Appunti Procedura penale Integrazione by F5r4X3qn

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									                        Procedura Penale - Integrazione
                                                                                                   Home
 Attività argomentativa1 Fasi del dibattimento2 Patologie dell’attività argomentativa2 Argomentazioni
 in iure3 Accertamenti tecnici irripetibili4 Incidente probatorio5 Prova documentale6 Lista
 testimoniale7 Le prove8 I mezzi di prova9 I mezzi di ricerca della prova9 Tipi di prove9 Fasi del
 procedimento probatorio9 Ammissione della prova9 Oggetto alla prova10 Diritto alla prova11 Limiti
 all’esercizio11 Acquisizione della prova12 Inutilizzabilità13 Inutilizzabilità derivata15 Segreti16
 Valutazione della prova17 Richieste di prova21 Iniziativa probatoria del giudice23 Interrogatorio24
 Dichiarazioni dell’imputato25 Dichiarazioni spontanee dell’imputato25 Testimonianza indiretta26
 Testimonianza27 Esame dei testimoni28 Rifiuto a sottoporsi all’esame30 Domande vietate31
 Contestazioni (500)32 Tipologie dell’esame delle parti (208/210)34 Esame delle parti (503)35
 Confronti / ricognizioni / esperimenti37 Perizia / consulenza37 Attività integrativa di indagine38
 Letture40 Letture consentite (511)40 51242 512-bis43 51343 Letture vietate (514)44 Istruzione
 dibattimentale45 Discussione conclusiva45 Il giudizio penale47 Condanna dell’imputato49 Requisiti
 della sentenza49 Giudizio abbreviato50 Attività sotto copertura51 Le intercettazioni51 Articoli53

                     APPUNTI TRATTI DALLE LEZIONI E DAI MANUALI
                     ULTIMO AGGIORNAMENTO: 30/04/2012 10.57, NR. 7

Titolare cattedra: Prof. Michele Caianiello.
Libri di testo fondamentali:
    1. P. Ferrua – F. Grifantini – G. Illuminati - R. Orlandi, La prova nel dibattimento penale,
        Giappichelli, 3a ed., Torino, Giappichelli, 2007. I frequentanti possono saltare la parte di Ferrua
        o quella di Orlandi.
    2. G. Conso – V. Grevi (a cura di), Compendio di procedura penale, Padova, Cedam, 2006
        (meglio attendere l’edizione del 2008), relativamente al Capitolo III e al Capitolo VI, § 10-13
        inclusi.
    3. Altro materiale di approfondimento verrà dato a lezione ma non costituisce parte dell’esame.
Si è considerati frequentanti con 30 ore su 40 (primo semestre).
Riforme recenti:
    1. D.lgs. 51/98, che ha soppresso il pretore;
    2. L. 479/99, c.d. legge Carotti;
    3. L. 63/01, sul giusto processo.
Libri consigliati: Carofiglio: “L’arte del dubbio”; Paolo Grossi: “Prima lezione di diritto”.
VISITA IN TRIBUNALE: martedì 02.12.02008, ore 09.00/13.00, tribunale di Ravenna.
INCONTRO: in facoltà per un incontro il 16.12.2008.
ULTIMA LEZIONE: il 05.12.2008.
LEGENDA:
1. in corsivo: gli articoli di legge copiati integralmente
2. in rosso: le parti segnalate come importanti dal prof.
3. evidenziate in giallo: le parti ritenute importanti
4. evidenziate in verde: le domande d’esame

                          L’ATTIVITÀ ARGOMENTATIVA DELLE PARTI
L’atto del provare contiene una componente argomentativa che lo rende affine ed omogeneo all’atto del
giudicare.
Il processo penale è un gioco di proposizioni, nasce da una proposizione: l’imputazione, le prove stesse
sono proposizioni (non fatti), il testimone non produce un fatto ma offre una proposizione, ne consegue
che la prova è anche metodo retorico attuato mediante proposizione e l’abilità espositiva cambia la
formazione della prova; la stessa sentenza è una proposizione.
Il processo è in parte euristico, in parte politico. La presunzione di innocenza è un canone probatorio e
una regola di trattamento (che richiede perciò il contraddittorio).
In epoca positivistica si postulava che la prova si risolvesse nella “percezione di un fatto” ad opera del
giudice. Dare rilievo agli aspetti fisici o materiali che cadono sotto la percezione sensoriale, emarginava
tuttavia gli aspetti argomentativi. Il giudice, come ogni uomo dotato di raziocinio, è in grado di
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compiere in proprio l’operazione consistente nell’attribuire al “mezzo” di prova il significato che la
logica impone. Se opportuno si avvarrà dell’aiuto di un esperto (perito), in possesso dei canoni
conoscitivi (massime di esperienza specialistiche) necessari per impostare e concludere un
ragionamento corretto sul piano logico – scientifico più che giuridico. Il perito era concepito come una
sorta di “protesi mentale” della quale il giudice doveva munirsi per sopperire a certe massime
d’esperienza. I presupposti culturali di questa concezione sono oggi superati e persino ingenui,
assimilando l’accertamento giudiziario ad un calcolo geometrico capace di imporsi ad ogni intelletto con
evidenza cartesiana. La nozione positivistica di “percezione sensoriale” si è rivelata ben altro di quel
fenomeno incondizionato che si riteneva ed entro in crisi quando si scoprì che nemmeno la fisica 1 e la
matematica poggiavano su assiomi indiscutibili.
Il giudice, col partecipare attivamente alla ricostruzione processuale dell’addebito finisce col “distillare
il giudizio di fatto attraverso l’alambicco della propria soggettività”, condizionando così l’esito
dell’accertamento. Proprio questa convinzione ha contribuito a esaltare gli aspetti argomentativi del
fenomeno probatorio, ponendo il problema di una normativa capace di assicurare uno spazio
adeguato al contraddittorio fra le parti il quale è l’espressione di un principio metodologico volto a
realizzare l’imparzialità del giudice, oltre ad essere una regola che attribuisce particolari facoltà e diritti
alle parti.
Si perviene così allo spostamento d’accento dalla “percezione sensoriale” all’“enunciato fattuale”.
L’attuale ordinamento processuale costringe il giudice dibattimentale in un ruolo sconosciuto al
previgente sistema: all’oscuro di numerosi atti di indagine, egli dovrà ricavare la materia del proprio
convincimento soprattutto dalle argomentazioni delle parti.
FASI DEL DIBATTIMENTO:
     1. Richieste di prova ex art. 493, nelle quali le parti forniscono anche una prima versione della
         loro tesi;
     2. Istruzione dibattimentale che si snoda all’insegna di iniziative tendenti a fornire al giudice le
         “prove” degli assunti accusatori o difensivi;
     3. Discussione conclusiva che si configura come una critica dei mezzi di prova a completamento
         dell’attività probatoria, dalla quale il giudice dovrà trarre spunti per formarsi il proprio
         convincimento.
Il potere direttivo dell’udienza è affidato al giudice ex art. 470 ed il passaggio dall’una all’altra fase si
basa sul principio di non regressione, in forza del quale l’approdo ad uno stadio successivo preclude
gli atti al cui compimento era preordinato (tranne casi eccezionali quali, ad es. l’art. 493/3 e 495/4). Ciò
in relazione alla esigenza di razionalità pratica e di economia processuale.
  470. Disciplina dell'udienza.
  1. La disciplina dell'udienza e la direzione del dibattimento sono esercitate dal presidente che decide
  senza formalità; in sua assenza la disciplina dell'udienza è esercitata dal pubblico ministero2.
  2. Per l'esercizio delle funzioni indicate in questo capo, il presidente o il pubblico ministero si avvale,
  ove occorra, anche della forza pubblica, che dà immediata esecuzione ai relativi provvedimenti.
Le iniziative probatorie del pubblico ministero influenza l’attività argomentativa dell’imputato in quanto
mettono quest’ultimo nella situazione di dover neutralizzare l’aggressione proveniente
dall’impostazione probatoria dell’accusa (e viceversa).
Il controllo sulla correttezza delle parti nello svolgimento di attività argomentative e sul rispetto della
sequenza procedurale è affidato al giudice. Esso può intervenire:
     1. quando le parti formulano le loro richieste di prova (art. 493/4);
     2. mentre l’imputato rende dichiarazione spontanee (art. 494);
     3. quando si tratta di autorizzare l’esame incrociato del teste minorenne o incapace (art. 498/4);
     4. quando le parti formulano domande o contestazioni nell’esame testimoniale (art. 499/6 e 504);
     5. durante la discussione conclusiva (art. 523/3).
                         PATOLOGIE DELL’ATTIVITÀ ARGOMENTATIVA
L’agone dialettico avente per posta il convincimento del giudice esige atteggiamenti leali e corretti da
parte dei contendenti. L’attività argomentativa di una parte si pone in stretta correlazione con le mosse
1
  Il principio di indeterminazione di Heisemberg ha evidenziato come l’operazione di percepire influisca sull’oggetto
percepito, alterandone la condizione.
2
  Dal 1993 la Corte Costituzionale ritiene il P.M. uno dei poteri dello Stato che può essere coinvolto in un conflitto di
attribuzione.
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della controparte, proprio come in un gioco dove il punto segnato da uno dei contendenti mette l’altro in
condizioni di dover rimontare.
Lealtà e probità obbligano tutte le parti:
      per i difensori delle parti private l’obbligo risulta dall’art. 105/4 c.p.p. e dall’art. 6 del codice
         deontologico forense che interdice azioni assunte in male fede o colpa grave e art. 14 del
         medesimo codice che fa divieto all’avvocato di introdurre intenzionalmente nel processo prove
         false;
      per il pubblico ministero è un obbligo implicito nel dovere di osservare le norme processuali ex
         art. 124 c.p.p.
Si ritiene comunemente che le parti, quando argomentano nel corso del dibattimento, non acquisiscono
la prova: piuttosto contribuiscono a formarla davanti al soggetto (il giudice) legittimato ad acquisirla.
Questo è il consueto valore lessicale del termine “ACQUISIZIONE”, fondato sul tradizionale concetto
della prova come “fatto”, “elemento conoscitivo” che il giudice fa suo per decidere.
Se tuttavia si concepisce la prova come argomentazione da convalidare con altri “fatti” o “elementi
materiali”, il discorso cambia e, se illegittima (contra legem scriptam), anche l’attività argomentativa è
idonea a produrre invalidità, seppur entro i limiti ragionevolmente ricostruibili in base alle norme
concernenti l’invalidità degli atti processuali. Se invece l’illegittima condotta della parte risultasse
esterna al contesto di formazione di un determinato mezzo di prova (ad esempio se si verificasse
nell’esposizione introduttiva o nella discussione finale), ne seguirebbe non l’invalidità della prova ma la
possibilità per il giudice di intervenire per riportare sui binari della correttezza il comportamento della
parte inottemperante.
L’art. 478 offre alle parti ampie facoltà di sollevare questioni incidentali, comprese quelle sui
provvedimenti del presidente che riguardano l’attività argomentativa delle parti.
  478. Questioni incidentali.
  1. Sulle questioni incidentali proposte dalle parti nel corso del dibattimento il giudice decide
  immediatamente con ordinanza, previa discussione nei modi previsti dall'articolo 491.
La parte, quando espone i propri argomenti nelle diverse situazioni processuali, esercita un vero diritto
(in senso processuale), la cui tutela non può essere lasciata alla decisione insindacabile del presidente.
Accade così che le questioni preliminari e quelle concernenti l’ammissione della prova (art. 190/1 e
495), il potere spetta al giudice (ovvero al collegio). L’intervento sulla condotta illegittima di una parte
nell’attività argomentativa è delegato al presidente per favorire un decorso fluido dell’attività, senza che
ciò significhi che arbitro esclusivo ed insindacabile del diritto di argomentare sia il presidente. Spetta
sempre al collegio l’ultima parola.
                                     ARGOMENTAZIONE IN IURE
Il processo è un banco di verifica di una tesi precostituita e rigorosa proposta dal Pubblico Ministero,
come nel diritto civile è l’attore che deve indicare petitum (sebbene il petitum3 del processo civile lega
il giudice mentre non lega il giudice nel processo penale) e causa petendi4 (in questo caso assimilabili).
Tuttavia, sebbene il giudice non possa mettere mano al fatto storico, può però modificare la
qualificazione giuridica.
(Orlandi) La locuzione latina Da mihi factum, dabo tibi ius (in italiano, narrami il fatto e ti darò il
diritto) è una espressione usata nel linguaggio giuridico per indicare, in senso sostanziale, che il diritto
si può fornire solo in stretta correlazione ad una precisa descrizione del fatto da regolare, laddove, in
senso processuale, essa viene talvolta interpretata nel senso che è riservato alle parti far conoscere al
giudice i fatti a lui ignoti da cui è scaturita la controversia; in sede di decisione, il giudice valuterà in
base ad essi la norma da applicare più aderente al caso di specie. Il principio è espresso, in altra forma,
dal brocardo "iura novit curia". Le parti, infatti, nell'allegare i fatti a sostegno delle proprie pretese, non
hanno l'onere di indicare le norme che il giudice dovrà applicare nel decidere la controversia.
Il giudizio non è un percorso lineare che dalla premessa maggiore, certa e condivisa (la norma generale
ed astratta), perviene alla conclusione (sentenza), passando per il termine intermedio (il fatto). Esso
viene piuttosto concepito come il risultato di un progressivo raffronto fra il termine superiore e quello
3
  Oggetto della domanda in senso stretto o petitum, il bene della vita (cioè la somma di denaro, il valore aggiunto che mi
deriva a seguito dell’accoglimento della mia domanda) o la prestazione. Di fatto non esistono limita pratica all’ampiezza
oggettiva della domanda. Contro la stessa parte possono proporsi anche più domande fra esse connesse.
4
  Titolo (giuridico), o causa petendi, è la ragione giuridica del domandare, il diritto sostanziale affermato in forza del quale
viene chiesto il petitum. Ciò che individua la causa petendi è il fatto costitutivo del diritto che si fa valere.
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intermedio, un procedere per tentativi dove il fatto e la norma sono pensati insieme e si delineano
vicendevolmente.
Tuttavia l’argomentazione in iure pone problemi pratici non molto dissimili dall’argomentazione in
facto. Il giudice penale deve “trovare” il diritto dopo aver diligentemente ascoltato le ragioni delle
parti e accade spesso che buona parte della discussione finale verta proprio sulla quaestio iuris. Così
l’accusa di riciclaggio non impedisce la condanna per ricettazione, l’accusa di concussione non
impedisce la condanna per corruzione, ecc. Si giustifica il fenomeno della c.d. “imputazione
alternativa”, addirittura in nome degli interessi della difesa (fatto questo non pacifico in dottrina). Non
esiste tuttavia un diritto dell’imputato ad una qualifica giuridica preventivamente individuata
nell’imputazione insuscettibile di mutamento nella corrispondente sentenza.
                               ACCERTAMENTI TECNICI IRRIPETIBILI
La prova si può precostituire mediante gli accertamenti tecnici irripetibili e l’incidente probatorio.
Gli accertamenti tecnici non ripetibili (360 c.p.p.), che sono svolti quando gli accertamenti indicati
dall’art. 359 c.p.p. (vedi sotto), non potranno essere ripetuti in un futuro eventuale dibattimento, in
quanto riguardanti persone, cose o luoghi soggetti a modificazione, es. l’analisi su un tessuto organico
non più utilizzabile. In tal caso, poiché l’accertamento è destinato ad essere utilizzato probatoriamente in
dibattimento (v. art. 431, lett. c), il PM deve dare avviso all’indagato, difensore e persona offesa
dell’espletamento dell’atto e della possibilità di nominare propri consulenti.
Per effettuare gli accertamenti tecnici sono necessarie speciali competenze. Vi sono due tipi di
accertamenti, quelli ripetibili e quelli irripetibili.
  359. c.p.p. Consulenti tecnici del pubblico ministero. (Accertamento tecnico ripetibile)
  1. Il pubblico ministero, quando procede ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici
  e ad ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze, può nominare e
  avvalersi di consulenti, che non possono rifiutare la loro opera.
  2. Il consulente può essere autorizzato dal pubblico ministero ad assistere a singoli atti di indagine.
  360. c.p.p. Accertamenti tecnici non ripetibili. (Accertamento tecnico irripetibile)
  1. Quando gli accertamenti previsti dall'articolo 359 riguardano persone, cose o luoghi il cui stato è
  soggetto a modificazione, il pubblico ministero avvisa, senza ritardo, la persona sottoposta alle
  indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno, dell'ora e del luogo fissati per il
  conferimento dell'incarico e della facoltà di nominare consulenti tecnici.
  2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 364 comma 2.
  3. I difensori nonché i consulenti tecnici eventualmente nominati hanno diritto di assistere al
  conferimento dell'incarico, di partecipare agli accertamenti e di formulare osservazioni e riserve.
  4. Qualora, prima del conferimento dell'incarico, la persona sottoposta alle indagini formuli riserva
  di promuovere incidente probatorio [c.p.p. 392], il pubblico ministero dispone che non si proceda
  agli accertamenti salvo che questi, se differiti, non possano più essere utilmente compiuti.
  5. Se il pubblico ministero, malgrado l'espressa riserva formulata dalla persona sottoposta alle
  indagini e pur non sussistendo le condizioni indicate nell'ultima parte del comma 4, ha ugualmente
  disposto di procedere agli accertamenti, i relativi risultati non possono essere utilizzati nel
  dibattimento.
   117. Disp. Att. Accertamenti tecnici che modificano lo stato dei luoghi, delle cose o delle persone.
  1. Le disposizioni previste dall'articolo 360 del codice si applicano anche nei casi in cui
  l'accertamento tecnico determina modificazioni delle cose, dei luoghi o delle persone tali da rendere
  l'atto non ripetibile.
Gli accertamenti tecnici seguono questa procedura:
     1. si convoca il perito (o, più in generale, chi deve fare l’accertamento);
     2. si formula il quesito, limitando in tal modo l’ambito dell’accertamento;
     3. l’esperto procede all’accertamento. Solitamente riferisce per iscritto;
     4. Le parti sono avvisate dell’esperimento e possono affiancare un loro esperto (consulente di parte)
          per, eventualmente, criticare le operazioni compiute in corso d’opera o al termine. Hanno perciò il
          diritto di fare osservazioni.
     5. Le parti possono riservarsi di chiedere l’incidente probatorio, ovvero, generalmente una
          perizia. Questo in quanto la perizia è un atto garantito poiché disposta dal giudice, inoltre
          aumenta il nr. delle persone che possono affiancare il perito:
              A. consulente del PM;
              B. consulente dell’indagato;
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             C. consulente della persona offesa.
         Il problema di fondo è il tempo, ovvero trascorrono solitamente dei giorni e può non essere
         possibile esperire l’incidente probatorio. In tale caso (urgenza) il PM può fare l’accertamento
         tecnico irripetibile comunque, notificando alle parti che procederà ugualmente. In tale caso la
         legge consente una verifica a posteriori all’operato del pubblico ministero, ovvero va a sindacare
         se vi siano stata effettivamente l’urgenza. In caso di risposta affermativa l’operazione può essere
         sfruttata come prova in dibattimento. In caso negativo, ovvero che si poteva attendere,
         l’accertamento tecnico irripetibile diventa inutilizzabile in dibattimento, tuttavia tali
         inutilizzabilità è relativa in quanto la legge non colpisce l’accertamento in modo totale in
         quanto essa rimane utilizzabile nei seguenti casi:
              nelle indagini preliminari;
              in un giudizio speciale non dibattimentale (giudizio abbreviato, giudizio immediato,
                 patteggiamento);
              ecc..
         La distinzione è che l’accertamento tecnico è disposto dal PM mentre l’incidente probatorio è
         disposto dal giudice e può essere chiesto anche dall’imputato quindi è più garantista.
                                       INCIDENTE PROBATORIO
L'incidente probatorio è un istituto con il quale il pubblico ministero e la difesa dell'indagato
possono chiedere l'assunzione anticipata dei mezzi prova nelle fasi precedenti il dibattimento; la
persona offesa non può richiederlo, ma può chiedere al pubblico ministero di chiedere l’incidente
probatorio. In caso di diniego egli risponde con un decreto motivato non impugnabile. Anche se è
prescritto durante la fase delle indagini preliminari non ne è escluso il suo ricorso nell'udienza
preliminare5 - in questo caso competente è il GUP che procede - e nella fase predibattimentale.
I presupposti che lo giustificano non sono da ricercare soltanto nell'irripetibilità del mezzo prova da
assumere, ben potendo anche consistere in una mera ragione di opportunità (come accade nel caso di
una perizia che se disposta nella fase dibattimentale per la sua complessità determinerebbe una
sospensione del processo per oltre 60 giorni).
L’incidente probatorio nasce per consentire ad un prova che può venir meno ex art. 392 c.p.p.:
     1. Impossibilità oggettiva (luoghi che si alterano e che non consentono più la perizia);
     2. Inquinamento probatorio.
 392. c.p.p. Casi. Incidente probatorio.
 1. Nel corso delle indagini preliminari [c.p.p. 326, 327, 328, 329, 551] il pubblico ministero e la
 persona sottoposta alle indagini possono chiedere al giudice che si proceda con incidente probatorio:
 a) all'assunzione della (a) testimonianza [c.p.p. 194] di una persona, quando vi è fondato motivo di
 ritenere che la stessa non potrà essere esaminata nel dibattimento per (a1°) infermità o (a2°) altro
 grave impedimento;
 b) all'assunzione di una testimonianza quando, per elementi concreti e specifici (ovvero sono questi
 elementi che rendono fondati i motivi), vi è fondato motivo di ritenere che la persona sia esposta a
 violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità affinché (a3°) non deponga o
 deponga il falso;
 c) (b) all'esame della persona sottoposta alle indagini su fatti concernenti la responsabilità di altri
 (quindi non per il fatto proprio. In questo caso anche quando non vi sia rischio di dispersione della
 prova);
 d) all'esame delle persone indicate nell'articolo 210 (ovvero esame di persona imputata in
 procedimento connesso);
 e) al (c) confronto tra persone che in altro incidente probatorio o al pubblico ministero hanno reso
 dichiarazioni discordanti, quando ricorre una delle circostanze previste dalle lettere a) e b);
 f) a una (d) perizia (nota: generalmente la perizia viene effettuata per iscritto, praticamente mai in
 modo orale. Il perito cioè si presenta in aula con un documento scritto, la perizia, anche se ovviamente
 può essere esaminato oralmente. Tranne i rari casi in cui debba esporre a informazioni tecniche
 astratta (a quanti gradi bolle l’acqua?) questi chiede il tempo di esaminare il caso perciò si rimanda
 l’udienza) o a un (e) esperimento giudiziale, se la prova riguarda una persona, una cosa o un luogo
 il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile;
 g) a una (f) ricognizione, quando particolari ragioni di urgenza non consentono di rinviare l'atto al
5
    In inglese è la: preliminary hill.
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 dibattimento.
 1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter, anche se relativo al
 materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater. 1, 600-quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-ter,
 609-quater, 609-quinquies e 609-octies del codice penale il pubblico ministero o la persona
 sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione
 della testimonianza di persona minore degli anni sedici, anche al di fuori delle ipotesi (anche
 quando non vi sia rischio di dispersione della prova) previste dal comma 1.
 2. Il pubblico ministero e la persona sottoposta alle indagini possono altresì chiedere una perizia che,
 se fosse disposta nel dibattimento, ne potrebbe determinare una sospensione superiore a sessanta
 giorni [c.p.p. 227, commi 2 e 4, 468, comma 5]
L’incidente probatorio deroga l’immediatezza ma non al contradditorio né all’oralità. Oggi questo
istituto, nato per evitare la dispersione della prova, si è allargato sino a divenire utilizzabile “quando è
utile farlo”, a prescindere dal pericolo della dispersione della prova.
Utilizzabilità della prova raccolta con l’incidente probatorio in dibattimento: è prova formata nel
contraddittorio quindi è prova a tutti gli effetti. Tuttavia vi sono problematiche che sorgono in capo a:
      I soggetti che vengono coinvolti successivamente all’incidente probatorio. In tale caso le prove
         possono essere utilizzabili sono con il loro consenso;
      Indizi di reato sorti in seguito.
                                          PROVA DOCUMENTALE
Le prove documentali sono:
     1) Scritti o altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la
         cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo. La loro assunzione è estremamente
         semplice: la parte li deposita presso il giudice e prima ancora che questi decida sulla loro
         acquisizione la controparte ne può prendere visione (art 495 c.p.p.). Una volta ammessi sono per
         l'effetto allegati al fascicolo del dibattimento e valutabili ai fini della prova ex art 515 c.p.p..
         È una CATEGORIA ATIPICA nella quale rientrano anche le comunicazione registrate da un
         partecipante alla conversazione (che non sono intercettazioni, che scatta soltanto quanto un terzo,
         escluso della conversazione, che non vi partecipa, intercetta la conversazione. Il presidio
         costituzionale è quello di tutelare la riservatezza della conversazione, che non sussiste fra
         presenti).
     2) Sentenze irrevocabili. Viceversa, con una sentenza passata in giudicato di un procedimento
         penale si “provano i fatti provati” in quel procedimento, come recita l’art. 238bis:
           238bis6. Sentenze irrevocabili7.
           1. Fermo quanto previsto dall’articolo 236, le sentenze divenute irrevocabili [648] possono
           essere acquisite ai fini della prova di fatto in esse accertato e sono valutate a norma degli
           articoli 187 (oggetto della prova) e 192 comma 3 (192/3. Le dichiarazioni rese dal
           coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso a norma
           dell’articolo 12 sono valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano
           l’attendibilità [210, 238bis]. Attenzione, il giudice può, non deve, non esiste la prova legale).
     3. Verbali di mezzi di prova:
           238. Verbali di prove di altri procedimenti. (c.d.: spazio panprocessuale. Prima del 2001 l’art.
           238 diceva che se le prove erano diventate irripetibili, si potevano prendere le prove dagli altri
           procedimenti, ora invece, si consente l’acquisizione soltanto se l’irripetibilità da altre sedi di
           verbali di prova soltanto se l’irripetibilità è dovuta a fatti e circostanze imprevedibili)
           1. E' ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale (purchè siano
           prove in quella sede formate in contraddittorio ed il difensore di quell’imputato abbia
           partecipato alla formazione della prova in quella sede) se si tratta di prove assunte
           nell'incidente probatorio o nel dibattimento.
           2. E' ammessa l'acquisizione di verbali di prove assunte in un giudizio civile definito con
           sentenza che abbia acquistato autorità di cosa giudicata.
           2-bis. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 i verbali di dichiarazioni possono essere utilizzati
           contro l'imputato soltanto (questa è la c.d. inutilizzabilità relativa) se il suo difensore ha
6
    Questo articolo fu usato “a man bassa” durante il periodo di mani pulite.
7
    Art. introdotto dal d.l. 8-6-1992, n. 306 conv. dalla l. 7-8-1992, n. 356 (art. 3, c. 2).
                                                             7
           partecipato all'assunzione della prova o se nei suoi confronti fa stato la sentenza civile.
           3. E' comunque ammessa l'acquisizione della documentazione di atti che non sono ripetibili.
           Se la ripetizione dell'atto è divenuta impossibile per fatti o circostanze sopravvenuti,
           l'acquisizione è ammessa se si tratta di fatti o circostanze imprevedibili.
           4. Al di fuori dei casi previsti dai commi 1, 2, 2-bis e 3, i verbali di dichiarazioni possono
           essere utilizzati nel dibattimento soltanto nei confronti dell'imputato che vi consenta; in
           mancanza di consenso, detti verbali possono essere utilizzati per le contestazioni previste
           dagli articoli 500 e 503.
           5. Salvo quanto previsto dall'articolo 190-bis, resta fermo il diritto delle parti di ottenere a
           norma dell'articolo 190 l'esame delle persone le cui dichiarazioni sono state acquisite a
           norma dei commi 1, 2, 2-bis e 4 del presente articolo.
Dai documenti va tenuto distinto l’atto, che è un particolare tipo di documento, formato all’interno del
procedimento e ai fini dello stesso (come ad esempio i verbali che non hanno valore di prova se non nei
limiti espressamente previsti dalla legge). Ne consegue che l’atto di un procedimento può diventare
documento ai fini di un procedimento diverso.
Salve le eccezioni del 431, i documenti acquisiti nella fase delle indagini preliminari vanno inseriti nel
fascicolo del pubblico ministero perché, in ogni caso, l’ammissione della prova documentale deve essere
richiesta in dibattimento secondo le norme degli artt. 493 e 495.
                                          LISTA TESTIMONIALE
Le parti sono obbligate a indicare una lista dove specificano ciascun testimone, perito, consulente
tecnico e persone imputata in procedimento connesso o collegato di cui intendono richiedere
l’ammissione in dibattimento. Si tratta di una atto peculiare che serve alla parte per citare tali soggetti.
La parte chiede al giudice l’autorizzazione a citare tali soggetti che, se non si presentano, su richiesta
delle parti, possono essere costretti coattivamente a tale attività che si tratta di una prestazione imposta.
Grazie alla lista è possibile cominciare a comprendere la strategia della parte che la presenta in quanto
consente di far capire “dove vuole andare a parare”. Attenzione,per indicazione delle circostanze, non si
richiede di “capitolare” la prova, ovvero di indicare esattamente le domande come nel processo civile.
  468. Citazione di testimoni8, periti e consulenti tecnici. (la lista è documento scritto che serve per
  preparare l’avversario. Non è automatico che tutte le prove indicate in lista siano ammesse in
  quanto possono essere vietate o sovrabbondanti. La lista ha inoltre lo scopo di consentire la citazione
  dei testimoni)
  1. Le parti che intendono chiedere l'esame di testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle
  persone indicate nell'articolo 210 devono, a pena di inammissibilità (della richiesta, ovvero della
  prova, limite temporale. Ciò non pregiudica per il giudice di integrare la lista in assenza di
  presentazione di lista da parte del pubblico ministero purchè si mantenga sulla linea delle indagini
  prodotte dal pubblico ministero. Tale inammissibilità riguarda sia la parte formale (ritardo nei tempi,
  soggetto non autorizzato al deposito, ecc.) ma anche la parte sostanziale, ovvero la mancata
  individuazione di una fonte di prova (es. una testimonianza)), depositare in cancelleria, almeno sette
  giorni prima della data fissata per il dibattimento, la lista con l'indicazione delle circostanze (per
  circostanze si intende la “porzione di fatti” che si intendono provare) su cui deve vertere l'esame.
  2. Il presidente del tribunale o della Corte di assise, quando ne sia fatta richiesta, autorizza (e lo fa
  prima del dibattimento, quando riceve la lista. Essa è distinta dall’ammissione delle prove che viene
  fatta all’inizio del dibattimento) con decreto la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici
  nonché delle persone indicate nell'articolo 210, escludendo le testimonianze (1°) vietate dalla legge
  [c.p.p. 62, 194] e quelle manifestamente (2°) sovrabbondanti9 [c.p.p. 190]. Il presidente può stabilire
  che la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle persone indicate nell'articolo
  210 sia effettuata per la data fissata per il dibattimento ovvero per altre successive udienze nelle
  quali ne sia previsto l'esame. In ogni caso, il provvedimento non pregiudica la decisione
  sull'ammissibilità della prova a norma dell'articolo 495.
  3. I testimoni e i consulenti tecnici indicati nelle liste possono anche essere presentati direttamente
  al dibattimento.
  (comma 4) 4. In relazione alle circostanze indicate nelle liste, ciascuna parte può chiedere (e
8
  Sull’esame e il controesame vedere Gianrico Carofiglio: Il controesame, dalle prassi operative al modello teorico. Giuffré,
1997. Vedere anche L'arte del dubbio, Sellerio, 2007.
9
  1. Art 190/1 c.p.p.:.. manifestamente superflue o irrilevanti.
                                                      8
  comunque lo può fare in qualunque fase del dibattimento) la citazione a prova contraria di testimoni
  (TESTI A CONFUTAZIONE), periti e consulenti tecnici non compresi nella propria lista, ovvero
  presentarli (direttamente) al dibattimento (senza previa richiesta).
  4-bis. La parte che intende chiedere l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale
  deve farne espressa richiesta unitamente al deposito delle liste. Se si tratta di verbali di dichiarazioni
  di persone delle quali la stessa o altra parte chiede la citazione, questa è autorizzata dal presidente
  solo dopo che in dibattimento il giudice ha ammesso l'esame a norma dell'articolo 495.
  5. Il presidente in ogni caso dispone di ufficio la citazione del perito nominato nell'incidente
  probatorio a norma dell'articolo 392 comma 2.
L'art 468 c.p.p. delinea la funzione preparatoria delle prove da assumere poi in dibattimento. Le parti che
intendono chiedere esame di testimoni, periti, consulenti tecnici o persone indicate dall'art. 210 c.p.p.
devono depositare le liste in cancelleria entro 7 giorni dalla data fissata per il dibattimento a pena di
inammissibilità. Unica deroga a tale termine può avvenire solo se la parte dimostra - entro i termini della
presentazione al giudice delle richieste di prova - di non averle potute indicare tempestivamente.
Il deposito della lista testimoniale è un onere delle parti. Attraverso questo istituto le parti indicano i
fatti che intendono dimostrare e chiedono al giudice l'autorizzazione alla citazione delle persone
indagate o imputate in un procedimento connesso o collegato nonché dei periti - mentre per i consulenti
tecnici e i testimoni possono essere presentati direttamente al dibattimento. L'accusa per esempio potrà
voler dimostrare la presenza dell'imputato nel luogo in cui è stato commesso il delitto; la difesa potrà
dimostrare invece una causa di estinzione del reato o la presenza di una causa di giustificazione. È
attraverso il deposito della lista testi che si esercita il diritto alla prova diretta cioè appunto
l'indicazione di ciò che s'intende provare nel corso del processo. Il deposito inoltre assolve alla
funzione di discovery: la parte viene a conoscenza degli elementi in possesso della controparte e delle
circostanze sulle quali verterà l'esame. In questo modo potrà prepararsi per smontare la tesi avversaria.
Se la parte intende chiedere l'ammissione di verbali di prove di altri procedimenti penali o civili deve
farne richiesta iscritta negli stessi termini previsti per la lista teste. Vi sono due momenti della discovery:
   1) il pubblico ministero mette a disposizioni delle parti private le indagini compiute, nel fascicolo del
       pubblico ministero, alla fine delle indagini preliminari;
   2) con il deposito delle liste testimoniali ex art. 468.
Le parti private, mediante i loro difensori, possono fare indagini, ma devono depositarne gli atti per
poterle utilizzare (esattamente come deve fare il PM con la creazione dei fascicoli ex artt. 431 e 433.
Il diritto alla prova contraria infatti non è sottoposto ad oneri. Dal combinato degli articoli 468 e 495
c.p.p. l'imputato ha diritto all'ammissione di prove indicate a suo discarico su fatti costituenti oggetto di
prova a suo carico e lo stesso vale per la pubblica accusa (in attuazione del principio di parità)
Il giudice secondo l'art 495 c.p.p. ammetterà i mezzi di prova a richiesta di parte valutando solo che
questi non siano illegali o evidentemente superflui o irrilevanti. Va ricordato che sono oggetto di
prova secondo l'art 187 c.p.p. solo i fatti relativi all'imputazione, alla punibilità, all'applicazione di
norme processuali e per la determinazione della pena. Inoltre sono oggetto di prova i fatti riguardanti la
responsabilità civile dell'imputato solo se si è costituita la parte civile. Per cui una richiesta di prova
chiesta al di fuori di tali condizioni deve essere respinta dal giudice.
Va aggiunto anche che se si tratta di un reato di criminalità organizzata e la parte chiede l'esame di una
persona indagata o imputata in un procedimento connesso o collegato o di un testimone - che abbia già
deposto in sede di incidente probatorio, in una fase dibattimentale o che siano già stati acquisiti i verbali
di tali deposizioni e a tali atti abbia partecipato il difensore della persona verso cui tali dichiarazioni si
intendono utilizzare - è ammessa dal giudice solo se sussistono esigenze specifiche o se deve essere
esaminata su fatti diversi. Lo stesso è a dirsi se si tratta di esaminare un testimone minore di anni 16 per
un reato a sfondo sessuale.
La parte può anche chiedere l'ammissione di una prova atipica: una prova cioè non prevista dal
legislatore. Questa può essere ammessa solo se non pregiudica la libertà morale dell'esaminando e se
sia idonea ai fini del processo.
                                                  LE PROVE
Le PROVE sono le circostanze che dimostrano un fatto sostanziale, utile ad una parte per dimostrare
la fondatezza delle sue affermazioni (colpevolezza per il PM, innocenza per la difesa).
Nel sistema processuale accusatorio, che valorizza l’oralità e la dialettica tra le parti, la sede naturale
di acquisizione della prova è il dibattimento (artt. 496 – 515 c.p.p.).
                                                         9
Concetto diverso è quello di fonti di prova, cioè le cose, i documenti o le persone da cui può scaturire
poi la prova. Tali fonti preesistono al giudizio, tanto che funzione essenziale della PG e del PM è proprio
quella di assicurare le “fonti di prova”, ai sensi dell’art. 55 c.p.p.. La fonte perciò rappresenta la
scaturigine potenziale della prova ma solo innanzi al giudice la fonte “partorirà” la prova.
I MEZZI DI PROVA sono gli strumenti (testimonianze, esami delle parti, confronti, ricognizioni,
esperimenti giudiziali, perizie, documenti) attraverso i quali le fonti di prova producono la prova; i
mezzi quindi, sono le forme attraverso le quali la prova viene ad esistenza. Così, ad esempio, la persona
– teste (fonte soggettiva di prova) attraverso lo strumento della testimonianza (mezzo di prova), pone in
essere la sua dichiarazione di affermazione o negazione di un fatto (prova positiva o negativa). Nel
confronto, le persone già esaminate o interrogate (fonti di prova) attraverso tale strumento o mezzo
probatorio (mezzo di prova), formano la prova del fatto che interessa al processo.
I MEZZI DI RICERCA DELLA PROVA sono quegli strumenti (ispezioni, perquisizioni, sequestri
e intercettazioni) volti all’acquisizione di fonti di prova e cioè di cose materiali, tracce o dichiarazioni
da cui si possa ricavare la prova. Posto che la prova si forma innanzi al giudice, i mezzi di ricerca della
prova non possono mai pervenire alla precostituita formazione della prova. Le risultanze di tali ricerche
dovranno, quindi, essere offerte al giudice in modo che innanzi a lui esse si convertano in prove.
                                               TIPI DI PROVE
Le prove, avuto riguardo alla struttura, si distinguono in:
    1. PROVE PERSONALI (o dichiarative) sono il ricordo o meglio la dichiarazione del ricordo
        delle persone che, avendo avuto conoscenza del fatto che occorre accertare, conferiscono tale
        loro conoscenza al giudice;
    2. PROVE REALI sono le tracce e gli altri effetti materiali, nonché le cose pertinenti al fatto
        (comprensive del corpo del reato) e utili al suo accertamento. I documenti sono le prove reali
        apprestate dall’uomo al fine di rappresentare il fatto.
Le prove, avuto riguardo alla funzione, si distinguono in:
    1. PROVE STORICHE (o rappresentative) sono le dichiarazioni e i documenti che descrivono al
        giudice il fatto che deve essere accertato;
    2. PROVE INDIZIARIE, ex art 192 c.p.p., hanno per oggetto un fatto diverso dalla fattispecie che
        costituisce reato, ma mediante le quali è possibile risalire al reato vero e proprio. Quando ci si
        trova in presenza di tali prove occorrono due valutazioni:
            a) affidabilità della prova;
            b) accertamento sulla possibilità o meno di risalire al reato da tale prova.
        L'art. 192 c.p.p. contiene tre elementi essenziali per l'acquisizione di tale prova e sono
            a) gravità: pertinenza con il thema probandum;
            b) precisione: la non genericità dell'indizio;
            c) concordanza: gli indizi non contrastano fra loro.
        Mentre i primi due elementi sono riferiti al singolo indizio, il terzo ed ultimo elemento va
        rapportato al complesso degli indizi.
Il fatto notorio è il dato di fatto che il giudice (e l'uomo medio) conosce come dato nozionistico
comune e generale: rientra in tale fattispecie, ad esempio, la sussistenza di uno sciopero in un certo
periodo, l'intervento di una calamità naturale, l'evento bellico, un fatto di cronaca particolarmente
rilevante, una festività civile o religiosa. L'ambito di applicazione di tale istituto, inoltre, può essere
relativizzato anche a seconda del settore in considerazione: se la causa verte su uno specifico ambito
tecnico, il fatto notorio potrà essere riferito alla nozione comunemente conosciuta e accettata da parte
degli operatori del settore in oggetto.
                           LE FASI DEL PROCEDIMENTO PROBATORIO
Le prove formano oggetto nel processo penale delle seguenti attività:
    1. AMMISSIONE: quella prova serve al processo? Punto in mano all’accusa, la difesa ha un
        accesso alla fase istruttoria e di verifica del rispetto delle regole.
        L’ammissione basa sugli artt. 190 e 187 e le regole dell’ammissione riguardano il solo codice di
        rito10. Come si fa in concreto: 493, 495 e 468. Esse danno la dinamica dell’ammissione: quando
        la si chiede, come la si chiede.
10
     In merito giova ricordare come nella procedura penale vale più il metodo del risultato.
                                                            10
                                             OGGETTO DELLA PROVA
          187. c.p.p. Oggetto della prova. (questa norma separa ciò che è dentro da ciò che è fuori dal
          processo, dà il criterio di pertinenza ed il paramento di fondo per la verifica della rilevanza
          della prova in vista della sua ammissione)
          1. Sono oggetto di prova11 i fatti (si intende qualcosa di più ampio della mera imputazione) che
          si riferiscono all'imputazione12 (TEMA DELLA DECISIONE È L’IMPUTAZIONE,
          definibile come un atto con il quale si ascrive la responsabilità di un fatto costituente reato ad
          una determinata persona: 1) elemento storico; 2) elemento giuridico (la norma che prevede
          antigiuridicità del comportamento). Si avvia con l’esercizio dell’azione penale e la sentenza
          che si individua all’art. 521 (vedi sotto). Bisogna distinguere perciò il tema della decisione
          (oggetto che coincide perfettamente con l’imputazione) dal tema della prova) [c.p.p. 423,
          516], alla punibilità e alla determinazione della pena [c.p.132, 133] o della misura di
          sicurezza [c.p.200].
          2. Sono altresì oggetto di prova i fatti dai quali dipende l'applicazione di norme processuali
          (un esempio di fatto processuale è la ritardata presentazione delle liste testimoniali (meno di 7
          giorni), che rende inammissibili le prove. Distinzione: per quelli esterni (atti a rilevanza
          processuale) si possono usare anche gli atti di indagine; per quelli interni (atti che, a
          prescindere della rilevanza processuale, che ci sia o meno, hanno anche rilevanza in relazione
          alla imputazione).
          3. Se vi è costituzione di parte civile, sono inoltre oggetto di prova i fatti inerenti alla
          responsabilità civile derivante dal reato [c.p.185].
          521. Correlazione tra l'imputazione contestata e la sentenza.
          1. Nella sentenza il giudice può dare al fatto una definizione giuridica diversa da quella
          enunciata nell'imputazione, purché il reato non ecceda la sua competenza né risulti attribuito
          alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica [, ovvero non
          risulti tra quelli per i quali è prevista l'udienza preliminare e questa non si sia tenuta].
          2. Il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero se accerta
          che il fatto è diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio [c.p.p. 429, 456]
          ovvero nella contestazione effettuata a norma degli articoli 516, 517 e 518 comma 2.
          3. Nello stesso modo il giudice procede se il pubblico ministero ha effettuato una nuova
          contestazione fuori dei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518 comma 2.
          188. Libertà morale della persona nell'assunzione della prova.
          1. Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona interessata, (1, ovvero
          una modalità teorica) metodi o (2, ovvero una modalità operativa) tecniche idonei a (1)
          influire sulla libertà di autodeterminazione o ad (2) alterare la capacità di ricordare e di
          valutare i fatti [c.p.p. 64, comma 2].
          (Ne consegue che l’ipnosi non può essere utilizzata a fini probatori, una sentenza della Corte
          di Assisi ha ritenuto inutilizzabile, ex art. 188, l’ipnosi. Viceversa, la “macchina della verità”,
          al di fuori dell’art. 188 è stata ritenuta dalla Corte di Assise nel 1950 non credibile. Altre
          forme controverse sono la risonanza magnetica del cervello, (quando si mente c’è una
          maggiore difficoltà e quindi maggior afflusso di sangue), la la promessa di benefici, la tecnica
          del “poliziotto buono e quello cattivo”; gli interrogatori “fiume”)
          189. Prove non disciplinate dalla legge. (c.d. prova innominata, ovvero che si fa quando c’è
          una fonte di conoscenza che non si riesce a far rientrare nelle categorie previste dalla legge.
          Attenzione alla “truffa delle etichette”, la norma impone il rispetto della legge dove il
          legislatore le ha prescritte, legalizza le norme non disciplinate dalla legge, non crea la
          possibilità di formazione delle prove tipiche, es. la ricognizione)
          1. Quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge, il giudice può assumerla se essa
          risulta idonea ad assicurare l'accertamento dei fatti (questi due elementi non sono presenti
          per le prove “tipiche”) e non pregiudica la libertà morale della persona [c.p.p. 64, comma 2].
          Il giudice provvede all'ammissione, sentite le parti sulle modalità di assunzione della prova.
11
  Non possono mai essere oggetto di prova la capacità a delinquere del soggetto.
12
  Negli Stati Uniti: guilty or not guilty, tale giudizio deve essere svolto dalla giuria che non conosce neppure il criminal
record dell’imputato.
                                                11
Utilizzabile anche per prove tipiche che presentano problematiche, come per le perizie legate al
tecnologie nuove, con l’art. 189 si colmano le lacune del legislatore (che non poteva prevedere
tale evoluzione della tecnologia).
                                      DIRITTO ALLA PROVA
Diritto alla prova: Scontro fra ottiche differenti, il vecchio 299 non parlava di ricerca della
verità e di parti “il giudice compie ogni attività” era tema tecnico che il giudice nella solitudine
della propria coscienza prendeva la decisione. Oggi l’art. 190 dice “la prova è ammessa su
richiesta di parte” non parlando più di verità né di parti. L’idea di una volta era che la verità fosse
una, oggettiva, facilmente trovabile. Oggi la valutazione è diversa, si ritiene che la verità dipenda
molto da dove si parte per cercarla ed che è opinabile che esiste una verità sola ma che esistono
più chiavi di lettura di un fatto passato, che dipende dall’ottica dalla quale si vede il fatto.
 190. Diritto alla prova. (in realtà si tratta di un diritto di richiedere, non di ottenere, quindi la
 dizione “diritto alla prova” viene svuotato del significato che porta, lasciando al giudice la
 scelta, pur se vincolata dalla motivazione del diniego e dalle ragioni in base alle quali è
 possibile per il giudice denegare. Se il giudice nega ingiustamente l’ammissione di una
 prova, la sanzione è data dall’art. 606/1 lett. d:
 “mancata assunzione di una PROVA DECISIVA, quando la parte ne ha fatto richiesta anche
 nel corso dell'istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall'articolo 495, comma
 2”
 Si tratta però di una TUTELA DELLA SOLA PROVA CONTRARIA, ovvero che confuta
 la prova (dell’accusa), non è una tutela assoluta della prova. In definitiva si tratta di un
 modello che invita il giudice a dare spazio alle parti traducendo in disposizione positiva la
 caratteristica strutturale del sistema che vede un giudice che conosce poco dei fatti. La
 disposizione non conferisce alle parti un “vero” diritto alla prova, lasciando al giudice un
 margine di discrezionalità. Nel 2001 si era pensato a creare un diritto assoluto alla prova, ma il
 disegno di legge non passò in quanto si doveva contemperare tale diritto con la ragionevole
 durata del processo, se il diritto fosse assoluto, il processo sarebbe cresciuto a dismisura ad
 opera delle parti che, per interesse di parte, lo avrebbero “gonfiato” senza ragione)
 1. Le prove sono ammesse a richiesta di parte (ovvero l’accertamento è condotto dalle parti)
 [c.p.p. 392, 422, comma 2, 493, commi 2 e 3, 519, 603, commi 1, 2 e 3]. Il giudice provvede
 senza ritardo con ordinanza (che deve essere motivata a pena di nullità, lasciando una traccia
 che può essere oggetto di impugnazione sia per il tenore che per il contenuto) escludendo
 (ovvero si dice al giudice: “tu devi fare entrare nel processo tutte le prove tranne:) le
 (1) prove vietate (in ordine all’oggetto (es.: macchina della verità) o al soggetto (es.:
 testimonianza dell’imputato) della prova, ovvero alla procedura di acquisizione probatoria
 (es.: intercettazione illegale)) dalla legge e quelle che
 (2) manifestamente (il che vuol dire: “nel dubbio giudice fai entrare la prova nel processo”)
 sono superflue (comporta un giudizio sulla potenziale utilità ovvero l’attitudine a contribuire
 in termini positivi la piattaforma della decisione del giudice. tuttavia dovendosi esercitare la
 decisione sull’ammissione prima dell’acquisizione della prova, rimane un parametro
 discrezionale basato sulla attività argomentativa esperita nella richiesta di prova ex art. 493) o
 (3) irrilevanti (ovvero pertinenti al thema probandum, all’oggetto della prova ex art. 187. È
 questa la parte rilevante del comma).
 2. La legge stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse di ufficio [c.p.p. 195, comma 2, 221,
 507, 508, 511, 603, comma 3].
 3. I provvedimenti sull'ammissione della prova possono essere revocati (ovvero è possibile per
 il giudice “ripensarci”) sentite le parti in contraddittorio.
                   LIMITI ALL’ESERCIZIO DEL DIRITTO ALLA PROVA
 190-bis. Requisiti della prova in casi particolari.
 1. Nei procedimenti per taluno dei delitti indicati nell'articolo 51, comma 3-bis, quando è
 richiesto l'esame di un testimone o di una delle persone indicate nell'articolo 210 (esame di
 persona imputata in un procedimento connesso) e queste hanno già reso dichiarazioni (Primo
 parametro: ovvero l’imputato abbia contribuito alla formazione della prova) in sede di
 incidente probatorio o in dibattimento nel contraddittorio con la persona nei cui confronti le
 dichiarazioni medesime saranno utilizzate ovvero dichiarazioni i cui verbali sono stati
 acquisiti a norma dell'articolo 238 (verbali acquisiti da un altro procedimento), l'esame è
                                                               12
          ammesso solo se (Secondo parametro: la ratio è quella di risparmiare al dichiarante13
          l’onere di presentarsi a deporre ripetutamente e risponde all’esigenza di impedire la
          limitazione del diritto alla prova quando esistono ancora fatti rilevanti da accertare o da
          chiarire) riguarda (A) fatti o circostanze diversi da quelli oggetto delle precedenti
          dichiarazioni ovvero se il giudice o taluna delle parti lo ritengono necessario (meno chiaro
          questo secondo presupposto la cui decisione finale compete comunque al giudice. Rimane
          tuttavia un criterio di ammissione piuttosto largo, almeno in presenza di una richiesta motivata
          dalla parte) sulla base di (B) specifiche esigenze.
          1-bis. La stessa disposizione si applica quando si procede per uno dei reati previsti dagli
          articoli 600-bis, primo comma, 600-ter, 600-quater, anche se relativi al materiale
          pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, 609-ter, 609-quater,
          609-quinquies e 609-octies del codice penale, se l'esame richiesto riguarda un testimone
          minore degli anni sedici.
        Complessivamente il dettato dell’art. 190-bis si ritiene poco efficace a limitare il diritto alla
        prova, a fronte della eccezione di necessità dell’esame; necessità che raramente, in concreto,
        potrà essere negata.
        In ogni caso, ad essere censurabile sembra il presupposto di fondo della norma, secondo cui
        l’acquisizione del verbale può rendere superfluo l’esame e sostituirlo integralmente.
     2. ACQUISIZIONE DELLA PROVA: regole per la formazione della conoscenza. Punto in mano
        all’accusa, la difesa ha un accesso alla fase istruttoria e di verifica del rispetto delle regole.
        Basata sugli artt. 496 – 515, come si formano in generale.
        Art. 191 (vedi sotto), è questa la grande ipotesi di invalidità, la grande sanzione di invalidità
        delle prove, sia in fase di ammissione che in fase di acquisizione.
        CONTRADDITTORIO è il metodo di formazione della prova: siccome la verità dipende da
        come la si ricerca, allora tutti devono poter partecipare alla formazione di quel dato probatorio.
        Es. In contendenti devono poter escutere la medesima fonte di prova in modo orale: il testimone,
        il perito, ecc. opinione del prof.: l’idea del contraddittorio ha anche una natura politica,
        ovvero è bene che partecipi anche il deviante.
        Due modi per concepire il contraddittorio, entrambi visti nel 111/4:
             A. È un diritto attivo: consente a tutte le parti di partecipare;
             B. Regola di esclusione: dice che tutte le prove formate senza contraddittorio non possono
                 essere utilizzate, si tratta di non prove, di non informazione perché altrimenti avremmo
                 contraddetto la regola precedente (passaggio non pacifico). In molti paesi è riconosciuto
                 un diritto attivo ma non è accolta la regola di esclusione, in ogni sistema occidentale
                 avanzato il contraddittorio come regola attiva è pacificamente riconosciuto, tuttavia la
                 regola di esclusione ha un certo rilievo in quanto è cosa diversa affrontare la formazione
                 della prova senza niente sotto, oppure con un malloppo di dichiarazione sotto.
                 Right to confrontation14: Corte europea dice che il contraddittorio è un diritto attivo ma
                 non vale come regola di esclusione, ovvero non preclude l’utilizzo degli atti di indagini
                 se il soggetto si è presentato all’esame, che ci sia stata una “occasione seria di confronto”
                 fra l’imputato e il testimone che lo accusa. In merito due sentenze in un caso di violenza
                 sessuale ad opera dello stesso individuo, ha portato a due risultati opposti: assoluzione
                 quando il mancato confronto era basato su una unica prova / testimonianza di soggetto
                 irreperibile; condanna quando il mancato confronto era basato sulla prova / testimonianza
                 supportata da altre prove.
        Una volta che il provvedimento ammissivo le abbia ritenute rilevanti e non superflue, a buona
        ragione si può ritenere sussistente un vero e proprio diritto delle parti a che le prove siano
        effettivamente acquisite. Nemmeno il giudice può negar loro l’ingresso nel dibattimento, se non
        pronunciando un’ordinanza che ne revochi l’ammissione ai sensi del’art. 495/4 seconda parte.
13
  Il testimone, si dice, “si usura” a fare testimonianze plurime.
14
   Right to Confrontation: ossia il diritto di esaminare e far esaminare i testimoni a carico sancito dall’art. 6 comma 3 lett. d)
Cedu. Questo comporta un fatto, è possibile che una condanna venga dichiarata ingiusta dalla Corte Europea dei diritti
dell’uomo, es. per le ragioni testé ricordate, la sentenza non è applicabile e le dichiarazioni della Corte Europea devono
essere trascritte nel Casellario giudiziario.
Nel sistema statunitense, uno dei pilastri su cui si regge l’edificio del processo penale è proprio il diritto dell’accusato di
interrogare i testimoni a suo carico (right of confrontation), sancito nel Sesto Emendamento sin dal 1791.
                                                 13
L’ordinanza di revoca tuttavia deve essere motivata con una valutazione di sopravvenuta
superfluità della prova, simmetrica a quella che avrebbe impedito di ammetterla. La revocabilità
presuppone che si tratta di prova già ammessa ma ancora da acquisire e ciò riguarda solo le prove
da assumere nel corso dell’istruzione dibattimentale, in particolare le prove orali, ma non le
prove reali prodotte in udienza o già allegate al fascicolo per il dibattimento. L’acquisizione al
processo è in ogni caso irreversibile, seppure si dovesse a posteriori constatare la superfluità o
l’irrilevanza della prova, ciò vale anche se si riscontrasse la violazione di un divieto probatorio,
in precedenza passato inosservato, il quale esclude l’utilizzabilità della prova ma non ne consente
l’eliminazione dagli atti (ad eccezione delle intercettazioni abusive ex art. 271/3).
  496. Ordine nell'assunzione delle prove.
  1. L'istruzione dibattimentale inizia con l'assunzione delle prove richieste dal pubblico
  ministero (ciò riflette l’onere della prova gravante sul pubblico ministero) e prosegue con
  l'assunzione di quelle richieste da altre parti, nell'ordine previsto dall'articolo 493 comma 2.
  2. Le parti possono concordare un diverso ordine di assunzione delle prove.
L’ordine interno delle prove richieste da ciascuna parte è determinato liberamente dalla parte
medesima ed è possibile per la parte rinunciare all’assunzione di una prova già ammessa. Ne
consegue che le parti hanno la disponibilità delle prove richieste.
                                       INUTILIZZABILITÀ
Se prima della riforma dell’art. 111 Cost. si poteva asserire che, in linea di massima, tutti gli atti
a contenuto probatorio finivano per confluire nella decisione, dopo la riforma costituzionale, la
valutazione da fare appare più complessa. Il dato che pare acquisito è che le indagini
preliminari sono da considerare un accertamento della responsabilità e il dibattimento, una
sorta di conferma ufficiale, sebbene lenta e tardiva, dei risultati già ottenuti all’inizio del
procedimento.
L’INUTILIZZABILITÀ di un atto consiste nella sua inidoneità ad essere usato
probatoriamente.
In precedenza, in relazione all’acquisizione illegittima delle prove, vi era il solo strumento della
nullità, insufficiente allo scopo. Essa ricorre quando l’atto compiuto è difforme dal suo modello
legale e l’invalidità è prevista espressamente dalla norma di rito.
DUE FORME DI INUTILIZZABILITÀ:
 INUTILIZZABILITÀ ASSOLUTA: che impedisce qualunque impiego di una prova ;
        191. Prove illegittimamente acquisite (inutilizzabilità assoluta).
        1. Le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere
        utilizzate.
        2. L'inutilizzabilità è rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del procedimento.
 INUTILIZZABILITÀ RELATIVA: che impedisce l’impiego di una prova solo in vista di
      alcuni atti del procedimento.
        526. Prove utilizzabili ai fini della deliberazione (inutilizzabilità relativa).
        1. Il giudice non può utilizzare (ovvero sono inutilizzabili) ai fini della deliberazione
        prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento [c.p.p. 496] (l’articolo
        pone un principio di legalità delle prove di applicazione generale e individua
        l’inutilizzabilità come prova degli atti investigativi).
        1-bis. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni
        rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'esame da parte
        dell'imputato o del suo difensore (questa è tuttavia una regola di valutazione che si risolve
        nel divieto di tenere conto della prova fissando così il grado di efficacia della prove
        ammissibili, mentre il comma precedente tratta una inutilizzabilità che esclude le prove
        vietate dall’orizzonte del giudice).
      Essa è propria degli atti delle indagini preliminari che sono utilizzabilità per determinare
      il convincimento del giudice nel corso del procedimento, dell’udienza preliminare, di
      taluni riti speciali (abbreviato, patteggiamento, decreto penale), ma non sono utilizzabili
      in dibattimento. Ad esempio, il GIP ed il GUP possono e debbono utilizzare gli atti
      raccolti dal P.M. ai fini degli interventi e decisioni di loro competenza e quindi possono
      valutare le dichiarazioni di una persona informata, sentita dalla p.g. (351) per autorizzare
      le intercettazioni telefoniche, disporre misure cautelari, il rinvio a giudizio, ecc. Invece il
      giudice dibattimentale non può utilizzare gli atti delle indagini preliminari che
                                                            14
                costituiscono mere fonti di prova e non prove (tranne alcune eccezioni in tema di atti
                irripetibili: art. 431 e 512).
                L’inutilizzabilità relativa, al pari di quella assoluta, va rilevata d’ufficio in ogni stato e
                grado del procedimento e può essere fatta valere con un apposito motivo di ricorso in
                Cassazione (art. 606 lett. C). Si tratta di una norma di chiusura di un sistema basato sulla
                inutilizzabilità delle prove non formate in contraddittorio che prevede l’inutilizzabilità
                relativa ai fini della decisione ma non per altri fini.
           L’onere della prova grava sulla difesa con la conseguenza che in caso di dubbio sulla “libera
           scelta” l’art. 526/1-bis non opera e la dichiarazione sarà utilizzabile anche a carico dell’imputato.
           Inutilizzabilità della prova e fascicolo per il dibattimento:
           1. Contraddittorio preventivo sulla selezione degli atti: le parti possono concorrere con il
                giudice allorché questi, dopo l’udienza preliminare, forma il fascicolo per il dibattimento
                inserendovi gli atti di cui all’art. 431 e lasciando gli altri nel fascicolo del pubblico
                ministero. Ne consegue che è subito dopo la regolare costituzione che, a pena di decadenza,
                le parti dovranno chiedere al giudice di eliminare (o introdurne altri) atti dal fascicolo
                per il dibattimento. Va rilevato che un atto allegato al fascicolo per il dibattimento non
                necessariamente sarà utilizzabile, l’inserimento non equivale ad acquisizione, consente al
                giudice la cognizione di determinati atti. L’acquisizione si realizza in dibattimento mediante
                lettura. Se ne deduce che il termine indicato dall’art. 491 preclude solo le questioni sulla
                consistenza iniziale del fascicolo, non pregiudica quella sulla inutilizzabilità dell’atto che va
                risolta secondo gli artt. 191 e 526 indipendentemente dalla collocazione nel fascicolo. L’atto
                inutilizzabile resta nel fascicolo ed è, quindi, conoscibile.
                  491. Questioni preliminari.
                  1. Le questioni concernenti la competenza per territorio o per connessione, le nullità
                  indicate nell'articolo 181 commi 2 e 3, la costituzione di parte civile, la citazione o
                  l'intervento del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena
                  pecuniaria e l'intervento degli enti e delle associazioni previsti dall'articolo 91 sono
                  precluse se non sono proposte subito dopo compiuto per la prima volta l'accertamento
                  della costituzione delle parti [c.p.p. 484] e sono decise immediatamente.
                  2. La disposizione del comma 1 si applica anche alle questioni concernenti il contenuto
                  del fascicolo per il dibattimento e la riunione o la separazione dei giudizi, salvo che la
                  possibilità di proporle sorga soltanto nel corso del dibattimento.
                  3. Le questioni preliminari sono discusse dal pubblico ministero e da un difensore per
                  ogni parte privata. La discussione deve essere contenuta nei limiti di tempo strettamente
                  necessari alla illustrazione delle questioni. Non sono ammesse repliche.
                  4. Il giudice provvede in merito agli atti che devono essere acquisiti al fascicolo per il
                  dibattimento ovvero eliminati da esso.
                  5. Sulle questioni preliminari il giudice decide con ordinanza.
           2. Contrasto tra inutilizzabilità assoluta e relativa: Un conto è ammettere che nel fascicolo
                possano residuare atti inutilizzabili, un altro è obbligare ad immettervi atti la cui
                utilizzabilità sia escussa ab inizio (es.: un incidente probatorio con testimonianza estorta ex
                art. 188). In definitiva, l’atto inutilizzabile, non può entrare nel fascicolo per il dibattimento.
           3. Inutilizzabilità e formazione del fascicolo per accordo delle parti15: ovvero il potere delle
                parti di allegare al fascicolo dibattimentale (e quindi di selezionare le conoscenze utilizzabili
                da parte del giudice) atti ulteriori rispetto a quelli che lo compongono ex art. 431/1,
                provenienti dal fascicolo del pubblico ministero e dalla documentazione relative alle
                indagini difensive. Ciò può avvenire di due momenti16:
                     ad udienza preliminare conclusa;
                     in sede di atti introduttivi del dibattimento allorché vengono formulate le richieste di
                        prova.
           Tali spazi di “patteggiamento della prova” sono definiti “prova negoziata”, tuttavia l’esistenza
           di poteri in capo alle parti non esclude i poteri del giudice volti a verificare il rispetto
           dell’inutilizzabilità sotto i seguenti profili:
15
     Più estesamente, l’accordo delle parti è previsto dagli artt. 431/2, 493/3 d 500/7.
16
     Questa duplice possibilità di integrazione è possibile solo quando vi è l’udienza preliminare.
                                             15
         a) termini per l’accordo;
         b) quali atti possono allegarsi al fascicolo;
         c) quali parti devono accordarsi.
PRESUPPOSTO alla utilizzabilità è la previa allegazione dell’atto, sia al fascicolo del
pubblico ministero, sia a quello della difesa. In caso di mancata allegazione l’atto non è
trasferibile nel fascicolo per il dibattimento e, quindi, inutilizzabile.
Più complesso è se ogni atto sia utilizzabile. Stando alla lettera degli artt. 431/2 e 493/3 sembra
che l’accordo provochi l’acquisizione diretta, in realtà vi è:
         un limite implicito: una volta chiesta l’acquisizione le parti non possono tornare
            indietro;
         un controllo giudiziale: eventuale sulla utilizzabilità dell’atto mediante il quale il
            giudice esclude le prove vietate impedendo che entrino in contatto con il giudice per il
            dibattimento (è comunque previsto il controllo successivo ex art. 507/1-bis).
Per l’inserimento la prova deve essere legittimamente acquisita e non vietata, ovvero si
presuppone che un atto abbia l’idoneità ad essere prova in quanto l’accordo è sulla collocazione
dell’atto nel fascicolo, e sull’utilizzabilità solo in caso di regolare formazione.
In merito alle parti che devono accordarsi affinché l’atto sia utilizzabile, l’opinione dominante è
che l’atto rimane inutilizzabile nei confronti delle parti che non hanno prestato il consenso
(diversamente Grifantini che ritiene inutilizzabile la prova che non abbia il consenso di tutte le
parti).
Inutilizzabilità e lettura: l’indicazione degli atti. La lettura costituisce la forma di acquisizione
tipica degli atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento, siano essi a contenuto originario o
aggiunti successivamente (art. 511–bis). Ciò vale per gli atti consensualmente allegati (431/2 e
493/3) che richiedono la lettura per considerarsi acquisiti, non vale per i verbali delle
dichiarazioni (500 e 503) la cui allegazione equivale ad un provvedimento acquisitivo, emesso in
contraddittorio, non bisognoso di lettura.
Il PROCEDIMENTO PROBATORIO che culmina nell’utilizzabilità dell’atto, si può
scomporre in due momenti:
        1. un provvedimento ammissivo, con cui il giudice decide in ordine all’assenza di
            divieti, alla pertinenza e alla rilevanza della prova;
        2. un’operazione acquisitiva, consistente nella lettura, mediante la quale l’atto entra a
            far parte del materiale utilizzabile.
Ne deriva che in mancanza della lettura l’atto non è concretamente utilizzabile in applicazione
del combinato disposto degli artt. 191 e 526. E’ tuttavia consentito al giudice, come unica
alternativa alla lettura, di indicare specificatamente gli atti utilizzabili ai fini decisori ex art.
511/5, la cui mancanza, è causa di inutilizzabilità.
                                 INUTILIZZABILITA’ DERIVATA
Uno dei problemi nasce con la c.d. inutilizzabilità derivata, ovvero della inutilizzabilità che
sgorga da una inutilizzabilità originaria. In merito si deve considerare che l’atto successivo si
basa sul precedente, vi è perciò una catena di atti sequenziali tali per cui il vizio presente alla
base si diffonde sugli atti successivi. Ne consegue, ad esempio, la che la nullità dell’azione
penale si estende alla sentenza, o ancora, l’inammissibilità dell’impugnazione comporta
inammissibilità della sentenza.
La domanda è: vale anche per le prove? La risposta è sì.
Rapporto fra perquisizione e sequestro
1. Male captum bene receptum: teoria di Cordero, fra perquisizione e sequestro vale il male
     captum bene receptum, ovvero è meno garantista;
2. Teoria dei frutti dell’albero avvelenato, altra parte della dottrina era contraria perché in
     tale modo si incentivava la polizia a fare perquisizione illegittime. In merito alcuni paese si
     sono “inventati” la prova anticostituzionale coniando la teoria dei frutti dell’albero
     avvelenato (teoria garantista). Tuttavia nel nostro orientamento, pur valendo in linea di
     massima tale teoria, essa non vale per il corpo del reato o la cosa pertinente al reato. Ne
     consegue che nel rapporto fra perquisizione e sequestro l’invalidità si ripercuote sempre,
     salvo (sempre) che si tratti di corpo del reato o la cosa pertinente al reato.
                                               16
                                           SEGRETI
1.   SEGRETO FAMILIARE: in tema di segreto è altresì presente l’art. 199 e relativo ai
     prossimi congiunti. Se tuttavia decide di deporre, la deposizione vale.
      199. Facoltà di astensione dei prossimi congiunti (ex art. 307/4 c.p.).
      1. I prossimi congiunti dell'imputato non sono obbligati a deporre. Devono tuttavia
      deporre quando hanno presentato denuncia, querela o istanza ovvero essi o un loro
      prossimo congiunto sono offesi dal reato.
      2. Il giudice, a pena di nullità [c.p.p. 181], avvisa le persone predette della facoltà di
      astenersi chiedendo loro se intendono avvalersene.
      3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche a chi è legato all'imputato da
      vincolo di adozione. Si applicano inoltre, limitatamente ai fatti verificatisi o appresi
      dall'imputato durante la convivenza coniugale:
      a) a chi, pur non essendo coniuge dell'imputato, come tale conviva o abbia convissuto con
      esso;
      b) al coniuge separato dell'imputato;
      c) alla persona nei cui confronti sia intervenuta sentenza di annullamento, scioglimento o
      cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto con l'imputato.
      307/3 e 4 C.P. Assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata. (questo art.
      individua chi è per il diritto penale il prossimo congiunto)
      (3) Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto.
      (4) Agli effetti della legge penale, s'intendono per i prossimi congiunti gli ascendenti, i
      discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado [c.c. 78], gli zii e
      i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli
      affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole [c.p. 540]
     L’art. 199 va correlato con gli artt. 512 (impossibilità sopravvenuta, imprevedibile) e l’art.
     111/5 (impossibilità oggettiva).
     Caso di violenza familiare: soggetto che picchia la moglie, intervengono i Carabinieri, la
     moglie in dibattimento si avvale del diritto al silenzio. La corte di Cassazione del 2006 dice
     che basta il riavvicinamento dei coniugi (ovvero un contesto che consenta di dubitare)
     perché si possa riutilizzare la precedente dichiarazione (accusatoria, nelle indagini) ex
     500/4, dubitando perciò della successiva dichiarazione (favorevole, in dibattimento).
2.   SEGRETO PROFESSIONALE
      200. Segreto professionale (Se tuttavia decide di deporre la deposizione vale).
      1. Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del
      proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne
      all'autorità giudiziaria [c.p.p. 331, 334]:
      a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l'ordinamento
      giuridico italiano;
      b) gli avvocati (per estensione anche ai praticanti), gli investigatori privati autorizzati, i
      consulenti tecnici e i notai;
      c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione
      sanitaria;
      d) gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi
      dal deporre determinata dal segreto professionale.
      (il giudice “forza” il segreto meno facilmente) 2. Il giudice, se ha motivo di dubitare che
      la dichiarazione resa da tali persone per esimersi dal deporre sia infondata (ovvero se
      l’eccezione opposta con il segreto professionale non sia fondata), provvede agli
      accertamenti necessari. Se risulta infondata, ordina che il testimone deponga.
      (il giudice “forza” il segreto più facilmente) 3. Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 si
      applicano ai giornalisti professionisti iscritti nell'albo professionale, relativamente ai
      nomi (quindi si tratta di un segreto solo sul nome, non sul fatto che non è oggetto di
      segreto) delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario
      nell'esercizio della loro professione. Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della
      prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso
      l'identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la
      fonte delle sue informazioni.
                                                  17
   3. SEGRETO DI UFFICIO: In generale, in tema si segreto di ufficio, è stata considerata
       legittima dalla Corte Costituzionale l’eccezione della frattura di tale segreto in relazione
       all’esercizio del diritto di difesa ad opera dell’imputato, mentre ciò non vale per il
       testimone il quale rimane tenuto al segreto. La violazione del segreto di ufficio porta ad una
       inutilizzabile dalla prova.
       Nel caso Carnevale, nel quale i giudici del collegio riferivano un clima di forte
       intimidazione, tuttavia nel farlo, nel riferire tale clima, avevano violato il segreto di ufficio
       perciò in Cassazione Carnevale è stato assolto perché tali dichiarazioni non erano utilizzabili
       in quanto prodotte in violazione del segreto di ufficio.
         201. Segreto di ufficio.
         1. Salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorità giudiziaria [c.p.p. 331], i
         pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio hanno
         l'obbligo di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio che
         devono rimanere segreti [c.p. 326].
         2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 200 commi 2 e 3.
   4. SEGRETO DI STATO: Esempi ne sono il caso Abu Omar, nel quale Pollari oppone il
       segreto di stato alla prova della sua innocenza, eccependo l’illegittimità dell’art. 202 in
       relazione alla mancata copertura dell’imputato (nel caso: lui). Il tema è rigettato ma ha una
       sua rilevanza ed era venuto in evidenza già dal caso del generale Lamarmora che viola il
       segreto per tutelare la propria persona. Ciò spiega anche perché la tesi di Pollari è rigettata:
       egli avrebbe potuto avvalersi del diritto di difesa e violare il segreto (non lo fece
       presumibilmente perché colpevole e l’apposizione del segreto di Stato era una scusa per
       evitare la condanna).
       Il principio finale è che il diritto di difesa scrimina la violazione del segreto di stato
         202. Segreto di Stato. (il tema è: deve deporre il teste o può non farlo opponendo il
         segreto di Stato.)
         1. I pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio hanno
         l’obbligo di astenersi dal deporre su fatti coperti dal segreto di Stato.
         2. Se il testimone oppone un segreto di Stato, l’autorità giudiziaria ne informa il
         Presidente del Consiglio dei ministri, ai fini dell’eventuale conferma, sospendendo ogni
         iniziativa volta ad acquisire la notizia oggetto del segreto.
        3. Qualora il segreto sia confermato e per la definizione del processo risulti essenziale la
        conoscenza di quanto coperto dal segreto di Stato, il giudice dichiara non doversi
        procedere per l’esistenza del segreto di Stato.
         4. Se entro trenta giorni dalla notificazione della richiesta il Presidente del Consiglio dei
         ministri non dà conferma del segreto, l’autorità giudiziaria acquisisce la notizia e
         provvede per l’ulteriore corso del procedimento.
         5. L’opposizione del segreto di Stato, confermata con atto motivato dal Presidente del
         Consiglio dei ministri, inibisce all’autorità giudiziaria l’acquisizione e l’utilizzazione,
         anche indiretta, delle notizie (quindi non solo la testimonianza, ma tutte le notizie coperte
         dal segreto) coperte dal segreto.
         6. Non è, in ogni caso, precluso all’autorità giudiziaria di procedere in base a elementi
         autonomi e indipendenti (vedasi conflitto caso del segreto opposto da Berlusconi e la
         copia degli atti presi dalla Digos di Bologna) dagli atti, documenti e cose coperti dal
         segreto.
         7. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio
         dei ministri, qualora il conflitto sia risolto nel senso dell’insussistenza del segreto di
         Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri non può più opporlo con riferimento al
         medesimo oggetto. Qualora il conflitto sia risolto nel senso della sussistenza del segreto
         di Stato, l’autorità giudiziaria non può né acquisire né utilizzare, direttamente o
         indirettamente, atti o documenti sui quali è stato opposto il segreto di Stato.
         8. In nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte costituzionale. La Corte
         adotta le necessarie garanzie per la segretezza del procedimento».
3. VALUTAZIONE DELLA PROVA, ovvero la decisione giudiziale sulla prova.
   Basata sugli artt. 192, 193 e 197bis ultimo comma.
                                                               18
          192. Valutazione della prova.
          1. Il giudice valuta la prova (libero convincimento) dando conto nella motivazione
          (1)PRINCIPIO DI LEGALITA’) [c.p.p. 125, comma 3, 606, comma 1, lett. e] dei risultati
          acquisiti e dei criteri adottati.
          (2)PROVA INDIZIARIA) 2. L'esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi17 a
          meno che questi siano gravi, precisi e concordanti (il legislatore ha voluto circondare di
          cautele la prova indiziaria poiché ritenuta “infida”) [c.c. 2729].
          (3)CHIAMATA IN CORREITA’) 3. Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo
          reato [c.p. 110, 113] o da persona imputata in un procedimento connesso a norma
          dell'articolo 12 sono valutate (ovvero ciò che è vietato non è la valutazione ma un certo esito
          della valutazione in mancanza di riscontri. Tale “attenzione” nel vaglio della dichiarazione,
          oltre che per il coimputato, è altresì richiesta per il teste indiretto, la persona offesa e il
          fanciullo) unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano l'attendibilità.
          4. La disposizione del comma 3 si applica anche alle dichiarazioni rese da persona imputata
          di un reato collegato a quello per cui si procede, nel caso previsto dall'articolo 371 comma 2
          lettera b).
         La prova critico-indiziaria è concettualmente ben definita, ma in nessun modo può contrapporsi
         alla prova dichiarativa per una minore attendibilità. Non c’è motivo, infatti, per sostenere che la
         presenza dell’imputato in un certo luogo sia meglio documentata da una testimonianza che da
         un’impronta digitale o da una fotografia che pure appartengono al novero delle prove critiche
         (nel caso Rodney King in California, una videocamera ha mostrato la scena del pestaggio,
         smentendo ogni contraria testimonianza).
         L’indizio è “una prova minore”, qualcosa che “prova meno” della prova in senso stretto.
         Il motto che deve ispirare la valutazione delle prove è: “Nulla fuori dal contesto” (l’ipotesi di
         prova unica è scolastica).
           526. Prove utilizzabili ai fini della deliberazione.
           1. Il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da quelle
           legittimamente acquisite nel dibattimento [c.p.p. 496].
           1-bis. La colpevolezza (ovvero la valutazione (si tratta infatti di una REGOLA DI
           VALUTAZIONE non di una regola di esclusione) può svolgersi solo a vantaggio
           dell’imputato ex art. 512, leggendo le dichiarazioni delle quali tuttavia, resta vietato l’uso in
           vista della colpevolezza. L’onere della prova dell’avvenuta irreperibilità compete all’accusa.
           Ciò gli consente la legittima acquisizione dell’atto al giudizio ex art. 512 e la sua potenziale
           utilizzabilità in chiave probatoria. A questo punto, compete alla difesa prova che il dichiarante
           si è sottratto all’esame, poiché, nel dubbio, si presume che l’impossibilità sia oggettiva.
           Viceversa, le dichiarazioni raccolte dalla difesa dell’imputato in sede investigativa sarebbero
           utilizzabili per la legge ordinaria, ovvero non ricadono sotto il 526/1-bis, in quanto la difesa
           ne chiede l’uso in senso favorevole, non certo per provare la sua colpevolezza, tuttavia l’art.
           111/5 Cost. impone l’accertata impossibilità di natura oggettiva, la cui prova compete alla
           difesa) dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per
           libera scelta, si è sempre (dunque sino alla chiusura dell’istruzione dibattimentale, in primo
           come in secondo grado. Se sopravviene un evento che esclude la libera scelta, come la morte,
           l’impossibilità oggettiva o l’altrui condotta illecita, le dichiarazioni diventano utilizzabili)
           volontariamente (ovvero si è reso irreperibile sfuggendo al contraddittorio dibattimentale)
           sottratto all'esame da parte dell'imputato o del suo difensore (si tratta di un singolare criterio
           di valutazione per il Ferrua in quanto può accadere che, un imputato assolto in primo grado
           dove si era rifiutato di rispondere il suo accusatore, sia condannato in appello, essendo nel
           frattempo defunto il suo accusatore).
         La regola di esclusione probatoria della prima parte dell’art. 111 Cost., riguarda solo le prove
         costituite nel processo ed in particolare le dichiarazioni assunte unilateralmente nell’indagine
         preliminare o nell’investigazione difensiva, ma nulla vieta di utilizzare quanto sia stato detto
         fuori dalla sede processuale che può essere acquisito come prova documentale, come oggetto di
17
  L’indizio è un fatto certo attraverso cui, in base a canoni di probabilità, si può risalire ad un fatto incerto da provare. Nota
bene: esso non deve essere confuso con l’indizio indicato dall’art. 273 che è prova minore, come accertamento ancora
embrionale, distinto dall’indizio indicato dall’art. 192.
                                                       19
        testimonianza indiretta, ecc. In definitiva, ciò che vieta la Costituzione, è che si condanni,
        prestando credito alla parola, ovunque pronunciata, di chi ha sempre rifiutato il contraddittorio.
        Da un punto di vista dinamico, ovvero relativo al dibattimento, è l’art. 523 che disciplina come le
        parti discutono le prove e formulano la loro proposta al giudice (sono le c.d. arringhe difensive)
        Gli art. 525 e 528, regolano come i giudici formulano la loro decisione (che non viene effettuata
        coram populo).
         524. Chiusura del dibattimento.
         1 Esaurita la discussione, il presidente dichiara chiuso il dibattimento.
         525. Immediatezza18 della deliberazione. (che si lega all’oralità ed al contraddittorio.
         L’immediatezza parla solo del rapporto fra il giudice e la prova. La ragione
         dell’immediatezza è data dal fatto che solo chi “era lì”, ha piena contezza delle fonti di prova)
         (PRINCIPIO DI CONCENTRAZIONE: nessuna sanzione) 1. La sentenza è deliberata
         subito dopo (ciò comporta che i giudici programmino spesso una discussione conclusiva di
         mattina per poi avere il tempo di deliberare. Se il dibattimento venisse chiuso la sera i giudici,
         come ad esempio è successo con Corte di Assise dove sono state affittate delle ville per
         consentire la valutazione delle prove e la deliberazione, dovrebbe “allungarsi” sino alla
         delibera rimanendo in una sorta di clausura19) la chiusura del dibattimento.
         (PRINCIPIO DI IMMEDIATEZZA: sanzione della nullità assoluta) 2. Alla deliberazione
         (della sentenza) concorrono, a pena di nullità assoluta, gli stessi giudici20 (ovvero davanti ai
         quali si è formata la prova, salvo due eccezioni 1) l’incidente probatorio 2) i verbali di prova
         provenienti da altri procedimenti. Il principio di immediatezza si colloca in una “zona grigia”.
         Vale in ogni grado compresa la Cassazione) che hanno partecipato (IN CASO DI
         IMPEDIMENTO DI UN GIUDICE, ovvero se cambia la composizione del giudice, per
         malattia, pensione o altro di uno dei componenti, il DIBATTIMENTO DEVE ESSERE
         RINNOVATO, vedi sotto l’art. 515 in relazione a malattia, pensione, o morte di uno dei
         giudici) al dibattimento (rigorosamente a tutto il dibattimento (cioè dall’art. 492 in avanti
         con il primo atto rilevante, cioè la richiesta di prove ex art. 495, fino all’art. 524, ovvero subito
         dopo la discussione finale), dall’inizio alla fine con esclusione delle questioni preliminari che
         non riguardano le prove). Se alla deliberazione devono concorrere i giudici supplenti in
         sostituzione dei titolari impediti, i provvedimenti già emessi conservano efficacia se non sono
         espressamente revocati.
         3. Salvo quanto previsto dall'articolo 528, la deliberazione non può essere sospesa se non in
         caso di assoluta impossibilità. La sospensione è disposta dal presidente con ordinanza.
         515. Allegazione di atti al fascicolo per il dibattimento (se uno dei giudici tuttavia si dovesse
         ammalare o morire o altro, c’è una disposizione, l’art. 515 che segue, che consente di fare la
         lettura del verbale di udienza).
         1. I verbali degli atti di cui è stata data lettura e i documenti ammessi a norma dell’articolo
         495 sono inseriti, unitamente al verbale di udienza, nel fascicolo per il dibattimento [431].
         528. Lettura del verbale in camera di consiglio.
         1. Qualora sia necessaria la lettura del verbale di udienza [c.p.p. 480, 481, 482, 483, 510]
         redatto con la stenotipia ovvero l'ascolto o la visione di riproduzioni fonografiche o
         audiovisive di atti del dibattimento, il giudice sospende la deliberazione e procede in camera
         di consiglio alle operazioni necessarie, con l'assistenza dell'ausiliario ed eventualmente del
         tecnico incaricato della documentazione.
        La vera “partita” della politica del diritto dei due modelli21 è proprio sul tema delle prove:
18
   Diversamente dal sistema italiano, nel quale il principio della concentrazione (connesso a quello immediatezza) viene
ordinariamente viene disatteso e l’avvocato che le udienze sono distanti mesi, nei sistemi con giuria l’avvocato sa per diversi
giorni, finché non è finita quella causa non potrà occuparsi d’altro e le udienze sono distanti pochi giorni (sistema
americano).
19
   In un caso, un giudice particolarmente spudorato, subito dopo la chiusura del dibattimento e senza ritirarsi in camera di
consiglio, aveva deliberato la sentenza ex art. 53319 prodotto la motivazione: la corte di Cassazione ha dichiarato abnorme
questo modo di procedere
20
   Nel processo seguito l’anno scorso in Corte di Assise a Ravenna, c’erano proprio due giudici laici supplenti per un
composizione complessiva di 10 giudici. Il sistema peraltro è aperto a giudice supplenti togati, tuttavia non vi sono a causa
degli altri costi che ciò comporterebbe.
21
    Fu Napoleone che introdusse il modello misto nel quale il materiale investigativo poteva essere introdotto nel
dibattimento. Questo rendeva il modello misto un modello inquisitorio mascherato da modello accusatorio. Questo modello
                                                      20
            a) il MODELLO INQUISITORIO (che è il modello del crime control, il modello
                continentale che tende ad attuare le scelte politiche; nel modello puro accusa e giudice
                sono la stessa persona) poggia fondamentalmente sul fatto che il materiale di indagine è
                piena prova.
                Una volta si parlava di prova legale “spodestando” il giudice, si trattava di una
                valutazione più oggettiva secondo regole rigide.
                Il cuore di questo modello è la discussione finale.
            b) Il MODELLO ACCUSATORIO (anche detto adversary, in esso accusa e giudice sono
                diversi e con la difesa formano un modello triadico, che considera il processo come uno
                scontro tra due avversari che hanno la preminenza nella gestione della causa) è
                all’opposto. Fu nel 1960 grazie alla “bozza Carnelutti” che ci si avvio verso il modello
                accusatorio che riprendeva l’idea del modello civile, ma solo nel 1989 vi si giunse.
                Tuttavia anche in tale codice permangono dubbi di anticostituzionalità22,
                Nel modello accusatorio il vantaggio che ha l’accusa grazie all’ausilio della polizia, è
                sanato grazie al principio dell’oralità, ovvero di non prendere per “oro colato” quello che
                è stato prodotto durante le indagini. Questo risultato si realizza creando un muro23 fra le
                indagini e la formazione della prova.
                Il cuore di questo modello è l’istruzione delle prove.
                Non entra nella valutazione che viene lasciata al giudice, ma si dedica ed entra nel merito
                maggiormente nei primi due punti (dal 1989 è il nostro modello), il residuo che rimane
                del precedente modello inquisitorio è dato dal fatto che la valutazione deve essere
                motivata (l’Itala in merito è “un paese di mezzo”).
L’idea nuova che ha il legislatore è di vedere due tesi contrapposte fra loro con l’idea che questo
dibattito sia più semplice giungere ad una decisione condivisa. Le parti devono avere i mezzi per avere
conoscenza del processo (112 per il PM; 24 per il diritto di difesa e art. 111/3). L’idea che le parti
devono vivere il contradditorio viene dall’art. 111/2.
Nota bene: i divieti sono solo divieti di ammissione della prova, nell’ambito della valutazione il giudice
deve solo motivare la decisione, ma non soffre di divieti. Qualora dica delle “scempiaggini” la decisione
sarà impugnabile in quanto la motivazione si presta a censure.
In definitiva la valutazione del giudice (il c.d. libero convincimento del giudice), pur essendo libera
(ma criticabile ed impugnabile in relazione alla motivazione), è vincolata alle sole prove utilizzabili,
non è possibile cioè che il libero convincimento valuti tutto, ovvero come possibilità di trasgredire alle
forme previsto dall’ordinamento del codice di rito.
Insomma vi sono due intendimenti:
    1. Libero convincimento come facoltà del giudice di valutare solo ciò che è legittimamente nel
        processo, ovvero il diritto deve regolare la sola procedura garantendo forme rigorose che delimiti
        ciò che fuori da ciò che dentro (come prova);
    2. Libero convincimento come facoltà del giudice di valutare tutto.
Nella pratica bisogna fare una distinzione:
    1. Testimone: è possibile vincere una causa sulla basa di una semplice testimonianza;
    2. Testimone di un imputato in procedimento connesso o collegato: tale testimonianza richiede
        ulteriori riscontri.
Il nostro sistema, con l’inutilizzabilità relativa, porta ad una via di mezzo, ad un compromesso. L’art.
192/2 parla di libero convincimento ma poi pone delle strettoie, es. in relazione agli indizi che devono
essere gravi, precisi e concordanti24.

viene introdotto in Italia con il codice del 1865 che viene mantenuto con il codice del 1913 (nonostante un progetto
completamente diverso).
22
   Sarà il codice del 1989 che ne soffrirà di più.
23
   In particolare il divieto di pubblicazione degli atti di indagini sino al secondo grado del giudizio è volto a preservare
l’ingenuità del giudice di fronte agli atti di indagine. L’art. 429 c.p.p. presenta un punto interessante, l’atto di rinvio a
giudizio, che oggi è un decreto immotivato del GUP, anch’esso finalizzato a preservare la predetta ingenuità del giudice del
dibattimento (l’argomento è stata oggetto di forte discussione a partire dagli anni 60). Definito nel 1989, è stato attenuato nel
1992 dalla Corte Cost. con le letture che consentono il recupero degli atti di indagine. Le letture rappresentano un banco di
prova del sistema, tanto più sono consentite le lettura, tanto più il sistema sarà inquisitorio e viceversa.
24
   Ferrua: teoria delle guidelines, ovvero l’indizio è un segno che mi consente di risalire alla prova grazie a massime di
esperienza o regole scientifiche. Si tratta cioè di una traccia, non di una automatica produzione della prova. Altri dicono che
ne bastano due e da essi discende l’attendibilità.
                                                             21
                                         RICHIESTE DI PROVA                                Fasi del dibattimento
È il primo momento retorico nel quale l’accusa ha il dovere del primo passo. In un processo adversary25
è logico che sia così.
  493. Richieste di prova.
  1. Il pubblico ministero, i difensori della parte civile (e che pertanto è “consorte” del Pubblico
  Ministero), del responsabile civile (e che pertanto è “consorte” dell’imputato), della persona
  civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che intendono
  provare e chiedono l'ammissione delle prove.
  2. E' ammessa l'acquisizione di prove non comprese nella lista prevista dall'articolo 468 quando la
  parte che le richiede dimostra di non averle potute indicare tempestivamente.
  3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo (con il termine “acquisizione” si allude
  semplicemente al trasferimento materiale da un fascicolo all’altro) per il dibattimento di atti contenuti
  nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di
  investigazione difensiva.
  4. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione e ogni lettura o esposizione
  del contenuto degli atti compiuti durante le indagini preliminari (ovvero gli atti di indagine, comma
  aggiornato dopo il caso Andreotti).
Difficilmente l’esposizione dei fatti preliminare alla richiesta di prova si ridurrà ad una scarna e asettica
elencazione di thema probandi, che è naturalmente più contorto del thema decidendi. È fisiologico che
ognuna delle parti profitti già di questo primo contatto con il giudice per ipotecarne, a proprio
vantaggio, il convincimento in vista della decisione di merito: innegabilmente, le narrazioni e gli
argomenti sui quale le parti fondano le rispettive richieste di prova possono, al contempo, propiziare un
orientamento favorevole del giudice, contribuendo così a formare quel primo grumo di
convincimento26 destinato a svilupparsi nel seguito del dibattimento e a maturare nella decisione di
merito. Ben informata sui risultati dell’indagine preliminare, la parte arriva di solito all’appuntamento
dibattimentale già con una propria ricostruzione della vicenda descritta nell’imputazione. Istintivamente
tenderà a esporre come già provati fatti che attendono di essere dimostrati nel corso del giudizio.
L’ESPOSIZIONE INTRODUTTIVA è strumentale principalmente all’ammissione di determinati
mezzi di prova. Per ottenere questo risultato la parte deve illustrare i fatti da provare con adeguati
argomenti e, soprattutto, ELABORANDO UNA “STORIA” dove sia riconoscibile il filo che attraversa
i fatti stessi componendoli in unità narrativa. Il giudice infatti, per decidere sulle richieste di prova, ha
bisogno di sapere quale sia il nesso logico che lega i mezzi di prova ai fatti da provare. Accade perciò
che chi è in caricato del controllo sulla ammissione della prova (il giudice), si trovi, di fatto, in una
posizione subalterna al controllato (la parte). È il prezzo che, nel nostro sistema, si deve pagare per
assicurare l’imparzialità del giudice.
L’uso dei mezzi tecnici audiovisivi non è di per sé interdetto, purché non trasmodi nell’ostensione
anticipata del mezzo di prova, inoltre l’esposizione introduttiva non deve27 anticipare le modalità
argomentative della discussione finale. Pubblico ministero e difensore obbediranno spesso all’impulso
di esporre come veri e incontestabili i fatti che attendono di essere provati, ma gli apprezzamenti
definitivi sui fatti oggetto di prova, tipici della discussione finale, rappresentano una indebita
anticipazione della sequenza argomentativa tipica della fase dibattimentale. Nell’argomentazione
preliminare ci si potrà riferire sommariamente ai futuri mezzi di prova utilizzando opportune formule
verbali che precisino il carattere provvisorio e ancora incompleto della propria versione dei fatti.
PATOLOGIE E RIMEDI:
      in caso di sconfinamenti delle parti il presidente (o il giudice monocratico), dà oralmente il
         proprio provvedimento il cui testo dovrà essere riprodotto per intero nel verbale (art. 481/2),
25
    Il processo adversary, caratteristico dell’ordinamento statunitense, vede nelle investigazioni difensive un momento
fondamentale per il suo corretto funzionamento, basato sulla:
      1. iniziativa delle parti nella ricerca, individuazione e presentazione dei mezzi di prova;
      2. formazione delle prove nel contraddittorio delle parti in un giudizio pubblico dinanzi alla giuria.
Il fenomeno della giustizia negoziata, ampiamente più sviluppato che non in Italia, richiede un tempestivo prodigarsi del
difensore alla ricerca di elementi di prova attraverso i quali formulare un giudizio prognostico sugli esiti del
procedimento, sì da poter orientare meglio le proprie scelte e NEGOZIARE con l’avversario con cognizione di causa.
26
   Nel processo americano il giudice che decide sull’ammissione (e nella stessa nostra Corte di Assise lo fanno i giudici
togati, non quelli popolari) è diversa dalla giuria che si occuperà della sentenza.
27
   L’abuso classico è dato dalla esposizione dei fatti di indagine (spesso compiuta dal P.M.) in quanto vengono evocati i fatti
di indagine.
                                                       22
         sebbene il collegio può pronunciarsi con ordinanza sul reclamo contro il provvedimento
         presidenziale (art. 478), risolvendolo come questione incidentale. In merito le parti hanno diritto
         di far entrare nel verbale di udienza ogni eccezione che ritengono loro utile, ad esempio, per
         impugnare l’ordinanza stessa o la sentenza finale;
      in caso di “assenza mentale” anche di uno solo dei membri del collegio, ciò integrerebbe un
         caso di imperfetta consistenza numerica del collegio e si configurerebbe come nullità
         riconducibile all’art. 178/1 lett. a;
      in caso di “eccessiva attenzione” del giudice per l’attività argomentativa della parte con
         interventi per corroborarla, il rimedio dovrebbe consistere in una richiesta di ricusazione (art.
         37/1 lett. b).
La struttura del procedimento probatorio distingue l’atto di ammissione e quello di acquisizione della
prova, l’uno antecedente logico dell’altro anche quando materialmente coincidano (come ad esempio
quando viene introdotta una prova reale). Nel dibattimento la richiesta di prova si colloca in uno spazio
preciso: al termine dell’esposizione introduttiva e prima dell’istruzione dibattimentale.
È possibile che una prova ammissibile sia richiesta con un atto privo dei requisiti e viceversa. Solo
l’inammissibilità della prova in senso stretto (ad esempio perché vietata) comporta la sua esclusione dal
processo, cioè l’impossibilità ad acquisirla.
L’inammissibilità riguarda sempre la richiesta, poiché l’acquisizione della prova non viene
comunque ad esser pregiudicata qualora la stessa sia chiesta da un’altra parte o successivamente disposta
dal giudice. Il parametro della giustificazione indicato all’art. 493/2 è molto ampio non essendo imposta
la prova della forza maggiore o del caso fortuito, come tradizionalmente è previsto per la restituzione in
termini.
  495. Provvedimenti del giudice in ordine alla prova.
  1. Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza all'ammissione delle prove a norma degli
  articoli 190, comma 1, e 190-bis (vedi l’articolo sotto, diretto a valorizzare la prova scritta in deroga
  al principio di oralità). Quando è stata ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altri
  procedimenti28, il giudice provvede in ordine alla richiesta di nuova assunzione della stessa prova
  solo dopo l'acquisizione della documentazione relativa alla prova dell'altro procedimento.
  2. L'imputato ha diritto all'ammissione delle prove indicate a discarico sui fatti costituenti oggetto
  delle prove a carico; lo stesso diritto spetta al pubblico ministero in ordine alle prove a carico
  dell'imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a discarico.
  3. Prima che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno facoltà di esaminare i documenti di
  cui è chiesta l'ammissione.
  4. Nel corso dell'istruzione dibattimentale [c.p.p. 496], il giudice decide con ordinanza sulle eccezioni
  proposte dalle parti in ordine alla ammissibilità delle prove. Il giudice, sentite le parti, può revocare
  con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue o ammettere prove già escluse.
  4-bis. Nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle parti può rinunziare, con il consenso
  dell'altra parte, all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta.
Legittimazione e termini:
      requisiti della richiesta:
               soggetto legittimato: pubblico ministero e parti private (non enti rappresentativi degli
                 interessi lesi dal reato);
               rispetto dei termini: la richiesta va presentata a conclusione della esposizione introduttiva.
                 Una volta iniziata la fase dell’istruzione dibattimentale, le richieste di prova non possono
                 più essere avanzate e non conta che l’ordinanza sia revocabile ex art. 494/4.
      esistono tuttavia mezzi di prova che per loro natura, possono essere richiesti soltanto dopo
         l’escussione di altre prove: il confronto (che presuppone disaccordo fra persone già esaminate), o
         la testimonianza di persona nominata dal testimone indiretto.
Accordo sulla utilizzabilità degli atti: indicata all’art. 493/3, si tratta di una deroga al principio del
contraddittorio per “consenso dell’imputato” ex art. 111/5 cost.
28
   Il tema ricorre ad esempio anche nei tribunali internazionali ma anche nei nostri tribunali che soddisfa l’esigenza di celerità
a scapito del contraddittorio, l’equilibrio si trova con l’art. 238, mediante il quale, a determinate condizioni, la prova presa nel
processo “A” può travasarsi nel processo “B” (vedi più oltre). Nel tribunale internazionale la nuova escussione del teste è
consentita solo se si devono fare nuove domande.
                                                      23
 493/3. Richieste di prova.
 3. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel
 fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione
 difensiva.
 111/5 costituzione
 La legge regola i casi la cui formazione della prova non ha luogo in contradditorio per consenso
 dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva (es. il testimone che muore) o per
 effetto di provata condotta illecita.
Ciò tuttavia non deve far pensare alla possibilità per accusa e difesa di pervenire ad un accertamento
convenzionale dei fatti e, per tale via, alla disponibilità dell’oggetto stesso del processo. Il controllo del
giudice rimane costante. Non è possibile la revoca, neppure consensuale, dell’acquisizione già
concordata. L’accordo delle parti non è comunque sufficiente per rendere utilizzabili (1) prove vietate
o per imporre quelle (2) manifestamente superflue o (3) irrilevanti. È comunque sufficiente il
dissenso di una delle parti per impedire l’allegazione al fascicolo per il dibattimento.
                              INIZIATIVA PROBATORIA DEL GIUDICE
Si tratta di un potere integrativo e non sostitutivo che tende ad evitare che da un lato, le parti vengono
di fatto espropriate dell’iniziativa loro spettante, dall’altro che il giudice resti confinato nel ruolo di mero
arbitro, indifferente alla completezza dell’accertamento.
 506. Poteri del presidente in ordine all'esame dei testimoni e delle parti private.
 1. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del collegio, in base ai risultati delle prove
 assunte (ovvero non a suo piacimento, si deve basare sul thema probandum introdotto dalle parte) nel
 dibattimento a iniziativa delle parti o a seguito delle letture disposte a norma degli articoli 511, 512 e
 513, può indicare alle parti temi di prova nuovi o più ampi (ovvero su qualunque tipo di prova. In
 definitiva il giudice prima sollecita le parti a prendere le prove ex art. 506/1, in caso le parti non si
 attivino, può prenderle d’ufficio ex art. 507/1.
 Due teorie: 1) tutti i temi; 2) solo i temi inerenti l’esame (prevalente), utili (“utile” è meno di
 “assolutamente necessario” quindi il 506/1 è più estensivo del 507/1 che ha un ambito inferiore) per
 la completezza dell'esame (fornisce un criterio di carattere generale da osservare in tutti i casi in cui il
 giudice abbia l’iniziativa probatoria).
 2. Il presidente, anche su richiesta di altro componente del collegio, può rivolgere domande
 (direttamente rivolte) ai testimoni, ai periti, ai consulenti tecnici, alle persone indicate nell'articolo
 210 ed alle parti già esaminate, solo dopo l'esame e il controesame (ovvero non ha lo scopo di
 sovrapporre l’escussione del giudice a quella delle parti si intende anche l’eventuale riesame. Dopo le
 eventuali domande del giudice le parti possono nuovamente intervenire ma solo su quanto rilevato dal
 giudice). Resta salvo il diritto delle parti di concludere l'esame secondo l'ordine indicato negli
 articoli 498, commi 1 e 2, e 503, comma 2.
 507. Ammissione di nuove prove.
 1. Terminata l'acquisizione delle prove (limite cronologico e non qualitativo dice la Cassazione), il
 giudice, se risulta assolutamente necessario (ovvero subordina l’ammissione d’ufficio delle prove al
 requisito dell’assoluta rilevanza che deve essere particolarmente qualificata. In definitiva la prova
 può essere acquisita solo se appare decisiva o serve a risolvere dubbi determinati da un’istruzione
 dibattimentale insufficiente), può disporre anche (ovvero sia su richiesta di parte che d’iniziativa) di
 ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prove (ne consegue che le parti, compreso il pubblico ministero,
 decadute possono sollecitare il giudice a farne uso. La questione è stata controversa in quanto il
 pubblico ministero che ha trascurato delle prove facendole divenire inammissibili, può sollecitare il
 giudice a recuperarle. Tale possibilità, ad esempio negli Stati Uniti, è consentita ma raramente
 utilizzata, evitando così quindi un sorta di privilegio per il pubblico ministero).
 1-bis. Il giudice può disporre a norma del comma 1 (quindi solo in caso di “assoluta necessità”)
 anche l'assunzione di mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al fascicolo per il dibattimento a
 norma degli articoli 431, comma 2, e 493, comma 3 (questo comma ha lo scopo di evitare che
 l’accordo delle parti possa tagliare fuori il giudice dalla verificazione della prova con riguardo sia
 alla sua attendibilità che alla sua concludenza. L’aggiunta di questo comma è avvenuta a partire dal
 1999, anno in cui si moltiplico le prove negoziate).
 151. Disp. di attuazione c.p.p. Assunzione di nuove prove.
 1. Nel caso previsto dall'articolo 507 del codice, il giudice dispone l'assunzione dei nuovi mezzi di
 prova secondo l'ordine previsto dall'articolo 496 del codice, se le prove sono state richieste dalle
                                                                 24
  parti.
  2. Quando è stato disposto di ufficio l'esame di una persona, il presidente vi provvede direttamente
  stabilendo, all'esito, la parte che deve condurre l'esame diretto.
L’art. 507 è luogo di tensioni irrisolte fra diritto delle parti e iniziativa del giudice nell’accertamento
del fatto. Esso, permettendo l’iniziativa del giudice prima (o indipendentemente dalla circostanza) che
le parti conducano la critica sulle prove formate a loro richiesta nel dibattimento, concepisce l’attività
probatoria come prova da argomentare e non come argomentazione da provare. L’assoluta
necessarietà29 che l’art. 507 assume in premessa trova un limite alla applicazione delle parti ed il giudice
acquisisce d’ufficio il mezzo di prova qualora ravvisi una incompletezza dell’attività argomentativa
delle parti e può accadere per due motivi:
     1. perché la parte ha illustrato un argomento da provare (ad esempio, nella richiesta formulata ex
          art. 493 c.p.p.) senza farne seguire l’indicazione dei corrispondenti mezzi di prova;
     2. perché la parte ha promosso l’assunzione di determinati mezzi di prova, senza chiarirne il
          significato con adeguate argomentazioni.
In entrambi i casi emerge nell’attività di parte una incompletezza alla quale il giudice può ovviare,
portando a termine, motu proprio, il cammino intrapreso e lasciato a metà da chi aveva l’onere di
concluderlo.
É proprio l’esistenza dell’art. 507, insieme ad altre norme che attribuiscono poteri d’ufficio al giudice,
si incarica di dimostrare che nel processo penale non si può parlare, in senso proprio, di disponibilità
della prova. Se si consentisse al giudice di sostituirsi completamente alle parti ne verrebbe stravolto il
modello processuale (da accusatorio ad inquisitorio).
                                             INTERROGATORIO
L’imputato è titolare di diritti e garanzie che lo differenziano dal testimone, il quale può incorrere nei
reati di falsa testimonianza e reticenza. Ne consegue che nel nostro codice c’è una forte protezione
dell’imputato, negli Stati Uniti si appellano al 5^ emendamento per non testimoniare, tuttavia, una volta
ammesso alla testimonianza deve dire la verità, diversamente da quanto avviene in Italia ove comunque
l’imputato non può essere perseguito se dichiara il falso, fatte salve le ipotesi di calunnia e autocalunnia.
   64. Regole generali per l'interrogatorio. (ARTICOLO MOLTO IMPORTANTE che contiene gli
  avvertimenti alla persona sottoposta alle indagini) (vanno a finire nel fascicolo del dibattimento)
  1. La persona sottoposta alle indagini, anche se in stato di custodia cautelare o se detenuta per altra
  causa, interviene libera all'interrogatorio, salve le cautele necessarie per prevenire il pericolo di
  fuga o di violenze.
  2. Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona interrogata, metodi o
  tecniche idonei a influire sulla libertà di autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e
  di valutare i fatti [c.p.p. 188].
  3. Prima che abbia inizio l'interrogatorio, la persona deve essere avvertita30 che:
  a) le sue dichiarazioni potranno sempre essere utilizzate nei suoi confronti (Nell’ambito della
  disciplina del dibattimento, l’art. 513/1 chiarisce che su richiesta di parte possono essere acquisiti ai
  fascicoli del dibattimento le dichiarazione che abbia reso l’indagato in sede di interrogatorio);
  b) salvo quanto disposto dall'articolo 66, comma 1, ha facoltà di non rispondere (profilo di garanzia
  molto importante introdotto nel 1969) ad alcuna domanda, ma comunque il procedimento seguirà il
  suo corso (a proposito di quest’ultima locuzione Malinverni diceva: “potrebbe generare l’idea che il
  silenzio ingeneri un peggioramento della sua condizione”);
  c) se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri, assumerà, in ordine a
  tali fatti, l'ufficio di testimone (punto molto importante), salve le incompatibilità previste dall'articolo
  197 e le garanzie di cui all'articolo 197-bis.
  3-bis. L'inosservanza delle disposizioni di cui al comma 3, lettere a) e b), rende inutilizzabili le
  dichiarazioni rese dalla persona interrogata. In mancanza dell'avvertimento di cui al comma 3,
  lettera c), le dichiarazioni eventualmente rese dalla persona interrogata su fatti che concernono la
  responsabilità di altri (1^ sanzione) non sono utilizzabili nei loro confronti e la persona interrogata
  (2^ sanzione) non potrà assumere, in ordine a detti fatti, l'ufficio di testimone.
29
     Che si traduce in un potere solo suppletivo del giudice.
30
     Negli Stati Uniti viene dato anche in caso di arresto in seguito al caso Miranda.
                                                            25
  65. Interrogatorio nel merito (2^ parte dell’interrogatorio, particolarmente rilevante).
  1. L'autorità giudiziaria contesta alla persona sottoposta alle indagini in forma chiara e precisa il
  fatto che le è attribuito, le rende noti gli elementi di prova (es.: le dichiarazioni del testimone)
  esistenti contro di lei e, se non può derivarne pregiudizio per le indagini, gliene comunica le fonti (di
  prova, es.: il testimone) [c.p.p. 294, 375, 388].
  2. Invita, quindi, la persona ad esporre quanto ritiene utile per la sua difesa e le pone direttamente
  domande.
  3. Se la persona rifiuta di rispondere, ne è fatta menzione nel verbale. Nel verbale è fatta anche
  menzione, quando occorre, dei connotati fisici e di eventuali segni particolari della persona.
Attenzione, l’istituto mediante il quale l’imputato viene “interrogato” in dibattimento, è l’esame. In
particolare, durante la fase delle indagini preliminari può essere sottoposto a sommarie informazioni
testimoniali. La “persona informata sui fatti” diviene testimone durante il processo.
                                   DICHIARAZIONI DELL’IMPUTATO
  62. Divieto di testimonianza sulle dichiarazioni dell’imputato.
  1. Le dichiarazioni comunque rese nel corso del procedimento dall’imputato o dalla persona
  sottoposta alle indagini non possono formare oggetto di testimonianza [195, 228].
  63. Dichiarazioni indizianti. (due ipotesi diverse fra loro)
  1. Se davanti all'autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria una persona non imputata ovvero una
  persona non sottoposta alle indagini rende dichiarazioni dalle quali emergono indizi di reità a suo
  carico (importante, c’è l’art. 198 che dice che non si può essere obbligati a rispondere a domande
  dalle quale emerga una sua responsabilità (nemo tenetur se detegere31), quindi il soggetto può anche
  evitare la singola domande e nel caso venga comunque fatta, la risposta non può essere utilizzata),
  l'autorità procedente ne interrompe l'esame, avvertendola che a seguito di tali dichiarazioni
  potranno essere svolte indagini nei suoi confronti e la invita a nominare un difensore. Le precedenti
  dichiarazioni non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese.
  2. Se la persona doveva essere sentita sin dall'inizio in qualità di imputato o di persona sottoposta
  alle indagini, le sue dichiarazioni non possono essere utilizzate.
                          DICHIARAZIONI SPONTANEE DELL’IMPUTATO
  494. Dichiarazioni spontanee dell'imputato.
  1. Esaurita l'esposizione introduttiva, il presidente informa l'imputato che egli ha facoltà di rendere
  in ogni stato del dibattimento (quindi anche durante la discussione finale) le dichiarazioni che ritiene
  opportune, purché esse si riferiscano all'oggetto dell'imputazione (esempio ne sia la dichiarazione di
  Berlusconi che rifiuta l’esame e rende dichiarazioni, per evitare gli estremi Craxi / Forlani) e non
  intralcino l'istruzione dibattimentale [c.p.p. 496]. Se nel corso delle dichiarazioni l'imputato non si
  attiene all'oggetto dell'imputazione, il presidente lo ammonisce e, se l'imputato persiste, gli toglie la
  parola.
  2. L'ausiliario riproduce integralmente le dichiarazioni rese a norma del comma 1, salvo che il
  giudice disponga che il verbale sia redatto in forma riassuntiva [c.p.p. 134, 140].
Esse possono contenere:
     1. informazioni su un fatto (e come tali sono affini ad un mezzo di prova);
     2. argomenti esplicativi di quelle o di altre informazioni tratte dai mezzi di prova acquisiti.
In tema di contumacia, l’imputato che compare prima dell’inizio della discussione conclusiva può
chiedere l’esame dell’imputato (semplice mezzo di prova), altrimenti può solo rendere
DICHIARAZIONI SPONTANEE (prova complessa comprensiva della componente
argomentativa).
Il controllo del giudice che dirige il dibattimento può culminare in un provvedimento col quale viene
tolta la parola a chi ne abusa (art. 494/1 seconda parte) e nei casi più gravi può essere ordinato
l’allontanamento dell’imputato dall’aula di udienza. Nemmeno qui tuttavia, il potere giudiziale è
insindacabile. In caso di provvedimento presidenziale l’imputato può appellarsi al collegio che si
esprime con ordinanza. Quest’ultima può essere contestata in sede di impugnazione costituendo motivo
di nullità ex art. 178 lett. c, idoneo a pregiudicare la sentenza conclusiva del dibattimento.
31
  La locuzione latina nemo tenetur se detegere esprime il principio di diritto processuale penale in forza del quale nessuno
può essere obbligato ad affermare la propria responsabilità penale.
                                                                  26
                                   LA TESTIMONIANZA INDIRETTA
Hearsay, ovvero il sentito dire, si ha quanto qualcuno narra fatti che non ha direttamente percepito.
La finalizzazione della testimonianza alla creazione della prova comporta che, da un lato, il testimone
deve essere detentore di scienza diretta dei fatti da lui affermati, sicché, se egli trae da terzi la loro
conoscenza, i testi di riferimento debbono essere chiamati a deporre, anche su impulso del giudice,
che così si sostituisce all’inerzia delle parti, nell’interesse dell’acquisizione della verità materiale (art.
195). La testimonianza indiretta serve allora come mezzo per individuare nuove fonti di prova e per
acquisire queste ultime.
Ipotesi:
    1. INUTILIZZABILE: Se le parti avanzano richiesta ma il giudice non dispone l’esame, la
         dichiarazione de relato è inutilizzabile a meno che l’esame non risulti impossibile per morte,
         infermità o irreperibilità del teste in riferimento.
    2. UTILIZZABILE: Se le parti non avanzano tale richiesta (né interviene il giudice di ufficio),
         la dichiarazione de relato è utilizzabile.
         La sanzione dell’inutilizzabilità della deposizione de relato infatti ricorre solo se vi è stata
         richiesta di parte di escussione del teste di riferimento ed il giudice non abbia ammesso la prova
         (Cass. VI, nr. 10937/1993).
Tale divieto è assoluto, essendo proibito sia aggirare gli ostacoli dei segreti32 professionali o di ufficio,
attraverso la testimonianza de relato di terzi, sia avvalersi della testimonianza delle polizia giudiziaria
in ordine a dichiarazioni rese da terzi.
 195. Testimonianza indiretta.
 1. Quando il testimone si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre persone, il giudice, a
 richiesta di parte, dispone che queste siano chiamate a deporre.
 2. Il giudice può disporre anche di ufficio l'esame delle persone indicate nel comma 1.
 3. L'inosservanza della disposizione del comma 1 rende inutilizzabili [c.p.p. 191] le dichiarazioni
 relative a fatti di cui il testimone abbia avuto conoscenza da altre persone, salvo che l'esame di
 queste risulti impossibile per (1) morte, (2) infermità o (3) irreperibilità.
 4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria non possono deporre sul contenuto delle
 dichiarazioni acquisite da testimoni con le modalità di cui agli articoli 351 (TESTIMONI: 351.
 Altre sommarie informazioni. — 1. La polizia giudiziaria assume sommarie informazioni dalle
 persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini) e 357, comma 2, lettere a)
 (PARTE OFFESA: denunce, querele e istanze presentate oralmente) e b) (IMPUTATO: sommarie
 informazioni rese [3501,4] e dichiarazioni spontanee [3507] ricevute dalla persona nei cui confronti
 vengono svolte le indagini). Negli altri casi (ANNOTAZIONI: 357/1) si applicano le disposizioni
 dei commi 1, 2 e 3 del presente articolo (Comma così sostituito ex art. 4, l. 1-3-2001, n. 63 (cd. Giusto
 processo). Il testo previgente, dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte Cost. con sent. 31-
 1-1992, n. 24, così disponeva: «4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria non possono deporre
 sul contenuto delle dichiarazioni acquisite da testimoni».Cfr. art. 26 della legge 63/2001 cit. (Giusto
 processo).
 Peraltro la C.Cost. 26-2-02 n. 32 — Dichiara infondata la questione relativa all’art. 195 c. 4
 che limita la possibilità di testimonianza indiretta da parte di ufficiali e agenti di p.g.).
 5. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche quando il testimone abbia avuto
 comunicazione del fatto in forma diversa da quella orale.
 6. I testimoni non possono essere esaminati su fatti comunque appresi dalle persone indicate negli
 articoli 200 e 201 in relazione alle circostanze previste nei medesimi articoli, salvo che le predette
 persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.
 7. Non può essere utilizzata [c.p.p. 191] la testimonianza di chi si rifiuta o non è in grado di indicare
 la persona o la fonte da cui ha appreso la notizia dei fatti oggetto dell'esame.
Informatori o confidenti: Anche le informazioni provenienti da tali soggetti e fornite alla polizia
giudiziaria, non possono essere oggetto di testimonianza, in quanto anch’esse de relato. Ovviamente gli
informatori, se la loro identità viene svelata, possono rendere testimonianza dei fatti di cui siano a diretta
conoscenza (artt. 195 e 203). Giova chiarire che la P.G. ed il P.M. hanno piena facoltà di avvalersi di
persone indirettamente informate e di c.d. confidenti di polizia, e di rispettare per questi ultimi
32
     Che sono posti per tutelare altri interessi o posizioni alle quali l’ordinamento consente una tutela.
                                                         27
l’anonimato, ma tale utilizzazione, mediante eventuali verbali di “informazioni”, vale ai soli fini delle
indagini e non già per la formazione della prova.
Le informazioni scritte de relato e quelle verbali ed informali fornite dai confidenti, sempre alla P.G. ed
al P.M., oltre a non avere dignità di testimonianza, non possono nemmeno essere utilizzate all’interno
del procedimento nei rapporti col GIP e cioè nelle richieste di provvedimenti (es.: ordinanze cautelari,
intercettazioni telefoniche), e in sede di udienza preliminare proprio perché inidonee in radice a
trasformarsi in oggetto di “testimonianza” innanzi al giudice dibattimentale (art. 203).
L’art. 194/4 inoltre prevede il divieto per la polizia giudiziaria di deporre sulle dichiarazioni ricevute da
testimoni, quando le dichiarazioni sono assunte ai sensi degli artt. 351 e 357, lett. A) e b). Se le
dichiarazioni sono state rese alla P.G. al di fuori delle predette ipotesi (es. spontaneamente nel corso di
una perquisizione o di una individuazione personale), la testimonianza è ammissibile ma, in quanto de
relato, si applica la disciplina dell’art. 195/1, 2 e 3.
                                            LA TESTIMONIANZA
La testimonianza è il tipico mezzo di prova, che garantisce, ad un tempo, l’oralità della stessa ed il
diritto al contraddittorio attraverso il c.d. esame incrociato (cross examination).
Non definita dal legislatore, la testimonianza è una dichiarazione di scienza resa da un soggetto terzo,
estraneo al processo, su fatti aventi una rilevanza processuale.
L’istituto della testimonianza, in quanto attinente alla formazione della prova, trova la sua sede naturale
  di assunzione nella istruzione dibattimentale (art. 497-500), nonché nell’incidente probatorio (art 392).
 194. Oggetto e limiti della testimonianza.
 1. Il testimone è esaminato sui fatti che costituiscono oggetto di prova (regola generale della
 testimonianza che ne fissa i limiti) [c.p.p. 187]. Non può deporre sulla moralità dell'imputato, salvo
 che si tratti di fatti specifici, idonei a qualificarne la personalità in relazione al reato [c.p. 133,
 comma 2] e alla pericolosità sociale [c.p. 203].
 2. L'esame può estendersi anche ai rapporti di parentela e di interesse che intercorrono tra il
 testimone e le parti o altri testimoni nonché alle circostanze il cui accertamento è necessario per
 valutarne la credibilità (eccezione alla precedente regola generale ma di fondamentale importanza in
 quanto consente di rivelare l’inattendibilità di un teste o addirittura di smascherarne il mendacio.
 Tuttavia, attraverso il controesame, essa diviene un’arma “micidiale” capace di distruggere la
 testimonianza o di lesionare gravemente il prestigio del testimone). La deposizione sui fatti che
 servono a definire la personalità della persona offesa dal reato è ammessa solo quando il fatto
 dell'imputato deve essere valutato in relazione al comportamento di quella persona.
 3. Il testimone è esaminato su fatti determinati [c.p.p. 499, comma 1]. Non può deporre sulle voci
 correnti nel pubblico né esprimere apprezzamenti personali salvo che sia impossibile scinderli dalla
 deposizione sui fatti.
Stante la inidoneità a formare la prova, non si ha testimonianza, in senso tecnico-giuridico, durante la
fase delle indagini preliminari e in quella dell’udienza preliminare, entrambe non finalizzate alla
formazione della prova. Ivi la persona informata dei fatti rende “informazioni” utili ai fini della
investigazioni e della decisione del G.U.P., non già “testimonianza”. Tali dichiarazioni, comunque, sono
utilizzabili in dibattimento dopo le contestazioni (art. 500/6). La testimonianza ha ad oggetto la
formazione della prove in ordine ai fatti utilizzabili dal giudice ai fini della deliberazione (artt. 194 e
526). Oggetto della testimonianza sono fatti determinati, specifici, e non pure giudizi sulla moralità,
apprezzamenti personali o voci correnti.
Incompatibilità con l’ufficio del testimone:
1. imputato:
     a) vi è divieto di assunzione dell’ufficio di testimone quando risponde della propria responsabilità;
     b) può assumere la veste di testimone quando riferisce dalla responsabilità di altri (art. 64/3 lett. c)
2. coimputati di un medesimo reato;
3. imputato in un procedimento connesso a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera a);
4. responsabile civile: vi è divieto di assunzione dell’ufficio di testimone;
5. persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria: vi è divieto di assunzione dell’ufficio di
    testimone;
6. parte civile: può assumere la veste di testimone, ma il giudice è chiamato a valutare le sue
    dichiarazioni con particolare rigore, in quanto egli ha nel processo un persona interesse risarcitorio
  196. Capacità di testimoniare.
  1. Ogni persona ha la capacità di testimoniare.
                                                            28
 2. Qualora, al fine di valutare le dichiarazioni del testimone, sia necessario verificarne l’idoneità
 fisica o mentale a rendere testimonianza, il giudice anche di ufficio [1902] può ordinare gli
 accertamenti opportuni con i mezzi consentiti dalla legge [189, 191, 220].
 3. I risultati degli accertamenti che, a norma del comma 2, siano stati disposti prima dell’esame
 testimoniale non precludono l’assunzione della testimonianza.
 197. Incompatibilità con l'ufficio di testimone.
 1. Non possono essere assunti come testimoni:
 (INCOMPATIBILITA’ ASSOLUTA) a) i coimputati del medesimo reato [c.p.110, 113] o le
 persone imputate in un procedimento connesso a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera a), salvo
 che nei loro confronti sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di (1) proscioglimento, di (2)
 condanna o di applicazione della pena ai sensi dell'articolo (3) 444;
 (INCOMPATIBILITA’ TEMPERATA) b) salvo quanto previsto dall'articolo 64, comma 3, lettera
 c) (ovvero: “se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri, assumerà, in
 ordine a tali fatti, l’ufficio di testimone, salve le incompatibilità previste dall’articolo 197 e le
 garanzie di cui all’articolo 197bis”. Qui c’è il temperamento e l’incompatibilità non opera: possono
 fare i testimoni), le persone imputate in un procedimento connesso a norma dell'articolo 12, comma
 1, lettera c), o di un reato collegato a norma dell'articolo 371, comma 2, lettera b), prima che nei loro
 confronti sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di
 applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444;
 c) il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;
 d) coloro che nel medesimo procedimento svolgono o hanno svolto la funzione di giudice, pubblico
 ministero o loro ausiliario nonché il difensore che abbia svolto attività di investigazione difensiva e
 coloro che hanno formato la documentazione delle dichiarazioni e delle informazioni assunte ai sensi
 dell'articolo 391-ter.
                                           TESTIMONE ASSISTITO
                        33
La l. 2/99 e la 63/01 creano la figura del TESTIMONE ASSISTITO che si inserisce fra testimone e
imputato in questa sequenza:
    a) Testimone => Tutti i doveri, tranne il diritto ex art. 198/2 ovvero può tacere di fronte alla
         domanda specifica auto incriminante;
    b) Testimone assistito (197-bis);
    c) Imputato in procedimento connesso o collegato (210);
    d) Imputato => Tutti i diritti (a parte il dovere di non calunniare nessuno)
 197-bis. Persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato collegato che
 assumono l'ufficio di testimone. (è il c.d. testimone assistito, introdotto dalla l. 63/01)
 (COMPATIBILITA’) 1. L'imputato in un procedimento connesso ai sensi dell'articolo 12 o di un
 reato collegato a norma dell'articolo 371, comma 2, lettera b), può essere sempre sentito come
 testimone quando nei suoi confronti è stata pronunciata sentenza irrevocabile di (1) proscioglimento,
 di (2) condanna o di applicazione della pena ai sensi dell'articolo (3) 444.
 (COMPATIBILITA’) 2. L'imputato in un procedimento connesso ai sensi dell'articolo 12, comma 1,
 lettera c), o di un reato collegato a norma dell'articolo 371, comma 2, lettera b), può essere sentito
 come testimone, inoltre, nel caso previsto dall'articolo (1) 64, comma 3, lettera c).
    64/3, lett. c) se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri, assumerà,
   in ordine a tali fatti, l’ufficio di testimone, salve le incompatibilità previste dall’articolo 197 e le
   garanzie di cui all’articolo 197bis.
 3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 il testimone è assistito da un difensore (il quale tuttavia non ha
 “diritto a partecipare all’esame” ma solo a “presenziare all’esame”, pur potendo, in quella sede,
 formulare richieste, osservazioni e riserve a tutela del testimone assistito). In mancanza di difensore di
 fiducia è designato un difensore di ufficio.
 4. Nel caso previsto dal comma 1 il testimone non può essere obbligato a deporre sui fatti per i quali
 è stata pronunciata in giudizio sentenza di condanna nei suoi confronti, se nel procedimento egli
 aveva negato la propria responsabilità ovvero non aveva reso alcuna dichiarazione. Nel caso
 previsto dal comma 2 il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti che concernono la
 propria responsabilità in ordine al reato per cui si procede o si è proceduto nei suoi confronti.
33
  La riforma, dal prof. giudicata poco efficace dal punto di vista dei risultati, ad es. comprimendo il diritto al silenzio
scontenta i garantisti.
                                                                 29
 (GARANZIA PRO REO) 5. In ogni caso le dichiarazioni rese dai soggetti di cui al presente
 articolo non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese nel procedimento a suo
 carico, nel procedimento di revisione della sentenza di condanna ed in qualsiasi giudizio civile o
 amministrativo relativo al fatto oggetto dei procedimenti e delle sentenze suddette.
 6. Alle dichiarazioni rese dalle persone che assumono l'ufficio di testimone ai sensi del presente
 articolo si applica la disposizione di cui all'articolo 192, comma 3.
                                        ESAME DEI TESTIMONI
L’esame dei testimoni, che sono tenuti ad impegnarsi a dire la verità secondo la formula dell’art. 497/2,
è condotto direttamente dalle parti (le parti private sono rappresentate dai difensori), e si svolge in
forma orale. Gli art. 408 e 499 sono il cuore dell’esame dei testimoni e la grande novità del codice del
1989 e data dal fatto che è promossa dalle parti.
 497. Atti preliminari all'esame dei testimoni34.
 1. I testimoni sono esaminati l'uno dopo l'altro nell'ordine prescelto dalle parti che li hanno indicati.
 2. Prima che l'esame abbia inizio, il presidente avverte il testimone dell'obbligo di dire la verità.
 Salvo che si tratti di persona minore degli anni quattordici, il presidente avverte altresì il testimone
 delle responsabilità previste dalla legge penale per i testimoni falsi o reticenti e lo invita a rendere la
 seguente dichiarazione: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la
 mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia
 conoscenza». Lo invita quindi a fornire le proprie generalità.
 3. L'osservanza delle disposizioni del comma 2 è prescritta a pena di nullità [c.p.p. 177, 181].
 498. Esame diretto e controesame dei testimoni. (Il titolo sembra introdurre un riferimento specifico
 alle modalità della direct e cross-examination tipiche dei processi accusatori di common law, ma il
 testo non mantiene la promessa)
 (ESAME) 1. Le domande sono rivolte direttamente dal pubblico ministero o dal difensore che ha
 chiesto l'esame del testimone. (Examination in chief)
 (CONTROESAME) 2. Successivamente altre domande possono essere rivolte dalle parti che non
 hanno chiesto l'esame, secondo l'ordine indicato nell'articolo 496 (così la parte sfavorita ha il
 vantaggio di conoscere già le risposte. L’ambito di pertinenza del controesame è la stretta dipendenza
 dallo svolgimento dell’esame. Non si può tuttavia parlare in senso proprio di controesame, ciò in
 quanto più parti possono condurlo, non solo l’antagonista di chi ha condotto l’esame, perciò le
 domande vanno ammesse con una certa “larghezza”). (Cross examination)
 (RIESAME) 3. Chi ha chiesto l'esame può proporre nuove domande (ciò non consente tuttavia di
 introdurre, per la prima volta, circostanze che non hanno formato oggetto di esame o controesame. Lo
 scopo del riesame e chiarire e precisare meglio i punti in discussione, o confutare le affermazioni
 emerse. In una struttura del genere sembra logico, nonostante il silenzio della legge, che siano
 concesse ulteriori repliche alle altre parti, purchè strettamente circoscritte alle questioni toccate nel
 riesame, e così via sino ad esaurire ogni tema rilevante). (Examination in rebut) (l’ulteriore
 eventuale fase è la Examination in rejoining)
 4. L'esame testimoniale del minorenne (che è il c.d. testimone vulnerabile) è condotto dal
 presidente su domande e contestazioni proposte dalle parti. Nell'esame il presidente può avvalersi
 dell'ausilio di un familiare del minore o di un esperto in psicologia infantile. Il presidente, sentite le
 parti, se ritiene che l'esame diretto del minore non possa nuocere alla serenità del teste, dispone con
 ordinanza che la deposizione prosegua nelle forme previste dai commi precedenti. L'ordinanza può
 essere revocata nel corso dell'esame.
 4-bis. Si applicano, se una parte lo richiede ovvero se il presidente lo ritiene necessario, le modalità
 di cui all'articolo 398, comma 5-bis.
 4-ter. Quando si procede per i reati di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-
 quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, l'esame del minore
 vittima del reato viene effettuato, su richiesta sua o del suo difensore, mediante l'uso di un vetro
 specchio unitamente ad un impianto citofonico.
 499. Regole per l'esame testimoniale.
 1. L'esame testimoniale si svolge mediante domande su fatti specifici (ovvero fatti determinati che
 costituiscono oggetto di prova. Le domande non pertinenti, cioè estranee al thema probandum, sono
 inammissibili) [c.p.p. 194].
34
     Se il testimone non si presenta risponde ex art. 366, se è reticente o mendace ex art. 372.
                                                     30
  2. Nel corso dell'esame sono vietate le domande che possono nuocere alla sincerità delle risposte.
  3. Nell'esame condotto dalla parte che ha chiesto la citazione del testimone e da quella che ha un
  interesse comune sono vietate le domande che tendono a suggerire (c.d. domande “suggestive”) le
  risposte.
  4. Il presidente cura che l'esame del testimone sia condotto senza ledere il rispetto della persona.
  5. Il testimone può (ne consegue che è una facoltà) essere autorizzato dal presidente a consultare, in
  aiuto della memoria, documenti da lui redatti (la norma si pone con particolare evidenza per la
  testimonianza della polizia giudiziaria ex art. 514/2, vedi sotto. La consultazione deve essere correlata
  all’oggetto della deposizione: se si tratta di un accertamento “storico” la lettura non è consentita,
  mentre se il teste deve riferire su fatti che implicano dati numerici “anonimi”, la consultazione non
  può realizzarsi altrimenti che attraverso la lettura dei dati risultanti dalla documentazione scritta)
      514/2. Fuori dei casi previsti dall'articolo 511, è vietata la lettura dei verbali e degli altri atti di
      documentazione delle attività compiute dalla polizia giudiziaria [c.p.p. 357]. L'ufficiale o
      l'agente di polizia giudiziaria esaminato come testimone può servirsi di tali atti a norma
      dell'articolo 499 comma 5.
  6. Durante l'esame, il presidente, anche di ufficio, interviene per assicurare la pertinenza delle
  domande, la genuinità delle risposte, la lealtà dell'esame e la correttezza delle contestazioni,
  ordinando, se occorre, l'esibizione del verbale nella parte in cui le dichiarazioni sono state utilizzate
  per le contestazioni.
Nel controesame potrebbero essere introdotte circostanze ulteriori per la prima volta, ma sempre entro i
limiti di pertinenza determinati dalle domande e dalle risposte date nel corso dell’esame diretto, limiti
indispensabili per evitare che il tema della prova possa essere trasformato in un altro senza che ci sia
stata una rituale richiesta di ammissione.
Al termine delle tre fasi dell’esame incrociato, il presidente, ex art. 506/2 (vedi sopra), può rivolgere
domande al testimone, dopo di che si apre lo spazio per ulteriori domande ad opera delle parti, le quali
hanno diritto a concludere l’esame. Per evitare un eccessivo “interventismo” del giudice le domande
spettano al presidente solo al termine dell’esame, del controesame e dell’eventuale riesame. L’art. 506
consente al presidente il potere sussidiario di rivolgere personalmente le domande sul nuovo tema da lui
individuato
Un vincolo rigido alle circostanze specificatamente dedotte sembra eccessivo, considerando che persino
la prova non richiesta può essere ammessa, a determinate condizioni. Il criterio guida discende dalla
ratio del deposito delle liste la cui funzione è quella di tutelare la controparte dalle prove a sorpresa.
Si debbono pertanto ritenere consentite le domande anche su circostanze ulteriori evidenziate nel corso
dell’esame, a meno che non fossero già note e suscettibili di essere precisate al momento del deposito
delle liste, fermo restando il diritto alla prova contraria ex art. 495/2, da considerarsi un diritto
assoluto. La pertinenza va perciò commisurata anche sull’andamento dell’escussione, se è vero che alla
parte intenzionata ad introdurre il testimone non è imposto un onere di indicare analiticamente ogni
domanda che andrà a proporre, mentre la conduzione dell’esame non può che essere determinata dalla
dialettica stessa delle domande e delle risposte.
Suggerimenti di avvocati americani:
     1. non date alla vostra fonte di prova la possibilità di scegliersi la risposta;
     2. non fate domande di cui non conoscete la risposta;
     3. non fate domande senza uno scopo (quando non sapete, “alzate le spalle”, ovvero non fate
          domande, non fate esame o controesame).
                                RIFIUTO A SOTTOPORSI ALL’ESAME
L’esame incrociato è lo strumento da preferire ex art. 111/3 Cost.. Esame e controesame sono momenti
essenziali dell’escussione del testimone e se dovesse venire negata, il procedimento di acquisizione della
prova non potrebbe considerarsi perfezionato.
  111/3. Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve
  tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico;
  disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti
  al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di
  ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa
  e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non
  comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.
                                                            31
 500/3 e 4. Contestazioni nell'esame testimoniale.
 3. Se il teste rifiuta di sottoporsi all'esame o al controesame di una delle parti, nei confronti di
 questa non possono essere utilizzate, senza il suo consenso, le dichiarazioni rese ad altra parte,
 salve restando le sanzioni penali eventualmente applicabili al dichiarante.
 4. Quando, anche per le circostanze emerse nel dibattimento, vi sono elementi concreti per ritenere
 che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra
 utilità, affinché non deponga ovvero deponga il falso, le dichiarazioni contenute nel fascicolo del
 pubblico ministero precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del dibattimento e
 quelle previste dal comma 3 possono essere utilizzate.
Non possono ritenersi equivalenti al rifiuto a sottoporsi all’“esame”, nè l’omessa risposta a singole
domande35, fatto che verrà preso in considerazione nella valutazione complessiva della testimonianza, né
la risposta evasiva o non pertinente, nel qual caso si procederà alle opportune contestazioni delle
eventuali dichiarazioni precedenti e comunque spetterà al giudice trarne le conseguenze.
                                              DOMANDE VIETATE
    1. DOMANDE SUGGESTIVE: ovvero che tendono a suggerire la risposta.
    2. DOMANDE SUGGESTIVE TRABOCCHETTO: ovvero domande suggestive che danno
         intenzionalmente per presupposto un fatto non vero, al fine di accertare le reali conoscenze del
         teste.
         Sono entrambe vietate alla parte che ha chiesto l’esame e a quella che ha un interesse comune ma
         sono consentite nel controesame in quanto finalizzate a verificare l’attendibilità del teste (ciò in
         quanto il cuore della testimonianza è il confronto fra le opposte fazioni);
    3. DOMANDE NOCIVE per la sincerità della risposta, due tipi:
             a) Domande intimidatorie, nociva pura: ovvero quelle che, anche se soltanto per
                  allusione, fanno leva sull’emotività del teste; quelle che cercano di innervosirlo o di
                  approfittare delle sue debolezze caratteriali o culturali, come pure quelle che tendono a
                  metterlo in cattiva luce al di là di quanto necessario per accertarne la credibilità a norma
                  dell’art. 194/2.
             b) Domande nocive in senso stretto: ovvero quelle che mirano a condizionare il teste
                  distorcendone la capacità di rievocare i fatti e di narrarli correttamente. Il vero oggetto
                  della domanda è un dato che si da per presupposto (es.: quel giorno in piazza Duomo lei
                  stava telefonando con il cellulare,per fotografare quel soggetto in piazza Duomo, non che
                  telefonava).
    4. Divieto di deposizione sui verbali di indagine per la polizia giudiziaria,ovvero di deporre sul
         contenuto delle dichiarazioni acquisite da testimoni di cui all’art. 195/4 per le quali sono stati
         redatti i verbali di cui agli artt. 351 e 357.
         Ciò al fine di evitare che i limiti di utilizzabilità mediante lettura dei verbali vengano elusi
         mediante la testimonianza sul loro contenuto.
    5. Domande sulla vita privata o la sessualità (non necessarie alla ricostruzione del fatto), nei
         procedimenti per i delitti di violenza sessuale o pedofilia;
    6. Violazione del segreto professionale / di ufficio.
          195/6. Testimonianza indiretta.
          6. I testimoni non possono essere esaminati su fatti comunque appresi dalle persone indicate
          negli articoli 200 e 201 in relazione alle circostanze previste nei medesimi articoli, salvo che
          le predette persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.
    7. Dichiarazioni dell’imputato:
          62. Divieto di testimonianza sulle dichiarazioni dell'imputato.
          1. Le dichiarazioni comunque rese nel corso del procedimento dall'imputato o dalla persona
          sottoposta alle indagini non possono formare oggetto di testimonianza [c.p.p. 191].
Vi è un dubbio: a dibattimento in corso (norma Alboreto36) si possono continuare le indagini? La
risposta è data dall’art. 430 bis:
  430-bis. Divieto di assumere informazioni. (si traduce in un preclusione. È perciò oggi vietata
 l’operazione del difensore e pubblico ministero e polizia giudiziaria di conferire con il testimone)
35
  Ovvero vi è distinzione fra rifiuto dell’esame e rifiuto di rispondere alle singole domande.
36
  Alboreto, il pilota di formula uno, in merito al decesso di Ayrton Senna (evento del 1994), cambia versione fra indagini e
dibattimento.
                                                              32
 1. E' vietato al pubblico ministero, alla polizia giudiziaria e al difensore assumere informazioni dalla
 persona ammessa ai sensi dell'articolo 507 o indicata nella richiesta di incidente probatorio o ai sensi
 dell'articolo 422, comma 2, ovvero nella lista prevista dall'articolo 468 e presentata dalle altre parti
 processuali. Le informazioni assunte in violazione del divieto sono inutilizzabili (tuttavia non vi è una
 sanzione in caso di “colloquio informale” sebbene deontologicamente poco corretta).
 2. Il divieto di cui al comma 1 cessa dopo l'assunzione della testimonianza e nei casi in cui questa non
 sia ammessa o non abbia luogo.
Va ricordato infine che una risposta può essere contemporaneamente genuina e non sincera, e viceversa.
Il riferimento deve essere fatto alla “lealtà dell’esame”. Infine, per domanda “vietata” si intende
“inutilizzabile”.
Il potere di escludere le domande può essere esercitato d’ufficio o sull’opposizione di parte ex art. 504.
Quando una domanda viene ammessa in violazione di uno specifico divieto vi è l’inutilizzabilità della
prova anche in mancanza di opposizione delle parti.
Si riducono a semplici irregolarità tutte le violazioni concernenti le altre modalità di escussione del
testimone.
                          CONTESTAZIONI NELL’ESAME DEI TESTIMONI
Sono un istituto che consente alla parte che ne abbia interesse (PM o difensore) di far vedere al
giudice che la persona che si sta escutendo in dibattimento, sta rendendo delle dichiarazioni difformi
rispetto a quanto dichiarato in precedenza. Serve per smentire l’attendibilità del deponente che dice in
dibattimento cose diverse da quanto dichiarato in procedimento.
La contestazione37 quindi è in pratica una lettura parziale di un passaggio contenuto in un verbale di
una dichiarazione che sia difforme - in tutto o in parte - con la deposizione del soggetto. La lettura può
essere effettuata solo dopo che sia avvenuto l'esame e solo nei limiti della parte difforme. È evidente
che attraverso tale procedimento si portano all'attenzione del giudice elementi assunti in precedenza per
valutare se il deponente è attendibile o meno.
Tuttavia sarà possibile acquisire l'intero verbale della dichiarazione e quindi derogare il divieto di
lettura dell'art. 514 c.p.p. quando vi sia sospetto che il testimone sia stato minacciato per deporre il
falso o gli sia stato offerto denaro o altra utilità. Ugualmente avverrà nel caso in cui ci si avvalga - per
contestare la deposizione dell'imputato - di dichiarazioni contenute in verbali di atti ai quali il suo
difensore aveva diritto ad assistere.
Due letture quindi:
    1. atti ex art. 431 (Fascicolo per il dibattimento) > 511, 511 bis;
    2. atti ex art. 433 (Fascicolo del pubblico ministero) > 512, 512 bis, 513, 514.
  50038. Contestazioni nell'esame testimoniale.
                                               (CREDIBILITÀ)
 1. Fermi i divieti di lettura e di allegazione, le parti, per contestare in tutto o in parte il contenuto
 della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e
 contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti o
 sulle circostanze da contestare il testimone abbia già deposto.
 2. Le dichiarazioni lette per la contestazione (ovvero un metodo per la contestazione è proprio dato
 dalla lettura della precedente dichiarazione, che sembra essere “sempre necessaria”) possono essere
 valutate ai fini della credibilità del teste (è questo l’ambito delle contestazioni. La prova scritta è utile
 non per ciò che dice, ma in quanto costringe il teste a rendere conto del mutamento della versione dei
 fatti. Ne consegue:
 la risposta alla contestazione data in dibattimento: è utilizzabile per il convincimento del giudice;
 la vecchia versione, oggetto di contestazione; serve solo per valutare la credibilità del teste).
                                                  (RIFIUTO)
 3. Se il teste rifiuta di sottoporsi all'esame o al controesame di una delle parti, nei confronti di
 questa non possono essere utilizzate, senza il suo consenso, le dichiarazioni rese ad altra parte,
 salve restando le sanzioni penali eventualmente applicabili al dichiarante.



37
   Più estesamente, le “contestazioni dibattimentali”, sono esperite, con i testimoni, ex art. 500/4 e 6, con le parti, ex art.
503/5 e 6.
38
   L’articolo è stato riscritto dalla l. 63/01.
                                                   33
                                  (PROVATA CONDOTTA ILLECITA)
4. Quando, anche per le circostanze emerse nel dibattimento, vi sono elementi concreti (ovvero non è
sufficiente il mero contesto mafioso) per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza,
minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità, affinché non deponga ovvero deponga il
falso, le dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero precedentemente rese dal
testimone sono acquisite al fascicolo del dibattimento e quelle previste dal comma 3 possono essere
utilizzate. (qualora il teste si contraddica, dimostra soltanto di non essere credibile)
5. Sull'acquisizione di cui al comma 4 il giudice decide senza ritardo, svolgendo gli accertamenti che
ritiene necessari, su richiesta della parte, che può fornire gli elementi concreti (essi non sono una
prova piena ma nemmeno una semplice deduzione logica che possono essere introdotte dalla parte o
di ufficio) per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di
denaro o di altra utilità (è questa l’ipotesi della presunta subornazione che apre la strada ad un
procedimento incidentale instaurato dalla parte interessata all’acquisizione della dichiarazione
Come si prova la condotta illecita, portando perciò al recupero della precedente dichiarazione:
1. Chi introduce la prova: le parti ma anche il giudice;
2. Come si forma la prova: sugli “elementi concreti” vige la regola del “più probabile che no” sulla
     base degli elementi forniti (51%)
3. Chi ha l’onere della prova: chi “dice”, ovvero chi la richiede)
                                (DICHIARAZIONI ASSUNTE DAL GUP)
6. A richiesta di parte, le dichiarazioni assunte dal giudice a norma dell'articolo 422 sono acquisite
al fascicolo del dibattimento e sono valutate ai fini della prova nei confronti delle parti che hanno
partecipato alla loro assunzione, se sono state utilizzate per le contestazioni previste dal presente
articolo (ovvero: purchè regolarmente contestate). Fuori dal caso previsto dal periodo precedente, si
applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 4 e 5.
                                  (UTILIZZABILITÀ CONSENSUALE)
7. Fuori dai casi di cui al comma 4 (ovvero testimone sottoposto a violenza, ecc.), su accordo delle
parti le dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero precedentemente rese dal
testimone sono acquisite (ciò implica anche l’esame del teste) al fascicolo del dibattimento (ovvero le
parti, di comune intesa, vogliono integrare il fascicolo dibattimentale con le dichiarazioni rese dallo
stesso soggetto nella fase delle indagini, in modo da renderle efficaci a fini di prova in deroga
all’inutilizzabilità ex art. 500/2).
207. Testimoni sospettati di falsità o reticenza. Testimoni renitenti.
1. Se nel corso dell'esame un testimone rende dichiarazioni contraddittorie, incomplete o
contrastanti con le prove già acquisite, il presidente o il giudice glielo fa rilevare (ovvero glielo
contesta) rinnovandogli, se del caso, l'avvertimento previsto dall'articolo 497 comma 2. Allo stesso
avvertimento provvede se un testimone rifiuta di deporre fuori dei casi espressamente previsti dalla
legge e, se il testimone persiste nel rifiuto, dispone l'immediata trasmissione degli atti al pubblico
ministero perché proceda a norma di legge [c.p.p. 476, comma 2].
2. Con la decisione che definisce la fase processuale in cui il testimone ha prestato il suo ufficio, il
giudice, se ravvisa indizi del reato previsto dall'articolo 372 del codice penale, ne informa il pubblico
ministero trasmettendogli i relativi atti
422. Attività di integrazione probatoria del giudice. (L’acquisizione di una prova ex art. 422 secondo
le regole degli artt. 498 e 499, è l’equivalente di un incidente probatorio esperito nell’udienza
preliminare)
1. Quando non provvede a norma del comma 4 dell'articolo 421, ovvero a norma dell'articolo 421-
bis, il giudice può disporre, anche d'ufficio, l'assunzione delle prove delle quali appare evidente la
decisività ai fini della sentenza di non luogo a procedere.
2. Il giudice, se non è possibile procedere immediatamente all'assunzione delle prove, fissa la data
della nuova udienza e dispone la citazione dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle
persone indicate nell'articolo 210 di cui siano stati ammessi l'audizione o l'interrogatorio.
3. L'audizione e l'interrogatorio delle persone indicate nel comma 2 sono CONDOTTI DAL
GIUDICE. Il pubblico ministero e i difensori possono porre domande, a mezzo del giudice,
nell'ordine previsto dall'articolo 421, comma 2. Successivamente, il pubblico ministero e i difensori
formulano e illustrano le rispettive conclusioni.
4. In ogni caso l'imputato può chiedere di essere sottoposto all'interrogatorio, per il quale si
applicano le disposizioni degli articoli 64 e 65. Su richiesta di parte, il giudice dispone che
                                                    34
  l'interrogatorio sia reso nelle forme previste dagli articoli 498 e 499.
Una risposta reticente, ovvero un’amnesia, autentica o simulata, dà luogo comunque ad una deposizione
per quanto parziale o frammentaria che può essere contestata, la funzione delle quali è, prima ancora che
di strumento critico inteso come valutazione della credibilità, è quella di servire da stimolo ad una
risposta più precisa ed esauriente.
In tema di contestazioni, ogni dichiarazione resa nelle indagini preliminari si riteneva fosse utilizzabile
come prova nel dibattimento: tramite le contestazioni, se la dichiarazione stessa si trovava nel fascicolo
del pubblico ministero; tramite le letture, se l’atto era collocato nel fascicolo del dibattimento. In tal
modo cambia il metodo di acquisizione, ma non il risultato probatorio. Ora l’art. 500 afferma
l’impermeabilità del dibattimento nei confronti delle dichiarazioni precedenti, salvo i casi
espressamente eccettuati. Per dichiarazione (utilizzabile ai fini della contestazione) si intende quella
direttamente riferibile alla persona esaminata. Sono inutilizzabili ai fini contestativi:
       le dichiarazioni tratte da procedimenti extrapenali;
       le eventuali memorie delle parti anche se riproducono il contenuto di atti;
       la querela e la denuncia (anche se utilizzabili per le domande nel controesame);
       dichiarazioni inutilizzabili perché ottenute con metodi vietati (art. 188);
       dichiarazioni precedentemente rese da altre persone;
       all’imputato, dichiarazioni precedentemente rese in veste di testimone.
Concetto di difformità delle dichiarazioni:
       rifiuto di rispondere: il divario è sul comportamento;
       rifiuto dell’esame o del controesame: se è prevista l’inutilizzabilità di quanto detto in
          dibattimento, saranno inutilizzabili le sue dichiarazioni precedenti;
       rifiuto di rispondere a singole domande: la deposizione esiste e si pone il problema della
          contestazione.
Casi di un teste che in sede dibattimentale si discosti da quanto verbalizzato in precedenza:
       il teste dice un’altra cosa rispetto al passato: si procede alle contestazioni con utilizzabilità ex
          art. 500/2;
       il teste ripete in giudizio le dichiarazioni rese ma le smentisce: a valere come prova è la
          dichiarazione emersa nel contraddittorio (non vale il precedente);
       il teste conferma solo in parte: non valgono mai come prova le dichiarazioni precedenti. Dove il
          teste le smentisce valgono quelle attuali, anche se le precedenti sono utilizzabili ex art. 500/2;
       teste che non risponde:
                rifiuta l’esame: non si può contestare ferma restando la sanzione penale ex art. 379 c.p.;
                rifiuta la domanda: non si può contestare, si da atto del silenzio.
       teste che non ricorda:
                cause patologiche: art. 512;
                teste che dichiara di non ricordare: contestazione impropria per aiutare la memoria. Se il
                   ricordo si riattiva, la dichiarazione è utilizzabile, altrimenti no.
                             TIPOLOGIE DI ESAME DELLE PARTI PRIVATE
Bisogna distinguere due tipologie di esame delle parti:
1. L’esame delle PARTI, ex art. 208 e 209 previsto in via generale, presente tre differenze rispetto
      alla testimonianza:
      1.1. le parti possono essere esaminate solo su loro richiesta o con il loro consenso;
      1.2. non hanno l’obbligo penalmente sanzionato di dire la verità (salvo il delitto di simulazione di
           reato e calunnia);
      1.3. se si sottopongono all’esame, possono tacere su singole domande, ma del loro silenzio ne è fatta
           menzione nel verbale. Il suddetto silenzio può essere quindi considerato come argomento di
           prova in merito alla loro poca credibilità.
      1.4. Una quarta differenza riguarda il solo imputato: questi può riferire il “sentito dire” senza
           essere vincolato agli stringenti limiti di utilizzabilità di cui all’art. 195 (testimonianza
           indiretta). Di conseguenza egli non è obbligato a indicare la fonte.
        208. Richiesta dell’esame (delle PARTI).
        1. Nel dibattimento, l’imputato, la parte civile che non debba essere esaminata come testimone, il
        responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria sono esaminati se
        ne fanno richiesta o vi consentono.
                                                     35
      209. Regole per l’esame (delle PARTI).
      1. All’esame delle parti si applicano le disposizioni previste dagli articoli 194, 198 comma 2 e
      499 e, se è esaminata una parte diversa dall’imputato, quelle previste dall’articolo 195.
      2. Se la parte rifiuta di rispondere a una domanda, ne è fatta menzione nel verbale [136].
2. l’esame dell’IMPUTATO IN PROCEDIMENTO CONNESSO, ex art. 210, che prevede una
    disciplina peculiare. È esaminata su richiesta di parte (o di ufficio se sono un teste di riferimento ai
    sensi dell’art. 195) ed hanno l’obbligo di presentarsi. In caso contrario, il giudice può disporre il loro
    accompagnamento coattivo. Sono obbligatoriamente assistiti da un difensore di fiducia il quale
    partecipa all’esame. Per tutto il resto, l’imputato in un procedimento connesso è esaminato seconde
    le regole generali previste per l’esame delle parti: è avvisato della facoltà di non rispondere, può
    mentire, può tacere.
    210. Esame di persona imputata in un procedimento connesso.
    1. Nel dibattimento, le persone imputate in un procedimento connesso a norma dell'articolo (1) 12,
    comma 1, lettera a) (questi soggetti NON POSSONO39 assumere l’ufficio del testimone), nei
    confronti delle quali si procede o si è proceduto separatamente e che non possono assumere
    l'ufficio di testimone, sono esaminate a richiesta di parte, ovvero, nel caso indicato nell'articolo
    195, anche di ufficio.
    2. Esse hanno obbligo di presentarsi al giudice, il quale, ove occorra, ne ordina
    l'accompagnamento coattivo. Si osservano le norme sulla citazione dei testimoni.
    3. Le persone indicate nel comma 1 sono assistite da un difensore (che non necessariamente sarà
    poi il suo difensore ma semplicemente tutela il rispetto dei diritti dell’assistito nell’esame) che ha
    diritto di partecipare all'esame. In mancanza di un difensore di fiducia è designato un difensore di
    ufficio.
    4. Prima che abbia inizio l'esame, il giudice avverte le persone indicate nel comma 1 che, salvo
    quanto disposto dall'articolo 66 comma 1, esse hanno facoltà di non rispondere [c.p.p. 64].
    5. All'esame si applicano le disposizioni previste dagli articoli 194, 195, 498, 499 e 500.
    6. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alle persone imputate in un
    procedimento connesso ai sensi dell'articolo (1) 12, comma 1, lettera c), o di un reato collegato a
    norma dell'articolo (2) 371, comma 2, lettera b), (questi soggetti POSSONO assumere l’ufficio
    del testimone, su fatti che concernono la responsabilità d’altri) che non hanno reso in
    precedenza dichiarazioni concernenti la responsabilità dell'imputato. Tuttavia a tali persone è
    dato l'avvertimento previsto dall'articolo 64, comma 3, lettera c), e, se esse non si avvalgono della
    facoltà di non rispondere, assumono l'ufficio di testimone. Al loro esame si applicano, in tal caso,
    oltre alle disposizioni richiamate dal comma 5, anche quelle previste dagli articoli 197-bis e 497.
                                          ESAME DELLE PARTI
L’esame delle parti è uno dei principali mezzi di prova, consiste nella dichiarazione resa da una
persona in qualità di parte processuale e può essere attivato esclusivamente nel dibattimento o
nell’incidente probatorio.
L’esame delle parti prevede una adesione volontaria, le parti non giurano di dire la verità ed il falso o il
mendacio non è punito in quanto tale (tranne il caso di autocalunnia).
SOGGETTI SOTTOPOSTI ALL'ESAME DELLE PARTI: vengono sottoposti a questo mezzo di
prova le parti del procedimento indicate all’art. 208:
1. Depongono senza limiti:
     a. l’imputato, il quale può non sottoporsi all’esame come non rispondere alle singole domande (ciò
        vale anche per gli altri ma per l’imputato è, ovviamente, più rilevante), tuttavia vi è una
        domanda, l’esenzione dalla testimonianza, si ritorce contro di lui?
              Una delle risposte è che sì, (secondo il prof.), se avesse la possibilità di scelta, pur
                 assumendosi le responsabilità che ne derivano, godrebbe di maggiore credibilità.
              Riconosciuto tale diritto di non sottoporsi all’esame, posso trarre inferenze negative nei
                 confronti dell’imputato dal suo silenzio?
                      Nella costituzione americana non è possibile;
                      Nel sistema inglese (la più antica democrazia moderna dopo Roma e Atene), dal
                         1996 è possibile per il giudice dare indicazioni circa la valutazione del silenzio
                         che può essere anche negativa:
39
     Salvo quanto disposto dall’art. 197-bis.
                                                    36
                              Il puro comportamento omissivo non può essere censurato in quanto tale
                               (ovvero l’imputato non può essere obbligato a fornire elementi contro di
                               lui e se noi traessimo elementi negativi dal suo silenzio e questa
                               valutazione sarebbe una forma di censura); Viceversa se il silenzio
                               riguarda una singola domanda, ciò influisce sulla credibilità del soggetto e
                               quindi può esservi una valutazione negativa pur non potendosi fondare
                               l’accertamento del fatto che da solo non è mai prova dei fatti (Lei quel
                               giorno si trovava la? Silenzio. Ne consegue che non posso provare che il
                               soggetto fosse la ma, se il giudice ha anche altri elementi, questi possono
                               essere corroborati dal silenzio della parte fondando il libero
                               convincimento del giudice).
                               Ovvero il silenzio non costituisce prova a carico
                              Tuttavia, non dando indicazione a sua discolpa, non si solleva dalle prove a
                               carico, comportando una forma di valutazione negativa del silenzio.
                               Ovvero il silenzio non contesta la prova a carico
     b. il coimputato;
     c. la parte civile, giano bifronte, può scegliere infatti di essere sentita come testimone sia come
        parte, ciò in relazione alla scelta strategica della parte che richiede la testimonianza, come deciso
        dal giudice in relazione all’art. 190 sull’ammissibilità della prova. Ne consegue che se la parte
        non ha inserito la richiesta ex art. 468 del testimone (fatto questo sempre preferibile in relazione
        all’attendibilità maggiore che ha il testimone rispetto alla parte), può sempre chiedere l’esame
        della parte.;
     d. il responsabile civile;
     e. il civilmente obbligato per la pena pecuniaria.
2. Depongono con limiti:
    a. la polizia giudiziaria è compatibile con l’ufficio del testimone ma con i limiti dell’art. 195/5.
3. Non possono deporre:
    a. La parte pubblica (il PM) è incompatibile con l’esame (ovvero non riferisce mai sui fatti);
    b. lo stesso vale per gli ausiliari (coloro che lavorano nelle segreterie del PM)
    c. il giudice.
4. Tutti gli altri soggetti, sempre che siano compatibili, vengono sentiti invece con il mezzo di prova
    della testimonianza.
 503. Esame delle parti private.
                                                   (ORDINE)
 1. Il presidente dispone l'esame delle parti [c.p.p. 208, 209, 210] che ne abbiano fatto richiesta o che
 vi abbiano consentito, secondo il seguente ordine: parte civile (la quale (unico caso) può essere
 sentita come parte, ma anche come testimone), responsabile civile, persona civilmente obbligata per
 la pena pecuniaria e imputato (496 e 503 danno la stessa sequenza peraltro irragionevole per il prof.
 in quanto sarebbe meglio la sequenza delle parti che hanno condivisione di interessi (persona
 civilmente obbligata, imputato vs PM e parte civile).
                                                  (REGOLE)
 2. L'esame si svolge nei modi previsti dagli articoli 498 e 499. Ha inizio con le domande del
 difensore o del pubblico ministero che l'ha chiesto e prosegue con le domande, secondo i casi, del
 pubblico ministero e dei difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente
 obbligata per la pena pecuniaria, del coimputato e dell'imputato. Quindi, chi ha iniziato l'esame può
 rivolgere nuove domande.
                                             (CONTESTAZIONI)
 3. Fermi i divieti di lettura [c.p.p. 514] e di allegazione [c.p.p. 515], il pubblico ministero e i
 difensori, per contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione, possono servirsi delle
 dichiarazioni precedentemente rese dalla parte esaminata e contenute nel fascicolo del pubblico
 ministero. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti e sulle circostanze da contestare la parte
 abbia già deposto.
 4. Si applica la disposizione dell'articolo 500 comma 2 (si tratta di un contestazione alla singola
 risposta (identica al 500/2) ed ha un valore soltanto in negativo, ovvero screditante. Tre eccezioni:
      1. accordo delle parti;
      2. sede della precedente dichiarazione, se è stata resa in udienza preliminare, può essere
                                                    37
          recuperata come prova;
      3. quando ci sono elementi per ritenere che il teste è stato sottoposto a minacce)
            500/2. Contestazioni nell'esame testimoniale.
            2. Le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della
            credibilità del teste.
                                  (RECUPERO DICHIARAZIONI PG/PM)
  5. Le dichiarazioni (per dichiarazioni si intende autorizzanti il recupero della sola risposta difforme
  (tesi del prof.), in quanto sarebbe altrimenti facile tentare questa via per recuperare l’intero
  interrogatorio) alle quali il difensore aveva diritto di assistere assunte dal (1) pubblico ministero o
  dalla (2) polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero sono acquisite nel fascicolo per il
  dibattimento, se sono state utilizzate per le contestazioni previste dal comma 3.
                                (RECUPERO DICHIARAZIONI GIUDICE)
  6. La disposizione prevista dal comma 5 si applica anche per le dichiarazioni rese a norma degli
  articoli 294, 299, comma 3-ter, 391 e 422.
La persona sottoposta alla indagini può deporre:
     1. Sommarie informazioni ex art. 350:
              domande sollecitate, con l’assistenza dell’avvocato;
              dichiarazioni spontanee.
     2. Interrogatorio:
              ex art. 64/65 con preavviso ex art. 375;
              ex art. 294/299;
              ex art. 422 nell’udienza preliminare;
              ex art. 370, la polizia giudiziaria su delega del PM.
Domanda: La dichiarazione contestata e recuperata può essere utilizzata nei confronti di altri?
Risposta, vi è diversità di utilizzo:
      il 513/1: rifiuto di sottoporsi all’esame => lettura => limiti all’utilizzo, ovvero dice che non può
         essere utilizzata nei confronti di altri ma solo nei suoi confronti;
      il 503/5 e 6: contrasto di dichiarazioni => contestazione => recupero della precedente
         dichiarazione => libertà di utilizzo, ovvero contro altri e nei suoi confronti.
All’esame delle parti risulta applicabile solo l’art. 500/2 con esclusione dei commi 3, 4, 5, 6 e 7. In
generale il presupposto necessario per l’uso ai fini di contestazione è che la parte abbia già deposto: in
caso contrario, la dichiarazione precedente, ancorché contestata, non è utilizzabile in alcun modo.
                     CONFRONTI, RICOGNIZIONI, ESPERIMENTI GIUDIZIALI
A parte il confronto, si tratta di mezzi di prova di impiego non frequente in dibattimento. In molti casi
la sede più appropriata appare l’incidente probatorio. Il loro espletamento è solo eventuale poiché
dipende da una situazione di incertezza – apprezzabile discrezionalmente – su certi fatti, che non è stata
risolta dall’acquisizione di altre prove. Ne consegue che la richiesta può essere presentata in qualunque
momento emerga la necessità, fermi restando gli artt. 506 e 507. Non è previsto l’esame incrociato ed è
il giudice a condurre le operazioni.
In tema di ricognizioni si tende a ritenere ammissibile ogni tipo di riconoscimento, compreso quello
avvenuto in aula nel quale l’imputato è indicato come l’autore del reato. Si fa ricorso all’assioma del
libero convincimento del giudice.
  213. Ricognizione di persone. Atti preliminari.
  1. Quando occorre procedere a ricognizione personale [c.p.p. 392], il giudice invita chi deve
  eseguirla a descrivere la persona indicando tutti i particolari che ricorda; gli chiede poi se sia stato
  in precedenza chiamato a eseguire il riconoscimento, se, prima e dopo il fatto per cui si procede,
  abbia visto, anche se riprodotta in fotografia o altrimenti, la persona da riconoscere, se la stessa gli
  sia stata indicata o descritta e se vi siano altre circostanze che possano influire sull'attendibilità del
  riconoscimento.
  2. Nel verbale è fatta menzione degli adempimenti previsti dal comma 1 e delle dichiarazioni rese.
  3. L'inosservanza delle disposizioni previste dai commi 1 e 2 è causa di nullità [c.p.p. 181] della
  ricognizione.
                                        PERIZIA E CONSULENZA
La perizia è una prova di cui il giudice ha la piena disponibilità, anche se resta intatto il potere
d’iniziativa delle parti. Con riferimento alle modalità di ammissione in giudizio, si distingue a seconda
che:
                                                        38
    1. la perizia sia stata già espletata: le parti sono tenute a indicare il perito nelle liste a norma
        dell’art. 468;
    2. venga disposta per la prima volta nel dibattimento.
L’esame dei periti si svolge oralmente anche in presenza di una relazione scritta suscettibile di lettura.
Perito consulente tecnico hanno tuttavia la facoltà più ampia di quella riconosciuta ai testimoni, di
consultare – non soltanto per aiuto alla memoria – documenti, note scritte e pubblicazioni
 501. Esame dei periti e dei consulenti tecnici.
 1. Per l'esame dei periti e dei consulenti tecnici si osservano le disposizioni sull'esame dei testimoni
 [c.p.p. 497, 498, 499, 500], in quanto applicabili.
 2. Il perito e il consulente tecnico hanno in ogni caso facoltà di consultare documenti, note scritte e
 pubblicazioni, che possono essere acquisite anche di ufficio (e diventare utilizzabili ai fini della
 decisione).
 226. Conferimento dell'incarico.
 1. Il giudice, accertate le generalità del perito, gli chiede se si trova in una delle condizioni previste
 dagli articoli 222 e 223, lo avverte degli obblighi e delle responsabilità previste dalla legge penale
 [c.p. 373] e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: «consapevole della responsabilità morale
 e giuridica che assumo nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio
 senza altro scopo che quello di far conoscere la verità e a mantenere il segreto [c.p.p. 329] su tutte
 le operazioni peritali».
 2. Il giudice formula quindi i quesiti, sentiti il perito, i consulenti tecnici [c.p.p. 225], il pubblico
 ministero e i difensori presenti.
Per il consulente tecnico non veritiero, invece, vi è una sostanziale assenza di sanzione penale, la cui
garanzia di veridicità non discende dalla imposizione di un obbligo, bensì dal contraddittorio fra le
parti. Nella pratica la questione assume particolare rilievo in quanto vi è una diffusa tendenza a
sostituire la perizia con l’esame del consulente tecnico nominato dal pubblico ministero nel corso delle
indagini preliminari. Attribuire al consulente tecnico la qualità di testimone sarebbe il mezzo per
legittimare una decisione basata esclusivamente sulle sue dichiarazioni, prescindendo dalla nomina di un
perito. Con essi non vi è divieto di domande nocive o suggestive e si dubita sull’applicabilità della
disciplina delle contestazioni sebbene resti uno strumento essenziale benché di scarsa portata pratica.
La perizia può essere disposta d’ufficio o su richiesta di parte anche in dibattimento. Se il giudice ha
disposto la citazione del perito le parti (art. 568/1) hanno facoltà di presentare in dibattimento i propri
consulenti anche senza citazione.
        ATTIVITÀ INTEGRATIVA DI INDAGINE DEL PUBBLICO MINISTERO E DEL
                                                  DIFENSORE
 327-BIS. ATTIVITÀ INVESTIGATIVA DEL DIFENSORE.
 1. Fin dal momento dell'incarico professionale, risultante da atto scritto, il difensore ha facoltà di
 svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito,
 nelle forme e per le finalità stabilite nel titolo VI-bis del presente libro.
 2. La facoltà indicata al comma 1 può essere attribuita per l'esercizio del diritto di difesa, in ogni
 stato e grado del procedimento, nell'esecuzione penale e per promuovere il giudizio di revisione.
 3. Le attività previste dal comma 1 possono essere svolte, su incarico del difensore, dal sostituto, da
 investigatori privati autorizzati e, quando sono necessarie specifiche competenze, da consulenti
 tecnici.
 430. Attività integrativa di indagine del pubblico ministero e del difensore.
 1. Successivamente all'emissione del decreto che dispone il giudizio, il pubblico ministero e il
 difensore possono, ai (gli atti di cui al 430 essendo successivi al decreto che dispone il giudizio,
 soggiacciono ad un duplice limite di utilizzabilità: primo limite) fini delle proprie richieste al giudice
 del dibattimento, compiere attività integrativa di indagine, (secondo limite) fatta eccezione degli atti
 per i quali è prevista la partecipazione dell'imputato o del difensore di questo.
 2. La documentazione relativa all'attività indicata nel comma 1 è immediatamente depositata nella
 segreteria del pubblico ministero con facoltà delle parti di prenderne visione e di estrarne copia.
 391-bis. Colloquio, ricezione di dichiarazioni e assunzione di informazioni da parte del difensore.
 1. Salve le incompatibilità previste dall'articolo 197, comma 1, lettere c) e d), per acquisire notizie il
 difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i consulenti tecnici possono conferire con
 le persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell'attività investigativa. In questo caso,
 l'acquisizione delle notizie avviene attraverso un colloquio non documentato.
                                                    39
2. Il difensore o il sostituto possono inoltre chiedere alle persone di cui al comma 1 una dichiarazione
scritta ovvero di rendere informazioni da documentare secondo le modalità previste dall'articolo 391-
ter.
3. In ogni caso, il difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i consulenti tecnici
avvertono le persone indicate nel comma 1:
a) della propria qualità e dello scopo del colloquio;
b) se intendono semplicemente conferire ovvero ricevere dichiarazioni o assumere informazioni
indicando, in tal caso, le modalità e la forma di documentazione;
c) dell'obbligo di dichiarare se sono sottoposte ad indagini o imputate nello stesso procedimento, in
un procedimento connesso o per un reato collegato;
d) della facoltà di non rispondere o di non rendere la dichiarazione;
e) del divieto di rivelare le domande eventualmente formulate dalla polizia giudiziaria o dal pubblico
ministero e le risposte date;
f) delle responsabilità penali conseguenti alla falsa dichiarazione.
391-ter. Documentazione delle dichiarazioni e delle informazioni.
1. La dichiarazione di cui al comma 2 dell'articolo 391-bis, sottoscritta dal dichiarante, è autenticata
dal difensore o da un suo sostituto, che redige una relazione nella quale sono riportati:
a) la data in cui ha ricevuto la dichiarazione;
b) le proprie generalità e quelle della persona che ha rilasciato la dichiarazione;
c) l'attestazione di avere rivolto gli avvertimenti previsti dal comma 3 dell'articolo 391-bis;
d) i fatti sui quali verte la dichiarazione.
2. La dichiarazione è allegata alla relazione.
3. Le informazioni di cui al comma 2 dell'articolo 391-bis sono documentate dal difensore o da un
suo sostituto che possono avvalersi per la materiale redazione del verbale di persone di loro fiducia.
Si osservano le disposizioni contenute nel titolo III del libro secondo, in quanto applicabili.
391-octies. Fascicolo del difensore.
1. Nel corso delle indagini preliminari e nell'udienza preliminare, quando il giudice deve adottare
una decisione con l'intervento della parte privata, il difensore può presentargli direttamente gli
elementi di prova a favore del proprio assistito.
2. Nel corso delle indagini preliminari il difensore che abbia conoscenza di un procedimento penale
può presentare gli elementi difensivi di cui al comma 1 direttamente al giudice, perché ne tenga
conto anche nel caso in cui debba adottare una decisione per la quale non è previsto l'intervento
della parte assistita.
3. La documentazione di cui ai commi 1 e 2, in originale o, se il difensore ne richiede la restituzione,
in copia, è inserita nel fascicolo del difensore, che è formato e conservato presso l'ufficio del giudice
per le indagini preliminari. Della documentazione il pubblico ministero può prendere visione ed
estrarre copia prima che venga adottata una decisione su richiesta delle altre parti o con il loro
intervento. Dopo la chiusura delle indagini preliminari il fascicolo del difensore è inserito nel
fascicolo di cui all'articolo 433.
4. Il difensore può, in ogni caso, presentare al pubblico ministero gli elementi di prova a favore del
proprio assistito.
391-decies. Utilizzazione della documentazione delle investigazioni difensive.
1. Delle dichiarazioni inserite nel fascicolo del difensore le parti possono servirsi a norma degli
articoli 500, 512 e 513.
2. Fuori del caso in cui è applicabile l'articolo 234, la documentazione di atti non ripetibili compiuti
in occasione dell'accesso ai luoghi, presentata nel corso delle indagini preliminari o nell'udienza
preliminare, è inserita nel fascicolo previsto dall'articolo 431.
3. Quando si tratta di accertamenti tecnici non ripetibili, il difensore deve darne avviso, senza
ritardo, al pubblico ministero per l'esercizio delle facoltà previste, in quanto compatibili, dall'articolo
360. Negli altri casi di atti non ripetibili di cui al comma 2, il pubblico ministero, personalmente o
mediante delega alla polizia giudiziaria, ha facoltà di assistervi.
4. Il verbale degli accertamenti compiuti ai sensi del comma 3 e, quando il pubblico ministero ha
esercitato la facoltà di assistervi, la documentazione degli atti compiuti ai sensi del comma 2 sono
inseriti nel fascicolo del difensore e nel fascicolo del pubblico ministero. Si applica la disposizione di
cui all'articolo 431, comma 1, lettera c).
                                                       40
Ne consegue che gli atti delle indagini difensive non sono utilizzabili per le contestazioni fino a quando
il difensore non li abbia depositati nel proprio fascicolo al fine di farli transitare in quello del pubblico
ministero.
                                                  LETTURE
L'effetto derivante dalle letture è quello di poter essere utilizzate ai fini della prova (art 515 c.p.p.)
Le letture rappresentano un banco di prova del sistema, tanto più sono consentite le lettura, tanto più il
sistema sarà inquisitorio e viceversa. E' previsto un complesso regime di letture di atti (rectius: di
verbali) che non si sono formati nel dibattimento ma in fasi antecedenti al processo e che in deroga al
principio di immediatezza acquistano rilevanza probatoria. A tal fine occorre distinguere:
    1) Sono consentite le letture anche ex officio degli atti contenuti nel fascicolo del dibattimento.
        In questo fascicolo - formato ex art 431 c.p.p. immediatamente dopo l'emissione del decreto che
        dispone il giudizio innanzi al Gup alla presenza delle parti - sono contenuti in sostanza gli atti
        irripetibili (in via originaria), i mezzi di prova assunti in incidente probatorio, gli atti relativi
        alle condizioni di procedibilità dell'azione penale e ogni altro atto cui le parti abbiano dato
        consenso all'acquisizione.
        L'art 511 c.p.p. dispone che la lettura - se richiesta - deve avvenire solo dopo l'eventuale
        assunzione della prova se questa può avvenire; la ratio di questa disposizione è chiara: nel caso
        in cui ad esempio si sia proceduto all'assunzione di una testimonianza in incidente probatorio
        perché la si riteneva irripetibile e poi successivamente invece si realizza che l'atto non era
        irripetibile, la parte che ha interesse può comunque richiedere l'assunzione della testimonianza
        (purché nei limiti dell'art 190-bis).
        Il giudice può derogare all'obbligo di lettura (violando il principio di oralità) indicando con
        una dichiarazione di utilizzabilità gli atti - contenuti sempre nel fascicolo del dibattimento - che
        intende utilizzare ai fini della prova. Tuttavia è previsto che se si tratta di verbali di dichiarazioni
        se una delle parti lo richiede deve esserne data lettura, se invece riguardano verbali di altri atti la
        lettura è ammessa solo se ci sia un grave disaccordo sul contenuto della stessa.
    2) Lettura dei verbali di atti di altri procedimenti. Il giudice anche ex officio può dare lettura dei
        verbali di altri procedimenti che sono stati acquisiti ai sensi degli artt 238 e 495 c.p.p. Come si
        vede dunque non è sufficiente che questi documenti siano ammessi dal giudice per poter essere
        valutati ai fini probatori: è necessario che sia anche disposta la loro lettura.
    3) Lettura di verbali di atti compiuti nella fase antecedente il dibattimento che per cause
        sopravvenute non prevedibili al momento del loro compimento ne hanno reso impossibile la
        loro ripetizione. È evidente che ciò che s'intende evitare è la dispersione di questi atti per
        irripetibilità sopravvenuta. La disposizione vale anche per le dichiarazioni rilasciate dalla persona
        residente all'estero di cui non sia possibile procedere alla deposizione (ambiguità di fondo).
    4) E' possibile anche la lettura delle dichiarazioni rilasciate dall'imputato (presumibilmente
        autoaccusatorie) nel corso delle indagini preliminari o davanti al Gup quando l'imputato è
        contumace, assente o si rifiuta di sottoporsi all'esame. Le dichiarazioni tuttavia non possono
        essere utilizzate contro altri soggetti senza il loro consenso a meno che questi non abbiano
        promesso denaro o altra utilità o minacciato l'imputato. Per le dichiarazioni eteroaccusatorie
        rilasciate da coloro che sono indagati o coimputati nel reato concorrente per i quali si stia
        procedendo congiuntamente o separatamente all'imputato, vale la disciplina generale: le loro
        dichiarazioni possono essere lette solo se c'è stata una irripetibilità sopravvenuta.
    5) In via residuale può essere data lettura di tutte le dichiarazioni rilasciate dall'imputato, dai
        testimoni o dalle persone indagate o imputate in un procedimento connesso o collegato solo se
        queste sono state escusse nelle forme dell'esame testimoniale e quindi con la partecipazione del
        difensore dell'imputato (s'intende tutelare il principio del contraddittorio). In realtà la
        disposizione dell'art. 514 c.p.p. non è molto chiara: nelle fasi anteriori al dibattimento l'unico
        caso disciplinato dal codice di rito in cui le dichiarazioni vengono assunte nelle forme di cui agli
        artt. 498 e 499 c.p.p. è solo nell'udienza preliminare per il solo imputato. Infatti secondo l'art 422
        c.p.p. qualora il GUP - o il giudice monocratico qualora si proceda per rito abbreviato - proceda
        all'integrazione probatoria potrà esaminare periti, consulenti tecnici, testimoni e persone di cui
        all'art 210 c.p.p. ponendo lui stesso le domande e non quindi attraverso la cross examination.
        Tuttavia è pacifico che spesso, in contrasto con tale disposizione, il giudice permetta di procedere
        secondo il rito previsto per il dibattimento. Il disposto dell'art 514c.p.p. quindi è da ritenersi da
        applicare in toto anche per tale fase.
                                                     41
                                      LETTURE CONSENTITE (511)
La lettura è una attività necessaria per acquisire la prova, un atto acquisito al fascicolo del
dibattimento non è prova, lo diviene solo tramite la lettura.
Le questioni preliminari sono un traguardo finale, se non vengono espunti atti dal fascicolo del
dibattimento, pur con il limiti inerenti l’utilizzabilità.
 511. Letture consentite.(si tratta di un “larva” di oralità di una prova che oramai è scritta)
 1. Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura, integrale o parziale, degli atti contenuti
 nel fascicolo per il dibattimento [c.p.p. 431, 500, comma 4, 503, commi 5 e 6, 515].
 2. La lettura di verbali (che è una condizione di procedibilità. Ne consegue che la querela del soggetto
 resosi irreperibile non è utilizzabile. In caso di pericolo è capitato che, nel timore di “perdere” il
 querelante perché soggetto a pressione esterne (generalmente violenza), è stato chiesto l’incidente
 probatorio) di dichiarazioni (è il caso dell’incidente probatorio) è disposta solo dopo (ne consegue
 che è vietata prima che avvenga l’esame) l'esame della persona che le ha rese (la ratio della norma
 vuole evitare che la lettura avvenga a discapito dell’oralità e dell’immediatezza), a meno che l'esame
 non abbia luogo (ciò consente al giudice di disporre la letture qualunque sia il motivo per cui l’esame
 non si svolga. L’esame deve considerarsi svolto anche se il soggetto non risponde, in tale caso andrà
 valutata la sua attendibilità. Se il soggetto risponde, invece, le dichiarazioni anteriori saranno
 utilizzate per fare domande e contestazioni ulteriori, con il risultato di avere due dichiarazioni
 utilizzabili ed il giudice potrà scegliere fra due versioni del fatto).
 3. La lettura della relazione peritale è disposta solo dopo (ne consegue che è vietata prima che
 avvenga l’esame) l'esame del perito (la prassi è tuttavia il contrario, infatti i periti chiedono
 praticamente sempre il termine di studiarsi la causa, e la possibilità di presentare una relazione).
 4. La lettura dei verbali delle dichiarazioni orali di querela o di istanza [c.p.p. 431, comma 1, lett. a]
 è consentita ai soli fini dell'accertamento della esistenza della condizione di procedibilità (ovvero
 l’atto di querela che contiene una narrazione, pur essendo inserito nel fascicolo del dibattimento ma
 ne è vietato l’utilizzo per la formazione della prova. La previsione conferma la prevalenza
 dell’oralità e sembra dunque un vero e proprio aggiramento del divieto la tendenza a recuperare le
 suddette dichiarazioni, sotto specie di atti irripetibili, come prova dei fatti narrati.).
 5. In luogo della lettura, il giudice, anche di ufficio, può indicare specificamente gli atti utilizzabili
 ai fini della decisione (mancando tali indicazione, oltre che la lettura, si avrà l’inutilizzabilità degli
 atti). L'indicazione degli atti equivale alla loro lettura. Il giudice dispone tuttavia la lettura, integrale
 o parziale, quando si tratta di verbali di dichiarazioni e una parte ne fa richiesta. Se si tratta di altri
 atti, il giudice è vincolato alla richiesta di lettura solo nel caso di un serio disaccordo sul contenuto
 di essi.
 6. La facoltà di chiedere la lettura o l'indicazione degli atti, prevista dai commi 1 e 5, è attribuita
 anche agli enti e alle associazioni intervenuti a norma dell'articolo 93 [c.p.p. 505].
 511bis. Lettura di verbali di prove di altri procedimenti.
 1. Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura dei verbali degli atti indicati nell’articolo
 238. Si applica il comma 2 dell’articolo 511.
Il 511 si applica anche ai mezzi di prova assunti nel corso del procedimento quando, essendo mutato il
giudice dibattimentale, si debba disporre l’integrale rinnovazione del dibattimento.
 238. Verbali di prove di altri procedimenti. (c.d.: spazio panprocessuale. Prima del 2001 l’art. 238
 diceva che se le prove erano diventate irripetibili, si potevano prendere le prove dagli altri
 procedimenti, ora invece, si consente l’acquisizione soltanto se l’irripetibilità da altre sedi di verbali
 di prova soltanto se l’irripetibilità è dovuta a fatti e circostanze imprevedibili)
 1. E' ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale (purchè siano prove in
 quella sede formate in contraddittorio ed il difensore di quell’imputato abbia partecipato alla
 formazione della prova in quella sede) se si tratta di prove assunte nell'incidente probatorio o nel
 dibattimento.
 2. E' ammessa l'acquisizione di verbali di prove assunte in un giudizio civile definito con sentenza
 che abbia acquistato autorità di cosa giudicata.
 2-bis. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 i verbali di dichiarazioni possono essere utilizzati contro
 l'imputato soltanto (questa è la c.d. inutilizzabilità relativa) se il suo difensore ha partecipato
 all'assunzione della prova o se nei suoi confronti fa stato la sentenza civile.
 3. E' comunque ammessa l'acquisizione della documentazione di atti che non sono ripetibili. Se la
 ripetizione dell'atto è divenuta impossibile per fatti o circostanze sopravvenuti, l'acquisizione è
                                                                  42
  ammessa se si tratta di fatti o circostanze imprevedibili.
  4. Al di fuori dei casi previsti dai commi 1, 2, 2-bis e 3, i verbali di dichiarazioni possono essere
  utilizzati nel dibattimento soltanto nei confronti dell'imputato che vi consenta; in mancanza di
  consenso, detti verbali possono essere utilizzati per le contestazioni previste dagli articoli 500 e 503.
  5. Salvo quanto previsto dall'articolo 190-bis, resta fermo il diritto delle parti di ottenere a norma
  dell'articolo 190 l'esame delle persone le cui dichiarazioni sono state acquisite a norma dei commi 1,
  2, 2-bis e 4 del presente articolo.
                                                       512
  512. Lettura di atti per sopravvenuta impossibilità di ripetizione (la norma fornisce una deroga al
  contraddittorio. Si applica solo agli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero)
  1. Il giudice, a richiesta di parte (il giudice non può chiederla in quanto non “conosce” il fascicolo del
  pubblico ministero), dispone che sia data lettura degli atti assunti dalla polizia giudiziaria, dal
  pubblico ministero, dai difensori (punto rilevante in quanto il difensore potrebbe anche non produrre
  verbali al suo assistito sfavorevole, perciò se l’atto diviene irripetibile, nonostante non sia inserito nel
  fascicolo del pubblico ministero, potrebbe in teoria essere recuperato dal difensore dalla lettura
  testuale del 512 ma secondo il prof. e il Grifantini che non è una soluzione consentita) delle parti
  private e dal giudice nel corso della udienza preliminare [c.p.p. 422] quando, per fatti o circostanze
  (1) imprevedibili, ne è divenuta (2) impossibile la ripetizione.
  1-bis. È sempre consentita la lettura dei verbali relativi all'acquisizione ed alle operazioni di
  distruzione degli atti di cui all'articolo 240.
  240. Documenti anonimi.
  1. I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti né in alcun modo
  utilizzati [c.p.p. 191] salvo che costituiscano corpo del reato [c.p.p. 253, comma 2] o provengano
  comunque dall'imputato [c.p.p. 237].
In precedenza, l’art. 512 veniva considerato come un espediente per recuperare al dibattimento tutto
ciò che non potesse entrarvi in altro modo. Attualmente, l’utilizzabilità per irripetibilità sopravvenuta
avviene solo a patto di dimostrare che il mancato realizzarsi del contraddittorio costituisca una
eccezione e derivi da una “impossibilità effettivamente accertata”. Fra questi atti viene ricompresa
anche una spontanea dichiarazione di querela presentata oralmente, che, diversamente da quella
preformata, es. con un documento scritto, per il suo contenuto dichiarativo somiglia a sommarie
informazioni.
Atti irripetibili: la nozione non riguarda il tipo di atto ma il suo contenuto, es. il rilievo dello stato di
cose, luoghi e persone soggetto a modificazione, non è riproducibile in dibattimento e può assumere
natura di atto irripetibile e allegate al fascicolo.
IRRIPETIBILITÀ SOPRAVVENUTA: ai fini dell’utilizzabilità di cui all’art. 512 occorre che
l’irripetibilità sia oggettivamente riscontrabile. In caso contrario, il pubblico ministero potrebbe
aggirare le garanzie dell’incidente probatorio predisponendo le condizioni per utilizzare in dibattimento
l’atto da lui formato in sede investigativa. È necessario distinguere tra:
     1. irripetibilità sopravvenuta: suscettibile di lettura ex art. 512. Essa prescinde dal tipo di atto e
          dipende da fattori oggettivi (non soggettivi (l’art. 111/5 Cost. parla infatti di impossibilità
          oggettiva) come l’astensione ex art. 199 dalla deposizione di un prossimo congiunto che sia già
          stato sentito a verbale che perciò non consente il recupero dell’atto (ex sent. 440/00 corte
          Cost.), il quale avvalendosi del diritto al silenzio esercita un diritto e non ci si può appellare al
          512) successivi che, secondo un criterio probabilistico e tenuto conto dello status quo ante,
          facciano ritenere imprevedibile e non rimediabile l’impossibilità di rinnovarlo. In altri termini,
          alla luce dell’art. 111 Cost., l’art. 512 deve riguardare situazioni straordinarie che precludono
          la rinnovazione dalla prova, perciò:
                l’amnesia40: non consente l’utilizzabilità delle dichiarazioni rese (ovvero non ne non
                  consente la lettura), a meno che non sia determinata da sopravvenuta infermità mentale;
                testimone irreperibile: non consente l’utilizzabilità delle dichiarazioni rese (ovvero non
                  ne non consente la lettura), a meno che non sussista un duplice presupposto:
                        a) impossibilità di rintracciare il soggetto e che tale impossibilità non sia
                            addebitabile ad un comportamento della parte;
40
     Fatto questo ordinario, specie in rapporto alla durata dal processo.
                                                        43
                       b) che tale situazione non dipenda da una libera scelta della fonte testimoniale che
                          rifiuta di sottoporsi all’esame difensivo.
         Ne discendono due corollari:
              il rischio della prova resta a carico della parte richiedente;
              la prova della libera scelta si risolve nella regolare citazione del testimone (tranne il caso
                 di assenza dovuta, ad esempio, a violenza, laddove tornerebbe utilizzabile); qualora il
                 teste non fosse stato regolarmente citato va stabilito se tale situazione sia addebitabile o
                 meno alla parte;
    2. irripetibilità originaria: a norma del 431 che lo rende, invece, acquisibile al fascicolo per il
         dibattimento.
                                                     512-bis
 512-bis. Lettura di dichiarazioni rese da persona residente all'estero (si tratta anche dell’italiano
 residente all’estero, es. Pavarotti. Il problema della residenza all’estero si basa sul fatto che vi sono
 oggettive difficoltà ottenere la presenza del residente all’estero) (NORMA DI GOMMA, mal
 costruita, crea una disparità di trattamento con il 512, favorendo la lettura dei soggetti residenti
 all’estero).
 1. Il giudice, a richiesta di parte, può disporre, tenuto conto degli altri elementi di prova acquisiti
 (ovvero non deve essere superfluo, ma in tal caso vi è l’art. 190), che sia data lettura dei verbali
 (attenzione, solo i verbali, quindi non gli atti del difensore, il quale non produce verbali (ex artt. 351 e
 357) ma “documentazione di atti” ex art. 391 ter) di dichiarazioni rese da persona residente all'estero
 anche a seguito di rogatoria internazionale se essa, essendo stata citata, (1° condizione) non è
 comparsa e solo nel caso in cui (2° condizione) non ne sia assolutamente (ma cosa significa
 assolutamente? O è possibile o non lo è, l’“assolutamente” non significa nulla) possibile l'esame
 dibattimentale.
Ne consegue che prescinde da una verifica della irripetibilità oggettiva di dichiarazione, tuttavia, chi
chiede l’esame dovrà dimostrare che la sottrazione all’esame è involontaria.
Va ricordato che ex art. 526/1bis:
 526/1 bis. Prove utilizzabili ai fini della deliberazione.
 1-bis. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi,
 per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'esame da parte dell'imputato o del suo
 difensore
                                                       513
 513. Lettura delle dichiarazioni rese dall'imputato nel corso delle indagini preliminari o
 nell'udienza preliminare. (l’articolo rende le dichiarazioni del 350 di minor valore rispetto
 all’interrogatorio)
 1. Il giudice, se L'IMPUTATO è contumace o assente ovvero rifiuta di sottoporsi all'esame, dispone,
 a richiesta di parte, che sia data lettura dei verbali (ovvero che siano recuperati tali verbali) delle
 dichiarazioni (generalmente l’interrogatorio, ma anche il confronto, l’individuazione di cose, ecc.)
 rese (precedentemente, ovvero nelle indagini) dall'imputato (che, avendo parlato, se ne assume la
 responsabilità) al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria (che in precedenza non erano
 recuperabili, ciò comporta una compressione dei diritti difensivi in quanto sia l’interrogatorio che il
 confronto ex art. 370, per l’organo che vi precede (p.g.) e per il contesto in cui si volgono,
 mantengono spiccate finalità investigative, che la difesa dell’imputato non può riequilibrare.
 L’IMPUTATO RISCHIA di vedersi ritorcere contro le sue affermazioni: se accetta l’esame,
 mediante le contestazioni ex art. 503 di tutto quanto abbia dichiarato prima; se rifiuta l’esame,
 mediante l’intera lettura ex art. 513) su delega del pubblico ministero o al giudice nel corso delle
 indagini preliminari (GIP) [c.p.p. 294, comma 3, 391, comma 3] o nell'udienza preliminare (GUP),
 ma tali dichiarazioni non possono essere utilizzate (ovvero sono inutilizzabili) confronti di altri
 senza il loro consenso (ovvero ne viene limitato l’uso nei confronti del solo imputato) salvo che
 ricorrano i presupposti di cui all'articolo 500, comma 4.
 2. Se le dichiarazioni sono state rese dalle persone indicate nell'articolo 210 (riguarda l’imputato
 separato ovvero i concorrenti nel reato), comma 1, il giudice, a richiesta di parte, dispone, secondo i
 casi, l'accompagnamento coattivo del dichiarante [c.p.p. 132, 210] o l'esame a domicilio [c.p.p.
 502] o la rogatoria internazionale [c.p.p. 727, 729] ovvero l'esame in altro modo previsto dalla legge
 con le garanzie del contradditorio. Se non è possibile ottenere la presenza del dichiarante, ovvero
 procedere all'esame in uno dei modi suddetti, si applica la disposizione dell'articolo 512 qualora la
                                                     44
  impossibilità dipenda da fatti o circostanze imprevedibili al momento delle dichiarazioni. Qualora il
  dichiarante si avvalga della facoltà di non rispondere, il giudice dispone la lettura dei verbali
  contenenti le suddette dichiarazioni soltanto con l'accordo delle parti.
  3. Se le dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo sono state assunte ai sensi
  dell'articolo 392 (ovvero di incidente probatorio), si applicano le disposizioni di cui all'articolo 511.
Come stabilisce l’art. 391-decies l’art. 513 si applica anche alle dichiarazioni inserite nel fascicolo del
difensore. Tra le forme di contributi orali che il difensore può raccogliere, solo le informazioni
documentate dallo stesso possono essere lette ex art. 513.
La Corte ha assimilato (vedi pg. 27) il coimputato nel medesimo procedimento che abbia reso
dichiarazioni a carico di altri, all’imputato in un procedimento separato, ed entrambi al testimone.
Il regime di utilizzabilità ex art. 513 richiede che il soggetto non debba essere sentito in qualità di
testimone ex art. 197-bis (altrimenti sarebbe quest’ultima disciplina a prevalere). Nota bene: il
coimputato accusatore è assimilato al testimone, se in sede d’esame tace, in tutto o in parte, commette
reato e le sue precedenti dichiarazioni sono inutilizzabili sia per le letture sia per le contestazioni; se
risponde l’utilizzabilità dei precedenti non è più regolata dall’art. 513 ma dall’art. 500 e 512.
Il diritto al silenzio non rende l’atto irripetibile e non legittima il ricorso alla lettura, ma emerge come
causa ostativa dell’utilizzabilità e viene, perciò, distinto dall’impossibilità di esame. L’art. 513/1 prende
atto che l’imputato è chiamato a rispondere della sua posizione, per cui la lettura è consentita ed
equivale all’ammissione, l’acquisizione è successiva ed eventuale (c.d. inutilizzabilità relativa),
operando in senso soggettivo, ovvero è utilizzabile a favore o contro di lui (che non potrà impedirne
l’uso) ma è inutilizzabile nei confronti di altri.
Il fatto altrui: il regime d’uso è quello dell’art. 513/2
Il fatto proprio: l’imputato può scegliere se accettare o rifiutare l’esame:
    se accetta e risponde, le dichiarazioni precedenti sono utilizzabili ex art. 503 per le contestazioni;
    se non accetta (o resta assente o contumace) si potrà dare lettura delle dichiarazioni precedenti di
        cui all’art. 513/1 contro di lui che non potrà opporsi, mentre esse saranno utilizzabili contro gli
        altri imputati solo con il loro consenso o per la provata condotta illecita.
                                          LETTURE VIETATE (514)
(Norma meno rilevante) Il principio di tassatività delle lettura indicato all’art. 514 ha perso il suo
significato di tutela del contraddittorio da atti formati unilateralmente prima del giudizio. Inizialmente
era la norma di chiusura del sistema dell’inutilizzabilità; essa vietava in positivo ogni lettura non
espressamente consentita facendo cadere la violazione del divieto nell’alveo dell’art. 526 (prove
utilizzabili ai fini della decisione). Tuttavia, una volta sovvertito il sistema, l’art. 514 si è dimostrato
incapace di frenare l’utilizzabilità quasi illimitata dei verbali. Proibire la lettura risulta quasi
anacronistico in quanto, attraverso le contestazioni, alcuni atti delle indagini preliminari sono
utilizzabili come prova nel dibattimento o, comunque lo stesso divieto può essere superato a seguito
dell’accordo delle parti. L’art. 514, pur vietando la lettura di taluni atti, non ne impedisce il recupero in
modi diversi, oltre che con le contestazioni, anche ex art. 512, ad esempio, quando la dichiarazione non
sia ripetibile.
  514. Letture vietate.
  1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 511 (qui manca il richiamo all’art. 511-bis), 512, 512-bis e
  513, non può essere data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato, dalle persone
  indicate nell'articolo 210 e dai testimoni alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero o al giudice
  nel corso delle indagini preliminari o nella udienza preliminare, a meno che nell'udienza preliminare
  le dichiarazioni siano state rese nelle forme previste dagli articoli 498 e 499 (ovvero con esame
  diretto e controesame), alla presenza dell'imputato o del suo difensore.
  2. Fuori dei casi previsti dall'articolo 511, è vietata la lettura dei verbali e degli altri atti di
  documentazione delle attività compiute dalla polizia giudiziaria [c.p.p. 357]. L'ufficiale o l'agente di
  polizia giudiziaria esaminato come testimone può servirsi di tali atti (di cui il soggetto sia autore; si
  tratta di una lettura finalizzata a rinfrescare la memoria (non per rimpiazzare un ricordo del tutto
  assente) che deve essere autorizzata dal giudice. Ciononostante vi è il pericolo che, esaminato come
  testimone, l’agente o l’ufficiale di polizia giudiziaria finisca di fatto per leggere passo per passo atti
  formati prima del dibattimento che sarebbero, di per sé, insuscettibili di lettura a norma degli artt. 512
  e 513 dando così corpo ad un caso anomalo di lettura mascherata del verbale che, alla luce dell’art.
  111 dovrebbe essere inammissibile) a norma dell'articolo 499 comma 5.
                                                       45
                                     ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE                              Fasi del dibattimento
L’attività argomentativa prosegue nella fase centrale del dibattimento: quella dedicata alla
acquisizione dei mezzi di prova. L’argomentazione viene qui in considerazione come elemento esterno
al “mezzo” atto a provare: si può dire che vi si appoggia per sostenersi. L’ARGOMENTAZIONE
ESTERNA si manifesta in una sorta di critica dei mezzi di prova già formati e in una illustrazione del
significato che le parti intendono attribuirvi. Essa trova nell’esordio argomentativo finalizzato alle
richiesta di prova e, soprattutto, nella discussione finale i momenti di massima espressione.
  482. Diritto delle parti in ordine alla documentazione.
  1. Le parti hanno diritto di fare inserire nel verbale, entro i limiti strettamente necessari, ogni
  dichiarazione a cui abbiano interesse [c.p.p. 141], purché non contraria alla legge. Le memorie
  scritte presentate dalle parti a sostegno delle proprie richieste e conclusioni sono allegate al verbale.
  2. Il presidente può disporre, anche di ufficio, che l'ausiliario dia lettura di singole parti del verbale
  al fine di verificarne la fedeltà e la completezza. Sulla domanda di rettificazione o di cancellazione
  nonché sulle questioni relative a quanto previsto dal comma 1, il presidente decide con ordinanza.
La formulazione di domande o di contestazioni al testimone offre sia al pubblico ministero quanto ai
difensori delle parti private la possibilità di perseguire due scopi:
     1. costruire la prova testimoniale provocando dichiarazioni idonee a sostenere la propria tesi;
     2. offrire al giudice, tramite domande sapientemente formulate, informazioni utili per interpretare
         il senso delle dichiarazioni rese.
   510. Verbale di assunzione dei mezzi di prova.
  1. Nel verbale sono indicate le generalità dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e degli
  interpreti ed è fatta menzione di quanto previsto dall'articolo 497 comma 2.
  2. L'ausiliario che assiste il giudice documenta nel verbale lo svolgimento dell'esame dei testimoni,
  dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private, riproducendo integralmente in forma diretta le
  domande poste dalle parti o dal presidente nonché le risposte delle persone esaminate.
  3. Quando il giudice dispone che il verbale sia redatto solo in forma riassuntiva, i poteri di vigilanza
  previsti dall'articolo 140 comma 2, sono esercitati dal presidente.
  207. Testimoni sospettati di falsità o reticenza. Testimoni renitenti.
  1. Se nel corso dell'esame un testimone rende dichiarazioni contraddittorie, incomplete o
  contrastanti con le prove già acquisite, il presidente o il giudice glielo fa rilevare rinnovandogli, se
  del caso, l'avvertimento previsto dall'articolo 497 comma 2. Allo stesso avvertimento provvede se un
  testimone rifiuta di deporre fuori dei casi espressamente previsti dalla legge e, se il testimone persiste
  nel rifiuto, dispone l'immediata trasmissione degli atti al pubblico ministero perché proceda a norma
  di legge [c.p.p. 476, comma 2].
  2. Con la decisione che definisce la fase processuale in cui il testimone ha prestato il suo ufficio, il
  giudice, se ravvisa indizi del reato previsto dall'articolo 372 del codice penale, ne informa il pubblico
  ministero trasmettendogli i relativi atti .
Nella pratica accade spesso che chi pone la domanda chiosi le risposte ottenute, sottolineando con
espressioni di approvazione, disapprovazione, sorpresa, incredulità o ironia, quanto il teste riferisce. Si
tratta di stabilire entro che limiti siano ammesse forme di ARGOMENTAZIONE INTERNA alla
prova orale (testimonianza, esame orale, ecc.). Quanto alle domande, le parti possono formularle
premettendo affermazioni, rilievi, contestazioni, deduzioni logiche, precisazioni, nell’intento – oltre che
di farne meglio comprendere il senso alla persona esaminata – di mettere in difficoltà la controparte e,
soprattutto, di attrarre il giudice nell’orbita della propria versione dei fatti.
Patologie e rimedi:
      un eccesso di argomentazione esterna non sembra produrre conseguenze invalidanti, ma
         richiedono sono un intervento correttivo del giudice;
      una violazione nelle argomentazioni interne, del divieto di domande nocive e suggestive,
         consente al presidente di intervenire d’ufficio o su sollecitazione di parte con provvedimento
         informale che tuttavia influisce direttamente sulla formazione della prova.
                                        DISCUSSIONE CONCLUSIVA                              Fasi del dibattimento
L’ultima porzione dell’udienza dibattimentale è dedicata pressoché interamente all’argomentazione.
Quanto a struttura, la discussione rivela una certa simmetria con la sentenza: le argomentazioni delle
                                                     46
parti aspirano a farsi motivazione (in facto e in iure)41; le conclusioni (o richieste) preconizzano il
dispositivo.
Diversamente dai precedenti codici, nel sistema vigente l’attività argomentativa (anche quella svolta in
sede di discussione finale) è componente essenziale dell’attività probatoria, intesa, in senso ampio,
come attività volta a formare il convincimento giudiziale, ovvero non prova da argomentare ma
argomentazione da provare, non semplice esposizione di argomenti tesi ad illustrare le conclusioni,
ma spiegazione offerta dalle parti al giudice, nell’intento di chiarire il significato da attribuire ai mezzi
di prova acquisiti. La discussione porta a compimento quella stessa attività argomentativa iniziata in
sede di esposizione introduttiva e destinata a prolungarsi nell’istruzione dibattimentale.
La discussione finale è infatti la sede per argomentare sui mezzi di prova, oltre che per illustrare le
conclusioni delle parti, non per riproporre a piacimento stralci di istruzione dibattimentale. Applicato su
larga scala, la riproduzione di mezzi di prova nell’ambito della discussione finale finirebbe con l’essere
una ripetizione per stralci ed arbitraria dell’istruzione dibattimentale. Al più il presidente può
ammettere che sia letto uno stralcio del verbale di assunzione della prova, che sia ascoltato un brano
della testimonianza o visionata la prova videoregistrata, quando l’argomentazione esige un riferimento
preciso all’espressione effettivamente usata o alle circostanze della dichiarazione.
L’ordine di intervento è: pubblico ministero, parte civile, responsabile civile, civilmente obbligato per
la pena pecuniaria e imputato. Le repliche sono ammesse purchè servano a confutare argomentazioni
sfavorevoli al parlante (art. 523/4). In ogni caso l’ultima parola spetta all’imputato e al sul difensore a
pena di nullità (art. 523/5).
 523. Svolgimento della discussione.
 1. Esaurita l'assunzione delle prove, il pubblico ministero e successivamente i difensori della parte
 civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e
 dell'imputato formulano (ovvero chiedono al giudice una decisione di un determinato contenuto) e
 illustrano (ovvero presentano gli argomenti idonei a suffragare la conclusione formulata) le
 rispettive conclusioni, anche in ordine alle ipotesi previste dall'articolo 533, comma 3-bis.
 2. La parte civile presenta conclusioni scritte, che devono comprendere, quando sia richiesto il
 risarcimento dei danni, anche la determinazione del loro ammontare.
 3. Il presidente dirige la discussione e impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione [c.p.p.
 470].
 4. Il pubblico ministero e i difensori delle parti private possono replicare; la replica è ammessa una
 sola volta e deve essere contenuta nei limiti strettamente necessari per la confutazione degli
 argomenti avversari.
 5. In ogni caso l'imputato e il difensore devono avere, a pena di nullità, la parola per ultimi se la
 domandano.
 6. La discussione non può essere interrotta per l'assunzione di nuove prove, se non in caso di
 assoluta necessità (insomma, a differenza dell’art. 190, durante la discussione la prova può essere
 introdotta solo per assoluta necessità, abbandonando il diritto alle prove ex art. 190, diritto più forte
 che, giunto alla discussione si attenua). Se questa si verifica, il giudice provvede a norma dell'articolo
 507.
Patologie e rimedi:
     per il pubblico ministero se non conclude ricade nella previsione dell’art. 178 lett. b, seconda
        parte, qualificandosi come nullità a regime intermedio (art. 180);
     per le parti private concludere è più un diritto che un dovere;
     se la parte civile non presenta le conclusioni si autoesclude;
     dotato di potere di interdizione il presidente:
            a) inizialmente si limiterà ad ammonire la parte parlante per indurla ad astenersi dall’abuso;
            b) se nonostante il divieto la parte proseguisse pervicacemente nelle sue divagazioni o
                ripetizioni, il suo intervento andrebbe considerato come estraneo allo svolgimento
                argomentativo e sarebbe opportuno segnalarlo come ininfluente ai fini della sentenza, con
                apposita annotazione nel verbale d’udienza;
            c) se la discussione degenerasse nella commissione di un illecito penale si giustificherebbe
                l’uso della forza pubblica.
41
  Il giudice, nei motivi della sentenza, deve enunciare tanto le “ragioni” del proprio convincimento, quanto le “ragioni” che
non l’hanno convinto.
                                                           47
                       IL GIUDIZIO PENALE: FATTO E VALORE GIURIDICO
Il giudizio penale, latamente inteso, è un’attività che si svolge in tre tappe:
     1. l’imputazione (la domanda del giudizio);
     2. l’elaborazione delle prove (gli strumenti del giudizio);
     3. la decisione finale (la formulazione del giudizio).
Il tema del giudizio è la colpevolezza dell’imputato per un fatto costituente reato. Ne discendono due
implicazioni:
     1. il giudice deve accertare se sia o no provata al di là di ogni ragionevole dubbio42 la
        colpevolezza; è in questo senso che va articolata la sentenza;
     2. la colpevolezza implica valutazioni di fatto (basato sulle prove) e di diritto (basato
        sull’interpretazione della legge). Sono enunciati nell’atto di accusa e devono essere presenti
        entrambi per una sentenza di condanna.
Il processo non può dirsi una istituzione interamente orientata al vero, essendo la sua stessa struttura
ed effettività proiettata verso la decisione, che deve essere presa in termini ragionevoli.
In ciò il processo differisce dalle scienze nelle quali una proposizione si intende vera fintanto che riesce
a superare le confutazioni (che sono sempre possibili).
Per conciliare l’esigenza decisionista del processo con le altre istanze che si manifestano, prima fra tutte
l’inviolabile diritto alla difesa? Attraverso tre fondamentali garanzie:
     1. Onere della prova addossato all’accusa;
     2. Contraddittorio; è questo il punto più fragile, la cui essenza sta nel diritto delle parti di
        interloquire, in condizioni di parità, su ogni tema rilevante per la decisione; viene simbolizzato,
        nella prova testimoniale, dall’esame incrociato. Perché esso conservi la sua funzionalità può
        essere necessario negare ogni valore probatorio alle dichiarazioni che l’esaminato abbia in
        precedenza reso alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero e alla difesa. È in gioco la
        fondamentale distinzione tra contesto di ricerca, rappresentato dall’indagine preliminare, e
        contesto di giustificazione, rappresentato dal dibattimento. Ciò che è servito a formulare
        un’ipotesi non può indiscriminatamente valere a confermarla. La pretesa di esigere in giudizio
        come prove le dichiarazioni raccolte nell’indagine è analoga a quella dello scienziato che
        esigesse il riconoscimento dei risultati ottenuti nel suo laboratorio privato, senza riprodurli
        davanti alla comunità dei ricercatori; la dichiarazione raccolta per provare, comporta un
        complesso gioco di intuizioni sulla sincerità del teste, sulle sue percezioni e sulla sua memoria, al
        termine del quale resta sempre un nucleo alogico, un margine di indecifrabilità che si supera
        solo con un atto di fiducia, con la decisione di credere alla parola (“è così perché lo dice”).
        Inefficacia probatoria delle dichiarazioni rese nell’indagine preliminare non significa però
        assoluta irrilevanza. Le parti possono avvalersene durante l’esame orale contestandole al teste
        che fornisca una diversa versione dei fatti, ed il giudice, osservato il contegno dell’esaminato,
        potrà eventualmente concludere per l’inattendibilità della testimonianza dibattimentale. Tuttavia,
        oltre questo uso puramente critico (o in negativo), non si deve andare. Se il precedente difforme
        fosse valorizzato in chiave probatoria e quindi utilizzato a fini decisori, l’esame incrociato
        perderebbe la sua migliore prerogativa e il contraddittorio tornerebbe a esercitarsi sui verbali
        scritti, su prove già costituite.
     3. Terzietà del giudice.
Le tre sentenze della Corte costituzionale del 1992 hanno abbattuto la frontiera tra indagine
preliminare e dibattimento, consentendo il recupero nella seconda fase di gran parte delle
dichiarazioni raccolte nella prima:
     1. è caduto il divieto, per la polizia giudiziaria, di rendere TESTIMONIANZA INDIRETTA
        sulle informazioni raccolte presso i testimoni (sentenza nr. 24/92 che dichiara illegittimo l’art.
        195/5);
     2. si è estesa al coimputato di un processo separato, che si rifiuti di rispondere, la LETTURA
        delle dichiarazioni già rese (sentenza nr. 254/92 che dichiara illegittimo l’art. 513/2, “nella parte
        in cui non prevede che il giudice, sentite, le parti, dispone la lettura dei verbali delle
        dichiarazioni di cui al comma 1 del medesimo articolo rese dalla persone indicate nell’art. 210,
        imputati in un procedimento connesso (esempio della rapina esperita da due soggetti e processati
        separatamente), qualora queste si avvalgano della facoltà di non rispondere”. Ne consegue che
42
     La corrispondente formula di common law è: beyond any reasonable doubt.
                                                         48
         sono sempre recuperabili le dichiarazioni precedenti, sia per l’imputato che per l’imputato in
         procedimento connesso. Questo tuttavia comporta una diminuzione del diritto di difesa e una
         violazione del principio del contraddittorio risolta con legge nel 1997 ma nuovamente smontata
         dalla Corte Costituzione nel 1998 ove dice che l’imputato in procedimento connesso o collegato,
         a fronte del silenzio si può recuperare la precedente dichiarazione.
                                       Sentenza 361/98 Corte Cost: Distinzione qualitativa
          I coimputati con la sentenza 361/98 Corte Cost. (che interviene nel dibattito sul recupero delle
          precedenti dichiarazioni, fra legislatore e giudici e che viene definita “scheggia impazzita” del
          sistema).
          Premessa: la distinzione fra imputato e imputato in procedimento connesso non è un
          distinzione strutturale che dipende dal fatto che i processi siano distinti o uniti ma una
          distinzione qualitativa che interviene a “dosare” diritti e doveri diversi fra loro, che danno più
          diritti e meno doveri all’imputato e viceversa per il testimone che ha in assoluto meno diritti e
          più doveri, ed in particolare dall’oggetto della deposizione, ovvero:
          1. sul fatto proprio: il soggetto ha la veste di imputato
          2. sul fatto altrui: il soggetto ha la veste di imputato in procedimento connesso o collegato
          Tale scelta è tuttavia rigettata dal professore per le seguenti ragioni:
            fatti inscindibili: la distinzione fra fatto proprio e fatto altrui non sono così facilmente
                separabili, quali ad es. il concorso colposo nel reato nelle prestazioni mediche; quando il
                chirurgo parla dei fatti dell’anestesista parla anche di fatti che lo riguardano;
            medesima persona: che potrebbe essere chiamato a rispondere, nell’ambito dello stesso
                processo a rivestire entrambe le figure.
                                      Soluzione del Prof.: Distinzione strutturale
          Soluzione dal professore (minoritaria): va utilizzata la distinzione strutturale per evitare i
          due conflitti sopra indicati (fatti inscindibili e medesima persona):
    3. si è riconosciuta piena efficacia probatoria ai precedenti “difformi” usati per le
         CONTESTAZIONI (sentenza nr. 255/92 che dichiara illegittimo l’art. 500/3 e 4, “nella parte in
         cui non prevede l’acquisizione nel fascicolo per il dibattimento, se sono state utilizzate per le
         contestazioni previste dai commi 1 e 2, delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e
         contenute nel fascicolo del pubblico ministero), sono le c.d. letture/contestazioni. In pratica, il
         testimone che dà una dichiarazione difforme, la precedente dichiarazione resa in indagine deve
         poter essere utilizzata.
         Nel 1992 venne introdotto il reato di false dichiarazione rese al pubblico ministero previsto
         dall’art. 372-bis, in precedenza tali soggetti potevano essere accusati solo come favoreggiamento
         pratico. Questo meccanismo rende meno probabile il cambiamento di dichiarazioni.
Il giudizio di valore giuridico: perché il giudizio abbia un senso, occorre che la descrizione del fatto
nell’atto d’accusa non si avvalga, sin dove è possibile, della fraseologia legislativa. È con l’atto di
accusa che si individua il fatto come spartiacque tra il giudizio storico che lo prova e il giudizio di
diritto che lo qualifica.
L’esigenza cognitiva: la teoria cognitiva del secolo XIX si è rivelata fallace 43. L’interpretazione è
attività non meramente conoscitiva, ma valutativa e decisoria. Ogni giurista sa come sia spesso, se non
sempre, possibile collegare diversi significati alla stessa disposizione, estrarre norme diverse alla stessa
successione di parole. Cognitivo è quello che può essere razionalmente giustificato in un certo contesto
culturale, argomentato sulla base di “buone ragioni44”.
Nella scienza, come nella storia, non ci sono vincoli alla discussione che può proseguire all’infinito,
mentre nel processo bisogna decidere, in tempi rapidi e secondo una logica binaria (colpevole o non
colpevole) che non ammette sfumature.
In tema di valutazione del giudice, forse è improprio parlare di “libero convincimento”, una espressione
che può evocare arbitrio e irrazionalità. Al contrario, la valutazione delle prove è una attività:
    1. legale, perché si esercita su prove legittimamente acquisite;
    2. razionale, perché implica l’obbligo di motivare, di giustificare la decisione secondo criteri di
         ragionevolezza, nel rispetto di tre ordini di regole:
43
   Ovvero è caduto il c.d. positivismo ingenuo, che riteneva vero il mito della legge suscettibile di una ed un sola
interpretazione “vera”.
44
   L’espressione “buone ragioni” è volutamente vaga, e vuole indicare il carattere congetturale della conoscenza.
                                                               49
              a) regole della logica;
              b) regole della scienza;
              c) regole dell’esperienza corrente.
I criteri di valutazione (che sono successivi) non vanno in alcun modo assimilati alle regole di esclusione
probatoria (che sono antecedenti, quali ad esempio il divieto di acquisizione o il divieto di utilizzazione).
                                      CONDANNA DELL’IMPUTATO
 533/1. Condanna dell'imputato.
 1. Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al
 di là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena e le eventuali misure di
 sicurezza45.
L’essenza della regola della regola sta nel “ragionevole dubbio” che svolge una duplice funzione:
     1. per usare una immagine di Wittgenstein, sta a significare che si è giunti a un punto,
         indeterminabile a priori, in cui la vanga del dubbio, che deve sempre armare il giudice, ha
         incontrato lo strato duro della roccia, rappresentata dalle prove, e si è piegata, risultando
         implausibile ogni spiegazione diversa dalla colpevolezza;
     2. se quel dubbio non appare ragionevole, allora si può ritenere raggiunta la prova.
Ogni decisione del giudice è immancabilmente giustificata da prove46 e la procedura di giustificazione
si esprime nel passaggio da certe proposizioni, che chiamiamo premesse probatorie o prove, alla
proposizione da provare o tema probatorio. Quando il tema sia rappresentato da un fatto del passato
che non cada sotto la diretta percezione del giudice, il meccanismo è immancabilmente induttivo.
Fatto e diritto in Cassazione: con la legge Pecorella (46/2006) sono divenuti censurabili, in sede di
ricorso, due gravi errori che in precedenza sfuggivano al controllo della Cassazione: la mancata
valutazione ed il travisamento delle prove.
In particolare la “contraddittorietà” della sentenza riguarda proprio il contrasto tra la stessa sentenza e
quanto risulta dal materiale acquisito nel processo, dunque la mancata valutazione o il travisamento
delle prove. Ne consegue che la condanna è meritevole di annullamento in quanto il ricorrente dimostri
che la prova non valutata o travisa introduce un ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell’imputato47.
                                      REQUISITI DELLA SENTENZA
 546/1 lett. e. Requisiti della sentenza.
 1. La sentenza contiene:
 e) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, con
 l'indicazione delle prove poste a base della decisione stessa e l'enunciazione delle ragioni per le quali
 il giudice ritiene non attendibili le prove contrarie [c.p.p. 125, comma 3];
La motivazione è l’illustrazione, in modo logico e adeguato, delle ragioni che hanno determinato il
convincimento del giudice, attraverso una disamina globale delle risultanze processuali e l’indicazione
delle fonti di prova determinanti ai fini della decisione. Il giudice, in questa articolata esposizione, è
altresì tenuto alla valutazione delle deduzioni sollevate dalle parti e alla confutazione, in maniera
espressa o implicita, delle argomentazioni che siano incompatibili con la decisione adottata.
In ordine ai parametri valutativi, è da ricordare il fondamentale principio del “libero convincimento del
giudice”, da intendersi nel senso della mancanza delle c.d. prove legali (elementi, cioè, assolutamente
vincolanti ai fini della decisione) e nel senso che l’interpretazione degli elementi raccolti è affidata al
prudente apprezzamento del giudice: la motivazione, estrinsecazione dell’iter logico-giuridico seguito,l
45
   Comma così sostituito dall'art. 5, L. (c.d. Pecorella) 20 febbraio 2006, n. 46. L'art. 10 della citata legge n. 46 del 2006 così
dispone: «Art. 10 - 1. La presente legge si applica ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della medesima. 2.
L'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dall'imputato o dal pubblico ministero prima della data di entrata
in vigore della presente legge viene dichiarato inammissibile con ordinanza non impugnabile. 3. Entro quarantacinque giorni
dalla notifica del provvedimento di inammissibilità di cui al comma 2 può essere proposto ricorso per cassazione contro le
sentenze di primo grado. 4. La disposizione di cui al comma 2 si applica anche nel caso in cui sia annullata, su punti diversi
dalla pena o dalla misura di sicurezza, una sentenza di condanna di una corte di assise di appello o di una corte di appello che
abbia riformato una sentenza di assoluzione. 5. Nei limiti delle modificazioni apportate dall'articolo 8 della presente legge
possono essere presentati i motivi di cui all'articolo 585, comma 4, del codice di procedura penale entro trenta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge.».
46
   Provare significa accertare come vera la proposizione da provare.
47
   Sebbene vada ricordato che anche nella nuova formulazione il controllo della Cassazione continua a vertere sulla
motivazione non direttamente sulla colpevolezza dell’imputato. Ciò detto, non si vede come si possa ritenere valida la
motivazione di una condanna quando, a causa della mancata valutazione o del travisamento di una prova, sopravviva una
ragionevole dubbio sulla colpevolezza.
                                                      50
assolve all’ineludibile funzione di consentire il controllo sulla correttezza del convincimento del giudice
mediante la verifica in sede di impugnazione.
                                        IL GIUDIZIO ABBREVIATO
Il giudizio abbreviato è un rito speciale caratterizzato dal fatto che con esso si evita il dibattimento e la
decisione48 viene presa nell'udienza preliminare, la quale diventa giudizio finale nel quale il GUP
diventa giudice finale.
In realtà sarebbe più opportuno identificarlo come rito, data la netta distinzione fra procedimento e
processo nell'attuale sistema processualistico penale. Il procedimento infatti riguarda le indagini
preliminari e termina con l'esercizio dell'azione penale, pertanto non si può più parlare durante l'udienza
preliminare di procedimento. Il giudizio abbreviato ordinario è un negozio unilaterale recettizio
Disciplina: La decisione viene presa allo stato degli atti, a meno che l'imputato subordini la richiesta ad
una integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione. Inoltre, se il giudice ritiene di non poter
decidere allo stato degli atti assume, anche d'ufficio, gli elementi necessari, ex art. 441/5, ai fini della
decisione. La richiesta di giudizio abbreviato può essere proposta solo dall'imputato, personalmente o
per mezzo di procuratore speciale, oralmente o per iscritto, nel corso dell'udienza preliminare fino a
che non siano state formulate le conclusioni49.
Il giudizio viene disposto dal giudice con ordinanza (non è più richiesto il consenso del PM).
Giudizio abbreviato condizionato: se l'imputato subordina la richiesta di giudizio abbreviato ad una
integrazione probatoria, il giudice dispone il giudizio abbreviato se l'integrazione probatoria risulta
necessaria ai fini della decisione e compatibile con le finalità di economia processuale proprie del
procedimento. In questo caso, il PM può chiedere l'ammissione di prova contraria, per confutare le
prove introdotte dall’imputato.
In caso di rigetto della richiesta, l'imputato può rinnovarla fino a che non siano formulate le conclusioni
e, in seguito a una sentenza della Corte Costituzionale n. 169/2003, anche nella fase dibattimentale
prima che venga dichiarato aperto il dibattimento (prima questa possibilità non c’era). Il giudizio
abbreviato si svolge in camera di consiglio, a meno che tutti gli imputati facciano richiesta che il
giudizio si svolga in pubblica udienza. Si osservano le disposizioni previste per l'udienza preliminare;
non trova però attuazione la norma che consente al giudice di assumere, anche d'ufficio, prove decisive
per l'emanazione della sentenza di non luogo a procedere. Inoltre, durante il giudizio abbreviato è
ammessa la modifica dell'imputazione solo se ha avuto luogo l'integrazione probatoria.
Se, in seguito all'integrazione probatoria, il PM contesta la modifica dell'imputazione, l'imputato
può chiedere che si proceda con il rito ordinario: in questo caso il giudice revoca l'ordinanza con cui
aveva disposto il giudizio abbreviato (che non può più essere riproposto) e fissa l'udienza preliminare o
la sua eventuale prosecuzione.
Se si procede con le forme del giudizio abbreviato, l'imputato può chiedere l'ammissione di nuove
prove e il PM può chiedere l'ammissione di prova contraria. Terminata la discussione, il giudice
pronuncia la sentenza che può essere di proscioglimento o di condanna.
Ai fini della decisione il giudice tiene conto degli atti contenuti nel fascicolo del PM e delle eventuali
prove assunte nell'udienza prima che venisse richiesto il giudizio abbreviato. In caso di condanna la
pena, determinata tenendo conto di tutte le circostanze, è DIMINUITA DI UN TERZO.
La pena dell'ergastolo è sostituita con la reclusione a 30 anni.
L'ergastolo con l'isolamento diurno è sostituito con l'ergastolo semplice, nei casi di concorso di reati o
di reato continuato. Alla pena viene applicata la riduzione di un terzo.
48
    L’ordinanza di ammissione al rito speciale è irrevocabile perciò, ogni mezzo di prova può essere assunto,
indipendentemente dal dispendio di tempo che la sua formazione o acquisizione comporta. Ne consegue che il giudice deve
esperire ogni tentativo possibile per colmare le proprie lacune conoscitive, in modo non dissimile da quel che dovrebbe fare –
in analoga situazione – il giudice dibattimentale ex art. 507. L’unica vera differenza sta nel modo di assumere la prova che
– nel giudizio abbreviato – segue le regole dettate per l’udienza preliminare, anziché quelle dell’istruzione dibattimentale
(496 e ss.), ispirate la contraddittorio. Nell’udienza di giudizio abbreviato – come nell’udienza preliminare – eventuali
testimoni, coimputati, periti, ecc. sono interrogati direttamente dal giudice e solo per il tramite di quest’ultimo le parti
hanno facoltà di partecipare alla formazione dei relativi mezzi di prova, proponendo le loro domande (art. 422/3)
49
   Il dubbio tuttavia permane: cominciare o terminare le conclusioni? La risposta della dottrina prevalente e della Cassazione
è: fino alla fine della formulazione delle conclusioni. La norma è troppo generica e viene sopperita dalla conduzione
dell’udienza data dal giudice. Questo problema, di comportamenti pratici non individuati dalla norma, ricorre spesso in
giudizio.
                                                       51
Vi sono dei limiti alla possibilità di proporre appello. Sia l'imputato che il PM non possono proporre
appello contro le sentenze di proscioglimento Inoltre, il PM non può proporre appello contro le sentenze
di condanna, salvo che si tratti di sentenza che modifica il titolo del reato.
Giudizio abbreviato atipico: E' così denominato quando non si procede attraverso l'udienza
preliminare. Il giudizio abbreviato può essere chiesto contestualmente all'opposizione al decreto penale
di condanna, in questo caso sarà competente il giudice per le indagini preliminari. L'imputato può inoltre
chiederlo entro 15 giorni dalla notificazione del decreto che dispone il giudizio immediato (anche in tal
caso sarà competente il Gip). E ancora se si sta procedendo a giudizio direttissimo può essere chiesto
subito dopo l'udienza di convalida o - se questa non si tiene - entro la dichiarazione di apertura del
dibattimento. Analogamente se si sta procedendo con citazione diretta a giudizio l'imputato può
chiederlo prima della dichiarazione di apertura del dibattimento.
                                     ATTIVITÀ SOTTO COPERTURA
L’agente provocatore è un soggetto la cui posizione è diversa da quella degli autori, in quanto si
inserisce in un contesto criminoso per provocare una reazione che non è quella di fare commettere un
reato ma quella di consentire la raccolta di prove. In alcuni casi si hanno situazioni diverse, agente che
si rende acquirenti di una dose per far uscire allo scoperto uno spacciatore, in tal caso stimola la
commissione del reato. In altri casi l’agente si inserisce in un ambiente criminale in quanto infiltrato (in
tal caso non “provoca” nulla). Vi sono norme apposite per l’attività “sotto copertura”. Diversa la
posizione del giornalista e del poliziotto.
51. Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere.
L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine
legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità….
 Non è sul piano della scriminante che ricercato il filo logico della scriminante ma manca la
colpevolezza, ovvero la rimproverabilità. Parte della dottrina dice che si tratta comunque di dolo
eventuale, ovvero la forma più debole del dolo in quanto non è sicuro che il reato si verifichi. Per
superare questo problema vi è l’art. 97 del D.P.R. 309/90 che riguardava l’acquisto simulato di droga.
Articolo 97. Attività sotto copertura.
1. Fermo il disposto dell'articolo 51 del codice penale, non sono punibili gli ufficiali di polizia
giudiziaria addetti alle unità specializzate antidroga, i quali, al solo fine di acquisire elementi di
prova in ordine ai delitti previsti ….(ecc.)
Nel 2005 la norma viene modificata inserendo anche l’informatore.
Art. 3, l. 146/06 (Definizione di reato transnazionale).. (ecc.)
Art. 9, l. 146/06 (Operazioni sotto copertura)
 1. Fermo quanto disposto dall’articolo 51 (vedi sopra) del codice penale, non sono punibili:
 a) gli ufficiali di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della
guardia di finanza, appartenenti alle strutture specializzate o alla Direzione investigativa antimafia…
dell’immigrazione.., armi, documenti, stupefacenti, beni ovvero cose che sono oggetto, prodotto,
profitto o mezzo per commettere il reato …al solo fine di acquisire elementi di prova in ordine ai
delitti commessi con finalità di terrorismo, anche per interposta persona, compiono le attività di cui
alla lettera.
In definitiva la nuova espressione è: ATTIVITÀ SOTTO COPERTURA, non più quindi di agente
provocatore. Altro fattore, non sono punibili, perciò viene creata una autonoma causa di non punibilità.
Se la considero come una causa di non punibilità a sé, devo considerarla soggettiva. Il problema di
queste figure è significativo per via delle conseguenze, ovvero dell’inquadramento delle situazioni
soggettive. Di fatto si tratta di una autorizzazione alla commissione di determinati reati, una MAXI
DEROGA AL DIRITTO PENALE.
                                          LE INTERCETTAZIONI
L'intercettazione nel diritto processuale penale italiano è un mezzo di ricerca della prova tipico, in
quanto previsto e disciplinato dall'art. 266 e seguenti del codice di procedura penale.
 266. Limiti di ammissibilità.
 1. L’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di
 telecomunicazione è consentita [295] nei procedimenti relativi ai seguenti reati:
 a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel
 massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo 4;
 b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non
 inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo 4;
                                                               52
  c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
  d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
  e) delitti di contrabbando;
  f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate,
  manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono;
  f-bis) delitti previsti dall’articolo 600ter, terzo comma, del codice penale, anche se relativi al
  materiale di cui all’articolo 600quater.1 del medesimo codice.
  2. Negli stessi casi è consentita l’intercettazione di comunicazioni tra presenti. Tuttavia, qualora
  queste avvengano nei luoghi indicati dall’articolo 614 del codice penale, l’intercettazione è
  consentita [295] solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa
  [103; c.p. 615bis].
Essa consiste nell'attività50 diretta a captare comunicazioni e conversazioni, nonché flussi di
comunicazioni informatiche o telematiche mediante strumenti della tecnica. L'intercettazione tende a
limitare gravemente alcune importanti libertà costituzionali, fra cui la libertà di comunicazione del
pensiero (art. 15 Cost) e la libertà domiciliare (art. 14 Cost), per cui sono dettate particolari norme
procedurali volte a garantire la legittimità formale e sostanziale dell'attività. Nella materia delle
intercettazioni vige la riserva di legge e la riserva di giurisdizione, in quanto previste espressamente
dalla Costituzione. Il codice di procedura penale prevede dei limiti e dei presupposti e una disciplina
procedimentale molto rigorosa.
Limiti e presupposti: L'intercettazione è mezzo di ricerca della prova che può essere adoperato
solamente in procedimenti relativi a determinati reati previsti dall'art. 266 (fra cui quelli di ingiuria,
minaccia, usura, abuso di informazioni privilegiate...). Oltre al presupposti oggettivo del reato per cui si
procede, è necessario che sussistano gli ulteriori presupposti oggettivi dei gravi indizi di reato e della
assoluta indispensabilità dell'intercettazione ai fini della prosecuzione delle indagini.
Procedimento per l'utilizzazione: Di regola l'intercettazione è autorizzata dal giudice per indagini
preliminari (GIP) con decreto motivato, su richiesta del pubblico ministero. Nei casi di urgenza, quando
vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio ai fini della prosecuzione
delle indagini, è lo stesso pubblico ministero a disporre l'intercettazione con decreto motivato, salvo la
necessità della convalida dell'atto entro 48 ore dal giudice per le indagini preliminari (la convalida è
necessaria perché così statuisce la Costituzione prevedendo una riserva di giurisdizione). In caso di
mancata convalida l'intercettazione non può essere proseguita ed i risultati acquisiti non possono essere
utilizzati.
Trascrizione dei risultati dell'intercettazione: Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle
operazioni è redatto verbale. Al termine dell'attività di intercettazione verbali e registrazioni sono
immediatamente trasmessi al pubblico ministero. Entro 5 giorni dalla conclusione dell'attività va
effettuato il deposito degli stessi con in allegato gli atti di disposizione e di convalida. Gli atti sono a
disposizione dei difensori e delle parti. Il giudice dispone infine l'acquisizione delle conversazioni e dei
flussi di comunicazioni informatiche e telematiche indicate dalle parti che non appaiono manifestamente
irrilevanti, e procede anche di ufficio allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata
l'utilizzazione.
Oneri dell'intercettazione: Le spese sostenute per l'acquisto della tecnologia d'intercettazione
(hardware e software), la predisposizione e manutenzione della rete alle intercettazioni sono
parzialmente caricate nel bilancio degli Stati UE, e gli operatori di telefonia chiedono una maggiore
copertura dei costi, pena l'attribuzione dell'onere ai clienti con degli aumenti tariffari.
La consulenza per la loro installazione e supporto operativo, l'impegno di risorse sostenuto
dall'operatore telefonico per la redazione dei tabulati e delle intercettazioni, vengono sommati alle spese
processuali e ribaltati a carico dell'imputato, nel caso in cui perda la causa e sia dichiarato colpevole.
Tecniche per l'intercettazione: Le forze di polizia, che eseguono su incarico del pubblico ministero le
attività di intercettazione, hanno a disposizione diverse tecniche. La più utilizzata in termini numerici è
l’intercettazione telefonica, che quasi sempre viene eseguita con il supporto delle strutture tecnologiche
ed organizzative predisposte dagli operatori telefonici. Le linee telefoniche obiettivo dell’indagine
vengono deviate ad un server della procura della repubblica da cui è partita la richiesta, normalmente
protette con sistemi di cifratura, ed in maniera completamente trasparente all’utilizzatore.
50
     Con aggiornamenti e modifiche l’articolo è stato ripreso da www.wikipedia.it.
                                                                                      53
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c.p.p. art. 187. Oggetto della prova.                                              c.p.p. art. 493. Richieste di prova.
c.p.p. art. 189. Prove non disciplinate dalla legge.                               c.p.p. art. 494. Dichiarazioni spontanee dell'imputato.
c.p.p. art. 190. Diritto alla prova.                                               c.p.p. art. 495. Provvedimenti del giudice in ordine alla prova.
c.p.p. art. 190-bis. Requisiti della prova in casi particolari.                    c.p.p. art. 496. Ordine nell'assunzione delle prove.
c.p.p. art. 191. Prove illegittimamente acquisite.                                 c.p.p. art. 497. Atti preliminari all'esame dei testimoni.
c.p.p. art. 192. Valutazione della prova.                                          c.p.p. art. 498. Esame diretto e controesame dei testimoni.
c.p.p. art. 193. Limiti di prova stabiliti dalle leggi civili.                     c.p.p. art. 499. Regole per l'esame testimoniale.
c.p.p. art. 194. Oggetto e limiti della testimonianza.                             c.p.p. art. 500. Contestazioni nell'esame testimoniale.
c.p.p. art. 198. Obblighi del testimone.                                           c.p.p. art. 501. Esame dei periti e dei consulenti tecnici.
c.p.p. art. 208. Richiesta dell'esame.                                             c.p.p. art. 502. Esame a domicilio di testimoni, periti e consulenti tecnici.
c.p.p. art. 209. Regole per l'esame.                                               c.p.p. art. 503. Esame delle parti private.
c.p.p. art. 210. Esame di persona imputata in un procedimento
                                                                                   c.p.p. art. 504. Opposizioni nel corso dell'esame dei testimoni.
connesso.
c.p.p. art. 391-bis. Colloquio, ricezione di dichiarazioni e assunzione di c.p.p. art. 505. Facoltà degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi lesi dal
informazioni da parte del difensore.                                       reato.
c.p.p. art. 391-ter. Documentazione delle dichiarazioni e delle informazioni.      c.p.p. art. 506. Poteri del presidente in ordine all'esame dei testimoni e delle parti private.
c.p.p. art. 391-quater. Richiesta di documentazione alla pubblica
                                                                                   c.p.p. art. 507. Ammissione di nuove prove.
amministrazione.
c.p.p. art. 391-quinquies. Potere di segretazione del pubblico ministero.          c.p.p. art. 508. Provvedimenti conseguenti all'ammissione della perizia nel dibattimento.
c.p.p. art. 391-sexies. Accesso ai luoghi e documentazione.                        c.p.p. art. 509. Sospensione del dibattimento per esigenze istruttorie.
c.p.p. art. 391-septies. Accesso ai luoghi privati o non aperti al pubblico.       c.p.p. art. 510. Verbale di assunzione dei mezzi di prova.
c.p.p. art. 391-octies. Fascicolo del difensore.                                   c.p.p. art. 511. Letture consentite.
c.p.p. art. 391-nonies. Attività investigativa preventiva.                         c.p.p. art. 511-bis. Lettura di verbali di prove di altri procedimenti.
c.p.p. art. 391-decies. Utilizzazione della documentazione delle
                                                                                   c.p.p. art. 512. Lettura di atti per sopravvenuta impossibilità di ripetizione.
investigazioni difensive.
c.p.p. art. 403. Utilizzabilità in dibattimento delle prove assunte in incidente
                                                                                   c.p.p. art. 512-bis. Lettura di dichiarazioni rese da persona residente all'estero.
probatorio.
                                                                                   c.p.p. art. 513. Lettura delle dichiarazioni rese dall'imputato nel corso delle
c.p.p. art. 429. Decreto che dispone il giudizio.
                                                                                   indagini preliminari o nell'udienza preliminare.
c.p.p. art. 430. Attività integrativa di indagine del pubblico ministero e
                                                                           c.p.p. art. 514. Letture vietate.
del difensore.
c.p.p. art. 430-bis. Divieto di assumere informazioni.                             c.p.p. art. 515. Allegazione di atti al fascicolo per il dibattimento.
c.p.p. art. 431. Fascicolo per il dibattimento.                                    c.p.p. art. 526. Prove utilizzabili ai fini della deliberazione.
c.p.p. art. 432. Trasmissione e custodia del fascicolo per il dibattimento.        c.p.p. art. 546. Requisiti della sentenza.
c.p.p. art. 433. Fascicolo del pubblico ministero.




                                                                                   fine

								
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