Ulcera Casi clinici ulcera Bianconi
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- 4/25/2012
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CASO CLINICO 1
Quando le nuove evidenze
modificano la terapia
SIGNORA I. anni 50
• Nel 1988 (aveva 36 anni) ematemesi e melena,
ricoverata in chirurgia veniva diagnosticata
radiologicamente una ulcera duodenale per cui
veniva iniziata terapia con Ranitidina 300 mg x
2 per due mesi e consigliata uan terapia di
mantenimento con Ranitidina 150 mg x 2 che
la paziente continua per circa un anno poi
autonomamente sospende.
• Le vengono dati consigli dietetici e consigliato
l’abolizione del fumo e una particolare
precauzione nell’uso di FANS soprattutto per
automedicazione
• La signora adotta uno stile di vita più adeguato,
soprattutto sospende il fumo, e chiede al medico
curante la prescrizione di un antidolorifico da usare
per la dismenorrea e la cefalea al posto dell’acido
acetil-salicilico, il quale prescrive Paracetamolo.
• ma nel 1992 nuovo episodio di melena per cui viene
diagnosticata endoscopicamente recidiva di ulcera
duodenale e iniziata di nuovo terapia con Ranitidina
300 mg x2 e di nuovo viene data l’indicazione per
una terapia di mantenimento a tempo indeterminato,
che la paziente questa volta segue in modo per due
anni poi continua in modo più saltuario.
COSA SUGGERIAMO AL MEDICO
CURANTE DELLA SIGNORA I. ?
• Che ha fatto bene a consigliare
Paracetamolo come antidolorifico? E
perché?
• Di indagare bene sulla dieta della signora I.
e sulle condizioni di lavoro e familiari
(stress)?
• Di accertare la presenza di Helicobacter
Pilory? Con quali esami?
• Di mantenere la terapia di mantenimento
con Ranitidina 150 mg serale e di ottenere
la massima compliance della signora I. ?
CAMBIANO LE EVIDENZE
• Nel dicembre 1999 nel corso di una visita in cui la
paziente accusa epigastralgia e confessa di aver
sospeso la Ranitidina da alcuni mesi, il medico curante
spiega alla signora I. le nuove acquisizioni in tema di
patogenesi dell’ulcera peptica e propone di andare a
cercare la presenza di HP,
• la signora I. dichiara di non voler fare un altro esame
endoscopico e a questo punto il medico propone un a
ricerca degli anticorpi anti-HP sulle feci che risulta
positivo,
• il medico curante propone una terapia eradicante di 7
giorni con Omeprazolo 20 mg x2, Amoxicillina 1 g x2,
Claritromicina 500 mg x 2 che la signora esegue
VALUTIAMO I RISULTATI
Dopo 6 mesi esegue un Breath-test che risulta
negativo:
• Questo risultato è sufficiente per considerare
la eradicazione avvenuta?
• E’ corretto suggerire alla signora I. di non
assumere più terapia di mantenimento con
Ranitidina né con PPI?
l’endoscopia non aveva evidenziato né ernia
iatale, né reflusso gastro-esofageo
• Quali farmaci devono essere usati con
precauzione e possibilmente evitati in futuro?
LA SIGNORA I. E’ IN COMPLETO
BENESSERE DA OLTRE DUE ANNI
fareste altri controlli?
Nel caso dovesse assumere FANS
fareste una gastroprotezione?
CASO CLINICO 2
Quando le evidenze sono forti, ma
la durata della terapia è ancora
controversa
SIGNORA L. Anni 49
• Nel giugno 1991 per la persistenza di
epigastralgia resistente agli antiacidi,
esegue una endoscopia che evidenzia:
BULBITE DUODENALE EROSIVA, nel corso di
tale indagine il cardias appare congesto,
l’esofago regolare e il piloro beante.
• Viene trattata con RANITIDINA 300 mg x 2
per due mesi e successivamente viene
consigliata una terapia di mantenimento a
150 mg/die che la signora mantiene alcuni
mesi poi sospende.
CAMBIANO LE EVIDENZE
E CAMBIA LA CLINICA
• Negli anni successivi la signora L. gode di un
relativo benessere e si limita ad assumere
Ranitidina 150 mg/die per brevi periodi in
corrispondenza di disordini alimentari.
• Nell’ottobre 1999, ricompare l’epigastralgia e la
pirosi. La signora L. che nel frattempo si è
trovata in una situazione familiare stressante
(si deve occupare del fratello che si è ammalato
di Alzheimer) attribuisce a questa situazione la
sintomatologia e continua ad assumere
Ranitidina anche se in maniera più continuativa
• Una notte compare un forte dolore epigastrico per cui
si rivolge al PS dove riscontrano un sanguinamento
delle alte vie digestive, una gastroscopia evidenzia
un’ulcera duodenale sanguinante per cui viene iniziata
terapia con Omeprazolo 20 mg x 2 per due settimane
poi ridotta a 20 mg per altre 6, e viene consigliata
una terapia eradicante per Helicobacter Pilory che la
signora L. esegue per una settimana con :
– Omeprazolo 20 mg x 2,
– Claritromicina 500 mg x 2 e
– Amoxicillina 1 g x 2.
• Nel maggio 2000 esegue Breath test di controllo
risultato negativo
PONIAMOCI ALCUNE
DOMANDE
• E’ giustificato eseguire una eradicazione in caso
di ulcera duodenale senza documentazione di
positività per HP?
• La ricomparsa della sintomatologia con una
pregressa endoscopia per duodenite erosiva in
un paziente in terapia con anti-H2 impone di
pensare a una riacutizzazione dell’ulcera e
quindi di approfondire gli esami?
• Quali indagini avreste suggerito al medico
curante della signora L.?
DOVE LA REALTA’ E’ PIU’
COMPLESSA
• Nell’ottobre 2001 la signora L. si reca dal
proprio medico alcune volte per una faringite
ricorrente che non giustifica visto che ha
smesso di fumare e per sensazione di bocca
amara specie al risveglio.
• Dall’anamnesi emerge che accusa senso di
ripienezza epigastrica dopo i pasti, specie se
più abbondanti e saltuario senso di peso
retrosternale e di rigurgito, ma nega
epigastralgia e pirosi.
QUALE DIAGNOSI
DIFFERENZIALE?
• Angina pectoris?
• Reflusso gastro-esofageo?
• Ansia somatizzata?
PRO E CONTRO A CIASCUNA IPOTESI.
INDAGINI ADEGUATE PER RISPONDERE
AL QUESITO DIAGNOSTICO.
CAMBIANO LE COSE
• La signora L. esegue una nuova gastroscopia e
questa volta il referto è differente:
• ESOFAGITE DA REFLUSSO DI II° - III° GRADO
CON METAPLASIA COLONNARE , ERNIA IATALE
DA SCIVOLAMENTO DI 2-3 CM, ESITI
CICATRIZIALI DI ULCERA DUODENALE
• L’endoscopista data la severità del quadro
esofagitico e la presenza di metaplasia
colonnare consiglia la terapia con PPI a dosi
piene indefinitamente.
• Siete d’accordo?
LA PRESENZA DI HP PUO’
MODIFICARE QUESTO QUADRO?
• La signora L. ha eseguito in passato
l’eradicazione (negatività che persiste tutt’ora),
• la eventuale presenza di HP incide sulla storia
naturale della malattia da reflusso gastro-
esofagea oppure no?
• Quali sono i rischi che una situazione
endoscopica di questo tipo può riservare e a
quali controlli dobbiamo sottoporre nel tempo
la signora L.?
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