Le proteine del plasma

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     Le proteine del

           plasma
                     PROTEINE DEL PLASMA

  Le proteine del plasma costituiscono un gruppo eterogeneo di proteine, ognuna delle
quali possiede una funzione specifica o raggruppa in se diverse funzioni ed è soggetta a
specifiche variazioni di concentrazione in svariate condizioni fisiologiche e patologiche.


   La sintesi di ciascuna proteina è sotto stretto e specifico controllo genico e la sua
 normale concentrazione plasmatica varia da pochi microgrammi ad alcuni grammi per
litro. La misure delle concentrazioni delle proteine plasmatiche è quindi di valido aiuto
          nella diagnosi e nella gestione di diverse condizioni fisiopatologiche.


 Poiché i metodi di separazione e di misurazione impiegati rispecchiano in prevalenza
 aspetti molecolari, chimici, fisici o la loro funzione, un’identica sostanza viene molte
volte, a seconda delle circostanze e del metodo impiegato, denominata in diversi modi:
             macroglobulina, immunoglobulina M, -globulina, glicoproteina.


E’ quindi importante lo studio delle caratteristiche strutturali, metaboliche e funzionali
           delle numerose proteine del plasma e delle loro variazione genetiche.


  Altrettanto importante è il valore clinico da attribuire alle modificazioni dei singoli
   elementi o alle variazioni multiple nella diagnosi e nel monitoraggio delle malattie.
               METODI                                                METODI
                                                                  QUANTITATIVI
           QUALITATIVI



    • elettroforesi                                    • determinazione delle proteine totali
    • immunoelettroforesi                              • frazionamento
    • elettroforesi bidimensionale                     • tecniche immunochimiche
                                                         (immunodiffusione radiale,
                                                         turbidimetria, nefelometria)




             CARATTERIZZAZIONE DELLE PROTEINE DEL PLASMA

A) Caratteristiche chimiche: proteine semplici, glicoproteine, lipoproteine
B) Caratteristiche chimico-fisiche: solubilità, sedimentazione, migrazione elettroforetica
C) Caratteristiche funzionali: enzimi, proteine di trasporto, della coagulazione, della
                                 cascata del complemento, di controllo della crescita e del
                                 differenziamento, delle difese immunitarie, d’integrazione del
                                 metabolismo.
           SOLUBILITA’                           PRECIPITAZIONE FRAZIONATA

  Le proteine hanno diversa solubilità in acqua o in altri solventi, per cui possono essere
          separate dalla soluzione per mezzo di una precipitazione frazionata.


Le proteine possono precipitare per effetto di agenti denaturanti: calore, acidi forti (perclorico,
tricloroacetico, sali di metalli pesanti). Vengono quindi separate dagli altri composti presenti nella
soluzione per filtrazione o per centrifugazione.


 Molte volte, però, le proteine precipitate non devono essere denaturate, bensì risospese
        in soluzione e riutilizzate. Per questo motivo si ricorre alla “SALATURA”.


Poiché la solubilità delle proteine è influenzata dalla presenza di sali, uno dei metodi
utilizzati per la concentrazione e la separazione delle proteine consiste nell’aggiunta di
sali alla soluzione o sospensione proteica in quantità progressivamente maggiori fino ad
ottenere la precipitazione di alcuni componenti             “SALTING OUT”.


        Il sale utilizzato è generalmente il solfato d’ammonio, talvolta si usa il solfato di sodio
                                       Diminuzione della
                                  concentrazione effettiva
                                  dell’acqua perché le molecole di
                                  acqua si associano ai sali formando
                                        ioni idrati degli stessi




                                                 SALI
• Natura del sale utilizzato
• pH                                                                        Legame degli ioni alle
• Temperatura                              solubilità delle                 proteine. Formazione di un
• Concentrazione iniziale delle
                                           proteine                          complesso ioni-proteina che
  proteine                                                                  precipita perché eccede il suo
                                                                                prodotto di solubilità




                                  Interazioni fra le aree delle superfici
                                    della proteina deficienti di gruppi
                                        polari       interazioni
                                  idrofobiche, che sono fortemente
                                     incrementate in condizioni di alta
                                               forza ionica




                                       aggregazione delle proteine
Nella precipitazione frazionata mediante aggiunta di solfato di ammonio, si esprime
la concentrazione del sale come

                                % DI SATURAZIONE
   Si considera satura una soluzione 4,05 M di solfato di ammonio in acqua a 20°C


                 Le proteine del plasma possono essere così suddivise:
a) GLOBULINE (33%)
b) ALBUMINA (60%)
c) FIBRINOGENO. Presente in quantità inferiori alle prime due ed è meno solubile. Nel
                        siero presente solo in tracce



                                 SEMISATURAZIONE
     Precipitazione di globuline                        Albumina/Globuline > 1
     mentre albumina rimane in                                    (1,40-1,70)
              soluzione
                  PRECIPITAZIONE FRAZIONATA MEDIANTE
                           SOLVENTI ORGANICI
                                                   Alcooli
Vengono utilizzati solventi organici miscibili
                 con acqua                         Acetone
                                                   Diossano


                         I solventi mischiati con l’acqua determinano

                              • DISIDRATAZIONE DELLE
                             MOLECOLE PROTEICHE
                        • AGGREGAZIONE DELLE PROTEINE




                                            Per prevenire la denaturazione delle proteine,
                                              il frazionamento deve essere compiuto a
                                             bassa temperatura (0°C) ed in ambiente in
                                               grado di assorbire velocemente il calore
                                             sviluppatosi in seguito al mescolamento del
                                                solvente organico con l’acqua (bagno di
                                                               ghiaccio).
                   Frazionamento secondo Chon, ottenuto con alcool etilico a bassa temperatura.
                 Variando la concentrazione di etanolo e la temperatura, le diverse proteine possono
                               essere precipitate in differenti frazioni (5 nell’esempio)




Basse
concentrazioni
                  Frazione I            fibrinogeno 60%
di solvente                                      globulina antiemofilica (fattore VIII)
(10-30%)                                         globuline insolubili a freddo
                                                 protrombina
                                                 componente C1q, C1r, C1s
                  Frazione II           gammaglobuline 95%
                  Frazione III          betaglobuline 60% (e betalipoproteine)
                                                 isoagglutinine, immunoglobuline M, alfa2 macroglobulina
                                                 protrombina e plasminogeno
Alte
concentrazioni    Frazione IV           transferrina
di solvente                                     aptoglobina
Proteine di                                     ceruloplasmina
basso peso
molecolare
                                                globulina legante gli ormoni tiroidei
                                                alfa1antitripsina
                                                alfa1glicoproteina
                                                antitrombina III
                                                componenti del Complemento
                  Frazione V            albumina 95%
                                                alfa1glicoproteina
                                                alfa e beta globuline
                            SEDIMENTAZIONE
                  Mediante ultracentrifugazione è possibile conoscere la massa
                  molecolare delle particelle che sedimentano


 Svedberg: il coefficiente di sedimentazione è definito come la
velocità di sedimentazione in un campo di forza unitaria (velocità/forza
                                  centrifuga)
                                                         MASSA MOLECOLARE
                                                         FORMA (ellissoide, sfera,
Il coefficiente di sedimentazione di una molecola        bastoncino) e DENSITA’
                   dipende dalla:                        (sfera compatta, pallone vuoto)

                                                         DIMENSIONI
                                                         DENSITA’ E
           Coefficiente di frizione                      VISCOSITA’ DEL
                                                         MEZZO CIRCOSTANTE
      di una molecola sferica può essere
      calcolata con l’equazione di Stokes
      La legge non soddisfa più quando la
      forma si allontana da quella di una
      sfera compatta e a temperature > 20°C




RIASSUMENDO: la velocità di sedimentazione di una particella è proporzionale alla sua
massa, ma una molecola più densa sedimenta più velocemente di una meno densa a parità di
densità della soluzione. Inoltre, il coefficiente di frizione aumenta moltissimo procedendo
dalla forma ellissoide a quella a sigaro o a bastoncino.
           MIGRAZIONE
         ELETTROFORETICA



Il termine elettroforesi fu applicato in origine al movimento,
sotto l’influenza di un campo elettrico, di ioni o di molecole di
diversa grandezza, provviste di carica netta e disciolte in
soluzione.




Le proteine in soluzione sono facilmente ionizzabili e si dissociano in
ioni R-COO- oppure ioni R-NH3+.
                          WESTERN BLOT
          Tecnica di separazione analitica delle proteine sulla base del
          loro peso molecolare, ottenuta mediante elettroforesi in un gel
          denaturante di poliacrilamide
          Permette di valutare la presenza di una specifica proteina,
          matura o in forma di precursore, all’interno di un campione

   A            B                                     A               B



        -S-S-                 Riscaldament                -SH
                              o a 95°C con                      HS-
                                  SDS




  Proteina con due                                    Proteina denaturata. Le
subunità, unite da un                                 molecole     di   SDS,
   ponte disolfuro                                    cariche negativamente,
                                                      ricoprono la superficie
                                                      della proteina
               CORSA ELETTROFORETICA SU GEL DI
                       POLIACRILAMIDE




                                                                 STACKING GEL

STANDARD
    100 kD



                                                                 RESOLVING GEL
    40 KD

                                                                 LINEA DI FINE
    15 kD                                                        CORSA


La migrazione delle proteine all’interno del gel avviene in base al loro peso molecolare; le
proteine a basso peso molecolare migrano con maggiore velocità.
L’utilizzo di uno standard, costituito da proteine con peso molecolare noto, permette
l’individuazione del peso molecolare delle proteine contenute nel campione che si vuole
analizzare.
Le frazioni separate dopo la migrazione sono facilmente rivelate colorando le strisce e le
proteine mediante Rosso Ponceau, colorante anionico che reagisce con i gruppi amminici
delle proteine in soluzione acida.
                                      BLOTTAGGIO
             ANODO (+)                                               CATODO (-)


                                                                                 SPUGNA




                                                                           CARTA ASSORBENTE
MEMBRANA DI
NITROCELLULOSA

                                                                          GEL DI
                                                                         POLIACRILAMIDE




      Il blottaggio consiste nel trasferimento delle proteine dal gel di poliacrilamide su un
      supporto rigido, quale una membrana di nitrocellulosa, di nylon o di carta. Il gel e la
      membrana vengono orientati in modo tale che le proteine, cariche negativamente,
      migrando dal catodo verso l’anodo, si leghino al supporto rigido. Il trasferimento avviene
      in camera umida a voltaggio costante.
                          INDIVIDUAZIONE DELLA
                           PROTEINA RICERCATA


                     INCUBAZIONE CON ANTICORPO PRIMARIO E
                            SECONDARIO E SVILUPPO

    ANTICORPO PRIMARIO                                     ANTICORPO PRIMARIO
    ANTICORPO                                              ANTICORPO
    SECONDARIO                                             SECONDARIO
    PEROSSIDASI                                            FOSFATASI ALCALINA

La perossidasi, con la quale                       La fosfatasi alcalina, con la
l’anticorpo secondario è                           quale l’anticorpo secondario è
coniugato, determina la                            coniugato, determina la
degradazione ossidativa del                        precipitazione di un substrato
Luminol e l’emissione di luce,                     (BCIP) e la formazione di
che impressiona una lastra                         aggregati, visibili con l’utilizzo
                                                   di un colorante (NBT)
              Utilizzo di membrane di acetato di cellulosa            DIAFANIZZAZIONE
              I tracciati vengono letti mediante SCANSIONE FOTODENSITOMETRICA :
              trasforma le differenze di intensità in un grafico con picchi di base e altezza
              variabili secondo l’ampiezza e l’intensità della zona separata e colorata
              (quantificazione qualitativa-semiquantitativa)




In un siero normale i valori espressi in                           Evidenzia solo variazioni
 percentuale delle frazioni proteiche
    (elettroforesi a 5 zone) sono:                                 qualitative delle proteine del
                                                                   siero.
         albumina      55-65%
          1            2-5%                                       Intensità del picco non
          2           7-11%                                       corrisponde alla quantità delle
                      9-13%                                       proteine perché ogni colorante
                                                                   possiede affinità diversa per le
                      14-20%
                                                                   diverse proteine
                                                                   La proteina che principalmente
                                        Si preferisce
                                                                   contribuisce ad una data
                                     l’ispezione visiva            frazione non è la sola che migra
                                    (qualitativa) delle            in quella zona, ad eccezione
                                           strisce                 dell’albumina, che può essere
                                                                   considerata unica.
  Attualmente si è passati ad una elettroforesi delle
proteine del siero, su acetato di cellulosa o su agarosio,
      caratterizzata da una ottimale separazione e
     risoluzione di 7 bande elettroforetiche e dalla
 valutazione visiva in senso qualitativo e/o quantitativo
      (intensità della banda) delle singole proteine.




                                             Risoluzione delle zone in bande
                                             più strette e più intense
                          1. banda della prealbumina
CLASSIFICAZIONE DELLE                prealbumina
                          2. banda dell’albumina
PROTEINE SELEZIONATE IN              albumina
BASE ALLA MOBILITA’       3. banda 1
ELETTROFORETICA                      1-antitripsina
                                     1-glicoproteina acida
                                     1-antichimotripsina
                                     1-lipoproteina (HDL)
                                     1-fetoproteina4.
                          4. banda 2
                                     2-macroglobulina (anodica)
                                     aptoglobina (catodica)
                                     ceruloplasmina
                                     proteina legante la vit.D (globulina GC)
                          5. banda 1
                                     transferrina
                                     1-lipoproteine (LDL)
                          6. banda 2
                                     C3
                                     2-microglobulina
                                     emopessina
                                     fibrinogeno (talvolta in zona )
                          7. zona 
                                     immunoglobuline
                                     (IgM ed IgA talvolta in zona 2)
Referto generico di       Ricevuti i    Referto con indicazione
     “tracciato            dati, si    qualitativa e quantitativa
elettroforetico nella   procede alla   (aumento o diminuzione)
       norma”                loro       delle frazioni proteiche
                        refertazione            alterate
                             SIGNIFICATO CLINICO DELLE
                               PROTEINE PLASMATICHE
Le proteine totali nel sangue si possono dosare sia su plasma che su siero. Per problemi di strumentazione
automatica il dosaggio si effettua quasi esclusivamente su campioni di siero.
Gli intervalli di riferimento normali per le proteine del siero sono tra 60 e 84g/L.
Per il plasma, la proteinemia totale è più alta del 3-5% per la presenza del fibrinogeno.
I valori sierici non sono costanti in tutta la vita: alla nascita le proteine del siero ammontano a 55,2 g/L ed il
rapporto albumina/globuline e alto (2,10).
Le concentrazioni sieriche dei bambini si mantengono più basse rispetto all’adulto e nelle donne sono leggermente
inferiori rispetto a quelle dell’uomo.
Oltre all’età e al sesso, altri fattori possono far variare la proteinemia: durante la giornata si possono osservare
variazioni cospicue, vi sono variazioni stagionali con picchi a novembre e diminuzioni massime a giugno, aumenti
dopo esercizio fisico, diminuzioni in soggetti che sono a letto.
I livelli plasmatici fisiologici dipendono dalla sintesi, dal catabolismo, dalla diminuzione delle proteine nei vari
compartimenti corporei e da perdite esterne. Questi fattori devono essere tenuti in considerazione anche durante
lo sviluppo di una patologia,poiché le modifiche contemporanee di alcune condizioni (ad esempio aumentata sintesi
ed aumentato catabolismo) possono risultare in u livello normale della componente proteica.
Le plasmaproteine vengono sintetizzate principalmente dal fegato, in particolare l’albumina, il fibrinogeno e le
globuline, ad eccezione delle immunoglobuline che vengono prodotte dal sistema immunitario (plasmacellule).
Contribuiscono alla sintesi anche l’intestino per le lipoproteine ed il sistema monocito/macrofagico per alcuni
fattori del complemento.
Il metabolismo delle proteine è rapido ed intenso: viene giornalmente rinnovato, in condizioni fisiologiche, il 9% di
tutte le proteine sintetizzate dal fegato ed il 10-25% di quelle circolanti.
Anche nel catabolismo gioca un ruolo fondamentale il fegato.
In condizioni fisiologiche le perdite (esterne) avvengono attraverso l’apparato gastroenterico (tutte le
proteine), il rene (selettivo), le ghiandole esocrine, l’apparato respiratorio e gli organi genitali.
PREALBUMINA o TRANSTIRETINA:                              E’ la frazione più veloce. Chiamata così
           perché migra davanti all’albumina. E’ visibile come tenue banda sul tracciato non
           diafanizzato. La sua individuazione costituisce un controllo tecnico di buona
           separazione elettroforetica. La sintesi avviene principalmente nel fegato e in parte
           anche nella retina ed in altri tessuti. E’ il vettore sia per la tiroxina che per la
           proteina legante il retinolo.La concentrazione serica diminuisce moto nei casi di
           deficit nutrizionali proteici, nelle lesioni delle cellule epatiche, nel diabete. E’ una
           proteina negativa della fase acuta.


ALBUMINA:             Banda più stretta, intensa ed omogenea.
                       Proteina di massa molecolare di 66,5 kDa, a singola catena polipeptidica. La
molecola è ellissoidale asimmetrica; stabilizzata da 17 ponti disolfuro. Il gene (specifico delle cellule
del fegato) si trova sul cromosoma 4. E’ sintetizzata come molecola più lunga di 24 aa, costituenti un
peptide segnale che viene rimosso per via enzimatica prima della secrezione della proteina nel plasma.
Il dosaggio dell’albumina è un ottimo indice della funzionalità epatica.
        E’ una proteina di trasporto (bassa specificità ed
        affinità ed amplissima capacità               farmaci,
        bilirubina, acidi grassi, metalli ed ormoni). La
        concentrazione plasmatica dell’albumina diminuisce
        nei     processi    infiammatori.      Nella     corsa
        elettroforetica, la frazione albuminica appare come
        singola banda. L’identificazione delle varianti
        genetiche dell’albumina è visibile per la presenza di
        due bande (bisalbuminemia), una con la stessa
        mobilità dell’albumina normale, l’altra con mobilità
        anodica (variante fast) o più catodica (variante slow)
        negli stati eterozigoti. Al densitogramma la
        bisalbuminemia appare come un picco bicuspidato.
Condizioni di ipalbuminemia si osservano
in caso di infiammazioni acute.




L’iperlbuminemia    è rarissima. Anche quando si ha un aumento nella
sintesi di albumina, non si ha infatti un aumento dei suoi livelli ematici. Si
ha un incremento solo nei casi di disidratazione.




    Condizione molto rara è l’analbuminemia, in
    cui scompare o è appena visibile la banda
    dell’albumina (5 mg/dl). La causa del
    deficit è la diminuita sintesi di albumina.
    Talvolta si tratta di normale albumina;
    altre volte vengono sintetizzate forme
    inattivate della proteina.
BANDA  1

             1-ANTITRIPSINA:             glicoproteina. Sintetizzata nel fegato come forma
                      immatura (propeptide), contenente una sequenza segnale che viene
                      rimossa prima dell’emissione in circolo, dove costituisce la maggiore
                      componente delle proteasi circolanti. E’ sintetizzata dagli epatociti,
                      dai macrofagi ma anche in altri tessuti (rene, pancreas, stomaco,
                      intestino, milza, surrene. Tale proteina agisce come inibitore della
                      tripsina pancreatica, chimotripsina, trombina, proteina C attivata,
                      fattori XI e XIII.
                      Inibisce l’elastasi prodotta dai neutrofili durante i processi
                      infiammatori acuti (riduzione demolizione del tessuto) ,soprattutto a
                      livello polmonare.
             1-ANTICHIMOTRIPSINA:               glicoproteina. Inibisce la chimotripsina
                      pancreatica. Protegge l’organismo dai processi infiammatori (polmoni e
                      bronchi) e dai danni tessutali, modula la risposta immune proteggendo
                      da reazioni allergiche.




               Uno sdoppiamento raro della banda può essere dovuto ad elevati
             livelli di 1-fetoproteina, i quali, dopo il secondo anno di vita, sono
                         indicatori di epatiti evolutive, carcinoma epatico
BANDA  2
    2-MACROGLOBULINA:             glicoproteina. Sintetizzata dal fegato. Inibitore di proteasi, ma
              aspecifico. Agisce solamente nel sangue e non nei tessuti a causa delle sue grosse
              dimensioni. Modulatore dell’attività delle citochine. Aumenta fisiologicamente nel 3°
              trimestre della gravidanza, nell’infanzia e nell’età avanzata. Aumenti patologici
              si hanno nell’infiammazione acuta, nelle epatopatie, nel diabete.


    APTOGLOBINA: glicoproteina. Lega l’emoglobina libera (in modo forte ed irreversibile) nel
              plasma dell’uomo e di altre specie animali. Ogni molecola di aptoglobina lega due
              molecole di ossiemoglobina . La sua concentrazione aumenta dalla nascita fino all’età
              adulta. Diminuisce per iperconsumo in tutti i casi di emolisi intravascolare e per difetto
              di sintesi in condizione di riduzione del numero di epatociti. Può diminuire anche in
              seguito a sport prolungati, che comportano distruzione di eritrociti. E’ una proteina
              della fase acuta.


    CERULOPLASMINA:            glicoproteina. Maggiore proteina di trasporto plasmatico del rame.
              La sua sintesi avviene nel fegato, ma la regolazione della sintesi è indipendente dalla
              quantità di rame in circolo. Ogni molecola si lega a 6 atomi di rame. La ceruloplasmina
              trasporta il rame, normalmente conservato nel fegato, ai tessuti periferici, dove viene
              utilizzato per la sintesi di numerosi enzimi. Diminuzione dei livelli di ceruloplasmina si
              osservano nel morbo di Wilson, caratterizzato da elevati depositi tossici di rame
              nel fegato, cervello, cuore.

    PROTEINA TRASPORTATRICE DELLA VITAMINA D:                          non si conosce bene la sua
              funzione specifica, me è la maggior proteina trasportatrice della vitamina D e dei suoi
              metaboliti. Sintetizzata del fegato.
BANDA  1



       TRANSFERRINA:      glicoproteina. Lega e trasporta in modo reversibile lo ione
             ferrico. Costituisce la maggiore proteina plasmatica legante il ferro (nel
             plasma 200-400 mg/dl). La sua concentrazione presenta variazioni
             circadiane e infradiane. Aumenta nelle sideropenie e diminuisce negli
             accumuli di ferro. Le funzioni principali della transferrina sono:
             trasporto di ferro assorbito dall’intestino alle cellule che lo richiedono
             fattore protettivo contro cellule batteriche e neoplastiche in quanto
             compete con esse per l’utilizzo di ferro.
  BANDA  2

C3:      proteina della fase acuta che si eleva molto lentamente e richiede 2-10 giorni per
         raggiungere il massimo livello dopo un’infiammazione. E’ la proteina del complemento
         presente nel plasma in più alte concentrazioni. Svolge un ruolo importante nelle
         reazioni proteolitiche nelle vie di attivazione del complemento. Unica proteina del
         complemento identificabile tramite elettroforesi, ma solo su siero fresco. Con il
         passar del tempo il C3 va incontro a scissione ed i prodotti migrano nella banda 1-2.



EMOPESSINA: glicoproteina. Gene espresso esclusivamente nel fegato. Lega il gruppo eme
         libero in rapporto 1:1 e lo trasporta al fegato, dove l’eme entra nella cellula e libera il
         ferro che è riutilizzato.




 2-MICROGLOBULINA:           costituisce la catena leggera degli antigeni del complesso
         maggiore di istocompatibilità (MHC) e si trova sulla superficie di tutte le cellule che
         esprimono questo antigene.
ZONA 
             E’ costituita dalle diverse classi delle immunoglobuline. A causa
             della loro eterogeneità, le immunoglobuline si estendono dalla
             regione  a quella  e talvolta occupano anche la zona .


                    Le Ig sono l’espressione dell’attività secretoria
                            di diversi cloni plasmacellulari



             L’aumento policlonale di una classe di Ig si manifesta come un
             incremento di colore in zona - 
              La presenza di una componente monoclonale si evidenzia con la
             comparsa in zona -  di una banda stretta, la quale può essere
             rilevata come picco al densitogramma quando presente al di sopra
             di 1g/L.




      Le immunoglobuline sono           •IgG
                                        • IgA            Le catene leggere di ogni classe di Ig
  sintetizzate dalle plasmacellule                       possono essere tipo  (65%) e di tipo 
  In ordine di frequenza nel siero      • IgM
                                        • IgD            (35%)
             si hanno:
                                        • IgE
                  IPERGAMMAGLOBULINEMIA
                  POLICLONALE
                  Tutte le malattie croniche
                  infettive, collagenopatie, malattie
                  autoimmuni. Utile seguire il
                  decorso delle epatiti acute virali
                  e di alcune malattie autoimmuni
                  tipo LES e artrite reumatoide




                                                        IPOGAMMAGLOBULINEMIA
                                                        Più frequenti quelle acquisite. Negli adulti e
AGAMMAGLOBULINEMIA                                      negli anziani deve far sospettare una malattia
Legata al sesso                                         immunoproliferativa (linfoma)
                   LE GAMMAPATIE
                    MONOCLONALI

La proliferazione di un singolo clone plasmacellulare porta
invece alla produzione di un’unica classe, sottoclasse, idiotipo di
immunoglobulina, detta monoclonale.
La presenza di Ig patologiche si mette in evidenza
all’elettroforesi del siero come una banda netta che nella
maggior parte dei casi si trova in zona , da qui il nome di
gammapatia monoclonale alla malattia e di componente
monoclonale della proteina (CM).
Il termine CM si riferisce quindi a qualunque banda
immunoglobulinica che presenti le caratteristiche d’una
mobilità elettroforetica e sia costituita da un solo tipo di
catena pesante e da un solo tipo di catena leggera.
La frequenza è 1-2% nella popolazione al di sopra dei 25 anni ed
aumenta al 3-7% negli ultrasettantenni.
Striscia e
densitogramma di
elettroforesi su
acetato di cellulosa
mostrante una
componente
monoclonale
     L’elettroforesi su acetato di cellulosa e su gel di agarosio è la tecnica essenziale per il
                                    riconoscimento di una CM.
E’ possibile effettuare una quantificazione e la tipizzazione delle Ig e delle catene leggere della
                                               CM.
Per il DOSAGGIO IN FASE LIQUIDA si possono usare la nefelometria o la turbidimetria.

         NEFELOMETRIA: l’antigene (facente parte            TURBIDIMETRIA:        è una tecnica in
         della proteina che si ricerca, in questo caso      assorbimento che utilizza un normale
         le     catene      pesanti      o     leggere      spettrofotometro. Esiste una relazione
         dell’immunoglobulina) reagisce con un              lineare fra assorbanza e concentrazione
         anticorpo dotato di alta specificità contro
         quella specifica proteina


          complesso antigene-anticorpo specifico,
         anche in presenza di altre proteine.
         Il fascio di luce del nefelometro viene
         deviato (scatter) è la deviazione è tanto
         maggiore quanto più numerosi e più grandi
         sono i complessi e quindi la concentrazione
         della proteina



Per il DOSAGGIO IN SITU si utilizza l’IMMUNOFISSAZIONE
Consiste nel fissare le CM (catene pesanti e leggere) in situ (lastrine di agarosio) mediante
specifici antisieri e poi colorarle dopo aver rimosso tutte le altre bande non fissate,
permettendo l’identificazione di una banda
Picco monoclonale e
tipizzazione della CM
(mieloma ad IgG a
catene leggere )
            GAMMAPATIA MONOCLONALE da
                MIELOMA MULTIPLO


Il mieloma multiplo è la forma più comune di neoplasia plasmacellulare nell’uomo.


Produce in genere un’immunoglobulina monoclonale ed un eccesso di catene
leggere libere.
Le Ig possono appartenere a tutte le classi di Ig con frequenza corrispondente al
loro normale contenuto serico.
           MIELOMA MICROMOLECOLARE
                           o
             MIELOMA DI BENCE JONES


La componente sierica è costituita da sole catene leggere
 in forma di monomeri, dimeri o trimeri. E’ dovuta ad una
eccessiva produzione di catene leggere omogenee (kappa o
 lambda) parallelamente ad una mancata sintesi di catene
                         pesanti.

				
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posted:3/25/2012
language:Italian
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