Cesare Benazzi

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					Abstract:
I diritti di cittadinanza: considerazioni sociologico - giuridiche


La cittadinanza è un confine in movimento, l’esito di un processo attraverso cui gruppi, diritti,
equilibri di una società continuamente si ridefiniscono1».
       La cittadinanza, provando a formulare una frase ad effetto, è passato, presente e futuro
dell’uomo. La concezione dei diritti di cittadinanza, dopo i tragici fatti dell’11 settembre, è
cambiata, in particolar modo verso chi cittadino (in senso di appartenente ad uno Stato non è).
       Lo scopo di questo lavoro è quello di descrivere le varie tappe del processo di cittadinanza,
esaminando i processi della comunità politica e istituzionale sia a livello internazionale, europeo e
nazionale con un accento particolare alla questione di chi non è appartenente ad una comunità
politica, ovvero quelle persone definite come “stranieri”.
       Con appartenenza a una comunità politica intendo, secondo la definizione proposta dalla
filosofa politica Seyla Benhabib, «i principi e le pratiche volte a integrare stranieri e forestieri,
immigrati e nuovi arrivati, rifugiati e richiedenti asilo, nei sistemi politici esistenti»2.
       I moderni Stati-nazione attualmente hanno nella propria agenda sia il problema di selezionare
chi può entrare nei confini territoriali statali, sia quello di come integrare, con la popolazione
autoctona, chi già è all’interno dello Stato.
       Per questo a proposito di integrazione, prendendo esempio da Stati di vecchia immigrazione
come U.S.A. e Canada, molti Stati di nuova immigrazione tra cui l’Italia, studiano nuove politiche
pubbliche di gestione della società multiculturale. Va comunque rilevato che nel disporre la
questione dell’appartenenza e quindi nello stabilire le politiche della cittadinanza formale, lo Stato-
nazione è ancora l’unico decisore.
       D’altra parte, anche se lo Stato-nazione decide attraverso la legge l’appartenenza dei propri
cittadini ma anche le modalità di ingresso e di uscita, nello scenario globale “sono emerse nuove
modalità di appartenenza, con il risultato che i confini della comunità politica, per come erano
definiti all’interno dello Stato-nazione, non sono più in grado di dar forma all’appartenenza”3.
       Questo lavoro ha caratteri multidisciplinari, in quanto tocca diverse discipline dalla filosofia
politica alla sociologia del diritto al diritto pubblico.
       Vengono quindi esaminate (Capitolo I), le teorie di alcuni filosofi e giuristi come Jean Bodin
il quale concepì la prima definizione di Stato moderno, Ugo Grozio, Hobbes e Locke principali

1
  Cit. lett., George Fredrickson, Il mito americano dell’integrazione, articolo apparso sulla Repubblica, martedì 15
agosto 2006, pag. 39.
2
  Cit. lett., Seyla Benhabib, I diritti degli altri. Stranieri, residenti, cittadini, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2004,
Introduzione pag. 1.
3
  Ibidem.
esponenti del contrattualismo. Viene inoltre dato risalto alla storia americana in particolare con la
sua “Rivoluzione”, dove viene concepito il documento che fonda la cittadinanza americana: la
Dichiarazione d’Indipendenza del 1776. Quindici anni dopo la Rivoluzione Americana, anche
l’Europa si appresta a porre le basi di una nuova cittadinanza attraverso il passaggio da suddito a
cittadino nel periodo della Rivoluzione francese.
      Nel II Capitolo viene ripreso il discorso della cittadinanza e della sua evoluzione nel periodo
che va dalla metà dell’ 800 sino ai giorni nostri. Il passaggio da suddito a cittadino comporta,
soprattutto nel periodo della rivoluzione industriale fino alla prima guerra mondiale, l’avvento dei
diritti sociali, i quali sono molto importanti perché assieme ai diritti civili e politici costituiscono,
secondo il sociologo T.H. Marshall, lo status di cittadinanza. Questa teoria sociologica dei diritti è
stata concepita negli anni ’50 del 1900, ma prima si è avuto un arresto della cittadinanza e più in
particolare dei diritti umani.
      Mi riferisco al periodo delle due guerre mondiali, dove H. Arendt ha elaborato, nel suo Le
origini del totalitarismo, un discorso filosofico che vede al centro la perdita dei diritti di
cittadinanza e il concetto del “diritto ad avere diritti”. Dopo la Seconda guerra mondiale il mondo si
appresta a cambiare ancora faccia in quanto vi è un secondo passaggio. Non più da sudditi a
cittadini, ma la cittadinanza si eleva a livello internazionale attraverso la Dichiarazione ONU del
1945 e in seguito altri patti internazionali come quello sui diritti economici, sociali e culturali e
quello internazionale sui diritti politici entrati in vigore nel 1976.
       La cittadinanza non è solamente trattata nei documento giuridici; la presenza di stranieri e di
loro discendenti ha dato nuovi contenuti ad antiche questioni di teoria politica e giuridica: dalla
cittadinanza alle forme di partecipazione politica, dalla titolarità e garanzia di diritti fondamentali
al rapporto tra minoranze e maggioranza, tra comunità e individui, tra universalismo e relativismo,
tra diritti positivi e norme tradizionali o religiose. Si parla quindi di politiche rivolte al
multiculturalismo. Sempre nel capitolo II verranno affrontati i principali problemi di cittadinanza
nell’Unione Europea ormai allargata a 27 Stati.
       Il terzo e quarto capitolo trattano in modo particolare la legislazione italiana in tema di
immigrazione (III Capitolo) e auto-organizzazione (IV Capitolo) degli stranieri nel nostro paese. Il
tema da qualche anno è all’interno dell’agenda politica dei vari governi che si susseguono nel
nostro Paese, qualcosa è stato fatto e molto ci sarà da fare. In particolar modo il tema generale dello
“straniero” viene sentito nel nostro paese per diversi motivi e, nel 2007 la realtà migratoria è stata
oggetto di una crescente attenzione da parte dell’opinione pubblica.
       I fatti principali in oggetto hanno riguardato per esempio la prima rivolta etnica da parte
della comunità cinese di via Paolo Sarpi a Milano, l’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione
Europea, gli scontri nei campi nomadi e la questione dei rom, la disputa tra il Comune di Milano e il
Ministro della Pubblica istruzione riguardante la presenza dei figli di immigrati irregolari negli asili
di Milano, la sfida sul diritto di residenza lanciata da alcuni sindaci, in particolare dei comuni del
nord-est. Quest’ultimo fatto ha visto l’opinione pubblica dibattere su questioni inerenti i diritti di
cittadinanza verso gli stranieri in particolar modo nel contesto locale.
       Di conseguenza il nostro Paese deve fronteggiare un problema che, lasciando stare le varie
provocazioni di politici, presenta aspetti che bisogna analizzare e conoscere, per il futuro. Secondo
stime ufficiali curate dell’istituto ISMU, il numero annuo di nascite dei figli di immigrati secondo
differenti ipotesi di flusso migratorio netto annuo dall’estero, nel 2020 presenta le seguenti diverse
possibilità in base al numero di flussi in entrata. Si stima in base a simulazioni statistiche che se nel
2008 entrassero 150 mila immigrati, avremmo nel 2020 – 455 mila nascite, se 250 mila ingressi 485
mila nascite e se 350 mila ingressi – 540 mila nascite.


         Seppur viene rappresentata come una simulazione, è chiaro che nel 2020 ci saranno molti
più stranieri ed in particolare figli di stranieri e, l’Italia deve rispondere in termine di politiche: da
quelle del lavoro, al welfare, all’integrazione delle varie culture, alla cittadinanza4.
         Il terzo capitolo si propone quindi di dare un’ampia panoramica su cosa ha fatto lo Stato
italiano in termini di legislazione riguardante le politiche migratorie: divise in politiche di controllo
e in politiche d’integrazione e di cittadinanza.
       Infine il quarto capitolo sottopone il problema dell’auto-organizzazione e della partecipazione
politica dei migranti in Italia.
       Va subito precisato che la concessione del diritto di voto agli immigrati, diritto riconosciuto in
molti paesi europei, resta una questione apparentemente lontana da una positiva definizione. Il
dibattito politico e giuridico sull’estensione del voto allo straniero si trascina irrisolto ormai da
diversi anni. La legge dal punto di vista formale ha dato il suo contributo; punto di partenza è la
Turco-Napolitano in quanto ha posto l’attenzione al problema5.
       Tuttavia, il cittadino straniero seppur residente in Italia, ad oggi non può votare alle elezioni
locali in quanto il nostro paese ha ratificato attraverso la legge 8 marzo 1994, n. 206 la Convenzione
di Strasburgo del 1992 inerente la partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale,
ma non il capitolo C relativo ai diritti di elettorato posti in essere nella Convenzione.
       A fronte del problema per cui al cittadino straniero regolarmente residente nel nostro paese
manca il diritto politico, vengono esaminati nel quarto capitolo i vari istituti a livello nazionale,
4
  Simulazioni di stime su dati ISMU, Cfr. A.A.V.V. (a cura di), Tredicesimo rapporto ISMU sulle migrazioni 2007,
Franco Angeli, Milano, 2007, pag. 58.
5
  L’articolo 38, come appariva nell’originaria stesura del D.lgs. n. 286/1998, prevedeva, infatti, che lo straniero, titolare
della carta di soggiorno, potesse esercitare l’elettorato attivo e passivo nel comune di residenza.
regionale e locale che permettono la partecipazione politica o meglio l’auto-organizzazione dei
cittadini stranieri.
        Il quarto capitolo si conclude con una breve indagine sulle politiche locali in tema di
partecipazione dei migranti e di servizi che i comuni mettono a disposizione dei cittadini stranieri
legalmente residenti in Italia.
        Verranno presi in esame due comuni della provincia di Milano, con differenti esperienze e
percorsi riguardo alcune politiche di partecipazione ed inclusione, i comuni di: Pioltello e Desio.


                                                                                      Cesare Benazzi


Indice



  Introduzione.                                                               Pag.          1



1. Le origini dell’idea di cittadinanza.

      1.1 I Greci e i Romani.                                                               6

      1.2 L’epoca dell’assolutismo monarchico.                                              9

      1.3 Jean Bodin e il concetto di Stato.                                                11

      1.3.1 La cittadinanza secondo Bodin.                                                  12

      1.4 Johannes Althusius e la cittadinanza inclusiva.                                   15

      1.5 Ugo Grozio e la teoria dell’ordine.                                               17

      1.6 Hobbes: la soggezione del metodo.                                                 21

      1.7 John Locke: la legge di natura.                                                   23

      1.7.1 Le tre “properties”.                                                            29

      1.8 Montesquieu e la separazione dei poteri.                                          33

      1.9 L’epoca delle “grandi rivoluzioni”. La Rivoluzione americana.                     35

      1.10 La Rivoluzione francese.                                                         41
    1.11 La cittadinanza dopo il 1789.                                          47




2. La concezione della “moderna” cittadinanza.

    2.1 I diritti di cittadinanza dall’Ottocento alla metà del Novecento.        51

    2.2 L’affermazione e lo sviluppo dei diritti sociali.                        54

    2.3 T.H. Marshall: un’analisi sociologica dei diritti di cittadinanza.       56

    2.4 Trasformazione della cittadinanza a livello internazionale.              61

    2.5 Un punto di vista filosofico al diritto umano all’appartenenza e alla    66
        cittadinanza.

    2.6 La cittadinanza multiculturale.                                          69

    2.7 La cittadinanza nell’Europa contemporanea.                               77

    2.8 Le analisi di Stein Rokkan e Ralf Dahrendorf.                            85

    2.9 I diritti sociali nell’Unione Europea.                                   87



3. La legislazione italiana in materia di cittadinanza e immigrazione.

    3.1 I problemi nell’attuale agenda politica.                                 90

    3.2 Le politiche della cittadinanza formale.                                 91

    3.3 L’analisi della legislazione sull’immigrazione.                          97

    3.4 La legge 30 dicembre 1986, n. 943.                                       98

    3.5 La legge 28 febbraio 1990, n. 39 (Legge Martelli).                       100

    3.6 Il decreto Legge 18 novembre 1995, n. 489.                               102
    3.7 La legge 6 marzo 1998, n. 40 (Legge Turco-Napolitano).                      104

    3.8 La legge 30 luglio 2002, n. 189 (Legge Bossi-Fini).                         118

    3.9 Alcune critiche al modello italiano di politiche migratorie.                125

    3.10 Il Disegno di Legge Amato-Ferrero.                                         130



4. Cittadinanza e partecipazione degli immigrati in Italia. Due
esperienze locali.
    4.1 Come avviene la partecipazione dei migranti in Italia.                      135

    4.1.1 Gli organismi consultivi per stranieri a livello nazionale e regionale.   135

    4.1.2 La Consulta per i problemi degli immigrati e delle loro famiglie,
          l’Organismo nazionale di coordinamento per le politiche d’integrazione
          e i Consigli territoriali per l’immigrazione.                             142

    4.2 Il diritto di voto e la Consulta per gli immigrati.                         144


    4.2.1 Differenze tra Consulta e Consigliere Aggiunto, funzionamento
          e caratteristiche principali.                                             148

    4.3 Esperienze locali: il Comune di Pioltello.                                  150

    4.3.1 La presenza immigrata sul territorio.                                     151

    4.4 Esperienze locali: il Comune di Desio.                                      160

    4.5 Una breve comparazione delle politiche adottate dai comuni
        di Pioltello e Desio.                                                       167


Conclusioni.                                                                        169



Bibliografia.                                                                       174



Ringraziamenti.                                                                     179

				
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