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2001-6-genova-didattica

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									IL GIUDIZIO DEL C.N.U. IN MERITO ALL'APPLICAZIONE DELLA RIFORMA DEGLI
ORDINAMENTI DIDATTICI


 Il CNU , sulla base delle considerazioni di seguito esposte, sarebbe favorevole ad
      una parziale e graduale sperimentazione o in alternativa ad una moratoria
nell’obbligo di attuazione della riforma onde consentire di apportare al progetto, ove
necessarie, le modificazioni intese ad assicurare agli studenti e al Paese la migliore
 qualità dell'insegnamento universitario, la corrispondenza tra contenuti formativi e
 titolo di studio finale, un equilibrato rapporto tra basi culturali generali e pratiche
  competenze professionali. Non è nell'interesse del Paese, anche in relazione alla
    competizione europea e internazionale, abbassare la qualità della formazione
  universitaria e dare corso ad una riforma rigida che, in alcuni casi, potrebbe non
              rispondere alle necessità della società italiana e dei giovani.


         Il Consiglio Generale delle Sedi del Comitato Nazionale Universitario (CNU), riunitosi a
Genova il 1 e 2 giugno 2001 ha dedicato la gran parte dei lavori all'esame delle questioni poste
dall'applicazione della riforma degli ordinamenti didattici.
         Il CNU, in varie occasioni, ha riconosciuto l'esigenza di un aggiornamento dei contenuti
della didattica universitaria, la necessità di garantire il ricambio del corpo docente, attraverso il
reclutamento di giovani leve di studiosi ai quali assicurare uno stato giuridico soddisfacente,
l'esigenza di adeguare le strutture didattiche in rapporto al numero degli studenti, secondo criteri di
funzionalità ed efficienza e l'opportunità di realizzare, per gradi e con la necessaria flessibilità, la
riforma dei corsi di laurea, senza imporre una rigida articolazione valida per tutte le facoltà come è
poi risultata nella proposta del “3+2”.
         Il CNU ha più volte sottolineato la vitale necessità di fare precedere la riforma didattica
dalla definizione complessiva del quadro normativo (sia per i diplomi, i corsi di base, le
specializzazioni, i dottorati ed i master), dalla revisione dello stato giuridico dei docenti e dalla
previsione di un sostegno finanziario consistente per l'adeguamento strutturale e per la fase
d'informazione e di promozione che deve sostenere ed accompagnare un serio processo riformatore.
         Il CNU, peraltro, ha più volte, in passato, segnalato con preoccupazione l'insensata
proliferazione delle Università sul territorio, senza una programmazione efficace e la pari
espansione dei corsi di studio che ben di rado era giustificata da ragioni obiettive, rispondendo
spesso a sollecitazioni localistiche e ad interessi di parte.
         Purtroppo le proposte del CNU non hanno trovato ascolto e le aspettative degli studenti e
delle loro famiglie sono andate deluse. La riforma didattica è stata approvata senza tenere conto
delle segnalate esigenze che erano coerenti rispetto all'autonomia degli Atenei e alla reale situazione
strutturale nella quale operavano le Università italiane.
         Al momento dell'attuazione della riforma didattica questi nodi irrisolti vengono tutti al
pettine e rivelano lo stato di gravissima difficoltà in cui versano molte Facoltà e corsi di laurea in
tutti gli Atenei.
         Non è nell'interesse del Paese, anche in relazione alla competizione europea e
internazionale, abbassare la qualità della formazione universitaria e dare corso ad una riforma rigida
che potrebbe non rispondere alle necessità della società italiana e dei giovani.
         Il CNU sarebbe, pertanto, favorevole ad una sospensione dell’obbligo generalizzato di
attuazione della riforma, onde consentire di apportare al progetto le modificazioni necessarie ad
assicurare agli studenti di tutte le facoltà un’adeguata qualità dell'insegnamento universitario, una
puntuale corrispondenza tra contenuti formativi e titolo di studio finale e un equilibrato rapporto tra
basi culturali generali e pratiche competenze professionali.
         Il tempo di riflessione, in ogni caso non superiore ad un anno accademico, potrà certamente
essere usato per proseguire, ovvero iniziare, la sperimentazione nel senso indicato dall’attuale
legge, ma potrà anche essere utilmente impiegato per completare l'articolazione della riforma stessa,
anche in aspetti profondi, consentendo, in casi specifici, una partizione alternativa al “3+2”, ad
esempio, 4+1 per la laurea e un eventuale master.
         Devono essere meglio definiti i rapporti con gli ordini professionali e con le amministrazioni
per garantire ai laureati l'accesso a tutte le professioni, a pari condizioni , e la partecipazione ai
pubblici concorsi, a tutti i livelli. A tale riguardo si segnala l'urgenza di un confronto con le forze
politiche e le rappresentanze professionali sull'opportunità di rinunciare al valore legale dei titoli di
studio.
         Il rinvio temporaneo e motivato, ove necessario, dell'attuazione di una riforma complessa e,
per molti aspetti, controversa potrà consentire agli studenti un maggior grado di certezza
nell'esercizio delle opzioni. Al momento, gli studenti e le famiglie, in alcuni casi, dovrebbero
operare delle scelte importanti in una situazione incerta, con percorsi incompleti ed approssimativi,
ricevendo notizie confuse e contraddittorie.
         La riforma, soprattutto nella prima fase applicativa, deve indicare con chiarezza
l'articolazione didattica dei corsi di base e di quelli di formazione specialistica, deve prevedere una
fase di sperimentazione (per almeno un intero ciclo formativo) che non sia sottoposta ai rigidi
parametri che, per ora, sono definiti in base al solo numero degli iscritti ai singoli corsi e deve
essere sostenuta da un finanziamento specifico, diretto a programmare l'adeguamento delle strutture
e a sostenere le attività promozionali e informative indispensabili per avviare i nuovi corsi di
studio.
         Del pari si devono motivare tutti i docenti, dando corso ai disattesi impegni relativi allo stato
giuridico, al reclutamento, alla perequazione del trattamento economico e all'incentivazione.
         La proposta diluizione nei tempi di attuazione della riforma potrà consentire anche una
revisione concertata dei contenuti, apportando le necessarie correzioni nel senso della flessibilità e
dell'adattamento dinamico che devono contrassegnare ogni trasformazione destinata a incidere
profondamente sul sistema universitario e, in definitiva, sul Paese.

								
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