Passione e scrittura

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					Passione e scrittura. Antologia de narratrici messicane del XX secolo

di Giovanna Minardi

                                           INTRODUZIONE

Questa antologia è il frutto di una ricerca svolta in Messico, nel '93, sulle narratrici contemporanee,
ricerca che, ammetto, non pensavo potesse trovare un terreno così tanto fertile. E' sorprendente
l'eccessivo numero di scrittrici esistente in questo paese e la loro costante e qualitativamente buona
produzione letteraria. Tra tutti i paesi dell'America Latina il Messico è forse quello più ricco per la
produzione di scrittura femminile.
   Come tutte le antologie, è riduttiva e risponde soprattutto a un'esigenza illustrativa. Ho cercato,
tuttavia, di dare una campionatura il più rappresentativa possibile, incorporando le voci più note, ma
anche quelle meno note e pur sempre interessanti, e di offrire un quadro cronologico più o meno
completo delle narratrici del XX secolo. L'antologia si apre con Nellie Campobello, la quale, nata
nel 1900, dà inizio al secolo della gran revoluzione messicana e della ribellione della donna, e
attraverso Rosario Castellanos, Elena Garro, Elena Poniatowska, scrittrici già rinomate nel campo
delle lettere ispaniche, chiude con Ana Clavel, una delle autrici più giovani e più promettenti. Non
ho inserito Angeles Mastretta né Laura Esquivel, le uniche due messicane affermatesi sul mercato
editoriale italiano, in quanto esse si dedicano esclusivamente al genere romanzo.
   Nel leggere l'antologia il lettore si troverà di fronte a una passerella di stili, di emozioni, di temi,
alcuni accomunabili tra di loro, altri no. Tuttavia, tutti i racconti hanno un comun denominatore:
quello di presentarci immagini di donne che appaiono, così, come riflesse in uno specchio che
moltiplica i loro volti. E' un insieme di voci eterogenee che eseguono, ognuna con la propria
peculiarità, note di scrittura femminile, una scrittura per tanto tempo dimenticata e che solo oggi si
sta riscattando arricchendo le lettere messicane.

Sfogliando le varie storie della letteratura, in genere elaborate da una prospettiva culturale maschile,
salta alla vista la quantità minima di scrittrici prese in considerazione in tutte le epoche e la volontà
di incasellarle secondo schemi patriarcali. La ragione è senz'altro l'assenza della donna su questo
fronte e, quindi, di linee concettuali che possano definire il suo impegno letterario.
   Lo scoppio della rivoluzione messicana, nel 1910, segna una nuova fase per la storia del Messico
e anche lo sviluppo della letteratura sarà, in parte, condizionato da questo dirompente fenomeno
sociale. In seno alla "letteratura della rivoluzione", animata da una forta intenzione
documentaristica e di denuncia, spicca un'unica voce femminile, quella di Nellie Campobello col
suo libro Cartucho (1931), opera che alla critica d'allora risultò strana e di non facile
classificazione, secondo i canoni stilistici del momento. In quegli stessi anni Asunción Izquierdo
(morta tragicamente nel 1978) pubblica il suo primo romanzo, Andreída (1938), che, per l'allusione
che in esso si fa della possibilità androgina di un terzo sesso, per l'aspra critica al sessismo
dell'ordine patriarcale e per il rifiuto della sottomissione della donna, rappresenta un antecedente
femminista della letteratura messicana. Altre donne scrissero in quel periodo: Guadalupe Marín,
Madgalena Mondragón, Lilia Rosa, Indiana Nájera, Margarita Urueta, la quale fu anche
un'importante drammaturga. Molte di esse ottennero dei premi, ma ben poche produssero più di un
libro o due, tranne Madgalena Mondragón che, oltre a varie opere di teatro, scrisse ben sette
romanzi.
   Con il 1950 si verifica una svolta per la letteratura messicana. Esauritasi ormai la tendenza
sociale e realista della rivoluzione messicana, altre correnti si fanno spazio sulla scena letteraria. La
tendenza verso l'interiorizzazione e l'emergere della soggettività, dovute anche alla
disumanizzazione dei rapporti umani e alla perdita d'identità nel contesto urbano, si affermano
sempre di più e ciò coinvolge in pieno la donna, che deve far fronte a una specie di salto nel vuoto
verso nuove forme di coscienza e nuove pratiche vitali.
   La diversità non solo di voci, ma anche di tematiche caratterizza le opere femminili della
seconda metà del XX secolo. Come segnale dei tempi che cambiano, adesso la donna comincia ad
acquistare visibilità sullo scenario nazionale. E uno di questi spazi è quello letterario. La narrativa
verrà abitata sempre più da presenze femminili. Questa novità, a livello quantitativo e qualitativo, è
segnata dal saggio di Rosario Castellanos Sobre cultura femenina (1950), dove l'autrice parla
dell'esercizio letterario in relazione all'essere donna, cosa che coincide con quanto molti anni dopo
proporranno la teoria e la critica letteraria femministe. Già allora Rosario Castellanos delineava una
specie di programma di scrittura dove definiva quello a cui secondo lei la donna doveva tendere
nella sua pratica letteraria. Queste idee verranno espresse in modo più preciso nel suo saggio Mujer
que sabe latín (1973), dove scrive: «La hazaña de convertirse en lo que se es (...) exige (...) el
rechazo de esas falsas imagenes que los falsos espejos ofrecen a la mujer en las cerradas galerías
donde su vida transcurre...»
   Le scrittrici della seconda metà del XX secolo, quali Rosario Castellanos, Elena Garro, Inés
Arredondo, Elena Poniatowska, Angelina Muñiz, tra le altre, sono antecedenti imprescindibili per le
nuove generazioni e formano parte delle più alte espressioni del panorama letterario messicano.
Nelle opere e nei tratti peculiari di queste scrittrici è chiaro il salto di qualità dall'improvvisazione
alla professionalità. Non si può certo parlare di gruppo o di corrente letteraria, ma per l'elemento di
rottura che esse rappresentano, per la forza e la presa delle loro opere, si può parlare di generazione
letteraria, senza che sussista nessun legame di parentela tra i loro stili e i loro propositi artistici..
   A partire dagli anni 70 la maggiore presenza della donna in tutti gli ambiti della realtà nazionale
e lo sviluppo del movimento femminista determinano un importante aumento del numero di
scrittrici e di studiose della letteratura femminile. Dall'ultimo decennio le donne hanno quasi
"invaso" il campo della letteratura, e non solo sono sempre di più le donne che scrivono, ma anche
sono sempre di più i libri che scrivono, la loro opera si fa sempre più visibile. Molte scrittrici della
generazione precedente continuano a scrivere e quelle che hanno cominciato a scrivere alla fine
degli anni 70 o inizi degli anni 80, quali Brianda Domecq, Silvia Molina, Ethel Krauze, Bárbara
Jacobs, stanno raggiungendo adesso la loro maturità espressiva. Inoltre, si registrano voci nuove che
con la loro prima opera hanno già raccolto un successo internazionale, com'è il caso emblematico di
Laura Esquivel con Como agua para chocolate (1989), portato sullo schermo cinematografico e
tradotto in centinaia di lingue. Come mi diceva Brianda Domecq: «Casi no hay mes que pasa en el
que no descubro una nueva autora y eso sin contar las que están publicando a nivel local o estatal y
aún son desconocidas a nivel nacional».
   Passando in rassegna la produzione degli anni 70-80, la studiosa messicana Martha Robles
afferma: «Las narradoras no parecen anunciar aportes singulares o aciertos significativos. En todo
caso, cualquier juicio sería parcial y anticipado»(1). Nonostante il palliativo dell'ultima
dichiarazione, non si può non dissentire in parte con quanto asserisce la Robles; gli anni 70-80
annunciano una nuova epoca e l'insorgere di nuove forme di immaginazione creativa e linguistica.
Nel 1974 appare De Ausencia di María Luisa Mendoza, nel 1985 Arráncame la vida di Angeles
Mastretta, solo per citare due validi esempi. Questi ultimi decenni hanno visto alla luce testi che,
indubbiamente, non sono solo contributi individuali, bensì costituiscono una "sfida critica", così
come una nuova tappa nel processo narrativo delle scrittrici messicane.
   Manca ancora un lavoro di ricerca rigoroso e globale che analizzi, con criteri propri, l'apporto
delle donne alla letteratura nazionale nei vari decenni. Bisogna dare atto, comunque, del serio
lavoro di ricerca condotto dal PIEM (Programa Interdisciplinario de Estudios de la Mujer) presso il
"Colegio de México", diretto da Elena Urrutia, dalla "Universidad Autónoma Metropolitana"
(UAM) di Iztapalapa e Xochimilco e da altri gruppi di donne, come il seminario "Diana Morán". E
esistono già dei frutti parziali di tale lavoro di ricerca: l'antologia critica di scrittrici del XIX secolo,
Voces olvidadas (1991), a cura di Ana Rosa Domenella e Nora Pasternak; sempre delle stesse
studiose, più Luzelena Gutiérrez Velasco, Escribir la infancia (1996), che raccoglie saggi su come
il tema dell'infanzia sia stato vissuto e trattato letterariamente da varie scrittrici messicane
contemporanee; e, last but not least, l'opera di Jean Franco, Las conspiradoras (versione originale
dell'89, edizione messicana del '94), dove la studiosa ci guida, attraverso un percorso ampio e
sfaccettato, per il mondo del discorso femminile messicano, dalle monache mistiche dell'epoca
coloniale alle voci dell'ultima letteratura nazionale.
   Per concludere, da Nellie Campobello a Ana Clavel molte sono state le conquiste fatte nel
campo della partecipazione della donna al mondo letterario e culturale in genere e della coscienza
della donna in quanto scrittrice. E' opinione diffusa ormai che il posto che occupa la letteratura
scritta dalle donne non si contrappone a quello della letteratura maschile, né si trova al di sopra o al
di sotto di quest'ultima. Si tratta di una letteratura diversa, ossia il suo territorio occupa uno spazio
diverso al quale bisogna dare e riconoscere tutto il suo potere in quanto tale.
   Come leggere, allora, la scrittura delle donne raccolte in questa antologia? Ogni singolo testo
delimita il proprio codice di lettura, la propria credibilità. Esso affonda nella testualità stessa, nella
qualità letteraria e estetica, nella sensibilità che come lettrici/lettori ogni racconto risveglia in noi.
Come ben afferma Biruté Ciplijauskaite: «Al llegar la hora de pronunciarse sobre si existe un estilo
decididamente femenino hay que admitir con humildad que la cuestión queda abierta: abierta como
el libro que la mujer está escribiendo. Su dominio es lo indefinible. Ahora están empezando las
mujeres a escribir hacia el futuro, lo cual hace la tarea de definir este estilo aún más difícil, ya que
no sólo no se puede adivinar qué caminos seguirá la escritura, sino tampoco se puede prever a qué
cambio se someterá la estructura de la sociedad, que la literatura habrá de reflejar. La escritura
femenina concebida como tal se encuentra aún en el estadio de experimentación. El pájaro está
volando y no quiere volver a la jaula». (2) Vorrei ringraziare i professori della UAM/Iztapalapa,
Ana Rosa Domenella e Jorge Valázquez Delgado, che mi hanno guidata nel mio lavoro di ricerca e
mi hanno offerto la loro sincera e stimolante amicizia, e le scrittrici Aline Pettersson, Silvia Molina,
Ethel Krauze, Bárbara Jacobs, María Luisa Mendoza, Angelina Muñiz, Brianda Domecq, le quali,
conosciute personalmente in Messico, mi hanno dato viva testimonianza del loro lavoro e della loro
presenza nella scena letteraria e sociale di questo complesso e affascinante paese che è il Messico.
Un ultimo ringraziamento a Carmen Agola e Carlos Riboty per avermi sorretta nel lavoro di
traduzione.
Palermo, aprile 1997




1) M. Robles, Escitoras en la cultura nacional, Diana, México, 1985, p.7
2) B. Ciplijauskaite, La novela femenina contemporánea, Anthropos, Barcelona, 1988, p.224

				
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