Opposizione a decreto ingiuntivo cambiale e promessa di pagamento by sW5qEPE

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									Tribunale di Cassino - Sezione distaccata di Sora - sent. 27 settembre 2005

- est. dott. L. Lotito - G.E. c. T. F.

L’opposizione al decreto ingiuntivo si configura come atto introduttivo di un

giudizio ordinario di cognizione, nel quale il giudice deve accertare la

fondatezza della pretesa fatta valere dall’ingiungente opposto (che ha

posizione sostanziale di attore) e delle eccezioni e delle difese fatte valere

dall’opponente (che assume posizione sostanziale di convenuto); in tale

giudizio incombe al creditore, per la sua veste sostanziale di attore, ogni

onere della prova dei fatti a sostegno della propria pretesa (1).

La richiesta di decreto ingiuntivo in forza di titolo di credito utilizzato come

promessa di pagamento, ai sensi dell’art 1988 cod. civ., implica l’esercizio,

oltre che dell’azione cartolare, anche dell’azione causale derivante dal

rapporto sottostante (2).

Ai sensi degli artt. 94 e 102 del R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669, l’azione

diretta contro il trattario accettante e contro l’emittente nel pagherò

cambiario si prescrive in tre anni dalla data di scadenza della cambiale (3).

Dal disposto degli artt. 18 e 66 del R.D. 14 dicembre 1933 n.1669 - che

evidenziano la distinzione tra diritti inerenti alla cambiale e quelli derivanti

dal rapporto fondamentale - può trarsi che la girata trasferisce soltanto i

diritti cartolari e non quelli derivanti dal rapporto fondamentale e che la

girata non attribuisce al giratario la possibilità far valere il titolo quale

promessa di pagamento nei confronti di un soggetto diverso dal girante (4).

Soltanto il possessore del titolo, che ha con il debitore un rapporto

sottostante all’emissione o alla trasmissione della cambiale, può avvalersi,

per realizzare il suo credito, di due distinte azioni: una cartolare fondata sul
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titolo, l’altra causale fondata sul rapporto sottostante all’emissione o

trasmissione del titolo (5).

L’azione causale ha un unico legittimato passivo e va proposta nei confronti

del proprio diretto promittente o girante e non verso soggetti diversi, non

legati tra loro dalla promessa di pagamento (nel caso di specie, è stato

escluso che il prenditore-giratario potesse agire con l’azione causale nei

confronti di soggetto diverso dal proprio girante, cioè dell’emittente) (6).

(Omissis).

                           Svolgimento del processo

Con atto ritualmente notificato in data 27 dicembre 2000, E. G. proponeva

opposizione avverso il provvedimento indicato in oggetto, con il quale gli era

stato ingiunto il pagamento, in favore di F. T., della somma di £ 8.625.000,

oltre interessi legali dall’8 novembre 2000 e spese, quale somma portata da

due titoli cambiari, cui si aggiungevano le spese e gli interessi legali maturati

fino al 19 ottobre 2000, e formulava le conclusioni precisate in epigrafe.

L’opponente deduceva, in via pregiudiziale, la mancanza di legittimazione

all’azione causale da parte del ricorrente, poiché il T. era un semplice

giratario possessore e non il primo beneficiario dei titoli, rilasciati

dall’opponente in favore di C. G. D. e da questa girati al T..

L’opponente eccepiva la prescrizione dell’azione cambiaria e dell’azione di

arricchimento.

In via subordinata e preliminare, l’attore deduceva che gli interessi richiesti

(£ 2.625.000, maturati dal 30 settembre 1993 al 20 ottobre 2000) non erano

interamente dovuti, poiché in parte prescritti ai sensi dell’art. 2948 cod. civ.
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L’opposto si costituiva in giudizio, chiedendo il rigetto dell’opposizione, con

il favore delle spese, deducendo di aver azione diretta contro il G., emittente

delle cambiali e debitore principale; C. G. D. era la moglie dell’opposto.

Agli interessi maturati sulle somme indicate nei titoli si applicava la

prescrizione decennale ai sensi dell’art. 2946 cod. civ. e non quella

quinquennale.

L’importo degli interessi dovuti per gli ultimi cinque anni era, in ogni caso,

di £ 1.587.000.

Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2002, il fascicolo della causa era sottratto

da ignoti, al pari della maggior parte dei fascicoli relativi alle cause pendenti

presso la Sezione distaccata di Sora del Tribunale di Cassino.

Le parti producevano atti e documenti utili ai fini della ricostituzione del

fascicolo.

Sulle conclusioni precisate in epigrafe, il giudice provvedeva ai sensi degli

artt. 281 quinquies e 190 cod. proc. civ.

                             Motivi della decisione

1. In via preliminare, si dispone la ricostituzione del fascicolo secondo il

tenore delle copie depositate, la cui conformità con l’originale non è stata

espressamente disconosciuta.

L’attore non ha rispettato il disposto degli artt. 74 disp. att. cod. proc. civ. e

165 cod. proc. civ., poiché il fascicolo di parte non è completo, contenendo

soltanto la comparsa conclusionale, ed è privo dell’indice.

L’opposizione è fondata e va accolta.

L’opposizione al decreto ingiuntivo si configura come atto introduttivo di un

giudizio ordinario di cognizione, nel quale il giudice deve accertare la
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fondatezza della pretesa fatta valere dall’ingiungente opposto (che ha

posizione sostanziale di attore) e delle eccezioni e delle difese fatte valere

dall’opponente (che assume posizione sostanziale di convenuto); in tale

giudizio incombe al creditore, per la sua veste sostanziale di attore, ogni

onere della prova dei fatti a sostegno della propria pretesa (cfr. Cass. civ.,

sez. III, 17 novembre 2003, n. 17371, rel. Perconte Licatese; sez. lav., 17

novembre 1997, n. 11417, rel. Miani Canevari; sez. I, 28 aprile 1977, n.

1603, rel. Gualtieri; sez. II, 20 marzo 1975, n. 1059, rel. Carnevale; Corte

d’Appello Ancona, 17 luglio 1995, in Gius, 1995, 4128).

Spetta all’opposto, F. T., dimostrare i fatti posti a fondamento della pretesa

fatta valere con il ricorso per decreto ingiuntivo, depositato in data 3

novembre 2000.

Nel ricorso per decreto ingiuntivo, il T. ha dedotto di essere creditore, nei

confronti di E. G., della somma di £ 8.718.675, oltre interessi legali, sulla

base di due cambiali.

Con il decreto n. 191/2000, il tribunale ha accolto la domanda d’ingiunzione

del T. limitatamente alla somma di £ 8.625.000, per capitale ed interessi

maturati al 19 ottobre 2000, oltre interessi legali dall’8 novembre 2000 (data

del decreto).

Dalla lettura del ricorso e dell’atto di citazione, si apprende che i titoli,

scaduti il 25 settembre 1993 e il 30 settembre 1993, sono stati emessi in data

18 agosto 1993 dall’opponente, in favore di tale G. D. C., che poi li ha girati

al ricorrente, F. T..

A seguito del furto, F. T. non ha depositato i titoli cambiari, posti a

fondamento della domanda.
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La giurisprudenza della S.C. ha sottolineato che la richiesta di decreto

ingiuntivo in forza di titolo di credito utilizzato come promessa di

pagamento, ai sensi dell’art 1988 cod. civ., implica l’esercizio, oltre che

dell’azione cartolare, anche dell’azione causale derivante dal rapporto

sottostante (cfr. Cass. civ., sez. I, 20 maggio 1986, n. 3337, rel. Di Salvo, in

motivazione, in Giur. ital. 1988, I, 1, 680; Cass. civ., sez. I, 21 gennaio 1981,

n. 493, rel. Gualtieri, in motivazione, in Banca borsa e titoli di credito, 1981,

II, 418).

Nella presente vicenda processuale, il ricorrente ha dedotto di essere

creditore del G., in forza di due titoli cambiari, senza ulteriore specificazione

(cfr. ricorso per decreto ingiuntivo e comparsa di costituzione e risposta).

L’azione cartolare è prescritta ai sensi degli artt. 94 e 102 del R.D. 14

dicembre 1933, n. 1669, secondo cui l’azione diretta contro il trattario

accettante e contro l’emittente nel pagherò cambiario si prescrive in tre anni

dalla data di scadenza della cambiale.

Le date di scadenza dei titoli erano fissate al 25 settembre 1993 e al 30

settembre 1993.

Il termine di prescrizione si è compiuto il 25 settembre 1996 e il 30 settembre

1996; non sono stati eccepiti atti interruttivi della prescrizione.

L’azione di arricchimento è del pari prescritta ex artt. 94 ultimo comma e 102

del R.D. 14 dicembre 1933, n. 1669, nel termine di un anno dalla

prescrizione dell’azione cambiaria.

Residuerebbe l’azione causale.

Quando è prescritta l’azione cartolare, il titolo conserva l’efficacia di una

promessa di pagamento in relazione all’ammontare della somma indicata nel
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titolo; peraltro, l’azione causale, fondata sulla promessa o sulla ricognizione

del debito, ha efficacia soltanto tra le parti del rapporto causale (nel caso di

specie, fra traente e prenditore oppure tra girante e giratario).

Ciò si evince dall’art. 66 del R.D. 14 dicembre 1933 n.1669, che, nel

prevedere l’azione causale, si riferisce al rapporto che diede causa

“all’emissione” o “alla trasmissione della cambiale”, distinguendo le due

ipotesi in relazione ai rapporti causali rimasti in vita e non novati,

“nonostante l’emissione o la trasmissione della cambiale”.

Ne consegue che legittimato passivo dell’azione causale non può che essere

il soggetto del relativo rapporto di emissione o di trasmissione, cioè

l’emittente o il girante.

Nessun rapporto causale, a titolo di promessa di pagamento, è ipotizzabile tra

il T., possessore dell’assegno bancario, quale giratario della prenditrice C., e

il G., originario emittente.

Dal disposto degli artt. 18 e 66 del R.D. 14 dicembre 1933 n.1669 - che

evidenziano la distinzione tra diritti inerenti alla cambiale e quelli derivanti

dal rapporto fondamentale - può trarsi che la girata trasferisce soltanto i diritti

cartolari e non quelli derivanti dal rapporto fondamentale e che la girata non

attribuisce al giratario la possibilità far valere il titolo quale promessa di

pagamento nei confronti di un soggetto diverso dal girante.

Soltanto il possessore del titolo, che ha con il debitore un rapporto sottostante

all’emissione o alla trasmissione della cambiale, può avvalersi, per realizzare

il suo credito, di due distinte azioni: una cartolare fondata sul titolo, l’altra

causale fondata sul rapporto sottostante all’emissione o trasmissione del

titolo.
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Il credito fatto valere è unico ed trova la sua causa nel rapporto sottostante, in

base al quale è assunta l’obbligazione cartolare.

L’azione causale ha un unico legittimato passivo e va proposta nei confronti

del proprio diretto promittente o girante e non verso soggetti diversi, non

legati tra loro dalla promessa di pagamento (cfr. Cass. civ., sez. I, 12 aprile

1994, n. 3417, rel. Carbone; Tribunale Cassino, 9 maggio 1990, in Giust.

civ., 1991, I, 1023).

Pertanto, poiché l’opponente, E. G., non è il diretto promittente del

ricorrente, F. T., che è, invece, giratario della C., primo prenditore del titolo

emesso dal G., il T. non può esercitare l’azione causale nei confronti

dell’opponente (avrebbe potuto farlo la C., qualora, avendo pagato il titolo al

T., lo avesse ricevuto in restituzione).

I documenti prodotti in copia dal T. non si riferiscono ai titoli azionati con il

ricorso per decreto ingiuntivo depositato il 3 novembre 2000.

L’opposizione va accolta, il decreto ingiuntivo va revocato e va rigettata la

domanda proposta da F. T. con ricorso depositato in data 3 novembre 2000.

2. Concorrono giusti motivi per disporre l’integrale compensazione delle

spese di lite tra le parti. (Omissis)

								
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