Pipa fai da te by abOL5i

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									Pipa fai da te
Ho fatto una pipa fai da me.
Devo dire che sono rimasto sorpreso del risultato. Mi aspettavo un specie di aborto da mettere sotto
formalina e, invece, ne è uscita una quasi pipa degna di figurare nella vetrina di qualche tabaccaietto
di periferia. Non poco per essere la prima volta. La verità è che è più facile di quanto non sembri,
sempre che si conosca bene l’oggetto e si sia curiosato tra le foto dei nostri amici mastri pipai. Già
perché tali illustrazioni mi sono stati molto più utili del beneamato Pellissone letto e riletto più
volte, ma mai digerito del tutto.
Devo dire che non possiedo, in generale, una grande manualità e che di solito compenso con molto
studio e progettazione. Devo, inoltre, ringraziare Franco che mi ha mostrato il suo pregevole lavoro,
che non pensavo certo di poter eguagliare e che non ho eguagliato, confessandomi di non aver
utilizzato nessuno strumento in particolare: raspa, lima, carta vetrata e… olio di gomito. Grande
insegnamento e risultato corrispondente.
La cosa più utile è stata il tempo che è passato da quando ho richiesto il pezzo e il momento in cui
l’ho ricevuto. Un tempo sufficiente a costruire la pipa cento volte… nella mia mente!
Che pipa fare? Dove tagliare? Come ottenere la forma cilindrica? Come realizzare il cannello e,
soprattutto, il raccordo tra cannello e testa? Come renderla lucida?

Che pipa fare?
Nelle noiose serate davanti alla TV, con una pipa
in bocca e la mente allo scopo, ho riempito fogli
e fogli di disegni fino… ad imparare a disegnare
una pipa, memorizzando misure e proporzioni e
imparando a capire l’oggetto nella sua più intima
natura (quante pipe ho misurato!).
Poi, di tutte le pipe possibili, ho selezionato quelle che potevano uscir fuori dall’abbozzo ricevuto.
Quando si usa un abbozzo forato e con il bocchino innestato (misure standard e un abbozzo dritto,
nel mio caso) c’è poco da fantasticare, puoi solo tentare di tirar fuori una delle poche pipe che sta
già dentro!
E poi, il primo tentativo, necessariamente un po’ scolastico, obbligava ad una sola scelta: la classica
dritta (o la dritta classica). E allora giù con il progetto e le misurazioni del caso. Poi la decisione e…
via.

Dove tagliare?
Sapevo che la riuscita finale sarebbe dipesa da
come avrei impostato la pipa sin dall’inizio. Così
mi feci subito un’idea di dove e come avrei
cominciato a tagliare.
E allora, badando a tenermi il più abbondante
possibile e cercando di ottenere superfici più
regolari possibile, cominciai con l’ottenere una
pipa “cubica”.
Di lì, poi ricavai otto facce e poi… raspa e carta
vetrata, sempre più sottile…
Come ottenere la forma cilindrica?
Naturalmente raspando via gli spigoli e poi lavorando di
carta vetrata a grana grossa (80/100). Già ma come ottenere
una superficie uniforme, senza bozzi e protuberanze? Qui
mi fu fatale una foto (o dovrei dire provvidenziale). “Baldo
Baldi al lavoro!” Realizzai le strisce di carta vetrata e feci
come nella foto: risultato perfetto (si fa per dire).


Come realizzare il cannello e, soprattutto, il raccordo tra cannello e testa?
                                  Ottenere un cannello più o meno cilindrico non è un
                                  problema se si segue lo stesso procedimento usato per la
                                  testa. Consiglio, peraltro, di lavorare il cannello, almeno
                                  nella fase finale, con il bocchino innestato in modo da
                                  rendere la congiunzione tra i due elementi perfettamente
                                  continua, carteggiandoli insieme.
Più delicata è la faccenda del raccordo cannello - testa. Qui si rischia di brutto, perché, nel tentare di
rendere concavo il punto di congiunzione, è facile mangiare troppo legno dalla testa o dal cannello e
lì abbiamo fatto la frittata. È opportuno, quindi, tenersi un po’ di legno in più intorno al punto
critico e lavorare con una lima tonda.

Aggiustamenti finali
Una fase delicata è anche quella degli aggiustamenti finali. Infatti, una volta finita, la pipa necessita
ancora qualche colpetto qua e là per far aderire perfettamente la forma al modello di partenza. Ciò
comporta, in genere, interventi sul fornello per arrivare alla larghezza giusta (in genere il foro
prefabbricato è piuttosto stretto) e interventi sulla testa per trovare la giusta rastrematura o rendere
simmetrico l’andamento dei profili (ed eliminare eventuali bozzi!). È qui che, di norma, si rovina
tutto! Infatti, la mia prima pipa è venuta troppo sottile, la testa troppo rastremata e il cannello troppo
inclinato verso la testa. Ma tant’è, dovevo pur pagare lo scotto del noviziato!

Come renderla lucida?
La faccenda della lucidatura, per una pipa liscia, è pure abbastanza semplice, pur non possedendo
mole, motori o trapani accessoriati. Io non ho fatto altro che continuare a carteggiare con le solite
strisce, ma con grana sempre più fine (80-100-120-220-400-600-800-2000) e un altro po’ ci
rimaneva solo il buco! Forse avrò esagerato, ma il risultato è indistinguibile dalle normali finiture
delle pipe in commercio. La 2000, per esempio, restituisce una superficie che quasi non ha bisogno
di ceratura!
La tinta poi è un capitolo a parte. La radica utilizzata era di per sé scuro-rossiccia (e con un
bell’occhio di pernice!) e refrattaria a vari tentativi di coloritura. Una volta steso il colore (con i
soliti mordenti che si trovano in ferramenta) e ricarteggiata, la pipa ritornava più o meno come
prima: color pipa!
Per la cera carnauba ho messo in pratica i vari consigli ricevuti in lista. Ho preso una toppa di pelle
e, dopo averci energicamente strofinato sopra un pezzo di cera, l’ho passata sulla pipa con lo stesso
sistema delle strisce di carta vetrata. Il risultato è splendido, ma poco duraturo e la pipa si riopacizza
quasi subito ed è per questo che è bene esagerare un po’ con la carta vetrata finissima che garantisce
di per sé un buon risultato duraturo.
Ric

								
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