche alla qualità e sicurezza
dell’insieme delle sue produzioni.

Sviluppo della ricerca, sostegno al trasferimento tecnologico
Una agricoltura fortemente competitiva non può essere disgiunta dal supporto fornito
alla ricerca, soprattutto applicata, che deve aiutare il comparto nell’esplorare le modalità
con le quali soddisfare e prevenire le richieste del mercato, ponendo sempre come
caposaldo irrinunciabile la sicurezza e i massimi livelli di garanzia per il consumatore.
Ricerca e innovazione sono dunque elementi strategici della politica regionale per le
imprese, specie per il settore primario, ove la prevalenza di piccole e medie aziende e
la numerosità delle unità produttive richiedono un’azione di raccordo e sostegno forte e
continuo da parte del governo regionale.
L’azione regionale si sviluppa in più direzioni: finanziamento di programmi di ricerca e
sperimentazione in funzione delle esigenze delle filiere produttive; strutturazione dello
Spazio regionale della ricerca; sostegno allo sviluppo di nuovi progetti infrastrutturali di
rilevanza regionale.
Il Polo Tecnologico di Lodi costituirà un elemento di aggregazione delle istituzioni di
ricerca presenti sul territorio lombardo e di tutti quei soggetti, pubblici e privati, che
operano nell'ambito della filiera zootecnica ed agroalimentare, con particolare riguardo
al comparto biotecnologico, al fine di favorire l'integrazione tra formazione, ricerca di
base, ricerca applicata, trasferimento tecnologico e raccordo con il sistema delle
imprese.
L’attività del già istituito Comitato scientifico regionale per le biotecnologie permetterà
di valutare le opportunità offerte dalle biotecnologie, in un contesto di garanzia e
sicurezza per il consumatore e di salvaguardia degli standard ambientali.

Adeguamento ed integrazione dei servizi di supporto alle aziende; formazione in
agricoltura

I servizi di sviluppo agricolo visti come sistema integrato di servizi di supporto alle
imprese che comprende l’assistenza tecnica, la diffusione delle innovazioni
tecnologiche, la formazione ed informazione, la ricerca e la sperimentazione, i servizi
sostitutivi ed altro, hanno svolto in passato e continueranno a svolgere in futuro un ruolo
determinante nella realizzazione del processo di ammodernamento ed adeguamento
tecnologico delle imprese agricole lombarde.
Allo stato attuale si avverte la necessità di rilanciare e riqualificare, sia dal punto di vista
professionale che scientifico ed organizzativo, i servizi di sviluppo agricolo affinché
possano costituire un riferimento e un sostegno sempre più efficace per l’agricoltura
lombarda.
Azioni prioritarie

   Adeguamento di processo e di prodotto nelle aziende agricole ed agroalimentari
    privilegiando l'intervento integrato attraverso gli accordi interprofessionali tra
    produttori e trasformatori e di filiera, mediante: sostegno ai programmi di
    investimenti strutturali effettuati da imprese agricole; sostegno all’insediamento dei
    giovani agricoltori; sostegno al miglioramento delle condizioni di trasformazione e
    di commercializzazione dei prodotti agricoli
   Diversificazione delle produzioni e dei servizi aziendali: produzioni innovative,
    integrative o sviluppate con nuove tecnologie, con particolare riferimento alle
    produzioni integrate e biologiche ed alle colture e produzioni non alimentari
   Sostegno ai processi di commercializzazione e promozione dei prodotti sui mercati
    nazionali ed esteri; particolare sostegno alla promozione delle produzioni
    biologiche, certificate e dei prodotti ad origine protetta;               promozione e
    valorizzazione integrata del legame fra territorio e prodotti enogastronomici
   Proseguimento nella programmazione della ricerca e della sperimentazione a
    sostegno della competitività del settore, per la tutela delle risorse e la salvaguardia e
    valorizzazione del territorio specie nelle aree più fragili e per la qualità delle
    produzioni, favorendo la propositività da parte del mondo produttivo e scientifico,
    adottando un’ottica integrata di filiera e premiando la convergenza di investimenti
    pubblici e privati su progetti condivisi
   Promozione di un sistema integrato di servizi di sostegno alle imprese, in cui la
    ricerca svolga un ruolo di individuazione dei contenuti di innovazione da trasferire
    tramite i servizi; sistema a rete sempre più vicino alle esigenze espresse dalle
    imprese e perciò compartecipato
   Istituzione del Garante per la Sicurezza Alimentare, per valorizzare il know how
    produttivo, tecnologico e scientifico presente nella nostra regione e costituire una
    importante finestra di proiezione per l’export, in termini di adeguamento agli
    standard di sicurezza dei paesi terzi
   Educazione alimentare, centrata in particolare sul mondo della scuola, allo scopo di
    valorizzare le nostre migliori produzioni tipiche e contrastare la globalizzazione dei
    gusti e dei sapori.

4.3.2. Valorizzazione e tutela dell’agricoltura di montagna, di collina e delle aree
più fragili

Come risulta dal confronto dei dati intercensuari, si è realizzata nelle aree svantaggiate e
montane una forte riduzione delle aziende agricole, che non ha significato, come per le
aree di agricoltura ricca, un rafforzamento strutturale dell’agricoltura di queste zone, ma
ha evidenziato una accelerazione dell'abbandono dell’attività agricola e
conseguentemente del controllo sul territorio. Ciò risulta particolarmente grave perché
la riduzione della manutenzione del territorio realizzata dall’attività agricola si traduce
in aumento dei fenomeni di dissesto idrogeologico e ambientale.
Nonostante la contrazione di aziende e di superfici l’agricoltura e la forestazione
occupano ancora gran parte della superficie montana lombarda e questo rende evidente
l’importanza strategica di preservarne la presenza per svilupparne la triplice funzione:
economica (produttiva e occupazionale), ambientale e sociale.
L’accentuazione delle difficoltà dell’agricoltura montana deriva dalla crescita dello
scontro competitivo delle agricolture più forti e dall’effetto attrattivo sulle risorse
territoriali e umane esercitato a livello locale dalle attività più dinamiche (turismo nelle
aree vocate e urbanizzazione nei fondovalle). Le prospettive di un mantenimento
dell’agricoltura montana dipendono, oltre che dal saper esprimere aziende competitive,
dalla sua capacità di rispondere alle nuove richieste di servizi per il territorio, di legarsi
ai settori in espansione (turismo nelle sue varie forme), di caratterizzare le sue
produzioni.
Se la competitività delle produzioni commodities che caratterizzano le aree di pianura,
dipende da efficienza ed economie di scala, le prospettive di successo dei prodotti di
montagna dipendono soprattutto dalla qualità della materia prima, dalle tradizioni, dal
legame tra prodotto e qualità percepibile dal contesto locale.

Uno sviluppo compatibile e integrato per la montagna
La montagna nel suo complesso deve caratterizzarsi per uno sviluppo diffuso e integrato
basato sulle risorse locali e centrato sulla qualità della vita delle popolazioni.
Uno sviluppo economico integrato fra diverse attività, con particolare attenzione alle
attività agricole e forestali, artigianali e turistiche, che valorizzi le risorse umane,
sostenendo la crescita di imprenditorialità e creando nuove opportunità di lavoro, con
una rete di servizi che non escluda i nuclei rurali a più alto rischio di abbandono.
L’agricoltura è chiamata a svolgere una funzione centrale nella tutela complessiva delle
realtà socio economiche più deboli, purché tale obiettivo sia assunto con un’ottica
integrata anche dalle altre politiche di settore, ad esempio attraverso il mantenimento di
una serie di servizi di prossimità e di servizi essenziali, il recupero ambientale ed
abitativo, le dotazioni infrastrutturali finalizzate al miglioramento complessivo delle
condizioni di vita e lavoro.

Sviluppo di politiche specifiche per la montagna, le aree di collina e le altre aree
svantaggiate
La presenza di imprese agricole “professionali” in grado di affrontare autonomamente il
futuro è una realtà molto limitata quantitativamente nelle aree montane1, mentre la
grande maggioranza delle imprese agricole e boschive di montagna è costituita da micro
o piccole imprese la cui presenza è comunque fondamentale, in quanto fornisce una
componente insostituibile di reddito e di attività di molti nuclei familiari e costituisce un
importante fattore che agisce contro l’abbandono di molte aree territoriali.
Il mantenimento del tessuto produttivo nelle aree montane presuppone un insieme
integrato di azioni in grado di intervenire sui tre livelli:
-   il supporto alle aziende di maggiore vitalità economica, con le misure rivolte alla
    generalità delle aziende competitive ma che consideri anche la necessità di superare
    i maggiori vincoli esterni che ne condizionano la presenza rispetto alle aree più
    favorite;
-   il mantenimento e la rivitalizzazione del diversificato tessuto di micro e piccole
    imprese con misure specifiche, rivolte alla salvaguardia delle attività tradizionali, al


1
 In occasione della elaborazione del PSR, è stata stimata una frequenza di aziende vitali nelle aree
montane pari ad 1/10 di quella relativa al sistema agricolo dell'agricoltura professionale
    mantenimento delle attività silvopastorali in quota, allo sviluppo delle azioni di
    manutenzione diffusa del territorio;
-   il sostegno a progetti elaborati con gli interlocutori locali rivolti a rivitalizzare o a
    costituire nuove filiere locali con il coinvolgimento di una pluralità di imprese
    agricole, di trasformazione e turistiche.

Sostegno alle produzioni tipiche
E’ innanzitutto necessario supportare le numerose produzioni tipiche, di nicchia e a
denominazione protetta, che esistono nelle aree montane e svantaggiate, con azioni
dirette sia a sostenere gli investimenti nelle aziende agricole e nella riqualificazione dei
processi di trasformazione, conservazione e commercializzazione dei prodotti agricoli,
che con la realizzazione di infrastrutture e la dotazione di servizi.
La valorizzazione del legame già forte tra questi prodotti ed il territorio va sostenuta con
azioni promozionali che realizzino sinergie con le attività agrituristiche e turistiche. La
presenza nella montagna lombarda di numerose aree protette può costituire una ulteriore
occasione di valorizzare le produzioni locali.
Di particolare rilievo è il sostegno alle attività agrozootecniche tradizionali che
assicurano una presenza in quota con la tutela degli alpeggi e il miglioramento
qualitativo ed igienico delle produzioni.
Il sostegno alle produzioni tipiche deve prevederne lo sviluppo quantitativo e delle
condizioni di sicurezza alimentare; per le aree montane e quelle protette, lo sviluppo di
produzioni tipiche e biologiche si traduce nell’opportunità di realizzare produzioni
competitive con i prodotti di massa.

Gestione razionale del patrimonio boschivo in una logica di filiera
La grande estensione delle superfici forestali in montagna costituisce un patrimonio in
grado di fornire una componente importante per l’economia locale. L’obiettivo
strategico posto a fondamento delle nuove norme di settore è quello della selvicoltura
sostenibile, da realizzare con il coinvolgimento dei proprietari, delle aziende agricole,
delle imprese della filiera bosco legno. La selvicoltura sostenibile deve garantire la
conservazione dei sistemi ecologici forestali, favorire il mantenimento ed incremento
della biodiversità, contribuire alla protezione idrogeologica, riprodurre il paesaggio.
Condizione della cura del bosco è che esso ritorni ad essere occasione di attività
economiche e di reddito per le comunità locali, attraverso la valorizzazione
multifunzionale delle sue risorse.
L'azione regionale sarà finalizzata prioritariamente ad intervenire a favore di una
gestione razionale del patrimonio boschivo, attraverso l'aumento e la valorizzazione
delle produzioni, il rinnovo ed il miglioramento dei popolamenti, e parallelamente
intervenendo per la conservazione e il ripristino delle condizioni ecologiche e strutturali
dei boschi, al fine di assicurare la loro naturale evoluzione e stabilità nel tempo.

Diversificazione delle attività e delle produzioni

Mentre non è in assoluto pensabile una competizione dell’agricoltura montana con
quella della pianura per le produzioni comuni a causa dei differenziali di produttività, la
montagna si caratterizza per la presenza di opportunità di realizzare attività e servizi che
rispondono a nuove richieste dei consumatori e della società, ma che difficilmente
possono essere colte dalla singola azienda a causa della frammentazione fondiaria,
dell'elevata presenza di agricoltori anziani, della non adeguata professionalità degli
addetti.
Una possibilità di sviluppo delle attività agricole è data dalla promozione di programmi
di prevenzione dei dissesti e di gestione del territorio rurale da realizzare con il
coinvolgimento delle aziende agricole garantendo un reddito per i servizi ambientali
realizzati; si tratta in questo caso di attività integrative che possono essere realizzate
anche da piccole aziende, ma che presuppongono un ruolo degli enti locali nella
promozione e nel controllo. Altre attività integrative riguardano l’agriturismo ed il
turismo rurale.

Un’ulteriore modalità di utilizzo delle opportunità esistenti, consiste nella definizione di
progetti in grado di consolidare filiere locali o costituirne di nuove, con l’avvio di nuove
produzioni o il recupero di produzioni dismesse o residuali che possono trovare nuovi
sbocchi visto il mutare delle richieste dei consumatori. Filiere locali che vanno intese
nel senso ampio della valorizzazione multifunzionale delle risorse agroforestali,
ambientali e culturali della montagna, estendendo il concetto di filiera oltre le attività di
produzione e trasformazione, includendo i servizi al tempo libero e le attività turistiche
nelle sue varie forme.
Spetta alle comunità locali e alle associazioni professionali il ruolo di stimolo e di
verifica della fattibilità sociale delle proposte che hanno prospettiva solo se in grado di
coinvolgere giovani imprenditori e realizzare, per una parte almeno delle aziende, la
condizione di impresa economicamente e socialmente competitiva.

Azioni prioritarie

   Sostegno ai programmi di investimenti strutturali effettuati da imprese agricole e
    sostegno all’innovazione dei processi di produzione, conservazione, trasformazione
    e commercializzazione dei prodotti sia con le misure rivolte alla generalità delle
    imprese che con quelle relative all'agricoltura di montagna
   Sostegno, sviluppo e valorizzazione degli alpeggi; sostegno alle aziende poste in
    zone soggette a vincolo ambientale
   Valorizzazione delle tipicità legate al territorio, anche con attività promozionali
    specificamente rivolte ai prodotti tipici, di qualità o tradizionali della montagna e la
    sinergia con la promozione di attività turistiche e agrituristiche; sostegno alla
    diffusione delle produzioni biologiche
   Valorizzazione economica integrata del patrimonio forestale in una logica di
    selvicoltura sostenibile, sviluppandone gli aspetti produttivi con interventi a livello
    di filiera bosco legno
   Coinvolgimento delle aziende agricole negli interventi di "manutenzione" del
    territorio montano e negli interventi minori di sistemazione idraulica e forestale
   Promozione dell’associazionismo e dello sviluppo di consorzi di prodotto o di area,
    dei consorzi forestali; sostegno alle forme di collaborazione e di sinergia non solo
    tra imprese agricole ma con imprese di altri settori, quali il turismo, la ristorazione,
    la gestione dell’ambiente, l’artigianato, la produzione di energia alternativa, ecc.
   Sostegno a progetti, rivolti al consolidamento delle filiere locali, alla introduzione o
    reintroduzione di produzioni vegetali, boschive e zootecniche, con interventi
    integrati di supporto alle aziende: dalla formazione, all'accompagnamento in fase di
    avvio con supporto tecnico/amministrativo e finanziario, puntando al
    coinvolgimento di giovani e allo sviluppo della qualità e della sicurezza alimentare e
    allo sviluppo della figura dell'imprenditore agricolo, come previsto dalla legge di
    orientamento

4.3.3. Sviluppo sostenibile del territorio rurale e compatibilità ambientale

L’utilizzo prevalente del territorio lombardo è ancora oggi rappresentato dalle attività
agricole e forestali; nella continua evoluzione e trasformazione del territorio l'attività
che incide maggiormente è ancora l'attività agricola, anche in una regione intensamente
urbanizzata come la Lombardia.
Ciò fa delle aziende agricole i principali attori delle politiche legate all’utilizzo delle
risorse acqua e suolo, così come alla valorizzazione dell’ambiente rurale. Il
mantenimento di un tessuto stabile di aziende agricole assicura la gestione dei grandi
spazi rurali della nostra regione.
Se l’agricoltura è chiamata ad assumere centralità nelle politiche di tutela e gestione del
territorio e delle aree più fragili dal punto di vista ambientale e socio economico, va
considerato il rapporto complesso tra le attività agricole e gli altri usi delle principali
risorse territoriali: acqua e suolo.
L'agricoltura è fonte di esternalità negative, che vanno contenute con le misure
agroambientali e il sostegno a produzioni e tecniche di produzione a minor impatto; è
fonte di esternalità positive non sempre riconosciute, come la cura dei grandi spazi
rurali, gli apporti della fitodepurazione o l'effetto positivo sulla qualità dell'aria. D'altra
parte è necessario anche ridurre gli impatti negativi delle altre attività sui fattori
fondamentali per l'attività agricola: acqua e suolo: basti pensare all'impatto negativo
sulla produzione agricola in termini quantitativi e qualitativi, dovuto all'inquinamento
delle acque e del suolo da parte delle attività produttive extraagricole, degli
insediamenti urbani, delle grandi reti di trasporto.
L'impatto negativo è particolarmente evidente, anche in termini paesaggistici, nelle aree
periurbane, nelle quali l'agricoltura può assumere funzioni nuove di fornitrice di
esternalità positive: servizi ambientali e territoriali, riqualificazione di aree rurali ecc.

Una politica integrata ma articolata per la tutela del territorio rurale
Una politica integrata significa che il potenziale oggetto di tutela è dato oltre che dalle
grandi risorse acqua e suolo, dal patrimonio edilizio rurale, dal paesaggio, dalle reti
irrigue e di viabilità rurale ecc, su cui incidono certamente le attività agricole con
grande peso, ma anche altre attività. L’obiettivo della tutela del territorio rurale non può
quindi essere affrontato in una logica settoriale.
Un forte segno in questa direzione è costituito dalla prospettiva dell’integrazione nel
sistema di programmazione e pianificazione territoriale della tutela dello spazio rurale e
delle infrastrutture rurali. La Regione ha predisposto il documento di indirizzo: "Linee
di Pianificazione per un uso sostenibile del territorio rurale" per l’integrazione di
questi aspetti e terrà presente questo tema anche nel completamento in atto della
revisione della normativa urbanistica. L’importanza del sistema agricolo e forestale
lombardo deve essere percepita fortemente per orientare le scelte in campo di
programmazione territoriale ed urbanistica che fino ad oggi hanno considerato lo spazio
rurale come risorsa libera da utilizzare e non come preziosa risorsa esauribile e pertanto
da proteggere.
Una politica integrata per le aree rurali deve tenere conto di un utilizzo sostenibile delle
risorse territoriali: quindi miglioramento qualitativo delle tecniche di produzione,
produzione di materie prime rinnovabili per trasformazioni industriali ed energetiche,
produzioni biologiche e a minor impatto; ma anche delle nuove priorità della società,
che sono anche opportunità per nuove attività agricole, quali i servizi al paesaggio e
all’ambiente.
Una politica di sviluppo sostenibile dello spazio rurale articolata territorialmente, tiene
conto delle diverse tipologie agricole territoriali che si sono storicamente consolidate
ma anche delle nuove e differenti opportunità per i differenti sistemi agricoli.
Articolazione territoriale delle politiche è anche il riconoscimento del ruolo delle
comunità locali nell’indirizzare lo sviluppo delle proprie risorse.

Un migliore rapporto tra agricoltura e ambiente
La gestione agricola delle risorse suolo ed acqua va indirizzata in una prospettiva di
maggiore sostenibilità, con la progressiva riduzione delle esternalità negative, a partire
dalle aree e situazioni di maggiore vulnerabilità, quali ad esempio le aree di ricarica
della falda acquifera.
Complessivamente viene riconosciuto che le azioni già avviate hanno realizzato risultati
positivi; va comunque considerato che la nostra regione ha un carico complessivo molto
elevato di popolazione e di attività di ogni genere ed è quindi necessario fare ulteriori
progressi.
E’ necessario utilizzare la rilevante disponibilità di informazioni, derivanti da molti anni
di monitoraggio, sulla consistenza, caratteristiche e vulnerabilità dei suoli e delle acque,
per un governo migliore di queste due componenti, troppo trascurate e considerate
erroneamente senza limiti.
Da un lato si tratta di ricercare ogni possibilità per rendere più incisive le misure
agroambientali, di sostenere l’utilizzo agronomico dei reflui zootecnici, il contenimento
delle emissioni eutrofizzanti e dei concimi, dei residui da fitofarmaci, dall’altro di
sostenere la diffusione di tecniche produttive e di produzioni a minore impatto.
Infine va realizzata un’azione di raccordo con altre politiche di settore per il
miglioramento qualitativo delle acque destinate all’irrigazione e per incentivare
l’utilizzo di biomasse, sia per usi energetici che come materie prime rinnovabili.

Sostegno alla selvicoltura sostenibile e riqualificazione/realizzazione di infrastrutture
verdi
La Lombardia possiede un consistente patrimonio forestale che la Regione intende
valorizzare, garantendo contemporaneamente la conservazione dei sistemi ecologici
forestali e l’erogazione di servizi e prodotti alla collettività.
Nelle aree montane e collinari le foreste costituiscono una riserva biologica strategica
per le generazioni future. La selvicoltura sostenibile deve conservare ed accrescere la
biodiversità e contemporaneamente realizzare il livello di valorizzazione economica
multifunzionale del bosco che ne eviti l’abbandono. La gestione attiva della foresta, da
realizzare con coinvolgimento dei proprietari, delle aziende agricole, delle imprese della
filiera del legno, deve realizzare la manutenzione delle superfici forestali con il
connesso risultato della prevenzione dei dissesti, il miglioramento qualitativo e
quantitativo dei prodotti del bosco, l’uso per tempo libero e turismo, la protezione da
incendi e la difesa da avversità biotiche e abiotiche.
La regione gestirà il patrimonio demaniale con i seguenti obiettivi: tutela della
biodiversità, sperimentazione vivaistica, produzione di legname certificato,
riqualificazione ambientale, miglior fruizione didattico-ricreativa e crescita della cultura
del bosco, sviluppo delle aree protette.
Nelle aree di pianura e fondovalle, le aree boscate possono costituire uno strumento di
difesa della biodiversità e contemporaneamente costituire una risposta ad una nuova
domanda di strutture verdi multifunzionali. Il patrimonio esistente è tuttavia esiguo e
frammentato, causa l’intensivizzazione della produzione agricola, l’estendersi della
monocultura, lo sviluppo non razionale della aree periurbane. E’ necessario quindi
tutelare le aree boscate esistenti applicando il principio di non diminuzione e realizzare
nuove aree boscate e sistemi verdi plurifunzionali: formazione di reti ecologiche,
produzione legnosa, uso per tempo libero, miglioramento della qualità dell’aria
particolarmente nelle aree periurbane, aree di compensazione per insediamenti a forte
impatto, ricostruzione del paesaggio vegetazionale lungo fiumi e canali.

La riqualificazione delle infrastrutture irrigue
Il cospicuo insieme delle reti irrigue costituisce un capitale del territorio rurale,
realizzato in molti secoli, che permette l’irrigazione di gran parte della pianura
consentendo produttività elevate delle coltivazioni.
Il mantenimento della funzionalità di questo patrimonio costituisce un obiettivo
strategico non solo per la funzione di irrigazione, ma anche per la difesa idraulica del
territorio rurale e delle città e per il valore ambientale e paesaggistico realizzato dalle
infrastrutture, che sono una componente fondamentale e persistente del paesaggio rurale
della pianura.
La gestione sostenibile delle reti di bonifica ed irrigazione deve puntare all’uso plurimo
e razionale della risorsa acqua, realizzare per l’agricoltura un elevato livello di
approvvigionamento e di qualità (che significa anche qualità e sicurezza delle
produzioni) con costi contenuti, garantire la sicurezza idraulica e contemporaneamente
realizzare i compiti di tutela dell’ambiente e del paesaggio.
Il riordino e la riqualificazione della rete irrigua devono quindi massimizzare i benefici
per l’ambiente e il paesaggio prevedendo sistemi di fitodepurazione, fasce tampone
arborate, produzione di biomasse nelle aree di pertinenza, integrazione nel paesaggio
dei manufatti idraulici e conservazione di una parte dei manufatti “storici”,
realizzazione di percorsi ciclopedonali.
La valorizzazione del territorio rurale che ne deriva apre prospettive di ritorno
economico se integrate in progetti di sviluppo di attività turistiche, ricreative e di
promozione delle produzioni tipiche locali.

Azioni prioritarie

   Riconoscimento del ruolo dell’agricoltura e dell'azienda agricola nella gestione
    dell’ambiente e del territorio assicurando redditi per i servizi aggiuntivi; sviluppo
    della multifunzionalità dell'impresa agricola
   Riduzione dell’impatto dell’attività agricola attraverso le misure agroambientali e
    monitoraggio degli effetti anche in relazione alla vulnerabilità dei suoli
   Sostegno alle pratiche agricole e di trasformazione a maggiore compatibilità
    ambientale e territoriale e promozione delle produzioni biologiche e maggiormente
    compatibili nelle aree protette
   Realizzazione degli strumenti di supporto per la selvicoltura sostenibile: Sistema
    informativo forestale e pianificazione forestale; piano regionale di prevenzione,
    previsione e lotta attiva contro gli incendi boschivi; monitoraggio dello stato di
    salute dei boschi lombardi; sostegno ai programmi di sistemazione idraulico
    forestale presentati dagli enti delegati
   Sostegno alla gestione razionale del patrimonio boschivo e al rimboschimento di
    aree agricole; realizzazione del progetto “Dieci grandi foreste di pianura” e
    promozione di ulteriori infrastrutture verdi multifunzionali; sostegno alla produzione
    di biomasse
   Gestione del demanio forestale regionale finalizzata a: tutela della biodiversità,
    sperimentazione vivaistica, produzione di legname certificato, riqualificazione
    ambientale, miglior fruizione didattico-ricreativa e crescita della cultura del bosco,
    sviluppo delle aree protette; promozione dell'estensione di queste finalità alle altre
    proprietà pubbliche
   Sviluppo di una politica integrata per gli usi alternativi e plurimi della risorsa acqua
    e delle infrastrutture idriche: attuazione del Programma grandi opere di bonifica e
    degli interventi di sviluppo ordinari con attenzione alla valorizzazione del territorio
    rurale; attuazione della riforma relativa alla programmazione, gestione e controllo
    delle attività di bonifica ed irrigazione
   Integrazione nella pianificazione urbanistica e territoriale degli aspetti di tutela del
    territorio rurale e delle sue infrastrutture e monitoraggio con le province del
    raccordo tra pianificazione territoriale e programmazione agricola per salvaguardare
    al meglio l’integrità territoriale delle aziende nella infrastrutturazione del territorio e
    tutelare le aree agricole di maggiore pregio
   Sostegno a progetti integrati in accordo con le realtà locali, rivolti al miglioramento
    dell’habitat rurale, alla valorizzazione, tutela e gestione del paesaggio rurale, alla
    tutela del patrimonio rurale
   Interventi rivolti al mantenimento e accrescimento della biodiversità e alla
    valorizzazione e gestione della fauna selvatica e della fauna ittica

4.3.4. Governance regionale per l'agricoltura lombarda

Consolidamento del ruolo di governo della Regione in attuazione della revisione del
titolo V della Costituzione
Gli obiettivi che il precedente PAT si era dato in tema di ridisegno della struttura di
riferimento istituzionale attraverso la valorizzazione del decentramento e della
sussidiarietà sono stati conseguiti; la delega di funzioni, la riorganizzazione delle
strutture, l’implementazione di nuovi strumenti (di programmazione, di gestione diretta
delle politiche comunitarie, i sistemi informativi), i rapporti consolidati con le
autonomie locali e funzionali, costituiscono la base per corrispondere in positivo alle
opportunità che i mutamenti in atto negli scenari istituzionali offrono.
Si è conclusa una prima fase di attuazione della legge regionale 11/98, che ha conferito
funzioni e risorse agli Enti delegati, in cui sono stati sperimentati gli strumenti previsti
per mantenere l'unitarietà dell'azione della Regione e degli Enti delegati: i piani agricoli,
i tavoli di confronto, il Sistema informativo agricolo (SIARL). L'attivazione
dell'Organismo Pagatore Regionale ha permesso una prima fase di gestione delle
politiche comunitarie di supporto alle aziende agricole e agroalimentari.
Le esperienze realizzate rendono possibile, nel mutato scenario istituzionale, la
costituzione di un maggior ruolo regionale di governo a sostegno del comparto agro-
forestale, autonomo nei confronti dello Stato nella definizione delle politiche integrative
alla PAC, partecipato nei confronti del territorio.
Il processo di delega oltre a ricercare una maggiore efficienza dell'azione
amministrativa, ha permesso agli Enti delegati, particolarmente le Province, di
sviluppare un ruolo propositivo in riferimento alle politiche, sia nella fase di definizione
dei programmi agricoli triennali, che nel confronto periodico nel tavolo Istituzionale per
le politiche agricole, ponendo le condizioni per una fase di maggiore partecipazione
degli Enti delegati nel processo di programmazione e valutazione delle politiche
regionali e di valorizzazione del ruolo provinciale di coordinamento rispetto al territorio
di interesse.
Anche il rapporto consolidato con le autonomie funzionali, le organizzazioni
professionali, le Università costituisce il fondamento per una nuova attenzione rivolta
tanto alle imprese quanto alle aspettative ed ai bisogni dei cittadini e dei consumatori e
per realizzare una maggiore partecipazione e apertura nella formazione delle politiche
regionali.
Oltre ai tavoli in tema di agricoltura (Tavolo istituzionale con gli enti delegati e Tavolo
verde), vanno ricordati gli strumenti di confronto non settoriale: i tavoli territoriali a
livello provinciale e il "Patto per lo sviluppo" e il "Tavolo delle Autonomie" a livello
regionale.
Parallelamente il dibattito aperto sulla Governance europea e la revisione del titolo V
della Costituzione permettono alla Regione Lombardia di concorrere al riconoscimento
di un ruolo reale delle regioni nella definizione delle politiche comunitarie 2,
particolarmente importante in ambito agricolo per la dimensione delle risorse finanziarie
sul bilancio dell'UE e per l'impatto non solo economico, ma anche sociale, territoriale,
ambientale che ha la PAC. Una opportunità ulteriore in tale prospettiva è rappresentata
dalla prossima occasione del semestre di presidenza italiana della CE.

Sviluppo di un sistema integrato ed efficiente della PA a supporto dell’azienda
L’obiettivo di confrontarsi con gli altri partners europei sul fronte dell’accesso agli aiuti
diretti e sul fronte dei servizi alle imprese, che ha già realizzato significativi risultati,
deve proseguire nelle direzioni intraprese, con la gestione diretta delle politiche
comunitarie di supporto alle aziende agricole ed agroalimentari, l'accesso semplificato
alle procedure di richiesta di sostegno da parte delle aziende, il rafforzamento e
l’integrazione degli strumenti necessari alla gestione e al monitoraggio degli interventi.
L’innalzamento del livello di efficienza dell’azione della Pubblica Amministrazione è
necessario per realizzare un sostegno forte al sistema agricolo che è, tra quelli
produttivi, il più amministrato e regolamentato ai diversi livelli: comunitario, nazionale,
regionale e locale. E dove quindi risulta fondamentale un rapporto sinergico ed integrato
2
 Vedi. "Dichiarazione dei Presidenti dei Quattro Motori per l'Europa in relazione al libro bianco sulla
Governance in Europa"
tra il livello di coordinamento ed indirizzo assicurato dalla Regione e quello di
interfaccia diretto con il mondo delle imprese assicurato dagli enti locali e dal sistema
camerale.
Particolarmente importante è lo sviluppo di strumenti comuni con le Province e le
Comunità Montane, che ormai gestiscono una quota di risorse del medesimo ordine di
quelle gestite direttamente dalla Regione.
L’accompagnamento del processo di delega, bene impostato nel triennio precedente,
ribadirà i principi generali di neutralità finanziaria, di economicità ed invarianza del
livello di spesa regionale, si indirizzerà verso il completamento del decentramento
aggiornando il sistema delle deleghe a livello normativo, in base all'esperienza svolta e
dovrà ricercare soluzioni originali per creare maggiore valore pubblico.
La qualità amministrativa ed il funzionamento integrato dell’OPR, del SIARL e
dell’ERSAF, costituiscono gli strumenti sia per sviluppare il ruolo di governo del
sistema Regione-Enti delegati che per accrescere l’efficienza ed efficacia dell’azione
della loro azione.

Gestione diretta delle politiche comunitarie di supporto al settore agricolo e
agroalimentare
Nella direzione della gestione diretta delle politiche comunitarie, della semplificazione
burocratica e del miglioramento dell’efficienza finanziaria e amministrativa un
contributo essenziale è costituito dall’Organismo Pagatore Regionale, che ha realizzato
nel 2002 la piena operatività relativamente all’attuazione del Piano di Sviluppo Rurale.
L’OPR della Regione Lombardia deve affermarsi sempre più come il più dinamico a
livello nazionale, nella prospettiva entro il 2005 di una completa sostituzione di AGEA
nella gestione delle politiche comunitarie.

Sviluppo delle potenzialità del SIARL nelle funzioni di accesso semplificato da parte
delle aziende e di supporto alle azioni di programmazione e gestione
La scelta della Regione di centrare la modalità dei rapporti formali prevalentemente con
modalità telematiche via internet rappresenta una scelta coraggiosa ed importante,
capace di generare un precedente significativo, tanto più nel settore agricolo,
tradizionalmente conservatore rispetto alle nuove tecnologie.
A supporto dell’azione regionale e locale saranno implementati i sistemi informativi:
dal Sistema Informativo Agricolo Regione Lombardia, ai sistemi informativi di
carattere territoriale, alla rete di gestione dell’OPR con particolare riferimento agli
aspetti contabili.
I sistemi saranno implementati sia a fini di efficienza gestionale, sia a fini di
programmazione e governo. Essi infatti, da un lato, devono consentire di semplificare
ulteriormente le procedure di istruttoria e garantire i diversi livelli di controllo.
Dall’altro, le risultanze finanziarie e i dati consuntivi consentiranno la valutazione degli
interventi effettuati e la programmazione sia a livello regionale che provinciale.
Uno strumento dalle grandi potenzialità è il SIARL. Il Sistema Informativo Agricolo
della Regione Lombardia è un sistema federato che coinvolge attraverso una intranet la
Direzione Generale Agricoltura della Regione Lombardia, le Amministrazioni
provinciali e le Comunità montane. Esso si propone di fornire all’utenza del settore
agricoltura – amministrazioni pubbliche, associazioni di categoria e aziende agricole
singole e associate – servizi informatici e accesso controllato a banche dati della
Pubblica Amministrazione accelerando e semplificando le procedure di istruttoria e
controllo amministrativo, nonché il monitoraggio dell’intervento da parte degli enti
pubblici.
Gli iter procedurali così gestiti dal sistema informativo favoriscono la trasparenza
amministrativa mettendo a disposizione “on line”, anche via Internet, le informazioni
relative ai singoli procedimenti.
La messa a sistema del SIARL rappresenta oggi uno strumento unico a disposizione
dell’agricoltore che gli consente, se lo desidera, di saltare gli intermediari tecnici e
amministrativi e di interloquire direttamente con la P.A..

Sviluppo del nuovo ruolo di ERSAF
Con l’istituzione dell’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste
(ERSAF) la Regione si è dotata di uno strumento strategico per la realizzazione dei suoi
obiettivi.
Con l’ERSAF è possibile, integrando e massimizzando il valore professionale e
scientifico delle risorse esistenti negli enti precedenti, accrescere l’offerta di servizi,
fortemente orientati alle esigenze dell’utenza, particolarmente nei seguenti ambiti:
- attività di ricerca e sperimentazione a sostegno: dell’innovazione di processo e
    prodotto nelle filiere fondamentali dell’agroalimentare lombardo; diversificazione
    produttiva con particolare riferimento alle produzioni non alimentari, produzione e
    utilizzo di biomasse; mantenimento dell'agricoltura delle zone montane, marginali e
    delle aree protette; mantenimento della biodiversità; valorizzazione e protezione
    della fauna selvatica e ittica autoctona;
- promozione dei prodotti agricoli ed agroalimentari regionali di qualità; promozione
    dell'uso multifunzionale delle risorse forestali e rurali;
- formazione specializzata, sia a livello professionale che universitario e post-
    universitario, nei settori nei quali gli enti di provenienza hanno accumulato
    competenze ed esperienza; ricerca e formazione rivolte alla prevenzione e sicurezza
    negli ambienti di lavoro.

L'ERSAF costituisce uno dei pilastri per realizzare un sistema integrato ed efficiente
della Pubblica Amministrazione locale a sostegno dell'impresa in agricoltura,
realizzando le funzioni di supporto non solo nei confronti della Regione, ma anche degli
Enti delegati (Province, C.M.), in un quadro di indirizzo unitario funzionale a
massimizzare l'impatto delle politiche regionali.
L’ERSAF opererà in particolare nelle seguenti direzioni:

-   produzione di dati a supporto della programmazione e gestione delle politiche
    agricole regionali e lo sviluppo di sistemi informativi e di analisi rivolte alla tutela
    delle risorse acqua e suolo: la valutazione dell'impatto delle attività agricole su
    acqua e suolo; il monitoraggio degli usi; la vulnerabilità dei suoli
-   implementazione di banche dati a supporto delle attività autorizzative, di controllo e
    vigilanza ed il supporto ad attività gestionali della Regione
-   sviluppo di progetti di partenariato con le autonomie locali e funzionali e con i
    soggetti professionali agricoli; partecipazione a progetti comunitari
-   valorizzazione multifunzionale del demanio forestale regionale sia a fini
    sperimentali che al fine di rendere immediatamente percettibile la proprietà
    “regionale” e di stimolare al massimo la fruizione e l’uso da parte della popolazione.
Azioni prioritarie

   Consolidamento e sviluppo delle competenze della Regione in materia di
    programmazione, coordinamento ed indirizzo
   Miglioramento del raccordo programmatico e gestionale con gli Enti delegati;
    attivazione della programmazione negoziata a livello locale; realizzazione degli
    Osservatori previsti dalla lr 7/2000
   Completa sostituzione di AGEA da parte dell’Organismo Pagatore Regionale nella
    gestione delle politiche comunitarie di supporto al settore agricolo e agroalimentare
   Sviluppo e piena operatività di ERSAF a supporto del ruolo di governo della
    Regione e dell’integrazione tra le azioni della Regione e degli Enti delegati
   Completa operatività della legge 7/2000
   Miglioramento dell’assetto organizzativo, anche tramite l’esternalizzazione dei
    servizi
   Sviluppo del Sistema Informativo Agricolo Regionale (SIARL) in funzione della
    semplificazione, del raccordo tra Enti, della interazione diretta con le aziende, del
    ritorno informativo a supporto delle funzioni di controllo, monitoraggio e
    valutazione delle azioni programmate; sviluppo dei sistemi informativi di carattere
    territoriale
   Confronto con le Organizzazioni Professionali, per assicurare una funzione di
    interfaccia tra aziende agricole ed Amministrazioni (Tavolo verde)
5. Obiettivi operativi, strumenti e risorse
     Le linee operative individuate all’interno del Piano si avvantaggiano dunque della
continuità rispetto al passato, della struttura tecnica di supporto che si è andata
costituendo, del processo di snellimento burocratico avviato e della sinergia che si è
andata via via costruendo tra le istituzioni e gli enti agricoli e accentuano la tendenza a
creare ulteriori sinergie di sviluppo tra il settore dell’agricoltura, gli altri settori delle
aree economico-produttive e territoriale-ambientale.
    La possibile individuazione delle risorse e delle loro fonti nonchè il raccordo
programmatorio all’interno degli strumenti di programmazione regionale (Piano
Regionale di Sviluppo e Documento di Programmazione Economico Finanziaria
Regionale) oltre che con gli strumenti di programmazione delle altre Istituzioni
attraverso il quale si vuole realizzare la convergenza delle azioni programmate
qualifica il Piano Agricolo Triennale come il principale strumento di riferimento per la
politica agraria della Lombardia per il prossimo futuro.

5.1 Raccordo tra Piano Agricolo Triennale e Programma Regionale di Sviluppo
La modalità di programmazione regionale avviata con il PRS della VII legislatura attua
il raccordo tra obiettivi del Programma e risorse finanziarie, costruendo il collegamento
tra obiettivo specifico e Unità previsionale di base come articolazione del Bilancio di
previsione.
Il raccordo quindi tra obiettivi ed azioni prioritarie del Piano Agricolo ed obiettivi
specifici del PRS, non solo permette di leggere il contributo che le politiche attuate con
il PAT portano all'attuazione del Programma di legislatura, ma permette anche di
valutare il peso relativo delle risorse impiegate.
Nella tabella seguente viene rappresentato il raccordo di massima tra obiettivi del PAT e
obiettivi specifici del PRS. Il rapporto tra le due tipologie di obiettivi non è univoco; ad
es. all'obiettivo della valorizzazione dell'agricoltura montana concorrono oltre che le
misure particolari rivolte al sostegno dell'agricoltura montana collegate all'obiettivo
3.4.6, anche le misure di sostegno generale al sistema produttivo lombardo collegate
agli obiettivi 3.4.1, 3.4.2 e 3.4.3.

  TAB. 5.1 RACCORDO TRA PIANO AGRICOLO TRIENNALE 2003-5                                             E
  PROGRAMMA REGIONALE DI SVILUPPO DELLA SETTIMA LEGISLATURA
  Obiettivi del Piano Agricolo      Obiettivi specifici del Programma Regionale di Sviluppo
  Triennale
  1. Sostegno alla competitività    3.4.1 Rafforzamento della competitività delle filiere agricole e
  del sistema produttivo agricolo   agroalimentari
  ed agroalimentare                 3.4.2 Il trasferimento dell'innovazione come fattore di
                                    competitività aziendale
                                    3.4.3 Sostegno ai processi di commercializzazione e promozione
                                    dei prodotti sui mercati nazionali ed esteri
  2. Valorizzazione e tutela        3.4.1 /3.4.2/ 3.4.3
  dell’agricoltura di montagna, di
  collina e delle aree più fragili 3.4.6 Protezione, sviluppo e gestione del territorio, del paesaggio
                                   rurale e delle superfici forestali (parte)
  Obiettivi del Piano Agricolo Obiettivi specifici del Programma Regionale di Sviluppo
  Triennale
  3. Il rapporto tra agricoltura, 3.4.5 Adeguamento tecnologico e funzionale delle modalità di
  ambiente e paesaggio rurale     impiego della risorsa idrica a fini irrigui e di bonifica
                                  3.4.6 Protezione, sviluppo e gestione del territorio, del paesaggio
                                  rurale e delle superfici forestali (parte)
                                  3.4.7 Valorizzazione e gestione della fauna selvatica e della fauna
                                  ittica

  4. Governance regionale per      3.4.4 Gestione diretta delle politiche comunitarie di supporto al
  l'agricoltura lombarda           settore agricolo e agroalimentare



5.2 Raccordo con il Piano di Sviluppo Rurale e con le misure regionali attuative della
l.r.7/2000

Il raccordo tra Piano Agricolo Triennale e Piano di Sviluppo Rurale viene realizzato
evidenziando il concorso delle singole misure del PSR al conseguimento degli obiettivi
strategici del PAT (Tav. 5.2). Nella tavola il raccordo è esteso anche alle misure della
legge regionale 7/2000, già attivate ed in corso di attivazione a seguito delle notifiche
alla C.E. Eventuali aggiornamenti derivanti da ulteriori attivazioni saranno evidenziate
nei programmi operativi annuali.
Le relazioni evidenziate sono solo quelle principali: molte misure prevedono infatti una
molteplicità di tipologie di intervento che possono concorrere in modo differenziato al
raggiungimento di più obiettivi.


TAB.5.2 RACCORDO TRA OBIETTIVI DEL PIANO AGRICOLO TRIENNALE 2003-
2005 E STRUMENTI OPERATIVI (MISURE PSR E LEGGE REGIONALE 7/2000)

1 Sostegno alla competitività del sistema produttivo agricolo ed agroalimentare

PSR           a (1.1)       Investimenti nelle aziende agricole                 attivata
PSR           b (1.2)       Insediamento dei giovani agricoltori                attivata
PSR           c (1.3)       Formazione                                          chiusa e attivata
                                                                                successivamente sulla
                                                                                l.r.7/2000
PSR           f (2.6)       Misure agroambientali                               attivata
PSR           g (1.7)       Miglioramento delle condizioni di                   attivata
                            trasformazione e commercializzazione dei
                            prodotti agricoli
PSR           l (1.12)      Avviamento di servizi di sostituzione e di          attivata
                            assistenza alla gestione delle aziende agricole
PSR           m (1.13)      Commercializzazione di prodotti agricoli di         chiusa; le tipologie di
                            qualità                                             intervento vengono rese
                                                                                possibili nelle modalità
                                                                                attuative delle misure a
                                                                                eg

PSR           n (1.14)      Servizi essenziali per l'economia e la              attivata
                            popolazione rurale
PSR          u (3.21)      Ricostituzione del potenziale agricolo               attivata
                           danneggiato da disastri naturali e introduzione di
                           adeguati strumenti di prevenzione
L.R.7/2000   art.10, c.1, e Formazione e qualificazione degli operatori         ipotesi attivazione
                            agricoli
L.R.7/2000   art.14        Sostegno al sistema agroalimentare biologico         attivato
L.R.7/2000   art.7         Politiche della qualità                              attivato
L.R.7/2000   art.8         Trasformazione e commercializzazione                 attivato
L.R.7/2000   art.9         Promozione delle produzioni e del patrimonio         attivato
                           enogastronomico lombardo


2 Valorizzazione e tutela dell'agricoltura di montagna, di collina e della aree più
fragili
PSR          a (1.1)       Investimenti nelle aziende agricole                  attivata
PSR          b (1.2)       Insediamento dei giovani agricoltori                 attivata
PSR          c (1.3)       Formazione                                           chiusa e attivata
                                                                                successivamente sulla
                                                                                l.r.7/2000
PSR          e (2.5)       Zone svantaggiate e zone soggette a vincoli          chiusa e attivata
                           ambientali                                           successivamente sulla
                                                                                l.r. 7/2000
PSR          g (1.7)       Miglioramento delle condizioni di                    attivata
                           trasformazione e commercializzazione dei
                           prodotti agricoli
PSR          h (2.8)       Imboschimento delle superfici agricole               attivata
PSR          i (2.9)       Altre misure forestali                               chiusa e attivata
                                                                                successivamente sulla
                                                                                l.r.7/2000
PSR          j (3.10)      Miglioramento fondiario                              interrotta la
                                                                                presentazione di nuove
                                                                                domande perché
                                                                                utilizzata l'intera
                                                                                disponibilità prevista
                                                                                dalla programmazione
                                                                                finanziaria
PSR          m (1.13)      Commercializzazione di prodotti agricoli di          chiusa; le tipologie di
                           qualità                                              intervento vengono rese
                                                                                possibili nelle modalità
                                                                                attuative delle misure a
                                                                                eg
PSR          p (1.16)      Diversificazione delle attività del settore agricolo interrotta la
                           e delle attività affini allo scopo di sviluppare     presentazione di nuove
                           attività o fonti alternative di reddito              domande perché
                                                                                utilizzata l'intera
                                                                                disponibilità prevista
                                                                                dalla programmazione
                                                                                finanziaria
PSR          r (3.18)        Sviluppo e miglioramento delle infrastrutture         interrotta la
                             rurali                                                presentazione di nuove
                                                                                   domande perché
                                                                                   utilizzata l'intera
                                                                                   disponibilità prevista
                                                                                   dalla programmazione
                                                                                   finanziaria
L.R.7/2000   art.4, c.1, d   Adozione di pratiche agricole compatibili con         ipotesi attivazione
                             l'ambiente, con particolare riferimento alle zone
                             vulnerabili o a rischio ambientale, nonché ai
                             parchi naturali, realizzazione di strutture di
                             stoccaggio, trattamento e maturazione di reflui
                             zootecnici
L.R.7/2000   art.7           Politiche della qualità                               attivato
L.R.7/2000   art.13          Sostegno allo sviluppo dell'agriturismo               ipotesi attivazione
L.R.7/2000   art.23          Azioni per la montagna                                attivato
L.R.7/2000   art.24          Pronto intervento e sistemazioni idraulico            ipotesi attivazione
                             forestali
L.R.7/2000   art.25          Protezione e valorizzazione delle superfici           ipotesi attivazione
                             forestali


3 Il rapporto tra agricoltura, ambiente e paesaggio rurale

PSR          a (1.1)         Investimenti nelle aziende agricole                   attivata
PSR          f (2.6)         Misure agroambientali                                 attivata
PSR          h (2.8)         Imboschimento delle superfici agricole                attivata
PSR          i (2.9)         Altre misure forestali                                chiusa e attivata
                                                                                   successivamente sulla
                                                                                   l.r.7/2000
PSR          o (3.15)        Rinnovamento e miglioramento dei villaggi e           chiusa
                             protezione e tutela del patrimonio rurale
PSR          p (1.16)        Diversificazione delle attività del settore agricolo interrotta la
                             e delle attività affini allo scopo di sviluppare     presentazione di nuove
                             attività o fonti alternative di reddito              domande perché
                                                                                  utilizzata l'intera
                                                                                  disponibilità prevista
                                                                                  dalla programmazione
                                                                                  finanziaria
PSR
             q (3.17)        Gestione delle risorse idriche in agricoltura         attivata
PSR          t (3.20)        Tutela dell'ambiente in relazione all'agricoltura,    chiusa
                             alla silvicoltura, alla conservazione delle risorse
                             naturali nonché al benessere degli animali
L.R.7/2000   art.13          Sostegno allo sviluppo dell'agriturismo               ipotesi attivazione
L.R.7/2000   art.25          Protezione e valorizzazione delle superfici           ipotesi attivazione
                             forestali
FIP                          Fondo regionale per le infrastrutture                 attivato
SFOP                         misure SFOP                                           attivato
5.3 Le risorse finanziarie per il triennio di validità del Piano
Il settore agricolo si è caratterizzato nel passato triennio per non essere stato in grado,
come nel passato, pur a fronte della messa a disposizione di rilevanti risorse finanziarie,
di soddisfare pienamente le richieste provenienti dall’esterno. Questa forte esigenza di
risorse è propria di questo momento storico che, in funzione dell’allargamento delle
frontiere e della globalizzazione in atto, nonché della presenza di vincoli in precedenza
non esistenti, impone un forte rinnovamento. Essa, si ritiene, si manterrà anche nel
corso del triennio di validità del piano. Appare quindi opportuno in questa sede più che
quantificare le risorse necessarie rendere evidenti quante di queste si ritiene possano
essere rese disponibili nel periodo di riferimento del Piano.
Le risorse finanziarie a sostegno del Piano provengono da più fonti e la loro
disponibilità è conseguentemente differenziata, anche in riferimento ai differenti
strumenti di programmazione.
Relativamente alle risorse autonome del bilancio regionale, in considerazione del fatto
che esso ha valore annuale, l’indicazione finanziaria che è possibile fornire per il
triennio è basata sul bilancio preventivo per l’anno 2003 e sui valori storici del triennio
precedente.
Per quanto attiene le risorse statali si descrivono di seguito le principali leve finanziarie
disponibili che compongono il quadro di riferimento con cui confrontarsi.
Per quanto riguarda gli strumenti di programmazione comunitaria: PSR, Leader+ e
SFOP, i piani finanziari sono relativi al periodo 2000-2006, coprendo l'intero periodo di
validità del piano.
E’ opportuno e necessario, sulla base di queste premesse e delle indicazioni fornite
relativamente agli strumenti di programmazione negoziata regionale, rafforzare la
capacità e le sinergie degli enti che operano per il settore agricolo affinché possano
essere acquisite fonti di finanziamento di cui non si sino ad oggi approfondite tutte le
possibilità, principalmente derivanti dagli strumenti comunitari e dalla programmazione
negoziata a livello statale.

Risorse autonome
Per l’attuazione delle politiche regionali la disponibilità di bilancio per l’anno 2003 è di
€ 90.477.350,41 suddivisi per le seguenti tipologie di spesa:
Corrente        € 22.182.000,06
Capitale        € 54.322.955,35
Annualità       € 13.972.395,00
Va peraltro ricordato come in sede di assestamento di bilancio la DG Agricoltura abbia
sempre acquisito risorse ulteriori che sono andate ad integrare la dotazione finanziaria
dell’anno e che attestano la disponibilità reale sulla quale può contare il settore intorno
alla cifra di 119 milioni di euro pari al valore medio delle risorse ad esso destinate nel
triennio 2000-2002.
E' ragionevole quindi ipotizzare che la dotazione finanziaria per gli anni 2004 e 2005 sia
sostanzialmente analoga a tale media.

Programmi comunitari
Lo stato di avanzamento e revisione del Piano di Sviluppo rurale sono stati esaminati al
capitolo 3.5; qui viene ripreso il piano finanziario relativo al periodo di completamento
2003-2006, con la distinzione relativa al periodo di validità del Piano Agricolo
Triennale 2003-2005.
Tab. 5.3 Piano finanziario indicativo PSR per gli anni 2003-2006
(risorse in milioni di euro)

                                             Costo totale                                     Aiuti di
                                                                                            Stato (fondi
                                Spesa pubblica                    Quota Privati   Totale     regionali
                                                                     e altri                aggiuntivi)
Anni          FEAOG            Stato     Regione        Totale
                                                                    pubblici
                                                       Pubblico

2003             47,047         58,252     12,407       117,706         87,929    205,635        24,149
2004             48,979         62,356     14,479       125,814        115,085    240,899        28,506
2005             53,882         68,155     15,785       137,822        121,040    258,862        29,745
2006             50,544         61,241     12,001       123,786        100,271    224,057        24,210
TOTALE          200,452        250,004     54,672       505,128        424,325    929,453       106,610
2003-2006
Totale          149,908        188,763     42,671       381,342        324,054    705,396          82,40
2003-2005


5.4 Piano finanziario indicativo PSR per gli anni 2003-2006,
articolato per misura         (risorse in milioni di euro)
                                             Costo totale                                     Aiuti di
                                                                                            Stato (fondi
                                Spesa pubblica                  Quota Privati     Totale     regionali
misure PSR    FEAOG            Stato     Regione        Totale     e altri                  aggiuntivi)
                                                       Pubblico   pubblici

A                 33,7           62,2        26,6         122,5          227,5      350,0          69,8
B                  2,2            4,0         1,7           7,9                       7,9           7,8
C                  0,0            0,0         0,0           0,0                       0,0
F                 91,4           91,3                     182,8                     182,8            6,0
G                 23,4           32,3        13,8          69,6          162,3      231,9
H                 30,9           30,9                      61,8           13,4       75,2            4,6
J                  2,5            2,9            1,2        6,6            2,8        9,5
L                  0,1            0,2            0,1        0,4            0,4        0,7
M                  0,1            0,1            0,0        0,2            0,2        0,4
N                  2,6            5,3            2,3       10,1            4,3       14,4            7,1
O                  0,2            0,3            0,1        0,6            0,3        0,9
P                  0,6            0,7            0,3        1,7            2,8        4,5
Q                  7,0           12,7            5,4       25,1            6,3       31,4          11,4
R                  3,7            4,3            1,9        9,9            1,1       11,0
T                  0,1            0,1            0,0        0,2            0,0        0,2
U                  0,8            1,5            0,6        3,0            3,0        5,9
VALUT              0,6            0,7            0,3        1,5                       1,5
X                  0,2            0,3            0,1        0,6                       0,6
EX 2079            0,2            0,2                       0,5                       0,5
totale           200,4          250,0        54,7        505,1          424,3      929,4         106,6

Prosegue inoltre l’attuazione degli altri programmi comunitari.
L'iniziativa comunitaria Leader+, il cui obiettivo è migliorare le condizioni di vita degli
abitanti delle zone rurali e creare una società, un'economia e un ambiente più sostenibili,
prevede per il periodo 2000/06 investimenti nella nostra regione per 24,7 milioni di
euro, di cui 14,44 provenienti da contributi pubblici e 9,63 da parte dei privati.
Nel settore della pesca e dell'acquacoltura, la Regione beneficia dei fondi relativi al
regolamento CE 2792/99 finanziato con lo Strumento Finanziario Orientamento Pesca
(SFOP) che prevede l'attivazione delle misure relative all'acquacoltura, alla
trasformazione e commercializzazione, alla pesca in acque interne, alla promozione e
all'assistenza tecnica. L’investimento complessivo sempre per il periodo 2000/06, è di
8,05 milioni di euro, di cui 3,6 provenienti da risorse pubbliche e 4,45 da parte dei
privati.

L’uso delle risorse disponibili precedentemente elencate sarà basato sulle indicazioni
fornite dalle linee strategiche del Piano.
Nella tab.5.5 viene esemplificata la ripartizione per obiettivo specifico del PRS, basata
sulle risorse autonome e sulle risorse di fonte comunitaria e statale comprese nelle
programmazione comunitaria: Piano di Sviluppo Rurale, Leader+, SFOP.


Tab. 5.5 PROGRAMMAZIONE FINANZIARIA PER IL TRIENNIO 2003-2005

BILANCIO INTEGRATO DELLE RISORSE AUTONOME DELLA REGIONE E DELLE
RISORSE DI FONTE COMUNITARIA E STATALE PREVISTE DAI PROGRAMMI
COMUNITARI: PSR, SFOP, LEADER + (in milioni di euro)
        Obiettivi specifici del PRS              Previsione di Stima per il Risorse UE e    Totale    Quota
                                                 competenza      triennio     statali su               %
                                                     2003        2003-5      programmi
                                                                             comunitari
3.4.1 Rafforzamento della competitività                  24,25        72,75        122,94    195,69     31,6
delle filiere agricole e agroalimentari
3.4.2 Il trasferimento dell'innovazione                  3,76        11,28          6,45      17,73      2,9
come fattore di competitività aziendale
3.4.3 Sostegno ai processi di                            1,50          4,50         0,19       4,69      0,8
commercializzazione e promozione dei
prodotti sui mercati nazionali ed esteri
3.4.4 Gestione diretta delle politiche                  22,53        67,59          0,00      67,59     10,9
comunitarie di supporto al settore agricolo
e agroalimentare
3.4.5 Adeguamento tecnologico e                          1,71          5,13        16,44      21,57      3,5
funzionale delle modalità di impiego della
risorsa idrica a fini irrigui e di bonifica

3.4.6 Protezione, sviluppo e gestione del               16,69        50,08        197,78     247,85     40,0
territorio, del paesaggio rurale e delle
superfici forestali
3.4.7 Valorizzazione e gestione della fauna              6,06        18,19          2,85      21,04      3,4
selvatica e della fauna ittica
Totale risorse collegate a obiettivi specifici          76,50       229,51        346,64     576,16     93,1
Contributi in annualità per l'agricoltura               13,97        41,92                    41,92      6,8
Misure non collegate a obiettivi specifici                                          0,83       0,83      0,1

Totale altre risorse                                    13,97        41,92          0,83      42,75      6,9
Totale                                                  90,48       271,43        347,47     618,90    100,0
Risorse statali
a) risorse per le funzioni trasferite
Con il D.lgs 143/97 e il D.lgs 112/98 sono state conferite funzioni amministrative,
precedentemente esercitate a livello statale, alle regioni ed agli enti locali, nelle materie
di agricoltura, foreste, pesca, agriturismo, caccia, sviluppo rurale, alimentazione.
Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 145 dell’ 11 maggio 2001 all'art.
2 comma 1 quantifica in €. 329.844.754,09 (£ 638.668.502.000) le risorse che a
decorrere dal 1° gennaio 2002, sono assegnate alle regioni per le funzioni conferite con
il D.lgs 143/97, da ripartire con decreto del Ministro del tesoro sulla base di criteri
fissati dalla Conferenza permanente Stato/Regioni.
Di queste risorse sono state ripartite € 313.418.392,58 (606.862.631.000 lire) che hanno
dato luogo ad una erogazione alla Regione Lombardia di € 23.218.985,21 per la materia
agricola in generale (comprensiva di € 2.615.750,90 relativa ad una compensazione
dell’anno precedente) e di 15.293.497,08 € per la materia specifica attinente i libri
genealogici, questi ultimi già quasi tutti utilizzati nel corso del 2002. Lo Stato ha
rimandato ad un successivo momento il riparto delle risorse relativo alle spese di
funzionamento, pari a €. 16.426.362,51 (31.805.871.000 lire), in quanto correlato alla
definizione del trasferimento, non ancora effettuato alle regioni, di parte del personale
del Corpo Forestale in dotazione organica al Ministero per le politiche agricole e
forestali.
Complessivamente nel corso dell’anno 2003 la Regione ha una disponibilità finanziaria
per la materia agricola di € 30.260.873,53 (derivanti dal DPCM citato a cui si
aggiungono le risorse non utilizzate nel corso dell’anno 2002 provenienti da
trasferimenti statali e pari a € 7.041.886,32)
Nel corso del 2003 il Ministero del tesoro provvederà ad un ulteriore riparto la cui
dimensione finanziaria si presume analoga a quella utilizzata per gli anni precedenti e
quindi quantificabile in circa 20 milioni di euro l’anno in attesa dell'applicazione delle
disposizioni in materia di federalismo fiscale di cui all'art. 6 del D.lgs n 56/2000.
Il Progetto di finanziaria 2003 dello Stato infatti indica che le disposizioni sul
federalismo fiscale si applicheranno dall’anno 2004; il gettito finanziario di cui la
Regione disporrà da tale data in materia agricola risulta oggi difficilmente
quantificabile.

b) Programmi interregionali
I Programmi interregionali sono progetti basati su contenuti comuni definiti a livello
dello Stato la cui realizzazione viene demandata alle Regioni.
L'art. 2, comma 2 della L. 499/99 ha stanziato risorse per il finanziamento dei
programmi interregionali. Il Documento Agroalimentare, Agroindustriale e Forestale
(art. 2, comma 7, lett. c) stabilisce l'utilizzazione delle risorse finanziarie riguardanti i
programmi interregionali e i criteri di riparto delle stesse alle regioni; sulla sua base
sono state assegnate alla Regione Lombardia risorse per €. 16.018.464,88 trasferite ad
oggi solo in parte nella misura di €.12.691.363,29.
Per l'attuazione dei programmi interregionali la Regione Lombardia ha sinora utilizzato
€. 1.914.497,21; per l’anno 2003 saranno quindi disponibili € 14.103.967,67 (€
3.327.101,59 presumibilmente erogati come saldo nel corso del 2003 a cui si
aggiungono € 10.774.866,08 non ancora utilizzati nel corso del 2002). Parte di questa
disponibilità deve essere riservata al finanziamento della Rete di Contabilità Agraria
nonché per le attività relative al monitoraggio dei fitofarmaci previste nell'ambito del
programma "Agricoltura e qualità". Le altre tematiche che possono essere finanziate con
queste risorse sono l'assistenza tecnica al settore zootecnico (S.A.T.A), la
comunicazione e l'educazione alimentare, lo sviluppo rurale, la formazione e la ricerca.
Esiste inoltre una ipotesi in corso di esame fra Ministero e Regioni per la prosecuzione e
l’attivazione di nuovi programmi interregionali che darebbero luogo all’erogazione di
ulteriori nuove risorse, a favore della Regione Lombardia, per circa 3,5 milioni di euro.

c) D.lgs 173/98 “Disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per
il rafforzamento strumentale delle imprese agricole, a norma dell’art. 55 commi 14 e15
della L. 27 dicembre 1997, n.499”
Il d.lgs. 173/98 istituisce dei regimi di aiuto inerenti le fonti rinnovabili di energia (art.1,
commi 3 e 4), lo sviluppo e la meccanizzazione agricola (art.2), i metodi di trasporto a
minor impatto ambientale (art.6), le risorse genetiche animali e vegetali (art.10, comma
4) nonché la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli (art.13, comma
1) (vedi tab. 5.6).
Delle risorse trasferite ad oggi dallo Stato alla Regione, rimangono ancora utilizzabili
quelle destinate alle fonti rinnovabili di energia e alle risorse genetiche animali e
vegetali. Le risorse destinate alla trasformazione e commercializzazione andranno ad
onorare impegni già assunti nel triennio precedente e, quindi, pur trovando collocazione
nel corso del 2003 non sono disponibili per nuovi usi.


    Tab 5.6 Regimi di aiuto D.lgs 173/98
    Fonti rinnovabili di energia (art.1, comma 3 e 4)                          2.333.352,27
    Sviluppo e meccanizzazione agricola (art.2)
    Metodi di trasporto a minor impatto ambientale (art.6)
    Risorse genetiche animali e vegetali (art.10, comma 4)                        73.188,87
    Trasformazione      e    commercializzazione      dei  prodotti            9.040.061,57
    agricoli(art.13, comma 1)



d) Fondi di rotazione
I fondi di rotazione hanno costituito in passato una delle modalità usate a livello statale
per il conferimento di risorse al settore agricolo. Il loro utilizzo è tuttavia oggi molto
meno diffuso ed è ipotizzabile che le risorse disponibili a livello statale da essi derivanti
vengano ripartite fra le Regioni.
Il caso del fondo di rotazione per i mutui di miglioramento agrario, soppresso,
costituisce un esempio; le risorse relative alle restituzioni dei mutui confluiscono nel
fondo statale dei programmi di sviluppo destinato alle regioni a statuto ordinario. E’ in
corso di discussione presso la Conferenza Stato Regioni la proposta di utilizzare un
criterio di riparto di queste risorse che, se accolto determinerà, nei prossimi anni,
l’incasso di circa 2,5 milioni di euro per la Lombardia.

e) D.lgs. n 499/99”Riordino dell’Unione Nazionale per l’incremento delle Razze
Equine (UNIRE), a norma dell'art. 11 della L. 15 marzo 1997, n.59”
L’art. 3, comma 1 del D.lgs. n. 499/99 dispone che l’Unione Nazionale per l’Incremento
delle Razze Equine destina annualmente, nella misura stabilita da MIPAF, una quota
parte dei proventi derivanti dalle scommesse ippiche per l’incentivazione di programmi
regionali diretti alla formazione e qualificazione professionale degli addetti al settore,
alla realizzazione di strutture veterinarie interne ed esterne agli ippodromi, alla
promozione dell’attività ippica, in particolare di carattere agonistico, ed alla lotta al
lavoro irregolare.
Il comma 2 prevede che l’UNIRE collabori con le Regioni nell’impostazione di
programmi regionali di specifiche iniziative nel settore ippico.
Alla Lombardia sono stati assegnati e introitati nel 2002 i fondi relativi all’anno 2001
pari a € 2.054.011,06 .

f)Programma Nazionale Biocombustibili “PROBIO” - triennio 2002/2004
In ottemperanza della legge n. 423/98, relativa agli “interventi strutturali ed urgenti nel
settore agricolo, agrumicolo e zootecnico, il Mipaf ha predisposto (art. 3, comma 4) nel
1999 il Programma Nazionale Biocombustibili “PROBIO”, con l’intento di avviare e
promuovere le filiere bioenergetiche attraverso l’incentivazione di programmi
dimostrativi sia regionali che interregionali, a forte caratterizzazione territoriale ed in
grado di stimolare le Amministrazioni locali e gli imprenditori agricoli ed industriali
verso un ulteriore sviluppo dei biocombustibili.
Al PROBIO, approvato con delibera CIPE n 27 del 15 febbraio 2000, sono stati
assegnati fondi per il triennio 1999/2001. Le risorse non ancora utilizzate ammontano a
€ 724.178,10. La stessa delibera prevedeva l’elaborazione di una specifica proposta di
prosecuzione, per il secondo triennio 2002/2004, ed in tal senso sono state avviate
iniziative per addivenire alla definizione di criteri e modalità, più confacenti
all’esperienza maturata, per individuare e dimensionare al meglio i futuri interventi.
La proposta è stata predisposta dal Mipaf e presentata alla Conferenza Stato e Regioni;
qualora la Conferenza esprimesse parere favorevole la Lombardia riceverà un
finanziamento annuale di € 217.944,81 per la prosecuzione del progetto.

g) Agricoltura biologica
L’art. 123 della legge finanziaria n 388/2000, lett. b) e c) ha previsto a favore dello
sviluppo dell’agricoltura biologica e di qualità, specifiche fonti di finanziamento
istituendo, presso il MIPAF, un fondo alimentato da un contributo statale, per ciascun
anno dal 2001 al 2003, nonché da un contributo annuale pari al 2% del fatturato relativo
alla vendita dei prodotti fitosanitari e di fertilizzanti di sintesi a carico dei titolari delle
autorizzazioni all’immissione in commercio di tali prodotti.
Le aree d’intervento individuate sono:
      Il sostegno allo sviluppo della produzione agricola mediante incentivi agli
        agricoltori ed agli allevatori che attuano la riconversione al metodo di
        produzione biologico nonché mediante adeguate misure di assistenza tecnica e
        codici di buona pratica agricola per un corretto uso dei prodotti fitosanitari;
      Il potenziamento delle attività di ricerca e di sperimentazione in materia di
        agricoltura biologica nonché in materia di sicurezza e salubrità degli alimenti;
      Informazione dei consumatori sugli alimenti tipici e tradizionali.
Il MIPAF ha inviato una relazione in materia alla Conferenza Stato e Regioni in cui si
ipotizza il riparto alle regioni che prevede una erogazione di € 594.856,37 per la
Lombardia.
h) Emergenze agricole
Per consentire alle regioni e alle province autonome di fronteggiare alcune emergenze
agricole causate da infezioni virali e batteriche a carico delle coltivazioni e degli
allevamenti la legge finanziaria n 388/2000 all’art. 129 comma 1, ha previsto specifici
stanziamenti pluriennali.
Le quote di stanziamento per il 2002 per la Lombardia, proposte dal MIPAF alla
Conferenza Stato e Regioni, disponibili per l’anno 2003 sono: € 7.571.774,00 per
l’influenza aviaria, € 2.146.795,00 per la flavescenza dorata della vite, 42.608,00 per la
Sharka. Queste tipologie di interventi troveranno finanziamento anche con la finanziaria
2003 in approvazione e probabilmente anche in quelle successive.

i) Calamità naturali
Dal Fondo di Solidarietà Nazionale del Ministero delle politiche agricole e forestali,
sono prelevate le somme da trasferire alle regioni per l’adozione delle misure indicate
agli artt. 3 e 4 della legge n. 185/1992, nei territori danneggiati da eventi calamitosi
dichiarati eccezionali. E’ in discussione presso la Conferenza Stato e Regioni la
proposta del 3° prelevamento e riparto delle spese accertate fino al 14 novembre 2002
con l’assegnazione alla Lombardia di € 14.240.000,00 e suddivise per le seguenti
tipologie di interventi:

  Tab. 5.7 Tipologie di intervento per le calamità naturali                 (euro)
  Produzioni
  Contributi in conto capitale per la ricostituzione dei capitali di         265.000,00
  conduzione
  Concorso negli interessi sui prestiti quinquennali per la                    42.000,00
  ricostituzione dei capitali di conduzione con abbuono del 40%
  del capitale
  Concorso negli interessi sui prestiti di esercizio, proroghe e             159.000,00
  anticipazioni bancarie
  Strutture
  Contributi in conto capitale per il ripristino delle strutture           5.449.000,00
  aziendali e ricostituzione delle scorte
  Concorso negli interessi sui mutui decennali per la                        227.000,00
  ricostituzione, il ripristino, la conversione delle attrezzature e
  strutture fondiarie aziendali
  Infrastrutture agricole
  Spese per il ripristino delle strade interpoderali, opere di             3.098.000,00
  approvvigionamento idrico, reti idrauliche, impianti irrigui
  Opere pubbliche di bonifica
  Spese per il ripristino delle opere pubbliche di bonifica e di           5.000.000,00
  bonifica montana
  Totale                                                                  14.240.000,00

Le ulteriori esigenze di spesa, ad integrazione di quest’ultimo riparto e per la copertura
degli ulteriori fabbisogni per le avversità del 2002 ancora in corso di accertamento,
saranno coperte dallo stanziamento del bilancio statale recato dal D.L. n 200/2002 che
dispone in materia di interventi urgenti a favore del comparto agricolo colpito da
eccezionali eventi atmosferici.
Inoltre saranno disponibili le risorse autorizzate, sempre dal D.L. n 200/2002, per le
avversità eccezionali dei mesi di luglio, agosto e settembre 2002, e di altre avversità
eccezionali del medesimo anno che sono stimabili in circa € 3.000.000,00 per la nostra
regione.

l) Il Progetto “Grandi foreste di pianura”
La scelta strategica di formazione di nuove foreste planiziali ha visto l’approvazione di
sei progetti in altrettante province della regione per i quali si attiveranno risorse pari a €
13.784.363,34 nel periodo 2002/2006 con l’intervento finanziario oltre che della regione
stessa anche dello Stato, delle Amministrazioni provinciali e della Fondazione
CARIPLO.

m) Piano nazionale triennale della pesca nel settore acque dolci
Il Fondo per il piano nazionale triennale della pesca nel settore acque dolci eroga alla
Regione Lombardia circa 1,2 M€ nell’anno 2003.
Strumenti di programmazione di particolare rilievo per l’agricoltura

Sovrarregionali:

-   Piano di bacino del Po

Regionali:

-   Programma Regionale di Sviluppo VII legislatura
-   Piano paesistico regionale
-   Piano territoriale Regionale (in elaborazione)
-   Piano Valtellina
-   Piano straordinario per lo sviluppo delle infrastrutture lombarde
-   Piano regionale di risanamento delle acque


Subregionali:

-   Piani territoriali di coordinamento (Province)
-   Piani pluriennali di sviluppo socioeconomico (CCMM)
-   Piani territoriali di coordinamento dei Parchi

Strumenti di programmazione di settore:

- Piano di sviluppo rurale 2000-2006
- Piano pluriennale di promozione del settore agroalimentare lombardo
2003-2005 (in allegato)
- Programma regionale di ricerca in campo agricolo 2001-2003
- Piano triennale 2001-2003 di iniziative, interventi e ricerche in campo
forestale e per l’agricoltura di montagna
- Piano regionale degli alpeggi (in completamento)
- Programma regionale di bonifica (in elaborazione)
- Piano faunistico venatorio
- Documento di indirizzo: "Linee di indirizzo per la pianificazione e l'uso
sostenibile del territorio rurale"
Principali riferimenti legislativi

L.R. 20 aprile 1995, n. 28 «Interventi della regione Lombardia per la promozione e lo
sviluppo delle ricerche biotecnologiche»

L.R. 4 luglio 1998, n. 11 «Riordino delle competenze regionali e conferimento di
funzioni in materia di agricoltura»

L.R. 7 febbraio 2000, n. 7 «Norme per gli interventi regionali in agricoltura»

L.R. 12 gennaio 2002, n. 3 «Istituzione dell'Ente Regionale per i Servizi
all'Agricoltura e alle Foreste - ERSAF»

L.R. 31 gennaio 1992, n. 3 «Disciplina regionale dell'agriturismo e valorizzazione del
territorio rurale»

L.R. 12 gennaio 2002, n. 2 «Istituzione del Corpo forestale regionale»

L.R. 5 aprile 1976, n. 8 «Legge forestale regionale»

L.R. 16 agosto 1993, n. 26 «Norme per la protezione della fauna selvatica e per la
tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria»
L.R. 7 agosto 2002, n. 19 di modifica «Modifiche alla legge regionale 16 agosto
1993, n. 26 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela
dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria) e successive
modificazioni»

L.R. 30 luglio 2001, n. 12 «Norme per l'incremento e la tutela del patrimonio ittico e
l'esercizio della pesca nelle acque della Regione Lombardia»

Decreto legislativo 18 maggio 2001, n.228«Orientamento e modernizzazione del
settore agricolo, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57 »

Decreto legislativo 18 maggio 2001, n.226 «Orientamento e modernizzazione del
settore della pesca, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57 »

Decreto legislativo 18 maggio 2001, n.227 «Orientamento e modernizzazione del
settore forestale, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57 »
6. Indirizzi per la partecipazione delle Province al processo di
programmazione regionale in agricoltura
Il primo triennio di attuazione della programmazione come prevista dalla lr 11/98.
La legge regionale 11/98 delinea un processo di programmazione regionale in agricoltura
che si realizza non solo con la definizione del Piano Agricolo Triennale ma anche con il
rapporto programmatico tra Regione ed enti delegati attraverso le seguenti funzioni di
integrazione:
- Indirizzo: realizzato dalla programmazione regionale relativamente alla
programmazione provinciale, attraverso il piano regionale;
- Partecipazione delle province: con la predisposizione dei piani provinciali, nonché
attraverso il Tavolo istituzionale per le politiche agricole regionali;
- Partecipazione delle comunità montane e dei comuni: attraverso forme locali di
consultazione, con il recepimento di proposte nei piani provinciali e con la rappresentanza
delle CM nel Tavolo istituzionale.

Viene delineato un processo di programmazione regionale:
- dinamico: con la previsione di aggiornamenti annuali dei piani triennali (programma
operativo regionale e stralci annuali dei piani provinciali);
- interattivo: viene prevista per la Provincia una responsabilità concorrente alla
programmazione regionale di settore, non solo attraverso gli strumenti di programmazione,
ma attraverso un coinvolgimento nelle fasi importanti della programmazione e della
verifica dell’attuazione degli interventi.

Positività e criticità del primo ciclo triennale di programmazione
La prima fase di attuazione ha visto l’adozione del Piano Triennale da parte della Regione
e di quasi tutte le province.
Il Tavolo Istituzionale ha realizzato con continuità la sua funzione di confronto sulle fasi
rilevanti di programmazione ma anche di definizione e verifica degli aspetti attuativi di
maggior rilievo delle politiche agricole.

Le province si sono dotate di uno strumento di analisi della struttura, consistenza,
problematiche dell’agricoltura a livello locale e hanno definito obiettivi condivisi con le
realtà produttive e sociali.
Si è così delineato il carattere di apertura del processo di programmazione, non
esplicitamente previsto dalla legge 11, attraverso il coinvolgimento a livello regionale e
locale, delle associazioni professionali e delle ulteriori componenti economiche e sociali
interessate.
Alcuni piani hanno sottolineato la necessità di realizzare un maggiore raccordo tra
pianificazione agricola e pianificazione territoriale, indicando una prospettiva di crescita
del ruolo dei PAT non solo di sostegno del settore, ma nella azione di tutela complessiva
dell’attività agroforestale e del territorio rurale.

Si è registrata una criticità dovuta al forte disallineamento nei tempi di approvazione e di
validità dei piani provinciali, anche se ciò è dipeso dalla positività del coinvolgimento
interno ed esterno nella elaborazione dei piani. Ciò ha reso difficile sia il recupero formale
in atti regionali delle proposte fatte nei piani, sia la valutazione contemporanea delle
proposte nel Tavolo Istituzionale.
In generale non sono stati definiti articolazioni annuali e di definizione operativa a livello
provinciale, né momenti di aggiornamento della programmazione; d'altro canto le province
già nella predisposizione dei PAT provinciali lamentano la scarsa possibilità di rendere
operativi i piani, mancando una autonomia finanziaria degli stessi o la certezza delle
assegnazioni complessive.

Proposte per adeguare il processo di programmazione regionale nella prospettiva della
Governance
Si è visto nella parte relativa ai mutamenti dello scenario istituzionale come si stanno
delineando due livelli fondamentali di governo dell'agricoltura: il primo a livello UE teso a
sostenere il confronto dell'agricoltura europea con i concorrenti sui mercati mondiali; il
secondo a livello regionale teso a rafforzare i sistemi regionali nel processo di
adeguamento sia alle condizioni competitive sia alle nuove aspettative nei confronti
dell'agricoltura espressi dai consumatori e dalle comunità locali.

Nel definire le modalità di costruzione del livello regionale di Governance sulla base dei
principi di "apertura, partecipazione, efficacia e coerenza" vanno contemperate due
esigenze:
- mantenere un forte ruolo regionale in previsione dello sviluppo del ruolo delle regioni a
livello comunitario (governance europea) assicurando il mantenimento della posizione
raggiunta dal sistema agroindustriale lombardo nella realtà comunitaria e per garantire una
sostanziale parità di condizioni di accesso alle misure europee e regionali da parte delle
aziende, indipendentemente dalla loro collocazione territoriale evitando contrapposizioni
localistiche;
- realizzare l'articolazione territoriale delle politiche per tenere conto delle differenti
condizioni di rischio ed opportunità che caratterizzano le realtà locali, confrontarsi con le
esigenze degli enti delegati e delle aziende, coinvolgere gli attori locali su progetti
innovativi tesi a valorizzare le risorse disponibili in una prospettiva di sviluppo sostenibile.

L’ipotesi di lavoro è quella di realizzare un processo di programmazione unitario che
sappia dare il miglior sostegno di insieme al sistema agroindustriale e forestale che sia
contemporaneamente partecipato ed aperto, al fine di cogliere le differenze e le opportunità
espresse dalle singole realtà locali. Per raggiungere questo obiettivo è necessario adeguare
sia gli strumenti di programmazione, sia i piani triennali ed il loro raccordo, sia fornire al
confronto tra i vari livelli istituzionali maggiori strumenti di conoscenza e valutazione.

Il PAT 2003-5 riconferma la sua funzione di definire “le linee strategiche dell’intervento
regionale in agricoltura coordinate con il Programma Regionale di Sviluppo, le politiche
nazionali e comunitarie di settore”. Il presente piano, pur con un aggiornamento degli
obiettivi e delle priorità dovuto al mutamento degli scenari, è connotato da forti elementi di
continuità con le politiche già in atto poiché si prosegue nell’attuazione del PSR 2000-
2007 ed anche il PRS ha un riferimento di legislatura al 2005. Il piano dispone di un
quadro consolidato delle misure attivate e di quelle in corso di attivazione, sia per il PSR
che per la legge 7/2000. Il quadro di maggior definizione operativa del piano rispetto alla
precedente versione, è completato dalla stima delle risorse provenienti dalle fonti
comunitarie, nazionali e proprie con una articolazione per obiettivi. Va inoltre ricordato
che, come già avvenuto per il 2001 e 2002, il Programma operativo annuale fornirà il
dettaglio annuale delle risorse, anche di quelle statali, non definibili su base pluriennale. Il
PO proseguirà pure nella azione di monitoraggio del piano, indicando i risultati realizzati
annualmente.

Per quanto riguarda i Piani triennali delle Province, in questa fase si propone di realizzare
un allineamento temporale, attraverso l’aggiornamento dei piani stessi da realizzare entro 6
mesi dalla data di approvazione consiliare del PAT regionale. Ciò permetterà di avere ad
inizio triennio un quadro completo della programmazione dei due livelli, per realizzarne
l’integrazione, anche in funzione di quanto previsto dalla lr 7/2000 “la programmazione
degli interventi regionali in agricoltura e la definizione delle priorità per l’allocazione delle
relative risorse finanziarie avvengono attraverso la predisposizione degli strumenti di
pianificazione e i programmi operativi annuali, predisposti dalla Regione e dalle
Province….” .

Per quanto riguarda i contenuti degli aggiornamenti, vanno riconfermati i contenuti
generali previsti all’art.6 della legge 11/98, con alcune specificazioni.
In considerazione del fatto che in molti piani la parte analitica è stata affrontata
approfonditamente e recentemente il suo aggiornamento potrebbe essere sintetico.1
Vanno evidenziati:
- le proposte progettuali che la Provincia intende attivare o attuare nel triennio: nuovi
servizi, interventi infrastrutturali, progetti di sviluppo rurale, di promozione locale, ecc.
così come già formulato in alcuni precedenti piani;
- le risorse proprie delle province per la realizzazione degli obiettivi generali e per i
progetti;
- il raccordo degli obiettivi dei piani agricoli con quelle politiche a forte competenza
provinciale che è opportuno raccordare per il ruolo di tutela e sviluppo dell'agricoltura che
possono svolgere: in particolare la programmazione territoriale e la formazione
professionale, temi già affrontati in alcuni piani.

E' necessario realizzare l’articolazione annuale dei piani, in concomitanza con il
programma operativo regionale, in funzione dell’aggiornamento e della verifica
dell’avanzamento del Piano, realizzando una maggiore flessibilità della programmazione.

Il raccordo programmatico tra regione ed Enti delegati non può certo derivare solo
dall’integrazione dei rispettivi piani. Opportunamente era stato individuato nel Tavolo
istituzionale il luogo per realizzare in tempi ridotti una sintesi delle esigenze e delle
proposte. La sua funzionalità permette di considerare la programmazione di Regione e
Province non come un insieme di documenti programmatici, ma come un processo di
programmazione in grado di rispondere con continuità alle esigenze del mondo agricolo.

A supporto di questo processo di programmazione si propone agli Enti delegati di integrare
gli sforzi diretti ad accrescere la conoscenza delle problematiche di settore, il monitoraggio
degli interventi e la loro valutazione, attraverso la condivisione degli strumenti. Per quanto
riguarda la Regione ci si riferisce al SIARL ed ai Sistemi informativi di settore a valenza
territoriale, a cui si aggiungeranno l’Osservatorio agroalimentare e l’Osservatorio bosco-
legno, da raccordare con gli strumenti locali esistenti. Una maggiore organicità alle azioni
1
 A questo proposito appare opportuno estendere l’analisi SWOT a tutte le realtà provinciali, secondo il
modello definito nel PSR.
di monitoraggio già avviate, potrebbe derivare dall'introduzione di questa funzione in
modo integrato all'interno dei programmi attuativi annuali della Regione ed Enti delegati e
dall'avvio di momenti comuni di valutazione degli impatti delle politiche complessive sulle
singole realtà territoriali.

Programmazione negoziata
La sollecitazione ad evidenziare nell’aggiornamento dei piani provinciali le proposte di
carattere progettuale è legata alla possibilità di realizzare su singoli interventi la sinergia di
azioni e risorse, attraverso la programmazione negoziata. In attuazione dell’art.21 della lr
7/2000 la Regione promuove e sostiene, anche finanziariamente, la sottoscrizione di
contratti territoriali riguardanti il settore agricolo tra la Regione stessa, gli Enti locali e le
persone fisiche o giuridiche esercenti attività agricole. Il contratto territoriale consiste in un
accordo volto ad attuare un programma di intervento coordinato riguardante:
- l'insieme delle attività agricole o di una filiera e, in particolare, condizioni concordate
di produzione;
- il contributo dell'attività agricola alla conservazione delle risorse naturali;
- la salvaguardia delle forme del paesaggio agricolo e delle relative strutture ed
infrastrutture;
- la produzione di servizi collettivi;
- lo sviluppo di progetti collettivi di produzione o di sviluppo del territorio.

A questa possibilità settoriale di intervento, che troverà una possibilità di attivazione in
funzione della maturità e consistenza delle esigenze progettuali espresse, si aggiunge la
decisione della Regione di introdurre            due nuovi strumenti (non settoriali) di
programmazione negoziata "territoriale" con l'obiettivo di estendere all'ordinamento
regionale il modello di condivisione delle scelte di investimento sperimentato con l'Intesa
istituzionale di programma e gli Accordi di programma quadro (vedi DPEFR 2003-5).
L'Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale permetterà di definire accordi cornice, anche di
carattere settoriale, finalizzati a: condividere con gli enti locali gli obiettivi di sviluppo;
coordinare l'azione pubblica dei vari livelli istituzionali coinvolti; raccordare,
razionalizzare ed integrare risorse pubbliche; stimolare e favorire gli investimenti privati.
Il Programma Integrato di Sviluppo Territoriale è uno strumento di parternariato
finalizzato allo sviluppo locale, che assicuri l'integrazione tra programmazione
comunitaria, nazionale, regionale e la programmazione di livello territoriale (provinciale,
comunale, delle CCMM).
Questi strumenti aggiungono quindi una nuova ed importante possibilità alle Province per
passare all’operatività delle proposte di piano.
        PIANO TRIENNALE DI
      PROMOZIONE DEL SETTORE
         AGRO-ALIMENTARE
            LOMBARDO
            2003-2005




Allegato 1 al "Piano Agricolo Triennale 2003-2005"
Premessa……………………………………………………………………………...3
1. Il quadro di riferimento ................................................................................................................. 6
1.1. Il quadro programmatico ........................................................................................................... 6
1.2.I riferimenti operativi ................................................................................................................ 10
2. Analisi del sistema agroalimentare lombardo ........................................................................... 11
2.1 Le filiere ...................................................................................................................................... 11
2.2 I comparti.................................................................................................................................... 12
2.3. Il sistema agroalimentare lombardo ....................................................................................... 13
3.Piano di promozione 2000-2002 ................................................................................................... 14
4. Obiettivi prioritari e interventi programmati ........................................................................... 17
5. Obiettivi per categorie e prodotti ............................................................................................... 20
6. Le strategie del Piano triennale .................................................................................................. 23
7. Gli interlocutori ............................................................................................................................ 25
Premessa

Lo scopo del presente documento è di delineare le linee di indirizzo, gli orientamenti
e le priorità del settore agro-alimentare per il triennio 2003-2005, promuovendo
altresì interventi a garanzia della qualità alimentare.
Il riferimento legislativo è individuato nella l.r. 11/98 “Riordino delle competenze
regionali e conferimento di funzioni in materia di agricoltura”, la quale, all’art.3
comma 1, lettera l), riserva alla competenza della Regione le funzioni ed i compiti
relativi all’impostazione e alla gestione di programmi ed azioni coordinate per la
promozione del comparto, nonchè nella l.r.7/2000 “Norme per gli interventi regionali
in agricoltura”, che all’art.7 -commi 3 e 4- prevede l’istituzione del Garante della
Qualità e all’art. 9 la concessione di contributi per la promozione e la valorizzazione
dei prodotti agricoli e del patrimonio enogastronomico lombardo.
   Il punto di partenza è individuato nella produzione globale agricola e nella qualità
dei prodotti lombardi, attuata tramite il riconoscimento delle produzioni tipiche -
DOP, IGP, DOC e DOCG -, le attestazioni di specificità, la certificazione di processo
e le produzioni biologiche. Ne consegue che i referenti sono gli operatori
professionali del settore, congiuntamente ai consumatori verso i quali indirizzare
interventi che, associando aspetti promozionali, culturali e spettacolari, possano
determinare un loro costante aggiornamento sui prodotti offerti dal mercato. I
momenti di presentazione degli interventi devono costituire occasioni di formazione
dell’utente indifferenziato, e di particolari target, ad una maggiore conoscenza della
qualità dei prodotti lombardi e delle modalità di loro reperimento.
Le linee generali di questo documento trovano riferimento anche nei dati raccolti
dalla ricerca Labser, realizzata per conto di Regione Lombardia e UnionCamere
Lombardia, e nei dati del settore agro-alimentare lombardo che sono costantemente
monitorati dalla Direzione Agricoltura sia dal punto di vista della produzione che
della commercializzazione. Il Piano è stato inoltre predisposto valutando i risultati
ottenuti con l’attuazione del precedente Piano triennale 2000-2002 ed utilizzando
nella sua impostazione anche una logica di continuità progettuale e di azione che è un
elemento importante della strategia complessiva nella promozione dei prodotti
lombardi. Non vengono trascurate le modalità di interpretazione delle dinamiche del
mercato, dando attenzione alle percezioni ed agli atteggiamenti dei responsabili degli
acquisti familiari su alcuni prodotti prioritari per la produzione lombarda e valutando
le modifiche in atto nella società a livello di consumi e di costume. Si deve tener
conto, innanzitutto, di uno scenario vulnerabile dal punto di vista economico, che sta
subendo profonde trasformazioni, dovute agli avvenimenti politici mondiali, alla
diffusione di nuove tecnologie ed anche alle nuove necessità emerse dalle valutazioni
degli orientamenti dei consumatori di fronte alle recenti emergenze alimentari, così
come sottolineato da uno dei guru di Wall Street, Stephen Roac in una recente
intervista, "poichè l’economia reale, produzione-consumi, marcia a rilento e qualsiasi
evento improvviso può incidere pesantemente sulla crisi in atto, sopratutto in
Europa.”
Le valutazioni in seguito riportate, quindi, non sono avulse da un contesto in costante
movimento a livello politico e normativo, dove nuovi eventi potranno ulteriormente
complicare il trasferimento di merci tra Paesi e vedere ridefiniti accordi di import-
export tra Governi. Si ricordi, inoltre, che si terrà in Messico nel Settembre 2003 il
quinto incontro dei ministri del WTO che, tra i suoi obiettivi, ha quello di comporre
ed integrare le politiche nazionali per le imprese che operano in diversi mercati. Tra i
temi più controversi c’è quello della liberalizzazione della politica agricola, sul quale
si dovranno armonizzare interessi contrastanti, vedendosi spesso contrapposti UE e
U.S.A., i due attori principali nel settore.
L’Unione Europea, si sottolinea, è in procinto di modificare misure e disposizioni in
campo agricolo con le nuove proposte della PAC al 2006 ed il sistema dei sussidi
diretti dovrà cambiare, anche per l’allargamento ai nuovi paesi candidati. Questo avrà
un’influenza indiscussa anche sul commercio agricolo mondiale, dove già sono in
conflitto interessi assai diversi dei paesi industrializzati e di quelli PVS, senza
aggiungere il ruolo in espansione di altri Paesi quali Cina e India, poco disposti a
delegare ad americani ed europei la stesura dell’accordo finale.
Altrettanto rilevante per la definizione degli interventi è la consapevolezza che solo
l’educazione dei consumatori conduce ad un concreto risultato di penetrazione dei
prodotti di qualità e che è sempre più importante, in un quadro che mostra un
progressivo spostamento fuori casa del consumo alimentare (fast-food/meal solution),
destinato già nel breve periodo ad attestarsi addirittura al 50%, prevedere azioni che
possano coinvolgere utenti di specifici target - giovani, utenza scolastica, anziani -
per diffondere una “cultura della qualità” in campo alimentare che si opponga a
processi di “omologazione” che allontanano dalle proprie tradizioni culturali e
gastronomiche, provocando altresì negative conseguenze di tipo sanitario (es. obesità)
che incidono in definitiva sui bilanci pubblici.
L’educazione dei consumatori deve accompagnarsi al loro “ascolto”: la
comunicazione e la relazione con loro oggi sono più difficili; bombardati da una
pubblicità spesso fortemente invasiva e da messaggi contrastanti provenienti da quelli
che taluni hanno definito “guardiani del mercato” (esperti, media, giornalisti,
associazioni dei consumatori), i consumatori del terzo millennio richiedono maggior
trasparenza e precisione nei messaggi, non vengono più soggiogati come un tempo,
ma sono generalmente più attenti. Hanno modificato le loro abitudini di acquisto,
sono più sensibili alla salubrità e alla qualità del prodotto e si rivolgono alle garanzie
igienico-sanitarie ed al legame con il territorio di origine, che sono oggi due fattori
guida nelle scelte di acquisto. In ordine alla sicurezza igienico-sanitaria, requisito
imprescindibile e comune a qualsiasi prodotto, il consumatore richiede sempre più
una comunicazione che correttamente lo informi e rassicuri. Su questo tema il sistema
agroalimentare della Lombardia sembra orientato a compiere un "passo" ulteriore,
incentivando i sistemi volontari di tracciabilità, a garanzia della sicurezza della
trasparenza e della
informazione sull'origine ed il percorso degli alimenti all'interno della filiera.
In futuro è verosimile ipotizzare che il consumatore accosterà sempre di più
all’alimento valori aggiuntivi a quelli basilari legati a prezzo, gusto, composizione
nutrizionale e servizio, indirizzando le proprie scelte verso prodotti che assumono in
sé valori culturali, etici ed ambientali.
Dati provenienti da varie ricerche confermano il valore economico della salvaguardia
dei prodotti di qualità e questo accresciuto interesse del consumatore, sempre più
consapevole, verso la qualità degli alimenti.
E’ stata presentata in occasione del Salone del Gusto 2002 di Torino una ricerca della
Bocconi (Master di Economia del Turismo) che con il quotidiano economico Sole
24Ore ha valutato sulla base di parametri economico-finanziari il successo dei
prodotti in via di estinzione (ne sono stati analizzati 54) contenuti nei cosiddetti
“presìdi”: è risultato un forte incremento nelle vendite e nel numero di addetti
impegnati, un fatturato consistente valutato in 30 milioni di euro ed un’attenzione
crescente del pubblico dei consumatori.
I consumatori italiani, seppure soddisfatti in complesso dell’alimentazione attuale e
dei prodotti agroalimentari acquistati, come risulta da un’indagine Doxa del maggio-
giugno 2001, chiedono più controllo e più informazione. In particolare più controlli
sulle materie prime (46%), controlli presso i punti vendita sulla scadenza dei prodotti
(30%), controlli in tutte le fasi della produzione (20%), regole più severe per la
certificazione della qualità (19%), ma anche più informazioni sulle confezioni (32%)
e più informazioni in Tv su come vengono prodotti.
Il 72% degli italiani dà un giudizio positivo della sicurezza alimentare e soltanto il
9% un giudizio negativo (19% i giudizi intermedi).
Secondo il 51% la qualità di un prodotto alimentare è determinata dalla qualità delle
materie prime mentre per il 30% la qualità è sinonimo di fiducia nel produttore.
Sono considerati determinanti anche i controlli dell’industria in tutte le fasi della
produzione (24%) ed i controlli pubblici (20%).
Per il 45% il valore della marca già sperimentata è sinonimo di qualità soprattutto se
(11%) unito all’esperienza e alla tradizione di un’industria. Solo il 10-12% ritiene che
la qualità dipenda dalla fiducia nella zona d’origine e nel luogo d’acquisto. La
sicurezza di un prodotto, secondo il 41% dei consumatori, può dipendere inoltre dal
rispetto delle norme igienico-sanitarie; per il 35% dalla possibilità di sapere dove un
alimento è stato prodotto; dai controlli fatti all’origine fino al luogo d’acquisto
(34%); dalle informazioni su come un alimento è stato prodotto (31%). Solo per il
21% la sicurezza di un prodotto dipende dalla composizione e dagli ingredienti e per
il 15% dalle informazioni su come un alimento è stato conservato.
Fra gli aspetti che contribuiscono a far decidere nella spesa la marca è al 48%, la data
di scadenza al 38%, il prezzo al 30%, gli ingredienti al 27%, le promozioni all’8%, la
zona d’origine al 7% e il luogo d’acquisto al 5%.
Un’altra indagine della primavera 2001 svolta da ISPO/Nielsen su “Gli atteggiamenti
verso il consumo” ha confermato un alto indice di propensione ad informarsi prima di
acquistare il prodotto da parte del consumatore: molto 12,7% e abbastanza 51,8%, per
un totale del 64,5%; poco 25,3% e per nulla 4,3%, per un totale di 29,6%; non so
5,9%.
Nella stessa indagine i consumatori dichiarano di preferire i prodotti industriali agli
artigianali perché più controllati e sicuri (64,9%) e gli artigianali agli industriali
perché fatti con prodotti più genuini (51,2%) e con maggiore cura (24,7%).

1. Il quadro di riferimento

Le iniziative contenute nel documento verranno realizzate dalla Regione mediante il
finanziamento dei progetti dei soggetti attuatori in base a Criteri regionali e mediante
l’approvazione di programmi annuali di iniziative dirette finalizzate a migliorare la
conoscenza dei prodotti lombardi di qualità, ad incrementarne la
commercializzazione in Italia ed all’estero, sostenendo con appositi interventi il
diffondersi di una miglior cultura della qualità ed un rapporto di fiducia con il
consumatore, spesso incrinato dalla mancanza di trasparenza informativa o reso
complesso dalle ricorrenti e imprevedibili emergenze alimentari.

La natura pubblica del titolare degli interventi fa sì che vengano presi in
considerazione una pluralità di strumenti, che vanno dalla contribuzione finanziaria a
progetti, previa individuazione di criteri e destinatari delle risorse messe a
disposizione, fino alla progettazione e realizzazione diretta di azioni promozionali
unitamente a interlocutori adeguati e disponibili, quali ERSAF e Unioncamere
Lombardia, che continueranno nelle collaborazioni già avviate negli ultimi tre anni,
definendo modalità ideative ed operative in sinergia con la competente struttura
regionale.


1.1 Il quadro programmatico e normativo

Il Piano triennale di promozione fa parte degli strumenti di programmazione
regionale, rappresentati a livello generale dal PRS e dal Documento di
Programmazione Economica e Finanziaria Regionale –DPEFR 2002-2004-, e a
livello di comparto dal Piano Agricolo Regionale 2003-2005, e si propone di
declinare l’obiettivo specifico 3.4.3. del PRS “Sostegno ai processi di
commercializzazione e promozione dei prodotti sui mercati nazionali ed esteri” e
quanto indicato nell’azione prioritaria del Piano Agricolo Triennale regionale
“Integrazione del sostegno alla qualità delle produzioni, e delle azioni per la garanzia
e sicurezza alimentare, nonché il rafforzamento del legame col territorio”.

Il Piano tiene conto inoltre dei seguenti ulteriori elementi che caratterizzano il quadro
di riferimento in cui si inserisce la sua operatività:

a) La disciplina comunitaria in materia di regolamentazione degli aiuti nazionali a
favore della pubblicità dei prodotti agricoli.
b) Le Politiche per la sicurezza alimentare e le garanzie per il consumatore
I ricorrenti episodi di malattie e sostanze indesiderate presenti nei prodotti
agroalimentari hanno determinato una richiesta di rafforzamento dei criteri di
sicurezza nel settore agroalimentare. Tale forte domanda ha già avuto una risposta
con l’approvazione del "Libro bianco sulla sicurezza alimentare" (COM -1999-719
del 12/1/2000) e con l'istituzione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare
(EFSA).
Grande importanza viene inoltre riconosciuta al fatto che i consumatori siano
adeguatamente informati per incoraggiare il loro coinvolgimento nella nuova politica
della sicurezza alimentare e per fare in modo che richiedano standard qualitativi di
prodotto sempre più elevati, spronando così i produttori a dare prodotti a maggiore
qualità.
Una scelta consapevole del consumatore sarà garantita da una corretta e puntuale
informazione che, oltre all'etichettatura, prevede l'introduzione di un sistema globale
di tracciabilità. Si ricorda che secondo un’indagine Esselunga svolta nella primavera
del 2001 il 57% degli italiani legge attentamente le etichette.
La stessa ricerca suggerisce che la cronaca condiziona fortemente le scelte d’acquisto
e che le nostre abitudini evolvono assai rapidamente seguendo le evoluzioni della
società.
A seguito di una tavola rotonda coordinata dalla Direzione Agricoltura per valutare
proprio le differenti ottiche che ruotano intorno al concetto di "Qualità", tra i
differenti segmenti del mercato (consumatori-produttori-GDO), si è evidenziato che
gli interessi diversi non comportano strategie contrastanti e che le aspettative dei
consumatori sono alla base di ogni politica della qualità. Necessario è pertanto
rinnovare la fiducia tra consumatori e produttori, utilizzando tutti i possibili strumenti
a disposizione come la certificazione sulla tracciabilità/rintracciabilità, la
certificazione di prodotto, promuovendo altresì azioni di informazione e formazione,
ma anche avvicinarli al mondo agricolo attraverso, per esempio, le fattorie didattiche.
In un sondaggio della Commissione UE effettuato nel giugno 2002 in relazione alla
revisione intermedia della PAC si evidenzia che i cittadini chiedono alla politica
agricola dell'UE di garantire che i prodotti agricoli siano sani e sicuri, promuovere il
rispetto dell'ambiente, tutelare le piccole e medie imprese agricole e aiutare infine gli
agricoltori ad adattare la loro produzione in funzione delle aspettative dei
consumatori.
"Il messaggio dei nostri cittadini è chiarissimo: sono disposti a sostenere i nostri
agricoltori e le zone rurali dell'Europa a condizione di ottenere garanzie per
l'ambiente, sicurezza e qualità degli alimenti e benessere degli animali." ha
dichiarato Franz Fischler, Commissario responsabile per l'agricoltura, lo sviluppo
rurale e la pesca.
La fiducia dei cittadini dell'UE nella capacità della PAC di fornire prodotti agricoli
sicuri è ristabilita ed è passata dal 37% (2001) al 42 % (2002) di coloro che hanno
risposto al sondaggio: a loro avviso, la PAC garantisce prodotti agricoli sani. È
questo il settore in cui la PAC consegue in misura ottimale i suoi obiettivi.

La mancanza di informazione continua ad essere un problema: le risposte "non so"
vanno dal 24 al 35%. Soltanto il 20% di coloro che hanno risposto, ad esempio,
ritenevano di essere sufficientemente informati sulle modalità di produzione e di
trattamento degli alimenti.
Le persone intervistate erano decisamente favorevoli ai seguenti obiettivi di politica
agricola elencati nel sondaggio:

Garantire prodotti agricoli sani e sicuri                         90 %
Promuovere il rispetto dell'ambiente                              88 %
Tutelare le piccole e medie imprese agricole                      81 %
Aiutare i produttori agricoli ad adeguare la loro produzione in
                                                                  80 %
funzione delle aspettative dei consumatori
Favorire il miglioramento della vita nelle campagne               77 %
Rendere più competitiva l'agricoltura europea sui mercati
                                                                  77 %
mondiali
Garantire redditi stabili ed appropriati ai produttori agricoli   77 %
Incoraggiare la diversificazione dei prodotti agricoli e delle
                                                                  73 %
attività agricole
Favorire metodi di produzione biologica                           72 %
Tutelare il gusto dei prodotti agricoli europei                   73 %
Proteggere la specificità dei prodotti agricoli europei           73 %
Ridurre le disparità di sviluppo fra regioni                      72 %
Difendere gli interessi dei produttori agricoli nelle transazioni
                                                                  71 %
con intermediari e distributori


Sul grado di conseguimento degli obiettivi da parte della P.A.C., le risposte positive
andavano dal 41% (garantire prodotti agricoli sani e sicuri) al 25 % (difendere gli
interessi dei produttori agricoli nelle transazioni con intermediari e distributori).

c) CONSUMI E COMPETIZIONE
La prossima chiusura dei negoziati con i paesi PECO per il loro ingresso nella UE e
l'avvio dei negoziati agricoli in ambito WTO comporteranno dal lato economico una
crescita generalizzata della pressione competitiva sul settore agricolo. Le
conseguenze saranno: una maggior concorrenza e la riduzione del sostegno
comunitario. A ciò si deve sommare il mutamento in atto nella domanda dei
consumatori verso prodotti di qualità e a sicurezza maggiore, che, come già detto,
impone un costante aggiornamento delle strategie di marketing e comunicazione, per
rassicurare gli utenti. Differenti sono le modalità di approccio nei vari Paesi Europei,
tutti improntati comunque alla tutela degli aspetti sanitari da un lato, di benessere
qualitativo collegato alla trasparenza della filiera dall’altro, mai disgiunto dalla
rivalutazione dei valori culturali del territorio di provenienza dei prodotti del
comparto.
In questo scenario la Regione Lombardia con la previsione del “Garante della
qualità” (Lr 7/00) e con gli obiettivi di Governo “Nuove politiche per la tutela del
consumatore” e “Consolidamento della percezione della sicurezza dei prodotti
agroalimentari da parte del consumatore”, propone una risposta organica alla richiesta
di maggiore sicurezza/fiducia espressa dal cittadino. L’obiettivo è quello di
individuare il riferimento del consumatore per una autorevole tutela dei propri diritti
e interessi e che contemporaneamente diventi punto di coordinamento di tutti i
soggetti, pubblici e privati, coinvolti a vario titolo nella garanzia della sicurezza e
della qualità dei prodotti alimentari lombardi.
Una svolta importante nella politica per la sicurezza alimentare si è attuata con
l’introduzione della tracciabilità, per agevolare la prevenzione dei rischi e la gestione
delle emergenze sanitarie, e dell’etichettatura dei prodotti agroalimentari per
assicurare al consumatore il diritto ad una informazione chiara e trasparente.
La Regione Lombardia ha saputo cogliere assai precocemente, si può dire
pionieristicamente, la “portata” della rintracciabilità.
Quando, dopo la pubblicazione del Libro Bianco nel gennaio del 2000, si è venuta
imponendo la centralità della rintracciabilità e l’estensione dei suoi principi e della
sua applicazione a tutti i settori e i segmenti delle filiere dell’agroalimentare, la
Regione ha rivolto la propria attenzione alle sollecitazioni provenienti dal cittadino
consumatore e dal mondo produttivo.
Infatti la pubblicazione della norma UNI 10939, relativa ai principi e ai requisiti per i
sistemi di rintracciabilità delle filiere agroalimentari è dell’aprile 2001 e
l’Assessorato Agricoltura, già a luglio dello stesso anno, comprendeva nella notifica
alla Commissione dell’articolo 8, legge regionale 7/2000, una misura di aiuto
destinata all’introduzione di tali sistemi.


d) L’attuazione della modifica del titolo V della Costituzione
Tra le materie soggette a legislazione concorrente vi sono anche i temi dei rapporti
internazionali e con l’Unione europea ed il commercio con l’estero. Il che rafforza il
ruolo della Regione nel processo di internazionalizzazione delle proprie imprese
anche attraverso un’azione di promozione coordinata a livello regionale.
La definizione di una politica regionale di internazionalizzazione delle imprese in
grado di coinvolgere le singole Direzioni della Regione, anche tramite lo specifico
Gruppo di lavoro Interdisciplinare Commercio Estero ed Internazionalizzazione delle
imprese, che opera presso la Giunta Regionale e che vede la partecipazione di
esponenti delle Direzioni Generali Agricoltura, Industria PMI Cooperazione e
Turismo, Artigianato, Formazione Istruzione e Lavoro, Commercio Fiere e Mercati,
Presidenza, consente di "fare sistema" operando in una logica di promozione del
brand Lombardia. L’obiettivo è quello di costruire una identità unitaria all’interno di
una efficace “cornice promozionale” nella quale i diversi sistemi produttivi possano
inserirsi ed in cui l’agroalimentare lombardo può sicuramente assumere un ruolo
importante di “ambasciatore” dell’eccellenza lombarda.

e) Le deleghe.
In attuazione del principio di sussidiarietà verticale, il processo di decentramento
avviato con la l.r.11/98, è oggi un obiettivo raggiunto. L’esperienza sino ad ora
condotta fa ritenere che l’elemento cardine di questo sistema sia stato e continui ad
essere il dialogo tra i livelli istituzionali attivato all’interno del Tavolo istituzionale
per le politiche agricole regionali. In una logica di partenariato e sussidiarietà va
rafforzato pertanto il processo di coinvolgimento delle Province anche nell’ambito
della promozione dei prodotti.

  1.2. I riferimenti operativi

 I principali elementi da tenere in considerazione nella organizzazione delle
modalità attuative del Piano sono:

a) La riforma degli enti agricoli regionali.

La l.r. 3/2002 di riforma degli enti agricoli regionali che ha istituito ERSAF -Ente
Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste- è un importante tassello che
ridisegna gli strumenti di intervento regionale anche nell’ambito della promozione
regionale nel settore agroalimentare. Con l’accorpamento dei cinque precedenti Enti
regionali agricoli nell’ERSAF sarà infatti possibile accrescere l’offerta di servizi
integrati rivolti alle principali filiere lombarde e al sistema delle imprese in genere in
funzione di un’agricoltura competitiva e di qualità. In tal senso si sono orientate
anche le direttive che la Giunta regionale ha deliberato per la programmazione di
ERSAF.


b) Protocollo di intesa con Unioncamere Lombardia

Il Protocollo di intesa tra Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia in materia
di agricoltura, stipulato nel settembre 2001, prevede anche il proseguimento e lo
sviluppo di azioni coordinate di informazione e valorizzazione dei prodotti
agroalimentari lombardi consentendo così di rafforzare la collaborazione con il
sistema camerale. Il relativo programma di attività 2001-2002 prevede :
    - un’ area “Sviluppo della qualità” con i progetti:
          o Marchio di qualità ed etichettatura della carne;
          o Promozione di sistemi di certificazione della qualità agroalimentare;
          o Valorizzazione dei prodotti tradizionali lombardi.
   - un’area “Promozione dei prodotti agricoli lombardi” con i progetti::
        o Sito internet dei prodotti agroalimentari;
        o Iniziative di promozione a Malpensa;
        o Partecipazione a manifestazioni promozionali agroalimentari che
           comprende in particolare la partecipazione a Vinitaly.

c) Accordo di Programma tra Regione Lombardia e Ministero Attività Produttive

Particolare rilevanza assume l’esigenza di sviluppare adeguate modalità di
concertazione tra la Regione e il Ministero Attività Produttive, e il suo Istituto per il
Commercio Estero –ICE-, anche alla luce delle nuove competenze riconosciute alla
Regione in tema di commercio estero con la modifica del titolo V della Costituzione.
L’Accordo di programma tra la Regione Lombardia e il Ministero Attività Produttive
rappresenta uno degli strumenti operativi più idonei per migliorare l’efficacia e
l’incisività dell’intervento pubblico nell’ambito della promozione all’estero. Tale
strumento deve però integrarsi in una logica di sistema con gli altri programmi attuati
dall’ICE, al fine di evitare confusione e dispersione di risorse, ed in particolare con il
Programma Interregionale “Promozione commerciale nei paesi esteri”, che già
coinvolge le Regioni, e che recentemente è stato rifinanziato per il triennio 2003-
2005.

d) Il ruolo di As.Co.Vi.Lo

As.Co.Vi.Lo è l’Associazione che riunisce i Consorzi di tutela della Lombardia e che
da anni attua programmi di valorizzazione e promozione dei vini DOC su
affidamento o in collaborazione con la Regione. Particolarmente significativa è la sua
azione di presenza diretta o di organizzazione della partecipazione delle imprese
vitivinicole alle manifestazioni fieristiche, ed in particolare a Vinitaly o ad eventi
specifici sull’identità agroalimentare della Lombardia sia in Italia che all’estero.
Significativo è il ruolo che può svolgere As.Co.Vi.Lo nella promozione del comparto
vitivinicolo in particolare, ma anche a supporto dell’azione regionale complessiva
data la valenza evocativa e di “testimonial” che spesso il vino assume nei confronti
del consumatore.

2. Analisi del sistema agroalimentare lombardo
  2.1 Le filiere
   Per garantire la coerenza d’insieme del Piano e sfruttare tutte le possibili sinergie
tra operatori di diversi comparti si è scelto di adottare un approccio sistemico.
Essenziale per l’efficacia delle proposte è la promozione di una visione integrata
della qualità alimentare, sia sul fronte dei consumi che delle filiere, in modo da
coinvolgere produzione, trasformazione e commercializzazione. Al di là, infatti, delle
peculiarità di ogni filiera e settore, e con l’ovvia eccezione del florovivaismo, tutti i
prodotti oggetto delle azioni promozionali previste dal presente piano sono prodotti di
largo consumo alimentare che hanno in comune forme e modalità distributive, clienti
finali, strumenti di promozione e mezzi di comunicazione.
Da parte della D.G. Agricoltura, nell’ambito dei finanziamenti all’agroindustria,
vengono considerati prioritari gli interventi supportati da “progetti di filiera” ,
intendendosi con ciò quelle iniziative tra loro collegate che si sviluppano lungo tutta
la filiera produttiva con la partecipazione diretta dei produttori di base e con
l’obiettivo di incrementare il valore aggiunto del prodotto finale immesso sul
mercato.
Si tratta pertanto di formali accordi sottoscritti dai soggetti costituenti la filiera
produttiva, in particolare dai produttori di base, per i quali deve essere dimostrata una
partecipazione adeguata e continuativa ai vantaggi economici che derivano dagli
investimenti previsti dal progetto.
Inoltre, particolare attenzione è stata posta al fatto che il progetto di filiera preveda
anche l’adozione di sistemi di rintracciabilità, ossia la capacità di ricostruire la storia
e di seguire l’utilizzo di un prodotto mediante identificazioni documentate
relativamente ai flussi materiali ed agli operatori della filiera.
Ciò anche alla luce della scadenza del 01.01.2005 prevista dal Regolamento CE n.
178 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28.01.2002, per l’adozione di tali
sistemi di rintracciabilità in tutte le fasi della produzione, trasformazione e
distribuzione degli alimenti.

2.2 I comparti
Gli interventi e le iniziative della D.G. Agricoltura devono necessariamente muovere
da una visione quanto più possibile trasversale e integrata tra operatori dei diversi
comparti dell’agroalimentare, promuovendo quelle sinergie che determinano
l’ottimizzazione dei processi di promozione e diffusione di informazioni sulla qualità
dei prodotti lombardi, facendo prioritario riferimento ai comparti di cui si compone la
produzione regionale, cioè:

   Latte e formaggi
   Carni e salumi
   Vino
   Riso
   Prodotti biologici
   Florovivaismo
   Ortofrutta
   Olio
   Turismo enogastronomico e agriturismo

Alcuni comparti sono caratterizzati dalla presenza di filiere agro-industriali basate su
una materia prima esclusiva, semilavorati, prodotti finiti e processi industriali definiti.
I comparti “Prodotti biologici” e “Turismo enogastronomico” sono invece
intersettoriali perché basati non su una filiera, ma su una pluralità di filiere e sistemi
d’offerta.
Nei comparti caratterizzati da un’unità di filiera convivono prodotti industriali e
prodotti tipici.
Per l’analisi strategica di tali comparti si conferma quanto indicato nel precedente
Piano triennale della promozione.

2.3. Il sistema agroalimentare lombardo
Il sistema agroalimentare lombardo ha un ruolo preminente a livello nazionale: la
Lombardia nel 2000 ha raggiunto il 13,4% del valore nazionale, confermandosi la
prima regione agroalimentare. Si tratta di una produzione ad elevata qualità come
risulta dal numero delle denominazioni d’origine (18 prodotti DOP e IGP, 14 DOC e
3 DOCG) ed in particolare dai relativi volumi produttivi che la collocano ai primi
posti a livello nazionale (le DOP e IGP rappresentano il 17% del totale nazionale
mentre in volume sono il 26%; le DOC e DOCG sono il 7% del totale nazionale a
fronte del 3% della produzione complessiva di vino)
Il settore agro-alimentare lombardo, così come emerge anche dall’analisi dei
comparti, si presenta come un insieme di realtà economiche importanti e dinamiche,
ma ancora prive della connotazione di un sistema d’offerta integrato.
I progetti di integrazione di filiera sono di recente avvio e pertanto daranno risultati
nel medio periodo. Le esperienze di cooperazione tra aziende anche appartenenti allo
stesso consorzio di tutela e le sinergie tra comparti sono limitate e da sviluppare.

Il contesto competitivo dei prodotti lombardi è sempre più allargato in campo
internazionale e per questo sempre più serrato. I maggiori competitors sono i prodotti
industriali, talvolta connotati regionalmente, sviluppati e commercializzati da imprese
sovente multinazionali, comunque significativamente dotate di risorse finanziarie e
umane. I mutamenti in atto nelle normative e nelle relazioni europee ed internazionali
esaspereranno ulteriormente la concorrenza, così come l’aggressività di nuovi
competitors internazionali quali la Nuova Zelanda, l’Australia, il Cile, l’Argentina,
ecc.
Da quanto indicato risulta che il settore lombardo possiede importanti punti di forza
ma soffre anche di alcune preoccupanti criticità. Infatti la Lombardia, ma questo vale
in generale per il sistema Italia, pur disponendo di prodotti di indiscussa qualità
rischia di non essere concorrenziale, dato che i vantaggi comparati dei nostri prodotti
non sempre si traducono proporzionalmente in quote di mercato.
A tale scopo è necessario agire prioritariamente su due leve per tentare di ridurre
questo divario:
 aumentare la dimensione produttiva o almeno concentrare l'offerta commerciale;
 rafforzare la politica di export promotion come supporto alla crescita aziendale e
    come fattore di riequilibrio della competitività internazionale soprattutto per PMI.

Sul fronte dei comportamenti di acquisto e di consumo si stanno invece consolidando
le richieste da parte del consumatore verso “qualità” e “sicurezza alimentare” e
opportunità di consumo per i prodotti tipici, associati ad alcuni importanti trend, già
evidenziati nel Piano precedente:
 le cucine etniche e regionali, la tradizione;
 la sicurezza e la qualità del cibo, il rapporto prodotto-territorio;
 il cibo come convivialità e piacere invece che come necessità di nutrirsi.
Da una recente indagine dell’Ufficio statistica dell’Unione Europea risulta che la
necessità di garantire la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari è indicato dai
cittadini tra i primi obiettivi che una società civile deve perseguire: in Italia in
particolare tale necessità è condivisa da 9 cittadini su 10.

3. Risultati del Piano di promozione 2000-2002
Il Piano 2000-2002 indicava puntualmente i propri obiettivi così sintetizzabili:
a) Ruolo di coordinamento e di facilitatore della Regione;
b) Creazione di un’immagine “ombrello” Lombardia;
c) Strategia coordinata di comunicazione e di relazione (pubblicità, azioni di
    promozione, eventi e partecipazione a manifestazioni fieristiche);
d) Finanziamento finalizzato dei progetti presentato da soggetti attuatori.

Il primo obiettivo è stato parzialmente conseguito avviando un processo di
coinvolgimento del sistema camerale e consortile, nell’attuazione del Piano in
particolare tramite la realizzazione di progetti coordinati. Come previsto nel Piano è
stato realizzato il logo "Lombardia una Regione Mille Gusti", legato al tema della
cultura enogastronomica lombarda, e la sua declinazione per le “Strade dei Vini e dei
Sapori di Lombardia”, finalizzato ad una più efficace comunicazione del “prodotto
Lombardia”.
Le indicazioni relative ai Piani di azione annuali sono state attuate, per quanto
riguarda le “attività finanziate” su domanda, sostenendo annualmente i progetti dei
soggetti attuatori ed aggiornando nell’agosto del 2001 i relativi Criteri di
finanziamento. Per le “attività dirette” sono stati predisposti ed attuati i programmi
annuali di iniziative, sviluppando azioni istituzionali in grado di aumentare la
notorietà del “prodotto Lombardia” e facilitarne la commercializzazione in Italia e
all’estero.
Per quanto riguarda il mercato nazionale si è maggiormente finalizzata la presenza
alle manifestazioni fieristiche, facilitando anche la nascita di nuove iniziative di
grande impatto per l’agroalimentare quale l’Expo dei Sapori e realizzando
partecipazioni congiunte con la Direzione Industria, PMI e Turismo. Si è inoltre
avviata l’organizzazione di “Eventi”, anche in collaborazione con altri settori
(turismo, cultura, moda), in grado di presentare al grande pubblico “il prodotto
Lombardia”.

Gli eventi realizzati, alcuni dei quali potranno ripetersi annualmente, sono:
- Arte di gustare, percorsi sensoriali e culturali con i prodotti tipici di Lombardia.
   Nell'arco di tre settimane a Milano e Provincia si sono svolti diversi interventi
   mirati alla diffusione della conoscenza della qualità del comparto agroalimentare
   lombardo e non solo nei luoghi tradizionalmente deputati al consumo del cibo e
  del vino, come i ristoranti o le enoteche, ma anche in luoghi di cultura o
  spettacolo, come le biblioteche o il cinema.
- L’Agricoltore e l’Architetto, percorso teatrale drammaturgico incentrato sui
  prodotti di qualità lombardi svoltosi in diverse province della Lombardia.
  L'edizione 2002 ha messo in scena nelle sale, nei cortili e nei parchi di alcune
  nostre ville e castelli, i processi di produzione e il valore culturale di alcuni dei
  migliori prodotti agricoli tipici delle terre Lombarde.
- La Moda e il Cibo, eventi realizzati in collaborazione con la Camera della Moda
  durante le sfilate di Milano. Infatti molti conoscono la moda e i prodotti
  agroalimentari di qualità, ma non li riconoscono come lombardi. Nel 2002 sono
  stati realizzati in particolare due eventi: una promozione diretta a tutte le
  giornaliste italiane e straniere accreditate alle sfilate , con invio di un bouquet di
  fiori con una cartella stampa contenente un testo sul riso, un carnet ricette per la
  preparazione dei risotti, in italiano ed inglese, la storia del riso lombardo e la
  realizzazione al salone d'ingresso delle sfilate di Moda Donna di un gigantesco
  trofeo di fiori che ha promosso il comparto florovivaistico, associandolo al
  marchio della Regione Lombardia, mentre in parallelo in Via della Spiga due
  trofei simili richiamavano per un aperitivo che si è svolto in varie boutiques della
  via, offrendo il vino lombardo ai numerosi ospiti stranieri delle sfilate di moda.
- Wine Day-Giornata dei vini di Lombardia, evento alla 3° edizione, realizzato
  nei saloni più rappresentativi del Circolo della Stampa di Milano, organizzato in
  abbinamento alla presentazione in anteprima nazionale di una guida inerente il
  settore vitivinicolo; dopo quella del “Gambero Rosso” e quella dell’Espresso nel
  2002 è stata la volta di “Vigneto Italia” edito da “Il Gusto”. Le Strade dei Vini e
  dei Sapori di Lombardia
  Si tratta di una serie di eventi organizzati in collaborazione con le otto Strade dei
  Vini e dei Sapori di Lombardiaed il Movimento del Turismo del Vino in diverse
  località (Genova, Rapallo, Milano, Roma e Firenze) che si propongono di
  presentare e promuovere nei confronti degli operatori (Ristoratori, hotel e buyer)
  le “Strade” recentemente costituitesi. Con la costituzione della Federazione
  regionale delle “Strade” questo evento potrà diventare un appuntamento
  consolidato con gli operatori del settore.

La Direzione Agricoltura ha inoltre proceduto al riconoscimento di otto Percorsi
enogastronomici lombardi (Strade del Vino e dei Sapori) ed in funzione del
potenziamento del sostegno alla commercializzazione e alla promozione dei prodotti
ha avviato, in accordo con Unioncamere Lombardia, la realizzazione di uno specifico
sito Web per la promozione dei prodotti e del patrimonio enogastronomico lombardo.

- Il sito www.BuonaLombardia.it è online ed è stato lanciato nell'autunno 2002,
  attraverso forme varie di promozione a mezzo stampa e media, in connessione con
  eventi di forte impatto mediatico, quali l’Expo dei Sapori, fiere del comparto
  agroalimentare ed eventi che associano la qualità culturale e delle tradizioni
  storiche lombarde a quelle della modernità tecnologica dell’e-commerce. Di
   grande successo si è rivelata la manifestazione Aristocratiche Imbandigioni (22-
   26 Novembre) con la quale la Regione ha lanciato il nuovo sito
   BuonaLombardia.it associandolo ad un evento di forte impatto mediatico. Per
   cinque giorni a palazzo Visconti, a Milano, sono state messe in mostra una tavola
   d'epoca con pezzi della famiglia e di altre prestigiose casate milanesi, mentre il
   design Alessi ha imbandito una tavola moderna altrettanto elegante. Menu', libri di
   cucina e un video che riproduceva gli spezzoni dei film di Visconti in cui era
   l'imbandigione protagonista della scena, completavano l'evento. Il richiamo è stato
   rafforzato dalla parallela presentazione presso la Cineteca Italiana-Spazio Oberdan
   di alcuni film restaurati di Visconti, preceduti tutti dalla proiezione in sala di 3
   minuti di filmato promozionale sul sito e da una degustazione nell'atrio del cinema
   nell'intervallo dei film. Materiale pubblicitario del sito è stato distribuito in
   entrambe le occasioni.

Con il Programma Interregionale Agricoltura e Qualità e l'attuazione della l.r.7/2000 -
artt.7 e 14- si sono attivate azioni di sostegno all'introduzione di sistemi di gestione
per la qualità di prodotto e di processo, sistemi di gestione ambientale e loro
certificazione e sistemi di autocontrollo igienico sanitario.
Con la Misura m (1.1) del Piano di Sviluppo Rurale sono state attivate iniziative per
la valorizzazione dei prodotti tipici lombardi, finalizzate al riconoscimento di nuovi
prodotti e al consolidamento di quelli esistenti.
Il sostegno ai Consorzi di Tutela ha costituito un incentivo a proseguire nell’impegno
e nello sforzo del mantenimento della denominazione riconosciuta.
Inoltre, l’opportunità di avviare nuovi riconoscimenti ha stimolato alcune iniziative
interessanti, soprattutto in zone montane, e di cui la Struttura sta seguendo gli
sviluppi.

In tema di Educazione Alimentare, è stato inoltre realizzato annualmente un “Piano
di azioni regionali per la comunicazione ed educazione alimentare”. Il Piano di
educazione alimentare 2002 ha previsto, oltre alla produzione di materiale
multimediale per la didattica nelle scuole, due importanti progetti. Il primo riguarda
le "Fattorie didattiche", cioè quelle aziende agricole e agrituristiche che intendono
aprirsi a gruppi di studenti con le insegnanti per avvicinarli all'agricoltura, far loro
conoscere il mestiere dell'agricoltore, il percorso dal campo alla tavola dei prodotti
agroalimentari, ma anche il rispetto dell'ambiente, le tradizioni legate al territorio,
ecc., compiendo esperienze reali di ciò che solitamente è materia di studio in classe.
Il secondo progetto riguarda la Ristorazione scolastica: sono state messe a punto delle
linee guida per introdurre i prodotti agroalimentari di qualità nella ristorazione
scolastica. Queste linee guida vengono inviate a tutti i sindaci e assessori
all'educazione dei comuni lombardi, perché siano d'aiuto nella stesura dei capitolati
d'appalto o nell'acquisto dei prodotti da inserire nella ristorazione scolastica.
E' stato anche siglato un protocollo d'intesa per la promozione e lo sviluppo delle
iniziative connesse al piano regionale di educazione alimentare tra la Regione
Lombardia - Direzione Generale Agricoltura - e l'Ufficio Scolastico per la Regione
Lombardia.
E' stato realizzato infine un seminario internazionale dal titolo Kid'Screen "Io sono
ciò che mangio" ovvero come i media influenzano l'educazione alimentare dei
giovani. In questa occasione sono state messe a confronto molte esperienze realizzate
anche in altri Paesi Europei che hanno sottolineato l'importanza di una buona
educazione alimentare soprattutto nell'età scolare e adolescenziale. Infatti i giovani
sono bombardati da messaggi pubblicitari contrastanti e fuorvianti che possono avere
effetti assai dannosi quali anoressia e bulimia. E' emerso un orientamento preciso
verso un'educazione alimentare interdisciplinare, che affronti l'argomento sotto tutti i
punti di vista: antropologico, storico, agricolo, nutrizionale e psicologico.

Per lo sviluppo delle produzioni sia certificate che biologiche sono proseguite le
azioni di riconoscimento di nuovi prodotti DOP e IGP unitamente alla vigilanza sulle
produzioni biologiche, sia agricole che zootecniche, fornendo direttive ed assistenza
agli imprenditori.
Infine nell'aprile del 2000 è stato approvato il primo elenco regionale dei prodotti
agroalimentari tradizionali, aggiornato nell’aprile 2002, che costituisce un importante
passo per l’identificazione, il riconoscimento e la valorizzazione del patrimonio
gastronomico lombardo.

4. Obiettivi prioritari e interventi programmati 2003/2005

Dall’analisi del sistema agroalimentare lombardo e dai risultati conseguiti negli
ultimi anni appare sempre più necessario promuovere un “sistema coordinato ed
integrato” di offerta dei prodotti connesso in modo efficiente con altri settori di
interesse sinergico quali: il Turismo, la Cultura, l’Artigianato e la Formazione
professionale.

Si ribadisce inoltre l’esigenza di proseguire l’azione di consolidamento
dell’immagine “ombrello” attraverso la quale impostare azioni di marketing
specifiche per i prodotti. Il consolidamento di tale immagine ombrello è un passo
essenziale per sfruttare al meglio le risorse disponibili, attivando tutte le sinergie
possibili tra i comparti del settore agro-alimentare e tra questo e altri settori
dell’economia lombarda.
La costruzione di un’immagine ombrello univoca per la Lombardia mira a creare
nella percezione dei consumatori la convinzione che i prodotti alimentari lombardi
sono “buoni”, fatti con cura, affidabili e di qualità garantita. La giustificazione della
loro qualità risiede nella tradizione alimentare e nella cultura gastronomica della
Lombardia. L’affermazione è supportata dalla varietà e numerosità dei prodotti, dalla
tradizione e dal livello di competenza e dai sistemi di controllo presenti nelle aziende
lombarde.
In questo senso indubbia è anche l'opportunità di ricercare, nel periodo di
svolgimento del Piano, la possibilità di addivenire alla stesura di un protocollo
d'intesa tra la Regione e i principali soggetti produttivi (sia del mondo industriale che
cooperativo), nonché i consorzi di tutela, finalizzato a rafforzare e a far riconoscere,
sul mercato nazionale e internazionale, l'identità del prodotto regionale.

Le azioni promozionali devono quindi rivolgersi al raggiungimento di risultati in
merito a:

a) Rafforzamento dell'immagine della Lombardia come identità umanitaria
   attraverso :
   - la prosecuzione del progetto relativo al sito “www.buonalombardia.it”, che,
     come già detto, sarà lanciato in vari momenti promozionali a partire
     dall’autunno 2002; cio’ peraltro non esaurisce il progetto, infatti, non solo il
     sito dovrà essere implementato costantemente, nonché presentato in Italia ed
     all'estero durante manifestazioni, fiere e incontri tra professionisti, ma è già
     prevista la seconda fase che dovrà condurre i navigatori a potere costruire dei
     percorsi personalizzati, viaggiando su mappe dinamiche dove potranno trovare
     i prodotti da comperare, i siti turistici e culturali da visitare, i prodotti
     artigianali da acquistare;
   - ampia diffusione del logo “Lombardia millegusti”, che sarà associato a tutte le
     iniziative di promozione ed incluso nella cartellonistica delle Strade del Vino e
     dei Sapori di Lombardia;
   - rafforzamento degli eventi avviati anche in sinergia con altri settori (Turismo,
     Sanità, Sistema Fieristico lombardo) supportati da forti campagne di
     comunicazione e di immagine.

b) Consolidamento della visibilità dei prodotti lombardi di qualità sui mercati
   italiani ed esteri, attraverso :
   - presenza a fiere merceologiche specialistiche di settore ed a fiere turistiche o di
       altre aree professionali i cui aspetti possano ben integrarsi con quelli
       dell’agroalimentare, costituendo un’occasione ulteriore di comunicazione utile
       alla diffusione dei prodotti di qualità della Lombardia;
   - partecipazione a convegni e seminari incentrati sulla qualità dei prodotti e
       sull’educazione alimentare;
   - messa a punto di progetti specifici con soggetti esterni per l'organizzazione di
       eventi che pongano all’attenzione dei media la qualità culturale e gastronomica
       della Lombardia, che sappiano coniugare le esigenze del mercato con quelle
       dei consumatori e agiscano in un’ottica interdisciplinare che associ i marchi
       consortili agli interventi pubblici;
   - promozione dei prodotti in ambiti tradizionalmente noti in Italia ed all’estero
       per l'alto livello di qualità e modernità raggiunti, quali la moda, il design, il
      cinema, il teatro, l’arte, per rafforzare una cultura del cibo di qualità, peraltro
      già assai diffusa tra i target medio-alti;

c) Integrazione tra aziende e consorzi dello stesso comparto o di più comparti,
   finalizzata anche ad una più efficace commercializzazione dei prodotti nei
   mercati italiani ed esteri
 - promozione e priorità a progetti di integrazione di filiera e di co-marketing
   (presentati cioè da più aziende delle stesso comparto o di più comparti) sia
   nell’ambito dei progetti presentati su domanda che tra le azione dirette;
 - organizzazione di progetti ad hoc in partnership con le aziende ed i consorzi ed
   anche in collaborazione con altri partner di rilievo (ristoratori, GDO, Horeca, ecc);
 - promozione di missioni commerciali di imprese lombarde e di visite presso le
   aziende di trade e buyer della GDO finalizzate alla commercializzazione dei
   prodotti;
 - creazione e rafforzamento della vocazione all’internazionalizzazione delle
   aziende attraverso la leva della promozione e sviluppando appositi processi
   formativi;
 - sostegno alla partecipazione dei consorzi e delle aziende alle attività organizzate
   dalla Regione e alla realizzazione del sito web della promozione sviluppando
   anche attività di e-commerce.

d) Identificazione dell’immagine della Lombardia come regione con una visione
   integrata della qualità, stabilendo un referente (Garante della qualità) a
   garanzia della massima trasparenza e informazione dei consumatori, in
   stretto collegamento con i comparti del settore, attraverso:
   - istituzione di un riferimento autorevole che possa assicurare le migliori
       condizioni di informazione al consumatore riguardo ai prodotti agroalimentari
       lombardi (Garante della qualità), osservatore intelligente e attento del mercato
       dei consumatori, pronto ad indagare su attese e bisogni, a monitorare i consumi
       e valorizzare l'agricoltura lombarda, in costante collegamento con i comparti
       della distribuzione e ristorazione;
   - promozione di sistemi di garanzia di qualità in accordo con le organizzazioni
       che certificano i prodotti, a rafforzamento della fiducia del consumatore
   -
e) Educazione Alimentare attraverso:
   - coordinamento e finanziamento delle attività provinciali di educazione
     alimentare sul territorio;
   - realizzazione di materiale didattico sull'educazione alimentare;
   - implementazione della rete delle Fattorie Didattiche della Lombardia, attraverso
     momenti di sensibilizzazione agli insegnanti e genitori in genere, corsi di
     formazione agli agricoltori, materiale didattico specifico;
   - implementazione del sito www.buonalombardia.it per quanto riguarda la parte
     educational;
   - orientamenti sulla Ristorazione scolastica, che deve diventare sempre più
     momento di educazione alimentare.

f) Veicolazione della ricchezza e originalità della tradizione alimentare
   gastronomica della Lombardia attraverso i media, tramite:
   - pubblicità e publiredazionali su periodici e riviste specializzate e nei media;
   - realizzazione e stampa di pubblicazioni e di materiali promozionali;
   - attività di pubbliche relazioni.


g) Identificazione del prodotto con il territorio promuovendo turismo
   enogastronomico e agriturismo, tramite:
   - valorizzazione del legame già forte tra produzioni tipiche e territorio con azioni
     promozionali in grado di realizzare sinergie con le attività turistiche, artigianali e
     culturali del territorio;
   - promozione di un sistema coordinato ed imprenditoriale di percorsi
     enogastronomici della Lombardia (Strade dei Vini e dei Sapori di Lombardia) in
     accordo ed in collaborazione con altri settori della Regione (Turismo, Cultura ed
     Artigianato) e con gli Enti locali;
   - promozione di un sistema qualificato di aziende agrituristiche.


h) Trasversalità del settore agroalimentare con altri settori dell’economia e della
   società lombarda (Turismo, Cultura, Artigianato, Moda, Design e
   Formazione professionale) mediante:
   - definizione di un sistema stabile di raccordo con le altre Direzioni della Regione
     finalizzato alla impostazione e realizzazione coordinata di eventi a alla
     partecipazione congiunta a manifestazioni in Italia e all’estero;
   - realizzazione di collaborazioni e sponsorizzazione con altri settori dell’economia
     lombarda.

5. Obiettivi per categorie e prodotti
L’obiettivo prioritario di rafforzare l’immagine “prodotto Lombardia”, è declinato in
altri obiettivi prodotto/mercato. Il posizionamento come prodotto lombardo è comune
a tutti i prodotti. Ritenendo ancora valida l'analisi del settore agroalimentare
lombardo sviluppata nel precedente Piano si ritiene di mantenere inalterati gli
obiettivi per categoria di prodotti.
Tra i salumi vi sono quattro nuovi prodotti riconosciuti in base al Regolamento CE
8021/1992 che sono: la Mortadella di Bologna IGP, il Cotechino di Modena IGP, lo
Zampone di Modena IGP, Salamini alla cacciatora DOP, la cui articolazione della
filiera e le dimensioni del settore possono riconoscersi nel capitolo dei salumi
industriali. Per quanto riguarda i prodotti tipici locali, l'elenco è stato aggiornato con
d.g.r. 20 maggio 2002 n.VII/8950.
Categorie, prodotti e obiettivi sono di seguito specificati

CATEGORIE             PRODOTTI                  OBIETTIVI
Prodotti  industriali  Prosciutto               Aumento della presenza internazionale
lombardi                cotto/crudo              Aumento della penetrazione in famiglia in
                       Salumi                    Lombardia e in Italia
                       Carne suina              Aumento delle occasioni di consumo
                       Riso
                       Carne bovina               Aumento della penetrazione in famiglia in
                                                    Lombardia e in Italia
Prodotti DOP-IGP grandi         Grana Padano      Aumento della presenza internazionale
                                Gorgonzola         Aumento della presenza internazionale
                                                    Aumento della penetrazione in famiglia in
                                                     Lombardia e in Italia
                                                    Aumento delle occasioni di consumo
Prodotti DOP-IGP medi           Provolone         Aumento della presenza internazionale
                                Taleggio          Aumento della penetrazione in famiglia in
                                Bresaola           Lombardia e in Italia
                                                   Aumento delle occasioni di consumo
                                Quartirolo        Aumento della presenza internazionale in
                                                    abbinamento con altri prodotti
                                                   Aumento della penetrazione in famiglia in
                                                    Lombardia e in Italia
                                                   Aumento delle occasioni di consumo
Prodotti DOP-IGP piccoli        Tutti             Aumento della presenza internazionale in
                                                    abbinamento con altri prodotti
                                                   Aumento notorietà in Italia (effetto ombrello)
                                                   Miglioramento standard qualità
Prodotti tipici locali          Tutti             Aumento notorietà in Lombardia
                                                   Miglioramento qualità
Vini DOC e DOCG                 Spumanti          Aumento della presenza internazionale
                                Altri vini        Aumento della notorietà in Italia e in
                                                    Lombardia
Prodotti biologici, olio e      Tutti             Prioritario: Aumento penetrazione in famiglia
ortofrutta                                          in Lombardia e in Italia
                                                   Secondario:        Presenza     internazionale
                                                    qualificata
Turiamo enogastronomico         Tutti             Promozione prodotti locali/cucina lombarda
e Agriturismo                                      Difesa del territorio
                                                   Incremento clienti
                                                   Sviluppo pernottamento
                                                   Specializzazione per indirizzo
Florovivaismo                   Tutti             Prioritario: Aumento penetrazione in famiglia
                                                    in Lombardia e in Italia
                                                   Secondario:      Aumento     della    presenza
                                                    internazionale


Compito di questo Piano triennale è quello di portare a compimento l’affermazione
che il “Prodotto Lombardo è buono”, “Il prodotto lombardo è di qualità” e quindi si
ritengono tuttora validi gli assunti del precedente piano, che trovano rafforzamento e
sostegno dalla messa on line del sito www-BuonaLombardia.it.
La grande ricchezza e varietà dei prodotti alimentari regionali dovrà gradualmente
tradursi in un grande portafoglio prodotti, percepito come gamma ampia dai
consumatori lombardi, italiani ed internazionali, per comunicare il tratto comune di
una cultura alimentare e gastronomica risultato di una storia ricca di soluzioni nate e
consolidatesi nel tempo in prodotti tipici, in ricette, in aziende, in paesaggi, in arte e
cultura. Lo schema quindi vale in quest’ottica di consolidamento del lavoro già
avviato in precedenza, non essendosi verificati particolari scostamenti nelle abitudini
alimentari dei cittadini. E' opportuno ricordare, per informazione a memoria, che i
dati riportati attraverso Eurispes e dal settimanale Time prevedono che (entro la metà
del secolo in Italia i vegetariani saranno trenta milioni) l’accresciuto disinteresse
verso la carne condurrà ad un maggior consumo di latticini, formaggi, frutta e
verdure.

6. Le strategie del Piano triennale
I punti chiave delle strategie del Piano sono:

a) Ruolo di coordinamento e di facilitatore: condizione essenziale per l’attuazione
   degli obiettivi del Piano è la realizzazione di un forte coordinamento organizzativo
   e gestionale da parte della Regione Lombardia, da realizzarsi con il supporto
   operativo dell’ERSAF ed in stretto raccordo con le altre Direzioni della Regione
   sinergiche a tale attività, con Unioncamere Lombardia e con il sistema degli Enti
   locali, in modo da costituire un sistema sinergico di promozione. La Regione
   inoltre con l’apporto del sistema camerale e degli Enti locali deve svolgere anche
   il ruolo di facilitatore delle relazioni tra gli operatori istituzionali e le imprese di
   produzione, distribuzione e ristorazione per coagulare risorse e favorire iniziative
   mirate alla promozione dei prodotti alimentari Lombardi come prodotti di qualità.

In quest’area è già prevista ed avviata la funzione di coordinamento per
 Vinitaly 2003
 Expo Sapori 2003
Alcune Fiere e manifestazioni del comparto agroalimentare che verranno definite
d’intesa con i Consorzi e gli altri interlocutori privilegiati della Direzione
Agricoltura, valutando l’impatto che hanno avuto nelle precedenti edizioni e
l’interesse che i Consorzi attribuiscono loro nell’economia complessiva della loro
programmazione di mercato. Si possono comunque intravedere fin d’ora alcuni
momenti promozionali che mantengono la loro validità d’impatto sul pubblico e sui
media, quali la Mostra dei prodotti della montagna di Morbegno, il salone del Gusto
di Torino
b) Rafforzamento dell’immagine Lombardia nel comparto enogastronomioco. E’
   da declinare sul tema dei prodotti e della gastronomia lombarda, con un format
   unico e riconoscibile:
         la cucina (la cultura gastronomica) lombarda
         i formaggi lombardi
         i salumi lombardi
         i vini lombardi
         il riso lombardo
         i prodotti della natura lombarda (carne, biologici, olio, ortofrutta,
      florovivaismo)
         il turismo enogastronomico, l'agriturismo

In quest’ambito verranno rafforzati gli interventi a favore del comparto
enogastronomico, sia attraverso le Strade del vino, che il Wine day ed altri momenti
di presentazione dei vini, anche collegati a manifestazioni culturali di cui al punto c).

c) Strategia di comunicazione
    sito web
    pubblicita’ (tabellare e pubbliredazionali)
    eventi
    promozioni al consumatore e sui punti di vendita
    azioni promozionali verso il trade
    promozione e comunicazione nella ristorazione
    produzione di materiali

   Per quanto riguarda, in particolare , gli eventi, sulla scorta dei buoni risultati
ottenuti nel corso del 2002 con la messa a punto di alcuni interventi che hanno
associato la promozione del comparto agroalimentare a modalità innovative di
comunicazione, integrando il mondo culturale e dello spettacolo con quello
gastronomico, promuovendo forme di spettacolo e comunicazione sui prodotti
lombardi, incentivando la conoscenza dei cittadini e l’educazione alimentare
attraverso la presentazione in luoghi non tradizionalmente deputati all’assaggio (quali
il cinema o le biblioteche), si ritiene utile riproporre alcune manifestazioni, quali:
 L’arte di gustare, percorsi sensoriali e culturali con i prodotti tipici di
    Lombardia.
- Eventi gustativi/spettacolari che, attraverso performances, immagini, uso di
    tecnologie, degustazioni e presentazioni al pubblico, possano coinvolgere gli
    utenti in momenti ludici e formativi, dando il maggior risalto possibile alla cultura
    del teritorio, all'ambiente ed alla salvaguardia della qualità del comparto
    agroalimentare lombardo .
 Eventi promozionali che diffondano il nuovo sito www.buonalombardia.it in
    collegamento con manifestazioni dei settori industriali e tecnologici di maggior
    prestigio della Lombardia, quali Moda, Design, Audiovisivo, Arte contemporanea,
    eventualmente anche esportando eventi già messi a punto nel 2001 e 2002, che
    abbiano dimostrato buon impatto comunicazionale sul pubblico e presso i media o
    che, per il loro inserimento in manifestazioni che si tengono in altre regioni
    italiane o all’estero possano creare un valore aggiunto interessante per la
    commercializzazione del prodotto e l’educazione alimentare dei cittadini,
    valorizzando le risorse allocate dalla Regione in maniera sinergica alle iniziative
    dei Consorzi.
Poichè il cibo, infatti, viene sempre più trattato dai media come un argomento “alla
moda”, carico di significati simbolici, emotivi, “status symbol” che qualifica chi lo
consuma e lo caratterizza come un consumatore di volta in volta attento, salutista,
snob, è bene agire sugli opinion leaders che creano consenso, organizzando eventi
che possano suscitare il massimo di curiosità sì da interessare i media , ottimizzando
la copertura stampa.

d) Marketing di relazione
    partecipazione a manifestazioni fieristiche: Bianco e Rosso 2003; Fiera del
     Bovino da latte di Cremona
    organizzazione di visite di buyer e GDO ad aziende lombarde
    partnership con associazioni legate al mondo eno-gastronomico (albergatori,
     ristoratori, sommelier, ecc.)
    progetti ad hoc per partner di rilievo (GDO e Horeca)

e) Finanziamento di progetti (presentati da aziende, consorzi e altri soggetti
   ammessi) finalizzati al raggiungimento degli obiettivi fissati dal piano. La
   selezione dei progetti dovrebbe essere fatta secondo i criteri indicati:
    coerenza con i criteri fissati dalla Regione Lombardia per la concessione dei
      contributi per la promozione e la valorizzazione del patrimonio
      enogastronomico lombardo;
    coerenza con gli obiettivi del Piano indicati al punto 4 del presente Piano –
      “Obiettivi prioritari e interventi programmati”;
    Preferenza a progetti di co-marketing (presentati cioè insieme da aziende dello
      stesso comparto o di più comparti);
    Preferenza a progetti d’integrazione di filiera.

In ogni caso si rimanda alla delibera di "Approvazione dei criteri per la concessione
di contributi per la promozione e la valorizzazione dei prodotti agricoli e del
patrimonio enogastronomico lombardo di cui alla l.r. 7/2000 art. 9".1

7. Gli interlocutori

Gli interventi programmati nel presente Piano verranno attuati secondo tre linee
principali di intervento:
 Lo sviluppo autonomo di azioni promozionali;

1
    Pubblicata sul Burl del 13 agosto 2001
 Le attività promozionali in co-marketing;
 Il finanziamento di progetti presentati da terzi.

Fermo restando il ruolo di coordinamento della Regione, e quello di supporto
operativo dell’ERSAF, anche alla luce di quanto indicato nel “Quadro di riferimento”
–v.punto 1-, risulta necessario, oltre che raccordarsi maggiormente con altri settori
sinergici della Regione, attivare un “tavolo comune” di organizzazione delle risorse
pubbliche che coinvolga oltre al sistema camerale anche gli Enti locali. Tale sistema
di organizzazione consentirebbe, nel rispetto dei principi di partenariato e di
sussidiarietà, di valorizzare le peculiarità delle diverse aree della Lombardia e di
aumentare l’efficacia e l’efficienza dell’insieme degli interventi pubblici.
Per la promozione all’estero interlocutori fondamentali sono, oltre alle Direzioni della
Regione che svolgono tale attività, il Ministero delle Attività Produttive (ex
Mincomes) con cui va ridefinito il nuovo Accordo di Programma e l’Istituto
Commercio Estero ,sia per l’attuazione di tale Accordo di Programma che per il
Programma Interregionale “Promozione mercati esteri” che è stato rifinanziato anche
per il biennio 2003-2004.

Per i progetti finanziati direttamente ai soggetti attuatori i criteri di selezione sono
stati indicati nel paragrafo sulle Strategie del Piano –v. punto 6-.
I principali interlocutori delle azioni dirette, con cui vanno definite modalità di
collaborazione adeguate, sono invece così individuati:

a) Consorzi, Enti ed associazioni
Importante è la collaborazione con i consorzi di tutela sia per condividere strategie ed
avviare azioni comuni e sia per raggiungere in modo più semplice le aziende
associate. Particolarmente significativo è il ruolo di ASCOVILO, nel comparto
vitivinicolo, in quanto questo opera anche come supporto alla Regione per la
realizzazione di programmi di promozione e valorizzazione dei vini DOC oltre che di
raccordo tra le iniziative dei singoli consorzi. Ai consorzi di tutela va aggiunto l’Ente
Nazionale Risi come interlocutore utile per coinvolgere le aziende del comparto riso.

Tutti gli operatori istituzionali lombardi (consorzi di tutela, enti e associazioni)
dovrebbero svolgere il ruolo di capofila per il coinvolgimento delle aziende di più
piccola dimensione o che operano prevalentemente su mercati locali e delle aziende
agrituristiche e dei produttori biologici in genere.
Nell’ambito del comparto carne bovina carne suina e salumi in genere le associazioni
possono svolgere lo stesso ruolo di coordinamento e di capofila, come pure i consorzi
promotori di marchi di qualità per le carni bovine e suine.

b) Il sistema delle imprese
Il coinvolgimento delle imprese va rafforzato sia nell’attuazione delle azione di
promozione finanziate su domanda che di quelle attuate direttamente dalla Regione,
sviluppando così interventi maggiormente finalizzati alla commercializzazione dei
prodotti.
Le imprese singole e cooperative, anche se non possono essere soggetti finanziabili
per la parte riguardante i prodotti industriali, almeno fino all’istituzione dei marchi di
garanzia, sono però possibili sponsor di azioni promosse direttamente dalla Regione
Lombardia. Possono inoltre facilitare il coinvolgimento delle catene distributive,
fondamentali per dare visibilità ai prodotti lombardi.

Vanno inoltre incentivati i progetti di integrazione di filiera e di rintracciabilità che
possono facilitare significativi processi di riposizionamento dei prodotti lombardi sui
mercati italiani ed esteri.

c) Horeca
In questa categoria rientrano gli alberghi, la ristorazione ed il catering. Importante è
difatti il loro contributo nella promozione e veicolazione dell’immagine dei prodotti
lombardi per gli operatori di questa categoria.

Il pasto fuori casa è uno dei migliori veicoli per invogliare i consumatori a provare
nuovi prodotti, mentre è poi affidato alla distribuzione il compito di farli inserire nei
comportamenti abituali di consumo. La ristorazione è difatti il principale mezzo di
raccordo tra prodotto e territorio:
Particolare attenzione va quindi dedicata a diverse tipologie di operatori di questo
settore:

   Catene alberghiere
   Ristoranti collegati tra loro
   Associazioni di categoria (Ristoranti, Alberghi, Agriturismo)
   Ristorazione viaggiante (Aerei e Treni)
   Associazioni professionali (cuochi e ristoratori, sommelier, assaggiatori di
    formaggi, scuole di cucina, ecc.)

d) La Distribuzione
Interlocutore privilegiato di questa categoria è la Grande Distribuzione Organizzata
(GDO). Queste aziende sono in grado per dimensioni, risorse, cultura manageriale e
presenza sul territorio di dare un significativo contributo al perseguimento degli
obiettivi del presente Piano, se adeguatamente motivati e coinvolti.

Per ottenere una maggiore visibilità sui punti vendita del dettaglio tradizionale non si
deve trascurare la possibilità di coinvolgere e stringere accordi con le Associazioni di
commercianti e di categoria (per esempio macellai, ortofrutta, enoteche). I negozi
specializzati ed i mercatini rionali sono spesso il canale distributivo privilegiato, se
non l’unico per i prodotti tipici lombardi.
La numerosità dei Punti di vendita ed il loro basso peso unitario rendono utile, se non
indispensabile, passare attraverso le associazioni di categoria per ottimizzare le
risorse utilizzate per coinvolgere questi operatori.

								
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