Appunti Lezioni di Diritto Civile integrazione

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                                Diritto Civile - Integrazione
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    Fonti delle obbligazioni La responsabilità contrattuale La responsabilità extracontrattuale Danno
    ingiusto3 Rapporto di causalità5 Responsabilità solidale6 Concorso della vittima6 Il danno risarcibile7
    Danno patrimoniale7 Danno non patrimoniale9 Risarcimento in forma specifica11 Altri atti o fatti fonte
    di obbligazione11 Clausole12 Imputazione della responsabilità12

                       APPUNTI TRATTI DALLE LEZIONI E DAL MANUALE
                        ULTIMO AGGIORNAMENTO: 24/03/2012 15.05, NR. 5

Titolare cattedra: Prof. Carlo Berti

Libri di testo fondamentali:
     “La responsabilità civile” di Cesare Salvi (per i frequentanti);
     Verranno analizzate delle sentenze che costituiscono parte integrante dell’esame. L’elenco è
        disponibile presso la segreteria: Caso Meroni; nr. 184/86 della Corte Costituzionale;
     È indispensabile il codice civile aggiornato.
Per i non frequentanti il programma è quello indicato on line nel sito della Facoltà.

Lezioni:
    lunedì: 11/14 (11,15-12,30 e 12,45-13,30);
    mercoledì: 9/11, (9,30 -11,00).

Verifiche:
    verranno effettuate delle verifiche finalizzate a controllare la preparazione, mediante test a
       risposte chiuse (quiz);
    verranno effettuate delle esercitazioni finalizzate alla redazione di un atto giudiziario (più di
       competenza della materia di diritto processuale civile) o di un parere (più pertinente alla materia
       del diritto civile).

LEGENDA:
1. in corsivo: gli articoli di legge copiati integralmente
2. in rosso: le parti segnalate come importanti dal prof.
3. evidenziate in giallo: le parti ritenute importanti
4. evidenziate in verde: le domande d’esame

                                    FONTI DELLE OBBLIGAZIONI
Il corso è dedicato alla disciplina delle fonti delle obbligazioni, contenuta nel 4° libro del c.c..
Per chi frequenta il corso tratterà la disciplina degli artt. 2043 e ss. del c.c., ovvero della responsabilità
extracontrattuale. All’interno del codice vi sono anche altre figure di responsabilità.
Le fonti delle obbligazioni sono gli atti o i fatti dai quali l’obbligazione trae origine. Sono indicate
all’art. 1173 c.c. e sono:
    1. il contratto (fonte volontaria);
    2. il fatto illecito (fonte involontaria);
    3. ogni altro atto o fatto idoneo a produrle (ex lege) in conformità dell’ordinamento giuridico
         (fonti volontarie).
 1173. Fonti delle obbligazioni (le fonti sono tipiche, ovvero individuate da questo articolo.
 Attenzione però perché la singola fonte può avere un contenuto atipico, es. il contratto che è parte
 delle fonti tipiche però le obbligazioni che un contratto può generare sono atipiche, ovvero possono
 anche non essere previste dalla legge)
 Le obbligazioni derivano da contratto [c.c. 1321], da fatto illecito [c.c. 2043], o da ogni altro atto
 [c.c. 662, 1987] (1), o fatto [c.c. 1890] idoneo a produrle in conformità dell'ordinamento giuridico
 [c.c. 433, 2028, 2033].
                                                       2
Il precetto dell’art. 1173 consiste nello stabilire quali sono le obbligazioni giuridicamente rilevanti.
Una fonte è giuridicamente rilevante laddove consente alla parte vittima di un pregiudizio di reagire
attraverso degli strumenti di reazione relativi alla tutela civilistica (es.: azione di risarcimento del danno,
azione di risarcimento in forma specifica, ecc.). Si tratta di forme di tutela tipiche.
Due forme di responsabilità:
    1. Responsabilità contrattuale:
         inadempimento al contratto;
         inadempimento obbligazioni ex lege (ovvero “ogni altro atto o fatto idoneo a produrlo in
             conformità all’ordinamento giuridico”).
    2. Responsabilità extracontrattuale:
         danno patrimoniale sempre risarcibile in quanto arrecato al patrimonio del danneggiato
             (danno atipico);
         danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi previsti dalla legge ex art. 2059 (danno
             tipico).
                              LA RESPONSABILITÀ CONTRATTUALE
 1321. Nozione.
 Il contratto è l'accordo di due o più parti [c.c. 1420, 1446, 1459] per costituire, regolare o estinguere
 tra loro un rapporto giuridico patrimoniale (il concetto di patrimonialità rileva quanto meno in
 relazione alle obbligazioni contrattuali, perciò il contratto è fonte delle obbligazioni laddove si
 dispone di un bene suscettibile di essere valutato economicamente) [preleggi 25; c.c. 1174, 1322,
 1326].
Il rapporto giuridico patrimoniale è l’elemento che distingue il contratto, ne consegue non tutti gli
impegni sono rilevanti come contratti.
 1218. Responsabilità del debitore.
 Il debitore che non esegue esattamente la prestazione [c.c. 1382] dovuta [c.c. 1453] è tenuto al
 risarcimento del danno [c.c. 1192, 1197, 1223], se non prova [c.c. 1673, 1681, 1784, 1787, 1805,
 2697] che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione
 derivante da causa a lui non imputabile.
Differenze:
    1. La responsabilità contrattuale:
        è la violazione di un diritto di credito sorto da una attività negoziale;
        è soggetta ad una prescrizione di 10 anni (termine ordinario);
        ha un onere probatorio che grava sul creditore, limitato alla prova dell’inadempimento (ex
           art. 1218).
    2. La responsabilità extracontrattuale:
        è la violazione di una situazione giuridica tutelata in modo assoluto a prescindere da un
           vincolo negoziale;
        è soggetta ad una prescrizione di 5 anni (termine ordinario);
        ha un onere probatorio più forte che grava sul danneggiato, dovendosi dimostrare oltre al
           danno, anche dolo e colpa.
                         LA RESPONSABILITÀ EXTRACONTRATTUALE
 2043. Risarcimento per fatto illecito (esprime un principio sanzionatorio, in quanto non è
 autosufficiente, non definisce compiutamente i comportamenti).
 Qualunque fatto doloso o colposo [c.c. 935, 939, 1173, 1219, 1227, 1229, 1338] che cagiona ad altri
 un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno [c.c. 2600, 2947; c.p.
 185, 198] .
Obbliga al risarcimento, di regola, l’equivalente monetario del danno cagionato. E’ chiamata
responsabilità extracontrattuale o responsabilità aquiliana (dalla Lex Aquilia de Damno), comunemente
indicata come responsabilità civile. Si compone di tre elementi costitutivi:
1. ELEMENTI OGGETTIVI:
       il fatto, è un comportamento umano commissivo (fare) o omissivo (non fare)
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          il DANNO INGIUSTO1, è una lesione di una situazione giuridica meritevole di protezione2
           secondo l’ordinamento giuridico. È una clausola generale in quanto la valutazione è rimessa
           all’apprezzamento del giudice, perciò si parta di “atipicità” del fatto illecito.
           Si parla di ingiustizia del danno quando presenta la duplice caratteristica di essere:
                1. Non iure, ovvero il fatto produttivo del danno non è altrimenti giustificato
                    dall’ordinamento, ovvero in assenza di cause di giustificazione quali:
                          a) art. 2044, legittima difesa, non si è responsabili del danno (il richiamo è alla
                              nozione penalistica);
                          b) art. 2045, stato di necessità, si è responsabili del danno ma solo in relazione
                              ad una indennità determinata equitativamente (il richiamo è alla nozione
                              penalistica ma si incide solo sul quantum del risarcimento. Anche nella
                              nozione civilistica, perché ricorre l’esimente, occorre che il danno sia
                              proporzionato al pericolo)
                          c) l’esercizio di un diritto, a differenza dal diritto penale, non costituisce causa
                              di giustificazione in senso proprio, poiché per stabilire se l’atto dannoso si da
                              considerare l’esercizio di un diritto, è possibile solo mediante una valutazione
                              comparativa con l’interesse leso, ovvero la medesima qualificazione dei
                              ingiustizia del danno.
                2. Contra ius, ovvero prodotto da un fatto che leda una situazione soggettiva protetta
                    dall’ordinamento giuridico.
            Questa interpretazione della ingiustizia del danno lascia fuori dalla sfera di protezione dell’art.
            2043 gli interessi che non siano assunti al rango di diritti soggettivi, evidenziando una forte
            discriminazione fra i diritti. Le tendenze espansive dell’ultimo trentennio hanno superato tale
            limite estendendolo ai diritti inviolabili della persona che oggi sono composti da quattro
            categorie:
               a) la vita: la morte di una persona dà luogo ad un danno ingiusto e la giurisprudenza ha
                    sempre affermato che in parenti della vittima hanno diritto al risarcimento per il danno
                    derivante dalla morte del loro congiunto, e che, per il danno patrimoniale (e non
                    patrimoniale), il risarcimento compete a prescindere dalla preesistenza di un diritto
                    agli alimenti sebbene sia la lesione del rapporto familiare a rendere ingiusto il danno,
                    non la prestazione economica derivante dal rapporto familiare (che tuttavia deve essere
                    tenuta in conto ai fini della quantificazione del danno). Le situazioni lese sono diverse:
                    l’integrità psico-fisica per il de cuius, il rapporto familiare per i congiunti (indicati
                    all’art. 433) i quali avranno diritto al risarcimento anche se economicamente
                    indipendenti.
               b) la salute, è l’art. 32 che estende l’ambito del danno ingiusto alla lesione dell’integrità
                    fisica dell’individuo. Il danno alla salute dà luogo al risarcimento del danno
                    patrimoniale e non patrimoniale. Tra le voci risarcibili: il danno biologico
                    (indipendentemente dal reddito, individuato legislativamente con l’art. 13 del DPR nr.
                    38/00), danno alla vita di relazione, danno esistenziale, danno morale. Il diritto al
                    risarcimento si trasferisce iure haereditatis in caso di morte non istantanea della
                    vittima.
               c) le relazione affettive con la vittima immediata di un danno alla vita o alla salute;
               d) la dignità e i valori morali ai quali sono riconducibili i c.d. diritti della personalità.
                    Essi godono del risarcimento del:
                         danno non patrimoniale, solo se protetti penalmente (ex art. 185 c.p.), es. la
                            reputazione. Per gli altri diritti della personalità vi è, a seconda dei casi, tutela
                            inibitoria, diritto di risposta o rettifica;
                         danno patrimoniale secondo i criteri dell’art. 2043.
                    In particolare oggi sono riconosciute tre figure di diritti della personalità:
                         1. la reputazione, che protegge da affermazioni infamanti e non vere,


1
    L’ingiustizia dell’art. 2043 ha la funzione di delimitare il novero degli interessi meritevoli di tutela aquiliana.
2
    Le situazioni non protette dall’ordinamento si dicono “situazioni di fatto”.
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             2. l’identità personale, che protegge da affermazioni non vere, siano o meno
                 infamanti, attiene alla alterazione della percezione esterna dell’immagine
                 morale, sociale, ideale, ecc. della persona. Lo strumento più adeguato di tutela
                 è il diritto di rettifica o di replica, inquadrabile nella riparazione non pecuniaria
                 del danno;
             3. la riservatezza, che protegge il diritto a che non siano resi pubblici elementi
                 che concernono alla persone, anche se veri.
                             EVOLUZIONE GIURISPRUDENZIALE
                                              Caso Superga
Sino al 1953 la Corte riconosceva il danno solo quando venivano violati dei diritti assoluti.
Con la sentenza Superga nr. 2085/53, si risolve in senso positivo il problema dell’astratta
risarcibilità della lesione del diritto di credito da parte del terzo, pur non risolvendo il
problema della causalità. Con tale sentenza infatti si considerò che il danno all’associazione
calcistica non fu conseguenza diretta e immediata dell’unico fatto lesivo (l’incidente aereo),
secondo il combinato disposto dagli artt. 1223 (che riporta la necessarietà della “conseguenza
immediata e diretta”) e 2056.
                                               Caso Meroni
Successivamente, nel 1969, l’art. 2043 diviene norma primaria che sancisce il principio del
neminem laedere. In particolare esso non opera alcuna distinzione fra diritti assoluti e diritti di
credito, si afferma l’obbligo generale dei consociati dal cagionare danno nella sfera altrui,
viene superato il limite del contratto, poiché se da un contratto può derivare un danno ad un
terzo, perché il terzo non può influire sulle dinamiche del contratto.
1223. Risarcimento del danno. (è questo il DANNO PATRIMONIALE. Nel nostro codice
la categoria generale è quella dell’obbligazione, ne deriva che la valutazione del danno è
riferibile ad un determinato gruppo di norme, a prescindere dal tipo di responsabilità, sia essa
extracontrattuale (che complessivamente è individuata da circa 15 norme) che contrattuale
(molte di più)
Il risarcimento del danno per l'inadempimento [c.c. 1480, 1483] o per il ritardo [c.c. 1218]
deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno [c.c.
1518], in quanto ne siano conseguenza (è il c.d. DANNO CONSEGUENZA e che deve
essere quindi provato) immediata e diretta [c.c. 1382, 1385, 1453, 1494, 1515, 1516, 1526,
1662, 1696, 1905, 2057, 2058, 2059].
1225. Prevedibilità del danno. (c.d. danni prevedibili, opera solo per la responsabilità
contrattuale)
Se l'inadempimento o il ritardo non dipende da dolo del debitore, il risarcimento è limitato
al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l'obbligazione.
1226. Valutazione equitativa del danno. (Equo apprezzamento del giudice: (artt. 1226 e
2056/2 (lucro cessante). Ha la finalità di evitare che l’impossibilità di dare la prova del
preciso ammontare, conduca al diniego del risarcimento)
Se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, è liquidato dal giudice con
valutazione equitativa.
1227. Concorso del fatto colposo del creditore.
(causazione dell’evento dannoso) Se il fatto colposo [c.c. 2043] del creditore ha concorso a
cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l'entità delle
conseguenze che ne sono derivate [c.c. 1914].
(causazione dei danni ulteriori, successivi all’evento dannoso) Il risarcimento non è
dovuto per i danni (qui il riferimento è ai c.d. danni evitabili, ovvero le ulteriori
conseguenze dannose, non all’evento lesivo) che il creditore avrebbe potuto evitare usando
l'ordinaria diligenza [c.c. 1175, 1375].
2056. Valutazione dei danni (è questo il DANNO PATRIMONIALE).
Il risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare secondo le disposizioni degli
articoli 1223, 1226 e 1227.
Il lucro cessante è valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso.
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          Il danno primario è la lesione della vita ma vi è un danno indiretto, quello della società
          calcistica che con la perdita dei calciatori sussiste. Si afferma così la risarcibilità della società
          calcistica.
          In definitiva, il principio di diritto del caso Meroni è il seguente: “Chi con il suo fatto doloso
          o colposo cagiona la morte (o una lesione) del debitore altrui è obbligato a risarcire il danno
          subito dal creditore, qualora quella morte abbia determinato l’estinzione del credito ed una
          perdita definitiva ed irreparabile per il creditore medesimo”.
          Ne risulta che è anticostituzionale l’interpretazione degli artt. 2043 e 2059, laddove non
          considerano risarcibili i danni (patrimoniali e non patrimoniali) che siano conseguenza di un
          fatto reato (ex art. 185 c.p.), e sono perciò risarcibili i danni (patrimoniali e non patrimoniali)
          che siano conseguenza di una lesione di diritto costituzionalmente protetti (ad es. ex art. 32
          Cost.).
                                                          500/99
          Con la sentenza nr. 500/99, si afferma la risarcibilità degli interessi legittimi e viene
          contestualmente a cadere l’ultima trincea dell’identificazione tra danno ingiusto e lesione del
          dritto soggettivo, che era costituita dall’irrisarcibilità della lesione dell’interesse legittimo.
          Da questa evoluzione giurisprudenziale ne deriva che l’interpretazione del 2043 ha subito nel
          corso degli anni una forte espansione, dai diritti assoluti sino ai diritti di credito.
          In alcuni casi l’ingiustizia è fuori discussione:
                      1. lesione di un diritto della personalità (ferimento in incidente stradale);
   Inizialmente
                      2. lesione di un diritto reale (incidente stradale con solo danni);
   solo questi        3. lesione di un diritto di mantenimento;
                      4. lesione di un diritto di credito (giocatore);
                      5. quando il terzo abbia reso temporaneamente impossibile la prestazione del
                           debitore (incidente stradale / datore di lavoro);
                      6. quando il terzo abbia istigato a non adempiere;
                      7. quando sia stata lesa la libertà contrattuale.
                Solo due casi escludono il danno ingiusto:
                               1. la legittima difesa;
                               2. lo stato di necessità (… costretti dalla necessità di salvare sé od altri da
                                  un pericolo attuale di un danno grave alla persona).
           Distinzioni teoriche:
               Danno evento: pregiudizio arrecato dal fatto (tipico del danno patrimoniale, non è mai
                   danno non patrimoniale), si ha la coincidenza fra la lesione ed il pregiudizio, ovvero
                   una lesione così forte che integra il danno senza ulteriore prova. Es. una persona viene
                   investita ricevendo un danno alla integrità fisica (danno evento).
               Danno conseguenza: danno lieve. Es. la persona non può andare al lavoro ricevendo
                   un danno (indiretto) per la mancata percezione dello stipendio.
2. ELEMENTI SOGGETTIVI:
       dolo, l’intenzione di provocare l’evento dannoso;
       colpa, è imprudenza, imperizia e negligenza.
    L’onere della prova incombe sul danneggiato.
3. RAPPORTO DI CAUSALITÀ, tra il fatto e il danno, è un rapporto di causa ad effetto per cui
    possa dirsi che il primo ha cagionato il secondo. Deve essere conseguenza immediata e diretta del
    fatto commesso ex art. 1223. Si adotta il criterio della regolarità statistica, ovvero un fatto è
    considerato causa di un evento, se sulla base di un giudizio di probabilità, appariva prevedibile ed
    evitabile.
     1223. Risarcimento del danno.
     Il risarcimento del danno per l'inadempimento [c.c. 1480, 1483] o per il ritardo [c.c. 1218] deve
     comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno [c.c. 1518], in
     quanto ne siano conseguenza immediata e diretta [c.c. 1382, 1385, 1453, 1494, 1515, 1516,
     1526, 1662, 1696, 1905, 2057, 2058, 2059].
    In ordine alla individuazione del nesso di causalità, si pongono quindi due problemi:
                                                   6
   1. Non è sufficiente, per la responsabilità civile, recepire le soluzioni elaborate per la
      responsabilità penale. Ciò in quanto lo schema del giudizio ruota attorno al danno, anziché la
      condotta illecita, è il danno che si imputa (non il fatto);
   2. Ampliamento della c.d. responsabilità oggettiva (dove è assente il rilevo della condotta
      colpevole come “causa” del danno).
In conseguenza dei precedenti due rilievi, si è consolidata l’idea che l’oggetto del nesso causale si
composto da due elementi:
    1. EVENTO LESIVO: che comporta un giudizio di causalità in fatto, ovvero la costruzione
        del fatto idoneo a fondare la responsabilità (giudizio analogo all’imputazione della
        colpevolezza penale).Teorie sul nesso causale: dell’equivalenza, della condicio sine qua non,
        del nesso causale.
        Forme di imputazione:
               Dolo, si considera causato dal convenuto anche il danno “eccezionale”;
               Colpa, c’è l’esigenza, per l’imputazione della responsabilità, che il danno sia una
                 concretizzazione del rischio. Si intende che il convenuto possa essere liberato, se
                 risulti che il danno si sarebbe prodotto anche se egli avesse tenuto un comportamento
                 diligente (il c.d. comportamento alternativo lecito);
               Omissione: è necessario accertare se l’azione omessa sarebbe stata idonea a
                 impedire l’evento dannoso;
        Onere della prova: ricade sul danneggiato l’onere di provare il nesso causale tra il fratto,
        che consente di imputare al convenuto la responsabilità e l’evento dannoso.
        I danni di massa: es. da inquinamento, da medicinali nocivi, ecc. La difficoltà per il
        danneggia insiste nel fornire la prova della relazione causale. Negli Stati Uniti vi è la
        tendenza a suddividere la responsabilità secondo la “probabilità di causazione” che si possa
        assegnare a ciascuna potenziale fonte di danno.
        La RESPONSABILITÀ SOLIDALE: può accadere che il concorso di una serie causale, in
        tale ipotesi la concausa può ridurre l’entità del danno da imputare. Non è tuttavia necessaria
        una condotta comune, neppure l’unicità del fatto umano, è sufficiente che sia unico (o
        indivisibile) l’evento lesivo.
          2055. Responsabilità solidale.
          Se il fatto dannoso (unicità del fatto) è imputabile a più persone, tutte sono obbligate in
          solido al risarcimento del danno [c.c. 1294; c.p. 187].
          Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro ciascuno degli altri, nella misura
          determinata dalla gravità della rispettiva colpa e dall'entità delle conseguenze che ne
          sono derivate [c.c. 1299].
          Nel dubbio, le singole colpe si presumono uguali.
        Il CONCORSO DELLA VITTIMA: nello specifico l’art. 1223 serve a limitare i danni
        risarcibili richiedendo che sia conseguenza immediata e diretta.
        Esempio: un bambino viene investito durante un attraversamento imprudente. In questo caso
        l’avvocato difensore dell’autista invocherà il 1227, in quanto il danno è stato causato
        dall’autista ma c’è stato il concorso del bambino (la vittima) con la sua condotta imprudente.
          1227. Concorso del fatto colposo del creditore.
          Se il fatto colposo (la colpa tuttavia non è qui un connotato psicologico, ma deve essere
          verificato se la gravità della colpa deve essere valutata come oggettiva contrarietà della
          condotta alla diligenza) [c.c. 2043] del creditore ha concorso a cagionare il danno, il
          risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze che
          ne sono derivate [c.c. 1914] (Causalità materiale: ovvero è una norma che concorre con
          il 2043 a determinare in quali casi sussiste il nesso causale fra un fatto ed un danno)
          Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando
          l'ordinaria diligenza [c.c. 1175, 1375] (Causalità giuridica: ovvero è un criterio che
          consente di determinare i casi di esclusione del risarcimento).
        Il CONCORSO DI CAUSA NATURALE: tale concorso determina la diminuzione del
        risarcimento dovuto al danneggiato, in misura proporzionale alla gravità della colpa del
        responsabile e all’entità delle conseguenze che ne sono derivate.
                                                        7
         2. DANNO RISARCIBILE: che comporta un giudizio di causalità giuridica sulla
              determinazione dell’intero danno “cagionato”, che costituisce l’oggetto dell’obbligazione
              risarcitoria (giudizio basato sull’art. 1223, per la quale il risarcimento deve comprendere le
              perdite che siano conseguenza “diretta e immediata” del fatto lesivo). Questa seconda fase
              (elemento) comporta che sia già risolto il problema dell’imputazione.
L’azione extracontrattuale può essere esercitata anche da chi ha azione contrattuale.
                                          IL DANNO RISARCIBILE
Il presupposto della responsabilità è l’esistenza di un danno risarcibile ma non esiste una definizione
normativa del termine.
Chi è responsabile del danno a titolo di dolo o colpa, responsabilità indiretta, responsabilità
oggettiva, deve risarcire il danneggiato, ossia corrispondere una somma di denaro, ovvero, fornire una
reintegrazione in forma specifica, ossia il ripristino della situazione esistente.
Vi sono tre concezioni del danno:
    1. Modificazione della realtà materiale, ovvero alterazione o soppressione di un bene;
    2. Diminuzione del patrimonio della vittima. Questa concezione non è sufficiente ad esaurire il
        concetto di danno risarcibile;
    3. Lesione (o violazione) dell’interesse protetto (o del diritto). Questa concezione non è sufficiente
        ad esaurire il concetto di danno risarcibile.
Sono necessarie sia la concezione nr. 2 che la nr. 3 per descrivere un fatto che sia considerato come
danno risarcibile.
Il risarcimento del danno esula dalla funzione di reintegrare la situazione giuridica lesa. Esso è
governato dal principio3 della riparazione integrale, che esprime la tendenziale coincidenza tra danno
giuridicamente “ cagionato” dal responsabile, e danno da risarcire.
È da rilevare il carattere bipolare del sistema risarcitorio che non ammette tertia genera, tra il danno
patrimoniale e il danno non patrimoniale:
     DANNO PATRIMONIALE, il danno risarcibile di cui parla l’art. 2043 è il danno patrimoniale,
        solo ad esso è interamente applicabile la disciplina del codice. Il risarcimento pecuniario,
        secondo il principio di equivalenza, ha una funzione essenzialmente economica con la quale si
        attua la traslazione di un costo da un soggetto (il responsabile) ad un altro soggetto (il
        danneggiato). Alla base di tale principio c’è il risarcimento di:
             1. danno emergente, presente e futuro;
             2. lucro cessante, valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso.
                  E’ sempre danno futuro, comprendente tutto il profitto che da esso potrà in futuro trarsi,
                  secondo una previsione oggettiva, compresi gli interessi sul debito4 del risarcimento
                  (dovuti tuttavia a titolo di lucro cessante, ovvero come mancato tempestivo godimento
                  dell’equivalente monetario del bene leso). Dal risarcimento vanno tuttavia detratti gli
                  eventuali vantaggi economici che per la vittima siano derivati dal fatto lesivo.
        Secondo la “teoria della differenza” di Mommsen, l’ammontare del risarcimento è pari alla
        diminuzione del valore del bene. Tale teoria entra in crisi con il passaggio da una economia
        statica, basata sul patrimonio, ad una economia dinamica, basata sulle utilità economiche
        (credito, impresa, ecc.). Nella concezione moderna il patrimonio, ai fini della tutela aquiliana,
        appare come insieme di beni o utilità tra loro collegati sotto il profilo funzionale, perciò il
        carattere patrimoniale discende non dall’accertamento contabile di un saldo negativo, come per
        la teoria della differenza, bensì dall’idoneità del fatto lesivo a determinare una diminuzione
        dei valori e delle utilità economiche del danneggiato. La patrimonialità del danno, in buona
        sostanza, non implica necessariamente una diminuzione di prezzo o di reddito, nè un esborso
        monetario, essendo sufficiente la mancata acquisizione di utilità o di valori.
        Per danno permanente si intende la permanenza del fatto lesivo, che continua giorno per giorno a
        produrre danno (altrimenti di ogni danno si dovrebbe dire che è permanente, perché permane
        sino a che non viene eliminato con il risarcimento).



3
 Questo principio viene dedotto dall’art. 2056 c.c.
4
 Nota bene: il debito risarcitorio è debito di valore, non di valuta, e va quindi commisurato al valore delle moneta al tempo
del giudizio.
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        Ai fini della quantificazione del danno, è rilevante il momento della sentenza (non dell’evento
        lesivo), tanto che, in caso di appello, il danneggiato può chiedere il risarcimento per i danni
        sofferti successivamente alla pronuncia di primo grado.
        Prova: l’attore danneggiato deve provare la perdita economica oltre che l’ingiustizia del fatto
        lesivo.
        FORME DI DANNO PATRIMONIALE:
             Danno alla proprietà: è l’archetipo del danno aquiliano ed è la giurisprudenza a stabilire
                se ricorrano gli estremi dell’art. 2043;
             Possesso e diritti personali di godimento;
             Tutela aquiliana del credito: ovvero la lesione extracontrattuale del credito, ad opera dei
                terzi estranei al contratto che causino un pregiudizio patrimoniale (ingiusto) al creditore.
                Il primo caso nel quale è stata riconosciuta tutela extracontrattuale del credito è il caso
                Meroni del 1971 nel quale l’insostituibilità della prestazione incide ai fini della
                quantificazione del quantum.
             La c.d. perdita di chance (c.d. danno futuro): non ha autonomia giuridica ma la
                giurisprudenza, “purchè ve ne sia la certezza o quantomeno la ragionevole e fondata
                attendibilità”, ne ha affermato la risarcibilità. Un es. è quello del calciatore dilettante
                costretto a interrompere la carriera a seguito di un incidente automobilistico, che fa valere
                la perdita della possibilità di carriera professionistica. La rilevanza è posta sulla
                quantificazione del danno rinviando alle tematiche del danno patrimoniale futuro e del
                lucro cessante.
             Interesse legittimo: con la sentenza nr. 500/99 la Cassazione ha attuato un revirement
                ammettendo la risarcibilità dell’interesse legittimo, affermando che il giudice deve
                stabilire se “l’attività illegittima della P.A. abbia determinato una lesione dell’interesse
                al bene della vita al quale l’interesse legittimo … effettivamente si collega e che risulta
                meritevole di protezione alla stregua dell’ordinamento”. La l. 205/00 ha poi previsto che
                anche il giudice amministrativo, nell’ambito della sua giurisdizione, decide in materia di
                risarcimento del danno, condividendo (il legislatore) il principio della risarcibilità
                dell’interesse legittimo. È l’art. 28 Cost. che è stato posto a fondamento della
                responsabilità diretta della P.A. per l’operato dei propri dipendenti e alcune norme
                speciali hanno escluso la responsabilità diretta del dipendente.
             La responsabilità civile da attività legislativa: nasce dalla sentenza Francovich della
                Corte di giustizia U.E. ed il rimedio aquiliano per violazione del diritto comunitario
                trova applicazione sia nei confronti della (mancata) attività legislativa che di quella
                giurisdizionale.
             Danni arrecati a soggetti collettivi (persone giuridiche o associazioni): Danno
                patrimoniale (secondo le regole dell’art. 2043), danno non patrimoniale (tramite l’art. 185
                c.p., ma si tratta di ipotesi evanescenti di danno).
        L’art. 1223, individua con la “conseguenza immediata e diretta”, la regola della causalità
        giuridica5, delimitando le conseguenze pregiudizievoli (potenzialmente infinite) da ricondurre
        giuridicamente al responsabile. Tuttavia la giurisprudenza ha ammesso la risarcibilità delle
        conseguenze mediante e indirette, purchè possano ricondursi nell’ambito delle conseguenze
        “normali” di quel tipo di fatto.
         1227. Concorso del fatto colposo del creditore.
         (causazione dell’evento dannoso) Se il fatto colposo [c.c. 2043] del creditore ha concorso a
         cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l'entità delle
         conseguenze che ne sono derivate [c.c. 1914].
         (causazione dei danni ulteriori, successivi all’evento dannoso) Il risarcimento non è dovuto
         per i danni (qui il riferimento è ai c.d. danni evitabili, ovvero le ulteriori conseguenze
         dannose, non all’evento lesivo) che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria
         diligenza [c.c. 1175, 1375].


5
 Da non confondersi con il rapporto causale c.d. in fatto che concerne l’an della responsabilità, ovvero l’ingiustizia del
danno.
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     DANNO NON PATRIMONIALE, ciò che rileva è il carattere patrimoniale o meno del danno,
      non del bene leso dal fatto dannoso (e viceversa, ovvero anche la lesione di un bene
      patrimoniale, può risultare economicamente indifferente, restando così preclusa la tutela
      aquiliana).
      Nella interpretazione originaria si intendeva il solo danno morale, poi estesosi a tutte le ipotesi
      nelle quali l’ordinamento preveda la tutela risarcitoria pur in assenza di perdite economiche.
      Il danno non patrimoniale non si fonda su criteri legati alla capacità di produrre reddito, bensì
      su criteri equitativi idonei ad evitare forme di diseguaglianza economico – sociale.
      Il danno non patrimoniale era del tutto escluso nell’ordinamento sovietico ed è ammesso in via
      generale nell’ordinamento francese.
      Ad oggi sono state identificate le seguenti tre forme di conseguenze negative del fatto lesivo:
          1. Danno morale (/soggettivo), è un danno in re ipsa (al pari del danno biologico) art. 2059
              c.c., il quale, nello stabilire che “il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei
              casi stabiliti dalla legge6” mostra l’estraneità di tale nozione di danno al codice,
              imponendo di cercare fuori dal codice civile le ragioni e l’ambito del risarcimento del
              danno non patrimoniale.
              Valutato in via equitativa dal giudice, consiste nelle sofferenze fisiche e psichiche del
              danneggiato.
              Deve costituire reato (in quanto l’art. 2059 si intende norma di rinvio all’art. 185 c.p.
              (c.d. pretium doloris)) perché sia risarcibile, tuttavia, per i danni causati nel corso della
              circolazione stradale il risarcimento per danni morali è dovuto anche in assenza del
              compimento di un reato. In caso di più responsabili, essi ne rispondono in solidale, chi
              avrà pagato potrà agire con azione di regresso nei confronti degli altri responsabili;
               2059. Danni non patrimoniali. (è questo il DANNO NON PATRIMONIALE)
               Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge
               [c.p.c. 89; c.p. 185, 187, 189].
               185. Restituzioni e risarcimento del danno.
               Ogni reato obbliga alle restituzioni a norma delle leggi civili [c.c. 2043, 2059; c.p.
               145, 152, 165, 166, 176, 179, n. 2, 187].
               Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale (qui il reato integra
               l’ingiustizia del danno ex art. 2043) o non patrimoniale (in assenza del dato oggettivo
               della perdita economica (che per il danno economico funge da filtro di rilevanza del
               fatto lesivo), l’art. 185 funge da criterio di tipizzazione della fattispecie di tutela),
               obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili [c.c.
               2047, 2049], debbono rispondere per il fatto di lui [Cost. 28; c.p. 190, 198; c.p.p. 83,
               540].
          2. Danno biologico (alla salute), che consiste in un lesione all’integrità psicofisica della
              persona. È definito dalla giurisprudenza attraverso una serie di passaggi:
                   a) Esso inizialmente veniva considerato come danno patrimoniale, sicché la
                        liquidazione del danno veniva effettuata sulla base di criteri fortemente influenzati
                        dal reddito percepito, creando una diseguaglianza economico – sociale
                        anticostituzionale (è diversa somma che percepisce un noto chirurgo da quella di
                        un disoccupato).
                        Inizialmente perciò si seguiva la “regola del calzolaio”, ovvero si faceva
                        riferimento all’attività del soggetto leso, nel caso del calzolaio si trattava di
                        verificare quante “scarpe” non avrebbe potuto produrre, ovvero al lucro cessante,
                        facendo così riferimento ad un danno patrimoniale legato alla attività svolta dal
                        soggetto leso.
                   b) Questa regola necessitava una rivisitazione che si è avuta con una sentenza del
                        1974 del tribunale di Genova il quale definisce il danno biologico come danno
6
  Tale riserva di legge però non deve intendersi assoluta, dovendo estendersi anche alle ipotesi di lesioni di un bene della
persona costituzionalmente protetto, pur in assenza di una norma di legge che espressamente ne preveda la risarcibilità.
Nella legislazione recente si rileva questa tendenza a partire dalla l. 117/88 laddove viene previsto il risarcimento del danno
non patrimoniale per l’ipotesi nella quale l’illecito del magistrato abbia comportato la privazione della libertà personale
dell’attore; simile previsione ha fatto la l. 675/96 nei casi di violazione della norma sul trattamento dei dati.
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                           che deve essere risarcita a prescindere dal reddito del soggetto, parlando di
                           danni extrapatrimoniali. In tal modo si poteva risarcire il danno biologico anche
                           se non collegato a un reato ex art. 185 c.p.
                        c) Nel 1979 interviene una sentenza della Corte Cost. che inquadra il danno
                           biologico nell’ambito del 2059, riportando la risarcibilità del danno biologico alla
                           risarcibilità solo laddove previsto dalla legge. Anche questa interpretazione è
                           difficilmente accettabile.
                        d) A partire dalla sentenza nr. 184/867 della Corte Costituzionale il danno biologico
                           definisce il danno ingiusto non patrimoniale alla salute, risarcibile in via
                           generale ex art. 2043.
                           La corte Cost. dice che il danno non patrimoniale cui fa riferimento il 2059 è
                           soltanto il danno morale-soggettivo, ovvero il danno che accade alla vittima di un
                           reato. Ne consegue che il danno biologico deve essere risarcito ex art. 2043,
                           basando la risarcibilità in relazione alla ingiustizia del danno con riferimento ai
                           diritti inviolabili della persona, ovvero agli artt. 2, 32 e 24 Cost.. La Corte dice
                           che il danno biologico è “l’evento del fatto lesivo della salute”.
                           Nasce così il danno evento (ovvero il danno biologico, il danno in re ipsa),
                           distinto dal danno conseguenza (ovvero il danno patrimoniale per il quale è
                           necessario provare sia il danno ingiusto che le conseguenze che ha provocato.
                           Sorge così una diversità: il danno evento è in re ipsa, ma il danno patrimoniale
                           richiederà la dimostrazione dell’ingiustizia). La sentenza supera quanto in parte
                           sviluppato dal tribunale di Genova oltrepassando i danni extrapatrimoniali.
                        e) Nel maggio 2003 le sentenze gemelle nr. 8827 e 8828 della Corte di Cass.: l’art.
                           2059 deve essere letto in modo diverso, estensivo, rispondendo alla domanda: se
                           il danno biologico non è patrimoniale come è possibile risarcirlo?
                           La corte dice che si potrà risarcire il danno non patrimoniale anche al di fuori dei
                           casi indicati dall’art. 185 c.p., individuando nei “casi previsti dalla legge” dall’art.
                           2059 le norme costituzionali.
                        f) La Corte Cost. nel giugno del 2003 conferma che il danno biologico deve essere
                           risarcito ex art. 2059, ovvero nel modo estensivo indicato dalla Cassazione,
                           laddove sia suscettibile di individuazione medico – legale.
                        g) La dottrina ha poi identificato due componenti del danno biologico:
                               una parte statica: la lesione all’integrità psico-fisica (uguale per tutti,
                                  calzolaio o chirurgo);
                               una parte dinamica: deve tener conto di tutte le condizioni personali del
                                  soggetto (comunque a prescindere dal reddito del soggetto). Es.: a fronte
                                  della medesima lesione su due soggetti, uno di 70 anni ed uno di 3 anni. Ci
                                  sarà un risarcimento diverso, individuato dal criteri tabellari. Infatti vi sono
                                  delle tabelle adottate dai tribunale (già dagli anni 90 dal tribunale di
                                  Milano). Il giudice decide in via equitativa, quindi non è normativamente
                                  legato ai criteri tabellari, che oggi vengono adottati dai singoli tribunali e
                                  servono solo come riferimento.
                              Componenti del danno biologico sono anche il:
                                   danno alla vita di relazione,
                                   danno estetico,
                                   danno attinente la sfera sessuale,
                                   danno psichico, che come sempre, essendo danno biologico, richiede
                                      una accertamento medico-legale). Quest’ultima categoria deve essere
                                      distinta dal danno morale o danno esistenziale. Anche in questo caso
                                      sarà necessario l’accertamento medico legale (una perizia mediante una
                                      c.t.u.) che individui la presenza del danno psichico.
                     32. Cost. (già considerata norma programmatica, quindi non impositiva di doveri di
                     comportamento e connessi obblighi risarcitori, è ora norma immediatamente

7
    Sentenza data a lezione: caso Meroni.
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                   precettiva, consentendo la risarcibilità)
                   La Repubblica tutela la salute (anzitutto l’integrità psico-fisica) come fondamentale
                   diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli
                   indigenti.
                   Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per
                   disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal
                   rispetto della persona umana.
                   41. L'iniziativa economica privata è libera.(viceversa questo articolo è norma
                   programmatica tant’è che il legislatore è dovuto intervenire con numerosi leggi)
                   Non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla
                   sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
                   La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica
                   pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali [Cost. 43].
              3. Pregiudizi diversi e ulteriori, da parte della dottrina definisce come danno esistenziale,
                  variamente riconducibili al peggioramento della qualità della vita della vittima.
                  Si è tuttavia giunti, ad es. nell’ipotesi dei reati urbanistici, a identificare il danno non
                  patrimoniale nel “mancata o non puntuale realizzazione dell’interesse pubblico”.
           Prova: l’attore danneggiato deve provare la lesione della situazione giuridica, non di “aver
           sentito dolore”.
Altra forma di danno risarcibile tipizzato, oltre all’art. 2059, è dato dalla concorrenza sleale ex art. 2600.
  2600. Risarcimento del danno.
  Se gli atti di concorrenza, sleale sono compiuti con dolo o con colpa, l'autore è tenuto al risarcimento
  dei danni [c.c. 2043, 2598, n. 3].
  In tale ipotesi può essere ordinata la pubblicazione della sentenza [c.p.c. 120].
  Accertati gli atti di concorrenza, la colpa si presume [c.c. 2727].
Principio della riparazione integrale del danno: non ha copertura costituzionale e, in casi eccezionali,
il legislatore può pure ritenere equa e conveniente una limitazione (costituzionalmente ragionevole) del
risarcimento del danno, come accade per l’assicurazione della responsabilità civile automobilistica ex
art. 18 l. 990/69.
Pene private: con finalità anche riparatoria, ne è un esempio l’art. 18 l. 300/70, in relazione al
pagamento di 5 mensilità di retribuzione in caso di licenziamento ingiusto.
                                 RISARCIMENTO IN FORMA SPECIFICA
Il ricorso a tale articolo per la condanna alla remissione in pristino o alla cessazione di un’attività lesiva,
viene fatto dal giudice ogni volta che non riesce a trovare altrove un riferimento al caso concreto.
Talvolta infatti il contenuto della prestazione riparatoria è predefinito per legge come accade nella
pubblicazione della sentenza di condanna ex art. 120 c.p.c. e 186 c.p..
  2058. Risarcimento in forma specifica.
  Il danneggiato può chiedere la reintegrazione in forma specifica, qualora sia in tutto o in parte
  possibile.
  Tuttavia il giudice può disporre (ovvero può respingere la richiesta di risarcimento in forma
  specifica) che il risarcimento avvenga solo per equivalente, se la reintegrazione in forma specifica
  risulta eccessivamente onerosa per il debitore.
Il rimedio è finalizzato a reagire al danno in senso materiale e concreto come alterazione del bene fisico.
Questa tutela è controversa per i danni non patrimoniali, tuttavia non vi è ragione di ritenere che la
finalità riparatoria sia conseguibile solo attraverso il pagamento di una somma di denaro, ma può
esprimersi anche più adeguatamente mediante altre forme di rimedi tipici, finalizzati alla riparazione non
pecuniaria del danno non patrimoniale, come la rettifica e la pubblicità della sentenza di condanna
(quest’ultima considerata di “altissima efficacia riparatoria” che tuttavia deve essere chiesta
dall’interessato).
                           ALTRI ATTI O FATTI FONTE DI OBBLIGAZIONE
ATTI: l’obbligazione sorge per effetto di una dichiarazione di volontà, non occorre la concorde
dichiarazione, basta quella dell’obbligato. Sono atti unilaterali fra vivi aventi contenuto patrimoniale:
      Promessa di pagamento e ricognizione di debito, art. 1988 c.c., il promettente è sottoposto alle
         regole della responsabilità contrattuale;
          1988. Promessa di pagamento e ricognizione di debito.
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         La promessa di pagamento o la ricognizione di un debito dispensa colui a favore del quale è
         fatta dall'onere di provare il rapporto fondamentale [c.c. 1309, 1987, 2720, 2944]. L'esistenza
         di questo si presume fino a prova contraria [c.c. 2697].
     Promessa al pubblico, art. 1989, (obbligazione ex lege), il promettente è vincolato non appena
       la promessa è resa pubblica, per un anno. Può revocare la promessa solo per giusta causa
       rendendo pubblica la revoca.
         1987. Efficacia delle promesse.
         La promessa unilaterale di una prestazione non produce effetti (questa è una forzatura perché
         si riferisce ai soli effetti) obbligatori fuori dei casi ammessi dalla legge [c.c. 1322, 1988,
         2821].
FATTI: l’obbligazione sorge, come accade per i fatti illeciti, indipendentemente dalla volontà
dell’obbligato: Gestione di affari, Pagamento di indebito e Arricchimento senza causa.
                                                  CLAUSOLE
Clausole generali:
     nel contratto: la buona fede contrattuale;
     nel fatto illecito: il danno ingiusto;
     ecc.
Lo scopo della clausola generale è quello di consentire all’interprete (il giudice) l’individuazione della
responsabilità. Sono proprio le clausole generale che consentono l’individuazione di principi che sono
soggetti ad evoluzione, come nel caso dello stesso danno ingiusto che si è espanso nel tempo.
                              IMPUTAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ
Perché il danno ingiusto dia luogo all’obbligazione risarcitoria, occorre che l’evento lesivo sia
sussumibile in una delle fattispecie normative di responsabilità:
     Fatto proprio: dolo o colpa;
     Fatto di altre persone:
             Sorvegliante dell’incapace, ex art. 2047, è ammessa la prova liberatoria dimostrando “di
                non aver potuto impedire il fatto”;
             Genitori, tutori, precettori e mastri ex art. 2048, è ammessa la prova liberatoria;
             Padroni e committenti ex art. 2049;
             Esercizio di una attività pericolosa ex art. 2050, è ammessa la prova liberatoria;
             Circolazione stradale ex art. 2054/1 e 3, è ammessa la prova liberatoria;
                 2054. Circolazione di veicoli.
                 Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno
                 prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto
                 tutto il possibile per evitare il danno [c.c. 2947].
                 Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei
                 conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subìto dai singoli veicoli
                 [c.c. 2055].
                 Il proprietario del veicolo o, in sua vece, l'usufruttuario [c.c. 978] o l'acquirente con
                 patto di riservato dominio [c.c. 1523], è responsabile in solido col conducente, se non
                 prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà.
                 In ogni caso le persone indicate dai commi precedenti sono responsabili dei danni
                 derivati da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo [c.c. 2053].
                Differenza fra sinistri:
                     con colpa dimostrata:
                                va risarcito il danno patrimoniale (2043 e 2054);
                                va risarcito il danno non patrimoniale (2059 e 185 c.p.)
                     senza colpa dimostrata:
                                va risarcito il danno patrimoniale (2054);
                                non va risarcito il danno non patrimoniale.
             Danno cagionato dalla cosa con la quale sussiste un particolare rapporto ex artt. 2051
                (esonero mediante prova del caso fortuito), 2052 (esonero mediante prova del caso
                fortuito), 2053 (al danneggiato sarà sufficiente provare il nesso eziologico tra rovina e
                danno; il responsabile troverà l’esonero mediante prova del caso fortuito) e 2054/4 (nel
                                                         13
                 2054 il danneggiato dovrà provare l’intera fattispecie criminosa, compreso il nesso
                 causale).
La concezione tradizionale prevedeva la colpa come principio generale, riconoscendo alle fattispecie di
cui agli artt. 2047 e ss. il carattere di ipotesi tipiche e speciali (ovvero eccezioni).
La successiva evoluzione ha visto l’emersione della responsabilità oggettiva sino a giungere alla
concezione della molteplicità delle fattispecie di imputazioni, la cui soluzione deve essere rinvenuta
caso per caso.
 2046. Imputabilità del fatto dannoso.
 Non risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non aveva la capacità d'intendere o di volere
 al momento in cui lo ha commesso, a meno che lo stato d'incapacità derivi da sua colpa [c.c. 2047;
 c.p. 85, 87].
DOLO: si ha dolo quando l’evento dannoso sia stato previsto e voluto come conseguenza del
comportamento del convenuto. L’an e il quantum della responsabilità tuttavia sussistono immutati, sia
che il comportamento riceva la qualificazione in termini di colpa, sia che riceva quella di dolo.
COLPA: è in colpa chi adotta un comportamento contrastante con regole di diligenza, prudenza e
perizia riconoscibile al “buon padre di famiglia” indicato dall’art. 1176.
A differenza del dolo richiede un giudizio più complesso: si tratta di individuare quali, fra gli eventi
causati ma non voluti dall’agente, gli vadano imputati.
Danno da cose: tale responsabilità ha una natura oggettiva e incontra il suo limite nel caso fortuito.
 2051. Danno cagionato da cosa in custodia.
 Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso
 fortuito [c.c. 1218, 1256]




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