La comunicazione non verbale - PowerPoint by 9Q1057zw

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									La comunicazione non
      verbale
La comunicazione non verbale

 Comunicazione non-verbale o comunicazione extra
  linguistica: al suo interno è compreso un insieme alquanto
  eterogeneo di processi comunicativi che vanno dalle qualità
  paralinguistiche della voce, alla mimica facciale, ai gesti, allo
  sguardo alla prossemica, all’aptica alla cronemica, fino a giungere
  alla postura all’abbigliamento e al trucco.
 Secondo la psicologia ingenua: la CNV è ritenuta più spontanea e
  naturale della comunicazione verbale, più rivelatrice degli stati
  d’animo dell’individuo, in quanto rivelatrice delle sue intenzioni
  anche in contrasto con quanto sta dicendo.
 La CNV rappresenterebbe una specie di linguaggio del corpo
   universale
Le Diverse posizioni riguardo alla CNV

 Concezione innatista: prospettiva evoluzionistica, carattere di
  universalità, status di segnali di emozioni quali attacco difesa, ormai
  inutili abitudini.
 Teoria neuroculturale: si sviluppa dalla teoria differenziale delle
  emozioni secondo cui attraverso l’esecuzione di programmi nervosi
  innati, le emozioni produrrebbero la configurazione di determinate
  espressioni facciali e movimenti corporei. Tale programma nervoso
  specifico per ogni emozione assicurerebbe l’universalità delle
  espressioni facciali associate alle emozioni.
 Prospettiva culturalista: secondo cui “ciò che è mostrato dal
  volto è scritto dalla cultura”.
 Interdipendenza fra natura e cultura: le strutture nervose e i
  processi neurofisiologici condivisi in modo universale a livello di
  specie, sono organizzati in configurazioni differenti secondo le
  culture di appartenenza.

 La CNV, pur essendo vincolata da meccanismi automatici di base,
  non esula dal controllo dell’attenzione e della coscienza ed è
  soggetta a forme più o meno consistenti di regolazione volontaria
   nelle sue espressioni.
 Le predisposizioni genetiche, sono declinate di volta in volta
  secondo linee e procedure distinte e differenziate che conducono a
  modelli comunicativi diversi e, talvolta, assai distinti fra loro
   Rapporto tra comunicazione verbale e
       comunicazione non verbale

 Atto comunicativo: prodotto dal comunicatore e interpretato sulla
   base di una molteplicità di sistemi di significazione e segnalazione
   non verbali come: quello vocale, cinestesico, prossemico, e
   cronemico.
 Ognuno di questi diversi sistemi concorre alla generazione e
   all’elaborazione di almeno una porzione di significato dell’atto
   comunicativo. Questa condizione è stata interpretata secondo due
   impostazioni antitetiche:
a) contrapposizione fra ciò che è linguistico e ciò che è extralinguistico

b) integrazione e interdipendenza semantica fra i diversi sistemi di
   segnalazione, pur mantenendo ciascuno la propria autonomia.
Ipotesi A
 Psicologia tradizionale: comunicazione considerata come la
  somma fra le componenti verbali e non verbali.
 Componenti non verbali: per alcuni fondamentali nella
  determinazione del significato. Per altri non essenziali nella
  determinazione del significato, solo coloritura del messaggio.
 Differenze tra verbale e non verbale analizzate in base a tre
                                   assi
 Funzione denotativa vs connotativa
 Arbitrario vs motivato
 Digitale vs analogico
                  Prospettiva integrata

 Oggi la prospettiva è quella dell’integrazione fra gli aspetti verbali e
  non verbali, entrambi infatti concorrerebbero alla definizione del
  significato di un atto comunicativo.

 L’efficacia comunicativa dipenderebbe:
Dalla sintonia semantica
dalla interdipendenza semantica
Dalla focalizzazione comunicativa:
Dalla calibrazione situazionale: messaggio giusto al momento giusto
                   Il sistema vocale
 La voce trasmette numerose componenti di significato oltre alle
  parole.
 Voce =sostanza fonica composta da una serie di fenomeni e
  processi vocali:riflessi, caratterizzatori vocali, vocalizzazioni
 Le Caratteristiche paralinguistiche, essenziali per comprendere
  la comunicazione non verbale sono determinate da diversi
  parametri:
Tono, intensità e profilo di intonazione Accento enfatico, tempo, durata
  velocità dell’eloquio, velocità di articolazione, pause piene (ehm
  mmh) e pause vuote (SILENZIO)
 La Componente verbale vocale: pronuncia di una parola, lessico
  e semantica, accentazione, grammatica, profilo prosodico.
 Le Componenti vocali non verbali: qualità della voce che a
  volta dipende da fattori biologici, di personalità o psicologici
  transitori
 la voce delle emozioni:
 Fase di encoding: pone in evidenza come ogni emozione sia
  caratterizzata da un preciso e distintivo profilo vocale
 Fase di decoding: riguarda la capacità di riconoscere e inferire lo
  stato emotivo del parlante prestando attenzione solo alle sue
  caratteristiche vocali.
 Il Silenzio:è un modo strategico di comunicare, il suo significato
  varia con le situazioni, con le relazioni e con la cultura di
  riferimento.
 Possibili funzioni del silenzio:
 Valutazione
 Rivelazione
 Attivazione
 per questa sua natura ambigua esistono le “regole del silenzio”
Il sistema cinestesico

 Come sistema di segnalazione e significazione comprende: i
  movimenti del corpo, del volto e degli occhi.
 Sono componenti cinestesiche:
 MIMICA FACCIALE
 SGUARDO
 SORRISO
 GESTI
Mimica facciale
 I movimenti del volto, costituiscono un sistema semiotico
   privilegiato.
Tali movimenti servono per manifestare determinati stati mentali
   dell’individuo, le esperienze emotive, nonché gli atteggiamenti
   interpersonali.
 Quali sono i meccanismi sottesi alla produzione delle espressioni
   facciali?
Ipotesi globale: secondo la quale le configurazioni espressive del
   volto per manifestare i diversi stati emotivi, sono Gestalt chiuse e
   universalmente condivise, sostanzialmente fisse di natura discreta
   specifiche per ogni emozione e controllate da definiti e distinti
   programmi neuromotori innati.
 Secondo questa ipotesi, sottolineata soprattutto da Ekman, nello
  studio delle espressioni facciali, vanno individuati due livelli distinti
  di analisi:
 Livello molecolare: che concerne i movimenti minimi e distinti dei
  numerosi muscoli che consentono l’elevata mobilità ed espressività
  del volto.
 Livello molare: riguarda la configurazione finale risultante e che si
  manifesta nell’assumere una determinata espressione facciale
  come corrispondente a una data esperienza emotiva.
 Ekman e Friesen (1978) Facial Action Coding System: sistema di
  osservazione e classificazione di tutti i movimenti facciali visibili
 La teoria neuroculturale ha poi combinato insieme il livello
  molecolare e il livello molare, attribuendo al primo l’azione del
  programma nervoso motorio e affidando al secondo le regole di
  esibizione e modificazione dell’espressione emotiva.
 Ipotesi dinamica: elaborata per illustrare la genesi delle
  espressioni facciali, prevede un processo sequenziale e cumulativo
  in ogni espressione facciale, in quanto è il risultato della progressiva
  accumulazione e della integrazione dinamica degli esiti delle singole
  fasi di valutazione della situazione interattiva ed emotiva.

 Evidenze in favore di questa ipotesi vengono dalle ricerche
  elettromiografiche sui muscoli facciali che hanno messo in evidenza
  un flusso continuo di informazioni nervose in condizioni
  emotivamente e cognitivamente attivate.
        Valore emotivo vs comunicativo

 Prospettiva emotiva: le espressioni facciali avrebbero
  soprattutto se non esclusivamente un valore emotivo, in quanto so
  no l’emergenza immediata, spontanea e involontaria (non richiesta)
  delle emozioni e sono governate da programmi neuromotori
  specifici e definiti.
 Tale punto di vista è stato ripreso da Wierzbicka in termini di
  semantica delle espressioni facciali in quanto le espressioni facciali,
  manifestano un significato oggettivo, indipendente dal contesto e
  universalmente intelligibile

 Verifica dell’ipotesi su soggetti appartenenti a culture diverse.
  Supporti all’ipotesi. Tuttavia critiche livello metodologico
 Prospettiva comunicativa delle espressioni facciali: valore
  eminentemente comunicativo perché manifestano agli altri le
  intenzioni del soggetto.
 In funzione del contesto, si hanno manifestazioni facciali
  qualitativamente differenti: uno può sorridere perché è contento
  oppure incerto e ansioso
 Le espressioni facciali hanno un valore sociale: consentono di
  comunicare i propri obiettivi.
 Espressioni facciali prodotte anche quando si è soli, spiegato con il
  costrutto della socialità implicita
 Dissociazione fra interno ed esterno: favorisce l’aumento dei
  gradi di libertà all’interno della comunicazione.
 Presi in assoluto, i movimenti facciali sono dei semplici movimenti
  che possono rappresentare condizioni cognitive emotive o sociali fra
  loro molto diverse
                          Sorriso
 È uno dei segnali fondamentali della specie umana.
 A livello filogenetico ritroviamo un omologia con l’espressione
  facciale delle scimmie consistente nel “mostare i denti in
  silenzio”come atto di difesa o sottomissione.
 In ambito umano il sorriso non è un segnale uniforme e univoco:
 sorriso spontaneo o di Duchenne: coinvolgimento di tutto il volto
 sorriso simulato o sorriso miserabile
 Non sempre legato alle emozioni ma spesso connesso con
  l’interazione sociale e come promotore dell’affinità relazionale
 Regolatore dei rapporti sociali.
                         Sguardo
 Rappresenta un potente segnale comunicativo.
 Contatto oculare: alto valore di sopravvivenza e per l’avvio di
  qualsiasi rapporto interpersonale e poi come feedback sulla
  situazione relazionale in atto.
 Sguardo e conversazione: segnale efficace per la regolazione dei
  turni e come segnale di appello (comunicazione all’altro della
  propria disponibilità a iniziare un’interazione).
 Sguardo e gestione dell’immagine personale e per regolare i
  rapporti di distanza e vicinanza
 favorisce la cooperazione facilitando la comunicazione di intenti
  positivi di condivisione
 la fissazione oculare: può assumere valore di pericolo o minaccia
                             Gesti
 Def: azioni motorie coordinate e circoscritte volte a
  generare un significato e indirizzate ad un interlocutore, al
  fine di raggiungere uno scopo.
                          Tipologia dei gesti
insieme assai eterogeneo e differenziato idoneo a svolgere funzioni
   anche molto diverse fra loro
 Gesti iconici o lessicali: gesti illustratori
 Pantomima: rappresentazione motoria e imitativa di scene o
   situazioni
 Emblemi: chiamati anche gesti semiotici o simbolici es ok
 Gesti deittici: gesti di indicazione
 Gesti motori: movimenti ritmici
 linguaggio dei segni: linguaggio vero e proprio
 Gesti e parole: Kendon (1972) per primo ha considerato i gesti
  come parte integrante del discorso. Essi costituiscono infatti un
  modo spaziale di rappresentazione simbolica e integrano il
  significato attivato dal linguaggio.
 Possono altresì aggiungere importante porzioni di significato alle
  parole
 hanno un valore pragmatico nel senso che costituiscono dei
  marcatori dell’atteggiamento del parlante nei confronti di ciò che
  sta dicendo e nello stesso tempo, manifestano le sue aspettative nei
  confronti di come il destinatario deve intendere le sue parole
 Gesti e culture: più che le parole i gesti sono sottoposti a
  variazioni culturali.
SISTEMA PROSSEMICO E APTICO
 Sono sistemi di contatto.
 Prossemica: concerne la percezione, l’organizzazione e uso dello
  spazio della distanza e del territorio nei confronti degli altri.
 La distanza del territorio personale, concerne anche la regolazione
  della distanza spaziale: zona intima (0-0,5), zona personale (0,5-
  1m) zona sociale, zona pubblica.
 La Regolazione dello spazio pertanto assume importanti significati a
  livello comunicativo
 Variazioni culturali: culture della distanza e culture della vicinanza
 Aptica: insieme di azioni di contatto corporeo con un altro. Il
  toccare un altro è un atto comunicativo non verbale primario che
  influenza la natura e la qualità della relazione e che esprime diversi
  atteggiamenti interpersonali
              SISTEMA CRONEMICO

 La cronemica, concerne il modo con cui gli individui percepiscono e
  usano il tempo per organizzare le loro attività e per scandire la
  propria esperienza.
 La Cronemica fa parte della cronobiologia ed è influenzata dai ritmi
  circadiani che riguardano i ritmi fisiologici e psicologici del soggetto
 culture lente vs culture veloci
 Ogni soggetto è portatore di uno specifico ritmo personale. La
   comunicazione con soggetti che hanno ritmi biologici e psicologici
   diversi può portare a sfasamenti distonie e disagio.
 Pertanto l’efficacia comunicativa dipende anche dalla sincronia
  comunicativa ossia la capacità di ottenere un flusso comunicativo
  regolare e fluido.
  Funzioni della comunicazione non
               verbale
 Contribuisce alla generazione ed elaborazione del significato
 fornisce una rappresentazione spaziale e motoria della realtà non
  una rappresentazione proposizionale.
 Pertanto non trasmette conoscenze né di tipo concettuale né
  qualitativo.
 Grado limitato di convenzionalizzazione: in nessuna cultura si
  osserva un insegnamento sistematico dei sistemi non verbali di
  significazione e segnalazione
 Alla CNV è affidata in maniera predominante la componente
  relazionale della comunicazione ossia in “Come” qualcosa viene
  comunicato. Dalla CNV dipende l’efficacia relazionale
 Nella comunicazione e attraverso la comunicazione noi creiamo e
  giochiamo le nostre relazioni con gli altri
 La CNV interviene in molti ambiti psicologici: nella manifestazione
  delle emozioni e dell’intimità, nella creazione dell’immagine di sé
  nonché nella gestione della conversazione.
 Manifestazione delle emozioni e dell’intimità

 Relazioni di dominanza e persuasione: concorrono la postura,
  l’apparenza fisica, l’abbigliamento.

								
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